“SCIACCA Michele Federico”,”Morte e immortalità.”,”SCIACCA Michele Federico “”Il Dio spinoziano è il Nulla di quel nulla che è il mondo”” (pag 56) “”Ad ogni tramonto, se il sole fosse cosciente, si giudicherebbe immortale”” (aforisma di Berkeley) (pag 254)”,”FILx-441″
“SCIASCIA Leonardo”,”L’ affaire Moro.”,”La frase più mostruosa di tutte: qualcuno è morto “”al momento giusto””. E. Canetti, La provincia dell’ uomo. “”E’ come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra saltando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più che un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent’anni coltiva la corruzione e l’ incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi e rivoli di impunite malversazioni e frodi. Da dieci tranquillamente accetta quella che De Gaulle chiamò – al momento di farla finire – “”la ricreazione””: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve aver dubbio: e tanto meno Moro, nella “”prigione del popolo””. “”Lo Stato italiano forte coi deboli e debole coi forti””, aveva detto Nenni””.”” (pag 63)”,”TEMx-039″
“SCIASCIA Leonardo”,”I pugnalatori.”,”SCIASCIA Leonardo nato nel 1921, ha vissuto a Palermo. E’ noto per i suoi romanzi ‘Il giorno della civetta’ (1961), ‘Todo modo’ (1974), l’ indagine ‘La scomparsa di Majorana’ (1975), testi teatrali e altro. Nel 1862 tredici persone cadono colpite quasi simultaneamente in vari punti di Palermo dai coltelli di misteriosi assalitori. Uno degli attentatori viene preso e fa i nomi dei complici e del mandante, il principe di Sant’Elia, Romualdo TRIGONA. Il caso Sant’Elia diventa un affare di stato e un mistero che nessuno ha interesse a svelare. E’ un episodio tipo “”strategia della tensione”” antelitteram. “”””C’ era in carcere per leggera causa, da diciotto mesi dimenticato, un Certo Orazio Mattania, oriundo spagnolo ma fin da bambino domiciliato a Palermo. Avveduto, scaltro, dotato di sufficiente istruzione, poiché la sua professione prima della rivoluzione del 1860 era, a quanto assicura, quella di maestro di scuola, parlante a meraviglia il dialetto palermitano, abbastanza cattivo soggetto da ispirare confidenza ai suoi compagni, esperto in tutti gli artifizi malandrineschi, egli era il confindente e il segretario dei detenuti; il che non gli impediva di rendere segreti servizi al direttore del carcere, manifestandogli i nomi dei più pericolosi camorristi delle prigioni. Sopra costui pose gli occhi l’ amministrazione””. Fu messo dapprima in compagnia di Pasquale Masotto: ma da costui altra confidenza non ebbe che quella di essere innocente e di fidare – da innocente a innocente – nell’ assistenza del principe di Sant’ Elia alla sua povera famiglia, poiché “”quanti erano innocenti al pari di lui, ed al pari di lui calunniati, la identità della innocenza e della calunnia doveva essere per loro un motivo di compassione””””. (pag 30-31)”,”TEMx-040″
“SCIASCIA Leonardo”,”L’ onorevole. Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D. – I mafiosi.”,”””Onestamente debbo anche avvertire che l’ onorevole Frangipane è democristiano, e la sua circoscrizione elettorale è quella della Sicilia occidentale, soltanto – come dire? – per comodità: perché conosco bene la Sicilia occidentale e perché più lungamente e generalmente noti sono i meccanismi di sottogoverno, le complicità e le aderenze del partito democristiano. Purtroppo, l’ onorevole Frangipane potrebbe essere di altro partito, di più o meno lunga esperienza governativa; e il suo collegio elettorale quello di un’altra regione italiana.”” (pag 11-12)”,”VARx-216″
“SCIASCIA Leonardo”,”La scomparsa di Majorana. Con un saggio di Lea Ritter Santini.”,”Leonardo Sciascia, scrittore e giornalista (1921-1989). “”[Ettore Majorana] Lavorava molto, per un numero di ore del tutto eccezionale. A che cosa lavorava, se di tutto quel periodo restano la ‘Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone’, da lui pubblicata nel ’37, e il saggio sul ‘Valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali’, pubblicato quattro anni dopo la sua scomparsa? Coloro che sono dell’opinione che non facesse più nulla nel campo della fisica possono anche aver ragione; ma alla pari con coloro che sono dell’opinione esattamente opposta. Scriveva per ore, per molte ore del giorno e della notte: e che scrivesse di fisica o di filosofia, il fatto è che di tutte quelle carte restarono due soli, brevi scritti. Indubbiamente, distrusse tutto poco prima di scomparire: casualmente lasciando, o volontariamente, il saggio che Giovanni Gentile junior pubblicherà nel numero di febbraio-marzo 1942 della rivista ‘Scientia’. La conclusione di questo saggio è per noi, che pochissimo sappiamo di fisica e ancor meno di scienze sociali, profondamente suggestiva: «La disintegrazione di un atomo radioattivo può obbligare un contatore automatico a registrarlo con effetto meccanico, reso possibile da adatta amplificazione. Bastano quindi comuni artifici di laboratorio per preparare una catena comunque complessa e vistosa di fenomeni che sia «comandata» dalla disintegrazione accidentale di un solo atomo radioattivo. Non vi è nulla dal punto di vista strettamente scientifico che impedisca di considerare come plausibile che all’origine di avvenimenti umani possa trovarsi un fatto vitale egualmente semplice, invisibile e imprevedibile. Se è così, come noi riteniamo, le leggi statistiche delle scienze sociali vedono accresciuto il loro ufficio che non è soltanto quello di stabilire empiricamente la risultante di un gran numero di cause sconosciute, ma soprattutto di dare della realtà una testimonianza immediata e concreta. La cui interpretazione richiede un’arte speciale, non ultimo sussidio dell’arte di governo»”” Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento (allora denominato Girgenti), l’8 gennaio del 1921. Scrittore tra i migliori del novecento, polemista e giornalista, brillante saggista, punto di riferimento anche in politica per diverse generazioni, ha fatto della Sicilia e dei suoi problemi una metafora letteraria in grado di descrivere qualsiasi parte del mondo. La sua opera rappresenta inoltre, un punto di riferimento di quella corrente letteraria e saggistica che fa a capo alla definizione di “”realismo critico””. (biografieonline)”,”SCIx-433″
“SCIASCIA Leonardo”,”Fatti diversi di storia letteraria e civile. Prima parte.”,”SCIASCIA Leonardo”,”VARx-574″
“SCIASCIA Leonardo”,”L’affaire Moro.”,”La frase più mostruosa di tutte: qualcuno è morto “”al momento giusto””. E. Canetti, La provincia dell’ uomo. “”E’ come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra saltando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più che un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent’anni coltiva la corruzione e l’ incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi e rivoli di impunite malversazioni e frodi. Da dieci tranquillamente accetta quella che De Gaulle chiamò – al momento di farla finire – “”la ricreazione””: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve aver dubbio: e tanto meno Moro, nella “”prigione del popolo””. “”Lo Stato italiano forte coi deboli e debole coi forti””, aveva detto Nenni””.”” (pag 63)”,”TEMx-002-FV”
“SCIASCIA Leonardo”,”Gli zii di Sicilia.”,”””Seguendo le vicende della guerra Calogero aveva messo passione e fantasia in quel che il generale Timoscenko faceva, credeva fosse il braccio destro di Stalin, Stalin pensava e Timoscenko colpiva, un generale del popolo. (…) A Regalpetra l’ultimo a sapere che Stalin era morto fu Calogero. Quel giorno si alzò tardi, scese in bottega che erano le nove passate, per un paio d’ore stette a lavorare; e andava inquietandosi perché nessuno della compagnia quella mattina si faceva vedere. (…)”” (pag 80-83)”,”VARx-016-FER”
“SCIASCIA Leonardo”,”Morte dell’inquisitore.”,” “”E a quanto pare bisogna andar cauti anche in Italia e dovunque, in fatto di inquisizione (con iniziale minuscola), ci sono persone e istituti che hanno la coda di paglia o di carbone bagnato: modi di dire senz’altro pertinenti, pensando ai bei fuochi di un tempo. E viene da pensare a quel passo dei ‘Promessi Sposi’ quando il sagrestano, alle invocazioni di Don Abbondio, attacca a suonare ad allarme la campana e a ciascuno dei bravi che stanno agguatati in casa di Lucia «parve di sentire in que’ tocchi il suo nome, cognome e soprannome». Così succede appena si dà di tocco all’Inquisizione: molti galantuamini si sentono chiamare per nome, cognome e numero di tessera del partito cui sono iscritti. E non parlo, evidentemente, soltanto di galantuomini cattolici. Altre inquisizioni l’umanità ha sofferto e soffre tuttora; per cui, come dice il polacco Stalnislaw Jerzy Lec, prudenza vuole che non si parli di corda né in casa dell’impiccato né in casa del boia”” (pag 8, prefazione dell’autore)”,”RELC-418″
“SCIBILIA Corrado a cura; saggi di Giorgio LA-MALFA Andrea RICCIARDI Cosimo CECCUTI Zeffiro CIUFFOLETTI Franco FANTONI Arturo COLOMBO Giuseppe GALASSO Fulvio COLTORTI Francesca PINO interventi di Guido MONTANARI Franco FANTONI Arturo COLOMBO, saluti di Renato SCHIFANI Gerardo BIANCO Paolo SAVONA Piergaetano MARCHETTI”,”Leo Valiani. Il pensiero dei padri costituenti. [Tit. orig.: L’utopia necessaria. Leo Valiani a cento anni dalla nascita]”,”A 15 anni, morto il padre, comincia a lavorare presso la Banca Mobiliare di Fiume (pag 33) “”Leo Valiani fu inviato in Iran con l’obiettivo di individuare operazioni che le imprese italiane potessero condurre realizzando affari utili allo sviluppo di quel Paese e agevolando le nostre esportazioni. Oltre alla Comit, Valiani rappresentava Mediobanca, che proprio nel 1951 aveva costituito una società, la Compass – Compagnia Sviluppo Iniziative Industriali Agricole e Commerciali, il cui compito consisteva nel promuovere inziative coordinando le competenze di tre grandi gruppi industriali: Fiat, Montecatini e Snia Viscosa.”” (pag 125-126) Valiani ebbe buoni rapporti con Mossadeq e la banca iraniana Melli (pag 126) Questione della ‘Export Bank’ e ‘disaccordo’ Valiani Cuccia sulla partecipazione all’impresa (pag 126-)”,”STOx-221″
“SCIOLOCHOV Michail”,”Il placido don. II. La guerra continua. Romanzo.”,”Lo scrittore M. Sciolochov, premio Nobel 1965, nacque nel 1905 nella regione del Don da madre cosacca e padre russo centrale che girava le campagne facendo i più diversi mestieri. Fece studi irregolari e lavori vari: maestro nelle spedizioni contro l’analfabetismo, scaricatore, spaccapietre, contabile, ispettore alimentare, giornalista. Il suo primo libro ‘I racconti del Don’ è del 1925. Quello stesso anno iniziò la stesura del ‘Placido Don’. Altre opere fondamentali ‘I dissodatori’, ‘La scienza dell’odio’ ecc.”,”VARx-020-FER”
“SCIOLOCHOV Michail”,”Il placido Don. III. I rossi e i bianchi.”,”Michail Sciolochov, premio Nobel 1965″,”RUSx-003-FER”
“SCIORTINO Giuseppe CRESPI Franco ALMONDO Paolo LA VALLE Davide ADDARIO Nicolò, DONATI Pierpaolo”,”Talcott Parsons.”,”PARSONS-T (1902 – 1979) ha rappresentato per la sociologia USA e non solo per quella il punto più alto nel processo di istituzionalizzazione e professionalizzazione della disciplina. Tra gli anni quaranta e settanta di questo secolo PARSONS-T è stato il pensatore che maggiormente ha condizionato losviluppo teorico della sociologia. Le tre aree di interesse teorico di PARSONS-T sono: il capitalismo e le sue origini, la teoria dell’ azione e i fondamenti della sociologia analitica.”,”TEOS-067″
“SCIORTINO Antonio”,”La famiglia cristiana. Una risorsa ignorata.”,”Antonio Sciortino sacerdote paolino, ha fatto studi di filosofia e teologia a Roma, all’Università pontificia gregoriana, laureandosi in teologia morale. Giornalista professionista è esperto di famiglia e di infermazione religiosa. Nel 1999 ha diretto Famiglia cristiana sostituendo alla direnzioe, Leonardo Zega.”,”RELC-021-FV”
“SCIROCCO Alfonso”,”Giuseppe Garibaldi.”,”””È un uomo, niente altro. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà, uomo dell’umanità””, scrive di lui Victor Hugo, Sempre in condizioni di inferiorità, dal 1848 al 1867 combatte sette campagne in Italia contro austriaci, napoletani e francesi, che nel 1870 soccorrerà nella guerra contro la Prussia. È astuto, creativo: in Brasile, trasporta le navi via terra; nel 1 8ó0 beffa i borbonici fingendo di ritirarsi e piombando su Palermo. Governi e parlamenti si occupano di lui; cronisti, disegnatori e fotografi lo seguono sui campi di battaglia. La sua fama è tale che nel 1861 il presidente Lincoln gli offre il comando di un corpo d’armata nordista. Due anni dopo, su invito del primo ministro Lord Palmerston, giunge a Londra, acclamato da mezzo milione di persone. L’uomo del Rio Grande, di Montevideo, della spedizione dei Mille ispira la penna di scrittori come Dumas e Carducci. Alla sua morte, la “”Deutsche Zeitung”” invoca un nuovo Omero “”per cantare degnamente l’Odissea di questa vita””. “”Questa vita”” è quella di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi. “”In parte con denaro proprio, in parte con una somma datagli dall’ amico Felice Orrigoni, in parte con una consistente sovvenzione della Roberts, acquistò di seconda mano un veliero di 42 tonnellate, il cutter inglese Anglo French, che ribattezzò Emma. Garibaldi, il 13 marzo già a Nizza, si fece portare il cutter da un capitano inglese. Lo adibì a nave da carico. La meta prevalente fu Caprera: vi portò materiali da costruzione, e ne riportò prodotti agricoli e legna da ardere. Il 7 gennaio 1857 il veliero, carico di calcina, fu investito da una tempesta presso La Maddalena. Si aprì una falla, la calcina entrò in ebollizione. Fu giocoforza arenarlo. Il cutter era stato assicurato. Garibaldi fu risarcito. La sua carriera di marinaio si arenò con l’ Emma. Forse l’ artrite si riacutizzava col clima marino. Divenne agricoltore.”” (pag 174)”,”ITAB-214″
“SCIROCCO Giovanni”,”””La lezione dei fatti””. Il 1956, Nenni, il Psi e la sinistra italiana.”,”SCIROCCO Giovanni “”L’incontro di Pralognan segna un campanello d’allarme per Botteghe Oscure: qualcosa sta cambiando nei rapporti tra socialisti e comunisti.”” (pag 234) “”Uno degli effetti dei risultati del congresso di Venezia fu la nomina a condirettore di “”Mondo Operaio”” di Raniero Panzieri, schierato tatticamente con la sinistra, ma in realtà isolato su posizioni personali e critiche e quindi escluso dalla Direzione. Con la condirezione di Panzieri “”Mondo Operaio”” cambia effettivamente veste, abbandonando i toni da bollettino interno di partito e dedicandosi soprattutto ai problemi posti, al movimento operaio e alla cultura marxista, dalla nuova realtà industriale. Non a caso nello stesso 1957 Giulio Preti pubblicava un libro di fondamentale importanza, ‘Praxis ed empirismo’, nel quale, grazie al confronto con il nepositivismo di matrice angloamericana, la base idealistica del marxismo italiano veniva implicitamente posta in discussione. In questo ambito va inquadrato il dibattito aperto da Emilio Agazzi sul libro di Roberto Guiducci ‘Socialismo e verità’, uscito per i tipi di Einaudi nel 1956. Il libro, denunciando i ritardi della cultura marxista rispetto a quella borghese e neo-capitalista, arretratezza dovuta soprattutto alle incertezze e ai dogmatismi dei partiti della sinistra storica, aveva suscitato un duro commento da parte del settimanale comunista “”Il Contemporaneo””; che aveva accusato Guiducci di “”soggettivismo culturale”” e di “”ripiegamento su posizioni difensive”” (…)”” (pag 256)”,”ITAC-130″
“SCIROCCO Alfonso”,”Il Mezzogiorno nella crisi dell’Unificazione (1860-61).”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”ITAS-016-FL”
“SCIROCCO Alfonso”,”Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo.”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”BIOx-011-FL”
“SCIROCCO Alfonso”,”Giuseppe Garibaldi.”,”””Oltre «le anguste questioni di nazionalità» in cui era chiuso il suo patriottismo, a Garibaldi si rivela la vocazione di combattente per la libertà dei popoli oppressi, in ogni luogo del mondo. La testimonianza di quanto sia profonda l’emozione dell’incontro (1) è data da un fatto. Barrault dona al giovane ufficiale una copia del ‘Nuovo Cristianesimo’ di Saint-Simon con la sua firma: il libro accompagneràil Nizzardo lungo tutta la vita avventurosa e sarà nella sua stanza a Caprera al momento della morte. I sansimoniani sbarcano a Costantinopoli. Troveranno accoglienza ostile in Turchia e si trasferiranno in Egitto, dove la loro capacità di tecnici sarà apprezzata dal governo. Dopo pochi anni il gruppo tornerà in Francia. Presto la setta si scioglierà, però i suoi principali esponenti continueranno a mirare allo sviluppo economico mondiale occupando posti importanti nel mondo degli affari. Barrault sarà eletto deputaot al Parlamento francese e si interesserà dello sviluppo delle ferrovie, come Enfantin”” (pag 13) [(1) Sulla ‘Clorinda’ nel marzo 1833 si imbarcano a Marsiglia tredici passeggeri francesi, diretti a Costantinopoli. Sono un gruppo di sansimoniani (…). Durante la traversata il capo, Emile Barrault, uomo di cultura (è professore di retorica), dalal figura austera, illustra con fervore le sue convinzioni] (pag 12-13)”,”BIOx-016-FV”
“SCIROCCO Alfonso”,”Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo.”,”””L’apertura di Garibaldi al socialismo si riduce, in realtà, alla questione sociale. Non approvando le caratteristiche antiborghesi e antinazionali del nuovo movimento, l’Eroe riconduce la protesta sociale e l’insoddisfazione della gioventù, delusa dalla Sinistra parlamentare, nell’azione della democrazia militante e la incanala negli argini della lotta politica nello Stato unitario”” (pag 386)”,”BIOx-353″
“SCIROCCO Alfonso”,”L’Italia del Risorgimento, 1800-1871.”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”ITAS-085-FL”
“SCIROCCO Alfonso”,”Storia Universale. Il Risorgimento italiano. Vol. 18.”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”ITAB-035-FL”
“SCIUTTO Giuseppe a cura; saggi di S. DI-VIRGILIO F. BENEVOLO A. COSTA M. TROTTA G. CAROZZI R. BOZZO M. GALAVERNA V. RECAGNO S. MUNARI S. STURA G. BON L. ROBBA A. RAZZINI G. VEZZOSO G. ROSSI G. SCIUTTO”,”I porti italiani e la sfida dei mercati.”,”Giuseppe Sciutto è professore ordinario presso l’Università degli Studi di Genova ed attualmente titolare degli insegnamenti di Tecnologie dei Trasporti e Terroritorio e di Sistemi Elettrici per i Trasporti. E’ autore di oltre 250 pubblicazioni di cui circa 150 relative ai trasporti. E’ stato fondatore del Centro Interuniversitario di Ricerca Trasporti. Ha ricoperto il ruolo di Presidente dell’Autorità Portuale di Savona nel periodo 1995-2000.”,”LIGU-108″
“SCOBELL Andrew”,”China’s Use of Military Force. Beyond the Great Wall and the Long March.”,”SCOBELL Andrew è Associate Research Professor presso lo Strategic Studies Institute dell’ US Army College e professore aggiunto di scienze politiche al Dickinson College. Ha curato ‘The Cost of Conflict: The Impact on China of a Future War’ e molte monografie e report. PLA People’s Liberation Army Scontro Stati Uniti Cina. “”La profondità della diffidenza dell’ esercito cinese sui motivi di confronto degli USA contro la Cina può essere misurata da esempi più recenti. Nel periodo successivo alla esplosione a sorpresa di un ordigno nucleare in India nel maggio 1998, alcuni ricercatori militari di Pechino arrivarono alla conclusione che gli Stati Uniti rilevarono segni della preparazione indiana ma rimasero deliberatamente silenziosi allo scopo di sorprendere e spaventare la Cina. Questi esperti erano molto scettici circa la giustificazione americana che c’era stato un “”guasto di intelligence””. E un anno dopo nel maggio 1999, molti esponenti della PLA si convinsero che il bombardamento dell’ ambasciata cinese a Belgrado non fosse stato un errore.”” (pag 187)”,”CINx-175″
“SCOCCIMARRO Mauro, a cura di Bruno MANZOCCHI”,”Nuova democrazia.”,” Attacco a Croce. “”Per realizzare questo compito bisogna distruggere la dittatura che per troppo lungo tempo ha esercitato nel mondo culturale italiano la ideologia crociana. Se è vero che Benedetto Croce non è stato fascista, ed al fascismo ha opposto una dignitosa fermezza, è pur vero però che per certi aspetti la sua dottrina ha contribuito ad aprire la via al fascismo; ed oggi contribuisce ad impedire che del fascismo vengano distrutte le radici tuttora esistenti nella società italiana.”” (pag 102) “”Ma, ci si domanda, in che cosa si distingue la nostra politica attuale da quella dei riformisti? La distinzione consiste in un punto essenziale, che ha valore di principio: l’ autonomia e indipendenza politica della classe operaia.”” (pag 103)”,”PCIx-212″
“SCOCCIMARRO Mauro”,”Ideologia e politica.”,”””Questa realtà si manifesta, e trova la sua conferma, n ei casi di quegli intellettuali che dopo l’ VIII Congresso, in modo pubblico e talvolta clamoroso, si sono allontanati dal partito. Tutti costoro spiegano e giustificano il loro atteggiamento con lo stesso motivo: il mancato rinnovamento del partito. Ma il rinnovamento che essi preconizzano significa in realtà la liquidazione del partito comunista. Essi rappresentano tutti una chiara tendenza revisionista (…)””. (pag 70) “”Gli uomini si giudicano non per quel che dicono, ma per quello che fanno”” (pag 71)”,”PCIx-300″
“SCOPPOLA Pietro a cura”,”Chiesa e Stato nella Storia d’ Italia. Storia documentaria dall’ Unità alla Repubblica.”,”Concordato. Patti lateranensi. Il testo della legge di ratifica e degli accordi del Laterano. La legge del 27 maggio 1929, n. 810. (pag 595-605). Trattato firmato dal Cardinale Pietro Gasparri e da Benito Mussolini. Seguono allegati e commenti.”,”ITAA-086″
“SCOPPOLA Pietro”,”La repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990).”,”SCOPPOLA Pietro insegna storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’. Fa parte dell’Associazione il Mulino. Ha scritto ‘Chiesa e fascismo’ (1971) e ‘La proposta politica di De Gasperi’ (1988). “”L’anticapitalismo ideologico della sinistra, come di alcuni ambienti cattolici, è stato un fattore decisivo per l’affermazione dello spontaneismo selvaggio che ha caratterizzato lo sviluppo economico in quegli anni. Si tratta di un punto di grande delicatezza sul quale è utile insistere; l’analisi storica, oggi avviata, sui guasti prodotti, anche sul terreno morale e religioso, dalle forme assunte dallo sviluppo italiano non conduce ad una recupero delle posizioni anticapitalistiche di allora ma, al contrario, pone in risalto i limiti di una cultura anticapitalistica incapace di guidare lo sviluppo. Perché il capitalismo, nell’Italia del secondo dopoguerra, non era una scelta ma un dato di fatto necessario e la scelta si riduceva invece al modo di essere ‘nel’ capitalismo. Incomprensioni della realtà del capitalismo, rifiuti di principio e una scarsa consapevolezza culturale dei problemi della società industriale hanno ridotto gli spazi di un intervento efficace di politica economica (19). Un termine di confronto significativo per quanto concerne l’opera del sindacato italiano può essere offerto dal parallelo atteggiamento del sindacato inglese. Già nella primavera del ’47 il Labour Party aveva posto al centro della sua azione l’obiettivo dello sviluppo della produttività come chiave e condizione della ricostruzione. “”Per aumentare la produzione nazionale – si legge nel programma – ogni lavoratore deve aumentare la propria produttività. (…)”””” (pag 288) [(19) Ma non sono mancate voci che hanno richiamato con forza alla realtà della società industriale, alle sue potenzialità e alle sue contradditorie ambivalenze: si veda in particolar il saggio di Sergio Cotta, ‘La sfida tecnologica’, Bologna, Il Mulino, 1968]”,”ITAP-183″
“SCOPPOLA Pietro”,”La Chiesa e il Fascismo. Documenti e interpretazioni.”,”Pietro Scoppola è nato nel 1926 a Roma, dove insegna Storia dei rapporti fra Stato e Chiesa, presso la facoltà di Scienze politiche, Fra l’altro, ha pubblicato: Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia, Coscienza religiosa e democrazia nell’Italia contemporanea, nel 1975 ha curato con F. Traniello, una raccolta di saggi su I cattolici tra fascismo e democrazia. É direttore della rivista ‘Il Mulino’.”,”RELC-023-FL”
“SCOPPOLA Pietro”,”La repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990).”,”Pietro Scoppola ha insegnato Storia contemporanea nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’.”,”ITAP-072-FL”
“SCOPPOLA Pietro”,”25 aprile. Liberazione.”,”Un “”lessico civile””, una lunga storia di liberazione … Pietro Scoppola è professore ordinario di storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza. E’ stato direttore delle riviste ‘Il Mulno’ e collabora a giornali e riviste. Ha scritto ‘Chiesa e Stato nella storia d’Italia’ (1967), ‘La Chiesa e il fascismo’ (1971) e ‘La repubblica dei partiti’ (1991).”,”ITAR-002-FMB”
“SCOPPOLA Pietro TRANIELLO Francesco a cura; saggi di Bartolo GARIGLIO Giuseppe IGNESTI Maria Cristina GIUNTELLA Camillo BREZZI Carlo F. CASULA Gianfranco ZUNINO Giuseppe PASINI”,”I cattolici tra fascismo e democrazia.”,”I saggi qui raccolti non sono una rievocazione dell’antifascismo cattolico, anzi presuppongono una piena coscienza critica della collusione con il regime di molti ambienti cattolici. Nei rapporti cattolici fascismo c’è stato un intreccio complesso di opposizione e collusione…”,”ITAD-003-FFS”
“SCORNAJENGHI Antonio”,”La sinistra mancata. Dal gruppo zanardelliano al Partito Democratico Costituzionale Italiano (1904-1913). Serie II, Memorie Vol. LI.”,”Antonio Scornajenghi (Messina, 1970) è stato borsita presso l’Istituto Centrale per la Storia del Risorgimento Italiano di Roma.”,”RISG-139-FSL”
“SCORTECCI Giuseppe”,”Cristoforo Colombo.”,”SCORTECCI Giuseppe “”Con la prontezza che lo caratterizzava, il fratello dell’Ammiraglio riunì un’ottantina di uomini tra i più arditi, e portatosi con prontezza con le scialuppe all’imboccatura del Veragua, si avviò verso il villaggio del Quibio”” (pag 377)”,”ASGx-037″
“SCORTI Piero V. direttore responsabile; redazione di Monica DAMBROSIO Giuseppe MANFRIN Robertino GHIRINGHELLI Arturo CIAGLIA; scritti di Bettino CRAXI Enrico DECLEVA Aldo VISALBERGHI Giuseppe LA-GANGA Ninzio DELL’ERBA Luciano BERNARDINI Giuseppe GIARRIZZO Carmelo STRANO Gabriele CAGLIARI Ariane LANDUYT Valentino COMPAGNONE Gianfranco TROIELLI Gennaro ACQUAVIVA Enrico MANCA Giuseppe GARESIO Felice BORGOGLIO Giovanni FERRARIS Marco BARBERIS Rinaldo MAGNANI Aldo CHIARLE Maurizio PUNZO Ivano GRANATA Graziano BONDESAN Mauro POTESTIO Angelo STROPPA Giorgio PARMIANI Curzia FERRARI Giuseppe DOSSI Agide TRAPLETTI Roberto CHIARINI Ugo CALZONI Giordano AZZI Luigi CAVAZZOLI Rinaldo SALVADORI Luigi GUALTIERI Sergio GENOVESI Luciano BRONZI Arnaldo DAL-CER Vito TROTTA Franco MONTEFORTE Giuseppe MANFRIN Floriana MELONI Ercoliano MONESI Bruna VECELLIO Gabriele GHERARDI Nazario Sauro ONOFRI Franco DEGLI-ESPOSTI Luciano FORLANI Paolo CRISTONI Andrea RUINI Claudio BELLETTI Gino REGGIANI Maruo DEL-BUE Maurizio CASINI Sergio DARDI Dino MENGOZZI Gabriele FABBRI Mario BOCCACCINI Giuseppe ROSSI Nando ODELSCALCHI Renato LOMBARDI Renato CAVINA Gianfranco BENEDETTINI Ivo BIAGIANTI Donatella CHERUBINI Paolo BAGNOLI Paolo COPPARI Sergio ANSELMI Gian Biagio FURIOZZI Antonio MENCARELLI Franco BOZZI Telesforo NANNI Guglielmo GIOVAGNONI Maria Rosaria LA-MORGIA Carlo VALLAURI Giuseppe BARBALACE Mario DILIO Mina NASSINI Gianni C. DONNO Salvatore CICCONE Mario BOVE Giovanni DE-GENNARO Giuseppe ANDRIANI Vito Antonio LEUZZI Giuseppe ARAGNO Domenico D’ALESSANDRO Antonio ALOSCO Italo GALLO Carmine CIMMINO Domenico SACCO Michele CASCINO Fausto COZZETTO Giuseppe MANFRIN Pinella DI-GREGORIO Salvatore COSTANZA Pasquale AMATO Michela D’ANGELO Franca BIONDI NALIS Salvatore PIRASTU Luigi NIEDDU Curzia FERRARI Nunzio DELL’ERBA Robertino GHIRINGHELLI Monica D’AMBROSIO Franco LIVORSI”,”Alle radici del riformismo. Un’iniziativa di Critica Sociale.”,”””Allo scopo di diffondere una miglior conoscenza del socialismo le edizioni ‘Avanti!’, di ‘Critica Sociale’ e perfino le case vicino al partito, ma non di partito come la Nerbini, accanto a ‘Il Capitale’ di Marx, agli scritti di Kautsky e di Bebel, pubblicavano con grande rilievo i romanzi utopistici degli americani E. Bellamy, ‘La vita nel 2000’ e W. Morris, ‘La terra promessa’, ‘La quintessenza del socialismo’ di Schaffle, ‘Il socialismo’ di Benoit Malon, scritti di anarchici come Kropotkin e Reclus e di socialisti utopisti come Proudhon. Panorama editoriale nel quale un posto di primo piano avevano anche scrittori come De Amicis, Hugo, Zola e perfino Tolstoi, il cui “”comunismo cristiano”” predicava il ritorno alla natura contro il male della società politica ed i pericoli morali della società industriale. In questo contesto, dove erano in generale scarsamente conosciuti perfino gli scritti giovanili di Marx sul problema del rapporto “”uomo-natura”” a maggior ragione era quasi certamente ignota la ‘Dialettica della natura’, il manoscritto elaborato da Engels nei suoi ultimi anni, sotto l’impulso del forte sviluppo delle scienze naturali e dell’opportunità di integrarne le scoperte nel corpus teorico marxiano, e purtroppo rimasto incompleto. Inoltre secondo quanto afferma anche uno studioso prestigioso del marxismo quale E.J. Hobsbawm, non solo tale scritto fu considerato fin dal 1895 “”così poco in accordo con gli sviluppi delle scienze”” da venire all’epoca escluso dall’edizione delle opere complete di Marx e di Engels, ma “”nell’età della II Internazionale non vi fu nulla di paragonabile all’intenso interesse per il marxismo di molti eminenti scienziati manifestatosi negli anni ’30 di questo secolo””. A parte qualche caso sporadico quindi, in tutta la cultura europea sottolinea ancora l’Hobsbawm “”i contatti fra scienze naturali e marxismo debbono essere considerati piuttosto biografici e marginali, e l’argomento può essere trascurato””. Questa puntualizzazione di ordine generale va quindi tenuta ben presente nell’escludere la possibilità di un’influenza della ‘Dialettica della natura’ sul primo socialismo italiano cui giunse solo il riferimento che ne fece Engels nella prefazione della seconda edizione dell’Antidühring (1885)”” [Ariane Landuyt, La ‘Critica Sociale’ e l’ecologia’] [(in) AA.VV., Alle radici del riformismo. Un’iniziativa di Critica Sociale, 1992] (pag 91-92) Scritti su Malthus e il neo-maltusianesimo in Italia e in Europa. – Karl Kautsky, Socialismo e malthusianesimo – Filippo Turati, ‘Malthusianesimo e socialismo’, 1892 – Roberto Michels, Il neomalthusianesimo. Il suo diritto all’esistenza, – V.I. Lenin, Classe operaia e neomalthusianesimo (1913) (pag 92-93)”,”MITS-409″
“SCOT Marie”,”Elie Halévy. Un regard français inédit sur le ‘New Deal’ de Franklin D. Roosevelt / Une leçon inédite d’Elie Halévy: «La question sociale aux Etats-Unis. L’expérience Roosevelt.”,”L’esperienza di Roosevelt si può assimilare a quella dell’Unione sovietica di Stalin o all’Italia fascista o alla Germania hitleriana? E’ una tirannia? (pag 7)”,”STOx-279″
“SCOTT Ivan”,”Upton Sinclair, the forgotten socialist.”,”Upton SINCLAIR (1878-1968). Fu membro del Partito socialista dal 1902 al 1934 quando fu sconfitto alle elezioni di governatore della California. Propagandò un ideale di rinnovamento sociale a favore delle classi umili. Ebbe grande risonanza il romanzo The Jungle (1905) composto dopo un’ inchiesta sull’ industria della carne in scatola. Si occupò del caso Sacco e Vanzetti e denunciò l’ avvento del nazismo.”,”MUSx-121″
“SCOTT LATOURETTE Kenneth”,”Storia della Cina moderna.”,”””Questa civiltà così largamente confuciana nei suoi ideali, possedeva al contempo molti elementi di forza e d’ instabilità apparentemente inerenti ad essa. La sua forza consisteva nell’ importanza che veniva data al raggiungimento di una società ideale, negli obblighi ch’ erano inculcati verso la società, nella preminenza data all’ intelligenza e alla superiorità morale, e alla relativa stabilità detenuta dall’ istituto familiare. (…) Gli elementi di debolezza della civiltà cinese erano molti e la loro conoscenza ci aiuta a comprendere il crollo di questa civiltà sotto l’ urto dell’ Occidente durante il XX secolo. Il sistema degli esami e il tipo di educazione ch’esso comportava, favoriva la memoria ed uno stile letterario formalistico, ma scoraggiava il libero pensiero e non metteva in luce né alimentava le capacità amministrative. Fu forse per questa ragione che dopo i Sung la vitalità culturale declinò sempre più, e che per più di metà della sua durata, l’ Impero fu retto da dinastie straniere che s’erano impadronite del trono mediante la conquista.”” (pag 51-52) Il Kuomintang. “”Per la maggior parte del tempo dell’ aprile del 1921, quando, come abbiamo visto, i resti del Parlamento del 1913, lo aveva eletto “”Presidente della Cina””, Sun Yat-sen si era stabilito provvisoriamente a Canton. In verità, nel 1922 era dovuto partire per sfuggire ad un suo seguace determinato ad eliminarlo, ma subito dopo nel 1923 era ritornato in quella città. Lì aveva avuto molti contatti con i rappresentanti comunisti di Mosca, ne era stato influenzato e, dichiaratosi disilluso dell’ Occidente, si era rivolto verso la Russia. Egli non divenne mai comunista, ma fu disposto ad accettare i consigli russi su come riorganizzare il Kuomintang. Questo, per opera dei consiglieri russi, specialmente di Borodin, ricevette una struttura simile a quella del Partito Comunista russo.”” (pag 153)”,”CINx-199″
“SCOTT LATOURETTE Kenneth”,”Storia della Cina moderna.”,”SCOTT LATOURETTE Kenneth è nato nel 1884 a Oregon City (USA) professore emerito di storia orientale e delle missioni presso l’ Università di Yale.”,”CINx-200″
“SCOTT Sir Walter”,”The Antiquary.”,”Diverse sono le tematiche che emergono dal romanzo: un ruolo fondamentale lo gioca la storia; intesa sia in senso personale che pubblico, essa costituisce lo sfondo sul quale si muovono tutti i personaggi. Per alcuni di essi la storia assume una prospettiva individuale: Lovel indaga quella sua privata per ricercare le proprie origini e lo stesso accade a Lord Glenallan, che è costretto a scavare nelle tristi vicende familiari e della propria esistenza per riuscire a ritrovare il figlio perduto. Per Jonathan Oldbuck e Sir Arthur essa assume un aspetto prevalentemente materiale: entrambi ambiscono a “possederla”, il primo collezionando tutto ciò che reputa (a volte in modo totalmente erroneo) essere di valore, il secondo cercando di entrare in possesso di immaginari tesori grazie all’aiuto di Dousterswivel. La storia, quindi, gioca un ruolo fondamentale nella dinamica della vicenda ed è strettamente correlata ad un altro argomento di altrettanto valore, la tradizione: in The Antiquary Scott non ci presenta più i medesimi affreschi storici di Waverley. Le trombe di guerra hanno smesso di suonare da anni e tutto il pittoresco apparato militare scozzese, che prevedeva la suddivisione dei soldati in clans ognuno dei quali contraddistinto da un diverso disegno di tartan del kilt e le cornamuse, è sparito vietato da una legge che dopo l’insurrezione del 1745 ne ha proibito l’uso. Nel romanzo non si parla più di tutto ciò, non essendo più rappresentativo della realtà di quei giorni, ma ci viene proposto un quadro in cui l’antiquario, benché privato della parte più appariscente del folclore locale, cerca di preservarlo almeno nei piccoli gesti ed abitudini di tutti i giorni che, nonostante le leggi contrarie, continueranno a sopravvivere ancora a lungo, soprattutto nel cuore della gente più semplice. Altra tematica fondamentale è quella linguistica: oltre all’inglese standard, usato per le parti descrittive, Scott usa lo Scots in molti dialoghi, fornendo così uno spaccato di quella che era la lingua parlata in Scozia a quell’epoca. Per quel che riguarda la globalità dell’opera in questione, essa può anche essere letta in chiave autobiografica: secondo molti critici l’antiquario Oldbuck altri non sarebbe che una sorta di alter ego di Scott. (wikip)”,”VARx-092-FV”
“SCOTT Antonella TRAMBALLI Ugo”,”Quando finirà l’inverno. Viaggio nella Russia del dopo Eltsin.”,”Antonella Scott, giornalista di economia e politica internazionale del Il Sole 24 Ore, è esperta di questioni russe ed ex sovietiche. Ugo Tramballi, corrispondente a Mosca dal 1987 al 1991 peer il Giornale di Indro Montanelli, attualmente è inviatpo e commentatore di affari internazionali del Il Sole 24 Ore.”,”RUSx-186-FL”
“SCOTT Allen J.”,”Le regioni nell’economia mondiale. Produzione, competizione e politica nell’era della globalizzazione.”,”Allen J. Scott insegna nel Dipartimento di Policy Studies dell’Università della California, a Los Angeles.”,”ECOI-197-FL”
“SCOTTI Pietro”,”Comunismi non marxisti. Saggio storico-etnologico.”,”Bibliografia di SCOTTI: – Etnologia. HOEPLI. 1941 – Determinismo scientifico e personalità umana. LICE. 1944 -Lineamenti di geografia scientifica. SEI. 1945 – Pionieri d’America. LA SCUOLA. 1948″,”SOCx-066″
“SCOTTI Giacomo”,”I massacri di luglio. La storia censurata dei crimini fascisti in Jugoslavia.”,”Nato a Saviano, in provincia di Napoli, nel 1928, Giacomo Scotti si trasferisce in Istria nel 1947. Come giornalista ha svolto opera di mediazione culturale divulgando in Italia l’arte e la cultra dei più importanti letterati jugoslavi. Ha pubblicato ‘Occupazione italiana a Montenegro’ (1984), ‘Storie di profughi e massacri. Un diario dalla ex-Jugoslavia’ (2001), ‘Dossier Foibe’ (2005), ‘Il bosco dopo il mare. Partigiani italiani in Jugoslavia’ (2009), ”Bono italiano’. MIlitari italiani in Jugoslavia’ (2012).”,”QMIS-260″
“SCOTTI Giacomo”,”””Bono taliano””. Militari italiani in Jugoslavia dal 1941 al 1943: da occupatori a “”disertori””.”,”Nato a Saviano, in provincia di Napoli, nel 1928, Giacomo Scotti si trasferisce in Istria nel 1947. Come giornalista ha svolto opera di mediazione culturale divulgando in Italia l’arte e la cultra dei più importanti letterati jugoslavi. Ha pubblicato ‘Occupazione italiana a Montenegro’ (1984), ‘Storie di profughi e massacri. Un diario dalla ex-Jugoslavia’ (2001), ‘Dossier Foibe’ (2005), ‘Il bosco dopo il mare. Partigiani italiani in Jugoslavia’ (2009), ”Bono italiano’. MIlitari italiani in Jugoslavia’ (2012).”,”QMIS-261″
“SCOTTI Sandro”,”Partito dei contadini d’Italia. Opuscolo programmatico di propaganda.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAA-001-FAP”
“SCOTTI Giacomo”,”Juris Juris! All’attacco!. La guerriglia partigiana ai confini orientali dell’Italia, 1943-1945.”,”Giacomo Scotti nato a Saviano (Napoli) nel 1928 è visuto dal 1947 in Jugoslavia dove ha svolto attività pubblicistica e letteraria. Ha dedicato anche alcune opere alla figura di Tito.”,”ITAR-016-FER”
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Raimondo LURAGHI Lauro ROSSI Piero DEL-NEGRO J.M.P. McERLEAN J. David MARKHAM James W. SHOSENBERG Michel VOVELLE Michel ZYLBERBERG Luigi MASCILLI-MIGLIORINI Arianna ARISI-ROTA Proctor PATTERSON-JONES Ricky E. PARRISH Alba MORA Joan BLYTHE Alan FORREST Marino VIGANÒ Francesco FRASCA”,”L’Europa scopre Napoleone, 1793-1804. Atti del Congresso Internazionale Napoleonico (Cittadella di Alessandria, 21-26 giugno 1997). Volume I.”,”Congresso Napoleonico Internazionale del 1997. Saggi in italiano e inglese Da segnalare il saggio: Il legato militare di Napoleone all’Europa e al mondo’ di Raimondo Luraghi ‘Dalla tattica alla strategia: le fortificazioni nel periodo napoleonico in Italia’ di Marino Viganò”,”FRAN-108″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Vittorio SCOTTI-DOUGLAS Helmut REINALTER Ben WEIDER Mordechai GICHON Alberto GIL-NOVALES Monika HAMAN Charles MacKAY Anna Maria RAO John F. WEINZIERL Donald D. HORWARD Gerry GALLAHER Michael JONES Fernand BEAUCOUR David CHANDLER Giulio MASSOBRIO Jean DELMAS Viladen SIROTKIN Helen S. SMITH Jozsef ZACHAR Kyle EIDHAL Kein D. McCRANIE Michael BROERS Martyn LYONS”,”L’Europa scopre Napoleone, 1793-1804. Atti del Congresso Internazionale Napoleonico (Cittadella di Alessandria, 21-26 giugno 1997). Volume II.”,”Congresso Napoleonico Internazionale del 1997. Saggi in italiano e inglese Tra i saggi del secondo volume: Franco Della Peruta: L’Italia nell’età rivoluzionaria e napoleonica Vittorio Scotti-Douglas: Le insorgenze anti-napoleoniche in Italia: controrivoluzione ideologica o sommosse di affamati Donald D. Horward: Massena in Italia, ascesa di un maresciallo, 1796-1800 Fernand Beaucour: Conseguenze importanti della battaglia di Rivoli (1797) David Chandler: Aggiornamenti su Napoleone a Marengo K. Eidhal: Suchet e Oudinot a Genova 1800 K.D. McCranie: Succsso e fallimento guerra di coalizione a Genova M. Lyons, Bonaparte e l’eredità della rivoluzione francese”,”FRAN-109″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Emilio de DIAGO-GARCÍA Carlo GHISALBERTI Antonio MOLINER-PRADA Jean-René AYMES José Luis ARCÓN-DOMÍNGUEZ Virgilio ILARI Piero CROCIANI Arianna ARISI-ROTA Renata DE-LORENZO Marcella AGLIETTI Vittorio SCOTTI-DOUGLAS Paola BIANCHI Francesco MINCONE Paolo MAGRINI Nicola DEL-CORNO Marco CIPOLLONI Jesús MAROTO-DE-LAS-HERAS”,”Gli Italiani in Spagna nella guerra napoleonica (1807-1813). I fatti, i testimoni, l’eredità. Atti del IV Convegno Internazionale di “”Spagna contemporanea””, Novi Ligure, 22-24 ottobre 2004.”,”Tra i vari saggi: – Virgilio Ilari, Gli italiani in Spagna e in appendice: Le truppe italiane in Spagna – Piero Crociani, Italiani dall’altra parte – Vittorio Scotti-Douglas, Gabriele Pepe e la guerra d’indipendenza di Spagna: un amore critico – Nicola Del-Corno, I reazionari italiani e la Spagna antinapoleonica”,”FRAN-110″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Vittorio SCOTTI-DOUGLAS José Ramón URQUIJO-GOITIA Alberto GIL-NOVALES Marco BRUNAZZI Pierangelo GENTILE”,”Spagna e regno di Sardegna dal 1814 al 1860. Studi, inventari e documenti inediti.”,”ACIS. Contributo dell’Associazione Cultruale Italia e Spagna e dell’Ambasciata di Spagna in Italia alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.”,”SPAx-157″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura, GARCÍA SANZ Fernando SCOTTI-DOUGLAS Vittorio UGOLINI Romano José Ramón URQUIJO GOITIA”,”Cadice e oltre: costituzione, nazione e libertà. La carta gaditana nel biventenario della sua promulgazione. Prospettive / Perspectives, Vol. IV.”,”La Costituzione di Cadice è stata la prima costituzione spagnola, promulgata il 19 marzo 1812 dalle Cortes, il parlamento iberico, in opposizione all’occupazione napoleonica e al regime di Giuseppe Bonaparte 1. La costituzione stabiliva la monarchia costituzionale con la limitazione dei poteri del re, la separazione dei poteri, il suffragio universale maschile, la libertà d’impresa 1. La sovranità risiedeva nella nazione, intesa come gruppo di individui che condividono un destino politico comune per tradizione di vita associata, formatasi per una comunanza di fattori, tra cui lingua, territorio, religione, razza, consuetudini sociali e giuridiche 1. La costituzione fu soppressa il 4 maggio 1814 da Ferdinando VII appena rientrato in Spagna, ma fu ripristinata nel 1820 1. (f. copil)”,”RISG-099-FSL”
“SCOTTO Giovanni ARIELLI Emanuele”,”La guerra del Kosovo. Anatomia di un’escalation.”,”Giovanni Scotto, laureato in scienze politiche, è ricercatore presso il Berghof Research Center for Constructive Conflict Management (Berlino); collabora con l’Institute for Peace Work and Nonviolent Settlement of Conflicts (Wahlenau) e con il Centro studi difesa civile (Roma). Emanuele Arielli, laureato in filosofia, sta ultimando il dottorato presso il Centro di ricerca in semiotica dell’Università tecnica di Berlino. Ha pubblicato diversi saggi su riviste specializzate. Insieme i due autori hanno pubblicato il volume I conflitti.”,”EURC-039-FL”
“SCREPANTI Ernesto”,”Comunismo libertario. Marx, Engels e l’economia politica della liberazione.”,”SCREPANTI Ernesto è professore di economia politica all’Università di Siena. Ha scritto varie opere (v. risvolto 4° copertina) alcune in lingua inglese. “”Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale”” (Marx ed Engels 1845-46, 55) (in apertura)”,”MADS-508″
“SCREPANTI Ernesto”,”Equilibrio e crisi nell’economia capitalistica. Un saggio sulla dinamica marxiana.”,”Marx sulla speculazione finanziaria. “”Le attività non liquide, quali azioni, titoli del debito pubblico, ecc., sono chiamate da Marx “”capitale fittizio””. Il mercato in cui si scambia questo tipo di capitale è trattato come un territorio in cui opera prevalentemente l’attività speculativa. Potrebbe essere l’occasione per studiare gli effetti degli usi speculativi della moneta sulla determinazione del saggio d’interesse e sull’instabilità del sistema monetario, ma Marx si lascia sfuggire quest’occasione. La speculazione sui titoli è da lui studiata come un’attività che ha come solo effetto rilevante quello di redistribuire ricchezza fra i capitalisti. Esistono in verità dei passi in cui Marx tratta degli effetti della speculazione finanziaria sui movimenti del saggio d’interesse, ma le indicazioni fornite sono contrastanti. A volte per esempio egli sostiene che l’aumento del saggio d’interesse che si verifica durante la crisi costituisce un’occasione per gli speculatori di “”scontare il futuro”” acquistando azioni e titoli a lunga scadenza. Tale tesi sembra implicare che la speculazione opererebbe sulla base di un’elevata consapevolezza dell’andamento ciclico del mercato monetario e si risolverebbe nell’acquisto di “”capitale fittizio”” (e cessione di liquidità) nelle fasi di crisi (C. III, pp. 590, 668) al fine di rivenderlo nelle fasi di prosperità, quando il corso dei titoli è alto. In tal caso la speculazione finanziaria costituirebbe un elemento di stabilizzazione del ciclo monetario, poiché rilascerebbe liquidità proprio durante la crisi, quando la sua domanda è più elevata. Ma in altri luoghi Marx sostiene che la speculazione è un elemento di inasprimento delle difficoltà finanziarie che si verificano durante la crisi, nella quale “”diminuisce anche la possibilità del proprietario [di capitale fittizio] di venderlo per procurarsi denaro”” (ivi, p. 580). Questa tesi è più interessante della precedente e sarebbe resa plausibile dall’ipotesi che la speculazione operi sul breve termine. Gli speculatori dovrebbero allora scontare il futuro vendendo titoli durante la crisi in attesa di continui aumenti del saggio d’interesse e amplificando in tal modo l’instabilità del sistema finanziario; al culmine della crisi, quando il saggio d’interesse è al massimo, essi li riacquisterebbero. Questa linea di pensiero però non è sviluppata da Marx. E’ il caso di far notare, comunque, che la trascuranza marxiana degli effetti destabilizzanti della speculazione sui titoli ha una giustificazione storica. Nelle 13 crisi finanziarie verificatesi nel mondo capitalistico tra il 1810 e il 1866 la speculazione su merci ha svolto un ruolo soverchiante rispetto a quella sui titoli. Solo a partire dalla crisi del 1873 il rapporto tra i pesi dei due tipi di speculazione si rovescia. Un quadro sintetico dei dati storici in questione può essere trovato in Kindleberger (1981), pp. 252-257″” [Ernesto Screpanti, Equilibrio e crisi nell’economia capitalistica, 1984, appendice B] (pag 149)”,”MADS-008-FL”
“SCREPANTI Ernesto ZAMAGNI Stefano”,”Profilo di storia del pensiero economico.”,”Ernesto Screpanti è docente di Economia politica alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Stefano Zamagni è ordinario di Economia politica alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bologna e dal 1985 tiene un corso di Storia dell’analisi economica all’Università Bocconi di Milano.”,”ECOT-255-FL”
“SCRIDEL Emanuela”,”L’India: da paese in via di sviluppo a potenza economica. Strategia di sviluppo e ruolo dei mercati finanziari internazionali.”,”Paesi Brics: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Eurilink edizioni nata nel 2006 è la casa editrice di riferimento della Link Campus University. Missione della casa editrice è quella di creare un ponte tra il lettore e la società globale, l’università e il mondo del lavoro… Il volume è volto all’analisi del processo di crescita economica di una delle economie emergenti più significative fra i BRICS, l’India. Vengono affrontati i rapporti di interdipendenza che intercorrono fra evoluzione politico-economica e apertura del paese al commercio e agli investimenti esteri. Vengono altresì analizzate le complessità che sottendono tale processo evolutivo — da paese in via di sviluppo a potenza economica mondiale — e il riposizionamento del Paese all’interno del rinnovato contesto internazionale. Viene elaborata un’interpretazione della strategia di sviluppo adottata dall’India attraverso l’utilizzo di uno dei modelli teorici chiave e posto l’accento sul ruolo giocato dei mercati finanziari internazionali all’interno di tale processo di sviluppo. Il volume, per struttura e contenuti, intende essere un riferimento per il corso di ‘Relazioni Internazionali: i mercati finanziari, il commercio internazionale e WTO’. Emanuela Scridel, laureata all’Università L. Bocconi, ha lavorato in qualità di analista politico-economico ed esperto in strategie internazionali presso le Nazioni Unite a New York e la Commissione Europea a Bruxelles. Ha lavorato inoltre presso istituzioni pubbliche e private, fra cui Confindustria, Ministero Affari Esteri, Presidenza del Consiglio, Ministero dei Beni Culturali. Autrice di numerose pubblicazioni sui temi di competenza, è visiting professor nel MBA della SDA Bocconi.”,”INDE-030″
“SCRIVANO Riccardo CIAMPI Gabriella PETRICIOLI Marta BETTI Claudio Mario MARCUS Harold G. PANKHURST Richard AGA ROSSI Elena BESSIS Juliette GOGLIA Luigi MARTINA Giacomo MULAS Maria Antonietta MINERBI Sergio CADIOLI Beniamino BARLETTA Giuseppe DURANTE Michele LALA Donatella RICCI Aldo G. BERTINARIA Pier Luigi GABRIELE Mariano CROCIANI Piero BRONCHINI Silvano TOCCAFONDI Valerio BOTTI Ferruccio CALANDRA Eliana DELLA-VOLPE Nicola GAZZINI Mario PULETTI Rodolfo VIGEZZI Brunello RAINERO Romain H. DI-NOLFO Ennio”,”Fonti e problemi della politica coloniale italiana. Atti del convegno. Taormina-Messina, 23-29 ottobre 1989. II.”,”””A conclusione del presente tema vorrei ricordare un altro importante aspetto delle guerre coloniali italiane: l’alto indice di usura che ne derivò alle nostre Forze armate ai fini della difesa del territorio nazionale. Sta di fatto che sia la guerra libica che il conflitto italo-etiopico intaccarono pesantemente le scorte e logorarono l’efficienza operativo-logistica del nostro organismo militare, con le ben note conseguenze che si manifestarono nel corso di entrambe le due guerre mondiali. Soprattutto la campagna etiopica ebbe ripercussioni gravissime sul potenziale bellico della nazione che emersero fin dall’inizio del secondo conflitto mondiale, al quale l’Esercito si presentò in condizioni di personale, armamento, mezzi di trasporto e materiali fortemente deficitarie”” (pag 1075) (Pier Luigi BERTINARIA, ‘Dottrina, strategia, tattica e logistica nelle campagne coloniali’ (pag 1063-1076)) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258) Comitato per le pubblicazioni: ARONICA Rosa DENTONI-LITTA Antonio CARUCCI Paola FONSECA Cosimo Damiano GIUFFRIDA Romualdo LUME Lucio ORMANNI Enrica PANSINI Giuseppe PAVONE Claudio PROSDOCIMI Luigi PUNCUH Leopoldo ROMITI Antonio SOFFIETTI Isidoro ZANNI ROSIELLO Isabella FAUCI MORO Lucia GHEZZI Carla Il secondo volume contiene due saggi in inglese Si segnalano in particolare i saggi di Pier Luigi BERTINARIA, ‘Dottrina, strategia, tattica e logistica nelle campagne coloniali’ (pag 1063-1076) Nicola DELLA-VOLPE, ‘Truppe coloniali e prima guerra mondiale: studio di un mancato impiego’ (pag 1168-1182) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258)”,”ITQM-185″
“SCROCCU Gianluca”,”Antonio Giolitti.”,”SCROCCU Gianluca Antonio Giolitti (1915-2010) nipote dello statista liberale Giovanni Giolitti, ha svolto un ruolo nella fase costituente e negli anni del centro sinistra. La sua militanza nel Pci si conclude nell’ottobre 1957 dopo la repressione sovietica in Ungheria. Approda quindi nel Psi.”,”BIOx-279″
“[SCROFANI Saverio]”,”Tutti han torto, ossia Lettera a mio zio sulla rivoluzione di Francia.”,”Opuscolo anonimo attribuito allo storico ed economista di Modica, Saverio Scrofani (1756-1835). Citando la prima edizione del 1791: “”E’ una esposizione delle cose accadute dal principio della Rivoluzione Francese fino al 1790″”. Scròfani, Saverio. – Storico ed economista (Modica 1756 – Palermo 1835); giovanissimo, prese gli ordini, ma non esercitò mai il sacerdozio. Convinto seguace dei fisiocratici, scrisse un Saggio sul commercio in generale delle nazioni d’Europa e sul commercio della Sicilia in particolare (1792); fu poi prof. di agricoltura a Venezia, e sovrintendente dell’agricoltura e del commercio col Levante. Caduta la repubblica, si recò a Parigi, viaggiò in Grecia (Viaggio in Grecia, 3 voll., 1799-1800); tornato a Napoli (1809), fu direttore della statistica (1814-22), posto da cui fu allontanato perché liberale. Scrisse anche saggi storici e Memorie di economia politica (1826). (Trecc)”,”FRAR-425″
“SCRUTON Roger”,”Guida filosofica per tipi intelligenti.”,”Roger Scruton è stato professore di Estetica al Birkbeck College dell’Università di Londra. Personaggio pubblico della vita culturale inglese, è un vivace polemista e un apprezzato commentatore televisivo e radiofonico.”,”FILx-038-FL”
“SCUCCHIA Angelo”,”Pagine rosse.”,”Libro dedicato alla memoria di Giacomo BRODOLINI, PSI.”,”SOCx-079″
“SCUCCIMARRA Luca”,”I confini del mondo. Storia del cosmopolitismo dall’ Antichità al Settecento.”,” SCUCCIMARRA Luca insegna storia del pensiero politico presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università di macerata. E’ autore di alcuni libri (v. retrocopertina) “”Nel contesto argomentativo del saggo ‘Zum ewigen Frieden’, questo cruciale passaggio costruttivo finisce però per trasformarsi in un serrato – e per molti versi irrisolto – confronto con i fondamenti stessi del discorso politico della modernità. Riprendendo spunti di riflessione già presenti nelle sue opere precedenti, Kant ammette, infatti, che – in perfetta analogia con la fondazione di una ‘costituzione civile’ all’interno dello Stato – una definitiva e completa uscita dallo stato di natura internazionale e una perfetta garanzia di pace potrebbe essere offerta solo dalla creazione di un’istituzione politica transnazionale in grado di garantire a ciascun popolo il suo diritto: una vera e propria forma di “”repubblica universale”” che in queste pagine troviamo evocata attraverso la perspicua nozione di “”Stati di popoli (Völkerstaat)”” o “”civitas gentium””. Con questo passaggio Kant sembra prendere nettamente le distanze dalla concezione wolffiana della ‘civitas maxima’ come armonica pluralità di soggetti sovrani governata da un corpo di comuni principi giuridici. E, nonostante i più o meno espliciti richiami alla tradizione letteraria del pacifismo settecentesco, egli pare al tempo stesso impegnato a riformulare in una prospettiva ben più vincolante anche il modello di “”alleanza permanente tra gli Stati”” proposto negli scritti di Saint-Pierre e dei suoi epigoni: non si può ignorare, infatti, che l’elemento chiave del ‘Völkerstaat’ kantiano è il totale assoggettamento dei diversi popoli, “”ognuno unito in uno Stato per sé””, a un potere superiore da loro stessi istituito””. (pag 332-333) Biografia. Charles-Irénée Castel, nacque in Normandia (nell’attuale dipartimento della Manche) da una famiglia di media nobiltà della Val de Saire da parte di padre, marchese di SAINT-PIERRE e gran balivo del Cotentin, e da un’altra del Bessin per parte di madre, parente dei Gigault de Bellefonds e discendente di Lucas Acher, signore di Mesnil Vitey ad Airel. A causa della sua fragile costituzione che gli impediva la carriera militare, Charles-Irénée (ultimo di cinque figli) era stato indirizzato agli studi presso i gesuiti e poi agli ordini sacerdotali, benché senza alcuna vocazione. Giunto a Parigi nel 1686, si legò ad ambienti di opposizione alla politica di Luigi XIV. Grazie alle buone relazioni della famiglia, diviene primo elemosiniere di Francesca Maria di Borbone-Francia, duchessa d’Orléans e figlia naturale di Luigi XIV e di Madame de Montespan, e frequenta assiduamente i salotti letterari di Madame de La Fayette e di Anne-Thérèse de Marguenat, marchesa de Lambert. Qui conosce e diviene amico di Bernard Le Bouyer de Fontenelle che lo propone all’Académie française, alla quale viene eletto nel 1695 nonostante non abbia ancora scritto alcunché. La sua eleziene era stata vanamente osteggiata da Bossuet, La Bruyère et Boileau. Questa vicenda fu uno degli episodi della Querelle des Anciens et des Modernes (Disputa degli Antichi e dei Moderni) che agitò l’Académie alla fine del XVII secolo. L’abbé de Saint-Pierre può essere considerato come il primo rappresentante delle nuove idee che annunciano l’Illuminismo. Nel 1702 diventò abate commendatario di Tiron in Normandia. Fu negoziatore, in qualità di segretario dell’abate di Polignac, del Trattato di Utrecht, e trasse da quelle difficili trattative diplomatiche l’ispirazione per il suo Projet de paix universelle entre les nations o Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe, per il quale è divenuto celebre. Quest’opera che influenzò Jean-Jacques Rousseau può essere considerata come la prima visione dell’unificazione europea, ispiratrice sia della Società delle Nazioni nel 1919 che dell’ONU. In esso critica con vigore le guerre intraprese da Luigi XIV e le ingiustizie della sua politica estera. Il progetto dell’Abbè de Saint-Pierre prevede un trattato fra Stati, il cui fine ultimo è l’instaurazione di una di pace perpetua, il cui elemento innovatore è la “perpetuità”. La durata illimitata trasforma di fatto l’alleanza (per sua natura temporanea e reversibile), in una forma associativa diversa, simile alla confederazione. Grazie all’Abbé de Saint-Pierre la pace perpetua non è più l’ideale utopico e visionario che avevano vagheggiato i suoi predecessori; diventa un argomento degno di essere affrontato nelle relazioni internazionali. Ciò che la rendeva accettabile e praticabile era che l’accettazione da parte degli Stati di regole condivise del diritto internazionale non avrebbe modificato in nulla l’esercizio della loro sovranità. Secondo lui se ne sarebbero avvantaggiati i sovrani, che avrebbero potuto usare la forza dell’Unione per reprimere le ribellioni; l’Unione degli stati europei avrebbe costituito una sorta di implicita “mutua garanzia” contro eventuali rivoluzioni. Si può dunque vedere, da questo punto di vista, il Projet come un precursore della Santa Alleanza: pace garantita nel continente europeo, dominio dell’assolutismo all’interno degli Stati. Durante la Reggenza che seguì la morte del re Sole (1715-1723),egli pubblicò La Polysynodie ou la pluralité des conseils (Polisinodia, o della pluralità dei Consigli, opera nella quale critica apertamente la politica del defunto Luigi XIV, giudicandola dispotica e proponendo la nomina dei ministri da parte di Consigli elettivi. Questo oltreaggio all’Assolutismo gli costò l’esclusione dall’Académie française, senza essere d’altronde sostituito in essa prima della sua morte. Continuò a frequentare i salotti letterari, partecipando alla fondazione del club de l’Entresol dell’Abbé Alary nel 1724, e si adoperò per lo sviluppo dell’istruzione pubblica. Si ritiene tra l’altro Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre all’origine dell’idea del diritto di ingerenza Opere [modifica] Opere di morale e politica, Rotterdam, J.-D. Beman ; Paris, Briasson, 1733-1740 (in francese) Projet pour rendre la paix perpétuelle en Europe, Utrecht, A. Schouten, 1713 (in francese) Discours sur la Polysynodie, Amsterdam, Du Villard et Changuion, 1719 (in francese) De la douceur, Amsterdam, Briasson, 1740 (in francese) The French political and economic theorist Charles Irénée Castel, Abbé de Saint-Pierre (1658-1743), was an early philosophe of the Enlightenment. His pamphleteering expressed the intellectual upheaval and fascination with affairs of state which marked this era. Of noble lineage, in 1680 Charles Irénée Castel, who is known as the Abbé Saint-Pierre, left his native Normandy and boyhood dreams of a monastic vocation for the ebullient intellectual atmosphere of Parisian university studies. For 5 years he followed every course available in the physical sciences, drifting further and further away from preoccupations with his ecclesiastical state as well as from what remained of his faith. After 1685 he experienced a brief return to the concerns of ethics and moral theology before abandoning the divine again for what would be the area of his real intellectual vocation – political theory. Henceforth his religion and his “”consecration”” to Holy Orders provided him with a comfortable living in sinecures which left him free to speculate on the art of government. In 1712 Saint-Pierre composed his first important treatise, the Project for an Everlasting Peace in Europe, a text he would refine for years to come. He envisioned a confederation of European sovereigns who would renounce the use of arms and submit their differences to a council of arbitration. He was in fact simply modernizing a 1624 treatise of Henry IV’s minister the Duc de Sully. The basic political principle of Saint-Pierre’s work was his refusal to accept as either inevitable or rational the divine right of kings. His treatise La Polysynodie (1718) represented, at the height of the regent’s liberalization policies, an outright attack on individual sovereignty, suggesting rule by multiple councils and offering many unfavorable comparisons drawn from the recently ended rule of Louis XIV. The French Academy, to which he had been elected in 1694, was scandalized, and when Saint-Pierre refused to recant, he was summarily dismissed. His political influence was growing, however; the previous year he had issued Mémoire sur la taille tarifiée, suggesting tax reforms which amounted to the first version of proportional, declared revenue taxation. Historians consider this his most important contribution to governmental affairs, since some of its provisions actually found limited application after 1832. In the ensuing years Saint-Pierre became a habituéof the salon of Madame de Tencin and a regular contributor to meetings of the Club de l’Entresol; it was here that the Baron de Montesquieu, who called Saint-Pierre his master, met him. The Abbé was very likely responsible for this progressive group’s dissolution, however, when in 1731 A. H. de Fleury suggested that he and others like him should refrain from discussing politics. In the last years of his life Saint-Pierre continued to write assiduously on governmental practice and management while pursuing his Annales politiques, a comprehensive, chronological treatment of the affairs of France eventually covering the years from 1658 to 1739; critics have compared this last work favorably to the Sie?cle de Louis XIV of Voltaire. Curiously, Voltaire and most of the later philosophes, including Jean Jacques Rousseau, disdained the Abbé, readily placing him with cranks and inventors and remembering his chimerical Trémoussoir (a therapeutic chair which jolted its user like a carriage) better than his insightful projects for public assistance to orphans and the aged and infirm, the maintenance of highways in winter (complete with statistical evidence of its economic advantage), and Parisian postal reform. But Saint-Pierre lacked the doctrinaire assurance of the next generation; avoiding grandiose plans for human betterment, he continued to the end refining his practical suggestions, a modest reformer who died in 1743, before the age of prerevolutionary visions. Further Reading In English, a recent treatment of Saint-Pierre is Merle L. Perkins, The Moral and Political Philosophy of the Abbé de Saint-Pierre (1959), which contains an extensive bibliography. Partial studies of him appear in E. V. Souleyman, The Vision of World Peace in Seventeenth and Eighteenth-century France (1941); Carl Joachim Friedrich, Inevitable Peace (1948); and Francis Harry Hinsley, Power and the Pursuit of Peace: Theory and Practice in the History of Relations between States (1963).”,”TEOP-344″
“SCUCCIMARRA Luca”,”La sciabola di Sieyès. Le giornate di brumaio e la genesi del regime bonapartista.”,”Luca Scuccimarra insegna Storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Macerata. É autore di saggi sul pensiero politico kantiano, sul problema dell’obbligo politico e sui fondamenti della rappresentanza, tra i quali segnaliamo: Kant e il diritto alla felicità; Obbedienza, resistenza, ribellione.”,”FRAD-003-FL”
“SCUCCIMARRA Luca”,”Modernizzazione come temporalizzazione. Storia dei concetti e mutamento epocale nella riflessione di Reinhart Koselleck.”,”Sul modello di ‘Begriffsgeschichte’ di Koselleck, e il progetto dei ‘Geschichte Grundbegriffe’ Pubblicato in Italia: R. Koselleck, Storia dei concetti e storia sociale’, 1979 in R. Koselleck ‘Futuro passato. Per una sematica dei tempi storici’ (Marietti, 1986)”,”TEOS-357″
“SCUOTTO Ugo”,”Storia del Soviet della Costituente e della Costituzione nella Russia rivoluzionaria.”,”Contiene dedica autore SCUOTTO Ugo libero docente in storia ed Istituzioni dell’ Europa Orientale professore stabilizzato nell’ Università di Genova. Nato a Napoli nel 1920. E’ stato eletto membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1966 e 1970). Campagna bolscevica nelle fabbriche e caserme a nome del Soviet. “”L’elezione di Trotsky venne accolta da un uragano di applausi da parte dei bolscevichi. Poco dopo il Presidente eletto, dopo essersi assiso ufficialmente sulla poltrona che era stata di Ccheidze, fece un breve e polemico discorso di saluto, in cui tra l’altro, dichiarò “”che non era lui ad occupare il posto di Ccheidze, ma era stato Ccheidze fino ad allora ad occupare il suo posto””. Suguì sulla tribuna Kamenev, che, in tono fermo tenne una relazione contraria alla nuova coalizione governativa. (…) In quel periodo le fabbriche e le caserme divennero le mète continue dei delegati bolscevichi che iniziarono una nuova specie di propaganda non tanto a nome del loro partito ma, a nome del Soviet, indicandolo come l’unico e vero organo della rivoluzione che agiva a favore del popolo. Le masse, spinte dagli agitatori, venivano così spostate verso le posizioin dei bolscevichi.”” (pag 312-313)”,”RIRx-140″
“SCUOTTO Ugo”,”Istituzioni monetarie e bancarie nella Russia sovietica. Evoluzione e critica dal 1917 ai nostri giorni.”,”””La grandi Banche, mascherate con rimbombanti nomi nazionali – aveva scritto il Marx – erano associazioni di speculatori privati che stabilivansi accanto ai governi, e ai quali mercè i privilegi che ne ottenevano, erano in grado di prestare il denaro pubblico”” [Karl Marx, Il Capitale, Libro I, 1962, pag 714] [in Ugo Scuotto, Istituzioni monetarie e bancarie nella Russia sovietica. Evoluzione e critica dal 1917 ai nostri giorni, 1963] (pag 10]”,”RUSU-218″
“SCUOTTO Ugo”,”Rublo, credito e banche nella Russia Sovietica. Dalla rivoluzione d’Ottobre ad oggi.”,”Quadro tabella pag 21 le 19 banche della Russia zarista Commissario del popolo per le finanze: Menzinskij poi Gukovskij poi Krestinskij, commissario della banca statale: Osinkij (pag 16-18) Difficoltà in materia monetaria e finanziaria. “”Queste difficoltà vennero riconosciute, successivamente, anche da Lenin che pure era stato il principale e più autorevole sostenitore della nazionalizzazione delle banche, decretata con tanta fretta anche per un fine dimostrativo e psicologico nei confronti delle masse proletarie ansiose di colpire nelle banche la quintessenza dell’aborrito capitale. “”Non c’era una sola persona nel nostro gruppo”” – disse Lenin al III° Congresso panrusso dei Sovieti – “”che si illudesse di poter rompere o mutare in pochi giorni un apparato tanto ingegnoso e delicato come quello bancario, evolutosi nel corso dei secoli sulla base del sistema produttivo capitalistico”” … “”Non abbiamo mai sostenuto questo…””. “”Non minimizziamo le difficoltà sulla nostra strada, ma la cosa essenziale è ormai compiuta…”” (1). In effetti, avvenne che l’applicazione pratica dei due decreti riguardanti le banche si rivelò piena di intralci e non poté avvenire in modo soddisfacente anche perchè mancavano regolamenti di esecuzione dei decreti stessi. A tale mancanza bisogna aggiungere le difficoltà di interpretazione della legge, perchè i primi provvedimenti del governo bolscevico non erano redatti da giuristi, ma dai commissari del popolo con l’aiuto di qualche collaboratore, sicché erano, in genere, stilati in linguaggio non tecnico. La conseguenza di tutto ciò, nel caso specifico, portò al formarsi di una situazione caotica aggravata dal fatto che quasi tutti i banchieri ed i principali direttori e funzionari di banca si erano dati alla fuga, per cui i commissari, preposti dal governo all’applicazione immediata dei decreti non riuscirono ad ottenere alcuna collaborazione, tanto utile e necessaria, per l’espletamento del compito loro affidato”” (1) Lenin, Socinenija, XXII, 214, 15 (pag 22-23)”,”RUSU-236″
“SCUOTTO Ugo”,”Rublo, Credito e Banche. Nella Russia Sovietica.”,”prefazione note appendice I. Documenti, appendice II. Tabelle statistiche”,”RUSU-066-FL”
“SCUOTTO Ugo”,”Storia del Soviet. Della Costituente e della Costituzione nella Russia rivoluzionaria.”,”Ugo Scuotto è nato a Napoli il 31.7.1920. É l’unico italiano libero docente in ‘Storia ed Istituzioni dell’Europa Orientale’. Già vincitore di concorso e professore negli Istituti medi Superiori Statali, fu Assistente nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli e poi professore incaricato nell’Università di Siena. Dal 1970 è docente in ‘Storia dei paesi slavi’ nell’Università di Genova, stabilizzato dal 01.11.1973. Successivamente dal 01.11.1974 insegna ‘Storia ed Istituzioni dell’Europa Orientale’ nella Facoltà si Scienze politiche dell’Università di Napoli. É membro del Consiglio Superiore della P.I. (eletto nel 1966 e rieletto nel 1970) ed è membro della Commissione nazionale italiana all’Unesco. “”I posteri vorranno conoscere che cosa successe, lo spirito che animò la gente, come si presentavano i capi, come parlavano e come agivano…”” John Reed (Dieci giorni che fecero tremare il mondo). “”Le grandi rivoluzioni occupano nella storia quelò luogo stesso che tengono i fenomeni straordinari nella storia della natura”” Vincenzo Cuoco (dal Manuale del rivoluzionario).”,”RIRO-141-FL”
“SEABROOK Jeremy”,”Classi, caste, gerarchie.”,”Molti forse pensano che le classi sociali non esistano più. In realtà, gerarchie e caste hanno accompagnato il cammino dell’uomo sin dalla notte dei tempi e non accennano a scomparire. In Europa come negli Stati Uniti, infatti, le classi sono più vive che mai: c’è un vasto ceto medio a cui si contrappongono i ‘nuovi poveri’, sempre più esclusi e privi anche dell’indispensabile.La favola secondo cui le classi non esisterebbero più si è diffusa in un mondo in cui la disuguaglianza non è mai stata tanto grande. Jeremy Seabrook collabora con ‘The Guardian’ e ‘New Internationalist’. Si occupa da anni di sviluppo sostenibile e di lavoro minorile.”,”TEOS-031-FL”
“SEALY Kenneth R., a cura di Piero NODARI”,”Geografia del trasporto aereo.”,”Pio NODARI, nato a Trieste nel 1939, è assistente ordinario di Geografia politica ed economica e professore incaricato di Pianificazione territoriale (Scienze politiche, Univ. Trieste). “”Più recentemente, E.J. Taaffe ha considerato il problema della grandezza e della funzione della città in relazione al trasporto aereo. Usando i dati sulla provenienza e sulla destinazione dei passeggeri per le città servite dalle linee regolari, questo autore ha calcolato un “”indice passeggeri””. Questo indice è stato determinato prendendo dapprima alcune città tipo e calcolando per esse il numero dei passeggeri che usano l’ aereo ogni 1.000 abitanti e ottenendo così un indice medio. Quando questo indice fu applicato alle città studiate, alcune di loro rivelarono un volume di traffico maggiore, o minore, della media””. (pag 162)”,”ECOI-130″
“SEARS Stephen W.”,”Gettysburg.”,”Stephen W. Sears is the author of six award-winning books on the Civil War, including Landscape Turned Red and Chancellorsville. The Chicago Tribune has called him “”the finest and most provocative Civil War historian writing today”” He is a former editor of American Heritage.”,”USAQ-035-FL”
“SEARS Stephen W.”,”Landscape Turned Red. The Battle of Antietam.”,”Stephen W. Sears is the author of six award-winning books on the Civil War, including Landscape Turned Red and Chancellorsville. The Chicago Tribune has called him “”the finest and most provocative Civil War historian writing today”” He is a former editor of American Heritage. The Battle of Antietam, also known as the Battle of Sharpsburg, was fought on September 17, 1862, between Confederate General Robert E. Lee’s Army of Northern Virginia and Union General George B. McClellan’s Army of the Potomac near Sharpsburg, Maryland 1. It was the first field army-level engagement in the Eastern Theater of the American Civil War to take place on Union soil 1. The battle resulted in a Union victory, although the Union Army suffered heavier casualties than the Confederates 1. It remains the bloodiest day in American history, with a combined tally of 22,717 dead, wounded, or missing 1. President Abraham Lincoln used the costly Union victory as an opportunity to issue the preliminary Emancipation Proclamation 2.”,”USAQ-036-FL”
“SEARS Stephen W.”,”Chancellorsville.”,”Stephen W. Sears is the author of six award-winning books on the Civil War, including Landscape Turned Red and Chancellorsville. The Chicago Tribune has called him “”the finest and most provocative Civil War historian writing today”” He is a former editor of American Heritage.”,”USAQ-037-FL”
“SEATON Albert”,”German Army, 1933-1945.”,”””Nondimanco si vede per esperienza ne’ nostri tempi, quelli principi aver fatto gran cose, che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare i cervelli degli uomini, ed alla fine hanno superato quelli che si sono fondati en su la lealtà”” (Machiavelli) (in apertura) Il colonnello Albert Seaton è considerato una delle maggiori autorità nel campo della storia militare e politica della Germania e della Russia. Dal suo ritiro dal British Army ha lavorato ha condotto studi e ricerche in campo militare e ha pubblicato vari libri tra cui ‘The Russo-German War, 1941-45’, ‘The Battle for Moscow, 1941-42’, ‘Stalin as Warlord’, ‘The Crimean War: A Russian Chronicle’ e ‘The Fall of Fortress Europe, 1943-45’ Hitler comandante in capo e i suoi generali “”French resistance had all but ceased. With the armistice, on 25 June (1940), the fighting came to an end. Hitler was already the fully fledged and only commander-in-chief of the ground forces and von Brauchitsch and Halder lacked the status, the prestige, even the determination to restrain him or, alternatively, to qui their post (1). When the dictator wanted to test ideas he turned to Jodl, to Göring, to von Manstein, to von Rundstedt and to Goderian or anyone else who suited his purpose. Speer has said that Hitler ‘claimed the total credit for the success of the [French] campaign: the plan for it, he said, came from himself’; for, according to what Hitler told his circle, he had read de Gaulle on motorized warfare ‘again and again’ and had learned a great deal from it (2). Keitel, Jodl, Schumundt and Scherff encouraged the dictator in his illusions and so he became ‘the greatest ‘Feldherr’ of all time’. But the Führer was generous to his generals – even to von Brauchitsch and Halder”” (pag 143) [(1) Von Brauchitsch said to Faber on 10.8.40: ‘I just cannot imagine how we are going to rewrite Field Service Regulations, or this war has shown how all our previously accepted principles and views have benne worthless’ (Faber du Faur, p. 253); (2) An increasingly uttered retort, used by the Führer to silence his military circle, was that ‘he’ had ‘studied’ Clausewitz, Schlieffen and all other authorities; Speer later doubted that Hitler really read, let alone reread or studied, any book on any subject; all he did was to borrow the drift or theme (that he sometimes got wrong and misquoted) to use it to support the course he had set himself. (cf. Spandau – The Secret Diaries’, p. 118)]”,”GERQ-095″
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime.”,”””Nato nel novembre 1893 in una capanna nel remoto villaggio di Kabana, nelle terre di confine tra Ucraina e Bielorussia, in una famiglia povera, ebreo-ortodossa, con cinque fratelli e una sorella che dormivano tutti nella stessa stanza, Lazar’, il più giovane, venne reclutato nel Partito da suo fratello nel 1911 e iniziò a fare l’ agitatore politico in Ucraina sotto l’ improbabile pseudonimo di “”Koserovic””. Lenin lo scelse vedendo in lui un leader emergente: aveva molte più doti di quanto potesse sembrare a prima vista. Questo “”operaio-intellettuale”” (si dedicava costantemente alla lettura dei libri della sua vasta biblioteca, studiando sui testi di storia scritti nel periodo zarista – senza trascurare i romanzi di Balzac e Dickens) era il cervello che stava dietro alla militarizzazione del Partito-Stato. Nel 1918, all’ età di ventiquattro anni, governò col terrore la città di Niznij-Novgorod. Nel 1919, chiese l’ instaurazione di un regime dittatoriale, insistendo con forza sul valore della disciplina militare del “”centralismo””. Nel 1924, scrivendo in un linguaggio chiaro ma con grande fanatismo, tracciò le basi di quello che sarebbe diventato l’ apparato dello “”stalinismo””.”” (pag 77) Molotov (“”Culo di ferro””) incontra Hitler: la politica del rischio calcolato e l’ illusione. (pag 334, capitolo 31) Stalin si congratulò con Molotov per come aveva saputo affrontare il Führer: “”E lui”” chiese “”come ha fatto ad accettare senza fiatare tutte le cose che gli hai detto?””. La risposa era che Hilter non le aveva accettate affatto: le ostinate mire di Molotov sui Balcani lo avevano convinto che Stalin avrebbe presto sfidato la sua egemonia in Europa. Superata l’ indecisione se attaccare o meno la Russia, ora il Führer accelerò i propri piani. Il 4 dicembre, l’ inizio dell’ Operazione Barbarossa venne fissato per il maggio ddel 1941.”” (pag 337)”,”STAS-047″
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime.”,”SEBAG MONTEFIORE Simon vive a Londra e insegna storia a Cambridge. Ha trascorso negli anni 1990 lungo tempo nell’ ex URSS e in particolare nel Caucaso, Ucraina e Asia centrale. Ha scritto una biografia sul principe Potemkin. Molotov incontra Hitler. La politica del rischio calcolato e l’ illusione. “”Stalin si congratulò con Molotov per come aveva saputo affrontare il Führer: “”E lui”” chiese “”come ha fatto ad accettare senza fiatare tutte le cose che gli hai detto?””. La risposta era che Hitler non le aveva accettate affatto: le ostinate mire di Molotov sui Balcani lo avevano convinto che Stalin avrebbe presto sfidato la sua egemonia in Europa. Superata l’ indecisione se attaccare o meno la Russia, ora il Führer accelerò i propri piani. Il 4 dicembre, l’ inizio dell’ Operazione Barbarossa venne fissato per il maggio del 1941″”. (pag 337) Panico a Mosca minacciata dalla Wehrmacht. “”Stalin era diventato “”un uomo piccolo, con il volto stanco e smunto (…) gli occhi avevano perduto la fermezza di un tempo e la voce mancava di sicurezza. Krusciov si spaventò nel vederlo “”tutto pelle e ossa””. (…) Il suo umore oscillava tra risolutezza spartana e strepiti isterici. Konev restò sorpreso di ricevere una telefonata durante la quale urlò: “”Il compagno Stalin non è un traditore. Il compagno Stalin è un uomo d’ onore: il suo unico errore è stato quello di fidarsi troppo dei generali di cavalleria””. (…) Stalin propose che l’ intero Politburo partisse quel giorno stesso ma, aggiunse a effetto, “”io partirò domani mattina””. (…) Zukov decise di mantenere la posizion; tuttavia riusciva a percepire il panico che regnava ai vertici. Era certo di poter salvare Mosca, disse a un redattore in visita, “”ma lo sono anche ‘loro’, laggiù?”” chiese, riferendosi a Stalin al Cremlino.”” (pag 386-387)”,”RUSS-183″
“SEBAG Lucien”,”Marxismo y estructuralismo.”,”La borghesia rivoluziona continuamente gli strumenti di produzione e con essi il modo di produzione e le condizioni sociali. “”Marx ha insistido en diversas ocasiones sobre la significación de este trastocamiento: “”La burguesía no puede existir sin revolucionar perpetuamente los instrumentos de produccíon; por consiguiente, el modo de produccíon y el congiunto de las condiciones sociales. Las clases industriales anteriores no podían existir, por el contrario, sino a condición de conservar intacto el antiguo modo de produccíon””.”” (pag 89)”,”TEOC-446″
“SEBAG Lucien”,”Mitologia e realtà sociale.”,”SEBAG Lucien si tolse la vita il 9 gennaio 1965 all’età di 31 anni. Di formazione marxista e collaboratore di Claude LEVI-STRAUSS, è anche l’autore di ‘Marxismo e strutturalismo’ (Feltrinelli, 1972) unica opera pubblicata in vita. Si considera l’iniziatore del ‘marxismo strutturalista’”,”TEOS-169″
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Young Stalin.”,” List of Illustrations, Stalin Family Tree, Maps, Introduction, List of Characters, Note, Prologue: The Bank Robbery, Epilogue: An Old Tyrant-in Remembrance of Things Past. Stalin’s Names, Nicknames, Bylines and Aliases, Acknowledgements, Source Notes, Select Bibliography, Photographs, Index, Simon Sebag Montefiore is a historian of Russia whose works have been published in twenty-seven languages. Stalin: The Court of the Red Tsar was awarded the History Book of the Year Prize at the 2004 British Book Awards. Potemkin: Catherine the Great’s Imperial Partner was short-listed for the Samuel Johnson, Duff Cooper and Marsh Biography prizes in Britain. A Fellow of the Royal Society of Literature, novelist and television presenter, Montefiore lives in London, with his wife, the novelist Santa Montefiore, and their two children.”,”STAS-012-FL”
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime.”,”Simon Sebag Montefiore vive a Londra e insegna Storia a Cambridge. Ha trascorso gran parte degli anni Novanta viaggiando nelle regioni dell’ex impero sovietico, in particolare nel Caucaso in Ucraina e nell’Asia Centrale. Accolto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna come “” il nuovo Beevor””, è autore di una biografia del principe Potemkin, e collabora con Sunday Times, New York Times e Spectator. Simon Sebag Montefiore is a historian of Russia whose works have been published in twenty-seven languages. Stalin: The Court of the Red Tsar was awarded the History Book of the Year Prize at the 2004 British Book Awards. Potemkin: Catherine the Great’s Imperial Partner was short-listed for the Samuel Johnson, Duff Cooper and Marsh Biography prizes in Britain. A Fellow of the Royal Society of Literature, novelist and television presenter, Montefiore lives in London, with his wife, the novelist Santa Montefiore, and their two children.”,”STAS-027-FL”
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Stalin. The Court of the Red Tsar.”,”Simon Sebag Montefiore vive a Londra e insegna Storia a Cambridge. Ha trascorso gran parte degli anni Novanta viaggiando nelle regioni dell’ex impero sovietico, in particolare nel Caucaso in Ucraina e nell’Asia Centrale. Accolto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna come “” il nuovo Beevor””, è autore di una biografia del principe Potemkin, e collabora con Sunday Times, New York Times e Spectator. Simon Sebag Montefiore is a historian of Russia whose works have been published in twenty-seven languages. Stalin: The Court of the Red Tsar was awarded the History Book of the Year Prize at the 2004 British Book Awards. Potemkin: Catherine the Great’s Imperial Partner was short-listed for the Samuel Johnson, Duff Cooper and Marsh Biography prizes in Britain. A Fellow of the Royal Society of Literature, novelist and television presenter, Montefiore lives in London, with his wife, the novelist Santa Montefiore, and their two children. Illustrations, Stalin’s Family Tree, Maps, Introduction and Acknowledgements, List of Characters, Prologue: The Holiday Dinner: 8 November 1932, Postscript, Source Notes, Select Bibliography, Index, a Note About the Author, A Note on the Type,”,”STAS-033-FL”
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Il giovane Stalin.”,”””Il 30 aprile – 13 maggio 1907 Plechanov, il padre del marxismo russo, dichiarò aperto il Congresso (V Congresso del Partito operaio socialdemocratico russo, POSDR, ndr) dopo che i delegati ebbero cantato un inno funebre in onore dei compagni caduti. Stalin osservò che Lenin se ne stava spesso seduto vicino a Gorkij, un uomo alto di una magrezza spettrale, dall’aria tormentata. (…) C’erano 302 delegati con diritto di voto, che rappresentavano 150.000 lavoratori; ma dopo i giorni gloriosi del 1905 il partito, polverizzato dalla repressione di Nicola II, attraversava un momento terribile. (…) L’intero partito si rimpiccioliva, ma in Georgia la disfatta bolscevica era stata tale che Stalin, Cchakaia e Saumjan avevano un volto soltanto consultivo, non deliberativo. «Chi è quello?» sembra che Stalin abbia chiesto a Saumjan quando un nuovo oratore salì sul podio. «Non lo conosci?» rispose Saumjan. «E’ il compagno Trockij (…)». Se Stalin aveva comandato le sue milizie a Ciatura, Trockij era stato il presidente del Soviet di San Pietroburgo. Scrittore spontaneamente brillante, di un’eloquenza abbagliante dalla tribuna, inconfondibilmente ebreo nell’accento e spudoratamente vanesio, Trockij, con la ricercata eleganza degli abiti e una capigliatura che i ciuffi accuratamente gonfiati facevano sembrare una criniera, possedeva tutto il fascino della celebrità di sinistra internazionale anni luce prima di Stalin. Malgrado fosse il figlio di un ricco agricoltore ebreo del remoto governatorato di Cherson, era di una smodata arroganza, e guardava ai georgiani come a dei bifolchi «di provincia». Lenin, che l’aveva soprannominato «la penna» per il suo virtuosismo di giornalista, adesso deplorava che Trockij si desse troppe arie. Stalin, i cui talenti restavano in ombra mentre Trockij scintillava alla ribalta, lo odiò a prima vista: Trockij era «un tipo attraente, ma inutile», scrisse una volta tornato a casa. Quanto a Trockij, si limitò a osservare sprezzantemente che Stalin «non parlò mai». Ed è vero che durante l’intero Congresso la voce di Stalin non si udì mai. Sapeva che i menscevichi, i quali l’odiavano per i suoi modi rozzi e le attività banditesche, gli stavano addosso, nel quadro della loro campagna per mettere al bando le rapine in banca e segnar dei punti contro Lenin. Quando questi propose di votare sui poteri dei delegati, Martov, il leader menscevico russo, incitato da Zordania, contestò i tre delegati senza diritto di voto deliberativo: Stalin, Cchakaia e Saumjan. «Non possono votare se non sappiamo di chi si sta parlando. Chi sono queste persone?» chiese Martov. «A dire la verità non lo so», fu la disinvolta risposta di Lenin, che aveva appena incontrato Stalin a Berlino. L’istanza di Martov fu respinta. «Noi protestiamo!» gridò Zordania, ma non servì a nulla. D’allora in avanti Stalin detestò Martov, il cui vero nome era Cederbaum, e che, come Trockij, era ebreo. (…) Lenin ebbe partita vinta al Congresso. Tra gli eletti al Comitato Centrale i bolscevichi superarono i menscevichi; e Lenin mantenne in piedi il suo «Centro bolscevico» segreto. «In quel momento», rifletté in seguito Stalin, «assistei al trionfo di Lenin»”” [Simon Sebag Montefiore, ‘Il giovane Stalin’, Longanesi, Milano, 2010] (pag 218-220) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”STAS-001-FGB” “SEBALD W.G.”,”Storia naturale della distruzione.”,”Le bombe su 131 città tedesche fecero complessivamente 600 mila morti e sette milioni di senzatetto. “”Uno scritto che dovetti leggere e rileggere più volte perché, sulle prime, non credevo ai miei occhi. La tesi ivi sostenuta era che, con la guerra aerea e la conseguente distruzione delle città, gli Alleati avrebbero perseguito l’ obiettivo di troncare le radici e il retaggio dei tedeschi, al fine di preparare quell’ invasione culturale – compresa l’ indistinta americanizzazione del paese – che in effetti si produsse poi nel dopoguerra. Questa strategia, deliberatamente perseguita – continua la lettera da Darmstadt -, sarebbe stata escogitata dagli ebrei che vivevano all’ estero, e ciò grazie alle particolari conoscenze in fatto di psiche umana, di culture e mentalità straniere da essi notoriamente acquisite durante i loro continui spostamenti””. (pag 99)”,”QMIS-091″ “SEBASTIANI Chiara”,”Pubblico impiego e ceti medi.”,”””L’ambiguità e l’evoluzione possibile, tendenziale, dei colletti bianchi – assumendo qui in senso più generale il mondo impiegatizio come settore rappresentativo di tutto il ceto medio – sono stati oggetto di una lunga serie di teorizzazioni. Così è accaduto in campo marxista a partire da Karl Kautsky e dalla sua polemica contro Eduard Bernstein, poi nella sociologia moderna (basti citare l’opera ormai classica di Charles Wright Mills: ‘Colletti bianchi. La classe media americana’, Torino, Einaudi, 1966), per finire con gli studi più recenti. E’ sintomatico, a questo proposito, tutto il dibattito suscitato dal ‘Saggio sulle classi sociali’ (Laterza, Bari, 1974) di Paolo Sylos Labini, in cui il punto cruciale è sempre la questione dei ceti medi e in particolare proprio la questione dei dipendenti pubblici”” (pag 27)”,”ITAS-002-FB” “SEBASTIANI Chiara”,”Pubblico impiego e ceti medi.”,”””L’ambiguità e l’evoluzione possibile, tendenziale, dei colletti bianchi – assumendo qui in senso più generale il mondo impiegatizio come settore rappresentativo di tutto il ceto medio – sono stati oggetto di una lunga serie di teorizzazioni. Così è accaduto in campo marxista a partire da Karl Kautsky e dalla sua polemica contro Eduard Bernstein, poi nella sociologia moderna (basti citare l’opera ormai classica di Charles Wright Mills: ‘Colletti bianchi. La classe media americana’, Torino, Einaudi, 1966), per finire con gli studi più recenti. E’ sintomatico, a questo proposito, tutto il dibattito suscitato dal ‘Saggio sulle classi sociali’ (Laterza, Bari, 1974) di Paolo Sylos Labini, in cui il punto cruciale è sempre la questione dei ceti medi e in particolare proprio la questione dei dipendenti pubblici”” (pag 27)”,”SIND-011-FV” “SEBESTA Lorenza”,”L’Europa indifesa. Sistema di sicurezza atlantico e caso italiano 1948-1955.”,”Lorenza Sebesta è nata a Trento nel 1959, ha seguito studi universitari e postuniversitari all’Università di Firenze e all’Institut d’Études politiques di Parigi.”,”EURQ-003-FL” “SEBESTIK Jan SOULEZ Antonia testi riuniti e presentati a cura; saggi di Jan SEBESTIK A.J. AYER Alberto COFFA Rudolf HALLER Brian McGUINNESS Joëlle PROUST Antonia SOULEZ Willard V. QUINE Francesco BARONE John M. VICKERS Rainer HEGSELMAN Alain BOYER Robin KINROSS Paul NEURATH Henk MULDER”,”Le cercle de Vienne. Doctrines et controverses.”,”Riedizione dell’ opera apparsa nel 1986 presso Meridiens Klincksieck Saggi di Jan SEBESTIK A.J. AYER Alberto COFFA Rudolf HALLER Brian McGUINNESS Joëlle PROUST Antonia SOULEZ Willard V. QUINE Francesco BARONE John M. VICKERS Rainer HEGSELMAN Alain BOYER Robin KINROSS Paul NEURATH Henk MULDER “”La posizione iniziale del Circolo di Vienna è ben quella del Tractatus di Wittgenstein, a condizione di considerare le proposizioni elementari di Wittgenstein come delle proposizioni di osservazione, solo che il Circolo non ha adottato la sua teoria del linguaggio-immagine. I membri del Circolo hanno insistito principalmente sui punti seguenti: primo, la filosofia è subordinata alla scienza . essa no poteva entrare in competizione con la scienza perché non c’era che il mondo della natura che prendeva interamente ed esclusivamente le scienze le cui teorie si fondavano sull’ osservazione – tutto quello che la filosofia poteva fare era di analizzare l’ informazione fornita dalla scienza, e può essere, per fare qualcosa di più positivo, ovvero affinare i concetti scientifici (funzionando, secondo i termini di Carnap, come una logica della scienza).(…)””. (pag 74)”,”FILx-329″ “SEBESTYEN Victor”,”Budapest 1956. La prima rivolta contro l’ impero sovietico. (Tit.orig.: Twelve Days. Revolution 1956)”,”SEBESTYEN Victor è nato a Budapest poco prima della rivoluzione del 1956. E’ stato corrispondente dalla Bosnia e dall’ Europa orientale per il ‘Times’ e il ‘New Statesman’. La scelta dei tempi: troppo poco e troppo tardi. “”Imre Nagy era in ritardo di un giorno sulla rivoluzione e i suoi sforzi di mettersi al passo stavano fallendo miseramente. Alle 11.18 del mattino annunciò il suo nuovo gabinetto, Ne uscirono alcuni esponenti della vecchia guardia: il giovane Hegedus, l’ incompetente Piros, e lo spietato Bata che aveva ordinato alle truppe ungheresi di sparare ai manifestanti. Furono sostituiti da travet di partito le cui facce erano meno note, ma che erano, comunque, allineati a Mosca e fedeli al Cremlino. Entrarono alcuni comunisti favorevoli alle riforme come, per esempio, il ministro della Cultura, il noto filosofo Gyorgy Lukacs. La notizia che nelle speranze di un ingenuo Nagy avrebbe dovuto mandare in visibilio la nazione era la nomina di quattro ministri non comunisti; due dei quali erano illustri personaggi del passato. Se uno di questi nomi fosse stato annunciato il primo giorno della rivoluzione, la gente avrebbe, magari, mostrato un certo interesse. Ma ormai era troppo poco e troppo tardi. Con 350 carri armati nelle strade di Budapest, oltre 325 ungheresi morti e 2200 già feriti nella battaglia contro i sovietici, la gente se ne infischiò di un rimpasto ministeriale o della nomina a ministro del Commercio estero di Jozsef Bognar, un ex socialdemocratico. Il nuovo governo era nato morto.”” (pag 177-178) Libro datoci da RC.”,”MUNx-038″ “SEBESTYEN Victor”,”Lenin. La vita e la rivoluzione.”,”Nel libro di Victor Sebestyen si parla della guardia del corpo di Lenin Rach’ja, bolscevico finlandese (ottobre 1917), che accompagna Lenin allo Smolni. (nel prologo, pag 17-18) Victor Sebestyen, nato a Budapest nel 1956, è giornalista, storico e scrittore; ha collaborato con alcune tra le più importanti testate in lingua inglese, tra cui il ‘New York Times’ e il ‘Times’, seguendo come corrispondente da Berlino e da Budapest la fine dell’URSS. Rizzoli ha pubblicato ‘Budapest 1956’ e ‘1946’.”,”LENS-292″ “SEBESTYEN Victor”,”Budapest 1956. La prima rivolta contro l’impero sovietico.”,”Victor Sebestyen è nato a Budapest poco prima della rivoluzione del 1956. É stato corrispondente dalla Bosnia e dall’Europa orientale per il ‘Times’ e il ‘New Statesman’, e editorialista per l’Evening Standard. Questo è il suo primo libro.”,”MUNx-011-FL” “SECCHIA Pietro; a cura di Enzo COLLOTTI”,”Archivio Pietro Secchia 1945-1973.”,”””Giorgio, per dimostrarmi che c’è in me qualcosa che non va, un certo spirito di opposizione, mi citò la lettera che io scrissi a lui a proposito del suo articolo su “”Rinascita”” Dieci anni dopo, dicendomi che L.L. non gli ha fatto leggere la lettera, ma gliel’ha mostrata e per avere io, disse lui, scritto una lunga lettera con molte citazioni, perdendo molto tempo, significava che ci tenevo a fare della polemica, a marcare il mio pensiero, ecc. Gli risposi che la lettera l’ avevo scritta di getto appena letto l’ articolo suo. (…)””. (pag 276-277) “”A Giorgio dissi anche che per me “”Rinascita”” è una cosa seria e l’ aver letto certi giudizi storici sulla resistenza in contrasto con quelli che noi abbiamo sempre dato mi aveva spinto a precisare il mio pensiero. Giorgio mi disse che i giudizi storici si possono modificare. (…)””. (pag 277) Relazione sul viaggio in Cina settembre-ottobre 1959 (pag 634-651) Nota sulla situazione giapponese ottobre 1960 (pag 652-660)”,”PCIx-007″ “SECCHIA Pietro”,”Le armi del fascismo 1921 – 1971.”,”SECCHIA nacque nel 1903 nei pressi di Vercelli. Si iscrisse al PSI nel 1919 e aderì al PCdI alla sua fondazione nel 1921. Arrestato nel 1925 fu condannato a 10 mesi di carcere. Nel 1928 venne eletto membro del CC del PCI. Arrestato nel 1931 e condannato a 18 anni di carcere, fu liberato solo nel 1943. Durante la resistenza fu Commissario generale delle ‘Brigate d’assalto Garibaldi’. VP del Senato e dell’ ANPI, tra i suoi scritti ricordiamo ”L’azione svolta dal PCI in Italia, 1926-1932″”, 1970 e ‘La Resistenza e gli alleati’, 1962 in collaborazione con F. FRASSATI.”,”ITAF-043″ “SECCHIA Pietro”,”Lotta antifascista e giovani generazioni.”,”Nel retrocopertina: nota biografica ed opere di SECCHIA”,”PCIx-020″ “SECCHIA Pietro MOSCATELLI Cino”,”Il Monte Rosa è sceso a Milano. La Resistenza nel Biellese nella Valsesia e nella Valdossola.”,”””Parliamo di ignoranza delle caratteristiche politiche militari della guerriglia partigiana beninteso in senso relativo, ché i tedeschi e non solo loro ponevano grande attenzione allo studio dei movimenti partigiani e alla loro tattica”” (pag 170)”,”ITAR-030″ “SECCHIA Pietro”,”La resistenza accusa, 1945-1973.”,”Pietro SECCHIA nacque nel 1903, nel biellese. Muratore, da giovane svolse lavoro manuale e milizia politica. In seguito lavorò in officina a Parigi e fece il decoratore a Vienna. Quindi il meccanico alla FIAT Diatto. Poi venne il carcere. Segretario della FGC di Biella nel 1921 1922, si recò come rappresentante dei giovani al V Congresso dell’ IC a Mosca. Nel 1926 a 23 anni è membro del CC del PCI. Arrestato a Torino nel 1931 dall’ OVRA fece molti anni di galera e di confino a Ponza e Ventotene. Libero nel 1943 diventò commissario generale delle Brigate Garibaldi e organizzò con LONGO la resistenza. Nel 1948 diventò vice segretario nazionale del Partito.”,”PCIx-114″ “SECCHIA Pietro”,”Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione, 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze.”,”La forza del partito. Le cifre delle nostre statistiche che indicano un totale di settantamila iscritti al partito solo nell’ Italia settentrionale sono incomplete e tutte antecedenti alla “”leva dell’ insurrezione””. (…) Al 25 luglio 1943 il nostro partito contava tra i cinque ed i seimila iscritti riuniti in gruppi e gruppetti, spesso slegati tra loro. (…) (pag 675) “”Natura degli iscritti al Partito. Gli iscritti sono quasi esclusivamente degli operai, e se questo fatto è una conferma indiscutibile che il nostro è il partito della classe operaia, è però anche un indice che non siamo ancora riusciti a fare breccia fra i ceti medi ed in particolare tra la piccola borghesia industriale. Nelle campagne c’è stato un discreto reclutamento tra i contadini lavoratori (…). (pag 676)”,”ITAR-065″ “SECCHIA Pietro, a cura di Ambrogio DONINI”,”Chi sono i comunisti. Partito e masse nella vita nazionale (1948-1970).”,”Biografia G.M. SERRATI (pag 153) Lettera Lenin a Serrati. “”Il generale Cadorna per esempio sostiene che la Resistenza fu un movimento ‘legittimista’ sorto per decisione del governo monarchico e degli alleati. “”La grande maggioranza di quei caduti””, scrive Cadorna, “”dava la vita non per creare in Italia un nuovo regime di libertà, ma dava la vita in nome degli ideali tradizionali: dio, patria, famiglia.””””. (pag 213) Federazione giovanile. “”Tra i motivi che spiegano la combattività, la capacità di resistenza e di lotta del PCI va messo, e non certo tra i secondari, quello di essere un partito di giovani. Visto sotto questo aspetto, anche il dibattito insorto nel 1927 – ’28 tra la segreteria della Federazione giovanile comunista e la direzione del partito (nel periodo in cui in essa aveva parte importante A. Tasca) acquista un valore assai maggiore di quello che può trasparire dalle archeologiche lettere tratte dai fondi di archivio””. (pag 272)”,”PCIx-205″ “SECCHIA Pietro”,”Capitalismo e classe operaia nel centro laniero d’ Italia.”,”””Il Rigola esclude in modo assoluto che abbiano agito su quei movimenti influenze direttamente politiche, ad esempio la propaganda socialista dell’ Internazionale in Italia. Ritengo alquanto azzardata una esclusione così recisa, non soltanto perché in un rapporto del 1° marzo 1872 dell’ internazionalista Regis a Federico Engels si parla di una sezione dell’ Internazionale costituita a Biella assieme ad altre a Pinerolo, Alba e Sampierdarena; ma perché a quell’ epoca esisteva un’ importante sezione dell’ Internazionale a Torino, città con la quale i lavoratori biellesi avevano frequenti contatti diretti. A Torino si pubblicavano giornali operai tra i quali Il Proletario Italiano (portavoce dell’ Internazionale), che dovevano pur giungere, sia pure con diffusione limitata, anche nel Biellese. Già si è visto come gli operai biellesi, per mezzo della loro emigrazione temporanea e stagionale, specialmente in Francia e in Svizzera, fossero venuti a contatto con le associazioni e le lotte del proletariato dell’ epoca. La Comune di Parigi del 1871 in particolar modo aveva avuto larga eco anche in Italia e specialmente in Piemonte””. (pag 110)”,”MITT-232″ “SECCHIA Pietro FRASSATI Filippo”,”Storia della Resistenza. La guerra di liberazione in Italia 1943-1945. Volume I.”,”Roma. La capitolazione. “”Dicevano che i nazisti stavano ormai arrivando e che la lotta era già finita. Erano notizie false dovute in parte allo stato di confusione in cui i generali fuggiti avevano abbandonato l’esercito. Comunque, era chiaro che bisognava dare un nuovo corso alla nostra opposizione antifascista. la sera scendeva lenta in una atmosfera di timore e di incertezza. Ci ritrovammo nelal grande sala del Credito fondiario sardo, fra il Traforo e via del Tritone, dove aveva l’ufficio Stefano Siglienti…Dalel finestre che davano sul palazzo del ‘Messaggero’ entravano bagliori di colpi sparati per le vie del centro. S’udivano lontano colpi secchi d’arma da fuoco e, più vicino, il gracchiare di una mitragliatrice. Rammento d’avere visto piccoli frammenti di intonaco cadere sulla giacca di Ugo La Malfa. Ma noi non pensavamo troppo a quello che ci accadeva intorno in quel momento. Pensavamo piuttosto a quello che avremmo fatto nei giorni che sarebbero seguiti. E decidemmo di riorganizzarci per la lotta clandestina. Sarebbe durata ancora nove mesi.”” (pag 124) “”L’11 settembre il generale Calvi di Bergolo assunse formalmente il comando della città aperta. Ma il vero comandante era il generale Rainer Stahel che, subito dopo la capitolazione, emanò un proclama per imporre il disarmo di tutte le forze italiane, compresa la divisione Piave, la quale, secondo i termini del patto, avrebbe dovuto restare a disposizione di Calvi per il mantenimento dell’ ordine pubblico. Contemporaneamente veniva pubblicata un’ordinanza di Kesserling dove si avvertiva che “”il territorio d’Italia a me sottoposto è dichiarato territorio di guerra. In esso sono valide le leggi tedesche di guerra””. (pag 127-128) L’unico generale che non voleva capitolare era la “”testa dura””, il generale Carboni (pag 126)”,”ITAR-104″ “SECCHIA Pietro FRASSATI Filippo”,”Storia della Resistenza. La guerra di liberazione in Italia 1943-1945. Volume II.”,”La Chiesa cattolica e il nazismo. “”Alcuni anni prima uno scrittore cattolico, Igino Giordani, per definire la condotta dei “”quattro quinti”” dei suoi correligionari, “”i quali nei confronti del fascismo non facevano che lavarsi le mani che perciò eran sempre più lorde””, s’era servito d’un efficace paragone: “”Cristo non fu crocefisso perché Giuda lo tradì, – aveva scritto – , ma fu crocefisso perché Pilato se ne lavò le mani””. Parole che potevano sembrare applicabili anche all’allocuzione papale, rivolta alle due parti belligeranti con una imparzialità chiaramente ostentata come per sottolineare l’atteggiamento neutrale della Santa sede. Senonché pilatesco non era mai stato l’atteggiamento di Pio XII nei confronti del nazifascismo; gli aveva anzi compiuto la sua scelta con estrema chiarezza, e vi si era attenuto senza ripensamenti anche quando la criminalità hitleriana aveva riempito d’orrore tutto il mondo civile, anche quandfo la brutale oppressione tedesca s’era estesa sino a Roma. Nell’agosto 1943 l’ambasciatore tedesco presso la Santa sede, E. von Weizsäcker, riferiva in un suo rapporto che il card. Maglione, segretario di Stato, aveva trasmesso al governo italiano una nota in cui si asseriva che “”l’esercito tedesco è il solo baluardo contro il bolscevismo; se questo crolla, la civiltà europea è segnata””. E l’ambasciatore di Hitler aggiungeva: “”Ho continue prove che la politica angloamericana irrita estremamente il Vaticano, il quale ne considera i rappresentanti come i promotori del bolscevismo…””. In un rapporto successivo, il diplomatico tedesco confermava: “”Tutto ciò che serve alla lotta contro il bolscevismo viene salutato con favore dalla Curia. Essa detesta l’alleanza degli angloamericani con la Russia, la considera una prova di stupida ostinazione che non può non prolungare la guerra…””””. (pag 614)”,”ITAR-105″ “[SECCHIA Pietro, collaborazione di Ciro MOSCATELLI]”,”La lotta della Gioventù Proletaria contro il Fascismo.”,”Volume realizzato a Parigi nel giugno 1930 dall’allora segretario della Federazione giovanile comunista Pietro Secchia con la collaborazione di Cino Moscatelli (autore dei disegni), stampato a Berlino nell’agosto successivo presso le edizioni dell’Internazionale giovanile comunista senza indicazione degli autori e diffuso clandestinamente in Italia.”,”PCIx-277″ “SECCHIA Pietro (Botte)”,”L’insurrezione del Nord. Rapporto tenuto ai quadri dell’organizzazione di Roma il 24 giugno 1945.”,”SECCHIA Pietro”,”PCIx-283″ “SECCHIA Pietro”,”I comunisti e l’insurrezione, 1943-1945.”,”Contiene il capitolo: “”‘Sinistrismo’: maschera della Gestapo’ (da ‘La nostra lotta’, dicembre 1943) Calunnie Pci contro i giornali Prometeo e Stella rossa, giornali trotskisti e bordighiani (pag 76-83)”,”PCIx-285″ “SECCHIA Pietro”,”L’archivio Tasca sul Pci: appunti e ricordi.”,”SECCHIA Pietro Tesi Berti su elezioni 1921 e Arditi del popolo (pag 112-113) “”In rapporto al problema del partito, un’ultima osservazione sulle elezioni del 1921 e sugli Arditi del popolo, tema che è stato ripreso anche nella recente ‘Storia del PCI’ di Paolo Spriano, con la stessa impostazione del compagno Berti. Questi sostiene infatti che Gramsci ha in un suo scritto, messo in luce come i risultati delle elezioni politiche del 1921 avessero scoraggiato non pochi compagni, e come anche a Mosca ci si attendesse tutt’altri risultati elettorali: “”Molti insomma, erano quelli che speravano che nel corpo elettorale, la proporzione tra socialisti e comunisti sarebbe stata spostata a favore di questi ultimi. Accadde invece clamorosamente il contrario”” (p. 111). E’ sintomatico che, pur non tacendo sull’ondata di reazione che già s’era scatenata in Italia, né Berti, né Spriano sottolineino che quella reazione si abbatteva soprattutto sul Partito comunista (…)”” (pag 112) Proposta di risoluzione di Tasca al momento delle leggi eccezionali di sciogliere formalmente il Pci analogamente da quanto fatto dal Psi, risoluzione subito annullata. (pag 119). Errore averlo poi fatto entrare nell’Ufficio politico e averlo mandato a rappresentare il PCI nel massimo organo dirigente dell’IC. (pag 119)”,”PCIx-363″ “SECCHIA Pietro”,”La resistenza accusa, 1945-1973.”,”Pietro SECCHIA nacque nel 1903, nel biellese. Muratore, da giovane svolse lavoro manuale e milizia politica. In seguito lavorò in officina a Parigi e fece il decoratore a Vienna. Quindi il meccanico alla FIAT Diatto. Poi venne il carcere. Segretario della FGC di Biella nel 1921 1922, si recò come rappresentante dei giovani al V Congresso dell’ IC a Mosca. Nel 1926 a 23 anni è membro del CC del PCI. Arrestato a Torino nel 1931 dall’ OVRA fece molti anni di galera e di confino a Ponza e Ventotene. Libero nel 1943 diventò commissario generale delle Brigate Garibaldi e organizzò con LONGO la resistenza. Nel 1948 diventò vice segretario nazionale del Partito.”,”ITAR-026-FV” “SECCHIA Pietro”,”L’azione svolta dal partito comunista in Italia durante il fascismo, 1926-1932. Ricordi, documenti inediti e testimonianze. Annali, anno Undicesimo, 1969.”,”””Una lettera di Lenin dopo l’attentato di F. Adler. La polemica condotta in modo aspro ed inesorabile continuerà per mesi. Ancora nello ‘Stato operaio’, n. 6, del giugno 1932, si riportava un giudizio di Lenin sull’attentato di Fritz Adler del 1916: «Per ciò che riguarda il giudizio politico dell’atto, rimaniamo naturalmente alla nostra vecchia convinzione, confermata da una esperienza di decenni, che gli atti individuali di terrorismo sono mezzi ‘inadeguati’ di lotta politica. “”Killing is no murder”” (38) scriveva la nostra vecchia Iskra a proposito degli attentati: noi non siamo ‘affatto contro’ l’assassinio politico (è semplicemente abietto e servile ciò che scrivono gli opportunisti, il ‘Vorwärts’ e la ‘Arbeiter Zeitung’ di Vienna in questo senso) ma come tattica rivoluzionaria gli attentati individuali sono inopportuni e dannosi. Solo il movimento di massa può essere considerato come effettiva lotta politica. Solo in connessione diretta, immediata con il movimento delle masse anche il terrorismo individuale può e deve essere di utilità. In Russia i terroristi (contro i quali noi avevamo sempre combattuto) avevano fatto parecchi attentati individuali, ma nel dicembre 1905, quando si giunse finalmente al movimento delle masse alla insurrezione, allora quando effettivamente occorreva aiutare la ‘massa’ nell’impiego della violenza, allora i terroristi furono ‘assenti’. Questo è l’errore dei terroristi. (…) Sarebbe molto bene se si trovasse qualche gruppo di sinistra che pubblicasse in Vienna un manifestino e in esso spiegasse agli operai il proprio punto di vista: stigmatizzasse nel modo più aspro il servilismo della ‘Arbeiter Zeitung’ di Vienna e giustificasse moralmente l’atto di Adler (“”Killing is no murder””), ma come insegnamento per gli operai dicesse: nessun terrorismo, ma lavoro sistematico, ininterrotto, fatto con spirito di sacrificio, di propaganda, di agitazione rivoluzionaria, e così via, ‘contro’ il servile partito opportunista, ‘contro’ gli imperialisti, ‘contro’ il proprio governo, ‘contro’ la guerra, ciò è necessario”” tutte le sottolineature sono nel testo. Quale differenza tra le misurate e pesate parole di Lenin, il suo giudizio politicamente corretto, la sua preoccupazione di giustificare moralmente l’atto di Adler e le esasperazioni polemiche cui si lasciava andare un redattore dello Stato operaio in una nota sullo stesso numero della rivista (…)”” (pag 435-436) [(38) “”Uccidere non è un delitto””; (39) Lettera scritta da Lenin e spedita da Zurigo a Vienna ad un indirizzo rimasto ignoto, dopo l’attentato di Federico Adler che il 21 ottobre 1916, per protestare contro la guerra, uccise il presidente del Consiglio dei ministri austriaco, contro Stürgk. La lettera di Lenin inizia con: Caro amico, termina con: i migliori saluti e porta la data del 25 ottobre 1916. Pubblicata da ‘Stato operaio’, a. VI, n. 6, giugno 1922] [Pietro Secchia, ‘L’azione svolta dal partito comunista in Italia durante il fascismo, 1926-1932. Ricordi, documenti inediti e testimonianze. Annali, anno Undicesimo, 1969’, Feltrinelli, Milano, 1973 2. ed.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ANNx-037″
“SECCHIA Pietro MOSCATELLI Cino”,”Il Monte Rosa è sceso a Milano. La Resistenza nel Biellese nella Valsesia e nella Valdossola.”,”””Parliamo di ignoranza delle caratteristiche politiche militari della guerriglia partigiana beninteso in senso relativo, ché i tedeschi e non solo loro ponevano grande attenzione allo studio dei movimenti partigiani e alla loro tattica”” (pag 170)”,”ITAR-007-FSD”
“SECCHIA Pietro”,”Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione, 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze.”,”Lo sciopero di Genova. Rapporto da Genova 3 febbraio 1944. Verbale della riunione del comitato federale di Genova, 8 febbraio 1944. Lo sciopero di Milano. Estratto da una relazione di lecco, 19 dicembre 1943 (…) (pag 222-239)”,”ANNx-002-FGB”
“SECCHIA Pietro”,”Aldo dice: 26×1. Cronistoria del 25 aprile 1945.”,”Pietro Secchia è anto nel 1903 a Occhieppo Superiore (Vercelli). Si iscrisse al partito socialista nel 1919 e aderì al partito comunista fin dalla sua fondazione nel 1921. Arrestato una prima volta nel 1925, fu condannato a dieci mesi di carcere. Nel 1928 viene eletto membro del comitato centrale del PCI. Arrestato nel 1931 e condannato a 18 anni di carcere, fu liberato solo nell’agosto 1943. Durante la Resistenza fu Commissario generale delle brigate d’assalto “”Garibaldi””. Attualmente (1963) è vicepresidente del gruppo comunista al Senato e vicepresidente dell’ANPI. Autore di numerosi studi tra cui ‘La Resistenza e gli Alleati’ scritto in collaborazione con Filippo Frassati.”,”PCIx-009-FSD”
“SECCHIA Pietro”,”Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione, 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze.”,”Dono di Mario Caprini La forza del partito. Le cifre delle nostre statistiche che indicano un totale di settantamila iscritti al partito solo nell’ Italia settentrionale sono incomplete e tutte antecedenti alla “”leva dell’ insurrezione””. (…) Al 25 luglio 1943 il nostro partito contava tra i cinque ed i seimila iscritti riuniti in gruppi e gruppetti, spesso slegati tra loro. (…) (pag 675) “”Natura degli iscritti al Partito. Gli iscritti sono quasi esclusivamente degli operai, e se questo fatto è una conferma indiscutibile che il nostro è il partito della classe operaia, è però anche un indice che non siamo ancora riusciti a fare breccia fra i ceti medi ed in particolare tra la piccola borghesia industriale. Nelle campagne c’è stato un discreto reclutamento tra i contadini lavoratori (…). (pag 676)”,”ANNx-039″
“SECCHI-TARUGI Luisa a cura”,”Francesco Petrarca. L’opera latina: tradizione e fortuna. Atti del XVI Convegno internazionale (Chianciano-Pienza, 19-22 luglio 2004).”,”””Cercato o sempre solitaria vita (le rive il sanno, et le campagne e i boschi) per fuggir questi ingegni sordi et loschi, che la strada del cielo ànno smarrita”” (F. Petrarca, Canzoniere, 259, début) (pag 461) in apertura saggio di F. Rouget (convegno su Francesco Petrarca, 2004, a cura di Secchi-Tarugi)”,”STOx-022-FSD”
“SECCIA Giorgio”,”Gli innovatori delle tattiche tedesche nella grande guerra: Lossberg, Hutier, Bruchmüller, Hoffmann.”,”””La tattica deve essere flessibile, guai a seguire un modello preordinato e immodificabile, senza tener conto delle difficoltà specifiche, relative allo svolgimento del conflitto”” (Sun Tzu, L’arte della guerra) (in apertura) Nel servizio fotografico finale: immagini della rivoluzione russa e delle trattative di Brest Litovsk (pag 142-146) Il patriarca ortodosso russo benedice il personale femminile destinato a far parte degli “”squadroni della morte”” (foto pag 71) “”La notorietà di Bruchmüller supera i ristretti ambiti dell’armata e suscita l’attenzione del massimo militare e politico del fronte orientale, il generale Max Hoffmann di cui ci occupiamo nel successivo capitolo, che in proposito dice: “”Considero Bruckmüller a suo modo un genio. Aveva un dono che che non ho mai visto posseduto da nessun altro ufficiale di artiglieria, di sapere, come per istinto, l’esatto quantitativo di munizioni necessarie per investire ogni singola posizione così da renderla pronta ad essere presa d’assalto. Le stesse truppe avevano notato che un attacco preparato dall’artiglieria comandata da Bruchmüller era sicuro e quindi avanzavano pienamente fiduciosi del successo di qualsiasi impresa fosse stata preparata da Bruchmüller e dai suoi collaboratori”” (88). L’industria militare tedesca, intanto, ha messo a disposizione dell’esercito nuovi mezzi di offesa. L’arma chimica, prima di tutte. Gas velenosi di vario tipo, lacrimogeni, asfissianti, vescicanti, vengono espulsi da recipienti a pressione e col favore del vento spinti vero le linee nemiche oppure caricati in proietti, sono lanciati direttamente sull’obiettivo o nelle immediate vicinanze. A Bruchmüller questa possibilità non sfugge (…). Attraverso l’esperienza maturata nel corso degli eventi bellici dei primi anni di guerra al fronte orientale e con il contributo dei suoi collaboratori, Bruchmüller unisce ai cardini tattici, neutralizzazione e centralità di comando, su cui imposta ogni azione dell’artiglieria, ulteriori concetti quali la preparazione del campo di battaglia, il coordinamento con la fanteria, il fattore sorpresa e la pianificazione del tiro. Fino a quel momento il criterio di impiego delle artiglierie, tiro di distruzione e di neutralizzazione, era finalizzato al risultato che si voleva conseguire. Il tiro di distruzione aveva lo scopo di smantellare completamente le difese accessorie del nomico e quindi di costringerle a ritirarsi o ad essere sopraffatte. Con il tiro di neutralizzazione si puntava a paralizzare la capacità di contrasto del nemico solo temporaneamente, giusto quanto necessario alle proprie forze per portare a termine l’azione prevista. Bruchmüller privilegia quest’ultimo criterio. Egli infatti stima controproducente un impiego dell’artiglieria massivo e di lunga durata che causa un consumo di munizioni e una usura dei pezzi, eccessivi rispetto ai risultati conseguibili. (…) Bruchmüller quindi insiste per una preparazione breve, limitata nel tempo, ma violenta ed intensa, l’unico modo per ottenere lo stordimento dei difensori al momento in cui vengono attaccati. Ai bombardamenti che sul fronte occidentale si prolungano per settimane intere, Bruchmüller contrappone una preparazione variabile dalle due ore e mezza alle sette (…)”” (pag 80-81)”,”QMIP-206″
“SECENOV Ivan Michajlovic, a cura di Raffaello MISITI”,”I riflessi del cervello.”,”Ivan Michajlovic Secenov (1829-1905), considerato il padre della fisiologia russa, studiò in Germania assieme ai grandi fisiologi dell’epoca come Helmholtz, Ludwig e Du Bois-Reymond. Tornato in Russia scrisse nel 1863 i Riflessi del cervello in cui si rispecchiano le tesi del materialismo tedesco ottocentesco. L’opera divenne presto, per la sua polemica contro le concezioni spiritualistiche e reazionarie dell’uomo, il manifesto dei circoli progressisti della Russia contemporanea e il bersaglio della censura zarista.”,”SCIx-006-FAP”
“SECHER Reynald BREGEON Jean-Joël, a cura; testo di Gracchus BABEUF”,”La guerre de la Vandée et le système de dépopulation.”,”SECHER (1955) dottore di stato, laureato dell’ Academie Francaise, è autore di due opere sulla Vandea. BREGEON (1946) professore di storia è autore di un libro su Carrier e il territorio di Nantes. “”Ma è ancora molto meglio consultare Philippeaux, per riconoscere tutta una serie di odiose pratiche osservate per fare massacrare le nostre falangi da quelle ribelli, prima della decisione di far massacrare le forze ribelli da parte delle nostre. Philippeaux ci dirà che la guerra di Vandea era diventata ogni giorno per lui un labirinto di misteri e di giochi di prestigio, che doveva i suoi sviluppi e la sua durata ad una cospirazione manifesta, i cui attori hanno goduto di una grande potenza, poiché hanno associato anche il governo ai loro orribili successi””. (pag 126-127, Babeuf)”,”FRAR-315″
“SECHI Salvatore”,”Movimento operaio e storiografia marxista. Rassegne e note critiche.”,”Appendice: Il problema storico della rivoluzione in PISACANE; Delio CANTIMORI e la storiografia marxista in Italia. Salvatore SECHI, tra gli storici giovani profondamente influenzati dalle vicende sociali e politiche degli anni 1960, è tra quelli che ha stabilito un rapporto critico ma senza un distacco definitivo con la storiografia marxista (o comunista). Nato nel 1939, SECHI ha studiato presso la Fondazione Einaudi e il St. Antony’s College di Oxford. Docente di storia contemporanea nelle Univ di Bologna e di Venezia, è autore di ‘Dopoguerra e fascismo in Sardegna’ (Torino, 1972) e di un volume sul Cile.”,”MITC-008 ITAF-035″
“SECHI Salvatore”,”La pelle di zigrino. Storia e politica del PCI.”,”Lenin questione rivoluzione in Europa (pag 22) “”Ciò è molto chiaro nel paragone tra Russia e Germania. “”E la storia … ha seguito un cammino così originale che ha generato nel 1918 le due metà separate del socialismo, l’ una accanto all’ altra, proprio come due futuri pulcini sotto l’ unica chioccia dell’ imperialismo internazionale. La Germania e la Russia incarnano nel 1918, nel modo più evidente, la realizzazione materiale, da una parte delle condizioni economiche, produttive e sociali, e dall’ altra, delle condizioni politiche del socialismo””. (pag 34, Lenin, vol 32 pag 314)”,”PCIx-182″
“SECHI Salvatore”,”Compagno cittadino. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata.”,”SECHI Salvatore è nato a Nulvi (SS) e ha studiato a Torino, Oxford, Washington e Berkeley. Ha insegnato storia contemporanea nelle università di Venezia, Bologna e Ferrara dove attualmente fa parte della Facoltà di Lettere e Filosofia. E stato direttore dell’ Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Si è occupato di storia del fascismo e di storia post-coloniale. Sta scrivendo un libro sulla struttura armata e clandestina del PCI nell’ Italia repubblicana. L’apparato militare del PCI. (pag 271) “”Quello della Volante rossa è rimasto un’ eccezione documentata e rivendicata, grazie ad almeno una serie di circostanze. Anzitutto, il dominio quasi incontrastato che gli operai esercitano nelle fabbriche; la neutralizzazione della polizia ausiliaria (composta prevalentemente di partigiani) e lo stato di atomizzazione dell’ esercito. Va, però, aggiunto che alla testa della Federazione di Milano c’è un leader della “”sinistra”” come Giuseppe Alberganti e uomini come Pietro Vergani e Alessio “”Nino”” Lamprati. Tuttavia, anche di fronte all’ atteggiamento di ripulsa – comprensione avuto verso la Volante, occorre chiedersi come mai il PCI “”lasciasse circolare nelle sue file, questa illusione (sulla possibilità di una ‘seconda ondata’ rivoluzionaria in Italia), con un atteggiamento, che, in seguito, Togliatti avrebbe definito come ‘doppiezza’, ovviamente attribuendola non a sé ma ad altri””. Si può rispondere con una domanda: un partito che si chiama comunista, è vissuto nella clandestinità, ha acquistato dimensioni di massa nella lotta armata, ha per obiettivo il socialismo o la “”democrazia avanzata”” può lasciare credere di essere diventato una copia di ciò che più combatteva e anzi disprezzava, cioè una forza riformista o democratico-borghese, come si diceva allora?””. (pag 274-275)”,”PCIx-310″
“SECHI Salvatore MERLI Stefano”,”Dimenticare Livorno. Sul partito unico dei lavoratori (1944-1947). ‘Partito nuovo e partito unico fino al V Congresso del Pci (S. Sechi); ‘La costituente socialista. Temi e strategie al XXIV congresso del Psiup (S. Merli).”,”Il dibattito nel Pci e Psiup (Psi) sulla proposta di unificazione dei due partiti ‘Lo spirito di scissione, introdotto da Lenin nel 1919, ha spaccato l’unità del movimento operaio. Il Italia è stato chiamato “”livornismo””, dal nome di Livorno, la città in cui, nel 1921, socialisti e comunisti consumarono una separazione che dura tuttora. Ne sono nate due organizzazioni, due tradizioni, due immaginari collettivi e due sub-culture non solo diverse, ma contrapposte e concorrenti. Si può parlare di una condanna storica irreversibile? ….”” (4° di copertina) Stefano Merli, titolare della cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Venezia. Ha diretto ‘Rivista storica del socialismo’ e ‘Classe’. Salvatore Sechi, titolare della cattedra di Storia dei partiti e dei movimenti politici nella Facoltà di Magistero dell’Università di Ferrara. Collabora a ‘Mondoperaio’ e ‘Corriere della Sera’. (1985) “”Dal partito di lotta occorre fare il salto verso il partito di governo: «Partito nuovo – dice Togliatti – è il partito della classe operaia e del popolo il quale non si limita più soltanto alla critica e alla propaganda, ma interviene nella vita del paese con un’attività positiva e costruttiva, la quale, incominciando dalla cellula di fabbrica e di villaggio, deve arrivare fino al Comitato centrale, fino agli uomini che deleghiamo a rappresentare la classe operaia e il partito nel governo» (68). E’ Luigi Longo a dare un volto a questa esigenza. Nella relazione con cui apre il V congresso propone di «cancellare l’obbrobrio di Livorno» (come si esprimono alcuni operai comunisti torinesi). Si dà così seguito alla risoluzione della Direzione del PCI, presa il 10 luglio 1945, e ad una decisione «fusionista» assunta il 29 luglio dalla maggioranza del PSIUP su proposta di Pertini, Morandi, Cacciatore ecc.. Essa afferma che «sulla base dei due grandi partiti classisti deve sorgere al più presto possibile, il partito unico della classe lavoratrice». Nei giorni successivi, come ha documentato Stefano Merli (69), ci sarà una generale marcia indietro. Comincia Sandro Pertini. In un’intervista a «L’Epoca», rifiuta l’etichetta di fusionista e respinge l’intenzione attribuitagli di voler chiudere «al più presto il capitolo della scissione di Livorno». Di fronte a questa situazione Luigi Longo ritiene necessario, al V congresso del PCI, formulare proposte concrete (70). Il modello del partito unico deve essere il Labour Party inglese oppure il partito operaio belga. Esso è costituito da una federazione di partiti, di organizzazioni operaie, sindacali, economiche ecc.: «Dentro l’organizzazione laburista – nota Longo – ogni organizzazione mantiene la propria autonomia. Questa varietà ed elasticità organizzativa permise al laburismo di passare attraverso gli scogli della prima guerra mondiale senza uscirne disfatto, malgrado le divergenze che esistevano proprio sulla questione della guerra». Longo prevede un’obiezione, e cioè che sia impossibile realizzare in Italia qualcosa di analogo o di molto vicino, dal punto di vista organizzativo, alla struttura del laburismo inglese. Si chiede perché e così risponde: «Con il patto di unità d’azione col partito socialista noi abbiamo già realizzato qualcosa di simile, sia pure su scala e con portata molto più limitata». La fusione deve avvenire con tutto il partito socialista, compresi quei sinceri militanti socialisti che finora si sono dimostrati prevenuti verso il PCI. Ma il discorso, per la verità, è rivolto anche «a quei nostri compagni comunisti che, per un esagerato malinteso patriottismo di partito, considerano come un affronto ogni successo, ogni progresso del partito fratello»”” (pag 40-41) [(68) P. Togliatti, ‘Che cosa è il partito nuovo’, ‘Rinascita’, ottobre-dicembre 1944, p. 25; (69) S. Merli, ‘Il partito nuovo di Basso’, Venezia 1981, e ora F. Taddei, ‘Il socialismo italiano del dopoguerra’, Milano, 1984; (70) L. Longo, ‘Per la creazione del partito unico della classe operaia e dei lavoratori’, Roma, 1946. Una sintesi, in funzione di pressione sul PSIUP, costituisce l’editoriale, sempre di Longo, ‘Per un partito unico della classe operaia’, ‘L’Unità’, 23 dicembre 1945] (pag 40-41)”,”PCIx-429″
“SECHI Salvatore”,”L’apparato para-militare del PCI e lo spionaggio del KGB sulle nostre imprese. Una storia di omissis.”,”Salvatore Sechi è docente e ricercatore di Storia contemporanea nelle Università di Berkeley, Bologna, Ferrara, Montreal ecc. E’ stato direttore dell’Istituto italiano di cultura di San Francisco e consulente delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul terrorismo e sulla mafia. Ha curato i volumi ‘Le vene aperte del delitto Moro’ (2009), ‘Compagno cittadino. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata’ (2006), ‘La trattativa Stato-mafia sul carcere duro. I governi Andreotti e Amato: tra riforme eversive e cedimento’ (2016) “”I servizi della Repubblica Federale Tedesca ebbero accesso, per primi, ai documenti dei loro predecessori, la Stasi. La gestione dei lavori e della memoria fu affidata a Marianne Birhler, porta-voce dei Verdi presso la Camera del Popolo”” (47) (pag 26) (47) Bisognerebbe verificare quanto se ne è tenuto conto nelle audizioni presso la Commissione Moro. Intanto si veda il saggio di Gianluca Falanga, ‘Spie dell’ Est. L’Italia nelle carte segrete della Stasi’, Carocci, Roma, 2014. Per avere lavorato negli archivi segreti della Stasi sa che cosa sia stato ‘Il Ministero della Paranoia’, Carocci, Roma, 2012. “”3. Intorno alla metà degli anni Cinquanta del XX secolo, il Dipartimento di Stato (insieme al servizio segreto degli Stati Uniti) aveva manifestato il sospetto dell’appartenenza al Kgb del responsabile di un’agenzia parlamentare, Francesco De Lisi e di un funzionario (allora) del parlamento il dott. Antonio Maccanico. Quest’ultimo era destinato ad incarichi di grande importanza (dalla direzione di industria di stato strategiche alla segreteria della Presidenza della Repubblica fino alla testa di un ministero). Il documento, intitolato ‘Study on Gronchi’, richiamava l’attenzione su un gruppo di alti ufficiali, indicati nominativamente. Operavano in stretto contatto col neo-Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi ed erano dai servizi Usa accusati di avere contatti col Kgb. 4. Il servizio segreto degli Stati Uniti, di concerto con quello italiano e inglese, ha redatto una lista di dirigenti del Pci considerati agenti del Kgb”” (pag 87)”,”PCIx-450″
“SECHI Salvatore”,”«Rinascita» e il liberalismo: la sindrome del 99,76%. Liberalismo e democrazia nelle riviste politiche e culturali italiane del secondo dopoguerra (1944-1948).”,”Mandare in soffitta Cavour. Rapporto fascismo-democrazia. ‘L’apprezzamento altamente positivo di Gramsci e Togliatti nei confronti de lliberalismo venne ripudiato da Amadeo Bordiga. A nome del gruppo dirigente del PCdI, anticipò una tesi che sarebbe stata sviluppata successivamente da Stalin e dal V Congresso del Comintern sulla linea di continuità tra borghesia liberale e fascismo: ‘I rapporti di forze economiche sociali e politiche che si verificano nella formazone dell’attuale regime statale autorizzano a definire questo come un regime compiutamente borghese, liberale, democratico… Nel fascismo e nella generale controffensiva borghese odierna non vediamo un mutamento di rotta della politica dello stato italiano, ma la continuazione del metodo applicato prima e dopo la guerra dalla democrazia”” (4)’ [(4) A. Bordiga, ‘I rapporti delle forze sociali e politiche in Italia’ in “”Rassegna comunista”” n. 29, 30 settembre 1922 (…)]”,”PCIx-017-FGB”
“SECHI Salvatore”,”Dopoguerra e fascismo in Sardegna. Il movimento autonomistico nella crisi dello Stato liberale (1918-1926).”,”””Bordiga… sarà il solo a percepire la gravità, dal punto di vista delle sorti della rivoluzione comunista, dell’opera di svuotamento svolta dalla borghesia nei confronti dei nuovi organi di potere della classe operaia. Rendendone possibile la sperimentazione “”a titolo di manovra riformista””, in un centro nevralgico del suo potere (come la Fiat), essa mostra di usarli strumentalmente per fini estrinseci a quelli perseguiti dall'””Ordine nuovo””…. (pag 234)”,”ITAD-015-FMB”
“SECHI Salvatore, a cura; saggi di Fernando Henrique CARDOSO Laurence WHITEHEAD Orlando L. CAPUTO Roberto R. PIZARRO Gabriel COHN Antonio GARCIA James PETRAS Robert LA-PORTE Rodolfo STAVENHAGEN Maria Isaura PEREIRA DE-QUEIROZ Luis Mercier VEGA Luigi R. EINAUDI James PETRAS Maurice ZEITLIN Robert PARIS”,”Dipendenza e sottosviluppo in America Latina.”,”””Se per contro nel testo preparato per la conferenza comunista di Buenos Aires, Mariategui si accontenta di parlare molto sobriamente di “”appoggio”” al movimento operaio, rinviando i suoi lettori allo studio di Martinez de la Torre (1), è certo che qui il linguaggio – lessico e virgolette – agisce come un rivelatore che tende a definire “”La Razón”” come ciò che si chiamerebbe oggi un “”compagno di strada”” o, per risalire alle fonti, come “”una partito opposto agli altri partiti operai””: il che significa ritrovare nella realtà peruviana il momento di “”quel socialismo piccolo-borghese”” che è legato, se si crede al ‘Manifesto comunista’, alla formazione di una “”nuova classe di piccoli borghesi””, sempre minacciati di proletarizzazione (2)”” (pag 404) (1) J. C. Mariategui, Nota autobiografica, op. cit., ivi (2) K. Marx F. Engels, Manifeste du parti communiste, Paris, Editions sociales, 1962, pp. 37 e 49-50″,”AMLx-005-FMB”
“SEDILLOT René”,”Le coût de la Revolution française.”,”Storico e giornalista, SEDILLOT è stato per lungo tempo direttore del settimanale ‘La Vie Francaise’. E’ autore di numerose opere di storia tra cui ‘Histoire des socialismes’ ‘Du franc Bonaparte au franc de Gaulle’, ‘Histoire du petrole’, Histoire de l’ or’, ‘Histoire des marchands et des marchés’, ‘L’ Histoire n’a pas de sens’.”,”FRAR-195″
“SEDILLOT René”,”Les deux cents familles.”,”SEDILLOT René è dottore in diritto licenziato in lettere Sciences-Po. Giornalista, è stato redattore in capo, poi direttore de ‘La Vie francaise’, presidente dell’Union de la Presse economique et financière européenne’. Storico, ha scritto varie opere tra cui ‘Histoire du pétrole’, ‘Histoire du franc’, ‘Le Coût de la Révolution francaise’. “”Le “”mur d’argent””: lancée par Edouard Herriot, la formule est trouvée, en attendant celle des deux cents familles. Elle dit bien ce qu’elle veut dire: elle oppose les puissances financières à la volonté populaire, la ploutocratie à la démocratie. Elle est éloquente, et pas nécessairement inexacte. (…) La part du vrai sera retenue et présentée par Jean-Noël Jeanneney, lorsqui’il étudiera ‘l’Argent caché’. Il notera l’indubitable existence de groupes de pression, qui n’ont pas hésité à financer les élections législatives de mai 1924, même si, devant la Commission d’enquête instituée par la suite, les distributeurs de fonds électoraux restent muets sur leurs agissements””. (pag 95)”,”FRAE-036″
“SÉDILLOT René”,”Histoire des socialismes.”,”SÉDILLOT René Marx, Bakunin e la 1° internazionale (pag 270-271)”,”SOCU-203″
“SÉDILLOT René”,”Histoire du franc.”,”SÉDILLOT René Dono Tino Albertocchi Le manovre della Banca di Francia durante la Comune di Parigi. “”Les socialistes au pouvoir, qui ne reculent pas devant l’incendie de Paris, respectent la grande dame qu’est la Banque de France et, devant elle, font figure de garçons timides et rangés. Les responsables des finances ont la probité des petites gens, leur phobie du gaspillage, leur souci d’une gestion correcte. Tous gardent la hantise des assignats. Tous ont la terreur d’innover. “”La confiance ne se décrète pas””, dit Charles Beslay, le délégué de la Commune à la Banque de France. “”Enlevez la confiance, et le billet de banque n’est plus qu’un assignat… Avec quoi achèterez-vous du pain quand le boulanger refusera le billet que vous avez dans votre poche?””. Des révolutionnaires de cette trempe ne mettent pas le franc en péril. La Commune se borne à obtenir de la Banque quelques millions d’avances, trente fois moindres que celles que la Banque consent dans la même temps aux Versaillais. Elle fait frapper à la Monnaie pour 1.200.000 francs de pièces d’argent, du type habituel, en monnayant quelque vaisselle et quelques objets de métal trouvés dans les ministères. A l’encaisse de la Banque de France, elle n’ose pas toucher. Cette encaisse avait été mise à l’abri en province, avec les diamants de la Couronne, dès les premiers revers. Entre le 20 août et le 13 septembre 1870, 24.855 caisses marquées “”Attention! Projectiles explosibles”” avaient été expédiées dans le plus grand succès à l’arsenal de Brest, puis sur le “”Borda””. Après l’armistice, la Banque a commencé à faire revenir ses réserves à Paris. Quand éclate le mouvement communaliste, on suspend en hâte les envois. Le 18 mars 1871, un train chargé de 28 millions d’or, qui roule de Brest vers Paris, est détourné vers Lyon. Il va errer de Toulouse à Marseille, et le précieux métal sera recueilli à l’arsenal de Toulon. A Paris même, le jour de l’émeute, la Banque détient 77 millions de numéraire, 11 millions en lingots, 166 millions en billets, 2980 millions en effets et titres. C’est ce bien qu’il lui faut mettre à l’abri des convoitises des communards. Mais ces convoitises n’osent s’exprimer dans la violence. Le péril en semble se faire pressant que durant les derniers jours de l’insurrection, alors qu’on n’a plus à redouter les incendiaires et les pillards que les doctrinaires de l’anticapitalisme. Quand on se bat aux portes de Paris, les agents de la Banque font la chaîne pour descendre le magot au plus profond des caves, puis pour vider des sacs de sable dans l’escalier d’accès. Le 24 mai, la Commune est morte. La Banque est intacte, le franc est sauf.”” (pag 93-94)”,”FRAE-053″
“SEDITA Giovanni”,”Gli intellettuali di Mussolini. La cultura finanziata dal fascismo.”,”SEDITA Giovanni è docente di storia del sindacalismo all’Università di Camerino. Dottore di ricerca presso l’Università di Napoli “”L’Orientale”” è stato borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici e della Fondazione Salvatorelli. E’ pure autore di ‘La “”Giovane Italia”” di Lelio Basso’ (2006). La crescita delle sovvenzioni di polizia. “”Tuttavia, analizzando nel dettaglio il trend si percepisce come già tra 1935 e 1939, tra l’impresa etiopica (ottobre 1936 – maggio 1936) e le leggi razziali (autunno 1938), nei momenti in cui la grancassa propagandistica doveva aumentare d’intensità, la spesa diventasse milionaria passando dalle centinaia di migliaia di lire del ’32 de del ’33, a 1,6 milioni del ’34 fino ai 6.4 milioni del ’35 e ai 36 milioni del 1939″” (pag 20-21, introduzione)”,”ITAF-287″
“SEDLMAYR Hans”,”La rivoluzione dell’ arte moderna.”,”Geometria e architettura. “”Quando le forme fondamentali architettoniche sono equiparate alle forme fondamentali geometriche, si può anche far poggiare un cilindro sul lato curvo, un cono sul vertice o un cubo sullo spigolo. Simili tentativi sono stati effettivamente compiuti, nella seconda rivoluzione, dagli architetti della rivoluzione russa, intorno al 1920. Questa tendenza non si manifesta soltanto in tali tentativi, praticamente insignificanti, ma, appunto per questo, tanto più indicativi. Dappertutto si vogliono superfici sospese per aria, si erigono case, senza fondati motivi, su sottili piloni o si appendono addirittura, a sottili sostegni. La trasformazione delle pareti in superfici di vetro, spesso niente affatto pratica, ragionevole e sensata, che tanto contribuisce a determinare la fisionomia delle città moderne, non è che una manifestazione di questa tendenza, così come lo è anche la possibilità di capovolgere o di appoggiare su un fianco interi edifici, senza che si noti una differenza. Il grattacielo di Le Corbusier per gli uffici dell’ ONU a New York potrebbe benessimo essere capovolto o appoggiato su un fianco, come una scatola, senza che la struttura estetica ne risenta. Questa, però, è la fine dell’ architettura, e gli innovatori se ne sono accorti molto bene””. (pag 81-82)”,”VARx-217″
“SEDOV Lev”,”Stalinismo e opposizione di sinistra. Scritti 1930-1937.”,”Lev SEDOV (1906-1938), figlio e compagno di lotta di TROTSKY, matura il suo impegno rivoluzionario negli anni della controrivoluzione staliniana in URSS. Figura di spicco dell’ Opposizione di sinistra internazionale, ne tesse le fila dai diversi luoghi dell’ esilio e cura i rapporti con TROTSKY. I suoi scritti, finora inediti in Italia, restituiscono la lotta degli oppositori allo stalinismo.”,”TROS-055″
“SEDOV Leon; saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN)”,”Leon Sedov (1906-1938). Fils de Trotsky. Ecrits et temoignages.”,”Saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN). Il metodo staliniano dell’ amalgama. “”Già nel 1926, nel momento più acuto della lotta all’ interno del partito, la GPU aveva inviato un suo agente sconosciuto presso qualche giovane dell’ opposizione. Il “”legame”” del giovane d’ opposizione con l’ agente della GPU era servito a Stalin per accusare l’ Opposizione di “”legame con un ufficiale di Wrangel””, perché l’ agente della GPU era stato, sembra, nel passato, ufficiale dell’ armata di Wrangel! Che questo “”ufficiale di Wrangel”” fosse stato un agente della GPU, lo stesso apparato stalinista dovette riconoscerlo ufficialmente, spinto dai dirigenti dell’ Opposizione, allora ancora membri del Comitato Centrale. Ma in quel momento, Stalin aveva aperto una campagna furiosa di calunnie contro l’ opposizione per la “”liason”” con l’ “”ufficiale di Wrangel””. Questa campagna fu condotta sulla stampa, nelle cellule del partito, nelle riunioni; essa stordì le masse che non conoscevano i retroscena di questo affare.”” (pag 19) Altro caso nel 1928, con il tentativo di creare una amalgama al centro della quale si trova G.V. BUTOV segretario di TROTSKY al Commissariato del popolo alla guerra. STALIN monta attorno a BUTOV un complotto… (pag 19)”,”TROS-162″
“SEDOV Leon a cura”,”The Red Book. Trotsky’s son exposes the Moscow Trials.”,”Marxismo e terrore individuale (pag 60) Lenin il primo terrorista (pag 64) Foto di Bucharin, Piatakov, Radek, Rykov, Serebriakov, Tomsky, Zinoviev, Kamenev. (pag 44-45) Il caso Butov, 1928. Stalin tenta di coinvolgere Trotsky colpendo Butov. “”In 1928, an attempt was made to create an amalgam centering around G.V. Butov, Trotsky’s secretary in the War Commissariat. By using violence, Stalin wanted to fabricate a “”plot”” around Butov which would link him to the Whites and so on. In prison Butov was cruelly tortured, not only mentally, but also physically. He fought desperately, went on a hunger strike, fasted 40-50 days and as a result of this hunger strike, died in prison in September 1928. Only Butov’s firmenss prevented Stalin from fabricating an amalgam at that time. In January 1929, at the time of Trotsky’s exile, Stalin declared that Trotsky’s activity “”in the recent past”” was directed “”toward the preparation of armed struggle against the Soviet government””. (pag 11)”,”TROS-186″
“SEDOV Leon; saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN)”,”Leon Sedov (1906-1938). Fils de Trotsky. Ecrits et temoignages.”,”Saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN).”,”TROS-011-FV”
“SEDOVA TROTSKY Natalia MUNIS G.”,”The Natalia Trotsky Papers. Letters and Documents. Natalia Trotsky breaks with the Fourth International (Munis, 1971) – Natalia Trotsky’s document (May, 9, 1951) – Statement from EC of the Fourth International (June 1951) – Last statement of Natalia Sedova Trotsky (November 9 1961).”,”Nella lettera di dimissioni, Natalia accusa la Quarta Internazionale non solo di conservatorismo sul concetto datato della Russia come Stato-operaio, ma anche di aver abbandonato l’ internazionalismo proletario. La IV Internazionale risponde accusando la Sedova di essere sotto l’influenza dell’ imperialismo americano (pag 5, Today like yesterday)”,”TROS-350″
“SEE Henri”,”Histoire economique de la France. Le moyen âge et l’ ancien regime.”,”Pubblicato con il concorso di Robert SCHNERB, Docteur es lettres, Agregé de l’ Université. REBILLON è docente nella facoltà di lettere di Rennes.”,”FRAA-027″
“SEEBACHER-BRANDT Brigitte”,”Bebel. Künder und Kärrner im Kaiserreich.”,”SEEBACHER-BRANDT Brigitte (1946) è la moglie di Willy BRANDT.”,”BEBx-019″
“SEELMANN Kurt, a cura di Paolo BECCHI”,”Le filosofie della pena di Hegel.”,”Kurt Seelmann insegna diritto penale e Filosofia del diritto presso l’Università di Basilea. É membro del comitato scientifico della rivista Ragion pratica.”,”FILx-084-FL”
“SEGAL Ronald”,”Leon Trotsky. A Biography.”,”SEGAL è nato in Sudafrica nel 1932. Dopo aver pubblicato il giornale ‘Africa South’ ha dovuto riparare in Gran Bretagna. Ha studiato sia in Inghilterra che in USA e ha pubblicato una mezza dozzina di libri inclusi ‘The Struggle Against History’, ‘The Race War’, ‘The Americans’ e ‘The Decline and Fall of the American Dollar’.”,”TROS-043″
“SEGAL Ronald”,”Leon Trotsky. A Biography.”,”Ronald Segal was born in South Africa. As publisher of the journal Africa South, he had to seek exile in England. He has studied in both Britain and America and has published more than half-a-dozen books, including The Struggle Against History, The Race War, The Americans, and The Decline and Fall of the American Dollar. This major new biography of Leon Trotsky, fittingly published on the centennial of his birth, magnificently captures the qualities of character and intellect that make Trotsky an infinitely captivating figure.”,”TROS-010-FL”
“SEGARRA Agustí”,”Federico Urales y Ricardo Mella, teóricos del anarquismo español.”,”A. Segarra, Barcellona, nato nel 1945.”,”ANAx-398″
“SEGATTO José Antonio”,”Breve história do PCB.”,”Inserire in Opuscolo Brasile”,”MALx-049″
“SEGEV Tom”,”Il settimo milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia di Israele.”,”Tom Segev, figlio di profughi tedeschi, vive a Gerusalemme, dove è nato nel 1945. Dopo gli studi di storia e scienze politiche all’università ebraica di Gerusalemme, è stato corrispondente dalla Germania per il giornale israeliano ‘Maariv’ e caporedattore del settimanale ‘Koteret Rashit’, attalmente è editorialista di ‘Haaretz’, uno dei più prestigiosi quotidiani del paese. É autore di un best seller molto controverso sulla fondazione dello Stato di Israele e di uno studio sui comandanti dei campi di concentramento nazisti.”,”EBRx-006-FL”
“SEGHERS Anna”,”La Via di Febbraio.”,”‘La Via di febbraio’ non è la storia della resistenza disperata, generosa e vana degli operai viennesi ai cannoni di Dollfuss: è piuttosto una visione panoramica, un’efficacissima resa di “”atmosfere””, di stati d’animo,di situazioni, che riconducono il lettore all’incubo di quei giorni sanguinosi. Anna Seghers tratteggia in questo libro figure indimenticabili, tese dall’angoscia, umanissime nel loro esitare, decidire, soffrire, sperare nei giorni tremendi che vedono il dissolversi di una ribellione e il delinearsi di un’idea che si concretizza nel sacrificio e si continua in un movimento. Nella prefazione di Giorgio Dolfini si traccia il profilo biografico della scrittrice impegnata Anna Seghers definita dal critico Paul Rilla come “”realista epica”” e il carattere della sua narrativa. wikip: Studia all’Università di Heidelberg dove si laurea nel 1924 con una tesi in Storia dell’arte, dedicata alla figura dell’ebreo e dell’ebraismo nell’opera di Rembrandt. L’anno successivo sposò lo scrittore ungherese László Radványi. Dal 1928 fu iscritta al KPD; adotta come pseudonimo il cognome di un incisore olandese del Seicento, col quale esordisce pubblicando il primo romanzo: La rivolta dei pescatori di Santa Barbara, storia di uno dei primi scioperi di pescatori poveri del Mare del Nord, un capolavoro dove nei crudi chiaroscuri e nel montaggio di un testo volutamente realista, affiorano gli esiti della sua educazione segnata dall’espressionismo letterario e cinematografico[1]. Arrestata nel 1933, ripara esule in Francia; nel 1935 prende parte al congresso antifascista dell’AEAR per la difesa della cultura al Palais de la Mutualitè; nel 1937, durante la guerra civile spagnola, tenne un comizio antifranchista a Madrid; arriva in Messico nel 1941 dove redige il trittico che le assicura la fama: La Settima croce; Transit o Visto di transito nel 1944; il racconto lungo La gita delle ragazze morte nel 1946. Tornò in patria nel 1947 stabilendosi nella Repubblica Democratica Tedesca. Qui ricoprirà un ruolo da Pasionaria all’interno della nomenklatura comunista, omaggiata di un Premio Stalin nel 1951. Dal 1952 al 1978 è stata presidentessa dell’Unione degli scrittori della Repubblica Democratica Tedesca, firmando mattoni illeggibili e pronunciamenti dogmatici; nel 1976 Seghers è pubblica accusatrice di Wolf Biermann, poeta e chansonnier cacciato dalla Germania Orientale perché tacciato di essere “”canaglia anticomunista ed eretico vitando””. Muore a Berlino Est il 1º giugno 1983. Sapere.it: pseudonimo della scrittrice tedesca Netty Radvanyi Reiling (Magonza 1900-Berlino Est 1983). Nel 1928 entrò nel Partito comunista, nel 1933 lasciò la Germania e si rifugiò in Francia e poi nel Messico. Rientrò, a Berlino Est, nel 1947. Ebbe il premio Kleist col lungo racconto neorealista d’influenza socialista Der Aufstand der Fischer von Sankt Barbara (1928; La rivolta dei pescatori di Santa Barbara). Anche i due romanzi successivi, Die Gefährten (1932; I compagni di viaggio) e Der Weg durch den Februar (1935; La via del febbraio), hanno per tema la lotta di classe, ma è soprattutto il noto Das siebte Kreuz. Roman aus Hitlerdeutschland (1942; La settima croce. Romanzo dalla Germania di Hitler) a risultare la sua massima espressione del rigoroso ma efficace realismo socialista. Le opere posteriori alla guerra, tra cui Die Toten bleiben jung (1949; I morti rimangono giovani), Brot und Salz (1958; Pane e sale), Sonderbare Begegnungen (1973; Strani incontri), Steinzeit (1977; Età della pietra), mostrano una Seghers impegnata nell’analisi del destino del comunismo in Europa, ma spesso frenata da scrupoli di realismo cronachistico. Il grande affetto da cui è sempre stata circondata in Germania sembra essere crollato in seguito alla pubblicazione delle memorie di Walter Janka, direttore di una casa editrice, finito nel 1956 nelle mani del Ministero per la sicurezza statale (la famigerata Stasi), e “tradito” dalla Seghers nel momento del bisogno. La storia è confermata dal libro, scritto nel 1983 e pubblicato postumo Der gerechte Richter (1990; Il giudice giusto), sorta di tardiva autocondanna per non essere intervenuta in difesa di Janka.”,”VARx-575″
“SEGRE Umberto, a cura di Vera SEGRE e Paolo MUGNANO”,”Dissenso politico e violenza. Scritti sulla contestazione giovanile.”,”””Non nascondiamoci che forse di qui, dallo stalinismo svelato da Krusciov e poco dopo dalla nascita del kennedismo – come equivoco fra politica di potenza e ricognizione dei peccati dell’ imperialismo – nacque la lunga stagione della indifferenza dei giovani in politica”” (pag 87)”,”GIOx-020″
“SEGRE Cesare OSSOLA Carlo, direzione”,”Antologia della poesia italiana. Volume 5. Novecento. Prima parte.”,”introduzioni ai capitoli di Antonio PINCHERA Stefano TOMASSINI Clelia MARTIGNONI Paolo BRIGANTI Vittorio COLETTI Anna DOLFI Rosanna SACCANI Carlo OSSOLA Laura BARILE Sergio BLAZINA Mariarosa MASOERO Pietro SARZANA Paolo ZUBLENA”,”VARx-109″
“SEGRE Cesare OSSOLA Carlo, direzione”,”Antologia della poesia italiana. Volume 6. Novecento. Seconda parte.”,”introduzione ai capitoli di Laura BARILE Pietro SARZANA Clelia MARTIGNONI Carlo OSSOLA Pietro GIBELLINI Carlo OSSOLA e Sabrina STROPPA Giacomo JORI Silvia LONGHI Stefano PRANDI Stefano TOMASSINI”,”VARx-110″
“SEGRE Sandro”,”Weber contro Simmel. L’ epistemologia di Simmel alla prova della “”sociologia comprendente””.”,”””Queste obiezioni epistemologiche, vertendo sul corretto significato e sulla precisa funzione della comprensione (il cosiddetto “”Verstehen””) per le scienze sociali, conducono Weber già nel testo del 1905-1906, ed ancora successivamente, a prendere le distanze dalla sociologia di Simmel, e specialmente dalle sue più importanti opere sociologiche, la Sociologia e la Sociologia del denaro””. (pag 9)”,”TEOS-094″
“SEGRE Sandro”,”Principi metodologici nella sociologia di Simmel.”,”Egea: Edizioni giuridiche aziendali dell’ Università Bocconi e Giuffré editori. Sergio SEGRE, laureato in economia e commercio presso la Bocconi ha successivamente conseguito presso la New York University il Master of Science e il Ph.D. in Sociologia. Ha insegnato Sociologia come Associate Professor al Bloomsburg State College della Pennsylvania. Dal 1979 è professore di Sociologia alla Bocconi di Milano. Simmel (Georg), filosofo e sociologo tedesco (Berlino 1858 – Strasburgo 1918). A causa della sua origine ebraica e della sua libertà di spirito, divenne titolare della cattedra di filosofia all’università di Strasburgo solo nel 1914. Sviluppò in modo originale i motivi kantiani fatti propri dalla “filosofia dei valori”, affrontando criticamente il problema della storia e delle scienze dello spirito in generale. La costante riconoscibile del suo pensiero aperto e non sistematico è quella relativistica e vitalistica. Ogni posizione valida riflette per lui un “tipo” della spiritualità umana e i tipi fondamentali sono fra loro irriducibili. Nell’opera Schopenhauer e Nietzsche (1907) mostra la tipicità tanto della negazione schopenhaueriana, quanto dell’affermazione nietzschiana del valore della vita. Nel Goethe (1913) il poeta è visto come colui che ha realizzato in modo esemplare l’armonia tra il fluire tumultuoso del vitale e l’esigenza del dominio intellettuale. Anche la storiografia è condizionata nelle sue ricostruzioni dalla struttura psicologica dello storico. Non esistono verità assolute, che resistano al fluire della vita: allo scetticismo si sfugge prendendo coscienza critica della relativa autosufficienza di ogni universo culturale. In Italia risentì particolarmente delle tesi di Simmel A. Banfi. Altre opere: Introduzione alla scienza morale (1892-1893), Filosofia del danaro (1900), Kant (1904), Sociologia (1905), I problemi fondamentali della filosofia (1910), Civiltà filosofica (1911), Rembrandt (1916), Problemi fondamentali della sociologia(1917). (RIZ)”,”TEOS-095″
“SEGRE’ Emilio Gino”,”Emilio Gino Segré. I grandi della scienza.”,”””Nel 1949 cominciò la “”Oath Controversy”” che si protrasse in modo più o meno acuto per anni. I ‘Regents’ dell’Università di California, che secondo la Costituzione dello Stato sono i “”proprietari”” dell’Università e la sua massima autorità, pensarono bene di imporre un giuramento ai professori richiedendo che essi dichiarassero, tra l’altro, di non essere comunisti. Tra i motivi per questa trovata c’era quello di tacitare le accuse originanti dal senatore McCarthy, che in quel periodo andava sbraitando accuse di comunismo a destra e a sinistra, il più delle volte senza fondamento alcuno. Mi ricordai subito che Gentile, ministro di Mussolini, aveva ai suoi tempi imposto un giuramento fascista agli universitari italiani con l’idea, nemmeno tenuta occulta, di tacitare le accuse di antifascismo di cui erano oggetto. Il giuramento californiano, come linguaggio, era abbastanza innocuo, ma non era innocuo l’averlo domandato in modo speciale ai professori, mentre gli altri impiegati dello stato ne erano esenti. La controversia divampò in acerbe polemiche in cui la maggioranza dei ‘Regents’ dette prova di non essere all’altezza della situazione e soprattutto di essere attaccata più al proprio prestigio e all’immortale principio della propria autorità sovrana, che al bene dell’università. Questa maggioranza era capeggiata da un certo avvocato John Francis Neylan, che era stato lungamente al servizio del magnate del giornalismo Hearst noto per le sue posizioni politiche estreme. Il governatore della California, Earl Warren (che divenne poi capo della Corte Suprema), più intelligente e aperto, assieme ad una minoranza dei ‘Regents’ prese invece una posizione moderata. Alla fine la maggioranza ebbe il sopravvento e i ‘Regents’ licenziarono chi rifiutò di giurare. Per la fisica ciò portò a perdite serie tra cui Geoffrey Chew, Wolfgang Panofsky, Marvin Goldberger, Gian Carlo Wick, Robert Serber. Nessuno di loro era comunista, ma fecero la questione di principio che non volevano giurare. Per la teoria era un colpo gravissimo. Per fortuna tutti questi non firmatari trovarono ottimi posti e non dovettero fare gravi sacrifici personali, salvo lo scomodo di traslocare. Lawrence prese una posizione dura seguendo il ‘Regent’ Neylan e quelli che esigevano il giuramento. Probabilmente non capiva la natura delle obiezioni di quelli che non volevano firmare; esse gli sembravano dei cavilli bizantini.”” (pag 327-328)”,”SCIx-386″
“SEGRE Dan Vittorio”,”Il poligono mediorientale. Fine della questione arabo-israeliana?”,”Dan Vittorio Segre è nato in Italia nel 1922. Emigrato in Palestina nel 1939, ha prestato servizio nei paracadutisti britannici nel secondo conflitto mondiale, in quelli israeliani nella guerra arabo-israeliana del 1948 e nel corpo diplomatico d’israele sino al 1967. É professore a contratto nell’Università statale di Milano. Tra i suoi libri: Storia di un ebreo fortunato, La guerra privata del Tenente Guillet, Storia della Resistenza italiana in Africa Orientale.”,”VIOx-067-FL”
“SEGRE Mario”,”La borsa. Operazioni, prezzi e dati statistici.”,”””Numerosi scrittori moderni hanno cercato di imitare e perfezionare due libri famosi nel secolo scorso: il «Manuale dello speculatore di borsa» dell’eretico Proudhon e «Come amministrare la mia fortuna» dell’economista Leroy-Beaulieu. Forse non si esagera nel dire che i due modelli, oggi inservibili per età, conservano ancora il primato. (…)”” (prefazione di Luigi Einaudi)”,”ITAE-419″
“SEGRÈ Claudio G.”,”L’Italia in Libia. Dall’età giolittiana a Gheddafi.”,”Claude G. Segrè è professore di storia all’Università di Austin nel Texas. (1978) Nel volume molto spazio dedicato alla fase di Balbo Antonio Labriola pag 28 e nota a piè pagina. “”Dai nazionalisti, il fascismo attinse generosamente per il suo programma espansionita; per la sua retorica e peri suoi uomini (47). Ad esempio, l’immagine fascista della “”nazione proletaria”” e l’esaltazione della guerra come mezzo di grandezza erano concetti e slogan divultati dai nazionalisti. I nazionalisti fecero del problema dell’emigrazione il loro cavallo di battaglia (48). Nonostante in Italia stessero affacciandosi nuove prosepettive, il numero degli emigrati diveniva più alto che mai. Anche alcuni uomini della sinistra cominciarono a prendere in considerazione possibili soluzioni africane ai problemi dell’emigrazione (49). Per i nazionalisti, l’emigrazione era una vergogna e un disonore. Enrico Corradini, tra i più noti ideologi del gruppo, si recò in visita alle comunità italiane di Tunisi, degli Stati Uniti e del Sud America. Secondo lui l’emigrazione era un fenomeno che colpiva “”se non un popolo inferiore, almeno un popolo ad inferiore livello di vita”” (50) . Più che l’essere un male inevitabile, per Corradini l’emigrazione era come la morte”” (pag 28) [note: (47) L. Preti, ‘Impero fascista: Africani ed Ebrei’, Milano, 1968; (48) Ciasca, ad esempio, attribuisce ai nazionalisti la rinascita dell’idea delle colonie demografiche che era stata “”sepolta in scritti e dibattiti accademici dimenticati””. Ciasca, ‘Storia coloniale’, cit., p. 300; (49) Antonio Labriola, socialista, era favorevole all’espansione italiana in Libia per motivi demografici. Arturo Labriola, sindacalista, espresse ammirazione per le idee di Franchetti sulla colonizzazione di Stato e affermò che forse una colonia come l’Eritrea si sarebbe potuta trasformare in cooperativa socialista. Miège, ‘L’impérialisme colonial italien, cit., p. 84; Michels, ‘L’imperialismo italiano’, cit., p. 94; Antonio Labriola, ‘Scritti vari di filosofia e politica, Bari, 1906; (50) Cit., in C. Seton-Watson, ‘Italy from Liberalism to Fascism’, London, 1967, p. 351] Il futuro della Libia: voci di dissenso: pag 36 Le conseguenze della guerra (pag 94)”,”ITQM-268″
“SEGRE Umberto, a cura di Vera SEGRE Paolo MUGNANO”,”Dissenso politico e violenza. Scritti sulla contestazione giovanile.”,”Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento.”,”GIOx-014-FL”
“SEGRE Cesare”,”Avviamento all’analisi del testo letterario.”,”Cesare Segre, nato nel 1928 a Verzuolo presso Saluzzo, è ordinario di Filologia romanza all’Università di Pavia, presidente onorario della International Association for Semiotic Studies e condirettore delle riviste: Strumenti critici, Autografo e Medioevo romanzo.”,”VARx-270-FL”
“SEGRETO Luciano”,”Giacinto Motta. Un ingegnere alla testa del capitalismo industriale italiano.”,”Luciano SEGRETO insegna storia economica all’Università di Firenze (facoltà scienze politiche). Ha scritto varie opere (v. risvolto 4° cop) tra cui ‘Industria bellica e sviluppo economico in Italia 1861-1940’ (1997).”,”ITAE-220″
“SEGUÍ Salvador, a cura di Giuseppe GRILLI”,”La scuola dei ribelli e altri scritti.”,”Salvador Seguí, operaio, decoratore, autodidatta, uno dei maggiori esponenti del movimento anarchico tra il 1919 e il 1920 tra i fondatori della CNT. Viene ucciso da sicari nel 1923.”,”ANAx-399″
“SEGUR Philippe-Paul, generale conte”,”La campagna di Russia.”,”Philippe-Paul de Ségur (Parigi, 4 novembre 1780 – Parigi, 25 febbraio 1873) è stato un militare e storico francese. Philippe-Paul de Ségur. Di nobili origini, discendente da una serie di avi distintisi come militari, scrittori e diplomatici, partecipò come ufficiale della Grande Armata, alle guerre napoleoniche raggiungendo il grado di generale di brigata, aggregato allo stato maggiore di Napoleone. Partecipò a tutte le maggiori campagne militari del periodo. Dopo la caduta di Napoleone si dedicò alla stesura di una serie di opere storiche in cui narrò le sue esperienze e i fatti di cui aveva avuto conoscenza. La sua opera più importante e famosa fu la Storia di Napoleone e della Grande Armata nell’anno 1812 in cui descrisse con efficacia narrativa e con ricchezza di dettagli la tragica campagna di Russia, a cui aveva preso parte direttamente. Opera divenuta ben presto un classico sull’argomento, il libro di de Ségur rimane uno dei testi fondamentali disponibili sull’invasione e la ritirata dell’esercito napoleonico nel 1812. (Wikip) “”In questa situazione, si cominciarono a contare le prime vittime dell’inverno russo. Fin dai primi giorni della ritirata e precisamente il 26 ottobre, erano stati bruciati alcuni carri di viveri che i cavalli non riuscivano più a trasportare. In quel momento venne dato l’ordine di incendiare tutto dietro di noi (…). Napoleone, nel vedere dei luoghi conosciuti, sembrava sentirsi più sicuro di sé. Verso sera gli fu inviato, da parte di Davout, un cacciatore russo prigioniero. Dapprima lo interrogò distrattamente, ma il caso volle che questo moscovita conoscesse le strade, coi nomi relativi e le distanze. Così da lui si venne a sapere che «tutto l’esercito russo stava marciando su Vjazma, passando per Medyn». L’imperatore si fece allora più attento. Forse Kutuzov voleva prevenirlo, impedendogli la ritirata sia dalla parte di Smolensk che dalla parte di Kalugha, bloccarlo in quel deserto, senza viveri, senza alcun rifugio e, per di più, nel bel mezzo di una insurrezione generale? Ma il suo primo istinto fu quello di non prendere in considerazione quell’avvertimento: forse perché il suo orgoglio e la sua esperienza lo avevano abituato a non attribuire agli avversari i piani che lui avrebbe realizzato al loro posto. Ma c’è anche un altro fattore. La sicurezza di Napoleone era un po’ affettata: l’esercito russo infatti aveva preso la strada che Davout aveva consigliato invano all’esercito francese e Davout, un po’ per amor proprio un po’ per disattenzione, aveva propalato la cosa ai quattro venti. Napoleone temeva le conseguenza che un simile allarme avrebbe potuto avere sui suoi soldati ed anche per questo sembrò non dargli alcuna importanza. Contemporaneamente, però , diede ordine alla Guardia di marciare in tutta fretta, il giorno dopo, fino a Gjatz. Voleva che vi fossero predisposti un rifugio e dei viveri per quelle truppe scelte, allo scopo di seguire più da vicino la marcia di Kutuzov, e di prevenirne le mosse. Ma, nel dare questi ordini, Napoleone non aveva tenuto conto del tempo e in seguito dovette pagare questo errore. L’inverno era così vicino che era bastato un po’ di vento per stringere uomini e cose nella morsa del freddo. Tutto cambiò: le strade, le persone, persino il morale: l’esercito divenne cupo e triste, la marcia sempre più penosa e la disperazione cominciava a farsi strada nell’animo di tutti. A breve distanza da Mozaisk, dovemmo attraversare la Kologha. Si tratta di un fiumiciattolo, che si sarebbe potuto facilmente superare costruendo un ponte di fortuna con tronchi d’albero e cavalletti. Ma il disordine e l’indisciplina erano tali che anche un piccolo ostacolo come questo riuscì a porre in difficoltà Napoleone. Parecchi cannoni andarono perduti nella traversata. Sembrava quasi che ogni corpo d’armata marciasse per proprio conto, che non ci fosse affatto uno stato maggiore, che non ci fossero indicazioni valide per tutti, che mancasse insomma un legame fra tutti noi. Indipendenti gli uni dagli altri. L’Imperatore, d’altra parte, si era posto a sua volta in una posizione di tale preminenza, da non potere assolutamente seguire le situazioni particolari dell’esercito. Berthier, infine, che avrebbe dovuto svolgere il compito di intermediario fra l’imperatore e i diversi comandanti, si trovava a trattare con re, principi o marescialli ed era perciò costretto ad accettare troppi compromessi. Senza contare che Berthier non era obiettivamente all’altezza di un simile compito. (…) Tutto l’attivismo di Berthier si concentrava ormai nell’unica preoccupazione di ripetere ciò che Napoleone diceva, senza mai aggiungere nulla, così che, se l’Imperatore dimenticava qualcosa, non c’era speranza di rimedio”” (pag 139-140) ‘Sembrava quasi che ogni corpo d’armata marciasse per proprio conto, che non ci fosse affatto uno stato maggiore, che non ci fossero indicazioni valide per tutti'”,”FRQM-058″
“SEGUR Philippe-Paul, generale”,”La campagna di Russia narrata dal Generale Filippo de Ségur, aiutante di campo dell’Imperatore e membro dell’Istituto.”,”La Battaglia della Moscova (1). “”Egli dormì ben poco. Il general Caulaincourt tornava dal ridotto. Niun prigioniero era caduto nelle nostre mani, e Napoleone stupito, moltiplicava le sue domande. La sua cavalleria non aveva dunque opportunamente caricato? Son essi dunque risoluti a vincere o a morire quei Russi? Gli fu risposto che suggestionati dai lor capi e consueti a battersi contro Turchi i quali uccidono i prigionieri, si facevano ammazzare piuttosto che arrendersi. L’Imperatore allora s’immerse in una meditazione profonda e fu d’avviso che un combattimento di artiglieria sarebbe più sicuro. Diramò poi gli ordini di far giungere in tutta fredda le batterie arretrate. Cotesta stessa notte cominciò a cadere una pioggia lenta e minuta e l’autunno si annunziò con un vento furioso. Un nemico di più sul quale era pur da fare assegnamento, dacchè cotesto periodo dell’anno corrispondesse all’età di Napoleone; ed è noto l’influsso delle stagioni dell’anno sulle consimili stagioni della vita! Quante diverse agitazioni in cotesta notte! nei soldati e negli ufficiali la cura di preparar le loro armi, di rassettare gli abiti e di combattere il freddo e la fame: la loro vita era una lotta indefessa. Nei generali e fino anche nell’Imperatore, l’inquietezza che la vittoria della vigilia non avesse scoraggiato i Russi e che nell’oscurità non dileguassero. Il Murat lo aveva predetto (…)”” (pag 85-86) [Nota (1) “”Durante la campagna di Napoleone in Russia, presso la M. si scontrarono (7 settembre 1812) la terza Grande armata di Napoleone e i Russi del generale M.I. Kutuzov. Napoleone decise di attaccare a fondo la sinistra russa, mentre il viceré Eugenio doveva compiere un’azione dimostrativa contro la destra nemica. Il maresciallo L.-N. Davout precipitò l’attacco sulla sinistra dei Russi senza adeguata preparazione di artiglieria, dovendo chiedere il concorso del maresciallo M. Ney, che indebolì così il suo attacco al centro. I successi dei Francesi spinsero Kutuzov a sospendere i combattimenti nella notte, liberando così la strada per Mosca”” (fonte treccani.it)”,”FRQM-001-FGB”
“SEIDEL Robert”,”Soziale Frage. Schule und Lehrerschaft. Ihr Zusammenhang und ihr Verhältnis. [Questione sociale. La scuola e gli insegnanti. La loro connessione e il loro rapporto]”,”Robert Seidel Privatdozenten am eldgenossischen Polytechnikum und an der Universität in Zurich. Da giovane Robert Seidel ha cominciato come operaio, e in seguito, studiando, è diventato maestro elementare e quindi insegnante di scuola media superiore. Poi capo redattore del giornale Arbeiterstimme, ‘La Voce dei lavoratori’, di Zurigo, l’organo ufficiale del Partito socialdemocratico di Svizzera (SP), e co-fondatore di Zeitung Volksrecht. (Giornale di diritto popolare). Nel 1908 è stato abilitato all’insegnamento come docente. Assieme a Georg Kerschensteiner a Zurigo è stato uno dei padri della riforma della scuola verso la scuola lavoro. E’ stato in corrispondenza con Rosa Luxemburg. Biografia. (wikip) Seidel erlernte das Tuchmacherhandwerk und ging 1867 nach Crimmitschau, um dort als Weber tätig zu sein. Wenig später schulte er zum Lehrer um und wurde Vizepräsident des Crimmitschauer Arbeiter- und Bildungsvereins. 1869 nahm er an der Gründung der SPD in Eisenach teil. 1870 emigrierte Seidel in die Schweiz, wo er wieder als Tuchmachergeselle tätig wurde. Seine Wirkungsorte waren u. a. Feldbach, Horgen, Männedorf und Zürich. Nach einer kaufmännischen Fortbildung wurde er Geschäftsführer der Buchdruckerei und Buchhandlung des Grütlivereins und der „Tagwacht“. Von 1879 bis 1881 besuchte er das Seminar Küsnacht und wurde Primarlehrer. Ab 1882 ging er als Auskultant an die Universität Zürich, wo er bis 1884 verblieb. Anschließend war er bis 1890 als Sekundarlehrer in Mollis tätig. Er wurde Chefredakteur der Arbeiterstimme (Zürich), offizielles Organ der Sozialdemokratischen Partei der Schweiz (SP), und Mitbegründer der Zeitung Volksrecht. 1908 habilitierte er sich als Pädagogikdozent. Er gehörte im Roten Zürich mit Georg Kerschensteiner zu den Vätern der Schulreform hin zur Arbeitsschule. Seidel war 1898–1916 und 1919–1921 für die SP im Großen Stadtrat von Zürich (1907–08 Präsident), 1893–1896, 1899–1917 und 1920–23 Kantonsrat. Bei den Parlamentswahlen 1911 gelang ihm der Einzug in den Nationalrat, dem er bis 1917 angehörte. Robert Seidel stand mit Rosa Luxemburg im Briefwechsel.”,”MEOx-118″
“SEIDMAN Michael”,”Republic of Egos. A Social History of the Spanish Civil War.”,”””Sotto lo shock della deblacle sul fronte orientale, che aprì la prospettiva di una imminente vittoria nazionalista, le maggiori federazioni sindacali siglarono un programma per l’ unità: ‘La CNT e l’ UGT coopereranno per la rapida costituzione di una potente industria di guerra. E’ compito urgente e indispensabile delle unioni stabilire uno spirito severo di vigilanza contro ogni tipo di sabotaggio e passività nel lavoro. La produzione deve essere migliorata e incrementata. La CNT e la UGT credono a un salario legato al costa della vita e ritengono che debbano essere istituite le categorie professionali e la produttività. In questo senso le industrie difenderanno il principio di “”più e meglio la produzione, maggiore la paga”” (…). I comunisti definirono il programma “”una grande vittoria per il Fronte popolare e la democrazia””””. (pag 178-179)”,”MSPG-149″
“SEIFFERT Rudolf”,”[Due lettere: Januar 1945]”,”Seiffert, Rudolf, * 11 luglio 1908 Berlino, + 29 gennaio 1945 Brandeburgo, tubista, combattente della resistenza contro il regime nazista. Si unì al movimento comunista nel 1926. Durante una manifestazione nel 1929 fu colpito dai proiettili della polizia e dovette subire l’amputazione della gamba. Dopo un lungo periodo di disoccupazione, trovò lavoro presso Siemens & Halske a Siemensstadt. Guidava in azienda un gruppo di resistenza antifascista e metteva a disposizione il suo appartamento come alloggio abusivo. Nel settembre 1944 la Gestapo lo arrestò; fu condannato a morte dal “”Tribunale del popolo”” e giustiziato nel Brandeburgo. Contemporaneamente a questa strada e già nel 1973, diverse strade hanno preso il nome dai combattenti della resistenza del gruppo attorno ad Anton Saefkow, Franz Jacob e Bernhard Bästlein. (fonte traduzione del testo a lato) Wikip: Rodolfo Seiffert Vai alla navigazioneVai alla ricerca Questo articolo riguarda l’atleta lavoratore e combattente della resistenza Rudolf Seiffert. Per altre persone, vedi Rudolf Seifert . Seiffert su un francobollo della Deutsche Post della DDR (1963). Rudolf Seiffert (nato l’11 luglio 1908 a Charlottenburg , † 29 gennaio 1945 a Brandeburgo-Görden ) è stato un comunista tedesco , atleta lavoratore e combattente della resistenza contro il nazionalsocialismo . Sommario 1 vita 2 onori 3 letteratura 4 link internet 5 voci vita [ modifica | modifica sorgente ] Seiffert, figlio di un fornaio , lavorava come montatore di tubi. Già come apprendista, è stato membro del club sportivo operaio “”Fichte”” di Berlin-Wedding ed è stato uno dei nuotatori di fondo più famosi della capitale. [1] Nel 1926 si unì alla Lega della Gioventù Comunista (KJVD) e al Partito Comunista Tedesco (KPD). Nella primavera del 1929, durante una protesta della KJVD, fu ferito così gravemente dai proiettili della polizia che il ventenne dovette subire l’amputazione della gamba sinistra. Fino al 1933 ha lavorato per il KPD in Berlin-Wedding. A causa della sua disabilità rimase a lungo disoccupato. Solo nel 1936 trovò impiego, prima come operaio e poi come revisore dei conti, presso la Siemens & Halske di Berlino-Siemensstadt . In seguito ha guidato un gruppo di operazioni illegali lì. Durante la seconda guerra mondiale , il gruppo operativo apparteneva all’organizzazione di resistenza guidata dai comunisti Anton Saefkow , Franz Jacob e Bernhard Bästlein . Seiffert era il collegamento in fabbrica per la gestione dell’organizzazione Saefkow-Jacob-Bästlein . Sostenuto dal comunista Egmont Schultz , Seiffert prese contatti con altri oppositori di Hitler che operavano in altre parti del gruppo. Sono riusciti a conquistare nuovi compagni d’armi. Seiffert ha anche messo a disposizione il suo appartamento per consultazioni, ha sostenuto coloro che vivono illegalmente con buoni pasto e denaro e ha contribuito a inviare le “”lettere di soldato”” emesse dall’organizzazione agli indirizzi postali sul campo e a distribuirli tra i membri della Wehrmacht di stanza a Berlino. Il 19 settembre 1944 Seiffert fu arrestato. Insieme a Josef Höhn e Egmont Schultz, fu condannato a morte dal Tribunale del popolo il 18 dicembre 1944 e giustiziato con la ghigliottina il 29 gennaio 1945 nella prigione di Brandeburgo-Görden . Riconoscimenti. Una strada (dal 1975) e un parco a Berlino-Fennpfuhl prendono il nome da Rudolf Seiffert . Ai tempi della RDT c’era anche la Rudolf Seiffert High School a Berlino-Lichtenberg . Nel 1963 la Deutsche Post della RDT emise un francobollo speciale in onore di Seiffert . A Genova Rudolf Seiffert è onorato come rappresentante della Resistenza tedesca contro il Nazionalsocialismo nel Museo della Resistenza Europea . Il museo è ospitato nei sotterranei dell’ex sede della Gestapo di Genova . [2] Letteratura [ modifica | modifica sorgente ] Stephan Hermlin : La prima fila . Verlag Neues Leben, Berlino 1951, pp. 123-126. Luise Kraushaar : combattenti della resistenza tedesca 1933–1945. biografie e lettere. Volume 2. Dietz, Berlino 1970, pp. 265-268. Hans-Rainer Sandvoß : Resistance 1933-1945: Wedding, Berlino ( serie di pubblicazioni sulla resistenza a Berlino dal 1933 al 1945. Vol. 1). Memoriale della Resistenza tedesca , Berlino 1983, passim. Gerhard Nitzsche: Il gruppo Saefkow-Jacob-Bästlein. Documenti e materiali della lotta antifascista illegale (1942-1945). Dietz, Berlino 1957, pagina 104. Collegamenti Web [ Modifica | modifica sorgente ] Rodolfo Seiffert . Breve biografia con ritratto sul sito web del Museo Lichtenberg. Rudolf-Seiffert-Strasse. In: Lessico dei nomi delle strade dell’associazione educativa Luisenstadt (vicino a Kaupert ) Articoli [ Modifica | modifica sorgente ] ^ Piccola enciclopedia cultura fisica e sport . Editore Enciclopedia Lipsia, Lipsia 1960, p. 600 . ? Commemorazione dei combattenti della resistenza tedesca nell’ex camera di tortura della Gestapo a Genova (vedi di seguito): https://resistenza.eu/widerstandskaempfer-folterkeller-gestapo-genua/ : Commemorazione dei combattenti della resistenza tedesca nell’ex camera di tortura della Gestapo a Genova 24 febbraio 2014 18:15 ? 2 commenti ? Sabine Bade La Gestapo nella Casa dello Studente Tra il 1933 e il 1935 l’Università di Genova fece costruire la Casa dello Studente in Corso Aldo Gastaldi (allora Corso Giulio Cesare) come residenza studentesca. Poco dopo il completamento, l’edificio di 5 piani fu rilevato dal Partito Fascista. Dopo l’occupazione di Genova da parte delle truppe tedesche, la Casa dello Studente fu dalla metà di ottobre 1943 la sede della Gestapo, il suo centro di interrogatori e torture guidato dall’SS-Obersturmbannführer Friedrich Engel, SD e capo della polizia di Genova, anche noto sui media internazionali come “”Macellai di Genova””. Casa dello Studente, Genova – camera di tortura – Foto: © Sabine BadeCasa dello Studente – programma degli eventiCasa dello Studente, Genova – camera di tortura – Foto: © Sabine Bade Casa dello Studente – Genova – Foto: © Sabine BadeCasa dello Studente, Genova – cantina delle tortureCasa dello Studente – Genova, foto alla fine degli anni ’30 Targa commemorativa di Rudolf Seiffert – Casa dello Studente, Genova – Foto: © Sabine BadeRudolph Seiffert (1908 -1945) Dopo la liberazione di Genova il 25 aprile 1945 – le truppe tedesche al comando del generale Günther Meinhold si erano arrese direttamente ai rappresentanti della resistenza – i partigiani trovarono strumenti di tortura, tracce di sangue, parti ossee e unghie nei sotterranei della la Casa della Studente. I media hanno riportato i ritrovamenti, e per un breve periodo l’edificio dove sono stati imprigionati e torturati centinaia di combattenti della resistenza nella cosiddetta “Cantina del Tormento” prima che la loro esecuzione o deportazione fosse aperta alla popolazione genovese. Ma già nel 1946 la Casa dello Studente fu riutilizzata dall’università, le celle del carcere furono usate come deposito per la mensa e l’accesso al rifugio antiaereo sotterraneo utilizzato per le torture fu murato – in nome della riconciliazione nazionale. Il lato nascosto della resistenza tedesca Per 27 anni nessuno ha toccato l’orribile passato della residenza studentesca. Solo dopo che gli studenti avevano iniziato a ricostruire la storia dell’edificio insieme agli ex combattenti della resistenza alla fine degli anni ’60, hanno scoperto di nuovo questo ingresso nel 1972. In quel momento nacque l’idea di preservare la “”Cantina del Tormento”” come memoriale della resistenza internazionale. Lo scopo degli iniziatori era quello di onorare il contributo, spesso dimenticato, di tutti coloro che in tutta Europa si batterono per la resistenza contro il nazionalsocialismo e il fascismo, che “”non conoscevano patria né confini””. Non solo l’ex cantina delle torture della Gestapo dovrebbe essere ricordata qui. Va ricordato il fatto che l’edificio fu utilizzato anche da organizzazioni fasciste italiane, a conoscenza degli eventi nelle camere di tortura, nonché le numerose vittime della resistenza tedesca contro il regime nazista, soprattutto nelle file del movimento operaio, circa il parente in Italia era/è poco noto. La Casa dello Studente di Genova Luigi Barco e Piero Ferrazza: Una pagina della Resistenza. La Casa dello Studente di Genova. Edizioni PANTAREI srl, Milano, 2012. ISBN: 978-88-86591-29-4. Per onorare questa parte della resistenza tedesca, che gli iniziatori ritengono sia rimasta nascosta, in particolare quella dei lavoratori di Berlino, onorano Rudolf Seiffert nella Casa dello Studente dal 1974 a nome dei combattenti della resistenza tedesca. Seiffert (1908-1945) era a capo di un gruppo di operazioni illegali presso gli stabilimenti Siemens & Halske a Berlino-Siemensstadt e membro dell’organizzazione Berlin Saefkow-Jacob-Bästlein . Il 29 gennaio 1945 fu giustiziato nella prigione di Brandeburgo-Görden. Museo della Resistenza Europea nella Casa dello Studente Il Museo della Resistenza Europea è raggiungibile attraverso la mensa della residenza studentesca. Una copia della lettera d’addio che Rudolf Seiffert ha scritto poco prima del suo omicidio è appesa nell’area d’ingresso. Le minuscole celle in cui erano alloggiati i prigionieri, la cantina a volta con pannelli informativi che spiegano cosa è successo nell’ex camera di tortura della prigione della Gestapo e altre targhe commemorative di Rudolf Seiffert possono essere visitate nell’ambito di una visita guidata. Per le visite guidate è richiesta l’iscrizione al Centro di documentazione Logos: centrodocumentazionelogos@gmail.com , Casa dello Studente, Corso Aldo Gastaldi, dalla stazione metro Genova-Brignole bus linee 16, 45 e 87. Sabine Bade e Wolfram Mikuteit”,”GERR-034″
“SEIGNOBOS Charles”,”Histoire sincere de la nation francaise. Essai d’une histoire de l’ evolution du peuple francais.”,”Charles SEIGNOBOS (Lamastre, Ardeche, 1854- Ploubazlanec, 1942), storico francese adepto della storia ‘evenementielle’. Tra le sue opere ricordo la ‘Histoire politique de l’ Europe contemporaine’ (1897).”,”FRAG-007″
“SEIGNOBOS Charles”,”Essai d’ une histoire comparée des peuples de l’ Europe.”,”Il testo presente è riproduce senza aggiunte quello dell’ edizione del 1933. SEIGNOBOS è deceduto nel 1943. Gli editori hanno voluto non aggiungere nulla alla sua opera.”,”EURx-091″
“SEIGNOBOS Charles”,”1815-1915. Dal Congresso di Vienna alla guerra del 1914.”,”SEIGNOBOS Charles, professore all’ Università di Parigi. “”In questa guerra ch’ essi hanno voluta e preparata, i Tedeschi hanno portato la perfezione tecnica del materiale: le loro mitragliatrici, le loro automobili corazzate, i loro trasporti per ferrovia, le loro trincere, le loro aeronavi, i loro sommergibili li hanno subito dimostrati maestri nell’ arte della preparazione militare. Ma in questa guerra hanno portato pure la loro psicologia infantile che li rende inatti a prevedere la condotta degli altri e gli effetti delle loro proprie azioni””. (pag 30)”,”EURx-165″
“SEIGNOBOS Ch.”,”El método histórico aplicado a las ciencias sociales.”,”””La segunda operación consiste en determinar el grupo en el cual se estudia el fenómeno en evolución. ¿De qué especie es y en qué limites está fijado? Es necesario mantenerse en guardia respecto a los casos en que el grupo estudiado en el punto de partida se sustituye por otro que conserva el mismo nombre. En los casos en que el grupo se ha conservado, pero con aumentos o disminuciones, hay que pensar en añadir o en quitar. Todo estudio de evolución acerca de Francia en la segunda mitad del siglo XIX debe tener en cuenta la anexión de Saboya y la pérdida de la Alsacia-Lorena. La tercera operación consiste en determinar el tiempo durante el cual se quiere observar la evolución y los puntos de referencia cronològicos””. (pag 128)”,”STOx-129″
“SEITZ Konrad”,”Europa: una colonia tecnologica?”,”SEITZ Konrad, nato nel 1934, ex consigliere del ministro degli esteri tedesco, esperto di alte tecnologie, è stato fino all’ inizio del 1995 ambasciatore della Germania a Roma.”,”EURE-015″
“SEITZ Konrad”,”Europa: una colonia tecnologica?”,”Konrad Seitz, nato nel 1934, ex consigliere del Ministro degli Esteri tedesco, esperto di alte tecnologie, è stato fino all’inizio del 1995 ambasciatore di Germania a Roma. Attualmente è ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca a Pechino.”,”EURE-027-FL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Maria QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. II. 1866-1869. II Serie: Fonti. Vol. LXXIV.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-070-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. II. 1866-1869. II Serie: Fonti. Vol. LXXX.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-075-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. IV. 1872-1874. II Serie: Fonti. Vol. LXXXI.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-076-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. V. 1875-1878. II Serie: Fonti. Vol. LXXXVII.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-082-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. VI. 1879-1881. II Serie: Fonti. Vol. XCI”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-086-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. VII. 1882-1884. II Serie: Fonti. Vol. XCII.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-087-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. VIII. Appendice. Lettere 1851-1884.. II Serie: Fonti. Vol. C.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-093-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA e Andrea MARCANDETTI”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. IX. Indice generale dei nomi di persona e di luogo. II Serie: Fonti. Vol. CI.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-094-FSL”
“SELLARS Nigel Anthony”,”Oil, Wheat, & Wobblies. The Industrial Workers of the World in Oklahoma, 1905-1930.”,”Ampia bibliografia Sindacalismo criminale pag v. indice SELLARS Nigel Anthony è Instructor of History all’ Università di Oklahoma. E’ autore di molti articoli sulla Labor History e di storia locale. Il processo Krieger. “”In ogni caso, Krieger trovò i migliori avvocati per la sua difesa. Egli fu anche fortunato che il suo caso fu assegnato al coscenzioso e ben disposto giudice Redmond S. Cole. (…) Il 28 febbraio 1919, sempre basato sulle testimonianze di Harper e Vowells, Krieger fu accusato della distruzione di un edificio con esplosivi, diventando il primo Wobbly fino al quel momento accusato di un reato grave collegato alla concezione popolare del sabotaggio tra gli IWW. Caroline Lowe disse alla stampa che le accuse erano le più gravi mai portate contro un membro IWW. (…) Il lunedi mattina del 10 novembre, dopo 41 ore di camera di consiglio, i giurati dissero a Cole che non poteva raggiungere un verdetto. (…) Krieger aspettò sei mesi prima che il suo secondo processo cominciasse. Nell’ interim, Moore trovò dodici nuovi testimoni ma perse il suo lavoro quando Bill Haywood e GEB lo cacciarono (…). Moore fu ufficialmente rimpiazzato da Harold O. Mulkes, sebbene Moore assistette il nuovo team della difesa. Il nuovo processo cominciò il 13 maggio 1920 (…). (Alla fine) Charles Krieger fu libero dopo due anni e mezzo e ad un costo per gli IWW di 12 mila dollari. Ma la cosa più importante è solo che il tentativo delle autorità di usare il sistema legale per provare che gli IWW usavano la violenza era fallito.”” (pag 131-133)”,”MUSx-192″
“SELLERI Franco”,”Fondamenti della fisica moderna.”,”Bolognese, insegna Istituzioni di Fisica Teorica all’Università di Bari. É autore di numerosi articoli specialistici pubblicati su riviste internazionali e di libri apparsi nelle maggiori lingue. É un seguace della linea critica di Einstein, Planck, Schrödinger, e di Broglie, che non accettarono i contenuti anticausali della teoria quantistica formulata dai fisici di Copenhagen e Gottingen. É fautore di una rifondazione della stessa teoria basata sull’oggettività dei sistemi atomici e sull’assenza di azioni a distanza (realismo locale). Tra i suoi libri: La causalità impossibile e Fisica senza dogma.”,”SCIx-129-FL”
“SELLINO Elio coordinatore, gruppo di ricerca: David BIDUSSA Eligio CALDERON RODRIGUEZ José Luiz DEL-ROIO Mariella FORNASIER Carla MARVALDI Pier Paolo POGGIO Paolo REPETTO Fabio RODRIGUEZ AMAYA”,”I tempi dell’ altra America. Cinquecento anni di storia latinoamericana.”,”Assemblea sindacale di operai messicani, 1928. Manifestazione sindacale nella Plaza de Mayo di Buenos Aires (1945). (pag 240-241)”,”AMLx-059″
“SELLINO Elio POGGIO Pier Paolo”,”Biblioteche. Ricerca e produzione di cultura.”,”Il libro si pone come obiettivo l’individuazione di alcuni nodi tematici significativi nella prospettiva di un rilancio del sistema bibliotecario pubblico in tutte le sue articolazioni. Elio Sellino, nato a Formia, ha frequentato l’Istituto Universitario Orientale di Napoli ed ha iniziato la sua collaborazione con la Fondazione Feltrinelli di Milano, come responsabile della Biblioteca, nel 1967, dedicandosi allo studio dei sistemi bibliotecari e più in generale dell’organizzazione delle fonti documentarie. Dal 1974 è direttore della Biblioteca della Fondazione Feltrinelli di Milano. Pier Paolo Poggio è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando in tempi diversi, con l’Istituto di Storia Moderna e il Centro Ligure di Storia Sociale di Genova, l’Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”ARCx-001-FV”
“SELVA Gustavo”,”Editoriali senza voce.”,”Gustavo Selva (1926-…) giornalista al quotidiano cattolico di Bologna l’Avvenire d’Italia, diretto da Raimondo Manzini. Dal 1961 è stato corrispondente ed inviato speciale all’estero della Rai. Nel 1976 è diventato direttore del GR2, quindi nel 1979 eletto parlamentare europeo nel collegio Nord-Est.”,”ITAP-004-FGB”
“SEMA Antonio”,”La Grande guerra sul fronte dell’Isonzo.”,”””E se pure in un confronto settore per settore fra le armate italiane e quelle tedesche, lo scarto medio non era certo quello esistente per le artiglierie, esisteva indiscutibilmente una superiorità tedesca diffusa, e più o meno accentuata, tale da configurare un vantaggio sistemico”” (pag 338)”,”QMIP-275″
“SEMELIN Jacques”,”Sans armes face à Hitler. 1939-1945. La résistance civile en Europe.”,”Note de l’éditeur, introduction, note, remerciements, éléments de méthodologie, bibliographie, liste des exmples historiques répertoriés. J. Semelin è direttore di ricerca al CNRS (CERI) e professore a Sciences Po. E’ specialista della resistenza civile e dei crimini di massa. Storiografia sulla resistenza tedesca (pag 76-77) [Klaus Jürgen Müller, “”La résistance allemande au régime nazi”” (Vingtieme Siecle n. 109, juillet-aout 1986)]”,”EURQ-002″
“SEMENOFF Wladimiro (SEMENOV)”,”L’agonia di una corazzata. La corazzata Principe Savoroff alla battaglia di Tsu-shima. Dal taccuino del comandante Semenoff.”,”””Il fatto che maggiormente risalta nella descrizione della battaglia di Tsushima, fatta dal Sémenoff, si è che la distruzione delle navi russe per parte degli avversari, fu dovuta all’impiego di grosse granate con forti cariche di potente esplosivo, degli effetti distruttivi dei quali il Sémenoff dà una vivace descrizione. (…)”” (pag 93) “”E’ risaputo che la nave di linea moderna è sempre il risultato di un compromesso fra le qualità offensive e difensive che le si vorrebbero dare e il dislocamento che ne conseguirebbe, compromesso strettamente collegato al prezzo finale di costo. Di conseguenza è giuoco forza, al costruttore, scemare alquanto la protezione per mantenere alta l’offesa e la velocità”” (pag 95)”,”QMIx-305″
“SEMERARO Angelo a cura; saggi di Luigi AMBROSOLI Rosanna BASSO Egle BECCHI Bruno BELLERATE Carmen BETTI Giorgio BINI Paolo CARDONI Dorena CAROLI Giacomo CIVES Carmela COVATO Rosella FRASCA Raffaele LAPORTA Dario RAGAZZINI Giulia DI-BELLO Antonio SANTONI RUGIU Angelo SEMERARO Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”L’educazione dell’uomo completo. Scritti in onore di Mario Alighiero Manacorda”,”SEMERARO Angelo Il principio dell’istruzione politecnica. “”Il principio dell’istruzione politecnica fu l’elemento più discusso nel corso delle riforme dell’istruzione sovietica e non solamente degli anni Venti. Proposto costantemente dalle opere marxiste, dai ‘Principi del Comunismo’ (1847) di Engels alla ‘Critica al Programma di Gotha’ (1875) di Marx, esso contribuiva all’instaurazione di una società comunista che aveva come fine quello “”di eliminare proprietà privata, divisione del lavoro, sfruttamento e unilateralità dell’uomo, per pervenire a un pieno sviluppo delle forze produttive e al recupero dell’onnilateralità”” (7). Le ricostruzioni di Manacorda permettono di capire che la sua definizione e il suo contenuto vennero recepiti quasi integralmente da Lenin a livello teorico, ma che il sistema educativo post-rivoluzionario non era adeguato per la realizzazione di questo progetto. Nel § 18 dei ‘Principi del comunismo’ l’istruzione politecnica veniva definita come “”l’unione di istruzione e lavoro di fabbrica””, e, accompagnata da forme collettive e statali di educazione e di vita infantile, avrebbe favorito l’avvento della nuova società (8). Infatti, l’unione dell’istruzione (pubblica e gratuita) col lavoro produttivo dei bambini divenne una delle idee fondamentali della pedagogia marxiana e venne adottata anche da Marx nel ‘Manifesto’ (1848) – che eliminava invece i principi della “”pluriprofessionalità”” e dello sviluppo onnilaterale degli uomini (9). Successivamente, le ‘Istruzioni ai delegati’ per il I Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori (1866) specificarono il contenuto di quella che sarebbe stata definita l’istruzione politecnica vera e propria da Lenin. Questa era costituita di tre elementi: istruzione intellettuale, educazione fisica e istruzione tecnologica nel suo aspetto pratico e teorico da impartire ai bambini e agli adolescenti dal 9 ai 17 anni di età (suddivisi in tre classi). Benché il lavoro notturno e i mestieri dannosi per la salute avrebbero dovuto essere proibiti, era proprio il lavoro dei ragazzi che avrebbe provveduto a mantenere le scuole politecniche (10). Nel ‘Manifesto’ l’istruzione tecnologica, che non sostituiva l’istruzione intellettuale tradizionale, venne esplicitamente connotata di un aspetto teorico e pratico, l’uno e l’altro volti ad abbracciare omnilateralmente i fondamenti scientifici di tutti i processi di produzione e gli aspetti pratici di tutti i mestieri (11). L’esigenza dell’istruzione tecnologica, teorica e pratica, venne espressa anche nel ‘Capitale’. Nella ‘Critica al Programma di Gotha’ (1875) Marx chiedeva anche un’istruzione generale obbligatoria gratuita, uguale per tutti e quindi mista, indipendente dallo Stato e dalla Chiesa”” [Dorena Caroli, ‘L’educazione dell'””uomo nuovo”” in Urss (1928-1932)’] [(in) ‘L’educazione dell’uomo completo. Scritti in onore di Mario Alighiero Manacorda’, a cura di Angelo Semeraro, 2001] [(7) M.A. Manacorda, Marx e la pedagogia moderna, cit., pp.5-25; (8) (9) (10) (11) p.6 p.9 pp.14-15 p.16] Il regno della libertà (pag 287-288)”,”GIOx-078″
“SEMLER Heinrich”,”Geschichte des Socialismus und Communismus in Nordamerika. (Leipzig 1880)”,”L’ epoca di Fourier. Le colonie. “”So sehr Fourier und Owen auch in den Details ihrer Projecte auseinandergingen, einen Grundgedanken hatten aber doch beide gemeinsam: das Zusammen drängen vieler Personen in große gemeinschaftliche Wohngebäude, ähnlich den Kasernen und Klöstern.”” (pag 129) “”Se i progetti Fourier ed Owen si differenziavano anche nei dettagli, tuttavia i due avevano in comune una idea di base: che fosse possibile mettere insieme molte persone in grandi immobili d’ abitazione in comune, le caserme e i monasteri.”” (pag 129)”,”SOCU-132″
“SEMMEL Bernard a cura, scritti di K. MARX F. ENGELS V.I. LENIN L. TROTSKY B. BYELY”,”Marxism and the Science of War.”,”A pag 153 tabella sui costi militari della prima guerra mondiale per paese, esercito e marina militare (Bucharin) Contiene lo scritto di Trotsky su ‘Engels come pensatore militare’ (1924) “”We are now passing through a period when armaments on land, on water, and in the air are growing with feverish rapidity. Every improvement in military technique entails a reorganisation and reconstruction of the military mechanism; every innovation, every expansion of the military power of one state stimulates all the others. What we observe here is like the phenomenon we come across in the sphere of tariff policies where a raise of rates in one state is immediately reflected in all others, causing a general raise. Of course, here too, we have before us only a case of a general principle of competition, for the military power of the state capitalist trust is the weapon to be used in its economic struggle. The growth of armaments, creating as it does a demand for the products of the metallurgic industry, raises substantially the importance of heavy industry, particularly the importance of ‘cannon kings’ ‘à la’ Krupp. To say, however, that wars are ‘caused’ by the ammunition industry, would be a cheap assertion. The ammunition industry is by no means a branch of production existing for itself, it is not an artificially created evil which in turn calls forth the ‘battle of nations’. It ought to be obvious from the foregoing considerations that armaments are an indispensable attribute of state power, an attribute that has a very definite function in the struggle among state capitalist trusts. Capitalist society is unthinkable without wars. And just as it is true that not low prices cause competition but, on the contrary, competition causes low prices, it is equally true that not the existence of arms is the prime cause and the moving force in wars (although wars are obviously impossible without arms) but, on the contrary, the inevitableness of economic conflicts conditions the existence of arms. This is why in our times, when economic conflicts have reached an unusual degree of intensity, we are witnessing a mad orgy of armaments. Thus the rule of finance capital implies both imperialism and militarism. In this sense militarism is no less a typical historic phenomenon than finance capital itself…”” [Excerpts from N. Bukharin (Bucharin), Imperialism and World Economy, New York, 1929, pp. 123-7, 139 f., 170, originally published in 1915] (pag 154-155)”,”QMIx-247″
“SEMPRUN MAURA Carlos”,”Revolution et contre-revolution en Catalogne. Socialistes, communistes, anarchistes et syndicalistes contre les collectivisations.”,”””Notre edition reproduit celle de 1974, l’ auteur n’ayant accepté qu’une mise aux normes typographique et de rares corrections dans le texe même. On y retrouvera donc l’ echo des debats de l’ epoque, et notamment cette these, defendue par la revue Socialisme ou Barbarie; sur la bureaucratisation du capitalisme, ainsi que quelques considerations plus conjuncturelles sur “”l’ eurocommunisme”” des années 1970″” (pag 7)”,”MSPG-103″
“SEMPRUN MAURA Carlos”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna. Anarchici contro stalinisti proletariato contro burocrazia autogestione contro stato. Dal luglio 1936 al maggio 1937 l’ anno cruciale della rivoluzione spagnola.”,”SEMPRUN-MAURA è nato a Madrid nel 1926 e ha vissuta a Parigi. Ha scritto romanzi e piece teatrali. E’ stato direttore della collana Acracia per le Tusquets Editor di Barcellona. Oppositore del franchismo, ha rotto con il marxismo ufficiale e simpatizza per tendenze antiautoritarie e antiburocratiche. “”La CNT-FAI e il POUM, che avevano impedito il primo tentativo del genere, il Governo Casanovas del 2 agosto (senza dubbio perché non erano rappresentate in questa combinazione) sono adesso pronte ad accettare un tale governo di coalizione (a condizione naturalmente di farne parte). Il 26 settembre viene dunque formato un nuovo governo in cui sono rappresentate tutte le organizzazioni antifasciste: 3 membri dell’ Esquerra catalana: Terradellas (Finanze), Ayguadé (Sicurezza) e Gassol (cultura); 3 anarchici: Fabregas (Economia), Domenech (Approvvigionamento) e Birlan (Sanità); 2 comunisti: Comorera (Servizi pubblici) e Valdes (Lavoro); 1 Rabassaire: Calvet (Agricoltura); un membro del POUM: Nin (Giustizia); un membro dell’ Azione Catalana: Closas (senza portafoglio) e il tenente-colonnello Sandino alla Guerra. Il programma di questo governo è “”la concentrazione massima nello sforzo di vincere la guerra, senza indietreggiare davanti ad alcun mezzo che possa contribuire a una rapida vittoria””. Già traspare la falsa scelta che in seguito avrà tanta parte, tra la rivoluzione e la guerra.”” (pag 65) “”La burocrazia non esiste che attraverso i burocrati, attraverso il loro intento comune di costituire un gruppo a sé, distante dai dominati, di partecipare a un potere socializzato, di determinarsi gli uni in rapporto agli altri in funzione di una gerarchia che garantisce a ciascuno sia una status materiale, sia uno status di prestigio””. (pag 159, Claude Lefort)”,”MSPG-124″
“SEMPRUN MAURA Carlos”,”Révolution et contre-révolution en Catalogne. Socialistes, communistes, anarchistes et syndicalistes contre les collectivisations.”,”””Il POUM era partigiano di un’ esercito tradizionale, ma nello stesso tempo sosteneva che guerra e rivoluzione erano intimamente legate. In un progetto di “”Tesi politica”” redatta per il congresso del POUM previsto per il 19 giugno 1937 e che la repressione impedì, Andrés Nin dichiarava: “”La formula “”prima vincere la guerra, poi si farà la rivoluzione””, è fondamentalmente falsa. Nella lotta che si sviluppa attualmente in Spagna, guerra e rivoluzione sono non solo due termini inseparabili, ma addirittura sinonimi. (…)””. (pag 201)”,”MSPG-127″
“SEMPRUN Jorge”,”La segunda muerte de Ramón Mercader.”,”SEMPRUN (Jorge), scrittore spagnolo di lingua francese (Madrid 1923). Trasferitosi a Parigi nel 1939, partecipò alla Resistenza. Deportato in Germania, scrisse nel 1963 Il grande viaggio, romanzo ispirato alla sua esperienza di prigionia e premio Formentor. Successivamente ha espresso il suo impegno politico con romanzi (La seconda morte di Ramón Mercader, 1969, premio Férnina) e soprattutto con soggetti e sceneggiature di film La guerra è finita (1966) di A. Resnais, Zeta (1968) e La confessione (1970) di Costa-Gavras, L’ attentato (1972) di Y. Bosset, Stavisky (1974) di A. Resnais e Le strade del Sud (1980) di J. Losey. Ha scritto i romanzi Autobiografia di Federico Sanchez (1978), sullo ‘stalinismo’ iberico, Che bella domenica! (1980), Algarabie (1981) e Netchaiev est de retour (1988), da cui nel 1991 è stato tratto il film omonimo, e, più recentemente, Federico Sánchez vi saluta (1993), l’ autobiografia La scrittura o la vita (1994). Dal 1988 al 1991 è stato ministro della cultura a Madrid. (RIZ)”,”TROS-157″
“SEMPRUN-MAURA Carlos”,”Libertad! Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna.”,”””Storia della guerra civile spagnola (1936-1939) in particolare del primo anno di quella guerra civile in Catalogna, epicentro reale e immaginario di una rivoluzione libertaria che coinvolse milioni di persone in un grandioso esperimento di autogestione sociale globale. Storia di fascismo e di antifascismo, ma anche e soprattutto di un’utopia messa in pratica, con lotte cruente anche fra democratici, comunisti, anarchici, ma che ancora appassiona e brucia, come dimostra l’inatteso successo di critica e pubblico di un film ‘Terra e libertà’ (1995) che tratta di quelle vicende. Narrazione non accademica e un po’ “”faziosa”” di cose fatti e persone che toccano un nervo scoperto nella memoria collettiva della sinistra europea. Come, ad esempio, il ruolo controrivoluzionario della Russia staliniana”” (quarta di copertina) Carlo Semprun Marua scrittore e giornalista, nato a Madrid nel 1926 e vissuto a Parigi dagli anni ’60. Di famiglia antifascista (il fratello Jorge è stato dirigente comunista negli anni della clandestinità e poi ministro socialista della Cultura nel post-franchismo). Ha scritto ventun libri in francese e spagnolo, tra cui opere teatrali.”,”MSPG-031-FSD”
“SEMYONOVA TIAN-SHANSKAIA Olga, a cura di David L. RANSEL Michael LEVINE”,”Village Life in Late Tsarist Russia.”,”Village Life in Late Tsarist Russia provides a unique firsthand portrait of peasant family life as recorded by Olga Semyonova Tian-Shanskaia, an ethnographer and painter who spent four years at the turn of the twentieth century observing the life and customs of villagers in a central Russian province. David L. Ransel is Professor of History at Indiana University and editor of the American Historical Review. He is author of Mothers of Misery: Child Abandonment in Russia and editor of The Family in Imperial Russia: New Lines of Historical Research. Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Appendix, Suggestions for Further Reading, Foto, Note on the Text,”,”RUSx-143-FL”
“SEN Amartya”,”Lo sviluppo è libertà (t.o. “”Development as Freedom””, 1999)”,”Lo sviluppo, secondo Sen, deve essere inteso come un processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani. In tale prospettiva, tutte le conquiste, nella sfera privata come in quella pubblica e politica, sono soltanto mezzi per accrescere qualsiasi forma di libertà, che rimane allo stesso tempo il fine primario e il mezzo principale per conseguire lo sviluppo. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell’eliminare i vari tipi di “”illibertà”” che limitano o negano all’uomo l’opportunità e la capacità di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce: tra essi vanno perciò annoverati la fame e la miseria materiale al pari della tirannia, la precarietà economica così come la l’intolleranza o la repressione, il sottosviluppo non meno dell’ autoritarismo delle classi dirigenti. Per provare la sua tesi, Sen non attinge solo alla filosofia politica, all’etica e alla scienza economica, ma delinea anche una ricca mappa di esempi tratti dalla storia o dall’attuale quadro geopolitico ed economico mondiale. Dall’ Africa all’ Asia all’ Europa,”,”E3-IND-001″
“SEN Amartya a cura di Armando MASSARENTI”,”Laicismo indiano.”,”A. SEN è stato presidente dell’ Econometric Society, dell’ International Economic Association e dell’ Indian Economic Association. Attualmente insegna ad harvard e al Trinity College. In Italia sono disponibili ‘Scelta, benessere, equità’ (MULINO 1986), ‘Risorse, valori e sviluppo’ (BOLLATI 1992), ‘Il tenore di vita’ (MARSILIO 1993), ‘La disuguaglianza’ (MULINO 1994).”,”INDx-037″
“SEN Kshiti Mohan”,”Hinduismo.”,”””Ramakrishna combinò le tendenze dell’ induismo popolare, con una grande quantità di immagini, con la credenza in un Dio amante e onnipotente, poi lo stesso vide un Dio in molte forme diverse. Questo pensiero è in linea con il Vedanta (la filosofia indù, ndr), però Ramakrishna non dava eccessiva attenzione alle scritture e predicava la devozione pura senza complicazioni teologiche, bhakti. La sua originale personalità attrasse molte persone, incluso un Romain Rolland, che scrisse una biografia. Swami Vivekananda (1862-1902), discepolo di Ramakrishna, estese la dottriva del Advaita (non-dualismo), della scuola Vedanta, in India e all’ estero. Molti paesi occidentali hanno attualmente rami della Missione di Ramakrishna. La personalità di Vivekananda era abbastanza diversa da quella due suo maestro. Vivekananda era molto interessato ai problemi sociali, si dichiarò socialista e voleva “”creare una società come quella europea, però con la religione indiana””. (pag 115)”,”INDx-057″
“SEN Amartya”,”L’ altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana.”,”SEN Amartya (Bengala, 1933) ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla LSE (London School of Economics), Oxford, Harvard. Premio Nobel per l’ economia nel 1998 nello stesso anno è diventato rettore del Trinity College a Cambridge. Ha scritto molte opere.”,”INDx-089″
“SEN Amartya”,”L’ altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana.”,”SEN Amartya nato nel 1933 nello Stato del Bengala ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla London School of Economics, ad Oxford ed Harvard. Premio Nobel per l’ economia nel 1998, nell stesso anno è diventato rettore del Trinity College a Cambridge. Ha scritto molti libri (v. risvolto 4° copertina) Tagore ammiratore e critico del Giappone. “”Egli condivideva l’ ammirazione, molto diffusa in Asia, che il Giappone riscuoteva per aver dimostrato come un paese asiatico potesse rivaleggiare con l’ Occidente nello sviluppo industriale e nel progresso economico, e rilevò con grande soddisfazione che i giapponesi avevano saputo “”lasciarsi indietro, facendo passi da gigante, secoli d’ inazione, raggiungendo le realizzazioni più avanzate del tempo presente. (…) Ma poi proseguì criticando il sorgere di un forte nazionalismo nipponico e la trasformazione del Giappone in un paese imperialista. Questa critica aperta non piacque al pubblico e, come scrisse E.P. Thompson, “”il calore con cui era stato accolto si raffreddò presto””.”” (pag 118) Visita di Tagore in Italia organizzata da Carlo Formichi (1926). Incontro con Mussolini. Ma il regime gli impedì un incontro con Croce. (pag 120) Tagore sulla Russia e l’ URSS. Nel 1930 visitò la Russia. (…) “”Quando nel 1930 visitò la Russia, Tagore fu molto colpito dai suoi sforzi per svilupparsi, così come da quello che gli parve un impegno autentico a eliminare la povertà e la disuguaglianza economica. Ma ciò che lo impressionò fu la diffusioen dell’ istruzione di base in tutto il vecchio impero russo. Nelle ‘Letters from Russia’, scritte in bengalese e pubblicate nel 1931, paragona con rammarico l’ accettazione dell’ analfabetismo di massa in India da parte dell’ amministrazione britannica coi tentativi russi di estendere l’ istruzione (…)””. (pag 121) In un’ intervista del 1930 a “”Izvestija”” Tagore criticò duramente la mancanza di libertà che aveva osservato in Russia: (…)””. (pag 121)”,”INDx-091″
“SEN Amartya”,”Amartya Sen. I grandi della scienza.”,”””Un cammello””, ha detto qualcuno, “”è un cavallo progettato da un comitato”” (pag 45)”,”ECOT-223″
“SEN Amartya”,”La democrazia degli altri. Perché la ilçbertà non è un’invenzione dell’Occidente.”,”SEN Amartya Sulla crisi asiatica. “”Una flessione del PIL di circa il 10 per cento può non sembrare eccessiva, se si verifica dopo qualche decennio di crescita economica con un tasso annuo compreso fra il 5 e il 10 per cento. Eppure; una tale flessione può causare la morte di migliaia di persone e ridurne in miseria molte di più, se il peso della recessione non è condiviso da tutti ma fattoricadere sulle spalle di coloro che sono meno in grado di sopportarlo (i disoccupati o le persone economicamente inutili). In Indonesia e in Thailandia le persone più vulnerabili forse non hanno avvertito una grande mancanza della democrazia finché tutto andava bene, ma è stata proprio la mancanza di democrazia a impedire loro di farsi ascoltare quando la crisi è scoppiata senza essere equamente condivisa da tutti”” (sic!) (pag 60-61)”,”TEOP-481″
“SEN Amartya”,”Lo sviluppo è libertà. Perchè non c’è crescita senza democrazia.”,”Amartya Sen (Santiniketan, Bengala, 1993) ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Dehli, alla London School of Economics, a Oxford e Harvard. Premio Nobel per l’economia nel 1998, nello stesso anno è divenuto rettore del Trinity College a Cambridge.”,”ECOI-184-FL”
“SENARDI Fulvio a cura, interpretazioni di Carlo SALINARI Marziano GUGLIELMINETTI Ezio RAIMONDI Vittorio RODA Giorgio LUTI Pier Vincenzo MENGALDO Giorgio BARBERI SQUAROTTI Anna BARSOTTI Romano LUPERINI Giuseppe PETRONIO Anna Maria ANDREOLI”,”Il punto su: ‘D’Annunzio.”,”Fulvio Senardi (Trieste, 1933) insegna italiano all’Università di Treviri.”,”VARx-603″
“SENECA, a cura e versione di Mario SCAFFIDI ABBATE”,”L’ ozio e La serenità.”,”SENECA nacque a Cordova intorno a 4 aC. Avviatosi verso un ideale ascetico di vita, da cui fu distolto dal padre, abbracciò il foro e la politica, prima sotto Caligola, poi sotto Claudio (che lo condannò all’ esilio per sospetto adulterio) e sotto Nerone. Ricchissimo, fu oggetto di aspre critiche e venne anche citato in giudizio. Nel 65, coinvolto nella congiura di Pisone, si tagliò le vene. Fra le opere: Dialoghi, Della clemenza, Dei benefici, Questioni naturali, Epistole morali e nove tragedie. “”Qualcuno mi dirà: “”Ma Seneca, che fai? Tradisci la tua scuola? I tuoi compagni stoici, infatti, dicono chiaramente che bisogna partecipare alla vita attiva sino all’ ultimo fiato, adoperarsi per il bene comune, aiutare gli uomini, singolarmente, soccorrendo persino i propri nemici, operare, insomma, in modo concreto, sforzandosi in prima persona. “”Noi siamo quelli””, così essi dichiarano, “”che non conosciamo congedi o aspettative, e come dice quel facondissimo poeta, anche vecchi e canuti combattiamo.”” (pag 27) Per i romani l’ ozio era il riposo dalle attività pratiche consuete e come tale includeva anche la vita contemplativa. Per SENECA la serenità non esclude la vita attiva e che anzi in certi casi (stati di ansia, noia, malinconia) si può conseguire proprio nell’ impegno sociale. Come la contemplazione (contemplare è un verbo con duplice senso di “”osservare”” e “”contenere””) non è assenza di attività, è pur essa un’ azione, così la serenità non è mancanza di passioni ma l’ equilibrio armonico di esse.”,”STAx-102″
“SENECA Lucio Anneo”,”Dialoghi. Consolazione a Marcia. Consolazione a Polibio. Consolazione alla madre Elvia. La provvidenza. La fermezza del saggio. La vita felice. La vita contemplativa. La tranquillità dell’ animo. La brevità della vita. L’ ira.”,”””Si può ancora, se ti piace divagare, presentare lo stesso concetto in questa o in quest’altra forma lasciandone inalterato e intatto il valore: che cosa infatti ci proibisce di identificare la felicità con un animo libero, fiero, intrepido e costante, al di sopra del timore e della cupidigia, per il quale unico bene è l’ onestà, unico male il disonore, e tutto il resto un ammasso di cose senza valore che nulla toglie e nulla aggiunge alla felicità e va e viene senza accrescere e diminuire il sommo bene?”” (pag 13) “”La ragione concede sempre tempo alle due parti, poi chiede un rinvio anche a se stessa, per aver modo di scoprire la verità: la collera invece ha fretta. La ragione vuole decidere ciò che è equo, mentre l’ ira pretende che appaia giusto ciò che essa ha deciso.”” (pag 147)”,”VARx-187″
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Renato LAURENTI”,”I dialoghi.”,”Seneca: Dell’ ira (pag 111-219) (Tragicità dell’ ira; l’ira è una breve follia; Come si manifesta nell’uomo e negli animali; I disastrosi effetti dell’ira sia isolati sia aggregati, ecc.)”,”STAx-047-FF”
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Fernando SOLINAS”,”Lettere morali a Lucilio.”,”Lucio Anneo Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) è uno degli scrittori più eclettici e rappresentativi della letteratura latina: le sue opere spaziano dalla filosofia, in cui l’ingegno di questo autore antico, così straordinariamente moderno, raggiunse le vette più alte, a scritti di contenuto naturalistico, fino alla poesia quale si esprime in nove tragedie destinate non alla rappresentazione ma alla lettura. Durante le guerre civili, la sua città natale, Cordova, in Spagna, pervasa di spiriti repubblicani, aveva parteggiato per Pompeo, lo strenuo difensore del senato e dell’assetto politico tradizionale. Padre del filosofo fu Lucio Anneo Seneca il Vecchio, detto anche il Retore, autore di opere importanti per la conoscenza dell’arte oratoria romana nell’epoca di Augusto e grande ammiratore di Cicerone, difensore dell’antico sistema repubblicano e dei costumi degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, punto di forza nella formazione etico-politica del giovane romano e mai esplicitamente rinnegato neppure nei periodi più oscuri dell’Impero. Elvia era il nome della madre di Seneca, donna di elevate doti morali. Il 13 ottobre del 54 Nerone fu proclamato imperatore dai pretoriani con il nome ufficiale di Nerone Claudio Cesare. Ebbe così inizio per Seneca il periodo più splendito e insieme più contraddittorio della sua vita di uomo politici e di filosofo, un periodo segnato da mirabili conquiste sul piano del magistero etico e letterario, ma anche da momenti di cupa condiscendenza al potere sulla linea di un machiavellismo ante litteram che ci sconcerta. Già l’anno prima, nel 53, non mosse un dito, se non fu addirittura complrce del delitto, per salvare la vita a Lollia Paolina e a Domizia Lepida, zia dell’imperatore. L’indole crudele e dispotica di Nerone si rivelò anche nel periodo del suo “”buon governo””, tanto è vero che nel 55 tolse di mezzo, con il veleno, il fratellastro Britannico. Ma l’avvenimento che gettò una grave ombra su Seneca fu nel 59 l’uccisione, voluta da Nerone, della propria madre Agrippina.”,”STAx-085-FL”
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Teatro. Volume I.”,”Lucio Anneo Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) è uno degli scrittori più eclettici e rappresentativi della letteratura latina: le sue opere spaziano dalla filosofia, in cui l’ingegno di questo autore antico, così straordinariamente moderno, raggiunse le vette più alte, a scritti di contenuto naturalistico, fino alla poesia quale si esprime in nove tragedie destinate non alla rappresentazione ma alla lettura. Durante le guerre civili, la sua città natale, Cordova, in Spagna, pervasa di spiriti repubblicani, aveva parteggiato per Pompeo, lo strenuo difensore del senato e dell’assetto politico tradizionale. Padre del filosofo fu Lucio Anneo Seneca il Vecchio, detto anche il Retore, autore di opere importanti per la conoscenza dell’arte oratoria romana nell’epoca di Augusto e grande ammiratore di Cicerone, difensore dell’antico sistema repubblicano e dei costumi degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, punto di forza nella formazione etico-politica del giovane romano e mai esplicitamente rinnegato neppure nei periodi più oscuri dell’Impero. Elvia era il nome della madre di Seneca, donna di elevate doti morali. Il 13 ottobre del 54 Nerone fu proclamato imperatore dai pretoriani con il nome ufficiale di Nerone Claudio Cesare. Ebbe così inizio per Seneca il periodo più splendito e insieme più contraddittorio della sua vita di uomo politici e di filosofo, un periodo segnato da mirabili conquiste sul piano del magistero etico e letterario, ma anche da momenti di cupa condiscendenza al potere sulla linea di un machiavellismo ante litteram che ci sconcerta. Già l’anno prima, nel 53, non mosse un dito, se non fu addirittura complrce del delitto, per salvare la vita a Lollia Paolina e a Domizia Lepida, zia dell’imperatore. L’indole crudele e dispotica di Nerone si rivelò anche nel periodo del suo “”buon governo””, tanto è vero che nel 55 tolse di mezzo, con il veleno, il fratellastro Britannico. Ma l’avvenimento che gettò una grave ombra su Seneca fu nel 59 l’uccisione, voluta da Nerone, della propria madre Agrippina.”,”VARx-073-FL”
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Teatro. Volume II.”,”Lucio Anneo Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) è uno degli scrittori più eclettici e rappresentativi della letteratura latina: le sue opere spaziano dalla filosofia, in cui l’ingegno di questo autore antico, così straordinariamente moderno, raggiunse le vette più alte, a scritti di contenuto naturalistico, fino alla poesia quale si esprime in nove tragedie destinate non alla rappresentazione ma alla lettura. Durante le guerre civili, la sua città natale, Cordova, in Spagna, pervasa di spiriti repubblicani, aveva parteggiato per Pompeo, lo strenuo difensore del senato e dell’assetto politico tradizionale. Padre del filosofo fu Lucio Anneo Seneca il Vecchio, detto anche il Retore, autore di opere importanti per la conoscenza dell’arte oratoria romana nell’epoca di Augusto e grande ammiratore di Cicerone, difensore dell’antico sistema repubblicano e dei costumi degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, punto di forza nella formazione etico-politica del giovane romano e mai esplicitamente rinnegato neppure nei periodi più oscuri dell’Impero. Elvia era il nome della madre di Seneca, donna di elevate doti morali. Il 13 ottobre del 54 Nerone fu proclamato imperatore dai pretoriani con il nome ufficiale di Nerone Claudio Cesare. Ebbe così inizio per Seneca il periodo più splendito e insieme più contraddittorio della sua vita di uomo politici e di filosofo, un periodo segnato da mirabili conquiste sul piano del magistero etico e letterario, ma anche da momenti di cupa condiscendenza al potere sulla linea di un machiavellismo ante litteram che ci sconcerta. Già l’anno prima, nel 53, non mosse un dito, se non fu addirittura complrce del delitto, per salvare la vita a Lollia Paolina e a Domizia Lepida, zia dell’imperatore. L’indole crudele e dispotica di Nerone si rivelò anche nel periodo del suo “”buon governo””, tanto è vero che nel 55 tolse di mezzo, con il veleno, il fratellastro Britannico. Ma l’avvenimento che gettò una grave ombra su Seneca fu nel 59 l’uccisione, voluta da Nerone, della propria madre Agrippina.”,”VARx-074-FL”
“SENIGA Giulio”,”Togliatti e Stalin. Contributo alla biografia del segretario del PCI.”,”SENIGA ha una conoscenza diretta del PCI, e del movimento operaio e comunista internazionale. Dalla resistenza fino al 1954 (anno della sua rottura con i capi del partito) ha svolto attività politica e organizzativa alla base e al vertice del PCI, con incarichi di ‘particolare fiducia’ in Italia e all’ estero. ‘Togliatti e Stalin’ è la testimonianza della continuità della sua azione critica nei confronti di quello che egli definisce “”l’ opportunismo dei dirigenti del PCI e il culto della personalità di Togliatti””. Tra i documenti: testamento di Lenin, processo vs Bucharin, plauso PCI a processi Mosca, appello ai fascisti.”,”MITC-022″
“SENIGA Giulio, a cura di Maria Antonietta SERCI e Martino SENIGA”,”Credevo nel partito. Memorie di un riformista rivoluzionario.”,”Si citano A. Cervetto e L. Parodi Perchè Seniga e Masini furono “”espulsi”” da Azione comunista? (pag 209) Volantinaggio di Seniga in aula a Montecitorio (pag 211-212) Lettera di Seniga a Secchia dove annuncia le proprie dimissioni dagli incarichi di partito”,”MITC-102″
“SENIGA Giulio”,”Un bagaglio che scotta. Scritti documenti e pagine di diario.”,”SENIGA Giulio Incontro con Feltrinelli e Masini. “”Il giovane Giangiacomo approdò al PCI nel 1946, proveniente da certi ambienti monarchici, dove aveva bazzicato fino alle elezioni-referendum del 2 giugno di quell’anno. Così mi diceva, e mi conferma oggi un compagno che per incarico del PCI teneva i contatti col giovane rampollo per un lavoro di carattere “”informativo””. Ho incontrato l’ultima volta Feltrinelli, nell’estate 1969, nella sua libreria di via Manzoni a Milano, ero col compagno prof. Masini, entrambi militanti da alcuni anni nel PSI. Feltrinelli ci salutò cordialmente e poi rivolto a me con tono beffardo mi disse: “”Allora sei diventato un destro socialdemocratico!””. Tagliai corto e gli risposi che se intendeva usare contro di me la parola socialdemocratico in termini spregiativi, allora io davanti a lui, mi sentivo due volte socialista e due volte democratico, e aggiunsi: sono per la democrazia ed è contro la democrazia chi va in giro a mettere le bombe e peggio ancora chi le bombe le fa mettere. (…)””. (pag 195) Pagina 224-225: Rottura di Azione comunista con Seniga (da Settimo giorno, 7 maggio 1958)”,”PCIx-286″
“SENN Alfred Erich”,”The Russian Revolution in Switzerland 1914-1917.”,”SENN Alfred Erich è professore di storia all’ University of Wisconsin e scrive articoli e saggi su riviste di storia degli slavi e dell’ Est Europa. E’ autore pure di ‘The Great Powers, Lithuania and the Vilna Question 1920-1928 (E.J. Brill, 1966) e ‘The Emergence of Modern Lithuania’ (Lituania), (Columbia, 1959). Politica dei gruppi rivoluzionari, diplomazia segreta, intrighi del tempo di guerra colorano l’ atmosfera svizzera negli anni 1914-1917. A lungo un centro di comunicazioni per il socialismo internazionale, la Svizzera in questi anni attrasse molti rivoluzionari che si opponevano alla mobilitazione bellica nei propri paesi. Gli emigrati russi giocarono un ruolo cruciale in questo sviluppo. Le loro attività ebbero un profondo effetto sullo scoppio e sullo sviluppo della rivoluzione in Russia.”,”LENS-118″
“SENN Alfred Erich; RIDDELL John”,”Les Russes dans le mouvement Zimmerwald / 1915: Resolution of the Zimmerwald Left; Zimmerwald 1915: A new socialist resistance against war; Zimmerwald 1915: Karl Liebknecht’s letter to the conference; 1915: The Zimmerwald Manifesto.”,”Scaricato da Jstor “”Arnold Reisberg (‘Lenin und die Zimmerwalder Bewegung’, Berlin, 1966, p. 90), insiste sul fatto che Grimm [‘Lenin in der Schweiz’, Der öffentliche Dienst VPOD, 13 avril 1956] insiste sul fatto che Robert Grimm “”non comprendeva tutta la profondità del pensiero di Lenin”” e aveva dunque mal interpretato le sue parole”” (pag 221, nota 1)”,”INTx-063″
“SENNETT Richard”,”La cultura del nuovo capitalismo.”,”SENNETT Richard insegna sociologia nel Massachussetts Institute of Technology (MIT). Ha pubblicato altri libri in italiano.”,”TEOS-186″
“SENNETT Richard”,”L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale.”,”Richard Sennett è professore di sociologia alla London School of Economics e alla New York University. Tra i suoi libri, oltre a L’uomo flessibile, ricordiamo: Il declino dell’uomo pubblico, Polais-Royal e La coscienza dell’occhio. Si parla tanto di ‘capitalismo flessibile’, ma non sempre si dice cosa sia davvero, come agisca sulle concrete esperienze dei singoli e quanto influisca sulle biografie. Flessibilità, mobilità, rischio sono i fattori centrali del cambiamento nello scenario lavorativo contemporaneo.”,”CONx-241″
“SENNETT Richard”,”L’uomo artigiano.”,”Richard Sennett è professore di sociologia alla New York University e alla London School of Economics. Prima di diventare sociologo ha studiato musica professionalmente.”,”TEOS-291″
“SENOFONTE Ciro”,”Pierre Bayle dal Calvinismo all’ Illuminismo.”,”””Bayle non risparmia neppure le religiose. A suo avviso, l’ esistenza dei numerosi conventi, “”dove ci sono tante giovani divorate dalle fiamme dell’ incontinenza e dove gli ecclesiastici hanno sempre avuto l’ abilità di insinuarsi, ci convince che i voti del celibato favoriscono notevolmente le iniziative amorose, soprattutto quando la disciplina è rilassata come ai tempi della Riforma”” (pag 183)”,”FILx-240″
“SENOFONTE, a cura di CORIO Lodovico”,”L’Anabasi e la Ciropedia.”,”””(Senofonte): “”In quanto poi a quella vostra considerazione, che vi sarà minore disordine qualora comandi uno solo anziché molti, sappiate che, eleggendo un altro, non mi troverete punto recalcitrante: perocché sono di questa opinione, che chiunque in guerra si ribella al capo si muove contro la propria salvezza. Bensì, qualora persisteste a volermi eleggere, non mi meraviglierei se trovaste qualcuno che a voi ed a me si facesse nemico””. Quand’egli ebbe finito di parlare levaronsi in molto maggior numero a dire ch’egli doveva avere il comando”” (pag 112)”,”STAx-266″
“SENOFONTE, a cura di Gennaro TEDESCHI”,”La tirannide.”,”””«Il termine tirannide – scriveva Hobbes – non significa niente di più e niente di meno che sovranità, di una o più persone, eccetto nel fatto che coloro i quali adoperano la prima espressione sono in genere contrari a quelli che essi chiamano tiranni» (‘Leviatano’, considerazioni conclusive). Vi è in questa formulazione l’idea della sostanziale unità delle varie forme di potere monarchico. Unità che è del resto già presupposta nella classificazione del primo capitolo del ‘Principe’: «Tutti gli Stati, tutti e dominii, sono stati e sono o repubbliche o principati» (…), «Principati», appunto, senza ulteriori classificazioni e distinzioni. E’ un’idea che si pone agli antipodi, o meglio volutamente si contrappone, alla separazione così spesso ricorrente nella riflessione politica del mondo antico, greco e romano, tra un potere monarchico ‘positivo’ e la sua degenerazione: la «tirannide» appunto. Invero, di ognuna delle tre forme fondamentali di organizzazione politica, il pensiero politico greco del V-IV secolo, da Erodoto ad Aristotele, ha creato un ‘doppio’ negativo: onde oligarchia e oclocrazia diventano la faccia negativa, rispettivamente, dell’aristocrazia (termine per definizione ‘positivo’) e della democrazia (parola inevitabilmente ambigua, data la duplicità di significato del termine «demo»: da un lato l’intera comunità, dall’altro i ceti popolari). Ma una tale duplicazione ha come risultato di vanificare la discussione intorno alla «miglior forma» di governo. Si ricorre infatti, per dare fondamento alla distinzione, ad «elementi accidentali» – osservava Montesquieu – «quali ad esempio le virtù ed i vizi» dei singoli (‘L’esprit des lois, XI, 9): il che finisce col sottrarre al giudizio comparativo le forme politiche ‘come tali’. Una volta creata, infatti, una incarnazione ‘buona’ e una ‘cattiva’ di ciascuna delle tre forme, diventa impossibile affermare ‘in assoluto’ la superiorità dell’una sull’altra in base ai ‘tratti costitutivi’ inerenti a ciascuna di esse. Subentrati quelli che Montesquieu chiama «elementi accidentali» – carattere più o meno malvagio del sovrano, maggiore o minore educazione politica delle masse al potere, più o meno accentuato senso dell’utile collettivo nelle aristocrazie – viene meno la possibilità stessa di valutare un regime per quello che è, e si finisce per valutare i comportamenti dei suoi interpreti. D’altra parte relativo è anche il punto di vista in base al quale quegli «elementi accidentali» vengono giudicati. Per esempio la condanna, così diffusa nelle fonti, nei confronti dell’oclocrazia assembleare non è certo condivisa da coloro che con tale sistema consentono o vi si identificano: in primis da quei demagoghi e capi-fazione (di cui pure le fonti ateniesi superstiti serbano, sfocato e deforme, il ricordo), i quali fanno proprio il motivo-cardine del sistema: «consentire al popolo di fare ciò che vuole» (Senofonte, ‘Elleniche’, I, 7, 12). (…) «La tirannide – concluderà Platone – non è buona né per i dominatori né per i soggetti: solo anime piccole e servili amano strappare tali guadagni, anime che non sanno nulla di ciò che è buono e giusto» (334 CD)”” [Luciano Canfora, nota introduttiva: ‘Il principe’] [(in) Senofonte, a cura di Gennaro Tedeschi, ‘La tirannide’, Palermo, 1992] (pag 11-15) oclocrazia Termine greco («governo della plebe»), attestato per la prima volta in Polibio, che indica una forma degenerata di democrazia, (trecc) Senofonte Storico ateniese (430-354 a. C. circa), figlio di Grillo e di Pandora, del demo di Erchia; di famiglia aristocratica, militò (404) contro i democratici di Trasibulo. Fu discepolo di Socrate senza però comprendere appieno l’altezza morale del maestro; del resto non ebbe reale disposizione alla filosofia, né attitudini critiche che potessero farne un vero storico. Fu scrittore piacevolissimo, di grande nitidezza e purità di linguaggio, benché talvolta manchi di vigore. Malgrado l’avviso contrario di Socrate partecipò (401), su invito dell’amico Prosseno, alla spedizione di Ciro il Giovane contro il fratello Artaserse II re di Persia: dopo la rotta di Cunassa ebbe gran parte nella famosa ritirata dei Diecimila. Si arruolò poco dopo, coi commilitoni, agli ordini di Tibrone e poi di Dercillida, comandanti del corpo di spedizione spartano in Asia Minore. Sostituito Dercillida da Agesilao (396), partecipò alle sue imprese e lo seguì poi anche in Grecia combattendo a Coronea (394) contro la sua patria Atene, dalla quale era stato esiliato pochi anni prima. Ebbe in dono dagli Spartani un podere a Scillunte nella Trifilia, poi dovette trasferirsi a Lepreo e infine a Corinto. Revocato l’esilio (365 circa), non tornò in Atene, ma per essa combatterono a Mantinea (362) i suoi figli, uno dei quali, Grillo, vi morì. La prima opera storica di S. è l’Anabasi memorie militari, precise e accurate, della spedizione cui S. aveva partecipato nel 401. In parte si collegano ad esse le Elleniche in 7 libri, in cui sono narrate le vicende dei Greci dal 411 (anno in cui terminava l’opera di Tucidide) al 362 (battaglia di Mantinea). In quest’opera, come del resto in quasi tutti gli scritti di S., è sempre espressa, con sincera onestà, l’ammirazione dello scrittore per Sparta e l’avversione per la democrazia ateniese: atteggiamento questo che, indubbiamente, ha determinato gravi limiti all’oggettività dello storico… (Trec)”,”TEOP-494″
“SENOFONTE, a cura di Piero SGROJ”,”Anabasi.”,”””Nell”Anabasi’ il moralismo non è in contrasto con la politica, l’ambiente, e l’elemento personale: serve sostanzialmente a un solo fine: a far parlare e rendere accetto, convincente e vittorioso il protagonista assoluto, Senofonte: a dargli il successo di un condottiero ideale. La perfidia e l’ipocrisia, la crudeltà, l’abilità tattica, diplomatica, la religiosità sono elementi dominanti e armonici nella storia di quel personaggio di importanza del tutto preminente, che è l’Autore: onesto e disinvolto, di grande e risoluto ardire quando occorre, di indefettibile prudenza quando è necessario, tanto misurato nel suo slancio da non elevarsi mai fino alla vertigine dell’entusiasmo libero e disinteressato: ugualmente pronto ad esaltare con una fluida e suasiva prolissità l’antico eroismo di Atene quando è in agguato spietata la presente insidia persiana, e a precipitosamente inchinarsi al minimo cenno di un potente Spartiata quando l’opposizione gli appare assurda, senza via d’uscita: anche ammettendo che il ‘celebrato ricordo’ di Maratona nel terzo libro, messo a confronto con la pieghevolezza prontamente ‘attuata’ dinanzi alla potente Sparta nella fine del sesto e nel settimo libro diano una sfumatura quasi ironica all’elogio dell’impeto maratonico – se ci si pensa. Perché appunto potrebbe venir fatto di pensare che per Demostene e Tucidide Maratona e Salamina sono una presenza spirituale che contribuisce allo sviluppo di una attualità politica; mentre per Senofonte Maratona appare piuttosto un episodio di ‘storia antica’, ottimo ‘tema’ per una ‘nobile esortazione’ alle truppe. Ma sarebbe confronto ingiusto, inopportuno, con il quale solo si dimostrerebbe di non saper cogliere l’essenziale, cioè il tono caratteristico dello stile senofonteo. Che è questo: partire – fuori dalla tensione meramente politica e altamente drammatica, e dalla grandezza epica – da una posizione specificamente ‘personale’ di autodominio su di una realtà che non è e non rimarrà per nulla quieta e serena. «C’era nell’esercito un tale: Senofonte di Atene»: attacco altrettanto limpido e pacato come l’inizio dell’opera «Nacquero da Dario e Parisatide due figli» (pag 13); “”Dopo l’ampiezza di Erodoto e l’inesorabile profondità di Tucidide, è giusto che, nell’imminente dissolversi della residua potenza della Polis a contatto dello Stato territoriale dei Macedoni, anche questa virtù della resistenza – tenace, difficile, modesta e indispensabile – dia da una parte soprattutto rilievo e sostegno alla nuova solitudine dell’uno fra i tanti, e conforti dall’altra la mediocrità di una Polis ormai di second’ordine, prima dell’eroico insorgere di un Demostene”” (pag 22) [Piero Sgroj, Introduzione]”,”STAx-310″
“SENOFONTE, a cura di Enzo RAVENNA Maristella CEVA”,”Opere. Anabasi – Le elleniche.”,”Senofonte fu un uomo pubblico. La sua vita si annodò solidamente con i fatti della storia. Non ebbe ruoli di primissimo piano politico, ma fu molto vicino alle personalità decisive del su tempo. Quando scrisse la storia, scrisse di sé, inventando con l’Anabasi l’autobiografia eroica, e decifrando gli eventi con gli occhi della sua parte politica.. Dobbiamo all’Anabasi e ai suoi scritti le notizie maggiori sulla sua vita, già in antico sistemate in racconto biografico da Diogene Laerzio. Nacque ad Atene. Fu agiato. Conobbe e frequentò Socrate. Senofonte scomparve nel 354.”,”STAx-108-FL”
“SENSINI Alberto”,”L’inverno della repubblica. Viaggio nel dibattito sulle istituzioni.”,”SENSINI Alberto nato nel 1927 saggista giornalista inviato Corriere della Sera, direttore della Nazione di Firenze. Ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio, al ‘Mulino’ e alla ‘Nuova Antologia’. E’ stato professore nella cattedra di Analisi del sistema politico italiano presso la facoltà di Scienze politiche della LIbera Università internazionale di Scienze sociali di Roma.”,”ITAP-215″
“SENSINI Alberto”,”L’inverno della repubblica. Viaggio nel dibattito sulle istituzioni.”,”Alberto Sensini nato nel 1927 saggista giornalista inviato Corriere della Sera, direttore della Nazione di Firenze. Ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio, al ‘Mulino’ e alla ‘Nuova Antologia’. E’ stato professore nella cattedra di Analisi del sistema politico italiano presso la facoltà di Scienze politiche della LIbera Università internazionale di Scienze sociali di Roma. Citato il volume di Claude Julien, ‘Il suicidio delle democrazie’, Il Saggiatore, 1973 Dati sui parlamentari in Europa (Comunità europea) e nel mondo, il numero di parlamentari italiani supera quello degli altri paesi (pag 51)”,”ITAP-049-FV”
“SENTA Antonio”,”A testa alta! Ugo Fedeli e l’anarchismo internazionale (1911-1933).”,”Libro dedicato a Gigi Di Lembo Antonio SENTA è ricercatore in storia, archivista, insegnante, pubblicista e traduttore. Questa è la sua prima monografia frutto di un lungo lavoro d’archivio. Per l’edizione Zero in Condotta ha curato l’edizione italian di ‘Berlino Brucia. Marinus van der Lubbe e l’incendio del Reichstag’ e scritto articoli sulla storia dell’anarchismo. Nato a Milano nel 1898 operaio e storico autodidatta, Ugo Fedeli diventa presto storico del movimento anarchico internazionale. Racconta i suoi primi decenni vissuti del secolo scorso nei suoi diari. Va prima a Berlino poi sul finire del 1923 a Parigi. Intimo di Luigi Fabbri e Camillo Berneri dà vita ad iniziative editoriali rimanendo sempre convinto della necessità dell’azione diretta. Espulso dalla Francia alla fine degli anni Venti si trasferisce a Montevideo, dove vive le vicende dell’anarchismo platense fino al 1933 anno in cui sarà deportato nelle prigioni italiane in quanto “”indesiderato””. Occupazione delle fabbriche. “”Fedeli viene eletto presidente della commissione interna dell’officina Spadaccini-Bolis – fabbrica di magneti – di viale Monza; che conta centocinquanta operai”” (pag 94) “”Gli appelli degli anarchici, e in particolare di Malatesta che nel settembre aveva visitato molte fabbriche occupate di Milano, non sono ascoltati: pur avendo gli anarchici un discreto seguito tra le masse, queste rimangono in gran parte fedeli alle direttive dei capi sindacali, che non vogliono decidersi a dar seguito all’insurrezione armata; il PSI da parte sua non è disposto ad assumersi una tale responsabilità, il successivo consiglio nazionale della CGdL “”mette ai voti”” la rivoluzione e il movimento, nonostante l’inganno denunciato dali anarchici, si paralizza. I rappresentanti degli industriali, passata la paura, concedono aumenti salariali e miglioramenti generali sostanziali delle condizioni di lavoro, e finiscono per acconsentire alla cogestione sindacale delle fabbriche, misura che non diverrà però mai effettiva. I rivoluzionari escono sconfitti. Nonostante Fedeli continui a riscuotere la fiducia dei compagni di lavoro, la rappresaglia contro gli esponenti più attivi del movimento non si fa attendere e anch’egli viene presto licenziato. “”Il colpo”” per il fallimento del movimento, ricorda Fedeli, è “”veramente duro””; la causa evidente di ciò è ai suoi occhi il tradimento dei dirigenti del movimento operaio, di entrambe le tendenze del socialismo italiano: “”Noi, volevamo veramente la rivoluzione e cercavamo di realizzarla, (…)”””” (pag 95)”,”ANAx-370″
“SENTA Antonio”,”Utopia e azione. Per una storia dell’anarchismo in Italia (1848-1984).”,”Antonio Senta è ricercatore presso l’Università di Trieste e membro del comitato scientifico dell’Archivio Famiglia Berneri-Chessa di Reggio Emilia e della collana editoriale Ottocento-Duemila promossa dall’associazione di ricerca storica Clionet. Autore di saggi, ha pubblicato ‘A testa alta! Ugo Fedeli e l’anarchismo internazionale’ (2012). “”Nel febbraio del 1946 parte della Federazione comunista libertaria lombarda e della Federazione libertaria laziale, insieme all’Unione Spartaco guidata da Carlo Andreoni, fondano la Federazione liberatria italiana (FLI), cui aderiscono poi numerosi gruppi sparsi in varie parti d’Italia. La neonata Federazione si allontana subito dalla tradizione antiparlamentare dell’anarchismo: (…) . Il tentativo fallisce e tra l’estate e l’autunno del 1946 si consuma l’ultimo atto: diversi suoi esponenti danno vita al Movimento di resistenza partigiana (MRP) e salgono in montagna, a Curino (Vercelli), per dare nuovo corso alla lotta antifascista contro la “”normalizzazione””, l’amnistia Togliatti di giugno, e la conseguente scarcerazione di migliaia di fascisti. A Milano la polizia irrompe nella sede de “”L’Internazionale”” sequestrando il giornale in uscita, occupa la sede del MRP e soffoca la rivolta sul nascere, procedendo anche all’arresto di Andreoni (9) (…)”” (pag 183-184) Dai Gaap a FCL. “”Tra gli esponenti della nuova generazione si fa notare Pier Carlo Masini, già rappresentante del Partito comunista nel CLN della Val di Pesa. Egli, che pure aveva esitato nela decisione di aderire alla FAI piuttoso che alla FLI, ne diventa una figura di primo piano. Redattore di “”Umanità Nova”” nel 1948-1949, cerca di fare della FAI una struttura salda, cosiddetta “”orientata e federata””, nonché classista, legata alle strutture sindacali della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) (10). Una formazione che serva agli anarchici per “”fare politica””, scriverà, ovvero “”misurarsi con la realtà e incidere su di essa””, proprio nella fase in cui PCI e PSI sono estromessi dal governo e costretti all’opposizione (11). Questo tentativo suscita le ire di gran parte del movimento che accusa Masini, e i compagni a lui vicini, di voler prendere possesso della FAI snaturandola con influenze marxiste e autoritarie. Una nuova rottura è alle porte (12): nel febbraio del 1951 nascono, fuori dalla FAI, i Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP), proprio su impulso di Masini. Contano circa duecento aderenti concentrati per lo più in Liguria, Toscana e Lombardia, molti meno di quanti avevano aderito qualche anno prima alla FLI, i militanti più in vista dei GAAP fanno parte di una generazione più giovane e piuttosto che un partito di massa mirano a creare un partito di avanguardia in senso leninista. Eppure i GAAP seguono, curiosamente, la stessa parabola della FLI e nel giro di cinque anni – cambiato il proprio nome in Federazione comunista libertaria – finiscono per fare propria l’opzione elettorale, rivendicando anch’essi l’utilizzo del voto come strumento di cambiamento (13). Con le vicende della FAI, della FLI e dei GAAP si palesa così l’ibridismo del movimento anarchico del primo decennio del dopoguerra, oscillante tra organizzazione politica e istanza sociale ed etica”” (pag 185-186)”,”ANAx-400″
“SENTALINSKIJ Vitalij (CHENTALINSKY)”,”I manoscritti non bruciano. Gli archivi letterari del KGB.”,”SENTALINSKIJ è nato nel 1939 in Siberia. Poeta e narratore, ha collaborato con diverse riviste tra cui ‘Ogoniok’. E’ Presidente della Commissione federale che si occupa degli scrittori vittime delle repressioni staliniane e direttore dell’ ‘Antitrojka’, un gruppo di lavoro che ha come obiettivi la riapertura degli archivi delle polizie segrete dell’ ex-URSS e la riabilitazione degli scrittori condannati dai tribunali politici.”,”RUSS-095″
“SENTAURENS Andrée”,”Dix-sept ans dans les camps soviétiques.”,”A. Sentaurens, nata nel 1907 in Francia, sposa a diciannove anni un membro del Consolato sovietico a Parigi. Nel 1930 , suo marito è chiamato in Urss ed ella lo segue. In Russia il paese attraversa una crisi economica e una crisi delle abitazioni e un clima di paura per la onnipresenza della polizia politica. Lascia il marito e diventa la compagna di un professore sospettato dal regime che viene arrestato nel 1937 nell’epoca delle grandi purghe. A sua volta anche lei viene arrestata. Cominciano così i suoi 17 anni nei campi di lavoro dell’amministrazione staliniana.”,”RUSS-241″
“SEOL Dong-Hoon”,”Foreign Workers in Korea, 1987-2000: Issues and Discussions.”,”La Corea del Sud si colloca come una paese di non immigrazione. Non esistono infatti leggi sull’immigrazione e il discorso politico coreano su questo tema si basa sullo ‘jus sanguinis’. La contraddizione tra le esigenze economiche di manodopera e le posizioni ideologiche rimane la caratteristica peculiare della politica coreana sulla questione degli immigrati. (pag 116)”,”MASx-031″
“SERAC Michel PERROSSIER Guy, presentazione, antologia di scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BLANQUI Maurice DOMMANGET Liliane FRAYSSE Eugene VARLIN Georges BUISSON Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Michel SERAC Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA Dominique LAPIERRE Xavier MORO Irène HUANG Laure MARCHAND J. SANDRIN”,”Sécurité sociale et lutte des classes. Première partie. De la charité aux Assurances sociales.”,”Foto di incidenti o disastri sul lavoro e di lavoro infantile antologia di scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BLANQUI Maurice DOMMANGET Liliane FRAYSSE Eugene VARLIN Georges BUISSON Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Michel SERAC Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA Dominique LAPIERRE Xavier MORO Irène HUANG Laure MARCHAND J. SANDRIN”,”CONx-256″
“SERAFINI Alessandro a cura; scritti di A. SERAFINI Claudio GREPPI Yann MOULIER Franca CIPRIANI Karl Heinz ROTH Bruno GROPPO Marco DOGO Sergio AGUSTONI Maria Rosa DALLA-COSTA”,”L’ operaio multinazionale in Europa.”,”Scritti di A. SERAFINI Claudio GREPPI Yann MOULIER Franca CIPRIANI Karl Heinz ROTH Bruno GROPPO Marco DOGO Sergio AGUSTONI Maria Rosa DALLA-COSTA Francia paese d’ immigrazione (Yann MOULIER) pag 35 Alessandro SERAFINI è ricercatore presso l’ Istituto di Scienze Politiche e Sociali di Padova e coautore di ‘Stato e Sottosviluppo’. Francia paese d’ immigrazione (di Yann MOULIER) “”Nel 1876 si contavano già 800.000 immigrati. Nel 1911 con più di 1.150.000 persone la popolazione immigrata rappresenta il 2.8% della popolazione totale e il 3.2% della popolazione attiva; essa è suddivisa essenzialmente nei settori dell’ edilizia, delle industrie tessili e dell’ alimentazione; belgi, italiani, tedeschi, spagnoli e svizzeri forniscono il più grosso contingente di una mano d’ opera ancora essenzialmente industriale. Lo sviluppo enorme della mano d’opera verso l’ agricoltura data da dopo la guerra 1914-18.”” (pag 39)”,”CONx-125″
“SERAFINO Davide”,”Gappisti. La rete clandestina di Giangiacomo Feltrinelli.”,”Davide Serafino è stato assegnista presso la SNS di Pisa,. E’ autore pure di ‘La lotta armata a Genova. Dal Gruppo 22 ottobre alle Brigate Rosse (1969-1981)’ e ‘La lotta armata a Genova, 1969-1981).”,”BIOx-005-FFS”
“SERAGELDIN Ismail”,”Pauvreté, ajustement et croissance en Afrique.”,”La povertà e la pressione demografica – le conseguenze della rapida crescita demografica”,”AFRx-105″
“SERAO Matilde, a cura di Vincenzo REGINA”,”Leggende napoletane.”,”Matilde Serao nacque a Patrasso (Grecia) nel 1856 e morì a Napoli nel 1927. Napoletana per indole e formazione, fu una protagonista della vita culturale italiana tra Ottocento e Novecento insieme al marito Edoardo Scarfoglio, con il quale fondò nel 1892 Il Mattino. Giornalista e narratrice verista, raccontò Napoli e il suo popolo con passione e colore inimitabili. Vincenzo regina, napoletano, è direttore dello Studio di Ricerca Umanistica e della Parresia Editori, nonchè studioso della cultura e della storia di Napoli.”,”ITAG-013-FL”
“SERCI Maria Antonietta / SENIGA Martino”,”Giulio [Seniga] l’antistalinista. / 10 domande su mio padre.”,”Una ricostruzione della storia di Azione comunsita e di come si è giunti alle espulsioni si trova in una lettera aperta scritta da Giulio Seniga. Lettera di G. Seniga “”Ai lettori e ai compagni di Azione comunista””, cicl, maggio 1959 (nota 8) Nello scritto di Martino Seniga ’10 domande’ si citano Cervetto, Parodi, Lotta comunista.”,”ITAC-144″
“SERENI Emilio BADALONI Nicola PESENTI Antonio GERRATANA Valentino RAGIONIERI Ernesto e altri”,”Lenin teorico e dirigente rivoluzionario.”,”Contiene i seguenti saggi: -Giorgio NAPOLITANO, L’insegnamento di Lenin nell’esperienza e nella prospettiva del PCI -Emilio SERENI, Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economico-sociale’ -Nicola BADALONI, Scienza e filosofia in Engels e Lenin -Antonio PESENTI, Validità attuale de ‘L’ imperialismo’ -Valentino GERRATANA, Stato socialista e capitalismo di Stato -Franco FERRI, Il problema del controllo operaio -Luciano GRUPPI, Lenin e il concetto di egemonia -Alessandro NATTA, Appunti sulla concezione leninista del partito -Ernesto RAGIONIERI, Lenin e l’ Internazionale -Paolo SPRIANO, Lenin e il movimento operaio italiano -Giuseppe GARRITANO, L’ edizione italiana delle Opere”,”LENS-088″
“SERENI Emilio”,”Il mezzogiorno all’ opposizione. Dal taccuino di un Ministro in congedo.”,”Dall’ inizio della prefazione di SERENI: “”Il colpo di Stato, che ha portato alla formazione del ‘Governo nero’ dell’ on. De Gasperi, segna, senza dubbio, una svolta decisiva nello sviluppo della situazione politica italiana””. (…)”,”PCIx-074″
“SERENI Marina”,”I giorni della nostra vita.”,”Questo libro ha vinto il Premio Prato 1955 Il padre di Marina SERENI (Xenia SILBERBERG) era stato impiccato dallo zarismo dopo la rivoluzione del 1905. Cresciuta ed educata in Italia, militante PCI, attiva in Italia nonostante l’ Ovra repubblichina e la Gestapo, era la compagna di Emilio SERENI. Svolge attività clandestina e tiene i rapporti con il centro del partito dopo l’ arresto del Emilio SERENI. Espatria in Francia clandestinamente e contribuisce alla fondazione della rivista ‘Noi donne’.”,”PCIx-171″
“SERENI Umberto”,”Il movimento cooperativo a Parma tra riformismo e sindacalismo.”,”SERENI Umberto (Barga 1948) ha da tempo appuntato la sua attenzione con saggi e contributi apparsi su varie riviste, alla storia del sindacalismo rivoluzionario e alla ricostruzione dell’ età giolittiana. “”Questo tipo di rapporti ormai consolidati con il potere politico, che apparentava i riformisti parmensi ad altre esperienze padane di dimensioni ancora più vaste, erano stati oggetti di critiche da parte di correnti culturali e formazioni politiche e sindacali, ispirate ad un amalgama ideologico nel quale confluivano temi del meridionalismo, del liberismo economico e dell’ antigiolittismo. Queste voci non si erano spente ed anzi avevano trovato nuovo alimento dalla persistenza degli antichi mali del paese, imputata al ‘corporativismo’ sociale e territoriale perseguito dalla direzione politica e sostanzialmente accettato dal riformismo. In questo senso andavano le pagine della ‘Storia di dieci anni’ che Arturo Labriola dedicava al fenomeno dei “”mezzi concentrici”” con i quali Giolitti si era “”impadronito del Partito socialista”” e gli interventi di Salvemini. Con ben altri fini, invece, si era venuta formando sulla scia di queste voci una letteratura “”anticooperativistica””; di emanazione borghese, che non esitava ad utilizzare anche le critiche mosse dall’interno del movimento operaio, pur di accreditare l’ immagine dei cooperatori come ‘succhioni’ delle risorse e delle energie della nazione.”” (pag 174-175)”,”MITT-230″
“SERENI Paul”,”Marx. La personne et la chose.”,”SERENI Paul, è agrégé e dottore in filosofia professore di liceo. Partecipa regolarmente ai Congrès Marx Internationaux. Questa è la sua prima opera. “”Quand Marx dit chercher “”la genèse extra économique de la propriété””, c’est-à-dire “”le rapport pré-bourgeois de l’individu face aux conditions (…) objectives naturelles”” (‘Formen’, éd. citée, p. 328), ces formules ont donc au moins deux sens. Il s’agit, d’abord, d’une remontée historique, en deça de l’état présent, afin d’en expliquer les conditions et présupposés. Mais, en même temps, les rapports de travail ont peu à voir avec les catégories juridiques du droit privé de propriété, qui encadrent et sanctionnent l’économie bourgeoise. La propriété, ici, n’est pas un titre ou un droit revendicable, mais une pratique immédiate. Sur la base de la forme primitive, on voit que la première propriété, si ce terme a un sens, se confond avec une appropriation vitale subjective. Marx pousse si loin cette idée d’unité immédiate qu’il n’emploie presque jamais les termes de “”rapport””, “”commerce”” ou “”relations de production””, et qu’il hésite à employer le terme de “”comportement”” auquel il recourt pourtant le plus souvent. En effet, ces termes indiquent toujours plus ou moins la représentation d’un face à face avec la terre, d’un échange entre deux sujets ou entre un sujet et un objet”” [Paul Sereni, Marx. La personne et la chose, 2007] (pag 139)”,”MADS-450″
“SERENI Emilio”,”Assiomatica struttura e metodo nel Capitale. (A proposito del dibattito sui prezzi ottimali in Unione sovietica).”,”All’inizio del saggio cita lo studio dei V. Dunaeva, ‘Sul problema del metodo matematico nel ‘Capitale’ di C. Marx’ (Voprosy ekonomiki, 1967, n. 8, pp. 18-30) (pag 3) Metodo indagine e metodo di esposizione (pag 33-36) “”Ma è proprio in questo senso che or ora abbiam parlato dell’apporto più genialmente anticipatore, ed a tutt’oggi, a nostro avviso, più fecondo, che Marx alla scienza economica (e ‘non solo’ a questa) ha recato con l’impiego ‘dei’ metodi matematici nel ‘Capitale’. E certo, dei modelli quantitativi e numerici, quali son quelli marxiani della riproduzione semplice e della riproduzione allargata, sono degli esempi di un tale impiego che hanno fatto e fanno a tutt’oggi epoca, sicché nessuna elaborazione di una “”contabilità economica nazionale””, capitalistica o socialistica che sia, potrebbe in alcun modo prescinderne. Ma bisogna pur dire che, in quanto ‘modelli funzionali quantitativi’ dei flussi di beni tra i vari settori dell’economia nazionale (in quanto modelli dell”input-output’, si direbbe oggi), quelli marxiani della riproduzione semplice ed allargata hanno un geniale precedente, se non altro, nel ‘Tableau économique’ del Quesnay, del quale è ben noto quale altissimo conto facesse Marx stesso. Ancor più. Nel ‘Tableau économique’ del Quesnay – come giustamente rileva lo Zangheri nella sua Introduzione al primo volume delle opere del Maestro del pensiero fisiocratico francese – c’è già anche la “”scoperta, assolutamente nuova, dell’esistenza negli assiomi economici di rapporti necessari, che hanno i caratteri dei meccanismi fisici o, più esattamente, di quei meccanismi biologici che il Quesnay ha studiato nella natura vivente. Ora l’economia ha trovato il proprio spazio, ha scoperto se stessa come “”totalità””. Essa non abbisogna di presupposti che non siano nei fatti, non richiede una conferma che la garantisca e la trascenda. L'””ordine naturale”” serve a stabilire un sistema di norme irrecusabili, dotate di una immanente e fisica necessità…”” (44). In questo senso si può ben dire, pertanto, che – nel ‘Tableau économique ‘ del Quesnay – gli schemi marxiani della riproduzione semplice ed allargata possono e debbono riconoscere un precedente non solo in quanto modelli quantitativi ‘funzionali’, bensì anche e persino (almeno nelle intenzioni del Quesnay stesso), come modelli quantitativi ‘strutturali’: come modelli, cioè, nei quali la definizione qualitativa e quantitativa dei flussi di beni tra i vari settori della economia viene considerata non già come un semplice ‘dato’, ma viene riferita e deriva dall’identificazione di una ‘struttura’, appunto, di un “”sistema di relazioni necessarie”” intrinseco a quella determinata economia stessa”” [Emilio Sereni, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale, Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(44) François Quesnay, Scritti economici, a cura di Renato Zangheri, Bologna, 1966, c. I., p. XXI] Assiomatizzazione “”Ma di contro a questi precedenti, dei quali qui ci è sembrato opportuno sottolineare, con Marx stesso, la grande importanza, quale è – sempre in questo campo dell'””impiego dei metodi matematici in economia”” – l’apporto ‘assolutamente nuovo, originale ed anticipatore’ di Marx, quello del quale non ci è dato a quanto pare, ritrovare un qualsiasi precedente nella storia del pensiero economico? Cosa c’è, prima ancora che ‘negli’ schemi marxiani della riproduzione semplice ed allargata, ‘dietro’ a questi schemi, se non quel procedimento di ‘assiomatizzazione’, proprio, che a quei tempi stessi poteva celebrare i suoi primi successi, nel campo delle matematiche, con l’identificazione e con il progressivo arricchimento dei contenuti della nozione di struttura algebrica? (45). Pare fuori di dubbio che proprio e solo un tale procedimento di assiomatizzazione, proprio l’impiego di un ‘tale’ “”metodo matematico (o se si vuole, addirittura, logico) in economia”” potesse consentire a Marx non solo di ‘individuare’ le decisive strutture della società mercantile e capitalistica, ma di ‘dedurne la genesi’ ed il progressivo arricchimento, a partire dalle più povere ed elementari, sino a quelle più ricche e complesse – come quelle relative al capitale costante e variabile, ad esempio, ed al plusvalore – quali già appaiono, appunto, nei modelli marxiani della riproduzione semplice ed allargata, od in quelli della legge tendenziale di caduta del saggio del profitto. “”La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come una “”immane raccolta di merci”” e la merce singola si presenta come una sua ‘forma elementare’. Perciò la nostra indagine comincia con l’analisi della merce”” (46). Persino nella terminologia, questo esordio del ‘Capitale’ di Marx ci si presenta, in realtà, come la premessa di una teoria assiomatica, proprio, relativa ad un insieme (“”una immane raccolta””), del quale assiomaticamente, appunto, gli elementi (“”la forma elementare””) vengono definiti come “”merci””: il che già significa identificare e definire, in questo insieme, una ‘struttura’, tra le più semplici ed elementari che si possano immaginare: quella cioè che – prima ancora di esprimersi in un rapporto ‘quantificato’, quale può essere quello, ad esempio, “”un ‘quarter’ di grano si scambia con x lucido da stivali”” (47) – ci si presenta (secondo che Marx stesso avverte) come un rapporto puramente ‘qualitativo’, il cui “”movimento è M-M, scambio di merce con merce, ricambio organico del lavoro sociale, nel cui risultato si estingue il processo stesso”” (48)”” [Emilio Sereni, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale, Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(45) Nelle sue ‘Istituzioni di algebra astratta’, già citate nella nostra nota 41, L. Lombardo Radice ricorda (p. 9) come le prime impostazioni assiomatiche consapevoli e sistematiche, nel campo delle matematiche, risalgono al Grassmann (1844), al Riemann ed allo Hankel (1867). Ma è solo tra la fine dell’Ottocento e il principio del Novecento che il procedimento dell’assiomatizzazione si perfeziona, si approfondisce e si generalizza, ad opera del Cantor, dei Dedekind, dei Peano, degli Hilbert e, per quanto riguarda la geometria, più particolarmente di F. Klein: sicché a buon diritto, crediamo, abbiamo potuto parlare di “”geniale ‘anticipazione'””, a proposito dell’assiomatizzazione della scienza economica da parte di Marx; (46) K. Marx, Il Capitale, v. I, libro I, Prima sezione, cap. 1, 1, p. 67; (47) K. Marx, Il Capitale, al luogo citato alla nota precedente, p. 68; (48) K. Marx, Il Capitale, v. I, Libro I, Prima sezione, cap. 3, 2, p. 138] “”Marx sviluppa, nel ‘Capitale’, tutta l’analisi delle strutture vieppiù complesse di una società mercantile e capitalistica, da quella della ‘forma di valore semplice’ a quella della ‘forma relativa’ (nella quale la struttura già si arricchisce in senso quantitativo e numerico, oltre che qualitativo) (50), a quella della ‘forma equivalente’ ed a quella della ‘forma generale’ (…) e poi, con un salto qualitativo (…), a quella del ‘processo’ di ‘circolazione mercantile mediato dal denaro’ (M-D-M), sino a quella del processo della ‘circolazione del denaro stesso’ (D-M-D), che apre finalmente la via alla ‘genesi’ (oltre che all’analisi, beninteso) delle strutture più propriamente esclusive della società ‘capitalistica’. Ci si potrà obiettare, beninteso, che questa analisi delle strutture della società capitalistica, dalle più elementari alle più complesse, condotta da Marx, nel ‘Capitale’, con un metodo rigorosamente ‘deduttivo ed assiomatico’, e con una minuzia che può risultar talora, di primo acchito, persino fastidiosa, presuppone pur sempre quell’enorme lavoro di ricerca, e di astrazione ‘induttiva’, che nel già citato esordio del ‘Capitale’ stesso trova già, in certo qual modo, la pregnante conclusione e il compendio: e che, d’altronde, nel quadro dei frequenti ‘excursus’ storici, ed altri, anche nel corso della susseguente esposizione sempre di nuovo interviene, ai fini dell’illustrazione e del ‘controllo’ dei risultati dell’analisi e della costruzione marxiana. E certo, a proposito della costruzione assiomatica del ‘Capitale’, come d’altronde a proposito di quella delle moderne matematiche, solo delle interpretazioni e delle distorsioni di tipo idealistico possono ‘assolutizzare’ il metodo assiomatico stesso, distaccandolo – in quanto metodo puramente logico-formale, quale esso effettivamente è – da ogni legame con la realtà della pratica umana associata: che con la sua esperienza e con le sue pratiche esigenze prepotentemente interviene, invece, nella ‘fondazione’ stessa di ogni teoria: con la scelta, non foss’altro, degli assiomi e delle teorie formali da sviluppare, a preferenza di altre, che ‘non interessano’ quell’esperienza e quella pratica. Non certo costruzione ‘a priori’, dunque. Ma Marx stesso ci ha posti in guardia, a più riprese, contro i pericoli dello scambiare il metodo della ricerca, dell’indagine, con quello, invece, dell’esposizione e della spiegazione scientifica: che è quello del passaggio dal semplice, e più astratto, al complesso, e più concreto. E proprio a proposito della scienza economica, in particolare, egli scriveva, in un passo famoso: “”Quest’ultimo è, chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi, unità del molteplice. Per questo, esso apparve nel pensiero come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo, e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima via, la rappresentazione piena viene volatilizzata ad astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero. E’ per questo che Hegel cadde nell’illusione di concepire il reale come risultato del pensiero che, partendo da se stesso, si riassume e si approfondisce in se stesso, mentre il metodo di salire dall’astratto al concreto è solo il modo in cui il pensiero si appropria il concreto, lo riproduce come un che di spiritualmente concreto. Ma mai e poi mai il processo di formazione del concreto stesso”” (51)””. “”‘Solo’ il modo in cui il pensiero si appropria il concreto, lo riproduce come un che di spiritualmente concreto””, e cioè come una concreta ‘conoscenza scientifica’ (…)”” [Emilio Sereni, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale, Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(50) Cfr. K. Marx, Il Capitale, v. I, libro I. Prima sezione, cap. 1,3. A, 2, b, p. 85: “”Determinatezza quantitativa della forma relativa di valore””; (51) K. Marx, “”Introduzione”” a ‘Per la critica dell’economia politica’, in Karl Marx, Friedrich Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 731]”,”MADS-636″
“SERENI Emilio / BADALONI Nicola”,”Da Marx a Lenin: la categoria di «formazione economico-sociale» (Sereni) / Scienza e filosofia in Engels e Lenin (Badaloni).”,”Forma di società. (pag 32-33-34) “”Il termine di ‘Ökonomische Gesellschaftsformation’ – letteralmente “”formazione economica della società””, ma più sovente tradotto, in italiano, non senza una certa ambiguità (4), “”formazione economico-sociale”” – è per la prima volta attestato, negli scritti di Marx, nella Prefazione del gennaio 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’ (5). Vero è che, già molto prima di quella data, il concetto (se non il termine) di “”formazione economico-sociale”” si ritrova sin nella prima elaborazione compiuta della concezione materialistica della storia, lasciataci da Marx e da Engels nel manoscritto della ‘Ideologia tedesca’, che è del 1846. Già qui, come si potrà facilmente rilevare, buona parte del libro I dell’opera è dedicata ad una rapida scorsa attraverso la storia mondiale (6), la cui periodizzazione è appunto fondata sul diverso grado di sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di proprietà, cioè del modo di produzione (‘Weise der Produktion’) che caratterizza le varie epoche (7). Manca tuttavia, come abbiamo già avvertito, nella ‘Ideologia tedesca’, il termine di ‘ökonomische Gesellschaftsform’ (letteralmente “”forma di società””, o “”forma sociale””) (8), che poi ritorna nel 1857-1858 nei ‘Grundrisse’ (9), come, già prima, in molti altri scritti degli anni tra il 1846 ed il 1857 (10). Ma già in un passo dei ‘Grundrisse’ stessi, redatto nel maggio 1858, Marx usa – invece del consueto “”‘forma’ di società”” – il nuovo termine di “”‘formazione’ della società”” o “”sociale”” (‘Gesellschaftsformation’) (11), che nel gennaio 1859 ritroveremo poi in quella stessa Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, nella quale per la prima volta è attestata, secondo che già abbiamo accennato, anche l’espressione più completa “”formazione economica della società””. «Una formazione sociale (‘Gesellschaftsformation’) – reca quel passo famoso – non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società (‘der ökonomischen Gesellschaftsformation’). I rapporti di produzione borghese sono l’ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale… Con questa formazione sociale (‘Gesellschaftsformation’) si chiude dunque la preistoria della società umana» (12)”” [Emilio Sereni, ‘Da Marx a Lenin: la categoria di «formazione economico-sociale»’, estratto da ‘Critica marxista’, Roma, 1970] [(4) Non senza una certa ambiguità, perché in tedesco ‘Gesellschaftsformation’ è, in realtà, un sostantivo composto (letteralmente “”formazione della società””, ma anche “”formazione sociale””), preceduto da un aggettivo (“”economica””); (5) Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1969, II edizione, p. 6; Cfr. Marx-Engels: ‘Werke’ (ediz. delle Opere complete di Marx ed Engels, pubblicate dalle edizioni Dietz di Berlino, MEW), v. 13, p. 9; (6) Marx-Engels: ‘L’ideologia tedesca’, Roma, Editori Riuniti, 1967, II edizione, pp. 5-70. Cfr MEW, v. 3, pp. 17-77; (7) E’ nell”Ideologia tedesca’, appunto, che per la prima volta è usato il termine, d’importanza centrale per la concezione materialistica della storia, di ‘Weise der Produktion’ (poi più frequentemente, ‘Produktionsweise’), “”modo di produzione”” (Marx-Engels: ‘L’ideologia tedesca’, pp. 8 sg. e 20, cfr. MEW, v. 3, pp. 21 e 20). Mentre largo sviluppo è già dato, d’altronde, in quest’opera stessa, alla nozione di “”forze produttive”” (‘Produktivkräfte’), manca invece qui, ancora – se non il termine (‘Verhältnisse der Produktion, Produktionsverhältnisse’) – almeno la nozione pienamente elaborata di “”rapporti di produzione””; più sovente per ora surrogata da quella di “”rapporti (o forme) del traffico”” (‘Verkehrsverhältnisse’ o ‘Verkehrsformen’), o da quella di “”forme della proprietà”” (‘Formen des Eigentums’): il che sembra indicare un criterio di periodizzazione storiografica non ancora pienamente liberato da un suo fondamento giuridico (ideologico) piuttosto che produttivo (strutturale). Ne ‘L’ideologia tedesca’, comunque, il termine “”rapporti di produzione”” non è mai attestato in associazione ed in rapporto dialettico con quello di “”forze produttive””. Già poco dopo la stesura di quest’opera, tuttavia, negli anni 1846-1847, la nozione di “”rapporti di produzione”” risulta ulteriormente elaborata nella ‘Miseria della filosofia”” di Marx (Roma, Editori Riuniti, 1969, III edizione, p. 90), e nel ‘Manifesto del partito comunista’, ove anche il rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione appare ormai precisato e chiarito; (8) Marx-Engels: ‘L’ideologia tedesca’, p. 21: “”Qui si vede subito che questa religione naturale, o questo determinato comportarsi verso la natura è condizionato dalla forma sociale (‘Gesellschaftsform’) e viceversa””. Cfr. MEW, v. 3, p.31; (9) Karl Marx: ‘Grundrisse der Kritik der politischen Oekonomie’, Berlin, Dietz, 1953, alle pp. 175: «dissoluzione del modo di produzione e della ‘forma di società’ (‘Gesellschaftsform’) fondati sul valore di scambio»; 438: «tutte le ‘forme di società’ esistite sinora sono cadute in ragione dello sviluppo della ricchezza – o, il che è lo stesso, delle forze produttive sociali»; e 850: «…è, come sentiamo da Bastiat, la situazione nella quale la pesca, la caccia, la pastorizia costituiscono le ‘forme’ di produzione e di ‘società’ dominanti» (le virgolette sono nostre). Si veda ora la traduzione italiana dell’opera, Karl Marx: ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, La Nuova Italia, 1968-70, 2 volumi; (10) Così, ad esempio, nella lettera di Marx ad Annenkov del 28 dicembre 1846, a proposito di Proudhon: «Il signor Proudhon confonde idee e cose. Gli uomini non abbandonano mai quello che hanno conquistato, ma ciò non significa che essi non abbandonino mai la ‘forma sociale’ in cui hanno acquisito certe forze produttive. Al contrario, per non essere privati dei risultati ottenuti e perdere i frutti della civiltà, essi sono obbligati, dal momento in cui la forma del loro ‘commerce’ non corrisponde più alle forze produttive testé acquisite, a cambiare tutte le loro ‘forme sociali’ tradizionali. Mi servo della parola ‘commerce’ nel senso più largo, che noi diamo a ‘Verkehr’ in tedesco» (K. Marx: ‘Miseria della filosofia’, p. 153). All’altro estremo del periodo intermedio in esame, nella ‘Introduzione’ (che è dell’agosto-settembre 1857) a ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx parla ancora di «categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, (e) permettono quindi di capire al tempo stesso la struttura e i rapporti di produzione di tutte le ‘forme di società’ passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa è costruita….» (p. 193), così come afferma che «in tutte le ‘forme di società’ vi è una determinata produzione che decide del rango e dell’influenza di tutti gli altri» (p. 195); (11) «Tutta una serie di sistemi economici, tuttavia, sta ancora tra il mondo moderno, nel quale il valore di scambio domina la produzione in tutta la sua profondità ed estensione, e quelle formazioni sociali (‘Gesellschaftsformation’), la cui base è sì costituita dalla proprietà comunitaria già dissolta, senza però che …» (K. Marx;: ‘Grundrisse’, p. 764); (12) K. Marx: ‘Per la critica dell’economia politica’, pp. 5 sg. Cfr MEW, v. 13, p. 9]”,”MADS-693″
“SERENI Emilio; BANFI Rodolfo”,”Assiomatica struttura e metodo nel ‘Capitale’. A proposito del dibatitto sui prezzi ottimali in Unione Sovietica (Sereni); Significati del valore d’uso nel ‘Capitale’. Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza-lavoro (Banfi).”,”Sereni riferisce di un interessante studio pubblicato sulla rivista sovietica ‘Voprosy ekonomiki’ (1967, n. 8, pp. 18-30) di V. Dunaeva: ‘Sul problema del metodo matematico nel ‘Capitale’ di C. Marx’ (pag 3) Sulla famiglia operaia europea e il potere coercitivo del capitale (introduzione delle macchine) (pag 49, Banfi) “”La dissoluzione della famiglia operaia europea ha storicamente inizio nel secolo scorso, in termini così brutali che oggi possono sembrare il parto di un romanziere. Non è tuttavia un romanziere ma un economista che scriveva allora: «… il potere paterno è suscettibile di abuso come ogni altro potere… per prendere un esempio dal campo specifico dell’economia politica, è giusto che i bambini e i ragazzi siano protetti, fin dove può giungere l’occhio e la mano dello Stato, dall’esser sottoposti a un lavoro eccessivo… ‘La libertà di contratto, nel caso dei bambini, non è che un altro nome della libertà di coercizione’» (18). Quanto in questo brano è visto nella sua immediatezza empirica e quindi interpretato in termini generici di “”potere coercitivo””, in Marx trova la sua specifica determinazione allorché si rileva che «… le macchine rivoluzionano dalle fondamenta la mediazione formale del rapporto capitalistico, cioè il ‘contratto’ fra operaio e capitalista. Finché si rimane sul fondamento dello scambio di merci, il primo presupposto ‘era’ che il capitalista e l’operaio stessero l’uno di fronte all’altro ‘come persone libere’, come possessori di merci indipendenti, l’uno possessore di denaro e di mezzi di produzione, l’altro possessore di forza-lavoro. Ma ora il capitale acquista dei minorenni o dei semi-maggiorenni. Prima l’operaio vendeva la propria forza-lavoro della quale disponeva come persona libera formalmente. Ora vende mogli e figli. Diventa ‘mercante di schiavi’» (19). La rivoluzione del rapporto contrattuale fra operaio e capitalista si estrinseca necessariamente come crisi della forma e del contenuto della famiglia perché il dispotismo del capitale si trasferisce nel dispotismo dell’operaio capo-famiglia e perché se il primo è una delle condizioni della riproduzione allargata, il secondo al contrario serve immediatamente lo stesso scopo ma sulla distanza minaccia la riproduzione ‘fisica’ della classe operaia e con ciò la riproduzione stessa del capitale”” (pag 49-50) [Rodolfo Banfi, Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza lavoro] [(18) J. Stuart Mill, Principi d’economia politica, Torino, 1953, p. 908; (19) K. Marx, Il Capitale, I, 2, p. 99]”,”MADS-005-FB”
“SERENI Emilio; BARBERIS Corrado; GIARRIZZO Giuseppe; CINGOLI Janiki; PARISELLA Antonio; CASALI Luciano GAGLIANI Dianella; BERTOLO Gianfranco CURTI Roberto; FLAMIGNI Vladimiro MARZOCCHI Luciano ZANOTTI Walter; ROSSI Ivanna; PATACINI Gianetto; DI-PAOLA Maria Teresa; BARSANTINI Elisabetta; DE-FELICE Franco; D’ALESSANDRO Alessandro; CESTARO Antonio; CALICE Giovanni”,”Terra nuova e buoi rossi. Le tecniche del debbio e la storia dei disboscamenti e dissodamenti in Italia (Sereni); La società rurale italiana dal 1911 al 1951 (Barberis); Lotte e movimenti contadini dalla fine della prima guerra mondiale alle leggi fondiarie (Giarrizzo); La politica agraria del Partito comunista d’Italia e l’Associazione nazionale di difesa fra i contadini (1924-1926) (Cingoli); Le lotte di contadini del Lazio dalla guerra al fascismo (1914-1923) (Parisella); Operai e «contadini»: le alleanze di classe nella politica del Partito comunista italiano durante la resistenza (Casali – Gagliani); Lotte mezzadrili nel secondo dopoguerra nel giudizio della Federmezzadri (1945-1950) (Bertolo – Curti); Contadini e classe operaia nella resistenza forlivese (Flamigni – Marzocchi – Zanotti); Le contadine reggiane: emancipazione e resistenza (Rossi); Motivi e partecipazione dei contadini reggiani alla resistenza (Patacini); Sul movimento contadino nelle campagne meridionali (1943-1947) (Di-Paola); Il movimento contadino nella provincia di Pisa dopo la prima guerra mondiale (1919-1920); Fascismo e mezzogiorno (De-Felice); La politica agraria del fascismo (D’Alessandro); Le campagne e il mondo cattolico. Linee di una ricerca (Cestaro); Conflitti interborghesi e istituzioni reazionarie nel primo fascismo (Calice).”,”Contiene tra l’altro: La politica agraria del Partito comunista d’Italia e l’Associazione nazionale di difesa fra i contadini (1924-1926) (Cingoli); Le lotte di contadini del Lazio dalla guerra al fascismo (1914-1923) (Parisella); Operai e «contadini»: le alleanze di classe nella politica del Partito comunista italiano durante la resistenza (Casali – Gagliani); Contadini e classe operaia nella resistenza forlivese (Flamigni – Marzocchi – Zanotti); Le contadine reggiane: emancipazione e resistenza (Rossi); Motivi e partecipazione dei contadini reggiani alla resistenza (Patacini)”,”ANNx-027-FP”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-037-FV”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-038-FV”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-116-FL”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-117-FL”
“SERENI Emilio”,”Rivoluzione scientifico-tecnologica e movimento studentesco.”,”””Bisogna riconoscere, tuttavia, che – nel corso della rivoluzione scientifico-tecnologica in atto – persino certi aspetti di questo rapporto dialettico tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione sociali tendono a presentarsi in forme ‘nuove’, inerenti alla novità stessa della funzione che, in ragione dei progressi di detta rivoluzione, la ‘scienza’ viene ad assumere nel processo produttivo. «Nella misura stessa – scriveva in proposito Marx (6) – in cui il tempo di lavoro, il semplice ‘quantum’ di lavoro, viene posto dal capitale come unico elemento determinante, in quella misura medesima il lavoro immediato (e la sua quantità) si dilegua come principio determinante della produzione, della creazione di valori d’uso; viene ridotto, quantitativamente, ad una proporzione minore, così come qualitativamente viene ridotto a momento indispensabile, certo, ma subalterno nei confronti del lavoro scientifico generale, dell’applicazione tecnologica delle scienze naturali da un lato, e dall’altro nei confronti della forza produttiva generale, che contribuisce alla produzione complessiva in ragione dell’articolazione stessa della società: una forza produttiva che appare come dono naturale del lavoro sociale, anche se è essa stessa un prodotto storico. Il capitale lavora così alla sua propria dissoluzione, in quanto forma che domina la produzione». Marx continuava, subito dopo, scrivendo ancora della «trasformazione del processo di produzione, da semplice processo lavorativo, in un processo scientifico, che subordina al proprio servizio le potenze della natura e le fa operare al servizio dei bisogni umani». Non possono mancare di suscitare la nostra meraviglia, ancora una volta, l’acume e lo straordinario rigore col quale Marx, oltre cento anni fa, riusciva a definire non solo il primo avvio, bensì anche il punto di approdo di quella progressiva ‘trasformazione della scienza in una forza immediatamente produttiva’: che se (come Marx stesso, appunto, rilevava nel passo ora citato) già viene ‘avviata’ con l’affermarsi del dominio del capitale, solo ai giorni nostri è divenuta l’elemento ‘caratterizzante’ della rivoluzione scientifico-tecnologica in atto, e quello che ne condiziona lo storico punto di approdo in una ‘società’ nuova: nella quale il capitale stesso, in quanto «forma che domina la produzione», dando luogo alla proprietà ‘sociale’ dei mezzi di produzione”” (pag 12-13) [(6) Karl Marx: ‘Grundrisse der Kritik der Politischen Oekonomie’ / (Rohentwurf), 1857-1858 / Anhang / 1850-1859, Berlin, Dietz, 1953, pp 587 e sg. Della traduzione italiana (ad opera di Enzo Grillo) di quest’opera, Karl Marx: Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858′, Firenze, La Nuova Italia, 1968, v. I, pp. XV 424, è stato sinora pubblicato soltanto il primo volume; abbiamo pertanto dovuto tradurre noi stessi, e citare il brano riportato nel testo dell’originale tedesco] [Emilio Sereni, ‘Rivoluzione scientifico-tecnologica e movimento studentesco’, ‘Critica marxista’, n. 6, novembre-dicembre 1968, pag 3-23]”,”GIOx-005-FGB”
“SERENI Emilio”,”CLN. Il Comitato di Liberazione Nazionale della Lombardia al lavoro. Nella cospirazione, nell’insurrezione, nella ricostruzione.”,”Dr. Emilio Sereni, presidente del CLN della Lombardia. La voce del CLN. “”È la sera del 26 aprile. La radio è appena liberata. Ancora al mattino, alle 8, dalla cabina di trasmissione è stato diramato l’ultimo giornale radio fascista. Ora una voce nuova annuncia che è al microfono il dott. Emilio Sereni, rappresentante del Partito Comunista Italiano nel Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia e Presidente del CLN della Lombardia. Per la prima volta, il CLN sulle onde della radio parla al popolo: (…) «All’Italia, all’Europa, al mondo, l’insurrezione lombarda ha dato la prova della menzogna spudorata dei fautori dell’«ordine» tedesco e fascista, dell’«ordine» dei carnefici di Piazzale Loreto. Ha dato la prova, pur nelle ore più difficili della lotta, di un altro vero ordine, quello della disciplina liberamente voluta e consentita, sorto dalla libera espressione della volontà patriottica delle masse popolari. Lo sciopero generale dei ferrovieri, lo sciopero tramviario, il concentramento delle masse popolari e delle maestranze dei grandi stabilimenti, che hanno segnato l’inizio della fase risolutiva della battaglia insurrezionale, si sono svoltesotto la direzione del Comitato di Liberazione in una fermezza, in una disciplina che hanno riempito d’ammirazione l’Italia e tutti i popoli amanti della libertà. L’attacco decisivo delle formazioni dei gloriosi Volontari della Libertà, dei GAP, delle SAP, delle formazioni di città e di campagna, ha fornito un esempio non solo di eroismo che resterà imperituro, colla memoria dei nostri caduti, nella storia d’Italia, ma l’esempio di una disciplina unitaria che è un’affermazione e una conquista preziosa. (…) Il Comitato di Liberazione non è un partito; non è neppure solo un’alleanza di partiti: è l’Italia. Nell’atto medesimo in cui il Comitato di Liberazione della Lombardia ha assunto i poteri di amministrazione e di governo nella nostra regione, esso ha tenuto – in ottemperanza al decreto del Governo Italiano – ad allarare la sua composizione con l’inclusione dei rappresentatni dei Volontari della Libertà e delle organizzazioni di massa sindacali, del Fronte della Gioventù, dei Gruppi di Difesa della Donna. In attesa della possibilità di una libera consultazionpopolare, nulla più di questa rappresentanza poteva esprimere la volontà del Comitato di Liberazione di governare col popolo, per il popolo. Nessuno dei problemi difficili che oggi ci troviamo ad affrontare potrebbe essere risolto se la vasta rete dei Comitati di liberazione aziendali, rionali, di categoria, già sorti ed affermatisi nelle lotta clandestina, non desse tutto il suo contributo democratico e unitario alla epurazione dei residui fascisti, al rinnovamento economico, politico, sociale del Paese. (…)”” (pag 146-147; 148-149)”,”ITAR-003-FER”
“SERENI Emilio”,”Terra nuova e buoi rossi. E altri saggi per una storia dell’agricoltura europea.”,”Emilio Sereni (1907-1977), accanto all’attiività politica (Pci) ha svolto una ricerca storiografica sulla questione agraria. Tra le sue opere ‘Il capitalismo nelle campagne’ (1947), ‘La questione agraria nella rinascita nazionale italiana’ (1975, nuova ed.).”,”STAx-029-FSD”
“SERENY Gitta”,”Germania. Il trauma di una nazione. Riflessioni, 1938-2001.”,”‘La vita di Gitta Sereny, giornalista, saggista e testimone del nostro tempo, si è intrecciata con la Germania e le sue tragedie. A 11 anni, nel 1934, aveva assistito per caso – lei bambina ungherese nata e cresciuta in Austria, e in viaggio verso un collegio inglese, al grandioso congresso del partito nazionalsocialista a Norimberga. A 15 fu testimone dell’Anchluss, e ascoltò eccitata il primo comizio di Hitler a Vienna. Nel 1940 studiava a Parigi quando la Francia venne occupata dalle truppe tedesche, e nel 1942, mentre lavorava in un istituto per bambini abbandonati, fuggì in Spagna per evitare di essere arrestata per i suoi legami con la resistenza. (…) Questo libro affronta il rapporto fra la Germania di oggi e la sua storia recente, attraverso l’esame di vicende esemplari: dal medico tedesco che ebbe il coraggio di ribellarsi a ordini inumani alle grandi cacce ai criminali d guerra, dal caso clamoroso dei falsi diari di Hitler alle accuse di nazismo rivolte a Kurt Waldheim, già segretario dell’Onu. L’orrore del Terzo Reich è stato cancellato e frettolosamente rimosso oppure è ancora una ferita aperta nel cuore della nazione? Qual è la reazione delle giovani generazioni di tedeschi? E che cosa è cambiato dal 1989, l’anno della riunificazione, a oggi, visto che proprio nelle regioni della ex Ddr si sono manifestati i più violenti rigurgiti razzisti? (…) Gitta Sereny è nata a vienna nel 1923 e vive a Londra. È stata inviata del “”Sundey Times”” e ha collaborato con molte testate internazionali. Ha pubblicato ‘In quelle tenebre’ (1979), ‘In lotta con la verità’ (1995), ‘Grida dal silenzio’ (1999) (dal risvolto di copertina) Caso del dottor Hans Münch. L’uomo che disse no. “”Dalle testimonianze di alcuni degli aiutanti di Clauberg risulta che «il professore» procedeva nel seguente modo: Le cavie umane venivano condotte nel gabinetto di radiologia al piano terreno del Block 10, in un isolamento rigoroso. Quivi Clauberg con l’aiuto del suo assistente dott. Göbel, stendeva un rapporto circostanziato (anamnesi) dello stato ginecologico della vittima: poi insufflava nelle sue salpingi una soluzione di contrasto atta a controllarne radiologicamente la pervietà. Stabilito che le salpingi erano regolarmente aperte al passaggio dei liquidi, la donna veniva fatta alzare e costretta a correre in giro per la stanza. Intanto, alla stessa maniera, veniva controllata la perfetta conformazione di un’altra donna. Dopo un certo tempo la prima esaminata veniva di nuovo fatta coricare sul lettino ginecologico e le veniva iniettato un liquido speciale, a base – pare – di formaldeide, mescolato ad una soluzione radiologicamente contrastante. Il liquido opaco serviva ad accertare la perfetta penetrazione della soluzione speciale nei dotto ovulari. Questa soluzione, altamente irritante, aveva lo scopo di provocare l’agglutinazione delle salpingi e la loro conseguente occlusione. Dopo questo trattamento, le donne venivano lasciate in pace per sei settimane e poi nuovamente controllate radiologicamente. Il più delle volte il mezzo di contrasto rivelava a Clauberg ed al suo zelante assistente la perfetta riuscita del loro intervento. Quando, per caso, l’occlusione non risultava sicura, il trattamento veniva ripetuto fino a vittoria completa. Era tuttavia da tener presente un fatto, importante per l’economia tedesca, e cioè che per poter radiologicamente controllare – com’era in programma – milioni e milioni di donne almeno tre volte (inizialmente, all’atto della sterilizzazione e sei settimane dopo) occorreva una massa di soluzione di contrasto (jodio) assai alta, difficile da procurare e, comunque, di costo elevato. Perciò un nuovo gruppo di deportate ginecologicamente idonee, fu prelevato allo scopo di permettere al dott. Göbel, che era ad Ahschwitz per conto degli stabilimenti Schering di cui era fiduciario, di eseguire esperimenti con surrogati meno costosi e di più facile produzione. Sembrava un peccatp profondere il prezioso jodio per nient’altro che delle deportate. Tuttavia, ancora una volta, i risultati furono insoddisfacenti. (…) Se il “”metodo Clauberg”” raggiungeva lo scopo di rendere sterili i soggetti trattati, falliva però clamorosamente in merito all’altra direttiva: fare in modo che le vittime non fossero coscienti dello scopo delle manovre eseguite su di loro. Cosí alle atroci sofferenze provocate dai criminali esperimenti, si aggiungeva la certezza di una sterilità cronica e la prospettiva della eliminazione nelle camere a gas ad esperimenti ultimati, unico sistema per assicurarsi un “”segreto”” assoluto cosí com’era stato inviato alla camera a gas il dott. Samuel, ginecologo di Colonia (e cioè concittadino di Clauberg), addetto al Block 10, il quale ebbe il torto di mostrarsi troppo informato circa i metodi usati dal suo diretto superiore”” (pag 341-342)”,”GERN-003-FGB”
“SERGE Victor”,”Lenine 1917. La Pensée et l’Action de Lenine depuis son depart de Suisse jusqu’à la prise du Pouvoir.”,”””Le 4 avril – le lendemain de son arrivés – Lénine présente aux militants ses ‘Thèses sur les objectifs du prolétariat dans la révolution actuelle’. Songez que les ministres bourgeois du gouvernement provisoire discourent sur la guerre jusqu’au bout; que M. Milioukov rêve des Dardanelles; que les socialistes-révolutionnaires se voient déja à la tête d’une république radicale tout aussi “”avancée”” que la IIIe République Française en ses bons jours; et que personne, personne, ne voit clair dans la tourmente grandissante. Personne: sauf, évidemment, cet agitateur inconnu hier des milieux politiques russes, suivi d’un petit parti “”de fanatiques””, “”scissionnistes professionnels””, comme le qualifient avec dédain les socialistes raisonnables, – personne, sauf ce nouveau venu. – Trapu, large d’épaules, grand front dénudé, regard malicieux, des yeux bleu-verts, pommettes larges d’Asiatique, menton achevé par una large et courte pointe de barbe roussâtre. Pas d’éloquence. Des gestes simples qui empoignent et convainquent. Un parler familier, sans images, sans effets, sans périodes marquées, sans invites à l’applaudissement. On dirait d’un robuste paysan provincial, malin comme quatre – et bonhomme avec cela – démontrant l’excellence d’une affaire qui s’impose. Il descend d’un train qui vient de traverser l’Europe. Et il expose aux ouvriers bolchéviks de Pétrograd, qui ont fait la révolution de mars, la situation qu’il connaît mieux qu’eux, les fins que, seul, il discerne… La guerre est imperialiste, comme elle l’était sous Nicolas II; il ne pourrait être question d’une guerre de défense révolutionnaire que s’il y avait un pouvoir ouvrier; la paix démocratique est impossible sans renversement du capitalisme. “”Le trait caractéristique du moment actuel réside dans le passage de la première étape de la révolution – qui a donné le pouvoir à la bourgeoisie en raison du développement insuffisant de la conscience et des organisation prolétariennes, – à la deuxième étape, qui doit donner le pouvoir au prolétariat et aux paysans pauvres””. Mais “”le parti bolchévik est en faible minorité dans les Soviets””. Qu’il se confine donc dans la propagande et l’agitation. Il vaincra parce qu’il a raison. C’est un parti clairvoyant parmi des partis et des foules aveugles. Il faudra bien qu’on le suivre! Les Soviets constituent la seule forme révolutionnaire du pouvoir. “”Pas de république parlementaire. Y revenir quand nous avons des Soviets, ce serait faire un pas en arrière””. Le programme pratique: confiscation de tous les domaines; nationalisation des terres par les Soviets paysans locaux; fusion des banques en une seule banque nationale placée sous le contrôle des Soviets. (…)”” (pag 12-13)”,”SERx-014″
“SERGE Victor”,”Carnets.”,”Riflessioni sulla ‘disfatta’ della Rivoluzione di Ottobre e del movimento operaio negli anni 1940.”,”SERx-005″
“SERGE Victor”,”Lenin 1917.”,”E’ una ‘fotografia ideologica’ di un LENIN colto nel momento di transizione dalla teora alla pratica (dalla stanzetta di Zurigo all’insediamento a Palazzo Smolny) che segna il punto di massimo avvicinamento al bolscevismo della parabola umana e intellettuale dell’inquieto anarchico franco-russo SERGE (è stato anarchico, leninista, trotskista, ex-trotskista, ancora anarchico). Pubblicata nel 1924 dalla rivista ‘Clarté’, offre più di uno spunto per cogliere, secondo la prefazione, una insufficienza organica del movimento rivoluzionario del nostro secolo.”,”LENS-004 SERx-028″
“SERGE Victor”,”Vita e morte di Trotsky.”,”Victor SERGE (Bruxelles 1890), figlio di emigrati russi, si formò negli ambienti anarchici e operai di Parigi. Dall’inverno del 1918 partecipò alla rivoluzione russa. i cui maggiori protagonisti conobbe personalmente. L’amicizia con TROTSKY gli valse nel 1933 l’arresto e il confino. Liberato due anni dopo, raggiunse la Francia e poi il Messico, dove morì nel 1947. Pubblicista e romanziere, è autore di ‘Memorie di un rivoluzionario (1901-1941)’ (Firenze, 1956) e di ‘L’anno primo della rivoluzione russa’ (Torino, 1967).”,”TROS-027 SERx-003″
“SERGE Victor”,”L’ an I de la revolution russe. Les debuts de la dictature du proletariat 1917 – 1918. Suivi de La ville en danger.”,”Titolo della prefazione di SOLANO: ‘Memoire d’un ecrivain combattant: Victor Serge’ (pag 5-13) (riporta notizie biografiche di SERGE)”,”SERx-019″
“SERGE Victor SOUVARINE Boris”,”Le nouvel imperialisme russe. L’ Urss est-elle un regime socialiste? Message a Charles Plisnier Toukhatchevski, G.E. Modigliani est mort, Portrait de Lenine, L’avenir du socialisme.”,”L’ Hommage a Victor Serge è composto di: -Max SCHACHTMAN, Hommage à un combattant de la Revolution -Magdeleine PAZ, Victor Serge vivant -Lucien LAURAT, Victor Serge disciple de Marx L’opuscolo si chiude con lo scritto di Boris SOUVARINE ‘Le stalinisme. Ignominie de Staline'”,”SERx-020″
“SERGE Victor a cura di Attilio CHITARIN”,”La crisi del sistema sovietico.”,”Sotto il titolo di ‘La crisi del sistema sovietico’ sono qui raccolti nove scritti inediti di Victor SERGE del periodo, cruciale per la storia del movimento operaio internazionale, che va dal 1933 al 1947. V. SERGE (Viktor KIBALCIC) nato a Bruxelles nel 1890 da emigrati rivoluzionari, morto nel 1947 a Città del Messico, fu una figura di primo piano dell’ opposizione di sinistra. Amico di LENIN e TROTSKY, militante dell’ Internazionale Comunista, dopo aver assistito alla crisi sanguinosa dell’ anarchismo francese, visse la tragedia del ‘socialismo in un paese solo’. Oggetto centrale di questi scritti è lo stalinismo o meglio il ‘sistema Stalin’ quale si delineò a partire dal 1927.”,”SERx-021″
“SERGE Victor”,”Il caso Toulaev. Romanzo.”,”Kostia, un giovane operaio politicamente insospettabile, esasperato dal suicidio per disperazione di una compagna di fabbrica, una notte incontra per caso il Commissario Toulaev, noto per la spietata dureza delle sue epurazioni, e lo uccide. La macchina della giustizia si mette in moto, Kostia rimane perfettamente ignorato, ma il Commissariato agli Interni ha bisogno di un complotto, deve trovare gli autori della congiura e li troverà… SERGE in questo romanzo ricostruisce l’ ingranaggio dei processi stalinisti con al centro gli accusati, personaggi tragici con la loro umanità e il loro destino irripetibile e intorno il consueto apparato di spie, traditori e arrivisti. Sullo sfondo STALIN, non malvagio ma tutto politica…”,”SERx-023″
“SERGE Victor”,”Gli anarchici e l’ esperienza della rivoluzione russa.”,”Secondo SERGE pochi libri fanno comprendere così bene le terribili necessità della rivoluzione russa come l’ opera di KROPOTKIN ‘La grande rivoluzione francese’ (nota a pag 14).”,”SERx-024″
“SERGE Victor”,”E’ mezzanotte nel secolo. “”Che fare se è mezzanotte nel secolo? Saremo gli uomini di mezzanotte””. Urss anni trenta: l’ autocritica sofferta di un bolscevico. Il romanzo su una nuova resistenza.”,”Il libro è dedicato “”alla memoria di Kurt LANDAU, Andreu NIN, Erwin WOLF, scomparsi a Barcellona e la cui stessa morte ci è stata strappata, a Joaquim MAURIN, in una prigione di Spagna, a Juan ANDRADE, Julian GORKIN, Katia LANDAU, Olga NIN e a coloro di cui interpretano il coraggio, dedico i messaggi dei loro fratelli di Russia””.”,”SERx-026″
“SERGE Victor”,”La città conquistata. Pietroburgo 1919.”,”Pietroburgo 1919: nella città assediata dalle truppe della controrivoluzione si snodano le vicende grandi e piccole di un gruppo di rivoluzionari. E’ una sorta di romanzo-verità di una rivoluzione costretta a difendersi con il terrore. Ma pure un romanzo di una città…”,”SERx-027″
“SERGE Victor a cura di Attilio CHITARIN”,”Socialismo e totalitarismo. Scritti 1933 – 1947.”,”Attilio CHITARIN (Roma, 1945-1997), ricercatore presso la cattedra di Storia della storiografia dell’ Università La Sapienza di Roma, è stato il massimo studioso italiano di Victor SERGE di cui ha tradotto numerose opere. Autore di ‘Lenin e il controllo operaio’ (ROMA, 1973), e di ‘Sulla transizione’ (ROMA, 1975), ha collaborato con articoli e recensioni a ‘Giovane Critica’, ‘Problemi del socialismo’, ‘Rivista di storia contemporanea’, ‘Il Ponte’, ‘Belfagor’. Oltre a ‘Victor Serge e Lev Trockij’: i presupposti di un dialogo difficile’ (1980), ha curato numerose opere di alcuni protagonisti dell’ Opposizione di sinistra degli anni tra le due guerre mondiali (NAVILLE, VAN HEJENOORT, LEONETTI, RAKOVSKIJ, GUERIN) e due importanti carteggi ‘Trotsky e l’ Opposizione di sinistra’ (lettere Deutscher-Leonetti) e ‘Mosca 1928-29 l’ anticamera dell’ inferno’ (lettere di SERGE, Pierre PASCAL e Andreu NIN).”,”SERx-029″
“SERGE Victor”,”Ciudad ganada. Titolo originale: Ville conquise.”,”SERGE è nato a Bruxelles nel 1890 ed è morto in Messico nel 1947.”,”SERx-034″
“SERGE Victor”,”Lo que todo revolucionario debe saber sobre la represion.”,”Straordinario scrittore, Victor KIBALCHICH ha vissuto le grandi tappe della rivoluzione bolscevica e ha potuto penetrare tra i faldoni della polizia politica zarista per apprendere i metodi politici controrivoluzionari, la condizione degli agenti segreti e dei provocatori, il problema dell’ azione legale e dell’ illegalità e come si devono rapportare a questi problemi i militanti rivoluzionari. Questo libro è una parte della scienza della lotta rivoluzionaria. SERGE parla anche del caso MALINOVSKY.”,”SERx-036″
“SERGE Victor”,”El caso Tulaev.”,”Kostia, un giovane operaio politicamente insospettabile, esasperato dal suicidio per disperazione di una compagna di fabbrica, una notte incontra per caso il Commissario Tulaev, noto per la spietata durezza delle sue epurazioni, e lo uccide. La macchina della giustizia si mette in moto, Kostia rimane perfettamente ignorato, ma il Commissariato agli Interni ha bisogno di un complotto, deve trovare gli autori della congiura e li troverà… SERGE in questo romanzo ricostruisce l’ ingranaggio dei processi stalinisti con al centro gli accusati, personaggi tragici con la loro umanità e il loro destino irripetibile e intorno il consueto apparato di spie, traditori e arrivisti.”,”SERx-037″
“SERGE Victor”,”Vie et mort de Trotsky.”,”Dopo la rottura irrimediabile tra TROTSKY e STALIN (durante una riunione dell’ Ufficio politico TROTSKY aveva apostrofato il segretario generale come “”affossatore della rivoluzione”” e STALIN era uscito dalla sala sbattendo la porta), “”Piatakov era pessimista, considerava che un lungo periodo di reazione si era aperto in Russia e nel mondo, che la classe operaia aveva esaurito le forze e il partito strangolato, che la battaglia dell’ opposizione era perduta”” (pag 181).”,”TROS-070″
“SERGE Victor”,”Da Lenin a Stalin. 1917-1937: Cronaca di una rivoluzione tradita.”,”””la terra è un pianeta che non concede visti”” (Trotsky, pag 156) “”Radek era un uomo dotato di una insolita flessibilità di mente; a prima vista sembrava cinico e arguto. Possedeva una devozione assoluta verso il partito, cioè verso la classe operaia di cui il partito è l’ organizzazione politica. Egli si era impegnato nell’ attvità rivoluzionaria in Russia, in Polonia, in Austria, in Germania, era passato per molte prigioni, era sfuggito a innumerevoli pericoli; prima di diventare collaboratore di Lenin, era stato compagno di lotta di Rosa Luxemburg a Berlino, a Bremen e altrove. Si trovava a Berlino con Rosa e con Karl Liebknecht quando si ebbe l’ insurrezione spartachista che egli giustamente, ma invano, aveva sconsigliato. Arrestato insieme a Karl e a Rosa, riuscì a sfuggire alla morte solamente per caso: non si erano accorti dell’ importanza del prigioniero. Una pallottola lo sfiorò nella prigione di Moabit dove era stato appena ucciso il suo amcio Leone Tyscko (Jogiches). Ed ora egli era di nuovo in prigione, ma questa volta nell’ URSS””. (pag 75)”,”SERx-039″
“SERGE Victor, a cura di Jean RIERE”,”Pour un brasier dans un desert. Resistance, Messages, Mains, Destins. Poemes reunis, établis & annotés par Jean Riere. Augmentés d’ inédits (1912-1947).”,”Opera dedicata da Victor Lvovitch Kibaltchitch ai suoi compagni di cattività del 1933-1936, Boris Eltsine, Pevzner, Tchernykh, Bielenkii, Byk, Lakhovitski, Santalov, Lydia Svalova, Fayna Upstein, comunisti di sinistra, Nesterov e Iegoritch, comunisti di destra, citati come esempi di fedeltà alla rivoluzione vera.”,”SERx-040″
“SERGE Victor”,”Germania 1923. La mancata rivoluzione.”,”A proposito del ‘dibattito tra nazionalisti e comunisti in Germania’: “”Questo ha da dire il Partito comunista tedesco, questo ha da dire l’ Internazionale comunista sulla tomba di Schlageter. Non ha nulla da nascondere, poiché solo l’ intera verità è in grado di farsi strada verso le masse nazionaliste della Germania, profondamente sofferenti e internamente lacerate. Il Partito comunista tedesco deve dire apertamente alle masse nazionaliste piccolo-borghesi: chi, al servizio dei trafficanti, degli speculatori e dei signori del ferro e del carbone, vuole tentare di ridurre in schiavitù il popolo tedesco, gettandolo in imprese avventuristiche, si scontrerà con la resistenza dei lavoratori comunisti.”” (Radek, Discorso al Comitato esecutivo allargato dell’ IC (20 giugno 1923) (pag 446) “”Il fascismo è un movimento politico che interessa vaste masse della piccola borghesia proletarizzata. E se lo si vuole combattere, lo si deve fare politicamente. Sul piano politico si potrà combattere il fascismo soltanto se prima si apriranno gli occhi alle masse sofferenti della piccola borghesia sul modo in cui i loro giustificati sentimenti siano stati sfruttati dal capitale, che non è responsabile soltanto della loro miseria economica, ma è anche colpevole della miseria nazionale della Germania.”” (pag 453) (Radek, 7 luglio 1923) Nel 1923 l’ IC e KPD tentano di utilizzare in senso rivoluzionario una profonda crisi del potere borghese in Germania, a ridosso dell’ occupazione della Ruhr da parte di Francia e Belgio. Il volume raccoglie le corrispondenze dalla Germania di Victor Serge, pubblicate nel 1923 sotto lo pseudonimo di R. ALBERT, nell’ organo di informazione dell’ Internazionale, per conto della quale si trovava clandestinamente nel paese. Gli scritti di Serge sono seguiti dalla traduzione di un opuscolo del 1923 sui rapporti tra i comunisti e i nazionalisti. Gli scritti di SERGE in questione sono stati pubblicati in Francia nel 1990 (La Breche) con il patrocinio del figlio dello stesso SERGE e per la cura di Pierre BROUE’ (‘Notes d’ Allemagne’ ma manca del materiale presente nella ‘Correspondance internationale’). La presente edizione è più completa. Una casa editrice inglese ha pubblicato un volume che ha aggiunto altro materiale a quello presentato da BROUE’ (V. SERGE, Witness to the German revolution’, a cura di Ian BIRCHALL, REDWORDS, LONDON, 2000).”,”SERx-041″
“SERGE Victor”,”16 fusillés a Moscou. Zinoviev, Kamenev, Smirnov… Lettres inedites de Russie, de Belgique, de Marseille, du Mexique. Le massacre des ecrivains sovietiques.”,”Contiene gli scritti di SERGE: – Potenza e limiti del marxismo (Masses, 1939) – Per un rinnovamento del socialismo (id. 1946) – Socialismo e psicologia (id. 1947) – L’ economia pianificata e la libertà di stampa (inedito in Francia) – Il massacro degli scrittori sovietici (Masses, 1946) Sui 16 fucilati: Zinoviev, Kamenev, Smirnov…: “”… un delai de 72 heures leur est imparti, à titre exceptionnel, et illegal, pour adresser un recours en grace à l’ Executif des Soviets. Goltzman s’y refus, les autres signent. L’ Executif, c’est le vieux Kalinin, leur camarade de naguere, qui, lui-meme, prend ses ordres chez Stalin. Sans doute, le Chef juge-t-il habile de n’en point donner, mais comme il ne donne point l’ordre de grace, la sentence de mort divient executoire. Nadiejda C. Krupskaja, d’apres certaines relations, ecrit à Stalin pour lui demander la grace d’hommes qu’elle connait depuis de si longues années; il lui fait repondre qu’il ne saurait faire pression sur la plus haute magistrature de l’ Etat. Vraiment. il ne saurait… Cette timide intervention, la veuve de Lenin l’ expiera bientot, en signant un hideux pensum sur l’ execution des terroristes. “”IIl le faut, Nadiejda Constantinovna, car la presse socialiste se sert de votre nom..””. Pauvre femme.”” (pag50)”,”SERx-042″
“SERGE Victor”,”Les derniers temps.”,”Primavera 1940, i tedeschi occupano Parigi. Nel quartiere di Marais, vari personaggi che esprimono diverse figure sociali (Flotte, Ardatov, Ortiga, Charras, Siber) devono scegliere il loro campo tra i martiri, gli eroi, gli spregevoli ecc). Victor SERGE escluso dal Partito comunista russo nel 1927, ha messo la sua vita di non sottomesso, di rifugiato politico in questo libro mentre i suoi fratelli d’ esilio, orfani della rivoluzione, combattono nell’ ombra, sempre in transito. Testimonianza impressionante di vertà sull’ Occupazione francese, l’ opera si legge come il testamento irreale di un libertario, e ancora oggi come un manuale di resistenza.”,”SERx-047″
“SERGE Victor”,”De Lénin à Staline (1936).”,”””Zinoviev e Kamenev erano stati reintegrati nel partito dopo un periodo d’ esclusione. Zinoviev era ancora esiliato a Voroneje, Kamenev si trovava a Mosca. Entrambi rappresentavano la sinistra vinta, entrambi avevano rotto con gli oppositori inflessibili, deportati e imprigionati. Bucharin, il teorico della destra del partito, che preconizzava una politica moderata nei confronti dei contadini ricchi, venne a trovare Kamenev da parte dei suoi amici, Rykov, ancora presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, e Tomski, ancora presidente del Consiglio centrale dei Sindacati. Kamenev fece di questo incontro un riassunto confidenziale che inviò a Zinoviev e a qualche amico dei più stretti e che finì per essere divulgato. E’ un testo lungo (…)”” (pag 55) “”Alla domanda di Kamenev: Quali sono le vostre forze? – Bucharin fornisce alcuni nomi, cita Iagoda… Questa menzione non è certamente estranea alla disgrazia di Iagoda, otto anni più tardi. “”Voroscilov e Kalinin, dice Bucharin, ci hanno tradito all’ ultimo momento. Penso che Stalin li tenga per non so quali catene speciali”” (pag 55) “”Bucharin: (…) Che nessuno abbia conoscenza di questo colloquio. Non chiamarmi al telefono, ci ascoltano. Sono controllato dalla GPU e tu pure. Voglio essere tenuto informato ma non attraverso segretari o intermediari. Solo Rykov e Tomski sanno che io ti ho parlato.”” (pag 55) “”Rykov e Bucharin sono stati risparmiati per non sopprimere in un sol colpo tutto l’ Ufficio politico di Lenin. Negli Stati totalitari, i drammi ai vertici si riproducono meccanicamente lungo tutto la scala sociale fino alla base. L’ affare Grober, rivelato dalla Pravda, il 7 settembre ultimo, come un abuso, mostra come abbiamo ragione di ricercare nei documenti del 1928 la spiegazione delle esecuzioni del 1936″”. (pag 57″,”SERx-048″
“SERGE Victor”,”Socialismo e psicologia (marzo 1947).”,”””A titolo di esempio, fu selezionando dei sadici che i nazisti riuscirono a formare in tutti i paesi del personale addetto alla tortura. L’ osservazione più sommaria rivela in tutti i popoli la presenza di elementi psicologicamente predisposti a tale impiego: i “”terrori”” delle guerre civili ce li hanno mostrati all’ opera””. (pag 7) “”Il 20 dicembre 1917 il Consiglio dei Commissari del Popolo della rivoluzione russa, composto di marxisti imbevuti di fede profonda nella causa del socialismo, alle prese con difficoltà estremamente grandi ma nient’affatto insormontabili, decretava la formazione di una Commissione Straordinaria per la Repressione, la Ceka. Quegli uomini erano senza dubbio ossessionati dal ricordo delle sanguinose repressioni subite in precedenza dalla classe operaia e delle persecuzioni che loro stessi avevano sperimentato. Era naturale che creassero per il nuovo regime degli efficaci organismi di difesa interna. (…) So che un buon numero di bolscevichi esecrava la Ceka, e potrei citare in questa sede dei nomi conosciuti. La Ceka contribuì alla vittoria nella guerra civile (…) ma, diventando oggetto di odio e fecendo levare contro il governo gran parte della democrazia socialista, aggravò anche la guerra civile e screditò immensamente la rivoluzione all’ estero. Selezionando per forza di cose un personale formato da invasati e sadici – che nel 1918 si spinsero fino a proporre per iscritto il ripristino della tortura (Kamenev venne allora incaricato di indirizzare loro una vigorosa risposta) -, la Ceka divenne ben presto una coltura di perversione sociale. Una maggiore attenzione accordata alla psicologia (e prima di tutto alla loro) avrebbe permesso ai dirigenti della rivoluzione di risparmiarsi questo errore funesto””. (pag 8-9)”,”SERx-050″
“SERGE Victor”,”Memoires.”,”””Trotsky veniva spesso al congresso. Nessuno portava meglio un grande destino. Al culmine del potere, della popolarità e della gloria a quarantun anni, tribuno di Pietrogrado nelle due rivoluzioni, creatore dell’ Armata Rossa che aveva letteralmente “”tirato su dal niente””, secondo le parole di Lenin a Gorki, vincitore lui stesso di molte battaglie decisive, a Sviajsk, a Kazan, a Poulkovo, organizzatore riconosciuto della vittoria nella guerra civile – “”il nostro Carnot!”” diceva Radek – egli eclissava Lenin per il suo grande talento oratorio, per le sue capacità di organizzatore volta a volta dell’ esercito e delle ferrovie, per le sue brillanti qualità di ideologo. Lenin non aveva su di lui che la superiorità, immensa in realtà, di essere stato prima della rivoluzione il capo incontestato del piccolo partito bolscevico che formava i quadri veri dello Stato e il cui spirito di gruppo diffidava del pensiero troppo ricco e troppo agile del presidente del Consiglio superiore della guerra””. (pag 138)”,”SERx-051″
“SERGE Victor”,”Naissance de notre force.”,”‘Nascita della nostra forza’ è un romanzo di due città, Barcellona e Pietrogrado, e di due rivoluzioni, l’ una libertaria e l’ altra comunista, l’ una perduta e l’ altra vinta. Nel 1917, in piena guerra mondiale, un rivoluzionario passa dall’ una all’ altra, ma la questione del potere e quella dei mezzi necessari per conservarlo lo turbano. Questo romanzo caleidoscopico fa rivivere un’ epoca in un momento in cui tutte le speranze sono ancora vive. L’ opera appartiene alla trilogia ‘Les hommes dans la prison’, ‘Naissance de notre force’ e ‘Ville conquise’, opere che riflettono la vita avventurosa del loro autore, il rivoluzionario Victor Serge (1890-1947).”,”SERx-052″
“SERGE Victor”,”Vie et mort de Léon Trotsky.”,”Dissensi di Trotsky con Lenin sulla offensiva polacca e ruolo di Stalin (pag 113) La Russia rivoluzionaria e l’ imminente rivoluzione tedesca. “”Il 3 ottobre 1918, prima della caduta dell’ impero tedesco, Lenin, vedendo vicino il momento, scrive al Comitato esecutivo dei Soviets che “”il proletariato russo deve tendere tutte le sue forze per accorrere in aiuto degli operai tedeschi (…). Occorre creare per la rivoluzione tedesca una riserva di grano; occorre accelerare la formazione di una potente Armata rossa””. Trotsky dice: “”La storia si compie, può essere nostro malgrado, ma seguendo la curva che abbiamo tracciato (…). I cannoni da 420 detteranno al mondo la volontà della Germania (…). Ed ecco che la Storia, dopo aver sollevato l’ imperialismo tedesco a questa altezza, dopo aver ipnotizzato le masse, lo fa cadere vertiginosamente in un abisso d’ impotenza e d’ umiliazione, come per dire: Vedete, Esso è distrutto, pulite dunque l’ Europa, il mondo, dai suoi detriti (…)””. Egli dimostra che la salvezza della Germania – e dell’ Europa – sta nella presa del potere da parte del proletariato socialista. “”Se il proletariato di Germania tenta di prendere l’ offensiva, il dovere essenziale della Russia sovietica sarà quello d’ ignorare, nella lotta rivoluzionaria, le frontiere nazionali. La Russia dei Soviets non è che l’ avanguardia della rivoluzione tedesca ed europea (…). Il proletariato tedesco e la sua tecnica, da una parte, la nostra Russia disorganizzata ma piena di ricchezze naturali e così popolata, dall’ altra, formeranno un blocco invincibile contro il quale andranno a spezzarsi tutte le ondate dell’ imperialismo””. (pag 117-118)”,”SERx-053″
“SERGE Victor, a cura di Jean RIERE”,”Memoires d’un révolutionnaire et autres écritis politiques, 1908-1947.”,”Affamato di giustizia sociale e fraternità, Victor SERGE (Bruxelles 1890 – Messico 1947) diventa a vent’anni uno dei leaders del movimento anarchico francese. Condannato a cinque anni di carcere e di interdizione di soggiorno, raggiunge nel 1919 la rivoluzione russa. Membro dell’ Esecutivo della Terza Internazionale, sostenitore del bolscevismo in uno dei periodi cruciali non tarda però ad denunciare il sanguinoso Termidoro orchestrato da Stalin. Passato con Trotsky all’ Opposizione condannato e deportato negli Urali viene espulso nel 1936 privato della nazionalità sovietica e spogliato dei suoi manoscritti. Tornato a Bruxelles fu oggetto di una campagna calunniosa del Comintern. Denuncia le purghe staliniane e gli attacchi degli stalinisti agli anarchici e al POUM in Spagna. Nel 1937 esasperato dall’ intransigenza di Trotsky rompe con la 4° Internazionale. Costretto all’ esilio durante la seconda guerra mondiale, va in Messico ove combatte fino all’ ultimo per un rinnovamento del socialismo. “”Nel 1919, Radek aveva tentato di dirigere con audacia e buon senso il movimento spartachista di Germania ed era sopravvissuto per caso all’ assassinio dei suoi amici Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Leo Tychko (Jogiches). Io l’ avevo visto perseguitare con la sua dialettica derisoria i moderati tedeschi. Lo rivedo alla tribuna mentre si riaggiustava i pantaloni sempre troppo larghi e lanciava un “”Parteigenossen!”” stridente prima di lanciarsi nella dimostrazione di una prossima caduta del vecchio mondo europeo. Erudito, leggeva tutte le riviste immaginabili, ma più improvvisatore che teorico. Lo si definiva adesso destro perché non dirigeva il Partito comunista tedesco e considerava, finito, per il momento, il periodo delle offensive insurrezionali””. (pag 616-617)”,”SERx-054″
“SERGE Victor”,”Witness to the German revolution. Writings from Germany 1923.”,”Appendice: pag 236 Non corrispondenza di date tra questo libro e l’ edizione delle Notes d’ Allemagne curata da Brouè. Correspondance internationale apparve sia come settimanale che come edizione bisettimanale. Essa fu stampata in cndizioni difficili e pericolose. A cause di restrizioni della polizia agli uffici editoriali non si aveva perfno un archivio completo per stendere un indice del 1923. Nazional-bolscevismo. “”Scorriamo le pagine del piccolo opuscolo che contiene i discorsi di Remmele ai fascisti del sud della Germania, e saremo in grado di chiarirci le idee su ciò che imbecilli – o politici disonesti – hanno chiamato ‘Nazional-Bolscevismo’. ‘Voi state combattendo la finanza ebraica’, dice Remmele ai fascisti. ‘Bene, ma combattete anche l’ altra finanza, quella dei Thyssen, Krupp, Stinnes e Klöckner!’. Ebbe così da questi antisemiti gli applausi alla lotta di classe.”” (pag 79) “”Quest’ oratore comunista, parlando ai fascisti a Württemberg, fece piacere loro André Marty e la classe operaia francese che avrebbe ‘generato migliaia di ammunitati come Marty, se l’ esercito francese avesse marciato contro la rivoluzione tedesca’.”” (pag 80) I comunisti tedeschi vogliono discutere con i fascisti, mantenendo l’ intero loro programma, con tutta la forte intransigenza della loro ideologia rivoluzionaria. (…) ‘Radek e il conte Reventlow si sono stretti la mano’, scrive il Vorwärts. (E Remmele replica: ‘Stiamo offrendovi un fronte unico, a voi che avete ucciso Liebknecht e Rosa Luxemburg, a voi quando il vostro Noske ha sulla coscienza il sangue di 15.000 rivoluzionari!’. Il movimento fascista è nato da condizioni orribili di pauperizzazione delle classi medie nelle lotte dell’ epoca imperialistica e frustrati dala democrazia, dal pacifismo, dal riformismo, dal socialismo anacquato sul quale essi si erano alimentati al tempo in cui la prosperità sembrava dare loro un destino garantito.”” (pag 80-81)”,”SERx-055″
“SERGE Victor, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Ritratto di Stalin.”,”””Nella primavera del 1919, Stalin fece una breve apparizione a Pietrogrado, minacciata dal tradimento di una fortezza addetta alla difesa. Gli storici al suo servizio gli attribuiscono la salvezza della seconda capitale. In realtà, la situazione di questa si andò aggravando sino all’ autunno; in ottobre Pietrogrado, governata da Zinoviev, sembrava quasi perduta, ma venne salvata da Trotsky, arrivato giusto in tempo per ingaggiare a Pulkovo la battaglia decisiva. Gli uomini che hanno salvato Pietrogrado in quei giorni di angoscia, Bakaev, Jevdokimov, Zorin – sono stati tutti fucilati nel 1936.”” (pag 56, L’ episodio della marcia su Lvov) “”Nel 1920, il maresciallo Pilsudski scagliò gli eserciti polacchi contro l’ Ucraina. Essi conquistarono Kiev ma, battuti, rifluirono in un disordine tale che l’ Armata rossa, comandata da Tuchacevskij, con Smilga come commissario politico, arrivò sotto le mura di Varsavia. Lenin voleva che venisse tentato uno sforzo supremo per conquistare la capitale polacca, mentre lo stesso Tuchacevskij e Trotsky ritenevano che l’ esercito fosse troppo stanco. La direttiva dell’ Ufficio politico fu categorica e un’altra armata, comandata da Vorosilov, Stalin e Budënnyj, operante più a sud, in Polonia, enne ad appoggiare l’ azione di Tuchacevskij. Ma Stalin e Vorosilov, per mettersi anch’essi in mostra con la conquista di una grande città, preferirono tentare la conquista di Lvov (Lemberg). Fallirono, come Tuchacevskij, e la loro defezione aggravò la sconfitta di quest’ ultimo. Pensiamo che Tuchacevskij abbia commesso una grave imprudenza, verso il 1934, a ricordare in alcuni scritti questi dettagli poco noti della guerra di Polonia. Senza dubbio sarrebe stato meglio per lui non ridestare in Stalin il ricordo di quel vecchio conto da saldare””. (pag 58, L’ episodio della marcia su Lvov)”,”STAS-048″
“SERGE Victor SEDOVA TROTSKY Natalia”,”The Life and Death of Leon Trotsky.”,”Victor SERGE, socialista rivoluzionario, libertario, teorico politico, storico e romanziere, durante il suo esilio in Messico fu vicino a Trotsky. Collaborò poi con la vedova, Natalia SEDOVA nella preparazione di queste memorie. “”Trotsky visse nel suo quartier generale mobile per due anni e mezzo, fino al 1920 durante questo tempo egli percorso centinaia di migliaia di miglia. ‘Il treno di Trotsky’ divenne una leggenda: solo il suo arrivo invariabilmente accresceva il morale delle stanche truppe. Il treno trasportava motocarri, armi da campo, armi, munizioni, provviste, forniture mediche ed opuscoli.”” (pag 92) “”Trotsky insisteva nel voler usare i servizi degli specialisti militari, ovvero, gli ufficiali del vecchio regime, alla cui esperienza l’ improvvisazione degli operai e degli intellettuali rivoluzionari non si poteva sostituire. (…) L’ ‘Opposizione militare’ rifiutava di guardare a questi ufficiali del vecchio regime se non come traditori (…).”” (pag 93) L’ aggressione polacca del 1920. Il disaccordo di Trotsky con Lenin sull’ attacco a Varsavia. Il ruolo di Stalin. (pag 97) Il gruppo di Trotsky. “”Trotsky portò con sé nell’ Opposizione unificata, Piatakov, Preobrazhensky, Muralov, il vecchio Boris Eltsin, che si era coltivato su Hegel ed era uno de fondatori del partito bolscevico; Karl Radek, un uomo dalla tremenda energia nervosa, ben informato sugli affari mondiali in generale e sull’ Europa centrale in particolare; Adolf Joffe, con alle spalle un’ esperienza diplomatica all’ estero ed ora malato; e Rakovsky, Krestnsky e Antonov-Ovseenko, tutti e tre avevano incarichi diplomatici rispettivamente a Parigi, Berlino, e Varsavia. Anche Sokolnikov e Smilga si unirono all’ Opposizione, e così, con l’ eccezione di Bucharin e Tomsky, leader dei sindacati sovietici, ebbe tutti coloro nel partito che possedevano ogni grado di talento. Nadezhda Krupskaia, la vedova di Lenin, aveva una profonda simpatia riguardo le sue mire””. (pag 139)”,”SERx-056″
“SERGE Victor, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Ritratto di Stalin.”,”Il patto Hitler Stalin. “”Il patto viene concepito in termini tali che lo si può ben definire come un patto di aggressione contro la Polonia. Hitler e Stalin hanno optato per la linea di minor resistenza: attaccare il comune vicino più debole. Sembra certo che la firma del patto con Stalin abbia rimosso le ultime esitazioni di Hitler circa l’ invasione della Polonia, e che occorra quindi vedervi, nell’ immediato, il punto di avvio della guerra europea””. (pag 116) L’ alleanza tra l’ URSS e la Germania. “”In effetti, ce n’è voluto molto di sangue per suggellarla, e non soltanto il Polonia. Ma allora, perché tutte queste esecuzioni di persone accusate di essere venute a patti con la Germania? Perché sono ricominciate queste confessioni inversomili, queste crudeli requisitorie, questi massacri senza sosta? La semplice conoscenza del passato permette di concludere che Stalin ha sterminato la vecchia generazione rivoluzionaria perché essa si sarebbe opposta al voltafaccia da lui compiuto in quel momento, in nome di un regime totalitario divenuto fascistizzante.”” (pag 118) Le repubbliche baltiche. Il Baltico. La Scandinavia. “”Egli ha offerto poi alla Finlandia un patto di sicurezza e amicizia, al quale la presenza delle sue truppe in alcuni punti strategici della piccola repubblica scandinava avrebbe conferito una particolare solidità… Durante i negoziati al Cremlino, Stalin ha avuto l’ occasione di rivedere un vecchio socialista finlandese, Tanner, che in passato, ai tempi dell’ illegalità rivoluzionaria, lo aveva ospitato. Si sarà ricordato, in quel momento, delle parole di Lenin riguardo alla Finlandia (“”Lettera da Zurigo, 1917), questa piccola nazione, “”uno dei paesi effettivamente repubblicani e più progrediti””, in cui gli operai “”ci aiuteranno, spingendo avanti ‘a loro modo’ l’ instaurazione della repubblica socialista””?””. (pag 118-119)”,”SERx-057″
“SERGE Victor”,”Mémoires d’un révolutionnaire. 1901-1941. Bruxelles-Paris-Barcelone-Genève-Helsinki-Léningrad-Berlin-Moscou-Sibérie-Paris-La-Martinique-Mexico.”,”””Qualche tempo dopo, i massimalisti assaltarono in piena Pietroburgo un furgone del Tesoro. Lichstenstadt, condannato a morte poi graziato, fece dieci anni nel bagno di Schlusselburg, sovente in cella con il bolscevico georgiano Sergo Ordjonikidze, che doveva diventare uno degli organizzatori dell’ industrializzazione sovietica. In cella, Lichtenstadt scriveva un’opera di meditazione scientifica pubblicata in seguito: ‘Goethe e la Filosofia della Natura’ – e studiava Marx. (…) Lichtenstadt uscì di prIgione per prendere in mano, il giorno stesso, con l’ anarchico Justin Jouk, l’ amministrazione della città di Schlusselburg. Quando un altro forzato, suo amico, che ammirava, si fece uccidere, Lichtenstadt riprese il nome del morto e si fece chiamare Mazine per restare fedele a un esempio. Marxista, fu dapprima menscevico, per attaccamento alla democrazia, poi si affiliò al partito bolscevico per essere con i più attivi, i più creativi, e i più minacciati. Aveva dei grandi libri in testa, un anima di scienziato, un candore infantile davanti al male, pochi bisogni. Dopo undici anni, aspettava di ritrovare la sua compagna, adesso seprata da lui dal fronte sud. “”Le tare della rivoluzione, mi ripeteva, si devono combattere nell’ azione””.”” (pag 88-89) Sciopero generale a Pietrogrado (da pag 129) La capitolazione dell’ opposizione. L’ irriducibile Boris Eltsin. (da pag 264) I partigiani di Tchapaév – Eltsin, Pankratov, Pevzner, Tchernykh. (da pag 307)”,”SERx-058″
“SERGE Victor”,”Ce que tout révolutionnaire doit savoir de la repression.”,”””Grazie a questa scienza della cospirazione, i rivoluzionari hanno potuto vivere illegalmente nelle capitali russe per mesi e anni. Al loro arrivo, trasformarsi, per i bisogni della causa, in mercanti ambulanti, vetturini, in “”ricchi stranieri””, in domestici, ecc.. In tutti i casi, occorreva che vivessero i loro ruoli. Per far saltare il Palazzo d’ Inverno, l’ operaio Stépan Khalturin vi visse delle settimane la vita degli operai addetti al palazzo. Kaliaeff, sorvegliando Plevhe a Pietrogrado, fu vetturino. Lenin e Zinoviev, ricercati dalla polizia di Kerensky, riuscirono a nascondersi a Pietrogrado; non uscivano che truccati. Lenin divenne operaio di fabbrica. L’ azione illegale crea alla lunga dei costumi ed una mentalità che si può vedere come la migliore garanzia contro i metodi della polizia.”” (pag 53-54)”,”SERx-059″
“SERGE Victor, a cura di Ermanno GALLO e Vincenzo RUGGIERO”,”Due racconti. Il vicolo San Barnaba – L’ospedale di Leningrado.”,”””Tra gli studiosi del problema, Bordiga forse costituisce un caso a sé. E’, potremmo dire, un capostipite, quando dimostra l'””inesistenza”” del socialismo in URSS attraverso le categorie della critica marxiana all’economia politica. Sarebbe ingiusto, adesso, riassumere il suo voluminoso “”Struttura economica e sociale della Russia d’oggi”” o schematizzare l’acuto “”Dialogato con Stalin””. Vediamo però una sua inoppugnabile affermazione: “”ogni sistema che produce merci è sistema non socialista””: Lenin dunque vedeva giusto quando nel ’22 sosteneva che, malgrado il proletariato detenesse il potere politico, in economia occorreva ripiegare su forme capitalistiche in attesa chela rivoluzione si propagasse dovunque.”” (pag 86, postfazione di Ermanno GALLO e Vincenzo RUGGIERO”,”SERx-063″
“SERGE Victor”,”Littérature & révolution.”,”SERGE Victor ‘Littérature & révolution’ è stata pubblicata nel 1932 nei ‘Cahiers blues’ del la librairie Georges Valois. I due testi qui riuniti datano 1924 e 1928. “”L.D. Trotski trouve dangereux les termes mêmes de “”littérature prolétarienne”” qui “”anticipent fictivement, dans les cadres étroits du présent, sur la culture future””.”” (pag 120) “”””Les poètes, penseurs, artistes, le prolétariat ne peut rien attendre d’eux comme aide directe…”” – “”Le poètes, les penseurs, les artistes de la révolution ne peuvent naître que du prolétariat révolutionnaire victorieux”” (Pierre Naville (1)). Lénine – que je cite parce qu’il a raison et non pour invoquer son autorité – était d’un avis opposé. Il constatait que: “”Par leur situation sociale, les fondateurs du socialisme scientifique contemporain, Marx et Engels, étaient des intellectuels bourgeois.”” Il préconisait la propagande et l’agitation communiste “”dans toutes les classes de la population”” et insistait sur la nécessité de bien mettre à profit “”l’élite des classes cultivées que nous voyons venir à nous (2)””.”” [Victor Serge, Littérature & révolution, 1976] (pag 43) (1) ‘Les intellectuels et la révolution, Gallimard, 1927 (2) Lénine, Que faire?, Librairie de L’Humanité, 1925″,”SERx-065″
“SERGE Victor, a cura di Jean RIERE”,”L’extermination des Juifs de Varsovie et autres textes sur l’antisémitisme.”,”Foto di Victor Serge assieme al trotskista belga Georges Vereeken e Maurice Wullens (pag 18)”,”SERx-066″
“SERGE Victor GREEMAN Richard ROGERS Ernest GORKIN Juliàn”,”The Century of the Unexpected. Essays on Revolution and Counter-Revolution.”,”Editorial board: Bob ARCHER, Ian BIRCHALL, Tony BORTON, Matt COOPER, Chris FORD, Ellis HILLMAN, Baruch HIRSON, Mike JONES, Bahir LAATTOE, Bozena LANGLEY, George LESLIE, Bob PITT, Charlie POTTINS, Malcolm PRATT, Harry RATNER, Jim RING, Ernest ROGERS, Bruno SIMONS, Ken TARBUCK. vol. 5 n.3 Tesi di Aprile. Persuasione. Maggioranza rivoluzionaria. “”On 4 April, the day after his arrival, Lenin presents to the militants his these entitled “”The Tasks of the Proletariat in the Present Revolution””. (…) ‘The specific feature of the present situation in Russia is that the country is passing from the first stage of the revolution – which, owing to the insufficient class consciousness and organisation of the proletariat, placed power in the hands of the bourgeoisie – to its second stage, which must place power in the hands of the proletariat and the poorest sections of the peasants’. But the Bolshevik is in ‘a small minority’ in the soviets. It must therefore confine itself to propaganda and agitation. It will triumph because it is right. (…) Lenin calmly explains that the Mensheviks and the Socialist Revolutionaries, parties saturated with a petit-bourgeois ideology, are in a majority amongst the masses as well as in the soviets. But the good faith of the masses is obvious; and it is by persuasion that they can be won. Lenin only provides this slogan: Propaganda! Propaganda! – No violence so long as the bourgeois government has not started it. (…) It is necessary to overthrow the bourgeois government. But we cannot yet overthrow it because the majority of the workers’ councils are supporting it. What is to be done, therefore? To win over the majority: ‘We are not Blanquists, we do not stand for the seizure of power by a minority’. (‘The Dual Power’, 9 April)”” (V. Serge, Lenin in 1917) (pag 9-10)”,”SERx-067″
“SERGE Victor TROTSKY Léon, a cura di Michel DREYFUS”,”La lutte contre le stalinisme. Correspondance inédite, articles.”,”Questione menzogna, calunnia, fine che giustifica i mezzi “”Comme beaucoup d’autres, vous voyez les sources du mal dans le principe “”la fin justifie les moyens””. (…) Sont bons les moyens qui conduisent à l’accroissement de la domination de l’homme sur la nature et à la liquidation de la domination de l’homme par l’homme. Dans ce large sens historique, le moyen ne peut être justifié que par le but. Cela ne signifie-t-il pas, cependant, que le mensonge, la perfidie, la trahison soient admissibles et justifiés s’ils mènent “”au but””. Tout dépend du caractère du but. Si le but est l’affranchissement de l’humanité, alors le mensonge, la fourberie et la trahison ne peuvent nullement être des moyens appropriès. (…) Vous vous référez à la parole de Lénine que le parti révolutionnaire a le “”droit”” de rendre ses adversaires méprisables et haïssables aux yeux des masses. Vous voyez dans ces mots une justification de principe de l’amoralisme. Vous oubliez, cependant, d’indiquer où, dans quel camp politique se trouvent les représentants de la haute morale? Mes observations me disent que toute lutte politique emploie largement les exagérations, les altérations, le mensonge et la calomnie. ‘Les plus calomniés sont toujours les révolutionnaires’: en leur temps, Marx, Engels et leurs amis; plus tard les bolcheviks, Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg; à l’époque présente, les trotskystes. La haine des possédants devant la révolution, le conservatisme stupide du petit-bourgeois; la présomption et l’arrogance des intellectuels; les intérêts matériels des bureaucrates ouvriers – tous ces facteurs sé réunissent dans la persécution du marxisme révolutionnaire. En outre, messieurs les calomniateurs n’oublient pas de s’indigner de… l’amoralisme des marxistes. Cette indignation hypocrite n’est rien d’autre qu’un instrument de la lutte des classes. Dans les paroles que vous citez, Lénine veut seulement dire qu’il ne considère plus les mensheviks comme des militants prolétariens et qu’il se pose pour tâche de les rendre haïssables aux yeux des ouvriers. Lénine exprima cette idée avec la passion qui lui était propre et donna possibilité d’interprétations ambiguës et indignes. Mais, sur la base des oeuvres complètes de Lénine et des actions de toute sa vie, je déclare que ce lutteur implacable fut l’adversaire le plus loyal, car, malgré toutes ses exagérations et ses outrances, il s’efforça toujours de dire aux masses ‘ce qui est’. Au contraire, la lutte des réformistes contre Lénine est complètement imprégnée d’hypocrisie, de mensonges, de subterfuges et de fourberies sous le couvert des vérités éternelles de la morale”” (pag 173-174-175) [Interview de Trotsky publiée dans le ‘Bulletin de l’Opposition’, n° 56-57, ainsi que dans La Lutte ouvrière’, 10 septembre 1937, n° 55. Cf: ‘Trotsky-Lenine sur Kronstadt, Recueil d’articles présenté par Pierre Frank, Ed. de la Taupe, Paris, 1976, 78 p. (Cahier rouge, n° 7)] [(in) Victor Serge – Léon Trotsky, La lutte contre le stalinisme. Correspondance inédite, articles, 1977]”,”SERx-070″
“SERGE Victor”,”Ritratto di Stalin.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. L’episodio della marcia su Lvov. “”Nel 1920, il maresciallo Pilsudsky gettò le sue armate polacche sull’Ucraina. Esse conquistarono Kiev, ma battute, si ritirarono in tale disordine che l’Esercito rosso, comandato da Tukhachevskij, con Smilga, commissario politico, arrivò sotto le mura di Varsavia. Lenin vuole che sia tentato un supremo sforzo per conquistare la capitale polacca; mentre lo stesso Tuchachevskij e Trotsky sostenevano che l’Armata era troppo stanca. La direttiva dell’Ufficio politico fu categorica: un’altra armata, comandata da Voroscilov, Stalin e Budionnj, operante più a sud, in Polonia, doveva appoggiare l’azione di Tukhachevskij. Ma Stalin e Voroscilov, per mettersi anch’essi in mostra con la conquista di una grande città, preferirono di tentare di entrare essi stessi a Lvov (Lemberg). Ma fallirono come Tukhachevskij e la loro defezione aggravò la disfatta di quest’ultimo. Noi riteniamo che Tukhachevskij commise una grave imprudenza nel ricordare in alcuni scritti, verso il 1934, tali dettagli poco conosciuti della guerra di Polonia. Meglio sarebbe stato, senza dubbio, per lui non ridestare in Stalin il ricordo di questo vecchio conto da regolare”” [Victor Serge, Ritratto di Stalin, Venezia, 1944] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 29-30)”,”SERx-001-FL” “SERGE Victor”,”Germania 1923: la mancata rivoluzione.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Nel 1923 l’Internazionale comunista e il Partito comunista tedesco tentarono di utilizzare in senso rivoluzionario una profonda crisi del potere borghese in Germania, a ridosso dell’occupazione della Ruhr da parte della Francia e del Belgio. Il volume raccoglie le corrispondenze dalla Germania di Victor Serge, pubblicate nel 1923 sotto lo pseudonimo di R. Albert nell’organo di informazione dell’Internazionale.”,”MGER-006-FL” “SERGE Victor”,”Mexican Notebooks.”,”Recentemente scoperti i diari dello scrittore esiliato, Victor Serge, con ritratti di personaggi del passato e del presente, riflessioni sulla Seconda guerra mondiale e vivide descrizioni del paese dove visse gli ultimi anni della sua vita.”,”SERx-071″ “SERGE Victor, edizione italiana a cura di Roberto MASSARI, compilazione a cura di Claudio ALBERTANI e Claude RIOUX”,”Carnets (1936-1947)”,”””Le carte di Trotsky. 24 aprile 1943. Il Vecchio, temendo continuamente l’attentato o l’incendio, si preoccupava della sorte dei suoi archivi che contengono una documentazione unica sulla rivoluzione russa e confutano completamente i processi di Mosca. Molte volte gli avevano offerto di separarsene a condizioni vantaggiose, ed egli rifiutò, poiché ci teneva anche ad averli sottomano. Infine nel maggio del 1940, subito dopo l’attentato di Alfaro Siqueiros, le carte sfuggirono alla distruzione solo per caso; la bomba incendiaria lasciata inc asa dagli assalitori non esplose. Il Vecchio sapeva che questa aggressione significava un ordine categorico di Stalin, con rigidi tempi di esecuzione e l’attribuzione di un credito illimitato. “”Abbiamo avuto una proroga””, diceva a Natalja. Per salvare almeno i propri archivi, accettò di venderli, a condizioni meno bone di quelle che gli erano state proposte in precedenza, all’università di Harvard. Non si pensò a stipulare nel contratto che i documenti dovevano rimanere accessibili a persone di fiducia. Non si fecero neppure delle fotocopie, sarebbe costato troppo caro. Vi erano due stanze intere di carte (la cosa insensata, fu di non fare neppure le fotocopie di qualche centinaio di pagine essenziali, la corrispondenza con Lenin ecc.; ma un certo smarrimento regnava a Coyoacán). Gli archivi partirono per Harvard, per qualche tempo Jean Van Heijenoort fu autorizzato a consultarli, in qualità di amico e collaboratore di L.T.. Poi questa autorizzazione venne rifiutata. Ultimamente, Boris Nicolaevskij scrisse a Natalja che stava iniziando una nuova storia dell’Opposizione e le chiese l’autorizzazione a consultare gli archivi. Natalja lo raccomandò ad Harvard – che gli ha appena risposto con un rifiuto! Gli archivi sono dunque caduti tra le mani di persone ostili che li hanno sequestrati. Tutte le sparizioni sono diventate possibili e anche impudenti falsificazioni. Mentre parliamo di questo, qualcuno dice: “”Se Litvinov li paga un prezzo caro, credete che non li potrà acquistare o far sottrarre qualche documento? – Lo scandalo verrebbe soffocato””. Che cos’è diventato, del resto, il concetto stesso di scandalo?”” (pag 158) [Victor Serge, Carnets, Bolsena, 2014]”,”RIRB-147″ “SERGE Victor, edizione italiana a cura di Roberto MASSARI, compilazione a cura di Claudio ALBERTANI e Claude RIOUX”,”Carnets (1936-1947)”,” “”Alcune parti dei Carnets sono già note. Nel giugno-luglio del 1949, ‘Les Temps modernes’ pubblicavano delle “”Pages de journal”” che includevano, tra l’altro, rivelazioni sull’assassino di Trotsky, Ramon Mercader, che Serge aveva incontrato in prigione. Nell’introduzione, la rivista ringraziava Vlady Kibalcic (il figlio di Serge) per aver concesso quei documenti e rendeva omaggio alla memoria del padre. Allo stesso tempo, si sottolineava il profondo disaccordo tra l’antistalinismo di Serge e il filosovietismo della pubblicazione diretta da Jean-Paul Sartre. Tre anni dopo, le edizioni Julliard pubblicavano una prima versione dei Carnets, divisi in due parti: “”Vieux carnets”” (1936-1938) e “”Nouveaux carnets”” (1944). Senza un criterio specifico, venivano aggiunte lettere a Daniel Bénédite, Herbert Lenhoff e Julian Gorkin, brani della ricca – e fino a quel momento inedita – corrispondenza di Serge; oltre ad alcune note sparse sulla guerra, la democrazia e l’ipotetico “”terzo campo””. Stranamente mancavano le pagine su Ramon Mercader e l’assassinio di Trotsky pubblicate da ‘Les Temps modernes’ nel 1949.. Piva di apparato critico, la versione di Julliard è stata ripresa nel 1985 da Actes Sud, senza l’ultima pagina, con un’introduzione di Régis Debray e un disegno di Vlady in copertina”” (pag 9); “”I Carnets che abbiamo scoperto ora, iniziano a Marsiglia nel 1940, sulla scia della sconfitta francese, quando Victor Serge viene accolto dalla rete del Soccorso centroamericano organizzata da Varian Fry. Inizialmente Serge progetta di emigrare negli Stati Uniti. Ma i suo passato anarchico e bolscevico costituisce un grande impedimento e, nonostante i tentativi effettuati da intellettuali prestigiosi come John Dewey, Max Eastman e Sydney Hook, le sue richieste di visto vengono rifiutate. Emerge allora l’opzione messicana, uno dei rari paesi che concede ancora asilo ai rifugiati politici. Julian Gorkin inizia le pratiche dal Messico, mentre Dwight e Nancy Macdonald entrano in contatto con Frank Tannenbaum ex militante sindacalista e consigliere del presidente Lazaro Cardenas, per sollecitare l’ammissione di Serge e della sua famiglia. I tentativi alla fina hanno successo, ma tra Marsiglia e il Messico la strada sarà lunga e seminata di insidie”” (pag 11) [dall’introduzione di Claudio Albertani e Jean-Guy Rens] Rjazanov. “”Comunque sia, moentre s’imbastiva il processo, Rjazanov, informato, seppe che si contava di sfruttare le false confessioni di uno dei suo collaboratori dell’Istituto, che era un gran nevrotico, Ser. Rjazanov ….. (pag 120-121)”,”SERx-072″ “SERGE Victor”,”La svolta oscura, un rivoluzionario nel tempo del disprezzo.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-002-FL” “SERGE Victor”,”Il caso Tulaev.”,”Il caso Tulaev è il racconto epico dell’uccisione, operata negli anni Trenta dallo Stato stalinista, di milioni di militanti fedeli al partito come di gran parte dei dissidenti. Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-003-FL” “SERGE Victor GREEMAN Richard ROGERS Ernest GORKIN Juliàn”,”Revolutionary History. Victor Serge. The century of the Unexpected. Essays on Revolution and Counter-Revolution.”,”V. Serge was one of the very few oppositionists who managed to escape from Stalin’s regime. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, FA Ridley (1897-1994); An Appreciation, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-021-FL” “SERGE Victor, a cura di Mitchell ABIDOR”,”Anarchists Never Surrender. Essays, Polemics, and Correspondence on Anarchism, 1908-1938.”,”Difesa di Trotsky e risposta a Trotsky sull’episodio della repressione della ribellione di Kronstadt (1921) “”Trotsky adds: «I never spoke of that question [Kronstadt 1921], not that I have anything to hide but, on the contrary, precisely because I have nothing to say…Personally I didn’t participate at all in the crushing of the rebellion, nor in the repression that followed». Trotsky recalls the differences that separated him from that time on with Zinovev, the chairman of the Petrograd Soviet. «I remained – he writes – completely and demonstrably apart from this affair»”” (pag 100) “”Trotsky aggiunge:« Non ho mai parlato di tale questione [Kronstadt 1921], non che io abbia qualcosa da nascondere, ma, al contrario, proprio perché non ho nulla da dire … Personalmente non ho assolutamente partecipato all’operazione volta a spezzare la ribellione, né alla repressione che seguì ».Trotsky ricorda le differenze che lo separavano in quel momento da Zinovev, il presidente del Soviet di Pietrogrado. «Rimasi – scrive – completamente e in modo dimostrabile fuori da questa vicenda »”” Mitchell Abidor è il principale traduttore francese per il ‘Marxist Internet Archive’. Le sue traduzioni più recenti si trovano nell’opera collettanea ‘Voices of the Paris Commune’.”,”SERx-073″ “SERGE Victor”,”Le lotte di classe nella rivoluzione cinese del 1927.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-004-FL” “SERGE Victor”,”Gli anarchici e l’esperienza della rivoluzione russa.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-005-FL” “SERGE Victor”,”Lénine 1917. La Pensée et l’Action de Lenine depuis son depart de Suisse jusqu’à la prise du Pouvoir.”,”””Le 4 avril – le lendemain de son arrivés – Lénine présente aux militants ses ‘Thèses sur les objectifs du prolétariat dans la révolution actuelle’. Songez que les ministres bourgeois du gouvernement provisoire discourent sur la guerre jusqu’au bout; que M. Milioukov rêve des Dardanelles; que les socialistes-révolutionnaires se voient déja à la tête d’une république radicale tout aussi “”avancée”” que la IIIe République Française en ses bons jours; et que personne, personne, ne voit clair dans la tourmente grandissante. Personne: sauf, évidemment, cet agitateur inconnu hier des milieux politiques russes, suivi d’un petit parti “”de fanatiques””, “”scissionnistes professionnels””, comme le qualifient avec dédain les socialistes raisonnables, – personne, sauf ce nouveau venu. – Trapu, large d’épaules, grand front dénudé, regard malicieux, des yeux bleu-verts, pommettes larges d’Asiatique, menton achevé par una large et courte pointe de barbe roussâtre. Pas d’éloquence. Des gestes simples qui empoignent et convainquent. Un parler familier, sans images, sans effets, sans périodes marquées, sans invites à l’applaudissement. On dirait d’un robuste paysan provincial, malin comme quatre – et bonhomme avec cela – démontrant l’excellence d’une affaire qui s’impose. Il descend d’un train qui vient de traverser l’Europe. Et il expose aux ouvriers bolchéviks de Pétrograd, qui ont fait la révolution de mars, la situation qu’il connaît mieux qu’eux, les fins que, seul, il discerne… La guerre est imperialiste, comme elle l’était sous Nicolas II; il ne pourrait être question d’une guerre de défense révolutionnaire que s’il y avait un pouvoir ouvrier; la paix démocratique est impossible sans renversement du capitalisme. “”Le trait caractéristique du moment actuel réside dans le passage de la première étape de la révolution – qui a donné le pouvoir à la bourgeoisie en raison du développement insuffisant de la conscience et des organisation prolétariennes, – à la deuxième étape, qui doit donner le pouvoir au prolétariat et aux paysans pauvres””. Mais “”le parti bolchévik est en faible minorité dans les Soviets””. Qu’il se confine donc dans la propagande et l’agitation. Il vaincra parce qu’il a raison. C’est un parti clairvoyant parmi des partis et des foules aveugles. Il faudra bien qu’on le suivre! Les Soviets constituent la seule forme révolutionnaire du pouvoir. “”Pas de république parlementaire. Y revenir quand nous avons des Soviets, ce serait faire un pas en arrière””. Le programme pratique: confiscation de tous les domaines; nationalisation des terres par les Soviets paysans locaux; fusion des banques en une seule banque nationale placée sous le contrôle des Soviets. «8. L’introduction du socialisme n’est pas notre but immédiat; il ne s’agit que de passer sans délai au contrôle de la production et de la répartition par le Conseils ouvriers…». Quant au parti, un Congrès doit être promptement réuni afin de modifier le programme dans ses paragraphes concernant l’impérialisme, la guerre, «notre attitude envers l’Etat, notre revendication d’Etat-Commune (sur le modèle de la Commune de Paris)», afin aussi de modifier l’appelation du parti qui doit se définir ‘communiste’, le terme ‘socialdémocrate’ étant déshonoré par la trahison de la IIe Internationale”” [Victor Serge, ‘Lenine 1917. La Pensée et l’Action de Lenine depuis son depart de Suisse jusqu’à la prise du Pouvoir’, Paris, 1924] (pag 12-13)”,”SERx-003-FV” “SERGE Victor”,”Le tournant obscur.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-006-FL” “SERGE Victor”,”È mezzanotte nel secolo.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”SERx-007-FL” “SERGE Victor”,”Vita e morte di Trotskij.”,”Victor Serge (Bruxelles 1890), figlio di emigrati russi, si formò negli ambienti anarchici e operai di Parigi. Dall’inverno del 1918 partecipò alla rivoluzione russa. i cui maggiori protagonisti conobbe personalmente. L’amicizia con Trotsky gli valse nel 1933 l’arresto e il confino. Liberato due anni dopo, raggiunse la Francia e poi il Messico, dove morì nel 1947. Pubblicista e romanziere, è autore di ‘Memorie di un rivoluzionario (1901-1941)’ (Firenze, 1956) e di ‘L’anno primo della rivoluzione russa’ (Torino, 1967).”,”TROS-046-FL” “SERGE Victor”,”Da Lenin a Stalin.”,”‘Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia e dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.’ “”Ora che la generazione di Lenin è stata eliminata, questi rivoluzionari si trovano in una situazione curiosa. Sono in prigionia da troppo tempo (circa otto anni) perchè li si possa accusare del complotto. Si sa bene che non è possibile estorcere loro confessioni compromettenti e in nessun caso li si può far parlare in un processo pubblico… Come se la caveranno con loro? Per ciò che riguarda le mie confessioni, so per esperienza come vengono dettate e prefabbricate. Durante il mio cosiddetto «interrogatorio», che in realtà non era affatto migliore di una inquisizione, mi fu chiesto di confessare, ma non sapevo che cosa mi si voleva far dire. Ero curioso di sapere come avrebbero fatto a farmi dire ciò che volevano che io confermassi. Quando mi considerarono maturo – vale a dire sufficientemente demoralizzato dall’isolamento, dall’ozio e dalle minacce – uno dei magistrati inquisitori mi informò freddamente che in ogni caso avevo davanti a me la prospettiva di un lungo isolamento e che avrei potuto ottenere una attenuazione della pena solo confermando la confessione di mia cognata Anita Russakova, confessione che mi avrebbe letto… Cominciò quindi a leggermi a voce alta un curioso documento, di cui neanche una parola corrispondeva a verità, che conteneva nomi e indirizzi di persone a me completamente sconosciute. Pensai immediatamente che la piccola Anita era perduta: non avrebbe mai potuto essere lasciata libera, sia che fosse stata costretta a firmare questo romanzo da quattro soldi, sia che la confessione fosse stata a lei attribuita senza che l’avesse firmata; pensai che anche io ero perduto, perché dopo essersi compromessi in questo modo in mia presenza, avrebbero ovviamente dovuto sbarazzarsi di me: Un indirizzo – a me sconosciuto – che avrebbe potuto essere quello di un militare, mi fece pensare che mi stavano per accusare di alto tradimento e che mi avrebbero fucilato. In quel caso non avevo nulla da perdere e tagliai corto. «Ti stai scavando la fossa con le tue mani», mi disse il magistrato. «Non me ne importa – risposi – ma questo è troppo. Non voglio avere nulla a che fare con le vostre menzogne». Ero salvo, e Anita fu rilasciata. Chiesi, senza successo, di incontrarmi con lei. Si tagliò corto con le indagini; tutte le accuse false furono messe da parte. Mentre passavo per Mosca lo scorso aprile, lasciando la Russia, sperai di vedere ancora una volta Anita. Appresi che era stata arrestata. Di nuovo? Per quale ragione? Non aveva mai fatto parte di raggruppamenti politici e tutti quelli che la conoscevano sanno che al suo comportamento e al suo carattere non si può rimproverare nulla, in quanto è una donna timorosa. E’ stata condannata, senza motivazione, ad una pena pazzesca di cinque anni di deportazione a Vjatka: una misura di natura ‘amministrativa’. Non si pubblica mai nulla su queste cose. Non c’è nessuno che venga in nostra difesa o che ci aiuti. Siamo semplicemente strangolati nell’oscurità”” (pag 107-108)”,”LENS-066-FL” “SERGE Victor”,”Memorie di un rivoluzionario, 1901-1941.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”SERx-008-FL” “SERGE Victor; a cura di Ian BIRCHALL”,”Revolution in danger. Writings from Russia, 1919-1920.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-009-FL” “SERGE Victor, a cura di Al RICHARDSON”,”Collected Writings on Literature and Revolution.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Acknowledgments, Introduction by Al Richardson, Notes, Foto, Index,”,”SERx-010-FL” “SERGE Victor”,”Ritratto di Stalin.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”STAS-042-FL” “SERGE Victor”,”È mezzanotte nel secolo.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”SERx-005-FV” “SERGE Victor”,”Memorie di un rivoluzionario, 1901-1941.”,”””Il III congresso dell’ Internazionale comunista si tenne a Mosca in un’atmosfera alquanto simile a quella del congresso precedente, ma con un numero maggiore di partecipanti e il sentimento di una specie di distensione. … finire (pag 145-146) Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”RIRB-003-FGB” “SERGE Victor”,”Il caso Tulaev.”,”””Con la morte di Lenin il partito è confuso e lacerato: si afferma, nella lotta per la successione, la frazione guidata da Zinoviev, Kamenev e Stalin che inaugura, in polemica con Trotsky e in rottura con la tradizione bolscevica, il dogma del «socialismo in un solo paese». La rivoluzione, sconfitta in occidente, arretra anche in oriente, dove il proletariato cinese subisce una grave disfatta, commentata da Serge nelle sue corrispondenze su ‘La lutte des classes dans la révolution chinoise’. Ma l’inasprimento della lotta politica in Urss porta intanto a un clamoroso capovolgimento di alleanze: contro la nuova maggioranza, sorta dalla coalizione tra il centro (Stalin) e la destra (Bucharin e Rykov) del partito, si schiera l’opposizione di sinistra, guidata da Trotsky, Zinoviev e Kamenev. La lotta si conclude con un fallimento: l’opposizione si spacca, Zinoviev e Kamenev scelgono la via della capitolazione di fronte a Stalin, mentre Trotsky, espulso dal partito, è confinato ad Alma Ata. Si inaugura l’era delle persecuzioni e delle deportazioni: nell’aprile del 1928 Serge subisce un primo arresto e viene rilasciato, dopo trentasei giorni di detenzione, grazie alle proteste dei suoi amici parigini. Espulso dal partito, sorvegliato dalla polizia, ridotto all’isolamento politico e morale, Serge si vede preclusa qualsiasi forma di attività militante. Gli anni successivi – anni di resistenza, così li definirà, di «un uomo solo contro la schiacciante e incessante pressione di un regime totalitario» (4) – lo vedono impegnato nella stesura di due opere di grande rilievo: ‘Soviets 1929’, analisi minuziosa della realtà sovietica all’indomani della sconfitta dell’opposizione, e ‘L’An I de la révolution russe’, affascinante cronaca storica, non priva di nostalgia, degli inizi della rivoluzione e della nascita del potere socialista in Russia. Ma la ricerca storica – incapace, a suo giudizio, «di mostrare sufficientemente gli uomini vivi, di smontare il loro meccanismo interno, di penetrare nella loro anima» (5) – non sembra soddisfarlo e Serge decide di affidare la sua testimonianza sui tempi che sta vivendo a una serie di romanzi nei quali si propone di fondere, attraverso la mediazione letteraria, il clima della rivoluzione con la psicologia dei personaggi, rappresentati nella loro umanità quotidiana oltre che nell’azione politica. Fra il 1928 e il 1931 Serge porta a termine tre romanzi che costituiscono altrettanti pannelli di un solo insieme: ‘Les Hommes dans la prison’, tentativo di raffigurazione oggettiva del rapporto tra gli uomini e il carcere; ‘Naissance de nostre force’, descrizione dell’«ascesa dell’idealismo rivoluzionario attraverso l’Europa devastata del 1917-1918» (6); ‘Ville conquise’, descrizione sofferta e impietosa dell’assedio di Pietrogrado e, al tempo stesso, tentativo di «liberare dalla leggenda e dall’oblio il vero volto della rivoluzione» (7)”” (pag IV-V) [Viktor Serge, Il caso Tulaev, Bompiani, Milano, 1980] [(4) V. Serge, ‘Memorie di un rivoluzionario’, cit., p. 259; (5) Ivi, p. 278; (6) V. Serge, lettera a Marcel Martinet, 20 febbraio 1931, “”Rivista di storia contemporanea””, n. 3, ottobre 1978; (7) Secondo quanto scrive Serge nella dedica-epigrafe con cui si apre il libro] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Bibliografia: Vers l’autre flamme. 1) Après 16 mois dans l’U.R.S.S. 2) Soviets 1929. 3) La Russie nue, Paris, Les éditions Rieder (collection Témoignages), (octobre, novembre et décembre) 1929. Trois volumes in-12 (190 x 199 mm), brochés, 288, 216 et 336 pages. Edition originale. Chaque volume, l’un des 400 exemplaires sur alfa mousse des papeteries Navarre. Les deux derniers tomes sont respectivement de Victor Serge et de Boris Souvarine, lesquels ne pouvaient les publier sous leur nom sans être inquiétés. Bel ensemble en bon état. Avvenire, Goffredo Fofi giovedì 15 novembre 2012 ‘Al Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura tenutosi a Parigi nel giugno del 1935, quando il Fronte Popolare stava per annunciarsi e il Partito Comunista Francese se ne faceva partecipe e propagandista su pressione sovietica, dopo che Mosca l’aveva osteggiato in Germania con la conseguente vittoria del nazismo, erano presenti delegazioni internazionali soprattutto europee e “compagni di strada” di mezzo mondo. Lo promossero tra gli altri, tra i più attivi e convinti, André Malraux, André Gide, che più tardi, visitata l’Urss, ne sarebbe tornato amaramente deluso e avrebbe scritto coraggiosamente il suo celebre Ritorno dall’Urss, e gli ormai retorici e imbalsamati Romain Rolland e Henri Barbusse.Vi parlarono, tra i tanti famosi, gli ancora poco noti Brecht e Musil, e vi fu qualche grave imprevisto. Il maggiore, il suicidio di uno degli organizzatori, il giovane scrittore surrealista di grande talento René Crevel, conquistato a forme di impegno vicine ai comunisti e per questo vituperato da Breton, anche se fu Crevel ad aver permesso che l’intervento di quest’ultimo venisse pronunciato, letto però non da lui ma da un Éluard già conquistato all’engagement. Vi fu anche, ad agitare l’idillio dei difensori internazionali della cultura, il vibrante intervento del nostro Salvemini che, accogliendo l’invito degli amici di Victor Serge e soprattutto di Magdeleine Paz, straordinaria giornalista e militante d’area trotskista, rimproverò ai sovietici – la delegazione russa comprendeva alcuni fedelissimi del regime stalinista come Kol’cov, Kirson ed Ehrenburg e un malmesso e spaventato Pasternak (che se la cavò con un intervento estemporaneo su poesia e malattia) – di parlare ipocritamente di difesa della cultura mentre uno scrittore come Victor Serge, peraltro di lingua francese e di nascita e nazionalità belga, figlio di un esule dalla Russia zarista, era, come tanti altri, deportato negli Urali. Kol’cov e Kirson, stalinisti a oltranza, finirono per perdere la vita nelle “purghe” di pochi anni dopo.Quando il vecchio Rolland andò in Urss poche settimane dopo, diventato da leader pacifista e scrittore umanista con propensioni gandhiane un sostenitore accanito del regime sovietico visto come prima difesa dalla prepotenza nazista e disposto per questo a prender per buona la sua propaganda, vi venne accolto entusiasticamente e fece presente a Stalin che la detenzione di Serge non favoriva la simpatia degli intellettuali francesi per l’Urss. Così Stalin fece liberare Serge e suo figlio, che aveva allora intorno ai dieci anni, e lo scrittore, pur con tutte le immaginabili difficoltà (si mantenne lavorando a Parigi come correttore di bozze nelle tipografie dei giornali, là dove la forza del sindacato era più grande di quella del Partito Comunista), pubblicò i suoi saggi sulla storia della rivoluzione russa vista davvero dal suo interno, i suoi pamphlet straordinariamente lucidi sulla politica staliniana, e anche, presso Grasset, il romanzo Se è mezzanotte nel secolo.C’era stata l’uccisione di Kirov (si legga Il caso Tulaev, che è il migliore e il piu ambizioso tra i romanzi di Serge, dove tra i personaggi compare lo stesso Stalin) ed era servita al regime per far partire a Mosca i grandi processi contro gli oppositori, di un’evidenza dittatoriale che ovviamente non venne colta da coloro che non volevano vedere, come le migliaia di intellettuali conquistati in tutto il mondo alla causa sovietica. Il nemico principale era diventato non più il capitalismo ma il nazismo, e Stalin arrivò a trattare perfino con quello (l’atroce patto Molotov-Ribbentrop) per avere più tempo nella preparazione della guerra a tutto danno della Polonia e di altri Paesi collocati geograficamente in mezzo alle due nefaste potenze. E il mondo assistette al paradosso che gli imputati confessavano cose che non avevano mai fatto e pensato.La letteratura critica nei confronti del tradimento della rivoluzione era ampia a destra ma estremamente scarsa a sinistra. Cerchiamo di ricordare le poche opere significative, sottoposte alle invettive o al disprezzo dell’esaltata intellighenzia dell’impegno. Onore al merito, il primo libro importante venne da Panait Istrati, grande appassionato vagabondo e scrittore romeno di lingua francese, che nel 1929 osò mettere in piazza con Verso l’altra fiamma le sue brucianti disillusioni dopo una lunga visita “ufficiale” in Unione Sovietica. Venne poi Gide, il più odiato perché il più noto: 1936, Ritorno dall’Urss. Nel 1941 Koestler dette alle stampe Buio a mezzogiorno, che disse dei processi quello che fuori dell’Urss sembrava inconcepibile. Ascoltiamo Serge, nelle Memorie di un rivoluzionario: «I vecchi bolscevichi erano compenetrati da un tale fanatismo di partito, da un tale patriottismo sovietico, che diventavano capaci di accettare i peggiori supplizi, e per ciò stesso erano incapaci di un tradimento. Le loro stesse confessioni provano cosi la loro innocenza. […] L’immensa maggioranza dei bolscevichi si sono del resto lasciati fucilare nella notte senza prestarsi al gioco abominevole delle confessioni per compiacenza politica».Altri capisaldi: 1945, La fattoria degli animali di Orwell; 1951, Un mondo a parte di Gustaw Herling, il primo grande libro a raccontare il gulag dall’interno, nello stesso anno in cui Serge pubblicava le sue Memorie; 1957, Il dio che è fallito, sei testimonianze di chi era stato comunista, Koestler, Orwell (il titolo del libro era suo), Gide, ma anche Ignazio Silone, Richard Wright, Louis Fischer e Stephen Spender. Con la destalinizzazione le testimonianze e le memorie si moltiplicarono, ma a scriverle non si correva piu alcun rischio. Ricordo le piu forti: Aleksandr Solzenicyn, Evgenija Ginzburg, Nadezda Mandel’stam, Vasilij Grossman e naturalmente Varlam Shalamov, dalla Kolyma. «Che fare, se è mezzanotte nel secolo?», si chiede, dal gulag, uno dei personaggi del romanzo di Serge dietro il quale si nasconde certamente qualche individuo reale, qualche vero perseguitato. Tema del romanzo è l’implacabile meccanismo del sospetto e della repressione “preventiva” che Stalin ha messo a punto con la sua polizia politica, la Gpu, in anni in cui l’opposizione, pur divisa al suo interno, era tuttavia ancora attiva e Trotskij non era stato ancora mandato in esilio (la condanna a morte del secondo dei massimi leader e artefici della vittoria del bolscevismo era stata solo procrastinata, dal boia del Kremlino, per i soliti motivi di credibilità internazionale). I vecchi bolscevichi sanno di avere ben poco da sperare dal regime e dalla “nuova classe”, i comunisti dell’ultima ora, che Stalin ha saputo lusingare e conquistare assai facilmente. Sanno che prima o poi toccherà anche a loro, che prima o poi verranno arrestati, che gli verrà fatto confessare il falso con il ricatto del “destino della rivoluzione” o più brutalmente, con la tortura, sanno che potrebbero trasformarsi in delatori a loro volta, e che alla fine di questo calvario li aspetta o la morte o il confino, la Siberia, il gulag. In anni di deportazioni di massa, di carestia, e anche di accerchiamento internazionale, di piani quinquennali a tappe forzate.Il quadro che Serge ci trasmette di quest’epoca di lupi è bensì attento a raccontarci anche i non politici, non solo i repressi e i repressori, anche ciò che c’è intorno: la vita quotidiana e la fame quotidiana delle popolazioni (poco convinte, a parte i funzionari, delle idee propagate dal regime), i piccoli eroismi e le piccole viltà di una quotidianità angosciante, in una feroce scarsità di beni e sotto un ramificato controllo sociale, poliziesco. Ciò nonostante, nel carcere e nel gulag i vecchi rivoluzionari cercano di resistere, di incontrarsi, di sopravvivere senza doversi vergognare delle proprie azioni, e cercano perfino di cospirare, incrociando altre storie, altre vite: come le loro, diverse dalle loro. Le loro esistenze si confrontano con quelle di chi in quei luoghi ci è nato e di chi vi è stato deportato prima di loro, nell’immenso Paese scelto per far da prigione collettiva e di massa e come luogo di accoglienza e di lavoro forzato per intere popolazioni trasferite da lontanissimi altrove. Finché non si muore, si ha nientemeno che il compito di edificare il socialismo in quella parte dell’impero e di contribuire all’affermazione di un sistema economico decisamente schiavista. I personaggi di Serge non sono mai degli sprovveduti, sono soprattutto dei militanti, sono dei rivoluzionari, quasi sempre dei bolscevichi, e il loro tormento è quello di chi non ha altro scampo se non insistere, non arrendersi, non cedere fino all’ultimo respiro alle menzogne e alle violenze del nemico.Quello che Serge ci mostra è il vero volto del gulag, sperimentato dal di dentro, dal punto di vista di chi è stato costretto a conoscerlo bene ed è riuscito a sopravvivere, è riuscito perfino a uscirne in grazia di strane circostanze internazionali, nella provvisorietà di un momento storico preciso e irripetibile. Ma Se è mezzanotte nel secolo non è solo questo, non è solo il possente affresco di un’epoca tragica, del cui significato per la storia del Novecento e del cui valore di testimonianza il suo autore era ben cosciente. È anche un romanzo ed è un vero romanzo’. Da poliscritture.it : Archivi tag: Victor Serge Panaït Istrati 19 Febbraio 2022 LETTURE D’AUTORE anarco-comunista, Christian Rakowsky, Francesco Ghezzi, Ghepeù, Ioffe, Kyra Kyralina, Lino Di Martino, Marcel Mermoz, Nikos Kazantzakis, Panaït Istrati, Trotzky, Unione Sovietica, Victor Serge poliscritture VERS L’AUTRE FLAMME. Àprès seize mois dans l’U.R.S.S.. Confession pour vaincus. (Edizione con annessi. Gallimard, Collana Folio/Essais, 1987) di Lino Di Martino “Vers l’autre flamme” era concepita come una trilogia, costituita da tre scritti: Panaït Istrati: Àprès seize mois dans l’U.R.S.S.; Victor Serge: Soviets 1929; Boris Souvarine: La Russie nue. Queste tre opere furono pubblicate a partire dal 15 ottobre 1929 dalle Edizioni Rieder, a Parigi. Sono la prima, documentata denuncia in Occidente della vera natura sociale e politica dell’Unione Sovietica staliniana. Dieci e più anni prima delle celebri requisitorie di André Gide (Ritorno dall’URSS, 1937) e Arthur Koestler (Buio a mezzogiorno, 1940)! Le reazioni e le calunnie da parte degli ambienti del PCF furono pronte e rabbiose. Soprattutto da parte dell’influente intellettuale stalinista Henri Barbusse. Sconfortato e deluso, Istrati torna in Romania, dove muore in un sanatorio nel 1935. Sarà poi completamente dimenticato per vari decenni, per essere infine riscoperto in Francia (aveva scritto in francese…) nei primi anni 70 da Marcel Mermoz (un personaggio anarco-comunista ‘comunitario’ che andrebbe riscoperto e studiato!). Mermoz, che adolescente aveva adorato il primo romanzo di Istrati), ne ritrovò le tracce in Romania nel 1971, creò nel 1975 a Parigi la Fondation Panaït Istrati, e riuscì nel 1978 a ripubblicare nella collana 10-18 proprio Vers l’autre flamme. Ah dimenticavo: Istrati non fu del tutto dimenticato in Romania. Era considerato fascista dai comunisti e ‘trotzkista e cosmopolitista’ dai fascisti. A buon conto, nel 1946 il regime ‘comunista’ vietò la pubblicazione dei suoi libri in Romania. Ma veniamo al nostro libro, davvero un incendiario pamphlet! Panaït Istrati è uno scrittore rumeno, di madre greca, che vive in Francia. E’ un fervente bolscevico, e amico personale del conterraneo Christian Rakowsky, nel 1927 ambasciatore sovietico in Francia, già protagonista e amico di Trotskij negli anni della Rivoluzione d’Ottobre, simpatizzante dell’Opposizione di Sinistra, che avrà però discutibili evoluzioni politiche negli anni seguenti. E’ con l’amico Rakowsky che Istrati, già noto in URSS per le sue opere, intraprende nel 1927, un viaggio semi-ufficiale che per 16 mesi lo porterà in varie terre dell’Unione. Viaggio in cui lo accompagnerà per molti tratti Nikos Kazantzakis, “il Cretese”, anch’egli fervente bolscevico. Sono gli anni in cui la piovra staliniana prende il controllo del Partito, del KGB, dei soviet ormai burocratizzati, dei sindacati… e la vita si fa dura e rischiosa per chi non sia “dans la ligne”, allineato. Istrati se ne rende presto conto, nonostante riceva molti salamelecchi ufficiali, e ne è sconvolto. Lui poi, che si sente operaio, e tutto rapporta alla condizione e alla vita del comune operaio, che vede così diversa da quelle della nomenclatura burocratica… lui, anarco-comunista in fondo, e senza peli sulla lingua. “Nessuna traccia di volontà che si eserciti dal basso. Oppressione dall’alto.” Questo è quello che vede viaggiando nell’Unione. Si rende conto che lui, e quelli come lui, e tutta l’opposizione (debole o già deportata nella Kolima, e Trotskij ad Alma Ata…) sono ormai e saranno definitivamente dei ‘vaincus’, dei vinti. Fra questi, il suo amico Victor Serge, “écrivain français”, ma già dirigente dell’Internazionale di Lenin. Serge ha casa a Leningrado, insieme alla famiglia della moglie. Uno degli episodi centrali della lunga invettiva di Istrati, è la lotta per salvare da un’infamante calunnia e da certa condanna a morte, il suocero di Serge, il vecchio operaio rivoluzionario, e ancora operaio!, Roussakov. I tentativi, frustrati ma almeno utili a evitare la fucilazione, di Istrati e Serge, offrono una descrizione tanto tragica quanto surreale e picaresca della ‘magistratura’ staliniana, incluso il massimo magistrato dell’Unione, Kalinin!, che riceve i due a Mosca, li blandisce, e li inganna. Si saprà poi che l’affaire era stato organizzato dalla Ghepeù, che spiava Serge. Istrati parla e scrive sempre “pour sa classe”, in nome della ’sua classe’. Oggi, a quasi un secolo di distanza, in prima battuta la sua prosa lascia sconcertati. Ci imbarazza, quasi, questa scrittura sempre sopra le righe, eccessivamente appassionata e viscerale, spezzata dall’ira o dolente. Ma presto ci conquista la sua sanguinante sincerità: quella di tanti che morirono per la rivoluzione tradita, incrollabili nella fede comunista al punto da confessare colpe mai commesse. E non ci si aspetti da Istrati la ‘correttezza politica’, o la profondità analitica che sarà dell’amico Victor Serge, destinato all’esilio e a una morte in miseria, nel Messico accogliente. Istrati si sente sempre e comunque operaio, ed è la sottomissione degli operai in URSS che non può sopportare. L’ultima pagina dell’opera non è un commiato, ma un invito alla lotta, dal titolo “Conclusions pour combattants”, per la “belle humanité”. Verso l’incrollabile ideale, l’altra fiamma. Due piccole note: 1) Istrati fornisce una montagna di notizie di prima mano sulla realtà sovietica quotidiana, frutto delle confidenze di molti compagni (che sarebbero muti nelle riunioni ufficiali). 2) Menziona l’amico Francesco Ghezzi, un militante e dirigente anarco-sindacalista di Cusano Milanino, che rifugiatosi in URSS vi sarà emarginato e perseguitato, insieme alla moglie russa. Ghezzi morirà nel 1942 nel gulag di Vorkuta. Sarà riabilitato solo nel 1956, e la figlia Tatiana solo nel 1994. Panaït Istrati con Nikos Kazantzakis. Appendice: Un brano da “VERS L’AUTRE FLAMME”, pagg. 75-79. Gallimard, Paris 1987, Collection Folio Essais. (Edizione completata da numerosi documenti annessi. Traduzione di E. A.) ALL’INDOMANI DELL’OTTOBRE ROSSO [LE CELEBRAZIONI DEL DECENNALE DELLA RIVOLUZIONE] Perdio, non resta niente di insudiciato in ciò che nasce dalle mani dell’uomo! Povero, povero mondo. Se solamente il diavolo ti portasse via presto, e la si facesse finita. Giusto all’indomani di questi grandi anniversari, uno degli ascessi della Rivoluzione scoppiò sotto i nostri occhi. Ioffe[1] si fece saltare le cervella in segno di protesta contro le angherie di cui i suoi amici dell’Opposizione erano stati vittime durante i festeggiamenti. Questo deplorevole suicidio di un bolscevico, che avevamo conosciuto dai giorni di Brest-Litovk, raggelò i nostri cuori commossi. Non c’erano dunque solo festaioli, c’erano anche tragici guastafeste? Ce n’eravamo accorti il giorno stesso della grande parata, quando l’Opposizione fece sentire la sua voce e rischiò di lasciarci le penne. Io mi trovai di persona preso in mezzo ai tafferugli, che avvennero sotto il mio balcone, dal quale i capi dell’Opposizione tentarono di parlare alla folla. Mi salvai al momento giusto, quando le guardie a cavallo si fecero strada nella folla con la durezza sufficiente delle guardie rosse, spingendo i manifestanti anch’essi rossi quanto loro. Noi venimmo a sapere che a Leningrado s’era messa male: ci si era discretamente picchiati, tra fratelli, per parecchie ore. Allora un dubbio serio s’impadronì del mio animo: che cosa mai poteva essere, dopotutto, questa Opposizione? Cosa voleva? E perché non le si permetteva di esprimersi né da una tribuna, né su un giornale? Un altro fatto, più rivoltante ancora, arrivò a scandalizzare subito dopo tutti i delegati o gli invitati in buona fede. Il potere faceva pubblicare, appositamente per noi, un foglio occasionale, stampato in tre lingue: francese, inglese, tedesco. Esso ci metteva brevemente al corrente di ciò che accadeva nel mondo. Ma ci parlava molto più a lungo dell’Opposizione trotzkista e di Trotzky, con un tale odio che restammo stupefatti. Per la prima volta leggevamo gli appellativi di «traditori», di «controrivoluzionari», di «bianchi», di «menscevichi», ecc. Ci veniva raccontata una storia che non si reggeva in piedi, secondo la quale una «tipografia clandestina» era stata creata da Trotsky e affidata alla direzione di un vecchio ufficiale wrangeliano.[2] La cosa mi fece uscire dai gangheri. Col giornale in mano, andai a cercare il «comandante» della squadra di cui facevo parte e gli dissi: – È una vergogna mostrare simili menzogne sotto gli occhi degli stranieri. Se siete innocenti e la faccenda della tipografia e del suo ufficiale bianco è vera, che si fucili immediatamente Trotsky! Invece non l’avete neanche arrestato. E non a caso. Perché tutta la «tipografia» si riduce a un ciclostile e l’ufficiale wrangeliano è un agente della Ghepeù.[3] Che fraterna porcheria! Ma fino a quel momento, questa porcheria, noi la intravvedevamo solo in questi incidenti e costumi rivoluzionari russi: divergenze di vedute sul problema dei kulaki, sull’industria pesante o leggera, il regime politico interno, l’oppressione bonaria. I pochi oppositori che allora mi frequentavano s’intrattenevano con me con molta prudenza, poiché mi vedevano «marciare» con totale fiducia. Essi ci sfuggivano, silenziosi, melanconici, ascoltando molto, parlando quel tanto per eludere una risposta categorica, guardandosi bene da ogni denigrazione. Li si sarebbe detti quasi stranieri, ombre dalle labbra cucite. Li capisco meglio oggi, e soprattutto quello sguardo addolorato che i migliori tra loro posavano sul mio, quando mi sentivano esclamare: – Insomma! Credo che qui potrei lavorare molto più utilmente che in Francia! Siamo tra noi. Andiamo dritti alla meta: alla rivoluzione mondiale. È qui che voglio finire i miei giorni. Questo linguaggio non era fatto per conquistare la fiducia di quanti la sapevano più lunga di noi. Ma anch’io avevo i miei momenti di rifiuto, quando le visite al galoppo, le insopportabili arringhe chilometriche, i colpi di turibolo de L’Internazionale mi tramortivano, letteralmente. Ho avuto sempre una profonda avversione per qualunque tipo di parata. Ora, tutto era parata in quei giorni di festa. E se, per un po’ di giorni, la cosa m’impressionò, alla fine di una settimana ne ebbi abbastanza. Fabbrica dopo fabbrica, museo dopo museo, ospedale dopo ospedale, scuola dopo scuola, banchetto dopo banchetto. E dappertutto, dappertutto, gli stessi orribili discorsi. In molte occasioni – riunioni, congressi, conferenze – ciascun oratore era immancabilmente salutato, alla fine, con il medesimo squillo di fanfara che tutti i presenti dovevano ascoltare in piedi. La prima volta l’emozione mi serrò la gola. Era grandioso. La seconda non provai niente. Avevo provato tutto la volta precedente. La terza, non ne potevo più, «mi annoiavo». Gli uomini hanno questa superiorità sugli animali: banalizzano subito tutto ciò che rende grandiosa la vita Un altro aspetto della parata contribuì altrettanto ad allontanarmene. Avevo constatato che, dovunque ci portassero, i comitati di ricevimento, erano composti per lo più da gente che ti dava sui nervi. Se alcuni di loro vi conquistavano per la loro franchezza, la loro semplicità, la loro purezza, gli altri tradivano la loro falsità, il loro arrivismo. Più di una volta mi sono trovato di fronte a delle vere assemblee, dove la selezione ufficiale non aveva lasciato passare che questa gentaglia, dalle intenzioni indecenti e dall’entusiasmo a comando. Le loro dichiarazioni d’amore mi facevano soffrire. E bisognava, che volentieri o per forza, io rispondessi con lo stesso tono. Fu allora che cominciai a piantare in asso la mia squadra e il mio «comandante». Vagabondavo da solo o con qualche simpatico conoscente. La strada – con la sua folla che rientrava a casa, il pane sottobraccio, il viso naturale, lo sguardo franco, la conversazione sincera – mi rinfrancavano. Poi mi misi a praticare la clausura nella mia stanza, e un mucchio di persone vennero a farmi visita e a intrattenermi su tante cose, pur senza sbottonarsi troppo. Un primo passo era fatto. Questo atteggiamento fu notato. Mi fu fatto sapere: – Non siete stato invitato per restarvene in camera vostra né per isolarvi dal vostro gruppo. Bisogna vedere tutto, come fanno tutti. Io risposi: – Non ho fretta. Il vostro «tutti» se ne va, io resto. Consideratemi cittadino sovietico. E se volete, io smetto subito d’essere un «invitato». Ho di che mantenermi. In effetti, le edizioni di Stato mi domandavano di firmare un contratto in esclusiva, offrendomi un acconto di mille rubli. Io ne avevo altri mille in tasca. In più i miei otto libri si vendevano a decine di migliaia di copie. Il film tratto da Kyra Kyralina[4] e girato dalla società di produzione Vufku, a mia insaputa, costituiva ai loro occhi una piccola fortuna che mi era ancora dovuta. Io potevo quindi fare a meno dalla mangiatoia ufficiale e occasionale. Ma, nel frattempo, continuai ancora per tre mesi. Vennero organizzate delle magnifiche gite nel Caucaso: Mosca- Ucraina, Georgia, Mar Nero e ritorno. M’invitarono a partecipare ad una di esse, in compagnia di altri diciannove delegati, sempre interamente a spese della collettività stracciona. Un vagone miakhki,[5] da cui noi non avremmo dovuto più separarci se non alla fine del sogno, ci attendeva alla stazione. Due guide, i nostri «comandanti», correvano per tutta Mosca per riunire, alla stessa ora, in vista della partenza, la marmaglia di scribacchini che eravamo. E voi credete che non ci fosse anche là da gridare: viva il comunismo? Peccato che tutti questi gridi non fossero nella stessa lingua: ci si sarebbe capiti come una banda di ladri al mercato.[6] [1] Adol’f Abramovic Ioffe (Sinferopoli, 22 ottobre 1883 – Mosca, 17 novembre 1927) è stato un rivoluzionario, politico e diplomatico sovietico. Si tolse la vita nel 1927, lasciando una lettera d’addio indirizzata all’amico Trockij, in cui criticava aspramente la leadership staliniana e auspicava il “risveglio” del partito. [2] Seguace del generale bianco Pyotr Wrangel (1878-1928). Aristocratico e zarista devoto, si oppose alla Rivoluzione di febbraio e poi accettò a malincuore di continuare il suo servizio militare sotto la Governo provvisorio – ma quando il bolscevichi presero il potere nell’ottobre 1917, Wrangel si dimise e si trasferì in Crimea. All’inizio del 1919, Wrangel guidò le forze bianche nel Caucaso sotto il comando supremo di Anton Denikin. [3] Nome della polizia politica dell’URSS dal 1922 al 1934. [4] Kyra Kyralina, da cui prende il titolo il romanzo di Istrati, è una bellissima ragazza, sorella del protagonista del romanzo di Istrati, Stavro, gay proletario che, per cercarla, vagabonda senza sosta, dalla Romania a Istanbul, dalla Turchia alla Siria e al Libano. [5] Vagone di lusso. [6] Come marrons en foire. Espressione idiomatica: a meraviglia.”,”SERx-001-FGB”
“SERGE Victor, a cura di Giò SANDRI”,”Anni senza perdono.”,”””Siamo nella Russia degli anni Trenta, in pieno stalinismo, in un tempo in cui bisogna pensare allo zucchero e al petrolio, alle cimici nelle stanze, alle code nelle farmacie già svuotate, quando la miseria agisce nel cuore umano come una ferita segreta e la possibilità di guarire è legata al successo della restaurazione economica, che pur si auspica e si condivide. Ma l’individuo è solo mentre le grandi idee invadono le strade. Un equilibrio difficile, una coerenza messa a dura prova; con un linguaggio che non si abbandona mai, se non all’amaro realismo. Victor Serge denuncia anticipando analisi politiche più attuali, i costi esistenziali di una trasformazione, i conflitti interiori di un popolo coinvolto in una grande ristrutturazione. Ne ‘Il vicolo di Santa Barnaba’ si attende la morte di una vecchia per accaparrarle la stanza; ne ‘L’ospedale di Leningrado’ si ricoverano i dissidenti. Esplode il conflitto individuo-potere e individuo-libertà (…)”” (quarta di copertina) ‘Ma più che una denuncia della barbarie del sistema sovietico, ‘L’ospedale di Leningrado’ rappresenta una sorta di manifesto in cui Serge si concentra sul ruolo dell’intellettuale nella lotta contro il potere. Ruolo che impone l’emancipazione da ogni paura, condizione necessaria all’ottenimento di quella lucidità di sguardo per cui diventa possibile conoscere la verità -tema che pervade tutta l’opera dell’autore, comprensibilmente, del resto, vista la sistematica riscrittura della Storia perpretata dal regime staliniano in combinazione a una ben oliata macchina propagandistica’ (pag 135) (postfazione)”,”SERx-077″
“SERGE Victor”,”Memorie di un rivoluzionario, 1901-1941.”,”Morte di Lafargue. “”Commentavo con una specie di entusiasmo la morte volontaria di Paul e Laura Lafargue, genero e figlia di Karl Marx: Lafargue, arrivato a sessant’anni, stimando che a quell’età la vita attiva e feconda fosse finita, si era avvelenato con la sua compagna. Cercavo di affermare una «dottrina di solidarietà e di rivolta nel presente» invocando Elisée Reclus: «L’uomo è la natura che prende coscienza di se stessa». Di Marx non sapevo quasi nulla”” (pag 34). Gli ammutinamenti in Francia. “”Venni a sapere che per un sincronismo di avvenimenti del tutto chiaro, la Francia aveva appena attraversato una crisi rivoluzionaria soffocata: marzo 1917, crollo dell’autocrazia russa; aprile 1917, gli ammutinamenti di Champagne. Questi ammutinamenti furono in realtà più gravi di quanto non si sia mai detto: tutta un’armata fu sul punto di disgregarsi, si parlava di marciare su Parigi. Il generalissimo Nivelle, successore di Joffre, aveva tentato lo sfondamento del fronte tedesco (aprile) a Craonne-Reims, e pagato una leggera avanzata a un prezzo tale che dovette fermare lui stesso l’offensiva. Gli ammutinamenti scoppiarono in quel momento: furono soffocati senza eccesso di repressione, il che fu una mossa abilissima”” (pag 64) Lenin. “”Sapeva di essere il primo cervello del partito e recentemente non aveva trovato migliore minaccia di quella di dare le dimissioni dal Comitato centrale per appellarsi ai militanti di base! Voleva per sé una popolarità di tribuno, ratificata dalle masse, senza apparato né cerimoniale. Nei suoi modi e nel suo contegno, neppure il minimo indizio di gusto dell’autorità; delle esigenze da tecnico serio che vuole che il lavoro si faccia, si faccia bene e a tempo”” (pag 109)”,”SERx-001-FC”
“SERGE Victor”,”Da Lenin a Stalin. 1917-1937. Cronaca di una rivoluzione fallita.”,”La calunnia, un potente veleno (pag 22-23)”,”SERx-002-FC”
“SERGE Victor”,”L’ Anno primo della rivoluzione russa.”,”””Il VCIK e il soviet di Mosca si riuniscono in seduta comune il 3 ottobre, il giorno della formazione del nuovo governo tedesco di Max di Baden e Scheidemann. Lenin, ancora convalescente, non può essere presente. Si legge una sua breve lettera: «La crisi tedesca, – egli dice, – attesta l’inizio della rivoluzione, o la sua imminenza e la sua ineluttabilità. Il governo esita tra la dittatura militare che esiste in realtà dal 2 agosto 1914 e che diventa insufficiente, dato che le truppe non sono più sicure, e la coalizione con i socialisti. L’ingresso di Scheidemann nel governo non farà che affrettare l’esplosione, poiché si vedrà presto l’impotenza dei miserabili servi della borghesia. La crisi non è che all’inizio. Essa terminerà infallibilmente con la presa del potere da parte del proletariato…”” (pag 305-306) “”Trockij tracciò un ampio quadro degli avvenimenti: «Si può dire che, in quanto materialisti, abbiamo compreso la natura degli avvenimenti, e che ne prevediamo l’esito. La storia si compie, forse nostro malgrado, ma seguendo il solco che noi abbiamo tracciato. Anche se saranno necessari grandi sacrifici, la fine sarà quella che noi abibamo prevista: la caduta degli dèi del capitalismo e dell’imperialismo. Sembra che la storia abbia voluto dare all’umanità un’ultima impressionante lezione. (…)”” (pag 306)”,”QMIP-006-FSL”
“SERGE Victor TROTSKY Lev”,”Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927.”,”‘Quel 1927 fu un’occasione persa, che rese impossibile saldare la ‘rivoluzione cinese’ e la ‘rivoluzione europea’, forzando, l’anello più debole in CIna in funzione dell’anello più forte in Germania secondo l’impostazione data da Lenin’ (retrocopertina)”,”ELCx-342″
“SERGE Victor”,”Gli uomini nella prigione.”,”Prima traduzione italiana Sintesi della vita di Serge nella introduzione di Martina Teodoli Serge ha subito cinque anni di reclusione (quindici mesi di cella e 45 mesi di lavori forzati) (pag 36)”,”SERx-079″
“SERGE Victor TROTSKY Lev”,”Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927.”,”Victor Serge – Lev Trotsky, ‘Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927’, Edizioni Pantarei, Milano, 2024] Dualismo dei poteri e le direttive di Lenin “”Ignoro in quale misura il PC cinese poteva – e può – influire sugli avvenimenti. Verso la metà dell’anno scorso, lanciò una eccellente parola d’ordine: ‘il potere alle masse! (55). L’equivalente, in definitiva, del “”potere ai soviet”” degli operai russi: perché le masse possono esercitare il potere solo attraverso un organo di una rappresentanza diretta dei soli lavoratori. Ma non sembra che questa parola d’ordine abbia avuto un’applicazione pratica. Prima dell’effettiva presa del potere, gli organi del potere delle masse, in una rivoluzione, hanno il compito di controllare, sorvegliare e pungolare il governo ufficiale, non senza difendere, all’occorrenza, le masse lavoratrici contro di esso, non senza supplire alle sue inevitabili mancanze. Rileggete la storia della rivoluzione russa da marzo ad ottobre 1917 (56). Questo dualismo dei poteri è la sola garanzia reale dello sviluppo proletario della rivoluzione. Fuori della dittatura di una classe, non può esistere una ‘reale’ unità del potere in una società divisa in classi antagoniste; l’unità ‘relativa’ del potere non può realizzarsi che a scapito delle classi meno organizzate, meno influenti nello Stato, cioè le classi povere. Se la parola d’ordine del ‘potere alle masse’ avesse trovato alcune applicazioni pratiche, forse il PC avrebbe potuto spingere la sinistra del Guomindang a impegnarsi sulla via della trasformazione sociale, invece di perseguire il raggiungimento dell’unità nazionale con metodi militari. Il dilemma era (e rimane): appello alle masse o cooperare con i generali (l’appello alle masse non esclude l’impiego dei generali; ma l’impiego di certi generali esclude l’appello alle masse). La via più breve verso l’unità nazionale e la vera indipendenza della Cina non passa attraverso gli stati maggiori di Chiang Kai-shek, di Feng Yuxiang, del Guomintang – che sia unito, di destra o di sinistra – ma attraverso le campagne insorte ed i quartieri poveri delle guardie rosse operaie. Penso alla direttive imperiose di Lenin, formulate nei primi giorni della rivoluzione, nel marzo 1917. Prima di lasciare il suo alloggio di emigrato a Zurigo, Lenin enunciò nelle sue “”Lettere da lontano”” le regole dell’ «arte di iniziare una rivoluzione» (57). La prima di queste regole è l’armamento del popolo, prima manifestazione decisiva del reale potere delle masse. La seconda, già formulata da Marx, prescrive di spezzare la vecchia macchina burocratica dello Stato (che il Guomintang ha mantenuto ovunque, limitandosi a trasferire un certo numero di funzionari nelle sue organizzazioni). Tutta l’arte di vincere – senza i generali! perché i proletari e i contadini devono sconfiggere i generali prima di usarli – si riassume in una frase di Lenin pronunciata nell’ottobre 1917. Lenin trascorse la maggior parte della notte, che segnò la vittoria dell’insurrezione di Pietrogrado, a redigere il decreto sull’espropriazione delle proprietà fondiarie promulgato l’indomani. La mattina del 26 ottobre, sorridente e stanco, mostrò ai compagni i fogli ricoperti dalla sua larga scrittura: «Abbiamo solo 24 ore – diceva- per promulgare questo decreto e poi potranno anche cercare di strapparcelo». Il proletariato, vittorioso solo nella capitale dell’immenso paese russo, non aveva ancora né un esercito né un apparato governativo: ma questo decreto di espropriazione gli garantiva all’istante l’appoggio di 100 milioni di contadini. Di colpo, l’insurrezione operaia conquistava la sesta parte del globo – e l’invincibilità. Il giorno in cui i veri rivoluzionari cinesi si ispireranno a questo esempio, la loro causa avrà vinto”” [Victor Serge, ‘Corrispondenza’, Leningrado, scritta a fine giugno, pubblicata su ‘Clarté’, n. 11, 15 luglio 1927] [(in) Victor Serge – Lev Trotsky, ‘Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927’, Edizioni Pantarei, Milano, 2024] [(55) Tan Pingshan, ‘Le fasi della rivoluzione cinese’, Mosca, 1917, vedi anche il n. 10 di ‘Clarté’ (Nda); (56) In Russia, nel marzo-ottobre 1917, il governo provvisorio cercò di mantenere il vecchio esercito, il soviet (diretto dai socialisti-rivoluzionari e dai menscevichi) e la democrazia. Il governo provvisorio preparò la fuga dello zar in Inghilterra, il soviet da parte sua decretò l’arresto di Nicola II. Mentre il governo provvisorio teneva in serbo il principio monarchico, il soviet esigeva la repubblica. In seguito il governo provvisorio cercò di epurare la guarnigione di Pietrogrado, il soviet diretto da Trotsky si oppose (Nda); (57) Vedi Victor Serge, “”Lenin, marzo 1917″”, ‘Corresponance Internationale’, maggio 1925 e ‘Vie Ouvriere’, giugno-luglio 1926 (Nda)]”,”SERx-080″
“SERGEANT Harriet”,”Shanghai: Collision Point of Cultures 1918-1939.”,”SERGEANT Harriet è nata a Londra e ha studiato ad Oxford. Vive a Tokyo e fa la scrittrice.”,”CINx-265″
“SERGEEV Evgeny”,”The Bolsheviks and Britain during the Russia Revolution and Civil War, 1917-24.”,”Evgene Sergeev storico specialista delle relazioni di politica estera russa negli anni ’20, e dei rapporti con la Gran Bretagna. Chef Resarch Fellw at Russian Academy of Sciences Institute of World History, RUssia and Professor of International Relation and British History alla Russian State University.”,”RUST-179″
“SERGENT Alain HARMEL Claude”,”Histoire de l’ anarchie.”,”Il libro riporta dedica dell’autore SERGENT”,”ANAx-037″
“SERGENT Alain”,”Un anarchiste de la Belle Epoque. Alexandre Jacob.”,”Il libro è dedicato a Georges FONTENIS.”,”ANAx-022″
“SERGENT Alain”,”Les anarchistes. Scènes et portraits présentés et commentés par Alain Sergent.”,”I ‘garottati’ di Xérès. Quadruplice esecuzione in Spagna. (pag 64) “”Vaillant, malgrado la sua fisionomia risoluta, aveva l’ aria dolce, quasi tenera. I suoi occhi erano curiosi; erano gli occhi chiari e brillanti dell’ uomo dall’ idea fissa; occhi d’ inventore, di poeta, o di fanatico. Ogni donna, incontrando Vaillant senza conoscerlo diceva: “”Che occhi belli!””. …Aveva letto troppo. Aveva aperto il grosso libro dei filosofi, avendone trattenuto le parole senza comprenderne il significato. Aveva scelto qualche frammento di metafisica, e per aver voluto – senza preparazione, studio primario – elevarsi a queste altezze intellettuali, era stato preso dalla vertigine. L’ orrore della realtà e la bellezza dei sogni intravisti, l’ ingiustizia umana e la grandezza delle ipotesi o delle utopie elaborate dai pensatori, tutto ciò gli aveva sconvolto il cervello””. (pag 65-66) L’ esecuzione di Vaillant. (illustrazione pag 81)”,”ANAx-237″
“SERGI Domenico a cura”,”Metternich e la diplomazia moderna.”,”””Egli [Metternich] si sforzò di evitare la guerra russo-turca, fingendo di ignorare il problema della libertà dei Greci e premendo sulla Turchia perché, almeno, evacuasse la Moldavia e la Valacchia. Non riuscì neanche per questa via. Tentò, persino, la richiesta di aiuto al Canning, ma questi glielo rifiutò in nome del principio del non intervento. Cercò con abile mossa di isolare lo zar, proponendogli che le Potenze alleate avrebbero richiesta l’indipendenza greca, se i Turchi non fossero riusciti a darla di propria iniziativa. Lo zar, però, subodorò l’inganno che tendeva a coinvolgere tutte le Potenze nella questione greca e ad evitare che venissero vantaggi solo alla Russia; si apprestava a dichiarare guerra alla Turchia, quando improvvisamente morì, il 1° dicembre 1825. Il Metternich sperò che la scomparsa dell’imprevedibile monarca russo avrebbe quantomeno allontanato il pericolo di una guerra in Oriente. Egli dovette ben presto ricredersi, perché il nuovo zar Nicola era un autocrate nazionalista e, benché ostile al liberalismo, non avrebbe rinunciato alle mire antiturche. Il Canning si accordò con Nicola I sull’indipendenza dei Greci (1825) e attrasse nell’accordo anche la Francia (1827). Il Metternich rimase completamente isolato. Egli si era rifiutato di andare alla conferenza di Londra, ma ciò non aveva impedito la conclusione di un trattato che impegnava Francia, Russia e Inghilterra nell’opera di mediazione tra Greci e Turchi. L’impotenza del Metternich si manifestò clamorosamente in reazione all’episodio di Navarrino: di fronte alla distruzione della flotta turca non gli rimase che inorridire per la violazione del diritto degli Stati. La forza aveva avuto il sopravvento sulla diplomazia e minacciava di essere il nuovo strumento regolatore dei rapporti internazionali. Lo zar Nicola, infatti, poco dopo, incurante dei patti, evitò ogni ingerenza delle altre Potenze nell’Oriente e marciò sulla Turchia: al Metternich non rimase che dichiarare la propria neutralità. Ciò avvenne perché il Canning improvvisamente era venuto a morte e aveva liberato lo zar da ogni indugio per l’attacco alla Turchia. Il trattato di Adrianopoli (1829) fu un grande successo per la Russia, che entrava a vele spiegate nel Mediterraneo, senza che il Metternich potesse, ormai, tentare di opporsi. Ormai la posizione dell’Austria era capovolta: da centro coordinatore della Pentarchia si veniva a trovare sola di fronte alle alleanze franco-russe e alla perduta amicizia dell’Inghilterra. Ormai la Pentarchia, la Santa Alleanza, gli equilibri continentali si erano frantumati ma il Metternich sperava ancora in un possible «rinsavimento» dei suoi ex-alleati e si disse deciso a condurre l’Austria per la strada intrapresa nel 1815, almeno fino a quando il timone fosse rimasto nelle sue mani”” (pag 55-56)”,”RAIx-357″
“SERGI Giuseppe BORDONE Renato GALLINA Mario SETTIA Aldo A. COMBA Rinaldo FISSORE Gian Giacomo BOSCO Marisa CANCIAN Patrizia MERLO Grado G. ARTIFONI Enrico BARBERO Alessandro”,”Piemonte medievale. Forme di potere e della società. Studi per Giovanni Tabacco.”,”Contiene il saggio di Aldo A. Settia “”Sont inobediens et refusent servir””: il principe e l’esercito nel Monferrato nell’età avignonese (pag 87-144)”,”STMED-057-FSD”
“SERIANNI Luca ANTONELLI Giuseppe”,”L’italiano: istruzioni per l’uso. Storia e attualità della lingua italiana.”,”Luca Serianni è professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università La sapienza di Roma. Giuseppe Antonelli è professore associato di Linguistica italiana all’Università di Cassino.”,”ITAG-020-FL”
“SERIEYX W.”,”Drouot et Napoleon. Vie heroique et sublime du General Drouot.”,”Fedele fino alla fine, l’ aiutante di campo e aiutante-maggiore della Guardia, generale DROUOT mai si scoraggerà e seguirà NAPOLEONE all’ isola d’ Elba. Dopo la caduta di BONAPARTE studierà in modo approfondito le campagne militari francesi dal 1792 al 1815. Per una singolare circostanza, osserva il generale Ambert, DROUOT trattò gli stessi temi che, a Sant’Elena daranno luogo alle Memorie di Napoleone. Ciò dimostra l’ empatia che si stabilì tra i due uomini.”,”FRAN-053″
“SERIEYX Hervé LE CORRE Philippe”,”Quand la Chine va au marché. Leçon du capitalisme à la chinoise.”,”LE-CORRE Philippe è uno specialista dell’ Estremo Oriente ed autore di un libro su Hong Kong.”,”CINx-112″
“SERMAN William”,”La Commune de Paris. 1871.”,”L’A è Prof di storia contemporanea all’Univ di Nancy II. Ha scritto inoltre: -La Commune. DOSSIER CLIO N° 1. PUF. 1971 -Des revolutions aux imperialismes, 1815- 1839. HACHETTE. 1973 scritto con Jean HEFFER -La Chambre des Deputes en 1837-1839. Composition. Activité. Vocabulaire. PUBLICATIONS DE LA SORBONNE. 1976 in collab con Louis GIRARD, Edouard CADET e Remi GOSSEZ -Les Origines des officiers francais 1848-1870. PUBL DE LA SORBONNE. 1979 -Les Officiers francais dans la nation, 1848-1914. AUBIER. 1982″,”MFRC-018″
“SERMAN William BERTAUD Jean-Paul”,”Nouvelle Histoire militaire de la France 1789-1919.”,”William SERMAN, professore di storia contemporanea all’ Université Paris-I Pantheon Sorbonne, è autore di ‘Le origines des officiers francais, 1848-1870’, ‘Les Officiers francais dans la nation, 1848-1914’, ‘La Commune de Paris, 1871’ J.P. BERTAUD, Prof emerito universitario, è specialista di storia militare della rivoluzione e dell’Impero. Ha pubblicato una ventina di opere tra cui ‘La Revolution armée’, ‘Valmy, la democratie en armes’, ‘Guerre et societé de Louis XIV à Napoleon’.”,”FRQM-014″
“SERMAN William BERTAUD Jean-Paul”,”Nouvelle Histoire militaire de la France, 1789-1919.”,”William SERMAN, professore di storia contemporanea all’ Université Paris-I Pantheon Sorbonne, è autore di ‘Le origines des officiers francais, 1848-1870’, ‘Les Officiers francais dans la nation, 1848-1914’, ‘La Commune de Paris, 1871’ J.P. BERTAUD, Prof emerito universitario, è specialista di storia militare della rivoluzione e dell’Impero. Ha pubblicato una ventina di opere tra cui ‘La Revolution armée’, ‘Valmy, la democratie en armes’, ‘Guerre et societé de Louis XIV à Napoleon’.”,”QMIx-152-FSL”
“SERMANNI Maria Cristina”,”Le Acli. Alla prova della politica, 1961-1972.”,”La SERMANNI è già nota per il volume “”Le ACLI dal ruolo formativo all’ impegno politico sindacale (1944-1961) (Edizioni Dehoniane, Napoli, 1978). “”Il papa, pur riconoscendo ai dirigenti laici la priorità dell’ iniziativa e della responsabilità, riconfermava la somma importanza del ruolo dell’ assistente ecclesiastico. Paolo VI precisava poi la responsabilità dei sacerdoti in tre punti: tener viva la specificazione cristiana delle Acli; avere la fraterna franchezza di essere uomini di equilibrio; formare la mentalità morale e sociale di tutti gli iscritti. A proposito del problema alla ribalta, cioè, la politicizzazione delle Acli, mons. Pagani affermò che essa nasceva dall’ impegno aclista nel mondo del lavoro e che doveva essere riconosciuta a quanti sostenevano questo impegno l’ autonoma responsabilità di affrontare il problema.”” (pag 290)”,”ITAP-083″
“SERMANNI Maria Cristina”,”Le ACLI: dal ruolo formativo all’impegno politico-sindacale (1944-1961).”,”La storia delle ACLI, tracciata in questo libro, si sviluppa attraverso i Congressi. i Convegni. gli Incontri di studio, I Consigli nazionali ed è da un loro attento studio che si rilevano i passi avanti fatti dal movimento cattolico.”,”RELC-389″
“SERPIERI Alessandro ELAM Keir, a cura; saggi di Giorgio MELCHIORI Jacqueline ROSE Agostino LOMBARDO Barbara Arnett MELCHIORI Giuseppe GALIGANI Terry EAGLETON Silvano SABBADINI Franco MARENCO Fernando FERRARA Sergio BONANZINGA Maurizio GRANDE”,”L’eros in Shakespeare.”,”Il linguaggio a sfondo erotico è presente più o meno in tutta la produzione shakespeariana … (pag 77)”,”VARx-011-FSD”
“SERRA Enrico SETON-WATSON Christopher a cura; saggi di A. BREWER G. CACCIATORE D.N. DILKS V. LA-ROSA G. LISSA B. PORTER R. ROBINSON E. SERRA C. SETON-WATSON F. TESSITORE”,”Italia e Inghilterra nell’ età dell’ imperialismo.”,”Saggi dei A. BREWER, G. CACCIATORE, D.N. DILKS, V. LA-ROSA, G. LISSA, B. PORTER, R. ROBINSON, E. SERRA, C. SETON-WATSON, F. TESSITORE. Tesi: LABRIOLA pro nesso espansione borghesia – rafforzamento proletariato”,”TEOC-081″
“SERRA Enrico”,”La diplomazia in Italia.”,”Enrico SERRA avviato agli studi storici da CHABOD e SALVATORELLI ha perfezionato la propria preparazione presso l’ Institute of Historical Resarch dell’Univ di Londra con il Prof N.W. MEDLICOTT e alla ‘Sorbona’ con il Prof. Pierre RENOUVIN. Insegna all’Univ di Bologna, dove è ordinario di storia dei trattati e delle relazioni internazionali, ed è capo del Servizio storico e documentazione del Ministero degli affari esteri. Ha pubblicato, fra l’altro, ‘C. Barrere e l’intesa mediterranea del 1902’ (prefaz C. SFORZA) Milano, 1950; ‘L’ intesa mediterranea del 1902′ (pref W.N. MEDLICOTT), Milano 1957; ‘La questione tunisina da Crispi a Rudini’ (pref L. SALVATORELLI), Milano 1967; ‘Nitti e la Russia’, Bari, 1975, ‘Manuale di storia dei trattati e di diplomazia’, Milano, 1980; ‘Italia e Francia dal 1919 al 1939’ (a cura di J.B. DUROSELLE e E. SERRA) (Milano, 1981).”,”ITQM-015″
“SERRA Enrico”,”Introduzione alla storia dei trattati e alla diplomazia.”,”SERRA Enrico è Ordinario di storia dei trattati e delle relazioni internazionali.”,”RAIx-098″
“SERRA Enrico”,”La diplomazia in Italia.”,”SERRA Enrico avviato agli studi storici da Chabod e Salvatorelli, si è perfezionato presso l’ Institute of Historical Research dell’ Università di Londra con il Prof. N.W. MEDLICOTT e alla Sorbona con il Prof. Pierre RENOUVIN. Insegna all’ università di Bologna dove è ordinario di storia dei trattati e delle relazioni internazionali, ed è capo del Servizio Storico e Documentazione del Ministero degli esteri. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). Economia e diplomazia. “”Huizinga ha già insgnato che le storie particolari hanno un loro compito ben preciso e contribuiscono, come tali, alla formazione di una “”Storia Universale””, di cui vanno riconosciuti i pregi ma anche i limiti. Ma torniamo alla storia diplomatica, o meglio alle fonti diplomatiche. E’ proprio vero che queste non tengono conto dei fattori economici e finanziari? Si tratta di critiche che echeggiano dottrine collegate al materialismo storico. Nessuno può ignorare che l’ origine della diplomazia è mercantile, e tale rimane la sostanza della sua natura, cioè lo stesso negoziare. La rete consolare, la quale precede, nell’ epoca moderna, la istituzione di quella delle ambasciate permanenti, si occupava appunto in modo preminente di rapporti commerciali, di facilitare i traffici, specie quelli marittimi””. (pag 173)”,”RAIx-284″
“SERRA Franco”,”Wilhelm von Humboldt e la Rivoluzione tedesca.”,”Come sosteneva Hegel la Rivoluzione in Germania doveva procedere dal sistema kantiano e dal suo compimento più alto nel concetto politico dell’ idealismo. SERRA Franco è nato a Genova nel 1922. ha compiuto gli studi universitari a Bologna laureandosi in giurisprudenza con una tesi di filosofia del diritto. Docente di filosofia e storia nei Licesi, assistente di filosofia morale all’ Università di Bologna, è stato Lettore di italiano nell’ Università di Kiel dal 1955 al 1958. Ha curato l’ “”Antologia degli scritti politici di W.von Humboldt”” (1961). “”Poiché però con le Nazioni accade come per i singoli, ed esse percorrono solo un cammino per volta, e nessuna Nazione anzi sarà mai matura abbastanza per una costituzione basata sui meri principi della Ragione, per attuare ‘come tale’ la forma dello Stato, è evidente che passando per le “”vie nazionali del liberalismo”” come per le “”vie nazionali del socialismo””, è presente come meta ultima allo Humboldt la ‘comunità cosmo-politica’ nella quale la deduzione trascendentale kantiana della doverosità dello Stato si incontra con l’ accordo patologicamente estorto dalla “”natura””, mediante l’ astuzia della insocievole socievolezza dell’ uomo e mediante il “”meccanismo”” degli antagonismi di individui, di classi, di nazioni. La via della “”alienazione”” si compie però e si assolve in effetti all’ interno delle nazioni: essendo la via che porta il singolo allo Stato.”” (pag 69)”,”FILx-346″
“SERRA Régine GODEMENT Francois a cura; saggi di Régine SERRA Francois GODEMENT Sophie BOISSEAU DU ROCHER Gilles GUIHEUX Marianne PERON-DOISE Romain BERTRAND Andrée FEILLARD”,”Asie orientale.”,”Saggi di Régine SERRA Francois GODEMENT Sophie BOISSEAU DU ROCHER Gilles GUIHEUX Marianne PERON-DOISE Romain BERTRAND Andrée FEILLARD”,”ASIx-098″
“SERRA Enrico”,”Nitti e la Russia.”,” Pag 11 Nitti presidente del consiglio incontra i socialisti tra cui Bordiga (pag 11)”,”ITQM-157″
“SERRA Maurizio”,”Una cultura dell’autorità. La Francia di Vichy.”,”SERRA Maurizio (Londra, 1955) si è laureato in Scienze politiche a Londra. Dal 1978 è entrato nella carriera diplomatica. “”Hitler, invece, convocò Laval a Monaco ed occupò senz’altro la zona libera. Come scrisse Saint-Exupéry, “”la Francia è entrata tutt’insieme nel silenzio, come una nave a luci spente, di cui s’ignora se sopravviva o meno ai pericoli del mare””””. (pag 158)”,”FRAV-140″
“SERRA Pasquale”,”Il pensiero politico di Giuseppe Rensi. Tra dissoluzione del socialismo e formazione dell’alternativa nazionalista (1895-1906).”,”Pasquale Serra, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e filosofia politica, collabora alla cattedra di Storia delle dottrine politiche della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza. Dal 1987 è ricercatore del Centro per la Riforma dello Stato (Crs). Tra le sue pubblicazioni: ‘Individualismo e populismo. La destra nella crisi italiana dell’ultimo ventennio’ (1997). “”Frutto di una concezione evoluzionistica diretta a trasformare gradualmente la società capitalistica, il Psi, nel decennio successivo alla sua nascita è portato ad accogliere di fatto le idee revisionistiche di Bernstein sena grandi pretese filosofiche (39). Infatti, nel Psi non scoppiò mai una ‘Bernstein-Debatte’, perché di fatto Bernstein non urtava contro nessuna ortodossia marxista (40). ‘Di fatto’, e non esplicitamente, perché i dirigenti riformisti, preoccupati dell’unità del movimento socialista, anziché prendere posizione sul revisionismo avevano cercato di contrastarlo e di tenerlo fuori dal partito. “”I capi politici del socialismo italiano si limiteranno a prese di posizioni frettolose e forse non sufficientemente meditate. E’ il caso di Turati che verso la fine del ’99, quando la polemica tra Bernstein, Kautsky e Bebel era già in pieno svolgimento, scriveva insieme alla Kuliscioff a quest’ultimo esprimendogli la sua solidarietà contro il Bernstein”” (41). Dunque, la ‘Bernstein-Debatte’, “”pur influendo sulla linea politica del partito rimaneva senza apprezzabili conseguenze sul suo indirizzo ideologico”” (42). Nel caso di Turati, che “”in seguito confermerà apertamente le influenze bernsteiniane e la cui concezione del riformismo dimostrerà fin dalle origini una stretta aderenza con le posizioni del revisionismo tedesco””, tale riluttanza “”ad ammettere l’influenza di Bernstein può essere spiegata con una ragione puramente tattica al fine di evitare che il suo riformismo, che mirava a rappresentare non una qualsiasi eresia ma tutto il socialismo, si trovasse relegato ai margini del partito in posizione di minoranza dissidente”” (43)”” [(40) Cfr. su questi temi K.E. Lönne, ‘Il dibattito sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca’, in L. Valiani e A. Wandruszka (a cura di), ‘Il movimento operaio e socialista in Italia e in Germania da 1870 al 1920’, Bologna, Il Mulino, 1978, pp. 89-149. Sulla Seconda Internazionale cfr. G.D.H. Cole, Storia del pensiero socialista, vol. III, ‘La Seconda Internazionale, 1889-1914’, Bari, Laterza, 1968; G. Haupt, ‘La II Internazionale’, Firenze, La Nuova Italia, 1973. Cfr. anche F. Andreucci, ‘Il partito socialista italiano e la II Internazionale’, in ‘Studi storici’, 1977, n. 2, pp. 35-58; (41) G. Mammarella, ‘Riformisti e rivoluzionari nel partito socialista italiano, 1900-1912’, cit., p. 88. Cfr. Turati-Kuliscioff, ‘Carteggio’, a cura di A. Schiavi, vol: 1 (maggio 1898-giugno 1899), Torino, Einaudi, 1949; (42) G. Mammarella, ‘Riformisti e rivoluzionari…’, p. 86; (43) G. Mammarella, ‘Riformisti e rivoluzionari…’, p. 88] (pag 93-94) Giuseppe Rensi Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Giuseppe Rensi Giuseppe Rensi (Villafranca di Verona, 31 maggio 1871 – Genova, 14 febbraio 1941) è stato un filosofo e avvocato italiano naturalizzato svizzero. Tenne la cattedra di filosofia morale all’Università di Genova. Frequentò il liceo a Verona, manifestando interesse per la filosofia. Si iscrisse all’Università di Padova, poi passò a Roma, dove si laureò in Giurisprudenza nel 1893, esercitando poi con successo la professione di avvocato a Verona. Attività politica[modifica | modifica wikitesto] Iscrittosi al Partito Socialista Italiano, si recò a Milano per assumere, appena ventiquattrenne, la direzione del giornale La lotta di classe, collaborando assiduamente anche alla turatiana Critica sociale e alla Rivista popolare diretta da Napoleone Colajanni. A seguito delle misure repressive adottate dal governo del generale Luigi Pelloux e per sfuggire alla condanna del Tribunale Militare per aver preso parte ai moti operai milanesi del 1898 (la cosiddetta Protesta dello stomaco), stroncati dall’esercito con la strage del generale sabaudo Fiorenzo Bava Beccaris, il giovane pubblicista fu costretto a cercare rifugio in Svizzera. Esilio in Svizzera[modifica | modifica wikitesto] Il soggiorno elvetico durò ben dieci anni. Ivi conobbe e sposò Lauretta Perucchi, da cui ebbe due figlie, Adalgisa, che entrerà tra le Figlie di San Francesco di Sales con il nome di Suor Maria Grazia[1], ed Emilia, autrice di numerosi e pregevoli saggi. Naturalizzato svizzero, divenne nel 1903 il primo deputato socialista del Gran Consiglio del Canton Ticino. Frutto dell’esperienza ticinese fu la pubblicazione de Gli «Anciens Régimes» e la «democrazia diretta» (1902), in cui difendeva il principio della democrazia diretta del sistema istituzionale svizzero. Rensi collaborò con numerosi articoli a Il Dovere di Bellinzona, alla Gazzetta Ticinese e a L’Azione di Lugano, nonché alla rivista socialista e pacifista Coenobium, fondata a Lugano da Enrico Bignami, di cui divenne redattore capo. Rientro in Italia[modifica | modifica wikitesto] Rientrò in Italia nel 1908 per stabilirsi a Verona e riaprire lo studio di avvocato, dedicandosi nel contempo agli studi filosofici dai quali si sentiva sempre più attratto. Nel 1911, a seguito della campagna libica, vi fu la rottura col partito socialista, poiché egli si era schierato con l’interventismo di Leonida Bissolati. Nell’anno successivo pubblicava Il fondamento filosofico del diritto; nel 1914 altri due volumi: Formalismo e amoralismo giuridico e La trascendenza: studio sul problema morale, ove sviluppava un neo-idealismo trascendente, influenzato dal pensiero di Josiah Royce. Con questi saggi etico-giuridici poté conseguire la libera docenza di filosofia morale all’Università di Bologna, iniziando la carriera universitaria. Fu incaricato di filosofia del diritto presso la libera Università di Ferrara, vincendo poi il concorso per la cattedra di filosofia morale all’Istituto Superiore di Magistero di Firenze, ove rimase dal 1914 al 1916; passò quindi all’Ateneo di Messina dove ebbe colleghi Concetto Marchesi, Eugenio Donadoni ed Emanuele Sella. Nel 1918 si stabilì definitivamente a Genova, ricoprendo la cattedra di filosofia morale dell’ateneo. La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto] L’esperienza della prima guerra mondiale mandò in crisi le sue convinzioni idealistiche, conducendolo verso lo scetticismo, la cui prima formulazione sono i Lineamenti di filosofia scettica del 1919. In quell’opera Rensi sosteneva che la guerra aveva distrutto la fede ottimistica nell’universalità della ragione, sostituendola con lo spettacolo tragico della sua pluriversalità, vale a dire dell’irriducibile conflittualità dei diversi punti di vista. Espose nella Filosofia dell’autorità (1921) la traduzione politica di questa concezione: poiché tutti i punti di vista politici sono sullo stesso piano, quello che andrà al potere lo farà con un atto di forza, tacitando tutti gli altri punti di vista. In quest’opera si è scorta una prima giustificazione dell’autoritarismo fascista. L’opposizione al fascismo[modifica | modifica wikitesto] Il filosofo, tuttavia, dopo una prima simpatia per il fascismo nel periodo che va dal 1919 al 1922, ne divenne un fiero avversario quando Mussolini con metodi antidemocratici cominciò a perseguire il disegno dittatoriale. Nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, pagando questa scelta con la sospensione, nel 1927, dalla cattedra di filosofia morale all’Università di Genova. Tre anni dopo venne arrestato insieme alla moglie e rinchiuso in carcere. Solo un abile stratagemma escogitato dall’amico e collega Emanuele Sella, che aveva pubblicato sul Corriere della Sera il necrologio del filosofo, diffondendo così la falsa notizia della sua morte, indusse il duce a rimettere prontamente in libertà i coniugi Rensi. Il dittatore temeva l’ondata di sdegno sollevatasi nel paese e all’estero per i metodi oppressivi del regime. Nel 1934, per la sua coerenza agli ideali di libertà, Rensi subì il definitivo allontanamento dalla cattedra e, fino alla sua scomparsa, fu comandato, da vigilato speciale, presso il centro bibliografico dell’ateneo genovese, per la compilazione della biografia ligure. Nonostante il doloroso distacco dalla scuola dove aveva insegnato per diciassette anni, continuò la sua attività filosofica e letteraria, pubblicando in quegli anni alcune fra le sue opere più significative, e collaborando al quotidiano socialista genovese Il Lavoro, l’unico foglio che accoglieva testi di personalità che non avevano fatto atto di sottomissione al fascismo. La morte[modifica | modifica wikitesto] Fu ricoverato il 9 febbraio 1941 al Galliera mentre infuriava il bombardamento della flotta inglese sulla città, per essere operato d’urgenza. Tuttavia l’azione militare danneggiò alcune sale dell’edificio e i medici dovettero riviare l’intervento, una fatalità che non lasciò scampo a Rensi, che morì il 14 febbraio.[2] Ai funerali pochi amici ed ex allievi poterono seguire per breve tratto il carro funebre. La polizia, che aveva vietato quest’ultimo devoto omaggio, disperse il funerale, schedando alcuni discepoli. Rensi, anche morto, turbava il potere. Sulla tomba nel Cimitero monumentale di Staglieno un’epigrafe riassume uno stile di vita ed esprime il suo dissenso, la sua resistenza e indipendenza intellettuale: «Etsi omnes non ego» (Anche se tutti, non io). Filosofia[modifica | modifica wikitesto] Il suo pensiero si è sviluppato, dopo l’approdo allo scetticismo, in un primo tempo in direzione del realismo e del materialismo critico. Un realismo materialistico quindi, che egli considerava derivato (con una certa libertà interpretativa) dallo stesso pensiero kantiano. Egli arrivò perfino ad ipotizzare, in maniera del tutto arbitraria, che Kant avesse potuto pensare alla “”cosa in sé”” come a una più nascosta essenza materiale delle cose stesse. In generale si può dire che la filosofia di Rensi non sia esente da paradossi concettuali e da mutamenti continui che lo hanno portato a cadere in alcune contraddizioni e incoerenze. Ma va anche considerato che al di sopra di esse a dominare è comunque un forte pessimismo, che non è solo esistenziale, ma anche gnoseologico. Per esempio egli ha sostenuto che siccome la filosofia ha una storia che si snoda nel tempo, ciò significa che un pensiero vero e unico non può esistere e che perciò nel suo procedere ed evolvere essa nega continuamente sé stessa. Sembra quasi di poter cogliere uno dei tratti dell’ateismo filosofico rensiano nella postfazione al Sopra lo amore di Marsilio Ficino. Ficino nel suo scritto proponeva una visione dell’amore come amore eterno di Dio che a Dio ritorna come desiderio di ogni grado ontologico di ritornare al bene e al Tutto. Rensi, nella sua postfazione, propone una nuova interpretazione di questa tipica teologia platonica, vedendo nell’amore ipotizzato da Ficino in realtà un preludio a quelle che diventeranno due tra le più influenti correnti filosofiche nell’Europa dell’800: l’idealismo e il volontarismo. L’amore come totalità dei diversi o come volontà nelle vesti di matrice essenziale del tutto mette da parte il bisogno di un dio buono e trascendente e sussurra l’ipotesi di un ateismo filosofico forse professato tra le righe dai più celebri filosofi credenti. La sua critica della religione si sviluppava poi in un’aperta apologia dell’ateismo che egli proclamò e sostenne sino al 1930 circa. In quanto spirito profondamente problematico e inquieto, Rensi finì però per approdare a un forte pessimismo ontologico ed esistenziale, che lo spinse verso derive spiritualistiche, forse latenti nelle sue riflessioni fin dalle origini. Esse trovano espressione chiara solo nell’ultima fase del suo pensiero, attestate in particolare dalle Lettere spirituali (uscite postume nel 1941). In quest’opera, come anche nella Morale come pazzia (anch’essa postuma) Rensi delinea una sorta di mistica dei valori ed un’etica concepita come l’azzardo dell’uomo che scommette sul bene in un universo cieco ed indifferente. Rensi mostra quindi anche profondi elementi nihilistici, che nella fase centrale del suo pensiero mettono in evidenza un fondo esistenzialistico che oscilla tra ateismo e spiritualismo. Nella sua Autobiografia intellettuale (1939) egli suddivide in tre periodi l’evoluzione del suo pensiero: un primo caratterizzato dal misticismo idealistico, un secondo da un relativismo scettico materialistico ed ateo, un terzo dal misticismo spiritualistico come ultimo approdo del suo pensiero. Il primo periodo si sviluppa fino al 1916 e si tratta di un misticismo di tipo platonico, in cui sono presenti anche elementi di San Paolo e di Malebranche. In tale periodo scrive Le Antinomie dello spirito (1910), Sic et Non. Metafisica e poesia (1911), La trascendenza. Studio sul pensiero morale (1914). Il secondo periodo nasce dal suo sconcerto di fronte alle violenze della guerra e lo porta alla negazione di qualsiasi razionalità della realtà. Egli pensa infatti che se gli uomini ricorrono sistematicamente alla violenza per risolvere i loro conflitti questo significa che la ragione in sé non esiste, e che si tratta dell’illusione dell’uomo di pensare che si possa dare ordine al caos. L’irrazionalità della realtà si trova espressa in Lineamenti di filosofia scettica (1919), La filosofia dell’autorità (1920), La scepsi estetica (1920), Polemiche antidogmatiche (1920), Interiora rerum (1924), Realismo (1925), Apologia dell’ateismo (1926), Le aporie della religione (1932). Il secondo periodo è altresì caratterizzato da un avvicinamento al positivismo materialistico e dal rifiuto dell’idealismo di Croce e di Gentile. In esso va registrata anche una rivisitazione del panteismo di Spinoza, che Rensi interpreta alla maniera dei teologi cristiani, quindi come ateistico perché avrebbe negato il Dio personalizzato dei monoteismi. Egli pensava anche di realizzare una sintesi di scetticismo e realismo perché se solo la scepsi è il modo reale e utile di porsi di fronte al mondo, essa è anche l’unica verità possibile. Si tratta anche del momento di punta del nichilismo rensiano, perché si afferma che siccome l’unica cosa certa e stabile è la morte, ed essa è il “”nulla””, solo il nulla possiede una verità. Nell’ultimo periodo prevale una forma di misticismo che non sorge, però, improvvisamente, essendo già chiaramente presente nelle opere maggiormente influenzate dallo scetticismo. Quest’ultimo fu, infatti, sempre sollecitato da un’innata, profonda religiosità, sicché non stupisce che il filosofo si apra alla voce del divino, poiché egli cerca nella negazione assoluta un criterio positivo che consenta la negazione stessa. A questo periodo appartengono: Critica della morale (1935), “”Critica dell’amore e del lavoro (1935), Paradossi di estetica e dialoghi dei morti (1937), Frammenti di una filosofia dell’errore, del dolore, del male e della morte (1937), La filosofia dell’assurdo (1937) e Autobiografia intellettuale (1939). Isolato in vita nel mondo filosofico italiano, nel quale dominava il neo-idealismo crociano-gentiliano, Rensi trovò la comprensione di pochi intellettuali a lui affini, come Adriano Tilgher ed Ernesto Buonaiuti. È stato quest’ultimo a creare per Rensi la formula dello scettico credente, che in forme diverse ha dominato i pochi studi sul suo pensiero. Solo recentemente, soprattutto grazie agli studi di Nicola Emery, il pensiero rensiano ha trovato la collocazione nell’ambito del nichilismo europeo. Per alcuni tale collocazione resta comunque riduttiva rispetto alla vastità del pensiero di Rensi, che andrebbe ancora approfondito. La trascuratezza nei suoi confronti sta nel fatto che la cultura italiana è stata a tutto il XX secolo dominata dall’idealismo e dall’esistenzialismo, collegati ad una dottrina cristiana invadente e impregnante il mondo accademico. “”Atomi e vuoto e il Divino in me””, queste parole di Rensi hanno ispirato Michele Lobaccaro nella composizione della canzone Rosa di Turi dei Radiodervish. Pensiero politico[modifica | modifica wikitesto] Legato alla cultura socialista, fin dalla giovane età, il pensiero politico di Rensi si caratterizza per una certa dose di eclettismo e per una forte componente umanitaria, distante dal materialismo storico marxiano e riconducibile, più agilmente, nel novero dei pensatori vicini al socialismo utopista. Se durante l’attività politica in Italia aderisce all’idea della lotta di classe, l’esperienza svizzera lo porta a riconsiderare tale concezione dei rapporti di forza nella storia, ridimensionandone la portata. Nel pensiero rensiano, infatti, l’antagonismo tra proletariato e borghesia sarebbe circoscrivibile ad alcune realtà contingenti e non costituirebbe un’invariante delle relazioni socio-politiche dell’intero Occidente. E se, da un lato, il suo realismo politico lo porta ad apprezzare le teorie elitistiche del conservatore Gaetano Mosca, dall’altro, la matrice umanitaria e socialista emerge nell’esaltazione degli istituti della democrazia diretta, caratterizzanti il sistema costituzionale americano e quello svizzero, considerati come gli unici in grado di far emergere la volontà popolare e di permettere l’emancipazione delle classi lavoratrici. L’elogio ai regimi federalisti appena citati, ed il contingente recupero del pensiero di Cattaneo sono sintomatici di un altro aspetto dell’orizzonte culturale di Rensi: la feroce critica dell’istituto monarchico (tanto nell’accezione assolutista, quanto in quella temperata del costituzionalismo borghese ottocentesco), appannaggio di una vicinanza con il programma del Partito Repubblicano Italiano. Vicinanza che si concretizza nello stretto legame, culturale ed amicale, con Arcangelo Ghisleri. Con l’esponente repubblicano, in particolare, Rensi condivide il pessimismo storico verso il Risorgimento e la disapprovazione intransingente del ruolo, ritenuto ambiguo e ostile al riscatto sociale del proletariato, della casa regnante dei Savoia. Rensi fece parte della Massoneria[3]. Opere”,”TEOP-479″
“SERRA Maurizio PARLATO Giuseppe BELARDELLI Giovanni DE-ANGELIS Susanna DE-FELICE Renzo MORO Renato”,”Intellettuali e politica tra le due guerre. Sui miti fascisti e la crisi storica dell’umanesimo borghese negli anni trenta (Serra); Vittorio Cian: un intellettuale nazionalista durante il fascismo (Parlato); L’adesione di Gioacchino Volpe al fascismo (Belardelli); Il corporativismo giuridico nell’opera di Sergio Pannunzio (De-Angelis); Gli storici italiani nel periodo fascista (De-Felice); La formazione giovanile di Aldo Moro (Moro).”,”2° copia”,”ITAF-356″
“SERRA Enrico / LEONCINI Francesco / PETERSEN Jens / BATES Thomas R. / TADDIA Irma / RAPONE Leonardo”,”Crispi, Pisani Dossi e le agenzie di stampa (Serra) / Il problema della Russia sovietica nell’Europa del primo dopoguerra (Leoncini) / Il fascismo italiano visto dalla Repubblica di Weimar (Petersen) / Il concetto di «cultura nazionalpopolare» in Gramsci (Bates) / Problemi di storia del colonialismo francese nell’Africa tropicale (Taddia) / Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les differents sens de l’expression «nationalbolschevisme» en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), di Louis Dupeux (Rapone)”,”Primo e secondo Nazionalbolscevismo nella Germania del primo dopoguerra “”Sulla base di queste premesse emerge che il ‘vero’ nazionalbolscevismo ebbe in Germania due stagioni. La prima, risalente agli anni 1919-’21, appare il frutto di uno ‘scatto emotivo’ di alcuni ambienti, e soprattutto di alcuni singoli esponenti della destra, di fronte ai gravami del trattato di Versailles. Tipico è il caso del deputato tedesco-nazionale Paul Eltzbacher, il primo «profeta del nazionalboscevismo». La tensione antioccidentale, caratteristica di tutta la tradizioni ‘völkisch’ tedesca, subisce nel suo pensiero un mutamento di qualità per reazione all’intransigenza delle potenze vincitrici. Il bolscevismo viene individuato, in questo clima, come la punta avanzata di uno schieramento antioccidentale …. finire (pag 575-576) Il KPD e la questione nazionale tedesca “”Alla luce di questo assunto si chiarisce il discorso che Dupeux fa in riferimento alle politiche di «liberazione nazionale» del comunismo tedesco. …. finire (pag 579-580)”,”RAIx-362″
“SERRA Teresa”,”L’utopia controrivoluzionaria. Aspetti del cattolicesimo ‘antirivoluzionario’ in Francia (1796-1830).”,”Teresa Serra, docente di Dottrina dello Stato nella Facoltà di scienze politiche dell’Università G. D’Annunzio di Teramo, collabora a numerose riviste ed è autrice di vari saggi.”,”FRAD-005-FL”
“SERRA Maurizio”,”L’inquilino del Quai d’Orsay. Philippe Berthelot e l’Italia.”,”Maurizio Serra (Londra, 1995) diplomatico di carriera, ha prestato servizio a Berlino, Mosca, e Londra. Ha pubblicato ‘Una cultura dell’autorità. La Francia di Vichy’ (Bari, 1980) e ‘Il passeggero del secolo’, biografia-intervista con lo storico F. Fejto.”,”FRAV-004″
“SERRA Enrico”,”Winston Churchill. Luci e ombre.”,”Enrido Serra, professore emerito di storia delle relazioni internazionali nell’Università di Bologna e capo del Servizio Storico e Documentazione del Ministero degli Affari Esteri, è segretario generale della Commissione per la pubblicazione di documenti diplomatici, oltre che autore di importantissimi lavori sulla politica estera. Churchill e la resa incondizionata “”Sembra importante tuttavia constatare che Eden non rinunciò alla idea di una dichiarazione sulla Germania, che mentre manteneva formalmente il principio della «resa incondizionata», in realtà la svuotava di contenuto, come aveva compreso benissimo il primo ministro. E quando, nell’aprile del 1944, il sottosegretari di Stato americano, Stettinius, in visita al comando del generale Eisenhower, telegrafò a Washington che il comandante in capo e il suo capo di S.M., generale Bedell Smith, erano del parere che «la formula della resa incondizionata dovesse venir chiarita con l’annuncio dei principi sui quali verrà basato il trattamento della Germania sconfitta», Sir Alexander Cadogan, nell’assenza di Eden ma con l’approvazione di quest’ultimo, sottopose a Churchill un memorandum in cui si affermava che il ‘Foreign Office’ continuava a favorire una dichiarazione sulla Germania che, per quanto dura, fosse in grado di apparire ai tedeschi quale accettabile alternativa alla continuazione della lotta. Ancora una volta Churchill respinse fermamente la proposta di Stettinius e quella del ‘Foreign Office’, ripetendo e ampliando argomentazioni, che sollevano più di un dubbio non solo sullo stato della sua memoria ma anche sulla sua buona fede”” (pag 86-87 88-89)”,”BIOx-391″
“SERRA Enrico, a cura,”,”L’occupazione bellica germanica negli anni 1939-1940.”,”Enrico Serra dell’Ufficio Studi dell’ ISPI “”Da un punto di vista generale non si può far a meno di riconoscere essere principio ormai comune di diritto internazionale che l’occupazione bellica non attribuisce la potestà statale, o sovranità sul territorio occupato”” (pag 75) Stato di guerra tra due paesi (pag 80-81) “”(…) perché si abbia stato di guerra tra due soggetti internazionali non è indispensabile che entrambi si muovano ad operazioni belliche. Non è dal punto di vista empirico della entità dello ostilità che si può dedurre l’esistenza o meno dello stato di guerra. Come vi sono esempi di ostilità che non costituiscono guerra, così certamente sussiste lo stato di guerra anche quando ed es. le operazioni non sono cominciate. In altre parole, durante lo stato di guerra gli Stati hanno – per dirla col Balladore-Pallieri – «la possibilità di prendere l’un contro l’altro tutte le misure proprie della guerra, e svolgere le ostilità di cui questa consta, ancorchè di questa possibilità per il momento non facciano uso e quello ostilità non inizino» (15). Qui preme semplicemente di far rilevare come le ostilità non siano un requisito indispensabile all’esistenza dello stato di guerra. Indispensabile è invece che gli Stati abbiano la ‘possibilità’ di svolgerle, siano cioè legittimati all’uso della forza dalla sostituzione del diritto internazionale di guerra a quello di pace. Alla base quindi vi è un elemento volitivo, psicologico: è la volontà di entrare in un rapporto specifico, regolato da norme specifiche. La questione se sia sufficiente la volontà di un solo Stato, oppore se sia necessario che tutti gli Stati partecipanti alla guerra dimostrino questa volontà, è di lieve momento e già risolta dalla dottrina. Che sia sufficiente la volontà di un solo Stato non lo si può negare dal momento stesso che si ammette la liceità della guerra. Se infatti così non fosse si finirebbe col dover concludere che in molte ipotesi le azioni violente intraprese da uno Stato sono totalmente illecite, in quanto continua a sussistere il diritto alla pace (16)”” (pag 80-81) Concetto di neutralità (pag 83) “”(…) Lo Stato neutrale in particolare ha, per dirla con il Fauchille: «il diritto, e anche il dovere, di ricorrere alle armi per difendersi, in caso di lesione dei suoi diritti o interessi da parte di una terza Potenza» (19)”””,”GERN-212″
“SERRA Maurizio”,”Scacco alla pace. Monaco 1938.”,”In memoria di Hélène Carrère d’Encausse In apertura citazione di C.M. Talleyrand La sorpresa polacca. “”Il riarmo tedesco e lo smantellamento senza ostacoli delle clausole di Versailles alimentarono la convinzione del Cremlino che la rivincita contro l’Occidente, contro la Francia in particolare, rimanesse l’obiettivo principale della politica estera di Hitler. Tuttavia, a partire dal 1934-1935, Mosca era preoccupata da tutta una serie di fattori. In primo luogo, la cosiddetta «sorpresa polacca» (155). Il patto di non aggressione del gennaio 1934 tra Berlino e Varsavia colse alla sprovvista il Cremlino. La diplomazia sovietica temeva che l’alleanza, nel corso della guerra civile russa, tra Parigi e Varsavia, con il sostegno allora britannico e ora pure tedesco, portasse a una riedizione del cosiddetto «cordone sanitario» intorno all’Urss (156). Nel luglio 1932, dopo laboriosi negoziati, russi e polacchi avevano firmato un trattato di non aggressione di durata più breve (tre anni contro i dieci del patto tedesco-polacco). Stalin si affrettò a rinnovarlo un anno prima della scadenza, non a caso proprio nel 1934 e fino al … 1945. In ogni caso, per lui come per Hitler, si trattava solo di un altro pezzo di carta: il Vojd denunciò l’accordo, che non gli serviva più a nulla, il 17 settembre 1939, il giorno stesso in cui le truppe sovietiche entrarono nella parte orientale della Polonia. Altra insidia all’Unione Sovietica poteva venire dal trattato navale anglo-tedesco del 1935, su cui torneremo, che esponeva a diretta minaccia il fianco russo sul Baltico. Quell’accordo sembrava la prova che gli inglesi preferivano placare il Führer piuttosto che scendere a patti con Mosca. Infine, il patto Anticomintern del novembre 1936 tra Germania e Giappone fu firmato l’anno successivo anche dall’Italia: il rischio di accerchiamento, incubo della politica estera russa ancor prima che sovietica, tornava a essere realtà. Dei tre grandi avvenimenti del 1938, non furono però l’ ‘Anschluss’ e neppure l’ormai inevitabile vittoria di Franco dopo la battaglia dell’Ebro tra i mesi di luglio e novembre a far sì che il monolito sovietico tornasse a tirar boccate sempre più nervose alla sua pipa. Il pantano spagnolo era per lui, come per Hitler e Mussolini, un conflitto per procura in cui si era impegnato senza entusiasmo e di certo non per salvare una Repubblica democratica che gli era indifferente o peggio. Gli premeva invece dimostrare l’efficacia del proprio strumento militare e di rimbalzo inaugurare all’estero i metodi di liquidazione degli avversari interni (si pensi al massacro degli anarchici a Barcellona nel maggio 1937) di cui si erano già avute molte testimonianze in Unione Sovietica. La guerra civile fu perduta, come Stalin aveva senza dubbio previsto, ma la propaganda fece il resto e il mito dell’Urss e del suo capo supremo quale portabandiera dell’antifascismo internazionale ne uscì rafforzato in tutto il mondo, perfino negli Stati Uniti”” (pag 107-108) [Maurizio Serra, ‘Scacco alla pace. Monaco 1938’, Neri Pozza, Vicenza, 2024] [(155) Come la definisce Hildebrand, ‘Das vergangene Reich’, cit., pp. 542-543; (156) Cfr. I.E. Magadcev, ‘L’alliance franco-polonaise dans les estimations militaires et diplomatiques de Moscou dans les années 1920″”, in ‘Guerres mondiales et conflits contemporains’, n. 298, 2022, 4, pp. 51-64]”,”QMIS-363″
“SERRALLONGA Joan”,”Pablo Iglesias. Socialista, obrero y español.”,”SERRALLONGA Joan è professore di storia contemporanea nell’Università Autonoma di Barcellona. Ha svolto lavoro di ricerca sulle condizioni di vita e lavoro nell’epoca contemporanea e nel colonialismo spagnolo nel Nord Africa. Ha scritto ‘La vida i la mort a la Catalunya treballadora. Osona 1880-1920’ (1992) e altro.”,”MSPx-084″
“SERRANO SUNER Ramon”,”Entre el silencio y la propaganda, la Historia como fue. Memorias.”,”Nato nel 1901, con la proclamazione della repubblica, SERRANO fu eletto deputato alle Cortes per la capitale dell’ Aragona. Incarcerato nel luglio 1936 riuscì a fuggire nel febbraio 1937 per raggiungere la zona nazionalista. Entrò nel primo governo di FRANCO. Fece importanti interviste a MUSSOLINI, HITLER, PETAIN, LAVAL, SALAZAR e PIO XII. Contribuì ad evitare che la Spagna entrasse in guerra (2° guerra mondiale).”,”SPAx-036″
“SERRANO Carlos SALAÜN Serge a cura; saggi di Carlo SERRANO Paul AUBERT Jean-Michel DESVOIS Evelyne Lopez CAMPILLO Brigitte MAGNIEN Claire NICOLLE ROBIN Elysée TRENC Serge SALAÜN”,”Temps de crise et « Années Folles ». Les années 20 en Espagne (1917-1930). Essai d’histoire culturelle.”,”Quest’opera rende omaggio a Carlos Serrano ed è una sorta di continuazione dell’opera ‘1900 en Espagne’ pubblicata nel 1991.”,”SPAx-149″
“SERRANO Julio Perez”,”La poblacion de Cadiz a fines del Antiguo Regimen. Su estructura y mecanismos de renovacion (1775-1800).”,”Càdice è una città della Spagna di 113 066 abitanti che si trova nella comunità autonoma dell’Andalusia ed è capoluogo dell’omonima provincia.”,”SPAx-019-FSL”
“SERRANO-GONZÁLEZ Reyes”,”Archivio Histórico Provincial de Teruel. Guia del Investigador.”,”Teruel (in aragonese Teruel) è un comune spagnolo di 35.675 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia, situato nella comunità autonoma dell’Aragona. La città ha dato il nome alla comarca della Comunidad de Teruel, della quale è il capoluogo.”,”ARCx-007-FSL”
“SERRI Mirella”,”I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre.”,”Ringraziamenti dell’A a Giovanni Sabbatucci, suo primo lettore. Mirella SERRI è docente di Letteratura e giornalismo persso l’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto varie opere e saggi dedicati ai maggiori scrittori contemporanei. Ha curato il ‘Doppio diario’ di Giaime Pintor. Altro suo libro ‘I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte, 1938-1948’.”,”ITAP-146″
“SERRI Mirella”,”I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948.”,”SERRI Mirella insegna letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carlo Dossi e il racconto’ ‘Il breve viaggoi. Giaime Pintor nella Weimar nazista’. Ha curato ‘Doppio diario, 1936-1943’ di Pintor. “”Basta dare un’occhiata alla lista di collaboratori di ‘Primato’, la rivista fondata e diretta da Giuseppe Bottai, per comprendere che non è possibile dare una sola risposta per Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Arrigo Benedetti, Vitaliano Brancati, Dino Buzzati, Mario Luzi, Dino Del-Bo, Leo Longanesi, Guido Piovene, Vasco Pratolini, Giaime Pintor, Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso, Marcello Piacentini, Giulio Carlo Argan, Indro Montanelli, Giorgio Spini, Luigi Salvatorelli’ (in copertina); “”A sottolineare il coivolgimento di Sapegno nelle istituzioni di regime, è nel 1946 Luigi Russo, in una dura polemica sviluppata a puntate: l’articolo dedicato alla ‘Critica letteraria e il marxismo’ di Russo nasceva come reazione a un intevento assai critico di Sapegno nei confronti dell’estetica crociana. Russo successivamente ricorderà allo storico della letteratura che “”ieri poteva andare in divisa della GIL e propugnare l’asse Weimar-Roma e tutto questo con innocenza… e oggi essere togliattiano””. (….) A difendere il professor Sapegno era arrivato anche l’ex allievo Alicata che, insieme a Lucio Lombardo Radice, Pietro Ingrao e Carlo Salinari, aveva espresso solidarietà all'””antifascista, studioso di alto valore e comunista senza riserve””, ricevendo un’adirata risposta di Russo che definisce tutto il gruppetto “”cuatro caballeros andantes””. Tra i “”caballeros”” di Russo c’è anche Ingrao, a sua volta nel dopoguerra bersaglio di ‘Risorgimento liberale’ per la sua partecipazione ai Littoriali con poesie politiche”” (pag 151-152)”,”ITAF-305″
“SERRI Mirella”,”I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre.”,”Ringraziamenti dell’A a Giovanni Sabbatucci, suo primo lettore. Mirella SERRI è docente di Letteratura e giornalismo persso l’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto varie opere e saggi dedicati ai maggiori scrittori contemporanei. Ha curato il ‘Doppio diario’ di Giaime Pintor. Altro suo libro ‘I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte, 1938-1948’.”,”ITAP-007-FC”
“SERROU Robert”,”Pie XII. Le pape-roi.”,”Robert Serrou nato nel 1924 a Montpellier, grande reporter, si è occupato di questioni religiose a partire dal 1952 ed è poi diventato consigliere di redazione a Paris Match (dal 1984). Giornalista a ‘Témoignage chrétien’ e a ‘La Croix de Paris’, alla Tv, ha collaborato alla pubblicazione di varie opere incentrate su temi religiosi. Ha scritto una biografia di Madre Teresa di Calcutta. Seconda guerra mondiale: “”Quando il 10 maggio, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo sono invasi, il papa invia tre telegrammi: al re del Belgio, alla regina dei Paesi Bassi e alla granduchessa del Lussemburgo, «per deplorare l’ingiustizia e l’iniquità» dell’aggressione, senza tuttavia tirare in causa la Germania. Nel suo messaggio natalizio 1939 Pio XII annuncia che la Santa Sede e la Casa Bianca hanno deciso di stabilire delle relazioni ufficiali. Roosevelt nomina come rappresentante personale Myron Taylor, presidente di un grande consorzio di acciaierie che si va a stabilire in un albero romano vicino all’ambasciata degli Stati Uniti presso il Quirinale, poi a Firenze. (pag 134) Nel suo libro ‘Pio XII e il Terzo Reich’, Saül Friedlander si stupisce, a giusto titolo, che Pio XII non abbia detto nulla di fronte all’invasione della Danimarca e della Norvegia. La rispota, strana, la trova in un articolo dell”Osservatore Romano’: «Non ci sono che duemila cattolici in Norvegia; quindi, benché egli giudichi severamente l’aspetto morale, dal punto di vista pratico la Santa Sede deve pensare ai trenta milioni di cattolici tedeschi». Curiosa dialettica!. Friedlander ha ragione di fare questo commento: «Si esita, certo, a concludere, ma non si può interamente scartare la questione: il sovrano pontefice non condanna apertamente la violenza e l’aggressione solo quando le vittime sono cattoliche? Questa ipotesi non è tendenziosa, essa implica semplicemente, da parte del papa, una concezione molto restrittiva della sua carica». Da notare che in occasione della guerra contro l’Etiopia e, più tardi, dell’invasione dell’Albania, Pio XI, come pure il suo segretario di Stato, Pacelli, tacciono”” (pag 136)”,”RELC-407″
“SERTORIO Luigi”,”Storia dell’abbondanza.”,”Luigi Sertorio nato nel 1933 a Torino professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino.”,”SCIx-004-FFS”
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Jacques”,”La sfida americana.”,”L’A giornalista, uomo politico, imprenditore, venne ammesso all’Ecole Polytechnique nel luglio 1943. Fuggì dalla FR e si arruolò volontario nelle Forces Francaises Libres come pilota da caccia. Dopo la guerra, all’uscita dal Politecnico, diventa editorialista di politica estera di ‘Le Monde’ (1948). Collaboratore di Pierre MENDES-FRANCE tra il 1952 e il 1955 fonda e dirige l’ ‘Express’, il più diffuso settimanale politico francese. Mobilitato in qualità di tenente della riserva nell’armata d’Algeria tra il 1956 e il 1957, al suo ritorno a Parigi scrisse ‘Lieutenant en Algerie’ il libro che gli costò la messa in stato d’accusa da parte del Ministro della difesa. Tra il 1963 e il 1965 collaborò con Gaston DEFFERRE al tentativo di unificazione della sinistra democratica (socialisti, radicali e club). Attualmente è DG del gruppo editoriale che controlla l’Express.”,”USAS-017″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Jacques”,”La sfida americana.”,”””Non è pensabile che un paese come la Francia arrivi al grado di organizzazione e di efficienza necessario per svolgere il suo ruolo nella costruzione dell’ Europa e nella risposta alla sfida americana, se i diversi partners del gioco politico, economico e sociale persistono, come oggi, a negarsi o a ignorarsi vicendevolmente”” (pag 164) ‘Contrariamente a quando si crede di solito, la società americana punta molto più sull’ intelligenza umana, di quanto non sperperi in gadgets. Abbiamo visto che gli studi e le ricerche cominciano a confermare quanto era stato intuito: questa scommessa sull’ uomo è all’ origine del suo nuovo dinamismo. Malgrado i mutamenti importanti avvenuti in questi ultimi 20 anni, il quadro europeo resta profondamente diverso, soprattutto in Francia. La Francia è senza dubbio il paese dove regna la più grande sfiducia verso il prossimo. Wylie indica come un grave ostacolo al progresso “”questo principio, formulato dai francesi, che gli uomini sono per natura ostili ed egoisti. E siccome i francesi presumono che gli uomini sono ostili, si sono protetti dagli “”altri”” con una complessa rete di leggi chiaramente conformi alla tendenza francese di limitare e di definire accuratamente tutti gli aspetti dell’ esistenza umana. E’ una camicia di forza che naturalmente impedisce ogni mutamento””.’ (pag 199-200)”,”EURE-023″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Jacques”,”La sfida americana.”,”””Non è pensabile che un paese come la Francia arrivi al grado di organizzazione e di efficienza necessario per svolgere il suo ruolo nella costruzione dell’ Europa e nella risposta alla sfida americana, se i diversi partners del gioco politico, economico e sociale persistono, come oggi, a negarsi o a ignorarsi vicendevolmente”” (pag 164) ‘Contrariamente a quando si crede di solito, la società americana punta molto più sull’ intelligenza umana, di quanto non sperperi in gadgets. Abbiamo visto che gli studi e le ricerche cominciano a confermare quanto era stato intuito: questa scommessa sull’ uomo è all’ origine del suo nuovo dinamismo. Malgrado i mutamenti importanti avvenuti in questi ultimi 20 anni, il quadro europeo resta profondamente diverso, soprattutto in Francia. La Francia è senza dubbio il paese dove regna la più grande sfiducia verso il prossimo. Wylie indica come un grave ostacolo al progresso “”questo principio, formulato dai francesi, che gli uomini sono per natura ostili ed egoisti. E siccome i francesi presumono che gli uomini sono ostili, si sono protetti dagli “”altri”” con una complessa rete di leggi chiaramente conformi alla tendenza francese di limitare e di definire accuratamente tutti gli aspetti dell’ esistenza umana. E’ una camicia di forza che naturalmente impedisce ogni mutamento””.’ (pag 199-200)”,”EURE-034″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”Il potere d’ informare. Chi lo possiede, come si esercita, che cosa sarà domani.”,”Jean-Louis SERVAN-SCHREIBER ha esordito nella stampa a 22 anni, nel 1959, mentre completava gli studi di scienze politiche. Redattore capo del quotidiano economico Les Echos nel 1962, si trasferisce poi negli Stati Uniti a studiarvi la stampa periodica. Tornato a Parigi, trasforma L’ Express in periodico, ne dirige l’ amministrazione e ne cura le rubriche economiche. Nel 1967 lancia il mensile l’ Expansion, che raggiunge un’ alta diffusione. Direttore generale del gruppo Express presidente di due quotidiani (Le Journal du Centre, e Le populair du centre), nel 1972 ha insegnato giornalismo a Stanford. Appartiene a una famiglia di giornalisti. Suo padre Emile fondò Les Echos nel 1908 e suo fratello Jean-Jacques L’ Express nel 1953. Sua sorella Brigitte Gros scrive su l’ Express come Christiane Collange. La moglie Claude lavora per Elle e la rivista americana Ms. “”Il giornalista più pagato del mondo non racconta ai suoi lettori cos’è accaduto il giorno prima. Non fa servizi speciali. Viaggia raramente. Non appare alla televisione. Non fa interviste, non studia documenti, non rielabora gli articoli dei colleghi e non ha mai diretto una redazione. Si limita a scrivere tre volte alla settimana degli articoli che non superano le tre cartelle, ma che vengono riprodotti da centinaia di giornali. Questo giornalista fuori serie abita ora a Washington, dopo essere vissuto per più di dieci anni a Parigi. Si chiama Art Buchwald e guadagna 300.000 dollari l’ anno (180 milioni di lire), la metà provenienti dai suoi articoli e il resto da conferenze e diritti d’ autore. Le sue entrate raggiungono questa cifra astronomica perché egli vende il prodotto più artigianale, più raro e più richiesto: l’ humour. Art Buchwald è divertente, a volte molto, perché sfrutta un filone giornalistico semplice, uniforme e in cui eccelle: raccontare un fatto di attualità noto a tutti esagerando semplicemente i personaggi e le circostanze per metterne in rilievo le bizzarrie, le stranezze, l’ aspetto ridicolo. Con i suoi piccolissimi articoli settimanali è diventato un temibile critico del costume sociale e politico perché non risparmia nessuno. E’ anche invulnerabile. Chi potrebbe mettersi contro uno che ha dalla sua parte quelli che ridono? Ma a suo modo, Art Buchwald è anche il giornalista piùmoderno che ci sia perché lascia produrre dalle agenzie di stampa e alla televisione il materiale informativo grezzo. Da parte sua si incarica di farne risaltare, con talento, la logica e quindi anche l’ assurdo.”” (pag 175-176)”,”EDIx-069″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”Il mestiere di padrone.”,”Difetti e limiti di carattere del dirigente. “”Quando si esamina attentamente la storia dei dirigenti che non sono riusciti nel loro percorso, si arriva a individuare cinque insidie comuni: 1. Cattive capacità relazionali: che sia questa la più comune causa di insuccesso non può sorprendere (…). 2. Inadattabilità al cambiamento. (…) A costoro manca persino il desiderio di gareggiare. (…). 3. Narcisismo eccessivo: a tutti i livelli, ciascuno ha bisogno di essere riconosciuto, apprezzato, valorizzato. Ma, in alcuni, questa richiesta si esaspera al putno di pregiudicare il loro avvenire (…). 4. Pusillanimità: il gioco consiste nell’ agire, e non tutti amano il rischio. E’ facile rifugiarsi nello studio e nell’ istruzione di un dossier col pretesto che nessuna decisione è mai abbastanza preparata. (…). 5. Scarsa resistenza: vincere è facile, tutti ne sono capaci. Ma la delusione e l’ insuccesso fanno parte del gioco e si presentano fatalmente. Coloro che li sopportano a fatica oscillano tra il rifiuto ad ammetterli e l’ incapacità di superarli. (…) Da questo abbozzo emergono i cinque tratti che ci si può aspettare da ogni candidato padrone: empatia, adattabilità, generosità, coraggio, tenacia (…)””. (pag 217) ENA Ecole Nationale d’ Administration SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis, nato nel 1937 inizia la sua carriera nel 1959 presso il gruppo editoriale Echos, diretto dal padre Emile. Nel 1967 fonda il gruppo Expansion, il più importante in Francia nel campo dell’ informazione politica e finanziaria (L’ Expansion,L La Vie francaise, La tribune de l’ Expansion, L’ Entreprise).”,”ECOG-014″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”Il coraggio. Un breviario del nuovo individualismo.”,”Dono T. Albertocchi Jean-Louis Servan-Schreiber giornalista, scrittore, editore, è anche autore di ‘Potere di informare’ (Mondandori, 1973) e dell”Arte di impiegare il tempo’ (Mondadori, 1985), tradotto in sette lingue. L’autore vuol mostrare come, insieme alla coscienza di essere libero e di essere solo, cresca nell’individuo il bisogno di rigore, di disciplina, di coraggio soprattutto. “”Sisifo, evocato da Camus oltre quarant’anni fa, è oggi più che mai attuale. Incarna infatti il coraggio contemporaneo, quello di cui hanno bisogno coloro che intendono realizzare il compito che non avrà mai fine, ma continuerà a progredire verso livelli più alti. E questa evoluzione è già in sé appassionante. Camus pubblicò ‘Il Mito di Sisifo’ nel 1942, mentre si combatteva ancora l’ultima delle guerre «giuste». Il Bene avrebbe annientato il Male (come nel Medio Evo)”” (pag 20)”,”TEOS-244″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”L’art du temps. Essai d’action.”,”Dono Tino Albertocchi In Italiano: ‘L’Arte di impiegare il tempo’ (Mondadori, 1985), tradotto in sette lingue J.L. Servan-Schreiber, giornalista, editore, autore, saggista. ‘Le vere urgenze sono rare. Gli errori di previsione sono legioni’ (pag 181) ‘Lo stress non è che uccide, ma impedisce di gustarsi la vita’ (pag 183) Brevissima antologia sulla questione del tempo. Da: ‘De temps en temps’ (Brève anthologie des idées). “”Le temps est le seul capital des gens qui n’ont que leur intelligence pour fortune”” [Honoré de Balzac, Les Illusions perdues]; “”Ce n’est point le temps qui manque, c’est nous qui lui manquons”” [Paul Claudel, ‘Partage de midi’]; “”Influence de la brièveté du temps sur les travaux des hommes: “”Supposez qu’on astronome démontrâit géométriquement que dans mille ans d’ici, une planète, dans son parcours, coupera l’orbe terrestre précisément au moment et au point où la terre s’y trouvera, et que la destruction de la terre sera la suite de cette énorme collision: alors la langueur s’emparera de tous les travaux; plus d’ambition, plus de monuments, plus de poètes, plus d’historiens, et peut -être même plus de guerriers, ni de guerres. Chacun cultivera son jardin et plantera ses choux. Sans nous en douter, nous marchons tous à l’éternité”” [Denis Diderot, Eléments de physiologie]; “”Le temps, cette pure inquiétude de la vie et ce processus d’absolue distinction”” [Friedirich Hegel, La Phénoménologie de l’esprit, 1807]; “”Ceux qui emploient mal leur temps sont les premiers à se plaindre de sa brièveté…”” [Jean de La Bruyère, Caractères, “”De jugements””]; “”Le temps est comme un fleuve qui formerait les événements”” [Marc Aurèle, Pensées, trad. 1947]; “”Le capitaliste vole le temps qui devrait être employé à respirer l’air libre et à jouir de la lumière du soleil”” [Karl Marx, cité in ‘Histoires du temps’, Jacques Attali]; “”Le temps est le champ du développement humain”” [Karl Marx, Salaire, prix et profit, Ed. soc., 1968. p. 107]; “”Le temps est le grand art de l’homme”” [Napoléon Ier, Lettres au roi de Naples, 1er mars 1807]; “”L’étre humain n’a jamais le temps d’être, il n’a jamais le temps que de devenir”” [Georges Poulet, Le point de départ, p. 40]; ‘Le temps est assez long pour quiconque en profite; / Qui travaille et qui pense en étend la limite”” [Voltaire, Discours en vers sur l’homme] (pag 205-217)”,”STOS-180″
“SERVENTI LONGHI Paolo ANIASI Aldo REICHLIN Alfredo CASSANMAGNAGO Maria Luisa PEPE Adolfo VALLAURI Carlo ZANINELLI Sergio ANGELETTI Luigi PEZZOTTA Savino EPIFANI Guglielmo MORISANO Francesco PEZZOTTA Savino SALVARANI Gianni, scritti e testimonianze”,”La rinascita del sindacato. Dagli scioperi del marzo 1943 e 1944 al Patto di Roma e al 1° maggio del 1945.”,”Patto di Roma Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Niente fonti! Questa voce o sezione sugli argomenti sindacati e storia d’Italia non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Commento: il testo va spostato su wikisource probabilmente Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull’uso delle fonti. Il patto di Roma fu un patto firmato, durante la seconda guerra mondiale, tra gli esponenti dei maggiori partiti italiani con il quale venne istituito formalmente il sindacato italiano CGIL. Esso dette rilievo all’unità di tutti i lavoratori italiani indipendentemente dalle opinioni politiche e dalle credenze religiose e costituì una vittoria significativa per la politica di cooperazione tra i partiti antifascisti.[1] Storia[modifica | modifica wikitesto] Il patto vene firmato il 9 giugno 1944 da Giuseppe Di Vittorio per il PCI, Achille Grandi per la DC e da Emilio Canevari per la componente socialista; non poté firmarlo invece Bruno Buozzi, che pure aveva partecipato alle trattative per la sua preparazione, perché – arrestato dai tedeschi – fu al momento dello loro fuga da Roma prelevato dal carcere e fucilato tra la notte del 3 e la mattina del 4 giugno 1944, insieme ad altri tredici prigionieri in località La Storta sulla via Cassia, a pochi chilometri da Roma (fatto di sangue passato alla storia come l’eccidio de La Storta); per onorarne la memoria, sul testo del Patto fu apposta la data del 3 giugno 1944, ultimo giorno di vita di Buozzi [2][3] Il testo[modifica | modifica wikitesto] Gli esponenti delle principali correnti sindacali dei lavoratori italiani – comunista, democratico cristiano e socialista – dopo un largo scambio di vedute sul problema sindacale nell’Italia liberata dall’invasore tedesco e dai suoi complici fascisti; convinti che l’unità sindacale di tutti i lavoratori senza distinzione di opinioni politiche e di fede religiosa, è lo strumento più efficace per il potenziamento dell’organizzazione del lavoro, onde assicurare la più efficace difesa degli interessi economici e morali dei lavoratori stessi e garantire il loro apporto più efficiente all’opera immane di ricostruzione del Paese (opera che sarà necessariamente imperniata sulle forze del lavoro) di pieno ed unanime accordo dichiarano: 1) di realizzare l’unità sindacale, mediante la costituzione, per iniziativa comune, di un solo organismo confederale per tutto il territorio nazionale, denominato CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO; d’una sola Federazione Nazionale per ogni ramo di attività produttiva; d’una sola Camera Confederale del Lavoro, in ogni Provincia; d’un solo Sindacato locale e provinciale per ogni ramo o categoria d’attività produttiva; 2) lasciando impregiudicate tutte le altre questioni relative all’orientamento generale dell’organizzazione, alla sua struttura definitiva, alla compilazione del progetto di statuto (questioni che saranno esaminate con una larga partecipazione dei militanti sindacali d’ogni corrente e con i dirigenti del movimento sindacale libero già operante nel Mezzogiorno), la unità sindacale viene immediatamente realizzata sui seguenti punti generali: a) la C.G.I.D.L. fondata sul principio della più ampia democrazia interna. Tutte le cariche sociali, pertanto, in ogni grado dell’organizzazione, debbono essere elette dal basso, rispettivamente dalla assemblea generale del sindacato locale e dalle assemblee di delegati regolarmente eletti. In ognuno degli organismi dirigenti, dal vertice alla base, deve essere assicurata la partecipazione proporzionale delle minoranze. b) In tutte le organizzazioni della C.G.I.D.L deve essere assicurata la massima libertà d’espressione a tutti gli aderenti e praticato il rispetto reciproco di ogni opinione politica e fede religiosa. c) La C.G.I.D.L. è indipendente da tutti i partiti politici. Essa si associerà, ogni volta che lo ritenga opportuno, all’azione dei partiti democratici che sono espressione di masse lavoratrici, sia per la salvaguardia e lo sviluppo delle libertà popolari, sia per la difesa di determinati interessi dei lavoratori e del Paese. 3) Le correnti sindacali nominate costituiscono la Direzione provvisoria dell’organizzazione che viene così composta: un Comitato Direttivo Provvisorio di 15 membri, 5 per ciascuno delle tre correnti; una Segreteria Generale Provvisoria con poteri esecutivi, di tre membri, uno per ciascuna delle tre correnti. Questa Direzione Provvisoria sarà allargata con l’inclusione di esponenti del movimento sindacale libero operante nel Mezzogiorno e successivamente coi rappresentanti delle regioni che saranno liberate – mantenendo la uguale proporzione fra le tre correnti – e durerà in carica sino al primo congresso confederale che dovrà tenersi al più presto possibile. Con lo stesso criterio verranno formate le direzioni provvisorie delle federazioni nazionali e delle C.C.D.L. provinciali. Nelle province e nelle categorie in cui esistono altre correnti sindacali aventi seguito effettivo fra le masse; una rappresentanza di esse sarà chiamata a far parte della Direzione Provvisoria Camerale e Federale. Queste Direzioni resteranno in carica sino al primo congresso della rispettiva organizzazione. A Segretari Generali vengono nominati: On. Emilio Canevari, On. Giuseppe Di Vittorio, On. Achille Grandi, che entrano subito in funzione. La Direzione Provvisoria della C.G.I.D.L. si pone i seguenti obiettivi immediati: 1. promuovere l’organizzazione e l’inquadramento del movimento sindacale in tutte le regioni liberate, in uno con la vigorosa difesa degli interessi urgenti dei lavoratori; 2. sostenere con tutte le proprie forze la guerra di liberazione nazionale onde affrettare la liberazione totale del Paese, condizione pregiudiziale per la realizzazione dei postulati dei lavoratori; 3. assicurare il massimo collegamento con le masse lavoratrici delle regioni occupate per aiutarle con mezzi adeguati nella loro lotta; 4. studiare tutte le iniziative atte a preparare ed effettuare la ricostruzione del Paese nel pieno riconoscimento dei diritti del lavoro; 5. elaborare un piano di ricostruzione del movimento cooperativo, ispirato alle nuove esigenze poste dalla situazione; 6. preparare un piano di trasformazione del sistema e degli istituti di previdenza sociale, rivendicandone alla C.G.I.D.L. la Direzione; 7. rivendicare ed assumere la proprietà di tutti i beni già appartenenti alle disciolte Organizzazioni fasciste; 8. rivendicare dallo Stato il risarcimento dei fondi sottratti dai fascisti alle vecchie organizzazioni libere, da prelevarsi dal ricavo della confisca degli illeciti patrimoni degli ex capi fascisti. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Vincenzo Saba, Il “”Patto di Roma””. Dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale, 3 giugno 1944, Roma, Edizioni Lavoro, 1994. ^ Carlo Vallauri, Storia dei sindacati nella società italiana, Roma, Ediesse, 2008. ^ Marianna De Luca, Nel rispetto dei reciproci ruoli. Lineamenti di storia della contrattazione collettiva in Italia, Milano, Vita e Pensiero, 2013.”,”SIND-119″
“SERVET Claude BOUTON Paul”,”La trahison socialiste de 1914.”,”””L’adhésion de Cachin et de Frossard à la III° Internationale porta, elle aussi, un rude coup à la “”reconstruction””. Le Comité se scinda en trois tronçons. De nombreux éléments suivirent Cachin et Frossard. D’autres, comme Pressemane, Mayéras, Longuet et Paul Faure, s’affirmaient encore – pas pour longtemps! – reconstructeurs impénitents. Le 3 novembre 1920, l’Humanité publia le texte de la motion d’adhésion, “”rédigée, délibérée et approuvée par le Comité de la III° Internationale et la fraction Cachin-Frossard démissionaire du Comité pour la reconstruction de l’Internationale””. Cette résolution était le résumé des thèmes du IIe congrès adaptées à la situation en France. Elle dissipait les équivoques que s’efforçaient d’entretenir habilement les adversaires de l’Internationale communiste. C’était un pas en avant décisif. Depuis sa fondation, au début de mars 1920, le Bulletin communiste, organe officiel du Comité de la IIIe, menait une vigoureuse campagne idéologique et répondait victorieusement aux misérables arguties des Paul Faure et des Longuet.”” (pag 113-114)”,”PCFx-091″
“SERVET Miguel (SERVETO), a cura di Angel ALCALA'”,”Obras Completas. I. Vida, muerte y obra. La lucha por la libertad de conciencia. Documentos.”,”Michele Serveto (Villanueva de Sigena, 19 settembre 1511 – Ginevra, 27 ottobre 1553) Articolo di P. Mieli. “”Calvino bruciò l’eretico che negava la Trinità Michele Serveto, odiato da cattolici e protestanti L’Inquisizione è da molti anni al centro dell’interesse degli storici. Tra i lavori di un certo rilievo a essa dedicati troviamo la Storia dell’Inquisizione di Carlo Havas (Odoya) e La logica dei roghi di Nathan Wachtel (Utet). Ma, all’interno del grande tema dell’Inquisizione, una vicenda che merita un’attenzione a sé è quella di Michele Serveto, l’uomo mandato a morte da una strana alleanza tra la Chiesa di Roma e quella della Riforma. Serveto nasce nel 1511 a Villanueva in Spagna, un piccolo villaggio a novanta chilometri da Saragozza, da una famiglia di nobiltà minore del Nord dell’Aragona. Figlio di un notaio e fratello di un sacerdote, a 14 anni Serveto è al servizio di Juan de Quintana, un francescano minorita, dottore all’Università di Parigi (Quintana è anche un eminente membro alle Cortes di Aragona, interessato alla figura di Erasmo da Rotterdam e, almeno in un primo momento, non ostile a Martin Lutero). Serveto compie i suoi studi all’Università di Tolosa. Viaggia al seguito di Quintana e nel 1530 assiste a Bologna all’incoronazione di Carlo V (di cui Quintana era divenuto, da poco, confessore) da parte del papa Clemente VII. Incoronazione che siglò la pace tra Impero e Chiesa, mettendo fine alle guerre d’Italia. Nel 1531 Serveto dà alle stampe De Trinitatis Erroribus, nel quale contesta la dottrina della Trinità formulata 12 secoli prima per debellare l’eresia di Ario, al Concilio di Nicea (325). L’anno successivo, nel 1532, l’Inquisizione di Saragozza istituisce un primo processo contro Serveto e a Tolosa verrà emesso un decreto per il suo arresto. Ma lui riuscirà a sottrarsi; nel 1537 studierà medicina all’Università di Parigi applicandosi con profitto al tema della circolazione del sangue (alla fine del XIX secolo, Robert Willis, medico scozzese, scrisse che gli studi di Serveto in questo campo erano da considerarsi «eccellenti»). «Non per niente», ha osservato Adriano Prosperi, autore di un libro indispensabile per comprendere a fondo questa vicenda, Tribunali della coscienza (Einaudi), e curatore dell’altrettanto indispensabile opera in quattro volumi Dizionario storico dell’Inquisizione (Edizioni della Normale Superiore di Pisa), «Serveto fu attirato dallo studio della circolazione sanguigna; il sangue nella Spagna del suo tempo era concepito come il veicolo dell’impurità dei marrani e il sigillo della nobiltà dei cristiani in quanto nutriti del corpo stesso di Cristo… Non c’è separazione in lui tra ricerche mediche e discussioni teologiche: parlando del sangue e del processo di respirazione e inspirazione, Serveto parlava nello stesso tempo il linguaggio della fisiologia e quello della religione». Ma la condanna Serveto l’aveva ricevuta per la rilevazione degli «errori della Trinità». Criticare la dottrina della Trinità, osserva ancora Prosperi, «significava mettere al centro del dibattito teologico della Riforma quell’eresia di Ario che era stata all’origine della più antica e grave lacerazione interna della Chiesa cristiana; significava soprattutto riaccendere il dissidio che da secoli opponeva ebrei e musulmani da un lato e cristiani dall’altro». C’era stata fino ad allora una sola proposta altrettanto radicale, «quella di chi, prendendo alla lettera la tesi luterana della giustificazione per la sola fede, aveva negato valore al battesimo degli infanti: li chiamarono LA BIOGRAFIA Calvino bruciò l’eretico che negava la Trinità Michele Serveto, odiato da cattolici e protestanti L’Inquisizione è da molti anni al centro dell’interesse degli storici. Tra i lavori di un certo rilievo a essa dedicati troviamo la Storia dell’Inquisizione di Carlo Havas (Odoya) e La logica dei roghi di Nathan Wachtel (Utet). Ma, all’interno del grande tema dell’Inquisizione, una vicenda che merita un’attenzione a sé è quella di Michele Serveto, l’uomo mandato a morte da una strana alleanza tra la Chiesa di Roma e quella della Riforma. Serveto nasce nel 1511 a Villanueva in Spagna, un piccolo villaggio a novanta chilometri da Saragozza, da una famiglia di nobiltà minore del Nord dell’Aragona. Figlio di un notaio e fratello di un sacerdote, a 14 anni Serveto è al servizio di Juan de Quintana, un francescano minorita, dottore all’Università di Parigi (Quintana è anche un eminente membro alle Cortes di Aragona, interessato alla figura di Erasmo da Rotterdam e, almeno in un primo momento, non ostile a Martin Lutero). Serveto compie i suoi studi all’Università di Tolosa. Viaggia al seguito di Quintana e nel 1530 assiste a Bologna all’incoronazione di Carlo V (di cui Quintana era divenuto, da poco, confessore) da parte del papa Clemente VII. Incoronazione che siglò la pace tra Impero e Chiesa, mettendo fine alle guerre d’Italia. Nel 1531 Serveto dà alle stampe De Trinitatis Erroribus, nel quale contesta la dottrina della Trinità formulata 12 secoli prima per debellare l’eresia di Ario, al Concilio di Nicea (325). L’anno successivo, nel 1532, l’Inquisizione di Saragozza istituisce un primo processo contro Serveto e a Tolosa verrà emesso un decreto per il suo arresto. Ma lui riuscirà a sottrarsi; nel 1537 studierà medicina all’Università di Parigi applicandosi con profitto al tema della circolazione del sangue (alla fine del XIX secolo, Robert Willis, medico scozzese, scrisse che gli studi di Serveto in questo campo erano da considerarsi «eccellenti»). «Non per niente», ha osservato Adriano Prosperi, autore di un libro indispensabile per comprendere a fondo questa vicenda, Tribunali della coscienza (Einaudi), e curatore dell’altrettanto indispensabile opera in quattro volumi Dizionario storico dell’Inquisizione (Edizioni della Normale Superiore di Pisa), «Serveto fu attirato dallo studio della circolazione sanguigna; il sangue nella Spagna del suo tempo era concepito come il veicolo dell’impurità dei marrani e il sigillo della nobiltà dei cristiani in quanto nutriti del corpo stesso di Cristo… Non c’è separazione in lui tra ricerche mediche e discussioni teologiche: parlando del sangue e del processo di respirazione e inspirazione, Serveto parlava nello stesso tempo il linguaggio della fisiologia e quello della religione». Ma la condanna Serveto l’aveva ricevuta per la rilevazione degli «errori della Trinità». Criticare la dottrina della Trinità, osserva ancora Prosperi, «significava mettere al centro del dibattito teologico della Riforma quell’eresia di Ario che era stata all’origine della più antica e grave lacerazione interna della Chiesa cristiana; significava soprattutto riaccendere il dissidio che da secoli opponeva ebrei e musulmani da un lato e cristiani dall’altro». C’era stata fino ad allora una sola proposta altrettanto radicale, «quella di chi, prendendo alla lettera la tesi luterana della giustificazione per la sola fede, aveva negato valore al battesimo degli infanti: li chiamarono “”anabattisti”” o “”catabattisti”” e li punirono con la morte». Pratica, Serveto, dal 1542, la professione di medico a Vienne. Qui a Vienne, nel 1553 è arrestato, processato e condannato. Riesce a fuggire, ma viene arrestato nuovamente a Ginevra, la città di Calvino. Dove viene processato ancora una volta, condannato a morte e, nel giro di pochissimo tempo, mandato al rogo. Proprio così: un martire della libertà di pensiero bruciato vivo non già da cattolici oscurantisti obbedienti alla Chiesa di Roma, ma dal principe dei riformatori, Giovanni Calvino. Lo scontro tra Serveto e Calvino fu particolarmente aspro. Serveto fu accusato di essersi espresso in modo scurrile. Rispose che espressioni violente erano state usate anche nei suoi confronti e aggiunse: «È piuttosto comune ai giorni nostri, durante una disputa, che ognuno difenda la propria posizione considerando che la parte avversa sia già sulla strada della dannazione». Calvino gli rinfacciò «l’abitudine di citare sfacciatamente autorità alle quali non aveva mai guardato con attenzione». «Quel genio di Serveto», scrisse il grande riformatore, «così orgoglioso delle sue competenze linguistiche, sapeva leggere il greco quanto un ragazzino che ha appena imparato l’alfabeto». Il che, per inciso, non era affatto vero. Nel processo si discusse di tutto, compresa un’ernia per la quale Serveto era stato operato all’età di cinque anni con qualche conseguenza sulla sua successiva vita sessuale. E quando Serveto aveva sostenuto la tesi che i bambini non potevano compiere peccato mortale, Calvino si era augurato «che i pulcini, così teneri e innocenti come li dipinge, gli estirpassero gli occhi centomila volte». Nella disputa parve che Serveto avesse la meglio, tant’è che il Consiglio decise di sospendere il processo e di inviare la documentazione alle altre città svizzere perché dicessero la loro. A questo punto così Serveto si rivolse ai giudici ginevrini: «Vi supplico umilmente che poniate fine a queste lungaggini e mi liberiate dall’accusa. Voi vedete bene che Calvino è alle strette, non sapendo cosa dire, e per il suo solo piacere desidera che io marcisca in prigione. I pidocchi mi mangiano vivo. I miei abiti sono laceri e non ho di che cambiarmi, non una giubba o una camicia». La risposta fu che il Consiglio deliberò solo di fornire all’imputato alcuni abiti. A sue spese, per giunta. Passarono alcuni giorni e l’accusato tornò alla carica: «Onorati signori, oggi sono tre settimane da quando ho chiesto udienza e non sono riuscito a ottenerla. Vi supplico per amore di Gesù Cristo di non rifiutarmi quello che non rifiutereste a un turco che cercasse giustizia nelle vostre mani… Per quanto riguarda l’ordine che avete impartito per provvedere alla mia pulizia, niente è stato fatto e io sto anche peggio di prima; il freddo mi affligge molto, a causa delle coliche e dell’ernia, procurandomi altri malanni che mi vergogno persino a descrivere». Il responso delle città svizzere fu negativo per Serveto, ma non omogeneo. Tant’è che la sentenza finale lo colpì solo per due capi di imputazione: il rifiuto della Trinità e quello del battesimo ai bambini. Ma fu ugualmente la condanna al supplizio, quel supplizio toccato in sorte a tanti eretici messi a morte dall’Inquisizione. Calvino racconta come Serveto ricevette la notizia. «Sulle prime rimase ammutolito poi emise dei sospiri tali che si sentiva per tutta la stanza; quindi si mise a gemere come un pazzo e non ebbe più padronanza di sé. Alla fine le sue grida aumentarono mentre si batteva continuamente il petto e urlava in spagnolo “”Misericordia, misericordia!””». Quando tornò in sé chiese, come prima cosa, di vedere Calvino. Il quale così riferisce l’incontro. «Quando gli chiesi cosa avesse da dirmi rispose che desiderava chiedermi perdono. Allora io protestai, ed è la verità, che non avevo mai provato alcun rancore personale nei suoi confronti … Avevo usato tutta l’umanità possibile, fino a quando, amareggiato dai miei buoni consigli, non scagliò contro di me tutta la sua rabbia e aggressività. Gli dissi che sarei passato sopra a tutto quello che riguardava la mia persona. Avrebbe fatto meglio a chiedere perdono a Dio che egli aveva così vilmente bestemmiato nel tentativo di cancellare le tre persone nell’unica essenza, dicendo che quelli che riconoscono Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, come realmente distinti, hanno creato un infernale cane a tre teste… Quando però vidi che tutto questo non dava alcun risultato, non volli essere più saggio di quanto consentisse il mio Maestro. Allora, seguendo l’esempio di San Paolo, mi ritirai dall’eretico che si era autocondannato». In quel momento Serveto capì che il suo destino era definitivamente segnato. Chiese di essere ucciso «con la spada», perché aveva paura di cedere alla sofferenza e di ritrattare tutto. Neanche questo gli fu concesso. Il 27 ottobre del 1553 fu condotto su «una catasta di legno ancora verde», sulla testa gli fu messa una corona di paglia e foglie cosparsa di zolfo e gli fu dato fuoco. Ci volle del tempo prima che morisse. E molti tra i ginevrini presenti aggiunsero legna alla pira. La storia è stata approfondita e raccontata cinquecento anni dopo da Roland H. Bainton nel libro Vita e morte di Michele Serveto, pubblicato nel 1953 e adesso – per la prima volta – in Italia, dall’editore Fazi. Bainton, un pastore protestante pacifista nato in Inghilterra e poi emigrato in America, si batté per l’obiezione di coscienza già ai tempi della Prima guerra mondiale e proseguì sulla stessa strada fino ai tempi della guerra del Vietnam (tanto che la Cia lo accusò di essere un comunista). Non aveva, Bainton, una particolare simpatia nei confronti di Calvino, anzi scrisse a un amico di provare «orrore» nei suoi confronti. E, in un altro suo libro, sostenne che se Calvino aveva mai scritto qualcosa in favore della libertà religiosa, doveva essersi trattato di «un errore di stampa». «Non riuscivo a capire», disse, «come potesse considerarsi cristiano un regime che liquidava i suoi oppositori». Nonostante ciò, nella sua biografia di Serveto si sforzò di comprendere le ragioni di Calvino e di spiegare come Serveto stesso non fosse del tutto incolpevole. In questa vicenda, scrisse, «Calvino si rivela più chiaramente che altrove come una delle ultime grandi figure del Medioevo. Per lui era perfettamente chiaro che qui erano in gioco la maestà di Dio, la salvezza delle anime e la stabilità del cristianesimo». Ma la condanna a morte di Michele Serveto «ha posto la questione della libertà religiosa per le Chiese evangeliche in un modo che non aveva precedenti». Calvino scrisse un libro per spiegare il suo comportamento nel caso Serveto. Ma subito dopo a Basilea fu pubblicato un altro libro anonimo (attribuibile a Sebastiano Castellione) che contestava le tesi di Calvino. Nel Novecento, agli inizi degli anni Cinquanta poco tempo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Bainton ne traeva la seguente morale: «La storia di Calvino e Serveto vuole farci comprendere che i nostri slogan per la libertà vanno continuamente ripensati daccapo. La severità di Calvino, e persino la preoccupazione per la vittima, era figlia dello zelo per la verità. La morte non gli sembrava una pena troppo dura per chi avesse travisato la verità di Dio. Oggi ognuno di noi sarebbe il primo a scagliare una pietra contro l’intolleranza di Calvino, ma dovremmo fermarci a riflettere perché, proprio noi che siamo esterrefatti di fronte a un uomo che brucia a causa della religione, siamo quelli che non esitano a ridurre in cenere intere città per preservare la nostra civiltà». E il riferimento andava a Berlino, Hiroshima e Dresda, rase al suolo dagli inglesi e dagli americani nella fase finale della guerra. In questo libro, scrive adesso – nella prefazione – Adriano Prosperi, «i due nomi del biografo (Bainton) e del biografato (Serveto) formano un tutto inscindibile; l’eretico e ribelle spagnolo mandato al rogo nel Cinquecento e l’appassionato storico e combattente per la libertà di coscienza del XX secolo formano una di quelle coppie che nascono in certi casi quando lo storico incontra un altro essere umano al di sopra dei secoli e sa restituirgli vita e giustizia». Da sempre la figura dell’eretico mandato al rogo da Calvino è stata al centro di dibattiti. Dai toni aspri, talvolta. Serveto, scrisse Charles Donald O’Malley, aveva un «talento per le avventatezze» e «molti guai se li andava a cercare». Ma altri due studiosi, Alexander Gordon e Henri Tollin, dimostrarono che la sua teologia e il suo uso del latino erano stati di grande valore. Infine, relativamente ai toni particolarmente aspri della controversia tra Serveto e Calvino, Peter Hughes (in un saggio riportato nel libro edito da Fazi) ha scritto: «La presunta insolenza di Serveto va giudicata secondo lo stile politico del tempo; se la denigrazione a mezzo stampa fosse stata un crimine, Calvino avrebbe potuto essere condannato innumerevoli volte». Un altro studioso che si appassionò al libro di Bainton è stato Angel Alcala, al quale si deve la versione spagnola (1973) del testo. Anche Alcala fu colpito dal fatto che il libro di Bainton in fin dei conti esortava a «imparare, dall’intolleranza di Giovanni Calvino, la lezione sulla libertà di coscienza». Siamo qui sul terreno che per certi versi vedeva assieme il nuovo Papa, Calvino, e i tradizionali pontefici dell’Inquisizione. Con l’uccisione di Serveto, osserva Prosperi, «il conflitto ufficiale tra le Chiese svelava la realtà sotterranea di una tacita alleanza nel combattere l’eresia come minaccia di dissoluzione di ogni potere ecclesiastico». Le polizie cattolica e calvinista «collaborarono nel caso di Serveto obbedendo all’istinto di conservazione dei poteri ecclesiastici uniti davanti agli eretici radicali che ne demolivano le stesse basi». Cosa che era già accaduta qualche anno prima con un ex monaco benedettino e profeta al quale lo stesso Prosperi ha dedicato un rilevante saggio: L’eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta (Feltrinelli). Nell’affaire di Giorgio Siculo era stata la denunzia dell’esule Pier Paolo Vergerio a mettere l’eretico nelle mani dell’Inquisizione. Ma il processo a Serveto fu molto più clamoroso, «suscitò una reazione vasta e diffusa perché, nella città che era il rifugio degli esuli per ragioni di fede, fece riapparire il volto della Roma papale, con la sua pretesa di imporre l’obbedienza a una verità proclamata dall’alto». A conferma di ciò, a Ginevra giunsero da Roma «imbarazzanti riconoscimenti» come quello di Roberto Bellarmino, che addirittura elogiò il comportamento di Calvino. Da allora in poi, prosegue Prosperi, «l’ombra di Serveto visitò a lungo gli incubi delle Chiese riformate europee». Ed è qui che le vite di Bainton e di Serveto si intrecciano ancora una volta. Bainton «era pur sempre il ministro di una Chiesa nata dalla Riforma e per lui si pose in modo speciale il problema di capire tutti i protagonisti del dramma che si consumò allora a Ginevra». E a questo proposito il prefatore esorta a tenere ben presente una circostanza che ai lettori italiani potrebbe sfuggire: «Nell’Europa riformata la polemica che si accese subito contro la sentenza capitale non si è mai placata, nemmeno dopo che col Novecento a Ginevra fu deciso di erigere un monumento alla vittima di quel rogo». Bainton, come si è detto, scavalca la questione guardando a Calvino non già come Max Weber, cioè il fondatore dell’età moderna, bensì come «una delle ultime grandi figure del Medioevo». «Trinità», affresco di Masaccio (1401-1428) nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze«Trinità», affresco di Masaccio (1401-1428) nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze Secondo Bainton «la morte di Serveto ebbe un effetto positivo: quello di porre la questione della libertà religiosa all’intero mondo della Riforma prima che a ogni altro, come dire che dagli errori si può imparare». Bainton «si sentiva libero dai risentimenti e dalla violenza delle controversie tra le Chiese». Il problema della libertà religiosa «gli appariva come un aspetto fondamentale della storia e della realtà del mondo contemporaneo alle prese coi regimi totalitari e in particolare col comunismo sovietico, come sottolineò nella premessa al libro (La lotta per la libertà religiosa, edito in Italia dal Mulino) che dedicò all’argomento e dove riassunse i risultati delle sue ricerche». Quello di Bainton, scrive Prosperi, «era uno sguardo da lontano, attento a non alterare nulla delle vicende concrete e delle idee degli uomini del Cinquecento… le parole conclusive del libro di Bainton invitano il lettore a riflettere e a sfuggire alla facile scelta di stare oggi per allora dalla parte giusta». Scrive Prosperi che l’eredità intellettuale di Serveto fu raccolta, difesa e approfondita specialmente qui da noi. Anche «il Serveto martire trovò tra gli italiani uomini capaci di dar vita a una battaglia di scritture per denunziare l’abuso della forza in questioni di coscienza». Esuli che «dovettero fare i conti con la violenza di Chiese in conflitto tra di loro ma solidali nel reprimere coi roghi le dottrine di Serveto… uomini come Bernardino Ochino, Camillo Renato, Giorgio Biandrata, Valentino Gentile, Gian Paolo Alciati reagirono non solo in difesa di Serveto ma per rivendicare il diritto alla libertà religiosa». Con loro Matteo Gribaldi, professore di diritto a Padova, e il senese Mino Celsi. «La causa della libertà, il diritto di professare le proprie idee, la convinzione, allora espressa dall’umanista savoiardo Sebastiano Castellione, che uccidere un uomo non era affermare un’idea», scrive ancora Prosperi, «furono le convinzioni sostenute e portate avanti con grave rischio personale da italiani esuli, perseguitati, cancellati dalla memoria del nostro Paese ma eredi di una cultura che pur sempre in Italia aveva avuto la sua culla». Era «una piccola pattuglia di sopravvissuti alla fase della prima diffusione dell’eresia radicale in Italia, quando le sue tesi venivano discusse animatamente nelle piazze e nelle botteghe delle città italiane». Qui «le dottrine antitrinitarie e anabattiste avevano attecchito rapidamente rivelando una carica eversiva tale da preoccupare autorità ecclesiastiche e poteri politici». Si tenne addirittura una sorta di concilio segreto, a Venezia, nel 1550, mentre il Concilio di Trento stentava a riprendere. Concilio segreto che si concluse fissando come dottrine comuni la negazione della Trinità e della natura divina del Cristo, il rifiuto del battesimo dei bambini e quello di accettare uffici e magistrature dal potere politico. Erano anni (fino al 1559 quando l’Indice ne decise la distruzione) in cui i libri di Serveto venivano tradotti e passavano di lettore in lettore. Al punto da farne un modello di riferimento. Un’attenzione particolare, in questo saggio introduttivo, Adriano Prosperi la dedica al rapporto tra Bainton e Delio Cantimori, lo studioso che alla fine degli anni Trenta scrisse quello che ancora oggi è considerato un capolavoro storiografico in questo campo: Eretici italiani del Cinquecento (Einaudi). Bainton lo incontrò una prima volta nel 1932. Tra i due, osserva Prosperi, «c’era una divisione non solo di stile ma anche di metodo e di personalità: se Bainton era portato al racconto delle vite, Cantimori era attento alle dottrine, ai percorsi delle idee». Ma Cantimori ebbe un ruolo decisivo nell’approccio di Bainton ai temi di cui si stava occupando: fu Cantimori a spiegargli che per gli italiani «la parola “”religione”” equivale non a “”cristianesimo”” ma a “”frequenza alle cerimonie cattoliche””». Delio Cantimori fu uno storico diversissimo dal collega statunitense, ma quest’ultimo si sentì in dovere di lodare e condividerne l’atteggiamento di simpatia e di distanza con cui l’italiano aveva affrontato la vicenda degli eretici. Tra i due era nato un rapporto di amicizia e di confidenza. «Un dialogo», scrive Prosperi, «da “”cavalieri antiqui””, cittadini di Paesi nemici e di fede tanto diversa quanto il cittadino della democrazia americana poteva esserlo dal suddito fascista e poi comunista di una dittatura europea». Lo storico americano, ricorda il prefatore del libro, fu tra i primi a conoscere la conversione di Cantimori dal fascismo al comunismo. Accadde all’incirca nel 1938. Bainton fu sconcertato da quella decisione e ne chiese conto allo storico italiano, che, comprensibilmente, non volle spiegargliela per lettera. Rinviò ogni chiarimento al giorno che si fossero incontrati di persona. Dovevano passare molti anni, quasi venti, si rividero a Londra nel 1957. Cantimori, riferisce Prosperi sulla base dei ricordi di Bainton, gli disse che per lui «il Partito comunista era il solo che poteva realizzare in Italia una rivoluzione simile a quelle puritana, americana e francese… e questo perché il Pci era – secondo lui – l’unica forza politica italiana che non sarebbe scesa a patti con la Chiesa». Parole che dimostrano quale sproporzione ci fosse in Cantimori – e in quasi tutti gli storici – tra la capacità di analizzare la realtà a cui si applicava per ragioni di studio e quella di comprendere a fondo il mondo negli anni in cui si trovò a vivere. Paolo Mieli 14 dicembre 2011 (modifica il 15 dicembre 2011) Paolo Mieli (CS, 14.12.2011)”,”RELP-060″
“SERVICE Robert”,”Lenin. L’uomo, il leader, il mito.”,”SERVICE Rò storico, fellow della British Academy, è ricercatore al St. Antony’s College di Oxford e autore di libri sulla Russia. Cartine con i viaggi di Lenin in Russia e in Europa”,”LENS-194″
“SERVICE Robert”,”Trotsky. A Biography.”,”Tra gli archivi consultati dall’A: – Hoover Institution Archives, Stanford University, USA SERVICE R. è Fellow of the British Academy and Professor of Russian History at Oxford University.”,”TROS-201″
“SERVICE Robert”,”Russia. Experiment with a people. From 1991 to the present.”,”Proverbio russo: ‘Non ci sono strade in Russia, solo direzioni’ SERVICE è autore di una biografia di Lenin.”,”RUSx-150″
“SERVICE Robert”,”The Bolshevik Party in Revolution, 1917-1923. A Study in Organisational Change.”,”SERVICE (Lecturer in Russian Studies Univ. Keele) è autore di una biografia di Lenin. in indice nomi parecchi riferimenti a Sapronov (Q. centralismo democratico, opposizione sinistra ecc.)”,”RIRO-357″
“SERVICE Robert”,”Trotski.”,”SERVICE Robert insegna all’Università di Oxford. “”Comme pour corroborer les propos de Burnham, Trotski les traita à la légère. Il répondit simplement par l’une de ces formules dont il avait le secret: “”Un scepticisme à l’égard de toutes les théories n’est rien d’autre que la préparation à une désertion personelle””. (…) Et de ce côté-là, effectivement, il fut servi: Hook, Burnham et Shachtman abandonnèrent Trotski et l’Internationale”” (pag 519)”,”TROS-215″
“SERVICE Robert”,”Compagni. Storia globale del comunismo nel XX secolo.”,”SERVICE Robert è professore di storia russa alla Oxford University e Fellow del St. Antony’s College, dove dirige il Centro di studi russi ed euroasiatici. Ha pubblicato una storia della Russia nel XX secolo e una biografia di Lenin. Pochi fatti molte banalità analisi superficiali e luoghi comuni Engels (pag 39-40) “”Soprattutto, [Engels] era consapevole dell’esigenza di elaborare una sintesi leggibile del significato complessivo del marxismo, e negli ultimi anni si impegnò in queso senso. Polemizzando con il compagno socialista Eugen Dühring, pubblicò nel 1878 le scritto ‘Anti-Dühring’, nel tentativo di dimostrare quali fossero le basi scientifiche delle teorie marxiane sulla società e sulla rivoluzione. Incuriosito dalla sempre più ampia letteratura che affrontava questioni di scienze naturali, antropologia e paleontologia, elaborò nel 1883 ‘La dialettica della natura’ e nel 1884 ‘Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’. La prima opera si proponeva l’intento di mostrare che l’indirizzo di pensiero marxista era in linea con le contemporanee scoperte nei campi delle scienze fisiche e chimiche; la seconda cercava di sviluppare per la preistoria umana una prospettiva analoga a quella elaborata da Darwin per la biologia evoluzionista. Si trattava di volumi che avevano uno scopo grandioso e contenuti rilevanti, ma che erano ben lungi dal rappresentare una sintesi completa del vastissimo arco di problematiche che lui e Marx avevano sviluppato nei loro numerosi scritti (12). Gli intellettuali marxisti delle generazioni successive, soprattutto in Occidente, tesero a ridimensionare l’importanza dei risultati che la sintesi engelsiana aveva raggiunto; alcuni ritennero addirittura che tale operazione implicasse inevitabilmente una distorsione delle idee fondamentali del marxismo. Come sempre avviene nelle grandi scuole di pensiero, gli esponenti del marxismo si impegnarono nel tentativo di ricostruire quali fossero gli aspetti del pensiero originale che erano stati male interpretati. Tuttavia il maggiore ostacolo alla canonizzazione del marxismo stava nel fatto che le idee di Marx ed Engels si erano modificate via via che il pensiero dei due autori diventava più maturo e le loro ricerche progredivano, ed essi furono influenzati dai cambiamenti in atto nel mondo che osservavano. Da persone intelligenti quali erano, non riteneva certo di poter vivere tutta la loro esistenza senza ripensamenti, e talvolta, in pubblico, smussarono le proprie opinioni per conseguire uno scopo politico immediato”” [Robert Service, ‘Compagni. Storia globale del comunismo nel XX secolo’, Roma Bari, 2008] [(12) F. Engels ‘Anti-Dühring’; Id. ‘Dialettica della natura’; Id. ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan’] (pag 39-40)”,”RUST-157″
“SERVICE Robert”,”The Bolshevik Party in Revolution. A Study in Organisational Change 1917-1923.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Maps, Notes and References, Index,”,”RIRO-063-FL”
“SERVICE Robert a cura; saggi di PERRIE Maureen JONES Stephen WHITE Howard READ Christopher MAWDSLEY Evan CHANNON John ACTON Edward”,”Society and Politics in the Russian Revolution.”,”Edward Acton is Professor of Modern European History in the University of East Anglia. he is the author of a biographical study of Alexander Herzen and an historiographical survey of the Russian revolution. John Channon is Lecturer in Russian Economic History at the School of Slavonic and East European Studies in the University of London. He has published several articles on the peasantry in the Russian Revolution. Stephen Jones is Assistant Professor at Mount Holyoke College, Massachusetts. At the time of the seminars he was research fellow at the School of Slavonic and East European Studies in the University of London; he is the author of several articles on georgian social-democracy in the years before and after 1917. Evan Mawdsley is Senior Lecturer in The Department of Modern History in the University of Glasgow. He has written a book on the Baltic fleet in the Russian Revolution as well as a history of the ensuing Civil War. Maureen Perrie is Lecturer in Russian History at the Centre for Russian and East European Studies in the University of Birmingham. Her book on the pre-revolutionary programme of the Russian Socialist-Revolutionaries has been followed by an account of the image of Ivan the Terrible in Russian popular thought. Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. Robert Service is Reader in Soviet History and Politics at the School of Slavonic and East European Studies in the University of London. He has written an account of the Bolshevik party after 1917, a textbook on the Russian Revolution and two out of his three projected volumes on Lenin’s political life. Howard White is Lecturer in Soviet Government at the London School of Economics and Political Science in the University of London. He has written papers and articles on the Russian provisional Government of 1917. Notes on the Contributors, Map, Introduction Robert SERVICE, Epilogue, Index,”,”RIRO-067-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin: A Political Life. Worlds in Collision. Volume 2.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Lenin: A Political Life is a major three-volume work on Lenin, his ideas, activity, and environment. The first volume covers the years from 1870 to 1910. It traces his rise to authority and reputation among Russian Marxists around the turn of the century, and his political troubles after 1903. The second volume takes the story through to 1918, showing how Lenin reascended his party’s heights and led the Bolsheviks in the October Revolution. The third volume will deal with his struggles, until his death in 1924, to adapt policies to the postwar situation in Russia and the world. The trilogy presents a critical analysis.”,”LENS-028-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin: A Political Life. The Iron Ring. Volume 3.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Lenin: A Political Life is a major three-volume work on Lenin, his ideas, activity, and environment. The first volume covers the years from 1870 to 1910. It traces his rise to authority and reputation among Russian Marxists around the turn of the century, and his political troubles after 1903. The second volume takes the story through to 1918, showing how Lenin reascended his party’s heights and led the Bolsheviks in the October Revolution. The third volume will deal with his struggles, until his death in 1924, to adapt policies to the postwar situation in Russia and the world. The trilogy presents a critical analysis.”,”LENS-029-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin: A Political Life. The Strengths of Contradiction. Volume 1.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Lenin: A Political Life is a major three-volume work on Lenin, his ideas, activity, and environment. The first volume covers the years from 1870 to 1910. It traces his rise to authority and reputation among Russian Marxists around the turn of the century, and his political troubles after 1903. The second volume takes the story through to 1918, showing how Lenin reascended his party’s heights and led the Bolsheviks in the October Revolution. The third volume will deal with his struggles, until his death in 1924, to adapt policies to the postwar situation in Russia and the world. The trilogy presents a critical analysis.”,”LENS-030-FL”
“SERVICE Robert”,”Storia della Russia nel XX secolo.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea.”,”RUSx-063-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin. L’uomo, il leader, il mito.”,”Robert Service, storico, fellow della British Academy e ricercatore al St. Antony’s College di Oxford, è autore di libri sulla Russia del passato e del presente, tra cui A History of Twentieth Century Russia, The Bolshevik Party in Revolution e Lenin: A Political Life (tre volumi).”,”LENS-049-FL”
“SERVICE Robert”,”Russia. Experiment with a People.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. List of Illustrations, Preface, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSS-041-FL”
“SERVICE Robert”,”A History of Modern Russia. From Nicholas II to Vladimir Putin.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea. Acknowledgments, A Note on Transliteration, Maps, Introduction, Notes, Illustrazioni, Bibliography, Index,”,”RUSx-144-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin. L’uomo, il leader, il mito.”,”””[Lenin] si era dedicato con attenzione anche a Hegel, che aveva influenzato la formazione dell’ideologia di Marx ed Engels. Sottopose a un’analisi dettagliata la vasta ‘Storia della filosofia’ di Hegel. E svolse ricerche anche su Feuerbach. E lungi dal fermarsi a questo, riesaminò anche le opere di Aristotele. Lui che fino ad allora si era limitato a citare proverbi e frasi che ricordava dalla gioventù, per la prima volta da quando era ragazzo ebbe l’occasione di trovare un senso nei classici studiati al liceo di Simbirsk. Ora, nel pieno della guerra mondiale, Lenin si impegnò a trarre dalla filosofia greca antica un alimento più sostanzioso. Gli studiosi marxisti avevano sempre saputo, in linea di principio, che Marx era stato influenzato da Hegel, il quale indicava apertamente Aristotele come suo precursore su molti punti fondamentali dell’epistemologia e dell’ontologia. A Lenin questo fu sufficiente per tornare alle fonti, esaminando l’opera di Aristotele. Dovette partire da zero, perché Aristotele non era un autore contemplato nel programma del liceo. Forse se avesse saputo di più sulle altre influenze intellettuali subite da Marx (il che non era possibile per nessuno nei primi anni del secolo) probabilmente si sarebbe concentrato sulle opere dei filosofi presocratici, su uno dei quali, Eraclito, il filosofo tedesco dopo la laurea aveva composto una brillante conversazione. Comunque in Aristotele Lenin trovò materia per molte interessanti riflessioni. Non fu un’impresa facile. La fitta prosa tedesca della ‘Storia della filosofia’ di Hegel richiedeva una certa fatica, ma la ‘Metafisica’ di Aristotele era anche più gravosa dato che Lenin aveva ormai dimenticato il greco, e si serviva di un’edizione tedesca con l’originale a fronte. Grazie alla sua preparazione era in grado di capire qualsiasi testo con molta rapidità. Sapeva parlare sia tedesco sia il francese (l’inglese assai meno bene), ma leggere gli riusciva assai più facile. Era abile come pochi altri nel prendere un libro e farne una lettura selettiva per acquisirne in fretta le informazioni. Lenin era tornato ai classici per cercarvi argomentazioni come teorico marxista. Più in generale, e in modo meno cosciente, voleva analizzare e consolidare le proprie basi intellettuali. (…) Insomma, che cosa scoprì in Aristotele? La lingua approssimativa dei taccuini di Lenin riflette il suo entusiasmo. In sostanza, eliminava ampie sezioni della epistemologia che aveva esposto nel suo libro del 1908, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. Non che lo dichiarasse esplicitamente quando criticava i testi marxisti del passato, le sue obiezioni riguardavano Kautsky e altri studiosi eminenti, non se stesso. In effetti la teoria della conoscenza da lui formulata era più rozza di quella degli altri teorici marxisti, e conteneva per esempio l’ipotesi, in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, che la mente umana fosse simile a una macchina fotografica, e che la «realtà esterna» fosse sempre accuratamente registrata e riprodotta da processi mentali analoghi a quelli della fotografia. Ma nei taccuini compilati durante la Prima guerra mondiale la sua posizione era cambiata (12): «La cognizione è il modo in cui l’uomo riflette la natura. Tuttavia non si tratta di un riflesso semplice e immediato, e completo, ma di un processo fatto di una serie di astrazioni, della formazione o costruzione di concezioni, leggi eccetera, e queste concezioni, leggi eccetera (pensiero, scienza = «l’idea logica») comprendono anche in modo condizionato, approssimato, il modello universale di una natura eternamente in movimento e in evoluzione». Questa affermazione sarebbe stata inimmaginabile in qualsiasi scritto di Lenin precedente il 1914″” [Robert Service, ‘Lenin. L’uomo, il leader, il mito’, Milano, 2007] [(12) PSS Polnoe sobranie socinenij V.I. Lenina, 55 voll., Moskva, 1958-1965; (VOVIL Vospominanija o Vladimire Il’ce Lenine’, 8 voll, Moskva, 1989-1991]”,”LENS-007-FV”
“SERVICE Robert”,”Comrades! A History of World Communism.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea. Preface, Maps, Introduction, Notes, Select Bibliography, Illustrations, Index,”,”INTT-036-FL”
“SERVICE Robert REES John FARBER Sam BLACKBURN Robin”,”In defence of October. A debate on the Russian Revolution.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea.”,”RIRO-215-FL”
“SERVIER Jean, edizione italiana a cura di Gianfranco DE-TURRIS”,”Storia dell’ utopia. Il sogno dell’ Occidente da Platone ad Aldous Huxley.”,”SERVIER (1918-2000) è stato docente di etnologia e sociologia prima all’ Università di Montpellier e infine ad Aix-en-Provence. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina). “”I banchieri sono i naturali “”generali”” della moderna industria, scrive Comte a Deullin il 6 giugno 1852. E dunque spetta loro di diritto prendere in mano le redini dell’ Occidente temporale.”” (pag 178)”,”SOCU-083″
“SESSI Frediano”,”Non dimenticare l’Olocausto.”,”Frediano Sessi (1949) vive e lavora a Mantova. Scrittore anche di opere narrative, ha curato Il dizionario della Resistenza e l’edizione critica dei Diari di Anne Frank.”,”EBRx-043-FL”
“SESTAN Ernesto a cura; prolusione di Eugenio GARIN relazioni di SESTAN Marino BARENGO Elio APIH interventi di Norberto BOBBIO Roberto VIVARELLI Francesco TRANIELLO Lamberto BORGHI Giovanni Maria BERTIN Marino RAICICH Giuseppe GALASSO dibattito tra Giorgio AMENDOLA Gaetano ARFE’ Lelio BASSO Sandro FONTANA Giovanni SPADOLINI Leo VALIANI”,”Atti del Convegno su Gaetano Salvemini. Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux. Firenze, 8-10 Novembre 1975.”,”Prolusione di Eugenio GARIN, relazioni di SESTAN, Marino BARENGO, Elio APIH, interventi di Norberto BOBBIO, Roberto VIVARELLI, Francesco TRANIELLO, Lamberto BORGHI, Giovanni Maria BERTIN, Marino RAICICH, Giuseppe GALASSO. Tavola rotonda: Giorgio AMENDOLA, Gaetano ARFE’, Lelio BASSO, Sandro FONTANA, Giovanni SPADOLINI, Leo VALIANI. Secondo VALIANI, CROCE ha scritto grandi libri però la lotta contro il fascismo (1), l’azione sistematica, quotidiana, di smascheramento del fascismo, l’ha condotta maggiormente SALVEMINI. I suoi libri avevano maggiore influenza tra i lettori francesi, inglesi e americani.”,”SALV-022″
“SESTAN Ernesto a cura; capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI”,”Dizionario storico politico italiano.”,”capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI —————————————————————————“,”ITAG-035”
“SESTAN Ernesto a cura; capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI”,”Dizionario storico politico italiano.”,”capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI.”,”REFx-071″
“SESTAN Ernesto, a cura di Giuliano PINTO”,”Storiografia dell’ Otto e Novecento. Scritti vari – III.”,”””Non si può dimenticare che il Salvemini che scriveva Magnati e Popolani era il Salvemini che, in quegli stessi giorni e mesi, militava ardentemente nelle file socialiste, scriveva articoli di fuoco nella “”Critica sociale”” di Turati e in altre riviste di politica militante, quel Salvemini che Anna Kuliscioff, non certo mite come una colombella, trovava “”un po’ matto da legare””. Il piegarsi di Salvemini dagli studi storici medievalistici ai problemi politici della storia moderna, si coglie già nel ’99, mentre stavano uscendo i Magnati e Popolani; (…). In quell’ anno, nella Biblioteca comunale di Lodi, dove insegnava, aveva scoperto Cattaneo; non tutto il Cattaneo, saggista di storia, di economia, di letteratura, di filosfia che apprezzerà vent’anni dopo, ma il Cattaneo pamphletista d’ alta classe della Insurrezione di Milano nel 1848. Ne è tutto preso. Gli si rivela uno storico dell’ ultimo secolo, una storia della indipendenza italiana tutta diversa da quella che la storiografia ufficiale, monarchico-moderata stava canonizzando. Ha l’ intuizione che la posizione attuale dei partiti in Milano, capitale anche del movimento socialista, non è che lo sviluppo di posizioni che risalgono molto addietro nel tempo, avanti già al ’48. Ne esce un libretto vivacissimo, mordace, non di rado violento nella forma, I partiti politici milanesi nel secolo XIX, in cui i nostrali veleni di Cattaneo sono rinforzati dai più micidiali prodotti venefici di Marx: “”sporco moderato”” è in quest’ ultimo stile. E’ ripresa ed estesa a tutta la storia italiana dell’ Ottocento la tesi cattaneana del radicato reazionarismo di casa Savoia, a cui si accoderebbero i moderati, già austriacanti, e finanche dei democratici-radicali illusi, come Correnti, e fino a un certo segno Mazzini, giù giù fino agli pseudo-radicali della fine ‘800, tipo onorevole Sacchi: i “”Cairoli, Zanardelli, Crispi, Visconti-Venosta, Nicotera, Fortis, tutti gli esseri malefici che hanno infestato la nostra vita pubblica nella seconda metà di questo secolo, non hanno fatto poi che ricalcare le orme di Cesare Correnti.”””” (pag 322-323)”,”STOx-095″
“SESTAN Ernesto, a cura di Roberto VIVARELLI”,”L’ Età contemporanea. Scritti vari – IV.”,”””E’ naturale che quest’ irredentismo cauto, prudente, che quasi si nascondeva e aveva paura di sé, non potesse soddisfare l’ animo della gioventù impaziente, né di qua né di là dal confine: ma sostanzialmente, fra battaglie vinte e perdute, dal ’90 circa in poi fino al 1914 l’ irredentismo non mutò le sue posizioni. (…) Ma più grande di questo suo valore pratico e politico è il valore ideale dell’ irredentismo: l’ irredentismo fu l’ unica corrente politica che avesse un alto significato ideale e nazionale negli anni grami dell’ ultimo ventennio del secolo; anni grami perché pareva che l’ Italiano non avesse altri spiriti che per alchimie sociali, di dubbia lega e di dubbio successo. Non ultimo merito dell’ irredentismo fu appunto quello di aver sottratto ad esse una riserva di forze spirituali, il cui grande valore si poté vedere soltanto più tardi.”” (pag 243)”,”ITAB-171″
“SESTAN Ernesto”,”La costituente di Francoforte (1848-49).”,”SESTAN Ernesto “”Così finiva la superba assemblea costituente di Francoforte. Aveva vissuto esattamente un anno, un mese, un giorno. Ma l’idea di libertà e unità, che essa aveva agitato con altre idee, nobili e meno nobili, poteva essere piegata, non vinta. E l’ottuagenario Arndt trovò anche la parola: ‘Wir sind geschlagen, nicht besiegt. / In solcher Schlacht erliegt man nicht.'”” (pag 182) (Siamo battuti, non sconfitti. / In questa battaglia non si soccombe ad essa.)”,”QUAR-074″
“SESTAN Ernesto a cura; prolusione di Eugenio GARIN relazioni di SESTAN Marino BARENGO Elio APIH interventi di Norberto BOBBIO Roberto VIVARELLI Francesco TRANIELLO Lamberto BORGHI Giovanni Maria BERTIN Marino RAICICH Giuseppe GALASSO dibattito tra Giorgio AMENDOLA Gaetano ARFE’ Lelio BASSO Sandro FONTANA Giovanni SPADOLINI Leo VALIANI”,”Atti del Convegno su Gaetano Salvemini. Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux. Firenze, 8-10 Novembre 1975. Salvemini storico del Medioevo (Sestan) – Salvemini storico e la reazione del ’98 (Berengo) – Salvemini storico (Apih) – Salvemini e la democrazia (Bobbio) – Salvemini e il fascismo (Vivarelli) – Salvemini e l’antifascismo cattolico (Traniello) – Educazione e Scuola in Gaetano Salvemini (Borghi) – L’idea di cultura educativa negli «scritti sulla scuola» di Gaetano Salvemini e la sua attualità (Bertin) – Scuola e fascismo nel pensiero di Gaetano Salvemini (Raicich) – Il meridionalismo di Salvemini (Galasso).”,”Prolusione di Eugenio GARIN, relazioni di SESTAN, Marino BARENGO, Elio APIH, interventi di Norberto BOBBIO, Roberto VIVARELLI, Francesco TRANIELLO, Lamberto BORGHI, Giovanni Maria BERTIN, Marino RAICICH, Giuseppe GALASSO. Tavola rotonda: Giorgio AMENDOLA, Gaetano ARFE’, Lelio BASSO, Sandro FONTANA, Giovanni SPADOLINI, Leo VALIANI. Contiene il saggio di Marino Barengo ‘Salvemini storico e la reazione del ’98’ (pag 69-86) “”La critica mossa a Salvemini, di rendere esclusivo, volta per volta, il peso di un singolo fattore, generando così frammentarietà, o una sola illusoria unità, poteva aver colto nel centro; ma Rodolico dimostrava poi di fraintendere tutto il senso della sua impostazione quando indicava come centrale quella tematica storico-giuridica che era meramente strumentale”” (pag 80, M. Barengo)”,”SALV-001-FF”
“SESTITO Paolo”,”Il mercato del lavoro in Italia. Com’è. Come sta cambiando.”,”Paolo Sestito (Catanzaro, 1960), condirettore della Banca d’Italia, negli ultimi anni ha coordinato il gruppo di lavoro per il monitoraggio delle politiche del lavoro presso il Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali. É autore di contributi sulle più importanti riviste di settore italiane e internazionali.”,”CONx-018-FL”
“SESTO Empirico”,”Schizzi pirroniani. In tre libri. (Con l’aggiunta dei passi paralleli di Sesto stesso, di Diogene Laerzio, di Filone e di altri). Libro I, II, III.”,”Pirrone di Elide (Trecc). Filosofo (n. Elide, nel Peloponneso, 365 a.C. ca.). Fu il fondatore della scuola scettica. Secondo la tradizione fu discepolo di Brisone megarico, quindi di Anassarco democriteo. Critica scettica si Sesto E. “”Lo Scetticismo esplica il suo valore nel contrapporre i fenomeni e le percezioni intellettive in qualsivoglia maniera, per cui, in seguito all’ugual forza dei fatti e delle ragioni contrapposte, arriviamo, anzi tutto, alla sospensione del giudizio, quindi, all’ imperturbabilità”” (pag 9) Sèsto Empirico (Trecc). Sèsto Empirico lat. Sextus Empiricus). – Pensatore e medico greco (fine del secolo 2º d. C. e inizî del 3º), africano (pare) di nascita. Dei suoi scritti, abbiamo gli undici libri raccolti sotto il titolo (Adversus mathematicos); ma questo titolo complessivo comprende due opere diverse: 1) quello che propriamente è l’Adversus mathematicos (dove i “”matematici”” sono i “”professori”” che insegnano le dottrine base dell’educazione, e cioè la grammatica e la retorica, nonché le discipline che costituiscono quel che si dirà il quadrivio e che, dai tempi di Platone, si presentavano come complesso organico: geometria, aritmetica, astronomia, da S. vista piuttosto come astrologia, musica); 2) l’opera in cinque libri (composta anteriormente) con il titolo (Adversus dogmaticos) contro i filosofi (logici, fisici, etici), che sono dogmatici in quanto ritengono di poter asserire dottrine vere. Restano inoltre le (Lineamenti di Pirronismo) che costituiscono un breve, ma complesso, compendio di filosofia pirroniana. Difficile è determinare il contributo portato da S. al pensiero scettico di cui egli è peraltro la più importante fonte storica: l’interesse degli scritti di S. consiste proprio nel presentare una summa della critica scettica contro le varie forme di dogmatismo, includendo in questo ogni pretesa di giungere ad affermazioni assolutamente e universalmente valide; sbocco di questa critica scettica è la “”sospensione del giudizio””. S. svolge quindi sistematicamente la critica dei modi o mezzi di dimostrazione adottati dalle varie scuole filosofiche “”dogmatiche””. Questi modi sono tre: dal quale (l’uomo), per mezzo del quale (gli strumenti della conoscenza: senso e intelletto), secondo il quale (l’impressione della fantasia). Nell’ambito dell’esame critico di questi mezzi o modi di conoscenza si svolge la critica delle tecniche sillogistico-dimostrative (l’universale del sillogismo comprende già la conclusione e la presuppone), delle classificazioni categoriali, ecc., come pure dei varî concetti di cui fanno uso le varie scienze (quiete, e moto, rapporto causale, ecc.). Centrale è la critica detta del diallelo : ogni dimostrazione richiede un criterio di verità, il quale rinvia a un altro e così via, sicché una dimostrazione per esser vera richiederebbe di comprendere un numero infinito di cose, il che è impossibile. Notevole è anche la critica delle varie dottrine teologiche, soprattutto di quelle stoiche.”,”FILx-272-FF”
“SETH Sanjay”,”Marxist Theory and Nationalist Politics.”,”S. SETH è nato nel 1961. E’ Lecturer, professore incaricato presso la School of Politics, La Trobe University, Australia. In precedenza era stato Lecturer presso il Department of Government, Univ di Sydney (1991-92) e Visiting Assistan Professor (honorary) presso l’ Università di Washington, St. Louis (1989-90). Ha scritto molti articoli per giornali e riviste e ha collaborato a lavori collettanei.”,”MASx-005″
“SETH Ronald”,”Operazione Barbarossa. L’ attacco all’ Unione Sovietica. 22 giugno 1941.”,”Von RUNDSTEDT si trovò sempre più spesso in disaccordo con HITLER. Questi non volle prendere in considerazione la ritirata strategica voluta da RUNDSTEDT che avrebbe comportato il ritiro da Kiev. Lo scontro portò alle dimissioni del Feldmaresciallo. Il 16 settembre, il Primo Gruppo Panzer con a capo von KLEIST si unì al Secondo Gruppo Panzer di GUDERIAN nelle vicinanze di Lokhvitsa ed, in tal modo, veniva completato il più grande movimento di accerchiamento della storia militare moderna… i russi accerchiati si arresero il 26 settembre, i tedeschi fecero 665 mila prigionieri.”,”QMIS-051″
“SETH Ronald”,”Smersh. L’ organisme qui assassina Trotsky, Masaryk, enleva Koutiepov, Nolen, etc.. (Tit.orig.: The Executioners)”,”””Questi processi e lo sterminio brutale di tutti quelli che avrebbero potuto sfidare la dittatura di Stalin furono oggetto dell’ indignazione general, nel mondo intero. Ma ciò che non si vide e che si ignorò per molti anni, fu la liquidazione di migliaia di funzionari meno importanti, che non passarono mai in giudizio e furono condannati a morte, per ciò che si chiama “”la procedura amministrativa”” della NKVD. (…). Dopo il processo dei Diciassette nel 1937, Stalin ordina l’ eliminazione di tutti coloro che potevano sapere troppo, che si supponeva fossero informati. La prima onda colpisce i funzionari che, nei servizi dei ministeri, erano stati in contatto con gli accusati (…). Con la seconda ondata, si arresta e si fucila almeno tremila funzionari del commissariato dell’Interno e della Sicurezza dello Stato, che avevano lavorato in questi servizi in occasione dei processi. Ma Stalin ancora non si sentiva sicuro, guardando agli agenti NKVD all’ estero, dai capi fino ai più umili corrieri, pessando agli esecutori che avevano partecipato alla liquidazione dei nemici politici del dittatore. Allo stesso tempo, fece sparire i disertori la cui azione all’ estero rischiava di compromettere l’ immagine della NKVD e la stessa di Stalin. La lista di tutte queste vittime è stupefacente. Comprende ambasciatori e ministri, che furono capi della NKVD nei paesi in cui erano accreditati, dei direttori-residenti, dei generali dell’ Armata Rossa, e ogni sorta di personaggi importanti.”” (pag 93-94)”,”RUSS-185″
“SETH Vikram”,”Il Ragazzo giusto. Romanzo.”,”V. Seth è nato a Calcutta nel 1952. Ha studiato economia a Stanford. Ha viaggiato molto in giro per il mondo. La sua prima opera è stata ‘The Golden Gate’ (romanzo in versi) molto venduto negli Usa. Per scrivere questo romanzo l’autore ha impiegato otto anni.”,”INDx-012-FC”
“SETH Sanjay”,”Marxist Theory and Nationalist Politics.”,”S. SETH è nato nel 1961. E’ Lecturer, professore incaricato presso la School of Politics, La Trobe University, Australia. In precedenza era stato Lecturer presso il Department of Government, Univ di Sydney (1991-92) e Visiting Assistan Professor (honorary) presso l’ Università di Washington, St. Louis (1989-90). Ha scritto molti articoli per giornali e riviste e ha collaborato a lavori collettanei.”,”TEOC-008-FC”
“SETH Michael J.”,”Storia della Corea moderna e contemporanea.”,”Michael J. Seth insegna Storia alla James Madison University 1945. L’impreparazione americana nell’occupazione della Corea “”Né i sovietici né gli americani avevano pianificato l’occupazione della Corea. Entrambe le potenze avevano dato inizio all’invasione militare senza istruzioni chiare e in un primo momento non disponevano di interpreti coreani. Tuttavia, l’occupazione sovietica risultò ordinata e ben organizzata rispetto a quella americana caratterizzata invece da confusione di obiettivi, mancanza di preparazione e di pianificazione, segnali contrastanti da Washington e dalla politica più aperta e caotica tipica del Sud. Il generale John R. Hodge, comandante del 24° Corpo della X Armata a Okinawa, fu scelto per guidare il contingente di occupazione. L’incarico fu assegnato a Hodge sempliceente perché le sue truppe si trovavano più vicine alla Corea e Washington riteneva che fosse importante non aspettare troppo a lungo prima di insediarsi nel paese. Tuttavia, gli americani arrivarono solo l’8 settembre. Hodge era un militare onesto e gentile, ma poco esperto e con scarsa conoscenza della Corea. In effetti, nel complesso gli Stati Uniti non erano ben preparati alle operazioni da compiere, avevano fatto piani per l’occupazione del Giappone, ma non della Corea. Come ha sottolineato lo storico Bruce Cumings, la Corea del Sud subí l’occupazione destinata al Giappone. Ciò risultò evidente fin dall’inizio, quando vennero commessi una serie di gravi errori e la mancanza di traduttori e interpreti rese gli americani totalmente dipendenti dai pochi coreani che conoscevano l’inglese. Le forze americane sbarcarono a Inch’on l’8 settembre. Seguendo le istruzioni di Washington, Hodge ignorò una delegazione del Kpr che chiedeva di incontrarlo. Gli americani ricevettero un saluto entusiasta da parte dei coreani, che li consideravano dei liberatori. Sebbene il ruolo degli Stati Uniti nella sconfitta del Giappone conservasse un residuo di buona volontà, l’entusiasmo si dissipò in fretta quando le autorità americane ordinarono ai coreani di obbedire al Governatore generale Abe e ai suoi 70.000 funzianari nipponici. Rendendosi conto che si era trattato di un errore, Washington rimosse Abe il 12 settembre e, nei tre mesi successivi, gli ufficiali giapponesi vennero gradualmente rimpatriati e il potere fu trasferito al Governo militare degli Stati Uniti in Corea (Usamgik). Un inizio tanto incerto rifletteva la grave impreparazione delle forze armate statunitensi all’occupazione della Corea”” (pag 137-138) Il dopoguerra. “”L’amministrazione Truman, dopo aver respinto le forze comuniste fino a quasi al trentottesimo parallelo, era disposta a negoziare una tregua. L’impegno in tal senso, tuttavia, fu minato da MacArthur, che affermò la propria posizione in una dichiarazione pubblica incentrata sul concetto di «nessun surrogato alla vittoria» (no substitute for victory), in cui il comandante invocava un ampliamento della guerra. L’11 aprile 1951, Truman licenziò MacArthur, sostituendolo con il generale Matthew Ridgeway, un leader competente e più obbediente. In primavera, Mao era pronto ad accettare una situazione di stallo che vedeva la penisola divisa all’incirca come prima dello scoppio del conflitto. Con l’approvazione di Stalin, segnalò la disponibilità ad avviare trattative per l’armistizio. A luglio iniziarono i negoziati formali con l’incontro dei rappresentanti dell’esercito popolare dei volontari, dell’Armata del popolo coreano e del comando delle Nazioni Unite. La guerra, tuttavia, sarebbe continuata per altri due anni. Vennero concordati alcuni aspetti preliminari: la creazione di una linea di demarcazione per le due Coree, l’istituzione di una zona demilitarizzata (Dmz) e la creazione di una commissione di armistizio. Era chiaro che la linead di demarcazione sarebbe stata più o meno simile, ma non identica, al trentottesimo parallelo, estendendosi un po’ al di sotto di questo a ovest e al di sopra a est. Il principale ostacolo fu la questione dello scambio dei prigioneri, dal momento che le Nazioni Unite deteneva 95.000 prigionieri della Kpa e 20.000 del Pva, mentre i comunisti contavano 16.000 prigionieri della Rok e un piccolo numero di prigionieri delle Nazioni Unite”” (pag 161)”,”ASIx-131″
“SETON Marie”,”S.M. Eisenstein.”,”SETON Marie pag 256 foto di Eisenstein con Diego Rivera e Frida Kahlo “”il giornalista americano ricorda che Eisenstein considerava ‘Ivan il Terribile’ come il suo trionfo artistico, e non vedeva l’ora di tornare al lavoro per completare quell’opera”””,”BIOx-221″
“SETON-WATSON Hugh”,”Von Lenin bis Malenkov. Bolschewistische Strategie.”,”L’Europa del 1914, la rivoluzione di LENIN, la 3° Internazionale, il Comintern, il comunismo in Russia 1921-1928, il comunismo in Europa 1921 1923, nazionalismo e rivoluzione in Asia, il comunismo in Asia 1919 – 1935, STALIN, il Fronte popolare, il patto HITLER-STALIN, il comunismo e il movimento di resistenza, lo stalinismo in Russia, la stalinizzazione dell’ Est Europa, la rivoluzione in Cina, i PC negli altri paesi.”,”RIRO-054″
“SETON-WATSON Christopher”,”Italy from Liberalism to Fascism 1870 – 1925.”,”Processo unificazione nazionale 1859 – 1870, consolidamento 1870 – 1887, destra e sinistra, Chiesa, finanza, sviluppo industriale, Q sociale, sistema politico, politica estera da isolamento alla ‘triplice alleanza’, CRISPI, crisi Stato liberale, nuovo liberalismo sotto GIOLITTI, declino triplice alleanza, colonie, crisi 1915-25, 1° GM, fascismo.”,”ITAA-009″
“SETON-WATSON Hugh”,”Le democrazie impossibili. L’ Europa orientale tra le due guerre mondiali.”,”Introduzione: L’Europa orientale tra passato, presente e futuro: Hugh Seton-Watson e il suo posto nella storiografia sull’ Est Europeo. SETON-WATSON (1916-1984) già D della ‘School of Slavonic and East European Studies’ presso l’ Università di Londra è stato uno degli esperti più noti a livello internazionale dell’ URSS nel periodo della guerra fredda e tra i massimi studiosi inglesi di storia dell’ Europa Orientale. Pasquale FORNARO, curatore dell’edizione italiana e autore del saggio introduttivo insegna nell’ Univ di Messina ed è studioso di problemi di storia del movimento operaio nell’ area centro-orientale europea.”,”EURC-042″
“SETON-WATSON Christopher”,”L’Italia dal liberalismo al fascismo 1870 – 1925. Vol. II.”,”””Durante l’autunno Salandra operò un rimpasto governativo: i più stretti collaboratori di Giolitti continuarono ad essere esclusi, mentre vennero inclusi alcuni liberali, tra cui Orlando. Il lavoro di preparazione militare fu affrontato in modo sistematico da un nuovo ed energico ministro della Guerra, il generale Vittorio Zupelli, di origine istriana, il quale non fu più ostacolato, come il suo predecessore, da Rudinì, che si era dimesso. Zupelli e Cadorna elaborarono un piano dettagliato ed elastico di mobilitazione graduale, da attuare con il minimo possibile di pubblicità: l’obiettivo non era tanto di ingrandire quantitativamente l’esercito, quanto di garantire che, una volta completata la mobilitazione, tutte le unità combattenti avessero gli effettivi al completo e fossero in piena efficienza. Fu data loro la priorità anche al completamento del programma del 1910 per la modernizzazione dell’artiglieria. Entro dicembre i magazzini militari italiani furono ricolmi, fu costruita la maggior parte delle fortificazioni di frontiera necessarie come copertura per la mobilitazione, mentre la preparazione dei piani dello stato maggiore per un’offensiva contro l’Austria-Ungheria era ormai entrata in uno stadio avanzato. Grazie ai generosi stanziamenti del governo, il programma massimo quadriennale, elaborato nel 1913 da Spingardi e Pollio e respinto per ragioni finanziarie, fu attuato dai loro successori in pochi mesi, sotto la pressione della guerra in atto. Queste misure furono pienamente approvate da Sonnino, che il 5 novembre divenne ministro degli Esteri: fin dall’inizio di agosto egli aveva incitato Salandra a riarmare. Come il presidente del Consiglio anche Sonnino era stato impressionato dalla sconfitta tedesca sulla Marna, ma non era altrettanto sicuro che l’Italia dovesse intervenire a fianco dell’Intesa. Tutto il suo passato era legato alla Triplice alleanza, e sebbene ammirasse l’Inghilterra, egli nutriva una profonda sfiducia nei confronti della Francia e dei paesi slavi. Il piano suo e di Salandra era di sfruttare la pausa invernale, mentre veviva preparato l’esercito, per riprendere quei negoziati con l’Austria-Ungheria che San Giuliano aveva lasciato cadere in agosto: se l’Austria, come era probabile, avesse ancora rifiutato di accettare le richieste italiane, allora sarebbe stato necessario l’intervento: ma “”qualunque cosa noi vorremo fare, ci conviene scoprirci il più tardi possibile””. Si sarebbe potuto evitare un giuoco avventuroso e tenere unita l’opinione pubblica interna soltanto se tutte le possibilità di azione diplomatica fossero state esaurite. Questa fu la politica che Salandra e Sonnino attuarono nei cinque mesi successivi: collaborando intimamente tra loro e non consultando quasi nessuno, tranne il re, essi decisero le sorti dell’Italia in ansiosa ma orgogliosa solitudine”” (pag 495-496)”,”ITQM-011-FPA”
“SETON-WATSON Christopher”,”Da El Alamein a Bologna. La guerra italiana di uno storico in uniforme.”,”””Questo libro è la traduzione della seconda metà di ‘Dunkirk-Alamein-Bologna’, pubblicato dalla Buckland Publication Ltd di Londra nel novembre 1993. Include una scelta di brani tratti dalle lettere che tra il 1942 e il 1945 scrissi dal Nord Africa e dall’Italia ai miei genitori; dagli appunti che prendevo irregolarmente sui fatti quotidiani; e dalla Battery History del 1° Battaglione della Royal Horse Artillery, della quale facevo parte come comandante”” (dalla ‘avvertenza’) Christopher Seton-Watson è stato lecturer dell’Università di Oxford e ha pubblicato numerosi studi storici sull’Italia dal Risorgimento a oggi. Una delle sue opere maggiori è ‘Storia d’Italia dal 1870 al 1925’, pubblicata nel 1967. Suo padre R.W. Seton-Watson fu amico di Masaryk e di altri “”dissidenti”” mitteleuropei, insegnò storia di popoli slavi all’Università di Londra, fu l’ispiratore e il consigliere dei movimenti nazionali dell’impero austroungarico. Il fratello Hugh, fu negli ultimi cinquant’anni uno dei maggiori storici dell’Europa centro-orientale. Tunisia. “”Come ho detto in una recente lettera a Hugh, nonostante tutte le follie e le meschinità, l’ostilità gratuita e l’indifferenza per la guerra che, soprattutto da queste parti, quasi tutti i francesi dimostrano da un paio d’anni, io mi scopro disposto a perdonarli e a giustificarli in ogni occasione. Mi manda in estasi la «francesità» persino della segnaletica stradale e dei pali telegrafici. Ho parlato con un paio di francesi, anche se non di politica, data la loro estrema riservatezza: secondo me, la situazione in Tunisia resterà delicata ancora per un bel pezzo. L’unico argomento di conversazione è la guerra e la speranza che per loro sia finita. Ovviamente, in un certo senso, è proprio così. Ma passerà molto tempo prima che possano assaporare in pieno le delizie della pace, nonostante l’arrivo della ‘huitième armée’ attorno ai cui reparti fanno ressa i ragazzotti, scimmiottando e salutando militarmente i nostri soldati. (…)”” (Lettera, 6 maggio) [dal capitolo III, ‘Vittoria in Tunisia, Marzo-Maggio 1943’] “”Non mi era mai passato per la mente che la fine sarebbe arrivata così all’improvviso, come se una massa d’acqua, sfondata una diga, avesse spazzato via nel giro di pochi giorni quanto restava del tracotante impero hitleriano”” (dalla quarta di copertina)”,”QMIS-208″
“SETTA Sandro”,”Croce, il liberalismo e l’ Italia postfascista.”,”””Sviluppo in questo libro la problematica di un mio saggio del 1973 ‘Croce e la Resistenza’”” (Rivista di Studi Crociani, Napoli, 1973) Sandro SETTA, nato a L’ Aquila nel 1944, è stato borsista presso l’ Istituto Italiano per gli Studi Storici. E’ autore di vari saggi (v. retrocopertina). “”Gramsci intendeva ripetere nei confronti di Croce l’ operazione compiuta da Marx nei confronti di Hegel”” (pag 184)”,”ITAP-043″
“SETTA Sandro”,”La Destra nell’Italia del dopoguerra.”,”Sandro Setta (L’Aquila, 1944) è docente di Storia contemporanea presso l’Università del Molise e insegna la stessa materia presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-043-FL”
“SETTA Sandro”,”L’Uomo Qualunque, 1944-1948.”,”Sandro Setta (L’Aquila, 1944) è docente di Storia contemporanea presso l’Università del Molise e insegna la stessa materia presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-066-FL”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Socialismo e rivoluzione dopo Marx.”,”Domenico SETTEMBRINI insegna all’ Univ di Pisa. Ha pubblicato: -La Chiesa nella politica italiana dal 1943 al 1964 (PISA, 1964) -Due tesi per il socialismo in Marx ed Engels (BARI, 1974). E’ autori di articoli e collabora a ‘Il Mondo’.”,”KAUS-010″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels.”,”Questo lavoro è uno sviluppo del saggio ‘Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx’ pubblicato nel n° IV 1971 e I 1972 della ‘Rivista storica italiana’. “”Engels ha subito l’ influenza di Sismondi anche attraverso il discepolo di questi, Buret. Anzi, secondo Charles Andler, il libro di Engels sulla classe operaia inglese altro non sarebbe “”che una rielaborazione e una messa a punto”” dell’ amplissimo saggio, più di 900 pagine, del Buret ‘De la misere des classe laborieuses en Angleterre et en France’. Questa tesi è stata respinta da G. Mayer (…).”” (pag 61-62). “”Buret arriva persino ad anticipare la chiusa famosa del Manifesto (“”Le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene””): “”In alcuni Stati il costo dei vantaggi sociali è così alto, che per molti individui il ritorno alla barbarie sarebbe preferibile alla civiltà; accade così che nelle nostre attuali società si trovino milioni di uomini che non hanno alcun interesse alla conservazione della civiltà, e anzi hanno tutto da guadagnare dalla sua rovina””””. (pag 70-71). “”I disagi sociali non si abbattono come si abbattono un regno o i privilegi (…) I mali sociali vogliono essere studiati e conosciuti””. (F. Engels)”,”TEOC-202″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Fascismo controrivoluzione imperfetta. Movimento al servizio del capitale o primo esperimento di compromesso storico?”,”‘Il fascismo? “”Un regime reazionario di massa”” (P. Togliatti) “”Chi dice scienza, dice tendenza metodica ad eliminare il dominio delle pure opinioni””. (A. Labriola) “”Una rivoluzione è la cosa più autoritaria che vi sia; è l’ atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’ altra parte col mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ve ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole avere combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore””. (F. Engels, pag 146) “”Il terrore può essere efficientissimo. L’ intimidazione è un potente strumento della politica, sia internazionale che interna. La rivoluzione, come la guerra, si fonda sull’ intimidazione””. (L. Trotsky, idem) I fratelli in camicia nera. “”Sicché aveva ragione tutto sommato Zangrandi di ritenere che l’ unica, sia pure imperdonabile, pecca del fascismo regime fosse stata quella di non dare soddisfazione alle aspirazioni anticapitalistiche e collettivistiche, e quindi radicalmente totalitario-liberali dei giovani e che, siccome il PCI prometteva di completare ciò che il fascismo aveva lasciato incompiuto, il posto dei giovani fascisti era appunto nel PCI. Del che Togliatti gli dava atto nel recensire il libro scrivendo che da esso usciva confermata “”la convinzione che, fra noi e una massa ingente di “”giovani fascisti, la distanza enorme da cui sembrava che ci muovessimo era dovuta per gran parte a un malinteso””. (pag 321) “”La prova? Ebbene, essa sta nell’ apprezzamento che traspare dagli scritti di Togliatti per il fascismo, che poi Mussolini con un nero tradimento avrà il torto di svuotare; sta soprattutto nell’ appello che sulla scia delle posizioni del leader i dirigenti interni si sentiranno logicamente autorizzata a lanciare nel settembre 1936 “”ai fratelli in camicia nera””, dove si dice: “”Lavoratore fascista noi ti diamo la mano perché con te vogliamo costruire l’ Italia del lavoro (…). E’ ora di prendere il manganello contro i capitalisti””, non più quella di combattere scioccamente tra noi una guerra fratricida, perciò “”noi non vogliamo (più) abbattere il fascismo””. (pag 322)”,”ITAF-168″
“SETTEMBRINI Luigi”,”Ricordanze della mia vita. Nuova edizione con note e cura di E. Fabietti illustrazioni del pittore F. Fabbi.”,”La rivoluzione del 1848 in Italia. “”In uno di quei giorni Carlo Poerio mi disse: – Tra il popolo che grida, il Re che inganna, e i ministri che non sanno quello che fanno, un galantuomo non ci può stare. Stamane ho dato la mia dimissione, e ti prometto che nella mia vita non accetterò più mai un uffizio pubblico. Non dovevo accettare il Ministero, e me ne pento, perché chi ha cospirato con tanti, non può contentare le ambizioni di tanti. Rimani tu al tuo posto finché ti sarà consentito dall’ onore. Io anderò a la Camera””. (pag 213)”,”BIOx-086″
“SETTEMBRINI Luigi, a cura di Francesco FLORA”,”Ricordanze della mia vita. Pagine scelte, collegate e commentate da Francesco Flora.”,”Luigi Settembrini (Napoli, 17 aprile 1813 – Napoli, 4 novembre 1876) è stato uno scrittore e patriota italiano. Nato da una famiglia di parziali origini lucane (suo nonno paterno era di Nova Siri, in provincia di Matera),[1] fu educato dal padre Raffaele alle idee liberali. Visse a Caserta fino al 1828 dove frequentò studi regolari per poi trasferirsi a Napoli dove intraprese studi giuridici come voleva la tradizione di famiglia e dove frequentò anche la scuola del Puoti diventando uno tra i suoi più stimati allievi. Queste antiche influenze di derivazione illuministica connoteranno sempre le sue analisi e le sue scelte in campo politico, caratterizzate da una concezione elitaria del progresso politico, dal disprezzo per la plebe, dalla convinzione della necessità di un’educazione del popolo dall’alto, dall’ideale di un governo forte e dai tratti paternalistici. Nel 1835 ottenne la cattedra di eloquenza presso il liceo di Catanzaro entrando in contatto con i gruppi mazziniani del luogo. Con l’amico Musolino fondò la setta “”Figliuoli della Giovine Italia”” ma nel 1837 fu arrestato e accusato di cospirazione, imprigionato e trascorse tre anni nel carcere di Santa Maria Apparente. Uscito di prigione riprese ad insegnare privatamente fino a quando la ripresa dei moti risorgimentali lo coinvolgeranno nuovamente. Tra il 1847 e il 1848 intervenne attivamente con i suoi scritti nel dibattito politico scrivendo il suo più famoso pamphlet, ispirato ai fatti di Romagna di Massimo d’Azeglio Protesta del popolo delle due Sicilie; pur essendo pubblicato in forma anonima, lo costrinse, a causa dei sospetti suscitati, a rifugiarsi a Malta. Partecipò in seguito, in prima persona, al governo costituzionale come ministro della pubblica istruzione, diventando membro della Grande Società dell’Unità d’Italia. Nel 1849, con la restaurazione borbonica fu nuovamente arrestato e portato in carcere a Montefusco (dove soggiornò con Poerio, Pironti, Castromediano ed altri insigni patrioti) con la condanna di morte commutata in seguito in ergastolo. Tra il 1851 e il 1859, durante gli anni di prigionia scontati sull’isola di Santo Stefano, tradusse i dialoghi di Luciano e scrisse un breve romanzo ambientato nell’antica Grecia dal titolo I neoplatonici, pubblicato postumo nel 1977, che per l’argomento erotico omosessuale contrasta con l’immagine austera che la critica ha sempre dato dello scrittore-patriota. Nel 1859 fu avviato alla deportazione negli Stati Uniti[2] ma il figlio Raffaele riuscì a far dirottare la nave a Queenstown (ora Cobh), in Irlanda, liberando così Settembrini e altri 67 condannati (tra cui Carlo Poerio, Silvio Spaventa, Pironti, Schiavone, Castromediano e Faucitano). Settembrini, a richiesta di Cavour, restò a Londra, tornando in Italia al momento dell’unificazione. Nel 1860 fu professore di letteratura italiana presso l’Università di Bologna e dal 1861 insegnò all’Università di Napoli diventandone in seguito rettore. Durante la sua attività nell’ateneo napoletano, rammaricato per le distruzioni degli istituti e i costumi napoletani a seguito dell’Unità d’Italia, agli studenti che si lamentarono di alcuni regolamenti, egli rispose: «Colpa di Ferdinando II!». Gli studenti stupiti gli chiesero le motivazioni ed egli replicò: «Se avesse fatto impiccare me e gli altri come me, non si sarebbe venuto a questo!».[3] Nel 1861 Settembrini pubblicò le opere di Luciano di Samosata riuscendo inoltre a portare a termine il progetto che aveva abbozzato negli anni precedenti con Della letteratura italiana libri IV. Sua intenzione, dichiarata nel discorso Dello scopo civile della letteratura dell’8 aprile 1848, era infatti quella di scrivere una storia della letteratura italiana per le generazioni di giovani post-risorgimentali. Tra il 1866-1872 vennero pubblicati i tre volumi dell’opera le Lezioni di letteratura italiana. Con lo stesso impegno civile messo nella stesura della sua letteratura italiana il Settembrini lavorò ininterrottamente ad un’altra importante opera, le Ricordanze della mia vita, che verranno pubblicate postume dall’editore Morano con la guida dell’amico Francesco De Sanctis. Settembrini fu collaboratore dell'””Italia”” e de “”Il Piccolo”” e nel 1866 direttore de “”Lo Stivale””. Il 6 novembre 1873 venne nominato senatore. Tra le altre sue opere si ricorda l’Elogio del marchese Basilio Puoti del 1847, le Opere di Luciano voltate in italiano pubblicate in tre volumi da Le Monnier tra il 1861-1862, Il Novellino di Masuccio Salernitano restituito alla sua antica lezione del 1874 e le Lettere dall’ergastolo (1851-1858), scritte per la massima parte alla moglie “”Gigia””. ^ Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita , Volume 1, Morano, 1892, p.2. ^ Secondo AA.VV., Storia d’Italia, DeAgostini, 1991, i deportati sarebbero dovuti arrivare a Madeira, in Brasile. ^ Benedetto Croce, Storia d’Italia dal 1871 al 1915, Laterza Editore, 1966, p.287. (Wikip)”,”BIOx-226″
“SETTEMBRINI Domenico a cura; scritti di F. ENGELS K. MARX C. CAFIERO N. CERNYSEVSKIJ V.I. LENIN ROJKOV N. BUCHARIN E. PREOBRAZENSKIJ MANDEL CORNFORTH G. BOURGIN P. RIMBERT F. GREENE P. PROUDHON K. KAUTSKY A. BEBEL L. TROTSKY K. KORSCH G. STALIN C. FOURIER P. LEROUX A. LUNACHARSKIJ G. LUKACS A. GRAMSCI A. HERZEN D. DESANTI L. LOMBARDO RADICE J. EATON J. GILLMAN M.N. POKROVSKIJ POSADOVSKIJ-MANDELBERG M. DOBB P. SWEEZY C. BETTELHEIM A. SAUVY F. CASTRO E.J. HOBSBAWM J. STRACHEY G.D.H. COLE J ROBINSON L. BASSO H. DENIS E. MOSSE'”,”Il labirinto marxista. Antologia ragionata.”,”Nella breve bibliografia consigliata (Indicazioni…) cita il saggio di C. Napoleoni e Franco Rodano sulla ‘Rivista trimestrale’ intitolato ‘Sul pensiero di Marx’, settembre dicembre 1965 “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? (pag 231-233) ‘Le rivoluzioni hanno bisogno di una base materiale’ “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? L’arma della critica non può, in verità, sostituire la critica delle armi; la potenza materiale dev’essere abbattuta da potenza materiale; però anche la teoria diventa potenza materiale non appena si impadronisce delle masse. La teoria è capace d’impradonirsi delle masse non appena si pone ad argomentare ‘ad hominem’, ed essa argomenta ‘ad hominem’ non appena diventa radicale. Essere radicale, vuol dire prendere le cose alla radice; ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso. La prova evidente del radicalismo della teoria tedesca, e quindi della sua energia pratica, è il fatto che essa parte decisamente dalla soppressione positiva della religione. La critica della religione si conclude nella dottrina secondo cui per l’uomo l’essere supremo è l’uomo stesso, cioè finisce nell’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti in cui l’uomo è un essere umiliato, assoggettato, abbandonato, spregevole, rapporti che non si possono raffigurare meglio che coll’esclamazione d’un Francese a proposito d’una tassa in progetto sui cani: – Poveri cani! Vogliono trattarvi come se foste uomini! (…). Ad una radicale rivoluzione tedesca sembra intanto che si opponga una primaria difficoltà. Le rivoluzioni hanno infatti bisogno di un elemento passivo, di una base materiale. La teoria si realizza in un popolo solo in quanto corrisponde alla realizzazione dei suoi bisogni. (…) Ma la Germania non ha salito i gradini medi dell’emancipazione politica contemporaneamente ai popoli moderni. Gli stessi gradini, superati in teoria, non li ha ancora raggiunti in pratica. Come potrebbe passare con un “”salto mortale”” non solo al di sopra dei propri limiti, ma anche al di sopra dei limiti dei popoli moderni, sopra i limiti che in realtà deve sentire e bramare come liberazione dai suoi propri veri limiti? Una rivoluzione radicale non può essere che la rivoluzione di bisogni radicali, e per questa sembra che manchino le premesse e il terreno favorevole. (…) La Germania, come deficienza, costituitasi in un modo proprio, del presente momento politico, non potrà abbattere i limiti specificatamente tedeschi, senza abbattere i limiti generali del momento politico presente. Non la rivoluzione radicale è un sogno utopistico per la Germania, non la generale emancipazione umana, bensì la rivoluzione parziale, la rivoluzione soltanto politica, la rivoluzione che lascia in piedi i pilastri della casa. (…)”” [K. Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione (1844), in ‘Scritti politici giovanili’] [in ‘Il labirinto marxista. Antologia ragionata’ a cura di Domenico Settembrini, 1975]”,”MAES-113″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Lenin protagonista dell’Ottobre.”,”Sulla base degli studi dello storico russo Avtorkhanov, dell’opera di Valdo Zilli sul 1905, si presenta una storiografia che vede in Lenin una smisurata volontà di potenza (Wille zur Macht), una realpolitik e una politica di russificazione del marxismo di un Lenin che si rifaceva all’esempio fornito dal populismo rivoluzionario. Difficoltà ad imporre la sua linea politica (governo espressione del solo partito bolscevico vs tesi governo espressione di tutti i partiti presenti nel Soviet. Forte opposizione a Lenin nel partito bolscevico nei primi mesi dopo l’Ottobre (tentativo di estromissione di Lenin e Trotsky dal governo in occasione delle prese di posizione del sindacato ferrovieri). Senza Lenin il corso del partito e della rivoluzione sarebbe stato molto diverso (pag 130-131) Secondo l’Avtorkhanov, Lenin sottovalutava Stalin (pag 136)”,”LENS-252″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Storia dell’idea antiborghese in Italia, 1860-1989. Società del benessere – liberalismo – totalitarismo.”,”Molto spazio dedicato a B. Croce e Gentile “”La riscoperta del carattere idealistico-religioso del socialismo in generale e del marxismo in particolare annovera in quegli anni un altro documento estremamente significativo, anche per il fatto di essere in qualche modo collegato all’Italia e alla rinascita dell’idealismo che vi avveniva ad opera di Croce e Gentile. Nel 1908, nell’opera ‘Socialismo e religione’, compitata durante una vacanza a Capri, il bolscevico e futuro commissario del popolo all’Istruzione nel governo Lenin, Lunacharskij, rivendicò al marxismo lo stesso carattere di religione secolarizzata, con argomenti non dissimili da quelli usati da Mussolini: non può essere materialistica una dottrina che richiede all’individuo di fare qualsiasi sacrificio fino a quello della vita stessa per un tutto che lo trascende, sia esso Dio, la classe o l’umanità poco importa (5). La lettura di Mussolini non captava dunque solo gli umori prevalenti nell’ambiente culturale italiano, ma, per quanto riguardo il marxismo, anche le tendenza che, magari non in una forma così scopertamente revisionistica come la sua, andavano facendosi strada nell’Europa intera. L’appartenenza a pieno titolo del Mussolini socialista nell’area culturale del marxismo non può perciò più essere contestata. In definitiva anche i primi passi del leader romagnolo verso il fascismo nasceranno dal tentativo di trovare una via d’uscita al cul di sacco in cui il marxismo ortodosso aveva condotto la rivoluzione.”” (pag 81) (5) Lenin costrinse l’autore a ripudiare l’opera, che scomparve dalle biblioteche russe. Dei due volumi in Occidente esiste una sola copia, divisa tra due biblioteche diverse. Se ne veda una traduzione parziale in A. Lunacharskij, ‘Socialismo e religione’, Guaraldi, Firenze, 1973 Religione e socialismo / A. V. Lunacarskij ; introduzione di Nevio Ancarani ; ed. italiana a cura di Maria Olsufieva. – Rimini : Guaraldi, 1973. – XXIV, 237 p., [4] c. di tav. : ill. ; 19 cm. ((Trad. di M. Olsufieva, O. Michahelles.”,”ITAD-136″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902).”,” Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin : (1893-1902) / Domenico Settembrini Milano : Dante Alighieri, [1969] Saggio, molto denso, incentrato in particolare sul rapporto Lenin – Tugan-Baranowskij [Baranowsky] Lenin interpreta il passo : “”Il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso”” (Marx, Il Capitale, III, I, Roma, 1954, p. 306 in Opere II, p. 145 in nota (pag 398) Kautsky addebita a Bernstein la “”Zusammenbruchstheorie’, negando che in Marx o in Engels si trovi una teoria del crollo. E Lenin approva incondizionatamente (pag 421) “”La coincidenza tra capitalismo visto da Lenin e capitalismo visto da Tugan, che cercheremo di dimostrare attraverso un attento confronto testuale, è completamente sfuggita allo Sweezy, lo studioso marxista che più si è occupato di queste questioni. A suo avviso anzi la tesi di Lenin rappresenta «la negazione della posizione di Tugan», perché Lenin aderendo alla teoria delle sproporzioni non esclude «l’importanza e la rilevanza della tendenza al sottoconsumo» la quale, «nonché contraddire la spiegazione della crisi sulla base della sproporzione, è semplicemente un aspetto di questa» (28). E più di recente: «Lenin respinge fermamente la tesi dell’impossibilità dell’accumulazione e nello stesso tempo, con pari fermezza, ne ripudia l’opposto, la tesi della possibilità di una illimitata espansione del capitalismo. Il conflitto fra accumulazione e consumo, sostiene Lenin, è una delle maggiori contraddizioni del capitalismo…» (29). Qui bisogna intendersi per evitare di discutere sulle parole invece che sui concetti. Che il consumo (30), o come più precisamente dice Lenin nel brano citato a proprio sostegno da Sweezy, «un ‘determinato’ livello di consumo», costituisce per Lenin un aspetto della teoria della sproporzione è verissimo, ma lo è anche per Tugan o per chiunque rifletta un minimo sugli schemi della riproduzione. (…) Dunque l’unico imbarazzo che può sorgere coi beni di consumo è che se ne producano troppo pochi o troppi in rapporto alla domanda creata con una determinata distribuzione delle risorse complessive della società; cioè che il consumo non si stabilisca, come dice Lenin, a quel «determinato livello» necessario per soddisfare la proporzionalità, ma un pò più in giù o un pò più in sù. Domanda e offerta di beni di consumo, domanda e offerta di beni di produzione sono variabili strettamente interdipendenti: per certi valori di alcune presi a piacere l’equilibrio si ha solo qualora le altre abbiano determinati valori; ma nessuna di esse rappresenta una variabile privilegiata o indipendente, per cui al funzionamento economico del sistema si richieda una crescita costante della domanda di beni di consumo, ‘indipendentemente’ dalla entità della domanda di mezzi di produzione, o viceversa. Questo, ovviamente, su un piano di economia pura. Ché se si prende in considerazione la funzione sociale dell’economia, allora Tugan è il primo a condannare, e con più insistenza di Lenin, la contraddizione tra accumulazione e consumo in nome di uno sviluppo più armonico, che meno sacrifichi le generazioni di oggi a quelle di domani, e oggi la classe lavoratrice a una minoranza privilegiata. (…) Quanto poi alla «possibilità di un’illimitata espansione del capitalismo», che Lenin secondo Sweezy respingerebbe con fermezza, ebbene proprio nel primo scritto economico di Lenin, del 1893 ma pubblicato solamente nel 1937 e forse ignoto al Sweezy, il contrario non solamente risulta da un’ampia e seria argomentazione ma è dichiarato a tutte le lettere: «il concetto di mercato è del tutto inscindibile dal concetto della divisione sociale del lavoro (…) il mercato si forma dove e in quanto compare la divisione sociale del lavoro e la produzione mercantile. L’ampiezza del mercato è inscindibilmente connessa col grado di specializzazione del lavoro sociale (…). In questo modo i limiti dello sviluppo del mercato, ‘esistendo la società capitalistica’, sono posti dai limiti della specializzazione del lavoro sociale, ‘e questa specializzazione’, per sua stessa natura, ‘è infinita’, precisamente come lo sviluppo della tecnica» (32). Il mercato, è questo il senso del discorso di Lenin, non è un’entità metafisica, una quantità data e immutabile, per cui, come scriveva Engels, ne debba seguire che lo stesso mercato se conteso tra nazioni diverse non possa assorbire la produzione globale di tutte, ma solo di una, e quindi o monopolio o sovrapproduzione cronica e progressiva. No: quanto più unità economiche, o nazioni, entrano nel mercato, tanto più questo si allarga, perché ognuna di esse vi arreca un’offerta di merci ma anche una domanda di altre merci perfettamente equivalente in valore all’offerta. Purché beninteso si presupponga una divisione razionale del lavoro tra le varie unità, cioè una distribuzione proporzionata delle risorse globali, il che non si realizzerà in pratica senza attriti profondi e grandi sprechi. Ma queste, che sono certo possibili, anzi per Lenin inevitabili, sono crisi da sproporzione e non da sottoconsumo. Come per Tugan.”” [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969] [(28) Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, p. 241; (29) Sweezy, ‘Introduzione alla Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg, Torino, 1960, p. XXXI; (30) D’ora innanzi useremo la dizione “”consumo”” per indicare “”consumo improduttivo””; (32) Lenin: “”A proposito dela cosiddetta questione dei mercati””, ‘Opere’, I, p. 94] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 383-384-385) (inserito) “”Ma allora come si spiega per Lenin il grande bisogno che i paesi capitalisti hanno di mercati esteri? Allo stesso modo come la spiega Tugan l’anno dopo. E’ vero: una nazione capitalista «non può esistere senza mercati esteri». Ma perché? Perché il progresso tecnico non soffia con uguale e costante forza, con «proporzionalità», su tutte le diverse e molteplici branche dell’economia, ma anzi è sua caratteristica di spirare «in una parte più e meno altrove». Sicché i rami produttivi più impetuosi si trovano ad espandersi troppo, «sproporzionatamente», rispetto al mercato interno che si trovano di fronte ‘in quel determinato momento’. Ovviamente non possono attendere che il mercato interno raggiunga le dimensioni richieste. Potrebbero riconvertire una parte del capitale in altri rami, ma ciò non avverrebbe senza crisi e senza perdite, per cui i capitalisti cercano, se possono, un mercato che sia ‘subito’ della ampiezza necessaria fuori del paese di origine, optano per l’espansione in larghezza non potendo sul momento soddisfare senza perdite i propri bisogni coll’espansione in profondità. All’estendersi della divisione del lavoro nell’area del mercato nazionale, all’espansione in profondità, si sostituisce così un’estensione a livello meno articolato ma su un’area più vasta e la forma di produzione capitalistica viene esportata in altri paesi. Questo ci sembra il senso della risposta che Lenin va elaborando in forma sempre più chiara e precisa attraverso i suoi scritti di questo periodo, dove torna insistentemente e sempre più ampiamente sul tema. Sempre nel 1893, nell”opus magnum’: ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, scrive: “”Le diverse branche dell’industria che servono da «mercato» le une per le altre, non si sviluppano in modo uguale, ma l’una supera l’altra e quella che cerca un mercato esterno è l’industria più sviluppata. Questo non comporta affatto «l’impossibilità, per una nazione capitalistica, di realizzare il plusvalore», come è pronto a concludere, profondamente, il populista. Questo indica soltanto una sproporzione nello sviluppo delle diverse industrie. ‘Con un’altra ripartizione del capitale nazionale la stessa quantità di prodotto avrebbe potuto essere realizzata all’interno del paese’. Ma perché il capitale abbandoni una branca d’industria e passi a un’altra, bisogna che prima subisca una crisi. Ora, che cosa può trattenere i capitalisti minacciati da una crisi dal cercare un mercato estero, dal cercare sussidi e premi tendenti a favorire l’esportazione, ecc.?”” (34)”” [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969] [(34) Il brano è riportato in appendice al ‘Capitale’, II, 2, pp. 241-42] (pag 387-388) Lenin contro l’ipotesi di una prolungata stagnazione. “”Tornando infine sull’argomento in polemica con i populisti, i quali sostenevano la teoria, che facevano risalire a Marx, ‘secondo cui in una società capitalistica sviluppata sarebbe inevitabile un’«eccedenza» di merci’, perché «il mercato interno non può essere sufficiente» in quanto «il plusvalore non può essere realizzato né nel consumo dei capitalisti né in quello degli operai, ma presuppone il consumo di terzi»; Lenin bolla come un’assurdità la teoria del surplus. Essa, scrive, ignora «la differenza fra il consumo personale e il consumo produttivo, la differenza fra mezzi di produzione e beni di consumo». Addebitarla a Marx è poi un errore, perché non si tiene conto che ‘Marx ha dimostrato nel volume II che è pienamente concepibile la produzione capitalistica senza mercati esteri; con una crescente accumulazione della ricchezza e senza l’intervento dei «terzi»’ (36). Dunque: niente eccesso crescente di produzione, niente bisogno di terzi, niente limite assoluto alla divisione del lavoro e all’espansione del mercato, ‘in regime di produzione capitalistico’. Per Lenin, come per Tugan, non esistono dunque limiti «naturali» allo sviluppo del capitalismo, è possibilissima «un’accumulazione illimitata». Anzi Lenin apporta alla teoria della sproporzione un correttivo che la avvicina alla realtà, eliminando però quel tanto di ‘memento mori’ che essa sembra ancora profetizzare al capitalismo nella versione Tugan-Baranowsky. Benché la teoria della riproduzione allargata di Tugan infatti non escluda minimamente la possibilità di uno sviluppo capitalistico più equilibrato dal punto di vista sociale, dove cioè sia fatto maggior posto ai consumi delle masse lavoratrici; tuttavia non si può negare che nel 1894 egli propendesse a ritenere come assai più probabile in pratica uno sviluppo futuro basato sull’ampliamento quasi esclusivo del settore I e la stagnazione del settore II, analogamente a quanto era accaduto nel passato. Con la conseguenza che si poteva prevedere un crescente scontento delle masse e situazioni sempre più rivoluzionarie come il risultato di uno sviluppo così squilibrato dal punto di vista sociale. E solo più tardi Tugan aggiusterà l’applicazione della teoria alla realtà per rendere conto dei miglioramenti indiscutibili verificatisi nelle condizioni di vita della classe operaia. Lenin invece, pur riconoscendo che in teoria non è «assolutamente impossibile» che «lo sviluppo della produzione sociale [avvenga] esclusivamente nei riguardi dei mezzi di produzione per i mezzi di produzione, ‘con una completa stagnazione della II categoria’ [ = sezione, quella dei beni di consumo]», non solo relega questa ipotesi al valore di un caso limite puramente teorico, ma, a differenza di Tugan, individua anche una delle cause che rendono impossibile in un’economia industriale a regime privatistico lo sviluppo della sola sezione I e la staticità prolungata della produzione del settore II: «E’ ammissibile che il progresso della tecnica, il quale fa decrescere il rapporto tra ‘v’ e ‘c’, si esprima solo nella categoria I, lasciando la II in stagnazione completa? E’ conforme alle leggi della società capitalista, la quale ‘esige’ da ogni capitalista l’allargamento della azienda sotto la minaccia della rovina, che nella categoria II non si verifichi nessuna accumulazione?» (37). Finché esiste un regime privatistico le leggi stesse della concorrenza provvederanno a che il progresso tecnico e l’ampliamento della produzione si verifichino anche, seppure in misura minore, nel settore II. Sicché il capitalismo, pur potendo in teoria svilupparsi comprimendo al livello di pura sussistenza i consumi delle masse lavoratrici, in regime di consumi immobili o addirittura decrescenti, in pratica secondo Lenin si sviluppa accrescendo anche i consumi, migliorando cioè le condizioni di vita delle masse. Non solo quindi non esiste un limite «naturale» allo sviluppo indefinito del capitalismo, costituito dalla sua incapacità crescente ad elevare i consumi in misura proporzionata ai bisogni della produzione; ma, al contrario, l’interesse degli imprenditori del settore II a «realizzare» il volume in continua espansione del loro prodotto costituisce, all’interno della dinamica del capitalismo, una forza potenzialmente concorrente con la pressione operaia verso la crescita effettiva dei consumi (38)”” [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969] [note (36) Lenin, ‘Il contenuto economico del populismo’, 1894, ‘Opere’, I, p. 515; (37) Lenin, ‘A proposito della cosiddetta questione dei mercati’, ‘Opere’, I, p. 81; (38) Non è perciò del tutto esatto affermare di Lenin quanto si può invece affermare del Tugan del 1894, e cioè che nel descrivere le caratteristiche del capitalismo anticipava in realtà quelle che saranno le caratteristiche dell’industrializzazione staliniana (V. Alec Nove, ‘Lenin as an Economist’, in Schapiro (Editor), ‘Lenin, the Man, the Theorist, the Leader: A Reappraisal’, London, 1967, p. 196), perché in effetti Lenin, almeno quanto ai consumi delle masse che è la questione che qui interessa, ha descritto l’economia di mercato a tinte assai più rosee di quella che sarà poi la realtà della economia pianificata di Stalin] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 388-389-390) Engels sulla tendenza alla precarietà dei lavoratori “”Per Tugan-[Baranowskij] l’unica contraddizione funzionale dell’economia capitalista, da cui tutte le altre scaturiscono, è quindi l’anarchia della produzione. E’ un male incurabile? E’ un male mortale? Che si tratti di un male cronico Tugan n’è convinto con più forza dello stesso ultimo Engels. Caratteristiche essenziali del capitalismo sono «la tendenza permanente all’estensione della produzione», e la mancanza di organizzazione: il risultato sono le crisi di sovrapproduzione che segnano il suo cammino ascensionale. Per eliminarle occorrerebbe eliminare una almeno di queste due caratteristiche, assicurando «l’accumulazione di tutto il capitale sociale e la sua ripartizione metodica tra le diverse branche della produzione» a livello nazionale, eppoi mondiale. Ma «un’organizzazione capitalista dell’economia nazionale» appare a Tugan «una vera utopia»: «il sistema economico capitalista è condannato a restare disarmonico» (24). Criticando, in note redatte all’uso di Kautsky, analogo concetto espresso nel progetto di programma per il Congresso di Erfurt del 1891, Engels osserva invece che la «produzione da parte di singoli imprenditori… sta diventando ogni giorno di più un’eccezione. La produzione capitalistica mediante società per azioni non è già più una produzione privata (…). Se poi (…) passiamo ai trust (…) non soltanto non esiste più produzione privata, ‘ma non possiamo più neppure parlare di assenza di piano’» (25). Il secondo quesito, quello di gran lunga più importante, se cioè questa contraddizione permetta di prevedere che il capitalismo è minacciato da disfunzioni economiche progressive fino alla paralisi inevitabile, è lasciata per ora senza risposta da Tugan. Gli sviluppi logici della teoria delle sproporzioni mettono però a rumore il campo marxista in Occidente, poiché la posta in gioco è di prima grandezza. Infatti, come con lucidità ha sintetizzato il problema Sweezy, «se lo sviluppo del capitalismo è inseparabile da una caduta tendenziale del saggio del profitto o da una tendenza della domanda di consumo a restare sempre più indietro rispetto ai bisogni della produzione, ‘o da entrambe’, allora ci si potrà aspettare che le malattie del sistema progrediranno coll’andare del tempo (…). Allora, veramente, le crisi, che interrompono periodicamente la vita economica della società, dovranno essere considerate come il ‘memento mori’ dell’attuale ordine sociale»; se, invece, questo presagio poggia «su una base puramente immaginaria», perché «le crisi non sono realmente causate da nulla di più indomabile che le sproporzioni nel processo produttivo», allora «non soltanto non è inevitabile che avvenga un collasso del capitalismo», ma «man mano che l’industria si organizza in ‘trusts’ e man mano che progredisce il controllo governativo sull’economia, non è forse evidente che l’anarchia della produzione viene progressivamente eliminata?» (26). E’ in discussione, come nel caso di Bernstein, la fondatezza della prognosi infausta sulle sorti del capitalismo, e quindi la scientificità del socialismo, che risiede appunto nella convinzione che esistano tendenze oggettive all’interno della dinamica della produzione capitalista che la sospingono inesorabilmente verso il socialismo, al cui avvento non basta pertanto la pura volontà di un ordine migliore, ma occorre il cospirare di questa volontà proletaria con quelle tendenze. E Tugan-Baranowsky, svolgendo i logici corollari della sua teoria, approda in seguito alla conclusione che non esistono tendenze del genere. Lo sviluppo del capitalismo è infatti incremento continuo della produttività e ciò basta a consentire una crescita dei salari che non incida sui profitti. L’impoverimento crescente è un fenomeno storicamente legato all’infanzia del capitalismo, ai bisogni dell’accumulazione primitiva, non già all’essenza del sistema, ché una volta preso l’abbrivio l’industria sforna una torta dalle dimensioni che crescono in proporzione geometrica, premettendo così di soddisfare le esigenze del’accumulazione (profitti) senza necessariamente sacrificare quelle del consumo (salari). Su questo punto del resto anche Engels, nella citata nota a Kautsky, aveva nel 1891 apportato una correzione, sia pure più verbale che di sostanza, riconoscendo la possibilità che «le organizzazioni degli operai e la loro resistenza» possano opporre «un certo argine al crescere della miseria», anche se controbilanciava la stentata ammissione con la previsione che sarebbe «sicuramente» aumentata per gli operai «l’incertezza dell’esistenza». Ma Tugan va molto oltre: «quasi più nessuno dispera oggi dell’avvenire della classe operaia nell’ordine economico capitalista». Restano, è vero, le crisi da sproporzione, ma «la previsione di Marx di un succedersi delle crisi ad intervalli sempre più ravvicinati e infine di una crisi cronica che renderebbe impossibile la produzione capitalistica, non si è neppure essa verificata. L’esperienza e la retta dottrina ci insegnano anzi che lo sviluppo del capitalismo non provoca l’insorgere di nuovi ostacoli per lo smercio dei prodotti dell’industria capitalista». ‘Che fare?’ La conclusione è la stessa da cui prendono le mosse strade così radicalmente diverse come il riformismo di Bernstein e la strategia leninista della rivoluzione, riprova questa che il marxismo ortodosso col suo determinismo e le sue attese messianiche era ormai condannato in una posizione di stallo: «Non v’è perciò ragione alcuna di prevedere che il capitalismo debba mai morire di morte naturale; deve essere distrutto dalla volontà consapevole dell’uomo, distrutto dalla classe che esso sfrutta, dal proletariato» (27)”” [(24) Tugan, op. cit. [‘Les crises industrielles en Angleterre’, Paris, 1913], pp. 462-64; (25) Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1967, p. 1170; (26) Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, pp. 122-23. La novità di questo lavoro, quando uscì nel 1942, stava nel fatto che per la prima volta un marxista rifiutava validità alla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, mentre rivalutava la teoria del sottoconsumo. Sweezy non s’accorge però che senza la prima legge la seconda, ammesso che esista, non può significare il ‘memento mori’ del capitalismo. Dal sottoconsumo si può ricavare la previsione che il capitalismo durerà finché non ci sia più nessun investimento da fare, nessuna nuova tecnica da applicare, e basta. Per ingerirne di più non basta vi sia contraddizione tra profitto e consumo popolare, ma occorre vi sia contraddizione ‘crescente’, come si può dedurre ‘solamente’ dalla tendenza alla caduta del saggio del profitto per aumento della composizione organica del capitale; (27) Tugan-Baranowskij (Baranowsky), ‘L’évolution historique du socialisme moderne’, Paris; 1913, ed. russa 1912, loc. cit., p. 85 e p. 100)] (pag 381-382-383) [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969]”,”LENS-281″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Lenin protagonista dell’Ottobre.”,”Recensione a saggio di Abdurakhman Avtorkhanov su ruolo Lenin in formazione e avvento al potere del partito bolscevico in Russia tratti dalla rivista ‘Studies on the Soviet Union’ , 1970 n. 2 e 3 (Istituto di Studi Sovietici di Monaco) Tesi Avtorkhanov: una smisurata ‘Wille zur Macht’ (volontà di potenza) di Lenin (Trotsky, 1903). Egli cita pure Vera Zasulich: «Per Lenin il Partito si identifica con la sua propria linea politica, con la sua volontà di dirigere l’attuazione pratica di questa linea politica. E’ la tesi di Luigi XIV: ‘L’état c’est moi’: il Partito sono io, Lenin» (‘Iskra’, 25 giugno 1904). Ma l’autore non vuole essere denigratorio, e dal suo saggio emerge un Lenin gigante della politica. (pag 126) () ‘Studies on the Soviet Union’ , 1970 n. 2 e 3 . Abdurakhman Avtorkhanov, ‘Lenin and the Bolshevik Rise to Power’ Tesi Valdo Zilli: centralismo di Lenin e ‘russificazione’ del marxismo (pag 127) “”Questi due fascicoli della rivista () che si stampa a cura dell’Istituto di studi sovietici di Monaco, sono interamente dedicati al lucido saggio di Avtorkhanov, uno studioso russo formatosi in patria e poi emigrato in Germania con già all’attivo diversi lavori sulla rivoluzione del 1917 nel Caucaso del Nord. Qui egli torna sul tema da un angolo visuale più ampio e ambizioso, studiando il ruolo di Lenin nella formazione e nell’avvento al potere del partito bolscevico, sulla base dei materiali pubblicati in URSS in questi ultimi dieci anni. Da questi documenti (i verbali degli atti e risoluzioni del partito) risultano confermate alcune delle principali interpretazioni che erano già state avanzate prima che esistesse la possibilità di suffragarle con prove così valide, mentre sorgono, come sempre succede in questi casi, nuovi problemi, per risolvere i quali si richiederebbe il libero accesso negli archivi che per ora non è dato sapere quando verrà concesso. Per il momento si possono solo formulare delle ipotesi. E a questo compito non si sottrae l’Avtorkhanov. Nuoce tuttavia a questa parte del lavoro la mancanza di un confronto diretto ed esplicito con le tesi degli altri studiosi, e sono già numerosi nel solo mondo anglosassone, che hanno utilizzato via via che veniva alla luce questo materiale o che comunque hanno avanzato sugli stessi temi toccati dall’Autore interpretazioni discordanti. Non si vuole dire con questo che all’Autore manchi la conoscenza della bibliografia. A giudicare da un solo esempio, la ‘Storia della rivoluzione russa’ di Trotsky, tenuta nel corso delle 150 pagine sempre presente, ma citata esplicitamente solo quando i nuovi documenti confermano a giudizio di Avtorkhanov qualcuna delle più brillanti anticipazioni del profeta esiliato, si tratta piuttosto di un metodo che evita deliberatamente la polemica. E’ il metodo preferito dagli studiosi anglosassoni, che per dare incentivo alla lettura relegano a fine capitolo o in appendice note e bibliografia, così da invitare il lettore colto ma non specialista a saltarle. (…) Tra i giudizi ormai prevalenti nella storiografia che ricevono incondizionato appoggio e ulteriore delucidazione dall’Avtorkhanov v’è quello che attribuisce a Lenin, per dirla con le parole polemiche ma acute di Trotsky nel 1903, una smisurata ‘Wille zur Macht’, alla luce della quale solamente sarebbe possibile ricondurre a unità le molteplici e spesso contraddittorie posizioni assunte dal fondatore del bolscevismo nel corso di tutta la sua attività. Anche il partito e lo stesso centralismo, per Lenin così importanti, a loro volta non sarebbero stati altro che strumenti per realizzare l’ascesa al potere. In proposito Avtorkhanov cita Vera Zasulich: «Per Lenin il Partito si identifica con la sua propria linea politica, con la sua volontà di dirigere l’attuazione pratica di questa linea politica. E’ la tesi di Luigi XIV: ‘L’état c’est moi’: il Partito sono io, Lenin» (‘Iskra’, 25 giugno 1904). Ovviamente una simile impostazione non è fatta per trovare l’assenso degli storici d’indirizzo leninista o semplicemente marxista. E tuttavia, nel caso di Avtorkhanov, si avrebbe torto a pensare che essa sia in funzione, esclusivamente o precipuamente polemica. Se polemica c’è, e ce n’è come è inevitabile, pur se estremamente contenuta e misurata nel tono, più implicita che esplicita, non si tratta comunque di polemica denigratoria. Anzi Lenin emerge dalle pagine di questo saggio come un gigante della politica, senza confronti tra i suoi collaboratori e avversari, tra i grandissimi della storia umana. Se della nota opera del Carr si è detto, a ragione, che in essa Lenin è visto soprattutto come grande uomo di stato, qui, fatte le debite proporzioni anche di mole, Lenin è presentato come insuperabile rivoluzionario. Certo, non nel senso marxista del termine, ricco di carica emotiva positiva, ma piuttosto in quello machiavelliano, emotivamente neutro. Questo taglio, che porta in sostanza a considerare Lenin come un maestro di ‘Real Politik’, senza trascurare la problematica ideologica ma collocandola indubbiamente molto sullo sfondo, non è esente da limiti, anche se, si può starne certi, ci dà un Lenin più simile nei tratti a come lo vedranno i nostri lontani posteri o a come già oggi noi consideriamo un Cesare o un Napoleone (1)”” [Domenico Settembrini, ‘Lenin protagonista dell’Ottobre’, (in) ‘Storia contemporanea’, n. 1, marzo 1973] [(1) «Cesare…era dotato di una mente fredda, chiaroveggente; e avendo nell’idea, per un indeterminato futuro, di portare avanti un suo difficile giuoco, badava a collocare ogni pedina al proprio posto, attento a non sbagliare i tempi…; audacissimo e prudente, tenace e adattabile, lineare nei propositi finali, ma disposto, in attesa del suo momento, all’accordo e al compromesso» (Così U.E. Paoli in ‘Uomini e cose del mondo antico’, Firenze, 1947, p. 213). Quanto a Napoleone, è Lenin stesso in uno dei suoi ultimi scritti ad invocarne l’esempio per giustificare contro le critiche mensceviche, cioè d’impianto marxista, il proprio operato: «Napoleone, se ben ricordo scrisse: “”On s’engage et puis… on voit””. Liberamente tradotto, ciò significa: “”Prima bisogna impegnarsi in un combattimento serio e poi si vedrà””. Ed ecco che noi, nell’ottobre 1917, ci siamo impegnati dapprima in un combattimento serio e soltanto dopo abbiamo visto alcuni particolari dello sviluppo (dal punto di vista della storia universale, questi sono indubbiamente dei particolari) come la pace di Brest-Litovsk o la nuova politica economica, ecc. E oggi non v’è più alcun dubbio che, in linea generale, noi abbiamo ottenuto la vittoria» (‘Opere scelte’, Mosca, 1948, vol. II, p. 815). Tra i primi a valutare Lenin con questi metri di giudizio è stato l’anarchico E. Malatesta nella necrologia del leader bolscevico: «Lenin è morto. Noi possiamo avere per lui quella specie di ammirazione forzata che strappano alle folle gli uomini forti, anche se allucinati, anche se malvagi, che riescono a lasciare nella storia una traccia profonda del loro passaggio: Alessandro, Giulio Cesare, Cromwell, Robespierre, Napoleone. Ma egli, sia pure con le migliori intenzioni, fu un tiranno, fu uno strangolatore della rivoluzione russa – e noi che non potemmo amarlo vivo, non possiamo piangerlo morto. – Lenin è morto. Viva la libertà!» (‘Pensiero e volontà’, 1 febbraio 1924)] [Domenico Settembrini, ‘Lenin protagonista dell’Ottobre’, (in) ‘Storia contemporanea’, Roma, n. 1, marzo 1973] (pag 125-126) Tesi Lenin sottovalutazione di Stalin “”E per finire, qualche considerazione sul ruolo di Stalin nel 1917. Esso è stato minimizzato per evidenti motivi polemici da Trotsky. Altrettanto ha fatto la storiografia più accreditata. Ora uno dei meriti maggiori di Avtorkhanov è proprio quello di richiamare l’attenzione su questo personaggio, che ebbe modo di emergere in primo piano al VI Congresso del partito, riunitosi tra il 26 luglio e il 3 agosto 1917. In questo periodo, che segue i fatti del luglio e precede il tentativo fallito di Kornilov, Lenin, ancora sotto la scossa della semi messa al bando del partito, premeva perché questo organizzasse la presa del potere e abbandonasse al loro destino i soviet, ridotti, secondo le sue parole, «ad una foglia di fico per coprire la controrivoluzione». Sotto la guida di Stalin, la cui relazione introduttiva in diversi punti importanti si discostava dal pensiero di Lenin (laddove questi riteneva che la controrivoluzione avesse riportato una completa vittoria, Stalin dichiarava invece: «non è possibile in questo momento determinare in quali mani si trovi il potere»), il Congresso prese una posizione diversa, più flessibile. «I delegati implicitamente convennero che la parola d’ordine “”tutto il potere ai soviet”” fosse ancora adeguata, ma che i soviet erano incapaci di prendere il potere con mezzi pacifici [che lo potessero, l’aveva tra l’aprile e il luglio sostenuto anche Lenin]» (II. p. 31). Questa apertura fu accentuata nella prima riunione del nuovo Comitato Centrale, il quale si pronunciò a favore dell’unità d’azione con i partiti menscevico e socialrivoluzionario nell’eventualità, di cui si cominciava a parlare, di un colpo di mano militare. Lenin era contrario e non mancò, secondo il suo solito, di protestare pubblicamente. Ma il Comitato Centrale non si piegò alle sue ingiunzioni. Questa fermezza si rivelò pagante al momento dell’affare Kornilov, facilitando il reinserimento dei bolscevichi nella legalità sovietica. Anche Lenin implicitamente lo riconobbe, quando prima che i timori per la sorte di Pietrogrado lo risospingessero verso l’intransigenza assoluta, per un breve periodo tornò alla vecchia parola d’ordine. «Concludendo sul VI Congresso» scrive perciò a ragione l’Avtorkhanov, «è necessario osservare un fatto d’importanza storica: il tono della ‘leadership’ bolscevica al Congresso fu dato da Stalin. Ciò fu reso possibile solo dall’assenza di Lenin, Zinovev e Trotsky (ancora formalmente non aderente al partito), ma il VI Congresso dimostrò che di tutti i leader bolscevichi solamente Stalin si avvicinava alla statura di Lenin. In verità, Lenin stesso sottovalutava Stalin, del quale fin quasi al 1917 non conosceva neppure il vero nome nonostante il fatto che Stalin avesse aderito al partito fin dal 1898, avesse partecipato con Lenin alla Conferenza di Helsingfore nel 1905, e al IV e V Congresso del 1906 e 1907, e fosse stato cooptato nel Comitato Centrale nel 1912» (II, p. 34)”” [Domenico Settembrini, ‘Lenin protagonista dell’Ottobre’, (in) ‘Storia contemporanea’, Roma, n. 1, marzo 1973] (pag 135-136) Biografia di AVTORKHANOV A.. di nazionalità cecena, divenne un membro del PCUS nel 1927. Dal 1930 al 1934 fu capo del dipartimento organizzativo del Comitato regionale ceceno del partito e capo della casa editrice del partito. Nel 1937 frequentò l’ Istituto dei Professori Rossi a Mosca. Nello stesso anno, nel corso della Grande Purga fu arrestato come ‘nemico del popolo’ e imprigionato per cinque anni. Dal 1943 si stabilì in Germania. E’ stato uno dei fondatori dell’ Istituto di Monaco per gli studi dell’ URSS ed è stato membro del suo Academic Board. E’ stato professore di scienze politiche presso l’ U.S. Army Institute of Advanced Russian Studies. E’ autore di ‘Stalin au Pouvoir’ (1951) pubblicato sotto lo pseudonimo di Alexander URALOV). (da Archiv)”,”LENS-289″
“SETTEMBRINI Domenico a cura; scritti di K. MARX F. ENGELS C. CAFIERO N. CERNYSEVSKIJ V.I. LENIN ROJKOV N. BUCHARIN E. PREOBRAZENSKIJ MANDEL CORNFORTH G. BOURGIN P. RIMBERT F. GREENE P. PROUDHON K. KAUTSKY A. BEBEL L. TROTSKY K. KORSCH G. STALIN C. FOURIER P. LEROUX A. LUNACHARSKIJ G. LUKACS A. GRAMSCI A. HERZEN D. DESANTI L. LOMBARDO RADICE J. EATON J. GILLMAN M.N. POKROVSKIJ POSADOVSKIJ-MANDELBERG M. DOBB P. SWEEZY C. BETTELHEIM A. SAUVY F. CASTRO E.J. HOBSBAWM J. STRACHEY G.D.H. COLE J ROBINSON L. BASSO H. DENIS E. MOSSE'”,”Il labirinto marxista. Antologia ragionata.”,”Nella breve bibliografia consigliata (Indicazioni…) cita il saggio di C. Napoleoni e Franco Rodano sulla ‘Rivista trimestrale’ intitolato ‘Sul pensiero di Marx’, settembre dicembre 1965 “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? (pag 231-233) ‘Le rivoluzioni hanno bisogno di una base materiale’ “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? L’arma della critica non può, in verità, sostituire la critica delle armi; la potenza materiale dev’essere abbattuta da potenza materiale; però anche la teoria diventa potenza materiale non appena si impadronisce delle masse. La teoria è capace d’impradonirsi delle masse non appena si pone ad argomentare ‘ad hominem’, ed essa argomenta ‘ad hominem’ non appena diventa radicale. Essere radicale, vuol dire prendere le cose alla radice; ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso. La prova evidente del radicalismo della teoria tedesca, e quindi della sua energia pratica, è il fatto che essa parte decisamente dalla soppressione positiva della religione. La critica della religione si conclude nella dottrina secondo cui per l’uomo l’essere supremo è l’uomo stesso, cioè finisce nell’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti in cui l’uomo è un essere umiliato, assoggettato, abbandonato, spregevole, rapporti che non si possono raffigurare meglio che coll’esclamazione d’un Francese a proposito d’una tassa in progetto sui cani: – Poveri cani! Vogliono trattarvi come se foste uomini! (…). Ad una radicale rivoluzione tedesca sembra intanto che si opponga una primaria difficoltà. Le rivoluzioni hanno infatti bisogno di un elemento passivo, di una base materiale. La teoria si realizza in un popolo solo in quanto corrisponde alla realizzazione dei suoi bisogni. (…) Ma la Germania non ha salito i gradini medi dell’emancipazione politica contemporaneamente ai popoli moderni. Gli stessi gradini, superati in teoria, non li ha ancora raggiunti in pratica. Come potrebbe passare con un “”salto mortale”” non solo al di sopra dei propri limiti, ma anche al di sopra dei limiti dei popoli moderni, sopra i limiti che in realtà deve sentire e bramare come liberazione dai suoi propri veri limiti? Una rivoluzione radicale non può essere che la rivoluzione di bisogni radicali, e per questa sembra che manchino le premesse e il terreno favorevole. (…) La Germania, come deficienza, costituitasi in un modo proprio, del presente momento politico, non potrà abbattere i limiti specificatamente tedeschi, senza abbattere i limiti generali del momento politico presente. Non la rivoluzione radicale è un sogno utopistico per la Germania, non la generale emancipazione umana, bensì la rivoluzione parziale, la rivoluzione soltanto politica, la rivoluzione che lascia in piedi i pilastri della casa. (…)”” [K. Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione (1844), in ‘Scritti politici giovanili’] [in ‘Il labirinto marxista. Antologia ragionata’ a cura di Domenico Settembrini, 1975]”,”MADS-015-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”La Chiesa nella politica italiana, 1944-1963.”,”””L’analisi più acuta del rapporto intercorrente tra il Concordato e i problemi sociali la dobbiamo ad Enzo Santarelli, all’epoca collaboratore della rivista ‘Lo Stato Moderno’. Egli dimostra che non vi è nulla di più falso della tesi ufficiale del PCI che col voto dell’art. 7 sia stato dato un contributo alla soluzione dei problemi strutturali della società italiana; è vero invece il contrario, perché «la questione della libertà religiosa» coincide «per una gran parte» «con la questione della libertà dal bisogno e dell’uguaglianza sociale». I comunisti col loro voto si sono dunque assunti «una grave responsabilità anche sul piano della questione sociale» (…)”” (pag 149-150) “”Ma il partito da cui i radicali ricevettero la più forte delusione fu appunto il PSI. (…) Che Nenni e i suoi tacessero, in verità non sorprende: aspirando da tempo all’incontro con la DC (…)”” (pag 346)”,”RELC-393″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx.”,” Questione tempi, intelligenza politica della società, condanna del volontarismo politico e la questione della rivoluzione permanente (pag 851-853) “”Ai fini del nostro discorso (…) interessa (…) un altro aspetto singolare di questo singolarissimo scritto sulla questione ebraica. Ne abbiamo sottolineato l’elemento utopistico, che marca la rottura colla fase liberale. Orbene, accanto a questo unico elemento di continuità, per quanto labile e indiretto, col realismo della ‘Gazzetta renana’, v’è in queste pagine la critica del volontarismo politico, di cui si mette in luce con acutezza l’incapacità costituzionale a superare effettivamente i limiti oggettivi di una determinata società civile. E nello sforzo di trascendere la realtà il volontarismo può solo approdare, agli occhi di Marx, nel giuoco sterile della «rivoluzione permanente», finché la realtà non faccia di nuovo e definitivamente valere i suoi diritti, travolgendo le costruzioni artificiose della volontà umana: «Nei momenti in cui la vita politica sente più specialmente se stessa, essa cerca di soffocare il proprio presupposto, la società borghese [= civile] e i suoi elementi, e di porsi per l’uomo come la reale e perfetta vita del genere umano. E questo può avere luogo soltanto tramite una violenta opposizione alle proprie condizioni di vita, solo in quanto la rivoluzione si dichiari permanente, e il dramma politico termina perciò ‘necessariamente’ con la restaurazione della religione, della proprietà privata, di tutti gli elementi della società borghese [= civile], come la guerra si conclude con la pace» (11). L’esegesi del passo non è difficile. Il riferimento alla Rivoluzione francese, o meglio alla fase più avanzata di essa, quando l’ala giacobina tentò di forzare i limiti del programma borghese [ = girondino] corrispondente ai presupposti della società civile del tempo, dichiarando così la rivoluzione in permanenza contro le strutture stesse della società, è esplicito (poco sopra si accenna alla ghigliottina). Da questa esperienza, che aveva cominciato a studiare nel 1843 (12), Marx trae la conclusione della inutilità della rivoluzione puramente politica, elevando a dignità di principio generale l’esito della vicenda francese: ogni società ha propri «presupposti», cioè un insieme di rapporti di proprietà, di usi, costumi e credenze in cui risiede la radice profonda dei mali che l’affliggono; la volontà degli uomini non può eliminare definitivamente questi mali senza estirparli alle radici, né può giungere alle radici se prima l’evoluzione della società non ha maturato le condizioni oggettive perché l’intervento riesca. Certo, con uno sforzo immane, non privo di grandezza («tramite una violenta opposizione alle proprie condizioni di vita») la società può per un certe tempo, comunque assai breve, essere spostata dal suo baricentro, ma con risultati effimeri, ché le leggi di gravitazione sociale torneranno ad affermarsi, e alla rivoluzione seguirà «necessariamente» la restaurazione. Sul «Vorwärts» del 7 agosto 1844 il concetto verrà ribadito con ancora maggiore chiarezza: «quanto più un paese è politico, tanto meno è incline a cercare… ‘nell’ordinamento della società’, di cui lo Stato è l’espressione (…) la base dei mali sociali. L’intelligenza politica… quanto più acuta … tanto più è incapace di intendere i mali sociali. Il periodo classico dell’intelligenza politica è la Rivoluzione francese (…). Principio della politica è la volontà; quanto più l’intelligenza politica è perfetta, ‘tanto più crede nell’onnipotenza della volontà’, tanto più è cieca di fronte ai limiti ‘naturali’ e intellettuali del volere, tanto più è inabile quindi a scoprire la fonte dei mali sociali» (13). Il brano sopra esaminato della ‘Questione ebraica’ contiene in nuce, con un anticipo di quasi venti anni, il succo di un altro, ben più celebre e citato, passo di Marx: «Una formazione sociale non perisce finché non siano sviluppate tutte le forze produttive a cui deve dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza» (14). Certo, nel 1843 Marx non sa ancora quali siano le leggi che regolano la dinamica delle società umane. Ma che esistano lo presuppone, altrimenti l’ideale dell’emancipazione umana, avanzato nelle stesso pagine, gli apparirebbe un sogno inutile e vano, destinato a non realizzarsi mai, e la critica della «rivoluzione permanente» avrebbe il sapore della condanna di ogni e qualsiasi rivoluzione. Il che non è”” (pag 851-853) [Domenico Settembrini, ‘Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx’, Rivista Storica Italiana, ESI, Napoli, 1971] [(11) K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di L. Firpo, Einaudi, 1950, pp. 368-369; (12) Nel luglio del 1843 Marx «compendiò alcuni degli studi di Leopold Ranke sulla Rivoluzione francese» (V.S. Avineri, The Social and Political Thought of Karl Marx’, Cambridge University Press, 1969, p. 32; (13) K. Marx, ‘Scritti pol.’, op. cit., p. 437; (14) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 11. La prima edizione originale dell’opera è del 1858] “”L’esame più disteso di questi eventi [la Rivoluzione francese e il Terrore, ndr] si trova nella «Sacra Famiglia», scritta in collaborazione da Marx ed Engels tra il 1844 e il 1845. (…) In sintesi sono due gli aspetti di quel lungo periodo che ricevono un giudizio esplicitamente positivo: l’emergere della società borghese dagli intralci delle antiche sovrastrutture feudali, culminato col Direttorio; e l’annuncio al mondo della buona novella col sorgere, dalla critica dei limiti della società borghese trionfante, dell’idea comunista ad opera dei Leclerc, dei Roux, dei Babeuf. Questi non potevano in nessun caso prevalere, erano condannati al martirio, perché troppo in anticipo sui tempi: le condizioni necessarie al successo del comunismo dovevano attendere, per giungere a maturità, il pieno sviluppo della società borghese. E in quanto nemici di questa, sia il Terrore che il Direttorio non li risparmiarono. Leclerc e Roux caddero infatti sotto i colpi del primo (16), Babeuf sotto quelli del secondo. Ma l’idea da loro lanciata sopravvisse alla sconfitta, e penetrata di nuovo in Francia dopo il 1830 grazie all’amico di Babeuf, Buonarroti, andò a costituire, «conseguentemente elaborata», il programma politico di «una nuova situazione del mondo», cioè di una società comunista, ormai maturata nelle cose stesse (17). Del tutto diverso è invece il giudizio che Marx ed Engels danno del fallimento del Terrore. Esso fu travolto non perché le idee di Robespierre e Saint-Just fossero troppo avanzate rispetto alla situazione reale; al contrario, esse peccavano d’utopismo reazionario. Facendo leva sulla capacità coercitiva dell’apparato statale, i giacobini pretendevano infatti di imporre alla rigogliose forze della società borghese, che cominciavano appena a potersi svolgere senza intralci, la camicia di Nesso di un ideale astratto, quello della «comunità antica», quale l’avevano conosciuta a Roma e le città greche, senza tenere conto tra l’altro che la libertà degli antichi «poggiava sulla schiavitù»”” (pag 854-855) [Domenico Settembrini, ‘Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx’, Rivista Storica Italiana, ESI, Napoli, 1971] [(16) Su Leclerc e Roux e sulla loro funzione di oppositori e vittime nel periodo del Terrore si veda: A. Mathiez, ‘Carovita e lotte sociali sotto il Terrore’, Torino, 1949, passim; (17) Engels-Marx, La Sacra Famiglia, a cura di A. Zanardo, Roma 1967, pp. 155-156. La parte dell’opera che qui prendiamo in considerazione fu redatta dal solo Marx (…)]”,”MAES-197″
“SETTEMBRINI Domenico”,”La Chiesa nella politica italiana, 1944-1963.”,”””I «laici» come Saragat – diceva scherzando Salvemini – si differenziano dai preti soltanto perché portano, attorno alle gambe, i pantaloni invece della sottana. Ma non è, purtroppo, uno scherzo che Saragat rappresenti un partito che si chiama socialista in un governo che si dice di «centro sinistra»”” (pag XIV, prefazione di E. Rossi)”,”ITAP-036-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: i fondamenti teorici 1755-1917. Antologia ragionata. Vol. I.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-019-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: l’impatto con la realtà 1917-1978. Antologia ragionata. Vol. II.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-020-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: i fondamenti teorici 1755-1917. Antologia ragionata. Vol. I.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-024-FL”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: l’impatto con la realtà 1917-1978. Antologia ragionata. Vol. II.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-025-FL”
“SETTIMELLI Leoncarlo”,”Nilde Iotti. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””Il 1951 doveva riservare un altro episodio amaro per Nilde. Suo cugino Valdo Magnani, l’uomo che si dice l’avesse avvicinata alla Resistenza, si viene a trovare in rotta di collisione con il Partito: durante il congresso del PCI di Reggio Emilia, propone un ordine del giorno assieme ad Aldo Cucchi, che afferma che i comunisti devono impegnarsi a difendere i confini nazionali contro ogni aggressione esterna, da qualunque parte provenga, chiedendo un “”no”” esplicito al concetto dell’URSS come Stato-guida e alle “”rivoluzioni importate su baionette straniere””. Alla richiesta di ritrattare, lo fa con un intervento giudicato reticente, ma che tuttavia non gli impedisce di essere eletto tra i delegati al Congresso nazionale. Al suo rientro a Reggio Emilia, però, vengono rese note le sue dimissioni e quelle di Aldo Cucchi. Togliatti, appena tornato da Mosca, non giudica direttamente e politicamente la posizione dei due ma lo fa con una metafora piuttosto sprezzante: “”Anche nella criniera di un nobile cavallo da corsa si possono sempre trovare due pidocchi””. Il Partito giudica Cucchi e Magnani due traditori. Naturalmente non manca chi lega il nome di Magnani a quello della Iotti, continuando ad alimentare dicerie e giudizi poco sensati”” (pag 68)”,”PCIx-367″
“SEUROT François”,”Le economie socialiste.”,”F. Seurot è professore di Scienze economiche all’Università di Nantes e all’ ESSEC.”,”RUSU-266″
“SEVE Lucien”,”Une introduction a la philosophie marxiste. Suivie d’ un vocabulaire philosophique.”,”Lucien SEVE è agregé de philosophie. E’ membro del Comitato centrale del PCF (1980).”,”MADS-231″
“SEVE Lucien”,”Marxisme et theorie de la personnalité.”,”Lucien SEVE è agregé de philosophie. E’ membro del Comitato centrale del PCF (1980).”,”MADS-232″
“SEVE Lucien a cura; saggi di Henri ATLAN GIlles COHEN-TANNOUDJI Pierre JAEGLE Richard LEVINS Richard LEWONTIN José Luis MASSERA Lucien SEVE”,”Sciences et dialectiques de la nature.”,”Saggi di Henri ATLAN GIlles COHEN-TANNOUDJI Pierre JAEGLE Richard LEVINS Richard LEWONTIN José Luis MASSERA Lucien SEVE. SEVE è un filosofo. Ha pubblicato varie opere tra cui una ‘introduction à la philosophie marxiste’ (1980).”,”FILx-195″
“SEVE Lucien”,”Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta.”,”SEVE Lucien insegna all’ Università di Parigi. Ha scritto molte opere tra cui ‘Marxismo e strutturalismo’ (v. 4° cop) “”Vi è perciò il rischio che, in base a un gioco di parole epistemologico facilitato dall’uso equivoco del concetto di ‘psicologia’ sociale, si finisca per cercare un ‘supporto psicologico generale’ a tali realtà sociali, senza comprendere che queste non hanno una forma psicologica, e cioè il rischio di cadere nella finzione dell’individuo in genere, dello psichismo collettivo, della natura umana socializzata. Marx ha già smontato il meccanismo di questa illusione nell’ ‘Ideologia tedesca’: ‘Le rappresentazioni e le idee degli uomini, separate dalle cose reali, devono naturalmente avere alla loro base non gli individui reali, ma l’individuo della rappresentazione filosofica, l’individuo separato dalla sua realtà, puramente pensato, “”l’uomo”” come tale, il concetto “”dell’uomo””””. (pag 273) “”Si pensi per esempio a quanto dice Engels riguardo alla categoria di ‘materia’: “”La materia, in quanto tale, è pura creazione del pensiero e pura astrazione. Facciamo astrazione dalle differenze qualitative delle cose ricomprendendole, in quanto esistenza corporea, sotto il concetto di materia. La materia in quanto tale, a differenza delle determinate materie esistenti, non ha dunque esistenza sensibile. Quando la scienza della natura si propone di scoprire la materia unica in quanto tale, di ridurre le differenze qualitative a differenze puramente quantitative, nella combinazione di identiche particelle infinitamente piccole, procede allo stesso modo come se in luogo di ciliege, pere, mele volesse vedere il frutto in quanto tale o, in luogo di gatti, cani, montoni, il mammifero in quanto tale e analogamente il gas in quanto tale, il metallo in quanto tale, la pietra in quanto tale, la combinazione chimica in quanto tale, il movimento in quanto tale””.”” (pag 274)”,”TEOC-448″
“SEVE Lucien”,”Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta.”,”SEVE Lucien ha insegnato all’Università di Parigi. Ha scritto molte opere tra cui ‘Marxismo e strutturalismo’, ‘Lénine et la science du XXe siècle: matérialisme et empiriocriticisme’ (1966). “”[N]on vogliamo affatto dire che una psicologia sociale, culturale, storica, comparata, ecc., sia intrinsecamente impossibile. In linea generale -occorre riaffermarlo – il punto di vista a cui ci atteniamo non esclude altri punti di vista esistenti, purché si dimostrino empiricamente fecondi e suscettibili di chiarificazione teorica. Ora i concetti di ‘basi sociali generali della personalità’, di ‘forme storiche d’individualità’, rispondono chiaramente a questi criteri: essi possono fornire la base per una o varie scienze psicosociali. Ma occorre allora tenere ben presente che, tralasciando per definizione il supporto psicologico individuale di queste realtà psicosociali, si adoperano concetti che ‘dal punto di vista della personalità concreta’ sono delle astrazioni, pur essendo queste astrazioni realtà concrete ‘dal punto di vista delle società’. Vi è perciò il rischio che, in base a un gioco di parole epistemologico facilitato dall’uso equivoco del concetto di ‘psicologia’ sociale, si finisca per cercare un ‘supporto psicologico generale’ a tali realtà sociali, senza comprendere che queste non hanno una forma psicologica, e cioè il rischio di cadere nella finzione dell’individuo in genere, dello psichismo collettivo, della natura umana socializzata. Marx ha già smontato il meccanismo di questa illusione nell’ ‘Ideologia tedesca’: «Le rappresentazioni e le idee degli uomini, separate dalle cose reali, devono naturalmente avere alla loro base non gli individui reali, ma l’individuo della rappresentazione filosofica, l’individuo separato dalla sua realtà, puramente pensato, “”l’uomo”” come tale, il concetto “”dell’uomo””». Lo sviluppo moderno delle scienze umane è sufficiente a dimostrare che ciò non riguarda solo la ‘speculazione dei filosofi’. Qui l’epistemologia è decisiva e la riflessione su quella di Marx ed Engels in particolare è assolutamente insostituibile. Infatti l’illusione di cui stiamo parlando è il risultato tipico di un uso dell’astrazione che ignora la dialettica materialistica. Si pensi per esempio a quanto dice Engels riguardo alla categoria di ‘materia’: «La materia, in quanto tale, è pura creazione del pensiero e pura astrazione. Facciamo astrazione dalle differenze qualitative delle cose ricomprendendole, in quanto esistenza corporea, sotto il concetto di materia. La materia in quanto tale, a differenza delle determinate materie esistenti, non ha dunque esistenza sensibile. Quando la scienza della natura si propone di scoprire la materia unica in quanto tale, di ridurre le differenze qualitative a differenze puramente quantitative, nella combinazione di identiche particelle infinitamente piccole, procede allo stesso modo come se in luogo di ciliege, pere, mele volesse vedere il frutto in quanto tale o, in luogo di gatti, cani, montoni, il mammifero in quanto tale e analogamente il gas in quanto tale, il metallo in quanto tale, la pietra in quanto tale, la combinazione chimica in quanto tale, il movimento in quanto tale». Allo stesso modo la psicologia sociale ha la tentazione di concepire un ‘uomo in quanto tale’ come supporto dei suoi dati, cioè di attribuire realtà a un’astrazione”” (pag 273-274) [Lucien Sève, ‘Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta’, Einaudi, Torino, 1977] [(159) ‘L’ideologia tedesca’, p. 273; (160) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, trad. franc., Editions sociales, Paris, 1952, pp. 259-60. Cfr. ugualmente ‘La sacra famiglia’, capp. V, II, e ‘L’ideologia tedesca’, p. 84]”,”TEOC-003-FP”
“SEVE Lucien”,”Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta.”,”Marxismo e teoria della personalità: Il contributo del marxismo L’oggetto della psicologia della personalità Morte e trasfigurazione dell’antropologia”,”TEOS-003-FAP”
“SEVERAC J.B.; con la collaborazione di BRAKE P. BRIZON HUBERT-ROUGER Jean LONGUET Paul LOUIS E. POISSON Charles RAPPOPORT SIXTE-QUENIN J.B. SEVERAC Jean LORRIS”,”Encyclopedie socialiste syndicale et cooperative de l’Internationale Ouvriere. Le mouvement syndical.”,”Con la collaborazione di BRAKE, P. BRIZON, HUBERT-ROUGER, Jean LONGUET, Paul LOUIS, E. POISSON, Charles RAPPOPORT, SIXTE-QUENIN, J.B. SEVERAC. Direttore diff. Jean LORRIS.”,””
“SEVERGNINI Beppe”,”Signori, si cambia. In viaggio sui treni della vita.”,”Beppe Severgnini (Crema, 1956) è giornalista e editorialista del “”Corriere della Sera””.”,”VARx-139-FV”
“SEVERINO Emanuele”,”Il destino della tecnica.”,”SEVERINO-E è uno dei più profondi e originali pensatori contemporanei. Nato nel 1929 a BRESCIA, insegna Filosofia teoretica all’ Università di VENEZIA. E’ autore di opere fondamentali, tradotte in varie lingue: – “”La struttura originaria”” (1958, 1981) – “”Studi di filosofia della prassi”” (1962) – “”Essenza del nichilismo”” (1972, 1982) – “”Gli abitatori del tempo”” ( 1978) – “”Destino della necessità”” (1980) – “”Il parricidio mancato”” (1985) – “” La tendenza fondamentale del nostro tempo”” (1988) – “”Il giogo. Alle radici della ragione: Eschilo”” (1989). – “”Tautotes”” (1995). Tra gli ultimi libri usciti presso RIZZOLI: – “”Pensieri sul cristianesimo”” (1995). – “”La follia dell’Angelo”” (1997, due edizioni). Autobiografia intellettuale in collaborazione con Ines TESTONI”,”FILx-115″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 1.”,”Atarassia Atarassia è un termine greco composto da a- come privativo e taraxsis, “”turbamento””, ovvero “”assenza di turbamento””. E un concetto della filosofia stoica ed ellenica che indica il distacco e l’ imperturbabilità attorno alle passioni e alle questioni emotive. (internet)”,”FILx-202″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 2.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-203″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 3.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-204″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 4.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-205″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 5.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-206″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 6.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-207″
“SEVERINO Emanuele”,”La filosofia antica.”,”””Egli avverte infatti di continuo i suoi interlocutori che, rivolgendosi a loro, non ha nulla da insegnare. Se essi giungono a scoprire la verità, è perché l’ hanno in sé e sono quindi essi stessi a generarla: lui, li può aiutare in questa generazione, ripetendo con essi quanto sua madre, levatrice, faceva con le partorienti. La “”maieutica”” (alla lettera: “”arte dell’ ostetricia””) è appunto il modo in cui Socrate si rapporta a chi non è ancora nella verità: a costui domanda il significato e la giustificazione di ciò che egli crede di sapere””. (pag 74)”,”FILx-241″
“SEVERINO Emanuele”,”La filosofia moderna.”,”””Se ci si rende conto che al fondamento del pensiero kantiano si trova la consapevolezza che il conoscere non può uscere da sé stesso, per confrontare la concordanza tra le proprie rappresentazioni e le cose in sé, e che quindi quest’ ultime sono inconoscibili, allora si scorge che tutto il contenuto della conoscenza è soggettivo, cioè esiste solo in quanto esiste il soggetto conoscente (…).”” (pag 167)”,”FILx-242″
“SEVERINO Emanuele”,”Essenza del nichilismo.”,”SEVERINO Emanuele (1929) accademico dei Lincei, tiene la cattedra di filosofia teoretica all’Università di Venezia. Di lui Adelphi ha pubblicato ‘La struttura originaria’ (1958, 1981), ‘Heidegger e la metafisica’ (1994) e altri.”,”FILx-410″
” SEVERINO Emanuele”,”Cosa arcana e stupenda. L’Occidente e Leopardi.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-070-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura; saggi di Claudio NAPOLEONI Tito PERLINI Leonardo VERGA Alessandro BIRAL Gianni VATTIMO e Guido COSTA”,”Storia del pensiero occidentale. Il pensiero contemporaneo, da Kierkegaard a Nietzsche.”,”Lavoro e riposo (pag 23-24) “”(…) in Smith c’è altresì una determinazione dei mezzi e dei fini, che sarà anche’essa decisiva per il pensiero economico successivo. Il mezzo essenziale è per Smith il ‘lavoro’, quel «fondo», abbiamo visto, da cui si traggono tutte le cose necessarie e utili alla vita; ma il lavoro, a sua volta, è pensato non come un semplice vincolo, ma come una realtà essenzialmente ‘negativa’. Smith infatti, nell’argomentare una sua particolare tesi, secondo la quale una certa quantità di lavoro ha per il lavoratore sempre il medesimo costo «in ogni tempo e in ogni luogo», si esprime così: «In normali condizioni di salute, di forza e d’animo, al livello ordinario della sua arte e della sua destrezza, egli deve sempre sacrificare la stessa quantità del suo riposo, della sua libertà e della sua felicità» (Adam Smith, La ricchezza delle nazioni, cit., p. 114). Il carattere negativo del vincolo è qui chiaro: il lavoro è l’opposto non soltanto del riposo, ma della libertà e della felicità; a tal punto che non vale a modificare questa situazione il fatto che il lavoratore esprima nel lavoro la propria «arte» e la propria «destrezza». La ricchezza, che, in contrapposizione al lavoro, diviene il termine positivo dell’operazione economica, è appunto costituita dal riposo, dalla libertà e dalla felicità, che si conseguono certo sulla base di ciò che il lavoro ha prodotto, ma che si acquisiscono realmente solo ‘dopo’ che il lavoro sia compiuto. Prima di vedere meglio il contenuto che Smith assegna al termine positivo, gioverà cercare di comprendere bene che cosa significhi questa nozione smithiana di lavoro. Lo si può opportunamente fare prendendo le mosse da un commento di Marx al passo di Smith che abbiamo appena riportato. Dopo aver notato che Smith considera il lavoro, biblicamente, «come maledizione», Marx dice: «Il “”riposo”” figura come lo stato adeguato, che si identifica con la “”libertà”” e la “”felicità””. Il pensiero che l’individuo “”nelle sue normali condizioni di salute, forza, animo, arte e destrezza”” abbia bisogno di una normale dose di lavoro, e di eliminare il riposo, sembra non sfiorare nemmeno la mente di Adam Smith. Senza dubbio la misura del lavoro si presenta come un dato esterno, che riguarda lo scopo da raggiungere e gli ostacoli che per raggiungerlo debbono essere superati mediante il lavoro. Ma che questo dover superare ostacoli sia in sé una manifestazione di libertà, e che inoltre gli scopi esterni vengano sfrondati dalla parvenza delle pura necessità naturale esterna, e siano posti come scopi che l’individuo stesso pone, ossia come realizzazione di sé, oggettivazione del soggetto, e perciò come libertà reale, la cui azione è appunto il lavoro, questo A. Smith lo sospetta tanto meno» (8)”” (pag 23-24) [Claudio Napoleoni, Economia e filosofia] [(in) Storia del pensiero occidentale. Il pensiero contemporaneo, da Kierkegaard a Nietzsche, Mondadori, Milano, 2020] [Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, La Nuova Italia, Firenze, 1970, vol. II, pp. 277-278]”,”FILx-579″
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-171-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-172-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-173-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-174-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-175-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-176-FL”
“SEVESO Gabriella”,”Maria Montessori.”,”Gabriella Seveso è professoressa di Storia della Pedagogia all’Università di Milano-Bicocca e svolge attività di formazione sui temi della relazione educativa a scuola e in famiglia. “”Un’altra categoria di lavoratrici per la quale Maria si batte è quella delle maestrine rurali (…)”” (pag 53)”,”SCIx-535″
“SEWELL Rob”,”In the Cause of Labour. History of British Trade Unionism.”,”Jeremy Dear, general secretary, National Union of Journalists, member of TUC General Council. Preface and Foreword by Jeremy Dear, Acknowledgments, Introduction, Notes, Index,”,”MUKx-015-FL”
“[SEYMOUR Joseph]”,”Lenin e il Partito di avanguardia.”,”Kautsky e Bebel intervengono per ristabilire l’unità nel partito russo (pag 18-19): intransigenza di Lenin su questione organizzativa che condusse alla scissione. Lenin & the Vanguard Party: A Spartacist Pamphlet attribuito a Joseph Seymour, Joseph Seymour Lenin and the Vanguard Party Lenin and the Vanguard Party was a series of articles by Joseph Seymour published in Workers Vanguard in 1977-78. The following text is based on the Spartacist League pamphlet of 1978, but incorporates some corrections made in the Spartacist League’s Second Edition of 1997. (http://www.bolshevik.org/Pamphlets/LeninVanguard/LVP%200.htm)”,”LENS-248″
“SEYMOUR Joseph”,”How Marx Became a Marxist.”,”http://www.icl-fi.org/index.html International Communist League, Fourth International Joseph Seymour è membro dello Spartacist League Central Committee Brano della lettera di Moses Hess sul giovane Marx (pag 2) tratto dal volume di David McLellan Su individuo, capacità individuali e capacità della specie umana (pag 3) Il primo lavoro in comune di Marx e Engels è stato ‘La sacra famiglia’ (1845) in polemica con Bruno Bauer (pag 12)”,”MADS-702″
“SFORZA Carlo”,”L’ Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi.”,”Carlo SFORZA (1872-1952) ministro degli esteri (1919-1920) condusse le trattative con la Jugoslavia per la definizione del confine (trattato di Rapallo, 1920). Presidente della Consulta (1945-1946) e poi ancora ministro degli esteri (1947-1951). “”Giolitti era un grande uomo di Stato liberale del XIX secolo; egli credeva fermamente che tutte le fazioni e tutti gli interessi avrebbero trovato il loro compromesso nel parlamento. Tanto è vero che egli non ruppe apertamente col fascismo che quando questo ebbe praticamente soppresso il diritto di voto”” (pag 86) “”Non fu dieci mesi dopo, colla spedizione di Mussolini in vetturaletto; fu prima, con Facta – traditore per viltà e per stupidità – che il fascismo arrivò al potere, nella forma più sorniona, poliziesca, ipocrita e vile. Bonomi fu l’ ultimo onesto capo di governo democratico dell’ Italia libera. Fu subito dopo di lui che cominciò la gran menzogna dove scaturì, inevitabile, la rovina d’ Italia.”” (pag 120)”,”ITQM-074″
“SFORZA Carlo”,”Costruttori e distruttori.”,” Giudizio su Cadorna. “”Questa incomprensione psicologica delle necessità morali della guerra moderna, in cui i soldati non cessano di essere cittadini, fu la colpa principale di Cadorna. Disposto egli stesso ad obbedire ad una regola ferrea, non comprese che le grandi masse sono sottomesse ad altre leggi. Autoritario, autocratico, ebbe, dopo la ritirata di Caporetto, il merito di aver continuato con imperturbabile serenità a dare ordini per la formazione d’un nuovo fronte sul Piave in cui gli eserciti italiani arrestarono la loro ritirata e cominciarono nuovamente a combattere. Quando Foch venne al nuovo fronte italiano in rapida visita, ebbe con Cadorna, dopo un esame della situazione un corto dialogo: “”bisogna mandare là dell’artiglieria…”” e Cadorna: “”è fatto””; bisogna ammassare delle riserve…””, “”è fatto””; dopo una lunga serie di “”è fatto””, Foch s’alzò e disse: “”ma tutto è già fatto!””.”” (pag 136-137) Buon senso di Diaz (pag 139) Krassin il più occidentale dei capi del Cremlino (pag 277-278) Le origini diplomatiche del fascismo (Sonnino) Le origini letterarie del fascismo (D’Annunzio) Le origini immediate del fascismo (Facta) Mussolini o la commedia dell’arte”,”RAIx-303″
“SGALAMBRO Manlio”,”De Mundo Pessimo.”,”Manlio Sgalambro, nato il 9 dicembre 1924 a Lentini e scomparso il 6 marzo 2014 a Catania, è stato un filosofo, scrittore, poeta, aforista e paroliere italiano. La sua opera filosofica è stata descritta come di orientamento nichilista, anche se Sgalambro stesso ha talvolta respinto questa definizione. In realtà, la sua visione può essere considerata un’originale sintesi tra la filosofia della vita di Arthur Schopenhauer e il materialismo pessimista di Giuseppe Rensi, con influenze dall’esistenzialismo di Emil Cioran, temi della scolastica e della “teologia empia” di Vanini e Mauthner, e il pensiero anti-idealista di Giacomo Leopardi1. Sgalambro è noto anche per la sua collaborazione con il cantautore Franco Battiato, per il quale ha scritto i testi di molte canzoni tra il 1995 e il 2012. La sua produzione filosofica e letteraria ha lasciato un’impronta significativa nel panorama culturale italiano. Ecco alcuni punti salienti della sua vita: Origini e Formazione: Nato in una famiglia benestante, Sgalambro ha studiato giurisprudenza all’Università di Catania, ma la sua vera passione era la filosofia. Si distaccò dalla cultura filosofica dominante dell’epoca, che era legata all’idealismo di Croce e Gentile. Filosofia e Poesia: La sua produzione filosofica è stata caratterizzata da una profonda riflessione sulla vita, la morte e l’esistenza umana. Ha esplorato temi come il nichilismo, il pessimismo e la condizione umana. Parallelamente, ha collaborato con Battiato, contribuendo ai testi di alcune delle sue canzoni più celebri. Riservatezza e Originalità: Sgalambro ha mantenuto un riserbo quasi “conventuale” sulla sua vita privata, ma ha condiviso parte della sua esperienza attraverso interviste e presentazioni. La sua voce unica nel panorama filosofico italiano ha lasciato un segno indelebile. Opere: Libri: Sgalambro ha scritto diversi libri, esplorando temi filosofici e poetici. Album: Ha pubblicato un album musicale. Collaborazioni: Oltre a Battiato, ha collaborato con altri artisti e partecipato a opere teatrali, film e documentari. La sua eredità continua a ispirare coloro che cercano una visione profonda e originale della vita e dell’esistenza umana12. (f. copil.)”,”FILx-014-FSD”
“SGARBI Vittorio”,”Davanti all’immagine.”,”Esemplare difettoso con molte pagine bianche”,”VARx-026-FGB”
“SGRO’ Giovanni a cura; saggi di Giovanni SGRO’ Roberto FINESCHI Ascanio BERNARDESCHI Richard SPERL Luca BASSO Stefano BREDA Stefano PERRI Vladimiro GIACCHE’ Riccardo BELLOFIORE”,”Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia.”,”Principali temi trattati nel volume: – La genesi della teoria marxiana del denaro, del feticismo e della crisi nei ‘Quaderni di Londra’ (I-VII) e nel manoscritto ‘Reflection’ (1851) (Giovanni Sgrò) – Estratti di Marx sulla formazione del mercato mondiale, sul processo di globalizzazione e sulle forme di società precapitalistiche fino al 1857 (Richard Sperl) – Critica immanente e mercato mondiale nei ‘Grundrisse’ (Luca Basso) – La crisi come categoria della critica dell’economia politica (Stefano Breda) – La caduta tendenziale del saggio del profitto tra teoria ed evidenza empirica (Stefano Perri) – Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (V. Giacché) – Accumulazionde del capitale, schemi di riproduzione e crisi capitalistiche: Marx tra Rosa Luxemburg e Michal Kalecki (R. Bellofiore) Sgrò: “”Gran parte del nuovo processo di ricerca iniziato da Marx a Londra nel 1850 è confluito nei cosiddetti ‘Quaderni di Londra’, una serie di 24 quaderni di estratti; corredati a volte di commenti, appunti e riflessioni di Marx, redatti tra il settembre 1850 e l’agosto 1853. (…) Nel complesso i ‘Quaderni di Londra’ permettono di comprendere meglio e di valorizzare ulteriormente lo spessore teorico del manoscritto dei ‘Grundrisse’ che contiene la prima esposizione, anche se solo nei suoi ‘lineamenti fondamentali’, del grandioso e ambizioso progetto marxiano…”” (pag 35-37) “”A differenza di tutti gli estratti dei ‘Quaderni di Londra’, il manoscritto ‘Reflection’ è una breve monografia, contenuta nel quaderno VII e composta probabilmente tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1851, in cui Marx, sulla base del processo di ricerca documentato nei quaderni I-VII, riassume le proprie riflessioni in merito alla determinazione delle funzioni del denaro, della natura e dei limiti del credito e delle cause delle crisi”” (pag 53) “”Sulla base delle ricerche di Michael Heinrich credo, inoltre, di poter sostenere non solo che in Marx non vi sia una ‘teoria’ della crisi, ma anche che non vi sia ‘un’unica’ teoria della crisi, in quanto egli si è occupato ‘delle’ crisi in diversi contesti teorici e a differenti livelli del suo processo di ricerca, lasciandoci diversi ‘approcci’ teorici per l’analisi e la spiegazione delle crisi”” (pag 65) (brani tratti dal primo saggio di Giovanni Sgrò) Sperl: “”Una panoramica sui quaderni di estratti di Marx fino al 1857 (pag 74) “”Estratti sulle cause e sul decorso della prima crisi economica mondiale del 1857-1858″” (pag 90) Giacché: “”Marx teorico della crisi attuale”” (pag 212) “”In effetti, leggendo le parole dedicate da Karl Marx alle crisi economiche del suo tempo, la prima impressione è quella di una sorprendente familiarità. Leggiamo osservazioni che si riferiscono a crisi di 150 anni fa, e sembra che si parli di oggi. Quanto ai banchieri e agli uomini d’affari, troviamo testimonianze dell’assoluta incapacità – allora come oggi – di prevedere la crisi ancora alla vigilia del suo scoppio: Marx, per esempio, ricorda come essi nel 1857: «si congratulassero reciprocamente per l’andamento fiorente e sano degli affari un mese prima dello scoppio della crisi (6)». Venendo agli economisti, troviamo – allora come oggi – la fede nell’impossibilità della crisi, che a crisi scoppiata, si rovescia in moralismo e in critica all’imprudenza degli uomini d’affari: «Quando mai questi ottimisti borghesi hanno previsto o preconizzato una crisi? Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che ‘questa volta’ la medaglia non aveva rovescio, che ‘questa volta’ il ‘fato’ era vinto. E il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale ed industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza». Sono parole tratte dall’articolo ‘Pauperismo e libero scambio’, pubblicato sul “”New York Daily Tribune”” del primo novembre 1852 (p. 65) (7). Tre anni dopo, questa volta in un articolo per la “”Neue Oder-Zeitung””, Marx avrebbe ribadito analoghi concetti, in un’invettiva che sembra rivolta a certi odierni apologeti della globalizzazione, prontamente trasformatisi in fustigatori degli eccessi che a loro dire avrebbero condotto alla crisi attuale: «La crisi commerciale e industriale […] dal settembre scorso aumenta ogni giorno in veemenza e universalità. La sua ferrea mano ha subito tappato la bocca agli apostoli superficiali del libero scambio che andavano predicando da anni che dopo la revoca delle leggi sul grano, la saturazione dei mercati e le crisi sociali erano per sempre bandite nel regno delle ombre del passato. I mercati sono saturi, e adesso a gridare più forte sulla mancanza di prudenza che ha impedito ai fabbricanti di limitare la produzione sono quei medesimi economisti che ancora 5 mesi fa insegnavano con dogmatica infallibilità che non è mai possibile produrre troppo» (8). Quello che vale per gli economisti, vale a maggior ragione per i giornalisti di cose economiche. Anche in questo caso, l’esultanza per il buon andamento degli affari cede facilmente il passo, quando le cose non vanno più bene, all’indignazione morale. A fare le spese del sarcasmo di Marx a tale proposito è il «London Times», con le sue invettive contro le «bande di speculatori e falsificatori di cambiali senza scrupoli» che infestavano la ‘City’ di Londra e, più in generale, contro un «ceto degli affari marcio sino al midollo». Marx commenta: «Ora non ci chiederemo se i giornalisti inglesi, che per un decennio hanno diffuso la dottrina secondo cui l’epoca delle crisi commerciali si era definitivamente chiusa con l’introduzione del Libero Commercio, abbiano ora il diritto di trasformarsi improvvisamente da servili panegiristi a censori romani dell’arricchimento moderno» (p. 70). Ma il punto che sta a cuore a Marx è un altro: «Se la speculazione si presenta verso la fine di un determinato ciclo commerciale come immediato precursore del crollo, non bisognerebbe dimenticare che la speculazione stessa è stata creata nelle fasi precedenti del ciclo e quindi rappresenta essa stessa un risultato e un fenomeno, e non la ragione ultima e la sostanza del processo» (p. 70)”” [Vladimiro Giacché, ‘Il ritorno del rimosso. Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi’] [(in) ‘Pagine Inattuali. Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia’, Salerno, 2016, a cura di Giovanni Sgrò] [(6) Marx K., ‘Ökonomische Manuskripte, 1863-1867’, MEGA2, II. 4.2 / 540; (7) I numeri di pagina riportati direttamente nel testo si riferiscono alle pagine del volume Marx K., ‘Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti’, a cura di V. Giacché, Roma, 2009; (8) Marx Karl, ‘La Costituzione britannica’, in “”Neue Oder-Zeitung””, n. 109, 6 marzo 1855, MEW, 11/96; MEOC, XIV/53-54 (cfr. anche MEOC, XIV/ 59-60] (pag 232-233-234) Giacché: Fattori di controtendenza alla caduta del saggio di profitto: 1 – Aumento del grado di sfruttamento del lavoro 2 – Compressione del salario al di sotto del suo valore 3 – Ribasso del prezzo degli elementi del capitale costante 4 – La sovrappolazione relativa 5 – Il commercio estero”,”MADS-717″
“SGRO’ Giovanni”,”MEGA-Marx. Studi sulla edizione e sulla recezione di Marx in Germania e Italia.”,”Contributi sulla teoria marxista della crisi (pag 98-104) L’edizione italiana delle ‘Opere Complete’ di Marx ed Engels (MEOC) (pag 105-114) Giovanni Sgrò è ricercatore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “”Campus di Novedrate”” e membro del Centro di Ricerche Sto.Rio.S.S. (www.storioss.it) Citato E. Gianni (pag 59, 106)”,”MADS-756″
“SGRO’ Giovanni”,”Friedrich Engels e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”Giovanni Sgrò è ricercatore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “”Campus di Novedrate”” e membro del Centro di Ricerche Sto.Rio.S.S. (www.storioss.it) Ampie note nel volume di Sgrò Libertà come coscienza della necessità. (pag 41) (lunga citazione da Antidüring, Engels) Engels senza Marx (1883-1895) (pag 49) “”Non te la prenderai a male se per una volta ti dico espressamente quanto noi in Austria siamo legati a te e quanto noi – soprattutto io – siamo pervasi di quel che dobbiamo essere grati a te. In un certo senso a te più che a Marx., oppure diciamo a te in un modo diverso che a Marx: politica e tattica Applicazione della teoria ‘in corpore vivo'”” (Victor Adler an Friedrich Engels, 21.1.1890, MEGA, sez III, vol. 30, p. 168) (pag 49)”,”MAES-188″
“SGRO Giovanni”,”«Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!». Karl Marx lettore della Commedia.”,”””Uno dei testi di Marx su cui abbondano di più i riferimenti alla ‘Commedia’, e non solo (2), è rappresentato dal ‘pamphlet’ polemico ‘Herr Vogt’, scritto tra l’ottobre 1859 e il novembre 1860. Lo ‘Herr Vogt’ fu pubblicato nel dicembre 1860 in risposta al ‘pamphlet’ del naturalista tedesco Karl Vogt, ‘Mein Prozess gegen die Allgemeine Zeitung’ (Ginevra, 1855), che conteneva numerose calunnie contro Marx e i suoi compagni della Lega dei Comunisti. Vogt tentò, infatti di screditare l’autore del ’18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, denunciandolo come capo di un’organizzazione segreta sovversiva, che ricavava i fondi dal ricatto e dalla denuncia dei suoi esponenti di secondo piano alle autorità di polizia. La stampa borghese diede, dal canto suo, grande risalto alle accuse di Vogt, costringendo così Marx a interrompere ancora una volta i suoi studi di economia politica per rispondere alle infamanti accuse rivolte contro di lui (3). Il primo riferimento di Marx alla ‘Commedia’ nel suo ‘Herr Vogt’ riguarda, non a caso, uno degli attributi del diavolo (4), riferito a Dante dai frati Gaudenti nella sesta bolgia (in cui vengono puniti gli ipocriti), ovvero quello di essere «bugiardo, e padre di menzogna» (5), attributo che Marx riconosce, a sua volta, a quel «grasso birbone [feiste Schlingel]» di Vogt (1). Nello ‘Herr Vogt’ Marx attinge poi a piene mani al registro comico-realistico indubbiamente presente, anche se in minor misura, nella ‘Commedia’. Ad esempio quando con grande sarcasmo scrive che, in mezzo al suo gruppo di sostenitori, Vogt si rivela essere «una specie di maestro cantore» (2) alla stregua del diavolo Barbariccia, il quale, nel dare alla sua schiera il segnale di partenza per scortar e Dante e Virgilio dalla quinta alla sesta bolgia, «avea del cul fatto trombetta» (Inf. XXI, 139) (3). Oppure quando, per indicare le fonti delle informazioni di Vogt (4), scrive che questi ha tratto una lettera di Techow da quel «tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia» (Inf. XXVIII, 26-27)”” (pag 110-111) [Giovanni Sgro, ‘«Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!». Karl Marx lettore della Commedia’, Rivista internazionale di studi su Dante Alighieri, F. Serra editore, Pisa Roma, Vol. 10, 2013]”,”MADS-009-FGB”
“SHACHTMAN Max”,”The History and Principles of the Left Opposition. (1923-1933. The first 10 years)”,”pag 37 L’ufficio politico russo decide contro il solo voto di Trotsky di ammettere nel Comintern il Kuomintang come partito ‘simpatizzante’! Nell’articolo sulla questione cinese l’A non cita Mao. ‘The master strategist, Bela Kun, who destroyed the Hungarian revolution…’ (pag 51)”,”TROS-196″
“SHACHTMAN Tom”,”Absolute Zero and the Conquest of Cold.”,”SHACHTMAN Tom”,”SCIx-411″
“SHACKLE G.L.S.”,”Décision, déterminisme et temps.”,”In apertura versi di Guillaume de Lorris, (scrittore autore dell’ allegoria in versi ‘Il romanzo della rosa’ rimasta incompiuta e completata da altri) (‘Li tens qui s’en va nuit et jour/’) (il tempo che passa notte e giorno/ senza riposo e senza sosta /…) (1240) Determinismo e decisione economica. “”Il paradosso e il dilemma di un filosofo della storia sono i seguenti: una conoscenza delle “”leggi della Storia””, della causa e dell’ effetto nella storia, e di un certo numero di principi ai quali non si può sfuggire, e che governano la sequenza degli avvenimenti, può essere utile sole se si conserva il carattere vero della decisione, ovvero il fatto che essa non sia né illusoria, né vuota, né inefficace. Ma, se si può veramente parlare di decisione, non si può fondare una teoria della previsione (prédictive) della storia. Neppure si può parlare di leggi di causa ed effetto nella storia, che siano degne di questo nome.”” (pag 234)”,”ECOT-080″
“SHADEGG Stephen”,”Barry Goldwater.”,”SHADEGG Stephen è uno scrittore, che ha scrittore per radio, tv e note riviste americane. Vive a Phoenix in Arizona. E’ amico della famiglia Goldwater. “”La letteratura politica che nel 1953 prese le mosse dell’opera famosa di Russel Kirk “”The Conservative Mind””, dalla fondazione della rivista conservatrice “”National Review”” e dal sorgere della “”Foundation for Economic Education”” e di numerosi altri organismi di critica e di discussione, diffondendo da un lato delle idee di schietto carattere tradizionalista e dall’altro delle concezioni politiche ed economiche decisamente libeal-nazionali ed individualistiche, è sfuggita alla attenzione della nostra stampa (…)””. (pag 6, prefazione) “”Poiché Barry Goldwater, pur nella congerie delle tendenze disparate ed a volte contradditorie che caratterizzano la Destra americana, è l’espressione tipica dell’America degli anni sessanta, della volontà di conciliare il progresso tecnologico con i principi della tradizione e della prudenza politica, al di fuori e contro ogni spirito rivoluzionario o totalitario””. (pag 10, prefazione) “”Chiunque abbia presente l’antagonismo che esiste fra Los Angeles e San Francisco, può facilmente rendersi conto quanto sia sciocco il campanilismo che divide l’Arizona politicamente ed economicamente. Questa divisione richiede che un candidato, che risieda nella contea di Maricopa, dedichi un grande sforzo ai votanti della contea di Pima.”” (pag 176)”,”USAS-155″
“SHAH Ghanshyam”,”Social Movements in India. A Review of Literature.”,”””Dipankar Gupta, nel suo studio sul movimento dei contadini, mostra che “”la tesi secondo cui gli agricoltori sono incapaci di pensare ideologicamente, e perciò si richiede una leadership dall’ esterno è fortemente invalidata dagli esempi di Maharashtra e West U.P.”””” (pag 67)”,”INDx-066″
“SHAHEED Zafar”,”The Labour Movement in Pakistan. Organization and Leadership in Karachi in the 1970s.”,”SHAHEED Zafar è nato a Karachi e ha vissuto a Ginevra, New York, Brighton, Leeds, Vientiane e Karthoum. Ha studiato alla Columbia University. Ha lavorato per le Nazioni Unite (Questione Rifugiati) prima di entrare nell’ ILO dove ha lavorato dal 1979.”,”MASx-023″
“SHAKESPEARE William”,”La tempesta.”,”E’ l’ ultima commedia composta da SHAKESPEARE. L’ opera ha contribuito a fissare indelebilmente il mito dell’ isola felice sulla sensibilità continentale. Anche per questo il dramma shakespeariano è un “”libro universale””. Un libro in cui luci ed ombre della civiltà coesistono, perché l’ isola di Prospero può essere un Paradiso terrestre, ma anche una profetica allegoria delle colonie del Nuovo Mondo. Attraverso la bocca di Prospero e di altri, SHAKESPEARE ci lascia le più intense, struggenti battute sull’ esistenza umana che abbiano mai echeggiato nel teatro di tutti i tempi.”,”VARx-049″
“SHAKESPEARE Guglielmo”,”Otello. Il moro di Venezia.”,”Otello, pubblicato postumo come tutte le opere del Bardo ebbe esito trionfale in tutti i teatri del mondo. “”Quando non v’è più rimedio, il dolore cessa perché vi sta davanti agli occhi il peggio che avreste voluto ritardare. Piangere un male che è ormai passato e finito, è il modo più sicuro per richiamarlo; la pena che non si può più evitare diventa, per virtù della pazienza, uno scherzo. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro; colui che piange quando ormai è inutile piangere, è il ladro di se stesso”” (Doge) “”Lasciamo, quindi, che il turco ci prenda Cipro: se potremo riderne, non l’ avremo perduta. Sopporta bene la sentenza, colui che sopporta soltanto il povero conforto che nasce da un’ azione irreparabile; ma è grave il peso della sentenza, e, insieme, del dolore, per chi, soffrendo, deve chiedere aiuto alla povera pazienza.”” (Brabanzio) (pag 21)”,”VARx-087″
“SHAKESPEARE Guglielmo a cura di Laura TORRETTA”,”Il sogno di una notte di mezza estate. Amleto. La tempesta.”,”””E cerca di scriver nella memoria questi pochi precetti: Non dar lingua ai tuoi pensieri, e non tradurre in atto alcun pensiero mal ponderato. Sii affabile, ma non volgare; gli amici che ti sarai scelti, dopo averli provati, stringili all’ anima tua con vincoli d’ acciaio; ma non incallire la sensibilità della tua mano stringendo quella di qualsiasi compagno nuovo e sconosciuto. Guardati dall’ entrare in rissa: ma se mai tu vi sia entrato, comportati in modo che il tuo avversario abbia a guardarti con rispetto. Ascolta l’ opinione di ognuno, ma sii riservato nel dare il tuo giudizio. Il tuo vestito sia ricco quanto comporta la tua borsa, ma senza frivolo sfoggio; elegante, non sfarzoso, poiché spesso l’ abbigliamento rivela l’ uomo. (…) Non dare né chiedere a prestito, poiché colui che presta perde sovente il denaro e l’ amico e il prestare smussa la punta dell’ economia. E soprattutto questo: sii sincero con te stesso; da che seguirà, come la notte al giorno, che non potrai essere falso verso alcuno””. (pag 113) (Polonio a Laerte, Amleto, atto primo) “”Sebbene vivamente colpito dalle loro gravi colpe, contro il mio furore io prendo le parti della ragione che è più nobile dell’ ira. Nella virtù, più che nella vendetta, appare la nobiltà dell’ agire. Poiché essi sono pentiti, lo scopo a cui tendevo è raggiunto, né va oltrepassato di una linea””. (pag 296, Prospero, La tempesta, atto V)”,”VARx-141″
“SHAKESPEARE William”,”Macbeth.”,”Macbeth W. Shakespeare “”Non appena la giustizia, armata di valore, Ebbe costretto il nemico ad affidarsi alle calcagna, (…)”” (pag 7) “”Se l’ assassinio potesse Trattener nella sua rete le conseguenze e con la morte Di Duncan trionfare (…)”” (pag 39) “”Qui, solo qui, su questa riva secca del tempo, Saremmo pronti ad arrischiare la vita eterna. (…)”” (pag 39) “”Unico sprone al mio disegno è l’ ambizione, Che vuol balzare in sella con troppo slancio E cade dall’ altra parte”” (pag 41) “”Ma tendi l’ arco del tuo coraggio, (…)”” (pag 43) “”Così che la loro memoria, la custode della mente, (…)”” (pag 43) “”O i miei occhi sono lo scherno degli altri sensi, Oppure li vincono tutti…”” (pag 51) ‘E’ gelido il soffio delle parole sul fuoco dell’ azione, (…)”” (pag 51) “”…Il sonno innocente, Il sonno che dipana le imbrogliate fila dell’ affanno, Morte di ogni giorno terreno, sollievo della dura fatica, Balsamo delle anime ferite, cibo più d’ogni altro prezioso, Che la Natura offre al sontuoso banchetto della vita…”” (pag 55) “”Allenterai l’ arco della tua nobile forza Con questi pensieri forsennati. (…)”” (pag 55) “”Dev’essere proprio uno di quegli spacciatori di equivoci capaci di giurare su entrambi i piatti della bilancia, tanto contro uno che contro l’ altro; (…)”” (pag 67) “”Gli ipocriti simulano facilmente un dolore Che non provano. (…)”” (pag 71) “”Luccicano pugnali nei sorrisi della gente: E più vicino per sangue, più pronto a sparger sangue””. (pag 71) “”Sottrarre se stessi di dove non c’è più pietà””. “”Ogni sforzo è sprecato e nulla è ottenuto Quando senza letizia s’appaga un desiderio. Meglio essere ciò che si distrugge, piuttosto che Inseguire con la distruzione una gioia che ci sfugge.”” (pag 93) “”Le cose senza rimedio Non meritano attenzione: quello che è fatto è fatto.”” (pag 93) “”Tuttora insicuri, siamo costretti A lavare l’onore nelle acque dell’ adulazione E a far del viso maschera al cuore, Nascondendo ciò che è.”” (pag 93) “”Le cose nate male, dal male traggono forza.”” (pag 95) “”Fuori di casa, unica salsa alle vivande è la cortesia”” (pag 105) “”Ci sarà altro sangue: il sangue chiama sangue”” (pag 111) “”Quasi in lotta col mattino, incerta fra luce e tenebre”” (pag 111) “”Oh tempo, tu precorri i miei tremendi disegni: I fuggevoli propositi non vengono mai raggiunti Se subito non li accompagna l’ azione (…)””.”,”VARx-255″
“SHAKESPEARE William”,”Sonetti. Volume primo.”,”Questione omosessualità e amicizia Shakespeare e Montaigne. “”Intorno al tema della omosessualità bisogna ora soffermarsi un momento. Su quel punto, verosimilmente, poteva nascere lo scandalo – quello scandalo che ha accompagnato poi il canzoniere per tutta la sua storia, con punte di particolare indignazione nell’Ottocento e nel primo Novecento. Il “”fair friend”” è un giovane efebico, con tutta probabilità aristocratico, che nei primi diciasette sonetti il poeta invita a sposarsi, affinché possa perpetuare nella propria discendenza la sua immagine perfetta, e che poi egli prende direttamente a cantare e celebrare, mostrando di nutrire per lui – figura androgina (sonetto 20), paradigma e archetipo neoplatonico della natura umana al suo massimo fulgure (sonetit 53 e 106) – un affetto che è sovente espresso con la parola ‘love’ (non necessariamente “”amore””, nell’uso del tempo, ma anche amicizia privilegiata, esclusiva, sublimata).”” (pag 17)”,”VARx-274″
“SHAKESPEARE William”,”Amleto. Tragedia in cinque atti.”,”Il Re. L’argomento v’è noto? Alcun cosa che ferir possa non contien? Amleto. Nessuna: è tutto un giuoco: anche il veleno è un giuoco: cosa non v’è che faccia offesa al mondo. Il Re. Qual è, mi dite, il titolo del dramma? Amleto. E’ ‘La Trappola’. (…) (pag 73, Atto terzo)”,”VARx-278″
“SHAKESPEARE William”,”Jules César. Nouvelle édition publiée avec une notice, un argument analytique et des notes en français par G. Fleming.”,”In copertina e nel frontespizio viene chiamato Shakspeare Contiene il famoso discorso funebre di Antonio per i funerali di Cesare. “”io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa e così sia di Cesare”” LA LEZIONE DI ELOQUENZA DI ANTONIO Dal “”Giulio Cesare”” – Atto III° Scena II° Roma. Il Foro, gremito di cittadini che hanno appena ascoltato il discorso di Bruto. Entrano Antonio ed altri col corpo di Cesare. Bruto: Ecco che giunge il suo corpo, pianto da Marc’Antonio, il quale, benché nessuna parte abbia avuto nella sua morte, ne riceverà il benefizio, un posto nella repubblica; e chi di voi non riceverà altrettanto? Con questo io parto, ché, come io uccisi il mio miglior amico per il bene di Roma, ho lo stesso pugnale per me stesso, quando piacerà alla mia patria di aver bisogno della mia morte. Tutti: Vivi, Bruto! vivi, vivi! 1 ° citt. Portatelo in trionfo alla sua casa. 2° citt. Dategli una statua con i suoi antenati. 3 ° citt. Sia egli Cesare! 4° citt . Le migliori qualità di Cesare saranno coronate in Bruto… (omissis) 1 ° citt. …Fermi, oh! Udiamo Marc’Antonio. 2° citt. Che salga sulla pubblica cattedra, l’udremo. Nobile Antonio, sali… (omissis) 2° citt. …Silenzio! Udiamo ciò che Antonio può dire. Antonio: O voi gentili Romani… 1 ° citt. Silenzio, oh! Udiamolo. Antonio: Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio: io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v’ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri – ché Bruto è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Cesare. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu ambizioso; e Bruto è uomo d’onore. Molti prigionieri egli ha riportato a Roma, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Cesare? Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa, eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso, e Bruto è uomo d’onore. Tutti vedeste come al Lupercale tre volte gli presentai una corona di re ch’egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione? Eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo d’onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi, il mio cuore giace là nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me. La tradizione vuole che sulla sommità del piramidion dell’obelisco Vaticano brillasse una sfera di bronzo, oggi conservata in Campidoglio, dove furono sacralmente riposte le ceneri di Giulio Cesare. 1 o citt. Mi pare che vi sia molta ragione nelle sue parole. 2° citt. Se tu consideri bene la cosa, a Cesare è stato fatto gran torto. 3 ° citt. Vi sembra, signori? Temo che uno peggiore di lui verrà al suo posto. 4° citt. Avete notato le sue parole? Non volle accettare la corona: è quindi certo che non era ambizioso… (omissis) Antonio: Pur ieri la parola di Cesare avrebbe potuto opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v’è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore. O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Bruto e un torto a Cassio, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d’onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente. Ma qui c’è una pergamena col sigillo di Cesare – l’ho trovata nel suo studio -, è il suo testamento: che i popolani odano soltanto questo testamento, che, perdonatemi, io non intendo di leggere, e andrebbero a baciar le ferite del morto Cesare ed immergerebbero i loro lini nel sacro sangue di lui; anzi, chiederebbero un capello per ricordo e morendo, ne farebbero menzione nel loro testamento, lasciandolo, ricco legato, alla prole. 1 ° citt. Vogliamo udire il testamento: leggetelo, Marc’Antonio!… Antonio: Pazienza, gentili amici, non debbo leggerlo, non è bene che voi sappiate quanto Cesare vi amò. Non siete di legno, non siete di pietra, ma uomini, ed essendo uomini e udendo il testamento di Cesare, esso v’infiammerebbe, vi farebbe impazzire: è bene non sappiate che siete i suoi eredi; ché, se lo sapeste, oh, che ne seguirebbe!… (omissis) Antonio: M’obbligate dunque a leggere il testamento? E allora fate cerchio attorno al corpo di Cesare e lasciate che io vi mostri colui che fece il testamento. Debbo scendere? E me lo permettete? (omissis) Antonio: Se avete lacrime, preparatevi a spargerle adesso. Tutti conoscete questo mantello: io ricordo la prima volta che Cesare lo indossò, era una serata estiva, nella sua tenda, il giorno in cui sconfisse i Nervii: guardate, qui il pugnale di Cassio l’ha trapassato; mirate lo strappo che Casca nel suo odio vi ha fatto: attraverso questo il ben amato Bruto l’ha trafitto; e quando tirò fuori il maledetto acciaio, guardate come il sangue di Cesare lo seguì, quasi si precipitasse fuori di casa per assicurarsi se fosse o no Bruto che così rudemente bussava; perché Bruto, come sapete, era l’angelo di Cesare: giudicate, o dèi, quanto caramente Cesare lo amava! Questo fu il più crudele colpo di tutti, perché quando il nobile Cesare lo vide che feriva, l’ingratitudine, più forte delle braccia dei traditori, completamente lo sopraffece: allora si spezzò il suo gran cuore e, nascondendo il volto nel mantello, proprio alla base della statua di Pompeo, che tutto il tempo s’irrorava di sangue, il gran Cesare cadde. Oh, qual caduta fu quella, miei compatrioti! Allora io e voi, e tutti noi cademmo, mentre il sanguinoso tradimento trionfava sopra di noi. Oh, ora voi piangete; e, m’accorgo, voi sentite il morso della pietà: queste son generose gocce. Anime gentili, come? piangete quando non vedete ferita che la veste di Cesare? Guardate qui, eccolo lui stesso, straziato, come vedete, dai traditori… (omissis) 1 ° citt. Vendetta! Attorno! Cercate! Bruciate! Incendiate! Uccidete! Trucidate! Non lasciate vivo un solo traditore! ‘Bruceremo il suo corpo nel luogo santo…”” dice ancora il primo zittadino alla fine dell’arringa di Antonio nel capolavoro di Shakespeare. Nel “”Libro Imperiale””, testo medioevale citato da Arturo Graf, nell’opera “”Roma nel medioevo””, così si racconta a proposito della cremazione di Cesare: “”I pontefici de’ tenpii presono quello chorpo e posollo sopra gientilissime legne, fra quali missono pietre psetio-se et / sechondo costhume antico arsono quello nobJissitnó chorpo… fatto questo tolsono una gran palla di-glosso metallo nella quale missono quella chassett_a di.eteneri..’ si la puosono in sun una lunga pietra et alt4¢ht1tó¢ei si chiama la eullia di Santo Pietro…”” Nota: pubblicato su “”La rivista dei Curatori Fallimentari”” ottobre/dicembre 1966″,”VARx-414″
“SHAKESPEARE William”,”Teatro. Volume I. Re Enrico VI – Riccardo III – Tito Andronico – La bisbetica domata – La commedia degli errori.”,”Buckingham: “”(…) Non potete distinguere, d’un uomo, più che l’esterna mostra: la quale – Dio lo sa – raramente o non mai, risponde al vero color del cuore”” (pag 370) (Riccardo III) “”Ora l’inverno del nostro scontento è fatto estate folgorante…”” (pag 323, Ibid) Dorset: “”Nel natural costume si chiama ingratitudine rendere di mala voglia ciò che ci fu prestato con pronta generosità”” (pag 363, Ibid) Terzo cittadino: “”I giorni che precedono i rivolgimenti ì sempre così. Per un istinto da gatti, la gente sente spuntare l’erba dei suoi guai, come, per esperienza, vediamo gonfiarsi il mare prima della tempesta”” (pag 367, idem) Terzo cittadino: “”(…) l’erba gramigna cresce in un momento; ma meno in fretta cresce il buon frumento”” (pag 367, Idem) Blunt: “”Non ha altri amici da quelli che lo seguono per paura; e quelli, gli scapperanno di mano al momento del maggior pericolo”” (pag 425, idem)”,”VARx-091-FV”
“SHAKESPEARE William, a cura di Keir ELAM”,”Amleto.”,”William Shakespeare (1564-1616) ha scritto l’Amleto tra il 1600 e il 1602, secondo alcuni studiosi in seguito alla morte del figlio Hamnet.”,”VARx-090-FL”
“SHAKESPEARE William”,”Amleto.”,”Temerarietà “”Dunque, nel mio cuore c’era come una intima tenzone che non mi lasciava dormire. E mi pareva di star peggio anche degli ammutinati in catene, quando, obbedendo a un subitaneo impulso… e sia lodata l’avventatezza con cui ho agito, perché sia pur detto che l’esser temerarii, talvolta, ci è di gran giovamento, quando falliscono tutte le nostre trame più elaborate; e questo dovrebbe insegnarci che esiste pure una divinità la quale dà una forma ai nostri propositi, pur se noi lasciamo l’opera incompiuta a mezzo…”” (Amleto) Shakespeare, Amleto, Rizzoli, 1997 (pag 152)”,”VARx-135-FV”
“SHAKESPEARE William”,”Romeo e Giulietta.”,”Il capolavoro giovanile di Shakespeare. “”Datemi una torcia! che la gente di buon umore e di cuor leggero sollétichi pur coi piedi le stuoie insensibili, ch’io son fornito, per tutto proverbio, del vecchio adagio: farò da candeliere, e me ne starò a guardare. Il giuoco non è mai stato tanto bello, ed io rinunzio a prendervi parte”” (Romeo) (pag 85) (Shakespeare, Romeo e Giulietta, Bur, 1981, (Var, fondi vari)”,”VARx-136-FV”
“SHAKESPEARE Guglielmo”,”Coriolano. Tragedia in cinque atti.”,”‘Marz. Dovreste riputarmi tanto più virtuoso, quanto meno fui prodigo della mia amicizia: ma, poiché lo volete, e poiché questo vi piace, adulerò il popolo, e giurerò che i plebei li ho in conto di fratelli, per ottenere da essi maggiore stima; e poiché, nella saviezza loro, preferiscono la vuota formola di un saluto ai veri sentimenti del cuore, simulerò quelle sembianze esteriori che li attraggono, e imiterò il fare dei cortigiani perfidi e ingannatori. Vi prego dunque ch’io possa divenir console’ (pag 44) ‘Marz. (…) È l’usanza; tutto ciò che il costume vuol da noi, noi lo dobbiamo fare. Lasciate che la polvere s’accumuli per anni e anni; il tempo l’assoderà, e i ventinon potran più sollevarla: l’errore aggiunto all’errore, creerà montagne che la verità non potrà varcare mi più’ (pag 45) citazioni dal testo dI S.”,”VARx-018-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Troilo e Cressida.”,”William Shakespeare (1564-1616), secondo la celebre interpretazione romantica, l’Amleto rappresenterebbe la tragedia di una volontà troppo debole chiamata ad azioni più grandi di lei.”,”VARx-177-FL”
“SHAKESPEARE William, a cura di Giorgio MELCHIORI”,”Le tragedie. Romeo e Giulietta – Otello – Re Lear – Macbeth.”,”””Andiamo, e inganniamo il mondo con l’apparenza più lieta; un viso falso deve nascondere ciò che il falso cuore conosce”” (Banquo) (W.S., Macbeth) (in ‘Le tragedie’) (pag 897), Mondadori 1976 “”Si avvicina il tempo in cui potremo sapere ciò che abbiamo e ciò che dobbiamo. I pensieri e le congetture esprimono le loro non certe speranze ma solo i colpi decidono sull’esito certo della lotta – verso di loro dunque avanzi la guerra”” (Seyward) (idem, pag 1021)”,”VARx-013-FER”
“SHAKESPEARE William”,”Riccardo II.”,”””York: Se tu perdoni chiunque sia che intercede, per questo perdono altri delitti potranno prosperare. Invece, tagliato via questo membro incancrenito, il resto rimane sano; se questo solo vien lasciato, tutto il resto andrà in rovina”” (pag 111)”,”VARx-045-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Macbeth.”,”””Macduff (a Malcolmo). – Una sfrenata intemperanza è una tirannia di natura: essa fe’ vuoto precocemente più di un trono felice, e portò la caduta di molti re. Ma pure questo non vi disanimi dal prendere la corona ch’è vostra. Voi potete abbandonarvi in segreto alle vostre soddisfazioni e parere tuttavia temperante, ogni volta che potrete gettare un velo sugli occhi altrui…”” “”Malcolmo – Oltre a ciò, si cova nel corrotto animo mio una tale insaziabile avarizia, che, fatto re, io perseguiterei i nobili per impossessarmi delle lor terre; agognerei alle gioie dell’uno, al castello dell’altro; e, più avessi, più la mia fame ne sarebbe stuzzicata: macchinerei ingiuste accuse contro i buoni e leali scozzesi, e li porre a morte per far miel le loro ricchezza. “”Macduff – L’avarizia, ancor più che la voluttà, la quale è fuggevole come un’estate della vita, mette nei cuori profonda e perniciosa radice, e fu la spada per cui caddero i nostri uccisi re. Pure non paventate ancora. La Scozia è ricca abbastanza per disbramarvi conc iè che è vostro proprio. Tutti questi son vizi tollerabili, bilanciati con molte virtù”” (pag 110)”,”VARx-046-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Amleto. (1605)”,”Il corpo del re. “”Amleto. L’ho messo via al sicuro. Rosencrantz e Guidenstern. Amleto! Lord Amleto! Amleto. Piano, che fracasso! Chi mi chiama Amleto? Oh, eccoli qua. Rosencrantz. Che ne avete fatto, signore, del cadavere? Amleto. L’ho messo via con la polvere che gli è parente. Rosencrantz. Diteci dov’è, che lo andiamo a prendere per portarlo nella cappella. (…) Rosencrantz. Mio signore, dovete dirci dov’è il corpo, e poi venite con noi dal re. Amleto. Il corpo è col re, ma il re non è col corpo. Il re è una cosa… Guildenstern. Una cosa, signore? Amleto. Una cosa da nulla; conducetemi da lui. ….”” (pag 109-110, scena seconda)”,”VARx-053-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Re Lear. (1599-1609)”,”””Fra le tragedie di Shakespeare, il Lear spicca per altezza e intensità del tono tragico, per i problemi umani che vi si dibattono, e le umane passioni, dalle più nobili alle più volgari, che ivi raggiungono intensità elevatissime; tranne l’amore che risplende di una luce più esclusiva in «Giulietta e Romeo». Più che un lavoro di teatro vero e proprio, lo si può considerare un poema drammatico, al pari delle tragedie di Eschilo, alle quali vien fatto di accostarlo anche per la difficoltà della rappresentazione sulle scene. Tragedia di grandi fatti inusitati, ad altissima tensione, giocata fra personaggi per lo più di nobile condizione e di grande levatura psicologica; e tuttavia non priva di quelle controfigure popolaresche, di quegli episodi nutriti di un realismo quotidiano tipico dell’autore, e che denota l’arguto suo spirito d’osservazione, la sua capacità di rendere conto del significato umano di ogni circostanza. Nel nostro caso, codesto aspetto meno aristocratico della tragedia, è rappresentato soprattutto dagli stessi nobili travestiti, Kent e Edgardo, che assumono una più bonaria moralità, un senso pratico da popolani, o addirittura una diversa eloquenza fatta di definizioni lapidarie, brillanti e sentenziose, di una arguzia plebea, proverbiale e talora dialettale. Per tutta la vicenda ricorre nelle parole dei personaggi più colpiti, dei vecchi, dei giusti, il sentimento sconsolato di un mondo in sfacelo, sottolineato dall’incalzare degli avvenimenti luttuosi, dal ripetersi dei misfatti. Ma non si può dire che l’impressione definitiva della tragedia sia del tutto pessimistica. La vittoria del male è soltanto temporanea. È vero, il male tormenta il mondo; ma il mondo si ribella ad esso e lo respinge; e il male finisce per portare alla distruzione se stesso”” (pag 7-8) [introduzione di Giancarlo Monti, in ‘William Shakespeare, ‘Re Lear’, Edizioni Paoline, Catania, 1966]”,”VARx-056-FGB”
“SHAKESPEARE William, a cura di Franco FOCHI”,”Coriolano.”,”Coriolano: ‘Io dirò le mie ragioni, molto più forti dei loro voti,,’ (pag 59) (sulla distribuzione del grano)”,”VARx-077-FGB”
“SHAKIB Siba”,”Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere.”,”Quella di Shirin -Bol è la storia di una donna oppressa ma non vinta, che dà voce a milioni di donne senza voce, senza volto e senza corpo. E’ una storia di lotta, di coraggio, di speranza che non vuole morire, nonostante tutto e tutti (risvolto di copertina)”,”ASIx-001-FGB”
“SHANIN Teodor a cura; scritti di Teodor SHANIN Haruki WADA Derek SAYER Philip CORRIGAN RYAZANOV David (RIAZANOV) Jonathan SANDERS Vera ZASULICH Karl MARX”,”Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘The Peripheries of Capitalism’.”,”Scritti di Teodor SHANIN Haruki WADA Derek SAYER Philip CORRIGAN RYAZANOV David (RIAZANOV) Jonathan SANDERS Otechestvennye ZAPISKI Vera ZASULICH Karl MARX Contiene il capitolo: ‘Marx after Capital: a biographical note (1867-1883)’ di Derek Sayer (pag 142-171) e lo scritto di D. Riazanov: ‘David Ryazanov: The discovery of the drafts (1924)’ (pag 127-133) “”When I was in Berlin in the summer of 1923, B. Nikolaevskii informed me that a letter by Marx had been found in Axelrod’s archive. A comparison of this letter to Zasulich with the various drafts showed that it exactly corresponded to the one dated 8 March 1881. All that was missing from the draft were some quotations from ‘Capital’, the address and Marx’s signature. I could then have had my draft published, but I preferred to wait until the latest editors had brought out the letter. This happened quite soon. In the second volume of a Russian language edition of P.B. Axelrod’s archive, which appeared in Berlin under the title ‘Material on the History of the Revolutionary Movement’, Marx’s letter to Zasulich was published in the French original (alongside a facsimile) together with an introduction by Nikolaevskii. A German translation may be found in Nikolaevskii’s article, ‘Marx und das russische Problem’ (Die Gesellschaft, Year 1, no. 4, July 1924, pp. 359-66).”” (David Ryzanov (Riazanov): The discovery of the draft, in ‘Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘The Peripheries of Capitalism’, a cura di Teodor Shanin, 1983)”,”MADS-525″
“SHANIN Teodor a cura”,”Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘the peripheries of capitalism’.”,”Già in archiv ma con altro editore Scritti di Teodor SHANIN Haruki WADA Derek SAYER Philip CORRIGAN RYAZANOV David (RIAZANOV) Jonathan SANDERS Otechestvennye ZAPISKI Vera ZASULICH Karl MARX “”Mikhailovski in his article rejected Zhukovskii’s coarse and primitive understanding of Marx’s theory, while at the same time questioning the application of Marx’s theory to the Russian situation. Mikhailovskii first called into question the chapter on ‘The so-called primitive accumulation’ in ‘Capital’ and considered that there Marx was expounding a ‘historico-philosophical theory of Universal Progress’. In other words, Mikhailovskii took Marx to be asserting that every country must experience exactly the same process of expropriation of the peasant from the land as had been the case in England. Mikhailovskii then questioned Footnote 9 of the first German edition of ‘Capital’ where Marx made a mockery of Herzen. (…) After reading this article by Mikhailovskii, Marx started writing the letter as he felt he should not remain silent. Since the letter was to be published in a legal journal in tsarist Russia under his own signature, Marx took the necessary precautions: he avoided talking about a revolution, chose to refer to Herzen and Chernyshevskii without explicitly mentioning their names, and on the whole talked in the ‘language of Aesop’. This is why, at first glance, this letter appears equivocal. Nevertheless, anyone who is familiar with the contents of Mikhailovskii’s article and the previous development Marx’s thought can easily understand what Marx is trying to say. In the first half of the letter, Marx comments on Mikhailovskii’s critique of the footnote in the ‘first’ edition of ‘Capital’ in which Marx ridiculed Herzen, and points out that Mikhailovskii is utterly mistaken, since ‘in no case can it serve as a key’ to Marx’s views on the efforts of the Russians to find for their country a path of development different from that of Western Europe. (…) In the second half of his letter, Marx quotes from the French edition of ‘Capital’, explains that the chapter on primitive accumulation only traces the path followed in Western Europe, and thus clarifies for the firt time what really was his motivation when he revised this chapter in 1875. Marx further maintains that if this historical sketch were to be applied to Russia, the following two points must be made: (1) If Russia attempts to become a capitalist nation, like the nations of Western Europe…it will not succeed without having first transformed a good part of its peasant into proletarians, and afterwards, (2) once it has crossed the threshold of the capitalist system, it will have to submit to the implacable laws of such a system, like the other Western nations”””” [Haruki Wada, ‘Marx and revolutionary Russia’] [(in) ‘Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘the peripheries of capitalism”, a cura di Teodor Shanin, 2009] (pag 57-58-59)”,”MADx-819″
“SHANIN Teodor”,”Russia as a ‘Developing Society’. The Roots of Otherness: Russia’s Turn of Century. Vol. I.”,”Teodor Shanin, Professor of Sociology at the University of Manchester. His books include The Awkward Class, The Rules of the Game, Models in Scholarly Thought, Peasant and Peasant Societies, Introduction to the Sociology of’Developing Societies’ (with Hamza Alavi), and The Roots of Otherness, Russia as a ‘Developing Society’. List of Tables, Figures and Maps, Acknowledgements, Preface, Introdiction, Notes and References, Index of Names, Index of Subjects,”,”RUSx-065-FL”
“SHANIN Teodor”,”Russia, 1905-07. Revolution as a Moment of Truth. Volume 2. The Roots of Otherness: Russia’s Turn of Century.”,”Teodor Shanin, Professor of Sociology at the University of Manchester. His books include The Awkward Class, The Rules of the Game, Models in Scholarly Thought, Peasant and Peasant Societies, Introduction to the Sociology of’Developing Societies’ (with Hamza Alavi), and The Roots of Otherness, Russia as a ‘Developing Society’. List of Tables, Figures and Maps, Acknowledgements, Preface, Introduction, Notes and References, Index of Names, Index of Subjects,”,”RIRx-046-FL”
“SHANKAR JHA Prem”,”Il caos prossimo venturo. Il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni. (Tit. orig.: ‘The Twilight of the Nation State’)”,”SHANKAR JHA Prem ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford. Ha lavorato per l’ ONU ed è poi tornato in India dove ha fatto il giornalista per varie testate (Times of India, Economic Times, ecc.). Tra il 1986 e il 1990 è stato il corrispondente indiano dell’ Economist e nel 1990 è stato collaboratore del primo ministro V.P. SINGH. Dal 1997 al 2000 ha insegnato all’ Università della Virginia. Ha scritti vari libri (v. quarta di copertina). Il settore dei trasporti su gomma negli Stati Uniti. “”Le condizioni per l’avvento della deregolamentazione si vennero a determinare nei primi anni Settanta, quando il sindacato dei ‘Teamsters’ fece il passo più lungo della gamba. Nella lotta per la successione che seguì all’incarcerazione di James Hoffa, il leader dei ‘Teamsters’, nel 1967, i capi delle opposte correnti spinsero verso l’alto i livelli salariali del 20 per cento in termini reali nel giro di sei anni. Ciò coincise con lo shock petrolifero, la recessione e la nascita di un terrore generalizzato verso i rischi d’inflazione. A partire dal 1977, la ICC cominciò ad allentare le regole che governavano il settore, allo scopo di aumentare la competizione e porre un freno alla crescita dei salari e delle tariffe dell’autotrasporto. Nel 1980 il Congresso approvò un altro ‘Motor Carrier Act’ che eliminava formalmente tutte le restrizioni all’ingresso nel settore, limitava drasticamente la definizione collettiva delle tariffe e consentiva alle compagnie di autotrasporto di praticare discriminazioni tariffarie. L’effetto sui redditi dei camionisti fu drammatico. Tra il 1977 e il 1987 la loro retribuzione media per miglio percorso scese del 44 per cento in termini reali. Cercarono di compensare questo calo lavorando di più e guidando più velocemente, ma ciononostante nel 1995 i loro redditi medi annuali in termini reali erano scesi del 30 per cento, un calo quattro volte superiore a quello subito dagli operai.”” (pag 213)”,”ECOI-225″
“SHANKLAND Peter”,”Beware of Heroes. Admiral Sir Sidney Smith’s War against Napoleon.”,”SHANKLAND Peter, Bibliografia: Malta convoy / Peter Shankland, Anthony Hunter. – London : Collins, 1961 The phantom flotilla : the story of the naval Africa expedition, 1915-16 / Peter Shankland. – London : Collins, 1968″,”QMIx-063-FSL” “SHANN Stephen DELPERIER Louis”,”L’ esercito francese 1870-71. Guerra franco-prussiana. I. Truppe imperiali. II Truppe repubblicane.”,”””La fanteria francese del 1870 si trovò a dover rivedere la propria dottrina tattica. Lo spirito offensivo di cui aveva fatto mostra durante la Rivoluzione e sotto il Primo Impero fu confermato in Crimea e in Italia. Tuttavia l’ introduzione massiccia delle armi a retrocarica e il loro uso recente nel 1866 spinse molti ufficiali a rivedere il proprio approccio alle tattiche di combattimento. Nacque un acceso dibattito tra i sostenitori della potenza di fuoco e chi invece riteneva che solo la massa d’ urto degli assalti fosse decisiva. Quelli a cui spettava la decisione alla fine scelserouna via di mezzo, enfatizzando l’ accresciuta importanza della potenza di fuoco, pur continando a riconoscere come di fondamentale importanza lo slancio (élan) dei soldati francesi.”” (pag 15)”,”FRQM-034″ “SHANNON David A.”,”The Socialist Party of America.”,”Nel 1912 il Socialist Party of America (SPA) prese il 6% del voto popolare alle elezioni presidenziali. C’erano 33 città socialiste e molti governi guidati da socialisti negli Stati. Socialisti erano presenti nel Congresso. I socialisti furono concorrenti di Samuel GOMPERS per la presidenza dell’ American Federation of Labor (AFL) e presero un terzo dei voti. Giovani promettenti come Wlater LIPPMANN e Joseph Medill PATTERSON si affollavano nel partito e un’atmosfera di ottimismo permeava l’organizzazione. L’A vuole capire l’ascesa e il declino di questo movimento.”,”MUSx-041″ “SHANNON Claude E. WEAVER Warren”,”La teoria matematica delle comunicazioni.”,”Questo volume, ormai considerato un classico, riporta il fondamentale articolo di Shannon sulla teoria della comunicazione, pubblicato nel 1948 nel Bell System Technical Journal. Per chiarezza e semplicità esso costituisce ancora oggi una delle migliori esposizioni della teoria dell’informazione che, sviluppata da Shannon in notevoli successivi lavori, riguarda essenzialmente i problemi delle comunicazioni in presenza di disturbi, teoria che ha trovato applicazioni anche in campi ben lontani da quello specifico per il quale era stata scritta. La trattazione di Weaver invece è una esposizione non matematica dei concetti fondamentali e dei risultati della teoria di Shannon, e mostra come la teoria abbia importanti applicazioni nella società.”,”SCIx-105-FL” “SHAW George Bernard WEBB Sidney CLARKE William OLIVIER Sydney WALLAS Graham BESANT Annie BLAND Hubert”,”Saggi fabiani.”,”In appendice (tra l’altro): CLARKE ‘La società fabiana’, SHAW ‘Sessant’anni di Fabianesimo’”,”MUKx-017″ “SHAW Bernard a cura”,”Fabianism and the Empire: A Manifesto by the Fabian Society.”,”SHAW si fa interprete dell’ opinione, del pensiero prevalente delle 800 persone aderenti alla Società Fabiana.”,”MUKx-075″ “SHAW G. Bernard a cura; saggi di SHAW G. Bernard OLIVIER Sydney WEBB Sidney BESANT Annie CLARKE William WALLAS Graham BLAND Hubert”,”Fabian Essays in Socialism.”,”Distinzione tra manager e capitalista. (pag 83) “”Ora, se applichiamo queste idee all’ evoluzione del capitalista che cosa vediamo? Il capitalista era originariamente un ‘entrepreneur’, un manager che lavorava duramente al suo business, e che riceveva ciò che gli economisti hanno chiamato un “”salario di sovraintendenza””. Occupando nel corso del tempo questa posizione, egli poteva essere disciplinato e controllato in vari modi; ma egli non poteva essere cacciato via. Il suo “”salario di sovraintendenza”” era certamente spesso esorbitante; ma egli svolgeva funzioni reali; (…) Ma ora il capitalista sta velocemente diventando inutile (…)””. (pag 84)”,”MUKx-132″ “SHAW G. Bernard”,”Everybody’s Political What’s What ?”,”George Bernard Shaw (Dublino, 26 luglio 1856 – Ayot St Lawrence, 2 novembre 1950) è stato uno scrittore, drammaturgo, aforista, linguista e critico musicale irlandese. Shaw nel 1876 lasciò l’Irlanda e raggiunse la madre a Londra. Tra il 1879 e il 1883 si dedicò alla stesura dei suoi primi romanzi, Cashel’s Byron Profession, An unsocial socialist (Un socialista asociale), Love among the artist (Amore fra gli artisti), The irrational knot (Il vincolo irrazionale) e Immaturity, raccolti più tardi in Novels of my nonage (Romanzi della mia minore età). Dal 1884, dopo aver letto il Capitale di Karl Marx, aderì al movimento socialista Fabian Society e scrisse nel 1887 i Saggi fabiani. George Bernard Shaw, ispirandosi a Percy Bysshe Shelley, scelse sin da giovane di diventare vegetariano per motivi etici, e fu poi grazie all’amicizia con Henry Salt (autore di A plea for vegetarianism) che iniziò a recensire libri per la Pall Mall Gazette dove acquistò notorietà e iniziò a farsi un nome.In seguito scrisse vari articoli di critica letteraria ed artistica e dal 1888 si dedicò alla critica musicale per The Star. Dopo aver composto The quintessence of ibsenism (La quintessenza dell’ibsenismo, 1891), Shaw scrisse per la Saturday Review gli articoli e saggi di critica drammatica, polemizzando le convenzioni del teatro inglese. A metà degli anni Trenta, a seguito di un viaggio in URSS in cui conobbe personalmente Josif Stalin, divenne un fervente sostenitore della Russia stalinista; ciò è testimoniato dal fatto che l’11 ottobre del 1931, durante un periodo di grande depressione economica negli Stati Uniti, affermò in una radio americana che “”ogni operaio specializzato (…) di età adeguata e un buon carattere sarebbe stato accolto e assunto in Unione Sovietica”” [1]: in seguito a questa dichiarazione un centinaio di statunitensi lasciarono gli USA per raggiungere l’URSS [2]. La prefazione della sua opera Fra gli scogli (1933) costituisce soprattutto un tentativo di giustificare i pogrom condotti dalla Direzione Politica di Stato (OGPU). In una lettera aperta inviata al quotidiano di Manchester The Guardian asserì che le notizie di carestie ricorrenti in URSS fossero solo chiacchiere messe in giro con lo scopo di ingannare e sfruttare i lavoratori [3]. In un’altra lettera inviata al Labour Monthly, infine, espresse il suo sostegno a Stalin nella campagna di supporto a Trofim Denisovic Lysenko [4], lo scienziato sovietico che criticava la genetica mendeliana [5].”,”UKIx-121″ “SHAW George Bernard, a cura di Vincenzo RUGGIERO”,”Le ragioni della pace. I Fabiani, il Socialismo e la Guerra.”,”SHAW George Bernard (Dublino, 1856-1950), scrittore di testi teatrali, saggista e critico musicale, nonché pubblicista politico divulgativo e fabiano. “”La formula di Dickens “”Come far qualcosa per non far nulla”” rimane più valida che mai. Ma non sempre funziona come dovrebbe.”” (pag 57) Notizie storiche sulle origini dei fabiani nell’introduzione di Vincenzo Ruggiero. “”Nel 1883 si forma a Londra l'””Associazione per una nuova vita””, una sorta di confraternita di “”ricerca etica”” che si propone “”la ricostruzione della società in armonia con le più elevate possibilità morali””. E nell’84, un gruppo di intellettuali, staccatisi da questa ‘fellowship’ fonda la ‘Fabian Society’ con l’intento di studiare le questioni sociali più impellenti, di promuovere inchieste, diffondere informazioni e divulgare pensieri di riforma. La Società Fabiana, a ben vedere, non riuscirà mai a liberarsi da queste origini; nonostante l’enfasi nel propugnare la conoscenza e nello stimolare la ricerca, il gruppo contrarrà debiti pesnati con molti principi di giustizia astratta, nascosti, solo di rado, dietro il rigore del teorema. L’agitazione politica assumerà allora i timbri della persuasione apostolica, ispirata com’è dalla ricerca di un’armonia universale che non conosce il registro dei sottotoni. Così, tra i Fabiani, è avvertita la certezza di un’epoca futura improntata a fraternità e giustizia: il socialimso è inevitabile (…). Connessa alla precedente, una seconda caratteristica del gruppo fabiano attiene all’idea e alla pratica del cosiddetto gradualismo. (…) Ed ecco proliferare i noti ‘Fabian Tracts’, opuscoli di poche pagine che nelle versioni più ingenue ricordano la letteratura di ‘colportage’, le raccolte di giaculatorie, prodigi e agiografie, disseminati periodicamente allo scoop di attizzare la fede nelle masse. (…) Molti storici attribuiscono ai fabiani una visione coscientemente anti-marxista del socialismo, fondata com’è sulle teorie economiche e politiche borghesi ortodosse tali da spingerli “”a disinteressarsi delle battaglie quotidiane, a scoraggiare deliberatamente la formazione di organismi indipendenti della classe operaia fino al punto di sabotarli”” (16)”” (dall’introduzione di Vincenzo Ruggiero, pag 19-22) (16) Così Morton e Tate nell’opera già citata (Storia del movimento operaio inglese, 1974, ndr)”,”UKIx-089″ “SHAW George Bernard”,”Teatro 2. Tre commedie per puritani e atti unici.”,”””Karl Marx disse di Stuart Mill che la sua eminenza era dovuta all’uniformità del resto del paesaggio. In questo periodo di Scuole Libere, di letture universali, di cattive pubblicazioni, di richieste crescenti di persone che si distinguano in ogni campo, letterario, militare, politico e di attualità, sulla quali poter scrivere un trafiletto, un’eminenza di questo genere è alla portata di un ingegno abbastanza modesto. La reputazione, oggigiorno, costa poco. Anche se costasse di più, sarebbe sempre impossibile, per qualsiasi cittadino animato da spirito sociale, sperare che la sua reputazione perseveri; poiché questo equivarrebbe a sperare che il flusso di generale schiarimento non possa mai innalzarsi al di sopra del suo proprio miserabile libello. Odio dover pensare che Shakespeare è durato 300 anni, senza tuttavia aver superato Koheleth il Predicatore che morì molti secoli prima di lui; o che Platone, che ha più di 2000 anni, è ancora superiore ai nostri elettori”” (pag 30, prefazione di G.B. Shaw)”,”VARx-604″ “SHAW George Bernard”,”Teatro 3. Altre commedie.”,”Contiene in appendice: ‘Antologia della critica italiana’ (critici letterari: Ettore Albini, 1917; Adriano Tilgher, 1926, Silvio D’Amico, 1929; Camillo Pellizzi, 1934; Piero Rebora, 1948; Mario Praz, 1950; Maria Luisa Astaldi , 1958; Sandro De Feo, 1959; Achille Fiocco, 1966)”,”VARx-605″ “SHAW Martin”,”L’Occidente alla guerra. La tentazione dell’interventismo.”,”Martin Shaw è Professor of Intenational Relations and Politics alla University of Sussex. Per Università Bocconi è già stato pubblicato il suo ‘La rivoluzione incompiuta: democrazia e stato nell’era della globalità’ (2004).”,”QMIx-293″ “SHAW Denis J.B.”,”Russia in the Modern World. A New Geography.”,”Denis J.B. Shaw is reader in Russian Geography at the University of Birmingham. He is the author of Russia in the Modern World, of Landscape and Settlement in Romanov Russia, 1613-1917 (with Judith Pallot) and of articles and chapters on the historical geography of early modern Russia. List of Tables, List of Maps, Preface, Acknowledgements, Some Place Name Changes in the Post-Soviet States, Glossary, Further Reading, Bibliography, Index,”,”RUSx-190-FL” “SHAW George Bernard WEBB Sidney CLARKE William OLIVIER Sydney WALLAS Graham BESANT Annie BLAND Hubert”,”Saggi fabiani.”,”La Società fabiana si propone, dunque, di vincere temporeggiando; di attuare i suoi programmi non con impeto precipitoso, ma col metodo più lento, e al suo giudizio più sicuro, della discussione, esposizione e azione politica paziente di persone sorrette da convinzioni saldissime. Come motto adeguato la Società ha assunto la massima seguente “”Siate pazientissimi nell’aspettare il momento giusto, come fu Fabio guerreggiando contro Annibale, sebbene molti lo biasimassero per i suoi indugi; ma quando arriva il momento colpite con forza, come Fabio, o l’attesa sarà stata vana e infruttuosa”” Fabio è riferito al generale romano Quinto Fabio Massimo ossia il Temporeggiatore.”,”MUKx-022-FL” “SHEA William”,”Copernico. Un rivoluzionario prudente.”,”SHEA William R. (Quebec, Canada, 1937) è storico e filosofo della scienza. Laureatosi a Cambridge è stato ricercatore alla Harvard University e ha insegnato all’Univ. di Ottawa, alla McGill (Canada) e all’Univ. di Strasburgo. E’ stato professore alla Cattedra Galileiana dell’Univ. di Padova. Ha scritto tra l’altro ‘L’arte della persuasione scientifica’ (1922) con Marcello Pera. 1517 Copernico pubblica il ‘Saggio sul conio del denaro’ 1543. Pubblica ‘De Revolutionbus Orbium’. Una copia viene posta tra le mani ormai tremanti dell’autore che muore il 24 maggio a Frauenburg.”,”SCIx-359″ “SHEA R. William”,”La magia dei numeri e del moto. René Descartes e la scienza del Seicento.”,”William R. Shea è professore di storia e filosofia della scienza alla McGill University di Montreal. In italiano ha pubblicato Copernico, Galileo, Cartesio, Aspetti della rivoluzione scientifica. Il 31 marzo 1596 René Descartes nasce a La Haye in Turenna (dal 1802 la città prende il nome de La Haye-Descartes). Il padre, Joachim Descartes, era Consigliere del parlamento di Bretagna. Dal 1606 al 1615 studia al collegio gesuita di La Flèche e nel 1616 riceve il diploma e la licenza in legge all’Università di Poitiers. Descartes nel 1618 conosce Isaac Beeckman per il quale scrive il Compendium musicae e molti altri brevi saggi di fisica. Nel 1623 parte per l’Italia. Visita Venezia. Va in pellegrinaggio a Loreto. Raggiunge Roma. Nel 1629 si trasferisce ad Amesterdam e nel 1630 si iscrive all’Università di Leida. Nel 1647 Descartes intraprende un secondo viaggio in Francia ed incontra Pascal. L’11 febbraio 1650 Descartes muore a Stoccolma.”,”SCIx-222-FL” “SHEEHAN Neil SMITH Hedrick KENWORTHY E.W. BUTTERFIELD Fox redazione di, articoli e documenti a cura di Gerald GOLD Allan M. SIEGAL Samuel ABT”,”I Documenti del Pentagono. Pubblicati da “”The New York Times”” in base all’ analisi di Neil Sheehan. Volume primo.”,”Nel 1967, McNAMARA, da sei anni capo del Pentagono rassegna le dimissioni. Riorientandosi sulla questione del conflitto in Vietnam, affida a un gruppo di 36 esperti anonimi la compilazione della “”Storia delle decisioni prese dagli Stati Uniti riguardo la ventennale politica del Vietnam””: 47 volumi per complessive 7 mila pagine di testi e documenti. Nel 1971 il New York Times pubblica con un colpo giornalistico sensazionale estratti dai cosiddetti ‘Documenti del Pentagono’. “”Nel resoconto di questa riunione, Ball compare per la prima volta nella storia del Pentagono quale elemento dissenziente dell’ amministrazione Johnson sulla politica vietnamita. Dal memorandum di William Bundy si apprende che Ball “”espresse dubbi”” sul fatto che un bombardamento del Nord, sotto qualsiasi forma, servisse a migliorare la situazione nel Sud, e “”si pronunciò contro”” l’ opinione che una vittoria vietcong nel Vietnam del Sud avrebbe avuto un “”effetto domino”” sul resto dell’ Asia facendolo cadere nelle mani del comunismo. Durante i lavori del gruppo Bundy, dice lo studio, Ball aveva redatto un programma del tutto diverso “”suggerendo una strategia diplomatica americana in caso di imminente crollo del governo sudvietnamita””. “”In esso si propugnava di ricorrere alla Gran Bretagna, la quale a sua volta avrebbe chiesto la collaborazione dell’ Unione Sovietica, per studiare una conferenza internazionale (meno allargata di quella di Ginevra) che elaborasse un riassetto politico di compromesso per il Vietnam del Sud””, dice l’ analista. Le parole tra parentesi sono sue.”” (pag 182-183).”,”USAQ-025″ “SHEEHAN Jackie”,”Chinese Workers. A new history.”,”SHEEHAN Jackie è lecturer in international history alla University of Keele”,”MCIx-041″ “SHEEHAN Neil SMITH Hedrick KENWORTHY E.W. BUTTERFIELD Fox redazione di, articoli e documenti a cura di Gerald GOLD Allan M. SIEGAL Samuel ABT”,”I Documenti del Pentagono. Pubblicati da “”The New York Times”” in base all’ analisi di Neil Sheehan. Volume secondo.”,”Nel 1967, McNAMARA, da sei anni capo del Pentagono rassegna le dimissioni. Riorientandosi sulla questione del conflitto in Vietnam, affida a un gruppo di 36 esperti anonimi la compilazione della “”Storia delle decisioni prese dagli Stati Uniti riguardo la ventennale politica del Vietnam””: 47 volumi per complessive 7 mila pagine di testi e documenti. Nel 1971 il New York Times pubblica con un colpo giornalistico sensazionale estratti dai cosiddetti ‘Documenti del Pentagono’.”,”USAQ-025-B” “SHEEN Fulton J.”,”Comunismo e coscienza dell’Occidente.”,”””La Chiesa cattolica viene spesso lodata per la sua opposizione al Comunismo. Questo riconoscimento è meritato, poiché la Chiesa è l’unica forza morale al mondo che si è costantemente opposta alla nuova barbarie. La Chiesa previde i mali del totalitarismo ed uno ad uno li condannò. La Chiesa condannò il fascismo nell’ Enciclica ‘Non abbiamo bisogno’, che fu scritta in italiano perché il fascismo era un fenomento nazionale, e condannò il nazismo nell’Enciclica ‘Mit Brennender Sorge’, che fu scritta in tedesco perché il nazismo era un fenomeno razziale. Quanto al comunismo, lo ha condannato in latino, lingua universale, nell’Enciclica ‘Divini Redemptoris’, perché il comunismo è un fenomeno internazionale. (…) La Chiesa, tuttavia, si trova in imbarazzo quando viene lodata come anticomunista, perché tale lode le viene rivolta in quanto essa è anti-qualcosa e non in quanto è pro-qualcosa (…)”” (pag 107-107)”,”RELC-321″ “SHEEN Fulton J.”,”Comunismo e coscienza dell’Occidente.”,”Fulton J. Sheen, vescovo ausiliare di New York, dottore in filosofia e teologia, docente in Filosofia nell’Università di Lovano e nell’Università Cattolica d’America.”,”RELC-022-FV” “SHELLEY Toby”,”Nanotechnology. New Promises, new Dangers.”,”Toby Shelley ha svolto l’attività di giornalista e reporter in vari paesi (Medio Oriente, Nord Africa e Africa sub-sahariale). Lavora per il Financial Times. Ha recentemente pubblicato ‘Oil Politics, Poverty and the Planet’ (Zed Books).”,”SCIx-001-FP” “SHELTON Judy”,”URSS, l’imminente bancarotta. Perchè Gorbaciov chiede aiuto all’Occidente.”,”Judy Shelton, giovane economista americana, è ricercatrice alla Hoover Institution”,”RUSU-038-FL” “SHENNAN J.H.”,”Le origini dello Stato moderno in Europa, 1450 – 1725.”,”L’A è Prof di studi europei all’Univ di Lancaster. Studioso di storia moderna, in particolare per quanto riguarda la FR, ha pubblicato ‘The Parlament of Paris’ (1968), ‘Government and Society in France, 1461-1681′ (1969). Attualmente (1976) sta lavorando ad uno studio sulla reggenza di FILIPPO D’ ORLEANS. L’A ripercorre le tappe attraverso le quali si è giunti in EU nel XVIII secolo al moderno concetto di Stato “”quale entità astratta che non rappresenta né i governati né i governanti””, superando la concezione personale e patrimoniale dell’autorità principesca propria del XV secolo. Attraverso un’analisi comparata delle diverse realtà politiche europee e basandosi sull’elaborazione teorica dei maggiori pensatori del tempo, l’A coglie nella concentrazione del potere nelle mani del principe la chiave di lettura”,”EURx-019″ “SHENNAN J.H.”,”Le origini dello Stato moderno in Europa, 1450 – 1725.”,”L’A è Prof di studi europei all’Univ di Lancaster. Studioso di storia moderna, in particolare per quanto riguarda la FR, ha pubblicato ‘The Parlament of Paris’ (1968), ‘Government and Society in France, 1461-1681′ (1969). Attualmente (1976) sta lavorando ad uno studio sulla reggenza di FILIPPO D’ ORLEANS. L’A ripercorre le tappe attraverso le quali si è giunti in EU nel XVIII secolo al moderno concetto di Stato “”quale entità astratta che non rappresenta né i governati né i governanti””, superando la concezione personale e patrimoniale dell’autorità principesca propria del XV secolo. Attraverso un’analisi comparata delle diverse realtà politiche europee e basandosi sull’elaborazione teorica dei maggiori pensatori del tempo, l’A coglie nella concentrazione del potere nelle mani del principe la chiave di lettura”,”TEOP-390″ “SHENNAN Joseph H.”,”Le origini dello Stato moderno in Europa, 1450-1725.”,”Joseph H. Shennan insegna Studi europei nell’Università di Lancaster. Studioso di storia moderna con particolare riguardo alla Francia pre-rivoluzionaria, ha pubblicato tra l’altro Philippe, Duke of Orléans, Regent of France, 1715-23, France before the revolution, Liberty and Order in Early Modern Europe: The Subject and the State, 1650-1800 e Louis XIV.”,”EURx-083-FL” “SHEPERD William R.”,”La América Latina.”,”SHEPERD William R. professore di storia dell’ Università di Columbia (Stati Uniti) “”Al frente de los paises europeos, á los cuales remesan los Estados latino-americanos el núcleo más importante de sus exportaciones, figura la Gran Bretaña por sus transacciones, primero con la República Argentina, Chile, Bolivia y Perú, y en segundo término con el Brasil, Colombia, Méjico, Cuba, Costa Rica, Panamá y Nicaragua. Alemania es la nación que recibe principalmente las exportaciones de Guatemala, y la corresponde el segundo lugar en el comercio exportador de la República Argentina, Bolivia, RepúblicaM Dominicana, el Salvador, Paraguay y Honduras. (…) La Gran Bretaña y los Estados Unidos son las dos principales naciones extranjeras de las cuales reciben las Repúblicas latino-americanoas la mayor parte de sus géneros importados””. (pag 205-206)”,”AMLx-102″ “SHEPPARD Barry”,”The Socialist Workers Party, 1960-1988. Volume I. The Sixties. A Political Memoir.”,”SHEPPARD Barry è stato un membro di spicco del US Socialist Workers Party , partito in cui ha militato per 28 anni.”,”TROS-194″ “SHEPPARD Barry MANDEL Ernest”,”‘State capitalism’. A Marxist critique of a false theory.”,”SHEPPARD Barry è stato un membro di spicco del US Socialist Workers Party , partito in cui ha militato per 28 anni.”,”TROS-195″ “SHEPPARD Barry”,”The Socialist Workers Party, 1960-1988. Volume I. The Sixties. A Political Memoir.”,”Barry Sheppard was a member of the US Socialist Workers party for 28 years, and a central leader for most of that time. Acknowledgements, Preface, Notes, Foto, Index of Names, Index of Organizations, Index of Events, Ideas and Topics, About the Publisher,”,”MUSx-053-FL” “SHEPPARD Eyre Wilfred”,”Coote Bahadur. A Life of Lieutenent-General Sir Eyre Coote, K.B.”,”Sir Eyre Wilfred Malcolm Coote è stato un militare e politico britannico. Nato a Kilmallock, in Irlanda, nel 1726, è stato educato a Oxford e ha intrapreso la carriera militare. Ha combattuto contro i Giacobiti di Carlo Edoardo Stuart in Scozia e si è distinto durante l’assedio di Madras, in India, dove ha fatto prigioniero il comandante francese Thomas Arthur de Lally-Tollendal. Ha supportato il generale Robert Clive durante l’assedio di Calcutta e ha colto di sorpresa l’accampamento militare del Nawab del Bengala, per il quale è stato promosso tenente colonnello. Dopo aver partecipato alla battaglia di Plassey, è stato promosso tenente generale e nominato cavaliere commendatore dell’Ordine del Bagno nel 1771. Ha sconfitto l’esercito nemico nella battaglia di Porto Novo il 1º giugno 1781 durante la seconda guerra contro il Mysore. Si è ritirato a vita privata e morì nella sua proprietà presso Rockbourne, nell’Hampshire, nel 1783. È stato sepolto nella cattedrale di Westminster1. (copil.)”,”UKIQ-010-FSD” “SHEPPERD Alan”,”Francia 1940. La guerra lampo sul fronte occidentale.”,”Le cifre sulla disastrosa sconfitta francese provengono da ‘To Lose a Battle’ di Alistair HORNE: i tedeschi persero 156 mila uomini (27 mila morti), i francesi 2 milioni 190 mila (90 mila morti, 200 mila feriti, 1.900.000 dispersi e prigionieri). Il maggiore errore di HITLER fu quello di non aver fatto piani che andassero al di là della sconfitta della Francia.”,”QMIS-055″ “SHERMER Michael GROBMAN Alex”,”Negare la storia. L’olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perché.”,”Michael Shermer è fondatore ed editore della rivista ‘Skeptic’. Docente di Storia della scienza all’Occidental College Alex Grobman è uno storico ed è presidente del Brenn Institute. ‘Il primo prestigioso «revisionista» dell’Olocausto è stato il socialista francese Paul Rassiner, che durante la guerra aveva preso parte a un movimento di resistenza pacifista in Francia. Dopo aver aiutato gli ebrei a superare clandestinamente la frontiera verso la Svizzera, fu arrestato dalla Gestapo nel 1943 e passò il resto della guerra in campi di concentramento come Buchenwald e Dora. Dopo la guerra Rassiner sottolineò risentito le inesattezze nei resoconti della vita nei campi forniti dai sopravvissuti, tra cui anche l’affermazione secondo cui a Buchenwald c’erano le camere a gas. Scivolò sul terreno del revisionismo e della negazione quando smise di interpretare questi resoconti come normali travisamenti e confusioni, che si verificano in ogni testimonianza oculare, e cominciò a ipotizzare che queste persone stessero deliberatamente mentendo. A partire da questa supposizione dedusse che anche il numero dele vittime tra gli ebrei doveva essere stato esagerato, e nel suo libro ‘Debunking the Genocide Myth: A Study of the Nazi Concentration Camps and the Alleged Extermination of European Jewry’, pubblicò una sua stima personale secondo cui i morti erano solo un milione e mezzo circa. A esclusione del libro di Butz (1), che stranamente è ancora in circolazione, nonostante sia stato pubblicato più di vent’anni fa, questi volumi hanno tutti ceduto il passo al ‘Journal of Historical Review’, organo dell’Institute for Historical Review (Ihr). Il periodico dell’istituto, insieme al suo congresso annuale, è diventato il punto focale di questo movimento popolato da un manipolo di individui altamente motivati che comprende il direttore Mark Weber, l’autore e biografo David Irving, l’ex professore Robert Faurisson, l’editore Ernst Zündel e, curiosamente, un negazionista di origine ebraica, David Cole’ (pag 80)] [(1) A. Butz, ‘The Hoax of the Twentieth Century’, Newport Beach, California, Institute for Historical Review, 1976]”,”EBRx-080″ “SHERMER Michael GROBMAN Alex”,”Negare la storia. L’Olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perchè.”,”MIchael Shermer è fondatore ed editore della rivista Skeptic, direttore della Skepitics Society, docente di Storia della scienza all’Occidental College e organizzatore del ciclo di lezioni Skeptics Science a Caltech. Alex Grobman è uno storico ed è presidente del Brenn Institute ed è fondatore e direttore del Simon Wiesenthal Annual.”,”STOx-091-FL” “SHERWIG John M.”,”Guineas and Gunpowder. British Foreign Aid in the Wars with France. 1793-1815.”,”In Appendice: elenco del pagamento di sussidi inglesi agli alleati dal 1793 al 1816; grafici sul confronto delle spese inglesi per sussidi e costo dell’esercito. <> (pg VII, dalla Prefazione dell’Autore. Traduz. d.r.) <> (pg 345, traduz. d. r.) John M. Sherving, 1968- , Università Statale di New York.”,”UKIQ-004-FSL” “SHEVTSOVA Lilia”,”Putin’s Russia.”,”Lilia Shevtsova is a senior associate in the Russian and Eurasian Program at the Carnegie Endowment, dividing her time between the Endowment offices in Washington and Moscow. She is one of Russia’s topo political analysts, an award-winning journalist, and a regular commentator for major world television and radio networks. Ms. Shevtsova has been a visiting professor at the University of California at Berkeley and at Cornell University, and she was a fellow at the Woodrow Wilson International Center for Scholars. She is a member of the executive committee of the International Council for Central and East European Studies, and member of the board of the Institute for Human Science at Boston University. She also serves on the editorial boards of Megapolis, Journal of Democracy, Polis, and Demokratizatsiya. Foreword, by Jessica T. MATHEWS, Acknowledgments, Prologue, Notes, Index, About the Author, The Carnegie Endowment for International Peace,”,”RUSx-148-FL” “SHEVTSOVA Lilia”,”Yeltsin’s Russia.”,”Lilia Shevtsova is a senior associate in the Russian and Eurasian Program at the Carnegie Endowment, dividing her time between the Endowment offices in Washington and Moscow. She is one of Russia’s topo political analysts, an award-winning journalist, and a regular commentator for major world television and radio networks. Ms. Shevtsova has been a visiting professor at the University of California at Berkeley and at Cornell University, and she was a fellow at the Woodrow Wilson International Center for Scholars. She is a member of the executive committee of the International Council for Central and East European Studies, and member of the board of the Institute for Human Science at Boston University. She also serves on the editorial boards of Megapolis, Journal of Democracy, Polis, and Demokratizatsiya. Foreword, by Arnold L. HORELICK, Acknowledgments, Introduction, Notes, Index, About the Author, About the Carnegie Endowment,”,”RUSx-149-FL” “SHILLER Robert J.”,”Euforia irrazionale. Analisi dei boom di Borsa.”,”Robert J. Shiller è professore di Economia nella Yale University. Bull Market e Bear Market (Orso e Toro): significato e differenze Termini noti della finanza sono mercato Orso (Bear Market) e mercato Toro (Bull Market). Nel gergo di borsa, un toro è qualcuno che compra strumenti finanziari in attesa di un aumento dei prezzi, un orso è l’opposto – qualcuno che vende strumenti finanziari in attesa di un calo dei prezzi.”,”ECOI-180-FL” “SHIRER William L.”,”La caduta della Francia. Da Sedan all’ occupazione nazista.”,”[‘Abbiamo già visto il contributo decisivo dato da Galliéni e soprattutto da Joffre, che nel 1914 riuscirono a salvare la Francia da una rapida sconfitta. L’imperturbabilità di Joffre, la sua capacità di mantenere la calma anche quando tutto sembrava ormai perduto, la sua freddezza nel dirigere una ritirata riuscendo a mantenere la coesione dell’esercito, il suo gesto audace di spostare con grande rischio vari corpi d’armata dal fronte orientale per guadagnare la superiorità numerica per la battaglia decisiva intorno a Parigi, il rude trattamento che riservava ai generali che si dimostravano incompetenti contribuirono in modo decisivo a far volgere a favore degli alleati le sorti della battaglia della Marna. Come vedremo, queste qualità sarebbero mancate ai comandanti in capo dell’esercito francese nel 1940. Va infine ricordato il contributo dato da Foch. La sua fiducia in se stesso, nell’esercito e nella vittoria finale fu altrettanto grande e incrollabile di quella di Joffre. Alla riunione di Doullens egli era intervenuto contro il pessimismo di Pétain, nonostante avesse un grado inferiore (dopo la caduta di Joffre nel 1916 non aveva avuto più nessun comando). “”Voi non state combattendo, – Clemenceau ricorda che egli aveva detto in quell’occasione. – Io combatterei senza un attimo di sosta. Combatterei davanti ad Amiens. Combatterei ad Amiens. E combatterei dietro Amiens (1). Non cesserei un minuto di combattere!””. Su proposta di Haig, il generale Foch fu nominato seduta stante coordinatore degli eserciti alleati’ (pag 140-141). Nota: (1) Amiens, il punto di raccordo tra le armate inglesi e francesi, era minacciata da un’offensiva tedesca. Foch chiese che la città fosse difesa a tutti i costi]”,”FRQM-012″ “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich.”,”Nascita 3° Reich, nascita partito nazista, basi ideologia, Q Versailles e Weimar, verso il potere, grande crisi del 1929 e il nazismo, crisi Repubblica di Weimar, nazificazione della Germania, vita nel 3° Reich, verso la 2° GM, Monaco, fine Cecoslovacchia, Anschluss, invasione Polonia, patto germano-sovietico, 2° GM.”,”GERN-013″ “SHIRER William L.”,”The Rise and Fall of the Third Reich.”,”SHIRER William L. è stato uno dei più grandi corrispondenti esteri americani. Ha vissuto a Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Roma. Ma è stato soprattutto corrispondente dalla Germania per il Chicago Tribune e più tardi per la Columbia Broadcasting Service tra il 1926 e il 1941 quando si era già pienamente affermato. Fu uno degli ultimi a lasciare Berlino quando Hitler decise di dichiarare guerra agli USA. Ha scritto ‘Berlin Diary’. Ha lavorato 5 anni per l’ Ascesa e caduta del Terzo Reich. Phony War (Sitzkrieg) The Phony War, or in Winston Churchill’s words the Twilight War, was the phase of World War II marked by no military operations in Continental Europe, that followed the collapse of Poland. Although the great powers of Europe had declared war on one another, neither side had yet committed to launching a significant attack, and there was little fighting. The term has cognates in many other languages, notably the German Sitzkrieg (“”sitting war,”” a pun on Blitzkrieg), the French drôle de guerre (“”funny war”” or “”strange war””) and the Polish dziwna wojna (“”strange war””). In Britain the period was even referred to as the “”Bore War”” (a pun on “”Boer War””). L’ ultimo giorno di pace. “”Questa non fu la prima chiamata che l’ ambasciatore italiano fece in Wilhelmstrasse in questo ultimo giorno d’ agosto per tentare di salvare la pace. Alle 9 quella mattina Attolico avvertì Roma che la situazione era ‘disperata’ e che a meno che “”non venisse qualcosa di nuovo la guerra sarebbe scoppiata tra poche ore””. A Roma Mussolini e Ciano ricercarono insieme qualcosa di nuovo. Il primo risultato fu che Ciano telefonò ad Halifax per dirgli che Mussolini non poteva intervenire a meno che non fosse in grado di realizzare per Hitler un ‘pezzoforte: Danzica’. Il ministro degli esteri inglese non abboccò all’ esca. Disse a Ciano che la prima cosa da fare era di stabilire il diretto contatto tra i tedeschi e i polacchi attraverso Lipski””. (pag 710)”,”GERN-114″ “SHIRER William L.”,”Qui Berlino. 1938-1940. Radiocronache dalla Germania nazista.”,”William L. Shirer, considerato uno dei maggiori giornalisti americani di tutti i tempi, iniziò la sua carriera a metà degli anni venti come reporter a Parigi. In seguito fu corrispondente a Vienna, a Roma e in Medio Oriente. Ma la sua fama è sopratutto legata ai servizi per il Chicago Tribune e ai notiziari radiofonici per la CBS da Berlino. Elaborando queste esperienze scrisse la sua opera più nota, Storia del Terzo Reich, e dopo la guerra fu decorato con la Legion d’honneur. Fino alla sua morte, nel 1994, pubblicò numerosi libri di argomento storico e politico. Di Shirer, in Italia, sono stati pubblicati: Diario di Berlino, La caduta della Francia, Gli anni dell’incubo, Storia del Terzo Reich, Mahatma Gandhi.”,”GERN-030-FL” “SHIRER William L.”,”Qui Berlino. 1938-1940. Radiocronache dalla Germania nazista.”,”William L. Shirer, considerato uno dei maggiori giornalisti americani di tutti i tempi, iniziò la sua carriera a metà degli anni venti come reporter a Parigi. In seguito fu corrispondente a Vienna, a Roma e in Medio Oriente. Ma la sua fama è sopratutto legata ai servizi per il Chicago Tribune e ai notiziari radiofonici per la CBS da Berlino. Elaborando queste esperienze scrisse la sua opera più nota, Storia del Terzo Reich, e dopo la guerra fu decorato con la Legion d’honneur. Fino alla sua morte, nel 1994, pubblicò numerosi libri di argomento storico e politico. Di Shirer, in Italia, sono stati pubblicati: Diario di Berlino, La caduta della Francia, Gli anni dell’incubo, Storia del Terzo Reich, Mahatma Gandhi.”,”GERN-174″ “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume primo.”,”Nascita 3° Reich, nascita partito nazista, basi ideologia, Q Versailles e Weimar, verso il potere, grande crisi del 1929 e il nazismo, crisi Repubblica di Weimar, nazificazione della Germania, vita nel 3° Reich, verso la 2° GM, Monaco, fine Cecoslovacchia, Anschluss, invasione Polonia, patto germano-sovietico, 2° GM.”,”GERN-002-FC” “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume secondo.”,”Nascita 3° Reich, nascita partito nazista, basi ideologia, Q Versailles e Weimar, verso il potere, grande crisi del 1929 e il nazismo, crisi Repubblica di Weimar, nazificazione della Germania, vita nel 3° Reich, verso la 2° GM, Monaco, fine Cecoslovacchia, Anschluss, invasione Polonia, patto germano-sovietico, 2° GM.”,”GERN-003-FC” “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume secondo. Libro quarto. Dai trionfi iniziali alla grande svolta – Libro quinto. Il principio della fine – Libro sesto. La caduta del Terzo Reich.”,”Il giornalista americano William L. Shirer, nato a Boston nel 1904 morto a Boston alla fine del 1993, come inviato in Germania aveva già potuto seguire di persona l’ascesa e il crollo del Reich hitleriano sino al processo di Norimberga. All’origine di questo libro vi è un avvenimento eccezionale: il sequestro, da parte degli Alleati, di tutti gli archivi segreti del governo nazista, con diari privati, resoconti di colloqui, carteggi, registrazioni di conversazioni telefoniche. Shirer ha tratto da questa enorme mole di documenti – dopo cinque anni di lavoro – un’opera importante per la qualità del contenuto. “”La brutalità del comportamento delle SS in Russia, per non parlare dell’ordine di Hitler di fucilare tutti i commissari politici sovietici, aprì gli occhi di Stauffenberg sul carattere dell’uomo che stava servendo. Per combinazione, in Russia egli incontrò due dei principali cospiratori che avevano deciso di farla finita con Hitler: il generale von Tresckow e Schlabrendorff. Il secondo riferisce che bastò qualche altro incontro per convincerlo che Stauffenberg era il loro uomo. Egli infatti divenne un attivo cospiratore. Ma il conte era ancora un ufficiale di rango inferiore e presto si accorse che i feldmarescialli erano troppo disorientati, per non dire troppo codardi, per intraprendere qualcosa al fine di eliminare Hitler o far cessare gli orribili massacri degli ebrei russi e dei prigionieri di guerra che si compivano dietro la linea del fronte. Lo esasperò anche l’inutile disastro di Stalingrado. Non appena Stalingrado cadde – nel febbraio del 1943 – egli chiese di essere mandato al fronte; fu nominato ufficiale presso la decima divisione corazzata, stanziata in Tunisia, che egli raggiunse negli ultimi giorni della battaglia del passo di Kasserine, nel corso della quale la sua unità aveva eliminato un saliente degli americani. Il 7 aprile la sua auto finì su di un campo di mine, saltò in aria e Stauffenberg riportò gravi ferite (alcuni dicono che fu anche attaccato da un aereo alleato che volava a bassa quota). Perdette l’occhio sinistro, la mano destra e due dita della mano sinistra, oltre a riportare lesioni all’orecchio sinistro e al ginocchio. Per diverse settimane si temette che rimanesse del tutto cieco. Le abili cure in un ospedale di Monaco diretto dal professor Sauerbruch gli salvarono la vita. È da pensare che chiunque altro si sarebbe ritirato dall’esercito, e quindi anche dal complotto. Invece a metà estate Stauffenberg scrisse al generale Olbricht – dopo essersi esercitato a tenere la penna con le tre dita della mano sinistra bendata – che egli contava di esser richiamato in servizio attivo entro tre mesi. Durante la lunga convalescenza aveva avuto tempo per riflettere ed era giunto alla conclusione che, benché fisicamente menomato, egli doveva compiere una sacra missione. «Sento di dover fare qualcosa, ora, per salvare la Germania, – disse a sua moglie, la contessa Nina, madre di quattro bambini, una volta che era venuta al suo capezzale. – Noi tutti, ufficiali dello Stato maggiore, dobbiamo prendere la nostra parte di responsabilità» (10)”” (pag 1560-1561) [(10) Citato da Constantine Fitz Gibbon, ’20 July’, p. 39]. Il giornalista americano William L. Shirer, nato a Boston nel 1904 morto a Boston alla fine del 1993, come inviato in Germania aveva già potuto seguire di persona l’ascesa e il crollo del Reich hitleriano sino al processo di Norimberga. All’origine di questo libro vi è un avvenimento eccezionale: il sequestro, da parte degli Alleati, di tutti gli archivi segreti del governo nazista, con diari privati, resoconti di colloqui, carteggi, registrazioni di conversazioni telefoniche. Shirer ha tratto da questa enorme mole di documenti – dopo cinque anni di lavoro – un’opera importante per la qualità del contenuto.”,”QMIS-232″ “SHIRER William L.”,”Diario di Berlino, 1934-1947.”,”””Stando nel cuore della cittadella totalitaria ho potuto vedere come Hitler, che agì con un cinismo, una brutalità, una risolutezza e una chiarezza di idee e di intenti quali il continente non aveva più conosciuto da Napoleone in poi, vinceva una battaglia dietro l’altra, riuscendo a unificare la Germania, a riarmarla, a sottomettere e ad annettere i paesi vicini fino a fare del Terzo Reich il padrone incontrastato del continente, e degli infelici popoli i suoi schiavi”” (pag 1-2, prefazione dell’autore) 28 aprile 1939. Hitler minaccia la Polonia (pag 78-79) Primi bombardamenti su Berlino 26-28 agosto 1940 (pag 301-302 304-305)”,”QMIS-259″ “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume primo.”,”Il patto d’acciaio. Per quanto i capi della Wehrmacht non avessero un’alta opinione della potenza militare italiana, a questo punto Hitler insistette perché fosse conclusa un’alleanza militare con l’Italia; un’alleanza, d’altra parte, di cui Mussolini non sembrava essere troppo desideroso. In aprile cominciarono i colloqui tra i due alti comandi, e Keitel comunicò all’OKW la sua «impressione» che né l’organizzazione militare né il riarmo italiani fossero molto avanti. Egli riteneva che una eventuale guerra avrebbe dovuto essere di breve durata; in caso contrario gli italiani non sarebbero stati in grado di resistere (43). … finire (pag 525-526)”,”QMIS-051-FV” “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume secondo”,”Hitler senza piani dopo la battaglia di Francia e d’Europa. Mancava una grande concezione strategica. ‘In una radiotrasmissione del 22 luglio (1940), Lord Halifax respinse ufficialmente l’offerta di pace di Hitler. Benché fosse da aspettarselo, tale rifiuto in un certo modo produsse una scossa nella Wilhelmstrasse, dove quel pomeriggio io trovai molte facce irate. Il portavoce ufficiale del governo ci disse: «Lord Halifax ha respinto l’offerta di pace del Führer. Signori, sarà la guerra!». Era più facile dirlo che farlo. In realtà né Hitler né l’alto comando né gli Stati maggiori dell’esercito, della marina e dell’aviazione avevano mai studiato seriamente il modo con cui una guerra contro la Gran Bretagna avrebbe potuto essere combattuta e vinta. Ora, a metà dell’estate del 1940, non sapevano che fare dei loro splendidi successi; non avevano piani e quasi nessuna voglia di sfruttare le massime vittorie militari che la storia della loro nazione guerriera aveva registrato. Fu questo uno dei maggiori paradossi del Terzo Reich. Proprio quando Hitler si trovava al culmine della sua potenza militare, con la maggior parte del continente europeo ai suoi piedi, con le sue armate vittoriose stanziate dai Pirenei fino al circolo polare artico, e dall’Atlantico fin oltre la Vistola, ormai riposate e pronte per nuove operazioni, egli non aveva nessuna idea sul modo di continuare la guerra fino a una conclusione vittoriosa. Né l’avevano i suoi generali, dodici dei quali ora portavano il bastone di feldmaresciallo. Ciò naturalmente, aveva una sua ragione, benché a quel tempo essa non ci fosse chiara. Nonostante i vantati talenti militari, i tedeschi mancavano d’una grande concezione strategica. I loro orizzonti erano limitati come del resto erano sempre stati – a una ‘guerra terrestre’ contro nazioni vicine del continente europeo. Lo stesso Hitler aveva in orrore il mare (1) e i suoi grandi capitani l’ignoravano quasi del tutto. Avevano una mentalità terrestre e non marittima. E anche se i loro eserciti avrebbero potuto annientare in una settimana le deboli forze terrestri dell’Inghilterra appena avessero trovato il modo di agganciarle, perfino il breve tratto delle acque dello stretto di Dover – così breve, che da una sponda si poteva vedere l’altra – appariva alle loro menti un ostacolo insormontabile, ora che quella splendida estate stava per finire. Naturalmente, ai tedeschi si offriva anche un’altra possibilità. Avrebbero potuto abbattere la Gran Bretagna attaccandola nel Mediterraneo a fianco dell’Italia loro alleata, prendere Gibilterra all’ingresso occidentale di quel mare e, partendo dalle basi italiane dell’Africa settentrionale, spingersi attraverso l’Egitto, passare il canale di Suez e raggiungere l’Iran, tagliando una delle principali arterie dell’impero britannico. Ma ciò richiedeva grandi operazioni oltre mare, a grandi distanze dalle basi della patria; e nel 1940 un piano del genere sembrava oltrepassare i limiti dell’immaginazione tedesca’ (pag 818-819) [(1) «In terra sono un eroe, in acqua un codardo», disse una volta a Rundstedt (Shulman, ‘Defeat in the West’, p. 50)]”,”QMIS-052-FV” “SHIRER William L.”,”Berlin Diary. The Journal of a Foreign Correspondent, 1934-1941.”,”””Goebbels’s propaganda machine, shifting into high gear, discovers today, twenty-four hours after the official announcement that twenty-four persons had been killed by the bombing at Freiburg, that thirteen of the twenty-four were children who were peacefully frolicking on the municipal playground. What were a lot of children doing on a playground in the midst of an air-raid? This particular Goebbels fake is probably produced to justify German killings of civilians on the other side. The Berlin papers have great headlines today about the “”shameful”” protests of the two Low Countries against being invaded”” (pag 336) (Berlin, May 11, 1940) “”La macchina propagandistica di Goebbels, ingranando la marcia, scopre oggi, ventiquattr’ore dopo l’annuncio ufficiale che ventiquattro persone erano state uccise nel bombardamento di Friburgo, che tredici dei ventiquattro erano bambini che se la spassavano pacificamente nel parco giochi municipale. Che cosa facevano tanti bambini in un parco giochi nel bel mezzo di un raid aereo? Questo particolare falso di Goebbels è probabilmente prodotto per giustificare l’uccisione tedesca di civili dell’altra parte. I giornali di Berlino oggi danno grandi titoli sulle proteste “”vergognose”” dei Paesi Bassi contro l’invasione”” (pag 336) (Berlino, 11 maggio 1940)”,”QMIS-041-FSD” “SHIVA Vandana”,”Le guerre dell’acqua.”,”SHIVA Vandana, fisica ed economista indiana, dirige il Centro per la scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali di Dehra Dun in India. “”La Banca mondiale non si è limitata a svolgere un ruolo di primo piano nella creazione di una condizione di scarsità d’acqua e inquinamento: ora quella scarsità la sta trasformando in un’opportunità commerciale per le imprese. La Banca mondiale è attualmente impegnata con circa 20 miliardi di dollari in finanziamenti di progetti idrici; di questa somma, 4,8 miliardi riguardano impianti urbani e di purificazione, 1,7 miliardi sono destinati a progetti rurali, 5,4 miliardi a opere di irrigazione, 1,7 miliardi alla produzione di idroelettricità e 3 miliardi a progetti ambientali legati all’acqua. L’Asia meridionale riceve il 20% dei prestiti della Banca mondiale per opere idrauliche. La banca stima il potenziale del mercato dell’acqua intorno a 1000 miliardi di dollari. Dopo il crollo dei titoli tecnologici, la rivista ‘Fortune’ ha identificato nel business dell’acqua il settore più redditizio per gli investitori. Grandi corporation, come il gigante della biotecnologia Monsanto, ha messo gli occhi su questo lucroso mercato. Monsanto sta attualmente progettando il suo ingresso nel business dell’acqua e studia attentamente i finanziamenti disponibili presso gli istituti di sviluppo. (…) La tendenza della Banca mondiale a condizionare i prestiti alla privatizzazione e commercializzazione dell’acqua incontra il totale gradimento della Monsanto, e i due organismi hanno già cominciato a parlare di collaborazione. Monsanto vede con “”particolare entusiasmo il potenziale di partnering con l’International Finance Corporation (Ifc) della Banca mondiale”” (pag 95-96)”,”INDE-022″ “SHIVA Vandana”,”Il mondo sotto brevetto.”,”SHIVA Vandana, fisica ed economista indiana, dirige il Centro per la scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali di Dehra Dun in India. E’ tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale. Attivista politica radicale e ambientalista, ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1993. Ha al suo attivo varie pubblicazioni.”,”INDE-025″ “SHKLIAREVSKY Gennady”,”Labor in the Russian Revolution. Factory Committees and Trade Unions, 1917-1918.”,”Gennady Shkliarevsky is assistant professor of history at Bard College. He was born in Russia and received his Ph.D. from the University of Virginia. His articles, reviews and translations have appeared in Russian History/ Histoire Russe, The Journal of Modern History, and The Journal of International Studies in Management and Organization. Acknowledgments, Note on Dates and Transliteration, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-118-FL” “SHLAPENTOKH Dmitry”,”The Counter-Revolution in Revolution. Images of Thermidor and Napoleon at the Time of Russian Revolution and Civil War.”,”Dmitry Shlapentokh is professor of history at Indiana University at South Bend. He is co-author (with Vladimir Shlapentokh) of Soviet ideologies in the Period of Glasnost. Introduction, A Note on Sources, Conclusion, Notes, Index,”,”RIRx-099-FL” “SHLAPENTOKH Dmitry”,”The French Revolution & The Russian Anti-Democratic Tradition. A Case of False Consciousness.”,”Dmitry Shlapentokh is professor of history at Indiana University at South Bend. He is co-author (with Vladimir Shlapentokh) of Soviet ideologies in the Period of Glasnost. Acknowledgements, Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-165-FL” “SHLAPENTOKH Dmitry”,”The French Revolution in Russian Intellectual Life 1865-1905.”,”Dmitry Shlapentokh is professor of history at Indiana University at South Bend. He is co-author (with Vladimir Shlapentokh) of Soviet ideologies in the Period of Glasnost. The French Revolution in Russian Intellectual Life 1865-1905. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-167-FL” “SHORE Elliott FONES-WOLF Ken DANKY James P. a cura; saggi di Hartmut KEIL Steven ROWAN John B. JENTZ Ken FONES-WOLF Elliott SHORE Bruce C. NELSON Carol POORE Ruth SEIFERT Richard OESTREICHER Paul BUHLE Dirk HOERDER Moses RISCHIN”,”The German-American Radical Press. The Shaping of a Left Political Culture, 1850-1940.”,”Saggi di Hartmut KEIL Steven ROWAN John B. JENTZ Ken FONES-WOLF Elliott SHORE Bruce C. NELSON Carol POORE Ruth SEIFERT Richard OESTREICHER Paul BUHLE Dirk HOERDER Moses RISCHIN.”,”MUSx-124″ “SHORE Elliott FONES-WOLF Ken DANKY James P. a cura; saggi di Hartmut KEIL Steven ROWAN John B. JENTZ Ken FONES-WOLF Elliott SHORE Bruce C. NELSON Carol POORE Ruth SEIFERT Richard OESTREICHER Paul BUHLE Dirk HOERDER Moses RISCHIN.”,”The German-American Radical Press. The Shaping of a Left Political Culture, 1850-1940.”,”The Emergence of a Multilingual Radical Press. “”The size and growth of Chicago’s socialist movement can be seen from its polyglot press. In 1870 the left offered a socialist critique in al least three languages: ‘Narodni noviny’ (National Gazette), a weekly edited by Lev Palda and J.B. Belohradsky, served the city’s Czechs; ‘Der Deutsche Arbeiter’, a weekly edited by Carl Klings and published by the German Workers’ Protective and Support Society; and ‘Dagslyset’ (Daylight), a monthly edited by Marcus Thrane, aimed at the Dano-Norwegian community. From 1870 to 1886 Chicago’s socialists and anarchists published twenty-two newspapers: eleven in German, five in Danish or Norwegian, four in Czech, and two in English; five werre dailies, eleven weeklies, and two monthlies””. (pag 82) “”Il più duraturo di questi giornali fu pubblicato in tedesco dalla Socialist Publishing Society (SPS). ‘Der Verbote’, il più antico, fu fondato nel 1874 come settimanale, e la società proveniva dalla ‘Verein Verboten’. Nel giugno 1876 la SPS pubblicò un secondo giornale ‘Die Volks-Zeitung’, come trisettimanale. Esso sviluppò le notizie locali, lasciando a ‘Der Verbote’ una puntualizzazione settimanale e una maggiore audience. Nel maggio 1878 ‘Die Fackel’ apparve come un settimanale domenicale; (…)””. (pag 82)”,”EDIx-074″ “SHORTER Edward”,”Famiglia e civiltà.”,”E. Shorter è Associate Professor di storia all’Università di Toronto e Visiting Professor all’Università di Montreal. E’ autore con C. Tilly di ‘Strikes in France, 1830-1968’ (1974) e di ‘The Historian and the Computer’ (1971).”,”STOS-182″ “SHOUP Laurence H. MINTER William”,”Imperial Brain Trust. The Council on Foreign Relations and United States Foreign Policy.”,”””Seguendo un’ iniziale periodo di occupazione, durante il quale gli aspetti della politica di “”dura pace”” svanirono, il Council continuò ad occuparsi delle questioni tedesche. Fu organizzato un gruppo di studio alla fine del 1946 e all’ inizio del 1947 sotto la presidenza di Allen Dulles. La sua mira generale fu definita nell’ articolo dell’ aprile del 1947 su ‘Foreign Affairs’ da Allen Dulles: “”Alternatives for Germany””. L’ articolo enfatizzava l’ importanza di integrare la Germania in una (framework) sovrastruttura europesa (e in particolare in una struttura europea occidentale), con varie conseguenze, tra cui, la ripresa dell’ economia tedesca secondo linee capitalistiche e stretti limiti sulle riparazioni”” (pag 194)”,”USAP-050″ “SHOURIE Arun”,”Eminent Historians. Their technology, their line, their fraud.”,”SHOURIE Arun, è un noto commentatore di affari politici indiani.”,”INDx-130″ “SHOWALTER Dennis E.”,”The Wars of Frederick the Great.”,”SHOWALTER è prefessore di storia al Colorado College, Colorado Springs.”,”GERQ-031″ “SHUKMAN Harold”,”Lenin and the Russian Revolution.”,”Preface, Introduction, Postscript, References, Suggested further reading, index.”,”LENS-011-FL” “SHUKMAN Harold”,”The Russian Revolution.”,”Harold Shukman is former Director of the Russian and East European Centre, St Antony’s College, and Lecturer in Modern Russian History at the University of Oxford. Preface, List of Dates, Postscript, Notes, Further Reading, Index, Sutton Pocket Histories,”,”RIRx-102-FL” “SHUKMAN Harold a cura, collaborazione di Richard ABRAHAM Edward ACTON John BIGGART Edward BRAUN William E. BUTLER Francis CONTE Nadia DIUK Alec NOVE ed altri”,”The Blackwell Encyclopedia of the Russian Revolution.”,”Harold Shukman is former Director of the Russian and East European Centre, St Antony’s College, and Lecturer in Modern Russian History at the University of Oxford. Preface, Acknowledgements, List of Contributors, Editorial Notes, Biographies A-Z, Index, Table, Figure,”,”RIRO-177-FL” “SHUKMAN Harold a cura, Contributors by Richard ABRAHAM Edward ACTON John BIGGART Edward BRAUN William E. BUTLER Francis CONTE Nadia DIUK Alec NOVE ed altri”,”The Blackwell Encyclopedia of the Russian Revolution.”,”Harold Shukman is former Director of the Russian and East European Centre, St Antony’s College, and Lecturer in Modern Russian History at the University of Oxford. Preface, Acknowledgements, List of Contributors, Editorial Notes, Biographies A-Z, Index, Table, Figure,”,”RIRO-179-FL” “SHUO Wang”,”Scherzando col fuoco. Romanzo.”,”Nato a Nanchino nel 1958, WANG SHUO ha già al suo attivo più di 20 romanzi ed è l’autore più letto in Cina dove ha venduto oltre dieci milioni di copie prima di essere colpito dalla censura.”,”CINx-058″ “SHÛSUI Kôtuku”,”L’impérialisme, le spectre du XXe siècle.”,”””C’est là un bouleversement fondamental sur le plan politique qui le conduira à une évolution rapide et constante de ses positions, en particulier lors de son séjour aux Etats-Unis, à sa sortie de prison entre 1905 et 1906. Il cherche inlassablement à connaître et comprendre les mouvements révolutionnaires dans le monde, en Europe, en Russie, en Chine et aux Etats-Unis. La rupture qu’il institue contribue à la formation d’un mouvement politique lié aux mouvement d’opposition du monde entier. A notre sens, cet aspect est tout aussi essentiel, sinon plus, que le pacifisme, considéré comme le fil rouge du mouvement socialsta japonais par l’historien Ôkôchi Kazuo. Deux ans plus tard, le ‘Heimin shinbun’ sera le porte-parole de ce mouvement pacifiste et socialiste, mais la publication du texte de Kôtuku, d’après Ôkôchi, comporte une signification historique (….). Si ‘L’Impérialisme’ ouvre la voie au mouvement pacifiste, il est avant tout une dénonciation du patriotisme, du chauvinisme et de la xénophobie.”” (pag 55-56″,”MJAx-023″ “SHY John”,”Toward Lexington. The Role of the British Army in the Coming of the American Revolution.”,”SHY John Willard: (23 marzo 1931 – 8 aprile 2022). Storico militare e professore emerito presso l’Università del Michigan. Approfondì l’interazione tra esercito, politica e società, principalmente nei periodi coloniale e rivoluzionario della storia americana. Nato in Ohio, frequentò l’Accademia militare degli Stati Uniti. Si laureò in Storia presso l’Università di Princeton nel 1961 con la tesi “”L’esercito britannico in Nord America, 1760-1775. <<“”Soldati in Nord America prima del 1760″”. Due nomi conosciuti da ogni scolaretto americano, John Smith e Miles Standish, illustrano una verità trascurata sull’insediamento inglese nel Nord America: la colonizzazione era un’operazione militare. I capitani Smith e Standish erano soldati e la loro esperienza militare non era l’ultimo motivo della loro presenza tra i primi coloni. In un’epoca in cui gli stati europei più avanzati dipendevano sempre più da eserciti mercenari di lungo servizio, Smith e Standish e alcuni altri soldati professionisti non così conosciuti aiutarono i Virginiani e i Pellegrini a far rivivere un’istituzione medievale in decadenza: la milizia. (…) questi soldati (li) organizzarono e addestrarono.>> (pg 3, trad. d. r.)”,”QMIx-214-FSL” “SHY John”,”A People Numerous & Armed. Reflections on the Military Struggle for American Independence.”,”SHY John Willard: (23 marzo 1931 – 8 aprile 2022). Storico militare e professore emerito presso l’Università del Michigan. Approfondì l’interazione tra esercito, politica e società, principalmente nei periodi coloniale e rivoluzionario della storia americana. Nato in Ohio, frequentò l’Accademia militare degli Stati Uniti. Si laureò in Storia presso l’Università di Princeton nel 1961 con la tesi “”L’esercito britannico in Nord America, 1760-1775. Il testo è una raccolta di dodici saggi scritti da SHY John alla fine degli anni ’60 e primi anni ’70 durante la sua carriera di storico presso l’Università del Michigan <> (pag 138, trad. d. r.)”,”QMIx-215-FSL” “SICHIROLLO Livio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Dialettica.”,”Livio Sichirollo (1928-2002) è stato professore ordinario di Filosofia morale nelle università di Roma, Milano, Urbino. Fra le sue opere ‘Ritratto di Hegel’ (1996). Contiene: – capitolo 7: Da Kant a Hegel: ragione, storia, dialettica – capitolo 8: ‘Marx e Engels. La dialettica realizzata e la fine della dialettica (pag 193-218) [rapporto Hegel-Marx ecc.] “”Ciò che distingue Marx e coloro che da Marx discendono, Engels compreso, è la configurazione della dialettica come metodo. Non possiamo, e non intendiamo farlo, citare i numerosi passi che possono dimostrare questa tesi (…). Basterà ricordare il celeberrimo ‘Poscritto’ alla II edizione del I volume del ‘Capitale’ (1873) dove Marx definisce «il mio ‘metodo’ dialettico», distinguendolo da quello hegeliano, che ne è «direttamente l’opposto». Leggiamo questa pagina di Marx e lasciamo da parte ogni commento: «Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente col nome di Idea, è il demiurgo del reale, che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini. Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa, quando era ancora la moda del giorno. Ma proprio mentre elaboravo il primo volume del ‘Capitale’, i molesti, presuntuosi e mediocri epigoni che ora dominano nella Germania colta si compiacevano di trattare Hegel come ai tempi di Lessing, il bravo Moses Mendelssohn trattava lo Spinoza: come un “”cane morto””. Perciò mi sono professato apertamente scolaro di quel grande pensatore, e ho perfino civettato qua e là, nel capitolo della teoria del valore, col modo di esprimersi che gli era peculiare. La mistificazione alla quale soggiace la dialettica nelle mani di Hegel non toglie in nessun modo che egli sia stato il primo ad esporre ampiamente e consapevolmente le forme generali del movimento della dialettica stessa. In lui essa è capovolta. Bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico. Nella sua forma mistificata, la dialettica divenne una moda tedesca, perché sembrava trasfigurare lo stato di cose esistente. Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza». Dobbiamo supporre che nel 1873, quanto al metodo, Marx sapesse quello che scriveva. Il metodo è o almeno si annuncia qui sia come quello, diciamo pure, del movimento degli opposti sia come quello della relazione o contrapposizione di elementi che fra loro interagiscono. Non c’è dubbio alcuno che Marx schematizza, cioè presenta concettualmente i risultati delle sue ricerche, e quindi troviamo il riferimento più preciso nello stesso Marx, in quella ‘Prefazione’ all’opera già citata del 1859, dove è configurata la cosiddetta dialettica struttura-sovrastruttura. Leggiamo anche questo testo: «Il risultato generale al quale arrivai e che, una volta acquisito, mi servì da filo conduttore nei miei studi, può essere brevemente formulato così: nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall’idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente tra le forze produttive della società e i rapporti di produzione. Una formazione non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione» (6). Di Engels ricordiamo subito i due grandi testi sulla ‘Dialettica della natura’ e l”Antidühring’ (un capitolo di quest’ultimo è di Marx, e la cosa non va sottovalutata ()) (7), dove egli si studiò di applicare la metodologia dialettica elaborata da e con Marx alle scienze naturali”” [note (6) ‘Per la critica’, cit, pp. 4-6…; (7) Roma, 1974 (…)] (pag 194-197) [capitolo 8: ‘Marx e Engels. La dialettica realizzata e la fine della dialettica’] (in) Livio Sichirollo, ‘Dialettica’, Roma, 2003 “”Scrive Engels nella seconda prefazione all’Anti-Dühring (1885): “”Noto di passaggio che, poiché la maniera di vedere le cose qui sviluppata per la massima parte è stata fondata e sviluppata da Marx e solo in minima parte da me, si intende che la mia esposizione non poteva aver luogo senza che egli ne fosse a conoscenza. Prima di darlo alle stampe gli lessi tutto il manoscritto, e il decimo capitolo della sezione riguardante l’economia («Dalla “”storia critica””» (Seconda sezione, Economia politica, ndr)) è scritto da Marx e io ho dovuto solo, per considerazioni estrinseche, con mio rincrescimento, abbreviarlo un poco. Da sempre è stata appunto nostra consuetudine prestarci vicendevolmente aiuto quando si trattava di materie specialistiche”” (K. Marx, F. Engels, Opere, Editori Riuniti, Roma, vol. XXV, 1974, a cura di Fausto Codino, pag 7)”” (ndr)”,”HEGx-034″
“SICILIANI DE CUMIS Nicola”,”Filosofia e università. Da Labriola a Vailati, 1882-1902.”,”SICILIANI DE CUMIS Nicola è ordinario di Pedagogia generale presso l’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Le sue ricerche concernono soprattutto temi e problemi della cultura filosofica europea tra Otto e Novecento e l’ insegnamento della storia, della filosofia, della pedagogia, in Italia. Ha curato l’ edizione degli Scritti liberali (1981) e degli ‘Scritti pedagogici’ di Antonio LABRIOLA. “”Nel luglio scorso il prof. A. Labriola pubblicava, in una lettera diretta alla “”Tribuna”” giornale di Roma, una sua proposta di conferimento della laurea in filosofia, da discutersi nel primo Congresso Universitario, che si tenne poi a Milano alla fine del passato settembre. La proposta fu effettivamente dibattuta in quel Congresso, che l’ accolse assai favorevolmente e l’ approvò, salvo il modo di attuazione, nella seduta del 28 settembre, dopo una relazione del Prof. Gentili, e uno splendido discorso di Ruggero Bonghi. Il pubblico e generalmente i professori universitari l’ avevano già molto apprezzata e parecchi articoli, usciti in accreditati periodici di Roma, di Firenze ecc., l’ avevano discussa, e questo interessamento non comune basterebbe a dimostrarne la importanza.”” (pag 143, Luigi Ferri)”,”LABD-052″
“SICILIANI DE CUMIS Nicola a cura; contributi di Marco Maria OLIVETTI Aldo Giovanni RICCI Luigi LONDEI Ignazio VOLPICELLI Maria Grazia BRANCHETTI Marco DORMINO Marco Antonio D’ARCANGELI Roberto SANDRUCCI Fulvio TESSITORE Emidio SPINELLI Giuseppe BONCORI Germana RECCHIA Anna MATELLICANI Tiziana PANCRAZI Girolamo de LIGUORI Gregorio DE-PAOLA Giovanni MASTROIANNI Luigi PUNZO Maria Pia MUSSO Vincenzo ORSOMARSO Carmela COVATO Laura BELLAGAMBA Federico RUGGIERO Giovanna DI-DIECO Amelia BROCCOLI Alessandro SANZO Franco FERRAROTTI Luigi BASSO Valentina MARRUZZO Francesco ADORNO Giacomo CIVES Remo REMOTTI”,”Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i settecento anni della “”Sapienza”” (1303-2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904-2004).”,”Contributi di Marco Maria OLIVETTI Aldo Giovanni RICCI Luigi LONDEI Ignazio VOLPICELLI Maria Grazia BRANCHETTI Marco DORMINO Marco Antonio D’ARCANGELI Roberto SANDRUCCI Fulvio TESSITORE Emidio SPINELLI Giuseppe BONCORI Germana RECCHIA Anna MATELLICANI Tiziana PANCRAZI Girolamo de LIGUORI Gregorio DE-PAOLA Giovanni MASTROIANNI Luigi PUNZO Maria Pia MUSSO Vincenzo ORSOMARSO Carmela COVATO Laura BELLAGAMBA Federico RUGGIERO Giovanna DI-DIECO Amelia BROCCOLI Alessandro SANZO Franco FERRAROTTI Luigi BASSO Valentina MARRUZZO Francesco ADORNO Giacomo CIVES Remo REMOTTI Antonio Labriola e il revisionismo. “”Sarebbe appunto la sua rigida ortodossia a impedirgli di raccogliere la sfida di Sorel: “”Vorrei proprio che alla fine Labriola facesse proprio un libro di storia, mostrando come si applica il materialismo storico; lo ha promesso, ma non lo dà affatto. Suppongo che egli stesso sia imbarazzato a giustificare la dottrina che ha esposto e provare che essa è la ‘spiegazione’ della storia”” (lettera a Croce del 27 dicembre 1898). La corrispondenza degli anni 1897-1900 testimonia in realtà la sensibilità di Labriola nei condronti di quelle novità a cui amavano rifarsi “”i crisisti”” per giustificare la loro revisione: “”Il socialismo entrerà in un lungo periodo di crisi. Le stesse teorie marxistiche (parlo delle vere) sono oramai inedeguate ai nuovi fenomeni economico-politici dell’ultimo ventennio”” (lettera di Labriola a Romeo Soldi del 31 agosto 1896). “”Mi riconfermo nella mia persuasione; che ho dal 1896, e cioè che il socialismo è entrato in un periodo di lunga pausa. (…) Indici del fatto sono il permanere della Russia nello stato quo – il russificarsi della Prussia – l’ arersto della rivoluzione in Italia – il risorgere del cattolicesimo. Cause (…) il campo nuovo aperto al capitale dalla politica coloniale, la relativa resistenza dell’ artigianato e della piccola proprietà. L’ ignoranza delle moltitudini e la obesità del partito socialista”” (lettera a Kautsky del 5 ottobre 1900). Lo sforzo per così dire “”revisionistico”” di Labriola sembra tuttavia attenuarsi di fornte agli effetti politici del dibattito e alla situazione difficile per il debole movimento operaio italiano, dopo il maggio 1898″”. (pag 254-255) (f. Gregorio De-Paola) Scontro Labriola – Sorel. “”Ma l’ intervento di Sorel nella polemica sulla teoria del valore, e più ancora, la pubblicazione dell’ articolo su ‘La crisi del socialismo scientifico’ (‘Critica sociale’, maggio 1898), vero e proprio manifesto del revisionismo, sorprendono Labriola che comincia a interrogarsi sulla competenza teorica del suo interlocutore: “”Ho potuto imparare: 1. che lui non sa una parola di tedesco. 2. che lui non ha studi speciali di economia. 3. che lui si aggira sempre nella lettura di libri correnti. 4. che lui fa servire la sua scienza a sfogo dei cattivi umori che ha contro Lafargue, Guesde e altrettali minorum gentium”” (lettera di Labriola a Croce del 31 maggio 1898).”” (pag 255) (f. Gregorio De-Paola)”,”LABD-061″
“SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Studi su Labriola.”,”Nicola Siciliani de Cumis (Catanzaro 1943) ha pubblicato numerosi saggi d’argomento filosofico e politico, rivolgendo soprattutto la sua attenzione alla figura e all’opera di Antonio Labriola (ha curato tra l’altro un’edizioni ‘I problemi della filosofia della storia’ (Morano, Napoli, 1976) e ha aggiornato e accresciuto la ‘Bibliografia’ in appendice ai ‘Saggi sul materialismo storico’ a cura di V. Gerratana e A. Guerra. E’ autore di ‘Filosofia ed Università. Da Labriola a Vailati 1882-1902’ (con prefazione di Eugenio Garin) (Urbino, Argalia, 1975). Contiene: Parte quinta: Appunti sulla fortuna del Labriola: lettere di Benedetto Croce e Giovanni Gentile (pag 347-386)”,”LABD-113″
“SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Ipotesi su Labriola recensore per «La cultura» di Ruggero Bonghi (1883-1890).”,”Si tratta del periodo che precede il ’90 data chiave in cui comincia il carteggio con Engels Labriola dal liberalismo al socialismo”,”LABD-116″
“SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Per una «autobiografia» intellettuale e politica di Antonio Labriola.”,”””Un passaggio obbligato, tradizionalmente, riferendo della genesi di Labriola (pro e contra) in base alla sua stessa testimonianza, è il rapporto con Engels (…)”” (pag 775)”,”LABD-004-FGB”
“SICURI Fiorenzo a cura; saggi di G. SANTOMASSIMO L. CASALI M. PALAZZI D. GAGLIANI U. SERENI F. ZANARDI G. BOTTIONI A. MORA P. CALZOLARI M. GIUFFREDI D. CISARRI V. BERNAZZOLI”,”Comunisti a Parma. Atti del convegno tenutosi a Parma il 7 novembre 1981.”,”Saggi di G. SANTOMASSIMO L. CASALI M. PALAZZI D. GAGLIANI U. SERENI F. ZANARDI G. BOTTIONI A. MORA P. CALZOLARI M. GIUFFREDI D. CISARRI V. BERNAZZOLI. “”Nasceva su queste basi, che erano insieme ideologiche, culturali, esistenziali nel senso più lato del termine, una nuova “”parmigianità”” che vivificava nel culto del primato della città, tornata adesso a brillare nel firmamento internazionale, ma non più per lo splendore della corte, bensì come avamposto della rivoluzione. I dirigenti del sindacalismo rivoluzionario, a cominciare da Tullio Masotti che nella primavera del 1909 aveva assunto la segreteria camerale, operavano consapevolmente, rappresentandosi come i più sicuri custodi della tradizione “”democratico-sovversiva”” della città (…). E Masotti nel giugno 1911 invitava Filippo Tommaso Marinetti a parlare alla Camera del Lavoro su “”Bellezza e necessità della violenza””. (…) Avendo presenti le coordinate dentro le quali si svolge il “”caso Parma””, non può stupire verificare come alle notizie dello scoppio della guerra in Europa l’ ambiente entrasse in ebollizione. Se aggiungiamo poi che in quel periodo aveva ripreso a battere Parma un personaggio come Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, legato strettamente a De Ambris ed anche a Bottai, che da sempre predicava la necessità di una “”nazionalizzazione delle masse””, ed esaltava il “”patriottismo rivoluzionario”” per la salvezza della “”civiltà latina”” minacciata da “”teutoni dai freddi occhi celesti””, allora anche la scelta interventista del gruppo dirigente sindacalista appare ben altro che una improvvisazione o un “”salto nel buio””, come, invece, da più parti si è voluto vedere””. (pag 189-190)”,”MITC-060″
“SICURI Fiorenzo, con un saggio di William GAMBETTA”,”Il guerriero della rivoluzione. Contributo alla biografia di Guido Picelli.”,”Laureato in filosofia e insegnante nei licei l’autore sta svolgendo studi sul regime fascista, nel dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’Università di Parma. E’ autore di saggi sulla storia contemporanea parmense. “”Sebbene molti avessero la percezione che l’ondata rivoluzionaria del primo dopoguerra si fosse esaurita con la fine del 1920, nella sinistra massimalista, comunista e anarchica era invece generale la convinzione che sarebbe a breve intervenuta una seconda ondata carica di potenzialità rivoluzionarie (la stessa Internazionale Comunista, in quel periodo, alimentava tale convinzione al riguardo della situazione italiana). Identico convincimento soggiaceva anche alle posizioni di De Ambris, che rimase persuaso delle possibilità della rivoluzione ancora dopo la marcia su Roma (373). Di qui il duplice scopo delle milizie proletarie create nell’estate del 1921. Non è facile fornire statistiche sulla loro forza. Secondo il prefetto di Parma, la legione corridoniana aveva oltre mille aderenti (ma sembra cifra eccessiva) (374). Da fonte analoga si ricava che, nell’estate del 1921, gli arditi del popolo erano «un centinaio circa, tutti giovani comunisti ed anarchici, molti dei quali pregiudicati per reati comuni» (375). Successive ricerche nei casellari politici della Questura di Parma e dell’Archivio Centrale dello Stato hanno portato al reperimento di circa 310 biografie di arditi del popolo (376), mentre indagini sui giornali coevi e negli atti giudiziari ne aggiungono una settantina. Si può, quindi, presumere che la dimensione quantitativa di questa formazione, nel suo massimo sviluppo, fosse sui 400 membri (377). Complessivamente, possiamo valutare che nelle milizie della sinistra parmense si raccogliessero all’incirca milletrecento – millequattrocento uomini; un altro uno per cento della popolazione maschile adulta, che si aggiungeva all’uno per cento delle squadre d’azione fasciste. Gli arditi del popolo, la legione corridoniana e le squadre d’azione fascista non furono le uniche formazioni armate nel 1921-1922. Per avere l’intero spettro di tali formazioni, esistenti nel parmense, si aggiunga che nel maggio-giugno 1921 sarebbe stata fondata anche un’organizzazione di difesa cattolica, i gruppi Avanguardia cattolica e dei Ciclisti bianchi (378) (e poniamo l’affermazione al condizionale, perché non si hanno tracce di tale formazione nei documenti coevi di polizia); inoltre, che il neonato e minuscolo Partito Comunista d’Italia, dopo una prima adesione agli arditi del popolo, fondò nell’agosto del 1921 proprie squadre armate (379); infine, che nel 1922 la sezione parmense dell’Associazione Nazionalista Italiana formò a propria volta un reparto militare di “”camice azzurre””, i Sempre Pronti per la Patria e per il Re. Il bacino di arruolamento degli arditi del popolo era in buona parte costituito dagli iscritti alla Lega Proletaria, similmente alla guardie rosse del 1919-1920 (380), e, come gli squadristi, anch’essi erano giovani e giovanissimi (il 77% aveva tra i diciotto e i ventisette anni). Gli arditi del popolo, dal punto di vista sociale, provenivano perlopiù dal proletariato e dal sottoproletariato urbano, ma non mancavano gli artigiani, e fu soprattutto un movimento cittadino, con limitate propaggini nella campagna (381)”” (pag 128-129) [note: (373) Cfr. il commento di De Ambris alla marcia su Roma in “”L’Internazionale””, 14 ottobre 1922, “”La sintesi rivoluzionaria””; (374) La cifra è fornita in E. Francescangeli, ‘Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)’, cit., p. 222, che riprende il dato da una comunicazione del prefetto in ACS, M.I., DGPS, DAGR, CA, 1922, b 28; (375) Rapporto del prefetto dell’8 agosto 1921, (…) I trecentocinquanta arditi indicati per l’estate 1921 nella tabella in E. Francescangeli, ‘Arditi (…)’, cit., p. 256, sembrano derivare dalla somma della cifra indicata dal prefetto che abbiamo riportato e da una stima quantitativa, sempre del prefetto, di una formazione militare del Collecchio, (…) che peraltro non è ascrivibile o quantomeno non è del tutto ascrivibile agli arditi del popolo; (376) La cifra proviene da una ricerca di W. Gambetta, ‘L’esercito proletario dei Guido Picelli (1921-1922), cit., p. 28); (377) Stando ai ricordi di un deputato massimalista, Ezio Riboldi, nel maggio 1924 Picelli affermò di aver avuto con sé, per la difesa di Parma nelle giornate dell’agosto 1922, «seicento proletari armati» (E. Riboldi, ‘Vicende socialiste. Trent’anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista’, intr. di Giuseppe Tamburrano, Milano, 1964, “”La rivolta di Parma””); prese alla lettera, le affermazioni di Picelli portano al calcolo di trecentoventi arditi (al massimo) nelle squadre combattenti, a cui sono probabilmente da aggiungersi gli addetti ai servizi dell’«esercito proletario» e forse anche arditi dei comuni extracittadini; (378) Su cui v. W. Gambetta, ‘Nemici a confronto. Movimento cattolico e sinistra nella Parma del primo dopoguerra (1919-1922), in Giorgio Vecchio e Matteo Truffelli (a cura di), ‘Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma’, Roma, 2002, pp. 354, e la bibliografia ivi indicata. Su scala nazionale, v. Adolfo Fiorani e Achille Lega, ‘1948: tutti armati: cattolici e comunisti pronti allo scontro’, Milano, 1998, pp. 42 e sgg.; (379) Già nel marzo del 1921 il Comitato Esecutivo del PCd’I aveva dato istruzioni affinché i comunisti iniziassero l’opera di costituzione delle prime squadre armate di partito e fu formata un’apposita branca di lavoro illegale, l’Ufficio I, diretto da Bruno Fortichiari (). Dal maggio 1921, fu creato un apparato segreto, parallelo all’apparato del partito, per l’attività illegale, che si occupava della formazione e della direzione delle squadre, del lavoro antimilitarista nell’esercito ed altre attività extralegali: un complesso di azioni nelle quali era particolarmente impegnata la Federazione Giovanile Comunista d’Italia. Formatisi in giugno su scala nazionale gli Arditi del Popolo, dopo un primo periodo di incertezza, durante il quale numerosi comunisti in varie provincie si arruolarono nelle formazioni degli arditi e non raramente le costituirono, in luglio il Comitato Esecutivo emanò le direttive per l’inquadramento militare di partito e ai primi di agosto il PCd’I diede ordine ai militanti di uscire dagli arditi perché «l’inquadramento militare rivoluzionario del proletariato deve essere a base di partito, strettamente collegato alla rete degli organi politici del partito» (v. il comunicato del Comitato Esecutivo in Partito Comunista d’Italia, ‘Manifesti e altri documenti politici’ (21 gennaio – 31 dicembre 1921), Roma, s.d., p. 80-81. (…); () v. pure la testimonianza di Bruno Fortichiari in ‘Comunismo e revisionismo in Italia’, Torino, 1978, ndr]”,”MITT-386″
“SIDDIQA Ayesha”,”Military Inc. Inside Pakistan’s Military Economy.”,”Ayesha Siddiqa è una analista militare con PhD in ‘War Studies’ dal King’s College, London. Collabora stabilmente con ‘Jane’s Defence Weekly’ (2007). E’ stata ‘Pakistan Scholar’ presso il Woodrow Wilson Center for International Scholars a Washington. E’ autrice di ‘Pakistan’s Arms Procurement and Military Buildup, 1979-99’ (2001). “”Stephen P. Cohen also mentions an elite partnership in his latest book, ‘The Idea of Pakistan’. He is of the view that the country is basically controlled by a small but ‘culturally and socially intertwined elite’, comprising about 500 people who form part of the establishment. Belonging to different subgroups, these people are known for their loyalty to the ‘core principles’ of a central state [Cohen, 2004, p. 69]. These key principles include safeguarding the interests of the dominant classes. The continuous role of the military as an arbiter is both a cause and effect of the lopsided behaviour of the dominant classes, especially the political leadership. The very fact that the prominent politicians continue to use the military as a political balancer of power, and refuse to negotiate their power or power interests through democratic means, allows the armed forces to play a dominant role”” (pag 103)”,”PAKx-019″
“SIDNEY Edwin”,”The Life of Lord Hill.”,”Autore: SIDNEY Edwin: (1798? – 1872). Reverendo. Rettore di Little Cornard, Suffolk, e capellano domestico del visconte HILL. Autore di “”The Life of the Rev. Rowland Hill””. Biografia con parte del carteggio del Generale dell’esercito britannico (e Deputato) aristocratico HILL Rowland, 1° Visconte Hill, GBC, GCH (antichi Ordini Reali). Nato l’11 agosto 1772 e morto il 10 dicembre 1842. Prestò servizio nelle guerre napoleoniche (Guerra Peninsulare e Waterloo) come Comandante di Brigata, Divisione e Corpo. Divenne Comandante in capo dell’Esercito britannico nel 1828. Apprezzato dai soldati che comandava, era soprannominato “”Daddy Hill””. Nella battaglia di Waterloo comandò il 2° Corpo. Guidò la carica della Brigata di Sir ADAM Frederick contro la Guardia Imperiale. Si ritenne fosse caduto nella mischia, fuggì illeso e dopo la battaglia ebbe a scrivere alla sorella: <>. All’Incoronazione di Giorgio IV portò lo Stendardo d’Inghilterra nella processione. Dal 1828 al 1842 succedette al Duca di WELLINGTON come Comandante in capo delle forze armate. Fu nominato Governatore di Plymouth il 18 giugno 1830 e divenne Visconte Hill di Almaraz il 22 settembre 1842. HILL non si sposò mai e alla sua morte il titolo di baronetto passò a Hill Rowland, 2° visconte Hill, figlio del fratello defunto John. Anche i suoi fratelli Thomas, Robert e Clement seguirono la carriera militare e parteciparono alla battaglia di Waterloo. (Trad. d. r. di alcune note biografiche).”,”QMIx-199-FSL”
“SIEBURG Friedrich”,”La France de la Royauté à la Nation, 1789-1848.”,”La rivoluzione francese e la scienza. “”Lavoisier, il chimico che ha scoperto l’ acido carbonico e studiato il comportamento dei corpi allo stato gassoso, l’ uomo che ha, per primo, esposto la teoria secondo cui “”in natura nulla si crea, nulla si distrugge””, il grande Lavoisier è arrestato nel suo laboratorio per aver ottenuto dal Re il posto di ‘fermier général’. Non ha paura della morte, ma vorrebbe condurre a termine una importante esperienza. Il tribunale gli rifiuta la grazia e motiva il suo arresto e la morte: “”La Repubblica non ha bisogno né di scienziati né di chimici!””. Pure Condorcet prende il cammino verso l’ oscuro regno del nulla. Egli, il matematico, filosofo, “”fisiocratico””, membro della Convenzione in cui predica la moderazione, benché veda chiaramente l’ impossibilità di accordarsi con gli estremisti. Egli protesta contro l’ annientamento dei Girondini. Tenta di fuggire. Lo arrestano. Sfugge all’ esecuzione assorbendo una forte dose di veleno. Aveva appena terminato il libro: “”Considerazioni sul progresso dello spirito umano””. (pag 103)”,”FRAN-073″
“SIEDENTOP Larry”,”La democrazia in Europa.”,”Larry Siedentop insegna Storia del pensiero politico nell’Università di Oxford.”,”EURx-101-FL”
“SIEFERLE Rolf Peter”,”Karl Marx zur Einführung.”,”””Marx hinterließ vielmehr bei seinem Tod ein gewaltiges Konvolut von Exzerpten und Skizzen, aus denen Friedrich Engels die Bände 2 (1885) und 3 (1894) zusammenstellte, worauf schließlich weitere drei Bände mit ökonomischen Manuskripten folgten, die Karl Kautsky in den Jahren 1905 bis 1910 unter dem Titel ‘Theorien über den Mehrwert’ herausgab. Die ökonomischen Manuskripte, die Marx zwischen 1857 und 1867 verfasste, sind mittlerweile zum größten Teil im Rahmen der MEGA veröffentlicht worden. Es handelt sich hierbei um die folgenden Konvolute: Zeitraum 1857/58; 1858-61; 1861-63; 1863-67; 1867-1871; nach 1871 – Mega II.1; II.2; II.3; II.4; II.11; II.12 – Inhalt: Grundrisse; Zur Kritik der Politischen Ökonomie; Manuskript in 23 Heften; Manuskript der Ökonomiekritik; Manuskript, das Engels 1885 als Kapita Bd 2; kleinere Skizzen”” [Rolf Peter Sieferle, Karl Marx zur Einführung, 2007] (pag 49-50)”,”MADS-536″
“SIEGEL Jennifer”,”Endgame. Britain, Russia and the Final Struggle for Central Asia.”,”Jennifer Siegel undertook her research at Yale University and now teaches history at the University of Pennsylvania. Foreword by Paul KENNEDY, Acknowledgements, Note on Text, Introduction, Notes, Bibliography, cartina, Index,”,”ASIx-010-FL”
“SIEGEL Jennifer”,”Endgame. Britain, Russia and the Final Struggle for Central Asia.”,”Jennifer Siegel undertook her research at Yale University and now teaches history at the University of Pennsylvania. Foreword by Paul KENNEDY, Acknowledgements, Note on Text, Introduction, Notes, Bibliography, cartina, Index,”,”RAIx-053-FL”
“SIEGEL Paul N.”,”The gathering storm.”,”Siegel shows how Shakespeare’s most poweeful characters are caught and torn by the conflicts of the age. Professor Paul N. Siegel is a distinguished Shakespearian scholar. Introduction by Mike GONZALES, Notes, Works cited, Index,”,”UKIx-012-FL”
“SIEGELBAUM Lewis H. SUNY Ronald Grigor a cura; saggi di Victoria E. BONNELL Sheila FITZPATRICK Heather HOGAN Diane P. KOENKER Hiroaki KUROMIYA Moshe LEWIN Daniel ORLOVSKY Gabor T. RITTERSPORN Lewis H. SIEGELBAUM S.A. SMITH Mark D. STEINBERG Ronald Gregor SUNY Chris WARD Reginald E. ZELNIK”,”Making Workers Soviet. Power and Class and Identity.”,”Saggi di Victoria E. BONNELL, Sheila FITZPATRICK, Heather HOGAN, Diane P. KOENKER, Hiroaki KUROMIYA, Moshe LEWIN, Daniel ORLOVSKY, Gabor T. RITTERSPORN, Lewis H. SIEGELBAUM, S.A. SMITH, Mark D. STEINBERG, Ronald Gregor SUNY, Chris WARD, Reginald E. ZELNIK (il libro riporta gli incarichi dei collaboratori). SIEGELBAUM è Prof di storia alla Michigan State Univ. SUNY è Alex Manoogian Prof di Modern Armenian History all’Univ Michigan.”,”RIRx-004″
“SIEGELBAUM Lewis H. SUNY Ronald Grigor, contributors ZELNIK Reginald E. STEINBERG Mark D. HOGAN Heather SMITH S.A. KUROMIYA Hiroaki KOENKER Diane P. WARD Chris ORLOVSKY Daniel RITTERSPORN Gabor T. KOTKIN Stephen FITZPATRICK Sheila BONNELL Victoria E. LEWIN Moshe”,”Making Workers Soviet. Power, Class, and Identity.”,”Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. Ronald Grigor Suny is Alex Manoogian Professor of Modern Armenian History at the University of Michigan. Victoria E. Bonnell is Professor of Sociology at the University of California at Berkeley. Sheila Fitzpatrick is professor of History at the University of Chicago. Heather Hogan is Professor of History at Oberlin College. Diane P. Koenker is Professor of History at the University of Illinois, Urbana-Champaign. Stephen Kotkin is Assistant Professor of History at Princeton University. Hiroaki Kuromiya is Associate Professor of History at Indiana University. Moshe Lewin is professor of History at the University of Pennsylvania. Daniel Orlovsky is Professor of History at Southern Methodist University. Gabor T. Rittersporn is researcher at the Centre national de la Recherche Scientifique in Paris. S.A. Smith is professor of History at the University of Essex. Mark D. Steinberg is Assistant Professor of History at Yale University. Chris Ward is Lecturer in Slavonic Studies at the University of Cambridge. Reginald E. Zelnik is Professor of History at the University of California at Berkeley. Preface, Archives Cited in Text, Contributors, Table, note, illustrazioni, Index,”,”RUSU-056-FL”
“SIEGELBAUM Lewis H.”,”The Politics of Industrial Mobilization in Russia, 1914-17.”,”Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. List of Tables, Preface and Acknowledgements, Special Notes, List of Abbreviations, Conclusion, Epilogue, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-178-FL”
“SIEGFRIED André”,”Savoir parler en public.”,”SIEGFRIED André dell’ Academie Francaise. L’A distingue tre diversi modi di parlare: 1. parlare per generare emozioni nel pubblico. 2. parlare per persuadere. 3. parlare per insegnare. L’A distingue gli oratori per tipologia: 1. quelli che commuovono: GAMBETTA, CLEMENCEAU, BRIAND, JAURES. 2. quelli che persuadono: Henri ROBERT, WALDECK-ROUSSEAU, POINCARE’. 3. quelli che insegnano: BRUNETIERE, Albert SOREL, BERGSON. Poi ci sono gli artisti: Julet SIMON. Quindi l’A si sofferma sulle regole del parlare (gesto, voce, esordio, frase, modo di terminare) ecc. Lo stile dell’ eloquio di JAURES somigliava più a GAMBETTA che a BRIAND, e soprattutto che a CLEMENCEAU del quale era una sorta di antitesi. JAURES era un tribuno. Dibatteva con competenza e abilità, aveva la parola persuasiva. La sua oratoria però conteneva più passione che pensiero. Si trattava di uno straordinario torrente verbale che scendeva ad anse ora su vari terreni. Ma dopo che le ore si accumulavano diventava un Gange aperto. Nessun altro dava la sensazione di abbondanza che dava JAURES non “”l’ ignobile abbondanza avvocatesca”” di cui parla BARRES, ma una abbondanza fatta di inesauribile riserve di parole, idee, tesi, ricordi attinti nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi. (pag 67)”,”VARx-051″
“SIEMENS Werner von”,”La mia vita e le mie invenzioni.”,”””Purtroppo il mio rapporto mi mise in urto coi miei elettori, i quali inviarono una Commissione apposita alla Camera dei deputati, per protestare contro quella disposizione, che vietava di stampigliare i prodotti con nominativi di ditte e marchi di fabbrica stranieri. Gli industriali di Solingen e di Remscheid dichiararono che era tradizionale e d’ uso generale stampigliare i loro migliori prodotti, di solito ordinati da fabbricanti e commercianti inglesi, con un marchio di fabbrica inglese, secondo le indicazioni loro impartite; aggiungevano che il loro commercio sarebbe stato fortemente danneggiato dal divieto, che avrebbe avuto per conseguenza non solo la perdita del mercato inglese, ma anche di quello tedesco per i loro migliori prodotti, perché anche in Germania la merce inglese era preferita. Nonostante lunghe discussioni, non si poté venire ad un accordo. La commissione riconobbe bensì che questo sistema dell’ industria tedesca – di mettere sul mercato i prodotti migliori come prodotti stranieri e invece quelli peggiori come propri – corrispondeva in fonda a un suicidio; affermava però che la colpa era del pubblico che lo pretendeva. Ci separammo pertanto in disaccordo e ritengo che se avessi nuovamente presentato la mia candidatura, non sarei stato rieletto. D’altra parte il divieto dette buoni frutti, benché purtroppo non sia stato severamente applicato. Da allora in poi non solo in quell’ ambiente industriale vecchio e famoso, ma anche in tutto il campo tecnico tedesco, si andò sviluppando quell’ orgoglio della propria produzione, che permette di fornire soltanto merce di qualità; da molti è stato inoltre riconosciuto che il buon nome dei prodotti di un Paese è più efficace del dazio doganale di protezione””. (pag 155)”,”GERE-020″
“SIERAKOWIAK Dawid, a cura di Alan ADELSON, edizione italiana a cura di Fredino SESSI”,”Il diario di Dawid Sierakowiak. Cinque quaderni dal ghetto di Lodz.”,” Alan Adelson è un attento e profondo studioso della storia dei ghetti ebraici in qualità del direttore del Jewish Heritage Project di New York, ha redatto e codiretto il film-documentario ‘Lodz Ghetto’. All’interno del saggio introduttivo di Adelson c’è il paragrafo: ‘L’assenza di una resistenza ebraica: un caso storico’ (pag XIX-XXII) Risvolto di copertina: “”Per noi non c’è veramente nessuna speranza di uscire da qui””: sono le ultime parole del Diario di Dawid Sierakowiak, in data 15 aprile 1943. Dawid, marxista convinto, morirà quattro mesi dopo, a diciannove anni, di tubercolosi, uno tra i 60 mila ebrei che persero la vita a Lodz. Nel 1939 aveva incominciato a tenere un diario che risulta ora un documento unico e terribile sulla vita quotidiana all’interno del ghetto: dai primi mesi sereni, alla descrizione della guerra che si avvicina, e poi, via via, l’orrore che cresce di giorno in giorno. ‘Il diario di Dawid Sierakowiak’ – unico documento giungo fino a noi da Lodz – per valore storico e letterario emerge oggi come una delle più importanti testimonianze della Shoah e del sistema concentrazionario nazista, gettando luce anche sugli aspetti politici della resistenza ebraica contro l’annientamento”” “”Martedì, 16 marzo 1943, Lodz. Ieri sono arrivati 850 operai dalla Germania (da una zona vicino a Poznan). Saranno impiegati nei lavori di demolizione. Sono, però, in uno stato talmente misero che per il momento non possono essere utilizzati in nessun modo. Si trovavano in un campo che era letteralmente una casa di omrte. Infatti, ne sono morti dall’80 al 90 per cento. Subivano ogni sorta di tirannia; il lavoro era disumano e il cibo ancora peggio di quello che abbiamo avuto qui nei momenti peggiori. Venivano picchiati dai tedeschi e da più di una dozzina di ebrei, detti ‘Gruppenführer’ (Capigruppo) e ‘Unterlagerführer’ (Capi del campo). Esattamente come qui, anche là i tedeschi hanno trovato degli ebrei capaci di uccidere i loro fratelli in maniera molto efficace”” (pag 290) “”Lunedì, 22 marzo 1943, Lodz. Pesanti nubi sovrastano il ghetto. I tedeschi hanno chiesto che tutti gli operai arrivati con l’ultimo trasporto vengano consegnati a loro. In serata, sono stati portati in via Czarnieckiego. Dicono che hanno radunato insieme a loro anche alcuni prigionieri. Circolano voci di nuove deportazioni. Hitler ha fatto un discorso nel quale ha detto che la situazione per la Germania è tornata a essere eccellente, che i russi sono stati fermati, mentre l’offensiva tedesca è in corso; non teme un’invasione e ha una risposta estrema per gli aerei nemici ecc. ecc. In poche parole, l’atmosfera è assolutamente lugubre e la situazione è del tutto senza speranza. Ancora una volta vivo momenti di malinconia e follia. Non c’è un singolo individuo che creda nella fine della guerra. Queste dannate politiche capitaliste sono destinate a provocare la distruzione del mondo intero, e per prima la nostra. (…) Stiamo mangiando le nostre ultime patate. Spero soltanto che durino fino a quando potremo comperare la nuova razione. Il tempo è più bello, primaverile. Mi sento di vivere e sopravvivere, ma qui le previsioni non suno un gran che. Chissà…”” (pag 292-293)”,”POLx-056″
“SIERPOWSKI Stanislaw”,”Pilsudski e la sua politica estera, 1926-1935.”,”Questione guerra di prevenzione (pag 367-369) “”I cinquanta e più anni che ci separano dalle vivaci discussioni sulla guerra di prevenzione contro il Reich, colpito dalla crisi interna, non hanno calmato affatto gli storici e i pubblicisti. Il maggior numero di notizie sulla guerra di prevenzione, preparata prima di tutto dalla Polonia (e anche dalla Francia) proviene dalla Germania degli 1927-1933. La letteratura storica contemporanea si serve delle affermazioni tedesche sull’esistenza di un obiettivo e reale pericolo di guerra proveniente dalla Polonia. Essa è seguita da gran parte della storiografia dei polacchi in emigrazione che, presentando la cosa in senso lato, guardano solo a difendere le ragioni della politica estera realizzata fino alla guerra e che cercano una “”cancellazione”” della colpa per il settembre 1939. Il problema della guerra di prevenzione, esaminato in Polonia (particolarmente da M.T. Kuzninski, M. Wojciechowski e, ultimamente, da M.J. Zacharias) spinge ad una certa ponderatezza quando il nome di Pilsudski viene unito ad eventuali piani di guerra preventiva contro la Germania. All’esame del problema in una prospettiva più ampia, europea, risulta che ‘dei politici di allora, che occupavano una posizione adeguatamente alta nella struttura internazionale, nessuno era tanto adeguato a condurre una guerra di prevenzione quanto proprio Pilsudski’. Se si accetta di eliminare il maresciallo di Polonia dal gruppo dei principali organizzatori della guerra di prevenzione, ciò, in pratica, vorrebbe dire che si ammette la presenza di un ulteriore inganno, commesso dal militarismo tedesco prehitleriano nei confronti delle nazioni del mondo (18). Anche se sulla guerra di prevenzione si possono leggere testi in varie lingue, indubbiamente su questo tema si scrisse più di tutto in tedesco. Non senza importanza è anche il fatto che, come autore del concetto moderno di guerra di prevenzione, viene ritenuto lo stratega e politico tedesco Helmut von Moltke (senior). Il problema della guerra di prevenzione segnalato dapprima in alcune note, venne sviluppato come categoria generale in un ampio studio pubblicato nel 1887, in cui egli esaminava la possibilità di un’eventuale guerra contro la Russia. Il problema della minaccia esterna si presentò in Germania subito dopo la guerra. La probabilità di un attacco alla Prussia Orientale, di fronte ad altre azioni armate intraprese dai polacchi in quasi tutte le direzioni, sembrava convincente per i cittadini tedeschi. Tale inquietudine veniva coscientemente stimolata. Si trattava di sfruttare la minaccia di un pericolo esterno come mezzo per unificare la popolazione. Dall’altra parte, la crescente ondata del revisionismo tedesco che andava rafforzandosi, si serviva della minaccia di un’aggressione da parte dei vicini, come argomento a favore della necessità di maggiori armamenti. Uno dei principali fini della Germania sconfitta era divenuto – come è ben noto – quello di far abolire le decisioni militari del Trattato di Versailles. Era indispensabile porre la Polonia sul piedistallo di principale forza che minacciava la sicurezza e l’integrità della Germania. L’elenco degli stati candidati a tale ruolo era semplicemente brevissimo. Anche per quanto riguarda le personalità. Si possono riportare le dichiarazioni di Pilsudski, rilasciate al “”Kurier Poranny’ del 16 febbraio 1926 (…)”” (pag 367-368-369)”,”POLx-043″
“SIEYES Emmanuel-Joseph, a cura di Umberto CERRONI”,”Che cosa è il terzo stato?”,”Solo il proletariato può superare gli interessi particolari delle classi e costruire l’interesse comune “”Quali contraddittori ingredienti fermentavano mai nel cervello di Sieyès perché nel giro di un decennio consumasse tutto l’arco dell’esperienza politica del regime rappresentativo e si offrisse come esempio – in seguito sempre meno raro – di un terzo stato che rinnega il suo stesso fondamento politico? Probabilmente l’interesse maggiore che oggi presentano gli opuscoli di Sieyès sta proprio nella possibilità di individuare quegli ingredienti e di fissare con una qualche chiarezza il senso e il perché della parabola che la rivoluzione francese compì in appena un decennio e che di decennio in decennio dovevano poi essere chiamati a compiere tutti o quasi gli altri regimi rappresentativi costruiti dalla borghesia europea. E l’interrogativo forse più stimolante che il complesso dell’opera di Sieyès sembra proporre è il seguente: la sua lotta contro il privilegio investiva davvero ‘tutti’ i privilegi e il terzo stato, di cui era oracolo, rappresentava davvero l’antitesi generale del privilegio? E davvero il governo rappresentativo consente di costruire l’interesse comune – come Sieyès lo chiama – superando gli interessi particolari o non è esso, piuttosto, in quanto comunità soltanto politico-astratta, la nuova forma in cui gli interessi particolari si confermano, come presupposti inamovibili e perciò come gli autentici privilegi da sopprimere con la loro astratta antitesi politica? Sono questi, si sa, gli interrogativi su cui ragionerà – corrodendo lo Stato politico-rappresentativo recepito dalla rivoluzione francese – il giovane Marx polemizzando tanto con Hegel quanto con Rousseau”” (pag XIX-XX) (prefazione all’edizione del 1989 di Umberto Cerroni) [Emmanuel-Joseph Sieyès, a cura di Umberto Cerroni, ‘Che cosa è il terzo stato?’, Editori Riuniti, Roma, 1992]”,”FRAR-007-FSD”
“SIGISMONDI Carlo a cura”,”Marcuse e la società opulenta.”,”Nato a Berlino nel 1898 da famiglia ebrea, Marcuse assistette e partecipò a vent’anni alla rivolta degli Spartachisti. Fu forse l’unico atto di partecipazione alla politica attiva della sua vita: in seguito egli dedicherà tutte le sue energie all’insegnamento universitario, agli studi, all’attività pubblicista e di scrittore. E proprio per questa sua caratteristica di ‘outsider’, di ideologo indipendente da ogni partito e da ogni osservanza ed obbedienza politica, egli potrà diventare, nel 1968, la bandiera degli emarginati, degli studenti ribelli ai partiti tradizionali, dei Negri, di coloro che rifiutano i valori e le miserie della «società opulenta»”” (pag 13) Marcuse ha sempre evitato qualsiasi contatto con i partiti comunisti organizzati e con la Russia sovietica (pag 13) Marcuse a differenza di Marx, Lenin, Trotsky ecc., non ha mai propugnato la rivolta violenta per abbattere il sistema (pag 99) “”Marcuse lamenta che i risultati finali della concezione hegeliana siano molto inferiori alle aspettative. Quando si tratta di trovare un’istituzione che superi gli interessi particolaristici, Hegel non riesce ad indicare che l’istituzione monarchica. Mentre infatti – secondo Hegel – ogni membro della comunità nazionale è corrotto dall’ordine sociale in cui vive, il monarca dovrebbe essere libero da queste influenza; egli arriva a questa carica in modo naturale, non come uomo di parte che conquista, per elezione o con forza, il potere. Anche se, ed è bene notarlo, per Hegel il monarca non fa altro che adempiere a pure formalità, a «dire di sì» e a mettere «il puntino sulla i». In questa conclusione Marcuse vede un tradimento di Hegel nei confronti delle più alte e nobili premesse della sua filosofia. Questa esaltazione del monarca che perviene naturalmente al potere pare un ritorno a quelle forze naturali che, nella società, non sono positive, ma negative, perchè non ancora umanizzate, dialettizzate, inserite nella dinamica storica. Ma – osserva sottilmente Marcuse – non v’è neanche da dimenticare che Hegel vedeva nella monarchia prussiana saldamente organizzata un «esempio di razionalità in confronto al movimento teutonico sorto “”dal basso””» (7). E qui Marcuse allude chiaramente a quelle organizzazioni studentesche sedicenti «liberali», ma in realtà portatrici di posizioni pericolose (aristocraticismo culturale, antisemitismo, nazionalismo, demagogia, odio per lo straniero e mire espansionistiche) che, sebbene venute «dal basso», saranno poi ispiratrici del nazional-socialismo. La «cieca forza della natura» ritorna nel pensiero di Hegel allorché questi non vede la possibilità di creare un diritto internazionale e ritiene la forza l’unico mezzo per regolare le questioni fra gli Stati. Questo problema si inserisce del resto nella più vasta concezione hegeliana dello sviluppo storico. Com’è noto, per Hegel il vero soggetto della storia è la ragione, o, come egli anche la chiama in questo caso, l’Idea, che governa, per così dire, gli eventi. Lo scopo del cammino storico non è altro che il raggiungimento della libertà dello spirito, e le sue tappe sono il mondo orientale (in cui uno solo è libero), il mondo greco (in cui solo alcuni sono liberi) ed infine il mondo germanico (in cui tutti sono liberi). Per quante riserve Marcuse manifesti al proposito, egli rileva tuttavia ancora una volta come in Hegel il disegno supremo sia quello di una organizzazione umana fondata sull’unione di libertà e razionalità: «Hegel chiama il vero soggetto della storia “”spirito del mondo”” … La sua realtà sta in quelle azioni, in quelle tendenze, in quell’impegno e in quelle istituzioni che attuano l’interesse della libertà e della ragione. (…) Risulta quindi assai più comprensibile il rapporto di continuità fra Hegel e Marx. Il Marx che Marcuse ci presenta nella seconda parte di ‘Ragione rivoluzione’ è un Marx fortemente libertario. Mentre molti interpreti soprattutto sovietici o di osservanza sovietica sono condotti ad affermare che il marxismo è una «scienza» positiva come le altre, Marcuse ne fa vedere invece la sua natura essenzialmente critica e negativa. Il lavoro così come viene concepito nella società capitalistica è ridotto a merce che l’operaio deve vendere se vuole sopravvivere. Questo modo di lavorare dovrà essere abolito e la società dovrà fornire a tutti un minimo vitale che permetterà poi di esplicare in modo pieno e completo la propria personalità. La società comunista deve portare ad una «associazione di liberi individui»: «Un'””associazione di liberi individui”” secondo Marx è una società in cui il processo materiale di produzione non determina più tutta la vita dell’uomo in ogni suo aspetto. L’idea marxiana di una società razionale implica un ordine in cui non l’universalità del lavoro, ma la realizzazione universale di tutte le potenzialità degli individui costituisca il principio dell’organizzazione sociale. Marx auspica una società che dia a ognuno non secondo il suo lavoro, ma secondo le sue esigenze. L’umanità diviene libera solo quando il perpetuarsi materiale della vita realizza la capacità e la felicità degli individui associati. Possiamo ora vedere che la teoria di Marx contraddice in pieno la concezione della filosofia idealistica: l’idea di ragione è sostituita dall’idea di felicità» (9). Continuità e insieme rottura, quindi, fra Hegel e Marx. La felicità consiste, secondo l’interpretazione marcusiana di Marx, in un «ordinamento sociale che superi la struttura di classe della società». Mentre molti marxisti «dogmatici» hanno voluto vedere nella dottrina marxiana una specie di determinismo assoluto, per il quale si doveva necessariamente e infallibilmente giungere al socialismo per un ineluttabile processo storico, Marcuse pone in rilievo la necessità che gli uomini si ribellino liberamente contro la struttura capitalistica della società; mentre il marxismo dogmatico ha voluto distruggere l’individuo (come residuo del pensiero liberale) per inserirlo in modo totale nella classe e nella società comunista, Marcuse dichiara in modo sorprendente: «Abbiamo trattato in modo abbastanza ampio dei primi scritti di Marx perché essi danno particolare importanza a tendenze che si sono poi attenuate nello sviluppo post-marxiano della sua critica alla società, cioè agli elementi dell”individualismo comunista’, al rifiuto di ogni feticismo riguardante la socializzazione dei mezzi di produzione o lo sviluppo delle forze produttive, alla subordinazione di tutti questi fattori all’idea della libera realizzazione dell’individuo» (10). In Marx quindi non è vero che non ci sia posto per l’individuo; al contrario la nuova realtà comunitaria ha come fine proprio il libero sviluppo degli individui, è proprio concepita per distruggere tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di essi”” (pag 52-55)] [(7) H. Marcuse, ‘Ragione e rivoluzione’, p. 245; (…) (9) Id., p.327; (10) Id. p. 328]”,”TEOS-297″
“SIGNORI Elisa TESORO Marina”,”Il verde e il rosso. Fernando Schiavetti e gli antifascisti nell’esilio fra repubblicanesimo e socialismo.”,”Elisa Signori è ricercatrice (1987) presso il Dipartimento storico-geografico dell’Università di Pavia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La Svizzera e i fuorusciti italiani’. Marina Tesoro insegna (1987) Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘I repubblicani nell’età giolittiana’. ‘GL rafforzata nei propri organici dal contributo dell’ARS – i 40 militanti repubblicani-socialisti non sono pochi sul totale di 140 aderenti che, secondo Garosci, GL contava nel 1938’ (pag 230)”,”ITAD-012-FMB”
“SIGNORI Elisa a cura; saggi di Andrea BELVEDERE Marcello FLORES Giulia ALBANESE Elisa SIGNORI Nicola DEL-CORNO Pierangelo LOMBARDI Davide PASSONI Paolo POMBENI”,”1921. Riforme, rivoluzione, guerra civile. Ferruccio Ghinaglia e il suo tempo.”,”A 22 anni il leader rivoluzionario appassionato della Federazione Giovanile Socialista (FGSI) pavese e fautore della fondazione del Partito Comunista d’Italia (PC’dI) è brutalmente assassinaot e l’assassinio è rimasto impunito. La vicenda rimanda alla crisi del primo dopoguerra, la crisi del socialismo al suo apice, del movimento operaio socialista e sindacale al bivio tra la strategia rivoluzionaria e quella riformista, al dilagare dello squadrismo fascista.”,”MITC-165″
“SIGNORILE Claudio TRANFAGLIA Nicola COLARIZI SImona AGOSTI Aldo COEN Federico MINIATI Silvano DE-MICHELIS Gianni CICCHITTO Fabrizio CERQUETTI Sandro TRENTIN Bruno COVATTA Luigi VECCHIETTI Tullio LOMBARDI Riccardo BIANCHI Massimo DI-STEFANO Fabrizio GIANNOLI Giovanni BIANCHI Massimo MUSI Vanni MANGANO Attilio TORTORETO Emanuele AGAZZI Emilio FOA Vittorio MARZO Biagio ORZES Fausto DE-FELICE Franco BONO Enrico”,”Morandi e la democrazia del socialismo. Problemi dell’autonomia e dell’unità nel dibattito della sinistra italiana.”,”Scritti di SIGNORILE Claudio TRANFAGLIA Nicola COLARIZI SImona AGOSTI Aldo COEN Federico MINIATI Silvano DE-MICHELIS Gianni CICCHITTO Fabrizio CERQUETTI Sandro TRENTIN Bruno COVATTA Luigi VECCHIETTI Tullio LOMBARDI Riccardo BIANCHI Massimo DI-STEFANO Fabrizio GIANNOLI Giovanni BIANCHI Massimo MUSI Vanni MANGANO Attilio TORTORETO Emanuele AGAZZI Emilio FOA Vittorio MARZO Biagio ORZES Fausto DE-FELICE Franco BONO Enrico”,”MITS-345″
“SIGNORINI Alberto”,”Il giovane Gentile e Marx.”,”La previsione storica. “”Ne fa fede la stessa pagina labriolana. “”La previsione storica, (…) sta in fondo alla dottrina del Manifesto, e che il comunismo critico ha poi in seguito ampliata e specificata con la più larga e più minuta analisi del mondo presente”” (A. Labriola, La concezione materialistica della storia). Lo stesso passaggio che contraddistingue il socialismo utopistico da quello scientifico, mostra chiaramente la forza storica di questo davanti ai velleitarismi umanistici e utopistici fino ad allora succedutisi. Non più dunque Fra Dolcino che “”era sorto di nuovo a levare per le terre il grido di battaglia, per la profezia di Gioacchino da Fiore… Non più Taborriti e Millenarii. Non più Fourier”” o “”Owen e Cabet, fino alla impresa dei Fourieristi nel Texas, che fu la catastrofe anzi la tomba, dell’utopismo…Qui non è più la setta, che in atto di religiosa astensione si ritragga pudica e timida dal mondo, per celebrare in chiusa cerchia la perfetta idea della comunanza; come dai Fraticelli giù giù alle colonie socialistiche di America. Qui, invece, nella dottrina del comunismo critico, è la società tutta intiera, che in un momento del suo processo generale scopre la causa del suo fatale andare, e, in un punto saliente della sua curva, fa luce a sé stessa per dichiarare la legge del suo movimento. La previsione, che il Manifesto per la prima volta accennava, era, non cronologica, di preannunzio o di promessa; ma era, per dirla in una parola, che a mio avviso esprime tutto in breve, ‘morfologica’”” (idem)”” [Alberto Signorini, Il giovane Gentile e Marx, 1966] (pag 51)”,”TEOC-576″
“SIGNORINI Federico L. VISCO Ignazio”,”L’economia italiana.”,”L. Federico Signorini è condirettore nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Ignazio Visco capo del Servizio studi della Banca d’Italia fino al luglio 1997, è ora capo del Dipartimento economico dell’Ocse. Con il Mulino ha curato: Le aspettative nell’analisi economica e Inflazione, concorrenza e sviluppo. (con S. Micossi, 1993).”,”ITAE-048-FL”
“SIGNORINI Federico L. VISCO Ignazio”,”L’economia italiana.”,”L. Federico Signorini. É direttore della Statistica nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Ignazio Visco. É Condirettore centrale della Banca d’Italia. Dal 1997 al 2002 è stato Capo del Dipartimento economico dell’Ocse.”,”ITAE-093-FL”
“SIGNORINO Mario”,”Il massacro di Barcellona.”,”””La Batalla””, il quotidiano del POUM che esce ora in formato ridotto, porta due parole d’ ordine in prima pagina: “”Fronte operaio rivoluzionario”” e “”Comitati di difesa della rivoluzione””. In linea con tutta la sua politica, il POUM punta sul rilancio dei comitati rivoluzionari sotto una precisa direzione politica. Ma si tratta solo di buone intenzioni. Sulle barricate, accanto agli operai ci sono soltanto i comitati di difesa della CNT-FAI, le pattuglie di controllo, gli “”Amici di Durruti”” e la Gioventù libertaria. Il POUM è più prudente, i suoi dirigenti temono di rimanere isolati, scavalcando a sinistra la stessa FAI, e si limitano perciò a tallonare i dirigenti anarchici.”” (pag 94) “”In realtà, gli anarchici contano sulla mediazione di Largo Caballero; e per circoscrivere l’ incendio, fanno appello ai buoni sentimenti, ignorando i problemi politici che stanno al fondo. Sembrano preoccupati solo di dimostrare la propria lealtà antifascista e il carattere difensivo della resistenza operaia”” (pag 94)”,”MSPG-111″
“SIGNORINO Paola LOPARCO Fabiana SACCO Lucia ORSOMARSO Vincenzo SALVIATO Adriana, saggi di”,”La scuola in trincea. Pedagogia, educazione e propaganda nei primi decenni del ‘900.”,”‘All’interno del processo di propaganda e controllo ideologico messo in atto dallo Stato durante la Prima guerra mondiale, la scuola ha avuto un ruolo di primo piano. Negli stessi anni tuttavia sono emerse anche esperienze pedagogiche innovative e progressiste. Il ciclo di incontri su “”La scuola in trincea”” si è sviluppato nel contesto di ‘Milano-fa-storia’ e nell’ambito delle iniziative per il 100° anniversario dell’inizio della Grande guerra’ “”Già nel paragrafo 18 dei ‘Principi del comunismo’ Engels, riprendendo tanto la tradizione illuministico-giacobina quanto quella socialista pre-marxista, afferma la gratuità e l’universalità dell’istruzione e il «lavoro di fabbrica insieme» (4). Il proposito è quello di operare nella direzione della formazione di uomini «che sviluppino le loro attitudini in tutti i sensi», per effetto del venire meno della divisione del lavoro sulla base dello sviluppo della grande industria socializzata. Così nel paragrafo 20 del testo citato Engels precisa che «l’industria esercitata in comune e secondo un piano da tutta la società presuppone assolutamente uomini le cui attitudini siano sviluppate in tutti i sensi, che siano in grado di abbracciare tutto il sistema della produzione. La divisione del lavoro già ora minata dalle macchine (…) scomparirà dunque del tutto. L’educazione potrà far seguire ai giovani rapidamente l’intero sistema di produzione, li metterà in grado di passare a turno da uno all’altro ramo della produzione, a seconda dei motivi offerti dai bisogni della società o dalle loro proprie inclinazioni» (5). Già oggi, quindi, l’industria sembra muovere oltre lo sviluppo unilaterale dell’individuo, si tratta di potenziare la tendenza in atto nel modo di produzione capitalistico, consentendo ai giovani, attraverso l’istruzione unita al lavoro, di seguire l’intero sistema di produzione. Ma le posizioni espresse da Engels solo in parte saranno accolte nel ‘Manifesto’, dove si tiene conto dell’enunciato contenuto nel paragrafo 18 dei ‘Principi’, relativo al legame istruzione-lavoro, mentre non viene assunta la parte contenuta nel paragrafo 20. Nello stesso periodo in cui Engels lavorava ai suoi ‘Principi’ Marx svolgeva all’Unione degli operai tedeschi di Bruxelles una serie di conferenze, ebbene negli appunti per una delle ultime di queste conferenze sottolineava il carattere utopistico e riformistico della cosiddetta «istruzione industriale». «Un’altra proposta prediletta dai borghesi è l’istruzione, in particolare l’istruzione industriale [‘industrielle’] universale»; detto che «l’industria moderna sostituisce sempre più il lavoro complesso col semplice, per il quale non c’è bisogno d’istruzione», Marx mette in rilievo quello che considera «il vero significato che l’istruzione ha presso gli economisti filantropi»: «insegnare a ciascun operaio quante più branche di lavoro è possibile, in modo che, se per l’introduzione di nuove macchine o per una mutata divisione del lavoro egli viene espulso da una branca, possa trovare il più facilmente possibile sistemazione in un’altra» (6). D’altronde «l’industria moderna rende dappertutto molto più semplice e facile da apprendere il lavoro»: la concorrenza scompagina continuamente il modo di produzione e i mezzi di produzione, producendo un mutamento perpetuo nella divisione del lavoro, nei macchinari e nell’uso di questi ultimi. In questo movimento il lavoro subisce una crescente semplificazione, la «capacità specifica dell’operaio smarrisce il suo valore», viene tramutato in una forza produttiva semplice, monotona che non deve più sottoporsi ad alcuno sforzo della mente. «Il suo lavoro diventa lavoro accessibile a chiunque». E’ per questo motivo «che accorrono da ogni luogo i suoi concorrenti: rammentiamo inoltre, che quanto più semplice è il lavoro, quanto più lo si apprende con facilità, quanti minori costi di produzione sono necessari per appropriarsene, tanto più in giù precipita il salario: infatti esso, come il prezzo di ogni merce, è determinato dai costi per produrlo» (7). Con l’innovazione tecnica e organizzativa gli «operai specializzati» vengono rimpiazzati «con operai non specializzati, uomini con donne, adulti con fanciulli» (8); in sintesi l’industria moderna mira «sempre a rimpiazzare un lavoro complesso, più elevato, con un lavoro più semplice, di tipo inferiore» (9). Pertanto «l’istruzione industriale» alla luce di quanto sopra riportato, risulta essere, a Marx, nient’altro che un veloce addestramento ai fini dell’intensificazione dello sfruttamento della forza-lavoro. Una valutazione che probabilmente lo portò, come dicevamo, nel corso della stesura definitiva del ‘Manifesto’, a non accogliere e né a confutare ma semplicemente ad accantonare l’impostazione engelsiana per la parte contenuta nel paragrafo 20, mentre tenne conto chiaramente dei brevi enunciati contenuti nel paragrafo 18 (legame istruzione-lavoro). Così nel ‘Manifesto’, dopo aver ricondotto l’educazione alla società e dichiarato il proposito di sottrarla all’influenza della classe dominante, alla fine del secondo capitolo, nell’indicare le misure immediate che il proletariato dovrà prendere dopo la conquista della democrazia, Marx cita l’«istruzione pubblica e gratuita per tutti i bambini», l’«abolizione del lavoro infantile nelle fabbriche nella sua forma attuale», l’«unificazione fra istruzione e produzione materiale ecc.» (10). Marx, nell’accettare il principio dell’unione dell’istruzione col lavoro materiale produttivo, esclude tuttavia ogni istruzione svolta nella fabbrica capitalista, così come essa è”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Educazione e trasformazione sociale’] [(in) Aa.Vv, ‘La scuola in trincea. Pedagogia, educazione e propaganda nei primi decenni del ‘900’, Centro Filippo Buonarroti, Milano, 2015] [note: (4) «Educazione di tutti i fanciulli a cominciare dal momento in cui possono fare a meno delle prime cure materne, in istituti nazionali e a spese della nazione. Educazione e lavoro di fabbrica insieme» (F. Engels, ‘Principi del comunismo’, in K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, a cura di E. Cantimori Mezzomonti, Torino, p. 277). Un’istanza, quest’ultima già espressa dagli utopisti, e in particolare da Robert Owen come riconosce lo stesso Engels in ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (Cfr. F. Engels, ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (Cfr. F. Engels, Roma, 1976, p. 22). «Dal sistema della fabbrica – scrive Marx ne ‘Il capitale’ -, come si può seguire nei particolari scritti di Robert Owen, è nato il germe della ‘educazione’ dell”avvenire’, che collegherà, per ‘tutti’ i bambini oltre una certa età, il lavoro produttivo con l”istruzione e la ginnastica’, non solo come metodo per aumentare la produzione sociale, ma anche come unico metodo per produrre uomini di pieno e armonico sviluppo»; (5) F. Engels, ‘Principi del comunismo’, in ivi, p. 279; (6) Ivi, p. 95-96; (7) K. Marx, ‘Lavoro salariato e capitale’, Milano, 2008, p. 213; (8) Ivi, p. 215; (9) Ivi, p. 217; (10) K. Marx e F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Bari Roma, 1999, p. 37] (pag 99-100-101-102) Leggere e inserire”,”GIOx-097″
“SIK Ota”,”La verità sull’ economia cecoslovacca.”,”SIK Ota è membro dell’ Accademia cecoslovacca delle scienze e direttore dell’ Istituto economico dell’ Accademia. Fa parte del CC del Partito comunista cecoslovacco. Dopo l’ intervento sovietico vive in Svizzera. “”Sul conto della tecnica, che potrebbe – ma non deve necessariamente – minacciare l’ umanità, sono stati scritti centinaia di saggi filosofici. (…) Mi viene soltanto in mente che la tecnica non può neppure lontanamente minacciare l’ uomo nella misura in cui lo minacciano certi ambienti dirigenti di scadente qualità, che dispongono di questo potenziale e lo adoperano in maniera dilettantesca. L’ esempio offerto dalla Cecoslovacchia, del resto, è sufficiente a mettere in guardia in questo senso. (…) La vecchia guardia della politica cecoslovacca, (…), non esitava a dirigere un organismo economico così complesso quale era ed è la Cecoslovacchia, semplicemente ignorando qualsiasi legge economica.”” (pag 129)”,”EURC-090″
“SIK Ota”,”Marxismo-leninismo e società industriale.”,”Ota Sik è nato a Pilsen (Pilzen) in Cecoslovacchia nel 1919. Dopo il 1945 visse nel suo paese, retto dai comunisti. l’era dello stalinismo e vide scomparire, vittime di un nuovo terrore, molti dei suoi compagni di fede. Verso la fine degli anni cinquanta si mise alla ricerca di nuove vie e di nuovi ideali. Nel 1968 fece parte della schiera di giovani comunisti che resero possibile la ‘primavera di Praga’. Fu ministro dell’economia con Dubcek e vicepresidente dei ministri (uno dei cinque) nel gabinetto Cernik dell’aprile 1968. I carri armati sovietici dell’agosto 1968 lo cacciarono dalla Cecoslovacchia. Riparato in Svizzera insegnò per qualche tempo a San Gallo. Attualmente vive a Basilea dove è professore di economia in quell’università. Ota Sik: ‘Errori nella teoria della crisi’ (di Marx e Engels) (pag 176-), ‘Carenze della teoria anticiclica’ ecc. (pag 186)”,”TEOC-078-FL”
“SILBER Laura LITTLE Allan”,”Yugoslavia. Death of a Nation.”,”Laura Silber is the Balkans Correspondent for the Financial Times and has been based in the region for nine years. Widely acknowledged among journalists, diplomats and scholars as one of the English-speaking world’s leading interpreters of the causes and progress of the Yugoslav wars, her knowledge of the politics of the former Yugoslavia is unequalled among foreign journalists. She was chief consultant for an acclaimed six-part documentary series. Allan Little has been a correspondent with BBC radio and television news since 1988 and has covered the wars in the former Yugoslavia since the fighting erupted in the summer of 1991. He has reported from most theatres of conflict in Croatia and Bosnia-Herzegovina and has won widespread praise for his compassionate accounts of the war, and those caught up in it. His consistently perceptive reporting has laid bare the dynamics both of the war itself and of the failure of international efforts to end it. Maps, Cast of Characters, Abbreviations, Note on Pronunciation, Introduction, Conclusion, Acknowledgments, Index,”,”EURC-071-FL”
“SILBERMAN Charles E.”,”Crisi in bianco e nero. Il problema negro negli Stati Uniti.”,”SILBERMAN Charles E. è nato nello Iowa nel 1925. Laureato in scienze politiche alla Columbia University, fu dal 1953 al 1961 condirettore della rivista ‘Fortune’ in cui apparvero parecchi suoi saggi sul problema razziale. E’ stato poi ‘Lecturer’ di scienze economiche alla Columbia University. “”Oltre a competere coi negri sul lavoro, gli irlandesi impiegarono molto meno tempo ad assorbire il pregiudizio generale contro gli uomini di colore che a perdere il proprio accento, e usarono tutta la loro influenza e una buona dose di forza bruta per far sì che i negri occupassero nella società un posto inferiore al loro. Il negro, secondo l’ osservazione di James Baldwin, ti fa capire dove si trova il fondo. Lo stesso processo di cose si ripeté con l’ arrivo di ogni nuovo gruppo di immigrati.”” (pag 140)”,”USAS-086″
“SILBERNER Edmund”,”La guerra en el pensamiento economico.”,”Prefazione del Colonnello A. Baldrich, professore della Scuola Superiore dell’Esercito Edmund Silbener, Dottore in Scienze economiche, professore incaricato di corso dell’Università Ebraica, Gerusalemme. Altre opere pubblicate dall’autore: ‘La guerre dans la pensée économique du XVI au XVIIIe siécle’ (La guerra nel pensiero economico dal XVI al XVIII secolo), Librairie du Recueil Sirey, Paris, 1939; ‘The Problem of War in Nineteenth Century Economic Thoutht’, Princeton Univ. 1946. Può l’Europa disarmare? (Engels) (pag 356-357) La teoria marxista e la guerra (pag 358-360)”,”QMIx-298″
“SILEI Gianni a cura”,”Alessandro Schiavi. Il socialista riformista.”,”Sono i saggi presentati al convegno di studi ‘Alessandro Schiavi, il politico, l’amministratore, lo studioso’ (Forlì) organizzato dal Comitato per le onoranze ad Alessandro Schiavi di Forlì e dalla Fondazione di Studi Storici ‘Filippo Turati’ di Firenze. Alessandro SCHIAVI (Cesenatico 1872-Forlì 1965) redattore dell’ Avanti! dal 1896 al 1903, si legava a Turati e partecipava al gruppo dirigente del riformismo socialista a Milano dal 1903 al 1926 in qualità di amministratore locale e di enti pubblici. Senatore dal 1953 al 1958, saggista e traduttore, curava la raccolta e la pubblicazione delle carte Turati-Kuliscioff e del movimento socialista. I maestri: Messedaglia e Labriola. “”Già ai primi del secolo, tuttavia, la struttura del suo discorso politico appariva con una fisionomia ben definita, combinando unitariamente la statistica e il marxismo. Schiavi era stato allievo di due maestri in questi campi, Angelo Messedaglia e Antonio Labriola, gli unici professori di cui abbia ricordi netti e sui quali si soffermi la sua corrispondenza da studente universitario. Labriola, naturalmente, tiene il primo posto ed è preso a modello dal giovane allievo almeno sotto due aspetti: come promotore culturale, che si preoccupava di diffondere il marxismo nella cultura italiana, attraverso la traduzione delle opere di Marx ed Engels in primo luogo, e poi come intellettuale dalle molte relazioni internazionali. Come lui, anche Schiavi curerà la conoscenza delle lingue straniere, la lettura delle riviste estere e la partecipazione ai convegni internazionali. Messedaglia, invece, al tempo degli studi universitari di Schiavi, era un vecchio professore, preso un po’ sottogamba dagli studenti, forse per riflesso del suo modo di tenersi in disparte dagli accademici, pur occupando un posto di rilievo nello sviluppo delle discipline statistiche ed economiche.”” (pag 24) Socialismo municipale. “”Non solo i lavoratori manuali, ma anche molti impiegati, tecnici, commercianti e professionisti erano attratti dal socialismo e costituivano una porzione non indifferente dell’ elettorato del partito, che a sua volta, pur senza dimenticare la difesa degli interessi operai, si apriva anche alle istanze di questi ceti, elaborando una proposta di politica municipale che era consapevolmente diretta ad un pubblico più vasto della sola classe operaia lavoratrice. Per i socialisti milanesi il Comune aveva del resto rivestito fin dall’ inizio un ruolo fondamentale e proprio l’ elaborazione di un adeguato programma politico municipale contribuì a far sì che essi potessero esercitare quella funzione di “”faro”” per tutto il socialismo italiano cui essi mostravano di tenere molto. L’ ininterrotta presenza di Filippo Turati sui banchi di Palazzo Marino, dal 1906 al 1920, rappresenta un’indubbia conferma dell interesse socialista per la politica amministrativa ed era naturale che anche a Schiavi venisse richiesto di dare il suo contributo. Egli venne eletto per la prima volta in Consiglio comunale nel 1908.”” (pag 46) pag 46 Alessandro SCHIAVI (Cesenatico 1872-Forlì 1965) redattore dell’ Avanti! dal 1896 al 1903, si legava a Turati e partecipava al gruppo dirigente del riformismo socialista a Milano dal 1903 al 1926 in qualità di amministratore locale e di enti pubblici. Senatore dal 1953 al 1958, saggista e traduttore, curava la raccolta e la pubblicazione delle carte Turati-Kuliscioff e del movimento socialista.”,”MITS-317″
“SILEI Gianni”,”Lo Stato Sociale in Italia. Storia e Documenti. Vol. I. Dall’Unità al fascismo (1861-1943).”,”Gianni Silei (Firenze 1965) svolge attività di ricerca in Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Siena. E’ autore di saggi sul movimento operaio e socialista in Italia e in Europa in età contemporanea e di studi sulla comunicazione politica e le nuove tecnologie. Documenti: I provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista (pag 388-)”,”ITAS-004-FP”
“SILJ Alessandro”,”””Mai più senza fucile!””. Alle origini dei NAP e delle BR.”,”PCI e dissidenti. “”D’altronde gli stessi compagni di Franceschini (parlo di quelli che uscirono con lui dalla Fgci ma che non lo hanno seguito nelle scelte successive) oggi ricordano che non tanto di scissione e rottura si trattò, quando di “”dissenso dialettico””. Il gruppo di dissidenti, quando si costituisce nel novembre ’69 (si darà il nome di Collettivo politico operai e studenti, ma a Reggio diventa subito noto con il nome di “”Gruppo dell’ appartamento”” (…), si vuole aperto, almeno inizialmente, anche a quei compagni che pur essendo rimasti nel partito sono tuttora disponibili e interessati al dialogo””. (pag 22)”,”TEMx-035″
“SILKIN Jon a cura”,”The Penguin Book of First World War Poetry.”,”Giuseppe Ungaretti. “”Mariano, il 15 luglio 1916 1. Di che reggimento siete 2. fratelli? 3. Parola tremante 4. nella notte 5. Foglia appena nata 6. Nell’aria spasimante 7. involontaria rivolta 8. dell’uomo presente alla sua 9. fragilità 10. Fratelli”” Parafrasi Fratelli, a quale reggimento appartenete? La parola fratelli trema nella notte, come una foglia appena nata. Nell’aria della notte, lacerata da scoppi e lamenti, c’è un’involontaria rivolta dell’uomo, consapevole della propria fragilità. Commento [Sintesi del Commento] La guerra nel Carso è fonte di grande ispirazione per Ungaretti, il quale scrive in trincea diverse poesie, prima apparse su «Lacerba» nel 1915 e poi pubblicate, nel dicembre 1916, nella raccolta Il porto sepolto: il diario dal fronte. A queste poesie se ne aggiungono altre, confluite prima nella raccolta Allegria di naufragi del 1919, poi nell’edizione dell’Allegria del 1931 e, con altre varianti, in quella definitiva del 1942. Il titolo Il porto sepolto, nasce da un ricorso dell’infanzia del poeta vissuta ad Alessandria d’Egitto: la notizia di un «porto sommerso» in fondo al mare dalla sabbia del deserto, di un’era anteriore alla fondazione della città e di cui si è persa la memoria. Un porto sepolto che è anche, in qualche modo, simbolo del mistero dell’esistenza. La vita, infatti, è un mistero così difficile da decodificare che, anche in mezzo alla morte e alla distruzione portata dalla guerra può nascere un’illogica vigoria, dalla quale deriva il titolo definitivo Allegria. La poesia Fratelli, come ci comunica il poeta stesso, viene composta durante la Prima Guerra Mondiale, il 15 luglio del 1916, e si apre con una domanda che viene rivolta ai soldati che, nell’oscurità della notte, non sono immediatamente riconoscibili al poeta e ai suoi commilitoni, i quali desiderano conoscere il reggimento d’appartenenza dei militari che si ritrovano di fronte. Il punto interrogativo del verso 2 è, come spesso accade in questa fase della poetica ungarettiana, l’unico segno d’interpunzione presente nella lirica. Compare subito la parola chiave della poesia che coincide col titolo stesso ed assume particolare rilevanza anche perché viene posta in fondo alla frase, in un verso isolato, attraverso l’artificio retorico dell’iperbato: si tratta del termine fratelli. Il vocabolo in questione assume una connotazione diversa dal solito e rappresenta un segno di speranza e di nuovo vigore. Anche in questa lirica, come in Soldati, Ungaretti ricorre all’uso dell’analogia con l’immagine della foglia appena nata che è accompagnata dal sentimento di fratellanza che s’istituisce fra i soldati che sono accomunati dalla paura di perdere la vita. Ancora nel componimento Fratelli, come in Soldati, si parla della fragilità umana, della precarietà della vita e del timore primordiale, dovuto all’aleggiare costante della morte. Tuttavia, con l’appellativo di fratelli, i soldati riconquistano la propria umanità e l’immagine della foglia diventa un elemento di consolazione e un tiepido affacciarsi della vigoria e della positività, nonostante l’esperienza traumatica della guerra. I soldati, avendo sempre davanti ai propri occhi immagini di morte, sono ben consapevoli della tragedia alla quale stanno prendendo parte e di quanto siano fragili, tuttavia riescono anche a comprendere che la caducità è una caratteristica peculiare dell’intera condizione umana e accomuna tutti gli uomini in un sentimento di dolorosa fraternità. Gli uomini prendono coscienza di ciò e desiderano ribellarsi all’orrore della guerra attraverso un’”involontaria rivolta” che possa permettere loro di tornare gradualmente alla vita. Colpisce come il componimento termini con la parola-chiave Fratelli, posta nuovamente in posizione isolata che crea una circolarità col titolo che, come in altre poesie di Ungaretti, è parte integrante della lirica. Il poeta, che ha vissuto in prima persona la terribile esperienza dei due conflitti mondiali, esprime in versi ciò che sente, senza usare immagini violente, ma ricorrendo ai propri moti dell’animo e la drammaticità dell’esperienza viene accentuata dall’utilizzo dei cosiddetti versicoli che si stagliano sulla pagina bianca e rivelano tutta loro potenza.1 Ungaretti, infatti, è costantemente alla ricerca della parola essenziale, nuda che, liberata da ogni ornamento, riesce finalmente a restituire il proprio senso profondo. Sintesi del commento La guerra nel Carso è fonte di grande ispirazione per Ungaretti, il quale scrive in trincea diverse poesie, prima apparse sulla rivista «Lacerba» nel 1915 e poi pubblicate, nel dicembre 1916, nella raccolta Il porto sepolto: il diario dal fronte. A queste poesie se ne aggiungono altre, confluite prima nella raccolta Allegria di naufragi del 1919, poi nell’edizione dell’Allegria del 1931 e, con altre varianti, in quella definitiva del 1942. Nonostante la maggior parte delle liriche contenute nella raccolta facciano riferimento alla guerra e alla morte, il titolo Allegria è giustificato dal fatto che il sentimento d’allegria scaturisce nell’attimo in cui l’uomo acquisisce la consapevolezza di essere riuscito a scampare alla morte. La poesia Fratelli si apre con una domanda che viene rivolta ai soldati che, nell’oscurità della notte, non sono immediatamente riconoscibili al poeta e ai suoi commilitoni. Il punto interrogativo del verso 2 è l’unico segno d’interpunzione presente nella lirica. Compare subito la parola chiave della poesia (fratelli) che – posta in fondo alla frase attraverso l’artificio retorico dell’iperbato – assume particolare rilevanza. Il vocabolo in questione rappresenta un segno di speranza e di nuovo vigore. Anche in questa lirica, come in Soldati, Ungaretti ricorre all’uso dell’analogia con l’immagine della foglia appena nata che è accompagnata dal sentimento di fratellanza che s’istituisce fra i soldati che sono accomunati dalla paura di perdere la vita. Con l’appellativo di fratelli, i soldati riconquistano la propria umanità e l’immagine della foglia diventa un elemento di consolazione e un tiepido affacciarsi della positività, nonostante l’esperienza traumatica della guerra. I soldati, avendo sempre davanti ai propri occhi immagini di morte, sono ben consapevoli di quanto siano fragili, tuttavia riescono anche a comprendere che la caducità è una caratteristica peculiare dell’intera condizione umana e accomuna tutti gli uomini in un sentimento di dolorosa fraternità. Gli uomini prendono coscienza di ciò e desiderano ribellarsi all’orrore della guerra attraverso un’”involontaria rivolta” che possa permettere loro di tornare gradualmente alla vita. La drammaticità dell’esperienza viene accentuata dall’utilizzo dei cosiddetti versicoli che si stagliano sulla pagina bianca e rivelano tutta loro potenza. 1 G. CONTINI, La letteratura dell’Italia unita, Sansoni, Firenze, 1968, p. 796. http://www.fareletteratura.it/2014/01/14/analisi-del-testo-fratelli-di-giuseppe-ungaretti/”,”QMIP-150″
“SILLS David L. a cura; collaborazione di Heinz EULAU Lloyd A. FALLERS William H. KRUSKAL Gardner LINDZEY Albert REES Albert J. REISS Edward SHILS Elinor G. BARBER John G. DARLEY Bert F. HOSELITZ Clifford T. MORGAN Robert H. STROTZ Marjorie A. BASSETT P.G. BOCK Robert M. COEN J.M.B. EDWARDS David S. GOCHMAN Goerge LOWY Judith M. TANUR Judith M. TREISTMAN”,”International Encyclopedia of the Social Sciences.”,”Associate Editors: Heinz EULAU, Lloyd A. FALLERS, William H. KRUSKAL, Gardner LINDZEY, Albert REES, Albert J. REISS, Edward SHILS Special Editor: Elinor G. BARBER, John G. DARLEY, Bert F. HOSELITZ, Clifford T. MORGAN, Robert H. STROTZ Editorial Staff: Marjorie A. BASSETT, P.G. BOCK, Robert M. COEN, J.M.B. EDWARDS, David S. GOCHMAN, Goerge LOWY, Judith M. TANUR, Judith M. TREISTMAN”,”REFx-014″
“SILONE Ignazio”,”Vino e pane.”,”Scritto in esilio nel 1936 – 37, pubblicato dapprima in lingua straniera, ‘Vino e pane’ continua idealmente il discorso avviato dal primo romanzo di SILONE ‘Fontamara’. Racconta il ritorno di Pietro Spina, giovane intellettuale di estrazione borghese, che aveva abbandonato i suoi luoghi per seguire un ideale rivoluzionario. Nelle vicende di questo personaggio tormentato riemergono i motivi cari alla letteratura di SILONE: il dibattito sulla rivoluzione, la fede, la giustizia, l’indagine sulla società dei ‘cafoni’, sulle sue reazioni al fascismo…”,”VARx-012″
“SILONE Ignazio”,”Uscita di sicurezza.”,”‘Uscita di sicurezza’, il capitolo che dà il titolo al volume, apparve sulla rivista ‘Comunità’ (settembre-ottobre 1949, n° 5) e fu riprodotto in seguito nel volume ‘Testimonianze sul comunismo (Il dio che è fallito)’ delle Edizioni di Comunità. ‘La situazione degli ex’ è il testo in italiano (finora inedito) di una conferenza in lingua tedesca tenuta da SILONE il 25 febbraio 1942 a Zurigo davanti a un uditorio composto in prevalenza di ex comunisti tedeschi. ‘La lezione di Budapest’ è la versione italiana di un articolo apparso sull’ Express il 7 dicembre 1956 (inedito in Italia). Ignazio SILONE, nato in provincia dell’ Aquila nel 1900, si impegnò nell’ agitazione politica tra i contadini della sua contrada. Fu poi direttore del settimanale l’ ‘Avanguardia’ e redattore del ‘Lavoratore’ di Trieste. Dopo le leggi eccezionali svolse attività clandestina accanto a Gramsci. Denuciato e ricercato fuggì in Svizzera nel 1930. A quell’anno risale la crisi che lo allontanò dal PCI e la stesura di ‘Fontamara’. Successivamente svolse attività di romanziere e saggista. E’ stato condirettore della rivista ‘Tempo presente’. Per le sue opere v. retrocopertina.”,”PCIx-087″
“SILONE Ignazio”,”Uscita di sicurezza.”,”SILONE è considerato uno degli scrittori più rappresentativi del Novecento assieme ad altri grandi autori come CAMUS, BERNANOS, ORWELL. Quest’opera, una sorta di autobiografia, testimonia la sua esperienza di militante comunista e il successivo distacco da quel partito. Secondo la critica è il libro che meglio rappresenta la personalità dell’ autore. Ignazio SILONE, nato in provincia dell’ Aquila nel 1900, si impegnò nell’ agitazione politica tra i contadini della sua contrada. Fu poi direttore del settimanale l’ ‘Avanguardia’ e redattore del ‘Lavoratore’ di Trieste. Dopo le leggi eccezionali svolse attività clandestina accanto a Gramsci. Denuciato e ricercato fuggì in Svizzera nel 1930. A quell’anno risale la crisi che lo allontanò dal PCI e la stesura di ‘Fontamara’. Successivamente svolse attività di romanziere e saggista. E’ stato condirettore della rivista ‘Tempo presente’. Per le sue opere v. retrocopertina. “”Se ora ripenso al gruppo di giovani compagni, italiani e stranieri, conosciuti subito dopo la prima guerra mondiale, negli incontri internazionali della gioventù comunista, e alla fraternità che allora ci legava, a quella coraggiosa solidarietà incurante delle frontiere, all’ ardita speranza di un ordine nuovo, più libero e umano, ah, non è stato certo la dura sconfitta che poi ci ha travolto in Italia e in Germania che più mi turba; non è il ricordo di Gastone Sozzi ucciso nelle carceri di Perugia, né di Eugen Schönhaar decapitato a Berlino, né di Gramsci agonizzante nel reclusorio di Turi, né di altri degni e onesti militanti del comune ideale. Ma qualcosa del tutto diverso e di molto più oscuro torbido e complicato: sullo sfondo dei mostruosi processi di Mosca, in cui quasi tutti i capi superstiti della Rivoluzione d’ Ottobre si sono presentati come spie traditori agenti dell’ imperialismo, e delle deportazioni di milioni di lavoratori nei campi di concentramento della Siberia: l’ assassinio di Vujovic, fondatore della Gioventù comunista jugoslava; il suicidio a Mosca di Sciatzky, capo della Gioventù comunista russa; l’ assassinio in Spagna di Andres Nin e di Camillo Berneri; l’ impiccagione ancora misteriosa di Willi Munzenberg in un bosco vicino a Marsiglia; l’ avvilimento, il disgusto mortale in cui vegetano, qua e là per il mondo, altri sopravvissuti di quella schiera eletta””. (pag 123)”,”RUSS-171″
“SILONE Ignazio”,”Fontamara.”,”””Il signore rossiccio comandò del vino e osservò con diffidenza il giovanotto. Poi riprese a bassa voce il discorso interotto per strada: “”Non si può andare avanti così. Il malcontento dei cafoni è al colmo. Ma voi siete ignoranti. Voi avete bisogno di una persona istruita per guidarvi. Don Circostanza mi ha parlato di voi con molta simpatia. Egli vi vuole molto bene, però è prudente, non vuol compromettersi. Se avete bisogno di me, sono a vostra disposizione. Se avete dei progetti, chiedete consiglio a me. Capite?””. Il modo di fare di quel signore sconosciuto che si metteva a nostra intera disposizione sarebbe apparso equivoco a chiunque non fosse stato nel nostro stato d’animo. (…) “”Voi potete dirmi: queste sono parole, ma i fatti sono più difficili. Ebbene, mettetemi alla prova. Se mi aspettate qui un quarto d’ora, io vi porto ciò di cui voi avete bisogno e vi spiegherò anche come bisogna adoperarlo. Avede dubbi? Non mi credete? Dunque, aspettatemi””. Egli si alzò, ci diede la mano a tutti, pagò il vino ordinato e partì. Appena egli si fu allontanato, il giovanotto che sedeva nel banco accanto al nostro si avvicinò e disse: “”Quello è un poliziotto. E’ un provocatore. State attenti. Vi porterà qualche esplosivo e poi vi farà arrestare. Andate via prima che egli torni””””. (pag 110-111)”,”VARx-251″
“SILONE Ignazio”,”L’avventura d’un povero cristiano.”,”””Alla personalità problematica e inquietante di Celestino V Silone si accosto mosso da un interesse più etico che storico: in Celestino egli vede infatti il portatore di un’utopia che cerca di inserirsi “”nell’ingranaggio del mondo””, anche a costo di affrontare l’inevitabile destino di incomprensione e di persecuzione che il mondo riserva ad ogni utopia. Celestino V rappresenta insomma l’ennesima incarnazione del personaggio autobiografico siloniano, inequivocabilmente legato alla tipologia etica e psicologica delle sue precedenti figure romanzesche. E’ lo stesso Silone a ribadirlo nelle note introduttive al volume: “”Ormai è chiaro che a me interessa la sorte d’un certo tipo d’uomo, d’un certo tipo di cristiano, nell’ingranaggio del mondo, e non saprei scrivere d’altro””. L’impianto drammatico dell’ultima opera siloniana tende proprio ad evidenziare il contrasto fra questo tipo di uomo (il “”povero”” cristiano evangelico, pauperistico ed utopico) e l’ingranaggio soffocante ed oppressivo di un’istituzione quale quella ecclesiastica, scesa a compromesso coi poteri del mondo. Tra queste due realtà, quella della fede e quella dell’istituzione, quella dell’utopia e quella del potere, c’è una frattura incolmabile (…)”” (pag XII-XIII) (prefazione di Gianni Canova)”,”VARx-539″
“SILONE Ignazio; a cura di Claudio MARABINI”,”Fontamara. E pagine di altri libri.”,”””Dal romanzo se si vuole esce colpita la Chiesa, ma certamente esaltato il sentimento religioso. Non bisogna dimenticare, sotto il profilo storico, che si tratta della Chiesa che ha poco celebrato la Conciliazione con lo Stato, che è quello fascista. Don Abbacchio è chiamato a rappresentarla, ben pasciuto alla mensa dell’Impresario”” (pag 11)”,”VARx-009-FGB”
“SILONE Ignazio, a cura di Mimmo FRANZINELLI”,”Il fascismo. Origini e sviluppo.”,”””Nella difesa della dittatura italiana la Milizia fascista riveste una grande importanza. () Secondo le ultime statistiche ufficiali (1933) (11), i suoi effettivi comprendono 121 legioni regolari e 13 straordinarie. Vi sono inoltre 4 comandi di raggruppamento, 33 comandi per la Sicilia e la Sardegna, a cui si aggiungono i battaglioni di Camicie nere dipendenti dai comandi di divisione dell’esercito, in misura di due per ciascuna divisione. Va poi inclusa la Milizia speciale (le legioni coloniali, la Milizia di confine, la Milizia forestale, la Milizia ferroviaria, la Milizia portuale, delle città e delle strade e quella universitaria) che comprende complessivamente 5 legioni, 11 coorti e 10 centurie autonome”” [() «Della milizia fascista si può dire ciò che Marx scrisse dell’armata bonapartista: è composta di elementi contadini declassati. Il servizio militare è per essi un mestiere. È il surrogato di quel pezzo di terra che il fascismo aveva loro promesso e che non hanno mai ottenuto o che, quando lo hanno ottenuto, è stato tolto loro ben presto. Hanno acquisito la mentalità dei carabinieri, dei soldati “”firmaioli””, in servizio prolungato (ora di dieci anni), che si lasciano utilizzare per ogni scopo controrivoluzionario, ma che militarmente valgono ben poco e per la paga sono più pronti a campare che a morire. Staccati dalla base della loro classe di provenienza, costituiscono un utile strumento per uno Stato che vuol far credere di stare al di sopra delle classi. Scandali clamorosi hanno dimostrato con che facilità i quadri di questa milizia si lasciano corrompere: le sedizioni del 1924, del 1927, del 1930 e del 1932 sono esempi della loro scarsa moralità. È stato proposto di addestrare la milizia fascista alle esigenze militari della guerra, ma il criterio con cui viene attualmente recitata non la rende idonea a tale impiego. “”Essa (l’armata bonapartista) dopo qualche scorribanda di banditi, raccoglierà non allori ma colpi di bastone””, ha scritto Marx [‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, trad. it. cit., p. 115], quando nessuno ancora pensava alla disfatta di Sedan» [da ‘Die erste Phase einer fascistischen Diktatur’, in “”Information””, n. 9, aprile 1933, p. 17, il saggio è alla base di questo capitolo, col taglio del brano qui trascritto] (pag 221) [Ignazio Silone, a cura di Mimmo Franzinelli, ‘Il fascismo. Origini e sviluppo’, Mondadori, Milano, 2002]. inserire”,”ITAF-003-FER”
“SILONE Ignazio”,”La scuola dei dittatori.”,”‘Nell’estate del 1939 al termine di un viaggio di studio in Europa, arrivano a Zurigo due americani,: M. Doppio Vu, che molti ritengono il future dittatore d’America, e il consigliere il professor Pickup, un ideologo invetnore della pantautologia. Nei loro incontri coi personaggi ufficiali del fascismo e del nazismo non hanno appreso nulla di nuovo sulle tecniche per la conquista del potere. Sarà un emigrato politico italiano, Tommaso, detto il Cinico per la sua spregiudicatezza, a impartir loro lezioni sull’argomento, confermando che la verità nascosta in ogni sistema politico è di preferenza reperibile presso gli oppositori. Secondo la formula machiavelliana, sub specie di manuale per aspiranti dittatori, Silone ha composto così un ampio saggio per demistificare le varie forme di inganno e di violenza che, anche in paesi e organismi sedicenti democratici, insidiano la libertà dell’individuo. Un libro che, ricongiungendosi per il suo spirito all’opera narrativa dello scrittore, sulla scorta delle più recenti vicende storiche e nell’assoluta indipendenza da ogni impresa di propaganda, mette a punto e delucida le idee dominanti del nostro tempo’ (quarta di copertina)”,”ITAF-001-FMDP”
“SILVA Ludovico”,”Lo stile letterario di Marx.”,”””Lo stesso appellativo di “”dialettico””, che attribuisco allo stile di Marx, non è strettamente logico. Ma ciò non vuol dire che non vi siano ragioni obiettive per definirlo così. Il segreto letterario della “”rotondità”” e del mordente di numerose frasi di Marx è il segreto stesso della sua concezione dialettica della storia come lotta di classi o lotta di opposti: nelle sue frasi si riscontra di frequente una struttura sintattica in cui si delineano nitidamente due elementi opposti in correlazione antagonistica e che, di solito, finiscono col fondersi in una frase sintetica. L’abbiamo appena visto in alcune frasi del testo citato; ad esempio: “”(…) ‘c’était le siècle qui appartenait au principe, et non le principe qui appartenait au siècle. En d’autres termes, c’était le principe qui faisait l’histoire, ce n’était pas l’histoire qui faisait le principe'””. Il segreto letterario che governa queste costruzioni, frequenti presso grandi prosatori e, soprattutto, presso grandi poeti (Petrarca e Garcilaso de la Vega, a esempio), consiste nel formulare una frase e farla poi seguire da una seconda, in cui si dice il contrario, ma ‘utilizzando gli stessi vocaboli in relazione sintattica invertita’ e, spesso, concludendo con una terza frase, dove si effettua pure una sintesi delle correlazioni antagonistiche prima stabilite con le stesse parole, aggiungendone altre. Quando parliamo di “”correlazioni””, ci riferiamo alla teoria letteraria delle correlazioni, ideata dal filologo spagnolo Dámaso Alonso e dai suoi discepoli, quale Carlos Bousoño (23), secondo la quale in molti poemi classici e moderni esiste uno schema di correlazioni metaforiche che consiste nel nominare prima una serie di oggetti, quindi una serie di corrispondenze metaforiche degli oggetti stessi, infine riunendo tutti – oggetti e corrispondenze – in una frase ultima di carattere sintetico. Lo stesso accade di frequente nel periodare di Marx, che perciò suggerisce sovente la impressione di rotondità stilistica. Solo che in Marx essa si concreta in un gioco di opposti concettuali, riflesso di un gioco di opposti verbali e sintattici, per cui non è eccessivo definire il tratto caratteristico stesso come genuinamente dialettico. Si osservi, ad esempio, il frammento seguente dei ‘Manoscritti del ’44’: (…) “”Come potrebbe il lavoratore estraniarsi dal prodotto della sua attività, se nell’atto stesso della produzione non alienasse se stesso? Il prodotto non è altro che il riassunto dell’attività produttiva. Se pertanto il prodotto del lavoro è espropriazione, la produzione stessa è espropriazione attiva, espropriazione dell’attività, attività dell’espropriazione. Nell’alienazione dell’oggetto-prodotto del lavoro non fa che riassumersi l’alienazione, l’espropriazione dell’attività del lavoro stesso””“” [Ludovico Silva, Lo stile letterario di Marx, 1973] (pag 38-39) [(23) Cfr. Dámaso Alonso y Carlos Bousoño, ‘Seis calas en la expresión literaria española’, Gredos, Madrid, 1951, specie i capp. II, III, IV; (24) Karl Marx, Opere filosofiche giovanili, trad. it. di G. della Volpe, p. 197 della II ed., 1963]”,”MADS-052″
“SILVA Pietro”,”Figura e momenti di storia italiana.”,”””Ma il problema da piemontese si allargò in italiano, allora quel temperamento e quella mentalità si trovarono a poco a poco di fronte a necessità e a situazioni non previste e non afferrate e sentite in tutta la loro estensione e il loro valore. Di qui, fatalmente, l’ uscita dell’ uomo (D’Azeglio) dalle posizioni di prima linea, e la sua sostituzione col Cavour, dalla mente più aperta e più geniale e dal temperamento più pronto e più elastico, che seppe mirabilmente e tempestivamente dalla concezione piemontese evolvere ed elevarsi verso la concezione italiana ed unitaria. L’ uomo politico venne a trovarsi in contrasto con l’ andar dei tempi e con la piega presa dal movimento nazionale, ciò specialmente dopo il 1860; la sua dirittura e la sua sincerità gli impedirono anche il semplice tentativo di nascondere il contrasto, anzi lo spinsero a manifestarlo a parole e a fatti, in ogni occasione, con la massima schiettezza (…)””. (pag 179)”,”ITAB-147″
“SILVANI Marco”,”L’idea di nazione in Italia e nel Regno Unito. Indagine sui manuali di storia della scuola secondaria dell’obbligo.”,”Marco Silvani, laureato in Scienze politiche dell’Università degli Studi di Torino. Ha conseguito il dottorato in ‘Storia del federalismo e dell’ingrazione europea’. Ha curato con L. Levi il volume: ‘Ricerca su conoscenza ed opinioni degli insegnanti di storia in vista dell’unificazione monetaria europea’ (Ires, Torino, 2001).”,”GIOx-005-FMB”
“SILVER Beverly J.”,”Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870. (Tit.orig.: Forces of Labor)”,”SILVER Beverly J. è docente di sociologia presso la Johns Hopkins University di Baltimore (Maryland) e autrice, con Giovanni Arrighi, di ‘Caos e governo del mondo’ (Bruno Mondadori, 2003).”,”MOIx-033″
“SILVER Beverly J.”,”Forces of Labor. Workers’ Movements and Globalization since 1870.”,”SILVER Beverly J. è professore di sociologia nella Johns Hopkins University.”,”MOIx-043″
“SILVER Beverly J.”,”Forces du Travail. Les conflits ouvriers et la globalisation depuis 1870.”,”Beverly J. Silver è professoressa del dipartimento di sociologia della John Hopkins University of Baltimore. Dirige pure l’ Arrighi Center for Global Studies. Ha collaborato ad opere incentrate sul movimento operaio internazionale e la dinamica del capitalismo storico”,”CONx-280″
“SILVERS Robert B. con Michael Shae, a cura; saggi di Joan DIDION Joseph LELYVELD Mark DANNER Peter GALBRAITH Jonathan FREEDLAND Jonathan RABAN Frank RICH Michael TOMASKY Arthur SCHLESINGER jr”,”The Consequences to Come. American Power After Bush.”,”Saggi di Joan DIDION Joseph LELYVELD Mark DANNER Peter GALBRAITH Jonathan FREEDLAND Jonathan RABAN Frank RICH Michael TOMASKY Arthur SCHLESINGER Ultimo breve articolo: ‘History and National Stupidity’, di Arthur Schlesinger Jr (pag 163-170) (sugli storici e la storiografia americana, il dibattito sulle cause della guerra civile, la schiavitù, l’ascesa della democrazia americana, Sean Wilentz, ecc.)”,”USAP-078″
“SILVESTRI S. BOLAFFI G. BONANNI M. DEVOTO G. MERLINI C. direzione delle ricerche”,”L’Italia nella politica internazionale.”,”IAI Istituto Affari Internazionali”,”RAIx-022″
“SILVESTRI Stefano cura edizione italiana e saggio introduttivo scritti di V.D. BONDARENKO M.I. CHEREDNICHENKO M.I. GALKIN M. GARDER V.D. IVANOV R. LÖWENTHAL M. MACKINTOSH A. OVSYANNIKOV V.D. SOKOLOVSKY I.G. ZAVYALOV”,”La strategia sovietica. Teoria e pratica.”,”Scritti di V.D. BONDARENKO, M.I. CHEREDNICHENKO, M.I. GALKIN, M. GARDER, V.D. IVANOV, R. LÖWENTHAL, M. MACKINTOSH, A. OVSYANNIKOV, V.D. SOKOLOVSKY, I.G. ZAVYALOV. SILVESTRI è Responsabile degli studi sul problema della sicurezza europea presso l’ Istituto Affari Internazionali di Roma. E’ autore di varie pubblicazioni sui problemi internazionali tra cui: – Il mediterraneo: politica, economia, strategia. IL MULINO. 1968 -La sicurezza europea. MULINO. 1969 -Europa-America. Materiali per un dibattito. LO SPETTATORE INTERNAZIONALE. 1970 (con R. PERESSICH)”,”RUST-039″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 1. Anni di trionfo 1890-1914.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-113″
“SILVESTRI Mario”,”Il costo della menzogna. Italia nucleare 1945-1968.”,”””E il mio sospetto che il PCI fosse sistematicamente fuorviato da una più realistica visione degli affari nucleari italiani ad opera di una quinta colonna esistente nel suo seno, che mescolava continuamente le carte a danno del partito, si rafforzò in me”” (pag 326) Mario SILVESTRI è nato a Verona nel 1919. E’ stato professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano.”,”ITAE-063″
“SILVESTRI Stefano a cura, collaborazione di Robert EDWARDS”,”Finanziamento, infrastrutture e armamenti nella Nato.”,”””La collaborazione nella produzione di carri armati ha incontrato (se si fa eccezione per i motori ed i cannoni) un ostacolo decisivo nel contrasto tra inglesi da un parte e francesi e tedeschi dall’ altra, circa l’ importanza relativa della velocità e del corazzamento”” (pag 28) “”I giornali belgi non hanno mai risparmiato le loro critiche circa l’ annullamento del primitivo progetto Nadge, e non hanno nascosto il loro sospetto che la decisione degli Stati Uniti fosse dovuta, almeno in parte, alle pressioni esercitate dall’ industria americana”” (pag 56)”,”RAIx-135″
“SILVESTRI Mario”,”Caporetto. Una battaglia e un enigma.”,”””Su quell’ esperienza Laffargue scrisse un opuscolo: ‘Etude sur l’ attaque’, nel quale proponeva un diverso metodo per il combattimento delle fanterie. Non più l’ immediato assalto a ondate, ma l’ infiltrazione di groupes de tirailleurs, armati di fucili mitragliatori, bombe a mano e mortai da trincea. Essi dovevano avanzare a sbalzi, in formazione rada, profittando di ogni asperità del terreno, avendo come obbiettivo la seconda linea di trincee (…). Il quartier generale francese fece pubblicare il libretto del capitano Laffargue e, nella primavera del 1916, lo distribuì agli ufficiali a titolo informativo. Ma nulla fu mutato nei manuali e il vecchio sistema delle ondate continuò a imperversare. Il caso volle però che, all’ inizio di quell’ estate, una copia dell’ opuscolo fosse rintracciata dai tedeschi in una trincea francese espugnata. E subito le massima autorità militari germaniche videro espresse con chiarezza le idee che esse andavano elaborando con molta fatica. L’ opuscolo divenne anzi la base per l’ addestramento delle fanterie tedesche e i suoi contenuti furono largamente incorporati nel testo di altre istruzioni, approntato da Ludendorff per l’ “”attacco nella guerra di posizione”” (pag 49)”,”ITQM-076″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 2. L’esplosione 1914-1922.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-260″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 3. Equilibrio precario 1922-1939.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-261″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 4. La catastrofe, 1939-1946.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-262″
“SILVESTRI Andrea; antologia a cura di Annamaria GALBANI”,”L’immaginario dell’elettricità.”,”SILVESTRI Andrea Sul Baby boom dovuto al black out elettrico a New York nel 1965. “”Dall’analisi del sondaggio risulta, al contrario, che la causa principale dell’imprevedibile ‘baby boom’ è il fatto che in centinaia di migliaia di case il ritmo normale della vita fu sconvolto dalla mancanza di televisione. E questa, in fondo, è una conclusione ancora più sconcertante”” (pag 127)”,”SCIx-341″
“SILVESTRI Mario”,”Riflessioni sulla Grande Guerra.”,”SILVESTRI Mario è ordinario presso il Politecnico di Milano e autore di numerosi volumi tra cui ‘Isonzo 1917’, ‘La decadenza dell’Europa occidentale (4 volumi), ‘Caporetto una battaglia e un enigma’, ‘Il futuro dell’energia’. “”Quanto agli aerei senza pilota, si è già ricordato che il primo velivolo di tal fatta volò avanti la fine della guerra. Inoltre prime telearmi possono considerarsi gli “”schrechliche Kanonen””, con cui tra il marzo e l’agosto del 1918 i tedeschi bombardarono Parigi. Erano 6 pezzi del calibro di 252 millimetri, lunghi 36 metri che colpirono la capitale francese 367 volte con una traiettoria che si innalzava nel cielo fino a 40 chilometri, cioè ai limiti della stratosfera, in una parabola quasi suborbitale. Nessuno è più riuscito a costruirne di eguali. Anche da questi due punti di vista (energia nucleare e telearmi), sia pure nell’ambito di una estrapolazione ardita di ciò che in campo scientifico già si sapeva nel 1918, la prima guerra mondiale è legata molto strettamente ai giorni che viviamo. E vi è legata anche per la strage demografica che, depauperando vaste classi di popolazioni, continua a ripercuotersi nel futuro con oscillazioni che vanno smorzandosi nel tempo molto lentamente. Il fronte occidentale aveva sacrificato la vita di 3,5 milioni di giovani, 8,7 milioni erano stati feriti e 1 milione, prigionieri catturati sovente feriti, avevano trascorso molti anni in campi di concentramento, rispetto ai quali quelli della seconda guerra mondiale furono case di riposo. Il fronte orientale (fino all’armistizio del 5 dicembre 1917) richiese il sacrificio di 9 milioni di russi (morti, feriti, prigionieri), che però inflissero ai loro nemici austro-tedeschi e turchi perdite pari a 6 milioni, che non è poco considerando l’inferiorità russa in armamenti. Il fronte italiano, esclusi i prigionieri, costò la perdita di 3 milioni di uomini. (…)”” (pag 145-146)”,”QMIP-071″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo 1917.”,”Mario SILVESTRI è nato a Verona nel 1919. Ha prestato servizio militare dal giugo 1941 al settembre 1943. Professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano. Ammutinamenti in Francia. “”Parecchi reggimenti di fanteria rifiutarono di rientrare in trincea, in particolare quelli contrassegnati con i numeri 17, 18, 36, 109, 128, 129, 307, 310 e 370. Grida sediziose cominciarono ad essere urlate dai distaccamenti ribelli: – Viva la pace! Morte ai responsabili! Viva la rivoluzione! Abbasso la guerra! Viva la rivoluzione russa! Strappiamoci le nostre croci di guerra, queste placche da bicicletta, onore di schiavi mal pagati. E grida, più circostanziate, accusavano l’Alto Comando: – Da un mese i ‘boches’ conoscevano il momento dell’attacco e questa è una vergogna! Altri reparti, intonando l”Internazionale’, minacciarono di marciare su Parigi: volevano inviare una delegazione alla Camera, per costringerla a chiedere una pace immediata. Una divisione del XXI Corpo d’Armata, pur non rifiutandosi di dare il cambio ad altri reparti, si oppose ad essere impiegata in azioni offensive: se attaccata, si sarebbe difesa: punto e basta.”” (pag 137)”,”QMIP-072″
“SILVESTRI Carlo”,”Turati l’ha detto. Socialisti e democrazia cristiana.”,”””Filippo Turati per le ragioni della sua modestia eccessiva, del suo senso democratico spinto al parossismo, per la carenza in lui veramente totalitaria di ambizioni, cedette, fin dalla metà di giugno 1924, e quasi senza resistere, il posto di capo dell'””Aventino”” a Giovanni Amendola, cioè all’uomo che fra tutti gli esponenti dell'””Aventino”” era meno ideoneo (2) a dirigere una battaglia politica la quale da un momento all’altro avrebbe potuto non essere più metaforica. Filippo Turati in quei primissimi giorni era per spingere ad ogni costo la situazione alle sue estreme conseguenze (:..)”” (pag 55)”,”ITAD-129″
“SILVESTRI Mario”,”Caporetto. Una battaglia e un enigma.”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiano ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’. “”Cadorna aveva concezioni strategiche semplici e chiare: tutto per la guerra in Europa, non disperdere gli sforzi su teatri secondari. Ma non aveva sensibilità per la guerra minuta, anche se era stato più volte in trincea, una almeno con rischio della vita. Altri avrebbero dovuto metterlo sull’avviso, ma intorno a lui c’era il vuoto intellettuale. Era un accentratore? Nei fatti lo fu, ma è impossibile dire se lo fosse per natura o se ve lo abbia istradato una corte di ufficiali servili. Non si citano mai sue riunioni con tutti i comandanti d’armata ed è nota la sua fobia per i “”consigli di guerra””. Ma è un fatto che, almeno in un caso citato, Cadorna parlò ai comandanti della II e III armata (che insieme tenevano in pugno due terzi dell’esercito) e che di tale conferenza non vi è traccia nella Storia Ufficiale. Sembra quindi che abbia visto giusto la “”famigerata”” Commissione d’inchiesta per Caporetto, allorché affermò che la burocrazia militare intorno a Cadorna e a Capello (e quindi, presumibilmente, anche intorno agli altri comandanti d’armata) fosse ostile a contatti bilaterali o multilaterali fra i capi, considerandoli “”pregiudizievoli”” al servizio: era d’obbligo, insomma, la via protocollare. Resta il fatto grave che Cadorna, e con lui Bencivenga prima, e dal 1° settembre il colonnello Gabba, non sentirono il pericolo del loro isolamento. Erano schiacciati da un lavoro immane, dovevano pensare a tutto e pensare per tutti, e non potevano farcela; figurarsi se potevano elaborare una “”dottrina della guerra””. Ma non se ne resero conto, a differenza di Ludendorff, che a elaborarla chiamò molti e sperimentati ufficiali di stato maggiore, facendone il suo “”ufficio studi””. Se Cadorna avesse avuto un’altra percezione, si sarebbe pervenuti a una dottrina di combattimento diversa e migliore già nella primavera del 1917. La sensazione di non essere gettate al massacro, ma impiegate con senso di responsabilità, sarebbe stato il miglior tonico per le truppe che dovevano affrontare i successivi combattimenti. Avrebbero affrontato la decima e undicesima battaglia dell’Isonzo con ben altro spirito. E le minori perdite avrebbero conservato in vita soldati di alta perizia combattiva: addestrati bene, avrebbero constatato il buon risultato di tale addestramento. Non si ripete mai abbastanza che la sicurezza il coraggio, la fiducia, nei gregari nascono principalmente dalla constatazione che gli ordini che ricevono sono sensati: rischiosissimi, magari, ma indispensabili. Non già il “”malgoverno”” delle truppe””, ma la inesistente consapevolezza nei capi della possibilità di governarle in modo diverso creò nell’autunno del 1917, un’atmosfera da incubo e di rassegnazione”” (pag 109-110)”,”QMIP-134″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo, 1917.”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiano ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’. Smirnov e Goldenberg in Italia prima a Torino e poi a Roma. “”Per capire qualcosa della situazione russa, una missione italiana era stata spedita a Pietrogrado, in via assolutamente privata, nel mese di giugno. Ne facevano parte i socialisti riformisti Raimondo, Cappa e Lerda e l’onorevole Labriola. Era loro compito non solo studiare la situazione da vicino, ma anche svolgere quel tanto o quel poco di propaganda filointesista che non risultasse controproducente. I quattro missionari intrecciarono relazioni con i socialisti rivoluzionari russi (che, nonostante il nome, rappresentavano l’ala moderata del partito socialista) e fecereo alcuni discorsi (sempre sottolineati da “”calorosi applausi””), con i quali si sforzavano di inculcare nella testa dei Russi che non dovevano – per il loro bene – considerare chiusa la partita. “”L’Italia – disse Raimondo – lotta non solo per sé, ma anche per la libertà dell’Europa””. (…) Sfortunatamente per loro, si trovava già sul posto Angelica Balabanoff, ninfa egeria del partito socialista italiano che, arrivata in Russia con la squadra di Lenin, si presentava come ambasciatrice autorizzata del partito socialista italiano e diceva peste e corna degli onorevoli spediti da Roma. “”Essi – sosteneva e spiegava ai “”compagni”” non bene informati – erano socialisti falsi, traditori della classe lavoratrice e asserviti, come tutti i riformisti, al capitale guerrafondaio””. Pronunziata in un’assemblea di marinai rivoluzionari a Kronstadt, questa affermazione ebbe una certa risonanza: e la sua eco arrivò fino a Roma. L'””Avanti!”” si dichiarò solidale con la Balabanoff, ma Filippo Turati, più circospetto, sottolineò invece che dall’inizio della guerra la Balabanoff non faceva più parte della direzione del partito socialista italiano e non poteva perciò parlare a suo nome. (…) Queste polemiche intersocialistee rallegravano Orlando, che vedeva in esse un efficace ausilio alla sua politica temporeggiatrice, per tirare avanti sino allo s””scoppio”” della sospirata pace, dopo di he: “”chi vivrà vedrà””. Gli sembrò quindi suprema astuzia, a questo punto, favorire l’ingresso in italia di alcuni rivoluzionari russi, che stavano compiendo il giro d’Europa (nonostante la guerra, l’estate del 1917 fu epoca di boom per il turismo politico). Essi vennero trascinati intorno come mostri di un baraccone da fiera, perché confermassero con parole e testimonianze che i Russi, senza distinzione di partito, erano per la guerra, che quindi anche i socialisti italiani ne dovevano imitare l’esempio ecc. ecc. La tattica dolce opposta a quella delle fucilazioni in auge al fronte. Il viaggio diede ragione a Cadorna. I rappresentanti del “”marxismo blando””, reduci da Londra e da Parigi, dove avevano ricevuto accoglienze piuttosto riservate e diffidenti, arrivarono a Torino il 5 agosto e dal balcone della Casa del Popolo tennero una confusa concione, alla fine della quale una marea di quarantamila persone (…) vociarono il loro entusiasmo per la rivoluzione russa e per Lenin. Il più influente dei ‘rivoluzionari’, Goldenberg, ne fu seccato e imbarazzato, poiché i bolscevichi non erano precisamente la sua passione, tanto che l’ingegner Romita sprecò un po’ di dialettica marxista per commmentargli il significato del grido, tutto il contrario – a suo dire – di quel che suonava. Da Torino Goldenberg e il collega Smirnov arrivarono a Roma, dove risuonarono invece grida di “”Abbasso Lenin!”” dovute secondo i socialisti ad un gruppetto di interventisti imboscati”” (pag 234-235)”,”QMIP-135″
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Volume I. Il primo cinquantennio (1861-1914).”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di grande successo come ‘Isonzo 1917’, ‘Il costo della menzogna’ (1968), ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ (4 voll.). Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano è presidente del comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr. Nel capitolo finale ‘Consuntivo di un cinquantennio’ l’autore riporta una serie di dati statistici che illustrano lo sviluppo economico sociale, le classi, il mondo del lavoro, la condizione operaia e contadina, le contraddizioni e i ritardi della società italiana. “”Menotti Garibaldi paragonò addirittura il modo di battersi degli etiopi a quello dei garibaldini, che avevano seguito il padre. La Camera tuttavia, pur respingendo l’ipotesi di una guerra di conquista, si piegò a concedere i 20 milioni e i 5.000 uomini necessari per tirare avanti in attesa dell’imponderabile. Pochi giorni dopo, il 29 luglio 1887, cessava di vivere Depretis, e la strada era aperta per la presidenza di Crispi, mentre partivano le truppe che avrebbero dovuto vendicare i morti di Dogali, pur restando l’Italia amica dell’Abissinia. Col passare di mesi, il contingente salì a 20.000 uomini, comandati dal generale Di San Marzano. Di fronte a tanto spiegamento di forze il Negus Giovanni, che si era attestato con 80.000 uomini davanti alle linee italiane, si ritirò senza ingaggiare battaglia, mentre i 20.000 italiani stavano rinserrati a Massaua, nulla facendo didiverso da quando erano 1.000. Con la presidenza Crispi, che pure era stato fra gli avversari dell’occupazione di Massaua, si cominciarono ad udire parole più grosse. Ma nella sua prima visita a Bismarck nell’ottobre 1887 Crispi minimizzò l’importanza dell’impresa africana (…)”” (pag 98) “”Con i ministeri Di Rudinì e Giolitti, e col terzo ministero Crispi, l’Italia, travolta dagli scandali bancari e dalla insofferenza sociale, dimenticò l’Abissinia. Riuscì pero, senza troppo chiasso, a mettere sotto il suo protettorato la costa somala dal fiume Giuba fino al golfo di Aden, che era sotto il dominio del sultano di Zanzibar. La condotta delle operazioni in Africa, ora sotto la responsabilità del generale Baratieri, riprese sotto il quarto gabinetto Crispi. L’avanzata proseguiva alla cieca, fra mille difficoltà, non ultime le contrastanti direttive provenienti da Roma. L’Africa inghiottiva ormai uomini e denari come una calamità naturale. (…).L’occupazione militare del Tigré – la provincia dell’Etiopia più a ridosso dell’Eritrea – aveva inimicato all’Italia tutti i ras locali, che fecero causa comune con Menelik. Questi, ormai convinto che con l’Italia era costretto a venire ai ferri corti, nell’autunno del 1895, fece affluire le sue truppe presso il lago Ascianghi e marciò sul Tigré. Nei circoli politici italiani si andava dicendo cinicamente che una piccola sconfitta in Africa sarebbe stato l’unico toccasana, per frenare questa avanzata nel vuoto, che non mirava a nulla e poteva condurre al disastro. Ma invece dellla “”piccola sconfitta”” si ebbe, appunto, il disastro [Adua, ndr]”” (pag 101-102)”,”ITAB-323″
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Volume II. Da guerra a guerra (1914-1939).”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di grande successo come ‘Isonzo 1917’, ‘Il costo della menzogna’ (1968), ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ (4 voll.). Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano è presidente del comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr. “”Con quali mezzi era possibile varare tante iniziative? La guerra di Spagna svuotava l’Italia di ricchezza e l’Etiopia, semipacificata, ingoiava miliardi quasi come quando vi era la guerra. L’Africa Orientale era un pozzo senza fondo, in cui si dissipava ricchezza per costruire strade, case e industriette antieconomiche, nonché per pagare il trasporto delle merci indispensabili (con relativo pedaggio per attraversare il canale di Suez) che, a dispetto della autarchia dell’Imerp, dovevano arrivare quasi tutte dall’italia, al fine di mantenere il tenore di vita della comunità italiana che viveva in Africa, in generale parassitariamente, a un livello superiore a quello dei connazionali rimasti a tribolare in Italia. Era quindi fatale che i soldi fossero spremuti là dove c’erano, taglieggiando non solo il reddito ma anche il capitale. Una imposta straordinaria “”una tantum”” del 10% sul capitale delle società venne quindi deliberata con previsione di gettito di 5 miliardi (1.800 attuali). (…)”” (pag 160) “”Nonostante l’imprudente direzione dell’economia a partire dalla guerra etiopica e le dilapidazioni nelle guerre d’Africa e di Spagna, il tenore di vita degli italiani, nel ventennio fascista, migliorò discretamente. Dal 1913 al 1939, di fronte a un aumento della popolazione del 20%, si registrò una crescita nella produzione di cereali del 28%. (…) Quanto al prodotto nazionale lordo, esso, in moneta a valore costante, era cresciuto del 60%, con un aumento pro-capite del 40%. (…) Quella che appariva insostenibile, nonstante le illusioni di Mussolini, era la bilancia energitica. Le importazioni di petrolio, pur modeste, salivano vertiginosamente, raddoppiando ogni quattro o cinque anni e superando i 2 milioni di tonnellate nel 1938. E altrettanto sfavorevole era la situazione per le materie di base.”” (pag 164-165)”,”ITAB-324″
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Il primo cinquantennio (1861-1914). Vol. I.”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di ampia risonanza e grande successo, come Isonzo 1917, Il costo della menzogna, La decadenza dell’Europa occidentale. Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano, è presidente del Comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr.”,”STOx-060-FL”
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Da guerra a guerra (1914-1939). Vol. II.”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di ampia risonanza e grande successo, come Isonzo 1917, Il costo della menzogna, La decadenza dell’Europa occidentale. Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano, è presidente del Comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr.”,”STOx-061-FL”
“SILVESTRI Mario”,”La caduta e la ripresa (1939-1961). Vol. III. Cento anni di storia d’Italia (1861-1961).”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di ampia risonanza e grande successo, come Isonzo 1917, Il costo della menzogna, La decadenza dell’Europa occidentale. Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano, è presidente del Comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr.”,”ITAP-031-FL”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 1. Anni di trionfo 1890-1914.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”QMIS-020-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 2. L’esplosione 1914-1922.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”QMIS-016-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 3. Equilibrio precario 1922-1939.”,”Mario Silvestri è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968). “”Fin dal 1932 Dimitrov aveva inviato a Mosca una relazione, suggerendo un cambiamento di tattica. La relazione, insieme alla risposta assolutamente negativa del Komintern, era stata intercettata dal controspionaggio tedesco. Sembrava dunque che Dimitrov fosse destinato a una carriera oscura, allorché il suo arresto da parte della polizia tedesca per la presunta complicità nell’incendio del Reichstag gli diede una notorietà internazionale e l’occasione di mettere in luce le sue eccezionali abilità dialettiche. Hermann Göring, andato a deporre al processo in qualità di capo della polizia prussiana, aveva perso i nervi di fronte all’eloquenza maliziosa e ironica di Dimitrov, ed era uscito con scatti d’ira e improperi che avevano imbarazzato i giudici e lo avevano coperto di ridicolo. Assolto e rientrato a Mosca, Stalin abbracciò e baciò in pubblico Dimitrov e lo mise a capo del Komintern, facendogli scavalcare coloro che credevanodi meritarsi il posto per anzianità o per altri servigi. Accanto a Dimitrov Stalin lasciò però il suo uomo, Dmitrij Manuilskij”” (pag 246)”,”QMIS-017-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 4. La catastrofe, 1939-1946.”,”Mario Silvestri è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968). “”Dopo l’attacco alla Russia, avvenuto senza darne preciso preventivo annunzio al governo giapponese, Hitler aveva vacillato sull’utilità di coinvolgere il Giappone. Era dall’ambiente del ministero degli esteri che, fin dai primi di luglio, provennero sollecitazioni affinché il Giappone attaccasse la Siberia. Alla fine di ottobre Hitler, ancora in preda alle illusioni, scartava la convenienza dell’intervento giapponese, perché avrebbe complicato la divisione delle spoglie. Egli era sempre favorevole all’attacco giapponese nel Pacifico. E il Giappone, ripagandolo della stessa moneta, manteneva la Germania completamente all’oscuro delle sue intenzioni”” (pag 190)”,”QMIS-018-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’Europa occidentale, 1890-1933. Volume I. Dalla Belle Époque all’avvento del nazismo.”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘Isonzo 1917’, ‘Caporetto’, ‘La vittoria disperata’.”,”RAIx-381″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’Europa occidentale, 1933-1946. Volume II. Dal riarmo della Germania alla catastrofe,”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘Isonzo 1917’, ‘Caporetto’, ‘La vittoria disperata’. 2GM Gli aiuti anglo-americani all’Urss (pag 1552-1558) (Tabella 37) (in migliaia di tonnellate 1941 360,5; 1942 2453; 1943 4795; 1944 6218; 1945 3674,5; Totale 17.501) (Rifornimenti convogliati verso l’Unione Sovietica dagli anglo-americani durante la seconda guerra mondiale per anno) 2GM Offensiva antipetrolifera nel 1944. La carenza di carburante, benzina e benzina avio “”La successiva fase dell’offensiva antipetrolifera iniziò nella primavera del 1944. Fra aprile e maggoi su Ploesti si accanirono i bombardieri della XV armata aerea di stanza in Italia, che dimezzarono la produzione. Quella di benzina sintetica fu anch’essa ridotta nel mese di maggio da violente incursioni mirate dell’VIII armata aerea e del Comando bombardieri, talché mentre gli alleati sbarcavano in Normandia, la disponibilità annua di petrolio tedesca era ridotta a 7 milioni di tonnellate e si dovette attingere alle magre riserve. (…) Altre violente incursioni si succedettero per tutta l’estate del 1944 sugli impianti petroliferi, riducendo la produzione di benzina avio. Nel frattempo, ai primi di settembre, la regione di Ploesti fu occupata dai russi. (…) Alle forze armate tedesche veniva così tolta mobilità nel momento in cui i nuovi mezzi sfornati dalle fabbriche sotterranee con sforzi sovrumani, erano sempre più avidi di carburante. La mancanza di questo incideva anche sull’addestramento degli allievi piloti, e non era infrequente che prima della fine dei corsi il 30 per cento perisse per l’insufficiente addestramento, condotto a ritmi forzati. La scarsissima disponibilità di benzina avio rendeve inutile la fenomentale produzione di caccia sfornata nella seconda metà del 1944. Sacrificando altri tipi di aerei, la loro produzione era salita da 1017 unità in gennaio a un massimo di 2878 (su 3802) in settembre e fu ancora di 2352 in dicembre. Ma erano aeroplani che non potevano volare. Gli unici a sentire meno la penuria di carburante erano i nuovi apparecchi a reazione, che erano però ancora pochi e in fase sperimentale. Questi fatti vanno tenuti presenti, quando si misura l’efficacia dei bombardamenti aerei sulla capacità produttiva tedesca”” (pag 1592-1593)”,”RAIx-382″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo, 1917.”,”Mario Silvestri (1919-1994) è stato professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’. “”Sfido qualsiasi patriota a venire a passare come semplice soldato, solamente mille notti in prima linea, senza odiare la patria”” (Da un dialogo fra due soldati francesi, un giorno di primavera del 1917) (in apertura) Sfondamento di Caporetto. Il sacrificio dei soldati e l’ottusità dei comandi “”L’ordine per un banale errore di trascrizione, imponeva che la ritirata si svolgesse il mattino del 27, anziché del 26. Benché il tenente giurasse e spergiurasse che si trattava di una svista, e che la ritirata si svolgesse il mattino del 27, anziché del 26. Benché il tenente giurasse e spergiurasse che si trattava di una svista, e che la ritirata doveva cominciare subito, l’Antonicelli di fronte ad un ordine scritto non volle intendere ragioni e rimandò il portaordini, con l’incarico di tornare con disposizioni più precise. Ma prima che ciò potesse ripetersi, la Salerno, completamente circondata, capitolava. Il generale Zoppi così commenta la fine della brigata Salerno: «Pretendere che i soldati, in quelle vicende, facciano della strategia e della grande tattica può essere un bel sogno di chi non ha mai provato lo strazio mentale di essere nell’impossibilità di sapere… pretendere che il soldato aggirato e sorpreso ossia vinto ancora prima di combattere, sappia col suo valore rovesciare una situazione inesorabilmente compromessa, è follia». La Commissione d’inchiesta giudicò tuttavia che il contegno della Salerno era stato, al solito, «passivo», poiché nulla la brigata aveva fatto, per tenersi al corrente e per disturbare «il facile dilagare del nemico nella sottostante conca di Creda e Caporetto». La Salerno, comunque, combatté duramente: insieme a 3.800 prigionieri, la storia ufficiale delle brigate italiane registra 1.400 morti e feriti. Nel corso della mattinata del 26, tutti i reparti circondati sul Matajur, salvo un migliaio di uomini, si arresero e presero la strada della prigionia. Quarantotto or erano bastate perché del VII Corpo d’Armata sopravvivesse solo il nome”” (pag 437)”,”QMIP-041-FV”
“SILVESTRI Carlo”,”I responsabili della catastrofe italiana. Guerra: 1940-43 – Armistizio: 8 sett. 43.”,”‘Carlo Silvestri, socialista, era confinato a Lipari, nel 1929, quando Mino Maccari, inviato speciale de ‘La Stampa’ per un’inchiesta sul confino politico, lo presentava come ‘uno dei più conosciuti giornalisti italiani’ e aveva parole di ammirazione per la sua serenità e obbiettività, malgrado fosse ‘tra gli uomini più maltrattati dal fascismo’. Giovinetto, nel 1910 era già redattore del ‘Corriere della Sera’, ove, specializzatosi nello studio dei conflitti sociali, del movimento sindacale e delle vicende politiche, rimase sino al 1924, quando Luigi Albertini, dopo il delitto Matteotti, lo mise a disposizione del ‘Comitato delle Opposizioni’, per promuovere, dirigere e alimentare la campagna di stampa aventiniana e l’atto di accusa morale contro Mussolini, impegnandolo così nella responsabilitò di accusatore del regime innanzi alla Commissione istruttoria dell’Alta Corte di Giustizia del Senato ed alla Sezione d’Accusa del Tribunale di Roma. Il Silvestri è dunque un veterano del socialismo, – in cui ebbe come maestri e compagni di fede Turati, Treves, la Kuliscioff, Bissolati, Prampolini, Corridoni – e un veterano dell’antifascismo. (…) Quattro volte ferito, due volte innanzi al Tribunale Speciale, molte volte incarcerato, confinato in “”colonia”” nelle isole, e infine, arrestato dalle SS tedesche dopo l’8 settembre e tenuto per 72 ore in attesa della fucilazione, dopo che nel 1940-41 i famosi ‘precedenti’ gli avevano valso ancora otto mesi di campo di concentramento: tale la vita di questo che è uno fra i pochissimi giornalisti italiani che per 20 anni dall’autunno 1925 all’aprile 1945 siano rimasti completamente lontani dalla professione pur di non asservire il loro ideale. Ora egli ritorna con questo libro ed accusa i responsabili della catastrofe (…)’ (in apertura) La campagna di Grecia: un errore militare. ‘(…) La guerra del 1940-’43 si è perduta per una errata valutazione politica e tecnica delle parti in conflitto, ma pure perché lo Stato Maggiore rivelò deficienze enormi. ‘La corresponsabilità della monarchia e dello Stato Maggiore con il fascismo è in ogni caso assoluta e gravissima. La monarchia è responsabile almeno quanto il fascismo in linea politica, e lo Stato Maggiore è il principale responsabile in linea tecnica’. Non credo che sia da accreditare la supposizione che vi sia stata nello Stato Maggiore la volontà di portare il paese alla sconfitta per odio al fascismo. Una così vasta e criminale trama di tradimento contro l’Italia non può essere esistita, e del resto non se ne hanno prove serie. I fascisti l’hanno asserito, ma non documentato. Vi è stata invece, e chiarissima, un’incapacità tecnica che, aggiunta alla leggerezza di azione e alla impreparazione, ha portato ai logici risultati che si sono dolorosamente accertati. La pubblicazione – assai parziale e niente affatto obiettiva – delle lettere a Hitler e dei vari memoriali e diari ha dato la prova dell’incertezza che regnava nell’animo di Mussolini fra l’inverno e l’estate del ’40 circa la partecipazione dell’Italia alla guerra. Egli sapeva che le 60 divisioni necessarie per un intervento italiano non sarebbero state pronte prima del ’42. Glielo avava detto Badoglio. Avviene il crollo della Francie ed egli teme che tutto sia finito e la guerra stia per concludersi. Vecchio errore politico italiano il credere che, perduta la Francia, tutto sia perduto in Europa. Errore di Mussolini, ma errore della monarchia e dello Stato Maggiore e anche, diciamolo pure, di tutta l’Italia. Molti Italiani in quei giorni della rotta francese hanno forse pianto per la caduta di Parigi, ma nel segreto del loro cuore hanno spinto Mussolini ad approfittarne. Vinta per vinta, povera Francia, cerchiamo almeno di portare a casa qualcosa…: questo il pensiero di non pochi. Vi è un’osservazione da fare a questo punto. Tutti i docimenti venuti alla luce finora e specialmente il Diario di Ciano concordano nel presentare un Mussolini amletico tra il settembre ’39 e il giugno ’40 e un re, un Ministro degli Esteri, l’intero Stato Maggiore con Badoglio in testa, tutti gli alti gerarchi (Grandi, Bottai, Balbo, persino Starace, secondo il Diario di Ciano) assolutamente contrari all’entrata in guerra dell’Italia, sia perché si capiva che il popolo non voleva affrontare i pericoli del conflitto, sia perché l’aggressione alla Polonia, dopo i colpi di mano contro l’Austria e la Cecoslovacchia, aveva suscitato nell’opinione pubblica italiana molte ostilità e diffidenze verso i Tedeschi. Vi era dunque unanimità contraria alla guerra e il solo Mussolini aveva dei dubbi. Come mai le diplomazie inglese, americana e francese non approfittarono della situazione eccezionalmente favorevole della ‘non belligeranza’ e della diffusa ostilità italiana ai nazisti per creare delle situazioni nuove e trattenere l’Italia dal precipitarsi nella guerra?’ (pag 117-119)”,”ITQM-264″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo, 1917.”,”Mario Silvestri (1919-1994) è stato professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’.”,”QMIP-004-FER”
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo 1917.”,”Mario Silvestri è nato a Verona nel 1919. Ha prestato servizio militare dal giugo 1941 al settembre 1943. Professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano. Mario Silvestri (Verona, 10 giugno 1919 – Milano, 13 settembre 1994) è stato un ingegnere elettrotecnico e ricercatore italiano, fra i pionieri nel campo dell’energia nucleare italiana. Appassionato di storia e grande divulgatore, tra le sue opere ricordiamo anche La decadenza dell’Europa occidentale e La vittoria disperata, disponibili in BUR. Capello vs Cadorna. “”Prescriveva inoltre il generale Cadorna: (…). Seguivano dettagliate istruzioni per lo spostamento tempestivo di queste batterie. Al generale Capello l’ordine non piacque.«Questa non era più manovra, era algebra!» egli osservava. Capello era stato comandato presso la Zona di Gorizia l’11 marzo e subito «come un motore sempre lanciato» (secondo la definizione datane da un ufficiale alle sue dipendenze) aveva cominciato a mettere l’armata sotto pressione. Desideroso di rifarsi della forzata inazione, non dissimulava la speranza che l’attacco nella regione di Gorizia potesse dar subito risultati così promettenti, da trasformare in azione principale quella che avrebbe dovuto essre un’azione di fiancheggiamento. Il rigido movimento di artiglieria prescritto a priori limitando la sua libertà d’azione contrastava alquanto con le sue speranze”” (pag 146)”,”QMIP-021-FSL”
“SILVESTRINI Gabriella”,”Alle radici del pensiero di Rousseau. Istituzioni e dibattito politico a Ginevra nella prima metà del Settecento.”,”Gabriella Silvestrini (Torino, 1961) dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e delle istituzioni politiche lavora come borsista (1993) presso Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si occupa della filosofia politica di J.J. Rousseau e della tradizione democratico-repubblicana nell’età moderna.”,”TEOP-023-FMB”
“SIMILI Raffaella, a cura”,”Ricerca e istituzioni scientifiche in Italia.”,”Autori dei saggi: CORSI Pietro (“”Le scienze naturali in Italia prima e dopo l’Unità””) MAIOCCHI Roberto (“”Gli istituti di riscerca scientifica in Italia durante il fascismo””) MAMIANI Maurizio (“”Le accademie scientifiche e le università tra il XVII e il XVIII secolo””). MARCHIS Vittorio (“”Le scuole politiecniche tra il XIX e il XX secolo in Italia””) MORETTI Mauro, PORCIANI Ilaria, (“”Il volto ambiguo di Minerva. Le origini del sistema universitario italiano””). PAOLONI Giovanni (“”Ricerca e istituzioni nell’Italia liberale””). RUBERTI Antonio (“”Riflessioni sul sistema della ricerca dopo il 1945″”). SHEA William R (“”Dal ‘Cabinet de curiosités’ al Museo di storia naturale””) SIMILI Raffaella (“”I laboratori sperimentali. Cure e ricette””) TEGA Walter.”,”SCIx-086″
“SIMILI Raffaella a cura; saggi di Carey B. YOYNT Nicholas RESCHER Konrad MARC-WOGAU Donald DAVIDSON Michael SCRIVEN William H. DRAY Alan DONAGAN James H. FETZER Georg HENRIK VON WRIGHT”,”La spiegazione storica. Prospettive recenti nella filosofia analitica.”,”””Con «determinismo» intenderò un complesso di idee secondo cui ciò che ‘è doveva’ anche (in un modo o nell’altro) ‘essere’. Tali idee giocano un ruolo importante nelle scienze sia naturali che umano”” (incipit del saggio di Georg Henrik von Wright, ‘Il determinismo e lo studio dell’uomo’) (pag 233)”,”STOx-008-FRR”
“SIMIONATO Linda PIVATO Marialetizia, testi a cura, brani di OMERO SAFFO CALLIMACO CATULLO ORAZIO VIRGILIO OVIDIO SAN FRANCESCO DANTE ALIGHIERI PETRARCA BOCCACCIO TASSO ARIOSTO SHAKESPEARE FOSCOLO MANZONI BLAKE WORDSWORTH COLERIDGE BYRON SHELLEY KEATS NOVALIS HESSE LEOPARDI CARDUCCI PASCOLI D’ANNUNZIO DICKINSON MALLARME’ VERLAINE RIMBAUD BAUDELAIRE WITMAN POUND ELIOT MAJAKOVSKIJ RILKE LORCA BORGES NERUDA CORTAZAR TAGORE GILBRAN HIKMET SABA GOZZANO CORAZZINI CAMPANA UNGARETTI MONTALE QUASIMODO PAVESE GUERRA ZANZOTTO PASOLINI SANGUINETI MERINI PLATH TRILUSSA RODARI BUKOWSKI”,”Il piccolo libro della Poesia. Grandi autori e le loro opere in pillole.”,” Contiene tra l’altro: Majakowskij, cantore della Rivoluzione d’Ottobre (pag 93) “”A te / fischiata e schernita dalle batterie / a te, / piagata dalla maldicenza delle baionette, / levo con entusiasmo / ad aleggiare sull’insulto / dell’ode il solenne / «oh!» /, Oh, ferina! / Oh, infantile! / Oh, pezzente! / Oh, grande! / Come chiamarti ancora? / Come ancora ci apparirai, bifronte? / Armonioso edificio / o ammasso di macerie?”” (Ode alla rivoluzione, vv. 1-17) (Il piccolo libro della Poesia. Grandi autori e le loro opere in pillole. Editoriale Programma, 2022)”,”VARx-020-FGB”
“SIMMEL Georg a cura di Nicola SQUICCIARINO”,”Tecnica e società nella Germania di fine Ottocento.”,”Georg SIMMEL (1858-1918) è uno dei padri della moderna sociologia e uno dei maggiori interpreti della modernità. SQUICCIARINO insegna all’ Università di Firenze.”,”GERx-064″
“SIMMEL Jorge”,”Problemas fundamentales de la filosofia.”,”Georg SIMMEL (1858-1918) filosofo e sociologo tedesco affermò che i principi a priori della conoscenza hanno origine psicologica e il loro criterio di validità sta nella loro utilità rispetto alla vita. Ha scritto ‘Introduzione alla scienze morali’ (1892), ‘Filosofia del denaro’ (1900), ‘Problemi fondamentali della filosofia’ (1910). (EUG).”,”FILx-184″
“SIMMEL Georg”,”Sociologie et epistemologie.”,”SIMMEL ha ispirato ha molti sociologi in Germania e in altri paesi, e la Scuola di Chicago e i teorici del conflitto negli Stati Uniti, o ancora la sociologia italiana o giapponese. Quasi tutta la sua opera è stata tradotta in russo. E’ poco conosciuto in Francia. “”Questo nuovo individualismo ha trovato il suo filosofo con Schleiermacher”” (…) (pag 157)”,”TEOS-085″
“SIMMEL Georg, a cura di Vittorio D’ANNA”,”I problemi della filosofia della storia.”,”L’oggetto di questo libro è costituito dal problema di come si venga a formare, dalla materia della realtà immediatamente vissuta, quel costrutto teorico che noi chiamiamo storia. Georg Simmel nato a Berlino l’1/3/1858.”,”TEOS-065-FL”
“SIMON Henri”,”ICO et l’IS. Retour sur le relations entre Informations correspondance ouvrières et l’Internationale situationniste.”,”A pag 72 si dice: “”Du côté marxiste, Dauvé avec d’autres autour de la ‘La Vieille Taupe’ apprta à la rencontre de 1969 son texte “”Critique de l’idéologie ultra gauche”” dont le développement conduisit au livre ‘Le Mouvement communiste’ (Champ Libre, 1972, sous le pseudonyme de Jean Barrot)””.”,”FRAP-100″
“SIMON Walter M.”,”Il positivismo europeo nel XIX secolo”,”Walter M. Simon, studioso di storia della cultura e delle idee dell’800, è anche autore di ‘The Failure of the Prussian Reform Movement, 1807-1819’ uscito in America nel 1971.”,”STOx-051-FF”
“SIMONAZZI Mauro”,”La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna.”,”Marco Simonazzi si è laureato in Filosofia a Milano, ha svolto attività di ricerca a Oxford e si è perfezionato alla Scuola Internazionale di Alti Studi ‘Scienze della cultura’ della Fondazione Collegio San Carlo di Modena.”,”UKIS-001-FMB”
“SIMONCELLI Paolo”,”Cantimori, Gentile e la Normale di Pisa. Profili e documenti.”,”Paolo SIMONCELLI (Roma, 1950) è Prof ordinario di storia moderna presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’. Ha pubblicato presso la casa editrice Angeli ‘Il cavaliere dimezzato. Paolo del Rosso ‘fiorentino e letterato”, 1990 e ‘Storia di una censura. “”Vita di Galileo”” e Concilio Vaticano II’, 1992.”,”ITAS-010″
“SIMONCELLI Paolo”,”Renzo De Felice. La formazione intellettuale.”,”Renzo DE-FELICE (1929-1996) è stato lo storico più vigoroso e innovatore del secondo dopoguerra noto per i suoi studi sul fascismo e per le controversie politiche sollevate dal suo rigoroso metodo scientifico basato su verifiche critiche e documentarie e rifiuto dei credi ideologici. Il libro ricostruisce le tappe dela sua biografia intellettuale. Ha svolto anche, dopo la crisi del 1956, dalle colonne di periodici della sinistra democratica e persino cattolica, il ruolo di commentatore anonimo. Dal suo epistolario emergono amici e maestri che lo guidarono sui sentieri della ricerca. Un nome per tutti: Delio CANTIMORI. Paolo SIMONCELLI (Roma, 1950) è professore ordinario di storia moderna presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato volumi e saggi sulla Riforma protestante in Italia, sul caso Galilei e sulla Normale di Pisa durante il fascismo. Con ‘Le Lettere’ ha pubblicato ‘Gentile e il Vaticano’ (1997) e l’ edizione del Carteggio Gentile-Chiavacci (1996). Crisi del PCI. “”L’ esordio richiamava l’ attenzione già prestata in precedenza dal “”Nuovo Osservatore”” a “”Tempi Moderni”” e il “”vento di rinnovamento”” che, a seguito del dramma ungherese, aveva investito non solo (e non tanto) “”gli ambienti comunisti (…), ma quelli socialisti, della sinistra democratica laica e persino cattolici””. Tuttavia, ora, questo “”vento di rinnovamento”” appariva a De Felice ben più ridotto di allora (1956) e anzi dannoso perché foriero di sole speranze e illusioni: “”per esempio a proposito della crisi del Pci: “”crisi”” che indubbiamente ci fu e continua per molti aspetti ancor oggi, ma che sarebbe dovuto esser chiaro era ed è fenomeno di vertici, di élites, di quadri culturali e non di base, elettorale””. In quel contesto, con quel “”vento di rinnovamento”” era nata “”Tempi Moderni””.”” (pag 175)”,”STOx-096″
“SIMONCELLI Maurizio”,”L’industria militare italiana nella seconda guerra mondiale: lineamenti storici.”,”””I settori meccanico e navale. Le principali aziende del settore meccanico erano la Fiat e la SPA (mezzi corazzati ed autocarri), l’Ansaldo (Genova e Pozzuoli, artiglierie) e l’OTO (La Spezia, artiglierie), la Breda, la Beretta, l’ Isotta Fraschini, la Fabbrica Nazionale d’Armi; l’ Armaguerra di Cremona, le Officine Grandi – Gruppo Caproni (armi medio-leggere), e la OM (mitragliatrici antiaeree). I carri d’esplorazione, modificati nel 1935, erano completamente superati, mentre quelli cosiddetti di rottura e di accompagnamento per la fanteria erano relativamente più recenti (1937), ma alla Fiat ne furono commissionati solo un centinaio, con una scadenza di dieci unità mensili. Inoltre, la Fiat e l’Ansaldo (valutata l’esperienza bellica spagnola) proposero invano, nel settembre 1938, di sostituire il carro leggero da tre tonnellate (la famosa “”scatoletta di sardine””) munito di una mitragliatrice) con uno da cinque tonnellate, più armato e protetto (10). Di conseguenza l’Esercito disponeva nel 1939 di circa 1.500 carri armati (tra cui solo 70 medi), mentre di tipo pesante il primo esemplare fu realizzato solo nella primavera 1943)”” (pag 3) [(10) cit. a p. 9 di Minniti Fortunato, Il problema degli armamenti nella preparazione militare italiana dal 1935 al 1943, ‘Storia contemporanea’, n 1, 1978] “”Tabella 4. Mezzi corazzati e ordinati e prodotti in Italia 1939-1943 (fonte Fortunato Minniti, Il problema degli armamenti nella preparazione militare italiana dal 1935 al 1943, ‘Storia contemporanea’, n. 1, 1978″” (pag 6)”,”QMIS-058-FGB”
“SIMONE Raffaele”,”L’università dei tre tradimenti.”,” Raffaele Simone insegna nell’università dal 1969 ed è oggi professore ordinario di Linguistica generale nella Terza Università di Roma. Ha lavorato e insegnato in numerosi centri universitari in diversi paesi del mondo. [‘Sei leggi non scritte. Accanto alle leggi scritte, ce ne sono altre non scritte, il cui peso non è inferiore a quello delle prime, perché regolano l’etnologia della corporazione, creando credenze, convinzioni e massime, e orientando potentemente la condotta dei singoli e dei gruppi. (…) Messe insieme, costituiscono una sorta di «manuale pratico» per l’università. Proverò a formularle come un codice. La prima e la più importante è la legge dell”affiliazione primordiale’: se vuoi entrare nell’università, devi essere «figlio di» qualche universitario. L’università non accetta persone che non siano geneticamente riconducibili a qualcuno dei suoi membri. L’«essere figlio di» può essere inteso o alla lettera o metaforicamente: nel primo caso abbiamo le dinastie accademiche (famose, frequenti e temute nel campo giuridico e medico, ad esempio); nel secondo, una catena di filiazioni simboliche. L’affiliazione è preferita e più produttiva se si crea all’inizio della carriera: affiliazioni tardive non sono gradite. (…) Per essere affiliato, bisogna rispettare una delle due seguenti condizioni: essere intellettualmente brillanti o devoti nel comportamento. (…) Non serve, almeno in Italia, avere affiliazioni internazionali: dato il rigido nativismo del sistema, far parte di gruppi internazionali può, almeno agli inizi, essere un rischio. E’ famoso (ha fatto ridere il mondo) il caso di Carlo Rubbia, escluso da un insegnamento presso l’Università di Lecce e chiamato in cambio a Harvard. (…) Connessa alle precedenti è un’altra importante legge non scritta: la ‘legge del simbolismo accademico’. Nell’università ogni professore (di qualunque livello sia) non rappresenta se stesso ma simbolizza il suo padre accademico. Tutto ciò che fa il figlio viene attribuito, riportato, riferito al padre. Il rapporto di simbolizzazione si estingue solo con la morte di uno de due oppure quando tra i due intervenga una pubblica inequivocabile lite. (…) In base alla ‘legge della tenacia premiante’, poi, il figlio è destinato immancabilmente ad avanzare nella carriera. Ciò è reso possibile dal fatto che, secondo la legge scritta, una volta entrati all’università, esserne cacciati è impossibile. (…) La ‘legge dello scambio di doni accademici’ stabilisce che si aiuti non solamente il proprio figlio, ma anche il figlio di qualche altro compadre che possa ricambiare il favore. Questa situazione viene gestita in termini di debito e credito. (…) Le due leggi che ho accennato per ultime (quella del simbolismo e quella dello scambio di doni) fanno sì che la corporazione accademica sia tipicamente consociativa. Salvo casi di lotta o di lite conclamata e pubblica, tutti cercano l’accordo e il sostegno di tutti. (…) La sesta legge che vale la pena di menzionare è quella del ‘diritto al «’nóstos’». Il nóstos era il ritorno dell’eroe mitologico alla patria di origine dopo vicissitudini, smarrimenti ed esplorazioni. Il professore universitario non ha nulla dell’eroe (come si sarà capito), ma essendo un personaggio mitico e irraggiungibile dispone ugualmente di un ovvio diritto al ‘nóstos’. Ciò significa che se, vincendo un concorso, è costretto a staccarsi dalla sua patria di origine, ha due diritti riconosciuti o perlomeno accettati da tutti come ovvi: a) quello di continuare a risiedere nella sua città di origine (in spregio all’obbligo che la legge fissa a questo proposito), concedendo all’università che bene o male gli dà lo stipendio soltanto il minimo indispensabile (e spesso neppure quello); b) quello di lasciare l’università «periferica» appena può «rientrare» (è un termine tecnico del gergo universitario) al punto di partenza. Il diritto al ‘nóstos’ produce una serie di effetti disastrosi (…)’ (pag 61-68)]”,”GIOx-062″
“SIMONE Gianfranco”,”Il boia di Albenga. Un criminale di guerra nell’Italia dei miracoli.”,”Gianfranco Simone, nato presso Albenga nel 1937, laureato in giurisprudenza a Milano con una tesi sugli aspetti medico-legali della legislazione italiana sulle armi, nel periodo 1961-1964 ha lavorato nella cronaca nera dei quotidiani ‘Stasera’ e ‘Il Giorno’ e nel 1965 è stato assunto al ‘Corriere della Sera’, redazione esteri, cultura spettacolo e interni. Quindi è stato inviato speciale del ‘Corriere’ per le questioni militari e di armamenti.”,”ITAR-018-FSD”
“SIMONELLI Nicola”,”Giacomo Buranello. Primo comandante di gap di Genova.”,”Nicola SIMONELLI, nato a Sampierdarena, operaio della SIAC, oggi Italsider, segretario di una sezione territoriale genovese del PCI dal 1965 al 1970 e dal 1970 al 1975, consigliere provinciale alla Provincia di Genova, ha pubblicato una ricerca storico-politica: ‘Raffaele Pieragostini (1899-1945). Contributo ad una storia del PC a Genova””.”,”ITAR-022″
“SIMONELLI Nicola”,”Raffaele Pieragostini (1899-1945). Contributo ad una storia del Partito Comunista a Genova.”,”””Il vertice del comando ligure viene così formato dal generale Cesare Rossi in qualità di comandante, da Raffaele Pieragostini vice comandante e responsabile di tutte le formazioni garibaldini operanti sul territorio ligure. L’ attività del Pieragostini viene concentrata, da questo preciso momento, sulla conoscenza e l’ approfondimento logistico delle quattro zone operative della Liguria. Egli nulla dimenticherà. Nulla sarà lasciato al caso. Prima ancora di stabilire e concordare la strategia e la tattica, egli esaminerà con scrupolo la forza numerica, l’ armamento, il grado di addestramento dei combattenti e, soprattutto, la disciplina che dovrà essere discussa e ragiona direttamente sui luoghi operativi. Inoltre verranno dettagliatamente sottoposti a verifica la propaganda del movimento partigiano, i rifornimenti, i collegamenti tra i comandi di zona e il comando regionale, e ancora la “”gestione”” partigiana delle zone liberate e la funzione del commissario politico. (…) Certo che nei manuali classici di teoria militare di Karl Von Clausewitz e di Helmuth Von Moltke il commissario politico non poteva essere preso in considerazione! Il Pieragostini ebbe il riconoscimento unanime di aver imposto su basi scientifiche le formazioni partigiane.”” (pag 132-133-134)”,”ITAR-094″
“SIMONELLI Nicola”,”Giacomo Buranello. Primo comandante dei Gap di Genova.”,”Nicola Simonelli è stato dipendente di una grande industria genovese, laureato in lettere e in filosofia ha pubblicato monografie sui protagonisti della Resistenza oltre a novelle e poesie.”,”ITAR-149″
“SIMONELLI Nicola”,”Ancora Togliatti. Contributo ad una disamina complessa.”,”Nicola Simonelli è stato dipendente di una grande industria genovese. Laureato in Lettere moderne all’Università di Genova e in Filosofia all’Università di Roma ha pubblicato diverse monografie su protagonisti della storia della Resistenza italiana e alcune raccolte di novelle e poesie. Non si parla di Grieco Scontro Gramsci-Togliatti 1926 (pag 126-129) Togliatti su: Labriola e il marxismo in Italia (pag 289, 293) Marx e Hegel (pag 299) “”Orbene, di questa ricerca, che tende a stabilire la relazione che passa tra il Sistema filosofico hegeliano e la dottrina marxista, sono chiari, noti e fuori discussione, per noi, i risultati generali, ma non altrettanto chiari sono i momenti particolari concreti della relazione che invece sono quelli che per la nostra indagine hanno un valore. Lo stesso Marx, in un Poscritto (del 1873) alla terza edizione del Capitale (21) si è sbrigato della questione molto rapidamente: “”Fondamentalmente – egli dice, – il mio metodo è non solo differente da quello hegeliano ma ne è anche direttamente l’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente col nome di Idea, è il demiurgo del reale che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello (22) degli uomini”” Qui troviamo soltanto la contrapposizione generale dei due metodi di pensiero ma, dopo avere ricordato come circa trent’anni prima fosse diventato quasi una moda, in Germania, considerare Hegel come “”un cane morto””, Marx così prosegue: “”Per questo mi professai apertamente scolaro di quel grande pensatore e nel capitolo sulla teoria del valore civettai persino qua e là col modo di espressione che gli è proprio”” (23). La mistificazione che la dialettica subisce nelle mani di Hegel non impedisce in nessun modo che egli per primo abbia esposto in modo ampio e consapevole le forme generali del suo movimento. In lui essa sta dritta sulla testa. Bisogna rovesciarla, per scoprire il nocciolo razionale entro alla scorza mistica””. In termini analoghi le due opposte concezioni filosofiche sono definite in altri luoghi dalle opere posteriori al periodo giovanile, dallo stesso Marx e da Federico Engels. Questi ha dedicato, nel 1886, alla esposizione delle relazioni tra il materialismo filosofico marxista e la filosofia classica tedesca uno dei suoi scritti più noti (24) (…)”” [Palmiro Togliatti, ‘Per una giusta comprensione del pensiero di Antonio Labriola. Nel cinquantesimo anniversario della sua morte’, Rinascita, n. 4, 5,6, 1954] [in Appendice II al volume di Nicola Simonelli, ‘Ancora Togliatti. Contributo ad una disamina complessa’, Genova; 2015] [(21) Karl Marx, ‘Das Kapital’, Berlin, Dietz, 1947, p. 18, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 44; (22) Ci sembra evidente che qui “”cervello”” debba essere inteso per evitare la posizione del materialismo volgare, come il complesso della attività conoscitiva umana, di cui il cervello è una delle condizioni materiali, poste dalla natura; (23) In realtà si tratta di qualcosa di più che del semplice modo di espressione. Questo è precisamente il capitolo che ha fatto dire a Lenin che “”il Capitale di Marx e specialmente il primo capitolo non si possono comprendere perfettamente se non si è studiata a fondo e capita tutta (sottolineato da Lenin), la logica di Hegel. Quindi per quasi mezzo secolo nessuno dei marxisti ha capito Marx”” (Lenin, Quaderni di filosofia, ed. russa, p. 17). Cfr, Quaderni filosofici, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 167; (24) Citato sopra (Friedrich Engels, Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, Roma, 1956, p. 30)] (pag 299-300)”,”PCIx-387″
“SIMONELLI Nicola”,”Su Togliatti ed altro. Racconto lungo con divagazioni.”,”Nicola Simonelli è stato dipendente di una grande industria genovese. Laureato in lettere Moderne all’Università di Genova e in Filosofia all’Università di Roma ha pubblicato diverse monografie su protagonisti della storia della resistenza e alcune raccolte di novelle e poesie.”,”PCIx-395″
“SIMONETTI Manlio a cura”,”L’affermazione del cristianesimo.”,”Manlio Simonetti ha insegnato Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo dal 1959 al 2000 nelle università di Cagliari e Roma, La Sapienza. E’ socio nazionale dell’Accademia del Lincei. Ha studiato l’antichità cristiana sotto l’aspetto ideologico, esegetico e politico. La Chiesa da perseguitata divenne favorita “”L’idea in più rispetto ai suoi predecessori era data dal fatto che, per Costantino, la salvezza dello Stato dovesse essere raggiunta con la Chiesa, non contro di essa. Alla luce di ciò, comprendiamo come giunse all’emanazione, nel 313, dell’Editto di Milano, che riconobbe ai cristiani il pieno diritto di professare il proprio culto. Si trattava di un’importante e tacita ammissione: l’Imperatore prendeva atto del fatto che i cristiani, ormai, costituivano la maggioranza nelle zone più popolose e ricche dell’Impero, specialmente in Oriente. Da ultimo, non è da trascurare il fatto che, guadagnandosi la riconoscenza dei cristiani, il suo potere ed il carattere sacro dell’Impero ne sarebbero risultati rafforzati. Dopo l’Editto di Milano, furono numerose le iniziative che Costantino portò avanti a favore del cristianesimo, sebbene egli stesso non avesse rinnegato mai pubblicamente i riti pagani ed avesse accettato il battesimo solo in punto di morte. Per esempio, mantenne la carica di ‘pontifex maximus’, ma si riteneva anche patrono della Chiesa. Tuttavia, nonostante l’apparente tolleranza mostrata nei confronti dei pagani, la religione tradizionale venne gradualmente soppiantata dal cristianesimo. Costantino concesse numerosi privilegi ai sacerdoti e favorì l’accesso alle alte cariche dell’Impero a funzionari cattolici. (…) Il favore di Costantino verso il cristianesimo si tradusse, ben presto, anche in convinte persecuzioni contro eretici e scismatici, quali i donatisti, che subordinavano l’efficacia dei sacramenti alla dignità di coloro che li amministrano, e gli ariani, che negavano la natura divina di Cristo sostenendo che Egli fosse stato creato da Dio Padre, risultando così estraneo alla sua natura. Contro questi ultimi, nel 325, Costantino, nelle vesti di imperatore e alto patrono della Chiesa, convocò a Nicea il primo consiglio ecumenico, in cui furono condannate le tesi eretiche di Ario. Gradualmente, quindi, la Chiesa, da perseguitata, divenne favorita. La religione cristiana, sotto Costantino rese più solido l’Impero, ma, proprio per questo, divenendo un vero e proprio ‘instrumentum regni’, garante e fondamento dell’ordine sociale e politico, essa cominciò ad essere profondamente coinvolta nelle strutture del potere”” (pag 40-41-42)”,”STAx-283″
“SIMONETTI Mario”,”Storici italiani e rivoluzioni in Russia (1917-1918).”,”Storici e pubblicisti ‘intesisti’ e ‘filotriplicisti’ Acredine di Ciccotti nei confronti della Socialdemocrazia tedesca (‘Socialisti e pacifisti’, Il Secolo, 30 gennaio 1917) (pag 68, nota) Ciccotti rimproverava al PSI l’ignoranza dei testi marxiani, partito incapace di assorbire qualcosa di più di 10 copie del primo volume del ‘Capitale’ (‘Il partito di centomila lire’, Popolo d’Italia 5 giugno 1917) (pag 68, nota) Il giudizio di Salvemini sulla Rivoluzione d’ Ottobre è in ‘Bolo Pascià e la Russia’ (L’Unità, 1917, n. 49, 6 dicembre, ora in Operre III. Dalla guerra mondiale alla dittatura, 1916-1925) (pag 74, nota)”,”STOx-317″
“SIMONIC Marco”,”Invito al pensiero di Karl Marx.”,”Marco Simonic (Trieste, 1946) laureato in scienze politiche si è occupato di studi relativi al socialismo est-europeo.”,”MADS-009-FC”
“SIMONOV C.”,”La Cina in lotta.”,”SIMONOV Konstantin Mikhailovic nasce a Pietroburgo nel 1915. Nel 1939 viene inviato come corrispondente di guerra a Hanhil-Gol e dal 1941 al 1945 è corrispondente del giornale Stella Rossa su vari fronti. Per le sue opere ha ricevuto quattro volte il premio Stalin. “”- Il cognome Mao è molto diffuso dalle vostre parti? – Credo di no – mi risponde sorridendo. – Non è più diffuso degli altri novantanove nomi di famiglia cinesi. – Perché novantanove? – Ma perché (non lo sapete?) in Cina esistono solo poche centinaia di cognomi. Spesso, invece di dire popolo, si dice “”laobaising””, “”i cento cognomi””, in modo che, visto il numero totale della popolazione, – e qui sorride nuovamente – ogni cinese ha per lo meno un milione di omonimi. Per questo abbiamo l’abitudine di menzionare sempre, subito dopo il cognome, il nome della persona.”” (pag 47) Chiang Kai-Shek “”Questo libro che apparve nel 1948 a Nankino s’intitola: ‘Personalità del Kuomintang. Raccoglie un centinaio di biografie con ritratti. (…) Ecco finalmente la biografia del padrone della casa. Ci si trova di tutto in questa biografia ufficiale fabbricata dal Kuomintang su questo boia che soffocò nel sangue l’insurrezione rivoluzionaria di Scianghai nel 1927. Ci si trova la prolissa descrizione di tutti gli incarichi civili e militari che egli ebbe fino al 1948, quando l’Esercito di liberazione nazionale proveniente dalla Manciuria, straripò sull’immenso territorio della Cina. Ci si trova anche l’interminabile elenco delle opere scientifiche del generale a cominciare dall’opera fondamentale della politica delle tre “”auto”” – fino all’opuscolo ‘L’islamismo cinese e l’islamismo mondiale.”” (135-137) pag 47″,”CINx-212″
“SIMÓN-RUIZ Immaculada”,”Los actores políticos poblanos contra el centralismo. Contribuciones a la formación del primer federalismo mexicano: 1808-1826.”,”Immaculada Símon è nata in Messico nel 1965. Laureata in Geografia e storia dall’Università Complutense di Madrid, e dottore in storia dell’America Latina contemporanea per l’Istituto Ortega y Gasset della stessa università. Puebla in America centrale. Puebla è una città messicana situata nella regione centro-meridionale del paese, a circa 130 km a est della Città del Messico. La città è stata fondata nel 1531 ed è famosa per la sua architettura coloniale spagnola e per la sua cucina tradizionale.”,”AMLx-002-FSL”
“SIMONS Peter”,”Parts. A Study in Ontology.”,”In filosofia la mereologia (composizione del greco ?????, méros, “”parte”” e -?????, -logìa, “”discorso””, “”studio””, “”teoria””[1]) è uno dei “”cosiddetti”” «sistemi di Lesniewski»[2], ossia è la teoria, o scienza[2], delle relazioni parti-tutto[3]; presentata da Achille Varzi come teoria «delle relazioni della parte al tutto e da parte a parte con un tutto»[4] (o «teoria delle parti e dell’intero»[5]), da Hilary Putnam come «””il calcolo delle parti e degli interi””»[6] e da Claudio Calosi come la «teoria formale delle parti e delle relazioni di parte»[7]. Per Maurizio Ferraris tale relazione parte-intero può essere tra oggetti concreti, regioni spazio-temporali, processi (parti temporali), eventi e oggetti astratti.[8]… (wik)”,”FILx-325-FRR”
“SIMPKIN Richard”,”Deep Battle. The Brainchild of Marshal Tukhachevskii.”,”Richard Brig Simpkin (1921-86) è stato un ufficiale britannico e un teorico militare, autore di molti influenti libri di storia e teoria militare che hanno affrontato temi simili e retto il confronto con i lavori di J.F.C. Fuller. Conosceva bene il russo e il tedesco e ha tradotto il volume di Gerd Niepold ‘Battle for White Russia: the Destruction of Army Group Centre June 1944’. Si è interessato al sistema militare sovietico e alla guerra di manovra. La battaglia è vinta o persa nella preparazione. Concetto di disciplina organizzativa amministrativa. “”As the reader will see, in his formal and informal utterances alike Tukhachevskii is categorical – and in terms not just of planning but of commodities on the ground-about the need for advanced logistic preparation not just for the opening battle but for the ‘entire’ operation, series of operations, or campaign. On the one hand, one can trace this insistence back to the Oriental influence which has been an important though inconspicuous factor in Russian military thinking over the centuries. The idea that a war is won or lost in the preparations for it comes straight from Sun Tzu; interestingly, four Russian translations of Sun Tzu, two at least of them of long standing, were in existence by the time that scholarly Marine, General Samuel B. Griffith, published in 1963. And the vivid image that Genghis Khan had handed down of his tactics tends to disguise the fact that the Mongol Army enjoyed a rigour of organization for manning and logistic support, and a strictness of administrative discipline, that become almost incredible when one considers the times and the geographical size and ethnic diversity of its base. Important as it may be operationally and tactically, from the logistic and economic points of view this Oriental beck is but a tributary of the third principal stream of thought in the torrent that sprung from Napoleon’s concept of “”absolute war””. The point is made with force, if not entirely with balance, by a remark of Tukhachevskij’s in his 1930 lecture to the Section for the Study of Military Problems of the Communist Academy: “”The task of Marxist thought in this military business is to study this facto – to study, forecast and determine the scale of war production of the capitalist countries in both its qualitative and its quantitative aspects; for these have a very solid bearing on the forms and the conduct of future wars”””” (pag 20) Marx Engels Clausewitz Lenin Tuchachevskij. “”Although they were settled in England by the 1860s, Marx and Engels cannot fail to have been influenced by the build-up of the Prussian/German Army under Bismarck and the Elder Moltke, and by the three successful wars which culminated in the foundation of the German Empire in 1871. They also studied Clausewitz and, unsurprisingly, caught his drift correctly. For although Clausewitz’s work was spurned by the Prussian General Staff, there was at this stage still a certain parallelism if not convergence between the two at the philosophical level. It is neither easy nor within the scope of this book to distinguish the particular contributions of Marx and Engels to a given aspect of their philosophy. Broadly, though, Marx would appear to have stated the principle that the causes of war were always economic, while Engels concerned himself more closely with the nature and conduct of war. Be that as it may, Marxism embraces the Clausewitzian concept of “”absolute war””, which ‘mutatis mutandis’ comes close to the 20th century concept of “”total war””, while seeing the ability to wage war ‘solely in terms of economic resources and industrial capacity’. While Lenin, to some extent with the advantage of hindsight, qualified this point of view, Tukhachevskij bases his writing on the future wars pretty firmly on Engels. He seems to have been deeply, perhaps excessively, impressed by (as brought out above) the economic and logistic miscalculations of Western Europe in the First World War, by (as he saw it) the fact that “”the best army lost”” that war, by the woeful state of Tsarist Russia’s war industry, by the strategic and operational limitations imposed by lack of resources on the conduct of the Civil War, and by the comparative backwardness of much of Soviet industry in the early 1920s”” [Richard Simpkin, Deep Battle. The Brainchild of Marshal Tukhachevskii, 2012] Concetto di operazionale. Arte operativa Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. L’arte operativa, detta in alcune pubblicazioni grande tattica[1], è una branca dell’arte militare che studia le operazioni, cioè la manovra di truppe non impegnate direttamente (tatticamente) in battaglia, principalmente quelle che coinvolgono unità di tipo diverso (terrestri, aeree, navali), ad un livello intermedio fra la tattica e la strategia. L’arte operativa è nata praticamente solo nella seconda metà XX secolo, con le grandi operazioni interforze della seconda guerra mondiale. Indice [nascondi] 1 Origini 2 Concetto e metodo 3 Ruolo dell’azione operazionale in battaglia 4 Note 5 Voci correlate Origini[modifica | modifica sorgente] A partire dalla guerra civile americana le armi da getto acquisirono una potenza tale che l’uso di reparti operanti in ordine chiuso divenne improponibile, in quanto il percorso da effettuare sotto il tiro efficace delle armi da fuoco nemiche passò da poche centinaia di metri[2] a più di un chilometro[3]. In queste condizioni le unità in ordine chiuso venivano inesorabilmente falcidiate dal fuoco nemico ed era praticamente impossibile arrivare in ordine chiuso al contatto fisico, come dimostrarono ampiamente le cariche di Balaclava (cavalleria) e di Pickett (fanteria) a Gettysburg. Questa lezione fu compresa sul teatro europeo solo con la prima guerra mondiale, che inizialmente trovò tutti gli stati maggiori assolutamente impreparati di fronte ai nuovi problemi posti dal fuoco nemico. Nel corso della guerra lo stato maggiore tedesco, posto di fronte al problema, lo risolse con una riduzione della densità delle truppe e con una maggiore libertà delle unità minori, portando così ai successi di Riga, Caporetto e del Kaiserschlacht. Questo nuovo modo di operare aumentò enormemente l’area occupata dalle maggiori unità, tanto che nella seconda guerra mondiale una divisione copriva un fronte molto superiore a quello coperto da un corpo d’armata nel corso della prima[4]. Questo dilatarsi dello spazio in cui combattevano i corpi d’armata ebbe come conseguenza diretta che i comandanti non avevano più il controllo visivo della situazione, quindi dovevano condurre le operazioni tramite i comandi subordinati. In questo modo le azioni dei corpi d’armata non potevano più essere considerate atti tattici, ma non potevano ancora essere considerate atti strategici, in quanto solo episodi di una battaglia a livello maggiore. Considerando che in queste battaglie era spesso richiesta la cooperazione fra diverse forze armate (se non altro fra le forze terrestri e quelle aeree),operanti con criteri d’impiego diversi, si creò la necessità di introdurre un nuovo livello teorico per l’utilizzo dei mezzi disponibili per il combattimento. Tale livello venne indicato come operational in campo anglosassone e generalmente è indicato come livello operativo. Concetto e metodo[modifica | modifica sorgente] Il termine non fu utilizzato largamente in occidente fino agli anni ottanta del ventesimo secolo, quando era visto in modo analogo all’espressione “”medio termine”” contrapposta alle espressioni lungo termine e breve termine nell’ambito della prospettiva delle decisioni da prendere relativamente alla temporizzazione del movimento. I pensatori militari occidentali, particolarmente quelli britannici, cominciarono a considerare il concetto negli anni ottanta e questo lentamente si fece strada nella terminologia militare occidentale e nei corsi di addestramento al combattimento per ufficiali. In parte fu reso popolare dal suo uso in wargame e giochi per computer. In altri termini nel XX secolo è stata chiamata battaglia operativa dai teorici militari un’azione militare che avviene ad una scala superiore a quella in cui hanno importanza la linea di mira e l’ora del giorno, ma comunque inferiore al livello strategico, dove hanno il loro peso la capacità produttiva della nazione e la diplomazia. Le unità militari sono considerate unità operative se sono in grado di condurre un’azione operativa senza aiuti esterni e sono di dimensioni sufficienti per essere manovrate direttamente o hanno un effetto sulla procedura decisionale del nemico a livello strategico di una campagna militare o addirittura di una guerra. Il metodo di effettuare azioni a livello operativo fu inizialmente messo in pratica dall’esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale e venne sviluppato negli anni venti e trenta del XX secolo in collaborazione fra tedeschi e sovietici nel campo di addestramento congiunto a Kazan’. Nel corso di quegli anni il maresciallo Tuchacevskij sviluppò il concetto come base per il nuovo manuale di impiego delle unità corazzate dell’Armata Rossa. Il concetto poi si evolse nel corso della seconda guerra mondiale attraverso le varie prove e applicazioni pratiche sia da parte della Wehrmacht sia da parte dell’Armata Rossa nel corso delle azioni sul fronte orientale. Ciò che costituisce il livello operativo è cambiato con le dimensioni e le funzioni degli eserciti. Nel corso della seconda guerra mondiale un’unità di livello operativo era tipicamente un corpo d’armata o un’armata. Con l’aumento della capacità operativa (combat power) delle unità nel corso della guerra fredda questo livello è stato trasferito inizialmente alle divisoni corazzate. Dopo la guerra fredda, la capacità operativa di formazioni relativamente piccole è aumentata al livello di quella avuta da maggiori formazioni nel passato, nell’esercito statunitense ed in altre forze armate attualmente la brigata (composta da circa 6000 uomini) è vista come unità a livello operativo, sostituendo la divisione. Ruolo dell’azione operazionale in battaglia[modifica | modifica sorgente] Il movimento operazionale funziona per realizzare la strategia globale di un esercito dirigendo le forze tattiche e fornendo loro l’appoggio necessario a raggiungere i loro obiettivi tattici. Le unità operazionali hanno sufficiente organico in armi e logistica per effettuare tutti (o, almeno la maggior parte dei) i ruoli militari. I gruppi di manovra operazionale (Operational Manoeuvre Group) dell’esercito sovietico oltre ad elementi di armi combattenti comprendevano appoggi anche a livello logistico, medico e spesso anche di appoggio aereo come elicotteri armati da unità di maggiore livello, rendendoli quindi capaci di operazioni totalmente indipendenti. Le forze tattiche al livello operazionale più basso effettuano l’impegno tattico del nemico ed i comandanti di tali unità hanno la responsabilità di determinare le modalità migliori per portare a termine questo compito nel combattimento. Le decisioni tattiche (per esempio, dove stabilire trincee per la difesa) e le singole unità che le maggiori unità attaccanti dovranno spostare sono determinate a questo livello. La minima unità operazionale definisce gli obiettivi immediati di queste unità tattiche entro le loro zone di comando, coordinando le azioni offensive e difensive delle unità così come la pianificazione e l’appoggio di artiglieria necessari al compimento dell’azione. Le unità operative a livello maggiore come divisioni e corpi d’armata devono appoggiare le unità operazionali a livello minore con rifornimenti logistici e medici ed avranno a loro disposizione gli interventi su richiesta di unità aeree e di artiglieria. Queste operazioni di fuoco d’appoggio devono essere concentrate ad un livello operazionale superiore in modo tale che la loro potenza di fuoco possa essere utilizzata dove è maggiormente richiesta. Inoltre queste force possono coordinare l’appoggio di fuoco a livello inferiore perché venga applicato su obiettivi particolarmente paganti, con la tecnica del time on target. Verso la fine della guerra fredda gli Stati Uniti svilupparono una dottrina per l’utilizzo congiunto delle forze denominata Airland Battle 2000, che formalizzava la dottrina operativa statunitense relativamente al concetto di guerra di movimento. Questa dottrina tendeva a create una pratica coerente ed ordinata riguardante tutti gi aspetti dell’arte operazionale dalla logistica alla manovra e, particolarmente, l’impiego dell’artiglieria e dell’appoggio aereo. Note[modifica | modifica sorgente] ^ Il termine arte operativa è stato usato fin dal 1981 da E.N. Luttwak, nel suo articolo “”The Operational level of war””, termine derivato dal tedesco operativ Kriegskunst (arte della guerra operativa), dall’autore indicato come coincidente col russo operativnoe iskusstovo, mentre il termine grande tattica è attribuito dallo stesso autore a Liddell Hart. Vedi Edward N. Luttwak, Strategy, the logic of war and peace, tradotto in italiano come Strategia, Rizzoli edizioni, 1ª edizione, aprile 1989, Nota 1 al Capitolo 7. Tuttavia bisogna notare che il concetto è antecedente alla sua definizione, in quanto già nel 1911 Corbett parla di major strategy (che identifica con la strategia vera e propria) e di minor strategy (che ora identifichiamo con l’arte operativa), vedi Julian S. Corbett, Alcuni principi di strategia marittima, tradotto in italiano da Antonio Flamigni, edizione 1995 a cura dell’USMM pag 71 e la nota relativa dell’Ammiraglio Flamigni. ^ Vedi David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Edizioni Rizzoli, 1998, pag 436 ^ Vedi Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Einaudi Edito, 1966 pag 241 ^ Nella battaglia di Cambrai tre corpi d’armata (9 divisioni) britannici erano schierati su un fronte di circa 13 km, mentre nella battaglia di al Gazala 2 divisioni, sempre britanniche, erano schierate su un fronte superiore a 40 km Voci correlate[modifica | modifica sorgente] Tattica Strategia”,”QMIx-214″
“SINATTI Piero a cura; saggi di Andrej ZUBOV Emil PAIN Michajl ROSCIN Piero SINATTI Vitalij BELOZEROV Zanna ZAJONCKOVSKAJA Leonid VARDOMSKIJ”,”La Russia e i conflitti nel Caucaso.”,”””Fu lo spirito antibolscevico e non gli ideali di liberazione nazionale ad animare le insurrezioni della Cecenia, la prima delle quali avvenne nell’estate del 1922 e a questa ne seguirono altre nel 1925, 1929, 1930, 1937 e 1969. Queste ribellioni furono represse nel sangue con inaudita ferocia, con l’impiego di artiglieria, forze aeree e truppe regolari”” (pag 54-55), saggio di A. Zubov ‘Il futuro politico del Caucaso, saggio di analisi comparata e retrospettiva’”,”RUSx-179″
“SINATTI Piero a cura, Saggi di Vitalij BELOZEROV Emil’ PAIN Michajl ROSCIN Leonid VARDOMSKIJ Zanna ZAJONCKOVSKAJA Andrej ZUBOV”,”La Russia e i conflitti nel Caucaso.”,”Vitalij Belozerov, demografo e specialista dei problemi migratori nella regione del Caucaso, Università di Stavropol’. Emil’ Pain, ex consigliere del primo presidente russo Boris El’cin per i problemi delle nazionalità e del Caucaso, Centro di studi etnopolitici di Mosca. Michajl Roscin, antropologo ed islamologo, Istituto di studi orientali dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Piero Sinatti, russista, collaboratore del Sole 24 Ore, di Affari Esteri, di Limes, è autore e curatore di pubblicazioni riguardanti il mondo sovietico e russo. Leonid Vardomskij, specialista in economia delle regioni e delle infrastrutture, Istituto di studi politici ed economici internazionali dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Zanna Zajonckovskaja, geodemografa e specialista dei processi migratori, Istituto di previsioni economiche dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Andrej Zubov, politologo, specialista in materia di relazioni tra il Centro Federale e le regioni, Istituto di studi orientali dell’Accademia russa delle scienze di Mosca.”,”RUSx-168-FL”
“SINCLAIR Louis”,”Trotsky: A Bibliography. Volume 1. Volume 2.”,”Collezioni speciali a cui si è attinto: -G.A. ALEKSINSKY PAPERS, Butler Library, Columbia Univ. -J.P. CANNON PAPERS, Library of Social History, New York -M. EASTMAN PAPERS, Lilly Library, Indiana Univ -O. FERNANDEZ SATELLITE COLLECTION PF (ieP. FRANK) PAPERS, BDIC NANTERRE -A. GOLDMAN PAPERS, Houghton Library, Harvard Univ -J. HANSEN PAPERS, E. HUGHES PAPERS, Library of Social History, New York; National Library of Scotland, Edinburgh – MERRHEIM PAPERS, MOUGEOT PAPERS, Musée Sociale, Paris -B.I. NICOLAEVSKY COLLECTION, Hoover Institution, Stanford -A. RANSOME PAPERS, Brotherton Collection, Leeds Univ -L. SEDOV PAPERS, M. SHACHTMAN PAPERS,”,”TROS-029 TROS-029-B”
“SINCLAIR Thomas A. a cura Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico classico. Vol 1 e 2.”,”SINCLAIR, irlandese del Nord, è nato a Belfast nel 1899, e dal 1934 ha insegnato greco alla Queen’s University della sua città natale. E’ autore, oltre che di una serie di contributi specialistici, di una storia della letteratura latina (in collaborazione con F.A. WRIGHT) e di una ‘History of Classical Greek Literature from Homer to Aristotle’. E’ morto nel 1961.”,”TEOP-084″
“SINCLAIR Upton”,”Die Hölle. Drama in vier Aufzügen mit Kino-einlagen.”,”Upton SINCLAIR (1878-1968) scrittore americano di idee socialiste. Ha scritto romanzi tra cui ‘La giungla’ (1906), ‘Petrolio’ (1927), ‘La fine del mondo’ (11 vol, 1940-53).”,”VARx-058″
“SINCLAIR Upton, a cura di Mario MAFFI”,”La giungla.”,”‘il romanzo che ha fatto tremare il capitalismo americano’ (in copertina) Dedicato ai lavoratori americani, il romanzo di denuncia sulla condizione operaia nell’industria della carne costrinse il presidente Theodore ROOSEVELT ad aprire un’indagine. SINCLAIR Upton (1878-1968) scrittore americano influenzato dagli ideali socialisti, ha denunciato le condizioni dei lavoratori americani in romanzi come ‘King Coal, La metropoli, Little Steel, Oil, Boston. Ha fondato la comunità cooperativa Helicon Hall, nel New Jersey. Mario MAFFI è professore associato di letteratura degli Stati Uniti presso l’Università di studi di Milano. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Sotto le torri di Manhattan’. Rendetevi conto. (pag 361)”,”MUSx-231″
“SINCLAIR Andrew”,”Storia del terrorismo. Dall’antichità alle sette islamiche degli Assassini, dall’IRA alle Torri Gemelle fino alla situazione esplosiva del Medioriente.”,”Andrew Sinclair è nato nel 1935 a Oxford. Ha studiato a Cambridge (dove è stato anche docente), ad Harward e alla Columbia University. Eccellente storico, ha pubblicato ricerche su vari argomenti, dai Templari alla CIA. É inoltre autore di romanzi, artista e ottimo regista, la Newton & Compton dello stesso autore ha pubblicato una biografia di Ernesto Che Guevara. Vive a Londra.”,”TEMx-003-FL”
“SINCLAIR Upton, a cura di Mario MAFFI”,”La giungla.”,”Upton Sinclair (1878-1968), scrittore statunitense profondamente influenzato dagli ideali socialisti, è stato autore di saggi e romanzi in cui ha denunciato le condizioni dei lavoratori americani.Come King Coal, La metropoli, Little Steel, Oil, Boston. Ha fondato la comunità cooperativa Helicon Hall, nel New Jersey. Mario Maffi è professore associato di Letteratura degli Stati Uniti presso l’Università degli Studi di Milano. É autore di saggi come Nel mosaico della città, New York. L’isola delle colline, Sotto le torri di manhattan, Londra. Mappe storie labirinti.”,”CONx-012-FL”
“SINELNIKOWA Irma”,”Friedrich Leßner. Eine Biographie des Kommunisten und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels.”,”””(…) es wird mir immer eine Freude sein, mit einem alten Kameraden wie Du auf demselben Kampfplatz und auf denselben Feind einzuhaunen”” [Friedrich Engels an Friedrich Leßner] [in ‘Friedrich Leßner. Eine Biographie des Kommunisten und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels’, by Irma Sinelnikowa] (in apertura) “”Zu Leßners persönlichen Erinnerungen kann man auch seinen Artikel anläßlich des 50. Jahrestages des Entstehens des “”Kommunistischen Manifestes”” zählen, der im Oktober 1897 in der Berliner Zeitschrift “”Sozialistische Monatshefte”” unter der Überschrift “”Aus der Entstehungszeit des Kommunistischen Manifestes. Persönliche Erinnerungen”” erschien. Leßner hob den wichtigen methodischen Gedanken hervor: “”Man muß auf die Vorgeschichte der kommunistischen Bewegung jener Zeit hinweisen, wenn man die Entstehung des Kommunistischen Manifestes verständlich machen will””. Damit wollte er nicht einfach seine Erinnerungen begründen, sondern in der Zeit des beginnenden Bernsteinschen Revisionismus waren diese Worte von aktueller theoretischer Bedeutung.”” [in ‘Friedrich Leßner. Eine Biographie des Kommunisten und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels’, by Irma Sinelnikowa] (pag 177)”,”MADS-526″
“SINGER Peter”,”Marx.”,”L’A è Prof di filos all’Univ di Monash, in Australia. E’ autore di ‘Democrazia’, ‘Disobbedienza’ e altre opere.”,”MADS-083″
“SINGER Charles HOLMYARD E.J. HALL A.R. WILLIAMS T.I. a cura”,”Storia della tecnologia. Volume IV. La rivoluzione industriale. Tomo primo.”,”Saggi di J.W.Y. HIGGS G.E. FUSSELL J.A.S. RITSON H.R. SCHUBERT F.W. GIBBS R.J. FORBES H. W. DICKINSON A. STOWERS E.J. HOLMYARD A. N.L. CLOW A. ELTON W. ENGLISH L.M. ANGUS-BUTTERWORTH M. DAUMAS Savery, Newcomen Smeaton. Le macchine a vapore. Secolo XVII-XVIII. A quei tempi le macchine per pompare acque erano quelle di cui si sentiva il maggior bisogno. Fra i brevetti concessi durante i regni di Elisabetta I, Giacomo I e Carlo I, uno su sette circa riguardava tale ramo di attività. A dedicare la propria attenzione al problema, fra i tanti, vi fu l’ ingegnere militare Thomas Savery, inventore fecondo che per primo costruì una pompa a vapore di pratico impiego””. (pag 176) “”Dopo Newcomen, il primo che fece compiere progressi importanti nella produzione di energia per mezzo del vapore fu James Watt, che, dotato di notevole genio inventivo e scientifico, apportò dei perfezionamenti fondamentali relativi al rendimento e alla costruzione meccanica delle macchine a vapore””. (pag 187)”,”SCIx-244″
“SINGER Charles HOLMYARD E.J. HALL A.R. WILLIAMS T.I. a cura”,”Storia della tecnologia. Volume IV. La rivoluzione industriale. Tomo secondo.”,”Saggi di S.B. HAMILTON K.R. GILBERT E. SANDEMAN J. RAWLINSON R. PILKINGTON G. NAISH R.A. SKELTON G. DOORMAN G.R.M. GARRATT AR.J.P. UBBELOHDE “”Gli Americani avevano trovato il sistema di costruire navi veloci, e ne forzavano al massimo l’ andatura. Nel 1849 la Gran Bretagna abrogò gli Atti di Navigazione, che per molto tempo avevano praticamente fatto dei mercati orientali un monopolio delle navi inglesi. Come risposta, veloci navi di legno leggere, costruite negli Stati Uniti, cominciarono a dare la caccia al naviglio inglese sui mari. Alla velocità sotto vela veniva data molta importanza, a discapito della capacit° di carico. Ogni anno, alla prima nave che dalla Cina ritornava in Europa con un carico di tè di nuovo raccolto veniva assegnato un cospicuo premio. Gli armatori inglesi raccolsero la sfida americana e ricorsero all’ aiuto dei costruttori navali. La corsa era molto accanita e attirava l’ attenzione del pubblico. L’ origine della nave di tipo clipper è stata oggetto di molte controversie. Le golette costruite a Baltimora, nella guerra del 1812 si rivelarono velocissime come navi corsare, e furono copiate sia in Gran Bretagna sia in America. I costruttori navali di Aberdeen costruirono veloci golette le cui linee furono copiate per vascelli più grandi. In verità, la costruzione di navi veloci era stata intrapresa su entrambe le sponde dell’ Atlantico già prima dell’ abrogazione degli Atti di Navigazione. I clipper del tè erano navi costruite apposta per quel particolare traffico””. (pag 604)”,”SCIx-245″
“SINGER Dorothea W.”,”Giordano Bruno. Seguito dal testo originale de L’ infinito universo et mondi.”,”””Benché egli sia vissuto fra Copernico (1473-1543) che cita costantemente, e Galileo (1564-1642) che studiò le sue teorie, si cadrebbe in errore se si pensasse che il Bruno abbia continuato la tradizione del primo, o abbia aperto la strada alle opere del secondo. Egli trova invece il suo posto nella linea filosofica che, prendendo un corso per così dire sorprendente, va dal mistico pseudo-Dionigi (V secolo) ai moderni esponenti del materialismo dialettico””. (pag 9) “”In uno dei capitoli che seguiranno osserveremo che una dottrina molto affine a quella della coincidenza dei contrari ha nei tempi moderni preso una forma che indubbiamente avrebbe molto sorpreso lo pseudo-Dionigi e tutti coloro che ispirarono il Bruno in questa teoria. Ma non suggeriremo che Marx sia stato un diretto discepolo di Bruno.”” (pag 96-97)”,”FILx-386″
“SINGER Peter”,”Ciò che ci unisce non ha tempo. Una famiglia ebrea nella grande Vienna.”,”””Ciò che ci unisce non ha tempo”” scriveva David Oppenheim alla futura moglie Amalie Pollak nel 1905. professore di lettere classiche, prima collaboratore di Sigmund Freud poi amico e sostenitore di Alfred Adler, Oppenheim attraversò splendori e miserie della storia culturale e intellettuale di Vienna nella prima metà del Novecento. Morì nel Lager di Theresienstadt il 18/2/1943, lontano dalle figlie e dagli amici, condividendo la sorte di milioni di ebrei. Peter Singer (Melbourne, 1946) ha insegnato alle uiversità di Oxford, New York, Colorado (Boulder), California (Irvine), alla La Trobe University e alla Monash University, entrambe di Melbourne, dove ha diretto il Centre for Human Bioethics. É fondatore dell’International Association of Bioethics e della rivista Bioethics. Dal 1999 è docente di filosofia morale a Princeton.”,”EBRx-031-FL”
“SINGER Isadore M. THORPE John A.”,”Lezioni di topologia elementare e di geometria. Programma di matematica fisica elettronica.”,”I.M. Singer dal 1977 insegna matematica all’Università di Berkeley: i suoi interessi riguardano principalmente la geometria differenziale e l’algebra John A. Thorpe dal 1977 è professore all’Università Stony Brook dello Stato di New York, ha compiuto ricerche nel campo della geometria differenziale e della relatività generale.”,”SCIx-106-FRR”
“SINGH Tarlok”,”India’ s Development Experience.”,”Tarlok SINGH è stato Fellow e Visiting Professor all’ Università di Stoccolma, IIES, e visiting Seniro Research Economist alla Princeton University, Woodrow Wilson School for Public and International Affairs (1968). E’ stato membro onorario della LSE.”,”INDx-034″
“SINGH Jagjit”,”Le idee della ricerca operativa.”,”SINGH indiano, è docente universitario e direttore della South Eastern Railway a Calcutta. E’ umn divulgatore scientifico noto a livello internazionale. La teoria delle code. “”La coda non è necessariamente una fila fisica di clienti. Potrebbe essere un elenco di persone prenotate per un posto in treno, per un pranzo in un ristorante oppure per una chiamata telefonica interurbana. Sebbene le persone interessate non debbano, in questo caso, subire il disagio di far parte di una effettiva fila di attesa, per una azienda di servizi quale le ferrovie o la compagnia telefonica, tale elenco è reale come lo è una effettiva fila di attesa. Indipendentemente dal fatto che le code siano file reali o soltanto elenchi di clienti, gli elementi che interessano agli effetti di una analisi della situazione sono, principalmente, due. Primo: il numero medio di clienti che sono in attesa a ogni istante, cioè la lunghezza media della coda quando la situazione raggiunge uno stato stazionario, se pur lo raggiunge. Secondo: il tempo medio di attesa di un cliente nella coda””. (pag 152) Nota: Il problema delle code che si producono su strade o autostrade è molto complesso da studiare perché intervengono, oltre al tasso di afflusso e quello di capacità del servizio, anche altri fattori quali il ritardo nel tempo di frenata e di ripartenza di ogni singolo veicolo in coda, ritardo che può andare ad accumularsi. Il problema era stato studiato bene in un saggio apparso sulla rivista ‘Le scienze’ (Scientific American) nei primi anni Settanta. Le Scienze: ‘Nata nel 1968 per iniziativa di Felice Ippolito, Alberto Mondadori e Carlo Caracciolo, Le Scienze è l’ edizione italiana di Scientific American, la più prestigiosa rivista di divulgazione scientifica del mondo, di cui è stata la prima edizione internazionale. In quasi quarantanni, Le Scienze ha pubblicato più di 3500 articoli scritti dai maggiori esperti mondiali in ogni campo del sapere, tra i quali più di 80 premi Nobel. Da qualche anno a questa parte, la rivista si è profondamente rinnovata, dando sempre più spazio alla scienza e alla ricerca italiana, introducendo nuove rubriche e raffinando sempre di più uno stile illustrativo che ha fatto scuola in tutto il mondo. Dal 2002, Le Scienze S.p.A. pubblica anche il periodico di psicologia e neuroscienze Mente&Cervello'”,”SCIx-264″
“SINGH Khushwant”,”Quel treno per il Pakistan.”,”Khushwant Singh, nato nel 1915, è una delle figure intellettuali di maggior spicco dell’India di questo secolo. Scrittore, storico e giornalista, ex avvocato ed ex diplomatico, è autore di una quindicina di romanzi, saggi storici e raccolte di racconti. E’ un sikh. Tenace difensore dell’unità e laicità dello Stato indiano, nemico di ogni fondamentalismo, si è attirato l’odio dei separatisti e degli estremisti religiosi sikh, che undici anni fa (1985) lo hanno condannato a morte. Da allora vive sotto scorta. “”1947: treni-fantasma pieni di cadaveri attraversano la campagna indiana. E’ un momento storico: gli inglesi se ne vanno il subcontinente indiano ottiene la libertà. Ma in quello stesso momento una terra antichissima e il suo popolo si spezzano, con un bagno di sangue, in due nuovi Stati: Il Pakistan musulmano e l’India a maggioranza hindu. Un giorno il treno della Storia si ferma in un piccolo villaggio, uno qualsiasi, immerso nella campagna del Punjab: Mano Majra. Ai contadini di Mano Majra importa assai poco della politica: sono sikh e musulmani abituati da sempre a lavorare duro e convivere in pace. Eppure anch’essi saranno costretti a dividersi, travolti loro malgrado dalla Storia. Così come tutti i personaggi che Khushwant Singh, con grande finezza psicologica e anche con ironia, fa incrociare nelle lussureggianti campagne del Punjab: un saggio custode di un tempio e uno stralunato militante marxista, uno spavaldo e simpatico bandito sikh e la sua fidanzata musulmana, due funzionari di polizia hindu di estrema destra e, soprattutto, i contadini di Mano Majra. ‘Quel treno per il Pakistan’ è uno straordinario romanzo corale il cui vero protagonista è l’India profonda, con la sua saggezza e la sua follia, il suo fascino e la sua ferocia. Un romanzo, parlando di ieri, ci aiuta a capire molto dell’India di oggi, delle sue tensioni e della sua speranza di riscatto. (…)”” (dalla presentazione di Marco Restelli) «La moralità, Meet Singhji, è una questione di denaro. I poveri non si possono permettere la moralità. E quindi si volgono alla religione. Il nostro problema principale è dare alla gente più cibo, abiti, comodità. E questo può essere fatto unicamente mettendo fine allo sfruttamento esercitato dai ricchi e abolendo i padroni. E questo si può fare solo cambiando il governo» (pag 45)”,”INDx-004-FV”
“SINGH V.B. a cura; saggi di M.R. SAHNI T.N. MADAN V.B. SINGH J.N. SINHA B.M. BHATIA S.R. SHARMA A.M. KHUSRO R.S. BISHT e M.P.N. NAMBOODRIPAD H. FUKAZAWA Ajit DASGUPTA P.D. SHRIMALI Bishnupada GUHA Vinod DUBEY T.N. KAPOOR M.D. JOSHI S.G. PANANDIKAR R.L. VARSHNEY Arun BOSE Shailendra SINGH V.B. SING Jurgen KUCZYNSKI K. MUKERJI M.L. GUJRAL Ranjana SIDHANTA P.D. SHRIMALI Gyan CHAND”,”Economic History of India, 1857-1956.”,”Saggi di M.R. SAHNI T.N. MADAN V.B. SINGH J.N. SINHA B.M. BHATIA S.R. SHARMA A.M. KHUSRO R.S. BISHT e M.P.N. NAMBOODRIPAD H. FUKAZAWA Ajit DASGUPTA P.D. SHRIMALI Bishnupada GUHA Vinod DUBEY T.N. KAPOOR M.D. JOSHI S.G. PANANDIKAR R.L. VARSHNEY Arun BOSE Shailendra SINGH V.B. SING Jurgen KUCZYNSKI K. MUKERJI M.L. GUJRAL Ranjana SIDHANTA P.D. SHRIMALI Gyan CHAND Alcuni capitoli dedicati al movimento operaio e sindacale indiano (Singh), alla condizione operaia (Kuczynski) e al livello di vita degli operai industriali (Mukerji)”,”INDE-028″
“SINGLETON Charles S.”,”La poesia della Divina Commedia.”,”SINGLETON Charles S. è nato nell’Oklahoma nel 1909. Ha studiato a Berkeley passando poi come professore di lingue romanze alla John Hopkins University. Ha tenuto poi la cattedra di letteratura italiana all’Università di Harvard. Poi è ritornato alla Hopkins. Ha tradotto in inglese la ‘Commedia’.”,”VARx-362″
“SINGLETON Charles S.”,”La poesia della Divina Commedia.”,”Charles S. Singleton (1909-1985) è stato il massimo studioso americano di Dante. Baltimora, settembre 1978.”,”VAR-260-FL”
“SINI Carlo”,”Carlo Sini ‘incontra’ Peirce.”,”Charles Sanders Peirce (Cambridge, 10 settembre 1839 – Milford, 19 aprile 1914) è stato un matematico, filosofo, semiologo, logico, scienziato e accademico statunitense. Conosciuto per i suoi contributi, oltre che alla logica anche all’epistemologia, Peirce è stato un importante studioso, considerato fondatore del pragmatismo e uno dei padri della moderna semiotica (o teoria del segno, inteso come atto di comunicazione). Negli ultimi decenni il suo pensiero è stato fortemente rivalutato, fino a porlo tra i principali innovatori in molti campi, specialmente nella metodologia della ricerca e nella filosofia della scienza.”,”FILx-468″
“SINIBALDI Giulio”,”La geopolitica in Italia (1939-1942).”,”SINIBALDI Giulio si è laureato in Lettere (indirizzo storico geografico) all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITQM-161″
“SINICCO Giuseppe”,”Le memorie di un calzolaio da Borgnano a Londra.”,”Sinicco fu per vari anni corrispondente londinese dell’Avanti! pag 24 pag 68 pag 70 inglesi poco socievoli Dante cato XVII Purgatorio (pag 160)”,”MITS-333″
“SINIGAGLIA Roberto”,”Mjasnikov e la rivoluzione russa. Il ‘gruppo operaio’ e la rivoluzione bolscevica. La polemica Lenin- Mjasnikov.”,”Questo testo riguarda la posizione e la storia del ‘gruppo operaio’ e del suo leader più noto, Gabriel MJASNIKOV. Il ‘gruppo operaio’ confutò la tesi che l’ isolamento della rivoluzione tra il 1917 e il 1923 fosse esclusivo prodotto di elementi esterni: guerra civile, fame, arretratezza. Il tentativo di rivoluzione negli Urali e il ‘manifesto’ del gruppo contestarono sia una intelligenza economica che una qualità politica alla genesi stessa del bolscevismo, ridando della rivoluzione russa una lettura ‘da sinistra’. Ma la rivoluzione bolscevica ha successo e condanna MJASNIKOV e il gruppo operaio alla sconfitta. La linea centrale russa di dittatura del proletariato tramite il partito ebbe la meglio su una imprecisa proposta consigliarista. In appendice una scelta antologica del libro di MJASNIKOV ‘L’ inganno di turno’.”,”RIRO-166″
“SINIGAGLIA Roberto”,”Genova e Russia. La missione Rivarola a Pietroburgo, 1783-1785.”,”Stefano Bonaventura Rivarola fu l’unico ambasciatore che la Repubblica di Genova inviò in Russia. Partito nell’agosto 1783 con l’unico compito di ‘complimentare’ Caterina II, rimase invece 17 mesi nella capitale russa, frequentando la corte e ammirando la grandezza e magnificenza del paese. Attraverso i rapporti inviati al governo genovese si apre un quadro degli equilibri internazionali sul finire del secolo XVIII: la conclusione della guerrra di indipendenza americana, agli attriti con la Danimarca e la Svezia nel Baltico, l’agonia della Polonia, i rapporti con l’Impero britannico e la tensione permanente con la Turchia, acuita dalla conquista russa della Crimea. Roberto Sinigaglia lavora presso il dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università di Genova dove si occupa di storia dei paesi slavi.”,”RUSx-002-FFS”
“SINISCALCHI Claudio”,”Marinetti. Il Futurista.”,”Marinetti tra Futurismo e fascismo. “”Nel 1924 Piero Gobetti considerò Marinetti il «vero precursore» del fascismo. È vero e falso al tempo stesso. Falso perché Marinetti restò sempre un futurista, autonomo nei giudizi ed estraneo a troppe tendenze assunte dal fascismo nel corso del tempo. Vero perché il modernismo futurista è un passaggio imprescindibile della «rivoluzione conservatrice» italiana. Un percorso intellettuale (un’altra Italia) inaugurato dal proto-nazionalismo di Oriani nel tardo Ottocento, proseguito da Corradini (amato da Marinetti anche come romanziere) nei primi due decenni del Novecento. (…) [Marinetti] [S]egue la «fascistizzazione della cultura» da protagonista. Utilizzando ogni mezzo: opere letterarie, manifesti, conferenze radiofoniche, interventi politici spesso polemici, Nel 1925 firma il ‘Manifesto degli intellettuali’ promosso a Bologna da Giovanni Gentile, pur non essendo un gentiliano. Accetta la nomina all’Accademia (per giunta Reale) istituita nel 1926. Raccoglie i suoi scritti in ‘Futurismo e Fascismo’ (1924), dedicandoli al caro amico Mussolini. È favorevole alla guerra d’Etiopia. Ma fa sentire anche la propria voce dissonante, in pubblico e privato, sulla Conciliazione. Anticlericale senza tentennamenti, ricorda che alle elezioni del 1919 si era candidato insieme al sansepolcrista Guido Podrecca, giornalista e polemista di prim’ordine, iniziatore dell’anticlericalismo italiano. Nel 1930 Julius Evola pubblica su ‘La Torre’ l’urticante ‘Simboli della degenerazione moderna: il Futurismo’. Marinetti risponde per le rime. Lo stesso fa con Margherita Sarfatti e il suo movimento novecentista. E replica con forza a Roberto Farinacci, impegnato a denunciare la pericolosità dell’arte europea decadente e giudaica. Non condivide la strada antisemita voluta da Mussolini. Come non condivide la vicinanza tra Italia fascista e Germania nazionalsocialista. Ma seguire la strada della fronda equivale a imboccare una via priva di uscita. Marinetti non è un frondista. Gli «anni del consenso» (1929-1936) legano in maniera sempre più crescente Mussolini agli italiani. Fra di loro c’è Marinetti.”” (pag 68-71) [Claudio Siniscalchi, ‘Marinetti. Il Futurista’, Edizione PN – Il Primato Nazionale, Roma, 2022]”,”BIOx-029-FGB”
“SINISCALCO Domenico BORTOLOTTI Bernardo FANTINI Marcella VITALINI Serena”,”Privatizzazioni difficili.”,”Prestato a Pescetto il 18.10.2010 ISC1L-22 Tra il 1977 e il 1997 si sono realizzate nel mondo circa 1850 privatizzazioni di sensibili dimensioni, con oltre 750 miliardi di dollari di introiti per i governi. Il fenomeno, che ha avuto una dinamica esponenziale, ha riguardato piu’ di 100 Paesi e tutti i settori in cui tradizionalmente operano imprese pubbliche: agricoltura e industria, finanza, energia, telecomunicazioni, servizi di pubblica utilita’. Perche’ le privatizzazioni sono diventate un processo cosi’ diffuso? Il volume fa luce su questo attualissimo tema, e propone una tesi molto netta: le privatizzazioni sono state un processo con caratteristiche diverse nelle varie aree del mondo, talvolta deciso autonomamente per migliorare l’efficienza o per ridurre il debito pubblico, spesso forzato da fattori esterni e realizzato in assenza di regole e istituzioni adeguate. Gli autori osservano inoltre che, nonostante i proclami e i programmi, generalmente i governi cedono quote di proprieta’, ma mantengono il controllo delle imprese attraverso vendite di partecipazioni di minoranza, golden share, vincoli agli investitori esteri. Alla radice di queste scelte non starebbe solo una mancanza di volonta’ politica, ma fattori strutturali che renderebbero difficile una privatizzazione ordinata, come l’assenza di mercati evoluti dei capitali e istituzioni legali adeguate. Una analisi informata, in cui si formulano inoltre alcune proposte di linee-guida da seguire nel processo di privatizzazione, nei casi in cui mercati, regole e istituzioni non siano ancora completamente sviluppati.(Marem.)”,”ITAE-221″
“SINYAI Clayton”,”Schools of Democracy. A Political History of the American Labor Movement.”,”SINYAI Clayton è Researcher for the Laborers’ International Union of North America (LIUNA) e Political Director for Laborers’ Local 11. Il sindacalismo cattolico negli Stati Uniti. “”In the United States, the figure of Monsignor John Ryan stood out. His book ‘A Living Wage’ (1906) derived from Leo’s premises and from American social science and served as an important ideological foundation for Progressive-era protective labor legislation. After World War I, the American bishops commisioned Ryan to draft a statement of Catholic social principles that proved audacious in its advocacy of trade union organization, the minimum wage, social insurance against unemployment, disability and old age, and extensive government regulation of industry in the public welfare. Ryan’s career as American Catholicism’s spokesman on social issues brought him into close cooperation with Roosevelt and the New Deal reformers. Other Catholic voices soon joined the New Deal labor chorus. Catholic lay activists formed ACTU, the Association of Catholic Trade Unionists. In ACTU’s network of labor schools, thousands of Catholic trade unionists learned not only the Church’s social teachings but also the fundamentals of organizing, grievance handling, holding union meetings, and running for trade union office.”” (pag 150)”,”MUSx-219″
“SIOLI Marco a cura, saggi di Antonio DONNO Marco CIPOLLONI Ferdinando FASCE Fabrizio TONELLO Luca BELLOCCHIO Matteo CESCHI Dolores GREENBERG Paolo BARCELLA Giovanni BORGOGNONE Barbara BRACCO Marco SIOLI”,”La parabola di Ronald Reagan. Da Hollywood all’ascesa dei neoconservatori.”,”Saggi di Antonio DONNO Marco CIPOLLONI Ferdinando FASCE Fabrizio TONELLO Luca BELLOCCHIO Matteo CESCHI Dolores GREENBERG Paolo BARCELLA Giovanni BORGOGNONE Barbara BRACCO Marco SIOLI Sioli insegna storia dell’America del Nord presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato: ‘Alle origini dell’espansionismo americano’ (2005). Poco si parla della ‘Reaganomics’ “”L’attacco reaganiano sul terreno della deregolamentazione è dunque prevalentemente un assalto ‘indiretto’ a strutture di sicurezza in senso lato create nel lungo ciclo del New Deal. Così come è in una certa misura ‘indiretta’ e modulata con una forte ‘selettività’ l’offensiva contro la spesa pubblica sociale, il terzo caposaldo dell’iniziativa interna reaganiana. Come Reagan stesso confessa nel suo diario, le intenzioni sono quelle di colpire la Grande Società, cioè le misure johnsoniane degli anni Sessanta a favore dei poveri e degli afroamericnai, piuttosto che quel che resta del New Deal in senso stretto”” (pag 91)”,”USAP-079″
“SIRCANA Giuseppe relazione, interventi di Bruno DI-COLA Massimo RENDINA Luisa DONZELLI Renato NACCARELLI Tonino TOSTO Paolo GAMBESCIA Guglielmo EPIFANI Franco SIDDI, conclusioni di Carlo GHEZZI”,”L’informazione contro il fascismo. Mobilitazione e iniziativa nei grandi quotidiani, al Poligrafo dello Stato e in decine di tipografie d’ogni parte d’Italia.”,”””Alla fine del 1940, cioè a pochi mesi dall’entrata in guerra, la polizia registra una maggiore diffusione di manifestini caratterizzati da “”una rudimentale veste tipografica””. Come dire: non c’è la mano di professionisti. Segni evidenti, sia pure sporadici, dell’attività antifascista dei tipografi romani si hanno nel marzo 1942 quando ha luogo, davanti al Tribunale speciale, il processo contro l’organizzazione comunista che fa capo a Pompilio Molinari e di cui fanno parte due tipografi: Giovanni Valdarchi ed Ettore Anzaloni. Il Tribunale speciale infligge otto anni a Valdarchi e quattro ad Anzaloni. A dicembre dello stesso anno viene scoperta all’interno del Poligrafico una cellula del gruppo che darà poi vita al movimento di Bandiera rossa, attivo nella resistenza romana. Si tratta di una scoperta non da poco: il Poligrafico viene infatti considerato la “”caserma del regime””. I capi officina sono tutti ex squadristi e agli operai del Poligrafico tocca sempre essere in prima fila nelle manifestazioni del regime. Eppure, già ai tempi della guerra di Spagna, un tipografo comunista, Cesare Fredduzzi, riesce a far uscire dallo stabilimento di via Gino Capponi la segretissima rassegna della stampa estera, destinata esclusivamente ai membri del Gran consiglio del fascismo. Il 25 luglio, non appena si diffonde la notizia della caduta di Mussolini, a via Gino Capponi scoppia una mezza rivolta contro i dirigenti più invisi, alcuni dei quali sono malmenati. Vengono distrutti gli emblemi fascisti ed esposta la bandiera tricolore”” (pag 17-18)”,”ITAR-224″
“SIRCANA Giuseppe”,”La festa ribelle. Storia e storie del Primo maggio.”,”Giuseppe Sircana, storico, ha pubblicato varie opere tra cui ‘Storia dei sindacati nella società italiana’ (con C. Vallauri), 2008. In appendice: Lettera di F. Turati a A. Costa a proposito dei congressi socialisti convocati a Parigi nel luglio 1889 Volantini sul 1° Maggio Appelli dei sindacati e rapporti delle autorità (questore)”,”MPMx-046″
“SIRI Giuseppe (Card.), esortazione, relazioni di VACCARI Vittorio GATTUSO Achille BUSSI Carlo DE-GENNARO Enrico BIANCHEDI Riccardo FRANCESCHETTI Napoleone MANCINI SPINUCCI Lorenzo”,”I fattori umani nello sviluppo economico. Dalla zappa alla automazione.”,”Effetti della tecnologia e dell’automazione sul lavoro. “”La tecnologia infatti preordina a lunga scadenza l’impiego delle attività umane, ne richiede una elevata percentuale ed eleva il tasso di rischio di una disoccupazione tecnologica, crea maggiori difficoltà nei riadattamenti e nei trasferimenti di manodopera. Da un certo punto di vista si può dire che in una economia automatica è il significato stesso del lavoro che cambia. Il lavoro non è più come uno tra i fattori di produzione, ma nel complesso della economia aziendale – proprio per la sua elevata qualificazione – divenuta un vero e proprio investimento patrimoniale. La difficoltà di riproducibilità è passata in pochi anni dalla macchina all’uomo. Non è questo il luogo di parlare dei numerosi “”problemi del personale”” che uno sviluppo automatico comporta. Basti ricordare che la mobilità delle risorse umane, imposta da un processo automatico, esige che le imprese dedichino alla politica del personale ed alla programmazione dei suoi spostamenti o dei suoi adattamenti la stessa attenzione, e forse una maggiore di quella che viene data alla programmazione ed alla innovazione degli impianti. In una epoca di automazione si determinerà, rispoetto al movimento degli operai, una inversione di quanto si ebbe per la produzione in serie. Dalla grande concentrazione di massa si passerà al decentramento di grosse aliquote di lavoratori verso piccole e medie imprese autonome. Il lavoro non specializzato è destinato a scomparire. Al contrario un numero crescente di lavoratori specializzati si rende indispensabile a nuove fasi del processo. Si espanderanno le imprese nel settore dei servizi, i cui addetti costituiranno, quasi certamente, le nuove categorie di massa”” [Vittorio Vaccari, Caratteristiche e problemi della evoluzione tecnologica e sociale] (pag 45-46)”,”RELC-326″
“SIRINELLI Jean-Francois”,”Generation intellectuelle. Khâgneux et Normaliens dans l’ entre-deux-guerres.”,”Le cagne ou khâgne era la classe dei licei in cui ci si preparava al concorso per l’ entrata alla École normale supérieure, section «lettres». Khâgnes e Ecole normale superieure erano nettamente orientate a sinistra.”,”FRAV-065″
“SIRINELLI Jean-Francois VANDENBUSSCHE Robert VAVASSEUR-DESPERRIERS Jean”,”Storia della Francia del Novecento.”,”SIRINELLI Jean-Francois insegna stora all’ Institut d’ etudes politiques d Parigi. VANDENBUSSCHE e VAVASSEUR-DESPERRIERS insegnano storia all’ Università di Lille III. 1954 “”Dopo un mese di negoziati Mendes France ottiene la firma degli accordi di Ginevra. L’ Indocina viene divisa in due, benché la linea di demarcazione sia provvisoria, in quanto si stabilisce che l’ avvenire del territorio dovrà in seguito essere determinato da libere elezioni. La Cina, temendo un intervento militare diretto degli Stati Uniti, sostiene questa politica e la impone, insieme all’ Unione Sovietica, ai comunisti indocinesi. Gli accordi di Ginevra sembrano dunque segnare l’ inizo di una fase di distensione internazionale mettendo fine a una lunga guerra coloniale””. (pag 237)”,”FRAV-095″
“SIRINELLI Jean-François”,”Deux intellectuels dans le siècle, Sartre et Aron.”,”SIRINELLI Jean-François, professore all’Università di Lille-III, ha pubblicato presso Fayard: ‘Génération intellectuelle, Khâgneux et normaliens dans l’entre-deux-guerre’ (1988), ‘Intellectuels et passions françaises’ (1990). Ha diretto l”Histoire des droites en France’ (Gallimard, 1992) e il ‘Dictionnaire historique de la vie politique française au XXe siècle’ (PUF, 1995). Anni 1954. Sartre “”compagno di strada”” dell’Urss staliniana criticato da Aron. “”De son côte, Sartre multiplie, en ce printemps 1954, les gestes symboliques. Au mois de mai, il proteste solennellement contre l’interdiction en France des ballets soviétiques, intervenue après la chute de Diên Biên Phu. A’ la fin du même mois, il se rend à Berlin pour une nouvelle réunion des instances du Mouvement de la paix et y prononce un discours publié ensuite sous le titre ‘La Bombe H, une arme contre l’histoire’ (6). Puis c’est le fameux voyage en Union soviétique; au terme duquel il donnera ses impressions à ‘Liberation’, dans une série de cinq articles”” (7). Ces articles, déjà évoqués plus haut, ont souvent été cités, et de telles citations s’exposent au reproche d’être, par essence, tronquées et donc séparés de leur contexte. Mais certaines constituent les titres mêmes des articles: “”La liberté de critique est totale en URSS et le citoyen soviétique améliore sans cesse sa condition au sein d’une société en progression continuelle”” (15 juillet); “”Ce n’est pas une sinécure d’appartenir à l’élite car elle est soumise à une critique permanente de tous les citoyens”” (17-18 juillet). On l’a souligné plus haut, ce diagnostic de l’Union soviétique et de la France “”vers 1960″”. A’ quoi Raymond Aron répondra indirectement dans un article du ‘Figaro’ du 8 novembre 1954: “”On parle beaucoup, à l’heure présente, de la menace que ferait courir à l’Europe occidentale, d’ici à quelques années, la “”prospérité soviétique””. L’article, en fait, entendait plus particulièrement répondre à Alfred Sauvy et Maurice Lauré qui avaient analysé la croissance industrielle soviétique à partir des chiffres officiels venus de l’Est (8). Dénonçant ces chiffres officiels et la prospérité – mot mis entre guillemets – qu’ils étaient censér refléter, Aron prenait aussi, une fois de plus, le contrepied des déclarations de Sartre. Celui-ci devient en décembre 1954 vice-président de l’association France-URSS. Plus que jamais, au cours de l’année 1955, il apparaît comme l’archétype du compagnon de route.”” (pag 308-309) (6) ‘Défense de la paix’, n° 38, juillet 1954, pp. 18-22 (7) Cf. aussi le récit qu’en donna quelques années plus tard Simone de Beauvoir dans ‘La Force des choses’, réf. cit. pp. 327-329 (8) “”Qui sont les ennemis de la coexistence? III. De la prétendue menace de la prospérité soviétique’, Le Figasro, 8 novembre 1954″,”FRAV-159”
“SIRINELLI Jean François VANDENBUSSCHE Robert VAVASSEUR-DESPERRIERS Jean”,”Storia della Francia nel Novecento.”,”Jean-François Sirinelli insegna Storia all’Institut d’études politiques di Parigi; Robert Vandenbussche e Jean Vavasseur-Desperriers insegnano Storia nell’Università di Lille III.”,”FRAV-002-FL”
“SIRINJA Kiril / FERRI Franco”,” Lenin e la formazione del Pci: nuovi documenti sovietici (Sirinja) / Lenin e il movimento operaio italiano (Ferri).”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: PRESTIPINO Giuseppe, Sulle origini dello Stato in Engels, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 6 NOVEMBRE-DICEMBRE 1970″,”MCIx-060″
“SIRINJA Kiril; KUNINA Dina; FERRI Franco”,”Lenin e la formazione del Pci: nuovi documenti sovietici (Sirinja); Lenin, il Komintern e il neo-centrismo del Psi (Kunina); Lenin e il movimento operaio italiano (Ferri).”,”Saggio di Kiril Sirinja: Ruolo di Lenin nello studio delle varie correnti del Psi da parte del Comintern e della nascita del Pcd’I. Analisi approfondita della situazione italiana. ‘Lenin aveva studiato ‘tutti’ i più importanti documenti di ‘tutte’ le correnti politiche in seno al Partito socialista italiano’ “”Non mi propongo di mettere in luce tutti gli aspetti importanti della questione sul tappeto, ma di chiarire, sulla base di recentissime pubblicazioni di documenti leninisti (‘Miscellanea di Lenin’, XXXVII), e di alcune ricerche e documenti d’archivio inediti, l’indirizzo e il senso dell’aiuto portato da Lenin e dal Komintern al movimento comunista italiano all’inizio degli anni ’20. Del vasto tema affronterò soprattutto le questioni legate alla realizzazione delle conclusioni e proposte di Lenin. Evidentemente il giudizio su alcuni nuovi documenti è formulato tenendo presenti fatti e generalizzazioni note (…). Dopo l’adesione del PSI al Komintern, Lenin, che aveva salutato calorosamente questo passo, mise subito in luce le difficoltà che derivavano dal fatto che erano rimasti nelle file del partito gli opportunisti dichiarati e camuffati (4). In relazione alla lotta interna nel PSI, Lenin studia nella primavera del 1920 e particolarmente nel periodo antecedente il II Congresso del Komintern e dopo di esso moltissimi documenti del movimento operaio e socialista italiano. Il 10 maggio 1920 egli chiede che gli vengano inviati il giornale ‘Avanti!’ e la rivista ‘Comunismo’ (5). Egli prende conoscenza del testo di una dichiarazione di V. Degot, inviato all’inizio del 1920 in Italia quale rappresentante dell’Esecutivo del Komintern e della risposta della redazione dell”Avanti! a questa dichiarazione (6). Nell’archivio dei documenti letti da Lenin in quel periodo di tempo, sono custodite due cartelle di materiali sul Partito socialista italiano”” (pag 108); “”Inoltre, Lenin, studiò attentamente la relazione della sezione di Torino del PSI, cioè la posizione del gruppo di Gramsci, lesse ancora alcuni articoli scritti da Gramsci e, in particolare, «Un tributo alla storia» e «Rivoluzionari e elezioni». Dopo aver studiato la relazione di Gramsci «Per il rinnovamento del Partito socialista», presentata alla sessione del Consiglio nazionale del PSI, Lenin scrisse il 5 giugno 1920 il seguente biglietto: «Consiglio di pubblicare senz’altro sull”Internazionale comunista’ prima del Congresso o per lo meno come foglio separato, nella traduzione francese. E’ una traduzione scadente, ma cionondimeno occorre pubblicarla» (9). E’ il primo documento che testimonia l’appoggio da parte di Lenin alla piattaforma elaborata dal gruppo de ‘L’Ordine nuovo’. Nel volume della ‘Miscellanea di Lenin’ (XXXVII), dove esso è pubblicato, è riportato un altro documento molto interessante: un elenco dei libri, una parte dei quali (i titoli sono sottolineati da Lenin, di proprio pugno) fu richiesta da Lenin ai primi di novembre del 1920 per uno studio più approfondito del problema. Fra questi vi sono 12 lavori pubblicati dalla casa editrice ‘Avanti!’, nel 1919-1920, nella collana «Biblioteca operaia», compresi quelli di C. Treves, V. Carnevali, F. Turati, E. Fileni, I. Toscani, G.M. Serrati, B. Fortichiari, I. Tirsi, E. Barci ed altri (10). Dai fatti sopracitati scaturisce chiaramente che Lenin aveva studiato ‘tutti’ i più importanti documenti di ‘tutte’ le correnti politiche in seno la Partito socialista italiano. Egli aveva ritenuto necessario consultare non solo i materiali del ’19, ma anche del ’18 per seguire le varie correnti in seno al PSI, nella loro dinamica, nel loro sviluppo. E anche successivamente Lenin fu sempre al corrente dei più importanti avvenimenti politici in Italia; egli riceveva regolarmente ampie informazioni sul movimento operaio nel Paese, sul Partito comunista italiano, sui processi che si svolgevano in seno al Partito socialista; esaminò i documenti relativi alla scissione di Livorno del 1921, lesse una lettera di H. Kabakcev, rappresentante dell’Esecutivo del Komintern al Congresso di Livorno del PSI, l’opuscolo di C. Nicolini (Lubarskij) ‘Rapporto all’esecutivo del Komintern sulla scissione nel Partito socialista italiano’, lettere di vari comunisti italiani, i documenti approvati dall’Esecutivo del Komintern; prese conoscenza dettagliata della posizione della direzione del PCd’I all’epoca del III Congresso del Kominern e cercò di convincere i dirigenti del partito della necessità di superare l’estremismo e il settarismo. Dopo il congresso Lenin seguì costantemente gli sviluppi della situazione in seno al movimento operaio italiano: chiede a K. Radek che gli venga inviata una selezione di materiali fra i più importanti sui fatti di Roma dell’8 luglio 1921; alla fine d’agosto chiede materiali sulla crisi all’interno del PSI. In risposta, il 31 agosto il segretariato dell’Esecutivo del Komintern invia a Lenin una prima selezione di documenti (…). Restituendoli a K. Radek Lenin, come appare da una sua lettera, rilevò che erano insufficienti per formulare un giudizio (12). Questo fatto dimostra ancora una volta con quanta attenzione e scrupolosità egli soppesasse tutti i dati prima di formulare un giudizio definitivo. Chiedendo informazioni varie e esaurienti, Lenin non di rado si rivolgeva a chi aveva la possibilità di seguire da vicino gli avvenimenti in seno al movimento operaio italiano. Come è noto, già nella primavera del 1921 chiese al rappresentante plenipotenziario sovietico in Italia V.V. Vorovskij che gli fossero inviati in originale i più importanti documenti di tutti i partiti italiani e in particolare quelli sui turatiani. (…) I documenti stanno a comprovare che Lenin aveva studiato un enorme quantitativo di documenti sui problemi del movimento operaio italiano”” (pag 110-111-112) [(4) Cfr. V.I. Lenin, Polnoe Sobranie Socinenij, vol. 39, p. 257; (5) Leninskij Sbornik, XXXVII, p. 203; (6) Archivio centrale del partito presso l’Istituto del marxismo-leninismo, f. 2, op. 1, n. 12491; (9) Leninskij Sbornik, XXXVII, p. 219; (10) Ivi, pp. 206-208; (12) Cfr. V.I. Lenin, Opere, Roma, v. 45, p. 300] Altri punti interessanti (pag 114-125)”,”LENS-003-FB”
“SIRONI Antonio”,”Quando muore un comunista.”,”SIRONI, nato in una famiglia operaia (Lecco, 1912) ha lavorato come tornitore mentre vestiva l’abito religioso e studiava dai gesuiti. E’ passato poi al Seminario ma da qui è fuggìto per tornare al lavoro di fabbrica. Rifugiato in Svizzera durante la guerra, nel dopoguerra ha svolto l’attività di insegnante in un liceo classico di Lecco.”,”VARx-379″
“SIRONI Maria.Antonia”,”Terra di Baffin. Note e impressioni sulla prima spedizione italiana alla penisola di Cumberland.”,”‘Le ombre più grandi / scendono dalle più alte montagne’ Virgilio (in apertura)”,”ASGx-039-FFS”
“SIROT Stéphane”,”La grève en France. Une histoire sociale (XIXe-XXe siecle).”,”Stéphane SIROT è laureato in storia e incaricato di corso all’ Università Cergy-Pontoise, ricercatore associato presso il Centro di storia sociale del XX secolo dell’ Università Paris I. E’ anche autore di una biografia di Maurice THOREZ. Gli stranieri partecipano meno ai conflitti di lavoro. Lo sciopero è ancora un segno di inserimento sociale, di stabilità degli operai. Gli immigrati, con lo sciopero, rischiano il licenziamento e l’ espulsione. Non sono pienamente integrati né nella società francese né nel movimento operaio. (pag 55) “”Da 11 giorni nel 1871-1890, la durata media (degli scioperi, ndr) passa a circa 14.5 giorni nel 1890-1914. Il massimo si raggiunge tra le due guerre: 16 giorni nel 1919-1935, con una punta a 34 giorni nel 1934, nel momento in cui la crisi economica dà luogo a conflitti difensivi molto aspri. Dal 1945, si produce una rottura forte: la durata degli scioperi subisce una caduta spettacolare. Scende intorno ad una media di 2.5 giorni nel 1946-1962. Questa diminuzione brutale si produce ancor più rapidamente in Francia che in altri paesi industrializzati: la durata degli scioperi francesi è ormai pressoché sempre inferiore a quella dei conflitti britannici e tedeschi””. (pag 57)”,”MFRx-194″
“SISCI Francesco”,”La differenza tra la Cina e il mondo. La rivoluzione degli anni Ottanta.”,”Francesco Sisci ha studiato filosofia cinese all’Università di Londra. Ha lavorato per due anni in Cina come corrispondente del ‘Manifesto’ ed è stato il primo ricercatore occidentale ammesso alla Scuola Superiore dell’Accademia delle Scienze di Pechino. Attualmente (1994) è redattore degli esteri all’Ansa. Ultimo capitolo: ‘Gli equilibri mondiali si spostano verso il Mar della Cina’ (pag 214-249)”,”CINE-002-FC”
“SISCI Francesco”,”Made in China. La vita quotidiana di un paese che cambia.”,”SISCI Francesco Sisci corrispondente dalla Cina della Stampa e di Limes, editorialista di Asia Times,”,”CINE-104″
“SISSON Richard ROSE Leo E.”,”War and Secession. Pakistan India and the Creation of Bangladesh.”,”Richard SISSON è professore di scienze politiche all’ Università di California, Los Angeles. Leo ROSE è Professore aggiunto di scienze politiche all’ Università di California, Berkeley.”,”PAKx-002″
“SISTI Leo MODOLO Gianfranco”,”Il banco paga. Roberto Calvi e l’ avventura dell’ Ambrosiano.”,”SISTI (1942) e MODOLO (1940) sono redattori (dal 1974) dell’ Espresso sezione economia finanza industria. “”Nel 1981, quando Calvi viene arrestato e condannato, gli ambienti bancari internazionali si inquietano, temono il crack, non vogliono perdere i propri depositi in dollari. Ed ecco che Calvi si agita e ottiene dallo Ior le lettere di ‘Patronage’ con le quali riesce ad allontanare la buriana. Il nome dello Ior è una garanzia valida. Ora, scoppiato lo scandalo, è probabile che le banche estere vogliano rientrare a tutti i costi. Quando matureranno le scadenze l’ Ambrosiano dovrà pagare. Se non potrà, il peso ricadrà sulla collettività””. (pag 157)”,”ITAE-103″
“SITRAN Gino”,”Stalin e il terrore.”,”Gino Sitran è nato a Venezia, dove vive, nel 1940. Laureato in lingua e letteratura russa: tesi sul regista Mejerchol’d. Collabora, dal 1963 col teatro Ca’ Foscari. Ha curato la riduzione scenica del Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Ha pubblicato un monografia su I Romanov. Il racconto storico di Sitran ricostruisce la trama del delitto e dei processi e individua il motivo dell’assassinio di Kirov. Interrogatorio di Kamenev da parte di un Vischinskij un po’ in difficoltà (pag 56)”,”STAS-072″
“SITTI Renato PREVIATI Lucilla”,”Ferrara il regime fascista.”,”SITTI è nato a Ravarino (Modena) nel 1923. Pubblicista, autore di saggi sul Risorgimento ferrarese, ha scritto ‘Un secolo di storia del movimento cooperativo ferrarese’ e ‘Processo all’ Eridania’.”,”ITAF-060″
“SIVIERI Lamberto”,”I Savoia. Dalle origini alla fine.”,”Oscure origini della Casa Savoia. (pag 9)”,”BIOx-239″
“SIVINI Giordano a cura; saggi di Alessandro PIZZORNO Gino GERMANI Joseph LA-PALOMBARA Sidney G. TARROW Giordano SIVINI Ada CAVAZZANI Franco CAZZOLA Samuel H. BARNES Laura BALBO”,”Partiti e partecipazione politica in Italia. Studi e ricerche di sociologia politica.”,”Fondo Davoli Saggi di Alessandro PIZZORNO Gino GERMANI Joseph LA-PALOMBARA Sidney G. TARROW Giordano SIVINI Ada CAVAZZANI Franco CAZZOLA Samuel H. BARNES Laura BALBO”,”ITAP-213″
“SIVINI Giordano a cura; saggi di WEINER Myron LA PALOMBARA Joseph LENK Kurt NEUMANN Franz WRIGHT William E. ROBERTSON David OSTROGORSKI Moisei WEBER Max DUVERGER Maurice KIRCHHEIMER Otto KASTE Hermann RASCHKE Joachim CLAYTON THOMAS John ARRIGHI Giovanni”,”Sociologia dei partiti politici. Le trasformazioni nelle democrazie rappresentative.”,”Saggi di SIVINI Giordano WEINER Myron LA PALOMBARA Joseph LENK Kurt NEUMANN Franz WRIGHT William E. ROBERTSON David OSTROGORSKI Moisei WEBER Max DUVERGER Maurice KIRCHHEIMER Otto KASTE Hermann RASCHKE Joachim CLAYTON THOMAS John ARRIGHI Giovanni, San Francisco Bay Arela Kapitalistate Group Contiene il saggio di Giovanni ARRIGHI: ‘Partiti operai, lotte e composizione di classe nell’Europa occidentale’ (pag 303-325) e quello di Douglas A. Hibbs ‘Partiti politici e scelte di politica economica’ (pag 327-338) “”Lo scoppio della prima guerra mondiale, oltre a chiudere definitivamente questa prima ondata di conflitti [‘la grande ondata di scioperi e di violente manifestazioni sociali che spazzò l’Europa continentale dal 1903 al 1907’, p. 304], dimostrò anche lo scarso grado di autonomia dei partiti della classe operaia rispetto alle forze socio-economiche. Il fatto che le rivalità tra le borghesie nazionali fossero riuscite a spezzare quel poco di unità che era stata raggiunta all’interno della Seconda Internazionale, può essere spiegato solo in due modi. O le classi operaie europee erano effettivamente favorevoli alla guerra, e riusicvano a influenzare direttamente o indirettamente i partiti che pretendevano di rappresentarle, portandoli, nonostante le loro rivendicazioni pacifiste, a sostenere le rispettive borghesie nazionali; oppure le classi operaie erano indifferenti, divise o assolutamente contrarie alla guerra, ma i partiti in questione non erano in grado o non volevano effettivamente mobilitarle su una piattaforma pacifista. In entrambi i casi i partiti si dimostrarono assolutamente inefficaci nell’influenzare il comportamento della classe che pretendevano di rappresentare, per non parlare della loro incapacità di determinare, in un senso o nell’altro, il corso degli eventi. La situazione mutò negli ultimi anni della guerra, e soprattutto negli anni post-bellici, quando il processo di politicizzazione dello scontro tra lavoro e capitale raggiunse il suo culmine. La nuova ondata di scioperi, occupazioni di fabbriche e dimostrazioni di massa, che colpì l’Europa dal 1917 al 1926, differiva da quella del periodo 1903-07 precisamente per quanta riguardo il suo immediato e diretto carattere politico”” (pag 304-305) [Giovanni Arrighi, ‘Partiti operai, lotte e composizione di classe nell’Europa occidentale’, (in) ‘Sociologia dei partiti politici. Le trasformazioni nelle democrazie rappresentative’ (a cura di Giordano Sivini)] “”Come Marx osservò per primo, l’accumulazione capitalistica non è semplicemente un processo di espansione delle forze produttive sociali, ma anche un processo di crescente sottomissione del lavoro al capitale. Questo processo si completa nella fase della ‘fabbrica’, che rovescia il rapporto tra l’operaio e i mezzi di produzione, trasformando il primo in una appendice-strumento dei secondi. L’espansione del capitale è così liberata dalla precedenza dipendenza dalla forza e dall’abilità personale, con cui l’operaio parziale della manifattura e i lavoratori manuali dell’artigianato usavano i loro strumenti di lavoro (14). Si dimentica spesso che questo è soltanto uno degli aspetti dell’influenza dell’accumulazione capitalistica sul rapporto lavoro-capitale e che il processo appena delineato tende anche ad acutizzare ‘l’insubordinazione del lavoro al capitale’. Ciò risulta in primo luogo dal fatto che la produzione capitalistica tende a sviluppare le forze produttive sociali non solo a vantaggio del capitale (anziché dell’operaio), ma rovinando anche fisicamente i singoli operai, e rendendoli schiavi delle macchine. Cosa ancora più importante, il processo in questione tende ad aumentare sia la coesione del lavoro che la vulnerabilità del capitale. Infatti la concentrazione degli operai in unità produttive sempre più grandi crea le condizioni non solo della loro cooperazione a vantaggio del capitale, ma anche della loro associazione per lottare contro l’appropriazione del loro pluslavoro. E quanto più grande è l’unità produttiva, tanto maggiore il danno che può essere inflitto al capitale dalla lotta del lavoro associato. La divisione del lavoro, a sua volta, tende a ridurre le differenze di qualificazione e di salario tra gli operai coinvolti nella produzione ‘diretta’, e quindi a intensificare la ‘solidarietà meccanica’ tra di essi (15). Nello stesso tempo il capitale diventa più vulnerabile ale interruzioni del processo lavorativo a causa del maggior peso dei costi ‘indiretti’ del lavoro nel processo di valorizzazione. Questa vulnerabilità è ulteriormente accresciuta nella fabbrica, dove i danni prodotti da ogni interruzione del processo lavorativo si combinano con l’alta composizione organica del capitale”” (pag 319-320) [Giovanni Arrighi, ‘Partiti operai, lotte e composizione di classe nell’Europa occidentale’, (in) ‘Sociologia dei partiti politici. Le trasformazioni nelle democrazie rappresentative’ (a cura di Giordano Sivini)]”,”TEOP-475″
“SIVINI Giordano a cura; saggi di Max WEBER Robert MICHELS Franz NEUMANN Giordano SIVINI Maurice DUVERGER Sigmund NEUMANN Jean BLONDEL Otto KIRCHHEIMER Jerzy J. WIATR Irving L. HOROWITZ Lester G. SELIGMAN Alain TOURAINE Jean-Louis SEURIN Alex INKELES”,”Sociologia dei partiti politici.”,”Saggi di Max WEBER Robert MICHELS Franz NEUMANN Giordano SIVINI Maurice DUVERGER Sigmund NEUMANN Jean BLONDEL Otto KIRCHHEIMER Jerzy J. WIATR Irving L. HOROWITZ Lester G. SELIGMAN Alain TOURAINE Jean-Louis SEURIN Alex INKELES Contiene il saggio: – Jean-Louis SEURIN: “”La «macchina» e i «bosses» negli USA”” (pp. 287-299), in Giordano Sivini, a cura, “”Sociologia dei partiti politici””, Il Mulino, Bologna 1971 La “”macchina politica”” americana e il ruolo del “”boss”” locali. “”‘L’esistenza di macchine politiche locali’ è il fattore fondamentale di decentramento del partito. E’ sempre controverso affermare che l’esistenza di una forte organizzazione locale è la causa del decentramento piuttosto che la conseguenza di tendenze sottostanti: per esempio, il localismo di cui abbiamo parlato precedentemente. Tuttavia il localismo è troppo vantaggioso per la «macchina», perché la sua difesa accanita degli interessi locali o regionali sia una lotta disinteressata. In realtà questo preteso localismo, questa preoccupazione di porre l’interesse della regione davanti a quello della nazione o dello stato, traduce la preoccupazione del ‘boss’ e della sua organizzazione di tracciare i limiti della loro sfera di attività servendosi, come unica misura, delle necessità dell’azione politica e dell’efficacia pratica. Non è affatto un problema di salvaguardare gli interessi della comunità dalle interferenze dell’amministrazione, in nome di una ideologia contraria all’accentramento totalitario. Per i dirigenti della «macchina» si tratta innanzitutto di delimitare da una parte la quantità di patronato disponibile, dall’altra la consistenza della clientela di coloro che potranno aspirare a trarne benefici attraverso la loro fedeltà e attraverso i servizi resi all’organizzazione. Operando questa delimitazione, accettando per la sua impresa questi limiti geografici, il ‘boss’ può assicurarsi, in una determinata zona, il monopolio dei vantaggi politici indispensabili per alimentare la macchina. Ciò che perde limitando la portata della sua azione nello spazio, lo guadagna in intensità, ottenendo spesso un controllo assoluto di una città o di una provincia determinata. Sembra anzi che l’ambito dell’influenza del ‘boss’ si stabilisca da solo in funzione delle difficoltà pratiche che sorgono dall’intento di controllare una determinata comunità. Raramente questo controllo della «macchina» ha potuto estendersi a tutto uno stato, come è avvenuto in Louisiana sotto la vera e propria dittatura di Huey P. Long. Di lui è stato scritto che «possedeva l’amministrazione dello stato, il governatore, le università, tutte le commissioni e tutti i servizi, la legislatura, i licei, il tesoro, gli edifici e i cittadini della Louisiana”” (6). E’ altrettanto sintomatico che una macchina politica in un agglomerato urbano gigantesco come la città di New York sia riuscita solo molto raramente a unificare il suo controllo sulla città. Nonostante il suo potere politico, Tammany Hall non è mai riuscito ad imporre la sua egemonia al di fuori di Manhattan; il famoso slogan «la tigre non oltrepasserà il ponte» è il simbolo popolare di questa sconfitta (7). (…) (pp. 291-292); “”Il ‘boss’ è un personaggio estremamente significativo della vita politica americana, perché detiene un ruolo fondamentale senza avere un riconoscimento di status ufficiale, nemmeno nell’ambito dell’organizzazione di partito di cui è il capo indiscusso. (…)”” (pp. 293-294); Sul piano locale, l’afflusso della popolazione nelle città, ancora aumentato dall’immigrazione, offriva ai ‘boss’ una materia prima elettorale particolarmente adatta al ruolo passivo che le spettava. I nuovi arrivati o gli immigrati erano generalmente ignoranti e completamente spersi nel nuovo ambiente. Erano troppo felici di trovare un aiuto nelle «macchine» politiche e nei loro agenti, dimostrandosi facilmente disposti a vendere il loro voto e quelli della loro famiglia in cambio di determinati favori. Inoltre la concentrazione della popolazione urbana facilitava notevolmente il compito del ‘boss’, mettendo a sua disposizione blocchi di elettori che poteva facilmente raggiungere con la rete di capi dei ‘precincts’ (distretti elettorali); il successo di Tammany Hall agli inizi di questo secolo si basava essenzialmente su questo fattore e il suo declino è semplicemente il contraccolpo della diminuzione di immigrati dovuta alle limitazioni imposte dopo la prima guerra mondiale. Sul piano nazionale il movimento di urbanizzazione ha avuto come conseguenza l’attribuzione ai voti delle città di un valore strategico determinante per l’esito delle elezioni (17). E’ il voto delle grandi città in cui esistono potenti «macchine» (come New York, Chicago, Filadelfia, Detroit, Baltimora, Jersey City e Saint-Louis), che ha permesso a F.D. Roosevelt di controllare nel 1944 i sette stati che dovevano assicurare la sua rielezione. Ciò spiega come nessun candidato alla presidenza può essere così temerario da intraprendere una campagna elettorale senza essersi assicurato l’appoggio dei ‘bosses’ locali del partito”” (p. 298)] [(6) Cfr. H.T. Kane, ‘Lousiana Hayride’, New York, 1941; p. 128; Charles Van Devander, ‘The Big Bosses’, New York, 1944, pp. 192-211; R. Moley, 27 Masters of Politics’, New York, 1949, pp. 221-231; (7) Schattschneider, op. cit., p. 145. La tigre è il simbolo classico della tirannia di Tammany Hall (stampa, caricature, politiche, ecc….); (17) Sull’importanza del voto delle città vedi S. Eldersveld, ‘The Influence of Metropolitan Pary Pluralities in Presidential Elections since 1920’, in “”American Political Science Review””, XLIII (1949), pp. 1189-1206]”,”TEOP-476″
“SIVINI Giordano”,”La resistenza dei vinti. Percorsi nell’Africa contadina.”,”Giordano Sivini (Trieste 1936) è professore di Sociologia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università della Calabria. Si occupa di problemi dello sviluppo e delle migrazioni. Svolge attività nella cooperazione internazionale. Sull’Africa ha pubblicato: Politica agricola e prospettive di autosufficienza alimentare del Senegal, Rapporti sociali e agricoltura in Mali, Allevamento tradizionale e progetti di sviluppo in Africa, La riproduzione sociale dei Masai, Migrazioni. Processi di resistenza e di innovazione sociale.”,”AFRx-009-FL”
“SIX Georges”,”Les généraux de la Revolution et de l’ Empire. Etude.”,”Dello stesso autore, SIX: ‘Dictionnaire biographique des generaux et amiraux francais de la Revolution et de l’ Empire (1792-1814)’ (due volumi), 1937 I condottieri. “”Gli stranieri entrati al servizio della Francia , come abbiamo detto in precedenza, sono 190. Questa cifra rappresenta poco meno di 1/17 del totale, proporzione che oggi ci appare enorme. E’ quindi interessante ricercare quali sono stati i motivi che hanno spinto questi stranieri (e molti altri che non sono diventati generali) ad arruolarsi sotto le nostre bandiere. Ma, per affrontare questo studio, in gran parte psicologico, è indispensabile ricercare il paese d’ origine di ciascuno di questi personaggi. (…)””. (pag 57) Ripartizione per nazionalità. Sono i tedeschi a fornire il numero più alto di generali, ma la maggior parte di loro sono originari dei paesi renani. Dopo i tedeschi, vengono gli svizzeri, i polacchi, gli olandesi, i belgi, gli italiani (12 dell’ Italia del Nord contro 3 dell’ Italia del Sud su 19 in totale), gli Irlandesi (13), ecc. (…). Il reclutamento è quindi pressoché esclusivamente assicurato dall’ Europa centrale e meridionale. C’è qui indiscutibilmente una causa geografica. Ma essa non è la sola, né, malgrado le apparenze, la più importante. Influenza della conquista francese. La conquista francese ha avuto in effetti una influenza molto più considerevole. L’ Italia ha fornito 19 generali mentre la Spagna non ne ha forniti che due. Gli eserciti imperiali per la verità hanno attraversato i Pirenei per conquistare la Spagna come l’ armata repubblicana aveva passato le Ali per conquistare l’ Italia. Ma un terzo dell’ Italia diventa terra francese mentre la Spagna non ha formato che un regno vassallo e non sottomesso.”” (pag 59)”,”FRQM-037″
“SIX Georges”,”Les généraux de la Révolution et de l’ Empire. Etude.”,”Disciplina sotto la rivoluzione (pag 160) La questione dell’ interesse sotto la rivoluzione. La questione dell’ interesse sotto la rivoluzione deve essere affrontata da due punti di vista differenti: 1° sotto l’aspetto dell’ ambizione: è la questione dell’ avanzamento che abbiamo già trattato; 2° sotto l’ aspetto del guadagno, la forma più grossolana dell’interesse personale. Ma questi due aspetti sono strettamente uniti e il più delle volte si confondono. Certo la vanità, la vanagloria stessa, giocano il loro ruolo, ma ci possono essere prima di tutto i vantaggi materiali di ogni sorta””. (pag 161) “”Napoléon qui connaissait les hommes et les militaires en particulier, n’ignorait rien des sentiments de ses égaux d’hier devenus ses subordonnés. Quand on a servi sous les ordres de Barras et qu’on a eu sous son commandement, à l’armée d’Italie, Masséna, Augereau et Brune, ces “”déprédateurs intrépides””, on n’oublie pas que, pour calmer pareils appétits, il faut de l’ or, beaucoup d’or.”” (pag 168)”,”QMIx-166″
“SIX Clemens”,”Hindi – Hindu – Hindustan. Politik und Religion im modernen Indien.”,”Collana Globalgeschichte und Entwicklungspolitik a cura di Gerald FASCHINGEDER Peter FELDBAUER Gerald HODL Gerhard MELINZ Asli ODMAN Wolfgang SCHWENTKER Clemens SIX Susan ZIMMERMANN SIX Clemens ha studiato storia e teologia a Salisburgo e Vienna. E’ stato consulente per l’ Unesco, Lettore all’ Institut fü Wirtschafts und Sozialgeschichte, Università di Vienna, collaboratore scientifico dell ‘Osterreichischen Forschungsstiftung fur Internationale Entwicklung (OFSE). “”Diese allgemeine Hinduisierung der politischen Praxis ab Oktober 1989 trug auch der BJP heftige Kritik von säkularen Parteien wie der Janata Dal ein. Die Spitze der BJP hingegen setzte ihren Kurs der offenen Kooperation und Beteiligung an der Kampagne weiter fort. Unterdessen bat Innenminister Buta Singh den VHP zu einem vertraulichen Gespräch nach Neu-Delhi, dessen Ergebnis das Zugeständnis der Organisation war, bei der weiteren Gestaltung der Kampagne uneingeschränkt mit den Autoritäten der Polizei und des Militärs zusammenzuarbeiten sowie die Grundsteinlegung am 9. November außerhalb des eigentlichen Geländes der Moschee in Ayodhya durchzuführen.”” (pag 107-108)”,”INDx-092″
“SIZAIRE Anne”,”Louise Michel. L’absolu de la generosité.”,”Anne SIZAIRE, giornalista, è autore, nella stessa collezione, di ‘Maria Montessori, l’education liberatrice’.”,”MFRx-126″
“SKAROS Zissis”,”Borghesi ed operai.”,”L’A (1917) ha studiato legge ad Atene ma si è occupato di letteratura. Ha scritto romanzi e racconti. Tra cui il romanzo ‘Proletari ed operai’ (1967). Dopo il colpo di stato dei colonnelli è riparato all’ stero e vive come esule politico. Durante l’ occupazione nazista ha preso parte alla resistenza. I suoi libri sono caratterizzati da profondo realismo. Nel romanzo borghesi ed operai vengono rappresentati fatti che diedero il marchio alla storia greca moderna. La fondazione del Partito comunista greco, la Confederazione Generale di lavoratori della Grecia, la disfatta in Asia minore, la dichiarazione della prima Repubblica ecc. “”Ecco perché i greci dell’Asia Minore ricevettero Costantino con tanto entusiasmo. Sul suo volto volevano vedere l’immagine protettrice della Grecia. Si erano trovati implicati in una guerra, che avevano iniziato con le più seducenti promesse per la grande idea e adesso la paura di essere abbandotati, dava loro i brividi. Il movimento di Kemàl acquistava ogni giorno più chiaramente un carattere nazionale. Il governo sovietico gli aveva assicurato la pace alla frontiera nord-orientale ed appoggiato le sue intenzioni anti-imperialiste. L’antagonismo delle potenze occidentali si riacutizzava sempre più ed i loro interessi particolari venivano messi sempre più in evidenza, mentre la possibilità di una vittoria turca li avrebbe allontanati da un futuro riavvicinamento al regime di Ankara, se avessero continuato la stessa politica estera””. (pag 84)”,”GREx-010″
“SKED Alan”,”The Survival of the Habsburg Empire. Radetzky the imperial army and the class war 1848.”,”Tesi: ruolo chiave in rivoluzione 1848 tenuto da RADETZKY ed esercito austriaco”,”AUTx-003″
“SKED Alan”,”Grandezza e caduta dell’ impero asburgico 1815 – 1918.”,”Alan SKED è Senior Lecturer in Storia internazionale alla London School of Economics e Fellow della Royal Historical Society. E’ autore tra l’altro di -The Survival of the Habsburg Empire: Radetsky, the Imperial Army and the Class War. LONDON. 1979 Una consolidata interpretazione storiografica vede il tracollo dell’ impero asburgico come il risultato di un suo progressivo declino, provocato dalle rivendicazioni delle nazionalità. SKED sostiene invece che in realtà queste ultime si erano fortemente attenuate alla fine dell’ 800 tanto da consentire alla monarchia austro-ungarica di raggiungere il massimo di espansione e del prestigio nel 1914. Con la guerra l’ imperatore FRANCESCO GIUSEPPE intendeva incrementare il suo potere in Europa e così andò incontro alla sconfitta totale…”,”AUTx-008″
“SKED Alan”,”Radetzky e le armate Imperiali. L’impero d’Austria e l’esercito asburgico nella rivoluzione del 1848.”,”Alan Sked, allievo a Oxford di A.J.P. Taylor, si occupa di storia dell’impero asburgico nel XIX e di storia della Gran Bretagna nel dopoguerra. Insegna dal 1972 Storia internazionale nella London School of Economics (1972) Ruolo nobiltà decaduta, aristocrazia nella campagna anti-austriaca: “”Metternich aveva già espresso il proprio disgusto: «La classe più cancrenosa della popolazione… questa razza bastarda di aristocratici decaduti» come li chiamava. Anche dall’altra parte della barricata era riconosciuto il ruolo guida dell’aristocrazia”” (pag 307)”,”AUTx-044″
“SKIDELSKY Robert, edizione italiana a cura di Federico VARESE”,”John Maynard Keynes. 1. Speranze tradite. 1883-1920.”,”(Nuova edizione riveduta e corretta Viking Penguin, New York, 1986) SKIDELSKY R. è professore di Relazioni internazionali all’Università di Warwick. Ha scritto ‘Politicians and the Slump’, ‘English Progressive Schools’, ‘Oswald Mosley’. Ha curato il volume collettivo ‘The End of the Keynesian Era’.”,”ECOT-156″
“SKIDELSKY Robert, edizione italiana a cura di Federico VARESE”,”John Maynard Keynes. II. L’economista come salvatore, 1920-1937.”,”SKIDELSKY R. è professore di Relazioni internazionali all’Università di Warwick. Ha scritto ‘Politicians and the Slump’, ‘English Progressive Schools’, ‘Oswald Mosley’. Ha curato il volume collettivo ‘The End of the Keynesian Era’. Contiene il capitolo 11: ‘La grande depressione’. (pag 424-498) L’analisi degli eventi economici immediatamente precedenti la crisi del 1929 (pag 428) “”Keynes non condivise mai l’opinione, da lui attribuita ad “”alcuni spiriti austeri e puritani””, che i crolli erano “”una nemesi inevitabile e desiderabile contro (…) la tendenza speculativa dell’essere umano”” e che sarebbe stata “”una vittoria dell’ingiustizia mammona se tanta prosperità non fosse stata controbilanciata da una bancarotta universale”” (11). E nemmeno pensava che gli Stati Uniti fossero in preda a un’ubriacatura collettiva nel 1927. La prova dell’inflazione, dichiarò ripetutamente, era quella “”dei prezzi””. Basandosi sull’indice dei prezzi dei prodotti, nel 1927 non vi era alcun pericolo di inflazione e quindi, nel portare il tasso di sconto dal 3,5 per cento nel gennaio 1928 al 5 per cento nel luglio 1928 per stroncare la speculazione il Federal Reserve Board deflazionava una fiorente economia. Questo, in sostanza, il giudizio di Keynes sulla situazione americana nel 1928. Nei mesi di luglio e di settembre egli sostenne che il pericolo che correvano gli Stati Uniti non era l’inflazione, ma la deflazione (12). “”Sarà difficile – scriveva Keynes nel settembre 1928 – trovare uno sbocco per i fondi disponibili per gli investimenti, specialmente se le banche centrali si opporranno alla tendenza alla discesa dei tassi””. “”Come mai il Federal Reserve Board si preoccupa tanto per un’economia in così buona salute?”” domandava il 15 agosto 1928 all’economista americano Allyn Young (13). E rispondendo al professor Bullock, scriveva il 4 ottobre 1928: “”Non posso esimermi dal pensare che il vero rischio attuale sia quello di una depressione (…). Se si cerca di contrastare la tendenza speculativa imponendo una prolungata stretta monetaria, quest’ultima, ostacolando i nuovi investimenti, finirà per determinare una generale depressione dell’attività economica”” (14). Nel 1928 Keynes riteneva quindi verosimile un crollo se la politica non avesse cambiato corso. Nel ‘Treatise on Money’ Keynes ritrattò una parte di quest’analisi. Ammise che la stabilità del’indice dei prezzi nel 1928 e nel 1929 aveva nascosto l'””inflazione dei profitti””. Sosteneva tuttavia che l’inflazione dei profitti, e in particolare nel settore immobiliare, celava una tendenza più generale a sottoinvestire in rapporto al risparmio delle imprese. Ciascuna delle due parti, insomma, accusava l’altra di cercare nel posto sbagliato. L’ortodossia bancaria vedeva nel boom speculativo la prova evidente di una situazione di credito pericolosa; Keynes, dal canto suo, riteneva che i prezzi inflazionati delle azioni a Wall Street fossero un indicatore poco affidabile della situazione reale. “”Pertanto attribuisco il crollo (…) innanzi tutto agli effetti sugli investimenti della prolungata stretta monetaria antecendente al crollo della borsa e solo in seconda battuta al crollo stesso”” (15). Se Benjamin Strong non si fosse ammalato nel 1928 (morì ad ottobre), il Fed sarebbe intervenuto con maggiore tempestività ed energia a stroncare il boom della borsa nel 1928, evitando così la ‘prolungata’ stretta monetaria che aveva determinato il collasso degli investimenti nel 1929″” (pag 427-428) [(11) CW XIII, 349; (12) JMK, ‘Is There Inflation in the United States?, 1° settembre 1928; rist. ibid., 52-59; (13) KP, L/28; (14) CW XIII, 71; (15) CW VI, 170-77]”,”ECOT-156-B”
“SKINNER Quentin”,”Le origini del pensiero politico moderno. Vol II. L’ età della Riforma.”,”Quentin SKINNER insegna Scienza della politica nell’ Univ di Cambridge. E’ uno dei più noti filosofi politici contemporanei. In Italia è stato pubblicato il suo ‘Machiavelli’ (Milano, 1982).”,”TEOP-069-B”
“SKINNER Quentin”,”Le origini del pensiero politico moderno. Vol I. Il Rinascimento.”,”Quentin SKINNER insegna Scienza della politica nell’ Univ di Cambridge. E’ uno dei più noti filosofi politici contemporanei. In Italia è stato pubblicato il suo ‘Machiavelli’ (Milano, 1982).”,”TEOP-069″
“SKINNER Quentin”,”La libertà prima del liberalismo.”,”Quentin Skinner è Regius Professor di Storia moderna all’Università di Cambridge e Fellow del Christ’s College di Cambridge. Tra i suoi lavori: ‘Le origini del pensiero politico moderno’ (1989), ‘Machiavelli’ (1999), e il suo fondamentale ‘Reason and Rethoric in the Philosophy of Hobbes’ (Cambridge, 1996) (in corso di traduzione (2001)) introduzione di Marco GEUNA: ‘La libertà esigente di Quentin Skinner’, prefazione, note, appendice: ‘L’ideale repubblicano di libertà politica’, ‘La teoria antiliberale della libertà di Thomas Hobbes’, indice nomi; traduzione di Marco GEUNA, Collana Biblioteca Einaudi”,”TEOP-038-FMB”
“SKIRDA Alexandre”,”Les cosaques de la liberté. Nestor Makhno le cosaque de l’Anarchie et la guerre civile russe, 1917-1921.”,”Storico e traduttore, A. SKIRDA è nato nel 1942 figlio di genitori russi emigrati. E’ uno specialista riconosciuto della Russia sovietica. Dello stesso autore: – Kronstadt 1921. Proletariat contre Bolchevisme. ED. DE LA TETE DE FEUILLES. 1972 (esaurito) -Les anarchistes dans la revolution russe. IDEM. 1974 (esaurito)”,”RIRO-077″
“SKIRDA Alexandre”,”Nestor Makhno. Le cosaque libertaire, 1888-1934. La guerre civile en Ukraine, 1917-1921.”,”Incontro con Lenin (pag 69) Storico e traduttore, A. SKIRDA è nato nel 1942 da padre ucraino e madre russa, ed è uno specialista del movimento rivoluzionario russo. I makhnovisti a fianco di Pilsudski contro l’ Armata Rossa. “”Nella primavera del 1920, l’ avventura dell’ ammiraglio Kolciak è giunta alla fine, i corpi di spedizione stranieri e la Legione ceca si reimbarcano poco a poco a Vladivostok. Tutti i fronti bianchi sono disfatti. Lenin decide di concentrare le sue migliori truppe contro la Polonia, prima tappa di una crociata bolscevica in Europa. Il capo militare polacco, il generale Pilsudski, presagisce l’ invasione; così prende l’ iniziativa attaccando in Ucraina, alla fine di aprile, ottenendo rapidamente qualche successo e s’impadronisce di Kiev. Il 14 maggio, l’ armata rossa, comandata da Tukhachevsky, attacca a sua volta, da nord, e respinge indietro i polacchi di 100 km. Questi fanno intervenire le riserve, riprendendo l’ iniziativa e recuperando le posizioni precedenti. La situazione si stabilizza così fino al luglio 1920. E’ da notare che i nazionalisti ucraini, ricacciati in Polonia dalla fine del 1919, prendono parte ai combattimenti al fianco dei polacchi. I makhnovisti a loro volta prendono parte alle operazioni di grande ampiezza; 4000 partigiani divisi in due contingenti – uno di 500 cavalieri, 1000 fanti su 250 “”tatchankis”” (carrette in uso in Ucraina; ndr) (…)””. I makhovisti, si preoccupano di spiegare il senso della loro lotta ai soldati dell’ Armata rossa, diffondono a loro degli appelli (…)””. (pag 228-229-230)”,”ANAx-249″
“SKIRDA Alexandre”,”Nestor Makhno, le cosaque libertaire (1888-1934). La guerre civile en Ukraine 1917-1921.”,”Historien et traducteur, Alexandre Skirda, né en 1942, de père ukrainien et de mère russe, est un spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Avant-propos, Historiographie et mythomanie, Bilan et enseignements, Documents, Arrière-propos, Postface bibliographique, Cartes, Cahier photographique de 16 pages,”,”RIRO-189-FL”
“SKIRDA Alexandre”,”Les anarchistes russes, les soviets et la révolution de 1917.”,”Historien et traducteur, Alexandre Skirda, né en 1942, de père ukrainien et de mère russe, est un spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Historiographie et bibliographie, l’Anarchisme dans l’historiographie soviétique, bibliographie, Essais et Documents,”,”ANAx-022-FL”
“SKLOVSKIJ Viktor”,”La mossa del cavallo.”,”Nato a Pietroburgo nel 1893, Sklovskij è stato e rimane una delle figure più interessanti della letteratura russa intorno al 1920. Fondatore, nel 1916, dell’Opojaz (Società per lo studio della lingua poetica), divenne presto il rappresentante più attivo del gruppo. In viaggio sentimentale il giovane scrittore attraversa come una salamandra gli anni di fuoco della Russia. Istruttore di un reggimento motorizzato, membro dei comitati rivoluzionari, commissario politico, combattente in Galizia e in Persia, Sklovskij rievoca in questo Viaggio, le sue avventurose esperienze dal 1917 al 1922″,”VARx-143-FL”
“SKOUTELSKY Rémi”,”L’espoir guidait leurs pas. Les volontaires français dans les Brigades internationales, 1936-1939.”,”Rémi Skoutelsky, 57 anni, è uno storico. Molto citato nel testo André Marty.”,”MSPG-003-FSD”
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di H. SKRZYPCZAK Siegfried BAHNE Wanda LANZER Peter LÖSCHE Paul MAYER Otto BÜSCH Gerd CALLESEN H. FLUGER Fritz HÜSER Cecile HENSEL Otto MERKER William Sheridan ALLEN Hans-Joachim REICHHARDT Werner T. ANGRESS Monika RICHARZ Rudolf FISCHER Agnes F. PETERSON Henri DERUELLES Adolf STURMTHAL Kurt KOSZYK Sidney POLLARD A.V.N. VAN WOERDEN Georg ECKERT Albert A. BLUM Herbert STEINER H. BOBERACH H. TROLL E. WEIS M. BERNARD T. PINKUS W. KELLER E. SCHRAEPLER S. MILLER M. RUBEL M. BERNARD W. KRUMHOLZ G. HAUPT J. MAITRON G. RICHTER H. OBENAUS H. VOGEL E. LORENZ J. TOCH M. MOLNAR W. SCHOCHOW T. VOGELSANG R. WHEELER R. GATES H. DAß A. FISCHER H-J. KOHL J. REIMER R. CAZDEN H. HAAN K. WEINANDY L. KAHN K. HANDFEST H.U. KNIES C. STRBAC R.V. ALLEN”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. 1-5. 1965-67.”,”saggi di Henryk SKRZYPCZAK Siegfried BAHNE Wanda LANZER Peter LÖSCHE Paul MAYER Otto BÜSCH Gerd CALLESEN H. FLUGER Fritz HÜSER Cecile HENSEL Otto MERKER William Sheridan ALLEN Hans-Joachim REICHHARDT Werner T. ANGRESS Monika RICHARZ Rudolf FISCHER Agnes F. PETERSON Henri DERUELLES Adolf STURMTHAL Kurt KOSZYK Sidney POLLARD A.V.N. VAN WOERDEN Georg ECKERT Albert A. BLUM Herbert STEINER H. BOBERACH H. TROLL E. WEIS M. BERNARD T. PINKUS W. KELLER E. SCHRAEPLER S. MILLER M. RUBEL M. BERNARD W. KRUMHOLZ G. HAUPT J. MAITRON G. RICHTER H. OBENAUS H. VOGEL E. LORENZ J. TOCH M. MOLNAR W. SCHOCHOW T. VOGELSANG R. WHEELER R. GATES H. DAß A. FISCHER H-J. KOHL J. REIMER R. CAZDEN H. HAAN K. WEINANDY L. KAHN K. HANDFEST H.U. KNIES C. STRBAC R.V. ALLEN”,”EMEx-019″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di T. MIYAKE K. BECKER G. SCHNEIDER H. BAIER R. WHEELER J. REIMER W. BERTHOLD G. DEL-BO V.L. LIDTKE M. HANKE H.J. O. KOHL G. BADIA H. SKRZYPCZAK M. VUILLEMIER T. PINKUS H. RICHTERING K. SCHWARZ J. ASCH H.A. WINKLER K. BRÜLS D. SCHUSTER H. WEBER F. FUKS P. LÖSCHE W.A. KROPAT H. NATALE U. KLUGE W.W. PFLUG H. BAIER D. PRÖSCHOLD D. SCHMIDT H. APTHEKER A. FISCHER H. MONZ T. KIRBACH H. BUDDE R. WHEELER H.J. QUERFURTH K. NIMURA A. MILATZ H.J. REICHHARDT H.H. BIEGERT H.A. WINKLER”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. 6-9. 1965-67.”,”saggi di T. MIYAKE K. BECKER G. SCHNEIDER H. BAIER R. WHEELER J. REIMER W. BERTHOLD G. DEL-BO V.L. LIDTKE M. HANKE H.J. O. KOHL G. BADIA H. SKRZYPCZAK M. VUILLEMIER T. PINKUS H. RICHTERING K. SCHWARZ J. ASCH H.A. WINKLER K. BRÜLS D. SCHUSTER H. WEBER F. FUKS P. LÖSCHE W.A. KROPAT H. NATALE U. KLUGE W.W. PFLUG H. BAIER D. PRÖSCHOLD D. SCHMIDT H. APTHEKER A. FISCHER H. MONZ T. KIRBACH H. BUDDE R. WHEELER H.J. QUERFURTH K. NIMURA A. MILATZ H.J. REICHHARDT H.H. BIEGERT H.A. WINKLER”,”EMEx-020″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di A. ECKHARDT H. BAIER W.O. HENDERSON M. RUBEL B. KRYLOW D. GROH U. KLUGE W. SCHMIERER M. WILKES J. JENSEN W. RÖDER W. KELLER H.H. BIEGERT U. RATZ H. SKRZYPCZAK G. BOTZ J. SCHAUER J. STILLIG G. KRÜSCHET A. GLOWACKI P. LÖSCHE S. MILTON H. LEPPER A. BERTELMESS H.H. BIEGERT J. BERGMANN G. CALLESEN H. BUDDE J. KLOCKE H. NEUFELD W. KARKOWSKY K. GRUNERT L. HANDFEST”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. Heft 10-14. 1970-1971.”,”saggi di A. ECKHARDT H. BAIER W.O. HENDERSON M. RUBEL B. KRYLOW D. GROH U. KLUGE W. SCHMIERER M. WILKES J. JENSEN W. RÖDER W. KELLER H.H. BIEGERT U. RATZ H. SKRZYPCZAK G. BOTZ J. SCHAUER J. STILLIG G. KRÜSCHET A. GLOWACKI P. LÖSCHE S. MILTON H. LEPPER A. BERTELMESS H.H. BIEGERT J. BERGMANN G. CALLESEN H. BUDDE J. KLOCKE H. NEUFELD W. KARKOWSKY K. GRUNERT L. HANDFEST”,”EMEx-021″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di D. GROH E. HAMBURGER F. TYCH P. MAYER G. KRÜSCHET G. BEIER H. SZRZYPCZAK H.H. BIEGERT H. KÖHLER U. KLUGE A. GLOWACKI S. NA’AMAN R.F. WHEELER S. MILLER U. KÖSTER F.G. HERRMANN H. LEPPER F. DINGEL K. BIRKER A.F. PETERSON D. MITSCHEV B. SCHEPER E. LUCAS J.A. MOSES U. RATZ G.D. FELDMAN J. SCHADT J. JEMNITZ F. MUCSI P. LÖSCHE”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. Heft 15-20. 1972-1973.”,”saggi di D. GROH E. HAMBURGER F. TYCH P. MAYER G. KRÜSCHET G. BEIER H. SZRZYPCZAK H.H. BIEGERT H. KÖHLER U. KLUGE A. GLOWACKI S. NA’AMAN R.F. WHEELER S. MILLER U. KÖSTER F.G. HERRMANN H. LEPPER F. DINGEL K. BIRKER A.F. PETERSON D. MITSCHEV B. SCHEPER E. LUCAS J.A. MOSES U. RATZ G.D. FELDMAN J. SCHADT J. JEMNITZ F. MUCSI P. LÖSCHE”,”EMEx-022″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di G. BEIER K. BEUTLER U. HENNING A. DECKER H. GREBING H. KATZ H.D. KITTSTEINER C. KLEßMANN W.H. MAEHL H. SKRZYPCZAK G. STOLLBERG R. WHEELER C. KLESSMANN G. BEIER S. PÖTZSCH K. NEMITZ A. DECKER H. KATZ M. KURATA P. VEDDELER H.D. KITTSTEINER W.H. MAEHL H. KRAUSE S. TARUMI J. KÖNIG I. LEHMANN I.M. GARDNER S. MIELKE”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. Heft 1-4. 1974″,”saggi di G. BEIER K. BEUTLER U. HENNING A. DECKER H. GREBING H. KATZ H.D. KITTSTEINER C. KLEßMANN W.H. MAEHL H. SKRZYPCZAK G. STOLLBERG R. WHEELER C. KLESSMANN G. BEIER S. PÖTZSCH K. NEMITZ A. DECKER H. KATZ M. KURATA P. VEDDELER H.D. KITTSTEINER W.H. MAEHL H. KRAUSE S. TARUMI J. KÖNIG I. LEHMANN I.M. GARDNER S. MIELKE”,”EMEx-023″
“SLABY Alexandra”,”Histoire de l’Irlande. De 1912 à nos jours.”,”Alexandra Slaby è maitre des conférecens in inglese all’Università di Caen e specialista della civilizzazione irlandese. E’ attualmente redattore capo della rivista ‘Etudes irlandaises’ De Gaulle dice no. “”Le général de Gaulle avait dit non de nouveau en 1967 à l’entrée du Royaume-Uni et de l’Irlande dans la CEE. Il avait rassuré Lemass à qui on avait dit de patienter: dès que les négociations britanniques auraient abouti, on examinerait la candidature irlandaise. La neutralité et la non-appartenance à l’Otan n’étaient plus un problème. Mais à la suite d’une forte dévalutation de la livre sterling, de Gaulle reporte ‘sine die’ les négociations avec le Royaume-Uni, et donc avec l’Irlande. Les irlandais savent cependant pouvoir compter sur la sympathie du général; celui-ci descend en effet par son arrière-grand-mère des McCartan, une des familles irlandaises catholiques surnommées “”Oies sauvages””, qui avaient quitté l’Irlande au XVIIIe siècle sous le règne de Guillaume d’Orange pour servir l’armée française”” (pag 269)”,”IRLx-017″
“SLACK Paul, a cura; saggi di C.S.L. DAVIES Diarmaid MacCULLOCH Julian CORNWALL Susas BRIGDEN John WALTER e Keith WRIGHTSON Robin CLIFTON David UNDERDOWN J.S. MORRILL Bernard CAPP Steven R. SMITH Geoffrey HOLMES Nicholas ROGERS David ROLLISON”,”Rebellion, Popular Protest and the Social Order in Early Modern England.”,”Saggi di C.S.L. DAVIES Diarmaid MacCULLOCH Julian CORNWALL Susas BRIGDEN John WALTER e Keith WRIGHTSON Robin CLIFTON David UNDERDOWN J.S. MORRILL Bernard CAPP Steven R. SMITH Geoffrey HOLMES Nicholas ROGERS David ROLLISON”,”UKIR-045″
“SLANSKA Josefa”,”Rapporto su mio marito. Il “”caso Slansky””.”,”””Le memorie della vedova Slansky si iscrivono obiettivamente come un momento di questa operazione. Opera sconvolgente come poche (forse solo il memoriale che Arthur London, ex vice ministro degli esteri cecoslovacco e coimputato di Rudolf Slansky, ha dedicato alla sua vita in quegli anni raggiunge una analoga forza drammatica) (…)””. (pag X) “”Pertanto la sentenza del tribunale di Stato del 27 novembre 1952 contro i dirigenti del centro di cospirazione contro lo Stato, costituito da Rudolf Slansky, Bedrich Geminder, Ludvik Frejka, Josef Frank, Vladimir Clementis, Bedrich Reicin, Karel Svab, Rudolf Margolius, Otto Fischl, Otto Sling, e André Simone, condannati alla pena di morte, ha acquisito potere esecutivo. La sentenza è stata eseguita il 3 dicembre 1952″”. (pag 39) Il figlio di Slansky. “”Allora Rudik mi disse: “”Lo so, mamma, è dura. Ma se lo sa il compagno Gottwald, allora lo sa sicuramente anche Stalin. Allora dobbiamo crederci.”” Ma io conosco Ruda, il suo lavoro, tutta la sua vita. Però, come non credere al partito? Come non credere a Stalin? “”Dipende da chi e come sono stati informati””, protestai. “”Lo so, mamma, nemmeno io credo che sia un traditore””. Ahimé, cento, mille volte ahimé: non avevo la possibilità di discutere con Rudik.”” (pag 151) “”Slanska: La verità è che ho vissuto diversi periodi. Tutti sono stati difficili e alcuni di essi così insopportabili che talvolta io stessa mi domando come mi sia stato possibile sopravvivere. (…) Spesso pensavo ai miei amici di un tempo, cercavo i motivi del loro comportamento. Ci sono amici e amici. Specialmente se vostro marito svolge un’alta funzione, non vi mancheranno “”amici””. Questi io li chiamo “”gli amici funzionali””.”” (pag 219)”,”EURC-092″
“SLAUERHOFF Jan Jacob”,”La rivolta di Guadalajara.”,”Jan Jacob Slauerhoff (1898-1936), poeta e narratore, è un grande classico della letteratura olandese. Studia medicina e viaggia come medico di bordo fra l’Europa, le Indie Olandesi, il Giappone, la Cina, il Sudafrica e il Sudamerica. “”Elegiaco, ribelle, provocatorio””, “”poeta della disillusione””, lo definisce Cees Nooteboom, sottolineandone l’irrequieta modernità. Ha scritto pure ‘Schiuma e cenere’.”,”AMLx-015-FSD”
“SLAVIN Morris”,”Jacobins et Bolcheviks, une analogie.”,”Analogie tra le due rivoluzioni “”Trotsky parlava di “”sparizione della fierezza plebea”” per spiegare la degenerazione sulla burocrazia dei soviet e del partito”” (pag 58) Trotsky e il Termidoro Divergenza Lenin Trotsky sul parallelo rivoluzione francese rivoluzione russa Lenin ammirava la rivoluzione francese e disse che “”un socialdemocratico rivoluzionario è un giacobino”” (Un passo avanti, due passi indietro’, 1904). Lenin scriveva: “”Un Jacobin indissolublement lié à l’organisation du prolétariat, conscient des ses intérêt de classe, c’est un social-démocrate révolutionnaire”” (Un passo avanti…) (pag 49) Nel “”Rapporto della delegazione siberiana”” Trotsky chiamava Lenin “”Robespierre”” (pag 50) Lenin aveva dichiarato: “”A Parigi (i giacobini) hanno utilizzato la ghigliottina, mentre noi ci accontentiamo di prendere le tessere alimentari di coloro che non sono capaci di averle dai sindacati”” (cit da I. Deutscher, ‘Il profeta armato’). Ma Lenin avrebbe poi aggiunto che nel 1793 chiunque non era in grado di ottenere una carta di civismo era immediatamente considerato come “”sospetto””, che si poteva arrestare. In modo più realista Lenin afferma nel 1917: “”Come si può fare una rivoluzione senza plotone di esecuzione?”” (cit da Samuel Farber, ‘Before Stalinism’ (London, 1990) Martov in un articolo del 1918 accusava Lenin di preparare un “”pre-Termidoro””, affermava che col trattato di Brest-Litovsk si aveva voltato le spalle all’ideale socialista e si mirava ad obiettvi nazionalisti (pag 55) L’ opposizione di sinistra e Trotsky sul Termidoro (pag 55)”,”TROS-316″
“SLAVIN Morris; WALCHER Jacob”,”Trotsky et le fascisme (Slavin) – Le fascisme et le mouvement ouvrier allemand (Walcher).”,”Dopo le elezioni del 1930 Trotsky prevede che “”il fascismo in Germania è diventato un pericolo reale”” (pag 9) Trotsky chiede un “”inventario realista”” delle forze dei nazisti (pag 12) Trotsky stigmatizza il KPD per il suo “”ultimatismo”” per la sua insistenza nel fare accettare ai lavoratori la propria direzione altrimenti vengono trattati come controrivoluzionari (pag 14) Winston Churchill riconosceva che “”la Polonia era il perno centrale del trattato di Versailles””. Ben prima di Churchill, Lenin aveva scritto: “”Se la Polonia fosse diventata sovietica, la pace di Versailles sarebbe stata schiacciata e tutto il sistema internazionale imposto alla Germania dai vincitori sarebbe crollato”” (Sotchihinenija, vol. 25, p. 418, Kochan, op. cit) (pag 17). Questo è il motivo per cui i tedeschi speravano che l’ Armata Rossa vincesse quando si stava avvicinando a Varsavia. “”Tutti in Germania, anche i più neri reazionari e monarchici dicevano che i bolscevichi ci salveranno””, ricordava Lenin”” (pag 17-18) Dibattito in Europa e in Germania (pro e contro) sul trattato di Rapallo (1921) (pag 18-19) Jakov Walcher dirigente SAP (Partito socialista operaio), pseudonimo J. Schwab”,”TROS-325″
“SLAVIN Morris”,”Jean Varlet as Defender of Direct Democracy.”,”Varlet fu meno di un filosofo e più di un sanculotto, fu un attivo rivoluzionario… (pag 9) https://www.anarcopedia.org/index.php/Jean-Fran%C3%A7ois_Varlet : Jean-François Varlet (Parigi, 14 luglio 1764 – Corbeil, 4 ottobre 1837) è stato un rivoluzionario francese del gruppo degli “”Arrabbiati”” (Enragés), una fazione radicale della rivoluzione francese. Varlet è considerato inoltre un precursore dell’anarchismo. Biografia Nato a Parigi il 14 luglio 1764, Jean François Varlet lavora come impiegato della posta parigina. Impegnato in attività politico-sociali, aderisce alla sezione dei Diritti dell’Uomo e diventa propagandista ambulante avvalendosi di un palco su ruote. Oratore apprezzato dei sans-culottes (manifestanti popolari ed umili), Varlet nel luglio del 1791 partecipa alla manifestazione popolare del Campo di Marte che viene repressa nel sangue dai monarchici costituzionali. Membro del Club dei Giacobini, ne viene escluso nel 1792. Per nulla depresso dalla situazione, prosegue la lotta come franco tiratore e pubblica alcuni libelli tra cui Dichiarazione solenne dei Diritti dell’Uomo nello Stato sociale nel 1793 che egli lesse l’8 giugno di quell’anno al Consiglio generale della Comune [1]. In questo libello Varlet proclamava i principi della democrazia popolare sancendo ad esempio come i deputati non siano altro che dei delegati in subordine, dei mandatari. Tra i diritti dell’uomo, Varlet poneva anche quello alla proprietà ed in quanto ideologo ed esponente politico dei ceti popolari del popolo lavoratore delle città, si preoccupava soprattutto del fatto, comune a tutti gli enragés, che essa fosse sufficiente a garantirne una vita dignitosa e libera dall’oppressione dei ricchi le cui proprietà avrebbero dovuto essere contenute e riequilibrate a favore dei ceti popolari. Sentendosi vicino alle posizioni di Jacques Roux, l’autore del Manifesto degli Arrabbiati («Manifeste des Enragés») [2], partecipa insieme a lui al comitato insurrezionale che prepara una marcia sulla Convenzione per imporvi delle misure economiche. Il tentativo fallisce, in parte a causa della opposizione dei Giacobini, i quali assaliranno il 30 giugno 1793 il Club dei Cordiglieri che sostenevano l’azione degli ‘Arrabbiati’, e vi imporranno la loro visione. In settembre, il ‘Comitato di Salute Pubblica’ fa arrestare Jacques Roux, Varlet e i loro amici e chiude la Société des Républicaines Révolutionnaires, un club femminile che sostiene le attività degli ‘Enragés’. Varlet sfugge per poco alla pena di morte, ma subisce la galera. Liberato in novembre, prosegue la sua denuncia sia della dittatura di Robespierre sia della reazione borghese che succede ad essa. È l’autore di uno di quello che può essere considerato uno dei primi manifesti anarchici: L’Esplosione. Manifesterà di nuovo per evitare il ritorno della monarchia sostenendo Bonaparte, poi è presente a Nantes durante la rivoluzione del 1830. Muore a Corbeil, il 4 ottobre 1837. Note “”AA.VV. [a cura di Jacques Droz], Storia del socialismo, vol. I, p.243 Manifeste des Enragés Pubblicazioni Aux Mânes de Marat, 1790 – 1830. Déclaration solennelle des droits de l’homme dans l’état social, 1793. Gare l’explosion, 1794 Magnanimité de l’Empereur des Français envers ses ennemis, à l’occasion de la nouvelle déclaration des Puissances, 1814. Le panthéon français, 1795. Projet d’une caisse patriotique et parisienne, 1789. Voeux formés par des Français libres, 1785 – 1795. Voeux formés par des Français libres, 1785 – 1795. Voeux formés par des Français libres, ou Pétition manifeste d’une partie du souverain à ses délégués pour être signée sur l’autel de la patrie et présenté [sic] le jour où le peuple se lèvera en masse pour résister à l’oppression avec les seules armes de la raison.”,”FRAR-006-FGB”
“SLONIM Marc”,”Storia della letteratura sovietica.”,”Marc SLONIM ha studiato letteratura e filosofia all’Univ di Pietroburgo e all’ Univ di Firenze. Lasciata la Russia dopo la Rivoluzione ha insegnato per alcuni anni all’Università russa di Praga. In seguito si è stabilito a Parigi. Ha tenuto conferenze in vari paesi. Noto slavista è autore di vari studi sulla letteratura russa.”,”RUSS-078″
“SLONIM Marco”,”Da Pietro il Grande a Lenin. Storia del movimento rivoluzionario in Russia 1700 – 1917.”,”SLONIM era deputato all’ Assemblea Costitutente Panrussa.”,”MRSx-020″
“SLONIM Marco”,”Storia delle rivoluzioni in Russia. 1700-1917. Da Pietro il Grande a Lenin.”,”SLONIM Marco deputato all’ assemblea costituente panrussa. Corruzione nel governo e nel regime zarista. “”Come sempre, come nel 1855 o nel 1904, messo alla prova del fuoco della guerra, lo zarismo si mostrava tale quale era: impotente, logorato, violento e idiota. Tradimento, concussioni, incapacità dei generali e brutalità del comando disgregavano l’ esercito. I soldati mangiavano da cani, erano mal vestiti e male armati. Mancavano le scarpe, rubate dagli intendenti, mancavano i proiettili che nessuno s’affrettava a spedire al fronte, mancavano i fucili, perché i ministri, facendo affari, vendevano il monopolio per la loro fabbricazione or all’ uno or all’ altro sindacato bancario. I generali si designavano non in base alle loro conoscenze militari, ma secondo i servizi polizieschi resi allo zarismo.”” (pag 268)”,”RIRx-139″
“SLONIM Marco”,”Spartaco e Bela Kun.”,”SLONIM Marco deputato alla Costituente Panrussa.”,”MGER-109″
“SLONIMSKI M.”,”Eugen Levine. Erzählung.”,”‘Eugene Levine. Narrazione’ Biografia. Eugen Levine (San Pietroburgo, 10 maggio 1883 – Baviera, 5 luglio 1919) è stato un politico tedesco, di origine russa. Fu un politico comunista, rivoluzionario e leader della breve Repubblica Sovietica Bavarese. Levine nacque a San Pietroburgo da famiglia ebraica, e fu educato in Germania. Nel 1905 tornò in Russia per partecipare alla rivoluzione fallita contro lo Zar. Per le sue azioni, fu esiliato in Siberia, ma riuscì ad evadere e a rifugiarsi nuovamente in Germania, dove iniziò gli studi all’Università di Heidelberg e dove, nel 1915, si sposò con Rosa Broido, figlia di un rabbino della città polacca di Grodek, da cui ebbe almeno un figlio. Per un breve periodo, durante la Prima guerra mondiale, servì nell’esercito imperiale prussiano. Alla fine della guerra, si iscrisse al Partito Comunista di Germania e contribuì alla creazione di una repubblica socialista in Baviera, la quale fu rimpiazzata dopo pochi mesi da una repubblica sovietica su modello russo, in seguito all’assassinio di Kurt Eisner, leader del Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania (USPD). Il governo della nuova repubblica in effetti durò pochissimo, a causa dell’inesperienza della leadership, e collassò sei giorni dopo la sua formazione. Eugen Levine salì al potere quando i comunisti assunsero il controllo del governo. Levine cercò di far passare varie riforme, come dare gli appartamenti più lussuosi ai senza tetto e conferire ai lavoratori il controllo e la proprietà delle loro fabbriche. Pianificò inoltre un riforma del sistema educativo e l’abolizione della carta moneta. Non riuscì però a portare a compimento che gli ultimi due provvedimenti. Agli ordini di Levine, le Guardie Rosse iniziarono ad arrestare persone considerate ostili al nuovo regime, al fine di usarle come ostaggi in vista di un imminente attacco esterno. Quando il presidente tedesco Friedrich Ebert ordinò di invadere la Repubblica Sovietica e di reinsediare il governo bavarese di Johannes Hoffmann, le Guardia Rosse uccisero otto ostaggi il 29 aprile. L’esercito tedesco, appoggiato dai Freikorps, con circa 39000 effettivi, invasero e conquistarono rapidamente Monaco di Baviera il 3 maggio 1919. Per ritorsione all’esecuzione degli ostaggi, i Freikorps catturarono e uccisero approssimativamente 700 uomini e donne. Lo stesso Levine venne arrestato e,dopo essere stato giudicato colpevole dell’esecuzione degli otto ostaggi, fu giustiziato da un plotone di esecuzione alla prigione di Stadelheim. (wikip)”,”MGEK-122″
“SLUSSER Robert M.”,”Stalin in October.”,”Robert M.Slusser is emeritus professor of history at Michigan State University and is a visiting research scholar at the Center for Russian and East European Studies at the University of Michigan. Preface and Acknowledgments, Note to the Reader, Notes, Bibliography and List of Short Titles, Index of Names,”,”STAS-040-FL”
“SMALDONE William”,”Rudolf Hilferding. The Tragedy of a German Social Democrat.”,”Hilferding (Rudolf), uomo politico tedesco d’origine austriaca (Vienna 1877 – Parigi 1941). Medico, a Vienna, militante del partito socialdemocratico tedesco, divenne nel 1907 direttore politico del Vorwärts, a Berlino e poi, nel 1918, della Freiheit. Deputato al Reichstag (1924), ministro delle finanze nel 1923 e nel 1928-1929, si rifugiò, dopo l’avvento di Hitler al potere, a Praga (1933), poi a Parigi (1938), dove, arrestato dalla Gestapo, morì forse suicida. Teorico del marxismo, lasciò un importante lavoro su Il capitale finanziario (1910), utilizzato poi da Lenin per il suo Imperialismo, fase suprema del capitalismo. (RIZ)”,”MGEK-037″
“SMALDONE William”,”Confronting Hitler. German Social Democrats in Defense of the Weimar Republic, 1929-1933.”,”SMALDONE W. è professore di storia al Willamette University a Salem, Oregon. E’ autore di ‘Rudolf Hilferding: The Tragedy of a German Social Democrat’. Biografie di S. AUFHAUSER R. BREITSCHEID R. HILFERDING M. JUCHACZ C. MIERENDORFF A. PFULF T. SENDER C. SEVERING F. STAMPFER O. WELS”,”MGEK-096″
“SMALDONE William”,”Rudolf Hilferding and the Theoretical Foundations of German Social Democracy, 1902-1933″,”””Rudolf Hilferding’s appointment as finance minister in the newly formed coalition government headed by Social Democrat Hermann Müller in June 1928 marked the peak of an outstanding political career in the German Social Democratic Party (SPD). A prominent member of the Party Central Committee and its “”chief ideologue””, Hilferding was an ardent supporter of the coalition tactic. He opposed those in the party’s left wing, who demanded that the SPD remain in permanent opposition to the bourgeois state. (…)”” (pag 267) “”La nomina di Rudolf Hilferding a ministro delle finanze nel governo di coalizione di recente formazione guidato dal socialdemocratico Hermann Müller nel giugno 1928 segnò l’apice di un’eccezionale carriera politica nel Partito socialdemocratico tedesco (SPD). Un importante membro del Comitato Centrale del partito e suo “”capo ideologo””, Hilferding era un fervente sostenitore della tattica della coalizione. Si opponeva a quelli dell’ala sinistra del partito, che chiedevano che l’SPD rimanesse in permanente opposizione allo Stato borghese. (…)”””,”MGEK-001-FGB”
“SMELE Jonathan D. a cura”,”The Russian Revolution and Civil War, 1917 – 1921. An Annotated Bibliography.”,”””E’ notevole che per più di mezzo secolo l’ opera più vicina a quello che puòe ssere una bibliografia dedicata rimase P. Grierson, Books on Soviet Russia, 1917-1942: A Bibliography and a Guide to Reading (London: Methuen, 1943). (…) Più recentemente è apparso M. Frame, The Russian Revolution, 1905-1921: A Bibliographical Guide to Works in Engelish (London. Greenwood Press, 1995), (…)””. (pag XXIII)”,”RIRO-283″
“SMELE Jonathan D. HEYWOOD Anthony a cura; saggi di ASCHER Abraham GEIFMAN Anna WILLIAMS Beryl WHITE James D. KUJALA Antti AIRAPETOV Oleg NOACK Christian SCHEDEWIE Franziska HAMM Michael F. GALAI Shmuel READ Christopher THATCHER Ian D. SAUNDERS David”,”The Russian Revolution of 1905. Centenary perspectives.”,”Oleg Airapetov, a specialist in Russian foreign policy and the country’s military history of the nineteenth and early twentieth centuries, is Senior Lecturer in the Department of History at Moscow State University. He is currently working on a study of the Imperial General Staff in the First World War. His publications include Zabytaia kar’era ‘russkogo Mol’tke’; Nikolai Nikolaevich Obruchev (1830-1904). Abraham Ascher, Distinguished Professor Emeritus of History at the Graduate Center of the City University of New York, is the author of Pavel Axelrod and the Development of Menshevism, The Revolution of 1902, 2 vols, P.A. Stolypin, The Search for Stability in Late Imperial Russia, The Mensheviks in the Russian Revolution, Studying Russian and Soviet History. Shmuel Galai is Professor Emeritus of Ben.Gurion University of the Negev, Israel. His contribution to this collection forms part of his currente project, a study of the Kadet Party from its inception to the Bolshevik seizure of power in October 1917. His book on The Liberation Movement in Russia, 1900-1905. Anna Geifman, Professor of History at Boston University, is the author of Thou Shalt Kill; Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917. Michael F. Hamm is Ewing T. Boles Professor of History at Centre College, where he teaches courses on Russia, the Soviet Union, modern Europe and the Middle East. He is the author of Kiev; A Portrait, 1800-1917, and editor and part-author of The City in Russian History. Anthony Heywood is Senior Lecturer in History at the University of Bradford. His publications include Modernising Lenin’s Russia, Economic Reconstruction, Foreign Trade and the Railways and his biography of the eminent Russian transport engineer Iurii Vladimirovich Lomonosov is forthcoming as Engineer of Revolutionary Russia. Antti kujala is Senior Lecturer in Finnish and Russian History at the University of Helsinki, his major publications include The Crown, the Nobility and the Peasants 1630-1713. Christian Noack is Assistant Professor of East European History at Bielefeld University. His main fields of research are nationality questions in Eastern Europe, the Russian Empire and the Soviet Union and, currently, the history of travel and tourism in the USSR. Christopher Read is Professor of History at the University of Warwick. His publications include The Stalin Years, A Reader, The Making and Breaking of the Soviet System, From Tsar to Soviets, The Russian People and Their Revolution 1917-1921, His latest book is Lenin; A Revolutionary. David Saunders is Professor of the History of the Russian Empire at the University of Newcastle upon Tyne. His publications include The Ukrainian Impact on Russian Culture, 1750-1850, Russia in the Age of Reaction and Reform 1801-1881. Franziska Schedewie submitted her Ph.D. thesis, entitled ‘Selbstverwaltung und sozialer Wandel in der russischen Provinz. Bauern und Zemstvo in Voronez, 1864-1914, at the University of Heidelberg in 2004. She is currently working at the University of Jena on a research project on Russian foreign policies under Alexander I and the relations berween Russia and Weimar. Ian D. Thatcher is Reader in Modern European History at Brunel University and the author of numerous academic articles and books, including Leon Trotsky and World War One, August 1914-February 1917. He also edited Alec Nove on Economic Theory. James D. White is Professor of Russian and East European Studies and Head of the School of Slavonic, Central and East European Studies at the University of Glasgow. His publications include The Russian Revolution, 1917-1921, A Short History, Karl Marx and the Intellectual Origins of Dialectical Materialism, and Lenin: The Practice and Theory of Revolution. Beryl Williams is Emeritus Reader in History at the University of Sussex. She is the author of The Russian Revolution 1917-1921, and Lenin.”,”RIRx-025-FL”
“SMELE Jonathan D.”,”Civil War in Siberia. The anti-Bolshevik government of Admiral Kolchak, 1918-1920.”,”Jonathan D. Smele, Queen Mary and Westfield College, University of London. This book traces the clash between the ‘Reds’ of the Moscow-based Soviet régime and the ‘Whites’, the militaristic, counter-revolutionary governments which were established around the periphery of Russia and aided by Allied interventionists. In particular, it details the history of the White movement in Siberia, and the fortunes of its leader, Admiral Alexandr Kolchak, the ‘Supreme Ruler’ of Russia. Using a wide range of contemporary sources, Jonathan Smele examines Kolchak’s political and military record, and concludes that the White defeat resulted as much from the harsh facts of Siberian economy and geography as from the failures of White policy and leadership. List of Maps, Preface, Glossary and abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Appendix: The Anti-Bolshevik Governments in Siberia, 1918-1920, Bibliography, Index,”,”RIRO-111-FL”
“SMELSER Ronald M.”,”Robert Ley Hitler’s Labor Front Leader.”,”Ronald SMELSER ha scritto estensivamente sulle questioni interne e di politica estera del nazismo e ha pubblicato uno studio sul problema dei Sudeti. Insegna storia all’Univ dell’Utah, Salt Lake City.”,”GERN-023″
“SMELSER Neil J. a cura di Agopik e Franca MANOUKIAN”,”Manuale di sociologia.”,”SMELSER è una delle figure di spicco della sociologia contemporanea. Ha iniziato pubblicando con T. PARSONS ‘Economia e società’ (1970, It) e poi ‘Sociologia della vita economica’ (1980, It). Infine ‘Il comportamento collettivo’ (1978, It). Ha pubblicato anche un libro di ordine metodologico: ‘La comparazione nelle scienze sociali’ (1982). “”Avete mai osservato quali sono i modelli di autorità e il tipo di comunicazione che prevalgono nei gruppi grandi e piccoli? Via via che la dimensione del gruppo aumenta, i suoi membri tendono a parlare meno tra loro e più con il leader; al tempo stesso, in un gruppo con più di cinque membri, il leader tende a parlare al gruppo come a un’ unità piuttosto che ai singoli membri; il leader tende inoltre a parlare molto più degli altri. La comunicazione diviene sempre più centrata su di lui; le informazioni passano attraverso di lui. (…) Questi modelli formano la base di una delle teorie centrali di sociologia politica, la legge di ferro dell’ oligarchia di Robert Michels (1911). In uno studio condotto sui sindacati e i partiti politici della fine dell’ Ottocento e dell’ inizio del Novecento, Michels sosteneva che l’ oligarchia (ossia il governo dei pochi) si sviluppa ogni volta che un gruppo supera un numero determinato (indicativamente compreso tra mille e diecimila).”” (pag 151)”,”TEOS-097″
“SMIL Vaclav”,”Creating the Twentieth Century. Technical Innovations of 1867-1914 and Their Lasting Impact.”,”SMIL Vaclav è Distinguished Professor all’University of Manitoba e Fellow della Royal Society of Canada. Ha condotto ricerche interdisciplinari che comprendono energia, ambiente, cibo, popolazione, economia, storia ecc. E’ autore di una ventina di libri e di circa 300 articoli.”,”SCIx-412″
“SMIRNOV I. e altri”,”Lénine et l’ Instruction publique.”,”Estratti dal libro ‘Lenin e la cultura sovietica’ di I. SMIRNOV e dalla raccolta di articoli ‘Marxisme et pedagogie’ preparata dalla redazione della rivista ‘Sovetskaia pedagoguika’. Pedagogia sovietica, scuola. “”Il Commissario aggiunto all’ Istruzione pubblica, Pokrovski, sottomise allora al Sovnarkom un progetto di decreto intitolato: “”Sulle regole di iscrizione alle scuole superiori””. Lenin trovò questa misura perfettamente logica. Il decreto “”Sulle regole di iscrizione alle scuole superiori della RSFSR””, approvato il 2 agosto 1918 dal Sovnarkom, apparso il 6 nella stampa centrale, con la firma di Lenin. Esso sopprimeva tutte le formalità che fanno ostacolo all’ ammissione dei lavoratori. I richiedenti non erano più tenuti a produrre i certificati attestanti la fine degli studi secondari e i concorsi venivano aboliti. Gli studi divenivano gratuiti, ciascun lavoratore poteva iscriversi in una scuola superiore. Si doveva ammettere uomini e donne su un piano di eguaglianza; in caso di infrazione, i responsabili erano passibili del Tribunale rivoluzionario””. (pag 37)”,”LENS-159″
“SMIRNOV Vladislas a cura; scritti di PROMYSLOV Nicolai PIMÉNOVA Ludmila TCHOUDINOV Alexandre SERGIENKO Viadislava DEMIANOV Alexis A. TYRSENKO Andrei MIAGKOVA Eléna BOVYKINE Dmitri TCHERTKOVA Galina”,”Les historiens russes et la Révolution française après le communisme.”,”Vladislas Smirnov, docteur ès lettres, professeur d’histoire contemporaine à l’Université de Moscou. Andrei Tyrsenko Université d’État de Moscou, ENS-LSH de Lyon, Galina Tchertkova (1938-2001) Université de Moscou, est morte à Moscou le 5 novembre 2001. Elle venait de terminer la rédaction, en Française, de deux articles consacrés à Babeuf, sujet qui avait été au centre de ses recherches tout au long de sa carrière.”,”FRAR-001-FL”
“SMITH Dan e collaboratori”,”Atlas des conflits fin de siecle. Années 90. Guerres d’identité guerres de pauvreté.”,”Dan SMITH è D dell’ Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Oslo (PRIO). E’ autore di varie opere sulla difesa nazionale e sul disarmo.”,”QMIx-052″
“SMITH Adam”,”Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni.”,”Adam SMITH, economista britannico, nacque a Kirkcaldy, in Scozia nel 1723. Eminente accademico professore di logica a Glasgow nel 1751 e di filosofia morale nel 1752, pubblicò nel 1759 la sua dottrina sull’ etica in un’opera intitolata ‘Theory of the moral sentiments’. Dal 1764 al 1766 visse a Tolosa, Ginevra e Parigi dove conobbe Francois QUESNAY e i suoi discepoli. Ritornato in Scozia elaborò la sua opera fondamentale ‘An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations’ pubblicata nel 1776. Morì nel 1790.”,”TEOP-095″
“SMITH Peter C,”,”L’ ultimo convoglio per Malta, 1942.”,”””La mancanza di aerosiluranti tedeschi era compensata dal fatto che gli italiani ne avevano a disposizione un gran numero. Da tempo riconosciuta come la principale forza aerea, ben distinta dall’ aviazione da ricognizione marittima, nell’ uso e nello sviluppo del siluro aereo la Regia Aeronautica aveva fatto ricorso quasi esclusivamente a questo tipo di arma per combattere la Royal Navy nel Mediterraneo””. (pag 93)”,”QMIS-066″
“SMITH Jeremy”,”The Bolsheviks and the National Question, 1917-23.”,”SMITH Jeremy è Researcher e Lecturer in Soviet History nella Renvall Institute, Università di Helsinki. Questione islamica. “”Ma c’erano chiare eccezioni – i Baschiri erano relativamente in piccolo numero, mentre la Crimea e la Repubblica autonoma tatara erano notevolmente più piccole in quanto a dimensioni della Regione autonoma Komi, per esempio. Quello che è più rilevante è che delle otto repubbliche autonome che esistevano alla fine del 1922, tutte eccetto la Repubblica autonoma Yakut avevano popolazione non russa che era a predominante musulmana. Questo suggerisce che i Bolscevichi erano sia particolarmente sensibili alle richieste dei musulmani, sia che essi avevano almeno un occhio all’ impatto delle loro politiche delle nazionalità di fronte alla crescita dei movimenti anticoloniali in Oriente.”” (pag 51)”,”RIRO-279″
“SMITH Adamo”,”Il Lavoro come base della Ricchezza (Dall’opera ‘La ricchezza delle nazioni’)”,”La lotta di classe. “”Quale che sia il comune salario del lavoro dipende ovunque dal contratto ordinariamente fatto tra le due parti, delle quali gl’ interessi non sono in alcun modo gli stessi. Gli operai desiderano d’ottenere quanto più è possibile, i padroni di dare quanto meno è possibile. I primi sono disposti a combinarsi per innalzare, ed i secondi a combinarsi per abbassare il salario del lavoro. Non è intanto difficile il prevedere quale delle due parti deve in tutti i casi ordinarii avere il vantaggio della disputa, e costringere l’ altra ad annuire alle sue proposte. I padroni essendo in più poco numero possono combinarsi molto più facilmente, e la legge inoltre autorizza, o almeno non proibisce, le loro combinazioni, mentre proibisce quelle degli operai””. (pag 108-109)”,”ECOT-119″
“SMITH S.A.”,”Like Cattle and Horses. Nationalism and Labor in Shanghai, 1895-1927.”,”SMITH S.A. è professore di storia all’Università di Essex in Gran Bretagna. E’ autore di ‘A Road Is made: Communism in Shanghai 1920-1922’, e ‘Red Petrograd: Revolution in the Factories, 1917-18’. Ha curato assieme ad altri ‘Note of a Red Guard’. La Federazione dei sindacati di Shanghai. “”Il carattere del nazionalismo della federazione era civico piuttosto che etnico, sebbene essa ricorresse a quest’ ultima espressione quando era necessario. Parlava il linguaggio dei diritti civili, ponendo particolare enfasi sulla necessità che la legislazione del governo codificasse i diritti dei lavoratori. Quando denunciava i Rossi come non patriottici, essa non li accusava di tradire il ‘zuguo’ (il paese) o di mettere “”i fratelli minori e i figli contro i fratelli maggiori e i padri””, ma di essere creduloni dell’ imperialismo rosso. La federazione condannava il marxismo per essere non adatto al temperamento nazionale, eppure condivideva un tiepido internazionalismo, chiamando per il primo maggio 1924 i lavoratori della Cina a formare un “”grande fronte unito”” con i lavoratori del mondo intero”” (pag 158)”,”MCIx-030″
“SMITH Gibbs M.”,”Joe Hill. La vita (leggendaria) e le canzoni (rivoluzionarie) “”del primo eroe popolare del ventesimo secolo””.”,”Nato in Svezia nel 1882, sbarcato vent’anni dopo a New York, militante dell’ Industrial Workers of the World, membro dell’esercito ribelle durante la rivoluzione messicana (1911), lavoratore stagionale e rivoluzionario senza lavoro, Joe HILL fu processato per l’uccisione di un droghiere ex poliziotto e condannato a morte. John DOS PASSOS ha dedicato a lui un capitolo del suo romanzo ‘Millenovecentodiciannove’.”,”MUSx-243″
“SMITH Crosbie WISE M. Norton”,”Energy and Empire. A biographical study of Lord Kelvin. Part 1.”,”La bibliografie e gli indici non sono conteggiati nelle pagine Lord Kelvin = William Thomson”,”SCIx-310″
“SMITH Crosbie WISE M. Norton”,”Energy and Empire. A biographical study of Lord Kelvin. Part 2.”,”La bibliografie e gli indici non sono conteggiati nelle pagine Lord Kelvin = William Thomson”,”SCIx-311″
“SMITH S.A.”,”Red Petrograd. Revolution in the Factories, 1917-1918.”,”SMITH S.A. Senior Lecturer in History, University of Essex.”,”RIRO-360″
“SMITH Wilfred Cantwell”,”Islam in Modern History.”,”Wilfred Cantwell SMITH è stato direttore dell’ Institute of Islamic Studies e professore di religioni comparate alla McGill University, Montreal, Canada. Ha molto viaggiato nel mondo musulmano.”,”VIOx-164″
“SMITH S.A.”,”A Road in Made. Communism in Shanghai, 1920-1927.”,”””Hope can neither be affirmed nor denied. Hope is lile a path in the countryside. Originally, there was no path – but when many people pass one way, a road is made””. Lu Xun, “”My Old Home””, (January, 1921) Steve SMITH è professore di storia all’Università di Essex in UK. Ha scritto pure ‘Red Petrograd. Revolution in the Factories, 1917-18’ (1983) e con Diane KOENKER ‘Notes of a Red Guard: the Autobiography of Eduard Dune’ (U. Illinois Press, 1993)”,”MCIx-038″
“SMITH Adam; contributi critici di Lucio COLLETTI Claudio NAPOLEONI Paolo SYLOS LABINI”,”La ricchezza delle nazioni.”,”””C’è un punto dell’interpretazione marxiana di Smith, che qui vogliamo nominare perché introduce bene il discorso su quella ripresa di pensiero economico classico, e quindi anche smithiano, che è stata determinata recentemente dall’opera di Piero Sraffa. Si tratta della critica al concetto del profitto come detrazione dal prodotto del lavoro. Certamente questo concetto è all’origine della categoria marxiana del plusvalore; tuttavia, per condurre al plusvalore di Marx, la “”detrazione”” di Smith dev’essere liberata da un’ambiguità. Se si definisce il profitto come detrazione, dice Marx, si implica che il lavoro debba “”avere propriamente come salario il suo stesso prodotto, e il salario essere eguale al prodotto, ossia il lavoro non essere lavoro salariato e il capitale non essere capitale””. In altri termini, per Smith, continua Marx, “”il solo ad avere una giustificazione economica è propriamente il salario, perché è elemento necessario dei costi di produzione. Profitto e rendita sono soltanto detrazioni dal salario, arbitrariamente estorte nel processo storico del capitale e della proprietà fondiaria, e legalmente, non economicamente giustificate””. Questa critica (che sta poi alla base della critica marxista al socialismo utopistico con la sua pretesa che il salario corrisponda al “”prodotto integrale”” del lavoro) implica un giudizio preciso, e cioè che Smith, nel considerare “”il lavoro come creatore di valore””, intende il lavoro stesso come lavoro ‘naturale’, ossia “”come valore d’uso, come produttività per sé stante, capacità naturale umana in generale””, e non come lavoro nella sua determinatezza storica specifica, cioè come lavoro reso astratto dalla sua separazione dal lavoratore, e la cui “”produttività”” non è altro che la sua assunzione nel capitale, nel quale si trovano incorporate la scienza e l’organizzazione. Il punto è evidentemente decisivo, sia sul terreno teorico sia sul terreno politico. Se le cose stanno al modo di Smith, la questione dell’emancipazione del lavoro è tutta spostata sul terreno giuridico di una diversa proprietà dei mezzi di produzione; se le cose stanno al modo di Marx, la questione è molto più radicale, e riguarda la riappropriazione da parte del lavoro delle qualità umane da cui esso è separato nelle condizioni di lavoro salariato. La decisione tra l’una e l’altra di queste due alternative dipende dal modo in cui si concepisce il fatto stesso da cui la scienza economica comincia, cioè lo scambio. Per Smith lo scambio è la realizzazione della natura umana, e la società mercantile è la forma perfetta del rapporto sociale. Per Marx, al contrario, lo scambio è l’isolamento reciproco dei produttori, la perdita del carattere sociale del lavoro, e il recupero della società attraverso la sottomissione di tutti alla legge della cosa, al meccanismo impersonale del mercato come “”rapporto naturale esterno agli individui, indipendente da loro””, che produce necessariamente la riduzione a merce dello stesso lavoro e la sua sottomissione al capitale, nel quale tutta la “”produttività”” viene trasferita”” (pag 19) [dal Contributo critico di Lucio Colletti] [(in) Adam Smith, contributi critici di Lucio Colletti, Claudio Napoleoni, Paolo Sylos Labini, ‘La ricchezza delle nazioni’, 1995]”,”ECOT-074-FL”
“SMITH Adam, a cura di Anna e Tullio BAGIOTTI”,”La ricchezza delle nazioni. Prima parte.”,” Disuguaglianze determinate dalla politica europea (pag 218-) “”Quanto le classi più basse della gente di campagna siano realmente superiori a quelle della città è notissimo a chiunque per affari o per curiosità abbia avuto occasione di conversare molto con entrambe. Si dice che in Cina e nell’Indostan tanto il grado che il salari dei lavoratori della campagna siano superiori a quelli della maggior parte degli artigiani e degli operai. Probabilmente essi sarebbero così ovunque, se le leggi e lo spirito corporativo non l’avessero impedito. La superiorità che l’industria delle città ha ovunque in Europa su quella della campagna non è dovuta interamente alle corporazioni e alle leggi corporative. Essa è sostenuta da molti altri regolamenti. Gli elevati dazi sui prodotti dell’industria straniera e su tutte le merci importate da mercanti stranieri tendono tutti allo stesso scopo”” (pag 229)”,”ECOT-235″
“SMITH Adrian”,”The New Statesman. Portrait of a Political Weekly, 1913-1931.”,”Adrian Smith è Capo dipartimento di studi storici e politici al LSU College of Higher Education, Southampton. Contiene il capitolo: – ‘Editor or spy? Clifford Sharp and Bolshevik Russia’ (pag 69-115) e il paragrafo: – ‘Sharp, Lloyd, and Cole – dealing with the General Strike’ (pag 224-228′ “”For nearly two years Sharp operated as head of the British Embassy’s information service under Sir Esmé Howard. The two men got on well, and when the Ambassador eventually ended his tour of duty Sharp provided a letter of introduction to the Webbs; the result was a briefing on events in Russia as seen from across the Baltic. (…) Inside Russia itself, MI1c’s station chief in Petrograd as a Lieutenant Ernest Boyce, nominal controller of the notorious ‘ace of spies’ Sidney Reilly, and rival of the maverick diplomat and conspirator, Robert Bruce Lockhart. Ignoring Foreign Office advice to the contrary, Lloyd George had been persuaded by Lockhart to let him return to Russia and offer Allied assistance to the Bolsheviks if they would keep Russia in the war effort. Lockhart’s endeavours in early 1918 to promote the unlikely prospect of Anglo-Bolshevik co-operation were consistently undermined by policy drift within the Foreign Office, and Arthur Balfour’s willingness to support any opposition groups within Russia if they were demonstrably hostile to the Germans. By July 1918, no less than four months after the Brest-Litovsk peace treaty, Lockhart finally accepted that the Bolsheviks would never resume fighting. Although he opposed military intervention, Lockhart did little to stop British covert support for a variety of counter-revolutionary conspiracies, and in some cases he is now known to have been the prime instigator. A month of violence in Moscow and Petrograd followed the Allies’ landing at Archangel, culminating in the Left Social Revolutionaries’ attempt upon Lenin’s life on 30 August 1918 and the Cheka’s subsequent storming of the British Embassy. Denounced in ‘Pravda’ as having plotted Lenin’s death, Lockhart spent a month in and out of the Lubyanka before finally being expelled to Sweden in exchange for Maxim Litvinov (7). In Stockholm Lockhart renewed contact with Arthur Ransome, an old friend and a valuable contact when his mission had first arrived in Petrograd. Ransome enjoyed the confidence of leading Bolsheviks, including even Lenin himself. His fiancée and future sailing companion, Evgenia Shelepina, had been Trotsky’s secretary; and his closest friend at the time was the mercurial Karl Radek, head of the Commissariat of Foreign Affairs’ Press Bureau. As the military situation deteriorated in the spring of 1918 Ransome spent much of his time in Vologda, a bolthole for foreign mission, and Moscow, the new centre of government. Unable because of war and censorship – Bolshevik ‘and’ British – to report back to London, and increasingly convinced that the new regime would collapse, Ransome sought Lockhart’s help in getting out. He returned to Petrograd, and in early August recurring ill-health, and concern for the fate of Evgenia in the event of a White victory, forced him to run the gauntlet of German naval patrols and seek sanctuary in Sweden. Ransome was regularly accused by enemies such as Sidney Reilly of being a ‘Bolshevik agent’, or at the very least an apologist; and, naivety notwithstanding, many of his reports at this time do encourage the latter charge”” [Adrian Smith, The New Statesman. Portrait of a Political Weekly, 1913-1931, London, 1996] (pag 117-118)”,”EDIx-158″
“SMITH Cyril”,”Communist Society and Marxist Theory.”,”Cyril Smith, born in 1929, has been a Trotskyst since the early 1950s. Trained as a mathematician, he lectures in statistics at the London School of Economics. He has written and lectured on Marxist philosophy and is a member of the central committee of the Woekers Revolutionary Party and a regular contributor to Workers Press.”,”MADS-020-FL”
“SMITH Sharon”,”Donna e Islam.”,”Sharon Smith vive a Chicago, è columnist del settimanale marxista Socialist Worker, collaboratrice della rivista bimestrale International Socialist Review e dirigente dell’International Socialist Organization. A breve sarà pubblicata una sua storia del movimento operaio americano.”,”VIOx-042-FL”
“SMITH Warren L.”,”Macroeconomia.”,”Warren L. Smith, è stato professore di economia all’Università del Michigan. “”Tipi di inflazione. Noi ci occuperemo di due tipi d’inflazione: l”inflazione da domanda’ e l”inflazione da potere di mercato’. L’inflazione da domanda è quella di tipo classico, che si verifica quando la domanda aggregata di beni e servizi supera la capacità produttiva dell’economia. Negli ultimi anni si è arrivati a riconoscere che nella moderna economia industriale, in cui esistono vaste organizzazioni sindacali e imprenditoriali, si può avere inflazione anche in assenza di un eccesso della domanda aggregata in seguito all’esercizio di un potere di monopolio da parte delle organizzazioni stesse. Questa costituisce la inflazione da potere di mercato. Inflazione da domanda. L’inflazione da domanda è stata spesso descritta come una situazione in cui vi sia “”troppa moneta per pochi beni””. Le grandi inflazioni che si sono verificate tanto spesso durante o subito dopo le guerre sono sempre state di questo tipo ed in effetti fino a poco tempo fa gli economisti hanno ritenuto generalmente che tutti gli episodi inflazionistici fossero fondamentalmente determinati dalla domanda. (pag 461)”,”ECOT-297″
“SMITH Adam, contributi critici di COLLETTI Lucio NAPOLEONI Claudio SYLOS LABINI Paolo”,”La ricchezza delle nazioni.”,”Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese, subentrò a F. Hutcheson nell’insegnamento di filosofia morale all’Università di Glasgow. Nel 1759 pubblicò Teoria dei sentimenti morali e nel 1776 la sua opera più importante, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, nella quale trova origine il pensiero economico moderno. Alessandro Roncaglia è professore di Economia politica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. É autore di Sraffa e la teoria dei prezzi, Petty; la nascita dell’economia politica, L’economia del petrolio, Lineamenti di economia politica r di saggi sulla teoria del valore e della distribuzione, sulla storia del pensiero economico e sull’economia delle fonti di energia.”,”ECOT-112-FL”
“SMITH Adam, a cura di BAGIOTTI Anna BAGIOTTI Tullio”,”La ricchezza delle nazioni. Parte II. I grandi classici dell’economia. Smith.”,”2 Motivi per fondare nuove colonie (pag 701) Imposte sui salari (pag 1042-1046) BAGIOTTI Anna BAGIOTTI Tullio a cura, I grandi classici dell’economia. Smith. La ricchezza delle nazioni. Parte II. IL SOLE 24 ORE. MILANO. 2010 pag 550-1258 8° introduzione note appendici indice per materie: nomi, argomenti, località; indice fonti (bibliografia); I grandi classici dell’economia, 2. [‘Come ho cercato di mostrare nel Libro Primo, i salari delle classi inferiori dei lavoratori sono ovunque necessariamente regolati da due diverse circostanze: la domanda di lavoro e il prezzo ordinario o medio delle sussistenze. La domanda di lavoro, a seconda che sia crescente, stazionaria o decrescente, o che richieda una popolazione crescente, stazionaria o decrescente, regola la sussistenza del lavoratore e determina in qual grado essa sarà abbondante, modesta, o scarsa. Il prezzo ordinario medio delle sussistenze determina la quantità di moneta che dev’essere pagata al lavoratore per metterlo in grado, in media, di acquistare una sussistenza abbondante, modesta o scarsa. Finché domanda di lavoro e prezzo dei viveri rimangono invariati, un’imposta diretta sui salari del lavoro non può avere altro effetto che quello di farli aumentare un po’ più dell’imposta. Supponiamo ad esempio che in un particolare luogo la domanda di lavoro e il prezzo delle sussistenze siano tali da rendere dieci scellini la settimana il salario ordinario del lavoro; e che sui salari fosse istituita l’imposta di un quinto, cioè di quattro scellini la sterlina. Se la domanda di lavoro e il prezzo delle sussistenze rimanessero invariati, sarebbe ancora necessario che il lavoratore guadagnasse in quel luogo una sussistenza che potesse ottenersi solo per dieci scellini la settimana di salario netto. Ma per lasciagli questo salario al netto d’imposta, il prezzo del lavoro in quel luogo deve presto salire non a dodici scellini la settimana soltanto, ma a dodici e sei denari; per metterlo in grado di pagare un’imposta di un quinto, il suo salario deve cioè necessariamente salire subito non solo di un quinto, ma di un quarto. Qualunque sia l’aliquota dell’imposta, il salario del lavoro deve in tutti i casi aumentare non soltanto in quella proporzione, ma in una proporzione maggiore. Se ad esempio l’imposta fosse di un decimo, i salari del lavoro dovrebbero necessariamente salire ben presto non soltanto di un decimo ma di un ottavo. (…) Se le imposte dirette sui salari del lavoro non hanno sempre determinato un aumento proporzionale di questi, è perché hanno generalmente determinato una caduta considerevole della domanda di lavoro. Gli effetti di queste imposte sono stati generalmente una decadenza dell’industria, una diminuzione dell’impiego dei poveri, una diminuzione del prodotto annuale della terra e del lavoro del paese. Come conseguenza, tuttavia, il prezzo del lavoro deve sempre essere più elevato di quanto sarebbe stato diversamente nelle condizioni effettive della domanda; e questo aumento di prezzo insieme al profitto di coloro che l’anticipano deve sempre essere pagato in definitiva dai proprietari e dai consumatori. Un’imposta sui salari del lavoro agricolo non fa aumentare il prezzo del prodotto grezzo della terra in proporzione all’imposta, per la stessa ragione che un’imposta sui profitti degli agricoltori non lo fa aumentare nella stessa proporzione. Comunque assurde e distruttive, queste imposte sono tuttavia applicate in molti paesi. In Francia la parte della taglia che grava sull’attività degli operai e dei lavoranti a giornata dei villaggi di campagna è propriamente un’imposta di questa specie’ (pag 1042-1043-1044-1045)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOT-315″
“SMITH Woodruff D.”,”The Ideological Origins of Nazi Imperialism.”,”W.D. Woodruff è professore di storia nell’Università del Texas. Ruolo di Max Weber in elaborazione politica di espansione imperialistica della Germania di fine XIX secolo. Il ‘discorso’ di Max Weber sulla politica di espansione imperialistica della Germania di fine XIX secolo. “”A program based around imperial expansion with a heavy dose of nationalist rhetoric thrown in might provide the necessary impetus. This was the argument that Max Weber made in his most famous imperialist statement, his Freiburg inaugural address in 1895, which briefly became a kind of political manifesto for liberal, nationalist academic reformers (59). Weber called for an aggressive, expansionary nationalism as the key feature of all German policy and politics. He laid down as the explicit criterion for desirable national policy neither morality nor consonance with political theory but rather the needs of the German nation – which he defined largely in terms of military security and the economic goals of ‘Weltpolitik’. These needs could be met only when all classes, parties, interest groups, and political organizations identified themselves fully with the nation’s interests. Domestic social and political reforms could also be achieved through such consensus. More important, internal reform; or at least a start in that direction, was necessary to create the consensus needed for the achievement of external goals. Aggressive imperialism was thus the reciprocal of domestic reform. Weber clearly understood the tautological nature of this argument (60). What he was trying to do was to use it to create the affective, psychological basis for overcoming fragmentation. Weber hoped that the kinds of shared emotions that could be coordinated through imperialist politics could be directed to domestic political purposes under the guidance of the intellectual elite. The specific proposals that Weber made both for liberal political reform and for imperial policy were actually neither very extensive nor very original. Weber’s main “”reform”” objective was the clear assignment of political responsibility to specific institutions and state officials who would be answerable to the Reichstag as a representative parliamentary body. By “”imperialism””, Weber essentially meant ‘Weltpolitik’: the securing of markets, raw materials, and investment areas by political action and the assertion, through the building and exercise of naval power,of Germany’s coequality with Britain in the world as well as her “”right”” to an equal share of the world’s economic resources. Both Weber’s liberalism and his imperialism were formulated in a very broad way, with something for everybody (except the objects of Weber’s most intense dislike: the Junkers and the Hohenzellerns) (61). Because of the political aims of his imperialism and probably also because of his experience with the Pan-German League, Weber attached ideological elements associated with ‘Lebensraum’ to his relatively orthodox ‘Weltpolitik’. He did ‘not’ advocate overseas settlement colonialism. His use of the ‘Lebensraum’ approach can be seen instead in the extreme violence and bellicosity of his imperialist pronouncements in the mid-1890s and in this advocacy of internal colonization in eastern Germany. Weber had undertaken a classic study of East Elbian agriculture and migration in the early 1890s. His version of internal colonization as similar to Sering’s in some ways (), except that Weber took a radically anti-Junker line on land expropriation and, unlike Sering, believed small-scale German farming in the east would be economically unsuccessful in the foreseeable future. The reasons for supporting it were political, not economic: to reduce Junker power, to create national consensus behind a kind of frontier settlement policy, and to reserve the tide of polonization in the east (62). As we shall see, during the First World War Weber became an opponent of missive annexations in eastern Europe, not because he was opposed to the idea of peasant settlement but because he approached imperialist questions mainly from the standpoint of ‘Weltpolitik’- in which such settlement could play, at most, a minor role”” [(59) Weber’s Freiburg address is analyzed in Mommsen, ‘Weber’, pp. 73-96. The text of the address can be found in Max Weber, ‘Gesammelte politische Schriften’, ed. J. Winckelmann (3rd. ed.; Tübingen, 1971), pp. 1-25; (60) See Gerth and Mills, eds, ‘From Max Weber’, pp. 159-79; (61) Mommsen, ‘Weber’, pp. 94-96; (62) Ibid., pp. 22-36, 62-64, 77-78] (pag 157-158) () “”By the early 1890s, ideological agrarianism was presented in many different ways, from sophisticated examinations of the past and current state of agriculture by important economists such as Adolf Wagner and Max Sering to highly emotional descriptive contrast between the urban and rural environments in popular periodicals”” (p. 80)”,”GERN-172″
“SMITH S.A.”,”Red Petrograd. Revolution in the Factories 1917-1918.”,”S.A. Smith is Senior Lecturer at the University of Essex. He Studied at the Universities of Oxford, Birmingham, Moscow and Beijing. This book explores the impact of the 1917 Revolution on factory life in the Russian capital. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, table, Index,”,”RIRO-122-FL”
“SMITH Canfield F.”,”Vladivostok under Red and White Rule. Revolution Counterrevolution in the Russian Far East, 1920-1922.”,”Canfield F. Smith is assistant professor of history at the University of Alabama in Birmingham. Acknowledgments, Introduction, Epilogue: An Interpretation, Appendix 1: A. Agreement between the Japanese Military Command and the Provisional Zemstvo (Medvedev) Government, Vladivostok, April 29, 1920, B. Supplementary Agreement, June 15, 1920, Appendix 2: Secret Japanese Telegrams, Notes, Bibliography, Index, Illustrations,”,”RIRO-123-FL”
“SMITH Steve A.”,”The Russian Revolution. A Very Short Introduction.”,”Steve Smith is Professor of History at the University of Essex. His books include Red Petrograd: Revolution in the Factories 1917-18, A Road is Made: Communism in Shanghai, and most recently, Like Cattle and Horses: Nationalism and Labor in Shanghai 1895-1927. List of illustrations, List of maps, Introduction, Conclusion, Further reading, Index, n. 63,”,”RIRO-132-FL”
“SMITH John Maynard”,”La teoria dell’evoluzione.”,”Nuova edizione in nuova collana”,”SCIx-452″
“SMITH Anthony D.”,”Le origini etniche delle nazioni.”,”Anthony D. Smith insegna Sociologia nella London School of Economics and Political Science. Tra i suoi lavori: Il revival etnico.”,”NAZx-004-FL”
“SMITH Adam, a cura di Anna e Tullio BAGIOTTI”,”La ricchezza delle nazioni. Prima parte.”,”””Ciò che ostacola la libera circolazione del lavoro da un impiego all’altro, ostacola anche quella del capitale; infatti la quantità di capitale che può essere impiegata in una qualsiasi attività economica dipende moltissimo dalla quantità del lavoro che può esservi impiegato. Le leggi corporative, tuttavia, ostacolano meno la libera circolazione del capitale da un luogo all’altro che quella del lavoro. E’ ovunque molto più facile per un ricco mercante ottenere il privilegio di commerciare in una città a ordinamento corporativo che per un povero artigiano ottenere quello di lavorarvi. Credo che l’ostacolo che le leggi corporative oppongono alla libera circolazione del lavoro sia comune a ogni parte d’Europa. Quello che è opposto dalle leggi sui poveri è, per quanto ne so, peculiare all’Inghilterra. Esso consiste nella difficoltà che un povero trova nell’ottenere la residenza o anche nell’essere autorizzato a esercitare la sua attività in una parrocchia diversa da quella di appartenenza. E’ soltanto la libera circolazione del lavoro degli artigiani e dei manifattori che le leggi corporative ostacolano. La difficoltà di ottenere la residenza impedisce anche quella del lavoro comune. Può essere opportuno dare qualche informazione sull’origine, lo sviluppo e lo stato attuale di questo disordine, forse il maggiore di tutti nel sistema politico inglese”” (pag 238-239)”,”ECOT-004-FB”
“SMITH Jay C. jr”,”Finland and the Russian Revolution, 1917-1922.”,”””The relations of the Socialist Workers Republic and Soviet Russia were regulated formally by a treaty signed in Petrograd on March 1, 1918. Lenin, Trotsky, Stalin and P. Prochian signed for the Russian Soviet Federated Socialist Republic, and Edward Gylling and Oskai Tokoi for the Finnish Socialist Workers Republic. The treaty was later to highly touted as the first ever made between the socialist states (61). According to the preamble, its purpose was “”to strengthen friendship and brotherhood”” between the two republics. Articles I-XII dealt with property rights and other matters arising out of the separation of Finland and Russia. There was a mutual transfer of all immovable property belonging to one nation in the territory of the other”” (pag 57) Questione Carelia. La Carelia venne a lungo contesa tra il Regno di Svezia e Velikij Novgorod nel XIII secolo. Il trattato di Nöteborg del 1323 divise la Carelia tra le due parti. Vyborg divenne la capitale della nuova provincia svedese. Il trattato di Nystad del 1721, tra Impero russo e l’Impero svedese, assegnò gran parte della Carelia alla Russia. Dopo che la Finlandia venne conquistata dalla Russia nella grande guerra del Nord, parti delle province cedute dalla Svezia (vecchia Finlandia) vennero incorporate nel Granducato di Finlandia. Nel 1917 la Finlandia ottenne l’indipendenza e il confine venne confermato dal trattato di Tartu del 1920. Durante gli anni venti, i finlandesi vennero coinvolti nei tentativi di rovesciare i bolscevichi nella Carelia russa (Carelia orientale), ad esempio con la fallimentare spedizione Aunus. Dopo la fine della guerra civile russa, e con la fondazione dell’Unione Sovietica nel 1922, la parte russa della Carelia divenne una Repubblica Autonoma dell’Unione Sovietica (1923). (wikip)”,”EURN-012″
“SMITH David”,”Il dragone e l’elefante. La Cina, l’India e il nuovo ordine mondiale.”,”David Smith è dal 1989 capo redattore per l’economia del Sunday Times. Cura una serie di rubriche per Professional Investor, Britsh Industry, The Manufacturer ed è un collaboratore fisso di Business Voice, periodico della confederazione degli industriali britannici (CBI). É autore di diversi libri fra i quali Free Lunch.”,”ASIx-012-FL”
“SMITH Leonard”,”Chaos. A Very Short Introduction.”,”Leonard Smith is Senior Research Fellow in Mathematics at Pembroke College, Oxford, Professor in Statistics at the London School of Economics, and Director of the LSE’s Cntre for the Analysis of Time Series. Acknowledgements, Preface, List of Illustrations, Further reading, Glossary, Index, A Very Short Introduction 159,”,”SCIx-198-FL”
“SMITH Stephen A.”,”La Rivoluzione russa: un impero in crisi (1890-1928).”,”Stephen A. Smith insegna Storia all’Università di Oxford. I suoi principali interessi riguardano la Russia e la Cina nell’età contemporanea. Lenin, Trotsky, Stalin “”Lenin non aveva mai negato la possibilità che la Russia potesse compiere qualche progresso verso il socialismo, nonostante la sua arretratezza e il suo isolamento internazionale, né lo fece Trotsky: al centro dello scontro fra quest’ultimo e Stalin vi era la questione se la rivoluzione socialista potesse venire completata entro i confini di un singolo Stato. Negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale la teoria di Trotsky sulla “”rivoluzione permanente”” prevedeva che la direzione della rivoluzione borghese in Russia – cioè quella contro l’autocrazia – dovesse ricadere sul proletariato, e una conseguenza di questa tesi era che lo stadio borghese della rivoluzione si sarebbe poi trasformato in socialista. Analogamente, dopo la conquista del potere da parte del proletariato in Russia, Trotsky – e con lui l’intero partito – credette che la Rivoluzione russa fosse destinata a estendersi ai paesi capitalisti più avanzati, dal momento che il capitalismo costituiva un sistema globale: la lezione politica che ne trasse è che la priorità assoluta fosse quella di affrettare la rivoluzione internazionale, se non si voleva che la Russia fosse costretta a rifugiarsi nell’autarchia e in una politica estera permanentemente difensiva. Stalin condannò questa prospettiva come del tutto menscevica e “”disfattista””, parlando di “”tristezza permanente”” e “”disperazione permanente””: lui e i suoi sostenitori si ritenevano al contrario ottimisti, leali, disciplinati “”uomini d’azione””. Stalin insinuò che Trotsky, intellettuale ebreo, non fosse un vero russo. «La mancanza di fiducia nelle forze e nelle capacità della nostra rivoluzione, la mancanza di fiducia nella forza e nelle capacità del proletariato russo, tale è il sostrato della “”rivoluzione permanente””» (66). Alla fine del 1924, issando la sua bandiera sul pennone del “”socialismo in un solo paese””, Stalin inaugurò una prospettiva positiva di una Russia arretrata, ma in grado di risollevarsi con le sue sole forze: ciò solleticava il latente nazionalismo dei sempre più numerosi giovani iscritti del partito (…)”” (pag 292) [(66) I.V. Stalin, ‘La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi’, ebook, Red Star Press]”,”RIRO-473″
“SMITH Jeremy”,”The Bolsheviks and the National Question, 1917-23.”,”SMITH Jeremy è Researcher e Lecturer in Soviet History nella Renvall Institute, Università di Helsinki.”,”RIRO-002-FC”
“SMITH Adam, a cura di Valentino PARLATO”,”La ricchezza delle nazioni. Abbozzo.”,”Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese, subentrò a F. Hutcheson nell’insegnamento di filosofia morale all’Università di Glasgow. Nel 1759 pubblicò Teoria dei sentimenti morali e nel 1776 la sua opera più importante, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, nella quale trova origine il pensiero economico moderno.”,”ECOT-025-FV”
“SMITH Adam autore COLLETTI Lucio NAPOLEONI Claudio SYLOS LABINI Paolo contributi critici di”,”La ricchezza delle nazioni.”,”Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese, subentrò a F. Hutcheson nell’insegnamento di filosofia morale all’Università di Glasgow. Nel 1759 pubblicò Teoria dei sentimenti morali e nel 1776 la sua opera più importante, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, nella quale trova origine il pensiero economico moderno. Alessandro Roncaglia è professore di Economia politica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. É autore di Sraffa e la teoria dei prezzi, Petty; la nascita dell’economia politica, L’economia del petrolio, Lineamenti di economia politica r di saggi sulla teoria del valore e della distribuzione, sulla storia del pensiero economico e sull’economia delle fonti di energia.”,”ECOT-163-FL”
“SMITH Joseph”,”La guerra fredda, 1945-1991.”,”Joseph Smith insegna American Diplomatic History nell’Università di Exeter, Gran Bretagna.”,”RAIx-063-FL”
“SMITH Leonard V.”,”Sovereignty at the Paris Peace Conference of 1919.”,”Leonard V. Smith è Frederick B. Artz Professor of History at Oberlin College, Ohio.”,”QMIP-011-FSL”
“SMITH Henry”,”Economia politica e politica economica. Una sintesi delle teorie e delle applicazioni.”,”Nato nel 1905, Henry Smith ha unito all’insegnamento di materie economiche nelle maggiori università inglesi, un’ampia esperienza di affari pubblici; ha presieduto commissioni ministeriali britanniche preposte a questioni economiche di importanza nazionale, e ha operato come consulente per i problemi della pianificazione e dello sviluppo presso i governi di vari paesi del Commonwealth.”,”ECOT-242-FL”
“SMITH Michael ERSKINE Ralph a cura, saggi di Christopher ANDREW Michael SMITH Hugh FOSS Ralph ERSKINE Derek TAUNT Mavis BATEY B. Jack COPELAND Richard J. ALDRICH e altri”,”Action this Day. Bletchley Park from the breaking of the Enigma Code to the birth of the modern computer.”,”””Churchill was still very much interested in what was happening in Yugoslavia. (…) Numerous decrypts during October showed the continuing disorder in Yugoslavia and the Germans’ attempts to counter it. German army and police reports referred to the Partisan threat to the major towns of Ljubljana and Zagreb and their interruption to railways radiating from the towns. A major operation was launched by the Germans in the area between Zagreb, Ljubljana and the Italian border at Trieste. According to German reports, the operation resulted in the death of 3.200 Partisans by mid-November. The German commanders launched a series of operations to clear the Partisans from the remaining stretches of coast that they held, and from the Adriatic islands from which they threatened German shipping and supply routes. These operations were followed in detail by Bletchley Park”” (pag 260-261)”,”QMIS-057-FSD”
“SMURAGLIA Carlo a cura”,”Enciclopedia dei diritti dei lavoratori.”,”Coordinamento e direzione del Professor Carlo SMURAGLIA, titolare cattedra diritto del lavoro della facoltàdi scienze politiche dell’ Università Statale di Milano. Estensori: Laura CASTELVETRI, Piero ICHINO, Luisella ISEMBURG POCAR, Maurizio SALA, Massimo AMODIO, Michele DI-LECCE, Guglielmo SIMONESCHI, Ezio SINISCALCHI, Bruno DURANTE. Orario di lavoro. La legge varata durante il fascismo ancora in vigore. “”In Italia il problema si pone con un certo ritardo rispetto al resto dell’ Europa, così come in ritardo avviene tutta la fase di trasformazione industriale del paese; nel 1902 la l.n. 242 stabilisce un limite massimo di 11 ore di lavoro giornaliero per le donne e i fanciulli e solo a partire dal 1919 alcuni contratti colletitvi prevedono il limite massimo di 8 ore di lavoro giornaliero o 48 ore alla settimanali. Nel 1923 si arriva alla emanazione del r.d.l. n. 692 (convertito in legge con l. 17-4-1925 n. 473), che estende a tutte le categorie di dipendenti, tranne alcune eccezioni, il limite massimo di 8 ore giorn aliere o 48 ore settimanali. E’ questa ancora oggi l’ unica fonte legislativa per la regolazione generale dell’ orario di lavoro (…)””. (pag 189)”,”SIND-072″
“SMYTHE John, Sir, a cura di John Rigby HALE”,”Certain discourses military.”,”Sir John Smythie, soldato di ventura e ambasciatore, nato 1531 nell’Essex e morto nel 1607, sufficientemente vicino al sangue reale da essere definito dalla regina Elisabetta “”un gentiluomo della sua famiglia””.”,”QMIx-072-FSL”
“SNAPE Michael”,”The Redcoat and Religion. The Forgotten History of the British Soldier from the Age of Marlborough to the Eve of the First World War.”,”Titolo: ‘La giubba rossa e la religione. La storia dimenticata del soldato britannico dall’età di Marlborough alla vigilia della prima guerra mondiale’ Michael Snape è Lecturer in Storia moderna all’Università di Birmingham e membro del Centro per gli Studi sulla Prima guerra mondiale della stessa città. È autore pure di ‘The Church of England in Industrialising Society’ (2003)”,”QMIP-030-FSL”
“SNAPE Michael”,”God and the British Soldier. Religion and the British Army in the First and Second World Wars.”,”Michael Snape è Lecturer in Storia moderna all’Università di Birmingham e membro del Centro per gli Studi sulla Prima guerra mondiale della stessa città. È autore pure di ‘The Church of England in Industrialising Society’ (2003)”,”QMIP-031-FSL”
“SNOUCK-HURGRONJE Christian”,”Il pellegrinaggio alla Mecca.”,”Né la presenza di Lourdes in Francia né quella di Fatima in Portogallo hanno resa necessaria l’istituzione di un Ministero del Pellegrinaggio, ministero che invece troviamo nell’Arabia Saudita e che è fra i più importanti e potenti di quello stato. La vitra di C. Snouck-Hurgronje coincide con l’ultima fase dell’espansione coloniale europea, in particolare dopo il 1870, quando molti popoli e stati musulmani vennero incorporati nella sfera d’egemonia occidentale. Nacque nel 1857 nei pressi di Breda, nel Brabante del nord. Morì nel 1936 quando iniziava la conquista italiana di Addis Abeba e dell’Etiopia.”,”RELx-003-FSD”
“SNOW Edgar”,”L’altra riva del fiume. La Cina oggi.”,”SNOW era ritenuto il più autorevole esperto occidentale della Cina contemporanea. Sono passati trent’anni da quando incontrò e intervistò MAO e gli altri capi della rivoluzione cinese dello Shensi, raccontando poi le vicende di quella epopea in ‘Stella rossa sulla Cina’. Il libro ‘L’altra riva’ nasce da un altro viaggio compiuto da SNOW: un itinerario che ha toccato tutti i centri nevralgici della nuova Cina. SNOW è nato nel Missouri nel 1905. Arrivato ventiduenne in Cina, dopo sette anni di permanenza come inviato speciale, nel 1936 poté superare le linee nazionaliste e incontrare i capi maoisti. Durante la 2° GM è stato corrispondente in Russia, Polonia, Germania, Inghilterra, Francia, Austria e India. Nel dopoguerra ha vissuto in India.”,”CINx-035″
“SNOW Edgar”,”Glory and Bondage.”,”Contiene il paragrafo ‘Asia Versus Hitler’ e ‘American Dilemma’ “”Ti rendi conto””, mi disse un giorno un professore russo, “”che questa è probabilmente la prima volta nella storia che l’ Asia ha salvato la cosiddetta civiltà occidentale? Possono gli Stati Uniti vincere la loro guerra contro il Giappone senza un alleato come la Cina? Può la Gran Bretagna recuperare completamente le sue colonie, senza l’ aiuto dell’ India, o può perfino difendere se stessa in Europa? Così per la Russia, dove saremmo oggi senza i territori asiatici?”” (pag 128)”,”ASIx-060″
“SNOW Edgar”,”La mia vita di giornalista. Un viaggio attraverso la storia contemporanea.”,”Citazione CHUANG-TZU: “”Sapere che Cielo e Terra non sono che come un seme di veccia, e che lapunta della peluria è una montagna: questa è l’ espressione della relatività… Principio e fine sono come un circolo. C rescita e declino sono un succedersi di trasformazioni. Dove c’è fine c’è principio.”” “”I comunisti erano stati salvati una volta da Chang Hsueh-liang. Adesso un secondo colpo di fortuna aprì le loro ampie e feconde possibilità: in luglio venne, a districarli dalla loro situazione precaria, la “”provvidenziale”” grande invasione giapponese della Cina, che costrinse Chiang Kai-shek a mettere da parte qualsiasi piano per un’altra campagna di annientamento. Infuriati contro il Generalissimo perché aveva sospeso sia pure temporaneamente la sua offensiva anticomunista, e irritati per il rifiuto da lui opposto alle loro richieste di alleanza, i militaristi giapponesi annunciarono adesso che il compito di “”far rinsavire la Cina”” , secondo la loro espressione, non poteva più essere rimandato. Con il loro istinto infallibile nel fraintendere le vere esigenze di Chiang Kai-shek, e il loro genio per i calcoli politici sbagliati, i giapponesi lanciarono un campagna per “”liberare la Cina dall’ oppressione comunista””, e per “”costruire un nuovo ordine nell’ Asia orientale””. Questa volta nessuno avrebbe potuto fermare il carro giapponese prima che esso avesse cambiato la faccia dell’ Asia, e fosse andato in pezzi nel corso dell’ impresa””. (pag 222)”,”CINx-165″
“SNOW Charles Percy”,”Ogni sorta di gente.”,”SNOW Charles Percy (Lord) è n ato da famiglia operaia nel 1905. Laureato in lettere in legge e anche Master of Science, occupò nel corso della seconda guerra mondiale un posto importante nel settore dei servizi tecnico-scientifici. Civil Service Commander dal 1945 al 1960 ha oggi una parte determinante nell’ organizzazione tecnologica del suo paese. E’ saggista, critico e autore di un ciclo di romanzi. La generazione politica di Churchill. “”In quasi tutta la carriera politica, Churchill riscosse una antipatia copiosa e radicata. L’ antipatia dilagò oltre i confini della politica. I quattro suoi compatrioti che ho preso a soggetto di questo libro erano approssimativamente coetanei: Churchill nacque nel 1874, Lloyd George nel 1866, Wells nel 1866, Rutherford nel 1871, Hardy nel 1877. Lloyd George, l’ho già accennato, gli voleva bene, ma in fondo non provava molto rispetto per lui. Wells ne fece la caricatura in più di un romanzo, presentandolo nei panni d’un retore ampolloso, un tipo rimasto inchiodato alla prima adolescenza militaristica, la cui mente funzionava solo come un grammofono (è però anche vero che Wells, dal canto suo dotato di straordinaria inventiva, in date circostanze seppe adeguarsi al fiuto inventivo di Churchill). Rutherford aveva una pessima opinione di Lindemann; Lindemann era l’ intimo consigliere di Churchill; questo bastò a saldare la partita con tutti e due fin dove giungeva l’ interesse di Rutherford. Quanto a Hardy, come tante delle più belle menti della Cambridge edoardiana, professava un disprezzo generico per i politici in sé e per sé (si possono scorgere tracce di quel disprezzo anche in RUssell, in G.E. Moore, in Keynes e nell’ intera confraternita di Bloomsbury). Hardy era disposto a ammettere che Lloyd George fosse “”un giocatore di classe internazionale””: un termine altamente elogiativo nel suo gergo. Per Churchill, peraltro, Hardy non ebbe mai una buona parola.”” (pag 187-188)”,”BIOx-115″
“SNOW Edgar”,”Red Star Over China.”,”E. Snow è penetrato all’interno della Cina nazionalista per avere un resoconto di prima mano delle attività delle attività militari dell’Armata rossa cinese e politiche del leader Mao. L’autore riporta anche una serie di interviste e le biografie di molti leaders cinesi.”,”CINx-001-FSD”
“SNOW Edgar”,”Red China Today. The Other Side of the River.”,”Ritorno di E. Snow ritorna nel paese per descrivere le enormi difficoltà che deve affrontare il regime cinese per lo sviluppo economico e per diventare una potenza nucleare.”,”CINx-002-FSD”
“SNOWDEN Philip”,”Wages and Prices. An Inquiry into the Wages System and the Relation of Wages and Prices.”,”SNOWDEN è stato un membro del parlamento inglese.”,”UKIE-029″
“SNOWDEN Philip”,”The Living Wage.”,”SNOWDEN è stato un membro del parlamento inglese.”,”MUKx-101″
“SNYDER Timothy”,”Terre di sangue. L’Europa nella morsa di Hitler e Stalin.”,”T. Snyder (Ohio, 1969) è uno storico, scrittore e accademico specializzato nella storia dell’Europa orientale e dell’Olocausto. Docente di Storia presso l’Università di Yale, è membro permanente dell’Istituto di Scienze umane di Vienna. Tra i suoi libri ‘Terra nera. L’Olocausto fra storia e presente. Venti lezioni’, ‘La paura e la ragione. Il collasso della democrazia in Russia’. Il sito ufficiale dell’autore è ‘Europa e America’. Le vittime dell’avanzata dell’Armata Rossa verso Ovest “”Poiché l’Armata Rossa subì enormi perdite nell’avanzata verso ovest, le sue fila vennero rimpinguate da coscritti provenienti dalle repubbliche sovietiche della Bielorussia e dell’Ucraina, le cui famiglie avevano sofferto per mano dei tedeschi e le cui giovani vite erano state condizionate dalla loro occupazione. …. finire (pag 361-363) Varsavia il centro della resistenza urbana al dominio nazista nell’Europa occupata . “”Varsavia fu il centro della resistenza urbana al dominio nazista nell’Europa occupata. Nei due anni tra il settembre del 1942, epoca in cui Treblinka aveva ormai preso le vite della maggior parte degli ebrei di Varsavia, e il settembre del 1944, quando il suo operato venne descritto da Grossman nel suo opuscolo ‘L’inferno di Treblinka’, sia i polacchi sia gli ebrei guidarono rivolte contro l’occupazione tedesca, in modo autonomo ma anche congiunto, nell’aprile del 1943 e nell’agosto del 1944. (pag 322-325)”,”QMIS-360″
“SOARES Mario”,”L’opposizione democratica in Portogallo.”,”Mario Soares è nato nel 1923. Entrato nell’opposizione da giovanissimo, socialista, antifascista, è stato rinchiuso nelle prigioni portoghesi per ben dodici volte e deportato nell’isola di Sao Tomé. Animatore delle campagne elettorali di Norton De-Mattos e di Delgado, dopo un lungo soggiorno in Francia è tornato nel proprio paese dove ha assunto la carica di ministro degli esteri nel nuovo governo portoghese.”,”EURx-006-FSD”
“SOAVE Sergio a cura; scritti di D. BIDUSSA B. BONGIOVANNI F. LIVORSI S. MERLI L. RAPONE S. SOAVE; interventi di L. BERARDO A. CABELLA A. GAROSCI R. LURAGHI P. VITTORELLI”,”Un eretico della sinistra. Angelo Tasca dalla militanza alla crisi della politica.”,”scritti di D. BIDUSSA B. BONGIOVANNI F. LIVORSI S. MERLI L. RAPONE S. SOAVE; interventi di L. BERARDO A. CABELLA A. GAROSCI R. LURAGHI P. VITTORELLI. Il volume raccoglie in forma di saggi gli interventi presentati al convegno storico organizzato dal Comune di Moretta il 22 novembre 1992.”,”PCIx-062″
“SOAVE Sergio”,”Senza tradirsi senza tradire. Silone e Tasca dal comunismo al socialismo cristiano (1900-1940).”,”””In contrasto con molti amici che cercano una sorgente di rinnovamento umanista in Montaigne, Goethe o… Marsilio Ficino, io ho cercato di spiegare che (…) un’ eredità ben più ricca e seria è quella che il cristianesimo ci ha lasciata”” (I. Silone, 1937) Tranquilli, Pasquini (I. Silone) Sergio SOAVE (Savigliano 1946) è docente di storia contemporanea all’ Università degli Studi di Torino. Ha studiato problemi del movimento cattolico, delle autonomie regionali e del movimento socialista. Ha scritto una biografia di Chabod. “”Passa una settimana Silone individua il terzo nemico, forse il più insidioso: il “”garibaldinismo””. Non bisogna confonderlo con Garibaldi (…).”” (pag 56) “”””Le “”camicie rosse proletarie”” saranno tuttavia molto più vicine allo spirito del grande marinaio di Caprera, di quello che non lo siano i nipoti degeneri, al servizio del capitale”” (Silone, ndr). Per come stavano mettendosi le cose, come ammetterà più tardi lo stesso Silone, si tratta più di un auspicio che di una certezza. Molti operai comunisti, infatti, “”abboccavano””, specie a Marsiglia, dove Silone è stato mandato a dirigere il partito della regione. Qui, egli decide di usare la stessa durezza che contraddistingue i coevi scritti su “”La Riscossa””, senza riuscire, tuttavia a normalizzare subito la situazione. Le controversie interne non si placano. Molti compagni assolutizzano il valore delle centurie proletarie e corrono a formare le squadre senza preoccuparsi di mantenere i contatti con il partito. Silone adotta allora la linea di Azzario, procedendo a espulsioni mirate, ma non mette in conto il temperamento dei compagni, alcuni dei quali, ritenendosi ingiustamente colpiti dalle misure amministrative, reagiscono fino allo scontro fisico. L’ episodio fa rumore. Viene prontamente annotato dai servizi informativi del consolato e provoca un intervento della direzione centrale del partito italiano che, lascia trapelare velati rilievi all’ operato di Silone. Ma Silone non ci sta (…)””. (pag 56-57)”,”MITC-071″
“SOAVE Paolo”,”Una vittoria mutilata? L’Italia e la Conferenza di Pace di Parigi.”,”Paolo Soave professore associato di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato varie opere sul tema della Grande guerra. Con Rubbettino ha pubblicato ‘Fra Reagan e Gheddafi. La politica estera italiana e l’escalation libico-americana degli anni ’80’ (2017) e ‘La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico (1967-1974)’ (2014) ‘I nuovi assetti continentali non potevano ignorare la più grande novità politica con la quale occorreva fare i conti, la rivoluzione bolscevica. La Russia fu in effetti il convitato di pietra dell’intera conferenza. Accolta con favore la caduta dei Romanov, che aveva permesso agli Stati Uniti di entrare in guerra senza trovari al fianco dell’autocrazia zarista, Wilson cominciò a ricredersi quando i bolscevichi annunciarono la volontà di abbandonare la guerra e si convertì a una più prudente diplomazia’ (pag 74)”,”ITQM-263″
“SOAVE Sergio a cura di, Scritti di Bruno BONGIOVANNI David BIDUSSA Stefano MERLI Franco LIVORSI Leonardo RAPONE, Interventi di Livio BERARDO Alberto CABELLA Aldo GAROSCI Raimondo LURAGHI Paolo VITTORELLI”,”Un eretico della sinistra. Angelo Tasca dalla militanza alla crisi della politica.”,”Convegno storico organizzato dal Comune di Moretta, il 22 novembre 1992.”,”BIOx-062-FL”
“SOAVE Sergio”,”Federico Chabod politico.”,”Sergio Soave, attualmente deputato (1989), è ricercatore di Storia contemporanea nell’Università di Torino. Ha pubblicato: ‘Fermenti modernistici e Democrazia cristiana in Piemonte’ (Giappichelli, 1975) e Cultura e mito dell’autonomia’ (Angeli, Milano, 1979) nonché saggi su socialismo e comunismo nelle campagne dell’Italia prefascista.”,”STOx-008-FMB”
“SOAVE Sergio”,”Cultura e mito dell’autonomia. La Chiesa in Valle d’Aosta, 1900-1948.”,”S. Soave (Savigliano, 1946) si è occupato della storia del movimento cattolico. E’ autore di ‘Fermenti modernistici e democrazia cristiana in Piemonte’ (1975). Ha lavorato per una ‘Storia del movimento contadino’.”,”RELC-007-FMB”
“SOBEL Dava”,”Longitude. The True Story of a Lone Genius. Who Solved the Greatest Scientific Problem of His Time.”,”Omaggio di Tino Albertocchi Dava Sobel giornalista scientifico del New York Times.”,”SCIx-419″
“SOBEL Robert”,”ITT. The Management of Opportunity.”,”Robert Sobel preofessore di Business History al New College di Hofstra, e giornalista finanziario per ‘Newsday’ ha avuto accesso agli archivi ITT. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Panic on Wall Street’ (1968), ‘The Entrepreneurs’ (1974), ‘The Fallen Colossus’ (1977); ‘IBM Colossus in Transition’ (1981). Contiene appunti manoscritti sul libro”,”ECOG-096″
“SOBEL Robert”,”The Manipulators. America in the Media Age.”,”Robert Sobel è stato Professore di Storia al New College of Hofstra University e autore di una quindicina di libri compresa la nomina per il premio Pulitzer ‘For Want of A Nail if Burgogne Had Won Saratoga’.”,”EDIx-257″
“SOBOLEV P.N. (SOBOLEW) GIMPELSON J.G. TRUKAN G.A. a cura”,”Illustrierte Geschichte der Großen Sozialistischen Oktober-Revolution.”,”E’ la traduzione della pubblicazione russa dell’ Institut für Geschichte der Akademie der Wissenschaften der UdSSR (Istituto storico dell’accademia delle scienze dell’Urss)”,”RIRO-453″
“SOBOLEV A. SIRINYA K,K. FIRSOV F.I. KOROLEV N.Y. REZNIKOV A.B. ZASTAVENKO G.F. CHURBANOV L.G. SOKOLOV Y.N.”,”Outline History of the Communist International.”,”Collaborazione alla realizzazione di questo volume di Ulbricht, Ibarruri, Duclos, Tim Buck, Khaled Bagdache, Codovilla, Cogniot Lehtinen, Ponorarev, Palme Dutt, Dezso Nemes, Friedl Fürnberg, E. Sereni, Ruben Avranov, A. Rothstein.”,”INTT-001-FPB”
“SOBOUL Albert”,”Robespierre.”,”Pierre DEROCLES è lo pseudonimo di A. SOBOUL”,”FRAR-114″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese.”,”Albert SOBOUL (1914-1982), uno dei maggiori storici francesi, allievo e collaboratore di Georges LEFEBVRE, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Riv Franc, divenne noto per aver condotto studi approfonditi sui movimenti popolari che diedero slancio alla rivoluzione. Si è occupato soprattutto degli aspetti sociali della rivoluzione francese, divenendo uno degli interpreti più qualificati della nuovo storiografia francese. Ha insegnato storia moderna all’Univ di Clermont-Ferrand, è stato uno dei VP della Società di studi robespierristi, segretario generale degli Annales historiques de la Revolution francaise e VP della Società di Storia moderna. La sua opera più conosciuta è ‘Precis d’Histoire de la Revolution francaise’. Pubblicata in IT da Laterza e ora da Newton Compton. Altre opere: -Le Premiere Republique, 1792-1804. CALMANN-LEVY. 1968 -La Revolution Francaise. PUF. 1972 -Le Directoire et le Consulat, 1795-1804- PUF. 1967 -Die Sans-culotten von Paris. Documents sul l’Histoire du mouvement populaire. (edito a Berlino a cura di Walter MARKOV) -Le Proces de Louis XVI. JULLIARD. 1966 -Les sans-culottes parisiens en l’an II. Mouvement populaire et gouvernement revolutionnaire, 2 juin 1793-99 Thermidor an II, edita a Parigi nel 1958 (Tesi di dottorato) (uscita in IT in edizione ridotta con il titolo ‘Movimento popolare e rivoluzione borghese. I sanculotti parigini dell’anno II’, LATERZA. 1959) Ha scritto anche libri sulla FR dell’Ancien Regime (vedi nota bibliografica)”,”FRAR-040″
“SOBOUL Albert”,”La Premiere Republique.”,”Allievo di Georges LEFEBVRE, il maestro incontestato degli studi sulla rivoluzione francese, abilitato di storia e geografia, per molto tempo professore al Lycée Henri-IV, docteur és-lettres con la sua tesi sui sanculotti parigini nell’anno II, sostenuta nel 1958, Albert SOBOUL è (1968) Prof di storia contemporanea all’Univ di Clermont-Ferrand (facoltà di lettere) e VP della Societé d’histoire moderne. E’ uno dei P della Societé des Etudes robespierristes e segretario generale delle ‘Annales historiques de la Revolution francaise’.”,”FRAR-042″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese.”,”””La Rivoluzione francese costituisce, insieme a quelle olandese e inglese del secolo XVII, il coronamento della lunga evoluzione economica e sociale che ha reso la borghesia padrone del mondo. (…) Ricercando i presupposti storici della Carta del 1814, Guizot metteva in evidenza che l’originalità della società francese – come di quella inglese – consisteva essenzialmente nella presenza, tra il popolo e l’aristocrazia di una forte classe borghese, che aveva a poco a poco elaborato la propria ideologia e formato i quadri di una società di tipo nuovo, di cui il 1789 era stato la consacrazione. Tocqueville dopo di lui, e in seguito anche Taine, sostennero la stessa opinione. (…) Questi storici però (…) non si erano molto preoccupati di procedere a un’indagine precisa sulle origini economiche della Rivoluzione o sulle classi sociali che ne erano state protagoniste. Soprattutto, nonostante la loro lucidità, questi storici borghesi non erano stati in grado di mettere in evidenza l’elemento essenziale: che la Rivoluzione si spiega, in ultima analisi, con una contraddizione fra i rapporti di produzione e il carattere delle forze produttive. Marx ed Engels per primi, nel ‘Manifesto del partito comunista’, sottolinearono con forza che i mezzi di produzione – sulla base dei quali fu costruita la potenza della borghesia – erano stati creati e si erano sviluppati all’interno stesso della “”società feudale””. Alla fine del secolo XVIII il regime della proprietà, l’organizzazione dell’agricoltura e della manifattura non corrispondevano più alle forze produttive in pieno sviluppo e costituivano altrettanti impedimenti per la produzione. “”Era necessario spezzare quelle catene””, scrivono gli autori del ‘Manifesto’, “”ed esse furono spezzate””.”” (pag 17-18) [prefazione][Albert Soboul, La Rivoluzione francese, 1991] (2° edizione)”,”FRAR-043″
“SOBOUL Albert”,”Feudalesimo e Stato rivoluzionario. Problemi della rivoluzione francese.”,”Albert SOBOUL, titolare alla Sorbona della prestigiosa cattedra di Storia della Rivoluzione francese e autore di opere di grande importanza, è stato con il suo maestro Georges LEFEBVRE (1874-1959) al centro della svolta storiografica, per la quale l’analisi della Rivoluzione del 1789, mantenutasi per tutto l’Ottocento e sin quasi alle soglie della 2° GM al livello delle grandi forze organizzate, della classe politica rivoluzionaria quale si manifestava nelle Assemblee e nei Comitati di governo o nei grandi leaders, da MIRABEAU a CONDORCET, da DANTON a ROBESPIERRE, è scesa sino alle masse, a quegli strati sociali che stavano ancora dietro la grande scena rivoluzionaria. E’ nata la storia della Riv Franc ‘d’en bas’ e ormai vittoriosa sulla precedente storiografia ‘d’en haut’. Questa nuova storiografia nel 1959 arrivò al culmine con l’opera di SOBOUL sui sanculotti parigini dell’anno II. Questo prosegue questa ricerca storiografica.”,”FRAR-154″
“SOBOUL Albert”,”Precis d’histoire de la revolution francaise.”,”Giacobini: Membri del club politico francese “”Società degli amici della costituzione””, fondato nel 1789 durante la Rivoluzione francese. Il nome deriva dal loro luogo d’incontro, un ex convento parigino dei domenicani, o jacobins. MIRABEAU e Maximilien ROBESPIERRE furono tra i fondatori, ma solo il secondo ne divenne capo indiscusso. Composto di circa 3000 membri a Parigi, il club si diffuse rapidamente controllando 1200 società affiliate in tutta la Francia e acquistando un enorme potere politico, che raggiunse l’apice quando fu creata la Convenzione nazionale, l’assemblea rappresentativa francese che fu attiva dal 1792 al 1795. Favorevoli nei primi anni alla monarchia costituzionale, dopo la tentata fuga dalla Francia di LUIGI XVI (1791), i giacobini si”,”FRAR-160″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Vol 1. Parte Prima. “”La nazione, il re, la legge””. Rivoluzione borghese e movimento popolare, 1789-1792.”,”Allievo e collaboratore di Georges LEFEBVRE, al quale è succeduto nella direzione di importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione Francese, A. SOBOUL ha legato il suo nome allo studio dei movimenti popolari della grande rivoluzione francese. Ha studiato dal punto di vista ideologico politico ed economico, sociale i sanculotti e il loro rapporto con la giovane classe dirigente borghese, Babeuf e i prodomi del comunismo moderno, il pensiero e l’ azione del movimento democratico e socialista di questi anni cruciali. “”L’ opera dell’ Assemblea costituente è dunque immensa: essa abbraccia tutti i settori, quello politico e quello amministrativo, quello religioso e quello economico. La Francia e la nazione sono rigenerate; vengono poste le fondamenta della nuova società. Figli della ragione e dei lumi, i costituenti hanno edificato una costruzione logica, chiara, uniforme. Ma, esponenti della borghesia, hanno piegato i principi di libertà e di eguaglianza, solennemente proclamati, nel senso degli interessi della loro classe.”” (pag 198)”,”FRAR-260″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Vol 2. Parte seconda: “”Il dispotismo della libertà””. Governo rivoluzionario e movimento popolare (1792-95).”,”Nato nel 1914 da una famiglia di piccoli coltivatori poveri del Mezzogiorno della Francia frequentò l’ Ecole Normale Superieure. Licencié in storia e geografia, agregé nel 1938 condivise gli entusiasmi e le delusioni della fase del Front populaire, della guerra di Spagna. Professore nel 1940 al liceo Montpellier, quindi responsabile della resistenza per gli studenti, arrestato nel 1942 poi allontanato dall’insegnamento fece attività clandestina fino al 1944. Dopo la Liberazione conobbe Georges LEFEBVRE di cui fu allievo e discepolo. “”Il commercio coloniale francese era in rovina, la navigazione commerciale ridotta a zero dal blocco britannico, la marina da guerra impotente. Il proclama stigmatizzava “”la perfida Albione che accumula nei suoi forzieri le lacrime e il sangue dei popoli e s’ ingrassa delle loro spoglie””. Non minori le lagnanze politiche: il Direttorio ricordava l’ oro inglese che aveva finanziato la coalizione, Tolone, Quiberon e la Vandea: “”L’ armata d’ Inghilterra vada a dettare la pace a Londra!””. Circa 50 mila uomini furono concentrati a Brest. Il conflitto franco-inglese presentò però un carattere essenzialmente economico””. (pag 526)”,”FRAR-261″
“SOBOUL Albert”,”Mouvement populaire et gouvernment révolutionnaire en l’ an II, 1793-1794.”,”Terrore e coscrizione obbligatoria imposti dalla spinta popolare: “”Le misure del terrore contro i nemici interni apparivano tanto più necessari, in questi ultimi giorni d’ agosto, quanto la leva in massa infine imposta dalla spinta popolare rischiava di privare le sezioni dei loro elementi più ardenti.”” (pag 83) “”Come per l’ arresto dei sospetti, una iniziativa popolare determina la leva in massa e riesce a imporla al Comitato di salute pubblica e alla Convenzione. La leva in massa corrispondeva alla mentalità rivoluzionaria sanculotta. Essa era popolare nelle sezioni e nei clubs, i sanculotti stimavano che l’ esercito non dovesse reclutare solo nei loro ranghi, come durante l’ Ancien Regime: la classe agiata o ricca doveva contribuire, come il popolo, alla difesa del paese. Essa era ancora popolare perché mettendo il vantaggio del numero a fianco della Rivoluzione, faceva sperare, di fronte a delle armate nemiche dagli effettivi ridotti, una vittoria rapida: Jemappes era là per provarlo.”” (pag 83)”,”FRAR-283″
“SOBOUL Albert”,”Kurze Geschichte der Franzosischen Revolution. Mit einem Nachwort Zum deutschen Jakobinismus.”,”Contiene il paragrafo: “”Spontaneità rivoluzionaria e organizzazione””. (pag 34)”,”FRAR-295″
“SOBOUL Albert a cura; saggi di E. GUIBERT-SLEDZIEWSKI H. RESENDE A. ADO J.L. GOLDSMITH CL. GINDIN J. DEFRANCESCHI P. MASSE’ G.R. IKNI C. WOLIKOW J.N. LUC P. GOUJARD P. HERLIHY”,”Contributions à l’ histoire paysanne de la révolution francaise.”,”SOBOUL Albert è professore alla Sorbona. Saggi di E. GUIBERT-SLEDZIEWSKI H. RESENDE A. ADO J.L. GOLDSMITH CL. GINDIN J. DEFRANCESCHI P. MASSE’ G.R. IKNI C. WOLIKOW J.N. LUC P. GOUJARD P. HERLIHY. “”Se la maggior parte degli storici della Rivoluzione francese concordano nel riconoscere il carattere antifeudale di questa rivoluzione e il ruolo essenziale che giocano i contadini nel processo rivoluzionario, si è costretti a riconoscere che gli studi concreti sull’ abolizione del feudalesimo non abbondano. La prova può essere il fatto che al colloquio di Tolosa sull’ abolizione del feudalesimo nel mondo occidentale (1968), non sia stato presentato alcun rapporto di sintesi sull’ abolizione del feudalesimo in Francia. La via aperta da Jaures nella sua ‘Histoire socialiste’, da Aulard nel suo schizzo ‘La Rivolution francaise et le régime féodal’, da Georges Lefebvre nella sua tesi sui contadini del Nord e i suoi numerosi articoli, non sono stati molto seguiti.”” (pag 353-354, Ph. Goujard)”,”FRAR-296″
“SOBOUL Albert”,”La revolución francesa.”,”””Ma il Terrore, sta unicamente al servizio della repubblica: la ‘virtù’, “”principio fondamentale del governo democratico o popolare””, costituisce la garanzia del fatto che il governo rivoluzionario non cadrà nel dispotismo. La ‘virtù’, “”ovvero – secondo Robespierre -, l’ amore verso la patria e le sue leggi””, “”la consegna magnanima che fonde tutti gli interessi particolari nell’ interesse generale””.”” (pag 92-93) “”El jacobinismo, que caracterizó la teoría y la práctica del gobierno revolucionario, tanto como por una ideología derivada del rusonismo, se definió por un temperamento y una técnica políticos””. (pag 94)”,”FRAR-333″
“SOBOUL Albert”,”La Revolution francaise. Nouvelle edition revue et augmentee du precis d’ histoire de la revolution francaise, avec un avant-propos de Claude Mazauric et una bibliographie de l’ oeuvre d’Albert Soboul par Francoise Brunel.”,”””La controffensiva degli Esagerati (febbraio 1794). La fazione ‘ultra’ degli Exagérés, dapprima disorientata dallo sfavore governativo della decristianizzazione, colpita per le sue compromissioni con alcuni estremisti stranieri, vittima degli intrighi di Fabre d’Englantine, liberata un momento dagli attacchi degli Indulgenti, riprende influenza. La fazione trascina il club dei Cordiglieri che reclamava instancabilmente la liberazione di Vincent e di Ronsin; uno dei suoi bastioni era costituito dall’ Ufficio della Guerra che Vincent aveva riempito di ‘patriotes prononcés’; per mezzo di Hebert, essa era influente alla Comune, con Momoro al Dipartimento. Lo sforzo degli Esagerati si incentrava sulla liberazione dei patrioti incarcerati, sull’ accelerazione del Terrore, sul rafforzamento dell’ economia dirigista””. (pag 345) “”L’ effort des Exagérés portait sur la libération des patriotes incarcérés, sull’ accélération de la Terreur, sur le renforcement de l’ économie dirigée.”” (pag 345) Pierre-Gaspard Chaumette dit Anaxagoras, né à Nevers, le 24 mai 1763 et mort à Paris, le 13 avril 1794, est un membre de la Commune de Paris. Il était fils d’un cordonnier qui lui fit faire quelques études. Il vint à Paris en 1789, travailla à un journal intitulé les Révolutions de Paris, et fut nommé en 1792 procureur syndic de la Commune. Il fut, avec Hébert, son substitut, à la tête d’une faction dite des “”exagérés””. Il proposa et prit de nombreuses mesures sociales (interdiction de fouetter les enfants dans les écoles, aide aux prostituées, vieux, orphelins, malades), culturelles (bibliothèques, conservatoire de musique) mais aussi “”terroristes”” (loi des suspect, armée révolutionnaire, guillotine mobile…) Il fut un partisan de la déchristianisation et prit le nom de “”Anaxagoras”” en référence au philosophe grec antique qui fut pendu pour athéisme. Il inventa les fêtes de la Raison, qui se célébraient à Notre-Dame, et dont la déesse était représentée par une actrice de l’Opéra. Il est arrêté en même temps que Hébert au moment de l’offensive de Robespierre et Danton contre les “”enragés”” et les “”exagérés””. Accusé par le tribunal révolutionnaire (Fouquiet-Tinville) d’avoir “”cherché à anéantir toute espèce de morale, effacer toute idée de divinité et fonder le gouvernement français sur l’athéisme””, il est guillotiné le 13 avril 1794. BOSSUT Nicole, Chaumette porte-parole sans culotte, CTHS, 1998″,”FRAR-334″
“SOBOUL Albert”,”Feudalesimo e Stato rivoluzionario. Problemi della Rivoluzione francese.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAR-004-FL”
“SOBOUL Albert”,”Storia della Rivoluzione francese.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAR-006-FL”
“SOBOUL Albert a cura; testi scelti di DIDEROT D’ALEMBERT D’HOLBACH TURGOT DE JAUCOURT MARMONTEL QUESNEY”,”Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.”,”””Quali che possano essere state queste insufficienze, sarebbe tuttavia ben difficile sminuire il ruolo storico dell”Enciclopedia’. Essa fornì alla borghesia armi efficaci nella sua lotta rivoluzionaria. «Quest’opera – scrive Diderot alla sua amica Sophie Volland, il 26 settembre 1762, a proposito dell’ottavo volume – produrrà sicuramente, col tempo, una rivoluzione negli spiriti, e spero che i tiranni, gli oppressori, i fanatici e gli intolleranti non riusciranno a vincerla. Noi avremo così servito l’umanità». Ma c’è di più. Il materialismo del XVIII secolo conteneva in germe idee che, fino all’apparire del marxismo, furono alla base di tutto il pensiero progressista, e costituirono anche la base «logica» dei primi comunisti francesi, come Dezamy e Gay. «Se si muove – scrive Marx – dalle dottrine del materialismo sulla bontà originaria degli uomini e sulla loro eguale capacità intellettuale, sull’onnipotenza della esperienza, dell’abitudine, dell’educazione, sull’influsso delle circostanze esterne sull’uomo, sulla grande importanza dell’industria, sul diritto al godimento ecc., non occorre una grande acutezza per cogliere la connessione necessaria del materialismo con il comunismo e il socialismo. Se l’uomo si forma ogni conoscenza, ogni percezione ecc., dal mondo sensibile e dall’esperienza del mondo sensibile, ciò che importa allora è ordinare il mondo empirico in modo che l’uomo, in esso, faccia esperienza di ciò – e prenda l’abitudine a ciò – che è veramente umano, in modo che l’uomo faccia esperienza di sé come uomo» (1)”” [Albert Soboul, Prefazione, in ‘Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri’, Editori Riuniti, Roma, 1976] [(1) K. Marx F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 172]”,”FILx-042-FV”
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume primo.”,”Allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale è succeduto nella direzione di importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione Francese, A. Soboul ha legato il suo nome allo studio dei movimenti popolari della grande rivoluzione francese. Ha studiato dal punto di vista ideologico politico ed economico, sociale i sanculotti e il loro rapporto con la giovane classe dirigente borghese, Babeuf e i prodomi del comunismo moderno, il pensiero e l’azione del movimento democratico e socialista di questi anni cruciali. Marx sulla ‘Montagna’ (pag 266) “”La rivalità tra la Gironda e la Montagna rivestiva dunque l’aspetto di un conflitto di classe. Indubbiamente, la maggior parte dei montagnardi era, come i girondini, di origine borghese; ma le necessità della difesa nazionale e rivoluzionaria imposero loro una politica a favore delle masse: politica coerente con i principi per alcuni, politica dettata dalle circostanze per altri. Il Terrore che la Montagna accettò e legalizzò non fu, secondo Marx, che «un modo plebeo di farla finita con i nemici della borghesia, cioè l’assolutismo e la feudalità»; di là doveva venire la salvezza della rivoluzione borghese”” (pag 266)”,”FRAR-011-FV”
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Nato nel 1914 da una famiglia di piccoli coltivatori poveri del Mezzogiorno della Francia frequentò l’Ecole Normale Superieure. Licencié in storia e geografia, agregé nel 1938 condivise gli entusiasmi e le delusioni della fase del Front populaire, della guerra di Spagna. Professore nel 1940 al liceo Montpellier, quindi responsabile della resistenza per gli studenti, arrestato nel 1942 poi allontanato dall’insegnamento fece attività clandestina fino al 1944. Dopo la Liberazione conobbe Georges Lefebvre di cui fu allievo e discepolo. Dall’anno II della rivoluzione francese alle idee di Babeuf e di Buonarroti, «al di là delle idee del vecchio stato di cose» “”Nonostante l’insuccesso finale, il tentativo dell’anno II assunse a valore d’esempio. Gli uomini del Novantatré specialmente i robespierristi, tentarono di superare la contraddizione di fondo tra le esigenze dell’eguaglianza dei diritti proclamata come principio e le conseguenze della libertà economica, al fine di attuare nel quadro di una repubblica democratica e sociale l’«eguaglianza dei frutti». Tentativo grandioso, drammatico per la sua stessa impotenza, e che permette di misurare l’antagonismo irreducibile che può correre tra le aspirazioni di un gruppo sociale e lo stato oggettivo delle necessità storiche. Come è infatti possibile affermare il carattere imprescrittibile del diritto di proprietà e quindi di riconoscere le esigenze degli interessi privati e la libera ricerca del profitto, e contemporaneamente voler annullare per certuni le conseguenze di quei diritti per costruire una società egualitaria? «Tempo di anticipazioni», come Ernest Labrousse a definito «questa rivoluzione convenzionale»? Certamente. Il tentativo dell’anno II ha alimentato il pensiero sociale del secolo XIX, il suo ricordo ha fortemente pesato sulle lotte politiche. I tentativi montagnardi hanno lentamente preso contorni precisi, innanzitutto quell’istruzione pubblica accessibile a tutti vanamente richiesta dai sanculotti come una delle condizioni necessarie alla democrazia sociale. Ma nello stesso tempo, accrescendosi le distanze sociali per effetto della libertà economica e della concentrazione capitalistica e rafforzandosi gli antagonismi, l’«eguaglianza dei frutti» si allontanava sempre più. Inchiodati alla loro condizione, artigiani e bottegai, discendenti dei sanculotti del Novantatré, sempre attaccati alla piccola proprietà fondata sul lavoro individuale, oscillarono tra l’utopia e la rivolta. La stessa contraddizione e la stessa impotenza pesarono sempre sui tentativi di democrazia sociale: l’attesta la tragedia del giugno 1848. L’anno II («Non debbono esserci né ricchi né poveri», secondo Saint-Just nel Quarto frammento delle ‘Institutions républicaines’: quello stesso Saint-Just che nota però nella sua agenda: «Non ammettere la spartizione delle proprietà»), il chimerico anno II, non apparterà al tempo delle utopie? … La repubblica egualitaria rimase nel regno delle anticipazioni, Icaria mai raggiunta ma sempre cercata. Già al tempo della Rivoluzione, però, Babeuf aveva rilevato la contraddizione, presentando la «comunità dei beni e dei lavori» come il solo mezzo capace di instaurare l’«eguaglianza dei frutti» e di realizzare la «felicità comune»: l’abolizione della proprietà privata e la collettivizzazione dei mezzi di produzione apparvero al Tribuno del popolo, seppur confusamente, come le condizioni necessarie di una democrazia sociale effettiva. L’ideologia babuvista rappresentò un mutamento rispetto a quella dell’anno II: primo abbozzo dell’ideologia rivoluzionaria della nuova società nata dalla Rivoluzione stessa. Buonarroti la trasmise alla generazione del 1830: essa si colloca all’origine del pensiero e dell’azione socialista. Dalla Rivoluzione francese nascevano così idee che portavano, secondo le parole di Marx, «al di là delle idee del vecchio stato di cose»: quelle di un ordine sociale nuovo che non fosse l’ordine borghese”” (pag 623-624) [Albert Soboul, La rivoluzione francese. Volume secondo’, Editori Laterza, Bari, 1966] (L’anno II del calendario rivoluzionario francese corrispondeva a un periodo ricompreso tra gli anni 1793 e 1794 del calendario gregoriano. Esso ebbe inizio il 22 settembre 1793 (1º vendemmiaio II), ma entrò in vigore il giorno successivo alla data del decreto che lo istituì; wikip)”,”FRAR-012-FV”
“SOBOUL Albert”,”La Rivoluzione francese.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAR-027-FL”
“SOBOUL Albert VIGIER Philippe BARRAL Pierre e TAVERNIER Yves DROZ Jaques VILAR Pierre DHONDT Jan CRAEYBECKX Jan MUTH Heinrich OBERMANN Karl GRUNER Erich BRIGGS Asa LUNDEN Karl”,”Les mouvements paysans dans le mond contemporain. Volume I.”,”Direzione dei ‘Quaderni Internazionali di Storia Economica e Sociale’ di Domenico Demarco Contiene tra l’altro: – Movimenti contadini e torbidi agrari in Francia dal 1789 a metà XIX secolo (A. Soboul) (pag 125-) – Riflessioni su movimenti contadini e le rivoluzioni del XX secolo (pag 78-82) – I movimenti contadini in Francia, strategia sindacale e politica dal 1945 al 1965 (Y. Tavernier) (pag 164-) “”En France même, où s’est constituée une classe moyenne de paysans-propriétaires, le mécontentement a suscité un «socialisme agraire», exigeant la libération de la terre, qui a été l’un des facteurs essentiels du trouble des campagnes à l’époque de la révolution de 1848. C’est ce qui fera dire dans son «18 Brumaire de Napoléon Bonaparte» à Karl Marx, qui pourtant s’était jusqu’alors exprimé avec quelque mépris sur le compte des paysans, qu’après avoir été un instrument de la bourgeoisie dans sa lutte contre le féodalisme, la paysannerie, guidée par le prolétariat, devait jouer un rôle déterminant dans la marche vers la révolution. Cependant Marx et Engels, dans leur analyse du processus d’industrialisation des pays capitalistes, avaient insisté sur l’ambiguité de la condition paysanne (2): sans doute était-il possible d’envisager une alliance des petits paysans avec les ouvriers contre la bourgeoisie; mais de cette alliance ils étaient détournés par le caractère conservateur de leur genre de vie et de leurs aspiration sociales. Les troubles qui secouent la paysannerie au cours de XIXe siècle sont le plus souvent de caractère archaïque, marquant la difficulté que celle-ci éprouve à s’intégrer dans le système capitaliste: troubles qui marquent son attachement, au sein d’une économie de subsistance, aux anciens droits d’exploitation collective, aux communauté rurales traditionnelles. Certes, dans ces troubles, qui peuvent prendre une grande ampleur, s’exprime parfois un vif sentiment de classe; il n’en reste pas moins qu’ils vont contre la marche du temps. (…) Le problème du rôle révolutionnaire de la paysannerie se reposera à la fin du XIXe siècle, à propos de la Russie, où, dans un pays faiblement industrialisé, une agitation endémique est maintenue au sein d’une classe paysanne qui, après la réforme de 1861 qui l’a profondément déçue, aspire à une nouvelle distribution de la propriété, au «partage noir» des terres. Aux yeux de Lénine, le moujik n’était pas porteur d’une mission révolutionnaire innée, comme le pensaient Bakounine et les «Narodniki»; il ne pensait pas que la paysannerie pût être «la classe fondamentale de la révolution»; mais, contre Rosa Luxembourg et Trotsky, et malgré certaines fluctations de pensée, il estima après 1905, que devait se réaliser une «dictature révolutionnaire-démocratique du prolétariat et de la paysannerie», au sein de laquelle d’ailleurs, le prolétariat devait garder un rôle directeur. Ce stade achevé, il estimait que la majorité des paysans refuserait d’aller loin; mais alors le prolétariat s’allierait avec les paysans les plus pauvres contre ceux qui se seraient enrichis par le partage des terres. La lutte des classes opposant pauvres et riches à la campagne s’affirme avec une particulière acuité autour de la Révolution de 1917 et de la collectivisation des terres qui s’ensuivit en URSS; mais en Europe occidentale même – en Italie par exemple -, on sait le rôle que jouèrent les occupations de fermes par les paysans et les prolétaires agricoles vers 1920 dans l’inquiétude des classes dirigeantes qui recoururent finalement au fascisme. C’est cependant à propos de la révolution chinois que s’est posé le problème de la paysannerie, en tant que force révolutionnaire directrice (3). Dès la Deuxième Congrès de l’Internationale communiste (1920), Lénine envisageait d’adapter «non seulement les institutions soviétiques, mais aussi le parti communiste (sa composition, ses tâches particulières), au niveau des pays agricoles de l’Orient colonial»”” (pag 79-80) [‘Reflexions sur les mouvements paysans et les revolutions au XXe siècle. En guise de conclusion (pag 78-82)] [(in) ‘Les mouvements paysans dans le mond contemporain. Volume I’, Librairie Droz, Genève, 1976, scritti di Albert Soboul e altri] [(2) E. Molnar, La politique d’alliance du Marxisme, 1848-1889′, Budapest, 1967; (3) H. Carrere d’Encausse et S. Schram, ‘Le Marxisme et l’Asie, 1853-1964’, Paris, 1965] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”STOS-219″ “SOBOUL Albert a cura, testi di D’ALEMBERT DIDEROT TURGOT D’HOLBACH DE JAUCOURT MARMONTEL QUESNAY”,”Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAG-004-FL” “SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume primo”,”Allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale è succeduto nella direzione di importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione Francese, A. Soboul ha legato il suo nome allo studio dei movimenti popolari della grande rivoluzione francese. Ha studiato dal punto di vista ideologico politico ed economico, sociale i sanculotti e il loro rapporto con la giovane classe dirigente borghese, Babeuf e i prodomi del comunismo moderno, il pensiero e l’ azione del movimento democratico e socialista di questi anni cruciali. “”L’articolo votato il 22 settembre, dopo aver stabilito il carattere monarchico del governo, affermava: «In Francia non esiste autorità superiore alla legge. Il re non regna che per mezzo di essa, e soltanto in virtù delle leggi egli può esigere obbedienza». La volontà del re non ha più forza di legge”” (pag 174)”,”FRAR-002-FRR” “SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Nato nel 1914 da una famiglia di piccoli coltivatori poveri del Mezzogiorno della Francia frequentò l’ Ecole Normale Superieure. Licencié in storia e geografia, agregé nel 1938 condivise gli entusiasmi e le delusioni della fase del Front populaire, della guerra di Spagna. Professore nel 1940 al liceo Montpellier, quindi responsabile della resistenza per gli studenti, arrestato nel 1942 poi allontanato dall’insegnamento fece attività clandestina fino al 1944. Dopo la Liberazione conobbe Georges LEFEBVRE di cui fu allievo e discepolo. “”Con il 18 brumaio era suonata l’ora della stabilizzazione definitiva, fino allora invano cercata. La realtà nuova, quale la borghesia dell’Ottantanove l’aveva sognata, era ancora lungi su molti punti dal rispondere ai suoi desideri. La società era ancora fluida…”” (pag 559)”,”FRAR-003-FRR” “SOC UGT CONC USO”,”Presente y futuro del sindicalismo en Catalunya.”,”E’ la raccolta degli interventi e il dibattito sviluppatosi a Barcellona nel maggio 1976. Intervennero le sigle SOC (Solidaritat d’ Obrers de Catalunya), UGT (Union General de Trabajadores), CONC (Commision Obrera Nacional de Catalunya), USO (Union Sindical Obrera).”,”MSPx-030″ “SOCCI Ettore”,”Il Grido della Rivolta. Romanzo.”,”””Chiunque abbia sentito parlare della Comune di Parigi sarà interessato e incuriosito dal “”Grido della Rivolta””. Perché è il solo romanzo che al di fuori della Francia intrecci le sue vicende a quelle della Comune; perché è scritto da un garibaldino che fu tra i primi in Italia a prendere posizione per la Comune e poi per i Comunardi sconfitti; perché ci dà della Comune l’interpretazione “”Scapigliata”” che prevarrà da noi alla fine dell’800. Dunque si tratta anche di un documento storico eccezionale: i Comunardi del Socci sono assai più rivoluzionari della scapigliatura che della Comune. Ma proprio tali incongruenze (…) compongono uno straordinario affresco d’epoca…”” (retrocopertina) “”A più di vent’anni dalla morte, il fascismo gli fece l’onore di devastarne la tomba; quando morì nel 1905, i suoi funerali diedero luogo a manifestazioni popolari imponenti; e meritò, nel 1890, uno degli scritti politici più rilevanti del neo-socialista Antonio Labriola (1)”” (dalla presentazione) (1) A. Labriola, ‘Proletariato e Radicali: lettera a Ettore Socci’, ‘La Cooperativa’, Roma, 1890, pag 13 Intenti didascalici dell’autore”,”MFRC-001-FMB” “SOCHOR Lubomír”,”Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti.”,” Polemica di Lukacs con Bucharin (critica Lukacs a Materialismo storico’ di Bucharin) (pag 708) Critica Lukacs a Engels e al materialismo dialettico (pag 712) Caratteristiche comuni pensiero di Lukacs e Korsch. “”Non è possibile negare l’evidente presenza di tratti comuni nei primi lavori marxisti di Lukacs e di Korsch, ma esistono anche differenze sostanziali…”” (pag 702) Polemica di Korsch con A. Thalheimer (1924) (pag 745) e con il darwinista socialista L. Woltmann (pag 746) “”In Lenin – come in ogni altro pensatore – esiste naturalmente un movimento e un’evoluzione che comportano necessariamente correzioni critiche e il superamento delle posizioni filosofiche precedenti: il Lenin dei ‘Quaderni filosofici’ differisce in maniera sostanziale dal Lenin autore di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. Egli stesso, del resto, scrisse nei suoi appunti un’indiretta autocritica: «Non si può comprendere a pieno ‘Il capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita ‘tutta’ la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx! (1)». Tuttavia gli appunti filosofici di Lenin, tratti dalla lettura di Hegel, nell’epoca di cui ci occupiamo erano ancora chiusi in un cassetto. Sull’evoluzione del pensiero filosofico marxista poté esercitare un’influenza all’inizio degli anni ’20 – ed effettivamente la esercitò – soltanto il suo articolo programmatico ‘Il significato del materialismo militante’, pubblicato nel marzo 1922 sulla rivista «Pod znamenem marksisma» («Sotto la bandiera del marxismo»), che costituisce una sintesi o un compromesso tra ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’ ancora inediti. Anche alla rinascita filosofica del marxismo all’inizio degli anni ’20 si può applicare l’espressione di Hegel, per cui la civetta di Minerva spicca il volo solo al tramonto. Tale rinascita infatti non precedette lo sviluppo delle rivoluzioni in Europa (dalla Russia, alla Germania, all’Austria, all’Ungheria e fino all’Italia), ma ebbe inizio solo al momento del riflusso. La sconfitta della rivoluzione europea, nel caso di alcuni intellettuali comunisti, canalizza la loro energia non impiegata nella pratica verso l’attività teorica. Questo si può certamente affermare a proposito di G. Lukács e di K. Korsch. La sconfitta della rivoluzione li privò di ogni funzione di governo, e da commissari rivoluzionari ritornarono alla loro attività di studiosi. Nell’attesa, ancora piena di speranze, di una nuova ondata, essi si sforzarono di elaborare filosoficamente che cosa si aspettavano da un’epoca rivoluzionaria e da un nuovo ordine sociale. Indubbiamente ispirati dalla rivoluzione d’Ottobre, dalla fondazione della III Internazionale e dal sorgere dei partiti comunisti, nelle cui file lavoravano attivamente, subirono l’influsso del Lenin rivoluzionario, sia pratico che teorico; tuttavia, se la loro aspirazione era quella di essere fedeli partigiani di Lenin, in realtà, nel senso rigoroso della parola, almeno non in filosofia, non lo divennero. Per loro Lenin era soprattutto (si tenga presente la limitata conoscenza degli scritti di Lenin all’inizio degli anni ’20) un teorico e uno stratega della rivoluzione socialista”” [Lubomír Sochor, ‘Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’] [(1) V. Lenin, Opere, vol. 38, p. 167]”,”TEOC-697″ “SODANO Giampaolo”,”Le cose possibili.”,”G. Sodano, dirigente d’azienda e giornalista, membro del CC del Psi. Ha lavorato dal 1966 alla Rai.”,”ITAP-251″ “SODANO Giampaolo”,”Le cose possibili.”,”G. Sodano, dirigente d’azienda e giornalista, membro del CC del Psi. Ha lavorato dal 1966 alla Rai.”,”ITAP-252″ “SODDU Paolo”,”Ugo La Malfa.”,”””Nell’esaminare il congresso repubblicano del 1965, i giudizi critici sulle altre culture poltiiche e il rifiuto dei partiti ideologici, che sembrava smentito dal Sessantotto, indussero Flamigni a sostenere che: “”in realtà, questo preteso “”a-ideologismo”” di La Malfa esprime esso stesso una posizione ideologica, nella quale si rispecchiano le aspirazioni confuse, incerte, oscillanti, degli strati piccolo e medio borghesi a cui il PRI si richiama, ed è con vero e proprio dogmatismo che La Malfa teoriazza la propria concezione””. Che fare di fronte alla crescente insoddisfazione del PRI nei riguardi delle politche del centro-sinistra? La valutazione negativa accomunava sia i vecchi quadri di ascendenza pacciardiana sia i dirigenti lamalfiani. Occorreva ricondurla alle ragioni che l’avevano ispirata e non perdersi nella “”vuota”” alternativa “”su governo e non governo””. La Malfa la fissava nel ruolo di coscienza critica di quella esperienza, ma il maturare di una valutazione negativa sull’alleanza si accompagnava alla consapevolezza dell’assenza di immediate alternative””. (pag 232)”,”BIOx-282″ “SÖDERHJELM Henning”,”La Révolution rouge de Finlande en 1918. D’après des données officielles.”,”””Le caractère russe des Rouges se trahit peut-être avec le plus d’évidence dans le fait précisément que les notions de légalité et d’ordre leur étaient parfaitement étrangères. Leur régime tyrannique portait une empreinte nettement asiatique: il était totalement dénué du respect du droit d’autrui, de la valeur de la vie humaine, du sens de la discipline. C’est en quoi les Rouges se distinguaient des socialistes de l’Europe occidentale. Ils étaient dominés par la manie purement russe de prodiguer à tous les vents des ordres, des décrets, des manifestes et des ordonnances… qui n’étaient suivis par personne.”” (pag 80) “”Avant tout, il fallait vivre dans la fièvre, jouir du pouvoir et renier toutes les idées bourgeoises. La Révolution rouge fut parfaitement étrangère à notre mentalité et à notre tempérament, de même qu’elle n’eut rien de commun avec un mouvement politique soigneusement préconçu et exécuté de sang-froid. Elle était issue des passions collectives des assemblées populaires. Ce fut une “”émeute”” et non pas un complot”” (pag 81)”,”RIRO-322″ “SOFFICI Ardengo”,”La ritirata del Friuli. Note di un ufficiale della Seconda Armata.”,”Biografia Nativo di Rignano sull’Arno (7 aprile 1879) ma poggese d’adozione, Ardengo Soffici, artista poliedrico (pittore, scrittore, critico) è una delle figure più interessanti del panorama culturale del’900 italiano ed europeo. Nel novembre del 1900 parte per Parigi, in compagnia di Giovanni Costetti, Umberto Brunelleschi e Gino Melis, per visitare l’Esposizione Universale. Dopo aver esposto agli Indipendenti ed essere stato favorevolmente notato da critici eminenti conosce e si fa amici pittori e scultori come Picasso, Manolo, Braque, Derin, Matisse, Vlaminck; poeti e scrittori come Apollinaire, Jacob, Salmom. E’ così che egli si accosta ai cenacoli famosi della Plume, della Revue Blanche, dell’Europe Artiste, dell’Oeuvre d’Art International, riviste alle quali collabora con disegni e scritti. Rientrato nel 1907 a Poggio a Caiano, nella casa che abiterà per tutta la vita, inizia una intensa stagione di lavoro. La sua pittura maturata dalle esperienze francesi e dall’esempio di Cézanne, mostra spiccata personalità e qualità formali di rilievo nell’elaborazione di un soggetto, il paesaggio, che rimarrà centrale in tutta la sua attività. Con Papini e Prezzolini nel 1908 inizia l’avventura de “La Voce”: vi pubblicherà articoli che avranno conseguenze importanti per la cultura italiana, su Medardo Rosso, l’Impressionismo, e, nel 1911, su Picasso e Braque e nel 1913 darà vita, insieme all’amico Papini, alla rivista “Lacerba”. Soffici ha legato il suo nome a una stagione importante dell’arte italiana come il Futurismo, prima di approdare, con il cosiddetto “ritorno all’ordine”, ad una dimensione lirica e intimistica di cui sono testimonianza le opere nate durante il suo lungo soggiorno poggese. Soggetto ricorrente di queste opere è proprio il Poggio, che Soffici amò profondamente, tanto che in una intervista del 1957 alla RAI, ebbe a dire: “Anche oggi dopo 55 anni di pittura, il mio lavoro è una specie di identificazione tra me e il paese in cui vivo: a forza di amarlo e capirlo è avvenuto che io sono diventato il paese e il paese è diventato me”. Soffici è scomparso a Vittoria Apuana il 19 agosto del 1964 e riposa nel cimitero di Poggio a Caiano. La sua abitazione si trova nella via che porta il suo nome, all’inizio della strada che da Poggio a Caiano porta alla città di Leonardo da Vinci. Bibliografia – Giuseppe Raimondi-Luigi Cavallo, “”Ardengo Soffici””, Firenze, Vallecchi, 1967. – Mario Richter, “”La formazione francese di Ardengo Soffici 1900-1914″”, Milano, Vita e Pensiero, 1969; ristampa anastatica, “”Quaderni Sofficiani””, 6, Poggio a Caiano, Prato, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Pentalinea, 2000. – Sigfrido Bartolini, “”Ardengo Soffici. L’opera incisa””, introduzione di Giuseppe Prezzolini, Reggio Emilia, Prandi, 1972. – “”Ardengo Soffici. L’artista e lo scrittore nella cultura del’900″”, catalogo della mostra a cura di Franco Russoli, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 1/30 giugno 1975, Firenze, Centro Di, 1975. – “”Ardengo Soffici L’artista e lo scrittore nella cultura del ‘900″”, a cura di Geno Pampaloni, atti del Convegno di studi, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 7/8 giugno 1975, Firenze, Centro Di, 1976. – Giuseppe Prezzolini-Ardengo Soffici, “”Carteggio, I, 1907-1918″”, a cura di Mario Richter, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1977. – Giuseppe Prezzolini-Ardengo Soffici, “”Carteggio II 1920- 1964″”, a cura di Maria Emanuela Raffi e Mario Richter, Roma, Edizioni di Storia e Letterartura, 1982. – Luigi Cavallo, “”Soffici. Immagini e documenti (1879-1964)””, Firenze, Vallecchi, 1986. – “”Documenti su Soffici””, a cura di Renzo Gradi, atti del Convegno di Studi, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 30 aprile 1983, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 1989. – “”Ardengo Soffici: un bilancio critico””, a cura di Marino Biondi, atti del Convegno di Firenze, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, 16-17 ottobre 1987, Firenze, Festina Lente, 1990. – Rossana De Caro, “”Ardengo Soffici critico d’arte””, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, 1992. – “”Soffici. Arte e Storia””, catalogo della mostra a cura di Ornella Casazza e Luigi Cavallo, Rignano sull’Arno, Villa di Petriolo, 18 settembre-6 novembre 1994, Milano, Mazzotta, 1994. – “”Soffici un percorso d’arte””, catalogo della mostra a cura di Luigi Cavallo, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 24 settembre-6 novembre1994, Milano, Mazzotta, 1994. – “”Nuovi contributi su Ardengo Soffici””, a cura di Luigi Corsetti e Marco Moretti, “”Quaderni Sofficiani”” 1, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, 1994. – “”Omaggio a Soffici. Nel 35° anniversario della scomparsa””, a cura di Mario Richter e Jean François Rodriguez, “”Quaderni Sofficiani”” 5, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 1999. – Luigi Cavallo, “”Ardengo Soffici. Un’arte toscana per l’Europa””, catalogo della mostra, Firenze, Galleria Pananti, 4 ottobre-20 novembre 2001, Firenze, Vallecchi, 2001. – “”Pagine per Soffici a quarant’anni dalla scomparsa””, a cura di Luigi Corsetti e Marco Moretti, “”Quaderni Sofficiani”” 11, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2004 – Mario Richter, “”Papini e Soffici. Mezzo secolo di vita italiana (1903-1956)””, Firenze, Le Lettere, 2005. – Giuseppe Prezzolini – Ardengo Soffici, “”Addio a Papini””, a cura di Marco Attucci e Luigi Corsetti, “”Quaderni Sofficiani”” 12, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea,2006 – Giulia Ballerini,””Ardengo Soffici. La grande mostra del 1920″”, “”Quaderni Sofficiani”” 13, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2007 – “”Soffici 1907/2007.Cento anni dal ritorno in Italia””, catalogo della mostra a cura di Luigi Cavallo, Poggio a Caiano, Scuderie Medicee, 29 aprile – 8 luglio 2007, Comune di Poggio a Caiano, 2007 – Ardengo Soffici-Ugo Bernasconi “”Carteggio 1923-1960″”, a cura di Margherita d’Ayala Valva, “”Quaderni Sofficiani”” 14, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2008 – Ardengo Soffici -“”Vedo che il cielo tende a schiarirsi…”” Lettere a Stanislao Paszkowski (1945-1946), a cura di Anna Casini Paszkowski, “”Quaderni Sofficiani”” 15, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2009 (http://www.comune.poggio-a-caiano.po.it/citta/?act=i&fid=645&id=20060203112429030)”,”ITQM-142″ “SOFOCLE”,”Edipo Re.”,”””Mai nessuno giudichi felice un uomo/ prima del giorno della morte, prima che la sua vita sia trascorsa priva di dolore.”” (pag 108) “”E dico che anche le sventure, se bene seguite, hanno esito felice””. (pag 22) Ciò che si cerca si trova: sfugge ciò che si tralascia””. (pag 23) …”,”VARx-162″ “SOFRI Gianni”,”Il modo di produzione asiatico. Storia di una controversia marxista.”,”Gianni SOFRI è nato nel 1936, si è laureato a Pisa nel 1958. Ha collaborato alle più importanti riviste storiche italiane. Vive attualmente (1969) a Bologna dove è assistente di storia contemporanea nella Facoltà di Magistero di quella Università.”,”MADS-211″ “SOFRI Gianni”,”Gandhi e l’ India.”,”Gianni SOFRI insegna storia contemporanea nella Univ di Sassari. Oltre al Corso di Geografia per Zanichelli, è autore di ‘Gandhi in Italia’ (IL MULINO, 1988) e in collaborazione con Pier Cesare BORI, di ‘Gandhi e Tolstoj’ (IL MULINO, 1985).”,”INDx-019″ “SOFRI Gianni”,”Gandhi e l’India.”,”Giannoi Sofri insegna Storia contempporanea nella Università di Sassari. Oltre a un Corso di Geografia per Zanichelli, è autore di Gandhi in Italia e in collaborazione con Pier Cesare Bori, di Gandhi e Tolstoj.”,”INDx-005-FL” “SOFRI Adriano”,”La notte che Pinelli.”,”Adriano Sofri è nato a Trieste nel 1942. Ha pubblicato vari libri (Sellerio) tra cui ‘L’ombra di Moro’, e ‘Contro Giuliano’. ‘La notte che Pinelli’ è la storia del ferroviere anarchico che venne giù dalla finestra dl quarto piano della Questura di Milano.”,”TEMx-002-FSD” “SOFRI Gianni”,”Il modo di produzione asiatico. Storia di una controversia marxista.”,”Gianni Sofri, nato nel 1936, si è laureato a Pisa nel 1958. Ha collaborato alle più importanti riviste storiche italiane. Vive attualmente (1969) a Bologna. E’ stato assistente di storia contemporanea nelal Facoltà di Magistero di quella Università. Fondo originale Tarcisio Parlanti Trotsky sulla storia e l’arretratezza della Russia. “”Trotsky attaccò violentemente la teoria delle fasi di sviluppo necessarie e obbligate: «Dal punto di vista di un certo pseudomarxismo che si limiti a banali constatazioni storiche, ad analogie di pura forma, che nelle epoche storiche non voglia vedere che una soccessione logica di rigide categorie sociali (feudalesimo, capitalismo, socialismo, autocrazia, repubblica borghese, dittatura del proletariato), da un simile punto di vista la parola d’ordine della conquista del potere da parte della classe operaia in Russia doveva sembrare un mostruoso abbandono del marxismo». Per molti versi, l’interpretazione della storia russa che egli ribadì in quell’occasione poteva ricordare le osservazioni di Marx ed Engels sulle caratteristiche della società asiatica. La Russia, paese immenso, con una popolazione scarsamente densa e dispersa in borghi e villaggi isolati, era caratterizzata da una profonda arretratezza economica. L’artigianata non era separato dall’agricoltura e si limitava in pratica al lavoro contadino a domicilio. «In questo siamo più vicini all’India che all’Europa, come le nostre città medioevali erano più simili alle città dell’Asia che a quelle dell’Europa, come la nostra autocrazia, collocata tra l’assolutismo delle monarchie europee e il dispotismo asiatico, si avvicinava per molti aspetti al secondo». Nel corso della sua storia, la Russia non aveva conosciuto le corporazioni artigiane, la scienza medievale, la scolastica, lo sviluppo cittadino e la Riforma. L’artigianato non era riuscito a dar vita a un capitalismo russo, e quando il capitale europeo, prima commerciale, poi finanziario e industriale, si era riversato nell’impero, ne era derivata «nell’industria capitalistica del tutto moderna in un ambiente di economia primitiva: una fabbrica belga o americana, ma, intorno, capanne, villaggi costruiti in legno, coperti di paglia, divorati ogni anno dagli incendi e da molte altre miserie… Gli elementi più antiquati accanto alle ultime realizzazioni europee: di qui la funzione enorme del capitale europeo nell’economia russa». Ma anche le condizioni particolari del proletariato russo riflettevano la generale arretratezza del paese. Esso non era passato attraverso le confraternite e le corporazioni medievali, ma «appena strappato al suo aratro primitivo è stato gettato direttamente nelle fornaci… D i qui l’assenza di tradizioni conservatrici, l’assenza di caste nel seno stesso del proletariato, la freschezza dello spirito rivoluzionario; di qui, unitamente ad altre cause, l’ottobre e il primo governo operaio della storia. Ma di qui anche l’analfabetismo, una mentalità arretrata, la carenza di abitudini organizzative, l’incapacità di lavorare sistematicamente, l’assenza di una formazione culturale e tecnica. Avvertiamo a ogni passo le conseguenze di queste condizioni di inferiorità nella nostra economia e nella nostra edificazione culturale». Del resto, la sconfitta dell’impero zarista nel conflitto mondiale, dovuta alla straordinaria inferiorità del livello produttivo che ne formava la base, costituiva l’ultima e decisiva prova della generale arretratezza che era il portato appunto di quella peculiarità dello sviluppo storico della Russia che Pokrovskij si ostinava a non riconoscere. Trotsky ritornò su questi temi nel 1929-30, quando, già esule nell’isola di Prinkipo, s dedicò a scrivere la ‘Storia della rivoluzione russa’. Il primo capitolo di quest’opera (‘Particolarità dello sviluppo della Russia’) contiene forse l’elaborazione più compiuta e definitiva delle sue idee sulla storia della Russia prerivoluzionaria. Anche qui Trotsky partiva dalla constatazione che: «La caratteristica essenziale e più costante della storia della Russia è la lentezza dell’evoluzione del paese, con l’arretratezza economica, la struttura sociale primitiva, il basso livello culturale che da tale lentezza derivano. La popolazione dell’enorme e aspra pianura, aperta ai venti del’Est e alle migrazioni asiatiche, era condannata dalla natura stessa a una stagnazione prolungata». Paese sconfinato, in posizione intermedia fra l’Oriente e l’Occidente, la Russia aveva sempre dovuto difendersi dalla pressione politica, culturale, militare dell’uno o dell’altro, subendone le opposte influenze ed evolvendosi secondo quella che «può essere definita ‘legge dello sviluppo combinato’ e che vuole indicare l’accostarsi di diverse fasi, il combinarsi di diversi stadi, il mescolarsi di forme arcaiche con le forme più moderne». «Sotto la pressione della più ricca Europa, lo Stato russo assorbiva una parte della ricchezza nazionale relativamente assai più considerevole che in Occidente e così non solo condannava le masse popolari a una duplice miseria, ma indeboliva anche le basi delle classi possidenti. Avendo tuttavia bisogno dell’appoggio di queste ultime, lo Stato stimolava e regolava la loro formazione. Come risultato, le classi privilegiate, burocratizzate, non poterono mai svilupparsi pienamente e quindi lo Stato russo si avvicinava sempre più ai regimi dispotici dell’Asia». Circa il problema della nascita dell’autocrazia, se non mancava di notare il ruolo fondamentale esercitato dal giogo dei Tartari sulla nascita dello Stato, Trotsky sottolineava piuttosto (vicino in questo a Plechanov) che si era trattato di un processo relativamente recente: «L’autocrazia bizantina, di cui gli zar moscoviti si erano ufficalmente appropriati dall’inizio del XVI secolo, sottomise i grandi signori feudali, i boiardi, con l’aiuto dei nobili della corte (dvoriane) e si assoggettò i nobili, asservendo loro la classe contadina. Si trasformò quindi in monarchia assoluta, la monarchia degli imperatori di Pietroburgo. Il ritardo dell’intero processo è indicato sufficientemente dal fatto che il diritto di servitù, nato verso la fine del secolo XVI, definito nel XVII, raggiunse il suo sviluppo pieno nel XVIII e non venne abolito giuridicamente che nel 1861»”” (pag 106-108) [() Le citazioni qui sopra riportate sono tratte da L. Trotsky, ‘Storia della rivoluzione russa’, cit.]”,”TEOC-001-FAP”
“SOGLIAN Franco”,”La riunificazione della Germania, 1989-1990.”,”Franco Soglian insegna Storia dell’Europa orientale presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Urbino. Esperto del mondo comunista e dei rapporti Est-Ovest, ha scritto di politica estera su vari giornali e riviste. Oltre ai contributi a numerose opere collettive, ha pubblicato fra l’altro La Rivoluzione russa e, come curatore e coautore, Stati Uniti, URSS e Cina. L’ipotesi del tripolarismo.”,”GERV-021-FL”
“SOGNO Edgardo”,”La storia la politica le istituzioni. Scritti sull’ antifascismo sulla storiografia contemporanea e sulle riforme costituzionali.”,”SOGNO (Torino, 1915), allievo di Luigi EINAUDI, è stato assiduo frequentatore dei circoli antifascisti liberali vicini a Benedetto CROCE. Durante la guerra di liberazione è stato uno dei maggiori protagonisti dell’ antifascismo liberale e anticomunista. Arrestato più volte dai tedeschi, è riuscito a fuggire. Per la sua attività di partigiano ha ricevuto la medaglia d’oro al valor militare. Nel dopoguerra fu tra i dirigenti del PLI. Dal 1946 al 1967 è stato in servizio diplomatico a Buenos Aires, Parigi, Londra, Washington, Rangoon. Nel 1974 è stato incriminato, con Randolfo PACCIARDI, per cospirazione politica ma poi prosciolto nel 1978. E’ autore di libri di polemica storico-politica (fra cui ‘La Franchi, storia di un’organizzazione partigiana’ (MULINO, 1996). Ha fondato e diretto giornali e riviste.”,”ITAC-016″
“SOGNO Edgardo”,”La Franchi. Storia di un’ organizzazione partigiana.”,”In “”Guerra senza bandiera””, SOGNO ha raccontato la propria esperienza nella Resistenza. Queste pagine compoetano quel volume, facendo la storia dell’ organizzazione da lui fondata durante la Resistenza, la “”Franchi”” e che fu in diretto contatto con gli Alleati. L’attività di questa organizzazione fu di lancio di armi, appoggio alle missioni alleate, sabotaggio e antisabotaggio, raccolta informazioni. Edgardo SOGNO (1915-) dopo aver preso parte alla Ressitenza guadagnandosi una medaglia d’oro al valor militare, nel 1945 fondò e diresse il ‘Corriere Lombardo’, fu membro della Consulta nazionale del PLI e intrapresa la carriera diplomatica fu ambasciatore in Birmania e ministro plenipotenziario di prima classe. Ha scritto pure “”Il falso storico dell’ antifascismo comunista”” (Analisi, 1994). “”Esiste poi un altro aspetto che concorre a spiegare l’ atteggiamento di una certa storiografia “”progressista”” nei confronti dell’ OF (Organizzazione Franchi) anche indipendentemente da interessi politici ed intenzioni di egemonia culturale. E’ la forte contrapposizione esistente, nell’ ottica resistenziale, fra combattenti di montagna e combattenti di città. Per chi sta nelle bande il fatto preminente è lo scontro a fuoco con tedeschi e fascisti nel rastrellamento o nelle puntate di guerriglia offensiva. (…) Nella mentalità del resistente di montagna il prezzo pagato, il contributo alla vittoria, si misura dunque in termini “”di vere e proprie azioni armate””, mentre si ignora del tutto la tensione permanente di coloro che vivono immersi nel rischio (…). Ebbene se questa è la condizione normale di individui e di nuclei operanti in città e pianura (…)””. (pag 179)”,”ITAR-096″
“SOGNO Edgardo”,”Il falso storico dell’antifascismo comunista. Sulla revisione critica della storiografia resistenziale in Italia.”,”SOGNO Edgardo”,”ITAR-162″
“SOHM Rudolf LORENZ Max”,”Der Arbeiterstand und die Sozialdemokratie. Zwei Reden gehalten in öffentlicher Versammlung des Evangelischen Arbeitervereins zu Leipzig am 27. März 1896.”,”Max LORENZ era redattore del giornale socialdemocratico Leipziger Volkszeitung.”,”MGEx-101″
“SOHN-RETHEL Alfred”,”Economia e struttura di classe del fascismo tedesco.”,”L’A (Parigi 1899) studiò a Berlino e Heidelberg. Negli anni 1920 fu in stretto contatto con i protagonisti dell’intelligenza antifascista e marxista tedesca e in particolare con BLOCH, BENJAMIN, KRACAUER, ADORNO. Nel 1936 emigrò in Inghilterra dove tuttora vive. Ha pubblicato numerosi lavori. Feltrinelli ha tradotto in IT ‘Lavoro intellettuale e lavoro manuale’.”,”GERN-018″
“SOHN-RETHEL Alfred, a cura di Francesco COPPELLOTTI”,”Il denaro. L’apriori in contanti.”,”Alfred Sohn-Rethel (Parigi 1899-Brema1990) nasce in Francia da genitori tedeschi. Studia economia politica e filosofia a Heidelberg. Ancora studente e ai suoi esordi di pubblicista trascorre alcuni anni in Italia dove, a Capri, incontra Ernst Bloch, Theodor Adorno, Walter Benjamin e Siegfrid Kracauer. Di ritorno in Germania tenta la carriera accademica ma, nel 1936, per sfuggire al regime nazista emigra in Francia, in Svizzera e in Inghilterra. Negli anni Settanta rientra in Germania e riceve a Brema la laurea honoris causa.”,”ECOT-180-FL”
“SOKOLOFF Boris”,”I bolscevichi giudicati da loro stessi. Documenti dei soviet del 1919.”,”SOKOLOFF Boris socialista rivoluzionario alla Costituente russa. “”I treni di propaganda letteraria, che contavano gli scrittori Guseff-Orenburgsky, Serafimovich, Rukavishnikoff, i treni d’insegnamento del Kalinin, organizzati su scala piuttosto ristretta nella Russia dei Soviet, non sono una novità. Erano assai diffusi al tempo di Kerensky.”” (pag 95) “”Il primo premio di pittura fu dato a Brodsky per il ritratto del compagno Lenin, rappresentato su uno sfondo di bandiere rosse””. (pag 95) Contadini. “”Lo stato d’animo dominante tra i contadini russi risalta in un modo ancora più sorprendente in una lettera di un contadino bolscevico, pubblicata senza commenti nel n. 56 dell’ organo dei Soviet: ‘Golos Trudovovo Krestianstva’ (Voce dei Contadini laboriosi), del 14 marzo 1919: “”La situazione delle campagne è grave. Il raccolto non sarà buono, poiché i concimi non si usano quasi affatto per i campi. I contadini affermano d’altronde che non vale la pena di concimare la terra, poiché non si sa mai a chi apparterrà l’ anno venturo. La questione della legna da bruciare è seria. Noi ci scaldiamo con la paglia. Ci mancano le semente ed i prodotti manufatti. I contadini ci dicono: “”Promettete molto, ma date poco””.”” (pag 38)”,”RIRO-318″
“SOKOLOV Boris”,”Le Voyage de Cachin et de Frossard dans la Russie des Soviets. Faits et Documents.”,”Boris SOKOLOV già autore di un’ opuscolo edito in Francia e intitolato ‘Les Bolcheviks peints par eux-memes’, ex-deputato all’ Assemblea costituente, socialista rivoluzionario, ha fatto nel 1918 il suo primo viaggio partendo da Kiev, passando per Mosca, la Siberia, l’ Estremo Oriente, la Cina fino a Parigi. Il secondo viaggio ebbe luogo alla fine del 1919. Parte per Archangelo dove viene consegnato ai bolscevichi. E’ arrestato e condannato a morte. Resta due mesi in prigione a Mosca dove raccoglie informazioni che riporterà nel suo libro. Messo in libertà, parte per Pierogrado e viene designato come candidato del Petro-Soviet. Dopo un soggiorno di tre mesi e alcuni viaggi in provincia, aiutato da alcuni ferrovieri fugge dalla Russia e ritorna in Europa.”,”RIRO-219″
“SOKOLOVA Maria”,”Les congrès de l’Internationale Socialiste entre les deux guerres mondiales. Thèse présentée a la Faculté des sciences économiques et sociales de l’Université de Genève pour obtenir le grade de docteur ès sciences économiques.”,”Maria Sokolova, Praga, Cecoslovacchia, laureata in scienze sociali, Università di Ginevra, tesi n. 147″,”INTx-065″
“SOLA Giorgio”,”Il pensiero politico di Mosca.”,”Gaetano Mosca nasce a Palermo il 01/04/1858 da Luigi, per molti anni segretario generale del Municipio e successivamente ispettore delle Poste, e da Camilla Gulì, figlia di un medico proveniente dalla riviera ligure. Nel 1877 Mosca si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza della città natale dove si laurea nel 1881 con una tesi sui Fattori della nazionalità. A Palermo pubblica, verso la fine del 1883, il suo primo libro Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare. Nel 1885, dopo una breve parentesi in cui insegna storia e geografia nell’Istituto tecnico, consegue l’abilitazione alla docenza in diritto costituzionale presso l’Università di Palermo e intraprende una serie di concorsi per la cattedra di diritto costituzionale presso l’Università di Modena, Pavia, Catania, Messina. Trasferitosi a Roma nel 1888, per un decennio, fino al 1897, svolge la sua attività di funzionario parlamentare arrivando a ricoprire, nel biennio 1891-1892, la posizione di segretario particolare dell’on. Antonio Starabba Di Rudinì, allora presidente del Consiglio. Trasferitosi definitivamente, con la famiglia, a Torino nel febbraio 1897, Mosca nominato professore ordinario nel 1898. Nel capoluogo piemontese Mosca entra assai presto in rapporti di amicizia con i colleghi Luigi Einaudi, Francesco Ruffini e Gioele Solari. Dal 1902 viene chiamato ad insegnare diritto costituzionale ed amministrativo all’Università Bocconi di Milano. A partire dal 1925 Mosca intensifica l’impegno nel Partito liberale.Muore a Roma il 08/11/1941.”,”TEOP-053-FL”
“SOLA Giorgio”,”Storia della scienza politica.”,”Giorgio Sola è dal 1981 titolare della cattedra di Scienza della politica all’Università di Genova. Membro del direttivo della Società italiana di Scienza politica, si è occupato di Michels, Pareto e Mosca, delle cui opere fondamentali ha curato l’edizione critica.”,”TEOP-085-FL”
“SOLANO Wilebaldo”,”El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolucion española.”,”W. SOLANO, nato nel 1916, durante la guerra civile fece parte del comitato esecutivo del POUM, fu segretario generale della Juvendut Comunista Iberica e collaboratore stretto di Andreu NIN. Durante il suo esilio partecipò alla reistenza francese e alla lotta antifranchista assumendo la carica di segretario generale del POUM. Ha dedicato grandi sforzi a fare luce all’ assassinio di NIN. Ha collaborato con Ken LOACH nella produzione del film ‘Tierra y Libertad’.”,”MSPG-054″
“SOLANO Wilebaldo”,”Le POUM: Revolution dans la guerre d’ Espagne.”,”Militante del POUM, segretario della JOI, Gioventù comunista iberica nel 1936, SOLANO, conduce qui un’analisi degli avvenimenti relativi alla storia del POUM e alla guerra civile, aiutato dai ricordi personali e dalle ricerche d’archivio.”,”MSPG-104″
“SOLANO Wilebaldo”,”Le POUM: Révolution dans la guerre d’ Espagne. (Tit. orig.: El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolucion espanola).”,”Nin e Maurin. “”Franz Mehring, nella sua splendida biografia di Karl Marx, descrive brillantemente l’ “”amicizia fuori dal comune”” che univa Marx ed Engels in questi termini: “”Più si intrecciavano le loro idee e le loro opere, e più risaltava la personalità propria di ciascuno di loro””. Tra Maurin e Nin, si ha un po’ la stessa cosa, sia riguardo al loro periodo di collaborazione feconda (1920-1931), che nel momento della loro rottura (1931-1934). Maurin aveva previsto che il 1936 sarebbe stato l’ anno cruciale del processo rivoluzionario. E si non era sbagliato. Ma, venuto il momento, in viaggio in Galizia, si ritrova in zona franchista, cosa che gli costa dieci anni di privazione della libertà e segna la fine della sua vita di militante. In piena rivoluzione e in piena guerra civile, Andreu Nin deve rimpiazzarlo alla testa del POUM. Nin non aveva immaginato una tale situazione. L’ assenza di Maurin gli impone dei compiti, delle responsabilità e dei problemi di ogni sorta””. (pag 220-221)”,”MSPx-038″
“SOLANO Wilebaldo”,”El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolución española.”,”Wilebaldo Solano, nacido en 1916, formó parte durante la Guerra Civil del comité ejecutivo del POUM, fue secretario general de la Juventud Comunista Ibérica y colaborador muy cercano de Andreu Nin. Durante su exilio partecipó en la resistencia francesa y en la lucha antifranquista, ejerciendo el cargo de secretario general del POUM. Ha dedicado grandes esfuerzos durante décadas al esclarecimiento del asesinato de Nin Colaboró con Ken Loach en la película Tierra y Libertad. Presentación Fundación Andreu Nin, Prólogo Wilebaldo Solano, Apéndice documental: 1) El estalinismo y el POUM (extracto del informe de Luigi Longo de 1939), 2) Tres documentos de León Trotsky: carta de León Trotsky a Jean Rous (16 de agosto de 1936), Carta de Lón Trotsky a Andreu Nin (3 de octubre de 1936), Declaración de León Trotsky sobre el asesinato de Andreu Nin (8 de agosto de 1937), 3) Cartas desde la cárcel de los presos del POUM al Gobierno Republicano: Carta de 14 de julio de 1938, Carta de 22 de julio de 1938, Carta de 17 enero de 1939, 4) Declaración de Treball sobre Andreu Nin (diciembre de 1989), notas, indice onomástico,”,”MSPG-038-FL”
“SOLANO Wilebaldo”,”El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolucion española.”,”W. SOLANO, nato nel 1916, durante la guerra civile fece parte del comitato esecutivo del POUM, fu segretario generale della Juvendut Comunista Iberica e collaboratore stretto di Andreu NIN. Durante il suo esilio partecipò alla reistenza francese e alla lotta antifranchista assumendo la carica di segretario generale del POUM. Ha dedicato grandi sforzi a fare luce all’ assassinio di NIN. Ha collaborato con Ken LOACH nella produzione del film ‘Tierra y Libertad’.”,”MSPx-002-FV”
“SOLARI Leo”,”Eugenio Colorni.”,”””La passione che egli ha portato nella affermazione della sua concezione europeistica non deve far ritenere che egli abbia “”immaginato”” una realtà inesistente delle motivazioni della lotta di liberazione. E’ fuori di dubbio che non si è avuto solo una “”Resistenza europea””, ma che vi è stato un “”europeismo della Resistenza”” di cui Colorni si è reso interprete e che ha rappresentato l’ espressione più originale- e, insieme, più autentica- della lotta di liberazione””. (pag 89).”,”ITAD-052″
“SOLARI Pietro”,”Storia di una rivoluzione.”,”””I comunisti organizzato un esercito rosso, forte di 150.000 fucili s’era impadronito in pochi giorni di Essen, Muklein, Dieuslaken, Wesel e altre città minori, instaurandovi un governo rosso; e sui fronti definiti dal corso della Lippe e della Ruhr combatteva una guerra in piena regola contro la Reichwehr. Per più giorni durarono le trattativer fra regolari e insorti e a Bielefeld fu anche proposto ed accettato da ambo le parti un compromesso che aveva tutta l’ aria di un armistizio. Ma né l’ una né l’ altra parte lo rispettò: e le ostilità continuarono, fiacche e indecise: guerriglia più che guerra, pure i tedeschi che in un campo o nell’ altro morirono non furono pochi.”” (pag 418)”,”MGER-076″
“SOLARI Luigi”,”Storia della radio.”,”L’autore ha raggiunto Marconi in Inghilterra nell’agosto 1901, Da quella data ha partecipato al suo lavoro in varie parti del mondo (p. 15) (da ‘Marconi. La radio in pace e in guerra’, di Luigi Solari, Mondadori, 1949)”,”SCIx-517″
“SOLARI Gioele, a cura di Luigi FIRPO”,”La formazione storica e filosofica dello Stato moderno.”,”Gioele Solari (1872-1952) era nato ad Albino (Bergamo) da famiglia di austere tradizioni cattoliche, ma divenne ben presto torinese di adozione. Qui si laureò in diritto e in filosofia. Denominò la sua visione ‘idealismo sociale’. Docente di filosofia a Cagliari e a Messina, fu chiamato nell’Ateneo torinese a succedere al suo maestro Giuseppe Carle, cattedra che tenne per un trentennio.”,”TEOP-135-FF”
“SOLARI Leo”,”Eugenio Colorni.”,”Eugenio Colorni nacque a Milano il 22 aprile 1909 da famiglia ebraica. Il padre era un industriale di origine mantovana. La madre, Clara Pontecorvo, proveniva da Pisa. Sulla sua formazione ebbero una notevole influenza i rapporti, non esenti da tensioni, coi cugini Enrico, Enzo ed Emilio Sereni. Nel 1926 si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia di Milano. Nel 1928 pubblica su Pietre, la nota rivista divenuta centro di incostro di giovani antifascisti. Allievo di Martinetti, si laurea nel 1930 con una tesi su Leibniz. Nel 1935 Colorini si pone in contatto con il Centro Interno Socialista, costituitosi un anno prima per iniziativa di Rodolfo Morandi, Lelio Basso e Lucio Luzzatto. É tra i fondatori della federazione giovanile socialista della Resistenza e partecipa alla creazione della Prima Brigata Matteotti. Il 28 maggio 1944, fermato da una pattuglia della polizia fascista presso Piazza Bologna, cerca di fuggire. Inseguito, viene raggiunto in un androne e gravemente ferito. Ricoverato all’Ospedale San Giovanni muore il 30 maggio pochi giorni prima della liberazione di Roma. Leo Solari (Genova, 14/6/1919 -Roma, 02/7/2009) è stato politico, partigiano e scrittore italiano. Membro del Consiglio della Sezione italiana della Sinistra Europea.”,”BIOx-082-FL”
“SOLARI Luigi”,”Marconi. Dalla borgata di Pontecchio in Australia.”,”‘Guglielmo Marconi è universalmente riconosciuto come l’inventore della radiotelegrafia, un sistema che ha permesso la trasmissione di segnali telegrafici senza fili utilizzando onde radio. Questo sviluppo ha gettato le basi per la nascita della radio come la conosciamo oggi. Marconi ha iniziato i suoi esperimenti nel 1894 e nel 1895 è riuscito a trasmettere segnali a una distanza di circa 2 chilometri. Nel 1901, ha realizzato la prima trasmissione radio transatlantica, inviando un segnale dalla Cornovaglia a Terranova. Questi successi gli hanno valso il Premio Nobel per la Fisica nel 1909, condiviso con Karl Ferdinand Braun per i loro contributi allo sviluppo della telegrafia senza fili. Marconi non era l’unico a lavorare su queste tecnologie. Altri inventori, come Nikola Tesla e Alexander Popov, hanno contribuito significativamente allo sviluppo delle comunicazioni radio. Tuttavia, Marconi è stato il primo a commercializzare con successo la tecnologia e a dimostrarne l’efficacia su larga scala’. (copil)”,”BIOx-025-FGB”
“SOLARI Gioele, a cura di Luigi FIRPO”,”La filosofia politica. II. Da Kant a Comte.”,”Gioele Solari nacque ad Albino (Bergamo) nel 1872 e morì a Torino nel 1952. Laureatosi in Giurisprudenza e Lettere e filosofia, insegnò nei licei di Cuneo, Carmagnola, e poi nelle Università di Cagliari, Messina e Torino (1918-1948). Tra le sue opere ‘La filosofia del diritto di G. Hegel’ (1932). Non sfuggì all’acume del Marx l’importanza di questa parte del sistema hegeliano “”La dottrina hegeliana della società civile (‘bürgerliche Gesellschaft’) non attrasse negli stessi segua i ed ammiratori attenzione adeguato al suo intrinseco valore, al posto che essa occupa nell’economia generale e particolare del sistema hegeliano, all’influenza storica esercitata. L’attenzione degli studiosi fu di preferenza rivolta alla dottrina dello Stato, nella quale Hegel, quando non obbedì a preoccupazioni polemiche, personali, contingenti, andò tanto oltre nella rappresentazione ideale dello Stato da cadere nell’utopia. Non sfuggì all’acume del Marx l’importanza di questa parte del sistema hegeliano. Nella prefazione a: ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (1859) egli afferma che dallo studio della società civile di Hegel fu portato a ricercare nei rapporti materiali della vita il fondamento dei rapporti giuridici e delle forme politiche dello Stato, a intendere in termini economici la struttura intima della vita sociale (1). Basti dire che la società quale dal Marx fu intesa non è che la stessa società civile di Hegel elevata ad espressione di tutti i valori oggettivi in luogo dello Stato. Ciò passò quasi inosservato ai molti che nel sistema hegeliano cercarono le premesse della dottrina marxista (2). Devesi a loro giustificazione riconoscere che qui più che altrove lo schematismo dialettico in cui Hegel costrinse come in un letto di Procuste il suo pensiero, oscurò la sua profonda visione della realtà sociale. Non è dubbio per noi che in questa parte del suo sistema di filosofia giuridica Hegel ha lasciato un’orma incancellabile”” (pag 209-210) [Gioele Solari, a cura di Luigi Firpo, ‘La filosofia politica. II. Da Kant a Comte’, Laterza, Bari Roma, 1974] [(1) Notevole a questo riguardo è il commento del Marx ai §§ 261-313 della ‘Rechtphilosophie’ di Hegel, pubblicato la prima volta dal Rjazanov nell’edizione da lui curata delle opere Marx-Engels (Marx-Engels ‘Gesamtausgabe’, I Abt., Bd. I, I Halb., Frankfurt a.M. 1927, pp. 401-553: ‘Kritik des Hegelschen Staatsrechts’). Fu scritto nel marzo-agosto 1843 e tratta largamente della società civile in rapporto allo Stato (pp. 480 sgg.) per dimostrare che la società civile è la realtà, mentre lo Stato hegeliano è una astrazione senza contenuto. Il commento fu illustrato dal Capograssi, ‘Le glosse di Marx a Hegel’, in ‘Studi in onore di G. Del Vecchio, Modena, 1930, vol. I, pp. 54-71; (2) Per limitarci ai nostri più autorevoli interpreti del pensiero marxista, né il Labriola (‘Essais sur la conception matérialiste de l’histoire’, 2a ed., Paris, 1902), né il Croce (‘Materialismo storico ed economia marxista’, 3a ed., Bari, 1918), né il Gentile (‘La filosofia di Marx’, Pisa, 1899), né il Mondolfo (‘Il materialismo storico di F. Engels’, Genova, 1912); ‘Sulle orme di Marx’, 3a ed., Bologna, 1923), trattando del materialismo storico diedero rilievo alla società civile, che di quello fu il precedente teorico e storico. Teresa Labriola trattò in una prolusione: ‘Del concetto teorico della società civile’, (Roma 1901) con esplicito riferimento all’Hegel (p. 15), ma per affermare vedute proprie]”,”FILx-027-FMB”
“SOLARO Antonio”,”Storia del partito comunista greco.”,”Markos vedi VAFIADIS Markos “”A cominciare dall’inverno 1946-1947, il governo procedette alla deportazione sistematica e massiccia della popolazione rurale della Grecia del nord. Intorno alle grandi unità militari apparvero i campi dei “”profughi””. 200.000 contadini vennero trasferiti nel solo 1947, e ciò non era che l’inizio. Poco dopo la cifra salirà a 500.000. I rifornimenti di viveri e munizioni, soprattutto per le unità che operavano lontano dai confini dei paesi di democrazia popolare, nel Peloponneso, nella Grecia centrale, rimasero un problema irrisolto sino alla fine della guerra. Fino agli ultimi mesi del 1947, il partito comunista si trova in uno stato di semilegalità. L’11 settembre, in un’intervista al corrispondente del quotidiano inglese “”Times””, Markos si dichiara favorevole a una conciliazione “”onesta e democratica””. Il governo crea una commissione per esaminare i casi dei 50.000 arrestati. Proprio in questo momento, Zachariadis convoca i sei membri ancora liberi del Comitato centrale su un totale di 25 e con un colpo di forza decide di assumere di persona la direzione delle operazioni militari. Dieci giorni più tardi il partito è messo al bando insieme a tutte le organizzazioni democratiche, i giornali della sinistra ecc. In novembre gli americani creano un comando unico greco-americano, per una efficiente direzione della guerra. Zachariadis chiede a Markos di abbandonare la tattica di guerriglia, di trasformare l’esercito democratico in un “”esercito regolare”” e di occupare e mantenere alcune grandi città. Il 24 dicembre 1947 egli annuncia dalla emittente clandestina installata a Belgrado, la costituzione di un governo provvisorio, di cui fanno parte soltanto i comunisti. Quell’annuncio suscita grandi speranze e entusiasmo nelle file dei combattenti dell’esercito democratico e fra i comunisti rimasti nelle città. L’intenzione di Zachariadis è di crearsi una “”capitale”” dove insediare il governo provvisorio e farsi quindi riconoscere almeno dai paesi socialisti. Il giorno di natale, le truppe di Markos entrano nella cittadina di Konitsa, vicino al confine con l’Albania. Per un momento si ha l’impressione che i piani del segretario del partito si stiano attuando. Ma dopo poche ore i partigiani devono abbandonare Konitsa di fronte alla controffensiva dei governativi. Il proposito di Zachariadis si dimostrò inattuabile e fatale per l’esito della guerra civile. Markos gli si oppose sin dall’inizio. Egli intuì tra l’altro quanto fosse difficile affrontare un nemico numericamente e tecnicamente superiore, in condizioni interne e internazionali del tutto sfavorevoli, con la tattica dell’esercito regolare. A quell’epoca probabilmente egli non sapeva che Stalin vedeva con sospetto la creazione di un territorio greco libero con l’appoggio diretto della Jugoslavia. Ciò avrebbe rafforzato senza dubbio le tendenze autonomiste nei Balcani. Stalin si era infatti opposto a un disegno di Tito e Dimitrov per la creazione di una federazione balcanica””. (pag 137-138)”,”MEOx-081″
“SOLARO Antonio”,”Storia del partito comunista greco.”,”Markos vedi VAFIADIS Markos La guerra civile. “”La guerra civile (1945-49) e il suo esito hanno profondamente segnato la vita del paese in tutti i suoi aspetti, e questi segni sono avvertibili ancor oggi. (…) La sconfitta dell’ ELAS ad Atene e l’accordo ancora più pesante di Varkisa, permisero alle forze conservatrici, ai monarchici, ai collaboratori dei tedeschi, di consolidare le loro posizioni. Un’ondata di terrore bianco, di eccidi e di vendette personali si scatenò contro i seguaci dell’EAM. Nei due mesi successivi all’accordo di Varkisa (12 febbraio – 12 aprile 1945), 135 esponenti democratici furono assassinati e 7510 arrestati o fermati. Il governo Plastiras, succeduto a Papandreu, intraprese una vasta campagna di purghe nella pubblica amministrazione e nelle forze armate per allontanare tutti gli elementi di sinistra. La direzione di sinistra dei sindacati fu sostituita dal governo con una direzione composta da elementi anticomunisti. Persino negli enti privati di una certa importanza fu introdotta la caccia alle streghe”” (pag 127)”,”GREx-001-FV”
“SOLCHANY Jean”,”L’ Allemagne au XXe siecle. Entre singularité et normalité.”,”SOLCHANY è Maitre de conferences di storia contemporanea all’ Institut d’ etudes politiques di Lione. “”(…) Hitler souhaite obtenir du Reichstag les pleins pouvoirs, c’est-à-dire une loi conferant au gouvernement, pour une durée de quatre ans, le droit de legiferer sans en referer aux deputés. L’ adoption d’un texte d’une telle importance requiert l’ approbation des deux tiers de l’ Assemblee, soit la reunion d’une majorité qui depasse les seules forces nazies et conservatrices. Certes, l’ arrestation ou le passage dans la clandestinité des 81 deputes communistes permet de resoudre en partie le probleme. Mais Hitler doit tout de meme s’assurer le soutien du Zentrum, à qui il promet la reconnaissance des concordats signés avec le Vatican par la Prusse, le pays de Bade et la Baviere ainsi que le respect de l’ influence de l’ Eglise catholique sur la jeunesse et l’ education. Cette campagne de seduction s’avere efficace puisque le 23 mars 1933, seuls les sociaux-democrates votent contre les pleins pouvoirs. La loi est reconduite à deux reprises, en 1937 et en 1941. Hitler remporte donc un succes decisif qui lui permet non seulement de se debarrasser du Reichstag, qui decide en quelque sorte de se saborder, mais égalment d’échapper à la tutelle du president du Reich et de ses decret-lois. Cette position de force est jugée suffisante par les nazis qui n’estiment pas necessaire de suspendre la constitution de Weimar qui reste formellement en vigueur jusqu’à l’ effondrement du regime””. (pag 156)”,”GERx-089″
“SOLDANI Simonetta TURI Gabriele a cura; saggi di Giovanni VIGO Marino RAICICH Antonio LA PENNA Carlo G. LACAITA Fiamma NICOLODI Sergio ROMAGNOLI Silvia FRANCHINI Ilaria PORCIANI Francesco TRANIELLO Daniele MARCHESINI Roberto MAIOCCHI Marcello DEI Giorgio MARSIGLIA Maria Gioia TAVONI Teresa POGGI SALANI Mario ISNENGHI Maria Iolanda PALAZZOLO Gianfranco PEDULLA'”,”Fare gli italiani. Scuola e cultura nell’Italia contemporanea. 1. La nascita dello Stato nazionale; 2. Una società di massa.”,”Saggi di Giovanni VIGO, Marino RAICICH, Antonio LA PENNA, Carlo G. LACAITA, Fiamma NICOLODI, Sergio ROMAGNOLI, Silvia FRANCHINI, Ilaria PORCIANI, Francesco TRANIELLO, Daniele MARCHESINI, Roberto MAIOCCHI, Marcello DEI, Giorgio MARSIGLIA, Maria Gioia TAVONI, Teresa POGGI SALANI, Mario ISNENGHI, Maria Iolanda PALAZZOLO, Gianfranco PEDULLA’, e i due curatori. SOLDANI insegna storia dell’Italia contemporanea all’Univ di Firenze e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’. Ha pubblicato saggi sul Risorgimento, sulla 1° GM, sulla scuola e le nuove realtà femminili nell’IT liberale. TURI insegna storia contemporanea all’Univ di Firenze. Si è occupato dei riflessi della riv franc in Toscana e degli intellettuali IT del ‘900.”,”ITAS-007″
“SOLDANI Simonetta”,”Un convegno di storia del movimento operaio.”,”Convegno di Linz dal titolo ‘I movimenti di massa degli operai alla fine della prima guerra mondiale’ e ‘Il movimento operaio in Europa nell’anno rivoluzionario 1848. Problemi metodologici e di storia sociale’ Relazioni di Wolfgang Ruge su ‘Movimenti di massa e forze politiche dal 1917 al 1920’; di G.D. Feldmann E. Kolb R. Rürup su ‘I movimenti di massa dei lavoratori in Germania alla fine della prima guerra mondiale, 1917-1921’ altre relazioni o interventi di F. Mucsi T. Erenyi E. Szabo F. Klopic J. Kowalski F. Tych J. Jemnitz S. Fuchs D. Deac H. Biegert H. Mommsen F. Klein E. Ragionieri F. Andreucci T. Detti (Comunicazione di Andreucci e Detti ‘Appunti sulla questione dei movimenti di massa dei lavoratori in Italia alla fine della prima guerra mondiale’), R. Neck (Il movimento operaio in Europa nell’anno rivoluzionario 1848), H. Hautmann ‘I movimenti di massa dei lavoratori austriaci negli anni 1917-1918), A. Deac ‘Lineamenti essenziali della lotta della classe operaia rumena negli anni dello slancio rivoluzionario, 1917-1921, F. Fuchs ‘Aspetti internazionali del movimento operaio in Romania negli anni 1917-1918’, J. Paasivirta ‘Preistoria del movimento operaio finlandese fino alla guerra civile del 1918’, V. Pantich, ‘I Consigli operai come forma della lotta rivoluzionaria dei lavoratori tedeschi’, R. Neck, W. Schmidt, E. Wangermann, G. Spira (‘Il movimento operaio nei mesi della rivoluzione del 1848 nelle città sorelle di Pest, Pfen ed Altofen) (Ungheria), E. Ragionieri (‘Operai, contadini e masse popolari nella rivoluzione del 1848 – 1849 in Italia’), F. Vogel (‘La poesia della libertà della rivoluzione viennese del 1848’)”,”MEOx-135″
“SOLDANI Franco”,”Marx e la scienza. Come il pensiero scientifico ha dato forma alla teoria della società di Marx.”,”Franco Soldani, Europaeische Schüle Müenchen “”Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta”” (Spinoza) “”Quando si segue una cattiva strada, più si marcia veloce, più si ci mette fuori strada”” (Diderot) “”Strettissimo nesso tra teoria del valore e pensiero scientifico del tempo”” (pag 19) “”Il giudizio di Engels sull’importanza dell’opera darwiniana (297), giudizio formulato del resto con grande acume nemmeno venti giorni dopo l’uscita del volume, verrà condiviso in toto anche da Marx un anno dopo, non appena anch’egli avrà avuto modo di leggere ‘The origin of species by means of natural selection’ e di definirlo «il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere» (298). Un mese dopo circa, scrivendo a Lassalle, Marx ritornerà sul significato del volume per la sua interpretazione della società, esprimendo in sostanza una duplice valutazione sul lavoro del grande naturalista inglese. In primo luogo, lo studio di Darwin è importante «als naturwissenschaftliche Unterlage des geschichtlichen klassenkampfes». In secondo luogo, a parte «die grob englische Manner der Entwicklung» presente a suo avviso nel testo darwiniano, «ist hier zuerst der “”Teleologie”” in der Naturwissenschaft nicht nur der Todestoß gegeben, sonders der rationelle Sinn derselben empirisch auseinandergelegt» (299). L’opinione di Marx, per quanto riguarda il metodo darwiniano e la teleologia, coincide dunque completamente con quella di Engels. Di suo Marx aggiunge la particolare sottolineatura del presunto «fondamento scientifico» dato da Darwin alla lotta di classe (300). Tuttavia, anche questa specificazione non differisce in sostanza dalla spiegazione engelsiana. Qual è infatti l’apporto decisivo di Darwin ad un interpretazione della natura ‘juxta sua principia’? In che modo l’opera di Darwin fornisce alla concezione materialistica della società un fondamento scientifico? In effetti, come ora vedremo, le due domande sollevano questioni diverse che finiscono tuttavia per confluire in un’unica interpretazione. Intanto è noto che il contributo teorico decisivo del volume di Darwin riguarda la nuova visione della natura che vi viene delineata. Il suo primo merito consiste infatti nell’aver realizzato «un tentativo grandioso per dimostrare uno sviluppo storico nella natura» (301). In diversi scritti posteriori Engels preciserà ulteriormente questa sua interpretazione dell’opera darwiniana, puntualizzando meglio cosa si debba intendere in realtà con «sviluppo storico della natura». Essenzialmente tre cose. Prima di tutto, la vecchia concezione fissista del mondo materiale, secondo la quale la natura si sarebbe mossa «nell’eterna uniformità di un circolo che di continuo si ripete», ha ricevuto da Darwin «il colpo più vigoroso» (302). Con lo studioso inglese è infatti divenuto evidente che tutto il regno naturale «è il prodotto di un lungo processo di evoluzione» (303) che si è sviluppato nel corso del tempo e al cui interno si sono formate molteplicità e differenziazione, mutamenti e proliferazione degli organismi viventi. Con Darwin, dunque, «l’idea dell’assoluta immutabilità della natura» (304) entra in crisi e viene sostituita da una rappresentazione in cui adesso sono le proprietà intrinseche della materia, e non un «impulso esterno», di norma teologico (305), a produrre la sua storia e le sue trasformazioni periodiche dal più semplice al complesso, dagli organismi monocellulari al cervello pensante (306)”” (pag 28-29-30) [Franco Soldani, ‘Marx e la scienza. Come il pensiero scientifico ha dato forma alla teoria della società di Marx’, Actuel Marx en Ligne, Paris, n. 3 31.2.2001] [(297) Cfr. Werke, 29, p. 524; (298) Ibid., 30, p. 131; (299) I due passi citati ibid., p. 578; (300) Cfr. ibd., p. 249. Per la verità, i giudizi di Marx su Darwin non sono sempre identici, o almeno implicano conseguenze diverse. Si mettano a confronto, per esempio, le due valutazione succitate (ordinate in senso anche cronologico, la prima è del gennaio 1861, l’altra del giugno 1862). (…); (301) Marx – Engels, Carteggio, Editori Riuniti, Roma, 1974, vol. 3, p. 372, corsivo mio (Werke, 29, p. 524); (302) F. Engels, ‘Antidühring’, Editori Riuniti, p. 25 (Werke, 19, p. 205); (303) id., Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, in Marx-Engels, Opere scelte, Editori Riuniti,, 1973, p. 1135 (Werke, 21, p. 295); (304) id., Dialettica della natura, Editori Riuniti, 1978, pp. 41-42, pp. 307 e sgg (Werke, 20, pp. 314-316, pp. 464 e sgg); (305) Ibid; (306) Ibid., p. 211 (ibid., p. 468)]”,”MAES-003-FGB”
“SOLDANI Simonetta”,”Democrazia e socialismo: la duplice sconfitta della seconda repubblica in Francia.”,”””Più in generale (…) se è errato leggere il periodo successivo al giugno 1848 o al giugno 1849 (quando, dice Marx, la paura del popolo in armi spinse la Montagna a promuovere una «processione» in cui «aveva perduto tutto. Compreso l’onore») solo in chiave di declino delle potenzialità rivoluzionarie e democratiche, ancor più deviante è ignorare che tale declino ci fu (…)”” (pag 675)”,”STOx-014-FGB”
“SOLDANI Simonetta a cura; saggi di Aldo AGOSTI Andrea PANACCIONE Gloria CHIANESE Lutz KLINKHAMMER Paolo PEZZINO Simone DURANTI Wolfgang SCHIEDER Adrian LYTTELTON Brunello MANTELLI Francesca CAVAROCCHI Alessandra MINERBI Silva BON Claudio PAVONE Marta BAIARDI Giorgio ROCHAT Pier Paolo POGGIO Gaspare POLIZZI Anna VINCI Milica Kacin WOHINZ Raoul PUPO Valeria GALIMI Enzo COLLOTTI”,”Enzo Collotti e l’Europa del Novecento. Con un saggio di Enzo Collotti.”,”Il volume è frutto del convegno su ‘Enzo Collotti e l’Europa del Novecento’, promosso in data 29-30 ottobre dal Dipartimento di Studi storici e geografici. Simonetta Soldani insegna Storia contemporanea all’Università di Firenze e coordina il Dottorato in Storia dello stesso ateneo. ‘La seconda guerra mondiale come guerra dei fascismi. La resistenza embrione di una nuova Europa’ (pag 100-104) “”Ma nei suoi studi Collotti pare essere particolarmente interessato anche a un altro aspetto: quello della collaborazione economica, tassello indispensabile ai fini della costruzione del «grande spazio economico» (‘Wirtschaftsgroßraum’) che rappresenta la dimensione strutturale dello slogan dello «spazio vitale» (‘Lebensraum’) e che perciò vede da un lato l’attivazione di un gran numero di articolazioni operative ed intellettuali del mondo imprenditoriale germanico – dalla ‘Südosteuropa Gesellschaft’ (Congresso economico dell’Europa centrale) – , dall’altro la disponibilità di settori non irrilevanti dell’economia dei paesi alleati-subalterni ed occupati-collaborazionisti ad accettare progetti di integrazione sovranazionale che, sia pur a direzione germanica, prospettavano anche a loro margini non irrilevanti di profitto e potere purché, ovviamente, fossero accettate le linee guida che venivano dalle autorità nazionalsocialiste, unica strada per accedere a qualche margine di autonomia (29)”” (pag 101) [(29) Cfr. la voce ‘Collaborazionismo’ cit.] “”L’opposizione alle potenze dell’Asse fu infatti un fenomeno generalizzato che assunse carattere di massa, cosa che permette di definire la storia della Resistenza come un capitolo della più generale storia della Seconda guerra mondiale, né l’una può essere ricostruita senza richiamare l’altra (31). Analogamente, non può essere compresa a fondo la storia delle società europee coinvolte dal conflitto se non si tiene presente il costituirsi al suo interno dei reticoli resistenziali; la Resistenza diventa un modo specifico di essere, declinato certo secondo forme specifiche ricalcate e sui contesti nazionali, e sulle pratiche messe in atto dall’occupante: in Polonia, per esempio, fu necessario perfino dar vita a scuole clandestine, avendo il Terzo Reich proibito qualsiasi forma di istruzione men che di base per i giovani’ (dal saggio di Brunello Mantelli, ‘Europe in guerra 1939-1945: fascismi, collaborazionismi, resistenze’) (pag 102-103)”,”STOx-346″
“SOLDATI Mario”,”America primo amore.”,”””Ma in America, dove la cultura universitaria non ha tradizioni, è un disastro per ora senza speranza di rimedio. Il metodo estetico non è conosciuto. E fin qui poco male. Da noi il metodo estetico, scoperta di un uomo di genio, è diventato balordo meccanismo in mano a molti seguaci. Ma da Columbia a Berkeley impera il “”metodo filologico””. ‘Nominalmente’, lo stesso sano e giusto metodo che trionfò in Europa sul finire dell”800 e i primi del ‘900: in Italia col Rajna, il D’Ancona, il Comparetti e tanti altri grandi professori; in Francia col Petit de Juleville, e poi col Bédier, il Lanson, Paul Hazard ecc. e in Inghilterra, in Germania, in Ispagna, dovunque con studiosi di merito e di gusto; ‘praticamente’, goffa, grottesca parodia. La filologia, per gli americani, consiste soprattutto in questo: ‘non giudicare mai’. E quindi neanche le bibliografie sono ben fatte. Una bibliografia dev’essere ordinata, e ordine presuppone comunque criterio, scelta, giudizio. Va a finire che, in fondo, giudicano anche loro: e in modo vile, falso, idiota.”” (pag 218-219)”,”USAS-177″
“SOLDATI Mario”,”Le lettere da Capri.”,””Le lettere da Capri’ uscì nel 1954, l’anno del ‘Taglio del bosco’ di Cassola, del ‘Disprezzo’ e dei ‘Racconti romani’ di Moravia, di ‘L’entrata in guerra’ di Calvino. L’anno precedente a ‘Metello’ di Pratolini. L’epoca, quella letteraria, era insomma di transizione, di riflessione. Il neorealismo, che aveva dominato il dopoguerra, stava per esaurirsi con l’ultima vampata pratoliniana di ‘Metello’, mentre si affacciava all’orizzonte una narrativa dalla problematica formale più sottile, più complessa e più celebrale. Ma di tutto questo Soldati non risentì minimamente’ (pag VII, introduzione) “”L’umiltà è quella virtù che, quando la si ha, si crede di non averla!”” (pag 56)”,”VARx-001-FER”
“SOLDI RONDININI Gigliola”,”Saggi di storia e storiografia visconteo-sforzesche.”,”L’autrice è titolare della Cattedra II di Storia Medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano.”,”ITAG-015-FF”
“SOLDINI Simone a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Maurizio BINAGHI Aurora SCOTTI TOSINI Renato SIMONI Chiara GATTI Aline DARDEL Andreas SCHWAB Gianluigi BELLEI Michel DIXMIER Simone SOLDINI”,”Addio Lugano bella. Anarchia tra storia e arte. Da Bakunin al Monte Verità, da Coubert al dada, 22 marzo – 5 luglio 2015.”,”SOLDINI Simone, conservatore Museo d’arte Mendrisio. “”Nel 1902 venne costituita la Ligue antimilitariste che vedeva nelle sue file individualisti come Georges Parta-Javal, Libertad ed E. Armand, sindacalisti come Yvetot, un “”libertaire naturien”” come Henri Beyle (al secolo Félix Beaulieu) ecc. Ma già il progettato congresso parigino del 1900 indicava nel proprio programma punti come ‘L’attitude des anarchistes en cas de guerre, de soulèvement, d’insurrection’ e ‘Propagande antimilitariste’. E l’anno successivo usciva per iniziativa di ‘Les Temps Nouveaux’, in una prima tiratura di 10.000 esemplari, l’opuscolo ‘Le militarisme et l’attitude des anarchistes et des socialistes révolutionnaires devant la guerre’ di Domela Nieuwenhuis, che terminava emblematicametne con l’incitamento: “”De l’audace, encore de l’audace, toujours de l’audace””. Proprio Domela Nieuwenhuis, la figura più carismatica dell’anarchismo olandese, diventò una sorta di bandiera dell’antimilitarismo dando vita nel 1904 ad Amsterdam alla Internationale Anti-Militaristische Vereeniging (Association international Antimilitariste nella versione francese; Alleanza Internazionale Antimilitarista in quella italiana), il cui comitato generale era formato quasi esclusivamente da anarchici (67), tra i quali Yvetot. Quest’ultimo costituiva anche il tramite con la CGT, che allora e negli anni immediatamente successivi si distinse per il suo radicale antimilitarismo.”” (pag 33-34)”,”ANAx-377″
“SOLE’ Jacques”,”Storia critica della rivoluzione francese.”,”‘Le Rivoluzioni sono la forma barbara del progresso’ (Jaures) (in apertura) SOLE’ è professore di storia moderna all’ Università di Grenoble. Ha scritto libri sui miti cristiani dal Rinascimento all’ Illuminismo, sul dibattito tra cattolici e protestanti e sulla storia della mentalità. In Italia è stato tradotto ‘Storia dell’ amore e del sesso nell’ età moderna’ (1979). “”La dittatura giacobina, partendo dall’ alto, eliminò a poco a poco ogni resistenza e il movimento popolare fu la sua vittima principale. La forza delle sezioni risultò progressivamente indebolita. La leva di massa assorbì 23.000 parigini, mentre molti militanti, più anziani, entrarono nella nuova burocrazia, sempre più pletorica. I comitati rivoluzionari stessi si integrarono nella burocrazia poliziesca. Il movimento sanculotto si inserì nella burocrazia giacobina o perse ogni vitalità””. (pag 145) “”La caduta degli hebertisti segnò la prima occasione, dopo il 1791, di un regresso dell’ estremismo. A questo rafforzamento dell’ assetto governativo si aggiunsero lo scioglimento dell’ esercito rivoluzionario nella capitale, la soppressione dei commissari agli accaparramenti, lo smantellamento del ministero della Guerra, pieno di sanculotti, la loro dispersione amministrativa e la nomina di giacobini lealisti a capo del comune. Sotto questa pressione, cominciò la dissoluzione delle società popolari: molto avanzata già alla fine del mese di maggio, essa significava la morte del movimento sanculotto in quanto forza autonoma.”” (pag 145) “”Dopo Michelet, Albert Mathiez o Daniel Guerin, Albert Soboul ha mirabilmente smontato i meccanismi di questa lotta ineguale fra la dittatura burocratica dei comitati e la spontaneità dei militanti. (…) Fin dall’ estate del 1793, in compenso, Robespierre, Marat e i loro amici avevano fatto di tutto per distruggere l’ influenza di Jacques Roux fra il popolino parigino; fu la calunna che schiacciò e condusse alla morte questo apostolo dei poveri e questo difensore delle masse, teologo di una Rivoluzione i cui dirigenti lo fecero perire. Jean Varlet e Theophile Leclerc furono, al suo fianco, gli avvocati di questa concezione della democrazia diretta di cui diffidavano gli “”uomini di Stato””, artefici della dittatura giacobina.”” (pag 146)”,”FRAR-288″
“SOLÉ Jacques”,”Storia critica della Rivoluzione francese.”,”Jacques Solé è professore di storia moderna all’Università di Grenoble. Ha scritto libri fondamentali sui miti cristiani dal Rinascimento all’Illuminismo, sul dibattito tra cattolici e protestanti e sulla storia delle mentalità. In Italia è stato tradotto Storia dell’amore e del sesso nell’età moderna.”,”FRAR-005-FL”
“SOLERTI Angelo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Le vite di Dante, Petrarca e Boccaccio scritte fino al secolo decimosesto, raccolte dal Prof. Angelo Solerti.”,”Vita di Dante scritta da Giovanni Boccaccio (pag 8-71) Leonardo Bruni: “”E così la Fortuna questo mondo gira, e permuta li abitatori col volger di sue rote”” (pag 107) Dante: “”Donne che avete intelletto d’amore”” (pag 107) Marcantonio Nicoletti: “”E poi di Can grande (Cangrande ndr): ‘Le sue magnificenzie conosciute / Saranno ancora sí, ch’i suoi nemici Non ne potran tener le lingue mute’ (Dante)”” (pag 228) Dante ‘presuntuoso’: “”S’io sto, chi va? S’io vo, chi sta?”” (pag 235) (Alessandro Zilioli)”,”ITAG-199″
“SOLGENITSIN Aleksandr”,”Una giornata di Ivan Denissovic. Romanzo.”,”Aleksandr SOLGENITSIN è nato nel 1918 e ‘Una giornata di Ivan Denissovic’ è la sua prima opera di scrittore. Trascorse la sua infanzia e giovinezza a Rostov sul Don dove si laureò in fisica e matematica. Prese parte alla guerra come ufficiale di artiglieria e nel febbraio del 1945, già capitano e per due volte decorato al valore, fu arrestato e condannato a 8 anni di reclusione, in seguito a una ingiusta accusa di carattere politico. Alla fine della guerra venne mandato ai lavori forzati in un campo siberiano. Ne uscì nel 1956. Nell’ ottobre del 1970 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.”,”RUSS-104″
“SOLGENITSIN Aleksandr”,”Due secoli insieme. Ebrei e russi prima della rivoluzione. Volume primo.”,”””Malgrado l’avversione di Bakunin per gli ebrei, ritroviamo molti di loro tra i dirigenti e teorici dell’anarchismo. Ma “”altrina anarchici russi, ad esempio Kropotkin, non provavano ostilità verso gli ebrei e si sforzavano di guadagnarli alla loro causa”” (88)”” (pag 433) (88) PEG, t. 1, p., 124 (Piccola enciclopedia giudaica) Gerusalemme, 1976″,”EBRx-056″
“SOLGENITSIN Aleksandr”,”Due secoli insieme. Ebrei e russi durante il periodo sovietico. Volume secondo”,”””Meno numeroso; ma molto potente, fu il sostegno che la comunità ebrea russa ottenne dall’estero. Non parliamo nemmeno dei due famosi treni che attraversarono la Germania – quello di Lenin (30 persone) e quello di Natanson-Martov (160) – gli ebrei vi erano in schiacciante maggioranza ed erano rappresentati quasi tutti i partiti (la lista dei passeggeri dei “”vagoni extra-territoriali”” fu pubblicata per la prima volta da V. Burstev (32)). Tra questi duecento, furono pochi coloro che non erano destinati a svolgere un ruolo significativo nella vita politica russa. Molto più numerosi furono gli ebrei che ora sbarcavano a centinaia provenienti dagli Stati Uniti – emigrati della prima ora, rivoluzionari o disertori che avevano evitato il servizio militare – ormai li si chiamava “”combattenti rivoluzionari”” o “”vittime dello zarismo”” e, su ordine di Kerenski, l’ambasciata russa negli Usa rilasciava loro senza difficoltà un passaporto russo dal momento che si presentavano in compagnia di due testimoni – talvolta sollecitati per strada. (I militanti raggruppati intorno a Trotsky si ritrovarono in una situazione particolare: poiché c’erano serie ragioni di sospettarli di intelligenza con la Germania, furono trattenuti per un certo tempo in Canada. Quanto allo stesso Trotsky, disponeva non di un misero, piccolo documento russo, ma di un solido passaporto americano che gli era stato rilasciato, non si sa molto bene perché, durante il suo breve soggiorno negli Stati Uniti – come pure din un’importante somma di denaro la cui provenienza non fu mai stabilita (33))”” (pag 61-62) (32) ‘La casa comune’, 1917, 14 ottobre, 16 ottobre (33) E. Sutton, ‘Wall Street et la révolution bolchevique’, trad. russa, Mosca 1998″,”EBRx-057″
“SOLINAS Giovanni”,”Il microscopio e le metafisiche. Epigenesi e preesistenza da Cartesio a Kant.”,”Giovanni Solinas è nato in Provincia di Cagliari. Laureatosi in filosofia nella Università di Cagliari, libero docente di Storia della filosofia, vi insegna tale disciplina nella Facoltà di Lettere.”,”FILx-153-FL”
“SOLJÉNITSYNE Alexandre (SOLZHENITSYN)”,”Lénine a Zurich.”,”Il lettore di ‘Agosto 14’ era stato intrigato dal sottotitolo di questo romanzo: primo nodo. Leggendo più tardi le “”memorie letterarie”” di Sojenitsyne (Aleksandr Isaevic Solzhenitsyn), ‘Le Chêne et le Veau’, scopre infatti che si tratta del primo tomo di un’opera che l’autore considera come “”quella della sua vita””, e che mette in scena, tra mille altri un “”personaggio”” mai ancora nominato. Il lettore attento a questo primo tomo, pubblicato quando l’autore era ancora in Urss aveva potuto pure otare che mancava un capitolo: quello, precisamente, della prima apparizione del ‘personaggio’. Questi non era altro che Lenin a Zurigo nel momento della grande guerra, e dei preparativi della rivoluzione russa, a Zurigo ove l’esilio ha condotto pure l’autore oggi (1975). Estratto dei primi “”nodi”” della grande opera da ‘Agosto 14’, questi capitoli compongono da soli un romanzo particolare: quello di Lenin prima dell’Ottobre, incomparabilmente vivente attraverso la penna dello scrittore proscritto. Ampie note biografiche di Bogdanov, Bucharin, Brillant (Sokolnikov), Chliepnikov, Hanecki, Kamenev, Kollontai, Kamo, Krassine (Krassin), Litvinov, Lounatcharski (Lunacharskij), Malinovski, Martov, Munzenberg, Parvus, Piatakov, Platten, Potressov, Radek, Rakovski, Zinoviev) (pag 198-222) Lenin comprende la debolezza di Parvus e la propria superiorità (pag 117-118). Segue nota biografica su Parvus (pag 214-215)”,”LENS-326″
“SOLLERS Philippe”,”Sul materialismo.”,”SOLLERS, nato nel 1936 a Talence, è divenuto noto nel 1958 con il romanzo ‘Une curieuse solitude’, cui sono seguiti altri. Nel 1960 è tra i fondatori di ‘Tel Quel’, di cui è rimasto uno dei maggiori animatori.”,”FILx-123″
“SOLMI Edmondo”,”Leonardo (1452-1519).”,”””L’ordinare è opra signorile; l’oprare è atto servile”” (Codice atlantico, 109 r.) “”Tanto mi muoverò che la tela fia finita’ (Manosc. H. 98 v.) “”Triste è il quel discepolo, che non avanza il suo maestro”” (R. 498) “”Gli uomini buoni naturalmente desiderano sapere”” (C.A., 119r) “”Questa benigna natura ne provvede in modo, che per tutto il mondo tu trovi dove imparare”” (Ash. I, 31 v.) “”La natura è piena d’infinite ragioni che non furon mai in esperienza (I 18 r.) (in apertura dei capitoli) (E. Solmi, Leonardo, Longanesi, 1972) Nota biografica. Edmondo Solmi, nacque a Modena nel 1874. Si affermò nel mondo della cultura Morì nel 1912.”,”BIOx-027-FGB”
“SOLOMON Maynard PESTELLI Giorgio a cura di”,”Beethoven. La vita, l’opera, il romanzo familiare.”,”Maynard Solomon, musicologo e psicanalista americano, uno dei massimi studiosi della vita e dell’opera di Beethoven, ha orientato nuovi corsi della critica beethoveniana.”,”BIOx-009-FL”
“SOLOW R.M.”,”La teoria della crescita. Un’esposizione.”,”Cita l’utile libro di Edward Denison ‘Why Growth Rates Differ’ (confronti tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda e Norvegia per il periodo 1950 1962) (pag 16)”,”ECOT-374″
“SOLTYK Romano”,”La Polonia e sua rivoluzione nel 1830.”,”””Una feroce Forza il mondo possiede, e fa nomarsi Dritto; la man degli avi insanguinata Seminò l’ ingiustizia: i padri l’hanno Coltivata col sangue, e omai la terra Altra messe non dà. Reggere iniqui Dolce non è”” (Adelchi) (in apertura)”,”POLx-052″
“SOLZENICYN Aleksandr”,”Lenin a Zurigo.”,”note biografiche su ABRAMOVIC A.E., ARMAND I., BAGOCKIJ S.J., BOGDANOV A.A., BOS E.G., BRONSKI M., BUCHARIN N.I., BURCEV V.L., CHARITONOV M.M., CIVIN E., CUDNOVSKIJ G.I., GREULICH H., GRIMM R., GUILBEAUX H., HANECKI J.S., KAMENEV L.B., KAMO S.A., KARPINSKIJ V.A., KESKKULA A.E., KOLLONTAJ A.M., KOZLOVSKIJ M.J., KRASIN L.B., KRUPSKAJA N.K., LEVI P., LITVINOV M.M., LUNACARSKIJ A.V., MALINOVSLIJ R.V., MARTOV L., MOOR K., MÜNZENBERG W., NOBS E., PARVUS A.L., PJATAKOV G.L., PLATTEN F., PLECHANOV G.V., POTRESOV A.N., RADEK K.B., RAKOVSKIJ C.G., RAVIC S.N., RJAZANOV D.B., SAFAROV G.I., SEMASKO N.A., SIEFELDT A.R., SKLARZ G., SKLOVSKIJ G.L., SLJAPNIKOV A.G., SOKOLNIKOV G.J., URICKIJ M.S., ZINOVIEV G.E.”,”LENS-036″
“SOLZENICYN Aleksandr”,”Una giornata di Ivan Denisovic.”,”Pubblicato nell’ inverno 1962 sulla rivista ‘Novyi Mir’, e subito tradotto in tutto il mondo, ‘Una giornata di Ivan Denisovic’ è il libro che ha rivelato in S., alla prima esperienza narrativa, uno dei maggiori scrittori russi (il libro vincerà il premio Nobel 1970). Il romanzo parlava per la prima volta esplicitamente dei campi di lavoro forzato staliniani. Ma il libro non è solo uno squarcio bruciante di vita vissuta (è tratto dall’ esperienza diretta del suo autore): l’ autore è andato al di là della greve brutalità dei fatti per realizzare un’opera d’arte. SOLZENICYN è nato nel 1918. Suo padre faceva l’ insegnante. Morto il padre, venne educato dalla madre. La sua infanzia e gioventù trascorsero a Rostov-sul-Don. Completò i suoi studi nel 1941 alla facoltà di fisica e matematica dell’ Università di Rostov. Dopo la laurea si arruolò volontario. Servì in artiglieria, prima col grado di comandante di batteria e poi di capitano guadagnandosi due onorificenze al valor militare. Nel 1945 venne arrestato per una denuncia politica (falsa) e condannato a 8 anni di campo di lavoro coatto.”,”RUSS-094″
“SOLZENICYN Aleksandr”,”Arcipelago Gulag. 1918 – 1956. Saggio di inchiesta narrativa.”,”””Con prove storiche inoppugnabili Solzenicyn dimostra che i lager nacquero nel 1918 e, nel tempo, si moltiplicarono con progressione geometrica fino a trasformare il resto del paese in una sorta di ‘cornice’ dei campi di concentramento. La struttura e l’ economia del lavoro forzato diventarono parti integranti, seppure separate, del modello di sviluppo della società sovietica dal 1918 al 1956.”””,”RUSS-123″
“SOMAI Giovanni”,”Sul rapporto tra Trockij, Gramsci e Bordiga.”,”SOMAI Giovanni “”In definitiva, e lo dimostrano proprio i suoi scritti, Trotsky si occupò ben poco della situazione italiana, o almeno lo fece per i risvolti in campo internazionale della negazione del fronte unico politico da parte del PCd’I, perciò non poteva “”premere”” su Gramsci per farlo separare da Bordiga, poiché gli interessava conquistare il partito intero, compreso quel Bordiga che era una figura rilevante nel comunismo internazionale. Del resto, i tentativi fatti su Gramsci da Chiarini e Ràkosi, certamente su indicazione del presidente del Komintern, non si addicevano al capo dell’Armata rossa, che semmai preferiva scontrarsi e duramente con Gramsci, Bordiga e Terracini, invece di usare le manovre di corridoio preferite da Zinoviev il quale, inoltre, in una situazione così difficile quale quella italiana, si serviva di uomini come Ràkosi, che non aveva fornito prove brillanti in Ungheria, e Chiarini, iscritto al PCR da così breve tempo da non potervi ricoprire alcuna carica, tantomeno l’incarico di rappresentante del Kominten (16). Ci sembra poi che si possa interpretare in modo più sfumato e articolato anche la terza e ultima testimonianza sui rapporti tra Gramsci e Trockij, quella di Giuseppe Berti. Il dirigente comunista, infatti, nell’introduzione premessa ai documenti dell’archivio Tasca, ha ricordato la conversazione avvenuta nel 1924 a Mosca, in occasione del V congresso dell’IC, tra Serrati e Trotsky, cui aveva personalmente assistito. In quell’occasione Trotsky avrebbe detto di aver partecipato (con Zinoviev e Bucharin) ai lavori della commissione italiana e di aver incontrato grandi difficoltà nel dibattito con Gramsci: “”Abbiamo dovuto premere molto per convincerlo a prendere una posizione di lotta contro Bordiga e non so se ci siamo riusciti”” (17) (16) Su Chiarini (Caim Haller), del quale il PCd’I aveva chiesto nel 1923 la destituzione (rimase consigliere privato di Zinoviev per gli affari italiani e negli anni trenta insegnante di leninismo alla scuola per italiani in Russia), si vedano alcune lettere di Gramsci in P. Togliatti, ‘La formazione…’, cit; G. Somai, Gramsci…, cit.; A. Mettewie-Morelli, ‘Lettres et documents d’Ersilio Ambrogi, 1922-1936’, in ‘Annali Feltrinelli’ 1977, pp. 173-291. Alcune lettere di Ambrogi (in particolare pp 286-291) contengono numerose informazioni sui rapporti tra Gramsci e Radek-Zinoviev, ma non menzionano Trotsky G. Berti, Appunti e ricordi (1919-1926), introduzione a ‘I primi dieci anni di vita del Partito Comunista italiano, in ‘Annali Feltrinelli’, 1966, p. 33] (pag 76-77) “”(30) Sull’atteggiamento bordighista verso Trockij è un documento utile B. Fortichiari, ‘Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario’, a cura di L. Cortesi e Arturo Peregalli (Torino 1978) pag 80 (nota) “”Rifiutata la proposta di Korsch (dal quale era reputato il leader della corrente internazionale di sinistra) di fare una dichiarazione comune, anche perché non attuabile praticamente, Bordiga fissa così alcune direttive che ben spieganoil suo successivo atteggiamento, come del resto quello precedente: “”Con ogni mezzo che non esclude il diritto di vivere nel partito deve essere denunziato l’indirizzo prevalente come conducente all’opportunismo e come contrastante con la fedeltà ai principi programmatici dell’Internazionale, che anche gruppi diversi da noi possono aere il diritto di difendere a condizione che si pongano il quesito di ricercare le deficienze iniziali .- non teoretiche, ma tattiche, organizzative, disciplinari – che hanno fatto la Terza Internazionale ancora suscettibile di pericoli degenerativi”” (35). Coerente con tale principio, durante la permanenza al confino di Ponza, Bordiga si schierò contro una risoluzione che definiva Trockij “”uno dei nemici aperti dell’Internazionale”” e venne espulso dal partito, nel 1930, sulla base di un rapporto di Berti (36). Qui non c’è ombra di tentativo di strumentalizzare Trotsky; qualcuno, anzi, potrebbe persino sostenere il contrario, cioè che sia stato Bordiga ad essere strumentalizzato dal russo. Se poi proprio si vuole rivolgere un’accusa del genere, bisogna allora indirizzarla a Gramsci, che con “”l’equazione”” Trockij-Bordiga – lasciata cadere e completamente ribaltata in seguito dal PCdI, ma non dal Komintern – non contribuì certo a far comprendere ai comunisti italiani le complesse questioni russe. Continuando di questo passo, da una strumentalizzazione all’altra, sulla base di una testimonianza di Leonetti si potrebbe definire Gramsci stalinista, o assimilare acriticamente Bordiga e Trotsky per quanto è stato riferito sui loro incontri nel 1924-1926 (V congresso, V Ea) (37). Ora, a nostra parere, né Bordiga né Gramsci possono essere ridotti a Trockij, o viceversa, e soprattutto non si può trasformare Gramsci in seguace del russo. Se ciò è accaduto, i motivi sono, da una parte, gli staccati eretti negli anni trenta tra bordighisti e trotskisti e; dall’altra, la necessità di ribattere le accuse rivolte a Trotsky nei ‘Quaderni'”” (pag 82-83) (in nota 37 si cita la testimonianza di Leonetti secondo cui Gramsci nel 1924 abrebbe detto che Stalin “”è il migliore tra i compagni russi””, testimonianza citata da F. Ormea, ‘Le origini dello stalinismo nel Pci’ (1978))”,”BORD-128″
“SOMAI Giovanni”,”Gramsci al Terzo Esecutivo Allargato (1923): i contrasti con l’Internazionale e una relazione inedita sul fascismo.”,”SOMAI Giovanni “”Gli altri documenti della delegazione italiana, pubblicati nel 1924 su “”Stato Operaio”” e ampiamente citati negli studi già menzionati, provano come gli spunti di Gramsci venissero poi relegati in secondo piano dall’atteggiamento di Zinoviev. Le critiche di Gramsci all’IC sono assai gravi e si dovrà attendere per trovare toni meno aspri, ma ugualmente critici, poichè ancora nel 1924, pur difendendo i “”compagni russi”” e riconoscendo al PCR “”l’egemonia di fatto dell’organizzazione mondiale””, criticava il modo in ui veniva inteso “”il centralismo del Comintern””. Compito prioritario era però formare un nucleo dirigente italiano saldo e omogeneo come quello bolscevico, per poter assumere in seguito “”una posizione indipendente”” e permettersi così “”anche il lusso di criticare”””” (pag 807)”,”GRAS-117″
“SOMAI Giovanni / NATOLI Claudio”,”La mancata “”venuta”” di Bordiga a Mosca. Il preludio della “”questione russa”” dell’ottobre 1926 (Somai) / Teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista, di Nikolaj I. Bucharin (Natoli).”,”””Del viaggio di Bordiga a Mosca nel 1926 s’è detto, come ha ricordato Alfonso Leonetti in un’intervista sul libro di Livorsi apparsa sul “”Il Messaggero”” del 5 dicembre 1976, che fosse stato lui a chiederlo, ma dalla nuova documentazione appare chiaro che è stata la segreteria del Pci a chiedergli di compiere il suo dovere di militante recandosi a Mosca a ricoprire il posto di membro del Comitato Esecutivo dell’Internazionale. E’ noto che dal 1923 Bordiga rifiutò qualsiasi carica nel partito e nell’Internazionale, tanto che Togliatti ricordò a Scoccimarro “”il permanente”” e “”inesplicabile”” atteggiamento di Bordiga che aveva rifiutato la carica di vicepresidente del Comintern nel 1924 e che faceva sospettare ai comunisti russi qualche sua trama nel 1926. nel 1924 infatti Bordiga non aveva voluto ricoprire il suo posto all’Esecutivo internazionale, affermando che in occasione del prossimo Esecutivo Allargato (EA) sarebbe andato a Mosca e vi si sarebbe fermato volentieri. Nel 1925 non lo fece per la prossimità del congresso del partito (il terzo, tenuto a Lione dal 20 al 26 gennaio 1926); nel 1926 si dichiarò disposto a restare a Mosca a partire da luglio e chiese di poter portare con sé la famiglia (3)”” (pag 324) (3) Cfr. i rapporti di Humbert-Droz, pià volte rappresentante dell’IC in Italia (a Livorno, al Congresso di Roma, nel 1924, nel periodo del Comitato d’Intesa) e nel 1926 membro del Segretariato dei Paesi Latini, del 30 settembre e del 20 ottobre 1924, in J. Humbert-Droz, Il contrasto tra l’Internazionale e il Pci, 1922-1928′, Milano, 1969, pp. 188, 213. Vedi anche la Dichiarazione di Bordiga del 19 luglio 1925, non pubblicata dalla centrale, in APC 340/32-36 “”Korsch e Schartz cercavano apertamente di prendere accordi con il polacco Dombal e con “”la ‘emigrazione’ italiana e con la frazione ‘internazionale’ di Bordiga (20)”””” (pag 331) (20) Togliatti alla segreteria, 27 marzo 1926, APC, 419/18″,”BORD-130″
“SOMAINI Eugenio EMMANUEL Arghiri BOGGIO Luciano SALVATI Michele”,”Salari, sottosviluppo, imperialismo. Un dibattito sullo scambio ineguale.”,”SOMAINI Eugenio”,”ECOT-200″
“SOMAINI Eugenio”,”Strategia sindacale e programmazione. Salari, profitti e controlli degli investimenti.”,”Eugenio Somaini (1941) è incaricato di Economia politica nell’Univesità di Bologna (1979). Autore di vari studi di economia internazionale e sulla teoria keynesiana, collabora a ‘Critica marxista’, ‘Rinascita’ e ‘Politica ed economia’.”,”SIND-196″
“SOMBART Werner”,”Il socialismo tedesco.”,”Sommario: L’era economica, la trasformazione della società e dello Stato. Che cosa è il socialismo? concetto generale di socialismo, varie specie di socialismo. Errori socialismo nell’epoca economica: il marxismo. Cosa s’intende per socialismo tedesco. Lo Stato. L’ economia: tecnica produzione consumo.”,”TEOC-007″
“SOMBART Werner”,”Socialismo e movimento sociale (nel secolo XIX). In appendice: cronaca del movimento sociale dal 1750 al 1896.”,”Werner SOMBART (1863-1941) docente di economia presso le Università di Breslavia e Berlino, è considerato, assieme a Max WEBER, il fondatore della moderna sociologia economica. Tra le sue opere successive: ‘Il capitalismo moderno’ (1902); ‘Gli ebrei e la vita economica’ (1911), ‘Il borghese’ (1913), ‘L’ avvenire del capitalismo’ (1932), ‘Il socialismo tedesco’ (1934).”,”SOCx-080″
“SOMBART Werner”,”Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo? (Titolo orig. Warum gibt es in den Vereinigten Staaten keinen Sozialismus?).”,”Questo saggio di SOMBART mai prima d’ora tradotto in Italia è un quadro della società americana che emerge al di là degli errori di previsione dell’ autore. “”Come tutti gli Americani, così pure nell’ operaio lo sconfinato ottimismo si esprime anche e specie nella fede, nella missione, nella grandezza del suo Paese, una fede che assai spesso assume una colorazione religiosa: gli Americani sono il popolo eletto da Dio, il famoso “”sale della terra””. (…) Questo significa però: l’ operaio americano si identifica con l’ odierno stato americano; si pone al fianco della bandiera stellata; è d’ animo “”patriottico (come ci si dovrebbe esprimere nel significato tedesco):”” (pag 21) “”Il cosiddetto Spoils-system domina, negli Stati Uniti, in maniera generale, sin dalla presidenza Jackson (1829-1833), e già si era precedentemente consolidato in alcuni Stati, come New York e la Pennsylvania. Riposa su di ciò il fatto che il bottino tocca al vincitore – the spoils to the victor! – cioè che, sostanzialmente, le cariche non siano occupate secondo il principio della qualificazione, ma in considerazione della appartenenza al partito da parte dei candidati.”” pag 42 ‘Spoil-system’ “”(…) tutti i movimenti che, fino ad oggi, hanno impedito lo sviluppo del socialismo negli Stati Uniti sono in procinto di scomparire o di essere trasformati nel loro contrario, cosicché in conseguenza di ciò, secondo tutte le previsioni, nella prossima generazione il socialismo potrà giungere alla piena fioritura nell’ Unione””. (pag 121)”,”CONx-108″
“SOMBART Werner”,”Il socialismo tedesco.”,”Sommario: L’era economica, la trasformazione della società e dello Stato. Che cosa è il socialismo? concetto generale di socialismo, varie specie di socialismo. Errori socialismo nell’epoca economica: il marxismo. Cosa s’intende per socialismo tedesco. Lo Stato. L’ economia: tecnica produzione consumo. “”Trattandosi sempre di constatazioni empiriche possiamo dichiarare decisivo il ‘numero’ oppure il ‘peso’ di queste manifestazioni. Prendiamo ad esempio le affermazioni di uomini importanti sulla tendenza dei tedeschi ad ubbriacarsi,spesso volte considerata come una delle loro caratteristiche. Lutero scrive: “”Ogni paese deve avere il suo proprio diavolo, l’Italia, la Francia ecc. Il nostro diavolo sarà un otre di buon vino, deve chiamarsi beone. Che il nostro popolo sia così assetato, che la sua sete non possa venir calmata neppure con molto vino o birra, questa eterna sete rimarrà la piagad della Germania, io temo, fino al giorno del giudizio”” (in ‘Wider Hans Worst’ 1541). Per vedere se questa affermazione pronunciata già da Tacito e ripetuta da Bismarck corrisponda o no al vero bisognerebbe fare un censimento dei bevitori e delle quantità da loro ingurgitate (…)””. (pag 173) “”A chi parla continuamente del fruttuoso influsso delle culture straniere sulla nostra vita spirituale vorrei ricordare le parole di Goethe che non era certamente uno sciovinista: “”Il tedesco non corre pericolo maggiore che quello di esaltarsi con, e per i suoi vicini. Non v’è forse nazione più adatta della nostra a svilupparsi da sé stessa: e fu quindi per essa un grande beneficio che il mondo esterno se ne sia occupato con tanto ritardo. Ora che si sta sviluppando una letteratura mondiale, il tedesco a guardar bene è quello che può perderci di più: esso farà bene a meditare su questo avvertimento””””. (pag 249) pag 338″,”GERE-024″
“SOMBART Werner, a cura di Alessandro CAVALLI”,”Il capitalismo moderno.”,”””La frase di Adam Smith: “”la ricompensa liberale del lavoro… è la causa (!) dell’aumento della popolazione”” rimase determinante per tutti gli economisti. “”Se avessi a disposizione beni alimentari ed altri beni di consumo, non mi mancherebbero a lungo neppure gli operai che mi permetterebbero di entrare in possesso di alcuni di quegli oggetti che mi sembrano più utili e desiderabili”” esclama Ricardo abbagliato dal pensiero di Malthus in un’epoca in cui i filatori inglesi di cotone si mettevano disperati le mani nei capelli, perché scarseggiava la necessaria mano d’opera. Un importante progresso nei confronti di questa concezione assolutamente cieca di fronte alla realtà è rappresentato dalla teoria di Sismondi. Mi sembra che egli sia stato il primo a ‘mettere in relazione il problema dell’aumento della popolazione con il sistema economico dominante’. (…) Il germe fecondo nascosto in questo approccio venne però soffocato dall’errore, in ultima analisi di nuovo malthusiano, nel quale Sismondi incorre nel giudicare per lo meno il proletariato. Questo è disponibile sempre nella quantità desiderata. Il capitalismo non avrà mai scarsità di lavoratori salariati. E’ lo stesso ottimismo di tutti i malthusiani che non conoscono il problema del reclutamento della forza lavorativa. “”La popolazione si misura sempre, in ultima analisi, sulla domanda di lavoro. Tutte le volte che vi sarà richiesta di lavoro e sarà offerto un salario sufficiente, nascerà un operaio per guadagnarlo”” (‘Nouveau Principles’, vol. II, p. 286). Karl Marx, i cui meriti verso lo sviluppo della teoria demografica sono indubbiamente grandi, si allontana ulteriormente da Malthus. Ciò che Marx vide e fece oltre quel che avevano visto e fatto i suoi predecessori, consiste soprattutto in questo: 1. Egli affermò risolutamente che aveva senso stabilire delle “”leggi demografiche”” solo per determinati periodi di tempo di contenuto quindi storicamente limitato. “”Una legge demografica astratta esiste soltanto per piante e animali, se l’uomo non vi interviene storicamente”” (K. Marx, Das Kapital, 4° ediz.). In questo senso erano già orientati i teorici della popolazione, prima che Malthus confondesse loro le idee. Ma l’affermazione chiara ed esplicita di questo stato di cose rimane merito di Marx. 2. Con particolare riferimento al problema del reclutamento degli operai egli riconobbe la differenza fra forza lavoratrice potenziale (biologica) ed attuale (economica), una differenza su cui ci soffermeremo ancora nel prossimo capitolo. 3. Marx ha inoltre contribuito in modo considerevole allo studio dell'””origine del proletariato””. (…) Il nucleo della teoria demografica di Marx è “”la legge della popolazione tipica della produzione capitalistica”” (K. Marx, op. cit., p. 596), che si può definire come teoria economica della popolazione, perché in essa si cerca di staccare il movimento demografico dal suo fondamento biologico e di interpretarlo esclusivamente come conseguenza di processi economici. Il contenuto di questa “”legge demografica”” è il seguente: la popolazione, cioè il proletariato, cresce sempre più rapidamente dell’accumulazione del capitale, il quale ha quindi ‘sempre’ a sua disposizione vaste masse di operai. La prova di questa tesi viene portata per mezzo di un’altra tesi secondo la quale ad ogni nuova accumulazione del capitale è connesso un mutamento nella composizione “”organica”” del capitale, di modo che il capitale “”costante”” rappresenta una parte sempre maggiore del capitale totale, mentre il capitale “”variabile””, il fondo salari, diminuisce costantemente. Se però il fondo salari diventa sempre minore, diminuisce sempre il numero di operai che trovano un’occupazione; molti operai verranno licenziati e formeranno l'””esercito industriale di riserva””, l'””eccedenza relativa di popolazione””.”” (pag 599-602) [W. Sombart, Il capitalismo moderno, 1978]”,”ECOI-001-FPA”
“SOMBART Werner, a cura di Roberta SASSATELLI”,”Dal lusso al capitalismo.”,”SOMBART Werner (1863-1941) rimane uno dei classici del pensiero sociologico soprattutto per le sue riflessioni sullo sviluppo e le caratteristiche del capitalismo. “”Nella teoria del mercato e della sua importanza rispetto alla nascita del capitalismo ha preso forma, da Marx in poi, l’infelice idea che il capitalismo sia stato favorito dall’ampliamento geografico delle relazioni di mercato, specialmente tramite lo sfruttamento delle colonie nel XVI secolo. Questa idea si espresse poi nella concezione teleologica della scuola storica di economia politica, alla quale hanno aderito quasi tutti gli storici dell’economia: la dilatazione geografica degli scambi commerciali, il mercato “”remoto””, l’esportazione avrebbero reso “”necessaria”” l’organizzazione capitalistica. Tale parere è stato considerevolmente rafforzato, nell’ultima generazione, dalla teoria di Karl Bücher, un eccellente ricercatore, un pensatore realmente fecondo, il cui pensiero è così riassumibile: artigianato = produzione per il cliente, capitalismo = produzione per una cerchia di acquirenti sconosciuti; artigianato = mercato locale, capitalismo = mercato interlocale. Questo orientamento, che è stato accettato pressoché da tutti gli storici dell’economia, è decisamente catastrofico. Infatti, come ho già detto, la ricerca così impostata finisce in un vicolo cieco. Si è cercato nel posto sbagliato ciò che giustifica la transizione alla concezione capitalistica dell’economia. La produzione per una clientela specifica (Kundenproduktion), e la vendita su mercati lontani (Fernabsatz) non caratterizzano affatto la contrapposizione tra artigianato e capitalismo, se indaghiamo con attenzione le relative condizioni dello scambio. Da un lato, il capitalismo può essere associato ad una produzione per una clientela specifica (p. es. nella sartoria su misura ‘Maßschneiderei’); dall’altro c’è stato, per secoli, un artigianato fiorente senza tratti capitalistici, il cui mercato era costituito dall’intero mondo conosciuto”” (pag 62-63) [Werner Sombart, a cura di Roberta Sassatelli, Dal lusso al capitalismo, 2003] Bücher ‹bü´h’ër›, Karl. – Economista tedesco (Kirberg 1847 – Lipsia 1930), prof. nelle univ. di Dorpat, Basilea, Karlsruhe e Lipsia; socio straniero dei Lincei (1924). Appartenne alla giovane scuola storica tedesca che fa capo a Schmoller; tra le opere: Die Entstehung der Volkswirtschaft (1893), Arbeit und Rhythmus (1896, 6a ed. 1924), Beiträge zur Wirtschaftsgeschichte (1922). (Treccani.it)”,”ECOT-203″
“SOMBART Werner, a cura di Roberta IANNONE”,”Guerra e capitalismo. (1913)”,”‘Werner Sombart (1863-1941) è stato uno dei maggiori autori europei nel campo delle scienze sociali, capocorrente della nuova scuola storica tedesca e Professore di Sociologia all’Università di Breslavia e di Berlino. E’ stato uno dei sociologi più influenti del suo tempo, all’epoca anche più di Max Weber suo contemporaneo. (…)’ Roberta Iannone è Professore associato di Sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze politiche della Sapienza, Università di Roma, dove insegna Sociologia generale e Sociologia corso avanzato. Diversi i suoi contributi sul pensiero di Sombart. Recentemente ha curato la prima edizione in italiano di ‘Vom Menschen’ (1940) in ‘Umano ancora umano. Per un’analisi dell’opera “”Sull’Uomo”” di Werner Sombart’ (2013) e l’edizione italiana de ‘L’avvenire del capitalismo’ (2015). Dimensione degli eserciti del Medioevo (pag 87-88) “”Uno dei principali risultati a cui Hans Delbruck perviene nel terzo volume della sua storia dell’arte della guerra è quello di dimostrare che il Medioevo aveva eserciti costantemente inferiori, rispetto a quanto si pensasse sinora. Con questo si dimostra per la guerra la stessa cosa che ho già indicato per il commercio, e che molti altri avevano in precedenza dimostrato per i generici rapporti tra la popolazione, in particolare il numero di abitanti delle città: la piccolezza esteriore del mondo medievale (che fa apparire tanto più imponente la sua grandezza interiore). Nella battaglia di Hastings sarebbero stati centinaia di migliaia, se non addirittura milioni (una stima parla di 1.2 milioni), i combattenti in campo l’uno contro l’altro; molto probabilmente l’esercito normanno contava in realtà meno di 7.000 guerrieri, certamente non molti di più; mentre l’esercito di Harald era ancora più debole: tra i 4.000 e i 7.000 uomini. Anche gli eserciti delle crociate, che erano probabilmente i più numerosi del Medioevo, sono relativamente piccoli: possiamo fissare a 1.200 il numero massimo di cavalieri che hanno combattuto una battaglia in terra Palestina, e a 9.000 il numero dei fanti. L’intero esercito presente ad Ashdod è probabilmente sovrastimato, se ipotizzato di 8.000 guerrieri. Gli eserciti riuniti da Federico Barbarossa presso Milano sono tra quelli più numerosi del Medioevo; ma anche qui, le decine di migliaia e centinaia di migliaia di cui parlano i cronisti sono numeri favolosi: si trattava in realtà di qualche migliaio di cavalieri. Nella battaglia di Cortenuova (1237), una delle più grandi del tempo, si sono affrontati al massimo 10.000 combattenti per ogni parte. Gli schieramenti medievali possono essere determinati numericamente in maniera quasi esatta, partendo dal numero di cavalieri generalmente presenti in un paese: secondo i calcoli di Morris, nell’Inghilterra del XIII sec. non vivevano più di 2.750 cavalieri. Per ogni cavaliere c’erano circa due scudieri, quindi in Inghilterra si potevano contare al massimo 8.000 uomini di cavalleria; mentre il numero massimo di fanti che nel 1277 potevano essere radunati, e solo per un tempo molto breve, può essere stimato intorno ai 15.640 uomini. La più grande armata mai vista nel Medioevo è stata probabilmente quella che Edoardo III ha riunito a Calais nel 1347. Essa consisteva di 32.000 uomini, una (come commenta Delbrück nei suoi calcoli) (23) «potenza militare senza precedenti per il Medioevo». E dinanzi a questi numeri dobbiamo sempre tenere a mente che questi grandi eserciti potevano essere tenuti insieme sempre per un tempo limitato”” (pag 87-88)”,”QMIx-263″
“SOMBART Werner”,”Perchè negli Stati Uniti non c’è il socialismo?”,”Werner Sombart (1863-1941) è considerato, con Max Weber, il fondatore della sociologia economica. Le opere: Il capitalismo moderno, Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico, Dal lusso al capitalismo.”,”MUSx-017-FL”
“SOMBART Werner”,”Socialismo e movimento sociale (nel secolo XIX). In appendice: Cronaca del movimento sociale dal 1750 al 1896.”,”Werner Sombart (1863-1941) docente di economia presso le università di Breslavia e di Berlino, è considerato, con Max Weber, il fondatore della sociologia economica. Le opere: Il capitalismo moderno, Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico, Dal lusso al capitalismo.”,”TEOS-126-FL”
“SOMENZI Vittorio”,”La scienza nel suo sviluppo storico.”,”Lavoro manuale e lavoro intellettuale nell’antica Grecia. “”Mentre nella Grecia dell’epoca precedente Platone ed Aristotele il lavoro manuale era tenuto in alta considerazione, ed i riflessi del mondo della tecnica si manifestavano anche nelle opere dei filosofi, in concomitanza con la formazione delle grandi metafisiche comincia a prevalere una visione aristocratica del lavoro artigianale, paragonabile proprio a quella che aveva la cultura egiziana. Già Erodoto accenna a questo cambiamento di mentalità dichiarando: “”io non so giudicare con esattezza se i greci hanno appreso ciò appunto dagli egizi, poiché vedo che anche i traci, gli sciti, i persiani, i lidii e quasi tutti i barbari considerano inferiori, nei confronti degli altri cittadini, quelli che apprendono un mestiere e i discendenti, mentre considerano gente per bene coloro che si tengono lontani dai lavori manuali, e soprattutto coloro che si dedicano alla guerra”” (pag 170)”,”SCIx-125-FF”
“SOMIN Ilya”,”Stillborn Crusade. The Tragic Failure of Western Intervention in the Russian Civil War 1918-1920.”,”Ilyia Somin is a doctoral candidate in the Department of Government at Harvard University. He has conducted research projects on welfare policy, budget and tax issues, and the late stages of the cold war. Born in 1973 in Leningrad, Somin emigrated in the United States in 1979. This is his first book. Acknowledgments, Introduction, Epilogue: Conclusions and Implications, Bibliography, Index, cartina,”,”RIRO-124-FL”
“SOMMARIVA Marco”,”Ribelli. 1000-2000: un lungo millennio.”,”SOMMARIVA Marco à nato a Sestri Ponente nel 1963.”,”BIOx-186″
“SOMMARIVA Marco”,”Ribelli. 1000-2000: un lungo millennio.”,”Marco Sommariva è researcher scrittore di matrice libertaria”,”SOCx-001-FMP”
“SOMMARIVA Marco”,”Fischia il vento.”,”Marco Sommariva è nato a Sestri Ponente (Genova) nel 1963. Ha pubblicato il romanzo ‘Il cristallo di quarzo’ e alcuni racconti.”,”LIGU-005-FMP”
“SOMMARUGA-BODEO Lavinia a cura, Saggi di Marcos ARRUDA Riccardo PETRELLA Alain TOURAINE Alex ZANOTELLI Daniela FORNACIARINI”,”Per un’economia di equità nella dignità. La globalizzazione creata dal basso.”,”Marcos Arruda geologo, giornalista. Arrestato in Brasile è stato liberato dopo 9 mesi di detenzione, grazie a una campagna avviata dalle chiese negli Stati Uniti e da Amnesty International. Attualmente è economista educatore e autore di vai volumi a indirizzo economico di cui uno con Leonardo Boff. Riccardo Petrella, Consigliere della Comunità Europea, presiede il gruppo di Lisbona con cui ha pubblicato nel 1995 I limiti della competitività edizioni il Manifesto. Alain Touraine Ordinario di storia, sociologia, direttore presso la prestigiosa Ecole pratique des hautes études Paris. Padre Alex Zanotelli Missionario comboniano, ha diretto Nigrizia una delle più competenti riviste italiane riguardanti le relazioni Nord-Sud e le strategie di sviluppo. Attualmente vive a Korogocho in Kenya, fra i più poveri in uno slum di Nairobi. Daniela Fornaciarini, giornalista e produttrice degli approfondimenti di rete2 Radio Svizzera di lingua italiana. Lavinia Sommaruga Bodeo Coordinatrice per la Politica di sviluppo della Comunità di lavoro Swissaid, Sacrificio Quaresimale, Pane per i fratelli, Helvetas, Caritas.”,”ECOS-011-FL”
“SOMMELLA Vincenzo”,”George Novack.”,”George Novack, pseudonimo di Yasef Mendel Novograbelsky, nasce a Boston nel 1905 da una famiglia di immigrati ebrei. Dopo gli studi superiori si iscrive all’Università di Harvard, da cui esce nel 1927 senza aver conseguito alcun titolo. Nel 1928 entra nel mondo della pubblicità editoriale lavorando per Doubleday & C. La grande crisi del 1929 è la causa della sua evoluzione a sinistra che si compie definitivamente nel 1933 sotto l’impressione della vittoria nazista in Germania. In quell’anno aderisce alla Communist league of America, l’organizzazione trotskista diretta da J.P. Cannon e M. Shachtman. Milita in seno al Ncdpp (National committee for the defense). Nel 1937 diviene segretario dell’American committee for the defense of Leon Trotsky e si reca a Coyoacan per le udienze preliminari della Commissione capeggiata da John Dewey. É tra i fondatori del Socialist workers party alla fine del 1938. Nel 1941 entra nel Comitato nazionale del Swp. Nello stesso anno il governo americano incrimina i dirigenti del Swp e particolarmente quelli impegnati nell’organizzazione sindacale dei Teamster (Autotrasportatori) della sezione 544, avanguardia delle lotte nella metà degli anni Trenta. Novack dirige il lavoro del Civil rights defense committee che organizza la difesa legale e politica dei militanti incriminati. Nel 1942 lavora in una fabbrica automobilistica di Detroit e nel 1943 torna a New York per fare parte della direzione del Swp dopo l’arresto di Cannon e degli altri 16 incriminati di Minneapolis. Dopo la guerra, dal 1951 al 1953 è in Europa in qualità di rappresentante del Swp nella Quarta Internazionale. Trasferitosi a Los Angeles dirige la rivista teorica del partito, quindi la International Socialist Review. Nell’agosto del 1973 è tra i sostenitori prima della Leninist-trotskyst tendency (fondata a Santiago del Cile nel marzo) e quindi della Leninist-trotskyst faction (fondata nell’agosto). Muore a New York il 30/07/1992. Vincenzo Sommella è nato a Napoli nel 1955. Laureato in storia contemporanea, insegna letteratura, storia e filosofia negli istituti superiori. Ha curato la pubblicazione della Svolta oscura di Victor Serge. Fa parte del Comitato scientifico che pubblica le Opere scelte di Trotsky.”,”TROS-035-FL”
“SOMMELLA Vincenzo”,”L’ utopia.”,”””Chi non spera l’ insperato non lo troverà”” (Eraclito) (pag 44) “”Da tempo il mondo possiede il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente”” (Karl Marx) (pag 27) “”La catastrofe dell’ industrialismo capitalista è anche catastrofe urbana: a giusto titolo Marx vede nel capitalismo la tendenza alla completa urbanizzazione della società con conseguente distruzione degli equilibri naturali ed efficacemente definisce le abitazioni operaie come dei sepolcri che simboleggiano l’avvenuta dissoluzione del legame comunitario. Le grandi città moderne divengono “”non luoghi”” alienati e alienanti dove vengono meno coordinate certe….”” (pag 43)”,”SOCU-218″
“SOMMELLA Vincenzo”,”Socialismo confinato marxismi e questione nazionale.”,”Vincenzo Sommella è nato a Napoli nel 1955. Laureato in storia contemporanea, insegna letteratura, storia e filosofia negli istituti superiori. Ha curato la pubblicazione della Svolta oscura di Victor Serge. Fa parte del Comitato scientifico che pubblica le Opere scelte di Trotsky.”,”TEOC-096-FL”
“SOMMER Michael”,”I fenici.”,”Michael Sommer insegna Storia antica all’Università di Liverpool. Tra i suoi libri più recenti: Römische Geschichte II, Rom und sein Imperium in der kaiserzeit e The Complete Roman Emperor.”,”STAx-041-FL”
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. X Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. Le rilevazioni statistiche attraverso il tempo.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-U-3″
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. XI Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. La formazione della scienza statistica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-3″
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. XII Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. L’ordinamento statistico italiano (segue).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-X-3″
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. XIII Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. L’ordinamento statistico italiano (segue).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y-3″
“SOMOZA Alfredo”,”Mezzo secolo di America Latina. Dal golpe alla Moneda al nuovo ordine globale.”,”Alfredo Somoza, storico e giornalista, è Presidente dell’ Istituto Cooperazione Economica Internazionale e direttore della rivista onlina dialoghi.info. Collabora a Radio Vaticana e altre emittenti. Ha pubblicato ‘Un continente da favola’ (Rosenberg).”,”AMLx-200″
“SONADELLAS Concepcio”,”Clase obrera y revolucion social en España (1936-1939).”,”SONADELLAS Concepcio è insegnante e specialista. “”Nel novembre del 1936, il POUM fu escluso dalla “”Generalitat”” a conseguenza della pressione del PSUC. Questi accusava il POUM di essere una agenzia di Trotsky e – applicando la demagogica formula stalinista “”trotskismo = fascismo”” – di far parte di un’ organizzazione fascista. L’ esclusione dal governo catalano fu l’ inizio di una campagna politica del Partito Comunista con il fine di cancellare il POUM dall’ opinione pubblica. Questa campagna culminò con gli echi del maggio 1937 a Barcellona. A causa della sua espulsione, il POUM prese una posizione più radicale, cambiando la propria strategia politica.”” (pag 59)”,”MSPG-160″
“SONDHAUS Lawrence”,”The Great War at Sea. A Naval History of the First World War.”,”Lawrence Sondhaus è Professore di Storia all’Università di Indianapolis, dove è Direttore dell’ Institute for the Study of War and Diplomacy. Tra le sue pubblicazioni: ‘Naval Warfare, 1815-1914’ (2001), ‘Strategic Culture and Ways of War’ (2006), ‘World War One: The Global Revolution’ (2011).”,”QMIP-046-FSL”
“SONDHAUS Lawrence”,”World war One. The Global Revolution.”,”SONDHAUS Lawrence insegna Storia all’Università di Indianapolis, dove dirige l’Istituto per gli studi sulla guerra e la diplomazia. «La Prima guerra mondiale fu la causa, il catalizzatore, (…) di un cambiamento rivoluzionario su una scala senza precedenti. (…) SONDHAUS delinea un nuovo quadro per comprendere temi chiave come gli obiettivi bellici (…) in tutti i suoi teatri, compresi i fronti interni e la guerra in mare, gli sviluppi tecnologici che resero la guerra così fatale per coloro che indossavano l’uniforme e le pressioni rivoluzionarie che portarono al crollo (di tre imperi). Sottolinea inoltre gli effetti (…) della guerra sulle norme e gli atteggiamenti sociali, sui rapporti di genere e di lavoro, sul commercio e sulla finanza internazionale. (L’opera) è supportata da cronologie, resoconti personali, guide alle principali controversie e dibattiti e numerose mappe e fotografie.» (Traduz. d. r. dal retro di copertina). «(fig 14) Ebert ispeziona un battaglione tedesco. Friedrich Ebert (1871-1925) divenne presidente del Partito socialdemocratico tedesco (SPD) e ne orchestrò il sostegno ai crediti di guerra nel Reichstag. (…) Socialista democratico, Ebert respinse gli appelli dell’estrema sinistra per un regime di tipo sovietico. Nel gennaio 1919 si rivolse all’esercito e ai Freikorps di estrema destra per reprimere la rivolta comunista spartachista.» (pag 448, traduz.d.r.) «La Germania divenne fortemente interessata a fomentare una seconda rivoluzione che avrebbe destabilizzato la Russia abbastanza da metterla fuori dalla guerra. Dopo che Lenin contattò Berlino tramite l’ambasciatore tedesco in Svizzera, il ministro degli Esteri Arthur Zimmermann iniziò a discutere i termini in base ai quali la Germania avrebbe concesso il passaggio al leader bolscevico e ad un gruppo selezionato di suoi seguaci. (…) I due vagoni ferroviari messi a loro disposizione (una carrozza e un bagagliaio) furono “”sigillati”” di comune accordo. Lenin, anticipando le accuse di essere un agente tedesco, voleva la minima interazione possibile con i tedeschi mentre attraversava il loro territorio, mentre i tedeschi, per ovvie ragioni, erano molto attenti a chi entrava in contatto con rivoluzionari così pericolosi. (…) L’unica fraternizzazione non autorizzata con il partito di Lenin avvenne al terminal di Francoforte. Radek ricorda che “”i soldati tedeschi li in servizio seppero che sul treno c’erano dei rivoluzionari russi. Sfondarono il cordone di spie [sic] e si fecero strada nei vagoni, ciascuno con due bicchieri di birra in mano. I soldati erano onesti lavoratori e ci hanno chiesto soltanto quando sarebbe arrivata la pace.””» (pag 238, traduz.d.r.)”,”QMIP-060-FSL”
“SONEA Sorin”,”Le strutture biologiche. Batteri.”,”Sorin Sonea, è professore di Microbiologia Medica e Immunologia presso la Facoltà di Medicina dell’Université de Montréal (Québec, Canada) dal 1960. Nato in Romania nel 1920, ha conseguito la laurea in Medicina a Bucarest nel 1944 e il diploma in igiene a Parigi nel 1949. Nel 1959 è specialista in Microbiologia Medica del Royal College of Physicians of Quebec.”,”SCIx-093-FL”
“SONETTI Catia”,”Condizione operaia e Resistenza. Il caso della Toscana.”,”Catia Sonetti, dottoranda nell’Università di Teramo (2007), studiosa di storia orale.”,”ITAR-320″
“SONNINO Piera, a cura di Giacomo PAPI”,”Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager.”,”Piera Sonnino nata a Portici nel 1922, ha vissuto a Genova fino alla sfollamento dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Nell’ottobre del 1944 subisce l’arresto e la deportazione prima a Auschwitz, poi a Bergen Belsen e Braunschweig. Unica sopravvissuta di una famiglia di otto persone, nel 1950 fa ritorno a Genova dove sposa Antonio Gaetano Parodi, giornalista dell’Unità e ha due figli. Muore nel 1999. “”Le ceneri di mia madre, di mio padre, di Paolo, Roberto e Giorgio sono ad Auschwitz. Maria Luisa è finita in una fossa comune. Di Bice ignoro il luogo della sepoltura”” “”Le ore trascorrono lente nella baracca. Un sussulto di orrore quando si apre la porta ed entra uno scheletro dagli occhi lucidi che indossa una divisa a strisce, cascante sul suo corpo incredibilmente magro. Gli uomini gli si affollano attorno. Lo scheletro ha un secchio in mano. Si trattiene qualche istante, poi con il suo passo lento attraversa la baracca e scompare. Ne seguono altri. Sono addetti ai servizi del campo. Turno di notte. Uno di essi si arresta dinanzi a me. Mi indica la caviglia fasciata e mi fa segno di togliere subito le bende. Indugio perché non comprendo. La parola selezione mi colpisce tra le altre. Lo scheletro si rivolge agli uomini e parla loro concitatamente. Parla in tedesco. C’è chi lo traduce. Occorre far scomparire subito qualsiasi segno che possa rivelare una nostra menomazione fisica. Ferite o malattie. Le selezioni si vanno facendo sempre più severe. Le camere a gas e i forni funzionano a ritmo serrato. Chi non è in grado di lavorare viene eliminato. Mi tolgo subito la garza di carta e la sottile benda che mi stringono la caviglia. Le parole sembrano uscire non dalla bocca di un uomo, ma dalla notte. Imploriamo papà di fare altrettanto con la sua ingessatura. Papà scuote il capo. Sembra che non comprenda ciò che diciamo. Si lascia cadere in mezzo a noi e rimane immobile con gli occhi chiusi. La mamma gli prende una mano e gliela stringe. (…) L’alba si preannunciava con grigie dita alle finiestre della baracca quando irruppero le SS…”” (pag 73-74)”,”QMIS-037-FSD”
“SONTHEIMER Kurt BLEEK Wilhelm”,”Grundzüge des politischen Systems Deutschlands. Aktualisierte Neuausgabe.”,”Kurt Sontheimer, geboren 1928 in Gernsbach (Baden), Studium der Soziologie, Geschichte und Politikwissenschaft in Freiburg/Breisgau, Erlangen, USA und Paris. 1962 bis 1969 Professor für Politikwissenschaft an der Freien Universität Berlin, 1969 bis 1993 Professor am Geschwister-Scholl-Institut der Universität München. Er starb 2005 in Murnau (Oberbayern). Wilhelm Bleek, geboren 1940 in Bonn, Studium der Politikwissenschaft, Neueren Geschichte und des Öffentlichen Rechts in Bonn und an der Freien Universität Berlin. 1981 bis 2005 Professor für Politikwissenschaft an der Ruhr-Universität Bochum, Gastprofessor 1984 bis 1986 an der University of Toronto (Kanada) und 1990/91 an der Humboldt-Universität Berlin. Wolfgang Buschfort, geboren 1961 in Bocholt, Studium der Sozialwissenschaft in Bochum, Hörfunk- und Fernsehjournalist, hat für die Ausgabe über Wirtschaft, Gesellschaft und Verbände aktualisiert.”,”GERV-018-FL”
“SORBELLI Albano, a cura”,”Libro dei compromessi politici nella rivoluzione del 1831-32. II Serie: Fonti. Vol. IV.”,”Elenco nomi delle persone schedate in cui si fornisce età, luogo di residenza mestiere, e orientamento politico (del tipo ‘caldo partigiano’, ‘caldo liberale’, ‘esaltato liberale’, ‘compagno dei faziosi del basso popolo’, ‘istigatore della bassa plebe’, ‘settario nemico del governo’, ‘congiurato’, ‘anarchico’, ‘appartenente all’artiglieria rivoluzionaria’, ‘cattivi soggetti’ ecc. Molti provenienti dalle professioni, altri dall’artigianato, quindi studenti, scrittori, intellettuali, impiegati, operai ecc.”,”RISG-002-FSL”
“SORCINELLI Paolo”,”Storia sociale dell’ acqua. Riti e culture.”,”Per la Chiesa l’uso dell’ acqua per lavarsi poteva nascondere pericoli morali. Sant’ Agnese morì a 13 anni senza essersi mai lavata. Cristianesimo e sudiciume marceranno a braccetto, perché, almeno da San GEROLAMO in poi prevalse il principio che l’ uomo battezzato non aveva più bisogno di nessun altro rito purificatore. Come scrive RAMAZZINI nella ‘Diatriba’: “”la religione cristiana, che come è nota si preccupa più della salute dell’ anima che di quella del corpo, ha lasciato a poco a poco cadere in disuso i bagni””. (v. pure A. CORBIN, Storia sociale degli odori). Paolo SORCINELLI insegna storia sociale all’ Univ di Bologna. Tra i suoi saggi: ‘Nuove epidemie, antiche paure’ (1986), ‘La repressione ambigua’ (1989), ‘La follia della guerra’ (1992), ‘Eros. Storie e fantasie degli italiani dall’Ottocento a oggi’ (1993), ‘Gli italiani e il cibo’ (1995), ‘Il quotidiano e i sentimenti’ (1996).”,”STOS-068″
“SORCINELLI Paolo VARNI Angelo a cura; saggi di Roberto BALZANI Marco A. BAZZOCCHI Daniela CALANCA Alberto DE-BERNARDI Maurzio DEGL’INNOCENTI Luca GORGOLINI Roberto GRANDI Paolo MAGNARELLI Luca MARCONI Antonella MASCIO Andrea RAPINI Daniela TRIPPUTI”,”Il secolo dei giovani. Le nuove generazioni e la storia del Novecento.”,”SORCINELLI Paolo insegna storia sociale all’ Università di Bologna. E’ responsabile scientifico di ImagoOnline (laboratorio di ricerca storica e di documentazione iconografica presso il Polo universitario di Rimini). Ha pubblicato ‘Storia e sessualità’ (2001) e altri libri. VARNI Angelo è ordinario di storia contemporanea presso l’ Università di Bologna. Saggi di Roberto BALZANI Marco A. BAZZOCCHI Daniela CALANCA Alberto DE-BERNARDI Maurzio DEGL’INNOCENTI Luca GORGOLINI Roberto GRANDI Paolo MAGNARELLI Luca MARCONI Antonella MASCIO Andrea RAPINI Daniela TRIPPUTI. “”Insomma, l’ ambito scolastico e quello militare fornirono lo spazio nel quale presero corpo i processi di identificazione, socializzazione, organizzazione dei giovani, con una valenza al tempo stesso interna ed esterna, cioè operante e proiettata nella e verso la società, e con una visibilità e una qualità positive.”” (pag 116) “”In Italia gruppi e circoli giovanili seguirono di poco la costituzione del Partito socialista (1892). Al congresso di Firenze del 6-7 settembre 1903, con la partecipazione di 54 circoli, fu fondata la Federazione nazionale dei giovani socialisti, che andò progressivamente consolidandosi, nonostante la scissione dei giovani sindacalisti rivoluzionari nel 1907, fino a costituire un punto di forza della corrente intransigente-rivoluzionaria che conquistò la direzione del partito al congresso di Reggio Emilia del 1912. Tale ruolo fu riconosciuto con la nomina del leader giovanile Arturo Vella a vicesegretario del partito””. (pag 118-119)”,”GIOx-032″
“SORDI Bernardo”,”Tra Weimar e Vienna. Amministrazione pubblica e teoria giuridica nel primo dopoguerra.”,”””L’ amministrazione distrettuale diventa perciò agli occhi di Kelsen “”la trave portante di tutto il nostro edificio amministrativo””, un elemento centrale di unità di un ordinamento che nella “”räumliche Gliederung des Staates””, particolarmente accentuata in una repubblica federale, ha bisogno di ritrovare nella legge come nella sua esecuzione l’ unità normativa necessaria all’ esistenza stessa dell’ ordinamento giuridico”””,”GERG-042″
“SOREAU Edmond”,”Ouvriers et paysans de 1789 à 1792.”,”””La guerra dell’ ancien regime, con armamenti ancora limitati, riservata alle truppe di mestiere, distrugge del resto meno nei fatti che nell’ immaginazione. L’ anglofilo Brissot eccita l’ opinione violentemente contro tutta l’ Europa. Egli si difende penosamente contro il poco scrupoloso Thevenau de Morande: Brissot avrebbe truffato 15.000 franchi a M. Desforges; egli sarà “”traditore della sua patria””, al soldo dell’ Inghilterra. “”I ministri inglesi, i ministri prussiani, gli emissari olandesi, i profittatori ginevrini, infine tutti gli intriganti, tutti gli spioni, tutti gli agenti, tutti gli emissari di cui siamo infestati non si sono riuniti intorno a lui in quel momento lì?””. Brissot e Clarkson sono legati. Brissot sconta il tradimento: “”…io non ho che un timore, è che noi non si sia traditi. Noi abbiamo bisogno di grandi tradimenti: la nostra salute è là…””. Brissot, Condorcet, Clavière, il pamphletario, il teorico e il finanziere, si incontrano con Talleyrand presso Madame de Staël, o meglio con Narbonne, che cerca la guerra””. (pag 218)”,”FRAR-305″
“SOREL Georges, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti politici. Riflessioni sulla violenza. Le illusioni del progresso. La decomposizione del marxismo.”,”””E’ difficile mostrare una ripugnanza maggiore per la invasione delle organizzazioni proletarie da parte di intellettuali, i quali vi introducono i costumi delle macchine politiche. Marx vede benissimo che un tale modo di procedere non può condurre all’ emancipazione del mondo dei produttori; come potrebbero questi possedere la capacità necessaria a dirigere l’ industria, se sono costretti per organizzarsi a mettersi sotto la tutela dei politicanti?”” (pag781)”,”TEOC-233″
“SOREL Georges”,”””Da Proudhon a Lenin”” e “”L’ Europa sotto la tormenta””.”,”””I russi sono cattivi operai, paragonati a quelli delle nazioni più civili. Insegnare a lavorare – ecco il problema che il potere dei soviet deve porre, in tutta la sua grandezza, davanti al popolo””. Lenin raccomanda, in conseguenza, l’ introduzione del sistema Taylor, nel quale vede una delle migliori conquiste scientifiche dell’ era capitalista”” (pag 125) “”Come sempre succede, i piccoli borghesi, i socialisti che si credono ragionevoli, hanno lottato disperatamente contro i provvedimenti che dovevano assicurar la vita del socialismo proletario. I decreti sulla disciplina dei ferrovieri sono stati denunciati come negatori dei principi democratici, e gli impiegati, che dovevano temere d’ esser troppo sorvegliati, sono stati spinti alla resistenza (ciò che Lenin chiama “”un’ agitazione da apaches””). Senza dubbio, l’ economia dei sovieti avrebbe sconcertato Jaures il quale, al congresso socialista di Tours del 1902, si meravigliava che mentre la nostra società politica si governa a suffragio universale, nell’ officina i proletari siano privi di ogni potere elettorale. Niente di strano, perciò, che tanti socialisti occidentali vociferino che il bolscevismo non ha niente a che fare col loro socialismo””. (pag 126) “”Bisogna invece che egli (il russo, ndr) arrivi a capire come l’ attività giudiziaria del proletariato possa diventar la forza principale per stringere la società intorno al governo dei Soviet. La giustizia, secondo Lenin, è “”uno strumento di educazione e di disciplina””. (idem) Capitolo: “”Giappone ed America””. “”La guerra non avrà dato così grandi vantaggi al Giappone soprattutto se la Cina riuscirà, con l’ appoggio dell’ America, ad ottenere il riconoscimento dei suoi diritti. Lungi dall’ esercitare un protettorato sulla Cina, il Giappone non è riuscito che a sollevare contro di sé l’ odio delle popolazioni cinesi, sicché, date le abitudini di boicottaggio dei mercati cinesi, gli industriali giapponesi si vedono costretti a imporre al loro governo provvedimenti ispirati alla massima prudenza. Se la Cina non pare destinata a poter lottare militarmente col Giappone, essa potrà vincerlo sul terreno economico, soprattuto se l’ America troverà interesse a sostenerla””. (pag 326) Capitolo : “”L’ industrializzazione della guerra”” “”Il trionfo dell’ industrialismo militare si è manifestato nel siluramento delle navi di commercio.”” (pag 384)”,”TEOC-256″
“SOREL Georges”,”El porvenir de los Sindicatos Obreros.”,”””Marx sabia esto, y al efecto ha ecrito: ‘todos los movimientos historicos han sido, hasta aqui, movimientos de minorias en provecho de otras minorias'”” “”Marx sapeva ciò, e in effetti ha scritto: Tutti i movimenti storici sono stati, sino ad ora, movimenti di minoranze a vantaggio di altre minoranze”” (Marx, Manifesto pag 23) (pag 39)”,”SIND-044″
“SOREL Georges”,”Lettres a Paul Delesalle (1914-1921).”,”””Lenin, al contrario, era partigiano di una capitolazione senza perifrasi. E’ Trotsky che ispirò e che condusse i primi negoziati con la Germania e che, almeno in parte, li fece fallire per la sua dialettica. Il trattato di pace, al contrario sarà l’ opera di Lenin e la prima conseguenza è stata la ritirata di Trotsky.”” (pag 132) “”Ho visto che Laskine ha approfittato dell’ anniversario di Marx per lanciare nuove rivelazioni sul pangermanesimo di Marx. I marxisti raccolgono oggi i frutti del loro gesuitismo; essi non hanno mai voluto che il pubblico francese conoscesse alcune parti importanti del’ opera di Marx, in particolare quello che scrisse contro l’ Italia nel 1859; oggi si trae partito da questi documenti che vengono presentati in modo frammentario, cosa che non può dare un’ idea molto precisa delle opinioni di Marx””. (pag 136, lettera del 4 maggio 1918) “”All’ inizio della sua carriera, Marx è stato, come quasi tutti i giovani della sua generazione, colpito dalla Rivoluzione francese; ha creduto che il proletariato avrebbe avuto una storia analoga a quella della borghesia. Il Manifesto comunista è stato scritto sotto l’ influenza di questa ipotesi che Marx è stato costretto ad abbandonare, senza però condannarla in termini espliciti.”” (pag 138) “”Risulta da ciò che Marx doveva avere un profondo disprezzo per i popoli che non erano stati toccati dalla filosofia hegeliana, credo che sia in quest’ ordine di idee che bisogna cercare la ragione del disprezzo che egli ha sovente manifestato per gli Slavi molto più occupati con la letteratura sentimentale che con la filosofia. Se avesse vissuto tanto per vedere Tolstoi trasformato in grande pontefice delle riforme sociali, avrebbe stimato che gli Slavi hanno provato ampiamente la loro incapacità socialista””. (pag 142-143) “”Intervista di un italiano venuto a Parigi per seguire i lavori della conferenza interalleata. Veniamo a sapere per bocca di Serrati, direttore dell’ Avanti, bolscevico italiano della prima ora, il cui fervore si è un po’ intiepidito nel corso del suo recente viaggio a Mosca, una dichiarazione secondo cui “”Lenin ha fermato gli Indipendenti di Germania per accordare un trattamento di favore alle frazioni che mirano, giocando sullo scacchiere russo, ad ottenere una rivincita sulla Francia e riprendere i territori ceduti.”” (pag 205)”,”TEOC-289″
“SOREL Georges, a cura di Giovanna CAVALLARI”,”Scritti politici e filosofici.”,”Contiene: ‘Saggio sulla filosofia di Proudhon’ (pag 3-60) ‘L’ avvenire socialista dei sindacati (pag 181-222) “”Sorel che nel ’19 aveva preso posizione a favore della rivoluzione russa, scrive sul “”Resto del carlino””: “”La legislazione bolscevica ci offre una traduzione pratica del comunismo; essa ha istituito dei consigli di controllo delle fabbriche nominati dagli operai, che questi, anziché domandare a Kautsky ed au suoi emuli il disegno della città futura compiano la loro educazione industriale conquistando più estesi poteri nelle officine e svolgeranno opera di comunisti! L’ esperienza che si compie nelle officine Fiat (“”Carlino””, 23 agosto), ha maggiore importanza di tutti gli scritti pubblicati sotto gli auspici della “”Neue Zeit””””. (pag XLVII, introduzione) Kant. “”Se si giungesse a conoscere bene le leggi fondamentali del processo tecnologico, il problema posto da Kant sarebbe risolto, sapremmo quali sono le condizioni di ogni scienza. Ma noi ci poniamo da un punto di vista ben diverso dal suo: Kant prendeva come base la matematica astratta che egli considerava la sola scienza realmente costituita e di conseguenza riteneva necessario introdurre ogni cosa in un quadro temporale e spaziale; tale conclusione è inattaccabile. Oggi sappiamo che la matematica è una conoscenza accessoria, sviluppata su una base del tutto autonoma di cui non può rendere ragione, e che il suo scopo è quello di risolvere certi problemi inerenti alla conoscenza di meccanismi. Oggi non siamo più esposti all’ errore di Kant, perché abbiamo riconosciuto la priorità delle relazioni che si sviluppano in un ambiente artificiale sulle relazioni matematiche: solo le prime possono metterci in rapporto con la natura, mentre le seconde non fanno che facilitare l’ impiego delle costruzioni reali.”” (pag 177-178)”,”TEOC-302″
“SOREL Giorgio”,”La religione d’ oggi.”,”La questione del soprannaturale. “”Una delle idee più care a Renan è questa: bisogna liberare il cristianesimo dai miracoli che impacciavano già i cattolici istruiti del XVII secolo, a cui il popolo non vuole più credere””. (pag 18) “”La teoria di W. James pare soprattutto basata su osservazioni spesso fatte sui settari anglo-sasssoni che vivono del commercio; i quali sanno dividere la loro vita in due occupazioni così radicalmente divese che potrebbero essere le attività di due individui. Renan ne parla nella storia degli antichi ebrei comparandoli a questi settari: “”Ciò che la Thora formava con una sorprendente facilità era una borghesia disciplinata, pia e ragionevole, come i pietisti d’ Inghilterra e d’ America, sabbatisti focosi ed eccellenti bachieri””. Altrove egli dice che l’ ebreo sapeva “”unire la preoccupazione religiosa più esaltata alla più rara abilità commerciale. L’ eccentricità teologiche, egli osserva, non escludono tuttavia il buon senso negli affari””. (pag 46-47)”,”RELx-043″
“SOREL Georges”,”La décomposition du marxisme.”,”””””Le prolétaires n’ont pas de patrie””; la notion de patrie doit donc disparaître. Dans la lettre de 1875 sur le programme de Gotha, il dit que l’on appliquera pour les salaires “”le principe qui règle actuellement l’échange des marchandises dans la mesure où s’échangent des valeurs identiques””; c’est, dit-il, “”un droit bourgeois”” qui donne des inégalités quant à son contenu, tout en étant égalitaire. J. Guesde était bien dans la tradition marxiste lorsqu’il disait à la Chambre, le 24 juin 1896, que le problème du travail ne pouvait offrir le sérieuses difficultés dans une société collectiviste; en effect, on arriverait, par tâtonnements, à fixer les durées de travail assez courtes pour les métiers le poins recherchés, de manière à y attirer le nombre exact d’hommes dont on aurait besoin.”” (pag 46) Sui pericoli del manchesterismo (manchestérianisme) (pag 47)”,”TEOC-447″
“SOREL Georges”,”La ruine du monde antique. Conception matérialiste de l’histoire.”,”Tra l’altro l’A riflette sul libro di G. Boissier, La fin du paganisme. Etude sur les dernières luttes religieuses en Occident au IVe siècle, 2 voll, Hachette (1894)”,”STOx-169″
“SOREL Georges, a cura di Salvatore ONUFRIO”,”Lettere a Benedetto Croce.”,”Salvatore Onufrio (1923) formatosi presso l’Istituto italiano di studi storici, è docente di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di lettere dell’Università di Palermo. Ha scritto ‘La politica nel pensiero di Benedetto Croce’ (1962), ‘Storicismo e impegno morale’ (1967), ‘Sorel e il marxismo’ (1979). “”In generale, io credo che nella polemica Engels abbia ceduto al piacere di avere ragione agli occhi delle persone prive di senso critico e di conoscenze filosofiche; vedo con piacere che Lei è ben lontano dall’approvare tutto ciò che egli dice nell”Anti-Dühring’. Più di una volta è stato così portato a formulare paradossi che i nostri marxisti hanno trasformato in dogmi indiscutibili. Più si studierà Marx, più si troverà difficoltà a comprendere bene i veri rapporti esistenti tra lui ed Hegel e Feuerbach. Lei ha visto che questi rapporti non sono così semplici come comunemente si crede: le formule con le quali Marx ha contrassegnato la sua posizione sono molto oscure, ma ciò che soprattutto mi sembra oscuro è il ‘metodo dialettico’: si parla di esso come di una cosa facilissima a comprendersi, ma più indago meno comprendo. Suppongo che se si studiasse a fondo la ‘Sacra famiglia’ si giungerebbe a rendersi conto di ciò che Marx intendeva con esso; io dispero di comprendere quel che vuol dire Engels, che impiega la forma ‘dialettica’ in molteplici sensi”” [Dalla lettera di Sorel a Croce del 27 dicembre 1897] [(in) Georges Sorel, a cura di Salvatore Onufrio, Lettere a Benedetto Croce, 1980] (pag 48)”,”CROx-038″
“SOREL Georges, a cura di Giovanna CAVALLARI”,”Scritti politici e filosofici.”,”Contiene: ‘Saggio sulla filosofia di Proudhon’ (pag 3-60) ‘L’ avvenire socialista dei sindacati (pag 181-222) ‘Introduzione all’economia moderna’ (pag 225-296)”,”TEOC-046-FL”
“SOREL Georges”,”La decomposizione del Marxismo.”,”Georges Sorel, naque il 02/11/1847 a Cherbourg, ed è noto sopratutto come teorico del sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia la sua opera di scrittore e ricercatore si inizia all’incirca verso il 1880, ed il suo primo saggio di ispirazione marxista è quello intitolato L’antica e la nuova metafisica, scritto nel 1894, molti anni prima delle famose Riflessioni sulla violenza, muore a Boulogne-sur-Seine il 28/08/1922.”,”TEOC-047-FL”
“SOREL Giorgio, a cura di Vittorio RACCA”,”Saggi di critica del marxismo.”,”Contiene il capitolo ‘Bernstein e Kautsky’ pubblicato nella ‘Revue Internationale de Sociologia’ n. aprile e maggio 1900 (pag 265-328) “”Bernstein, parlando degli scritti antichi di Marx e d’ Engels, dice: (4) «Questi scritti esalano sempre un profumo blanquista, cioè ‘babeuvista’. Il ‘terrorismo’ proletario, che, dato lo stato di cose in Germania, non poteva essere che una ‘forza distruttiva’, è presentato come una forza prodigiosa che precipiterebbe l’evoluzione economica». Si trattava dal 1847 al 1850, per Marx e Engels, di rinnovare la rivoluzione francese, con tutti i suoi torbidi popolari; il proletariato non avrebbe potuto salir subito al potere; ma avrebbe pesato continuamente su governi deboli, fino al momento nel quale sarebbe tanto forte da mettere in esecuzione il piano comunista”” (pag 299-300) (4) Bernstein, pag 50, 52; pag 61 e pag 152, in ‘Socialisme théorique et socialdemocratie pratique’, Stock, Parigi, 1900″,”TEOC-768″
“SOREL Georges”,”Considerazioni sulla violenza.”,”Georges Sorel, naque il 02/11/1847 a Cherbourg, ed è noto sopratutto come teorico del sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia la sua opera di scrittore e ricercatore si inizia all’incirca verso il 1880, ed il suo primo saggio di ispirazione marxista è quello intitolato L’antica e la nuova metafisica, scritto nel 1894, molti anni prima delle famose Riflessioni sulla violenza, muore a Boulogne-sur-Seine il 28/08/1922.”,”TEOC-111-FL”
“SOREL Georges, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti politici. Riflessioni sulla violenza. Le illusioni del progresso. La decomposizione del marxismo.”,”Appendice terza: ‘Per Lenin’ (appendice scritta nel settembre 1919 per la quarta edizione delle ‘Reflexions sur la violence’. (pag 409-421) “”Quando Lenin afferma che la campagna che si dovrà intraprendere per rendere il regime socialista in Russia definitivo è mille volte più difficile della più difficile campagna militare, egli non commette nessuna esagerazione. Ha ragione di dire che mai dei rivoluzionari si erano trovati di fronte ad un compito paragonabile al suo; un tempo i novatori dovevano soltanto distruggere certe istituzioni giudicate cattive, mentre la ricostruzione era lasciata alle iniziative di padroni portati a lanciarsi in imprese di tal fatta dalla ricerca di extraprofitti; ma i ‘bolscevichi’ sono costretti a distruggere e a ricostruire, in modo che i capitalisti non vengano più a interporsi tra la società e i lavoratori. Nell’industria non si ottiene nessun grande progresso senza passare per molte scuole; i direttori della produzione devono fermarsi a tempo quando stanno seguendo una cattiva strada e cercare se non vi sarebbe nessuna possibilità di meglio riuscire secondo un altro metodo; quegli ideologi che credono che il loro genio li ponga al di sopra delle indicazioni della realtà; egli quindi sta molto attento per prendere nota degli insegnamenti che gli fornisce la pratica sin dalla rivoluzione. Perché il comunismo russo arrivi a diventare una economia stabile, bisogna dunque che l’intelligenza dei rivoluzionari sia attivissima, molto bene informata e del tutto libera da pregiudizi. Anche se Lenin non fosse in grado di porre in opera tutto il suo programma, egli lascerebbe al mondo degli insegnamenti serissimi di cui la società europea trarrebbe partito (a). A buon diritto, Lenin può andar fiero di quanto fanno i suoi compagni: i lavoratori russi acquistano una gloria immortale affrontando la realizzazione di quella che sin qui non era stata che una idea astratta”” (pag 415-416) [Appendice terza: ‘Per Lenin’ (appendice scritta nel settembre 1919 per la quarta edizione delle ‘Reflexions sur la violence’)] [Georges Sorel, ‘Scritti politici. Riflessioni sulla violenza. Le illusioni del progresso. La decomposizione del marxismo’, Utet, Torino, 1971] [(a) Cfr. un discorso di Lenin, tradotto in “”Humanité””, 4 settembre 1919]”,”TEOC-115-FL”
“SOREL Georges, a cura di Mario MISSIROLI”,”L’ Europa sotto la tormenta.”,” Le conseguenze di Versailles (Guerra e borghesia, Industrializzazione della guerra, Clemenceau, Morte di Jaures, Zarismo e bolscevismo, Chiarimenti su Lenin ecc.) (pag 95-202)”,”EURx-351″
“SOREL Georges, a cura di Giovanna CAVALLARI”,”Scritti politici e filosofici.”,”Saggio sulla filosofia di Proudhon Aristotele, Marx e la questione del profitto. “”Aristotele, esaminando i risultati dell’usura, segnala un fatto che gli sembra di straordinaria importanza: il capitalista aumenta in modo indefinito il suo denaro e ciò è, a suo avviso, contro natura. K. Marx cita questa profonda analisi e la completa (2). «L’ultimo termine di ciascun ciclo D-M-D comprare per vendere, è il primo termine di una nuova circolazione dello stesso tipo. La circolazione del denaro come capitale ha il suo fine in se stesso; per questo movimento sempre rinnovato il valore continua a farsi valore. Il rendimento del capitale non ha dunque limiti». Questo ragionamento è veramente acuto; non ci si occupa di cercare sotto quali influenze i contraenti operino; quali siano le linee direttrici del loro pensiero; in una parola, tutto l’apparato psicologico scompare. Si prende in esame una relazione, che non comporta alcun fenomeno individuale, quella dell’usura e del capitale, e ci si domanda che cosa questa sia razionalmente. Per risolvere il problema non abbiamo bisogno di far intervenire gli uomini con le loro passioni, le loro situazioni particolari; dobbiamo solo immaginare un supporto meccanico, che produca l’effetto primitivo sul quale ragioniamo. L’argomentazione di Aristotele, completata da K. Marx, è irrefutabile, perché il supporto è perfettamente appropriato alla natura della relazione”” (pag 155-156) [Georges Sorel, ‘Scritti politici e filosofici’, Einaudi, Torino, 1975] [(2) ‘Capital’, trad. franc., p. 63; cfr. trad. it. di D. Cantimori, Roma, 1956, vol. I, I, p: 163]”,”TEOC-006-FRR”
“SOREL Georges”,”La decomposizione del marxismo.”,”Georges Sorel, naque il 02/11/1847 a Cherbourg, ed è noto sopratutto come teorico del sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia la sua opera di scrittore e ricercatore si inizia all’incirca verso il 1880, ed il suo primo saggio di ispirazione marxista è quello intitolato L’antica e la nuova metafisica, scritto nel 1894, molti anni prima delle famose Riflessioni sulla violenza, muore a Boulogne-sur-Seine il 28/08/1922.”,”TEOC-819″
“SØRENSEN Villy”,”Seneca. (Tit.orig.: Seneca, humanisten ved Neros hof)”,”Seneca. Rottura con Nerone. “”””Un puntino è la terra sulla quale navigate, sulla quale conducete le guerre, sulla quale basate i vostri regni, che sono piccolissimi, anche se l’ oceano li tocca da entrambi i lati. (…) Al di sopra sono gli spazi possenti, dei quali all’ anima è permesso di prendere possesso se porta con sé ilmeno possibile del corpo e si purifica da tutte le impurità e, leggera e libera e soddisfatta dello stretto necessario, si solleva verso le altezze.”” Così Seneca prendeva le distanze dalla sfera politica cui era stato legato nella sua attività; la natura era il rifugio giusto per chi aveva vissuto in disaccordo con la natura.”” (pag 236)”,”STAx-144″
“SORENSON Jay B.”,”The Life and Death of Soviet Trade Unionism.”,”Il caso del sindacato panrusso dei ferrorieri. “”Il sindacato nazionale dei lavoratori delle ferrovie, si suppone la più grande ed efficiente organizzazione sindacale russa, pose un grosso problema fin dalla prima ora della rivoluzione d’ Ottobre. Le azioni di questo sindacato costrinsero Lenin ad affrontare il primo reale dilemma: il consolidamento e l’ uso del potere statale per spezzare una potente unione democratica allo scopo di costruire lo stato dei lavoratori. Questa unione nazionale, strutturata come la maggior parte, era una federazione di unioni di mestiere affiliate di salariati delle ferrovie. Alcune organizzazioni rimasero fuori ma la maggior parte aderirono alla federazione. Questa riuniva impiegati, tecnici, manovali, operai specializzati e comuni. Questa rappresentazione incrociata era inusuale per i sindacati russi del 1917-1918, ed era più vicina ad un sindacato industriale che ad una unione di mestiere. Sebbene vi fosse un congresso nazionale, la direzione era affidata ad un comitato esecutivo: il Comitato Esecutivo dei Ferrovieri, o Vikzhel. Dei circa 40 membri di questo comitato, la maggioranza era composta da socialisti moderati (Menscevichi, Indipendenti e Socialisti-Rivoluzionari (SR)), due bolscevichi, due internazionalisti e un simpatizzante bolscevico senza partito.”” (pag 45) “”But the problem Shlyapnikov describes is not to be attributed entirely to the selfishness of the workers. The refusal to man trains or release locomotives, the pretense of illness, the insistence on consent of the committee for substitutes, the impossibility of assembling the committee so the train could be dispatched – all smack of political opposition as much as the chaos of workers’ control and the selfishness of the workers.”” (pag 52-53) Misure prese dai bolscevichi contro il caos delle ferrovie. (pag 53)”,”RIRO-308″
“SORESINA Marco”,”Conoscere per amministrare: Luigi Bodio. Statistica, economia e pubblica amministrazione.”,”Marco Soresina (Milano, 1957) si occupa di storia politica e sociale dell’Italia in età contemporanea. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Colletti bianchi. Ricerche su impiegati, funzionari e tecnici in Italia fra ‘800 e ‘900’ (1998), ‘L’età della Restaurazione 1815-1860’, Mimesis, 2015)”,”STAT-007-FP”
“SORGE Friedrich Adolf”,”Labor Movement in the United States. A History of the American Working Class from 1890 to 1896.”,”SORGE Friedrich Adolf (1828-1906) SCHOENHALS è professore associato di storia al Kenyon College, Ohio. Ha curato il volume ‘Collected Works of Marx and Engels’, volume 5. E ha scritto ‘Revolution and Intervention in Grenada’. 1893. “”On November 20th, after a duration of more than 20 weeks, the strike at Homestead was declared as having been terminated by the association of iron and steel workers. But with the conclusion of the strike, the court indictments and trials of the participants really got underway, so that by December there were about 200 workers either under arrest or out on bail. A justice of the supreme court of Pennsylvania, who regarded the accusations against the strikers of insurrection, arson and murdewr as too lenient and insufficient, came down from his high seat and assumed the position of a simple justice of the peace (which he was legally entitled to do) and announced the following new verdict: the strikers of Homestead had committed treason agaisnt the state by their memorable fight. The meritis of the man were rewarded, because shortly thereafter, he resigned from the bench in order to assume a most lucrative position winth a railroad association. The first murder trial against one of the strikers named Critchlow ended on November 23rd with the accused being freed by the jury of all charges, much to the great and undisguised disgust of the presiding judge. The later murder trial against H. O’Donnell, one of the Homestead people, also ended with an acquittal. But at the same time, the brutal guard officers who had tortured the guard soldier, Jems, too, were acquitted. The bourgeois conscience works at times in unpredictable ways!”” (pag 35)”,”MUSx-210″
“SORGE Friedrich Adolph”,”Il movimento operaio negli Stati Uniti d’America 1783-1892. Corrispondenze dal Nord America.”,”””I vittoriosi sconfitti – infatti gli operai erano moralmente vincitori, nonostante la sconfitta elettorale – sentirono il dovere di mantenere in piedi l’organizzazione, di rinsaldarla e potenziarla per le future battaglie contro i partiti borghesi. I lavoratori fecero enormi sforzi in questo senso, conservando le organizzazioni distrettuali create durante la campagna elettorale, facendo confluire in questa rete territoriale altre singole associazioni, costituendo infine un organismo centrale di delegati che le dirigesse. In vista della campagna per le elezioni statali dell’anno successivo (1887), gli operai organizzarono diverse sezioni anche nelle regioni interne dello Stato di New York, a molte delle quali fu dato l’infelice nome di “”club della terra e del lavoro””. (pag 281) “”(…) I dirigenti della precedente campagna elettorale e i suoi migliori collaboratori – i socialisti tedeschi – furono pian piano emarginati e alla fine allontanati col pretesto che i membri di un partito politico non potevano far parte di un altro. Era un’argomentazione corretta, ma usata in modo strumentale, visto che nella precedente campagna elettorale gli stessi socialisti, benché già allora membri di un partito politico, erano stati accolti calorosamente e rispettati come compagni di lotta. Ma ora, George, McGlynn e Powderly non volevano più saperne di socialisti, di questi oppositori di principio dei partiti borghesi, perché avevano in mente di fondarne uno o di entrare in una coalizione borghese già esistente (1). Fu infatti fondato un nuovo partito, cui fu dato il nome di United Labor Party e per padrini i tre riformatori borghesi (…). Ma il risultato fu scarso, perché i lavoratori ormai diffidavano di loro per l’eccessivo rilievo che aveva dato alle riforme borghesi e ai progetti fiscali. Nelle regioni interne dello Stato di New York aderirono al nuovo partito per lo più piccolo borghesi, piccoli agricoltori e i resti dei precedenti movimenti riformatori””. (pag 281-282) (1) “”Il fatto che (H.) George abbia buttato fuori i socialisti è secondo la mia opinione una fortuna non meritata, che compensa in gran misura l’aver messo George alla testa di un movimento che egli non capiva. George come capo dei georgisti presto farà parte del passato, come capo di una delle sette presenti a migliaia in America… Fortunatamente il movimento in America ha uno sviluppo tale che né George, né Powderly, né gli intriganti tedeschi lo possono danneggiare o fermare. Esso assumerà delle forme impreviste. Il vero movimento non appare mai come se lo immaginano le persone che hanno contribuito a prepararlo”” (Lettera di Engels del 15 settembre 1887 a Florence Kelly-Wischnewetzky)”” [Friedrich Adolph Sorge, Il movimento operaio negli Stati Uniti d’America 1783-1892. Corrispondenze dal Nord America, 2002]”,”MUSx-263″
“SORGE Bartolomeo”,”Il socialismo oggi in ItalIa.”,”Testo integrale della conferenza che padre Sorge ha tenuto nell’ambito delle “”Conferenze di cultura cattolica”” dI Torino”,”RELC-366″
“SORGE Bartolomeo”,”Capitalismo scelta di classe socialismo. Una valutazione cristiana.”,”Bartolomeo Sorge, gesuita, vicedirettore di La Civiltà Cattolica è studioso di problemi sociali, ha potuto seguire da vicino e in posizione privilegiata, dal novembre 1970 al febbraio 1971, lo svolgersi del dialogo tra l’Episcopato italiano e le ACLI.”,”RELC-078-FL”
“SORGUE [Antoinette]”,”Proletariato internazionale e Rivoluzione russa.”,”‘Nella rivoluzione russa tutto è prodigioso. Da due anni assistiamo ad una serie di fenomeni stupefacenti, a metamorfosi morali e sociali meravigliose. Chi mai avrebbe pensato che sarebbero proprio stati i proletari più arretrati del mondo capitalistico, che per i primi avrebbero ingaggiato la battaglia decisiva della lotta di classe? Chi avrebbe detto che si sarebbero visti i contadini superstiziosi della Russia affrontare l’ira del “”pope””? Chi avrebbe detto che si sarebbero visti gli adoratori dello tsar papa maledire e minacciare il loro idolo? Chi avrebbe detto che questo popolo di contadini, fino a ieri così passivo ed inerte, sarebbe stato invaso ad un tratto dal fremito rivoluzionario e sarebbe stato capace di questo grande atto espropriatorio, che domina tutto l’attuale movimento russo? Ah quale sorriso ironico avrebbe accolto pochi anni fa la profezia, che la tempesta rivoluzionaria si sarebbe scatenata nei porti di guerra della Russia, sollevando contro il dispotismo la flotta imperiale! Chi avrebbe osato supporre che sul ‘Potemlin’ i marinai insorti avrebbero inalberato il vessillo rosso, e che questo esempio sarebbe stato seguito da quasi tutti gli equipaggi delle corazzate dell’autocrazia? Ah! come avrebbero riso di voi se in quell’epoca, ancora recente, quando Parigi nazionalista acclamava il “”glorioso esercito russo”” nella persona del suo capo supremo, avreste detto che erano prossimi i tempi in cui interi reggimenti con gli ufficiali in testa, sarebbero passati con armi e bagaglio alla rivoluzione sociale! Queste cose, allora inverosimili, si sono realizzate. Per la prima volta, la Russia ha dato il meraviglioso esempio dell’unità rivoluzionaria delle differente razze, e dell’unità rivoluzionaria di elementi finora considerati irriducibilmente antagonistici; l’elemento operaio, l’elemento contadino, intellettuale e militare. Ed ora dobbiamo domandarci quali sono le case determinanti dei fatti così inattesi, in una parola quali sono i fattori principali della grandiosa e così sintomatica rivoluzione? (…) Intanto scoppiò la guerra russo-giapponese, quella guerra che fece milioni di orfani e inasprì le già così disastrose condizioni economiche del popolo, creando nella massa uno stato d’animo favorevole ad accogliere la parola degli agitatori rivoluzionari, i quali, in quel lasso di tempo, fecero nel campo della propaganda e dell’organizzazione segreta veri prodigi. Gli intellettuali russi possono dunque vantare come opera propria gran parte dei progressi compiuti dalla rivoluzione. Ma anche il popolo, appena venne strappato alla sua rassegnazione fatalista, compì rapidamente la proprio evoluzione e si affermò con lo sciopero generale violento, esteso a milioni di lavoratori di differenti razze e d’ogni categoria di mestiere, adottando gli stessi metodi professati dal sindacalismo rivoluzionario e dando prove di un eroismo ammirevole. Esso è oggi all’avanguardia del movimento rivoluzionario internazionale (…). La solidarietà proletaria sarà il gran fattore del cambiamento che si prepara nella vita politica e sociale di tutto il mondo. La solidarietà proletaria abolisce l’antagonismo tra i popoli, sopprime il nazionalismo, il patriottismo, la solidarietà dei governanti, porrà fine ai conflitti militaristi degli stati; ma alle guerre del passato succederanno le guerre delle classi. Noi vedremo un giorno le schiere rivoluzionarie misurarsi con le forze della reazione internazionale. Prevedere è governare, si dice; prevedere è assicurarci la vittoria’ (pag 7-8-11-12-14) Oratrice socialiste ; militante de l’Aveyron. « La citoyenne Sorgue », comme on avait coutume de l’appeler dans les milieux socialistes, était la petite-fille du philosophe français Antoine Durand (dit Durand de Gros , fille du médecin fouriériste Joseph-Pierre Durand de Gros et petite fille du général russe Pierre Chripkoff attaché militaire à l’ambassade de Russie à Washington. Cultivée, douée d’un grand talent oratoire, elle fit, du département de l’Aveyron où elle fonda plusieurs groupes socialistes, le tremplin d’une action révolutionnaire qui s’étendit à Paris et à toute la France et même aux pays voisins, notamment à l’Italie. Elle adhérait au PSR de Vaillant et elle représenta trois de ses groupes de l’Aveyron aux congrès généraux socialistes de Paris, salle Japy (décembre 1899) et salle Wagram (1900). Elle adhéra au Parti socialiste de France dans lequel elle entraîna la plupart des groupes de l’Aveyron après l’affaire Millerand. Elle les représenta au congrès d’unité à Paris, salle du Globe (avril 1905) et elle représenta la fédération socialiste SFIO au congrès de Nancy (1907). À ces dernières assises, elle déclara : « Je ne crois pas que la femme s’émancipera par le bulletin de vote. Je crois que la femme qui nous intéresse, qui est la femme prolétaire, ne s’émancipera qu’en menant la lutte syndicale, c’est-à-dire la lutte économique » (c. rendu, p. 533). Son antimilitarisme, son goût de l’action directe la rapprochent de Gustave Hervé. En 1907 et en 1908, elle participa à des mouvements de masse dans les grandes villes de l’Italie du Nord, Gênes, Turin, Milan. Le 28 mai 1908, elle fut invitée à parler à un cortège suivi d’une fête des enfants des grévistes de Milan. Elle fut arrêtée et traduite devant la cour d’assises sur l’accusation d’apologie du régicide. Avant 1914, elle participa à l’organisation de la grève des dockers anglais. Elle se maria à un journaliste belge, Auguste Cauvin, lui-même militant révolutionnaire. Elle fonda avec son mari une petite colonie anarchiste en Amérique du Sud qui fut un échec total. Son antimilitarisme laissa la place au soutien à la défense nationale. En 1914, elle mena, au nom du gouvernement français, auprès de ses amis socialistes italiens et anglais (Ramsay Mac Donald) une campagne d’information. Elle essaya, comme son père et son grand-père, de mettre ses idées en pratique sur le domaine d’Arsac. Ce fut un échec total et son domaine fut peu à peu vendu. Les anciens de la commune se rappelent de cette superbe jeune femme haranguant les ouvriers de son domaine au moment du « quatre heures aveyronnais », habillée d’un grand chapeau et d’un foulard rouge. Dans la région, les agriculteurs l’appelaient la « femno del diaplès » (la femme du diable). La guerre mit fin à son action. La « Louise Michel aveyronnaise », prononça le 18 juin 1921 au théâtre de Rodez (Aveyron), une conférence sur la « nécessité de la reconstitution du Bloc de gauche » qui déçut ses auditeurs. « Hélas, écrit l’un d’eux, il fut donné à tous de constater que ce n’était plus notre Louise. Elle voulut bien se déclarer socialiste et syndicaliste, très fière de porter l’insigne de la Fédération des mineurs mais poussa une charge à fond contre la Révolution russe ». Elle vivait le plus souvent en Angleterre et elle mourut à Londres en février 1924. POUR CITER CET ARTICLE : http://maitron-en-ligne.univ-paris1.fr/spip.php?article85695, notice SORGUE (citoyenne) (CAUVIN Antoinette dite) par Justinien Raymond, version mise en ligne le 30 mars 2010, dernière modification le 4 avril 2018.”,”RIRx-192″
“SORI Ercole”,”L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale.”,”Età sesso e professione degli emigranti italiani (introduzione) pag 32 “”Questa parentesi dura fino ai primi anni del ‘900, quando, fin dal 1905 e in connessione con la ripresa degli interessi coloniali italiani verso la Somalia e la Tripolitania, il Di San Giuliano collega la discussione della legge sul ‘Literacy test’ presso il congresso degli Stati Uniti, con l’esigenza di rafforzare i tentativi di penetrazione pacifica in Libia, secondo l’adagio, già collaudato per la Tunisia, che le braccia devono precedere il capitale [Di San Giuliano 1905, 104]. La penetrazione (italiana), invece, sarà tutt’altro che pacifica: nel 1911 anche l’Italia si getta sulle spoglie dell’Impero Turco con la guerra di Libia. La copertura, questa volta, venne da parti inattese, come dal socialista Antonio Labriola (16), un episodio che fece dire più tardi a Gramsci: «Se osservate bene, due sono i motivi fondamentali intorno ai quali avvengono le crisi successive del sindacalismo e il passaggio graduale dei dirigenti sindacali nel campo borghese: l’emigrazione e il libero scambio, due motivi strettamente legati al meridionalismo. Il fatto della emigrazione fa nascere la concezione della «nazione proletaria» di E. Corradini; la guerra libica appare a tutto uno strato di intellettuali come l’inizio dell’offensiva della «grande proletaria» contro il mondo capitalistico e plutocratico» [Gramsci 1970b, 144]. Lenin, nel 1915, avalla questa interpretazione, attaccando il socialsciovinista Labriola e notando ironicamente come gli eventi diano ragione alle tesi di Michels, secondo cui l’Italia, per densità di popolazione e intensità di espatri, dovrebbe essere la seconda nazione coloniale: ciò sta avvenendo solo perché l’irrisolta questione delle masse popolari, così drammaticamente illustrata dalla crociata dell’emigrazione, genera frustrazione e senso di inferiorità nella classe dirigente italiana, spingendola alle rivalse ed ai colpi di testa di un «imperialismo della povera gente» [Lenin 1971a, 106-108]. Esponente sintomatico di questi atteggiamenti è il Di San Giuliano che, mentre predicava lo spostamento dell’asse degli interessi italiani verso il Mediterraneo, nel 1911 millantò che il governo avrebbe potuto anche impedire l’emigrazione, se lo avesse voluto. Gli risponderà Salvemini, dicendo che non aveva neppure il senso del ridicolo [Manzotti 1969, 2, 113]. Anche per la Libia si ripeté la storia ormai consueta (17)”” (pag 156-157) [Ercole Sori, L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale’, Bologna, 1979] [(16) Cfr. a tale proposito: D’Attorre [1974, 116]; Degl’Innocenti [1974, 1302 ss.]; (17) A. De Viti De Marco, ‘Il parassitismo tripolino e il Mezzogiorno’, da “”L’Unità”” del 16.3.1912, in Villari [1971, 3, 426-428]. Il De Viti De Marco contrappone di nuovo, per la Libia, un progetto di colonizzazione democratica e di popolamento in regime non protezionista, al blocco di forze che avevano guidato la svolta protezionistica. Il tutto in chiave meridionalistica e per offrire uno sbocco alternativo alla nostra emigrazione, «…che è la sola grande forza espansiva dell’Italia»] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”CONx-230″ “SORI Ercole / MINNITI Fortunato / PETERSEN Jens / ROMANO Sergio”,”La penetrazione economica italiana nei territori degli Slavi del Sud (1896-1914) (Sori) / La politica industriale del Ministero dell’Aeronautica. Mercato, pianificazione, sviluppo (1935-1943). Parte seconda (Minniti) / Una nuova fonte per la storia d’Italia nella prima guerra mondiale (Petersen) / Armies in Europe, di John Gooch (Romano).”,”””Tukhachevsky nel 1936 si oppose alla collettivizzazione non perché meditasse un colpo di stato, ma perché le reclute trasferivano in seno all’esercito i malumori e le frustrazioni dell’ambiente sociale da cui provenivano”” (S. Romano), p. 349-350 “”Nella guerra danese del 1864 l’esercito austriaco era quello del ’59, apparentemente solido, ma in realtà povero di armi e cervelli. Quello prussiano invece aveva alle spalle un grande capo di Stato Maggiore, von Moltke, e un decennio di appassionati dibattiti sulla durata del servizio militare (due anni), sulla professionalità degli ufficiali, sui rapporti dell’esercito con l’esecutivo. Anche in Prussia il governo e la corona si battevano per sottrarre l’esercito alle «interferenze» del parlamento e consideravano con sospetto gli ufficiali d’estrazione borghese. Ma v’erano nelle file prussiane due virtù liberali e borghesi che difettavano in quelle austriache: una maggiore equità nel reclutamento e una maggiore attenzione per la competenza professionale. Gli ufficiali prussiani erano gli unici in Europa che sapessero «giocare alla guerra» (i primi ‘Kriegspiele’ sono di quegli anni) e usare le ferrovie. A Sadowa, due anni dopo, durante la terza guerra del decennio, ne dettero una prova battendo i loro alleati del ’64. La Prussia aveva vinto due volte nel giro di due anni con un esercito di coscritti e uno stato maggiore d’«ingegneri» aristocratici. Gli stati della Confederazione del nord la imitarono con la legge del 1867 (servizio triennale senza esenzioni, quattro anni nella riserva e cinque nella Landwehr) e Napoleone III cercò di fare altrettanto con un progetto che aboliva gli esoneri e raddoppiava il contingente (da 450.000 uomini a un milione). Ma le «virtù» borghesi che in Prussia avevano collaborato con la corona alla formazione di un esercito nazionale, si opposero in Francia a un sistema che sottraeva la borghesia alle sue occupazioni redditizie e le imponeva sacrifici a cui non era psicologicamente avvezza. Ne risultò una legge zoppa, mezzo francese e mezzo prussiana che consentiva ai «cattivi numeri» di farsi sostituire e lasciava pressoché intatta la dimensione dell’esercito di cui il paese poteva disporre in caso di guerra. Venne la guerra, venne la sconfitta e i francesi, grazie a Gambetta, tornarono in campo per un breve periodo con un esercito nazionale e popolare che era esattamente il contrario di quello del Secondo Impero. Che cosa sarebbe accaduto se la Francia avesse cominciato la guerra con l’esercito democratico di Gambetta piuttosto che con quello di Napoleone III, è questione ipotetica, storicamente irrilevante. Qui mette in conto osservare che in Francia, fra l’estate del 1870 e l’inizio del 1871, scesero in campo tre diversi «modelli» militari: un esercito nazionale comandato da ufficiali d’estrazione aristocratica, ma di buona preparazione professionale; un esercito di contadini comandati da ufficiali di estrazione borghese o di recente nobiltà; un esercito popolare comandato da ufficiali che appartenevano alle «couches nouvelles» di Gambetta. Il primo vinse, gli altri due furono sconfitti; e la storia militare d’Europa, quale che fosse il regime sociale dei paesi che la componevano, non poté ignorare quell’esperienza””. (…) (…) “”Un’altra interessante prospettiva di ricerca emerge dal libro di Gooch: il rapporto fra l’istituzione militare e l’armamento”” [Sergio Romano, ‘John Gooch, Armies in Europe’] (pag 348)”,”ITQM-218″ “SORIA Georges”,”Les 300 jours de la revolution russe. Temoignages et documents.”,”SORIA è giornalista e corrispondente di guerra (era in SP durante la guerra civile, sul fronte russo nella 2° GM). Come reporter ha percorso i paesi dell’Est, ha scritto testi per il teatro e tradotti romanzi. Ha pure scritto la parte relativa all’URSS del libro ‘URSS-USA: Le grand defì. LAFFONT. Curato da Marc SAPORTA e Georges SORIA.”,”RIRO-033″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 1. Genese.”,”””Tutti gli ultimi negoziati che precedettero la firma del patto detto del ‘Bloque popular’ riunirono i rappresentanti ufficiali della Sinistra repubblicana, dell’ Unione repubblicana, del Partito socialista operaio spagnolo, dell’ UGT (in seno alla quale era entrati i sindacati della CGTU), della Gioventù socialista, del Partito comunista spagnolo, del Partito operaio di unificazione marxista (detto POUM, di tendenza trotskista), del Partito sindacalista (formazione anarco-sindacalista dissidente della CNT). La grande assente era la potente Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT) sottomessa all’influenza della FAI (Federazione Anarchica Iberica); essa aveva rifiutato di partecipare ai lavori preparatori del Blocco operaio e di farne parte.”” (pag 298)”,”MSPG-180″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 2. L’ affrontement.”,”Il credo militare di Largo Caballero. “”Numerose testimonianze permettono di dire che Largo Caballero era rimasto alle forme di combattimento del XIX secolo, quando i ‘guerrilleros’ aveva giocato un ruolo importante durante la guerra d’indipendenza contro Napoleone, e in occasione delle diverse guerre carliste. (…) Diffidava dei militari di professione che metteva tutti nello stesso sacco, non senza infatuarsi inspiegabilmente di alcuni di loro. Il paradosso fu che, per fedeltà alla strategia militare della guerra popolare contro Napoleone, egli non trattenne che la lettera. E non lo spirito. (…) Non comprese che per entrare in gioco, di fronte alla strategia di Franco, fondata sul movimento e sull’ utilizzazione di materiale moderno, la sola risposta appropriata era quella di creare senza ritardi un’ esercito regolare nuovo, dotato di armi adeguate, e capace di opporre la contro-manovra alla manovra””. (pag 218)”,”MSPG-181″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 3. Le tournant.”,”””Ora, invece di una vittoria dirompente scontata (prendere Madrid in quattro giorni), le divisioni motorizzate italiane, che appoggiavano la legione Condor, dovettero battere precipitosamente in ritirata. E mangiarono la polvere, e la neve… Dal 16 marzo, quando la disfatta italo-franchista era consumata, l’ ambasciatore fascista italiano Dino Grandi dichiara brutalmente, in occasione di una nuova riunione del sotto-comitato di Londra, che non poteva dare il suo accordo alla messa a punto di un calendario per il ritiro dei combattenti stranieri fino a che “”la questione dell’ oro spagnolo non fosse stata regolata””. Che c’entrava l’ “”oro spagnolo”” in tutto ciò? Il governo della Repubblica spagnola – lo si è visto nel tome II, p. 219 e 375 – ne aveva depositato la maggior parte nella Gossbank di Mosca e lo utilizzava per i suoi acquisti di armi sovietiche e altri, che poteva concludere in Europa occidentale e in America. Era nel pieno del suo diritto a fare così, e non doveva essere oggetto di dibattito in un organismo internazionale, qualsiasi fosse.”” (pag 227)”,”MSPG-182″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 4. L’ équilibre rompu.”,”Manifestazione in Polonia a Varsavia in favore della spartizione della Cecoslovacchia di cui i polacchi intendevano ricevere i territori di Teschen che Hitler aveva fatto balenare ai loro occhi. (foto) (pag 141) La controffensiva franchista avanza al ritmo di 150 metri al giorno. La battaglia d’ usura dell’ Ebro. “”Questa terza offensiva non era più o meno che la riproduzione più a nord della bocca, di quelle abortite. (…) Come la precedente, essa fu segnata da attacchi impetuosi che durarono otto giorni al termine dei quali il comando si arrendeva all’ evidenza: una piccola striscia di terreno era stata conquistata al sacrificio di una divisione. Quindi, come sottolinea Ramon Salas Larrazabal nella sua opera, “”i nazionalisti avevano cominciato questa fase della battaglia con grande ottimismo (…). L’ idea (…) era di operare la rottura del fronte al centro, di penetrare fino alla riva del fiume, poi di ripiegare le ali e distruggere le forze (repubblicane) situate tra Villalba e Fayón e tra Villalba e la Sierra de Caballs.”” (…) Ma la terza offensiva fece fiasco. Se si guarda da vicino la quarta, quinta e sesta offensiva franchista, (…) si vede che tutte e tre furono condotte con un’ enorme concentrazione di mezzi. (…) Durante queste offensive, si assiste, di fatto, a una innovazione in rappoto alla prima, seconda e terza offensiva. Invece di lanciare subito la fanteria all’ assalto delle posizioni repubblicane per arrivare ai corpo a corpo, si lascia al materiale bellico (aerei, cannoni, carri) il compito di spezzare con l’ esplosivo gli avamposti, trincee, fortini, rifugi, ecc. tenuti dai combattenti dell’ esercito dell’ Ebro. Una volta finite queste azioni si muove la fanteria per distruggerli. Si aveva una sorta di ‘mise à jour’ del vecchio precetto delle Scuole di Guerra, secondo cui “”l’ artiglieria conquista il terreno e la fanteria lo occupa””.”” (pag 104)”,”MSPG-183″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 5. Le dénouement.”,”Il governo del Fronte Popolare. Largo Caballero e il ministro dell’ agricoltura Vicente Uribe. “”Questa volontà di organizzazione comporta la comparsa dei primi conflitti. Gli anarco-sindacalisti non accetteranno la sindacalizzazione obbligatoria e generale iscritta nel decreto di creazione del Consiglio (e prevista precisamente per fare posto alla CNT). Anche prima che queste decisioni proprie alla Catalogna siano state prese, il governo centrale aveva fatto adottare importanti misure concernenti l’ insieme della zona repubblicana. L’ IRA sospese (7 agosto 1936) il pagamento delle indennizzazioni. Un giorno dopo, un decreto stabilisce che le terre dei proprietari e dei fittavoli che erano fuggiti sarebbero state oggetto di confisca e conferisce ai comuni la responsabilità di queste terre. (…)”””,”MSPG-184″ “SORLIN Pierre”,”1917 – 1967. La societè sovietique.”,”Società antica russa, crollo 1° GM, seconda crisi 1921-1927, nascita società nuova 1928-1938, 2° GM, 2° dopoguerra. L’A è Maitre-assistant à la Facultè des lettres et sciences humaines de Paris (Nanterre).”,”RUSU-035″ “SORLIN Pierre”,”L’ antisemitismo tedesco.”,”Nei documenti riproduzione parziale degli scritti di LUTERO, NIGRINUS, LESSING, FICHTE, MARR, DÜHRING, rapporto SS. Pierre SORLIN, nato a Bourg-en-Bresse, in Francia, nel 1933, è docente presso l’ Univ di Vincennes. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina)”,”EBRx-013″ “SORLIN Pierre”,”Breve storia della società sovietica.”,”Pierre SORLIN è nato nel 1933 a Bourg en Bresse. Docente all’ Università di Parigi, cominciò ad occuparsi della Russia durante la 2° GM, quando il conflitto stava decidendosi sul fronte orientale. Ha approfondito maggiormente lo studio delle questioni sovietiche da quando ha sposato una ragazza di origine russa. Oltre all’ insegnamento partecipa all’ attività sindacale. In questo libro l’A non parla del terrore staliniano nei suoi vari aspetti.”,”RUSU-099″ “SORLIN Pierre”,”Breve storia della società sovietica.”,”Pierre Sorlin è nato nel 1933 a Bourg en Bresse. Docente all’Università di Parigi, cominciò ad occuparsi della Russia durante la seconda guerra mondiale quando fu chiaro che l’esito del conflitto si decideva in gran parte sul fronte orientale. Oltre all’insegnamento partecipa all’attività sindacale.”,”RUSU-094-FL” “SORLIN Pierre”,”L’antisemitismo tedesco.”,”Pierre Sorlin è nato nel 1933 a Bourg en Bresse Francia. Docente all’Università di Parigi e presso l’Università di Vincennes. Cominciò ad occuparsi della Russia durante la seconda guerra mondiale quando fu chiaro che l’esito del conflitto si decideva in gran parte sul fronte orientale. Oltre all’insegnamento partecipa all’attività sindacale.”,”EBRx-045-FL” “SORMAN Guy”,”Le Génie de l’Inde.”,”””Comme d’autres écrivains contemporains, en particulier Marx, Hegel, et Victor Cousin qui, à la même époque, s’exprimèrent eux aussi sur l’Inde, Tocqueville fut vivement impressionné par le fait qu’elle paraissait être une civilisation étrangère, précisément, au fameux “”mouvement de l’Histoire””. Elle semblait ne pas progresser; on l’eût dite immobile, “”une société pétrifiée””, note Tocqueville. Non seulement elle ne se démocratisait pas, mais, par le système des castes, l’inégalité en paraissait le fondement. “”Dans un pays de castes, l’idée de la patrie disparaît””, écrit-il. Contrairement à l’Europe, l’Inde n’avait donc pas l’Etat, et la vie sociale s’y déroulait entièrement dans des communautés villageoises que Tocqueville a appelé “”districts”” ou “”communes””. Bien entendu, la connaissance de l’Inde qui affleurait alors en Europe était fragmentaire, ce qui permettait à nos penseurs de projeter sur ce grand écran oriental toutes leurs fantaisies personnelles. Envers cette Inde réputée arriérée, Tocqueville partageait avec Marx une certaine condescendance. L’un comme l’autre jugèrent la colonisation anglaise positive parce qu’elle éveillait le pays; lors de la révolte des Cipayes de 1857, Tocqueville soutint les Anglais au nom de la “”civilisation””. Mais, au contraire de Marx, absolutement méprisant envers tout ce qui était indien, Tocqueville repéra des institutions qui lui convenaient, en particulier les panchayats, ou conseils de villages. Selon Karl Marx, la vie y était “”stagnante, végétative, passive””, tandis que Tocqueville devina dans ces conseils de petites républiques autonomes, “”une espèce de régime municipal””, des mini-cités démocratiques qui lui rappelaient la Grèce ancienne”” [Guy Sorman, Le Génie de l’Inde, 2000] (pag 11-12)”,”INDx-131″ “SOROKIN P.A.”,”Les théories sociologiques contemporaines.”,”SOROKIN P.A. professore di sociologia all’Università di Harvard, presidente dell’ Istituto Internazionale di Sociologia La scuola bio-sociale. La scuola demografica. “”M. Kovalevsky nelle sue opere storiche e sociologiche, fondate sullo studio concreto dell’ evoluzione economica, è arrivato alla conclusione che uno dei “”principali motori dell’ evoluzione economica è stato l’ accrescimento della popolazione””. Secondo la sua teoria, “”questo fattore ha determinato il passaggio dalla fase dei cacciatori e pescatori all’ agricoltura, e, dal sistema primitivo d’ agricoltura a un sistema più intensivo con dei cambiamenti paralleli del sistema di proprietà e di possesso della terra… Allo stesso fattore è dovuta la sostituzione del sistema manifatturiero di produzione industriale al sistema domestico; e quella del sistema ‘macchinofatturiero’ (il sistema basato sulle macchine, macchinismo, ndr) a quello della manifattura, con un cambiamento parallelo nella divisione del lavoro e nei rapporti mutui di capitale e lavoro… Così il semplice fatto dell’ accrescimento della popolazione ha trascinato la divisione del lavoro, la differenziazione sociale in caste, ordini e classi, e l’ evoluzione della tecnica di produzione come pure quella del regime economico””. Ecco l’ essenziale della teoria di Kovalevsky, da lui formulata e basata su dei fatti ben prima che l’ abbia fatta Coste, Durkheim, Mougeolle, o lo stesso A. Loria.”” (pag 269)”,”TEOS-127″ “SOROS George; interviste a cura di Byron WIEN Krisztina KOENEN Giancarlo BOSETTI”,”Soros su Soros. Economia, politica e storia nelle confessioni del “”Guru”” della finanza mondiale.”,”Squlibrio europeo. “”Ho studiato in modo specifico quella che io chiamo la “”sequenza boom/crollo””, che può essere osservata di tanto in tanto nei mercati finanziari; e penso che sia anche applicabile all’ integrazione e disintegrazione della Comunità Europea. Dalla rivoluzione del 1989 e con la riunificazione della Germania, l’ Europa è entrata in una condizione di squilibrio dinamico. Pertanto si presenta come un interessante caso di studio per la mia teoria del processo storico.”” (pag 361, dal discorso tenuto all’ Aspen Institute di Berlino, il 29 settembre 1993)”,”ECOI-149″ “SORRENTINO Lamberti”,”Pekino contro Mosca.”,”L’A è una delle firme del settimanale ‘Il Tempo’.”,”CINx-117″ “SORRENTINO Sergio TICE Terrence N. a cura; saggi di Hermann FISCHER John HOFFMEYER Günter MECKENSTOCK Andreas ARNDT Sergio SORRENTINO Antonio CARRANO David E. KLEMM Jeffry C. KINLAW Terrence N. TICE”,”La dialettica nella cultura romantica.”,”Sorrentino insegna Storia della filosofia moderna e contemp. all’Univ. di Salerno Tice insegna Filosofia alla Michigan University Molto spazio dato al pensiero e all’opera di Schleiermacher”,”FILx-010-FB” “SORRENTINO Guido a cura”,”1000 titoli sull’URSS in italiano francese inglese editi fra il 1960 e il 1980 di cui 100 recensiti.”,”Guido Sorrentino è nato nel 1947 a Napoli, città in cui si è laureato e dove svolge attività didattica presso l’istituto di magistero. Il suo interesse per temi e problemi sovietici data da parecchi anni. Sull’Urss ha effettuato traduzioni dal francese, recensisce libri italiani e stranieri, pubblicando su diverse riviste, ed ha tenuto letture e conferenze presso svariate accademie ed istituti culturali partenopei.”,”STOx-003-FGB” “SORRENTINO Maddalena”,”Tecnologie, organizzazione e lavoro nel settore bancario. Evoluzione e prospettive.”,”Maddalena Sorrentino è docente di Informatica generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.”,”ITAE-141-FL” “SOSNOWSKI L.S.”,”Taten und Menschen.”,”Alcuni articoli sono di carattere celebrativo. Al posto di vecchi nobili e intellettuali che governavano i villaggi o i distretti, oggi ci sono operai e contadini. La Russia è cambiata. La rivoluzione è come un cavallo magico che galoppa per il paese. Si descrivono i momenti che precedono lo scoppio della rivoluzione. Cronaca delle prime fasi.”,”RIRO-274″ “SOTGIU Marco”,”La Coda del Drago. Vita di Deng Xiaoping.”,”La Cina di Deng ha introdotto un sistema di traslitterazione, chiamato pinyin, che rivoluzionato quello precedente. Il nome di Mao Tse-tung è diventato così Mao Zedong ecc. SOTGIU Marco (Roma, 1958) giornalista esperto di politica estera, è stato caposervizio esteri e inviato del ‘Manifesto’ fino al 1991. Ha lavorato alle due ultime edizioni di Milano, Italia (Raitre) con Gianni RIOTTA ed Enrico DEAGLIO. “”Secondo il dizionario Shuowen (200 dC), delle 369 specie di rettili con scaglie (come pesci, serpenti e lucertole) il capo è il drago; ha in sé il potere della trasformazione e il dono di rendersi visibile o invisibile a proprio piacere. In primavera sale al cielo, e in autunno si nasconde nelle acque più profonde. All’ equinozio d’ autunno si copre di fango, e riemerge solo in primavera. In questo modo annuncia il ritorno delle energie della natura””. (in apertura) “”Deng e Zhuolin, ormai scomparsi dalle cronache e “”cancellati”” dalla storia, non vennero riconosciuti subito. I due nuovi operai non potevano però passare inosservati perché venivano scortati da guardie armate dalla caserma alla fabbrica e viceversa; né potevano parlare senza permesso. Ma in quei tempi così burrascosi, vennero accolti con sostanziale indifferenza, solo qualcuno si stupì per l’ abilità manuale di Deng, acquisita nei suoi anni francesi alla Renault. Per i due, dopo il lungo isolamento subìto, il lavoro in fabbrica significava paradossalmente un ritorno alla vita sociale. Il tempo libero di Deng era tutto dedicato alla lettura (…)””. (pag 97) “”Nei tredici anni che vanno dal 1976 (anno della morte di Mao) al 1989 si verificano nella Cina di Deng sette movimenti di massa, più o meno grandi. In media circa uno ogni due anni. Il susseguirsi di questi movimenti – per lo più studenteschi ma non solo – “”rivela una crescita della coscienza democratica dei cinesi e anche nelle esperienze del movimento democratico””: sono parole di Ren Wanding, uno degli “”ideologi”” del dissenso. All’ inizio del denghismo è il muro della democrazia (1978-1979) che rende visibile l’ idea di una riforma politica nella Cina socialista. I giovani cinesi negli anni seguenti metteranno con coraggio in discussione il ruolo del partito unico, partendo dalle strutture accademiche delle università ed esigendo il voto diretto e libero delle proprie rappresentanze. Ma il vento è favorevole a Deng, che ogni volta stronca i movimenti, senza eccessiva fatica e senza dar loro eccessiva importanza. La questione politica fondamentale per Deng è evidentemente un’ altra””. (pag 101)”,”CINx-151″ “SOUBIRAN-PAILLET Francine”,”L’ invention du syndicat (1791-1884). Itineraire d’ une categorie juridique.”,”SOUBIRAN-PAILLET è giurista e sociologa ricercatrice press il Groupe d’ Analyse de Politques Publiques (CNRS-ENS Cachan).”,”MFRx-173″ “SOUBLIN Jean”,”Je t’ écris au sujet de Gracchus Babeuf. Essai.”,”Tutto il pensiero di Gracchus BABEUF era orientato verso l’ eliminazione delle ineguaglianze. Per la sua militanza ha passato la metà della sua vita in prigione. Nel 1797, è stato ghigliottinato per aver domandato l’ applicazione della Costituzione del 1793, che dava più potere al popolo e istituiva l’ eguaglianza tra i cittadini. SOUBLIN scrive riunisce in questo libro cinque lettere ciò che ha vissuto BABEUF e come ha risposto al rapporto eguaglianza – benessere, eguaglianza – proprietà, eguaglianza – genetica, eguaglianza – libertà. L’A spiega come BABEUF ha lasciato una condizione semi-borghese per difendere le sue idee fino alla morte. Jean SOUBLIN è romanziere e saggista, collabora al Monde des livres. Lavora come scrittore pubblico ‘bénévole’ in una associazione umanitaria. “”Quando, grazie al libro di Buonarroti, l’ estrema sinistra europea scopre intorno al 1830 le idee di Babeuf, vi trova, oltre il termine di proletario, delle tesi sulle fattorie collettive, sullo Stato distributore e anche sulla dittatura del proletariato che ricordavano le loro preoccupazioni. Babeuf non ha mai guidato le riflessioni di Blanqui, di Marx o di Lenin, ma questi pensatori lo rispetteranno. Non è una fonte, piuttosto un precursore. La parola “”comunismo”” esisteva comunque prima di lui (…) (pag 17-18)”,”FRAR-293″ “SOULEYMAN Elizabeth V.”,”The vision of World Peace in Seventeenth and Eighteenth-Century France.”,”SOULEYMAN Elizabeth V. “”Cloots left Prussia and travelled extensively for some years. During this period he learned to see in the people he met not Englishmen, Dutchmen, or Germans, but human beings. Then he went to Paris where he espoused with enthusiasm the guiding principles of the French Revolution. “”The Revolution was in the brain of Jupiter””, he writes (33); and in another place: “”Will our nephews ever believe that two years were sufficient to produce this marvel, though we had at the same time to clear a ground blocked up by fifteen centuries of savagery?”” (34) and again: “”The miracle of Jericho seems a natural event after our legislators have been able to destroy in one single night the ramparts of feudalism and old fiscal laws”” (35). Cloots’ clear creative mind, his fiery eloquence, the daring originality of the leading articles he was contributing to the newspapers and periodicals of the time, made him one of the most prominent members of the Jacobin Club; he was asked to become a French citizen and was elected member of the National Convention. He was one of the Deputies who voted the death of Louis XVI and the execution of the Girondists; he believed fanatically in the necessity of crushing all those who might check the triumphant march of the Revolution. The idea to the propagation of which he devoted himself and for which he even paid with his life was that of a Universal Republic”” (pag 189-190) (33) L’Orateur du genre humain ou ‘Dépêches du Prussien Cloots au Prussien Herzberg, Paris, l’An deux de la Rédemption, p. 85; 34) Ibid., p. 45; Ibid., pp. 153-154″,”TEOP-454″ “SOULEZ LARIVIERE Daniel”,”Il circo mediatico-giudiziario.”,”L’A è avvocato protagonista di alcuni grandi processi in FR. E’ autore di libri sulla Q della giustizia in FR.”,”FRAV-048″ “SOURNIA Jean-Charles”,”Storia della medicina.”,”SOURNIA Jean-C. dell'””Académie de Médecine”” ha esercitato la chirurgia per venticinque anni.”,”SCIx-313″ “SOUSTELLE Jacques”,”Vingt-huit ans de gaullisme.”,”””Ma il potere dispone di mille mezzi per agire sulla stampa, per modificare il suo orientamento, per minacciarla e punirla se essa non si conforma al suo modo di vedere: pressione fiscale, prezzi della carta e dei trasporti, pubblicità. Un controllo della pubblicità devoto al governo può riempire le casse di un giornale conformista e rovinare un organo indipendente. L’ autorizzazione della pubblicità di marche alla televisione di Stato porta un colpo severo alle risorse della maggior parte dei giornali e minaccia, con questo, la loro indipendenza.”” (pag 269)”,”FRAV-102″ “SOUSTELLE Jacques”,”Gli Aztechi.”,”Jacques Soustelle, (Montpellier, 1912 – Parigi, 1990) effettuò missioni scientifiche nell’America centrale (1932-1939). Ministro delle informazioni nel 1958, nel 1959 fu incaricato per i dipartimenti d’Oltremare ma poi, contrario alla politica algerina di De Gaulle, prese posizione contro il suo regime. Fu deputato dal 1973 al 1978. Tra le sue opere: L’arte dell’antico Messico, Archeologia e antropologia, L’universo degli Aztechi, I Maya.”,”AMLx-008-FL” “SOUSTELLE Jacques”,”Vingt-huit ans de gaullisme.”,”””Ma il potere dispone di mille mezzi per agire sulla stampa, per modificare il suo orientamento, per minacciarla e punirla se essa non si conforma al suo modo di vedere: pressione fiscale, prezzi della carta e dei trasporti, pubblicità. Un controllo della pubblicità devoto al governo può riempire le casse di un giornale conformista e rovinare un organo indipendente. L’ autorizzazione della pubblicità di marche alla televisione di Stato porta un colpo severo alle risorse della maggior parte dei giornali e minaccia, con questo, la loro indipendenza.”” (pag 269)”,”FRAV-002-FV” “SOUTOU Georges-Henri / JARDIN Pierre”,”1918: la fin de la Première Guerre mondiale? / La fin de la guerre en Allemagne. (in) ‘1918: La fin de la Première Guerre mondiale? Dossier’.”,”Georges-Henri Soutou, professore di storia contemporanea all’Università di Paris-Sorbone, lavora sulle relazioni internazionali nel XX secolo, in particolare durante la Prima guerra mondiale e nel corso della Guerra Fredda. Ha pubblicato ‘L’Or et le Sang. Les buts de guerre économiques de la Première Guerre mondiale’ (Fayard, 1989), ‘L’Alliance incertaine’ (Fayard, 1996), ‘La Guerre de 50 ans. L’affrontement Est-Ouest, 1943-1991’ (Fayard, 2001), ‘L’Europe de 1815 à nos jours’ (Puf, 2007). Pierre Jardin, chargé de recherche al CNRS (IRICE), è autore di molti articoli e contributi a opere collettanee incentrate sulla storia tedesca e sulle relazioni internazionali. Ha pubblicato: ‘Aux racines du mal, 1918. Le déni de défaite’, Tallandier, 2005, opera che ha ottenuto il ‘prix du maréchal Foch dell’Académie française’. La demande d’armistice du 4 octobre 1918: une manoeuvre allenande bien conduite. “”On sait que libérée à l’est par la paix de Brest-Litovsk (9 mars 1918) l’Allemagne lança alors à l’ouest une séerie d’offensives en mai puis en juillet, offensives qu’elle espérait décisives, avant l’arrivée en nombre de troupes américaines. Ludendorff, le quartier-maître gnéral de l’armée allemande et son veritable chef sous le commandement nominal de Hindenburg, jouait ainsi son va-tout. Mais, après des moments très difficiles, les alliés se ressaisirent, Français et Britanniques établirent enfin l’unité de commandement; ils avaient désormais une considérable supériorité numérique et matérielle, ils pouvaient mener à nouveau, grâce à une aviation puissante et à une arme nouvelle, les chars, une guerre très mobile. À partir d’août, les armées allemandes, très affaibles; reculèrent constamment, tands que l’armée d’Orient à Salonique se mettait en branle et forçait la Bulgarie à conclure un armistice le 29 septembre. Plus rien ne s’opposait à l’avance des armées alliées le long du Danube jusqu’en Allemagne. Celle-ci était donc vaincue, et vaincue sur le terrain: les effectifs en ligne fondaient, sous les coups de boutoir des offensives Foch mais aussi parce que les soldats allemands s’agglutinaient à l’arrière, dans les lignes de communication (“”die Etappe””) et ne remontaient plus au front après leurs permissions (1). Pétain préparait une grande offensive en Lorraine, qui était destinée à couper toutes les rocades allemandes dans le Nord-Est et en Belgique et donc a briser le front allemand (2)”” (pag 5) (1) Jardin, Pierre, ‘Aux racines du mal. 1918; le déni de défaite’, Paris, Tallandier, 2005; (2) Pedroncini, Guy, ‘Pétain général en chef, 1917-1918′, Puf, 1997″,”QMIP-161″ “SOUTOU Georges-Henri HIVERT Émilia Robin a cura; saggi di Elisabeth DU-REAU Natalia VASSILIEVA Alexandre REVIAKINE G.H. SOUTOU Vladislav P. SMIRNOV Marina ARZAKANIAN Jacques BARIETY Vadim KIRPITCHENKO K. ZOUEVA Mikhail NARINSKI Robert BELOT Philippe BUTON Laure CASTIN Alexei FILITOV Geneviève MAELSTAF Sabine DULLIN François THOM Emilia ROBIN HIVERT Marie-Pierre REY”,”L’URSS et l’Europe. De 1941 à 1957.”,”Saggi di Elisabeth DU-REAU Natalia VASSILIEVA Alexandre REVIAKINE G.H. SOUTOU Vladislav P. SMIRNOV Marina ARZAKANIAN Jacques BARIETY Vadim KIRPITCHENKO K. ZOUEVA Mikhail NARINSKI Robert BELOT Philippe BUTON Laure CASTIN Alexei FILITOV Geneviève MAELSTAF Sabine DULLIN François THOM Emilia ROBIN HIVERT Marie-Pierre REY “”En conclusione de notre recherche, nous pouvons constater que la défaite de la France en été 1940 a suscité de profondes préoccupations dans les cercles militaires soviétiques, qui vouilaient comprendre ses causes et en tirer d’utiles leçons. Ces sujets étaient largement discutés dans les troupes à tous les niveaux, le haut commandement militaire les ayent soumis à une analyse minutieuse, comme en témoignent les comptes rendus de la Conférence de décembre. La volonté des dirigeants politiques du opays d’améliorer, à la lumière de cette analyse, la préparation des troupes au combat, est rendue manifeste par le renouvellement des cadres commandants, qui a eu lieu sens retard: en janvier 1941, Joukov devient chef de l’état-major général et Commissaire du peuple adjont à la Défense. Cependant la mise en oeuvre de ces mesures (…), élaborés pour renforcer la défense du pays face à la menace de guerre du côté allemand, n’a pas apparemment infléchi la politique étrangère de l’URSS”” (pag 62) (saggio di Alexandre Reviakine, L’URSS et la défaite de la France en 1940)”,”RAIx-339″ “SOUTOU Georges-Henri”,”L’or et le sang. Les buts de guerre économiques de la Première Guerre mondiale.”,”SOUTOU Georges-Henri è nato nel 1943, agrégé d’histoire, doctor d’Etat, professore di storia contemporanea all’Università Paris-IV-Sorbonne. Specialista di relazioni internazionali del XX secolo, in particolare per gli aspetti economici e strategici. Aspetti economici delle trattative di Brest-Litovsk. Il ruolo di Joffe. (pag 696-697) “”Stresemann joua un rôle important: il réussit en effet l’exploit peu banal d’entretenir de bonnes relations à la fois avec l’ Auswärtige Amt et avec l’ O.H.L. De plus, il s’entendit finalement fort bien avec Joffe. Comme il avait, bien sûr , des liens étroits avec les grandes organizations patronales, malgré ses prises de position souvent marginales – on s’en souvient -, sa position personelle était évidemment très forte. Les questions économiques jouèrent en effet un rôle considérable dans ces négociations. Josse et son adjoint Krassine, qui connaissait beaucoup de monde dans les milieux d’affaires allemands, pratiquèrent une politique de relations publiques fort active en direction des industriels et des banquiers: ils comptaient en effet explicitement sur leur influence pour modérer les militaires de l’O.H.L. Selon Joffe, Gwinner, Mendelssohn, Salomonsohn se bousculaient sur le pas de sa porte. Certes, Joffe et ses collègues comprenaient parfaitement que les plans des banquiers et industriels, quoique moins rudes que ceux des militaires, risquaient de compromettre l’indépendance de la Russia. Pour couper court à ces tendances et mettre Berlin devant le fait accompli, le décret de nationalisation de l’ensemble de l’economie, déjà envisagé depuis de semaines, fut brusquement signé, le 28 juin. Lénine s’assurait ainsi que le rapprochement économique avec le Reich, qui’il souhaitait pour les raisons générales que nous avons vues, ne menacerait pas la stabilité du régime. Les premières conversations importantes eurent lieu entre Joffe et Kuhlmann les 29 juin et 1er juillet. Joffe se déclara prêt, le cas échéant, à reconnaître l’indépendance de la Lettonie, de l’Estonie et de la Géorgie. En revanche, il réclamait l’appui de Berlin pour obtenir des concessions de l’Ukraine dans la délimitation de la frontière commune à travers le bassin houiller du Donetz (). Bien entendu, il réclamait également la fin définitive et réelle des hostilités et l’évacuation par l’armée allemande des territoires occupés (Russie blanche, région du Don et Crimée). Le 5 juillet, il reprit ces thèmes dans une conversation avec Litwin, ajoutant que la Russie pourrait fournir au Reich des matières premières si ce dernier lui facilitait l’achat de céréales en Ukraine. Cet échange serait le point de départ de relations économiques “”intimes””. On parla même d’un Tchèques du Transsibérien et contre les troupes alliées de Mourmansk. Joffe évoque, “”pour dans quelques mois””, la possibilité d’une alliance entre les deux pays. Particulièrement importante, peut-être même cruciale pour la suite, fut l’entrevue de Joffe avec Stresemann le 7 juillet”” (pag 696-697) (*) Celui-ci est è cheval sur la limite historique entre l’Ukraine et la Russie; selon le tracé exact de la frontière, des intérêts houillers considérables étaient évidemment en jeu entre les deux pays. Précision que le territoire des Cosaques du Don allait beaucoup plus loin vers l’ouest que la région correspondante actuelle de la R.S.F.S.R. (jusqu’à Marioupol). Le territoire ukrainien formait là une avancée considérable, qui plaçait une bonne partie du bassin en Russie, avec en particulier le meilleur anthracite.”,”QMIP-201″
“SOUVARINE Boris”,”Stalin.”,”SOUVARINE, pseudonimo di Boris LIFSCHITZ, nacque a Kiev nel 1895 ed è vissuto a Parigi. Suo padre artigiano è emigrato in FR con la famiglia nel 1897. Verso la fine della 1° GM S. divenne corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’ pubblicato da GORKI a Pietroburgo. In vista del congresso di Tours redige insieme a LORIOT e MONATTE, la mozione da cui è nato il PCF. Tra il 1921 e 1924 soggiornerà a Mosca dove collaborerà con i più importanti dirigenti del partito e dell’internazionale. Fu segretario della Terza Internazionale ma presto ne fu escluso per ‘indisciplina’. Nel 1933, S. insieme a Simone WEIL, sua grande amica, venne attaccato da TROTSKY per la sua diagnosi sull’ URSS. Ha diretto due importanti riviste: ‘La critique sociale’ (1931-1934) e ‘Le contrat sociale’ (1957-1968).”,”STAS-025″
“SOUVARINE Boris e altri; il 1° volume contiene saggi di D. ANINE R. ARON I. BERLIN Z. BRZEZINSKI R. CAILLOIS J. CARMICHAEL M. COLLINET H. DEWAR H. DUBREUIL L. EMERY M.G. FIELD G. GROSSMAN S. HOOK A.G. HORON A. KASSOF D.H. KRUGER L. LABEDZ P. LANDY B. LAZITCH M. LEROY R.C. NORTH A. PATRI S. PETREMENT R.E. PIPES B. SOUVARINE N. VALENTINOV K.A. WITTFOGEL A. ZAUBERMAN.”,”Raccolta rivista ‘Le contrat social, revue historique et critique des faits et des idées’.”,”Il 1° volume contiene saggi di AAVV tra cui: D. ANINE, R. ARON, I. BERLIN, Z. BRZEZINSKI, R. CAILLOIS, J. CARMICHAEL, M. COLLINET, H. DEWAR, H. DUBREUIL, L. EMERY, M.G. FIELD, G. GROSSMAN, S. HOOK, A.G. HORON, A. KASSOF, D.H. KRUGER, L. LABEDZ, P. LANDY, B. LAZITCH, M. LEROY, R.C. NORTH, A. PATRI, S. PETREMENT, R.E. PIPES, B. SOUVARINE, N. VALENTINOV, K.A. WITTFOGEL, A. ZAUBERMAN.”,”EMEx-002″
“SOUVARINE Boris”,”Lo stalinismo.”,”Riguardo alla pena di morte applicata nel mondo del lavoro in URSS: -decreto del 1931, sulla disciplina nei trasporti punisce eventualmente con la morte il minimo errore o sbaglio professionale. -decreto del 1932, riguardante soprattutto i ferrovieri e i marinai, i contadini e gli operai indigenti colpevoli di essersi appropriati di qualche cibo, applica la pena di morte per semplici reati di furto. -decreto del 1934, reprime il ‘tradimento della patria’ e punisce con la morte ogni tentativo di abbandonare il territorio e codifica la pratica abominevole degli ostaggi, castigando con pene severe (da cinque a dieci anni di prigione) tutti i parenti adulti d’ un condannato anche se innocente.”,”RUSU-129″
“SOUVARINE Boris”,”Cauchemar en URSS. Suivi de L’ ouvrier & le paysan sovietiques.”,”Socialista francese, SOUVARINE Boris (1895-1984), partecipa alla fondazione del PCF prima di diventare uno dei segretari della 3° Internazionale. Escluso nel 1924 per indisciplina, è l’ autore di una biografia pionieristica ‘Staline. Aperçu historique du bolchevisme’ (1935).”,”RUSS-130″
“SOUVARINE Boris”,”A contre-courant. Ecrits 1925-1939.”,”SOUVARINE Boris aderisce al bolscevismo dal 1917. Vero fondatore del PCF, dirigente del Komintern, ha conosciuto LENIN e tutte le grandi figure delcomunismo. Negli anni 1930 condurrà un’opposizione radicale allo stalinismo (nel 1935 appare il suo chiaroveggente ‘Staline’. Nei suoi scritti tratta tutte le questioni del momento: stalinismo, trotskismo, processi di Mosca, guerra di Spagna, ascesa di HITLER al potere. E’ morto nel 1984. “”I russi sono i primi commedianti del mondo; per fare effetto, non hanno bisogno del prestigio della scena”” (Marchese De Custine) Nel capitolo ‘Une controverse avec Trotski, 1929’ si riportano quattro lettere di TROTSKY, la lunga risposta di Boris SOUVARINE e la replica di TROTSKY (da pag 190). Nel capitolo ‘Que reste-t-il de Lenin?, SOUVARINE tenta un bilancio critico della politica leninista ed un profilo biografico di LENIN (1939) (pag 345)”,”RUSS-133″
“SOUVARINE Boris”,”L’ observateur des deux mondes et autres textes.”,”””Un nuovo spettro terrorizza il nostro mondo malato, lo spettro del gigantismo. Due stati giganti privano i nostri contemporanei della vita normale e del sonno sereno. Non si tratta della Cina e dell’ India, questi due giganti territoriali e numerici per eccellenza. Né del Brasile e del Canada. che sono comunque della dimensione degli Stati Uniti. Ma dei due grandi paesi momenaneamente associati all’ impero britannico e ad altre nazioni nella coalizione che ha vinto la Germania e il Giappone. Si tratta dell’ URSS e degli USA (…). (pag 75) C’è uno scritto di Storia del panslavismo (secoli XIX-XX). (SOUVARINE dice tra l’ altro che è un mito che i massacri voluti da HITLER e STALIN nel 1939 risulterebbero da antagonismo latente tra Slavi e Germani). (pag 111-133) “”Lungi dal migliorare le relazioni tra gli Slavi, la seconda guerra mondiale, al contrario, le ha condotte all’ estremo. Una volta di più, Russi e Tedeschi hanno patteggiato sulle spalle della Polonia, accordandosi sulla quarta spartizione, malgrado le differenze d’ epoca, di regimi, di principi (…). (…) l’ URSS si è non solo annesso un terzo della Polonia, ha deportato in Russia e Siberia più di un milione di persone. Solo l’ aggressione tedesca contro l’ URSS nel 1941 ha imposto un modus vivendi ai fratelli slavi nemici, ma non per molto tempo. Senza commentare l’ indicibile tragedia della foresta di Katyn, ove migliaia di ufficiali polacchi prigionieri sono stati freddamente massacrati per ordine di Stalin, bisogna notare che essa è servita da pretesto per una nuova rottura di relazioni russo-polacche, nel mezzo di una guerra ove di giocavano la vita e la morte delle nazioni interessate.”” (pag 126) Ci sono scritti sulle cause della ‘Rivoluzione d’ Ottobre’ dove SOUVARINE vuole smentire tra l’ altro la leggenda di una rivoluzione proletaria, rivoluzione che fu invece conseguenza di un colpo di forza militare. (pag 137-162) “”Lenin prova, nel suo libro su Lo sviluppo del capitalismo in Russia, che i progressi dell’ industria sotto lo zarismo sono stati più rapidi che in America. Anche Trotsky ha scritto che il capitalismo russo si è sviluppato attraverso i bonds, all’ americana. La Grande Enciclopedia Sovietica, tomo XI, mostra allo stesso modo che la crescita industriale in Russia aveva un ritmo più rapido nel XIX secolo di quello dell’ Europa Occidentale e dell’ America. Lo storico marxista Pokrovski ha fatto una dimostrazione analoga. La cosiddetta “”dittatura del proletariato”” non ha dunque apportato che delle crudeltà inutili.”” (pag 162) Il libro si chiude con alcune pagine dedicate a ‘Marx e la Polonia’ (pag 165-170)”,”TEOC-283″
“SOUVARINE Boris”,”Staline. Aperçu historique du bolschévisme.”,”Boris SOUVARINE, nato nel 1895, socialista francese durante la prima guerra mondiale, corrispondente a Parigi de La Vie Nouvelle, quotidiano pubblicato da GORKI a Pietrogrado, uno dei fondatori del partito comunista in Francia, poi uno dei segretari della Terza Internazionale, collaboratore come tale dfi Lenin Trotsky Zinoviev Bucharin Radek Rakovski Zetkin Gramsci Bordiga ecc. prima di essere escluso da questa organizzazione per ‘indisciplina’. IN seguito corrispondente a Parigi dell’ Institut Marx-Engels sotto la direzione di David RIAZANOV, di cui era amico. Escluso dall’ Istituto, divenne corrispondente dell’ Istituto di storia sociale di Amsterdam. Collaboratore dell’ Enciclopedia Britannica e dell’ Enciclopedia delle scienze sociali. Fondatore de La Critique Sociale e poi del ‘Contrat Social’. Guerra civile nel partito. “”Trotsky afferma la volontà dei sinistri di combattere per la “”patria socialista”” senza sottoscrivere alcuna “”union sacrée””, ma giudica Stalin incapace di assicurare la vittoria e pone l’ alternativa: “”Termidoro o l’ opposizione””. Tacciato di disfattismo, si giustifica con l’ esempio di un Clemenceau ostile al governo del suo paese e della sua classe non per nuocere alla difesa, ma per meglio condurre la guerra. Quando lo si interrompe ricordandogli l’ esistenza del Partito, risponde: “”Il Partito, l’ avete strangolato””, ma esprime sempre la sua fede irragionevole in questo partito che Sapronov chiama un “”cadavere””. Stalin ironizza sul “”Clemenceau d’ operetta”” e il suo “”piccolo gruppo che ha più capi che soldati””. Cosa pesano le firme in calce alla dichiarazione degli Ottantatre, di fronte all’ immensa maggioranza di cui si dice l’ interprete? E il suo tono cambia con l’ avvertimento finale: “”Per spazzare questa maggioranza, occorrerà cominciare la guerra civile nel Partito””. E’ netto, Stalin non si lascerà strappare il potere senza resistere con le armi. L’ opposizione, lei, si sorregge a delle frasi””. (pag 383)”,”STAS-045″
“SOUVARINE Boris”,”Le stalinisme. Ignominie de Staline.”,”1923 e dintorni: Stalin accusato di essere pro Kulak. “”Or, Trotsky le premier en 1923 avait dit du paysan en général: “”Nous devons faire en sorte qu’il soit l’année prochaine plus riche que cette année””, et déconseillé d’accroître ses charges fiscales “”pour que l’économie paysanne puisse s’élever, que le paysan devienne plus riche dans l’avenir””. En 1925, il préconisait encore d’élargir les “”rapports capitalistes-marchands à la campagne””, de renforcer “”l’économie capitaliste ‘farmer'””, et il réprouvait catégoriquement la “”dékoulakisation des koulaks””. Rine ne le séparait donc de Boukharine quand celui-ci s’écrait à la même époque: “”Aux paysans, à tous les paysans, il faut dire: enrichissez-vous, développez votre économie et ne craignez pas d’être spoliés””. Ni de Staline qui méditait en bonne logique de restaurer la petite proprieté rurale, donc de limiter la nationalisation des terres. Mais ne 1926, gauche et droite s’acharnent à s’opposer l’une à l’autre et Staline, accusé comme Boukharine de “”tendance koulakophile””, accuse réciproquement Trotsky et ses alliés de “”sous-estimer le paysannat””. Il sera bientôt ironiquement qualifié de “”tsar des koulaks”” par l’opposition qui se réclame du “”bolchévisme-léninisme””.”” (pag 11-12)”,”RUSS-215″
“SOUVARINE Boris”,”Souvenirs sur Isaac Babel, Panaït Istrati, Pierre Pascal. Suivi de Lettre a Alexandre Soljenitsyne.”,”Foto di Pascal, Rakovskij, Istrati, Babel Bazarov, “”Ne mérite qu’une brève mention la visite inopinée de Vladimir Diogot, curieux personnage, vieux bolchévik endurci, ci-devant agent important du Komintern en Italie et en France. Mais j’ai toujours en mémoire, en fait de visite, celle de Vladimir Bazarov (Roudnev), l’économiste et philosophe de grande réputation, traducteur du ‘Capital’ de Marx, ancien social-démocrate bolchévik devenu dissident avec Maxime GOrki dont il fut le proche collaborateur à la ‘Novaïa Jizn’ (journal dont j’ai été le correspondant à Paris en 1917-1918). Costaud et bon marcheur, il était venu de loin à pied, portant sa besace. Un soir, sous u cile étoilé comme je ne l’ai vu qu’en Crimée, il nous fit une captivante causerie, d’ordre astronomique. (Lui aussi, périra dans les massacres commandés par Staline).”” (pag 112)”,”RIRB-123″
“SOUVARINE Boris”,”Éloge des bolcheviks (1919).”,”””La Révolution de Novembre s’était accomplie dans le minimum de violence: tous les spectateurs en témoignent (1). Ce soi-disant coup de force fut la simple consécration de la puissance de fait des Soviets. Les bolcheviks prirent le pouvoir comme on cueille un fruit mûr. L’écrasante majorité du peuple était avec eux. Jamais prétendu coup d’Etat n’eut caractère plus légitime. Il fallut une formidable accumulation de mensonges dans la presse mondiale pour oscurcir cette vérité. La minorité conservatrice, détentrice des organes de Gouvernement, es services publics, etc., prétendit faire échec à la majorité populaire. Ce fut l “”grève des intellectuels””, entrevue par Jaurès en prèvision d’un mouvement prolétarien. Les employés des ministères, du ravitaillement, et d’autres services publics indispensables à la vie du pays, abandonnèrent leur poste ‘après s’être octroyés plusieurs mois d’appointements d’avance’. La classe moyenne, d’esprit petit bourgeois, boycotta le régime des Soviets. Dans bon nombre d’usines, même tactique des techniciens et directeurs d’entreprises. Tous les moyens étaient bons pour provoquer l’écroulement du système Soviétique. Les bolchevists durent improviser des cadres nouveaux, un nouveau personnel, pour remplacer les saboteurs. Tâches ingrate: les travailleurs n’avaient ni l’éducation, ni l’expérience nécessaires au bon fonctionnement des rouages d’un état économique moderne. Mais leur bonne volonté était sans limites. et, tant bien que mail, la réorganisation s’accomplit””. (pag 23) [“”(1) Même les plus impudents calomniateurs des bolcheviks reconnaissent le fait en décrivant les évènements. Voir Claude Anet (La Révolution Russe), Gabriel Domergue (La Russie Rouge), etc. Voir aussi les ouvrages plus impartiaux d’Aimé Masson (Histoire complète de la Révolution Russe), d’Antonelli (La Russie Bolcheviste), etc. Voir surtout les récits de Jacques Sadoul, d’Arthur Ransome (Daily News), de Philips Price (Manchester Guardia), du colonel Robins (Presse américaine), de John Reed (Ten days that shook the World), de Miss Bessie Beatty (The Red Heart of Russia), de Mme Louise Bryant (Six Red Months in Russia), et le ouvrages de Trotsky, Boukharine, Wanine, etc.””]”,”RIRO-415″
“SOUVARINE Boris”,”Stalin.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”STAS-007-FL”
“SOUVARINE Boris”,”Un pot-pourri de Khrouchtchev. (A propos de ses ‘Souvenirs’).”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”RUST-029-FL”
“SOUVARINE Boris LENIN V.I.”,”Lettre ouverte à Boris Souvarine.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta. Lettera di Lenin inviata nel 1916 a B. Souvarine attraverso Vorovski”,”LEND-020-FL”
“SOUVARINE Boris”,”Autour du Congrès de Tours.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”PCFx-007-FL”
“SOUVARINE Boris”,”What Became of the Revolution. Selected Writings of Boris Souvarine.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”PCFx-008-FL”
“SOUYRI Pierre”,”Il marxismo dopo Marx.”,”SOUYRI Pierre nato nell’ Aveyron, in Francia, nel 1925, è Chef de travaux à l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. ‘Engels era riformista?’ (pag 120) “”Due lettere di Engels mostrano abbastanza chiaramente ciò che egli pensava del modo di procedere di Liebknecht. Il 1° aprile 1895 scriveva a Kautsky per esprimergli la propria sorpresa e la propria indignazione di trovare nel “”Vorwärts”” un estratto della sua introduzione che lo faceva “”passare per sostenitore della legalità ad ogni costo””. Ancor più seccamente scriveva a Lafargue il 3 aprile 1895: “”Liebknecht mi ha giocato un bel tiro. Ha tratto dalla mia introduzione agli articoli di Marx sulla Francia del 1848-1850 tutto quanto gli è potuto servire per sostenere la tattica ad ogni costo pacifica e non violenta che da qualche tempo gli va di predicare, soprattutto adesso che a Berlino si preparano leggi repressive. Ma questa tattica io la propongo soltanto per la Germania d’ oggi, e inoltre con forti riserve. Per quanto riguarda la Francia, il Belgio, l’ Italia e l’ Austria, questa tattica non potrebbe essere generalmente seguita, e per quanto riguarda la Germania, domani potrebbe essere inapplicabile””. (F. Engels, P. e L. Lafargue, Correspondance, voll. 2, Paris, Ed.Soc. 1956, t. I, Introduction, pag LXII.)”” (pag 120) Ultraimperialismo: documento 5 “”Dal punto di vista strettamente economico, tuttavia, nulla impedisce che (…) alla fine l’ imperialismo sia rimpiazzato da una santa alleanza degli imperialisti””. (K. Kautsky, L’ ultraimperialismo, in “”Die Neue Zeit””, 11 settembre 1914) (pag 104)”,”TEOC-274″
“SOUYRI Pierre”,”Révolution et contre révolution en Chine. Des origines à 1949.”,”””Nel 1966, diedi le dimissioni da Pouvoir ouvrier, uno dei due gruppi risultato della scissione di Socialisme ou Barbarie nel 1964. Indirizzai a Souyri, nel settembre, una copia della mia lettera di dimissioni “”alfine che non sia detto che colui con cui io sono entrato nel gruppo sia l’ ultimo avvertito che esco””. Ammessi insieme nel 1954 a prendere parte alle attività pratiche e teoriche del gruppo che pubblicava la rivista ‘Socialisme ou Barbarie’, abbiamo per dodici anni consacrato il nostro tempo e tutte le nostre capacità di pensare e di agire alla sola impresa di “”critica e di orientamento rivoluzionario”” che era quella del gruppo e del suo periodico””. (pag 9, dalla prefazione ‘Pierre Souyri, le marxisme qui n’a pas fini’ di Jean-Francois LYOTARD) Il volume riporta citazioni di Rosa Luxemburg (pag 45) e Karl Marx (pag 92).”,”CINE-006″
“SOUYRI Pierre”,”Le marxisme après Marx.”,”Il taglio non autorizzato dell’introduzione di Engels a ‘Lotte di classe in Francia’ di Marx del 1895. “”Dans ses polémiques contre les radicaux et les bolcheviks, la droite des partis de la II° Internationale invoqua fréquemment l’autorité d’Engels. Dans le texte écrit en 1895 pour servir d’introduction à la réédition des articles de Marx sur la lutte des classes en France entre 1848 et 1850, il aurait considéré que les progrès de la démocratie, le renforcemetn des organisations ouvrières et les transformations que l’évolution de la technologie militaire introduisaient dans le combat de rue; rendaient définitivement impossibles et inutiles les méthodes révolutionnaires violentes: c’est par l’action légale et pacifique que le socialisme triompherait. Ainsi les révolutionnaires qui continuaient à considérer que le capitalisme ne pourrait être renversé que par la violence étaient-ils accusés de se cramponner à des idées périmées, au “”marxisme des barricades”” de la période des révolutions de 1848, que Engels lui-même avait finalement considéré comme dépassé. Par la suite cependant, l’Institut Marx-Engels réussit à montrer que le texte d’Engels publié par la social-démocratie allemand avait été tronqué. Il existe en effet trois versions de l’Introduction d’Engels: l’original qui sera publié en 1934 par l’Institut Marx-Engels, le texte publié en 1895 dans ‘Worwärts’ qui avait été “”condensé”” par Liebknecht sans l’autorisation d’Engels et, également publié en 1895 par Kautsky dans ‘Neue Zeit’, un texte qui, avec l’autorisation d’Engels, avait été expurgé de certains passages afin que le journal ne soit pas exposé à des poursuites.”” (pag 107-108) Tra i nomi citati: Parvus (5,11,20,23,27,42)”,”TEOC-436″
“SOUYRI Pierre”,”La dynamique du capitalisme au XX° siècle.”,”ANTE3-22 SOUYRI Pierre ha scritto pure ‘Marxisme après Marx’. Per quindici anni ha collaborato alle Annales su temi quali economia e ideologie contemporanee. Delocalizzazioni pag 231″,”ECOI-247″
“SOVERINA Francesco”,”Il socialismo nel novecento. Cronistoria del secolo.”,”Saggio storiografico di PANACCIONE. 1981. “”Il 28 luglio Berlinguer rilascia un’ intervista alla “”Repubblica””, in cui attacca il sistema dei partiti ed insiste sulla “”diversità”” comunista. Questa linea non è condivisa dal leader della destra interna Giorgio Napolitano, che uscirà dalla segreteria nell’ ottobre successivo.”” (pag 157) Fonte catalogo librario: Mario Correnti (Togliatti), Discorso agli italiani. ROMA 1945″,”SOCx-128″
“SOZZI Gastone”,”Lettere dalla Russia.”,”””Al ‘Morandi’ (Circolo Rodolfo Morandi) è parso opportuno celebrare il Trentesimo dalla Liberazione con una testimonianza di lui, che avesse validità emblematica, un grande significato culturale. Ha scelto alcune lettere scritte nel 1924 e 1925 da Leningrado, dov’egli si era rifugiato per sottrarsi alla persecuzione poliziesca. Ha ottenuto che gli dedicasse una presentazione uno dei compagni di studio, che Sozzi ebbe nella città dove si svolsero i principali avvenimenti della rivoluzione russa: Fidia Sassano, giornalista, vice-direttore dell’Avanti!, già organizzatore della resistenza al fascismo dopo il 1925, in Italia, per la quale subì due condanne al Tribunale Speciale: la prima a dieci anni di carcere il 30 ottobre 1928, una seconda, il 2 marzo 1940, a dodici anni di reclusione, per avere cospirato contro il «regime» ed avergli fatto propagana contraria”” (pag 7-8) “”Ero giunto a Pietrogrado da Parigi nel dicembre 1923 con un ‘curriculum’ politico molto vicino a quello di Sozzi pur avendo quasi un anno meno di lui: segretario del Circolo giovanile socialista di Sarzana nel 1920 e di quello giovanile comunista dopo la scissione di Livorno; in quello stesso 1921, poi, e fino al 1922 membro del Comitato federale giovanile comunista ligure. Redattore del ‘Comunista’ (direttore Palmiro Togliatti), a Roma, dalla primavera del 1922 alla marcia su Roma. Gastone aveva l’esperienza di scontri coi fascisti, nella sua Romagna; io avevo quella della Lunigiana e di Spezia, e specialmente l’esperienza dei fatti di Sarzana del luglio 1921, donde le corrispondenze pubblicate sull”Ordine Nuovo’. Gastone aveva una vocazione al lavoro di partito molto più spiccata della mia, e in questo – come nell’orientamento bordighiano – concordava, nel nostro gruppo di Leningrado, con Edoardo D’Onofrio, che eguagliava per «spirito d’apparato», se così vogliamo dire con locuzione moderna, e per capacità di comando. Di «spirito d’apparato» e dell’attitudine a prendere subito posizione nelle contese interne di partito io ero invece del tutto privo; infatti, a Leningrado, ero estraneissimo al nocciolo dirigente del gruppo (costituito, di fatto, da Sozzi, D’Onofrio, Leone, Bavassano, Cicalini). D’Onofrio aveva per me un affetto protettivo, da fratello maggiore, cui non si accompagnava però alcuna affinità di valutazioni politiche sui problemi del partito. Gastone ed io non avevamo molti punti in comune. (…) Della prima scuola nella quale ci trovammo, e che aveva il nome di «Internazionale», un immenso casermone zarista nel quale il nostro minuscolo gruppo scompariva di fronte alla massa di finlandesi, estoni, lituani, lettoni, coreani, destinati a divenire sottufficiali dell’Armata rossa, c’è poco da dire. Bisognava scapparne al più presto perché perdevamo il nostro tempo. E infatti i milanesi Ravazzoli e Alberganti ne scapparono subito, inducendo Terracini, che a Mosca rappresentava il PCd’I, a farli tornare in Italia. Erano fra i politicamente più maturi del gruppo, avevano trent’anni, e nella loro impazienza avevano ragione. Ma assieme al ventunenne Sozzi, cui la direzione della «Scuola Internazionale» aveva dato l’incarico di «’starsci’» (capo anziano) del nostro gruppo, quelli che rimasero tennero duro. (…) Ma nella primavera del 1924, grazie all’interessamento di Terracini, che Sozzi tallonava dappresso perché ci mandassero a studiare davvero, trovammo a Mosca un alleato insperato in Trotzky, che già la coalizione Kamenev, Stalin, Zinoviev, Bucharin stava liquidando nel Partito bolscevico. Trotzky veniva allontanato da commissario del popolo alla Guerra, ma una delle piccole cose che poté fare ancora (piccola, ma per noi molto importante) fu quella di far trasferire il nostro gruppo al ‘Voienny Politiceski Institut «Tolmàciov»), per un corso speciale che si sarebbe dovuto concludere nell’estate del 1925. E così dalle sciocchezzuole di tattica che ci insegnava un colonnello, passato visibilmente per fame dall’esercito zarista all’Armata rossa, saltammo al rigoroso corso di marxismo teoretico del compagno Plotnikov, spiegato in un francese impeccabile. Pur senza parlarci ancora del famoso scontro fra il giovane Marx e Feuerbach, Plotnikov impostò il suo insegnamento del materialismo dialettico e dell’economia sul concetto – come scrive Kägi nella «Biografia intellettuale di Marx» (Vallecchi) – «del pensare in base al fare, della giustificazione del pensiero in base alla sua applicazione». Rifiuto, cioè, del «determinismo economico», del «positivismo», ma anche nessuna concessione all’idealismo, bensì un materialismo dialettico inteso secondo la famosa undicesima glossa del giovane Marx su Feuerbach: «Die Philosophen haben die Welt nur verschieden ‘interpretiert’, es kommt darauf an sie ‘verändern’» (I filosofi hanno soltanto ‘interpretato’ diversamente il mondo, si tratta invece di ‘cambiarlo’)”” (pag 9-11) (dalla prefazione di Fidia Sassano) [(in) Gastone Sozzi, ‘Lettere dalla Russia’, Circolo di cultura Rodolfo Morandi, Cesena, 1975]”,”MITC-148″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, S2
“SAMAAN Jean-Loup”,”La RAND Corporation (1989-2009). La reconfiguration des savoirs stratégiques aux États-Unis.”,”SAMAAN Jean-Loup è chargé de mission presso la DAS (Délégation aux Affaires Stratégiques) del ministero francese della difesa. J.J. ROCHE è professore di scienze politiche nell’Università Paris II. “”En réaction aux thèse de Wolfowitz et un an avant de succéder à Dick Cheney au poste de Secrétaire à la Défense sous l’administration Clinton, Les Aspin, alors parlementaire démocrate au Congrès, souligne, dans un rapport, que “”les forces militaires américaines dovient être “”dimensionnées”” et conçues pour faire face aux menaces d’un nouvel environnement sécuritaire, non à la vieille menace qui a guidé motre planification militaire depuis quanante ans””. Le statu quo promu par Wolfowtiz a donc échoué.”” (pag 98)”,”USAQ-077″
“SAMARAKKODY Edmund”,”La lotta per il trotskismo a Ceylon.”,”””Ma il 1964 fu soprattutto l’ anno in cui il LSSP ruppe definitivamente con il marxismo rivoluzionario per entrare nel governo borghese di coalizione della signora Bandaranaike. Questa svolta collaborazionista di classe ebbe luogo ad una conferenza speciale del partito svoltasi il 6-7 giugno, in occasione della quale la minoranza anti-coalizionista (guidata dai quattordici membri del Comitato Centrale) si staccò dal partito per dar vita al LSSP (Revolutionary) (LSSP(R)), del quale Edmund (Samarakkody, ndr) venne eletto segretario. Due settimane dopo il SU espulse dalla “”Quarta Internazionale”” pablista i tre dirigenti del LSSP che erano diventati ministri del governo borghese e sospese gli oltre cinquecento delegati congressuali che avevano votato a favore dell’ ingresso nel governo stesso””. (pag 7)”,”TROS-121″
“SAMARANI Guido”,”La Cina del Novecento. Dalla fine dell’ Impero a oggi.”,”ANTE1-10″,”CINx-222″
“SAMARANI Guido”,”La Cina del Novecento. Dalla fine dell’Impero a oggi.”,”Guido Samarani, nato Biella 1950, è professore associato di Storia della Cina presso il Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale dell’Università Cà Foscari di Venezia. É autore dei volumi ‘Una modernazzazione mancata, Aspetti e problemi dello sviluppo capitalistico in Cina tra le due guerre (1988) e la Cina verso il 2000. Potere politico e trasformazioni economico-sociali (1994), nonchè di numerosi saggi pubblicati su riviste nazionali ed internazionali.”,”CINx-036-FL”
“SAMARANI Guido”,”La pagoda ed il grattacielo. La Cina tra eredità storica e modernizzazione.”,”Guido Samarani, nato Biella 1950, è professore associato di Storia della Cina presso il Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale dell’Università Cà Foscari di Venezia. É autore dei volumi ‘Una modernazzazione mancata, Aspetti e problemi dello sviluppo capitalistico in Cina tra le due guerre (1988) e la Cina verso il 2000. Potere politico e trasformazioni economico-sociali (1994), nonchè di numerosi saggi pubblicati su riviste nazionali ed internazionali. Il processo di taiwanizzazione e il crescente protagonismo della classe media (pag 85) ‘L’attuale politica educativa si pone come obiettivo di generalizzare il periodo della scuola dell’obbligo: 9 anni, di cui 6 nella scuola primaria e 3 in quella secondaria inferiore. Parallelamente, in particolare per quanto riguarda il passaggio dalla scuola dell’obbligo al settore secondario superiore e da questo all’università, si tende sempre più a creare quello che è stato definito un “”sistema a doppio binario””, in cui gli studenti vengono orientati secondo percorsi educativi diversi ed assegnati a scuole (e classi) differenziate a seconda delle loro capacità e delle future prospettive di proseguimento o meno degli studi. La reintroduzione di una sistema d’esami, abolito durante la Rivoluzione Culturale, è parte integrante del nuovo sistema. Sono stato così create le cosiddette “”scuole-chiave””, al fine di formare un numero di studenti più ridotto e più qualificato nell’ambito del settore secondario e terziario. In tali scuole vengono concentrate le risorse finanziarie, umane e tecniche più consistenti ed avanzate. Il settore primario ha conosciuto a partire dagli anni Novanta, in seguito agli effetti del decremento del tasso di fertilità, una sostanziale stabilizzazione nel numero degli studenti. Il tasso ufficiale di abbandono scolastico risulta in decremento, attestandosi sull’1,3%. Il secondario inferiore mantiene al contrario discreti tassi di crescita, con un tasso ufficiale di abbandono scolastico pari al 3,5%. Complessivamente, le fonti ufficiali indicano che il tasso di scolarizzazione nel settore primario è quasi del 99% e quello relativo al secondario inferiore dell’82.5%. Questi dati (e non solo questi) sono perlopiù contestati da varie fonti internazionali, che evidenziano come sin dagli anni Ottanta il tasso di abbandono scolastico sia in crescita ed il tasso di scolarizzazione in costante diminuzione. Il settore secondario superiore sta al contrario vivendo una fase di espansione, anche se selettiva. Infatti, la crescita si sta orientando in gran parte verso le scuole specializzate, tecniche e professionali, a scapito di quelle “”generali””. Per quanto riguarda il settore terziario (università ed equiparati), esso ha conosciuto una decisa crescita negli ultimi anni, ma rimane un obiettivo proibito per moltissimi giovani cinesi. Infatti il numero di studenti universitari, pari a circa 6 milioni, rappresenta una esigua percentuale (0.5%) rispetto al totale della popolazione, ponendo la Cina in posizione assai distante dai paesi più industrializzati. La spesa statale per l’educazione, infine, è in costante crescita in termini assoluti ma risulta ancora assai bassa se rapportata al Prodotto Interno Lordo (cioè alla ricchezza nazionale complessiva), attestandosi al di sotto del 3%. Anche qui, il confronto con la realtà internazionale evidenzia i ritardi che Pechino dovrà colmare in futuro”” (pag 60-61-62)”,”CINE-091″
“SAMARANI Guido MENEGUZZI ROSTAGNI Carla GRAZIANI Sofia, a cura; saggi di LIANG ZHI Beverly HOOPER Giovanni BERNARDINI Roberto PERUZZI Thierry ROBIN Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Guido SAMARANI Laura DE-GIORGI Sofia GRAZIANI”,”People’s Republic of China, Western Europe and Italy During the Cold War Period (1949-1971).”,”Questo volume contiene saggi originariamente presentati al seminario internazionale ‘Italia, Europa, Cina: relazioni economiche, politiche e culturali durante gli anni della Guerra Fredda (1949-1971)’ tenutosi presso il Dipartimento di Studi Asiatici e Africani dell’Università Ca’ Foscari di Venezia il 13 -14 febbraio 2014, oltre a documenti di ricerca di due eccezionali studiosi internazionali che hanno dato un prezioso contributo allo studio della politica estera e dell’impegno della Cina negli anni ’50 e ’60. Il libro illustra le recenti tendenze della ricerca internazionale sulle relazioni Cina-Europa occidentale negli anni dell’intensa Guerra Fredda, mettendo in discussione l’immagine di lunga data della Cina dell’era maoista come isolata dal mondo esterno. Guido Samarani, Università Ca’ Foscari Venezia, Italia Carla Meneguzzi Rostagni, Università degli Studi di Padova, Italia Sofia Graziani, Università degli Studi di Trento, Italia Dal viaggio e il diario dI Velio Spano (PCI). ‘Il suo viaggio al Sud rivelò a Spano una situazione diversa da quella del Nord. C’era ancora la guerra, come ha sottolineato nel suo libro (Spano 1950, 96-103). Dalle sue annotazioni sul diario di viaggio sembrerebbe che avesse l’impressione che, mentre in Manciuria e nel nord della Cina il Partito aveva in realtà il pieno controllo della situazione, nelle regioni meridionali non era affatto così. I comandanti si lamentavano del fatto che i subordinati ignoravano gli ordini, i quadri locali erano piuttosto reticenti, la disorganizzazione regnava ovunque e i compagni sembravano prendere molte cose troppo alla leggera. Come scrisse nel libro pubblicato, questa era un’altra Cina, e i compagni del nord semplicemente non erano in grado di parlare la lingua locale (Spano 1950, 97). Ma il problema era più complesso di una semplice questione di comunicazione. A Shaoguan ha notato che l’autorità del Partito era davvero debole e spesso contestata a livello locale. (…) Diversi episodi simili di disorganizzazione e di insubordinazione furono brevemente segnalati da Spano durante il suo viaggio al Sud’ (pag 182-183) Sommario Introductory Texts Editors’ Introduction, Guido Samarani Carla Meneguzzi Rostagni Sofia Graziani The Research on China’s Foreign Policy in the Cold War Period. Chinese Scholars’ Exploration and Thinking (2001-2015), Liang Zhi, Shen Zhihua Section 1. China and Western Europe Living in Mao’s China. The European Experience 1949-1969, Beverly Hooper Between Economic Interests and Political Constraints. The Federal Republic of Germany and the People’s Republic of China during the Early Cold War, Giovanni Bernardini The Hong Kong Riots and the Sterling Empire Last Stand, Roberto Peruzzi France Facing the People’s Republic of China (1949-1964): a Policy of Economic Relations Under Control, Thierry Robin Section 2. China and Italy Italy’s Attention Turns to China Between the ’50 and the ’60, Carla Meneguzzi Rostagni Italy’s Communist Party and People’s China (’50s-early ’60s), Guido Samarani A Welcome Guest? A Preliminary Assessment of Velio Spano’s journey to Mao’s China 1949-1950, Laura De Giorgi International political activism in the ’50s. The World Federation of Democratic Youth and Bruno Bernini’s encounter with Mao’s China, Sofia Graziani”,”CINE-101″
“SAMIS Alexandro”,”Syndicalisme et anarchisme au Brésil.”,”SAMIS Alexandro Notizie sul 1° Maggio in Brasile anni 1917 e 1919 (pag 41-45)”,”MALx-051″
“SAMMUT Carmel”,”L’ impérialisme capitaliste francais et le nationalisme tunisien (1881-1914).”,”SAMMUT Carmel di origine maltese è nato a Tunisi ove ha passato infanzia e adolescenza. Dal 1967 si è spostato a Parigi, dedicando allo studio delle questioni coloniali, nazionali e migratorie. E’ diplomato dell’ EHESS e Dottore nell’ Università di Paris VIII. Nascita di una aristocrazia operaia europea e costituzione del popolo tunisino in nazione: altre due conseguenze dell’ introduzione del capitalismo francese in Tunisia. “”In quasi tutte le imprese, i capisquadra erano operai italiani e francesi mentre la manodopera era sempre tunisina. Questi capi non erano più, nella maggior parte dei casi, una qualificazione tecnica molto superiore a quella posseduta dall’ operaio tunisino.”” (pag 172)”,”AFRx-054″
“SAMONA’ Giuseppe Paolo”,”Letteratura e stalinismo. Note e sintesi 1958-1974.”,”L’A insegna Letteratura italiana nell’Univ di Cagliari. E’ stato collaboratore letterario e redattore di ‘Mondo operaio’ sotto la direzione di Raniero PANZIERI, di ‘Nuova generazione’ e dell”Unità’. Attualmente è redattore di ‘Quarta internazionale’. E’ stato fondatore di questa casa editrice che ha diretto fino al 1969.”,”RUSS-053″
“SAMONA’ Giuseppe Paolo, a cura di Diego GIACHETTI”,”La formazione politica di un intellettuale rivoluzionario. Note autobiografiche (1950-1968).”,”G.P. SAMONA’, Letteratura e stalinismo. Note e sintesi, 1958-1974, SAVELLI. ROMA 1974. SAMONA’ ha tradotto in italiano anche l’ opuscolo di TROTSKY, ‘Marxismo e scienza’ (SAMONA’ E SAVELLI, 1969), A pag 35 si riporta la lettera al socialdemocratico tedesco Joseph Bloch del 21 settembre 1890. Dopo averla citata, scrive SAMONA’. “”Il destino di questo scritto è invece sì esemplare, ma solo per l’ oblio da cui lo scritto stesso sembra circondato (1), anche adesso che da diversi anni è noto e bibliograficamente a portata di mano. In effetti prendere atto che nel 1890 la risposta al determinismo sull’ argomento era quella data a J. Bloch, costringe a riflettere sull’ entità di ritardi enormi che provengono non dalla teoria ma dalla storia del socialismo. (…) (…) dovrebbe essere ben chiaro che nella lettera a Bloch non si teorizza – anche se non è stato chiaro per Althusser – l’ inconoscibilità dell’ essenza di alcuni fenomeni: bensì soltanto la difficoltà quantitativa di scomporre il parallelogramma complessivo””. (pag 35-36)”,”TROS-134″
“SAMONA’ Giuseppe”,”L’urbanistica e l’avvenire delle città.”,”SAMONA’ Giuseppe, nato a Palermo nel 1898, nel 1923 si è laureato in ingegneria civile. Professore ordinario nel 1936, ha insegnato nell’Istituto Universitario di Architettura di cui dal 1947 è anche direttore. La questione delle abitazioni in Europa. “”Molte città europee si andarono industrializzando con ritmo crescente, man mano che la strada ferrata infittiva la sua rete di penetrazione. Dopo il 1860 avvenne l’industrializzazione di un gran numero di città tedesche compresa Berlino. Dal ’70 in poi, Parigi vide accrescere smisuratamente i suoi impianti industriali nei sobborghi, e diminuire nei quartieri periferici il suo famoso artigianato. Intorno all’80, comincia anche in Italia, con l’incremento delle ferrovie, la grande rivoluzione industriale (…). Purtroppo, in questo fervore di opere, in cui la meccanica ebbe tanta parte, poco fu fatto per organizzare razionalmente i complessi industriali, pianificandone le zone di sviluppo. E’ singolare come si fosse allora tanto impreparati a comprendere la necessità di piani che integrassero queste strutture, il cui sviluppo dinamico era così manifesto. Lo stesso Engels, nella sua minuziosa critica contro le tragiche condizioni di residenza in cui versavano le famiglie dei lavoratori nelle città industriali inglesi, non muove alcuna osservazione contro il caos degli impianti, come se questo fosse elemento connaturato alla società industriale. A maggior ragione anche i complessi dilaganti dell’edilizia di massa sorsero senza piani e s’incunearono fra i complessi industriali dove c’erano terreni liberi. (…) Da un’inchiesta fatta dall’amministrazione socialista di Vienna dopo la guerra del 1914-18, si rileva che gran parte della popolazione dei vari quartieri viveva in appartamenti di una camera e cucina, oppure in mezza camera di circa 6 mq. e cucina, con servizi igienici collettivi (un cesso, in media, per ogni dieci appartamenti, ubicato nel corridoio del disimpegno generale). Una parte di tali appartamenti aveva da 5 a 6 locatari e in un quarto dei casi anche un sub-affittuario. Sui 55.454 appartamenti visitati, il 73% rientrava in questa categoria, mentre un 5% era costituito da una sola camera o mezza camera senza cucina. In Francia, le condizioni deplorevoli dei quartieri di Lione, Rouen e Lilla furono violentemente denunziate, verso la fine del secolo, da Blanqui, che sottolineò fra l’altro lo stato precario d’esistenza dei 3.000 abitanti ospitati nelle cantine del quartiere di Saint-Sauveur, a Lilla. A Londra si ricavano dati impressionanti sulle condizioni di esistenza e di sovraffollamento delle classi povere dalla celebre opera pionieristica d’inchiesta sociale eseguita da Ch. Boooth e associati, fra il 1886 e il 1889, e pubblicata col titolo ‘Life and Labour of the People in London’, tra il 1892 e il 1903. Da un’inchiesta fatta dal governo inglese nel 1885 risulta che su 2.600 abitazioni visitate a Bristol, il 46% di esse aveva una sola stanza senza alcun altro servizio. In Germania, a partire dal 1860, le statistiche mediche della popolazione urbana cominciano ad essere regolarmente elaborate e illustrano casi drammatici della vita dei meno abbienti, nelle città in crescente urbanizzazione. L”Allgemeines statistiches Archiv’, edito nel 1890 a cura di Georg von Mayer, offre la più completa illustrazione dei mali delle città tedesche sovraffollate. (…) Intanto nella seconda metà del secolo, una serie di avvenimenti riguarda le case popolari e lo stato di allarme che la loro situazione destava. Nel 1844 si fondava a Londra la ‘Royal Commission for Housing and Health’, che aveva lo scopo di regolare e di vigilare sulle costruzioni dei quartieri popolari. Nel 1848 Lord Buckingham pubblicava il suo libro ‘Mali nazionali e proposizioni pratiche’, in cui erano esposti i principi di una città modello, tutta costruita in acciaio. Nel 1850 Lord Shaftesbury proponeva, in seguito al colera di Londra, una legislazione più severa sulle abitazioni popolari. Nel 1851 il principe Alberto presentava due case operaie modello all’Esposizione internazionale, e altrettanto faceva poco più tardi il principe Guglielmo di Prussia. Nel 1853 furono eseguite le prime lottizzazioni industriali a Mulhouse, battezzate da Engels “”il cavallo di parata per tutta Europa””, ma, in realtà, primo esempio di quartieri con attrezzatture collettive concepite insieme alle case”” (pag 61-63) [Giuseppe Samonà, L’urbanistica e l’avvenire delle città, 1971]”,”DEMx-062″
“SAMORINI Giorgio”,”Animali che si drogano.”,”Giorgio Samorini, nato a Bologna nel 1957, da decenni si occupa del etnobotanica e di droghe. Ha svolto ricerche in Africa, America Latina, Indie ed Europa. Ha pubblicato ‘Gli allucinogeni nel mito’, ‘L’erba di Carlo Erba’. “”Nella società moderna il «problema droga» non è dovuto tanto all’esistenza di droghe o all’impulso naturale del drogarsi, quanto alla deculturalizzazione dell’approccio alle droghe. Affinché l’uso delle droghe non si trasformi nell’uomo in un loro uso “”bestiale””, è importante che questo comportamento, come qualunque altro comportamento umano, sia mediato da adatte cultura e conoscenze”” (pag 105)”,”SCIx-011-FFS”
“SAMPAOLESI Maria Catia a cura; testi di Enzo BIAGI Elsa MORANTE Giulio BEDESCHI Mario RIGONI STERN Renata VIGANO’ Franco GIUSTOLISI Anna Rosa NANETTI Oliviero TOSCANI Enrico PIERI Italo CALVINO Elio VITTORINI Miriam MAFAI Primo LEVI Liliana SEGRE Giorgio PERLASCA Raoul PUPO Roberto SPAZZALI Giuseppina MELLACE Paolo MONELLI Giuseppe CAMPANA”,”La seconda guerra mondiale. Raccolta antologica di racconti e testi.”,”La campagna italiana di Russia. La ritirata. “”La campagna di Russia prende il via il 22 giugno 1941 quando Hitler, con l’Operazione Barbarossa, decide di attaccare l’Unione Sovietica violando il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop che era stato firmato nell’agosto del 1939. Il piano tedesco non prevede l’intervento dell’attaccante italiano, ma Mussolini decide prontamente di scendere in campo con un Corpo di spedizione in Russia (CSIR), costituito da tre divisioni. Nell’aprile del 1942 sono inviati in Russia altri due corpi d’armata italiani che assieme al CSIR vengono riuniti nell’8a Armata, meglio conosciuta come ARMIR (Armata Italiana in Russia). I soldati italiani vengono impegnati inizialmente a protezione delle truppe tedesche coinvolte nella battaglia di Stalingrado e poi nella guerra di trincea lungo il Don. Qui nel dicembre del 1942 subiscono la prima controffensiva russa con conseguente ritirata dei primi corpi d’armata italiani. Il secondo sfondamento, più a nord, iniziato il 12 gennaio 1943, chiude ben presto in una sacca alcune divisioni del Corpo d’Armata Alpino, rimasto a difendere la ritirata degli altri soldati italiani. Il 17 gennaio giunge l’ordine di ripiegare. È una ritirata condotta in condizioni proibitive, a piedi in mezzo alla neve, con vestiario insufficiente e scarpe inadatte, con scarsità o assenza di cibo e sotto il fuoco di ripetuti attacchi nemici. A fine gennaio gli alpini superstiti arrivano a Sebekino. Trasportati su carri ferroviari prendono avvio le operazioni di rimpatrio durate sino alla fine di marzo. Il costo umano della guerra per l’ARMIR è elevatissimo: 29.600 tra feriti e congelati; 84.830 tra caduti e dispersi, quasi metà dei quali alpini; un numero imprecisato di prigionieri in Russia (40.000 o forse 80.000 italiani), 12.500 dei quali faranno ritorno in patria, mentre dei rimanenti non si saprà più nulla”” (pag 29)”,”QMIS-046-FV”
“SAMPAOLO Giovanni”,”Critica del moderno, linguaggi dell’antico. Goethe e Le affinità elettive.”,”Giovanni Sampaolo, dottore di ricerca in Germanistica, insegna Lingua e Letteratura tedesca all’Università dell’Aquila. Ha curato il volume Otto Weininger e la differenza. Vertice dell’arte narrativa di Goethe, Le affinità elettive sono state lette perlopiù astoricamente come parabola di un destino che sottometterebbe l’uomo alle leggi della natura. La ricerca di Sampaolo restituisce invece l’opera a quella ‘età delle rivoluzioni’ in cui, fra Sette e Ottocento, nacque la modernità.”,”VARx-053-FL”
“SAMPAOLO Michele a cura”,”Le edizioni Laterza. Catalogo storico 1901-2020.”,”Il catalogo, che conta oltre 12.000 titoli, è dedicato a Vito Laterza, a vent’anni dalla sua scomparsa. Elenca i libri pubblicati dalla Casa Editrice Gius. Laterza & Figli a partire dalla data della sua nascita, nel 1901, fino a tutto dicembre 2020: centoventi anni di attività che vengono documentati ripercorrendo tutta la produzione anno per anno seocndo l’ordine alfabetico degli autori. Questa disposizione cronologica consente di seguire passo passo la crescita della Casa Editrice e l’evoluzione delle sue proposte culturali come illustrato nell’Introduzione. La descrizione di ciascun volume comprende, oltre al nome dell’autore e al titolo, l’indicazione di eventuali altri apporti (di traduttori, prefatori, illustratori, ecc.), del numero di pagine e della collana. Un’avvertenza particolare va fatta a proposito delle “”Opere di Benedetto Croce””. La collana, nata già nei primi anni di attività della Casa Editrice e organizzata dallo stesso Croce nella sua partizione interna (serie ‘Filosofia dello spirito’, Saggi filosofici’, ecc.) fu alimentata di nuovi titoli per quasi cinquant’anni, fino alla vigilia della scomparsa del filosofo. Tra i molti autori riportati nel catalogo vengono citati nell’introduzione Paolo Sylos Labini, Eric Hobsbawm, Nello Ajello, Jacques Le Goff, Tullio De Mauro, Stefano Rodotà, Leonardo Benevolo, Tullio Gregory.”,”EDIx-243″
“SAMPEDRO José Luis LAGOS Ricardo BEINSTEIN Jorge FLORES Elena CLAUDIN Fernando PARAMIO Ludolfo AHUMADA Jaime S. ROCA Deodoro DRAGO Tito ROJAS MIX Miguel BRUNNER José Joaquin ASTELARRA Judith MENENDEZ Ivan FABREGAT Claudio Esteva BUSTOS RAMIREZ Juan MAESTRE ALFONSO Juan ARICO’ José NUN José PORTANTIERO Juan Carlos GARRETON Manuel Antonio LECHNER Norbert, saggi di”,”Caminos de la democracia en America Latina.”,”””D’altra parte, il concetto di democrazia è ugualmente ambiguo. Noi la usiamo nel senso di democrazia politica: un individuo – un voto, alla Rousseau. Ma ci sono altri concetti. Ancora Jacques Maritain in una brochure che pubblicherà nel 1925, con il significativo titolo di “”Une opinion sur Charles Maurras et le devoir des catholiques””, distinse tre significati del termine: la democrazia sociale, raccomandata dai papi e che non era altro che il dovere di carità e giustizia verso la classe lavoratrice; la democrazia politica, intesa nel senso di Aristotele e San Tommaso, (…); e il democraticismo o democrazia alla Rousseau, che Maritain criticava severamente (…)””. (pag 133)”,”AMLx-077″
“SAMPOLI Furio”,”Le grandi donne di Roma antica. Le diciannove donne che hanno avuto un ruolo al centro del potere dell’ antica città eterna.”,”SAMPOLI Furio è scrittore e biografo di Roma antica. “”Nella sua solitudine Tiberio capì ora che la morte di Germanico, non chiudeva vecchi rancori, gelosie o umiliazioni. L’ ombra di Giulia gli si profilava nella figlia Agrippina, irreprensibile nei costumi, quanto l’ altra ne era stata otraggiosa. E tuttavia ci volle l’ abilità infame di Seiano, il cinismo dei suoi inganni, la sete pruriginosa ch’egli aveva del potere perché l’ odio covato a lungo da Tiberio si tramutasse in fredda carneficina. Il processo fu una commedia dell’ ipocrisia che finì in tragedia. Gneo Pisone era in possesso di una lettera che documentava come lui in Siria si fosse limitato a esguire ordini, di sicuro segreti, ma emanati dall’ imperatore. Seiano prima, poi le femminili blandizi di Pancina lo convinsero a distruggerla. Subito Plancina si dissociò dal marito, lo stesso fecero Seiano e Tiberio. Abbandonato, Pisone si uccise. Naturalmente, con la morte volontaria del maggiore indiziato, crollavano le accuse di Arippina tese a scoprire il presunto mandante di un delitto politico. Chi era l’ uccisore di Germanico? Pisone per una questione di competenze, ripicche o vendetta personale? O la malignità del caso che aveva spento prematuramente un giovane condottiero che in Oriente per l’ età, la bellezza del corpo accomunavano ad Alessandro Magno? Ora Agrippina si trovò scoperta e soal al pari o peggio di Pisone.”” (pag 176)”,”STAx-146″
“SAMPOLI Furio”,”Marc’Antonio. L’ antagonista di Ottaviano. La vita, le battaglie, le lotte per la conquista del potere…”,”SAMPOLI Furio è scrittore e biografo di Roma antica. Fra le varie opere ricordiamo ‘Costantino il grande e la sua dinastia’. “”Unico e solo responsabile della morte di Cicerone: Marco Antonio. Ne fece issare la testa su una lancia nel Foro. Si raccontano altri particolari: che quando gli comunicarono la morte, stava intento alla elezione di alcuni magistrati, gridò allora dalla gioia e disse che in quel momento le proscrizioni erano finite. Non basta: fece posare la testa sulla tavola del banchetto; infine la moglie Fulvia con uno spillo si divertì a pungere la lingua del morto. Velleio Patercolo, tanto per citare uno dei vari scrittori antichi che hanno parlato della morte di Cicerone (Plutarco, Appiano, Dione Cassio, ecc. ecc.) scrive: “”Per l’ empia volontà di Antonio fu ridotta al silenzio quella voce del popolo, senza che nessuno proteggesse la vita di colui che per tanti anni aveva difeso la pubblica salute dello Stato””.”” (pag 179)”,”STAx-151″
“SAMPSON Anthony”,”Stato sovrano: storia segreta dell’ ITT.”,”””Il meccanismo dell’ antitrust sembra impressionante, particolarmente al di fuori degli Stati Uniti; è un esempio della democrazia americana e dell’ autoregolazione; per una paese che crede tanto negli affari, e che tuttavia osa incarcerare gli uomini d’ affari, provoca la meraviglia tra gli europei, abituati a controlli più discreti e incerti. Cionondimeno le istituzioni antitrust americane non sono mai state così severe, se non apparentemente, e il confronto coraggioso tra il governo e il mondo degli affari tende sempre a esaurirsi mistoriosamente.”” (pag 143)”,”USAE-047″
“SAMPSON Anthony”,”Le sette sorelle. Le grandi compagnie petrolifere e il mondo che hanno creato.”,”SAMPSON A. è nato a Billingham (Inghilterra) nel 1926. Giornalista e scrittore, i suoi libri sono molto conosciuti: – Anatomia dell’Inghilterra (1964) – I nuovi europei (1969) – Stato sovrano: storia segreta dell’ITT (1974)”,”ECOG-026″
“SAMPSON Anthony”,”Anatomy of Britain.”,”SAMPSON Anthony”,”UKIE-050″
“SAMPSON Anthony”,”Stato sovrano: storia segreta dell’ ITT.”,”Una rete per i nazisti. “”[I]l 4 agosto 1933, il ‘New York Times’ riportava in un trafiletto la notizia che il nuovo Cancelliere della Germania, Adolf Hitler, aveva ricevuto per la prma volta a Berchtesgaden una delegazione di uomini d’affari americani. Questa delegazione era composta da due personaggi: il colonnello Sosthenes Behn e il suo rappresentante in Germania, Henry Mann. L’incontro fu l’inizio di una relazione molto particolare tra l’ITT e il Terzo Reich. …. finire (pag 19-20, 24)”,”ECOG-008-FV”
“SAMPSON Anthony”,”I nuovi europei.”,”””Proprio perché l’Inghilterra è così non europea la sua appartenenza all’Europa è più necessaria che mai”” (pag 507)”,”EURx-019-FV”
“SAMPSON Anthony”,”Nero & oro. Sudafrica: diamanti rivoluzione apartheid.”,”Anthony Sampson, giornalista economico, ha lavorato per alcuni anni nella redazione della rivista sudafricana “”Drum””. È autore tra l’altro di volumi dedicati alle multinazionali del petrolio e alle aviolinee internazionali (‘Gli imperi dei cieli’, Rizzoli, 1985) Citati Marx e Lenin (pag 206, 315; e 15, 67, 71, 244, 315)”,”AFRx-122″
“SAMPSON Anthony”,”Il supermercato delle armi. Le industrie degli armamenti, i venditori, le bustarelle dalla Vickers alla Lockheed.”,”Anthony Sampson è nato a Billington (Inghilterra) nel 1926. Giornalista e scrittore, ha pubblicato altri volumi di successo: ‘Anatomia dell’ Inghilterra’, 1964; ‘I nuovi europei’, 1969; ‘Stato sovrano: storia segreta dell’ ITT’, 1974; ‘Le sette sorelle’, 1976. Contiene il capitolo: ‘La formazione di un complesso militare-industriale’ (pag 106-134) “”E’ un lavoro d’inferno quando si deve sperare che succedano guai per potersi guadagnare da vivere”” Frank S. Jonas (agente della Remington) (pag 80) La Seconda guerra mondiale. “”Lo scoppio della guerra in Europa trasformò l’intera industria aeronautica americana. L’Army Air Corps stava espandendosi rapidamente e nel maggio 1940 Roosevelt annunciò l’obiettivo della costruzione di 50.000 aerei all’anno. A Seattle entrarono in costruzione le fortezze volanti della Boeing e a Long Beach, a sud di Los Angels, la Douglas construì un nuovo stabilimento per la produzione di bombardieri e di caccia. Per la Lockeed, la Gran Bretagna era ora il cliente più importante. Le ordinazioni di bombardieri Hudson erano salite alla fine del 1941 a 1700 e la Lockheed dava ora lavoro a 50.000 persone, un numero superiore a quello di qualsiasi casa di costruzioni aeronautiche del mondo. Dopo l’attacco dei giapponesi a Pearl Harbor, nel dicembre del 1941, la California divenne il principale arsenale americano. La guerra del Pacifico trasformò i porti di San Francisco. Los Angeles e San Diego in basi e luoghi d’imbarco sovraffollati e i cantieri navali di Henry J. Kaiser si moltiplicano lungo la costa per sfornare in pochi giorni navi «Liberty» prodotte in massa. Le costruzioni aeronautiche divennero in pochi giorni la più grande industria singola degli Stati Uniti e la principale forza traente dell’economia della California; dalle fabbriche di aerei californiane uscivano la metà circa degli aerei prodotti dagli Stati Uniti. Le società che due anni prima erano costrette a impegnarsi con tutte le loro forze alla ricerca di ordinazioni ne erano ora inondate, e piccole società fondate subito prima dell’inizio della guerra si trasformarono ora in imprese gigantesche. La North American Aviation, fondata da «Dutch» Kindelberger nel 1935 in un piccolo capannone appena fuori Los Angeles, verso sud, era diventata sette anni dopo una fra le maggiori industrie aeronautiche. La Boeing, che nel 1939 aveva ancora un saldo passivo, divenne la più grande produttrice di bombardieri del mondo: le ordinazioni di fortezze volanti erano così grandi da poter essere evase solo da un consorzio formato dalla Boeing, dalla Lockheed e dalla Douglas. Il boom indotto dalla guerra si estese alle industrie ausiliarie diffuse, a nord e a sud, lungo la costa, e nel Mid-West e nel Sud. A St. Louis Jim McDonnell, «Mr Mac» fondò la sua società nel 1939 e la vide svilupparsi nell’arco di tre anni fino a diventare la principale industria della città. L’espansione delle industrie della difesa e delle forze armate trasformò nell’intera estensione degli Stati Uniti le strutture generali dell’occupazione. Nel 1939 le spese per la difesa ammontavano all’1,5 per cento del Prodotto Nazionale Lordo e la disoccupazione si aggirava attorno al 17 per cento: nel 1944 le spese per la difesa erano salite a toccare il 45 per cento del PNL, spese per la difesa erano salite a toccare il 4,5 per cento (6). Ma nella California, che aveva molto risentito della disoccupazione prebellica, il mutamento fu più clamoroso che altrove. A nord di Hollywood gli stabilimenti della Lockheed stavano riducendo a dimensioni trascurabili, per contrasto, gli studi cinematografici disseminati tutto attorno: nel giugno 1943 la Lockheed dava lavoro a 94.000 persone. La San Fernando Valley e Burbank pullulavano di baracche, di abitazioni erette con mezzi di fortuna, e di accampamenti per operai immigrati attratti nella zona dagli alti salari; coloro che provenivano dall’Oklahoma e dall’Arkansas, gli ‘Okies’ e gli ‘Arkies’ che erano vissuti in miseria prima della guerra, si affollarono negli stabilimenti della Lookeed assieme a massaie, ragazzi in età scolare e attori a spasso. La Lockheed non era più un’intrusa nel mondo esotico di Los Angeles bensì il centro del complesso individuale della zona”” (pag 111-112) [capitolo ‘La formazione di un complesso militare-industriale’]”,”QMIx-308″
“SAMPSON Anthony”,”Gli imperi dei cieli.”,”Anthony Sampson, nato nel 1926, ha studiato all’Univesità di Oxford, ed è stato per quattro anni direttore del periodico sudafricano ‘Drum’. In seguito ha fatto parte della redazione londinese dell’ ‘Observer’ ed è tuttora (1985) collaboratore di numerosi periodici tra i quali Newsweek. E’ autore di molti volumi dedicati a questioni poltiiche ed economiche internazionali. Tra cui: ‘Le sette sorelle’ (1976), ‘Il supermercato delle armi’ (1977), ‘I signori del denaro’ (1984) Turismo di massa. “”Quali furono i veri benefici del turismo di massa? I critici sono stati scettici fin dal momento in cui le ferrovie aprirono il nuovo mercato, con l’inglese Thomas Cook, il pioniere delle agenzie di viaggio. «Viaggioare in treno, per me» si lagnava John Ruskin, il critico vittoriano, «non è affatto viaggiare, ma semplicemente venire spedito da un posto all’altro, quasi come un pacco postale: la differenza è minima». A mano a mano che i turisti scoprirono che poteva viaggiare come volevano e quando volevano, e scegliere il loro orari e alberghi, il treno perse gradualmente le sue connotazioni di irreggimentazione e di ansia, mentre i viaggio acquistarono una loro romantica mitologia, quella degli incontri nelle vetture ristorante e in vagone letto. Ma l’era dei jet ha moltilicato il turismo di massa, estendendosi non solo attraverso i continenti, ma facendo il giron del mondo, trattando i passeggeri più come pacchi postali (come suggerisce l’espressione ‘packaged tour’, viaggio tutto compreso) di quanto Ruskin avrebbe potuto prevedere”” (pag 127)”,”ECOI-406″
“SAMSONOV A.M.”,”Stalingrado, fronte russo.”,”La capitolazione di Von Paulus. “”Alla fine del 24 gennaio (1943, ndr) le forze sovietiche si avvicinarono alla periferia sud-occidentale ed occidentale di Stalingrado. A partire dal mattino del giorno successivo esse impegnarono combattimenti stradali con il nemico. Il comandante della 6ª armata il 24 gennaio riferì al quartier generale di Hitler: «Riferisco circa la situazione sulla base dei rapporti dei corpi e dei rapporti personali dei comandanti con cuiu ho potuto collegarmi: le truppe non hanno munizioni e vettovaglie; il collegamento si mantiene soltanto con unità di sei divisioni. Sui fronti meridionale, settentrionale e occidentale si sono notati fenomeni di rilassamento della disciplina. la direzione centrale delle truppe non è più possibile. Nel settore orientale i mutamenti sono insignificanti. 18.000 feriti non ricevono neppure la più elementare assistenza a causa della mancanza di bende e di medicamenti. La 44ª, la 76ª, la 100ª, la 305ª e la 384ª divisione di fanteria sono annientate. Il nemico s’è incuneato in molti settori; il fronte è infranto. Esistono punti d’appoggio e ripari soltanto nel settore della città; ogni altra difesa è priva di senso. La catastrofe è inevitabile. Per salvare gli uomini rimasti ancora in vita prego di darmi immediatamente l’autorizzazione di capitolare. F.to: Paulus» (137). Ma Hitler respinse ancora una volta la richiesta di Paulus”” (pag 396-397) [(137) H. Doerr, ‘La campagna di Stalingrado, Mosca, 1957, p. 121]”,”QMIS-056-FSD”
“SAMUEL Raphael”,”The Lost World of British Communism.”,”pag 54 Thompson pag 173 pag 189 Workerism Operaismo SAMUEL Raphael (1934-96) era un tutor in storia presso il Ruskin College, Oxford e un direttore e fondatore di History Workshop Journal. Ha lasciato il CPGB nel 1956. “”The CPGB’s organizational enthusiasms could also be attributed to more exogenous influences coming from capitalism in its Fordist phase. It shared with ‘scientific management’ – that ‘American efficiency’ which the Bolsheviks wanted to introduce into Russia – a faith in ‘precision’, a belief in ‘labour-saving’ devices and a commitment to ‘getting things done’. Again, the Communist obsession with punctuality has obvious affinities with ‘speed-up’ and those time-and-motion routines which were being introduced during the 1930s into the more advanced sectors of British industry (e.g. the ‘Bedeaux system’, the object of a number of Communist-led strikes in the engineering industry). It has a more ancient lineage in those moral disciplines – time thrift in particular – which, as Edward Thompson has argued (following Weber), were essential to the industrial revolution””. (pag 116-117)”,”MUKx-157″
“SAMUELS Richard J.”,”Securing Japan. Tokyo’s Grand Strategy and the Future of East Asia.”,”SAMUELS Richard J. è Ford International Professor of Politica Science and Director of the Center for International Studies al MIT. Ha scritto vari libri sul Giappone.”,”JAPx-081″
“SAMUELS Richard J.”,”””Rich Nation Strong Army””. National Security and the Technological Transformation of Japan.”,”R.J. Samuels è Ford International Professor e Capo del Dipartimento di Political Science al MIT e Direttore del MIT-Japan Program.”,”JAPE-039″
“SAMUELSON Paul A.”,”Economia.”,”Paul A. Samuelson dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts.”,”ECOT-119-FL”
“SAMUNI Enrico a cura”,”Nascita e sviluppo di un sindacato industriale: la FIOM di Genova.”,”L’autore ricercatore, militante della Fiom, è morto nel 2000.”,”SIND-161″
“SAMUNI Enrico a cura”,”Nascita e sviluppo di un sindacato industriale: la FIOM di Genova.”,”L’autore, Enrico Samuni, ricercatore, militante della Fiom, è morto nel 2000. Armi: foto di un reparto dello Stabilimento fiumara di Genova Sampierdarena: lavorazione di proiettili”,”LIGU-002-FAP”
“SAÑA Heleno”,”El marxismo. Su teoría y su praxis.”,”SAÑA Heleno nasce nel 1930 a Barcellona. Uomo poliedrico coltiva preferibilmente i temi sociologici e politici, la critica letteraria e la poesia. A Madrid ha collaborato a varie pubblicazioni periodiche. A partire dal 1959 risiede in Germania. Indecisione e fatalismo di Trotsky “”El periodo que media entre la enfermedad de Lenin y el destierro de Trotsky a Ama-Mata es el más desconcertanhte de su vida, tiene el carácter de un enigma incomprensibile. (…) Lo que nos interesa consignar aquí únicamente es la inexplicable pasividad mostrada por Trotsky, su indecisión, su incapacidad en volcar todo el peso de su personalidad excepcional contra la campaña desencadenada por Zinoviev, Kamenev y Stalin primero y por este último más tarde. Las palabras que le dirige su amigo Adolfo Joffe poco antes de su suicidio nos dan en parte quizá la clave psicológica del fracaso de Trotsky: “”Yo nunca dudé de que el comino indicado por usted era el correcto, y yo he estado, como usted sabe, desde hace más de veinte años, desde el comienzo de la “”revolución eterna””, de su parte. Pero fui siempre de la opinión de que usted carece de la inflexibilidad de Lenin, de su tenacidad, de su firmeza en proseguir en caso necesario solo su obra comenzada y no apartarse del camino elegido…””””. (pag 121-122) Condotta di Trotsky. Parallelo esistente tra le lotte intestine dentro al Partito tra la morte di Lenin e la guerra e quelle sviluppatesi durante la rivoluzione francese tra diverse frazioni e personalità della Convenzione e del Comitato di Salute Pubblica. Il destino di Robespierre e di Saint-Just anticipa quello di Trotsky. La manovra usurpatoria di Billaud-Varenne, Collot d’ Herbois e Barras ha una grande analogia con l’ atteggiamento adottato dalla troika Stalin-Zinoviev-Kamenev. Come Robespierre e Saint-Just non poterono contare nel momento decisivo dell’ appoggio delle sezioni popolari demoralizzate dall’ ondata di terrore precedente, così Trotsky, nell’ ora della verità, è abbandonato dal proletariato russo e dalla maggior parte dei compagni di partito. Il morale rivoluzionario delle masse parigine, dei sanculotti, è stato minato dalla esecuzione di Danton, Hebert e del gruppo di cordiglieri, a causa degli eccessi della ghigliottina… (pag 124) “”Le masse disilluse non erano disposte a difendere l’ uomo che aveva imposto una politica di ferro sui sindacati, sull’ armata rossa e sui militanti del partito. Il dialogo tra popolo e leaders comunisti si era interrotto dopo la repressione di Kronstadt. Gli operai russi vedevano la lotta tra Trotsky e la troika come una cosa lontana, come qualcosa che aveva smesso di riguardarli””. (pag 125)”,”TEOC-428″
“SAÑA Heleno”,”El Anarquismo, de Proudhon a Cohn-Bendit.”,”””El tipo de sindicalismo propugnado por la CNT constituía al mismo tiempo un ‘centro dinámico’ de formacíon laboral y humana para el obrero, pues éste se veía obligado a responsabilizarse ‘desde dentro’ y de una manera orgánica de los problemas de la producción y del trabajo. La estructura orgánico – operativa de la CNT se apoyaba en tres ejes centrales: el comité de fábrica o taller, las secciones profesionales y el sindacato. Todos estos ‘organismos de gestión’, aunque mantenían una estrecha coordinación entre sí, estaban capacitados para resolver por sí solos y con plena independencia los problemas de su competencia. Las decisiones eran tomadas ‘desde abajo’; los organismos centrales intervenían sólo cuaqndo se debatían cuestiones que afectaban a las mayorías sindicadas. El procedimiento consultivo y normativo en los diversos planos sindicales era rigurosamente democrático y horizontal. La jerarquía era extraña a la CNT. Frente al “”cuento”” leninista del “”centralismo democrático””, la CNT practicaba lo que podría denominarse el “”horizontalismo democrático””.”” (pag 177)”,”ANAx-281″
“SAÑA Heleno”,”Sindicalismo y Autogestión.”,”SAÑA Heleno ha pubblicato diverse opere sul tema dell’ autogestione. E’ nato nel 1930 a Barcellona. Ha insegnato in Germania. Ha scritto un’opera in due volumi sull’ Internazionale comunista, e molto altro. “”Pero las alusiones concretas a la futura organización de la sociedad comunista son en Marx y Engels esporádicas, poco explicitas. Eso no ha impedido que muchos marxistas vean en Marx y en el marxismo la fuente verdadera de la concepción autogestionaria. Yvon Boudet, por ejemplo, no vacila en afirmar que “”la reivindicación de la autogestión parece más próxima al proyecto de los marxistas””. Los esfuerzos de Bourdet y otros marxistas por convertir Marx en el padre de la idea autogestionaria resultan en general tan ambiguos como los proprios textos del maestro en relación a esta temática. Carentes de una base de apoyo concreta y sólida, estos exégetas se ven obligados – incluso de buena fe – a manipular y tergiversar los textos marxianos con el fin de reconstruir un mensaje autogestionario que “”grosso modo”” y de manera explícita no se da en Marx. El “”redescubrimiento”” de un Marx autogestionario se consigue del siguiente modo: a) citando y sobrevalorando todos aquellos pasajes de Marx y Engels en que se habla de autonomía obrera, aunque sea de manera vaga y general; b) silenciando los pasajes en que los padres del marxismo se muestran partidarios del centralismo, y c) silenciando asimismo que durante su actuación militante en el seno de la Liga de los Comunistas y de la Asociación Internacional de Trabajadores, ambos adoptaron una actitud abiertamente centralista y autoritaria.”” (pag 52)”,”ANAx-284″
“SAÑA Heleno”,”La Internacional Comunista, 1919-1945. Tomo 1.”,”FRATERNIZZAZIONE TRA COMUNISTI E NAZISTI pag 109″,”INTT-238″
“SANBORN Alvan Francis”,”Paris and the Social Revolution.”,”SANBORN Alvan Francis Alvan Francis Sanborn (1866 – ?) was an American journalist and author.[1] He was known as a French conservative. While living abroad, he focused much of his writing on certain phases of French life.[2].References[edit] Jump up ^ Wikisource-logo.svg Rines, George Edwin, ed. (1920). “”Sanborn, Alvan Francis””. Encyclopedia Americana. Jump up ^ The Atlantic Monthly Advisor. The Atlantic Monthly. Retrieved 8 May 2013. (Wikip) Volume stampato senza indicazione della casa edtrice pagine con caratteri piccolissimi, testo senza indice, impaginato molto male,”,”ANAx-385″
“SANBORN Joshua A.”,”Imperial Apocalypse. The Great War and the Destruction of the Russian Empire.”,”Josha A. Sanborn è Professore e Capo dipartimento di Storia al Lafayette College. È autore di precedenti libri: ‘Drafting the Russian Nation: Military Conscription’, ‘Total War and Mass Politics, 1905-1925’, e coautore con Annette Timm ‘Gender, Sex, and the Shaping of Modern Europe’. Vive a Easton, Pennsylvania. Trotsky, febbraio marzo: dovrebbe essere il momento della verità per la rivoluzione: “”Non c’è dubbio’, scrive Trotsky in riferimento agli eventi del 26 febbraio – 11 marzo e 27 febbraio – 12 marzo 1917, “”che il destino di ogni rivoluzione, a un certo punto è deciso da una cesura nello spirito dell’esercito””. Nel periodo 26 febbraio – 11 marzo, la disposizione, la volontà rimane la stessa. Durante le operazioni della polizia contro le proteste i soldati sono spesso ma non sempre rimasti a guardare. Nel periodo 26 febbraio 11 marzo i comandi cercano di isolarli dall’infezione rivoluzionaria e ad usare più aggressività nell’intervento. La prima unità a crollare sotto questa contraddizione è stato il Reggimento Pavlovskii. Cominciano adesso nelle unità gli ammuntinamenti. … (pag 191-192)”,”QMIP-013-FSL”
“SANCHEZ SALAZAR Leandro A. GORKIN Julian”,”Ainsi fut assassiné Trotsky.”,”Il Generale Leandro A. SANCHEZ SALAZAR è ex-Capo del Servizio segreto della polizia messicana.”,”TROS-038″
“SANCHEZ JIMENEZ J.”,”El movimiento obrero y sus orígenes en Andalucía.”,”””Il movimento sociale operaio cominciò in Spagna, dice Fernando Garrido, simultaneamente alla Francia, ma più lentamente e interrotto dalle vicissitudini politiche”” (pag 28) “”1861: insurrezione diritta dal veterinario de Loja (Granada), don Rafael Perez del Alamo.”” (pag 6) “”Dal 1868 si diffusero ampiamente le teorie cooperativiste. Rochdale e le sue cooperative di consumo divennero note e praticate in alcuni circoli di operai illustrate grazie alla pubblicità di Fernando Garrido””. (pag 35)”,”MSPx-053″
“SANCHEZ-GARCIA Pablo”,”Hirohito. L’imperatore guerriero.”,”Dalla fine del 1940 Hirohito contribuì in modo determinante alla revisione della politica estera giapponese che culminò nell’asse Roma-Tokyo-Berlino e nell’apertura delle ostilità contro gli Stati Uniti Comandante Yamamoto “”Poco dopo Yamamoto presentò al capo di stato maggiore della marina i suoi piani per le operazioni nel Pacifico, inclusa una bozza dell’attacco a Pearl Harbor, e riferì che stava costruendo un modellino della baia alle Hawaii nella scuola dello stato maggiore della marina. Tuttavia, le preoccupazioni di Hirohito sembravano avere a che fare più che altro con le implicazioni delle operazioni pianificate, non con la guerr astessa; come risulta evidente dalle dichiarazioni di Kido a Sackett: (pag 68-70)”,”JAPx-004-FGB”
“SANCHEZ-SALAZAR L.A. GORKIN Julian”,”Così fu assassinato Trotsky. Il più sensazionale delitto della Ghepeù nella testimonianza del capo del Servizio segreto messicano.”,”TROTSKY fu assassinato il 20 agosto 1940.”,”TROS-049″
“SANDARS N.K. a cura”,”L’epopea di Gilgames.”,”Con Gilgames, almeno 1500 anni prima di Omero, si manifesta la figura dell’eroe nella letteratura. In Mesopotamiaquesta figura viene appunto perfezionata. Pe due terzi divino, per un terzo umano, Gilgames re di Ukuk vuole ciò che vorranno tutti gli eroi: vincere il mostro. Ma l’eroe evoca naturalmente un doppio, un rivale che diventerà il compagno per eccellenza: e allora appare Enkidu, l’uomo che lascia la vita selvaggia per seguire l’eroe e trovare la morte. (…) Gilgames, il “”re che conosceva i paesi del mondo”””,”VARx-008-FSD”
“SANDBROOK Richard COHEN Robin a cura; saggi di Richard SANDBROOK Robin COHEN Sharon STICHTER John ILIFFE Arthur TURNER Christopher ALLEN Paul LUBECK Dorothy REMY Ukandi DAMACHI L. Douwes DEKKER M.A. BIENEFELD Richard JEFFRIES Adrian PEACE John S. SAUL”,”The Development of an African Working Class: Studies in Class Formation and Action.”,”saggi di Richard SANDBROOK Robin COHEN Sharon STICHTER John ILIFFE Arthur TURNER Christopher ALLEN Paul LUBECK Dorothy REMY Ukandi DAMACHI L. Douwes DEKKER M.A. BIENEFELD Richard JEFFRIES Adrian PEACE John S. SAUL SANDBROOK Richard (Univ Toronto) COHEN Robin (Univ Birmingham) “”The emergence of a trade union. The Dockworkers’ and Stevedores’ Union was formed by the dockers themselves soon after the publication of the Hatchell Award in September 1947. By the end of the year it claimed some 1500 members, probably very nearly all the men regulary employed in the port. Led mainly by the headmen, the union was registered on 9 December, without the assistance or knoledge of the Labour Department. The attitude of the British authorities to trade unions was ambivalent. A few unions had already been registered under an ordinance of 1932: first Asian union in the 1930s, then in 1946 a small union of African domestic servants. Two more powerful organisations, the Tanganyka African Government Servants Association and the Railway African Association, were both regarded as staff associations, although the distinction was not very precise. Presented now with a much more powerful body which it feared might come under communist influence, the government decided to try to direct it into ‘constructive’ channels. On 21 January 1948, Hamilton, a Labour Department official, met the Union Executive and worked out with it the basic essentials of a permanent organisation.”” (pag 65) SANDBROOK Richard (Univ Toronto) COHEN Robin (Univ Birmingham)”,”MAFx-005″
“SANDERS Andrew”,”The Short Oxford History of English Literature.”,”L’A è Reader in Modern English Literature al Birbeck College, Univ London.”,”REFx-043″
“SANDERSON John B.”,”An Interpretation of the Political Ideas of Marx and Engels.”,”SANDERSON John B. Lecturer in Politics, University of Strathclyde. Cretinismo parlamentare. “”In 1847 Marx undertook in the ‘Poverty of Philosophy’ a systematic criticism of Proudhon’s social and political ideas; and finally there came in 1848 a comprehensive, if brief, statement of the Marxian position in the ‘Communist Manifesto’. Almost simultaneously with the publication of this document, the 1848 revolution broke out in Paris, and was closely followed by risings in Germany. Marx, while seeing little prospect of a mass revolt in politically backward Germany, returned to Paris at the invitation of the Provisional Government, whose members regarded him as ‘a friend of freedom’ (1), and thence to Cologne where he became editor-in-chief of the ‘Neue Rheinische Zeitung’, which resumed publication as an openly revolutionary journal advocating a temporary alliance between the working class and the radical sections to the bourgeoisie. The King of Prussia dissolved the German National Assembly in November 1848. Marx and Engels had had but scorn for its members whose proceedings perfectly exemplified a phenomenon which they called ‘parliamentary cretinism’. Of this pathetic shortcoming the left-wing of the Assembly, the ‘elite and pride of revolutionary Germany’ as Engels ironically called them, were especially guilty. «These poor, weak-minded men, during the course of their generally very obscure lives had been so little accustomed to anything like success, that they actually believed their paltry amendments…would change the face of Europe. They ha, from the beginning of their legislative career, been more imbued than any other faction of the Assembly with that incurable malady parliamentary cretinism, a disorder which penetrates its unfortunate victims with the solemn conviction that he whole world, its history and future, are governed and determined by a majority of votes in that particular representative body which has the honour to count them among its members» (2). Reaction having re.-established itself in Prussia, the ‘Neue Rheinische Zeitung’ was suppressed and Marx was arrested and tried on a charge of treason. Characteristically, Marx harangued the jury on the subject of the impermanency of legal system when viewed from the standpoint of the materialist conception of history. «Here (he asserted), the code of laws which i hold in my hands has not created modern civil society. It happened just the other way. The civil society that arose in the eighteenth and developed in the nineteenth century found its legal expression in the code. As soon as it ceases to correspond with social conditions, the code will be as effete as waste paper» (3)”” (pag 11-12-13) [John B. Sanderson, ‘An Interpretation of the Political Ideas of Marx and Engels’, London, 1969] [(1) J. Lewis, ‘Karl Marx: his life and teaching’ (1965), p. 98; (2) ‘Revolution and Counter-Revolution in Germany’ (1933), p. 92; (3) Quoted by A.G. Meyer, ‘Marxism’, (Harvard University Press, 1954), p. 8]”,”MADS-707″
“SANDKÜHLER Hans Jorg KUNDEL Erich e MALYSCH Alexander BRAVO Gian Mario KNATZ Lothar GOLDSCHMIDT Werner MADER Nils HUNDT Martin ELSNER Helmut VIDONI Ferdinando LOTTER Konrad HAHN Manfred WASSINA Ljudmila JAHN Wolfgang GOLDBERG Jörg TERNOWSKI Michail TSCHERPURENKO Alexander ANTONOWA Irina BISCHOFF Joachim OTTO Axel SCHWARZ Winfried LIETZ BARBARA JUNGNICKEL Jürgen WYGODSKI Witali S. SCHKREDOW Wladimir WASJULIN Wiktor A. OTANI Teinosuke SEKINE Iichiro GALCERAN HUGUET Monserrat BARREDA Andrés MILHAU Jacques STEIGERWALD Robert VON HEISELER Johannes Henrich KNIERIEM Michael PAWLOW Dejan”,”Internationale Marx-Engels Forschung. Marxistische Studien Jahrbuch des IMSF 12 I/1987.”,”Accesi dibattiti marxisti in Giappone. “”Seitdem sich Japan mit der Theorie von Marx und Engels bekannt machte, sind über 100 Jahre vergangen. Währenddessen sind unzählige Untersuchungen über sie angestellt worden, und zwar in den verschiedensten Bereichen. Da es auf diesem begrenzten Raum unmöglich ist, einen allseitigen, ausgewogenen Überblick über die Forschungen zu geben, beschränken wir uns hier darauf, Forschungen und Debatten über die Methode der politischen Ökonomie und die Entstehungsgeschichte des “”Kapitals”” in der Nachkriegszeit vorzustellen. Im voraus wollen wir eine Debatte aus der Vorkriegszeit streifen, die viele methodologische und theoretische Streitpunkte enthielt, so daß sie auch theoretische und politische Dispute nach dem Kriege Beeinflußte. Es ist der sogenannte “”Streit über den japanischen Kapitalismus”” in den 20er und 30er Jahren zwischen der “”Koza-Schule””, d.h. der Gruppe, die für die Serie (japanisch: “”Koza””) “”Entwicklungsgeschichte des japanischen Kapitalismus”” Beiträge schrieb, und der “”Rono-Schule””, d.h. der Gruppe derer, die um die Zeitschrift “”Rono (Arbeiter und Bauern)”” zusammenkamen. Die erstere behauptete: Die Meidji-Restauration seit 1868 sei nur eine Reform gewesen, die das absolutische, auf dem halb-feudalen Grundeigentum beruhende Kaisertum durch geführt habe; also bleibe die Aufgabe der bürgerlichen Revolution bestehen, was den programmatischen Thesen der Kommunistischen Partei Japans von 1932 entsprach. Die zweite Gruppe behauptete dagegen, die Meidji-Restauration sei bereits, wenn auch unvollkommen, eine bürgerliche Revolution gewesen; also sei der Charakter der nächsten Revolution sozialistisch. Was die Analysen der beiden Seiten theoretisch stützt, sind vor allem die Theorien im “”Kapital””, namentlich Wert-, Reproduktions- und Grundrententheorie, die eifrig studiert und worüber heftig diskutiert wurde.”” (pag 245-246) [Teinosuke Otani e Ichiro Sekine, Beschäftigung mit Marx und Engels in Japan. Forschungen über die Methode der politischen Ökonomie und die Entstehungsgeschichte des “”Kapitals””] [in Marxistische Studien Jahrbuch des IMSF Internationale Marx-Engels Forschung,12 I/1987] (pag 245-246)”,”MADS-601″
“SANDKÜHLER Jörg a cura, scritti di Gian Mario BRAVO Ernst NOLTE Wolfgang SCHIEDER Todor I. OISERMAN Manfred HAHN András GEDO Hans-Jörg SANDKÜHLER Winfried SCHRÖDER Hans-Ulrich THAMER Miroslav PAUZA Claus D. KERNIG Martin HUNDT”,”Sozialismus vor Marx.”,”Saggio di GM Bravo: ‘Unruhe und Aufstände der Arbeiter in der Sicht und in der Epoche vormarxistischer Sozialisten’ (pag 50-65) [“”Disordini e rivolte operaie nella prospettiva e nell’era dei socialisti premarxisti””] In apertura: “”Die Philosophen haben die Welt nur verschieden ‘interpretiert’, es kömmt drauf an, sie zu ‘verändern’ (Karl Marx, 11, Feuerbach-These) (“”I filosofi hanno solo ‘interpretato’ il mondo in modi diversi, l’importante è ‘cambiarlo’ (Karl Marx, 11, tesi di Feuerbach)”,”SOCU-011-FMB”
“SANDOZ Gerard”,”Ces Allemands qui ont defié Hitler. Histoire de la resistance allemande. 1933-1945.”,”Gerard SANDOZ è stato giornalista al ‘Nouvel Observateur’, collaboratore dello Spiegel e di varie pubblicazioni tedesche occidentali. Aveva vissuto personalmente questi anni tragici della storia tedesca e aveva raccolto per questo libro la testimonianza esclusiva di W. BRANDT.”,”GERR-014″
“SANDOZ Gerard”,”La Gauche allemande de Karl Marx à Willy Brandt.”,”Nato nel 1914 in Polonia, giunto in Francia dopo il 1937 dopo aver vissuto lungamente in Germania, SANDOZ ha partecipato a un gruppo di resistenza sotto il regime hitleriano, ha fatto 18 mesi in un campo di concentramento. Giornalista all’ Agenzia France-Press e al Nouvel Observateur, collaboratore dello Spiegel e di altre diverse pubblicazioni in Germania occidentale. Nell’ introduzione l’ A traccia il profilo biografico di Willy BRANDT. Tra l’altro dice che in Spagna al tempo della guerra civile, BRANDT simpatizzò per il POUM. (pag 107)”,”MGES-013″
“SANDRIN Jean”,”Enfants trouvés enfants ouvriers, 17° – 19° siècle.”,”cartina (pag 104) “”Parallelamente all’ illusorio guadagno salariale, il lavoro dei bambini presenta dei vantaggi più evidenti per tutta la famiglia. Il problema della sorveglianza si trova risolto per una gran parte della giornata. Nel mondo rurale di allora, i giovani trovavano facilmente il loro posto nella produzione. Essi aiutavano il lavoro degli adulti, e si vedevano affidare delle mansioni in rapporto alle loro forze, come la guardia del bestiame. In molte delle comunità più numerose, in particolare nella Francia dell’ Est, le scuole li accapparavano per più ore al giorno. Se il ragazzo non può partecipare a queste attività la madre o un genitore possono facilmente occuparsene. Niente di questo per gli operai. L’ officina trattiene i salariati fuori di casa per tre quarti della giornata. La madre è dunque indisponibile per la sorveglianza. (…)””. (pag 109)”,”CONx-134″
“SANDVOß Hans-Rainer (SANDVOSS)”,”Die “”andere”” Reichshauptstadt. Widerstand aus der Arbeiterbewegung in Berlin von 1933 bis 1945.”,”SANDVOSS Hans Rainer (1949-) Berlin-Weddig, 1969 Abitur am Ranke-Gynnasium, studium an der FU Berlin, 1976 Abschluss als Diplom-Politologe, seit 1977 Mitarbeiter der Gedenkstätte Deutscher Widerstand Stellvertretender Leiter der Gedenkstätte Deutscher Widerstand und Herausgeber der “”Schriftenreihe über den Widerstand in Berlin von 1933 bis 1945″”, 2006 Promotion. “”Doch nicht nur die zurückblickenden Zeitzeugen beschreiben ein kritisches Bild der Lage der KPD im Jahre 1933. Wir können dafür auch eine sehr aufschlussreiche zeitgenössische. Quelle heranziehen: Es ist ein interner Organisationsbericht der illegalen KPD-Führung vom Oktober 1933, der Jahre später (nach der Besetzung Frankreichs) den Verfolgern in die Hände fiel. Des Papier offenbart eine ernüchternde Bilanz: Im Januar 1933 hatten die Kommunistien im Bezirk Berlin-Brandenburg Lausitz-Grenzmark 46 694 Mitglieder, vier Fünftel von ihnen rechneten Beiträge ab. In Groß-Berlin waren es noch im Februar des Jahres 14 725, bis zur Mitte des Jahres sackten (mit einer Ausnahme im Juni) die Zahlen auf knapp die Hälfte ab und schwankten zwischen 6000-7000 Personen. (Um 1934/35 waren es noch ungefähr 4500, bemerkt Erich Hanke in seinen “”Erinnerungen eines Illegalen””). Anfang des Jahres 1933 umfassten die sechsundzwanzig Berliner Unterbezirke auch 210 Betriebszellen””. (pag 277) ‘Traduzione’ automatica google: Non è solo guardando indietro testimoni un quadro critico della posizione del CP descritto nel 1933. Si può anche utilizzare un molto perspicace contemporanea. Fonte uso: Si tratta di un rapporto interno un’organizzazione illegale direzione del Partito Comunista in ottobre 1933, gli anni più tardi (dopo l’occupazione della Francia) cadde in mano dei persecutori. Il documento rivela un triste record traccia: nel gennaio 1933, avuto dalla comunista nel distretto di Berlino-Brandeburgo-Lausitz Grenzmark 46 694 membri, i quattro quinti di essi accreditati. A Berlino, vi erano ancora grandi nel mese di febbraio degli anni 14 725, accasciato a metà anno (ad eccezione di uno in giugno) dai numeri a poco meno della metà e oscilla tra 6.000-7.000 persone. (Per 1934/35 erano circa 4500, Erich Hanke ricorda nelle sue “”Memorie di un illegale””). Inizio del 1933 inclusi 26 sotto-distretti e 210 di funzionamento delle cellule di Berlino “”.”,”MGER-093″
“SANFILIPPO Mario”,”Dentro il Medioevo. Il lungo tardo Medioevo dell’Italia Comunale e Signorile.”,”Mario Sanfilippo, dopo aver studiato all’Istituto Croce di Napoli con Federico Chabod, è stato professore di storia medievale nell’Università di Trieste. Tra le sue opere ricordiamo: La città medievale, Il sistema feudale, I rioni e i quartieri di Roma,. Dal 1975 al 1988 ha scritto di storia e storiografia sul quotidiano Il Messaggero di Roma.”,”ITAG-008-FL”
“SANFILIPPO Matteo”,”Europa e America. La colonizzazione anglo-francese.”,”Matteo Sanfilippo (Firenze 1956), ricercatore presso il Centro Accademico canadese in Italia, ha pubblicato numerosi contributi sulla storia del Nordamerica e dell’emigrazione.”,”USAG-012-FL”
“SANFILIPPO Matteo”,”Problemi di storiografia dell’emigrazione italiana.”,”Matteo Sanfilippo à ricercatore confermato presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere moderne dell’Università della Tuscia (2002). Ha pubblicato tra l’altro: ‘Europa ed America. La colonizzazione anglo-francese’, Giunti, 1990. Assieme a Giammario Maffioletti ‘Oltre … un secolo di emigrazione italiana. Saggi e testimonianze in memoria di Gianfausto Rosoli’, Centro Studi Emigrazione, 2001.”,”STOx-003-FFS”
“SANGIGLIO Cristino G.”,”Interpretazione di Babeuf.”,”Rapporto stretto tra pensiero e azione di Babeuf e rivoluzione francese, Babeuf poco correlato con il filone del socialismo utopistico (Fourier, Saint-Simon ecc.). Critica di Babeuf dei principi del 1789. Dottrina di Babeuf nata dalla lotta rivoluzionaria ‘Questa compenetrazione tra attività teorica e attività pratica, questa continuità tra il teorizzatore e l’uomo d’azione in Babeuf è evidente e dovrebbe essere tenuta per fondamentale nel caratterizzare l’importanza e il significato della sua opera. Infatti gli studi più recenti tendono sempre più ad allontanare Babeuf dal filone utopistico del socialismo, a staccarlo dalla cornice settecentesca ed illuministica di cui pure la sua azione e i suoi scritti sono imbevuti; occorre ora svincolare Babeuf da ogni remora di questo tipo ed immergerlo, per così dire, nella storia della Rivoluzione francese di cui, dovrebbe essere pacifico, fu, ad un certo momento e ad un certo stadio sociale ed economico, un momento fondamentale. Del resto ciò era stato intuito dal Jaurès nel suo fervido libro «Le socialisme et la vie», laddove, ricordando l’azione del proletariato francese da 1789 al 1793, il suo incidere su tutta la struttura sociale, il culminare delle sue aspirazioni nelle infiammate parole del Babeuf, molto acutamente notava: «Così, per l’azione dei proletari, il comunismo cessa d’essere una vaga speculazione filosofica per diventare un partito, una forza vivente. Così il socialismo sorge dalla rivoluzione francese … non è dunque una utopia astratta». Ecco perché lo stesso Jaurès parlava di «riserve di comunismo latente» accumulatesi durante la Rivoluzione: per Jaurès, e gli studi recenti lo hanno confermato, le premesse di ogni moderno socialismo sorgono proprio in quegli anni e specialmente sotto il Terrore: il babouvismo, lo si ripete, non è altro che la ripresa e lo svolgimento di quelle premesse. Eppure non soltanto i manuali scolastici, ma anche una gran parte di lavori più specializzati continuano ad includere Babeuf come un socialismo utopistico e situarlo nella linea dei Campanella, dei Moro, dei Fourier, dei Saint-Simon, dei Cabet e di tanti altri, significa, a nostro modo di vedere, non tener conto di differenze essenziali, per non parlare poi della grossolanità del paragone con il pensiero sociale platonico ed aristotelico (…). Tutt’al più, ritornando in argomento, il pensiero di Babeuf può essere accostato ed interpretato come lo svolgimento e continuazione delle teorizzazioni di un Mably e di un Morelly che incontestabilmente influirono nel pensiero babouvista: rimano però la differenza sostanziale ed ineliminabile che alla pura teorizzazione del Mably e del Morelly corrisponde in Babeuf, accanto alla fatica del pensatore, anche quella dell’agitatore, del rivoluzionario, del cospiratore. In altri termini: Babeuf è il primo che, sorpassando lo stadio della riflessione cui s’erano fermati Mably, Morelly e tutti gli altri utopisti, tentò con l”azione’ l’instaurazione del comunismo o almeno di una società senza discriminazioni economiche e sociali’ (pag 306-307) “”Per contro, si dimentica che il babouvismo è la prima dottrina che, allontanandosi dalle teorizzazioni morelliane e dalle astrattezze e talora assurdità saint-simoniane e fourieriste, imposta il problema sociale nei suoi termini concreti, come attiva partecipazione, prima di tutto, dell’elemento popolare, come coscienza dei suoi diritti. Non giunse tuttavia, il babouvismo ad enucleare un preciso concetto del proletariato, peccò di una certa astrattezza (non era poi tanto facile liberarsi dalle remore illuministiche) e soprattutto di una certa ingenuità, mancò al Babeuf stesso, probabilmente, una visione sicura, precisa, politica, del momento (23); ma di qui a definire il suo sistema «utopistico» il passo è troppo grande. Questo errore di interpretazione, si diceva, era stato notato dagli studiosi più preparati. Già nel 1904 il Fournière (24) scriveva: «Sarebbe un errore credere che l’azione concentrata dei lavoratori, per la loro emancipazione, dati dall’appello di Karl Marx ai lavoratori di tutti i paesi. Marx ha sistemato questa azione, l’ha illuminata sui suoi fini e sui suoi mezzi: ne ha fatto un’arma e una bandiera sotto il nome della ‘lotta di classe’ e grazie a lui le associazioni per la lotta si sono sostituite ai minuscoli centri sociali sognati dai novatori, le «icarie» e i falansteri hanno ceduto il posto ai sindacati e ai partiti di classe organizzati. Ma prima di lui, Babeuf, Buonarroti e Blanqui avevano creato questa ‘tradizione’ di un ‘proletariato rivoluzionario’ (pag 312-313) [Cristino G. Sangiglio, ‘Interpretazione di Babeuf’, Movimento operaio e socialista, Genova, n. 3-4, luglio-dicembre 1964] [note: (23) Non è, però, il caso di accettare i rilievi eccessivi dello stesso Leroy: «Agitatore, spirito insoddisfatto, Babeuf non ha posseduto alcuna qualità dell’uomo politico. Il suo trionfo, se le circostanze l’avessero permesso, si sarebbe urtato con le sue impazienze, che l’avrebbero necessariamente spinto, come i suoi predecessori, alla crudeltà… Miscuglio di terrorismo e di assistenza sociale, il babouvismo si è ispirato ad un robespierrismo che non sembra corrispondere alla verità storica…». Op. cit., pp. 85 e 87; (24) E. Fourniere, ‘Les théories socialistes au XIX siècle de Babeuf à Proudhon’, Paris, Alcan, 1904]”,”SOCU-229″
“SANGIGLIO Cristino G.”,”Marat e Babeuf all’inizio della rivoluzione (1789-1790).”,”Nel 1790 Babeuf inizia una serrata lotta contro il sistema delle imposte e delle gabelle. Incarcerato verrà liberato dopo una cinquantina di giorni per intervento di Marat, interessato anche alla sua causa (pag 288-89) Nel 1793, Babeuf scriverà un violento pamphlet contro Marat. Le idee politiche di Babeuf erano diventate più avanzate e troppo distanti da quelle di Marat (pag 290)”,”FRAR-432″
“SANGIOVANNI Andrea”,”Tute blu. La parabola operaia nell’ Italia repubblicana.”,”SANGIOVANNI Andrea è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università di Teramo. Si occupa principalmente di storia dell’ Italia repubblicana. “”Tuttavia il film non rappresenta tanto gli operai quanto una difficile situazione sociale, “”i guasti di una politica economica determinata da Agnelli secondo un modello di sviluppo che si è dimostrato fallimentare”” come ha detto lo stesso Scola (‘Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-Nam’ (1973) ndr): Fortunato, è stato giustamente notato, “”è più vicino all’ Antonio di ‘Ladri di biciclette’ che al Lulù Massa di ‘La classe operaia va in paradiso’. Ecco allora che il lavoro di Petri (‘La classe operaia va… ndr), “”opera lucida, sincera, intessuta di ira e di pena””, nel suo essere colmo di simboli e metafore, a partire dal nome del protagonista o dalla debordante presenza nella sua casa di orologi e sveglie, segno di una vita scandita dai cronometri, non è tanto il racconto di “”una presa di coscienza rivoluzionaria””, quanto “”un’ amara, limpida, graffiante rappresentazione della nevrosi da fabbrica, un saggio sulla condizione umana di milioni di lavoratori (…) stritolati dal sistema della produttività, dalla logica del profitto e del consumismo””. Non può meravigliare che suscitasse inizialmente molte critiche, soprattutto a sinistra, ma finisse con l’ avere un buon successo di pubblico, anticipando il destino di molte pellicole degli anni successivi quando gli operai diventeranno protagonisti di un certo numero di commedie all’ italiana, da ‘Il sindacalista’ di Luciano Salce (1972), a ‘Mimì metallurgico ferito nell’ onore’ di Lina Wertmüller (1972), da ‘Romanzo popolare’ di Mario Monicelli (1974) a ‘Delitto d’ amore’ di Luigi Comencini (1974).”” (pag 219-220)”,”MITT-234″
“SANGIOVANNI Andrea”,”Tute blu. La parabola operaia nell’ Italia repubblicana.”,”SANGIOVANNI Andrea è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università di Teramo. Si occupa principalmente di storia dell’ Italia repubblicana. “”Tuttavia il film non rappresenta tanto gli operai quanto una difficile situazione sociale, “”i guasti di una politica economica determinata da Agnelli secondo un modello di sviluppo che si è dimostrato fallimentare”” come ha detto lo stesso Scola (‘Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-Nam’ (1973) ndr): Fortunato, è stato giustamente notato, “”è più vicino all’ Antonio di ‘Ladri di biciclette’ che al Lulù Massa di ‘La classe operaia va in paradiso’. Ecco allora che il lavoro di Petri (‘La classe operaia va… ndr), “”opera lucida, sincera, intessuta di ira e di pena””, nel suo essere colmo di simboli e metafore, a partire dal nome del protagonista o dalla debordante presenza nella sua casa di orologi e sveglie, segno di una vita scandita dai cronometri, non è tanto il racconto di “”una presa di coscienza rivoluzionaria””, quanto “”un’ amara, limpida, graffiante rappresentazione della nevrosi da fabbrica, un saggio sulla condizione umana di milioni di lavoratori (…) stritolati dal sistema della produttività, dalla logica del profitto e del consumismo””. Non può meravigliare che suscitasse inizialmente molte critiche, soprattutto a sinistra, ma finisse con l’ avere un buon successo di pubblico, anticipando il destino di molte pellicole degli anni successivi quando gli operai diventeranno protagonisti di un certo numero di commedie all’ italiana, da ‘Il sindacalista’ di Luciano Salce (1972), a ‘Mimì metallurgico ferito nell’ onore’ di Lina Wertmüller (1972), da ‘Romanzo popolare’ di Mario Monicelli (1974) a ‘Delitto d’ amore’ di Luigi Comencini (1974).”” (pag 219-220)”,”ITAS-020-FV”
“SANGIULIANO Gennaro”,”Scacco allo zar. 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione.”,”””Vladimir Ilic Ulianov (Lenin) si riteneva un eccellente giocatore di scacchi. Non si può comprendere a fondo lo spirito russo senza conoscere questo gioco, dove la capacità di prevenire e soprattutto di calcolare mentalmente i possibili esiti delle singole mosse risulta determinante. I russi vi si sono affermati grazie alla loro propensione agli studi matematici: il gioco degli scacchi si ricollega, infatti, alla teoria dei grafi. In verità, solo nel Novecento la Russia ha guadagnato un primato in questo gioco: l’impulso viene proprio dai comunisti, che lo elevano al rango di una vera e propria scienza; degna di un’accademia. Fino alla metà del Cinquecento i più bravi erano stati gli spagnoli e i portoghesi, poi raggiunti dagli italiani di scuola modenese. Fra la fine dell’Ottocento e i primi del nuovo secolo i russi contendevano il primato ai francesi”” (pag 67) (nota anche Trotsky in esilio in Svizzera era noto per essere un campione di scacchi, v. sch. archivio) Lenin e Trotsky su Mussolini: “”In Italia c’era un solo uomo capace di compiere la rivoluzione, Mussolini, e voi ve lo siete lasciato scappare”” (Lenin) “”Mussolini, lo so. L’unica carta seria, l’han persa; l’unico uomo che avrebbe potuto fare la rivoluzione sul serio”” (20) (Trotsky) (pag 102) (20) Margherita Sarfatti, Dux, Milano, Mondadori, 1926, p. 235 Presunto documento trovato dallo storico Viktor Kuznetsov su istruzioni Lenin di togliere documenti su rapporti con tedeschi da archivio del ministero di giustizia (2 marzo 1917). (pag 142-143) G. Sangiuliano, giornalista e scrittore, vicedirettore del Tg1. Già vicedirettore di ‘Libero’, ha pubblicato: ‘Giuseppe Prezzolini, l’anarchico conservatore’ (2008).”,”LENS-250″
“SANGUIGNI Osvaldo”,”Il fallimento di Gorbaciov.”,”Osvaldo Sanguigni ha studiato economia politica a Mosca e ha vissuto per cinquant’anni tra Roma e Mosca, pubblicando studi sull’Unione Sovietica e collaborando a periodici e quotidiani tra cui “”Il Manifesto”” É stato collaboratore della Rai per le questioni sovietiche e ha insegnato presso l’Istituto Orientale di Napoli.”,”RUSS-079-FL”
“SANGUIGNI Osvaldo”,”Il fallimento di Gorbaciov.”,”Osvaldo Sanguigni ha studiato economia politica a Mosca e ha vissuto per cinquant’anni tra Roma e Mosca, pubblicando studi sull’Unione Sovietica e collaborando a periodici e quotidiani tra cui “”Il Manifesto”” É stato collaboratore della Rai per le questioni sovietiche e ha insegnato presso l’Istituto Orientale di Napoli.”,”RUSU-119-FL”
“SANGUINETI Federico”,”Gramsci e Machiavelli.”,”SANGUINETI Federico è nato a Torino nel 1955. Laureato in Lettere all’Università di Salerno, collabora a “”Belfagor”” e “”Paese Sera””. Gramsci vuole l’egemonia politica prima della presa del potere statale (pag 35) “”Gramsci poggia le proprie analisi sui criteri offerti da Lenin. Scrive infatti Lenin: “”Dal punto di vista del marxismo una classe che neghi l’idea dell’egemonia o che non la comprenda non è, o non è ancora, una classe, ma una ‘corporazione’ o una somma di diverse corporazioni. (…) Il marxismo dice: siccome in passato c’è stata l'””egemonia””, dalla somma delle professioni, delle specializzazioni, delle corporazioni è sorta dunque la classe, perché è proprio la coscienza dell’idea dell’egemonia, è proprio la sua incarnazione concreta a trasformare, attraverso la sua attività, una somma di corporazioni di classe. (…) Dato che l’egemonia è esistita in passato, i marxisti ‘hanno’ dunque il ‘dovere’, a dispetto di ogni sorta di rinunciatari, di propugnarne l’idea oggi e in futuro. Questo compito corrisponde in pieno alle condizioni materiali che dalle corporazioni hanno creato la classe”” [V.I. Lenin, Il marxismo e la “”Nascia Zarià””, in Opere complete, vol. XVII, 1966, pp. 44-8]”” [Federico Sanguineti, Gramsci e Machiavelli, 1982]”,”GRAS-082″
“SANIAL Lucien a cura; Karl MARX Friedrich ENGELS”,”The Paris Commune. Including The “”First Manifesto of the International on the Franco-Prussian War””, the “”Second Manifesto of the International on the Franco-Prussian War””, “”The Civil War in France”” by Karl Marx, Appendix: Anti-Plebishite Manifesto.”,”Sciovinismo o Gingoismo del Secondo Impero francese. “”But the Second Empire – that meant also the appeal to French Chauvinism (2), which implied the demand for the reacquisition of the frontier of the First Empire lost in 1814, at the very least that of the First Republic”” (pag 6, introduzione di F. Engels) (2) Jingoism Gingoismo o jingoismo (in lingua inglese jingoism) è una corrente sciovinista formatasi negli Stati Uniti d’America durante il XIX secolo. L’Oxford English Dictionary lo definisce come “”patriottismo estremista sotto forma di violenta politica estera”” (wikip)”,”MFRC-174″
“SANKAR (Mani SHANKAR MUKHERJI)”,”Hotel Calcutta.”,”Sankar (Mani Shankar Mukherji) è uno dei più grandi scrittori di lingua bengali. Nel 1962 scrisse ‘Hotel Calcutta’, divenuto poi uno dei film di culto della cinematografia indiana col titolo originario del romanzo, ‘Chowringhee’. Nel 2007 il libro è stato pubblicato in lingua inglese.”,”INDx-026-FC”
“SANNINO Silvestro”,”Storia della navigazione. Volume I.”,”Dante Alighieri “”Ma misi me per l’alto mare aperto””, (Inferno, XXVI 100) (in apertura) Silvestro Sannino, Dirigente superiore del Ministero della Pubblica Istruzione per i Servizi Ispettivi”,”SCIx-021-FSD”
“SANNINO Silvestro”,”Storia della navigazione. Volume II.”,”Dante Alighieri “”Nave sanza nocchiere in gran tempesta’ (Dante, Purgatorio, VI 77) Silvestro Sannino, Dirigente superiore del Ministero della Pubblica Istruzione per i Servizi Ispettivi”,”SCIx-022-FSD”
“SANSOM G.B.”,”The Western World and Japan. A Study in the Interaction of European and Asiatic Cultures.”,”Paupertas cartae finem imponit verbositati (Gregrorio di Tours) “”Il periodo chiamato Genroku può essere guardato come lo zenith della prosperità Tokugawa, e forse perfino la giustificazione del dominio feudale, per via della pace, dell’ abbondanza e della grande fioritura delle arti – una società felice come le società umane possono esserlo. In seguito la storia giapponese per un secolo circa può essere letta come cronaca del fallimento di un grande esperimento inteso a mantenere la pace e il benessere attraverso la conduzione degli affari dello Stato in sintonia ad una dottrina prefissata e preservata dalla contaminazione di tutte le nuove influenze, cresciute sia all’ interno che all’ esterno dei suoi confini””. (pag 197)”,”JAPx-068″
“SANSOM George”,”A History of Japan, 1615-1867.”,”Confucianesimo. Le basi etiche della società. La dottrina delle ‘Cinque relazioni umane’. “”The idealism of Chu Hsi’s system was not adapted to solving current political problems; for – to paraphrase the view of a modern Japanese historian, Kitajima Masamoto – its optimistic view of human nature and its quietist attitude made it helpless when confronted with disturbances of order. But there can be no doubt fo the value of Neo-Confucian studies in strengthening the social structure of Tokugawa Japan, and at the same time providing an ethical basis for the organized society which was to replace the ill-regulated condition of a country enjoying only intervals of peace. The doctrine of the Five Human Relations, while supporting a system which made for harmony and order in the state, furnished each individual with a rule of conduct suited go his own postion. The practical and the ethical were thus combined, for the samurai as well as the peasant.”” (pag 81)”,”JAPx-071″
“SANSONE Vito”,”Al di qua dell’ Afghanistan. L’ Asia centrale sovietica.”,”SANSONE è nato nel 1923. E’ stato corrispondente da Varsavia negli anni della guerra fredda e poi da Mosca nel 1966-69. Ha viaggiato molto in Asia Centrale in Siberia. Ha scritto varie opere tra cui ‘Siberia, l’ avventura del secolo’ (1977).”,”ASIx-052″
“SANTAGATA Walter”,”Economia, Elezioni, Interessi. Una analisi dei cicli economici elettorali in Italia.”,”Walter Santagata insegna Politica economica nella Facoltà di Giurisprudenza di Torino. É stato professeur Invité all’Ecole Normale Supérieure de Cachan. Ha pubblicato il volume Rapporto sull’economia delle arti e dello spettacolo in Italia (con G. Brosio, Fond. Agnelli, 1992) e ha curato Offerta privata di beni pubblici.”,”ITAE-058-FL”
“SANTAGATA Silvia, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Gli ‘opinionmaker’ liberali inglesi, il fascismo e la società delle nazioni.”,”‘Silvia Santagata (1974-2006), laureata in Scienze Politiche, ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi politici europei ed euroamericani presso il Dipartimento di Studi politici dell’Ateneo subalpino. Ha fruito di una borsa di studio della Fondazione Firpo e ha lavorato al Dipartimento di Economia S. Cognetti de Martiis. Ha pubblicato saggi sul problema della comunicazione. E’ mancata alla vigilia dell’avvio di una fulgida carriera di ricerca’ New Statesman “”Altrettanto interessante è un articolo di poco successivo intitolato ‘The Complete Marxist’. L’autore anonimo reinterpretò l’avventura abissina in chiave marxista associando la recensione dell’opera di Emile Burns, ‘A Handbook of Marxism’ a quello dello stesso autore dedicata all”Abyssinia and Italy’. Nel primo testo, che in realtà è un’antologia, Burns aveva raccolto brani estratti da testi di Marx, Engels, Lenin, Stalin, estromettendo i “”revisionisti”” marxisti come Rosa Luxemburg, Trotsky e altri importanti nomi. Il risultato era stato una selezione di pezzi che riportavano la visione “”ortodossa”” e staliniana del comunismo. Alla teoria seguiva l’immediata applicazione al caso abissino. Il fascismo rappresentava una moderna forma di imperialismo e l’unica soluzione sembrava essere imporre al regime italiano sanzioin di ordine economico e militare”” (pag 261-262) [(170) ‘The Complete Marxist’, ‘New Statesman and Nation’, 16 novembre 1935; E. Burns, ‘A Handbook of Marxism’, Gollancz, London, 1935]”,”EDIx-003-FMB”
“SANT’AGOSTINO, a cura di Paolo ROTTA”,”La vera religione. (De vera Religione)”,”Omaggio della Libreria Prampolini “”In realtà il platonismo agostiniano, se ebbe quasi incontrastato trionfo per circa sei secoli nello svolgimento del pensiero filosofico, anche dopo il trionfale ritorno dell’aristotelismo nella cultura dell’occidente, raprpesentò sempre l’antitesi, luminosamente fissatasi in S. Bonaventura in confronto con S. Tommaso. E tutto lo svolgimento del pensiero filosofico si determina così dopo quei due grandi dottori comeun ininterrotto dissidio tra platonismo ed aristotelismo, il platonismo come ra diventato con S. Agostino, l’aristotelismo come diventò nel pensiero dell’Aquinate. Sarebbe fuor d’opera trattare di tale dissidio, come troppo lungo sarebbe parlare della prevalenza che l’indirizzo platonico-agostiniano riebbe nell’umanesimo; nella rinascenza nel così detto pensiero moderno. Le tesi più caratteristiche di Cartesio hanno tutte un’intonazione platonico-agostiniana (…)”” (pag XX, introduzione di Paolo Rotta)”,”RELC-373″
“SANTAMARIA Yves”,”1939. Le Pacte germano-sovietique.”,”Agregé di storia e dottore in storia contemporanea, Yves SANTAMARIA è maitres de conferences all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris. E’ pure membro del comitato editoriale della rivista ‘Communisme’.”,”RUST-055″
“SANTAMARIA Michele TRAVELLI Stefano ANDREONI Jacopo”,”La maggioranza all’opposizione. Chi ha vinto e chi non ha perso alle elezioni del 13 maggio.”,”Michele Santamaria, (Acquaviva delle fonti, 1957) autore per Prospettiva Edizioni di Prima Repubblica., la lunga agonia, è nella Direzione editoriale del trimestrale Utopia socialista, Jacopo Andreoni (Firenze, 1969) nel Consiglio di redazione. Stefano Travelli (Firenze, 1967) è collaboratore del mensile Altrasinistra.”,”ITAP-077-FL”
“SANTAMBROGIO Marco”,”Forma e oggetto.”,”Marco Santambrogio (Milano 1946) insegna Teoria dei modelli presso il corso di laurea in Filosofia dell’Università di Bologna.”,”FILx-168-FL”
“SANTANGELO Andrea”,”Enver Pascià.”,”Andrea Santangelo, archeologo, editor e direttore di collano storico-archeologiche, ha una passione per la storia militare. Collabora a ‘Rivista di Studi Militari’. E’ socio della società italiana di Storia Militare. Ha pubblicato pure: ‘Operazione Compass. La Caporetto del Deserto’, Edizioni Salerno, 2012. “”Ho definito fondamentale questa azione [all’alba del 29 ottobre l’intera flotta ottomana enra nel mar Nero con intenti bellicosi per iniziare le ostilità contro la Russia senza una formale dichiarazione di guerra] per due motivi: il più evidente è che portò la Turchia in guerra al fianco della Germania e Austria (il 4 novembre la dichiarazione ufficiale di guerra), poi anche perché ottenne di chiudere per tutta la durata del conflitto il mar Nero ai russi, costringendoli ad allungare tantissimo le linee di rifornimento con gli Alleati. Per questo motivo Winston Churchill cominciò a pianificare una spedizione militare anfibia che potesse prendere il controllo degli stretti, riaprisse le comunicazioni con la Russia ed eliminasse la Sublime Porta dal conflitto, un piano ambizioso che culminerà nella disastrosa campagna di Gallipoli”” (pag 71) Incontro di Enver con Lenin e Trotsky (1920) (pag 116) Dati sulle vittime della guerra (pag 120) “”Le cifre dei caduti turchi sono impressionanti: 770.000 militari e più di due milioni di civili (pari al 13.7% dell’intera popolazione, comprendendo nella cifra anche i morti armeni). Un soldato turco su quattro morì nel corso della Prima guerra mondiale, è una percentuale pazzesca, superata solo dall’uno su tre di chi indossò l’uniforme dell’esercito serbo. In totale però le perdite della popolazione dell’Impero ottomano nel periodo 1914-1922 andrebbero stimate in quasi cinque milioni, conteggiando anche le vittime dell’influenza spagnola, della guerra d’indipendenza turca e dello scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia. Se poi volessimo aggiungere anche i caduti nelle guerre balcaniche e in Libia sarebbero come minimo altri 300.000 morti. Nessuna nazione in quel lasso di tempo ebbe a soffrire, percentualmente, una tale emorragia di vite. Metà degli uomini tra i 18 e i 49 anni vestì la divisa durante la Grande Guerra, andando fortemente ad incidere sull’economia dell’Impero ottomano, privata del segmento più produttivo. Come mai prima di allora, nel 1914 la guerra divenne un fattore totale e totalizzante: l’intera società era stata mobilitata per lo sforzo bellico grazie a una propaganda volta a infiammare gli animi. Ma lo fu ancor di più l’irriggimentazione coatta della nazione e del popolo a rendere la Grande Guerra il primo vero conflitto totale. Una vera e propria gara materiale tra nazioni a chi aveva più risorse da buttare dentro la fornace della guerra industriale e di massa. E l’Impero ottomano pagò un prezzo altissimo che non poteva permettersi”” (pag 120.-121)”,”QMIP-166″
“SANTANGELO Andrea”,”Eric von Falkenhayn.”,”Andrea SANTANGELO, archeologo, editor e direttore di collano storico-archeologiche, ha una passione per la storia militare. Collabora a ‘Rivista di Studi Militari’. E’ socio della società italiana di Storia Militare. Ha pubblicato pure: ‘Operazione Compass. La Caporetto del Deserto’, Edizioni Salerno, 2012. “”Sotto molti aspetti la Prussia è stata per la Germania quello che il Piemonte è stato per l’Italia, ovvero il motore della riunificazione del Paese sotto la rispettiva casa regnante, ma la ‘Ostpreußen’ lo è stata ancor di più connotando culturalmente l’intera nazione con molte delle sue peculiarità, come la classe dei proprietari agrari, gli Juncker, vera spina dorsale di esercito e amministrazione, e l’odio atavico per i popoli dell’Est (ma anche il miraggio del ‘Drang nach Osten’, ossia la “”spinta verso Est”” per ottenere il ‘Lebensraum’, lo “”spazio vitale”” per i popoli tedeschi).”” (pag 15) “”Vari studiosi e storici hanno malignato che già dietro questa nomina a comandante di un reggimento Guardie vi potesse essere il Kaiser stesso, che apprezzava le qualità militari di von Falkenhayn, come, sorprendendo un po’ tutti; ebbe poi a ancora a dimostrare, ben più platealmente, nel 1913. Liddell Hart, che non è mai stato tenero nei confronti di von Falkenhayn, scriveva a questo proposito che “”a della buone qualità militari se ne aggiungevano delle altrettanto buone da cortigiano”” (pag 39) “”Sul suo diario personale, alla data del 31 luglio 1914, Guglielmo II scriveva: “”Io non ho più alcun dubbio che Inghilterra, Russia e Francia si siano messe d’accordo per servirsi del conflitto austro-serbo come pretesto per intraprendere una guerra di annientamento contro di noi. La stupidità e l’inettitudine del nostro alleato austriaco sono serviti da trappola. Ecco che il famoso accerchiamento della Germania è finalmente divenuto un fatto compiuto, nonostante tutti gli sforzi dei nostri uomini per impedirlo””. Ma il Kaiser aveva delle recriminazioni da fare anche all’operato del suo cancelliere, che troppo rapidamente e senza consultarlo aveva dato l’appoggio della Germania a un’invasione austriaca della Serbia (si dice lo abbia rimbrottato così: “”tua hai cucinato questo piatto, adesso dobbiamo mangiarlo tutti!””), nazione protetta dal grande orso russo. Non aveva nulla da recriminare, invece, sul suo “”protetto”” Falkenhayn. Questa paura di soffocamento nella morsa strategica di Francia e Russia, aiutate dalla Gran Bretagna, esisteva in Germania sin dal 1894, l’anno in cui veniva siglata l’alleanza russo-francese; per i tedeschi si era trattato di un grosso campanello d’allarme: improvvisamente capirono che dovevano cominciare a ragionare sulla guerra su due fronti. Da quel momento cominciarono a pianificare quello che sarebbe poi stato il loro intervento militare nella Grande Guerra”” (pag 51-52)”,”QMIP-186″
“SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina, Dalle origini ai nostri giorni.”,”Paolo Santangelo è professore di storia della Cina all’Istituto universitario orientale di Napoli. É autore di: Confucio e la scuola confuciana, Il peccato in Cina, Emozioni e desideri in Cina, e in collaborazione con Mario Sabatini di Storia della Cina.”,”CINx-010-FL”
“SANTANGELO Paolo”,”Storia del pensiero cinese.”,”Paolo Santangelo è professore di storia della Cina all’Istituto universitario orientale di Napoli. É autore di: Confucio e la scuola confuciana, Il peccato in Cina, Emozioni e desideri in Cina, e in collaborazione con Mario Sabatini di Storia della Cina.”,”CINx-011-FL”
“SANTANGELO Ignazio Augusto”,”Ragion di Stato e teorie di governo.”,”L’autore è magistrato di Cassazione.”,”TEOP-579″
“SANTARELLI Enzo”,”Movimento operaio e rivoluzione socialista. Studi letture ricerche.”,”SANTARELLI si è dedicato da anni allo studio del movimento operaio e socialista. Ha scritto ‘Il socialismo anarchico in Italia’ (1959) e ‘La revisione del marxismo in Italia’ (1964) libri apparsi recentemente in 2° edizione per la Feltrinelli. Poco dopo la laurea in scienze politiche conseguita all’Istituto Cesare Alfieri di Firenze, ha esordito con alcuni saggi. Più tardi ha preso parte attiva al movimento regionalista pubblicando ‘L’Italia delle regioni’ (1966). Nella ‘Biblioteca di storia’ diretta da Ernesto RAGIONIERI ha pubblicato ‘Storia del movimento e del regime fascista’ (1967) e ‘Fascismo e neofascismo’ (1974) e i risultati di un lavoro di equipe realizzato presso l’Univ di Urbino ‘Il mondo contemporaneo. Cronologia storica’ (1975).”,”SOCx-036 MITS-013″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del fascismo.”,”Enzo SANTARELLI è nato ad Ancona nel 1922 e si è laureato in scienza politiche al Cesare Alfieri di Firenze con una tesi su Benedetto Croce dopo aver partecipato alla guerra di liberazione. Alle ricerche di storia è pervenuto attraverso un impegno politico e vari saggi sui problemi della libertà politica in Italia (1946), sulla ‘rivoluzione femminile’ (1950), sull’ idea regionalistica (1960). E’ stato collaboratore di ‘Movimento operaio’, della ‘Rivista storica del socialismo’, dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. Per gli Editori Riuniti ha pubblicato: -Le Marche dall’Unità al fascismo (1964) -Fascismo e neofascismo (1974) -Il mondo contemporaneo. Cronologia storica (1975)”,”ITAF-033″
“SANTARELLI Enzo”,”Nenni.”,”Enzo SANTARELLI è nato ad Ancona nel 1922 e si è laureato in scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze, dopo aver partecipato alla guerra di liberazione. Alle ricerche di storia è pervenuto attraverso l’impegno politico e vari saggi sui problemi della libertà politica in Italia (1946). Ha collaborato a ‘Movimento operaio’ ed è stato redattore della ‘Rivista storica del socialismo’ e membro del direttivo dell’ Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione. Attualmente (1988) è Professore ordinario di storia contemporanea all’ Univ di Urbino. Alla figura di Pietro NENNI ha dedicato due studi preliminari.”,”ITAC-020″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del movimento e del regime fascista.”,”””Ma già prima del massimo sforzo militare concentrato nell’ ultimo anno di guerra, la “”marcia dei produttori””, come la chiamò Enrico Corradini, si trovava nel pieno del suo sviluppo. L’ Ansaldo di Genova, prima di Caporetto, aveva prodotto, non richiesta, la maggior parte delle artiglierie che furono poi impiegate nella battaglia di arresto sul Piave”” (pag 67)”,”ITAF-147″
“SANTARELLI Enzo”,”Ricerche sul fascismo.”,”””In genere la storiografia di cui si parla, per ciò che riguarda la genesi e le forme assunte dai movimenti e dai regimi fascisti in Europa, tende a distinguere i paesi “”sottosviluppati”” o prevalentemente agricoli e i paesi ad alto livello di industrializzazione. tendenza comune, sotto altro profilo (per il rapporto città-campagna), alla storiografia di indirizzo marxista. Distinzione opportuna, se non si dimentichi il momento unificante dei due aspetti, che con maggiore evidenza si ritrova, ad esempio, in Spagna, nel 1936-39, quando emerge con forza un fronte tutto sommato comune del fascismo internazionale, in un’area in cui si intrecciano i fili di un più ampio tessuto, che si diparte tanto da posizioni arretrate come da posizioni assai avanzate o anche intermedie, dal punto di vista di un capitalismo industriale maturo””. (pag 171)”,”ITAF-166″
“SANTARELLI Enzo”,”La rivoluzione femminile.”,” “”Infatti, “”com’è stata la grande industria che diede luogo alla formazione di eserciti di lavoratori, spinti per la forza delle cose, all’ organizzazione cosciente delle loro forze, così anche la stessa grande industria sarà la benemerita della donna… La macchina, la grande forza rivoluzionaria delle industrie, ha rivoluzionato anche la donna: l’ha prima emancipata dalla pentola e messa in condizioni di lotta per l’ esistenza eguali a quelle dell’ uomo; l’ ha resa pari all’ uomo nella miseria e nell’ aspirazione a scuotere il giogo del capitalismo. I famosi diritti politici e civili della donna, che sembravano una mera accademia, diventarono necessità assoluta per le donne lavoratrici””. Così Anna Kuliscioff.”” (pag 64)”,”DONx-025″
“SANTARELLI Enzo”,”Il problema della libertà politica in Italia. Meditazioni.”,”””Cerchi di non abusare della ricerca con cui si vuol trovare in un’età o nelle età precedenti le cause del malessere che si è manifestato in un’ età seguente. Sarebbe come se nell’ organismo di un individuo sano si investigassero le origini delle malattie che sono ventuo in un tempo posteriore e tra nuove condizioni. Ma sebbene quegli organi si siano ammalati, prima erano sani, e l’ individuo si sentiva ed era sano. Quel modo di indagine storica nel quale è caduto il De Ruggiero (e io glielo notai) è uno dei tanti che nascono dall’ illegittimo uso, in istoria, del legame tra causa ed effetto. E, tra parentesi, dopo la pubblica dimostrazione, che in questi giorni ha dato di sé col suo congresso il cosiddetto partito d’ azione, direbbe Ella ancora che, in quel partito, si raccoglie maggiore eticità che negli altri partiti?”” (pag 10, B. Croce, lettera) “”Dall’ altra parte della barriata i giovani intellettuali antifascisti, la schiera dei crociani – di coloro che erano gli oppositori morali del fascismo – si trovarono dal primo giorno di guerra nel più duro dissidio. La religione della libertà contro l’ amor di patria, la propria fede contro il conformismo, l’ incertezza della storia in atto nella quale si inseriva il loro problema: ecco i termini del loro intimo tormento. (…) Croce stesso li consigliava a compiere il loro dovere militare: eppure egli era giunto alla conclusione che si trattava di “”guerra civile””, di “”guerra di religione””, e che la religione della libertà aveva il “”diritto di comandare””, eppure egli aveva superato il principio dell’ assoluta obbedienza civica, in guerra, per la vittoria della patria.”” (pag 25)”,”ITAD-080″
“SANTARELLI Enzo a cura; testi antologici di B. CROCE F.L. FERRARI G. DIMITROV C. ROSSELLI E. CURIEL C. DE GAULLE A. HITLER O. SPENGLER C. SCHMITT H. RAUSCHNING W. HOFER W.L. SHIRER R. STORRY A.S. ERUSALIMSKIJ J. FUCIK A. FRANK G. PINTOR R. MORANDI E. COLLOTTI M. CROUZET R. BATTAGLIA L. VALIANI G. QUAZZA”,”Il nazifascismo in Europa e la Resistenza.”,”Testi antologici di B. CROCE F.L. FERRARI G. DIMITROV C. ROSSELLI E. CURIEL C. DE GAULLE A. HITLER O. SPENGLER C. SCHMITT H. RAUSCHNING W. HOFER W.L. SHIRER R. STORRY A.S. ERUSALIMSKIJ J. FUCIK A. FRANK G. PINTOR R. MORANDI E. COLLOTTI M. CROUZET R. BATTAGLIA L. VALIANI G. QUAZZA “”In Russia entrambe le rivoluzioni, quella bianca e quella di colore, scoppiarono contemporaneamente nel 1917. L’ una cittadina, del socialismo operaio avente la fede occidentale nei partiti e nei programmi, mossa da letterati, proletari accademici e sobillatori nichilisti dello stampo di Bakunin, aiutati dai fermenti delle grandi città, retorica e letteraria in pieno, massacrò la società pietroburghese, in gran parte di origine occidentale, e mise in scena un rumoroso culto del “”lavoratore””. La tecnica delle macchine, tanto estranea ed odiosa all’ anima russa, era diventata ad un tratto una divinità, il senso della vita. Ma lì sotto, lenta, tenace, silenziosa, ricca di avvenire, cominciò l’altra rivoluzione del mugik, del villaggio; il boscevismo tipicamente asiatico. Sua prima manifestazione fu l’ eterna fame di terra nel contadino, che spinse i soldati a lasciare la fronte per cooperare alla grande spartizione delle terre. Il socialismo operaio avvertì ben presto il pericolo. (…)””. (pag 80, Il pericolo giallo, bruno e rosso, O. Spengler)”,”ITAR-084″
“SANTARELLI Enzo”,”Italia e Ungheria nella crisi postbellica, 1918-1920.”,”Allegato al libro articolo di giornale (L’Unità 24 novembre 1990) di Lazar BRANKOV unico sopravvissuto al processo Rajk che costò la vita a cinque persone (1949). Traduzione di Federico ARGENTIERI)”,”MUNx-055″
“SANTARELLI Enzo”,”Il socialismo anarchico in Italia.”,”2° copia Enzo Santarelli è docento di storia contemporanea all’Università di Urbino (1973). Dalla bibliografia non si trova il libro in vendita Leonardo Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, 2 voll. (v. pag 208)”,”ANAx-395″
“SANTARELLI Enzo / RAGIONIERI Ernesto / HOSTETTER Richard / ROVIDA Giorgio / ZUCARO Domenico / BASSO Lelio / MERLI Stefano / SALVADORI Rinaldo / AMBROSOLI Luigi / BANFI Rodolfo / CATALANO Franco /”,”Sorel e il sorelismo in Italia (Santarelli) / Werner Sombart e il movimento operaio italiano (Ragionieri) / La questione della guerra nel Partito socialista francese. Hervé, Guesde, Jaurès (Hostetter) / Il Fronte Popolare e la guerra civile spagnola (I) (Rovida) / La rivolta di Torino del 1917 nella sentenza del Tribunale militare territoriale (Zucàro) / Alle origini del Partito Socialista Italiano. Il numero unico ‘La lotta di classe’ (18 giugno 1892) (Basso) / Fonti per lo studio del primo movimento operaio parmense. Inventario e descrizione dell’Archivio di Gabinetto della Prefettura di Parma (1860-1890) (Merli) / Enrico Ferri politico. Dal radicalismo all’adesione al Partito socialista (Salvadori) / Nuovi contributi agli ‘Scritti giovanili’ di Gramsci (Ambrosoli) / Appunti sull”Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg (Banfi) / La crisi della classe dirigente italiana nelle ‘Conversazioni della guerra’ di O. Malagodi (Catalano).”,”Rivista quadrimestrale diretta da Luigi Cortesi e Stefano Merli, Comitato di redazione Rodolfo Banfi, Enzo Collotti, Luigi Cortesi, Stefano Merli, Fulvio Papi, Sergio Romagnoli. “”Il libro sul movimento operaio italiano che avrebbe dovuto concludere tutti questi studi preparatori non fu mai scritto da Sombart”” (p. 355) “”(…) il partito autorizzò due dei suoi leders parlamentari Jules Guesde e Marcel Sembat, ad accettare dei portafogli nel Gabinetto di difesa nazionale. Ad ogni effetto pratico, la Sezione francese della Seconda Internazionale era morta: nasceva un Partito socialista in funzione della vittoria militare francese”” (pag 357) “”Così la polemica teorica fra R. Luxemburg e i suoi critici di destra nella questione dell’accumulazione del capitale era di fatto un momento della lotta politica delle due ali del movimento operaio. Del resto l”Anticritica’, con cui R. Luxemburg risponde soprattutto a Otto Bauer, più chiaramente dell”Accumulazione [del capitale]’ risente di questo clima. Ed è tragicamente significativo che si tratti di lavoro elaborato in carcere nel 1915 ed edito solo due anni dopo l’assassinio dell’Autrice, assassinio di cui i riformisti ebbero non piccola responsabilità. Sarebbe interessante poter qui esporre gli estremi della discussione (1), ma sarebbe anche impresa fuori dei compiti di una recensione, tanto più che non è facile districarne l’arruffata matassa: infatti (come vedremo) le premesse teoriche della Luxemburg sono assai deboli, anche se poste al servizio di una buona causa. Per una questione di chiarezza, quindi, preferiamo riferirci a Lenin, anche se egli era rimasto estraneo alla specifica polemica fra la Luxemburg e i suoi critici. In effetti Lenin si era occupato della questione dei mercati e della «realizzazione» sin dal 1893, partecipando alla polemica dei marxisti russi contro i populisti e, successivamente, discutendo e criticando le posizioni dei così detti «marxisti legali» (2): si tratta di due fasi molto interessanti del suo pensiero e della politica socialdemocratica russa, la prima impegnata a mostrare la natura «progressiva» del capitalismo rispetto alle strutture economiche precapitalistiche, la seconda rivolta a combatterne le interpretazioni e gli sviluppi opportunistici. Innanzitutto, per Lenin gli schemi marxisti della riproduzione allargata non sono affatto insoddisfacenti: essi dimostrano che l’incremento della produzione capitalistica e, quindi, del mercato, non dipende tanto dai mezzi di sussistenza quanto dai mezzi di produzione. Questi ultimi aumentano più rapidamente dei primi così che, entro certi limiti, l’espansione del mercato è indipendente dall’aumento del consumo individuale; ciò non vuol dire che non esista un nesso fra consumo produttivo e consumo individuale, ma esprime lo sviluppo impetuoso delle forze produttive nella società capitalistica. Ed ecco qui il primo punto che nettamente mette in rilievo la diversità sostanziale del pensiero di Lenin rispetto alla Luxemburg. «Lo sviluppo della produzione -, scrive Lenin nel primo capitolo di ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ – (e pertanto anche del mercato interno) soprattutto in quanto concerne i mezzi di produzione, sembra paradossale ed è infatti una cosa contraddittoria. E’ una vera e propria ‘produzione per la produzione’, un ampliamento della produzione senza un corrispondente ampliamento del consumo. Ma questa non è una contraddizione della dottrina, bensì della vita reale; è precisamente una contraddizione che corrisponde alla natura stessa del capitalismo ed alle altre contraddizioni di questo sistema di economia sociale. E questo ampliamento della produzione senza corrispondente ampliamento del consumo si accorda anche molto bene con la missione storica del capitalismo e con la sua particolare struttura sociale: la prima è di sviluppare le forze produttive della società; la seconda esclude l’utilizzazione di queste conquiste tecniche da parte della massa della popolazione. Fra la tendenza all’ampliamento illimitato della produzione, propria del capitalismo, e il consumo limitato delle masse popolari (limitato a causa della loro condizione di proletari) esiste una contraddizione evidente». Un analogo concetto Lenin aveva già espresso in un suo precedente scritto ‘Le caratteristiche del romanticismo economico’ (1898), là dove critica la teoria dell’accumulazione di Sismondi (cap. V). E la Luxemburg (p. 299-300) lo cita nel capitolo dedicato al Tugan-Baranovsky, polemizzando e riportando testualmente un brano che sottolinea particolarmente la preponderanza del settore dei mezzi di produzione e che conclude quasi con le stesse parole del brano sopra riportato. Ciò che la Luxemburg non sembra comprendere è che l’affermazione di Lenin, «la produzione si crea effettivamente un mercato», non conduce affatto alle conclusioni del Tugan-Baranovsky ed al riconoscimento della validità della legge di Say. Infatti, intervenendo nella polemica fra il Tugan-Baranovsky e il Bulgakov (3), Lenin osservava che l”illimitato ampliamento del consumo produttivo, dell’accumulazione e della produzione, ha come contropartita la proletarizzazione delle masse popolari che pone limiti molto ristretti all’allargarsi del consumo personale’. Ciò implica una contraddizione che gli schemi della riproduzione allargata di Marx confermano, ‘senza peraltro autorizzare a dedurne l’impossibilità del capitalismo’. Arriviamo qui a un’ulteriore differenziazione fra Lenin e la Luxemburg: infatti, mentre per quest’ultima le crisi del capitalismo hanno la loro base nella produzione di merci che non possono essere realizzate per Lenin tale tipo di spiegazione ‘non è una spiegazione ma solo l’indicazione di una possibilità di crisi’, (e ciò vale anche per la teoria della sproporzionalità del Tugan-Baranovsky). Torniamo a citare da «Le caratteristiche del romanticismo economico» (cap. VII): «Sismondi dice: le crisi sono possibili perché il fabbricante non conosce la domanda, esse sono necessarie perché, nella produzione capitalistica, non può esistere equilibrio fra produzione e consumo (ossia non può essere realizzato il prodotto). Engels dice: le crisi sono possibili, perché il fabbricante non conosce la domanda; esse sono necessarie, ma certo non perché il prodotto non può essere realizzato, il che è sbagliato. Il prodotto può essere realizzato. Le crisi sono necessarie perché il carattere collettivo della produzione entra in contraddizione col carattere individuale dell’appropriazione». [Rodolfo Banfi, ‘Appunti sull”Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg’] [(in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, n. 10, 1960] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 555-557) [(1) Sulle teorie economiche dei socialdemocratici tedeschi, si veda la traduzione italiana dell’opera di P.M. Sweezy: ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, Giulio Einaudi editore, 1951: esse sono però considerate soprattutto nella loro relazione teorica col ‘Capitale’ ed è trascurata quindi l’ambientazione storico-politica. (…); (2) Rinviamo ai primi quattro volumi delle ‘Opere’, Roma, Edizione Rinascita, poi Editori Riuniti, 1954-1957; (3) ‘Opere’, vol. IV, p. 55 e sgg. Nota sul problema della teoria dei mercati] altro brano: “”(…) [L]a teoria della crisi come sottoconsumo che ai populisti serviva per negare la realtà dello sviluppo capitalistico e per suggerire soluzioni «romantiche», in Rosa Luxemburg, diventa invece il mezzo per – se così si può dire – datare il crollo del capitalismo. Anche per Lenin l’imperialismo è capitalismo morente, ma non in quanto sarà spazzato dalla grande crisi di sottoconsumo, bensì in quanto «i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto, involucro che deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata artificialmente l’eliminazione, e in stato di putrefazione potrà magari durare un tempo relativamente lungo… ma infine fatalmente eliminato» (4). La differenza fra le due posizioni è rilevante agli effetti della visione politica generale: infatti mentre per un verso la Luxemburg è accanita sostenitrice della funzione decisiva dell’azione politica cosciente della classe operaia, sotto il profilo qui considerato la sua impostazione contiene tutti gli elementi del fatalismo economico. Tale contraddizione, assente in Lenin, riposa su un eccessivo schematismo teorico che l’aveva portata a ipostatizzare a essenza della crisi un determinato aspetto della crisi stessa, mentre le sfuggiva, quel suo strato più profondo che consentiva, invece, a Lenin una assi maggior lucidità e capacità dialettica. E non è questa la sola contraddizione: R. Luxemburg concorda con Kautsky e con Lenin nel negare l’esistenza di una teoria marxista del crollo «naturale» del capitalismo e di una legge della miseria crescente (al riguardo, è strano che in tempi recentissimi, ridiscutendo codeste pseudo-teorie, ci si sia spesso dimenticati della polemica Kautsky-Bernstein a cavallo dei primi anni del secolo e la netta presa di posizione di Lenin in materia). Ma le sue tesi sulla realizzazione del plusvalore e sulla compressione dei consumi, operano esattamente in senso opposto (5). Infine, nel quadro dell’imperialismo tracciato dalla Luxemburg, il fenomeno della concentrazione del capitale non ha che un posto secondario o irrilevante: solo a p. 449 si parla dei monopoli e unicamente in una breve nota ove cartelli e trust diventano nulla più di «manifestazioni periferiche della fase imperialistica sul terreno della lotta di concorrenza interna fra gruppi capitalistici per la monopolizzazione dei campi di accumulazione esistenti e per la suddivisione del profitto». L’iniziale distorsione agisce anche qui, sino al punto da impedirle di vedere la funzione decisiva della concentrazione capitalistica, ridotta a mero fenomeno laterale del problema della realizzazione. Come e quanto tale posizione diverga da quella di Lenin merita di esser sottolineata con la citazione di un notissimo brano di ‘Imperialismo’: «L’imperialismo sorse dall’evoluzione e in diretta continuazione delle qualità fondamentali del capitalismo in generale. Ma il capitalismo divenne imperialismo capitalistico soltanto ad un determinato e ormai alto grado del suo sviluppo, allorché alcune qualità fondamentali del capitalismo cominciarono a mutarsi nel loro opposto, quando pienamente si affermarono e si rivelarono i sintomi del trapasso a un più elevato ordinamento economico e sociale. In questo processo vi è di fondamentale, nei rapporti economici, la sostituzione dei monopoli capitalistici alla libera concorrenza» (p. 82-83)”” [(4) ‘Imperialismo, fase suprema del capitalismo’, Roma, Edizioni Rinascita, 1948, p. 118; (5) Vale la pena di rilevare come in tutta la letteratura tedesca di sinistra il pauperismo sia, dopo il 1918, un motivo dominante che l’espressionismo esaspera nella sua polemica antiborghese: il protagonista principale tende ad essere più il sottoproletariato che la classe operaia: è la questione sociale una questione di redditi più che una questione di rapporti di classe] [Rodolfo Banfi, ‘Appunti sull”Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg’] [(in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, n. 10, 1960] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 555-558)”,”MITS-455″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia critica della Repubblica. L’Italia dal 1945 al 1994.”,”Enzo Santarelli (Ancona 1922) è ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Urbino, ha partecipato alla guerra di liberazione e dal 1948 è stato – e rimane – un militante della sinistra su posizioni comuniste. Opere: La rivoluzione femminile, Il socialismo anarchico in Italia, La revisione del marxismo in Italia, Storia del movimento e del regime fascista, Storia sociale del mondo contemporaneo, Pietro Nenni,”,”ITAP-036-FL”
“SANTARELLI Enzo”,”Fascismo e neofascismo.”,”Enzo Santarelli è nato ad Ancona nel 1922. Nel 1943 ha combattuto volontario a Montelungo nella guerra di liberazione nazionale. Attualmente (1972) è docente di storia contemporanea presso l’Università di Urbino. Ha pubblicato: ‘Origini del fascismo’ (1963), ‘Storia del movimento e del regime fascista’ (1967) e ‘Ricerche sul fascismo’ (1971).”,”ITAP-001-FB”
“SANTARELLI Enzo”,”Fascismo e neofascismo. Studi e problemi di ricerca.”,”L’autore raccoglie in questo volume la parte più consistente e organica delle sue ultime ricerche intorno al tema del fascismo nella storia d’Italia. In a Contiene tra l’altro i capitoli: – ‘Antonio Gramsci e il fascismo’ (pag 205-228) (‘L’analisi che Gramsci ci ha lasciato del fascismo non è frutto di un progetto sistematicamente condotto, ma nasce dal vivo della lotta politica e di classe, nel dibattito socialista e comunista, e cresce e si dispiega per gradi (…)’ (pag 209) – Le trasformazioni della guerra’ (pag 229-245) (Un’interpreazine esauriente e non unilaterale del secondo conflitto mondiale, non è così semplice né altrettanto scontata come nel caso della prima guerra mondiale. Si può indicare, in proposito, qualche difficoltà preliminare: la maggiore complessità o minore linearità degli eventi, che rende non semplice la ricomposizione di un quadro unitario e una periodizzazione senza troppe sfasature, come nel primo caso; il sovrapporsi di diversi canoni interpretativi più o meno empirici, come potrebbe essere un riferimento assorbente ai sistemi politico-statuali coinvolti nella guerra (…); e infine l’intreccio con la linea degli avvenimenti bellici veri e propri del permanente e più o meno rilevante antagonismo, non soltanto politico, fra gli Stati capitalistici e imperialisti, divisi in due blocchi e in più posizioni, e il primo e ancora unico Stato a struttura socialista, sorto dalla rivoluzione, nel 1917. (…)”” (pag 229) “” (…) la Resistenza italiana, che come resistenza armata è stata l’ultima a sorgere in Europa (…) (pag 245)”,”ITAF-380″
“SANTARELLI Enzo”,”Le trasformazioni della guerra. Estratto da ‘Fascismo e neofascismo. Studi e problemi di ricerca’.”,”””Un’interpretazine esauriente e non unilaterale del secondo conflitto mondiale, non è così semplice né altrettanto scontata come nel caso della prima guerra mondiale. Si può indicare, in proposito, qualche difficoltà preliminare: la maggiore complessità o minore linearità degli eventi, che rende non semplice la ricomposizione di un quadro unitario e una periodizzazione senza troppe sfasature, come nel primo caso; il sovrapporsi di diversi canoni interpretativi più o meno empirici, come potrebbe essere un riferimento assorbente ai sistemi politico-statuali coinvolti nella guerra (…); e infine l’intreccio con la linea degli avvenimenti bellici veri e propri del permanente e più o meno rilevante antagonismo, non soltanto politico, fra gli Stati capitalistici e imperialisti, divisi in due blocchi e in più posizioni, e il primo e ancora unico Stato a struttura socialista, sorto dalla rivoluzione, nel 1917. Per questo insieme di motivi, anche ai fini di una più adeguata precisazione del collocarsi della crisi italiana del 1943 nel contesto più generale, può essere opportuna una riflessione su alcune caratteristiche che il conflitto ha assunto via via nel corso del suo sviluppo. (…)”” (pag 229) “”Per cogliere però la dialettica profonda che anima lo svolgimento della guerra dopo il 1941, è necessario risalire ai suoi precedenti: la conflittualità che nel 1935-36 esplode in Europa, che nel 1937 si aggrava in Estremo Oriente, che nel 1938-39 travolge ai confini orientali della Germania ogni precedente equilibrio e rapporto di forze in una sorta di automatismo che sembra inarrestabile, ha radici nell’inasprimento dei contrasti imperialisti come conseguenza della crisi economica mondiale. D’altra parte, l’instabilità del sistema capitalistico-borghese riflette non sola la formazione di un nuovo assetto geopolitico ed economico (nell’area del Pacifico come nell’area europea) ma una crisi morale e ideologica e di civiltà, che scuote profondamente il tessuto della cultura e delle stesse istituzioni tradizionali. Almeno dal 1917, potenzialmente il ruolo egemonico dell’Europa nei suoi vari elementi statuali era stato compromesso e ridimensionato dall’ascesa come prima potenza capitalistica degli Stati Uniti e dalla contemporanea trasformazione della Russia in una struttura socialista e in una paese industrialmente sviluppato (10). Col 1929-33 l’Europa è coinvolta nella crisi economica che si incentra negli Stati Uniti, negli anni successivi, una volta fallito il tentativo di coordinamento ed assestamento finanziario a livello internazionale (conferenza economica di Londra), si sviluppa la lotta fra i diversi gruppi capitalisti rivali”” (pag 235-236) [(10) Su questo punto cfr. Geoffrey Barraclough, ‘Guida alla storia contemporanea, Bari, 1971, al capitolo ‘Dall’equilibrio di potere europeo all’età della politica mondiale’]; “”Roberto Battaglia, nel suo robusto profilo sui problemi e «nodi cruciali» della guerra, ha sottolineato il carattere meramente difensivo del patto Ribbentrop-Molotov, siglato quando le trattative con Londra e Parigi erano fallite non essndo giunte ad un patto di mutua assistenza politico-militare (13) (…)”” [(13) Roberto Battaglia, La seconda guerra mondiale, Roma 1971, pp. 60-61)]; “”(…) la Resistenza italiana, (…) come resistenza armata è stata l’ultima a sorgere in Europa (…)”” (pag 245)”,”QMIS-222″
“SANTARELLI Enzo”,”La revisione del marxismo in Italia. Studi di critica storica. Nuova edizione riveduta e ampliata.”,”””Dinanzi a uno spostamento reale e drammatico dei rapporti di forza tra le classi sociali, Mondolfo si affiancava ora, decisamente, a Turati ed entrava anzi in campo assumendo le vesti di teorico della dottrina socialista e marxista di contro al “”bolscevismo”” e al leninismo”” (pag 184)”,”TEOC-190-FF”
“SANTARELLI Enzo”,”Un socialista meridionale dell’età giolittiana: Ernesto Cesare Longobardi.”,”””In questi anni, più meditativo, meno brillante, meno inquieto degli altri, Longobardi collabora al giornale [‘La propaganda’, ndr], scrive, studia, prepara articoli per la ‘Critica sociale’ o per la ‘Rivista popolare’, porta avanti il dialogo con Merlino o con Nitti, ma al tempo stesso partecipa attivamente, tal quale come gli altri suoi compagni di partito e di generazione, alla vita pratica e alla battaglia quotidiana. (…) In questo periodo gli scritti del Longobardi costituiscono lo specchio emblematico delle difficoltà oggettive e soggettive del gruppo socialista raccolto attorno ad Arturo Labriola a raggiungere e maturare, in collegamento con le forze sociali reali, una propria autonomia politica ed una relativa omogeneità organizzativa. Il Longobardi oscilla infatti fra diversi poli (e lo stesso discorso potrebbe farsi per i migliori e più intelligenti esponenti del gruppo della ‘Propaganda’), fra una sua personale ricerca, e la duplice influenza da una parte di Arturo Labriola, il capo riconosciuto del gruppo, e dall’altra delle posizioni radicaleggianti e meridionaliste di Napoleone Colajanni o di Francesco Saverio Nitti. La tensione ideale, teorica e politica del Longobardi si rivolge essenzialmente verso la ricerca e la costruzione di una linea politica generale, che si opponga all’indirizzo riformistico, prevalente, dopo il congresso di Imola, nel partito socialista: di qui l’opuscolo su ‘L’indirizzo politico del partito socialista’, che si svolge su una linea comune alle idee dei «rivoluzionari napoletani» (di Enrico Leone e principalmente di Arturo Labriola) e l’altro di studi economici condotti nell’ambito dell’interesse nuovo per il marxismo di cui appunto Arturo Labriola era a Napoli in qualche modo, fra i giovani, pioniere e maestro (14). E tuttavia l’influenza di Nitti è evidentissima, nel momento stesso in cui il Longobardi – come i suoi amici più in vista – tenta una vita intransigente e polemizza con Turati (15). E’ sulla rivista del Turati che il Longobardi prende posizione sul «problema italiano» e sulla questione meridionale e napoletana, appunto sotto la evidente e marcata influenza dell’economista di Muro Lucano (16)”” (pag 294-295) [(14) Cfr. gli opuscoli ‘L’indirizzo politico del partito socialista’, Napoli, Edoardo Chiurazzi Libraio-Editore, 1902, pp. 44, e ‘L’influenza degli alti salari sui profitti secondo le leggi dell’economia marxistica’, con prefazione di Arturo Labriola, Napoli, Michele De Leonardis Editore, 1903. Questo opuscolo aveva avuto una prima edizione, sempre a Napoli, presso Ettore Croce, 1902; (15) Dei rapporti amichevoli anche se non intimi, ed anzi un poco distaccati, da maestro a discepolo, sono testimonianza alcuni biglietti del Nitti che si trovavano fra le carte Longobardi, e che risalgono appunto a questi anni; (16) Cfr. l’articolo del Longobardi: «Il problema italiano e l’opera di Francesco Saverio Nitti», in Critica sociale, 1° aprile 1902, a. XII, n. 7, p. 103, da cui sono tratte anche le successive citazioni]”,”MITS-467″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del movimento e del regime fascista.”,”Il crollo del regime. 25 luglio 1943. “”L’aggregato che aveva governato e dominato il paese per oltre un ventennio si era dissolto per effetto di una crisi profonda, originata, soprattutto, dalla proiezione e dagli sviluppi della linea di politica estera seguita nell’ultimo decennio. In quel decennio, nonostante l’affermazione polemica di Grandi, rientrava anche la guerra d’Etiopia, con le sue premesse – forse meno visibili – e con le sue conseguenze. Grandi, nel punto ideologicamente culminante della sua requisitoria, aveva puntato il dito contro l’asservimento spirituale e politico dell’Italia alla Germania. Facendo sfoggio di «cultura», aveva fatto anche leva sul residuo nazionalismo che pur albergava nel cuore dei fascisti di ogni tendenza: «Tre sono stati ahimé, i tedeschi corruttori dello spirito italiano: Carlo Marx, che ha corrotto il vecchio e glorioso socialismo patriottico italiano di Giuseppe Garibaldi e di Andrea Costa facendolo deviare nell’arido pseudoscientifico internazionalismo senza patria; Federico Nietzsche, che ha corrotto il buon spirito provinciale di Benito Mussolini, facendogli credere che l”Übermensch’ può sostituirsi a quelle che sono le insopprimibili forze collettive della storia ed alla volontà della nazione; Adolfo Hitler che ha corrotto lo spirito del fascismo italiano». L’interpretazione di Grandi si arricchiva, inoltre, di una visione ‘ad usum delphini’ della lunga, diuturna, sotterranea lotta da lui sostenuta per l’egemonia sul movimento, dal 1921 al 1943, direttamente con Mussolini, sul piano della politica interna ed estera, e sulla questione della guerra. Era la tesi «normalizzatrice» che riaffiorava nel seno stesso del fascismo, sul tronco del vecchio movimento, nell’ora della crisi, corroborata dall’esperienza degli scacchi subiti e di un processo di decadenza peraltro quasi interamente scontato. Di qui la polemica retrospettiva con «l’ala estremista e intollerante del partito», che investiva in qualche punto Mussolini e le sue scelte (per l’«incitamento perenne alla demagogia risorgente» e per l’incoraggiamento prestato alla ideologia della «rivoluzione permanente»), soprattutto per l’alleanza contratta col nazionalsocialismo; a cui contrapponeva invece il mito di una possibile conciliazione «col laburismo britannico e con la democrazia francese», di una «risoluzione della questione italiana» nei consessi internazionali, secondo il «metodo cavouriano». In realtà, dietro questa schermaglia incentrata sulle lotte del passato, affiorava la lacerazione del presente: il piano di Grandi, se di un piano vero e proprio si può parlare, consisteva nella estromissione di Mussolini, nella formazione di un governo nazional-militare, con il ritorno graduale ad un regime di partiti, che gli si configurava, in mancanza di un più sicuro calcolo delle linee di tendenza, come una parziale restaurazione dell’Italia prefascista”” (pag 504-505)”,”ITAF-147-B”
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del fascismo. III. La guerra e la sconfitta.”,”Capitolo XIII. L’Italia in guerra. L’attacco alla Grecia e fine del sogno della «guerra parallela» (pag 200)”,”ITAF-007-FP”
“SANTARELLI Enzo ROCHAT Giorgio RAINERO Romain GOGLIA Luigi”,”Omar Al-Mukhtar e la riconquista fascista della Libia.”,”E. Santarelli, già insegnante storia contemporanea all’Università di Urbino Giorgio Rochat già professore di storia contemporanea all’Università di Torino Romain Rainero già professore di storia contemporanea Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Luigi Goglia, attività didattica e di ricerca Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma e poi dell’Istituto di Studi storico-politici della stessa Università. Omar Al-Mukhtar è stato il capo della resistenza libica contro il colonialismo italiano ‘Nel dicembre 1928 Mussolini assunse la responsabilità del ministero delle colonie, lasciandone però il carico effettivo al sottosegretario De Bono, uno dei massimi esponenti del governo fascista, che aveva retto la Tripolitania come governatore dal luglio 1925 al 1928 (41). Governatore unico della Tripolitania e della Cirenaica (che però mantenevano due amministrazioni distinte) fu nominato il maresciallo Badoglio, il più illustre comandante dell’esercito, che conservava l’alta carica di capo di stato maggiore generale; e questi designò come vicegovernatore della Cirenaica (con un’autonomia molto ampia, perché Badoglio risiedeva a Tripoli) il generale Domenico Siciliani, suo fedelissimo collaboratore, nuovo però all’ambiente coloniale e privo di prestigio personale. Il comando delle truppe fu assunto dal generale Ronchetti, che aveva già prestato servizio nelle due colonie libiche. Badoglio aveva chiesto e ottenuto cinque anni di governo per la pacificazione e valorizzazione delle due colonie. Debuttò con proclama largamente diffuso, in cui prometteva ai ribelli il perdono per chi avesse consegnato le armi e fatto una piena sottomissione, ma anche minacciava una repressione spietata per chi non si fosse arreso. «Se obbligato, diceva, la guerra la farò con sistemi e mezzi potenti, che di essi rimarrà il ricordo. Nessun ribelle avrà più pace, né lui né la sua famiglia né i suoi armenti né i suoi eredi. Distruggerò tutto, uomini e cose» (42). Contemporaneamente Badoglio diramava due circolari di direttive generali alle autorità politiche e militari delle due colonie, da cui trapela un giudizio piuttosto critico verso la situazione trovata: il maresciallo chiedeva più disciplina, più ordine, maggiore correttezza verso i superiori e colleghi, maggior rispetto delle popolazioni e un autentico interesse per le loro condizioni. Riportiamo con qualche ampiezza la parte finale della sua circolare di direttive politiche del 9 febbraio perché sintetizza il programma di governo di Badoglio e il suo atteggiamento verso le popolazioni libiche con una chiarezza che non richiede commento: Noi siamo qui la nazionale dominante che ha cacciato via l’inetto dominatore, il turco, e vi si è sostituita per esercitare un’alta missione di civiltà (…)’ (pag 80-81) [Giorgio Rochat, ‘La repressione della resistenza in Cirenaica (1927-1931)’] [(41) Nel settembre 1929 Mussolini lasciò il dicastero a De Bono, che ebbe come sottosegretario Lessona. Si trattò di una modifica formale, perché sia prima che dopo Mussolini continuò a mostrare un certo interesse per la Cirenaica e ad intervenire in tutte le decisioni maggiori, lasciando però a De Bono la direzione del ministero; (42) Il proclama è pubblicato in ‘Giglio, La confraternita senussita’, cit., p. 133. Per questa ricostruzione cfr. Rochat, ‘La repressione della resistenza araba in Cirenaica nel 1930-31, nei documenti dell’archivio Graziani, in ‘Il movimento di liberazione in Italia’, 1973, n. 110, pp 9 sgg.] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”AFRx-001-FGB”
“SANTARELLI Enzo (E.S.)”,”Protagoniste femminili del primo Novecento. Schede bio-bibliografiche. (La questione femminile in Italia dal ‘900 a oggi)”,”Profili biografici e bibliografia di Aleramo SIBILLA Argentina ALTOBELLI Luisa ANZOLETTI Angelica BALABANOFF Adele BEI Wanda BRUSCHI GORJUX Pia CARENA LEONETTI Adelaide COARI Alda COSTA Anna FRANCHI Anna FRAENTZEL CELLI Antonietta GIACOMELLI Nella GIACOMELLI Maria GIUDICE Maria GOJA Margherita GRASSINI SARFATTI Maria GUIDI CINGOLANI Anna KULISCIOFF Teresa LABRIOLA Elisa MAJER RIZZIOLI Linda MALNATI Emilia MARIANI Maria MONTESSORI Ada NEGRI Teresa NOCE Leda RAFANELLI Camilla RAVERA Maria RYGIER Elisa SALERNO Flavia STENO”,”BIOx-011-FGB”
“SANTARELLI Enzo”,”Pietro Nenni.”,”Enzo santarelli è nato ad Ancona nel 1922 e si è laureato in scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze, dopo aver partecipato alla guerra di liberazione. Alle ricerche di storia è pervenuto attraverso un intenso impegno democratico e vari saggi sui problemi della libertà politica in Italia, sulla rivoluzione femminile, e sull’idea regionalistica. É stato collaboratore di Movimento operaio, redattore della Rivista storica del socialismo, membro del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione. Attualmente è professore ordinario di storia contemporanea all’Università di Urbino.”,”BIOx-059-FL”
“SANTARELLI Enzo BADALONI Nicola GRUPPI Luciano NAPOLITANO Giorgio”,”Ideologia e azione politica.”,” “”Già Engels diceva, nel suo scritto ‘Per la critica del progetto di programma del partito socialdemocratico’ (1), del 1891, precisamente questo che quando «dalle società per azioni passiamo ai trust, che dominano e monopolizzano intere branche dell’ industria… non possiamo parlare più neppure di ‘assenza di un piano’ (da parte del capitalismo)»”” (pag 55). “”Vi è un passo importante però del ‘Manifesto del partito comunista’ (1848), che io voglio citare. Marx dice: «Il proletariato si servirà della sua supremazia politica [cioè del suo potere] per strappare alla borghesia, a poco a poco, tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato…Naturalmente, sulle prime tutto ciò non può accadere se non per via di interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione; vale a dire con misure che appaiono economicamente insufficienti e insostenibili, ma che nel corso del movimento sorpassano se stesse e spingono in avanti, e sono inevitabili come mezzi per rivoluzionare l’intero modo di produzione. Come è naturale queste misure saranno diverse a seconda dei diversi paesi» (2) (pag 57). Un altro momento importante del dibattito di Lenin (…) è del 1915, quando, dopo il fallimento della II Internazionale di fronte alla guerra del 1914, si diffonde nella sinistra socialista la tesi che la II Internazionale si sarebbe indebolita, svirilizzata, avrebbe perso contenuto rivoluzionario, per aver data troppa importanza alle riforme e alle rivendicazioni immediate. A questo proposito Lenin scrive: «Noi critichiamo con la massima severità la vecchia II Internazionale (1889-1914), dichiariamo che essa è morta …. Ma non diciamo mai … che finora si sia dato troppo posto alle cosiddette “”rivendicazioni immediate”” né che questo possa portare alla svirilizzazione del socialismo. Affermiamo e, dimostriamo che tutti i partiti borghesi, tutti i partiti, tranne il partito rivoluzionario della classe operaia, mentono e sono ipocriti quando parlano di riforme. Cerchiamo di aiutare la classe operaia a ottenere un miglioramento reale (economico e politico), sia pur minimo della sua situazione, e agigungiamo sempre che ‘nessuna’ riforma può essere stabile, autentica e seria se non è sostenuta dai metodi rivoluzionari di lotta delle masse. Insegnamo continuamente che un partito socialista che non unisca quest alotta per le riforme ai metodi rivoluzioanri del movimento operaio può trasformarsi in una setta, può staccarsi dalle masse e queto è il pericolo più serio per il successo del vero socialismo rivoluzionario» (3). (…) Nello stesso periodo Lenin scrive: «Noi sosteniamo un programma di riforme che è ‘anch’esso’ diretto contro gli opportunisti. Questi tali sarebbero ben felici se noi lasciassimo loro in esclusiva la lotta per le riforme» (4)”” In un altro punto, sempre nella stessa epoca, scrive: «Soltanto i riformisti borghesi… pongono il problema così: o si rinuncia alla rivoluzione e allora si fanno le riforme, ‘oppure’ niente riforme. Tutta l’esperienza della storia mondiale, anche quella della rivoluzione russa del 1905, ci insegna appunto il contrario: ‘o’ la lotta di classe rivoluzionaria, che ha ‘sempre’ come prodotto accessorio le riforme (in caso di successo incompleto della rivoluzione), ‘oppure’ niente riforme» (5)”” (pag 62-64) [ [(1) K. Marx, F. Engels, Opere scelte, cit., p. 1170; (2) K. Marx F. Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’, cit., pp. 87-88; (3) V.I. Lenin, ‘Il contenuto economico del populismo’, in Opere complete, cit., v. 21, pp. 387-388; (4) Ibidem, v. 23, p. 82; (5) Ibidem, v. 23, p. 214; (5) [Luciano Gruppi ‘Riforme e rivoluzione’, in ‘Ideologia e azione politica’, Editori Riuniti, Roma, 1972]”,”TEOP-009-FAP”
“SANTA-ROSA Santorre di, a cura di Antonino OLMO”,”Lettere dall’esilio (1821-1825). II Serie: Fonti. Vol. LX.”,”Santorre di Santarosa, nato come Annibale Santorre de’ Rossi di Pomarolo, è stato un patriota, militare e rivoluzionario italiano, eroe del Risorgimento italiano e della guerra d’indipendenza greca, nella quale morì. Nato a Savigliano il 18 novembre 1783, Santorre di Santarosa ha iniziato la sua carriera militare come capitano dei granatieri nel 1815. È stato uno dei capi del movimento costituzionale in Piemonte nel 1820, che ha portato alla concessione della costituzione da parte di Carlo Alberto 1. Dopo la sconfitta dei moti costituzionali ad Alessandria nel 1821, Santorre di Santarosa si rifugiò prima in Svizzera e poi a Parigi, dove pubblicò il libro in lingua francese ‘La rivoluzione piemontese’ 1. Nel 1824, si unì ai combattenti della guerra d’indipendenza greca contro la Turchia e morì eroicamente sul campo 14. (copil.)”,”RISG-057-FSL”
“SANTHIA’ Battista”,”Con Gramsci all’Ordine Nuovo.”,”BATTISTA Santhià “”Ma Santhià, direttore della Fiat, è uno scandalo che gli Agnelli e i Valletta non possono sopportare per molto tempo. Occorre toglierselo dai piedi.”” (pag 9, prefazione) Contiene foto di sentinelle operaie durante l’Occupazione delle fabbriche”,”MITC-110″
“SANTI Paolo”,”Il dibattito sull’imperialismo nei classici del marxismo.”,”Questo saggio è un estratto dall’introduzione al libro di Bucharin, Imperialismo e economia mondiale (Samonà e Savelli)”,”TEOC-632″
“SANTI Fernando, a cura di Idomeneo BARBADORO”,”L’ora dell’unità. Scritti e discorsi di Fernando Santi.”,”Contiene il discorso: ‘Lo sciopero generale agricolo del 1908 nel parmense’, discorso pronunciato il 12 ottobre 1958 al Teatro Regio di Parma “”De Ambris era l’incarnazione, operante e pittoresca, del verbo sindacalista, che, come ho detto, ebbe in Labriola, in Enrico Leone con il suo “”Divenire Sociale””, in Paolo Orano, Mantica ed altri, i suoi banditori, molti dei quali entreranno in crisi con la guerra di Libia prima e con la guerra mondiale poi”” (pag 274)”,”SIND-030-FV”
“SANTI Norma VACCARO Salvo, a cura; scritti di Z. BAHER J. BIEHL D. BOOKCHIN M. CARTIER E. CORACE D. DIRIK D. GRAEBER N. SANTI P. SIMONS S. VACCARO R. ZIBECHI”,”La sfida anarchica nel Rojava.”,”Salvo Vaccaro (Palermo 1959) insegna Filosofia politica all’Università di Palermo. È attivo nel movimento anarchico da oltre 40 anni. Norma Santi (Roma, 1967) artista visuale contemporanea, attivista libertaria, studiosa di anarchismo sociale, ecologismo e tematiche di genere.”,”ANAx-480″
“SANTONASTASO G.”,”Proudhon.”,”Il colpo di Stato di NAPOLEONE III dapprima lo disorientò, poi volle interpretare politicamente NAPOLEONE come agente della rivoluzione contro l’assemblea retrogada e contro i vecchi partiti. L’impero appare a P. come un momento della serie rivoluzionaria. Tale ingenuo atteggiamento urterà contro le sue posizioni sulla Chiesa e sulla religione. Cambierà opinione e in seguito lo giudicherà “”sulla stessa linea reazionaria del Cavaignac”””,”PROD-016″
“SANTONASTASO Giuseppe e altri saggi di Nicola BADALONI Bernardino M. BONANSEA Luigi CUNSOLO Luigi DE-FRANCO Rodolfo DE-MATTEI Giovanni DI-NAPOLI Salvatore FEMIANO Luigi FIRPO Raffaello FRANCHINI Vito G. GALATI Aleksandr GORFUNKEL Francesco GRILLO, Johann Ulrich MARBACH C. MOTZO DENTICE DI ACCADIA Andrzej NOWICKI Franciszek PAJAK Nicola PETRUZZELLIS Anton TRUYOL-Y-SERRA”,”Tommaso Campanella 1568-1639.”,”Saggi di Nicola BADALONI, Bernardino M. BONANSEA, Luigi CUNSOLO, Luigi DE-FRANCO, Rodolfo DE-MATTEI, Giovanni DI-NAPOLI, Salvatore FEMIANO, Luigi FIRPO, Raffaello FRANCHINI, Vito G. GALATI, Aleksandr GORFUNKEL, Francesco GRILLO, Johann Ulrich MARBACH, C. MOTZO DENTICE DI ACCADIA, Andrzej NOWICKI, Franciszek PAJAK, Nicola PETRUZZELLIS, Giuseppe SANTONASTASO, Anton TRUYOL-Y-SERRA “”Tommaso Campanella. Arrestato a Napoli nel 1599 con l’accusa di cospirazione ed eresia, il filosofo Tommaso Campanella riuscì a sfuggire alla pena capitale simulando la follia, ma venne condannato al carcere a vita. Durante i ventisette anni di detenzione compose le sue opere principali, tra cui La città del Sole (1602), progetto di una società ideale ispirato alla Repubblica di Platone. Campanella è oggi considerato uno dei filosofi più originali dell’età rinascimentale. Miscellanea di studi nel 4° centenario della nascita)”,”FILx-093″
“SANTONASTASO Giuseppe”,”Le dottrine politiche da Lutero a Suarez.”,”Bodin. “”Se il principe-tiranno non è sovrano, gli arbitri supremi della sovranità sono gli Stati. Se il principe accusato di tirannia è assolutamente sovrano, non v’è ribellione. La legge violata dal principe tiranno obbliga sempre i sudditi all’ obbedienza. Tale concezione è l’ antitesi della dottrina dei monarcomachi (…). La resistenza passiva è l’ unica arma di fronte a un re tiranno. Bodin deriva da Polibio la teoria dei governi misti e osserva che la repubblica romana riunisce le tre forme del regime: il monarchico rappresentato dai consoli, l’ aristocratico dal senato, il popolo dalle assemblee popolari. (…) Bodin con Machiavelli è l’ autore di una politica sperimentale e del metodo comparativo della storia: mentre Machiavelli considera la religione strumento dello Stato, Bodin considera la religione come garanzia della morale pubblica. Però per Machiavelli come per Bodin l’ utilità è il fondamento della società: l’ influsso machiavellico deciso è là dove il Bodin afferma che chi possiede la forza possiede lo Stato. Il Machiavelli ha ancora influito su di lui per le teorie militari e ha determinato il suo metodo e il suo fine. (…) Il Bodin fu chiamato il Montesquieu del secolo XVI per lo studio del clima nelle costituzioni. (…)””. (pag 86-87)”,”TEOP-228″
“SANTONI Alberto”,”Storia generale della guerra in Asia e nel Pacifico (1937-1945). Volume secondo. Il riflusso della marea.”,”I cinque minuti decisivi della battaglia delle Midway. L’elemento fortuna. “”Da quel momento anche una buono dose di fortuna venne incontro ai piloti dei bombardieri americani. In particolare il gruppo di McClusky, composto originariamente da 33 bombardieri già in ansia per la riserva di carburante, avvistò alle 09.55 il Ct giapponese ‘Arashi’ rimasto indietro per dare la caccia al Smg ‘Nautilus’, che come è noto aveva invano attaccato una corazzata nemica. Il comandante del gruppo aereo americano decise pertanto di seguire a distanza la silurante nipponica; nella giusta considerazione che essa stesse dirigendo per congiungersi con il grosso della flotta di Nagumo. Anche i diciassette bombardieri della ‘Yorktown’ guidati dal comandante Leslie furono aiutati dalla fortuna, scorgendo per puro caso le nuvoe di fumo lasciate dalle nevi nemiche sul lontano orizzonte. Quindi per un complesso di circostanze favorevoli, unito certamente all’accortezza dei piloti americani, le due formazioni di ‘Dauntless’ entrarono contemporaneamente in contatto con le portaerei giapponesi poco dopo le 10.20″” (pag 56-57)”,”QMIS-139″
“SANTONI-RUGIU Antonio”,”Storia sociale dell’educazione.”,”Mondo antico, Grecia, Sparta, popolazioni di origine dorica, pederastia legata alle abitudini militari dell’epoca, affidamento dell’adolescente a un adulto saggio e valoroso: peso educativo dell’amore pederastico (pag 70-71) Comunismo di Platone (pag 80-81) Cittadini del mondo (pag 128-129) Società industriale e socialismo (pag 484-)”,”GIOx-128″
“SANTORO Italico CECCUTI Cosimo a cura; saggi di Cosimo RISI Giorgio REBUFFA Maurizio MOLINARI Alia K. NARDINI Mario CIAMPI Giancarlo TARTAGLIA Michele BAGELLA Rosario BONAVOGLIA Pino BIANCHI Italico SANTORO”,”Europa e Stati Uniti nella nuova Governance globale. Atti del seminario di studi Firenze, Fondazione Spadolini Nuova Antologia. 8 ottobre 2010.”,”SANTORO Italico CECCUTI Cosimo “”In questo quadro è però il radicalismo islamico ad acquistare un particolare significato. Dominique Moisi, il teorico della “”geopolitica delle emozioni””, parla di “”risentimento islamico”” ed è innegabile che questo risentimento finisca per rappresentare il brodo di coltura di cui si nutre il terrorismo. Mentre gli altri conflitti interreligiosi si verificano essenzialmente all’interno degli Stati, il radicalismo islamico non conosce frontiere (…)”” (pag 97)”,”RAIx-315″
“SANTORO Carlo Maria; LEDDA Romano”,”Politica economica e governabilità negli Usa (Santoro); La politica estera di Reagan (Ledda).”,”Scommessa reaganiana in politica economica”,”USAE-001-FGB”
“SANTORO Marco PISATI Maurizio”,”Dopo la laurea. Status, sfide e strategie.”,”Marco Santoro ha conseguito il dottorato in Sociologia e ricerca sociale e al 1996 è ricercatore presso la Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica di Milano. Maurizio Pisati ha conseguito il dottorato in Sociologia e ricerca sociale ed è al 1996 borsista post-dottorato presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Trento. “”(…) un libretto pieno di trenta non costituisce una risorsa che influisce in modo positivo sulle opportunità di lavoro dei neolaureati, almeno all’interno dell’arco di tempo considerato; al contrario, l’esperienza di lavoro – anche occasionale – maturata durante gli studi universitari costituisce un ‘plus’ agli occhi dei selezionatori del personale, specialmente se non ha dilatato eccessivamente i tempi di conseguimento della laurea”” (pag 283-284)”,”GIOx-120″
“SANTORO Carlo Maria”,”Kissinger e Brzezinski: due scuole di politica estera.”,”Bibliografia: – C.M. Santoro, ‘Gli Stati Uniti e l’ordine mondiale’, Roma, Ed. Riu., 1978 (con testi anche di Carter, Brzezinski, Hoffmann, Cooper, Brown, Gardner) “”La tesi principale di Kissinger può essere sintetizzata come segue. L’ordine politico sovietico, a giudizio dell’ex segretario di Stato, è «difettoso» (Jowitt, Kissinger), cioè poveramente integrato, nel senso dell’aggregazione del consenso e dell’internazionalizzazione dei valori collettivi, sia all’interno del blocco egemonizzato dall’Urss, sia sul piano latamente internazionale. Secondo questa concettualizzazione il modello sovietico è pericolosamente fragile, ma nel contempo estremamente potente, soprattutto a causa della forza nucleare. Siffatta condizione squilibrata può mettere a repentaglio la stabilità del sistema mondiale complessivo e quindi anche le relazioni con l’occidente e gli Stati Uniti (Hoffmann, Keohane, Nye, Yanov)”” (pag 132) [Carlo Maria Santoro, ‘Kissinger e Brzezinski: due scuole di politica estera’, Critica marxista, Roma, n. 5, sett. ott. 1978 (pag 127-156)]”,”USAP-002-FGB”
“SANTORO Carlo Maria”,”Europa e Usa: cooperazione o conflitto?”,”Bibliografia: – C.M. Santoro, ‘Gli Stati Uniti e l’ordine mondiale’, Roma, Ed. Riu., 1978 (con testi anche di Carter, Brzezinski, Hoffmann, Cooper, Brown, Gardner) “”La tesi principale di Kissinger può essere sintetizzata come segue. L’ordine politico sovietico, a giudizio dell’ex segretario di Stato, è «difettoso» (Jowitt, Kissinger), cioè poveramente integrato, nel senso dell’aggregazione del consenso e dell’internazionalizzazione dei valori collettivi, sia all’interno del blocco egemonizzato dall’Urss, sia sul piano latamente internazionale. Secondo questa concettualizzazione il modello sovietico è pericolosamente fragile, ma nel contempo estremamente potente, soprattutto a causa della forza nucleare. Siffatta condizione squilibrata può mettere a repentaglio la stabilità del sistema mondiale complessivo e quindi anche le relazioni con l’occidente e gli Stati Uniti (Hoffmann, Keohane, Nye, Yanov)”” (pag 132) [Carlo Maria Santoro, ‘Kissinger e Brzezinski: due scuole di politica estera’, Critica marxista, Roma, n. 5, sett. ott. 1978 (pag 127-156)]”,”USAP-003-FGB”
“SANTORO Carlo Maria a cura; scritti di Jimmy CARTER Zbigniew BRZEZINSKI Stanley HOFFMANN Richard N. COOPER Seyom BROWN Richard N. GARDNER Chihiro HOSOYA Henry OWEN Andrew SHONFIELD Barry M. BLECHMAN Robert P. BERMAN Martin BINKIN Stuart E. JOHNSON Robert G. WEINLAND Frederick W. YOUNG”,”Gli Stati Uniti e l’ordine mondiale.”,”C. M. Santoro (1935) è professore di storia delle dottrine economiche e politiche presso l’Università di Venezia. Diplomatico di carriera fino al 1967, ha lavorato presso la CEE a Bruxelles e ha partecipato ai negoziati sul ‘Kennedy Round’. E’ stato inoltre giornalista economico e inviato speciale dell’Unità. Ha tenuto seminari e conferenze in università degli Stati Uniti. “”Nell’attuale sistema internazionale l’arbitro ultimo rimane la potenza; il più delle volte la potenza economica e politica, ma non di rado la potenza militare. Con tutta probabilità, l’Unione Sovietica può essere indotta a raggiungere un accomodamento di reciproco vantaggio con l’Occidente soltant se si convince che gli Stati Uniti sono decisi a prendere le decisioni necessarie per competere efficacemente, nel lungo periodo, sul terreno della potenza militare”” (pag 442) (‘Il rafforzamento militare sovietico e la spesa americana per la difesa’ di Barry M. Blechman, Robert P. Berman, Robert G. Weinland, Frederik W. Young)”,”USAP-093″
“SANTORO Carlo Maria”,”La politica estera di una media potenza. L’Italia dall’Unità ad oggi.”,”Carlo M. Santoro, già diplomatico di carriera, è professore di relazioni internazionali nellaFacoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Nel 1987 è stato visiting professor presso la Brown University (USA). Già diplomatico di carriera, è fellow del Center for International Affairs dell’Università di Harvard, membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra, nonchè del comitato di direzione dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.”,”ITQM-029-FL”
“SANTORO Carlo Maria”,”L’Italia e il Mediterraneo. Questioni di politica estera.”,”Carlo M. Santoro, già diplomatico di carriera, è professore di relazioni internazionali nellaFacoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Nel 1987 è stato visiting professor presso la Brown University (USA). Già diplomatico di carriera, è fellow del Center for International Affairs dell’Università di Harvard, membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra, nonchè del comitato di direzione dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.”,”ITQM-030-FL”
“SANTUCCI Antonio A.”,”Senza comunismo. Labriola Gramsci Marx.”,”SANTUCCI Antonio A. insegna all’ Università di Salerno. Per la bibliografia v. retrocopertina.”,”GRAS-034″
“SANTUCCI Antonio”,”Storia del pragmatismo.”,”SANTUCCI Antonio (Mira, Venezia, 1926), ordinario di storia della filosofia nella facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Bologna, fa parte della direzione di “”Rivista di Filosofia”” e di “”Intersezione”” ed è membro del comitato scientifico della Società di Studi del XVIII secolo. Ha scritto pure ‘Sistema e ricerca in David Hume’ (1968) e ‘Introduzione e Hume’ (1987). “”Essa è il nome di una non entità, precisava James in ‘Does “”Consciousness”” Exist?’, ma può ben denotare una funzione. “”Non c’è alcuna materia o qualità originaria dell’ essere, diversa da quella degli oggetti e di cui sarebbero fatti i nostri pensieri, c’è bensì una funzione che i pensieri svolgono nell’ esperienza e per la quale si ricorre a questa qualità dell’ essere. Tale funzione è il conoscere. La ‘coscienza’ è ritenuta necessaria per spiegare che le cose non soltanto sono, ma sono apprese e conosciute. Chiunque escluda la nozione di coscienza dalla sua lista dei primi principi, deve allora provvedere in qualche modo perché questa funzione continui””. Ne consegue che esiste solo una sostanza nel mondo, e se la chiameremo “”esperienza pura””, il conoscere si può spiegare come una specie di relazione in cui si trovano alcune parti della stessa esperienza. Anche la relazione ne partecipa e se uno dei suoi “”termini”” diventa il conoscente, l’ altro diventa l’ oggetto conosciuto. Ma si capisce allora perché si debbano respingere le dottrine “”rappresentative””; che pongono un’ immagine intermedia tra i pensieri e le cose, perché occorra sostituirle con una teoria che indichi nella conoscenza percettiva la modalità più semplice di relazione cognitiva””. (pag 80)”,”TEOP-201″
“SANTUCCI Antonio A., a cura di Lelio LA-PORTA”,”Antonio Gramsci, 1891-1937.”,”SANTUCCI (Cava de’ Tirreni 1949 Roma 2004) è stato direttore del Centro studi gramsciani e poi professore presso gli Atenei di Sassari, Parma e Napoli e in ultimo di Salerno dove ha insegnato prima Comunicazione politica e poi Sociologia politica. Ha curato edizioni delle opere di Marx, Engels, Labriola e Diderot. e raccolte di scritti di A. Gramsci. “”Nelle pagine dei Quaderni la mente dell’ uomo sembra slegata dall’ agonia del corpo. I riferimenti alla propria condizione materiale sono pressoché assenti: quelle note si direbbero stese sotto l’ impulso di una volontà e di un intelletto allo stato puro. La eccezionalità dell’ epistolario consiste invece nel quadro a tutto tondo del Gramsci pensatore “”di carne e ossa”” che ci viene trasmesso. E’ il caso delle lettere in cui dalla minuta descrizione dei sintomi del male e delle dosi di medicinali, si passa magari a esaminare lucidamente le ragioni storiche e dottrinarie della “”rottura”” di Gentile con Croce e il fenomeno politico del “”trasformismo”” in Italia (LC, 584-587).”” (pag 129)”,”GRAS-055″
“SANTUCCI Antonio A.”,”Gramsci.”,”Antonio A. Santucci è stato direttore del Centro studi gramsciani dell’Istituto Gramsci di Roma e ha insegnato Storia della storiografia politica all’Università di Sassari e Filosofia della storia all’Università di Parma. É autore di numerosi saggi di filosofia e di storia del movimento operaio, fra cui Antonio Gramsci, guida al pensiero e agli scritti. Oltre a edizion i di opere di Marx, Engels, Labriola, Diderot, ha curato i volumi collettivi Letture di Gramsci, Gramsci in Europa e in America e, di A.Gramisci, L’Ordine Nuovo, 1919-1920 in collaborazione con V. Gerratana, Lettere 1908-1926, Briefe 1908-1926, Eine Auswahl, Lettere dal carcere 1926-1937, Piove, governo ladro!”,”GRAS-001-FL”
“SANTUCCI Antonio A.”,”Gramsci.”,”Antonio A. Santucci è stato direttore del Centro studi gramsciani dell’Istituto Gramsci di Roma e ha insegnato Storia della storiografia politica all’Università di Sassari e Filosofia della storia all’Università di Parma. É autore di numerosi saggi di filosofia e di storia del movimento operaio, fra cui Antonio Gramsci, guida al pensiero e agli scritti. Oltre a edizion i di opere di Marx, Engels, Labriola, Diderot, ha curato i volumi collettivi Letture di Gramsci, Gramsci in Europa e in America e, di A.Gramisci, L’Ordine Nuovo, 1919-1920 in collaborazione con V. Gerratana, Lettere 1908-1926, Briefe 1908-1926, Eine Auswahl, Lettere dal carcere 1926-1937, Piove, governo ladro!”,”GRAS-135″
“SANTUCCI Antonio A. BURGIO Alberto a cura, saggi di Jacques TEXIER Hans Heinz HOLZ Georges LABICA Andrea CATONE Jean-Pierre POTIER Raul MORDENTI Francesco M. BISCIONE Giuseppe Carlo MARINO Ruggero GIACOMINI Joseph A. BUTTIGIEG Domenico LOSURDO Gianni ALASIA Adalberto MINUCCI Edoardo SANGUINETI Aldo TORTORELLA Francisco Fernández BUEY Isabel MONAL Jaime MASSARDO Fausto BERTINOTTI”,”Gramsci e la rivoluzione in Occidente.”,”I saggi raccolti in questo libroi costituiscono la versione rielaborata delle relazioni presentate al Convegno internazionale sul tem Gramsci e la rivoluzione in Occidente, svoltosi a Torino, per iniziativa del Partito della Rifondazione comunista, tra il 4 e il 6 dicembre 1997, a chiusura del sessantesimo anniversario della morte dell’autore dei Quaderni del carcere.”,”GRAS-008-FL”
“SANTUCCI Antonio A.; CERVELLI Innocenzo”,”Engels e la nascita della II Internazionale (Santucci) – L’epistolario di Antonio Labriola (Cervelli).”,”””Per gli storici che hanno affrontato i problemi inerenti al passaggio dalla I alla II Internazionale (L. Valiani, B. Tartakovskij, G. Haupt, E. Ragionieri) come per gli studiosi che si sono variamente impegnati nella ricostruzione delle vicende biografiche e politiche di Engels relative al quel periodo (G. Mayer, H. Lurie, M. Hübl), le notizie desumibili dalla corrispondenza engelsiana dei mesi che precedono il congresso di Parigi del luglio 1889 hanno costituito un riferimento certo non secondario rispetto a verbali, protocolli, risoluzioni, resoconti giornalistici dei convegni preparatori e dei dibattiti svoltisi all’interno del movimento socialista in vista di quel congresso che doveva segnare di fatto la fondazione della nuova Associazione internazionale dei lavoratori”” (pag 117)”,”INTS-061″
“SANTUCCI Antonio”,”Storia del pragmatismo.”,”Antonio Santucci (Mira, Venezia 1926), ordinario di Storia della filosofia nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, fa parte della direzione della Rivista di Filosofia e di Intersezione ed è membro del Comitato scientifico della Società di Studi del XVIII secolo. Storia del pragmatismo ‘Il pragmatismo è un movimento filosofico che sostiene che l’attività concreta, intesa come comportamento in ambito sociale, politico o scientifico diretto alla realizzazione di un fine concreto, esercita un primato su quella teoretica astratta o etico-morale. Questa corrente di pensiero si affermò verso la fine del XIX secolo negli Stati Uniti e successivamente si diffuse anche in Europa 1. Il pragmatismo fu la prima filosofia americana elaborata autonomamente. Il padre ispiratore di questa corrente di pensiero fu Ralph Waldo Emerson, considerato un protopragmatista o anche un vero e proprio pragmatista. I suoi fondatori furono Charles Sanders Peirce e William James 1. Il filosofo e pedagogista americano John Dewey, tornando fra l’altro ad una personale rilettura di Emerson, elaborò il pragmatismo in una nuova filosofia che chiamò Strumentalismo. Il termine “”pragmatismo”” fu coniato da Peirce nel senso terminologico usato da Immanuel Kant, che distingueva una “”ragion pratica”” (praktisch), intesa come fondamento razionale della legge morale, e una “”ragion pragmatica”” (pragmatisch), nel senso di una razionalità diretta al conseguimento di un fine concreto. Il pragmatismo trovava corrispondenze con la teoria evoluzionistica, nel senso che in questa teoria lo sviluppo della coscienza era finalizzato alla conservazione e all’accrescimento della vita’ (f. copilot)”,”FILx-169-FL”
“SAPEGNO Natalino”,”Ritratto di Manzoni e altri saggi.”,”SAPEGNO Natalino (Aosta, 1901-) ha studiato lettere all’Università di Torino dove ebbe maestri Pietro EGIDI, Lionello VENTURI, Ferdinando NERI. Ha condotto ricerche sulla letteratura e la civiltà italiana. Ha diretto con Emilio CECCHI la grande Storia della letteratura italiana, per secoli. Casta degli intellettuali. “”Partito dalla documentata dimostrazione del fatto che “”in Italia la letteratura non è mai stata un fatto nazionale, ma di carattere cosmopolitico””, che “”la letteratura italiana è staccata dallo sviluppo reale del popolo italiano, è di casta, non riflette il dramma della storia, non è cioè popolare-nazionale””, che “”in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo; cioè dalla nazione, e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento politico popolare o nazionale dal basso”” (Letterat. e vita naz., pp. 82, 88-89, 105), Gramsci riesamina, nel quadro del “”nesso di problemi”” cheil criterio conduttore della sua indagine, anche il problema manzoniano della lingua e l’effettivo significato della poetica dei romantici lombardi, e giunge alla conclusione che, come questi non hanno veramente operato una dissociazione dell’accademismo tradizionale né sono giunti a istituire un legame profondo con l’anima della nazione, così il Manzoni stesso non è riuscito veramente a superare, né nella scelta del contenuto né nelle soluzioni formali, la posizione aristocratica della cultura precedente””. (pag 94-95) (N. Sapegno, Manzoni tra De Sanctis e Gramsci, Società, VIII, 1952)”,”ITAB-312″
“SAPEGNO Natalino”,”Compendio di storia della letteratura italiana. Volume II. Cinquecento, Seicento, Settecento.”,”””Si tratta per Machiavelli di scoprire e porre in risalto la virtù del politico, la quale può benissimo non coincidere con quella dell’uomo buono, e del santo, e anzi contrapporsi ad essa. E’ opportuno, per un fine politico, saper essere, quando occorre, avari rapaci crudeli superbi astuti fedifraghi; né l’uomo di stato deve temere di apparir talvolta immorale e vizioso alla coscienza comune, «perché, se si considera bene tutto, si troverà qualche cosa che parrà virtù, e seguendola sarebbe la ruina sua, e qualcuna altra che parrà vizio, e seguendola ne riesce la sicurtà e il bene essere suo». Si rompe con Machiavelli l’equilibrio secolare, creato nelle coscienze dal cristianesimo, fra il reale e l’ideale, la terra e il cielo, l’uomo e Dio. Cadono tutti i criteri di valutazione delle opere umane in vista di una finalità trascendente; cade anche il senso profondo dell’indima razionalità e della suprema giustizia insita nel corso delle terrene vicende, regolato da una provvidenza saggia e infallibile; e perciò la somma degli eventi, che trascendono l’individuo e si oppongono al libero sviluppo del suo operare, torna a configurarsi nell’immagine mitica di una fortuna violenta e cieca, ostile e crudele. Umana virtù e fortuna diventano i deu protagonisti ideali di una lotta implacabile, in un mondo privo di illusioni e di speranze, non più invigilato e indizzato sulla retta via dallo sguardo onniveggente della divinità. E in questo lotta, tutta fatta di violenza e di scaltrezza, di indomita ferocia e di sottili accorgimenti, non trova più posto l’altissimo insegnamento dell’idealismo cristiano; meglio giova, se mai, un senso di religiosità che potrebbe dirsi apgano, più realistico e combattivo. «La religione antica – osserva il Machiavelli – non beatificava se non uomini pieni di mondana gloria; come erano capitani di eserciti e principi di repubbliche. La nostra religione ha glorificato più gli uomini umili e contemplativi, che gli attivi. Ha dipoi posto il sommo bene nelal umiltà, abiezione, e nel dispregio delle cose umane: quell’altra lo poneva nella grandezza dello animo, nella fortezza del corpo, ed in tutte le altre cose atte a fare gli uomini fortissimi». Sicché sembra che il cristianesimo sia riuscito soltanto a rendere «effeminato il mondo e disarmato il cielo», e che esso abbia ridotto «il mondo debole, e datolo in preda agli uomini scelerati, i quali sicuramente lo possono maneggiare, veggendo come l’università degli uomini, per andare in Paradiso, pensa più a sopportare le sue battiture che a vendicarle»”” [Natalino Sapegno, ‘Compendio di storia della letteratura italiana. Volume II. Cinquecento, Seicento, Settecento’, Firenze, 1965]”,”ITAG-116″
“SAPELLI Giulio a cura; saggi di Angelo PICHERRI Vera ZAMAGNI Federico CEREJA Gian Carlo JOCTEAU Victora DE-GRAZIA Chiara SARACENO Luisa Dodi OSNAGHI Luisa PASSERINI Giuseppe BRONZINI Massimo PAVARINI Gaetano INSOLERA Giancarlo CONSONNI Graziella TONON Stefano MUSSO Fabio RAVANNE Francesco BARBA Pier Paolo D’ATTORRE Augusto DE-BENEDETTI Enrico MANNARI Franco AMATORI Duccio BIGAZZI Giorgio PEDROCCO Bruna BIANCHI”,”La classe operaia durante il fascismo.”,”Saggi di Angelo PICHERRI, Vera ZAMAGNI, Federico CEREJA, Gian Carlo JOCTEAU, Victora de GRAZIA, Chiara SARACENO, Luisa Dodi OSNAGHI, Luisa PASSERINI, Giuseppe BRONZINI, Massimo PAVARINI, Gaetano INSOLERA, Giancarlo CONSONNI, Graziella TONON, Stefano MUSSO, Fabio RAVANNE, Francesco BARBA, Pier Paolo D’ATTORRE, Augusto DE-BENEDETTI, Enrico MANNARI, Franco AMATORI, Duccio BIGAZZI, Giorgio PEDROCCO, Bruna BIANCHI.”,”MITT-013″
“SAPELLI Giulio”,”L’ analisi economica dei comunisti italiani durante il fascismo. Antologia di scritti.”,”Giulio SAPELLI è nato a Torino nel 1947. Docente all’Univ di Trieste, si è occupato dei problemi dello sviluppo e dell’organizzazione industriale durante il periodo fascista e il secondo dopoguerra, con particolare attenzione all’intervento dello Stato e delle forze politiche e ai mutamenti nell’ organizzazione del potere. Presso la Feltrinelli ha pubblicato: – Fascismo, grande industria e sindacato. Il caso di Torino, 1929-1935, 1975 – Organizzazione, lavoro e innovazione nell’ Italia tra le due guerre mondiali. ROSENBERG & SELLIER. 197 I testi riportati nel volume sono di Umberto TERRACINI, Angelo TASCA, Palmiro TOGLIATTI, Ruggero GRIECO, Edmondo PELUSO, Emilio SERENI, Velio SPANO, Pietro GRIFONE”,”ITAF-051″
“SAPELLI Giulio”,”Fascismo grande industria e sindacato. Il caso Torino 1929 – 1935.”,”Con questo lavoro l’Autore vuole portare un contributo allo studio del meccanismo della gestione del potere fascista. SAPELLI è nato a Torino nel 1947. Ricercatore presso l’ Istituto di storia della facoltà di magistero dell’ Università di Torino, si è occupato e si occupa dei problemi dello sviluppo e dell’ organizzazione industriale durante il periodo fascista e il secondo dopoguerra, con particolare attenzione all’ intervento dello Stato e delle forze politiche e ai mutamenti nell’ organizzazione del potere. Ha sposato Francesca GORI (Fondazione Feltrinelli).”,”ITAF-059″
“SAPELLI Giulio a cura; saggi di BONFANTE Guido CIUFFOLETTI Zeffiro DEGL’INNOCENTI Maurizio SAPELLI Giulio”,”Il movimento cooperativo in Italia. Storia e problemi.”,”””Sulle colonne della ‘Rivista italiana del socialismo’, vero crogiolo delle varie correnti del socialismo italiano negli anni ottanta, e alla quale, oltre a Costa, collaborarono fra gli altri Osvaldo Gnocchi-Viani, GIovanni Rossi (Cordias), Enrico Ferri, Costantino Lazzari, Turati, Bissolati, Prampolini e Colajanni, il problema della “”colonia socialistica”” fu più volte dibattuto. Per risolvere la questione dell’ alienazione dei boschi del Montello, Costa, Cordias e Ferri, proposero di dar vita ad una serie di “”cooperative di bisnenti”” (i contadini poveri della zona) federate e coordinate con opportuni organismi tecnici in alternativa al processo di concentrazione della proprietà”” (pag 119)”,”MITS-196″
“SAPELLI Giulio”,”Giochi proibiti. Enron e Parmalat capitalismi a confronto.”,”Giulio SAPELLI insegna storia economica e analisi cullturale delle organizzazioni presso l’ Università Statale di Milano. Ha fatto, e fa parte, di alcuni importanti consigli di amministrazione , presiedendone gli organi di controllo. Per la Bruno Mondadori ha pubblicato: ‘Storia economica dell’ Italia contemporanea’ (1997), ‘Perché esistono le imprese e come sono fatte’ (1999), Antropologia della globalizzazione’ (2002), Sul riformismo (2003). “”Ciò che tuttavia sorprende è che a creare questo ambiente “”ottundente”” abbiano per gran parte contribuito i professionisti del diritto, coloro che avrebbero dovuto svolgere la funzione di “”guardiani della legge””, allorché essa diviene pratica sociale e implementazione istituzionale.”” (pag 43) L’ etica del capitalismo. “”Solo la trasparenza nella comunicazione e l’ integrità dei comportamenti possono, anche in questo caso, garantire il corretto rapporto fra azionisti e manager, poiché le stock options, come abbiamo visto, possono rivelarsi strumenti che accrescono in maniera incontrollata il potere dei managers e distruggono la balance of powers della governance. Solo l’ integrità morale di tutti i componenti delle cerchie sociali prima evocate – e quindi un’ etica condivisa – può impedire, in ultima istanza, che la patologia diventi fisiologica. Il caso Enron rimarrà emblematicamente nella storia giuridica, civile e sociale del capitalismo del nuovo secolo (…)””. (pag 52)”,”ECOG-010″
“SAPELLI Giulio”,”Sul riformismo.”,”SAPELLI Giulio ha lavorato in imprese e università italiane e straniere. Insegna storia economica e analisi culturale delle organizzazioni presso la Statale di Milano. Ha scritto varie opere (v. 4° di copertina), tra cui ‘Storia economica dell’ Italia contemporanea’ (1997). “”La prima questione da ricordare è quella della conoscenza dell’ impresa. Chiunque discuta con esponenti della classe politica riformista, in tutti i paesi, ma soprattutto in quelli dell’ Europa del Sud, di cui l’ Italia fa parte a pieno titolo, non può che rimanere stupito del fatto di quanto poco costoro conoscano dell’ impresa: industriale, bancaria, di servizi, finanziaria che dir si voglia””. (pag 111)”,”TEOP-203″
“SAPELLI Giulio”,”Storia economica dell’Italia contemporanea. Trasformazioni sociali e culturali.”,”SAPELLI Giulio ha lavorato in imprese e università italiane e straniere. Insegna storia economica e analisi culturale delle organizazioni presso l’Università Statale di Milano. Ha scritto e pubblicato molti libri (v. 4° cop)”,”ITAE-214″
“SAPELLI Giulio”,”Lo Stato italiano come “”imprenditore politico””.”,”””Chi più di tutti colse questa trasformazione profonda dei rapporti tra stato e mercato e tra stato e diversità territoriale e ci aiutò a comprendere il passaggio che attraverso i partiti veniva attuandosi nell’antica questione del rapporto centro periferia da problema di integrazione statuale a problema di integrazione eminentemente politica (mediata quindi dalla società e dal sistema politico) fu Costantino Mortati. Dalal sua idea di “”costituzione materiale”” si dipana un riferimento concettuale di grande attualità per la rimeditazione dei problemi che in questo saggio sono affrontati. Mortati media originalmente sia la traduzione cattolica di Maritain, sia quella istituzionalista di Santi Romano e sia quella montesqueiana dei corpi intermedi”” (pag 279) Wikip: Costantino Mortati Costantino Mortati (Corigliano Calabro, 27 dicembre 1891 – Roma, 25 ottobre 1985) è stato un giurista e costituzionalista italiano di origine arbëreshë. È annoverato fra i più autorevoli giuristi italiani del XX secolo.Tra i suoi allievi sono da ricordare Giuseppe Ferrari, Leopoldo Elia, Mario Galizia, Sergio Fois e Temistocle Martines. Studiò prima a San Demetrio Corone, dove conseguì il diploma di maturità classica, e poi a Catania. Nel 1914 si laureò in Giurisprudenza a Roma. Nel 1917 si laureò, sempre a Roma, in Filosofia. Allievo di Sergio Panunzio, dal 1936 insegnò Diritto costituzionale all’Università di Messina. Successivamente, fu professore ordinario di diritto costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Macerata, di cui fu anche rettore. In seguito tenne l’insegnamento di Diritto pubblico presso il Regio Istituto navale di Napoli. Proprio a Napoli, nel 1940 fu professore presso la Federico II, anno durante il quale scrisse il suo saggio sulla costituzione materiale. Nel 1946 fu eletto deputato per la Democrazia Cristiana all’Assemblea costituente, e fece parte della “”Commissione dei 75″”, di cui fu uno dei protagonisti: “”a questo personaggio così schivo e riservato si devono molti caratteri attribuiti nella Costituzione agli istituti parlamentari””[1]. Dal 1948 al 1960 ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma “”La Sapienza””. Fu anche segretario della Corte dei Conti. Nel 1960 fu nominato giudice della Corte costituzionale, dove rimase fino al 1972. Nell’ultimo periodo fu anche vice presidente. Nel 1977 fu colpito da una grave forma di paralisi. Morì a Roma nel 1985. Molto importanti i suoi studi sulla costituzione materiale del 1940. Tali studi, trascurati per lunghi anni, sono stati rivisitati alla fine del XX secolo e riscuotono oggi notevole consenso. La sua visione della Costituzione è in qualche modo intermedia tra la posizione di Hans Kelsen e quella di Carl Schmitt. Al riguardo si può sostenere che il punto di riferimento è l’individuazione dell’elemento primigenio dell’esperienza giuridica, che egli individua nell’”ordinamento” più che nelle “norme”, rovesciando la posizione di Kelsen e differenziandosi dal pensiero schmittiano, che poneva viceversa l’accento sulla “”decisione””. All’interno della sua idea di costituzione materiale è assegnato un ruolo fondamentale al partito politico. È, altresì, da ricordare il suo importante manuale, le “”Istituzioni di diritto pubblico””, più volte ampliato e ristampato, nonché “”le forme di governo”” (1973), considerato tutt’oggi una delle più complete introduzioni allo studio del diritto costituzionale comparato. Autore di molte opere, tra cui: L’ordinamento del governo nel nuovo diritto pubblico italiano (1931); La costituzione in senso materiale (1940); La costituente. La teoria. La storia. Il problema italiano. (1946); Lezioni di diritto costituzionale italiano e comparato (1965); Le forme di governo (1973); Istituzioni di diritto pubblico (1975-76 (I-II), 1991 (I)). Merita ricordare che Mortati proveniva dalla comunità arbërëshë di Civita in Calabria. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Domenico Novacco, L’officina della costituzione italiana: 1943-1948, Feltrinelli, 2000, p.156 ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Costantino Mortati, costituzionalista calabrese, a cura di Fulco Lanchester, 1989, Napoli, E.S.I. Il pensiero giuridico di Costantino Mortati, a cura di Mario Galizia e Paolo Grossi, 1990, Milano, Giuffrè. Forme di Stato e forme di governo: nuovi studi sul pensiero di Costantino Mortati, a cura di Mario Galizia, 2007, Milano, Giuffrè.”,”ITAE-334″
“SAPELLI Giulio”,”Sul capitalismo italiano. Trasformazione o declino.”,”Giulio Sapelli è docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano, direttore scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Presidente della Fondazione ASSI e del Centro di storia dell’impresa e dell’innovazione. Ha insegnato, studiato e svolto attività di ricerca e di consulenza presso importanti università e imprese, italiane e straniere. Tra i suoi ultimi lavori: Per una cultura dell’impresa, L’Italia inafferrabile, L’impresa come soggetto storico, Fini e fine della politica, La sfisa di Adriano Olivetti e Dalla periferia all’integrazione europea. Il capitalismo italiano, che ha assicurato al paese alti tassi di crescita, è un fenomeno con una sua fisionomia particolare e specifica.”,”ITAE-029-FL”
“SAPELLI Giulio”,”Perché esistono le imprese e come sono fatte.”,”””La grande impresa ha continuamente riproposto secolarmente una ridefinizione della forma dell’organizzazione statale, della tipologia della rappresentanza degli interessi, della regolazione dei mercati. Una nuova “”formazione economico-istituzionale.-sociale”” si è via via formata sotto gli occhi degli uomini del Novecento, ma essi, e ‘in primis’ i giuristi, si sono ostinati a non studiarla, cullandosi negli utopismi democratico-formali delle regole della democrazia territoriale”” (pag 15)”,”ECOA-021″
“SAPELLI Giulio ORSENIGO Luigi TONINELLI Pier Angelo CORDUAS Claudio”,”Nascita e trasformazione d’impresa. Storia dell’Agip petroli.”,”Giulio Sapelli insegna Storia economica alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano ed è Presidente della Fondazione ASSI di storia e studi sull’impresa. Luigi Orsenigo insegna Politica economica all’Università Bocconi ed è membro del comitato scientifico della Fondazione ASSI. Pier Angelo Toninelli insegna Metodi quantitativi applicati alla storia dell’Università di Trieste ed è membro del comitato scientifico Fondazione ASSI. Claudio Corduas à dirigente della Direzione generale del personale e dell’organizzazione dell’Agip Petroli e collaboratore della Fondazione Assi.”,”ECOG-076″
“SAPELLI Giulio”,”La crisi economica mondiale. Dieci considerazioni.”,”‘Colpo di Stato mondiale dei manager stockopzionisti’ (pag 21) ‘Esiste una finanza non di rapina’ (pag 31) Giulio Sapelli ha insegnato e lavorato in università e imprese italine e straniere.”,”ECOI-388″
“SAPELLI Giulio”,”Storia economica dell’Italia contemporanea.”,”Giulio Sapelli è docente di storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Analisi culturale dei processi organizzativi. (1997)”,”ITAE-410″
“SAPELLI Giulio”,”L’Italia inafferrabile. Conflitti, sviluppo, dissociazione dagli anni Cinquanta a oggi.”,”Giulio Sapelli è professore di Storia dell’Italia contemporanea all’Univesità di Milano (1989). Direttore scientifico della Fondazione Feltrinelli, ha dedicato larga parte della sua attività di ricerca alla ricognizione del sistema industriale italiano e dei problemi teorici e di metodo posti dalla ricerca sulla società industriali.”,”ITAE-006-FC”
“SAPELLI Giulio”,”L’impresa come soggetto storico.”,”Giulio Sapelli è docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano, direttore scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Presidente della Fondazione ASSI e del Centro di storia dell’impresa e dell’innovazione. Ha insegnato, studiato e svolto attività di ricerca e di consulenza presso importanti università e imprese, italiane e straniere. Tra i suoi ultimi lavori: Per una cultura dell’impresa, L’Italia inafferrabile, L’impresa come soggetto storico, Fini e fine della politica, La sfisa di Adriano Olivetti e Dalla periferia all’integrazione europea. Il capitalismo italiano, che ha assicurato al paese alti tassi di crescita, è un fenomeno con una sua fisionomia particolare e specifica.”,”ECOT-279-FL”
“SAPIN-LIGNIERES Victor”,”Les Troupes Legeres de L’Ancien Regime. Les Corsaires du Roy de l’Armée de Terre.”,”SAPIN-LIGNIERES Victor (morto 2002) Notizie, campagne, utilizzi delle truppe e fanterie leggere al servizio del Re di Francia dalla seconda metà del 1700; con le origini dal 500 e 600 di alcuni Regimenti e Guardie francesi. Volume corredato da numerose tavole a colori disegnate da PETARD Michel su studi e illustrazioni delle uniforme dell’epoca. “”Truppe leggere”” particolare corpo regolare del Re di Francia (denominati “”I Corsari del Re”” dell’Esercito di terra che svolgevano una sorta di guerriglia). 3 413887 SBN”,”QMIx-175-FSL”
“SAPIR Jacques”,”Le Systeme militaire sovietique.”,”L’A è economista e specialista dell’URSS e dei problemi strategici. Divide le sue attività tra insegnamento all’Univ di Paris-X-Nanterre e all’ EHESS. Ha pubblicato ‘Travail et travailleurs en URSS’ (LA DECOUVERTE).”,”RUST-011″
“SAPIR Jacques”,”Travail et travailleurs en URSS.”,”SAPIR è assistente di economia all’ Università di Nanterre, si è dedicata agli studi e ricerche all’ economia sovietica e alle sue crisi. “”Una categoria intermedia tra il lavoro forzato e il lavoro libero è costituita dai “”chimistes””. Si chiamano così le persone condannate con la condizionale e detenuti che beneficiano della remissione della pena, che lavorano per imprese normali ma sono sotto il controllo delle autorità penitenziarie”” (pag 57)”,”RUSU-153″
“SAPIR Jacques”,”Il caos russo. Disordine economico, conflitti politici, decomposizione militare.”,”SAPIR Jacques docente di economia presso l’ EHESS di Parigi, è autore di libri quali ‘Le systeme militaire sovietique’ (1988), L’ economie mobilisée: essai sr les economies de type sovietique (1989), ‘Feu le systeme sovietique’ (1992). La transizione economica della Russia. “”Una possibile risposta a questo problema è il ricorso all’ equivalente di un “”dispotismo illuminato”” in campo economico, la cui traduzione istituzionale è per l’ appunto un rafforzamento dei poteri dell’ esecutivo; affrancando le decisioni da costrizioni vincolate alle scadenze politiche democratiche si spera in tal modo di assicurare una continuità alla politica economica. Questo argomento è stato largamente utilizzato nel contesto della transizione, tanto dai responsabili dei paesi interessati quanto dagli esperti occidentali. Il caso del Cile sotto la dittatura del generale Pinochet è l’ esempio più citato per giustificare tale impostazione, ma si adducono anche altri esempi, come quello della Corea del Sud.”” (pag 148)”,”RUSx-112″
“SAPIR Jacques”,”Les fluctuations économiques en URSS. 1941-1985.”,”SAPIR J., specialista dell’economia sovietica e dei problemi di strategia.”,”RUSU-209″
“SAPIR Jacques”,”Il caos russo. Disordine economico, conflitti politici, decomposizione militare.”,”Jacques Sapir, docente di economia presso l’École des Hauts Études Sociaux di Parigi, é autore di libri quali Le Systéme militaire soviétique, L’Économie mobilisée: essai sur les économies de type soviétique, Feu le systéme soviétique. É membro di svariati comitati di studi internazionali e dal 1991 si occupa dei programmi di studi franco-russi sulle questioni economiche. A partire dai sussulti economici fino alle crisi politiche, i mutamenti iniziati in Russia nel 1992 hanno seguito un corso davvero caotico. Lo smantellamento del sistema economico sovietico è ben lungi dall’aver prodotto gli effetti che si attendevano, non solo la crisi rende di giorno in giorno più ardua la vita della popolazione, ma non è neppure certo che le trasformazioni in corso abbiano veramente avvicinato la Russia alle economie dei mercati occidentali. Questo libro, scritto da uno dei migliori specialisti francesi sull’ex-URSS e sulla Russia, illumina di luce cruda il complesso di queste trasformazioni.”,”RUSx-040-FL”
“SAPIR Jacques”,”La guerre civile et l’économie de guerre. Origines du système soviétique.”,”Grafici: – Percentuali delle imprese sotto il controllo pubblico, fine 1918 (pag 17) – Ritmi di presa di controllo delle imprese nel 1918 (pag 18)”,”RIRO-013-FGB”
“SAPIRO Gisèle”,”La guerre des écrivains, 1940-1953.”,”SAPIRO Gisèle (1965-) è chargée de recherche al CNRS, dottore in sociologia dell’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales. E’ specialista di scrittori e istituzioni letterarie degli “”anni neri””. “”Lungi dall’ essere composto da scrittori consacrati, il CNE (Comité national des écrivains, ndr) riunisce principalmente scritto in via di riconoscimento (Sartre, Leiris, Queneau, Tardieu, Camus, per esempio), autori di secondo rango (Debu-Bridel, Edith Masson, Alan Borne, Pierre Seghers). L’ indicatore dell’ età – un terzo di loro ha meno di trentacinque anni nel 1940, e sono, in totale, circa due terzi ad avere meno di quarant’anni in questa data (…). Essi sono riuniti intorno a quello che si può qualificare il “”triangolo organizzatore””, costituito dagli anziani prestigiosi come Paulhan, Aragon e Eluard, che hanno però conosciuto un declassamento relativo all’ inizio dell’ Occupazione: Paulhan spossessato della sua rivista e delle altre sue tribune, Aragon proscritto a seguito del patto germano-sovietico e ridotto alla semi-legalità per via della sua appartenenza al PCF, Eluard scomunicato del gruppo surrealista e in contrapposizione con la nuova generazione surrealista della Main à Plume.”” (pag 539)”,”FRAV-098″
“SAPORETTI Claudio”,”Il Ghilgames. L’epopea del più noto personaggio della letteratura sumero-babilonese nell’ultima traduzione italiana effettuata dall’originale cuneiforme delle dodici Tavole rinvenute nella Biblioteca del re Assurbanipal (VII secolo) a Ninive.”,”L'””epopea”” di Ghilgames, il più noto personaggio eroico della letteratura sumero-babilonese. Questo eroe spadroneggia nella città di Uruk. Claudio Saporetti, già dirigente di Ricerca al CNR, insegna Assirologia all’Università di Pisa.”,”STAx-004-FSD”
“SAPORI Armando”,”Studi di storia economica (secoli XIII – XIV -XV). Primo volume.”,”Contiene il capitolo: ‘Città e classi sociali nel Medioevo’ (pag 597) Genialità delle vedute economiche e versatilità del mercante del Rinascimento (es. degli Zaccaria di Genova) capaci di combinazioni moderne anzi attuali, capaci di fare “”integrazione dell’industria”” (pag 643) “”Analoghe osservazioni si possono fare per ciò che attiene alla questione sociale. Vorremmo dire, sempre col ricordato studioso (Franco Borlandi, ndr), che nel Cinquecento “”si instaurarono gli scioperi?””. E’ abile, senza dubbio, ancorché alquanto paradossale, l’accostamento che egli fa tra l'””assemblons-nous”” del manifesto degli insorti lionesi del 1529 e il “”proletari di tutto il mondo unitevi”” del manifesto dei comunisti del 1848. Però lo sciopero era un’arma adoperata da tempo: per esempio, e senza la pretesa di risalire al primo, nella prima metà del Trecento i lavoratori di Firenze avevano incrociato le braccia per protesta contro la decapitazione del loro condottiero, Ciuto Brandini, vero anticipatore del sindacalismo per avere domandato agli operai di contribuire a un fondo-cassa per “”resistere a tutti””. E movimenti sociali, fino al tumulto dei Ciompi del 1378, sono disseminati nel corso dei secoli, a partire dal Dugento, sempre per le stesse ragioni: scontento della mano d’opera per il basso salario, aggravato dal mancato tempestivo adeguamento allo svilire della moneta corrente di fronte a quella d’oro; scontento della piccola e media borghesia per l’altezza e la sperequazione delle tasse, stabilite dalla classe dirigente che in fatto di politica interna, più ancora che in quella esterna, faceva, come sempre è avvenuto e avverrà nelle società capitalistiche, la ‘sua’ politica.”” (pag 639)”,”STOS-157″
“SAPOSS David J.”,”The Labor Movement in Post-War France.”,”David J. Saposs, Brookwood Labor College 1905. La nascita della Sfio (Ps). “”The “”Parti Socialiste de France”” and the “”Parti Socialiste Français”” continued as separate organisations until 1905, From 1902 to 1905 there was a marked growth of revolutionary and Marxian sentiment, not only in France, but widely throughout Europe, culminating in the Russian revolutionary movement of 1905-1906. In France, the newer tendency was indicated by the expulsion of Millerand from the “”Parti Socialiste Français”” because he voted in the Chamber against the anti-militarist activities of the Syndicalist CGT. In Europe at large, the newer tendency was illustrated at the International Socialist Congress in 1904, when, after a brilliant and famous debate between the Revisionists, led by Jaurès, and the rigid Marxists, led by Bebel and Guesde, a motion was adopted condemning any kind of alliance between Socialists and bourgeois and pronouncing in favor of the uncompromising prosecution of the class struggle. This proved to be the final turning point in the pre-war history of French socialism, for Jaurès, placing the unity of the movement above his personal opinions, bowed to the decision of the International Congress; and when the Guesdists, on their return to France, suggested that the two rival parties should unite, negotiations were at once begun. By the spring of 1905 an agreement had been reached and at a joint congress the two parties were fused into the “”Parti Socialiste”” (Section Française de l’Internationale Ouvrier). Thus united the Socialist Party made rapid progress; in the ten years before the War its paying members increased from 35.000 to 90.725, its voting strength from 878.000 to 1.106.000, and its representation in Parliament from 52 to 107 (7). In reality factionalism was not eliminated and revisionism was not destroyed”” (pag 427-428) [(7) Louis, op. cit., pp. 286-292; Weill, op. cit, pp. 338-366; Pipkin, op. cit., pp., 465-489″,”MFRx-370″
“SARACENO Pasquale”,”Il nuovo meridionalismo.”,”Pasquale SARACENO, nato a Morbegno, Sondrio il 14 giugno 1903, si è laureato in economia a Milano presso l’Univ Bocconi nel novembre 1929. Ordinario di economia industriale presso l’Univ cattolica di Milano dall’anno accademico 1942-43, e presso l’Univ di Venezia dall’anno 1959-60, è P dell’Associazione per lo sviluppo dell’ industria nel Mezzogiorno dal 1970 e collabora all’ IRI dal giugno 1933.”,”ITAS-011″
“SARACENO Pasquale”,”Lo sviluppo economico dei paesi sovrapopolati.”,”Libro dedicato a Sergio PARONETTO”,”PVSx-043″
“SARACENO Pasquale”,”La produzione industriale.”,”Copia con dedica dell’autore. SARACENO Pasquale dell’Istituto Universitario d Ca’ Foscari, Venezia. Testo universitario”,”ECOT-159″
“SARACENO Chiara, collaborazione di Manuela NALDINI”,”Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia.”,”Chiara Saraceno insegna sociologia della famiglia nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Contiene: ‘Il servizio sanitario come strumento di redistribuzione alle famiglie”” (pag 143-150) “”Il matrimonio si dimostra, pertanto, il mezzo principale di allocazione delle responsabilità familiari e, benché in un diverso grado, di divisione delle attività nel mercato del lavoro extra-domestico”” (pag 59)”,”ITAS-179″
“SARACENO Pasquale”,”L’economia dei paesi industrializzati. Introduzione alla storia d’impresa.”,”Dello stesso autore: – La produzione industriale, Venezia, 1970 – Ricostruzione e pianificazione, 1943-1948, Bari, 1969 Vi è insomma una relazione diretta tra ampiezza del mercato interno e dimensione prevalente delle aziende e quindi tra ampiezza del mercato interno e impulso al progresso tecnico ‘L’industria nasce da un sistema di pensiero che non solo ha origine in Europa, ma trova pur sempre in Europa altissime manifestazioni originali. La posizione di avanguardia che l’industria americana detiene dal sorgere dell’industria moderna, al principio del secolo, può ricevere una spiegazione più modesta e, in sostanza, meno immotivata. Si tratta del fatto che l’industria americana può dare un più economico utilizzo ai risultati della ricerca in quanto ha potuto contare sin dal suo sorgere di un vasto mercato interno, per di più fortemente protetto; il che, da un lato rendeva conveniente il raggiungimento di dimensioni adeguate alle nuove tecniche che via via si rendevano disponibili e, dall’altro, forniva un continuo, forte impulso a nuove ricerche e a nuove sperimentazioni. Va infatti sempre tenuto presente che l’adozione di tecniche più avanzate implica quasi sempre un aumento di capacità produttiva; ora, se il flusso di produzione raggiungibile con una nuova tecnica supera in misura molto rilevante la domanda del mercato interno, l’impresa trova in genere una certa riluttanza ad aggiungere al rischio tecnico comportato dall’esercizio di un impianto nuovo quello commerciale della ricerca di ampi sbocchi esteri, capaci di assorbire una quota molto rilevante della propria produzione. Le imprese europee, pur destinando ai mercati di esportazione una quota della propria produzione in genere più rilevante delle imprese americane, riescono a raggiungere dimensioni ben lontane da quelle consentite alle imprese americane sulla base del solo loro mercato interno. Vi è insomma una relazione diretta tra ampiezza del mercato interno e dimensione prevalente delle aziende e quindi tra ampiezza del mercato interno e impulso al progresso tecnico. Si comprende quindi come l’industria americana, sulla base del proprio mercato, trovi la convenienza ad effettuare ricerche e ad adottare innovazioni che solo a distanza di tempo e talvolta solo in parte si giustificano nei Paesi europei; in altri termini, il sistema produttivo di un Paese esprime una ‘domanda’ del fattore ‘ricerca’ che è di entità tanto più rilevante quanto più numerose sono le imprese di grande dimensione. Tale correlazione si è andata accentuando negli ultimi tempi in conseguenza del fatto che il tipo di ricerca che oggi si compie ha fatto molto aumentare la dimensione dell’impresa al di sotto della quale determinate ricerche non possono essere economicamente organizzate oppure, anche se tale possibilità sussiste, l’impresa non possiede le risorse finanziarie occorrenti per condurre a buon fine programmi di ricerca che l’impresa stessa pur avrebbe la possibilità tecnica di eseguire (9). Né la spesa pubblica può intervenire per integrare in misura adeguata le risorse che le singole imprese hanno convenienza a destinare alla ricerca; alla politica di spesa pubblica per ricerca effettuabile in Paesi di modeste dimensioni sono infatti preclusi progetti di ricerca che richiedono risorse rilevanti e comportano rischi notevoli. D’altra parte tale preclusione non può essere superata dai Paesi in questione aderendo a progetti di ricerca comuni a più Stati; l’esperienza compiuta fin qui in Europa sembra del tutto negativa per ragioni che sarebbe troppo lungo ricordare in questa sede e che non sembrano per ora rimuovibili. In conclusione, progetti di ricerca e decisioni di investimento sono molto diversi a seconda che vengano presi nella prospettiva consentita da un mercato interno, ad es. di 200 milioni di abitanti oppure di un complesso di quattro o cinque Paesi, aventi nell’insieme la stessa popolazione. In materia di rapporti tra dimensioni degli Stati e progresso tecnico è infine da ricordare che il mercato finanziario dei Paesi minori in molti casi sembra non essere in grado neppure di fornire il capitale di rischio occorrente per la pur limitata espansione delle imprese esistenti; e ciò dà ragione del fatto che il controllo di numerose imprese dei Paesi minori passa sotto il controllo di imprese di Paesi maggiori, (in genere di imprese americane) oppure viene trasferito nella sfera pubblica’ (pag 23-24-25) [(9) Il fatto che determinati ordini di ricerche di importanza vitale per il progresso industriale possano essere svolti solo da grandi imprese a motivo dell’entità dei capitali che esse richiedono e del rischio cui tali capitali sono esposti non deve essere inteso anche nel senso che la ricerca ha tanto maggior successo quanto più grande è la dimensione aziendale. Sembra anzi che aziende di piccola e di media dimensione mostrino, in determinati campi, capacità di ricerca elevatissime e non conseguibili da imprese di maggiori dimensioni. Senonché le imprese di grandi dimensioni costituiscono spesso lo sbocco e non di rado lo stimolo della ricerca delle imprese minori e inoltre concorrono, per il solo fatto che esistono, a dare un più alto grado di efficienza a tutte le strutture di formazione e di ricerca di cui un Paese è dotato; e di ciò si avvantaggiano specialmente le piccole e le medie aziende, dato che esse, a differenza delle grandi, non potrebbero supplire con proprie iniziative a deficienza che dovessero manifestarsi in tale campo. In altri termini, determinate possibilità di ricerca, a motivo dei capitali che richiedono e dei rischi che comportano sono aperte solo alle imprese di grandi dimensioni; ciò non deve però intendersi nel senso che medie e piccole imprese siano per così dire sopraffatte nella loro attività di ricerca dalle grandi. E’ vero piuttosto il contrario a motivo dell’impulso che le iniziative delle grandi comunità danno alla generale attività di ricerca che si svolge in un Paese; e lo riprova il fatto che vi sono casi in cui le grandi imprese si collegano con le piccole e medie imprese tecnologicamente più dinamiche, senza prospettarsi l’utilità di procedere al loro assorbimento]”,”EURE-120″
“SARACENO Pasquale, a cura di Lucio VILLARI”,”Intervista sulla ricostruzione, 1943-1953.”,”Pasquale Saraceno (nato a Morbegno (Sondrio) nel 1903, è stato consulente economico generale dell’ IRI e ordinario di Tecnica industriale all’Università di Venezia. Fra le sue pubblicazioni: ‘L’Italia verso la piena occupazione’ (1963), ‘Lo stato e l’economia’ (1963). ‘La produzione industriale’ (1970), ‘Il sistema delle imprese a partecipazione statale nell’esperienza italiana’ (1975). La valutazione dei danni causati in Italia dalla Seconda guerra mondiale ‘Saraceno: “”Se si sommano i valori determinati (…) in riferimento alle varie categorie di beni che compongono la cosiddetta ricchezza nazionale (agricoltura, industria, servizi, opere pubbliche, immobili e altro, esclusi solo i beni di uso personale), mi pare si giunga a un danno totale dell’ordine di 18.000 – 20.000 miliardi di lire 1976 (110-120 miliardi di lire 1938); e poiché la ricchezza nazionale pare fosse valutabile a fine 1942 in 100-120 mila miliardi di lire 1976 (cioè 600-700 miliardi del 1938), il danno sarebbe stato pari a una quota fra un quinto e un sesto della ricchezza nazionale (1)”” (pag 2); “”Nel nostro paese è poi molto rilevante il problema dei danni a opere che, come monumenti, palazzi, chiese, non sono ricostruibili se distrutti e non sono ripristinabili se danneggiati; i quartieri dei centri storici distrutti, con le loro case, talvolta fatiscenti, vanno valutati a costo di una ricostruzione che non avverrà più? Sono poi importanti le menomazioni della ricchezza nazionale non dovute a distruzioni e a danneggiamenti: sono almeno da ricordare l’impoverimento della terra causato dalla mancanza di fertilizzazioni e il deterioramento fisico determinato nel macchinario da insufficienze di manutenzione e di rinnovi. Infine, andrebbe pur tenuto conto delle menomazioni durevoli subite dalla popolazione a motivo dei disagi, della denutrizione, delle mutilazioni, delle malattie, dei postumi delle ferite. Va anche tenuto presente che, sotto l’aspetto strettamente economico, il danno causato dalla guerra, a parità di costi di ricostruzione e di riparazione, può essere molto diverso a seconda delle categorie di beni che sono state colpite. Se, ad esempio, le distruzioni si fossero concentrate negli impianti industriali – che praticamente sono invece rimasti, nel loro complesso, quasi indenni – la perdita subita dal paese si sarebbe dovuta valutare in un importo più rilevante di quello che si è creduto di indicare in relazione alle distruzioni effettivamente avvenute. Per contro, danni subiti da singoli beni possono non esserlo per l’economia del paese. Non andrebbe ad esempio dimenticato che, a far tempo dalla grande crisi del 1929, un indirizzo autarchico aveva incisi sul nostro sviluppo produttivo; dopo il 1935, in quel tipo di sviluppo si era inserita una sia pur modesta politica di riarmo; aggiungo infine che l’intero nostro sistema produttivo era rimasto praticamente escluso dallo straordinario progresso tecnico che lo sforzo bellico aveva determinato in tutti i sistemi industriali. Ora finita la guerra, in opposizione al precedente indirizzo autarchico, si volle avviare una politica di profondo inserimento del nostro paese nell’economia internazionale; non avevano, inoltre, più ragione di essere onerose politiche di produzione bellica e, infine, occorreva recuperare il ritardo tecnologico determinato dall’isolamento bellico; molte nostre strutture produttive avevano quindi perduto il loro valore economico o una buona parte di esso. E allora che importanza aveva valutare il danno da esse subito? Solo per le opere pubbliche, per le aziende di servizi e per le opere di interesse agricolo una valutazione strettamente ‘fisica’ e non economica dei danni poteva prescindere da considerazioni di questo genere; anche in questi settori non erano però senza importanza le opere obsolete, cioè le opere che, ripristinate o ricostruite secondo una visione moderna delle prestazioni che dovevano dare, avrebbero assunto un valore maggiore di quello precedente la distruzione o il danneggiamento”” (pag 3-4)]”,”ITAE-433″
“SARAGAT Giuseppe”,”Antifascismo democrazia socialismo. Pagine attuali degli anni dell’ esilio.”,”””Massimalismo e riformismo sono forme imperfette di marxismo e ciò non nel senso che siano corruzioni o deviazioni da esso, perché in tal caso bisognerebbe supporre un’ originaria linea marxista poi perduta, ma forme imperfette che non derivano da una forma perfetta, ma che, al contrario, a quella tendono. Se le cause pratiche del massimalismo e del riformismo vanno ricercate nello sviluppo ancora imperfetto dell’ economia dei paesi in cui si manifestano, la causa ideologica è identificabile in un errore comune: la falsa concezione dei rapporti tra democrazia e marxismo, tra autonomia politica e lotta di classe. Cosa è il riformismo? Riformismo intanto non vuole dire rivendicazione di riforme. (…) Per riformismo si deve intendere quel movimento socialista che crede di poter eludere le esigenze rivoluzionarie della conquista della democrazia””. (pag 106-107)”,”ITAD-079″
“SARAIVA José Hermano”,”Storia del Portogallo.”,”SARAIVA José Hermano già professeore di lettere è stato ministro della pubblica istruzione (1968-70) e ambasciatore del Portogallo in Brasile (1972-74).”,”EURx-285″
“SARAZANI Fabrizio”,”L’ultimo Doge. Vita di Giuseppe Volpi di Misurata.”,”Guicciardini: “”Quanti dicono bene che non sanno fare; quanti in sulle panche e in sulle piazze pajono uomini eccellenti, che adoperati riescono ombre”” (pag 9) Biografia Vólpi, Giuseppe, conte di Misurata Enciclopedie on line Vólpi, Giuseppe, conte di Misurata. – Finanziere, industriale e uomo politico (Venezia 1877 – Roma 1947). Fondatore (1905) della Società adriatica di elettricità (SADE), fu tra l’altro senatore (dal 1922) e presidente di Confindustria (1934-43). Più volte direttore della Biennale di Venezia, promosse la I Esposizione internazionale d’arte cinematografica (1932). VITA E ATTIVITÀ Figlio di un ingegnere edile, dopo la morte prematura del padre abbandonò gli studî universitarî e si mise in affari. Rappresentante di commercio, entrò in contatto con gli ambienti finanziarî legati alla Banca commerciale e con l’appoggio di quest’ultima promosse attività economiche in Oriente e nei Balcani. Nel 1903 assicurò al capitale italiano il monopolio dei tabacchi nel Montenegro e nel 1905 la società Antivari, da lui fondata, ottenne l’appalto per la costruzione della ferrovia Antivari-Vir Pazar. In Italia fondò la Società adriatica di elettricità, destinata a diventare uno dei più potenti gruppi industriali del paese, e progettò la costruzione del porto di Marghera (iniziata nel 1919). Membro della delegazione italiana a Ouchy (1912) e alla Conferenza di Parigi (1919), fu governatore della Tripolitania (1921-25). Ministro delle Finanze (1925-29), regolò i debiti di guerra e inaugurò una politica volta ad accrescere il controllo statale sull’economia: operò la riduzione della circolazione monetaria e quella del debito pubblico e nel dicembre 1927 firmò la legge di stabilizzazione della lira, la cosiddetta “”quota novanta””. Fu senatore e membro del Gran consiglio del fascismo; nel settembre 1943 fu arrestato dai Tedeschi; liberato, riparò in Svizzera (1944) e nel 1947 tornò in Italia. (Treccani)”,”ITAE-309″
“SARCEY Francesco”,”L’ assedio di Parigi.”,”””Non molte buone, ahimè, le notizie che ci recava il giornale, nè quelle che, in seguito penetrarono sino a noi da impercettibili spiragli. Non parlo della presa di Strasburgo e di quella di Toul, che noi avevamo apprese tre o quattro giorni prima, grazie all’amabile premura dei Prussiani. La caduta di quelle due piazze ci aveva rattristati profondamente, senza scoraggiarci, poichè era prevista, e sapevamo bene che a meno che fossero soccorse, esse sarebbero state obbligate ad arrendersi. Ma quello che c’inquietava più della sorte di quelle due città, era l’apprendere infine ciò che la provincia pensava e faceva. Ah! quanto sentivamo allora che non è vero quel detto, che Parigi è la Francia! No, Parigi non è la Francia: Parigi senza di lei è nulla, e noi ci domandavamo ogni giorno con una crescente ansietà: “”La Francia si leva?””.”” (pag 100-101)”,”FRAD-085″
“SARCINELLI Mario a cura di TAINO Danilo”,”Capitalismo mercati banche.”,”Indice 1. Il capitalismo: modelli e realtà. 2. Il mercato finanziario e le banche: dalla distanza alla simbiosi. 3. Il mercato bancario: ristrutturazione e privatizzazione. 4. Le banche: scelte strategiche e difficoltà di transizione. 5. Le grandi sfide: moneta unica e banca elettronica. SARCINELLI-M (Foggia, 9. 3. 1934), è sposato con due figli. Laureatosi in Giurisprudenza alla Università di Pavia, entra nel 1997 in Banca d’Italia, dove ricopre ruoli diversi fino a diventarne vicedirettore generale. Nel 1982 viene nominato direttore generale del Tesoro e dall’aprile al luglio 1987 è ministro del Commercio estero. Dal gennaio al dicembre 1990 è presidente del Comitato monetario della Cee. Lasciato l’incarico presso il Tesoro, nel marzo 1991 è designato vicepresidente della della Banca europea per la ricostruzione e lo”,”E1-BAIT-013″
“SARCINELLI Mario, a cura di Danilo TAINO”,”Capitalismo, Mercati, Banche.”,”Sarcinelli ha studiato e vissuto il capitalismo e il sistema finanziario italiani come banchiere centrale, ministro, funzionario di organismi sovranazionali. Mario Sarcinelli è nato a Foggia il 9 marzo 1934. É sposato, con due figli. Laureatosi in Giurisprudenza all’Università di Pavia, entra nel 1957 in Banca d’Italia, dove ricopre ruoli diversi, fino a diventare vicedirettore generale. Nel 1982 viene nominato direttore generale del Tesoro e dall’aprile al luglio 1987 è ministro del Commercio estero. Danilo Taino, specializzandosi presso la London School of Economics, ha trscorso quasi quattro anni nella capitale britannica seguendo le vicende della City. Attualmente si occupa di economia e finanza italiana e internazionale per il Corriere della Sera.”,”ECOI-172-FL”
“SARDAR Ziauddin WYN DAVIES Merryl”,”Perchè il mondo detesta l’America?”,”Ziauddin Sardar insegna alla City University di Londra. É considerato uno degli studiosi più importanti sul mondo islamico. Ha pubblicato più di quaranta saggi, tra cui in italiano sono apparsi Maometto: per cominciare, I mass media a fumetti. É una personalità culturale molto nota nel mondo anglosassone. Merryl Wyn Davies è un’antropologa. Ha lavorato a lungo per la BBC e ha curato trasmissioni di interesse religioso. Ha scritto numerosi saggi tra cui un importante libro sul Caso Rushdie.”,”USAQ-008-FL”
“SAREL Benno”,”La classe operaia nella Germania Est. Gli operai tedeschi nel dopoguerra. La pianificazione e gli organismi di fabbrica. La rivolta di Berlino del ’53. La situazione attuale.”,”Bruno SAREL vive a Parigi e lavora al Centre National de la Recherche Scientifique. E’ un noto studioso di questioni operaie. Suoi saggi sono apparsi in Francia su ‘Cahiers internationaux de sociologie’, ‘Arguments’, ‘Socialisme ou barbarie’, e in Italia su ‘Nuovi argomenti’, ‘Ragionamenti’ e ‘Passato e presente’.”,”MGES-001″
“SARFATTI Margherita G.”,”Dux.”,”Margherita SARFATTI GRASSINI (Venezia 1883 – Cavallasca (Como) 1961) critico d’arte, scrittrice, giornalista. Nasce in una famiglia ebraica; un suo cugino, Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg) diventerà esponente dell’antifascismo torinese . Studia storia dell’arte sotto la guida di Antonio Fradeletto, appassionandosi alle teorie di John Ruskin. Frequenta Alberto Martini e Vittorio Pica. Sposata all’avvocato Cesare Sarfatti, si trasferisce a Milano nel 1902. Si impegna politicamente nel partito socialista ( è vicina ad Anna Kuliscioff) . La sua carriera inizia nel 1909, come responsabile della rubrica di critica d’arte dell’””Avanti!”” . Nel 1911 Mussolini diventa direttore del quotidiano socialista e intreccia con la Sarfatti una relazione che andrà avanti per vent’anni. Nel 1918 entra a far parte della redazione del quotidiano di Mussolini il “”Popolo d’Italia””, divenendo nel frattempo collaboratrice di altri giornali, come “”La Stampa”” di Torino e “”Gerarchia”” (rivista di teoria politica), che dirige dopo il 1922. Dal 1910 è l’animatrice di uno dei salotti intellettuali più esclusivi di Milano, al numero 93 di corso Venezia.che accoglie il gruppo futurista, letterati come Bontempelli, Ada Negri, gli scultori Medardo Rosso e Arturo Martini. Talvolta interviene lo stesso Mussolini. Obiettivo della Sarfatti è restituire a Milano un ruolo di centralità culturale, e a questo proposito si fa promotrice, con il gallerista (anche lui di origini ebraiche) Lino Pesaro, della mostra di Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppo e Sironi (1923), primo nucleo storico del Novecento. Nel 1925 pubblica la prima biografia di Mussolini, Dux, presto tradotto in varie lingue); si occupa dell””‘Exposition des arts décoratifs”” di Parigi, e per i suoi meriti in proposito riceve l’anno successivo la Legion d’onore. Si precisano in questo periodo i risvolti “”politici”” della sua operazione in campo artistico: “” Nei primi anni Venti – scrive E. Braun – si era avvicinata al clima del ‘Realismo magico’, che conservava atmosfere inquietanti e oniriche della pittura metafisica. Verso la fine di quel decennio sposò la retorica del vigore e della ‘disciplina’, in parallelo all’evoluzione conservatrice del Fascismo. Di 1930 accoppiò apertamente il Novecento al ritmo di passione combattiva e di fervente rinnovamento che doveva emergere dall'””opera redentrice del Fascismo””. Il duce in persona interviene, nel 1926 a Milano, all’inaugurazione della I Mostra del Novecento italiano, di cui la Sarfatti è teorica e infaticabile animatrice. Nel 1927, a Roma, organizza la mostra dei “”Dieci artisti del Novecento italiano”” nell’ambito dell’Esposizione degli Amatori e Cultori. Della sua vasta produzione saggistica va citata la Storia della pittura Moderna (1930), che testimonia del suo interesse per gli sviluppi dell’arte contemporanea europea. Nel 1929 prende corpo la nuova sistemazione delle arti basata sulle confederazioni regionali, che dà poi vita alle grandi mostre dei Sindacati e alle Quadriennali. In questa situazione viene gradualmente scavalcata dall’organizzazione messa in piedi da Oppo. Nonostante i suoi rapporti personali con il duce e la conversione al cattolicesimo avvenuta anni prima, non è risparmiata dalla legislazione antisemita del 1938 ed è costretta a riparare in Argentina, dove rimane fino al 1947, continuando a occuparsi intensamente di critica d’arte. Tornata in Italia, pubblica il libro di memorie Acqua passata (1955) . Nella sua collezione si trovavano opere di Guidi, Mafai e Socrate (che nel 1928 le fa il ritratto). Nel 1930, alla mostra di Mafai e Scipione alla Galleria di Roma, acquista il Ritratto di donna (1928) di Mafai. Bibliografia: E. Braun, Dal Risorgimento alla Resistenza: cent’anni di artisti ebrei in Italia, in Ital Yà, catalogo della mostra, Ferrara 1990 (in precedenza a New York, con il titolo Gardens and Ghettos); P. Cannistraro, Margherita Sarfatti, Milano 1993.”,”ITAF-179″
“SARFATTI Michele”,”La Shoah in Italia. La persecuzione degli ebrei sotto il fascismo.”,”Michele Sarfatti (Firenze 1952) lavora presso la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) di Milano.”,”EBRx-039-FL”
“SARFATTI Michele”,”Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identià, persecuzione.”,”””Il secondo scritto era l’articolo di Telesio Interlandi ‘Ai margini del razzismo. Il meticciato dissidente’, apparso sul suo quotidiano ‘Il Tevere’ il 29 marzo 1937 (forse lo stesso giorno della diffusione delle prime copie del libello di Orano). L’articolo era formalmente dedicato alla polemica contro i «dissidenti» dal razzismo ‘antinero’, tuttavia nell’ultima parte affermava che essi erano mossi dal «sangue» più e prima che dalle idee (…). I due scritti presentavano impostazioni diverse: Orano sembrava credere nella possibilità che gli ebrei stessi (quelli fascistissimi) potessero contribuire ad «abolire il problema», Interlandi si mostrava certo della ‘diversità biologica’ del ‘sangue ebraico’, anche quando presente solo per «un quarto», e prospettava «provvidenze legislative» contro chi lo possedeva”” (pag 138) Michele Sarfatti (Firenze 1952) è direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Si occupa da molti anni delle leggi antiebraiche fasciste e della storia degli ebrei in Italia nel Novecento. Presso Einaudi ha pubblicato ‘Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi’ (2002) e ‘La Shoah in Italia’ (2005). Il razzista Interlandi beneficia dell’amnistia (Togliatti) ‘Telesio Evaristo Interlandi (20 ottobre 1894 – 15 gennaio 1965) è stato un giornalista italiano noto per il suo ruolo nella diffusione di idee razziste e antisemite durante l’era fascista. . Nato a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, Interlandi iniziò la sua carriera giornalistica a Catania. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come sottotenente e, dopo la guerra, lavorò per diversi quotidiani, tra cui La Nazione di Firenze. Nel 1924 fondò e diresse il quotidiano Il Tevere, noto per le sue posizioni estremiste e intransigenti. . Nel 1938, Interlandi fondò e diresse il quindicinale ‘La Difesa della Razza’, che divenne uno dei principali strumenti di propaganda antisemita del regime fascista. Durante la Repubblica Sociale Italiana, gli fu affidata la propaganda radiofonica. Dopo la caduta del fascismo, Interlandi fu arrestato ma beneficiò dell’amnistia del 1946. Morì a Roma nel 1965′. (copil)”,”EBRx-007-FSD”
“SARGENT Lyman Tower SCHAER Roland; consiglieri scientifici Gregory CLAEYS Danielle LECOQ Lyman Tower SARGENT; altri autori Marie AVRIL Bronislaw BACZKO Denis BRUCKMANN Francoise CHOAY James Colin DAVIS Ruth EATON Marianne de FLEURY Laurent GERVEREAU Holland GOSS Catherine HOFMANN Krishan KUMAR Mathieu LESCUYER Frank LESTRINGANT Anne-Francoise LEPREVOTS-BONNARDEL Nadine MARIENSTRAS Alain MILHOU Danielle MUZERELLE Yaacov OVED Emmanuel PERNOUD Laurent PORTES Jean-Francois PRADEAU Francis RICHARD Frederic ROUVILLOIS Anna SANCIAUD-AZANZA Alain TOURAINE Bernard VOUILLOT Charlotte ZIEGLER”,”Utopie. La quête de la societé ideale en Occident.”,”SARGENT Lyman Tower SCHAER Roland; consiglieri scientifici Gregory CLAEYS Danielle LECOQ Lyman Tower SARGENT; altri autori Marie AVRIL Bronislaw BACZKO Denis BRUCKMANN Francoise CHOAY James Colin DAVIS Ruth EATON Marianne de FLEURY Laurent GERVEREAU Holland GOSS Catherine HOFMANN Krishan KUMAR Mathieu LESCUYER Frank LESTRINGANT Anne-Francoise LEPREVOTS-BONNARDEL Nadine MARIENSTRAS Alain MILHOU Danielle MUZERELLE Yaacov OVED Emmanuel PERNOUD Laurent PORTES Jean-Francois PRADEAU Francis RICHARD Frederic ROUVILLOIS Anna SANCIAUD-AZANZA Alain TOURAINE Bernard VOUILLOT Charlotte ZIEGLER”,”SOCU-055″
“SARKAR Sumit”,”Writing Social History.”,”SARKAR Sumit “”‘The Other Side of the Medal’ contains direct references to Maud Diver and Al Carthill. Contemporary experience and Mutiny literature evidently intermingled in Thompson’s mind as he started work on his first historical theme. The sequence of cruel deeds justified by a kind of muscular Christianity seemed all but identical in both cases. Before he actually got down to writing about the Mutiny, however, a major change had taken place in Thompson’s personal life. In 1923 he resigned from the Bankura Mission, returned to England, and settled down at Oxford as Lecturer in Bengali (1923-33) and than as Oriel College research fellow in Indian History (1936-46).”” (pag 124)”,”INDx-116″
“SAROGNI Emilia”,”Carlo Pisacane. L’amore. L’Italia, il socialismo.”,”SAROGNI Emilia, nata a Piacenzaq si è laureata a Torino in Scienze politiche e giurisprudenza. Consiglierre parlamentare dal 1976 è scrittrice e saggista. Milano. “”Carlo Pisacane richiede, per assicurare la vittoria militare, maggiore organizzazione e compattezza delle forze dei rivoltosi. Carlo Cattaneo scriverà una nota introduttiva all’opera di Pisacane [‘Sul momentaneo ordinamento dell’esercito lombardo’, ndr] per la sua Rivista milanese, spiegando che lo aveva pregato di predisporre una relazione su come organizzare le forze armate dei lombardi nel più breve tempo possibile, poiché aveva rilevato il coraggio e il talento militare del’ufficiale borbonico. Avevano colpito Cattaneo, l’estrema decisione di Carlo Pisacane nel rifiutare ogni attività nelle forze militari di seconda linea e la sua richiesta di essere inviato, al più presto, nella postazione più esposta.”” (pag 86-87) Durante la spedizione del 1857 la popolazione di Sanza viene incitata dal parroco e dal capo delle guardie a marciare contro il gruppo di Pisacane. I villici avanzano con falci, pietre bastoni. Pisacane ordina di non sparare sui contadini. Non si sa se Pisacane sia stato ammazzato o si sia ucciso. I corpi delle vittime vengono bruciati dai militari borbonici. Il fratello di Pisacane militare borbonico sarebbe stato dispensato dal partecipare alla repressione. (pag 175)”,”BIOx-237″
“SARPELLON Giovanni”,”Rapporto sulla povertà in Italia. La sintesi della grande indagine CEE.”,”SARPELLON Giovanni (Venezia, 1941) è professore associato di sociologia alla Facoltà di economia e commercio di Venezia. E’ autore di studi sui problemi della crisi italiana e dell’ emarginazione. Povertà assoluta e relativa. “”La stima della povertà contenuta nell’ Inchiesta parlamentare del 1952 era basata sulla valutazione del tenore di vita della popolazione: si era cioè effettuato un calcolo della povertà ‘assoluta’, definendo un livello al di sotto del quale le persone erano considerate povere (misere o disagiate secondo i due livelli stabiliti). Fu quella una scelta giusta, in considerazione del livello generale di vita del paese già mediamente basso. A trenta anni di distanza, dopo i progressi realizzati dalla società italiana, una valutazione della povertà assoluta sarebbe meno interessante (anche se non si può escludere che permangano situazioni di povertà assoluta). In una società trasformata da un eccezionale processo di sviluppo come quella italiana, la povertà diventa maggiormente un problema di posizione relativa rispetto alla generalità dei componenti (…)””. (pag 88) “”Per misurare la povertà economica normalmente si fa riferimento al reddito disponibile (e questo fu infatti l’ orientamento espresso anche in sede di coordinamento europeo nel gruppo di indagini delle quali la presente fa parte). Ma considerazioni di carattere pratico, oltre che teorico, consigliarono invece di utilizzare la spesa per consumi delle famiglie.”” (pag 89)”,”CONx-139″
“SARPI Paolo, a cura di Gaetano e Luisa COZZI”,”Opere.”,”23 “”Con queste cose essendo passato l’anno 1520 si celebrò in Germania la dieta di Vormazia del 1521 (1), dove Lutero fu chiamato con salvocondotto di Carlo, eletto due anni inanzi imperatore, per render conto della sua dottrina. Egli era consegliato a non andarvi, poiché già era publicata et affissa la sua condanna, fatta da Leone, onde poteva esser certo di non reportare se non conferma della condennazione, se pur non li fosse avvenuto cosa peggiore, nondimeno, contra il parer di tutti gl’amici, sentendo egli in contrario, diceva che se ben fosse cert>o di aver contra tanti diavoli quanti coppi erano nelli tetti delle case di quella città, voleva andarvi, come fece (2)”” (pag 291) (Istoria del Concilio tridentino) (1) La dieta di Vormazia del 1521: la dieta di Worms. La dieta imperiale era l’assemblea dell’Impero germanico in cui convenivano i principi, i conti dell’Impero, le città libere e gli ecclesiastici; (2) Pallavicino I, 74 a questo punto accusa Sarpi che “”senza molto di falso, ma col silenzio di molto vero””, tende a metter in buona luce il movimento luterano. Sarpi in verità segue da vicino l’esposizione dello Sleidano.”,”TEOP-466″
“SARRAZIN Hélène”,”Bordeaux la traite des Noirs.”,” “”Bordeaux, che sonnecchiava all’ inizio del XVIII secolo, vede la sua prosperità prendere il largo dal 1740. La sua flotta coloniale è passata da una cinquantina a centotrenta navi; e questa flotta l’ unisce alle isole zuccheriere la cui perla è San Domingo. Partiti dal porto della ‘Lune’, i velieri dirigono verso ovest, con le vele spiegate, traversano l’ Atlantico, resistono alle tempeste, a volte vi soccombono, ritornano a Bordeaux carichi di zucchero, rum, caffé, tabacco, cotone e indaco che va a rovinare il pastello della Linguadoca. Queste merci costose, queste prelibatezze divenute indispensabili sono esportate verso l’ Europa settentrionale con consistenti benefici””. (pag 5)”,”FRAS-040″
“SARTELLI Nancy”,”Desocupados en la ruta. Dibujos con programa.”,”SARTELLI è una militante ed una artista, pittrice. E’ nata in provincia di Baires nel 1967. E’ militante dell’ Organizacion Cultural Razon y Revolucion.”,”MALx-033″
“SARTELLI Eduardo”,”La cajita infeliz. Un viaje marxista a través del capitalismo.”,”ANTE3-57″,”TEOC-472″
“SARTELLI Eduardo a cura; saggi di LAFARGUE Paul KABAT Marina KORNBLIHTT Juan PASCUCCI Silvina RIEZNIK Pablo SARTELLI Nancy SCHLEZ Mariano”,”Contra la cultura del trabajo. Una crítica marxista del sentido de la vida en la sociedad capitalista.”,”Eduardo SARTELLI è laureato in storia nell’Università di Buenos Aires dove insegna come pure nell’Universidad La Plata. E’ direttore del CEICS (Centro de Estudios e Investigaciones en Ciencias Sociales). Collabora a Razon y Revolucion e El Aromo.”,”LAFx-032″
“SARTI Giovanna”,”Alfred Weber. Economia politica, sociologia della cultura e filosofia della storia.”,”””Alfred Weber scelse dunque la via del silenzio: si ritirò dalla vita accademica e politica e visse – assieme alla sua compagna Else Jaffé – quasi completamente isolato. Egli, dopo l’ “”affare della bandiera””, rinunciò a qualsiasi presa di posizione pubblica, coltivando gli studi in solitudine; non prese parte al dibattito sul ruolo della sociologia nella “”rivoluzione tedesca””, né partecipò alla trasformazione dell’ Institut für Sozial- und Staatwissenschaften che, sotto la direzione di Carl Brinkmann, aveva abbandonato lo “”spirito di tolleranza””, diventando uno strumento ideologico del regime. Tuttavia, due anni dopo la fine della guerra, nel giugno del 1947, Weber si dichiarerà corresponsabile per l’ ascesa del nazismo””. (pag 126) “”Nell’ immediato dopoguerra l’ esperienza intellettuale e politica di Weber è quindi strettamente intrecciata con quella di Jaspers. Nel 1948, tuttavia, Jaspers decise di accettare l’ offerta fattagli dall’ Università di Basel: “”ben presto non si parlò più di rifondazione spirituale dell’ università. Politicamente si perse la volontà di rifondazione democratica partendo da un’ inversione di rotta…Gli anni 1945-1948 furono sprecati””. (…) La scelta di lasciare la Germania non interruppe completamente lo scambio intellettuale fra i due pensatori, anche se i loro interessi si svilupparono su piani differenti. L’ ormai ottantenne Weber si dedicò con infaticabile energia all’ attività politica e culturale. Fu membro del partito socialdemocratico e promotore di molte iniziative volte alla democratizzazione della Germania in senso socialista; nel 1947 fondò, insieme a Luigi Einaudi, la rivista internazionale di scienze sociali ‘Kyklos’ e fu l’ animatore e il direttore degli Schriften der Heidelberger Aktionsgruppe zur Demokratie und freine Sozialismus””. (pag 128-129)”,”TEOS-089″
“SARTI Roland”,”Giuseppe Mazzini.”,”SARTI Roland è professore emerito all’ Università del Massachusetts e presidente della Society for Italian Historical Studies. Si è occupato di storia sociale italiana ed europea. “”La convinzione che gli italiani potessero liberarsi da sé era mazziniana, ma i motivi di Carlo Alberto erano tutt’altro che mazziniani. L’ intervento straniero che il re del Piemonte voleva prevenire era quello della Francia repubblicana e l’ iniziativa italiana che proponeva era una guerra piemontese che traesse vantaggio dalla crisi interna all’ Austria e impedisse iniziative repubblicane. L’ espulsione di Luigi Filippo e la proclamazione della repubblica in Francia miglioravano le prospettive di una rivoluzione altrove, in Europa, spingendo Carlo Alberto a prendere l’ iniziativa e Mazzini a lasciare Londra il 1° marzo su esortazione di Lamberti. Arrivò a Parigi due giorni dopo, salutato calorosamente dagli esiliati italiani che preferirono lui al più moderato Gioberti quale presidente dell’ Associazione nazionale italiana di recente fondazione. L’ associazione fu sopraffatta dagli eventi, ma il termine “”nazionale”” nel suo nome rivelava l’ intenzione di riunire i molti strati e le diverse fazioni dell’ emigrazione politica. (…) In mancanza di esiti immediati, fece ritorno a Londra il 10 marzo per occuparsi di faccende personali e poi si precipitò a Parigi, due settimane più tardi, dopo aver appreso la notizia che Milano era insorta. Era il segnale che aveva atteso. La rivoluzione in Italia aumentò a tal punto il suo prestigio personale, da consentirgli di essere ricevuto all’ Hotel de Ville dal capo del governo rivoluzionario provvisorio della Francia. Alphonse de Lamartine frettolosamente gli promise l’ aiuto della Francia repubblicana se l’ Italia fosse stata attaccata “”on its soil or in its soul””, una promessa che Mazzini non disdegnò nonostante provenisse dalla detestata Francia””.”,”ITAB-224″
“SARTI Raffaella”,”Vita di casa. Abitare, mangiare, vestire nell’Europa moderna.”,”Raffaella Sarti insegna Storia moderna all’Università di Urbino ed è membro associato del Centre de Recherches Historiques dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.”,”STOS-197″
“SARTI Roland”,”Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile.”,”Roland Sarti è professore di Storia all’Università del Massachusetts.”,”BIOx-003-FC”
“SARTI Roland”,”Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile.”,”La vita di Giuseppe Mazzini si colloca all’interno della storia del risorgimento, il movimento che condusse l’Italia all’indipendenza e all’unità nazionale. Nato nel 1805, quando gli ideali di indipendenza e di unità erano condivisi da pochi italiani, Mazzini ebbe un ruolo fondamentale nel diffondere l’ideale di unità nazionale e contribuì alla sua realizzazione. Riuscì a vedere Roma divenire capitale d’Italia nel 1870, un evento che concluse il periodo risorgimentale e la stessa missione politica di Mazzini; morì diciotto mesi più tardi, nel marzo del 1872. Roland Sarti è professore di Storia all’Università del Massachusetts.”,”BIOx-071-FL”
“SARTI Roland”,”Fascismo e grande industria, 1919-1940.”,”””La volpe conosce molti trucchi, il porcospino uno soltanto. Quello buono’ (Archiloco, Proverbi per un gran furfante) (in apertura) Roland Sarti, nato in Italia, ha compiuto gli studi al City COllege di New York e alla Rutgers University. Durante il periodo della sua ricerca in Italia è stato finanziato dalla fondazione Fulbright. E’ stato poi assistente di storia presso l’Università del Massachusetts. “”I rapidi mutamenti sociali sono spesso accompagnati da una crescente polarizzazione politica”” (pag 178) “”La caratteristica più sorprendente del fascismo è quella di esser riuscito a conservare una credibilità di movimento rivoluzionario agli occhi delle masse, nonostante le sue molte mosse anti-rivoluzionarie una volta giunto al potere. Questo fatto non sarebbe stato possibile senza l’abilità politica scaltra e demagogica di Hitler e Mussolini. Nessun movimento fascista avrebbe potuto sopportare l’interazione di aspirazioni contrastanti senza un ‘leader’ carismatico come Hitler o Mussolini.”””,”ITAF-409″
“SARTIN Max”,”Berneri in Spagna.”,”Camillo Berneri è stato assassinato in Spagna a Barcellona nel 1937 dallo stalinismo.”,”MSPG-074″
“SARTOR Nicola a cura, saggi di Daniele FRANCO Sandro MOMIGLIANO Daniela MONACELLI”,”Il risanamento mancato. La politica di bilancio italiana: 1986-90.”,”Nicola sartor insegna Scienza delle finanze presso l’Università di Verona. Tra il 1981 e il 1993 ha lavorato come economista presso il Servizio studi della Banca d’Italia e presso il Department of Economics dell’OCSE. Daniele Franco è economista presso il Servizio studi della banca d’Italia. Tra il 1994 e il 1997 è stato consigliere economico della Direzione per gli affari economici della Commissione della Comunità europea. Sandro Momigliano e Daniela Monacelli sono economisti presso il Servizio studi della Banca d’Italia.”,”ITAE-109-FL”
“SARTORI Giovanni”,”Elementi di teoria politica.”,”Giovanni SARTORI, dopo aver insegnato per vari anni Scienza della politica nell’ Università di Firenze, occupa ora la prestigiosa cattedra di “”Albert Schweitzer Professor in the Humanities”” nella Columbia University di New York. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”Nel modello di Deutsch (1) i livelli o serbatoi della cascata sono cinque. In alto sta la vasca nella quale circolano le idee delle élites economiche e sociali, seguita da quella nella quale si incontrano e scontrano le élites politiche e di govenro. Il terzo livello è costitutito dalla rete delle comunicazioni di massa, e in buona sostanza dal personale che trasmette e diffonde i messaggi. Un quarto livello è dato dai “”leaders d’ opinione”” a livello locale, e cioè a quel 5-10 per cento della popolazione che davvero si interessa di politica, che è attento ai messaggi dei media, e che è determinante nel plasmare le opinioni dei gruppi con i quali i leaders di opinione interagiscono. Infine, il tutto confluisce nel demos, nel serbatoio dei pubblici di massa.”” (pag 169)”,”TEOP-183″
“SARTORI Giovanni”,”Stato e politica nel pensiero di Benedetto Croce. Una radiografia critica delle strutture essenziali della dottrina politica crociana.”,”SARTORI Giovanni è nato a Firenze nel 1924 ed è professore ordinario di scienza politica nell’ Università fiorentina. Ha insegnato all’ Università di Harvard e di Yale negli Stati Uniti. Redattore dell’ International Encyclopedia of the Social Sciences, collabora a varie riviste ed è condirettore della rivista ‘Studi politici’. Ha scritto vari saggi (v. retrocop) tra cui ‘La rappresentanza politica’ (1957). Marx “”Machiavelli del proletariato””. Il rapporto Croce-Marx. “”Nel saggio riassuntivo del 1897 ‘Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’ il Croce così conclude su Marx: “”egli insegna… a penetrare in ciò che è la società nella sua realtà effettuale. Anzi per questo rispetto mi meraviglio come nessuno finora abbia pensato a chiamarlo, a titolo di onore, il “”Machiavelli del proletariato””””. Ora, in verità, quel che meraviglia è semmai l’asserzione del Croce: e cioè che leggendo Marx venga in mente Machiavelli.”” (pag 132) “”Marx socialista è – per Croce – solo l’ uomo dei “”ghirigori metafisici””; e sparita quella scorza emerge il Marx realista, e cioè semplicemente il ‘politico puro’. Il socialismo o comunismo di Marx è un accidente, perché l’ uomo politico è devoto solo e soprattutto alla causa dell’ effettualità: il suo problema è riuscire nel ‘fare’. Quel che Croce coglie e ritrova in Marx è dunque la sua “”politica genialità””, e cioè l’ intuizione machiavellica; il resto è sempre stato da lui rifiutato. Il marxismo è stato sì – nell’ esperienza di Croce – “”un buon paio di occhiali””, ma un paio di occhiali che ha consentito al Croce di mettere a fuoco la realtà pratica sotto il segno della ‘concretezza’ e ‘effettualità’ dell’ azione.”” (pag 137-138-139)”,”TEOP-323″
“SARTORI Giovanni a cura; saggi di Arthur S. GOLDBERG Robert A. DAHL Gabriel A. ALMOND Harry ECKSTEIN Karl W. DEUTSCH Stefano PASSIGLI Carl J. FRIEDRICH Herbert H. SIMON Edward C. BANFIELD Peter BACHRACH e Morton S. BARATZ Gabriel A. ALMOND e Sidney VERBA Fred I. GREENSTEIN John H. GOLDTHORPE David LOCKWOOD Frank BECHHOFER Jenifer PLATT Philip E. CONVERSE Georges DUPEUX Vladimer O. KEY Frank MUNGER Angus CAMPBELL Warren E. MILLER Donald E. STOKES Samuel J. ELDERSVELD Roy C. MACRIDIS G. BINGHAM POWELL Seymour M. LIPSET Giovanni SARTORI Harry ECKSTEIN Fritz MORSTEIN-MARX Herbert A. SIMON Donald W. SMITHBURG Victor A. THOMPSON Joseph LAPALOMBARA Michel CROZIER Erich STRAUSS Lucian W. PYE Samuel P. HUNTINGTON Karl W. DEUTSCH David E. APTER”,”Antologia di scienza politica.”,”SARTORI Giovanni”,”TEOP-248″
“SARTORI Giovanni MAZZOLENI Gianni”,”La terra scoppia, Sovrappopolazione e sviluppo.”,”SARTORI Giovanni è Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University di New York, accademico dei Lincei e editorialista. MAZZOLENI Gianni è giornalista e ha lavorato per il Resto del Carlino.”,”DEMx-060″
“SARTORI Giovanni”,”Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica.”,”Giovanni Sartori è il più eminente e il più noto politologo italiano, i suoi libri sono tradotti in trenta paesi. É professore emerito della Università di Firenze e della Columbia University di New York, dove ha insegnato negli ultimi venti anni. É accademico dei Lincei e editorialista del Corriere della Sera.”,”TEOS-091-FL”
“SARTORI Giovanni”,”Democrazia. Cosa è.”,”Giovanni Sartori è il più eminente e il più noto politologo italiano, i suoi libri sono tradotti in trenta paesi. É professore emerito della Università di Firenze e della Columbia University di New York, dove ha insegnato negli ultimi venti anni. É accademico dei Lincei e editorialista del Corriere della Sera.”,”TEOP-086-FL”
“SARTORI Giovanni”,”Democrazia. Cosa è.”,”Giovanni Sartori è il più eminente e il più noto politologo italiano, i suoi libri sono tradotti in trenta paesi. É professore emerito della Università di Firenze e della Columbia University di New York, dove ha insegnato negli ultimi venti anni. É accademico dei Lincei e editorialista del Corriere della Sera.”,”TEOP-026-FV”
“SARTORI Giovanni”,”Mala costituzione e altri malanni.”,”‘Giovanni Sartori uno dei massimi studiosi politici del nostro tempo. Ha insegnato alla Columbia University.'”,”TEOP-563″
“SARTORIUS VON WALTERSHAUSEN August; a cura di David MONTGOMERY e Marcel VAN DER LINDEN collaborazione di Jan GIELKENS Gregory ZIEREN traduzione di Harry DROST”,”The Worker’s Movement in the United States, 1879-1885.”,”a cura di David MONTGOMERY e Marcel VAN DER LINDEN collaborazione di Jan GIELKENS Gregory ZIEREN traduzione di Harry DROST. SARTORIUS fu un eminente economista tedesco che visitò gli USA agli inizi degli anni 1880 e scrisse una serie di articoli sul movimento operaio americano pubblicati in Germania.”,”MUSx-103″
“SARTRE Jean-Paul direttore; edizione italiana a cura di Alberto MONDADORI e Giancarlo VIGORELLI; saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James Weldom JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY Milton ROSENTHAL Richard WRIGHT William RUSSELL e Stephen W. SMITH”,”Les Temps Modernes. Numero speciale sugli Stati Uniti d’ America.”,”Saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James Weldom JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY Milton ROSENTHAL Richard WRIGHT William RUSSELL e Stephen W. SMITH”,”USAS-064″
“SARTRE Jean-Paul”,”L’ esistenzialismo è un umanismo.”,”Preso tra due fuochi da destra e da sinistra (PCF), SARTRE si adoperò, nell’ ottobre 1945, di fronte al pubblico del club Maintenant, a spiegare che cosa fosse l’ “”esistenzialismo ateo”” da lui professato e a dimostrare l’ inconsistenza delle accuse lanciate contro di lui. Nel 1946 apparve la brochure nata da quella conferenza. “”Noi vogliamo istituire per l’ appunto il regno umano come un insieme di valori distinti dal regno materiale”” (pag 62) “”L’ uomo sceglie la propria morale”” (pag 73)”,”FILx-275″
” SARTRE Jean-Paul, a cura di Florinda CAMBRIA”,”L’intelligibilità della Storia. Critica della Ragione dialettica. Tomo II.”,”Quest’opera, redatta tra gli anni 1958-1962 e rimasta incompiuta, costituisce il secondo tomo della Critica della Ragione dialettica. Le analisi sartriane offrono l’occasione di riflettere sulla condizione del vivere e sul progressivo cammino dell’esperienza critica, indispensabile alla costituzione di una società libera ed autonoma.”,”FILx-030-FL”
“SARTRE Jean-Paul, a cura di Franco FERGNANI”,”Questioni di metodo.”,”Contiene il paragrafo: ‘Lo svuotamento di senso della scienza naturale nella «tecnicizzazione»’ (pag 92-)”,”FILx-305-FF”
“SARTRE Jean-Paul”,”Baudelaire.”,”Il libro di J.P. Sartre, ‘Baudelaire’ è del 1947. “”«Non ha avuto la vita che meritava»””. Di questa massima consolante, la vita di Baudelaire, sembra un’illustrazione magnifica. Certo non meritava quella madre, quelle eterne angustie finanziarie, quel consiglio di famiglia, quell’amante tirchia, né quella sifilide; e che di più ingiusto della sua fine prematura?”” (pag 7) Anche: ‘Queste righe provengono da un articolo di Augusto Benemeglio intitolato Charles Baudelaire, un maledetto romantico, pubblicato sul sito La poesia e lo spirito. L’autore riflette con tono partecipe e ironico sulla vita tormentata del poeta, sottolineando come Baudelaire sembri incarnare perfettamente la massima “non ha avuto la vita che meritava”. Benemeglio elenca con amara lucidità le sventure che hanno segnato l’esistenza di Baudelaire: una madre distante, problemi economici cronici, un consiglio di famiglia oppressivo, una relazione sentimentale deludente e la malattia che lo condusse a una morte prematura. Ma poi, con un colpo di penna quasi provocatorio, suggerisce che forse Baudelaire ha cercato e voluto proprio quella vita tormentata, come se il dolore fosse parte integrante della sua poetica e della sua identità’ (f. copil.)”,”VARx-011-FFS”
“SARTRE Jean-Paul, a cura di Andrea CANEVARO”,”L’intuizione della ragione.”,”Dono di Mario Caprini”,”FILx-596″
“SARZI AMADE’ Emilio a cura”,”Le due vie dell’ economia cinese. Antologia di scritti cinesi.”,”””Il presidente Mao dice. “”Il popolo cinese ha nobili aspirazioni e capacità. Esso raggiungerà sicuramente, e supererà, in un futuro non troppo distante, i livelli mondiali avanzati””. Dopo il positivo esperimento con la prima bomba atomica, con il grande coraggio che è proprio del comandante supremo del proletariato, il nostro grande, rispettato e amato dirigente presidente Mao ci diede nuovi compiti di lotta””. (pag 211)”,”CINE-032″
“SARZI AMADÈ Emilio, a cura”,”Le due vie dell’economia cinese. Antologia di scritti cinesi.”,”Emilio Sarzi Amadé è un giornalista specializzato in problemi asiatici. per il suo lavoro si è recato spesso come inviato nei paesi socialisti. In questo momemnto si trova nel Vietnam del Nord. L’antologia che qui si presenta, un’antologia di scritti cinesi e non di ‘interpretazioni’ occidentali, vuole essere un contributo leale alla conoscenza della Cina. Gli scritti non abbracciano tutti gli argomenti e non soddisfano tutte le possibili curiosità; si limitano ad approfondire un tema: quello della struttura economica.”,”CINE-002-FL”
“SASSANO Marco”,”Il Novecento anno per anno. Cronologia degli avvenimenti mondiali.”,”Marco SASSANO (Torino, 1939) è giornalista dal 1969, inviato speciale prima dell’ ‘Avanti!’ e poi del ‘Giorno’. Da trent’anni segue gli avvenimenti nazionali e internazionali. Per Marsilio ha pubblicato sei libri.”,”RAIx-039″
“SASSANO Marco a cura”,”Tribuna dei soldati rossi. I militari e “”L’Ordine Nuovo””.”,”SASSANO Marco è nato a Torino nel 1949. Dal novembre 1969 vive a Roma dove lavora come redattore per il giornale Avanti!. Fatti di Sestri 20 Luglio 1922 fraternizzazione soldati con operai scacciati i fascisti”,”MITC-092″
“SASSEN Saskia”,”Una sociologia della globalizzazione.”,”L’autore è docente di Sociologia alla Columbia University. ha pubblicato tra l’altro ‘La città nell’economia globale’ (Mulino, 2003). Contiene tra l’altro: – capitolo V. Formazione delle migrazioni internazionali [Geoeconomia della migrazione, Vincoli economici, Reclutamento e reti etniche, esportazione organizzata di lavoratori (esportazione di manodopoera organizzata dallo stato, la tratta delle donne)] – capitolo VI. Classi globali emergenti (tra cui ‘La nuova classe globale degli svangaggiati) “”Allo stesso modo, è faccenda complessa determinare se l’emigrazione contribuisca alla causazione cumulativa di segno negativo evidente nei paesi esportatori di manodopera. La documentazione mostra che singole famiglie e località possono beneficiarne, non però le economie nazionali di questi paesi. La storia sembra indicare che l’accumulazione di vantaggio, evidente nei paesi di accoglienza, non si è tendenzialmente estesa alle aree di esportazione della manodopera per la loro impossibilità a raggiungere un’effettiva spazializzazione della crescita o per esserne strutturalmente escluse, proprio perché caratterizzate da uno sviluppo disuguale. Per due secoli Italia e Irlanda sono state esportatrici di manodopera senza che ciò si trasformasse in un vantaggio macroeconomico. Il loro attuale dinamismo, e il fatto che accolgano forza lavoro immigrata, hanno poco a che fare con la loro storia di paesi d’emigrazione. Sono stati processi economici specifici, promossi da agenti specifici (lo stato nazionale irlandese e le imprese dell’Italia settentrionale) a far crescere le rispettive economie. In breve, da una prospettiva analitica si potrebbe sostenere che quanto più i paesi oggi importatori di manodopera si siano arricchiti e sviluppati, tanto più hanno ampliato le loro aree di reclutamento e di influenza, estendendole a un numero crescente di paesi e inglobando molteplici dinamiche di emigrazione e di immigrazione: alcune radicate in passate condizioni imperiali, altre in più recenti asimmetrie di sviluppo alla base di gran parte della migrazione odierna. Esiste una dinamica della disuguaglianza, nella quale si inseriscono le migrazioni della manodopera, che continua a contrassegnare le regioni quali esportatrici o importatrici di manodopera benché un determinato paese possa passare da una categoria all’altra, come nel caso di Irlanda e Italia al giorno d’oggi”” (pag 146-147) [Cap. V, Formazione delle migrazioni internazionali]”,”TEOS-001-FP”
“SASSENBACH J.”,”Twenty-five years of International Trade Unionism.”,”””Conferenza internazionale di Berna, 1917. Inviti a questa Conferenza furono spediti dalla Federazione dei sindacati svizzeri il 30 giugno 1917, ma d’ accordo con Legien la conferenza fu spostata dal 17 settembre, com’era stato deciso a Stoccolma, al 1° ottobre. L’ agenda conteneva il punti seguenti: – 1. Costituzione, sede principale della IFTU. – 2. Proposte dell’ internazionale sindacale per la conferenza di pace. Si era deciso che le discussioni di questioni politiche fossero lasciate fuori. Ogni paese aveva diritto di mandare fino a 10 delegati. I paesi rappresentati si possono vedere nella tabella riportata. Il centro nazionale francese voleva prendere parte alla conferenza, ma non poteva mandare nessuno perché il governo francese rifiutava i passaporti. Gli italiani erano disposti a venire se tutti i paesi avessero risposto alla chiamata. I belgi e le trade unions britanniche rifiutarono decisamente di prendere parte e queste ultime basarono il loro rifiuto sulla base della decisione di una conferenza di rappresentanti dei sindacati dei paesi dell’ Intesa, tenutasi a Londra dall’ 11 al 12 settembre. L’ atteggiamento dei belgi e dei britannici diede luogo a lunghe discussioni, particolarmente ostili nei confronti di questi ultimi, essendo l’ assenza dei belgi giustificata da alcuni delegati.”” (pag 57-58)”,”SIND-062″
“SASSETTI Filippo, a cura di Adele DEI”,”Lettere dall’India (1583-1588).”,”Figura particolare nel panorama letterario italiano del secondo Cinquecento il fiorentino Filippo Sassatti (1540-1588) fu al contempo letterato e mercanto, animato da interessi filologici e scientifici, tuttavia costretto, per vivere ad occuparsi di merci, traffici e spedizioni.”,”INDx-002-FFS”
“SASSO Gennaro”,”Il guardiano della storiografia. Profilo di Federico Chabod e altri saggi.”,”Da Federico CHABOD a Arnaldo MOMIGLIANO, da Delio CANTIMORI a Eugenio GARIN, questo volume ricostruisce alcuni aspetti della storiografia italiana ed europea del XX secolo. Gennaro SASSO (Roma, 1928) è professore ordinario di Storia della filosofia nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Accademia Nazionale dei Lincei. Tra le sue opere: -Niccolò Machiavelli. Storia del suo pensiero politico (NAPOLI, 1958) – Machiavelli e Cesare Borgia (ROMA, 1965) – Passato e presente nella storia della filosofia (ROMA, 1965, 1966) -Studi su Machiavelli (NAPOLI, 1966) -In marigne al V Centenario di Niccolò Machiavelli (NAPOLI, 1972) -Benedetto Croce. La ricerca della dialettica (NAPOLI, 1975) -Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio (BOLOGNA 1979) -La ‘Storia d’Italia’ nel pensiero di Benedetto Croce (NAPOLI 1979) -L’ illusione della dialettica. Profilo di Carlo ANTONI (ROMA 1982) -Tramonto di un mito. L’ idea di progresso fra Otto e Novecento (BOLOGNA 1984) – Machiavelli e gli antichi e altri saggi (3 voll, MILANO-NAPOLI).”,”STOx-050″
“SASSO Fulvio”,”Il Biondino (eroe o sanguinario?). L’enigmatica storia di un protagonista nella lotta partigiana fra Liguria e Piemonte.”,”SASSO Fulvio è nato nel 1942 vive a Ferrania (SV).”,”ITAR-187″
“SASSO Fulvio”,”””Ortica””. Storia di un partigiano da Savona alle Langhe.”,”SASSO Fulvio è nato nel 1942 vive a Ferrania (SV).”,”ITAR-188″
“SASSO Gennaro”,”Niccolò Machiavelli. Storia del suo pensiero politico.”,”Gennaro Sasso è professore ordinario di Storia della filosofia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio’, Bologna, 1979. “”Il ‘Principe’ non è il sogno di un visionario, e Machiavelli non è lo schiavo della sua «immaginazione». E’ tuttavia – potrebbe dirsi – privo della «capacità» storiografica che, nei ‘Discorsi’, sorregge la teoria politica, e costituisce la sua incomparabile profondità. In luogo di individuare le ragioni complesse, varie e profonde, della crisi e della decadenza italiana, nel ‘Principe’ sembra che Machiavelli le ritragga nell’insufficienza dell’organizzazione militare e in quella indichi la «causa prima» della catastrofe (60). E se è così, se il quadro che qui egli traccia è così povero di altre, essenziali, determinazioni, non sarà inevitabile concludere che a questa sua angustia corrisponde , in realtà, quella stessa da cui la sua costruzione politica è affetta?”” (pag 342) (60) Sugli “”errori”” di valutazione storica di Machiavelli, cfr. Chabod, ‘Del Principe di Niccolò Machiavelli’, pp. 42 sgg. (= Scritti, pp. 74, segg). La tesi formulata nel testo trova il suo sostegno in molti passi del ‘Principe’. Cfr., ad es., 12, dove la connessione circolare fra «buone leggi» e «buone armi» è chiarissima. Chobod, ‘Del Principe’, p. 41 n. 3, ha certo avuto torto a sottovalutarla”,”TEOP-134-FF”
“SASSOON Donald”,”Cento anni di socialismo. La sinistra nell’ Europa occidentale del XX secolo.”,”SASSOON insegna storia all’Univ di Londra. Tra i suoi libri tradotti in IT: – Togliatti e la via italiana al socialismo. EINAUDI. 1980 – L’Italia contemporanea. EDITORI RIUNITI. 1987 Con ‘Cento anni di socialismo’ ha vinto il premio Deutscher 1996.”,”EUVx-003″
“SASSOON Donald”,”Togliatti e la via italiana al socialismo. Il Pci dal 1944 al 1964.”,”SASSOON Donald, nato al Cairo nel 1946, è uno storico inglese, allievo di Eric J. HOBSBAWM col quale ha preparato il dottorato di ricerca. Membro del Labour Party vive a Londra dove insegna Storia contemporanea al Queen Mary College. Ha curato due antologie di testi del PCI e di scritti di TOGLIATTI ‘The Italian Communistes Speak for Themselves’ e ‘On Gramsci and Others Writings’. Policentrismo (pag 162) “”Fin qui l’ analisi di Togliatti non si discosta molto da quella di Krusciov. Entrambi avevano chiaramente interesse, sul piano teorico-politico, a cercare di mantenere separati gli errori personali di Stalin da certi grandi avvenimenti (per esempio la vittoria su Hitler) che andavano considerati positivi, nonostante la parte determinante avuta da Stalin. Poiché Stalin aveva dato la sua impronta a tutto il corso del comunismo post-leniniano, è ovvio che lo spazio di manovra era ristretto: non era possibile condannare tutto l’ operato di Stalin. E’ qui che il metodo di Togliatti comincia a discostarsi da quello di Krusciov. Secondo Togliatti, “”non può… venire considerata soddisfacente la posizione che è stata presa al congresso e che oggi viene ampiamente sviluppata nella stampa sovietica per quanto riguarda gli errori di Stalin e le cause e condizioni che li resero possibili””. In particolare Togliatti trova inaccettabile il concetto di “”culto della personalità””, che non può essere usato come chiave universale per spiegare tutto ciò che ha funzionato male nell’ Urss e nel movimento comunista internazionale””. (pag 167)”,”PCIx-211″
“SASSOON Donald”,”La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi.”,”SASSOON Donald è nato al Cairo e ha studiato a Parigi, Milano, Londra e negli Stati Uniti. Ordinario di storia europea comparata presso il Queen mary College di Londra, è autore di ‘Togliatti e la via italiana al socialismo’ (Einaudi, 1980) e di ‘Cento anni di socialismo’ (Editori Riuniti, 1997). Con Rizzoli ha pubblicato ‘Il mistero della Gioconda’ (2006).”,”EURx-263″
“SASSOON Donald”,”Cento anni di socialismo. La sinistra nell’Europa occidentale del XX secolo.”,”Donald Sassoon insegna storia all’Università di Londra. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Togliatti e la via italiana al socialismo e L’Italia contemporanea. Con Cento anni di socialismo ha vinto il prestigioso premio Deutschet 1996.”,”SOCx-016-FL”
“SASSOON Donald e altri”,”Togliatti e la «centralità» del parlamento (Sassoon); Togliatti e il Partito comunista italiano. Tavola rotonda con Nello Ajello, Enzo Forcella, Giorgio Napolitano, Aldo Rizzo, Giovanni Russo, Aldo Tortorella, Aldo Zanardo.”,”Togliatti inizia un excursus storico sul concetto di rappresentanza che lo porterà da Mirabeau a Sonnnino, Lorimer e John Stuart Mill: la metafora del parlamento come specchio del paese… (pag 45) “”Togliatti avrebbe potuto citare J. Stuart Mill per il quale il parlamento dovrebbe essere «un congresso di opinioni: un’arena in cui non solo l’opinione generale della nazione, ma quella di ogni sua parte… può presentarsi a pieno titolo e provocare una discussione» (29)”” (pag 47) (29) J.S. Mill, ‘Considerations on Representative Government’, in ‘Utilitarianism Liberty Representative Government’, a cura di H.B. Acton, Dent, London, 1972, p. 239″,”PCIx-006-FGB”
“SASSOON Donald”,”L’Italia contemporanea. I partiti le politiche la società dal 1945 a oggi.”,”Donald Sassoon (Il Cairo, 1946) insegna storia all’Università di Londra. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Togliatti e la via italiana al socialismo e L’Italia contemporanea. Con Cento anni di socialismo ha vinto il prestigioso premio Deutschet 1996.”,”ITAP-074-FL”
“SATPREM [ENGINGER Bernard]”,”Mère. Il materialismo divino.”,”Dono di Mario Caprini ‘Il fine generale da raggiungere è l’avvento dell”Armonia universale’, diceva già nel 1912, la realizzazione dell’unità umana (la stessa espressione di Sri Aurobindo, prima di lui)’ (pag 186) ‘Satprem, nato Bernard Enginger a Parigi il 30 ottobre 1923, è stato uno scrittore francese e un importante esponente dello yoga di Sri Aurobindo e Mirra Alfassa, conosciuta come “”Mère””. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ha fatto parte della Resistenza francese e fu arrestato dalla Gestapo, trascorrendo un anno e mezzo in un campo di concentramento tedesco. Dopo la guerra, Satprem ha viaggiato molto, visitando paesi come l’Egitto, la Guyana francese, il Brasile e l’India. È stato in India che ha incontrato Sri Aurobindo e Mère, un incontro che ha profondamente influenzato la sua vita. Nel 1957, Mère gli ha dato il nome spirituale ‘Satprem’, che significa “”colui che ama veramente””. Satprem è noto soprattutto per aver pubblicato l’Agenda di Mère, un’opera in 13 volumi che raccoglie le registrazioni e gli appunti delle conversazioni con Mère dal 1953 al 1973. Ha anche fondato l’Istituto di Ricerche Evolutive a Parigi nel 1977 per promuovere questa opera (f. copilot)”,”INDx-145″
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Vita di Lenin.”,”Laura SATTA BOSCHIAN, già docente di Lingua e letteratura russa nell’ Università di Perugia ha pubblicato varie opere sulla Russia e l’ URSS (v.retrocopertina). “”E Lenin conosceva a fondo gli umori della campagna perché i chodoki lo informavano con regolarità. Li ho già nominati più volte e sempre di sfuggita. Sono un fenomeno curioso e fra le tante smancerie fiorite, fino a pochi anni or sono, intorno a Lenin, ridicole, controproducenti e spesso non vere, questa dei colloqui fra Lenin e i chodoki dovrebbe essere più approfondita. Erano costoro dei contadini che da tempo immemorabile, percorrendo distanze infinite, andavano a piedi (per questo chodoki da chodit’ camminare) nella capitale, per esporre le loro richieste e i loro lamenti a qualche alto funzionario o anche direttamente allo zar. Abitudine arcaica, ingenua, tribale, che (…) Lenin aveva colto al volo (…) per trarre notizie di prima mano, altrimenti impossibili.”” (pag 192-193)”,”LENS-135″
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Vita di Lenin.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”LENS-012-FL”
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Dalla santa Russia all’URSS (1905-1924). Un destino voluto da tutti.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”RIRO-216-FL”
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Ottocento Russo. Geni, diavoli e profeti.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”RUSx-238-FL”
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Tempo d’avvento. Alle origini culturali religiose e sociali della prima rivoluzione russa.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”RIRx-115-FL”
“SAUDEJAUD Carole”,”Le syndicalisme chrétien sous l’ occupation.”,”SAUDEJAUD Carole (25 anni) ha sostenuto nel 1996 una memoria a Lione 2 – Lumière sul soggetto che ha dato luogo a questo libro. E’ titolare di un magistero di relazioni internazionali. Sindacalismo cristiano sotto l’Occupazione. I rapporti tra le due tendenza e l’unione di facciata. “”””””La verité qu’on le veuille ou non, et n’en déplaise à certain de nos amis, c’est qui’il y a deux tendances qui s’affrontent: la nôtre qui veut sauver le syndicalisme chrétien, et l’autre qui travaille ‘consciemment’ à sa perte. Je dis consciemment parce que cette tendance fait tout pour faire échouer nos ultimes efforts. Entre ces deux tendances, il ressort qu’il n’y a plus rien de commun. C’est du moins mon idée””. Ainsi Robert Vansieleghem (1) consiste la scission, que tous se refusent à reconnaître, au sein de l’ex-CFTC.”” (1) lettera di Robert Vansieleghem a Albert Myngers 9 ottobre 1942″,”MFRx-298″
“SAUL Norman E.”,”Sailors in Revolt. The Russian Baltic Fleet in 1917.”,”Norman E. Saul is professor of history at the University of Kansas. He received the B.A. in slavic studies at Indiana University, the M.A., Ph.D., and Certificate of the Russian Institute at Columbia University, and has also studied Russian history at the University of London and Leningrad State University. He worked on this volume as a Fulbright Research Scholar at the University of Helsinki. List of Illustrations, Preface, Notes, Bibliography, cartine, Index,”,”RIRO-190-FL”
“SAUL Norman E.”,”War and Revolution. The United States and Russia, 1914-1921.”,”Norman E. Saul is professor of history at the University of Kansas. He received the B.A. in slavic studies at Indiana University, the M.A., Ph.D., and Certificate of the Russian Institute at Columbia University, and has also studied Russian history at the University of London and Leningrad State University. He worked on this volume as a Fulbright Research Scholar at the University of Helsinki.”,”QMIP-030-FL”
“SAUNDERS David”,”La Russia nell’ età della reazione e delle riforme 1801-1881.”,”David SAUNDERS insegna storia all’ Università di Newcastle upon Tyne. Specialista di storia russa ha pubblicato pure: ‘The Ukrainian Impact on Russian Culture 1750-1850’ (1985).”,”RUSx-056″
“SAUNDERS Doug”,”Du village à la ville. Comment les migrants changent le monde.”,”SAUNDERS Doug traduit de l’anglais (Canada) par Daniel POLIQUIN. Le città uccidevano gli uomini come gli eserciti… “”(…) les villes européennes au mitan du XVIIIe siècle ne connaissaient qu’une croissance de 0,2% par année. La population totale de l’Europe occidentale en 1750 était à peine supérieure à celle de 1345, avant que le première peste ne frappe, et nombre de villes italiennes n’avaient pas connu de croissance depuis l’époque romaine. Londres au XVIIIe siècle était si dangereuse qu’il fallait en moyenne 6 000 migrants ruraux par an rien que pour maintenir sa population de 600 000 habitants (3). Les villes, comme les armées, tuaient les hommes presque aussi vite qu’elles les absorbaient. Dans la dernière moité du XVIIIe siècle, et surtout après 1780, la dynamique s’est modifiée. À Londres, les baptêmes ont excédé les enterrements pour la première fois en 1790, tendance qui s’est accélérée vivement après 1801 (4). D’autres villes européennes ont emboîté le pas. En grande partie, ce changement a été causé par le resserrement du réseau du commerce mondial et des communications, qui avait créé un bassin de population homogène et immunisé partout en Europe et dans une bonne partie de l’Asie, faisant des maladies autrefois épidémiques et mortelles des maladies endémiques (c’est-à-dire qu’elles se muaient en simples maladies d’enfants). Cette nouvelle immunité a provoqué un boom démographique sans précédent, nourri, entre autres, par des mariages entre gens plus jeunes et de récoltes plus nourrissantes. En Europe et en Chine, le taux de croissance démographique s’est multiplié par cinq puis sept après 1750. La population européenne est passée de 118 millions en 1700 à 187 millions en 1801, et allait doubler de nouveau au siècle suivant”” (pag 169-170) [(3) William H. McNeill “”Human Migration: A Historical Overview””, in William H. McNeill e Ruth S. Adams a cura, Human Migration: Patterns and Policies, Indiana University press, 1978, p.6; (4) Mary Dorothy George, London Life in the Eighteenth Century, Chicago Academy, 1985, p. 25-26]”,”CONx-189″
“SAUNDERS David”,”La Russia nell’età della reazione e delle riforme, 1801-1881.”,”David Saunders insegna Storia all’Università di Newcastle upon Tyne. Specialista di storia russa ha pubblicato anche ‘The Ukrainian Impact on Russian Culture 1750-1850’.”,”RUSx-078-FL”
“SAUNDERS Frances Stonor”,”Gli intellettuali e la Cia. La strategia della guerra fredda culturale.”,”””Il modo migliore per fare buona propaganda è non far mai apparire che si sta facendo propaganda”” (Richard Crossman) (in apertura, introduzione)”,”USAP-090″
“SAUSKIN Ju.G.”,”Introduzione alla geografia umana.”,”””durante tutto l’ ultimo millennio l’ Asia (esclusa l’ Urss) ha costantemente compreso e continua a comprendere più della metà della popolazione mondiale.”” (pag 231) “”la popolazione dell’ Asia è costantemente in crescita, benché la sua percentuale rispetto alla popolazione mondiale sia pure variata, dal 53.3% (1920) al 65.9% (1950). Dal 1900 ad oggi la popolazione dell’ Asia (esclusa l’ Urss) è quasi raddoppiata…””. (pag 231) “”Dal 1900 ad oggi la popolazione dell’ Europa (senza l’ Urss) è aumentata di quasi il 50%.”” (pag 232)”,”ASGx-024″
“SAUVAGE Leo”,”Chi ha ucciso il presidente? Risposta al rapporto Warren. Una implacabile analisi del più misterioso delitto politico del secolo.”,”J.F. KENNEDY è stato assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. “”E’ un principio basilare del diritto americano, come del resto del diritto moderno in generale, che ogni esitazione, ogni incertezza, ogni ambiguità vadano interpretate a vantaggio dell’ accusato.”” (pag 49)”,”USAP-067″
“SAUVY Alfred”,”Crescita zero?”,”Alfred SAUVY è nato nel 1898. Economista, sociologo, statistico, ha diretto per molti anni l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi ed è membro della Commissione dell’ ONU per la popolazione. Fra le sue opere sono da ricordare: -Theorie generale de la population (1954) -De Malthus à Mao Tse-tung (1958) -La longueur de la vie humaine (1960)”,”DEMx-028″
“SAUVY Alfred”,”La fine dei ricchi. Verso l’ autodistruzione? Sfruttamento sprechi degradazione dell’ ambiente. I macroscopici errori dei paesi industrializzati.”,”Alfred SAUVY è nato nel 1898. Economista, demografo, sociologo, statistico, ha diretto per molti anni l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi ed è membro della Commissione dell’ ONU per la popolazione. Fra le sue opere: -Theorie generale de la population (1954) -De Malthus à Mao Tse-Tung (1958) -La longueur de la vie humaine (1960) -Croissance zero? (Crescita zero?, GARZANTI, 1974)”,”DEMx-029″
“SAUVY Alfred, a cura di J.C. CHESNAIS”,”La viellesse des nations.”,”Alfred SAUVY (1898-1990). L’ Europa entra nel declino demografico. Dal 1996 la sua popolazione sta diminuendo. Il secolo XIX sarà il “”secolo dell’ invecchiamento””, questa volta planetario con tutte le conseguenze che ciò comporterà (sistema delle pensioni, tasso di disoccupazione elevato, giovani contro vecchi ecc.). La Francia è stata dalla fine del XVIII secolo agli anni 1940, all’ avanguardia dello spopolamento e dell’ invecchiamento. Ed è ad essa che sono dedicati gran parte dei testi di questo volume. Ma il declino francese prefigurava quello europeo che stiamo vivendo oggi. E la sua esperienza sta prendendo una portata universale. (dalla 4° di copertina)”,”DEMx-047″
“SAUVY Alfred”,”Histoire économique de la France entre les deux guerres. 1. 1918-1931. De l’ armistice à la dévaluation de la livre.”,” “”Difesa borghese. In posizione difensiva, la borghesia intende mantenere l’ ordine stabilito contro la massa di rivendicazioni sindacali o politiche, e nel contempo fare fronte ai pericoli nazionali; doppia lotta all’ interno e all’ esterno. A parte il gendarme per rispettare la proprietà, le due barriere classiche del regime sono, anch’esse, una interna, l’ altra estera: il gold standard (étalon or) e il budget. La prima è fisica, inalterabile, la seconda più dogmatica, ma anch’essa solida. Questi due catenacci sono saltati sotto la pressione della guerra, il regime ha ballonzolato senza regole, fino al loro ristabilimento nel 1928. Ma quattordici anni di queste fluttuazioni hanno messo in movimento molti organi, fino ad allora inerti.”” (pag 435)”,”FRAE-022″
“SAUVY Alfred”,”Histoire économique de la France entre les deux guerres. 2. 1931-1939. De Pierre Laval a Paul Reynaud.”,” La settimana di 40 ore, misura del governo Leon Blum del Fronte popolare. L’ aumento salariale deciso nel giugno fino alla svalutazione del settembre 1936. “”Questa misura figura, l’ abbiamo visto, nel programma dei comunisti, ma non in quello del Rassemblement populaire, che costituisce la carta fondamentale. E’ la pressione degli scioperi che conduce ad adottare questa innovazione, alla quale i radicali non hanno il coraggio o la chiaroveggenza di opporsi. Secondo il relatore della legge davanti alla Camera, André Philip, la settimana di 40 ore ha uno scopo sociale, affermare il diritto dei lavoratori al tempo libero ed uno scopo economico, contribuire al riassorbimento della disoccupazione.”” (pag 208-209)”,”FRAE-023″
“SAUVY Alfred, collaborazione di Anita HIRSCH André ARMENGAUD Pierre GEORGE Marcel LODS Jules MILHAU Maurice DAUMAS Jacques JULLIARD Jean BOUVIER André LALEUF Robert CORNEVIN André L.A. VINCENT Alain BARJOT Cécile TARDIEU-GOTCHAC Evelyne SULLEROT Françoise FOURASTIE'”,”Historie économique de la France entre les deux guerres. III. Divers sujets.”,”Contiene dedica autore Contiene un capitolo sul movimento operaio e sindacale: ‘Le mouvement syndical’ di Jacques JULLIARD (pag 175-203) “”Déjà, au Congrès de Lyon (septembre 1919), reprochant à la CGT de n’avoir pas déclenché une lutte décisive après le 1er mai, marqué par une impressionante mobilisation populaire, Monatte critiquait en ces termes un de ses plus proches amis de la ‘Vie ouvrière’ d’avant-guerre: “”Merrheim ne veut pas faire le saut révolutionnaire, Merrheim, comme le cheval au bord de l’obstacle, s’arrête et recule””. A quoi ce dernier avait répondu: “”Ma plus grande souffrance, c’est d’avoir connu en France une situation révolutionnaire sans avoir rencontré un esprit révolutionnaire dans la classe ouvrière””. (pag 181)”,”FRAE-037″
“SAUVY Alfred”,”Crescita zero?”,”Alfred Sauvy è nato nel 1898. Economista, sociologo, statistico, ha diretto per molti anni l’Institut National d’Etudes Demographiques di Parigi ed è stato membro della Commissione dell’ONU per la popolazione. Fra le sue opere sono da ricordare: ‘Theorie generale de la population’ (1954); ‘De Malthus à Mao Tse-tung’ (1958); ‘La longueur de la vie humaine’ (1960). Secondo Sauvy i marxisti non prevedono un aumento dei bisogni dell’uomo! “”È difficile parlare delle risorse del pianeta senza preoccuparsi dell’uomo. Finché si tratta solo di bisogni vitali, e in particolare di nutrimento, il problema è abbastanza ben circoscritto. Ma nel XIX secolo nascono a poco a poco nuovi bisogni. La formula classica «A ciascuno secondo i suoi bisogni» è molto anteriore a Marx, ma egli è il primo, per sua stessa ammissione, a uscire dall’utopia per dar vita al socialismo scientifico. I testi sull’argomento abbondano, sono abbastanza precisi e carichi di significato. Engels ha detto (1): «Regolare la produzione a seconda dei bisogni sarà una cosa da nulla». Più prudente, come sempre, Marx prevede una fase di transizione contrassegnata da una penuria relativa dovuta all’eredità del regime capitalistico. Ma alla conclusione del processo, grazie ai grandi progressi economici permessi dal socialismo, ciascuno otterrà «secondo i suoi bisogni»; vedremo più avanti il contenuto del termine. In nessun momento si affaccia l’idea di una limitazione delle risorse del pianeta. La preoccupazione di ripartire è così viva da spegnere ogni pensiero circa la massa da suddividere o, diciamo meglio, ogni inquietudine. Nel 1881, Engels scrive a Kautsky una famosa lettera contro i propagandisti malthusiani, nella quale in particolare osserva (2): «La produzione in serie che sta facendo la sua comparsa in America e il notevole sviluppo dell’agricoltura minacciando di soffocarci duramente sotto il peso dei beni prodotti». I bisogni dell’epoca sembrano limitati: il vitto e l’alloggio, un poco di cultura. Ma racchiusi nelle formule e soggiogati, come tanti altri, dai miraggi del mercato, i marxisti non immaginano neppure che i bisogni dell’uomo possano aumentare. Engels scrive: «Una volta stabilita tale statistica [del consumo in una società comunista], cosa che si può facilmente eseguire nel giro di uno o due anni, la media del consumo annuo muterà solo in rapporto all’aumento della popolazione; sarà quindi facile fissare anticipatamente, a un momento dato, quale quantità di ogni articolo verrà richiesta dal bisogno del popolo». Da quel momento tutto è permesso. Sebbene viva in un periodo in cui già i bisogni emergono da ogni parte, Lenin conserva integralmente il pio pensiero: «Lo stato potrà scomparire completamente (,,,) solo quando ci sarà talmente abituati a osservare le regole primordiali della vita sociale e solo quando il lavoro sarà diventato talmente produttivo che tutti lavoreranno volontariamente secondo le proprie capacità (…) la ripartizione dei prodotti non richiederà più che la società assegni a ciascuno la sua parte dei prodotti che gli spettano. Ciascuno sarà libero di prelevare a seconda dei propri bisogni». Non viene detto che verrà ‘dato’ a ciascuno second i propri bisogni, il che potrebbe suggerire una certa definizione restrittiva della funzione delle autorità, ma che ciascuno potrà ‘prelevare’. Da quel momento, la corsa al profitto da una parte, la corsa all’abbondanza dall’altra, trascinano gli uomini in sogni contrapposti per molti versi, ma ugualmente indifferenti all’estensione della fonte delle ricchezze. Méline e Lenin, curiosamente associati da una assonanza dei cognomi, ci presentano due tendenze, due idealismi assolutamente contrari: l’uno; definitivamente reazionario, vuol ritornare nel cuore della terra che ingenuamente presuppone larga a tutti di favori per la sua sola bontà. L’altro, rivoluzionario, non intravvede limiti alla risorse naturali dominate dall’uomo”” (pag 46-48) [Alfred Sauvy, ‘Crescita zero?’, Garzanti, Milano, 1974] [(1) Discorso pronunciato il 15 febbraio 1845; Cfr. Mega, parte I, vol IV, p. 372 (trad. it. Marx-Engels, ‘Opere complete’, vol. IV, Roma, 1972); (2) K. Marx e F. Engels, ‘Lettres à A. Bebel, W. Liebknecht, K. Kautsky et autres’, parte I, 1870-86, pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin’ di Mosca. Cfr “”Population””, 1966, p. 786]”,”TEOS-022-FV”
“SAVAGE Jon”,”L’invenzione dei giovani.”,”Jon Savage è giornalista e autore di ‘England’s Dreaming’ storia dei Sex Pistols e della parabola punk nell’Inghilterra degli anni settanta. “”I giovani non sono sempre esistiti. Al contrario: sono stati inventati”” “”L’importanza cruciale dei giovani trovò una conferma quando il governo britannico passò finalmente alla leva obbligatoria. Il livello d’attrito era tale che la domanda di sangue fresco era incessante”” (pag 166) “”Nei primi anni del Novecento l’iscrizione nei licei toccò livelli mai visti grazie a una serie di campagne di riforma che sottrassero tanti adolescenti dal mercato del lavoro, dove furono sostituiti immediatamente dai figli dei recenti immigrati. Ma gli industriali scoprirono presto che questa fonte di carne fresca per le fabbriche non era infinita. Molti nuovi cittadini americani s’erano portati dietro dal Vecchio Mondo le sue politiche sociali e adesso stavano manifestando perché fossero riconosciuti i sindacati. Il sistema dell’apprendistato era sotto il controllo della American Federation of Labor che si sforzava di aumentare i salari per i giovani. Il movimento contro il lavoro infantile era in piena attività: prima del 1900 ventotto stati avevano già approvato leggi che ne regolavano l’utilizzo. Uno dei suoi capi, Florence Kelly, fondò il Comitato nazionale per il lavoro infantile, che lottava per strappare controlli federali sulla “”forza lavoro dei giovani”” più rigorosi”” (pag 108-109)”,”GIOx-076″
“SAVANT Giovanna”,”Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla grande guerra.”,”N. 48 e Ariste Tormenti, pseudonimi di Giacinto Menotti Serrati, Very Well pseudonimo di Claudio Treves Giovanna Savant ha conseguito il titolo di Dottoressa di ricerca in Studi politici all’università di Torino nel 2009. Ha collaborato al volume a cura di A. D’Orsi, ‘Bibliografia gramsciana ragionata. I, 1922-1965’, Viella, Roma, 2008. Ha pubblicato alcuni sagig sul pensiero politico di Antonio Gramsci. SAVANT Giovanna, Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla grande guerra. ARACNE EDITRICE. ROMA. 2013 pag 86 8° prefazione di Angelo D’ORSI, premessa note bibliografia indice nomi; Quaderni della Fondazione Luigi Salvatorelli Marsciano, Collezione diretta da Angelo D’ORSI. Giovanna Savant ha conseguito il titolo di Dottoressa di ricerca in Studi politici all’università di Torino nel 2009. Ha collaborato al volume a cura di A. D’Orsi, ‘Bibliografia gramsciana ragionata. I, 1922-1965’, Viella, Roma, 2008. Ha pubblicato alcuni saggi sul pensiero politico di Antonio Gramsci. [‘Treves accusa il direttore dell”Avanti!’ di incoerenza, perché mentre difende il principio dell’intransigenza, non sconfessa l’attività dei Comuni socialisti, apertamente riformista, anzi “”se ne pavoneggia””. E si spinge ancora oltre, affermando chiaramente la necessità di un’azione collaboratrice: “”La guerra ci ha creato dei doveri politici; per assolverli bisogna essere presenti. Essere presenti vuol dire essere nell’azione non nella pura comunicazione filosofica. Ed essere nell’azione oggi implica necessariamente essere nella ‘tolleranza’, nella ‘transigenza’, nella ‘collaborazione'”” (20). Serrati accusa a sua volta Treves “”di parlare come Bonomi”” e i riformisti di destra espulsi nel 1912; se davvero il partito non potesse compiere altra azione che quella di collaborare col governo, «meglio varrebbe il suicidio»: l’annientamento sarebbe preferibile a un adattamento che è «tradimento di tutta l’opera passata». Ma poiché il PSI non ha alcuna responsabilità della situazione attuale, non può e non deve addossarsene alcuna, sia pure indirettamente, «accettando una collaborazione ‘politica’ che significherebbe o ‘parrebbe’ significare adesione alle ragioni borghesi del tempo presente» (21). La polemica riprende in autunno, quando Treves, sull”Avanti!’, accusa gli intransigenti di inerzia, perché in ogni azione scorgono il pericolo della collaborazione di classe. La sua critica investe direttamente il problema della tattica da seguire: i rivoluzionari svalutano gli sforzi e i sacrifici quotidiani che le masse operaie compiono per emanciparsi e alla cooperazione e alla mutualità contrappongono la visione «alquanto poetica e sadica della rivoluzione in blocco». Treves li paragona ai nazionalisti, perché parlano della rivoluzione negli stessi termini con cui i seguaci di Corradini descrivono la guerra, «come fine a se stessa», esaltando le virtù che essa mette in evidenza, ovvero il coraggio, la fierezza e la volontà di comando (22). Nel rispondere Serrati non risparmia al deputato socialista l’attacco personale, rinfacciandogli che nel periodo della neutralità «se ne stette dubbioso», indeciso tra i principi internazionalisti e le necessità contingenti. Afferma che la rivoluzione, intesa come la profonda e radicale trasformazione delle basi sociali, «che non esclude il fatto violento e risolutivo», è la meta del socialismo e ogni azione deve essere conforme a quel fine. Il partito può anche vivere di conquiste immediate, a patto però di tenere sempre presenti «le finalità lontane» e di ispirare ad esse la propria opera (23). Chi aderisce al socialismo «deve volere l’abbattimento della società borghese attraverso la lotta di classe»: Serrati lo afferma chiaramente, non solo rivolgendosi ai compagni della frazione riformista, ma anche per frenare il facile entusiasmo dei tanti che, delusi dalla condotta dei partiti borghesi, scrivono all'””Avanti!””, chiedendo l’ammissione al PSI. Le adesioni, «soverchiamente affrettate» rischiano di compromettere il carattere proletario e rivoluzionario del partito: le fila si ingrossano di «filantropi, di umanitari, di pacifisti» che, contrari alla guerra per ragioni sentimentali, possono un domani, per le stesse motivazioni, essere di ostacolo a una intransigente azione di classe (24)”” [(20) C. Treves, ‘I “”principi”” e l'””azione””‘, “”Critica sociale””, XXV, n. 12, 16-30 giugno 1915, pp. 177-79; (21) ‘L’azione contro i principi’, “”Avanti!””, 22 giugno 1915; (22) Very Well, ‘Il fine e il mezzo’, ivi, 17 ottobre 1915; (23) Postilla a Very Well, ‘Il fine e il mezzo’, cit. (‘Very Well’ pseudonimo di Claudio Treves) (pag 33-34)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”MITS-446″
“SAVANT Giovanna”,”Bordiga, Gramsci e la Grande Guerra (1914-1920).”,”Giovanna Savant è Dottoressa di ricerca in Studi politici europei ed euro-americani. Ha collaborato al volume a cura di A. D’Orsi, ‘Bibliografia gramsciana ragionata. I, 1922-1965’, Viella, Roma, 2008. Ha scritto alcuni saggi sul pensiero politico di Antonio Gramsci e sull’elitismo democratico. Ha pubblicato per Aracne: ‘Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla Grande Guerra’, Roma, 2013. Bordiga su Zimmerwald (pag 72-73) “”Per quanto riguarda gli sforzi del PSI di riallacciare i contatti con i socialisti rimasti ostili alla guerra, culminati nei due convegni di Zimmerwald e Kienthal, tenutisi tra l’autunno del 1915 e la primavera dell’anno successivo, non vi sono articoli di Bordiga che commentino direttamente gli eventi; molti anni dopo, nella ‘Storia della sinistra comunista’, pur ammettendo che il partito «dette il meglio di sé» nel campo della ripresa dei rapporti internazionali, lamenterà con eccessivo rigore che le delegazioni erano composte quasi soltanto da deputati riformisti e che mancavano dei «veri rivoluzionari», per cui nessun italiano firmò il manifesto della sinistra di Zimmerwald preparato da Lenin (140). Come è noto, nel corso dell’incontro, il ‘leader’ bolscevico avanza la proposta di trasformaer la guerra imperialista in guerra rivoluzionaria, ma la maggior parte dei presenti aderisce a una tesi meno estremistica, secondo la quale le masse proletarie devono battersi per l’affermazione di principi democratici e di pacifica convivenza fra gli Stati (141). In un articolo del 1917, successivo alla rivoluzione d’Ottobre, Serrati, presente a Zimmerwald, tenta di spiegare le ragioni del proprio dissenso da Lenin, comuni agli altri esponenti massimalisti lì riuniti: non si trattava che di «un convegno simbolico», in cui riaccendere la fiaccola dell’internazionalismo. Il suo compito non era di stabilire i mezzi di azione immediata, ma di «levare, in alto e lontano, la parola che rinfranchi, che rincuoir, che dica come nell’universale naufragio l’internazionalismo, pure tra gli errori e gli sbandamenti, è rimasto salvo» (142). L’articolo bordighiano del periodo bellico probabilmente più difficile da comprendere rimane quello scritto in occasione dell’uccisione del presidente del Consiglio austriaco da parte del socialista Friedrich Adler, nell’autunno del 1916. Nonostante non creda al valore dei gesti individuali e sia convinto che «agli individui deve essere superiore il Partito» (143), Bordiga difende strenuamente il compagno omicida: il suo è un atto «che si è imposto a un tempo alla cronaca e alla storia». Adler è un marxista che fino a poche ore prima dell’attentato aveva lavorato per un giornale di partito: un uomo lucido, dunque, in grado di valutare il peso delle proprie azioni. Il suo gesto «è stato il corollario della sua – della nostra – campagna internazionalista. Il fatto è propaganda più efficace delle parole». Secondo il militante partenopeo, egli appartiene per sempre al proletariato internazionale: «Come i colpi di rivoltella esplosi da un forsennato contro Giovanni Jaurès segnarono l’inizio di un fatale periodo di deviazioni e di tradimenti tra i socialisti d’Europa, così noi auguriamo con tutta l’anima nostra che l’atto di Federico Adler, compiuto in circostanze tragicamente analoghe, a distanza di più di due anni, sia il segnale per la riscossa proletaria che condurrà al trionfo dell’Internazionale» (144). Alcuni studiosi hanno fatto riferimento alla mortificante stasi in cui si trovava la sezione napoletana, causa il richiamo di molti alle armi, e in fin dei conti l’intero Partito socialista, costretto, dopo lo scoppio della guerra, a ridurre la propria attività quasi alla sola opposizione parlamentare, per spiegare l’approvazione dell’assassinio da parte di Bordiga (145). Tuttavia, un anno dopo, quando l’omicida rischia di essere condannato a morte al termine del processo, è lo stesso militante partenopeo a ritornare sull’argomento, spiegando il proprio punto di vista: definisce Adler «uno dei migliori rappresentanti» del socialismo rivoluzionario, insieme a Karl Liebknecht, consapevoli entrambi che se il trionfo proletario darà pace e benessere, la lotta che lo precede non concede tregua e può richiedere «sacrificio e martirio». Rifacendosi ad alcuni concetti fondamentali di Marx, afferma che sia la guerra sia la rivoluzone sono subumane, ma che mentre la prima lo è nei mezzi e nel fine, la seconda lo è soltanto nei mezzi: con l’avvento del comunismo, si avrà la cessazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e finirà quindi anche il periodo della preistoria, ma i socialisti che preparano il cambiamento «sono ancora uomini dell’epoca sub-umana»”” (pag 72-73) (140) Storia della sinistra comunista, I, p. 103; (141) Cfr. E. Ragionieri, Il socialismo italiano e ilmovimento di Zimmerwald, Belfagor, XXVIII 1973, n. 2 pp. 130-60, in particolare pp. 144-46; (142) I.O. (G.M. Serrati), ‘A Zimmerwald. Noterelle di uno che c’è stato’, Almanacco socialista italiano, 1917, p. 199; (143) A. Bordiga, Le insidie degli “”indipendenti””, in S2, pp. 273-77; (144) B., ‘Adler, “”L’Avanguardia””, X, n. 464, 5 novembre 1916, in S2, pp, 289-92; (145) Cfr. L. Gerosa, ‘Introduzione a S2, p. LXIII, (…)] Ancora da controllare e inserire”,”GRAS-126″
“SAVARESE Mario Lucio, direzione editoriale, consulenza di Franco FORTINI, redazione di Pietro GENTILUCCI, collaborazione Massimo BUCCHI”,”Il giornale dell’anno 1897.”,”Questione limitazione 8 ore, giornata lavorativa (pag 57)”,”STOU-097″
“SAVELLI Agostino”,”Storia d’Italia. Dal tramontare al risorgere dell’impero (476-1936).”,”SAVELLI Agostino”,”ITAF-330″
“SAVELLI Agostino”,”Storia di Spagna. Dalle invasioni barbariche ai giorni nostri, (409-1898).”,”Carlo d’Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 – Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558) fu Re di Spagna (come Carlo I), Imperatore del Sacro Romano Impero (come Carlo V), Re di Napoli (come Carlo IV) e Duca di Borgogna (come Carlo II). È stato una delle più importanti figure della storia dell’Europa, padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l’affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole. (wikip)”,”SPAx-139″
“SAVELLI Agostino”,”Manuale di storia europea e particolarmente italiana, dal 476 d.C. a’ giorni nostri, ad uso delle scuole e delle persone colte. Vol. I. Il Medioevo. Parte I. (476-1000) – Parte II. (1000-1492).”,”Condizioni economiche e finanziarie dell’Impero. “”Economicamente le condizioni dell’Impero, soprattutto occidentale, erano ben tristi: spopolamento, latifondi dello Stato o dei ricchi proprietari; quindi la pastorizia sostituita alla cultura intensiva, molte delle campagne, un tempo biondeggianti di messi, ora divenute pascoli, pieni di mandrie, con pochi servi o pochi liberi a guardarle. Contribuiva inoltre a spopolare le campagne l’attrazione che esercitavano sui rurali le grandi città, come Roma, Costantinopoli, Antiochia e così via, dove si facevano copiose distribuzioni a’ poveri, formanti un proletariato urbano ozioso e vagabondo, doppiamente pericoloso e dannoso allo Stato. Nè a questi mali poteva porre riparo alcuno l’industria, pochissimo esercitata e considerata servile, nè il commercio, poco pregiato e interdetto ai senatori. Questi mali erano antichi, tantochè li lamentava Tiberio Gracco, ma giunsero al colmo nel secolo V in Occidente, dove i piccoli possidenti si riducevano in coloni per sfuggire alle imposte; il ceto medio diminuiva di numero, di efficacia sociale e politica, e scomparivano i curiali, talchè la società, se eccettuiamo ecclesiastici e militari, sembrava divisa in servi e semiliberi da un lato e latifondisti dall’altro. Le imposte si distinguevano in dirette (tributa) e in indirette (vectigalia) ed erano le seguenti: 1. ‘imposta fondiaria’ (tributum), percepita sul suolo, posto a catasto, fissata dall’Imperatore ogni 15 anni (in indictio); 2. ‘imposta governativa personale’ (capitatio) gravante chi non pagava nè la tassa fondiaria, nè l’industriale, cioè artigiani, operai, coloni, donne, ragazzi e schiavi, ed era dovuta dal padrone o dal capo di famiglia. La plebe urbana n’era esente. Curiali e senatori, non soggetti ad essa, facevano un presente convertito in imposta (aurum oblaticium, coronarium); 3. ‘crisargirio’ (chrysargirium) levato ogni 5 anni sulle industria, a guisa di patente; 4. ‘imposta sulle successioni e sugli affrancamenti per testamento’ (vigesima haereditatum et libertatis), sulle vendite (vectigal rerum venalium); 5. ‘imposte indirette’, dogane (portoria) pedaggi sulle vie, sui ponti, nei porti (telonea); il monopolio del sale (vectigal salis); 6. ‘prestazioni in natura’: forniture di viveri, vesti, foraggi per l’esercito; viveri e contanti per i funzionari; prestazioni per costruire e mantenere le strade, e via dicendo. Man mano che il decadimento dell’Impero procedeva, l’oppressione fiscale e la corruzione finanziaria si facevano sempre più insopportabili; mentre non solo fin dal secolo IV crescevano i bisogni per l’incessante difesa contro i barbari, ma crescevano ad un tempo le esenzioni dalle imposte. Lunga è la lista dei privilegiati che si sottraevano ad esse; la milizia di palazzo, i senatori, i professori di grammatica e di eloquenza, gli artigiani, esercitanti mestieri utili ai bisogni e piaceri del popolo, la Chiesa e l’esercito intero. In tale condizione di cose i non privilegiati cercavano, in qualunque modo, di sfuggire a’ carichi finanziari, magari assoggettandosi a’ più potenti. Donde appare che l’Impero s’avviava, anche senza il diffondersi fortunato de’ barbari, al feudalismo politico, perchè, mancando la protezione pubblica a’ deboli, rimasti soli a sopportare gli oneri finanziari, questi eran costretti a ricorrere a quella dei potenti privati, a scapito della propria libertà personale e dell’autorità dello Stato. Il quale, d’altra parte, non riusciva a sopperire a’ bisogni più urgenti nei momenti più pericolosi. Si veda che quadro triste fa Giuliano (361-363) delle condizioni finanziarie dell’Impero: «Da un’immensa ricchezza lo Stato romano è precipitato nella miseria più squallida…,,l’erario è vuoto, le città sono esauste, le province desolate; io stesso non ho denari». Ogni tentativo per uscire da questo stato di cose era vano, perchè l’aggravamento delle tasse, ricadendo solo sui meno atti a sopportarlo, acuiva il male”” (pag 7-8-9)”,”EURx-326″
“SAVELLI Agostino”,”Manuale di storia europea e particolarmente italiana, dal 476 d.C. a’ giorni nostri, ad uso delle scuole e delle persone colte. Vol. II. Evo Moderno. Parte I. (1313-1492) – Parte II. (1492-1748).”,”L’Europa dopo il trattato di Westfalia. (pag 198-199) “”Nel ‘600 e nel ‘700 il commercio mondiale, pur essendosi svolto lungo le vie stesse del ‘500, s’intensificò oltre modo con l’America e in genere con le regioni tropicali de’ due emisferi, dacchè alle spezie delle Indie, da lungo tempo entrate nel consumo europeo, si vennero aggiungendo ‘materie grezze’ e ‘prodotti voluttuari’, come zucchero, tabacco, cacao, caffé, thè, indaco, cotone; i quali, anche se già, in parte, ‘necessari al mondo incivilito’. Soltanto quando l’Europa, l’efficacia della quale si faceva sentire sempre più lontana, ebbe accolti quegli articoli di consumo, il commercio oceanico (quello mediterraneo soprattutto e, in parte, anche quello nordico e baltico servivano più che altro alle necessità locali dei vari paesi) acquistò proporzioni sempre maggiori; la popolazione delle colonie s’affittì e incominciò ad assorbire i prodotti dell’industria europea; il che naturalmente accrebbe i rapporti e i mezzi di comunicazione fra le varie parti del mondo. Così l’Europa sentiva un nuovo stimolo a un lavoro più intenso, che le procacciasse il necessario per pagare gli articoli di consumo, tratti di lontano, evitando in tal guisa di compromettere la sua preponderanza nelle armi, nella industria, nel commercio, nel capitale mobile dinanzi alla notevole superiorità della zona tropicale, e sfuggendo un nuovo periodo d’esaurimento, com’era avvenuto nell’Impero romano. Di qui il valore sempre crescente delle relazioni tra la zona temperata e la tropicale, tra l’Europa e le sue colonie; di qui l’importanza che le questioni coloniali andavano viè più assicurandosi nei rapporti tra le potenze europee; le une pugnanti per mantenere le posizioni conquistate; le altre per servare l’equilibrio europeo; le altre a cambiarlo. Quando la monarchia iberica apparve incapace di mantenere le sue pretese al dominio esclusivo de’ due emisferi, l’Inghilterra e la Francia, distratte (non si dimentichi che quello fu il periodo della guerra trentennale e della rivoluzione inglese) da altre preoccupazioni più immediate, avevan lasciato che gli Olandesi spezzassero la ‘barriera oceanica’, formata dalla monarchia iberica, e fondassero la loro potenza marittima e coloniale, col monopolio del traffico transmarino e perfino di quello intermediario delle zone commerciali europee, mentre dove non dirigevano la compra e vendita delle merci, facevan sentire l’efficacia loro come marinai e «noleggiatori», ambedue quegli Stati, tostochè si trovarono in grado di gittar nella bilancia la loro forza prevalente sulla piccola «repubblica delle sette province unite», si levarono contro la supremazia olandese. Il Cromwell e il Colbert posero delle barriere agli Olandesi, i quali, nella gigantesca lotta anglo-francese per il primato commerciale e coloniale, un specie di nuova guerra de’ cent’anni (1688-1815), attorno alla quale rivalità si aggirò come attorno a un perno, tutta la storia europea, finirono, sullo scorcio del ‘600, accodati alla Granbrettagna. Ecco il disegno a larghissime linee della storia europea in questa età; ma, prima di passare a vederne lo svolgimento, è bene esaminare la carta storica d’Europa, quale risultò dalla pace westfaliana e pirenaica”” (pag 229-230, Parte II. (1492-1748))] [Agostino Savelli, Manuale di storia europea e particolarmente italiana, dal 476 d.C. a’ giorni nostri, ad uso delle scuole e delle persone colte. Vol. II. Evo Moderno. Parte I. (1313-1492) – Parte II. (1492-1748), Firenze, 1921]”,”EURx-327″
“SAVELLI Rodolfo”,”La repubblica oligarchica. Legislazione, istituzioni e ceti a Genova nel Cinquecento.”,”Insurrezione del 1575. “”Il 12 marzo si hanno le prime avvisaglie: le botteghe incominciano a chiudere, gli artigiani scendono in piazza armati e compaiono le prime barricate e «tutta notte si sentiva tirar archibusi et andar persone in volta per la città». Il Senato decide di istituire una commissione formata dal Doge da due procuratori edue governatori, e il giorno successivo vengono convocati cinquantasei cittadini, due per albergo (…). Fra gli argomenti più discussi quello del disarmo delle parti (…)”” (pag 32) Diplomazia. Giovanni Morone. Tra le due parti in conflitto. ‘Le trattative di Casale’ (pag 187)”,”LIGU-011-FFS”
“SAVIANE Giorgio”,”Il papa. (1963)”,”Giorgio Saviane è nato a Castelfranco Veneto nel 1916. Vive a Firenze, dove ha esercitato la professione di avvocato. Ha vinto molti premi letterari con le sue opere, fra cui i romanzi ‘L’inquisito’ e ‘Il mare verticale’, ‘Eutanasia di un amore’, ‘Getsèmani’ e ‘In attesa di lei’.”,”VARx-004-FGB”
“SAVIANE Sergio”,”Video malandrino. Quindici anni di Rai-Tv.”,”Sergio Saviane scrittore, giornalista, nato cinquantadue anni fa a Castelfranco Veneto è autore di molte opere tra cui ‘Festa di laurea’, ‘I misteridi Alleghe’, ‘I mezzibusti’, ‘Moravia desnudo’ ecc.”,”EDIx-022-FV”
“SAVIANO Roberto”,”Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.”,”Roberto Saviano è nato nel 1979 a Napoli, dove vive e lavora. Fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità e collabora con Il Manifesto e Il Corriere del Mezzogiorno. Suoi racconti e reportage sono apparsi su ‘Nuovi Argomenti’, ‘Lo Straniero’, e NazioneIndiana,com e si trovano inclusi in diverse antologie fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane e Napoli comincia a Scampia. Gomorra è il suo primo libro.”,”ITAS-015-FL”
“SAVILLE John”,”1848. The British State and the Chartist Movement.”,”SAVILLE John è Professore emerito di storia economica sociale all’ Università di Hull.”,”MUKC-011″
“SAVILLE John”,”Marxism and History.”,”SAVILLE John, professore di Storia economica e sociale nell’Università di Hull. Si tratta di una ‘inaugural lecture’ tenuta nell’Università di Hull il 6 novembre 1973.”,”TEOC-513″
“SAVILLE John a cura; saggi di Christopher HILL S.F. MASON Ronald L. MEEK Henry COLLINS John SAVILLE Daphne SIMON E.J. HOBSBAWM V.G. KIERNAN”,”Democracy and the Labour Movement. Essays in honour of Dona Torr.”,”John Saville, Lecturer in Economic History in the University of Hull. ‘Il contributo della scuola di economia scozzese al marxismo. John Millar’ “”Finally, something should be said about the manner in which the ideas of the Scottish Historical School were transmitted to the 19th century, and in particular to Marx and Engels. A direct connection existed, of course, in the case of Adam Smith, upon whose work Marx wrote a number of extended commentaries (without, however, having the ‘Glasgow Lectures’ available to him); and also in he case of Ferguson, from whom Marx quotes several times (mainly in connection with the division of labour) in ‘The Poverty of Philosophy’ and ‘Capital’. But in the case of Millar there does not seem to have been any direct connection. Although Marx and Engels acknowledged in general terms their indebtedness to the British and French sociologists of the 18th century (1), and to “”all the English historians up to 1850″” (2), I have not found any specific reference to Millar in their writings. This is hardly surprising, in view of the swift decline in the influence of Millar’s work in the years following his death. The French Revolution and the accompanying disturbances at home, the wars against France, and, most important of all, the gradual development of organised struggle between labourers and capitalists, made it very difficult for these dangerous ideas to survive, at least in the middle-class milieu which had originally given birth to them (3). There is no doubt, however, that Millar’s work played an important part in the creation of the climate of opinion in which the work of men like the “”Ricardian socialists”” and the early Chartists was able to flourish”” (pag 99-100) [(1) See, e.g., the quotation from ‘The German Ideology’ at the beginning of this essay (a); (2) Marx and Engels, ‘Correspondence, op.cit., p. 518, cf. ibid. p. 56; (3) Cf. Lehmann, “”John Millar, Historical Sociologists’, loc. cit., p: 45: “”The tide of the time was running strongly against the acceptance of ideas like Millar’s. Not only did the directly political elements in his teaching meet with strong opposition from the more reactionary of his contemporaries; but even more, even the most ‘non-political’ elements in his work, his historical, analytical, functional approach to the problems of law, government and society, contained a threat so the established order of things that was clearly recognised by men of insight. And those responsible for the education of future leaders did their best to provide them with another diet… Under such conditions writing like Millar’s would be read only by courageous men of strong convictions””][(a) The first necessity in any theory of history, wrote Marx and Engels in ‘The German Ideology’, is to accord its due importance to a certain fundamental fact – the fact that “”men must be in a position to live in order to be able to ‘make history'””. The production of the means to satisfy the needs of life is “”a fundamental condition of all history””. The French and the English, said Marx and Engels, “”even if they have conceived the relation of this fact with so-called history only in an extremely one-sided fashion, particularly as long as they remained in the toils of political ideology, have nevertheless made the first attempts to give the writing of history a materialistic basis by being the first to write histories of civil society, of commerce and industry”” (The German Ideology, English edition, 1938, p. 16)] John Millar di Glasgow (Shotts, 22 giugno 1735 – 30 maggio 1801) è stato un economista, filosofo e storico scozzese. Nato a Shotts, un paese del Lanarkshire Settentrionale in Scozia, Millar si trasferisce ben presto a Glasgow, dove studia fino a diventare uno dei più importanti allievi del fondatore dell’economia politica, Adam Smith. Nel 1761, all’età di 26 anni, è nominato professore ordinario di Diritto Civile a Glasgow, dove tiene illuminanti lezioni che in poco tempo gli fanno acquistare una fama nazionale. Nella sua “”L’origine della distinzione delle classi””, pubblicato nel 1778, egli avanza l’ipotesi che tutti i rapporti sociali, anche le relazioni tra i sessi, sono determinati dal sistema economico. Tale prospettiva è diventato in seguito noto come determinismo economico. Nove anni più tardi (1787) pubblica l'””Analisi storica del Governo Inglese””, una delle più importanti ricerche di storia contemporanea in Inghilterra, la quale rappresenta tuttora una pietra miliare nello sviluppo della storiografia. Nel suo lavoro Millar, comparando le opere di altri storici, sottolinea le conseguenze sociali ed economiche derivanti dagli sviluppi politici ed istituzionali. Bibliografia. John Millar, The Origin of the Distinction of Ranks (1771), Scientia, Aalen, 1986 (rist. della IV ed., Blackwood-Longman, Hurst, Rees, & Orme, Edinburgh-London, 1806). John Millar, Osservazioni sull’origine delle distinzioni di rango nella società (1771), traduzione di Enzo Bartocci, Franco Angeli, Milano, 1989.”,”MUKx-196″
“SAVINE A. BOURNAUD E.”,”Termidoro.”,”””Quando entrò nella sala dell’ Assemblea, il pubblico delle tribune e degli anditi l’ applaudì, mentre una ventina di deputati, seduti sulle gradinate, squadravano il loro nemico. Egli sdegnò di guardare la Montagna: volse lo sguardo soddisfatto verso le file serrate della Pianura. Gli uomini della Palude erano silenziosi e gravi. Non avevano più l’ atteggiamento umile e indeciso dei sospetti ai quali si fa grazia della vita, ma l’ aspetto altero dei giudici, il cui verdetto sarà decisivo.”” (pag 181) “”E’ il secondo scacco dei triumviri. Fra gli oratori che contano, nel gruppo di Robespierre, Lebas è l’ unico che non si lasci spaventare dalle tempeste delle tribune. Couthon, per la sua infermità, non può abbandonarsi a quei gesti di energia imponente, che il momento richiede; i polmoni di Saint-Just non sono sufficienti. In quanto ad Agostino, egli, come la maggior parte degli uomini che si dimostrano valorosi sui campi di battaglia, è nullo nelle lotte parlamentari.”” (pag 184) “”Senza tregua, Robespierre domanda la parola, e il coro “”Abbasso il tiranno!””, gli risponde.”” (pag 186) “”Thuriot suona a tutto spiano. “”Tu non hai la parola; tu non hai la parola!”” ripete rabbiosamente. (pag 188)”,”FRAR-306″
“SAVINO Elena”,”””Lo Stato moderno””. Mario Boneschi e gli azionisti milanesi.”,”SAVINO Elena collabora a ‘Nuova Antologia’. Ha curato per la Angeli, i due volumi di Mario Boneschi ‘Costituzione e libertà’ e ‘Le libertà locali’. Ha contribuito a ‘Il Politico’ con un lungo saggio dedicato al marxismo di Giuliano Pischel interprete e traduttore. Il libro è un contributo alla storia della Resistenza. ‘Lo Stato moderno’ – area liberal socialista – era una rivista di critica politica economica e sociale pubblicata per soli cinque anni dal luglio 1944 fino al marzo 1949. Uno dei fondatori era Mario Boneschi.”,”EDIx-100″
“SAVINO Elena”,”La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale.”,”SAVINO Elena ha curato diverse opere di Mario Boneschi.”,”ITAP-153″
“SAVINO Ezio a cura, saggi di J.P. BARRON David A. CAMPBELL P.E. EASTERLING John GOULD E.W. HANDLEY G.S. KIRK B.M.W. KNOX A.A. LONG Charles SEGAL Dana F. SUTTON R.P. WINNINGTON-INGRAM”,”La Letteratura Greca della Cambridge University. Da Omero alla commedia. Volume I.”,”J.P. Barron, Professor of Greek Language and Literature in the University of London, at King’s College, London. David A. Campbell, Professor of Classics, University of Victoria, British Columbia. P.E. Easterling, Fellow of Newnham College, Cambridge. John Gould, Professor of Greek, University of Bristol. E.W. Handley, Regius Professor of Greek, University of Cambridge. G.S. Kirk, Regius Professor Emeritus of Greek, University of Cambridge. B.M.W. Knox, Director of the Center for Hellenic Studies, Washington. A.A. Long, Professor of Classics at the University of California, Berkeley. Charles Segal, David Benedict Professor of Classics and Professor of Comparative Literature, Brown University. Dana F. Sutton, Professor of Classics, University of California, Irvine. R.P. Winnington-Ingram, Emeritus Professor of Greek Language and Literature in the University of London, at King’s College, London.”,”STAx-086-FL”
“SAVINO Elena”,”””Lo Stato moderno””. Mario Boneschi e gli azionisti milanesi.”,”Elena Savino collabora a ‘Nuova Antologia’. Ha curato per la Angeli, i due volumi di Mario Boneschi ‘Costituzione e libertà’ e ‘Le libertà locali’. Ha contribuito a ‘Il Politico’ con un lungo saggio dedicato al marxismo di Giuliano Pischel interprete e traduttore. Il libro è un contributo alla storia della Resistenza. ‘Lo Stato moderno’ – area liberal socialista – era una rivista di critica politica economica e sociale pubblicata per soli cinque anni dal luglio 1944 fino al marzo 1949. Uno dei fondatori era Mario Boneschi. “”A Milano c’era il gruppo forse più consistente e meglio organizzato di antifascisti democratici”” (pag 79)”,”EMEx-001-FSD”
“SAVOCA Maria”,”Napoleone Colajanni.”,” Guerra libica (pag 125-126) 1° guerra mondiale (pag 130-131) Dal dizionario Treccani: COLAJANNI, Napoleone di Massimo Ganci – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 26 (1982) COLAJANNI, Napoleone. – Nacque a Castrogiovanni (oggi Enna) il 28 apr. 1847 da Luigi, piccolo industriale dello zolfo, e da Concetta Falautano, proprietaria di solfatare, in una famiglia di intensi sentimenti patriottici. L’infanzia e l’adolescenza del C. trascorsero nel culto di Garibaldi. Nella primavera del 1860, ancora ragazzo, fuggì per arruolarsi tra i “”picciotti””; riconosciuto però a Villarosa da un amico di famiglia, fu da questo riportato a casa. Ripeté la fuga due anni dopo, partecipando allo scontro di Aspromonte (29 ag. 1862) nei ranghi del battaglione comandato da Menotti Garibaldi. Insieme con altri volontari, presi prigionieri dal gen. E. Pallavicini di Priola, fu confinato nell’isola di Palmaria e successivamente a Santo Stefano di Vado. Al momento della concessione dell’amnistia si trovava nel carcere di Savona: fu liberato in Sicilia, dove era stato tradotto ammanettato e in vagone cellulare. Nel 1866 si arruolò volontario nelle formazioni garibaldine e, in forza nella 3ª compagnia del battaglione dei carabinieri genovesi, partecipò agli scontri di Monte Mario (16 luglio) e di Bezzecca (21 luglio). Durante la campagna conobbe E. Pantano, con il quale strinse una fraterna amicizia che durò tutta la vita. Terminata la guerra si recò a Genova presso un fratello, per iniziare un regolare corso di studi; conseguita la licenza liceale si iscrisse alla facoltà di medicina. A Genova prese contatto col partito repubblicano, soprattutto con F. Campanella, e sul giornale da lui diretto, Il Dovere, pubblicò il suo primo articolo. Nel 1867 ritornò a Castrogiovanni per a morte del padre. Lasciata subito la famiglia per accorrere all’appello di Garibaldi, giunse troppo tardi, dopo il fatto d’armi di Mentana, allorché la campagna dell’Agro romano si era già conclusa. Lasciata l’università di Genova, si iscrisse a quella di Napoli. Qui nel 1869, insieme col Pantano, G. Imbriani ed altri, partecipò – e venne anche arrestato – ad una cospirazione repubblicana, i cui fini e il cuiprogramma sono ancora oscuri. Essa si inquadra nell’attività eversiva dell’Alleanza repubblicana, l’organizzazione mazziniana che in questo periodo dette frequenti segni di attività. A Napoli aveva sede il Comitato centrale dell’Alleanza per le province meridionali, costituito da G. Nicotera, G. Asproni, L. Zuppetta, A. Castellani, C. Procaccini ed il Pantano. Gli affiliati erano alcune migliaia: tra i più attivi, il C. e G. Imbriani. Nel novembre del 1868 la decapitazione eseguita a Roma dei congiurati Monti e Tognetti – che alla vigilia di Mentana avevano fatto esplodere una mina nella caserma Serristori dell’esercito pontificio – aveva provocato a Napoli forte reazione: era stato tenuto un comizio al teatro del Fondo nel corso del quale gli oratori democratici avevano attaccato “”il chierico sanguinoso e l’imbelle re”” – così il Carducci aveva definito Pio IX – ed avevano proposto di contrapporre un “”anticoncilio”” al concilio ecumenico che si sarebbe tenuto a Roma nel 1870. Nello stesso periodo si erano avuti nelle campagne agitazioni e tumulti contro la tassa sul macinato. Tutto ciò aveva spinto il Mazzini a convocare a Lugano un convegno di attivisti dell’Alleanza, nel quale aveva proposto l’insurrezione immediata. Pur non tutti d’accordo, parecchi però condivisero la tesi del Mazzini, tra i quali il Pantano che ripartì per Napoli per dare il via all’azione diretta. Ma fu preceduto dall’iniziativa del governo, che individuò il centro dell’organizzazione eversiva in una casa di via Cirillo 53, dove il C., sotto lo pseudonimo di dr. Ernesto Massari, abitava col Pantano e l’ing. F. Calandra. Quest’ultimo e il C. furono tratti in arresto, e dalle carte sequestrate la polizia poté giungere ai nomi degli altri congiurati, tra i quali alcuni sottufficiali dell’esercito, e scoprire anche una curiosa setta segreta, denominata la “”negromanzia””, che si diramava soprattutto tra i custodi degli istituti di pena. Dalle carte processuali, trovate e studiate da A. Romano (Storia del movim. social. in Italia, Milano-Roma 1954-56), risulta che la congiura di Napoli, oltre che all’Alleanza repubblicana, faceva anche capo non solo alla sezione napoletana della I Internazionale, fondata proprio in quei giorni da Stefano Caporusso, ma addirittura ad elementi filoborbonici. Né si può escludere qualche venatura bakuninista, in relazione alla permanenza a Napoli dopo il 1864 di M. Bakunin e all’influsso che questi ebbe sul gruppo “”Libertà e Giustizia”” costituito da S. Friscia, C. Gambuzzi e A. Dramis. Dopo una detenzione di nove mesi, il C. poté godere dell’amnistia, concessa il 17 novembre in occasione della nascita del principe ereditario Vittorio Emanuele. Tornato agli studi, nel 1871 si laureò in medicina, imbarcandosi poi come medico su una nave diretta nell’America del Sud. Al ritorno, nel 1872, scriveva sulla Rivista partenopea un articolo, basato sulle sue osservazioni delle condizioni dei paesi dell’America meridionale, contro la teoria delle razze e contro la presunta inferiorità della razza latina. L’argomento delle razze verrà ripreso dal C. nel 1903, nell’opera Latini e anglo-sassoni. (Razze superiori e razze inferiori) (Roma; tradotto in francese per l’editore Alcan, e in spagnolo). Vi negava la superiorità della razza anglosassone su quella latina e negava la tesi, in voga presso gli epigoni “”conservatori”” del darwinismo, della differenza tipologica e razziale, basata su caratteristiche somatiche arbitrariamente generalizzate. E C. si ritirò definitivamente a Castrogiovanni, dove esercitò la professione medica e la conduzione di alcune miniere di zolfo di proprietà della madre; continuò però a sostenere e a propagandare i principi repubblicani. Nel 1875, a causa di quest’intensa propaganda, verrà proposto per il domicilio coatto, come “”internazionalista””, dal prefetto di Caltanissetta. La proposta non ebbe seguito perché respinta dal pretore Palmeri, un onesto e coraggioso magistrato. Tre anni dopo, nel 1875, il C. fu tra i partecipanti al congresso repubblicano, tenuto a Roma nel teatro Argentina, che attestò il rilancio del partito, anche per il sostegno finanziario di E. Nathan mediante il quale il periodico repubblicano Il Dovere, che aveva cessato di uscire a Genova, poté pubblicarsi a Roma. Lo stesso anno avveniva l’incontro con A. Ghisleri, attraverso il quale il C. recepì l’influsso del Cattaneo, confermando quelle tendenze federalistiche con cui era già venuto in contatto a Napoli, dove erano sostenute dal gruppo Libertà e Giustizia. Collaborò alla Rivista repubblicana dello stesso Ghisleri, che lo mise in rapporto con i maggiori esponenti del repubblicanesimo e del socialismo milanese, e attraverso questi gruppi democratici milanesi il C. venne in contatto con le teorie positivistiche, che allora egemonizzavano sia la cultura conservatrice sia quella democratica. Personalità come L. Bissolati, C. Prampolini e F. Turati carteggiarono col C., che divenne uno dei maggiori esponenti italiani del socialismo positivistico ed evoluzionistico, di ispirazione darwiniana, con l’opera Il socialismo, pubblicato a Catania nel 1884, una delle prime piattaforme teoriche italiane del movimento operaio. Sotto l’influsso del Turati, che aveva pubblicato a Milano nel 1883 un opuscolo su Il delitto e la questione sociale, in polemica con l’interpretazione deterministica del darwinismo e con le sue applicazioni in sede di antropologia criminale e di diritto penale, compiute da C. Lombroso e dalla scuola positiva di diritto penale, rappresentata in Italia dal trinomio G. Fioretti, E. Ferri e R. Garofalo, il C. tentò un’interpretazione della genesi del delitto che privilegiava i fattori sociali, rispetto a quegli ambientali ed antropologici. Riprendendo le tesi di A. Wallace, secondo il C. accanto all’egoismo, e alla lotta per l’esistenza nella società opererebbe l’istinto dell’altruismo, cui si debbono le forme associative dell’umanità, dalle primitive alle più evolute. In una società riformata, di tipo socialista, l’esigenza altruistica avrebbe avuto, ovviamente, la più ampia estrinsecazione. Da una problematica di tipo criminologico il C. approdava dunque ad una scelta politica. Il suo socialismo, però, estraneo alle esigenze scientifiche marxiane, si mantenne più vicino al socialismo ideologico del Mazzini, con qualche apporto degli utopisti francesi, e sul piano della prassi sfociò in un riformismo di tipo democratico-radicale. Repubblicano-socialista il C. definiva, in questi anni ’80, il proprio programma e la propria milizia politica; e con questa definizione evidenziava la necessaria integrazione delle due grandi questioni del tempo: quella politica istituzionale e quella sociale. Con A. Mario, il Ghisleri e il Pantano aveva sempre sostenuto l’impossibilità della soluzione della questione sociale, se si prescindeva dalla lotta ad oltranza contro l’istituto monarchico che, in Italia, era il tessuto connettivo e la chiave di volta di una società basata sull’ingiustizia e la disuguaglianza. Furono gli anni in cui il C. entrò nella politica militante: nel 1879 fu nominato assessore nella giunta comunale di Castrogiovanni; nel 1882 fu candidato alle elezioni politiche nel collegio di Caltanissetta, e pur non eletto conseguì una notevole affermazione. Anche se le precarie condizioni di salute lo costringevano a rimanere a Castrogiovanni, chiuso nel profondo Sud, continuava a scrivere articoli politici che, negli anni 1885-86, pubblicò in periodici di orientamento democratico, come Il Fascio della democrazia. Sulle colonne di questo giornale il C. polemizzò contro le nuove convenzioni ferroviarie proposte dal Depretis, e contro l’incipiente politica coloniale della Sinistra moderata. L’anticolonialismo fu infatti uno dei temi privilegiati dal C. che ad esso dedicò un volume, Politica coloniale (Palermo 1891), dove metteva in luce l’estrema povertà delle terre eritree, assolutamente inadatte ad accogliere e nutrire le misere plebi meridionali e completamente inadeguate a fungere da mercato alla nascente industria italiana. Anche alla Camera, dove nel 1890 lo invieranno gli elettori di Caltanissetta, nonostante l’ostilità di F. Crispi, allora presidente del Consiglio, sosterrà questa linea politica con costanza. Altro tema ricorrente del suo impegno politico fu la battaglia per il superamento del contrasto economico tra Nord e Sud, attraverso una riforma della società, ma anche dello Stato, che tenesse conto della proposta federativa e, quale programma minimo, si risolvesse almeno in una più articolata struttura istituzionale basata sul decentramento democratico. L’apporto del C. alla definizione sociopolitica della questione meridionale fu notevole, soprattutto con i volumi Settentrionali e meridionali (Roma 1908) e Nel regno della mafia (ibid. 1910). Una delle cause dell’arretratezza del Mezzogiorno, secondo il C., era politica, e si doveva alla classe dirigente nazionale, che aveva considerato e considerava queste contrade come terra di conquista. Il Sud gli appariva nella stessa arretratezza economica del 1860; le conclusioni pessimistiche dell’inchiesta Franchetti e Sonnino, pubblicata nel 1876, erano ancora attuali per la Sicilia. Il C. le condivideva, specie laddove esse avevano rilevato e denunziato la delega da parte dello Stato dei propri poteri a coloro che “”alla mancanza di ricchezza supplivano con la svegliatezza di mente e con l’astuzia””. E, messa da parte la diplomazia del Franchetti e del Sonnino, il C. individuava questi gruppi di potere nel latifondo e nella mafia rurale, strettamente collegati tra loro e in stretto rapporto entrambi con l’amministrazione pubblica. Questo rapporto, al quale non si erano sottratti gli integerrimi governi della Destra storica, era divenuto prassi normale dal 1876in poi. Il circuito mafia-potere politico si era così stabilito e sarebbe durato, immutato, nel tempo. Unica speranza la riforma federalistico-autonomistica dello Stato. In ciò egli anticipava il pensiero di G. Salvemini. Conseguì la libera docenza in statistica presso l’università di Palermo, trasferendola nel 1991 all’università di Napoli. Ma la passione politica prevalse sull’impegno scientifico. Gli amici radicali e socialisti decidevano la fondazione di un quotidiano, offrendogliene la direzione, e il C. accettava nonostante fosse stata sottoscritta solo metà delle azioni necessarie per l’avvio del giornale. Nacque così L’Isola, il cui primo numero uscì a Palermo nell’ottobre del 1891. Siamo all’indomani delle deludenti elezioni del ’90, condotte da F. Cavallotti sulla piattaforma ambiziosa del patto di Roma, con il quale il radicalismo italiano si era proposto come partito di governo. L’estrema Sinistra (dai radicali ai repubblicani, ai socialisti) ebbe una ventina di deputati: risultato fallimentare, ben lontano dai cento deputati chiesti dal Cavallotti per governare l’Italia. Tra gli eletti fu il C., il quale accettò la critica, mossa dal Turati sulle colonne della ghisleriana Cuore e critica, al velleitarismo radicale, dovuto alla chiusura di questo verso la classe lavoratrice e il socialismo. Su questa politica di convergenza democratica e socialista il C. impostò la battaglia de L’Isola, di conserva con la milanese Italia del popolo di D. Papa, anch’essa assertrice di queste istanze. In funzione delle quali, su di un comune denominatore federalista, i due giornali riuscirono a vivere per un periodo pressoché eguale. Frutto di questa linea fu, a Milano, la costituzione dell’Unione democratico-sociale, “”allo scopo di conseguire con un ordinamento politico popolare l’emancipazione sociale””; ad essa aderirono socialisti come il Turati, C. Dell’Avalle e G. Croce. A Palermo si andò molto più avanti, con l’assorbimento delle forze radicali nel grande movimento politico e sindacale sorto in Sicilia nel 1892sotto la denominazione di Fasci dei lavoratori. Tra le campagne democratiche sostenute dal giornale, degna di menzione è quella per la sostituzione dell’esercito stanziale con la “”nazione armata””, che era stato uno dei punti programmatici del patto di Roma. L’Isola andò avanti attraverso mille difficoltà. Esauriti nella primavera del 1892 i ricavi degli abbonamenti e delle sottoscrizioni, convinto dell’impossibilità di continuare la pubblicazione, il C. ne lasciò la direzione. Generose sottoscrizioni di amici, tra i quali Alessandro Tasca di Cutò e Andrea Ballerini, prolungarono ancora di qualche mese la vita del giornale. Frattanto il C., sopraffatto dalle difficoltà economiche (l’amministrazione delle zolfare della famiglia, ancora ricche di minerale ma finanziariamente passive, sin dal 1889 era stata ceduta ad una commissione di creditori), si dimetteva da deputato nel maggio, non riuscendo a vivere a Roma e a prendere parte ai lavori parlamentari. La Gazzetta piemontese, in questa circostanza, pubblicò un articolo nel quale il forzato ritiro del C. veniva giudicato un danno per la nazione. I concittadini allora si impegnarono a procurargli i mezzi di sussistenza, e lo rielessero plebiscitariamente. Nella drammatica seduta del 20 dic. 1892 fu il C. a rivelare il risultato dell’inchiesta sulla Banca romana, affidata nel 1889 al senatore G. C. Alvisi e ad un funzionario del Tesoro, il Biagini (che ne aveva stesa la relazione), dal Crispi, nel cui ministero G. Giolitti deteneva il portafoglio delle Finanze. Il documento, che metteva in evidenza i gravi illeciti compiuti dalla direzione della banca, era stato insabbiato dallo stesso Crispi, che l’aveva provocato, con la giustificazione di non creare scosse al già vacillante sistema creditizio italiano. L’Alvisi aveva però consegnato una copia della relazione Biagini a L. Wollemborg che, a sua volta, si era aperto con M. Pantaleoni, direttore del Giornale degli economisti: anche A. De Viti De Marco e U. Mazzola, componenti la redazione della rivista, furono messi a conoscenza dei fatti. Si erano però impegnati a non rivelarli senza lo assenso dell’Alvisi, alla cui morte, venuto meno il vincolo, il Wollemborg – candidato al Parlamento – impostò la campagna elettorale sulla necessità di eliminare il malcostume bancario. Una volta eletto però tacque, nonostante le sollecitazioni degli amici. Il Pantaleoni, allora, la sera del 10 dic. 1892, fece leggere la relazione Biagini al C., esortandolo a renderla pubblica, e il C. dieci giorni dopo portava i fatti a conoscenza della Camera. Costituitasi una commissione d’inchiesta di sette deputati, questa comunicò le sue conclusioni la sera del 25 nov. 1893. Parecchi punti dell’inchiesta Alvisi-Biagini furono confermati e, cosa più grave, la commissione riferì di aver trovato nel portafoglio della Banca romana cambiali in sofferenza firmate da noti uomini politici; inoltre mosse al Giolitti il rilievo di non aver reso tempestivamente pubblici i risultati dell’inchiesta, e al Crispi quello di aver nominato governatore della banca B. Tanlongo, cui risaliva la maggiore responsabilità dello sgoverno amministrativo venuto alla luce. La sera stessa della comunicazione dei risultati dell’indagine, il Giolitti rassegnava le dimissioni da presidente del Consiglio. In Sicilia frattanto si erano diffusi i Fasci dei lavoratori, che il C. aveva salutato con simpatia e la cui azione sindacale aveva sostenuto su L’Isola, nel quadro della politica di apertura reciproca tra ceto medio e ceto operaio. Aveva però ammonito i dirigenti dei Fasci dei pericoli cui il movimento avrebbe potuto andare incontro, ove essi non avessero svolto un’azione realistica e prudente e, con rivendicazioni massimalistiche, avessero messo in allarme la classe dirigente moderata, dello Stato. Per questo ammonimento si era attirato il rancore di parecchi capi del movimento dei Fasci e del partito socialista, compreso il Turati, col quale aveva avuto una violenta polemica. La caduta del Giolitti aveva portato al reincarico del Crispi. Egli avrebbe voluto includere il C. nel proprio governo quale ministro dell’Agricoltura, data la gravità della situazione siciliana, ma questi rifiutò in ossequio alla pregiudiziale repubblicana. Composto il ministero, e chiusa la Camera per le vacanze natalizie, scoppiarono in Sicilia i primi tumulti, causati dai rigori dell’inverno, dalla carestia, e dalla incomprensione verso i braccianti e mezzadri da parte dei proprietari terrieri, imbaldanziti dalle esagerate misure di sicurezza che il governo aveva preso. Il Crispi chiamò con urgenza il C. dalla Sicilia, e sembra che gli prospettasse una linea conciliativa verso il ceto contadino in agitazione, che avrebbe dovuto concretarsi nella sostituzione dei funzionari comunali inetti e malversatori, nell’abolizione del dazio sulla farina, nello scioglimento dei municipi là dove maggiore era la tensione. Prospettò anche una riforma agraria da realizzarsi a tempi brevi. Incaricò inoltre il C. di fare opera di pacificazione, facendo conoscere gli orientamenti del governo. Favorevolmente disposto dalle intenzioni del Crispi, il C. accettò e la sera del 31 dic. 1893 ripartì per la Sicilia. La sera del 1º e del 2 genn. 1894 avvennero nuovi e più gravi tumulti nell’isola. Crispi, impressionato e suggestionato dalle pressioni degli esponenti più conservatori (ci fu chi consigliò di rifare contro “”i secessionisti dei Fasci”” la spedizione dei Mille), scavalcando il programma di pacificazione e di riforme in funzione del quale aveva mandato il C. in Sicilia, proclamò lo stato d’assedio, fece arrestare i capi del movimento dei Fasci e affidò il governo dell’isola ad un commissario militare, il generale R. Morra di Lavriano. Arrivato appena in tempo a Castrogiovanni per evitare gravi tumulti anche nel proprio collegio elettorale, il C. inviò subito uno sdegnato telegramma al Crispi, sollecitando il rispetto degli accordi presi. Cercò comunque di evitare con tutti i mezzi il peggio. Il 5 gennaio, sollecitato dagli amici di Palermo e da alcuni dirigenti dei Fasci sfuggiti all’arresto, chiese udienza al generale Morra di Lavriano e, successivamente, diramò un telegramma circolare ripreso dalla stampa, in cui invitava i lavoratori alla calma. Aprì poi una violenta polemica col Crispi, di cui è documento il suo opuscolo Consule Crispi, pubblicato a Castrogiovanni nel 1895. Gli avvenimenti siciliani del 1893-94 furono da lui narrati in due volumi, il primo dei quali, In Sicilia, apparve a Roma, e il secondo, molto più circostanziato e critico, Gli avvenimenti in Sicilia e le loro cause, fu pubblicato da Sandron a Palermo nel 1895, con una entusiastica prefazione di Rapisardi. Nello stesso 1895, il C. fondò la Rivista di politica e di scienze sociali, dalle cui colonne condusse una dura battaglia contro il Crispi, ormai bersaglio delle Sinistre unite che lo attaccavano sulla “”questione morale””. Il Giolitti aveva consegnato alla presidenza della Camera un plico, che venne aperto da una commissione di deputati della quale fece parte anche il Cavallotti. Tra le carte la commissione trovò alcuni documenti che ledevano profondamente la dirittura morale del Crispi e della sua famiglia. Contro il presidente del Consiglio si coalizzarono tutte le Sinistre, dai repubblicani ai socialisti e ai radicali, che tennero una riunione in una sala di Montecitorio, la “”sala rossa””, cui parteciparono anche alcuni deputati della Destra, tra i quali A. Starrabba di Rudinì. Nella riunione fu messa a punto un’azione comune. Contro il Crispi, quindi, si concretizzava quell’alleanza delle Sinistre che era sostenuta dal C. sulle colonne de L’Isola e dal Papa su quelle de L’Italia del popolo. All’alleanza aderirono i liberoscambisti del Giornale degli economisti. Per la sua politica antiministeriale e democratica il C. – come più tardi il Cavallotti – fu preso di mira dagli ambienti crispini. Dopo un violento attacco da parte della maggioranza nel corso della seduta del 31 luglio 1896 – il C. in un articolo sul Secolo aveva accusato il Parlamento di “”servilismo”” – il deputato crispino A. Casale gli inviò una lettera ingiuriosa; ne seguì un duello al Bosco di Portici, il 18 agosto. Dopo la sconfitta di Adua il governo Crispi cadde, e gli successe il governo del Rudinì che, di tendenze autonomistiche ma anche per riportare la calma, con il r. d. del 5 apr. 1896 introduceva in Sicilia un’amministrazione decentrata, sotto un commissario civile scelto nella persona di G. Codronchi. Il provvedimento venne interpretato come un primo tentativo di trasformare la struttura dello Stato e di riprendere il discorso sull’opportunità dell’istituto regionale, interrotto dal 1860-61 con l’insabbiamento dei progetti Farini-Minghetti; di qui i dissensi e i consensi che provocò. Il C. ovviamente fu tra i consenzienti, e nel luglio 1896 fu protagonista, con G. Fortunato che si era schierato dalla parte opposta, di un appassionato e importante dibattito parlamentare sulla riforma dello Stato. Ma nel 1898 il C. si impegnò in una violenta battaglia contro il di Rudinì a seguito dei fatti di Milano. Si deve a lui una delle più violente critiche al funesto episodio (L’Italia nel 1898, Milano 1898), e in genere a quella politica di involuzione reazionaria attuata dai governi di Rudinì e Pelloux e sostenuta dalla corte. Nel 1896 la Rivista di politica e di scienze sociali si fondeva con la Rivista popolare di A. Fratti, formando la nuova Rivista popolaredi politica,lettere e scienze sociali che il C. dirigerà sino alla morte. Il periodo 1894-1900 segnò l’accentuarsi del distacco del C. dal socialismo italiano. Egli rifiutava l’identificazione socialismo-marxismo, e proponeva una concezione alternativa piuttosto eclettica – le cui componenti andavano dallo spiritualismo mazziniano al darwinismo sociale e al sorelismo – che esulava dai confini del dibattito riformista, pur essendo assai vicino ad esso e, in un certo senso, da esso ispirato. Non a caso la seconda edizione de Il Socialismo, pubblicata a Palermo nel 1898, fu tradotta in francese nel 1899 con lunga ed argomentata prefazione di G. Sorel. In questo periodo il C. si avvicinò al Pantaleoni e a V. Pareto – esuli dopo il 1898 in Svizzera – e a tutto il gruppo liberoscambista del Giornale degli economisti. Tra i carteggi del C., che raccolgono lettere di uomini politici e di studiosi di tutto il mondo, le lettere del Pantaleoni e del Pareto sono particolarmente numerose. Esse attestano, tra l’altro, significative convergenze di idee e programmi politici, a volte antitetici, contro le velleità autoritarie della Corona. Su questo denominatore comune della difesa delle libertà civili e politiche, si collocarono il “”collettivista”” C. e i liberali Pantaleoni e Pareto, che combatterono insieme contro il Crispi, e superata la parentesi del blocco anticrispino del ’96 capeggiato dal di Rudinì contro quest’ultimo e il suo successore generale Pelloux. Insieme con Edoardo Pantano il C. sarà, infatti, l’anima dell’ostruzionismo parlamentare in difesa delle libertà costituzionali dagli attacchi ad esse portati dal governo del Pelloux. Nel 1901 si schierò a difesa del protezionismo granario in contrasto con tutta l’estrema Sinistra e con i liberoscambisti, decisi avversari sia del protezionismo che del monopolismo. Uno dei discorsi più impegnati del C. alla Camera fu quello del 20 marzo 1901 in difesa del dazio sul grano. A sostegno di questo pubblicò anche alcuni articoli su La Rivista popolare, poi raccolti nel volume Per la economia nazionale e per il dazio sul grano (Roma 1901). Nello stesso anno, per interessamento di F. S. Nitti, venne nominato da N. Nasi, allora ministro della Pubblica Istruzione, professore ordinario di statistica, in base all’art. 69 della legge Casati, e venne chiamato ad insegnare alla facoltà giuridica dell’università di Napoli. Ma la nomina non lo esimerà, qualche anno dopo, dallo schierarsi tra i più acerrimi avversari del Nasi allorché questi fu coinvolto nello scandalo per il quale venne condannato dal Senato, costituito in Alta Corte di giustizia. Nel primo ventennio del ‘900, ininterrottamente rieletto dal collegio di Castrogiovanni, nonostante alcune volte si dimettesse “”per questioni di principio””, condusse intense battaglie parlamentari. Vanno ricordate quella del 1902 per l’istituzione dell’Ufficio e del Consiglio del lavoro, proposta insieme col Pantano; quelle del 1905 e del 1906, rispettivamente sulla questione ferroviaria e su quella finanziaria, in cui rilevò e denunziò quello che giudicava il cattivo uso fatto in Italia della libertà di sciopero e di serrata, e “”l’anarchia morale”” regnante nel paese, attribuendone le cause alla mancanza di sentimento nazionale; quelle del 1909 contro i metodi elettorali giolittiani, che criticò aspramente nel discorso del 29 maggio, seguito il 6 luglio da quello contro le convenzioni marittime. Nel maggio 1908 aveva presieduto il congresso del partito repubblicano; in quell’occasione gli venne offerta la direzione del quotidiano del partito, La Regione, fondato nel 1901 dal Ghisleri, ma non accettò per non spostare la sua residenza che, da anni, aveva stabilito a Napoli. Sia dai banchi di Montecitorio sia dalle pagine de La Rivista popolare il C. sostenne costantemente e coerentemente i temi politici e ideologici caratterizzanti l’opposizione democratica e laica, che nelle elezioni del 1904 era riuscita a raccogliere quasi duecentomila suffragi. Fu antitriplicista e irredentista, fu assertore del divorzio, e sostenitore della necessità di risolvere la questione meridionale come pregiudiziale per l’inveramento della democrazia in Italia, insieme con l’autogoverno e con l’autonomismo delle istituzioni periferiche. Fu altrettanto deciso avversario del marxismo, che concepì come l’antinomia della democrazia, e del sindacalismo rivoluzionario; criticò infatti decisamente lo sciopero generale del 1904. Si schierò però a favore dell’anarchico Ferrer per il quale chiese pubblicamente la grazia, e quando questi, nel 1907, fu fucilato, condannò il governo spagnolo e il suo sovrano, “”quel miserabile regattolo che risponde al nome di Alfonso XIII””. Antimilitarista, fu contro il potenziamento dell’esercito e della marina da guerra, cui anche in Italia si era dato l’avvio nel 1910, con il varo della “”Dante Alighieri””, prima di una serie di moderne corazzate. Allorché si profilò la spedizione di Tripoli, nel 1911, prese una decisa posizione avversa in Parlamento come dalle colonne de La Rivista popolare. Altrettanto deciso fu nel sostenere l’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale; durante tutti gli anni del conflitto condusse una ininterrotta campagna contro i “”sabotatori interni””, tra i quali coinvolse aspramente i socialisti italiani. Particolarmente critico egli fu, dopo il 1917, nei confronti del bolscevismo, ricollegandosi in questa contestazione alle posizioni del Mazzini “”contro la Comune di Parigi, infinitamente meno pericolosa e meno bestiale del regime bolscevico””. Di qui la sua opposizione al partito comunista, che era nato nel 1921 dalla scissione socialista di Livorno, da lui definito molto drasticamente “”il partito dei servi di Lenin””. L’interventismo e, finita la guerra, l’antibolscevismo attirarono sul C. l’attenzione di B. Mussolini, che divenne attento lettore de La Rivista popolare, nella quale ravvisava un foglio alleato nella lotta contro il neutralismo. “”Gli amici che ho lasciato al giornale Il Popolo d’Italia non disarmeranno. Siatene certo. Io dirò loro di utilizzare la vostra Rivista ai fini della campagna che ci è comune”” (lettera inedita di Mussolini al C., dell’11 sett. 1915: in Arch. Colajanni). Nel dopoguerra il C. prese in attenta considerazione il fascismo, nel quale, come tanti altri politici e intellettuali di ogni tendenza, credette di individuare l’argine estremo contro il bolscevismo, in difesa della libertà. Per questo motivo, pur riprovando apertamente la violenza alla quale spesso i fascisti facevano ricorso, dette di questo una giustificazione politica e storica. Nel giugno del 1921, nell’editoriale de La Rivista popolare scriveva: “”Noi abbiamo difeso apertamente, senza sottointesi, senza eufemismi, senza riserve, l’azione spiegata dal fascismo nel paese; non abbiamo esitato, però, a riprovare qualche atto inconsulto e qualche non giustificabile violenza, specialmente se non provocata da una precedente violenza dei socialcomunisti””. E lo stesso editoriale affermava che la XXVI legislatura, nata dalle elezioni politiche del 15 maggio 1921, era diversa dalla XXV poiché “”nella nuova Camera è entrato il fermento del fascismo… una forza morale che non va apprezzata dal numero””. Nell’agosto dello stesso anno la rivista del C. plaudiva all’accordo tra socialisti e fascisti per porre fine alla guerra civile, raggiunto “”mercé la premurosa e intelligentissima cooperazione del presidente della Camera, on. De Nicola””. L’accordo veniva giudicato “”un primo e grande passo verso la pace vera””. L’unico pericolo che essa correva poteva comunque provenire dai comunisti: “”da buoni discepoli di Lenin e dei bolscevici russi essi mirano sempre alla guerra civile””. Agevolati in questo proposito dall’atteggiamento ambiguo del partito socialista. “”Ora dove in Italia finisce il partito socialista e comincia il partito comunista? Il taglio netto non c’è; e in questa mancanza di chiara delimitazione sta il pericolo, perché i socialisti si possono nascondere sotto l’alibi del comunisti. I comunisti da soli potranno poco e rimarranno schiacciati facilmente. Tutto dipende adunque dalla sincerità dei socialisti. Noi vogliamo riconoscerla e ci auguriamo di non dovere confessare la nostra delusione””.Il C. morì a Enna il 2 sett. 1921. La morte non interruppe il dialogo della Rivista popolare col fascismo. Questa continuò ad uscire sino al 1923, sotto la direzione di Carlo Bazzi, in aperta dissidenza con la linea politica del Partito repubblicano italiano. Fonti e Bibl.: Palermo, Biblioteca nazionale, Archivio Colajanni. Sulle opere del C., di cui dà una bibliografia essenziale, cfr. Il divenire sociale, a cura di G. Conti, Roma s. d. Cfr. inoltre: L. Como, N. C. nel cinquantenario della sua vita politica e il suo apostolato mazziniano e repubblicano, Firenze 1912; N. C. nella scienza e nella vita politica ital., a cura di G. A. Belloni, Caltanissetta 1932; M. Ganci, Democrazia e socialismo in Italia(1878-1898).Carteggi di N. C., Milano 1959; Id., Profilo di N. C. dagli esordi al movim. dei Fasci dei lavor., in Riv. stor. d. social., II (1959), pp. 25-60 (ora in L’Italia antimoderata, Parma 1968, pp. 145 ss.); F. Fonzi, Crispi e lo “”Stato di Milano””, Milano 1965, ad Indicem; Atti del I convegno su Mazzini e i mazziniani dedicato a N. C. Pisa 16-17 sett. 1972, Pisa 1973; H. Ullrich, L’atteggiamentopolit. di C. negli anni 1912-1914, in Boll. della Domus Mazziniana, XIX (1973), 1, pp. 1-87; M. Ganci, Da Crispi a Rudinì, Palermo 1973, ad Ind.; A. Benini, Vita e tempi di A. Ghisleri, Manduria 1975, ad Ind.; A. A. Mola, Storia della massoneria ital. dall’Unità alla Repubblica, Milano 1976, ad Indicem; M. Ganci, La Sicilia contemporanea, Milano 1980, passim; Il movimento operaio ital. Diz. biogr., II, pp. 63-66. VEDI ANCHE Arturo Labriòla Labriòla, Arturo. – Uomo politico ed economista italiano (Napoli 1873 – ivi 1959). Socialista, fu tra i leader del sindacalismo rivoluzionario. Dopo aver ripiegato su posizioni più moderate, nel 1913 entrò alla Camera come socialista indipendente. Interventista nel 1915, fu poi ministro del Lavoro (1920-21). … Antonio De Viti De Marco Economista e uomo politico italiano (Lecce 1858 – Roma 1943); prof. di scienza delle finanze nelle univ. di Macerata, Pavia e Roma (dal 1887), condirettore (1900-13) del Giornale degli economisti, deputato del partito radicale (1900-21); liberoscambista, si oppose al dazio sul grano e al parassitismo … Arcangelo Ghislèri Ghislèri, Arcangelo. – Geografo e uomo politico italiano (Persico 1855 – Bergamo 1938). Repubblicano, si accostò al socialismo; nel 1886 fondò la rivista Cuore e critica, alla quale collaborò, tra gli altri, F. Turati, che nel 1891 la trasformò intitolandola Critica Sociale. Si occupò inoltre dei problemi … Eugenio Chièsa Chièsa, Eugenio. – Uomo politico italiano (Milano 1863 – Giverny, Eure, 1930); entrato giovanissimo nel partito repubblicano, dopo un periodo di esilio in Svizzera in seguito alle repressioni per il moto milanese del 1898, fu deputato ininterrottamente dal 1902 al 1926, interventista e volontario nell”,”ITAA-158″
“SAVONA Paolo”,”Alla ricerca della sovranità monetaria. Breve storia della finanza straniera in Italia.”,”Paolo Savona è professore ordinario di Politica Economica nell’Università Luiss Guido Carli di Roma. É stato ministro dell’industria nel Governo Ciampi, segretario generale della programmazione economica presso il Ministero del Bilancio, direttore generale della Confindustria e direttore al Servizio Studi della Banca d’Italia. É autore di importanti ricerche teoriche e pratiche sul funzionamento dei sistemi economici, con particolare riferimento agli aspetti monetari internazionali.”,”ITAE-050-FL”
“SAVONA Paolo”,”Geopolitica economica.”,”Paolo Savona è professore ordinario di Politica Economica nell’Università Luiss Guido Carli di Roma. É stato ministro dell’industria nel Governo Ciampi, segretario generale della programmazione economica presso il Ministero del Bilancio, direttore generale della Confindustria e direttore al Servizio Studi della Banca d’Italia. É autore di importanti ricerche teoriche e pratiche sul funzionamento dei sistemi economici, con particolare riferimento agli aspetti monetari internazionali.”,”ECOI-189-FL”
“SAVORANA Alberto”,”Vita di don Giussani.”,”Alberto Savorana, nato nel 1959, sposato con tre figli, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato presso Rai-Usa a New York. Dal 1994 al 2008 è stato direttore di ‘Tracce’, mensile internazionale di ‘Comunione e liberazione’. Dal 1993 ha collaborato con Don Giussani alla realizzazione della collana BUR ‘i libri dello spirito cristiano’ e alla pubblicazione dei libri del fondatore di CL. E’ responsabile dell’ufficio stampa e pubbliche relazioni di CL e delle attività editoriali del Movimento. Commento del Cardinale Bergoglio al libro di Don Giussani (2001) ‘L’attrattiva Gesù’. “”Il cardinale Bergoglio individua un altro elemento decisivo quale emerge dalla lettura del libro: “”Di fronte a questo abbraccio di misericordia – e continuo secondo le linee del pensiero di Giussani – viene proprio voglia di rispondere, di cambiare, di corrispondere, sorge una moralità nuova. (…) La morale cristiana non è lo sforzo titanico, volontaristico, lo sforzo di chi decide di essere coerente e ci riesce, una sfida solitaria di fronte al mondo. No. la rmorale cristiana è semplicemente risposta. (…). Questa concezione della morale offerta da Giussani, continua il Cardinale, “”non ha niente a che vedere con i quietismi spiritualoidi di cui sono pieni gli scaffali dei supermercati religiosi oggigiorno. Inganni. E neppure con il pelagianismo così di moda nelle sue diverse e sofisticate manifestazioni””. Soprattutto, confessa il cardinale Bergoglio, “”leggendo questo libro, uno rimane stupefatto e pieno di ammirazione davanti a un rapporto così personale e profondo con Gesù, e gli sembra che sia difficile per lui. (…)””. Il cardinale Bergoglio conclude osservando che “”colui che incontra Gesù Cristo sente l’impulso di testimoniarlo o di dar testimonianza di quello che ha incontrato, e questa è la vocazione cristiana: andare a dare testimonianza. Non si può convincere nessuno. L’incontro accade. Che Dio esiste lo si può provare, però attraverso la via del convincimento mai potrai ottenere che qualcuno incontri Dio. Questa è pura grazia. Pura grazia”” (pag 1082-1083) Enciclopedia Treccani: di Mario Niccoli PELAGIANISMO. – L’espressione pelagianismo (o pelagianesimo) è adoperata di solito per indicare non solamente la dottrina di Pelagio o gli errori che in essa furono segnalati e condannati dalla Chiesa, ma anche per individuare un momento determinato della storia ecclesiastica nel quale la particolare concezione della vita religiosa difesa da Pelagio, Celestio e Giuliano (v.) d’Eclano, fu causa d’una violenta polemica teologica (la controversia pelagiana), destinata, soprattutto per opera di Sant’Agostino, a salvare la piena originalità religiosa del cristianesimo contro il tentativo pelagiano di dare aspetto religioso e cristiano a una concezione assolutamente razionalistica, autonomistica, della vita etica: concezione che si risolveva sostanzialmente, se non formalmente, in una negazione dell’idea cristiana della salvezza conseguibile attraverso i meriti e le virtù redentrici del Cristo, e che quindi non lasciava posto, a causa dei suoi stessi presupposti individualistici, alla concezione della Chiesa come amministratrice dei sacramenti. Pelagio (il nome corrisponde al celtico Morgan, “”uomo del mare””) era un monaco britanno, probabilmente di origine irlandese. Lo troviamo a Roma, nei primi anni del sec. V, personalità eminente nella società romana alla quale si era imposto così per doti personali, come per la fama che si era procacciata con l’austerità della sua vita. Uomo di grande ingegno, seppure di non grandissima cultura, Pelagio parlava un latino che tradiva la sua origine barbarica e, sembra, conosceva il greco solo molto superficialmente. Era in corrispondenza con Paolino di Nola e frequentava la casa del senatore Pammachio e quella degli Anici Probi. Una delle opere più significative di Pelagio, anzi, è proprio quella famosa lettera che egli scrisse in occasione della monacazione di Demetriade, figlia di Giuliana, nuora di Anicia Faltonia Proba (in Patrol. Lat., XXX, coll. 15-45). Da questa lettera, scritta in Africa verso il 412, e dal commento latino che Pelagio scrisse (a Roma, verso il 410) alle epistole paoline (ed. a cura di A. Souter, Pelagius’ expositions of Thirteen Epistles of St. Paul, vol. IX dei Texts and Studies di J. Armitage Robinson; 1, introduzione; 11, testo, Cambridge 1922 e 1926) è facile ricostruire le idee di Pelagio nel momento in cui la sua personalità venne in urto con quella di S. Agostino. È a priori sintomatico che, secondo l’opinione di A. Souter, Alfred J. Smith e soprattutto di E. Buonaiuti, Pelagio avrebbe scritto il suo commento (per il quale si valse dei commenti scritti da S. Agostino prima dell’episcopato, da Origene, da Teodoro di Mopsuestia e dall’Ambrosiastro) in contrapposizione a quello, appunto, dello stesso Ambrosiastro (v.). Nella Lettera a Demetriade P. illustra alla sua giovane amica l’essenziale bontà della natura umana, di per sé stessa capace di praticare il bene, anche all’infuori della rivelazione cristiana (come prova luminosamente la vita di tanti filosofi pagani), in forza del suo libero arbitrio che la rende capace di scegliere, volontariamente, il bene ed il male: “”est enim, inquam, in animis naturalis quaedam, ut ita dixerim, sanctitas, quae veluti in arce animi praesidens, exercet mali bonique iudicium””. Il male non è dunque inerente alla natura umana. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, signore di tutti gli esseri creati, difeso contro le forze brute della natura dalla sua ragione e dalla sua prudenza, le quali permettono, solo all’uomo, di riconoscere il creatore dell’universo. Ma anche di fronte a Dio l’uomo è perfettamente libero: “”non pareo Deo, sed assentior; ex animo illum, non quia necesse, sequor””. Prima cura di chi vuole essere gradito a Dio è quella di indagarne la volontà e di conformarsi, con un atto volontario, razionale, dello spirito, a questa, nelle proprie azioni. Non vi è virtù all’infuori di questa, né ci sono beni che non nascano dal cuore (giacché ci è straniero tutto che viene dall’esterno): beni che chiunque cerca trova, e che chiunque trova mai più potrà smarrire; ma che non possiamo rintracciare o perdere senza l’intervento della volontà. “”In his ergo iure laudanda, in his merito praeferenda es, quae nisi ex te et in te esse non possunt””. In perfetta armonia con questi presupposti filosofici, Pelagio, ricalcando, spesso alla lettera, il trattatello plutarcheo ???? ?????? ??????, esorta Demetriade alla pratica quotidiana della virtù, giacché “”consuetudo est, quae aut vitia aut virtutes alit””, all’ascesi, al disprezzo della morte, all’introspezione, alla vigilanza dei proprî pensieri, giacché il pensiero è insieme “”fons vitae et origo peccandi””. Non è difficile intendere in qual maniera un programma morale che poneva l’individuo umano come centro unico della vita etica e libero creatore del bene e del male dovesse interpretare i dati più caratteristici delle dottrine soteriologiche paoline. Soprattutto interessante, in questo senso, è il commento alla lettera Ai Romani, dove l’intento polemico contro l’Ambrosiastro si rivela più chiaramente. Pelagio si sforza di attenuare quanto più può le tesi soteriologiche dell’apostolo. Là dove questo parla della redenzione “”per fidem sine operibus legis”” egli si affretta a segnalare come si sia abusato di questo passo da parte di coloro che “”ad destructionem operum iustitiae”” affermano che la sola fede può bastare al battezzato; dove Paolo afferma che Cristo è risorto “”per giustificarci””, egli intende “”per confermare la giustizia dei credenti””. Il peccato di Adamo non ha pregiudicato in nulla la bontà della natura umana, ma solo ha offerto all’uomo un esempio di peccato: come seguendo l’esempio di Adamo, l’uomo ha peccato e si è allontanato da Dio, così seguendo il luminoso esempio di Cristo, l’uomo aveva compreso di nuovo quale fosse la retta via del bene e si era riconciliato con Dio. Dunque negazione del peccato originale, almeno come colpa che ha irrimediabilmente pregiudicato, nel peccato di uno, le capacità al bene operare dell’umanità tutta. Contro coloro che affermano la trasmissione del peccato Pelagio osserva che se il peccato di Adamo nocque anche ai non peccanti, anche la giustizia di Cristo giova ai non credenti. Se il battesimo, del resto, monda da quel delitto, coloro che nascono da due battezzati devono essere immuni da questo peccato: giacché non avrebbero potuto trasmettere ai figli quello che essi non ebbero. È ingiusto che l’anima nata oggi, “”non ex massa Adae””, porti un peccato altrui così antico; Dio, il quale rimette all’uomo i peccati a lui proprî, non gli può imputare gli altri. Ben lungi dal concepire il peccato come qualche cosa d’immanente alla vita associata degli uomini, Pelagio interpreta il noto passo di Paolo (Rom., VII, 15-17) affermando che il peccato abita, sì, in noi, ma “”quasi hospes et quasi aliud in alio; non quasi unum, ut accidens scilicet, non naturale”” giacché la natura umana “”potrebbe non peccare, se volesse”” e la predestinazione di Dio è solo prescienza. Quale la genesi di un simile atteggiamento religioso? Fino dal tempo di Mario Mercatore si sono segnalate le affinità fra il pensiero di Pelagio e quello di Teodoro di Mopsuestia, il commento del quale alle epistole minori di San Paolo non fu ignoto, sembra, a Pelagio. Il quale avrebbe avuto conoscenza delle dottrine di Teodoro attraverso un prete siro, Rufino (da non confondersi col famoso avversario di San Girolamo), da lui incontrato in casa di Pammachio. Ma questi avvicinamenti, come quelli che sono stati stabiliti fra pelagianesimo e stoicismo, svisano, anziché chiarire, la questione. Il modo di concepire la vita religiosa difeso da Pelagio non era un atteggiamento a lui proprio, ma era, in fondo, l’atteggiamento sia pure tendenziale di larghi strati della popolazione cristiana dì allora. Pelagio non è un iniziatore, ma piuttosto l’espressione di una tendenza diffusa indipendentemente da ogni propaganda diretta: altrimenti non si comprenderebbe né la simpatia con la quale le idee di Pelagio furono accolte dovunque, né l’ardore con il quale S. Agostino si accinse a combatterle. Si racconta che, udendo un vescovo pronunciare la famosa invocazione a Dio che è come il motivo centrale del libro X delle Confessioni di S. Agostino (da quod iubes et iube quod vis), Pelagio, allora a Roma, si mostrasse profondamente scandalizzato; ma, per quanto S. Agostino dovesse esser informato di questo, l’episodio rimase senza seguito. A complicare le cose, sopraggiunse l’invasione dei Goti di Alarico. Pelagio, seguendo l’esempio della maggioranza, traversò il mare e cercò scampo prima in Sicilia e poi in Africa dove giunse verso il 410-411. Sbarcò a Ippona, ma non s’incontrò con S. Agostino: lo vide, di sfuggita, a Cartagine e proseguì per la Palestina lasciando a Cartagine il suo alter ego, Celestio, un avvocato romano da lui conosciuto a Roma e che l’aveva seguito a Cartagine. Spirito battagliero, a differenza del suo maestro, e sottile dialettico, Celestio, che vantava nobile nascita e una certa dose di ambizione, non rifuggiva dalla polemica, ma sembrava anzi esservi attratto da particolarissima inclinazione. Le sue idee, manifestate apertamente, fecero del chiasso e non passò molto tempo dopo il suo arrivo a Cartagine che un regolare ricorso di eresia fu presentato contro di lui da un diacono milanese residente in Africa, Paolino (v.), il biografo di S. Ambrogio. Il concilio provinciale, nonostante l’assenza di S. Agostino, si riunì subito (411) e condannò come eretiche sei proposizioni di Celestio estratte da un suo scritto Contra traducem peccati e inserite da Paolino nel suo libello di accusa. Secondo le proposizioni incriminate, Adamo era stato creato mortale indipendentemente dal suo peccato il quale, quindi, aveva danneggiato lui solo. La responsabilità del peccato spetta dunque solo all’uomo: vi furono quindi uomini senza peccato anche prima dell’avvento di Cristo, ed anche quelli che vivevano sotto l’impero della Legge del Vecchio Testamento pervennero al Regno; i bambini, appena nati, sono in quello stesso stato in cui fu Adamo prima del peccato; né la morte di Adamo né il suo peccato, né la morte e la risurrezione di Cristo sono rispettivamente cause alla dannazione e alla salvezza del genere umano. Il concilio ebbe buon giuoco di opporre alle idee di Celestio la pratica ab immemorabili seguita dalla Chiesa di battezzare i neonati in remissionem peccatorum. Celestio, non potendo sfuggire alla forza dell’argomento, non negò l’utilità del battesimo ai neonati, il valore del quale egli peraltro restringeva a quello di un atto d’iniziazione alla vita cristiana, ma sulla questione della trasmissione del peccato rimase fermo sulle sue posizioni affermando essere questione aperta alla discussione e tutt’altro che decisa. E il concilio lo scomunicò. Celestio tentò, pare, il ricorso a Roma, ma poi pensò meglio di allontanarsi da Cartagine. Rifugiatosi a Efeso, vi fu ordinato prete, nonostante la recente condanna. Questo fatto non deve stupire: il cristianesimo orientale andava polarizzando sempre più i suoi interessi verso i più ardui problemi della metafisica e, come già altra volta l’occidente aveva considerato le polemiche ariane quasi come merce d’importazione, così ora l’Oriente si preparava ad assistere con una certa indifferenza alla controversia pelagiana, estraneo a quei problemi morali relativi all’uomo e al suo posto nel mondo che furono vita e tormento del cristianesimo latino. Né basta. C’era qualche cosa nelle tradizioni del cristianesimo greco che lo portava a simpatizzare, se mai, col limpido razionalismo etico di Pelagio, con il suo rigido intellettualismo, con il suo programma ascetico tutto permeato di orgogliosa certezza. Sta di fatto che Pelagio, giunto a Gerusalemme, seppe presto conciliarsi il favore di molti e trovò nello stesso vescovo Giovanni un deciso patrono. Ma intanto anche Sant’Agostino era entrato in lizza: prima quasi con un certo ritegno come timoroso di attaccare direttamente un uomo, come Pelagio, col quale era in rapporti diretti e che godeva tante simpatie, poi, dopoché gli giunse fra le mani (circa il 412) il commento di Pelagio a San Paolo, più apertamente. Dovette infine accorgersi che il male era ben più grave; intuì chiaramente che la stabilità stessa del dogma ecclesiastico era in giuoco, e, appoggiato quasi solamente dalla maggioranza dell’episcopato africano, iniziò quella polemica aperta (v. l’elenco delle opere antipelagiane di Agostino, nella loro successione cronologica, in agostino, santo) destinata a chiarire una volta per sempre l’incompatibilità della visione religiosa pelagiana con i dati centrali della rivelazione cristiana. In Palestina, del resto, le ostilità erano state già iniziate da S. Girolamo (Lettera a Ctesifonte). Quando nel 415 giunse a Betlemme Paolo Orosio inviato da Agostino a Girolamo, la polemica s’inasprì, e il vescovo Giovanni, di fronte alle precise accuse di Orosio, si vide costretto (luglio 415) a investire della questione l’assemblea del clero. Pelagio, molto abilmente, uscì dal giudizio vincitore morale. Ma Girolamo e Orosio non disarmarono: associatisi i due vescovi Eros di Arles e Lazzaro di Aix, profughi in Palestina, indussero questi a presentare un regolare ricorso. Al concilio di Diospoli (Lidda) del dicembre 415 i due accusatori non si presentarono e Pelagio fu riconosciuto degno della comunione, pur essendo stato costretto ad anatematizzare chiunque sostenesse le proposizioni condannate a Cartagine. A prezzo di una menzogna e speculando sul fatto che nessuno dei vescovi presenti sentiva veramente l’importanza delle questioni dibattute, Pelagio aveva trionfato nuovamente. I monasteri latini di Betlemme abitati da Girolamo e dai suoi amici furono assaliti e incendiati: a stento Girolamo si poté salvare. Papa Innocenzo fu investito della questione, ma la sua risposta, pur deplorando gli eccessi permessi dal vescovo di Gerusalemme, non entrò nel merito: che Girolamo, se lo avesse ritenuto opportuno, presentasse un ricorso in regola. In Africa si radunarono due concilî (416), a Cartagine e a Milevi: le sentenze, che rinnovarono la condanna del 411 ma non toccavano personalmente Pelagio, furono comunicate a Innocenzo. Furono spedite lettere a Innocenzo, a Ilario di Narbona e allo stesso Giovanni di Gerusalemme. Con tre lettere distinte Innocenzo rispondeva il 28 gennaio 417: la dottrina degli africani era approvata, Pelagio e Celestio erano scomunicati “”apostolici vigoris auctoritate”” (v. le lettere di Innocenzo in Collectio Avellana, XLI-XLIV). Agostino inneggiò alla vittoria: “”causa finita est: utinam aliquando finiatur error””. Ma le controversie non cessarono. Il 12 marzo 417 Innocenzo moriva e il 18 gli succedeva Zosimo. Amicissimo di Patroclo di Arles, che deteneva irregolarmente la sede episcopale dalla quale era stato cacciato (per motivi esclusivamente politici) Eros, l’accusatore di Pelagio, il nuovo papa, che per di più, a quanto sembra, era greco od orientale d’origine e si rivelerà presto caldo sostenitore delle prerogative della sede apostolica, era, per questi motivi, inclinato a guardare con una certa diffidenza l’atteggiamento dei vescovi africani. Certo è che quando ebbe udito le ambigue dichiarazioni di Celestio, che, da Costantinopoli, dove si era trasferito di recente, era venuto spontaneamente a Roma per giustificarsi, ed ebbe letto sia l’abilissimo libello che Pelagio, per difendersi, aveva inviato a Innocenzo (Patrol. Lat., XLV, coll. 1716 segg.), sia la lettera di Praulio nuovo vescovo di Gerusalemme accompagnante un trattato di Pelagio De libero arbitrio, scrisse ai vescovi. africani due lettere (XLV e XLVI della Collectio Avellana), esprimendosi in modo estremamente lusinghiero per Pelagio e Celestio, non risparmiando i loro avversarî, asserendo che i due erano evidentemente vittime di calunnie, che l’ortodossia di Pelagio non poteva mettersi in dubbio; per Celestio il papa non intendeva dare una precipitata sentenza e concedeva due mesi di tempo per presentare accuse contro di lui. Poco dopo fu anche citato a Roma Paolino di Milano, il primo accusatore di Celestio, perché sostenesse di nuovo la sua accusa; ma Paolino, sentendo il vento infido, si sottrasse (Libello di Paolino, in Collectio Avellana, XLVII). Gli africani non disarmarono: un primo concilio di Cartagine (autunno 417) giudicò insufficienti le ritrattazioni di Celestio e si richiamò nuovamente alla sentenza di Innocenzo. Le decisioni furono comunicate a Zosimo, il quale, per quanto facesse chiaramente intendere che esse (v. la lettera in Collectio Avellana, L) costituivano un’infrazione all’autorità della Santa Sede, mostrò di tornare un po’ sui suoi passi: nulla di definitivo era stato sancito ed egli era lieto di udire il parere degli africani. I quali, quando (il 29 aprile 418) giunse a Cartagine la lettera del papa, avevano già convocato per il 1° maggio il concilio generale dell’Africa. Furono approvati nove canoni (Patrol. Lat., LVI, col. 486 seg.) redatti in modo tale da evitare ogni equivoco possibile. Era condannato chiunque avesse detto che Adamo era morto “”non peccati merito sed necessitate naturae”” e che i bambini non erano battezzati in “”remissionem peccatorum””; chi affermava l’esistenza “”in regno coelorum”” di un “”aliquis medius aut ullus alicubi locus ubi beate vivant parvuli qui sine baptismo ex hac vita migrarunt””; chi affermava che la grazia aveva valore “”ad solam remissionem peccatorum, quae iam commissa sunt, non etiam ad adiutorium ut non committantur””; chi considerava la grazia come illuminazione della mente “”ut sciamus quid appetere et quid vitare debeamus”” e non come una forza “”ut facere diligamus atque valeamus”” ciò che abbiamo conosciuto doversi fare; chi definiva la grazia come un aiuto “”ut quod facere per liberum iubemur arbitrium facilius possimus implere””. Le decisioni furono inviate al papa con una lettera. Ma Agostino e il vescovo di Cartagine avevano pensato bene di spiegare un’azione su due fronti e, prima ancora che il concilio si aprisse, avevano fatto pressione alla corte di Ravenna perché intervenisse. Con un rescritto del 30 aprile 418 l’imperatore Onorio ingiungeva al prefetto del pretorio di espellere da Roma Pelagio (in realtà rimasto in Oriente) e Celestio, i quali con le loro dottrine turbavano la pace della città eterna. Non ci è dato sapere come Zosimo giudicasse il modo di procedere dei vescovi africani: certo comprese che un editto imperiale di quel genere non lasciava più adito alla discussione. Redasse un ampio documento (la famosa Tractoria, purtroppo perduta, salvo un frammento) nel quale Pelagio e Celestio erano scomunicati e le loro dottrine condannate: tutti i vescovi dell’Occidente e dell’Oriente erano invitati a sottoscrivere la condanna. Celestio, sembra, fuggì da Roma; Pelagio, in Oriente, fu condannato da un concilio presieduto da Teodoto d’Antiochia: espulso dalla Palestina, non abbiamo più notizie di lui. Ma anche le resistenze alla Tractoria di Zosimo furono vivaci mostrando chiaramente come il male fosse diffuso. Così, per tacere d’altro, molti vescovi del patriarcato d’Aquileia presero posizione nettamente pelagiana. Così 18 vescovi dell’Italia meridionale e della Sicilia, capeggiati da Giuliano, vescovo di Mirabella Eclano (Benevento) amico di Paolino di Nola e dello stesso S. Agostino, si rifiutarono di sottoscrivere la Tractoria e furono deposti ed esiliati. Ne nacque quella polemica fra Giuliano e S. Agostino che doveva mettere in luce l’estremismo di certe posizioni agostiniane (v. i due scritti di S. Agostino Contra Iulianum pelagianum e Opus imperfectum contra Iulianum, interrotto al VI libro per la morte di S. Agostino) destinate a provocare la reazione di alcuni ambienti ecclesiastici della Gallia meridionale (v. semipelagianismo). Ma, oltreché in Gallia, dove lo stesso Sulpicio Severo si lasciò per un momento sedurre dalle idee pelagiane, il pelagianismo si diffuse al di là della Manica, in Britannia per opera di Fastidio e di Agricola (Germano di Auxerre s’incaricherà di ricondurre l’isola all’ortodossia) e in Irlanda. Del resto l’accoglienza che Giuliano e i suoi compagni ricevettero in Oriente, prima presso Teodoro di Mopsuestia quindi a Costantinopoli presso Nestorio, mostra chiaramente come l’Oriente simpatizzasse per loro. Bibl.: Oltre quella citata sotto agostino, santo (I, pp. 927-928 e App., p. 16), v.: F. Loofs, in Prot. Realencyclopädie, XV, Tubinga 1904, pp. 747-774 (con la bibl. precedente al 1900); H. Zimmer, Pelagius in Irland, Berlino 1901; G. Morin, Pélage ou Fastidius, in Revue d’histoire ecclésiastique, V (1904); J. B. Bury, The origin of Pelagius, in Hermathena, XIII (1905), pp. 26-35; A. Brückner, Quellen zur Geschichte des pelagianischen Streites, in Sammlung ausgewählter kirchen- und dogmengeschichtlicher Quellenschriften, s. 2ª, Tubinga 1906, fasc. 7; G. Mercati, Some new fragments of Pelagius, in Journal of theological studies, VIII (1907), pp. 526-529 (cfr. A. Souter, ibid., XII, 1911, pagine 32-35); A. J. Smith, The Latin sources of the com. of Pelagius on the epistl. to the Rom., in Journal of theological studies, XIX (1918), pp. 162-230; XX (1919), pp. 55-65, 127-177; XXXI (1930), pp. 21-35; M. Zappalà, Stoicismo e cristianesimo nell’etica pelagiana, in Bollettino di studi storico-religiosi, II (1922), pp. 51-65; J. Chapman, Pélage et le texte de S. Paul, in Revue d’histoire ecclesisatique, XVIII (1922), pp. 469-81; XIX (1923), pp. 25-42 (Pelagio ha adoperato un testo latino in uso in Gran Bretagna nel sec. IV); A. Souter, The earliest Latin Commentaries on the epistles of St. Paul, Oxford 1927; E. Buonaiuti, Pelagio e l’Ambrosiastro, in Ricerche religiose, IV (1928), pp. 1-17; id., Il cristianesimo nell’Africa romana, Bari 1928, pp. 369-80; A. Berthoud, La controverse pélagienne; un conflit psychologique entre l’Orient et l’Occident, in Revue de Théologie et de Philosophie, 1929, pp. 134-135; K. Müller, Der heilige Patrick, in Nachrichten von der Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen. Philologisch-historische Klasse, V (1931), p. 113 e segg. (sulla patria di Pelagio); G. de Plinval, Recherches sur l’oeuvre littéraire de Pelage, in Revue de Philologie, VIII (1934), pp. 9-42 (per la ricostruzione dell’opera letteraria di Pelagio si rinvia a quest’ottimo studio avvertendo che non tutte le conclusioni dell’autore relative a scritti contenuti fra gli apocrifi geronimiani e agostiniani, i quali andrebbero attribuiti a P., possono essere senz’altro accettate. Vedi, per es., le osservazioni di U. Koch, Pelagio e la lettera agli Ebrei, in Religio, XI, 1935, pp. 21-30).”,”RELC-344″
“SAVORELLI Alessandro MICCOLIS Stefania a cura”,”Gli scritti politici di Antonio Labriola editi da Stefano Miccolis.”,”Tra i frammenti: – Lettera al ‘Sozialdemocrat’ (1890) – Dichiarazione resa al Congresso dell’Internazionale socialista di Zurigo – Agli operai italiani d’Austria – La causa ellenica (pag 141-146) Comitato scientifico (Edizione nazionale delle opere di Antonio Labriola, agosto 2007): Tessitore (presidente), Punzo (segretario tesoriere), Agrimi Bravo Burgio Cacciatore Centi Cesa Ciliberto Cortesi Cotroneo D’Orsi Galasso Guaragnella Liguori Miccolis Postigliola Sasso Savorelli Siciliani de Cumis Turi Vacca Volpicelli Zanardo”,”LABD-128″
“SAVORY Reginald Arthur Sir”,”His Britannic Majesty’s Army in Germany During the Seven Years War,”,”Sir SAVORY Reginald. Tenente Generale (26/7/1894 – 14/6/1980), ufficiale dell’Esercito indiano britannico, prestò servizio dal 1914 al 1948 e partecipò alla Prima e alla Seconda guerra mondiale. Ufficiale Unità 11° Reggimento Sikh. Comandò 1° Battaglione, 11° Reggimento Sikh (1937-1939), 11a brigata di fanteria indiana (1940-1941), 23a divisione indiana (1942-1943). In pensione dall’Esercito scrisse quest’Opera nel 1966. <oder die feindlichen Brüder (1803) tentò invece di far rivivere l’antica tragedia greca nel motivo della fatalità incombente e nell’uso del coro, che assunse funzioni e movenza di lirica. Non così nel Wilhelm Tell (1804), ove il coro è formato dallo stesso popolo svizzero, che canta frequentemente il suo inno di libertà intorno al cupo destino del suo eroe nazionale. Il motivo della libertà percorre in tal modo quasi tutta l’opera di S., dai Räuber al Wilhelm Tell: e sempre il messaggio etico è inscindibile da quello artistico (la sua è spesso Gedankenlyrik, cioè lirica di pensiero, e le sue epiche ballate sono in genere a sfondo storico-moraleggiante). È la ragione per cui S. fu esaltato, o criticato, a seconda del peso che si dette ai valori etico-nazionali ai tempi dell’idealismo liberale o del materialismo positivista. Sennonché in questa cornice di alta nobiltà del sentire, di eloquenza travolgente e categorica, con il sussidio di un linguaggio smagliante, filosoficamente esatto, e di un ritmo serrato nel verso e nella prosa, S. fu maestro nel tracciare indimenticabili profili di una estrema virilità e di una tragicità assoluta. (Trecc)”,”VARx-159-FV”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Albert MEIER”,”Sämtliche Werke. Gedichte. Dramen 1.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-203-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Peter-Andrè ALT”,”Sämtliche Werke. Dramen 2.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-204-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Jörg ROBERT und Albert MEIER”,”Sämtliche Werke. 3. Fragmente. Übersetzungen. Bearbeitungen.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-205-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Peter-André ALT”,”Sämtliche Werke. 4. Historische Schriften.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-206-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Wolfgang RIEDEL”,”Sämtliche Werke. 5. Erzählungen. Theoretische. Schriften.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-207-FL”
“SCHILLER Federico”,”Guglielmo Tell.”,”Il prodotto del lavoro dei contadini va a beneficio di altri… “”Bella è la terra e come il ciel benigna, Ma la messe non frutta alla fatica De’ suoi cultori”” (pag 109)”,”VARx-069-FGB”
“SCHILLER Federico”,”Maria Stuart.”,” Lettere non autentiche che avrebbero dimostrato la complicità di Maria nell’uccisione di Darnley. “”Orbene, scrive il Bolloc: “”Non ho mai udito nulla che possa essere paragonato, in quanto a follia, con l’asserzione secondo la quale le ‘lettere della cassetta’ sono autentiche… Tutta la faccenda di siffatte lettere è talmente grottesca che non è nemmeno degna di essere ridicolizzata”””” (pag 13) (introduzione)”,”VARx-072-FGB”
“SCHILLING Heinz”,”Ascesa e crisi. La Germania dal 1517 al 1648.”,”Heinz Schilling insegna Storia moderna alla Justus-Liebig-Universität di Giessen. Ha pubblicato pure ‘””Höfe und Allianzen. Deutschland 1648-1763’ (Berlin, 1989) (è in preparazione un’edizione italiana) Engels (203, 217) “”Ricollegandosi a una formulazione di Friedrich Engels, si è parlato a proposito della Riforma di una «rivoluzione protoborghese», perché «la Riforma che va dal 1517 al 1525 sarebbe una parte costitutiva nel processo di una rivoluzione che fu nella sua essenza borghese, come dimostrarono gli scopi, il corso, i soggetti sociali, i mezzi utilizzati e le conseguenze,… che si manifestarono per la società» (95). Per quanto riguarda la guerra dei contadini, negli avvenimenti sociopolitici fino al 1525 altri hanno «visto una rivoluzione dell’uomo comune in città e in campagna» (96) e non una rivoluzione borghese. Si è qui cercato, al contrario, di assumere un punto di osservazione più flessibile per descrivere storicamente la reciproca compenetrazione delle forze e dei movimenti religiosi e della società, senza privilegiare l’una o l’altra prospettiva. Lo scopo era quello di approfondire tanto la ‘comprensione’ religiosa e spirituale quanto l”interesse’ politico delle forze sociali, e di esaminare a fondo i punti di articolazione tra i due. Per tutti e tre i ceti – nobiltà, contadini e borghesia urbana – dal rinnovamento religioso, teologico e politico-ecclesiastico risultarono conseguenze politiche e sociali. Questo incrociarsi di religioso e sociale fu una caratteristica della società tedesca ed europea all’inizio dell’età moderna e per questo non si può ricondurre ciò che è accaduto a un concetto di rivoluzione, che dai rivolgimenti del tardo XVIII e del XIX secolo viene pensato come assolutamente secolarizzato. Furono le idee comunitarie dei riformatori che gettarono un ponte tra le richieste religiose e quelle sociali, e questo valse per tutti i ceti, gli strati, le «classi», come si possono pur sempre definire le formazioni sociali da un punto di vista storico-analitico. Dal momento che la condizione di partenza tanto economica che politica fu tuttavia di volta in volta differente, fu diversa anche la direzione dell’interesse e anche i risultati dell’insorgere non furono gli stessi. Per i cavalieri fu decisivo il non poter più raggiungere la posizione occupata nel medioevo. I contadini rimasero semplicemente il ceto suddito, sebbene all’interno di un mondo trasformato nel quale in maniera sempre più decisa i principi intervennero con funzione di regolamentazione nel rapporto tra signori fondiari e contadini e, nello stesso tempo, non persero di vista la necessaria protezione del «ceto dei produttori di sostentamento» (Nährstand) anche solo per motivi egoistici. La borghesia e le città uscirono rafforzate dalla Riforma, sebbene solo per due o tre generazioni. Se nell’esplosione della Riforma si vede una «rivoluzione protoborghese» o una «rivoluzione dell’uomo comune», allora il 1525, l’anno in cui i principi sconfissero il movimento dei contadini, è un punto di svolta epocale: prima il rinnovamento evangelico era una «Riforma del popolo» o «della comunità», dopo esso divenne una «Riforma dei principi» o «del consiglio»”” (pag 203-204) [Heinz Schilling, ‘Ascesa e crisi. La Germania dal 1517 al 1648’, Bologna, 1997] [(95) Così da ultimo su questo problema Vogler, in ‘Zwingli und Europa’, cit, p. 51; F. Engels, in Marx, Engels, Lenin e Stalin, ‘Zur deutschen Geschichte’, cit., vol. I, p. 617; (96) P. Blickle, ‘La riforma luterana e la guerra dei contadini: la rivoluzione del 1525, Il Mulino, , cit., pp. 224-225] Il Mulino, 1983: La *riforma luterana e la guerra dei contadini : la *rivoluzione del 1525 / Peter Blickle”,”GERx-137″
“SCHILPEROORD Paul”,”The extraordinary life of Josef Ganz. The jewish engineer behind Hitler’s Volkswagen.”,”SCHILPEROORD Paul è un giornalista europeo di scienza e tecnologia ed esperto d’auto. Vive a Firenze. “”Ganz had been banned from writing for ‘Motor-Kritik’ on the orders of the Nazi Party, but Georg Ising neverthless published several articles by him that summer, without any byline. One of those contributions, which appeared in the magazine in mid-Autust, was a report on the legendary Klausen Rennen of August 5, 1934, in which racing cars and motor.-cycles from Switzerland and beyond competed over a 13.4-mile course through the mountains.”” (pag 196)”,”GERN-161″
“SCHILPP Paul Arthur a cura”,”Albert Einstein, Philosopher, Scientist.”,”Scritti di A. EINSTEIN Arnold SOMMERFELD Louis DE-BROGLIE Ilse ROSENTHAL-SCHNEIDER Wolfgang PAULI Max BORN Walter HEITLER Niels BOHR H. MARGENAU Philipp G. FRANK Hans REICHENBACH H.P. ROBERTSON P.W. BRIDGMAN Victor F. LENZEN Filmer S.C. NORTHROP E.A. MILNE Georges Edward LEMAITRE Karl MENGER Leopold INFELD Max von LAUE Herbert DINGLE Kurt GÖDEL Gaston BACHELARD Aloys WENZL Andrew Paul USHENKO Virgil HINSHAW. “”Molte volte Einstein espresse la sua riconoscenza a Mach, ed è semplice trovare tracce della sua preoccupazione sulla osservabilità direttamente a questo filosofo. Entrambi rifiutano i concetti teorici che per la loro natura non si prestano a verifica””. (pag 251)”,”SCIx-215″
“SCHINDLER John R.”,”Isonzo. The Forgotten Sacrifice of the Great War.”,”John R. Schindler è uno storico specializzato in storia militaare e storia dell’Europa moderna. È ricercatore presso l’ American Enterprise Institute di Washington, e Professore di storia all’Università di Maryland, Baltimore County. Feroci battaglie con un recodo da entrambe le parti di 1.75 milioni di ‘bloodletting’ (vittime)”,”QMIP-029-FSL”
“SCHINO Anna Lisa”,”Il pensiero politico di Pufendorf.”,”Samuel Pufendorf nacque l’8/01/1632 a Dorfchemnitz in Sassonia, dove suo padre, Elias Jesaias, era pastore protestante. Iniziò il suo curriculum universitario nel 1650 studiando teologia a Lipsia; attratto dalla filosofia si trasferì nel 1656 a Iena, dove fu allievo del matematico e filosofo cartesiano Erhard Weigel che insegnava la necessità di applicare il ‘mos geometricus’ anche alle scienze morali. Nel 1658, entrò come precettore al servizio del barone Peter Julius Coyet, ambasciatore della Svezia in Danimarca. In quello stesso anno scrisse gli Elementorum iurisprudentiae universalis libri duo, in condizioni assai difficili; si trovava infatti a Copenhagen al seguito dell’ambasciatore, quando la città fu assediata dagli Svedesi e le autorità locali, con la scusa che anche il fratello era al servizio del nemico, lo tennero prigioniero per 8 mesi. Per superare il drammatico momento Pufendorf si concentrò sulla riflessione politica e buttò giù alcuni appunti con l’intenzione di discutere le tesi di Grozio e Hobbes. Tornato libero ebbe la cattedra di diritto naturale e delle genti presso l’Università di Heidelberg. Nel 1667 pubblicò un’accesa critica della costituzione e della struttura del Sacro Romano Impero, con lo pseudonimo di Severino Monzambano da Verona. L’opera, intitolata De statu Imperii germanici liber unus, suscitò molto scalpore per la tesi sostenuta, che venne unanimemente respinta. L’autore affermava infatti che il Sacro Romano Impero non era, secondo la definizione allora corrente, una ‘respublica mixta’ (coè uno stato in cui venivano contemperate le tre tradizionali forme di governo e che rappresentava, per questa sua sintesi, la migliore forma di governo e che rappresentava, per questa sua sintesi, la migliore forma di governo possibile), bensì una ‘respublica irreguralis, cioè un insieme di parti spesso in conflitto tra loro e comunque unite da vincoli assai deboli che inducevano a considerarla non già un vero e proprio Stato, ma una confederazione le cui parti sono vincolate da un ‘foedus inaequale’. In base a questa analisi giungeva quindi a concludere che il Sacro Romano Impero è ‘irregulare aliquod corpus et monstro simile’. Il clamore dell’opera fu tale che l’anno successivo, 1668, reputò opportuno accettare l’invito del re di Svezia a occupare la cattedra di diritto naturale a Lund, e fu qui che, prendendo spunto da una vecchia proposta di Giovanni Cristiano di Boineburg, venne concepito, elaborato e pubblicato, con dedica a Carlo XI re di Svezia, il suo capolavoro, i De iure naturae et gentium libri octo, grande opera di sistematizzazione e rielaborazione di tutte le tematiche giusnaturaliste discusse dall’inizio del secolo. Un anno dopo apparve il compendio, De officio hominis et civis iuxta legem naturalem libri duo. Infine pubblicò le Dissertationes academicae selectiores. Il suo pensiero fu violentemente attaccato da teologi e conservatori. Costretto a lasciare la città di Lund in seguito all’occupazione danese del 1676, raggiunse l’anno successivo Stoccolma dove fu nominato Storiografo del Re, Consigliere segreto e Segretario di Stato e iniziò ad occuparsi di politica estera. Nel 1688 l’Elettore del Brandeburgo lo chiamò a Berlino a ricoprire le stesse mansioni affidategli dalla corona svedese. Nel 1694 venne insignito del titolo di barone dal re di Svezia, morì in quello stesso anno e fu seppellito a Berlino.”,”TEOP-061-FL”
“SCHIRONE Franco”,”La gioventù anarchica negli anni delle contestazioni 1965-1969.”,”Franco Schirone (1950) si è occupato di storia del movimento anarchico ed anarcosindacalista. Ha pubblicato vari lavori tra cui, con altri, ‘La Resistenza sconosciuta. Gli anarchici e la lotta contro il fascismo’ (Zic, Milano, 2005, 2° edizione).”,”ANAx-467″
“SCHIRONE Franco a cura; saggi di Mauro DE-AGOSTINI Giuseppe SCALIATI Giuseppe GALZERANO Giorgio SACCHETTI Augusto MICELLI (intervista) Franco SCHIRONE Giulio D’ERRICO Angelo PAGLIARO Marco ROSSI Martina GUERRINI”,”Cronache anarchiche. Il giornale di ‘Umanità Nova’ nell’Italia del Novecento (1920-1945).”,”Nei Dvd allegati è contenuta la raccolta completa digitalizzata di UN Milano e Roma 1920 1922; Usa 1924-1925, Argentina 1930 e 1932 (due numeri unici), e Francia (1932-1933). Raccolta di UN pubblicato durante la resistenza: Firenze 1943-1945, Genova numero unico in occasione dell’insurrezione contro il nazifascismo, 22 aprile 1945 e Roma 1944 – maggio 1945. Lavoro dedicato a due compagni Sergio Costa direttore e redattore di Umanità Nova e Alfonso Nicolazzi, collaboratore tenace tipografo del giornale anarchico”,”EMEx-123″
“SCHIRRU Giancarlo”,”Per la storia e la teoria della linguistica educativa. Il Quaderno 29 di Antonio Gramsci.”,”L’ultimo dei Quaderni del Carcere Il regime fascista, nella sua prima fase, aveva lasciato le questioni linguistiche nelle mani di Giovanni Gentile, ministro dell’istruzione (pag 5)”,”GRAS-151″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang a cura di Andrea BORSARI”,”Storia dei generi voluttuari. Spezie caffé cioccolato tabacco alcol e altre droghe.”,”Wolfgang SCHIVELBUSCH ha studiato Letteratura, Filosofia e Sociologia all’ Università di Francoforte e Berlino, dove insegna. Tiene regolarmente dei corsi all’ Università di New York. Tra le sue opere tradotte in italiano: – Luce. Storia dell’ illuminazione artificiale nel secolo XIX. PRATICHE EDITRICE. PARMA. 1994 – Storia dei viaggi in ferrovia. EINAUDI. 1988 Titolo postfazione di BORSARI: -Civiltà materiali e culture comparate”,”STOS-067″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang”,”La cultura dei vinti.”,”ANTE1-4 SCHIVELBUSCH Wolfgang è un saggista di fama internazionale. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale e culturale su temi quali ‘i generi voluttuari’, ‘i viaggi in ferrovia’ , ‘l’illuminazione artificiale’ pag 112-113″,”QMIx-179″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang”,”La cultura dei vinti.”,”SCHIVELBUSCH Wolfgang è un saggista di fama internazionale. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale e culturale su temi quali ‘i generi voluttuari’, ‘i viaggi in ferrovia’ , ‘l’illuminazione artificiale’ “”I vinti sono i primi a rendersi conto di ciò che la storia tiene in serbo”” Heinrich Mann Probabile data sbagliata (2003) dell’altro volume già schedato”,”GERQ-084″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang”,”3 New Deal. Parallelismi tra gli Stati Uniti di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler, 1933-1939.”,”Wolfgang Schivelbusch è nato a Berlino nel 1941 e dal 1973 vive tra Berlino e New York. In Italia sono usciti ‘Storia dei viaggi in ferrovia’ (1988), ‘Luce:Storia dell’illuminazione artificiale nel secolo XIX’ (1994), ‘Storia dei generi voluttuari: Spezie, caffé, cioccolato, tabacco, alcol e altre droghe’ (1991), ‘La cultura dei vinti’ (2006). “”Siccome la forza è sempre dalla parte dei governati, i governanti non hanno altro sostegno al di fuori dell’opinione di quelli. Il governo, pertanto, si fonda sull’opinione; e questa massima vale per i governi più dispotici e militari come per quelli che concedono più libertà e sono più vicini al popolo”” (David Hume) (in apertura) “”A parte una breve parentesi durante la Prima guerra mondiale, l’immaginario del secolo era completamente conquistato dall’idea di un accesso di massa all’automobile e all’energia elettrica; il fascino crebbe nel 1933, quando lo Stato assunse un ruolo più attivo nella vita quotidiana. Roosevelt e Hitler, che avevano scommesso le loro fortune politiche, rispettivamente, sui progetti della Tva e della rete autostradale, erano del tutto consapevoli di quali aspirazioni popolari quei progetti avrebbero potuto sfruttare a favore dei rispettivi governi. La ragione per cui il Terzo Reich puntò sulla motorizzazione e non sull’elettrificazione era semplice. Già nel 1930, gran parte delle famiglie tedesche, anche nelle zone rurali, aveva l’energia elettrica, mentre solo poche di esse possedevano un’autovettura. Come il liberalismo individualistico aveva favorito l’ascesa dell’industria automobilistica negli Stati Uniti, in Germania l’organizzazione corporativo-comunale della produzione di energia era riuscita a elettrificare anche le campagne. Le due società presentavano così immagini speculari: in America molti proprietari di un’automobile non avevano l’elettricità a casa, in Germania tante famiglie che potevano collegare i propri apparecchi elettrici a una presa di corrente dovevano ricorrere a mezzi di trasporto pubblici o non motorizzati. In entrambi i paesi intervenne lo Stato, che era l’unica autorità in grado di colmare quel deficit. Hitler e Roosevelt dovevano gran parte del loro carisma alla capacità di neutralizzare gli interessi specifici, di nazionalizzare l’industria e di offrire alle masse la possibilità di accedere a tecnologie «miracolose»”” (pag 151-152)”,”STOS-216″
“SCHLEGEL Friedrich, a cura di Andreina LAVAGETTO”,”Dialogo sulla poesia.”,”Nell’ambito dell’Athenaeum – la rivista che i fratelli August Wilhelm e Friedrich Schlegel fondarono nel 1798 e che era destinata a diventare il manifesto del Romanticismo – il Dialogo sulla poesia è il testo che più di ogni altro raccoglie e precisa tutti i principi e le modalità della dottrina romantica, rappresentandone così una summa.”,”VARx-056-FL”
“SCHLEIFSTEIN Josef”,”Franz Mehring. Sein marxistischen Schaffen, 1891-1919.”,”SCHLEIFSTEIN J.”,”MEHx-071″
“SCHLEMMER Thomas”,”Invasori, non vittime. La campagna italiana di Russia, 1941-1943.”,” “”Il Don come Canne”” La disfatta dell’8a Armata nell’inverno 1942-1943. “”Il piano di Hitler avrebbe potuto avere successo solo nel casdo in cui i russi avessero subito passivamente l’attacco, senza contrattaccare in forze, ma questa ipotesi era decisamente poco probabile. Comunque Hitler ignorò ogni suggerimento e così le armate italiane, ungheresi e rumene, che originariamente dovevano essere impiegate in una zona d’operazioni secondaria, furono inviate in un settore particolarmente a rischio, predestinato a subire la controffensiva delle Forze Armate sovietiche. Gli italiani dovevano coprire il fianco sinistro delle Divioni della 6.a Armata e della 4.a Armata corazzata germaniche che avanzavano su Stalingrado. Né Mussolini, né il Comando Supremo e il Comando dell’8.a armata erano contenti del compito affidato alle loro unità e avrebbero preferito un incarico più prestigioso (6). Nonostante questi dubbi il 13 agosto il generale Gariboldi come comandante d’Armata assunse il controllo di un settore del fronte, largo 270 km, nel tratto centrale del Don tra Pavlovsk e la foce del fiume Choper; entro il 16 agosto i soldati del II e XXXV Corpo d’Armata occuparono le posizioni precedentemente difese dalle unità tedesche. (…) Ben presto divenne evidente che i russi non avevano alcuna intenzione di dare tregua agli italiani, come dimostrarono l’offensiva di fine agosto contro il settore della Divisione «Sforzesca» e i vari attacchi sferrati a settembre nella zona del II Corpo d’Armata. Per questo motivo il Comando dell’8a Armata richiese più volte l’invio di riserve tedesche e che fosse ridotto il suo settore difensivo. A ottobre, quando la 3a Armata rumena venne dislocata tra l’Armir e la 6° Armata tedesca, sembrò giunto il momento adatto per soddisfare le richieste italiane; tuttavia i rumeni si rifiutarono di sostituire, come ordinato, due Divisioni italiane e così ci si limitò ad accorciare il fronte di 40 km. Di conseguenza le unità del Regio Esercito si trovarono a dover difendere un settore lungo ancora 230 km. (…) Ma l’Armir godette dell’attenzione piuttosto volubile del “”Führer””, nonché del Comandante Supremo della Wehrmacht, solo fino a quando non ne venne distolto da sviluppi in altri settori del fronte. Infatti, gli avvenimenti sul Dn passarono ben presto in secondo piano rispetto alla battaglia di Stalingrado: per Hitler il pensiero di conquistare la città divenne una vera e propria ossessione: il 6 ottobre dichiarò che la sua occupazione era il compito principale del gruppo di Armate B. (…) Ma Stalingrado non cadde e la battaglia per la conquista della città logorò a tal punto le forze tedesche che «il Comando non ebbe altra scelta che tappare un buco aprendone altri». Le conseguenze di quel dilemma ricaddero pesantemente sulle unità italiane: mancavano i mezzi di trasporto, il carburante e il materiale per potenziare le postazioni, tanto che nell’autunno e nell’inverno del 1942 si verificarono più volte veri e propri scontri per la distribuzione delle risorse che deteriorarono ulteriormente i rapporti tra tedeschi e italiani”” (pag 122-125) Il volume, versione ridotta dell’ opera curata da Schlemmer (Die Italiener an der Ostfront 1942/43. Dokumente zu Mussolinis Krieg gegen die Sowjetunion, Oldenbourg, München 2005), si basa sulla vasta documentazione tratta dagli archivi italiani e tedeschi – in perticolare le relazioni degli ufficiali di collegamento della Wehrmacth presso l’ 8ª armata italiana (Armir). In realtà, la ricostruzione delle operazioni e della disfatta dell’ Armir è limitata alle trenta pagine del IV capitolo, Il Don come Canne. L’ intento del libro è dimostrare che gli italiani condivisero con gli alleati tedeschi il comportamento criminale sul fronte russo, criticando allo stesso tempo la versione vittimistica ed eroica trasmessa dalla memorialistica. Indice Prefazione – I. La guerra di Mussolini al fronte russo tra memoria e storiografia – II. Il Regio Esercito e la guerra sul fronte orientale (1941-1942) – III. I soldati del Regio Esercito sul fronte orientale – IV. «Il Don come Canne». La disfatta dell’8ª Armata nell’inverno 1942-1943 – Appendice. Documenti sulle battaglie e sulla disfatta dell’8ª Armata italiana al fronte orientale – Appendice: documenti tedeschi e documenti italiani – Note – Bibliografia – Elenco delle abbreviazioni – Cartine – Indice dei nomi – Indice dei luoghi Thomas Schlemmer è ricercatore presso l’ Institut für Zeitgeschichte di Monaco-Berlino. I suoi principali temi di studio sono la storia socio-politica della Germania dopo il 1945, la storia dei partiti politici e la storia del fascismo e dell’ Italia durante la seconda guerra mondiale. Ha collaborato con l’ Istituto Storico Germanico di Roma. Tra le sue pubblicazioni più recenti, Estraniazione strisciante tra Italia e Germania (a cura di, con G.E. Rusconi e H. Woller, Bologna 2008).”,”QMIS-321″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Marx ieri e oggi.”,”Dialettica fonti marxismo anatomia società borghese leggi vita società teoria valore ciclo industriale stagnazione e crollo capitalismo classe e Stato dominio di classe conquista potere quadro internazionale politica guerra Q contadina Q nazionale comunismo pianificazione e eguaglianza Stato e legge individuo e collettivismo nazionalità e internazionalismo.”,”MADS-109″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”Crisi di fiducia. Idee potere e violenza in America.”,”Nato il 15 ottobre 1917 a Columbus, Ohio, è stato consigliere speciale del presidente KENNEDY. Ha scritto ‘I mille giorni di J.F. Kennedy alla Casa Bianca’ (RIZZOLI) (premio Pulitzer), ‘The Age of Jackson’ (Premio Pulitzer per la storia) e una serie di volumi su ‘L’età di Roosevelt’. Presso RIZZOLI è uscito nel 1967 ‘Vietnam amara eredità’. Insegna all’Univ di New York.”,”USAS-001″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”L’età di Roosevelt. Gli anni inquieti 1935-36.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-008″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”L’età di Roosevelt. L’ avvento del New Deal. 1933 – 1934.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-007″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Il partito comunista nell’ URSS.”,”L’A è condirettore della rivista ‘Soviet Studies’. Dei suoi numerosi studi di sociologia e di politica sono stati tradotti in italiano ‘La teoria del diritto nell’URSS’, Torino 1952, ‘Marx ieri e oggi’, MIlano 1961.”,”RIRO-100″
“SCHLESINGER Arthur M.”,”Il mio secolo americano. Ricordi di una vita, 1917-1950.”,”SCHLESINGER Arthur M. (1917) è uno dei più autorevoli storici e intellettuali americani. E’ stato uno dei principali consiglieri di J.F. KENNEDY. Ha vinto per due volte sia il National Book Award sial il Pulitzer, nel 1946 con ‘L’ età di Jackson’ e nel 1966 con ‘I mille giorni di Kennedy’. Vive a New York.”,”USAS-076″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”La Presidenza imperiale.”,”L’A nato a Columbus (Ohio) nel 1917 si è laureato alla Harvard dove poi ha insegnato dal 1946 al 1966. Quindi ha insegnato alla City University of New York. “”Ciò a cui Nixon tendeva era qualcosa di diverso: non un regime parlamentare, ma una Presidenza plebiscitaria. Il suo modello non era in Inghilterra ma in Francia – nella Francia di Luigi Napoleone e di Charles De Gaulle. (…) Nixon, si diceva, ammirava tra gli statisti contemporanei soprattutto De Gaulle. Fatto sta che, dopo essere stato rieletto, diede inizio a quello che si può proficuamente considerare un tentativo di instaurare un regime semigollista negli Stati Uniti””. (pag 297)”,”USAP-047″
“SCHLESINGER Arthur Meier”,”Prelude to Independence. The Newspaper War on Britain, 1764-1776.”,”””Sebbene entrambi i campi volta a volta invocavano il principio della libertà di stampa, in realtà il tema emergeva ora in una forma nuova. Sebbene i direttori dei patrioti fossero inquieti, essi non avevano da temere più tentativi di repressione legale – solo l’ occasionale perdita di sottoscrittori scontenti e, come vedremo, ostacoli dalle autorità postali; (…) Nell interesse della coerenza, comunque, essi si sentivano in dovere di giustificare la soppressione da loro compiuta di scritti di opposizione. Ma questo presentava poche difficoltà ad anime zelanti: essi semplicemente sostenevano che la libertà di parola apparteneva solo a coloro che parlavano la parola della libertà””. (pag 189)”,”EDIx-062″
“SCHLESINGER Arthur M.”,”Vietnam amara eredità (1941-1966).”,”SCHLESINGER Arthur M. nato il 15 ottobre 1917 a Columbus, Ohio, è stato consigliere speciale di Kennedy. Ha scritto ‘I mille giorni di J.F. Kennedy alla Casa Bianca’ (premio Pulitzer per la biografia), ‘The Age of Jackson’ (Premio Pulitzer per la storia) e una serie di tre volumi su ‘The Age of Roosevelt’. Insegna a New York. “”In Vietnam, il nemico è la Cina? “”Perché i nostri capi politici giudicano necessario pagare questo prezzo e correre questi rischi? La nostra politica si ispira ad un’idea più ampia e cioè che la guerra in Vietnam non sia solo un conflitto locale tra vietnamiti bensì una prova inevitabile tra Cina e Stati Uniti.”” (pag 93) “”Sicuramente il contenimento dell’ espansione cinese sarà un grave problema per la prossima generazione””. (pag 105)”,”USAP-069″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Il Comintern e la questione coloniale.”,”I socialisti e la questione delle colonie. Bernstein. “”In complesso – in particolare al V Congresso della II Internazionale (Parigi 1900) – tale giudizio fu negativo, eppure esistettero sempre delle tendenze di destra propense a giudicare positivamente il “”proprio”” dominio coloniale: i fabiani britannici condannarono ad esempio la barbarie del regime boero, ma non giunsero alla conclusione che il Sudafrica dovesse vivere liberamente sotto un regime democratico, bensì che dovesse continuare a rimanere colonia britannica; Bernstein – sostenuto non solo dal suo connazionale Schippel ma anche dall’ austriaco Karl Leuthner, un rappresentante della destra nazionalistica della socialdemocrazia dell’ Austria tedesca – parlò addirittura del “”diritto superiore della cultura superiore”” allo sfruttamento del suolo. L’ ala destra della socialdemocrazia belga sotto Vandervelde (che nella frazione parlamentare rimase però minoritaria) proponeva, per evitare le atrocità che si verificavano sotto il dominio delle compagnie, l’ annessione dello Stato congolese da parte del Belgio; l’ ala destra della socialdemocrazia italiana (che per questa sua posizione fu espulsa dal partito) appoggiò la guerra di Tripolitania. Si avvicinò maggiormente a un approccio positivo al problema dell’ emancipazione coloniale la risoluzione proposta dalla delegazione inglese al Congresso di Amsterdam (1904) che richiedeva l’ autonomia sotto sovranità britannica per l’ India (questo era allora il programma del Congresso nazionale indiano, il cui presidente fu salutato dal Congresso socialista con una fragorosa ovazione); ma in pari tempo la risoluzione britannica sottolineava “”il diritto degli abitanti delle nazioni civili a stabilirsi nei paesi la cui popolazione si trova a bassi livelli di sviluppo””. (pag 56)”,”INTT-230″
“SCHLESINGER Arthur M.”,”Vietnam, amara eredità. (1941-1966).”,”SCHLESINGER Arthur M. è stato consigliere speciale dj J.F. Kennedy. Ha scritto: ‘The Age of Jackson’ e ‘The Age of Roosevelt’.”,”USAQ-071″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Die Kolonialfrage in der Kommunistichen Internationale.”,”SCHLESINGER Rudolf “”Später hat Roy – in seinem Buch “”Revolution und Konterrevolution in China”” – die örtliche Niederlage in Schanghai für möglicherweise unvermeidlich gehalten; dies gilt jedenfalls nur unter der Voraussetzung, daß die Erhebung der Arbeiterschaft in einem proletarischen Zentrum in einer in ganz China revolutionären Situation als unabdingbare Pflicht angesehen wurde, ohne die eine Demoralisierung eingetreten wäre (…)”” (pag 85)”,”INTT-280″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”L’età di Roosevelt. La crisi del vecchio ordine, 1919-1933.”,”Linea Hoover 1931 (pag 217) “”La teoria del 1929 – che il crollo fosse il risultato inevitabile di una speculazione incontrollata all’interno del paese – stava forse assumendo un aspetto imbarazzante, probabilmente perché ne attribuiva troppo chiaramente la responsabilità agli uomini d’affari americani. Nell’ottobre 1930 Hoover scoprì improvvisamente che le cause della depressione si trovavano “”solo in parte negli Stati Uniti””. La causa principale, secondo la sua nuova teoria, era stata la superproduzione di materie prime all’estero, che aveva condotto a un abbassamento dei prezzi e a una riduzione del potere d’acquisto all’estero e perciò a una riduzione degli acquisti stranieri negli Stati Uniti. La diminuzione reale della bilancia commerciale estera nel 1930 era stata inferiore a 60 milioni di dollari, somma certo insufficiente a spiegare il collasso dell’economia americana. Ma, nonostante le statistiche, Hoover nutriva sempre maggior fiducia nella sua nuova tesi. Nel dicembre disse che “”le maggiori forze della depresisone si trovavano ora al di fuori degli Stati Uniti””, e nel giugno 1931 che “”le cause principali vennero non dall’interno ma dall’esterno””. Gli avvenimenti in Europa diedero presto un’apparenza di plausibilità alla nuova linea Hoover. Il fallimento della Kreditanstalt a Vienna nel giugno 1931 sottopose ad uno sforzo intenso la parità aurea internazionale. La moratoria dei debiti praticata da Hoover in quell’estate non fu più di un palliativo e nel settembre fu chiaro che la City di Londra non poteva più difendere la sterlina. A tutti il gennaio 1932, circa quaranta nazioni – meno l’America e la Francia – aveva abbandonato la parità aurea. La crisi finanziaria mondiale aumentò la pressione sull’economia americana””. Per Hoover, ora, il ristabilimento della parità aurea divenne quasi altrettanto importante quanto il pareggio del bilancio”” (pag 217)”,”USAS-203″
“SCHLESINGER Rudolf”,”L’internazionale comunista e la questione coloniale.”,”””Il libro di M.N. Roy, ‘Revolution und Gegenrevolution in China (Berlin 1930) contiene lunghe analisi storico-sociologiche che hanno ben poco a che fare con gli avvenimenti e arricchisce il quadro noto con sfumature tratteggiate da un uomo che vi ha assistito di persona. Nonostante una certe indipendenza dal linguaggio ufficiale, esso non contiene però un’interpretazione degli sviluppi essenziali che si differenzi dalla linea ufficiale di partito allora generalmente condivisa. La raccolta di documenti ‘Kitaiskaja Revoluzija i Kommunistisischeskij International’, pubblicata a Mosca a cura di Roy nel 1929, è stata edita nel 1963 in traduzione inglese a cura di Robert C. North e Xènia J. Eudin (nella University of California Press, con il titolo ‘M.N. Roy’s Mission to China), con un’introduzione che cita un gran numero di rapporti interessanti e difficilmente reperibili, tra i quali vorrei ricordare in particolare l’articolo di Tsai Ho-sen su “”Problemi Kitala””, (1929, n. 1): naturalmente la documentazione e l’esposizione sono accentrate in particolare sul periodo di Wuhan (primavera del 1927) al quale Roy assistette di persona. La migliore documentazione sul periodo precedente la catastrofe di Shanghai rimane ancora la “”lettera da Shanghai””, riprodotta in appendice a ‘Problems of the Chinese Revolution’ di Trotsky (New York 1932). In questa lettera, redatta da funzionari del Comintern, viene presentata per la prima volta per iscritto la linea che, a partire dalla missione di Roy in Cina, era stata scelta ufficialmente; l’opposizione della linea di questa lettera a quella di Ch’en Tu-hsiu-Voitiuski è evidente, benché non rappresenti la posizione trotskista. I contributi di Trockij stesso contenuti in questo volume riguardano il periodo successivo alla catastrofe di Shanghai e dimostrano – contro la sua volontà che in precedenza egli si è poco occupato dei problemi cinesi e che anche in seguito egli se ne è servito soltanto come di un “”gancio”” al quale pesnava di poter appendere ilsuo contrasto politico interno contro il gruppo di Stalin (contrasto che in quanto tale, a causa della politica di industrializzazione, aveva perduto molto del suo contenuto ‘concreto’). Trockij ha tentato un’interpretazione alternativa più seria della rivoluzione cinese, che ormai sembrava essersi conclusa con una sconfitta, nella sua critica del progetto di programma del Comintern (del 1928; edizione inglese, New York, 1929)”” (pag 19-20, premessa)”,”INTT-284″
“SCHLESINGER Rudolf”,”L’Internazionale comunista e la questione coloniale.”,”Rudolf Schlesinger nacque a Vienna nel 1901. Nel 1921 entrò nel Partito comunista austriaco e nel 1924 lavorò nel Partito comunista tedesco insieme con Varga, Nel 1933 emigrò in Cecoslovacchia e in URSS. Espulso dal Partito comunista sovietico nel 1936, tornò in Cecoslovacchia e fu poi in Inghilterra. Morì nel 1969. Fra i suoi numerosi studi di storia del movimento operaio internazionale ricordiamo: Il Partito comunista dell’Unione Sovietica e Marx, i suoi tempi e i nostri.”,”INTT-007-FL”
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”The Cycles of American History.”,”Arthur M. Schlesinger Jr. ha vinto due volte il premio Pulitzer nel 1946 per il volume ‘The Age of Jackson’ e nel 1966 per la biografia di J.F. Kennedy alla Casa Bianca (‘I mille giorni’) Cicli nella storia. Il pendolo. “”Wise men have remarked on patterns of alternation, of ebb and a flow, in human history. “”The two parties which divide the state, the party of Conservatism and that of Innovation””, wrote Emerson in 1841, “”are very old, and have disputed the possession of he world ever since it was made… Now one, now the other gets the day, and still the fight renews itself as if for the first time, under new names and hot personalities””. Innovation presses ever forward; Conservatism holds ever back. We are reformers spring and summer, in autumn and winter we stand by the old; reformers in the morning, conservers at night. “”Innovation is the salient energy; Conservatism the pause on the last movement”” (1). Half a century later, Henry Adams applied a more precise version of the cyclical thesis to the first years of the American republic. “”A period of about twelve years””, he wrote, “”measured he beat of the pendulum. After the Declaration of Independence, twelve years had bee needed to create an efficient Constitution; another twelve years of energy brought a reaction against the government then created; a third period of twelve years was ending in a sweep toward still greater energy; and already a child could calculate the result of a few more such returns”” (2). Adams’s cycle described alternating currents in the domestic affairs of the new nation, and his pendulum swung back and forth between the centralization and diffusion of national energy. The broad rhythms he discerned in the first thirty-six years of American independence continue to be discernible in the long years since. I inherit an alternative interpretation of this cyclical phenomenon from my father, who defined the swing as between conservatism and liberalism, between periods of concern for the rights of the few and periods of concern for the wrongs of the many (3). In a 1949 essay, my father identified eleven such alternations. His first three periods correspond more or less to the three beats of Henry Adams’s pendulum. There follow the period of Jeffersonian retreat of the War of 1812; the democratizing age of Jackson, 1829-1841; increasing domination of the national government by slaveholders, 1841-1861; abolition of slavery, 1861-1869; conservative rule, 1860-1901; the Progressive era, 1901-1919; the Republican restoration, 1919-1931; the New Deal era, 1931-1947. In six of the periods the objects was to increase democracy; in five, to contain it”” (pag 23-24) [(1) Emerson, “”The Conservative””; (2) Henry Adams, ‘History of the United States of America During the Administration of Thomas Jefferson and James Madison’, New York, 1889-1891, VI, 123; (3) Arthur M. Schlesinger, ‘Paths to the Present’, New York, 1949, 93]”,”USAP-082″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Il Partito comunista nell’URSS.”,”Il partito bolscevico clandestino (pag 84-86)”,”RIRO-020-FV”
“SCHLESINGER Rudolf”,”Central European Democracy and its Background. Economic and Political Group Organization.”,”Rudolf Schlesinger autore di ‘Soviet Legal Theory’, ‘Changing Attitudes in Soviet Russia’, ‘Marx’.”,”EURC-136″
“SCHLICK Moritz”,”Spazio e tempo nella fisica contemporanea. Da una introduzione alla teoria della relatività e della gravitazione.”,”Moritz Schlick nato a Berlino nel 1882, studiò fisica a Losanna, Heidelberg e Berino dove conseguì il dottorato con Max Planck. Ottenuta l’abilitazione nel 1910 insegnò fisica all’Università di Kiel (1921). In seguito passò a ricoprire la carica di filosofia delle scienze induttive all’Università di Vienna. Fu tra i fondatori del Circolo di Vienna (1929), centro di diffusione del neo-positivismo, e ne fu una delle figure più prestigiose.”,”SCIx-012-FRR”
“SCHLICK Moritz”,”Spazio e tempo nella fisica contemporanea. Da una introduzione alla teoria della relatività e della gravitazione.”,”Moritz Schlick nato a Berlino nel 1882, studiò fisica a Losanna, Heidelberg e Berino dove conseguì il dottorato con Max Planck. Ottenuta l’abilitazione nel 1910 insegnò fisica all’Università di Kiel (1921). In seguito passò a ricoprire la carica di filosofia delle scienze induttive all’Università di Vienna. Fu tra i fondatori del Circolo di Vienna (1929), centro di diffusione del neo-positivismo, e ne fu una delle figure più prestigiose.”,”SCIx-012-FRR”
“SCHLIEMANN Heinrich”,”La scoperta di Troia.”,”Breve biografia di Heinrich Schliemann: un imprenditore e archeologo tedesco che divenne una delle figure più importanti per il mondo dell’archeologia per la rilevanza delle scoperte da lui compiute nel XIX secolo. Schliemann nacque a Neubukow il 6 gennaio 1822, nel Granducato di Meclemburgo-Schwerin. Fu il padre a trasmettere a Heinrich l’amore per le civiltà passate, leggendo i versi dei poemi omerici e descrivendo le gesta degli eroi antichi della leggendaria città di Troia, fino ad allora ritenuta dagli studiosi solo frutto della fantasia. Nel 1870, Schliemann si dedicò alla ricerca della città di Troia e dopo anni di ricerche e studi, la scoprì. In seguito, si dedicò alla ricerca di altre città antiche come Micene e Tirinto. Schliemann morì a Napoli il 26 dicembre 1890. Altre informazioni: 1. it.wikipedia.org 2. treccani.it 3. es.wikipedia.org 4. zam.it 5. biografieonline.it +1 altro”,”ASGx-001-FSD”
“SCHLÖGEL Karl”,”Leggere il tempo nello spazio. Saggi di storia e geopolitica.”,”SCHLÖGEL Karl è uno dei massimi storici tedeschi. Insegna storia dell’Europa dell’Est a Francoforte sull’Oder presso l’Europa Universität Viedrina. Questo è il suo primo libro tradotto in italiano. Pag 97: Tracciato del confine tedesco-sovietico sui protocolli aggiuntivi segreti del patto di non aggressione tedesco-sovietico (cartina) “”Il potere ha luogo nello spazio. La territorializzazione del potere viene rappresentata sulle carte, che si tratti dei progetti della città ideale rinascimentale o illuministica, della delimitazione delle sfere di influenza delle superpotenze oppure dell’ambito di applicazioni delle disposizioni sull’ingresso in un paese straniero. Le carte rappresentano il potere. Addirittura la competenza geografica stessa è potere. Chi dispone delle carte conosce meglio l’organizzazione dello spazio.”” (pag 89)”,”RAIx-318″
“SCHLOTTERBECK Friedrich”,”Sangue e libertà in Germania. Memorie di un operaio tedesco (1933-1945).”,”””In situazioni come queste gli intellettuali costituiscono sovente un peso, impacciati e inetti come sono in tutte le cose della vita pratica, a cominciare dal farsi il letto, dallo spazzare e dal pulire fino ai normali lavori obbligatori. Il salto che devono compiere è maggiore di quello che compie un operaio, i mutamenti nelle loro consuetudini sono più sensibili. Ciò che tra gli altri detenuti è severamente bandito, per esempio il lamentarsi, è per loro una insopprimibile necessità: e il loro repertorio di lagnanze è assai più ricco e vario di quello di un operaio, sempre così laconico nelle questioni sentimentali. Eppure li aiutavamo volentieri, perché tra gli operai la compassione è più forte della tendenza a fare i propri comodi. Non erano antifascisti anche loro? Perciò avevano diritto al nostro aiuto. Ogni tanto le SS li stuzzicavano e li tormentavano proprio a causa della loro origine intellettuale, credendo così di conquistarsi popolarità tra i detenuti operai. Si sforzavano pure, nelle punizioni collettive, di accendere l’ odio contro gli intellettuali. Ma per noi operai non c’era mai luogo a dubbio sul nostro dovere di aiutarli, di coprirli, di rimediare alle loro goffaggini. Sapevamo che quegli uomini avevano una capacità di sopportazione minore della nostra. Nel campo di concentramento, in quest’ inferno del terrore, della tortura e delle angherie, le precedenze e le classificazioni della vita borghese perdono significato””. (pag 77)”,”GERR-021″
“SCHLÜTER Hermann a cura di Carol POORE”,”Die Anfange der deutschen Arbeiterbewegung in Amerika (1907).”,”SCHLÜTER, giornalista e storico del socialismo tedesco-americano, fu forzato a lasciare la GERM negli anni 1880 a causa delle leggi antisocialiste e si stabilì a Zurigo. Qui mentre condirigeva l’edizione del ‘Sozialdemokrat’, organo ufficiale della SPD tedesca in esilio e fu incaricato di compilare gli archivi di partito. Emigrato negli USA, divenne D del ‘Volkszeitung’ di New York (giornale fondato nel 1878 come organo ufficiale del Sozialisische Arbeiter-Partai (SAP)), una posizione che tenne dal 1890 fino al 1919. Poco si conosce della sua vita.”,”MUSx-047″
“SCHLÜTER Hermann”,”Die Anfange der deutschen Arbeiterbewegung in Amerika.”,”SCHLÜTER, giornalista e storico del socialismo tedesco-americano, fu forzato a lasciare la Germania negli anni 1880 a causa delle leggi antisocialiste e si stabilì a Zurigo. Qui mentre condirigeva l’edizione del ‘Sozialdemokrat’, organo ufficiale della SPD tedesca in esilio e fu incaricato di compilare gli archivi di partito. Emigrato negli USA, divenne D del ‘Volkszeitung’ di New York (giornale fondato nel 1878 come organo ufficiale del Sozialisische Arbeiter-Partai (SAP)), una posizione che tenne dal 1890 fino al 1919. Poco si conosce della sua vita.”,”MUSx-106″
“SCHLÜTER Hermann”,”Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America.”,”La schiavitù non si poneva all’ attenzione delle organizzazioni dei lavoratori di origine tedesca di questo periodo maggiormente delle altre questioni. Quando nel dicembre 1857, l’ Arbeiterbund si riorganizzò e fu adottada una nuova piattaforma, lo schiavismo non fu perfino menzionato. La questione che in quel periodo stava creando tensioni e agitando dappertutto il popolo, era semplicemente ignorata. A quando in aprile , 1858 il Soziale Republic apparve come organo dell’ Arbeiterbund, le sue espressioni sulla schiavitù erano molto tiepide (…): “”La questione del presente momento non è l’ abolizione della schiavitù, ma il prevenire una sua ulteriore estensione””; e ancora: “”Al momento la questione dell’ abolizione della schiavitù è ancora remota””. (pag 78)”,”MUSx-138″
“SCHLÜTER Herman”,”Die Chartisten Bewegung. Ein Beitrag zur sozialpolitischen Geschichte Englands.”,”Dopo l’ inizio dell’ agitazione nel Galles, Frost divenne membro dell’ unione operaia di Newport, e come si ebbero le elezioni per i delegati alla Convenzione, egli rappresentò più di 200 mila operai del Galles a Londra. (pag 135)”,”MUKC-020″
“SCHLÜTER Hermann”,”Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America.”,”””In the present work the author has attempted to determine Lincoln’s position toward the working class. In this attempt he has examined all the documents and speeches of Lincoln relating to workingmen.”” (pag 11, prefazione dell’autore) “”On November 27, 1864, Karl Marx, the leading spirit of the General Council, wrote thus about the elements composing this committee to his friend Joseph Weydemeyer, then in the United States: “”Its English members are mostly chiefs of the local trades unions, hence the real labor kings of London, the same people who gave Garibaldi such a rousing welcome, and who by their monster meeting in St. James’ Hall (Bright in the chair) prevented Palmerston from declaring war against the United States when he was on the point of doing it”” (F. Mehring, Neue Beiträge zur Biographie von K. Marx und F. Engels, Neue Zeit, 1906-07, Vol II, p. 224) (in SCHLÜTER Hermann, Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America, SOCIALIST LITERATURE CO. NEW YORK. 1913)”,”USAS-176″
“SCHLÜTER Hermann”,”La Prima Internazionale in America. Un contributo alla storia del movimento operaio negli Stati Uniti.”,”Nei riquadri brani di Marx e soprattutto Engels. “”Scrive F. Engels a F.A. Sorge il 12 (-17) settembre 1874: “”Con la tua uscita la vecchia Internazionale è senz’altro completamente chiusa e finita. E questo è bene. Essa apparteneva al periodo del Secondo Impero, quando l’oppressione che regnava in tutta l’Europa imponeva al movimento operaio, che si stava appunto risvegliando, unità ed astensione da ogni polemica interna. Era il momento in cui i comuni interessi cosmopoliti del proletariato potevano occupare il primo piano. Germania, Spagna, Italia, Danimarca erano entrate appena allora nel movimento o vi stavano entrando. Nel 1864 – in realtà – il carattere teorico del movimento stesso era in tutta Europa, cioè tra le masse, ancora molto confuso; il comunismo tedesco non esisteva ancora come partito operaio, il proudhonismo era troppo debole per poter cavalcare i suoi ghiribizzi particolari, la nuova robetta di Bakunin non esisteva ancora nemmeno nella sua stessa testa, perfino i capi delle Trade Unions inglesi credevano di poter entrare nel movimento sulla base del programma espresso nei ‘considérants’ degli statuti. Il primo grande successo doveva far saltare questo ingenuo procedere assieme di tutte le frazioni. Tale successo fu la Comune, che dal punto di vista intellettuale fu assolutamente figlia dell’Internazionale, sebbene questa non avesse mosso un dito per farla, ed entro tali limiti l’Internazionale ne fu anche con piena ragione considerata responsabile. Quando l’Internazionale, tramite la Comune, divenne una potenza morale in Europa, iniziò subito il baccano. Ogni corrente voleva sfruttare il successo a proprio favore. Si verificò quella disgregazione che non poteva non verificarsi. La gelosia per il crescente potere delle sole persone che erano veramente pronte a continuare a lavorare sul vecchio programma complessivo – i comunisti tedeschi – spinse i proudhoniani belgi nelle braccia degli avventurieri bakuninisti. Con il congresso dell’Aja si arrivò alla fine effettiva, e per ambedue i partiti. L’unico paese in cui si poteva fare ancora qualcosa nel nome dell’Internazionale era l’America e un felice istinto trasferì là la direzione generale. Adesso anche là il prestigio si è esaurito, e ogni ulteriore sforzo di galvanizzarla infondendovi nuova vita sarebbe follia e spreco di forze. L’Internazionale ha dominato dieci anni di storia europea [spingendola] verso una parte – verso la parte in cui si trova il futuro – e può guardare con orgoglio al lavoro che si lascia alle spalle. Ma, nella sua vecchia forma, è sopravvissuta a se stessa. Per creare una nuova Internazionale al modo di quella vecchia, un’alleanza dei partiti proletari di tutti i paesi, ci vorrebbe una sconfitta generale del movimento operaio, come quella che ha predominato negli anni 1849-1864. Per questo, oggi, il mondo proletario è troppo grande, troppo esteso. Credo che la prossima Internazionale sarà – dopo che gli scritti di Marx [avranno] esercitato il loro effetto per alcuni anni – direttamente comunista e inalbererà apertamente i nostri principi”” [(in) Hermann Schlüter, ‘La prima internazionale in America. Un contributo alla storia del movimento operaio negli Stati Uniti’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015] (pag 208)”,”INTP-080″
“SCHLÜTER Hermann”,”Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America.”,”La schiavitù non si poneva all’ attenzione delle organizzazioni dei lavoratori di origine tedesca di questo periodo maggiormente delle altre questioni. Quando nel dicembre 1857, l’ Arbeiterbund si riorganizzò e fu adottada una nuova piattaforma, lo schiavismo non fu perfino menzionato. La questione che in quel periodo stava creando tensioni e agitando dappertutto il popolo, era semplicemente ignorata. A quando in aprile , 1858 il Soziale Republic apparve come organo dell’ Arbeiterbund, le sue espressioni sulla schiavitù erano molto tiepide (…): “”La questione del presente momento non è l’ abolizione della schiavitù, ma il prevenire una sua ulteriore estensione””; e ancora: “”Al momento la questione dell’ abolizione della schiavitù è ancora remota””. (pag 78)”,”MUSx-003-FV”
“SCHMÄDEKE Jürgen STEINBACH Peter a cura, saggi di Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Ger VAN-ROON Hermann WEBER Patrik von zur MÜHLEN Gerhard BEIER Hugo STEHKÄMPER Axel SCHILDT Uwe SAUERMANN Arno KLÖNNE Bernd SÖSEMANN Peter LÖSCHE e Michael SCHOLING Günther VAN-NORDEN Heinz HÜRTEN Klaus SCHOLDER Gerhard BESIER Eberhard BETHGE Christoph STROHM Barbara SCHELLENBERGER Gerd R. UEBERSCHÄR Jürgen SCHMÄDEKE Michael KRÜGER-CHARLE’ Heinz HÖHNE Ulrich HEINEMANN Wolfgang SCHIEDER Detlerf Graf SCHWERIN Arnold SYWOTTER Detlef LEHNERT Michael SCHNEIDER Ekkehard KLAUSA Steven KROLAK Christof DIPPER Peter STEINBACH Klemens VON-KLEMPERER Henry MALONE Leonidas E. HILL Rainer A. BLASIUS Lothar KETTENHACKER Hedva BEN-ISRAEL Romedio Graf von THUN-HOHENSTEIN Ronald SMELSER Ian KERSHAW Klaus TENDELDE Henz BOBERACH Christoph KLESSMANN RichardALBRECHT William Sheridan ALLEN Hans-Josef STEINBERG Detlev J.K. PEUKERT Hugo STEHKÄMPER Wilhelm TREUE Johannus TUCHEL Alexander FISCHER Peter HOFFMAN Manfred MESSERSCHMIDT Bernd MARTIN Winfried HEINEMANN Jrzy W. BOREJSZA Franciszek RYSZKA”,”Der Widerstand gegen den Nationalsozialismus. Die deutsche Gesellschaft und der Widerstand gegen Hitler.”,”Saggi di Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Ger VAN-ROON Hermann WEBER Patrik von zur MÜHLEN Gerhard BEIER Hugo STEHKÄMPER Axel SCHILDT Uwe SAUERMANN Arno KLÖNNE Bernd SÖSEMANN Peter LÖSCHE e Michael SCHOLING Günther VAN-NORDEN Heinz HÜRTEN Klaus SCHOLDER Gerhard BESIER Eberhard BETHGE Christoph STROHM Barbara SCHELLENBERGER Gerd R. UEBERSCHÄR Jürgen SCHMÄDEKE Michael KRÜGER-CHARLE’ Heinz HÖHNE Ulrich HEINEMANN Wolfgang SCHIEDER Detlerf Graf SCHWERIN Arnold SYWOTTER Detlef LEHNERT Michael SCHNEIDER Ekkehard KLAUSA Steven KROLAK Christof DIPPER Peter STEINBACH Klemens VON-KLEMPERER Henry MALONE Leonidas E. HILL Rainer A. BLASIUS Lothar KETTENHACKER Hedva BEN-ISRAEL Romedio Graf von THUN-HOHENSTEIN Ronald SMELSER Ian KERSHAW Klaus TENDELDE Henz BOBERACH Christoph KLESSMANN RichardALBRECHT William Sheridan ALLEN Hans-Josef STEINBERG Detlev J.K. PEUKERT Hugo STEHKÄMPER Wilhelm TREUE Johannus TUCHEL Alexander FISCHER Peter HOFFMAN Manfred MESSERSCHMIDT Bernd MARTIN Winfried HEINEMANN Jrzy W. BOREJSZA Franciszek RYSZKA”,”GERR-050″
“SCHMID Bona”,”New Words, New Trends. Le parole nuovissime del «Villaggio Globale».”,”Bona Schmid vive e lavora a Milano, dove ha diretto per molti anni la sezione italiana delle Edizioni TIME-LIFE. Ha anche una lunga esperienza di lessicografia, essendo stata collaboratrice di Vladimiro Macchi al Centro Lessicografico Sansoni, casa editrice per la quale continua a curare la serie dei dizionari inglesi e con cui ha già pubblicato Words. Guida ai termini inglesi d’uso corrente e al loro giusto impiego.”,”VARx-112-FL”
“SCHMIDT Alfred”,”Storia e struttura. Problemi di una teoria marxista della storia.”,”Nato a Berlino nel 1931, Alfred SCHMIDT ha studiato storia, filologia classica e inglese, in seguito filosofia e sociologia all’Univ di Francoforte con HORKHEIMER e ADORNO. E’ Prof incaricato di filos all’Univ di Francoforte e all’Accademia del lavoro della stessa città. In Italia ha pubblicato ‘Il concetto di natura in Marx’, (LATERZA. 1969), un saggio nel volume ‘Risposte a Marcuse’ (LATERZA, 1969) e una storia della Scuola di Francoforte nel volume ‘La scuola di Francoforte’ in collaborazione di Gian Enrico RUSCONI (DE-DONATO, 1972).”,”GRAS-001″
“SCHMIDT Conrad”,”Il saggio medio del profitto e la legge marxiana del valore.”,”Il libro di Conrad SCHMIDT, pubblicato nel 1889 a Stoccarda è il risultato di una ricerca di cui ENGELS, nella sua Prefazione all’edizione del Libro II del Capitale di MARX (1885) era stato il ‘promotore’. Tra SCHMIDT ed ENGELS si sviluppò un carteggio e un dibattito sulla Q della legge del valore.”,”MADS-132″
“SCHMIDT Alfred”,”Il concetto di natura in Marx.”,”Alfred SCHMIDT è nato a Berlino nel 1931. Ha compiuto i suoi studi di filosofia e sociologia presso la Frankfurter Schule sotto la guida di HORKHEIMER e ADORNO. Attualmente ha l’incarico per la Storia dell’ illuminismo presso il Philosophischen Seminar dell’Univ di Francoforte.”,”MADS-162″
“SCHMIDT Alfred RUSCONI Gian Enrico”,”La scuola di Francoforte. Origini e significato attuale.”,”Alfred SCHMIDT (Berlino, 1931) ha studiato storia, filologia classica e inglese, in seguito filosofia e sociologia, all’Univ di Francoforte con HORKHEIMER e ADORNO. E’ (1971) professore incaricato di filosofia al Seminario filosofico e all’Accademia del Lavoro di Francoforte. Delle sue già numerose opere sono state tradotte in Italia ‘Il concetto di natura in Marx’ (LATERZA, 1969), e un saggio compreso nel volume ‘Risposte a Marcuse’ (LATERZA, 1969). Gian Enrico RUSCONI (1938) insegna (1971) sociologia all’Univ di Trento. E’ autore di ‘La teoria critica della società’ (MULINO, 1968). Per la DE-DONATO ha pubblicato in collaborazione con C. SARACENO, ‘Ideologia religiosa e conflitto sociale’ (1970). Segnaliamo pure il saggio ‘Contro Kautsky, contro Lenin’ che introduce il libro di K. KORSCH ‘Il materialismo storico’ (LATERZA, 1971).”,”TEOS-044″
“SCHMIDT Helmut”,”Uomini al potere. Incontro con Breznev. L’ Ostpolitik. La conferenza di Helsinki. L’ invasione dell’ Afghanistan. Gli errori di Reykjavik. La strategia dell’ equilibrio. Gli ostaggi di Mogadiscio, Entebbe e Teheran. Potere e Tv in America. Le crisi petrolifere. La legge marziale in Polonia. L’ opzione zero. I grandi a Venezia. La Cina di Mao e di Deng. Il boom giapponese.”,”Incontro con Breznev. L’ Ostpolitik. La conferenza di Helsinki. L’ invasione dell’ Afghanistan. Gli errori di Reykjavik. La strategia dell’ equilibrio. Gli ostaggi di Mogadiscio, Entebbe e Teheran. Potere e Tv in America. Le crisi petrolifere. La legge marziale in Polonia. L’ opzione zero. I grandi a Venezia. La Cina di Mao e di Deng. Il boom giapponese. SCHMIDT (Amburgo 1923-) aderisce alla SPD nel 1946 ed emerge alla fine degli anni 1950 come esperto militare. Contribuisce alla revisione della politica estera e di difesa del partito socialdemocratico. Promuove la costruzione di un rapporto nuovo con le forze armate e contribuisce all’ impostazione della strategia. Ministro federale della difesa (1969-1972) e delle finanze (1972-74) succede a Willy BRANDT come cancelliere nel 1974. Resta in carica fino al 1982. Il suo cancellierato segna il passaggio della coalizione social-liberale da una prima fase in cui furono impostati grandi disegni innovatori in politica estera e interna a una seconda condizionata dalla crisi energetica e dalla recessione mondiale. Johnson provoca la caduta di Erhard. “”La visita a Johnson terminò con un’ umiliazione per Erhard. In un dibattito parlamentare successivo al suo rientro, chiesi che fosse resa pubblica l’ entità degli impegni che egli aveva rinnovato o stipulato ex novo. … (pag 140) “”L’ Europa occidentale, quindi, è oggi praticamente senza una guida e ciò spiega in parte la sua continua inclinazione – peraltro motivata – verso l’ America, con la conseguenza che essa gravita sempre nell’ orbita della superpotenza dell’ Occidente e non riesce a sganciarsi. Come in passato (Considerazioni finali di un europeo, pag 344)”,”GERQ-052″
“SCHMIDT Heiko a cura; collaborazione di Hans LANDAUER Nuria Fernandez ROJO Svend RYBNER Gudrun SCHROETER”,”Die Freiheit fällt nicht vom Himmel. Fundstücke aus dem Spanischen Bürgerkrieg.”,”ANTE3-61″,”MSPG-212″
“SCHMIDT Paul”,”Da Versaglia a Norimberga. (Tit.orig.: Statist auf der diplomatischen Bühne)”,”SCHMIDT autore di questo libro di memorie era l’interprete alle conferenze internazionali ed era presente alla conferenza di Parigi 1931 (v. foto) Unione europea pag 167″,”RAIx-244″
“SCHMIDT Ingo”,”Neoliberal Capitalism and its Crises in Europe: Towards a Luxemburgian Interpretation.”,”Ingo Schmidt è un accademico coordinatore del ‘Labour Studies Programme’ alla Athabasca University, Canada. Studia il movimento operaio e l’economia politica internazionale.”,”LUXS-076″
“SCHMIDT Giselher; con alcuni scritti di Rosa LUXEMBURG e Karl LIEBKNECHT”,”Spartakus. Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht.”,”Giselher Schmidt wurde 1937 in Limburg/Lahn geboren. Nach dem Studium von Politischer Wissenschaft, Neuer Geschichte, Philosophie und Jurisprudenza bestand er Ende 1964 sein Diplom-Examen als Politologe am Otto-Suhr-Institut der Freinen Universität. Seitdem ist er als Publizist un Referent für politische Bildung tätig. Von seinen Veröffentlichungen seien gennant: ‘Hitlers und Maos Söhne – NPD und Neue Linke’ (Frankfurt am Main 1969), gemeinsam mit Rudi Maerker, ‘Politik als Heilshehre -Zur Idee des Totalitarismus’ (Mainz, 1970).”,”LUXS-080″
“SCHMIDT Alfred RUSCONI Gian Enrico”,”La scuola di Francoforte. Origini e significato attuale. La «Rivista per la ricerca sociale» e il ruolo di Horkheimer (Schmidt); Appunti critici sugli autori di Francoforte (Rusconi).”,”Alfred SCHMIDT (Berlino, 1931) ha studiato storia, filologia classica e inglese, in seguito filosofia e sociologia, all’Univ di Francoforte con HORKHEIMER e ADORNO. E’ (1971) professore incaricato di filosofia al Seminario filosofico e all’Accademia del Lavoro di Francoforte. Delle sue già numerose opere sono state tradotte in Italia ‘Il concetto di natura in Marx’ (LATERZA, 1969), e un saggio compreso nel volume ‘Risposte a Marcuse’ (LATERZA, 1969). Gian Enrico RUSCONI (1938) insegna (1971) sociologia all’Univ di Trento. E’ autore di ‘La teoria critica della società’ (MULINO, 1968). Per la DE-DONATO ha pubblicato in collaborazione con C. SARACENO, ‘Ideologia religiosa e conflitto sociale’ (1970). Segnaliamo pure il saggio ‘Contro Kautsky, contro Lenin’ che introduce il libro di K. KORSCH ‘Il materialismo storico’ (LATERZA, 1971).”,”TEOS-020-FV”
“SCHMIDT Karl A.”,”Easy Ways to Enlarge Your German Vocabulary.”,”Karl A. Schmidt, Department of Modern Languages University of San Francisco.”,”VARx-250-FL”
“SCHMIDT Walter SEEBER Gustav, a cura; saggi di Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Katharine MIDDELL Gian Mario BRAVO Lothar KNATZ Jacques GRANDJONC Hans PELGER Ahlrich MEYER Jacob ROKITJANSKI Liane JAUCH Marie-Luise RÖMER Birgit ASSMAN Walter SCHMIDT Wolgang MEISER Kurt WERNICKE Ingrid PEPPERLE Herbert PETERS Hans-Arthur MARSISKA Wolfgang SCHRÖDER Martin HUNDT Warner KOWALESKI Helmut BLEIBER Manfred HAHN”,”Sozialismus und frühe Arbeiterbewegung.”,”Tra i vari saggi quelli di: -.Gian Mario Bravo, Einige Thesen uber den Fruhsozialismus (pag 45-55) – Martin Hundt, Marx und Blanqui im Jahre 1850 (pag 258-267) “”Wenn men über Blanqui spricht, geht es – ob man will oder nicht – stets auch um den revolutionaren Charakter des Marxismus”” (pag 259) “”Quando si parla di Blanqui, lo si voglia o no, si parla sempre del carattere rivoluzionario del marxismo”””,”SOCx-002-FMB”
“SCHMIDT-GLINTZER Helwig”,”La Cina contemporanea. Dalle guerre dell’oppio a oggi.”,”Helwig Schmidt-Glintzer è professore di Storia dell’Asia orientale all’Università di Gottinga.”,”CINx-037-FL”
“SCHMIECHEN-ACKERMANN Detlef”,”Nationalsozialismus und Arbeitermilieus. Der nationalsozialistische Angriff auf die proletarischen Wohnquartiere und die Reaktion in den sozialistischen Vereinen.”,”Nazionalsocialismo e ambienti della classe operaia. L’attacco nazionalsocialista ai quartieri proletari e la reazione dei sindacati socialisti.”,”GERR-045″
“SCHMINCK-GUSTAVUS C.U.”,”La rinascita del Leviatano. Crisi della libertà politiche nella Repubblica Federale Tedesca.”,”L’autore, nato a Francoforte sul Meno nel 1942, insegna storia del diritto nella facoltà di giurisprudenza dell’Università riformata di Brema. E’ autore di pubblicazioni sulla storia giuridica, sociale e costituzionale tedesca e italiana.”,”GERV-001-FV”
“SCHMITT Carl a cura di Antonio CARACCIOLO”,”Il custode della costituzione.”,”La biografia intellettuale di C. SCHMITT (la principale biografia di S. è quella di G. SCHWAB, ‘The Challenge of the Exception. An Introduction to the Politica Ideas of Carl Schmitt between 1921 and 1936′, BERLIN, 1970) ed anche la recezione del suo pensiero nel clima del dopoguerra è segnata in modo cruciale dalla sua compromissione con il regime nazista.Secondo la presentazione, il decisionismo schmittiano è un atto storicamente determinato, posto da un soggetto universale, da una unità complessa e articolata quale può essere un “”popolo””, ma non per questo irreale, mistica, quasi che i reale dovesse coincidere con l’ individuale.”,”TEOP-070″
“SCHMITT Carl”,”Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo.”,”Nel 1942, totalmente isolato nella Berlino in guerra, Carl SCHMITT decide di scrivere per la figlia Anima questo saggio in forma di racconto, in cui la storia del mondo viene riletta nella prospettiva di una opposizione fondamentale, quella tra terra e mare. SCHMITT vuole dimostrare che le due polarità terra-mare, sono le componenti di uno dei segreti motori della storia. Approda infine all’ evento decisivo: quella “”rivoluzione spaziale planetaria”” da cui è nato il nomos dell’ Europa moderna. pag 66: La prima rivoluzione spaziale planetaria “”Nel XVI secolo spagnoli e francesi si massacrarono per anni – ad esempio in Florida – nel modo più raccapricciante, senza risparmiare donne e bambini; tra spagnoli e inglesi vi fu un’ accanita guerra che durò cent’anni, durante il quale l’ odio feroce di cui gli uomini possono essere capaci fra loro sembrò avere raggiunto il massimo grado (…). Eppure tutto ciò svanisce di fronte al fatto predominante di una comune conquista europea del Nuovo Mondo (…). Questo aspetto dello sviluppo storico è talmente importante che l’ epoca delle scoperte può essere definita altrettanto bene – e forse in modo ancora più esatto – come l’ epoca della conquista di terra da parte dell’ Europa. La guerra accomuna, dice Eraclito, e il diritto è contesa (1) .”” (1) Eraclito, fr. 80 (62)). (pag 76-77)”,”ASGx-025″
“SCHMITT Carl”,”Teoria del partigiano. Integrazione al concetto di politico. (Tit. orig: Theorie des Partisanen)”,”””Occorre operare da partigiani ovunque vi siano partigiani””, osservava NAPOLEONE, nel tentativo di rispondere alla guerriglia in Spagna. Questa teoria è sviluppata da Carl SCHMITT in due conferenze tenute in Spagna nel 1962. “”Lenin era un grande conoscitore e ammiratore di Clausewitz. Durante la prima guerra mondiale, nel 1915, aveva studiato a fondo il libro Della guerra, riportandone estratti in lingua tedesca nel suo quaderno di appunti – la Tetradka -, con tanto di note a margine in russo, sottolineature e punti esclamativi. In questo modo ha lasciato uno dei più formidabili documenti della storia universale e di quella delle idee. Un esame approfondito di questi estratti, queste glosse, queste sottolineature e questi punti esclamativi permette di cogliere lo sviluppo della nuova teoria della guerra assoluta e dell’ inimicizia assoluta che caratterizza l’ epoca delle guerre rivoluzionarie e i metodi della moderna guerra fredda. Ciò che Lenin poteva apprendere da Clausewitz, e imparò in fondo, non è soltanto la famosa formula della guerra come continuazione della politica. E’ anche il riconoscimento che la distinzione dell’ amico dal nemico è la cosa più importante, e determina tanto la guerra quanto la politica. Solo la guerra rivoluzionaria è, per Lenin, vera guerra, perché nasce dall’ inimicizia assoluta. Tutto il resto è gioco convenzionale.”” (pag 73) “”Occorre operare da partigiani ovunque vi siano partigiani””, osservava Napoleone, nel tentativo di rispondere alla guerriglia in Spagna. Questa teoria è sviluppata da Carl Schmitt in due conferenze tenute in Spagna nel 1962. “”Lenin era un grande conoscitore e ammiratore di Clausewitz. Durante la prima guerra mondiale, nel 1915, aveva studiato a fondo il libro ‘Della guerra’, riportandone estratti in lingua tedesca nel suo quaderno di appunti – la Tetradka (1) -, con tanto di note a margine in russo, sottolineature e punti esclamativi. In questo modo ha lasciato uno dei più formidabili documenti della storia universale e di quella delle idee. Un esame approfondito di questi estratti, queste glosse, queste sottolineature e questi punti esclamativi permette di cogliere lo sviluppo della nuova teoria della guerra assoluta e dell’inimicizia assoluta che caratterizza l’epoca delle guerre rivoluzionarie e i metodi della moderna guerra fredda. Ciò che Lenin poteva apprendere da Clausewitz, e imparò in fondo, non è soltanto la famosa formula della guerra come continuazione della politica. E’ anche il riconoscimento che la distinzione dell’amico dal nemico è la cosa più importante, e determina tanto la guerra quanto la politica. Solo la guerra rivoluzionaria è, per Lenin, vera guerra, perché nasce dall’ inimicizia assoluta. Tutto il resto è gioco convenzionale”” [Carl Schmitt, Teoria del partigiano. Integrazione al concetto di politico, 2005] (pag 73) “”(1) A German edition of Lenin’s ‘Tetradka’ [notebooks] on Clausewitz’s ‘On War’ was published in Berlin in 1957 by the Institute of Marxism-Leninism (…). The most extensive and important presentation and analysis of the ‘Tetradka’ is by Werner Hahlweg in an article titled “”Lenin und Clausewitz””, in ‘Archiv für Kulturgeschichte’, Vol. 36 (1954), pp. 30-39 and 357-87. Hahlweg is also the editor of the latest edition of Vom Kriege, op.cit. According to Hahlweg, Lenin’s original contribution was that he extended Clausewitz from the stage of the (at first, bourgeois) Revolution of 1789 to the proletarian revolution of 1917, and recognized that war had left the ranks of national and state wars to became a class war at the place where Marx and Engels hoped for an economic crisis. With help from the formula “”war is the continuation of politics””, Lenin declared “”now the whole core question of revolution is in its struggle: recognition of the essence (class analysis) of the world war, together with attendant problems such as opportunism, defense of the fatherland, the fight for national liberation, the distinction between just war and unjust war, the relation between war and peace, revolution and war, the end of imperialist wars through the internal revolt of the working class, revision of the Bolsheviks Party program”” (Hahlweg, ibid., p. 374). It appears to me that every point that Hahlweg rightly makes here provides a touchstone for the enemy concept”” [(in) Carl Schmitt, Theory of the Partisan: Intermediate Commentary on the Concept of the Political, 2007, note 66, p. 51]”,”TEOP-215″
“SCHMITT Carl, a cura di Stefano PIETROPAOLI”,”Il concetto discriminatorio di guerra.”,”SCHMITT C. (1888-1985) giurista e teorico della politica.”,”TEOP-382″
“SCHMITT Carl”,”La guerre civile mondiale. Essais (1943-1978).”,”SCHMITT Carl (1888-1985), giurista e filosofo tedesco, amico di Ernst JÜNGER, già professore di diritto pubblico e diritto internazionale a Bonn e a Berlino durante la Repubblica di Weimar, poi durante il regime nazista. Autore di molte opere tra cui ‘La notion de politique’, ‘Le nomos de la terre’, ‘Théorie du partisan’. Malgrado il suo antisemitismo e la compromissione con il nazismo tra il 1933 e il 1936, si è imposto come una delle figure maggiori del pensiero politico e internazionale del XX secolo.”,”TEOP-397″
“SCHMITT Carl, a cura di Giorgio AGAMBEN”,”Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste.”,”””Don Manuel Fraga mi ha definito un testimone della crisi europea che ha voluto viverla dal didentro e non ai margini. E’ vero.”” (pag 218) “”Uno dei portavoce della propaganda antieuropea, il politico indiano Krishna Menon, dopo aver invaso l”enclave’ portoghese di Goa, dichiarò: “”Finora il diritto internazionale è stato europeo: ora faremo un altro diritto internazionale, non-europeo. Dopo tutte le nostre esperienze possiamo attendere con una certa curiosità le idee sulla guerra e sulla pace che questo nuovo diritto internazionale sarà in grado di produrre””.”” (pag 224) “”Come abbiamo già detto, in tutte le epoche ci imbattiamo in condizioni intermedie fra la guerra e la pace. In breve: il cosiddetto ‘status mixtus’ esiste da quando si danno pace e guerra sulla terra. Da questo punto di vista è possibile e del tutto ammissibile parlare della guerra fredda come di un fenomeno storico generale. García Arias ha scoperto che la locuzione “”guerra fredda”” è apparsa già durante il Medioevo spagnolo in un paragrafo del ‘Libro de los Estados’ di Don Juan Manuel, dove si dice della guerra fredda: “”A chi la fa, essa non porta né pace né onore””. E’ universalmente nota e viene spesso citata l’espressione di Cicerone: ‘Inter pacem et bellum nihil medium’. Ugo Grozio cita questa formula nel libro ‘De iure belli ac pacis’ del 1625, e da allora è diventata proverbiale.”” (pag 228)”,”TEOP-247″
“SCHMITT Carl; a cura di Franco VOLPI”,”Il nomos della terra. Nel diritto internazionale dello « Jus Publicum Europaeum ».”,”SCHMITT Carl (1888-1985) è considerato da molti il più importante filosofo del diritto del nostro secolo. “”Ma è ‘mediante il trattato di pace’ che esse (le potenze alleate, ndr) pongono sotto pubblica accusa l’allora imperatore. Quest’ultimo è l”unico’ accusato, chiamato in causa personalmente con il proprio nome, Guglielmo II di Hohenzollern, già imperatore della Germania. L’imperatore rimase l’unico accusato di questo nuovo tipo di crimine internazionale anche quando il cancelliere imperiale Bethmann-Hollweg dichiarò pubblicamente nel 1919 di assumersi la piena responsabilità per tutti gli atti d’ufficio dell’imperatore avvenuti nel periodo del suo cancellierato (dal 1914 al 1917). Nessuno degli accusatori tenne conto di questa dichiarazione del cancelliere imperiale, responsabile costituzionalmente. L’accusa per il nuovo crimine di guerra rimase limitata alla persona del capo dello Stato.”” (pag 340)”,”DIRx-030″
“SCHMITT Carl”,”Le Léviathan dans la Doctrine de l’état de Thomas Hobbes. Sens et échec d’un symbole politique.”,”SCHMITT Carl (1888-1985) fu professore di diritto pubblico durante la Repubblica di Weimar. Sostenne il regime nazista antisemitismo compreso prima di allontanarsene nel 1936. “”L’antique mythe politique du Léviathan reste, aujourd’hui encore, suffisamment puissant pour détourner les interprétations de Hobbes de leur thème objectif et pour transformer Hobbes lui-même en figure mythique. La mythisation connut son premier point culminant au milieu de XIXe siècle, avec Auguste Comte, le fondateur d’une religion du positivisme scientifique. Comte érigea le philosophe de Malmesbury en Père de l’Eglise de la nouvelle religion et inscrivit son nom en lettres d’or dans le calendrier des saints de l’âge scientifique. Un second point culminant, dans le sens opposé, naquit sous l’influence du totalitarisme moderne. Hobbes était désormais rendu responsable des horreurs et des atrocités de ce totalitarisme. Seul le déroulement de la discussion à venir dira s’il est redevenu possible, aujourd’hui, de faire retour aux vraies questions que pose l’interprétation de Hobbes. Peut-être le livre de F.C. Hood est-il déja un symptôme réjouissant; peut-être aussi la seconda partie attendue du livre de Dietrich Braun nous aidera-t-elle à préciser la relation juste entre l’image biblique du Léviathan et ses nombreuses exploitations (‘Verwertungen’) politiques. Car “”seul le ‘Léviathan’ de Hobbes est l’expression de la Réforme parachevée””. (pag 174)”,”TEOP-284″
“SCHMITT Carl, a cura di Davide Gianluca BIANCHI”,”Sul concetto di politica.”,”L’editore ha effettuato, senza successo, tutte le ricerche necessarie al fine di identificare gli aventi titolo rispetto ai diritti dell’opera. Pertanto resta disponibile ad assolvere le proprie obbligazioni. Carl Schmitt (Plettenberg, 1888-1985) è fra i maggiori giuristi e filosofi politici del Novecento. “”Teorici della politica come Machiavelli, Hobbes, spesso anche Fichte, presuppongono con il loro “”pessimismo”” in verità solo la realtà effettiva, o la possibilità della distinzione fra ‘amici’ e ‘hostes’. In Hobbes, grande e veramente sistematico pensatore, malgrado il suo estremo individualismo, la concezione “”pessimistica”” dell’uomo è così forte che mantiene vivo il senso politico. Il suo giusto riconoscimento, che proprio la convinzione, presente d’ambo le parti, del vero, del buono e del giusto, porta come effetti alle peggiori inimicizie – come anche il suo ‘bellum omnium contra omnes’ – non sono parti di una fantasia spaventata e turbata, ma neppure i segni annunciatori di una nuova società borghese costruentesi sulla base della “”libera concorrenza””: sono i presupposti elementari di un sistema di pensieri che sa anche porre questioni specificamente politiche, e sa dare loro risposta. Questi pensatori politici mostrano spesso una specie di realismo atto a spaventare uomini bisognosi di sicurezza: ma essi hanno sempre di fronte all’occhio della mente la concreta esistenzialità di un possibile nemico. (…) La peggiore delle confusioni sorge poi quando termini come “”diritto”” e “”pace”” vengono abusati a questo modo politicamente, per impedire una chiara riflessione politica, per legittimare le proprie tendenze politiche e squalificare o demoralizzare l’avversario.”” (pag 80-81)”,”TEOP-429″
“SCHMITT Carl, a cura di Dimitrios KISOUDIS e Franck HERTWECK, conversazioni con Klaus FIGGE e Dieter GROH”,”Imperium. Conversazioni con Klaus Figge e Dieter Groh.”,”dedica: in memoria di Klaus Figge (1934-2006) e Dieter Groh (1932-2012); edizione originaria 1971: ‘Solange das Imperium da ist’ … “”Dieter Groh: ‘No, non si tratta infatti di un problema di metodologia. Ad esempio Marx e Engels – questo mi appare col tempo sempre più evidente – hanno continuamente evocato nel corso della loro vita il grande parallelo’ Carl Schmitt: ‘Sì. Me ne sono interessato anch’io…’. Dieter Groh: ‘Ebbene, non me ne ero ancora affatto reso conto quando scrissi la mia tesi di laurea. Carl Schmitt: Conosce quella di un certo Christen o qualcosa del genere? Una tesi sul grande parallelo in Herzen, il russo Herzen? (41)’. Dieter Groh: ‘Sì, certo’. Carl Schmitt: ‘E’ una bella tesi discussa all’Università di Münster, no?’ Dieter Groh: ‘Già anche all’epoca, cioè nella mia tesi di laurea, aveva fatto notare che in pratica Herzen si serve del grande parallelo al fine di usarlo contro l’Europa, invece Marx e Engels se ne servono ‘per’ l’Europa – e possono servirsene in modo tale da superarlo perché sviluppano una filosofia della storia non di tipo conservatore, ma progressista. Infatti affermano: «Quando il proletariato avrà redento l’umanità, allora il grande parallelo non sarà più per noi un parallelo» (42). Questo però rappresentò il decisivo capovolgimento della funzione svolta dai grandi parallelismi nella filosofia della storia che si è sviluppata nell’Ottocento’ (…)”” (pag 64-65) [(41) Viktor Christen, ‘Die große Parallele im Geschichtsdenken. Alexander Herzens’, Tesi di laurea all’Università di Münster, 1964. Carl Schmitt scrive a Julien Freund il 31 gennaio 1967: «C’est un thème et aussi un problème passionant. Un jeune historien de Münster, Victor Christen, a fait une thèse sur ‘Die große Parallele im Geschichtsdenken Alexander Herzens’ (l’auteur russe de 1848), das laquelle il traite comme réprésentant typiques de la grande parallèle: 1) Saint-Simon et l’école saint-simonienne; 2) Alexander Herzen; 3. Moses Hess; 4. Donoso Cortés; 5. Bruno Bauer», in Julien Freud-Carl Schmitt, Briefwechsel, 1965-1969, in “”Schmittiana”” vol. IV (1994), pp. 53-91, qui p. 69; (42) «Il “”grande parallelo”” dovrebbe adesso assumere un carattere maggiormente vincolante. ‘Le jugement dernier du vieux monde social’ – questo il titolo del suo [di Moses Hess] scritto apparso a Ginevra nel 1851 – era diventato innegabile. Di questo ‘jugement dernier’ in riferimento alla “”vecchia Europa”” aveva parlato Herzen subito dopo la Rivoluzione del 1848, e così non stupisce che Hess si sentisse toccato molto da vicino dalle parole pronunciate da Herzen in ‘Dall’altra sponda’ (…). Infatti in quel libro tornava a presentarsi l’inquietante parallelo, inquietante perché a servirsene era un russo contro l’Occidente», Groh, ‘Russland’, p. 258 (con altri corsivi) (trad.it. p. 313) e poi p. 277 (trad.it. p. 337): «Questi pochi accenni sono sufficienti a mostrare che qui Engels – con efficacia pari a quello di Moses Hess – mette in campo contro Herzen categorie marxiste, perché solo tali categorie consentono di respingere l’idea che il “”grande parallelo”” sia qualcosa di inquietante per l’Europa e una invenzione dei panslavisti (…)». Il «grande parallelo» è spiegato in termini molto chiari da Auguste Romieu nel suo libro su cesarismo, ‘L’ère des Césars, Pagny, Bruxelles, 1850, p. 8: «La società europea si trova in condizioni che sono pressoché simili a quelle che caratterizzarono l’epoca in cui apparvero i Cesari». (…) Come espressione e come problema consciamente posto della sfera spirituale, il cesarismo è un fenomeno moderno, che incomincia solo nel 1789 con la Rivoluzione francese, e che appartiene storicamente all’epoca in cui viene prospettato il grande parallelo tra la situazione del cristianesimo primitivo e quella del secolo XIX. La Rivoluzione francese introduce termini e concetti quali cesarismo, guerra civile, dittatura e proletariato, che traggono completamente origine dal grande parallelo. Questo particolare, onnidominante grande parallelo tra il tempo presente e la svolta dei tempi che rappresenta l’inizio della nostra cronologia, non va confuso con i numerosi altri paralleli storici che proliferano tra gli storici e gli uomini politici. Pur con molte variazioni, questo grande parallelo è stato tracciato da prospettive diverse da Saint Simon, Tocqueville, Proudhon, Bruno Bauer, fino a Oswald Spengler. L’impero di Bonaparte fu il primo e più vistoso esempio moderno di cesarismo puro, svincolato cioè da un regno e da una corona reale (…)””] Regno della libertà e Forza frenante Carl Schmitt: “”(…) Lei si chiederà che significa tutto ciò. Ma quando penso alla storia, alla storia contemporanea, vedo che tale schema si ripete, anche nel caso dei marxisti. Il nostro Trotzkij dice: «Sì, il salto nel regno della libertà. Ci si può immaginare che per compierlo non servano che un paio di minuti, invece può volerci un’intera epoca…». È la risposta di Trotsky (52). È anche quella di Agostino. Ma questa è una vecchia questione””. Dieter Groh: Sì, era già la risposta di Engels (53)””. Carl Schmitt: Così?; Dieter Groh: Sì sì. Però io penso che se i socialisti…”” (pag 68-69) [(52) «Abbiamo imparato alla scuola elementare del marxismo che non si può arrivare con un salto dalla società capitalistica a quella socialista e nessuno di noi ha interpretato in questo modo meccanico il celebre “”salto dal regno della necessità al regno della libertà”” affermato da Engels, nessuno ha mai creduto che si possa rimodellare la società dall’oggi al domani. Engels con quella frase intendeva una grande epoca, che muovendo da un’ampia prospettiva storica rappresentasse un vero “”salto””», Leon Trotsky, ‘Die neue ökonomische Politik Sowjetrusslands und die Weltrevolution’. Discorso tenuto al IV Congresso mondiale dell’Internazionale, Hamburg 1923, p. 8 [trad. it. ‘Relazione sulla nuova politica economica sovietica e sulle prospettive della rivoluzione mondiale’, in ‘Problemi della rivoluzione in Europa. I primi anni dell’Internazionale comunista’, Mondadori, Milano, 1979, pp. 318-367, qui p. 322]. In che modo Schmitt consideri il salto marxista-secolarizzato nel regno della libertà è indicato dalla sua metafora della «morte come salto nel regno della libertà» (Schmitt, ‘Ex Captivitate Salus’, p. 88 [trad. it. ‘Ex Captivitate Salus’, p. 90]); (53) «Le potenze oggettive che finora dominavano la storia passeranno sotto il controllo degli uomini. Solo a questo punto gli uomini faranno, con piena coscienza, la loro storia (…). Ci sarà allora il salto del genere umano dal regno della necessità al regno della libertà», Friedrich Engels, ‘Herrn Eugen Dührings Unwälzung der Wissenschaft’ (Anti-Dühring), in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Gesamtausgabe, vol. XXVII, Akademie Verlag, Berlin, 1988, p. 469 [trad. it. ‘Anti-Dühring’ in Marx-Engels, Opere complete, vol. XXV, Editori Riuniti, Roma, 1974, p. 273] (Nota 28) (pag 223) “”(…) Rispetto all’odierna mentalità da paese di Cuccagna, il Trotsky citato da Scheibert (1) risulta tuttavia straordinariamente simpatico: “”L’uomo medio si eleverà alla statura di un Aristotele, Goethe, Marx. E da queste altezze raggiungeranno nuove vette”” (1923, [trad. it. in ‘Letteratura e rivoluzione’, Einaudi, Torino, 1973, p. 226]) (…)”” (pag 223) (nota 28) [(in) Carl Schmitt, ‘Imperium. Conversazioni con Klaus Figge e Dieter Groh’, Quodlibet, Macerata, 2021]. [Nota: (1) Peter Scheibert, ‘Revolution und Utopie. Die Gestalt der Zukunft im Denken der russischen revolutionären Intelligenz’] [saggio contenuto nel volume: ‘Epirrhosis, Festgabe für Carl Schmitt (zum 80. Geburtstag), Editors: Barion, HansBöckenförde, Ernst-WolfgangForsthoff, ErnstWeber, Werner, (2002), Duncker-humblot.com]”,”TEOP-554″
“SCHMITT Jean-Claude OSBAT Luciano POULAT Emile GAMBASIN Angelo GALLINI Clara JULIA Dominique GINZBURG Carlo REVEL Jacques GIARRIZZO Giuseppe DE-ROSA Gabriele VOVELLE Michel VOLPE Francesco COUSIN Bernard NOBILE Caterina Eva DE-ROSA Gabriele SALIMBENI Fulvio FIOCCA Giorgio GUASCO Maurilio TIEPOLO Maria Francesca”,”Religione e religiosità popolare. Ricerche di storia sociale e religiosa.”,”Contiene l’articolo di Maurilio Guasco: ‘A proposito di una ricerca su “”Gesù socialista”” (pag 417-422)”,”RELC-008-FSD”
“SCHMITT Carl, a cura di Petra DAL-SANTO”,”Donoso Cortés. Interpretato in una prospettiva paneuropea.”,”Di Carl Schmitt (1888-1985) sono apparsi presso Adelphi ‘Ex Captivitate Salus’ (1987) e ‘Il nomos della terra’ (1991). I quattro saggi qui raccolti furono stesi fra il 1922 e il 1944 e pubblicati poi in volume, con una nuova introduzione nel 1950. “”Tre duri colpi hanno minato le fondamenta dell’Europa: la guerra civile europea del 1848, l’esito della Prima guerra mondiale del 1918 e la guerra civile mondiale globale a cui assistiamo oggi”” (in risvolto di copertina) Donoso Cortés consigliere della regina Isabella II e ambasciatore a Berlino e a Parigi, morto nel 1853 a poco più di 40 anni, univa in sé le doti di un “”consumato diplomatico di professione”” e la tempra del “”profeta escatologico”” che sapeva trasmettere una visione disperata della storia con pennellate degne di Goya. Parlamentarismo. “”Per Donoso l’Assemblea nazionale di Francoforte è un parto del principio rivoluzionario. Egli sa che essa annovera fra i suoi membri i politici eccellenti e uomini colti, ma come fatto politico non può che disprezzarla. Non gli sfugge la completa assenza di potere esecutivo, l’impotenza che si agita in un immenso mare di parole, ma anche la segreta ambizione e la sete di potere che ancora non osa manifestarsi, pur essendo già stata vanificata nel 1849. Con un’ironia non superata dallo stesso Karl Marx, egli afferma che l’Assmeblea non è stata ancora sciolta per il semplice fatto che non si sa a chi spetti tale compito. Con il suo grandioso stile retorico, egli ne sintetizza il destino in un’unica frase: inizialmente il popolo tedesco glorificò e adorò l’Assemblea nazionale come una dea della libertà, ma un anno più tardi questo stesso popolo la lasciò morire come una prostituta in una taverna – “”como una prostituta in en una taberna”” (1)”” (pag 57-58) (1) In Donoso Cortes, ‘Il potere cristiano’ ….”,”TEOP-006-FSD”
“SCHMITT Jean-Claude”,”Spiriti e fantasmi nella società medievale.”,”Volume dedicato a Jacques Le Goff.”,”STMED-078-FSD”
“SCHMITT Jean-Claude”,”Il gesto nel Medioevo.”,”Volume dedicato a Jacques Le Goff.”,”STMED-079-FSD”
“SCHMUCKHER Aidano a cura”,”Parolle succide zeneixi.”,”Il parlare usando termini e motteggi osceni rappresentava quasi sempre un “”rafforzativo linguistico””, serviva cioè a dar forza al discorso, alla parlata. (pag 3)”,”LIGU-124″
“SCHNABEL Reimund”,”Il disonore dell’uomo. Documenti sulle SS.”,”Rapporto del Capo dell’Ufficio Centrale SS Economia e Amministrazione sulle misure di sicurezza nel campo di concentramento di Auschwitz (1944) (pag 75) “”L’estensione e l’alto numero di prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz mi hanno indotto fino dall’ottobre u.s.a proporre una triplice suddivisione del campo. In seguito alla sua approvazione, il progetto è stato attuato a partire dal 10.11.1943. Da allora sussistono ad Auschwitz 3 campi di concentramento. Sulle misure di sicurezza prese per il caso di sommossa comunico quanto segue: I. Il campo I comprende il massiccio campo uomini e conta attualmente 16.000 detenuti circa. È circondato da un recinto e da un reticolato di filo di ferro a carica elettrica come d’uso in tutti i campi di concentramento. Inoltre vi sono torri di guardia provviste di mitragliatrici. Il capo II si trova a 3 km circa di distanza dal campo. I. Vi sono alloggiati 15.000 detenuti maschi e 21.000 femmine. Sul totale di 36.000, 15.000 circa sono inabili al lavoro. Anche il campo II è cintato da un reticolato a carica elettrica con torri di guardia. Il campo III comprende tutti i campi dell’Alta Slesia, situati presso aziende industriali distanziate le une dalle altre. Attualmente conta un effettivo totale di 15.000 detenuti circa. Anche questi campi di lavoro sono cintati dal solito reticolato con torri di guardia. Il maggiore di questi campi si trova presso la I.G. Farbenindustrie A.G. Conta attualmente 7.000 detenuti circa. Gli altri campi esterni hano effettivi sensibilmente inferiori. Ecco il quadro riassuntivo: Auschwitz I 16.000 uomini; Auschwitz II 15.000 uomini 21.000 donne; Auschwitz III. 15.000 uomini. Totale uomini 46.000 donne 21.000. Totale 67.000″” (pag 75) Esperimenti con il cianuro “”Deposizione di Baumkötter al processo Sachsenhausen 1947″”. (…) P.M.: Venivano fatti esperimenti con cianuro di potassio? Baumkötter: Sì. Alla fine del 1944 o all’inizio del 1945 venne al campo l’SS-Standartenführer Lolling, ispettore sanitario dei campi di concentramento. In precedenza un detenuto era stato scelto per un esperimento speciale. Dovetti andare al crematorio insieme al capo della sanità. Per strada Lolling trasse dal suo accendisigari una piccola fiala di 1 cc., questa fu messa in bocca al detentuo, che fu costretto a romperla con i denti. Dopo pochi minuti l’uomo morì””. P.M.: In quanto tempo morì? Baumkötter: “”Constatai che la morte era subenbrata già dopo 15 secondi””. P.M.: A quale scopo fu fatto questo esperimento? L’effetto del cianuro di potassio sul corpo umano non è forse noto da moltissimo tempo? Baumkötter: “”Questo esperimento doveva semplicemente rivelare in quanto tempo la dose suinidicata agiva in modo mortale sull’uomo. A quanto so questo esperimento venne eseguito per ordine di Pohl, per trovare un mezzo che permettesse agli altri capi SS, dopo il fallimento di questa guerra, di sottrarsi alle loro responsabilità in modo indolore e in brevissimo tempo”” (pag 90) Il primo maggio canto dell’internazionale all’interno del campo. Ordine di punizione dei detenuti di Oranienburg per aver cantato l”Internazionale’ (1934). Campo di concentramento di Orianienburg, 3 maggio 1934, Berliner Strasse. Amministrazione Centrle, Sezione I. Oggetto: Fermo per motivi di sicurezza. All’ufficio della polizia segretad i Stato, Berlino Prinz Albrecht-Strasse. Signor Tesmer, Consigliere della Procura di Stato. Il 1° maggio, nella sala comune del campo di concentramento di Orianienburg, i detenuti hanno intonato l”Internazionale’. Tenendo presenti le severe disposizioni da parte del Governo, non si è proceduto nei confronti dei prigionieri con il rigore che invece sarebbe stato necessario. Visto la gravità del caso, che dimostra chiaramenteo come i detenuti per motivi di sicurezza non siano ancora maturi per essere dimessi e inseriti nello Stato nazionalsocialista, prego l’Ufficio della polizia segreta di Stato ad approvare la mia proposta e di dimettere i detenuti soltanto dopo aver chiarito la loro condotta durante il periodo di detenzione per motivi di sicurezza. Per il resto ho ordinato il divieto di corrispondenza nel campo. Campo di concentramento di Oranienburg, f.to Schulze-Wechsungen Standartenführer”” (pag 92-93) Lavoro forzato ad Auschwitz. Deposizione di Otto Ambros al processo IG-Farben dinanzi al Tribunale Militare di Norimberga. Dichiarazione giiurata. Io, Otto Ambros, di Ludwigshafen sul Reno, Wöhlerstrasse 12, dopo che mi è stato fatto rilevare che una falsa testimonianza mi renderebbe perseguibile dalla legge, dichiaro sotto giuramento, spontaneamente e senza costrizione: (punti 1-20) (…) 14. “”All’inizio del 1941 furono distributie le prime commessi di lavoro; si trattava in parte di ordini di costruzioni provenienti da Ludwigshafen o Leuna, in parte di ordini alle diverse imprese da parte dell’ingegnere capo Faust, ingegnere editle responsabile dei lavori della IG Auschwitz. Le imprese richiesero lavoraotori alla IG, vale a dire denunciarono all’ingegnere capo Faust o all’oufficio Arbeitseinsatz della IG Auschwitz il numero dei lavoratori occorrenti, suddivisi per mestiere. Nella primavera del 1941 ebbe luogo a Berlino un colloquio con l’Obergruppenführer Wolf, cui presero parte per la I.G. Heinrich Bütefisch e Walther Dürrfeld; vi si discusse l’impiego dei deteneti de campo di concentramento. A quanto mi riferì Walther Dürrfeld, si parlà della paga dei detentui: RM 4 il giorno per il detenuto qualificato e RM 3 per quello non qualificato. 15. “”Per quel che ne so, l’impianto IG Auschwitz fu la prima fabbrica IG che desse lavoro a detenuti dei campi di concentramento. Dopo ch’io ebbi l’incarico di costruire Buna Auschwitz e dopo che l’Ufficio del Lavoro non mise a nostra disposizione operai in numero sufficiente, la IG si vie costretta ad assumere detenuti dal campo di concentramento. Anche da parte della direzione dell’Ufficio tecnico non vi furono obiezioni. Tuttavia per tutti noi era sgradevole lavorare con detenuti di un campo di concentramento”” (…) (19). In due anni e mezzo la somma totale per il lavoro di detenuti pagata alle SS ammontò a oltre venti milioni di marchi. Sapevo che i detentui no venivano pagati. Intorno al 1943 fu introdotto dalla IG un sistema di premio per i detenuti, per offrire loro la possibilità di fare qualche acquisto allo spaccio e nello stesso tempo per aumentare il loro rendimento”” (pag 112-112)”,”GERN-215″
“SCHNÄDELBACH Herbert”,”Hegel.”,”Herbert Schnädelbach insegna Filosofia nella Humboldt-Universität di Berlino. Specialista di filosofia tedesca dell’Ottocento. Georg Wilhelm Friedrich Hegel 1770-1831. La scuola hegeliana dopo la morte di Hegel si divide in due partiti: quello conservatore dei vecchi hegeliani e quello rivoluzionario dei giovani hegeliani influenzato essenzialmente dal clima intellettuale del Vormärz, fra i cui esponenti vi erano Feuerbach, Ruge e Marx-Engels (pag 117)”,”HEGx-040-FL”
“SCHNEID Frederick C.”,”Napoleon’s Italian Campaigns. 1805-1815.”,”G.E. Rothenberg, (1923-2004), storico militare noto internazionalmente per le sue pubblicazioni sull’Esercito asburgico) Frederick C. Schneid è stato professore di Storia alla High Point University (Nord Carolina). Insegna storia europea, specializzato nella Rivoluzione francese e nell’epoca napoleonica. Vasta produzione sulla storia militare europea, sugli eserciti europei dell’epoca della Francia rivoluzionaria e napoleonica, sulle guerre di unificazione italiana (1859-1861 e 1848-1870) e guerre della Terza coalizione. Ricoprirà la cattedra di Storia militare a West Point per l’anno accademico 2023-2024. Le guerre rivoluzionarie francesi e napoleoniche imperversarono in Italia per … anni. Nella penisola furono organizzate non meno di otto campagne che coinvolsero centinaia di migliaia di truppe. Francia ed Austria si confrontarono in questo teatro di guerra in apparenza secondario ma di vitale importanza. Come dimostra l’Autore in questo lavoro, il controllo dell’Italia era visto da Napoleone come un mezzo importante per esercitare una pressione strategica sugli austriaci, fornendo contemporaneamente sicurezza al vulnerabile fianco meridionale della Francia. Regione strategicamente chiave, le campagne italiane sono inserite in tale contesto geopolitico. Utilizzando la visuale geostrategica della penisola italiana e della sua collocazione nei calcoli francesi e austriaci, l’Autore approfondisce le principali campagne iniziate nel 1805, 1809 e 1813. Lo studio include le battaglie di Caldiero, Wagram e Mincio. In Appendice gli ordini di battaglia completi per ciascuna campagna, cartine e spostamenti di truppe. <> (pg 27, trad. d. r.)”,”FRAN-126-FSL”
“SCHNEIDER Herbert W.”,”Storia della filosofia americana.”,”Il quartier general di questa filosofia (filosofia politica, ndr) fu a Chicago. Della psicologia sociale ivi elaborata da Dewey, Tufts, Mead e Veblen abbiamo già parlato. Essi formularono una teoria della democrazia, non soltanto come forma di governo, a ma che come un modo di vivere associati, basato sulle idee che l’ individualità e la libertà sono anch’esse prodotti sociali e che una società democratica è quella che subordina le proprie istituzioni al fine fondamentale di consentire ai suoi membri di svilupparsi intellettualmente e sentimentalmente ampliando le loro “”aree d’ interessi comuni””, fornendo mezzi di comunicazione e di espressione, e dando a tutti una partecipazione responsabile ai processi di controllo sociale e fisico””. (pag 591)”,”USAG-042″
“SCHNEIDER Ronald M. a cura”,”Comunismo en latinoamérica. El caso Guatemala. Condensación preparada por el autor.”,”””All’ epoca della sua fondazione, la CGTG era una organizzazione formidabile i cui dirigenti esercitavano per conseguenza una grande influenza nelle assemblee del regime rivoluzionario. Alla fine del 1951 la CGTG poteva contare su 60.000 membri, ossia circa sei su cento uomini adulti del paese. Cerca la metà degli affiliati della CGTG si concentravano attorno alla capitale nel Dipartimento di Guatemala, per cui si poteva mobilitarli rapidamente per manifestazioni di lotta. Tutti i partiti e il governo conoscevano perfettamente l’ importanza politica dei lavoratori organizzati ed erano avidi di voti dei lavoratori. Questa necessità di voti dei lavoratori collocò i partiti rivoluzionari in una posizione che li obbligava a collaborare e pure a trattar bene i dirigenti comunisti della CGTG. I comunisti non furono in grado di sfruttare il gran vantaggio che gli dava il loro dominio sul settore organizzato della classe operaia””.”,”MALx-030″
“SCHNEIDER Sergio”,”Agricultura familiar e industrialização. Pluriativididade e descentralização industrial no Rio Grande do Sul.”,”L’A è professore di sociologia rurale presso il dipartimento di sociologia dell’Universidade Federal do Rio Grande do Sul.”,”AMLx-115″
“SCHNEIDER Bertrand”,”L’Inde, l’avénement d’une grande puissance.”,”SCHNEIDER Bertrand ha lavorato come diplomatico presso le Nazioni Unite a fianco di V. Lakshmi Pandit, sorella di Pandit Nehru e presso il primo ministro Indira Gandhi. Specialista sull’India ha fatto vari viaggi in India a titolo privato, consigliere di molte società industriali e finanziarie. “”En Inde est né le fondement des mathématiques, et aujourd’hui encore ce pays possède l’une des écoles de mathématiques les plus avancées du monde. Elle partage d’ailleurs ce privilège avec la France”” (pag 10)”,”INDE-017″
“SCHNEIDER James J.”,”The Structure of Strategic Revolution. Total War and the Roots of the Soviet Warfare State.”,” Il capitolo 1 si occupa della guerra civile americana: ‘Vulcan’s Anvil: The American Civil War and the Military Foundations of Total War. Il capitolo 2 si occupa della Prima guerra mondiale: ‘Vulcan’s Forge: The Economic Foundations of Total War’ (pag 55-92) (in esso si trovano riferimenti all’analisi della teoria della nazione in armi della preparazione della guerra e di come essa ha influenzato la mobilitazione francese di Richard D. Challener. La guerra di annientamento. Hans Delbrück, storico militare tedesco, pubblica nel 1900 il primo dei quattro volumi della sua ‘Storia dell’arte della guerra all’interno del quadro della storia politica’ (31). Completerà il quarto volume nel 1920. Fotocopiare il capitolo e inserire in Prima guerra mondiale Il capitolo 3 si intitola: ‘The Red Prometheus’: M.V. Frunze and the Social Foundations of Total War’ in cui tratta del pensiero di Marx e della disputa tra Trotsky e Frunze (pag 104) Il capitolo 4 si occupa di Svechin ‘The Red Mandarin’ Il capitolo 5 ‘Forging the Trident: V.K. Triandafillov and Operational Art il capitolo 6: ‘The Red Oracle: M.N. Tukhachevsky and the Vision of the Future War’ il capitolo 7: ‘The Eye of Medusa: B.M. Shaposhnikov and the Grand Synthesis’ il capitolo 8: ‘Conclusion: The Structure of Strategic Revolution'”,”RUST-004-FL”
“SCHNEIDER Wolfgang a cura”,”Tanks of the World. Taschenbuch der Panzer.”,”Fondo Palumberi”,”QMIx-281″
“SCHNEIDER Harold K.”,”Antropologia economica.”,”SCHNEIDER Harold K. Schneider ha insegnato Antropologia nell’Università dell’Indiana. Tra i suoi volumi ‘The Africans: an ethnological account’ (1981)”,”ECOS-012″
“SCHNEIDER Erich”,”Moneta, reddito, occupazione. Introduzione alla teoria macroeconomica.”,”Erich Schneider economista (Siegen 1900 – Kiel 1970) professore nelle università di Bonn, Aarh (Danimarca), Kiel di cui è stato rettore ed emerito. Seguace dell’indirizzo matematico, e anche buon conoscitore dei fenomeni concreti, si è occupato della formazione del prezzo in particolare delle strutture di mercato, dei problemi relativi alla produzione, alla contabilità delle imprese, all’economia internazionale, nonchè di ricerche di dinamica economica, approfondendo apporti di J.M. Keynes e della scuola di Stoccolma.”,”ECOT-276-FL”
“SCHNEIDER Peter”,”Nemico della costituzione. L’inatteso gonfiarsi del fascicolo personale dell’insegnante Kleff.”,”Peter Schneider è nato a Lubecca nel 1940. Ha studiato a Grainau e a Friburgo, vive dal 1961 a Berlino Ovest. È autore di numerosi saggi apparsi spesso su ‘Kursbuch’, e diversi lavori televisivi insieme a Enzensberger e Michel ha scritto ‘Letteratura e/o rivoluzione’, Feltrinelli, 1970.”,”GERV-001-FFS”
“SCHNEIDERMAN Jeremiah”,”Sergei Zubatov and Revolutionary Marxism. The Struggle for the Working Class in Tsarist Russia.”,”Jeremiah Schneiderman is Professor of History at the State University of New York at new Paltz. A graduate of George Washington University he received the M.A. degree from the University of Chicago and the Ph.D. degree from the University of California at Berkeley. He has held many fellowships. among them the American Philosophical Society’s Fellowship for Research in the Soviet Union and France, and he participated in the exchange program with the Soviet Union, program with the Soviet Union, spending the academic year 1959-1960 at Leningrad University. Preface, Epilogue, Conclusion, Bibliography, Notes, Illustrations, Index,”,”MRSx-013-FL”
“SCHNEIROV Richard STROMQUIST Shelton SALVATORE Nick a cura, saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY”,”The Pullman Strike and the Crisis of the 1890s. Essays on Labor and Politics.”,”Saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY”,”MUSx-144″
“SCHNEIROV Richard STROMQUIST Shelton SALVATORE Nick a cura, saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY”,”The Pullman Strike and the Crisis of the 1890s. Essays on Labor and Politics.”,”Saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY Aristocrazia operaia. “”As the Knights of Labor expanded its influence in the railroad industry, it drew the ire of not only employers hell-bent on breaking the organization but also railroad brotherhoods and trade unions. The brotherhoods and trade unions were determined to protect their jurisdictional turf and were not yet ready to consider a federation in which power would be shared among organizations. The most troublesome was the Brotherhood of Locomotive Engineers, headed by the quarrelsome Peter M. Arthur, a cautious and proud man who fit the profile of a “”labor aristocrat”” (6). Under his tutelage, the BLE operated more like a medieval guild than a labor union. By the late 1880s the BLE represented over 80 percent of the nation’s locomotive engineers, and its members enjoyed high wages and cordial relations with many employers. Organized under the motto “”Sobriety, Truth, Justice and Morality””, the BLE was loathe to call strikes and notorious for the narrowness of its craft vision. The BLE seldom supported nonengineers, workers whom Arthur contemptuously dismissed as the “”lower grades of labor”” (7). Still angry about the KOL’s acceptance of striking engineers in 1877, Arthur and the BLE refused to support the KOL in its 1885 struggle against Jay Gould’s Southwestern Railway conglomerate. Arthur recoiled in horror when more engineers quit the BLE for the Knights in the wake of victory. When the Knights struck Gould again in 1886, the BLE helped Gould break the strike, a fact that Powderly publicly denounced. Powderly’s remarks proved to be the opening salvo of a series of publicly waged battles between the KOL and the BLE that culminated in 1890. The BLE sabotaged the Knights again during the 1887 Reading strike, and some Knights retaliated by scabbing during the BLE’s lost Brooklyn Elevated Railway strike that same year (8)”” [(6) The use of the term ‘labor aristocrat’ in American labor historiography owes much to the pioneering work of Robert Gray, ‘The Labour Aristocracy in Victorian Edinburgh’ (Oxford: Oxford University Press, 1976); (7) Quoted in Carman, David and Guthrie, ‘Path I Trod’, 164; (8) ‘John Swinton’s Paper’, July 31, 1887] (pag 22-23) “”Come i Cavalieri del Lavoro estendevano la propria influenza nell’industria ferroviaria, ciò attirava le ire non solo dei datori di lavoro decisi a rompere l’organizzazione, ma anche le fratellanze delle ferrovie e i sindacati. Le fratellanze e i sindacati erano determinati a proteggere il loro territorio giurisdizionale e non erano ancora pronti a considerare una federazione in cui il potere sarebbe stato condiviso tra le organizzazioni. Il più problematico era il sindacato dei Locomotive Engineers, guidato dal litigioso Peter M. Arthur, un uomo cauto e fiero che si adattava al profilo di un “”aristocratico del lavoro”” (6). Sotto la sua tutela, il BLE era più simile a una corporazione medievale che a un sindacato: alla fine degli anni 1880 il BLE rappresentava oltre l’80% dei ferrovieri della nazione, e i suoi membri godevano di alti salari e cordiali relazioni con molti datori di lavoro. Organizzato con il motto “”Sobrietà, verità, giustizia e moralità””, il BLE non era d’accordo nel proclamare scioperi ed era noto per la ristrettezza della sua visione di mestiere. Il BLE raramente sosteneva i non specializzati, i lavoratori che Arthur definiva con disprezzo come “”i gradi inferiori del lavoro”” (7). Ancora arrabbiato per il sostegno da parte del KOL dei ferrovieri scioperanti nel 1877, Arthur e il BLE rifiutarono di sostenere il KOL nella sua lotta del 1885 contro il conglomerato della Southwestern Railway di Jay Gould. Arthur si ritrasse inorridito quando altri ferrovieri lasciarono il BLE per i Cavalieri dopo la vittoria. Quando i Cavalieri scioperarono nuovamente contro Gould nel 1886, il BLE aiutò Gould a rompere lo sciopero, un fatto che Powderly pubblicamente denunciò. Le osservazioni di Powderly si rivelarono essere la salva iniziale di una serie di battaglie pubblicamente combattute tra il KOL e il BLE che culminarono nel 1890. Il BLE sabotò nuovamente i Cavalieri durante lo sciopero Reading del 1887, e alcuni Cavalieri fecero ritorsioni durante l’ultimo sciopero ferroviario Brooklyn Elevated dello stesso anno (8)”” [(6) L’uso del termine “”aristocratico del lavoro”” nella storiografia del lavoro americana deve molto al lavoro pionieristico di Robert Gray, “”L’aristocrazia del lavoro nella Edinburgo vittoriana”” (Oxford: Oxford University Press , 1976); (7) Citato in Carman, David e Guthrie, ‘Path I Trod’, 164; (8) ‘John Swinton’s Paper’, 31 luglio 1887]”,”MUSx-004-FV”
“SCHNELLER Karl, a cura di Gianni PIEROPAN”,”1916. Mancò un soffio. Diario inedito della strafexpedition dal Pasubio all’altopiano del 7 comuni:”,”Karl Schneller viennese, valente ufficiale dello Stato Mggiore, il 1° maggio 1915 assunse la responsabilità del settore ‘Italia’ nell’Ufficio Operazioni del Consiglio Supremo imperiale. A titolo personale tenne un diario degli avvenimenti specie riguardo alla spedizione punitiva contro l’Italia, del cui piano era autore. Gianni Pieropan vicentino, è nato inell’agosto 1914. E’ stato autore di molti saggi fra cui un ampio studio di questa spedizione austriaca e della controffensiva italiana.”,”QMIP-039-FV”
“SCHNERB Robert”,”El siglo XIX. El apogeo de la expansión europea (1815-1914).”,”SCHNERB Robert professore di liceo di Clermont-Ferrand.”,”STOS-165″
“SCHNETZLER Bernard”,”Les erreurs stratégiques du IIIe Reich pendant la Deuxième Guerre mondiale.”,”””I lavori più recenti (1) della scienza economica sulla seconda guerra mondiale coprono un campo molto vasto: finanziamento dello sforzo bellico, peso del debito, costo totale del conflitto e conseguenze ulteriori, misura degli effetti inflattivi e deflazionistici, scelta degli obiettivi militari nel quadro di una strategia economica, ecc.. Uno solo di questi aspetti ci interessa: le quantità di equipaggiamenti utili in combattimento forniti dall’ industria. Questo è il fattore che ha deciso della vittoria sul campo di battaglia.”” (pag 202) Lo sforzo di guerra espresso in funzione della percentuale del PIL del paese considerato (tab 1.) per anno dal 1938 al 1944. 1943 (anno di massimo sforzo di guerra per gran parte dei paesi in conflitto): USA 42 UK 55 GERMANIA 70 ITALIA 21 GIAPPONE 43 URSS 61 Sforzo di guerra depurato dagli aiuti e apporti dall’ estero: 1943 UK 46 GERMANIA 61 URSS 51 (pag 208)”,”QMIS-082″
“SCHNITZER Giuseppe”,”Savonarola. Volume primo.”,”‘Il Frate non si curò affatto né della scomunica né della promulgazione. In quella stessa domenica egli, come di solito, celebrò la messa, e lo stesso fecero i suoi frati: così pure nei giorni successivi (39). Naturalmente, i nemici del Frate difesero a tutta possa la validità della scomunica, la quale, perché si divulgasse, tradussero in volgare e dettero alle stampe. Il giudizio intorno alla scomunica era una questione di partito. I Frateschi la rigettavano, gli Arrabbiati per contro la difendevano, «per i cerchi della città di niente altro si ragionava, che se valeva o non valeva» (40). (…) La triste condizione in cui la città si trovava a causa delle intestine discordie di partito, nell’estate 1497 si rese ancora più grave per un morbo maligno che in brevi giorni spacciava, senza riguardo ad età o al fisico delle persone. «Morivano gl’huomini in pochi giorni, vecchi, giovani, maschi, femine, benetenuti et maletenuti sanza alcuno rimedio» (81). Alla fine di luglio il morbo mieteva giornalmente un centinaio di vittime; (82) e poiché, per uno strano caso, morivano tutte persone già adulte, mentre i fanciulli non erano tocchi, «pareva – dicevano i Frateschi – si verificasse el detto del Frate, della novazione della Chiesa e del mondo» che doveva operarsi a mezzo dei fanciulli e non dei vecchi (83). In considerazione della pestilenza che infieriva, si aveva riguardo a non colpire la città con l’interdetto già tanto sollecitato dagli Arrabbiati, perché il Frate non potesse tacciare di crudeltà la Santa Sede se questa avesse privato la cittadinanza, in tempi in cui ne aveva più bisogno, del nutrimento spirituale (84). Tale misura, inoltre, non avrebbe colpito le persone più ricche ed influenti, perché queste avevano già lasciato la città per recarsi nelle loro ville a respirare l’aria balsamica dei monti vicini (85). Ai primi di luglio il morbo penetrò anche in San Marco; (86). Non mancarono tuttavia tra i frati di San Marco alcuni che avevano più dei laici stessi paura della morte. Uno di essi fu Pier Paolo da Beccuto, (95) che fu severamente rimproverato dal Frate, con una lettera dell’8 agosto, per la sua pusillanimità’ (pag 478-479)”,”BIOx-009-FMP”
“SCHNITZER Giuseppe”,”Savonarola. Volume secondo.”,”””In qualsiasi altra epoca il suo sforzo avrebbe trovato riconoscenza ed appoggio nella suprema autorità della Chiesa; se al tempo in cui egli levò la sua voce, invece di Alessandro VI, fosse stato seduto sulla cattedra di Pietro un papa come Adriano VI, quale altra avrebbe potuto essere la sua sorte, la sorte della Chiesa e dei popoli d’Occidente! Il motto che i posteri incisero sulla tomba dell’infelice Adriano: «Eu quantum refert, in quae tempora vel optimi cuiusque virtus incitat», potrebbe non meno giustamente applicarsi al Frate. Questi non fu una mente creatrice, né uno che abbia svelato nuovi orizzonti, ma fu qualche cosa di infinitamente più grande: fu un uomo e un cristiano. Come uomo, lottò e soffrì per quello che comprese essere il compito della sua vita affidatogli da Dio, con tale indomito eroismo che formerà l’ammirazione di tutti i secoli. Come cristiano, incarnò talmente lo spirito divino d’amore da assicurarsi un posto sublime tra i santi della cristianità. Alla energia di Paolo congiunse la fervida devozione di Giovanni, al tuonare profetico la tenerezza femminea e la intimità della più dolce mistica cristiana. Fu un uomo verso il quale, sia durante la sua vita come dopo la morte, si peccò enormemente. Egli non è stato ancora canonizzato né beatificato, ma verrà la sua ora, come è venuta quella di Giovanna d’Arco, e non potrà giungere il momento in cui la cristianità perverrà ad un’altezza morale da cui, ben lungi dal considerare come rivolta esecrabile l’eroica resistenza da lui opposta, in tempi eccezionali di estrema miseria della Chiesa, ad un papa infame, la riconoscerà e celebrerà per quello che effettivamente essa fu, come il merito suo più grande e come la sua più splendida gloria. Comunque, non saranno gli altari a decorarlo, ma sarà egli a dar decoro agli altari”” (pag 602-603)”,”BIOx-010-FMP”
“SCHNITZLER Arthur”,”Il ritorno di Casanova.”,”Arthur Schnitzler nacque a Vienna il 15 maggio 1862. Medico e psichiatra, lavorò anche con uno dei maestri di Freud. Autore di molti lavori teatrali di successo, in cui ironizzava ferocemente sulla vita frivola e vuota della Vienna di fine secolo, scrisse anche romanzi e racconti in cui predomina l’introspezione psicologica e affiorano le nevrosi e gli elementi onirici. Morì a Vienna il 21 ottobre 1931. Mauro Ponzi insegna Lingua e letteratura tedesca all’Università di Roma La sapienza (ha pubblicaot ‘Hermann Hesse’ (1980), ‘Letteratura e mass-media nei paesi di lingua tedesca’ (1991), ‘Walter Benjamin e il moderno’ (1993).”,”VARx-163-FV”
“SCHNUR Roman”,”Rivoluzione e guerra civile.”,”SCHNUR “”Una simile guerra è di conseguenza la sola guerra che uccide per uccidere. Pertanto non esiste più ora alcun “”justus hostis”” né alcuna “”aequalitas”” nella qualità del nemico. La differenza tra nemico e criminale viene soppressa, in ogni caso la rivoluzione combatte infatti contro briganti. Ma si va ancora oltre: il nemico non merita di essere trattato come uomo; perciò Cloots pretende che si debbano far scomparire gli aristocratici (dalle fila dei quali egli stesso proveniva). Solo cancellando questo nemico del genere umano il combattente per la pace si rivela nella sua qualità di filantropo, vero promotore dell’umanità – soltanto mediante la totale liquidazione dei non-eguali viene istituita la totale eguaglianza e l’autocoscienza assoluta può trovare la sua libertà e la sua pace perpetua. Questa appunto è la guerra totale: questo pensiero giuridico internazionale non conosce l’atto di conclusione della pace, che presuppone sempre due nemici, perché vuole pervenire alla sua pace attraverso l’annientamento o la sottomissione totale dell’Altro””. (pag 85-86)”,”TEOP-029″
“SCHÖCK-QUINTEROS Eva KLOFT Hans KOPITZSCH Franklin STEINBERG Hans-Josef a cura”,”Bürgerliche Gesellschaft-idee und Wirklichkeit. Festschrift für Manfred Hahn.”,”Contiene il saggio di Till SCHELZ-BRANDENBURG ‘Die Neue Zeit als Publikationsforum für Schriften von Marx und Engels – eine Skizze’ (pag 95-106) Tra gli autori ci sono due Dieter FRICKE uno di Jena e l’altro di Brema Saggi di Joachim HÖPPNER Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Martin HUNDT Hans KLOFT Lothar KNATZ Lars LAMBRECHT Till SCHELZ-BRANDENBURG Elisabeth DICKMANN Dieter FRICKE Rüdiger HACHTMANN ..,”,”STOx-192″
“SCHOECK Helmut, a cura di Adriana SIGNORELLI”,”Storia della sociologia.”,”La storia che l’autore ci propone, per l’attenzione attribuita alle origini, si configura più opportunamente come un’ottima introduzione allo studio dell’attuale situazione della sociologia. L’edizione italiana è stata curata da Adriana Signorelli dell’Istituto di Sociologia dell’Università di Roma. Autrice di: Marginalità, valore lavoro e cooperazione, e insieme con De Masi, L’industria del sottosviluppo, La questione giovanile.”,”TEOS-054-FL”
“SCHOENBAUM David”,”La Révolution Brune. Une histoire sociale du III Reich (1933-1939).”,”””Le pouvoir tempêtait contre les “”carrières à la mode””, les mauvais choix professionnels, et l’on faisait pression sur le secteur tertiaire et l’artisanat pour orienter les jeunes vers l’industrie. Guillebaud rapportait que, de 1934 à 1935, la proportion d’apprentis par rapport au nombre total d’ouvriers dans l’industrie était passée de 4,5 à 5,4 pour 100. En 1937, en partie grâce aux subventions du Reich, elle était passée à 16,5 pour 100 dans les secteurs de la construction et à 24 pour 100 dans la métallurgie.”” (pag 124)”,”GERN-154″
“SCHOENBERNER Gerhard”,”Der gelbe Stern. Die Judenverfolgung in Europa 1933 bis 1945.”,”Nazismo all’ opera in Est Europa: Esecuzioni di massa di donne in Lijepaja, Lettland (Lettonia) (pag 96) Was ist dagegen Katyn? Man stelle sich nur einmal vor, solche Vorkommnisse würden auf der Gegenseite bekannt und dort ausgeschlachtet! Wahrscheinlich würde eine solche Propaganda einfach nur deshalb wirkungslos bleiben, weil Hörer und Leser nicht bereit wären, derselben Glauben zu schenken. (Der Reichskommissar für das Ostland an den Reichsminister für die Besetzten Ostgebiete am 18. Juni 1943) Qu’est en revanche le Katyn ? On ne se présente, de tels événements sur la partie adverse serait cannibalisé qu’une fois connu et là ! Propagande ne resterait probablement par conséquent inefficace simplement que, parce que des auditeurs et des lecteurs ne seraient pas prêts à offrir une telle la même foi. (Le commissaire de royaume du pays de l’est au ministre de royaume des secteurs de l’est occupés le 18 juin 1943) (traduzione automatica)”,”GERN-125″
“SCHOENBRUN David”,”America Inside Out.”,”SCHOENBRUN David reporter (già giornalista della CBS a Parigi) e giornalista televisivo scrive sui tentativi di portare fuori l’America dalla depressione dagli anni di Roosevelt a quelli di Reagan. Volume contiene ritagli di giornale e firma autore”,”USAQ-088″
“SCHOENMAN Ralph”,”The Hidden History of Zionism. (Storia segreta del sionismo)”,”Ralph Schoenman was Executive Director of the Bertrand Russell Peace Foundation, in which capacity he conducted negotiations with numerous heads of state. He secured the release of political prisoners in many countries and initiated the International Tribunal on U.S. War Crimes in Indo-China, of which he was Secretary General. Acknowledgements, Preface, Map, Footnotes, Suggested Reading, Appendix, About the Author,”,”EBRx-023-FL”
“SCHOLEM Gershom”,”Le grandi correnti della mistica ebraica.”,”Dedica: In memoria di Walter Benjamin (1892-1940), l’amico, il cui ingegno riuniva la profondità del metafisico, l’acume del critico, l’erudizione del dotto. Morto a Porto Bou, in Spagna sulla via della libertà. (in apertura)”,”EBRx-008-FF”
“SCHOLMER Joseph”,”La greve de Vorkuta.”,”Lubianka di Berlino, viaggio all’Est, arrivo a Vorkuta, sorte ebrei, sciopero nel campo.”,”RUSS-023″
“SCHOLZ Roswitha KURZ Robert HÖNER Christian HAARMANN Petra ORTLIEB Claus Peter RENTSCHLER Frank”,”Exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft. N. 1″,”Redaktion, Petra Haarmann (Herne), Robert Kurz (Nürnberg), Claus Peter Ortlieb (Hamburg), Frank Rentschler (Marburg), Roswitha Scholz (Nürnberg),”,”TEOC-084-FL”
“SCHOLZ Heinrich”,”Storia della logica.”,”Heinrich Scholz (Berlino, 1884 – Münster 1956) ha insegnato filosofia della religione a Breslau, filosofia a Kiel e logica matematica e epistemologia a Münster, dove ha fondato e diretto un’importante scuola di logica formale.”,”FILx-140-FL”
“SCHOM Alan”,”Trafalgar. Countdown to Battle, 1803-1805.”,”L’autore ha scritto anche una biografia di Emile Zola.”,”QMIN-049-FSL”
“SCHONAUER Franz”,”La letteratura tedesca del Terzo Reich. (Deutscher Literatur im Dritten Reich)”,”La Weltanschauung nazista. Il pronunciamento di Gottfried Benn a favore del nazismo. “”Si è detto e ridetto che Benn sarebbe stato indotto a farlo dall’ ambizione di diventare il Marinetti della Germania nazionalsocialista. A mio avviso, questa spiegazione tende a semplificare eccessivamente i caso Benn, a farne un mero carrierista; mi sembra insomma che si trascuri l’ importanza dell’ illusione, di cui il poeta è stato vittima Il ‘sacrificium intellectus’ di Gottfried Benn è la capitolazione dell’ esteta, dell’ erede di Nietzche, di fronte alla barbarie e al suo dinamismo vitale, o per meglio dire di fronte a ciò che si spaccia per dinamismo vitale: uno di quegli obnubilamenti tipici della storia tedesca (…). La conquista del potere hitleriana vien posta da Benn, col suo discorso del 24 aprile 1933, in diretto rapporto con la fatalità storica, in altre parole egli ne fa un avvenimento sottratto a ogni critica, prescritto dal destino.”” (pag 47)”,”GERN-126″
“SCHÖNEMANN Friedrich”,”L’Imperialismo americano oggi: 1943.”,”Friedrich Schönemann (Kottbus 1886 Husum 1956) ha insegnato Storia della letteratura americana a Münster e, dal 1926, ha organizzato e diretto il dipartimento di americanistica dell’Università di Berlino. Allineato alle posizioni culturali del regime nazista, dopo la sconfitta della Germania si ritirò nello Schieswig-Holstein e militò nella Frei Demokratische Partei. É ritenuto il maestro dell’americanistica tedesca.”,”USAQ-031-FL”
“SCHOOYANS Michel”,”Destin du Bresil. La technocratie militaire et son ideologie.”,”Nato nel 1930, SCHOOYANS ha insegnato per dieci anni all’ Univ cattolica di San Paolo. Poi ha ricevuto l’incarico di Professore all’ Univ di Louvain (1973).”,”AMLx-023″
“SCHOPENHAUER Arturo”,”Il mondo come volontà e come rappresentazione. Libro I, II, III, IV.”,”””Infatti, come s’è detto, proprio ciò, che le scienze presuppongono e prendono a base e fissano come limite delle loro spiegazioni, è il vero problema della filosofia; la quale di conseguenza incomincia dove le scienze finiscono. Il suo fondamento non può essere costituito da dimostrazioni: queste infatti ricavano principi ignoti da noti: ad essa invece tutto è egualmente ignoto e straniero. Non può esservi alcun principio assoluto in virtù del quale esista il mondo con tutti i suoi fenomeni: perciò non è possibile, come voleva Spinoza, una filosofia che si dimostri mediante deduzione ex firmis principiis. Inoltre la filosofia è il sapere più universale, e quindi i suoi principi non possono essere conseguenze di un altro ancor più universale. Il principio di contraddizione stabilisce solo la concordanza dei concetti, ma non dà esso medesimo concetti. Il principio di ragione spiega il legame che unisce i fenomeni, non questi ultimi: perciò la filosofia non può andare in cerca di una causa efficiens o di una causa finalis. La filosofia, almeno quella moderna, non ricerca di dove il mondo provenga o dove il mondo vada, bensì solo che cosa il mondo sia.”” (pag 107-108) Conoscenza empirica, intuitiva e conoscenza logica. “”Ad onore di Spinoza devo ricordare che il suo buon senso ha viceversa considerato tutti i concetti comuni come sorti dalla confusione di ciò che era stato conosciuto intuitivamente””. (pag 112)”,”FILx-360″
“SCHOPENHAUER Arthur, a cura di Franco VOLPI”,”L’ arte di ottenere ragione. Esposta in 38 stratagemmi.”,”””Dico ego, tu dicis, sed denique dixit et ille: Dictaque post toties, nil nisi dicta vides”” (“”Io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello: / Dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto””) (Goethe) (pag 56) “”La contraddizione e la lite spingono a ‘esagerare’ l’affermazione. Possiamo dunque stuzzicare l’avversario contraddicendolo, e indurlo così a esagerare oltre il vero un’affermazione che in sé, e in un certo ambito, potrebbe essere vera: e una volta confutata questa esagerazione, è cose se avessimo confutato anche la sua tesi di partenza.”” (pag 46) “”Quando non si dispone di alcun ‘argumentum ad rem’ e nemmeno di uno ‘ad hominem’, allora se ne fa uno ‘ad auditores’, cioè si avanza una obiezione non valida, di cui però solo un esperto vede l’inconsistenza: ma, mentre l’avversario è un esperto, tali non sono gli ascoltatori. Ai loro occhi egli viene dunque battuto, tanto più se la nostra obiezione riesce a porre in una luce ridicola la sua affermazione. A ridere la gente è sempre pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte. Per mostrare che l’obiezione è nulla, l’avversario dovrebbe inoltrarsi in una lunga discussione e risalire ai principi della scienza, o cose del genere: ma se lo fa, non trova facilmente ascolto.”” (pag 49)”,”FILx-395″
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Sul mestiere dello scrittore e sullo stile.”,”Arthur Schopenhauer (1788-1860) I tre scritti che compongono questo volume: Sul mestiere dello scrittore e sullo stile; Del leggere e dei libri; Della lingua e delle parole, risalgono al 1851 “”Il nuovo di rado è buono, poiché il buono rimane nuovo soltanto per breve tempo”” (pag 23) Mancanza di spirito e tediosità (pag 50) L’aggettivo è nemico del sostantivo diceva Voltaire (pag 56) Vantaggi della scrittura cinese (mezzo comune per intendersi tra tutti i commercianti nei mari indiani) (pag 140-) [‘Si può dire (…) che vi siano tre tipi di autori: in primo luogo, coloro che scrivono senza pensare. Questi scrivono ciò che a loro detta la memoria, in base a reminiscenze, oppure attingono, perfino, direttamente da libri altrui. Questa classe di scrittori è la più numerosa. In secondo luogo, vi sono scrittori che, mentre scrivono, pensano. Essi pensano al fine di scrivere. Simili tipi s’incontrano molto spesso. In terzo luogo, vi sono scrittori che hanno pensato prima di accingersi a scrivere. Scrivono soltanto perché hanno pensato. Sono rari.’ (pag 19); ‘Noi vediamo, inoltre, che ogni vero pensatore cerca di esprimere i suoi pensieri nel modo più puro, chiaro, sicuro e conciso possibile. Corrispondentemente a ciò, la semplicità è sempre stata un un indice non soltanto di verità, ma anche altresì di genialità. Lo stile riceve bellezza dal pensiero; al contrario, in quegli pseudo-pensatori i pensieri dovrebbero diventare belli mediante lo stile. Non è, forse, lo stile null’altro che la ‘silhouette’ del pensiero? Scrivere in modo poco chiaro oppure male significa pensare ottusamente o confusamente. Perciò la prima regola, e forse l’unica, del buono stile è che ‘si abbia qualcosa di dire’: con questa regola si va lontano!”” (pag 47); “”Sarebbe bene comprar libri, se insieme si potesse comprare il tempo per leggerli, ma di solito si scambia l’acquisto di libri per l’acquisizione del loro contenuto. Pretendere che un individuo ritenga tutto quanto ha mai letto, è come esigere che porti ancora dentro di sé tutto quanto ha mai mangiato. (…) ‘Repetitio est mater studiorum’. Ogni e qualsiasi libro importante deve essere letto subito due volte; in parte perché le cose vengono capite meglio la seconda volta nella loro concatenazione, e si riesce a comprendere il principio veramente bene soltanto dopo aver conosciuto la fine; in parte perché, verso ogni brano, la seconda volta ci troviamo in un diverso stato d’anime rispetto alla prima volta e, grazie a ciò, l’impressione riesce diversa, ed è come vedere un oggetto in un’altra luce”” (pag 116-117)”,”FILx-569″
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Il mondo come volontà e rappresentazione. Tomo primo.”,”Pubblicata nel dicembre 1818 (ma datata 1819) presso l’editore Brockhaus di Lipsia, la prima edizione di ‘Die Welt as Wille und Vorstellung’ non ottenne alcun successo e finì per buona parte al macero. Anche la seconda edizione dell’opera, accresciuta di un volume di “”Supplementi”” (1844), passò inosservata. Solo dopo il fallimento della rivoluzione del 1848 nel nuovo clima ideologico e culturale che si venne instaurando in Europa (Restaurazione), iniziava con i ‘Parerga e paralipomena) del 1851, la fortuna di Schopenhauer, clamorosamente confermata dalla terza edizione di ‘Mondo come volontà e rappresentazione’. “”In tutto questo ci si fa sempre più vicina la domanda, come mai sia da raggiungere la certezza, come siano da fondare i giudizi, in che consistano il sapere e la scienza, che noi, accanto al linguaggio e all’agire con riflessione, vantiamo come il terzo grande privilegio ottenuto mediante la ragione. La ragione è di natura femminile: ella può dare soltanto dopo aver ricevuto”” (pag 89-92)”,”FILx-340-FF”
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Il mondo come volontà e rappresentazione. Tomo secondo.”,”Libertà determinata “”La libertà della volontà come cosa in sé non si trasmette punto in modo diretto al suo fenomeno, prescindendo, come s’è detto, dal caso accennato più sopra, che fa eccezione; neppur là dove essa raggiunge il grado massimo di visibilità, ossia neppure all’animale ragionevole, che abbia carattere individuale, cioè alla persona. Questa non è mai libera, per quanto sia fenomeno di una libera volontà; perché appunto in tal libero volere ella è già il fenomeno determinato; e con l’entrar, che questo fa nella forma di tutti gli oggetti, nel principio di ragione, frange l’unità di quella volontà in una pluralità di azioni, la quale non di meno a causa dell’unità, sita fuor del tempo, di quel volere in sé, si presenta regolare come una forza di natura”” (pag 383)”,”FILx-341-FF”
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Il mondo come volontà e rappresentazione. Tomo secondo.”,”””Kant gettò la falsissima affermazione, che fuori dello Stato non esista alcun diritto perfetto di proprietà”” (pag 457)”,”FILx-009-FRR”
“SCHOPENHAUER Arthur”,”O si pensa o si crede. Scritti sulla religione.”,”””Il cristianesimo è stato sempre avverso alla cultura, fin dall’inizio. Nel ‘Discorso vero’ o ‘Discorso della verità’ il pagano Celso, vissuto nel II secolo riferisce che i primi cristiani si tenevano alla larga dalle persone colte e che svolgevano la loro propaganda solo tra la marmaglia ignorante: «Nessuno che sia istruito si accosti, nessuno che sia sapiente, nessuno che sia saggio (perché tutto ciò è ritenuto un male presso di loro); ma chi sia ignorante, chi sia stolto, chi sia incolto, chi sia di spirito infantile, questi venga fiducioso!». E infatti essi potevano convertire solo «gli sciocchi, gli ignobili, gli insensati, gli schiavi, le donnette e i ragazzini»”” (pag 12, introduzione) “”[Una domenica, vedendo la gente andare in chiesa, Schopenhauer esclamò]: «Guardate come la gente corre a ringraziare il buon Dio che le manda carestia, guerra e pestilenza!» (1860) (dai Colloqui, Gespräche, traduzione di A. Verrecchia) (pag 318) “”Al cristianesimo Schopenhauer rimprovera come pecca principale la poca importanza data agli animali…”” (1855) (pag 316)”,”RELx-002-FER”
“SCHOPENHAUER Arthur, a cura di Leonardo CASINI”,”La saggezza della vita. Aforismi.”,”””Cogliete la buona disposizione essa giunge così raramente”” (Goethe) (pag 140) “”L’ozio senza le lettere è morte e sepoltura dell’uomo vivo”” (Sen. Ep. 82) (pag 48)”,”FILx-015-FGB”
“SCHOR Ralph”,”L’Europa tra le due guerre (1919-1939).”,”Ralph Schor è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Nizza. Ha pubblicato: Nice pendant la guerre de 1914-1918, Nice et les Alpes-Maritimes de 1914 à 1945, L’Opinion française et les étrangers, L’Immigration en France 1919-1939, L’Antisémitisme en France pendant les années trente.”,”EURx-025-FL”
“SCHORER Mark”,”Sinclair Lewis. An American Life.”,”SCHORER Mark è nato nel Wisconsin nel 1908. Ha studiato all’ Università del Wisconsin e ad Harvard. Ha scritto e insegnato per 35 anni. E’ autore di tre novelle. Ha pubblicato uno studio critico ‘William Blake: The Politics of Vision’, varie antologie e libri di testo. “”Ottobre, 1929, il mese del crollo del mercato azionario, era il tempo giusto per Lewin per fare gli sforzi più seri nello scrivere il suo romanzo sul movimento operaio. Aveva letto “”innumerevoli libri sul movimento operaio negli Stati uniti””, e, tornando alle Twin Farms il 15 ottobre, stava progettando di partire per Toronto dove era atteso, per la United Press, alla convention dell’ American Federation of Labor (AFL). Al tavolo della stampa del Royal York Hotel, incontrò Carl Haessler, il reporter della Federated Press, una labor news service. Ramsay MacDonald, che aveva già tradito il Laburismo britannico, era a Toronto, e Haessler e Lewis erano costernati dall’ ironia della situazione di assistere all’ assemblea degli uomini della AFL mentre MacDonald parlava ad un folto gruppo di uomini d’affari di Toronto, e poi a sua volta, udire il presidente AFL, William Green invitare MacDonald a parlare alla sua gente, che lo ringraziava con eguale applauso. Stava diventando chiaro a Lewin che il movimento sindacale organizzato americano era in uno stato confusionale.”” (pag 523) Biografia Sinclair Lewis Sinclair Lewis Nato a Sauk-Center [Minnesota] nel 1885, si laureò a Yale, lavorò poi nel mondo dell’editoria e del giornalismo. Nel 1930 ebbe il nobel: fu il primo letterato statunitense a averlo. Morì a Roma nel 1951. Sinclair ebbe il primo grande successo con Main street (1920), ritratto di una piccola città dai meschini orizzonti, contro la quale Carol Kennicot, la protagonista venuta da fuori, combatte una vana battaglia. Con quest’opera Lewis definì l’ambito sociologico della sua narrativa: la provincia del Middle West, la nuova borghesia, materialista, dimentica del passato e sradicata dalla terra. Seguì Babbitt (1922), ritratto dell’americano medio, con i suoi mutevoli umori, il conformismo, la sua noia, i vani tentati vi di evasione, tutto affari e efficenza, chiesa presbiteriana e famiglia, sorti della nazione e evasioni extradomestiche, vocabolario prefabbricato e goffo arrampicamento sociale. Anche questo libro ebbe un enorme successo. Arrowsmith (1925) è la storia delle delusioni e dei compromessi di uno scienziato. Elmer Gantry (1927) vigoroso studio del fanatismo religioso. L’uomo che conobbe Coolidge (The man who knew Coolidge, 1928) satira dell’uomo d’affari nordamericano. Meno pungenti sono le opere successive: Ann Vickers (1933), Qui non può accadere (It can’t happen here, 1935) analisi della possibilità di un futuro avvento del fascismo negli Stati Uniti, Il cercatore di dio (The God-seeker, 1949). Sinclair Lewis fu un cronista di costumi. Iniziò la letteratura satirica sulla classe media nordamericana e i suoi stereotipi. Oggi la sua satira non sembra molto incisiva, ma poco profonda, è una specie di ironica e a volte ambigua tolleranza. Troppo spesso si lascia vincere da una bonaria compassione per il bersaglio della sua satira. Le motivazioni del premio nobel: “”Per la usa vigorosa arte grafica della descrizione e la sua abilità di creare, con umorismo ed intelligenza, nuovi modelli di personaggi””. (fonte zam.it)”,”BIOx-098″
“SCHORSKE Carl E.”,”German Social Democracy, 1905-1917. The Development of the Great Schism.”,”SCHORSKE Carl E. è stato professore di storia alla Princeton University.”,”MGEx-205″
“SCHORSKE Carl E.”,”Vienna fin de siècle. La culla della cultura mitteleuropea.”,”Carl E. Schorske è nato a New York City e ha studiato al Columbia College e alla Harvard University. Membro dell’American Academy of Arts and Sciences, ha scritto pure ‘German Social Democracy, 1900-1917’ e ‘The problem of Germany’.”,”AUTx-003-FSD”
“SCHORSKE Carl E.”,”Vienna fin de siècle.”,”Carl E. Schorske è nato a New York e ha studiato al Columbia College e alla Harvard University Membro dell’American Academy of Arts and Sciences.”,”AUTx-003-FL”
“SCHOTTER Andrew”,”L’ economia del libero mercato.”,”L’A è Prof alla New York Univ. E’ stato allievo di Oskar MORGERSTERN fondatore con John von NEUMANN della ‘teoria dei giochi’. Molti dei suoi lavori seguono questa teoria nell’osservazione dei fatti storici, economici e sociali, come per es. la sua opera più importante: ‘The Economic Theory of Social Institutions’, CUP. 1981″,”ECOT-012″
“SCHOYEN A.R.”,”The Chartist Challenge. A Portrait of George Julian Harney.”,”Vendite, diffusione giornale Northern Star come barometro del cartismo: da 21000 copie vendute nel 1848 passa a 1200 nel 1852 (in circolazione) nel 1852 nonostante gli sforzi dell’editore MacGowan. (pag 223) Marx, Engels, Harney “”Harney was not alone in typifying the fading of a militant proletarianism under the influence of development in the ‘fifties’. The commercial crisis of late 1857 and 1858 which sent a rejuvenated Engels hastening back to England from his cure in Jersey – “”I now feel in splendid form in this general collapse””, he wrote to Marx (2) – did not deter Ernest Jones from his attempt to wed the remnant of Chartism with the middle-class Radicals whom he had so bitterly assailed a few years before. Jones had finally given way to the despair over the prospects of an independent working-class party which had overwhelmed Harney some years earlier. Engels declared exultantly to Marx as the economic crisis became more acute, “”In 1848 we thought our time was coming and in a certain sense it was, … this time it is really coming and everything is at stake”” (3). The fact was that nothing happened in the way of a revival of a class-conscious movement and Jones succeeded in his aim of carrying the majority of those Chartists who remained into the middle-class camp in his conference of 1858. Within the short period of five years, first Harney, then Jones, had as Marx put it – “”sold out””. The two leaders who had tried to resuscitate Chartism by making it a socialist as well as democratic movement had, in fact, succumbed to the apathy of those to whom their appeal was directed. Revolutionary socialism obviously had little appeal in a generally rising labour market; the short commercial crisis of 1857-58 led to grumbling about the government, not demands for its forcible overthrow. There was a kind of truth in Marx’s judgment, however. As a contemporary wrote later, “”Jones was starved into surrender”” (4); and the necessities which had driven Harney from the movement need not be reviewed”” [A.R. Schoyen, The Chartist Challenge. A Portrait of George Julian Harney, 1958] [(2) Quoted in Mehring, Karl Marx, p. 254-; (3) Ibid.; (4) Adams, Memoirs of a Social Atom, vol. I, p. 161] (pag 255) George Julian Harney From Wikipedia, the free encyclopedia George Julian Harney George Julian Harney Born 17 February 1817 Deptford, London, UK Died 9 December 1897 (aged 80) United Kingdom George Julian Harney (17 February 1817 – 9 December 1897) was a British political activist, journalist, and Chartist leader. He was also associated with Marxism, socialism, and universal suffrage. George Julian Harney, the son of a seaman, was born in Deptford in south-east London. When Harney was eleven he entered the Boy’s Naval School at Greenwich. However, instead of pursuing a career in the navy he became a shop-boy for Henry Hetherington, the editor of the Poor Man’s Guardian. Harney was imprisoned three times for selling this unstamped newspaper. This experience radicalised Harney and although he was initially a member of the London Working Men’s Association he became impatient with the organization’s failure to make much progress in the efforts to obtain universal suffrage. Harney was influenced by the more militant ideas of William Benbow, James Bronterre O’Brien and Feargus O’Connor. In January 1837 Harney became one of the founders of the openly republican East London Democratic Association. Soon afterwards Harney became convinced of William Benbow’s theory that a Grand National Holiday (General Strike) would result in an uprising and a change in the political system. Involvement with Chartist movement [edit] At the Chartist Convention held during the summer of 1839, Harney and William Benbow convinced the delegates to call a Grand National Holiday on 12 August. Feargus O’Connor argued against the plan but was defeated. Harney and Benbow toured the country in an attempt to persuade workers to join the strike. When Harney and Benbow were both arrested and charged with making seditious speeches, the General Strike was called off. Harney was kept in Warwick Gaol but when he appeared at Birmingham Assizes the grand jurt refused to indict him of sedition or any other charge.[citation needed] Disappointed by the failure of the Grand National Holiday, Harney moved to Ayrshire, Scotland, where he married Mary Cameron. Harney’s exile did not last long and the following year he became the Chartist organizer in Sheffield. During the strikes of 1842 Harney was one of the 58 Chartists arrested and tried at Lancaster in March 1843. After his conviction was reversed on appeal, Harney became a journalist for Feargus O’Connor’s Northern Star. Two years later he became the editor of the newspaper.[citation needed] Tristram Hunt describes him during this period: George Julian Harney, Chartism’s enfant terrible … was firmly on the radical side of the movement, advocating the use of physical force and enjoying riling his conservative comrades by flaunting the red cap of liberty at public meetings. In and out of jail, endlessly feuding with fellow Chartists, and ultimately expelled from the party, the Robespierre-admiring Harney remained convinced that insurrection was the surest route to achieve the demands of the charter.[1] Association with Marx and Engels [edit] Harney became interested in the international struggle for universal suffrage and helped establish the Fraternal Democrats in September 1845. It was through this organisation that Harney met Karl Marx and Friedrich Engels. Harney persuaded both men to write articles for the Northern Star. Excited by the Continental Revolutions of 1848, Harney traveled to Paris in March, 1848 to meet members of the provisional government. According to his friend and fellow radical, John Bedford Leno, Harney was: “”more conversant with foreign politics than any man I ever knew, and the first inquiries made by foreign refugees on landing on our shores was to forward the discovery of his whereabouts.”” Involvement with Socialism [edit] George Julian Harney in 1880. Harney was now a Socialist and he used the Northern Star to promote this philosophy. Feargus O’Connor disagreed with Socialism and he pressurized Harney into resigning as editor of the paper. Harney now formed his own newspaper, the Red Republican. With the help of his friend, Ernest Charles Jones, Harney attempted to use his paper to educate his working class readers about socialism and proletarian internationalism. Harney also advocated socialism in the trade union movement. In 1848 Harney stood as the Chartist candidate against Lord Palmerston for the seat of Tiverton in Devon, an event described by Engels in an article for La Reforme thus: “”It will be recalled that at the last elections Mr. Harney, editor-in-chief of the Northern Star, was put forward as the Chartist candidate for Tiverton, a borough which is represented in Parliament by Lord Palmerston, the Foreign Secretary. Mr. Harney, who won on the show of hands, decided to retire when Lord Palmerston demanded a poll”” In 1850 the Red Republican published the first English translation of The Communist Manifesto The translation was done by Helen Macfarlane, a journalist, socialist and feminist of the time, who wrote for the Red Republican under the pseudonym Howard Morton. The Red Republican was not a financial success and was closed down in December 1850. Harney followed it with the Friend of the People (December 1850 – April 1852), Star of Freedom (April 1852 – December 1852) and The Vanguard (January 1853 – March 1853). After The Vanguard ceased publication Harney moved to Newcastle and worked for Joseph Cowen’s newspaper, the Northern Tribune and after traveling to meet French socialists living in exile in Jersey, Harney became editor of the Jersey Independent. Harney’s support for the North in the American Civil War upset Joseph Cowen and in November 1862 Harney was forced to resign. Emigration to United States and return to England [edit] In May 1863 Harney emigrated to the United States. For the next 14 years he worked as a clerk in the Massachusetts State House. After his retirement he returned to England where he wrote a weekly column for the Newcastle Chronicle. Harney died on 9 December 1897, aged 80. References [edit] ^ Tristram Hunt, Marx’s General: The Revolutionary Life of Friedrich Engels (Henry Holt and Co., 2009: ISBN 0-8050-8025-2), p. 90. Sources [edit] http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/CHharney.htm John Bedford Leno, The Aftermath: With Autobiography of the Author (Reeves & Turner, London 1892)”,”MUKC-037″
“SCHRADER Laura a cura”,”Canti d’ amore e di libertà del popolo kurdo.”,”AHMAD è considerato il più grande romanziere curdo contemporaneo. Laura SCHRADER, giornalista, è una esperta di politica mediorientale. Ha denuciato ripetutamente la condizione del popolo curdo.”,”VIOx-075″
“SCHRAEPLER Ernst SKRZYPCZAK Henryk BAHNE Siegfried KOTOWSKI Georg”,”””Grundriss der Geschichte der Deutschen Arbeiterbewegung””. Kritik Einer Legende.”,”Vorwort, Note,”,”MGEx-040-FL”
“SCHRAM Stuart”,”Mao Tse-tung e la Cina moderna. Dalla rivolta dei Boxer alla rivoluzione culturale.”,”Stuart SCHRAM è nato nel Minnesota (1924) e si è laureato in scienze politiche alla Columbia University. Ha proseguito le ricerche presso la Fondazione nazionale di scienze politiche a Parigi, dove ha diretto la sezione sovietica e cinese. Frutto della sua opera di ricerca, soprattutto rivolta alla storia della teoria leninista e alla sua applicazione da parte dei movimenti comunisti in Asia, sono stati finora tre volumi: oltre a questo studio su MAO TSE-TUNG, ha pubblicato ‘Il marxismo e l’ Asia’ e ‘Il pensiero politico di Mao’. “”Nell’ idea di Mao sulla guerriglia partigiana l’ aspetto militare e quello politico sono, come è noto, indissolubilmente legati, ma è possibile separarli a scopo di analisi. (…) Cosa che non deve sorprendere, è dal lato militare che appare più chiaramente l’ impronta della tradizione. (…) In realtà, virtualmente tutti i principi tattici di Mao si possono trovare negli scritti classici cinesi sull’ argomento, e soprattutto nelle massime di Sun Tzu, il famoso scrittore militare che fiorì verso il 500 avanti Critsto. (…)””, (pag 203)”,”CINx-049″
“SCHRAMM Percy Ernst”,”Hitler, capo militare. Nozioni ed esperienze estratte dal giornale di guerra del comando in capo delle forze armate germaniche.”,”SCHRAMM Percy Ernst, ordinario di stora dell’ Università di Gottinga, compilatore del “”Giornale di Guerra”” dell’ O.K.W. – WFStab dal 1943 al 1945. Estratti dal “”Kriegstagebuch des Oberkommandos der Wehrmacht 1940-1945″” edito a cura di Percy Ernst SCHRAMM (1961) Sovraccarico. “”I successi dei primi anni di guerra avevano indotto Hitler a credere che dal soldato tedesco si potesse pretendere tutto, che esso fosse in grado di fornire un rendimento sovrumano. Il “”landser””, il soldato comune, aveva veramente realizzato ciò in una misura sorprendente: ma le sue forze avevano dei limiti; e questi apparvero sempre più evidenti quando l’ avversario in Occidente, con la sua completa motorizzazione, la più ricca dotazione di armi automatiche a tiro rapido, il miglior vettovagliamento, i maggiori intervalli di riposo, ecc., e soprattutto con la sua arma aerea, aveva conquistato il predominio schiacciante sulle forze tedesche; in Oriente il nemico si era invece affermato con la preponderanza numerica.”” (pag 47-48) La dottrina hitleriana del “”frangiflutti””. “”Per concludere, si deve ancora discutere un principio al quale Hitler si attenne sempre più strettamente verso la fine della guerra: vorrei chamarlo “”la dottrina del frangiflutti””. Essa consisteva nel difendere talune città, fortificate in modo improvvisato e dichiarate “”piazzeforti””, anche quando l’ avversario le avesse superate da ogni lato. In base a questa dottrina in Occidente, lungo la costa, si costituì una serie di “”piazzeforti”” il cui destino è stato registrato dal Giornale di Guerra. Ma anche in Oriente Hitler seguì questo procedimento, che partiva dal presupposto che l’ avversario, per investire le piazzeforti, dovesse impegnare maggiori forze che non il difensore. Questo presupposto, a sua volta, ne aveva a base un altro, che cioè l’ avversario dovesse aver urgenza di eliminare queste pseudo-fortezze in quanto ne avesse bisogno come porti o come nodi di comunicazione stradali o ferroviarie. Questo era giusto soltanto in singoli casi e, se effettivamente il nemico per circondarle aveva bisogno di una quantità di forze maggiore del difensore, d’altra parte per quel compito gli bastava destinare unità di minore importanza. per quanto riguardava poi l’ Armata Rossa, soprattutto, questo calcolo era sbagliato, visto che essa rimaneva numericamente di gran lunga superiore alle forze tedesche in Oriente.”” (pag 81)”,”GERQ-060″
“SCHREIBER Thomas a cura; collaborazione di Jaroslav BLAHA Marie-Agnes CROSNIER Barbara DESPINEY Tatjana GLOBAKAR Gerard GRZYBEK Jean GUEIT Marie-Claude MAUREL Edith LHOMEL Georges MINK Anita TIRASPOLSKY Michel TOMPA”,”L’ Urss et l’ Europe de l’ Est en 1983-84.”,”SCHREIBER è giornalista a Radio-France Internationale. Con la collaborazione del CEDUCEE, Centre d’ Etudes sur l’URSS, la Chine et l’Europe de l’Est de la Documentation francaise diretto da Francoise BARRY. Collaboratori: Jaroslav BLAHA, Marie-Agnes CROSNIER, Barbara DESPINEY, Tatjana GLOBAKAR, Gerard GRZYBEK, Jean GUEIT, Marie-Claude MAUREL, Edith LHOMEL, Georges MINK, Anita TIRASPOLSKY, Michel TOMPA.”,”EURC-013″
“SCHREIBER Hermann”,”Gli arabi in Spagna.”,”SCHREIBER Hermann è nato a Wiener Neustadt nel 1920. Vive a Monaco. Le sue opere sono state tradotte in molti paesi. Ha scritto tra l’ altro ‘Gli Unni’, ‘La Cina, tremila anni di civiltà’. Nel momento della massima espansione al-Andalus (il nome arabo del territorio della conquista musulmana) coincideva con il Portogallo e la Spagna orierni. I mitici Califfi fecero di Cordova l’ “”ornamento del mondo””.”,”SPAx-039″
“SCHREIBER Thomas a cura; con la collaborazione del CEDUCEE; saggi di Georges MINK Edith LHOMEL Thomas SCHREIBER Hervé GICQUIAU Bernard GUILLEREZ Anne DE-TINGUY Marie-Agnes CROSNIER Anita TIRASPOLSKY Michel TOMPA Tatiana GLOBOKAR Jaroslav BLAHA”,”L’ URSS et l’ Europe de l’ Est en 1981-82. Notes et etudes documentaires.”,”Saggi di Georges MINK Edith LHOMEL Thomas SCHREIBER Hervé GICQUIAU Bernard GUILLEREZ Anne DE-TINGUY Marie-Agnes CROSNIER Anita TIRASPOLSKY Michel TOMPA Tatiana GLOBOKAR Jaroslav BLAHA. La politica asiatica dell’ URSS. “”La sua politica asiatica, tradizionalmente centrata sulla rivalità con la Cina, è consistita nel provare di consolidare le sue acquisizioni e di normalizzare la situazione molto tesa dopo l’ affare afghano. Essa ha continuato, senza grande successo, lo sforzo di far accettare alla comunità internazionale “”la sua soluzione”” indocinese. Essa ha cercato di rassicurare l’ India che resta in Asia il suo primo punto d’ appoggio ma che è anche inquieta per la sua politica afghana, cosa che ha probabilmente spinto il governo della Signora Gandhi ad accettare una ripresa dei negoziati di frontiera con la Cina. Essa ha tentato di ottenere dal Pakistan, che considera uno dei maggiori ostacoli alla normalizzazione della situazione in Afghanistan, che non aiuti la resistenza afghana””. (pag 96, Anne de Tinguy, CERI-FNSP)”,”EURC-071″
“SCHREIBER Gerhard”,”La seconda guerra mondiale.”,”Dedica dell’ autore al suo maestro accademico Klaus-Jürgen Müller SCHREIBER G. è un affermato storico militare ha pubblicato fra l’altro ‘I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich, 1939-1945’ (1992) e ‘La vendetta tedesca, 1943-1945: le rappresaglie tedesche in Italia’ (2001). “”Se nell’aprile del 1943 la linea del fronte sud (da Belgorod a Taganrog) corrispondeva ancora, grosso modo, a quella della fine di giugno del 1942, i dirigenti nazisti lo dovevano solo agli errori di Stalin e all’abilità del feldmaresciallo von Manstein, comandante in capo del gruppo di armate Sud (gruppo di armate Don fino al 12 febbraio 1943), che nei mesi di febbraio e marzo riuscì, con il suo contrattacco, a consolidare sul Donez un fronte che ormai aveva cominciato a cedere. Un successo, quello di Manstein, certamente notevole sotto il profilo operativo, ma che non contribuì in alcun modo a modificare la situazione strategica. E diversamente da quanto sostenuto dal feldmaresciallo, Hitler con ciò non riottenne l’iniziativa alla fine di marzo del 1943 né si venne a trovare nella posizione per trattare con Stalin da pari a pari. A ciò si aggiunga che l’Italia, il principale alleato europeo della Germania proprio in coincidenza con la seconda, sanguinosa battaglia del Don (dicembre 1942-febbraio 1943), quando cioè su un fronte ormai decimato sarebbe stato necessario impiegare fino all’ultimo uomo, fece rientrare in patria la sua 8° armata, che alla fine lasciò sin territorio sovietico, tra morti e dispersi, 90 mila uomini: era per l’Asse un chiaro segno premonitore. La sconfitta di Stalingrado ebbe pesanti ripercussioni anche sul fronte interno tedesco (…)””. (pag 104)”,”QMIS-112″
“SCHREIBER Gerhard”,”La seconda guerra mondiale.”,”Gehrard Schreiber è uno storico militare. In Italia ha pubblicato: ‘I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich, 1939-1945’ (1992) e ‘La vendetta tedesca, 1943-1945: le rappresaglie tedesche in Italia’ (2001). Excursus sulla guerra di bombardamento. “”Il Royal Air Force Bomber Command diede inizio alla guerra aerea strategica già nel maggio del 1940, in un momento, cioè, in cui la situazione degli anglofrancesi sembrava a dir poco disperata. Da quel momento fino alla fine della guerra gli equipaggi dei bombardieri inglesi portarono a termine 373.514 missioni contro il territorio del Reich (erano state soltanto 1.383 prima della fine di aprile del 1940), mentre quelle dei loro commilitoni dell’ottava United States Army Air Force toccarono nel periodo agosto 1942 – maggio 1945 la ragguardevole cifra di 332.904. Nel corso di queste missioni gli inglesi sganciarono all’incirca 970 mila tonnellate di bombe e gli americani 632 mila; colpirono le vie di comunicazione e le fabbriche (di armi e non solo) strategicamente rilevanti ai fini dello sforzo bellico, ma i loro incessanti attacchi non decisero le sorti della guerra. …. finire (pag 53-54)”,”QMIS-031-FV”
“SCHREINER Albert”,”Zur Geschichte der deutschen Aussenpolitik, 1871-1945. Erster Band: 1871-1918. Von der Reichseinigung bis zur Novemberrevolution.”,”SCHREINER Albert Volume incentrato su SPD, Engels, Lenin, Marx, Kautsky, Bismarck”,”MGEx-219″
“SCHRENK Friedemann”,”L’alba dell’umanità.”,”Friedemann Schrenk insegna Paleontologia ed è vicedirettore dello Hessisches Landesmuseum dI Darmstadt, dove dirige la sezione geologico-panteologica e mineralogica. Ha pubblicato pure ‘Adams Eltern. Expeditionen in die Welt der Frühmenschen’ (2002). Africa culla dell’umanità. I rinvenimenti dell’Homo sapiens antico in Europa. Caratteristiche e modo di vivere dell’Homo sapiens antico in Europa: il Neandertaliano. ‘Già nel Settecento venne sviluppato, nel campo della paleontologia il «metodo attualistico», usato ancora oggi, basato sull’analisi e sul confronto con organismi recenti (viventi). In Germania si occuparono ad esempio di questi temi Johann Wolfgang Goethe e Johann Heinrich Merck. All’inizio dell’Ottocento venne poi finalmente fondata a Parigi da George Cuvier la moderna scienza della paleontologia dei vertrebrati. Impostata dal punto di vista metodologico come una scienza naturale basata sull’anatomia comparata, si rivelò però ben presto carente dal punto di vista dell’interpretazione della dimensione storica. Le necessarie nozioni teoretiche vennero sviluppate solo a partire dalla metà dell’Ottocento. Una trasformazione (mutazione) degli organismi nel corso del tempo che avrebbe dovuto caratterizzare l’origine delle specie. Charles Darwin fornì tuttavia, nel 1859, per primo una spiegazione illuminante di come «l’origine delle specie» potesse essere spiegata «tramite selezione naturale». Anche se i processi necessari in questo senso sono fino ad oggi ancora largamente incompresi a livello genetico-molecolare, la teoria evoluzionistica così fondata portò con sé una rivoluzione scientifica nel vero e proprio senso della parola, con conseguenze drastiche e percepibili fino ad oggi sul piano sociale, ideologico, religioso e della visione del mondo. (…) Gli antichi uomini che abitavano l’Europa nel Preistocene medio erano i progenitori del Neandertaliano (‘Homo sapiens neaderthalensis’). Non esistono oggi quasi più dubbi a questo proposito. Per molto tempo fu ipotizzato che qui coesistessero già accanto ad essi, come cosiddette forme di ‘Praesapiens’, gli antenati dell’uomo moderno. Grazie ai rinvenimenti ed alle datazioni più recenti provenienti dall’Africa appare oggi invece certo che proprio lì ebbe inizio l’evoluzione verso l”Homo sapiens sapiens’, mentre in Europa compariva il Neandertaliano. I progenitori diretti dei Neandertaliani, i ‘Pre’neandertaliani (Homo steinheimensis’), che apparvero per la prima volta ca. 400.000 anni fa, risultano dal punto di vista anatomico come un incrocio tra Neandertaliani e uomini moderni. Erano di corporatura molto grande; la differenza di statura tra uomini e donne era molto più accentuata di oggi. Probabilmene nel caso del cranio di Steinheim si tratta di quello di una donna e nel caso di Petralona di quello di un uomo. Più i reperti diventano recenti, più aumentano le caratteristiche neandertaliane nella costruzione del cranio e dello scheletro, fino a quando, passando per i Neandertaliani antichi, non si sviluppano, ca. 90.000 anni fa, i Neandertaliani classici. I Neandertaliani possedevano un cervello la cui capacità, con ca. 1600 cc., è decisamente superiore alla media di quella dell’uomo moderno. La capacità encefalica relativa, rappotata al peso corporeo particolarmente elevato dei Neandertaliani, è però leggermente inferiore a quella dell’uomo moderno. (…) Nella statura i Neandertaliani si distinguono nettamente dai loro più grandi progenitori, in quanto essi raggiungevano in media solo circa 1,60 m di altezza. Il loro peso medio, 75 kg, era tuttavia superiore del 30% ca. rispetto a quello di uomini moderni della stessa altezza. I Neandertaliani erano di corporatura robusta e possedevano ossa particolarmente spesse. Grazie a quelli che possiamo definire veri e propri pacchi di muscoli, avevano una forza all’incirca doppia di quella degli uomini moderni. Negli scheletri completamente conservati è possibile ricostruire che le loro braccia venivano sforzate in misura differenziata, con il braccio preferito che veniva usato molto spesso, ad esempio, per tattere con percussori o per lanciare giavellotti. Nell’uomo moderno differenze anatomiche di questo tipo sono di contro molto limitate. Le ridotte dimensioni del corpo dei Neandertaliani stanno ad indicare che essi vivevano in zone climatiche più fredde rispetto ad esempio ai loro più alti precursori ‘Homo erectus’ in Africa. Col ridimensionamento della superficie corporea in rappoto al volume, va infatti disperso meno calore corporeo. (…) I Neandertaliani dell’era glaciale erano cacciatori e raccoglitori. I mammut svolgevano un ruolo importante come fornitore di materia prima e di carne’ (pag 110-117) Africa culla dell’umanità. I rinvenimenti dell’Homo sapiens antico in Europa. Caratteristiche e modo di vivere dell’Homo sapiens antico in Europa: il Neandertaliano.”,”AFRx-106″
“SCHRÖDER Joachim”,”Internationalismus nach dem Krieg. Die Beziehungen zwischen deutschen und französischen Kommunisten 1918-1923.”,”In apertura citazione di W. Liebknecht (1892)”,”INTx-040″
“SCHRÖDER Wolfgang”,”Partei und Gewerkschaften. Die Gewerkschaftsbewegung in der Konzeption der revolutionären Sozialdemokratie, 1868/69 bis 1893.”,”SCHRÖDER Wolfgang Alzando la bandiera della giornata lavorativa di 8 ore contro il sindacato riformista “”Das zeigte sich in der Stellungnahme der Generalkommission zu dem Versuch der “”alten”” Trade-Unions-Führen, unter ihrer Vorherrschaft einen Gegenkongreß gegen den internationalen Sozialisten- und Arbeiterkongreß in Zürich 1893 zu organisieren und damit die internationale Arbeitebewegung zu spalten. Was 1888/89 mißlungen war, sollte 1893 auf Initiative der englischen Gewerkschaftsführer und unter der Flagge des Kampfes um den Achtstundentag erneut versucht werden, nämlich, die internationale Arbeiterbewegung auf opportunistische Positionen zu drängen bzw, der sozialistischen Internationale eine reformistische Internationale entgegenzustellen (86). “”Das verlangt Aktionen von uns, womöglich ‘einiges Vorgehen des ganzen Kontinents”” (87), signalisierte Friedrich Engels. Den “”mehr und mehr reaktionär sich entwickelnden ‘alten’ Trade-Unions-Leuten”” (88) mit ihrer “”Anmaßung…, die ‘bestehende’ kontinentale Bewegung ignorieren zu wollen und eine andere unter ihrer Leitung und in ihrem Sinne ins Leben zu rufen”” (89), müsse gezeigt werden, “”daß das klassenbewußte kontinentale Proletariat nicht daran denkt, sich unter die Leitung von Leuten zu begeben, denen das Lohnsystem für eine ewige und unerschütterliche Welteinrichtung gilt””. Friedrich Engels fügte hinzu: “”Ein wahres Glück, daß die borniert-einseitige ‘ausschließliche’ Gewerkschaftsbewegung jetzt ihren reaktionären Charakter so eklatant an die Sonne stellt”” (90). Namens der deutschen Sozialdemokratie forderte August Bebel in einem Artikel in der “”Neuen Zeit””, “”diesem Gewerkvereinskongreß demonstrativ fernzubleiben”” (91). Bebel charakterisierte die antisozialistische Position “”der alten exklusiven Unionsführer””, die sich durch die sozialistische Arbeiterbewegung, in ihrer Herrschaftsstellung bedroht”” (92) sahen: “”Die alten englischen Gewerkvereinsführer fürchteten das weitere Umsichgreifen der Opposition, wie sie namentlich in den neuen Unionen der ungelernten Arbeiter sich aufgetan hat durch den Besuch der internationalen Arbeiterkongresse”” (93). Er bezeichnete den Kampf um die Durchsetzung des gesetzlichen Achtstundentages als “”eine eminent politische Frage”” und verwies nachdrücklich auf die Priorität der sozialistischen Arbeiterbewegung in diesem Ringen.”” [Wolfgang Schröder, ‘Marxismus und Opportunismus in der Gewerkschaftsfrage 1890 bis 1893’ (in) Wolfgang Schröder, Partei und Gewerkschaften. Die Gewerkschaftsbewegung in der Konzeption der revolutionären Sozialdemokratie, 1868/69 bis 1893, 1975] [(86) Vgl. Siegfried Bünger, Friedrich Engels und die britische sozialistische Bewegung 1881 bis 1885, a.a. O.: Walter Wittwer, Zur Vorgeschichte des Internationalen Sozialistenkongresses 1893 in Zurich, in: Marxismus und deutsche Arbeiterbewegung, Studien zur sozialistischen Bewegung im letzten Drittel des 19. Jahrhunderts, Berlin, 1970, S. 649 ff.; (87) Friedrich Engels an Laura Lafargue am 11. September 1892, in: Marx/Engels Werke, Bd 38, a.a. O., S. 451; (88) Friedrich Engels an Regine und Eduard Bernstein am 17. September 1892, in: Marx/Engels, Werke, Bd 38, a.a. O., S. 463; (89) Friedrich Engels an Paul Lafargue am 17. September 1892, in: Marx/Engels, Werke, Bd. 38, a. a. O., S. 465; (90) Friedrich Engels an August Bebel am 11. September 1892, in: idem, S. 456; (91) August Bebel, Ein internationaler Kongreß für den Achtstundentag, in: Die Neue Zeit, Jg. 1892/93, I. Bd, S. 41; (92) ebenda , S. 39; (93) ebenda, S. 41] (pag 318-319)”,”MGEx-226″
“SCHRÖDINGER Erwin (SCHROEDINGER)”,”Scienza e umanesimo. Che cos’è la vita.”,”SCHRÖDINGER Erwin è nato a Vienna nel 1887, dove ha studiato fisica. Professore in varie università europee, successe a Max PLANCK a Berlino nel 1927. Considerato uno dei fondatori della meccanica quantistica, nel 1933 condivise con Paul DIRAC il primo Nobel. E’ morto a Vienna nel 1961. Il concetto fondamentale è la forma e non la sostanza: “”La nuova idea è che ciò che è permanente in queste particelle ultime o piccoli aggregati è il loro aspetto, la loro organizzazione. L’ abitudine del linguaggio usuale ci inganna, e sembra richiedere che, ogni volta che noi intendiamo pronunciare le parole “”aspetto”” e “”forma”” si debba trattare dell’ aspetto o della forma di qualche cosa, che un substrato materiale si richiesto per prendere forma. Scientificamente questa abitudine risale ad Aristotele, alla sua causa materialis e causa formalis. Ma quando si arriva alle particelle prime che costituiscono la materia, sembra che non ci sia alcuna giustificazione nel pensare di esse ancora come formate da una qualche materia. Esse sono, come che sia, pure forme, nient’altro che forme; ciò che si ritrova in osservazioni successive è questa forma, non un pezzetto individuale di materia””. (pag 25) “”Si presenta spontanea questa interpretazione: che esiste un oggetto fisico completamente determinato ma io non potrò mai conoscere tutto su di lui. Però questo sarebbe un travisamento completo di ciò che Bohr e Heisenberg e quelli che li seguono effettivamente intendono. Essi intendono che l’ oggetto non ha esistenza indipendentemente dal soggetto che osserva. Intendono che le recenti scoperte della fisica ci hanno sospinto nella zona del misterioso confine tra soggetto e oggetto, che si è rivelato non essere per nulla. Dobbiamo renderci conto che non osserviamo mai un oggetto senza che esso venga modificato o influenzato dalla nostra attività nell’ osservarlo. Dobbiamo renderci conto che, sotto l’ urto dei nostri raffinati metodi di osservazione e di ragionamento sui risultati delle nostre esperienze, il misterioso confine tra soggetto e oggetto è crollato””. (pag 54-55)”,”SCIx-179″
“SCHRÖDINGER Erwin (SCHROEDINGER)”,”Erwin Schrödinger. I grandi della scienza.”,”Partendo dal presupposto che l’atomo, in fisica, non è ritenuto un centro d’ordine, bensì “”un centro di disordine””, S. osserva, però, che gli atomi nei legami molecolari travano stabilità e rispondono a delle “”leggi””. Le particelle, insomma, finché restano in stato di isolamento nel mondo subatomico, sono delocalizzate e disordinate, ma se si trovano legate insieme in un sistema macroscopico – come quello di un organismo – mantengono una determinata localizzazione e assumono un comportamento “”ordinato””. (…) La vita coincide dunque con quest’attività degli organismi che, optando per l’ordine, sfuggono al disordine che li circonda.”” (pag 6) “”So bene che la maggior parte dei miei lettori, se accetterà quanto ho detto come una gradevole e calzante metafora, negherà validità letterale all’idea che la coscienza sia essenzialmente ‘una’ per tutti gli esseri viventi. A tale idea, se applicata a una successione di discendenti, si vorrà opporre il semplice fatto numerico che ‘due’ genitori mettono perlopiù alla luce ‘vari’ figli e continuano a vivere dopo averli generati. Inoltre la cancellazione, nel bambino, d’ogni esperienza particolare dei progenitori apparirà troppo completa per non far vacillare la tesi della continuità della coscienza. Confesso apertamente che proprio quella contraddizione logico-numerica di cui s’è detto in un certo modo mi dà sicurezza, perchè è proprio in ‘quel punto’ che la tesi dell’identità mi sembra persino scientificamente provata”” (pag 100) Nel 1944, scrisse What is Life? (che contiene Negentropy, concepts for genetic code).[2] Questo libro è molto importante in ambito biologico in quanto contiene la definizione di vita dal punto di vista fisico. Secondo le memorie di James D. Watson, DNA, The Secret of Life, il libro del 1944 di Schrödinger, diede a Watson l’ispirazione per ricercare il gene, che portò alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA (wikip) Erwin Schrödinger Erwin Schrödinger, com’era rappresentato sulla banconota austriaca da 1000 scellini. Busto di Schrödinger situato nel cortile dell’Università di Vienna. In epigrafe, la sua celebre equazione. Nasce a Vienna (Erdberg) nel 1887, da Rudolf Schrödinger (produttore di tela cerata e botanico) e da Georgine Emilia Brenda (figlia di Alexander Bauer, professore di chimica alla Technische Hochschule di Vienna). Nel 1898 frequenta l’Akademisches Gymnasium. Tra il 1906 e il 1910, Schrödinger studia a Vienna con Franz Serafin Exner (1849 – 1926) e Fritz Hasenöhrl (1874 – 1915).[1] Conduce, inoltre, dei lavori sperimentali insieme a Karl Wilhelm Friedrich Kohlrausch.[1] Nel 1911 Schrödinger diventa assistente di Exner.[1] Maturità[modifica | modifica sorgente] Nel 1914, Schrödinger consegue l’Habilitation (venia legendi). Dal 1914 al 1918 viene coinvolto dalla partecipazione austriaca alla prima guerra mondiale (Gorizia, Duino, Sistiana, Prosecco, Vienna). Il 6 aprile 1920 Schrödinger sposa Annemarie Bertel.[1] Sempre nel 1920 diventa assistente di Max Wien all’Università di Jena[1] e nel settembre dello stesso anno ottiene la posizione di “”Ausserordentlicher Professor”” a Stoccarda. Nel 1921 diventa “”Ordentlicher Professor”” (ovvero professore a pieno titolo), a Breslavia (attualmente in Polonia). Nel 1922 passa all’Università di Zurigo. Nel 1926 pubblica negli Annalen der Physik lo scritto “”Quantisierung als Eigenwertproblem”” (Quantizzazione come problema agli autovalori) dove espone quella che sarà chiamata equazione di Schrödinger.[1] Nel 1927 sostituisce nell’incarico Max Planck a Berlino,[1] all’Università Humboldt. Nel 1933, al termine dell’incarico, dopo aver rifiutato le politiche antisemitiche naziste, decide di lasciare la Germania e diventa Fellow del Magdalen College dell’Università di Oxford,[1] e riceve il Premio Nobel per la fisica assieme a Paul Adrien Maurice Dirac. Nel 1934 Schrödinger tiene lezioni all’Università di Princeton, dove non accetterà una posizione permanente causato dal rifiuto della moglie. Ultimi anni[modifica | modifica sorgente] Nel 1936 tornò in Austria all’Università di Graz.[1] Nel 1938, dopo che Hitler ebbe occupato l’Austria, ebbe problemi per aver lasciato la Germania nel 1933[1] e per la sua nota opposizione al nazionalsocialismo: fu sottoposto a perquisizioni e investigazioni. In seguito rinnegò la propria opposizione al regime (gesto di cui si pentì negli anni successivi) e poté lasciare l’Austria per ritirare la nomina a membro della Pontificia Accademia delle Scienze. Abbandonò quindi definitivamente il suo paese: passò per l’Italia e la Svizzera e giunse a Oxford, sebbene il Reich gli avesse sconsigliato di andarsene. All’Istituto di Studi Avanzati di Dublino divenne direttore della Scuola di Fisica Teorica. Scrisse oltre 50 pubblicazioni su vari argomenti, che si possono considerare un tentativo in direzione di una teoria di campo unificata. Nel 1944, scrisse What is Life? (che contiene Negentropy, concepts for genetic code).[2] Questo libro è molto importante in ambito biologico in quanto contiene la definizione di vita dal punto di vista fisico. Secondo le memorie di James D. Watson, DNA, The Secret of Life, il libro del 1944 di Schrödinger, diede a Watson l’ispirazione per ricercare il gene, che portò alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Schrödinger rimase a Dublino fino al pensionamento. Nel 1955 ritornò a Vienna (cattedra ad personam). All’importante Conferenza sul Potere Mondiale rifiutò di parlare dell’energia nucleare, a causa del suo scetticismo sull’argomento (tenne invece una conferenza filosofica). Tomba di Erwin Schrödinger Schrödinger morì di tubercolosi a Vienna nel 1961, all’età di 73 anni. Fu sepolto ad Alpbach (Austria). Le sue opere sono state curate da Michel Bitbol. (wikip)”,”SCIx-376″
“SCHROEDER Paul W.”,”Austria, Great Britain, and the Crimean War. The Destruction of the European Concert.”,”Paul W. Schoeder is Professor of History at the University of Illinois. He received his M.A. degree from Texas Christian University and his Ph.D. degree from the University of Texas, and was a Fulbright Scholar in Austria in 1956-1957. His two earlier books have won major awards: The Axis Alliance and Japanese-American Relations, 1941 received the Beveridge award of the American Historical Association; Metternich’s Diplomacy at its Zenith, 1821-1823 won the Walter Prescott Webb History Prize. Notes, Selected Bibliography, Index, Maps, Illustrations, Preface, Abbreviations Used in Notes, A Note on Documentation and Quotations, The Great-Power Representatives, Appendix: A. The Sichel Case, B. The Bunsen Affair, C. The Türr Case, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RAIx-036-FL”
“SCHROEDER Hans-Christoph”,”Eduard Bernstein e l’interpretazione marxista del secolo rivoluzionario inglese. (Estratto)”,”””Non è la cosiddetta Gloriosa Rivoluzione del 1688, ma quella della metà del XVII secolo che ha di solito attirato l’attenzione dei marxisti. Marx stesso, nella «Neue Rheinische Zeitung», aveva interpretato la Rivoluzione Inglese del 1648 come una rivoluzione borghese, in cui «la borghesia si era alleata con la parte moderna dell’aristocrazia contro la monarchia, l’aristocrazia feudale e la chiesa dominante». A parte questi diversi schieramenti, Marx considerava borghesi entrambe le rivoluzioni, dato che era stata la borghesia «l’avanguardia del movimento», e ne era uscita vincente. Marx non menzionò neppure la Gloriosa Rivoluzione del 1688 nel contesto di questi due grandi sconvolgimenti di «importanza europea», che, a parer suo, avevano dato origine a un nuovo ordine sociale (Gesellschaftsordnung) (1). Alcuni decenni dopo, Friedrich Engels contrappose in modo esplicito e sfavorevole la Gloriosa Rivoluzione a quella precedente. «Il grandioso periodo della storia inglese, che l’ottusità delle classi medie ha chiamato ‘Great Revolution’ e i conflitti successivi», scrisse nel 1892, «si conclusero con gli eventi relativamente trascurabili del 1689, che la storiografia liberale ha definito la Gloriosa Rivoluzione». D’allora, secondo Engels, la borghesia inglese si adattò al ruolo di elemento secondario, ma accettato a pieno titolo, delle classe dominanti inglesi (2). Fra i marxisti, solo Lenin che, come sempre, guardava soprattutto ai risultati, giudicava invece la Rivoluzione Inglese del 1688 più importante della precedente perché aveva avuto successo, mentre la prima era fallita. Durante le vicende del febbraio 1917 in Russia, considerando gli sviluppi nazionali alla luce della storia inglese del XVII secolo, poteva scrivere esultante «Dopo la Grande Ribellione del 1905, la Gloriosa Rivoluzione del 1917!» (3). Il primo marxista che studiò in profondità la Rivoluzione Inglese della metà del Seicento – mezzo secolo prima dell’interpretazione marxista degli storici britannici – fu Eduard Bernstein, il socialdemocratico tedesco che doveva poi divenire un revisionista (4). Il suo libro, apparso originariamente nel 1895 come parte della serie ‘Geschichte des Sozialismus in Einzeldarstellungen’, aveva per titolo ‘Kommunistische und demokratisch-sozialistische Stroemungen waehrend der englischen Revolution des 17. Jahrhunderts’ (Movimenti comunisti e democratico-socialisti durante la Rivoluzione Inglese del XVII secolo). Nel 1908 uscì una seconda edizione riveduta, intitolata ‘Sozialismus und Demokratie in der grossen englischen Revolution’ (Socialismo e democrazia nella grande Rivoluzione Inglese), che è stata ripubblicata più volte. Una traduzione del libro di Bernstein apparve solo nel 1930 con un titolo fuorviante ‘Cromwell and Communism’ (5), non approvato dall’autore. In origine, Bernstein intendeva solo scrivere una breve biografia di John Lilburne, il ‘leader’ dei livellatori, ma finì poi per lasciarsi prendere dalle ricerche sulla prima Rivoluzione Inglese, lavorando molto al ‘British Museum’, a cui aveva facile accesso, vivendo a quel tempo esule a Londra. Bernstein si concentrò sui movimenti popolari della Rivoluzione Puritana, in particolare sui livellatori e zappatori, e per primo riscoprì Winstanley. (6) (…)”” (pag 41-42) [(1) K. Marx F. Engels, Werke, Berlin, 1957, sgg., VI, p. 107. Per un’analisi della qualità rivoluzionaria degli eventi inglesi attorno alla metà del XVII secolo e per un bilancio critico dell’interpretazione degli stessi in termini di rivoluzione borghese, cfr. H.C. Schroeder, ‘Die Revolutionen Englands im 17. Jahrhundert’, Frankfurt, 1986, pp. 189-217; (2) K. Marx F. Engels, Werke, cit., Bd. 22, p. 301; (3) W.I. Lenin, ‘Briefe’, Berlin, 1967, IV, p. 399; (4) Per una trattazione più ampia dell’analisi di Bernsten della cosiddetta Rivoluzione Puritana cfr. H.C. Schroeder, ‘Eduard Bernstein als Historiker der Englischen Revolution’, in “”Geschichte und Gesellschaft””, 7, 1981, pp. 219-254; (5) E. Bernstein, ‘Cromwell and communism, socialism, and democracy in the great English revolution’, London 1930 (tr. ingl. di H. I. Stenning) (ndc); (6) Ci si riferisce qui a due tra i più importanti movimenti radical-democratici del periodo 1640-60, ‘levellers’ e ‘diggers’, e ai relativi ‘leader’ John Lilburne (1615-1657) e Gerrard Winstanley (c. 1609-1676); specie negli ultimi decenni, con il fiorire d’innumerovoli studi sulla prima Rivoluzione Inglese, hanno ricevuto considerevole attenzione dalla storiografia, anche fuori dalla Gran Bretagna (ndc)]”,”BERN-035″
“SCHROEDER Wolfgang”,”Astronomia pratica.”,”Wolfgang Schroeder membro della British Astronomical Association Le tre leggi del moto planetario scoperte da Keplero: 1° legge: l’orbita di un pianeta è un ellisse di cui il sole occupa uno dei fuochi 2° legge: il moto del pianeta avviene in modo che il segmento che lo unisce al sole (raggio vettore) copre aree uguali in tempi uguali 3° legge: il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta è proporzionale al cubo del semiasse maggiore della sua orbita (pag 135-136)”,”SCIx-504″
“SCHROTH Hans compilazione di, collaborazione di Elisabeth SPIELMANN Gerhard SILVESTRI Ernst K. HERLITZKA”,”Karl Renner. Eine Bibliographie. Herausegegeben vom Verein für Geschichte der Arbeiterbewegung mit dunterstützung des Ludwing Boltzmann Instituts für Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”SCHROTH Hans compilazione di, collaborazione di Elisabeth SPIELMANN Gerhard SILVESTRI Ernst K. HERLITZKA RENNER (Karl), uomo politico austriaco (Untertannowitz, Moravia, 1870 – Vienna 1950). Deputato socialista (1907), fu a capo della commissione esecutiva eletta dal Consiglio di Stato (novembre 1918). Cancelliere (novembre 1918 – giugno 1920), rappresentò l’ Austria ai negoziati di pace di Saint-Germain, e governò con una coalizione di socialdemocratici e di cristiano-sociali. Presidente del consiglio nazionale (aprile 1931 – marzo 1933), fu dapprima favorevole all’ Anschluss, ma mutò atteggiamento dopo la propaganda nazista. Arrestato durante la repressione del movimento socialista ordinata da Dollfuss (febbraio 1934), visse in clandestinità durante l’ occupazione tedesca. Nell’aprile 1945 fu nominato cancelliere del governo provvisorio, e nel dicembre dello stesso anno fu eletto presidente della repubblica, carica che tenne fino alla morte. Autore di saggi politici, storici e sociali, fu tra i principali teorici del marxismo austriaco. (RIZ)”,”MAUx-018″
“SCHUCHHARDT Walter-Herwig, collaorazione di Felix HEINTZE Helga von HEINTZE Ulf JANTZEN Joseph Clemens WIESNER”,”Archeologia.”,”Grecia antica. “”Così, in contrapposizione alla “”classicità”” del V secolo si può parlare di un “”romanticismo”” del IV secolo. In questo affondano le radici che portarono alla straordinaria fioritura dell’ arte del rilievo funerario, arte che ha dominato l’ intero secolo e ha prodotto opere di estrema semplicità e intimità, come, ad esempio, la stele funeraria di Mnesarete (tavola 12a). In questo “”romanticismo”” deve essere rintracciato anche uno dei motivi fondamentali dell’ arte di Prassitele, che regnò sul secolo quale massimo scultore in marmo del suo tempo. Insieme a Lisippo, il grande scultore in bronzo, egli è il rappresentante della nuova concezione dell’ arte in questo secolo, arte che abbraccia la vita come prima non era mai avvenuto e come più tardi diventerà invece elemento costante dell’ epoca ellenistica””. (pag 46)”,”STAx-175″
“SCHÜDDEKOPF Otto-Ernst”,”Das Heer und die Republik. Quellen zur Politik der reichswehrführung 1918 bis 1933.”,”Contiene in allegato inserto ritagli giornale 1956-1957″,”GERG-036″
“SCHÜDDEKOPF Otto-Ernst”,”Linke Leute von rechts. Die nationalrevolutionären Minderheiten und der Kommunismus in der Weimarer Republik.”,”””Veritas est dicere quae sentias, etiamsi erres”” (Sebastian Castellio, 1562) (in apertura) ‘Gente di sinistra da destra. Le minoranze rivoluzionarie nazionali e il comunismo nella Repubblica di Weimar.’ Nel volume molti riferimenti a Junger, Hitler, Moeller van den Bruck, Niekisch, Reventlow, Stalin, Lenin, Radek, Wolffheim”,”GERG-098″
“SCHUETTINGER Robert L. BUTLER Eamonn F.”,”Forty Centuries of Wage and Price Controls: How Not To Fight Inflation.”,”Dedica a Milton e Rose Friedman “”The Great Inflation of post-World War I Germany was one of the most significant events of this century, since it was one of the main factors, and possibly ‘the’ principal factor, that led to the rise of Adolph Hitler. Currency in circulation rose from 6 billion marks in 1913 to 92.000.000.000.000 marks in November 1923 (2). In his book, ‘The Great Inflation: Germany 1919-1923’, William Guttmann tells how a cup of coffee rose in price from 5.000 marks to 8.000 marks while he was drinking it. A pair of shoes costing 12 marks in 1913 was selling for 32 trillion marks in November 1923 (3). One of the most pointed commentaries on this social upheaval was written by the distinguished German author, Thomas Mann. «A severe inflation is the worst kind of revolution. The stern measures – currency restrictions, curtailed production, draconic taxes – that a government can and sometimes must take systematically are nothing by comparison. For these is neither system nor justice in the expropriation and redistribution of property resulting from inflation. A cynical ‘each man for himself’ becomes the rule of life. But only the most powerful, the most resourceful and unscrupulous, the hyenas of economic life, can come through unscathed. The great mass of those who put their trust in the traditional order, the innocent and unworldly, all those who do productive and useful work, but don’t know how to manipulate money, the elderly who hoped to live on what they earned in the past – all these are doomed to suffer. An experience of this kind poisons the morale of a nation (…)». After the worst of the inflation declined, Germany was still in severe economic difficulties. Germany relied heavily on exports to pay war reparations and was hit more seriously than most following the world slump of 1929″” (pag 67-68) [(3) William Guttmann and Patricia Meehan, ‘The Great Inflation: Germany, 1919-1923’, Chicago, University of Chicago Press, 1967] ‘Una grave inflazione è il peggior tipo di rivoluzione: solo le iene della vita economica, possono rimanere illese'”,”ECOI-387″
“SCHULTEN Thorsten”,”Solidarische Lohnpolitik in Europa. Zur Politischen Ökonomie der Gewerkschaften. [La politica salariale solidale in Europa. Sulla politica economica dei sindacati]”,”Thorsten Schulten ist wissenschaftlicher Referent am Wirtschafts und Sozialwissenschaftlichen Institut in der Hans.Böckler Stiftung in Düsseldorf.”,”SIND-031-FL”
“SCHULTZE Charles L., edizione italiana a cura di Romano PRODI e Carlo D’ADDA”,”Il reddito nazionale.”,”””Le scorte possono esser modificate con una certa rapidità, al contrario dei macchinari e delle attrezzature. Gli errori nella politica delle scorte possono quindi esser corretti molto più rapidamente. Supponiamo ad esempio che un’impresa abbia un ciclo di scorte della durata di tre mesi; ossia che le vendite di tre mesi siano ugali alle scorte. Supponiamo ora che si preveda un aumento di vendite del 33%: l’impresa aumenterà allora di un terzo le sue scorte. Qualora l’aspettativa risulti sbagliata e le vendite non aumentino, è possibile riportare le scorte al vecchio livello cessando semplicemente di acquistare scorte per un mese. Sappiamo invece che un errore di tal genere negli acquisti di macchine e attrezzature porterebbe a un eccesso di capacità produttiva che si protrarebbe per anni. Tutto questo perché le scorte possono essere adattate abbastanza velocemente ai cambiamenti nelle vendite, senza tutti i ritardi e gli intralci propri degli investimenti fissi (macchinari e attrezzature). In conseguenza gli investimenti in scorte seguono il principio dell’acceleratore più di quanto non facciano gli altri investimenti e possono oscillare all’improvviso da valori positivi a valori negativi. Questa è la principale ragione per cui gli investimenti in scorte sono la componente più instabile del PNL.”” (pag 127)”,”ECOT-132″
“SCHULTZE Charles L.”,”Il reddito nazionale.”,”Charles Louis Schultze, economista statunitense (Alexandria, Virginia, 1924 – Washington 2016) professore nelle Università dell’Indiana e del Maryland.”,”ECOT-234-FL”
“SCHULZ Tilman”,”Gegner. Nationalismus, Nationalbolschewismus und Massenpsychologie.”,”(Tesi di laurea)”,”MGEK-006″
“SCHULZ F.O.H.”,”Untergang des Marxismus. (La caduta del marxismo)”,”A proposito di KORSCH: Biography (fonte: IISG) Born in Tostedt, Germany 1886, died in Belmont, USA 1961; author on Marxism; studied law and philosophy; lecturer in 1920, professor of law at Jena University in 1923; joined the Fabian Society during his stay in London 1912-1914; member of the Unabha¨ngige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (USPD) in 1919, advocated affiliation to the COMINTERN and merger with the Kommunistische Partei Deutschlands (KPD); propagandist of the KPD; editor of its theoretical organ Die Internationale in 1924; member of the Reichstag 1924-1928; theoretical leader of the `ultra left’ opposition from 1925, expelled from the KPD in 1926; formed the left-communist group Entschiedene Linke and edited its organ Kommunistische Politik 1926-1927; cooperated with left- and council-communist groups but concentrated increasingly on critical studies in Marxism and recent revolutionary movements until forced to flee from Nazi Germany in 1933; emigrated via Great Britain and Denmark to the USA in 1936; published Karl Marx’ in 1936 and contributed to the council-communist periodicals Living Marxism and New Essays. (spostare in scheda libro korsch) “”Mit Marx machte man die bolschewistische Revolution in Russland. Mit Marx begründete man die Weltrevolution. Mit Marx ging man in die Koalitionen hinein und aus den Koalitionen heraus. Mit Marx war man für die Demokratie und gegen die Diktatur. Marx war der Weisheit leßter Schluß”” (pag 35) “”Con Marx si è fatta la rivoluzione bolscevica in Russia. Con Marx si è fondata la rivoluzione mondiale. Con Marx, si è andati all’ interno e all’ esterno delle coalizioni. Con Marx, si era per la democrazia e contro la dittatura. Marx era la saggezza dell’ ultimissima conclusione.”””,”TEOC-366″
“SCHULZE Hagen”,”Aquile e leoni. Stato e nazione in Europa.”,”Combinando la storia delle idee con quella degli avvenimenti, SCHULZE ricostruisce i vari tipi di Stato europeo dal Mille all’ età post- napoleonica, allorché si forma il significato odierno di nazione. L’invenzione delle nazioni popolari presto svelò i risvolti guerrafondai celati nell’apparente democraticità con cui sorgevano. SCHULZE (Tangeri, 1943) è ordinario di storia moderna e contemporanea alla Freie Universität di Berlino. Tra le sue opere, tradotta in italiano: -La Repubblica di Weimar. BOLOGNA. 1993 -Il ritorno di Europa. ROMA. 1995″,”EURx-076″
“SCHULZE Hagen”,”La Repubblica di Weimar. La Germania dal 1918 al 1933.”,”SCHULZE Hagen è autore di ‘Otto Braun oder Preussens demokratiscke Sendung’ (1981) e di ‘Freikorps und Republik 1918-1920’ (1975). Insegna storia moderna e Teoria della storia nella Freie Universität di Berlino.”,”GERG-028 GERx-071″
“SCHULZE Fiete”,”Fiete Schulze. Briefe und Aufzeichnungen aus dem Gestapo-Gefängnis in Hamburg. Mit einer einleitenden Skizze von Erich Weinert.”,”Il militante operaio e comunista Fiete SCHULZE (1894-1935), condannato a morte dalla giustizia nazista, aveva preso parte alle giornate rivoluzionarie del 1923.”,”GERR-019″
“SCHULZE Reinhard”,”Il mondo islamico nel XX secolo. Politica e società civile.”,”Reinhard Schulze è nato nel 1953. Islamista e arabista, è docente presso l’Università di Bamberg in Germania.”,”VIOx-022-FL”
“SCHULZE-GAEVERNITZ Gerhart”,”Social peace; a study of the Trade Union Movement in England.”,”Versione ridotta dell’edizione tedesca. Pieno di errori di traduzione, mancanze e imperfezioni. Bibliografia dell’autore: (da Abebooks) – How England Looks to Germany (Classic Reprint) (Paperback) Gerhart Von Schulze-Gaevernitz Editore: Forgotten Books, United States (2015) ISBN 10: 1330962249 ISBN 13: 9781330962244 Nuovi Paperback Quantità: 10 Da: The Book Depository US (London, United Kingdom) Valutazione libreria: 5 stelle Print on Demand Aggiungere al carrello Prezzo: EUR 10,19 Convertire valuta Spese di spedizione: GRATIS Da: Regno Unito a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: Forgotten Books, United States, 2015. Paperback. Condizione libro: New. 229 x 152 mm. Language: English Brand New Book Print on Demand . Excerpt from How England Looks to Germany Netherlands until in the eighteenth century the French, once the dreaded enemies of England, had become her allies on sufferance and had drifted into a state of impotent inactivity. With the Netherlands eliminated, England and France remained the sea powers of the world. Frederick the Great wittily spoke of a British man-ofwar with a Dutch sloop in tow as representing the sea power of his time. England Grasps the Trident. Ever since those days Great Britain has maintained a firm hold upon Neptunes trident, which is the scepter of world-domain. She (England) wants to close free Amphitrite skingdom As one might close his own home-gate. Thus Schiller, with his keen insight, characterized the ultimate cause of all world wars in his age as well as our own. The English wars of that time were directed against France as the most dangerous rival for the dominion of the seas and of the world. If one may speak of hereditary enmity in the changing course of European politics, such an enmity grew up in the 200 years feud between France and England. Arthur Girault, professor of history at the University of Poitiers and member of the Colonial International Institute, in his work on Principles of Colonization( Principes de Colonisation, Paris, 1904) deals with the period of French history from 1688 to 1815. During that interval not less than seven fierce and long wars were fought between France and England. All those wars, says Girault, were trade wars for England, the purpose of which was to destroy the naval and colonial power of France. English activity brought about all the alliances which were then concluded against us in Europe. And while our troops were fighting on the continent, she destroyed our navy and seized our colonies. Englands Conquest of France, the Then Ruling Power In the beginning of her struggle with England, France was superior to her rival in population and revenue. In colonial enterprises, too, she led. She had isolated the British settlements on the east coast of North America from the hinterland. Canada, the Mississippi Valley, Louisiana and the prosperous West Indies marked the uninterrupted continuity of Greater France in America. In India, too, France had taken the initiative before England. Dupleix discovered the secret of conquering India by means of Indian soldiers, Indian taxpayers and a handful of European military leaders. The English simply carried out the idea of Dupleix; a fact which Seeley in his Expansion of England expressly acknowledges. Even during the American war of independence the brilliant Suffren ruled the Indian ocean for France that sea which since that time has been looked upon as the exclusive property of England until the cruise of the Emden in our own day. This triumph she achieved by concentrating all her strength upon her navy and by inducing other nations to fight out her wars on land. At one time she played off the French against the Dutch, then the Germans against the French, and to-day the French against the Germans. It was a favorite saying of William Pitts that the English conquest of America was accomplished by the attacks of Frederick the Great upon France. During the fury of the French revolution what remained of the French navy was systematically and wantonly annihilated by the destruction of all naval traditions. Carnot made use of the revolutionary enthusiasm and the sovereign power of the state to reconstruct the army. But it is not easy to improvise a new navy, although the flags of the French revolutionary armies bore the proud inscription: Freedom of the Seas! Equal Rights to All Nations!( Liberte des mers! Egalite des droits de toutes les nations!) Napoleon Bursts on the Scene. While France was in that position, a genius of matchless glory arose on her political sky. Napoleon was the last outburst of Latin greatness. His policy, at the first glance, appears fanciful a.”,”MUKx-193″
“SCHUMACHER Horst FISCHER Konrad MAYER Herbert DLUBEK Rolf LEWIN Erwin BECKER Inge BISCHOFF Margarete DEUSCHLAND Heinz GLASNECK Johannes HUNDT Martin KAESELITZ Hella KOWALSKI Werner LINDNER Heinz MÄHRDEL Christian PETERSDORF Jutta PIAZZA Hans PIETSCHMANN Horst SCHOLZE Siegfried SEIDEL Jutta SOMMER Heinz STEINBACH Helmut ARENDT Hans-Jurgen FRÖLICH Eberhard OTT Manfred e altri”,”Geschichte der internationalen Arbeiterbewegung in Daten.”,”Collettivo di redazione e autori: SCHUMACHER Horst FISCHER Konrad MAYER Herbert DLUBEK Rolf LEWIN Erwin BECKER Inge BISCHOFF Margarete DEUSCHLAND Heinz GLASNECK Johannes HUNDT Martin KAESELITZ Hella KOWALSKI Werner LINDNER Heinz MÄHRDEL Christian PETERSDORF Jutta PIAZZA Hans PIETSCHMANN Horst SCHOLZE Siegfried SEIDEL Jutta SOMMER Heinz STEINBACH Helmut ARENDT Hans-Jurgen FRÖLICH Eberhard OTT Manfred e altri.”,”MOIx-020″
“SCHUMACHER Alois”,”La social-démocratie allemande et la IIIe République. Le regard de la revue ‘Die Neue Zeit’.”,”SCHUMACHER Alois è laureato in storia e scienze politiche. E’ professore di ‘civilisation des pays de langue allemande’ all’Università di Parigi XII Val de Marne e dirige l’equipe “”Civilisations et cultures germaniques””.”,”MGEx-215″
“SCHUMACHER Alois”,”Idéologie révolutionnaire et pratique politique de la France en Rhénanie de 1794 à 1801.”,”SCHUMACHER Alois”,”FRAR-342″
“SCHUMAN Frederick Lewis”,”American Policy toward Russia since 1917. A Study of Diplomatic History International Law and Public Opinion.”,”””Ma il 16 aprile alla conferenza fece scalpore l’arrivo della notizia che CICERIN e Walter RATHENAU, capo della delegazione tedesca, avevano firmato un trattato a Rapallo con il quale la Germania rinunciava ad ogni rivendicazione nei confronti della Russia a fronte dell’ applicazione di leggi sovietiche su questo soggetto in cambio dell’ immediata riapertura di relazioni diplomatiche e consolari, e si accordavano sulla regolazione delle relazioni commerciali russo-tedesche sulla base del principio della nazione più favorita. Il colpo creò grande indignazione tra gli alleati, in particolare la Francia…”” (pag218)”,”USAP-052″
“SCHUMPETER Joseph A.”,”Capitalismo socialismo democrazia.”,”Schumpeter è il primo economista che, pur non provenendo dalla scuola di Marx, accetta una parte sostanziale delle interpretazioni e delle conclusioni di questi. Sopratutto importante è il consenso con Marx sul destino finale del capitalismo di cui troviamo in questo testo un’ illuminante interpretazione sociologica. Come aveva fatto lo stesso Marx, Schumpeter affronta il problema della struttura economica in chiave di sociologia politica””. “”Perciò, in quel decennio, l’ importanza della “”catena russa””, per quanto grande, non superò mai certi limiti; anzitutto c’era il fatto notevole che, sebbene insignificante per qualità e quantità di iscritti, ogni gruppo comunista poteva trarre luce per riverbero dal solo partito che avesse conquistato un impero, e vigore e impulso dal suo appoggio; in secondo luogo, nonostante le realtà sovietiche – il terrore, la miseria, la confessione del fallimento implicita nell’ adozione della “”nuova politica economica”” dopo la rivolta di Kronstadt -, ci si poteva richiamare al modello di un sistema socialista “”funzionante”” (…); in terzo luogo, finché i comunisti di tutti i paesi (Lenin incluso) speravano in una rivoluzione mondiale imminente, l’ esercito russo significava per loro quello che per i gruppi reazionari nel secondo quarto del secolo XIX aveva significato l’ esercito dello zar Nicola. Nel 1919, tali speranze erano meno irragionevoli e più prossime a realizzarsi di quel che si tende a credere oggi. E’ vero che repubbliche comuniste si stabilirono solo in Baviera e in Ungheria, ma in Germania, Austria e Italia il tessuto sociale era ormai pericolosamente vicino al punto di rottura, e non si può dire che cosa sarebbe successo in questi paesi (e forse più ad occidente) se la macchina da guerra di Trotsky fosse stata in pieno assetto e non impegnata nella guerra civile e polacca””. (pag 342)”,”TEOC-276″
“SCHUMPETER Joseph A., edizione ridotta a cura di Rendigs FELS”,”Il processo capitalistico. Cicli economici. (Tit.orig.: Business Cycles. A Theoretical, Historical and Statistical Analysis of the Capitalist Process)”,”Questione fiscale. “”E’ opportuno dire a questo punto e una volta per tutte, quali sono i principali punti in discussione in materia di effetti della tassazione pure semplice – distinti cioè da quegli effetti che un sistema di tassazione può avere quando è, o viene considerato, un elemento di una generale situazione antagonistica al successo capitalistico. Esiste un accordo (relativo) sugli effetti delle imposte indirette, e cioè di specifiche tasse sulla quantità prodotta o venduta di una merce. Questo accordo lo dobbiamo a una teoria abbastanza bene elabrata che, nonostante sia antiquata, è ancora ampiamente accettata dagli economisti ed è stata anche recentemente migliorata con elementi derivati dalle teorie della concorrenza imperfetta, delle aspettative, e via di seguito. Le sue ipotesi, tuttavia, ne limitano il risultato al caso di tasse di modesta entità e/o di singole merci di scarsa importanza. (…) La maggior parte delle tasse, che non sono di modesta entità in questo senso più ampio, da un lato non possono essere trattate con questo metodo: occorre allora prendere in considerazione le successive ripercussioni, i più fondamentali cambiamenti del sistema economico, le reazioni provenienti da ed entro la sfera monetaria e del credito; e dall’ altro lato interferiscono con i risultati dei processi economici, ad esempio, con il costante aumento nel livello di vita delle masse nella misura in cui esso è dovuto al funzionamento della macchina capitalistica””. (pag 360-361)”,”ECOT-096″
“SCHUMPETER Joseph A.”,”10 grandes economistas de Marx a Keynes. (Tit.orig.: Ten Great Economists)”,”Marx (1818-1883) Walras (1834-1910) Menger (1840-1921) Marshall (1842-1924) Pareto (1848-1923) Böhm-Bawerk (1851-1914) Tausig (1859-1940) Fisher (1867-1947) Mitchell (1874-1948) Keynes (1883-1946) Joseph A. SCHUMPETER (1883-1950) austriaco di nascita, discepolo della “”scuola di Vienna””, professore ad Harvard dal 1932 è stato uno degli economisti più importanti del nostro secolo. Taussig. “”E tutti quelli che lo hanno conosciuto non hanno potuto evitare di ammirare la sua grande capacità di vedere i problemi nel loro segno sociologico e nelle loro prospettive storiche. Affrontò, poi, il tema del commercio internazionale, ma lo collocò dentro un spirito profondamente storico. La sua tesi di dottorato, presentata e premiata nel 1882, aveva per titolo ‘Protection to young industries as applied in the United States’ e fu pubblicata in forma di libro nel 1883.”” (pag 277)”,”ECOT-124″
“SCHUMPETER Joseph A.”,”Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti.”,”Profili biografici, pensiero di MARX WALRAS MARSHALL PARETO BÖHM-BAWERK TAUSSIG FISHER MITCHELL KEYNES KNAPP VON WIESER VON BORTKIEWICZ pag 100-101 Ricardo pag 237″,”ECOT-131″
“SCHUMPETER Joseph Alois”,”Teoria dello sviluppo economico. (Tit.orig.: Theorie der wirtschaftlicher Entwicklung)”,”TALAMONA è professore ordinario di politica economica all’università statale di Milano. SCHUMPETER Joseph Alois (1883-1950) economista e sociologo, pensatore politico e sociale fu professore di economia in varie università e dal 1932 ad Harvard. Dopo la 1° guerra mondiale è stato ministro delle finanze dell’Austria. Ha scritto pure ‘Cicli economici’ e ‘Capitalismo, socialismo e democrazia’.”,”ECOT-141″
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Adelino ZANINI”,”Sociologia degli imperialismi e teoria delle classi sociali.”,”SCHUMPETER Joseph A. (1883-1950) è uno dei maggiori economisti del ‘900. “”Siamo così risaliti alle sorgenti storiche e sociologiche dell’imperialismo moderno, il quale non coincide né col militarismo né col nazionalismo, ma si intreccia ad essi appoggiandoli e, insieme, ricevendo l’appoggio. Non solo storicamente, ma anche dal punto di vista sociologico, l’imperialismo moderno è un retaggio degli stati autocratici, degli elementi della loro struttura, delle loro forme di organizzazione, della loro costellazione di interessi e delle attitutidini dei loro tipi umani; esso è un retaggio delle forze precapitalistiche, che lo stato del principe ha in parte riorganizzato coi mezzi offerti dal primo capitalismo. La “”logica interna”” del capitalismo non gli avrebbe mai permesso di svilupparsi. Lo stesso dicasi dell’export-monopolismo, le cui radici vanno pure cercate nella politica dell’assolutismo autocratico e nelle abitudini d’azione di un ambiente per suna natura precapitalistico””. (pag 87)”,”TEOS-197″
“SCHUMPETER Joseph”,”Stato e inflazione. Saggi di politica economica.”,”SCHUMPETER Joseph Alois (nato a Triesch in Moravia nel 1883 e morto a Salisbury, Stati Uniti, nel 1950) si laureò in giurisprudenza nel 1906 a Vienna dove aveva seguito presso la Facoltà di legge corsi e seminari su materie economiche. Fu professore di Economia politica nelle Università di Czernowitz e di Graz tra il 1909 e il 1911. Dal marzo all’ottobre 1919 fu ministro delle finanze nel governo della Repubblica austriaca poi presidente della Biedermann Bank (1921-24) e professore di Scienza delle finanze all’Università di Bonn (1925). Fece lunghi soggiorni all’estero per tenere corsi e conferenze di economia. Nel 1932 si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò per il resto della sua vita ad Harvard. Capitolo 2: La crisi dello Stato fiscale. Questione ‘commutazione’ dell’economia di pace in economia di guerra (e viceversa) (pag 166) La ‘libera economia’ capitalistica e il metodo di ricostruzione dopo la guerra (pag 168) “”E quindi se la libera economia è riuscita a convertirsi alla guerra, riuscirà a maggior ragione a riconvertirsi alla pace. Non staremo a chiederci qui (vecchia questione) se la direzione statale dell’economia possa assicurare quell’impegno dell’intera personalità, quello “”sforzo disperato”” il quale soltanto porterà al successo in un futuro prevedibile, e che contraddistingue precisamente l’opera privata dell’imprenditore, tanto più che su questo punto gli economisti di tutte le correnti sono perfettamente d’accordo a partire dalla metà del diciottesimo secolo (non escluso i socialisti). E non staremo neanche a spiegare come i nove decimi di tutta l’esperienza industriale e di tutto il talento industriale siano a disposizione dell’economia privata e non della burocrazia. E nemmeno vogliamo mostrare come le asperità che il metodo della libera economia comporta siano forze motrici essenziali del successo, come queste asperità abbiano la funzione di rendere meno duro il futuro e l’esistenza della prossima generazione. Basta sottolineare che la forma organizzativa dell’economia concorrenziale può ricostruire l’economia dopo la guerra, proprio come ha sostanzialmente creato il moderno sistema economico, e che quindi il suo complemento pubblico, lo Stato fiscale, è in possesso di un metodo efficace di ricostruzione (uno dei risultati più brillanti del Manifesto Comunista è precisamente quello di avere provato con classica precisione l’efficacia di questo metodo) e che non naufragherà contro questo scoglio. Lo Stato fiscale può promuovere la ricostruzione con la massima efficacia, se, nella sua politica fiscale, tiene conto di questa necessità di risparmiare, e se in genere evita di creare intralci, ma soprattutto se sa valorizzare quel tesoro enorme di energie che in Austria viene sprecato nella lotta contro le catene in cui l’irrazionalità delle legislazione, dell’amministrazione e della politica ha gettato la personalità, e che sottraggono all’imprenditore le sue mansioni organizzative, tecniche e commerciali, obbligandolo a salire le scale di servizio della politica e dell’amministrazione, posto che voglia avere qualche probabilità di successo”” (pag 168-169)”,”ECOT-253″
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Giuseppe CALZONI”,”L’essenza e i principi dell’economia teorica.”,”Contiene: Nota sulla teoria della formazione del capitale (pag 249-253) Patrimoni. “”Prima di tutto consideriamo la prima questione: come si formano i “”patrimoni””? Oppure: da dove provengono quelle somme di danaro che ciascuno nella vita normale indica come “”il suo patrimonio””? Si può rispondere senza dover temere obiezioni e senza dover fornire una lunga spiegazione quanto meno al teorico di professione: queste somme indicano guadagni capitalizzati provenienti da cespiti di reddito durevoli. In che modo abbia luogo questa capitalizzazione e da dove derivi il cespite di reddito – se sia ottenuto per vie economiche o extra-economiche, come ad esempio la donazione di terre – è irrilevante per il nostro scopo. Quello che ci interessa è il fatto che un tale patrimonio non è di certo stato “”risparmiato””: anche se il cespite di reddito può essere guadagnato col proprio lavoro ed essere in qualunque modo fatto risalire ad un’attività di risparmio, certo quella somma che indica il patrimonio non è stata accumulata attraverso il risparmio: essa ha la sua origine proprio nell’accennato processo di capitalizzazione”” (pag 250)”,”ECOT-255″
“SCHUMPETER Joseph”,”Sociologia dell’imperialismo.”,”SCHUMPETER Joseph A. nacque a Triesch nel 1883. Fu dal 1909 professore all’Università di Czernowitz e dal 1911 al 1919 a quella di Graz. Nominato ministro delle finanze austriaco nel 1919, insegnò all’università di Bonn dal 1925, finché, nel 1932, fu chiamato alla Harvard University di Cambridge (USA). E in questo paese è morto nel 1950. Autore di numerosi libri fra cui ‘Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti’, Torino, 1965. “”Nello stesso momento, dunque, in cui Lenin era costretto dalla logica stessa degli avvenimenti a suggerire la necessità dell’approfondimento delle caratteristiche economiche “”fondamentali”” dell’imperialismo, si trovava dinnanzi implicazioni politiche e ideologiche che nel 1916, preparando il suo saggio, egli aveva volutamente trascurato (“”Non ci occuperemo, ‘benché lo meritino’, dei lati non economici del problema””). Dalla esigenza di comprendere l’imperialismo in tutte le sue componenti storiche matura, quindi, in quegli stessi anni, la ricerca dell’economista Joseph A. Schumpeter che ha per titolo ‘Zur Soziologie der Imperialismen’ e vede la luce nel 1919″” (Lucio Villari, Introduzione) (pag VI) “”E’ nell’essenza dell’economia capitalistica – e in generale dell’economia di scambio – che in ogni guerra molti individui realizzino vantaggi economici. Le cose stanno, fondamentalmente, come nel vecchio tema del lusso. La guerra significa domanda accresciuta a prezzi di panico; quindi, in molti settori dell’economia nazionale, alti profitti e perfino redditi di lavoro – in termini monetari anzitutto, ma di regola, sebbene in grado minore, anche in termini reali, cioè in termini di beni. E’ in questa sfera che si reclutano i circoli interessati alla guerra, come l’industria dell’armamento. Se il conflitto dura abbastanza a lungo, è naturale che la cerchia di profittatori si allarghi sempre più – anche a prescindere da una eventuale economia a moneta cartacea – fino ad abbracciare ‘tutti’ i soggetti economici; ma è altrettanto naturale che il contenuto in merci degli utili monetari decresca – e rapidamente – fino a toccare grandezze negative. L’enorme eccesso di consumo della guerra impoverisce l’economia nazionale e, se è concepibile che i capitalisti o gli operai possano guadagnarci come classe, soprattutto se il volume o del capitale o del lavoro decresce in modo tale che il resto ‘partecipi’ in grado superiore al prodotto sociale; e, che anche in assoluto, la somma complessivba o degli interessi o dei salari e stipendi superi il livello originario; questo vantaggio non può tuttavia esser rilevante, essendo più che compensato dai passivi degli oneri di guerra e delle perdite subìte all’estero. L’utile dei capitalisti in quanto classe – il solo che conterebbe, perché quello degli operai sarebbe legato al fatto che molti di essi cadano in battaglia o comunque vadano a catafascio -, non può quindi costituire un movente di guerra. Rimangono gli imprenditori delle industrie belliche nel senso più lato ed eventualmente i grandi proprietari fondiari – una minoranza piccola, ma potente, i cui profitti di guerra rappresentano certo un importante elemetno di rincalzo. Nessuno però vorrà sostenere che, da solo, esso possa orientare in senso imperialistico gli uomini del capitalismo: soltanto interessi all’ ‘espansione’ economica potrebbero fare di questi gli alleati dei portavoce di tendenze imperialistiche. Si può ritenere indiscusso che, in regime di libero scambio, nessuna classe in quanto tale è interessata a un’espansione violenta. Le merci e gli uomini sono qui infatti in grado di muoversi liberamente all’estero – il libero scambio implica più della semplice libertà doganale – esattamente come se l’estero facesse parte politicamente del proprio territorio”” (pag 81-82)”,”TEOC-671″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di Claudio NAPOLEONI”,”Storia dell’analisi economica.”,”Titolo originale ‘History of Economic Analysis’ (1954) La teoria del valore basata sulla quantità di lavoro di Ricardo (pag 253) La teoria del valore di Ricardo e quella di Marx. “”La teoria del valore di scambio di Marx è anch’essa una teoria del valore basata sulla quantità di lavoro, forse l’unica interamente tale, se tra Ricardo e Marx trascuriamo elementi di congiunzione come W. Thompson. In un primo momento, infatti, si rimane colpiti dalla rassomiglianza tra l’argomentazione di Marx e quella di Ricardo. Marx si chiede cos’è che rende paragonabili le merci, così eterogenee in quanto a valore d’uso, e se ne esce con la conclusione che questo dipende dal fatto che esse sono tutte prodotti del lavoro. Dopo aver stabilito con propria soddisfazione questa proposizione altamente discutibile – perché il fatto che tutte le merci posseggono valore d’uso non soltanto è altrettanto vero, ma è anche più generale – Marx passa ad affrontare le difficoltà che si presentano all’inizio stesso di questa impostazione quasi nella stessa maniera tenuta da Ricardo. Qua e là egli precisa ed elabora maggiormente – ho già ricordato il “”lavoro socialmente necessario”” – ma non riesce a vedere, al pari di Ricardo, il pericolo che si nasconde dietro l’ipotesi che i prezzi di mercato del lavoro di qualità innate differenti possano essere impiegati al fine di ridurre le ore di lavoro di qualità superiore a multipli di quelle campione. Colgo l’occasione per ricordare un espediente tecnico che Marx considerava uno dei contributi più importanti da lui dati alla teoria economica: la sua distinzione tra il lavoro, la cui ‘quantità’ è misurata in ore, e la “”forza-lavoro”” (Arbeitskraft), il cui ‘valore’ è dato dalla quantità di lavoro che entra nei beni consumati dal lavoratore (compresi i beni e i servizi consumati per allevarlo e istruirlo) e che in un certo senso “”produce”” la sua forza-lavoro. Questi beni e il loro valore reale sono naturalmente fattori essenziali anche nell’analisi di Ricardo. Ma questi non ha identificato esplicitamente questo valore reale col valore reale della merce ‘forza-lavoro’. Come sappiamo, fu Senior a fare un passo avanti in questa direzione. Marx tuttavia non solo completò questo passo, ma inoltre nella sua teoria dello sfruttamento (vedi sotto, § 6 b) impiegò il concetto di forza-lavoro in un modo cui né Ricardo né Senior avevano pensato o avrebbero consentito. Ma anche gli storici non marxisti dovrebbero aver compreso – sebbene la grande maggioranza non la abbia fatto – che esiste una differenza molto più fondamentale tra la teoria del valore basata sulla quantità di lavoro di Marx, e la stessa teoria di Ricardo. Questi, il più antiametafisico dei teorici, introdusse la teoria del valore basata sulla quantità di lavoro semplicemente come ipotesi che doveva spiegare i prezzi relativi effettivi – o piuttosto gli effettivi valori normali di lungo periodo o prezzi relativi – che noi osserviamo nella vita reale. Ma per Marx, il più metafisico dei teorici, la teoria del valore basata sulla quantità di lavoro non fu affatto una mera ipotesi sui prezzi relativi. La quantità del lavoro contenuto nei prodotti non soltanto “”regolava”” il valore di questi, ma ‘era’ l'””essenza”” o la “”sostanza”” del loro valore. I prodotti ‘erano’ lavoro cristallizzato. Affinché i lettori privi di disposizioni metafisiche non rifiutino di farsi impressionare da questo fatto, indico immediatamente la differenza pratica che esso ha rappresentato per le costruzioni analitiche dei nostri autori. Quando Ricardo riconobbe la partecipazione dell’elemento tempo – o delle spese imputabili in più di un esercizio che si accumulano nel corso del processo produttivo – alla determinazione dei valori o prezzi relativi, questo significò per lui la necessità di riconoscere che i fatti contraddicevano alla sua ipotesi la quale, nella maniera descritta precedentemente, dovette essere ridotta a una semplice approssimazione. Marx però aveva riconosciuto fin dall’inizio della sua speculazione – certamente prima ch’egli pubblicasse il primo volume del ‘Capitale’ (1867) (17) – che le ragioni di scambio non si conformano, neppure come tendenza, al teorema ricardiano dell’equilibrio dei valori, ‘il quale perciò non fa parte dell’insegnamento di Marx’. Questa ragione tuttavia non bastò a fargli modificare la sua teoria del valore: per ogni merce e per la produzione nel suo complesso, il valore era sempre eguale al lavoro in essa cristallizzato, quale che fosse il comportamento dei prezzi relativi, sicché il suo problema fu precisamente quello di mostrare come, per effetto del meccanismo della perfetta concorrenza, questi valori assoluti ‘senza essere modificati’ venivano ad essere spostati in modo tale che alla fine le merci, pur conservando sempre i loro valori, ‘non’ venivano vendute a prezzi relativi proporzionali a questi valori. Per Ricardo, le deviazioni dei prezzi relativi dal suo teorema della proporzionalità – che non fossero temporanee – significavano alterazioni di valori; per Marx, queste deviazioni non alteravano i valori ma soltanto li ridistribuivano tra le merci. Questa è la ragione per cui possiamo affermare che Marx andò effettivamente avanti con l’idea di un valore assoluto delle cose (18), mentre Ricardo, sebbene la sua argomentazione ne implichi qua e là il concetto, non ne fece mai il perno della sua costruzione analitica. O per dirla differentemente: mentre per Ricardo prezzi relativi e valori sono sostanzialmente la stessa cosa, per cui il calcolo economico in termini di valori è la stessa cosa del calcolo in termini di prezzi relativi, valori e prezzi non sono la stessa cosa per Marx, sicché questi si è creato un problema che ‘a quanto pare’ non esiste per Ricardo, vale a dire il problema della relazione fra i due calcoli, ovvero il problema della ‘Wertrechnung und Presirechnung (calcolo del valore e calcolo del prezzo, ndr)”” (pag 257-258-259) [Joseph A. Schumpeter, ‘Storia dell’analisi economica’, Torino, 1972] [(17) Questo fatto risulta dal materiale pubblicato nelle ‘Theorien über den Mehrwert’ (1905-10) e quindi non poteva essere evidente prima della pubblicazione di questi volumi. Di conseguenza persino il maggiore dei critici di Marx del secolo diciannovesimo, Böhm-Bawerk, ritenne che nel primo volume del ‘Capitale’ Marx avesse esposto una teoria del valore basata sulla quantità di lavoro risultata poi assolutamente in contrasto con i fatti alla luce del suo ‘successivo’ pensiero e quindi abbandonata negli scritti, che, dopo la sua morte, Engels pubblicò come terzo volume del ‘Capitale’ (1894). L’avversione di Marx a continuare la pubblicazione della sua opera fu così interpretata come una confessione di fallimento. In altre parola, la teoria del valore del primo volume fu interpretata in senso troppo ricardiano. Si tratta di un errore che ha impedito di cogliere il punto essenziale della teoria del valore di Marx. Con ciò naturalmente non si vuol affermare che una parte delle critiche non è valida a causa di questo errore. Né si vuol asserire che Marx è riuscito a sviluppare coerentemente questo punto. Ciò risulta abbastanza evidente dal testo, anche se è impossibile sviscerare esaurientemente l’argomento con lo spazio che abbiamo a disposizione; (18) Egli fu l’unico autore che l’abbia mai fatto]”,”ECOT-332″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di Giuseppe CALZONI”,”L’essenza e i principi dell’economia teorica.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) è stato professore di economia prima a Graz e poi, dal 1932, nella Harvard University di Cambridge (Mass.). Fra le sue opere: Teoria dello sviluppo economico, Storia dell’analisi economica, Il processo capitalistico, Cicli economici, Capitalismo, socialismo, democrazia.”,”ECOT-135-FL”
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Alfredo SALSANO”,”L’imprenditore e la storia dell’impresa. Scritti 1927-1949.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) è con Keynes uno dei più grandi economisti del Novecento. Formatosi a Vienna, fu professore universitario in Austria e Germania, ma anche ministro delle Finanze della Repubblica austriaca e presidente di una banca privata. Nel 1932 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University e partecipò all’attività del Reseach Center on Entrepreneurial History che aveva contribuito a fondare. Tutte le opere principali di Schumpeter sono state tradotte in italiano. Tra queste una ‘Storia dell’analisi economica’ in 3 volumi e una raccolta di saggi ‘Stato e inflazione’. Funzione imprenditoriale. “”C’è anzitutto l’antagonismo tra chi dirige e chi è diretto. Questo antagonismo, e la relativa lotta per l’autorità e la disciplina, noi lo vediamo in tutti i campi, per esempio anche all’interno dell’organizzazione dei lavoratori. Se nel nostro caso esso è così aspro, la ragione sta nel fatto che si tratta del lavoro quotidiano, con tutte le forme di pressione e gli attriti che ne derivano”” (pag 47)”,”ECOG-102″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di Lapo BERTI e Marcello MESSORI”,”Trattato della moneta: capitoli inediti. Con altri scritti sulla moneta.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) è stato professore di economia prima a Graz e poi, dal 1932, nella Harvard University di Cambridge (Mass.). Fra le sue opere: Teoria dello sviluppo economico, Storia dell’analisi economica, Il processo capitalistico, Cicli economici, Capitalismo, socialismo, democrazia. Marcello Messori insegna Economia monetaria e creditizia all’Università di Cassino e si occupa di teoria monetaria. Lapo Berti è funzionario dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e si occupa di teoria monetaria.”,”ECOT-190-FL”
“SCHUMPETER Joseph”,”Sociologia dell’imperialismo.”,”SCHUMPETER Joseph A. nacque a Triesch nel 1883. Fu dal 1909 professore all’Università di Czernowitz e dal 1911 al 1919 a quella di Graz. Nominato ministro delle finanze austriaco nel 1919, insegnò all’università di Bonn dal 1925, finché, nel 1932, fu chiamato alla Harvard University di Cambridge (USA). E in questo paese è morto nel 1950. Autore di numerosi libri fra cui ‘Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti’, Torino, 1965. “”Nello stesso momento, dunque, in cui Lenin era costretto dalla logica stessa degli avvenimenti a suggerire la necessità dell’approfondimento delle caratteristiche economiche “”fondamentali”” dell’imperialismo, si trovava dinnanzi implicazioni politiche e ideologiche che nel 1916, preparando il suo saggio, egli aveva volutamente trascurato (“”Non ci occuperemo, ‘benché lo meritino’, dei lati non economici del problema””). Dalla esigenza di comprendere l’imperialismo in tutte le sue componenti storiche matura, quindi, in quegli stessi anni, la ricerca dell’economista Joseph A. Schumpeter che ha per titolo ‘Zur Soziologie der Imperialismen’ e vede la luce nel 1919″” (Lucio Villari, Introduzione) (pag VI) “”E’ nell’essenza dell’economia capitalistica – e in generale dell’economia di scambio – che in ogni guerra molti individui realizzino vantaggi economici. Le cose stanno, fondamentalmente, come nel vecchio tema del lusso. La guerra significa domanda accresciuta a prezzi di panico; quindi, in molti settori dell’economia nazionale, alti profitti e perfino redditi di lavoro – in termini monetari anzitutto, ma di regola, sebbene in grado minore, anche in termini reali, cioè in termini di beni. E’ in questa sfera che si reclutano i circoli interessati alla guerra, come l’industria dell’armamento. Se il conflitto dura abbastanza a lungo, è naturale che la cerchia di profittatori si allarghi sempre più – anche a prescindere da una eventuale economia a moneta cartacea – fino ad abbracciare ‘tutti’ i soggetti economici; ma è altrettanto naturale che il contenuto in merci degli utili monetari decresca – e rapidamente – fino a toccare grandezze negative. L’enorme eccesso di consumo della guerra impoverisce l’economia nazionale e, se è concepibile che i capitalisti o gli operai possano guadagnarci come classe, soprattutto se il volume o del capitale o del lavoro decresce in modo tale che il resto ‘partecipi’ in grado superiore al prodotto sociale; e, che anche in assoluto, la somma complessivba o degli interessi o dei salari e stipendi superi il livello originario; questo vantaggio non può tuttavia esser rilevante, essendo più che compensato dai passivi degli oneri di guerra e delle perdite subìte all’estero. L’utile dei capitalisti in quanto classe – il solo che conterebbe, perché quello degli operai sarebbe legato al fatto che molti di essi cadano in battaglia o comunque vadano a catafascio -, non può quindi costituire un movente di guerra. Rimangono gli imprenditori delle industrie belliche nel senso più lato ed eventualmente i grandi proprietari fondiari – una minoranza piccola, ma potente, i cui profitti di guerra rappresentano certo un importante elemetno di rincalzo. Nessuno però vorrà sostenere che, da solo, esso possa orientare in senso imperialistico gli uomini del capitalismo: soltanto interessi all’ ‘espansione’ economica potrebbero fare di questi gli alleati dei portavoce di tendenze imperialistiche. Si può ritenere indiscusso che, in regime di libero scambio, nessuna classe in quanto tale è interessata a un’espansione violenta. Le merci e gli uomini sono qui infatti in grado di muoversi liberamente all’estero – il libero scambio implica più della semplice libertà doganale – esattamente come se l’estero facesse parte politicamente del proprio territorio”” (pag 81-82)”,”TEOS-001-FC”
“SCHUMPETER Joseph Alois”,”Storia dell’analisi economica. Dal 1790 al 1870. Volume II.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) si laureò in giurisprudenza all’Università di Vienna. Fu nominato professore di economia politica all’Università di Czernowitz, poi, dal 1911 a quella di Graz. Nel 1919 divenne ministro delle Finanze del governo della nuova repubblica austriaca. Dimessosi dall’università fu presidente di una banca privata, poi professore di finanza pubblica presso l’Università di Bonn. Nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University.”,”ECOT-258-FL”
“SCHUMPETER Joseph Alois”,”Storia dell’analisi economica. Dal 1870 a Keynes. Volume III.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) si laureò in giurisprudenza all’Università di Vienna. Fu nominato professore di economia politica all’Università di Czernowitz, poi, dal 1911 a quella di Graz. Nel 1919 divenne ministro delle Finanze del governo della nuova repubblica austriaca. Dimessosi dall’università fu presidente di una banca privata, poi professore di finanza pubblica presso l’Università di Bonn. Nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University.”,”ECOT-259-FL”
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Adelino ZANINI”,”Il fenomeno fondamentale dello sviluppo economico. Due capitoli dalla ‘Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung’ (1911).”,”Il fenomeno fondamentale dello sviluppo economico. Due capitoli dalla ‘Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (1911). Il volume raccoglie due capitoli tratti dalla prima edizione della «Teoria dello sviluppo economico»: la principale tra le opere di Schumpeter, nonché una delle più rilevanti del pensiero economico del Novecento. Pubblicata nel 1911, l’opera conobbe una seconda edizione, profondamente modificata, nel 1926. In essa, fu eliminato il settimo capitolo, mentre il secondo fu interamente riscritto. Sebbene dal punto di vista della «arida dottrina economica» poco mutasse, le differenze si rivelarono considerevoli quanto ai contenuti più propriamente sociologici. Il radicalismo elitistico fu alquanto attenuato, il profilo del soggetto imprenditore assunse tratti molto meno netti, decisamente meno ambizioso si rivelò essere il quadro generale e la «visione» sociologico-culturale d’insieme. Quali che fossero le ragioni che condussero a questi mutamenti, è indubbio che l’autore li considerasse almeno in parte imposti dalle circostanze e da vere e proprie interpretazioni infondate. La lettura dei due testi qui tradotti contribuisce perciò a una più completa comprensione dell’opera schumpeteriana. Non solo. Il loro esplicito legame permette di apprezzarne, ancor prima, la notevole originalità entro un contesto teorico ricchissimo: quello della grande Vienna. Joseph A. Schumpeter (1883-1950) è stato uno dei massimi economisti del Novecento. Tra le opere principali tradotte in italiano si ricordano «L’essenza e i principi dell’economia teorica» (1983), «Passato e futuro delle scienze sociali» (2011), «Teoria dello sviluppo economico» (1971), «Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti» (1953), «Sociologia degli imperialismi e teoria delle classi sociali» (2009), «Il processo capitalistico. Cicli economici» (1977), «Capitalismo, socialismo e democrazia» (1955), «Storia dell’analisi economica» (1990). Adelino Zanini insegna Filosofia politica all’Università Politecnica delle Marche. Per Il Mulino ha pubblicato «Principi e forme delle scienze sociali. Cinque studi su Schumpeter» (2013). “”Nel capitolo II, ragionando circa il significato del risparmio, abbiamo detto che l’importanza di tale fenomeno poteva essere compresa soltanto in relazione a uno sviluppo già in atto, e che si sarebbe risparmiato molto meno in assenza di quest’ultimo. Qualcosa di analogo può essere detto per quanto concerne il movimento demografico. L’aumento della popolazione sarebbe più contenuto di quanto non fosse se per mezzo dello sviluppo economico non fossero di fatto già state create in precedenza le condizioni economiche per accogliere nuovi individui. Lo sviluppo crea sempre nuove forme, nuove opportunità di lavoro, sempre maggiori disponibilità di beni; e la popolazione cresce sulla base di queste possibilità all’interno delle nuove forme economiche. Non diciamo nulla di nuovo. Già Marx ebbe ad affermare, lapidariamente,: «il capitalismo ha creato dal nulla le popolazioni» (12). Così è nei fatti e il nesso causale è pure molto chiaro da considerare. Lo sviluppo e parte delle sue ripercussioni facilitano in generale la costituzione di famiglie, aprono possibilità poi inseguita dai singoli individui. Questo è quanto accade, almeno fino ad un certo punto; e nella misura in cui ciò è vero, l’aumento della popolazione è conseguenza, non causa dello sviluppo, quanto meno in linea di principio. Lo sviluppo e i suoi effetti possono inoltre essere d’impulso per uno sviluppo successivo, ma ciò rappresenta solo un’ulteriore conseguenza dello sviluppo che genera altri sviluppi. Nella misura in cui così non fosse, se la popolazione crescesse a prescindere dal margine d’azione economico, varrebbe quanto precedentemente detto. Quali che siano le circostanze, dalla nostra analisi risulta che l’aumento della popolazione non costituisce una causa originaria, in linea di principio interessante, dello sviluppo economico”” (pag 133-134) [Joseph A. Schumpeter, a cura di Adelino Zanini, ‘Il fenomeno fondamentale dello sviluppo economico. Due capitoli dalla ‘Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (1911)’, Il Mulino, Bologna, 2015] [(12) Schumpeter cita a memoria dal ‘Manifesto del Partito comunista’. L’espressione esatta à da identificarsi nel passaggio in cui gli autori, tra gli effetti dell’assoggettamento delle forze naturali messo in atto dalla borghesia, annoverano «intere popolazioni sorte da nulla (‘ganze aus dem Boden hervorgestampste Bevölkerungen’)» (MEW, cit, vol. 4, p. 467)]”,”ECOS-032″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di FELS Rendigs”,”Il processo capitalistico. Cicli economici.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) si laureò in giurisprudenza all’Università di Vienna. Fu nominato professore di economia politica all’Università di Czernowitz, poi, dal 1911 a quella di Graz. Nel 1919 divenne ministro delle Finanze del governo della nuova repubblica austriaca. Dimessosi dall’università fu presidente di una banca privata, poi professore di finanza pubblica presso l’Università di Bonn. Nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University.”,”ECOT-282-FL”
“SCHURE’ Edouard”,”Les prophètes de la Renaissance. Dante, Leonard de Vinci, Raphaël, Michel-Ange, Le Corrège.”,”””Italie! Italie! terre des renaissances, Où le phénix du Beau rejaillit de ses cendres.”” “”In una cavalcata a cavallo con due giureconsulti di Bologna, Barbarossa pose loro una questione imbarazzante: “”Sono io il legittimo possessore della terra?””. Il primo rispose con una frase evasiva: “”Non ancora ‘realmente e attivamente'””. Il secondo, miglior cortigiano, replicò: “”Si, voi lo siete, anche in ciò che concerne la proprietà ‘reale’ e ‘attuale'””. In ricompensa per questo complimento, l’uomo di legge docile ricevette in regalo dall’ imperatore il cavallo che stava montando durante la passeggiata. L’ altro rientrò a piedi””. (pag 29) “”Più si conosce e più si ama”” Leonardo da Vinci, pag 94 “”O voi che avete gl’ intelletti sani Mirate la dottrina, che s’ asconde Sotto il velame degli versi strani.”” Dante (pag 33)”,”ITAG-140″
“SCHURER H.”,”The Russian Revolution of 1905 and the Origins of German Communism.”,”H. Schurer, bibliotecario all’Università di Londra. Al congresso di Londra del 1907 Rosa Luxemburg accetta la teoria di Trotsky della ‘rivoluzione permanente’ (pag 467)”,”RIRx-188″
“SCHÜRER Heinz”,”Die politische Arbeiterbewegung Deutschlands in der Nachkriegszeit 1918-1923. Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doktorwürde einer hohen Philosophischen Fakultät der Universität Leipzig.”,”Relatore Heinz Schürer ‘La politica del movimento operaio tedesco nel periodo postbellico 1918-1923′”,”MGEK-121″
“SCHURMANN Franz SCHELL Orville e altri”,”Cina, tremila anni.”,”Scritti: di MENCIO, Abate HUC, John K. FAIRBANK, PING TI-HO, Joseph R. LEVENSON, WU CHING-TZU, CH’IEN LUNG, Francois QUESNAY, WANG HSI-CHI, TSIANG TING-FU, Thomas MEADOWS, G.J. WOLSELEY, Wolfgang FRANKE, Robert HART, Mary C. WRIGHT, LI HUNG-CHANG, Walter H. SMITH, Benjamin SCHWARTZ, LIANG CHI-CHAO, SUN YAT-SEN, P.C. FITZGERALD, A. DOAK BARNETT, HU SHIH, CHOW TSE-TUNG, Harold ISAACS, HO KAN-CHIH, MAO TSE-TUNG, Theodore H. WHITE Annaler JACOBY, Mayling SOONG CHIANG, CHIANG KAI-SHEK, LU HSUN, K.N. LEI, C.W.H. YOUNG, Tibor MENDE, Edgar SNOW, Joseph STILWELL, Robert B. RIGG, Lionel Max CHASSIN, Jack BELDEL, Albert C. WEDEMEYER, William C. BULLITT, Dean ACHESON, Robert J. LIFTON, Vidya Prakash DUTT, Franz SCHURMANN, CHOH MING LI, Samuel B. GRIFFITH, A. DOAK BARNETT, Harry GELMAN, Ralph N. CLOUGH, LIN PIAO, James RESTON, William P. BUNDY, Michel OKSENBERG, KANG CHAO, Alexander ECKSTEIN, Sven LINDQVIST, CHEN TUNG-LEI, Stanley KARNOW, C.H.G. OLDHAM, Dean RUSK, CHOU EN-LAI, George T. TAYLOR, YUAN SHUI-PO, CHEN YI, Robert A. SCALAPINO, Joyce K. KALLGREN, Roger HILSMAN, Anne Louise STRONG, KAO CHU.”,”CINx-004″
“SCHUSCHNIGG Kurt von”,”Un requiem in rosso-bianco-rosso. Note del detenuto Dottor Auster.”,”Titolo originale dell’opera ‘Ein Requiem in Rot-Weiss-Rot’. Kurt Schuschnigg, nato in Austria il 14 dicembre 1897, fondatore e capo delle Obstmärkische Sturmscharen’ per l’indipendenza dell’Austria; ministro della Giustizia dal 1932 al 1934 e nel 1934 anche ministro dell’Educazione; cancelliere federale dopo l’assassinio di Dollfuss nel luglio 1934; cancelliere e ministro della Difesa e degli Esteri dal 1936 al 1938 e della Sicurezza pubblica nel 1937; capo del Partito cristiano-sociale e del Fronte patriottico dal 1936 al 1938; arrestato dopo l’annessione nazista nel marzo del 1938, imprigionato prima al Belvedere Palace di Vienna, poi in un campo di concentramento vicino a Kassel, nella prigione della «Gestapo», all’Hotel Métropole di Vienna, e poi a Nordlingen in Baviera, al Wittelsbach Palace vicino a Monaco, a Sachsenhausen presso Oranienburg, a Flossenburg in Baviera, a Dachau, infine in Tirolo, dove fu liberato dagli americani e quindi trasportato a Capri. Dopo la guerra ha vissuto in Italia’. ‘Questo di K. Schuschunigg, ultimo cancelliere austriaco prima dell’ Anschluss, oltre che un diario, è la rappresentazione di un dramma di un popolo e di un uomo, dramma narrato con sincerità fatta di sofferenza e di meditazione. Dopo aver definito storicamente la posizione dell’Austria di fronte alla Prussia e all’Europa tutta, l’autore ne svela la tragedia negli anni dal 1936 al 1938 attraverso la sua diretta esperienza di cancelliere a contatto con i Ministeri europei e con gli uomini responsabili di allora, da Hitler a Mussolini, Laval, Chamberlain, Ribbentrop e Ciano. Quindi l’autore scava nel suo dramma di uomo che dal giorno dell’Anschluss viene trascinato da un campo di concentramento all’altro sino a Dachau.’ ‘Il pangermanesimo è una concezione che ha per obiettivo soltanto l’unificazione di ogni altra indipendenza statale tedesca, condannata come espressione particolaristica. Questo atteggiamento antiaustriaco nel principio e nel metodo, che – d’altronde incomprensibilmente – fa valere proprio Federico il Grande e Bismarck come suoi eroi, portò Schönerer fino ad Adolf Hitler, dall’antico radicalismo del culto della razza germanica al nazionalsocialismo, diventando così un pangermanesimo in quintessenza. In esso è radicata la tesi enfaticamente proclamata del «popolo dominatore tedesco» e delle sue pretese di supremazia in Europa, con tutte le logiche conseguenze. Fin da sempre, questo pangermanesimo ha anche elevato a dogma supremo il vangelo dell’intolleranza quale imperativo ideologico; non solo, ma la pretesa del monopolio della ‘Weltanschauung, ins enso coscientemente anticattolico e sotto molti aspetti addirittura anticristiano; e da esso traggono origine il mito del sangue e la dottrina della razza. Immediatamente accanto a questo concetto pangermanico o germanico esclusivista viene quello totalgermanico. I totalgermanisti o comungermanisti vanno considerati da un punto di vista puramente storico e vano ricercati a partire dalla prima metà del XIX secolo; raggruppati, sul piano politico-economico, intorno al mondo concettuale di Friedrich List, per essi il problema consiste, a differenza delle conclusioni aggressive dei pangermanisti, in una questione tedesca di carattere puramente interno. Non Prussia o Austria, ma «tutta la Germania dev’essere la patria del tedesco». Con ciò è delineato il punto di vista della Grande Germania, che si volge contro i fautori di una Piccola Germania da cui l’Austria fosse esclusa. L’Austria stessa, il suo governo, il suo monarca e quella parte della sua popolazione che era essenzialmente d’appoggio allo stato, avevano sempre sostenuto il grangermanesimo fin quando la Prussia, nel 1866, con la forzata esclusione dell’Austria dalla compagine tedesca, non impose la soluzione nel senso della Piccola Germania. Dopo la prima guerra mondiale il concetto di Grande Germania assunse in Austria il significato politico di ‘Anschluss’. Conseguentemente l’idea originaria che presupponeva l’influenza direttrice dell’Austria nello spazio tedesco ne veniva fortemente limitata. Tutti coloro che nell’ideologia pangermanica, più tardi nazionalsocialista, scorgevano i più gravi pericoli e addirittura una minaccia all’esistenza non soltanto per l’Austria, ma per il germanesimo come tale; che per mentalità e coscienza intimamente ripudiavano la soluzione violenta di Hitler; che tuttavia si dichiaravano, come per l’innanzi, nel senso di una comunanza tedesca di destini e di civiltà, si separarono nettamente e inequivocabilmente dalle avventure pangermaniche e da ogni forma di politica di ‘Anschluss’, definendo il loro orientamento spirituale col nome di «singergermanesimo». Così si evitava la storicamente più incisiva espressione di «gran-germanesimo», che però, com’è stato poc’anzi illustrato, aveva assunto un significato più ristretto di partito politico. Ne derivava quindi che con una definizione s’intendeva un concetto ideologico, con l’altra un concetto di politica di potenza. Chi ai nostri giorni diceva «grangermanico» intendeva con ciò (e nonostante il 1866!) Bismarck e Treitschke; mentre «singermanico» significava Konstantin Frantz, Onno Klopp, Janssen, e anche Richard von Kralik e Ignaz Scipel. La concezione singermanica non vedeva l’ideale tedesco realizzato in uno stato unitario, ma nel federalismo; e non scorgeva un vantaggio politico nazionale nella soppressione dell’indipendenza statale austriaca e in genere nel livellamento spirituale dei Tedeschi. Al contrario, essa mirava a salvaguardare un grande, antico retaggio: l’unità spirituale, culturale, economica e, in un senso più ampio e più nobile della parola, politica dei Tedeschi. Compito che diventava addirittura inassolvibile con la salita al potere di Hitler nello stato unitario tedesco. Per il semplice motivo che Hitler, per potersi reggere, doveva rinnegare se non distruggere le più preziose eredità del diritto e del patrimonio culturale tedesco. Il rapporto tra l’Austria e la Germania, agli occhi dei singermanisti, era forse paragonabile a quello esistente fra il Belgio e la Francia; la comunanza tedesca di destini e civiltà si sarebbe dovuta estrinsecare, nello spirito di Goethe e di Beethoven, a favore dell’avvicinamento dei popoli e dei grandi ideali dell’umanità e della pace; e quindi avrebbe dovuto evitare il ripetersi della catastrofe mondiale del 1919-’18’ (pag 210-211)”,”AUTx-051″
“SCHÜTRUMPF Jörn, a cura”,”Jenny Marx. Oder: Die Suche nach dem aufrechten Gang.”,”‘Jenny Marx. O la ricerca del giusto passo'”,”MADS-686″
“SCHWAB George”,”Carl Schmitt. La sfida dell’eccezione.”,”SCHWAB George è docente di storia alla City University di New York. VP del National Committee on American Foreign Policy e direttore del CUNY Conference on History and Politics.”,”TEOP-420″
“SCHWARTZ Frank J. PHARR Susan J. a cura; saggi di Frank SCHWARTZ Sheldon GARON Andrew BARSHAY Tsujinaka YATAKA Robert PEKKANEN Helen HARDACRE Margarita ESTEVEZ-ABE Robert BULLOCK Suzuki AKIRA Patricia MACLACHLAN Laurie FREEMAN David JOHNSON Yamagishi TOSHIO Kim REIMANN Susan PHARR”,”The State of Civil Society in Japan.”,”Saggi di Frank SCHWARTZ Sheldon GARON Andrew BARSHAY Tsujinaka YATAKA Robert PEKKANEN Helen HARDACRE Margarita ESTEVEZ-ABE Robert BULLOCK Suzuki AKIRA Patricia MACLACHLAN Laurie FREEMAN David JOHNSON Yamagishi TOSHIO Kim REIMANN Susan PHARR. PHARR è l’ E.O. Reischauer Professore di Politica giapponese e Direttore del programma su US-Japan Relations alla Harvard University. SCHWARTZ è Associate Director of Harvard University’s Program on US-Japan Relations. “”In un recente libro teorico esaminando le relazioni tra legge e democrazia, Jürgen Habermas (1998) sostiene che è possibile valutare la qualità di una democrazia sulla base dell’ estensione a cui le istituzioni formali di deliberazione e decisione (come il parlamento e i ministeri) sono aperti agli input della sfera pubblica informale””. Per Habermas, la sfera pubblica politica è un importante componente raziocinante (discursive) della società civile che agisce come una “”cassa di risonanza per problemi che devono essere gestiti dal sistema politico perché essi non possono risolti altrove””””. (pag 235) “”Lo stesso MITI fu spinto per riforme LSL dalla fine degli anni 1980, ancora anticipando la richista degli Stati Uniti. Nell’ estate del 1989, il MITI propose l’ abolizione di tutti le regolamentazioni locali sull’ apertura dei negozi al dettaglio, ma si fermò di fronte all’ opposizione delle prefetture.”” (pag 193)”,”JAPx-057″
“SCHWARTZ Benjamin I.”,”Chinese Communism and the Rise of Mao.”,”SCHWARTZ Benjamin I. è Assistant Professor of History and Research Associate of the Russian Research Center, Harvard University. Le sue fonti includono materiali russi, giapponesi e cinesi mai usati in precedenza dalla letteratura occidentale sul comunismo cinese L’elaborazione della teoria della rivoluzione permanente di Parvus e Trotsky. “”This impression of ulterior motivation is further heightened by Chü’s studied effort to identify Peng – and Ch’en behind him – with the Trotskyst opposition in Moscow. There could, of course, be no more effective way of discrediting the Chinese party leadership in the eyes of Stalin. On what does Ch’ü rest his attack? He rests it on the grounds of presumed resemblance between Peng Sh-chih’s theory and the Trotsky theory of ‘permanent revolution’. What exactly is the theory of the ‘permanent revolution’? Since we shall meet this term constantly in our further investigation, it is appropriate that we attempt to define it here. The phrase itself is taken from Marx, but he theory, devised at the time of the 1905 revolution in Russia, was the joint creation Parvus and Trotsky. Trotsky contended that, while the Russian proletariat was still small, it had come into being in an era in which world capitalism had already reached a high degree of maturity. Is such a period, the Russian revolution could hardly be expected to follow the old paths of bourgeois revolution in the West. For, in spite of its small size, to the socialist experience of the proletariat in the West, while the Russian bourgeosie on the other hand had been kept weak by the power of autocracy. It was thus to be expected that when the bourgeois democratic revolution broke out, the proletariat would esasily be able to capture the leadership of the revolution and of the nonproletarian masses. “”Once the revolution is victorious, political power necessarily passes over into the hands of the working class which has played the leading role in the struggle””. The working class, moreover, was the class destined by history to achieve socialism. “”The political supremacy of the proletariat is incompatible with its economic slavery””. Hence, the victorious proletariat would of necessity have to break out of the groove of bourgeois democracy and carry the revolution forward to socialism. Meanwhile, the spark of the successful revolution in Russia might finally ignite the long overdue socialist revolution in the West, thus fusing the socialist revolution in Russia with the world-wide socialist revolution.”” (pag 72-73)”,”MCIx-028″
“SCHWARTZ Fernando”,”La internacionalización de la guerra civil española, julio de 1936 – marzo de 1937.”,”SCHWARTZ Fernando è nato nel 1937, in piena guerra civile. Ha studiato diritto nell’Università di Madrid e ha iniziato la carriera diplomatica nel 1968 destinato all’ambasciata di Londra. Poi ha passato tre anni in Costa Rica.”,”MSPG-262″
“SCHWARTZ Donald V.”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Brezhnev Years 1964-1981. Volume V.”,”Donald V. Schwartz is a member of the Department of Political Economy at the University of Toronto. Preface General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-035-FL”
“SCHWARZ Arturo”,”André Breton Leone Trotsky. Storia di una amicizia tra arte e rivoluzione.”,”SCHWARZ ha conosciuto bene BRETON ed è stato trotskista per 20 anni. Qui rievoca la storia dell’intesa intellettuale del poeta e del politico iniziatasi nel 1925. Il saggio si avvale di appunti presi dall’A durante le sue conversazioni con BRETON nel 1955 e sulle testimonianze dei due principali protagonisti presenti agli incontri tra BRETON e T. in Messico: Jan van HEIJENOORT, allora segretario di T. e Jacqueline LAMBA, vedova di BRETON. Utilizza anche i ricordi di Pierre NAVILLE, fiduciario di T. in FR all’epoca e di Marguerite BONNET, curatrice delle opere di BRETON. Al saggio segue il manifesto ‘Per un’ arte rivoluzionaria indipendente’ redatto da BRETON e T., l’intervista con LAMBA, un’antologia di scritti di BRETON su T. e sulla Q del rapporto intellettuali – potere, intellettuali – rivoluzione.”,”TROS-009″
“SCHWARZ Arturo”,”Breton e Trotsky. Storia di un’ amicizia.”,”””Non vi era quindi una divergenza di opinioni. Non vi è dubbio, però, che lo stress di quelle lunghe serate di discussioni e la loro frequenza determinarono in Breton, affetto da quello che egli stesso definisce complesso di Cordelia, la violenta crisi che gli impedì di partecipare a quelle sedute. Marguerite Bonnet mi confermò, a sua volta, quanto fosse vivo questo complesso cordeliano, rammentandosi che Breton gliene aveva parlato più volte. Quanto Trotsky si sbagliasse nell’ esprimere una preoccupazione circa i loro rapporti futuri è dimostrato dal fatto che Breton rimase fedele, fino all’ultimo, alla sua amicizia con Trotsky””. (pag 77).”,”TROS-080″
“SCHWARZ S. von”,”Rückblick und Ausblick über die russische Gewerkschaftsbewegung. (Uno sguardo sul passato e sul presente del movimento sindacale russo)”,”3. Il problema fondamentale della politica di organizzazione. Das Problem der freiwilligen bezw. der obligatorischen Mitgliedschaft, wie es in Rußland im Jahre 1922 zur Debatte stand, ist von dem gleichlautenden Problem, wie es zuweilen in den westeuropäischen, vor allem in englischen Gewerkschaften aufgeworfen wird, grundverschieden.”” (pag 9) “”Il problema dell’ iscrizione volontaria e/o obbligatoria, come è stato dibattuto in Russia nel 1922, è lo stesso problema dei sindacati in Europa Occidentale, soprattutto dei sindacati inglesi sollevato di volta in volta, ma è fondamentalmente differente.”””,”RIRO-293″
“SCHWARZ Arturo, interventi di J. ABEILLE A. ALGOUD P.L. AUBERY E. BATTISTI J. BECK H. BECKER J.L. BEDOUIN M. BOOKCHIN V. BOUNOURE P. BOURGEADE N. CALAS M. CARASSOU A. CAVALIERE N. CHOMSKY D. COOPER F. COSTANTINI S. DE CRESCENDO A. CRUZEIRO SEIXAS R. DADOUN J.M. DEBENEDETTI C. DESCAMPS P. DHAINAUT G. DUCORNET G. DUNANT G, DUROZOI F. ELIET L. FERLINGHETTI L. FERRE’ P. FEYRABEND E. FILIPPINI P. FLECCHIA D. FO W. FREDDIE R. GALIZOT G. GHEZ A. GINSBERG J. GLADIATOR A. GNISCI J.M. GOUTIER J. HASSOUN M. HENRY J. HEROLD M. VAN HIRTUM R. JOHNSON M. KIRBY P. KRAL D. LABAYS R. LAING J.C. LAMBERT J. VAN LANGHENHOVEN J.J. LEBEL R. LEBEL G. LEGRAND S.J. LITTLE M. MAFFESOLI S. MAHIEU L. MALET J. MALINA J. MANSOUR M. MARIEN H. MILLER J. MIRO’ J.M MOESMAN G. NICCOLAI L. NOVAK C. D’ORGEIX H.M. POLVAN F. RAME M. REMY F. SAMUEL S. SCHWARTZ M. SEUPHOR SINE’ G. SNYDER A. SPATOLA E. TADINI L. VANCREVEL P. VANDREPOTE S. WALD I. WALDBERG K. WHITE G. ZANGA L. ZELLER LIVING THEATER GRUPPO MARGES GRUPPO MELMOTH”,”Anarchia e creatività.”,”Interventi di J. ABEILLE A. ALGOUD P.L. AUBERY E. BATTISTI J. BECK H. BECKER J.L. BEDOUIN M. BOOKCHIN V. BOUNOURE P. BOURGEADE N. CALAS M. CARASSOU A. CAVALIERE N. CHOMSKY D. COOPER F. COSTANTINI S. DE CRESCENDO A. CRUZEIRO SEIXAS R. DADOUN J.M. DEBENEDETTI C. DESCAMPS P. DHAINAUT G. DUCORNET G. DUNANT G, DUROZOI F. ELIET L. FERLINGHETTI L. FERRE’ P. FEYRABEND E. FILIPPINI P. FLECCHIA D. FO W. FREDDIE R. GALIZOT G. GHEZ A. GINSBERG J. GLADIATOR A. GNISCI J.M. GOUTIER J. HASSOUN M. HENRY J. HEROLD M. VAN HIRTUM R. JOHNSON M. KIRBY P. KRAL D. LABAYS R. LAING J.C. LAMBERT J. VAN LANGHENHOVEN J.J. LEBEL R. LEBEL G. LEGRAND S.J. LITTLE M. MAFFESOLI S. MAHIEU L. MALET J. MALINA J. MANSOUR M. MARIEN H. MILLER J. MIRO’ J.M MOESMAN G. NICCOLAI L. NOVAK C. D’ORGEIX H.M. POLVAN F. RAME M. REMY F. SAMUEL S. SCHWARTZ M. SEUPHOR SINE’ G. SNYDER A. SPATOLA E. TADINI L. VANCREVEL P. VANDREPOTE S. WALD I. WALDBERG K. WHITE G. ZANGA L. ZELLER LIVING THEATER GRUPPO MARGES GRUPPO MELMOTH”,”ANAx-308″
“SCHWARZ Arturo”,”Breton, Trotskij e l’anarchia.”,”Arturo Schwarz e Multipla edizioni, Milano Arturo Schwarz. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1924, ha svolto attività politica in Egitto poi, dal 1949, in Italia, dove è tra i fondatori della sezione italiana della Quarta internazionale dalla quale si è staccato nel 1967. Ha svolto attività di editore, libraio, gallerista d’arte. Ha scritto molte opere (v. risvolto 4° copertina)”,”TROS-217″
“SCHWARZ Solomon M.”,”Labor in the Soviet Union.”,”SCHWARZ Solomon M.”,”RUSU-226″
“SCHWARZ Arturo”,”Imperialismo e razzismo. Contributi alla discussione. (in) ‘1° Congresso culturale dell’Avana (4-11 gennaio 1968). Risoluzioni e interventi’. A cura di Ettore Desideri.”,”””In Egitto, la crisi arabo-israeliana serve da pretesto a Nasser per continuare la persecuzione di tutti gli elementi di sinistra, anche di quelli più moderati, proseguendo così nella politica dei suoi predecessori: Neguib e Faruk; persecuzione che va di pari passo con quella dei Copti al Nord e dei Nubiani al Sud. Lo sceicco Hassan el Bakuri, ministro dei Wakps, spiegava recentemente: “”Se affermiamo che gli arabi sono la migliore nazione proposta agli uomini è perché si tratta di un fatto rivelato dal Corano e di una verità enunciata nei suoi versetti””. Per quanto riguarda il clericalismo della casta militare al potere basta ricordare che la Carta d’Azione Nazionale di Nasser esige dal cittadino: “”Una fede incrollabile in Dio, nei Suoi profeti, nei Suoi santi, che Egli ha inviato per guidare e portare la verità agli uomini, in ogni tempo e in ogni luogo””. Marx aveva già denunciato il pericolo del pan-islamismo che si identifica con il pan-arabismo quando scriveva: “”Il Corano e la legislazione musulmana che ne deriva riducono la geografia e l’etnolgoia a una distinzione comoda e semplice tra due paesi e due nazioni, i fedeli e gli infedeli. La nazione infedele è “”harbij””, cioè nemica. L’islamismo non riconosce il diritto alla esistenza alle nazioni degli infedeli e postula uno stato di ostilità permanente tra musulmani e non credenti””. Cosí – come pure in Indonesia – l’islamismo serve da alibi per la persecuzione della sinistra egiziana. (…)”” (pag 127-128) C’è anche un intervento di Rossana Rossanda”,”PVSx-003-FPA”
“SCHWARZ Solomon M.”,”The Russian Revolution of 1905. The Workers’ Movement and the Formation of Bolshevism and Menshevism.”,”The Russian Revolution of 1905 is the first volume to appear in an important new sries, “”The History of Menshevism””. Its author, Solomon Schwarz, has brought to his analysis a remarkable range of perspectives. Preface by Leopold H. HAIMSON, Introduction: The Basic Conception of the Revolution, Appendixes: 1. The theory of Permanent Revolution; Parvus and Trotsky, 2. The Demonstration of November 28, 1904, in Petersburg, 3. The Genesis of the Bureau of the Committees of the Majority (BCM), 4. Zubatovism and Gaponism, 5. Social-Democracy and the Zubatov Movement, 6. The Baku Strike of December, 1904; Myth and Reality, 7. The Libetationists and the Trade-Union Movement, 8. V.P. Akimov on the Interrelations of Trade Unions and the Party, 9. Lenin’s Theory of Trade Unions, ‘Spontaneity’, and ‘Consciousness’, 10. The Myth of the ‘Liberationist’ Origin of the Petersburg Soviet of Workers’ Deputies, 11. The Ivanovo-Voznesensk Sobranie Upolnomochennykh; Myth and Reality, 12. The Moscow Soviet of Workers’ Deputies; Myth and Reality, Index, Hoover Institution Publications,”,”RIRx-064-FL”
“SCHWARZ Arturo”,”Breton, Trotskij e l’anarchia.”,”Arturo Schwarz, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1924, ha svolto attività politica prima in Egitto poi, dal 1949, in Italia, dove è tra i fondatori della sezione italiana della Quarta Internazionale dalla quale si è staccato nel 1967. Dopo un primo periodo di rapporti epistolari (1944-48), incontra Breton a Parigi nel 1949, inizia così un’amicizia che finirà solo alla morte del poeta, nel 1966. L’autore analizza i rapporti tra André Breton e leone Trotskij e quindi la problematica cultura e politica, intellettuali e potere, intellettuali e rivoluzione.”,”TROS-040-FL”
“SCHWARZ Arturo”,”Breton e Trotsky. Storia di un’amicizia.”,”Per la traduzione francese (1977) della prima edizione di questo libro ho completato la parte ‘Documenti’ con una scelta di testi, per la maggior parte pubblicati dopo il 1945, nei quali Breton si esprime sul ‘realismo socialista’ e l’anarchia. Ho ripreso, tra l’altro, tutti i suoi contributi al periodico anarchico Le Libertaire.”,”TROS-047-FL”
“SCHWARZENBERG Claudio”,”Il sindacalismo fascista. Problemi di storia.”,”L’A, nato a Fiume nel 1938, insegna storia del diritto italiano nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Univ di Roma. Si interessa in particolare di storia assicurativa, ospitaliera, previdenziale e sindacale. Fra i suoi recenti volumi: ‘Ricerche sull’assicurazione marittima a Venezia dal dogado di Pasquale Cicogna al dogado di Paolo Renier’ (MILANO, 1969), ‘Breve storia dei sistemi previdenziali in Italia’ (TORINO, 1971). “”Vi fu in effetti, proprio in quel periodo (al secondo convegno di studi corporativi che si tenne a Ferrara nel maggio 1932) una breve stagione di notorietà del corporativismo di sinistra, di coloro, cioè, che si proclamavano fautori della corporazione quale mezzo per decretare la fine del capitalismo e della proprietà privata dei mezzi di produzione e vedevano il corporativismo come radicale trasformazione delle tradizionali strutture economiche e sociali. Ma queste teorie ebbero vita assai breve. Al convegno di Ferrara esplose la tesi di sinistra nella relazione presentata da Ugo Spirito tutta imperniata sul concetto della corporazione proprietaria e della risoluzione del sindacalismo nel corporativismo integrale. In quell’ occasione, Spirito affermò che “”la Carta del lavoro, affermando nell’ articolo VII che “”l’ organizzazione privata della proprietà essendo una funzione di interesse nazionale, l’ organizzazione dell’ impresa è responsabile dell’ indirizzo della produzione di fronte allo Stato””; dà il colpo mortale alla concezione libera della proprietà. In questa affermazione, che è il fondamento della nuova scienza dell’ economia, è pure tutto il significato politico, morale, religioso della rivoluzione fascista””. Per realizzare questa rivoluzione, era necessario rendere integrale il corporativismo, che ancora non lo era in quanto continuava a sussistere, al suo fianco, il sindacalismo basato sulla distinzione delle classi e sulla contrapposizione fra datori di lavoro e prestatori d’ opera””. (pag 61)”,”MITT-031″
“SCHWARZENBERG Claudio”,”Il sindacalismo fascista.”,”Fondo FM SCHWARZENBERG Claudio è nato a Fiume nel 1938, insegna storia del diritto italiano nella Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Roma. Ha scritto una ‘Breve storia dei sistemi previdenziali in Italia’ (1971).”,”ITAF-218″
“SCHWARZFUCHS Simon”,”Napoleon, the Jews and the Sanhedrin.”,”Sanhedrin (Sinedrio) è uno dei dieci trattati del Seder Nezikin (Ordine dei Danni, una sezione della Mishnah e del Talmud che tratta dei danni civili e penali, nelle procedure giudiziarie). In origine formava un unico trattato con Makkot, anch’esso sulla legge penale. La Gemara del trattato è importante poiché precorre lo sviluppo dei principi di ordinamento giuridico della Common law, per esempio la presunzione di innocenza e la norma della condanna penale che richiede il concorso di dodici. (wikip)”,”FRAN-084-FSL”
“SCHWARZKOPF Jutta”,”Women in the Chartist Movement.”,”SCHWARZKOPF Jutta Research Associate Institute of Technology and Education, Bremen University.”,”MUKC-026″
“SCHWARZSCHILD Léopold”,”Karl Marx.”,”‘Il primo grande attacco scientifico contro la scienza marxista’ “”Survint alors la première grande attaque scientifique contre la scienze marxiste. Elle était menée par un savant, socialiste lui-même, et qui jouissait d’une influence considèrable sur le mouvement ouvrier allemand. Les critiques du Dr Dühring, professeur à l’Université de Berlin, portaient en général sur les trois livres; elles lacèraient sans merci Marx et ses dogmes. «Scolastique, sectaire, incapacité de facultés de pénétration et d’organisation, déformation de la pensée et du style, trivialité du langage, vanité, duperie, conceptions stupides qui ne sont, en fait, que les représentations bâtardes d’une fantasie de la logique et de l’historie, décevant imbroglio, inaptitude philosophique et scientifique» (18). Et, disait ce socialiste, les théories de Marx conduisent pratiquement, à un système autocratique révoltant alors que leur but devrait être «anticratique!» (19). Bakounie «redivivus». Pour la première fois, «notre théorie» dut se retrancher derrière une position de défense. Engels se mit au travail. Il écrivit un livre contre «la Révolution dans la Science du Sieur Eugène Dühring». Marx lui-même y collabora en écritant un chapitre, et ce fut, sans contredit, une oeuvre importante. Elle présentait pour la première fois la philosophie économique de l’Histoire sous une forme concrète et compréhensive. Il en résulta néanmoins un surcroît d’amertume. Elle parut en extraits dans le journal du parti: «Forwärts» (a). On suggèra au congrès annuel du parti de suspendre la publication de ces extraits, car «il n’offraient aucun intérêt pour la majorité des lecteurs et, en fait, leur répugnaient au plus haut degré» (20). Avec beaucoup de travail et de peines, on arrrive a un compromis. L’ «Anti-Dühring», l’oeuvre commune de Marx et d’Engels qui devait plus tard figurer comme le second document important du socialisme marxiste, fut exclus des pages de «Forwärts», et publié dans un supplement. Au cours de l’année 1878, des coups de feu furent tirés deux fois contre l’empereur d’Allemagne. L’un le manqua, l’autre le blessa. Aucun des assassins n’etait membre du parti, mais tous deux sympathisaient avec le camp «rouge». Cela souleva une tempête contre le parti marxiste que Marx considerait lui-même comme si tiéde et si apathique. Le pays, au contraire, jugea que la fureur empoisonnée du parti avait dépassé les bornes. On avait atteint une limite. Même un pays libéral ne pouvait laisser abuser de son libéralisme pour aller à sa perte. Et l’ancienne incitation de meurtre de Marx tut évoquée pour porter témoignage contre le parti. L’apologie qu’il avait faite de la Commune de Paris et du meurtre des otages, fut un témoignage de plus. Parlant au Reichstag, Bismarck demanda la suppression des organizations socialistes et de la presse socialiste. Les débats durérent plusieurs semaines. Jamais auparavant le socialisme n’avait suscité de si profonds débats, et il y eut des minutes du plus haute intérêt”” (pag 392-393)]Léopold Schwarzschild, ‘Karl Marx’, Editions du Pavois, Paris, 1950] [(18) Fréderic Engels, ‘Anti-Dühring’, p. 28, Edition anglaise; (19) Gustav Mayer, ‘Frédéric Engels’, Edition américaine, p. 236; (20) Franz Mehring, ‘Karl Marx’, Editions allemande, p. 517; (21) Otto von Bismarck, Discours au Reichstag Allemand, 17 septembre 1878; (a) ‘En avant’]”,”MADS-002-FMB”
“SCHWEITZER Sylvie”,”Les femmes ont toujours travaillé. Une histoire du travail des femmes aux XIX et XX siecles.”,”SCHWEITZER Sylvie è una storica che insegna all’ Università Lumiere-Lyon II. Le sue ricerche si sono incentrate sulla storia contemporanea del lavoro, sia che si tratti del taylorismo che di imprenditori.”,”DONx-011″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, S1
“SAAGE Richard”,”Interpretazioni del nazismo.”,”SAAGE Richard, nato nel 1941, insegna all’ Università di Göttingen. Tra le sue opere ricordiamo ‘Zum Begriff der Parteien und des Parlaments bei Karl Schmitt und Gerhard Leibholz’ (1969), ‘Eigentum, Staat und Gesellschaft bei Immanuel Kant’ (1973), ‘Probleme der Sozialgeschichte der amerikanischen Revolution’ (1974).”,”GERN-073″
“SAAGE Richard”,”Interpretazioni del nazismo.”,”Richard Saage, nato nel 1941, insegna all’Università di Göttingen. Tra le sue opere ricordiamo: Zum Begriff der Parteien und des Parlaments bei Carl Schmitt und Gerhard Leibholz, Eigentum, Staat und Gesellschaft bei Immanuel Kant, Probleme der Sozialgeschichte der amerikanischen Revolution.”,”GERN-022-FL”
“SAAGE Richard”,”L’Utopia in Età Moderna.”,”Nato nel 1941, Richard Saage è professore presso l’Istituto di Scienze Politiche della Georg-August Universität di Gottingen. Principali tematiche della sua attività di ricerca: storia delle idee politiche e delle utopie sociali, movimento operaio, fascismo e conservatorismo. A proposito del romanzo utopico l’autore cita per il XX secolo H.G. Wells, Uomini come dei, e sull’utopia bolscevica A. Bogdanov Il pianeta rosso (1907) e L’ingegnere Menni (1912) (pa 211) La critica di Marx ed Engels alle concezioni dei socialisti utopistici (pag 298). Marx ed Engels a parte alcuni accenni in ‘Ideologia tedesca’ e ‘Critica al programma di Gotha’, taceranno sull’assetto futuro del socialismo realizzato. (pag 298)”,”SOCU-220″
“SABA Vincenzo VENTO Salvatore REINA S.J. Mario MANGHI Bruno BENTIVOGLI Franco MORESE Raffaele ITALIA Gianni CASELLI Lorenzo CELLA Gian Primo ROSATI Domenico SAPELLI Giulio RIESER Vittorio CHARRIER Fernando HÉRITIER Pierre MELE Pierluigi, saggi di”,”Sindacalismo e laicità. Il paradosso della CISL. Cinquant’anni di storia sindacale.”,”Fondo Zucchiati Rapporto sindacato-partiti “”Per limitarci al dopoguerra basti ricordare come, all’origine della scissione della Cgil e della nascita della Cisl, vi fosse stato un serrato dibattito sul tema dell’autonomia sindacale rispetto alle forze politiche. Il “”patto di unificazione delle forze sociali e democratiche”” stipulato a Roma, il 30 aprile 1950, che rappresenta ‘l’atto di nascita della Cisl’, negli artt. 1 e 2 compie una scelta di fondo: tra due concezioni del sindacato, l’uo di un sindacato strumento dei partiti politici e l’altra di un ‘sindacato libero da ogni vincolo che lo leghi a correnti politiche o ideologiche’, esso sceglie la seconda”” (pag 40) (Mario Reina S.J., La Cisl e il ruolo del sindacato)”,”SIND-126″
“SABA Andrea Filippo”,”L’imperialismo opportunista. Politica estera italiana e industria degli armamenti (1919-1941).”,”Due modelli relativi alla politica italiana di espansione: il modello imperialista e il modello opportunistico – geostrategico – commerciale (pag 239-262) Andrea Filippo Saba è dottore di ricerca in Storia e Civiltà presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. È cultore di Storia contemporanea del 1996 e assegnista dal 1998 presso l’Università di Sassari (…) Ha ricevuto un post-dottorato dall’Università Bocconi di Milano. Si occupa di storia della politica estera e dell’espansione economica italiana. Gli anni Venti e Trenta. “”La cantieristica militare italiana soffrì ovviamente degli stessi problemi di quella mercantile, anche se le esigenze della difesa nazionale ne mitigarono la crisi, con l’ottenimento di commesse annuali regolari da parte della Regia marina. Con il 1927 comunque ripresero le costruzioni in grande stile: furono impostati per l’Argentina, infatti, i due incrociatori pesanti «Almirante Brown» e «Veintecinco de Mayo» da 6.800 tonnellate di dislocamento ‘standard’. L’impresa cantieristica che più produsse per i mercati esteri fu l’Odero che dagli scali di Genova e di Spezia varò complessivamente circa 15.000 tonnellate di naviglio da guerra, il 30% della produzione totale italiana nel periodo interbellico. In seconda posizione si attestarono i cantieri Odlando di Livrno, che costruirono circa il 13,5% della produzione nazionale. Ma, mentre la Odero aveva ottenuto commesse di sommergibili, cacciatorpediniere e cannoniere da Argentina, Paraguay, Brasile e Grecia, i cantieri Orlando avevano costruito il solo incrociatore argentino. Tra il 1926 ed il 1929 le due società furono riunite inuna unica impresa dalla Terni, che ne deteneva il controllo insieme alla Vickers, e in seguito alla fusione la Oto cominciò a insidiare seriamente i mercati internazionali contravvenendo senza remora alcuna agli accordi relativi alle artiglierie e alle corazze stilati dall’azienda metallurgica ternana nel 1923 con i produttori esteri (21). (…) Un certo numero di commesse andò poi ai Cantieri Riuniti dell’Adriatico, che in campo bellico lavorarono esclusivamente per la Marina thailandese, e all’Ansaldo di Genova, che costruì due cacciatorpediniere per la Turchia e due cannoniere per l’Unione Sovietica, per un totale di 4.200 tonnellate. La società genovese aveva gravi problemi organizzativi e gestionali e non riusciva a rendere competitivi i suoi prodotti navali; la sua crisi strutturale venne superata intorno al 1934 quando, dopo essere passata all’Iri, il volume del fatturato e delle ordinazioni crebbe costantemente, mentre gli addetti passarono dagli 11.800 ai 22.500 del 1939 (22)”” [note:(21) Cfr. L. Segreto, ‘Una joint-venture fallimentare. La Vickers, la Terni e l’industria italiana degli armamenti (1905-1933)’ in “”Quaderni ERSU, s.d., pp: 16-17; (22) Cfr. M. Doria, Ansaldo. L’impresa e lo stato, cit., pp. 190-195, 206-207, G. Mellinato, ‘L’Iri e un tentativo di riorganizzazione del settore contieristico negli anni Trenta’, in “”Archivi e Imprese””, n. 13, 1996, pp. 60-68; Id., Traffici, navi e cantieri nella Venezia Giulia tra guerra mondiale e autarchia’, Pavia, Università degli Studi di Pavia, tesi di dottorato e P. Frangiacomo, ‘La grande fabbrica’, cit.] (pag 31-32-33) “”Lo stesso Clausewitz espresse l’analogia fra guerra e commercio, in seguito ripresa da Engels particolarmente evocativa e simbolica per il concetto di rappresentazione e viatico della guerra costituito dalle vendite internazionali delle armi (39). La guerra d’Etiopia può essere considerata il fallimento effettivo della strategia espansiva basata sul commercio di armamenti, che avrebbe dovuto essere necessariamente di periodo medio-lungo: alcuni successi significativi e prestigiosi, anche successivi alla conquista dell’Impero, limitati ai primi stadi del modello utilizzato, non erano sufficienti a impostare relazioni più approfondite con i governi acquirenti. Le fasi inziali della scansione qui definita si risolsero nell’affollare maggiormente tutta una serie di politche, misure, ordini che danno conto dell’«imperialismo secondario e singolarmente squilibrato e inconseguente» quale fu l’italiano, accentuandone le caratteristiche di opportunismo e di incongruenza. Non bisogna sottovalutare, inoltre, il valore di autolegittimazione che il conflitto etiopico diede all’Italia, la cui modernizzazione era stata portata a termine dal regime fascista, un processo simile a quello avviato dalla Germania con la prima guerra mondiale, mentre Mussolini affrontava in modo parallelo a Gran Bretagna e Francia la conquista coloniale, a rendere verificata la parabola che in passato, in un lasso di tempo più lungo, aveva consacrato le due potenze. Ma se la guerra è un «processo intrinsecamente cumulativo», essa ebbe l’apogeo della sua cultura luttuosa nel secondo conflitto mondiale, anche per l’Italia (45)”” [(39) Cfr. L. Ceva e A. Curami, ‘Industrie de guerre et Etat’, cit, pp. 37-39; P. Frascani, ‘Per una interpretazione della politica di intervento pubblico’, cit., pp: 579, 595-599; P. Ciocca, ‘L’economia “”fascista”” nel contesto internazionale’, cit., pp. 194-195; D. Pick, ‘La guerra’, cit., pp. 17-18, 60-61, 72-73; (40) E. Santarelli, ‘L’espansionismo imperialistico’, cit., p. 410 e D. Pick, ‘La guerra’, cit., pp. 340, 372-374, 382-384, 382 n. Come già visto, perciò l’imprecisione e la mancanza di decisione nella preparazione militare svalutano molto, in ogni caso, l’applicazione del modello imperialista sovraespansionista di Snyder, anche se i singoli elementi astraibili dalla situazione italiana – autarchia, aggressività, sindrome di accerchiamento – disporrebbero a suo favore”” (pag 261)”,”ITQM-249″
“SABAEVA M.F. a cura”,”Storia della pedagogia prima e dopo Marx.”,”””Nel suo discorso sulla tomba di Marx, Engels disse: “”Marx ha scoperto la legge dell’evoluzione della storia umana, il semplice fatto che gli uomini devono in primo luogo mangiare, bere, avere un alloggio e vestirsi, e solo dopo di ciò saranno in condizioni di occuparsi di politica, di scienza, di arte, di religione, ecc.; in conseguenza, la produzione dei mezzi materiali necessari alla vita, come pure ogni fase dello sviluppo economico del popolo e di una età formano la base, da cui partono le istituzioni statali, i doveri giuridici, l’arte e le credenze religiose di alcuni uomini, e che deve perciò essere spiegata a loro, ma non certo nel senso in cui ciò è stato fatto sinora”” (Discorso sulla tomba di Marx, in Marx ed Engels, Opere scelte, vol II, Mosca, 1949, p. 157) [M.F. Sabaeva a cura, Storia della pedagogia prima e dopo Marx, 1960] (pag 216-217) “”Rivolgendosi ai teorici borghesi (…) i fondatori del maxismo scrivevano: “”Forse la vostra educazione non è essa pure determinata dalla società, dalle condizioni sociali entro le quali voi siete educati, dall’intervento indiretto della società, dall’organizzazione delle scuole, ecc.? Non sono stati i comunisti ad inventare l’influenza della società sull’educazione; essi vogliono mutarne soltanto il carattere, eliminare l’influenza della classe dominante su di essa”” (Marx Engels, Opere, vol V, p. 499) . Basandosi sullo studio di un vasto materiale concreto Marx ed Engels dettero nelle loro opere un’analisi,singolare per profondità scientifica, del carattere classista dell’educazione borghese, nella nazione più progredita di quel tempo a regime capitalista, cioè l’Inghilterra””. (pag 219) [M.F. Sabaeva a cura, Storia della pedagogia prima e dopo Marx, 1960] “”Quali sono le singole parti dell’educazione comunista, che deve formare i creatori evoluti della società socialista? A queste domande Marx risponde come segue: “”Sotto il termine di educazione noi comprendiamo tre cose: primo, l’educazione intellettuale; secondo, l’educazione fisica, che si impartisce nelle scuole ginniche e in quelle militari; terzo, l’insegnamento tecnico (1), che fa conoscere i principî fondamentali di tutti i processi di produzione, e nello stesso tempo dà al bambino e all’adolescente i fondamenti dell’istruzione con gli strumenti produttivi più semplici”” (Marx ed Engels, Opere, vol. XIII, p. 199) – (1) Nel saggio ‘Istruzione’, scritto in inglese, parla dell’insegnamento tecnologico”” [‘Storia della pedagogia prima e dopo Marx’, 1960] (pag 227)”,”GIOx-130″
“SABAHI Farian”,”Storia dell’ Iran.”,”SABAHI Farian insegna alla Facoltà di Lettere dell’ Università di Ginevra e ha tenuto corsi all’ Università Bocconi di Milano. Scrive sull’ Islam e il Medio Oriente per il ‘Sole 24 Ore’. Ha pubblicato varie opere. “”Nel gennaio del 1946 l’ Iran chiese il ritiro delle truppe sovietiche di fronte alle Nazioni Unite. Mese dopo mese, il governo sovietico aveva infatti continuato ad aumentare il numero di truppe stazionate in Azerbaigian, suscitando una certa ansia negli Alleati e dando così avvio alla prima crisi della guerra fredda. Sia la Gran Bretagna sia gli Stati Uniti avevano già ritirato i propri eserciti e appoggiavano le richieste iraniane. Tuttavia di fronte alla continua presenza sovietica, Londra non esitò a coltivare le amicizie necessarie a difendere i propri interessi nell’ Iran meridionale. E Washington, da parte sua, dislocò nuovamente le proprie forze armate in prossimità del Golfo Persico. Nel 1946 gli scenari che si stavano profilando all’ orizzonte erano quindi due: una divisione dell’ Iran da parte degli Alleati oppure un aperto conflitto tra gli stessi. La tensione si sciolse a maggio, quando Mosca ordinò il ritiro del proprio esercito””. (pag 102)”,”VIOx-115″
“SABAHI Farian”,”Storia dell’Iran.”,”Una storia dell’Iran che aiuta a comprendere una delle realtà più complesse del mondo. Una storia del Novecento che inizia con qualche anno di anticipo, nel 1892, anno in cui i religiosi strinsero alleanza con i mercanti per protestare, con un vero e proprio boicottaggio, contro la decisione del sovrano di dare il tabacco in concessione a uno straniero. Farian Sabahi insegna alla Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra e ha tenuto corsi all’Università Bocconi di Milano. Scrive regolarmente sull’Islam e il Medio Oriente per ‘Il Sole 24 ore’ e trasmette su ‘Radio Svizzera’, ‘Radio 24’ e ‘Radio Popolare’. Ha pubblicato numerosi volumi e articoli sul Medio Oriente: La pecora e il tappeto, I nomadi Shahsevan nell’Azerbaigian iraniano, The Literacy Corps in Pahlavi Iran (1963-1979): political, social and literary implications.”,”GOPx-003-FL”
“SABATIER Guy”,”Tratado de Brest-Litovsk de 1918 frenazo a la revolución. (Tit. orig.: Traité de Brest-Litovsk 1918 coup d’ arret a la revolution)”,”Il carattere decisivo del trattato di Brest-Litovsk. “”Nell’ articolo della “”Pravda”” apparso il 25 febbraio 1918 e intitolato “”una lezione dura ma necessaria””, Lenin scriveva: “”La settimana dal 18 al 24 febbraio 1918 entrerà nella storia della rivoluzione russa come una delle grandi svolte storiche””. (…) Lenin aveva ragione nell’ insistere nel carattere ‘decisivo’ dell’ orientamento preso in quell’ epoca per ‘l’ evoluzione ulteriore del processo rivoluzionario russo e internazionale’.”” (pag 117) Sul mito della collusione ‘germano-sovietica’ (pag 121) “”Questi documenti confermano, per l’ essenziale, le accuse del Governo provvisorio secondo le quali i bolscevichi avevano ricevuto denaro dal nemico per demoralizzare l’ esercito, sgretolare il Governo provvisorio e concludere una pace separata. Il punto di partenza di queste manovre fu il sussidio di 5.700 dollari sborsato al “”Sozialdemocrat”” di Lenin da parte dell’ “”Unione per la liberazione dell’ Ucraina””, associazione patrocinata dal governo austriaco. La cresta dell’ onda fu segnata dalle attività dell’ “”istituto scientifico””; che Parvus dirigeva a Copenhagen; di Ganetski e dei diversi diplomatici tedeschi durante il periodo turbolento che va dalla caduta dei Romanov fino al colpo di stato dell’ ottobre del 1917.”” (pag 122)”,”RIRO-294″
“SABATIER Patrick”,”Washington confidential. Réseaux, stratégies, coulisses et crises du pouvoir.”,”SABATIER Patrick è stato corrispondente in Asia e negli Stati Uniti poi direttore aggiunto della redazione di Liberation. Collabora oggi al Point da Washington.”,”USAS-170″
“SABATIER Guy”,”Traité de Brest-Litovsk 1918. Coup d’arret a la revolution.”,”Testi di Eberlein, Osinski, S. Rubak, Rosa Luxemburg Mito collusione germano bolscevica (3° paragrafo) (da pag 61)”,”RIRO-365″
“SABATIER Patrick”,”Le dernier dragon. Deng XiaoPing, un siècle de l’histoire de la Chine.”,”Patrick Sabatier dirige il Service Etranger del giornale Liberation. Dal 1985 al 1992 è stato corrispondente da Hong Kong per la Cina e l’Asia orientale.”,”CINx-006-FC”
“SABATINI Marco a cura; saggi di Aldo GAROSCI Pier Carlo MASINI Flavio ORLANDI Angelo G. SABATINI Ugoberto GRIMALDI Ruggero PULETTI Massimo GRILLANDI Valentino COMPAGNONE Antonio LANDOLFI Gian Carlo MATTEOTTI Piero DI-GIOVANNI Giovanni ALIBERTI Giuseppe CUOMO Gian Piero ORSELLO Giuseppe DE-VERGOTTINI Giuseppe MAMMARELLA Antonio G. CASANOVA Domenico SETTEMBRINI Leonardo SAVIANO Leo VALIANI Carlo VALLAURI”,”Filippo Turati cinquant’anni dopo. Atti del Convegno di Stuti organizzato dalla Fondazione Giacomo Matteotti. Roma 6-7 maggio 1982.”,”Saggi di Aldo GAROSCI Pier Carlo MASINI Flavio ORLANDI Angelo G. SABATINI Ugoberto GRIMALDI Ruggero PULETTI Massimo GRILLANDI Valentino COMPAGNONE Antonio LANDOLFI Gian Carlo MATTEOTTI Piero DI-GIOVANNI Giovanni ALIBERTI Giuseppe CUOMO Gian Piero ORSELLO Giuseppe DE-VERGOTTINI Giuseppe MAMMARELLA Antonio G. CASANOVA Domenico SETTEMBRINI Leonardo SAVIANO Leo VALIANI Carlo VALLAURI “”E l’Engels aveva compreso come della “”teoria”” si fosse ben impadronito Turati, che unificava il partito nella lotta legale di generale ascesa del proletariato, inteso fuori della tradizionale scissione operai-contadini e tuttavia poneva la lotta per la libertà e contro la guerra e quindi l’alleanza con quegli stessi radicali “”borghesi”” da cui appena aveva staccato il partito come urgente compito attuale del socialismo. Di questa costante benevolenza dell’Engels (e dei suoi cooperatori d’allora, il Kautsky, il Bernstein, il Plekhanov, il Mehring) per Turati è testimone l’appoggio che Engels gli mantenne contro le sfuriate del Labriola, persino in materia, che toccava il ‘sancta sanctorum’ della difesa della dottrina come la polemica col Loria; e Turati per conto suo fu sempre pronto a opporre a tutti gli oppositori estremisti del partito, quasi inoppugnabile testimonianza, la prefazione dell’Engels alle ‘Lotte di classe in Francia’ del Marx, che, scritta nel 1893, uscì postuma nel 1895, prefazione nella quale e il suffragio universale e la lotta parlamentar venivano innalzate da strumenti della borghesia per mascherare ogni coscienza delle disuguaglianze reali attraverso la finzione dell’uguaglianza giuridica a possibile strumento di emancipazione dei lavoratori””. (pag 34) [Aldo Garosci, Questioni turatiane] [in Aa.vv, ‘Filippo Turati cinquant’anni dopo’, 1983]”,”MITS-392″
“SABATINI Angelo G. IANNEO Francesco”,”Le nuove frontiere della mente.”,”Angelo G. Sabatini insegna Filosofia politica presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata. Francesco Ianneo si occupa di filosofia della mente e di epistemologia evoluzionistica.”,”SCIx-225-FL”
“SABATTINI Mario SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina dalle origini alla fondazione della Repubblica.”,”Mario SABATTINI (Roma, 1944) è ordinario di Lingua e letteratura cinese presso l’Univ degli Studi di Venezia. E’ autore di molte pubblicazioni scientifiche fra cui ‘I movimenti politici della Cina’ (Roma 1972) e ‘The Aesthetic Thought of Zhu Guanggian’. Paolo SANTANGELO (Roma, 1943) è ordinario di Storia della Cina presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ autore di numerose pubblicazioni in Italia e all’estero, fra le quali si ricordano per i tipi LATERZA: -Il ‘peccato in Cina (1991) – Emozioni e desideri in Cina (1992)”,”CINx-038″
“SABATTINI Claudio”,”Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in Occidente.”,”Grande borghesia e ceti medi. “”Bernstein, il 3 ottobre 1898, scrisse una lettera al Congresso della socialdemocrazia tedesca di Stoccarda in cui, tra l’altro, diceva: “”In breve, Engels è talmente persuaso che la sua tattica che punta sulle catastrofi ha fatto il suo tempo, da ritenere imperativa una sua radicale revisione anche per quei paesi latini ove la tradizione è più favorevole che in Germania, infatti l’acutizzarsi dei rapporti sociali non si è compiuta nei modi configurati nel ‘Manifesto’. Nascondersi questo non è solo inutile, è una vera e propria follia. Il numero dei possidenti non è diminuito, bensì aumentato. L’enorme aumento della ricchezza sociale non è accompagnato dalla progressiva diminuzione numerica dei magnati del capitale, ma da un aumento numerico dei capitalisti di ogni grado. Gli stati intermedi mutano il loro carattere ma non scompaiono dalla scala sociale.”” (pag 49) “”Tipica è, infatti, la caratteristica dello sciopero di massa: “”Ma il movimento nel complesso non va soltanto nella direzione della lotta economica a quella politica, ma anche viceversa. Ognuna delle grandi azioni politiche di massa, dopo che ha raggiunto il suo punto politico più alto, si trasforma in uno sviluppo di scioperi economici (…). Vi è tra i due momenti un’azione reciproca completa. Da qui nasce, quindi, la necessità di un confronto fra lo sciopero sindacale in Germania e l’esperienza russa: “”Noi abbiamo già visto l’intero meccanismo dello sciopero di massa russo, che poggia sull’interazione incessante della lotta politica ed economica. Ma proprio questa interazione è condizionata dai periodi della Rivoluzione. E’, cioè, soltanto nell’aria temporalesca del periodo rivoluzionario che ogni piccolo conflitto parziale fra lavoro e capitale può crescere fino alla dimensione di un’esplosione generale. In Germania si verificano ogni anno e ogni giorno gli scontri più accesi e più brutali fra operai e imprenditori, senza che la lotta valichi mai in confini dei singoli rispettivi rami d’industria, o città o addirittura fabbriche.”” Infatti: “”Sulla base della decisione di una direzione di partito e della disciplina di partito degli operai socialdemocratici si può ben mettere in scena una volta tanto una breve dimostrazione, come lo sciopero di massa svedese o i più recenti scioperi austriaci o anche lo sciopero di massa di Amburgo del 17 gennaio. Queste dimostrazioni si distinguono, però, da un vero periodo di scioperi di massa rivoluzionari proprio come le famose dimostrazioni della flotta in porti nemici, in occasioni di relazioni diplomatiche tese, si distinguono da una guerra marittima””.”” (pag 81) (pag 24, 27) Bernstein (pag 49) Luxemburg (pag 79) pag 24 , 27 Bernstein pag 49 Luxemburg pag 79″,”LUXS-044″
“SABATTINI Mario SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina.”,”Mario SABATTINI (Roma, 1944) è ordinario di Lingua e letteratura cinese presso l’Univ degli Studi di Venezia. E’ autore di molte pubblicazioni scientifiche fra cui ‘I movimenti politici della Cina’ (Roma 1972) e ‘The Aesthetic Thought of Zhu Guanggian’. Paolo SANTANGELO (Roma, 1943) è ordinario di Storia della Cina presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ autore di numerose pubblicazioni in Italia e all’estero, fra le quali si ricordano per i tipi LATERZA: -Il ‘peccato in Cina (1991) – Emozioni e desideri in Cina (1992)”,”CINE-048″
“SABATTINI Mario SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina.”,”Mario Sabattini è ordinario di lingua e letteratura cinese presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Oltre che di numerose pubblicazioni scientifiche, è autore di: Il pennello di lacca, La narrativa cinese dalla dinastia Ming ai giorni nostri. Paolo Santangelo è ordinario di Storia della Cina presso l’Università Orientale di Napoli e di Storia dell’Asia Orientale preso l’Università di Roma La Sapienza. É autore di: Il peccato in Cina. Bene e male nel neoconfucianesimo dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo, Emozioni e desideri in Cina. La riflessione neoconfuciana dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo.”,”CINx-040-FL”
“SABBATUCCI Giovanni a cura; scritti di Giuliano PROCACCI Rosario ROMEO Arrigo SERPIERI Alessandra STADERINI Roberto VIVARELLI Gaetano SALVEMINI Nino VALERI Giovanni SABBATUCCI Mario MISSIROLI Paolo SPRIANO Giorgio GALLI Pietro SCOPPOLA Angelo TASCA Renzo DE-FELICE Paolo FARNETI”,”La crisi italiana del primo dopoguerra. La storia e la critica.”,”Giovanni SABBATUCCI, nato nel 1944, è attualmente (1974) professore incaricato di storia contemporanea all’Univ di Macerata. Per i tipi della Laterza ha pubblicato ‘I combattenti nel primo dopoguerra’. Scritti di Giuliano PROCACCI, Rosario ROMEO, Arrigo SERPIERI, Alessandra STADERINI, Roberto VIVARELLI, Gaetano SALVEMINI, Nino VALERI, Giovanni SABBATUCCI, Mario MISSIROLI, Paolo SPRIANO, Giorgio GALLI, Pietro SCOPPOLA, Angelo TASCA, Renzo DE-FELICE, Paolo FARNETI.”,”ITAD-009″
“SABBATUCCI Giovanni”,”I combattenti nel primo dopoguerra.”,”SABBATUCCI Giovanni è nato nel 1944. Si è laureato nel 1968 all’ Università di ROma dove attualmente conduce attività di ricerca. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’ (De-Felice). Ha pubblicato un saggio sull’ irredentismo e le origini del movimento nazionalista in Italia.”,”ITAF-126″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; CIUFFOLETTI Zeffiro VALLAURI Carlo, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 1. Dalle origini alla svolta di fine secolo. Le origini (1848-1891) di Zeffiro Ciuffoletti. La nascita del PSI e la crisi di fine secolo (1892-1900) di Carlo Vallauri.”,”SABBATTUCCI (1944) insegna storia contemporanea all’ Università di Macerata. E’ autore di un volume sul movimento combattentistico in Italia. E di varie pubblicazioni sul nazionalismo, sul fascismo e sul movimento socialista. CIUFFOLETTI (1944) è professore incaricato di storia del Risorgimento all’ Università di Siena. Collabora a varie riviste. VALLAURI, libero docente di storia dei partiti e movimenti politici ha insegnato tale materia alla Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Roma. Attualmente insegna sociologia politica presso la scuola di perfezionamento di sociologia e ricerca sociale. “”L’ interpretazione deterministica non viene accolta: vi è una chiara correzione nel senso del contributo della volontà e capacità organizzativa. Non sono posizioni marxiste in senso stretto. E’ noto che uno dei critici più severi del programma del P.L.I. sarà Werner Sombart, il quale parla di “”contenuto ideale incondizionatamente socialista, che però non è assolutamente un contenuto ideale marxista, come il programma di Erfurt della socialdemocrazia tedesca””. “”Mentre- aggiunge- questo esprime nettamente il punto di vista evoluzionista della dottrina di Marx, il programma di Genova opera ancora con categorie etiche. Il suo processo ideale è quello del socialismo volgare: il proletariato è sfruttato, questo è ingiusto di fronte a Dio e di fronte agli uomini, perciò la situazione deve essere mutata mediante l’ eliminazione dei mezzi di sfruttamento, la proprietà privata degli strumenti di produzione, il che è pensato nel modo più non marxista che si possibile”” (…).”” (pag 227)”,”MITS-214″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; DEGL’INNOCENTI Maurizio, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 2. L’ età del riformismo (1900-1911) di Maurizio Degl’Innocenti. La crisi del riformismo e gli intransigenti (1911-1914) di Maurizio Degl’Innocenti.”,”M. DEGL’INNOCENTI (Firenze 1946) ha svolto attività di ricerca e didattica nelle Università di Firenze e di Roma dove è stato professore incaricato di Storia dell’ impresa e dell’ industria. E’ segretario dell’ Istituto socialista di studi storici. Ed è autore di numerosi saggi sul movimento operaio e di storia sociale. “”Pagliari, che si richiamava esplicitamente da un lato al fabianesimo e al laburismo inglese e ai revisionisti tedeschi (al cui organo, Sozialistische Monatschefte, collaborava dal 1904) dall’ altro a Sorel, Lagardelle, Pelloutier, rivendicava al sindacato la caratteristica di “”forza rivoluzionaria della società””, con compiti di socializzazione della fabbrica, di democratizzazione dello Stato e della società attraverso il superamento delle istanze di pura resistenza con altre “”più costruttive, di evoluzione economica morale e intellettuale””. E in questo ambito si collocava la sua proposta di una organizzazione degli impiegati delle leghe operaie, nel tentativo di consolidare il movimento sindacale sottraendolo all’ improvvisazione e all’ occasionalità, e di preparare quella sorta di aristocrazia operaia che, anche per capacità tecnico-professionale, fosse in grado di dirigere l’ intero movimento socialista””. (pag 286)”,”MITS-215″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; CARETTI Stefano SABBATUCCI Giovanni, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 3. Guerra e dopoguerra (1914-1926). Parte prima. I socialisti e la grande guerra (1914-1918) di Stefano Caretti. Parte seconda. I socialisti nella crisi dello Stato liberale (1918-1926) di Giovanni Sabbatucci.”,”CARETTI (1946), svolge attività didatticsa e di ricerca presso l’ Università di Firenze. Collabora a varie riviste. E’ autore di saggi e di un volume su ‘La rivoluzione russa e il socialismo italiano, 1917-1921′ (1974). “”La linea suggerita dal Comintern si rivelò però difficilmente praticabile. La maggioranza del PSI, infatti, mal sopportava l’ attività della frazione terzinternazionalista, che aveva rafforzato, dopo il congresso di Milano, la propria organizzazione di corrente (dando vita fra l’altro al settimanale Pagine rosse) e costituiva quasi una quinta colonna dell’ Internazionale in seno al partito. Quando, tra la fine di luglio e l’ inizio di agosto, si aprirono le trattative fra il PSI e il Comintern, i socialisti chiesero come condizione per un accordo lo scioglimento della frazione “”terzina””, in osservanza di un recente deliberato della Direzione che aveva decretato la soppressione delle correnti. I terzinternazionalisti rifiutarono di sottoporsi all’ intimazione e continuarono la pubblicazione della loro rivista, intensificando le polemiche contro la maggioranza. All’inizio di agosto, i redattori di Pagine rosse, Serrati, Maffi, Riboldi e Buffoni, venivano espulsi dal partito; poche settimane più tardi, dopo una serie di inutili incontri fra il segretario del PSI Nobili e Rakosi (che rappresentava il Comintern in Italia), le trattative fra il PSI e l’ Internazionale comunista si interrompevano definitivamente””. (pag 354)”,”MITS-216″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; TOBIA Bruno RAPONE Leonardo, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 4. Gli anni del fascismo (1926-1943). Parte prima. I socialisti nell’ emigrazione dalla concentrazione antifascista ai fronti popolari (1926-1934) di Bruno Tobia. Parte seconda. L’ età dei fronti popolari e la guerra (1934-1943) di Leonardo Rapone.”,”Bruno TOBIA (Roma, 1948) svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di storia moderna dell’ Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Ha pubblicato vari saggi sulla storia del movimento operaio e socialista. Leonardo RAPONE (Roma, 1952), svolge attività didattica e di ricerca presso lo stesso istituto. Ha pubblicato ‘Trotsky e il fascismo’ (1978) e ha contribuito con propri scritti al volume ‘Rivoluzione e reazione in Europa, 1917-1924′ (1978). “”La Confederazione generale del lavoro, infatti, a differenza di quanto era accaduto per i partiti di opposizione non era stata disciolta dal governo nel novembre del 1926, anche se da tempo la sua vita era divenuta di fatto quasi impossibile. (…) In questa situazione, all’ inizio del 1927, nel gruppo dirigente rimasto in Italia, composto da uomini di fede politica unitaria, si vennero confrontando tre tesi: quella di Baldesi, favorevole a travasare senz’altro ciò che restava del sindacato di classe nei sindacati fascisti; quella di Reina, schierato per una continuazione simbolica di attività; quella di Maglione, che propendeva per una pura e semplice dichiarazione di cessata attività. Prevalse, a maggioranza, fra i superstiti membri del Comitato direttivo quest’ ultimo punto di vista e il 4 gennaio 1927 la CGDL fu dichiarata sciolta. Né, però, i responsabili di questa grave decisione si fermarono ad un tale atto. (…) essi avevano redatto un documento assai impegnativo che costituiva un completo revirement rispetto alle loro precedenti dichiarazioni pubbliche nei confronti del fascismo, definito ora una realtà “”scaturita anche da principi nostri, i quali si sono imposti”” (…). Questa dichiarazione (fu, ndr) sottoscritta da Azimonti, Calda, Colombino, D’Aragona, Maglione, Reina e Rigola (…). (pag 45-46)”,”MITS-217″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; DI-NOLFO Ennio e MUZZI Giuseppe, AMATO Pasquale, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 5. Il secondo dopoguerra (1943-1955). Parte prima. La ricostruzione del PSI. Resistenza, repubblica, costituente (1943-1948) di Ennio Di-Nolfo e Giuseppe Muzzi. Gli anni del frontismo (1948-1955) di Pasquale Amato.”,”Ennio DI-NOLFO nato nel 1930 ha insegnato all’ Università di Padova. Dal 1978 insegna storia delle relazioni internazionali presso la Facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Giuseppe MUZZI (1951) laureato all’ Università di Siena, svolge attività di ricerca sul movimento socialista durante il fascismo e nei primi anni della liberazione. Pasquale AMATO (1944), insegna storia dei partiti e dei movimenti politici presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università di Messina. “”Uscito dal PSIUP, nel novembre 1943, su una posizione di netto rifiuto della collaborazione ciellenistica con i partiti moderati, Basso criticò aspramente nei mesi seguenti la linea di condotta di entrambi i partiti operai, polemizzando- sulle colonne di Bandiera rossa – con la loro propensione a subordinare ogni autonoma istanza di classe alla conduzione unitaria della guerra di liberazione e contrapponendo alla politica di fronte nazionale la parola d’ ordine della rivoluzione proletaria (….). (pag 117)”,”MITS-218″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; EVANGELISTI Valerio e SECHI Salvatore, MIELI Paolo, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 6. Dal 1956 ad oggi. Parte prima. L’ autonomia socialista e il centro sinistra (1956-1968), di Valerio Evangelisti e Salvatore Sechi. Parte seconda. La crisi del centro-sinistra, l’ alternativa, il ‘nuovo corso’ socialista, di Paolo Mieli.”,”Valerio EVANGELISTI (1952) svolge attività didattica e di ricerca presso la facoltà di scienze politiche all’ Università di Bologna. Salvatore SECHI (1939) è ordinario di storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Venezia. E’ autore di studi sul movimento autonomistico sardo, sull’ America Latina e sul movimento operaio italiano. Paolo MIELI (1949) è redattore capo del settimanale L’ Espresso. Si è laureato in storia con Renzo DE-FELICE e dal 1972 al 1976 ha lavorato come borsista presso la cattedra di storia dei partiti politici dell’ Università di Roma. “”La rivolta degli autonomisti lombardiani e la dura opposizione della corrente di sinistra (di cui parleremo più avanti) non ebbero la forza di impedire che la linea dell’ incontro storico con i cattolici voluta da Nenni giungesse, nell’ autunno successivo (…) al suo logico sbocco. Il 5 novembre 1963 veniva varato, dopo un mese di faticose trattative, il primo governo a partecipazione socialista nella storia d’ Italia, con Aldo Moro presidente del Consiglio e Pietro Nenni vicepresidente. Altri cinque ministri socialisti (Giolitti, Pieraccini, Mancini, Arnaudi e Corona) entravano nel ministero. Al dicastero del Bilancio si insediava Antonio Giolitti, allora considerato una sorta di luogotenente di Lombardi.”” (pag 86)”,”MITS-219″
“SABBATUCCI Giovanni”,”La stampa del combattentismo (1918-1925).”,”SABBATUCCI Giovanni (1944) insegna storia contemporanea all’Università di Macerata. Si è occupato della crisi italiana del primo dopoguerra. Contiene il capitolo: Combattenti e movimento operaio (pag 82-108)”,”ITAF-225″
“SABBATUCCI Giovanni”,”Il trasformismo come sistema. Saggio sulla storia politica dell’Italia unita.”,”SABBATUCCI G. insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Il trasformismo non vizio nazionale ma sistema di governo “”Abbiamo visto che Benedetto Croce interpretava la svolta del 1882-83 come la semplice presa d’atto di una reale trasformazione avvenuta nelle culture e negli orizzonti strategici delle principali forze politiche (…)”” (pag 33)”,”ITAA-137″
“SABBATUCCI Giovanni a cura; saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI”,”Storia del socialismo italiano. Volume Secondo. L’età giolittiana (1900-1914).”,”Citaz pag 309″,”MITS-013-FPA”
“SABBATUCCI Giovanni a cura; saggi di Giuliano PROCACCI Rosario ROMEO Arrigo SERPIERI Alessandro STADERINI Roberto VIVARELLI Gaetano SALVEMINI Nino VALERI Giovanni SABBATUCCI Mario MISSIROLI Paolo SPRIANO Giorgio GALLI Pietro SCOPPOLA Angelo TASCA Renzo DE-FELICE Paolo FARNETI”,”La crisi italiana del primo dopoguerra. La storia e la critica.”,”Saggi di Giuliano PROCACCI Rosario ROMEO Arrigo SERPIERI Alessandro STADERINI Roberto VIVARELLI Gaetano SALVEMINI Nino VALERI Giovanni SABBATUCCI Mario MISSIROLI Paolo SPRIANO Giorgio GALLI Pietro SCOPPOLA Angelo TASCA Renzo DE-FELICE Paolo FARNETI Saggi dedicati alla Prima guerra mondiale: – La guerra e la grande industria (Rosario Romeo) (pag 78-94) – La guerra e le classi rurali (Arrigo Serpieri) (pag 95-108) – Le speranze della guerra (Roberto Vivarelli) (pag 136-152) – La vittoria mutilata (Gaetano Salvemini) (pag 153-163) “”Da noi la svolta del corso politico della guerra venne a coincidere con una delle più gravi disfatte della nostra storia militare: Caporetto. Sebbene, come pare ormai accertato da una serie di autorevoli studi, le principali cause del rovescio fossero chiaramente di carattere militare, pure è innegabile che Caporetto riflette in larga misura anche la stanchezza e il disagio morale delle truppe, e la cattiva condotta politica di esse. Venivano dunque al pettine nodi di problemi vecchi: erano innanzitutto i metodi ‘ancien regime’ del Comando supremo e via via di tutte le altre gerarchie militari – quel trattare le truppe, come fu detto, quasi si trattasse di un esercito di mercenari e non di un esercito di cittadini -, i quali apparivano fuori tempo e controproducenti e venivano perciò direttamente posti sotto accusa; ma questi metodi, a loro volta erano il riflesso di una più generale situazione politica, che aveva anch’essa un suo aspetto contingente e un suo tratto più profondo e di antica origine. L’aspetto contingente era il modo come l’Italia era entrata in guerra e come quindi la guerra stessa era “”sentita”” dal popolo italiano; il tratto più profondo era ancora la fondamentale estraneità delle masse popolari dalla vita pubblica del paese. Sintomatica di questo vizio costituzionale del paese era la distanza, nelle truppe, tra ufficiali e soldati, il loro diverso atteggiamento di fronte alla guerra nei confronti della quale, o almeno delle sue ragioni “”ideali””, i soldati mantenevano in genere una caratteristica estraneità. Ora questi ostacoli dovevano venire almeno provvisoriamente rimossi e superati: per ottenere quella concordia e quella unità, che tanto era necessaria per la resistenza del paese e la sua riscossa e che il governo invocava, si doveva creare un nuovo clima politico”” [Roberto Vivarelli, ‘Le speranze della guerra’] (pag 147)”,”ITAD-135″
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Romano Paolo COPPINI Antonino DE-FRANCESCO Marco MERIGGI Guido PESCOSOLIDO”,”Storia d’Italia. 1. Le premesse dell’unità. Dalla fine del Settecento al 1861.”,”””Non di meno, sarebbe improprio esagerare l’influenza del repubblicanesimo francese presso gli oppositori da sinistra di Mazzini: il federalismo di Ferrari e di Montanelli non è infatti quello di Cattaneo, mentre il loro socialismo può ricordare solo vagamente quello di Pisacane. Nelle posizioni dei due più attenti osservatori della cultura politica francese prendeva piuttosto forma quell’ideale federativo che aveva fatto la propria comparsa all’indomani del 1789 e da lì aveva poi trovato epigoni nell’Italia giacobina: presto cancellato dalla stagione bonapartista, che aveva obbligato i suoi antichi sostenitori a piegarlo nel quadro di una soluzione monarchica e costituzionale, esso si era riproposto nella Francia del 1830, quando la rilettura della grande rivoluzione operata dal movimento democratico e socialista lo rese, nel 1848, un progetto immediatamente credibile anche presso chi, nella penisola, mai aveva contestato il primato politico transalpino. Con questi presupposti, non stupisce che in Italia il federalismo socialista e repubblicano non sia riuscito a conquistarsi uno spazio di manovra, presto incrinandosi sotto i colpi inflittigli dal colpo di Stato di Luigi Bonaparte per poi crollare davanti all’avanzata unitaria del 1859-1860. Né miglior sorte, per la verità, ebbe la soluzione federale accennata nei suoi scritti da Carlo Cattaneo: di Mazzini egli contestava l’equiparazione dell’indipendenza a una meta rivoluzionaria, e per questo motivo, all’indomani del 1848, preoccupato dall’egemonismo sabaudo, ritenne che fosse possibile allontanare l’evenienza di un’Italia unita sotto l’illiberale Piemonte per il tramite di un’alternativa repubblicana e federalista. E tuttavia, le sue idee al riguardo troppo insistevano sulla libertà del cittadino e sull’autonomia dei municipi quale cellula di un ordine a tutela della libertà individuale, perché – prive come erano di un saldo ancoraggio ad un contesto sociale nazionale – potessero prendere la forma di un compiuto progetto politico. In ragione di ciò, le critiche a Mazzini valsero solo ad incrinare l’unità repubblicana, senza mai addivenire a quell’embrione di partito demo-socialista e federalista auspicato da Ferrari. Nel 1853, poi, il fallimento del tentativo insurrezionale a Milano propugnato dal genovese precipitò la crisi del suo movimento, imponendogli una revisione sul piano politico e organizzativo. Ma la nascita, nello stesso anno, di una nuova formazione, che fu chiamata Partito d’azione proprio per sottolineare il carattere di organismo di lotta, non evitò il rapido distacco, sul versante di destra, di quanti (Manin, Bertani, Mordini, Medici, Bixio) avrebbero presto trovato compatibile il radicalismo politico con un atteggiamento filosabaudo. La crisi del democraticismo molto favorì, inoltre, la crescita del murattismo, il cui motto – costituzione nelle due Sicilie e unità italiana per il tramite di una federazione con gli altri Stati della penisola – suonava aperta sfida alla politica egemonica del Piemonte. (…) E proprio allo spettro del murattismo, il cui programma federativo molto ostava alla soluzione unitaria, si deve il riavvicinamento, dopo le polemiche del 1851, tra Mazzini e Pisacane. (…) Su questo terreno tornava l’intesa con Mazzini, del quale Pisacane, oltre ad elogiare l’unitarismo (e qui sta, netta, la sua divisione da tanto democratismo di matrice carbonara del Mezzogiorno), ammirava il ruolo sino allora svolto: si doveva al genovese, infatti, se il repubblicanesimo si poteva proporre in Italia come un nuovo contratto sociale, che aveva fatto ‘tabula rasa’ d’ogni precedente tradizione politica. Si spiega in questi termini la sofferta adesione dell’uno all’infausta spedizione militare dell’altro: per Mazzini una ripresa dell’iniziativa nel Mezzogiorno significava rintuzzare le accuse del democratismo napoletano (che col Ricciardi non si stancava di accusarlo di inaccettabile egemonia) ed evitare la diaspora repubblicana verso i lidi del murattismo, del liberalismo cavouriano, del federalismo socialista alla Ferrari; per Pisacane, gli obiettivi erano largamente comuni, ma a questi egli assommava il timore che il marattismo potesse con un colpo di mano prevenire l’iniziativa democratica e la convinzione che nel Cilento, dove le insurrezioni contadine erano di vecchia data, non gli sarebbe stato difficile dare forma concreta al proprio progetto di una guerra sociale. La tragedia di Sapri (giugno-luglio 1857) pose fine ad ogni speranza di ripresa repubblicana nel Mezzogiorno”” (pag 339-342) [Antonino De Francesco, ‘Ideologie e movimenti politici’]”,”ITAB-001-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Fulvio CAMMARANO Enrico DECLEVA Giovanni MONTRONI Guido PESCOSOLIDO Bruno TOBIA”,”Storia d’Italia. 2. Il nuovo Stato e la società civile, 1861-1887.”,”Contiene tra i vari saggi: ‘Il compimento dell’unità e la politica estera’ di Enrico Decleva (pag 115-220)”,”ITAB-002-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Francesco BARBAGALLO Giuseppe BARONE Maurizio DEGL’INNOCENTI Luisa MANGONI Mario G. ROSSI Francesca SOCRATE”,”Storia d’Italia. 3. Liberalismo e democrazia, 1887-1914.”,”Contiene tra l’altro il saggio di Maurizio DEGL’INNOCENTI, ‘Socialismo e classe operaia’ (pag 137-202)”,”ITAB-003-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Elena AGA-ROSSI Giovanni BELARDELLI Paul CORNER Adrian LYTTELTON Fortunato MINNITI Giovanni PROCACCI Leonardo RAPONE Giovanni SABBATUCCI Bruno WANROOIJ”,”Storia d’Italia. 4. Guerre e fascismo, 1914-1943.”,”Contiene il saggio di Fortunato Minniti, ‘L’ultima guerra: obiettivi e strategie’ (pag 577-668) La questione della preparazione al conflitto. “”Mussolini aveva cominciato a preparare la «sua» guerra con scopi ideologici e politici che andavano oltre i tradizionali obiettivi della politica di potenza (11), tra la fine del 1938 e i primi del 1939, collocandola nel quadro dell’incombente scontro delle grandi potenze che difendevano il loro status – Gran Bretagna e Francia – contro quelle che volevano migliorarlo o recuperarlo – Italia e Germania (12). Se ad agosto del 1939 egli non volle combatterla perchè gli apparve politicamente oltre che militarmente inopportuna, decise però di dichiararla nel momento in cui gli si offrì l’opportunità di affrontare un solo nemico, la Gran Bretagna – che stava abbandonando il continente e si trovava nella situazione più pericolosa della sua storia di potenza mondiale (13) – invece di due – essendo la Francia invasa dai tedeschi – appena in tempo per non essere tagliato fuori dal vincitore e dai vinti dalle non lontane trattative per la definitiva sistemazione dei nuovi equilibri in Europa e in Africa. Una valutazione che si rivelò errata e costituì un errore politico e militare esiziale, aggravato dal fatto che nel processo decisionale di Mussolini fattori altrimenti determinanti, come gli accordi esistenti o da stringere con l’alleato oppure già presi in considerazione mesi prima, come la preparazione delle forze armate e le condizioni dell’economia non ebbero alcun peso, al pari delle attese della popolazione. Paradossalmente, ciò impedisce di concludere, anche se tali fattori ebbero poi importanza decisiva sul corso degli avvenimenti, che Mussolini ed il regime abbiano sbagliato tipo di preparazione. Posta a confronto con il tipo di guerra che avrebbe dovuto sostenere, e non con quella poi realmente combattuta, la preparazione c’era. Le sue componenti politiche, dottrinali e logistiche, industriali sono relativamente note; sarà dunque soffermarsi soltanto su altre tre componenti meno note e che alle precedenti conferiscono significato: quelle strategiche, relative al piano operativo predisposto; quelle economiche, legate al modello di economia funzionale alla guerra; quelle morali, date dall’atteggiamento degli italiani nell’imminenza del conflitto”” [Fortunato Minniti, ‘L’ultima guerra: obiettivi e strategie’ (pag 583-584) [(11) E. Gentile, ‘La nazione del fascismo. Alle origini del declino dello Stato nazionale’, in G. Spadolini (a cura), ‘Nazione e nazionalità in Italia’, Laterza, Roma-Barin, 1994, pp. 109-112; (12) A. Hillgruber, ‘Storia della seconda guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze’, Laterza, Roma-Bari, 1989, pp. VII, 3-26. Sul ruolo di potenza dell’Italia, F. Minniti, ‘Piano e ordinamento nella preparazione italiana alla guerra degli anni Trenta’, in “”Dimensioni e problemi della ricerca storica””, 1990, n. 1, pp. 123-125; J.J. Sadkovich, ‘Anglo-American Bias and the Italo-Greek War of 1940-1941’, in ‘The Journal of Military History’, n. 58, 1994, p. 639; (13) M. Howard, ‘La pensée stratégique’, in ‘Revue d’histoire de la deuxième guerre mondiale’, n. 90, 1973, p. 4]”,”ITAB-004-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Bruno BONGIOVANNI Roberto CHIARINI Rolf PETRI Paolo POMBENI Antonio VARSORI”,”Storia d’Italia. 5. La repubblica, 1943-1963.”,”Contiene il capitolo: ‘Dalla ricostruzione al miracolo economico’ di Rolf Petri (pag 319-448)”,”ITAB-005-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Pierluigi BATTISTA Lucio CARACCIOLO Piero IGNAZI Andrea RICCARDI Michele SALVATI Vittorio VIDOTTO”,”Storia d’Italia. 6. L’Italia contemporanea. Dal 1963 a oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘Dalla ricostruzione al miracolo economico’ di Rolf Petri (pag 319-448)”,”ITAB-006-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni”,”Partiti e culture politiche nell’Italia unita.”,”Giovanni Sabbatucci ha insegnato Storia contemporanea nelle Università di Macerata e di Roma La Sapienza. Ha collaborato a L’Espresso e alle pagine culturali del Corriere della Sera. Dal 1994 è stato editorialista del quotdiano ‘Il Messaggero’. I liberali fiancheggiatori del fascismo (pag 271) …. finire”,”ITAP-247″
“SABBATUCCI Giovanni”,”Il riformismo impossibile. Storie del socialismo italiano.”,”Giovanni Sabbatucci (Sellano, Perugia, 1944) ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Lettere dell’università di Macerata. E’ autore tra l’altro di ‘La stampa del combattentismo’ (1979) e curatore di una ‘Storia del socialismo italiano’ in 6 volumi (1980-81). Per Laterza ha pubblicato ‘I combattenti nel primo dopoguerra’ (1974) e ‘La crisi italiana del primo dopoguerra’ (1976). “”La migliore definizione sintetica del Nenni politico l’ha data forse Gaetano Arfè nel titolo del suo saggio introduttivo alla raccolta degli scritti nenniani del ’44-’45. ‘Pietro Nenni libertario e giacobino’. I due termini possono sembrare antitetici, e in parte lo sono davvero. Certo non lo erano all’interno di quella cultura politica di matrice ottocentesca, insurrezionalista e populista, un pò mazziniana e un po’ bakuniana, in cui Nenni si era formato e alla quale erano legate le sue prime e decisive esperienze (6). Una cultura che si allacciava senza soluzione di continuità alla tradizione delle rivoluzioni ottocentesche e aveva come principale punto di riferimento gli esempi della rivoluzione francese («È da essa – ha scritto ancora Arfè – che Nenni trae il suo ‘ethos’ politico, criteri di interpretazione e suggestioni per l’azione» (7). Una cultura ugualmente lontana dalle forme istituzionali della democrazia liberale e dalla prassi della socialdemocrazia europea. Il problema è quello di capire come mai un rappresentante tipico di questa tradizione (appena corretta da una superficiale spolveratura di marxismo) sia diventato, e sia rimasto per tanto tempo, il leader del socialismo italiano. La risposta sta nel fatto che tutto il socialismo massimalista – ossia il filone politicamente maggioritario del socialismo italiano, quello a cui Nenni aderì nel 1921 – era fortemente impregnato di ribellismo e di spiriti giacobini, aveva – come ha osservato Roberto Vivarelli (8) – una sotterranea colleganza con un certo intrasigentismo di matrice mazziniana e conservava, sotto una scorza di duro classismo, una forte vena di populismo ottocentesco. «Populismo» (termine che uso in senso non necessariamente spregiativo, per indicare una visione indifferenziata delle masse popolari come soggetto di pulsioni ribellistiche piuttosto che come portatrici di interessi concreti, come fonte di legittimazione data una volta per tutte piuttosto che come agente di opzioni politiche verificabili attraverso le procedure elettorali) è un’altra parola-chiave necessaria per capire i tratti caratteristici della politica nenniana. Per Nenni, che pure non disdegna le citazioni da Marx ed Engels, «proletariato» e «popolo» sono concetti molto vicini, se non completamente fungibili. Le masse popolari – anche quando sono definite in base a parametri socioeconomici – sono in sostanza quelle che reclamano giustizia, che si ribellano ai privilegi e ai poteri costituiti, che riempiono fisicamente le piazze nelle manifestazioni politiche della sinistra e nei movimenti di protesta sociale”” (pag 67-68) [(6) Sulla formazione e le esperienze giovanili di Nenni, oltre ai primi due capitoli della citata biografia di Santarelli, v. F. Biondi Nalis, ‘La giovinezza politica di Pietro Nenni’, Angeli, Milano, 1983 e M. Ridolfi, ‘ll giovane Nenni e la cultura politica dei partiti popolari’, ‘Storia e problemi contemporanei’, gennaio-giugno 1990, pp. 37-48; (79) Nella citata Introduzione a ‘Vento del Nord’, p. XI; (8) R. Vivarelli, ‘Rivoluzione e reazione in Italia negli anni 1918-1922’, in ‘Il fallimento del liberalismo’, cit., pp. III – 62]”,”MITS-475″
“SABBATUCCI Giovanni”,”Il riformismo impossibile. Storie del socialismo italiano.”,”Giovanni Sabbatucci (Sellano, Perugia, 1944) insegna Storia contemporanea alla facoltà di Lettere dell’università di Macerata (1991). È, tra l’altro, autore di ‘La stampa del combattentismo’ (1979) e curatore di una ‘Storia del socialismo italiano’, in 6 volumi (1980-1981). Per i tipi della Laterza: ‘I combattenti nel primo dopoguerra’ (1974) e un’antologia ‘La crisi italiana del primo dopoguerra’ (1976).”,”MITS-476″
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio”,”Storia contemporanea. Il Novecento.”,”Sabbatucci e Vidotto sono professori di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza (2008). Seconda guerra mondiale. Il fronte orientale. Da guerra meccanizzata a guerra d’usura. “”(…) In dicembre i sovietici lanciavano la loro prima controffensiva, allontanando la minaccia da Mosca. All’inizio dell’inverno, i tedeschi erano ancora padroni di territori vastissimi e importantissimi dal punto di vista economico (l’Ucraina, la Bielorussia, le regioni baltiche). Ma Hitler aveva mancato l’obiettivo di mettere fuori causa l’Urss ed era costretto a tenere il grosso del suo esercito immobilizzato nelle pianure russe, alle prese con un terribile inverno e con una resistenza sempre più accanita. Guidata personalmente da Stalin – che seppe mobilitare il sentimento patriottico del popolo russo – la resistenza dei sovietici risultò infatti più efficace del previsto. Attingendo a un serbatoio umano che sembrava inesauribile e riorganizzando la produzione industriale nelle regioni a est del Volga, l’Urss riusciva infatti a compensare le spaventose perdite subite (3 milioni di uomini, 20.000 carri armati e 15.000 aerei nei primi tre mesi di guerra). Anche la guerra meccanizzata si trasformava così in una ‘guerra d’usura’, in cui l’elemento decisivo era costituito dalla capacità di compensare rapidamente il logorio degli uomini e dei materiali. In una guerra del genere – così com’era accaduto nel primo conflitto mondiale – la Gemrania era destinata a perdere il suo vantaggio iniziale, dovuto alla superiorità tecnica e strategica. Tanto più nel momento in cui la massima potenza industriale del mondo si schierava a fianco di Gran Bretagna e Urss”” (pag 187-188)”,”REFx-195″
“SABELLI FIORETTI Claudio SERRA Michele AQUARO Angelo”,”Il Gigante di carta. Come la stampa ha fabbricato il mito di Raul Gardini.”,”””Gardini considerava quasi tutti i giornalisti alla stregua di cani da riporto… “” (pag 13)”,”ITAE-093″
“SABETTI Alfredo”,”Sulla fondazione del materialismo storico.”,”Questo libro segue lo sviluppo ideologico filosofico del giovane MARX dagli anni berlinesi alla ‘Deutsche Ideologie’. SABETTI (Napoli, 1916) è ordinario di storia della filosofia nella Univ di Salerno. Ha scritto molte opere di filosofia in particolare sul problema del rapporto HEGEL-MARX.”,”MADS-202″
“SABETTI Alfredo”,”Hegel e il problema della filosofia come storia.”,”””Come per Fichte e per Schelling – scrive il Cornu -, l’ essenza della dottrina di Hegel si spiega con le sue tendenze politiche e sociali. La sua opera esprime le aspirazioni della classe media tedesca, della borghesia allora in formazione e desiderosa di liberarsi dal regime feudale ancora preponderante, ma impotente a rovesciarlo, come aveva fatto la borghesia francese, e obbligata perciò ad adattarsi alle sopravvivenze del passato. Condannando insieme le tendenze rivoluzionarie di Fichte e le tendenze reazionarie di Schelling, Hegel interpreta la concezione dello sviluppo organico del mondo in senso conservatore.”” (pag 24) “”Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per il sentimento religioso, per quel che si vuole – scrive Marx nell’ Ideologia tedesca -. Ma essi cominciano a distinguersi dagli animali in quanto essi cominciano a produrre i loro mezzi di sussistenza (…). In quanto gli uomini producono i loro mezzi di vita, essi producono indirettamente la loro stessa vita materiale””. (Marx, L’ ideologia tedesca, pag 45) (pag 122)”,”FILx-305″
“SABETTI Alfredo”,”Sulla fondazione del materialismo storico.”,”Questo libro segue lo sviluppo ideologico filosofico del giovane MARX dagli anni berlinesi alla ‘Deutsche Ideologie’. SABETTI (Napoli, 1916) è ordinario di storia della filosofia nella Univ di Salerno. Ha scritto molte opere di filosofia in particolare sul problema del rapporto HEGEL-MARX. “”Il Marx della ‘Deutsche Ideologie’ contesta quindi a Feuerbach il diritto di chiamarsi comunista, come egli aveva fatto in una sua risposta a Max Stirner, nella quale aveva asserito che l’egoismo, del quale Stirner si faceva sostenitore, doveva essere necessariamente integrato dal comunismo (1). Tale contestazione implica la necessità di mettere in discussione la fondazione stessa del comunismo feuerbachiano, il quale, allo stesso modo della filosofia critica di Bruno Bauer e della concezione stirneriana, ha la sua base nella ‘filosofia speculativa’, esclude da sé ogni fondamento storicistico e in particolare non ha possibilità alcuna di legarsi alla dottrina del materialismo storico, che è per Marx l’unico fondamento possibile del socialismo scientifico. Anche se Feuerbach – e Marx non trova difficoltà ad esprimere chiaramente questo riconoscimento del valore positivo del suo atteggiamento – si spinge più avanti di quanto abbiano fatto gli altri ‘ideologi’, egli non cessa “”di essere teorico e filosofo””. Nella ‘Deutsche Ideologie’ Feuerbach è visto come colui il quale, all’interno dell”ideologia’, senza superarne i limiti, ha posto il problema di quel superamento, quando, cercando di richiamare la filosofia dal cielo in terra, ha presentato “”il mondo religioso come l’illusione del mondo terreno”” ed ha aperto “”la strada della concezione materialistica della storia””. Fare i conti con lui significa per Marx fare i conti con il proprio passato, collocare la filosofia feuerbachiana come il tratto d’unione necessario, nel ripensamento critico che egli ha fatto di quella filosofia, tra l’esigenza della fondazione di una filosofia ‘realmente critica’, esigenza che la Sinistra Hegeliana, nel suo complesso, non aveva saputo soddisfare, e il materialismo storico.”” [Alfredo Sabetti, Sulla fondazione del materialismo storico, 1977] (pag 284-285) [(1) “”Feuerbach – concludeva l’autore nella sua risposta a Stirner, parlando in terza persona di se stesso – … non è né materialista, né idealista, né filosofo dell’identità. E che cos’è dunque? Egli è col pensiero ciò che è nel fatto; nello spirito, ciò che è nella carne, nell’essenza, ciò che è nei sensi – uomo: o, piuttosto, giacché egli riconduce l’essenza dell’uomo nella società – uomo sociale, comunista”” (L. Feuerbach, ‘Sämtliche Werke’, Stuttgart, 1903-1911, VII, p. 310). La traduzione del passo è di F. Lombardi, che lo cita in ‘L. Feuerbach’, Firenze 1934, p. 280]”,”MADx-778″
“SABETTI Alfredo”,”Studi sul giovane Marx (lezioni del corso ufficiale di “”storia della filosofia””).”,”””Il Marx degli “”Annali franco-tedeschi”” concepisce l’uomo al centro della realtà politica e sociale e ne fa il vero soggetto della storia, e ciò gli serve a liberarsi e a confutare l’equivoco ideologico, per cui, anche per i Giovani Hegeliani, è la coscienza che pone l’essere e non l’essere la coscienza. Certamente gli sfugge ancora, come si è detto, l’approfondimento delle cause essenziali della condizione prima di ogni realtà sociale e politica, manca ancora l’indagine economica; ed è per questo che alla filosofia nell”Introduzione’ è riservato un posto di primo piano, e nella ‘Judenfrage’ l’emancipazione umana, anche se inserita e legata alla dialettica della lotta di classe, conserva un residuo di astrattezza, è vista ancora, in un certo senso, come l’ultima tappa di un processo che ha un che di ideale, e di cui l’emancipazione politica e religiosa possono considerarsi i termini intermedi. Una più approfondita analisi della realtà economica gli permetterà ben presto di liberarsi decisamente dallo equivoco, in cui sono caduti e Hegel e i Giovani Hegeliani, e di porre nel giusto rapporto il processo economico-sociale con la produzione culturale, dando all”ideologia’ il posto che le spetta e che egli le assegnerà nella ‘Deutsche Ideologie’. D’altra parte l’incontro con il socialismo francese realizzerà, sul piano concreto e fuori dagli schematismi ancora astratti e utopistici, da cui partivano i fondatori dei ‘Deutsche-Französische Jahrbucher’, “”l’alleanza tra gli intellettuali tedeschi e francesi””, di cui parla Ruge, il ‘principio franco-tedesco’, proclamato da Feuerbach (66), ed aiuterà Marx ad elaborare la sua concezione della storia. La formazione del materialismo storico. Soltanto un’analisi approfondita della realtà economica poteva dare a Marx, come abbiamo già posto in rilievo, la possibilità di un’interpretazione del processo della storia, che collocasse la produzione culturale, l’ ‘ideologia’ in genere e la filosofia in particolare, nel suo giusto rapporto con il mondo concreto, ed eliminasse del tutto, l’ ‘impasse’ dell’ideologismo, che egli denunzierà con tanto vigore nella ‘Deutsche Ideologie'”” (pag 169-170) [Alfredo Sabetti, ‘Studi sul giovane Marx (lezioni del corso ufficiale di “”storia della filosofia””)’, Liguori editore, Napoli, 1967 [(66) Cfr. ‘Vorlaufige Thesen zur Reform der Philosophie’, pubblicate negli ‘Anekdota’ del Ruge, nel 1843. “”Il vero filosofo, cioè quel filosofo il cui pensiero voglia essere coerente con la vita e con l’umanità che è in lui, deve essere d’origine gallo-germanica… Il cuore, che è il principio femminile, il senso del finito e la sede del materialismo, è francese; la testa, che è il principio maschile e la sede dell’idealismo è tedesco. Il cuore è rivoluzionario, la testa riformista”” scriveva il Feuerbach nelle Tesi (cfr. trad. italiana, in L. Feuerbach, ‘Principi della filosofia dell’avvenire’, Torino, Einaudi, 1946, p. 60]”,”MADS-812″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Dottrine della città-stato: Platone, Aristotele, dottrine della comunità universale: la legge naturale, Cicerone, Seneca, Filippo il Bello, Bonifacio VIII, Marsilio da Padova e Guglielmo D’Occam, Dottrine dello stato nazionale: Machiavelli, primi riformatori protestanti, dottrine realiste e antirealiste, Bodin, giusnaturalismo, More, Hooker, Hobbes, radicali e comunisti, repubblicani: Harrington, Milton e Sidney; Halifax e Locke; Francia: decadenza della legge naturale, riscoperta comunità: Rousseau; Hume e Burke; Hegel dialettica e nazionalismo; liberalismo e radicalismo filosofico, liberalismo moderno, Marx e materialismo dialettico, comunismo, fascismo e nazionalismo. “”La filosofia sociale di Marx poggiava sul fatto, da essa per la prima volta chiaramente portato al fuoco dell’attenzione, che s’era verificato nel corso dell’Ottocento un mutamento sociale di primissima importanza: il sorgere alla consapevolezza politica ed infine al potere politico della classe operaia. Come fu detto nel precedente capitolo, questo fatto aveva determinato un cambiamento di rotta nel pensiero liberale, ma Carlo Marx ne colse l’importanza assai prima dei liberali. Specialmente negli studi storici, che formarono parte integrale della sua filosofia, egli presentava per la prima volta il capitalismo in quello che si potrebbe chiamare il suo aspetto umano, come una istituzione che aveva prodotto ed andava sempre più estendendo una classe di uomini che vivono soltanto del loro salario e che sono legati perciò ai loro datori di lavoro soltanto da un rapporto economico. La loro capacità di lavoro è una merce, l’unica merce di valore economico che possiedano, che si compra in un mercato libero dove l’unico obbligo dell’acquirente è di pagare il prezzo corrente. Il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro tende così a svestirsi di significato umano e di obbligo morale e diventa semplicemente un rapporto di potenza. Giustamente Marx vide in una siffatta situazione il fatto potenzialmente più rivoluzionario della storia moderna: da un canto una classe definita dal possesso dei mezzi di produzione e mossa soprattutto dalla necessità di creare dei profitti; dall’altro il proletario dell’industria, privo di qualsiasi potere se non attraverso la pressione di masse ben organizzate (…)””. [George H. Sabine, Storia delle dottrine politiche, 1967] (pag 580)”,”TEOP-036″
“SABINE DE-ROSA KOWOHL Carla; con la collaborazione di Stefano FILIPPONE THAULERO”,”Storia della cultura tedesca fra “”ancien regime”” e Restaurazione. Cronache e personaggi.”,”Carla SABINE DE-ROSA KOWOHL insegna storia della cultura tedesca nella facoltà di lettere della LUMSA di Roma. Stefano FILIPPONE THAULERO ha pubblicato ‘Il ruolo del cancelliere federale secondo la Legge Fondamentale’ (1994).”,”GERx-070″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche.”,”””La verità è che l’ economia classica fornì a Marx un quadro già pronto dello sfruttamento del lavoro. L’ economia immaginava naturalmente di descrivere un sistema radicato nella natura delle cose. Ma Marx, avendo in mano la dialettica hegeliana, poteva facilmente pensare ch’esso avesse le sue radici nella storia ed attribuirlo al sistema capitalistico””. (pag 555)”,”TEOP-162″
“SABINE George”,”Historia de la teoria politica.”,”Libro dedicato alla memoria di Walter James SHEPARD. “”La filosofia politica di John Locke apparve come pubblicazione occasionale. Era contenuta in due saggi pubblicati nel 1690 co il proposito confessato di dfifendere la Rivoluzione, e nel primo di questi saggi, dedicato a contestare Filmer non ha una importanza permamente. Ma il secondo era lungi da essere una mera pubblicazione di circostanza; penetrava nel passato, attraverso tutto il periodo delle guerre civili, e si univa con la Ecclesiastical Polity di Hooker, che aveva riassunto il pensiero politico inglese sul finire del periodo della Riforma e prima della rottura tra parlamento e Monarchia.”” (pag 386)”,”TEOP-219″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche. Volume I.”,”Aristotele. Metodo. “”Questi tre fattori, chiamati da Aristotele, forma, materia, movimento, sono gli elementi costitutivi della natura. Essi offrono libero campo alle arti, perché, entro certi limiti, che non facilmente si scoprono, i piani dell’artista possono servire come forme verso le quali si può far convergere il materiale adatto. Così in politica lo statista non può fare quello che preferisce, ma saggiamente sceglie quell’indirizzo che può portare almeno ad un migliore e più desiderabile sviluppo delle istituzioni sociali e della vita umana. Per farlo bisogna che egli intenda tanto ciò che è possibile quanto ciò che è reale. Egli deve conoscere quali potenzialità di progresso siano presenti nella situazione che ha dinnanzi e quali condizioni materiali daranno a queste forze ideali i mezzi per realizzarsi nel modo migliore. Le sue ricerche hanno sempre due intenti, devono essere empiriche e descrittive, perchè senza la conoscenza della realtà egli non può dire quali mezzi ha a ua disposizione o come i mezzi adoperati potranno attuarsi; ma devono considerare anche la dimensione ideale dei fatti, perchè altrimenti lo statista non saprà come debbono essere usati i suoi mezzi affinchè il suo materiale dia il miglior risultato. Questa concezione della scienza e dell’arte politica rappresenta il tipo di ricerche che offriva maggior campo alla maturità intellettuale del genio di Aristotele. Quanto ad originalità ed ad arditezza di costruzione speculativa egli non fu certo pari a Platone, ed i principi fondamentali della sua filosofia derivarono tutti dal suo maestro. ma nella capacità di organizzazione intellettuale, specialmente nella capacità di cogliere un tipo o una tendenza in mezzo ad una massa complessa di particolari, egli fu non solo superiore a Platone, ma pari ad ogni altro pensatore nella storia posteriore della scienza. (…) Aristotele fu il fondatore di questo metodo, in complesso il più fecondo ed il migliore che gli studi politici abbiano sviluppato”” (pag 95)”,”FILx-483″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche. Volume II.”,”””Per Marx l’attributo di dialettico era la cosa essenziale. Al pari di Hegel, egli considerava la spiegazione meccanicistica come adatta alla fisica e alla chimica per la ragione che queste scienze trattano di materie che non implicano problemi di sviluppo storico; Marx non credette mai che i metodi delle scienze potessero essere adottati dalle scienze sociali. La dialettica era vista da lui come l’unico metodo logico in grado di trattare di una materia in continuo sviluppo e di rivelare la “”necessità”” di quello sviluppo. Come Hegel, anche Marx considerava la spiegazione meccanicistica come appartenente ad una forma inferiore di logica perchè tratta di una forma inferiore di realtà. In seguito, certo, dopo la pubblicazione dell”Origine della specie’ di Darwin, Marx rivendicò alla sua teoria dello sviluppo sociale un’affinità con l’evoluzione organica, e vi è infatti una somiglianza superficiale fra la lotta di classe e la selezione naturale. Ciò che colpì Marx ad una prima lettura del libro di Darwin fu il suo “”rozzo metodo inglese di sviluppo”” (1), perchè la teoria dell’evoluzione di Darwin era strettamente una generalizzazione empirica, una teoria causale del mutamento che non implicava alcun progresso, mentre la dialettica era per Marx e per Hegel una legge della logica. Essa forniva una teoria ‘a priori’ del progresso che era ad un tempo un principio di spiegazione e una valutazione. Il materialismo di Marx non eliminò mai l’assunto hegeliano di una forza sottostante che è la realtà nascosta dietro una molteplicità di manifestazioni e apparenze effimere. Il modello metafisico che le si adattava non era il meccanicismo ma una forma di vitalismo naturalistico. Contemporaneamente diverse implicazioni del “”materialismo”” erano importanti per Marx. In primo luogo egli tendeva a identificarlo con la “”scientificità”” e, sebbene non credesse affatto che gli studi sociali potessero imitare la fisica, pensava tuttavia che si potesse farli diventare altrettanto precisi e certi. Fu facilmente convinto da Feuerbach, quindi, che concetti come quelli dello “”spirito assoluto”” o dello “”spirito del tempo”” erano meramente immaginari e che le reali forze motrici della storia in una società sono le sue condizioni materiali. Marx era del tutto privo della sprezzante arroganza verso la scienza che Hegel mostrava di tanto in tanto. In realtà si ha l’impressione che l’inclinazione naturale del pensiero di Marx fosse essenzialmente pratica ed empirica; pochi uomini politici hanno edificato la propria condotta politica su un corpo di conoscenze storiche ed economiche paragonabile a quello di Marx. Era forse questa caratteristica mentale che rendeva in certo modo vaghe le ampie generalizzazioni della filosofia di Marx. Talvolta espressioni come “”le tendenze che operano con ferrea necessità verso un fine inevitabile”” (che compare nella prefazione al ‘Capitale’) sono impiegate come se si trattasse di dogmi puri e semplici, ma altre volte vengono impiegate come stimolanti ipotesi di lavoro. Talvolta egli parla come se il materialismo dialettico fosse una formula che può essere applicata meccanicamente a qualsiasi periodo della storia, ma altre volte egli protesta veementemente contro questo impiego. E sebbene si lasciasse andare molto spesso a delle previsioni, Marx si riteneva altrettanto libero di porre delle eccezioni ad esse. Così egli poteva affermare che la rivoluzione era inevitabile ma anche poteva non verificarsi in Inghilterra o negli Stati Uniti; o poteva affermare che il capitalismo era una fase necessaria dello sviluppo economico ma poteva anche coltivare l’idea che in Russia, forse, il socialismo poteva svilupparsi direttamente dalle comunità di villaggio. In generale la dialettica dava alla logica di Marx un’elasticità che gli impediva di distinguere fra la probabilità e la rigida implicazione, o di riconoscere che le affermazioni necessarie sono tipicamente condizionali”” [George H. Sabine, Storia delle dottrine politiche. Volume II, Milano, 1978] [(1) “”Lettera a Lassalle””, 16 gennaio 1861, in ‘Marx-Engels. Correspondence, 1846-1895’ (1934), p. 125] (pag 585-586)”,”FILx-484″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Dottrine della città-stato: Platone, Aristotele, dottrine della comunità universale: la legge naturale, Cicerone, Seneca, Filippo il Bello, Bonifacio VIII, Marsilio da Padova e Guglielmo D’Occam, Dottrine dello stato nazionale: Machiavelli, primi riformatori protestanti, dottrine realiste e antirealiste, Bodin, giusnaturalismo, More, Hooker, Hobbes, radicali e comunisti, repubblicani: Harrington, Milton e Sidney; Halifax e Locke; Francia: decadenza della legge naturale, riscoperta comunità: Rousseau; Hume e Burke; Hegel dialettica e nazionalismo; liberalismo e radicalismo filosofico, liberalismo moderno, Marx e materialismo dialettico, comunismo, fascismo e nazionalismo. “”La filosofia sociale di Marx poggiava sul fatto, da essa per la prima volta chiaramente portato al fuoco dell’attenzione, che s’era verificato nel corso dell’Ottocento un mutamento sociale di primissima importanza: il sorgere alla consapevolezza politica ed infine al potere politico della classe operaia. Come fu detto nel precedente capitolo, questo fatto aveva determinato un cambiamento di rotta nel pensiero liberale, ma Carlo Marx ne colse l’importanza assai prima dei liberali. Specialmente negli studi storici, che formarono parte integrale della sua filosofia, egli presentava per la prima volta il capitalismo in quello che si potrebbe chiamare il suo aspetto umano, come una istituzione che aveva prodotto ed andava sempre più estendendo una classe di uomini che vivono soltanto del loro salario e che sono legati perciò ai loro datori di lavoro soltanto da un rapporto economico. La loro capacità di lavoro è una merce, l’unica merce di valore economico che possiedano, che si compra in un mercato libero dove l’unico obbligo dell’acquirente è di pagare il prezzo corrente. Il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro tende così a svestirsi di significato umano e di obbligo morale e diventa semplicemente un rapporto di potenza. Giustamente Marx vide in una siffatta situazione il fatto potenzialmente più rivoluzionario della storia moderna: da un canto una classe definita dal possesso dei mezzi di produzione e mossa soprattutto dalla necessità di creare dei profitti; dall’altro il proletario dell’industria, privo di qualsiasi potere se non attraverso la pressione di masse ben organizzate (…)””. [George H. Sabine, Storia delle dottrine politiche, 1967] (pag 580)”,”TEOP-002-FC”
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche. Volume II.”,”Contiene: XXIV – Radicali e comunisti. I Livellatori, I diritti innati di un inglese – Riforma moderata e riforma radicale – Il freno del legislativo – Gli Zappatori – La ‘Legge della libertà’ di Winstanley (pag 365-380) Bibliografia: Joseph Frank, The Levellers M.A. Gibb,”,”TEOP-006-FB”
“SABOURET Jean-Francois CORDELLIER Serge a cura”,”L’ Etat du Japon.”,”Tra i collaboratori: Augustin BERQUE Robert BOYER Michel CARTIER Richard DUBREUIL Jean-Francois ESTIENNE Pierre GENTELLE Francois GIPOULOUX Francois GODEMENT Claude HAMON Francois MACE’ Philippe PELLETIER Jean-Paul PIRIOU Philippe PONS Karoline POSTEL-VINAY Shimizu KOICHI. Tra i vari articoli: André L’HENORET, L’ histoire du mouvement syndical (pag 266-269). Nell’ articolo tra l’ altro dice che nel 1950 ci fu una “”purga rossa”” organizzata dal generale Douglas MACARTHUR: 12.000 sindacalisti di sinistra furono arrestati, condannati o licenziati. Il movimento operaio venne così decapitato. L’HENORET è un prete-operaio che ha vissuto vent’anni in Giappone e ha studiato la condizione operaia giapponese dall’ interno lavorando in una piccola impresa.”,”JAPx-043″
“SABOURET Jean-Francois a cura; saggi di BASSINO Jean Pascal BOUGON Yves CARMONA Yves CHAN Jennifer DUTEIL-OGATA Fabienne FRIDENSON Patrick ISHIDA Hidetaka JOBIN Paul JOLIVET Muriel KAMATA Satoshi MACLACHLAN Patricia METZLER Mark MIYAKE Yoshio NANTA Arnaud PELLETIER Philippe PONS Philippe POSTEL-VINAY Karoline SAALER Sven SAKAI Cecile SABOURET Christophe SABOURET Jean-Francois SEIZELET Eric SERRA Regine SOUYRI Pierre-Francois THOMANN Bernard TIBERGHIEN Yves DE-TOUCHET Elisabeth UNO Shigeki YATABE Kazuhiko”,”La dynamique du Japon. De 1854 à nos jours.”,”SABOURET Jean-Francois sociologo direttore di ricerca al CNRS, direttore della reseau Asie, è in Giappone da oltre trent’anni. Ha scritto e curato molte opere sul tema. saggi di BASSINO Jean Pascal BOUGON Yves CARMONA Yves CHAN Jennifer DUTEIL-OGATA Fabienne FRIDENSON Patrick ISHIDA Hidetaka JOBIN Paul JOLIVET Muriel KAMATA Satoshi MACLACHLAN Patricia METZLER Mark MIYAKE Yoshio NANTA Arnaud PELLETIER Philippe PONS Philippe POSTEL-VINAY Karoline SAALER Sven SAKAI Cecile SABOURET Christophe SABOURET Jean-Francois SEIZELET Eric SERRA Regine SOUYRI Pierre-Francois THOMANN Bernard TIBERGHIEN Yves DE-TOUCHET Elisabeth UNO Shigeki YATABE Kazuhiko Il Giappone e la questione militare. “”Les Forces d’autodéfense (Fad)””. “”Les Fad constituent une armée professionnelle qui recrute des soldats âgés de dix-huit à vingt-cinq ans et dont les officiers sont sélectionnés parmi les diplômés de l’ Académie de défense nationale (Bôei Daigakkô) de Yokosuka. En 2004, les forces terrestres des Fad comptent 148200 hommes ou femmes, les forces maritimes, 44000 et les forces aériennes, 45600. Tandis que les Forces d’autodéfense navales ont été considérablement renforcées récemment, avec l’ introduction des croiseurs ‘Aegis’, extrêmement sophistiqués et dont ne peuvent se prévaloir que les Etats-Unis, l’ Espagne et le Japon, les terrestres, en revanche, ont subi des réductiosn budgétaires et ont dû se résoudre à diminuer leur artillerie et le nombre de leurs tanks – jugés extrêment coûteux – de 900 à 600 éléments chacun. Les effectifs des troupes terrestres devront être réduits de 25 pour 100 d’ici cinq à dix ans, à partire de l’ année fiscale 2005, jusqu’à atteindre le nombre de 100000 hommes – c’est du moins ce que prévoit le plan prévu par le gouvernement.”” (pag 103)”,”JAPx-072″
“SACCÀ Antonio”,”Storia della sociologia.”,”Antonio Saccà è attualmente rettore dell’Istituto Nuova Accademia di Roma dove insegna storia della soci9ologia. Ha insegnato nelle facoltà di statistica e sociologia dell’Università di Roma. É autore, tra l’altrp, di Marx contro marx, Nietzsche e Sigmund Freud.”,”TEOS-124-FL”
“SACCHETTI Giorgio”,”Sovversivi in Toscana, 1900-1919.”,”””Da questo momento, il conflitto mondiale non lontano, l’ Unione Sindacale Italiana intensificherà la sua battaglia antimilitarista anche espellendo dal proprio seno i sindacalisti interventisti; più chiara risulterà la sua fisionomia rivoluzionaria, indiscussa l’ egemonia anarchica. Il binomio Sindacalismo-Antimilitarismo diventò inscindibile; perché (come aveva scritto Luigi Bertoni nella sua relazione al Congresso anarchico italiano del 1907) “”il sindacalismo diventa cosa pressoché vana se non va di pari passo con l’ antimilitarismo”” (…)”” (pag 44)”,”ANAx-167″
“SACCHETTI Giorgio”,”Camicie nere in Valdarno. Cronache inedite del 23 marzo 1921 (guerra sociale e guerra civile).”,”SACCHETTI Giorgio è nato in provincia di Arezzo nel 1951 e vive ad Arezzo. Laureato in scienze politiche è giornalista pubblicista e autore di numerosi studi (v. 4° copertina). “”Il direttore decide allora di intervenire di persona per riportare la calma e rassicurare gli astanti circa il timore dell’ arrivo delle squadre fasciste in miniera che vorrebbero distruggere la Cooperativa. “”Infilai la scala di corsa (…) – racconterà il Raffo al processo – vidi ancora fra i più furiosi Osvaldo Bianchi, ma non persi la mia calma. E ancora ricordai agli operai che gli impianti e le macchine più che della Società erano i loro perché col lavoro davan vita a tante famiglie e invitai gli operai a coadiuvarmi a spingere l’ incendio””. Il tentativo ottiene però effetto contrario a quello desiderato. “”Quando bruciano le nostre cooperative voi ne godete””: è la replica di Bianchi. La conversazione si svolge così in maniera concitata e sconfina in rissa non appena l’ ingegner Guglielmo Scarafia, che affiancava il direttore, afferra per un braccio uno dei manifestanti più scalmanati. Raffo viene allora ferito alla coscia destra da una scarica di colpi di rivoltella””. (pag 35)”,”MITT-207″
“SACCHETTI Giorgio”,”Senza frontiere. Pensiero e azione dell’ anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986).”,”Nei ringraziamenti: tra le persone ringraziate a vario titolo: Luigi PISANI, Luigi DI-LEMBO, Marco ROSSI, Claudio VENZA, G.N. BERTI ecc. Nella bibliografia compaiono i nomi di CERVETTO e PARODI. Nell’ indice dei nomi, CERVETTO, PARODI e PISANI. “”Il rapporto con i giovani si era dimostrato fecondo: con la nascita in città del gruppo ‘Né dio né padrone”” (con Arrigo Cervetto, Antonio Bogliani, Piero Paridio, Abbate, Agnelli, Crivelli, Tambuscio ed altri elementi quasi tutti di estrazione operaia, spesso provenienti dai ranghi della Resistenza, dalla militanza comunista e dal Fronte della Gioventù); (…)””. (pag 98) “”Ma il congresso vede anche formalizzarsi – grazie all’ attivismo del Masini, cui si affianca il savonese Cervetto – un fronte di sostenitori per un “”movimento orientato e federato””, peraltro osteggiato da quasi tutti i delegati e con particolare accanimento da Cesare Zaccaria, in una situazione foriera di nuovi sviluppi.”” (pag 109) Rec: ‘In settant’anni di militanza libertaria Umberto Marzocchi (1900-1986) ha attraversato il secolo “”breve?””in molti dei suoi punti cruciali. Guerre e rivoluzioni tradite nella vecchia Europa, ma anche grandi speranze hanno contribuito ad alimentare il fuoco dell’idea socialista anarchica, dal Biennio Rosso al Sessantotto. La sua vita è contrassegnata da straordinarie esperienze: attivista sindacale nell’USI a 17 anni, Ardito del Popolo, combattente in Spagna e nel maquis francese, esponente della FAI nel dopoguerra, dirigente nazionale di associazioni antifasciste e della CGIL, promotore con Carlo Cassola della Lega per il Disarmo unilaterale, tra i fondatori nel 1968 dell’Internazionale di Federazioni Anarchiche.’ [Maggio 2005]”,”ANAx-219″
“SACCHETTI Giorgio”,”Il minatore deputato. Priamo Bigiandi 1900-1961.”,”Giorgio SACCHETTI è dottorando di ricerca in storia del movimento sindacale per la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Teramo. “”La riprova si riscontra in un carteggio tra Libero Santoni, quale membro della segreteria Filie, Mari, Bigiandi e la sede di Bruxelles dell’ Unione internazionale dei sindacati dei minatori (sezione F.S.M.). All’ oggetto vi è la convocazione di due importanti convegni, ambedue da tenersi nel settembre-ottobre 1950 rispettivamente a Genova e a Parigi “”contro il cartello del carbone e dell’ acciaio””. E’ l’ inizio di un nuovo fronte che si apre contro il così detto Cartello Schumann e nel quadro del Piano del Lavoro promosso dala CGIL in Italia. Bigiandi interviene a Genova e nell’ occasione ribadisce e rivendica, a partire proprio dall’ esperienza valdarnese, il ruolo dirigente e di “”suppenza”” svolto dai minatori nell’ interesse del paese e dell’ economia nazionale (…)””. (pag 55)”,”PCIx-210″
“SACCHETTI Giorgio”,”Ligniti per la Patria. Collaborazione, conflittualità, compromesso. Le relazioni sindacali nelle miniere del Valdarno superiore (1915-1958).”,”SACCHETTI Giorgio è dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale all’Università di Teramo. Ha dedicato particolare attenzione allo studio delle correnti libertarie del movimento operaio e alle culture sovversive del Novecento, all’ organizzazione sindacale fra i lavoratori dei mestieri non fordisti (ferrovieri, macchinisti, minatori), alle biografie dei militanti. Ha scritto varie opere (v. apertura) “”In questo medesimo periodo si inserisce, nel circuito dei dibattiti accademici intorno al miglioramento efficientista del sistema produttivo industriale, una nuova terminologia: il sistema Charles Bedaux (dal nome dell’ inventore, un ingegnere francese). Si tratta di un complicato metodo di calcolo del salario operaio, basato su unità di misura temporali della lavorazione, appunto il “”minuto Bedaux””, che persegue la finalità dii conteggiare con la massima esattezza consentita sia i tempi cosiddetti mort o di pausa fisiologica, sia quelli di effettivo lavoro. Il superamento di 60 ‘bedaux’ in un’ora è sanzionato con la decurtazione del 25% del salario. Questo rivoluzionario progetto aveva trovato in Italia l’ appoggio entusiastico del senatore Giovanni Agnelli – che lo aveva fatto subito introdurre alla FIAT – e di Piero Pirelli, i quali si erano fatti promotori finanziatori di un’apposito società con la finalità di fare consulenza e proselitismo fra gli industriali metalmeccanici, chimici e minerari.”” (pag 169)”,”MITT-240″
“SACCHETTI Giorgio FEDELI Ugo a cura”,”Congressi e convegni della Federazione anarchica italiana. Atti e documenti (1944-1995). Prima parte: Federazione anarchica italiana. Congressi e convegni, 1944-1962 (a cura di Ugo Fedeli) – Seconda parte: Congressi e convegni della Federazione anarchica italiana, 1963-1995.”,”Cita Lorenzo Parodi a pag 75 tra i partecipanti al 3° congresso nazionale, Livorno 1949 Pag 445 Profilo biografico di Umberto Marzocchi (necrologio 1986)”,”ANAx-359″
“SACCHETTI Giorgio”,”Senza frontiere. Pensiero e azione dell’anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986).”,”La rottura di Marzocchi con Pier Carlo Masini (1964) (pag III, introduzione)”,”ANAx-012-FV”
“SACCHETTI Giorgio”,”Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano (1944-1969).”,”‘Abbiamo filato molta lana senza aver fatto nemmeno un camiciotto’ (U. Marzocchi) (apertura) Molto citato Umberto Marzocchi. Citati nell’indice Cervetto e Parodi Giorgio Sacchetti è dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, cultore della materia presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e di studi internazionali dell’Università degl Studi di Padova.”,”ANAx-409″
“SACCHETTI Giorgio”,”Otello Gaggi. Vittima del fascismo e dello stalinismo.”,”Giorgio Sacchetti, professore associato di Storia contemporanea, è docente a contratto di Storia delle ideologie del novecento in Europa presso il dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova. Autore di numerosi saggi di storia sindacale e dell’anarchismo ha recentemente pubblicato ‘Sovversivi e squadristi’ (Aracne, 2010); ‘Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano’ (Aracne, 2012). Otello Gaggi (1896-1945) è un anarchico, operaio nella Ferriera di San Giovanni Valdarno, riparato in modo avventuroso in Russia per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Nel periodo delle purghe staliniane è arrestato a Mosca e, in quanto “”controrivoluzionario””, relegato per oltre un decennio in vari Gulag, fino a trovarvi la morte dopo indicibili sofferenze. Il suo caso è stato di risonanza internazionale e la sua tragica fine è diretta conseguenza dei silenzi, delle omertà e delle complicità dei dirigenti del Pci. Alcuni documenti presentati in questo volume sono inediti e provengono dagli archivi sovietici.”,”ANAx-426″
“SACCHETTI Giorgio”,”Camicie nere in Valdarno. Cronache inedite del 23 marzo 1921 (guerra sociale e guerra civile).”,”Giorgio Sacchetti è nato in provincia di Arezzo nel 1951 e vive ad Arezzo. Laureato in Scienze politiche è giornalista pubblicista e autore di numerosi studi. E’ stato redattore della Rivista Storica dell’Anarchismo. “”L’autentica novità del primi mesi del 1921 è senz’altro costituita dalla nascita a Livorno del Partito Comunista d’Italia. Si tratta, come è noto, del risultato della separazione dalla casa madre socialista (ad Arezzo la mozione comunista conquista la maggioranza) ma anche – e questo vale per zone come il Valdarno, a classe operaia ‘giovane’ e con debole tradizione riformista – di estemporanee aggregazioni che spesso esulano, quantitativamente parlando, da mere sottrazioni di quadri alle file del Psi o sia pure alla sua vivace federazione giovanile”” (pag 52)”,”ANAx-002-FGB”
“SACCHETTI Giorgio a cura; VARENGO Massimo SENTA Antonio ORTALLI Massimo”,”Con l’amore nel pugno. Federazione Anarchica Italiana (1945-2012). Storia e documenti.”,”Profili biografici degli autori: Massimo Ortalli (Fidenza, 1946); Giorgio Sacchetti (Castelfranco di Sopra, 1951); Antonio Senta (Fiesole, 1980), Massimo Varengo (Milano, 1947) (pag 295-298)”,”ANAx-466″
“SACCHETTI Giorgio, a cura; saggi e contributi di Enrico ACCIAI Francesco BELLACCI Paola BERTONCINI Lorenzo BERTUCELLI Marco BERTI Giulio BIGOZZI Laura BOTTAI Roberto CAROCCI Mirco CARRATTIERI Paul CORNER Fabio DEGLI-ESPOSTI Pietro DI-PAOLA Fabio FABBRI John FOOT Andrea GIACONI Ivano GRANATA Salvatore MANNINO Pietro MASIELLO Iara MELONI Luigi NEPI Guido PANVINI Elena PAPADIA Paolo PEZZINO Andrea RAPINI Giorgio SACCHETTI Antonio SENTA Emanuele UPINI Andrea VENTURA Rodolfo VITTORI”,”«Piombo con piombo». Il 1921 e la guerra civile italiana.”,”Giorgio Sacchetti insegna Storia culturale e sociale dell’età contemporanea all’Università degli Studi di Firenze. Le sue ricerche si concentrano sugli ‘Anarchist Studies’, sulla storia del lavoro e del movimento operaio, sulla violenza politica, sui movimenti radicali e le controculture del Novecento. La questione del termine ‘biennio rosso’. “”L’espressione “”biennio rosso”” – ha rilevato Gabriele Turi (2006, pp. 275-6) – non appare appropriata per l’Italia. «Dipingere come “”rosso”” quel biennio (…) è funzionale solo a giustificare la reazione fascista, che in realtà si sviluppò quando il timore di un pericolo rivoluzionario era ormai finito». In realtà, tutta la storiografia democratica post-resistenziale, quella del primo decennio del dopoguerra, non si servì mai di quel binomio. Da Nenni a Tasca, da Aldo Garosci a Enzo Sereni, da Leo Valiani fino a studiosi locali, come Arrigo Cervetto (1958) e Rosario Muratore (1959), ribadirono anzi che, alla fine di un’occupazione che aveva segnato il punto culminante della crisi sociale e politica del dopoguerra, il bilancio era passivo per il proletariato. Cosa fu allora a imporre nella terminologia corrente per il 1919-20 una denominazione che, imposta nelle sue connotazioni negative dalla propaganda fascista per giustificare la sana reazione dello squadrismo contro l’imminente pericolo bolscevico, passerà poi, sotto opposto significato, a connotare una fase combattiva e vincente del movimento operaio che, in realtà, tale non fu? Fu un testo, pubblicato nel 1958, a riproporre con tutta evidenza in copertina, il fiammeggiante e minacciante titolo ‘Il biennio rosso’. L’autore, Spartaco Cannarsa, già segretario generale dell’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo, aveva voluto raccogliere in volume l’indice e la sintesi di tutti gli interventi dei deputati socialisti alla Camera nel corso della XXV Legistatura 1919-21, quella del “”biennio rosso”” (Cannarsa, 1958) appunto, cui opporrà, secondo la classica scansione, un volume dedicato al “”biennio nero”” (Cannarsa, 1965). Di lì a poco, agli inizi degli anni Sessanta, accadde però che il termine “”biennio rosso””, forgiato nel 1920 dal fascismo, passasse indolore nella storiografia antifascista, a suggello di una interpretazione positiva della storia italiana. Era successo che, nel luglio del 1960, l’Italia era stata scossa da moti antifascisti esplosi in varie città, contro la decisione del governo di Fernando Tambroni che, in carica con i voti determinanti del Msi, aveva concesso a quest’ultimo di tenere il suo congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. (…) Fu in quel particolare frangente di riflessioni sulle origini dell’antifascismo che Paolo Spriano, intellettuale organico del Partito comunista e già accreditato storico del movimento operaio torinese, di Gramsci e di Gobetti, maturò l’idea di ricostruire le tappe di quel grandioso movimento che aveva visto protagonisti più di mezzo milione di operai, occupanti oltre 600 stabilimenti industriali in tutto il paese. Nacque allora la sua fortunata opera del 1964, sull”Occupazione delle fabbriche’, «l’episodio culminante del ‘biennio rosso’», che l’autore, nella sua ‘Introduzione’, pose subito a richiamo dell’attualità (…). Da allora l’endiadi ridondante “”bienno rosso””, lanciata autorevolmente da Spriano, entrò di peso nei testi ufficiali”” (pag 30-31) (introduzione)”,”ANAx-469″
“SACCHETTI Giorgio, a cura; saggi di Alberto CIAMPI Cristina TONSIG Mauro DE-AGOSTINI David BERNARDINI Pasquale IUSO Franco SCHIRONE Cosimo SCARINZI Walter SIRI Selva VARENGO Gianandrea FERRARI Dario ANTONELLI”,”Umanità Nova, 1920-2020. Atti della giornata di studi. ‘Un secolo d’informazione anarchica’, Imola, 17 ottobre 2020.”,”In collaborazione con ‘Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana’ 1920. ‘Un grave punto debole del giornale è «la scarsezza e l’occasionalità delle informazioni» rilevatada Pier Carlo Masini’ (pag 102) ‘Nel luglio del 1949 Umanità Nova diede la comunicazione ufficiale del prossimo Congresso anarchico a Parigi. Alla fine dello stesso mese Ugo Fedeli e Pier Carlo Masini presentarono e introdussero l’evento’ (pag 132) ‘Quasi dieci anni dopo gli anarchici tornarono a incontrarsi. La proposta fu dapprima avanzata dal movimento spagnolo, pubblicata su Umanità Nova e Volontà nell’estate del 1954. In Italia se ne discusse al congresso di Senigallia del novembre 1957, nel corso del quale la FAI aderì ufficialmente, indicando Umberto Marzocchi come rappresentante’ (pag 133) Il 18 aprile 1948. erano fissate le prime elezioni politiche dell’Italia Repubblicana. A partire dal mese di gennaio gli interventi sul tema elettorale assumono un ritmo incalzante, tornando più volte sul fatto che gli anarchici avrebbero assunto una posizione di assoluto astensionismo , inteso soprattutto come rifiuto del risultato istituzionale cui si era giunti con il referendum e la Costituzione. Eppure all’interno del movimento questa posizione continuava a non essere del tutto omogenea, specie nei settori giovanili (26) fra i quali sembra diffondersi l’idea che astenersi, rappresentava una precisa scelta: quella di non voler tentare di occupare spazi lasciati liberi a sinistra della posizione frontista assunta dal PCI e dal PSI (27). Al di là di ciò, la posizione assunta da «Umanità Nova» fu di netta chiusura rispetto ad ogni ipotesi realmente partecipativa. Gli interventi che si susseguono sulle sue colonne (ad opera fra gli altri di Gigi Damiani, Umberto Consiglio, Pier Carlo Masini, Alfonso Failla), infatti, sembrano invitare tutti i militanti a non cedere alla propaganda frontista, e nemmeno alle ipotesi che votando si sarebbe sconfitto il pericolo fascista o quello ancor più strisciante del conservatorismo cattolico e laico. (…) Più articolata l’analisi di Pier Carlo Masini sul numero dell’11 febbraio 1948.”” (pag 136-137)”,”ANAx-472″
“SACCHI Martino”,”Nelson. Le grandi vittorie della Royal Navy.”,”Martino SACCHI è docente di storia e filosofia. Ha pubblicato con altri numerosi articoli di tecnologia e storia navale, approfondendo in particolare il tema delle galee veneziane, dei portolani medievali e delle esplorazioni di Cristoforo COLOMBO. “”In questa fase l’ elemento tattico decisivo consisteva nel “”prendere il sopravvento””, espressione tecnica poi entrata nel linguaggio corrente: ciascun ammiraglio si sforzava di manovrare in modo da portare le proprie navi “”sopravvento”” al nemico, ossia di schierarle, rispetto al nemico, dalla parte da cui soffiava il vento. Chi riusciva ad ottenere questa posizione aveva un vantaggio decisivo, perché poteva decidere a suo piacimento il momento in cui attaccare battaglia virando in poppa e facendosi portare rapidamente dal vento contro il nemico per approfittare di uno sbandamento nello schieramento avversario. Il vantaggio di questa posizione era così importante che spesso la flotta che lo aveva perso rinunciava al combattimento, magari ritirandosi al calar delle tenebre””. (pag 30-31)”,”UKIQ-004″
“SACCHI Duccio”,”Mappe dal nuovo mondo. Cartografie locali e definizione del territorio in Nuova Spagna (Secoli XVI-XVII).”,”Duccio Sacchi (Arezzo 1961), dottore di ricerca in Storia delle Americhe, è culture della materia Storia dell’America Latina presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ASGx-002-FMB”
“SACCO Domenico”,”La febbre d’ America. Il socialismo italiano e l’ emigrazione (1898-1915).”,”SACCO Domenico (Potenza, 1952) è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di lingue e letterature straniere dell’ Università di Lecce, dove insegna storia dell’ Italia contemporanea. “”Con la tesi di Treves, i socialisti si erano definitivamente distaccati da una sorta di pregiudizio antropologico, emerso in alcune posizioni di fine ‘800, sulla connaturata incapacità di alcune sezioni dei ceti popolari italiani (massimamente nel Mezzogiorno) di farsi protagonisti, in loco, del proprio riscatto sociale e politico”” (pag 188)”,”MITS-186″
“SACCO Domenico”,”Cento anni di Socialismo in Basilicata. Studi di storia del movimento socialista lucano dalle origini al secondo dopoguerra.”,”SACCO Domenico (Potenza 1952) è ordinario di Storia e Filosofia nei licei e attualmente lavora presso l’ IRRSAE Basilicata. Ha scritto varie opere v. 4° di copertina. “”E’ noto che, in una visione assai consolidata, il movimento socialista meridionale è stato considerato una forma primitiva rispetto a quello più evoluto del Nord, e in alcuni studi si è sottolineata inoltre la sostanziale estraneità delle masse meridionali al progetto riformista. Questa ottica tradizionale è stata più di recente rimessa in discussione, partendo, proprio per l’ età giolittiana, da una serie di ricerche sul movimento sindacale e su quello socialista in alcune aree del Mezzogiorno.”” (pag 107)”,”MITT-165″
“SACCO Domenico”,”La febbre d’America. Il socialismo italiano e l’emigrazione (1898-1915).”,”Domenico Sacco (Potenza, 1952) è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di lingue e letterature straniere dell’ Università di Lecce, dove insegna storia dell’ Italia contemporanea. Iniziativa di Antonio Labriola per i congressi di Bruxelles e Zurigo (1891, 1893) (pag 100) Sull’ intervista di Antonio Labriola del 1902 (pag 155)”,”STOS-006-FFS”
“SACCOMANI Edda”,”Le interpretazioni sociologiche del fascismo.”,”ANTE3-36 Edda SACCOMANI è nata a La Spezia nel 1938. Lavora presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Torino e ha compiuto ricerche di carattere sociologico (sociologia dell’organizzazione) con particolare attenzione alla struttura di potere dell’impresa industriale. Ha scritto ‘Gli studi di sociologia in Italia’ (Milano, 1973)”,”ITAF-248″
“SACCONE Giacomo”,”Il partigiano Paolo.”,”Giacomo SACCONE, nato nel 1921, da famiglia indigente ha cominciato a lavorare fin dai primi anni dell’ adolescenza come garzone. E’ stato manovaleedile, soldato, partigiano. Nel 1977 ha pubblicato una storia della resistenza locale ‘La Valle Rossa, a cura della sezione ANPI di Vado Ligure.”,”ITAR-046″
“SACERDOTI Nedda”,”Epicuro. La vita il pensiero la scuola.”,”EPICURO, in gr. Epíkuros, filosofo greco (Samo, secondo una tradizione, o Atene, secondo Diogene Laerzio, 341 – † 270 a.C.). Trascorse l’infanzia a Samo, dove suo padre era maestro di scuola e sua madre esercitava la magia. Si ritiene che lì sia stato discepolo del platonico Panfilo e poi, nel 323, ad Atene, dell’accademico Senocrate. A sua volta esercitò il mestiere di maestro di scuola. Lesse e studiò molto pervenendo all’elaborazione di un sistema filosofico che insegnò dal 310 a Mitilene, a Lampsaco e poi ad Atene, dove visse il periodo più lungo della sua esistenza. Ivi nel 306 aprì la sua scuola, in un giardino che aveva acquistato e in cui viveva in comunità con i suoi amici. Della sua opera di vasta mole rimangono a noi solo tre lettere (a Erodoto, a Meneceo, a Pitocle) conservate da Diogene Laerzio e contenenti il sunto della sua dottrina, una raccolta di Massime capitali (Kýriai dóxai), che sembrano essere state riunite da un suo discepolo, e numerosi frammenti. La sua filosofia, che ha fornito a Lucrezio la materia del poema ‘De rerum natura’, deriva”,”FILx-121″
“SACERDOTI MARIANI Gigliola REPOSO Antonio PATRONO Mario”,”Guida alla costituzione degli Stati Uniti d’ America. Duecento anni di storia lingua e diritto.”,”SACERDOTI MARIANI Gigliola è ordinaria di Lingua inglese presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Padova. REPOSO è ordinario di Diritto Pubblico Americano a Padova (Scienze Politiche). PATRONO è componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ordinario di diritto costituzionale all’ Università di Padova.”,”USAG-029″
“SACERDOTI MARIANI Gigliola COLOMBO Arturo PASINATO Antonio a cura; contributi di Edi BASTIANELLI Giampietro BERTI Antonella CANCELLIER Domenico CANCIANI Lucio CEVA Francis CHIAPPONE Ralph CHURCH Arturo COLOMBO Luigi DI-LEMBO Amparo Garcia MORGADO Piero GRAGLIA Rosa Maria GRILLO Erminia MACOLA Marco MARCHETTI Antonio PASINATO Sara PEARCEY Donatella PINI MORO Gigliola SACERDOTI MARIANI Gianni SILEI Carla SODINI Marina TESORO Claudio VENZA testimonianza di Pietro NENNI”,”La guerra civile spagnola tra politica e letteratura.”,”contributi di Edi BASTIANELLI Giampietro BERTI Antonella CANCELLIER Domenico CANCIANI Lucio CEVA Francis CHIAPPONE Ralph CHURCH Arturo COLOMBO Luigi DI-LEMBO Amparo Garcia MORGADO Piero GRAGLIA Rosa Maria GRILLO Erminia MACOLA Marco MARCHETTI Antonio PASINATO Sara PEARCEY Donatella PINI MORO Gigliola SACERDOTI MARIANI Gianni SILEI Carla SODINI Marina TESORO Claudio VENZA testimonianza di Pietro NENNI”,”MSPG-083″
“SACERDOTI MARIANI Gigliola REPOSO Antonio PATRONO Mario”,”Guida alla Costituzione degli Stati Uniti d’America. Duecento anni di storia, lingua e diritto.”,”Giliola Sacerdoti Mariani è ordinaria di Lingua inglese all’Università di Firenze, facoltà di Scienze politiche Cesare Alfieri. Antonio Reposo è ordinario di Diritto pubblico comparato a Padova, facoltà di Scienze politiche. Mario Patrono è professore ordinario di Diritto pubblico presso la I Università di Roma La Sapienza, dopo esserlo stato nelle Università di Catania e di Padova, in cui è stato anche direttore dell’Istituto di Scienze giuridiche dal 1980 al 1988. Dirige la collana Ricerche di Diritto pubblico comparato.”,”USAS-023-FL”
“SACHS Jeffrey D. LARRAIN Felipe”,”Macroeconomia e politica economica.”,”Jeffrey D. Sachs insegna Economia nella Harvard University. Felipe Larrain insegna nella Pontificia Universidad Catolica de Chile.”,”ECOT-192-FL”
“SACKS Oliver”,”Un antropologo su marte. Sette racconti paradossali.”,”Oliver Sacks è professore di Neurologia allo Albert Einstein College of Medicine di New York. “”L’ universo non solo è più strano di quanto immaginiamo, ma è più strano di quanto possiamo immaginare”” (J.B.S. Haldane) Kierkegaard sulla questione della memoria (pag 242)”,”SCIx-479″
“SACKS David”,”Enhancing U.S. – Japan. Coordination for a Taiwan Conflict.”,”Enhancing U.S. – Japan coordination for a Taiwan Conflict. – Background – Eroding Balance of Power – Adjusting to e more assertive Chine, Japan leans forward. – Japan’s potential contributions to a defense of Taiwan – Potential constitutional and political impediments – A way forward. Figure 1. Map of Major U.S. Military Bases in Japan Figure 2. China’s Military Spending is Over Four Times Taiwan and Japan Combined Figure 3. China a Military Advantage. Estimate military assets as of 2021 Migliorare il coordinamento USA-Giappone per un conflitto di Taiwan.- Sfondo – Erosione dell’equilibrio di potere – Adattarsi ad una Cina più assertiva, il Giappone si spinge in avanti. – I potenziali contributi del Giappone alla difesa di Taiwan – I potenziali impedimenti costituzionali e politici – Una via da seguire. Figura 1. Mappa delle principali basi militari statunitensi in Giappone Figura 2. Grafico. La spesa militare della Cina è oltre quattro volte quella di Taiwan e Giappone messi insieme Figura 3. Il vantaggio militare della Cina. Stima comparata delle risorse militari a partire dal 2021 (Cina, Taiwan, Giappone) (fonte IISS, The Military Balance 2021; Us Department of Defense. David Sacks is a research fellow at the Council on Foreign Relations, where his work focuses on US-China relations, Us-Taiwan relations, Chinese foreign policy and cross-strait relations. Sacks was the project director for the CFR- sponsored Independent Task Force report ‘China’s Belt and Road: Implications for the United States’. He was previously the Special Assistant to the President for Research at the Council on Foreign Relatinos. Prior to joining CFR, Sacks worked on political military affairs at he American Institute in Taiwan (AIT). (…)”,”JAPx-002-FGB”
“SACRISTAN Manuel”,”Sobre Marx y marxismo. Panfletos y materiales I.”,”SACRISTAN è nato a Madrid nel 1925. Ha studiato diritto e filosofia a Barcellona e logica a Münster-Wesfalia (RFT). Insegna logica a Barcellona. Nel 1965 viene espulso dall’ Università a causa della sua attività politica. E’ riammesso come docente negli anni 1970. Ha insegnato successivamente all’ Università del Mexico. Lenin e Hegel “”(…) Lenin coglie lo sviluppo hegeliano sull’ Idea del Bene (ne La scienza della logica) e lo riassume così: “”Questa Idea è superiore a quella della conoscenza che finiamo di esaminare, poiché non ha solo la dignità del generale, ma anche quella del reale per eccellenza””. Annota questo passo e scrive la replica o proposizione parallela nella sua propria concezione: “”La pratica è superiore alla conoscenza (teorica), poiché non ha solo la dignità del generale, ma anche quella del reale immediato”” (C 175). (pag 168)”,”TEOC-317″
“SACRISTÁN Manuel”,”Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume I.”,”I due volumi contengono tra i vari (XXV) i capitoli: – VII. Il compito di Engels nell’Antidühring (pag 271-323) – X. La formazione del marxismo in Gramsci (pag 355-375) – XII. Perché leggere [Antonio] Labriola (pag 411-428) – XIII. Il filosofare di Lenin (pag 431-469) – XIV. Lenin e la filosofia (pag 475-490) – XVIII. Sul comunismo di Bucharin (pag 567-582) – XIX. Il Capitale. Nota di edizione (pag 583-612) – XXI. Il lavoro scientifico di Marx e la sua nozione di scienza (pag 631-676) – XXII. Comunismo senza crescita? (pag 681-703) – XXIII. Sul secondo libro del Capitale. Nota di edizione (pag 705-718) “”Eugen Dühring, un ‘Privatdozent’ dell’Università di Berlino, aveva pubblicato nel 1868 una recensione al primo libro del ‘Capitale’ di Marx. Poco dopo fece una professione di socialismo e cominciò ad esercitare una certa influenza nel partito socialdemocratico tedesco. Liebknecht, Marx ed Engels ritennero assai negativa tale influenza. Il primo, dalla Germania, sollecitò da Engels una presa di posizione rispetto a Dühring. Engels si consultò con Marx e questi replicò, con una lettera del 25 maggio 1876, che non era possibile prendere posizione se non «criticando Dühring senza alcun rispetto». D’altra parte, nella stessa lettera, Marx avverte che in se stessi gli scritti di Dühring sono irrilevanti, sicché una loro critica sarebbe «un lavoro troppo subalterno». Marx ritiene che il pericolo, trascurabile, di Dühring stia nella soddisfazione che procura agli «artigiani» -. cioè agli scrittori socialisti volgari, privi di preparazione scientifica – la lusinghiera considerazione in cui li tiene Dühring, che essi devono necessariamente paragonare alla severità con la quale Marx ha sempre trattato i semicolti, sprovvisti di spirito scientifico. Effettivamente Dühring era assai poca cosa. (…) Il compito di Engels nell”Antidühring’, al di là della critica allo stesso Dühring, consiste nel chiarire questo punto: come il fondamento del socialismo moderno non sia la volontà moralistica, ma la conoscenza della realtà: «Per fare del socialismo una scienza, bisognava anzitutto farlo poggiare su una base reale» (3). Questo costringe Engels – con i rischi di immaturità inerenti al compendiare qualche cosa che sta nascendo – al tentativo di una esposizione della concezione del mondo chiamata a fondare il socialismo scientifico. L”Antidühring’ è stato scritto anche per questo motivo, sebbene in un primo momento Engels non se ne sia pienamente reso conto, assorbito dal «lavoro subalterno» di mettere fine all’influenza di Dühring nel partito socialdemocratico tedesco”” (pag 299, 302) [Manuel Sacristán, Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume I, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 1988] [(3) F. Engels, Antidühring, a cura di G. De Caria, Roma, 1955, p. 26]”,”TEOC-001-FP”
“SACRISTÁN Manuel”,”Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume II.”,”Manuel Sacristán, filosofo spagnolo (1925-1985) I due volumi contengono tra i vari (XXV) i capitoli: – VII. Il compito di Engels nell’Antidühring (pag 271-323) – X. La formazione del marxismo in Gramsci (pag 355-375) – XII. Perché leggere [Antonio] Labriola (pag 411-428) – XIII. Il filosofare di Lenin (pag 431-469) – XIV. Lenin e la filosofia (pag 475-490) – XVIII. Sul comunismo di Bucharin (pag 567-582) – XIX. Il Capitale. Nota di edizione (pag 583-612) – XXI. Il lavoro scientifico di Marx e la sua nozione di scienza (pag 631-676) – XXII. Comunismo senza crescita? (pag 681-703) – XXIII. Sul secondo libro del Capitale. Nota di edizione (pag 705-718) Lenin e la concretezza “”Nello stesso saggio ‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’ appare un’altra espressione che pone problemi nuovi risolvendo i quali si progredisce verso il chiarimento del problema posto prima: se l’elemento ideologico della falsa coscienza sia essenziale anche al marxismo, così come lo è alla filosofia tradizionale accademica, sebbene il marxismo, oltre alla possibilità generale di contenuti veri (uguale in questo a qualsiasi costruzione ideologica), abbia l’autotrasparenza che comporta la dottrina stessa delle ideologie. Lenin infatti dice in quel saggio non soltanto che la filosofia marxista è il materialismo, ma anche che «la filosofia di Marx è il materialismo filosofico integrale» (47), nel senso di compiuto, perfetto. Troviamo tale espressione subito dopo l’espressione più semplice, Materialismo filosofico, senza ulteriore aggettivazione, in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ – e in generale in tutti gli scritti di Lenin – è materialismo elementare, fondamentale presa di posizione nella filosofia della conoscenza. Nelle prime pagine di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ si legge: “”Il materialismo è l’ammissione degli «oggetti in sé», ossia fuori dell’intelletto: le idee e le sensazioni sono copie o riflessi di questi oggetti. Secondo la dottrina opposta (idealismo) gli oggetti non esistono «fuori dell’intelletto», gli oggetti sono «combinazioni di sensazioni»”” (48). Il carattere assai astratto di questa definizione del semplice materialismo filosofico – tanto formale da ricordare lo stile delle concettualizzazioni di Althusser che abbiamo esaminato – risulta anche di più quando Lenin definisce la categoria fondamentale di questa filosofia, il concetto di materia: «La materia è una categoria filosofica che serve a designare la realtà obiettiva che è data all’uomo dalle sue sensazioni (…). Perciò dire che questo concetto può «invecchiare» non è altro che un ‘balbettio puerile’, un’insensata ripetizione degli argomenti della filosofia ‘reazionaria’ di moda» (49). Pare chiaro che nella grande astrattezza di questo concetto Lenin cerchi una difesa per la causa del materialismo filosofico (questo è il suo termine – «materialismo filosofico» – in un’epoca in cui non era ancora diventata di uso corrente l’insistenza su una distinzione tra materialismo storico e materialismo dialettico). La principale novità che sotto questo aspetto si produce nel pensiero di Lenin è l’apparire di un comportamento intellettuale letteralmente contrapposto a questo rifugiarsi nell’astrazione. Il nuovo orientamento tende piuttosto a fondare il pensiero su un criterio o principio di concretezza. Questo cambiamento avviene nel periodo di più intenso studio di Hegel, nel periodo in cui Lenin parla di «materialismo integrale», compiuto. Materialismo integrale per Lenin è, intanto, materialismo che si sviluppa, come egli dice, «fino alle ultime conseguenze», fino alla comprensione della storia: è completamento della dottrina generale materialistica della conoscenza con il materialismo storico. Questo è ciò che più frequentemente si ricorda dell’idea leniniana del materialismo integrale. Ma tale idea ha una conseguenza importante: la conoscenza storico-politica è conoscenza di concrezioni, di particolari formazioni storico-sociali, di classi determinate, di processi singolari, di «universalità concrete», «totalità concrete». Nelle sue letture hegeliane Lenin postilla ripetutamente la presentazione di questo «principio della concretezza» del materialismo integrale, che lo differenza dalla astrattezza del materialismo filosofico, del materialismo del secolo XVIII. Anche l’insistenza con la quale Lenin postilla la tesi hegeliana della realtà dell’apparenza (‘Schein’) è in relazione con questo principio della concretezza. Principio di concretezza è anche principio di totalità, laddove caratteristica dell’astrazione è la frammentarietà. Studiando la ‘logica’ di Hegel, Lenin annota: «L’insieme di ‘tutti’ i lati del fenomeno, della realtà, e i loro (reciproci) ‘rapporti’: ecco di che cosa è composta la verità» (30). I ‘Quaderni filosofici’ testimoniano che è stato lo studio di Hegel a consentire a Lenin di formulare definitivamente il proprio pensiero. Ma sono i suoi scritti di teoria politica e di pratica politica a spiegare perché il suggerimento hegeliano abbia dato subito i frutti nel suo pensiero. Nello studio sull”Imperialismo’, per esempio, Lenin osserva che ai fini del suo lavoro le definizioni hanno soltanto «valore condizionato e relativo», per l’impossibilità di cogliere con esse totalità concrete (51) (qui ha origine un motivo che sarà assai presente in tutta l’opera di Lukács ). Nel luglio 1917, in un momento assai decisivo della sua riflessione politica di responsabile rivoluzionario, non gli pare una perdita di tempo richiamare l’attenzione dei suoi compagni su considerazioni metodologiche di «materialismo integrale»: «Sostituire l’astratto al concreto è, in tempi rivoluzionari, una delle colpe più gravi e più pericolose» (52)”” (pag 454, 455, 456) [Manuel Sacristán, Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume II’, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1988] [note: (47) V.I. Lenin, Tre fonti e tre parti integranti del marxismo, in Opere scelte, cit., 1, p. 54; (48) Id., Materialismo ed empiriocriticismo’, cit., p. 23; (49) Ivi, p. 126; (50) Id., Quaderni filosofici, cit, p. 182; (51) Id., L’imperialismo come fase suprema del capitalismo, in Opere scelte, cit., I, p. 676] Lenin annota: «L’insieme di ‘tutti’ i lati del fenomeno, della realtà, e i loro (reciproci) ‘rapporti’: ecco di che cosa è composta la verità»”,”TEOC-002-FP”
“SADKOVICH James J.; GENTILE Emilio”,”Opportunismo esitante: la decisione italiana di appoggiare il separatismo croato: 1927-1929 (Sadkovich); La natura e la storia del partito nazionale fascista nelle intepretazioni dei contemporanei e degli storici (Gentile).”,”””Mussolini non solo giurò di difendere i trattati di Rapallo e Santa Margherita, ma avviò negoziati con la Iugoslavia per definire lo status di Fiume, respinse le ‘ouvertures’ di Stjepan Radic e di Ahmed Zog e cercò di collaborare con la Iugoslavia in Albania dopo il colpo di stato di Fan Noli della metà del 1924. Mussolini effettivamente contestò il ruolo di gendarme dei Balcani arrogatosi dalla Iugoslavia coll’appoggio dato al regime di Tsankov a metà del 1923, ma lo fece garantendo lo ‘status quo’ territoriale nei Balcani”” (pag 403) “”In breve, Mussolini era consapevole che Macek e non Pavelic, controllava le masse croate, e quindi trattava gli emissari del partito contadino con considerzione notevolmente maggiore di quanta non ne fosse avesse per i membri della fazione di Pavelic”” (pag 423) Storiografia e interpretazione del fascismo da parte di storici contemporanei e del dopoguerra nel saggio di Gentile”,”ITAF-342″
“SADKOVICH James J.”,”Understanding Defeat: Reappraising Italy’s Role in World War II.”,”J.J. Sadkovich, Assistant Professor at the GMI Engineering and Management Institute, Flint, Michigan. E’ autore di numerosi articoli e del volume ‘Italian Support for Croatian Separatism, 1927-1937’ (New York, 1987). Conduce ricerche sulle Forze Armate italiane e sul loro ruolo nella Seconda guerra mondiale, il fascismo e la diplomazia negli anni Trenta. “”Indeed, Mussolini appears to have gone to war in 1940 not because he had the mentality of a “”buzzard””, but because he was scared stiff that a victorious Germany would punish Italy for urging Austria to resist Anschluss in 1938 and for failing to enter the war at Germany’s side in 1939. To avoid being reduced to a ‘Switzerland multiplied tenfold’, and becoming a German satellite, Mussolini felt it absolutely essential to use the war to improve Italy’s position. The German attack in 1940 had precluded a diplomatic gambit, unless Italy was also a belligerent with leverage at the negotiating table, and could thus prevent too drastic an alteration of the European balance of power (9). But ‘both’ Britain and Germany seemed determined to turn the German-Polish conflict into a ‘total’, European war – thus leaving Mussolini no room for manoeuvre. Significantly, the Italians sold arms to France and seemed to be rearming more to fend off a triumphant and wilful Germany than to finish off a prostrate France (10). It even seems that Italy might have entered on the Allied side, but London as consistently ignored Italian overtures during the ‘Phoney War’ as it had rebuffed Italian efforts to obtain a negotiated resolution to the German-Polish conflict. Ciano’s offer to drop the Pact of Steel in December 1929 fell on deaf ears in London, as did Italian feelers in early 1940″” (pag 30) “”In effetti, Mussolini sembra essere andato in guerra nel 1940 non perché avesse la mentalità di un “”rapace””, ma perché aveva paura che una Germania vittoriosa avrebbe punito l’Italia per aver esortato l’Austria a resistere all’Anschluss nel 1938 e per non essere entrata in guerra al fianco della Germania nel 1939. Mussolini, per evitare di ridursi a una “”Svizzera decuplicata”” e di diventare un satellite tedesco, riteneva assolutamente necessario servirsi della guerra per migliorare la posizione dell’Italia: l’attacco tedesco del 1940 aveva precluso una mossa diplomatica, a meno che l’Italia non fosse anche un belligerante con potere al tavolo delle trattative, e potesse così impedire un’alterazione troppo drastica degli equilibri di potere europei (9). Ma ‘sia’ la Gran Bretagna che la Germania sembravano decise a trasformare il conflitto tedesco-polacco in una guerra europea “”totale”” – non lasciando così a Mussolini alcuno spazio di manovra. Significativamente, gli italiani vendettero armi alla Francia e sembravano riarmarsi più per respingere una Germania trionfante e ostinata che per finire una prostrata Francia (10). Sembra addirittura che l’Italia potesse entrare dalla parte degli Alleati, ma Londra ha costantemente ignorato le aperture italiane durante la “”guerra fasulla”” così come aveva respinto gli sforzi italiani per ottenere una soluzione negoziata al conflitto tedesco-polacco. L’offerta di Ciano di abbandonare il Patto d’Acciaio nel dicembre 1929 cadde nel vuoto a Londra, così come avevano l’impressione gli italiani all’inizio del 1940″” (pag 30) [(9) De Felice, ‘Duce’, specialmente pag 656-9; anche Franco Catalano ‘L’Italia dalla dittatura alla democrazia, 1919-1948’, Milano, 1965, I, 248-50; (10) Fortunato Minniti, ‘Il problema degli armamenti nella preparazione militare italiana dal 1935 al 1943, ‘Storia contemporanea’ (1978), 17; e Lucio Ceva, ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento dell’artiglieria italiana’, ‘Il risorgimento’, 1976] (pag 30)”,”QMIS-051-FGB”
“SADOUL Jacques”,”Notes sur la revolution bolchevique. Quarante Lettres de Jacques Sadoul.”,”Il capitano SADOUL non era bolscevico, aveva una lunga esperienza di membro del Partito socialista francese, ma vide e descrisse con simpatia l’ esperienza rivoluzionaria della Russia bolscevica. SADOUL fu uno dei collaboratori di Albert THOMAS al ministero francese delle munizioni e degli armamenti. nel settembre 1917 fu inviato in Russia per fare dell’ informazione politica. Egli in effetti informò ma con una indipendenza, una chiaroveggenza e una onestà che fece scandalo nell’ ambiente degli ufficiali dell’ Intesa. Inviato a combattere i bolscevichi, SADOUL comprese la grandezza della rivoluzione bolscevica e ne difese il partito comunista denunciado le manovre delle potenze occidentali contro la Russia sovietica. In più S. entrò in contatto con i capi del movimento rivoluzionario e diventò un trait-d’union tra i governi dell’ Intesa e il potere sovietico.”,”RIRO-213″
“SADOUL Jacques (Capitaine)”,”Notes sur la revolution bolchevique (octobre 1917 – janvier 1919). Avec une preface de Henri Barbusse, deux lettres de l’ auteur a Romain Rolland et une lettre de Albert Thomas adressée a l’ auteur.”,”Il Capitano Jacques Sadoul era membro della Missione militare francese in Russia.”,”RIRO-231″
“SADOUL Georges”,”Vita di Charlot.”,”””Dopo Charlot soldato, il pensiero di Chaplin aveva continuato ad avanzare di pari passo con gli avvenimenti contemporanei. A Hollywood, Chaplin, quasi solo, continuava a vivere alla pari col suo tempo. Durante i dieci anni della crisi, nessun altro film americano affrontò conun coraggio pari a quello di ‘Tempi moderni’ il problema della disoccupazione o le altre conseguenze dell’ anarchia capitalista. Chaplin poteva esser presentato come un uomo di un’ altra epoca poiché non c’era più posto a Hollywood per il comico, fosse pure semplicemente irrispettoso. Con Mack Sennett, Harold Lloyd, Buster Keaton, Harry Langdon, i maestri della scuola comica americana erano stati tutti eliminati. I loro successori W.C. Fields e i fratelli Marx, non poterono dare, per molto tempo, che film come A Million dollars legs o Zuppa d’ anitra. I “”buffoni del re”” appartenevano a un’altra epoca. Avevano ceduto il posto alla “”commedia leggera””, di cui Frank Capra fu il maestro.”” (pag 181-182)”,”BIOx-097″
“SADOUL Jacques”,”Notes sur la Révolution Bolchevique (Octobre 1917 – Janvier 1919).”,”Jacques Sadoul membre de la Mission militaire française en Russie (Moscou). Albert Thomas, député (Champigny-sur-Marne). Préface de Henri BARBUSSE, Deux lettres de l’Auteur a Romain ROLLAND, une lettre de Albert THOMAS Adressée a l’Auteur”,”RIRO-207-FL”
“SADUN BORDONI Gianluca”,”La crisi politica della modernità. Le origini della globalizzazione nell’Europa di fine Ottocento.”,”Gianluca Sadun Bordoni è ricercatore in Filosofia del diritto presso l’Università Tor Vergata di Roma. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo: Continuità del nazionalismo, Democrazia e scienze sociali, Diritto e opinione pubblica. Per i nostri tipi è autore di Linguaggio e realtà in Aristotele. La crisi politica di fine Ottocento come premessa deòòa deriva totalitaria e manifestazione della ingovernabilità del moderno.”,”EURx-036-FL”
“SAFFIRIO Luciano”,”Disorganizzazione e problemi sociali.”,”Nato a Torino nel 1921, libero docente in sociologia e membro attivo del Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale, Saffirio fu tra i fondatori dell’Associazione itailana di scienze sociali. Studioso del pensiero sociale americano, saggista, collabora a ‘Il Politico’ e ad altre riviste. E’ morto nel 1970.”,”TEOS-020-FMB”
“SAGGIORO Sandro”,”Né con Truman, né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952).”,”Libro dedicato allo scomparso Arturo PEREGALLI Sandro Saggioro (1949) laureato in medicina e chirurgia, ha lavorato come chirurgo in vari ospedali della provincia di Padova. Oltre a questo lavoro ha curato ‘Comunismo e fascismo’ (uscito anonimo nel 1992 con la Editing di Torino. Ha pubblicato con Peregalli ‘Amadeo Bordiga: bibliografia’ e ‘Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri’. Ha curato con Paolo Casciola il n° 31, 2001 dei Quaderni Pietro Tresso ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’ e come autore il n° 57, 2006 ‘Gli ultimi anni di Victor Serge’ e il n° 64 2008 ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’. Dal 2002 al 2007 ha fatto parte del comitato scientifico della Fondazione Amadeo Bordiga. Tra i documenti c’è una lettera di Bordiga a Maffi, una lettera di Damen a Bordiga e la risposta di Bordiga a Damen (pag 368-386)”,”MITC-094″
“SAGGIORO Sandro”,”Gli ultimi anni di Victor Serge (1940-1947).”,”””Alla fine della sua vita, quindi, la posizione politica di Serge può essere definita sulla china del riformismo socialdemocratico. Egli sembra spesso sul punto di abbandonare il marxismo, ma non compirà mai questo passo””. (pag 47) Adesione di Serge al POUM e reazioni (pag 28) Il libro di Serge l’Affaire Toulev’ e quello di Koestler ‘Darkness at Noon’ si confrontavano con le stesse tematiche ma il secondo ebbe una notevole promozione editoriale mentre il primo cadde nel dimenticatoio (pag 33) Tentativi di Serge di tornare in Francia, sua lettera a André Malraux (pag 44) Problemi cardiaci per Serge negli ultimi anni aggravati dall’altitudine di Città del Messico. (pag 45)”,”SERx-068″
“SAGGIORO Sandro”,”In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale. «il programma comunista» (dal 1952 al 1982).”,”Sandro Saggioro (1949) laureato in medicina e chirurgia, ha lavorato come chirurgo in vari ospedali della provincia di Padova. Oltre a questo lavoro hapubblicato ‘Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito comuinista internazionalista’ (1942-1952), che si occupa della prima parte di quell’organizzazione che in seguito si chiamerà Partito comunista internazionale. Saggioro ha curato inoltre ‘Comunismo e fascismo’ (uscito anonimo nel 1992 con la Editing di Torino. Ha pubblicato con Peregalli ‘Amadeo Bordiga: bibliografia’ e ‘Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri’. Ha curato con Paolo Casciola il n° 31, 2001 dei Quaderni Pietro Tresso ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’ e come autore il n° 57, 2006 ‘Gli ultimi anni di Victor Serge’ e il n° 64 2008 ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’. Dal 2002 al 2007 ha fatto parte del comitato scientifico della Fondazione Amadeo Bordiga. Si cita Cervetto a pag. 76 e 189. Bordiga alias Alfa, Orso Il volume contiene un numero innumerevole di citazioni Non basta il riconoscimento della lotta di classe per essere marxisti. “”L’esistenza delle classi e la lotta che le classi si fanno è cosa talmente tangibile che non occorre necessariamente essere marxisti per scoprirlo. Chi ha letto un altro fondamentale testo di Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, sa bene che la scoperta delle classi e della lotta di classe fu fatta, prima di Marx, da storici e economisti borghesi. Lenin è impegnato a svolgere l’attacco critico contro gli opportunisti che, all’indomani della prima guerra imperialista (1914-1918), controllavano il movimento operaio. A costoro che credevano di difendersi obiettando che non li si poteva accusare di respingere il principio della lotta di classe, Lenin risponde che non basta ammettere l’esistenza della lotta di classe per considerarsi dei marxisti, ma occorre riconoscere che la lotta tra borghesia e proletariato conduce alla dittatura del proletariato. Per dimostrare la coerenza con la dottrina marxista, Lenin riproduce un brano di una lettera scritta da Marx a Weydemeyer il 5 maggio 1852. Chi non conosce questo famoso passaggio? Vale tuttavia la pena di riprodurlo. Marx scriveva: «Per quel che mi riguarda non ho né il merito di avere scoperta la esistenza delle classi nella società contemporanea, né quello di avere scoperto la lotta di queste classi fra loro. Degli storici borghesi avevano esposto molto tempo prima di me lo sviluppo storico di questa lotta delle classi. Ciò che io ho fatto di nuovo è di aver dimostrato: 1. che l”esistenza delle classi si riferisce a certe fasi storiche di produzione’; 2. che la lotta delle classi conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’; 3. che questa stessa dittatura non è se non la transizione alla ‘soppressione di tutte le classi e alla società senza classi». (…) Quello che interessa per l’argomento trattato, è l’accapo 1. Scoprendo che l’esistenza delle classi, e quindi della lotta di classe si riferisce a «determinate fasi storiche di produzione», Marx sottrae il classismo al dominio volontarista. La lotta di classe si svolge fuori dalla volontà dei singoli e della intera popolazione, essendo determinata dal conflitto tra le forze di produzione e dalla organizzazione sociale che su di esso si fonda. Ciò significa che la lotta di classe è indissolubilmente connessa alla vita della società borghese, come la circolazione del sangue alla vita di un organismo. Ma la lotta di classe può essere ‘accettabile’ per la borghesia. Ecco il punto! La lotta di classe può svolgersi dentro forme che la rendono accettabile per la borghesia, e, al contrario, può assumere forme rivoluzionarie che conducono alla dittatura del proletariato e alla soppressione del capitalismo. Vediamo come Lenin commenta la lettera di Marx. Egli scrive: «la dottrina della lotta di classe è stata creata non da Marx, ma dalla ‘borghesia’ prima di Marx, e, in via generale, essa è ‘accettabile’ per la borghesia. Come non riconoscere che la lotta di classe non è ancora marxista e che può benissimo non uscire dai limiti del pensiero borghese e della politica borghese? Limitare il marxismo alla lotta di classe, significa troncarlo, mutilarlo, ridurlo a ciò che è accettabile per la borghesia. Non è marxista se non chi estende il riconoscimento della lotta di classe fino al riconoscimento della ‘dittatura del proletariato’»’ [Sandro Saggioro, In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale. «il programma comunista» (dal 1952 al 1982), Milano, 2014] (pag 418-419)”,”BORD-140″
“SAGNAC Filippo a cura; scritti tratti dalle opere di MICHELET QUINET THIERS LOUIS BLANC MIGNET TAINE I. GONCOURT SOREL JAURES LAVISSE F. MASSON AULARD MATHIEZ BARTHOU LENOTRE MADELIN DE-NOLHAC”,”La rivoluzione del 1789. 1. Dalle origini al 10 agosto 1792, 2. Dal 30 settembre 1791 al 26 ottobre 1795.”,”Scritti tratti dalle opere di MICHELET, QUINET, THIERS, LOUIS BLANC, MIGNET, TAINE, I. GONCOURT, SOREL, JAURES, LAVISSE, F. MASSON, AULARD, MATHIEZ, BARTHOU, LENOTRE, MADELIN, DE-NOLHAC ecc.”,”FRAR-145″
“SAGNAC Philippe”,”La Fin de l’ Ancien Regime et la revolution americaine, 1763-1789.”,”L’A è Prof onorario alla Facoltà di lettere di Parigi. Storico francese (Périgueux 1868 – Luynes, Indre e Loira, 1954). Si dedicò in particolar modo allo studio del periodo rivoluzionario e fondò alla Sorbona, dove insegnò dal 1923 al 1937, il Centro di studi della Rivoluzione francese (1935). Opere principali: ‘La caduta della monarchia’ (1909), ‘La Rivoluzione francese’ (1920), ‘La fine dell’Ancien Régime e la Rivoluzione americana’ (1941), ‘La formazione della società francese moderna’ (1945-1946). (RIZ)”,”FRAA-026″
“SAGNES Jean a cura; collaborazione di Bartolomé BENNASSAR Catherine COLLOMP Catherine COQUERY-VIDROVITCH Jacques COULAND Marc FERRO René GALLISSOT Daniel HEMERY Gerard HEUZE’ Jacques LECLERC Martine LE-FRIANT Stuart MAC INTYRE”,”Histoire du syndicalisme dans le monde. Des origines à nos jours.”,”collaborazione di Bartolomé BENNASSAR Catherine COLLOMP Catherine COQUERY-VIDROVITCH Jacques COULAND Marc FERRO René GALLISSOT Daniel HEMERY Gerard HEUZE’ Jacques LECLERC Martine LE-FRIANT Stuart MAC INTYRE In Italia la prima società operaia nasce a Genova nel 1854, in generale si rimane allo stadio del paternalismo dato che sovente le società operaie comprendono nei propri ranghi artigiani e padroni.”,”SIND-031″
“SAHAGIAN Jean-Luc”,”Victor Serge. L’homme double. Histoire d’un XXe siècle échoué.”,”SAHAGIAN Jean-Luc vive nelle Cévennes e lì partecipa a una biblioteca libertaria. L’autore afferma che Serge non ha rinnegato i suoi errori del passato e che ha ‘responsabilità morale’ della repressione operata dai bolscevichi contro gli anarchici russi dopo la rivoluzione di Ottobre e che mostra in ‘L’anno I della rivoluzione russa’ in cui condivide le scelte dei bolscevichi (pag 170) 1921-1925: ruolo di propagandista in Germania e Austria per l’Internazionale Comunista Serge si adopera per un riavvicinamento tra Trotsky e Nin. “”[Serge] veut aussi cette alliance avec les anarchistes pour garantir “”l’instauration d’une véritable démocratie ouvrière, d’une véritbale liberté de pensée et d’organisation dans les rangs de la révolution (1) [(1) Lettre à Leon Sedov du 8 août 1936, ibid., p. 129]. Ils ajoute ailleurs: “”Si les camarades de la CNT et de la FAI savent s’imposer une discipline d’hommes libres dans une période révolutionnaire, leur influence constituera un antidote précieux face aux tendance étatiques et bureaucratiques du mouvement ouvrier: leur collaboration vivifiera la liberté ouvrière. Je pense à tout ceci avec une tension de tout mon être (2)”” [(2) Lettre à Andrés Nin du 7 août 1936, ibid]. Il veut aussi “”essayer d’éviter que la guerre civile n’éclaet dans les rangs de la révolution et que le marxisme soit discrédité du fait de la trahison des staliniens (3)”” [(3) Lettre à Trotsky du 15 août 1936, ibid, p. 140] (pag 170) Trotsky e i suoi rifiutano la riconciliazione con il Poum di Nin, “”la collaborazione fraterna con gli anarchici””. Serge avrebbe criticato questa posizione. “”On a accumulé à l’égard du POUM une telle quantité de fautes que l’on est parvenu au résultat suivant aussi sûrement que si on l’avait voulu: ce parti a été ‘rejeté’ loin de la IVe Internationale (4)””. [(4) Lettre à Léon Sedov du 21 janvier 1937, ibid., p. 157] (pag 171)”,”SERx-069″
“SAICH Tony”,”The Origins of the First United Front in China. The Role of Sneevliet (Alias Maring). I.”,”Foreword: Technical Introduction, Acknowledgements, Transcription, Pseudonyms of Sneevliet While in China, Abbreviations, Documents, Notes, Contributions to the History of Labour and Society, Issued by the International Institute of Social History, Amsterdam,”,”MCIx-002-FL”
“SAICH Tony”,”The Origins of the First United Front in China. The Role of Sneevliet (Alias Maring). II.”,”Foreword: Technical Introduction, Acknowledgements, Transcription, Pseudonyms of Sneevliet While in China, Abbreviations, Documents, Notes, Appendix: ONE Articles Written by H. Sneevliet During His Time in Choina, TWO Other Documents of Interest, THREE Contents of the Sneevliet Archive (1919-1924), IISG, Bibliography, Index, Illustrations I-XV, Contributions to the History of Labour and Society, Issued by the International Institute of Social History, Amsterdam,”,”MCIx-003-FL”
“SAID Edward W.”,”Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente.”,”SAID nato a Talbieh (Gerusalemme) nel 1935 da una famiglia palestinese di religione cristiana è attualmente professore di Letteratura comparata alla Columbia University (USA). E’ autore di ‘Orientalismo’, ‘La Questione palestinese’, ‘Dire la verità’. E’ una delle figure più note della diaspora palestinese.”,”VIOx-037″
“SAID Edward W.”,”Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente.”,”Edward Said, arabo, nato a Gerusalemme nel 1935, critico letterario e intellettuale. Ha insegnato Letteratura comparata alla Columbia University di New York. È morto ne 2003.”,”VIOx-005-FSD”
“SAINCLIVIER Jacqueline”,”La Résistance en France.”,”SAINCLIVIER Jacqueline Bilancio dei morti della Resistenza. “”Essayer de faire un bilan des morts de la Résistance est aléatoire. On sait que sur les 600.000 victimes que fit la seconde guerre mondiale en France, il y eut: – 20.000 FFI, – 60.000 déportés politiques, – 30.000 fusillés, soit environ 1/6 des victimes étaient sans doute des Résistants. Sans doute, parce que chaque catégorie ci-dessus désignée comporte à la fois des Résistance (au sens de ayant participé à la lutte contre l’occupant avant la Libération), des otages (parmi les fusillés et les déportés), des combattants militaires (parmi les FFI, certains se sont engagés après la Libération). Malgré son approximation, ce chiffre montre l’ampleur des pertes si l’on se rappelle que la Résistance est restée un phénomène minoritaire tout au long de l’occupation””. (pag 30)”,”FRAV-138″
“SAINTE-BEUVE C.A.”,”Le Général Jomini. Etude.”,”””Il ruolo che ha giocato in questa armata prova che, se molti generali di secondo rango si confondono nel primo, un genio superiore non può nulla quando è costretto a rimettere agli altri la cura di apprezzare i suoi progetti e di eseguirli””. Jomini, Histoire des Guerres de la Revolution, tome VI pag 114 (Sul ruolo del Generale Bonaparte nell’ esercito delle Alpi, comanda da Dumerbion nel 1794) (in apertura) La disfatta della campagna di Russia. “”Jomini non si era fatto illusioni in alcun momento sulla questione della campagna del 1812. Le sue previsioni del 1806 sul pericolo di una grande guerra nel Nord andavano a realizzars: i successi così a caro prezzo acquisiti in partenza facevano presagire il carattere di questa terribile e gigantesca avventura; egli l’ha perfettamente definita in qualche tratto espressivo, che i più eloquenti storici riconosceranno: “”(…) noi andiamo a ritrovare una nuova Spagna, ma una Spagna senza fondo, senza vino, senza risorse, senza città. Noi non vi troveremo delle Saragozza, perché tutte le case, costruite in legno dipinto, sono alla mercé di una torcia o di un obice; ma ostacoli d’altro genere, e non meno formidabili, ci attendono (…)””. Tutti i piani di strategia e di grande guerra falliranno in questa funesta campagna; su uno scacchiere così vasto e senza un quadro determinato (è ancora Jomini che parla), i calcoli più probabili non renderanno più. A qualsiasi combinazione nuova immaginata da Napoleone, gli avversari non risponderanno che evadendo, collocandosi nel cerchio via via sempre più largo del suo compasso.”” (pag 121-122)”,”FRAN-072″
“SAINTE-BEUVE”,”Talleyrand ed altri saggi.”,”Fiera invettiva del giacobino Carducci: “”Maledetto sia tu per ogni etade, O del reo termidor decimo sol! Tu sanguigno ti affacci, e fredda cade / La bionda testa di Saint-Just al suol,”” (v. prefazione) Biografia (v. sch. PROD-018) SAINTE-BEUVE scrittore e critico letterario francese (Boulogne-sur-Mer 1804-Parigi 1869). Trasferitosi a Parigi nel 1818 per continuarvi gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina. Prese a frequentare l’ambiente degli ultimi ideologi e a collaborare come critico letterario al Globe, dove conobbe Vigny e Hugo che lo accolsero nel cosiddetto secondo “”cenacolo romantico””. La figura e il successo di Hugo, la discussa relazione con la moglie di lui Adèle (seguita peraltro dalla rottura con ambedue nel 1834 e 1836) lo spinsero, in sintonia con le suggestioni romantiche del tempo, a ricercare la gloria poetica. Scrisse versi che sono raccolti in Vie, poésie et pensées de Joseph Delorme (1829), Consolations (1830), Pensées d’août (1836; Pensieri d’agosto), Le livre d’amour (1843) e presentano non pochi elementi di originalità: toni familiari e intimistici, talvolta quasi simbolistici, uso di forme rigorose, come il sonetto, che lo differenziano dagli altri romantici, dai quali del resto non tardò a prendere le distanze con mal celato rancore, schiacciato dalle loro prepotenti personalità. Il sentimento di una personale sconfitta viene aggravato dalla caduta delle speranze riposte nelle teorie sansimoniane e nel cattolicesimo liberale di Lamennais. (…)”,”BIOx-199″
“SAINT-EXUPERY Antoine de”,”Volo di notte.”,”de SAINT-EXUPERY Antoine nacque a Lione nel 1900 e morì nel 1944 durante una ricognizione notturna. Scrittore-pilota, ha avuto molte esperienze di volo su aerei civili e militari. Altra sua opera maggiore è il ‘Piccolo principe’.”,”VARx-334″
“SAINT-EXUPERY Antoine de”,”Il piccolo principe.”,”””Gli sono grato (a Saint-Exupery) in particolar modo per aver messo in luce questa verità paradossale, che secondo me à di una importanza psicologica considerevole: che la felicità dell’uomo non sta nella libertà, ma nell’accettazione di un dovere…”” (André Gide (Prefazione a ‘Vol de Nuit’, Gallimard, Parigi) (pag 15) “”Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare””, continuò il re. “”L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli”” (pag 67)”,”VARx-553″
“SAINT-JUST Louis de; a cura di Paolo BASEVI”,”Discorsi alla convenzione e scritti scelti.”,”SAINT-JUST (1767-1794). Figlio di agiati proprietari terrieri, intraprese lo studio del diritto a Soissons e a Reims ma senza portarlo a termine. Aderì subito alla Riv cui dedicò il poema satirico Organt (1789) e l’opera Esprit de la révolution et de la Constitution de France (1791) dove si avverte l’influsso del pensiero di Montesquieu e di Rousseau. Tenente colonnello della Guardia nazionale a Noyon, trovò in Robespierre (con il quale fu in viva corrispondenza) il più fedele interprete del suo amore per la libertà e la giustizia. Eletto deputato nel 1792, sedette alla Montagna rivelando eloquenza appassionata ma sorretta da una rigorosa determinazione che impressionò l’Assemblea e fu giustamente definita “”eroica””. Convinto che la Riv dovesse essere sostenuta da uno spirito unitario, si batté contro il federalismo girondino (rapporti dell’8 luglio 1793, del 13 e 31 marzo”,”FRAR-161″
“SAINT-JUST Louis Antoine Leon”,”Le gouvernement revolutionnaire jusqu’a la paix.”,”L’ introduzione contiene un profilo biografico di SAINT-JUST e un’esposizione sintetica del suo pensiero formatosi nell’ azione.”,”FRAR-185″
“SAINT-JUST Luis-Antonio-Leon”,”Discursos. Dialectica de la revolucion.”,”SAINT-JUST (1767-1794) è morto quando non aveva ancora compiuto 27 anni.”,”FRAR-232″
“SAINT-JUST Louis Antoine Leon”,”Lo spirito della rivoluzione e la costituzione di Francia.”,”””Voi non dovete più avere nessun riguardo per i nemici del nuovo ordine di cose, la libertà deve trionfare a qualsiasi costo. Bisogna governare col ferro quelli che non si possono governare con la giustizia, bisogna opprimere i tiranni!”””,”FRAR-253″
“SAINT-JUST Louis Antoine Leon; a cura di Albert SOBOUL”,”Terrore e libertà. Discorsi e rapporti.”,”””Egli fu così in tutti i grandi momenti: una visione acuta delle circostanze e delle necessità rivoluzionarie, una decisione fulminea, un’energia indomabile per raggiungere lo scopo stabilito, Saint-Just fu un genio dell’azione. Ma bisogna fissare alcune sfumature e precisazioni”” (pag 18) (A. Soboul)”,”FRAR-001-FB”
“SAINT-JUST Louis de, a cura di Albert SOBOUL”,”Frammenti sulle Istituzioni repubblicane, seguito da testi inediti.”,”””I sanculotti non costituivano un partito. E neppure formavano una classe; se tra di loro si trovava una minoranza di proletari, vi si riscontrava soprattutto una maggioranza di bottegai e artigiani pervenuti alla proprietà e di piccolo borghesi delle professioni liberali. Ci che univa quegli uomini era soprattutto la comune ostilità al sistema capitalistico di produzione, che minacciava di livellare tutti al rango di salariati al servizio della borghesia. Di qui le loro reazioni difensive contro i ricchi e i ‘gros’. Di qui le loro aspirazioni egualitarie e utopistiche e il loro desiderio, non già di sopprimere la proprietà (della quale molti di loro già godevano), ma d’imporle un limite e di conservarne solo benefici, sopprimendone i pericoli. Qui ancora ha origine la contraddizione che impedì agli ‘enragés’, agli hebertisti, ai roberspierristi e allo stesso Saint-Just di elaborare un programma economico e sociale coerente. I sanculotti erano a un tempo ostili al capitalismo, che minacciava di ricacciarli nelle file del proletariato, e attaccati all’indipendenza della bottega, dell’artigianato e della proprietà rurale, seguaci in questo del liberismo economico caro alla borghesia. Se, politicamente, i sanculotti rappresentavano il partito più avanzato della Rivoluzione, economicamente erano tuttavia condannati a tramontare insieme al sistema di produzione tradizionale, fondato sull’artigianato e sulla bottega: contraddizione che destinava all’insuccesso tutti gli sforzi dei sanculotti per dar fondamento nell’anno II a quella repubblica egualitaria che li avrebbe salvati; contraddizione che diede al movimento dialettico della storia tutto un carattere drammatico. Abbiamo qui insistito su questi aspetti della mentalità sanculotta solo perché Saint-Just partecipa di queste contraddizioni. Quest’uomo, che alcuni ci presentano come di bronzo e dominante la storia con l’enigmaticità della sua figura, è anche lui un uomo del suo tempo e ne divide sia le grandezze che i limiti. C’era in lui, come in Robespierre, troppo acume politico perché egli sottovalutasse la bilancia delle forze sociali e trascurasse la funzione preponderante della borghesia nella lotta contro l’aristocrazia dell’antico regime. Qui è senza dubbio una delle più profonde ragioni della disfatta dei roberspierristi, troppo curanti degli interessi della borghesia per attaccarsi del tutto ai sanculotti e troppo attenti ai bisogni dei sanculotti per trovar grazia agli occhi della borghesia. Ma, per la sua origine, la sua formazione, il suo temperamento, Saint-Just appare più sensibile alle aspirazioni dei sanculotti: aspirazioni che egli seppe tradurre, in forma sublime, nei suoi decreti di ventoso o nelle ‘Institutions républicaines’. Nato e formatosi in un ambiente contadino (1), Saint-Just passò la sua infanzia e adolescenza a Blérancourt, nell’Aisne, paese a grandi colture, dove una borghesia rurale di grandi fittavoli dominava un numeroso proletariato”” (pag 24-25)] [dall’introduzione di Albert Soboul] [(1) M. Dommanget, ‘La famille de Sant-Just’, “”Annales révolutionnaires””, 1913, t. VI, p. 517]”,”FRAR-012-FF”
“SAINT-MÉZARD Isabelle”,”Géopolitique de l’Indo-Pacifique. Genèse et mise en oeuvre d’une idée.”,”Isabelle Saint-Mézard è maitres de conférences habilitée à diriger des recherches à l’Institut français de géopolitique (IFG) de l’Université Paris 8 et chercheuse associée au Centre Asie de l’ IFRI.”,”ASIx-129″
“SAINT-PIERRE C.F. Ireneo de, ROUSSEAU J.J. KANT E., a cura di Carlo CURCIO”,”Progetti per la pace perpetua.”,”Sull’ opposizione fra la morale e la politica in rapporto alla pace perpetua. “”La politica dice: “”Siate prudenti come serpenti””; la morale aggiunge (come condizione restrittiva): “”e senza perfidia come colombi””. Se questi due comandi non possono conciliarsi in un solo comando, allora v’è davvero conflitto fra la morale e la politica; ma se quei due comandi devono trovarsi uniti, allora è assurdo il concetto di opposizione e non può nemmeno sorgere un problema relativo al modo di risolvere il conflitto. Quantunque la massima “”l’ onestà è migliore politica”” contenga una teoria che la pratica molto spesso, purtroppo, smentisce, per altro la massima altresì teorica “”l’ onestà è migliore di ogni politica”” è superiore ad ogni critica, è, anzi, la condizione indispensabile per la stessa politica””. (pag 141-142)”,”EURx-208″
“SAINT-SIMON H. de THIERRY A.”,”La riorganizzazione della società europea.”,”Nel 1814 la potenza napoleonica è infranta. A Vienna i governi lavorano per il nuovo assetto europeo. SAINT-SIMON non dimentica di essere un vecchio artefice di progetti: anzi si getta a capofitto su un progetto più ampio: quello di dare una pace all’Europa squassata dalla guerra. Questa volta però non è più solo. Ha con se prima come segretario, poi come collaboratore e amico, un giovane professore ancora sconosciuto: Augustin THIERRY. I due ingegni si completavano a vicenda: le intuizioni sintetiche di S.S. subivano il vaglio dell’analisi storica di THIERRY. Tre anni dururà questo sodalizio. Ed ognuno ne trasse vantaggio.”,”EURx-062″
“SAINT-SIMON C.H. de”,”La physiologie sociale. Oeuvres choisies.”,”In introduzione: Sociologia di SAINT-SIMON, Esposizione delle concezioni sociologiche di S., Rassegna delle principali difficoltà relative alla sociologia di S.. Eredità sociologica di S.”,”SOCU-037″
“SAINT-SIMON Claude-Henri; a cura di Jean DAUTRY”,”Textes choisis.”,”Contiene dedica di DAUTRY.”,”SOCU-067″
“SAINT-SIMON H., a cura di LARIZZA LOLLI Mirella”,”Scienza industria e società. Saint-Simon e i suoi primi seguaci.”,”Complesso militare-scientifico-industriale. “”Nel frattempo, essendo la guerra divenuta per questi motivi sempre più costosa, non è più possibile fronteggiarla senza ricorrere a prestiti che pongono il potere militare alla mercé dei comuni. Insomma; le cose sono giunte a un punto tale per cui la guerra non potrebbe farsi se la capacità industriale e quella scientifica rifiutassero la loro collaborazione.”” (pag 157)”,”SOCU-115″
“SAINT-SIMON C.H.”,”Sogno d’ una felice Europa.”,”Proposta di una costituzione europea. “”Il governo europeo, come i governi nazionali, non può avere azione, senza una volontà comune a tutti i suoi membri. Ora, questa volontà di corpo che, in un governo nazionale, nasce dal patriottismo nazionale, nel governo europeo non può derivare che da una più grande generalità di vedute, da un sentimento più esteso, che si può chiamare patriottismo europeo. E’ l’ istituzione che forma gli uomini, dice Montesquieu; così, questa tendenza che fa uscire il patriottismo fuori dei confini della patria, questa abitudine di considerare gli interessi dell’ Europa al posto degli interessi nazionali, sarà, per coloro che devono formare il parlamento europeo, un frutto necessario della sua esistenza. E’ vero; son dunque gli uomini che fanno l’ istituzione; e l’ istituzione non può crearsi se non li trova già bell’ e formati o, almeno, preparati ad esserlo””. (pag 97) Un papa della scienza nella nuova Europa. “”E’ nella natura delle cose, Signori, che una teoria scientifica invecchi e che il clero, che la professa sia annientato, quando è divenuto insufficiente. E’ altresì della natura delle cose che i laici, i quali hanno organizzato una nuova teoria scientifica generale, rimpiazzino l’ antico clero e si costituiscano in corpo sacerdotale””. (pag 140)”,”SOCU-137″
“SAINT-SIMON Louis de Rouvroy de; a cura di Jean-Michel GARDAIR”,”Il Re Sole.”,”””L’ingegno del Re era meno che mediocre, capacissimo però di formarsi. Amò la gloria, volle l’ordine e la regola. Era riservato, prudente, moderato, padrone dei suoi movimenti e della sua lingua, (…). Tutto il male gli derivò dagli altri. L’educazione dei suoi primi anni fu talmente trascurata che nessuno osava avvicinarsi al suo appartamento. (…) A mala pena gli insegnarono a leggere e a scrivere; rimase talmente ignorante che mai seppe nulla sulle più conosciute nozioni della storia, di avvenimenti, di fortune, comandi, nascite, leggi. Cadde, per questa lacuna, e talvolta in pubblico, nelle più grossolane assurdità.”” (pag 14-15) Le lodi. Adulazione. “”A gara lo lodarono e lo rovinarono. Le lodi, diciamo meglio le adulazioni, gli piacevano a tal punto che le più grossolane erano ben accolte e le più smaccate ancor meglio apprezzate. Solamente così era possibile avvicinarlo (…)””. (pag 16)”,”FRAA-078″
“SAINT-SIMON Louis de, a cura di François-Régis BASTIDE”,”Saint-Simon par lui-même.”,”Critica la condizione spirituale, morale, declinante del Terzo Stato, magistratura compresa: “”(…) La discipline,l’étude, la gravité, ne sont plius des talents d’usage; et il n’est que trop vrai de dire que, les riches uniquement appliqués à conserver leur bien, et les pauvres à en acquérir ou à vivre, la magistrature est généralement tombée dans le même abîme qui enfouit le clergé et le noblesse”” (pag 148) Wikip: Il duca Louis de Rouvroy de Saint-Simon, più conosciuto col nome di Saint-Simon (Parigi, 16 gennaio 1675 – 2 marzo 1755), è stato uno scrittore francese, celebre per le Memorie, dove racconta della vita di corte della sua epoca. Claude Henri de Rouvroy, conte de Saint-Simon (1760-1825), il noto filosofo e industriale francese, fondatore del sansimonismo, fu un suo lontano parente. Aspetti letterari Saint-Simon è un autentico scrittore, la sua opera non ha soltanto un interesse storico, ma costituisce un esempio di stile, anche se egli scrisse di sé di non piccarsi di scriver bene, cosa vera, da un punto di vista puramente accademico, dal momento che la sua grammatica non è sempre rigorosa e il suo vocabolario è arcaico, irrigidito alla prima metà del regno di Luigi XIV. Quel che rende originale il suo stile è il fatto che egli non si sorvegli, che i suoi periodi, spezzati e febbrili, si urtino in ellissi al punto che Chateaubriand dirà di lui: «Scrive alla diavola per la posterità». La sua frase, a volte, come in Proust, sembra voler abbracciare tutti gli aspetti d’una questione fino all’esaurimento del soggetto che egli intende esporre. A volte, invece, sopprime il verbo e accumula rapide notazioni; così descrive, per esempio, lo zar Pietro il Grande, durante la sua visita a Parigi nel 1717: Lo zar Pietro I: «Questo monarca si fece ammirare per la sua estrema curiosità, sempre tendente alle sue vedute sul governo, sul commercio, sull’istruzione, sulla polizia, e questa curiosità tutto attingeva e niente disdegnava, i cui minimi tratti avevano un’utilità conseguente, marcata, sapiente, che non stimava che quel che meritava esserlo, nel quale brillava l’intelligenza, la giustezza, la viva tensione del suo spirito. Tutto mostrava in lui la vasta estensione dei suoi lumi e qualcosa di continuamente conseguente. Egli univa in un modo del tutto sorprendente la maestà più alta, più fiera, più delicata, più sostenuta, nello stesso tempo la meno imbarazzante quando l’aveva stabilita in tutta la sua sicurezza, con una cortesia che sentiva e sempre e con tutti e da padrone ovunque, ma con i propri gradi secondo le persone. Aveva una sorta di famigliarità che veniva dalla libertà; ma non era esente da una forte impronta di quell’antica barbarie del suo paese che rendeva tutte le sue maniere pronte, perfino precipitose, le sue volontà incerte, senza però voler essere costretto né contraddetto su nemmeno una». È anche un buon narratore, che racconta con chiarezza e minuzia storie spesso contorte, sapendo maneggiarne gli effetti e la tensione, trasformando un piccolo aneddoto in una vera commedia: Infine, Saint-Simon si distingue per la foga del discorso: facile all’indignazione, ha l’insulto scaltro e la penna ben acuminata, e pochi trovano grazia ai suoi occhi; egli offre al lettore un panorama a volte ingiusto ma spesso illuminante della corte di Luigi XIV. L’opera non è omogenea: a passaggi d’antologia – ritratti di personaggi scomparsi, la veglia funebre di Luigi XIV – si contrappongono dei tunnel nei quali il lettore moderno è meno sensibile: per esempio, redige lunghe dissertazioni sulla gerarchia relativa dei grandi del regno. Il fatto è che Saint-Simon non scrive soltanto per la sua epoca, ma anche per promuovere le sue idee politiche o per promuovere se stesso. Gli storici considerano in effetti che ha spesso esagerato l’importanza del proprio ruolo negli affari politici degli anni 1710-1723. L’opera stessa non fornisce sempre le sue fonti: Saint-Simon si rifà abbondantemente al diario di Dangeau per gli aneddoti sulla corte ma l’utilizza solo per criticarlo quando vi trova degli errori. Si fonda anche sul diario di Torcy per gli avvenimenti internazionali.”,”FRAA-082″
“SAÏTO Kohei”,”La nature contre le capital. L’écologie de Marx dans sa critique inachevée du capital.”,”Kohei Saïto è ‘maitre de conferences en économie politique’ all’Università di Osaka (Giappone), e partecipa alla edizione delle opere complete di Marx ed Engels (MEGA). Il suo libro frutto di una tesi di dottorato (Humboldt-Universität di Berlino), ha ricevuto il premio in memoria di Isaac e Tamara Deutscher nel 2018. Marx sulla questione della natura contro il capitale (pag 307-308-309) (per testi vedi Trentzz e quindi ISCO) Indice dei capitoli. – L’alienazione della natura come genesi della modernità – Metabolismo dell’economia politica Il Capitale come teoria del metabolismo – Liebig e il capitale – Fertilizzanti conro il supersfruttamento? – L’ecologia di Marx dopo il 1868 (contiene il paragrafo ‘La teoria di Fraas sulle forze di rigenerazione naturali e le alluvioni: cambiamento climatico, civilizzazione in pericolo, cambiamenti climatici: i limiti imposti dal mondo materiale) La teoria di Fraas sulle forze di rigenerazione naturali e le alluvioni. A differenza delle sue pubblicazioni anteriori, la tesi sviluppata da Fraas in ‘Die Ackerbaukrisen und ihre Heilmittel’ (Le crisi agricole e i loro rimedi, 1866), è fin dall’inizio chiaramente formulata in opposizione a Liebig. Fraas afferma ironicamente che la sua tesi dell’esaurimento (1) è una variante del “”quietismo””: considera che la caduta dei prezzi dei cereali sia solamente un fenomeno temporaneo e non fa appello a misure particolari per arrestarla. ‘Marx ed Engels sottolineano il carattere progressivo del capitale rispetto allo stato di “”barbarie estrema”” della società precapitalistica. Benché nella seconda parte (del Manifesto, ndr) essi sottomettano anche il capitalismo europeo a una critica virulenta, la questione del dominio coloniale ne esce indenne. L’impressione che emerge è che i paesi marginalizzati potevano essere sottomessi al capitale e modernizzati dal colonialismo e dal commercio mondiale (Anderson, 2010). Ciò che si manifesta sia in Marx che in Engels è un prometeismo ottimista che fa un elogio acritico del dominio della natura per mezzo dello sviluppo delle forze produttive, consentendo di emancipare l’umanità dalla potenza di una natura a lei estranea’ (pag 307). Ma ‘Dopo gli appunti presi su Fraas, invece, Marx non avrebbe più sostenuto né l’«addomesticamento delle forze naturali» né il «disboscamento di interi continenti». Negli anni Sessanta dell’Ottocento, le questioni ecologiche assunsero sempre più importanza nella strategia socialista di Marx. L’interpretazione di Fraas si spinge a dare ancora più spazio alla crisi ecologica come manifestazione della contraddizione del capitalismo a cui il socialismo deve dare una risposta. La ‘tendenza socialista’ di Fraas consiste allora nel definire in negativo la condizione di sopravvivenza che sta nel riorganizzare consapevolmente il rapporto mediato dal lavoro tra l’uomo e la natura. L’emancipazione deve andare di pari passo con la formazione della capacità oggettiva e soggettiva di mantenere uno scambio durevole con la natura. Si vede ora più chiaramente per quali ragioni Marx si è interessato agli scritti di Fraas. La polemica tra Fraas e Liebig gli mostra che il problema ecologico della società moderna non si limita all’impoverimento dei suoli, e che non solo le deforestazioni di vaste aree e i cambiamenti climatici possono causare gravi perturbazioni nel mondo. La teoria alluvionale di Fraas fornisce le prime indicazioni sulla possibilità di un’agricoltura che verrebbe praticata con la preoccupazione della sostenibilità ricorrendo precisamente alle forze proprie della natura. Ma di per sé non costituisce una soluzione definitiva. Lo stesso Marx osservava pure il rapido sviluppo della scienza e della tecnica, e riteneva assolutamente indispensabile lavorare ancora più a fondo sulle scienze più recenti. Ecco perché l’approfondimento del concetto di metabolismo spinse Marx all’inizio del 1868 ad intensificare ulteriormente lo studio delle scienze naturali. Quando, nella seconda edizione del ‘Capitale, ritocca le entusiastiche affermazioni che aveva fatto sul contributo di Liebig all’economia politica, dietro questa rettifica c’era l’apertura di un campo più ampio della sua ricerca: ‘La natura contro il capitale’ (pag 309)”,”TEOC-801″
“SAITTA Armando”,”Aspetti e momenti della civiltà europea.”,”Armando SAITTA (1919) è ordinario di storia moderna presso la facoltà di scienza politiche dell’Univ di Roma, D della Scuola annessa all’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, VP della ‘Societé des Etudes Robespierristes’ fondata da Albert MATHIEZ. Già D di ‘Movimento operaio’, nel 1962 ha fondato la rivista ‘Critica storica’. Tra le sue opere: -Filippo Buonarroti. 1950-51 -Costituenti e costituzioni della Francia moderna. 1952 -Storia e miti del 900. 1960 -Dal fascismo alla Resistenza. 1961 – Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini. 1968. Con SOBOUL e il russo DALIN è editore presso la ‘Commission d’histoire economique et sociale de la Rev. fr.’ degli scritti ancora inediti di BABEUF.”,”STOS-013″
“SAITTA Armando Direttore responsabile; DELLA-PERUTA Franco Vicedirettore; saggi di Renato GIUSTI Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Rivista Movimento Operaio. Maggio-agosto 1955″,”Saggi di Renato GIUSTI, Clara CASTAGNOLI, Aronne VERONA, Mario RONCHI, Guido RAFFAELLI, Ernesto RAGIONIERI, Giorgio MORI, Libertario GUERRINI, Enzo SANTARELLI, Raffaele MOLINELLI, Luigi BELLINI, Alberto CARACCIOLO, Carlo CICERCHIA, Diamante LIMITI, Pietro LAVEGLIA, Francesco RENDA, Leo VALIANI, Guido VICARIO, Roberto ZAPPERI.”,”MITT-010″
“SAITTA Armando; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND T. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY LENIN LUKACS K.M. PANIKKAR TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV T. MANN C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE C. MIGNANELLI F. CATALUCCIO P. SYLOS-LABINI H.B. WESTERFIELD G. FRIEDMANN T. MENDE K. KRAGG U. LA-MALFA F. PARRI D. BARTOLI H. MACMILLAN H. LÜTHY A. PHILIP C. BO A. GAROSCI E. GARIN C. BOBROWSKI A.I. MIKOYAN A. GIOLITTI E. COLLOTTI PISCHEL G. SALVEMINI G. DONATI G. BERNANOS A.C. JEMOLO F. CHABOD P. TOGLIATTI F. COMPAGNA B. CAIZZI W. DORIGO C. MERZAGORA A. BEVAN T.W. ADORNO H. LASKI A. SCHWEITZER SUKARNO J.F. KENNEDY D. CANTIMORI E. JÜNGER A. EINSTEIN”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica.”,”Scritti di G. LUZZATTO, G.D.H. COLE, R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS, R. ROLLAND, T. MANN, R. SERRA, E. HALEVY, A. CONWAY, LENIN, LUKACS, K.M. PANIKKAR, TROTSKY, I. DEUTSCHER, N. VALERI, A. SIEGFRIED, E. VERMEIL, C. ROSSELLI, G. DIMITROV, T. MANN, C. MORANDI, L. SALVATORELLI, A. GALANTE GARRONE, C. MIGNANELLI, F. CATALUCCIO, P. SYLOS-LABINI, H.B. WESTERFIELD, G. FRIEDMANN, T. MENDE, K. KRAGG, U. LA-MALFA, F. PARRI, D. BARTOLI, H. MACMILLAN, H. LÜTHY, A. PHILIP, C. BO, A. GAROSCI, E. GARIN, C. BOBROWSKI, A.I. MIKOYAN, A. GIOLITTI, E. COLLOTTI PISCHEL, G. SALVEMINI, G. DONATI, G. BERNANOS (1), A.C. JEMOLO, F. CHABOD, P. TOGLIATTI, F. COMPAGNA, B. CAIZZI, W. DORIGO, C. MERZAGORA, A. BEVAN, T.W. ADORNO, H. LASKI, A. SCHWEITZER, SUKARNO, J.F. KENNEDY, D. CANTIMORI, E. JÜNGER, A. EINSTEIN.”,”STOU-027″
“SAITTA Armando a cura; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND TH. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY N. LENIN G. LUKACS K.M. PANIKKAR L. TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica.”,”Scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND TH. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY N. LENIN G. LUKACS K.M. PANIKKAR L. TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE”,”STOx-053″
“SAITTA Armando”,”Costituenti e costituzioni della Francia moderna.”,”””Il Terrore, infatti, è il cozzo violento di due possibili direzioni della Rivoluzione: la borghese e la socialista. Finché fu possibile far coincidere le due direzioni, l’ onnipotenza robesperriana fu al culmine; ma non appena la manifestata volontà di Robespierre di mettere in pratica i decreti di ventoso che assegnavano ai sans-culottes poveri i beni dei sospetti (una vera e propria legge agraria, sia pure entro un ambito giudiziario!) fece pensare ad una definitiva sterzata socialista, la reazione della borghesia non si fece attendere. In ciò essa fu validamente aiutata dalla distensione patriottica dovuta alla vittoria militare di Fleurus. Ecco la vera ragione del 9 termidoro…””. (pag 143)”,”FRAD-041″
“SAITTA Armando”,”Dal fascismo alla Resistenza. Profilo storico e documenti.”,”””Per il Croce la civiltà liberale, sia europea che italiana, non covava nel proprio seno alcun fascismo; questo nacque dalla ventata di irrazionalismo che si abbatté su di essa negli anni della prima guerra mondiale, così come in un organismo sano all’ improvviso sorge una malattia, che precedentemente non esisteva. Vi è nel Croce l’ atteggiamento comune a quasi tutti i conservatori liberali, che sono un po’ laudatores temporis acti e quindi portati ad idealizzare il passato…”” (pag16)”,”ITAD-045″
“SAITTA Armando”,”Filippo Buonarroti. Contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero. Volume secondo.”,”‘Che fare, mi direte? Rispondo: Lavorare a riformare prima di tutto gli uomini, per poter in seguito, con fiducia e con coscienza, riformare le istituzioni della società. (…) Le leggi non fanno gli uomini; ma gli uomini, le leggi. (Lettera di De Potter a Charles Teste, 1832) (pag 156)”,”SOCU-089″
“SAITTA Armando”,”Il cammino umano. Volume terzo. Corso di storia ad uso dei licei.”,”””Dopo la sua clamorosa vittoria del 1870-1871, il Bismarck comprese che non era il caso di compromettere il successo conseguito con nuove avventure guerresche. In ciò, nel sapersi fermare a tempo, egli rivelò tutta la misura del suo genio politico. Sapeva che la cessione dell’ Alsazia e della Lorena aveva ferito gravemente il sentimento nazionale della Francia, la cui rapida ripresa economica, rivelatasi nella possibilità di pagare prima del tempo fissato la massacrante indennità di guerra, mostrava del resto chiaramente che non occorreva attendere molto perché il pensiero della revanche, della rivincita contro il vincitore del 1870, divenisse il programma centrale della politica della repubblica d’ oltre Reno. Il BIsmarck dopo aver seguito in un primo tempo la facile via della minaccia di una guerra preventiva, capì che bisognava correre a ripari ben diversi e incominciò ad indirizzare tutta la propria politica estera verso lo scopo di costituire un equilibrio europeo, che rendesse impossibile alla Francia una ripresa dell’ antica potenza col favore di una conflagrazione europea. Da ciò l’ accordo dei tre imperatori stipulato nel 1873″”. (pag 333)”,”EURx-170″
“SAITTA Armando”,”Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea.”,”Scritti di P. SAGNAC G. LEFEBVRE A. SOBOUL J. GODECHOT T.S. ASHTON W.O. HENDERSON M. BLOCH H.G. HUNT W. CONZE A. BRIGGS A. OMODEO A. SAITTA S. KIENIEWICZ C. MORANDI R. ROMEO L. VALIANI H. ARVON F. VENTURI R.E. CAMERON F. CHABOD S.N. PROKOPOVIC H.A.L. FISHER L. SALVATORELLI E. SERENI C. MORANDI G. MANACORDA N. VALERI G. LUZZATTO F.S. NITTI. “”Pertanto Marx tiene conto soltanto di una coscienza “”situata””, ossia della coscienza di un uomo che vive in un dato momento storico modellato da uno sviluppo economico giunto a un certo grado di una certa situazione sociale determinata dai rapporti di produzione. La coscienza è dunque un prodotto sociale. E’ vero che, finché l’ uomo resta bloccato nel proprio destino e non pensa ancora né a trasformare la natura né a fare dei suoi rapporti con i propri simili un rapporto sociale, si può parlare soltanto di una coscienza animale e gregale; ma poiché, fin da questo momento, la coscienza rivela all’ uomo la necessità di rientrare in un legame con quanto lo circonda, la natura come gli uomini, essa è già di essenza sociale. Affermando, per via di conseguenza, che “”non è la coscienza a determinare la vita, bensì la vita a determinare la coscienza””, Marx la pone al livello della società, o più precisamente al livello degli strati sociali, facendo così della coscienza un fenomeno di classe. Pertanto la “”coscienza comunista”” non può sorgere che dalla classe proletaria; grazie alla sua situazione storica che dà al proletario l’ esperienza dell’ oppressione totale e della alienazione radicale, esso è meglio di ogni altro preparato a prender “”coscienza”” della necessità di una rivoluzione radicale. Questa coscienza di classe è tuttavia alle volte indipendente dall’ appartenenza a questa classe. Così Marx ed Engels, nel Manifesto comunista, ammettono che come conseguenza della decadenza della classe dirigente “”un limitato settore di questa classe si unisce alla classe rivoluzionaria””. Parimenti una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere all’ “”intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme””, raggiungono i ranghi del proletariato.”” (pag 379-380)”,”STOx-084″
“SAITTA Armando a cura; scritti di Peter BROWN Marc BLOCH Christopher DAWSON Ernesto SESTAN Gian Piero BOGNETTI Edouard PERROY Steven RUNCIMAN Corrado BARBAGALLO Cinzio VIOLANTE Roberto Sabatino LOPEZ Renato ZANGHERI Robert FOLZ Paolo BREZZI Gioacchino VOLPE Carlo M. CIPOLLA Gino LUZZATTO Charles DIEHL Bernard LEWIS Gaston WIET Umberto RIZZITANO Lucien MUSSET Henri PIRENNE Boris D. GRIEKOV Paul ALPHANDERY René GROUSSET Luigi SALVATORELLI Raffaello MORGHEN Louis BREHIER Friedrich BAETHGEN Francesco GABRIELI R.H. HILTON Giorgio LEVI DELLA VIDA Agostino PERTUSI Giuseppe GALASSO Nino VALERI Gino LUZZATTO Charles VERLINDEN Renée DOEHAERD Eileen POWER Claudio Sanchez ALBORNOZ Georges DUBY Riccardo BACCHELLI Johan HUIZINGA”,”Antologia di documenti e critica storica. Il Medioevo.”,”Scritti di Peter BROWN Marc BLOCH Christopher DAWSON Ernesto SESTAN Gian Piero BOGNETTI Edouard PERROY Steven RUNCIMAN Corrado BARBAGALLO Cinzio VIOLANTE Roberto Sabatino LOPEZ Renato ZANGHERI Robert FOLZ Paolo BREZZI Gioacchino VOLPE Carlo M. CIPOLLA Gino LUZZATTO Charles DIEHL Bernard LEWIS Gaston WIET Umberto RIZZITANO Lucien MUSSET Henri PIRENNE Boris D. GRIEKOV Paul ALPHANDERY René GROUSSET Luigi SALVATORELLI Raffaello MORGHEN Louis BREHIER Friedrich BAETHGEN Francesco GABRIELI R.H. HILTON Giorgio LEVI DELLA VIDA Agostino PERTUSI Giuseppe GALASSO Nino VALERI Gino LUZZATTO Charles VERLINDEN Renée DOEHAERD Eileen POWER Claudio Sanchez ALBORNOZ Georges DUBY Riccardo BACCHELLI Johan HUIZINGA.”,”STOS-107″
“SAITTA Armando”,”Dalla Res Publica Christiana agli Stati Uniti di Europa. Sviluppo dell’ idea pacifista in Francia nei secoli XVII-XIX.”,”””E in quel torno di tempo Brissot aveva nel suo giornale Le Patriote francais del 15 dicembre scritto: “”La guerre! la guerre! tel est le cri de tous les patriotes, tel est le voeu de tous les amis de la liberté repandus sur la surface de l’ Europe, qui n’ attendent plus que cette heureuse diversion pour attaquer et renverser leurs tyrans. C’ est à cette guerre expiatoire, qui va renouveler la face du monde et planter l’ étendard de la liberté sur le châteaux des petits tyrans féodaux, sur les temples des papes et des muphtis, c’est à cette guerre sainte qu’ Anacharsis Clootz est venu inviter l’ Assemblée nationale, au nom de genre humain dont il n’a jamais mieux merité d’ être appelé l’ ami.””, ove appunto l’ accenno al cosmopolita banchiere tedesco ha un significato inequivocabile. A questo punto il pacifismo francese assume un atteggiamento tutto proprio, che lo distingue nettamente da quello che si presentava in scrittori di altri paesi.”” (pag 126-127)”,”FRAA-061″
“SAITTA Giuseppe”,”Marsilio Ficino e la filosofia dell’ umanesimo.”,” “”Nel Ficino si conserva la netta distinzione fra la vita divina e la vita umana, ma tra l’ una e l’ altra egli concepisce una tale identità che, anzichè di due vite svolgentisi indipendentemente, è da parlare di un’unica vita di che si pone nella sua universalità””. (pag 65) “”Così noi ci troviamo davvero ad una svolta decisiva della storia del pensiero. Il corpo considerato dal platonismo come il carcere dell’ anima è spiritualizzato a tal segno da formare una cosa sola con l’ anima. (…) Questo pampsichismo energico e vibrante che riduceva tutta la realtà ad un’ unica attività universale era la distruzione implicita del concetto di materia ed era la risoluzione del dualismo, in cui pur s’ attardava Ficino. La fisica moderna, che ha creduto di fare una grande scoperta quando ha proclamato l’ inesistenza della materia (1), può ben gloriarsi di avere in Marsilio Ficino uno dei suoi più grandi precursori. Se non che il pampsichismo ficiniano converge nella sublimazione della natura umana. Perché il concetto dell’ animazione universale, che è tutt’uno con l’ attività universale, fa scorgere più profondamente la natura stupenda della mente umana, la cui vera peculiarità consiste nel moto eterno.”” (pag 177-178) (1) H. Poincaré, La science et l’ hypothèse, Flammarion, 1920 pag 282 Pampsichismo: dottrina che attribuisce coscienza ad ogni essere vivente anche minimo e/o che afferma che solo lo spirito è reale.”,”ITAG-146″
“SAITTA Armando”,”Guida critica alla storia moderna.”,”Le conseguenze economico-sociali della scoperta dell’ America. La rivoluzione dei prezzi. (pag 31) “”(…) intervento militare, a favore degli insorti (americani, ndr), della Francia, della Spagna e dell’ Olanda, intervento che non lascia insensibili la Russia, la Danimarca e la Svezia. Un semplice episodio di lotta coloniale diventa così una conflarazione europea e l’ Inghilterra, vinta a Yorktown (19 ottobre 1781) e minacciata su tutti i mari, fu costretta a chiedere la pace e a firmare il trattato di Versailles (3 settembre 1783), col quale riconobbe l’ indipendenza delle tredici colonie, sanzionò la perdita di Minorca, cedette alla Frnacia il Senegal e alcune isole delle Antille e alla Spagna la Florida. (…)””. (pag 148-149) “”Le conseguenze (della rivoluzione americana, ndr) più importante sono invece quelle mediate: 1. la formazione degli Stati Uniti d’ America, la cui costituzione a carattere federale fu elaborata nel 1787 da una Convenzione; (…) 3. lo sviluppo di fermenti nuovi nelle colonie spagnoli e portoghesi (…); 4. l’ influenza che la formazione degli Stati Uniti ebbe sulla Francia sia con l’ esempio di un popolo che attua il principio della sovranità popolare, sia con l’ aggravare a causa delle spese militari il deficit finanziario del governo francese, non ultima scintilla dello scoppio rivoluzionario del 1789; (…)””. (pag 149-150)”,”STOx-117″
“SAITTA Armando”,”La Quarta Repubblica francese e la sua prima costituente.”,”La Costituzione della Quarta Repubblica. “”Obbiettivamente parlando, il rimprovero da fare – ed effettivamente fu fatto – è non che l’ Assemblea ha in sè la somma dei poteri, ma che l’ Assemblea non è altro che il riflesso e la ‘longa manus’ dei partiti. Più che un governo dell’ Assemblea, è un regime dei partiti quello che fondava il progetto costituzionale votato il 19 aprile””. (pag 185) Stato come aggregato di partiti organici. “”Se è vero che i partiti politici sono i motori della politica, l’ evolversi della concezione del partito politico non poteva non avere il suo contraccolpo anche sulla scena internazionale: in realtà, non sono le dottrine dei principali partiti che in Francia sono mutate – anche il giovane MRP è, in definitiva, l’erede del vecchio Partito democratico popolare -, bensì la nozione stessa di partito. La vecchia organizzazione dei partiti era inseparabile dalla concezione liberale e individualista dello Stato: il secolo XIX non conosceva che individui e, per garentire la loro libertà, restava fermo al principio della separazione dei poteri considerando i partiti solo come organismi di studio e di libera discussione e come semplici strumenti di propaganda. Ma il secolo XX è andato sempre più abbandonando questa struttura tradizionale: è sorto il partito di massa e la conseguenza di ciò è che sempre più il cittadino finisce col aprtecipare alla vita pubblica attraverso la mediazione del suo partito e lo Stato col divenire sempre più un aggregato di partiti organici.”” (pag 185-186)”,”FRAV-117″
“SAITTA Armando”,”Filippo Buonarroti. Contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero. Volume primo.”,”””D’altra parte, il Mathiez – senza dare alcuna prova del suo asserto che del resto pare non possa resistere agli studi sul Babeuf del Dommanget – dichiara che Buonarroti “”étatit probablement plus communiste que Babeuf lui-même.”” Ora, è proprio certo che il binomio Babeuf-Buonarroti è la vera strada per capire il carattere della cospirazione? Un fatto è certo, ed è che il documento più tipicamente egualitario-comunista è il ‘Manifeste des Egaux’ di S. Maréchal.”” (pag 27)”,”SOCU-148″
“SAITTA Armando”,”Filippo Buonarroti. Contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero. Volume secondo.”,”Liberté et égalité. La legge generale della società. “”Par la création de la société, le droit de juger ce qui est bon ou mauvais devient collectif, d’individuel qu’il était avant les conventions. L’homme change alors de condition; il apprend à confondre son interêt privé dans l’interêt général, il se sent plus libre parce que toutes les forces des co-associés conspirent à maintenir sa liberté. Mais personne n’a pu consentir à soumettre ses actions à une volonté collective, qu’autant qu’il a eu la certitude qu’il y auraait une part égale à celle de chacun des autres, et que cette volonté ne se proposerait jamais autre chose que l’interêt de tous.”” (Buonarroti) (pag 152)”,”SOCU-149″
“SAITTA Armando”,”Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini.”,”””Successivamente, a confermare l’interesse dell’opera di Andrea Luigi Mazzini, venne nel 1943 un capitolo del volume di Delio Cantimori sugli ‘Utopisti e riformatori italiani'”” (pag VII, prefazione di A. Saitta) “”Molti di questi assertori della futura rivoluzione, fosse essa semplicemente filosofica o anche politico-sociale, puntavano a tal fine su quell’alleanza franco-tedesca della qual abbiamo già visto non poche espressioni da parte della cultura francese: nel 1836 Börne aveva fondato a Parigi una rivista in lingua francese ‘La Balance’ per caldeggiare l’unione dei popoli, in particolare della Francia e della Germania; talché può dirsi che, quando nel 1844 Karl Marx chiuderà il suo articolo ‘Zur Kritik der Hegel’schen Rechts-Philosophie’ apparso nei ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’ con le parole: “”La Germania ‘radicale’ non può fare la rivoluzione, senza compierla ‘dalle radici. L’emancipazione del tedesco è l’emancipazione dell’uomo’. La ‘filosofia’ è la testa di tale emancipazione, il ‘proletariato’ ne è il cuore. La filosofia non può realizzarsi senza l’eliminazione del proletariato, il proletariato non può realizzarsi senza la realizzazione della filosofia. Quando tutte le condizioni interne saranno adempiute, il giorno della ‘resurrezione tedesca’ sarà annunziato dal ‘canto del gallo francese'”” [Annali Franco-Tedeschi, a cura di G.M. Bravo, 1965], queste parole avevano dietro di esse un ampio retroterra culturale e ideologico””. (pag 125) [Armando Saitta, Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini, 1968] MAZZINI, Andrea Luigi Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 72 (2008) di Gabriele Paolini MAZZINI, Andrea Luigi. – Nacque a Pescia, presso Pistoia, l’11 giugno 1814 da Giuliano e da Ersilia Fantozzi. La relazione del padre, fattore, con una ricca vedova zia materna di G. Giusti, consentì al M. una fanciullezza più agiata di quella che gli avrebbe riservato la sua condizione sociale: sembra infatti che abbia compiuto i suoi studi nel liceo Forteguerri di Pistoia (mancano però in tal senso riscontri certi). Nella prima metà degli anni Trenta il M. frequentò la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa dove conobbe G. Montanelli e S. Centofanti ed ebbe per compagni L. Galeotti e Giusti. Risale a questo periodo il primo interesse per i problemi sociali, sull’onda dell’entusiasmo per C.-H. de Saint-Simon, le cui teorie erano allora assai diffuse fra i giovani. Nel 1837 si trasferì a Firenze e sposò la figlia di un uomo d’affari russo, N. Leidesdorf, un po’ per amore un po’ per interesse, come poi ebbe modo di ammettere. Nello stesso periodo cercò invano una sistemazione, sia frequentando alcuni ambienti vicini alla corte granducale sia concorrendo per la cattedra di economia politica nelle Università di Pisa e di Siena. Il cattivo esito di questi tentativi causò anche la fine dell’amicizia con Centofanti, al quale il M. imputava di averlo screditato pubblicamente. Non lasciò però le attività culturali: attento e sensibile nei confronti del romanticismo tedesco, ammirava la Germania per l’indole severa del pensiero che sapeva esprimere congiungendola alla potenza del sentimento. Nel 1839 tradusse e annotò le Lettere filosofiche di F. Schiller (pubblicate però soltanto nel 1845 nella Gazzetta italiana); nelle note il M. stabiliva un collegamento fra evoluzione della civiltà moderna e rinnovamento letterario. Nel 1840 diresse la Rivista musicale di Firenze, dove ebbe per collaboratori G.B. Cioni-Fortuna ed E. Montazio. Nei suoi articoli difese la missione sociale dell’arte, destinata non a divertire ma all’ammaestramento civile della nazione. Nel 1841 pubblicò a Firenze un opuscolo dal titolo Idee per servire d’introduzione ad una storia delle scienze, nel quale definiva la filosofia come la forma generale e assoluta delle conoscenze umane. Vi prendeva le distanze da Saint-Simon e dalla sua scuola e mostrava significative aperture al pensiero hegeliano (sia pure inteso nella sua versione conservatrice), di cui il M. fu tra i primi in Italia a recepire l’importanza. Tale sensibilità si doveva probabilmente alla frequentazione dell’abate D. Mazzoni, insegnante del collegio Forteguerri, che aveva soggiornato a Berlino ed era un cultore dell’idealismo. Nel 1842-43 le condizioni finanziarie del M. peggiorarono drasticamente, come risulta dalle lettere scritte allora al filantropo pistoiese N. Puccini, al quale si rivolse per un aiuto. Dedito solo a qualche lezione privata e a piccoli impegni letterari da cui otteneva magrissimi guadagni, decise di espatriare. In un primo tempo aveva pensato a Vienna, dove già si era trasferita la moglie presso alcuni parenti (le era nel frattempo morto il padre, lasciandola priva di sostanze), ma alla fine scelse la Francia convinto che lì avrebbe potuto esprimere liberamente le sue idee. Giunto a Parigi nell’ottobre 1844, nell’estate dell’anno seguente collaborò alla Gazzetta italiana diretta da M. Falconi e finanziata da Cristina Trivulzio principessa di Belgioioso: vi sostenne il principio dell’indipendenza italiana nell’ambito di un sostanziale moderatismo politico, proprio della testata. L’attività giornalistica non si rivelò decisiva da un punto di vista finanziario, ma gli diede comunque i mezzi sufficienti per vivere. Il soggiorno in Francia, il contatto con esuli di tutta Europa e la presenza dei circoli democratici e repubblicani contribuirono a far evolvere le sue idee in senso decisamente progressista. Durante il 1846 si dedicò alla stesura di una vasta opera scritta in francese, frutto di nuove e intense meditazioni, De l’Italie dans ses rapports avec la liberté et la civilisation moderne, alla quale evidentemente teneva moltissimo, poiché in ottobre stipulò un regolare contratto con l’editore parigino Amyot, cui versò 1000 franchi per le spese, rinunciando inoltre a qualsiasi diritto. Il libro, uscito in due corposi volumi nel maggio 1847, conteneva un’adesione esplicita e netta allo hegelismo di sinistra e al principio della positività della storia, e si accompagnava a una critica sistematica delle varie ipotesi di soluzione del problema italiano. Ai neoguelfi e ai neoghibellini il M. rimproverava l’inutile e dannoso attaccamento al passato, mentre a Giuseppe Mazzini attribuiva l’incapacità di comprendere che le cospirazioni erano destinate all’insuccesso a causa dell’impreparazione degli animi. Le riforme e le stesse istituzioni liberali sarebbero state insufficienti senza un profondo rinnovamento intellettuale e civile, mentre il principio di nazionalità, utile per combattere il dispotismo, si rivelava incapace di costruire una nuova società. La salvezza poteva giungere solo da una grande, inevitabile crisi sociale europea, originata dalle contraddizioni del progresso economico, dalla diffusione delle macchine e dall’espansione abnorme del credito pubblico e privato: una crisi che sarebbe stata al tempo stesso dissolvitrice e rigeneratrice, basata sullo sviluppo della democrazia e della scienza, sulla distruzione della Chiesa e del cattolicesimo, sulla lotta alla proprietà e al capitale in vista di un comunismo dai lineamenti evangelici. L’opera suscitò scarsa attenzione in Italia, mentre non passò inosservata agli occhi degli esuli e della pubblicistica francese e tedesca (anche se sorsero diversi equivoci sulla paternità a causa dell’omonimia con il fondatore della Giovine Italia, fatto destinato a ripetersi più volte in seguito): in Germania l’opera fu oggetto di una seconda edizione e di una traduzione integrale. Il 5 marzo 1848 il M. intervenne all’assemblea di esuli che a Parigi dette vita all’Associazione nazionale italiana, presieduta da G. Mazzini, della quale sottoscrisse il programma. Rientrò in Toscana al principio dell’estate e partecipò subito alle attività dei circoli democratici, nei quali vantava vecchie e numerose conoscenze. Nella prima metà di ottobre pubblicò a Firenze l’opuscolo Intorno alle cose d’Italia. Lettera a Vincenzo Gioberti, in cui sosteneva lucidamente e decisamente il disinteresse e l’incapacità della Francia repubblicana ad agire per l’emancipazione europea e a favorire in concreto l’Italia nella lotta contro l’Austria. Attaccava a fondo i limiti dello Statuto toscano, polemizzava con il federalismo giobertiano e si dichiarava a favore della Costituente appena bandita da Montanelli. I patrioti, concludeva, dovevano combattere con tutte le loro forze i movimenti conservatori e retrogradi, finendola una volta per tutte con la contemplazione del passato e impegnandosi in una rivoluzione radicale, che avrebbe determinato la fine degli antichi principati e la nascita di un governo unitario e schiettamente popolare. In data 11 nov. 1848 il M. stampò un manifesto agli elettori di Firenze, in vista delle imminenti consultazioni politiche per il nuovo Consiglio generale, alle quali tuttavia non partecipò, quasi certamente a seguito di un accordo di desistenza per favorire l’amico Cioni-Fortuna. Nel suo appello prometteva d’impegnarsi per la riduzione delle imposte indirette che gravavano sui ceti meno abbienti e per eliminare la piaga del pauperismo, ritenuta vergognosa in un Paese prospero come la Toscana. La sua posizione andava dunque caratterizzandosi per l’accentuato radicalismo che risultava tanto più evidente a fronte dell’involuzione moderata impressa al movimento toscano da F.D. Guerrazzi dopo la sua ascesa al ministero. Probabilmente la nomina del M. a inviato straordinario in Sicilia, decisa dal triumvirato toscano il 16 febbr. 1849 nel nuovo contesto creatosi con la fuga del granduca, fu proprio dovuta alla volontà di allontanare un potenziale rivale a sinistra. A Palermo, dove giunse una settimana dopo, trovò un clima di grande freddezza e diffidenza, dovute all’ostilità che l’esecutivo di R. Settimo e M. Stabile nutriva nei confronti di ogni ipotesi di Costituente, incline com’era a mantenere un rapporto privilegiato con il Regno di Sardegna e la Gran Bretagna. All’inizio il M. s’illuse di poter conquistare la fiducia del governo e di instaurare con esso un proficuo e fattivo rapporto di collaborazione, benché la sua missione non venisse riconosciuta né ufficialmente né ufficiosamente. Dopo un mese di soggiorno capì tuttavia che l’avversione all’ideale democratico-unitario era generale e propria anche di coloro che si definivano repubblicani: nei suoi rapporti scriveva infatti che il fine supremo dominante nell’isola era quello dell’indipendenza e dell’autonomia siciliana. Chiese allora di essere richiamato, ma il 23 marzo il ministro degli Esteri A. Mordini lo invitò a restare al suo posto. Dopo la caduta di Guerrazzi a seguito della controrivoluzione fiorentina del 12 apr. 1849, il M. fece ritorno in patria ma dovette subito allontanarsene nuovamente per evitare l’arresto ordinato dalla Commissione governativa che esercitava il potere in nome del restaurato granduca. Riprese la via della Francia ma a Marsiglia, colpito dal tifo, il M. morì nella prima metà di agosto del 1849. Fonti e Bibl.: Per i carteggi del M. cfr. il fondamentale studio di A. Saitta, Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. M., I-II, Roma 1968, dove, in Appendice, sono ripubblicate integralmente anche tutte le sue opere. Cfr. inoltre: N. Bianchi, Storia documentata della diplomazia europea in Italia dall’anno 1814 all’anno 1861, Torino 1869, VI, pp. 439-449; M. Amari, Carteggio…, a cura di A. D’Ancona, Torino 1896, I, pp. 542-545; G. Giusti, Epistolario, a cura di F. Martini, Firenze 1904, I, pp. 239 s.; A. Saitta, Sull’opera di A.L. Mazzini. «De l’Italie dans ses rapports avec la liberté et la civilisation moderne», in Annali della R. Scuola normale superiore di Pisa, s. 2, X (1941), pp. 90-119; D. Cantimori, Utopisti e riformatori italiani, Firenze 1943, pp. 177-202; M. Petrocchi, Riflessi europei sul ’48 italiano, Firenze 1947, pp. 124-126; L. Bulferetti, Socialismo risorgimentale, Torino 1949, pp. 134-138; C. Ronchi, I democratici fiorentini nella rivoluzione del ’48-’49, Firenze 1963, ad ind.; N. Badaloni, Democratici e socialisti livornesi nell’Ottocento, Roma 1966, pp. 32, 122, 159; A. Saitta, Il popolo e la rivoluzione del 1848 dall’osservatorio di Firenze, in Critica storica, VIII (1969), pp. 776-790. G. Paolini”,”TEOP-236″
“SAITTA Armando”,”Dal fascismo alla resistenza. Profilo storico e documenti.”,”Profetico giudizio su Mussolini da parte di un giornalista tedesco (Ludwig Bauer, su giornale del 1930) dove ne preannunzia una fine spaventosa: “”La forza di Mussolini consiste nel non rilevare mai quanto egli sia debole in realtà. Da secoli il mondo non è stato giocato da un ‘bluff’ così completo. (…)”” (pag 3)”,”ITAR-186″
“SAITTA Armando”,”Storia economica. II lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. I Comuni e il problema del capitalismo precoce in Italia.”,”Saggio in ECOT-237 “”Vi è cioè il fatto che la civiltà comunale, l’economia comunale è stata una parentesi in un dato momento storico, ma il fatto del capitale legato alla terra in realtà costituiva la vera caratteristica del momento. Quindi noi possiamo mettere la rivoluzione comunale come prefazione ad un esame della rivoluzione borghese o francese e delle rivoluzioni nazionali dell’800, purché non si perda questa consapevolezza dialettica e purché si dedichi un’attenzione particolare ad alcuni aspetti della vita comunale. Purché si isolino, cioè, in certo qual modo, certi aspetti che sono quelli che fruttificheranno in futuro. E direi che in realtà gli aspetti più importanti, dato che il capitale è ritornato verso la terra, sono il fatto che molti comuni, soprattutto quelli francesi, sono sorti con la protezione della corona, della monarchia.”” (pag 7)”,”ECOT-237-B”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. III lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Le rivoluzioni inglesi del XVII secolo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Anche in Inghilterra, come poi successivamente in Francia, sono gli strati più alti del Paese che si muovono, ma con l’ondata rivoluzionaria avviene che si scopre un nuovo strato più basso della categoria sociale che spinge innanzi la rivoluzione: ed ecco che quelli che erano i corifei della rivoluzione non tardano molto a raggiungere una posizione contro-rivoluzionaria, ad opporsi a quel movimento che in origine essi stessi avevano scatenato. E’ un fenomeno di tutte le rivoluzioni obrghesi che si spiega tenendo presente che dal momento che sorge la borghesia, sorge anche l’ombra della borghesia, sorge anche il proletariato. E ogni movimento della borghesia ha due momenti: uno che è di rottura col passato, con la classe privilegiata, rottura che avviene invocando e ottenendo l’alleanza coi ceti diseredati, secondo i casi con gli operai, con gli artigiani, coi contadini. Successivamente quella uguaglianza che all’inizio era stata proclamata, prende le vie dell’etere, non è più una uguaglianza reale e la borghesia in realtà chiude la porta all’ascesa di quelle forze non borghesi che essa stessa aveva potentemente contribuito a scatenare. Ora lo stesso avviene nella rivoluzione inglese. Nella rivoluzione borghese noi abbiamo da una parte i cavalieri seguaci di Carlo I Stuart, dall’altra abbiamo le teste rotonde, vale a dire i seguaci in parlamento, i ricchi borghesi e dall’altra abbiamo anche i “”livellatori””, gli “”affossatori””, cioè abbiamo tutta una élite intellettuale e un vasto strato sociale che rappresenta proprio l’esigenza dei diseredati, che stà a rappresentare i diritti e le esigenze degli artigiani che i monopoli di Londra mettevano in gravissime condizioni. E finché le sorti del governo sono alterne, finché la causa di Carlo I non è completamente persa, per il sovrano, Cromwell si guarda bene col suo esercito dal controbattere i livellatori, gli affossatori, cioè tutti coloro che agitano il grande problema della uguaglianza naturale degli uomini, che forse presentano lo spettro della legge agraria, cioè di una grande redistribuzione della proprietà terriera. Ma quando Carlo I prima di essere ucciso è già prigioniero degli Scozzesi, quando cioè la causa monarchica ha perso completamente la partito, ecco che subito incomincia da parte di Cromwell, da parte della ricca borghesia, di quella borghesia che non lottava solo per il motivo puritano della religione, la rottura dell’alleanza con il quarto stato, che era stata conclusa per battere la classe feudale e la monarchia che ne era ridiventata l’espressione, ed ecco che si arriva nel 1653-1658 alla dittatura aperta del Cromwell, alla dispersione di quel parlamento che doveva esercitare un controllo sul potere esecutivo”” (pag 6)”,”ECOT-237-C”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. IV lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. La rivoluzione americana.”,”Saggio in ECOT-237 “”Della rivoluzione americana (…) non va dimenticato l’altro aspetto, quello europeo, che non consiste tanto nel fatto che alcune potenze europee intervennero nella guerra contro l’Inghilterra (come la Francia e la Spagna) a favore degli insorti, quanto nella risonanza che la rivoluzione americana ebbe sul continente europeo. Infatti, non passeranno che pochi anni e nel 1789 la Francia entrerà in crisi con la Grande Rivoluzione, che dal ‘789 durerà fino al ‘795 o ‘799, secondo il punto di vista dal quale ci mettiamo. Ovviamente sorge il questio: la rivoluzione americana ha esercitato un qualche effetto sullo scoppio di questa nuova rivoluzione, che per la sua intensità, per la sua forza, finisce poi col diventare la rivoluzione per antonomasia? I contemporanei in realtà lo pensarono; basta ricordare, per esempio, che fra le truppe dei coloni inglesi insorti contro l’Inghilterra combattevano dei francesi, come il La Fayette, il quale avrà di enorme importanza e che amava lui stesso riallacciare la Dichiarazione dei Diritti che si avrà in Francia nel ‘787 con la Dichiarazione dei Diritti che la Convenzione di Filadelfia aveva proclamatao al momento delle ostilità con l’Inghilterra. Ma in questo accostamento si è in realtà andati un po’ troppo oltre quello che la storia consente. La rivoluzione americana, in fondo aveva un carattere locale, cioè non si era ripresentata con quel carattere di universalità con il quale si presenterà ben presto la rivoluzione francese”” (pag 6) Nella bibliografia l’autore cita i libri di Pirenne (le città del medioevo), Ottokar (i comuni cittadini del medioevo), Trevelyan (la rivoluzione inglese del 1688-89), Mathiez (La vita cara e il movimento sociale sotto il terrore) e Marx-Engels (Il 1848 in Germania e Francia).”,”ECOT-237-D”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. V lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. La rivoluzione francese.”,”Saggio in ECOT-237 “”Questa gravissima limitazione si spiega col fatto che la borghesia combatteva la proprietà, ma solo in quanto proprietà feudale; essa non intendeva minimamente porre in discussione il diritto di proprietà borghese, cioè quella proprietà quale ancora oggi vige; (…). Ecco perchè la notta del 4 agosto la borghesia non fece scendere la scure fino in profondità nel problema agrario. Occorre porsi su questa base per comprendere il successivo dipanarsi della rivoluzione. Di fronte alla pressione che viene dal mondo della campagna e dal mondo artigiano e operaio delle città, la borghesia si premunisce nel 1791 con la cosiddetta legge Le Chapelier, una legge che vieta le riunioni degli operai organizzate per discutere di problemi inerenti al lavoro o alla difesa di determinati diritti. Su un piano più generale la borghesia tende a fare fulcro del nuovo assetto sociale., la monarchia. Ma qui appunto la borghesia si trova di fronte ad un problema più difficile della quadratura del cerchio, perché da parte della monarchia non c’è stata mai una adesione sincera al nuovo ordine rivoluzionario. Ed ecco allora gli alti e bassi degli anni 1791-92, che provocano una tale, improvvisa vampata repubblicana da costringere Luigi XVI ad un tentativo di fuga”” (pag 6-7)”,”ECOT-237-E”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. XII lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Le rivoluzioni borghesi del XIX secolo in Europa.”,”Saggio in ECOT-237 “”La storia francese dell’800 conserva ancora per un certo tempo un carattere suo particolare: la rivoluzione francese del ’48 non è costituita solo dalle giornate del marzo, quando cioè cade la monarchia di luglio e sorge la seconda repubblica; vi è anche un altro movimento rivoluzionario, quello delle tre giornate del 23, 24 e 25 giugno del 1848, in cui la classe operaia, per la prima volta, scende in battaglia direttamente, non più come alleata della borghesia ma proprio come iniziatrice di un proprio movimento: un movimento istintivo di difesa davanti alla politica antioperaia svolta dalla Assemblea Costitutente, per opera della maggioranza moderata conservatrice antisocialista delle province francesi, la quale si vendica sulla Parigi degli operai che avevano realizzato il crollo della monarchia di luglio sciogliendo gli “”Ateliers nationaux”” e cercando di strappare qualunque possibilità politica alla classe operaia. In quelle giornate, per la prima volta nella storia europea, si profilò con la massima nettezza il nuovo contrasto di classe e si profilò nettamente il fatto che se finora, o per allearsi o per combattere, questi gruppi rivoluzionari della borghesia avevano guardato al mondo dei contadini, ora, in realtà, dovevano tener conto, o per allearsi ad esse o per combatterle, delle forze nuove del proletariato in senso moderno, degli operai che proprio in quei giorni facevano sentire il loro peso politico. Come è noto, gli operai parigini furono massacrati dal generale Cavaignac. E quali fossero i sentimenti della borghesia francese del tempo, lo si può subito cogliere sfogliando un’opera di un contemporaneo, i “”Souvenirs”” del Tocqueville (cito questa opera perché non ci troviamo davanti ad un reazionario di tre cotte e nemmeno di fronte ad un uomo che sia sordo alle voci della realtà concreta, al nuovo che si viene generando. In quelle pagine, il Tocqueville lascia un documento impressionate dell’abisso che nel giugno del ’48 divide la borghesia dagli operai; è una documentazione impressionante della paura con cui la borghesia guarda alle nuove forze sociali e della sua decisione a “”ricorrere a qualsiasi misura pur di riuscire a creare una barriera insormontabile contro l'””idra proletaria”””” (pag 5)”,”ECOT-237-M”
“SAITTA Armando”,”Guida critica alla storia contemporanea.”,”Nella fonti e bibliografia sono riportate centinaia di opere Armando Saitta (Sant’Angelo di Brolo, Messina, 1919) è stato ordinario di Storia moderna all’Università di Roma. Ha pubblicato molte opere e guide critiche di storia antica medievale e moderna. A pagina 238 notizie sulle raccolte degli scritti di Lenin ‘Socinenija’, pubblicata a Mosca nel 1924 e 1925 in 19 volumi a cura e con annotazioni di Kamenev. La seconda edizione del 1930-35 in 31 voll, con chiari interventi ideologici: non toccano il testo di Lenin ma modificano le note di Kamenev. La 3° edizione 1937 è la semplice ristampa della 2°. Lo stesso per la 4° edizione (1941-1950): 35 volumi in cui si includono e escludono scritti di Lenin in base a criteri ideologici (stalinismo imperante). 5° edizione con il nuovo titolo ‘Polnoe sobranie socinenij’, in 55 volumi che iniziano ad esser pubblicati nel 1958. Buona parte di questi volumi sono pubblicati dalla Editori Riuniti. Le opere complete (Socinenija’ di Zinoviev e Trotsky: rispettivamente per Zinoviev furono progettate in 16 volumi (solo 10 pubblicati tra il 1923 e il 1927) e per Trotsky programmate in 6 sezioni e 21 volumi alcuni dei quali divisi in più tomi. Ne furono pubblicati tra il 1925 e il 1927 12 volumi (in più tomi).”,”STOx-266″
“SAITTA Armando”,”Sylvain Maréchal. L’Égalitaire. «L’Homme sans Dieu» (1750-1803). Vie et oeuvre de l’auteur du Manifeste des Égaux, (di Maurice Dommanget).”,”””Diciamo subito che il Dommanget non ha disilluso l’attesa degli studiosi, salvo che su un punto, in verità essenziale. Precisamente la partecipazione del Maréchal alla cospirazione del 1796″” (pag 864) “”Si è voluto segnare con nettezza questo che è il vero punto manchevole dell’opera di Dommanget. Esso non deve tuttavia far dimenticare quanto di nuovo e di importante lo studioso francese ha saputo dirci”” (pag 866) “”L’ ateismo, con il connesso anticlericalismo, il socialismo libertario, ecc. sono motivi diffusi in filone spirituale dell’epoca che il Maréchal sintetizza in sé”” (pag 866)”,”SOCU-224″
“SAITTA Armando; pagine di critica storica di A. CHASTAGNOL E.A. THOMPSON E.M. STAERMAN M.K. TROFIMOVA M.J. ROSTOVZEV L. SALVATORELLI M. SIMONETTI C. CESSI E. SESTAN R. MAC-MULLEN”,”2000 anni di storia. Volume primo. Cristiani e barbari.”,”Armando Saitta (1919-) è stato presidente dell’Istituto storico italiano per L’Età moderna e contemporanea e ordinario di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto tra l’altro una biografia di Filippo Buonarroti e ha curato insieme con Soboul e Daline la raccolta in sei volumi degli scritti editi e inediti di Babeuf (pubblicata dalla BN di Parigi) Crisi nel modo di produzione schiavistico (da E.M. Staerman M.K. Trofimova, ‘La schiavitù nell’Italia imperiale, Ed. Riun. Roma, 1975, pag 329-338): Cosa portò alla crisi e alla rovina definitiva del modo di produzione schiavistico? Le opinioni più diffuse sono le seguenti: – Perché vennero a cessare le guerre di conquista – Per la diffusione della morale storica e cristiana che condannava lo schiavismo – Per la mancata corrispondenza dei rapporti di produzione della società schiavistica con il livello raggiunto dalle forze produttive delle formazioni sociali (qui c’è la tendenza ad interpretare in chiave moderna la storia di Roma a cui vengono applicate le leggi del capitalismo, forze produttive e sviluppo della tecnica ecc.) -“,”STOx-049-FF”
“SAITTA Armando; pagine di critica storica di Emiglio GABBA Gilbert DAGRON Antoine GUILLAUMONT E.R. DODDS Emilienne DEMOUGEOT Arnaldo MOMIGLIANO Lellia CRACCO RUGGINI”,”2000 anni di storia. Volume secondo. Dall’impero di Roma a Bisanzio.”,”Armando Saitta (1919-) è stato presidente dell’Istituto storico italiano per L’Età moderna e contemporanea e ordinario di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto tra l’altro una biografia di Filippo Buonarroti e ha curato insieme con Soboul e Daline la raccolta in sei volumi degli scritti editi e inediti di Babeuf (pubblicata dalla BN di Parigi) Crisi nel modo di produzione schiavistico (da E.M. Staerman M.K. Trofimova, ‘La schiavitù nell’Italia imperiale, Ed. Riun. Roma, 1975, pag 329-338): Cosa portò alla crisi e alla rovina definitiva del modo di produzione schiavistico? Le opinioni più diffuse sono le seguenti: – Perché vennero a cessare le guerre di conquista – Per la diffusione della morale storica e cristiana che condannava lo schiavismo – Per la mancata corrispondenza dei rapporti di produzione della società schiavistica con il livello raggiunto dalle forze produttive delle formazioni sociali (qui c’è la tendenza ad interpretare in chiave moderna la storia di Roma a cui vengono applicate le leggi del capitalismo, forze produttive e sviluppo della tecnica ecc.) -“,”STOx-049-B-FF”
“SAITTA Armando a cura; scritti di M. BLOCH E. SESTAN L. BREHIER C. DAWSON C. BARBAGALLO G. DE-RUGGIERO A. DOPSCH C. VIOLANTE R.H. HILTON C. DIEHL G. WIET G. VOLPE J. PLESNER C.M. CIPOLLA E. LEVI-PROVENÇAL L. MUSSET H. PIRENNE B.D. GREKOV P. ALPHANDERY R. GROUSSET E. BENZ L. BREHIER I. DE-LAS-CAGIGAS R.S. LOPEZ M. MALOWIST P. PASCHINI A. SAPORI J. HUIZINGA”,”Antologia di critica storica. I. Problemi della civiltà medievale.”,”scritti di M. BLOCH E. SESTAN L. BREHIER C. DAWSON C. BARBAGALLO G. DE-RUGGIERO A. DOPSCH C. VIOLANTE R.H. HILTON C. DIEHL G. WIET G. VOLPE J. PLESNER C.M. CIPOLLA E. LEVI-PROVENÇAL L. MUSSET H. PIRENNE B.D. GREKOV P. ALPHANDERY R. GROUSSET E. BENZ L. BREHIER I. DE-LAS-CAGIGAS R.S. LOPEZ M. MALOWIST P. PASCHINI A. SAPORI J. HUIZINGA”,”STOx-064-FF”
“SAITTA Armando a cura; scritti di scritti di C.M. CIPOLLA G. LUZZATTO C. VERLINDEN N. VALERI H. BARON E. GARIN R. ROMEO P. CHAUNU C. MORANDI P. JOACHIMSEN M.M. SMIRIN B. CROCE A. TENENTI D. CANTIMORI A. DUPRONT F. BRAUDEL A. RENAUDEL R. VON ALBERTINI L. FEBVRE G. PROCACCI G. LEFEBVRE C. CAHEN E.J. HAMILTON B.D. GREKOV R. MOUSNIER F. HARTUNG F. CHABOD E. BARKER F. VENTURI A. ANZILOTTI M. GIUKOV”,”Antologia di critica storica. II. Problemi della civiltà moderna.”,”scritti di C.M. CIPOLLA G. LUZZATTO C. VERLINDEN N. VALERI H. BARON E. GARIN R. ROMEO P. CHAUNU C. MORANDI P. JOACHIMSEN M.M. SMIRIN B. CROCE A. TENENTI D. CANTIMORI A. DUPRONT F. BRAUDEL A. RENAUDEL R. VON ALBERTINI L. FEBVRE G. PROCACCI G. LEFEBVRE C. CAHEN E.J. HAMILTON B.D. GREKOV R. MOUSNIER F. HARTUNG F. CHABOD E. BARKER F. VENTURI A. ANZILOTTI M. GIUKOV “”Baluardi nel campo nemico Münzer considerava i castelli nobiliari e i monasteri di cui chiedeva risolutamente la distruzione. Nella sua corrispondenza relativa alla guerra contadina in Turingia esistono esplicite prove che in molte località Turingia la distruzione dei castelli e dei monasteri e la spartizione delle loro ricchezze avveneero per ordine di Munzer (1). Di tale corrispondenza, come di altri documenti relativi alla guerra contadina in Turingia, è necessario un esame separato, ma qui occorre rilevare che a base della tattica che Münzer adottò in ordine ai castelli e ai monasteri stava un preciso programma politico. … finire (pag 187-188) [M.M. Smirin, ‘Il programma politico-sociale della riforma popolare di Tommaso Münzer] [(in) Armando Saitta, ‘Antologia di critica storica. II. Problemi della civiltà moderna’, Laterza, Bari, 1957] [(1) Briefwechsel, n. 76, h.; (2) K. Marx F. Engels, Opere complete, vol. VIII, p. 138 (ed. russa); (3) Ibidem, p. 148]”,”STOx-065-FF”
“SAITTA Armando a cura; scritti di P. SAGNAC G. LEFEBVRE A. SOBOUL J. GODECHOT T.S. ASHTON W.O. HENDERSON M. BLOCH H.G. HUNT W. CONZE A. BRIGGS A. OMODEO A. SAITTA S. KIENIEWICZ C. MORANDI R. ROMEO L. VALIANI H. ARVON F. VENTURI R.E. CAMERON F. CHABOD S.N. PROKOPOVIC H.A.L. FISHER L. SALVATORELLI E. SERENI C. MORANDI G. MANACORDA N. VALERI G. LUZZATTO F.S. NITTI”,”Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea.”,”Scritti di P. SAGNAC G. LEFEBVRE A. SOBOUL J. GODECHOT T.S. ASHTON W.O. HENDERSON M. BLOCH H.G. HUNT W. CONZE A. BRIGGS A. OMODEO A. SAITTA S. KIENIEWICZ C. MORANDI R. ROMEO L. VALIANI H. ARVON F. VENTURI R.E. CAMERON F. CHABOD S.N. PROKOPOVIC H.A.L. FISHER L. SALVATORELLI E. SERENI C. MORANDI G. MANACORDA N. VALERI G. LUZZATTO F.S. NITTI. “”Benché Marx non ricusi alla coscienza una certa indipendenza che le permetta di entrare in lotta con i rapporti sociali e anche con le forze di produzione, una delle sue maggiori preoccupazioni consiste nel metterla in accordo con la base economica. In un sistema che, prendendo come punto di partenza l’attività reale degli uomini, è necessariamente portato a far battere l’accento sul carattere materiale e concreto della vita umana, la coscienza non può essere considerata come una pura entità spirituale senza legame e senza rapporto con la realtà storica. Pertanto Marx tiene conto soltanto di una coscienza “”situata””, ossia della coscienza di un uomo che vive in un dato momento storico modellato da uno sviluppo economico giunto a un certo grado di una certa situazione sociale determinata dai rapporti di produzione. La coscienza è dunque un prodotto sociale. E’ vero che, finché l’uomo resta bloccato nel proprio destino e non pensa ancora né a trasformare la natura né a fare dei suoi rapporti con i propri simili un rapporto sociale, si può parlare soltanto di una coscienza animale e gregale; ma poiché, fin da questo momento, la coscienza rivela all’uomo la necessità di rientrare in un legame con quanto lo circonda, la natura come gli uomini, essa è già di essenza sociale. Affermando, per via di conseguenza, che “”non è la coscienza a determinare la vita, bensì la vita a determinare la coscienza””, Marx la pone al livello della società, o più precisamente al livello degli strati sociali, facendo così della coscienza un fenomeno di classe. Pertanto la “”coscienza comunista”” non può sorgere che dalla classe proletaria; grazie alla sua situazione storica che dà al proletario l’esperienza dell’oppressione totale e della alienazione radicale, esso è meglio di ogni altro preparato a prender “”coscienza”” della necessità di una rivoluzione radicale. Questa coscienza di classe è tuttavia alle volte indipendente dall’appartenenza a questa classe. Così Marx ed Engels, nel ‘Manifesto comunista’, ammettono che come conseguenza della decadenza della classe dirigente “”un limitato settore di questa classe si unisce alla classe rivoluzionaria””. Parimenti una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere all'””intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme””, raggiungono i ranghi del proletariato. Ma mentre la coscienza non può esser definita che in funzione di una data classe sociale, sarebbe vano voler dedurre dall’appartenenza di un individuo a una classe sociale quale sia la sua coscienza”” (pag 379-380) [H. Arvon, ‘La consapevolezza storica del marxismo’] [(in) Armando Saitta, ‘Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea’, Laterza, Bari, 1958]”,”STOx-066-FF”
“SAITTA Armando; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND T. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY LENIN LUKACS K.M. PANIKKAR TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV T. MANN C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE C. MIGNANELLI F. CATALUCCIO P. SYLOS-LABINI H.B. WESTERFIELD G. FRIEDMANN T. MENDE K. KRAGG U. LA-MALFA F. PARRI D. BARTOLI H. MACMILLAN H. LÜTHY A. PHILIP C. BO A. GAROSCI E. GARIN C. BOBROWSKI A.I. MIKOYAN A. GIOLITTI E. COLLOTTI PISCHEL G. SALVEMINI G. DONATI G. BERNANOS A.C. JEMOLO F. CHABOD P. TOGLIATTI F. COMPAGNA B. CAIZZI W. DORIGO C. MERZAGORA A. BEVAN T.W. ADORNO H. LASKI A. SCHWEITZER SUKARNO J.F. KENNEDY D. CANTIMORI E. JÜNGER A. EINSTEIN”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica. Volume 1.”,”Dalla crisi della società liberale all’avvento della civiltà di massa. Capitalismo, fascismo, socialismo. Gli Stati Uniti da T. Roosevelt a Eisenhower. La rivoluzione in Europa e in Asia e l’emancipazione dei popoli coloniali. La scoperta dell’energia atomica e la conquista degli spazi. Scritti di G. LUZZATTO, G.D.H. COLE, R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS, R. ROLLAND, T. MANN, R. SERRA, E. HALEVY, A. CONWAY, LENIN, LUKACS, K.M. PANIKKAR, TROTSKY, I. DEUTSCHER, N. VALERI, A. SIEGFRIED, E. VERMEIL, C. ROSSELLI, G. DIMITROV, T. MANN, C. MORANDI, L. SALVATORELLI, A. GALANTE GARRONE, C. MIGNANELLI, F. CATALUCCIO, P. SYLOS-LABINI, H.B. WESTERFIELD, G. FRIEDMANN, T. MENDE, K. KRAGG, U. LA-MALFA, F. PARRI, D. BARTOLI, H. MACMILLAN, H. LÜTHY, A. PHILIP, C. BO, A. GAROSCI, E. GARIN, C. BOBROWSKI, A.I. MIKOYAN, A. GIOLITTI, E. COLLOTTI PISCHEL, G. SALVEMINI, G. DONATI, G. BERNANOS (1), A.C. JEMOLO, F. CHABOD, P. TOGLIATTI, F. COMPAGNA, B. CAIZZI, W. DORIGO, C. MERZAGORA, A. BEVAN, T.W. ADORNO, H. LASKI, A. SCHWEITZER, SUKARNO, J.F. KENNEDY, D. CANTIMORI, E. JÜNGER, A. EINSTEIN.”,”STOx-018-FSD”
“SAITTA Armando; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND T. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY LENIN LUKACS K.M. PANIKKAR TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV T. MANN C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE C. MIGNANELLI F. CATALUCCIO P. SYLOS-LABINI H.B. WESTERFIELD G. FRIEDMANN T. MENDE K. KRAGG U. LA-MALFA F. PARRI D. BARTOLI H. MACMILLAN H. LÜTHY A. PHILIP C. BO A. GAROSCI E. GARIN C. BOBROWSKI A.I. MIKOYAN A. GIOLITTI E. COLLOTTI PISCHEL G. SALVEMINI G. DONATI G. BERNANOS A.C. JEMOLO F. CHABOD P. TOGLIATTI F. COMPAGNA B. CAIZZI W. DORIGO C. MERZAGORA A. BEVAN T.W. ADORNO H. LASKI A. SCHWEITZER SUKARNO J.F. KENNEDY D. CANTIMORI E. JÜNGER A. EINSTEIN”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica. Volume 2.”,”Dalla crisi della società liberale all’avvento della civiltà di massa. Capitalismo, fascismo, socialismo. Gli Stati Uniti da T. Roosevelt a Eisenhower. La rivoluzione in Europa e in Asia e l’emancipazione dei popoli coloniali. La scoperta dell’energia atomica e la conquista degli spazi. Scritti di G. LUZZATTO, G.D.H. COLE, R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS, R. ROLLAND, T. MANN, R. SERRA, E. HALEVY, A. CONWAY, LENIN, LUKACS, K.M. PANIKKAR, TROTSKY, I. DEUTSCHER, N. VALERI, A. SIEGFRIED, E. VERMEIL, C. ROSSELLI, G. DIMITROV, T. MANN, C. MORANDI, L. SALVATORELLI, A. GALANTE GARRONE, C. MIGNANELLI, F. CATALUCCIO, P. SYLOS-LABINI, H.B. WESTERFIELD, G. FRIEDMANN, T. MENDE, K. KRAGG, U. LA-MALFA, F. PARRI, D. BARTOLI, H. MACMILLAN, H. LÜTHY, A. PHILIP, C. BO, A. GAROSCI, E. GARIN, C. BOBROWSKI, A.I. MIKOYAN, A. GIOLITTI, E. COLLOTTI PISCHEL, G. SALVEMINI, G. DONATI, G. BERNANOS (1), A.C. JEMOLO, F. CHABOD, P. TOGLIATTI, F. COMPAGNA, B. CAIZZI, W. DORIGO, C. MERZAGORA, A. BEVAN, T.W. ADORNO, H. LASKI, A. SCHWEITZER, SUKARNO, J.F. KENNEDY, D. CANTIMORI, E. JÜNGER, A. EINSTEIN.”,”STOx-019-FSD”
“SAIU Liliana”,”La politica estera italiana dall’Unità a oggi.”,”Liliana Saiu è professore associato di Storia dei trattati e politica internazionale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cagliari. Ha condotto ricerche sulla politica degli Stati Uniti verso l’Italia nel secondo dopoguerra ed è attualmente impegnata in un lavoro monografico su Wilson e l’Italia, 1916-1920. La sua opera maggiore è Le Grandi Potenze e la Romania, 1944-1946. Uno studio sulle origini della guerra fredda.”,”ITQM-022-FL”
“SAKAE Osugi, a cura di Byron K. MARSHALL”,”The Autobiography of Osugi Sakae.”,”Nel 1922 Osugi Sakae (1885-1923) parte per l’ Europa per partecipare ad un incontro di anarchici. Viene arrestato a Parigi l’ anno seguente e deportato in Giappone. Qui viene ucciso da membri della polizia militare. Dal carcere. “”Guardai attraverso le sbarre e compresi chi di noi era il vero prigioniero. Scrissi anche una lettera a Kotoku: ‘Il calore dell’ estate sta passando. La sera fa freddo. Ora sono giù con le guardie, canzonandole sul loro aspetto. Recentemente ho letto un po’ e ho trovato notizie di grande interesse nei libri degli anarchici Bakunin, Kropotkin, Reclus e Malatesta. Essi ed altri anarchici cominciano tutti col discutere astronomia. Poi passano alla biologia. Alla fine il discorso va sulla società umana. (…)'””. (pag 150)”,”MJAx-016″
“SAKKATOS Vanghelis, a cura di Massimo RAPETTI”,”Cefalonia 1943. L’eccidio della Divisione Acqui e la Resistenza greca nei ricordi di un ragazzo. Racconto.”,”Vanghelis Sakkàtos (1930) è nato a Cefalonia. Dopo l’eccidio degli italiani nel settembre 1943, prende parte alla Resistenza. Negli anni ’50 si occupa di giornalismo e di editoria. Dal 1960 al 1992 vive in Germania dove, con un costante impegno culturale, svolge un ruolo di primo piano nel movimento dei Greci ivi residenti. E’ stato riconosciuto ufficialmente il suo impegno politico contro la dittatura dei Colonnelli. Alcuni suoi articoli e racconti sono stati tradotti e pubblicati in francese, inglese e tedesco. Dopo aver partecipato alla Resistenza come pioniere dell’EAM, in seguito vive a Itaca fino alla fine del cofitto e, dal ’45 al ’60, ad Atene dove lavora come apprendista meccanico in una fabbrica di carrozzerie per autobs. Nel contempo frequenta le scuole serali. Negli anni ’50 comincia ad occuparsi di giornalismo e di editoria. Al termine del servizio militare (1954) è incarcerato per motivi politici e nel 1960 viene perseguito legalmente dal Santo Sinodo per la pubblicazione dell’opera di Analolij Lunacharskij inerente la storia delle religioni, ma il procedimento a suo carico si conclude con l’assoluzione. L’attività di scrittore risale ai primi anni ’60. (pag 157)”,”GREx-020″
“SAKWA Richard”,”Soviet Communists in Power. A Study of Moscow during the Civil War, 1918-21.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. List of Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations, General Information, Map: The Raions of Moscow, Preface, Introduction, Conclusions, Notes and References, Bibliography, Index,”,”RIRO-140-FL”
“SAKWA Richard”,”Soviet Politics. An introduction.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. List of figures, List of tables, Preface, Afterword, Select bibliography of general works, Index,”,”RUSx-146-FL”
“SAKWA Richard”,”Putin. Russia’s choice.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. List of tables, Preface, Acknowledgements, conclusion, Appendix: Russia at the turn of the millennium, Notes, Select bibliography, Index,”,”RUSx-147-FL”
“SAKWA Richard”,”The Rise and Fall of the Soviet Union, 1917-1991.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. Series editor’s preface, Glossary, Acknowledgements, Introduction, Further Reading, Bibliography, Index,”,”RUST-059-FL”
“SALA DI FELICE Elena a cura; saggi di Gilberto LONARDI Carlo SALINARI Sebastiano TIMPANARO Vittorio SPINAZZOLA Guido BALDI Maria DE LA NIEVES MUNIZ Y MUNIZ Ezio RAIMONDI Sergio ROMAGNOLI Domenico DE-ROBERTIS Claudio VARESE Fiorenzo FORTI Renzo NEGRI”,”Il punto su Manzoni.”,”””E’ utile alla scoperta del vero la storia delle opinioni””. (A. Manzoni, in apertura libro ‘Il punto su Manzoni) Saggi di Gilberto LONARDI Carlo SALINARI Sebastiano TIMPANARO Vittorio SPINAZZOLA Guido BALDI Maria DE LA NIEVES MUNIZ Y MUNIZ Ezio RAIMONDI Sergio ROMAGNOLI Domenico DE-ROBERTIS Claudio VARESE Fiorenzo FORTI Renzo NEGRI”,”VARx-344″
“SALA Teodoro”,”1939-1943. Jugoslavia «neutrale», Jugoslavia occupata.”,”””Le aperture più rilevanti nell’analisi di Breccia (1) – con un uso delle fonti che non privilegia soltanto quelle diplomatiche classiche – consistono soprattutto nel rilievo che viene giustamente assegnato alla molteplicità di strumenti di cui la Germania nazista si serve per assoggettare lo stato jugoslavo specialmente per quanto riguarda la penetrazione e il dominio economico. Il tempismo stesso con cui Hitler interviene alla fine del 1940 per imporre l’adesione della Jugoslavia al Patto tripartito e la rapidità con cui imposta nel marzo 1941 l’operazione «Castigo», in seguito al colpo di stato che mette in pericolo non solo l’acquisita adesione al blocco nazifascista ma gli stessi orientamenti di fondo della politica di Belgrado, dimostrano quanto maturo fosse il processo di satelizzazione della Jugoslavia. Per quanto concerne l’egeminia conquistata dalla Germania, Breccia coglie due momenti fondamentali (frotto del resto di un processo di più lunga durata) in un quadro dominato dalla volontà tedesca di utlizzare tutto il settore danubiano-balcanico come la grande riserva di materie prime e di manodopera ai fini bellici immediati, soprattutto per la guerra all’Est, e nella prospettiva di sistemazione del Nuovo ordine europeo. Una politica che tendeva ad escludere l’ineluttabilità di un intervento militare diretto per la motivata fiducia ripsota negli altri strumenti propri dell’imperialismo nazista: un equilibrio favorevolissimo a Berlino scosso prematuramente dal frettoloso e avventuroso intervento dell’alleato-concorrente italiano in Grecia”” (pag 87-88) [(1) Alfredo Breccia, Jugoslavia, 1939-1941. Diplomazia della neutralità’, Milano, Giuffrè, 1978]”,”QMIS-057-FGB”
“SALAMA Pierre TISSIER Patrick”,”L’industrialisation dans le sous-developpement.”,”SALAMA è Prof agregé d’economie all’Univ d’Amiens. TISSIER è maitre assistant d’economie all’Univ di Reims.”,”PVSx-002″
“SALAMA Pierre”,”Un procès de «sous-développement». Le cas de L’Amérique latine. Essai sur les limites de l’accumulation nationale du capital dans les èconomies semi-industrialisées.”,”SALAMA Pierre “”Comme le dit Fourastié: “”Le trop-plein de la population active, libéré par le progrès technique son emploi dans le ‘tertiaire résiduel’ (J. Fourastié, Le Grand Espoir du XXe siècle, 1963). Ces explications sont essentiellement descriptives. Basées sur le “”constat des faits””, elles resten au niveau de l’apparence. Dès lors, non seulement elles ne peuvent expliquer la formation du tertiaire, dans les économies périphériques, mais elles s’avèrent incapables de fournir des explications convaincantes de la particularité de certaines évolutions intersectorielles que l’on a pu constater dans quelques pays, dont le Etat-Unis (voir à ce sujet S. Amin, L’Accumulation à l’échelle mondiale, 1970). Si l’on considère le cas des Etats-Unis, on constate en effet une évolution particulière de la migration provenant du secteur primaire. De 1820 à 1880-1890, la population active dans le secteur agricole passe de 72 a 50%, et la migration se dirige pour moitié dans le secteur industriel et pour moitié dans le secteur tertiaire. Doit-on admettre – si l’on suit Fourastié – que, puisque cette évolution est une loi du progres technique, ce dernier a crû aussi vite dans ces deux premiers secteurs pendant la période considerée? Mais, si tel était le cas, on pourrait s’interroger sur les causes de ce développement de la productivité. A cela, Fourastié ne répond pas, car – précise-t-il – “”ce développement n’est pas une loi économique, c’est une loi du progrès technique”” (1)”” (1) Rappelons la citation de Fourastié: “”Le trop-plein de population active, libérée par le progrès technique (…), trouvera son emploi dans le tertiaire résiduel”” (pag 176-177)”,”PVSx-053″
“SALA-MOLINS Louis”,”Le dictionnaire des inquisiteurs. Valence 1494. (Repertorium Inquisitorum)”,”E’ prete. E’ notaio presso il Tribunale Inquisitoriale di Valencia (1) al tempo dei re cattolici, nell’ultimo decennio del XV secolo. Ha scritto il Repertorium dissimulando il proprio nome. E’ l’epoca in cui gli ebrei sono espulsi dalla terra di Spagna, è l’epoca del BORGIA, del SAVONAROLA che viene arso a Firenze. Il piccolo notaio inquisitoriale dà alle stampe ‘Inquisition d’Abjuration à Zizanie’, in ordine alfabetico.”,”RELC-053″
“SALAMONE Nino”,”I bolscevichi: alle origini del socialismo reale. Sociologia dell’azione e teoria dei sistemi nell’analisi di una crisi rivoluzionaria.”,”Nino Salamone insegna Sociologia economica presso il Dipartimento di sociologia dell’Università degli Studi di Milano, e Sociologia industriale presso l’Università L.Bocconi. É autore di diversi lavori fra cui citiamo i più recenti: Frammenti e sintesi, strutture dinamiche sociali fra realtà e immagine, Attori sociali, strutture e strategie nel governo locale, Politica e burocrazia in una società complessa.”,”RIRO-065-FL”
“SALAMONI Ernesto”,”Dal ferro all’acciaio.”,”Ernesto Salmoni (1946-) è dirigente commerciale di una grande azienda siderurgica (1983).”,”SCIx-439″
“SALAMOV Varlam”,”I racconti di Kolyma.”,”Varlam Tichonovic SALAMOV (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici. Tornato in libertà (una libertà peraltro puramente nominale), negli anni Cinquanta e Sessanta scrisse ‘I racconti della Kolyma’, che apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in Occidente e nel 1992 in Russia. Come scrisse Michail GELLER presentando la prima edizione in Occidente di questi racconti, la Kolyma “”non era un inferno. Era un’ industria sovietica, una fabbrica che dava al paese oro, carbone, stagno, uranio, nutrendo la terra di cadaveri. Era una gigantesca impresa schiavista che si distingueva da tutte quelle conosciute della storia per il fatto che la forza-lavoro fornita dagli schiavi era assolutamente gratuita. Un cavallo alla Kolyma costava infinitamente di più di uno schiavo-detenuto. Una vanga costava di più””.”,”RUSS-089″
“SALAMOV Varlam, traduzione e cura di Piero SINATTI”,”Kolyma. Racconti di lager staliniani.”,”Sono 30 racconti pubblicati senza autorizzazione dell’ autore che l’editore non ha potuto contattare. Nato a Vologda nel 1907, SALAMOV è studente all’ Università di Mosca quando, nel 1929, viene arrestato e condannato a tre anni di lavori forzati. Nel 1937, agli inizi della “”grande purga”” è di nuovo arrestato per “”attività controrivoluzionaria trotskista”” e deportato nel distretto aurifero della Kolyma (il “”crematorio bianco””), nell’ estremità nord-orientale della Siberia. Solo dopo la morte di STALIN, insieme a milioni di altri deportati, SALAMOV viene liberato e può ritornare a Mosca, dove nel giro di pochi anni si afferma come poeta, pubblica i suoi versi, apprezzati da PASTERNAK, nelle migliori riviste letterarie e viene ammesso nell’ Unione degli scrittori. Nello stesso tempo scrive Kolyma, un ciclo di racconti che ben presto circolano e si diffondono attraverso i canali del samizdat: quelli pubblicati nel presente volume sono una parte dei circa 60 che l’A non ha mai potuto pubblicare in Russia e all’ estero.”,”RUSS-090″
“SALAMOV Varlam, a cura di Anna RAFFETTO”,”La quarta Vologda.”,”Scritto tra il 1968 e il 1971, La quarta Vologda fu bubblicato per la prima volta Russia con alcuni tagli nel 1988, e integralmente nel 1991. Di Varlam Salamov (1907-1982) è apparso presso Adelphi I racconti della Kolyma.”,”RUSx-228-FL”
“SALAMOV Varlam”,”I racconti di Kolyma.”,”La presente edizione rappresenta una selezione dell’opera completa. La prima edizione completa in lingua originale uscì a Londra nel 1978 e in Russia solo dopo la morte dell’autore. I racconti sono stati commentati in termini entusiastici già da Primo Levi. Figlio di un prete ortodosso e di un’insegnante, V.T.Salamov (1907-1982) viene arrestato una prima volta nel 1929 e condannato a tre anni di lavori forzati per avere criticato Stalin. Nel 1937 è accusato di “”attività trotskista”” e deportato alla Kolyma nell’estremo Nord russo. Tornato in libertà solo nel 1953, viene riabilitato nel 1957. Si dedica alla scrittura dei ‘Racconti’ che completa nel 1973. In vita vedrà pubblicati in Urss soltanto poesie e brevi saggi. La Kolymà è un fiume artico della Russia siberiana nordorientale, tributario del Mare della Siberia Orientale.”,”RUSS-271″
“SALANDRA Antonio”,”L’ intervento (1915). Ricordi e pensieri.”,”””Innanzi tutto è da escludere che si trattasse di un gesto anticattolico di Sonnino. Questi invero non era cattolico; era stato allevato nella religione della madre, una distinta signora anglicana. Tale sua origine lo rendeva sospetto al clericalismo volgare, non meno ristretto nelle idee e talvolta plebeo nel linguaggio del volgare razionalismo. Ma nulla v’era nel suo carattere, profondamente religioso nel più alto senso della parola, né nella sua vasta cultura, che autorizzasse l’ attribuzione di un pregiudizio anticattolico tale da inspirare la sua condotta politica. Sonnino sapeva e valutava, al pari di numerosi patrioti italiani di origine e di osservanza cattolica, che condividevano i suoi sentimenti politici, quanta parte della storia e della vita italiana fosse spettata e spettasse al cattolicesimo e al Papato.”” (pag 200-201)”,”ITQM-097″
“SALANDRA Antonio”,”La neutralità italiana (1914). Ricordi e pensieri.”,”””Tunisi sì, ed altro ancora di non loro, Germania e Austria erano pronte a offrirci; lasciandoci ampi facoltà di andarlo a prendere e di tenerlo con le nostre forze, cioè attraverso la flotta anglo-francese del Mediterraneo. (…) In verità, il rimprovero che ci si è fatto è di non aver chiesto, in tutto o in parte, Tunisi alla Francia. Mi dorrebbe l’ anima se alcuno pensasse che a Tunisi io sia stato mai indifferente. La sua perdita mi è sempre parsa il maggior danno che abbia sofferto l’ Italia dopo il 1870, la maggior colpa della insana politica estera della Sinistra, che ci condusse al disastro del trattato di Berlino e delle sue conseguenze. Ma potevamo noi richiederla, in tutto o in parte, alla Francia nel 1914? e mediante quale corrispettivo?””. (pag 181-183)”,”ITQM-111″
“SALANDRA Antonio”,”L’intervento (1915). Ricordi e pensieri.”,”Parlamentarismo. La lunga tradizione politica italiana di “”assalto alla diligenza””. “”Ma io ero seccato dalla voci messe in giro; né lo nascosi. «Me ne sono doluto – dissi loro – come gentiluomo, come persona bene educata, non come uomo politico, perché come uomo politico so che pensare. Mi pare che, non certo voi, ma in qualcuno, vi sia un tale quale desiderio di dare l’assalto alla diligenza. Ma questa volta non si tratta di una diligenza, bensì di un’automobile blindata e armata. Potrà darsi che l’automobile salti, ma non avverrà senza spargimento di sangue». Questo dissi, come i presenti riconobbero, in tono amichevole e scherzoso, forse lievemente ironico. I presenti protestarono della innocenza delle loro intenzioni politiche e la conversazione si svolse ampiamente intorno ai provvedimenti presi e da prendere. Le mie parole furono subito dopo riferite e commentate e fatte argomento, per parecchi giorni, di tutta la stampa italiana. A intenderle ora occorre che ricordi come l’espressione efficace e caratteristica di «assalto alla diligenza» fosse entrata nel linguaggio parlamentare per una esclamazione del deputato Ettore Ciccotti – un socialista coltissimo e indipendente dalle gerarchie di partito – quando, nel 1906, gli amici dell’On. Giolitti rovesciarono il primo ministero Sonnino, in una fine di seduta, sopra una questione di ordine del giorno. Il pensatamente volli significare che non si sarei lasciato rovesciare, come Sonnino, con un pretesto; ma avrei resistito e prospettata nettamente la questione politica innanzi al Paese. Il quale avrebbe giudicato severamente codesti tentativi, come li giudicò un deputato presente al colloquio, l’On. Comandini, di marca repubblicana ma buon Italiano e buon patriotta”” (pag 30-31)”,”QMIP-019-FV”
“SALANDRA Antonio”,”La neutralità italiana (1914). Ricordi e pensieri.”,”””Onde mi lusingo che di questi miei Ricordi possa darsi il giudizio che il grande Storico dice essersi dato degli scritti autobiografici di alcuni uomini politici degli ultimi tempi della Repubblica romana, attribuendo il loro proposito non ad orgoglio ma a sicura coscienza: ‘suam ipsi vitam narrare fiduciam potius morum quam arrogantiam arbitrati sunt’ () (Tacito – Agricola, I) prefazione dell’autore “”molti ritennero che narrare la propria vita fosse segno di fiducia nei propri meriti più che gesto di presunzione”” (*) “”Le loro stesse vite hanno mostrato fiducia piuttosto che comportamenti attesi dall’arroganza”” [Brano latino citato anche da Vittorio Alfieri. (“”Vita di Vittorio Alfieri). Introduzione: “”Plerique suam ipsi vitam narrare, fiduciam potius morum, quam arrogantiam, arbitrati sunt”” Tacito, Vita di Agricola.””Il parlare, e molto più lo scrivere di se stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di se stesso. Io dunque non voglio a questa mia Vita far precedere nè deboli scuse, nè false o illusorie ragioni, le quali non mi verrebbero a ogni modo punto credute da altri; e della mia futura veracità in questo mio scritto assai mal saggio darebbero. Io perciò ingenuamente confesso””, Alfieri, Vita. Vol. I.]”,”QMIP-031-FV”
“SALARIS Claudia”,”A’ la fête de la révolution. Artistes et libertaires avec D’Annunzio à Fiume.”,”Storica delle avanguardie e del futurismo (segnaliamo due saggi su Filippo Tommaso Marinetti e un’opera di riferimento sulla “”contro-cultura”” in Italia dal 1966 al 1977) la Salaris è sposata con il pittore e disegnatore Pablo Echaurren. Possiede una delle più importanti collezioni al mondo di pubblicazioni futuriste.”,”ITAF-270″
“SALARIS Claudia”,”Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume.”,”SALARIS Claudia studiosa del futurismo e delle avanguardie del ‘900 ha pubblicato tra l’altro ‘Marinetti editore’ (1990) e ‘Marinetti (1997), ‘La Roma delle avanguardie’ (1999). “”Un giorno Comisso e Keller si recano da D’Annunzio per informarlo di voler fare un giornale e ottenere il suo appoggio. Per far colpo su di lui ed essere più convincenti, si sforzano d’apparire autorevoli anche nell’abbigliamento. “”Volevamo darci un contegno sostenuto – scrive Comisso, – Keller si fece prestare un mantello azzurro da cavalleria e teneva sotto braccio un libro di Kant, io e l’altro indossavamo una giubba di cuoio da aviatore e pure noi tenevamo grossi libri sotto il braccio””. Toeplitz, da vero dandy, gira con una volpe che D’Annunzio ha battezzata Furina. Lo si vede uscire “”dal gabinetto del Comandante con la sua volpe al guinzaglio, tutto suonante di sproni e di ‘r’ aristocratiche come un ufficiale napoleonico, e seguito dalla scia invisibile della potenza bancaria””. Kochnitzky, per non essere da meno, ne alleva una in gabbia, cui ha dato il nome di ‘Iskra’, “”scintilla”” in russo””. (pag 196)”,”ITAD-115″
“SALARIS Claudia”,”Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume.”,”La crisi economica a Fiume. Pantaleoni e Pareto sulla crisi di Fiume. “”In città la disoccupazione dilaga:su 30.000 abitanti, 6.000 sono senza lavoro e la presenza dei volontari che affluiscono e debbono essere sfamati non migliora certo la situazione. Nitti avrebbe potuto far intervenire immediatamente l’esercito per ristabilire l’ordine, ma ha evitato lo spargimento di sangue. Tuttavia i primi aiuti in cibo e soccorsi vari D’Annunzio li riceve il 17 settembre proprio su ordine del governo. Nitti è preoccupato che disordini causati dalla fame possano complicare eventuali trattative con il Vate (11). L’economia di Fiume per altro è stata riassunta da Paolo Alatri che ci ricorda come Oscar Sinigaglia, definito da Turati «l’impresario del fiumanesimo», con la sia posizione nel mondo della siderurgia e degli affari sia riuscito a procurare mezzi all’ìmpresa, mentre Ludovico Toeplitz sia stato il latore di mezzo milione di lire che gli italiani del Brasile hanno inviato a D’Annunzio attraverso la Banca Commerciale (12). Un altro industriale che si adopera per la causa è il Senatore Borletti, generoso d’aiuti pecuniari alla causa fiumana, il quale organizza la costituzione di un consorzio d’uomini d’affari che acquistano per dodici milioni la merce del piroscafo ‘Cogne’, dirottato e sequestrato. Nel marzo del 1920 D’Annunzio cerca di far venire a Fiume il consigliere delegato della Banca commerciale Giuseppe Toeplitz e nel settembre dello stesso anno rivolge la stessa richiesta a un altro grande finanziere, Giuseppe Volpi, ma nessuno dei due accoglie l’invito. Riesce invece a ottenere la cooperazione dell’economista Maffeo Pantaleoni, illustre rappresentante del nazionalismo, che, nominato nel settembre del 1920 rettore per le Finanze e il Tesoro nel primo governo provvisorio dopo la proclamazione della reggenza, prepara i programmi d’ordinamento finanziario e di fondazione d’una banca del Carnaro (13). Tanto entusiasmo meraviglia l’amico Vilfredo Pareto, che scrive a novembre 1920): «farai bene di essere cauto ed avveduto; cammini sul fuoco» (16 gennaio 1921) (14)”” (pag 132-133) [(11) Cfr. Lucio Villari, ‘Le avventure di un capitano d’industria’, Torino, Einaudi, 1991, pp. 72-73; (12) Cfr. Paolo Alatri, ‘Gabriele D’Annunzio’, Torino, Utet, 1983, pp. 450-453. Su Sinigaglia si veda lo studio di Villari citato nella nota precedente; (13) Cfr. Renzo De Felice, ‘D’Annunzio politico, 1918-1938’, Roma Bari, Laterza, 1978, pp. 85-86; (14) Vilfredo Pareto, ‘Lettere a Maffeo Pantaleoni’, a cura di Gabriele De Rosa, Roma, Banca Nazionale del Lavoro, 1960, vol. III, pp. 271 e 277]”,”ITAD-157″
“SALDANA Quintiliano”,”La Inquisition Española (1218-1834).”,”SALDANA è un esperto di diritto. Nell’ opuscolo critica i difetti del sistema ma vuole trovare anche i meriti dell’ inquisizione spagnola. Per esempio il tribunale dell’ inquisizione avrebbe abolito per prima la tortura in Occidente e solo più tardi i tribunali civili si adeguarono.”,”RELC-109″
“SALDUTTI Nicola a cura; articoli di Raffaella POLATO Stefano AGNOLI Massimo MUCCHETTI Giacomo FERRARI Massimo GAGGI Sergio BOCCONI Federico DE-ROSA Goffredo BUCCINI Enrico MARRO Danilo TAINO Bianca CARRETTO Daniele MANCA Paolo PICA Dario DI-VICO Andrea RINALDI Franzo GRANDE STEVENS Massimo GRAMELLINI Giusi FASANO”,”Marchionne. Il sogno incompiuto.”,”Nicola Saldutti (Napoli, 1966) si laurea in Scienze Politiche all’Università Federico II. Frequenta la scuola di giornalismo Gino Palumbo. Giornalista professionista dal 1990, lavora al “”Corriere della Sera”” dal 1989 dove ricopre l’incarico di caporedattore dell’Economia. Scrive anche per le rubriche delle pagine culturali del giornale. Raccolta di articoli di cronisti su avvenimenti, fatti, vita del manager Marchionne.”,”ECOA-033″
“SALE Giovanni”,”Hitler, la Santa Sede e gli ebrei. Con i documenti dell’ archivio segreto vaticano.”,”SALE Giovanni è nato in provincia di Sassari il 1° marzo 1958. Si è laureato in giurisprudenza presso l’ Università di Sassari. E’ entrato nella Compagnia di Gesù, nella quale è stato ordinato presbitero nel 1996. Ha conseguito la licenza in Storia della Chiesa moderna e il dottorato in Storia della Chiesa contemporanea presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Fa parte della redazione della rivista ‘La Civiltà Cattolica’. Insegna storia contemporanea nella stessa università. “”Diversi mesi prima l’ incaricato di affari della Santa Sede in Cecoslovacchia, mons. G. Burzio, aveva affermato che la deportazione di 80.000 ebrei da quella nazione “”equivaleva per gran parte di loro a morte sicura””, mentre il visitatore apostolico in Croazia, G. Marcone, fece sapere in Vaticano di aver saputo dal capo della polizia ustascia che i tedeschi avevano già fatto morire circa due milioni di ebrei. Insomma le notizie che la Santa Sede in questo momento possedeva sulla tragica sorte degli ebrei non erano certamente di poco conto: forse erano episodiche, qualche volta oscure o lacunose, se si vuole, ma certamente tutte indirizzate verso una tragica verità: da qualche parte in Polonia si stava consumando un massacro, anche se in quel momento se ne ignorava l’ entità””. (pag 231)”,”GERN-111″
“SALE Giovanni”,”Popolari, chierici e camerati. 2. Fascismo e Vaticano prima della conciliazione.”,”ANTE1-12 Giovanni SALE è nato a Mara (Sassari) nel 1958. Si è laureato in giurisprudenza (Univ. Sassari). E’ entrato nella Compagnia di Gesù, in cui è stato ordinato presbitero (prete) nel 1996. Ha conseguito la licenza in storia della Chiesa moderan e il dottorato in Storia della Chiesa contemporanea (Pontificia Università Gregoriana di Roma). Fa parte della redazione di ‘Civiltà cattolica’, insegna storia contemporanea (Univ Greg. Roma) ed è Direttore dell’Istituto Storico dei gesuiti. Ha scritto varie opere (v. 4° cop).”,”ITAF-244″
“SALE Giovanni”,”De Gasperi. Gli USA. E il Vaticano. All’inizio della guerra fredda.”,”SALE Giovanni è nato a Mara (Sassari ) nel 1958. Si è laureato in giurisprudenza a Sassari. E’ entrato nella Compagnia di Gesù in cui è stato ordinato presbitero nel 1996. Ha conseguito la licenza in Storia della Chiesa moderna e il dottorato in Storia della Chiesa contemporanea presso la Pontificia Università Gregoriana di ROma. Scrive su ‘Civiltà cattolica’. “”Come mai mentre la Santa Sede si mostrò contraria al progetto di Gedda sulla creazione di una “”Commissione di studi”” che potesse orientare l’elettorato cattolico, accolse invece positivamente la formazione di Civiltà Italica, che, pur dichiarandosi movimento cattolico apartitico, riteneva essere suo compito quello di compattare i cattolici che militavano nei diversi schieramenti partitici in un’azione comune in difesa della tradizione cristiana? Probalbilmente la Santa Sede aveva timore che la progettata “”Commissione di Studi”” avrebbe finito per diventare una sorta di superorgano di controllo del voto cattolico; ora essa sapeva che ciò non sarebbe certamente piaciuto ai dirigenti DC. Tale fatto sarebbe stato da questi inteso come una “”messa sotto tutela”” o “”commissariamento”” del partito dei cattolici da parte delle Gerarchie vaticane (…). Va ricordato però che tale operazione non fu affatto inutile, anzi per il giovane dirigente di Azione cattolica fu molto istruttiva: il diniego espresso dalla Santa Sede al progetto fece capire al suo promotore che la Segreteria di Stato vaticana non poteva accettare l’idea di un controllo dall'””alto””, attraverso un organo di direzione, del partito dei cattolici. Di fatto, quando poi nel febbraio del 1948, alla vigilia delle elezioni politiche, Gedda fondò i Comitati Civici, scelse uno strumento dal “”basso”” per mobilitare le masse cattoliche in ordine al voto politico; e ciò non poteva non essere gradito alle Gerarchie vaticane e anche agli stessi dirigenti democristiani che contavano nei sacri palazzi sostenitori autorevoli, primo fra tutti mons. Montini””. (pag 122)”,”ITAP-176″
“SALEM Jean”,”Lénine et la révolution.”,”SALEM Jean è professore alla Sorbona. “”Sappiamo, assicura Lenin nel 1918, che una rivoluzione non è veramente una rivoluzione che il giorno in cui decine di milioni di uomini si sono sollevati in uno slancio unanime””. Ciò che distingue la rivoluzione dalla lotta ordinaria, ripeterà tre dopo, è che “”coloro che partecipano al movimento sono dieci volte, cento volte più numerosi””. (pag 94) “”Quando la rivoluzione è sufficientemente preparata, cambia il concetto di “”massa””: in quel momento, qualche migliaio di operai non formano più la massa, dirà ancora Lenin davanti al III° Congresso dell’ Internazionale comunista. ‘Le masse si contano in milioni; ovvero, la politica comincia laddove ce ne sono milioni, (…); essa diventa seria solamente laddove si conta per milioni, e non per migliaia’. E, contro i suoi ‘exagérés’ – come si ebbe a dire nel 1793 – egli aggiunge che si può, certo, a volte soffrire di un partito “”troppo piccolo”” per “”‘trascinare’ le masse””. In certi momenti, in effetti, non c’è bisogno di grandi organizzazioni. ‘Ma ‘per la vittoria’, occorre avere la simpatia delle masse'””. (pag 94)”,”LENS-163″
“SALERNI Dario”,”Sindacato e forza lavoro all’ Alfasud. Un caso anomalo di conflittualità industriale.”,”L’A, Salerno 1945, si occupa di studi di sociologia industriale.”,”MITT-128″
“SALERNI Dario”,”Il sistema di relazioni industriali in Italia. Fenomeni e leggi di un caso atipico.”,”Dario Salerni ha svolto studi e ricerche di sociologia industriale per numerose organizzazioni italiane e internazionali e ha pubblicato contributi su riviste italiane e straniere. Attualmente dirige il settore Organizzazione e studi dello Studio Staff di Roma.”,”ITAE-088-FL”
“SALERNO Eric”,”Rossi a Manhattan.”,”Eric SALERNO è nato a NY nel 1939. Trasferitosi in Italia ha lavorato per ‘Paese Sera’. Dal 1967 scrive per ‘Il Messaggero’ in qualità di inviato speciale per i problemi del Terzo Mondo e del Medio Oriente. Ha scritto varie opere (v.retrocopertina). Figlio di Michele SALERNO uno dei partecipanti alla fondazione del Partito Comunista americano espulso dagli Stati Uniti nel 1950.”,”MUSx-110″
“SALERNO Eric”,”Genocidio in Libia. Le atrocità nascoste dell’ avventura coloniale italiana (1911-1931).”,”SALERNO Eric è nato a New York e vive in Italia dal 1953. E’ stato redattore di “”Paese Sera””, inviato del “”Messaggero”” e, oggi, corrispondente da Gerusalemme. Ha pubblicato diversi volumi tra cui ‘Rossi a Manhattan’ (2001) e ‘La guerra dalla finestra’ (2002). “”Nel 1926 la popolazione Mogarba era dislocata lungo il uadi Faregh (i Sciamach) e nella Choscia (i Reedat). “”Ribelli”” erano gli armati e l’ intera popolazione “”civile””; donne e bambini. Si trattava di un popolo che resisteva all’ esercito italiano e non un nucleo di guerriglieri isolato e privo del supporto popolare. Le operazioni militari italiane, e soprattutto quelle eseguite dall’ Aeronautica assumevano proprio per questo fattore i contorni di un genocidio programmato. L’ uso sistematico dei gas è dimostrato dai documenti in cui viene inoltre sottolineata l’ efficacia dei bombardamenti. Il generale Cicconetti, nella sua relazione, spiega infatti: “”a) che le perdite di uomini sono certamente di gran lunga superiori a quelle segnalate le quali si riferiscono solo ai caduti contati sul terreno e non tengono conto dei feriti che non possono essere mancati né di quelli caduti in seguito agli effetti micidiali dei bombardamenti aerei e agli effetti non considerati né accertabili subito dei gas. (…)””.”” (pag 65-66) “”Le bombe arrivarono. E furono usate in modo sempre più massiccio e indiscriminato. C’è in ‘Cirenaica pacificata’, uno dei volumi con i quali il generale Graziani volle giustificare la sua azione repressiva e rispondere alle accuse di genocidio della popolazione libica che già all’epoca gli venivano rivolte, un breve capitolo sul bombardamento di Taizerbo avvenuto il 31 luglio 1930, sei mesi dopo l’ esortazione di Badoglio all’ uso dell’ iprite.”” (pag 67)”,”ITQM-127″
“SALERNO Michele”,”Il compromesso storico.”,”SALERNO Michele (1901) vive a Roma. A causa del fascismo è emigrato negli Stati Uniti dove ha vissuto fino al 1950 ricoprendo cariche nel PC americano. Gionalista, ha diretto negli USA diversi settimanali e quotidiani. In Italia ha lavorato a Paese Sera e collaborato a riviste italiane ed estere. E’ autore di vari libri. “”Il 15 giugno del ’76 Berlinguer, nel rispondere ad una domanda del giornalista Giampaolo Pansa circa la possibilità che l’URSS possa far fare al suo “”eurocomunismo”” la stessa sorte riservata al “”socialismo dal volto umano”” di Dubcek, ha dichiarato testualmente: “”Io sento che non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia (…) c’è assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento”” da parte dell’URSS. Ed alla domanda se il Patto atlantico possa “”essere anche lo scudo per costruire il socialismo nella libertà””, ha precisato: “”Io voglio chel’ Italia non esca dal Patto atlantico anche per questo e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma sento che anche di qua ci sono seri tentativi di limitare la nostra autonomia””. Due settimano dopo – resosi evidentemente conto della enormità dei giudizi contenuti in queste due risposte, e particolarmente nell’ ultima (…)””. (pag 101-102)”,”PCIx-244″
“SALERNO Salvatore”,”Red November Black November. Culture and Community in the Industrial Workers of the World.”,”IWW, Industrial Workers of the World, Wobblies “”Though he drew from diverse traditions of labor radicalism, Hagerty consciously avoided invoking the language of Proudhon, Bakunin, Marx, or Engels and emphasized that the IWW’s ‘Preamble’ and ‘Constitution’ be written in “”…the plain, everyday language of the man in overalls”” (19). Among the industrial unionists participating in the January conference, Hagerty played a decisive role in generating a language that drew from these traditions but did not imitate them or invoke their authority. At this meeting he offered a motion, written into the ‘Industrial Union Manifesto’, which proclaimed that the new movement “”be established as an economic organization of the working class without affiliation with any political party””. Hagerty is responsible for the reintroduction of this conception of industrial unionism in the intellectual atmosphere of the time (20). Hagerty’s original draft of the ‘Preamble’ did not include a role for political parties, rather it emphasized the importance of the union as the center and foundation of revolutionary struggle. In it he wrote that between the working class and the employing class: «… a struggle must go on until all the workers come together on the industrial field, and take and hold that which they produce through an economic organization of the working class». Hagerty’s draft of the ‘Preamble’ found strong support among left wing socialists and militant trade unionist”” (pag 76); “”Pur avendo attinto alle diverse tradizioni del radicalismo operaio, Hagerty evitò consapevolmente il linguaggio di Proudhon, Bakunin, Marx o Engels e sottolineò che il “”Preambolo”” e la “”Costituzione”” dell’IWW sono scritti nel “”…linguaggio semplice e quotidiano dell’uomo in tuta “” (19).Tra i sindacalisti industriali che parteciparono alla conferenza di gennaio, Hagerty giocò un ruolo decisivo nel generare un linguaggio che attingesse a queste tradizioni ma non le imitasse o invocasse la loro autorità. A questo meeting egli propose una mozione, posta nel “”Manifesto dell’Unione Industriale””, che proclamava che il nuovo movimento “”si sarebbe affermato come un’organizzazione economica della classe operaia senza affiliazione con alcun partito politico””. Hagerty è responsabile della reintroduzione di questa concezione del sindacalismo industriale nell’atmosfera intellettuale del tempo (20). La bozza originale del “”Preambolo”” di Hagerty non includeva un ruolo per i partiti politici, piuttosto enfatizzava l’importanza dell’unione come centro e fondamento della lotta rivoluzionaria. In esso scrisse che tra la classe operaia e la classe imprenditrice: «… una lotta deve continuare finché tutti gli operai si ritrovino insieme nel campo industriale, e si approprino e mantengano ciò che producono attraverso un’organizzazione economica della classe operaia ». La bozza di Hagerty del “”Preambolo”” trovò un forte sostegno tra i socialisti di sinistra e il sindacalismo militante”” [(19) Proceedings, First IWW Convention, p. 233, (20) Ibid. p. 86]”,”MUSx-320″
“SALERNO Eric”,”Genocidio in Libia.”,”Eric Salerno è nato a New York e vive in Italia dal 1953. È stato redattore di “”Paese Sera””, inviato del “”Messaggero””. Ha compiuto diversi viaggi di lavoro in Africa.”,”AFRx-001-FER”
“SALES Isaia, in collaborazione con Nando SANTORO”,”Riformisti senz’anima. La sinistra, il mezzogiorno, gli errori di D’Alema.”,”Isaia Sales, nato a Pagani nel 1950, è stato deputato nei Democratici di sinistra, e sottosegretario al Tesoro e al Bilancio nel Governo Prodi.”,”ITAP-086-FL”
“SALETTA Cesare”,”Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet.”,”VIDAL-NAQUET ha individuato il revisionismo italiano in due personaggi, uno di sinistra (SALETTA) e uno di destra (Carlo MATTOGNO). Tesi SALETTA: Vs mito sterminio, olocausto, tragedia ci fu ma di minor grandezza.”,”EBRx-002″
“SALETTA Cesare”,”In ricordo di Giancarlo. Momenti del declino di “”Programma comunista””.”,”””Conversando con Bordiga, che – mosso anche, riteniamo, da giustificatissime considerazioni di ordine pratico- dava estesi sviluppi di indole teorica alle proprie vedute circa l’ ininfluenza dei fattori individuali sui processi collettivi, noi gli opponemmo la nota affermazione di Marx secondo la quale nella dinamica della rivoluzione gioca anche il carattere personale degli individui che si trovano ad avervi ruoli direttivi; ed egli ci rispose (senza, in verità, che la risposta ci persuadesse) che il senso di quell’ affermazione era che quei fattori giocano, sì, ma giocano solo “”quando per la rivoluzione le cose vanno male”” (pag 18).”,”BORD-052″
“SALIERNO Giulio”,”La violenza in Italia. Le ragioni della forza e la forza della ragione.”,”‘Le azioni umane non debbono essere derise, né compiante, né odiate, ma capite’, Baruch Spinoza “”Soltanto quando sono stati “”spinti all’ estremo”” della contraddizione, i molteplici diventano attivi e viventi l’uno di fronte all’altro, e nella contraddizione acquistano la negatività che è la pulsazione immanente del muoversi e della vitalità””. G.F.W. Hegel SALIERNO Giuliano è nato a Roma nel 1935, è stato in carcere per omicidio nel 1953 e fuggì nella Legione Straniera. In carcere ha studiato scienze politiche. Ha pubblicato saggi sugli istituti di reclusione.”,”TEMx-049″
“SALIMBENE-DE-ADAM, DA PARMA, a cura di Vittorio DORNETTI”,”Storie di Santi Profeti e Ciarlatani.”,”La ‘Cronica’ di Salimbene de Adam, francescano di Parma, è un’opera monumentale che si protrae per 951 fittissime pagine nell’edizione critica curata da Giuseppe Scalia. I brani proposti al lettore si presenta come una minuscola parte del lavoro di ampia mole. Salimbene è un cronista molto attento ai mvimenti religiosi, eretici e non, del suo tempo; è attratto anche, non senza un certo spirito di complicità, dalle figure di profeti popolari, ingenui magari ma ben provvisti di carisma religioso che suscitava l’ammirazione e il trasporto dei loro contemporanei. Salimbene de Adam Fra Salimbene de Adam da Parma (Parma, 9 ottobre 1221 – San Polo d’Enza, 1288) è stato un religioso, storico e scrittore italiano, frate minore, seguace di Gioacchino da Fiore e autore della Cronica. Dalla sua Cronica si apprende che entrò nell’ordine dei Francescani nel 1238, contro la volontà del padre Guido de Adam, e iniziò a vagabondare tra i conventi di Fano, Jesi, Firenze, Ravenna, Reggio Emilia, Lucca e Parma. Da qui, nel 1247, essendo ancora Parma assediata dalle forze imperiali, fu mandato in Francia a studiare. Durante il viaggio si fermò a Lione, sede della corte pontificia, dove incontrò Innocenzo IV (in Italia aveva già conosciuto l’imperatore Federico II). In Francia fece anche la conoscenza di fra Ugo da Digne, noto gioachimita, che lo avvicinò alla dottrina dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore. Rientrato in Italia, gli fu assegnata la sede di Ferrara, dove rimase per sette anni. (wik)”,”RELC-011-FGB”
“SALINARI Carlo, a cura di Massimo MASSARA; testimonianze di Salvatore CACCIAPUOTI Antonio CATTONAR Paolo CINANNI Arturo COLOMBI Vjekoslava DESKOVIC (Luisa GHINI) Ambrogio DONINI Edoardo D’ONOFRIO Carlo FARINI Loris GALLICO Celso GHINI Dante GORRERI Giovanni GRILLI Luigi GUERMANDI Fausto GULLO Amleto LATINI Alfonso LEONETTI Gerolamo LI-CAUSI Luigi LONGO Aristodemo MANIERA Vincenzo MOSCATELLI Teresa NOCE Antonio OBERTI Pietro Cesare PAVANIN Giovanni PESCE Armando PILATI Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Stefano SCHIAPPARELLI Mauro SCOCCIMARRO Francesco SCOTTI Pietro SECCHIA Berardo TADDEI Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Ernesto TRECCANI Giulio TREVISANI Alessandro VAIA Maurizio VALENZI Mario VENANZI Carlo VENEGONI Vittorio VIDALI Ezio ZANELLI”,”I comunisti raccontano. Cinquant’anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti. Volume 1. 1919-1945.”,”Testimonianze di Salvatore CACCIAPUOTI Antonio CATTONAR Paolo CINANNI Arturo COLOMBI Vjekoslava DESKOVIC (Luisa GHINI) Ambrogio DONINI Edoardo D’ONOFRIO Carlo FARINI Loris GALLICO Celso GHINI Dante GORRERI Giovanni GRILLI Luigi GUERMANDI Fausto GULLO Amleto LATINI Alfonso LEONETTI Gerolamo LI-CAUSI Luigi LONGO Aristodemo MANIERA Vincenzo MOSCATELLI Teresa NOCE Antonio OBERTI Pietro Cesare PAVANIN Giovanni PESCE Armando PILATI Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Stefano SCHIAPPARELLI Mauro SCOCCIMARRO Francesco SCOTTI Pietro SECCHIA Berardo TADDEI Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Ernesto TRECCANI Giulio TREVISANI Alessandro VAIA Maurizio VALENZI Mario VENANZI Carlo VENEGONI Vittorio VIDALI Ezio ZANELLI. Brigate internazionali nella guerra civile spagnola. “”I garibaldini italiani in Spagna furono complessivamente 3.354, 1.819 dei quali comunisti, 310 di Giustizia e Libertà, socialisti e repubblicani, 1.096 senza partito. I caduti e dispersi furono circa 600, i feriti 2.000″”. (pag 218, Francesco Scotti)”,”PCIx-172″
“SALINARI Carlo, a cura di Massimo MASSARA; testimonianze di Vittorio AMARI Giorgio AMENDOLA Giovanni BRAMBILLA Stefano CANZIO Paolo CINANNI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Eliseo FERRARI Celso GHINI Giovanni GRILLI Luigi Pietro INGRAO Luigi LONGO Massimo MASSARA Teresa NOCE Antonio OBERTI Mario PALERMO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Libero PIERANTOZZI Cesare PILLON Francesco RENDA Sergio ROSSI Carlo SALINARI Enzo SANTARELLI Marcello SIGHINOLFI Antonio TATO’ Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Maurizio VALENZI Vittorio VIDALI”,”I comunisti raccontano. Cinquant’anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti. Volume 2. 1945-1975.”,”Testimonianze di Vittorio AMARI Giorgio AMENDOLA Giovanni BRAMBILLA Stefano CANZIO Paolo CINANNI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Eliseo FERRARI Celso GHINI Giovanni GRILLI Luigi Pietro INGRAO Luigi LONGO Massimo MASSARA Teresa NOCE Antonio OBERTI Mario PALERMO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Libero PIERANTOZZI Cesare PILLON Francesco RENDA Sergio ROSSI Carlo SALINARI Enzo SANTARELLI Marcello SIGHINOLFI Antonio TATO’ Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Maurizio VALENZI Vittorio VIDALI. “”E recensendo (Civiltà cattolica, ndr) poi un corso su Satana tenuto da Guido Manacorda all’ Angelicum di Milano, aggiunge: “”Satana, purtroppo, non è una chimera, un mito: vive in mezzo a noi operoso e malefico, (…)””. C’è da stupirsi che poi padre Brucculeri giunga anche lui a una conclusione certa e scientifica: che, cioè, nel mondo contemporaneo Satana si è incarnato nel bolscevismo?””. (pag 158)”,”PCIx-173″
“SALINARI Carlo a cura; scritti di Alfonso LEONETTI Luigi POLANO Umberto TERRACINI Arturo COLOMBI Dante GORRERI Palmiro TOGLIATTI Luigi LONGO Antonio OBERTI Edoardo D’ONOFRIO Gerolamo LI-CAUSI Giulio TREVISANI Mauro SCOCCIMARRO Carlo VENEGONI Berardo TADDEI Fausto GULLO Giuseppe GADDI Pietro CESARE PAVANIN Camilla RAVERA Pietro SECCHIA Celso GHINI Antonio PESENTI Carlo SALINARI Teresa NOCE Elio ZANELLI Mario VENANZI Ernesto TRECCANI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Giovanni PESCE Alessandro VAIA Amleto LATINI Francesco SCOTTI Stefano SCHIAPPARELLI Loris GALLICO Antonio CATTONAR Aristodemo MANIERA Ambrogio DONINI Armando PILATI Luisa GHINI Edoardo D’ONOFRIO Maurizio VALENZI Luigi GUERMANDI Pietro SECCHIA Giovanni GRILLI Paolo CINANNI Antonio ROASIO Francesco SCOTTI Salvatore CACCIAPUOTI Vincenzo MOSCATELLI”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume 1.”,”Scritti di Alfonso LEONETTI Luigi POLANO Umberto TERRACINI Arturo COLOMBI Dante GORRERI Palmiro TOGLIATTI Luigi LONGO Antonio OBERTI Edoardo D’ONOFRIO Gerolamo LI-CAUSI Giulio TREVISANI Mauro SCOCCIMARRO Carlo VENEGONI Berardo TADDEI Fausto GULLO Giuseppe GADDI Pietro Cesare PAVANIN Camilla RAVERA Pietro SECCHIA Celso GHINI Antonio PESENTI Carlo SALINARI Teresa NOCE Elio ZANELLI Mario VENANZI Ernesto TRECCANI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Giovanni PESCE Alessandro VAIA Amleto LATINI Francesco SCOTTI Stefano SCHIAPPARELLI Loris GALLICO Antonio CATTONAR Aristodemo MANIERA Ambrogio DONINI Armando PILATI Luisa GHINI Edoardo D’ONOFRIO Maurizio VALENZI Luigi GUERMANDI Pietro SECCHIA Giovanni GRILLI Paolo CINANNI Antonio ROASIO Francesco SCOTTI Salvatore CACCIAPUOTI Vincenzo MOSCATELLI. “”La mia esperienza con i “”terzini”””” di Giulio TREVISANI “”Fu approvato un ordine del giorno Maffi-Lazzari-Trevisani-Zanetta che raccolse 3600 voti, ed era già una bella affermazione. Poi nell’ anno successivo, dall’ 1 al 3 ottobre 1922 a Roma ci fu il congresso durante il quale Serrati aderì alle posizioni terzinternazionaliste, e fu il congresso che espulse i riformisti, i quali poi si costituirono in partito unitario, ed ebbero come loro giornale “”La giustizia””, diretta da Treves. L’ ultima fase fu nell’ anno successivo, dopo che Nenni, che era redattore capo dell’ “”Avanti!””, sconfessò Serrati, che ne era il direttore. Ci fu una specie di colpo di mano che portò Nenni alla direzione dell’ “”Avanti!””. Si fece quest’ ultimo congresso, in cui per pochi voti furono sconfitti i terzinternazionalisti””. (Serrati e soci poi fondarono il giornale ‘Pagine rosse’ di cui Serrati fu direttore, quindi vennero espulsi e confluirono nel PCdI) (pag 73-74)”,”PCIx-192″
“SALINARI Carlo a cura; scritti di Carlo SALINARI Mario PALERMO Maurizio VALENZI Giovanni BRAMBILLA Antonio OBERTI Teresa NOCE Francesco RENDA Celso GHINI Cesare PILLON Umberto TERRACINI Vittorio AMARI Stefano CANZIO Antonio TATO’ Paolo CINANNI Eliseo FERRARI Sergio ROSSI Marcello SIGHINOLFI Carlo SALINARI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Giovanni GRILLI Palmiro TOGLIATTI Libero PIERANTOZZI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Pietro INGRAO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Massimo MASSARA Luigi LONGO Giorgio AMENDOLA”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume 2.”,”Scritti di Carlo SALINARI Mario PALERMO Maurizio VALENZI Giovanni BRAMBILLA Antonio OBERTI Teresa NOCE Francesco RENDA Celso GHINI Cesare PILLON Umberto TERRACINI Vittorio AMARI Stefano CANZIO Antonio TATO’ Paolo CINANNI Eliseo FERRARI Sergio ROSSI Marcello SIGHINOLFI Carlo SALINARI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Giovanni GRILLI Palmiro TOGLIATTI Libero PIERANTOZZI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Pietro INGRAO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Massimo MASSARA Luigi LONGO Giorgio AMENDOLA. “”Si proclamava solennemente che “”la difesa della pace veniva ormai posta nelle mani dei popoli””; e si dava vita a un “”Comitato del Congresso mondiale dei Partigiani della Pace””, composto di 140 personalità di 54 paesi, per sviluppare nuove iniziative e allargare ancora i collegamenti con tutte le forze interessate al mantenimento della pace. Dodici di noi italiani eravamo chiamati a farne parte; e Pietro Nenni, in riconoscimento della sua netta presa di posizione in difesa della coesistenza pacifica tra tutte le nazioni, ne diventava uno dei vice-presidenti, al fianco di Joliot-Curie, eletto per acclamazione presidente del movimento””. (pag 181-182)”,”PCIx-193″
“SALINARI Carlo”,”La questione del realismo. Poeti e narratori del novecento.”,”Citaz Marx pag 11-12-13″,”VARx-021-FF”
“SALINARI Giambattista”,”La religione di Dante e la forma del Paradiso.”,”””Qualche volta anch’egli, la ferrea figura, era preso da un sentimento di lassezza e da un desiderio di evasione verso un aere più spirabile (…). Ma è soltanto un momento, una breve parentesi; poi subito viene rivelata la vera ragione dello sconforto: il mondo non va come dovrebbe: ‘però che ‘l loco u’ fui a viver posto, di giorno in giorno più di ben si spolpa, e la trista ruina par disposto’ (Purg. XXIV, 79) “”E bisogna tener conto anche la la ‘Commedia’ è opera della maturità del poeta, quando cioè il suo carattere e la sua cultura erano ormai saldamente formati e le linee essenziali del suo sviluppo spirituale già profondamente segnate”” (pag 371)”,”VARx-489″
“SALINARI Carlo”,”Storia popolare della letteratura italiana. I. Dalle origini al Quattrocento.”,”Boccaccio erudito ma con limiti culturali che lo pongono al di sotto di Dante e di Petrarca (pag 164-165) La Commedia (pag 94)”,”ITAG-280″
“SALINARI Carlo”,”Miti e coscienza del decadentismo italiano. D’Annunzio, Pascoli, Fogazzaro e Pirandello.”,”Carlo Salinari è nato a Monte Saglioso (Matera) nel 1919. Laureato in lettere all’Università di Roma, ha partecipato alla Resistenza guadagnandosi due medaglie d’argento. Si è dedicato alla critica militante. E’ stato ordinario di Letteratura italiana alla Statale di Milano. “”E’ il caso famoso di Balzac, legittimista, nostalgico della buona società, simpatizzante dell’aristocrazia il quale, contraddicendo nella rappresentazione artistica tali convinzioni, finisce per ritrarre con amara ironia proprio quegli uomini con i quali simpatizzava e con ammirazione, come gli unici eroi del suo tempo, proprio i suoi avversari politici (18)”” (pag 25) (18) Cfr. Marx e Engels, Sull’arte, ecc., cit., p. 29″,”ITAB-045-FF”
“SALINARI Carlo LONGO Luigi”,”Tra reazione e rivoluzione. Ricordi e riflessioni sui primi anni di vita del PCI.”,”Domande e interventi di Carlo Salinari e risposte di Luigi Longo. (…) – Prima hai ricordato Maffi. Io lo vidi nei primi tempi, quando le sue condizioni di salute gli permettevano ancora di venire a Roma e di frequentare via delle Botteghe Oscure. Era un vegliardo che ispirava grande rispetto e simpatia. – E meritava l’uno e l’altra. Era veramente un apostolo del socialismo, non alla maniera evangelica di Prampolini, ma con lo animo del ribelle che conosce tutte le iniquità sociali e tutte le sofferenze della «plebe» della Lomellina (ricordi il magnifico quadro di Pelizza da Volpedo: Il quarto Stato? Lo chiamavano il «medico dei poveri» per le cure che egli prestava gratuitamente alla povera gente. – Era un grande tisiologo. – Sì. Egli insisteva sempre perché nelle riunioni non si fumasse. Evidentemente erano prediche al vento; ma non disarmò mai e spiegava, a me non fumatore, con abbondanza di dati scientifici, tutti i danni che il fumo e l’aria viziata delle riunioni possono portare a chi li respira. Prima del nostro incontro di Mosca, nella commissione italiana per la riunificazione tra il partito socialista e quello socialista, io conoscevo di lui solo qualche discorso parlamentare, il coraggio e la dignità con cui fece fronte ai fascisti che da un balcone di Pavia minacciavano di buttarlo già in piazza, se non gridava «Viva l’Italia». «In queste condizioni non griderei nemmeno viva i miei figli, se me lo ingiungeste». Non si arrese nemmeno quando i fascisti mostrarono di voler passare veramente dalla minaccia ai fatti. (…). – So che i fascisti lo interrompevano (Fabrizio Maffi, ndr) volentieri quando parlava alla Camera e gli avevano fatto una fama di jettatore. – Si, Maffi prendeva le provocazioni con molto spirito, aveva la risposta pronta ed arguta e spesso riusciva a zittire i fascisti che più gli inveivano contro, minacciandoli di ricorrere ai suoi poteri occulti. Il più accanito contro di lui era un deputato fascista – certo Barbiellini, se non erro – che era certamente tra i più stupidi del suo gruppo (e dire che in quel gruppo di stupidi ce n’erano in abbondanza). Quando costui riteneva offeso il duce, o riteneva che fosse necessario rendergli omaggio, improvvisamente si alzava in piedi e con il braccio destro teso, nel saluto cosiddetto fascista, gridava con quanto fiato aveva in gola: Viva il duce! Scene da operetta: ne ridevano i suoi stessi colleghi di gruppo. Maffi contribuì non poco a renderlo ridicolo, raccomandando agli amici di costui, quando lo provocavano, di badare ai propri «barbiellini» se non volevano provare la potenza dei suoi strali. Nella delegazione socialista a Mosca vi era anche Romita, per me vecchia conoscenza di Torino; piccolo, tracagnotto: un furbone. Sotto un modo di fare bonario e pacioccone nascondeva – come ha dimostrato da ministro nei vari governi a cui ha partecipato e ni vari dicasteri che ha diretto – un sostanziale opportunismo, che gli sempre permesso di passare con grande disinvoltura da una corrente all’altra del partito socialista e anche di fare parte a sé, occupando sempre posti di grande rilievo nei partiti e nel governo”” (pag 221-222)”,”PCIx-009-FER”
“SALINGER Pierre LAURENT Eric”,”Guerra del Golfo. Il dossier segreto.”,”SALINGER P. (San Francisco, 1925) giornalista, già portavoce di J.F. Kennedy e L. Johnson alla Casa Bianca, senatore dello stato californiano (1964). Corrispondente per la tv americana ABC per l’Europa e il Medio Oriente. E. LAURENT (1947) giornalista autore di reportage (Vietnam, Cambogia, Salvador, Sud Africa, ecc.) di saggi e inchieste a carattere economico. Ha scritto anche un romanzo (‘Karl Marx Avenue’).”,”GOPx-018″
“SALISBURY Harrison E.”,”La Neige et la nuit. La revolution d’octobre.”,”L’A è stato corrispondente del New York Times a Mosca dal 1949 al 1955. Nel 1959 e nei quattro anni successivi percorre la Russia la Siberia, l’Asia centrale. Nel 1955 i suoi reportages gli valgono il Premio Pulitzer. L’A ha scritto pure ‘I 900 giorni: l’assedio di Leningrado’.”,”RIRO-035″
“SALISBURY Harrison E.”,”The New Emperors. Mao and Deng. A dual biography.”,”SALISBURY per molti anni è stato il corrispondente da Mosca per il New York Times. Ha intervistato quasi tutti i dirigenti cinesi.”,”CINx-091″
“SALISBURY Harrison E.”,”La Russie en Revolution, 1900-1930.”,”””Il fatto che non si fosse presa alcuna decisione, quanto alla data e all’ ora del sollevamento, inquietava Lenin. Egli si nascondeva sempre nell’ appartamento di Fofanova, e aveva delle difficoltà di comunicare con il CRM (Comitato militare rivoluzionario, ndr); di più, Zinoviev e Kamenev, i suoi avversari, continuavano a lavorare con gli altri Bolscevichi allo Smolny come se niente fosse stato. Al culmine della collera e dell’ energia, Lenin sembrava cadere allora in una sorta di letargia e per quello che si sa non si mosse più tra il 20 e il 23 ottobre. I suoi compagni, loro, si agitavano senza ordine.”” (pag 147)”,”RIRO-289″
“SALISBURY Harrison E.”,”L’ orbita della Cina.”,”SALISBURY Harrison E. è un inviato autorevole corrispondente del ‘New York Times’. Ha voluto stabilire tra l’altro nel modo più preciso possibile il rapporto tra Cina e Stati Uniti e la possibilità di una futura guerra tra i due grandi paesi. “”Poi venne il 1962, l’ anno dell’ attacco cinese all’ India. Venne sferrato a occidente, e precisamente nel Ladakh, la regione settentrionale del Kashmir, attraverso gli alti valichi dell’ Himalaya. Ma l’ allarme si estese all’ intero ‘glacis’ montano. Le truppe indiane affluirono nel Sikkim, sempre più numerose – tanto che adesso c’erano venticinque o trentamila uomini – per sorvegliare i valichi verso il Tibet. Ermeticamente chiusa la frontiera, per il Sikkim non c’era più possibilità di commercio. E la fine delle migrazioni delle pecore e delle capre attraverso i valichi del nord determinò automaticamente una diminuzione del tenore di vita e il tramonto di un modo di vivere. Nonché, nel Sikkim, gravi ripercussioni economiche e politiche. Il commercio in transito per il Tibet era cessato (…). Ma la presenza degli indiani era un vantaggio solo fino ad un certo punto. Infine non si prendevano neppure la briga di nascondere il loro desiderio d’ incorporare il Sikkim all’ India. E consideravano con diffidenza e ostilità la politica del Chogyal di conservare l’ indipendenza del paese e di allargarne, se possibile, i territori. Secondo loro il Sikkim era troppo piccolo, troppo povero e troppo arretrato per sbrigare i propri affari. Era inoltre, insinuavano, un tantino malfido. In fondo tutti sapevano dei legami tra la sua casa regnante e il Tibet e della personale interessenza del Chogyal nei commerci con Lhasa.”” (pag 114-115)”,”CINx-204″
“SALISBURY Harrison E.”,”La prossima guerra tra Russia e Cina.”,”SALISBURY Harrison E. Cartina dei territori cinesi sottratti dall’imperialismo (pag 144) e interpretazione cinese della cartina (pag 155) La politica americana dopo la vittoria di Mao vs Chiang Kai Shek (linea Truman Acheson) è di considerare Formosa come parte integrante della Cina. La politica americana di quel periodo era quella di “”lasciar posare la polvere””. (pag 92) Perimetro militare degli Stati Uniti. “”Ciò che Acheson fece, fu tracciare una linea che congiungeva i principali punti difensivi americani in Estremo Oriente. E tale linea, definì con cura. La linea andava dall’Alaska e dalle Aleutine al Giappone, alle Ryukyu (Okinawa) e, più a sud, alle Filippine. Indicava ciò per cui gli Stati Uniti si sarebbero battuti. E ciò per cui non si sarebbero battuti. Non era un elenco compilato alla leggera. Nessun diplomatico avrebbe supposto una cosa del genere. Anzi, l’avrebbe letto con la massima attenzione. E come tale fu letto in tutto il mondo. L’elenco presentava una notevole omissione: la Corea”” (pag 92)”,”CINx-262″
“SALISBURY Harrison E.”,”La vera storia della Lunga Marcia.”,”Harrison E. Salisbury, nato nel Minesota nel 1908, è stato – come a scritto Henry Miller – ‘un testimone appassionato e irruente dei più importanti avvenimenti di questo turbolento secolo’. Iniziata in giovanissima età la carriera di giornalista, dopo i suoi reportages dal Nordafrica, Medio Oriente e Russia nella Seconda Guerra Mondiale è divenuto direttore della ‘United Press’ di Londra. Inviato a mosca nel 1949 dal ‘New York Times’, vi ha soggiornato per alcuni anni, ha viaggiato quindi in tutti i paesi comunisti e ha avuto modo di conoscere le più alte personalità della politica e della cultura in Unione Sovietica e nella Repubblica Popolare Cinese. Tra le sue opere citiamo: Cinquant’anni di vita sovietica e Novecento giorni, L’assedio di Stalingrado. Ogni rivoluzione si compie all’ombra di una leggenda: per la rivoluzione cinese questa leggenda è stata la Lunga Marcia che, dal guado del fiume Yudu nella Cina meridionale, attraversato dall’Armata Rossa cinese il 16/10/1934 per sfuggire alle potenti truppe di Ciang Kai-shek, ha portato Mao Zedong alla Piazza Tienanmen di Pechino dove, il 1/10/1949, egli proclamò la Repubblica Popolare Cinese.”,”CINx-012-FL”
“SALISBURY Harrison Evans”,”Black Night, White Snow: Russia’s Revolutions 1905-1917.”,”Harrison E. Salisbury, nato nel Minesota nel 1908, è stato – come a scritto Henry Miller – ‘un testimone appassionato e irruente dei più importanti avvenimenti di questo turbolento secolo’. Iniziata in giovanissima età la carriera di giornalista, dopo i suoi reportages dal Nordafrica, Medio Oriente e Russia nella Seconda Guerra Mondiale è divenuto direttore della ‘United Press’ di Londra. Inviato a mosca nel 1949 dal ‘New York Times’, vi ha soggiornato per alcuni anni, ha viaggiato quindi in tutti i paesi comunisti e ha avuto modo di conoscere le più alte personalità della politica e della cultura in Unione Sovietica e nella Repubblica Popolare Cinese. Tra le sue opere citiamo: Cinquant’anni di vita sovietica e Novecento giorni, L’assedio di Stalingrado. Ogni rivoluzione si compie all’ombra di una leggenda: per la rivoluzione cinese questa leggenda è stata la Lunga Marcia che, dal guado del fiume Yudu nella Cina meridionale, attraversato dall’Armata Rossa cinese il 16/10/1934 per sfuggire alle potenti truppe di Ciang Kai-shek, ha portato Mao Zedong alla Piazza Tienanmen di Pechino dove, il 1/10/1949, egli proclamò la Repubblica Popolare Cinese. Principal Personages, Author’s Note, Source Notes and Acknowledgments, Sources, Notes, Index, Paperback Edition”,”RIRx-112-FL”
“SALISBURY Harrison E.”,”L’orbita della Cina.”,”Inviato e corrispondente del New York Time”,”CINx-018-FV”
“SALISBURY Harrison E.”,”I 900 giorni. L’assedio di Leningrado.”,”‘Harrison E. Salisbury redattore del New York Times e massimo conoscitore di cose russe è probabilmente l’unico storico che sia riuscito a raccogliere una documentazione completa e a ricostruire l’assedio e i fatti successivi attingendo a testimoni, diari, memorie, documenti, archivi, interrogando chi c’era, e lavorando a questo scopo per venticinque anni, a partire dal 1944. Il suo racconto comincia con le cause storiche della tragedia: l’imprevidenza di Stalin e il suo rifiuto a credere che l’attacco tedesco fosse imminente o addirittura fosse già iniziato. Da questo enorme errore il destino della città – la più europea, la più bella, la più fervida di vita intellettuale dell’Urss – è stato segnato: di qui i drammi innumerevoli della popolazione eroicamente chiusa nella città, le morti per fame, per ghiaccio, per bombardamento, gli sforzi eroici degli abitanti, la mancanza di acqua, elettricità, cibo, gli episodi di cannibalismo… il lavoro spietato della polizia segreta e della “”corte”” staliniana, da un lato, e la disperata strategia di generali e commissari politici per spezzare l’assedio dall’altro….’ (dal risvolto di copertina) La diserzione del generale Vlasov. “”Vlasov non si sparò. Due giorni prima che Zhdanov (segretario e capo del partito di Leningrado, ndr) ordinasse ai partigiani di cercarlo, si arrese ai Tedeschi, per l’esattezza il 12 luglio, e dopo breve tempo si pose al servizio dell’apparato propagandistico nazista come capo di quello che fu noto come il movimento vlassoviano, un’organizzazione di soldati e ufficiali russi diretta contro la causa sovietica. Fu l’unico generale sovietico di primo piano che disertò, e la sua defezione fu sempre una faccenda intricata in cui spesso egli non si prestava al gioco nazista. Ma il tradimento di Vlasov divenne oggetto di tale orrore e stupore nella Russia in guerra, che non si osava neppure pronunciare il suo nome. In seguito, tuttavia, molti scrittori sovietici si sforzarono di attribuire a lui tutta la colpa del disastro della II Armata d’Assalto. Avanzarono l’ipotesi che avesse deliberatamente fatto il doppio gioco. Nella documentazione della disperata lotta sostenuta dalla II Armata d’Assalto non vi sono prove atte a sostenere tale opinione. Il generale Chozin che, naturalmente, era a sua volta profondamente coinvolto nella tragedia, ne concluse che i Sovietici non avevano semplicemente la forza per sconfiggere le bene organizzate, ben trincerate truppe tedesche che si trovavano al fronte. I Tedeschi, fece notare, erano “”al culmine della loro potenza””. In nessun momento il Comando Supremo di Mosca fu in grado di inviare sul fronte a Leningrado riserve sufficiente a creare una reale forza d’urto. Questa fu la chiave del disastro, più che le deficienze accusate dalle truppe, la cattiva direzione dei generali o l’incipiente tradimento di Vlasov. La II Armata d’Assalto era già accerchiata, impantanata quasi inestricabilmente negli acquitrini e affrontata da forze tedesche possenti, ben guidate, prima ancora che Vlasov giungesse ad assumere il comando, alla metà di aprile, a bordo del leggero aereo da ricognizione. Il generale Meretzkov, non a torto, attribuisce gran parte della colpa a Mosca per l’assurdo cambio di comando che lo estromise in aprile soltanto per richiamarlo ai primi di giugno, una decisione che ebbe una parte importante nel disastro. Ma nulla nella condotta di Meretzkov, durante le operazioni della fine dell’inverno e degli inizi della primavera, lasciava sperare che la sorte della II Armata d’Assalto sarebbe stata diversa, se non gli avessero tolto il comando. Il ruolo di Vlasov fu secondario, ma il fatto che si fosse posto alla testa del movimento vlassoviano precipitò le sue azioni e l’intera questione della II Armata d’Assalto nel sinistro limbo delle interpretazioni critiche della politica sovietica. Tutti coloro che si trovarono coinvolti nella faccenda dovettero dimostrare che la colpa era tutta di Vlasov e soltanto lui era il colpevole. Per vent’anni, nella storiografia sovietica, vi furono solo accenni vaghi a Vlasov e anche oggi il principale intento delle memorie e degli studi consiste nello stabilire che i singoli comandanti non ebbero nulla a che fare con Vlasov o con le decisioni prese dal Cremlino in merito a lui e alla sfortunate operazioni di Volchov”” (pag 501) ‘… Fondata nel 1703, la città ha segnato l’ingresso della Russia nella storia europea, rappresentando insieme una porta aperta verso occidente e un significativo simbolo di confronto culturale… L’intenso processo di industrializzazione, avviato alla fine dell’Ottocento e ulteriormente potenziato dopo la Prima guerra mondiale, portò a un incremento enorme della popolazione (soprattutto operaia), che nel 1940 superava i 3 milioni’ (trec) ‘San Pietroburgo (russo Sankt Peterburg) Città della Russia (dal 1914 al 1924, Pietrogrado; dal 1924 al 1991, Leningrado; 4.568.047 ab. nel 2008), con status di città autonoma, che si estende dai confini con l’Estonia e con la Finlandia fino alle rive del Lago Onega. Seconda città, dopo Mosca, per numero di abitanti, fu capitale della Russia per un lungo periodo (dal 1712 al 1918) quasi senza interruzione. Fondata nel 1703, la città ha segnato l’ingresso della Russia nella storia europea, rappresentando insieme una porta aperta verso occidente e un significativo simbolo di confronto culturale. Sorge all’estremità orientale del Golfo di Finlandia, presso la foce deltizia del fiume Neva (emissario del Lago Ladoga), su un terreno prevalentemente acquitrinoso, costituito da depositi morenici glaciali e postglaciali e da alluvioni della Neva. La storia topografica della città ha avuto inizio dalla Peterburgskaja Cast´, il gruppo di isole comprese tra la Piccola Neva e la Grande Neva. Nella maggiore sorge la fortezza dei SS. Pietro e Paolo; sulla sponda opposta vi è la zona monumentale con il Palazzo d’Inverno, l’Ermitage, la cattedrale di S. Isacco e l’Ammiragliato, dal quale si diparte la grande arteria Nevskij Prospekt (lunga 4,5 km), che taglia completamente la penisola formata dall’ansa della Neva. Il Vasil´evskij Ostrov costituisce il centro culturale, grazie alla presenza dell’Accademia delle scienze, quella di Belle Arti, dell’Università, di molti musei. Il più grande quartiere operaio è la Vyborgskaja Storona, nella zona NE della città. Nel complesso, la pianta urbana risulta abbastanza regolare, con ampie piazze e vie larghe e rettilinee. Il clima, umido, è parzialmente influenzato dalla presenza del mare, che mitiga leggermente le temperature rigide invernali dovute alla latitudine (59°55? N). La temperatura media di luglio è di 17,3°C, quella di gennaio di ?7 °C. Le precipitazioni (oltre 500 mm annui di pioggia, distribuiti in prevalenza nei mesi estivi) non sono particolarmente abbondanti. Sebbene la città, nata come capitale ‘artificiale’, abbia un’esistenza relativamente breve, una storia vissuta molto intensamente l’ha portata a un rapido sviluppo topografico e demografico: nel 1725 contava 70.000 ab., saliti, alla fine del Settecento, a 220.000. Il potenziamento dell’Impero come forza marittima diede nuovo impulso a S. che, nel 1825, raggiungeva i 425.000 abitanti. L’intenso processo di industrializzazione, avviato alla fine dell’Ottocento e ulteriormente potenziato dopo la Prima guerra mondiale, portò a un incremento enorme della popolazione (soprattutto operaia), che nel 1940 superava i 3 milioni’ (Treccani)”,”QMIS-062-FSD”
“SALITURO Bruno SOCI Anna”,”Macroeconomia. introduzione ai modelli teorici.”,”Bruno Salituro e Anna Soci insegnano Economia politica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.”,”ECOT-184-FL”
“SALLEO Ferdinando FABBRI Fabio PACIFICO Claudio CALAMIA Pietro MAIOLINI Mario E. MELANI Maurizio BENEDETTI Adriano VERDERAME Gianfranco NIGIDO Roberto”,”La Russia di Putin e le sue contraddizioni.”,”Salleo e Fabbri sono due ambasciatori”,”RUSx-192″
“SALLES Jean-Paul”,”La Ligue communiste révolutionnaire (1968 – 1981). Instrument du Grand Soir ou lieu d’ apprentissage?”,”Libro dedicato alla rivista Dissidences, bulletin de liaison des études sur les mouvements révolutionnaires. E alla memoria di Pierre BROUE’, morto il 26 luglio 2005. J.P. SALLES è Docteur en Histoire Paris I – Panthéon – Sorbonne, è Maitre de Conferences qualifié e insegna all’ Università de la Rochelle. Doppia appartenenza? Molti militanti di origine ebraica. “”Questa specificità della Ligue può essere dovuta al gran numero di militanti di origine ebraica. Questo era stato già il caso del PCI (partito comunista internazionalista, ndr) all’ indomani della seconda guerra mondiale. Ricordiamo così la celebre battuta: “”Perché i membri del BP della Lega comunista non discutono in yiddish? Perché c’è Bensaïd””, raccontata a A. Kriegel. Tra i dirigenti più noti della Ligue, P. Frank è nato a Parigi nel 1905 in una famiglia ebrea da poco immigata da Vilna; i fratelli di Krivine sono discendenti anche loro da ebrei venuti dall’ est. E H. Weber è nel 1944 a Leninabad presso il fiume Amour. Altri militanti conosciuti – R. Prager o P. Barsony (Piotr) – , sono nati da padri ebrei ungheresi, ma da madre tedesca per il primo e corsa per il secondo. Quanto a scrivere come fa A. Kriegel che “”i giovani ‘aschkenazim’ si ritrovano più volentieri trotskisti, i giovani ‘sephardim’ più volentieri maoisti””, le lasciamo la responsabilità di questa affermazione.”” (pag 307-308)”,”FRAP-087″
“SALLES Jean-Paul”,”La Ligue Communiste Révolutionnaire (1968-1981). Instrument du Grand Soir ou Lieu D’Apprentissage?”,”Jean-Paul Salles, Docteur en Histoire Paris I-Panthéon Sorbonne, est Maître de Confèrences qualifié et enseigne à l’Université de La Rochelle. Le présent ouvrage est tiré de sa thèse. Préface di Michel DREYFUS, Principaux Sigles, Introduction générale, Pseudonymes, Organigramme, Conclusion, Sources et bibliographie, Chronologie de la LCR, Annexe biographique, index, table des tableaux et des cartes, table des matières,”,”TROS-079-FL”
“SALLMANN Jean-Michel”,”Carlo V.”,”Jean-Michel Sallmann è professore di Storia moderna all’Università di Parigi X-Nanterre e studioso di storia italiana dal XVI e XVII secolo fino alla colonizzazione del Nuovo Mondo Carlo V un impero immenso, e lo sconfinato potere del suo creatore. Fu re di Spagna, ma era di cultura fiamminga, parlava francese e ci mise anni a imparare il castiglia-no; fu l’uomo più potente della Terra, ma sempre a caccia di denaro per pagare i suoi eserciti; ammirava Erasmo e fu discepolo di Adriano di Utrecht (il futuro papa Adriano VI), eppure fu impegnato in mille guerre per buona parte della sua vita; fu l’acerrimo nemico di Lutero, ma non esitò a mettere a sacco la Roma papale. Imperatore, re di Castiglia, d’Aragona, di Napoli e di Sicilia, duca di Borgogna, senza dimenticare i domini spagnoli nelle Americhe: sul suo regno non tramonta moi il sole, osservavano i suoi contemporanei. Nel corso della sua vita, Carlo V, forse il più grande degli Asburgo, superò tutti i suoi rivali: nessun principe europeo poteva eguagliarlo. Ebbe tutto e si disfo di tutto: dopo aver abdicato, trascorse gli ultimi due anni in un monastero spagnolo, in attesa della morte. “”Per quali motivi Martin Lutero riuscì dove altri prima avevano fallito? Bisogna stare molto attenti alle spiegazioni semplicistiche. Lutero non si presentò mai come un ribelle, un eretico e uno scismatico. Voleva essere il riformatore di una Chiesa di cui non voleva spezzare l’ unità. Molti temi fondamentali della sua dottrina erano perfettamente ortodossi e costituivano anche i luoghi comuni della riflessione teologica o della letteratura devota alla fine del Medioevo. Gli scolastici ockhamisti avevanoinsistito sulla trascndenza divina prima di lui, la grazia giustificante gli fu ispirata da San Paolo e Sant’ Agostino, la giustificazione per mezzo della fede e il ruolo secondario delle opere erano correntemente discusse nei circoli devoti in Italia dopo Lorenzo Valla, numerose correnti spirituali uscite dalla devotio moderna rifiutavano le manifestazioni esteriori del culto e, quanto alle indulgenze, non vi era ancora alcuna dottrina ufficiale in materia. Fu solo a partire dalla fine del 1518, quando Lutero si oppose violentemente al potere papale, e poi, soprattutto, durante l’ estate del 1520 quando negò l’ efficacia dei sacramenti per l’ottenimento della grazia e criticò il sacrificio della messa, che si produssero le rotture irrimediabili.”” (pag 203)”,”SPAx-079″
“SALLUSTIO Gaio Crispo”,”La guerra di Giugurta. (Bellum Iugurthinum)”,”””Tutta la prima parte della monografia sallustiana presenta variazioni sul tema dell’ avidità e verte sul concetto base che avevano inculcato in Giugurta gli ufficiali romani divenuti suoi amici durante l’ assedio di Numanzia: che a Roma tutto è in vendita””. (pag 20) Numidia: antica regione dell’ Africa nord-occidentale corrispondente all’ odierna Algeria”,”STAx-096″
“SALLUSTIO Gaio Crispo”,”La congiura di Catilina.”,”CATILINA uomo politico romano presentatosi alle elezioni consolari con un programma radicale incontrò l’ opposizione dell’ oligarchia senatoriale. Preparò allora una congiura che venne però scoperta per via di una delazione. CICERONE denunciò il piano in senato (Catilinarie) e Catilina fuggì in Etruria dove venne sconfitto e ucciso. “”In una città così grande e così corrotta, non era stato difficile a Catilina raccogliersi attorno tutti i dissipati e i criminali e farne, si può dire, la sua guardia del corpo.”” (pag 99)”,”STAx-097″
“SALLUSTIO Gaio Crispo, a cura di Paolo FRASSINETTI”,”Opere e frammenti. I frammenti delle storie.”,”Frammenti. “”Da quel tempo la moralità antica, che in precedenza aveva declinato gradualmente, precipitò in basso con la foga di un torrente. I giovani si lasciarono corrompere a tal segno dalla sete di lusso e di denaro da giustificare l’ affermazione che nacquero in quel tempo uomini insofferenti del patrimonio proprio e dell’altrui.”” (pag 259) “”In effetti l’ Italia era sconvolta dalle rapine, dalla fuga dei cittadini e dalle stragi””. (pag 259) “”Per tutta la provincia correvano voci esagerate e terribili: giacchè, obbedendo ciascuno all’ impulso della paura, parlavano di cinquantamila e più nemici o assicuravano che erano sbarcati dai confini dell’ Oceano strani esseri dall’ aspetto mostruoso, usi a pascersi di carne umana””. (pag 272) Gaio Sallustio Crispo, o più semplicemente Sallustio (in latino: Gaius Sallustius Crispus, Amiternum, 1 ottobre 86 a.C. – Roma, 13 maggio 34 a.C.) è stato uno storico latino e senatore romano. Proveniente da una famiglia plebea legata alla nobilitas municipale, compì il cursus honorum, divenendo prima questore, poi tribuno della plebe ed infine senatore della Repubblica Romana. Dopo esser stato cacciato dal Senato per indegnità morale, partecipò alla guerra civile del 49 a.C. tra Cesare e Pompeo, schierato tra le fila cesariane. Dopo la sconfitta di Pompeo, Cesare lo ricompensò per la sua fedeltà conferendogli la pretura, riammettendolo in Senato e nominandolo governatore della provincia dell’Africa Nova. Dopo la fallimentare esperienza di governo e a seguito dell’uccisione di Cesare, si ritirò dalla vita politica; in questo momento si diede alla stesura di opere a carattere storico, in particolare le due monografie De Catilinae coniuratione e Bellum Iugurthinum, le prime della storiografia latina, e delle Historiae, un’opera di tipo annalistico. [2] Grazie queste importanti opere ottenne un’enorme fama ed è annoverato tra gli storici latini più importanti del I secolo a.C. e di tutta la latinitas Poche sono le notizie sicure sulla vita di Sallustio. Godono di una certa attendibilità la sua data di nascita, le calende di ottobre (il 1° ottobre) dell’anno 86 a.C., ed il suo luogo di nascita, Amiternum, un centro sabino del Samnium occidentale. [3][4] La sua famiglia, probabilmente plebea, ma di condizione agiata e legata alla nobilitas locale, si trasferì poco dopo a Roma, dove ebbe modo, come era prassi per i giovani figli della nobilitas municipale, di dedicarsi alla carriera politica. Si adattò tuttavia ai costumi corrotti della città, che criticò aspramente nelle sue monografie, con risentimento e rimpianto per i valori antichi (le pristinae virtutes) del popolo romano. [3][7] In lui però non mancavano una rigorosa tempra morale e delle serie inclinazioni verso la filosofia; [8] in particolare fu attratto dal neopitagorismo, filosofia allora particolarmente in voga presso i ceti elevati della società, e venne in contatto con la scuola neopitagorica di Nigidio Figulo. [5] Non si possiedono però altre notizie precise relative a questo periodo, almeno sino al 54 a.C., anno di inizio del suo cursus honorum con la carica di questore. La sua carriera politica si rivelò però anomala, in quanto saltò alcune delle tappe principali del cursus honorum. [9] È possibile ipotizzare che, essendo un homo novus, abbia trovato naturale schierarsi col partito dei populares, il cui leader era allora Giulio Cesare, considerato l’erede politico di Gaio Mario. Potrebbe anche aver avuto un rapporto particolare con Marco Licinio Crasso, di cui era forse cliente (cliens): [10] infatti, pur non esprimendo mai un giudizio positivo nei suoi confronti, nel De Catilinae coniuratione (capp. 17,7; 48,9) traspare il fatto che da lui ricevette delle importanti confidenze. [3] Homo novus tra i Populares [modifica] Ritratto marmoreo di Giulio Cesare.Nel 52 a.C. ricoprì la carica di tribuno della plebe. Durante il suo tribunato si trovò ad affrontare la grave crisi politica scoppiata in seguito all’omicidio di Publio Clodio Pulcro, [11][10] un popularis di tendenze estremiste (e candidato al consolato per quell’anno) le cui bande armate si erano a lungo fronteggiate per le vie di Roma con quelle dell’optimatis Tito Annio Milone (in sua difesa Cicerone compose l’orazione Pro Milone). In un clima politico reso incandescente anche dalle minacce inviate dalla Gallia da Cesare, impegnato a reprimere la rivolta di Vercingetorige e fortemente intenzionato a mantenere il suo status di leader della factio dei Populares a Roma, [8] Sallustio si schierò con decisione contro Milone ed i suoi sostenitori, [12] tra i quali vi era Cicerone. Nel 51 fu eletto senatore, rimanendo sempre un fedele sostenitore di Cesare nella lotta contro Pompeo.[3][13] Nonostante l’amicizia di Cesare, nel 50 fu espulso dal senato probri causa, cioè “”per indegnità morale””; [8] sembra però che sia stata una vendetta politica messa in atto da parte dell’oligarchia senatoria, e in particolare da Appio Claudio Pulcro e Lucio Calpurnio Pisone, censori in carica quell’anno e di dichiarata fede pompeiana. [5][7] Allo scoppio della guerra civile del 49 a.C., Sallustio divenne uno dei capi del partito cesariano; lo stesso anno fu riammesso in senato grazie all’intercessione del suo potente protettore, ottenendo anche la carica di pretore nel 47. [7] Subito dopo l’espulsione dal senato, Sallustio raggiunse Cesare in Gallia, mentre si accingeva a completarne la conquista, e fu al suo fianco durante la guerra civile. [8] In questo periodo svolse alcuni importanti incarichi militari, in particolare una fortunata spedizione nel 46 a.C., durante la guerra in Africa, contro l’isola di Cercina presidiata dai pompeiani, allo scopo di derubarli delle riserve di frumento. [7][8] Nello stesso anno combatté a Tapso, in Africa, dove probabilmente diede una buona prova di sé, [7] dato che, dopo la sconfitta dei pompeiani, gli fu riconferita la pretura e fu nominato governatore (propraetor) della neonata provincia nordafricana dell’Africa Nova, originatasi dal disfacimento del regno di Numidia. Nei diciotto mesi del suo mandato poté, secondo il malcostume del tempo, arricchirsi senza il minimo ritegno, sfruttando la liquidazione dei beni del re numida Giuba I ed incassando laute tangenti sugli appalti pubblici. Pertanto al suo ritorno a Roma fu accusato di concussione (de repetundis) e di malgoverno per aver sfruttato e derubato i provinciali. [7][13] Ultimi anni [modifica] Tornato a Roma nel 44 a.C., con i soldi accumulati durante il suo proconsolato acquistò una proprietà a Tivoli, precedentemente appartenuta a Cesare, [8] e si fece costruire nell’Urbe una sfarzosissima dimora fra il Pincio e il Quirinale nota col nome di Horti Sallustiani (“”Giardini sallustiani””), dal nome dei grandiosi giardini (hortus significa infatti giardino) che circondavano il suo palazzo. [15] (fonte Wikip)”,”STAx-180″
“SALLUSTIO Gaio, a cura di Giancarlo PONTIGGIA e Lucia ZUCCOLI CLERICI; NEPOTE Cornelio, a cura di Luca CANALI”,”La congiura di Catilina (Sallustio); La guerra Giugurtina. Gli uomini illustri. (Nepote).”,”Sulla vita di Sallustio disponiamo poche notizie, a volte dubbie, spesso di fonte ostile. Era nato ad Amiterno, una città della Sabina orientale vicino all’odierna Aquila, nell’autunno dell’86 a.C. La famiglia era plebea ma agiata; l’epoca era quella, sanguinosissima, della guerra civile tra mariani e sillani; la regione, montuosa, selvatica, aspra, era abitata da popolazione semplice, devota, tradizionalista, austera nei costumi, legata a ritmi di vita ancora arcaici. Non sappiamo quando giunse a Roma, meta obbligata per chi ambiva allora a una carriera. Un erudito compilatore, amante di curiosità aneddotiche, biografiche e cronologiche è Cornelio Nepote. Ignoto il suo prenome, l’anno della nascita e della morte, il paese di origine: era un transpadano, nativo di una città in riva al Po. Godette l’amicizia e la stima di Cicerone che ebbe con lui corrispondenza epistolare, di Pomponio Attico, di Catullo suo comprovinciale che gli dedicò il glorioso lepidus libellus. Visse a Roma lontano, come Attico, dalla politica e dalle cariche pubbliche, lasciò fama di uomo dabbene e Plinio ne afferma la sanctitas morum, la rettitudine dei costumi. Morì sotto il principato di Augusto.”,”STAx-093-FL”
“SALMON Laura”,”Teoria della traduzione. Storia, scienza, professione.”,”””Com’è stato spesso ribadito dai poeti e dagli studiosi tedeschi, la traduzione era l’ ‘intimo destino’ (innerestes Schicksal) della lingua tedesca stessa. L’ evoluzione del tedesco moderno è inseparabile dalla Bibbia di Lutero, dall’ Omero di Voss, dalle versioni successive di Shakespeare a opera di Wieland, Schlegel e Tieck.”” (Steiner, pag 80)”,”VARx-089″
“SALMON Christian”,”Le rêve mathematique de Nicolai Boukharine.”,”SALMON Christian è nato nel 1951. Insegna contabilità e economia a Parigi. Lo scontro Lenin Bucharin. “”Pendant l’année 1915, Lénine avait consacré la plus grande part de son travail théorique à la question de l’impérialisme, et au débat sur le droit des nations. Pendant l’année 1916, l’opposition des jeunes bolcheviks l’oblige à aller plus loin et à mettre à nu les racines théoriques de leurs erreurs; une fois encore, Lénine a recours à l’analogie de “”l’économisme””. A partir de l’été 1916, il produit cette analyse dans une série de textes: “”à propos de la tendance naissante de l’économisme impérialiste””, “”une caricature du marxisme””, “”l’Internationale de la Jeunesse””. Entre temps, la polémique s’est élargie commencée sur la question du “”droit des nations””, elle débouche sur la question de l’Etat. Lénine, ayant décidé de publier une série de textes programmatiques, demande à Boukharine une contribution sur un “”sujet-économique””. Celui-ci envoie un essai qui prolongeait ses recherches sur l’impérialisme: ‘Vers une théorie de l’Etat Impérialiste’. Dans cet essai, Boukharine décrivait l’irruption de l’etat moderne, nouveau “”Leviathan”” et retrouvait l’anti-étatisme de Marx et Engels que des années d’opportunisme avaient plongé dans l’oubli. Cette découverte était dans le droit fil de ses analyses sur l’impérialisme. De plus, l’insertion de Boukharine dans l’extrême gauche européenne l’avait mis en contact avec les thèses de ceux qui, tels Anton Pannekoek, ou Zeth Höglund, tentaient d’opposer au déferlement droitier de l’opportunisme, l’anti-étatisme de Marx. Mais, Lénine, dont le combat pendant toute la guerre s’identifie à la lutte contre l’opportunisme, sur ce point n’est pas au rendez-vous. De façon significative, il hésite à publier l’article comme une contribution à la discussion, mais finalement, en septembre 1916, il le refuse. Boukharine défend ses propositions dans une série de lettres à Lénine et au comité central. Lénine en retour, accuse Boukharine de “”semi-anarchisme”” et lui reproche d’ignorer la nécessité d’un état post-révolutionnaire. L’échange de vue est interrompu par le départ de Boukharine pour les Etats-Unis””. [Christian Salmon, Le rêve mathematique de Nicolai Boukharine, 1980] (pag 73)”,”BUCS-025″
“SALMONI Gilberto, a cura di Anna Maria ORI”,”Una storia nella Storia. Ricordi e riflessioni di un testimone di Fossoli e Buchenwald.”,”Gilberto Salmoni (Genova, 1928) laureato in ingegneria e psicologia, ha lavorato in entrambi i settori. Internato a 15 anni con la famiglia a Fossoli, deportato a Buchenwald col fratello maggiore, è oggi (2013) presidente dell’ ANED (Associazione ex deportati politici e razziali) e svolge attività di testimonianza nelle scuole. Ha pubblicato altri libri sull’esperienza della deportazione.”,”ITAR-015-FER”
“SALOMON Jean-Jacques”,”Prométhée empêtré. La résistance au changement technique: un enjeu pour l’ Europe.”,”””La nécessité culturelle n’est pas moins mère de l’invention que la nécessité naturelle: les réglementations nouvelles peuvent être un stimulant de l’innovation plutôt qu’un frein. Ce qui est sûr, c’est que les ressources affectées à la mise au point d’équipements ou de techniques destinés à satisfaire ces normes plutôt qu’à accroître la productivité au sens classique du terme reflètent un changement qui répond à l’intention même du législateur, c’est-à-dire un changement dans les valuers individuelles et sociales et une attitude plus critique à l’égard du progrès technique.”” (pag 88)”,”TEOS-160″
“SALOMON Maynard”,”Mozart. Volume primo.”,”ANTE3-34 pag 179″,”VARx-307″
“SALOMON Maynard”,”Mozart. Volume secondo.”,”ANTE3-35 pag 440 pag 451 pag 455″,”VARx-308″
“SALOMON Jean-Jacques”,”Scienza, cambiamento tecnologico e decisione politica.”,”””Goya diceva che il sonno della ragione produce mostri”” … (pag 128) “”Il progresso tecnologico, in particolare nella comunicazione e nell’informazione, porta alla crescita di mote forme e ramificazioni di democrazia di base, in competizione con i politici di professione. Ciò significa che i parlamenti devono apportare miglioramenti al sistema parlamentare, per cui il mutamento tecnologico e le trasformazioni sociali rappresentano una sfida così potente che alcuni critici considerano i suoi modi di funzionamento arcaici se non obsoleti”” (pag 138)”,”SCIx-009-FB”
“SALOMON Jean-Jacques”,”Le destin technologique.”,”Jean-Jacques Salomon è titolare della cattedra di Tecnologia e Società al Conservatorio nazionale delle arti e mestieri. Ha fondato e diretto dal 1963 al 1983 la Divisione delle politiche della scienza e della tecnologia dell’OCDE. Ha pubblicato tra l’altro ‘Science et politique’, Seuil, 1970, Economica, 1989, ‘Le gaulois, le cow-boy et le samourai. La politique française de la technologie’, Economica, 1986, ‘Sciece, guerre et paix’, Economica, 1989. Nel capitolo ‘Ce qui fait changer le changement’, tratta delle riflessioni sulla tecnologia di Marx ed Engels (pag 91-119) La seconda guerra mondiale, intervento dello stato nella ricerca e sviluppo, la ricaduta della spesa militare nel campo dell’industria civile e nella società nel suo complesso. “”Le conflit mondial ouvre en fait une ère nouvelle dans l’histoire de l’économie libérale, où l’on voit même les pays les moins dirigeste accepter l’intervention croissante de l’Etat dans le secteur universitaire autant que dans le secteur industriel, et cela au nom même des fonctions que Schumpeter réservait exclusivement à l’initiative privée. L’absence de paix, la pibolarisation, l’escalade des armements sur lesquelles la Seconde Guerre mondaile se conclut, conduisent tous les pays industrialisés, Etats-Unis en tête, à cette forme nouvelle de capitalisme que Schumpeter n’aurait pas hésité à dénoncer comme une réplique du communisme: on y légitime le soutien public de la recherche fondamentale même dans les pays où les universités sont privées; l’Etat se livre à des investissements massifs dans les programmes de recherche-développement pour la défense et le prestige, alors qu’on n’est pas en état de guerre (du moins déclarée); les agences gouvernamentales se lancent dans des programmes de recherche appliquée dont les résultats contribuent au profit des entreprises privées; les fonds publics prennent en charge une part important du coût des recherches dans lesquelles s’engage le secteur privé, et ils contribuent directement au financement des actitivités de recherche-developpement menée en coopération par les entreprises «à un stade préconcurrentiel», formule pudique pour légitimer au nom de la promotion de l’innovation l’aide de l’Etat à des ententes inter-firmes qui tournent la loi anti-trust. Socialisation incontestable, qui donnerait raison à Schumpeter, si l’on ne retenait que ces conséquences des liens désormais étroitement noués, au nom de l’impératif de l’innovation, entre le secteur privé et le secteur public (…). (…) En fait, le secteru militaire de la recherche-développement a longtemps été, pendant et après la Seconde Guerre mondiale, la source d’innovation majeures dont les application se son étendues au secteur civil (aéronautique, énergie nucléaire, électronique, ordinateurs, radars, satellites, antibiotiques, DDT, etc.). Il a conduit à une forte concentration des entreprises menant des activités de recherche, celles-ci étant elles-mêmes concentrées sur un petit nombre de secteurs privilégiés. De ce point de vue aussi Schumpeter s’est trompé, lorsqu’il écrit que l’action de l’Etat «peut être considérée comme une donnée extérieure au monde des affaires», en particulier dans le cas des dépenses d’armements qui constituent «un handicap plutôt qu’un stimulant». Pendant près d’un quart de siècle, l’effort militaire de recherche-développement s’est traduit, pour les Etats-Unis comme pour la France, par des performances du point de vue de l’innovation technique et par des retombées incontestables dans le secteur civil. …. finire (pag 130, 133-134)”,”SCIx-513″
“SALOMON Jean-Jacques SAGASTI Francisco R. SACHS-JEANTET Céline a cura; saggi di Jean-Jacques SALOMON Nasser PAKDAMAN Jan ANNERSTEDT Andrew JAMISON Hebe VESSURI Jacques GAILLARD Jorge KATZ Sanjaya LALL Ignacy SACHS Atutl WAD Amitav RATH Ajit BHALLA Paulo Rodrigues PEREIRA Harvey BROOKS Francisco R. SAGASTI”,”The uncertain quest: Science, technology, and development.”,”Saggi di Jean-Jacques SALOMON Nasser PAKDAMAN Jan ANNERSTEDT Andrew JAMISON Hebe VESSURI Jacques GAILLARD Jorge KATZ Sanjaya LALL Ignacy SACHS Atutl WAD Amitav RATH Ajit BHALLA Paulo Rodrigues PEREIRA Harvey BROOKS Francisco R. SAGASTI Jean-Jacques Salomon è titolare della cattedra di Tecnologia e Società e Direttore del Centro di Scienza, Tecnologia e Società al Conservatorio Nazionale di Arti e Mestieri (CNAM) di Parigi. “”Since the beginning of the Industrial Revolution, economic progress has meant upheavals. Schumpeter agreed with Marx at least in this regard, and stressed the “”revolutionary character”” of industrial capitalism, which leads to the obsolescence, destruction, and renewal of economic and social structures”” (pag 23) (introduzione) A. Sen: “”(…) in Marx ‘s word, with “”replacing the domination of circumstances and chance over individuals by the domination of individuals over chance and circumstances”” [(67), p. 754] (pag 87, dal saggio di Nasser Pakdaman, The story of development thinking) trad: “”sostituendo il dominio delle circostanze e del caso sugli individui con il dominio degli individui sul caso e sulle circostanze”” (67) “”Development: Which Way Now?”” Economic Journal 93 (1983) 745-762″,”SCIx-515″
“SALOMONE William”,”L’ età giolittiana. (Tit. orig.: Italian Democracy in the Making. The Political Scene in the Giolittian Era, 1900-1914).”,”SALOMONE William A., era allora un giovane storico americano che ha raccolto una grande mole di informazioni. Dalla cronologia: 29 maggio 1906 comincia il Lungo Ministero Giolitti 7-11 maggio 1914 Settimana rossa, un movimento insurrezionale capeggiato da Enrico Malatesta e appoggiato da Mussolini scoppia in tutta l’ Italia centrale, specialmente in Marche e Romagna. 21-25 ottobre 1910 congresso partito socialista a Milano: vi partecipa per la prima volta B. Mussolini. 29 novembre 1914 Mussolini è espulso dal Partito socialista italiano per attività guerrafondaie. 23 maggio 1915 l’ Italia entra in guerra “”La mozione andò quindi sotto i due nomi di Zibordi e Mussolini. La tirata antimassonica di Mussolini si basava sul presupposto che mentre per la massoneria gli individui avevano importanza, essi invece non dovevano contare più nulla quando si trattasse della vita del partito, e che, in quanto tale, il partito era un distruttore di uomini. I suoi sentimenti antimassonici facevano tutt’uno coi suoi pregiudizi antidemocratici. Mussolini terminò il suo discorso fra gli scroscianti applausi dei suoi colleghi e di una buona parte del pubblico col grido: “”Noi socialisti diciamo: Sempre più luce e basta con le tenebre! Oggi noi vogliamo combattere le nostre battaglie sulle piazze, sotto la luce del sole, guardandoci bene negli occhi gli uni cogli altri!””””. (pag 146) “”Giovanni Lerda e uno dei più grandi oratori politici del suo tempo, Orazio Raimondo, entrambi massoni, ammonirono il congresso che la mentalità e i metodi inquisitori del partito socialista non promettevano nulla di buono per il futuro del socialismo italiano.”” (pag 146)”,”ITAA-124″
“SALOMONI Antonella”,”Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica (1917-1921).”,”SALOMONI Antonella insegna storia sociale nell’ Università di Siena (sede di Arezzo). E’ autrice di vari libri (v. retrocopertina) tra cui ‘Lenin e la rivoluzione russa’ (1993). “”L’ estensione di esperimenti volti a creare le strutture per “”una centralizzazione della preparazione dei cibi”” era accompagnata dalla convinzione che fosse possibile modificare in profondità la psicologia delle popolazioni. Secondo GOL’CMAN, che si fa portavoce degli entusiasmi dell’ industria chimica europea nei confronti delle nuove scienze dell’ alimentazione, era ormai iniziata un’ epoca dominata dalla “”cultura della nutrizione”” (pag 145)”,”RIRO-238″
“SALOMONI Antonella”,”L’Unione Sovietica e la Shoah. Genocidio, resistenza, rimozione.”,”SALOMONI Antonella insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Università della Calabria. “”Lo sterminio degli ebrei non fu oggetto di alcuna speciale pubblicazione. (…) Sottolineare il prolungato e generalizzato silenzio sovietico non significa affermare che in Urss furono e restarono ignorate le “”particolari”” atrocità commesse dalle truppe di occupazione contro gli ebrei. UN certo numero d’informazioni venne pubblicato in lingua russa e diffuso, attraverso i grandi organi di comunicazione, sia durante il conflitto sia nell’immediato dopoguerra e in alcuni casi più tardi. (…) Dopo la morte di Stalin, il silenzio fu meno assoluto e ci furono alcuni tentativi di forzare l’informazione. (…) Solo a partire dal 1991 – e non senza difficoltà e contraddizioni – si sono avute in Russia le prime pubblicazioni che hanno fornito ampie informazioni sull’Olocausto”” (pag 9-10)”,”RUSS-226″
“SALOMONI Antonella”,”Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica (1917-1921).”,”Antonella Salomoni insegna Storia sociale nell’Università di Siena (sede di Arezzo). É autrice di Lenin e la rivoluzione russa, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Il lavoro del pensiero, Il contadino Timofej Bondarev e lo scrittore Lev Tolstoj, Nazionalità ebraica e cittadinanza sovietica. Ha curato un volume delle lezioni di Michel Foucault al Collège de France ‘Les anormaux’ ‘Gli anormali’. Comunismo di guerra e Nep “”A partire dal X congresso del partito, si delinea – inizialmente con qualche incertezza – la tendenza alla progressiva espulsione dell’esperimento denominato “”comunismo di guerra”” dal progetto sovietico. Al suo posto appare l’immagine di un sistema dettato dalla necessità, da considerazioni e da condizioni militari. Possiamo facilmente comprendere il processo di costruzione della nozione di “”comunismo di guerra”” in uno scritto dell’aprile 1921, ‘Sull’imposta in natura’ (9) (oltre che negli abbozzi di questo stesso opuscolo) (10), quasi sempre utilizzando l’espressione tra virgolette. Si tratta di uno dei testi leniniani più significativi per capire il valore del passaggio alla Nep – come lascia d’altra parte intendere lo stesso sottotitolo originario: ‘Importanza della nuova politica e sue condizioni’ (11). Già nel momento in cui, durante il congresso del partito, Lenin aveva posto la necessità di giungere ad una tregua economica, concedendo al contadino medio la possibilità di far circolare liberamente i prodotti, l’abiura aveva immediatamente convocato un agente da nominare responsabile del disastro: “”Il nostro “”comunismo”” troppo frettoloso, lineare, impreparato, è stato provocato ‘dalla guerra’ e dell’impossibilità di fornire le merci così come di rimettere in funzione le fabbriche”” (12). A coloro che parlavano ancora di un “”sistema coerente”” che consentiva il passaggio diretto al comunismo, Lenin – nel discorso di chiusura del dibattito sulla sostituzione dell’imposta in natura ai prelevamenti (15 marzo) – aveva risposto con queste parole: “”Quel sistema coerente che si era venuto a creare, era stato dettato da necessità, da considerazioni e da condizioni militari, e non dalle condizioni economiche. Nello stato di incredibile rovina in cui ci trovavamo quando, dopo la grande guerra, fummo costretti a sostenere una serie di guerre civili, non c’era altra via d’uscita. Certo, nell’applicare quella determinata politica c’è stata una serie di esagerazioni, bisogna dichiararlo nettamente. Ma nelle condizioni in cui ci trovavamo, quella politica era fondamentalmente giusta. Non avevamo nessun’altra possibilità se non quella di applicare al massimo il monopolio diretto compreso il prelevamento di tutte le eccedenze, anche senza alcun compenso. Non avremmo potuto affrontare altrimenti questo compito. Non si trattava di un sistema economico coerente. Era un provvedimento non determinato dalle condizioni economiche, ma impostoci, in misura notevole, dallo stato di guerra”” (13). Nell’intervento del mesi di aprile, Lenin interveniva nuovamente nel dibattito, “”alquanto disordinato””, intorno al momento storico attraversato dallo stato operaio tentando “”di affrontare il problema non dal punto di vista della sua “”attualità””, ma come [se si trattasse di] una questione […] di principio””. Occorreva infatti rivolgere lo sguardo “”allo sfondo generale””; considerato molto “”più importante”” del quadro ristretto su cui venivano tracciate “”le linee di determinati provvedimenti pratici”” (14). Ciò preludeva al tentativo di stabilire una sorta di genealogia immaginaria della politica bolscevica nell’ambito dell’edificazione economica, ricongiungendosi con l’azione pacifica e progressiva del capitalismo di stato, così com’era stata portata avanti nella primavera del 1918 (15). Se era vero che la Nep poteva apparire un passo indietro rispetto agli ideali socialisti, non lo era però in termini assoluti, visto che corrispondeva sostanzialmente a quanto si stava costruendo nei primi mesi del 1918, prima che la guerra civile portasse all’affermazione del “”comunismo di guerra””. La costruzione del socialismo diventa infatti impossibile quando tutta la produzione potenziale viene impiegata in forme improduttive: «Il “”comunismo di guerra””, che era una forma tutta particolare, consisteva di fatto nel togliere ai contadini tutte le derrate eccedenti, e talvolta addirittura non soltanto quelle eccedenti ma anche quelle necessarie, per coprire le spese dell’esercito e per nutrire gli operai» (16)”” (pag 185-187) [note: (10) Lenin, Polnoe sobranie socinenij, cit., vol XLIII, pp. 379, 381; (11) Il testo fu pubblicato in forma di opuscolo nel mese di maggio (…) [Sull’imposta in natura. Importanza della nuova politica e sue condizioni], Moskva, 1921, e fu inoltre inserito nel primo numero della rivista “”Krasnaja Nov'””. Cfr. V.I. Lenin, ‘O prodovol’ stvennonm naloge’, in Id., Polnoe sobrante…, cit, vol. XLIII, pp. 205-245 (trad. it. Opere complete, vol. XXXII, pp. 309-344; (12) V.I. Lenin, ‘Plan reci o zamene razverstki nalogom’ [Schema del discorso sulla sostituzione dei prelevamenti con l’imposta in natura], in Id. ‘Polnoe sobranie…], cit., vol XLIII, pp. 371-372 (trad. it. Opere complete, cit., vol. XXXVI, pp. 388-389); (13) V.I. Lenin (Zakljucitel’noe slovo po dokladu o zamene razverstki natural’nym nalogom) [Discorso di chiusura del dibattito sul rapporto intorno alla sostituzione dei prelevamenti delle eccedenze con l’imposta in natura], in Id. Polnoe sobranie socinenij, cit. vol. XLIII, p. 79 (trad. it. Opere complete, cit., vol XXXII, p. 215); (14) Lenin, ‘O prodovol’stvennom naloge’, cit., p. 205 (trad. it. Opere complete, cit., vol. XXXII, p.309); (15) E’ a questo fine che veniva ampiamente ripreso il citato opuscolo ‘Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo borghese’, pubblicato da Lenin sulla “”Pravda”” nel maggio 1918 (Polnoe sobranie…, vol. XXXVI, pp. 285-314; trad. it. Opere complete, vol. XXVII, pp. 295-322); (16) Lenin, ‘O prodovol’stvennom naloge’, cit, pp. 219-220 (trad. it. Opere complete, vol. XXXII, p. 322)] (pag 185-187)”,”RIRO-059-FL”
“SALOMONI Antonella”,”Il protocollo segreto. Il patto Molotov-Ribbentrop e la falsificazione della storia.”,”Il 21 agosto 1939, qualche minuto prima di mezzanotte (ora tedesca), la radio di Berlino interruppe un programma musicale per diffondere il seguente comunicato del Deutsches Nachrichtenbüro: «Il governo del Reich e il governo sovietico hanno stretto un accordo per stringere un patto di non aggressione. Il ministro degli Esteri arriverà mercoledì 23 agosto a Mosca per la conclusione dei negoziati». […] L’annuncio produsse clamore: «Una bomba è scoppiata ieri sera, verso le 23.00, a Berlino» – scrisse l’ambasciatore francese in Germania Robert Coulondre al ministro Bonnet. Il 23 agosto 1939, la Germania e l’Unione Sovietica stringono un patto di non aggressione conosciuto come Molotov-Ribbentrop, che suscita scalpore internazionale, e firmano un «protocollo aggiuntivo» segreto sulla spartizione dell’Europa orientale. Evocato durante il processo di Norimberga e pubblicato negli Stati Uniti in base a copie non certificate, il protocollo scatenò una controversia che prese nome dall’opuscolo I falsificatori della storia. Da quel momento le interpretazioni in Occidente e in Urss si sono divaricate: per il campo occidentale il protocollo era «vero»; per quello sovietico era «falso». Il ritrovamento, nel 1992, del «plico» che lo conteneva, invece di ricongiungere la storiografia russa a quella occidentale, ha dato inizio ad un processo di restaurazione delle tesi dei Falsificatori della storia che arriva, con Putin, fino ai nostri giorni. Antonella Salomoni insegna Storia contemporanea nell’Università della Calabria e Storia della shoah e dei genocidi nell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato “”Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica”” (2001). “”L’Unione Sovietica e la shoah”” (2007, trad. in francese e spagnolo), e “”Le ceneri di Babij Jar. L’eccidio degli ebrei di Kiev”” (2019). «La collusione sovietico-tedesca». “”I negoziati tra le missioni inglese, francese e sovietica erano stati avviati il 12 agosto e vennero interrotti il 17 agosto. La posizione di Voroscilov in merito al loro fallimento fu resa di pubblico dominio pochi giorni dopo la firma dell’accordo sovietico-tedesco. Il ministro della Difesa rilasciò infatti un’intervista in cui faceva ricadere ogni responsabilità sulla Polonia. Le trattative con lnghilterra e Francia non si erano bloccate perché l’Urss stava per firmare un patto di non aggressione con la Germania, ma perché erano giunte «ad un vicolo cieco a causa di divergenze insormontabili», ovvero la mancata intesa sul transito di truppe sovietiche in territorio polacco (77) – una clausola che lo stesso Voroscilov, il 14 agosto, aveva posto come condizione vincolante della possibile cooperazione militare (78). Il confronto tra le informazioni provenienti dai servizi delle differenti ambasciate europee crea una situazione di grande disorientamento per l’accumulo di notizie vere e false, precise e imprecise, credibili e incredibili. L’ambasciatore francese a Mosca, Paul-Émile Naggiar, ad esempio, in una nota inviata al ministro degli Esteri Georges Bonnet il 21 agosto dichiarava che non sarebbe rimasto sorpreso se la Germania (insieme all’Italia) avesse già proposto dei «rimaneggiamenti territoriali» all’Unione Sovietica. La sua supposizione era che ciò comportasse non solo la rinuncia, da parte tedesca, al «programma di conquista in Ucraina», a cui Hitler aveva fatto allusione in un recente colloquio, e la resa «al controllo sovietico su alcuni territori degli Stati baltici», ma anche una convergenza intorno «alla spartizione di Polonia e Romania». Era convizione dell’ambasciatore che fosse «ingannevole escludere a priori la possibilità di una tale manovra, pretendendo un presunto disaccordo fondamentale tra dottrine» (79)”” (pag 38-39) [(77) (…); (78) A tale proposito, l’ambasciatore francese a Berlino, Robert Coulondre, affermerà in seguito che – pur non conoscendo il giorno preciso in cui aveva preso corpo «la collusione sovietico-tedesca» – riteneva più o meno in combutta con i tedeschi, non avrebbe sollevato una questione che sapeva avrebbe causato il fallimento del negoziato e che si sarebbe risolta da sola in caso di guerra» (Robert Coulondre, ‘De Staline à Hitler. Souvenirs de deux ambassades, 1936-1939’, Paris, Hachette, 1950, p. 282; (79) (…)]”,”RAIx-404″
“SALOTTI Guglielmo”,”Giuseppe Giulietti. Il Sindacato dei Marittimi dal 1910 al 1953.”,”Guglielmo SALOTTI nato a Viterbo nel 1947 si è laureato in lettere nel 1971. Collabora a periodi e alla rivista ‘Fiume’. La sua tesi di laurea è sull’ impresa fiumana di Gabriele D’ANNUNZIO.”,”MITT-092″
“SALOTTI Guglielmo”,”Nicola Bombacci: un comunista a Salò.”,”SALOTTI Guglielmo nato nel 1947 a Grotte di Castro, Viterbo, allievo e collaboratore di Renze De Felice, si occupa della storia d’Italia del XX secolo fra le due guerre, dell’impresa di Fiume di D’Annunzio e del ventennio fascista. Ha lavorato presso l’Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Esteri. Collabora a riviste di settore.”,”BIOx-217″
“SALSANO Alfredo a cura”,”Antologia del pensiero socialista. Vol 1-1 1-2. I precursori.”,”Alfredo SALSANO, nato a Roma nel 1939, da vari anni risiede e svolge ricerca in FR, dove ha ricoperto incarichi di insegnamento presso le università di Digione e Parigi X (Nanterre). Ha curato per le edizioni Laterza varie traduzioni tra cui quelle di P.J. PROUDHON ‘Che cos’è la proprietà?’, di E. MANDEL ‘La formazione del pensiero economico di Marx’, di P. VILAR ‘Oro e moneta nella storia’ e dell’antologia delle ‘Annales’ diretta da F. BRAUDEL. Ha collaborato alla Storia d’Italia e all’ Enciclopedia Einaudi. Una sua ricerca su ‘Politica ed economia nell’Encyclopedie’ è negli Annali della Fondazione Feltrinelli (1983). Sta preparando una monografia su Henri DE-MAN (1983).”,”SOCx-021″
“SALSANO Alfredo”,”L’ altro corporativismo. Tecnocrazia e managerialismo tra le due guerre.”,”SALSANO Alfredo studioso di storia del pensiero politico ed economico, è autore tra l’ altro di ‘Ingegneri e politici’ (Einaudi, 1987). Ha curato l’ Antologia del pensiero socialista (Laterza, 1979-83 5 voll). e l’ edizione di testi di Karl POLANYI Leon WALRAS James BURNHAM Georges SOREL Joseph A. SCHUMPETER e Georges BATAILLE. L’ “”altro corporativismo”” è il corporativismo tecnocratico di matrice fordista che nel periodo delle due guerre mondiali e soprattutto fino alla grande crisi fu presente nei vari paesi industrializzati indipendentemente dal corporativismo di stato nella sua forma fascista. L’ idea di una solidarietà ddei produttori e di un gonverno della tecnica che dalla dimensione aziendale si estendesse fino al piano statale configurando quello che Georges VALOIS; figura esemplare di questo tipo di ideologia – chiamò lo “”Stato tecnico””, attraversa i vari paesi sull’ onda della razionalizzazione che rappresentò la traduzione europea del mito fordista. Teoria Bucharin. “”Il lungo articolo che Bucharin dedicò al libro di Bente nella “”Pravda”” del 30 giugno 1929, fa seguito a una serie di interventi nei quali egli sviluppa il tema antiburocratico durante il decisivo scontro con Stalin del 1928-29. Se non proprio del suo “”ultimo articolo come pensatore indipendente””, com’è stato scritto, (R.V. Daniels, La coscienza della rivoluzione, ndr), si tratta indubbiamente di una estrema sortita politica, da accostare alle Note di un economista (del settembre 1928) e al Testamento politico di Lenin (del gennaio 1929), prima che s’ innescasse il meccanismo dell’ intimidazione e della ritrattazione””. (pag 52)”,”EURE-046″
“SALSANO Alfredo a cura, scritti antologici di MAO TSE-TUNG Leon TROTSKY Karl KORSCH Anton PANNEKOEK Paul MATTICK”,”Antologia del pensiero socialista. Socialismo e fascismo. Tome terzo.”,”Korsch: Marx e Engels su Russia (pag 936-937) TROTSKY Leon CH’EN TU-HSIU LI LI SAN WANG MING MAO TSE-TUNG KORSCH Karl PANNEKOEK Anton MATTICK Paul, a cura di Alfredo SALSANO, Socialismo e fascismo. Antologia del pensiero socialista. Volume 5. Tomo 3. LATERZA. BARI ROMA. 1983 pag 726-984 8° note introduzioni ai testi; Antologia del pensiero socialista, Volume V, Socialismo e fascismo. Tomo III; Collezione storica. Korsch su marxismo di Lenin come ritorno ideologico al passato (pag 936-937) Korsch su marxismo di Lenin come ritorno ideologico al passato (pag 936-937) “”Come ho mostrato in dettaglio in un precedente articolo («Living Marxism», marzo 1938), Marx e Engels non solo erano pronti a considerare la vicina esplosione rivoluzionaria in Russia come un segnale per una rivoluzione europea generale di tipo giacobino per cui (come disse Engels a Vera Zasulic nel 1883) «se arriva il 1789, seguirà anche il 1793». Essi salutarono effettivamente la rivoluzione russa e paneuropea come una rivoluzione operaia e punto d’avvio di uno sviluppo comunista. Non ha senso pertanto l’obiezione sollevata dai menscevichi e da altre scuole del tipo tradizionale occidentale dell’ortodossia marxista, secondo cui il marxismo di Lenin era di fatto solo il ritorno ad una forma giovanile del marxismo di Marx, più tardi superata da una forma più matura e materialistica. E’ assolutamente vero che proprio la somiglianza tra la condizione storica predominante in Russia agli inizi del XX secolo e le condizioni prevalenti in Germania, Austria ecc. alla vigilia della rivoluzione europea del 1848 spiega il fatto altrimenti inspiegabile che la fase più recente del movimento del nostro tempo abbia potuto essere rappresentata nella forma paradossale di un ritorno ideologico al passato. Tuttavia, come abbiamo mostrato più sopra, il marxismo rivoluzionario così come è stato «restaurato» da Lenin era nel suo contenuto puramente teorico molto più conforme al vero spirito di tutte le fasi storiche della dottrina marxiana che non quel marxismo socialdemocratico del periodo precedente che, dopo tutto, malgrado la sua «ortodossia» professata a gran voce, era stato solo una forma mutilata e travestita della teoria marxiana, che banalizzava il suo reale contenuto e smussava il suo vigore rivoluzionario. E’ per questa ragione che l’esperimento di Lenin della «restaurazione» del marxismo rivoluzionario confermò nel modo più convincente l’assoluta futilità di qualsiasi tentativo di dedurre la teoria dell’azione rivoluzionaria non dai suoi propri contenuti ma da un qualche «mito». Ha mostrato soprattutto la perversione ideologica dell’idea di sostituire le deficienze dell’azione presente con un immaginario ritorno in un passato mitizzato. Mentre un siffatto risveglio di una ideologia rivoluzionaria ormai morta può essere forse d’aiuto per un certo periodo, come ha mostrato la rivoluzione russa, per nascondere agli artefici dell’Ottobre rivoluzionario i limiti storici dei loro sforzi eroici, esso finirà necessariamente non già con il ritrovare lo spirito di quel primo movimento rivoluzionario, ma nel far vivere ancora il suo fantasma. Ha avuto come esito, oggi, una nuova forma marxista rivoluzionaria di repressione e sfruttamento della classe proletaria nella Russia sovietica e una forma ugualmente nuova e «marxista rivoluzionaria» di annientamento degli autentici movimenti rivoluzionari in Spagna e in tutto il mondo”” (pag 936-937) [Karl Korsch, ‘Marxism and the Present Task of the Proletarian Class Struggle’, in “”Living Marxism””, III, 1938, n. 4, trad. it. in K. Korsch, Scritti politici, vol: II, cit., pp. 406-15] [(in) Alfredo Salsano, a cura, Socialismo e fascismo. Antologia del pensiero socialista. Volume 5. Tomo 3, Roma Bari, 1983, capitolo ‘Il marxismo e i compiti attuali della lotta di classe proletaria’]”,”TROS-278″
“SALSANO Fernando; interventi alla giornata di studio: Gianni TONIOLO Romano PRODI Carlo Azeglio CIAMPI Mario SARCINELLI Giovanni BAZOLI Vincenzo VISCO Enrico LETTA Sergio RISTUCCIA Fabio GOBBO Andrea MANZELLA Lucio IZZO Piero GIARDA Nicola SARTOR Paolo DE-IOANNA Andrea MONORCHIO Fabrizio GALIMBERTI Guido REY Filippo CAVAZZUTI Francesco CESARINI Francesco MERLONI Vincenzo PONTOLILLO Maria Teresa SALVEMINI Angelo TANTAZZI”,”Andreatta, Ministro del Tesoro.”,”Interventi alla giornata di studio: Gianni TONIOLO Romano PRODI Carlo Azeglio CIAMPI Mario SARCINELLI Giovanni BAZOLI Vincenzo VISCO Enrico LETTA Sergio RISTUCCIA Fabio GOBBO Andrea MANZELLA Lucio IZZO Piero GIARDA Nicola SARTOR Paolo DE-IOANNA Andrea MONORCHIO Fabrizio GALIMBERTI Guido REY Filippo CAVAZZUTI Francesco CESARINI Francesco MERLONI Vincenzo PONTOLILLO Maria Teresa SALVEMINI Angelo TANTAZZI”,”ITAE-434″
“SALTER Arthur”,”Ricostruzione: come finirà la crisi (Recovery).”,”La Francia (di fronte alla Germania) ha solo quattro mezzi per difendersi (pag 216-217) “”A memoria d’uomo vivo due volte la Francia è stata invasa dal potente vicino. Il vicino non è meno di essa dotato di qualità militari o di risorse industriali, ed ha una popolazione molto maggiore e crescente rapidamente. Il vicino è esacerbato dalla sconfitta e dalla perdita di territori, nonché da numerose disposizioni sancite in trattati che esso considera ingiusti. Sul terreno politico il vicino dispone di un elemento nazionalista estremo che, se pure non predominante ancora, è tuttavia molto forte e può conquistare il potere da un momento all’altro. La Francia ha solo quattro mezzi per difendersi. Il primo è l’attuazione di una politica così conciliante da far perdere adesioni alle forze politiche militanti tedesche. La Francia sarebbe lieta di potere stabilire relazioni d’amicizia con la Germania, ma sente che nessuna base di accordo può risultare stabile, e dubita grandemente di poter conseguire la sicurezza battendo quella via soltanto. Alcuni suoi tentativi di riavvicinamento sboccarono nell’insuccesso, comprensibile, ma tuttavia scoraggiante. Quando per esempio il Paese del Reno venne evacuato cinque anni prima della scadenza fissata, la Germania prese l’occasione per esprimere la sua xenofobia, anzichè il suo desiderio di riconciliazione. Comunque, la Francia à riluttante a tentar di comprare la conciliazione mediante il disarmo che la lascerebbe in balia d’un nemico più forte. Inoltre la Francia si appoggia all’autorità del sistema instaurato dal Covenant (1), da Locarno, e dal Patto Kellogg. Desiderebbe anzi rafforzare quel sistema, come fattore primario delle sua sicurezza nazionale”” (pag 217) (1) In finanza con il termine covenant si indica un accordo che intercorre tra un’impresa e i suoi finanziatori, che mira a tutelare questi ultimi dai possibili danni derivanti da una gestione eccessivamente rischiosa dei finanziamenti concessi. L’accordo prevede clausole vincolanti per l’impresa, pena il ritiro dei finanziamenti o la loro rinegoziazione a condizioni meno favorevoli. Nei covenant di natura patrimoniale, le clausole mirano a contenere l’utilizzo della leva finanziaria da parte dell’impresa, prevedendo l’obbligo del mantenimento del rapporto tra debito netto e capitalizzazione di bilancio – somma di debito e patrimonio netto – al di sotto di una determinata soglia. Altri covenant mettono invece in relazione il livello del debito con la redditività dell’azienda. (wikip)”,”ECOI-337″
“SALTYKOV STCEDRIN Michail E.”,”Storia di una città.”,”L’autore è nato nel 1826 e morto nel 1889. “”Ma, così come si presentò ai suoi occhi, la città di Glupov non corrispondeva neppur lontanamente ai suoi ideali. Era un cumulo disordinato di capanne piuttosto che una città. Non v’era un chiaro punto centrale; le vie correvano di traverso e di storto; le case sorgevano in qualche maniera, senza alcuna simmetria, in certi luoghi addossandosi l’una all’altra, in altri lasciando negli intervelli enormi spiazzi deserti”” (pag 223)”,”VARx-533″
“SALUCCI Arturo”,”La teoria dello sciopero.”,”L’opera, fotocopiata, riporta il timbro ‘Gaetano Perillo'”,”SIND-019″
“SALUCCI Ilario”,”A People’s History of Iraq. The Iraqi Communist Party, Workers’ Movements, and the Left, 1924-2004.”,”Il movimento operaio. “”Dopo il colpo del Febbraio 1963, tutta l’ attività sindacale indipendente viene bandita; i soli sindacati legali sono quelli messi in piedi dallo Stato e controllati dai funzionari del maggiore partito di governo. Sotto il dominio Baathista, ai lavoratori viene pure consentita una certa rappresentatività nei consigli delle imprese, sebbene sia il partito, invece degli operai, a scegliere i rappresentanti dei lavoratori””. Tra il 1965 e il 1968, l’ attività politica della classe operaia riemerge nella forma di una serie di scioperi nell’ industria delle costruzione, del tessile, e dell’ alimentare.”” (pag 73-74)”,”VIOx-136″
“SALUCCI Ilario”,”Al – Wathbah. (Il salto). Movimento comunista e lotta di classe in Iraq (1924-2003).”,”Ilario Salucci (Brescia, 1961) dopo una militanza nella Lega Comunista Rivoluzionaria e in Democrazia proletaria, ha aderito a Rifondazione comunista nel 1991. Si è occupato dei paesi balcanici.”,”MVOx-012″
“SALUCCI Ilario”,”Un secolo di scioperi. Note di lettura; Perché la classe operaia non c’è l’ha fatta?”,”Contiene: Coscienza di classe e partito nell’elaborazione di Engels Cita articolo di Engels (forse non ancora tradotto in Italia) del 1878: ‘I lavoratori europei nel 1877’ “”La visione scientifica dell’inevitabile disgregazione, che continuamente si produce sotto i nostri occhi, dell’ordine sociale dominante; le masse stesse, con la loro furia che monta sotto le sferzate dei vecchi fantasmi al governo; e, contemporaneamente, lo sviluppo gigantesco e perentorio dei mezzi di produzione: ciò basta a garantire che al momento dello scoppio di una vera rivoluzione proletaria saaranno presenti anche le condizioni del suo primo e immediato (seppur sicuramente non idilliaco) ‘modus operandi’ (Marx a Domela Nieuwenhuis, 22 febbraio 1881). “”Sino a quando le classi dominanti restano al potere, ogni nazionalizzazione non è una soppressione, ma solo un mutamento di forma dello sfruttamento. E per estromettere da potere le classi possidenti dobbiamo prima operare una rivoluzione nelle teste delle masse operaie; e per riuscire a far questo, abbiamo bisogno di un ritmo ancor più rapido nella rivoluzione dei mezzi di produzione, più macchinari, più licenziamenti, rovina crescente di contadini e piccolo borghesi, maggiore evidenza e consistenza dei risultati inevitabili della grande industria moderna. Nella misura in cui questa rivoluzione economica si compirà in modo rapido e radicale, in quella misura si imporranno necessariamente dei provvedimenti che, adottati apparentemente solo come sostegno di fronte alla gravità e insopportabilità degli inconvenienti crescenti, nelle loro conseguenze mineranno le basi del modo di produzione sinora attuato. ‘Quali’ misure si imporranno per prime dipende dalle situazioni locali e momentanee e su questo, in anticipo e in generale, non ci si può esprimere. Ma passi realmente liberatori saranno possibili solo quando la rivoluzione economica avrà condotto le grandi masse dei lavoratori a prendere coscienza della propria situazione e avrà aperto loro, con questo, la via alla conquista del potere politico”” (Engels a Oppenheim, 24 marzo 1891)”” (pag 17)”,”MAES-148″
“SALUCCI Ilario”,”A People’s History of Iraq. The Iraqi Communist Party, Workers’ Movements, and the Left 1924-2004.”,”Map of Iraq, Preface by Anthony Arnove and Ahmed Shawki, Foreword by Tariq Ali, Introduction, Epilogue, Chronology of Events, 1900-2004, Appendixes: Speeches and Statements of the Iraqi Left, bibliography, index,”,”MVOx-001-FL”
“SALUCCI Ilario”,”Al – Wathbah. (Il salto). Movimento comunista e lotta di classe in Iraq (1924-2003).”,”Ilario Salucci (Brescia, 1961) dopo una militanza nella Lega Comunista Rivoluzionaria e in Democrazia proletaria, ha aderito a Rifondazione comunista nel 1991. Si è occupato dei paesi balcanici.”,”MVOx-002-FV”
“SALVÁ Vicente”,”La Bruja ó Cuadro de la Corte de Roma. Novela. Hallada entre los manuscritos de un respetable téologo, grande amigote del la Curia Romana.”,”‘La novella “La Bruja o Cuadro de la Corte de Roma” è stata scritta da Vicente Salvá. Quest’opera fu scoperta tra i manoscritti di un rispettabile teologo, grande amico della curia romana. Pubblicata originariamente a Parigi nel 1830, questa novella è disponibile in formato PDF nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes 1. L’opera è stata oggetto di analisi per la sua posizione anticlericale, poiché si inserisce nel contesto della lotta contro il potere della Chiesa e dei suoi strumenti repressivi, come l’Inquisizione, nel primo terzo del XIX secolo2.’ (copil)”,”RELC-032-FSD”
“SALVADOR Riccardo”,”Ricordi di un militante.”,”Si tratta della rielaborazione di alcune conversazioni avute con Riccardo Salvador tra il novembre e il dicembre del 1983. Esse sono state registrate in cinque settimane, quindi corrette e completate. Il linguaggio è molto diretto come nel linguaggio parlato.”,”BORD-154″
“SALVADORI Massimo L.”,”Dopo Marx. Saggi su socialdemocrazia e comunismo.”,”SALVADORI, nato ad Ivrea nel 1936, Prof all’Univ di Torino, si è occupato di storia contemporanea e di storia del pensiero politico. Ha scritto varie opere tra cui ‘Il mito del buongoverno. La questione meridionale da Cavour a Gramsci’ (Einaudi, 1960), ‘Gaetano Salvemini’ (idem, 1963), ‘Gramsci e il problema storico della democrazia’ (1970).”,”MGEx-022″
“SALVADORI Laura VILLI Claudio”,”Il luddismo. L’enigma di una rivolta.”,”Laura SALVADORI (Venezia, 1939), laureata in lingua e letteratura inglese, è funzionario dell’Istituto nazionale di fisica nucleare a Padova. Claudio VILLI (Trieste 1922) è ordinario di metodi matematici della fisica nell’Univ di Padova”,”MUKx-018″
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938.”,”SALVADORI, nato a Ivrea nel 1936, insegna all’Univ di Torino. Ha condotto i suoi studi nelle Univ di Torino e Lipsia. E’ stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. In retrocopertina bibliografia di SALVADORI.”,”KAUS-007″
“SALVADORI Max”,”Breve storia della Resistenza.”,”Max SALVADORI (ovvero Massimo SALVADORI-PALEOTTI) nacque a Londra nel 1908 da genitori marchigiani. Visse dapprima in Italia, poi in esilio in Svizzera, dove entrò in contatto con il mondo degli esuli politici, aderì a ‘Giustizia e Libertà’ e rientrò in IT per completare gli studi. Arrestato nel 1932 fu confinato a Ponza. Riuscì a varcare la frontiera con la Svizzera dopo un anno di detenzione. Resterà fuori dall’IT per 10 anni (specie in USA). Nominato ufficiale di collegamento tra il Comando Alleato e il CLNAI nel 1945 fu paracadutato oltre le linee nemiche. Dopo la guerra si stabilì negli USA e si dedicò all’insegnamento.”,”ITAR-004″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’ Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana, 1861-1996.”,”SALVADORI Massimo L. insegna storia delle dottrine politiche nella facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti ‘Europa America marxismo’ (EINAUDI, 1990) ‘Tenere la Sinistra. La crisi italiana e i nodi del riformismo’ (MARSILIO, 1992), ‘La parabola del comunismo’ (LATERZA 1995).”,”ITAP-029″
“SALVADORI Massimo”,”Gli Stati Uniti da Roosevelt a Kennedy. Breve Storia della Nazione Americana dal 12 Aprile 1945 al 22 Novembre 1963.”,”Sulla guerra di Corea: “”Con la mediazione dei governi britannico, canadese e sovietico fu possibile iniziare negoziati per un armistizio il 10 luglio a Keasong; presto interrotti, i negoziati vennero ripresi in ottobre a Panmunjon. Nominalmente la guerra continuò per altri due anni, fino al 27 luglio 1953, ma anche se vi fu un continuo stillicidio di morti e di feriti (e una tensione corrispondente nell’ opinione pubblica americana) non si ebbero combattimenti seri, ma solo il timore incessante che i combattimenti ricominciassero. Le perdite americane aveva raggiunto i 105.000 uomini (di cui i morti furono circa 23.000), quelle dei coreani del sud si avvicinarono al mezzo milione, e quelle dei comunisti cinesi e dei coreani del nord superarono il milione e mezzo. Sembra che nella popolazione civile vi furono complessivamente circa due milioni di morti; da due a quattro milioni di profughi abbandonarono la Corea del nord per rifugiarsi al sud. (La guerra costò 18 miliardi di dollari ai contribuenti americani). (…) il conflitto coreano (…) Contribuì in primo luogo ad accelerare il riarmo americano (…). Convinse il governo di Truman che occorreva impedire ad ogni costo l’ occupazione di Formosa da parte dei comunisti cinesi e rafforzò la posizione del governo nazionalista di Taipei nei confronti degli Stati Uniti. Portò il 1° settembre 1951 alla firma, a San Francisco, di un patto difensivo tra gli Stati Uniti, l’ Australia e la Nuova Zelanda; il patto faceva per il Pacifico orientale quello che la NATO aveva fatto per l’ Atlantico settentrionale; entrò in vigore il 4 agosto 1952 con la costituzione dell’ ANZUS.”” (pag 150)”,”USAS-116″
“SALVADORI Rinaldo a cura”,”La boje! Processo dei Contadini Mantovani alla Corte d’ Assise di Venezia.”,”””L’ influenza della predicazione mazziniana è presente sin dai pimi giorni del 1867, ma solo nel giugno del 1868 si costituisce la “”Fratellanza Operaia”” di Mutuo Soccorso con Garibaldi, Presidente onorario; negli stessi giorni alcuni ricchi borghesi di parte moderata tentano di formare una Società, ponendo agli iscritti il divieto di trattare in seno alla Società questioni religiose o politiche. Nasce così la Società “”Virgiliana”” di M.S.””. (pag 17) Difesa dell’ Avvocato Ferri. La condizione e la coscienza operaia. “”Quella splendida figura di patriota e di studioso e di filantropo che il dr. Achille Sacchi, qui vi accennava appunto alla ragione profonda, per cui finora i contadini non avevano, come gli operai dei centri urbani, fatta sentire la loro voce. Gli è diceva, che ad essi mancava la coscienza della propria dignità umana e l’ energia morale della protesta. E così è, o signori: il Rogers, nella sua storia del lavoro in Inghilterra, ha dimostrato essere ormai legge costante e naturale, che le agitazioni dei lavoratori si verifichino sempre, non già quando essi giacciono nell’ avvilimento più deprimente della miseria, ma sì quando le migliorate condizioni economiche danno ad essi la energia morale sufficiente per far sentire la propria voce e soprattutto quando, acquistata la coscienza della propria umanità nel periodo di minori ristrettezze economiche, sono minacciati poi da una crisi sopravvenuta, di ritornare alla miseria precedente. E’ allora soltanto, che i lavoratori si rialzano e l’ agitazione diviene inevitabile (…)””. (pag 234)”,”MITT-212″
“SALVADORI Massimo L.”,”Eurocomunismo e socialismo sovietico. Problemi attuali del Pci e del movimento operaio.”,”SALVADORI Massimo L. è nato ad Ivrea nel 1936. Professore all’Università di Torino si è occupato di storia contemporanea e di storia del pensiero politico. Fra i suoi lavori: ‘Gaetano Salvemini’ (1963), ‘Gramsci e il problema storico della democrazia’ (1970), ‘Il pensiero comunista dopo Lenin’ (1972), ‘Kautsky e la rivoluzioe socialista’ (1976).”,”PCIx-249″
“SALVADORI Massimo L.”,”Gaetano Salvemini.”,”SALVADORI Massimo L., nato a Ivrea nel 1936, si è laureato in filosofia all’Università di Torino. Ha proseguito gli studi all’Univ. di Dublino, all’Istituto italiano per gli studi storici, e all’Università di Lipsia. Ha pubblicato ‘Il mito del buongoverno’ (sulla questione meridionale) che ha vinto il premio Einaudi.”,”SALV-021″
“SALVADORI Massimo L.”,”L’Italia e i suoi tre Stati. Il cammino di una nazione.”,”SALVADORI Massimo L. è professore emerito dell’Università di Torino. Dati sui partigiani. “”Anzitutto fu rilevante il numero complessivo dei partigiani, i quali, se videro gonfiare le loro file alla vigilia della sconfitta tedesca, ammontarono, tenendo conto di utti coloro che in tempi diversi parteciparono alla lotta, a oltre 200.000 (secondo le fonti ufficiali fasciste 111.000 “”banditi”” in armi nel novembre 1944); come lo fu anche il numero dei 44.720 partigiani caduti e dei soldati regolari, a partire da quelli di Cefalonia, uccisi (cui vanno aggiunti i partigiani italiani morti nelle file della Resistenza di altri paesi, in primo luogo in Iugoslavia), degli oltre 20.000 partigiani mutilati, delle circa 10.000 vittime civili delle rappresaglie e dei circa 40.000 deportati tra oppositori politici ed ebrei””. (pag 60)”,”ITAS-158″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo.”,”Salvadori nella prefazione afferma che gli storici a cui maggiormente ha guardato sono E.V. Tarle e Arthur Rosenberg, ‘i due grandi storici marxisti’, da una parte e dall’altra a Federico Chabod e al maestro (di Salvadori) Walter Maturi, due liberali della ‘vecchia generazione’ che sono però di esempio per la loro onestà intellettuale e capacità critica. (pag XXIII) Marx (pag 308-309) “”Il 28 settembre 1864 alla St. Martin’s Hall di Londra, con la partecipazione di rappresentanti soprattutto inglesi e francesi, ma anche di altri paesi, venne fondata la prima Associazione internazionale dei lavoratori, diretta da un Comitato formato da inglesi, francesi, tedeschi (fra cui Karl Marx), polacchi e svizzeri. La vita dell’Associazione internazionale fu tutt’altro che facile. Da un lato essa rispondeva infatti alla raggiunta coscienza dei lavoratori che il loro movimento doveva coordinarsi internazionalmente; dall’altro rispecchiava l’esistenza di concezioni diverse e su molti punti opposte presenti nelle sue file. Coagulando nel corso della sua storia seguaci delle Trade Unions inglesi (che ebbero un peso decisivo), di tendenza riformista; seguaci francesi di Proudhon e di Blanqui, gli uni sostenitori di una concezione anarchico-mutualistica, gli altri dell’idea di una dittatura proletaria preparata da ‘élites’ di cospiratori; seguagi del radicalismo democratico non socialista di Mazzini; seguaci dell’anarchismo rivoluzionario del russo Bakunin; seguaci infine del “”socialismo scientifico”” di Marx ed Engels, l’Internazionale doveva inevitabilmente andare incontro ad aspre lotte di corrente. Fu Karl Marx a stendere l”Indirizzo inaugurale’ dell’Associazione. Già in questo documento si scorge quella che fu la strategia sua e di Engels, consistente nel rendere autonomo dalla democrazia borghese il movimento operaio internazionale come premessa per la conquista successiva di questo alle posizioni del socialismo scientifico. L”Indirizzo’, se pure concepito con uno spirito unitario verso le correnti non marxiste, iniziava proprio affermando la necessità storica dell’autonomia proletaria. Si diceva: “”(…) L’emancipazione della classe lavoratrice deve essere l’opera della classe operaia stessa. La lotta per l’emancipazione della classe operaia non è una lotta per privilegi di classe e monopoli, ma per stabilire eguali diritti e doveri e per abolire ogni dominio di classe. La soggezione economica del lavoratore a colui che gode del monopolio dei mezzi di lavoro, cioè delle fonti della vita, forma la base della servitù in tutte le sue forme, la base di ogni miseria sociale, di ogni degradazione spirituale e dipendenza politica. Di conseguenza l’emancipazione economica della classe operaia è il grande fine cui deve essere subordinato, come mezzo, ogni movimento politico (…)””. L’Associazione internazionale fondò la sua attività su ogni forma di sostegno alle battaglie dei lavoratori (solidarietà politica, collette a sostegno degli scioperi, appoggio nella fondazione di nuove organizzazioni, ecc.), tanto da venir presto considerata dai governi europei come una minaccia quanto mai pericolosa”” [Massimo L. Salvadori, Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo, 1976] (pag 308-309)”,”RAIx-310″
“SALVADORI Massimo L.”,”Italia divisa. La coscienza tormentata di una nazione.”,”SALVADORI Massimo L. già docente di storia delle dottrine politiche è attualmente professore emerito dell’Univ. di Torino. “”Ma toccò ad un democratico ex mazziniano e garibaldino, il Tivaroni, nella sua ‘Storia critica del Risorgimento (1888-97), di dare la prima interpretazione storiografica della teoria della “”conciliazione”” nell’ambito di un’organica ricostruzione della vicenda risorgimentale in relazione alla natura minoritaria dell’iniziativa che aveva condotto all’unità. Quando il Tivaroni scriveva, nell’opera di delegittimazione dello Stato ai borbonici e ai clericali, ai repubblicani intransigenti e agli anarchici si erano aggiunti i socialisti. Egli sottolineava come le “”meraviglie”” compiute dall’Italia “”per costituirsi”” le avesse “”operate la minoranza”” e come ostacolo all’allargamento dell’area del consenso fosse il malessere derivante dalla “”sempre più grave distribuzione della pubblica ricchezza e dal disagio della piccola borghesia”””” (pag 47)”,”STOx-201″
“SALVADORI Rinaldo”,”La repubblica socialista mantovana. Da Belfiore al fascismo.”,”SALVADORI Rinaldo Contiene un appunto manoscritto in cui si riassume l’articolo di R. Salvadori, ‘Momenti dell’azione politica di E. Ferri (1908-15)’, Bollettino storico mantovano, 1956, ott-dic n. 4″,”MITT-333″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume secondo: 1914-1945.”,”Contiene il capitolo 27: ‘La prima guerra mondiale’. paragrafi: 1. La questione della responsabilità del conflitto. 2. L’attentato di Sarajevo e la crisi del luglio 1914. 3. Armamenti, ideologie patriottiche, crisi della II Internazionale. 4. L’iniziale superiorità militare degli Imperi centrali. Il fallimento del piano Schlieffen. Dalla “”guerra di movimento”” alla “”guerra di logoramento””. 5. L’Italia dalla neutralità all’intervento. 6. 1915 e 1916. 7. Due anni di guerra di logoramento. Il costo umano della guerra, la “”pianificazione”” economica e l'””interventismo”” dello Stato, la ripresa dell’opposizione socialista. 8. 1917, guerra sottomarina illimitata, intervento statunitense, sconfitta della Russia. 9. La catastrofe di Caporetto e resistenza italiana. 10. I governi della guerra totale senza compromessi. 11. La pace di Brest-Litovsk, il fallimento delle grandi offensive tedesche del marzo-luglio 1918. 12. Il crollo degli imperi centrali. (pag 486-519) Crollo della 2° Internazionale. La posizione dei vari partiti socialisti. “”Nel 1914 i partiti socialisti, appoggiati a loro volta dai sindacati, sostennero in utti i paesi dove costituivano partiti di massa i propri governi. In effetti, la II Internazionale aveva discusso a più riprese la questione dell’atteggiamento da assumere di fronte ad una guerra europea. Ne erano emersi contrasti abilmente smorzati. Nel Congresso di Stoccarda del 1907, a Copenaghen nel 1910, a Basilea nel 1912, erano state votate risoluzione che impegnavano i socialisti prima a lottare contro il pericolo di guerra e quindi, in caso di guerra, a trasformare la crisi sociale e politica in lotta anticapitalistica. Ma si trattava di indicazioni che ciascuna corrente interpretava a modo suo; in ogni caso la maggioranza dei partiti socialisti non aveva alcuna intenzione di mettere a rischio la propria esistenza sfidando la repressione statale e l’accusa, una volta che il proprio paese fosse in guerra, di antipatriottismo. E’ significativo che quando in Francia il leader socialista riformista Jean Jaurès venne assassinato dopo un discorso contro la guerra (31 luglio), i parlamentari socialisti decisero di entrare nel governo. Anche in Gran Bretagna i laburisti appoggiarono il loro governo. In Germania i socialdemocratici, che affermarono di temere una vittoria della Russia zarista, votarono il 4 agosto i crediti di guerra al governo ai fini “”difensivi””. L’atteggiamento dei “”confratelli”” tedeschi indusse la socialdemocrazia dell’Austria-Ungheria a imitarli. Soltanto il Partito serbo e i socialisti di tutte le correnti in Russia (il che ben rispecchiava l’opposizione ad un regime come quello zarista) si opposero alla guerra, oltre a correnti minoritarie in tutti gli altri paesi. Anche in Russia però, al di là dell’opposizione ufficiale, la maggioranza dei socialdemocratici, salvo i bolscevichi, e dei socialrivoluzionari, si mostrarono di fatto disposti a collaborare alla “”difesa nazionale””. La II Internazionale socialista era in stato di fallimento””. (pag 492)”,”EURx-298″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume terzo: 1945-1970.”,”Ripresa e rivalutazione del “”padre del revisionismo”” negli anni Settanta “”Lo sviluppo capitalistico, di cui si sono sopra delineati i tratti fondamentali, ha segnato non solo l’esistenza di un divario ormai incolmabile fra forme della produzione e rapporti sociali da un lato e dottrinarismo liberal-liberista dall’altro; esso ha del pari conferito alla società capitalistica contemporanea una fisionomia che non appare più riconducibile all’immagine costruita da Marx nel ‘Capitale’. Qualora si tenga presente che l’essenza del marxismo non sta in una analisi delle categorie astratte del modo capitalistico di produzione e neppure in una sociologia statica dei gruppi e delle classi sociali che in relazione a questo si formano, bensì in una interpretazione finalistica del dinamismo sociale, vale a dire in una interpretazione del senso della storia, alla luce di una ben definita concezione dei rapporti fra le classi sociali e dell’esito politico di siffatti rapporti, si può vedere come il capitalismo contemporaneo nelle sue punte avanzate non corrisponda più, sotto alcuni profili fondamentali, all’analisi marxiana: 1) la classe operaia ha assunto caratteristiche non più riconducibili a quelle che aveva all’epoca di Marx e neppure a quello prevista da Marx per il futuro: essa vive in condizioni di vita ben lontane da quella “”degradazione”” che questi riteneva una tendenza inevitabile dello sviluppo capitalistico, con la conseguenza che la sua coscienza (anzitutto negli Stati Uniti) tende ad esprimersi assai più in termini riformistici che in termini di rivoluzione globale; 2) il modo di produzione capitalistico ha raggiunto livelli di organizzazione interna, di “”pianificazione””, di produttività, di integrazione internazionale, che Marx riteneva incompatibili con le sue possibilità; 3) la concentrazione della ricchezza e del potere, che pure si è realizzata su vasta scala, è avvenuta senza che si creasse quella contrapposizione frontale fra un pugno di magnati e la grande massa dei proletari che doveva, secondo Marx, costituire la base della rivoluzione proletaria e della successiva “”dittatura del proletariato””. Questa concentrazione è per contro avvenuta insieme con una enorme dilatazione degli strati intermedi, con una crescente differenziazione all’interno del proletariato e infine con una diminuzione relativa di questo rispetto agli strati intermedi. In un simile quadro, va collocata la ricerca, faticosa e contraddittoria, di una via al socialismo che il movimento dei lavoratori e i suoi partiti conducono nei paesi di capitalismo sviluppato partendo dalle nuove realtà socio-economiche; ricerca nella quale il rapporto con la dottrina di Marx si configura, per gli stessi partiti comunisti occidentali, in forme di analisi critica e di “”aggiornamento””, le quali riprendono di fatto nella sostanza alcune delle conclusioni cui era giunto Bernstein, il “”padre del revisionismo””, già alla fine dell’Ottocento”” [Massimo L. Salvadori, Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume terzo: 1945-1970, 1977] (pag 1279-1280)”,”EURx-299″
“SALVADORI Massimo L.”,”La concezione del processo rivoluzionario in Kautsky (1891-1922).”,”SALVADORI Massimo L. “”A questo punto, Kautsky, il quale ancora all’inizio degli anni ottanta aveva ritenuto di poter contare sui contadini per una mobilitazione politica a fianco del proletariato secondo forme autonome e indipendenti, per condurre la lotta contro la reazione, delinea invece, poggiando sull’autorità di Engels, – intervenuto nel dibattito con un articolo sulla ‘Neue Zeit’, ‘Die Bauernfrage in Frankreich und Deutschland’ – la prospettiva di un’alleanza politica fra il proletariato industriale e il proletariato agricolo delle grandi aziende dell’est e dell’ovest. Alla base di questa valutazione del ruolo dei contadini, vi era dunque la convinzione, opposta a quella dei socialdemocratici del sud, che il peso dei contadini piccoli produttori fosse già nel presente assai ridotto e che nell’avvenire sarebbe ancor più rapidamente andato decrescendo. Kautsky riduceva drasticamente il significato politico dei contadini, perché – scriveva – “”il numero di questi contadini non rappresenta più in alcun paese civile moderno un fattore decisivo”” (30). Fu dunque da questo dibattito che uscì la ‘Agrarfrage’ nel 1899, definita a più riprese da Lenin “”l’avvenimento più notevole della più recente letteratura economica”” dopo l’uscita del terzo volume del ‘Capitale’ (31). Qui Kautsky, teorizzando la natura progressiva del crescente dominio della città sulla campagna, di cui la crisi della piccola proprietà era una componente tanto essenziale quanto inevitabile, ribadiva che “”un programma agrario socialdemocratico che si fondasse sulla difesa del piccolo contadino, sarebbe dunque non soltanto senza scopo; ma, peggio ancora, danneggerebbe nel modo più serio la socialdemocrazia”” (32). La “”neutralizzazione”” dei contadini nella lotta tra proletari e borghesi sarebbe stata il prodotto non di un’impossibile rivitalizzazione di una forma arretrata di produzione, ma dell’agitazione dei socialisti per dimostrare ai contadini che la loro rovina era il frutto dell’espropriazione messa in atto dal grande capitale, incapace di dare un avvenire a chi rovinava, e della difesa da parte della socialdemocrazia delle condizioni umane e civili della popolazione agricola.”” [Massimo L. Salvadori, La concezione del processo rivoluzionario in Kautsky (1891-1922), estratto da ‘Annali’, anno XV, 1973, Milano, 1974] (pag 36) [(30) ‘Ein neues Buch von Deville, ZN, XIV, 1895-96, vol. II 807-8; (31) Lenin, Opere complete, Roma, 1955-70, vol. 3, p. 5; (32) ‘La questione agraria, Milano, 1959, p. 363] “”Al congresso di Essen del settembre 1907, Bebel non solo difese Noske e le sue posizioni; ma disse che, in caso di guerra di difesa contro la Russia zarista, baluardo della reazione, egli stesso sarebbe stato pronto a “”mettere il fucile in spalla”” (102) , ottenendo l’approvazione di Vollmar e David. Kautsky, per parte sua criticò Bebel per aver fondato l’atteggiamento del partito sulla differenza fra guerra difensiva e guerra offensiva. Con parole veramente profetiche affermò che nulla sarebbe stato più facile per i vari governi che far credere al proprio proletariato di essere gli aggrediti (103)”” (pag 52) [(102) Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der SPD 1907, Berlin, 1907 p. 255; (103) Protokoll über die Verhandlungen …, 1907, pp. 261-62; (104) Zum I. Mai, NZ, XXVI, 1907-1908, vol II, p. 114] “”Mentre la maggioranza della socialdemocrazia tedesca, dopo la votazione dei crediti di guerra nell’agosto del 1914 si era attestata su posizioni di “”tregua interna””, cioè di appoggio alla politica governativa, segutia e anche stimolata in ciò dai sindacati, Kautsky andò prpgressivamente spostandosi in posizioni sempre più critiche nei confronti dei “”maggioritari””, pur senza condividere l’atteggiamento di Liebknecht, che il 2 dicembre aveva votato, rompendo la disciplina di partito, contro il rinnovo dei crediti. Egli seguiva l’evoluzione di uomini come Haase e Ledebour, i quali, quanto più andava facendosi di chiarezza solare che la Germania non conduceva una guerra di difesa, lottavano contro il nazionalsmo e la “”tregua interna””, al fine di favorire una pace senza annessioni e preparare un allargamento della sfera di agibilità interna per il proletariato, a differenza di Liebknecht, sempre più radicalizzato in senso rivoluzionario e convinto che fosse utopica la speranza in una pace “”democratica””. (…) Messo a confronto con il precipitare degli eventi, Kautsky operò affinche fosse l’opposizione a rivendicare la continuità con la tradizione. E’ comprensibile dunque che egli non fosse favorevole a trasformare la scissione ideologica e organizzativa in fondazione di un nuovo partito. E coerentemente, alla conferenza di Gotha (6-8 aprile 1917), che doveva diventare il congresso di fondazione della ‘Unabhänginge Sozialdemokratische Partei, egli dapprima votò, insieme con Bernstein (il quale anch’egli si era staccato dalla “”maggioranza”” non condividendone l’indirizzo filoimperialista) e Kurt Eisner, contro la fondazione del partito; e poi, una volta che la decisione fu presa con 77 voti contro 42, rivendicò il mantenimento del vecchio nome. Il partito [USPD, ndr] nasceva con forti divisioni interne. Quel che costituiva il comun denominatore era l’opposizione alla linea filogovernativa sostenuta dai “”maggioritari”” nella questione della guerra. Ma, fuori di questa, i contrasti emergevano nettissimi. I nomi più prestigiosi che avevano aderito – Bernstein, Eisner, Kautsky, Haase, Ledebour, Hilferding, Mehring, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Clara Zetkin – formavano un insieme che era in realtà attraversato dalle più profonde divergenze. “”Centristi”” delle varie tendenze e “”spartachisti”” si erano combattuti e si combattevano ancora senza mezzi termini. La loro era l’unità di una negazione”” (pag 68-69)”,”KAUS-022″
“SALVADORI Massimo L.”,”L’età contemporanea. Volume 3.”,” Due anni chiave della Prima guerra mondiale. “”In conclusione, il 1915 si chiudeva con un bilancio favorevole agli imperi centrali. La Germania controllava le miniere del Belgio e delle regioni più industrializzate della Francia, la Polonia, parte della Lituania e della Bielorussia. La Serbia era sconfitta, gli austriaci bloccavano gli italiani, i tedeschi bloccavano i francesi e gli inglesi, mentre la Russia aveva subito pesanti rovesci. Ma vi era anche un bilancio negativo per gli imperi centrali, che, in conseguenza del fallimento della strategia dell’annientamento e delle speranze in una guerra breve, cominciavano a risentire pesantemente del blocco navale stabilito dalla flotta britannica e quindi della scarsezza crescente di prodotti alimentari (“”il blocco della fame””). Le risorse dell’Intesa, in vista di una guerra lunga e terribilmente costosa, erano molto superiori. Il 1916 fu contraddistinto da una serie di grandi offensive tedesche sul fronte occidentale, da un’inaspettata offensiva russa, e dal tentativo austriaco di eliminare l’Italia. Ma nessuna di queste offensive raggiunse l’obiettivo di sfondare le linee nemiche arrivando a una vittoria sostanziale”” (pag 1125)”,”STOU-117″
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky fra ortodossia e revisionismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Nel 1881, Kautsky, ormai conquistato al marxismo, si recò in pellegrinaggio dai due maestri, Marx ed Engels, a Londra. L’impressione che fece su Marx, con cui ebbe un rapido rapporto, non fu molto felice: questi lo giudicò mediocre, laborioso e votato al filisteismo. Kautsky afferma di avere letto ‘Il capitale’ verso la fine del 1875; ma di aver potuto capirlo realmente solo in seguito. La sua vera e propria iniziazione al marxismo avvenne con la lettura dell”Anti-Dühring’ di Engels (1877-78), di cui avrebbe detto che “”ha giovato a far intendere le dottrine marxiste più di quello che avrebbero potuto fare tutte le brevi e apodittiche sentenze di Marx sul modo in cui voleva essere inteso in questo o quel punto”” (2). Non è difficile comprendere come fosse stato attratto dalla forma sistematica ed enciclopedica dell’analisi engelsiana. All’inizio degli anni ’80 Kautsky era ormai uno dei giovani intellettuali più in vista della socialdemocrazia, stretto collaboratore e protetto di Engels. Nel 1883, anno della morte di Marx, Kautsky divenne redattore del nuovo organo teorico della socialdemocrazia tedesca “”Neue Zeit””, destinato a diventare la tribuna intellettuale più autorevole del socialismo internazionale nel periodo della II Internazionale. Obiettivo che Kautsky si proponeva era quello di “”rendere popolare il sapere, illuminare l’operaio, così che possa in ogni momento trovarsi in corrispondenza con la scienza”” (3). Con quali risultati Kautsky, diffusore e interprete del marxismo abbia agito nel periodo che dalla fondazione della “”Neue Zeit”” va al 1914 può essere compreso tenendo presente ciò che ha scritto Georges Haupt: “”La paternità delle nozioni di “”marxista”” e di “”marxismo”” nel senso assunto dal nostro vocabolario risale a Kautsky”” (4). In effetti, l’autorità di Kautsky come teorico del marxismo diventò immensa nella socialdemocrazia tedesca e nel socialismo internazionale, poiché egli apparve per un verso un sistematore del marxismo e per un altro un ricercatore capace di continuare e allargare l’opera dei fondatori della dottrina (5). Ma che cosa era propriamente il “”marxismo”” di Kautsky, quando iniziò la sua opera di diffusore e sistematore? In morte di Marx, Engels non trovò migliore elogio dell’opera dell’amico che affermare che questi era stato “”lo scopritore di quella legge fondamentale che regola il corso e lo sviluppo della società umana””, così come Darwin era stato colui che aveva scoperto “”la legge di sviluppo della natura organica sul nostro pianeta”” (6). Ebbene, Kautsky si era formato intellettualmente proprio pervenendo a una sintesi fra darwinismo e marxismo, secondo tempi di sviluppo che avevano visto il darwinismo come base per il passaggio a un marxismo che finì con l’inglobare, in modo sostanzialmente permanente, la prima delle due correnti. Quello che secondo Kautsky darwinismo e marxismo avevano in comune era il fatto di essere entrambe teorie dell’evoluzione. Darwin, per lui, aveva fornito gli strumenti per chiudere i conti definitivamente con ogni concezione spiritualistica e idealistica e fondare un materialismo non statico, astratto, ma in grado di spiegare le strutture della realtà come organismi, frutto di uno sviluppo e aperte a uno sviluppo in permanente evoluzione. Negli anni della sua formazione premarxista, Kautsky era animato dalla ricerca di una coerente concezione “”monistica”” del mondo; e nella sua elaborazione subì l’influenza determinante di Haeckel. Così, trovò nella concezione della “”rivoluzione dello spirito”” di Buckle, un motivo ispiratore essenziale della sua vocazione pedagogico-ideologica. Gli autori che più lo segnarono nel campo della teoria economica e sociale furono J. Stuart Mill, Smith e Ricardo, ma soprattutto Albert Lange, l’autore dell”Arbeiterfrage’, sotto la cui influenza scrisse il suo primo libro organico sull’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso della società (‘Der Einfluss der Volksvermehrung auf den Fortschritt der Gesellschaft untersucht’, 1880), dove si esaminava la questione del rapporto fra incremento demografico, questione sociale e socialismo, in una prospettiva di discussione critica con il malthusianesimo, alla quale il marxismo era sostanzialmente estraneo, nonostante l’affermazione che Marx era “”la pietra angolare del moderno socialismo scientifico”” (7). (….) Kautsky non arrivò a Marx “”superando””, bensì integrando il darwinismo nel marxismo”” [Massimo L. Salvadori, Kautsky fra ortodossia e revisionismo. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(2) K. Kautsky, ‘Le dottrine economiche di Carlo Marx’, Milano, 1945, p. 2; (3) ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky’, Wien 1955, p. 64; (4) G. Haupt, ‘Da Marx al marxismo’, in questa ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978, vol. I, p. 305; (5) Cfr. W. Blumenberg, ‘Karl Kautskys Literarisches Werk. Eine bibliografische Übersicht’, s’Gravenhage 1960, un’opera che consente di disporre di una rigorosa documentazione dell’attività scientifica di Kautsky e, attraverso l’indicazione delle traduzioni, dell’eco che essa ebbe nel mondo del socialismo internazionale; (6) K. Marx e F. Engels, ‘Werke’, vol. 19, Berlin, 1962, p. 333; (7) K. Kautsky, ‘Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso della società’, Milano, 1884, p. 89] (pag 280-281-282-283) “”Kautsky accusò Pannekoek di essersi fatto portavoce di un vero e proprio “”cretinismo dell’azione di massa””, improntato a una mistica della spontaneità rivoluzionaria”” (pag 307)”,”KAUS-026″
“SALVADORI Massimo L.”,”La socialdemocrazia tedesca e la rivoluzione russa del 1905. Il dibattito sullo sciopero di massa e sulle “”differenze”” fra Oriente e Occidente. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”La prima parte del saggio dedicato maggiormente alla posizione dei sindacati (rifiuto ad imparare dalla Russia) con Bebel mediatore tra sindacato e partito, la seconda sul ruolo e le posizioni di Kautsky, Luxemburg, Parvus e Bernstein. “”Fu il Congresso del partito svoltosi a Mannheim nel settembre 1906 a costituire l’atto quasi notarile della piena vittoria dei sindacati. E il notaio di questa vittoria altri non fu che il capo del partito August Bebel Lo sciopero di massa non fu rinnegato, ma fu messo in archivio. Bebel, nella sua relazione sulla sciopero politico di massa, mise al centro le differenze fra Russia e Germania, e quindi l’improponibilità dei metodi russi per le masse tedesche. La rottura di Bebel con l’ala radicale fu netta. (….) Quanto al problema specifico dello sciopero di massa, Bebel non rinnegò le posizioni espresse a Jena, ma ne limitò la portata in modo tale da farle di fatto coincidere con quelle dei sindacati. Infatti egli sollevò al congresso il pieno consenso di Legien e di Bömelburg e dei leader revisionisti. David, questa volta attaccando Kautsky, il quale aveva sostenuto nel gennaio 1906 che le esperienze russe dovevano indurre la socialdemocrazia tedesca a rivedere la sua tattica, affermò ancora una volta che la Russia non poteva insegnare niente, che nulla era da rivedere, che il “”revisionismo rivoluzionario”” andava respinto. Il congresso adottò infine una risoluzione, presentata da Bebel, che significava una vera e propria capitolazione del partito di fronte ai sindacati, anche se in apparenza si trattava di un compromesso fra le due parti. In essa si diceva che non sussisteva alcuna controversia fra partito e sindacato sullo sciopero di massa; che, nel caso ipotetico che allo sciopero di massa si arrivasse, partito e sindacati avrebbero proceduto d’intesa; che sindacati e partito avevano pari dignità, ma che i primi dovevano impegnarsi ad agire secondo uno “”spirito socialdemocratico””. Questa risoluzione venne approvata con 386 sì e 5 no. Fra i sì vi erano i capi sindacali, David, Kautsky, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Il reale significato della votazione non sfuggì ai socialdemocratici moderati, che la considerarono una sconfitta dell’ala radicale. L’organo della socialdemocrazia bavarese, il “”Münchner Post””, colse il segno, scrivendo che potevano dirsi cancellati i risultati del Congresso di Dresda (1903), il quale aveva segnato la sconfitta del revisionismo, e le divisioni fra partito e sindacati. Non poteva, comunque, esservi dubbio alcuno che “”le decisioni prese a Mannheim sulla questione dello sciopero di massa”” erano il frutto “”della crescente influenza dei sindacati sul partito””. Gli sconfitti erano gli ideologi come Kautsky e Rosa Luxemburg; con la sconfitta di quest’ultima soprattutto l’esempio russo era stato espunto dalla strategia della socialdemocrazia tedesca”” (pag 564-565)”,”MGEx-240″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana, 1861-2000.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti.”,”ITAB-006-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Potere e libertà nel mondo moderno. John C. Calhoun: un genio imbarazzante.”,”Libro dedicato alla memoria di Richard Hofstadter Massimo L. Salvadori (Ivrea, 1936) è professore ordinario di storia delle dottrine politiche all’Università di Torino (1996). “”Come vari studiosi americani hanno osservato, a partire da Current (1), Calhoun ha anticipato Marx (non fu in vero certo il solo a farlo) nel proclamare che tutta la società è stata storia della lotta di classe tra proprietari e non proprietari, tra detentori del controllo sui mezzi di produzione e coloro che ne sono privi. Si è avuto modo di notare nel corso di questo studio come Calhoun abbia altresì considerato – e qui vi è un’altra analogia con Marx molto significativa – il possibile connubio tra potere politico e potere economico quale una causa tale da ridurre il governo a comitato d’affari dell’oligarchia economicamente dominante. Un ulteriore elemento di analogia, infine, è la convinzione di Calhoun che il sistema capitalistico e il processo di industrializzazione da un lato rappresentassero uno straordinario, ineguagliato progresso nella storia dell’umanità e dall’altro che essi, in conseguenza dello sfruttamento, fomentassero la rivoluzione sociale. Detto questo, occorre subito mettere in evidenza ciò che nettamente separò l’americano dal tedesco. Pur convergendo nell’analisi di alcuni dati storico-empirici di grande rilievo, i due collocarono questi stessi dati in un contesto e in una visione del tutto divergenti. Calhoun riteneva la natura classista dei rapporti economico-sociali e lo sfruttamento elementi ineliminabili; Marx elementi storicamente condizionati, transitori e eliminabili. Calhoun pensava che la rivoluzione rappresentasse per il capitalismo una pericolosa possibilità da evitarsi; Marx la vedeva come una necessità e un processo inarrestabile. Calhoun considerava l’equiparazione del governo a comitato d’affari una degenerazione a cui ci si poteva opporre; Marx un modo di essere intrinseco al sistema capitalistico. Calhoun, insomma, agitava lo spettro della rivoluzione in nome della conservazione, Marx in nome del sovvertimento globale dell’ordine esistente. L’uno detestava quello spettro come un demonio, l’altro lo considerava l’angelo del Progresso. Il che era coerente con le diverse premesse che stavano alla base della pur comune teoria della lotta di classe come aspetto caratterizzante della dinamica sociale. Marx si collegava alla tradizione rivoluzionaria socialista francese che dal conflitto tra le classi aveva tratto l’idea del necessario rovesciamento della società borghese; Calhoun alla tradizione radicata nel pensiero dei Padri fondatori come John Adams e James Madison, i quali, mentre avevano riconosciuto la contrapposizione di interessi tra proprietari e non proprietari, avevano d’altra parte espresso la convinzione che quel conflitto potesse e dovesse essere regolato dalle istituzioni così da evitare che esso degenerasse in guerra sociale. Sostenendo per parte sua che ogni società civilizzata si fondava sulla lotta di classe, Calhoun riformulò nel contesto della modernizzazione capitalistica e in maniera più organica le idee che Adams e Madison avevano già consegnato alla cultura politica del loro paese. Il primo nella ‘Defence of the Constitutions of Government of the United States of America’ del 1787-88 aveva scritto che «in ogni società dove esiste la proprietà, ci sarà sempre una lotta tra i ricchi e i poveri». Il secondo nel famoso n. 10 del ‘Federalist’ aveva espresso un concetto in tutto simile (…). Certo è, comunque, che, quali che fossero le diversità, Calhoun al pari di Marx e prima di lui sviluppò una radicale critica alla società capitalistica borghese individualistica e dei suoi «idoli», all’interno della quale la difesa della comunità fondata sul sistema schiavistico giocò un ruolo di idea-forza paragonabile alla visione marxiana della società senza classi”” [Massimo L. Salvadori, ‘Potere e libertà nel mondo moderno. John C. Calhoun: un genio imbarazzante’, Roma Bari, 1996] (1) “”Nel 1963 Richard N. Current, autore del notevole saggio del 1943 in cui, influenzando una serie di studi successivi, aveva attirato l’attenzione sulla tesi di Calhoun «anticipatore» di Marx, pubblicava un profilo complessivo del leader sudista assai critico nelle sue conclusioni”” (pag 59) “”Nel 1963 Richard N. Current, autore del notevole saggio del 1943 in cui, influenzando una serie di studi successivi, aveva attirato l’attenzione sulla tesi di Calhoun «anticipatore» di Marx, pubblicava un profilo complessivo del leader sudista assai critico nelle sue conclusioni”” (pag 59)”,”TEOP-482″
“SALVADORI Massimo L.”,”L’Europa degli americani. Dai padri fondadori a Roosevelt.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione.”,”USAG-002-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”La parabola del comunismo.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”RUSS-074-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana, 1861-2000.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti.”,”ITQM-020-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Alle radici della politica italiana.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”ITAB-017-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana 1861-1996.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”ITAB-018-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938.”,”Massimo L. Salvadori, nato a Ivrea nel 1936, insegna all’Univ di Torino. Ha condotto i suoi studi nelle Univ di Torino e Lipsia. E’ stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. In retrocopertina bibliografia dell’autore. “”Ritengo opportuno soffermarmi sul dissenso con il saggio su Kautsky di Matthias (Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, De Donato, 1971, ndr). Lo studioso tedesco ha interpretato il ruolo di Kautsky nella socialdemocrazia tedesca prima della guerra mondiale come un ruolo che lo condusse in effetti ad essere il portatore di una concezione dell’integrazone nella società dominante, mentre in apparenza egli era il teorico della “”rivoluzione socialista””. Quel che manca in modo essenziale nel saggio di Matthias è il vero oggetto dell’analisi, nel senso che egli non assume a problema il nodo decisivo. Delineare il kautskismo in termini di semplice ideologia dell’integrazione presume una “”responsabilità”” di questo; vita alla luce dell’ipotesi che una diversa funzione dell’ideologia avrebbe potuto consentire alla socialdemocrazia tedesca di sfuggire all’integrazione stessa. Ma quel che portò la socialdemocrazia tedesca a rimanere integrata non fu un uso errato dell’ideologia; questo piuttosto fu semmai il prodotto delle condizioni reali. La socialdemocrazia tedesca fra la fine del secolo XIX e il 1914 visse una situazione del tutto imprevista rispetto all’eredità lasciata dal marxismo, che pure era diventato la sua ideologia ufficiale. Fu la combinazione di un ferreo apparato conservatore fondato sul connubio fra militarismo aristocratico e alta burocrazia da un lato, e uno sviluppo capitalistico senza precedenti dominato da un capitalismo finanziario brutale dall’altro, che determinarono, per amore o per forza, con il concorso attivo di alcuni settori della socialdemocrazia tedesca e l’opposizione di altri, l’integrazione (che ebbe però, come ho mostrato, nel movimento sindacale il suo vero “”motore””). La socialdemocrazia tedesca fu il primo grande partito operaio che, in forma nuda e cruda, si trovò a dover fare i conti con un capitalismo di cui essa era stata preparata dalla teoria ad intravvedere una rapida fine e non l’esplosione imperialistica accompagnata da una forte base di massa. Kautsky visse in questo contesto in modo contraddittorio e oscillante fra ottimismo e turbamenti legati alla percezione che “”qualcosa non quadrava””; e la sua ideologia fu l’espressione di siffatta situazione assai più che non una reale e decisiva concausa”” (pag 15-16) Volume dedicato alla memoria di Ernesto Ragionieri. L’autore ringrazia anche Theodor Pinkus, libraio di Zurigo (ora mancato).”,”KAUS-001-FF”
“SALVADORI Massimo L.”,”L’occasione socialista nell’era della globalizzazione.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”TEOS-101-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Orientamenti della attuale storiografia sul partito comunista d’Italia (1921-1926)”,”Citato il testo di A. Bordiga, ‘La linea storica della sinistra comunista dalle origini fino al 1919 in Italia’ (Milano, 1964) (pag 88 e sgg.) Citato il saggio di G. Amendola, ‘Un archivista nella rivoluzione’, in ‘Comunismo’, pp. 105-37 (pag 92 e sgg.)”,”STOx-319″
“SALVADORI Massimo L.”,”Gramsci e il problema storico della democrazia.”,”Massimo L. Salvadori, nato ad Ivrea nel 1936, insegna storia delle dottrine politiche alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino. “”Ecco che, assumento a misura la piena disponibilità, le riserve di Gramsci sui metodi investivano l’essenza del costume politico che Stalin introduceva nel movimento operaio internazionale e nell’Urss. E’ così che la resistenza di Gramsci sul terreno dei metodi poteva apparire come un elemento che rafforzava l’Opposizione russa. Humbert-Droz venne in Italia. Il gruppo dirigente italiano rifletté le posizioni di Gramsci, schierandosi politicamente con la maggioranza russa, ma esprimendo riserve «sui metodi impiegati». Gramsci però venne arrestato e non poté partecipare all’incontro con il messo dell’IC”” (pag 42)”,”GRAS-001-FC”
“SALVADORI Massimo L.”,”Gaetano Salvemini.”,”SALVADORI Massimo L., nato a Ivrea nel 1936, si è laureato in filosofia all’Università di Torino. Ha proseguito gli studi all’Univ. di Dublino, all’Istituto italiano per gli studi storici, e all’Università di Lipsia. Ha pubblicato ‘Il mito del buongoverno’ (sulla questione meridionale) che ha vinto il premio Einaudi.”,”SALV-001-FC”
“SALVADORI Massimo L. GUGGIOLA Gabriele MENDOLIA Silvia MELINDI GHIDI Paolo ZUCCA MICHELETTO Beatrice CARNAZZA Irene CAMPUS Mauro SILVESTRI Paolo GIORDANO Alberto CARMAGNANI Marcello EINAUDI Luigi RUINI Meuccio CAMURANI Ercole”,”Presupposti storici e ideali dell’unificazione europea (Salvadori); Istituzioni federali e tattiche redistributive (Guggiola); Unemployment and mental well-being (Mendolia); Population ageing, longevity and health (Melindi Ghidi); Mercato del lavoro, mobilità e ciclo di vita. Torino nella seconda metà del XVIII secolo (Zucca Micheletto); La storiografia americana e la grande guerra: dieci anni di riflessioni e revisioni (1918-1928); Le premesse del terzo tempo: la trasformazione strutturale dell’economia atlantica e l’Italia dal 1948 al 1950 (Campus); Rileggendo Einaudi e Croce: spunti per un liberalismo fondato su un’antropologia della libertà (Silvestri); Per un’Italia libera e democratica. I liberali e il sistema politico repubblicano nel secondo dopoguerra (1945-1970); L’agricoltura familiare in America Latina (Carmagnani); Luigi Einaudi e Meuccio Ruini. Lettere e documenti (Camurani, a cura).”,”Contiene il saggio: Irene Carnazza, ‘La storiografia americana e la grande guerra: dieci anni di riflessioni e revisioni (1918-1928) (pag 167-188)”,”ANNx-038-FP”
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938.”,”Massimo L. Salvadori, nato a Ivrea nel 1936, insegna all’Univ di Torino. Ha condotto i suoi studi nelle Univ di Torino e Lipsia. E’ stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. In retrocopertina bibliografia dell’autore. “”Ritengo opportuno soffermarmi sul dissenso con il saggio su Kautsky di Matthias (Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, De Donato, 1971, ndr). Lo studioso tedesco ha interpretato il ruolo di Kautsky nella socialdemocrazia tedesca prima della guerra mondiale come un ruolo che lo condusse in effetti ad essere il portatore di una concezione dell’integrazone nella società dominante, mentre in apparenza egli era il teorico della “”rivoluzione socialista””. Quel che manca in modo essenziale nel saggio di Matthias è il vero oggetto dell’analisi, nel senso che egli non assume a problema il nodo decisivo. Delineare il kautskismo in termini di semplice ideologia dell’integrazione presume una “”responsabilità”” di questo; vita alla luce dell’ipotesi che una diversa funzione dell’ideologia avrebbe potuto consentire alla socialdemocrazia tedesca di sfuggire all’integrazione stessa. Ma quel che portò la socialdemocrazia tedesca a rimanere integrata non fu un uso errato dell’ideologia; questo piuttosto fu semmai il prodotto delle condizioni reali. La socialdemocrazia tedesca fra la fine del secolo XIX e il 1914 visse una situazione del tutto imprevista rispetto all’eredità lasciata dal marxismo, che pure era diventato la sua ideologia ufficiale. Fu la combinazione di un ferreo apparato conservatore fondato sul connubio fra militarismo aristocratico e alta burocrazia da un lato, e uno sviluppo capitalistico senza precedenti dominato da un capitalismo finanziario brutale dall’altro, che determinarono, per amore o per forza, con il concorso attivo di alcuni settori della socialdemocrazia tedesca e l’opposizione di altri, l’integrazione (che ebbe però, come ho mostrato, nel movimento sindacale il suo vero “”motore””). La socialdemocrazia tedesca fu il primo grande partito operaio che, in forma nuda e cruda, si trovò a dover fare i conti con un capitalismo di cui essa era stata preparata dalla teoria ad intravvedere una rapida fine e non l’esplosione imperialistica accompagnata da una forte base di massa. Kautsky visse in questo contesto in modo contraddittorio e oscillante fra ottimismo e turbamenti legati alla percezione che “”qualcosa non quadrava””; e la sua ideologia fu l’espressione di siffatta situazione assai più che non una reale e decisiva concausa”” (pag 15-16) Volume dedicato alla memoria di Ernesto Ragionieri. L’autore ringrazia anche Theodor Pinkus, libraio di Zurigo (ora mancato).”,”KAUS-005-FC”
“SALVADORI Massimo L.; TERNI Massimo”,”Il giacobinismo nel pensiero marxista (Salvadori); Il paradosso giacobino (Terni). (Saggi e dibattiti)”,”Relazione di Salvadori al convegno sul giacobinismo svoltosi a Roma il 28-29 aprile, organizzato da ‘La Nuova Italia editrice’ “”A testimonianza del peso che il modello della rivoluzione francese conservava originariamente nella socialdemocrazia presso coloro che dovevano diventare la nuova generazione marxista, la generazione cioè dei diffusori e sistematizzatori del marxismo e le guide teoriche della Seconda Internazionale, possiamo citare quanto Karl Kautsky scrisse nella sua tarda opera ‘Die Materialistisce Geschichtauffassung’ del 1927, Kautsky, riferendosi al periodo in cui egli entrò nel partito socialdemocratico (cioè a metà degli anni ’70), scrive «Eravamo tutti convinti che saremmo andati incontro a una nuova edizione della grande rivoluzione francese , solo con un proletariato più sviluppato» (4). Questa osservazione è molto interessante ai fini del nostro discorso, anche se Kautsky subito dopo aggiunge che il modello della grande rivoluzione conviveva, generando incertezze, con quelli del 1848 e del 1871. In realtà, nel periodo della Seconda Internazionale, nell’Europa centro-occidentale il modello giacobino perde sempre più significato in relazione agli effetti di uno sviluppo capitalistico impetuoso che per un verso provoca parlamentarizzazione e parlamentarismo e per l’altro mette al centro un rivoluzionarismo che in ogni caso è essenzialmente antigiacobino, poiché poggia sull’idea di una rivoluzione proletaria di massa che si emancipa dal primato dell’iniziativa delle ‘élites’. In questo senso sono antigiacobini i sindacalisti rivoluzionar, che affondano le loro radici nell’antigiacobinismo di Proudhon; e sono antigiacobini anche i marxisti rivoluzionari come – per fare un unico nome di immediata risonanza – Rosa Luxemburg (…)”” (pag 102) [(4) K. Kautsky, ‘Die Materialistisce Geschichtauffassung’, vol. II, Berlin, 1927, p. 658] La polemica di Trockij e della Luxemburg. “”Il violento attacco che Trotsky condusse contro Lenin ne ‘I nostri compiti politici’ del 1904 (Roma, 1972, p. 124-141) è tutto riassunto nell’accusa rivolta a quest’ultimo di aspirare al ruolo di nuovo Robespierre all’interno di un movimento operaio e di una socialdemocrazia che hanno il proprio tratto distintivo proprio in una politica che deve legare masse operaie e partito in modo opposto a quello che legava popolo e giacobini. Trotsky riprende appieno un filone del pensiero di Marx, servendosi persino delle sue parole . Il giacobinismo è un tentativo di soffocare le “”contraddizioni interne”” della società borghese alla luce di un ideale utopico e antistorico. La ghigliottina rappresentò la materializzazione sanguinosa di questa utopia ideologica. (…)”” (pag 105) “”Nel 1906, in un altro importante saggio ‘Bilanci e prospettive’ Trotsky da un lato mantiene intatto il suo antigiacobinismo, tanto da scrivere che «tutto l’attuale movimento proletario internazionale si è formato e rafforzato nella lotta contro le tradizioni del giacobinismo»; dall’altr, però, sull’onda della rivoluzione russa e delle accuse alla socialdemocrazia di «giacobinismo» da parte del «liberalismo anemico», prende ora a difendere il giacobinismo come modello di energia rivoluzionaria che «resta vivo, come tradizione, nella memoria del popolo» (10). E addirittura indice nella «dittatura dei sanculotti» (n episodio «non transitorio», tanto da segnare con la «sua impronta tutto il secolo successivo» (11)”” (pag 106) “”E’ ancora una volta Lenin a prendere partito senza esitazione a favore dei giacobini, insomma a proclamarsi neogiacobino in quanto autentico rivoluzionario socialista. Nel giugno 1917 egli, addirittura, prende partito per i giacobini facendo tacere qualsiasi riserva. «La grandezza storica dei veri giacobini, dei giacobini del 1793, è consistita nel fatto che essi erano “”giacobini ‘con’ il popolo””, con la ‘maggioranza rivoluzionaria del popolo, con le classi ‘rivoluzionarie’ più avanzate del ‘loro’ tempo» (13). E’ evidente che dunque qui il bolscevismo viene concepito come un giacobinismo che deve riprendere l’opera di quest’ultimo su basi sociali bensì nuove ma secondo una continuità del modello di direzione politica. Poco dopo, Lenin riprende il discorso sui giacobini. E dice esplicitamente che i proletari e i semiproletari rivoluzionari sono «i “”giacobini”” del XX secolo». E dove individua Lenin propriamente la sede dell’identità giacobini – forze rivoluzionarie del XX secolo? Nel pieno accordo su come si eserciti la dittatura. Ecco: «I giacobini del 1793 sono entrati nella storia come un grande esempio di lotta veramente rivoluzionaria contro la ‘classe degli sfruttatori’ da parte della ‘classe dei lavoratori e degli oppressi’, impadronendosi di ‘tutto’ il potere statale (14)”” (pag 106) “”Detto questo, Lenin esprime quella che alla luce del successivo corso del bolscevismo appare una vera e propria utopia leniniana. Egli dice che il giacobinismo dei rivoluzionari socialista sarà senza terrore. «I “”giacobini”” del XX secolo – dice – non si metteranno a ghigliottinare i capitalisti»; sarà sufficiente arrestare un pugno di grossi capitalisti per stroncare la reazione (15)”” (pag 107) “”Vorrei infine notare che il giacobinismo di Lenin ebbe nel corso degli anni che dal 1917 vanno al 1919-20 due diverse fasi: prima la fase sovietistica e poi quella del totale svuotamento dei soviet. Ma si badi: tanto nella prima che nella seconda fase Lenin restò un giacobino nel senso che mai sottopose alla spontaneità-sovranità del popolo”” (pag 107) [(10 .D. Trotsky, Classi sociali e rivoluzione. Bilanci e prospettive, Milano, 1976, pp. 70-71; (11) Ibidem, p. 87; (13) V.I. Lenin, Opere complete, vol. XXIV, Roma, 1966, pag 543; (14) V.I. Lenin, Opere complete, vol XXV, Roma, 1967, pp 49-50; (15) Ibidem, p. 49] [Massimo L. Salvadori, ‘Il giacobinismo nel pensiero marxista’, Mondo Operaio, n: 5, maggio 1982, pag 100-111]”,”MADS-027-FGB”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume primo, 1815-1914.”,”Dono Mario Caprini”,”EURx-354″
“SALVADORI Massimo L., con un saggio introduttivo di Angelo D’ORSI”,”Gramsci e il problema storico della democrazia.”,”Massimo L. Salvadori è professore emerito dell’Università di Torino. È autore di vari studi tra cui ‘L’Europa degli americani. Dai padri fondatori a Roosevelt’ (Laterza, 2005). Gramsci, il Capitale di Marx e ‘i canoni del materialismo storico’ “”Per caratterizzare il marxismo di Gramsci è necessario partire dal celebre articolo ‘La rivoluzione contro il «Capitale»’. Questo articolo, considerato alla luce dell’intero iter gramsciano, appare come un vero e proprio manifesto ideologico. In esso Gramsci fissò in modo assai preciso la chiave della sua interpretazione del marxismo. Esso non era solo una decisa presa di posizione e di rifiuto delle interpretazioni positivistiche del ‘Capitale’, del piatto economicismo, della pedanteria dei riformisti, e delle gherminelle ideologiche degli avversari (8); era qualcosa di più e di diverso: era una vera e propria petizione di principio su ciò che era vivo e ciò che era morto del marxismo alla luce di una determinata epoca storica, dei suoi compiti e dei traguardi culturali da essa raggiunti. Gramsci scriveva: la rivoluzione dei bolscevichi «è la rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Carlo Marx. Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari». Indubbiamente il significato ‘politico’ di una simile affermazione era che ‘Il capitale’ in Russia veniva di fatto utilizzato ideologicamente a fini riformistici. Ma detto questo rimane da chiarire se un simile uso fosse possibile ‘grazie’ o ‘contro’ ‘Il Capitale’. Ora tutto il significato dell’articolo di Gramsci è che questo avveniva nella fedeltà a certe generalizzazioni contenute nel ‘Capitale’. La conclusione di Gramsci era questa: che quanto era avvenuto in Russia dimostrava «che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato». Ma che cosa esattamente era stato negato del ‘Capitale’ e dei canoni del materialismo storico? Nel caso specifico i canoni del materialismo storico si esprimevano nella «dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il prolatriato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione (9)». È probabile che Gramsci stabilisse un collegamento fra le posizioni pratiche mensceviche e riformiste e la loro giustificazione teorica contenuta in una ben individuabile pagina della Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’, in cui Marx scrive: «Il fisico osserva i processi naturali nel luogo dove essi si presentano nella forma più definita e meno offuscata da influssi perturbatori (…). In quest’opera debbo indagare il ‘modo capitalistico di produzione e i rapporti di produzione e di scambio’ che gli corrispondono. Fino a questo momento, loro sede classica è l’ ‘Inghilterra’. Per questa ragone è l’Inghilterra principalmente che serve a illustrare lo svolgimento dela mia teoria»; continua asserendo che, in conseguenza delle leggi e delle tendenze che operano nel campo della produzione capitalistica «con bronzea necessità», «il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire» (10); e conclude con la celebre sentenza, che ha costituito il pezzo forte della concezione meccanica e fatalista della II Internazionale: «Anche quando una società è riuscita a intravvedere ‘la legge di natura del proprio movimento (…) non può né saltare né elimiare per decreto le fasi naturali dello svolgimento (…). Il mio punto di vista (…) concepisce lo ‘sviluppo della formazione economica della società’ come ‘processo di storia naturale’» (11)”” (pag 220-221) [Massimo L. Salvadori, Gramsci e il problema storico della democrazia’, Viella, Roma, 2007] [(8) P. Togliatti, ‘Il leninismo nel pensiero e nell’azione di A. Gramsci’, in ‘Studi gramsciani’, p. 23; (9) SG, p. 150; (10) K. Marx, ‘Il capitale’, libro I, I, Editori Riuniti, Roma, 1954, p. 16; (11) Ibidem, p. 18]”,”GRAS-003-FMB”
“SALVADORI Massimo L.”,”L’alternativa dell’Europa. Quarant’anni dopo Yalta.”,”Massimo L. Salvadori (Ivrea, 1936) ha insegnato Storia contemporanea all’Università di TOrino. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Storia del pensiero comunista. La Lenin alla crisi dell’internazionalismo’ (1984).”,”EURx-008-FMB”
“SALVAGO-RAGGI Giuseppe”,”Lettere dall’Oriente.”,”G. Salvago-Raggi il futuro diplomatico, ministro plenipotenziario a Pechino durante la guerra dei Boxers, a 22 anni affronta il viaggio in Oriente a bordo dell’ ‘Arabia’, e ripercorre con le sue lettere luoghi e atmosfere, compagni di viaggio eccentrici, tra cui il mitico Schliemann, l’archeologo che riportò alla luce la città di Troia e il tesoro di Priamo.”,”ASGx-017-FFS”
“SALVARANI Gianni”,”Breve storia del movimento sindacale italiano. I centoquattro anni del sindacalismo confederale. I sessanta anni dalla fondazione della UIL.”,”Gianni Salvarani, vice Presidente dell’Isituto di Studi Sindacali della Uil.”,”SIND-136″
“SALVATI Mariuccia a cura e introduzione”,”I giornali della Comune.”,”Antologia della stampa comunarda dal 7 settembre 1870 al 24 maggio 1871″,”MFRC-020″
“SALVATI Mariuccia”,”Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione piccola-borghese nel ventennio fascista.”,”La SALVATI (Cremona, 1941) insegna storia dei partiti politici all’Univ di Bologna (corso di laurea in Storia). Tra le sue opere: -La Comune di Parigi. MILANO. 1971 -Stato e industria nella ricostruzione. MILANO. 1982 -Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni Trenta. BOLOGNA. 1989″,”ITAF-024″
“SALVATI Mariuccia; testi di BINGHAM COREY CRONER DREYFUSS ENGELHARD GEIGER HOLCOMBE JOHNSON KIRCHHEIMER LASSWELL LAZARSFELD LEDERER MARSCHAK NEUMANN SPEIER”,”Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni Trenta.”,”Dopo la vittoria del nazismo, molti scienziati cacciati dalle Univ tedesche si stabilirono negli USA. La loro riflessione sulla natura della sconfitta e del consenso al regime hitleriano si saldò all’analisi della ‘classe media’ e del destino della democrazia. Nel libro sono riportati i testi di BINGHAM, COREY, CRONER, DREYFUSS, ENGELHARD, GEIGER, HOLCOMBE, JOHNSON, KIRCHHEIMER, LASSWELL, LAZARSFELD, LEDERER, MARSCHAK, NEUMANN, SPEIER. La SALVATI (insegna storia contemporanea all’ Univ Bologna) ha pubblicato tra l’altro: -Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista (1992) -L’ inutile salotto. L’ abitazione borghese nel ventennio fascista (1993) -Cittadini e governanti. La leadership nella storia dell’ Italia contemporanea (1997).”,”TEOS-047″
“SALVATI Mariuccia ZANNINO Franco, a cura; relazioni di Georges HAUPT Michelle PERROT Jürgen KOCKA Roland TREMPE’ Mariuccia SALVATI, interventi di Mariuccia SALVATI F. ANDREUCCI G. HAUPT C. PAVONE A. ARRU G. MANACORDA E. FANO M. D’AMELIA G. BONACCHI F. PITOCCO F. RIZZI M. MALATESTA F. RAMELLA A. GROPPI S. PORTELLI L. BASSO M. PERROT Giovanna PROCACCI N. BENVENUTI J. KOCKA N. GALLERANO L. VILLARI M. TELO’ G. MARRAMAO R. TREMPE’ A. ROSSI-DORIA G. MANACORDA S. BOLOGNA A. CARACCIOLO C. PAVONE M.G. MERIGGI F. ZANNINO S. PUCCINI U. CERRONI A. COLAJANNI A.M. SOBRERO C. PASQUINELLI A. SIGNORELLI G. PRESTIPINO A.M. CIRESE P. CLEMENTE T. TENTORI C. BERMANI D. SABBATUCCI S.LANARO S. PUCCINI V. LANTERNARI L.M. LOMBARDI-SATRIANI T. TENTORI G. RAPISARDA N. GASBARRO V. PADIGLIONE”,”Storia sociale e storia del movimento operaio. Atti del seminario, Roma 27 gennaio – 26 maggio 1978, a cura di Mariuccia Salvati. Orientamenti marxisti e studi antropologici italiani. Atti di due seminari, Roma 12 gennaio e 17 maggio 1980, a cura di Franco Zannino.”,”Relazioni di Georges HAUPT Michelle PERROT Jürgen KOCKA Roland TREMPE’ Mariuccia SALVATI. Interventi di M. SALVATI F. ANDREUCCI G. HAUPT C. PAVONE A. ARRU G. MANACORDA E. FANO M. D’AMELIA G. BONACCHI F. PITOCCO F. RIZZI M. MALATESTA F. RAMELLA A. GROPPI S. PORTELLI L. BASSO M. PERROT Giovanna PROCACCI N. BENVENUTI J. KOCKA N. GALLERANO L. VILLARI M. TELO’ G. MARRAMAO R. TREMPE’ A. ROSSI-DORIA G. MANACORDA S. BOLOGNA A. CARACCIOLO C. PAVONE M.G. MERIGGI F. ZANNINO S. PUCCINI U. CERRONI A. COLAJANNI A.M. SOBRERO C. PASQUINELLI A. SIGNORELLI G. PRESTIPINO A.M. CIRESE P. CLEMENTE T. TENTORI C. BERMANI D. SABBATUCCI S.LANARO S. PUCCINI V. LANTERNARI L.M. LOMBARDI-SATRIANI T. TENTORI G. RAPISARDA N. GASBARRO V. PADIGLIONE”,”MITT-086″
“SALVATI Mariuccia”,”Il Novecento. Interpretazioni e bilanci.”,”SALVATI Mariuccia insegna storia contemporanea all’ Università di Bologna. E’ autrice di molte opere (v. retrocopertina). “”La parola Novecento è infatti dapprima usata per i movimenti culturali di avanguardia novecentisti (per definizione “”europei”” e “”moderni””) che si sono venuti configurando nei primi decenni del secolo, in antitesi ai movimenti “”nazionali””…”” “”…la parola Novecento nasce in Italia avendo incorporato in sé la critica al mondo liberale e borghese ottocentesco, nonché i tratti prettamente cultural-artistici di tale critica…”” (pag 4)”,”STOx-071″
“SALVATI Michele”,”Economia e politica in Italia dal dopoguerra a oggi.”,”Michel SALVATI (Cremona, 1937) insegna politica economica all’ università di Torino. Ha scritto varie opere (tra cui ‘Alle origini dell’ inflazione italiana’, 1980) Svalutazione competitiva. “”Circa le prime, non è ora possibile ricordare in dettaglio l’ abile condotta del cambio che la Banca d’ Italia persegue sfruttando la debolezza del dollaro: con alle spalle lo stock di competitività guadagnato mediante la grande svalutazione della prima metà del 1976, il continuo scivolamento della lira nei confronti delle monete dei principali mercati d’ esportazione più che compensa la maggior crescita dei prezzi interni, e consente di riattivare, nella ripresa internazionale di fine decennio, una tipica export-led recovery (ripresa guidata dalle esportazioni), nostra vecchia specialità di cui si era persa quasi la memoria””. (pag 147)”,”ITAE-119″
“SALVATI Michele”,”La sinistra, il governo l’Europa.”,”Michele SALVATI è docente di economia politica all’Università Statale di Milano. E’ deputato (1997) del PDS.”,”PCIx-347″
“SALVATI Mariuccia”,”Stato e industria nella ricostruzione. Alle origini del potere democristiano (1944-1949).”,”Politica di deflazione ‘Vale ora la pena di ritornare a riflettere sul conflitto di interessi e sugli elementi contraddittori che accompagnano la scelta della deflazione e che inducono a considerarla – ben diversamente dalle vesti moralizzatrici che sembrò all’epoca rivestire (20) – una misura di razionalizzazione che favorì i complessi finanziariamente o politicamente più agguerriti e che saldò ancora più strettamente il capitale industriale e finanziario seppure attraverso la rivalutazione del ruolo statale. Ricordiamo che sul piano finanziario oltre che politico nel maggio del 1947 l’abbandono della strada inflazionistica era una scelta decisamente improrogabile anche per l’industria che ne aveva tratto i maggiori vantaggi. L’inflazione infatti influiva negativamente sui costi e sul volume delle esportazioni. Con i primi mesi del 1947 si chiude la fase dominata dai tessili, che avevano tratto profitti contingenti da un mercato favorevole e dal continuo rinvio della riconversione (21): i prodotti tessili devono fronteggiare il ritorno dei concorrenti internazionali con prezzi non competitivi e con costi crescenti dovuti al recupero del salario reale da parte della forza lavoro e al mancato rinnovo dei macchinari. L’orientamento della produzione sull’area del dollaro connesso agli schieramenti internazionali pone con urgenza il problema sempre rinviato della ristrutturazione del settore meccanico-siderurgico, anche se il problema è oscurato dalla domanda mondiale di beni capitali che consente persino nel 1947 alla Finsider di accantonare fondi di ammortamento e pagare dividendi (22). Ora, come è noto, in fase inflazionistica le aziende tendono a sottocontabilizzare i costi per il mancato adeguamento degli ammortamenti: parte del reddito dà luogo a riserve più o meno occulte, una parte si disperde in prezzi inadeguati o masse salariali non economiche, ma grazie al processo inflazionistico (la dilatazione del credito in crescente anticipo sulla formazione del risparmio e quindi l’espansione monetaria) si traduce in un costo fatto pagare alla collettività, ai detentori di carta moneta. Questo meccanismo che era servito ai produttori ad accantonare problemi di costo era ormai inutilizzabile nel 1947 soprattutto per i settori con maggiori immobilizzi: la crisi del risanamento finanziario (oltre che organizzativo e produttivo) era profonda e insormontabile con le sole forze del settore privato. Inoltre l’inflazione e l’aumento del reddito nazionale avevano ridimensionato rispetto al 1945 l’incidenza dei salari a vantaggio dei profitti. Soprattutto, emergeva dalle prospettive offerte dai rapporti internazionali e dai diversi livelli di espansione conquistati durante la guerra e i cui rapporti di forza sarebbero stati solo favoriti da una fase deflazionistica (23): infatti, mentre l’inflazione riduceva il risparmio e lo convogliava verso investimenti non produttivi (accumulazione di scorte e valute estere, costruzioni non essenziali, espansione della rete commerciale e distributiva) o competitivi rispetto alle attività di ricostruzione e rinnovamento (il moltiplicarsi di nuovi impianti aziendali, la crescente aggressività dei piccoli), “”diventava così più facile e ‘forse attraente’ portare avanti queste attività in un contesto deflazionistico, cioè in una situazione in cui la battaglia continua per le materie prime, il lavoro qualificato e le risorse estere dava luogo ad una relativa abbondanza”” (24). Tutto questo naturalmente senza far cenno del potere contrattuale e politico nei rapporti con il governo e la classe operaia che quella “”relativa abbondanza”” avrebbe comunque assicurato”” (pag 345-346). [Note: (20) Sempre nel dibattito alla Costituente Einaudi disse: “”E’ necessario che gli industriali e i commercianti i quali in passato hanno investito i loro guadagni in terreni, case, partecipazioni in altre imprese all’infuori delle loro proprie, smobilizzino le loro attività se vogliono conservare la proprietà delle loro aziende”” (‘La seduta di questa notte all’Assemblea Costituente’, G, 5 ottobre); (21) “”I tessili per fortuna continuano a produrre con macchinari di trent’anni fa”” afferma G. Alpino in ‘Riconversione di impianti piemontesi’ (G, 3 dicembre 1948); (22) J.J. Kaplan, ‘Economic Stagnation in Italy?’, cit., p. 23, riteneva la Finsider un’industria “”non economica””, come gran parte dell’industria italiana abituata a proteggere gli alti costi con gli alti prezzi. “”Tuttavia – osserva Kaplan – finché l’economia italiana opera a meno del pieno impiego sarà difficile determinare quali aziende sono non economiche””; (23) Cfr. Siro Lombardini, ‘La programmazione, idee, esperienze, problemi’, Torino, Einaudi, 1967, p. 19: “”In queste condizioni la politica tendenzialmente inflazionistica non era più necessaria, mentre apparivano sempre più rilevanti i pericoli che essa andava generando. Non fu quindi difficile imporre la nuova linea Einaudi. La politica relativamente deflazionistica favorì i grandi complessi che non avevano difficoltà alcuna di reperimento dei fondi. Poiché i grandi complessi erano anche quelli in grado di realizzare i maggiori incrementi nella produttività del lavoro e di trarre il maggior vantaggio dalle prospettive internazionali, si crearono così i presupposti per il particolare intenso sviluppo dell’economia italiana che sarà noto col termine di ‘miracolo economico”; (24) A.O. Hirschman, ‘Inflation and Deflation in Italy’, cit., p. 604] Politica di deflazione. ‘Liberalismo “”zoppo”” o “”protezionismo liberale””: 1947-1948′”,”ITAE-351″
“SALVATI Mariuccia”,”””La Comune di Parigi”” di Innocenzo Cervelli.”,”Mariuccia Salvati, Univ. di Bologna, Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Bologna. Recensione del volume di I. Cervelli: ‘Le origini della Comune di Parigi. Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo 1871), Viella, Roma, 2015. Il voluto ‘minimalismo’ di I. Cervelli. Il volume completa una ricerca (saggio) su Gustave Lefrançais (2008) e altri personaggi chiave del decennio che precede la Comune come G. Tridon A. Blanqui, J. Vallès, A. Vermorel, V. Hugo, L. Michel. Il titolo del secondo saggio di Cervelli è: ‘Verso la Comune. A margine di una lettera di Marx a Kugelmann’ (2009). Kugelmann, membro dell’AIL è noto per la lettera che Marx gli scrisse (12 aprile 1871) che indicava la Comune come prefigurazione di un futuro governo della classe operaia. Quella qui citata è invece del 3 marzo 1869, prima che tutto avesse inizio. “”Chi conosce Enzo Cervelli, non può che sorridere con simpatia riconoscendo nel titolo di questo corposo volume [1] il suo noto understatement, il suo voluto minimalismo: Le origini della Comune; sottotitolo: Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo 1871). Lo stesso arrestarsi al 18 marzo è parte di questo understatement, come cercherò di dimostrare illustrando il contenuto e la vera ambizione del volume. Si tratta, infatti, di un’opera imponente e definitiva che conclude una ricerca avviata dal noto studioso diversi anni fa con due lunghi saggi: uno su Gustave Lefrançais [2008] e l’altro, che lo completa, su altri personaggi chiave del decennio che precede la Comune (G. Tridon, A. Blanqui, J. Vallès, A. Vermorel, V. Hugo, L. Michel). Sono questi i protagonisti dei movimenti antibonapartisti: ex rivoluzionari che, in quegli anni cruciali, riflettono sulla sconfitta della rivoluzione nel 1848 e, ancor prima, nel 1792. Il titolo di questo secondo saggio è: Verso la Comune. A margine di una lettera di Marx a Kugelmann [2009]. Anche qui, nel sottotitolo, vi è il tratto dell’understatement: Ludwig Kugelmann, membro dell’AIL (Associazione Internazionale dei Lavoratori, la cosiddetta Prima Internazionale), è soprattutto noto nella storia della Comune per la lettera che Marx gli avrebbe scritto qualche mese dopo quella qui citata, il 12 aprile 1871, additando la Comune di Parigi come prefigurazione di un futuro governo di classe dopo l’evolvere della crisi del capitalismo. La lettera a cui fa riferimento in questo saggio Cervelli è, invece, quella del 3 marzo 1869 – prima cioè che tutto avesse inizio – e trasmette la seguente acuta riflessione di Marx: «in Francia ha luogo un movimento interessantissimo. […] I parigini studiano seriamente il loro più recente passato rivoluzionario per prepararsi all’imminente nuova lotta rivoluzionaria». Si era in tempi di ventennale del 1848 e la pentola della storia ricominciava a bollire, secondo Marx. È attorno alle pubblicazioni di quegli anni, e ai legami che si stringono nei giornali e nelle prigioni tra i diversi leaders della opposizione bonapartista, che Cervelli dedica questi interessanti saggi, ricostruendo gli incontri tra personaggi che, dopo la Comune, avrebbero seguito strade anche radicalmente diverse: esemplare il caso del legame amicale tra Louise Michel a Georges Clemenceau, futuro briseur de grèves – secondo la definizione dello storico Jacques Julliard [1985] – nel 1908. Di quegli anni Cervelli descrive una opposizione al regime molto animata e vivacissima, anche tra gli studenti, che lambisce e coinvolge persino V. Hugo, mentre i futuri leaders della Comune – e futuri protagonisti della stampa della Comune – dibattono e polemizzano in nome dei vecchi rivoluzionari del 1792 (hebertisti, robespierristi) oppure del 1848 (blanquisti, proudhoniani). È in quel decennio, mentre si perpetua la memoria delle due repubbliche francesi sconfitte, che si formano i leaders di una nuova opposizione a un regime (quello bonapartista) di cui in quell’ambiente non si percepiscono gli effetti di novità, al di là dei tratti dittatoriali. Pochi avevano letto Le lotte di classe in Francia di K. Marx, il quale già nel 1850 proclamava di non aspettarsi nulla dalla Francia, paese ora dominato da un regime come quello bonapartista – populista e nazionalista – e che proprio per questo si era trasferito a Londra, dalla cui classe operaia si aspettava invece molto. Il volume va letto, dunque, in continuità con questi due saggi e cioè con una storia – quella della Comune – che si lega strettamente al 1848 e alla sconfitta di quella rivoluzione da parte di un nuovo regime, il bonapartismo, alle prese con le contraddizioni di una società capitalistica in evoluzione (il post-1848 e il comparire di una nuova forza sociale rappresentata dagli operai organizzati), ma anche con l’illusione, rivelatasi vana, di una nuova alleanza che riunisse Parigi e la Francia attorno al Secondo Impero. (…)”” [Mariuccia Salvati, “”La Comune di Parigi”” di Innocenzo Cervelli, ‘Storicamente.org’, n. 12. 2016] [I. Cervelli, ‘Le origini della Comune di Parigi. Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo 1871)’, Viella, Roma, 2015] (pag 1-2)”,”MFRC-163″
“SALVATI Mariuccia”,”Cittadini e governanti. La leadership nella storia dell’Italia contemporanea.”,”Mariuccia Salvati insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna (1997). E’ autrice tra l’altro de “”La Comune di Milano”” (Milano 1971), “”Stato e industria nella ricostruzione”” (1982), “”Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni Trenta» (1989), “”Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista”” (1992). La scuola giuridica. (pag 51-) “”Il vero pilastro della stabilità del sistema politico giolittiano è, tuttavia, la scuola di pensiero giuridico di V.E. Orlando, e più tardi di Santi Romano che, in maniera del tutto originale (anche rispetto alla vicina Francia), fonda il diritto pubblico come branca disciplinare distinta da qualsiasi riferimento sociale. L’influenza, già presente in Italia, di Taine è anzi usata per disquisire sugli insanabili difetti del liberalismo francese: così l’elaborazione di questi giuristi postula, con riferimento al diritto romano, l’autolegittimazione dello Stato che troverebbe in se stesso la giustificazione per la propria autorità. Il centro della sovranità viene spostato dal popolo-nazione allo Stato, privando dunque il Parlamento del compito di legittimare il governo: il Parlamento si affianca al governo nella funzione legislativa, mentre alle elezioni resta un, pur utile, compito di selezione della classe dirigente (24). La coscienza nazionale si identifica con il diritto pubblico che viene teorizzato e formalizzato come nettamente distinto da quello privato, dal contrattualismo o da qualsiasi forma di fondazione metafisica o sociale (25). Isolate le scienze sociali, è lo Stato che riassume nella sua persona governanti e governati, società e nazione. Ma allora, il diritto è una scienza in quanto descrive questo stato «naturale», non perché elabora sotto l’impulso di fatti sociali (26). E’ una teoria dello Stato forte in cui, però, ogni componente sociale dovrebbe trovare riconoscimento. «Per dirla in sintesi: lo Stato italiano non nasce come espressione istituzionale di un’unità politica sostanziale che l’ha voluto, ma per creare quella medesima unità, che solo grazie all’autorità dello Stato inizia ad esistere» (27). Ciò contribuisce a dare risalto alla contemporanea insistenza di Mosca sul ruolo dei pubblici funzionari. Sarà facile per il fascismo rafforzare gli aspetti autoritari di questa teoria sottolineando il carattere assolutista della fondazione etica dello Stato”” (pag 51-52) [(24) L.. Mangoni, ‘Una crisi di fine secolo’, Einaudi, Torino, 1985, p. 109; Id. ‘La crisi dello Stato liberale e i giuristi italiani’, in A. Mazzacane (a cura di), ‘I giuristi italiani e la crisi dello Stato liberale in Italia fra Otto e Novecento’, Liguori, Napoli 1986; (25) Elaborando una sintesi delle ‘Scienze giuridiche’ in C. Stajano (a cura di), ‘La cultura italiana del Novecento’, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 560, L. Ferrajoli muove dall’ipotesi «che il segreto del ruolo politico svolto dalla cultura giuridica nella costruzione dello Stato italiano e nella formazione dello spirito nazionale risieda, con paradosso apparente, in una doppia operazione di spoliticizzazione compiuta dai giuristi fin dalla seconda metà del secolo scorso: del loro oggetto di indagine, ossia del diritto e dello Stato, dei quali essi teorizzarono la neutralità e l’apoliticità, e prima ancora del loro stesso lavoro, la dottrina giuridica, che essi configurarono come ‘scienza avalutativa’»; (26) I riflessi della dottrina prevalente tra i giuristi (il loro rivendicare una competenza esclusiva per i problemi dello Stato e delle istituzioni, l’interpretazione dei diritti pubblici soggetti non come diritti naturali – sconosciuto il pensiero liberale inglese – ma come diritti riflessi, derivati dal riconoscimento dello Stato) sui limiti della cultura politica dell’Italia giolittiana, sono stati chiaramente richiamati da N. Bobbio, ‘Gramsci e la teoria politica’, in F. Sbarberi (a cura di), ‘Teoria politica e società industriale. Ripensare Gramsci’, Bollati Boringhieri, Torino 1988, p. 30; (27) M. Fioravanti, ‘Le dottrine dello Stato e della costituzione’, in Romanelli (a cura di), ‘Storia dello Stato’, cit., p. 411; Id., ‘Costituzione, amministrazione e trasformazioni dello Stato’, in A. Schiavone (a cura di), ‘Stato e cultura giuridica in Italia dall’Unità alla Repubblica’, Laterza, Roma-Bari, 1990]”,”TEOP-501″
“SALVATI Michele”,”Alle origini dell’inflazione italiana. Un saggio di economia politica.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-054-FL”
“SALVATI Michele”,”Occasioni mancate. Economia e politica in Italia dagli anni ’60 a oggi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-059-FL”
“SALVATI Mariuccia”,”Passaggi. Italiani dal fascismo alla Repubblica.”,”Il rapporto privilegiato di Zangrandi con Togliatti (pag 135-136)”,”ITAD-146″
“SALVATI Michele”,”Occasioni mancate. Economia e politica in Italia dagli anni ’60 a oggi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro. La crisi finanziaria del 1992. “”Ancora nella primavera-estate del 1992, non sono in molti a giudicare inevitabile una grave crisi dello Sme e a scorgere nell’Italia uno dei suoi punti nevralgici. La Banca d’Italia è impegnata a mantenere la lira nella stretta banda di oscillazione convenuta nel gennaio 1990, dopo che da circa due anni essa gode di un cambio stabile col marco. Le ‘Considerazioni finali’ del governatore della Banca d’Italia, a fine maggio, hanno accenti di forte preoccupazione, ma nella ‘Relazione’ si dà conto dei risultati di un esercizio simulativo che oggi è inevitabile leggere come un augurio, più che una stima ad elevata probabilità: il senso dell’esercizio è che la stabilizzazione si può ancora fare, che è ancora possibile – se il governo rispetterà gli impegni che ha preso col suo documento di programmazione – arrivare alle scadenze della moneta unica nel rispetto dei principali parametri previsti dal trattato di Maastricht, il tutto all’interno dello Sme e nel rispetto della parità centrale vigente”” (pag 84)”,”ITAE-413″
“SALVATI Michele”,”Il sistema economico italiano: analisi di una crisi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-105-FL”
“SALVATI Michele”,”Economia e politica in Italia dal dopoguerra a oggi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-106-FL”
“SALVATI Mariuccia a cura”,”I giornali della Comune.”,”Antologia della stampa comunarda dal 7 settembre 1870 al 24 maggio 1871 Volume fotocopiato tronco”,”MFRC-002-FV”
“SALVATI Michele”,”Il Partito democratico. Alle origini di un’idea politica.”,”‘A Nino Andreatta che all’idea del partito democratico arrivò partendo da un’altra tradizione politica’ Michele Salvati, già editorialista di Repubblica, ed ora (2003) del Corriere della Sera, insegna Economia politica nell’Università di Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Occasioni mancate. Economia e politica in Italia dal dopoguerra ad oggi’, Laterza, 2000.”,”PCIx-504″
“SALVATICI Silvia”,”Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra.”,”Silvia Salvatici insegna Storia del mondo moderno e contemporaneo e Storia delle donne all’Università di Teramo. È autrice tra l’altro di ‘Contadine dell’Italia fascista’ (2000), ‘Profughe’ (2004), ‘Confini’ (2005). Dispaced. “”Una prima, grossolana distinzione riguarda la divisione dell’Europa in due grandi aree geografiche, l’occidente e l’oriente, con la conseguente separazione dei DP’s in ‘westbound’ e ‘eastbound’. Questi due appellativi sono molto ricorrenti nei mesi successivi alla fine della guerra, e rimandano all’identificazione di due categorie di ‘displaced’, le cui sorti saranno necessariamente differenti: fin dall’aprile del ’45 le autorità militari britanniche ipotizzano lo smistamento degli «occidentali» e degli «orientali», poiché per i primi si prevede un rimpatrio rapido, per i secondi si suppone un percorso di ritorno assai più lungo e accidentato (40). Destini diversi implicano provvedimenti diversi, e dunque per i ‘westbound’ e ‘eastbound’. Questi due appellativi sono molto ricorrenti nei mesi successivi alla fie della guerra, e rimandano all’identificazione di due categorie di ‘displaced’, le cui sorti saranno necessariamente differenti: fin dall’aprile del ’45 le autorità militari britanniche ipotizzano lo smistamento degli «occidentali» e degli «orientali», poiché per i primi si prevede un rimpatrio rapido, per i secondi si suppone un percorso di ritorno assai più lungo e accidentato. (…) In effetti i ‘displaced’ provenienti dai paesi occidentali diventano rapidamente una minoranza; alla fine di giugno del ’45 solo gli italiani – intorno ai 300.000 – costituiscono l’11% del totale della popolazione profuga, mentre l’insieme di francesi, belgi e olandesi non arriva neppure all’1%. La maggioranza è invece data da coloro che sono registrati come russi (30%) e come polacchi (un altro 30%), a cui si aggiungono percentuali più ridotte di jugoslavi e cecoslovacchi; risulta però molto elevata la voce «altri», pari al 23%: segno evidente che l’attribuzione delle nazionalità procede tra molte difficoltà e incertezza (…). Il ritardo con cui gli ebrei vengono distinti nelle indagini quantitative affonda le proprie radici in un complesso intreccio di ambiguità e contraddizioni, che influiscono su tutti i provvedimenti relativi ai ‘displaced’ (…)’ (pag 39-40)”,”EUVx-009″
“SALVATORE Nick”,”Eugene V. Debs. Citizen and Socialist.”,”SALVATORE (Brooklyn 1943-) è membro della facoltà della New York State School of Industrial and Labor Relations, Cornell University, Ithaca, New York. Ha scritto articoli e saggi per ‘Labor History’, ‘Industrial and Labor Relations Review’.”,”MUSx-064″
“SALVATORE Dominick”,”La finanza internazionale sul finire del secolo.”,”””Al riuscito coordinamento delle politiche internazionali può essere accreditato il merito di avere efficacemente limitato il danno provocato dal crac del mercato azionario mondiale del 1987 e di aver impedito che la crisi messicana dilagasse o avesse un effetto duraturo su altri mercati emergenti. La proposta fatta dal FMI dopo la crisi messicana del 1994-1995 di diventare il prestatore di ultima istanza e di imporre ai paesi, e soprattutto ai mercati emergenti, di fornire migliori e più tempestivi dati sulla loro economia può essere un utile primo passo nella direzione giusta per ridurre l’ instabilità dei mercati finanziari internazionali e per incoraggiare un più formale e durevole coordinamento delle politiche macroeconomiche internazionali””. (pag 147) SALVATORE Dominick è preside della Facoltà e ordinario di economia alla Fordham University di New York. E’ stato presidente della International Trade and FInance Association dal 1994 al 1996 ed è Fellow ad Chairman of the New York Academy of Sciences. E? consulente alle Nazioni Unite, Fondo Monetario, Banca Mondiale e Economic Policy Institute. E’ autore di numerosi saggi. (v. risvolto di 4° copertina)”,”ECOI-208″
“SALVATORE Dominick”,”Economia Internazionale.”,”Dominick Salvatore è professore ordinario di Economia internazionale presso la Fordham University di New York e consulente delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, del Fondo monetario internazionale e dell’Economic Policy Institute. Questo volume illustra, nella sua globalità, l’insieme dei principi e delle teorie fondamentali per la comprensione delle forze che regolano il commercio e la finanza internazionali del mondo moderno.”,”ECOI-132-FL”
“SALVATORE Nick”,”Eugene V. Debs. Citizen and Socialist.”,”Nick Salvatore is a member of the faculty of the New York State School of Industrial and Labor Relations, Cornell University, Ithaca, New York. He was born in Brooklyn and received his B.A. from Hunter College, the Bronx. His M.A. and Ph.D. are from the University of California, Berkeley. His previous publications include essays and reviews in Labor History, Radical History Review, and Industrial and Labor Relations Review. Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Foto, Index, The Working Class in American History,”,”MUSx-034-FL”
“SALVATORELLI Luigi”,”Chiesa e Stato dalla rivoluzione francese ad oggi.”,”Il periodo rivoluzionario-napoleonico, restaurazione e romanticismo, il pontificato di PIO IX, dal cattolicesimo liberale al Concilio Vaticano, fine di secolo, il periodo delle guerre mondiali.”,”RELC-009″
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”La crisi della vecchia politica, il riformismo settecentesco, dal riformismo alla rivoluzione, il periodo rivoluzionario e napoleonico, la restaurazione, reazionari e cattolici, MAZZINI, i moderati, CAVOUR, il liberalismo radicale.”,”ITAB-005″
“SALVATORELLI Luigi”,”Profilo della storia d’ Europa.”,”””Anche in Germania la rivoluzione francese del luglio 1830 ebbe il suo contraccolpo. L’ effervescenza politica si manifestò specialmente negli stati del Sud, nutrita da articoli di giornali e da manifestazioni popolari, ma senza riuscire effettivamente ad un risultato concreto””. (pag 988)”,”EURx-137″
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”La crisi della vecchia politica, il riformismo settecentesco, dal riformismo alla rivoluzione, il periodo rivoluzionario e napoleonico, la restaurazione, reazionari e cattolici, MAZZINI, i moderati, CAVOUR, il liberalismo radicale.”,”TEOP-052″
“SALVATORELLI Luigi”,”Pensiero e azione del Risorgimento.”,”Europeismo del Settecento italiano: “”Nel campo della speculazione politica, la prevalenza assoluta delle questioni interne era in rapporto circolare con l’ europeismo e l’ universalismo del pensiero. Vedemmo come le linee fondamentali del pensiero politico italiano fossero le stesse che nel resto d’ Europa: ciò non impediva visioni di problemi particolari nostri e applicazioni speciali a situazioni italiane, ma senza nessuna pretesa di inalberare principi originali. Scarsamente sentito era il problema dell’ indipendenza; (…)”” (pag 49)”,”ITAB-127″
“SALVATORELLI Luigi”,”Vent’anni fra due guerre.”,”””Liquidazione dell’ Unione Europea”” (pag 354) “”(…) Si fece un tentativo internazionale, se non per il ritorno al libero scambio a cui solo la Gran Bretagna rimaneva ancora in gran parte fedele, almeno per stabilire una tregua doganale. Una conferenza si tenne a Ginevra in due sessioni, nel febbraio-marzo 1930 e nel marzo 1931. Si era progettata una stabilizzazione delle tariffe per tre anni; ma alla fine non si riuscì neppure a realizzare un accordo più modesto. Sarebbe stato questo il momento perché l’ Unione europea vagheggiata da Briand incominciasse a prender corpo. All’ undicesima assemblea della Società delle Nazioni Briand nel suo discorso dell’ 11 settembre 1930, riattaccò il suo progetto alla sua volontà di pace. (…) L’ assemblea nominò una commissione di studio per l’ unione europea; e questa si riunì la prima volta a Ginevra nel gennaio 1931 sotto la presidenza Briand. Ne facevano parte i delegati di 27 stati europei. Essa decise di studiare la crisi economica mondiale e, – dovo vivace discussione, – d’ invitare l’ URSS e la Turchia a partecipare ai lavori””. (pag 354-355) ‘La Francia non batté questa via [in Germania consolidamento di un ‘regime rispettoso dei diritti degli altri popoli, non vagheggiante rivincite’, e in Francia ‘abbandono di ogni politica antitedesca’, ‘pace equa’, ‘appoggio alla Germania per la ricostruzione politico-economica ed etico-politica’, ndr] né l’Inghilterra e gli Stati Uniti compirono uno sforzo efficace per indurvela. Si ebbe così il trattato di Versailles, che non fu nè la pace equa (la pace wilsoniana originaria, o anche la pace benedettina), nè la pace “”cartaginese”” sognata dall’antigermanesimo estremo dei paesi alleati. Una pace cartaginese avrebbe dovuto dare alla Francia la Renania, con la dissoluzione della Prussia e del Reich, alla Polonia Danzica, annessa puramente e semplicemente, la Prussia orientale, la Lituania. La pace di Versailles fu una pace anfibia. La Germania conservava i requisiti essenziali di grande potenza; anche se di taluno di essi (armamenti) le era sottratto temporaneamente l’uso. Ciò che le dette al trattato di Versailles – agli occhi dei Tedeschi, ma di essi soltanto, l’impronta di pace cartaginese fu, più ancora delle clausole specifiche, il carattere esteriore ostentato, d’impostazione dato alla conclusione di esso (…) i plenipotenziari tedeschi ricevettero bell’e fatto dalle mani dei vincitori prima il progetto, poi il trattato definitivo: umiliazione esteriore ed inutile che fu risentita profondamente dal popolo tedesco e fu per esso il simbolo del carattere di “”Diktat”” della pace stessa. La pace anfibia di Versailles fu ben diversa dalla pace di Praga del 1866 fra Prussia e Austria, da quella del 1902 fra Inghilterra e Boeri, del 1905 fra Russia e Giappone, o, – per risalire a tempi più antichi, ma di situazioni più analoghe, – alle paci del 1814-1815 tra la Francia e la coalizione antinapoleonica. Da ciascuna di queste paci scaturì veramente un assestamento perché esse furono al tempo stesse equilibrate e radicali. (…) All’indomani di Versailles, il mondo politico si divise in due parti: una proclamante l’intangibilità del trattato, base primaria e sicura della pace europea, l’altra invocante la sua revisione formale e radicale come di opera sbagliata e perniciosa. In quanto ai governi dell’Intesa, questi furono apparentemente unanimi per l’esecuzione. Ma solo apparentemente: l’esecuzione verbale fu, di fatto, una revisione continua’ (pag 32-34)”,”RAIx-159″
“SALVATORELLI Luigi”,”La politica internazionale dal 1871 ad oggi.”,”Luigi SALVATORELLI è nato a Marsciano (Perugia) nel 1886. La sua carriera universitaria e giornalistica fu spezzata dal fascismo. Ha scritto varie opere storiche e politiche (Nazionalfascismo, Il Pensiero politco italiano dal 1700 al 1870 ecc). E’ stato fondatore e direttore del giornale ‘La Nuova Europa’. Patto del pacifico. “”Se l’ Intesa avesse avuto quella politica germanica, russa, danubiana, balcanica, che qui si è cercato brevemente di delineare, la vera soluzione avrebbe potuto essere, già nei primi anni del dopoguerra, un principio di Stati Uniti d’ Europa. Francia, Inghilterra e Italia, unite e d’accordo, avrebbero avuto la forza materiale e morale necessaria per questo avviamento. Gli Stati Uniti d’ Europa piuttosto che la Società delle nazioni rappresentavano allora la soluzione adeguata; la seconda sarebbe venuta in seguito. Non si ebbe invece, come organo direttivo della politica internazionale, se non il Consiglio supremo degli alleati e associati, e per esso, quando non sedeva, la conferenza degli ambasciatori. Ma delle cinque potenze che lo componevano gli Stati Uniti ne uscirono in seguito alla mancata ratifica di Versailles, mentre al Giappone, che continuiò per parecchio tempo a parteciparvi, mancavano i requisiti essenziali per esercitarvi una parte direttiva, per quel che concerneva gli affari europei. Diverso era il caso per l’ Estremo Oriente. Il Giappone aveva profittato della guerra per avviare in Cina fin dal 1915 quella politica egemonica che ha finito per portare alla guerra cino-giapponese del 1937-1945 e al grande conflitto con le potenze anglosassoni. La conferenza di Washington (novembre 1921 – febbraio 1922) indetta dagli Stati Uniti per discutere la limitazione degli armamenti “”e altri problemi sorti nell’ area del Pacifico”” tentò di mettere freni all’ espansione nipponica – fu ottenuto lo sgombero della Siberia orientale e la restituzione alla Cina dello Sciantung – e di garantire l’ integrità e l’ indipendenza della Cina (trattato delle Nove Potenze del 6 febbraio 1922). Al posto dell’ alleanza anglo-giapponese, ostica agli Stati Uniti, subentrò il trattato a Quattro per il Pacifico tra Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Giappone (13 dicembre 1921) per cui le quattro potenze si impegnavano al rispetto reciproco dei loro diritti nella zona del Pacifico. Questo trattato segnava un’ innovazione importante, poiché al principio dell’ alleanza fra potenze a interessi affini sostituiva quello dell’ accordo fra potenze di interessi divergenti, abbandonandosi così i blocchi contrapposti. Mancava peraltro qualsiasi sanzione.”” (pag 161-162)”,”RAIx-165″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia del Novecento. Parte prima. L’Europa di fine secolo. Parte seconda. Democrazia occidentale in cammino.”,”SALVATORELLI Luigi storico italiano, nato a Marsciano (PG) nel 1886. Segretario al ministero della pubblica istruzione dal 1909 al 1916, passato all’insegnamento universitario (Univ. di Napoli) e poi al giornalismo (condirettore de La Stampa). Perseguitato dal fascismo. Si è dedicato allo studio del Risorgimento italiano e alla storia d’Europa.”,”EURx-265″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia del Novecento. Parte terza. La prima guerra mondiale. Parte quarta. La seconda guerra mondiale e il dopoguerra.”,”SALVATORELLI Luigi storico italiano, nato a Marsciano (PG) nel 1886. Segretario al ministero della pubblica istruzione dal 1909 al 1916, passato all’insegnamento universitario (Univ. di Napoli) e poi al giornalismo (condirettore de La Stampa). Perseguitato dal fascismo. Si è dedicato allo studio del Risorgimento italiano e alla storia d’Europa.”,”EURx-266″
“SALVATORELLI Luigi”,”Nazionalfascismo.”,”Pag 60: Patriottismo antioperaio Questo libro esce nel 1923 ma raccoglie contributi anche di anni precedenti. Analizza le cause della nascita e dell’affermazione fascismo. SALVATORELLI L. nasce a Marciano (PG) nel 1886. Si laurea a Roma. Nel 1921, dopo aver insegnato all’Università di Napoli lascia la cattedra per dirigere il quotidiano ‘La Stampa’ di Torino. Nel 1925 deve lasciare la direzione del giornale e torna agli studi storici. Nel 1935 è arrestato. Nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, aderisce poi alla Concentrazione democratico repubblicana. Dal 1944 al 1946 è direttore del settimanale politico culturale romano ‘La Nuova Europa’. Dal 1949 è editorialista a ‘La Stampa’. Muore a Roma nel 1974.”,”ITAF-272″
“SALVATORELLI Luigi”,”Venticinque anni di storia (1920-1945).”,”Conseguenze per la Germania della sconfitta nella prima guerra mondiale: (pag 3-4) L’autore. Luigi Salvatorelli (Marsciano, 11 marzo 1886 – Roma, 3 novembre 1974) è stato uno storico e giornalista italiano. Fu docente di Storia del cristianesimo all’Università di Napoli dal 1918 al 1921, quando si trasferì a Torino, dove fu condirettore del giornale La Stampa, contribuendo attivamente all’affermarsi di una linea antifascista, fino alla svolta editoriale imposta nel 1925, seguita all’assassinio di Giacomo Matteotti. Salvatorelli fu aderente dell’Unione Nazionale di Giovanni Amendola.[1] Nel 1942 fu tra i fondatori del partito d’azione, e dopo la Liberazione fece parte della Consulta Nazionale. Nel biennio 1944-1946 diresse a Roma il settimanale di politica e cultura La Nuova Europa e fece parte del gruppo di intellettuali che a Torino ispirarono quel forte orientamento democratico e antifascista che ebbe significativi esiti sul piano culturale e politico. Si dedicò negli anni successivi a studi di Storia del cristianesimo e soprattutto del pensiero politico italiano ed europeo, temi sui quali scrisse varie opere, tornando nel 1949 a collaborare a La Stampa come editorialista per vari anni. Nel 1956 scrisse col collega Giovanni Mira un’apprezzata Storia d’Italia nel periodo fascista. L’11 maggio 2002 si è costituita a Marsciano, con la collaborazione di varie istituzioni, una Fondazione che porta il suo nome e che opera per rivalutarne il pensiero, assegnando anche borse di studio a giovani studiosi di tematiche storiche. Nel trentennio della morte (novembre 2004) si è svolto il I Convegno della Fondazione, dedicato alla sua figura. Gli atti sono stati pubblicati dall’Editore Aragno di Torino nel 2008, contenenti la sterminata bibliografia dello storico e giornalista. A cadenza biennale la Fondazione organizza convegni e conferisce un Premio per la Storia. Opere. Bibliografia. R. Micacchi -Salvatorelli, Storia d’Italia ad uso delle scuole tecniche dal 774 al 1492. Volume 2, Casella Editore, 1914 Nazionalfascismo, Collana Biblioteca de “”La Rivoluzione liberale”” n.2, Piero Gobetti Editore, Torino, 1923; Prefazione di Giorgio Amendola, Collana Piccola Biblioteca.Testi n.320, Einaudi, Torino, 1977 Irrealtà nazionalista, Collana Res Publica n.10, Corbaccio, Milano, 1925 Vita di San Francesco d’Assisi (1926); Einaudi, 1973; Collana gli Struzzi n.262, Einaudi, Torino, 1982-1992 San Benedetto e l’Italia del suo tempo, Laterza, Bari, 1929; Collana Storia e Società, Postfazione di Girolamo Arnaldi, Laterza, Roma-Bari, 2007 Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Collana Biblioteca di Cultura Storica n.1, Einaudi, Torino, 1935-1943 Storia della letteratura latina cristiana dalle origini alla metà del VI secolo, Vallardi, Milano, 1936 La politica della Santa Sede dopo la guerra, Manuali di politica internazione, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1937 Sommario della storia d’Italia dai tempi preistorici ai nostri giorni, Collana Biblioteca di Cultura Storica, Einaudi, Torino, 1938-1955-1967; nuova ed. accresciuta, Collana gli Struzzi n.64, Einaudi, Torino, 1974-1995 La Triplice Alleanza. Storia diplomatica 1877-1912, Istituto per gli studi di Politica Internazionale, Milano, 1939 Pio XI e la sua eredità pontificale, Collana Saggi n.15, Einaudi, Torino, 1939 Storia d’Italia Illustrata III. L’Italia Medioevale. Dalle invasioni barbariche al secolo XI, Mondadori, Milano, Storia d’Italia Illustrata IV. L’Italia Comunale. Dagli inizi del secolo XI alla metà del XIV, Mondadori, Milano, 1940 Storia d’Europa dal 1871 al 1914, I.S.P.I., Milano, 1940 Vent’anni fra due guerre, Edizioni Italiane, Roma, 1941 Profilo della Storia d’Europa, Collana Biblioteca di Cultura Storica n.15, Einaudi, Torino, 1942-1944 Pensiero e azione del Risorgimento, Collana Saggi n.44, Einaudi, Torino, 1943; Collana Piccola Biblioteca n.37, Einaudi, Torino, 1963-1997 ISBN 978-88-06-04903-4 Casa Savoia nella storia d’Italia, Collana problemi della vita italiana n.3, Quaderni Liberi, Roma, 1944; Biblioteca de Lo Stato Moderno, Gentile editore, Milano – La Cosmopolita, Roma, 1945 Leggenda e realtà di Napoleone, De Silva Editore, Torino-Roma, 1944; Einaudi, 1960; a cura di Luigi Mascilli Migliorini, UTET, Torino, 2011 ISBN 978-88-02-07613-3 La politica internazionale dal 1871 a oggi, Collana Problemi contemporanei n.7, Einaudi, Torino, 1946 Prima e dopo il Quarantotto, De Silva Editore, Torino, 1948 La Rivoluzione Europea [1848-1849], Rizzoli, Milano, 1949 Roma, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1951 Luigi Salvatorelli – Giovanni Mira, Storia d’Italia nel periodo fascista, Collana Biblioteca di Cultura Storica n.53, Einaudi, Torino, 1956-1974 La guerra fredda (1945-1955), Collana Biblioteca di cultura Contemporanea, Neri Pozza, Vicenza, 1956 Storia del Novecento, Collezione I Diamanti, Arnoldo Mondadori Editore, I°ed. settembre 1957-1967; Collana Oscar, Mondadori, Milano, 1971-1975 Lineamenti di storia mondiale recentissima (1919-1960), Le Monnier-Firenze, 1961 Unità d’Italia. Saggi Storici, Einaudi, Torino, 1961 Spiriti e Figure del Risorgimento, Le Monnier, Firenze, 1961-1962 Miti e Storia, Collana Saggi n.352, Einaudi, Torino, 1964 Un cinquantennio di rivolgimenti mondiali 1914-1971, Collana Quaderni di Storia diretta da Giovanni Spadolini, Prefazione di Giovanni Spadolini, Le Monnier, Firenze, 1972 Luigi Salvatorelli (1886-1974). A cura di Angelo d’Orsi), Collana Testi, Aragno, 2008 ISBN 978-88-419381-0″,”QMIP-163″
“SALVATORELLI Luigi”,”La politica della Santa Sede dopo la guerra.”,”Iniziativa papale vs la guerra (pag 14-15) “”Dopo la preparazione diplomatica, che ebbe l’inconveniente di essersi esercitata da una parte sola (quella degli imperi centrali), il papa lanciò la sua nota ai belligerante del 1° agosto 1917. Caratteristiche di questa erano: 1) di mettere in prima linea la sistemazione generale delle relazioni internazionali (diminuzione degli armamenti, organizzazione dell’arbitrato, libertà dei mari) rispetto alle questioni territoriali fra i belligeranti; 2) di mettere sullo stesso piede i contendenti per quanto riguardava l’abbandono reciproco dei reclami per le spese dei danni di guerra e l’evacuazione dei territori occupati. Anche per l’aggiustamento delle questioni territoriali la formula generica usata sembrava ammettere la possibilità di compensi reciproci. Rimaneva esclusa nettamente qualsiasi rivoluzione territoriale, qualsiasi schiacciamento di uno dei belligeranti: si trattava, per quanto concerneva le controversie specifiche tra essi, di una pace conservatrice, di compromesso, “”bianca””, come fu detto; mentre essa aspirava a realizzare innovazioni profonde nele relazioni generali fra gli stati. Si può dire che la nota pontificia ripigliasse certe suggestioni di Wilson nel suo tentativo di mediazione sullo scorcio del 1916, sviluppandole e precisandole in modo da anticipare sui Quattordici punti. L’iniziativa pontificia fallì per opera di ambedue le parti belligeranti (4). Essa non accrebbe la popolarità della Santa Sede negli imperi centrali, – ove non le erano mancate imputazioni di parzialità intesistica, specie dopo che nel concistoro del dicembre 1916 Benedetto XV aveva creato tre nuovi cardinali francesi portando il numero totale di questi nel sacro collegio a otto contro due tedeschi, – mentre accrebbe le ostilità francesi e italiane (caratteristico di quest’ultime il discorso di Sonnino alla Camera il 27 ottobre 1917). Dopo Caporetto, venne attribuita da ua larga parte dell’opinione pubblica italiana una certa responsabilità della sconfitta al neutralismo e al pacifismo residuali dei cattolici italiani; e fu incriminata la frase “”inutile strage”” usata nella nota pontificia per il prolungarsi delle operazioni militari. In Italia inoltre suscitavano risentimento e anche allarme i tentativi della pubblicistica tedesca, specialmente cattolica, di mettere sul tappeto per le sistemazioni del dopo guerra la questione romana, sebbene di tale pubblicistica non si potesse far risalire la responsabilità alla Santa Sede. Questa si era premunita con la dichiarazione del segretario di Stato cardinal Gasparri del 28 giugno 1915, secondo la quale la Santa Sede attendeva la soluzione della questione romana non dalle armi straniere, ma da senso di giustizia del popolo italiano”” (pag 14-15-16) (4) Sopra un inizio di ‘pourparlers’ anglo-vaticano-germanici sul Belgio cui dette occasione la nota pontificia, v. Renouvin, La Crise européenne et la grande guerre’ (fa parte della ‘Histoire générale”” di Halphen e Sagnac), p. 464 ss. Ivi p: 450 n. una bibliografia sulla mediazione pontificale Spazio dedicato da Salvatorelli ai rapporti con la Germania nell’epoca dell’hitlerismo. Firma del Concordato con la Germania nazista e successive precisazioni e distinzioni (pag 256-257)”,”RELC-325″
“SALVATORELLI Luigi MIRA Giovanni”,”Storia del fascismo. L’Italia dal 1919 al 1945.”,”Notizie sul 4° Congresso del PCI in Germania nelle vicinanze di Colonia e Dusseldorf (1930). Espulsioni di dirigenti in disaccordo con ‘la svolta’ (contro il deviazionismo di ‘destra’ e di ‘sinistra’): Angelo Tasca, Leonetti Tresso Ravazzoli, Ignazio Silone, Amedeo Bordiga (pag 510)”,”ITAF-352″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia d’Europa dal 1871 al 1914. Volume I 1871-1878. Tomo secondo.”,”””L’internazionalismo dunque anche nel campo sociale si venne dopo il 1870 allentando e sfasciando. Sopravvissero i movimenti sociali operai nei diversi paesi, con diverso carattere, da quello puramente di assistenza e di cooperazione al vero e proprio movimento rivoluzionario. Vedemmo l’attività operaia in Inghilterra, Germania, Danimarca, Italia. Nel nostro paese, accanto al socialismo bakuniniano per l’azione diretta insurrezionale di Cafiero e del giovane Costa, permaneva il movimento di associazione operaia di ispirazione mazziniana o anche politicamente neutra (cioè, in sostanza, liberale-moderata). Anche quello mazziniano restava nei limiti della legalità e non andava nel suo programma oltre le cooperative di produzione. A Genova nel settembre 1876 si tenne il 14° congresso operaio, presieduto da Saffi e Campanella, in cui si discusse delle associazioni cooperative, della cassa pensioni per gli inabili al lavoro, delle relazioni fra le società operaie. In Francia la repressione della Comune e lo stato d’assedio mantenuto per più anni, insieme con la legge del 1872 contro l’Internazionale, aveva soppresso ogni movimento rivoluzionario operaio. I sindacati operai, che non avevano esistenza legale ma erano tollerati di fatto, poterono tenere un congresso a Parigi del 2 al 10 ottobre 1876, a cui intervennero 360 delegati (più di due terzi parigini). Il programma del congresso e l’intonazione dei discorsi furono moderatissimi: si parlò dell’organizzazione professionale, delle cooperative, da cui si attendeva l’emancipazione dei lavoratori, delle casse di assistenza e di pensione, delle leggi sul lavoro delle donne e dei fanciulli, sul lavoro notturno, sui consigli di provibiri, della libertà dei sindacati. Si affermò una spiccata tendenza operaistica: non si voleva che i borghesi si occupassero degli interessi operai. Accanto a questa tendenza di classe tornava a farsi viva nel campo operaio francese la propaganda marxistica, per opera del medico Brousse, un ex-bakuniniano, e del giornalista Guesde, rifugiato per più anni in Inghilterra dove era divenuto discepolo di Marx, e tornato in Francia nel 1876. Questi fondò nel novembre 1877 il primo organo socialista, il settimanale ‘Egalité’, che per altro durò solo fino al luglio 1878. Al congresso sindacale di Lione nel gennaio 1878 vennero votate risoluzioni analoghe a quelle parigine del 1876. Si fecero però sentire voci nettamente socialistiche: fu presentata una mozione per la proprietà collettiva della terra e degli strumenti di lavoro. Essa venne respinta col motivo che l’argomento non era all’ordine del giorno. La politica internazionale era estranea a questi movimenti sindacali: essi ignoravano per ora i problemi della pace e dell’organizzazione internazionali”” [Luigi Salvatorelli, ‘Storia d’Europa dal 1871 al 1914. Volume I 1871-1878. Tomo secondo’, Milano, 1940]”,”EURx-332″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia del Novecento. Parte terza. La prima guerra mondiale. Parte quarta. La seconda guerra mondiale e il dopoguerra.”,”Luigi Salvatorelli, ‘uno dei massimi storici italiani contemporanei’, fu condirettore della ‘Stampa’ di Torino. Perseguitato dal fascismo si dedicò allo studio del Risorgimento continuando la pubblicazione di opere già iniziata fin dal 1911. Tra le sue opere: Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Vent’anni fra due guerre, Storia d’Europa, Storia d’Italia, La guerra fredda.”,”QMIS-189″
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”Luigi Salvatorelli nacque a Marsciano (Perugia) nel 1886 e morì a Roma nel 1974. Ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Profilo della storia d’Europa’ (1942) e ‘Sommario della storia d’Italia dai tempi preistorici ai nostro giorni’ (1938).”,”TEOP-131-FF”
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”Luigi Salvatorelli nacque a Marsciano (Perugia) nel 1886 e morì a Roma nel 1974. Tra le sue opere in edizione Einaudi: ‘Profilo della storia d’Europa’ (1942) e ‘Storia d’Italia nel periodo fascista’ (1956) in collaborazione con Giovanni Mira. ‘Questo libro, che nel 1935 iniziò la “”Biblioteca di cultura storica”” di Einaudi, offre una limpida ricostruzione del pensiero politico italiano dal Muratori e dal Giannone a Cavour e a Cattaneo. Da esso i principi del liberalismo e della democrazia ottocentesca escono approfonditi e illuminati nella loro problematica e nelle loro consegueguenze pratiche’ (quarta di copertina)”,”ITAB-007-FC”
“SALVATORELLI Luigi”,”San Benedetto e l’Italia del suo tempo.”,”Luigi Salvatorelli (1886-1974), storico e pubblicista, dopo gli interessi iniziali accademici di Storia dela Chiesa, che gli fruttarono la cattedra all’Università di Napoli, assunse nel 1921 la condirezione della ‘Stampa’ di Torino accanto ad Alfredo Frassati. Da quelle pagine condusse, fino al 1925, anno del suo allontanamento, la sua personale battaglia contro l’ideologia del regime fascista. Si è occupato di temi e periodi della storia italiana. Tra le sue opere ‘Storia del pensiero politico italiano dal 1700 al 1870’ (Torino, 1935), ‘Pensiero e azione del Risorgimento’ (Torino, 1943). Opera pubblicata per la prima volta nel 1929″,”RELC-019-FSD”
“SALVATORI Luigi”,”Al confino e in carcere.”,”SALVATORI Luigi morì il 20 luglio 1946 un anno dopo la Liberazione. Deputato nell ‘ ultima legislatura prima del fascismo, SALVATORI nel 1926 fu aggredito dallo squadrismo e poi confinato. Condannato dal Tribunale Speciale nel carcere di Pesaro potè scrivere i suoi appunti sul confino e la prigione.”,”ITAD-034″
“SALVATORI Paola NOVELLI Claudio”,”Non per oro ma per libertà. Lotte sociali a Roma, 1900-1926.”,” 1919: “”Lo sciopero del 20 e 21 luglio, deciso della Conferenza sindacale internazionale di Southport come atto di protesta contro gli interventi stranieri in Russia, si risolse, complessivamente, in una buona prova di forza del movimento operaio. Per quanto riguardava la capitale, però, anche l'””Avanti!”” dovette ammettere che era stata una prova “”non completamente riuscita””, uno “”sciopero parziale””, pur mettendo in risalto il fatto che tutte le categorie avevano abbandonato il lavoro e che solo la defezione dei tranvieri aveva fatto mancare la “”sensazione politica”” dello sciopero, dando l’impressione di un fallimento (404). L’esito di questo appuntamento tanto atteso non fece che gettare benzina sul fuoco dell’aspra polemica che da tempo divideva socialisti e anarchici all’interno della Camera del Lavoro Confederale. Le diverenze che erano state acquietate per l’occasione riemersero prepotentemente: la componente anarchica mosse, nei confronti della CGdL e dell’organizzazione romana, l’accusa di aver “”sacrificato al ridicolo sciopero generale (…) il movimento rivoluzionario che poteva scaturire dall’agitazione contro il caroviveri””. Pricipale bersaglio della vivace polemica dell’elemento anarchico locale furono i socialisti, accusati di aver tenuto un atteggiamento ambiguo; non mancarono voci di un prossimo e completo distacco degli anarchici dalla CdLC, eventualmente in vista di un accordo con i repubblicani ed altri “”sindacalisti sovversivi”” per preparare “”un movimento più organizzato e con finalità più concrete”””” (pag 136)”,”MITT-377″
“SALVATORI Luigi”,”Al confino e in carcere.”,”Luigi Salvatori morì il 20 luglio 1946 un anno dopo la Liberazione. Deputato nell’ ultima legislatura prima del fascismo, Salvatori nel 1926 fu aggredito selvaggiamento da squadracce fasciste. Ancora ferito e sanguinante fu confintato a Favignana, quindi condannato dal Tribunale Speciale fascista e rinchiuso nel carcere di Pesaro potè scrivere i suoi appunti sul confino e la prigione. Nella sua sosta nel carcere pesarese l’autore affidò alla magra carta concessa dai carcerieri i suoi appunti sul confino e sulla prigione. Il suo libro fa parte della letteratura del carcere. Luigi Salvatori (1896-1946) è stato un politico, giornalista e scrittore italiano, antifascista e socialista. Fu deputato del Partito Socialista Italiano nella XXVII legislatura (1921-1924), ma fu costretto a dimettersi dopo l’ascesa al potere di Mussolini e la promulgazione delle leggi fascistissime. Nel 1926 fu aggredito selvaggiamente da squadristi fascisti e poi confinato a Favignana, un’isola siciliana. Nel 1928 fu processato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e condannato a 15 anni di reclusione, che scontò nel carcere di Pesaro. Nel carcere scrisse i suoi appunti sul confino e sulla prigione, che furono pubblicati postumi nel 1947 con il titolo “Al confino e in carcere”. Il libro è una testimonianza della violenza e dell’arbitrio del regime fascista, ma anche della resistenza morale e civile degli antifascisti. Luigi Salvatori morì il 20 luglio 1946, un anno dopo la liberazione, a causa delle sequele delle torture subite. Fu insignito della medaglia d’oro al valor civile alla memoria. (b)”,”ITAR-010-FGB”
“SALVEMINI Gaetano”,”La politica estera dell’ Italia 1871 – 1914.”,”Salvèmini (Gaetano), storico e uomo politico italiano (Molfetta 1873 – Sorrento 1957). Laureatosi in lettere a Firenze (dove fu allievo di P. Villari) con una tesi sulla Dignità cavalleresca nel Comune di Firenze (1896), si dedicò inizialmente a ricerche di storia medievale dando alle stampe nel 1899 il volume Magnati e popolani nel Comune di Firenze dal 1280 al 1296(opera rimasta classica in cui, sotto la suggestione del materialismo storico, la lotta politica è vista in funzione dei contrasti sociali e della lotta di classe). Altri frutti della sua attività scientifica (che gli valse la cattedra di storia moderna nell’università di Messina [1902] e poi in quelle di Pisa [1910] e di Firenze [1916]) furono il saggio su Mazzini (1905) e quello sulla Rivoluzione francese (1906). Iscrittosi al partito socialista, il Salvemini pose fin dagli ultimi anni dell’Ottocento al centro della sua attività politica la questione meridionale, cercando di condurre su posizioni meridionaliste il movimento socialista e insistendo sulla necessità di un collegamento tra operai del”,”ITQM-035″
“SALVEMINI Gaetano LA-PIANA George”,”What to do with Italy.”,”Opera dedicata al maestro Arturo TOSCANINI”,”ITAD-025″
“SALVEMINI Gaetano a cura di Roberto VIVARELLI”,”Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard.”,”Le ‘Lezioni di Harvard’ furono redatte intorno al 1943 negli USA dove SALVEMINI aveva trovato asilo nel 1933 e dove, a partire dal 1934, ricoprì presso la Harvard University una cattedra di storia della civiltà italiana. Erano destinate ad un pubblico di studenti americani. Bibliografia: 175. SALVEMINI Gaetano. GUERRA O NEUTRALITÀ? 2.a ed. Problemi Italiani, n. 1. 2 gennaio 1915. Milano, Ravà ed., 1915. In-16° 32 pp. Primo opuscolo della collana. Ingiall. Bross.orig. iniallita ai bordi, carta economica. Antiaustriaco e interventista: “”Vi sono paci più orribili e odiose della guerra””. “”La potenza austriaca barcolla. Liberiamoci oggi”” se no “”non saremo liberi più””. Ma dopo fu deluso per la mancata realizzazione delle speranze democratiche. € 10″,”ITAF-113″
“SALVEMINI Gaetano”,”Guerra o neutralità.”,”””Noi dobbiamo volere che l’ attuale crisi europea non si chiuda senza che l’ Italia si annetta il Trentino e la Venezia Giulia”” (pag 21) “”Per quanto la guerra sia un fatto orribile e odioso, noi non possiamo disconoscere che vi sono paci più orribili e più odiose della guerra: sono le paci, che consumano a fuoco lento i popoli; le paci, di cui una nazione approfitta, mentre la nazione vicina vede soffocate in esse tutte le proprie energie economiche e morali; le paci, in cui i lavoratori muoiono, non tutti in un giorno sul campo di battaglia, ma estenuati giorno per giorno dalla fame, massacrati nei tumulti civili, abbruttiti dalla miseria e dall’ ignoranza (…). A queste paci la guerra è preferibile mille volte per una nazione, quando vi sia una sufficiente sicurezza che la guerra riesca vittoriosa”” (pag 31)”,”ITAA-067″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Mimmo FRANZINELLI”,”Dai ricordi di un fuoriuscito 1922-1933.”,”Gaetano SALVEMINI (1873-1957) storico e uomo politico, combatté il giolittismo con il settimanale ‘l’ Unità’ (dal 1911) e il fascismo con il clandestino ‘Non mollare’ (1925). Arrestato e processato riuscì ad espatriare prima in Francia, poi, dal 1933, negli Stati Uniti, dove insegnò fino al ritorno in Italia nel 1949. Fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà. Mimmo FRANZINELLI è l’ autore de ‘I tentacoli dell’ Ovra’ (BOLLATI BORINGHIERI, 1999) e di altri libri (v. retrocopertina). “”Gli esuli Salvemini e Rosselli rappresentarono per Mussolini l’ equivalente di Trotsky per Stalin, vale a dire un intollerabile elemento di “”controinformazione”” sulle storture del regime, di denunzia dello scarto tra la propaganda e la realtà. Nel 1940 i servizi sovietici fecero assassinare il “”rinnegato”” nel suo rifugio in Messico; nel 1937 i servizi informativi militari italiani (SIM) fecero uccidere Rosselli nell’ esilio francese da affiliati a un’ organizzazione neofascista d’ oltralpe; nei confronti di Salvemini, bersaglio più difficile data la sua residenza negli Stati Uniti e le abitudini di vita regolari, si tentò vanamente di screditarlo come terrorista fabbricando prove false”” (pag VIII)”,”SALV-025″
“SALVEMINI Gaetano”,”Mazzini.”,”””Affinché la insurrezione riesca, occorre che sia universale: ‘Noi siamo, sopra ciascun punto dato, più forti degli oppressori. Quando noi sorgeremo a un tempo su tutti i punti della nostra sfera d’ azione, noi vinceremo. E’ d’uopo contrapporre alla lega dei principi la Santa Alleanza dei popoli”” (VII, 213). (…) “”‘Ma la insurrezione non è che un principio negativo: essa rimarrebbe sterile e sarebbe illegittima, se non fosse accompagnata da un lavoro positivo di ricostruzione: in questo lavoro consiste la rivoluzione (XII, 214-5). ‘L’ insurrezione finisce quando la rivoluzione comincia. La prima è guerra, la seconda manifestazione pacifica. L’ insurrezione e la rivoluzione devono dunque governarsi con leggi e norme diverse. A un potere concentrato in pochi uomini scelti, per opinione di virtù, d’ ingegno, di provata energia, dal popolo insorto, spetta sciogliere il mandato dell’ insurrezione e vincer la lotta: al solo Popolo spetta il governo della rivoluzione (VIII, 33); cioè ‘le riforme (dal cui insieme è costituita la rivoluzione) spettano al senno pacificamente interrogato dalla nazione, alla Costituente’ (VIII, 94). La rivoluzione deve proporsi come fine l’ attuazione dei principi affermati dalla nuova rivelazione religiosa: ‘deve tradurre in risultati pratici ogni nuova sillaba della legge di Dio’ (VIII, 113); ‘deve essere un moto ascendente di popolo sulla via del Progresso’ (XVII, 174)’ (pag 72)”,”ITAB-128″
“SALVEMINI Gaetano; a cura di PIERI Piero PISCHEDDA Carlo”,”Scritti sul Risorgimento.”,”””E l’ accusa fondamentale che Mazzini muove a tutte le scuole socialiste, non escluso e giustamente lo stesso sansimonismo, è che derivino tutte dall’ utilitarismo di Bentham, e che facciano consistere la vita nella sola ricerca della felicità, che abbiamo materializzato il mondo, che abbiano sostituito al progresso dell’ umanità, “”il progresso della cucina dell’ umanità””. Sotto questo punto di vista, il mazzinianismo, allontanandosi dal socialismo, si avvicina assai alla democrazia cristiana””. (pag 230)”,”ITAB-129″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Alberto MEROLA”,”Lettere dall’ America, 1947-1949.”,”Lettere di SALVEMINI a Augusto TORRE Ernesto ROSSI Ugo Guido MONDOLFO Egidio REALE Piero PIERI Leo VALIANI Mario VINCIGUERRA Augusto MONTI Emilio LUSSU Vincenzo CALACE Ernesto e Ada ROSSI Giuliana BENZONI Manlio ROSSI-DORIA Luigi MORANDI “”Hai assolutamente ragione sul trasformismo. La vita parlamentare, in tutti i paesi, di regola non è che trasformismo. La storiella del sistema inglese e americano fondato sui due partiti, è una della più buffe corbellerie che inglesi e americani abbiano fatto inghiottire agli Europei del continente sulla base di apparenze assai superficiali. (…)”” (pag 202, Salvemini a Mario Vinciguerra, 1948) “”Se non vuoi trovarti di fronte a qualche brutta sorpresa, occorre che tu segua con attenzione quel che si dice in America della Federazione Europea. Non puoi spingere avanti il movimento in Italia dicendo che “”non hai tempo di leggere””. Se non hai tempo di leggere, manda ogni cosa al diavolo. Per lo meno devi avere qualcuno che legga per te. Ti raccomando specialmente i due articoli di Lippmann. Questi à portavoce dell’ ambasciata inglese a Washington””. (pag 211, Salvemini a Ernesto Rossi)”,”SALV-024″
“SALVEMINI Gaetano”,”Clericali e laici. Cattolicesimo e democrazia. Dirtto canonico e diritto civile. Censura ecclesiastica. Totalitarismo vaticano. Libertà religiosa. Clerocrazia e liquidazione del laicismo. Saggi e polemiche.”,”Questi saggi sono apparsi sul settimanale Il Mondo ad eccezione de ‘La liquidazione del laicismo’ e ‘Commenti a fatti del giorno’ che sono stati pubblicati su ‘Critica Sociale’ e ‘Il gesuita e il liberale’ apparso su Il Ponte. Intolleranza religiosa in Italia. “”I protestanti in Italia sono le bestie nere dei clericali. (…) Se i protestanti, nei paesi dove sono in maggioranza, trattassero i cattolici come questi trattano i protestanti in Italia, i cieli rintronerebbero da mattina a sera con le proteste e i guaiti della “”verità”” sacrificata all’ “”errore””, mentre è naturale che la “”verità””, dove può comandare, non dia tregua all’ “”errore””. (pag 77) Polemica con il cardinale Ottaviani. “”Dopo di che L’ Osservatore mi ha domandato se io consentirei ai togliatti comunisti quel che non consento agli ottaviani clericali: cioè ha insinuato che io sia un idiota utile, o un compagno di viaggio, o addirittura un agente dell’ apparato comunista. Se ne avesse avuto voglia, L’ Osservatore avrebbe capito che io appartengo a quella scuola politica, per la quale la libertà è non solo la libertà propria, ma soprattutto quella degli altri; perciò non accetto nessun totalitarismo né ecclesiastico, né secolare, perciò sono anticlericale, antifascista e anticomunista, perciò sulla prosa ottaviana tradotta in russo sovietico non posso dare se non la stessa opinione che darei su una prosa russa sovietica tradotta in linguaggio mussoliniano o linguaggio ottaviano””. (pag 108)”,”ITAP-086″
“SALVEMINI Gaetano”,”Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento operaio italiano (Saggi critici).”,”””Oggi siamo a questo punto. Qualcuno di voi, riformisti ufficiali, ha già oltrepassata quella linea che divide il socialismo dal radicalismo a tinte più o meno sociali. Ma i più siete sempre a tempo a tornare indietro. Se questo non avverrà, il dissidio fra noi e voi diventerà insanabile, come è insanabile quello fra noi e i rivoluzionari. Da questi, infatti, ci divide la nostra ferma convinzione che la trasformazione sociale, anche se in qualche momento può essere accompagnata da moti rivoluzionari, in realtà risulta dalla accumulazione delle riforme. Ma per riforme noi intendiamo le riforme generali utili alla intera classe lavoratrice. Ciccotti ed altri. Anche noi. Salvemini. Non fabbrichiamo equivoci. Come noi oggi siamo divisi dai rivoluzionari in maniera insanabile, così forse verrà un giorno in cui saremo costretti a dividerci assolutamente anche da voi.”” (pag 120-121, discorso al congresso nazionale socialista dell’ ottobre 1910)”,”MITS-239″
“SALVEMINI Gaetano”,”Mussolini diplomatico (1922-1932).”,”Mussolini genio della propaganda. “”Imbiancando le facciate delle case lungo le strade, dove Caterina II doveva passare, ponendo alberi artificiali per nascondere i luoghi desolati, e ordinando a contadini ben vestiti di far baldoria, Potemkin fece credere a Caterina II di aver creato un paradiso terrestre in Crimea in appena tre anni. Mussolini superò Potemkin, e non sarà mai superato da nessuno nell’ arte di costruire facciate.”” (pag 384)”,”ITAF-182″
“SALVEMINI Gaetano”,”La politica estera di Francesco Crispi.”,”””Una crisi ancora più violenta portò Crispi nelle relazioni fra Italia e Francia. E’ opinione assai diffusa, in Italia e fuori, che Crispi avrebbe voluto provocare una guerra fra l’ Italia e la Francia; anzi Bismarck, pur godendo degli attriti italo-francesi, “”trovava Crispi troppo ardente a sforzare il gioco””””. (pag 39)”,”ITQM-101″
“SALVEMINI Gaetano”,”Memorie di un candidato.”,”IIn apertura: “”So cosa vale la gente che tiene il campo democratico: l’ aristocrazia della democrazia, che affetta una forza che non ha, una sapienza che non ha, delle virtù che non ha””. G.C. Abba Propaganda elettorale. “”Ed ho attinto da questa esperienza – per me personalmente non lieta – della mia vita, nuova e più ferma fede nell’ avvenire d’ Italia. E se non avessi dovuto sciupare tanta parte delle forze mie e dei migliori amici miei a contrastare non coi miei avversari pubblici, ma coi miei insidiatori clandestini, i quali non volevano sentire quel che io sentivo, e non vedevano nella elezione altro che pastette da fare e rancori da sfogare, se avessi potuto impiegare tutto il mio tempo a mettermi a contatto con la buona e schietta anima popolare, – la elezione dell’ aprile 1910 sarebbe rimasta nella storia di quei paesi come il primo momento di una rinascenza morale, e non come un nuovo documento della vecchia, profonda, corruzione dei costumi politici””. (pag 28)”,”ITAA-108″
“SALVEMINI Gaetano”,”Dal Patto di Londra alla Pace di Roma. Documenti della politica che non fu fatta.”,”Una parte degli scritti già pubblicati sulla rivista settimanale ‘L’ Unità’. “”La lezione di questa guerra deve avere insegnato molte cose anche all’ Austria, e moltissime soprattutto alla Germania. Deve avere insegnato, per es., a quest’ ultima che ha fatto sempre male i suoi calcoli, considerando l’ Italia nella Triplice come una ‘quantité negligéable’: quest’ errore le è costato caro assai. Perché non dovrebbe cercare di ripararlo in avvenire? In fondo una nuova Triplice – in cui alla vecchia graduatoria: 1. Germania, 2. Austria, 3. Italia, si sostituisse una nuova Triplice con graduatoria: 1. Germania, 2. Italia, 3. Austria -; una nuova Triplice, in cui la funzione di “”parente povero”” passasse all’ Austria, potrebbe convenire assai e alla Germania e all’ Italia. Alla Germania: perché nessuna sua vittoria militare potrebbe compensarla del danno di rimanere isolata nel mondo con la sola Austria, ridotta a mal partito dalla crisi attuale per almeno cinquant’anni. All’ Italia: perché, in fondo, chi ci assicura che nell’ ora della sistemazione coloniale la Francia e l’ Inghilterra ci facciano la parte a cui aspiriamo?”” (pag 193)”,”ITQM-118″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Gaetano ARFE'”,”Movimento socialista e questione meridionale.”,”Tripoli e i socialisti. “”Ancora in data 16 settembre 1911, dodici giorni prima dell’ ‘ultimatum’ guerresco, Filippo Turati non riusciva a “”prendere sul serio”” la “”montatura tripolina””, e pensava che “”la farsa non si sarebbe elevata né al dramma, né alla tragedia””.”” (pag 499) “”Ed ora che siamo in piena guerra guerreggiata, noi siamo sempre a domandarci che cosa precisamente vogliano di fronte a Tripoli i socialisti italiani. Vogliono riprendere il grido “”Via dall’ Africa?”” – Sarebbe una stoltezza criminosa e pazza. – A parte la considerazione che, non essndo stati buoni ad impedire l’ inizio dell’ impresa, essi darebbero prova di eccessiva scempiaggine credendo di poterla da ora in poi a loro capriccio terminare, è innegabile che, ‘al punto in cui sono giunte le cose’, una fine non vittoriosa di questa guerra sarebbe per l’ Italia – e quando diciamo ‘Italia’ diciamo gli italiani tutti, i lavoratori in prima linea – sarebbe diciamo, uno spaventevole disastro.”” (pag 501)”,”MITS-300″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Augusto TORRE”,”Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Pangermanesimo e socialismo tedesco “”La Internazionale dei socialisti tedeschi ha per centro e per duce la Germania; come la internazionale dei rivoluzionari francesi della fine del secolo XVIII e della prima metà del secolo XIX, doveva avere per centro e per duce la Francia; come la internazionale dei democratici italiani e polacchi del 1848 avrebbe dovuto avere centro e duce l’ Italia o la Polonia. Nel costruire la internazionale ciascuno assegna in essa un posto preminente alla propria patria. Il vecchio spirito di preda e di soppraffazione si traveste con le formule della ideologia democratica e travolge anche coloro che credono di lottare per la eguaglianza e per la giustizia””. (pag 403) “”E’ appunto data la necessità che noi abbiamo di impedire tanto un eccessivo indebolimento della Germania quanto la rovina della Francia, il nostro intervento a fianco del blocco austro-germanico sarebbe stato da parte nostra un funestissimo errore, perché avrebbe concorso alla distruzione della Francia; e il nostro eventuale intervento a fianco della Triplice Intesa dovrebbe essere accompagnato dal patto esplicito che i vincitori non devono pretendere uno smembramento della Germania, come già cominciano a sognare i nazionalisti francesi.”” (pag 462)”,”SALV-001″
“SALVEMINI Gaetano; a cura di PIERI Piero PISCHEDDA Carlo”,”Scritti sul Risorgimento.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) “”La proprietà per essere legittima, dev’essere, secondo Mazzini, “”il segno della quantità di lavoro col quale l’ individuo ha trasformato, sviluppato, accresciuto le forze produttrici della natura”” (…). Ora Mazzini reputa che nell’ attuale ordinamento sociale l’ assetto della proprietà sia difettoso, e aderisce pienamente alla critica che dell’ orientamento economico individualista fanno il Fourier (..) e i socialisti di tutte le scuole, attribuisce la causa della miseria alla tirannide del capitale monopolizzato sul lavoro, e afferma la necessità che la proprietà sia “”richiamata al principio che la rende legittima, facendo ì che il lavoro possa produrla””. Guidato da questo canone, Mazzini rifiuta il comunismo, sia nella forma che vorrebbe assegnare a tutti gl’ individui sui prodotti del lavoro comune una parte eguale, sia in quella che darebbe a ciascuno secondo i bisogni (…)””. (pag 227)”,”SALV-002″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Ernesto SESTAN”,”La dignità cavalleresca nel Comune di Firenze e altri scritti.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Firenze ai tempi di Dante. “”In altre parole, i cittadini di Firenze nel tredicesimo secolo dovettero affrontare un problema simile a quello che ha dovuto affrontare l’ Inghilterra nel secolo XIX per effetto della rivoluzione industriale. Gli inglesi vivevano su alimenti e materie prime importate; e pagavano per queste importazioni esportando carbone, o prodotti industriali, o capitali i cui interessi pagavano i debiti, oppure offrivano all’ estero servizi, il principale dei quali consisteva nei trasporti marittimi. I fiorentini del tredicesimo secolo usarono metodi analoghi per risolvere il problema di nutrire la loro città. Importavano vettovaglie e materie prime, ed esportavano prodotti finiti, capitali o servizi. Così durante il tredicesimo secolo, l’ espansione del commercio internazionale fiorentino si adeguò all’ aumento della popolazione cittadina.”” (pag 373) La caduta dell’ impero romano. (pag 385)”,”SALV-003″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Elio CONTI”,”Stato e Chiesa in Italia.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Sui protestanti in Italia. La libertà religiosa. “”Io non so se veramente “”le masse”” italiane se la piglierebbero tanto calda contro i protestanti, come se la piglia il clero, ‘che una volta non osava certe eccessi’, perché non si sentiva spalleggiato dai carabinieri. Come pure non so se le “”masse”” sarebbero ostili al controllo delle nascite, se ci fosse chi scendesse in mezzo a loro a spiegare che c’è modo e modo di non avere un mucchio di figli, di cui la metà morirà nel primo anno e l’ altra metà è destinata a vivere di miseria squallida per sé e per i suoi””. (pag 460) “”Un problema, che i partiti “”laici”” hanno sempre scrupolosamente evitato ed evitano tuttora, è quello che viene indicato con la formula di “”libertà religiosa””.”” (pag 469) “”L’ errore non è vergogna. Tutti possiamo errare. Vergogna è imbrogliare. E i partiti “”laici”” attuali rimarranno nella storia politica italiana come i partiti dell’ imbroglio, se non si decidono a definirsi non con chiacchier equivoche, ma con l’ azione di ogni giorno, per quello che realmente sono e intendono essere””. (pag 471)”,”SALV-004″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Augusto TORRE”,”Preludio alla seconda guerra mondiale.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Il canale di Suez e il petrolio. “”Ma in Francia il movimento pacifista faceva strage di ogni buon senso. In un comizio della Confederazione Generale del Lavoro, tenuto a Parigi il 23 settembre, il segretario generale, Jouhaux, dichiarò che “”gli operai francesi, mentre insistevano che il loro Governo rimanesse fedele al Patto della Società delle Nazioni per mantenere la pace, non consentivano coi camerati inglesi nel domandare sanzioni militari””. Fu applaudito. Nessuno gli domandò come era possibile mantenere la pace senza avere i mezzi coercitivi per imporre la pace ai malintenzionati. Altri capi d’ organizzazioni operaie parlarono contro le sanzioni militari, concludendo i discorsi col grido: “”Noi non solo odiamo la guerra, ma odiamo tutte le guerre””.”” (pag 493)”,”SALV-005″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Augusto TORRE”,”La politica estera italiana dal 1871 al 1915.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) “”Il vantaggio massimo che l’ Italia ricavò dalla Triplice Alleanza, fu quello di non vedere sollevata dagli alleati la questione romana. Il governo francese, dopo il 1877, era nelle mani dei gruppi anticlericali; una politica francese di aperta e attiva solidarietà col Vaticano era assi difficile. Affinché il governo francese rischiasse una guerra con l’ Italia per rivendicare il dominio temporale del papa, sarebbe stato necessario che i gruppi clericali riportassero una grande vittoria nella politica interna del paese, dopo una lotta furiosa con gli anticlericali. Invece, i governi di Berlino e Vienna non avrebbero trovato ostacolo apprezzabile nella loro politica interna, se avessero fatto una politica favorevole al papa. Per l’ Austria una spedizione in Italia per restituire Roma al papa, avrebbe preso le forme di una crociata. Date queste condizioni, il governo italiano, per mezzo della Triplice Alleanza, neutralizzò nella questione romana, fra i tre possibili avversari, i due più pericolosi: la Germania e l’ Austria, e si garantì contro quel tanto di minaccia, che l’ avversario meno pericoloso, la Francia, potesse rappresentare. In altre parole, il pericolo e il danno, contro cui la Triplice del 1882 garantì l’ Italia, fu il pericolo e il danno, che poteva derivare al paese dalla ostilità della Germania e dell’ Austria. Questa ostilità si era manifestata finora, da parte di Bismarck, con la minaccia di sollevare la questione romana, e con gli incitamenti fatti alla Francia perché andasse a Tunisi, e aveva assunto, da parte dell’ Austria, nel 1880, la forma di una vera e propria minaccia di guerra. Da ora in poi, finché durava l’ alleanza, questi pericoli scomparivano.”” (pag 317-318)”,”SALV-006″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Gaetano ARFE'”,”Movimento socialista e questione meridionale.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Sul cooperativismo. “”Una cooperativa può essere un ideale perfetto di fratellanza e di giustizia ‘nel suo interno’; ma se i salari e i profitti, nella cui divisione si esercita la fratellanza e la giustizia, sono dovuti a favori che lo Stato fa a spese della intera classe lavoratrice; e se la cooperativa crea nei soci una indifferenza per le necessità politiche generali della classe lavoratrice e del paese, la cooperativa è dal punto di vista socialista da condannare, anche se ‘nel suo interno’ sia socialisticamente ordinata””. (pag 364) “”Ahimé! a questo oramai siamo ridotti in Italia, che ci occorre ricordare che la classe lavoratrice non è costituita dai lavoratori di una città o di una provincia: ma è costituita dai lavoratori di tutto lo Stato!”” (pag 365) Elezioni, diritto elettorale della classe operaia (1907), storia della questione meridionale. “”La classe proletaria italiana, insomma era spezzata in due sottoclassi poliiche: e la frattura politica corrispondeva a un dislivello professionale e regionale. C’era una minoranza di lavoratori, prevalentemente industriali, concentrati al Nord, e specialmente nelle città maggiori del Nord; e una maggioranza di lavoratori, prevalentemente agricoli, disseminati anche nel Nord, ma formicolanti specialmente nel Sud. I primi aggiungevano il presidio del diritto elettorale alla forza delle migliori condizioni economiche e di una abbastanza diffusa e solida organizzazione di classe. I secondi – salvo i gruppi, che approfittavano di eccezionali condizioni della zona padana – dovevano portare, oltre al peso della maggiore miseria, e alla inferiorità della meno solida o addirittura inesistente organizzazione economica, la incapacità politica derivante dalla privazione quasi totale del diritto elettorale””. (pag 588)”,”SALV-007″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti sul fascismo. I.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Il delitto Matteotti. Mussolini. La questione morale. “”Fuori d’ Italia, il popolo italiano è considerato sensibile politicamente, ma poso sensibile moralmente. La verità è che, se lasciamo da parte le classi elevate e si guarda alla massa della popolazione, nessun popolo in Europa ha meno esperienza politica: si lascia facilmente ubriacare di belle parole, si fa suggestionare da ogni genere di demagoghi, tende a precipitare da uno stato di aspettazione estrema a quello di estrema disperazione. Ma moralmente nessun popolo è più sensibile di quello italiano. Coloro che vogliono trascinarlo devono fare appello al suo senso morale; coloro che offendono questo senso morale potranno soggiogarlo temporaneamente, ma non lo conquisteranno mai””. (pag 247)”,”SALV-008″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Nino VALERI e Alberto MEROLA”,”Scritti sul fascismo. II.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) La mentalità degli italiani. Il carattere. La questione morale. “”Tuttavia la morale del popolo italiano differisce da quella degli altri paesi. E’ soprattutto una morale familiare. Nell’ ambito della cerchia familiare, ogni membro aiuta l’ altro con inconscio eroismo; accettando come un dovere anche il più grande sacrificio. Il divorzio non è mai stato istituito, in Italia, in quanto estraneo al concetto italiano dei doveri verso la famiglia. L’indulgenza con cui le giurie trattano il caso di un marito o un fratello, che uccide per vendicare l’ onore della famiglia, è un altro risultato di questa rigida morale familiare. Ma se la morale familiare è rigida, la morale sociale è rilassata. Il governo è considerato come qualcosa di estraneo ed ostile al popolo. Infrangere la legge non significa manomettere i diritti del prossimo, ma disubbidire a un ordine impartito da un nemico.”” (pag 367-368)”,”SALV-009″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Enzo TAGLIACOZZO”,”L’ Italia vista dall’ America. Volumi I e II.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Gli italiani come sono. Psicologia europea. Gli italiani come veramente sono. Studio di psicologia europea. Critica al libro di Sforza. Il fascismo. “”Durante i venticinque secoli della loro storia gli italiani hanno sperimentato molte fortune e molti disastri, molte glorie e molte vergogne. Il loro passato abbraccia Cesare e Pulcinella, San Francesco d’ Assisi e Casanova, Dante e Cagliostro. La peggire delle loro sfortune, la più umiliante delle loro vergogne l’hanno avuta con Mussolini: essere sottomessi in patria e rappresentati all’ estero da demagogo privo di senso comune, crudele e pomposo, il quale gonfio il petto, le mani sulle anche, la mascella sporgente, e gli occhi roteanti le orbite, durante gli ultimi venti anni ha occupato le prima pagine dei giornali. E siccome non pochi italiani si sono affannati a scimiottore il Duce, si è diffusa l’ opinione che tutti gli italiani sono come Mussolini e che Mussolini, come direbbe uno studioso tedesco, impersona il ‘Volkgeist’ italiano.”” (pag 59)”,”SALV-010″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Elvira GENCARELLI”,”Carteggi I. (1895-1911).”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Gli italiani come sono. Psicologia europea. (pag 59) “”Se nel mio partito prevarranno le mie idee – e spero molto che così debba essere – bene! se no, uscirò dal Partito socialista ed entrerò nel partito repubblicano a patto che butti a mare i Bovi, i Socci, i Barzilai e tutti i simili somari. Se neanche questo sarà possibile, mi ritirerò sotto le tende e mi metterò a scrivere un libro sulle rovine di Ninive e di Babilonia. (…) Sento che i profughi capitanati dall’ Olivetti preparano ogni giorno nei caffé di Lugano i piani della futura rrrivoluzione (sic) italiana. Roba da far ridere, se non ci fosse da disperare della serietà dei redentori d’ Italia. Vado ruminando un lavoro sul ‘Libro dei Profeti’, gli darò per epigrafe la sentenza del Cattaneo: ‘Però se v’erano molti uomini d’animo repubblicano in Italia, essi non avevano dottrina repubblicana””. Il che mutatis mutandis va a capella per i socialisti. L’ ‘Educazione Politica’ va molto bene. Ottimi gli articoli per gli studenti. Ti confesso che non approvo l’ aria da Silvio Pellico, che si dà il Valera nei ricordi di Finalborgo. Descrivendo a colori troppo neri la vita del carcere, si finisce col diffondere la paura e lo scoraggiamento. Questo popolo è così fiacco e vigliacco che non gli parrà vero di scusarsi del suo dolce far niente colpericolo di andar a marcire in galera.”” (pag 81, Lettera di Salvemini ad Arcangelo Ghisleri, a Lugano, febbraio 1899)”,”SALV-011″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto PERTICI”,”Memorie e soliloqui. Diario 1922-1923.”,”Sino al 1910 Salvemini aveva militato nel partito socialista e si era messo in luce come brillante polemista. In seguito aveva collaborato alla Voce di Prezzolini e quindi fondato un suo periodico L’ Unità che sino alla fine del 1920 fu una delle riviste politiche di maggior prestigio. Su quelle pagine aveva condotto campagne politiche: sull’ intervento dell’ italia nella prima guerra mondiale, sulla questione meridionale, sulla questione adriatica alla fine della guerra. Nel 1919 venne eletto alla Camera in una lista dei combattenti. Non si ripresentò alle elezioni del 1921. Nel diario l’A registra gli avvenimenti politici in corso (l’ avvento del fascismo ecc. In secondo luogo riflette sulle vicende. Fascismo come male necessario. Salvemini, 1923. “”Come il diario mette bene in luce e come confermano le lettere di questo stesso periodo, la cui lettura si integra perfettamente con quella delle pagine del diario, i suoi sentimenti non impedirono che in Mussolini e nel fascismo egli scorgesse, allora, un male necessario per liberare il paese da una classe dirigente rispetto alla quale il suo giudizio è drasticamente impietoso. In un intervento pubblico di quegli stessi mesi, che è un documento assai caratteristico, commentando l’ affermazione che, dopo tutto, il mondo andasse verso sinistra, egli scriveva: “”(…) Perché fra Mussolini e tutti i suoi possibili successori attuali, non c’è da esitare. E’ preferibile il primo: 1° perché (…)””.”” (pag 12) Nota: tra i nomi del diario non viene citato Gramsci, e pochissimo Croce.”,”SALV-012″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Lamberto BORGHI e Beniamino FINOCCHIARO”,”Scritti sulla scuola.”,”L’ ignoranza della geografia. “”Dal Mondo del 26 luglio 1955, apprendiamo che, secondo ha accertato un Gallup Poll, 8 studenti americani su 10 non sanno trovare la Bulgaria sulla carta geografica, sette su dieci ignorano dove si trovi la Romania, e sei su dieci non riconoscono la Jugoslavia. (…) In verità, non si vede perché un alunno americano dovrebbe sapere dov’è la Romania e un alunno italiano dove è il Missuri. Modestia a parte, io imparai a distinguere il Missuri dal Texas solamente nel viaggio per il Nord-America in lungo e in largo. Il ho scoperto l’ esistenza di Formosa dopo che l’ha resa famosa Ciang Kai-shek. Quanto alle province della Russia sovietica e della Cina, me le saluta lei?”” (pag 767) (pubblicato nel 1955) L’ ingerenza della Chiesa cattolica nell’ insegnamento dello Stato. “”Per scuola laica noi intendiamo una scuola, che non sia per forza di legge posta sotto la sorveglianza di nessuna gerarchia ecclesiastica: e, poiché siamo in Italia, della gerarchia ecclesiastica cattolica. Le scuole, che hanno preceduto la nostra, erano tutte dominate da una pregiudiziale confessionale (…). Il vescovo aveva sotto la propria giurisdizione le scuole primarie, secondarie e universitarie della diocesi. L’arcivescovo di Pisa, per esempio, fu di diritto fino al ’59 cancelliere dell’ Università. In Francia, nel Consiglio Superiore per l’ Istruzione, fino al 1878, c’era il banco dei Vescovi, e c’è tuttora nel Consiglio Superiore del Canada cattolico francese.”” (pag 881-882) (pubblicato nel 1907)”,”SALV-013″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Giorgio AGOSTI e Alessandro GALANTE GARRONE”,”Scritti vari (1900-1957).”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Contiene varie recensioni”,”SALV-015″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Carlo PISCHEDDA”,”Dalla guerra mondiale alla dittatura (1916-1925).”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-016″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Ernesto SESTAN”,”Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-017″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Franco VENTURI”,”La Rivoluzione francese (1788-1792)”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-018″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti sul fascismo. Volume III.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-019″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Elio APIH”,”Il ministro della mala vita e altri scritti sull’Italia giolittiana.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-020″
“SALVEMINI Gaetano”,”La sinistra e la questione meridionale.”,”Saggi tratti da Gaetano Salvemini, ‘Socialismo. Riformismo. Democrazia. Antologia di scritti politici, civili, autobiografici’, a cura di Enzo TAGLIACOZZO e Sergio BUCCI”,”SALV-027″
“SALVEMINI Gaetano”,”G.B. Shaw e il fascismo.”,”Apprezzamenti di G.B. Shaw nei confronti di Mussolini e il fascismo “”I fascisti uccisero non uno ma tre deputati (Di Vagno, Matteotti e Amendola); bastonarono, maltrattarono, ferirono, deportarono e obbligarono a fuggire fuori d’Italia più di cinquanta deputati; invasero, devastarono e saccheggiarono centinaia di tipografie e di redazioni di giornali, cooperative, circoli e case private; uccisero migliaia di persone. Gi amici fascisti del signor Shaw non lo informarono affatto su queste faccende. Il signor Shaw scrive: “”Gli italiani lo accettano, alcuni ‘faute de mieux’, altri con entusiasmo””. Non conosce nulla su quella parte d’Italia che non acceta il Duce nè ‘faute de mieux’ nè con entusiasmo.”” (pag 57) Entusiasmo di Shaw per Mussolini, Lenin, Stalin, Hitler (da presentazione)”,”SALV-028″
“SALVEMINI Gaetano”,”La Rivoluzione Francese. 1788-1792.”,”Dedica a Pasquale Villari, maestro. Il volume si interrompe a pagina 432 Capitolo II: Mirabeau. La costituzione civile del clero (pag 203-258)”,”SALV-029″
“SALVEMINI Biagio”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”Complessità della società tardo-capitalistica. “”Ciò che interessa (O’Connor) è il ‘processo di generazione’ della spesa pubblica, e da questa angolatura emergono evidenti lo spessore e la complessità delle istituzioni statali della società tardo-capitalistica da lui studiata. Il rapporto nuovo tra Stato ed economia annodatosi dopo i sommovimenti sociali succeduti alla prima guerra mondiale e la crisi del 1929 non gli appare più limitabile, dal suo punto di osservazione, ad una aggiunzione di spesa pubblica voluta dai monopoli all’economia da essi stessi dominata: lo Stato si integra nella logica del processo di accumulazione, diventa terreno di scontro politico fra le varie sezioni del capitale e fra le varie sezioni delle masse evocate sulla scena della storia dallo stesso sviluppo capitalistico, luogo di attenuazione e mediazione di contraddizioni e suscitatore al tempo stesso di contraddizioni nuove. E’ un terreno poco esplorato dal marxismo, cosicché se volessimo cercare un antecedente importate di questo lavoro potremmo forse trovarlo sul versanto del pensiero economico ufficiale, nell’analisi del faticoso e contrastato processo di ammodernamento delle idee e della politica fiscale nell’amministrazione statunitense condotta in ‘Fiscal Revolution in America’ di Herbert Stein”” (pag 153) O’Connor divide schematicamente la società americana fra settore monopolistico, settore concorrenziale e settore statale, assorbenti ciascuno circa un terzo della forza-lavoro impiegata. Nel settore monopolistico sono comprese l’industria pesante, quella dei beni di consumo durevole, quella dei beni di consumo non durevole di largo uso e stadardizzati, i grandi mezzi di trasporto; dunque esso è il centro ed il motore del processo di accumulazione. Il settore concorrenziale raccoglie la miriade di attività su piccola scala che non hanno potere di controllo sui prezzi e sono particolarmente presenti nei servizi e nella distribuzione; quello statale comprende la «produzione di beni e di servizi organizzata dallo Stato in prima persona» e quella «organizzata da imprese fornitrici dello Stato sotto contratto» (pag 153-154)”,”ECOT-005-FB”
“SALVEMINI Maria Teresa”,”Le politiche del debito pubblico.”,”Maria Teresa Salvemini (Molfetta, 1936) professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Ha ricoperto diverse cariche pubbliche tra cui quella di presidente dell’istituto di Studi per la programmazione Economica ISPE.”,”ITAE-107-FL”
“SALVEMINI Gaetano a cura di Roberto VIVARELLI”,”Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard.”,”Le ‘Lezioni di Harvard’ furono redatte intorno al 1943 negli USA dove SALVEMINI aveva trovato asilo nel 1933 e dove, a partire dal 1934, ricoprì presso la Harvard University una cattedra di storia della civiltà italiana. Erano destinate ad un pubblico di studenti americani. ‘Un’altra caratteristica dei fatti di Milano e di Roma dell’aprile del 1919, fu la partecipazione di ufficiali dell’esercito alle dimostrazioni di piazza “”antibolsceviche”””” (pag 185)”,”SALV-001-FV”
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard.”,”[‘Nell’Italia settentrionale, l’agricoltura non era nel complesso arretrata rispetto a quella dei paesi limitrofi. Ma nell’Italia meridionale, durante la primavera e l’estate, vi è scarsità di pioggia. Tutti i fiumi del Meridione, presi insieme, non hanno una portata d’acqua che stia alla pari con il solo fiume Adda, uno dei numerosi affluenti del Po. Non vi è quindi possibilità di irrigazione, e la siccità ostacola gravemente l’agricoltura. Nei terreni montani non coltivabili, e che coprono un quarto dell’intero paese e praticamente tutto il Mezzogiorno, la pioggia, cadendo sui declivi assolutamente privi di alberi, provoca delle frane gigantesche, che distruggono le case coloniche situate nelle vallate, e danno luogo ad acquitrini, che a loro volta producono zanzare portatrici di malaria. Le condizioni delle popolazioni rurali erano ovunque pessime. Nel Nord faceva scempio la pellagra, nel Sud la malaria. A Napoli, che era allora la città più popolosa d’Italia, il cimitero per i poveri consisteva in 365 tombe quanti erano i giorni dell’anno. I morti, in media 200 al giorno, venivano portati al cimitero su dei carretti, come si trattasse di spazzatura, e scaraventati alla rinfusa dentro quella che era la tomba del giorno, che veniva quindi chiusa, finché l’anno seguente non arriva ancora il suo turno. C’erano provincie, quella di Potenza, ad esempio, dove praticamente i cimiteri erano sconosciuti. I poveri venivano portati a seppellire nelle chiese su barelle, scoperti o coperti appena di un lenzuolo, e scaraventati senza tante cerimonie nella fossa comune, sotto il pavimento della chiesa, dove decomponendosi appestavano l’aria. Vi erano luoghi in cui i poveri venivano buttati in voragini naturali, di cui non si conosceva il fondo, oppure abbandonati alle ortiche di certi cosiddetti cimiteri, ove i cani si raccoglievano a far festino portandosi dietro per le strade ossa e crani spolpati (2). L’ostilità del Papato, il brigantaggio, una percentuale altissima di analfabetismo, tra le masse popolari, un pesante debito pubblico, in parte eredità dei precedenti governi locali e in parte dovuto al costo delle guerre di indipendenza e all’opera di unificazione, tutto ciò rendeva quasi disperato il compito del nuovo regime’ [‘L’Italia dal 1871al 1919’] (pag 10-11)] [(1) R. Fucini, Napoli a occhio nudi, Firenze, Le Monnier, 1878; (2) E. Pani Rossi, La Basilicata, Verona, Civelli, 1868, pp. 252-55]”,”ITAF-005-FER”
“SALVETTI Patrizia”,”Corda e sapone. Storie di linciaggi degli italiani negli Stati Uniti.”,”SALVETTI Patrizia è docente facoltà scienze politiche Università di Roma La Sapienza.”,”MUSx-265″
“SALVETTI Patrizia”,”La stampa comunista da Gramsci a Togliatti.”,”Patrizia Salvetti lavora dal 1972 presso l’Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma e presso l’Istituto di Sociologia della Facoltà di Scienze statistiche della stessa Università. Ha pure collaborato a un programma di ricerche del CNR. Ha pubblicato saggi su alcune riviste: ‘Alcune considerazioni sul PCI e la svolta di Salerno’ (‘Storia e Politica’, 1973) e ‘Le interpretazioni del risorgimento nella stamppa del Partito Comunista d’Italia’ (rivista ‘Trimestre’, 1975). ‘Con l’uscita del “”Comunista””, che viene diretto personalmente da Bordiga, la stampa del partito – come del resto tutta la sua organizzazione – assume un carattere estremamente centralizzato, in base a quanto era sancito nello statuto approvato dal congresso di fondazione del PCdI (6). La creazione di un Ufficio Stampa comunista allo scopo di curare la diffusione del notiziario comunista nazionale e internazionale risponde a questa esigenza (6bis). È questa una delle più radicali differenze che caratterizzano il nuovo partito rispetto al partito socialista, che concedeva ai suoi organi di stampa una sostanziale autonomia locale. Tuttavia (…) sulle pagine degli organi di stampa comunista compaiono, almeno fino a quando le situazioni di scontro politico interno al partito non saranno più conciliabili, firme di dirigenti che presentano posizioni contrapposte al suo interno: non manca, cioè, sulla stampa comunista l’aspetto della discussione sui più vari problemi, da quelli politici interni ed internazionali a quelli culturali, economici ed anche «editoriali». Ad esempio sulla «Rassegna Comunista» (7), il quindicinale teorico del partito ispirato direttamente da Bordiga, troviamo un interessante articolo di Adalberto Fogarasi a proposito della funzione di «controinformazione» che deve avere un giornale comunista il cui compito, secondo l’autore, «è quello di destare la coscienza comunista dei suoi lettori»: piuttosto che pubblicare articoli teorici e ideologici che non hanno diretto riscontro con gli avvenimenti quotidiani, un giornale comunista deve smascherare i periodici borghesi, provandone l’infondatezza e la faziosità dell’informazione. Sempre secondo l’autore, il modo più proficuo per risolvere l’annoso problema dell’accessibilità alla differenziata preparazione politico-culturale dei lettori comunisti è quello di una «collaborazione spregiudicata e senza prevenzioni» tra lettori e redazione e cita, tra i giornali italiani, il quotidiano torinese «L’Ordine Nuovo» per avere spesso realizzato tale collaborazione nella rubrica «cronache torinesi» in cui compaiono spesso corrispondenze operaie sulla vita di fabbrica (8). Il dibattito sulla funzione e le caratteristiche che un giornale deve avere per definirsi «comunista» è presente in gran parte della stampa di partito. Il numero 39 dell’«Avanguardia», il settimanale dei giovani comunisti che dal febbraio 1921 esce a Milano, riporta una circolare del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, firmata da Zinoviev, in cui si espongono i principi in base ai quali «noi dobbiamo creare un nuovo tipo di giornale comunista, i cui principali collaboratori siano degli operai e che si sviluppi insieme con il movimento operaio stesso». Dopo aver criticato il fatto che «i nostri giornali rassomigliano, in modo che si può anche confonderli con essi, agli antichi giornali socialdemocratici, sia per il loro aspetto esteriore che per il loro indirizzo…» e aver constatato che «vi sono troppe parole difficili, straniere, troppi articoli interminabili e aridi», la circolare di Zinoviev dà le indicazioni di massima per realizzare un vero giornale comunista, portando come esempio la «Pravda» degli anni 1911-1913 e 1917: «esso non deve soltanto occuparsi della cosiddetta alta politica, ma deve invece consacrare almeno i tre quarti delle sue colonne alla vita e alle azioni degli operai… I nostri quotidiani devono diventare una vera scuola di comunismo». Il servizio di informazione – o di «controinformazione» – deve essere abbonante e variato, in modo da «fare concorrenza ai ricchi giornali della borghesia e a tutti gli altri». Per quanto riguarda la figura dell’operaio-collaboratore «Noi dobbiamo creare un nuovo tipo di «reporter comunista»… della gente che sappia servire la rivoluzione proletaria con la sua matita… occorrono meno resoconti e relazioni di discorsi parlamentari e più numerosi resoconti di assemblee operaie»”” (pag 16-17-18) [(7) La ‘Rassegna Comunista’ comincia ad uscire a Milano alla fine di marzo 1921, con una diffusione limitata a 2000 copie; (8) Adalberto Fogarasi, ‘I compiti della stampa comunista’, ‘Rassegna comunista’, a. I., n. 7, 30 luglio 1921]”,”MITC-007-FGB”
“SALVI Sergio”,”La mezzaluna con la stella rossa. Origini storia e destino dell’ Islam sovietico.”,”SALVI è nato nel 1932 a Firenze, dove vive dirigendo una importante istituzione culturale. Studioso del principio di nazionalità ed esperto dei problemi delle minoranze etniche e linguistiche, ha pubblicato, tra l’altro: -Le nazioni proibite. VALLECCHI. 1973 -Le lingue tagliate. RIZZOLI. 1975 -Patria e matria. VALLECCHI. 1978 -La disUnione sovietica. PONTE ALLE GRAZIE. 1990″,”RUSS-064″
“SALVINI Vittorio”,”Lineamenti di storia dell’ arte. Volume II. Dal Duecento al Quattrocento.”,”””Filippo Brunelleschi (1377-1446) occupa una posizione di primissimo piano nella civiltà artistica del primo Rinascimento quale inventore delle norme della prospettiva lineare””. (pag 245) “”All’ architettura Filippo dovette dedicarsi per tempo, anche se è dubbio che gli si sia veramente recato a Roma verso il 1402 con Donatello, come vuole il Vasari, a disegnare e misurare i monumenti antichi. Ma l’ opera più antica che di lui ci resti é l’ ‘Ospedale degli Innocenti’, iniziato nel 1419. Nella sua sorprendente semplicità – una loggia ad archi a piencentro ed un piano superiore liscio nel quale campeggiano a larghi intervalli finestre rettangolari timpanate – è un edificio rivoluzionario. Precedenti di archi a tutto sesto non mancavano a Firenze in pieno Trecento: basterebbe ricordare la Loggia della Signoria e la modesta Loggia di S. Matteo in Piazza S. Marco. Ciò che è nuovo è il rigore geometrico della partizione delle superfici e degli spazi.”” (pag 247) “”Nulla di più diverso dall’ illimitato spazio gotico, esaltatore di penombre e di slanci ascensionali. Finalmente uno spazio chiaro, calcolabile all’ occhio in un rapporto esatto con l’ uomo””. (pag 247)”,”ITAG-162″
“SALVINI Gianni”,”L’ economia della Cina, 1949-1978. La via cinese da Mao Tse-tung a Hua Kuo-feng.”,”SALVINI Gianni è docente di sistemi economici comparati presso l’ Università di Padova e di programmazione dei sistemi economici all’ Università Bocconi di Milano. Crisi e ritorno all’ordine (1976-1978). “”Le misure più qualificanti nel settore industriale sono: a. mantenimento del sistema degli otto livelli salariali e suo possibile rafforzamento attraverso il previsto ritorno del sistema di premi in base al rendimento; b. nelle imprese scompaiono definitivamente i Comitati Rivoluzionari, diventati già dal 1970-1971 organismi informali di dirigenti sotto la direzione di un presidente, mentre ricompare la figura del direttore unico, nominato dal ministero e responsabile dell’attività dell’impresa; c. si incoraggiano i dirigenti a prendere decisioni in base a principi di gestione intesi a ottenere utili””. (pag 81)”,”CINE-023″
“SALVINI Silvana”,”Contraccezione e pianificazione familiare. Trasformazioni sociali e controllo della popolazione nei paesi in via di sviluppo.”,”SALVINI Silvana insegna Analisi demografica nella Facoltà di Economia dell’ Università di Firenze. Ha scritto ‘La transizione demografica nei paesi del Mediterraneo Sud-orientale’ (1990). SALVINI Silvana insegna Analisi demografica nella Facoltà di Economia dell’ Università di Firenze. Ha scritto ‘La transizione demografica nei paesi del Mediterraneo Sud-orientale’ (1990). “”Nel corso del nostro secolo, come abbiamo già avuto occasione di ricordare, la posizione ufficiale della Chiesa in materia di contraccezione è stata esposta in una serie di documenti emanati dal Vaticano. I più autorevoli tra questi sono le due encicliche papali: ‘Casti Connubi’, che nel 1930 rappresentò la prima condanna ufficiale della contraccezione e ‘Humanae Vita’, l’enciclica di Paolo VI, che nel 1968 riaffermò la posizione conservatrice già presa. la pubblicazione di ‘Humanae Vita’ ha rappresentato una forte delusione per molti cattolici, ecclesiastici e laici, che avevano sperato che il liberismo sociale sposato dal Concilio vaticano secondo potesse venire esteso anche ai temi concernenti la sessualità e la riproduzione e potesse condurre au un ammorbidimento della posizione ufficiale sulla contraccezione, se non proprio sull’aborto (Paige, 1983). Alcune autorità ecclesiastiche hanno in effetti teso a rallentare la propria posizione sulla contraccezione (Keely 1994), ma la sostanza dell”Humanae Vita’ resta.”” (pag 230)”,”DEMx-050″
“SALVINI Gianni”,”L’economia della Cina, 1949-1978.”,”Gianni Salvini è docente di sistemi economici comparati presso l’Università di Padova e di programmazione dei sistemi economici all’Università Bocconi di Milano.”,”CINE-009-FL”
“SALVIUCCI Paolo”,”La politica vaticana e la guerra, 1937-1942.”,”‘Il papato (…) da venti secoli riafferma il ‘diritto di Dio tra le genti’; e difende la libertà e l’indipendenza del mandato “”cattolico”” e spirituale della Chiesa di Roma: ‘cui tutte le genti sono suddite e che in nessun paese è straniera’. E di questa “”politica”” – che è sempre ‘una’ “”e che non muta per mutar degli anni”” – l’autore ha potuto seguire gli sviluppi diversi durante l’ultimo quinquennio’ (premessa, 7 agosto 1942)”,”RELC-003-FB”
“SALY Pierre / ROBERT Frédéric”,”Le marxisme de Jean Bouvier (avec une bibliographie). / Jean Jaurès: «Marseillaise» et «Internationale».”,”Tra i membri del comitato di redazione della rivista Jean Bruhat, Annie Lacroix, Roger Martelli, Jean-Louis Robert, Michel Margairaz, Maurice Moissonnier, Jean Nicolas, Alain Ruscio, Danielle Tartakowsky, Claude Willard, Claudine Wolikow Jean-Paul Depretto, Raymond Huard. Jean Bouvier: ‘ha studiato i segreti biologici del capitalismo, i meccanismi fondamentali della cellula capitalistica’ (pag 131) Studio della distribuzione e redistribuzione del profitto capitalistico (pag 131) Libro di Jean Marchal e Jacques Lecaillon ‘La répartition du revenu national’ (pag 131) Libro ‘La Francia restaurata’ sulle nazionalizzazioni del secondo dopoguerra (autori vari). Secondo Jean Bouvier le nazionalizzazioni, i trasferimenti e la svalorizzazione pubblica del capitale (anche se esitava ad utilizzare questo termine) hanno “”assicurato al capitalismo privato delle fondamentali condizioni di di sopravvivenza e di adattamento”” (p. 200, del libro) (pag 143)”,”STOx-258″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, R4
“RUBBI Antonio”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Partiti nati in genere negli anni 1920 1921 Partito comunista turco. Eliminazione fisica del gruppo dirigente del Pc turco nel gennaio 1921. Cenni storici del Partito comunista di Turchia (TKP). Fondato nel 1920 si costituisce come sezione della Terza Internazionale. Il suo primo congresso si svolge il 10 settembre 1920 a Istanbul. Vi partecipano delegati delle organizzazioni comuniste del paese nate nel 1919-1920. Ma il partito viene subito duramente colpito. Nel gennaio 1921 quindici membri del comitato centrale neoeletto fra cui il presidente e fondatre del partito Mustafà Souphi (Suphi) e il segretario generale Ethem Nejat, vengono arrestati a Trebizonte sul Mar Nero, mentre rientravano da un viaggio a Mosca, e assassinati. Capeggiata dal Generale Mustafà Kemal (Atatürk) la ‘rivoluzione turca’ instaurò nel 1923 la repubblica. (pag 269) Su questo tema vedi pure saggo di Giacomo E. Carretto su ‘Storia contemporanea’ n. 3.1977 (v. Archiv) ‘Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30) Del fatto ne parla A. Mango nella sua biografia di Atatürk (Musfafa Kemal). In scheda retro biografie dei due dirigenti (wikip)”,”MEOx-124″
“RUBBI Antonio, collaboratori Antonio BRONDA Laura DIAZ Maria GALLI Loris GALLICO Giberto GHIOTTI Michele INGENITO Vittorio ORILIA Dino PELLICCIA Antonio SOLARO Irma TREVI Roberto VIEZZI”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Opera curata e diretta da Antonio Rubbi.”,”EURx-114-FL”
“RUBBOLI Massimo”,”Il Canada. Un federalismo imperfetto (1864-1990).”,”Massimo Rubboli (Modena 1948) è ricercatore all’Università di Firenze. Si occupa da molti anni di storia del Nordamerica, con particolare riferimento al rapporto tra problemi politici e problemi religiosi.”,”CANx-003-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Marx critique du marxisme.”,”Sommario: Marxismo leggendario, leggenda di MARX ed ENGELS fondatori, la carta della 1° Internazionale, MARX teorico dell’ anarchismo, il mito dell’ Ottobre, la crescita del capitale, bolscevismo e marxismo, la società di transizione, la funzione storica della nuova borghesia, MARX e la democrazia, il partito proletario, partito e consigli operai, etica e utopia, sansimonismo e marxismo, socialismo e Comune, utopia e rivoluzione.”,”MADS-056″
“RUBEL Maximilen”,”Guerre et paix nucleaires.”,”””Marx non dubitava più di tanto dell’ “”esistenza di un progresso nascosto, anche là dove alle condizioni economiche moderne s’ accompagnano delle conseguenze immediate le più mostruose”” (a Engels, 7 dicembre 1867). pag 48, prefazione). “”E’ la prospettiva di un cataclisma fatale (…) che fu in Marx una delle motivazioni intime della sua teoria della preistoria del genere umano. Di una teoria che doveva logicamente avere come sbocco (…) l’ uscita dalla preistoria (…), l’ accesso (…) a una esistenza storica conquistata da generazioni di individui al prezzo di indicibili miserie e sofferenze, di una gigantesca accumulazione di sanguinanti e barbari conflitti tra popoli, Stati e imperi. Conquista non di un destino paradisiaco, ma di un terreno geostorico che offra le condizioni materiali di sovravvivenza in una comunità mondiale in cui il regno della libertà si armonizzi con il regno della necessità; di un destino comunitario che l’ autore del Capitale (…) descrive sobriemente come “”una riunione di uomini liberi che lavorano con mezzi di produzione comuni; e spendono, secondo un piano concertato, le loro molte forze individuali come una sola e stessa forza di lavoro sociale (…).”” (pag 67-68).”,”TEOC-206″
“RUBEL Maximilien”,”Supplement à la bibliographie des oeuvres de Karl Marx.”,”Pag 70 Dubiosa: Oltre a gli articoli sotto le voci 296, 323, 349, 351, 353, 357, 369, 397.3, 400, 405, SOTCH, 2° ediz V e VI attribuiscono a Marx ed Engels vari articoli del NYT (anno 1855).”,”MADS-327″
“RUBEL Maximilien”,”Marx critico del marxismo.”,”Nell’ introduzione di BONGIOVANNI traccia un profilo biografico di M. RUBEL. “”per Marx la dittatura del proletariato non è un semplice episodio dlla lotta di classe e non si riduce “”alla conquista del potere politico””. Si tratta della conclusione inevitabile di una evoluzione storica in cui il regno della borghesia, del suo capitale e del suo Stato costituisce una fase necessaria, e quindi la condizione, dell’ avvento del proletariato. (…) Dopo la disfatta della Comune, Marx ebbe l’ occasione di pronunciarsi spesso sul carattere di tale avvenimento; mai, tuttavia, lo invocò come un modello di dittatura del proletariato, cosa che farà imprudentemente Engels dopo la morte del suo amico, complicando così i malintesi che quest’ ultimo non aveva tuttavia mancato di segnalare””. (pag 18) “”Ideologia dominante di una classe di padroni, il marxismo è riuscito a svuotare i concetti di socialismo e di comunismo, così come li intendevano Marx e i suoi precursori, del loro contenuto originale, sostituendogli l’ immagine di una realtà che né è la totale negazione. Sebbene strettamente legato agli altri due, un terzo concetto sembra tuttavia essere sfuggito a questo destino mistificatorio: l’ anarchismo. Ora, se si sa che Marx ha avuto poca simpatia per certi anarchici, si ignora generalmente che ne ha condiviso l’ ideale e l’ obbiettivo: la scomparsa dello Stato””. (pag 88-89)”,”MADS-329″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prelegomeni per una sociologia etica.”,”Nelle note alla Cronologia (pag 433) tra le fonti utilizzate per l’ ampliamento della cronologia di RUBEL si citano i libri delle edizioni Lotta Comunista di ‘Rjazanov’ e ‘Lessner’. “”Tuttavia non ci si deve far confondere (da) questa tempesta che segue ad una grande filosofia, ad una filosofia del mondo. Le arpe comuni suonano sotto ogni mano, ma le arpe eolie suonano solo quando le batte la tempesta”” (Marx, Quaderni sulla filosofia epicurea (1839-40)) (pag 39) “”In ogni modo, spero che la borghesia per tutta la sua vita penserà ai miei favi”” (Karl Marx) “”La classe proprietaria e la classe del proletariato presentano la stessa autoalienazione umana. Ma la prima classe, in questa autoalienazione, si sente a suo agio e confermata, sa che l’ alienazione è la sua propria potenza e possiede in essa la parvenza di un’ esistenza umana; la seconda classe, nell’ alienazione, si sente annientata, vede in essa la sua impotenza e la realtà di un’ esistenza inumana. Per usare un’ espressione di Hegel, essa è nell’ abiezione la rivolta contro questa abiezione, una rivolta a cui essa è spinta necessariamente dalla contraddizione della sua natura umana con la situazione della sua vita, la quale situazione è la negazione aperta, decisa, completa, di questa natura”” (Marx) (pag 135)”,”MADS-332″
“RUBEL Maximilien”,”Bibliographie des oeuvres de Karl Marx. Avec un appendice un repertoire des oeuvres de Friedrich Engels.”,”Opera pubblicata con il concorso del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS), Paris. Il volume contiene: Sezione I. Opere pubblicate in vita da Marx e dopo la sua morte (n° 1-757) Sezione II. L’ Opera epistolare (N° 758-878) Sezione III. Opere inedite (n° 879-885) Sezione IV. Dubiosa (n° 886-901) Appendice. Repertorio delle opere di Friedrich Engels (n° 1-151)”,”MADS-360″
“RUBEL Maximilien”,”Elogio del giovane Marx. La storia editoriale del manoscritto, rimasto incompiuto, dei due volumi della Critique costituisce un momento decisivo nella genesi di Marx. Cronaca degli anni di formazione.”,”Segue: ‘Maximilien Rubel: Nota Bio-Bibliografica’ di Bruno BONGIOVANNI (ripubblicazione) Contiene pure: Karl Marx dal Liberalismo al comunismo (1843-1847); Marx ed Engels e il socialismo scientifico; traduzione di Marco MELOTTI”,”MADS-369″
“RUBEL Maximilien”,”Stalin.”,”””Nella XIII Assemblea del partito (maggio 1924) (Stalin) presentò il ‘Rapporto organizzativo del Comitato Centrale’, un documento che esemplificava l’ ‘obbiettività statunitense’. L’ ultima parola di questa relazione era il primo attacco frontale a Trotsky, il portavoce di una posizione critica che aveva come obiettivo quello di evitare la degenerazione dei quadri e della burocrazia dell’ apparato del partito attraverso metodi di democratizzazione. Stalin gli diede l’ insultante etichetta di ‘portavoce di una nuova borghesia’ basata su ‘la debilitazione della dittatura, e la restaurazione dei diritti politici degli sfruttutatori'””. (pag 82-83) “”Già nell’ anno 1930 si svolse un processo esemplare contro otto membri del cosiddetto “”Partito dell’ industria””, che si accusavano di sabotaggio””. (pag 122) (v.didascalia foto)”,”STAS-052″
“RUBEL Maximilien MANALE Margaret”,”Marx Without Myth. A Chronological Study of his Life and Work.”,”1868 “”Engels stava ora negoziando per un accordo con il suo partner nella compagnia ‘Ermen and Engels’ allo scopo di ritirarsi completamente dalla compagnia. Egli chiesa a Marx riguardo al completo conto dei suoi debiti e propose un reddito annuale di 350 sterline per la famiglia Marx, una somma che gli avrebbe garantito dopo l’ accordo per i successivi 5-6 anni. Marx fu ‘completamente ‘knocket down’ dalla generosità del suo amico. I loro debiti, scrisse, ammontavano a circa 210 sterline ma era certo che la somma menzionata per il reddito annuale sarebbe stata loro sufficiente, dato che Laura e Paul Lafargue erano ora andati a vivere a Parigi. La figlia maggiore Jenny aveva recentemente, senza che il padre lo sapesse, accettato un impiego come insegnante presso una famiglia scozzese che viveva a Londra, allo scopo di aiutare per le spese ed avere una cambio di ambiente. La moglie Jenny, Marx aggiungeva, aveva completamente perduto il suo buon umore per le prove degli anni passati (…)””. (pag 241) “”Writing to Kugelmann about his prospect of good fortune, Marx inquired if is wife were active in the German women’s emancipation campaign and declared: ‘I think that the German women should begin by pushing their men to self-emancipation’ (Dec. 5). In his next letter Marx again took up the question of women’s emancipation, remarking that the Americans were making greater progress in this respect than the English, who were handicapped by their narrowmindedness, but less so than the so-called ‘gallant’ Franchmen. In the spirit of Fourier he said: ‘Everyone who knows anything about history knows also that great historical revolutions are impossible without female ferment. Social progress can be measured precisely by the social position of the fair sex (the ugly ones included) (Dec. 12)””. (pag 241-242) GRÜN traduttore di PROUDHON. (pag 351) TKACHEV (Tkacev) opera di propaganda. (pag 357)”,”MADS-400″
“RUBEL Maximilien”,”Crónica de Marx. Datos sobre su vida y su obra.”,”Maggio Giugno 1851. Marx assiste a una conferenza di Robert Owen. (pag 42) Gennaio Febbraio 1852. H. Ewerbeck invia a Marx il suo libro ‘La Germania e i tedeschi (1851) in cui parlava della genialità critica di Marx, che ha tratto conseguenze rivoluzionarie dalla dialettica hegeliana. (pag 43) Maggio Giugno 1852. Pubblicazione del ‘Diciotto Brumaio’ sulla rivista newyorkese ‘Die Revolution’. Marx ed Engels redigono un pamphlet ‘I grandi personaggi in esilio’, galleria di ritratti in forma di caricatura dei rappresentanti più in vista dell’ emigrazione tedesca a Londra (Kinkel, Ruge, Heinzen, Struve, Meyer, Ronge, Goegg, ecc) (…) (pag 43) Aprile Luglio 1952. La questione orientale alimenta la corrispondeza Marx-Engels. (…) (pag 46) Maggio Luglio 1855. La morte del figlio di Marx. “”Marx a Lassalle: “”Bacone dice che gli uomini veramente importanti hanno relazioni tanto diverse con la natura e il mondo, tanti oggetti che attirano il loro interesse, che gli risulta facile dimenticare il dolore di qualsiasi perdita. Io non sono uno di questi uomini importanti. La morte di mio figlio ha commosso profondamente il mio cuore e il mio cervello, e lamento la sua perdita con identica intensità del primo giorno. Anche mia moglie è totalmente distrutta”” (28 luglio).”” (pag 55)”,”MADS-407″
“RUBEL Maximilien a cura”,”Marx – Chronik Daten zu Leben und Werk.”,”Bibliografia tradotta da: MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL, Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices. EDITIONS GALLIMARD – BIBLIOTHEQUE NRF DE LA PLEIADE. PARIS. 1965 pag CLXXVI 1820 16° prefazione di Francois PERROUX ‘Dialectiques et socialisation’ (pag IX-LII) avvertenza di M. RUBEL cronologia di M. RUBEL (pag LVII-CLXXVI), note e varianti sigle e abbreviazioni appendici: I: Due lettere su Proudhon, II: Rivendicazioni del partito comunista, III: Risoluzioni del primo congresso dell’ AIT, IV: La nazionalizzazione della terra, V: prefazioni al Manifesto comunista, VI: In margine alla Storia critica dell’ Economia Politica di Eugen Dühring, VII: Inchiesta operaia (1880), VIII: Considerazioni del programma del partito operaio francese (1880); indice nomi autori e opere pubblicazioni ufficiali riviste e giornali indice autori citati nelle notizie e note indice argomenti; traduzioni di M. RUBEL, L. EVRARD, Joseph ROY. (v. Archiv)”,”MADS-493″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx et le socialisme populiste russe.”,”RUBEL Maximilien (1905-1996) “”C’est surtout après avoir lu l’ouvrage de G.L. Maurer sur la commune germanique que Marx conçut une idée extrêmement favorable de cette institution archaïque, allant jusqu’à y apercevoir la préfiguration de la future forme de l’organisation économique et sociale. Ce revirement de sa pensée éclate dans sa correspondance avec Engels, à qui il fait part de l’impression que lui avait laissée la lecture de Maurer. Marx y trouvait une confirmation de ses propres thèses, notamment: la propriété privée est posterieure au communisme primitif; les formes de propriété asiatiques et hindoues sont les premières en Europe. “”Quant aux Russes, la dernière trace d’une prétention of ‘originality’ disparaît également, même ‘in this line’. Ce qui leur reste, c’est de conserver encore aujourd’hui des formes que leurs voisins ont depuis longtemps abandonnées”” (1) (14 mars 1868). Puis, toujours à propos de l’ouvrage de Maurer: “”Il en est de l’histoire humaine comme de la paléontologie. A cause d’un certain ‘judicial blindness’, les meilleures têtes elles-mêmes n’aperçoivent pas, par principe, les choses qui se trouvent devant leur nez. Plus tard, le moment venu, on s’étonne que les faits non aperçus révèlent partout encore leurs traces. La première réaction contre la révolution française et les lumières qu’elle apportait fut naturellement de juger tout d’un point de vu médiéval, romantique… La seconde réaction – celle qui correspond à l’orientation socialiste, bien que ses représentants érudits n’en aient nullement conscience – consiste à regarder, au-delà du moyen âge, vers les temps primitifs de chaque peuple. Ces savants sont alors surpris de découvrir dans les phénomènes les plus anciens les faits les plus nouveaux….”” (25 mars 1868)”” [(1) Dans sa Contribution à une Critique (1859), Marx avait déjà raillé le préjugé fréquent chez les slavophiles, et érigé en crédo messianique par Herzen, “”que la forme primitive de la propriété commune est une forme spécifiquement slave, voire exclusivement russe””. Il en signala alors l’existence chez les Romains, les Germains, les Celtes et, surtout, dans l’Inde] Maximilien Rubel, Karl Marx et le socialisme populiste russe, 1947“,”MADS-570”
“RUBEL Maximilien”,”Marx et les nouveaux phagocytes.”,”RUBEL Maximilien Contiene l’elenco delle pubblicazioni della Karl-Marx-Haus di Treviri (pag 68-69) “”Pour l’arrière-plan historique de cette situation paradoxale, voir l’étude richement documentée de Paul Mayer, “”Histoire des archives du Parti social-démocrate et le destin des papiers laissés par Marx et Engels””, dans ‘Archiv für Sozialgeschichte’, vol. VI-VII, 1966-1967, p. 5-198). A’ cette attente correspond sans conteste la onzième édition de la traduction allemande de ‘Misère de la philosophie’ publié par Marx en 1847, édition procurée par Hans Pelger, directeur du Karl-Marx-Haus à Trèves, dont les publications (‘Schriften aus dem Karl-Marx-Haus) costituent une source importante de documentation socio-historique pour l’étude approfondie de la genèse et de l’évolution de ce que l’on entend communément par “”socialisme scientifique””. (pag 37-38) “”””Ce que je sais ou crois savoir sur la situation en Russie me pousse à l’opinion que là on s’approche de son 1789. La révolution (…) peut éclater chaque jour. (…) C’est un des cas exceptionnels où il est possible à une poignée d’hommes de ‘faire’ une révolution. (…) Si jamais le blanquisme – la fantasie de bouleverser toute une société par l’action d’une petite conspiration, avait une raison d’être, c’est certainement à Petersbourg. (…) Les gens qui se sont vantés d’avoir ‘fait’ une révolution ont toujours vu, le lendemain, qu’ils ne savaient point ce qu’ils faisaient; que la révolution ‘faite’ ne ressemblait pas du tout à celle qu’ils avaient voulu faire. (…) Là où (…) tous les dégrés du développement se trouvent représentés, depuis la commune primitive jusqu’à la grande industrie et la haute finance modernes, et où toutes ces contradictions sont violemment contenues par un despotisme sans égal, despotisme de plus en plus insupportable à une jeunesse qui réunit en soi l’intelligence et la dignité nationales, là, le 1789 une fois lancé, le 1793 ne tardera pas à suivre””. Engels répétera cet avertissement dans un entretien avec Kautsky, qualifiant d'””inopportunes”” les “”propos tactiques”” qu’avait tenu Plekhanov sur “”l’hégémonie du prolétariat”” dans une révolution russe où un parti “”blanquiste”” pouvait céder à la tentation de “”faire”” cette révolution ‘pour’ le peuple. “”Ce dont il s’agit aujourd’hui en Russie, ce n’est pas d’un programme, mais de la ‘révolution’. Lorsque celle-ci sera déclenchée, ce ne seront pas les socialistes, mais les libéraux qui seront au pouvoir en Russie. C’est soulement lorsque, sous l’impulsion de cette révolution, la révolution socialiste triomphera en Europe occidentale que cette victoire pourra avoir des répercussions en Russie et y provoquer l’essor du socialisme”” (Propos de Friedrich Engels rapportés par Karl Kautsky à Edouard Bernstein, 30 juin 1885, op.cit., p. 107 sg).”” (pag 63-64) [Maximilien Rubel, Marx et les nouveaux phagocytes, 2012]”,”MADS-574″
“RUBEL Maximilien”,”Le concept de démocratie chez Marx.”,”””En 1871, Marx magnifia la Commune de Paris comme “”le vrai représentant de tous les éléments sains de la société française, et donc le “”vrai gouvernement national”” en même temps que “”le gouvernement ouvrier””, comme “”le champion courageux de l’émancipation du travail””, comme l’antithèse du bonapartisme et de l’impérialisme, comme “”le selfgovernement des producteurs un gouvernement élu au suffrage universel responsable et révocable à tout moment. C’était “”la forme politique enfin découverte pour réaliser l’émancipation économique du travail””. Pour citer un dernier épisode, rappelons qu’en 1872 Marx fit exclure Bakounine de l’Internationale, car il était convaincu que l’anarchiste voulait s’en servir comme d’un paravent pour des entreprises de conspiration, où il se réservait à lui-même le rôle d’un maître absolu. Il voyait dans la société bakouninienne secrète “”la reconstitution de tous les éléments de l’Etat autoritaire sous le nom de communes révolutionnaires (…) l’organe exécutif est un état-major révolutionnaire formé par une minorité (…) l’unité de pensée et d’action ne signifie rien d’autre qu’orthodoxie et obéissance aveugle. Perinde ac cadaver. Nous sommes en pleine compagnie de Jésus”””” (pag 7) [Maximilien Rubel, Le concept de démocratie chez Marx, 1962]”,”MADS-590″
“RUBEL Maximilien VERDES J. McCLELLAN W.D.”,”La Première Internationale Ouvrière.”,”Il saggio di McClellan è in inglese. Engels sui motivi del trasferimento dall’AIT a New York. (pag 243) “”Le point suivant fut l’élection du nouveau Conseil général. La majorité de l’ancien Conseil (5), Marx, Engels, Serraillier, Dupont, Wroblewski, Mac Donnell et d’autres proposèrent de transfèrer le Conseil à New York et d’y nommer les huit membres du Conseil fédéral américain, auxquels viendraient s’ajouter sept autres membres, élus par la fédération américaine. La raison de cette proposition était que les membres les plus actifs de l’ancien Conseil général avaient été obligés ce dernier temps de vouer tout les temps à l’Internationale et qu’ils n’étaient plus en mesure de continuer ainsi. Depuis de mois Marx et Engels avaient informé leurs amis qu’ils ne pouvaient poursuivre leurs travaux scientifique qu’à condition de se retirer du Conseil général. (…) “”Le point suivant fut l’élection du nouveau Conseil général. La majorité de l’ancien Conseil (5), Marx, Engels, Serraillier, Dupont, Wroblewski, Mac Donnell et d’autres proposèrent de transférer le Conseil à New York et d’y nommer les huit membres du Conseil fédéral américain, auxquels viendraient s’ajouter sept autres membres, élus par la fédération américaine. La raison de cette proposition était que le membres les plus actifs de l’ancien Conseil général avaient été obligés ce dernier temps de vouer tout leur temps à l’Internationale et qu’ils n’étaient plus en mesure de continuer ainsi. Depuis des mois, Marx et Engels avaient informé leurs amis qu’ils ne pouvaient poursuivre leurs travaux scientifiques qu’à condition de se retirer du Conseil général. D’autres membres pouvaient invoquer des raisons similaires. Par conséquent, si le Conseil génèral devait rester à Londres, il aurait été privé justement de ceux de ses membres qui s’étaient chargés jusqu’alors de tout le travail réel, aussi bien de la correspondance que des travaux littéraires. En outre, il y avait à Londres deux éléments qui aspiraient à la prépondérance au Conseil général et qui, dans ces circonstances, l’auraient probablement obtenue. L’un était constitué par le blanquistes français (il est vrai qu’ils n’avaient jamais été reconnus par Blanqui), une coterie peu nombreuse pour qui les phrases révolutionnaires tiennent lieu de l’intelligence de la véritable marche du mouvement et qui préfère à l’activité de propagande de petites conspirations imaginaires qui mènent uniquement à des arrestations inutiles (6). Confier à ces gens la direction de l’Internationale en France équivaudrait à jeter inutilement nos gens de là-bas dans les prisons et à désorganiser de nouveau tous les trente départements dans lesquels l’Internationale se developpe. Au Congrès même, on eut souvent l’occasion de se persuader que les Internationaux en France accepteraient n’importe quoi, excepté la direction de ces Messieurs. Le second élément dangereux à Londres était constitué par ces leaders ouvriers anglais auxquels Marx a jeté à la figure, pendant le Congrès, ce mot: c’est une honte de se trouver parmi ces leaders ouvriers, car presque tous sont vendus à Sir Charles Dilke, à Samuel Mosley ou à Gladstone lui-même. Ces gens, qui avaient été jusque-là tenus à l’écart par la majorité compacte des Français et des Allemands du Conseil fédéral, auraient maintenant joué un rôle tout différent et l’action des Internationaux en Angleterre serait alors passée sous le contrôle non seulement des radicaux bourgeois, mais probablement sous celui du gouvernement lui-même. Le transfert du siège s’imposait donc, et une fois accepté, New York était le seuil endroit qui réunissait les deux conditions nécessaires: sécurité des archives de l’Association et composition internationale du Conseil général. Il ne fut pas très facile de faire accepter ce transfert (…)”” (pag 243-244) [Friedrich Engels, Le Congrès de l’Internationale à La Haye, (in) ‘La Première Internationale Ouvrière’, Cahiers de l’Isea, N° 152 août 1964] [(5) En septembre 1872, le Conseil général était composé de 48 membres, dont 18 seulement étaient présents au Congrès (six comme délégués du Conseil et douze comme délégues des diverses sections). Douze ont voté pour le transfert du Conseil à New York et six ont voté contre. Il s’agit donc d’une majorité telle que Marx, dans le cas du Congrès de la Fédération romande de 1870 (La Chaux-de-Fonds), a qualifiée de “”nominale””); (6) Le “”parti blanquiste””, groupé à Londres dans ‘La Commune révolutionnaire’, comptait parmi ses membres Emile Eudes, Ernest Granger, les frères Da Costa, Marguerittes, Constant-Martin, Breuillé, Albert Goullé, et le quatre délégués de La Haye: Edouard Vaillant, Antoine Arnaud, F. Cournet et G. Ranvier. Ce qu’on a appelé la “”coalitions des blanquistes et des marxistes”” avait contribué à la victoire des principes “”marxistes”” lors de la Conférence de Londre (1871). Pour le différend entre blanquistes et marxistes en septembre 1872, voire la brochure de Vaillant l”Internationale et la Révolution’ que nous reproduisons plus haut]”,”INTP-067″
“RUBEL Maximilien”,”Marx teorico dell’anarchismo.”,”RUBEL Maximilien”,”MADS-627″
“RUBEL Maximilien”,”Josef W. Stalin.”,”Maximilien Rubel, geb. 1905 in Czernowitz (damals Österreich-Ungarn, später Rumänien, heute Ukraine), lebte und wirkte seit 1931 in Frankreich. Studium der Jura, der Philosophie und der Germanistik. Seit 1946 Lehr-und Forschungstätigkeit am Centre National de la Recherche Scientifique, Paris. Promovierte 1954 zum docteur ès lettres an der Sorbonne, mit zwei Dissertationen: ‘Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle’ und ‘Bibliographie des OEuvres de Karl Marx’. Rubel starb 1996. Vorbemerkung, Foto, Anmerkungen, Epilog, Über den Autor, Zeittafel Quellennachweis der Abbildungen, Zeugnisse, Bibliographie, Namenregister,”,”STAS-005-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle.”,”Marx e Blanqui (pag 291) Marx contro il culto della personalità “”En mai 1859, au cours d’un entretien avec une délégation de membres de l’Association londonienne des ouvriers allemands, indigné des manoeuvres de certains groupes d’émigrés politiques qui convoitaient la direction du «parti» Marx déclara, au nom d’Engels et en son nom personnel: «Notre mandat comme représenants du parti prolétarien, mous le tenons de ‘nous-mêmes’ et de personne d’autre. Ce mandat est cependat contresigné par la haine exclusive et générale que nous vouent toutes les fractions et tous les partis de l’ancien monde» (72). Dix-huit plus tard, évoquant son rôle dans l’Internationale ouvrière et dans la Ligue communiste, Marx écrivit à un social-démocrat allemand: «Nous deux (73), nous nous moquons pas mal d’être populaires. En voici la preuve, entre autres: par dégoût de tout culte de la personne, je n’ai jamais permis que l’on fit de la publicité autour des nombreux témoignages d’admiration dont on m’accablait dans divers pays (..). Lorsque nois adhérâmes, Engels et moi, pour la première fosi, à la societé secrète des communistes, nous le fimes à la condition ‘sine qua non’ qu’on écarterait des statuts tout ce qui eût favorable au culte de l’autorité» (74)”” (pag 289-290) (72) Marx à Engels, 18 mai 1859. Cf Mega, III, 2, p. 390; (73) C’est-à-dire Marx et Engels; (74) Marx à W. Blos, 10 nov. 1877. Cf. Marx-Engels, Briefe au Bebel etc., p. 169] (inserire) e tradurre”,”MADS-020-FV”
“RUBEL Maximilien, edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”Marx critico del marxismo.”,”Nato nel 1905 a Czernowitz in Bucovina, allora provincia dell’Impero asburgico ed oggi (dopo una parentesi romena nell’entre-deux-guerres) provincia dell’impero sovietico, Maximilien Rubel, germanista con al proprio attivo studi di diritto e di filosofia, prese nel 1937 la cittadinanza francese. Bibliografia delle opere di Maximilien Rubel (pag XVI-XXIII) Bibliografia: Etat-anarchisme Lexique Marx. Volume 1 de Louis Janover, Maximilien Rubel chez Smolny A paraître le 23/05/2019 Broché 256 pages 10.00 € À paraître chez l Avis des lecteurs Les auteurs élaborent des synthèses qui mettent en exergue la complexité et la profondeur de la pensée de Marx, publiées dans les “”Etudes de marxologie””, écrites entre 1978 et 1985. La réflexion de Marx sur les concepts d’Etat et d’anarchisme est présentée dans ce volume dans son développement historique et critique. ©Electre 2019″,”MADS-042-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle.”,”Une Thése pour le Dictorat ès Lettres soutenue en Sorbonne en 1954, est à la base du présent ouvrage. Maximilien Rubel, Docteur ès lettres”,”MADS-044-FL”
“RUBEL Maximilien Luois JANOVER”,”Études de marxologie (1959-1994). Da ‘Marx 03e’ a ‘Marx 18o’.”,”Smolny, Collectif d’Edition des Introuvables du mouvement ouvrier”,”MADS-835″
“RUBERTI Antonio a cura; scritti di DEGLI ANTONI G. RUBERTI A, LAMBORGHINI B. MAGGIOLINI P. MOMIGLIANO F. DE-GRADA E. ERCOLI P. MARTINOTTI G. LOSANO M.G. SECCHI B. ROSSI P.”,”Tecnologia domani. Utopie differite e transizione in atto.”,”Undici studiosi ed esperti italiani rispondono, ciascuno per il settore di sua competenza, ai problemi sollevati dal progresso scientifico e tecnologico in atto. DEGLI ANTONI-G, “”Informatica come comunicazione””. RUBERTI-A, “”Verso la fabbrica automa tica”” LAMBORGHINI-B, “”Trasformazioni delle imprese””. MAGGIOLINI-P, “”Organizzazione e lavoro””. MOMIGLIANO-F, “”Effetti economici e politiche pubbliche””. DE-GRADA-E, “”Implicazioni psicologiche””. ERCOLI-P, “”Formazione e ricerca””. MARTINOTTI-G, “”L’informatica domestica””. LOSANO-MG, “”Diritto e informatica””. SECCHI-B, “”Nuove tecnologie e territorio””. ROSSI-P, “”Quale rivoluzione?””. RUBERTI-A (Aversa – Caserta, 1927). Rettore dell’ Università di Roma dal 1976, è ordinario”,”ECLT-003″
“RUBERTI Antonio a cura; saggi di Giovanni DOSI Sergio MARIOTTI Guido MARTINOTTI e Federico DENTI Nicola CABIBBO Michele SALVATI Massimo PACI Mario G. LOSANO Pietro ROSSI Luciano CAFAGNA Franco MOMIGLIANO Antonio RUBERTI”,”Europa a confronto. Innovazione, tecnologia, società.”,”””Forse è troppo pessimistico ricordare che i momenti di grande crescita capitalistica mondiale hanno sempre coinciso con una situazione di indiscussa egemonia di un singolo paese, e che invece la compresenza di più paesi con disegni egemonici autonomi è sfociata in due guerre mondiali e in una disastrosa crisi economica (Kindleberger, 1973). Oggi, per fortuna, le cose stanno diversamente, poiché il predominio politico e militare degli Stati Uniti in capo capitalistico è senza sfidanti, si basa su una forza economica ancora adeguata a sostenerlo, e può dispiegarsi in una rete di rapporti collaborativi con gli altri paesi centrali molto fitta e ben collaudata. E’ però vero che, per un disegno che tocca interessi vitali dei diversi paesi che vi partecipano, l’accordo è una base più fragile che non l’egemonia indiscussa di una delle parti in gioco (Keohane, 1984; Strange, 1987, Guerrieri e Padoan, 1984 e 1988; Parboni 1987). Se si confronta la gravità dei problemi che incombono con gli strumenti e con le volontà politiche disponibili per risolverli, sembra allora ragionevole nutrire qualche dubbio sull’impulso progressivo che le relazioni economiche internazionali riusciranno a imprimere, in un orizzonte temporale prevedibile, allo sviluppo economico su scala mondiale”” (pag 267) [Michele Salvati, Mutamento tecnico, modelli di società, sviluppo economico]”,”EURE-103″
“RUBINSTEIN W.D.”,”La sinistra, la destra e gli ebrei.”,” RUBINSTEIN W.D. collaboratore di ‘Quadrant’ e di altre riviste internazionali, insegna sociologia nella School of Social Sciences della Deakin University. “”in maniera ancora più accentuata, lo stesso si verifica nella sfera economica. Ad eccezione della coltivazione degli agrumi, del commercio dei diamanti e di certi settori ad alta tecnologia della produzione militare, Israele non riesce a primeggiare nel mondo in nessun settore economico di rilievo. Israele – secondo l’ utile terminologia dello storico Immanuel Wallerstein – è uno stato “”semi-periferico”” ai confini del mondo occidentale, ancora molto lontano dal nucleo della civiltà occidentale. In questo, si può notare, risiede la profonda differenza tra gli ebrei di Israele e gli ebrei della diaspora. Questi svantaggi sono insiti nella natura stessa di Israele come nazione, in particolare come nazione isolata geograficamente dai centri dellamoderna vita occidentale. I portatori di critiche da sinistra hanno spesso fatto notare che Israele, di fatto, possiede un’ élite, come una società classista strutturata etnicamente. Sostengono che in Israele, gli ebrei europei (askenaziti), rappresentano l’ élite e gli ebrei orientali, assieme agli arabi israeliani, sono la classe lavoratrice. Se questa mezza verità è abbastanza precisa per essere accettata dalla maggior parte dei radicali, è altrettanto pertinente collegare queste distinzioni alle grandi differenze culturali tra chi proviene dalla Germania o dagli Stati Uniti e chi invece dal Marocco o dallo Yemen””. (pag 244-245)”,”EBRx-036″
“RUBINSTEIN David”,”The Labour Party and British Society. 1880-2005.”,”RUBINSTEIN David insegna storia economica e sociale nell’Università di Hull. “”The first recognizable British socialist party was formed in June 1881. This was the Democratic Federation, at first a radical organization which adopted a socialist programme in 1883 and the following year changed its name in Social-Democratic Federation. It was generally known as the SDF and was not only socialist but Marxist”” (pag 7)”,”MUKx-176″
“RUDE Fernand”,”C’est nous les canuts.”,”Nel novembre 1831 gli operai prendono questa bandiera: “”Vivere lavorando o morire combattendo””. La ‘revolte des canuts’ diventa leggendaria. L’A è conosciuto per le numerose opere di carattere storico sociale. Ha scritto un’importante opera dal titolo: -Le mouvement ouvrier à Lyon de 1827 à 1832. ED. ANTHROPOS. (Canuts era il nome degli operai della seta nella regione di Lione)”,”MFRx-019″
“RUDE’ George”,”Ideologia e protesta popolare. Dal medioevo alla rivoluzione industriale.”,”L’A è Prof di storia alla Concordia Univ di Montreal. Tra le sue opere più importanti gli Editori Riuniti hanno pubblicato ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1976), ‘Robespierre’ (1979) e ha scritto in collaborazione con Eric J. HOBSBAWM ‘Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne’ (1973).”,”FOLx-001″
“RUDE’ George”,”Dalla Bastiglia al Termidoro. Le masse nella Rivoluzione francese.”,”Parigi alla vigilia della rivoluzione, la folla rivoluzionaria in azione, Luglio 1789, marcia su Versailles, caduta monarchia, termidoro, anatomia folla rivoluzionaria, composizione masse. L’A è Prof alla Concordia Univ di Montreal. Tra le sue opere: Robespierre (1979), Ideologia e protesta popolare (1988) e in collaborazione con E.J. HOBSBAWM ‘Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne’ (1973).”,”FRAR-012 FOLx-012″
“RUDE’ George”,”L’ Europa rivoluzionaria 1783-1815.”,”RUDE’ è uno dei massimi storici viventi dell’età della Rivoluzione Francese. Tra le sue numerose opere ricordiamo in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966), ‘Robespierre’ (1979) e ‘L’Europa del Settecento. Storia e cultura’ (1974).”,”EURx-050″
“RUDE’ George”,”L’ Europa del Settecento. Storia e cultura.”,”George RUDE’, della Sir George Williams University di Montreal, è uno specialista di storia del Settecento. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Robespierre’ (Roma, 1979), ‘L’Europa rivoluzionaria, 1783-1815’ (Bologna, 1985).”,”EURx-069″
“RUDE Fernand”,”Le mouvement ouvrier a Lyon de 1827 à 1832.”,”RUDE Fernand è diplomé de l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes de la Sorbonne. “”Riassumendo: situazione prospera della Fabbrica, ma a ciò non aveva seguito alcun miglioramento della situazione della classe operaia. Dato che un gran numero di storici hanno sostenuto che l’ agitazione è scoppiata “”nel momento più acuto della crisi””, dobbiamo attentamente verificare le asserzioni di Bernard e Charnier. (…) Dunque, ciò che domandavano gli operai della seta, non era del lavoro (lavoravano assiduamente fino a 18 ore al giorno) ma un aumento di salario. Ciò che essi volevano, era un “”salario proporzionato allo stato del commercio””. Ora i “”tempi difficili”” erano passati. Si poteva constatare “”un miglioramento negli affari commerciali””, le macchine erano “”coperte di stoffe””. Ma la situazione dell’ operaio non era cambiata””. (pag 298-299)”,”MFRx-219″
“RUDE Fernand a cura”,”Voyage en Icarie. Deux ouvriers viennois aux Etats-Unis en 1855.”,”””Le assemblee. E’ nel refettorio che si tengono le assemblee tutti i sabati. Le donne vi assistono e tutti coloro che sono ammessi hanno il diritto di chiedere la parola. Le discussioni durano a volte dalle sette di sera fino a mezzanotte, e le più piccola bagatella serve sovente a farci restare riuniti per tutto questo tempo. Con i partecipanti alla discussione che ripropongono le questioni in varie maniere, non si può che giungere alla rovina””. (pag 156)”,”MFRx-256″
“RUDE’ George”,”La foule dans la révolution francaise. (Tit.orig.: ‘The Crow in the French Revolution)”,”RUDE’ George è professore di storia all’ Università Concordia di Montréal. Sulla lotta di classe durante la Rivoluzione francese. “”Reclamando del pane, i manifestanti avanzarono sulla piazza de Grève. I capi della Comune, Hébert e Chaumette, avrebbero voluto compensarli con belle parole; ma fu deciso su proposta di Hébert, di riunirsi l’ indomani mattina alle 11 e di marciare sulla Convenzione per rivendicare delle misure severe contro gli accaparratori e i sospetti politici. I giacobini, da parte loro, promisero il loro appoggio. La stesso giorno alla sera, la Comune ordinò la fermata delle manifatture in modo che i maestri e i compagnons potessero partecipare alla manifestazione. Guardiamoci, pertanto, dal condividere l’ opinione di Daniel Guérin secondo cui “”l’ insurrezione”” del 4 settembre interessava principalmente la classe operaia; in quanto occorre segnalare che, in occasione della stessa seduta, la Comune ordinò di riunire una forza militare destinata a disperdere gli operai delle costruzioni che manifestavano per il pane e per salari più elevati.”” (pag 148)”,”FRAR-325″
“RUDE’ George”,”La Europa revolucionaria, 1783-1815.”,”””(…) i curati parrochiali, gelosi delle crescenti pretese episcopali, appoggiavano una volta di più le rivendicazioni richeriane ovvero che la Chiesa dovesse essere governata dalla comunità dei suoi pastori e non solo dai vescovi e dai canonici. In questo modo, la Chiesa entrò nella Rivoluzione come una forza divisa, comunque non come uno spettatore disinteressato. Mentre i vescovi e gli abati appoggiavano la “”rivolta aristocratica”” e la convocazione degli Stati Generali, il clero parrocchiale vedeva la sua occasione di saldare vecchi conti quando il regolamento del Consiglio Reale di gennaio 1789 gli concesse il diritto di assistere alle assemblee elettorali di persona, mentre i monaci e i canonici potevano solo inviare dei rappresentanti. Il clero parrocchiale ottenne i maggiori vantaggi possibili da queste concessioni per reclamare, nei suoi cahiers separati, ampie riforme, autogoverno per la Chiesa sulla ‘linea richeriana’ e, incluso, il diritto a eleggere i propri vescovi.”” (pag 141-142) linea richeriana? rivendicazioni richerianas?”,”EURx-220″
“RUDE Fernand”,”Les révoltes des canuts (1831-1834).”,”‘Vivre en travaillant ou mourir en combattant’ “”Il 27 ottobre, una prima riunione di 90 esponenti delle sezioni aveva nominato un comitato direttivo provvisorio: Edouard Albert, Cesar Bertholon, Martin, Hugon e Baune. Il comitato esecutivo della Società repubblicana degli indipendenti filantropi si affretta ad aderire dal 12 novembre al manifesto della Società parigina dei diritti dell’ uomo: “”Anche noi, crediamo con voi di doverci ricollegare all’ era dell’ emancipazione dei proletari alla Convenzione nazionale””. Il presidente, Charpentier, come pure il redattore in capo de L’ Hecho des travailleurs, Marius Chastaing, firmano questo indirizzo. La società degli uomini liberi si allinea così a quella dei diritti dell’ uomo””. (pag 93) rivolta dei canuts”” (operai setaioli) ‘Vivre en travaillant ou mourir en combattant’ rivolta dei canuts”” (operai setaioli)”,”MFRx-281″
“RUDE Fernand”,”Stendhal et la pensée sociale de son temps.”,” La marcia verso il regime industriale vista da Dunoyer, 1825. Dibattito sugli effetti della divisione del lavoro sullo sviluppo intellettuale degli individui. “”Les Etats-Unis offrent un modèle assez exact d’une société fondée sur l’ industrie. Dunoyer passe en revue les objections qu’on a faites à l’ industrie. Et il s’arrête sur celle formulée par Lémontey das le “”morceau remarquable”” de son “”spirituel ouvrage”” intitulé “”Raison, folie’, sur l’ influence morale de la division du travail. On se souvient que, selon Lémontey, l’ extrême division du travail resserre l’ activité des individus dans des cercles extrêmement étroits et borne ainsi le développement de l’ intelligence, donc de la liberté. Dunoyer reproche même à J.B. Say de s’être laissé entraîner, dans les dernières éditions de son ‘Traité d’économie politique’, par les idées “”spécieuses quoique peu fondées”” de Lémontey. La simple exposition des faits, pense-t-il, réfute assez toutes ces objections. La division du travail est favorable à la puissance non seulement de l’ espèce, mais des individus.”” (pag 109) Dunoyer: ‘Nouveau traité d’économie sociale…’, poi diventato ‘De la liberté du travail…’; L’ industrie et la morale”,”TEOS-147″
“RUDE’ George / BADALONI Nicola / BOUIS R.”,”I “”Tumulti di Gordon”” (1780) (Rudé) / Le prime vicende del socialismo a Pisa (1875-1883) (Badaloni) / Filippo Buonarroti nei ricordi di un democratico francese (Bouis).”,”I ‘ricordi’ su Filippo Buonarroti sono riportati in lingua francese”,”STOS-179″
“RUDE’ George ZACKER Jacque LOTTE’ A. SOBOUL Albert; GIARRIZZO Giuseppe; SAITTA Armando; BODEI Remo; VERUCCI Guido; SCRIVANO Riccardo; VEGAS Ferdinando; VIVARELLI Roberto; ONUFRIO Salvatore; NENCI Giuseppe; ARRIGHETTI Graziano”,”I sanculotti: una discussione tra storici marxisti (Rudé etc.); La politica inglese verso l’Italia e il regno di Sardegna nel 1857-61 (Giarrizzo); L’abiura di Scipione di Castro (Saitta); G.G.F. Hegel, Scritti politici (1798-1806) (Bodei); P. Scoppola, Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia (Verucci); Il frontespizio, 1929-1938 (Scrivano); Wolfgang Treue, Die deutsche Parteien (Vegas); Paolo Alatri, Le origini del fascismo (Vivarelli); Trent’anni di storia italiana (1915-1945) (Onufrio); La ‘De Bello Carthaginiensi’ di Catone censore (Nenci); Heinz Munding, Hesiods Erga in ihren Verhältnis zur Ilias (Arrighetti).”,”‘Quelques réflexions sur la composition, le rôle, les idées et les formes d’action des sans-culottes dans la révolution française’ Sulle recenti opere sulla rivoluzione francese di autori marxisti e progressisti con la tendenza ad appoggiarsi sul lato sociale della Rivoluzione e, seguendo i metodi e i precetti di Jean Jaurés e di Georges Lefebvre, di provare a guardarla dal basso. Sui partiti in Germania (recensione di F. Vegas) di Wolfang Treue. Nella recensione si cita un giudizio di E. Vermeil “”mentre il liberalismo economico trasforma a loro vantaggio le potenze occidentali, la Germania vi rimane intimamente refrattaria, a causa della sua politica tradizionale. Essa mantiene al suo posto la feudalità agraria, la prolunga con la feudalità industriale di un capitalismo corporativo e lascia quest’ultima predominare eccessivamente su un’agricoltura arretrata”” (‘L’Allemagne contemporaine’, vol. I, p. 46, Paris, 1952 ca.) (pag 450-451)”,”STOx-001-FB”
“RUDE’ George”,”Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario.”,”””Un’altra qualità di Robespierre …. finire (pag 218-219) George Rudé, fino a pochi anni fa (1981) direttore dell’Istituto di storia sociale della Flinders University of South Australia, è oggi (1981) professore alla Sir George Williams University di Montreal. E’ noto per i suoi studi sulla storia politica e sociale del XVIII secolo. Tra le sue opere principali ‘Paris and London in XVIII century: studies in popular protest’. Volumi tradotti in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966) e ‘Rivoluzione industriale e rivoluzione nelle campagne. Captain Swing’ (1973) (in collaborazione con E. J. Hobsbawm), ‘L’Europa del Settecento’ (1974).”,”FRAR-015-FF”
“RUDE’ George”,”Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario.”,”George Rudé, fino a pochi anni fa (1981) direttore dell’Istituto di storia sociale della Flinders University of South Australia, è oggi (1981) professore alla Sir George Williams University di Montreal. E’ noto per i suoi studi sulla storia politica e sociale del XVIII secolo. Tra le sue opere principali ‘Paris and London in XVIII century: studies in popular protest’. Volumi tradotti in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966) e ‘Rivoluzione industriale e rivoluzione nelle campagne. Captain Swing’ (1973) (in collaborazione con E. J. Hobsbawm), ‘L’Europa del Settecento’ (1974). “”In Germania, Robespierre trovò un più critico e prudente ammiratore nel giovane Karl Marx. A quel tempo Marx dirigeva a Colonia la ‘Rheinische Zeitung’ e, nell’ambiente dei giovani hegeliani, andava sviluppando le sue teorie sulla lotta delle classi, il ruolo delle idee e la natura dello Stato. Egli scelse la rivoluzione francese come banco di prova delle sue nuove idee e la vide, a quel tempo, come una rivoluzione principalmente ‘politica’, in cui la classe emergente, la borghesia, pur accettando i «plebei» o sanculotti come alleati, sfruttò le loro energie a proprio esclusivo vantaggio e per favorire lo sviluppo di uno Stato borghese. In questa operazione, Marx riconobbe che Robespierre e i giacobini avevano avuto un ruolo particolare necessario da svolgere, in quanto usarono il Terrore per vincolare la nazione alle esigenze di una guerra rivoluzionaria; ma una volta superato il pericolo di un’invasione, essi furono inevitabilmente messi da parte, poiché sostenevano l’idea illusoria e anacronistica che si potesse costruire il nuovo Stato su un modello tratto dall’antichità classica invece di venire a un compromesso con il modello «borghese», meglio adeguato ai tempi. In questo quadro, Robespierre venne presentato non come un eroe né come un malvagio, ma come un utopista che aveva giocato un ruolo storico necessario, anche se limitato (26). Vedremo che i marxisti nel secolo successivo non rimasero affatto legati a questa interpretazione”” (pag 65-66) [(26) A. Cornu, ‘Karl Marx’ Stellung zur französischen Revolution und zu Robespierre (1843-1845), in ‘Maximilien Robespierre’, a cura di W. Markov, cit., pp. 553-571] [George Rudé, ‘Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario’, Editori Riuniti, Roma, 1979]”,”BIOx-020-FC”
“RUDÉ George”,”L’Europa rivoluzionaria, 1783-1815.”,”George Rudé è uno dei massimi storici viventi dell’età della Rivoluzione francese.”,”FRAR-030-FL”
“RUDÉ George”,”L’Europa del Settecento. Storia e cultura.”,”RUDÉ George: (Oslo, 8 febbraio 1910 – Battle, 8 gennaio 1993) storico marxista britannico, specializzato nella Rivoluzione frencese. Ha contribuito alla visione della storia “”dal basso””, dal punto di vista degli oppressi, concentrandosi in particolare su coloro che hanno partecipato a rivolte e ribellioni. Laureato a Cambridge, si recò in Unione Sovietica e si unì al Partito Comunista Britannico mentre insegnava lingue nelle scuole superiori. Successivamente riprese gli studi e conseguì il dottorato in storia nel 1950; la sua tesi si concentrava sulle motivazioni e sull’agitazione della folla durante la Rivoluzione francese. Il titolo originale del libro qui presentato è: “”Europe in the 18th Century: Aristocracy and the Bourgeois Challenge.”” Londra 1972. «Alla fine del Settecento si assistette in Europa agli esordi di una rivoluzione industriale, i cui effetti dovevano essere molto più drammatici e di portata molto più vasta di quelli della rivoluzione agraria, esaminati nel precedente capitolo. Essa però fu circoscritta a un solo paese e i contemporanei si resero appena conto delle sue implicazioni non prima del secolo successivo. (…) Nel mondo affaristico regnavano il mercante o il banchiere, e non l’industriale; (…) Furono pochissimi i commentatori come DEFOE Daniel, il quale nella sua escursione per “”l’Isola della Gran Bretagna”” negli anni 1720-1730 riferì esattamente ai suoi lettori dove si trovavano le industrie, come erano organizzate e che cosa producevano.» (pag 55)”,”EURx-003-FSL”
“RUDEL Tilla”,”Walter Benjamin. L’angelo assassinato.”,”””La sua vera casa è la Bibliothèque nationale, dove va a lavorare ogni giorno, gironzolando all’ora di pranzo per i caffé dei dintorni o prendendo una boccata d’aria al giardinetto Louvois. La sua cerchia di amici stretti si è molto ridotta e lui tende a isolarsi, un po’ per conservare le forze per la scrittura e un po’ per evitare di mostrare la condizione di miseria in cui si trova.”” (pag 150) Tilla Rudel, giurista nata a Tolosa e cresciuta tra Parigi e Israele ha seguito per vent’anni le tracce di Walter Benjamin incontrando esperti e testimoni.”,”BIOx-286″
“RÜDEN Peter von KOSZYK Kurt a cura; brani di Karl MARX Wilhelm WOLFF F.A. LANGE Ferdinand LASSALLE Wilhelm LIEBKNECHT Heinrich SCHULZ Clara ZETKIN Otto ERNST Hermann SCHULZE-DELITZCH Franz MEHRING August BEBEL Rosa LUXEMBURG Johann SASSENBACH W.H. SCHRÖDER Karl LIEBKNECHT August BRINGMANN Karl KAUTSKY Friedrich ENGELS Hermann DUNCKER Rudolf HILFERDING Josef DIETZGEN Adolf BRAUN Nikolaus OSTERROTH Adolf DODEL Ignaz AUER Carl SEVERING Paul KAMPFFMEYER Heinrich SCHULZ Ernst DEINHARDT Carl LEGIEN Eduard BERNSTEIN Paul GÖHRE Otto KRILLE Friedrich BOSSE Max GRUNWALD Clara ZETKIN Friedrich STAMPFER Heinz SPERBER Richard CALWER Julian BORCHARDT Wilhelm SCHRÖDER Wilhelm HÄUSGEN Karl LEUTHNER Eugen PRAGER Gustav HOCH H.A. SCHAARSCHMIDTG Albert SÜDEKUM”,”Dokumente und Materialien zur Kulturgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung, 1848-1918.”,”Brani di Karl MARX Wilhelm WOLFF F.A. LANGE Ferdinand LASSALLE Wilhelm LIEBKNECHT Heinrich SCHULZ Clara ZETKIN Otto ERNST Hermann SCHULZE-DELITZCH Franz MEHRING August BEBEL Rosa LUXEMBURG Johann SASSENBACH W.H. SCHRÖDER Karl LIEBKNECHT August BRINGMANN Karl KAUTSKY Friedrich ENGELS Hermann DUNCKER Rudolf HILFERDING Josef DIETZGEN Adolf BRAUN Nikolaus OSTERROTH Adolf DODEL Ignaz AUER Carl SEVERING Paul KAMPFFMEYER Heinrich SCHULZ Ernst DEINHARDT Carl LEGIEN Eduard BERNSTEIN Paul GÖHRE Otto KRILLE Friedrich BOSSE Max GRUNWALD Clara ZETKIN Friedrich STAMPFER Heinz SPERBER Richard CALWER Julian BORCHARDT Wilhelm SCHRÖDER Wilhelm HÄUSGEN Karl LEUTHNER Eugen PRAGER Gustav HOCH H.A. SCHAARSCHMIDTG Albert SÜDEKUM”,”MGEx-199″
“RUE John E., collaborazione di S.R. RUE”,”Mao Tse-tung in Opposition, 1927-1935.”,”””In the meantime, Maring’s initiative had been approved by the Comintern, and a Soviet envoy, Adolf Joffe, having failed to open diplomatic relations with the Peking government, had negotiated an agreement with Sun that promised Soviet assistance to the KMT in his efforts to achieve a united, independent China. The CCP’s entry into the KMT and the KMT’s alliance with the Soviet Union can be considered, at least in retrospect, a Trotskyte policy. Maring left the service of the Comintern soon after Trotsky was dismissed from the War Commissariat, and Joffe, who committed suicide in 1927 in despairing protest against the purge of the United Opposition, never returned to China after 1923. The minority among the Chinese Communists who had supported Maring and Joffe against the majority led by Ch’en Tu-hsiu were suspect long after the Zinoviev-Stalin and Bukharin-Stalin combinations reaffirmed the Soviet policy of alliance with the KMT. Mao, who had supported Maring against the majority in 1922, soon suffered for his prescience.”” (pag 37)”,”CINx-211″
“RUELLAN Denis e Alain”,”Le Brésil.”,”RUELLAN Denis, giornalista, ha effettuato reportages in Brasile. Alain RUELLAN ricercatore e professore nell’insegnamento superiore, conosce il Brasile da un cinquantennio.”,”AMLx-153″
“RUFER Alfred”,”Novate. Eine episode aus dem revolutionsjahr 1793.”,”Verso di Recordain, segretario di legazione in Venezia: “”Mepriser le peril est chose assez commune, Le courage consiste à braver l’ infortune””. (pag 201)”,”FRAR-273″
“RUFF Julius R.”,”Violence in Early Modern Europe, 1500-1800.”,”Julius R. Ruff, Marquette University, Milwaukee , Wisconsin, Usa. E’ autore di ‘Crime,Justice and Public Order in Old Regime France’ (1984) e coautore di ‘Discovering the Western Past. A Look at the Evidence’ (2000). Libro dedicato a Laura Blair Ruff”,”QMIx-032-FSL”
“RUFFINI Francesco”,”La libertà religiosa. Storia dell’idea.”,”Prima edizione dell’opera F. Bocca Torino 1901 RUFFINI Francesco (1863-1934) uno dei fondatori del diritto ecclesiastico (l’altro è SCADUTO). Ruffini: La libertà religiosa non è un concetto filosofico o teologico ma giuridico. Il suo libro è una messa a puntoo dei rapporti esistenti tra Umanesimo e Riforma.”,”RELP-051″
“RUFFINI Edoardo”,”Il principio maggioritario. Profilo storico.”,”RUFFINI Edoardo Pubblicato nel 1927 in pieno fascismo (e da uno dei pochissimi professori universitari che riufiutò di giurare fedeltà al regime) L’atto di elezione all’unanimità. “”Ma i capi, buoni conoscitori degli umori delle masse, avranno sempre saputo formulare le proposte in modo tale da accogliere il favore generale. L’azione delle primitive assemblee dovette perciò essere per lo più positiva, sebbene passiva, riducendosi alla quasi costante approvazione di una volontà formulata fuori dell’assemblea stessa”” (pag 41)”,”TEOP-276″
“RUFFINI Giovanni, a cura di Martino MARAZZI”,”Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano.”,”Martino Marazzi insegna Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi lavori: ‘Voices of Italian America’ (Fairleigh Dickinson University, 2005) e ‘Misteri di Little Italy’ F. Angeli, 2001). Giovanni Ruffini (Genova 1807 – Taggia 1881) partecipò al Risorgimento al fianco di Giuseppe Mazzini e visse in esilio in Francia, Svizzera, Inghilterra dal 1833 al 1848, quando amnistiato da Carlo Alberto, ritornò a Taggia e fu eletto nel parlamento Subalpino dal quale presto si dimise. Si dedicò in seguito alla letturatura scrivendo romanzi in inglese.”,”BIOx-056-FSD”
“RUFFOLO Giorgio”,”Riforme e controriforme.”,”RUFFOLO Giorgio (Roma, 1926), dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ ENI. E’ stato Segretario generale della Programmazione.”,”ITAC-037″
“RUFFOLO Giorgio”,”Potenza e potere. La fluttuazione gigante dell’ Occidente.”,”RUFFOLO Giorgio (Roma, 1926) attualmente ministro dell’ ambiente (1988) è stato segretario alla Programmazione economica negli anni 1960. Membro della direzione del PSI, ha pubblicato altre opere (v. 4° copertina). “”Ciò costituisce un serio guaio anche per l’ altro partner. Il capitalismo, infatti, è una forza propulsiva che, in mancanza di un “”moderatore”” e di un “”contenitore”” esogeno, tende all’ autodistruzione. Fred Hirsch ha svolto, sull’ argomento, considerazioni memorabili (Hirsch, 1978)”” (pag 67) “”Il teorema dell’ incompletezza di Gödel””. (pag 73)”,”STOx-106″
“RUFFOLO Giorgio”,”Il capitalismo ha i secoli contati.”,”RUFFOLO Giorgio ha pubblicato con Einaudi ‘Cuori e denari’, ‘Quando l’ Italia era una superpotenza’ e ‘Lo specchio del diavolo’. Economista ed esponente del riformismo italiano, ha lavorato all’ ENI di Enrico MATTEI e all’ OCSE. E’ stato ministro dell’ ambiente e deputato socialista a Montecitorio e al Parlamento europeo. Ha fondato nel 1981 il Centro Europa Ricerche di cui è presidente. Finanziarizzazione (pag 217) E’ certamente nell’agricoltura, che allora rappresentava quasi l’intero territorio dell’economia, che si generano i processi d’arricchimento. Non per tutti, però. Perché proprio qui si produce quel trauma delle recinzioni che abbiamo descritto. La prosperità della nuova agricoltura e la bellezza del paesaggio di siepi verdeggianti e di fitte coltivazioni furono “”pagate”” con la miseria e la degradazione dei paesani cacciati dalle terre comuni e dalle strisce condivise, verso le città congestionate dipinte da Hogarth, ove dietro all’allegra Beer Street corre la turpe Gin Lane: una caterva di esseri corrotti fisicamente e moralmente, alle cui anime badavano i metodisti e ai cui bisogni materiali non badava nessuno. “”La plebaglia di quel tempo era una specie di mostro spaventoso””. Questo mostro è il prezzo “”sociale”” che l’Inghilterra ha pagato alla trasformazione dell’agricoltura che ha posto le premesse della rivoluzione industriale. A questo si aggiungerà il costo sociale costituito dalla miseria del nuovo proletariato industriale””. (pag 112-113)”,”ECOI-233″
“RUFFOLO Giorgio”,”Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti.”,”RUFFOLO Giorgio Declino impero romano. Il colpo più tremendo, per l’l’impero, non giunge però da una disfatta sul campo, ma da una scaramuccia. Nel 259, un ‘annus terribilis’, l’imperatore Valeriano, che era sceo in Mesopotamia per contrastare l’offensiva del nuovo re dei re persiano, il sassanide Shapur I, dopo una serie di promettenti successi cade in una imboscata ed è fatto prigioniero. Il prestigio di Roma sembrava scosso irrimediabilmente: tanto più che l’imperatore, ormai settantenne, fu sottoposto ai peggiori oltraggi: come quello di servire da sgabello al re di re quando quello montava a cavallo. Alla sua morte la sua pelle, tinta per scherno di rosso porpora, fu esposta in un tempio. Suo figlio Gallieno, associato al padre sul trono, non aveva alcuna possibilità di intervenire per riscattarlo o vendicarlo, essendo impegnato a correre da una parte all’altra a chiudere brecce e ad affrontare rivali. Gli imperatori del III secolo non hanno tregua””. (pag 95)”,”STAx-239″
“RUFFOLO Giorgio”,”La grande impresa nella società moderna.”,”Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Ha lavorato nell’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, collaborando alle riviste ‘Moneta e credito’ e ‘Quarterly Review’. E’ stato all’OECE e all’ENI. Ha poi preparato il Programma Economico Nazionale (PEN). “”Negli Stati Uniti, nel 1951, in 51 settori le tre maggiori imprese concentravano oltre il 60% dell’occupazione del settore, e il peso dei settori “”concentrati”” sull’occupazione industriale totale era del 7,5%. Nello stesso anno, in Inghilterra in 67 settori le tra più grandi imprese rappresentavano oltre il 60% dell’occupazione del settore; e l’insieme di questi settori copriva il 12,4% dell’occupazione industriale totale.”” (pag 131)”,”ECOA-012″
“RUFFOLO Giorgio”,”Rapporto sulla programmazione.”,”Fondo Davoli Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ENI. Nel 1964 gli è affidata la direzione dell’Ufficio del Programma, presso il ministero del Bilancio. Successivamente è stato nominato segretario generale della Programmazione. Ha pubblicato: ‘La grande impresa nella società moderna’.”,”ITAE-319″
“RUFFOLO Giorgio”,”La qualità sociale. Le vie dello sviluppo.”,”Giorgio Ruffolo (Roma, 1926) è stato segretario alla Programmazione economica negli anni Sessanta. Nel 1979 è stato eletto al Parlamento europeo nel gruppo socialista. Nel 1983 è tornato al Parlamento italiano, dove è presidente della commissione Finanze e Tesoro. E’ membro della direzione del Psi (1986). Ha pubblicato ‘Riforme e controriforme’ (1976). A pagina 105 nota 4 cita il volume AAVV, Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America, Il Mulino, 1983 che contiene il saggio di P. Flora e A. Heidenheimer, Il nucleo storico e il cambamento dei confini del Welfare State”,”ECOS-002-FB”
“RUFFOLO Giorgio”,”La grande impresa nella società moderna.”,”Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Ha lavorato nell’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, collaborando alle riviste ‘Moneta e credito’ e ‘Quarterly Review’. E’ stato all’OECE e all’ENI. Ha poi preparato il Programma Economico Nazionale (PEN). In Germania l’eredità di Rathenau (pag 77) Dottrina di Rathenau dell’ “”impresa in sé”” (pag 81) “”A Walther Rathenau si deve la prima formulazione organica di una teoria istituzionale dell’impresa”” (pag 78) “”Nel passaggio dall’impresa familiare alla grande impresa moderna di produzione in massa – osserva Rathenau – si è compiuta una “”sostituzione del contenuto”””” (pag 78)”,”ECOG-009-FV”
“RUFFOLO Giorgio”,”Il libro dei sogni. Una vita a sinistra raccontata a Vanessa Roghi.”,”Dalla formazione sui classici del marxismo e del liberismo, alle responsabilità di coordinatore della programmazione economica del centro-sinistra, al difficile ruolo di ministro dell’Ambiente nel momento di maggiore vitalità delle lotte ambientaliste, la vita di Giorgio Ruffolo è un racconto di scommesse fatte e non sempre vinte. Dapprima all’Eni con Enrico Mattei, poi alla Programmazione economica, la sua storia è quella dell’anima riformista di questo paese, disposta a “”sporcarsi le mani”” ma solo al fine di un miglioramento della vita economica e sociale. (…) Il racconto si snoda attraverso tappe che vanno dalla sua formazione, durante la seconda guerra mondiale – le letture, gli incontri, un antifascismo sempre più convinto che matura attraverso Marx e Salvemini -, ai primi incarichi pubblici, nell’Ufficio studi della Bnl, fino alla nomina a ministro nel 1987 e poi all’elezione a parlamentare europeo…’ (dal risvolto di copertina) Giorgio Ruffolo è attualmente (2007) presidente del Cer, Centro Europa ricerche. È autore di numerosi volumi, tra cui ‘Rapporto sulla programmazione’ (1973), La ‘qualità sociale’ (1990), ‘Il cavallo di Federico’ (1991), ‘Lo sviluppo del limiti’ (1994), ‘Cuori e denari’ (1999), ‘Lo specchio del diavolo’ (2006). Nel 1986 ha fondato la rivista ‘Micromega: le ragioni della sinistra’. Vanessa Righi, storica contemporaneista, collabora dal 1995 con ‘L’Espresso’. Insegna presso il dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, nella Facoltà di Lettere. La fondazione della sezione italiana della IV Quarta internazionale (pag 60-61)”,”BIOx-390″
“RUFFOLO Giorgio”,”Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti.”,”Giorgio Ruffolo nato a Roma nel 1926. Dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ENI. Nel 1964 gli è affidata la direzione dell’Ufficio del Programma presso il Ministero del Bilancio e nominato Segretario generale della programmazione. Ha pubblicato La grande impresa nella società moderna.”,”STAx-105-FL”
“RUFFOLO Giorgio”,”Complessità e democrazia: ruolo dell’informazione.”,”Complessità dell’ambiente ‘Questo è un punto cruciale per Luhmann, è la sua “”idea fissa””. Rispetto ad ogni sistema dato (Luhmann non si occupa della genesi dei sistemi) l’ambiente presenta delle ‘possibilità’ che eccedono le sue ‘capacità’ di attualizzarle’ (pag 14)”,”TEOS-005-FGB”
“RUFFOLO Giorgio”,”Cuori e denari. Dodici grandi economisti raccontati a un profano.”,”Giorgio Ruffolo (Roma, 1926) è deputato al Parlamento Europeo e presidente del Centro Europa Ricerche, fondatore di “”Micromega””, ha collaborato con il quotidiano Repubblica”,”ECOT-002-FSD”
“RUGAFIORI Paride”,”Uomini macchine capitali. L’ Ansaldo durante il fascismo 1922-1945.”,”Paride RUGAFIORI, nato a Genova nel 1949, lavora presso l’ Istituto di stria della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino. Coautore de ‘Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe 1945/1948’ (FELTRINELLI, 1974), ‘Partiti e Resistenza in Liguria’ (SABATELLI, 1975), ‘La ricostruzione nella grande industria’ (DE-DONATO, 1978), ha pubblicato saggi su varie riviste e fa parte del comitato di redazione di ‘Movimento operaio e socialista’. Ha collaborato a ‘Il mondo contemporaneo’ (LA NUOVA ITALIA) e curato l’edizione critica di ‘Resistenza e ricostruzione in Liguria. Verbali del CLN ligure, 1944-46’ (FELTRINELLI, 1981).”,”ITAE-029″
“RUGAFIORI Paride LEVI Fabio VENTO Salvatore”,”Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe 1945 – 1948.”,”I saggi di Rugafiori, Vento e Levi, tre giovani studiosi, preceduti da una introduzione di Vittorio Foa, pongono al centro della loro indagine la politica della “”ricostruzione”” dell’apparato produttivo nei tre grandi centri industriali dell’ Italia settentrionale, Genova, Torino, Milano. I protagonisti di questo libro sono necessariamente la classe operaia da un lato, con le sue rivendicazioni politiche e sociali, con le sue aspettative di liberazione sociale nutrite dalle sofferenze e dai morti della guerra antifascista, e la classe imprenditoriale dall’altro, con il suo disegno di reataurazione capitalistica, al di là dei mutamenti politici e istituzionali. Su questa base s’innesta l’esame delle strategie dei partiti della sinistra, e in particolare del Partito comunista (Pci), nella complessa e contradditoria ricerca di una linea su cui pesano sia lo stalinismo, sia il timore di uno scontro generale con una classe dirigente pronta alla reazione, sia le ambiguità della “”doppia linea””, sia speranze elettorali che ndranno frustrate nel 1948, sia infine i ritardi di”,”E1-ANS-008″
“RUGAFIORI Paride”,”Uomini, macchine, capitali. L’ Ansaldo durante il fascismo: 1922 – 1945.”,”Il volume delinea la complessa vicenda di una grande impresa industriale, l’ Ansaldo, durante il ventennio fascista, cercando di non trascurare nessuno dei numerosi protagonisti e aspetti che l’hanno animata, ma anche di fornire un contributo di conoscenza capace di coinvolgere un pubblico assai più vasto e composito di quello dei soli studiosi. Al materiale documentario, per larga parte inedito, raccolto nei vari archivi aziendali, pubblici e privati, si è affiancato l’apporto, spesso decisivo, scritto e orale, di operai, tecnici e dirigenti, sul filo di un confronto diretto e continuo tra i molteplici protagonisti della storia ansaldina. La ricerca mette in risalto il significato complessivo assunto dall’ Ansaldo nella dinamica industriale, finanziaria e, più in generale, economico sociale e politica italiana tra le due guerre. Basti pensare all’avvio, sin dal primo dopoguerra e in particolare con gli anni trenta, dell’esperienza “”imprenditoriale”” dello Stato, di cui proprio l’ Ansaldo ha rappresentato unimmediato terreno di intervento e sperimentazione.”,”E1-ANS-009″
“RUGAFIORI Paride”,”Ferdinando Maria Perrone. Da Casa Savoia all’Ansaldo.”,”Paride RUGAFIORI è nato a Genova nel 1949. Lavora presso il dipartimento di storia dell’Università di Torino dove insegna storia contemporanea nella Facoltà di lettere e filosofia. Ha scritto saggi su riviste e pubblicato o curato libri (v. risvolto 4° copertina)”,”ITAE-249″
“RUGAFIORI Paride”,”Rockefeller d’Italia. Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo.”,”RUGAFIORI Paride è professore ordinario presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino ove insegna storia contemporanea e storia d’impresa. ‘Vicino a Mussolini, a De Gasperi e al Vaticano, amico del cardinale Siri’ L’Istituto Gaslini è stato inaugurato a Genova nel 1938.”,”ITAE-254″
“RUGAFIORI Paride”,”Imprenditori e manager nella storia d’Italia.”,”RUGAFIORI Paride insegna storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche e di storia dell’industria presso la facoltà di lettere di Torino.”,”ITAE-297″
“RUGAFIORI Paride”,”Ricostruzione economica e classe operaia, 1945-1948: il caso di Genova.”,”Rimando: testo in A. Tovaglieri, Il problema dello Stato in Lenin”,”LIGU-085″
“RUGAFIORI Paride a cura”,”La capitale dell’automobile. Imprenditori, cultura e società a Torino.”,”Paride Rugafiori insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche e storia dell’industria nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”ITAS-168″
“RUGAFIORI Paride”,”Il manager demiurgo.”,”””Non bisogna mai fare del teatro”” amava ripetere Valletta ai giornalisti (pag 198)”,”ECOA-020″
“RUGAFIORI Paride”,”Ferdinando Maria Perrone. Da Casa Savoia all’Ansaldo.”,”Paride Rugafiori nato a Genova nel 1949 ha lavorato presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino e ha insegnato Storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia. E’ autore di molte opere tra cui ‘Acciaio per l’industrializzazione’ (Einaudi, Torino, 1982).”,”LIGU-008-FER”
“RUGE Friedrich Oscar”,”Politica e strategia. Pensiero strategico e azione politica.”,”Uomo di mare e combattente valoroso in due guerre, già addetto alla stato maggiore del Maresciallo ROMMEL, docente universitario, filologo, filosofo, il Vice Ammiraglio F.O. RUGE, con questo volume, sintesi di critica storica, indagine politica e sociale, si inserisce nel filone della scienza militare moderna.”,”QMIx-043″
“RUGE Wolfgang”,”November revolution. Die Volkserhebung gegen den deutschen Imperialismus und Militarismus 1918/19.”,”Il volume riporta molte foto di manifestazioni operaie, della rivoluzione di novembre, degli spartachisti, della preparazione della controrivoluzione e della successiva repressione del movimento. L’autore riporta una cartina della Germania in cui evidenzia la diffusione del movimento dei consigli nel paese, 4-10 novembre 1918 (pag 62), una cartina della città di Berlino in cui si evidenziano le zone degli scontri del gennaio 1919 (pag 128), le testate di giornali e le foto dei leaders del movimento. Tra le foto sulla repressione dell’insurrezione: fucilazione di marinai rivoluzionari (dopo la rivolta dei marinai della flotta di stanza a Kiel)”,”MGER-097″
“RUGE Wolfgang, a cura di Wladislaw HEDELER, collaborazione di Eugen RUGE”,”Lenin. Vorgänger Stalins. Eine politische Biografie. [Lenin predecessore di Stalin. Una biografia politica]”,”RUGE Wolfgang”,”LENS-212″
“RUGE Friedrich”,”La guerra sul mare, 1939-1945.”,”L’Amm. Friedrich Ruge è noato a Lipsia nel 1894. Compiuti studi classici, nel 1914 entra in Marina come cadetto e vi percorre una rapida carriera. Durante la seconda guerra mondiale è comandante delle Forze dragaggio dell’Est (1939) e dell’Ovest (1939-1940), della Difesa Ovest (1941-1943), delle Forze di marina nel Mediterraneo (1943), amm. addetto allo stato maggiore del Gruppo armate Rommel (1943-44), capo dell’ufficio costruzioni navali (1944-45). Prigioniero di guerra fino al 1946. Ha pubblicato vari libri sull’argomento. “”Anche la campagna di Russia influì in una certa misura sulla riduzione dei successi dei sommergibili. In seguito al ritiro delle forze aeree tedesche, le forze inglesi del Mediterraneo poterono ridurre il numero delle unità di scorta. Inoltra la SKL prelevè 8 sommergibili-scuola (…)”” (pag 197) “”Roosevelt denunciava continuamente il pericolo di un attacco tedesco contro l’America: attacco che la Germania non aveva mai progettato e che, considerata la forza della Marina degli Stati Uniti, sarebbe stato del tutto impossibile. La U.S. Navy era già la più potente al mondo quando il Congresso, nel luglio 1940, reagì prontamente alla vittoria tedesca in Francia, approvando un programma di costruzioni per 1.350.000 t, che raddoppiava la consistenza della Marina. E’ inconcepibile come la Germania potesse portare oltre oceano un attacco contro forze tanto superiori. Poco dopo, Roosevelt cedette alla Gran Bretagna i 50 cacciatorpediniere di cui s’è detto. Nell’inverno 1940-41, allorché gli inglesi ebbero esauriti i loro crediti esteri, e non potevano quindi più pagare il materiale di guerra, egli inventò il ‘Lend-Lease’, cioè la cessione di materiale bellico agli amici per un tempo indeterminato. Col pretesto di una minaccia che non esisteva, Roosevelt si arrogò il diritto di prendere iniziative dirette a interferire sulla costa europea come gli conveniva”” (pag 204)”,”QMIS-155″
“RUGE Arnold BAKUNIN M.A. BAUER Bruno ECHTERMEYER Ernst Theodor FEUERBACH Ludwig FÖRSTER F.C. KÖPPEN F. NAUWERK K., a cura di Gian Antonio DE-TONI”,”Annali di Halle e Annali tedeschi, 1838-1843.”,”Dalla nota introduttiva. “”L’ambiente storico in cui si collocano i documenti raccolti in questa antologia ha alla radice una celebre e confusa sconfitta militare prussiana: Jena, 14 ottobre 1806. (…) Il fatto decisivo non era il colpo inferto all’esercito prussiano, perché Napoleone aveva già sconfitto altri nemici senza provocare in essi tanta rovina. «Accanto alla perdita del prestigio militare, qui si constatava che tutto l’edificio artificialmente costruito non era in grado di resistere al mutare dei tempi… Se i patrioti prussiani intendevano evitare che ciò si ripetesse, si doveva scendere a patti con le nuove ideologia “”francesi””» (2). Per confronto, dall’esterno verso l’interno, dopo la tempesta napoleonica nell’impero asburgico il credito dello Stato era meno scosso, né si sentiva il bisogno di sottoporre il vecchio regime a più vaste riforme. I privilegi della nobiltà restavano integri. Qui l’atteggiamento dominante verso la cultura era chiaramente la diffidenza; anche la diffusione di scritti come ‘La restaurazione della scienza politica’ di Ludwig von Haller era proibita. Le scuole dipendevano dal clero cattolico e le università erano gestite come le altre scuole. I non cattolici erano solo tollerati, senza accesso ai pubblici uffici”” [G.A. De-Toni, Nota introduttiva] (pag V-VI); “”«Quasi maggiori degli impedimenti esterni – scriveva Marx a Ruge nel settembre 1843 – mi sembrano le difficoltà interne. Se non proprio quanto al “”donde””, regna nondimeno una tanto maggiore confusione quanto al “”verso dove””. Ciascuno [di noi] dovrà confessare a se stesso non solo che si è manifestata una anarchia generale tra i riformatori, ma che egli stesso non ha una visione esatta di ciò che si deve fare. Del resto, proprio questo è il vantaggio del nuovo indirizzo, per cui non anticipiamo dommaticamente il mondo, ma dalla critica del mondo vecchio vogliamo trovare quello nuovo»”” (pag XVII) [da G.A. De-Toni, Nota introduttiva]”,”HEG-044-FF”
“RUGE Friedrich Oscar”,”Politica e strategia. Pensiero strategico e azione politica.”,”Uomo di mare e combattente valoroso in due guerre, già addetto alla stato maggiore del Maresciallo ROMMEL, docente universitario, filologo, filosofo, il Vice Ammiraglio F.O. RUGE, con questo volume, sintesi di critica storica, indagine politica e sociale, si inserisce nel filone della scienza militare moderna.”,”QMIx-107-FSL”
“RUGE Friedrich”,”La guerra sul mare, 1939-1945.”,”L’Amm. Friedrich Ruge è noato a Lipsia nel 1894. Compiuti studi classici, nel 1914 entra in Marina come cadetto e vi percorre una rapida carriera. Durante la seconda guerra mondiale è comandante delle Forze dragaggio dell’Est (1939) e dell’Ovest (1939-1940), della Difesa Ovest (1941-1943), delle Forze di marina nel Mediterraneo (1943), amm. addetto allo stato maggiore del Gruppo armate Rommel (1943-44), capo dell’ufficio costruzioni navali (1944-45). Prigioniero di guerra fino al 1946. Ha pubblicato vari libri sull’argomento. Mancanza di carburanti e munizioni sul fronte africano. “”Rommel fu fortemente ostacolato nella sua resistenza all’offensiva scatenata dal nemico il 19 novembre dalla mancanza di munizioni e carburante. Il tentativo di inviargli questi rifornimenti con un convoglio ben scortato di 4 motonavi il 21 novembre fallì egualmente. L’incrociatore pesante ‘Trieste’ fu silurato da un sommergibile e l’incrociatore leggero ‘Duca degli Abruzzi’ di notte, da un aereo. Supermarina richiamò subito il convoglio. Nel novembre 1941 vennero inviate 79.208 ton. di rifornimenti, ma in Africa ne arrivarono solo 29.843 ton. tra cui solo 2471 di benzina. Data la gravità della situazione si decise di trasportare la benzina con incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili; espediente pericoloso e irrazionale, perché le navi da guerra non hanno stive da carico e i bidoni nei corridoi e in coperta diminuiscono di molto l’efficienza combattiva e rappresentano un grave pericolo in combattimento. I 200 metri cubi che un incrociatore leggero poteva eventualmente trasportare non corrispondevano neppure al consumo di una giornata di combattimento”” (pag 193)”,”QMIS-064-FGB”
“RUGGE Fabio a cura, saggi di Gabriele RIZZO Tom WHEELER e David SIMPSON Tom STEFANICK John VILLASENOR Mariarosaria TADDEO Samuele DOMINIONI Fabio RUGGE”,”The Global Race for Technological Superiority. Discover the Security Implications.”,”Fabio Rugge è capo del Centre on Cybersecurity dell’ ISPI in partnership con Leonardo.”,”QMIx-302″
“RUGGERI Fedele RUGGIERO Vincenzo a cura, scritti di Stanley COHEN Donatella DELLA-PORTA Luigi FERRAJOLI Tarnar PITCH Herbert REITER Tiziani TELLESCHI Mario Aldo TOSCANO Danilo ZOLO”,”Potere e violenza. Guerra, terrorismo e diritti.”,”Fedele Ruggeri è professore di Sociologia del Lavoro presso l’Università di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ”Lavoro e sviluppo’ (2007). Vincenzo Ruggiero è professore di Sociologia presso la Middlesex University di Londra. Ha pubblicto un volume dal titolo ‘Violenza politica’ (2006).”,”TEMx-006-FFS”
“RUGGIU Luigi a cura, Saggi di ALICI Luigi BELLONE Enrico BERNET Rudolf BERTI Enrico CASERTANO Giovanni CHIEREGHIN Franco CILIBERTO Michele COURTINE Jean-François FILORAMO Giovanni GHISALBERTI Alessandro LUDLOW Peter MELCHIORRE Virgilio POSER Hans RICOEUR Paul ROMEYER DHERBEY Gilbert RUGGENINI Mario SEVERINO Emanuele VIGNA Carmelo ZACCARIA RUGGIU Annapaola”,”Filosofia del Tempo.”,”Luigi Alici è professore straordinario di Filosofia Morale presso l’Università degli studi di Macerata. I suoi studi hanno origine nella rilettura del pensiero agostiniano alla luce delle istanze della filosofia contemporanea. Le sue pubblicazioni: Il linguaggio come segno e come testimonianza, Una rilettura di Agostino, Tempo e Storia, Il ‘divenire’ nella filosofia del ‘900, Il valore della parola, La teoria degli ‘Speech Acts’ tra scienza del linguaggio e filosofia dell’azione. Ha curato opere di Agostino. Enrico Bellone è titolare della Cattedra Galileiana di Storia della scienza della Facoltà di Scienze dell’Università di Padova. É autore di numerosi contributi scientifici sulla storia della scienza moderna e contemporanea. Ha curato l’edizione italiana delle opere di Kelvin. Rudolf Bernet è professore di Filosofia presso l’Università di Lovanio (Belgio) e membro della Direzione degli Husserl-Archivs. É Presidente della Società Tedesca di Ricerca Fenomenologica e direttore della collana delle Opere Complete di Edmund Husserl nonchè della rivista ‘Phaenomenologica. Tra le pubblicazioni: Edmund Husserl, Texte zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins (1893-1917). Enrico Berti è professore ordinario di Storia della filosofia nella Università di Padova, presidente nazionale della Società Filosofica Italiana e socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei. Le pubblicazioni: La filosofia del primo Aristotele, Profilo di Aristotele, Le vie della ragione, Le ragioni di Aristotele, Aristotele nel Novecento, Soggetti di responsabilità, questioni di filosofia pratica, Introduzione alla metafisica. Giovanni Casertano è professore di filosofia antica presso l’Università Federico II di Napoli. Sue pubblicazioni: natura e istituzioni umane nelle dottrine dei Sofisti, Parmenide il metodo la scienza l’esperienza, L’eterna malattia del discorso, Quattro studi su Platone, Il nome della cosa, Linguaggio e realtà negli ultimi dialoghi di Platone. Franco Chiereghin è attualmente professore di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova. Fra le sue opere: L’influenza dello spinozismo nella formazione della filosofia hegeliana, L’unità del sapere in Hegel, Dialettica dell’assoluto e antologia della soggettività, Essere e verità, Note a Logik, Die Frage nach der Wahrheit di M. Heidegger, Possibilità e limiti dell’agire umano, Il problema della libertà in Kant, Introduzione alla lettura della ‘Fenomenologia dello spirito’ di Hegel. Jean-François Courtine è professore all’École Normale Supérieure di Parigi, e Direttore del Centro di Ricerche Fenomenologiche e Ermeneutiche-Archivi Husserl, nella stessa città. Fra le sue opere: Cahier de l’Herne Hölderlin, Suárez et le système de la métaphysique, Heidegger et la phénoménologie, Exrase de la raison, Essais sur Schelling. Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Alessandro Ghisalberti è professore ordinario di Storia della filosofia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del Dipartimento di Filosofia della Università Cattolica, Presidente della Società Filosofica Italiana – Sezione Lombarda, membro della SIEPM (Société Internationale pour l’Étude de la Philosophie médiévale), membro della SISPM (Società Italiana per lo Studio del Pensiero medievale), membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Internazionale di Studi Piceni, dell’Istituto Studi Umanistici Francesco Petrarca, del Centro per le ricerche di Metafisica della Università Cattolica di Milano, della ‘Rivista di Filosofia Neoscolastica’ delle Rivista ‘Medioevo. Volumi pubblicati: Guglielmp do Ockham, Giovanni Buridano dalla metafisica alla fisica, Introduzione a Ockham, Le ‘quaestiones de anima’ attribuite a Matteo da Gubbio, Buridano; Il cielo e il mondo, Commento al trattato ‘Del cielo’ di Aristotele, Medioevo teologico, Categorie della teologiarazionale nel Medioevo, Guglielmo di Ockham Scritti filosofici, Giovanni Duns Scoto; filosofia e teologia. Peter Ludlow è professore presso il Dipartimento di Filosofia della State University di New York (SUNY). Tra le sue opere: Quantifying into Referential Attitudes, in Chisholm Blackmore, Hubner, Marek, Philosophy of Mind/Philosophy of Psychology, The Syntax and Semantics of Referential Attitude Reports. Virgilio Melchiorre ha insegnato filosofia morale presso la Facoltù di lettere e filosofia dell’Universitò di Venezia. Attualmente in qualità di professore ordinario, professa la stessa disciplina presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica di Milano, ove in precedenza ha insegnato filosofia della storia. Ha iniziato le sue ricerche con alcuni studi su Kierkegaard, volgendosi poi allo studio di Kant, Hegel, Marx, Gramsci, Mounier, Maritain, Husserl, Heidegger. I volumi: L’immaginazione simbolica, Metacritica dell’eros, Essere e parola, Corpo e persona, Studi su Kierkegaard, Analogia e analisi trascendentale, Linee per una nuova lettura di Kant, Figure del sapere, La via analogica. Hans Poser è dal 1972 professore alla Technische Universität di Berlino. É stato Visiting Professor in Malawi, India, Argentina, Spagna e Russia. É vicepresidente della Società G.W. Leibniz di Hannover, e nel biennio 1994-1996 è stato Presidente della Società Generale di Filosofia in Germania. Tra le sue opere: Zur Theorie der Modalbegriffe bei G.W. Leibniz, la cura dei volumi Philosophie und Mythos, Formen teleologischen Denkens, Wandel des Vernunftbegriffs, Philosophische Probleme der Handlungstheorie, Wahrheit und Wert, Leibniz in Berlin. Paul Ricoeur è stato professore di filosofia a Strasburgo, alla Sorbona e alla Nuova Università di Nanterre. Ha inoltre insegnato alla Divinity School dell’Università di Chicago. Tra le sue opere: Temps et récit, Du texte à l’action, Essais d’herméneutique, De l’interprétation, Essais sur Freud. Gilbert Romeyer Dherbey è professore di Storia della filosofia antica presso la Sorbona (Paris IV) e direttore del Centro di Ricerche sul pensiero antico ‘Léon Robin’. É autore di numerosi saggoi tra cui Maine de Biran, ou le penseur de l’immanence radicale, Les choses memes, Les pensée du réel chez Aristote, Les Sophistes. Mario Ruggenini è professore di Ermeneutica filosofica presso l’Università di Venezia. Si è a lungo occupato di Husserl e di Heidegger. Tra le sue opere: Volontà e interpretazione, La filosofia, la fede, la perdita di Dio, Il divino e l’assenza, Heidegger e la metafisica, I fenomeni e le parole, Il discorso dell’altro. Luigi Roggiu è professore di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Venezia. Sono numerosi i suoi contributo scientifici. Si segnalano in particolare: Tempo coscienza e essere nella filosofia di Aristotele, Teoria e prassi in Aristotele, Parmenide, La scienza ricercata. Economia, politica e filosofia, Studi su Aristotele e Marx, La genesi dello spazio economico, Tempo e anima in S.Agostino. Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Carmelo Vigna è dal 1981 professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Venezia, dove attualmente dirige anche il Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica (C.I.S.E.). Tra i suoi scritti: Ragione e religione, Filosofa e marxismo, Le origini del marxismo teorico in Italia, Invito al pensiero di Aristotele, in collaborazione con altri, Antonio Gramsci. Il pensiero teorico e politico, la ‘questione leninista’. Annapaola Zaccaria Roggiu è professore di Archeologia (metodologia della ricerca archeologica) presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università degli studi Ca’ Foscari di Venezia. Ha compiuto scavi ad Orvieto, Luni, Hierapolis di Frigia (Turchia). É autrice dei saggi: Le lucerne fittili del Museo civico di Treviso, Tessuti Copti del Museo Poldi Pezzoli di Milano, Spazio privato e spazio pubblico nella città romana, Origine del Triclinio nella casa romana.”,”FILx-055-FL”
“RUGGIU Luigi TESTA Italo a cura, Saggi di Richard J. BERNSTEIN Valerio VERRA William MAKER Stefano POGGI Alessandro BELLAN Robert B. PIPPIN Lucio CORTELLA Terry PINKARD Roberto RACINARO Richard RORTY Robert B. BRANDOM Vittorio HÖSLE Tom ROCKMORE Leo LUGARINI Ardis B. COLLINS Daniele GOLDONI Diego ZUCCA John MCDOWELL Mario RUGGERINI Paul REDDING Franco CHIEREGHIN Francesco BERTO Robert R. WILLIAMS Aldo MASULLO S. HOULGATE Maurizio PAGANO”,”Hegel contemporaneo. La ricezione americana di Hegel a confronto con la tradizione europea.”,”Luigi Ruggiu è professore ordinario di Storia della filosofia nell’Università Ca’Foscari di Venezia. Italo Testa, dottore di ricerca in Filosofia, ha studiato presso le università di Bochum, Francoforte sul Meno e Venezia, dove attualmente collabora.”,”FILx-082-FL”
“RUGGIU Luigi a cura, saggi di Giovanna FABRIS Rossella ANDOLFATO Sergio CREMASCHI”,”Genesi dello spazio economico. Il labirinto della ragione sociale: Filosofia, Società e Autonomia dell’Economico.”,”Luigi Ruggiu, docente di storia della filosofia all’Università Cà Foscari di Venezia, ha svolto ricerche sul problema del tempo e sul rapporto teoria-prassi, mentre attualmente si occupa del rapporto tra filosofia e politica, filosofia ed economia. Studi su Aristotele e Marx.”,”ECOT-173-FL”
“RÜHLE Otto”,”El alma del niño proletario.”,”L’ autore fa riferimento alla sua opera precedente: ‘Das proletarische Kind””. Cita pure i lavori di Alfred ADLER. “”Lo studio sociologico del problema della prostituzione ci ha mostrato che questa è un fenomeno di classe il cui profilo storico si staglia sempre sullo sfondo di un mondo in cui esiste il possesso e lo spossessamento, e il suo culmine coincide con quello dell’ economia capitalistica, che ha convertito quasi tutto, poco a poco, in merce: e che la miseria, la fame, l’ indigenza sociale, la mancanza di lavoro, l’ alcolismo, costituiscono i vivai in cui si sviluppa con la massima esuberanza la prostituzione a fianco di altre piaghe sociali””. (pag 101)”,”TEOS-090″
“RÜHLE Otto”,”Karl Marx. Leben und Werk.”,”””Aus Barmen hatte Engels schon 1844 an Marx geschrieben: “”Man mag sich hindrehen und hinwenden, wohin man will, man stolpert über Kommunisten.”” Und in einem Artikel für Owens New Moral World vom 14. Dezember 1844 hatte er verkündet, daß sich in der kurzen Spanne Zeit eines einzigen Jahres in Deutschland eine starke sozialistische Partei gebildet habe, die sich zwar nur erst auf die Mittelklasse stütze, aber bald auch in Fühlung mit der Arbeiterklasse zu kommen hoffe. Die Eisdecke der Reaktion fing an zu bersten. Der März meldete sich an””. (pag 143) « Des Barmen Engels déjà en 1844 avait écrit à Marx : « On peut se tourner vers et, où on veut, trébuche sur des communistes. » Et dans un article pour le New Moral World de Owen il avait annoncé du 14 décembre 1844 que dans la courte envergure le temps d’une seule année en Allemagne s’est formé un parti socialiste fort qui ne se base certes que seulement sur la classe moyenne, dans sentir avec la classe ouvrière aussi venir toutefois bientôt espère. La couverture de glace de la réaction a commencé à éclater. Le mars s’annonçait dessus “”. (traduzione automatica) Kommunistenbundes (lega dei comunisti) (pag 205) Firma ex-proprietario”,”MADS-385″
“RÜHLE Otto, a cura di Henry JACOBY”,”Il coraggio dell’ utopia. Piani per la costruzione di una nuova società.”,”Dopo una vita spesa al servizio del proletariato tedesco – come pedagogista e psicologo e come militante politico: deputato socialdemocratico prima, protagonista della rivoluzione di novembre 1918 e fondatore del partito comunista poi, comunista indipendente infine, O. RÜHLE ribadiva così quest’opera, articolata in rigorose analisi, la sua sicura fiducia nell’ avvento del socialismo. Il suo libro doveva essere pubblicato a Praga nel 1939 se l’ invasione tedesca non l’ avesse impedito. Bebel prefigura la società socialista. “”Il libro di Bebel ‘La donna e il socialismo’ esce durante le leggi eccezionali e cerca di dare una rappresentazione popolare dello sviluppo della società secondo la concezione marxista, con particolare riguardo agli interessi della donna. Il panorama storico che Bebel fornisce va dai tempi preistorici più bui, fino al futuro socialista. La trattazione e la descrizione dei rapporti precapitalistici e capitalistici deve necessariamente trovare una conclusione e coronamento in una raffigurazione della società socialista. Perciò Bebel, benché marxista e deciso avversario del socialismo utopistico; diventa, contro voglia, un utopista di natura particolare: un utopista real-politico con lo sguardo profetico della anticipazione intuitiva dello sviluppo storico. Un utopista pratico con il dono del calcolo effettuale e con il piacere della creazione costruttiva. Il grande successo ottenuto da suo libro presso le masse è da attribuire principalmente al carattere utopista del contenuto.”” (pag 84)”,”SOCU-138″
“RÜHLE Otto”,”From the bourgeois to the proletarian revolution.”,”‘All Power to the Workers’ and Soldiers’ Councils’. In copertina la foto della manifestazione con cartello “”tutto il potere ai consigli degli operai e dei soldati (Manifestazione a Berlino in sostegno del Congresso dei consigli operai promosso in città il 16 dicembre 1918) pag XIX Otto RÜHLE è il secondo deputato dopo Karl LIEBKNECHT che rifiuta di votare i crediti di guerra nel marzo 1915. E’ un fondatore della Lega Spartaco poi diventa portavoce del gruppo ISD per l’area di Dresda. Nel 1918 svolge attività rivoluzionaria in Sassonia, partecipa e interviene a nome della maggioranza di sinistra al congresso di fondazione del KPD nel dicembre 1918. Dopo che la tendenza comunista di sinistra è espulsa dal KPD al contesso di Heidelberg, partecipa alla fondazione del KAPD ed è un delegato al 2° congresso della Terza Internazionale. Ma qui rifiuta di accettare i 21 punti e viene espulso dal KAPD nell’ottobre 1920. Teorico dell’ organizzazione unitaria fonda con altri la tendenza AAUD-E nell’ottobre 1921. In seguito si dedicherà ad una attività letteraria e culturale. Emigra con la moglie nel 1933 a Praga e nel 1936 in Messico. Dialoga con Trotsky. Prende parte al comitato che negli USA (John Dewey) deve esaminare le accuse di Stalin contro Trotsky. Collabora al giornale ‘International Council Correspondence più tardi Living Marxism (altri collaboratori Pannekoek, Korsch, Mattick, e altri esponenti della sinistra consiliare olandese, sinistra tedesca ecc.). Muore in Messico nel 1943.”,”MGER-095″
“RÜHLE Otto”,”Karl Marx. His Life and Work.”,”””In the year 1859, in connexion with the Italian war, there was an open conflict between Marx and Engels on one side and Lassalle on the other. Lassalle was always ready to learn from his friends; but always brought forward material considerations in support of his opinion; and, having done so, with due modesty he would ask for an admission that he had been right”” (pag 231)”,”MADS-745″
“RUIZ GARCIA Enrique”,”America Latina hoy. 1. Anatomia de una revolucion.”,”RUIZ GARCIA Enrique è uno dei maggiori conoscitori della realtà latino-americana. ha vissuto in molti paesi del continente, come professore è stato invitato a tenere conferenze in molte università latinoamericane. Ha lavorato nella Comision Especial de Educacion para America Latina. Autore di molti libri, esperto nei problemi economici e sociali del Terzo Mondo, ha una visione progressista dei problemi che attanagliano il continente latino-americano. L’ autore della prefazione Josué de CASTRO, noto umanista e sociologo, è anche autore del libro ‘La Geografia del Hambre’.”,”AMLx-046″
“RUIZ GARCIA Enrique”,”America Latina hoy. 2. Anatomia de una revolucion.”,”RUIZ GARCIA Enrique è uno dei maggiori conoscitori della realtà latino-americana. ha vissuto in molti paesi del continente, come professore è stato invitato a tenere conferenze in molte università latinoamericane. Ha lavorato nella Comision Especial de Educacion para America Latina. Autore di molti libri, esperto nei problemi economici e sociali del Terzo Mondo, ha una visione progressista dei problemi che attanagliano il continente latino-americano. L’ autore della prefazione Josué de CASTRO, noto umanista e sociologo, è anche autore del libro ‘La Geografia del Hambre’.”,”AMLx-047″
“RUIZ-SÁNCHEZ José-Leonardo”,”Guía e inventario de los Archivos Municiales de Berja y Benínar.”,”Berja is a municipality, former bishopric and Latin titular see in Almería province, in the autonomous community of Andalusia, southern Spain.”,”ARCx-010-FSL”
“RUIZ-TORRES Pedro, saggi e comunicazioni di Maria José ALVAREZ-PANTOJA Ramon ARNABAL-I-MATA Luis BARBASTRO-GIL Ferran GALLEGO-MARGALEFF Jordi LLIMARGAS-I-MARSAL Jean-René AYMES Angeles HIJANO-PEREZ Emilio LA-PARRA Josep MONTIEL-PASTOR Anna BORRUEL-I-LLOVERA Esteban CANALES-GILI José CARLOS-Y-JAVIER José A. FERRER-BENIMELI Maties RAMISA-I-VERDAGUER Lluis ROURA-I-AULINAS Michel Angel SANCHEZ-GOMEZ Isabel BURDIEL Irene CASTELLIS-OLIVAN Anna Maria GARIA-ROVIRA Vicente FERNANDEZ-BENITEZ Antonio MOLINER-PRADA Jesus Raul NAVARRO-GARCIA Maria Cruz ROMEO-MATEO Francisco VEIGA Maria José VILALVERDE Josep FONTANA”,”El jacobinisme. Reacció i revolució a Catalunya i a Espanya, 1789-1837. Colloqui internacional, 4-5-6 maig 1989, Barcelona.”,”‘Controrivoluzione popolare e rivoluzione borghese: il caso spagnolo'”,”SPAx-002-FMB”
“RULLI Giovanni”,”Libano. Dalla crisi alla “”Pax Siriana””. Una complessa pedina sullo scacchiere mediorentale.”,”RULLI Giovanni gesuita, dal 1953 è stato collaboratore della rivista quindicinale ‘Civiltà cattolica’ assumendone nel 1958 la responsabilità del settore esteri. E’ autore di ‘La guerra “”americana”” nel Vietnam’ (1974) e di ‘Per un’ Europa senza frontiere. Da Yalta a Helsinki’ (1985), ‘Urss, un impero in frantumi’ (1991). “”Comunque sia, diventava meno oscuro l’ “”imbroglio”” libanese se si considerano i vantaggi che le due forze “”esterne”” agenti in Libano si ripromettevano dal rispettivo maggior controllo del Paese. Per i siriani, era molto importante avere il dominio della valle della Beqaa, dalla quale potevano, come da una posizione militarmente strategica, intervenire contro eventuali attacchi israeliani. (…) Per gli israeliani, la difesa della pratica spartizione operata dal maggiore Saad Haddad offriva il vantaggio inaspettato di controllare meglio il terrorismo antisraeliano dei palestinesi e, in caso di vera spartizione del Libano, lo Stato israeliano si sarebbe trovato ai confini non più una regione musulmana ma un piccolo Stato cristiano””. (pag 81)”,”VIOx-132″
“RUMI Giorgio”,”Gioberti.”,”Giorgio RUMI insegna storia contemporanea nell’ Università di Milano. Tra i suoi libri: ‘Lombardia guelfa 1780-1980’ (Morcelliana 1998) e ‘Santità sociale in Italia tra Otto e Novecento (Sei, 1995). GIOBERTI, Vincenzo (Torino 1801 – Parigi 1852), scrittore e filosofo italiano; sacerdote, fu un teologo liberale con interessi politici in senso neoguelfo, cioè a favore di una federazione di stati italiani comandata dal papa. Costretto nel 1833 all’esilio per le sue idee, lavorò e insegnò in Francia e a Bruxelles. Le sue tre opere più importanti sono l”Introduzione allo studio della filosofia’ del 1840 (l’impostazione va contro il soggettivismo dei contemporanei, compreso quello di Antonio Rosmini), il ‘Primato morale e civile degli italiani’ (1843) e ‘Del rinnovamento civile in Italia’ (1851). In queste ultime due opere, molto influenti nel corso del Risorgimento, Gioberti dapprima elaborò e poi riconsiderò criticamente la sua proposta neoguelfa. Dopo essere rientrato in Italia e aver svolto incarichi ministeriali (fu presidente della Camera subalpina) si ritirò definitivamente in Francia. (ENC)”,”ITAB-029″
“RUMI Giorgio”,”Alle origini della politica estera fascista, 1918-1923.”,”””””Esiste (…) una gerarchia internazionale. Tra i popoli come tra gli individui non può sussistere eguaglianza””. E’ la pietra angolare – ben nota fino dal 1918 – dell’ edificio mussoliniano; essa spinge al confronto dei rapporti di forza e giustifica l’ egemonia dell’ uno sull’ altro. La guerra ha distrutto l’ ordine ottocentesco, ha accelerato al massimo l’ evoluzione naturale: se la Russia risorgerà a potenza mondiale “”altre nazioni, come l’ Inghilterra hanno raggiunto dopo il conflitto l’ apogeo della loro potenza, altre s’avviano alla decadenza, alcuni Stati furono distrutti (…) ma c’è un popolo in Europa che non perisce, c’è l’ Italia che rinasce e dominerà presto sopra la debolezza e la decadenza degli altri””.”” (pag 119)”,”ITAF-223″
“RUMICI Guido”,”Infoibati, 1943-1945. I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti.”,”Tra settembre 1943 e la primavera del 1945 nei territori della Venezia Giulia occupati dal Movimento Popolare di Liberazione Jugoslavo del maresciallo Tito, migliaia di uomini e donne scomparvero nelle foibe, le cavità naturali che si aprono nel carso. Circa 5000 persone deportate non fecero più ritorno. RUMICI Guido (Gorizia, 1959) insegnante di economia aziendale e ricercatore di storia ed economia regionale è culture di diritto e insegna nell’ Università di Genova. Ha scritto numerosi sagig sulla storia della Venezia Giulia e sulla Dalmazia. “”I maggiori dirigenti istriani del PCI, quali i polesi Nicola De Simone, Giulio Revelante, Alfredo Stiglich, Antonio Kapuralin, Bruno Kos, Giacomo Urbinz, gli albonesi Aldo Negri e Mauro Sfeci, i rovignesi Giusto Massarotto, Aldo Rismondo, oltre che Pino Budicin, si trovarono spesso in quei giorni convulsi di settembre, con gli altri capi partigiani slavi dell’ insurrezione per concordare metodi e strategia d’ azione sia politiche che militari, e per cercare di dare una parvenza di unitarietà al movimento resistenziale (…). L’ insediamento delle nuove autorità partigiane nelle varie località dell’ Istria fu accompagnato da tutta una serie di operazioni di polizia con fermi, perquisizioni, interrogatori, minacce, confische e arresti nei confronti sia della popolazione civile, che di appartenenti alle forze dell’ ordine””. (pag 75-76-77) Aggiungere ISTRIA”,”EURC-077″
“RUMIZ Paolo”,”Danubio: storie di una nuova Europa.”,”Paolo RUMIZ è capo del servizio esteri del giornale ‘Il Piccolo’ di Trieste e segue come inviato i temi politico-economici dell’area danubiana anche per conto di altre testate del gruppo Monti. Nato nel 1947 a Trieste si è laureato nel 1971 con una tesi in storia moderna ed è giornalista professionista dal 1976. Sposato con due figli, è un viaggiatore accanito e considera la sua città ‘un campo base ideale’ per seguire le grandi trasformazioni dell’Est.”,”EURC-007″
“RUMIZ Paolo”,”Maschere per un massacro.”,”Paolo Rumiz, inviato speciale del quotidiano di Trieste Il Piccolo, segue dal 1986 gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Ha vinto nel 1993 il premio Hemingway per i suoi servizi dalla Bosnia, e nel 1994 il premio Max David come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato: Danubio. Storie di una nuova Europa, La linea dei mirtilli, Vento di terra, La recessione leggera.”,”EURC-065-FL”
“RUMJANTSEV A.M. FRANKEL C. ARON R. ZELENY J. RODINSON M. FERRAROTTI F. RAPOPORT A. HYPPOLITE J. GARAUDY R. OJZERMAN T.I. MARKOVIC M. LUPORINI C. KAMENOV E. HOBSBAWM E.J. KUCZYNSKI J. TIMOFEEV T. HEGEDUS A. CARDOSO F. LAROUI A. ADORNO T.W. ZAMOSKIN J. KALECKI M. TSURU S. ROBINSON J. DAS-GUPTA A.K. MILEJKOVSKIJ A. SAUVY A. ONITIRI H.M.A. SACHS I. FURTADO C. VINOGRADOV V.A. MURGESCU C. SCHAFF A. FROMM E. CINKARUK V.I. MARCUSE H. BAUMAN Z. ABDEL-MALEK A. HELLER A. SZIGETI J. DAVIDJUK G.P. HABERMAS J. MARKUS G.”,”Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine.”,”Raccolta di contributi presentati al simposio su ‘Le rôle de Karl Marx dans le développement de la pensée scientifique contemporaine’ organizzato sotto gli auspici dell’Unesco dal Conseil International de la Philosophie et des Sciences Sociales, Paris, 8, 9, 10 mai 1968 La questione del parallelismo tra lo sviluppo delle forze produttive e l’ accentuazione delle contraddizioni (Aron, pag 37-38)”,”MADS-813″
“RUMJANTSEV A.M. FRANKEL C. ARON R. ZELENY J. RODINSON M. FERRAROTTI F. RAPOPORT A. HYPPOLITE J. GARAUDY R. OJZERMAN T.I. MARKOVIC M. LUPORINI C. KAMENOV E. HOBSBAWM E.J. KUCZYNSKI J. TIMOFEEV T. HEGEDUS A. CARDOSO F. LAROUI A. ADORNO T.W. ZAMOSKIN J. KALECKI M. TSURU S. ROBINSON J. DAS-GUPTA A.K. MILEJKOVSKIJ A. SAUVY A. ONITIRI H.M.A. SACHS I. FURTADO C. VINOGRADOV V.A. MURGESCU C. SCHAFF A. FROMM E. CINKARUK V.I. MARCUSE H. BAUMAN Z. ABDEL-MALEK A. HELLER A. SZIGETI J. DAVIDJUK G.P. HABERMAS J. MARKUS G.”,”Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine.”,”Raccolta di contributi presentati al simposio su ‘Le rôle de Karl Marx dans le développement de la pensée scientifique contemporaine’ organizzato sotto gli auspici dell’Unesco dal Conseil International de la Philosophie et des Sciences Sociales, Paris, 8, 9, 10 mai 1968 ‘Aron riflette sulla questione del parallelismo tra lo sviluppo delle forze produttive e l’ accentuazione delle contraddizioni’ (Aron, pag 37-38) “”Un autre exemple, lui aussi célébre, se situe au coeur de la théorie marxienne. Personne n’ignore les quelques lignes de la préface de la ‘Critique de l’économie politique’ dans lesquelles Marx résume le résultat auquel il arriva, au terme de ses réflexions philosophiques, et qui lui servit, écrit-il, de fil conducteur dans ses études. Le mode de production de la vie matérielle domine en général le développement de la vie sociale, politique et intellectuelle. le mot ‘domine’ a toutes les qualités requises pour se prêter à d’innombrables interprétations entre la ‘détermination’, difficile à démontrer, et l’ ‘influence’ impossible à réfuter. Vient ensuite l’idée majeure, la dialectique des forces et des rapports de production. «A un certain degré de leur développement, les forces productives matérielles de la societé entrent en collision avec les rapports de production existants, ou avec les rapports de propriété au sein desquels elles s’étaient mues jusqu’alors et qui n’en sont que l’expression juridique. Hier encore formes de développement des forces productives, ces conditions se changent en lourdes entraves». Ce texte ne doit pas seulement son importance à sa place dans l’oeuvre de Marx, à la solennité de sa présentation, mais à sa portés scientifique. Contradiction entre forces et rapports de production, l’idée peut servir de fil conducteur aux recherches historiques, sans réference à une quelconque allégeance philosophique ou politique. En revanche, si cette contradiction s’aggrave avec le developpement des forces productives, un schéma du devenir se dessine. On affirmera, à la suite de Marx, «que jamais une société n’expire avant que se soient développées toutes les forces productives qu’elle est assez large pour contenir, jamais des rapports supérieurs de production ne se mettent en place avant que les conditions matérielles de leur existence ne soient écloses dans le sein méme de la vieille societé». Les dirigeants de la IIème Internationale et les mencheviks ont tiré de ces propositions des conséquences aussi logiques en elles-mêmes que funestes pour leur carrière historico-politique. Là encore, je ne mets pas en doute, un seul instant, que l’on trouve autant de textes que l’on veut pour fonder une interprétation opposée. On aboutira à la loi qui a été formulée il y a quelques années par un auteur que je m’en voudrais de citer puisque je ne puis lui accorder le droit de réponse: loi de la correspondance ou non-correspondance entre les forces et les rapports de production, loi manifestement soustraite aux obligations de la preuve en même temps qu’aux risques de la réfutation: de toute évidence, forces et rapports de production se correspondent ou ne se correspondent pas. ‘Tertium non datur’. Le terme ‘correspondence’ présente lui aussi suffisamment d’équivoque pour que le principe du tiers exclu s’applique sans difficulté à cette loi que l’esprit le plus critique accepterait sans réticence. Il reste, bien entendu, en tant que fil directeur de l’enquête historique, l’idée de la dialectique complexe, des relations variables de pays à pays et d’époque à l’époque, entre les forces de production et les modalités, organisationnelles et juridiques, des rapports de production. Mais, si le développment de forces productives cesse de commander l’aggravation des contradictions, le schème du devenir – longtemps confondu avec la philosophie marxiste de l’histoire – disparait et les hommes, les partis, les accidents, les rencontres de séries, la pluralité des pratiques comblent le vide ouvert par la disparition du parallélisme essentiel, celui du développement des forces productives et de l’accentuation de la contradiction. Encore une fois, je ne vois aucun inconvénient à tenir ce parallélisme poir secondaire dans la pensée de Marx”” (pag 37-38) [Raymond Aron, ‘Équivoque et inépuisable’ (in) AaVv, Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine’, Mouton, The Hague, Paris, 1969]”,”MADS-814″
“RUMPF A. MINGAZZINI P.”,”Manuale di storia dell’arte classica.”,”Per la storiografia artistica degli Antichi è Fidia che occupa il posto centrale nella scultura dell’età di Pericle. (pag 75) ‘Fidia (circa 490-430 a.C.) fu uno dei più grandi scultori dell’antica Grecia, attivo durante l’età di Pericle. Amico e collaboratore dello statista ateniese, Fidia fu incaricato di dirigere i lavori di decorazione dell’Acropoli di Atene, contribuendo alla realizzazione del Partenone. Tra le sue opere più celebri vi è la statua crisoelefantina di Atena Parthenos, collocata all’interno del Partenone, e la colossale statua di Zeus a Olimpia, considerata una delle Sette Meraviglie del mondo antico. La sua arte influenzò profondamente la scultura classica, introducendo innovazioni stilistiche come il “”panneggio bagnato””, che conferiva un effetto realistico ai drappeggi delle figure 3. Nonostante il suo prestigio, Fidia fu coinvolto in controversie politiche e accuse di appropriazione indebita dell’oro destinato alla statua di Atena. Morì probabilmente in esilio o in carcere, ma il suo lascito artistico continua a essere ammirato e studiato ancora oggi’ (f. copilot) ‘Il Museo del Louvre di Parigi ospita una vasta collezione di opere d’arte, tra cui sculture dell’antichità greca, etrusca e romana. Tuttavia, non ci sono opere originali di Fidia, poiché la maggior parte delle sue creazioni, come la statua di Atena Parthenos e quella di Zeus a Olimpia, sono andate perdute. Esistono però copie romane e frammenti di opere attribuite a lui in vari musei del mondo, inclusi i Musei Capitolini di Roma 2’ (copil).”,”VARx-017-FMB”
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume primo.”,”RUNCIMAN (1903) ha studiato a Eton e Cambridge ed è stato Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica fu professore di arte e storia bizantina all’ Università di Istanbul. Poi divenne conservatore al British Museum.”,”VIOx-086″
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume secondo.”,”RUNCIMAN (1903) ha studiato a Eton e Cambridge ed è stato Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica fu professore di arte e storia bizantina all’ Università di Istanbul. Poi divenne conservatore al British Museum.”,”VIOx-087″
“RUNCIMAN W.G., a cura di Angelo PICHIERRI”,”Ineguaglianza e coscienza sociale. L’idea di giustizia sociale nelle classi lavoratrici.”,”RUNCIMAN W.G. nato nel 1934 ha studiato a Eton e al Trinity College di Cambridge. Ha lavorato nell’industria ed è stato Reader di sociologia all’Università del Sussex. E’ membro del Trinity College e membro del Consiglio di amministrazione di un gruppo industriale. “”Nel valutare in particolare la condizione del ceto impiegatizio, paragonando gli anni fra le due guerre agli anni cinquanta, è istruttivo confrontare le predizioni marxiste di ‘The Condition of Clerical Labour in Britain’ di Klingender, pubblicato nel 1935, con ‘The Blackcoated Worker’ di Lockwood, pubblicato nel 1958. Era semplicemente falso che gli impiegati come classe fossero colpiti dalla Crisi tanto duramente quanto i lavoratori manuali. Colin Clark ha dimostrato, usando i dati del censimento del 1931 che l’incidenza della disoccupazione variava nettamente, ed in correlazione diretta con la categoria occupazionale, durante quello che viene generalmente considerato il periodo peggiore della Crisi. Ecco le cifre che egli fornisce: lavoratori manuali non qualificati, 30,5%; lavoratori manuali qualificati e semiqualificati, 14,4%; addetti a servizi personali, 9,9%; venditori e commessi di negozio, 7.9%; impiegati e dattilografi, 5,5%; impiegati di grado superiore, 5,1%; proprietari e dirigenti, 1.3%.”” (pag 104-105)”,”TEOS-218″
“RUNCIMAN Steven”,”Byzantine Civilisation.”,”Steven Runciman Fellow of Trinity College Cambridge”,”STAx-318″
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume primo.”,”Steven Runciman è nato nel 1903. Studiò a Eton e Cambridge, e fu Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica come addetto stampa della Legazione inglese a Sofia (1940-41) fu professore di Arte e Storia bizantina all’Università di Istanbul (1942-1945), dove avviò il disegno di quest’opera. Dal 1960 è stato conservatore al British Museum di Londra.”,”EURx-027-FF”
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume secondo.”,”Steven Runciman è nato nel 1903. Studiò a Eton e Cambridge, e fu Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica come addetto stampa della Legazione inglese a Sofia (1940-41) fu professore di Arte e Storia bizantina all’Università di Istanbul (1942-1945), dove avviò il disegno di quest’opera. Dal 1960 è stato conservatore al British Museum di Londra.”,”EURx-028-FF”
“RUNCIMAN Walter G.”,”Sociologia e filosofia politica.”,”‘Negli anni 1890 Engels poteva affermare che i giovani marxisti attribuivano più importanza del dovuto al fattore economico’ “”(…) [L’] opera di Marx ha attratto l’attenzione dagli anni venti in poi, grazie in gran parte a un volume di saggi pubblicati nel 1923 (in tedesco) dal marxista ungherese György Lukács con il titolo ‘Storia e coscienza di classe’. Lukács che era un allievo di Weber, oltreché uno studioso di Marx, viene definito talvolta come il marxista più originale dopo lo stesso Marx. In seguito alla pubblicazione di ‘Storia e coscienza di classe’, egli fu subito attaccato per aver evirato il materialismo dialettico e fu successivamente costretto (o forse non proprio costretto), a ritrattare quando negli anni ’30 fuggì dalla Germania di Hitler per recarsi nella Russia di Stalin (1). Ma la pubblicazione di nuovi scritti giovanili di Marx che non erano ancora accessibili negli anni ’20 ha in gran parte confermato l’interpretazone che Lukács aveva dato dell’opera più tarda di Marx. Lo stesso Lukács, pur conquistandosi una fama sempre maggiore come critico letterario e filosofo, ha continuato a rinnegare le opinioni espresse nel 1923. Ciononostante egli rimane uno dei principali attori della rivalutazione di Marx come umanista filosofico che è stata ripresa poi dai revisionisti degli anni ’50. È difficile negare che Marx e Engels, nella posteriore esposizione delle loro opinioni, enunciavano una dottrina che ha un aspetto molto diverso dal tono moralistico, satirico ed essenzialmente filosofico degli scritti di Marx all’inizio e verso la metà degli anni 1840. Se si mettono a confronto i primi scritti di Marx con gli ultimi (e con la loro interpretazione da parte di Engels) si è colpiti subito da un paradosso. Da un lato, Marx diventa molto più scientifico; la polemica c’è ancora, ma è soffocata da una massa gigantesca di dati e di analisi economiche. La teoria del plusvalore viene esposta e ripetuta, ma la discussione puramente filosofica scompare quasi del tutto, e sia Marx che Engels tracciano un esplicito parallelo tra l’opera di Marx e quella di Darwin. Ma al tempo stesso, sia Marx che Engels si preoccupano di correggere l’interpretazione eccessivamente meccanicistica che si può dare dell’opera di Marx. Negli anni 1890 Engels poteva affermare che i giovani marxisti attribuivano più importanza del dovuto al fattore economico e allo stesso Marx è attribuita la famosa frase “”je ne suis pas un marxiste””. Come si riconciliano dunque le due cose? La risposta più facile si trova forse mettendo in rilievo che nei suoi passi più filosofici, Marx era ancora (o era già) un materialista. Nei suoi scritti precedenti al 1847 egli si esprimeva per lo più (anche se non sempre, se si vuol essere precisi) come un materialista consapevole e originale (2). Sebbene l’espressione “”materialismo storico”” non sia sua (fu usata dapprima da Engels) Marx si vedeva come il lucido e freddo oppositore di un nebuloso idealismo hegeliano. Nei suoi feroci attacchi ai “”giovani hegeliani””, che in qualche caso furono considerati eccessivi perfino da Engels, egli mostra un profondo disprezzo per quella che si chiama “”vecchia spazzatura hegeliana””. “”‘Il solo punto'””, scriveva in una lettera del 1846 rimasta famosa, “”su cui mi trovo d’accordo con Monsieur Proudhon è la sua avversione per le fantasticherie sentimental-socialiste”” (3). Con abbastanza logica, Marx ed Engels continuarono a vedere con favore ogni segno di imminente crisi economica, perché le bancarotte e i raccolti mancati sono i più sicuri presagi della rivoluzione imminente. L’umanitarismo, sembra dire spesso Marx, è poco importante nella migliore delle ipotesi, nella peggiore è decisamente dannoso”” (pag 50-52) [Walter G. Runciman, ‘Sociologia e filosofia politica’, Isedi, Milano, 1973, cap. III, ‘Karl Marx e Max Weber] [(1) La tesi che la ritrattazione di Lukács possa essere stata sincera viene avanzata da Morris Watnick in uno studio su Lukács pubblicato per la prima volta in “”Soviet Survey”” e successivamente ristampato in “”Revisionism”” a cura di L. Labedz, 1962, cap. X. (…); (2) In senso stretto occorre fare qualche riserva perché in diversi punti dei suoi primi scritti, Marx polemizza contro quello che definisce come materialismo. Nella critica di Hegel da me citata nel II capitlo a un certo punto egli parla del “”Krasse Materialismus”” della burocrazia prussiana, e nell’ultima della sua serie di articoli sui “”Debatten über das Holzdiebstahlgesetz”” (1842) egli parla di “”Dieser verworfene Materialismus””. Ma sembra abbastanza evidente che qui egli usa il termine in quello che si potrebbe chiamare il suo impiego in senso comune (…); (3) Marx a P.V. Annenkov, 28 dicembre 1846]”,”TEOS-028-FRR”
“RUNCIMAN Steven, a cura di Maria Luisa ROTONDI DE-LUIGI”,”Gli ultimi giorni di Costantinopoli.”,”Steven Runciman è uno dei più noti storici iglesi del secolo XX. E’ stato titolare della cattedra di Arte e storia bizantina all’Università di Istanbul, rappresentante del British Council in Grecia, e tornato in Gran Bretagna Conservatore del British Museum e docente in varie università. Ha scritto pure ‘I crociati alla conquista della città santa’ (storia della prima crociata) (1996, Piemme).”,”TURx-052″
“RUNES Dagobert D.”,”Dizionario di filosofia.”,”Dagobert D. Runes è nato in Romania nel 1902 e si è trasferito negli Stati Uniti nel 1926, dove lavora presso una grande casa editrice. É autore di molte opere divulgative, come ‘Pictorial History of Philosophy’, ‘Despotism: A Pietorial History of Tyranny’, ‘Crosscuts through History’. Questo ‘Dizionario di filosofia’ si propone lo scopo di fornire agli studenti, agli insegnanti, alle persone colte non specializzate, a tutti quanti si interessino al discorso filosofico, definizioni e spiegazioni chiare, concise e corrette dei termini filosofici appartenenti a tutta la storia del pensiero occidentale e orientale.”,”FILx-032-FL”
“RUNKLE Gerald”,”Karl Marx and the American Civil War.”,”Gerald Runkle, Southern Illinois University, Edwardsville Campus ‘Marx ardente abolizionista’ (pag 120) “”Not only were the methods of the South ignoble, but the end that was sought was contemptible. Marx was opposed to slavery; he was an ardent abolitionist. As early as January, 1860, he called the slave-movement started by the death of John Brown one of the two “”biggest things that are happening in the world today”” (21). (The other was the movement of the serfs in Russia). The war to end slavery was one “”which must enlist the warmest sympathies of every man, not a confessed ruffian, on its side”” (22). He demanded emancipation throughout the nation. Let the traitorous slaveholders in the border states defect to the South; the others will accept compensation. Emancipation was the “”radical remedy””. Lincoln must finally yield, said Marx in 1862, to the pressure from New England and the Northwest, and “”inscribe the battle-slogan of ‘Abolition of Slavery!’ on the star-spangled banner”” (23). Marx’s Northern partisanship, clearly evident in everything he wrote, even applied to personal qualities. He spoke of the “”multitude of adventurous idlers”” harbored in the South (24), and also of the “”individual superiority of the Northern man”” as a soldier (25)””. (pag 120-121) [‘Non solo i metodi del Sud erano ignobili, ma il fine che si cercava era spregevole. Marx era contrario alla schiavitù; era un fervente abolizionista. Già nel gennaio 1860 chiamò il movimento degli schiavi iniziato dalla morte di John Brown una delle due “”cose più grandi che stanno accadendo nel mondo oggi”” (21). (L’altro era il movimento dei servi in Russia). La guerra per porre fine alla schiavitù era tale “”che deve raccogliere dalla sua parte le simpatie più calde di ogni uomo, non quelle di un mascalzone matricolato (22)””. Egli chiedeva l’emancipazione in tutta la nazione. Che gli schiavisti traditori negli stati di confine si spostassero verso sud; gli altri accetteranno un risarcimento. L’emancipazione era il “”rimedio radicale””. Lincoln deve finalmente cedere, disse Marx nel 1862, alle pressioni del New England e del nord-ovest, e “”iscrivere lo slogan di battaglia della “”Abolizione della schiavitù!”” sulla brillante bandiera a stelle”” (23). Lo schierarsi di Marx per il Nord, chiaramente evidente in tutto ciò che ha scritto, si applicava anche alle qualità personali. Parlava della “”moltitudine di avventurosi fannulloni”” albergata nel Sud (24), e anche di “”superiorità individuale dell’uomo del Nord”” come soldato (25) “”. (pag 120-121) [Gerard Runkle, ‘Karl Marx and the American Civil War’, Comparative Studies in Society and History, Cambridge University Press, n. 2 Jan. 1964] [(21) Marx and Engels, ‘The Civil War in the United States’, p. 221, Marx to Engels, January 11, 1860; (22) Ibid., p. 50. New York Tribune, February 1, 1862; (23) Ibid., p. 200. The Vienna ‘Presse’, August 9. 1862; (24) Ibid., p. 165. The Vienna ‘Presse’, March 26, 1862; (25) Ibid., p. 166]”,”MAES-004-FGB”
“RUNYAN Timothy J. a cura; saggi di J. Richard STEFFY Edwin DORAN jr Eric J. RUFF Virginia STEELE WOOD Tyrone G. MARTIN Dean C. ALLARD Barry M. GOUGH Hugh F. BELL Mary Emily MILLER Lawrence C. ALLIN Linda M. MALONEY Allan A. ARNOLD Fred HOPKINS Walter E. MINCHINTON David J. STARKEY James C. BRADFORD Ira DYE Gaddis SMITH Paolo E. COLETTA Timothy J. RUNJAN”,”Ships, Seafaring and Society. Essay in Maritime History.”,”T.J. Runhyan è associate professor of history alla Cleveland State University. E’ coautore di ‘European Naval and Maritime History, 300-1500’ e ha pubblicati lavori sulla storia marittima medievale.”,”QMIN-011-FSL”
“RUOCCO Monica”,”L’intellettuale arabo tra impegno e dissenso. Analisi della rivista libanese al-Ãdãb (1953-1994).”,”Monica Ruocco è dottore di ricerca in Studi sul Vicino Oriente e Maghreb persso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Collabora con l’Istituto per l’Oriente ‘C.A. Nallino’ di Roma.”,”VIOx-047-FL”
“RUOCCO Giovanni”,”Lo Stato sono io. Luigi XIV e la ‘rivoluzione monarchica’ del marzo 1661.”,”Giovanni Ruocco è ricercatore a contratto nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Macerata. Ha scritto alcuni saggi sul Seicento e sul Settecento francese nella prospettiva della storia del pensiero politico e del pensiero costituzionale.”,”FRAA-001-FL”
“RUOCCO Giovanni SCUCCIMARRA Luca, a cura; saggi di Alberto CLERICI Simona GREGORI Egle BETTI-SCHIAVONE Giulia Maria LABRIOLA Andrea MARCHILI Luca BASSO Cristina LAURENTI Luca COBBE Luca SCUCCIMARRA Paola PERSANO Paolo PERENZIN Daniele DI-BARTOLOMEO Maria VALVIDARES Ronald CAR Giovanni RUOCCO”,”Il governo del popolo. Rappresentanza, partecipazione, esclusione alle origini della democrazia moderna. 1. Dall’antico regime alla Rivoluzione.”,”Giovanni Ruocco insegna Storia del pensiero politico dello sviluppo presso La Sapienza di Roma; Luca Scucimarra insegna Storia del pensiero politico presso l’Università di Macerata”,”TEOS-030-FMB”
“RUOTSILA Markku”,”John Spargo and American Socialism.”,”Markku Ruotsila is Adjunct Professor of American and British History at the University of Tampere, Finland. Dal socialismo all’anticomunismo ai neo-conservatori”,”BIOx-043-FL”
“RUOZI Roberto, collaborazione di CARLUCCIO Emanuele CUCURACHI Paolo Antonio ZORZOLI Stefano”,”Economia e gestione della banca.”,”Roberto Ruozi è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano. Emanuele Carluccio è professore straordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università della Valle d’Aosta e rettore della stessa Università. Paolo Antonio Cucurachi è professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano. Stefano Zorzoli è professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano.”,”ECOG-004-FL”
“RUPNIK Jacques”,”Histoire du parti communiste tchécoslovaque.”,”RUPNIK Jacques nato a Praga nel 1950, storico e politologo di formazione, diplomato di studi specializzati sul mondo sovietico dell’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi (IEP) e dell’ Università Harvard. Dal 1977 specialista del movimento comunista internazionale per la BBC. Chargé de séminaire all’ Ecole des hautes études en sciences sociales. Autore di molti articoli sul ‘comunismo’ in Europa Centro-Orientale e co-autore del volume ‘La transformation de la classe ouvriere en Europe de l’ Est’ (Documenation francaise). “”La direction du PCT n’a d’ailleurs jamais été très homogène sur la question slovaque. Paradoxalement, c’est au moment où le PCT avait adopté le cours national-séparatiste que certains dirigeants slovaques (Culen, Vercik) furent mis à l’écart. De même, la création d’une direction de l’ organisation du parti en Slovaquie ne fit que perpétuer le centralisme du PCT: les premiers responsables de cette organisation du PC en Slovaquie furent le Tchèque Karel Bacilek ouis un slovaque entièrement gagné au centralisme praguois: Viliam Siroky, futur numéro deux du régime de A. Novotny pendant les années 1950. Un fossé se creuse au cours des années 1930 entre ces apparatchiks prago-centristes et les jeunes intellectuels communistes slovaques qui ne cachaient pas leur sentiments nationalistes et étaient les animateurs de la revue ‘Dav’ (1924-1937): V. Clementis, L. Novomesky, D. Okáli, A. Siracky.”” (pag 128)”,”MEOx-077″
“RUPNIK Jacques”,”L’ autre Europe. Crise et fin du communisme.”,”RUPNIK Jacques, nato a Praga oggi insegna ed è ricercatore presso la FNSP (Fondation Nationale des Sciences Politiques), dopo aver lavorato alla BBC come specialista dell’ Europa centrale. celebre formula hegeliana: “”Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale”” (pag 182) “”L’exploitation du nationalisme ethnique est devenue encore plus explicite, qu’elle se soit tournée vers l’intérieur (discrimination à l’égard des minorités nationales, antisémitisme), ou vers l’extérieur (contre un Etat communiste voisin). Rétrospectivement, la campagne antisémite lancée par le parti polonais après les événements de mars 1968 constitue peut-être le premier antécédent important de ce phénomène. En Tchécoslovaquie, Husak a joué la carte slovaque pour gagner un minimum de soutien à sa politique de normalisation, en appliquant la tactique du “”diviser pour régner””. La répression des minorités concerne aujourd’hui principalement les Hongrois de Roumanie et les Turcs de Bulgarie””. (pag 183-184) “”Tout avait été préparé de longue date pour le moment où, selon la formule de Marian Orzechowski “”la force des arguments serait remplacée par les arguments de la force””.”” (pag 185) (la forza degli argomenti sostituita dagli argomenti della forza)”,”EURC-097″
“RUPPERT Wolfgang, a cura di Willy BRANDT”,”Fotogeschichte der deutschen Sozialdemokratie.”,”Fotografie del 1918 1919: rivoluzione tedesca e repressione del movimento spartachista. Uccisione dei leader del partito e di militanti, funerali di Karl Liebknecht (pag 128-138) Fotografia del 1928: veterani delle leggi antisocialiste. (pag 188)”,”MGEx-163″
“RÜRUP Reinhard a cura; saggi di Reinhard RÜRUP Rüdiger HACHTMANN Hans Ulrich WEHLER Wolfgang KRUSE Heinrich August WINKLER Hans MOMMSEN Peter BRANDT Jürgen KOCKA”,”The Problem of Revolution in Germany, 1789-1989.”,”saggi di Reinhard RÜRUP (2) Rüdiger HACHTMANN Hans Ulrich WEHLER Wolfgang KRUSE Heinrich August WINKLER Hans MOMMSEN Peter BRANDT Jürgen KOCKA. “”Se si elencano le grandi rivoluzioni nella storia mondiale, la rivoluzione tedesca del 1918-1919 non dovrebbe essere tra loro. Si può affermare con sicurezza che la maggior parte degli studiosi dovrebbe essere d’accordo su questo punto. Ma, essi dovrebbero anche riconoscere che il termine più prudente di ‘collasso’ non descrive adeguatamente gli eventi del 1918 e 1919. Gli sviluppi del novembre 1918 erano, sicuramente, di natura rivoluzionaria. Lo stesso si può dire degli scioperi di massa dell’ inizio 1919 e della lotta sanguinosa nell’ area della Ruhr dopo il Putsch Kapp-Lüttwitz un anno dopo, che pose definitivamente fine al periodo rivoluzionario. (…) Dopo la prima guerra mondiale, Max Weber osservò che “”la storia della dissoluzione del vecchio sistema di dominio, che era stato legittimato in Germania fino al 1918″” mostrò che la guerra, da una parte “”spezzò fino in fondo l’ autorità della tradizione; e dall’ altra, la disfatta tedesca, portò ad una tremenda perdita di prestigio per il governo. Questi fattori combinati con l’ assuefazione sistematica al comportamento illegale, erodeva la disponibilità alla disciplina sia nell’ esercito che nell’ industria e così preparò la via al rovesciamento della vecchia autorità””. (pag 93)”,”GERS-022″
“RÜRUP Reinhard”,”Probleme der revolution in Deutschland 1918-19.”,”””Die Entscheidung für oder gegen die Revolution wurde den deutschen Sozialdemokraten im November 1918 praktisch abgenommen. Die Revolution entstand – und siegte – ohne das Zutun der Parteiführungen. Die SPD-Führer hatten bis zuletzt versucht, den revolutionären Umsturz zu vermeiden””. (pag 17) «La décision pour ou contre la révolution a été enlevée pratiquement aux démocrates allemands en novembre 1918. La révolution est née – a triomphé et – sans ajouter des directions du parti. Les SPD-Führer ont eu pour la dernière fois essayent d’éviter le renversement révolutionnaire ». (traduzione automatica)”,”MGER-082″
“RÜRUP Reinhard a cura; saggi di Ulrich KLUGE Hans-Ulrich KNIES Irmgard STEINISCH Inge MARßOLEK Ulrich KLUGE”,”Arbeiter und Soldatenräte im rheinisch-westfälischen Industriegebiet. Studien zur Geschichte der Revolution 1918-1919.”,”Saggi di Ulrich KLUGE Hans-Ulrich KNIES Irmgard STEINISCH Inge MARßOLEK Ulrich KLUGE “”Diese linksradikale Front von USPD, Spartakusbund und Freier Vereinigung in Mülheim erklärt sich zunächst aus ihrer engen Zusammenarbeit während des Krieges, beruhte aber auch auf gewissen Gemeinsamkeiten in der politischen Konzeption. Der Spartakusbund, der sich am 30. Dezember 1918 gemeinsam mit den Internationalen Kommunisten Deutschlands als Partei (KPD) konstituierte, war die einzige sozialistische Gruppe, die bei Ausbruch der Revolution ein konkretes politisches Programm vorweisen konnte. Dieses sah die Aufrichtung einer Räterepublik vor, propagierte die Sozialisierugn aller landwirtschaftlichen und industriellen Betriebe und forderte die völlige Entmachtung des überkommenen Beamten und Militärapparates und die Einrichtung von Arbeitermilizen.”” “”Questo fronte della sinistra radicale formato da USPD, spartichisti e associazioni libere a Mülheim che si spiega in primis per la collaborazione stretta durante la guerra, era basato su elementi comuni della concezione politica. La Lega spartaco, che si riunì assieme ai comunisti internazionalisti di Germania il 30 dicembre 1918 come partito (KPD), era il solo gruppo socialista che poteva mostrare un concreto programma politico allo scoppio della rivoluzione. In esso si prevedeva una repubblica dei consigli, la socializzazione di tutte le imprese agricole e industriali e si chiedeva il completo decadimento del tradizionale potere dei funzionari e dell’ apparato militare e l’ instaurazione di milizie operaie.”” (pag 171)”,”MGER-083″
“RUSCONI Gian Enrico WINKLER Heinrich August”,”L’ eredità di Weimar.”,”RUSCONI è ordinario di filosofia politica all’Univ di Torino. Tra i suoi scritti, ‘La crisi di Weimar’ (Torino, 1977), ‘Intellettuali e società contemporanea’ (Torino, 1979) e ‘Capire la Germania’ (Bologna, 1990). WINKLER è Professore di storia contemporanea alla Humboldt-Universität di Berlino. La sua opera più importante ‘La repubblica di Weimar’ è stata pubblicata da Donzelli nel 1998.”,”GERG-021″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’ equilibro europeo.”,”RUSCONI è professore di scienza politica all’ Università di Torino. Al suo attivo ha alcuni importanti lavori storico-politici sulla Germania: -La crisi di Weimar (1977) -Rischio 1914 (1987) -Germania: un passato che non passa (1987) -Capire la Germania (1990)”,”GERQ-029″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”RUSCONI (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’ università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: -La teoria critica della società (1968) -La Scuola di Francoforte (con A. SCHMIDT), 1972 Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori (tra cui gli Scritti politici di K. KORSCH, 1975). Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970 con C. SARACENO). Questo studio su Weimar è stato realizzato con il contributo della Fondazione Alexander von Humboldt di Bonn, Bad Godesberg.”,”GERG-023″
“RUSCONI Gian Enrico”,”L’ azzardo del 1915. Come l’ Italia decide la sua guerra.”,”RUSCONI Gian Enrico insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Torino. Con il Mulino ha pubblicato ‘Rischio 1914′ (1987) e altri volumi. Verso la neutralità italiana con il dissenso degli ambasciatori Avarna e Bollati, da Vienna e Berlino. “”Secondo l’ ambasciatore (Bollati, ndr), al di là delle giustificate rimostranze per il trattamento riservato all’ Italia nelle settimane della crisi, adesso con la guerra alle porte sono in gioco questioni ben più importante: “”si tratta di un interesse nostro più grande e più vitale; della dignità della potenza, della vita stessa del nostro paese che è intimamente connessa con quella della Triplice Alleanza.”” Naturalmente San Giuliano conosce bene questi argomenti ma ha una visione geopolitica più ampia con un occhio particolare attenzione all’ Inghilterra (…). Le ragioni della neutralità da parte di San Giuliano sono in linea con quelle del presidente del Consiglio Salandra che le formula in modo più netto.”” (pag 91)”,”ITQM-109″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”RUSCONI Gian Enrico (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’ Università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato ‘La teoria critica della società’ (1968), ‘La Scuola di Francoforte’ (con A. SCHMIDT, 1972). Ha tradotto vari autori tra cui gli ‘Scritti politici’ di K. KORSCH (1975). Ha studiato le trasformazioni con indagini sociologiche (‘Giovani e secolarizzazione’ e ‘Idelogia religiosa e conflitto sociale’ (con C. SARACENO). “”Con il 1926 il primo ciclo delle lotte operaie si chiude al livello più basso di conflittualità e al tasso più alto di disoccupazione. Sono due sintomi di quanto succederà nel ciclo successivo, già in parte determinato dalla situazione creatasi in precedenza. Il secondo ciclo della conflittualità industriale inizia sugli standard “”normali”” delle vertenze di lavoro allo scadere dei contratti. Ma già l’ anno successivo (1928) segnala con una grande serrata padronale l’ emergere di connotati “”dimostrativi”” di enorme portata politica. La serrata dello Arbeitnordwest sfida persino l’ opinione pubblica borghese e porta all’ intervento straordinario del parlamento. Il braccio di ferro tra padronato dell’ industria pesante e sindacato – nel quadro politico della Grosse Koalition – si conclude con un arbitrato solo in apparenza a metà strada tra richieste operaie e controproposte padronali. E’ una sostanziale affermazione di queste ultime e un inequivoco segnale politico.”” (pag 54-55)”,”GERG-065″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Cefalonia. Quando gli italiani si battono.”,”RUSCONI Gian Enrico è professore di storia politica all’Università di Torino. Fra le sue opere: ‘Patria e repubblica’ (1997), ‘Capire la Germania’ (1990), ‘Clausewitz, il prussiano’ (1999), ‘Germania Italia Europa. Dallo stato di potenza alla “”potenza civile””‘ (2003)”,”ITQM-138″
“RUSCONI Gian Enrico WOLLER Hans a cura; saggi di Hans WOLLER Charles S. MAIER Jens PETERSEN Norbert FREI Lutz KLINKHAMMER Filippo FOCARDI Francesco TRANIELLO Maddalena GUIOTTO Pietro SCOPPOLA Hermann GRAML Thomas SCHLEMMER Paolo POMBENI Giovanni BOGNETTI Eckart CONZE Aldo AGOSTI Christoph BUCHHEIM Giorgio MORI Patrizia BATTILANI Francesca FAURI Klaus Dietmar HENKE Wilfried LOTH Martin SABROW Lucio CARACCIOLO Joachim SCHOLTYSECK Gian Enrico RUSCONI”,”Italia e Germania, 1945-2000. La costruzione dell’Europa.”,”Saggi di Hans WOLLER Charles S. MAIER Jens PETERSEN Norbert FREI Lutz KLINKHAMMER Filippo FOCARDI Francesco TRANIELLO Maddalena GUIOTTO Pietro SCOPPOLA Hermann GRAML Thomas SCHLEMMER Paolo POMBENI Giovanni BOGNETTI Eckart CONZE Aldo AGOSTI Christoph BUCHHEIM Giorgio MORI Patrizia BATTILANI Francesca FAURI Klaus Dietmar HENKE Wilfried LOTH Martin SABROW Lucio CARACCIOLO Joachim SCHOLTYSECK Gian Enrico RUSCONI RUSCONI è ordinario di scienza politica presso l’Università di Torino. WOLLER è caporedattore della rivista tedesca “”Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte’. Le sue ricerche vertono la storia sociale e politica del XX secolo in Italia e Germania, i decenni del fascismo, nazismo.”,”GERS-030″
“RUSCONI Gian Enrico / CEPPA Leonardo”,”La problematica dei consigli in Karl Korsch (Rusconi). / La concezione del marxismo in Karl Korsch (Ceppa).”,”””La sconfitta dell’ottobre 1923 mette a nudo la debolezza della strategia consiliare-sindacale proprio nell’anello decisivo del partito. “”Nel momento più alto della crisi inflazionistica, nella tarda estate e autunno del 1923, quando le grandi organizzazioni sindacali cadono in collasso e la repubblica è ancora una volta alle soglie della rivoluzione, sono significativamente i consigli aziendali a guidare i grandi scioperi. Essi entrano in azione con le parole d’ordine del partito comunista, ma non sono affatto organi del partito; questo anzi non riesce a dare al movimento rivoluzionario una direzione coerente e decisa”” (1). Korsch passa drasticamente su posizioni ultrasinistre agli antipodi della tattica precedente, pur conservandone i postulati di fondo ispiratori. Inizia una nuova fase di esperienza politica e teorica alla fine della quale (1929) ci sarà la storicizzazione e relativizzazione anche del progetto consiliare che in mancanza di verifiche di realtà trascinava al suo interno dal 1919 al 1922 tra autocorrezioni e autoconferme troppe aporie. Sarà solo un momento di quel radicale processo di ripensamento critico del marxismo storico che avrebbe caratterizzato l’intero itinerario di Korsch”” (Gian Enrico Rusconi) (pag 1230) (1) Peter V. Oertzen, ‘Betriebsräte in der Novemberrevolution, Düsserldorf, 1963, p. 195 “”In ‘Krise des Marxismus”” (Crisi del marxismo) – un testo che risale al 1931 ma che è stato pubblicato solo recentemente (36) – Korsch parte dalla constatazione di una crisi del marxismo “”come movimento e come teoria””, cercando di individuare la tendenza di un suo possibile superamento. Le cause di tale crisi sono le stesse da lui già indicate in ‘Marxismo e filosofia’: a partire dalla metà dell’ottocento, e in forma definitiva dalla morte di Marx e di Engels, lo sviluppo “”vivente”” del marxismo (‘die lebendige Weiterentwicklung’) ha finito progressivamente con l’arrestarsi e lo spegnersi. Sdogmatizzare e riattivare il marxismo, individuandone l’elemento critico-pragmatico, non può essere in nessun caso il compito di una privata iniziativa di studio e di analisi, ma piuttosto il “”riflesso”” di una ripresa reale del movimento rivoluzionario. Laddove, al posto di tale ripresa, si manifesti una stabilizzazione politica del capitalismo, ecco che il marxismo viene per così dire tendenzialmente falsificato, e la stessa figura di Marx sempre più spinta sullo sfondo dei “”classici”” della filosofia. Condizionata sul piano storico-genetico dagli sviluppi della rivoluzione borghese del primo ottocento, la teoria marxiana sembra potersi riferire solo per intuizione o metafora alla futura rivoluzione proletaria. Sia Marx che Lenin criticarono all’inizio l’idealismo hegeliano, ma furono alla fine costretti – “”in uno spirito di delusione e di parziale fallimento”” – a riaccettare quello stesso idealismo filosofico, che aveva rispecchiato la rivoluzione borghese del passato”” (37). Nelle ‘Thesen zum Vortrag “”Hegel un die Revolution”” (Tesi per la conferenza “”Hegel e la rivoluzione””, 1931) Korsch afferma che la dialettica marxiana e leniniana “”ha soltanto il carattere di una transizione””. Ciò che Marx e Lenin hanno realizzato “”è una teoria della rivoluzione proletaria non come essa si è sviluppata sulla propria stessa base, ma al contrario come emerge dalla rivoluzione borghese, dunque ancora improntata sotto ogni aspetto, nel contenuto come nel metodo, dalle caratteristiche del giacobinismo, ossia dalla teoria della rivoluzione borghese”” (38). Il discorso si fa ancora più esplicito in un articolo del 1938, ‘Marxism and the Present Task of the Proletarian Class Struggle’ (Il marxismo e l’attuale compito della lotta di classe proletaria), dove Korsch contrappone il Marx “”teorico del proletariato”” al Marx “”pubblicista radical-borghese””. Al primo spetta la fondazione teorica della scienza rivoluzionaria della classe operaia. Il secondo si sarebbe invece limitato a mediare ideologicamente (sulle colonne delle ‘Neue Rheinische Zeitung’) le lotte della borghesia tedesca con quelle del proletariato parigino, oppure a propagandare (sulla ‘New York Tribune’) una politica di alleanza democratica contro il dispotismo zarista. Korsch imputa questo dualismo al modello giacobino di rivoluzione che Marx adottò prima del 1848 e che in seguito non rifiutò mai esplicitamente. Anzi, l’opposizione di Marx al proudhonismo e all’anarchismo di Bakunin si spiegano proprio, secondo Korsch, sulla base di questo suo originario privilegiamento del momento ‘politico, partitico e statale della lotta di classe’. “”Marx continuò sempre, dal principio alla fine, a definire il suo concetto di classe in termini sostanzialmente politici e – se non in teoria perlomeno di fatto – a subordinare le molteplici attività svolte dalle masse nella loro quotidiana lotta di classe alle attività svolte in loro favore dai ‘leaders’ politici”” (39). Questi e analoghi spunti critici sembrano messi completamente tra parentesi nella monografia ‘Karl Marx’, uscita in edizione inglese nel 1938 e che rappresenta per così dire il capolavoro della produzione korschiana. In realtà essi si esprimono indirettamente attraverso il principio della specificazione storica, che costituisce uno dei caposaldi teorici del libro”” (pag 1246-1247) [Leonardo Ceppa, La concezione del marxismo in Karl Korsch, (in) Annali Feltrinelli anno XV 1973, 1974] [(36) Nella raccolta korschiana ‘Die Materialistische Geschichtsauffassung und andere Schriften’, a cura di Erich Gerlach, Frankfurt M., 1971, pp. 167-72; (37) Karl Korsch, ‘Ein undogmatischer Zugang’, cit., p. 10; (38) Karl Korsch, Politikon, cit., p: 10; (39) Karl Korsch, Marxismus and the Present Task, cit., p. 118]”,”TEOC-653″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”Gian Enrico Rusconi (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: La teoria critica della società e La scuola di Francoforte. Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori tra cui gli Scritti politici di K. Korsch. Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970, con C. Saraceno). Il presente studio su Weimer è stato realizzato con il contributo della Fondazione Alexander von Humboldt di Bonn-Bad Godesberg.”,”GERG-005-FL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’equilibrio europeo.”,”Gian Enrico Rusconi (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: La teoria critica della società e La scuola di Francoforte. Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori tra cui gli Scritti politici di K. Korsch. Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970, con C. Saraceno).”,”QMIx-063-FL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra.”,”Gian Enrico Rusconi insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino (2005). Con il Mulino ha pubblicato ‘Rischio 1914’ (1987) e altri volumi. Il fallimento del piano tedesco. “”Una parte di responsabilità ricade anche su Moltke, ma l’idea che il piano Schlieffen sia stato travisato e tradito da lui, così da bruciare sulla Marna una sicura vittoria tedesca, è una leggenda. A torto Moltke è stato presentato come un militare incapace e nevrotico, un pessimista culture di teosofia. Certo, non ha la quasi ascetica professionalità del so predecessore, ma non è neppure l’incompetente dalla psicologia labile quale è descritto da una certa letteratura anni venti e trenta. Moltke è un uomo travolto da una responsabilità che trascende la sua persona. Non dimentichiamo che l’impresa di guerra della Germania nell’agosto 1914 risponde alla mentalità dell’intero militare che si identifica nel mitico Schlieffen. Non è il pessimismo cosmico di Moltke ad accelerare i tempi della mobilitazione facendo precipitare irreversibilmente la crisi. Assai più risoluto di lui a scatenare il conflitto è l’influente ministro della guerra. Erich von Falkenhayn, che è un freddo tecnico della guerra che prenderà il posto di Moltke dopo la sconfitta della Marna e guiderà l’esercito tedesco nel periodo critico tra l’autunno 1914 e la primavera 1915. Accogliendo la lezione di Schlieffen, Moltke e il vertice militare tedesco, salvo poche eccezioni, condividono l’assunto che la battaglia decisiva vada cercata in occidente contro la Francia. Gli elementi di novità che sono introdotti nella stesura originaria del piano Schlieffen mirano a ridurre l’aleatorietà di uno sbilanciamento eccessivo sull’ala destra, con il pericolo che questa possa essere addirittura tagliata fuori da una mirata e riuscita controffensiva francese. Il rafforzamento dell’ala sinistra tedesca (in Lorena e Alsazia) sventa questa eventualità, aprendo addirittura la possibilità di muoversi chiudendo anche da est il cerchio attorno ai francesi. (…) Insomma le misure innovative introdotte da Moltke non vanno considerate semplicemente come un indebolimento del piano originario ma il tentativo di correggerne alcuni punti deboli, di cui Schlieffen era consapevole”” (pag 75-76)”,”QMIP-032-FV”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Hilferding e l’esperienza socialista di Weimar.”,”Citato l’articolo di Massimo L. Salvadori, ‘Attualità di Kautsky’, in Mondoperaio, gennaio 1977 e il volume di Rusconi ‘La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia’, Einaudi, 1977 Rottura tra comunisti e socialisti Polemica Hilferding vs Gregor Strasser, leader della ‘sinistra’ nazionalsocialista in parlamento nel maggio 1932 (nazismo) “”Il concetto centrale è quello di “”capitalismo organizzato””, sviluppato in maniera abbastanza costante anche se elastica da Hilferding. Su questa base Hilferding conduce a termine l’oeprazione di legittimazione teorica della strategia socialdemocratica wemariana che definiremo sinteticamente “”istituzionalista”” (pag 63)”,”MGEK-002-FGB”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Hilferding e l’esperienza socialista di Weimar. (Saggi e dibattiti)”,”‘È tempo infatti per un ripensamento maturo dell’intera esperienza socialdemocratica tedesca e dei suoi maggiori esponenti (come ha già iniziato a fare, anche su questa rivista, Massimo Salvadori con le sue penetranti osservazioni su Kautsky) (1)’ (pag 63) (1) ML Salvadori, Attualità di Kautsky, in Mondoperaio gennaio 1977″,”TEOC-034-FGB”
“RUSCONI Roberto”,”Profezia e profeti alla fine del Medioevo.”,”Roberto Rusconi è professore di Storia del Cristianesimo presso l’Università dell’Aquila.”,”STMED-035-FSD”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’equilibrio europeo.”,”RUSCONI Gian Enrico (Meda, 1938), storico, politologo, Professore emerito di Scienze politiche presso l’Università di Torino. Laureato in Filosofia, Docente di Sociologia nel 1968 presso la facoltà di sociologia di Trento. Si dedica allo studio della storia della Germania nel Novecento. È stato Direttore Ist. Storico italo-germanico di Trento dal 2005 al 2010. Editorialista La Stampa, Visiting Professor Freie Universitat di Berlino.”,”QMIx-163-FSL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Scambio, minaccia, decisione. Elementi di sociologia politica.”,”Gian Enrico Rusconi è ordinario di sociologia nell’Università di Torino. Ha scritto ‘La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia’ (1977) e ‘Intellettuali e società contemporanea’ (1980). “”Sovrano è chi decide dello stato d’eccezione”” (C. Schmitt) (pag 144) Decisionismo democratico (E.W. Bockenforde) Decisionismo critico (Lübbe)”,”TEOS-352″
“RUSCONI Gian Enrico”,”1914: attacco a Occidente.”,”Gian Enrico Rusconi ha insegnato Scienza politica nell’Università di Torino. Fra i suoi numerosi libri segnaliamo: ‘RIschio 1914. Come si decide una guerra’ (1987), ‘L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra’ (2005), ‘Cosa resta dell’Occidente’ (2012). Libri di Gian Enrico Rusconi Gian Enrico Rusconi Gian Enrico Rusconi è professore emerito di Scienza politica presso l’Università di Torino, fellow del Wissenschaftskolleg di Berlino e nel 1997 ha vinto la Goethe-Medaille, assegnata dai Goethe-Institute tedeschi agli studiosi stranieri che hanno contribuito all’arricchimento dei rapporti tra la cultura tedesca e l’estero. Tra le sue opere ricordiamo: La crisi di Weimar (Einaudi, 1977); L’eredità di Weimar (Donzelli, 1999); e tra i titoli più recenti: Germania Italia Europa (Einaudi, 2003), Non abusare di Dio. Per un’etica laica (Rizzoli, 2007), L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra (il Mulino, 2009), Berlino. La reinvenzione della Germania (Laterza, 2009), Cavour e Bismarck. Due leader fra liberalismo e cesarismo (il Mulino, 2011), Cosa resta dell’Occidente (Laterza, 2012); ha curato inoltre Estraniazione strisciante tra Italia e Germania? (il Mulino, 2008). Con Feltrinelli ha pubblicato Marlene e Leni. Seduzione, cinema e politica (2013). (Ibs) Seconda guerra mondiale. Il contesto politico diplomatico del 1939 a confronto con quello del 1914 “”Nell’agosto 1939, quando la crisi politico-diplomatica culmina nell’invasine tedesca della Polonia, gli schieramenti internazionali hanno una somiglianza apparente con quelli della seconda metà del luglio 1914, quando la spedizione punitiva austriaca contro la Serbia innescava il conflitto generale. La Grande Germania infatti, che nel 1938 ha annesso l’Austria, sfida le due potenze occidentali Francia e Gran Bretagna, garanti della Polonia, come nel 1974 le aveva sfidate in quanto garanti della Serbia, che godeva innanzitutto del sostegno della Russia zarista. … finire (pag 221-222) (pag 224-225)”,”QMIP-289″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Rischio 1914. Come si decide una guerra.”,”Gian Enrico Rusconi, è professore di Scienza della politica nell’Università di Torino (1987). Ha pubblicato vari saggi tra cui ‘La crisi di Weimar’ (1977), ‘Teoria critica della società’ (1968), ‘Scambio, minaccia, decisione’ (1984). “”Lo scoppio della prima guerra mondiale è un evento che ha sempre attratto gli storici, i politologi, gli studiosi della teoria delle decisioni e delle crisi, dando luogo a un ampio spettro di interpretazioni, dalla vecchia tesi dell’ «assalto al potere mondiale» a quelle più recenti dell’involontario scivolamento nel conflitto, come esempio negativo di «crisi management». Questo volume – dedicato all’analisi di quegli eventi passati, ma anche alla riflessione sulla «possibile guerra futura» – intreccia, in maniera feconda e originale, due diverse tradizioni di ricerca: analisi storiografica e modelli interpretativi tratti dalla letteratura politologica contemporanea. Ciò che interessa all’autore, infatti, è la ricostruzione del processo decisionale che, nella crisi del luglio 1914, portò alla guerra. Il volume ripercorre così l’affannoso e drammatico intrecciarsi di eventi tra l’assassinio di Sarajevo e la messa in moto delle mobilitazioni militari del luglio-agosto 1914: i protagonisti individuali e la complessa trama politico-diplomatica, il piano Schlieffen e le decisioni politico-militari, la battaglia della marna e i limiti del comando tedesco. Il dilemma della sicurezza e l’idea di rischio – intesa come strategia soggettiva di chi decide e come situazione oggettiva in cui tutti gli attori sono coinvolti – sono concetti che l’autore utilizza maggiormente nella sua analisi. Sono anche i concetti che gli consentono di collegare più direttamente il passato al presente”” (quarta di copertina)”,”RAIx-007-FGB”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Egemonia vulnerabile. La Germania e la sindrome Bismarck.”,”Gian Enrico Rusconi ha insegnato Scienza politica nell’Università di Torino. Con il Mulino ha pubblicato ‘Se cessiamo di essere una nazione’ (1993), ‘Resistenza e posffascismo’ (1995), ‘Patria e repubblica’ (1997), ‘L’azzardo del 1915’ (2009), ‘Cavour e Bismarck’ (2011), ‘1914: attacco a occidente’ (2014). I ‘metternichiani’. Confronto Kohl – Bismarck “”Nel suo confronto tra la fondazione del Reich e la riunificazione del 1990 lo storico e politologo Hans-Peter Schwarz (4) vede in questo atteggiamento un’analogia con la diffidenza che i «metternichiani» avevano verso ogni movimento nazionale popolare al tempo di Bismarck. Questa analogia era già stata evocata da Willy Brandt con intenti polemici nei confronti di Egon Bahr e Günter Grass, da lui etichettati «piccoli Metternich». Bahr stesso avrebbe ammesso più tardi che Brandt glielo aveva rimproverato con un significativo accostamento aggiornato a Kissinger: «Tu da noi sei quello che Kissinger era con Nixon. Con la differenza che Kissinger aveva più potere di questa piccola ‘Bundesrepublik’. Ma nel vostro modo di pensare siete entrambi come Metternich» (5).”” (pag 96) [(4) Hans-Peter Schwarz, ‘Reichsgründung und Wiedervereinigung’, in Mayer, a cura, ‘Bismarck. Der Monolith’, cit., pp. 328-352; (5) Schwarz, idem, p: 335. Secondo la testimonianza di Brigitte Seebacher Brandt el 21 novembre 1989 sulla “”Frankfurter Allgemeine Zeitung””]”,”GERV-073″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Resistenza e postfascismo.”,”Gian Enrico Rusconi insegna Scienza della politica nell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rischio 1914’ (1987), ‘Capire la Germania’ (1990), ‘Se cessiamo di essere una nazione’ (1993). Gli inglesi, l’ombra della crisi greca sulla Resistenza italiana. “”Ma l’evento che aggrava in maniera decisiva il quadro generale agli occhi dei massimi vertici politici Alleati è il contemporaneo precipitare della situazione in Grecia con il prodursi di una insurrezione comunista che, tra l’altro, distoglie uomini e mezzi dal teatro italiano. È difficile sopravvalutare lo shock di questo evento anche su un uomo come Macmillan, responsabile dell’intero teatro mediterraneo, e costretto per settimane a fare da spola tra Napoli-Roma e Atene. Da mesi Macmillan era in allarme per la situazione greca (48) e non è certamente un caso che ogni volta che parla di partigiani italiani tira fuori l’esempio greco, a partire dal giorno stesso (17 novembre) in cui approva preventivamente gli accordi con il CLNAI (49). Alcune settimane dopo (7 dicembre 1944) Macmillan annota nel suo diario. «Quel che è successo in Grecia è chiaro. Se cediamo adesso, compiremo il primo atto di accomodamento al fascismo di sinistra nel paesi liberati. Intendo dire daremo via libera alla dittatura del proletariato» (50). Questo atteggiamento tuttavia non impedisce che lo stesso Macmillan difenda gli accordi con il CLNAI contro le proteste del Foreign Office (51). Anche il generale Alexander in una riunione del Comitato politico del Quartiere generale alleato, il 19 dicembre, di fronte ad una ennesima obiezione, replica di «giudicare vantaggioso un eventuale accordo tra governo italiano e CLNAI. Non avrebbe però preso in considerazione ‘alcuna’ modifica dell’accordo da lui stipulato con il CLNAI» (52). Come si vede, nonostante tutto, gli Alleati tengono distinte le due diverse situazioni politico-militari in Grecia e in Italia. Il caso greco funge solo da allarme rosso per non perdere il controllo anche in Italia. Non tutti gli uomini della Resistenza italiana capiscono la gravità che la questione greca riveste per i responsabili militari e politici inglesi, in difficoltà anche con l’opinione pubblica in patria e con l’alleato americano. Alcuni comunisti, travolgendo il senso della vicenda, arrivano a considerare il caso greco poco più che un pretesto per colpire il movimento italiano. Vedono nell’intervento armato inglese la conferma dell’ostilità verso tutti i movimenti di Liberazione nazionale guidati dai comunisti – dimenticando l’appoggio rilevante che gli stessi inglesi stanno fornendo a Tito. In realtà il comportamento britannico nell’area mediterranea e balcanica non si spiega tanto con l’anticomunismo quanto con la preoccupazione di perdere influenza in zone geografiche ritenute vitali. Proprio alla vigilia del rientro della delegazione nell’Italia settentrionale il generale Alexander è fatto segno di fucilate ad Atene. È inevitabile che ritornino gli interrogativi «i partigiani italiani nei ranghi dei quali le forze comuniste o figuranti tali sono in maggioranza, come si comporteranno? Continueranno a combattere fino alla Liberazione? Consegneranno poi le armi o le adopereranno contro gli Alleati, sull’esempio dei greci? Il CNLAI resterà compatto in questi mesi o le differenze politiche lo disuniranno? (53). Sono domande che si pone lo stesso Pizzoni cercando di dare ad essi una risposta che rassicuri gli amici del SOE improvvisamente diventati «dubitosi e angustiati»”” (pag 92-93) [Gian Enrico Rusconi, ‘Resistenza e postfascismo’, Il Mulino, Bologna, 1995] [(48) Il 12 settembre 1944 scrive sul suo diario: «I tedeschi stanno abbandonando le isole del mar Egeo e il Peloponneso e si verifica un vuoto che qualora non fosse colmato da un legittimo governo greco, ecco che l’Elan/Elas si arrogherà senza dubbio il potere e così nei Balcani verrà installato un altro regime comunista (o brigantesco). E allora dove sarà andato a finire il prestigio britannico?» (‘Diari di guerra’, p. 709); (49) «Stiamo già lavorando ad un progetto per smobilitare i partigiani dopo la Liberazione non volendo che succeda in Italia quello che si è permesso che succedesse in Grecia» (Ibidem, p. 795); (50) Queste frasi sono precedute da annotazioni altrettanto significative: «La Grecia è ormai in stato di rivoluzione, l’Italia continua a non avere un governo. In entrambi i casi ci siamo separati dal nostro alleato americano e gran parte dell’opinione pubblica inglese si mostra turbata o ostile» (ibidem, pp. 812-13); (51) «30 dicembre 1944. Ci sono stati guai a riguardo di un accordo tra il CLNAI, il quartier generale alleato e il governo italiano. Il Foreign Office ha tirato le cose per le lunghe in maniera pedantesca. Sono convinto che Alexander abbia fatto benissimo a decidere come ha deciso e il l’ho appoggiato, telegrafando in questo senso al Foreign Office» (in Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza’, Milano, Angeli, 1988, p. 854); (52) In Deakin, ‘Lo Special Operations Executive e la lotta partigiana’, cit, p. 21; (53) Pizzoni, ‘Alla guida del CNLAI’, cit., p. 130]”,”ITAR-001-FMB”
“RUSE Michael”,”Sociobiologia. Una scienza controversa.”,”Michael Ruse, filosofo della scienza e storico della biologia ha insegnato nell’Università di Guelph, Ontario, Usa.”,”SCIx-004-FMDP”
“RUSPANTI Roberto a cura, scritti e contributi di Lajos ANTAL József ANTALL Federigo ARGENTIERI Gellért BÉKÉS Antonello BIAGINI George BISZTRAY Francesco BONO Francesco CACCAMO Carla CORRADI MUSI Gianfranco COSATTI Andrea CSILLAGHY Pasquale FORNARO Cinzia FRANCHI Árpád GÖNCZ Francesco GUIDA Gábor HAJNÓCZI Miklós HUBAY János KELEMEN Katalin KISS Andrzej LITWORNIA Mario LIZZERO Luigi MARCOLUNGO Géza MIHÁLYI Indro MONTANELLI Zsuzsa ORDASI Mária ORMOS Sergio PERUCCHI Bruno POLESE János M. RAINER György RÉTI Roberto RUSPANTI Fulvio SALIMBENI Péter SÁRKÖZY Katalin SOMLAI András SZIGETHY László SZÖRÉNYI Ervin TAMÁS Bianca VOLOTA”,”Ungheria 1956. La cultura si interroga. La rivoluzione patriottica e democratica d’Ungheria nello specchio di letteratura, storia, pubblicistica, politica, diplomazia, economia, arte.”,”Ungheria 1956, la cultura si interroga, mette volutamente da parte ogni ‘leziosità accademica’ (anche nella strutturazione e nell’impaginazione del libro) e si offre al lettore italiano quale efficace strumento di attenta riflessione su quel grandioso avvenimento che fu la rivoluzione d’Ungheria del 1956, di cui nel 1996 celebriamo il 40° anniversario.”,”MUNx-012-FL”
“RUSS Jacqueline a cura, testi di RICARDO SISMONDI OWEN SAINT-SIMON FOURIER TRISTAN PROUDHON CABET DEZAMY BLANQUI HEGEL RUGE BAUER STIRNER FEUERBACH HESS WEITLING ENGELS”,”La pensée des précurseurs de Marx.”,”RUSS Jacqueline agrégée de l’Université- Engels vs Malthus “”Malthus prétend que la population pèse toujours sur les moyens de subsistance. Suivant lui, quand la production augmente, la population s’accroît dans le même rapport. Cette tendance inhérente à la population de progresser en dehors de toute proportion avec les moyens de subsistance disponibles, serait la cause de toute misère et de toute vie. Si les hommes sont en trop grand nombre, il faut s’en débarasser d’une façon quelconque (…). Faut-il développer davantage, faut-il pousser jusque dans ses dernières conséquences cette doctrine infâme, cet abominable blasphème lancé à la nature, à l’humanité? Nous avons porté à son comble l’immoralité de l’économiste. Comparées à cette théorie, que sont donc toutes les guerres, toutes les horreurs du système monopoliste? Et cependant, elle est la conclusion du système libéral, de la liberté du commerce. Sa chute entraînera la ruine de tout l’édifice. Si l’on a prouvé que la concurrence est bien la cause de la misère, de la pauvreté et du crime, qui donc osera encore lui donner la parole? …. Si Malthus s’était montré moins partial, il aurait vu que la surabondance de population ou de la force de travail est liée à une surabondance de richesse, à une surabondance de capital, à une surabondance de propriété foncière. La population n’est excessive. L’état de tout pays surpeuplé, de l’Angleterre, par exemple, à l’époque où écrivait Malthus, le montre très clairement. Tels étaient les faits que cet économiste devait considérer dans leur ensemble. Leur examen l’eût conduit à des résultats exacts. Au lieu de procéder ainsi, il en retient un, néglige les autres sans s’en préoccuper: il aboutit aux conclusions les plus insensées… (L’économiste) est tellement enfoncé dans ses contradictions que le faits les plus frappants ne le touchent pas plus que les principes les plus scientifiques”” [F. Engels, ‘Essai sur une critique de l’économie nationale’ (in) “”Le mouvement socialiste””, août-septembre 1905, p. 26 sq.] [(in) Jacqueline Russ, a cura, ‘La pensée des précurseurs de Marx’, Paris, 1973] (pag 335-336)”,”SOCU-202″
“RUSSELL Bertrand”,”L’ autobiografia 1872 – 1914. Volume primo. 1872- 1914. Dalla regina Vittoria a Lenin.”,”RUSSELL (Bertrand), scrittore, filosofo e matematico inglese (Trellek, Galles, 1872 – Penrhyndeudraeth, Galles, 1970). Discendente da una illustre famiglia, poté godere di una educazione molto libera e varia, arricchita da viaggi e da multiformi esperienze di vita. Lettore di filosofia nel Trinity College di Cambridge dal 1910, durante la prima guerra mondiale fu destituito (1916) per essere sceso in campo in difesa del pacifismo e dell’ obiezione di coscienza. Nel 1918 scontò per le stesse ragioni sei mesi di prigione, durante i quali scrisse l’Introduzione alla filosofia matematica (1919). Dopo la guerra viaggiò in Russia e in Cina, diresse con la collaborazione della seconda moglie una scuola privata in Inghilterra (1927-1932) e insegnò, a partire dal 1938, in alcune delle maggiori università americane, resistendo con giovanile coraggio alle pressioni dell’opinione pubblica conservatrice, irritata dalla spregiudicatezza delle sue prese di posizione politiche. Dal 1944 tornò a vivere in Inghilterra, continuando instancabilmente la sua attività di”,”UKIx-049″
“RUSSELL Bertrand”,”L’ autobiografia, 1872 – 1914. Volume secondo. 1914 – 1944. Da Freud a Einstein.”,”RUSSELL ha elaborato, e personalmente incarnato, l’ideale di un uomo dalla ragione vigile, amante della vita e sempre aperto alla revisione delle proprie opinioni, in netto contrasto con le unanimità fideistiche e i conformismi di massa. La sua battaglia per la ragione ha perseguito l’obiettivo capitale della sopravvivenza dell’uomo e della sua dignità. Della sterminata produzione del filosofo (che ha fatto anche un’escursione nel campo della narrativa, con i racconti riuniti in Satana nei sobborghi, 1953) si ricordano qui solo alcuni titoli indicativi: La nostra conoscenza del mondo esterno e i metodi scientifici (1914), Vie verso la libertà: socialismo, anarchismo, sindacalismo (1918), Misticismo e logica(1918), Il bolscevismo (1920), Analisi della mente (1921), L’ABC degli atomi (1923), L’ABC della relatività (1925), La materia (1927), Perché non sono cristiano (1927), Matrimonio e morale (1929), La conquista della felicità (1930), Educazione e ordine sociale (1932), Storia della filosofia occidentale (1945), Autorità e individuo (1949).”,”UKIx-050″
“RUSSELL Bertrand”,”Storia delle idee del secolo XIX.”,”””La convinzione di un intimo nesso fra filosofia e politica, che Marx, in comune con tutto il suo gruppo, aveva accettato come un assioma nei suoi anni di studente, rimase parte del suo ‘credo’. “”La filosofia – egli diceva in quel tempo – non può essere realizzata senza l’ascesa del proletariato; e il proletariato non può ascendere senza la realizzazione della filosofia””. Per i popoli di lingua inglese, che non prendono sul serio la filosofia, codesto può sembrare un pensiero strano, salvo che non abbiano imparato ad accettare il ‘credo’ comunista; per Marx, in questo caso, sembra, la realizzazione della filosofia aveva la stessa importanza dell’ascesa del proletariato. Egli infatti era bene incamminato verso la teoria che tutta la filosofia è l’espressione delle condizioni economiche. La sua amicizia con Engels ebbe inizio a quest’epoca, a Parigi, nel 1844, Engels era di due anni più giovane di lui e aveva subito nei suoi anni universitari le stesse influenze intellettuali; ma suo padre possedeva filande di cotone in Germania e a Manchester; e a Manchester egli era stato mandato a lavorare nell’azienda familiare. Ciò gli aveva procurato una conoscenza di prima mano dell’industrialismo del tempo e delle condizioni di una fabbrica inglese in un periodo assai brutto. In quel tempo egli stava scrivendo il suo libro sulle condizioni della classe operaia inglese, in cui si serví con forza dello stesso tipo di materiale di cui si serví poi Marx nel primo volume del ‘Capitale’. E’ un’opera concreta, piena di fatti, tratti da fonti ufficiali, pessimista per il presente ma piena di speranza di una rivoluzione proletaria nel prossimo futuro. Quest’opera ci permette di giudicare dell’importanza da attribuire a Engels nell’opera comune dei due uomini. Marx, finché non incontrò Engels, rimase troppo accademico. Vi erano mali sul continente forse così gravi come in Inghilterra, ma erano meno moderni e meno adatti a farne un atto d’accusa contro il capitalismo. Engels ridusse sempre al minimo la sua parte in tutto quello che fece insieme a Marx, ma senza dubbio essa fu molto grande. E soprattutto egli indirizzò per primo l’attenzione di Marx verso il genere di fatti più acconci a conquistare il consenso alla sua teoria economica. La concezione materialistica della storia, almeno nelle sue linee principali, sembra essere stata scoperta indipendentemente dai due uomini, prima che cominciasse la loro collaborazione””. (pag 217-218) [Bertrand Russell, Storia delle idee del secolo XIX, 1985] (Le pagine si riferiscono alla edizione CDE 1985)”,”TEOP-086″
“RUSSELL Lord”,”Il flagello della svastica. Breve storia dei delitti di guerra nazisti.”,”RUSSELL Lord dal 1946 al 1951 fu consulente del Comando delle Forze Armate per i delitti di guerra nazisti giudicati da tribunali britannici; ed ebbe così modo di accedere a documenti di prima mano. La magistratura britannica cercò di opporsi alla pubblicazione di questo libro, ed egli preferì dimettersi piuttosto che tacere. “”Milioni di persone furono deportate in schiavitù: messi a morte migliaia di ostaggi e di prigionieri catturati per rappresaglie ingiustificate; decine di città e villaggi rasi al suolo; (…) Tutte le materie prime, i rottami e le macchine furono portati via e usati per l’ economia tedesca; in tutti i territori invasi i tedeschi si impadronirono di tutti i tesori d’ arte, i mobili, i tessuti. Nell’ agosto 1942, rivolgendosi a un gruppo di autorità di occupazione tedesca, Göring disse: “”Dio sa che voi non siete stati mandati là a lavorare per il benessere del popolo che vi è affidato, ma per trarne il massimo, in modo che il popolo tedesco possa vivere. Questo attendo dal vostro sforzo. Questo eterno riguardo per gli stranieri deve cessare, ora, e per sempre. A me non importa se il popolo che vi è affidato soffre la fame.”” (pag 84-85) “”Inoltre ecco quanto stabiliva, almeno sin dal secolo XVII, un’ autorità quale quella di Grozio, nel suo ‘De jure belli ac pacis’, di cui lord Wright, nel suo articolo, citava questo brano: ‘Non si devono mettere a morte ostaggi a meno che essi non abbiamo commesso offesa… nell’ antichità era opinione comune che ciascuno avesse sulla propria vita lo stesso diritto che sulle cose di sua proprietà, e che questo diritto potesse, per consenso tatico od esplicito, passare dall’ individuo allo Stato. Per questo non c’è da meravigliarsi se leggiamo che furono messi a morte ostaggi personalmente innocenti, per delitti compiuti dal loro Stato. Ma ora che sappiamo essere la potestà sulla vita riservata d Dio, ne segue che nessuno, per suo consenso, può dare ad altri diritto sulla vita, sia la propria, sia quella di un concittadino””.”” (pag 85)”,”GERN-070″
“RUSSELL Bertrand NEARING Scott, a debate between”,”Bolshevism and the West. Can the Soviet Idea take hold of England America and France?”,”Scott NEARING ritiene che sia possibile che l’ idea bolscevica si diffonda in Occidente. RUSSELL pensa di no.”,”RIRO-218″
“RUSSELL Greg”,”Hans J. Morgenthau and the Ethics of American Statecraft.”,”RUSSELL Greg è professore assistente di scienze politiche alla Northeast Louisiana University.”,”USAP-042″
“RUSSELL A.G.”,”Colour, Race and Empire.”,”””Da ogni punto di vista le aree coloniali sono particolarmente vulnerabili a quelle violente depressioni che caratterizzarono, veramente quasi solamente, gli anni 1926-1936. …). Sintetizziamo la situazione con la seguente tabella: Tra il 1926 e il 1932 c’è stata la caduta dei prezzi delle merci in gomma da 79 a 3; seta, 7 a 1; stagno, 70 a 19; rame, 21 a 5; cotone, 22 a 5, zucchero 3.5 a 6. Possiamo anche citare il prezzo del grano degli Stati Uniti, che cade da 2.6 dollari nel 1920 a 44 cents nel 1933.”” (pag 244)”,”PVSx-027″
“RUSSELL Bertrand”,”Socialismo anarchismo sindacalismo.”,”””Una delle cose più orrende del commercialismo è il modo come esso avvelena i rapporti fra uomini e donne. Si riconoscono generalmente i mali della prostituzione, ma, per grandi che essi siano, gli effetti delle condizioni economiche sul matrimonio a me sembrano ancora peggiori. Quasi sempre, nel matrimonio, c’è un accenno a una compravendita, all’ acquisto di una donna a condizione di mantenerla ad un certo livello di benessere materiale. Molto spesso, un matrimonio quasi non si differenzia dalla prostituzione, se non per il fatto che è più difficile uscirne. Tutto il fondamento di questi mali è economico. Cause economiche fanno sì che il matrimonia sia materia di mercanteggiamento e di contratto, in cui l’ affetto è del tutto secondario, e la sua mancanza non rappresenta affatto un motivo riconosciuto per liberarsene. Il matrimonio dovrebbe essere un incontro libero e spontaneo di un istinto reciproco, pieno di una felicità non scevra di un sentimento affine al sacro rispetto: (…)”” (pag 254-55)”,”TEOC-239″
“RUSSELL MEAD Walter”,”Il serpente e la colomba. Storia della politica estera degli Stati Uniti d’ America.”,”Walter RUSSELL MEAD si è laureato a Yale ed è uno dei massimi esperti americani di politica estera e di economia internazioale. Ha scritto diversi saggi e collabora a ‘Worth’, e al ‘Los Angeles Times’. E’ autore di ‘Mortal Splendor: The American Empire in Transition’. E’ Senior Fellow per la politica estera presso il Council of Foreign Relations. “”Lungo quasi tutta questa storia la filosofia hamiltoniana relativa alla politica americana in Estremo Oriente fu guidata da principi che mutarono ben poco fino al cataclisma che dilagò in Asia, negli anni Quaranta del Novecento. E anche allora i cambiamenti furono superficiali: la filosofia americana a riguardo dell’ Estremo Oriente, oggi, discende visibilmente dai punti di vista di uomini come Adams e Perry”” (pag 141)”,”USAP-054″
“RUSSELL Bertrand”,”Teoria y practica del bolchevismo.”,”Nota preliminare. “”Questo libro è stato scritto nel 1920, si ristampa oggi senza cambiamenti, eccetto in due aspetti. Da una parte, ho omesso un capitolo di cui non fui autore. D’altra parte, mi è parso necessario, per adattarmi all’ uso moderno, cambiare la parola “”comunismo”” con “”socialismo”” in molti passi. Nel 1920 non si aveva la chiara distinzione che oggi si tra i due termini, e senza il citato cambiamento si protrebbero produrre delle confusioni. (…)””. (pag 5)”,”RIRO-282″
“RUSSELL Bertrand”,”Introduzione alla filosofia matematica.”,”””L’ asimmetria, cioè la proprietà di non ammettere reciprocità, è una caratteristica d’ interesse ed importanza eccezionali””. (pag 56)”,”SCIx-220″
“RUSSELL Bertrand”,”Il potere. Una nuova analisi sociale.”,” “”Fin quando i bolscevichi non sciolsero l’ Assemblea costituente, al principio del 1918, si poteva ritenere che la democrazia parlamentare dovesse avere la meglio in tutto il mondo civile. I movimenti di allontanamento dalla democrazia non sono però cosa nuova. Essi si verificarono in molti Stati-città greci, a Roma con la creazione dell’ Impero, e nelle repubbliche commerciali dell’ Italia medievale. E’ possibile individuare i principi generali determinanti i diversi sviluppi verso la democrazia o in senso contrario? Le due grandi forze che per il passato hanno lavorato contro la democrazia sono la ricchezza e la guerra. (…)””. (pag 213)”,”TEOS-124″
“RUSSELL Bertrand”,”Perché non sono cristiano. (Tit.orig.: Why I Am not A Christian)”,”””Nella situazione, così come l’ho descritta, vi è però un aspetto incoraggiante: in America, la tirannia della maggioranza, cosa non nuova, è meno forte di cento anni fa. Chiunque può trarre questa conclusione leggendo ‘Democrazia in America’ del De Tocqueville. Vi si leggono molte cose che sono ancora attuali, mentre altre non rispondono più a verità. Non trovo giusta, ad esempio, l’osservazione che “”negli Stati Uniti si dedica minore attenzione alla filosofia che in qualsiasi altro paese del mondo civile””. Mi sembra, invece, che qualcosa di applicabile ai nostri giorni ci sia nel seguente passo: “”In America, la maggioranza erige enormi barriere alla libertà di opinione: un autore può scrivere ciò che gli aggrada entro i limiti di queste barriere. Se vuole oltrepassarle, dovrà pentirsene. Non lo minacciano i terrori di un autodafé, ma è vessato e angariato dal biasimo popolare e la sua carriera politica è troncata dal momento che ha osato mettersi contro l’unica autorità in grado di favorire il suo successo. Ogni specie di ricompensa, anche quella della fama, gli è negata. Prima egli credeva che le sue opinioni fossero condivise da molti, ma non appena le rende pubbliche, viene clamorosamente aggredito dalla censura dei suoi potenti avversari, mentre quelli che pensano come lui non hanno il coraggio di parlare e lo abbandonano al suo destino. Alla fine, egli si arrende e si chiude in se stesso, come se fosse tormentato dal rimorso per avere detto la verità””.”” (pag 175) 2° copia (REL-051) “”I difensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. Si è tentati di pensare che si servano della morale come di legittimo sfogo al loro desiderio di fare del male agli altri; il peccatore rappresenta un buon bersaglio e perciò, bando alla tolleranza!”” (pag 50) “”Le vittime degli aztechi venivano uccise all’improvviso e poi mangiate, ma la loro sofferenza duravaun attimo, mentre quella inflitta ai bambini nati in ambienti miserevoli e infetti dura quanto la vita. E’, quest’ultima, una sofferenza ben più grande, deliberatamente voluta da ecclesiastici e da politici in nome della morale. Se un minimo di amore o di pietà per i fanciulli albergasse nei loro cuori, non potrebbero perpetuare un codice morale che implica diaboliche crudeltà. In tutti gli stadi dell’educaizone, l’influenza della superstizione è disastrosa. Il bambino, in generale, ha l’abitudine di pensare; uno degli scopi degli attuali sistemi educativi è di combattere questa abitudine. Le curiosità su argomenti scabrosi vengono rintuzzate con: “”zitto! non sta bene!”” e con un castigo. Si ricorre all’emozione collettiva per instillare certi miti, specie di carattere nazionalistico. Capitalisti, militaristi ed ecclesiastici tengono d’occhio l’educazione della gioventù, perché tutto il loro potere dipende dal dilagare dell’emotività e dal corrispondente esaurirsi dello spirito critico””. (pag 51)”,”FILx-414″
“RUSSELL Bertrand”,”Perché non sono cristiano. (Tit.orig.: Why I Am not A Christian)”,”2° copia “”I difensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. Si è tentati di pensare che si servano della morale come di legittimo sfogo al loro desiderio di fare del male agli altri; il peccatore rappresenta un buon bersaglio e perciò, bando alla tolleranza!”” (pag 50) “”Le vittime degli aztechi venivano uccise all’improvviso e poi mangiate, ma la loro sofferenza duravaun attimo, mentre quella inflitta ai bambini nati in ambienti miserevoli e infetti dura quanto la vita. E’, quest’ultima, una sofferenza ben più grande, deliberatamente voluta da ecclesiastici e da politici in nome della morale. Se un minimo di amore o di pietà per i fanciulli albergasse nei loro cuori, non potrebbero perpetuare un codice morale che implica diaboliche crudeltà. In tutti gli stadi dell’educazione, l’influenza della superstizione è disastrosa. Il bambino, in generale, ha l’abitudine di pensare; uno degli scopi degli attuali sistemi educativi è di combattere questa abitudine. Le curiosità su argomenti scabrosi vengono rintuzzate con: “”zitto! non sta bene!”” e con un castigo. Si ricorre all’emozione collettiva per instillare certi miti, specie di carattere nazionalistico. Capitalisti, militaristi ed ecclesiastici tengono d’occhio l’educazione della gioventù, perché tutto il loro potere dipende dal dilagare dell’emotività e dal corrispondente esaurirsi dello spirito critico””. (pag 51)”,”RELx-052″
“RUSSELL Francis”,”La tragedia di Sacco e Vanzetti. (Tit.orig.: Tragedy in Dedham. The Story of the Sacco-Vanzetti Case)”,”RUSSELL Francis (1910-1989) storico e giornalista, ha scritto di vari argomenti, dall’arte alla storia. Tra i suoi studi pubblicati vi sono le biografia di Joyce, Kafka, Gertrude Stein, Dürer e Warren Harding.”,”MUSx-241″
“RUSSELL Bertrand”,”Teoria e pratica del bolscevismo (1920).”,”””Il bolscevismo è aristocratico all’interno e bellicoso all’esterno. Sotto molti aspetti i bolscevichi ricordano il modello della ‘public-school’ inglese: hanno tutti i tratti positivi e negativi di un’aristocrazia giovane e vitale. Sono coraggiosi, energici, abili al comando, sempre pronti a servire lo Stato; dall’altro lato sono dittatoriali, e non hanno alcun riguardo per le plebi. Sono praticamente gli unici ad avere in mano il potere e di conseguenza godono di innumerevoli vantaggi”” (pag 35) “”Il vero comunista è un convinto internazionalista. A Lenin, per esempio, da quanto ho potuto giudicare, i problemi degli altri paesi non stanno meno a cuore di quelli della stessa Russia; la Russia è attualmente la protagonista della rivoluzione sociale, e, come tale, preziosa per il mondo, ma posto di fronte a una alternativa, Lenin sacrificherebbe la Russia piuttosto che la rivoluzione”” (pag 37) “”Se i bolscevichi resteranno al potere, c’è da temere seriamente che il loro comunismo scomparirà, e che somiglieranno sempre di più a qualsiasi altro governo asiatico”” (pag 38) Lenin visto da Bertrand Russell. “”Subito dopo il mio arrivo a Mosca ebbi una conversazione di un’ora con Lenin in inglese, lingua che egli parla abbastanza bene. C’era sì un interprete, ma praticamente non avemmo bisogno del suo aiuto. La stanza di Lenin è disadorna: vi è una grande scrivania, qualche carta geografica sulle pareti, due scaffali, due o tre semplici sedie e una comoda poltrona per gli ospiti. E’ evidente che non ama il lusso e neppure le comodità. E’ molto amichevole, e apparentemente semplice, senz’ombra di ‘hauteur’. Se lo si incontrasse senza sapere chi è, non si immaginerebbe mai che abbia nelle sue mani un grande potere o che sia un personaggio importante. Non ho mai incontrato una personalità altrettanto priva di autoconsiderazione. Egli guarda i suoi ospiti molto da vicino, strizzando continuamente un occhio, il che sembra accrescere enormemente il potere di scavarti dentro dall’altro. Ride spesso e all’inizio il suo riso sembra amichevole e gaio, ma gradualmente sono arrivato a trovarlo piuttosto sinistro. E’ dittatoriale, calmo, incapace di provare paura, straordinariamente privo di egoismo: una teoria personificata. Si avverte che la concezione materialistica della storia è la sua linfa vitale. Ricorda un professore nel desiderio di far capire la sua teoria e nella furia con coloro che la fraintendono o la disapprovano, come pure nella passione di spiegare”” [Bertrand Russell, Teoria e pratica del bolscevismo, Roma, 1970] (pag 39)”,”RIRO-425″
“RUSSELL Bertrand, a cura di Robert E. EGNER e Lester E. DENONN”,”Il mio pensiero. La riflessione di un grande filosofo sui temi cruciali del nostro tempo.”,”Contiene tra gli altri i paragrafi: – Perché non sono comunista (pag 489-494) – La proprietà – Il materialismo dialettico – La teoria del plusvalore – La concezione materialistica della storia – I limiti del metodo scientifico (vedi indice) A pag 510-511 l’autore riporta ampi brani di Marx ed Engels “”Materialismo. Il materialismo di Marx era di tipo particolare, per nulla identico a quello del XVIII secolo. Quando parla di “”concezione materialistica della storia””, non pone mai l’accento sul materialismo filosofico, ma soltanto sul meccanismo causale di natura economica dei fenomeni sociali. La sua posizione filosofica è esposta nel modo migliore (anche se molto succintamente) nelle ‘Undici tesi su Feuerbach’ (1845). In queste egli dice: «Il difetto capitale di ogni precedente materialismo – compreso quello di Feuerbach – è che l’oggetto (‘Gegenstand’), la realtà, il dato sensoriale, viene percepito sotto forma di oggetto (‘Objekt’) o di contemplazione (‘Anschauunung’), ma non come attività umana sensibile o come pratica, non soggettivamente. Dunque se ne deduce che l’aspetto attivo è stato sviluppato dall’idealismo in opposizione al materialismo (…). La questione se la verità oggettiva appartenga al pensiero umano non è una questione teorica, è una questione pratica. La verità, vale a dire la realtà e il potere, del pensiero dev’essere dimostrata nella pratica. Il problema della realtà o non realtà di un pensiero, che sia isolato dalla pratica, è un problema meramente accademico (…). Il punto più alto, che possa essere raggiunto dal materialismo contemplativo, vale a dire dal materialismo che non considera la sensibilità come un’attività pratica, è la contemplazione dei singoli individui nella “”società borghese””. Il punto di vista del vecchio materialismo è la società “”borghese””; il punto di vista del nuovo è la società ‘umana’ o un’umanità socializzata (‘vergesellschaftete’). I filosofi si sono limitati a interpretare il mondo in diverse maniere, ma il nostro compito è ‘cambiarlo’»”” [Bertrand Russell, ‘Il materialismo dialettico’] [(in) B. Russell, ‘Il mio pensiero. La riflessione di un grande filosofo sui temi cruciali del nostro tempo’, Roma, 1997, a cura di Robert E. Egner e Lester E. Denonn] (pag 512-513) Wikip: Le Tesi su Feuerbach (Thesen über Feuerbach) sono un breve scritto di Karl Marx, elaborato nell’aprile del 1845, e riportato alla luce da Friedrich Engels dopo la morte dell’autore.Le Tesi furono pubblicate come appendice da Engels nel suo scritto del 1888 dedicato al Feuerbach e intitolato Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie. Mit Anhang: Karl Marx über Feuerbach v. J. 1845.[1] Questo scritto, oltre a essere un completo superamento delle concezioni feuerbachiane, mostra la fondazione di una filosofia storicamente del tutto originale, la filosofia della prassi, una gnoseologia che può ricevere conferma soltanto dall’attività rivoluzionaria volta alla liberazione dell’uomo dall’alienazione sociale.”,”TEOC-696″
“RUSSELL Bertrand”,”Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall’antichità ad oggi. Volume unico.”,”””Il sistema metafisico di Spinoza è del tipo di cui è capostipite Parmenide. C’è soltanto una sostanza «Dio o Natura»; nulla di finito è autosufficiente. Cartesio ammetteva tre sostanze: Dio, spirito e materia (…). In Spinoza non c’è nulla di tutto questo. Per lui, pensiero ed estensione erano entrambi attributi di Dio. (…) Tutto, secondo Spinoza, è governato da un’assoluta necessità logica. (…)”” (pag 834-835)”,”FILx-297-FF”
“RUSSELL Bertrand, scritti di Gottfried Wilhelm LEIBNIZ”,”Esposizione critica della filosofia di Leibniz. Con un’appendice dei brani significativi.”,”Leibniz, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. (Trecc). Paragrafo 37, Capitolo VII: L’essenza della materia non è l’estensione. (pag 137) Capitolo VIII. La filosofia della materia. b) La materia come spiegazione della continuità e dell’estensione. 51. Finalmente arriviamo al punto centrale della filosofia di Leibniz, alla teoria dell’estensione e della continuità. La principale caratteristica del pensiero di Leibniz è questa sua preoccupazione per il «labirinto del continuo». La dottrina delle monadi si proponeva lo scopo principale di trovare il filo che guidasse attraverso questo labirinto, scopo che nell’opinione di Leibniz fu pienamente adempiuto dalla dottrina. (…)”” (pag 172)”,”FILx-354-FF”
“RUSSELL Bertrand”,”Elogio dell’ozio.”,”””L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi”” (in quarta di copertina) Contiene il capitolo IX: Il cinismo dei giovani”,”FILx-004-FMP”
“RUSSELL Bertrand”,”Autorità e individuo. I doveri dello Stato e i diritti del cittadino.”,”‘L’introduzione della schiavitù diede inizio al divorzio tra lo scopo del lavoro e gli scopi del lavoratore. Le piramidi furono costruite per la gloria dei faraoni; gli schiavi, che fecero il lavoro, non parteciparono in alcun modo alla gloria e lavorarono soltanto per la paura della frusta del negriero’ (pag 66) (in realtà altre fonti ci dicono che le piramidi furono costruite da lavoratori stagionali e non da schiavi…)”,”FILx-001-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”Socialismo anarchismo sindacalismo.”,”‘I sindacalisti tendono ad organizzare gli uomini, non con i partiti, ma a seconda delle loro occupazioni. Questa sola, essi dicono, è la vera concezione, e questo è il vero metodo della guerra di classe. Di conseguenza, essi disprezzano qualunque azione ‘politica’ esercitata per il tramite del Parlamento e delle elezioni: il genere d’azione raccomandato è l’azione diretta, ad opera del sindacato o della ‘trade union’ rivoluzionaria’ (pag 59) ‘Produzione senza possesso, azione senza imposizione di sé, sviluppo senza predominio’ (Lao-Tzu) (in apertura)”,”SIND-002-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”La conquista della felicità.”,”””Credo ch’io potrei vivere tra gli animali, che sono così placidi e pieni di decoro. Io li ho osservati tante volte e a lungo; Non s’affannano, non gemono sulle loro condizioni. Non stanno svegli al buio, per piangere sopra i loro peccati. Non m’indignano discutendo i loro doveri verso Dio, Nessuno è insoddisfatto, nessuno ha la mania infausta di possedere cose, Nessuno si inginocchia innanzi all’altro, né ai suoi simili vissuti migliaia d’anni fa, Nessuno è rispettabile tra loro, od infelice, sulla terra intiera”” (Walt Whitman) (in apertura)”,”FILx-002-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”Storia delle idee del secolo XIX.”,”””Siede arbitro il Caos, e con le sue decisioni raddoppia ancora il contrasto per il quale regna; a lui presso governa supremo il Caso”” (Milton, Il Paradiso perduto) (in apertura) B. Russell, Storia delle idee del diciannovesimo secolo, 1961″,”TEOP-002-FER”
“RUSSELL Bertrand; a cura di Claire HABART e Olivier ESTEVES”,”Le pacifisme et la révolution. Écrits politiques (1914-1918).”,”Bertrand Russell (1871-1970) è stato il solo grande filosofo europeo ad opporsi alla guerra, dal primo giorno, attraverso i discorsi e le azioni. Militante a tempo pieno con gli obiettori di coscienza, viene cacciato dalla sua università e interdetto dal soggiornare in una parte della Gran Bretagna, e infine incarcerato. Liberale dissidente, evolve rapidamente verso un socialismo non di stato e anti-autoritario, che viene presentato davanti ad un pubblico operaio nel ciclo di conferenze ‘Political Ideals’. Questo libro riunisce 40 testi, tutti inediti in francese: conferenze, articoli di stampa, periodici, editoriali e volantini. Dall’articolo ‘Il capitalismo e il sistema salariale’ (pag 150-165): – Il capitalismo e il sistema salariale devono essere aboliti – Le imprese capitalistiche private saranno rimpiazzate da associazioni autogestionarie che riuniranno quelli che realmente faranno il lavoro – Le grandi organizzazioni economiche resteranno ma ci sarà una dispersione del potere che farà scomparire il sentimento di impotenza individuale di cui soffrono oggi gli uomini e le donne – Critica del socialismo tedesco e francese che hanno sostenuto una cattiva politica come il militarismo e l’imperialismo – C’è bisogno di una riforma realmente vitale e radicale che necessità di una visione per il futuro dell’umanità – L’azione rivoluzionaria potrebbe non essere necessaria, ma il pensiero rivoluzionario è indipensabile Dall’articolo: ‘La Russia mostra la via (pag 222-223) (marzo 1917) – Libertà di parola e di stampa! Che cambiamento il loro riconoscimento apporterà in Gran Bretagna. E cosa succederebbe se il diritto di sciopero venisse riconosciuto nell’ esercito? (pag 223) – La paura dello zarismo è stata uno delle principali motivazioni del militarismo tedesco (pag 223)”,”TEOP-562″
“RUSSI Luciano”,”Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario.”,”RUSSI è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università di Roma e nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università abruzzese.”,”ITAB-096″
“RUSSI Luciano”,”Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49.”,”””La linea mazziniana, al contrario, favorevole ad una guerra per bande, che aveva ottenuto, indiscussa, l’ egemonia all’ interno dell’ emigrazione politica fino al ’48, si radicava in quell’ elaborazione presente in Italia fin dal 1799 e, ancor di più, dalla Restaurazione, che era giunta, nel 1830, ad un certo grado di sistemazione teorica nel pensiero di Carlo Bianco. Dopo l’ esperienza del ’48-’49 ambedue queste ipotesi vengono dal Pisacane dichiarate fallite. Non soltanto l’ esercito permanente o stanziale ma anche la teorizzazione mazziniana della guerra partigiana viene aspramente criticata. “”Il metodo di guerreggiare per bande – egli scrive – è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l’ infanzia dell’ arte militare””””. (pag 51-52)”,”ITAB-179″
“RUSSI Luciano, a cura di Adolfo NOTO”,”Studi su Carlo Pisacane. Realtà e utopia di un rivoluzionario.”,”Luciano Russi (1944-2009), ordinario di Storia delle dottrine politiche alla “”Sapienza”” di Roma, è stato Rettore dal 1994 al 2005 dell’Università degli Studi di Teramo. Oltre ai volumi ‘Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario senza rivoluzione’ (2007) ha pubblicato ”Nascita di una Nazione. Ideologie politiche per l’Italia’ (1984). ‘Carlo Pisacane è stato il primo socialista (non marxista) della storia d’Italia…’ (quarta di copertina) “”Sarò l’assetto istituzionale, il fatto più rilevante dell’impegno politico del Montanelli, la cui azione ministeriale fu definita da Federico Engels «la più decisamente democratica mai avutasi in una monarchia» (31) (31) Cfr. l’artico di F. Engels in “”Neue Rheinische Zeitung””, 30 novembre 1848, rip. in K. Marx F. Engels, ‘Sul risorgimento italiano’, a cura di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma 1959, p. 84) (pag 200) Montanelli e Pisacane. “”Due democratici non solo attenti alle tematiche socialiste ma socialisti loro stessi. Socialista, Pisacane, lo fu sempre, dal ’51 al ’57; un socialismo fatto di identità-simultaneità tra socialismo e rivoluzione, di identità-simultaneità tra rivoluzione politica e rivoluzione sociale. Socialista, Montanelli, invece, lo fu soprattutto nel ’51: un socialismo che legge la realtà italiana con una forte attenzione verso il sociale e una disponibilità a collegarlo e saldarlo col politico”” (pag 215)”,”MITS-004-FMB”
“RUSSI Luciano”,”Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49.”,” “”L’impostazione militare dello schieramento moderato fautore della guerra regia, come è noto, privilegiava l’esercito regolare e permanente e negava, in sostanza, ogni possibilità di efficace autonomia politica alla guerra di popolo, alle masse armate, alla leva insurrezionale volontaria» (50). La linea mazziniana, al contrario, favorevole ad una guerra per bande, che aveva ottenuto, indiscussa, l’egemonia all’interno dell’emigrazione politica fino al ’48 (51), si radicava in quell’ elaborazione presente in Italia fin dal 1799 e, ancor di più, dalla Restaurazione, che era giunta, nel 1830, ad un certo grado di sistemazione teorica nel pensiero di Carlo Bianco (52). Dopo l’ esperienza del ’48-’49 ambedue queste ipotesi vengono dal Pisacane dichiarate fallite. Non soltanto l’ esercito permanente o stanziale ma anche la teorizzazione mazziniana della guerra partigiana viene aspramente criticata. “”Il metodo di guerreggiare per bande – egli scrive – è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l’infanzia dell’ arte militare (53). Convinto di come l’esperienza del biennio appena trascorso avesse evidenziato la necessità, già nella fase insurrezionale, di un esercito popolare capace di battersi, oltreché per cacciare lo straniero, per la creazione di un radicalmente nuovo assetto sociale, Pisacane salda il problema militare a una strategia politica complessiva, rovesciando le tesi tradizionali dei mazziniani e portando un deciso attacco al volontariato e allo spontaneismo tipici della militanza democratico-repubblicana (54). Il rifiuto della meccanica alienante tipica del militarismo borbonico, praticamente riprodotta nel sistema regio e moderato; si accompagna alla revisione critica della mazziniana guerra per bande (o guerra partigiana o guerra di montagna o guerriglia). Revisione critica nel senso che il Napoletano, se ad essa riconoscerà, non dissimilmente a quanto era stato scritto sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ (55), un certo grado di utilità specialmente se impiegata in sintonia con l’azione dell’esercito popolare, con altrettanta chiarezza le negherà qualsiasi funzione autonoma (56). Secondo Pisacane, il modo più corretto di fronteggiare il nemico è quello di ‘fare massa’ già nella fase insurrezionale; assunto in cui è ravvisabile, più che la fonte proudhoniana, l’influenza della dottrina militare dell’insurrezione teorizzata dal suo maestro ed amico Mariano d’Ayala. Dopo la concentrazione, fuori città (58), delle forze popolari, è subito necessario operare per la trasformazione della massa in esercito poiché il compito fondamentale che la dirigenza rivoluzionaria può (e deve) darsi è quello della costituzione di milizie popolari per la fondazione della ‘nazione armata’. In contrapposizione alla teoria dell’esercito permanente che esigeva, per chi vi apparteneva, la rinuncia alle qualità civili (59) Pisacane propone la teoria del ‘cittadino-soldato’. «Ogni cittadino – egli scrive – correrà alle armi [se] interessato materialmente alla causa che difende» (60). Una teoria (sintetizzata, nelle pagine finali della ‘Guerra combattuta’, attraverso la formula ‘militi tutti, soldati nessuno’ (61) cui Pisacane, confortato dall’autorità del Machiavelli, giunge attraverso l’intuizione della necessità di collegare la «costituzione militare» alla «costituzione politica» (62). Al di là di accademici paralleli, pure edificabili, con quelle che saranno, in alcuni momenti, le impostazioni politico-militari di un Lenin, di un Trotsky, di un Lin Piao (63), è la richiesta di politicizzazione della questione militare, oltre alla sottolineatura del ruolo rivoluzionario della massa e alla importanza attribuita alla scienza e alla pratica militari (considerati come strumenti di cui le classi popolari devono appropriarsi per la risoluzione vittoriosa dei grandi conflitti storici) il punto più originale che qualifica Pisacane all’interno della sinistra democratica risorgimentale”” (pag 51-58) [Luciano Russi, ‘Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49’, Jaca Book, Milano, 1972] [(50) Emblematico, a tale riguardo, può considerarsi il programma militare ricavabile dagli ‘Studii sulla Guerra d’indipendenza di Spagna e Portogallo scritti da un Ufficiale italiano’ (Torino, 1847) di Cesare Balbo, in ‘Scritti politici’, a cura di E. Passamonti, Roma, 1936; (51) «Questo gretto spirito, non di corpo, ma di bande – noterà più tardi P. – era così radicato nel ’48, e nella legione Garibaldi più che altrove, che si promuoveva la diserzione negli altri corpi per ingrossare le file del proprio» (P. ‘Saggi’, cit., IV, p. 209 n.); (52) Cfr. Carlo Bianco di Saint Jorioz, ‘Della guerra nazionale d’insurrezione per bande, applicata all’Italia’, 1830, 2 voll. (…). La prima adesione teorica di Mazzini alla guerra per bande può essere individuata nel documento ‘Istruzione generale per gli affratellati’ (1831) della “”Giovane Italia”” con il quale si ribadiva l’idoneità della guerriglia per la conquista dell’indipendenza (cfr. Mazzini, S.E.I., cit., II, pp. 53-54); (53) P., ‘Guerra combattuta’, p. 311 (…); (54) In maniera radicalmente diversa dalla prassi mazziniana era impostata la questione militare, dopo il ’49, anche dal De Cristoforis. Nella sua ‘Che cosa sia la guerra’, pubblicata postuma, lo scrittore d’ispirazione proudhoniana, dalla valutazione dell’influenza esercitata sull”arte militare’ sia dalla rivoluzione francese che dall’impero napoleonico, aveva individuato nel “”principio della massa”” la base della nuova scienza militare e nello “”urto della massa”” la dinamica e la legge economica ai fini della vittoria. Cfr. F. Della Peruta, I dem., etc, p. 154; (55) «I piemontesi – si legge – hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare… Un popolo che vuole conquistare l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ‘ordinari’. L’insurrezione di massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincerne uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato» (F. Engels, ‘Die Niederlage der Piemontesen’, in “”Neue Rheinische Zeitung””, apr. 1849, in K. Marx – F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, Roma, 1959, pp. 89-92); (56) La guerriglia (più volte definita ‘chimerica idea sparsa in Italia o insieme di assurde e perniciosissime idee, specialmente quando viene proposta come ipotesi centrale e struttura portante dell’intero movimento rivoluzionario) «potrà essere elemento integrativo dell’azione di un esercito che si batte – scrive P. -, di una città che si difende ostinatamente e richiama su di sé il grosso delle forze regolari avversarie; ma non basterà mai da sola a portare alla decisione» (P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 311). D’altra parte «difendere a palmo a palmo, e casa per casa, la città, è un genere di guerra che non può ordinarsi…; il popolo bisogna che lo faccia spontaneamente» (P. ‘Guerra combattuta’, cit., p. 275) (…); (57) Per la posizione del D’Ayala, contraria al ‘putsch’ come ai tentativi isolati e parziali, per diverse motivazioni accostabile alla fondamentale preoccupazione pisacaniana di fare ‘massa’ con un numero imponente, organizzato, disciplinato e armato, rinvio a M. D’Ayala, ‘Memorie di Mariano D’Ayala e del suo tempo’, Torino, 1886, passim e, in particolare p. 62 e p. 89; (58) «Io sono partegiano delle sollevazioni in città – scriverà al Pateras nel 1857 – seguo le tradizioni di Masaniello, di Balilla, dei Straccioni a Lucca, di Milano, di Brescia, di Palermo… tradizioni nostre non francesi» (P., ‘Epistolario’, cit., p. 349); (59) «Nelle diverse epoche dacché la storia comincia – egli nota – vediamo le milizie perpetue sorgere al tramonto delle libertà; fra un popolo libero non è mai esistito un esercito permanente, mai la libertà è durata dove è sorto un esercito permanente» (P., ‘Saggi’, cit., IV, p. 46); (60) P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 280; (61) P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 311. «L’arte della guerra – egli aggiunge – non dovrà più essere il monopolio di pochi, ma la nazione tutta dovrà essere guerriera» (P., ‘Guerra combattuta’, cit., ibidem). (…); (62) «Machiavelli sentì il primo la necessità – scriverà nell’introduzione ai ‘Saggi’ – [di legare] indissolubilmente la costituzione militare alla civile, non che l’arte militare con esse» (P., ‘Saggi’, cit., I, p. 7 (…); (63) È stato rilevato come la critica pisacaniana della guerriglia e della guerra per bande possa essere paragonata alla critica leninista dell’estremismo e delle forme violente infantili (cfr. Lenin, ‘La guerra partigiana’, in “”Opere””, Roma, XI, pp. 194-195). È stato, altresì, notato come la formula pisacaniana del ‘cittadino soldato’ presenti una certa analogia con la critica che Lenin conduce dell’esercito come corpo separato dal proletariato e con l’obiettivo rivoluzionario di ‘tutto il popolo in armi riunito nei soviet’, il vero organo politico che deve «dirigere lo Stato» (Cfr. Lenin, ‘Opere complete’, cit., XXIV, p. 101 e segg). Oltre l’analogia tra il pisacaniano ‘militi tutti, soldati nessuno’ e il bolscevico ‘fucile sulla spalla dell’operaio’, si è rilevato, ancora, come l’eleggibilità dei gradi teorizzata dal primo anticipi l’elettività delle cariche realizzata nell’esercito della Russia rivoluzionaria. Ma, a parte l’inutilità di accostamenti del tutto esterni, c’è da notare, per quanto riguarda le modalità di elezione, che mentre nell’esercito bolscevico tutti i gradi erano dati dai soldati, nell’ipotesi pisacaniana «i militi eleggeranno i bassi ufficiali, questi i Tenenti, i Tenenti nomineranno il Capitano… In virtù di tali norme, i generali dell’esercito nomineranno il comandante supremo di esso» (P., ‘Ordinamento dell’esercito italiano’, in ‘Saggi’, cit., IV, pp. 169-170). Cfr. anche P., ‘Scritti vari’, cit., III, pp. 88-89 e P., ‘Saggi’, cit., IV, p. 152. Una certa convergenza concettuale è stato denunciata anche tra la dialettica stabilita da P., circa il rapporto struttura militare – istituzione sociale e la definizione trotskista dell’esercito come «immagine … concentrata dei rapporti sociali» (Trotsky, ‘Storia della rivoluzione russa, I, p. 278)]”,”BIOx-027-FMB”
“RUSSO Lucio”,”La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna.”,”RUSSO Lucio (Venezia, 1944) insegna all’Università Tor Vergata di Roma. Ha pubblicato altre opere di carattere scientifico”,”SCIx-366″
“RUSSO Luigi”,”Machiavelli.”,”L’autore, Luigi Russo (1892-1961), dalla Sicilia si trasferì in Toscana alla Scuola Normale. Dopo la Liberazione fu direttore della Scuola e rettore dell’Università. E’ il critico e polemista d’impronta desanctisiana che Gramsci postillava in carcere, dal “”Verga”” al “”De Sanctis”” ai “”Narratori””, ai saggi danteschi. E’ il commentatore di Boccaccio, Machiavelli, Foscolo, Leopardi, Manzoni. Nel 1946 avviò l’influente rivista “”Belfagor”” fatta di saggi e di schermaglie. Machiavelli artista della tecnica politica. “”In questo senso, le singole esperienze del Machiavelli si presentano, non come una ‘res gesta’ conclusa una volta per sempre, ma come un ‘rem gerere’ perpetuo. Il Machiavelli, uomo d’azione mediocre o mancato nell’oggi opera come uomo di azione nell’eternità. «Gli uomini si dolgono più d’uno podere che sia loro tolto, che d’uno fratello o padre che fussi loro morto, perché la morte si dimentica qualche volta, la roba mai» (19). Era un consiglio che egli dava al cardinale de’ Medici, sul finire del ’12, perché non rivendicasse i beni della famiglia Machiavelli, già regolarmente presi in pagamento dal Comune nel 1494; e in quel caso forse sarebbe bastata una supplica cortigiana, ed adulatoria, per raggiungere lo scopo. Ma il Machiavelli non si incontra mai in una occasione, senza sublimarla, ed egli fa sempre della scienza, anche se deve pregare qualcuno per il suo pane quotidiano. Più tardi, al capitolo XVII del ‘Principe’, ripeterà che gli uomini «sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio», e l’aforisma è uno dei cento aforismi di quella nuova scienza dell’interesse puro, della tecnica pura, che tanta fortuna di contrasti, di interpretazioni, di reazioni e assimilazioni e purificazioni ha avuto per quattro secoli, in condottieri e principi, in chierici e laici, in uomini di curia e di aula. Quella scienza, che ancora incombe su noi, come il più fresco libello della politica militante. Però il Machiavelli è potuto apparire come un uomo pratico mancato, mentre egli provvedeva alla pratica eterna della vita; e, in verità, il suo gagliardo senso dell’universale poteva essere facilmente scambiato per povertà di motivi spiccioli della sua politica in atto. La quale piccola politica va certamente studiata e valutata, e gli storici fanno bene a discorrere dei servigi resi alla Signoria fiorentina dal nostro segretario; ma, nelle loro accuse o giustificazioni, spesse volte è trascurato il canone necessario che quella politica occasionale va guardata nel quadro di una più grande politica, della politica della Ragione eterna, e non della piccola ed effimera ragione. Niccolò Machiavelli serve implicitamente alla repubblica fiorentina, ma perché serve alle repubbliche e agli Stati di ogni tempo: la sua preoccupazione fondamentale è questa, e non l’altra. Appunto perché la sua era la passione per la tecnica politica nella sua purezza, egli finiva con l’essere l’artista incantato del suo stesso osservare e speculare: la tecnica per la tecnica, si potrebbe dire, è l’insegna storica del suo pensiero e della sua azione”” (pag 26-27) [(19) In ‘Carte machiavelliche’ dell’Arch. fiorentino; cfr. VIllari, N.M., II, pp. 185-86]”,”TEOP-498″
“RUSSO Luigi”,”Giovanni Verga.”,”Verga, il poeta della povera gente (pag 389-390) [“”E’ lecito certamente fare delle indagini su quello che Giovanni Verga, cittadino catanese, pensasse come privato, e raccontare la sua educazione mazziniana di giovanetto, del suo sempre fervido patriottismo ed unitarismo, e poi del suo filantropismo sociale di uomo maturo, e infine del suo conservatorismo e nazionalismo. Verga nazionalista?! Ma il Verga, autore della novella ‘Libertà’, tragica epopea malinconica dell’ideale delle popolazioni rivoltose, e che sfiorava col suo pessimismo tutte le varie fedi degli uomini, già nel ’19 scriveva all’autore di questo articolo parole piuttosto mordenti contro gli interventisti, con allusione aperta ai vari Ugo Ojetti, i conti Ottavi di investitura letteraria. Orbene, il Verga scrittore non è né mazziniano né unitario né conservatore o antisocialista: la sua sconsolata visione della vita (un diverso pessimismo il suo dal pessimismo cattolico del Manzoni) gli detta soltanto una mesta cantilena, e talvolta un’aspra satira sulle ingiustizie del mondo. Io non darei mai a leggere le opere di Verga alle principesse e alle duchesse che spasseggiano tra Taormina e Catania, e che fanno gli onori di casa agli ospiti illustri, con lusinghevole gentilezza: essi vi avvertirebbero l’epicedio del loro mondo feudale e respirerebbero in una solitudine deserta, che è il solo cielo verace e accorato del mondo eterno del poeta. E da quella solitudine si parte un grido di protesta, un grido di libertà dalla miseria per tanta povera gente oppressa non dalle loro gentilissime persone ma da tutto un ordinamento anacronistico che dà troppo rilievo alla gentilezza di quelle loro persone. Verga ci viene incontro quale scrittore, simile ad altri scrittori, simile ad alcuni scrittori russi dell’Ottocento, che non profetizzano un nuovo assetto sociale, ma lo preparano intanto e ne suggeriscono dolorosamente la fatale necessità”” (pag 389-390) [‘Questo articolo apparve sull”Unità’ di Roma, il 27 gennaio 1952. E il lettore non si meravigli, se ho ripreso qua e là qualche battuta della precedente esposizione’]]”,”BIOx-018-FV”
“RUSSO C.F. LANZA D. MARIANO E. MARZULLO B. ABINI U. SARTORI F. CANFORA L. SABBATUCCI D. DEGANI E. ZADRO A. BERTI E. GIANNANTONI G. VEGETTI M.”,”Il segno della forma. Atti del convegno di studio su Carlo Diano (1902-1974) (Padova, 14-15 dicembre 1984).”,”””Nella biblioteca privata di Diano, ora parzialmente conservata presso la Universitätsbibliothek di Trier, figura la ristampa 1929 dell’ Untergang des Abendlandes’ in due tomi. Sono ancora chiaramente leggibili varie note di lettura. Nell’introduzione al primo tomo (Gestalt und Wirklichkeit) Diano segnala due passi del quarto paragrafo. Nel primo di essi Spengler definisce la storia una «forma» dell’immaginazione e soggiunge che non tutti sono «dieser Gestaltungen fähig» («all’altezza di queste forme»; «capaci di costruire coteste forme» traduce Evola) (…)”” (saggio di Luciano Canfora “”Diano e il “”Tramonto dell’Occidente”””” (pag 85)”,”FILx-014-FB”
“RUSSO Franco”,”Kelsen e il marxismo. Democrazia politica o socialismo.”,”In apertura: dedica dell’autore a Lucio Colletti Franco Russo, nato a Paduli (Benevento) nel 1945, si è laureato in filosofia all’Università di Roma con una tesi su ‘Rousseau politico’. Dal 1961 al 1987 è stato membro della Federazione giovanile comunista italiana (FGCI). Ha preso parte al movimento degli studenti del ’68 e, successivamente, ha aderito alla sinistra rivoluzionaria. Gli scritti di Kelsen che vengono presi in esame sono quelli pubblicati fino al 1933, e riguardano soprattutto la sua produzione teorica degli anni Venti; in questo periodo egli si impegnò nella elaborazione della dottrina generale dello stato (si pensi a ‘Allgemeine Staatslehre, del 1925) e in quella della concezione della democrazia (valga, per tutti, ‘Vom Wesen und Wert der Demokratie’, pubblicato nel 1920 e edito nuovamente in forma rielaborata nel 1929). In ambedue i campi Kelsen fu costretto a commisurarsi con Marx, e col marxismo, sia nella sua variante revisionista (Kautsky, Bauer, Renner ecc.), sia in quella rivoluzionaria (innanzitutto e in special modo, Lenin). Contiene tra l’altro i capitoli: – Il revisionismo e lo stato. 1. Renner: lo stato leva del socialismo; 2. Cunow: lo stato “”comunità di vita””; 3. Bauer: l’equilibrio delle classi; 4. Kautsky: la repubblica democratica come forma statale del socialismo – Una teoria e una prassi rivoluzionarie moderne: Lenin “”Per Kelsen il ‘contenuto di classe’ delle istituzioni è inessenziale, gli interessa solo la ‘procedura’ di creazione dell’ordinamento statale; e, anzi, da questo punto di vista constata che lo stato soviettista escludendo dalla partecipazione politica alcuni strati sociali, compie, rispetto alla democrazia rappresentativa, un passo indietro verso la costituzione corporativa ständische Verfassung. La questione del contenuto del potere, vanificata dal formalismo di Kelsen e dal democraticismo di Kautsky, prorompe in Lenin con tutta la sua forza, tanto che per lui il «passaggio del potere statale da una ‘classe’ all’altra è il primo segno, il carattere principale, fondamentale di una ‘rivoluzione’, sia nel senso rigorosamente scientifico che nel senso pratico-politico del termine» (12). Il passaggio del potere, la distruzione del vecchio e la creazione del nuovo stato, avviene tramite il soviet che «non è un’organizzazione corporativa, come vorrebbe la borghesia. Il popolo – dice Lenin – vede le cose in modo diverso e più giusto: esso vede nel soviet il potere» (13). I soviet spezzano lo stato e ne costruiscono uno ‘nuovo’; la ‘novità’ dello stato sta proprio nel fatto che esso fa sorgere le condizioni per attuare il controllo operaio: «Quando noi diciamo “”controllo operaio”” ponendo sempre questa parola d’ordine ‘accanto’ a quella di “”dittatura del proletariato”” e immediatamente ‘dopo’ di essa noi spieghiamo di quale stato si tratta (…). Se del proletariato (…) ‘cioè’ della dittatura del proletariato il controllo operaio ‘può’ diventare il ‘censimento’ generale, completo, esatto e minuzioso della produzione e della distribuzione dei prodotti». E inoltre riprendendo Marx della ‘Guerra civile’, Lenin non disconosce la necessità di alcune ‘funzioni generali’: «(…) esiste nello stato moderno un apparato – prosegue Lenin – legato in modo particolarmente saldo alle banche e ai trust, che svolge, se così si può dire, un vasto lavoro di statistica e di registrazione. Non è necessario spezzare quest’apparato e non si deve spezzarlo. Bisogna strapparlo al dominio dei capitalisti (…) bisogna ‘subordinarlo’ ai soviet proletari, estenderlo, svilupparlo, farne una cosa di tutto il popolo» (14). Nella fase suprema del socialismo dovranno essere tutti in grado di ‘controllare’ e ‘registrare’; durante la fase inferiore importante è che tali operazioni si svolgono sotto il controllo dei soviet proletari”” (pag 182-184)] [(11) Cfr. op. cit., p. 156: la diversità tra lo stato parlamentare e quello soviettista sparisce agli occhi di Kelsen poiché il sistema rappresentativo è una struttura tecnica essenziale sia al capitalismo che al socialismo: «abbreviazione della durata del mandato parlamentare, referendum, mandato imperativo ecc. sono istanze, già in parte realizzate, anche della democrazia ‘borghese’ o devono divenirlo (…) con il progredire del pensiero democratico che si attua gradatamente, a passi contro il principio monarchico-burocratico» (‘Sozialismus’, p. 151) (…); (12) Lenin, Opere, vol. XXIV, p. 37; (13) Vol. XXIV, p. 140; (14) Vol. XXVI, pp. 91-92]”,”TEOP-524″
“RUSSO Rosa Natalia VELLA Aldo”,”Il Vesuvio. Storia e storie del vulcano più famoso d’Europa.”,”Rosa Natalia Russo, insegnante, dal 1971 vive alle falòde del Vesuvio. Fa parte, dalla loro fondazione, della redazione dei Quaderni vesuviani e dello Scaramometro, la scuola di educazione ambientale sul Vesuvio. Aldo Vella, architetto, nel 1984 ha fondato e tuttora dirige la rivista Quaderni vesuviani, che raccoglie i contributi dei massimi studiosi del vulcano ed è al centro dei grandi dibattiti sul Parco del Vesuvio e sulla città vesuviana. Dal 1993 è sindaco di San Giorgio a Cremano, uno dei venti comuni vesuviani.”,”ITAG-016-FL”
“RUSSO Luigi”,”Francesco De Sanctis e la cultura napoletana.”,”””Leggere De Sanctis per “”uscire dal chiuso delle Università e immettersi nel vivo e nel pieno della cultura nazionale’ Movimento degli studenti universitari contro la legge Casati. ‘L’anno 1862 fu poi anno di crisi generale per tutte le università del regno. Nonostante la percentuale bassissima dei riprovati (il 3 e mezzo per cento), e nonostante che gli esami si dessero, anche per la forma, col minore rigore possibile, gli studenti mal tollerarono quella giustizia di prove inaugurata dalla nuova legge Casati, estesa ormai alle vecchie e nuove province del regno d’Italia. Torbidi si ebbero nell’Università di Pavia, prendendo occasione dell’elevatezza delle tasse e dal presunto rigore degli esami (gli studenti pavesi emigravano nelle università dell’Emilia, perché le tasse vi erano più miti e la concessione delle lauree più facile); altri disordini successero a Napoli per queste e altre ragioni che più sopra abbiamo esposto, come avvenivano a Palermo, a Siena, a Torino, sia che si chiedesse la libertà dell’iscrizione universitaria senza la licenza liceale, sia che si volessero alleggeriti gli esami di laurea. In parlamento, molte voci si levarono in difesa degli studenti; e in seguito a proteste e discussioni di ogni parte, il Matteucci, insieme alla legge di privilegio per Napoli, relativa agli esami e sopra menzionata, nella stessa data del 31 luglio 1862, faceva approvare una legge con la quale venivano eguagliate le tasse delle università del regno, adottando come termine di misura le tasse che si pagavano nell’Università di Napoli. Ciò che diede luogo a discussioni sfavorevoli, su giornali e riviste, da parte degli economisti e degli studenti di politica scolastica, e sulle quali qui non è il caso di intrattenersi’ (pag 81)”,”ITAA-001-FGB”
“RUSSO Franco”,”Il marxismo di Lenin.”,”Volume citato a pag 13 (in nota 15): R. Pipes, The origins of Bolshevism: the intellectual evolution of young Lenin’, in ”Revolutionary Russia’ a cura di R. Pipes, Cambridge, Harvard University Press, 1968 “”Bucharin tentò per primo, in un discorso all’Accademia comunista, il 17 febbraio 1924, una prima opera di schematizzazione del pensiero di Lenin; egli, nonostante lo sforzo di cogliere “”l’aspetto storico del marxismo leniniano”” esaltava alcune caratteristiche di Lenin a scapito di altre, per suffragare la sua strategia di costruzione del socialismo, concepita come una lenta e ‘organica evoluzione’. Secondo Bucharin «il marxismo di Lenin è una formazione ideologica distinta», in quanto improntata all’epoca del capitalismo monopolistico, della guerra mondiale, della disgregazione dei rapporti capitalistici e della insurrezione operaia. «Come si può – si chiede – caratterizzare l’aspetto storico di questo marxismo leniniano? Lo si può considerare come una combinazione, come una triplice sintesi (…) una sintesi del pensiero di Marx e di tutte le acquisizioni realizzate grazie alla sua applicazione, un’analisi marxista di ciò che la nuova epoca ha apportato (…) la sintesi della teoria e della pratica della classe operaia combattente e vittoriosa (…) la sintesi del lavoro di distruzione e di costruzione del lavoro della classe operaia». La delineazione del pensiero leninista è orientata verso uno sbocco squisitamente buchariniano individuabile nella considerazione che la dittatura proletaria apre un periodo di lavoro di pacifica organizzazione, tipico di tutta la fase di transizione. In definitiva il discorso di Bucharin è un adattamento, una “”lettura”” particolare delle tesi di Lenin sulla Nep (9). In questa operazione ideologica ognuno per i propri fini, si impegnarono Zinoviev, Kamenev e Stalin protesi nella lotta contro Trotsky, e interessati a tracciare un leninismo dai tratti antagonistici al trotskismo. All’analisi, unilaterale ma indubbiamente intelligente, di Bucharin si aggiunsero teorizzazioni più rozze e scolastiche. Zinoviev interessato più a portare avanti la lotta contro il trotskismo che a definire correttamente il leninismo, propose una formula estremamente semplificata: «Il leninismo è il marxismo dell’epoca delle guerre imperialistiche e della rivoluzione mondiale in parte realizzata in un paese in cui predomina la classe contadina». Zinoviev si preoccupò anche di aggiungere l’indicazione dei ‘testi’ in cui a suo parere si condensava il pensiero del “”maestro””: «’Amici del popolo’, ‘Lo sviluppo del capitalismo’, ‘Che fare?’, ‘Due tattiche’, ‘Stato e rivoluzione’, ‘Il rinnegato Kautsky’» (10). L’ortodossia leninista è, però, un prodotto della III Internazionale di Stalin, che la codificò a partire dal discorso ‘Lenin è morto’ tenuto al II Congresso dei Soviet dell’Urss, il 26 gennaio 1924. L’andamento rituale del discorso con la ripetizione di “”Ti giuriamo, compagno Lenin””, che accompagnava ogni formulazione dei “”precetti”” di Lenin, denunciava la volontà di fissare dei canoni da custodire gelosamente e da usare contro gli avversari politici (11). (…) Le avvertenze di Trotsky, tuttora valide, di non avvicinarsi al leninismo in modo dogmatico miravano, al contempo, a difendere la via attraverso cui egli era giunto al leninismo, e soprattutto a far coincidere il leninismo con la propria teoria della rivoluzione permanente. Anche questo era un modo di semplificare e stravolgere il pensiero di Lenin. «La teoria della rivoluzione permanente conduceva direttamente al leninismo e in particolare alle tesi dell’aprile del 1917», questo scrisse Trotsky nel ‘Nuovo corso’, questo ribadì nelle ‘Lezioni dell’Ottobre’. Neppure lui evitò di fornire una particolare versione del leninismo, di cui venivano valorizzati solo gli elementi di rottura con i vecchi bolscevichi (Kamenev e Zinoviev), e di somiglianza con la sua impostazione strategica: per Trotsky la linea del ’17 riassumeva la strategia, o meglio era la ‘lezione’ di fondo di Lenin – le ‘Lettere da lontano’ erano a suo avviso analoghe ai suoi articoli scritti in America (14)”” (pag 9-10-12-13) [(9) N. Bucharin, ‘Lénine marxiste’, Paris, 1925, pp. 14, 19, 40, 46; (10) G. Zinoviev, ‘Bolscevismo e trotzkismo’, Milano, Feltrinelli reprint, 1965, pp. 3, 8-9; (11) Ha scritto Carr a proposito dell’orazione funebre recitata da Stalin: “”Nella forma e nel linguaggio, il discorso, elaborato come nessun’altra cosa uscita dalla penna di Stalin, deriva evidentemente la sua ispirazione liturgica dall’insegnamento ecclesiastico ricevuto da Stalin in gioventù. La fraseologia era di tipo biblico. La struttura era quella di un’antifona, essendo l’enunciazione di ogni ‘comandamento’ di Lenin seguita a un’uniforme risposta in nome dei fedeli (…). A molti bolscevich cresciuti nella tradizione occidentale questa rituale esaltazione del capo dovette suonare estranea e tale sarebbe sembrata alla stesso Lenin”” (‘La morte di Lenin’, Torino, Einaudi, 1965, pp. 324-326; (14) L. Trotsky, ‘Nuovo corso’, Roma, Savelli, 1965, pp. 83-85, 89; cfr. ‘Le lezioni d’ottobre’, in ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un solo paese’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 87] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-322″
“RUSSO Valeria”,”Anita Garibaldi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Valeria Russo, laureata in Lettere moderne a Firenze, giornalista e critica cinematografica, ha fatto della scrittura digitale la sua professione. Dal 2015 progetta e conduce corsi di comunicazione e scrittura per aziende, banche e università. 1834. Iscrizione di Garibaldi alla Giovine Italia. Nello stesso anno viene condannato a morte dal re Carlo Alberto. 1835. Aninha sposa a 14 anni il calzolaio Manuel Duarte. 1839. Incontro ocn Garibaldi e inizio delle loro battaglie contro il governo centrale brasiliano. 1840. Nascita del primogenito Menotti. 1842. Matrimonio di Anita e Garibaldi a Montevideo 1847. Nascita del secondo figlio Ricciotti. 1849. Dopo la ritirata e una fuga per il centro Italia Anita muore a Mandriole. 1859. Garibaldi torna a Mandriole per recuperare la salma e trasferirla a Nizza. Nel 1932 la bara verrà trasferita a Roma in cima al Gianicolo.”,”BIOx-387″
“RUSSO Lucio”,”Flussi e riflussi. Indagine sull’origine di una teoria scientifica.”,”Lucio Russo (Venezia 1944) insegna calcolo delle probabilità all’Università Tor Vergata di Roma.”,”SCIx-299-FL”
“RUSSO Giovanni”,”Baroni e contadini.”,”Giovanni Russo è nato a Salerno e vive a Roma. Ha iniziato giovanissimo l’attività di giornalista e scrittore. Nel ‘Mondo’ di Pannunzio, nel Corriere della Sera e nei suoi numerosi libri è stato autore di analisi spregiudicate e originali sui problemi del paese. ‘Baroni e contadini’ assieme a ‘Le parrocchie di Regalpetra’ di Sciascia e ‘Contadini del Sud’ di Scotellaro è tra le più importanti testimonianze sul Mezzogiorno e ha vinto il Premio Viareggio nel 1955.”,”ITAS-248″
“RUSSO Vincenzo (Napoletano)”,”Pensieri politici.”,”L’opera ‘Pensieri politici’ di Vincenzio Russo è stata pubblicata a Roma nel 1798 dalla tipografia di Vincenzio Poggioli ‘Vincenzio Russo (16 giugno 1770 – 19 novembre 1799) è stato un patriota e politico italiano, noto per il suo ruolo di spicco nella Repubblica Partenopea del 1799. Nato a Palma Campania, Russo studiò giurisprudenza a Napoli, dove sviluppò una forte inclinazione per le idee razionalistiche e illuministiche. Fu un fervente sostenitore del giacobinismo e membro della Società Patriottica. Durante la breve esistenza della Repubblica Partenopea, Russo si distinse come uno dei principali esponenti del movimento rivoluzionario. Tuttavia, dopo la caduta della Repubblica, fu catturato dalle forze sanfediste e giustiziato insieme a molti altri ribelli’ (copil)”,”TEOP-003-FMB”
“RUSTANT Maurice”,”Lavorare 30 ore.”,”‘Secondo JL Fourastié, le durate lavorative da 13 a 15 ore al giorno, con un’ora e mezzo di pausa per i pasti sono usuali in Francia, prima del 1860, nelle fabbriche del Nord e dell’Est. Talvolta si raggiungono durate incredibili di 17 ore giornaliere. A Mulhouse le officine aprono alle 5 del mattino, per chiudere alle 8 o alle 9 di sera. A Rouen, 15 ore o 15 ore e mezzo costituiscono la media; ma i tessitori hanno una presenza di 17 ore. A Tarare, nella regione del Rodano, l’operaio o l’operaia sono tenuti a 13 o 14 ore di presenza, con un’attività lavorativa che va dalle 10 alle 12 ore (1). Nel ‘Prospetto dello stato fisico e morale degli operai’ che Villermé traccia nel 1840, la testimonianza del viceconte Dubouchage, ivi citata, deplora che “”sfortunati ragazzi, la cui dimora è talvolta a due leghe dalla fabbrica, vi arrivano d’inverno nel fango e nella neve, compiendovi da 15 a 18 ore di lavoro giornaliero, compresa l’andata e il ritorno; restano dunque soltanto sei ore di riposo””. E l’autore aggiunge: “”E’ una situazione pietosa, che strappa le lacrime. E’ impossibile lasciar sussistere più a lungo simili abusi””. Questa inchiesta di Villermè fu all’origine dell’intervento dei poteri pubblici per una riduzione della durata del lavoro””‘ (pag 11)] [(1) J. Fourastié, ‘Machinisme et bien-être’; Louis René Villermé (1782-1863), ‘Tableau de l’etat physique et moral des ouvriers employes dans les manufactures de coton, de laine et de soie’] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75TEC”,”CONx-219″
“RUSTENHOLZ Alain”,”Les grandes luttes de la France ouvrière.”,”L’autore, Rustenholz, che ha partecipato da giovane alle lotte del maggio 1968, ha pubblicato pure ”Paris ouvrier. Des sublimes aux camarades’, Editions Parigramme.”,”MFRx-367″
“RÜSTOW W.”,”L’ art militaire au XIXe siècle. Strategie – Histoire militaire. Tomo II. 1815-1867.”,”Le 27 leggi fondamentali della strategia. 1. Gli eserciti sono lo strumento principale e il principale obiettivo della strategia… 2. L’ azione di guerra concentrata è la battaglia… 3. Il primo sforzo deve essere quello di assicurare la vittoria in battaglia… 4. La vittoria è assicurata da forze superiori… 5. Occorre cercare subito la superiorità delle forze nella superiorità del numero… 6. La possibilità di ottenere una superiorità relativa risulta dalla concentrazione dei propri eserciti e della divisione di quelli del nemico… 7. Non si deve fare distaccamenti senza un fine ben determinato… 8. La separazione… delle forze nemiche è molto favorevole a noi… 9. A forze eguali, un’ esercito sarà tanto più temibile quanto più regnerà l’ armonia tra l’ unità di comando e l’ indipendenza delle parti… 10. Colui che si propone uno scopo positivo ha più facilità di portare le forze superiori su un punto decisivo… 11. La superiorità delle forze dipende molto poco dalla superiorità delle armi, se questa differenza di armi non è molto considerevole… (…)”” (pag 537-539)”,”QMIx-139″
“RÜSTOW W.”,”L’ art militaire au XIXe siècle. Strategie – Histoire militaire. Tomo I. 1792-1815.”,”Le leggi fondamentali della strategia. Politica guerra, strategia, grande tattica, logistica, genio militare, tattica elementare. “”Jomini divide l’ arte della guerra in sei parti: la politica della guerra, la strategia, la grande tattica, la logistica, l’ arte degli ingegneri e la tattica elementare. Egli non tratta nei suoi Précis che le prima quattro parti, e lascia le altre due a lato come delle specialità.”” (pag 354)”,”QMIx-138″
“RÜSTOW W.”,”La petite guerre.”,”Libro intonso “”È difficile separare l’ imboscata dalla sorpresa, poichè la sorpresa deve sempre essere la conseguenza di un’imboscata affinché abbia un senso qualunque”” (pag 346)”,”QMIx-003-FSL”
“RÜSTOW W.”,”Stratégie – Histoire militaire. L’art militaire. Tome premier (1792-1815).”,”Guerra di Spagna e Portogallo. Ritirandosi Wellington aveva ordinato di devastare e abbandonare il paese, e Massena si trovò ben presto a combattere la fame. Circondato da bande di partigiani, impiegò quasi tutte le sue truppe facendo requisizioni delle magre produzioni del suolo. Per poter vivere, risalì il Tago fino a Santerem, nel mese di novembre. Ricevuti alla fine di dicembre i rinforzi promessi portati da Drouet, non cambieranno tuttavia la sua situazione (pag 417)”,”QMIx-011-FSL”
“RÜSTOW W.”,”Stratégie – Histoire militaire. L’art militaire. Tome second (1815-1878).”,”””Le navi di legno della flotta italiana restano completamente estranee alla battaglia, tanto che Tegethoff seppe utilizzare i suoi per appoggiare le corazzata nel scontro terribile che sta per cominciare. Gli italiani perdono a Lissa due delle loro più belle navi corazzate e si ritirano la sera stessa verso il porto di Ancona. Tegethoff la cui vittoria aveva sbloccato Lissa vi ripara le sue avarie senza importanza e ritorno in seguito nella rada di Fasana. L’impressione morale della disfatta di Lissa fu più grande ancora, se possibile, in Italia, di quella di Custoza”” (pag 684)”,”QMIx-012-FSL”
“RUTA Enrico”,”Politica e ideologia. 1. Il carattere dei popoli: lo Stato. 2. La missione dei popoli: la Patria.”,”Enrico RUTA, (n. Belmonte Castello, Frosinone, 1869) giornalista e scrittore, collaborò con il “”Giornale d’ Italia”” e “”Il Mattino””. E’ stato traduttore di Heinrich von TREITSCHKE (‘La politica’ e ‘La Storia di Francia’, LATERZA, BARI), Max WEBER (‘Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della Germania’, G. LATERZA, BARI, 1919), Kuno FISCHER e F. NIETZSCHE.”,”TEOP-081″
“RUTENBURG Victor”,”Popolo e movimenti popolari nell’ Italia del ‘300 e del ‘400.”,”Nato a Mosca nel 1911, RUTENBURG è (1971) Prof di storia italiana e di storia medievale alla Univ di Leningrado dove insegna dal 1950. Capo della sezione di storia occidentale dell’Istituto di storia dell’Accademia delle scienze dell’URSS, nel Dipartimento di Leningrado, ha soggiornato a lungo in IT e ha pubblicato vari lavori sulla storia italiana, fra cui: -Le imposte e il credito a Firenze nei secoli XII-XV, 1941 -Il precapitalismo in Italia. Le compagnie mercantili del Trecento a Firenze, 1951 – Vaticano nel passato, 1955 – Campanella, 1956 – Guicciardini, 1966 – Storia d’ Italia, 1970″,”MITT-021″
“RUTHERFORD Donald COVER J.A. a cura; saggi di Mark KULSTAD Christia MERCER Samuel LEVEY Daniel GARBER Catherine WILSON Nicholas JOLLEY Jonathan BENNETT Donald RUTHERFORD Robert MERRIHEW ADAMS Michael J. MURRAY Sean GREENBERG Jack D. DAVIDSON”,”Leibniz. Nature and Freedom.”,”Trecc: Leibniz ‹làibniz›, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. Il pensiero filosofico Dei molti temi che si intrecciano nell’opera di L., assume particolare rilievo il concetto di sostanza individuale: lo svolgimento di questo tema, già presente nello scritto per il baccellierato De principio individui (1663) secondo suggestioni occamiste, si approfondisce sia attraverso la polemica contro l’identificazione cartesiana della sostanza materiale con l’estensione sia contro l’atomismo. La posizione cartesiana è respinta perché incapace di spiegare adeguatamente sia il movimento che la resistenza; quella atomistica d’altra parte non esprime un reale principio individuale perché l’atomo, in quanto punto fisico, è sempre ulteriormente divisibile. Tale principio, realmente individuale perché semplice e privo di parti, è costituito invece dalla monade (termine che compare nel 1696, ma che era già presente come concetto nel Discours de métaphysique), atomo immateriale, punto metafisico, centro di forza, principio insieme di costituzione e di spiegazione dell’intero universo. Un universo che viene così a configurarsi come un insieme di monadi indipendenti (esse non hanno “”finestre”” per comunicare tra loro ed esercitare influsso l’una sull’altra), mondi in sé conchiusi ciascuno dei quali rispecchia a suo modo Dio e l’universo. La sostanza individuale, in quanto incarnazione di una nozione perfetta di Dio, contiene in sé, e sviluppandosi esplicita, la completa serie dei suoi accadimenti, l’intera sua storia insomma, così come nella nozione del soggetto è semplicemente contenuta tutta la serie dei suoi predicati. Ciascuna diversa dall’altra in forza del principio degli indiscernibili per cui non possono darsi due monadi identiche (due monadi uguali verrebbero di fatto a essere una identica monade e non sarebbero perciò distinguibili), esse si dispongono nell’universo secondo una legge di continuità che non tollera la sussistenza di parti vuote e dà luogo a una gerarchia cosmica che vede al livello più basso le semplici monadi o entelechie, e via via si eleva alle anime e agli esseri razionali o spiriti. Si delinea così un mondo di essenze semplici e spirituali nel quale la materia e i corpi trovano difficile spiegazione. L. offre in proposito varie soluzioni, ora facendo ricorso alla dottrina del vinculum substantiale (e che è al centro del carteggio con B. Des Bosses), legame che dovrebbe assicurare all’aggregato corporeo un certo grado di unità, permettendo il passaggio al composto organico; ora introducendo il concetto di monade dominante, principio di organizzazione nel composto delle molteplici monadi che lo costituiscono; ora considerando la materia e il corpo come la zona oscura della monade, che non attinge la chiarezza della percezione. Poste le monadi come mondi a sé stanti, microcosmi indipendenti, il problema dei loro rapporti e della corrispondenza fra le percezioni e le espressioni di ciascuna rispetto alle altre è risolto da L. con la teoria dell’armonia prestabilita, artificio divino preventivo con il quale Dio forma le sostanze in modo così perfetto che esse si accordano necessariamente, seguendo unicamente le proprie interne leggi. Da questi principî segue che le sostanze immateriali “”vedono tutte le cose in Dio”” o, più precisamente, che “”la nostra anima esprime Dio e l’universo, tutte le essenze come tutte le esistenze”” e quindi porta con sé tutte le forme o idee in virtù dell’azione di Dio su ogni monade. Il concetto di sostanza individuale è anche alla base della dottrina della conoscenza, che si fonda, come L. spiega nei Nouveaux Essais commentando e criticando le teorie di Locke, su un retaggio innato di potenzialità, di disposizioni e attitudini al conoscere da cui, stimolate dalla conoscenza sensibile e occasionate da essa, si sviluppano le idee. Di qui la nota formula “”nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu nisi intellectus ipse””. L’attività della monade si caratterizza così come attività rappresentativa eccitata dall’appetizione che promuove l’esplicarsi e il susseguirsi delle percezioni (la percezione è definita da L. “”stato passeggero che comprende e rappresenta una molteplicità nell’unità””), dapprima inconsce, fino all’appercezione, o percezione accompagnata da coscienza. Ogni monade, sia pure appartenente agli infimi gradi della realtà, è dotata di siffatta attività rappresentativa che si distribuisce nella forma di una sempre maggiore chiarezza e distinzione, dalle pure o semplici monadi o entelechie, alle anime, in cui alla percezione si accompagna già la memoria e di cui sono dotate anche le bestie, agli spiriti, o esseri forniti non solo di percezione e appercezione, ma anche di ragione. Ai soli spiriti è dunque aperta la possibilità di conoscere le verità necessarie ed eterne, e ciò segna propriamente il confine tra le altre monadi e la monade uomo. La ragione è appunto l’organo che consente l’accesso alle verità di ragione, che sono distinte dalle verità di fatto rette da diversi principî logici (v. oltre). Tale distinzione ha valore però solo in relazione all’uomo, essere imperfetto, e non vale per Dio, per cui anche le verità di fatto sono verità di ragione, e quindi universali e necessarie. Le verità eterne, che L. chiama anche essenze o possibili, costituiscono la struttura stessa della mente divina e tra esse Dio trasceglie, ispirandosi al principio della maggior perfezione, quelle a cui dare esistenza. Dio si configura così come causa intelligente e libera che crea l’universo secondo il principio dell’ottimo (donde la denominazione di ottimismo con cui il sistema filosofico leibniziano è anche conosciuto), per cui quello attuale è sempre il migliore dei mondi possibili e in esso trova la sua giustificazione anche il male, sia metafisico che morale, che diventa così funzionale all’armonia del tutto. ? Notevole rilievo nell’opera di L. hanno gli studî di logica: sviluppando motivi della tradizione lulliana, egli persegue costantemente il progetto di una logica capace di essere universalmente valida in forza della semplicità e universalità dei concetti e della loro riduzione a caratteri i quali, combinati fra loro secondo leggi date, sarebbero fondamento di dimostrazioni incontrovertibili: l’operazione logica (basata su una caratteristica universale, presupposto di un linguaggio universale) si presenterebbe così come calcolo e diventerebbe capace di sanare ogni tipo di controversia, anche di ordine politico e religioso; sicché la logica costituisce per L. uno strumento essenziale per perseguire piani di pacificazione e unificazione politica e religiosa. Principî logici cardinali, per L., sono il principio di identità, fondamento della verità di ragione indipendente dall’esperienza (come i teoremi matematici) il cui opposto è falso; il principio di ragion sufficiente, per cui “”di ogni verità si può rendere ragione”” e che ci introduce nell’ambito delle verità di fatto delle quali da un punto di vista umano non si può dichiarare falso l’apporto, rientrando nell’ambito del contingente (ma contingenti non sono per Dio, che dalla nozione individuale di ogni sostanza deduce tutti i suoi attributi). L’opera matematica Già negli anni giovanili la cultura matematica di L. era vasta, come dimostra, per es., la Dissertatio de arte combinatoria; ma solo da C. Huygens (da lui incontrato in Francia nel 1672 e che resterà suo amico per tutta la vita) L. apprese la grande importanza della nuova scienza (l’analisi dell’infinito) che andava sviluppandosi, e alla quale L. si appassionò. Entrato in rapporti con i più illustri matematici dell’epoca (tra i quali I. Newton), si cimentò dapprima con successo in alcuni problemi particolari (per es., il calcolo della serie di L.: ?/4 = 1 ? 1/3 + 1/5 ? 1/7 + …). In seguito riuscì a elaborare alcuni metodi semplici e generali per la trattazione dei problemi infinitesimali che fanno di lui, insieme con Newton, uno dei fondatori del moderno calcolo infinitesimale: la critica storica, al di là delle polemiche dell’epoca, ha dimostrato la sostanziale indipendenza delle ricerche di L. e di Newton. Nella memoria Nova methodus pro maximis et minimis itemque tangentibus del 1684, L. ha la geniale idea di considerare l’operazione di derivazione come un’operazione da eseguirsi sopra una funzione; egli denota tale operazione col simbolo d, e ancora oggi si chiama notazione leibniziana il simbolo df/dx per la derivata di f; la introduce in modo chiaro, stabilendo una serie di regole che permettono di calcolare le derivate di somme, prodotti, quozienti, radici, ecc., di funzioni a partire dalle derivate delle funzioni stesse, e crea perciò un nuovo algoritmo, un nuovo tipo di calcolo (singulare calculi genus). Anche il simbolo di integrale, ?, è dovuto a L. (1686). Assai meno felice il tentativo di L. di cimentarsi con Newton nell’applicazione del nuovo calcolo ai moti dei corpi celesti (Tentamen de motuum coelestium causis, 1689); qui L. non solo resta di gran lunga al disotto del suo grande rivale, ma rivela quella “”envie immodérée de paroître”” (come scrisse Huygens, pur suo amico) che è il lato negativo della sua personalità, e che lo indusse, in questo caso, a fingere di non conoscere il lavoro di Newton. Il fatto è che L. aveva soprattutto interesse alle idee e ai metodi generali della matematica; non altrettanto interesse per le deduzioni, le applicazioni, la “”tecnica”” matematica. A L. si devono perciò poche formule, pochi risultati tecnici, e invece molte geniali anticipazioni dei concetti e dei metodi della matematica moderna: dalla matematizzazione della logica (lettera a Huygens del 1679) al calcolo delle variazioni (L. si accorge – 1700 – che nel problema della brachistocrona o in quello del solido di minima resistenza l’incognita non è più un solo numero o un solo punto, ma un’intera curva): anticipazioni che fanno di L. uno dei fondatori di varî, elevati indirizzi delle moderne matematiche. ? Formula di Leibniz: è la formula che dà la derivata n-esima del prodotto y(x) = ?(x)?(x) di due funzioni della variabile x: Formula che può scriversi simbolicamente y(n) = (? + ?)(n). VEDI ANCHE monade In filosofia, termine usato per la prima volta dai pitagorici per indicare i primi elementi, matematici, dell’universo. Platone chiamò monade anche le idee, per designare il loro carattere di unità indipendenti. Nel Rinascimento, il termine tornò in uso con Nicola Cusano e, soprattutto, con G. Bruno … logica filosofia Disciplina che studia le condizioni di validità delle argomentazioni deduttive. 1. La logica antica I vocaboli ? ?????? (?????), ?? ?????? si stabilizzarono nel significato di «teoria del giudizio e della conoscenza» nell’ambiente protostoico, pur conservando ??????? per tutta la grecità … intelletto La facoltà, propria dello spirito, o pensiero, di intendere le idee o di formare i concetti, o il potere conoscitivo della mente (contrapposta alla sensibilità, alla volontà ecc.). L’uso filosofico del termine, nella forma greca del ????, è inaugurato da Anassagora, che con esso identifica la divinità … sostanza anatomia In biologia e in anatomia, materia organica e organo che presentano aspetto omogeneo e limiti ben definiti. sostanza bianca e sostanza grigia Le due componenti fondamentali del sistema nervoso centrale, così denominate, la prima per il colore delle fibre mieliniche di cui è ricca, e la seconda … CATEGORIE BIOGRAFIE in Filosofia TAG ACCADEMIA PRUSSIANA DELLE SCIENZE PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE DOTTRINA DELLA CONOSCENZA CALCOLO DELLE VARIAZIONI CALCOLO INFINITESIMALE ALTRI RISULTATI PER LEIBNIZ, GOTTFRIED WILHELM VON Leibniz Enciclopedia della Matematica (2013) Gottfried Wilhelm von (Lipsia, Sassonia, 1646 – Hannover, Bassa Sassonia, 1716) filosofo e matematico tedesco. Inventore con I. Newton del calcolo infinitesimale, ebbe vasti interessi culturali e fu convinto assertore dell’unitarietà del sapere umano. Fu indirizzato fin dalla fanciullezza allo studio … Leibniz, Gottfried Wilhelm von Dizionario di filosofia (2009) Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). La vita e l’opera: il sogno di una scienza e di una ‘Res publica’ universali. Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi … Leibnitz Gottfried Wilhelm von Dizionario delle Scienze Fisiche (1996) Leibnitz ‹làipniz› Gottfried Wilhelm von (Lipsia 1646 – Hannover 1717) Matematico e filosofo. ? Condizione di Leibnitz Gottfried Wilhelm von per le parentesi di Poisson: Leibnitz Gottfried Wilhelm von moto, costanti del: IV 123 d. ? Principio d’identità degli indiscernibili di Leibnitz Gottfried … LEIBNIZ, Gottfried Wilhelm von Enciclopedia Italiana (1933) LEIBNIZ (da preferire questa grafia all’altra Leibnitz), Gottfried Wilhelm von. – Spirito multiforme e di attitudini veramente universali, fu grande sopra tutto come scienziato e come filosofo. Nacque a Lipsia il 3 luglio 1646 da Federico, professore di morale e giurisprudenza in quell’università, e … VOCABOLARIO leibniziano leibniziano ‹laib-› agg. e s. m. – 1. agg. Che si riferisce al filosofo e scienziato ted. G. W. von Leibniz (1646-1716), alle sue dottrine, ai suoi principî: il sistema monadologico leibniziano; l’opera matematica leibniziana. 2. s. m. Fautore,… von von ‹fòn› prep. ted. – Preposizione corrispondente all’ital. «di». In Germania e in Austria è frequente in nomi di antiche famiglie nobili indicate per mezzo del loro feudo, e anche come predicato nobiliare (premesso a cognomi di qualunque origine). 0 Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati Partita Iva 00892411000 Contatti Redazione Termini e Condizioni generali Condizioni di utilizzo dei Servizi”,”FILx-136-FRR”
“RUTHVEN Malise TURRONI Giuliana a cura”,”Il seme del terrore. L’attacco islamista all’America.”,”Malise Ruthven è stato autore e redattore della BBC, nonchè collaboratore del Times Literary Supplement e del Guardian. Attualmente è visiting professor presso l’Università di San Diego in California. Nella collana degli Einaudi Tascabili ha pubblicato Islãm.”,”TEMx-004-FL”
“RUTIGLIANO Enzo”,”Linkskommunismus e rivoluzione in Occidente. Per una storia della KAPD.”,”KAPD: partito operaio comunista tedesco. E’ la principale delle formazioni politiche che agli inizi degli anni 1920 hanno caratterizzato in GERM il ‘comunismo di sinistra’, il Linkskommunismus. RUTIGLIANO (Milano, 1944), di origine meridionale ha vissuto quasi sempre nel Sud, a Brindisi fino al 1968. Poi si è trasferito a Trento (facoltà di sociologia). Laureatosi, vive a Trento e lavora presso la facoltà di sociologia. Formatosi nel clima del movimento studentesco, si interessa dei movimenti del radicalismo di sinistra nella storia del movimento operaio.”,”MGEK-003″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Teorie sociologiche classiche. Comte, Marx, Durkheim, Simmel, Weber, Pareto, Parsons.”,”RUTIGLIANO Enzo insegna storia del pensiero sociologico nella facoltà di sociologia dell’ Università di Trento. Tra le sue pubblicazioni: ‘Sociologi. Uomini e problemi’ (1997), ‘La ragione e i sentimenti. Vilfredo Pareto e la sociologia’ (1996). Classe in sé e per sé. “”Ora, come ha bene visto Raymond Aron (1), Marx, nel trattare il problema della stratificazione sociale, sembra farlo in modi e da punti di vista diversi. Si possono dunque raccogliere le sue opere sulle classi in tre gruppi a seconda dell’ interesse conoscitivo che muove il nostro autore. Marx pensava di trattare unitariamente e completamente il problema della stratificazione nel Libro terzo del Capitale ma l’ opera si interrompe per la morte dell’ autore proprio dopo una pagina dall’ inizio della trattazione. E, tuttavia, non prima di averci fatto capire l’ intenzione che sottendeva l’ esposizione stessa o, almeno, il punto di avvio. Marx infatti scrive: “”I proprietari della semplice forza-lavoro, i proprietari del capitale e i proprietari fondiari, le cui rispettive fonti di reddito sono salario, profitto e rendita fondiaria; in altre parole, gli operai salariati, i capitalisti e i proprietari fondiari costituiscono le tre grandi classi della società moderna fondata sul modo di produzione capitalistico””. (…). Tuttavia, guardando alla società com’era ai tempi di Marx e come ancora oggi è, notiamo come la stratificazione sociale sia ben più complessa. Questa rilevazione della complessità la compie lo stesso Marx in un secondo gruppo di opere che diciamo più sociologiche o propriamente sociologiche: si tratta delle Lotte di classe in Francia, del 18 brumaio di Luigi Bonaparte e, più tardi, dopo il 1871, della Guerra civile in Francia, il libro sulla Comune di Parigi. In questo gruppo di opere l’ interesse conoscitivo di Marx è diverso (…) prevale un interesse conoscitivo di tipo analitico-classificatorio. Egli analizza, fermando per un momento il processo storico, la situazione delle classi in Francia, il loro comportamento a fronte di una situazione conflittuale che vede il proletariato, la piccola borghesia, la piccola borghesia contadina, la piccola borghesia impiegatizia, la piccola borghesia mercantile, il sottoproletariato, la borghesia finanziaria, la borghesia capitalistica imprenditoriale, la borghesia commerciale, pur portatrici di interessi diversi e a volte contrastanti, schierarsi strategicamente sui due interessi inconciliabili: quelli della borghesia e del proletariato. (…) Ma nel 18 brumaio vi è qualcosa di più: Marx si rende conto che la oggettiva appartenenza di classe non è sufficiente per determinare comportamenti comuni. Cioè che una classe è qualcosa di più che un raggruppamento di persone con un interesse comune (…). Insomma perché si possa parlare di una classe è necessaria quella che Marx chiama coscienza di classe, cioè autocoscienza in senso hegeliano. (…) La consapevolezza di tutto questo fa di una classe in sé – come è descritta nel frammento del Libro terzo del Capitale – una classe per sé.”” (pag 73-75)”,”TEOS-106″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Lo sguardo dell’angelo. Su Walter Benjamin.”,”Enzo Rutigliano, nato a Milano nel 1944, ha insegnato storia del pensiero sociologico nella Facoltà di Sociologia di Trento. Ha pubblicato ‘Links-kommunismus e rivoluzione in Occidente’ (1974), ‘Teoria o critica. Saggio sul marxismo di Adorno’ (1977), ‘Temi del pensiero critico-negativo’ (1979). Ha collaborato a ‘Critica Sociologica’ e alla rivista americana ‘Telos’. “”In Marx la scelta della classe operaia urbana quale soggetto storico di cambiamento, era fondata sulla teoria del plusvalore che costituiva la precondizione economica della coscienza di classe”” (pag 77) (Note sulla costituzione materialistica del soggetto del cambiamento sociale) Trento 28 Giugno 2018. (da Università di Trento) Enzo Rutigliano: addio a un protagonista della storia di Sociologia Tristezza in Ateneo per la scomparsa del sociologo, amato da generazioni di studenti. Testimone attivo dei primi anni della Facoltà e del movimento studentesco, come studente e poi docente partecipò con passione e competenza allo sviluppo dell’Ateneo. Sabato alle 11 il Dipartimento e l’Ateneo lo ricorderanno in un momento di raccoglimento nella corte interna di Sociologia La notizia della scomparsa del professor Enzo Rutigliano è stata accolta oggi con grande tristezza all’Università di Trento e soprattutto a Sociologia, dove il professore era molto stimato. Dal 1976, anno in cui ha iniziato la sua carriera accademica fino al 2014 quando si è ufficialmente ritirato dall’insegnamento, il professor Rutigliano ha preparato con passione generazioni di studenti e studentesse, insegnando Storia del pensiero sociologico, uno dei corsi fondamentali che introducevano il percorso di studi. Tutti lo ricordano come docente attento, preparato, preciso, dotato di ampia cultura, spirito critico e profonda capacità di analisi. Fin dal suo arrivo a Trento nel 1968 come studente, è stato protagonista della nascita e dell’evoluzione della Facoltà dalle origini dell’Istituto di scienze sociali fino alla Sociologia di oggi. Rutigliano ha dato il suo contributo a scrivere la storia dell’Ateneo trentino, partecipando attivamente anche al movimento studentesco della fine degli anni Sessanta. Rutigliano aveva iniziato a collaborare in particolare con Franco Fornari e soprattutto con Gian Enrico Rusconi che era stato suo relatore per la tesi di laurea (su “Hegel: totalità e separazione”), ed era stato parte del gruppo di studio con Francesco Alberoni a cui era molto legato. «Dal punto di vista accademico – sottolinea il direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, Mario Diani – Enzo Rutigliano è stato fra i maggiori a contribuire alla diffusione della storia del pensiero sociologico in Italia. Il suo volume “Teorie sociologiche classiche”, edito nel 2001 da Bollati Boringhieri, è stato un punto di riferimento importante per generazioni di studenti e dottorandi, non soltanto a Trento». Era noto a livello nazionale per i suoi studi su Water Benjamin, Vilfredo Pareto, la Scuola di Francoforte e in particolare Theodor Adorno. È stato uno tra i primi studiosi in Italia ad approfondire la figura e la rilevanza sociologica dell’opera del premio Nobel Elias Canetti, con cui tenne una fitta corrispondenza sul volume “Massa e potere”. Lavoro che poi è confluito nel volume di Rutigliano “Il linguaggio delle masse. Sulla sociologia e Elias Canetti” (Edizioni Dedalo, 2007) con un’appendice di lettere inedite. Più di recente si era dedicato a studi sulla Sociologia della guerra. Grande il suo attaccamento agli studi e alla facoltà, come spiegò in un’intervista del 2001, in occasione del decimo anniversario della morte di Bruno Kessler, al periodico di Ateneo “UniTn” di cui fu fondatore (con Renato Porro e Antonio Scaglia) nel 1998 e direttore: «Sociologia per la città di Trento è stata decisiva, non soltanto perché il movimento studentesco direttamente coinvolse il mondo del lavoro, ma anche perché i numerosi studenti provenienti da altre città italiane portavano a Trento la loro cultura diversa, l’estrazione diversa, e questo fu un “”lievito”” per la città. Mise in moto dei meccanismi che poi andarono avanti per conto proprio e che certamente contribuirono alla modernizzazione della città. (…) L’università a quell’epoca era la Facoltà di Sociologia, non c’era altro. Era una sorta di comunità di studio dove le aule universitarie, la mensa, i bar attorno, gli appartamenti la sera, il collegio universitario erano un’unica cosa. Era tutto un fervore di idee, di discussioni, di dibattiti; non c’era differenza tra il privato, il pubblico, tra la politica, lo studio. Io ho sempre creduto che le università medievali dovessero essere simili a quello che stava accadendo da noi in quel momento. Corpo docente e studenti si sentivano molto più vicini tra loro che non al resto della città, la quale, in un primo momento, rifiutò come un corpo estraneo la Facoltà di Sociologia. (…) La comunità di studio di allora è a mio avviso irripetibile, e questo non soltanto per merito delle persone che c’erano o per la loro volontà, ma perché allora in tutto il mondo era un po’ così: alla fine degli anni ’60 i movimenti collettivi muovono il mondo, conferiscono alle vecchie istituzioni nuovo vigore, nuova linfa; creano, per loro natura, centralità. E Trento, come università e come città, pur essendo alla periferia estrema dell’Italia, diventò quindi centrale. I giornalisti del Corriere della Sera, della Stampa venivano da noi per capire come stavano le cose». Per ricordare la figura di Enzo Rutigliano e sottolineare il suo contributo nel disegnare lo sviluppo degli studi sociologici a Trento, il Dipartimento ha previsto un momento di ricordo che si terrà sabato alle 11 nella corte interna di Sociologia. (a.s.)”,”TEOS-304″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Guerra e società.”,”Enzo Rutigliano insegna Storia del pensiero sociologico presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il linguaggio delle masse. Sulla sociologia di Elisa Canetti’ (2007). “”(…) «Roma fu innanzitutto una potenza di fanteria, e ciò vale particolarmente per il periodo della sua espansione nella penisola italiana. Una legione (cioè un esercito da campagna) contava circa 6000 uomini, metà dei quali appartenevano alla fanteria pesante formata da agricoltori, mentre i restanti soldati armati alla leggera (velites) e un piccolo corpo di cavalleria che aveva il compito di coprire i fianchi. Nell’ordine di battaglia, le prime due linee di manipoli erano composte di fanteria pesante (hastati e principes), equipaggiata con scudo, elmo, corazza, una breve spada dalla lama larga a doppio taglio e punta (gladius), e giavellotto (pilum). Benché il comandante potesse scegliere tra vari metodi di attacco, le tattiche fondamentali erano semplici: la linea di fronte scagliava i suoi giavellotti e caricava di corsa, per arrivare a contatto col nemico e combattere col gladio. Se questa prima ondata veniva respinta, le succedeva la seconda, che usava lo stesso procedimento. La terza linea, un misto di fanteria pesante e leggera, era tenuta di riserva. Più tardi i generali romani avrebbero sfruttato pienamente le potenzialità di questa riserva» (1)”” [(Prestone e Wise, Storia sociale della guerra’, cit., p. 47] ‘L’esposizione sembra essere corretta. Tuttavia, per quanto riguarda le tattiche di combattimento, è importante notare che i generali romani utilizzavano una vasta gamma di strategie e tattiche, a seconda delle circostanze e del nemico che affrontavano 1. Ad esempio, in alcune battaglie, i Romani utilizzavano la tattica della ‘testuggine’, in cui i soldati si disponevano in una formazione a scudo che proteggeva completamente il corpo dei soldati, mentre altri soldati lanciavano giavellotti o frecce dal retro della formazione 1. In altre occasioni, i Romani utilizzavano la tattica della ‘cuneo’, in cui i soldati si disponevano in una formazione a forma di cuneo per sfondare le linee nemiche 1.In generale, le tattiche romane erano caratterizzate da una grande flessibilità e adattabilità, e i generali romani erano noti per la loro abilità nel cambiare rapidamente le tattiche in base alle circostanze 1. (f. cop.)”,”QMIx-003-FSD”
“RUTTO Giuseppe”,”Bernard Bolzano. Reformkatholizismus e utopia nella Praga della Restaurazione.”,”Ricerca e lettura (da parte degli storici) di Bolzano sul tentativo di cogliere il significato storico del suo pensiero religioso, etico e sociale, nel rapporto difficile e carico di tensione tra ‘reformkatholizismus’ e utopia’ (pag 3, introduzione) ‘Bernard Placidus Johann Nepomuk Bolzano (5 ottobre 1781 – 18 dicembre 1848) è stato un matematico, filosofo, teologo e logico boemo. Nato a Praga, Bolzano era figlio di un mercante d’arte italiano e di una madre tedesca. Studiò filosofia e teologia all’Università di Praga, dove ottenne il dottorato in geometria nel 1804. Bolzano è noto per i suoi contributi significativi alla matematica e alla logica, in particolare per il teorema di Bolzano-Weierstrass e il teorema del valore intermedio. Fu anche un fervente sostenitore della pace e della giustizia sociale, il che lo portò a scontrarsi con le autorità austriache. Nel 1805, fu nominato professore di filosofia della religione all’Università di Praga, ma nel 1819 fu rimosso dall’incarico a causa delle sue idee politiche considerate troppo liberali’ (f. copilot) ‘Praga fece parte dell’Impero Asburgico dal 1526, quando Ferdinando I d’Asburgo divenne re di Boemia, fino al 1918, con la fine della Prima Guerra Mondiale e la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico. Durante questo lungo periodo, Praga fu un importante centro culturale e politico dell’impero, soprattutto sotto il regno di Rodolfo II, che trasferì la sua corte da Vienna a Praga nel 1583’ (idem)”,”AUTx-003-FMB”
“RUTYCH N.”,”Le parti communiste au pouvoir. En URSS 1917-1960.”,”Lenin e i fondi tedeschi. E’ per un caso felice che i documenti segreti tedeschi, pubblicati recentemente, si sono potuti conservare. QUesti documenti si trovavano disseminati in più depositi d’ archivio situati nello Hartz. Malgrado le istruzioni precise del governo hitleriano, il funzionario preposto alla loro vigilanza aveva omesso di distruggerli, cosa che ha permesso all’ esercito inglese di recuperarli in gran parte. Dopo averli minuziosamente selezionati e fotocopiati (questo lavoro è durato vari anni) gli inglesi resero questi documenti al governo federale tedesco. Una parte fu pubblicata presso la stampa tedesca (Die Welt; ecc), ma nel 1958, Zeman fece apparire in inglese, presso le edizioni Oxford University Press, quelli che ci interessano particolarmente. (1)””. (pag 41) (1) Germany and the revolution in Russia, 1915-1918. Documents from the Archives of the German Foreign Ministry, a cura di Z.A.B. Zeman, OUP, London, 1958 La strategia del partito sul fronte interno e il fronte esterno della Rivoluzione mondiale (pag 189) La Guerra contro la Polonia e la dottrina della rivoluzione importata dall’ esterno (pag 199)”,”RIRO-284″
“RYAN Alan”,”John Dewey And the High Tide of American Liberalism.”,”RYAN-A vive a Princeton (New Jersey) dove insegna Storia delle dottrine politiche alla PRINCETON UNIVERSITY. E’ autore, fra l’altro, di una biografia di RUSSELL-B: “”Bertrand Russell: A Political Life””.”,”FILx-125″
“RYAN Cornelius”,”Il giorno più lungo. 6 giugno 1944.”,”Cornelius Ryan, prese parte all’Operazione Overlord in qualità di corrispondente di guerra del ‘Daily Telegraph’ Questo libro sul D-Day è stato tradotto in 14 lingue e trasferito sullo schermo con la consulenza tecnica del generale Koenig e la collaborazione delle autorità militari inglesi, francesi e tedesche. ‘Non tutte quelle divisioni erano a ranghi completi, ma Hitler confidava nel suo «Vallo» per colmare le deficienze delle truppe. Ma uomini come Rommel che avevano combattuto – ed erano stati battuti – su altri fronti, rimasero atterriti quando videro le fortificazioni. Rommel non era più stato in Francia dal 1941, e come molti altri generali tedeschi aveva creduto alla propaganda hitleriana e pensava che la linea di difesa fosse pronta. La sua denuncia sarcastica dell’insufficienza del «Vallo», non sorprese Von Rundstedt, che era dello stesso parere. Forse fu quella l’unica volta in cui si trovò d’accordo con Rommel, senza riserve. Da vecchio saggio, Rundstedt non aveva mai creduto alle difese fisse. Nel 1940 aveva diretto il magistrale aggiramento della Linea Maginot che aveva portato alla disfatta della Francia. Per lui il Vallo Atlantico di Hitler non era che un «bluff monumentale… destinato più al popolo tedesco che al nemico… e il nemico grazie alle sue spie ne sa più di noi sul vallo». Il muro avrebbe potuto «temporaneamente infastidire» gli Alleati, ma non certo fermarli. Von Rundstedt era convinto che niente potesse evitare il successo iniziale di uno sbarco. Si sarebbe dovuto colpire, quando il nemico era ancora debole, senza linee di rifornimento organizzate, occupato a consolidare le teste di ponte isolate. Rommel era assolutamente contrario a questa tesi. Secondo lui c’era un solo modo per respingere l’attacco: affrontarlo subito, a testa bassa. Non si sarebbe riusciti a far venire i rinforzi dall’interno: sarebbero stati dispersi e distrutti dai bombardamenti aerei e navali. Dalla fanteria alle divisioni corazzate, tutto doveva essere schierato sulle coste o appena dietro. L’aiutante di Rommel ricorda bene il giorno che il maresciallo gli espose i suoi principi strategici. Erano su una spiaggia deserta, e Rommel, massiccio, tarchiato, chiuso in un pesante cappotto, con una vecchia sciarpa al collo, camminava avanti e indietro, agitando il bastone di maresciallo, quello «non ufficiale», di legno nero con un pomo d’argento dal quale pendeva un fiocco di seta, rosso nero e bianco. A un tratto aveva puntato il bastone come un indice sulla sabbia: «La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia. Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico, quando sarà in acqua… e cercherà di metter piede a terra. I rinforzi non arriverebbero mai sul posto dell’attacco, sarebbe follia pensarlo. La Hauptkampflinie (la linea principale di resistenza) sarà qui… tutto quello che abbiamo dovrà essere sulla costa. Mi creda, Lang, le prime ventiquattr’ore dell’invasione saranno decisive… per gli Alleati, e per la Germania, sarà il giorno più lungo». Hitler aveva approvato nel suo complesso il piano di Rommel e da quel giorno Von Rundstedt era diventato una figura puramente rappresentativa. Rommel eseguiva gli ordini di Rundstedt soltanto se quadravano con le sue idee. Per tagliar corto alle obiezioni aveva un argomento semplice e senza repliche: «Il Führer mi ha dato direttamente ordini espliciti». Questo però non lo diceva mai a Von Rundstedt, ma al suo capo di stato maggiore Blumentritt. Appoggiato da Hitler e con la rassegnata accettazione di Rundstedt («Quel caporale boemo di Hitler», borbottava iroso il comandante in capo, «prende sempre decisioni contro se stesso», l’ostinato Rommel aveva buttato all’aria e rifatto tutti i piani anti-invasione’ (pag 24-25)]”,”QMIS-252″
“RYAN C. McEVOY J.P. LINDBERGH C.A. GRENFELL R. HOOVER J.E. REYNOLDS Q. BALDWIN H.W. WALDECK Contessa RATCLIFF J.D. BALCHIN N. SCHWARTZ R. MONTAGU E.E.S. LORD W. GEORGE W. SONDERN F. WINSLOW W.G. JOHNSON T.M. COSTER D.Q. COUGHLIN W.J. STOWE L. FUCHIDA M. MULLER E. INOGUCHI R. NAJAJIMA T. CARLOVA J. YOSHIDA M. e altri”,”Storie segrete dell’ultima guerra.”,”””Hitler sapeva che l’invasione era inevitabile e ora doveva risolvere un altro grosso problema; trovare le divisioni da disporre lungo le due difese che s’estendevano sempre più. In Russia si maciullavano divisioni su divisioni nel tentativo di tenere quel fronte di 3000 chilometri davanti agli incessanti attacchi sovietici. In Italia, uscita dalla guerra dopo l’invasione della Sicilia, migliaia di soldati vi erano immobilizzati. Perciò, nel 1944, Hitler fu costretto a rinforzare le sue guarnigioni in Occidente con uno strano assortimento di rincalzi; vecchi e ragazzi, i rimasugli di divisioni decimate sul fronte russo, «volontari» dei Paesi occupati reclutati con la forza (c’erano unità polacche, ungheresi, cecoslovacche, rumene e jugoslave, tanto per citarne alcune) e perfino due divisioni russe composte d’uomini che avevano preferito combattere con i nazisti piuttosto che rimanere nei campi di prigionia. Per quanto discutibile servivano comunque a riempire i vuoti. Hitler aveva ancora un solido nucleo di truppe e d’unità corazzate temprate dalle battaglie. Nel giorno dello sbarco alleato le forze di Hitler in Occidente sarebbero ammontate a un totale formidabile di 60 divisioni. Non tutte queste divisioni avrebbero avuto i loro effettivi al completo, ma Hitler fidava ancora sul suo Vallo Atlantico: era certo che avrebbe compensato la differenza. Tuttavia, uomini come Rommel che avevano combattuto – e perduto – su altri fronti, erano rimasti allibiti vedendo le fortificazioni. Rommel non era più stato in Francia dal 1941 e, come tanti altri generali tedeschi che fidavano nella propaganda di Hitler, aveva creduto che le difese fossero state quasi ultimate. Il suo caustico giudizio sul «Vallo» non fu una sorpresa per von Rundstedt. Questi vi aderì in pieno; anzi, fu forse l’unica volta che si trovò completamente d’accordo con Rommel. Il vecchio e sagace von Rundstedt non aveva mai creduto nelle difese fisse. Era stato lo stratega del vittorioso attacco alla Linea Maginot nel 1940 che aveva portato al crollo della Francia. Per lui il Vallo Atlantico di Hitler non era che un «enorme ‘bluff’… più per il popolo tedesco che per il nemico… e il nemico, attraverso i suoi agenti, lo sa meglio di noi». Il Vallo avrebbe «bloccato temporaneamente» l’attacco alleato, ma non lo avrebbe arrestato. Von Rundstedt era convinto che nulla avrebbe potuto impedire la riuscita dei primi sbarchi. Il suo piano per far fallire l’invasione era di tentare il grosso delle sue truppe lontano dalla costa e di attaccare ‘dopo’ che le truppe alleate fossero sbarcate. Quello sarebbe stato il momento di colpire, pensava il vecchio generale, quando il nemico era ancora debole, quando non aveva linee di rifornimento adeguate e si sforzava di costituire teste di sbarco isolate. Rommel dissentiva completamente da questa teoria. Egli era convinto che ci fosse un solo modo per sventare l’attacco: opporvisi frontalmente. Non ci sarebbe stato tempo di far affluire rinforzi dalle retrovie; Rommel era certo che sarebbero stati distrutti dagli attacchi aerei e dal bombardamento delle artiglierie navali e terrestri. A suo parere, tutto, dalle truppe alle divisioni ‘Panzer’, doveva essere tenuto pronto sulla costa o nell’immediato retroterra”” (pag 229-231) [Cornelius RYAN, Il giorno più lungo]”,”QMIS-010-FER”
“RYAN Cornelius”,”Il giorno più lungo. 6 giugno 1944.”,”Cornelius Ryan, prese parte all’Operazione Overlord in qualità di corrispondente di guerra del ‘Daily Telegraph’. Dello stesso autore: ‘L’ultima battaglia. Ritardo tedesco nella costruzione della linea difensiva atlantica. “”Poco dopo il suo arrivo Rommel aveva fatto un’ispezione-lampo al Vallo Atlantico e ne era rimasto scoraggiato. Soltanto in qualche posto le fortificazioni di cemento armato e di acciaio erano terminate: nei porti principali, sugli estuari dei fiumi, lungo la parte più stretta della Manica, dal nord di Le Havre all’Olanda. Per il resto le difese erano largamente incomplete. In qualche zona addirittura non ancora incominciati i lavori. Per la verità anche cosè com’era, il Vallo Atlantico rappresentava una formidabile barriera. Dove i bunker erano pronti fiorivano giganteschi cannoni. Ma non ce n’erano abbastanza per Rommel. Niente gli sembrava sufficiente per fermare il furioso assalto che si aspettava con certezza, sempre ricordando la dura sconfitta subita l’anno prima contro Montgomery in Africa. Al suo occhio critico il Vallo Atlantico pareva una cosa da ridere. Ne parlava, con una espressione tra le più efficaci di ogni lingua, come di «una fantasia uscita dal Wolkenkucksheim di Hitler» cioè dal paese nebuloso degli sciocchi”” (pag 20-21)”,”QMIS-013-FER”
“RYAN Cornelius”,”A Bridge Too Far.”,”””Le forze alleate subirono più perdite in Market-Garden che nella gigantesca invasione della Normandia. Molti storici ritengono che nel periodo di 24 ore del D Day, 6 giugno 1944, le perdite Alleate si possono stimare in 10-12 mila . Nei nove giorni di Market-Garden le perdite combinate sul terreno e in aria, uccise, ferite e perdute, ammontarono ad oltre 17 mila”” (pag 599) Secondo quanto riportato da storici e fonti 1, le perdite alleate durante il D-Day sono state stimate in 10-12 mila. D’altra parte, le perdite combinate di Market-Garden, che durò nove giorni, ammontarono a oltre 17 mila 1. Tuttavia, è importante notare che queste cifre possono variare leggermente a seconda delle fonti e dei criteri di conteggio utilizzati. (bing) (Altre informazioni: 1. history.com, 2. britannica.com, 3. warfarehistorynetwork.com 4. en.wikipedia.org, 5. iwm.org.uk) L’operazione Market Garden fu un’operazione militare combinata aerea e terrestre messa in atto dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. L’obiettivo era di conquistare e controllare cinque ponti, uno in fila all’altro, tra Eindhoven e Arnhem, nei Paesi Bassi. L’operazione ebbe luogo dal 17 al 27 settembre 1944. Tuttavia, l’operazione fallì poiché le truppe alleate non riuscirono a conquistare l’ultimo ponte ad Arnhem, che era difeso da una divisione corazzata tedesca. La battaglia di Arnhem fu combattuta all’interno e intorno alle città olandesi di Arnhem, Oosterbeek, Wolfheze e Driel e nelle vicinanze dal 17 al 26 settembre 1944. Fu una battaglia all’avanguardia dell’operazione alleata Market Garden. (bing) (Altre fonti 1. it.wikipedia.org, 2. it.abcdef.wiki, 3. italiawiki.com, 4. me-dia-re.it)”,”QMIS-022-FSD”
“RYDER A.J.”,”The German Revolution, 1918-1919.”,”Nominata dal Congresso dei consigli a Berlino (dicembre 1918) una commissione socializzazione guidata da Kautsky (pag 18) “”That the revolution was a rejection of militarism rather than of capitalism was recognized even by Liebknecht, who wrote in ‘Die rote Fahne’ of 19 November 1918: ‘The bulk of the soldiers are revolutionary against militarism, against war and the open representatives of imperialism: in relation to socialism they are still divided, hesitant and immature.’ Liebknecht also admitted that by then many of the proletarian soldiers and workers “”fondly imagined”” the revolution to be over, and wanted nothing but rest and demobilization.”” (pag 28)”,”MGER-115″
“RYLE Gilbert”,”Pensare pensieri.”,”Gilbert Ryle (1900-1976), uno dei maggiori filosofi inglesi del Novecento, è stato Professore di filosofia morale all’Università di Oxford e direttore di ‘Mind’ dal 1948 al 1971.”,”VARx-065-FRR”
“RYTKHEU Juri”,”Rinati alla vita.”,”RYTKHEU Juri è nato nel 1930 in Ciukotka (regione industriale tra i ghiacci). Ha lavorato a Leningrando come giornalista. Ha scritto una ventina di racconti.”,”RUSx-163″
“RYÛJI Komatsu LEVY Christine PELLETIER Philippe BIEUX Gilles TSCHUDIN Jean-Jacques”,”Anarchisme et mouvements libertaires au début du XXème siècle.”,”Contiene i saggi ‘Un Retour sur le parcours du mouvement anarchiste au Japon (RYÛJI), Kôtuku Shûsui et l’anarchisme (LEVY), Chronologie: La Vie d’Ôsugi Sakae (RYÛJI), Ôsugi Sakae. Une Quintessence de l’anarchisme au Japon (PELLETIER), La Vie en prison d’une anarchiste: Ôsugi Sakae (BIEUX), Ôsugi Sakae et la littérature ouvrière (TSCHUDIN), Hirasawa Keishichi et le théâtre ouvrier (TSCHUDIN). Temi trattati: La pluralità delle correnti anarchiche. Gli inizi dell’anarchismo nell’epoca Meiji. L’individualismo sociale trova la sua base – l’anarchismo sotto Taishô. L’anarchismo dell’auto-governo: Nii Itaru. L’anarchismo di Shôwa d’anteguerra. Lo scatenamento della repressione. La concezione della tattica rivoluzionaria in Kôtuku Shûsui. Kôtuku Shûsui e la questione della violenza. L’evoluzione della posizione di Kôtuku sull’istituzione imperiale. La vita di Ôsugi Sakae (1885-1923). Importazione o spontaneità dell’anarchismo in Giappone. Vitalismo e monadologia in Ôsugi Sakae. La teoria della pagina bianca. Ôsugi Sakae: la mia vita quotidiana di prigione.”,”MJAx-026″
“RYWKIN Michael a cura; saggi di Rein TAAGEPERA Janet MARTIN Henry R, HUTTENBACH Stephan M. HORAK Edward LAZZERINI Muriel ATKIN Alton DONNELLY David MacKENZIE Seymour BECKER”,”Russian Colonial Expansion to 1917.”,”Saggi di Rein TAAGEPERA Janet MARTIN Henry R, HUTTENBACH Stephan M. HORAK Edward LAZZERINI Muriel ATKIN Alton DONNELLY David MacKENZIE Seymour BECKER”,”RUSx-066″
“RZHESHEVSKY Oleg e MYAGKOV Mikhail Yu., DILKS David HULAS Magdalena, SIPOS Péter, KURETSIDIS-HAIDER Claudia e HAUTMANN Hans, HIRAI Tomoyoshi, SHI PING, SEAMAN Mark, REPE Bozo, LI DIANREN, SAITO Takashi, STOLER Mark A., ECHTERNKAMP Jörg, LAGROU Pieter, PIESCHE Margarete HASS Gerhart RÖHR Werner, VAN GALEN LAST Dick”,”The Second World War in 20th Century History. Oslo – August 11-12. 2000.”,”Tutti saggi sono in lingua inglese tranne due in francese di J. Echternkamp (la Wehrmacht nella memoria culturale del dopoguerra tedesco) e di Pieter Lagrou (la storiografia della guerra e del tempo presente: quadri istituzionali in Europa occidentale (1945-2000) 19th International Congress of Historical Sciences”,”QMIS-190″
“RZHEVSKY Nicholas a cura, saggi di BASSIN Mark BETHEA David M. BOWLT John E. GLEASON Abbott HART Pierre R. KELLY Catriona LARY Nikita LIKHACHEV Dmitry S. ROBISON Harlow SENELICK Laurence WORTH Dean S.”,”The Cambridge Companion to Modern Russian Culture.”,”Mark Bassin, Lecturer, University College London. Author of Geographical Imaginations and Imperial Power, The Russian Annexationof the Amur River 1840-1865, essays and articles on Russian perceptions of the East, the history og geopolitics, and the history of environmentalism in the Slavic Review, American Historical Review, Journal of Modern History, and Transactions of the Institute of British Geographers. Former fellow in the Institute for European History, Kennan Institute, and the Remarque Institute. David M. Bethea, Vilas Professor of Slavic Languages, University of Wisconsin-Madison, Senior Associate Member, Russian Centre, St. Anthony’s, Oxford (1994-95), former Director, Middlebury College Russian School. John E. Bowlt, Professor, University of Southern California. Director, Institute of Modern Russian Culture at Blue Lagoon, Author of The Russian Avant-Garde; Theory and Criticism 1902-34, Russian Art 1875-1975, The Silver Age; Russian Art of the Early Twentieth Century. Abbott Gleason, Professor, Brown University. President, American Association for the Advancement of Slavic Studies. Author of Totalitarianism; the Inner History of the Cold War, Bolshevik Culture; Experiment and Order in the Russian Revolution, Young Russia; the Genesis of Russian Radicalism in the 1860s, European and Muscovite; Ivan Kireevsky and the Origins of Slavophilism. Pierre R. Hart, Professor and Chair, Louisiana State University. Author og G.R. Derzhavin; A Poet’s Progress. Catriona Kelly, Reader in Russian and Tutorial Fellow of New College, University of Oxford. Author of Petrushka, the Russian Carnival Pupper Theatre, A History of Russian Women’s Writing, 1777-1992, and co-editor of Discontinuous Discourses in Modern Russian Literature. Nikita Lary, Professor, York University, Toronto. Author of Dostoevsky and Soviet Film; Visions of Demonic Realism, Dostoevsky and Dickens. Dmitry S. Likhachev, Academician, Institute of World Literature, Russian Academy of Sciences, St. Petersburg. Former head Soviet Culture Foundation and Deputy, Congress of Russian Deputies. Author and editor of numerous works on Russian Literature and Linguage. Harlow Robinson, Professor and Chair, Northeastern University. Author of The Last Impresario; the Life, Times, and Legacy of Sol Hurok, Sergei Prokofiev; a Biography. Nicholas Rzhevsky, State University of New York, Stony Brook. Author of Russian Literature and Ideology, articles and essays Encounter, Nation, Modern Drama, Russian Review, Slavic Review, New Literary History. laurence Senelick, Fletcher professor of Drama and Oratory at Tufts University , Honorary Curator of Russian Drama and Theatre at the Harvard Theatre Collection. Recipient of the St. George medal of the Ministry of Culture of the Russian Federation. Dean S. Worth, Professor, University of California, Los Angeles. Past Chair, American Committee of Slavists, member Academic Council of the Kennan Institute for Advanced Russian Studies. President, Western SlavicAssociation and Vice President, International Committee of Slavists. List of illustrations, List of contributors, Chronology, Note on names and transliteration, Introduction, Suggested reading, A select filmography, Index,”,”RUSx-084-FL”
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, R3
“ROATTA Mario”,”Otto milioni di baionette. L’esercito italiano in guerra dal 1940 al 1944.”,”Repentino cambiamento nelle decisioni di Mussolini. “”Introdotti che fummo nell’ufficio del duce, questi dichiarò che l’atteggiamento della Grecia era diventato così favorevole agli «Alleati» che egli giudicava inevitabile di dichiararle la guerra e di occuparla. (Questi continui mutamenti di idee, in così poco tempo, a proposito di questioni di importanza fondamentale, e senza prima consultare le supreme autorità militari: campagna contro la Jugoslavia, smobilitazione dell’esercito, campagna contro la Grecia, costituiscono prova evidente della mancanza di una visione d’insieme della condotta della guerra). Il duce chiese quindi quali forze si giudicassero necessarie e quale fosse il tempo indispensabile per portarle a piè d’opera, con tutto il materiale corrispondente. Risposi che giudicavo necessario, sino dal primo inizio della campagna, l’impiego ‘contemporaneo’ di 20 divisioni. Ed in quanto al tempo significai che occorevvano tre mesi dall’ordine esecutivo allo inizio delle ostilità. A condizione, però, che l’esercito venisse subito rimobilitato, e che fossero adottate tutte le restrizioni necessarie nei trasporti terrestri e marittimi civili, per assicurare in detto termine l’arrivo in Albania, e la loro sistemazione sulla base di partenza, delle truppe e dei materiali (ivi compresi ingenti depositi di rifornimento, senza peraltro pregiudicare i trasporti per la Libia. Mussolini si rivolse al Capo di S.M. Generale, il quale si associò ai miei punti di vista. Allora il duce li approvò a sua volta, ed ordinò di dre subito tutte le disposizioni del caso e di preparare il progetto operativo. (…) L’indomani 15 ottobre, poco dopo le ore 11, fui chiamato al telefono da Sebastiani (segretario particolare del duce), il quale mi chiese come mai non mi fossi recato alla riunione indetta a Palazzo Venezia per le ore 11. Risposi che nessuno me ne aveva avvertito, ma che sarei andato subito. Così feci (…). Ben presto però, dal prosiego della discussione, compresi che si trattava di tutt’altra cosa; ma supposi che il rapido e radicale cambiamento nelle decisioni di Mussolini fosse conseguente a circostanze importantissime esposte in quell’inizio di discussione al quale non avevo assistito. Non è che successivamente, soprattutto quando mi pervenne una copia del verbale della riunione, che appresi come del cambiamento non fosse stata data nessuna spiegazione.”” (pag 121-123)”,”QMIS-025-FGB”
“ROBB Peter”,”A history of India.”,”ROBB P. è professore di storia dell’ India alla School of Orientale and African Studies, University of London. Sistema di casta. “”Il contesto politico ed economico – insicurezza e privilegi – aiuta a spiegare i cambiamenti. Ciò mina l’ opposizione tra casta e stato o economia di Hegel e Dumont (v. capitolo I). La casta fu strumentale agli stati, e gli stati funzionavano bene in vari modi per via della casta. La casta era anche sensibile al potere economico, come pure, qualche volta, nel frenarlo.”” (pag 225) Caste, classi sociali e sistema coloniale. “”Questa tendenza verso la “”casta”” limitò l’ impatto delle innovazioni indotte dal sistema coloniale britannico – diritti individuali, leggi uguali per tutti, neutralità della religione, mercificazione, proprietà privata, comunicazioni sulla lunga distanza sicure, e così via – che piacevano molto ad una parte della popolazione indiana e che si poteva supporre incoraggiassero un modo alternativo di identità, nominalmente di classe economica piuttosto che di casta. Al contrario, molti di questi cambiamenti furono fatti per favorire una crescente affermazione dello status di casta.”” (pag 226)”,”INDx-061″
“ROBBE Émilie, LAGRANGE François, a cura di”,”Napoléon et l’Europe.”,”ROBBE Émilie: storica francese. Prestigioso Catalogo edito in collaborazione con il Musée de l’Armée di Parigi, per l’Esposizione “”Napoléon et l’Europe”” tenutasi dal 27 marzo 2013 al 14 luglio 2013.”,”FRAN-124-FSL”
“ROBBINS Keith”,”John Bright.”,”Il libro è dedicato a A.J.P. TAYLOR (TAYLOR ne ha scritto la recensione su un quotidiano inglese il 28.1.1979) Keith ROBBINS è Prof di storia all’Univ College di North Wales, Bangor. In precedenza è stato Lecturer in storia all’Univ di York (1963-71) ed ha pubblicato ampiamente su temi politici, diplomatici ed ecclesiastici. Nel 1977 è stato nominato Editor di ‘History’. Dal 1979 è Prof a Glasgow.”,”UKIx-037″
“ROBBINS Lionello”,”La teoria della politica economica nella economia politica classica inglese.”,”ROBBINS è stato professore all’ Università di Londra. “”… il “”socialismo””, che Mill nell’ Autobiografia credeva in definitiva possibile, non era una organizzazione centralizzata con uno Stato onnipotente, che abbia la proprietà e l’ esercizio dei mezzi di produzione e governi la distribuzione e lo scambio, ma piuttosto un complesso di enti cooperativi, praticanti fra loro le virtù dell’ associazione, eppure indipendenti nello stesso senso in cui qualsiasi parte d’un organismo sociale può essere indipendente di fronte agli altri membri della società”” (pag 146).”,”UKIE-028″
“ROBBINS Albert”,”Coming to America. Immigrants from Northern Europe.”,”Gli immigrati furono accolti dai pregiudizi dei nativi, Il sospetto americano contro gli stranieri si concentrò nell’ American Native Party o ‘Know.Nothing’ degli anni 1840, l’ America Protective Association del 1887 e condusse a restrizioni dell’ immigrazione tra la fine del XIX e l’ inizio del XX secolo”,”CONx-097″
“ROBBINS Lionel”,”La base economica dei conflitti di classe.”,” I costi positivi e negativi dell’ Impero. “”L’ esperienza della Gran Bretagna al tempo del Vecchio Sistema Coloniale non era certo tale da incoraggiare grandi speranze a questo riguardo. A parte ciò, tuttavia, il costo effettivo per mantenere il governo e la difesa delle dipendenze coloniali può essere seriamente sottovalutato. E’ una materia, questa, cui non è stata consacrata da parte degli storici dell’ economia quell’ attenzione che ci si sarebbe potuti aspettare data la loro on rara infatuazione per i vantaggi economici dell’ impero. I costi dell’impero non sono stati studiati così minuziosamente quanto si sarebbe potuto desiderare. Molto recentemente tuttavia il signor Glover Clark, della Fondazione Carnegie, ha cercato di fornirci qualche valutazione, con risultati che sono davvero notevoli (1).”” (pag 66) (1) Clark stima le spese tedesche dell’impero coloniale, quelle italiane le cifre coloniali britanniche ecc. (v. Groves CLARK, I bilanci dell’ imperialismo) (pag 67) “”Ora, questo problema, che, per coloro in quali non nascondono la testa nella sabbia, è diventato una questione di vita o di morte per la nostra generazione, non divideva le vecchie generazioni di socialisti e liberali. Dopo tutto, Carlo Marx non era altro che un economista classico. Egli comprendeva, come lo comprendevano i grandi filosofi liberali, che il sistema economico dei nostri giorni è un sistema mondiale, che esso esige la pace per funzionare con successo e che i tentativi di rinchiuderlo entro frontiere nazionali, di farlo dipendere dagli Stati nazionali diminuisce semplicemente la produttività e aumenta le probabilità di guerra. Carlo Marx avrebbe denunciato i tentativi di organizzazione economica su scala nazionale come ‘kleinbuergerlich’ – invenzioni baloccanti di una mentalità borghese che non andava neppure innanzi coi suoi tempi””. (pag 111-112)”,”ECOI-214″
“ROBBINS Lionel, a cura di Steven G. MEDEMA Warren J. SAMUELS”,”La misura del mondo. Breve storia del pensiero economico.”,”L’introduzione all’edizione italiana e i capitoli ‘L’evoluzione della teoria economica moderna’ e ‘La storia del pensiero economico dal punto in cui Robbins la lasciò’ sono stati tradotti da Francesco AGRESTI e Michela LUISON. Revisione tecnica della traduzione di Lorella CAMPI Steven G. MEDEMA Warren J. SAMUELS sono rispettivamente insegnanti nell’Università del Colorado e nella Michigan State University. ROBBINS (1898-1984) ha insegnato alla LSE (1929-1961) (London School of Economics), ha diretto la sezione economica del British War Cabinet durante la seconda guerra mondiale ed è stato presidente del Financial Times (1961-1970). Ha scritto vari volumi (v.4° cop).”,”ECOT-149″
“ROBBINS Lionel”,”L’économie planifiée et l’ordre international.”,”ROBBINS Lionel “”””Je sympathise, déclare Mr. Keynes, avec ceux qui tendent à réduire au minimum plutôt qu’à accroître au maximum, les complications économiques entre nations. Les idées, la science, les connaissances, les lois de l’hospitalité, les voyages – voilà des choses qui, par nature, devraient être internationales. Mais que les produits soient faits chez soi, dans la mesure où c’est rationnellement possible – et qu’il convient de le faire … une plus grande mesure d’autonomie économique entre les nations qu’il n’en existait avant 1914, peut tendre à mieux servir la cause de la paix”” (‘National self-sufficiency’, Yale Review, vol. XXII, p. 758)”” (pag 275-276)”,”ECOI-319″
“ROBBINS Lionel”,”Le cause economiche della guerra.”,”””Un caso simile si è presentato dalla storia della guerra italo-turca del 1911-12. Anche qui si asserisce comunemente che la guerra fu causata dall’intervento del governo a favore del capitale d’investimento, in questo caso il Banco di Roma. Anche qui, all’esame, l’effettiva relazione esistente fra governo e finanza si dimostra essere, più o meno, esattamente l’opposto di quel che viene comunemente asserito. Lo Staley che ha esaminato questo caso dettagliatamente, non ha difficoltà di dimostrare che l’annessione di Tripoli fu progettata dagli statisti italiani molto prima che il Banco di Roma avesse nulla a che fare col paese. Mostra ance che la decisione della banca di mettersi nell’affare fu il risultato di un incentivo offerto dal governo italiano, del privilegio di facilitazioni di sconto alla Banca d’Italia, e che essa ricevette un ulteriore compenso sotto forma di sussidi al suo servizio di navigazione. Non c’era difetto di sbocchi per l’eccesso di capitale in Italia; e gli investimenti di Tripoli erano soggetti a considerevoli rischi contro guadagni molto meschini. E’ chiaro che, come nel caso delle concessioni di Yalu, l’interesse economico creato dalle operazioni finanziarie era semplicemente uno schermo per le ambizioni politiche, aventi poca o punta connessione coi guadagni cui è interessata l’alta finanza. Il governo italiano era ansioso di trovare qualche compenso per la perdita di prestigio subita alla battaglia di Adua; l’occupazione di Tripoli, facilitata da trattative coi francesi e in seguito alla disputa per il Marocco, offriva una conveniente opportunità”” (pag 45-46)”,”QMIx-258″
“ROBBINS Lionel”,”La grande dépression, 1929-1934.”,”””On s’e aperçoit principalement en considérant la politique des banques centrales. Au moment où le boom s’écroula en 1929, ces institutions, agissant manifestement de concert, s’employèrent à créer un état d’aisance monétaire sans aucun rapport avec les conditions générales du marché monétaire (1). Cette poliique fut renforcée par les achats considérables de valeurs sur le marché libre, aux Etats-Unis. D’octobre 1929 à décembre 1930, il fut ainsi déversé sur le marché $ 410 millions au moins. Le résultat fut tel qu’on pouvait s’y attendre. Le processus de liquidation fut arrêté. On lança de nouveaux emprunts. Le tableau suivant indique le montant des émissions opérées, pour compte étranger seulement, sur les principaux centres de placements, au cours des années à 1932 (2). On remarquera que les émissions effectuées dans le second trimestre de 1930 furent d’un ordre de grandeur comparable à celui de la période correspondante de 1928. Mais ces capitaux ne furent pas investis d’une façon saine”” (pag 96-97) [Emissions étrangères sur quatre marchés financiers (en millions de dollars) Périodes 1928 Total annuel: 2.102,3; 1929 Total annuel 1.285,2; 1930 Total annuel 1.707,4; 1931 Total annuel 515,2] [(1) Voir les tableaux statistiques, N° 28, 29, 30 et 31; (2) Ce tableau, qui concerne les émissions étrangères aux Etats-Unis, dans le Royaume-Uni, aux Pays-Bas et en Suisse, est emprunté à l’ouvrage de Timoshenko, intitulé: ‘World Agriculture and the Depression’ (Université de Michigan, 1933), p. 625. Les données originales proviennent de l’«Institut für Konjunkturforschung» allemand, à l’exception de celles relatives au dernier trimestre de 1931, qui ont été empruntées à l’article de F. Sternberg, intitulé: «Die Weltwirtschaftskrisis», Weltwirtschaftsliches Archiv, vol. 36, cahier I (juillet 1932), p. 131]”,”ECOI-358″
“ROBBINS Lionello”,”Sulla natura e l’importanza della scienza economica – La teoria dello sviluppo economico nella storia del pensiero economico.”,”22 Due opere comprese nel volume: – Sulla natura e l’importanza della scienza economica – La teoria dello sviluppo economico nella storia del pensiero economico.”,”ECOT-346″
“ROBBINS Jack Alan, contributi di Max EASTMAN e Granville HICKS”,”The Complete Poetry of John Reed.”,”Max Eastman (1884-1969), the noted essayist, poet, philosopher, critic, translator, memoirist, Eastman was the author of over 30 books. Granville Hicks (1901-1982), the prominent literary critic, book reviewer and novelist, Hicks was perhaps best known for his review columns in The New Leader (1949-1958) and the Saturday Review (1958-1969). Jack Alan Robbins – born 1944, received a Ph.D in political science from Fordham University, with a doctoral dissertation on the Marxist philosophy of Maurice Merleu-Ponty. Preface by Jack Alan ROBBINS, Introduction by Granville HICKS, Sonnet – To John Reed – by Max EASTMAN, Acknowledgements, The Contributors,”,”REEx-009-FL”
“ROBBINS Lionello”,”La teoria della politica economica. Nella economia politica classica inglese.”,”Lionel Robbins professor of Economics in the University of London.”,”ECOT-244-FL”
“ROBERT Jean-Louis”,”Les Ouvriers la Patrie et la Revolution. Paris 1914 – 1919.”,”L’opera è la pubblicazione della 2° parte della tesi di stato di J.L. ROBERT ‘Ouvriers et mouvment ouvrier parisiens pendant la Grande Guerre et l’ immediat apres-guerre. Histoire et anthropologie’. L’A, ROBERT, è Professore all’ Università di Orleans. Ha diretto il GRD ‘Travail et Travailleurs en France, XIXe XXe siecle’.”,”MFRx-133″
“ROBERT Jean-Louis TARTAKOWSKY Danielle a cura; saggi di Jean Louis ROBERT Danielle TARTAKOWSKY Daniel ROCHE Alain FAURE Antoine PROST Marie-Claude BLANC-CHALEARD Noelle GEROME Michel VOVELLE Maurice AGULHON Jacques ROUGERIE Vincent MILLIOT Evelyne COHEN”,”Paris le peuple, XVIII°-XX° siècle.”,”Saggi di Jean Louis ROBERT Danielle TARTAKOWSKY Daniel ROCHE Alain FAURE Antoine PROST Marie-Claude BLANC-CHALEARD Noelle GEROME Michel VOVELLE Maurice AGULHON Jacques ROUGERIE Vincent MILLIOT Evelyne COHEN Parigi operaia del XIX secolo. “”La population de Paris est “”populaire””. Au XIXe siècle, la capitale n’est pas encore cette ville de bourgeois, de fonctionnaires, de commercants et d’employés, qui relègue les grandes usines en banlieue. La population de Paris dans sa majorité travaille de ses mains, de tous les métiers possibles. En revanche, cette ville du travail, cette ville d’ouvriers, n’est pas pour autant un lieu typique de concentration et d’exploitation prolétariennes. Vers 1848 (après, cela commence quelque peu à changer), la condition misérable suscitée par la révolution industrielle se rencontre dans les agglomérations du textile, autour de Rouen, de Lille, de Mulhouse… ou dans les bassins miniers.”” (pag 131-132)”,”FRAS-043″
“ROBERT Jean-Louis GIRAULT Jacques CADE Michel OMNES Jacques”,”Le congres de Tours. Nouveaux éléments sur les origines du PCF – A propos de la motion d’adhésion à la IIIe Internationale (octobre-november 1920) – Sociologie de participants au Congrès de Tours – Fédération socialiste des Pyrénées-Orientales et la préparation du Congrès de Tours – Naissance et apprentissage du PCF en Mayenne.”,”Boris Souvarine (Varine) Composizione sociale dei partecipanti al congresso di Tours: Età: Da 31 a 40 anni 37.6%, da 41 a 50 anni 28% Professione: operai 20%; impiegati 13.2; commercianti e artigiani 18, insegnanti 11,3%; giornalisti 11,3% (pag 52-54)”,”PCFx-107″
“ROBERTI Vero”,”Con la pella appesa a un chiodo. La guerra sul mare: 1940-1943.”,”L’autore, già noto corrispondente di guerra e giornalista politico nel dopoguerra, narra le vicende della marina militare italiana come egli le vide a bordo di varie navi. La sue testimonianze e le sue ricerche sono legate soprattutto alle azioni delle siluranti e al poco raccontato ma pericoloso servizio di scorta ai convogli italiani contro la potente ‘Mediterranean Fleet. “”La presa di Tobruk e la successiva corsa verso Oriente cancellarono per sempre l’operazione di sbarco a Malta, cui Supermarina non aveva ancora riunciato. L’occupazione di Malta avrebbe grandemente facilitato il compito dei traffici marittimi nello Jonio e nel Mediterraneo centrale, senza peraltro modificare il problema delle comunicazioni marittime nel Mediterraneo orientale, che s’imponeva allora con l’avanzata delle forze italo-tedesche verso Alessandria d’Egitto”” (pag 156)”,”QMIS-010-FGB”
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina.”,”ROBERTS insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna. Specialista di storia cinese, ha pubblicato sul tema vari libri.”,”CINx-103″
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina.”,”ROBERTS J.A.G. insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna; specialista di storia cinese, ha pubblicato ‘China through Western Eyes’ (1992), ‘A History of China: Prehistory to c. 1800″” (1996) e ‘Modern China’ (1998).”,”CINE-031″
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina. La politica, la realtà sociale, la cultura, l’ economia dall’ antichità ai nostri giorni.”,”ROBERTS J.A.G. insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna; specialista di storia cinese, ha pubblicato ‘China through Western Eyes’ (1992), ‘A History of China: Prehistory to c. 1800″” (1996) e ‘Modern China’ (1998).”,”CINx-109″
“ROBERTS Stephen”,”The Chartist Prisoners. The Radical Lives of Thomas Cooper (1805-1892) and Arthur O’Neill (1819-1896).”,”ROBERTS Stephen è Fellow dell’ Institute for Advanced Research in Arts and Social Sciences all’Università di Birmingham. Ha scritto molto sul cartismo.”,”MUKC-024″
“ROBERTS J. M.”,”Storia completa del mondo. Dalla Preistoria al Duemila.”,”J.M. Roberts, storico inglese, già rettore dell’Università del Southampton, divulgatore affermato, dirige il più antico college di Oxford. I suoi lavori, tra cui dobbiamo ricordare una brillante History of Europe, sono stati tradotti in 14 Paesi, dalla Svezia al Giappone.”,”STOU-033-FL”
“ROBERTS Gregory David”,”Shantaram.”,”L’autore fa per Bombay quello che Lawrence Durrell ha fatto per Alessandria o Melville per i Mari del Sud. Gregory David Roberts è nato a Melbourne, in Australia nel 1952. Dal 1972 al 1975 è stato uno dei leader del movimento studentesco. Nel 1977 compie la sua prima rapina con una pistola giocattolo. Viene catturato nel 1978 e, nello stesso anno scappa dal carcere di Pentridge. Nel 1982 è a Bombay, poi tra i combattenti mujaheddin in Afghanistan, dove viene ferito in azione e trasportato in Pakistan. Nel 1990 è arrestato a Francoforte e imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Preungesheim. Estradato in Australia, dopo due anni di confino e quattro di reclusione, scrive ‘Shantaram’, best seller in vari paesi.”,”INDx-002-FC”
“ROBERTS Andrew”,”18 giugno 1815. Waterloo.”,”””La storia è una catena di fatti che si allungano come un filo attraverso il tempo”” (S. Romano, premessa) Contro le difese di Wellington. Cavalleria e guardia. “”Nonostante ora ben ottanta squadroni di cavalleria pesante fossero allineati contro i quadrati anglo-alleati, Napoleone non volle mettere in campo la fanteria della Guardia Imperiale, che egli preferiva mantenere di riserva fino all’ultimo momento visto che tanto spesso in passato questa truppa aveva deciso le battaglie in suo favore”” (pag 89)”,”QMIx-002-FC”
“ROBERTS David D., a cura di Antonio MESSINA”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo fascista.”,”David D. Roberts è professore emerito di Storia presso la University of Georgia (USA). E’ stato presidente della Society for Italian Historical Studies dal 2001 al 2003. E’ autore di numerosi volumi incentrati su tematiche storiche, tra cui: ‘Fascist Interactions: Proposals for a New Approach to Fascism and Its Era’ (2016); ‘The Totalitarian Experiment in Twentieth Century Europe’ (2006) e ‘Historicism and Fascism in Modern Italy (2007). Il volume si focalizza sulla tradizione intellettuale sindacalista, che iniziò come forma revisionista del marxismo per poi evoversi gradualmente in una sorta di corporativismo nazionalista, la componente teorica più importante del fascismo italiano. Nella trattazione, l’autore svela le debolezze del regime e dimostra come il fascismo fu al contempo poplare ed elitista, moderno e tradizionale, pro e anticapitalista, nazionalista e antiitaliano, totalitario e anticollettivista. “”Il sindacalismo rivoluzionario italiano si sviluppò non dall’interno del movimento operaio, bensì dall’interno del Partito Socialista, come prodotto delle dispute strategiche che furono determinate dalla politica conciliatoria di Giolitti. La collaborazione socialista con gruppi della classe media progressista nell’opposizione contro Luigi Pelloux del 1899 e 1900 aveva già indicato che, in un Paese relativamente arretrato come l’Italia, i socialisti avevano molto da guadagnare dalla collaborazione con altri in Parlamento. (…)”” (pag 113) L’episodio della settimana rossa. “”L’episodio in cui i propositi sindacalisti sono stati più gravemente fraintesi è quello della Settimana Rossa: la spontanea e semi insurrezionale rivolta popolare che paralizzò quasi tutte le principali città italiane per almeno due giorni nel giugno del 1914. Alcuni studiosi del movimento, incapaci di distinguere il sindacalismo dall’anarchismo, hanno semplicemente presunto che i sindacalisti considerassero la Settimana Rossa come la grande opportunità rivoluzionaria che avevano tanto atteso (99). Nel suo dettagliato resoconto della Settimana Rossa Luigi Lotti tratta senza distinguerli sindacalisti, anarchici e repubblicani ma in nessun caso dimostra che i sindacalisti vedessero la Settimana Rossa come una reale possibilità di rivoluzione. In realtà il suo resoconto chiarisce che erano i veri anarchici come Enrico Malatesta e Armando Borghi che credevano che la rivolta avesse delle concrete possibilità rivoluzionarie. De Ambris e Corridoni in effetti lavoravano per intensificare il movimento degli scioperanti, ma solo al fine di esaltarne il valore psicologico e non perché volessero trasformarlo in una rivoluzione. Quando, durante la Settimana Rossa, il movimento a Parma iniziò a uscire da ogni controllo con lanci di pietre ed episodi di violenza i sindacalisti revocarono lo sciopero appena al suo secondo giorno (100). In questo episodio e in generale i sindacalisti semplicemente non condividevano il credo anarchico nel valore delle rivolte spontanee. Coloro che interpretano scorrettamente le intenzioni del sindacalismo durante la Settimana Rossa fanno altrettanto con la lezione che essi trassero da quella esperienza. Si è sostenuto che il fallimento della Settimana Rossa portò finalmente i sindacalisti a fare i conti con la realtà dimostrando loro che la rivoluzione che auspicavano non era possibile in Italia, almeno per il momento (101). Ma poichè i sindacalisti avevano sempre distinto la loro rivoluzione dalla spontanea insurrezione popolare, come sosteneva Agostino Lanzillo, era abbastanza plausibile che il fallimento della Settimana Rossa avesse confermato e non compromesso la strategia sindacalista e il suo impegno per la maturazione graduale del proletariato (102)”” (pag 149-150) [(99) L. Lotti, ‘La settimana rossa’, pp. VII, 256-60; O. Lupo, ‘I sindacalisti rivoluzionari nel 1914’, “”Rivista storica del socialismo””, 10, n. 32, pp. 70-71. Si veda anche E.R. Tannenbaum, ‘The Fascist Experience’, p. 20; (100) L. Lotti, ‘La settimana rossa’, pp. VII, 119-126; 146; 221-28; 236, 258; (101) Ivi, pp. 256-60; O. Lupo, ‘I sindacalisti, pp. 70-71, 78]”,”MITS-466″
“ROBERTS Geoffrey”,”Stalin’s Wars. From World War to Cold War, 1939-1953.”,”Geoffrey Roberts è Professore di Storia nell’Università University College Cork. Ha pubblicato in precedenza ‘The Unholy Alliance: Stalin’s Pact with Hitler’ (1989), ‘The Soviet Union and the Origins of the Second World War'(1995), ‘Victory at Stalingrad: The Battle that Chaged History’ (2002). The Economic Bases of Victory “”The Soviet victories at Stalingrad and Kursk were the result of a number of factors; Stalin’s leadership, good generalship, German mistakes, patriotic mobilisation, heroic deeds, harsh discipline, and not a little luck. But overlaying the effect of all these factors was a tremendous economic and organisational achievement. (152). By the time the battle of Stalingrad commenced the Germans occupied half of European Russia – more than a million square miles of territory containing 80 million people or 40 per cent of the Soviet population. The occupied area accounted for nearly 50 per cent of the USSR’s cultivated land and the production of 70 per cent of its pig iron, 60 per cent of its coal and steel and 50 per cent of its electricity. Yet by the end of 1942 Soviet annual output of rifles had quadrupled (to nearly 6 million) compared to 1941, while tank and artillery production had increased fivefold to 24.500 and 287,000 per annum respectively. The number of aeroplanes produced rose from 8.200 to 21.700. This achievement was testimony to the mobilisation power of the Soviet economy but also to the amazing feat of the mass relocation of industrial plant to the eastern USSR in 1941-1942. One of Stalin’s first wartime decrees was to order the establishment of an evacuation committee which organised the transfer to the east of more than 1,500 large-scale enterprises in summer 1941. With the plant and machinery went hundreds of thousands of workers. Tens of thousands of trucks were used and up to a million and half railway wagon loads of evacuation cargo. This achievement was replicated on a smaller scale in summer 1942 when 150 big factories were evacuated from the Don and Volga regions. As well as the relocation of industry, the Soviets created 3.500 new factories during the war, most of them dedicated to armaments production. On the manpower front, by the end of 1941 the original 5-million-strong Red Army had been virtually wiped out by the Germans. However, the Soviets had been preparing for war for a decade or more and there was a civilian pool of 14 million people with basic military training. The Soviet authorities were able to call up 5 million reservists on the outbreak of war and by the end of 1941 the Red Army numbered 8 million. In 1942 the number increased to 11 million, despite the substantial losses of that year. At the time of the Stalingrad counter-offensive the Red Army was able to field an attack force of 90 fully equipped and fresh divisions just for Operation Uranus. The Red Army’s ‘manpower’, it should be noted, included a million Soviet women, about half of whom served at the front in the full range of combat roles”” (pag 162-163) [152) In relation to the Soviet economy during the war and the role of lend-lease aid my main source has been the work of Mark Harrison, in particular: ‘Soviet Planing in Peace and War, 1938-1945’, Cambridge University Press, Cambridge, 1985; ‘The Economics of World War II: Six Great Powers in International Comparison’, Cambridge University Press, Cambridge, 1998; and ‘Accounting for War: Soviet Production, Employment, and the Defence Burden, 1940-1945’, Cambridge University Press, Cambridge, 1996] (pag 162-163)”,”QMIS-276″
“ROBERTS Geoffrey”,”The Unholy Alliance. Stalin’s Pact with Hitler.”,”Geoffrey Roberts è uno storico specialista di studi sovietici. I risultati delle sue ricerche sono contenuti in questo volume. “”Between March 1934 and April 1936 the USSR and Germany concluded four economic agreements (20), negotiations around which occurred intermittently throughout 1934, 1935 and 1936. The main substance of these negotiations was the desire of both sides to reverse the decline in trade between them which set in from 1934. Before Hitler’s rise to power, Germany was, after Britain, the USSR’s second biggest trading partner. Hitler or no, the Soviet need for credits to by German industrial goods remained, as did Germany’s need for Soviet food and raw material exports. Both, therefore, wanted the negotiations to be successful. But despite this mutual interest and the agreements that were signed, the long-term decline in Soviet-German commerce continued, and was not reversed until after the conclusion of the Nazi-Soviet pact in 1939 (21). The economic discussions were the main point of diplomatic contact between the two states and it was in this context that Moscow pursued its strategy of courting those in government circles thought to be favourable to the renewal of German-Soviet relations. A key figure in Soviet political overtures is said to have been the Georgian David Kandelaki, the Soviet trade representative in Germany, who had been a childhood friend of Stalin. There has been much speculation that Stalin and Molotov asked Kandelaki to open the way to Soviet-German rapprochement on a secret mission which bypassed Litvinov and the Narkomindel ()”” (pag 101-102) [() Narodnyi Kommissariat Inostrannykh Del, People’s Commissariat of Foreign Affairs] [(20) See Haslam, ‘The Soviet Union and the Struggle for Collective Security’, pp. 49, 82 and 103; (21) For figures on Soviet-German trade in the 1930s see R.A. Clarke, ‘Soviet Economic Facts 1917-1970’ (London: Macmillan, 1972), S.P. Turin, ‘The USSR: An Economic and Social Survey (London: Methuen, 1944) and ‘Vneshnyaya Torgovlya SSSR za 1918-1940 (Moscow, 1960). For some detail of the economic negotiations, see Hochman, ‘The Soviet Union and the Failure of Collective Security, pp. 98-103] (pag 101-102) “”Tra marzo 1934 e aprile 1936 l’Unione Sovietica e la Germania hanno concluso quattro accordi economici (20), i cui negoziati si sono svolti in modo intermittente nel 1934, 1935 e 1936. La sostanza principale di questi negoziati era il desiderio di entrambe le parti di invertire il declino degli scambi bilaterali che risale al 1934. Prima dell’ascesa al potere di Hitler, la Germania era, dopo la Gran Bretagna, il secondo partner commerciale dell’URSS. Hitler o no, i sovietici avevano bisogno sovietico di crediti per acquistare prodotti industriali tedeschi, così come la Germania aveva necessità di esportazione di prodotti alimentari e di materie prime sovietiche. Entrambi, quindi, volevano che i negoziati avessero successo, ma nonostante questo interesse reciproco e gli accordi sottoscritti, il declino a lungo termine nel commercio sovietico-tedesco continuò e non fu invertito fino a dopo la conclusione del patto nazi-sovietico nel 1939 (21) Le discussioni economiche sono state il principale punto di contatto diplomatico tra i due stati ed è in questo contesto che Mosca ha perseguito la sua strategia di corteggiamento nei confronti dei circoli governativi ritenuti favorevoli al rinnovo delle relazioni tedesco-sovietiche. Una figura chiave nelle aperture politiche sovietiche sarebbe stata quella del georgiano David Kandelaki, il rappresentante sovietico in Germania per gli scambi commerciali, che era stato un amico d’infanzia di Stalin. Ci sono state molte speculazioni sul fatto che Stalin e Molotov abbiano chiesto a Kandelaki di aprire la strada al riavvicinamento sovietico-tedesco in una missione segreta che ha aggirato Litvinov e il Narkomindel ()”” (pag 101-102) [() Narodnyi Kommissariat Inostrannykh Del, Commissariato del Popolo per gli Affari Esteri] [(21) Per i dati sul commercio sovietico-tedesco negli anni ’30 vedi R.A. Clarke, ‘Soviet Economic Facts 1917-1970’ (London: Macmillan, 1972), S.P. Turin, ‘The USSR: An Economic and Social Survey (Londra: Methuen, 1944) e “”Vneshnyaya Torgovlya SSSR za 1918-1940 (Mosca, 1960). Per alcuni dettagli dei negoziati economici, vedi Hochman,”” L’Unione Sovietica e il fallimento della sicurezza collettiva, pagg. 98-103 ] (pag 101-102)”,”RUST-168″
“ROBERTSON Priscilla”,”Revolutions of 1848. A social history.”,”ROBERTSON Priscilla ha insegnato all’ Indiana University Il Papa, la Chiesa. “”Eppure, quando Alexander Herzen cercò dentro di sé tracce del pensiero del 1847, trovò solo inerzia mista a bonomia. (Egli avrebbe anche detto qui che egli era un uomo incapace di persecuzione – più tardi Herzen si scusò per avere commesso questo errore). Qualcun’altro descrisse il processo intellettuale del Papa dicendo che le idee liberali filtravano nella sua testa come la neve passava dalle fessure di una finestra chiusa””. (pag 327)”,”QUAR-059″
“ROBERTSON William”,”I progressi della società europea. Dalla caduta dell’ Impero Romano agli inizi del secolo XVI.”,”””Ma la morte di Enrico V, fortunatamente per la Francia e forse anche per l’ Inghilterra, liberò i Francesi della calamità di avere sul loro trono un sovrano straniero. La debolezza di una lunga minorità, i contrasti della Corte inglese, insieme alla politica fiacca e irresoluta da questi determinata, offrirono ai Francesi l’ occasione favorevole per riconquistare i territori perduti. L’ innato valore della nobiltà francese, esaltata a una fiducia fanatica da un preteso intervento del cielo, guidata in campo da abili capitani e diretta all’ interno da un prudente monarca, si affermò in quella favorevole congiuntura con tale energia e con tale successo che non soltanto strappò agli Inglesi le loro recenti conquiste, ma li scacciò dai loro antichi possedimenti di Francia e li ridusse alla ristretta zona di Calais e del suo piccolo territorio.”” (pag 68)”,”EURx-213″
“ROBERTSON Terence”,”Suez. Ou Comment la paix fu sauvée.”,”ROBERTSON T. è nato e cresciuto in Gran Bretagna impegnandosi nella Royal Navy nel 1938 fece la guerra nel Nord Atlantico. Dopo la guerra ha lavorato comer reporter a Durban e Johannesburg. Poi è andato a vivere in Canada. Ha scritto sei libri. Tra cui ‘Dieppe, jour de honte, jour de gloire’, libro gli è costato due anni di ricerche e un percorso di 120.000 km per intervistare i partecipanti al raid di Dieppe del 1942.”,”RAIx-264″
“ROBERTSON Esmonde M.”,”Mussolini fondatore dell’Impero.”,”Esmonde M. Robertson insegna Storia internazionale alla London School of Economics and Political Science.”,”ITAF-038-FL”
“ROBERTSON Linda R.”,”The Dream of Civilized Warfare. World War I Flying Aces and the American Imagination. [Il sogno della guerra civile. Gli assi volanti della prima guerra mondiale e l’immaginario americano”,”Linda R. Robertson è direttore della Media and Society Program al Hobart and William Smith College. È autrice di ‘Discovery: Reading, Writing, and Thinking in the Academic Disciplines’. Ha scritto molti articoli sulla retorica economica e sull’influenza della propaganda e della cultura popolare sul tema dell’aggressione, della tecnologia e della formazione del carattere umano. Tit. ‘Il sogno della guerra civile. Gli assi volanti della prima guerra mondiale e l’immaginario americano'”,”QMIP-028-FSL”
“ROBERTSON William”,”I progressi della società europea. Dalla caduta dell’ Impero Romano agli inizi del secolo XVI.”,”””Nonostante le continue ostilità in cui i vari regni della Spagna furono impegnati per diversi secoli e i fatti successivi, tendenti visibilmente a unificare questa parte del continente in una grande monarchia, i sovrani europei non fecero quasi nessun passo da cui potesse dedursi che essi dedicavano a quell’importante avvenimento l’attenzione che meritava; e permisero a quella potenza di sorgere quasi inavvertitamente e di acquistare una forza che divenne tosto temibile per tutti i suoi vicini. Fra le violente convulsioni da cui fu agitato l’Impero a causa dello spirito di dominazione della Santa Sede e della turbolenta ambizione dei nobili tedeschi, né l’autorità dei papi, secondata da tutti i loro artifici e intrighi, né le sollecitazioni degli imperatori riuscirono a indurre nessuno dei potentati europei a intervenire nella contesa o a giovarsi di molte opportunità favorevoli per interporsi con efficacia e con profitto. Questa stupefacente inattività durante avvenimenti di tanto interesse non va imputata all’incapacità di scorgerne le conseguenze politiche. La facoltà di giudicare oculatamente e di agire con energia è patrimonio degli uomini di ogni epoca. I sovrani che regnarono nei diversi stati d’Europa durante parecchi secoli non erano ciechi al loro interesse particolare, né incuranti della sicurezza pubblica, né ignoravano il modo di garantirli entrambi. Se non adottarono quel salutare sistema che insegna ai politici d’oggi di mettersi in guardia all’annuncio di pericoli lontani, li stimola a opporsi alle prime usurpazioni di qualunque potenza temibile e costituisce ciascun Stato in certa misura custode dei diritti e dell’indipendenza di tutti i suoi vicini, ciò fu dovuto esclusivamente alle imperfezioni e ai disordini, esistenti nell’ordinamento politico interno di ogni paese e tali da mettere i sovrani nell’impossibilità di agire conformemente ai criteri che la situazione degli affari e il proprio spirito di osservazione avrebbero loro suggerito”” (pag 66-67) [William Robertson, ‘I progressi della società europea. Dalla caduta dell’Impero Romano agli inizi del secolo XVI’, Einaudi, Torino, 1951]”,”STMED-108-FSD”
“ROBESPIERRE Maximilien; a cura di Giacomo CANTONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”ROBESPIERRE era ostile all’ ateismo degli hebertisti. R. rimase sempre legato ad una profonda credenza religiosa di carattere illuministico e umanitario. Contiene dedica di ROBESPIERRE ai mani di Jean Jacques ROUSSEAU”,”FRAR-164″
“ROBESPIERRE MIRABEAU BARNAVE VERGNIAUD DANTON SAINT-JUST CAMILLE DESMOULINS ROYER-COLLARD CAMILLE JORDAN”,”Les orateurs de la Revolution.”,”Nessuno ha parlato tanto quanto ROBESPIERRE che ha preso in queste assemblee più di 500 volte la parola.”,”FRAR-006″
“ROBESPIERRE Maximilien; a cura di Umberto CERRONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”Edizione Editori Riuniti 1984 mancante (libro non restituito) Sui diritti politici degli uomini di colore. “”Ma – vi è stato detto – si tratta qui di ben piccola cosa: si tratta di una cosa di lievissima importanza per quegli uomini di colore. Si tratta solo dei diritti politici, mentre lasciamo intatti tutti i loro diritti civili. Ma che cosa significano mai – soprattutto nelle colonie – i diritti civili che lasciamo loro, senza i diritti politici? Che cosa è mai nelle colonie, sotto la dominazione dei bianchi, un uomo privato dei suoi diritti di cittadino attivo? E solo un uomo che non può delibare in alcun modo, che non può influire, né direttamente né indirettamente, sugli interessi più profondi, più sacri della società di cui fa parte. E’ un uomo che viene governato da magistrati alla cui scelta egli non può concorrere in alcun modo, da leggi, da regolamenti, a atti amministrativi, che pesano incessantemente su di lui (…)””. (pag 28-29) Contro la guerra. “”E’ durante la guerra che l’ abitudine ad un’ obbedienza passiva e l’ entusiasmo tanto naturale verso i capi fortunati fanno dei soldati della patria altrettanti soldati del monarca o dei suoi generali. Nei tempi dei torbidi e delle fazioni i capi degli eserciti diventano gli arbitri della sorte del loro paese e fanno pendere la bilancia in favore del partito che essi hanno abbracciato. Se essi sono dei Cesari o dei Cromwell, si impadroniscono personalmente dell’ autorità. Se sono dei cortigiani senza alcun carattere, incapaci di fare il bene, ma pericolosi quando vogliono il male, essi vanno a deporre la loro potenza ai piedi del loro padrone, e l’ aiutano a riprendersi un potere arbitrario, a condizione di essere loro i suoi primi valletti. A Roma, quando il popolo – stanco della tirannia e della superbia dei patrizi – reclamava i suoi diritti attraverso la voce dei suoi tribuni, il senato dichiarava la guerra; e il popolo, così, dimenticava i suoi diritti e gli oltraggi ricevuti per accorrere sotto gli stendardi dei patrizi e preparare pompe trionfali ai suoi tiranni.”” (pag 40) M. ROBESPIERRE (Arras 1758-Parigi 1794) è eletto deputato del Terzo Stato di Arras agli Stati Generali del 1789. Membro della Convenzione nazionale del 1792, è a capo del gruppo della Montagna e promuove la rivolta contro i girondini. Entrato nel Comitato di salute pubblica insieme con SAINT-JUST CARNOT, attua misure straordinarie per risollevare il paese dalla guerra inaugurando il periodo del Terrore. Rovesciato dal colpo di Stato del 9 Termidoro (17 Luglio 1794) è ghigliottinato il giorno successivo.”,”FRAR-332″
“ROBESPIERRE Charlotte”,”Mio fratello Robespierre. Dalle memorie della sorella Charlotte.”,”ROBESPIERRE Charlotte nata ad Arras nel 1760 fu l’unica della famiglia che sopravvisse al Termidoro. I suoi due fratelli, Maximilien e Augustin finirono ghigliottinati. I suoi ricordi fuono raccolti da un giovane rivoluzionario Albert Laponneray, più volte arrestato e condannato per i suoi scritti incendiari. Li pubblicò a dispense subito dopo la morte di lei (1834). Questo volume riporta brani dell’opera pubblicata in via definitiva nel 1840.”,”FRAR-367″
“ROBESPIERRE Maximilien, a cura di Umberto CERRONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”I discorsi di Robespierre qui riportati in una scelta rappresentativa, non sono solo l’esposizione di un pensiero politico a la testimonianza di una battaglia politica entrata nella storia. “”Un popolo, i cui mandatari non sono obbligati a dare a nessuno il rendiconto della loro gestione, non si può dire che abbia una Costituzione; poiché infatti dipenderà soltanto da costoro tradirlo impunemente o lasciarlo tradire dagli altri”” (pag 139)”,”FRAR-013-FF”
“ROBESPIERRE Maximilien”,”Textes choises. Tome Troisième (août 1793- juillet 1794).”,”Ultimo discorso di Robespierre (26 luglio 1794) (pag 184) “”In quali mani sono oggi l’esercito, le finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi persegue”” (pag 184) ’28 luglio 1794. Maximilien de Robespierre fu ghigliottinato il 28 luglio 1794, insieme a ventidue dei suoi collaboratori, senza essere sottoposto a processo. Questo evento segnò la fine della fase della Rivoluzione francese conosciuta come “”Grande Terrore””. La sua caduta portò alla fine del regime del Terrore e della dominazione giacobina sulla Rivoluzione francese’. (wikip)”,”FRAR-001-FMB”
“ROBESPIERRE Maximilien”,”Textes choisis. Tome deuxiéme (août 1792- juillet 1793).”,”Ultimo discorso di Robespierre (26 luglio 1794) (pag 184) “”In quali mani sono oggi l’esercito, le finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi persegue”” (pag 184) ’28 luglio 1794. Maximilien de Robespierre fu ghigliottinato il 28 luglio 1794, insieme a ventidue dei suoi collaboratori, senza essere sottoposto a processo. Questo evento segnò la fine della fase della Rivoluzione francese conosciuta come “”Grande Terrore””. La sua caduta portò alla fine del regime del Terrore e della dominazione giacobina sulla Rivoluzione francese’. (wikip)”,”FRAR-004-FMB”
“ROBICHON Jacques ZIEGELMEYER J.V.”,”L’ affaire de Berlin, 1945-1959.”,”””M. Molotov, dont le but principal était d’ inciter les Occidentaux à abandonner la Communauté Européenne de Défense (CED), fit une contre-proposition consistant en une espèce de doctrine Monroe européenne dont les Etats-Unis saraient écartés. “”Mauvaise plaisanterie”” (poor joke), répondra M. Foster Dulles.”” (pag 269)”,”RAIx-141″
“ROBIN Corey”,”La peur. Histoire d’une idée politique.”,”ROBIN Corey insegna scienze politiche al Brooklyn College, New York. Grave mancanza l’indice dei nomi! Nel capitolo ‘Terrore totale’ (pag 118-) si parla di Bucharin, della sua confessione, della similitudine con Abramo per la sua devozione totale al partito (e a Stalin)”,”TEOP-436″
“ROBINSON Joan, con saggi di Ruby Turner NORRIS Neil H. BORDEN R.F. HARROD Gunnar MYRDAL Joseph SCHUMPETER”,”Collected Economic Papers.”,”Contiene i capitoli: ‘Le conseguenze economiche di un declino della popolazione della Gran Bretagna’, ‘Gli Stati Uniti nell’ economia mondiale’ “”Così, Keynes scrive: ‘Vedo l’ aspetto rentier del capitalismo come una fase di transizione che sparirà quando avrà fatto il suo lavoro (when it has done its work, ndr)’. E il Professor Hicks: ‘Non penso che si possa contare sulla lunga sopravvivenza di una cosa come il sistema capitalista (in assenza di un trend di innovazioni sufficientemente forte per manterere l’ investimento) … non si può reprimere il pensiero che forse l’ intera Rivoluzione Industriale degli ultimi duecento anni non sia stata altro che un grande boom secolare’ (a vast secular boom, ndr). Questi dicta sono molto più vicini a Marx di ciò che si può trovare in Marshall, mentre l’ epigramma di Kalecki: ‘La tragedia dell’ investimento è che esso causa crisi perché è utile’, ha una stretta affinità con Marx: ‘La vera barriera della produzione capitalistica è il capitale stesso'”” (pag 134)”,”ECOT-059″
“ROBINSON Joan”,”Introduccion a la economia marxista.”,”””Sfortunatamente, Marx non completò i manoscritti che si riferiscono agli investimenti netti (riproduzione su scala allargata) e questa parte del lavoro scade in un semplice confusione di note. Comuque l’ idea principale è sufficientemente chiara””. (pag 70)”,”TEOC-273″
“ROBINSON Joan”,”The Economics of Imperfect Competition.”,”Rapporto tra ‘Monopsony’ (monopsoni) e monopoli. Monopsonia: situazione di mercato in cui un solo acquirente, un solo consumatore, ha un monopolio che gli consente di stabilire prezzi e salari (controlla i prezzi e il costo del lavoro)”,”ECOT-090″
“ROBINSON Joan”,”Libertà e necessità. Un’ introduzione allo studio della società.”,”Joan Violet ROBINSON insegna economia all’ Università di Cambridge. Tra le sue opere ‘Economics of Imperfect Competition’ (1933), ‘Essays in the Theory of Employment’ (1937), ‘Essay on Marxian Economics’ (1942). “”In Inghilterra, dove la conquista dell’ India aveva permesso un grande sviluppo del commercio estero, si erano accumulate grandi quantità di capitale mercantile. Infine, sebbene il sistema sociale inglese fosse dominato dall’ aristocrazia e fortemente pervaso dal senso del prestigio di classe (status conscious), nello stesso tempo la condizione sociale non era rigidamente immodificabile. Valeva la pena far denaro, se la ricchezza conferiva una posizione in grado di competere con le pretese degli antichi lignaggi. Fu forse questo l’ elemento principale che mancò alla Cina, che tuttavia aveva per lungo tempo sopravanzato l’ Europa in tutte le arti utili. Anche là esisteva una solida classe di mercanti e in diversi luoghi si era sviluppato un embrionale sistema di fabbrica; ma tutte le ambizioni e le energie intellettuali erano dirette a studiare i classici, unico mezzo di innalzamento sociale. Comunque fosse, la scintilla non cadde in Cina, ma in Inghilterra””. (pag 76)”,”ECOT-115″
“ROBINSON Richard A.H.”,”Los origines de la España de Franco. Derecha, Republica y Revolucion, 1931-1936.”,”Appendice I: Tentativi di riconciliazione dinastica (1931-1932); Appendice II. Organizzazioni componenti di Acción Popular e CEDA; Appendice III. Composizione sociale delle minoranze della Destra, Lega e PNV. La seconda repubblica spagnola. Anni 1931 – 1932. Il progetto di costituzione. “”Gli articoli 42 e 44 riferentisi alla proprietà e al lavoro furono quelli che causarono più attriti. L’ articolo 42 affermava che tutte le fonti di ricchezza nazionale erano realmente proprietà dello Stato, in nome della nazione. Si riconoscevano i diritti di proprietà privata fino all’ introduzione della socializzazione graduale. (…) Le clausole sulle materie religiose furono riconosciute da tutte come le più importanti della Costituzione. Formavano, secondo l’ affermazione dei cattolici, il ‘leit-motiv’ di questo documento “”laico, antireligioso, ateo”” distinato a distruggere la fede in Spagna. L’ alfonsino Sainz Rodriguez segnalò che questo giacobinismo anacronistico non si trovava in nessuna altra Costituzione del dopoguerra. (…) L’ articolo 3 del progetto affermava semplicemente: “”Non esiste religione di Stato””. Questo, i cattolici lo travavano inaccettabile. Chiedevano la cancellazione dell’ articolo, perché in Spagna si aveva una sola religione: quella della vasta maggioranza, ovvero il cattolicesimo. Alla fine, l’ articolo fu modificato in questa forma: “”Lo Stato spagnolo non ha una religione ufficiale””. Il testo fu approvato il 13 ottobre, di fronte all’ opposizione degli agrari, dei baschi, navarri e diversi repubblicani cattolici, tra cui Alcalá Zamora.”” (pag 95-97-98)”,”MSPG-191″
“ROBINSON Henry Morton”,”Il Cardinale. Romanzo.”,”Il romanzo su cui si è basato Otto Preminger per il suo film. “”E’n la sua volontade è nostra pace”” (Paradiso, Canto III, 85, Dante) “”Nella grande sala del Mappamondo, sul finire del marzo 1937, il primo ministro d’ Italia studiava un documento arrivato molto a proposito. Intitolato ‘Mit brennender Sorge’ e indirizzato al popolo tedesco, il documento – un’ enciclica papale – era una potente requisitoria contro l’amico del primo ministro, Adolf Hitler. L’ aveva scritto un vecchio malato, ritenuto moribondo, Achille Ratt, più conosciuto col nome di Pio XI. L’ enciclica, di intonazione vigorosa, irritava notevolmente il dce, e la sua sensibilità era più esacerbata dal fatto che Hitler era sul punto di onorare Roma di una delle sue rare visite. La nuova manifestazione vaticana avrebbe richiamato sulle labbra del Führer un’ ossessione amara ed ironica. Con la sua voce gutturale avrebbe commentato: “”A Berlino sappiamo come andare per le spicce.”” Ed era più che esatto””. (pag 564)”,”VARx-240″
“ROBINSON Joan”,”Marx e la scienza economica.”,” Joan Robinson 1975 “”Egli (Marx) mostra come gli investimenti generino le condizioni di un boom. “”Poiché continuamente vengono ritirati dal mercato degli elementi del capitale produttivo che si sostituiscono con un semplice equivalente in denaro, la domanda capace di pagare aumenta senza che gli elementi dell’offerta seguano la stessa progressione. In conseguenza si ha aumento dei prezzi, tanto per i mezzi di sussistenza, come per le materie di produzione. E’ poi da aggiungersi che la speculazione non si ferma in questo frattempo che richiede un grande spostamento di capitali. Si arricchisce tutta una banda di speculatori, di procacciatori, di ingegneri, di avvocati, ecc. Essi provocano sul mercato una forte domanda di prodotti, e con ciò aumentano i salari…D’altra parte nelle industrie dove si può accrescere rapidamente la produzione (manifatture propriamente dette, miniere, ecc.) l’ascesa dei prezzi provoca una repentina espansione, a cui ben presto segue una crisi. Lo stesso effetto ha luogo sul mercato del lavoro, donde si vuole attirare alle nuove industrie grandi masse della relativa latente sovrappopolazione (l’esercito di riserva) ed anche degli operai già occupati”” (Vol II, pag 288-382). Marx respinge enfaticamente il concetto che il ciclo è un puro fenomeno monetario: “”La crisi apparente che si manifesta sul mercato finanziario esprime quindi in realtà delle anomalie nel processo di produzione e di riproduzione”” (Vol II, pag 288-382)”” [Joan Robinson, Marx e la scienza economica, 1975] (pag 42-43)”,”ECOT-001-FPA”
“ROBINSON Joan”,”Saggi sulla teoria dello sviluppo economico.”,”ROBINSON Joan Salari monetari e reali, critica a Marx (pag 115-116)”,”ECOT-216″
“ROBINSON Joan”,”Marx e la scienza economica.”,”Joan Robinson (1903-1983) è annoverata tra i grandi economisti del XX secolo. Direttrice degli ‘Studies in Economics’ ha portato contributi originali e profondi alla scienza economica. Ha pubblicato molte opere. “”Il capitalismo prima espropria il contadino e l’artigiano (37) e poi sfrutta il loro lavoro. La possibilità di sfruttamento dipende dall’esistenza di un margine tra la produzione netta totale e la sussistenza minima degli operai (38). Se in un giorno l’operaio non produce più di quello che mangia non è oggetto potenziale di sfruttamento. Questa idea è semplice, e può essere espressa in linguaggio semplice, senza usare una terminologia speciale. Ma appunto questo carattere semplice e fondamentale del capitalismo è perduto di vista nei labirinti dell’analisi economica classica. In secondo luogo Marx usa il suo metodo di analisi per affermare che soltanto il lavoro è produttivo (39). In sé questa è un’affermazione soltanto verbale. La terra e il capitale non producono ‘valore’, perché il ‘valore’ è il prodotto del tempo di lavoro. Ma la terra fertile e le macchine efficienti aumentano la produttività del lavoro in termini di produzione reale; infatti, “”il capitale ha una propensione incessante ed una tendenza costante ad aumentare la forza produttiva del lavoro”” (40). Sotto il capitalismo “”la produttività del lavoro è allevata, come in una serra”” (41). E’ lo stesso dire che il capitale è produttivo oppure che è necessario per rendere produttivo il lavoro. Quel che è importante è dire che ‘possedere’ capitale non è un’attività produttiva. Gli economisti classici considerando produttivo il capitale aggiungevano che i capitalisti sono benemeriti della società, e sono pienamente giustificati se traggono reddito dalla loro proprietà (42). Un tempo questo punto di vista poteva anche ritenersi plausibile almeno superficialmente perché non si distingueva tra proprietà e impresa. Oggi non si può più ammettere un simile metodo; il divorzio tra proprietà e impresa sta diventando sempre più completo e “”l’ultima illusione del sistema capitalistico, che il capitale sia frutto del lavoro e del risparmio, è distrutta”” (43). Il tipo dell’imprenditore non è più rappresentato dall’uomo d’affari ardito e infaticabile di Marshall, o dall’arraffatore scaltro e rapace di Marx, ma da una massa di azionisti inerti paragonabili ai ‘rentiers’, che stipendiano degli impiegati per amministrare i loro interessi”” [Joan Robinson, ‘Marx e la scienza economica’, Firenze, 1951] [(37) Vol. I, Sezione VIII: “”L’accumulazione primitiva””; (38) Vol. I, pagg. 156-160; Vol. III, parte II, pag. 319; (39) Vol. I, pagg. 170-173; Vol. III, parte II, pag. 362; (40) Vol. I, pagg. 276-275; (41) Vol. I, pagg. 585-574; (42) Vol. I, pagg. 403-390; (43) Vol. III, parte II, pag. 46] (pag 16-17)”,”ECOT-280″
“ROBINSON Joan, a cura di Giacomo BECATTINI”,”Ideologie e scienza economica.”,”Nata a Manchester nel 1903, la Robinson è stata professore di economia politica nell’Università di Cambridge. Questo lavoro è rivolto ad un pubblico di non specialisti “”Marshall sapeva benissimo quello che realmente voleva dire Ricardo, ma non capì mai Marx. L’uso che fa Marx della teoria del valore-lavoro non era affatto la proclamazione pura e semplice che il lavoratore ha diritto al prodotto del suo lavoro. Al contrario, egli proclama che è proprio la teoria del ‘valore’ che spiega lo sfruttamento. Come gli altri, egli si trovò obbligato a fornire una teoria dei prezzi relativi, ma sebbene la ritenesse essenziale, noi vediamo bene che è irrilevante per il punto centrale del suo ragionamento. Nel primo volume del ‘Capitale’, Marx tratta dei prezzi relativi nel passo famoso: “”Prendiamo poi due merci: p. es. grano e ferro. Quale che sia il loro rapporto di scambio, esso è sempre rappresentabile in una equazione, nella quale una quantità data di grano è posta come eguale a una data quantità di ferro, per esempio un ‘quarter’ di grano = un quintale di ferro. Che cosa ci dice questa equazione? Che in due cose differenti, in un ‘quarter’ di grano come pure in un quintale di ferro, esiste una cosa di comune e della stessa grandezza. Dunque l’uno e l’altro sono eguali a una terza cosa, che in sé e per sé non è né l’uno né l’altro. Ognuno di essi, in quanto valore di scambio, dev’essere dunque riducibile a questo terzo… Questo qualcosa di comune non può essere una qualità geometrica, fisica, chimica, o altra qualità naturale delle merci. Le loro proprietà corporee si considerano, in genere, soltanto in quanto le rendono utilizzabili, cioè le rendono valori d’uso. Ma d’altra parte è proprio tale astrarre dai loro valori d’uso che caratterizza con evidenza il rapporto di scambi delle merci… ma se si prescinde dal valore d’uso delle merci, rimane soltanto una qualità, quella di essere prodotti del lavoro. Eppure anche il prodotto del lavoro ci si trasforma non appena lo abbiamo in mano. Se noi facciamo astrazione dal suo valore d’uso, facciamo astrazione anche dalle parti costitutive e forme corporee che lo rendono valore d’uso. Non è più tavola, né casa, né filo, né altra cosa utile. Tutte le sue qualità sensibili sono cancellate. E non più nemmeno il prodotto del lavoro di falegnameria o del lavoro edilizio o del lavoro di filatura o di altro lavoro produttivo determinato. Col carattere di utilità dei prodotti del lavoro scompare il carattere di utilità dei lavori rappresentati in essi, scompaiono dunque anche le diverse forme concrete di questi lavori, le quali non si distinguono più, ma sono ridotte tutte insieme a lavoro umano eguale, lavoro umano in astratto…Queste cose rappresentano ormai soltanto il fatto che nella loro produzione è stata spesa forza lavorativa umana, è stato accumulato lavoro umano. Come cristalli di questa sostanza sociale ad esse comune, esse sono valori, valori di merci”” (1). Gerald Shove, obiettando a chi scrive, che definiva questo discorso una “”affermazione puramente dogmatica””, sostiene che si tratta di una dimostrazione (2). Ma è difficile scorgervi una dimostrazione: il ‘valore’ è ivi qualcosa di diverso dal prezzo, che rende conto del prezzo e che a sua volta deve essere spiegato. E spiegarlo con il tempo-lavoro è una mera asserzione. Se infatti definiamo il ‘valore’ come il tempo-lavoro richiesto per produrre una merce, e poi avanziamo l’idea che le merci normalmente vengono fatte oggetto di scambio a prezzi proporzionali ai loro ‘valori’, nel significato detto sopra, abbiamo allora ridotto il discorso da proposizione metafisica ad ipotesi; ma è un’ipotesi che sarebbe una perdita di tempo tentar di provare giacché sappiamo in anticipo e anche Marx lo sa, che non è accurata nei suoi termini. Questa teoria dei prezzi non è una favola, come la storia di Adam Smith dei castori e dei cervi. Né aveva lo scopo di costituire un contributo alla scienza: essa è semplicemente un dogma ortodosso. La combinazione delle idee del lavoro come misura del ‘valore’ e de lavoro come causa del ‘valore’ era ricavata da Ricardo, e, come vediamo dall’ultima opera di Ricardo (3), che Marx non lesse mai, non era affatto un’interpretazione errata; al contrario, era senz’altro nella direzione che lo stesso Ricardo aveva imboccata. Il punto cruciale dell’argomentazione consisteva in qualcosa di profondamente diverso. Accettando il dogma che tutte le cose si scambiano a prezzi proporzionali ai loro ‘valori’, Marx lo applica alla forza-lavoro. Questa è la chiave per spiegare il capitalismo”” [Joan Robinson, a cura di Giacomo Becattini, Ideologie e scienza economica, Firenze, 1966] [(1) K. Marx, ‘Das Kapital’, 1867, trad. it. di D. Cantimori, Roma; 1951, vol. 1, pp. 49-50; (2) ‘Mrs Robinson on Marxian Economic’, ‘Economic Journal’, aprile 1944; (3) [Il manoscrttio su ‘Absolute Value and Exchangeable Value’ ricordato in precedenza]]”,”ECOT-282″
“ROBINSON Joan EATWELL John, edizione italiana a cura di Michele SALVATI”,”Le dottrine economiche. (Tit. orig.; An Introduction to Modern Economics).”,”La legge di Say. “”La legge di Say ha origine dalla trattazione dei problemi della domanda effettiva nell’opera di Jean-Baptiste Say (1767-1832), un seguace francese di Adam Smith, il cui ‘Traité d’economie politique’ fu pubblicato nel 1803. Due temi dominarono l’analisi di Say. Il primo era una critica della confusione che i mercantilisti avrebbero fatto tra moneta e ricchezza. Il secondo tema era di stampo fisiocratico; muovendo dal flusso circolare delal produzione, Say ribadiva l’idea che le merci vengono scambiate con altre merci e non con la moneta. La combinazione di questi due temi dà luogo alla seguente enunciazione: “”…noi comperiamo, in realtà, gli oggetti di nostra consumazione col danaro, col danaro della circolazione, per mezzo della quale noi li paghiamo. E’ necessario che prima noi abbiamo comperato questo stesso danaro colla vendita dei nostri prodotti”” (20). Dato che le merci possono essere acquistate soltanto per mezzo di altre merci, va da sé che, se viene prodotta la giusta combinazione di merci, esse saranno tutte vendute, in quanto il fine dell’intera produzione è quella di venire acquistata. “”L’offerta crea la propria domanda””. Questa idea fu ribadita da Ricardo (…)”” (pag 44-45) (20) J.B. Say, Letters to Mr. Malthus, tr. fr. by J. Richter, London Sherwood Neely & Jones, 1821, p. 2; tr. it. Utet, Torino, 1954, pp. 879-80″,”ECOT-284″
“ROBINSON Geroid Tanquary”,”Rural Russia Under the Old Régime. A History of the Landlord-Peasant World and a Prologue to the Peasant Revolution of 1917.”,” Glossary, Appendices: Landholding in 1877, in 1905, and in 1914, Notes, Bibliography, List of Illustrations, Maps, Index, This book, published in 1932 and now in its sixth printing, is one of the very few in any language that make a majior contribution to the understanding of the peasants’ role in Russia, from the dawn of written history to 1914. It is a work of genuine scholarship and of truly original exploration. Professor Geroid Tanquary Robinson, first Director of the Russian Institute of Columbia University, taught history at Columbia from 1924 to 1960, when he became professor emeritus. During the period 1941-45 he was chief of the USSR Division, Research and Analysis Branch, Office of Strategic Services, and in 1947 he was awarded the Medal of Freedom by the War Department. He has been a member of the Joint Committee on Slavic Studies, under the American Council of Learned Societies and the Social Science Research Council. He has traveled extensively in Russia, doing original research in agrarian history, a task for which his scholarly training and knowledge of Russian fit him remarkably. Professor Robinson is the author of many scholarly articles as well as the monumental Rural Russia Under the Old Régime.”,”RUSx-022-FL”
“ROBINSON Joan, a cura di Umberto MEOLI”,”Teoria dell’occupazione e altri saggi.”,”Fondo Palumberi “”Le relazioni tra gli economisti marxisti e quelli «accademici» sono mutate negli anni più recenti. Durante l’età marshalliana li divideva un baratro che sembrava incolmabile. Gli uni erano impegnati a scoprire i difetti del sistema capitalistico, gli altri a sottolinearne le caratteristiche positive; gli uni consideravano il sistema come una fase storica transitoria, contenente in sé i germi della propria dissoluzione, gli altri lo vedevano quale una permanente, quasi logica, necessità. Questa fondamentale differenza d’interpretazione era stata rafforzata da una diversità di linguaggio, anche perché ciascuna parte, a difesa del proprio punto di vista, aveva usato espressioni e termini fortemente polemici. Così, gli «accademici» avevano descritto l’interesse ottenuto dal capitale mutuato come ‘ricompensa dell’astinenza’, o ‘attesa’, e il profitto quale ‘ricompensa dell’iniziativa’, mentre Marx aveva trattato l’interesse e il profitto (e la rendita) come ‘lavoro non pagato’ o ‘plusvalore’ (il ‘surplus’ del valore prodotto dal lavoro sul valore pagato al lavoro). Questa radicale differenza di posizioni aveva reso impossibile qualunque scambio tra le due scuole. Negli ultimi tempi gli economisti accademici hanno compiuto, per la maggior parte, un sorprendente mutamento. Le circostanze li hanno costretti a concentrare la loro attenzione su quei due problemi, monopolio e disoccupazione, che hanno suscitato dei dubbi circa la validità dell’assioma che tutto va per il meglio nel migliore di tutti i possibili sistemi economici; ed ora essi sono più disposti a scoprire i difetti del capitalismo che a porne in luce i meriti. Il tentativo di rappresentare il mero possesso di capitale (attesa) come un’attività produttiva è stato abbandonato, e guadagna terreno l’opinione che sia un errore trattare il capitale come un fattore della produzione, sullo stesso piano del lavoro. «E’ preferibile considerare il lavoro…, come l’unico fattore della produzione, operante in un dato contesto delle tecniche, delle risorse naturali, attrezzature capitale, e domanda effettiva» (1). E, il che è ancora più importante, il capitalismo non è più considerato come una necessità eterna. Così, scrive ancora Keynes: «Considero l’aspetto capitalistico del ‘redditiero’ come una fase storica di transizione, destinata a sparire quando avrà compiuto il suo ciclo» (2). E il professor Hicks: «Non penso che si possa contare su di una indefinita sopravvivenza di qualcosa di simile al sistema capitalistico [nell’assenza di un ‘trend’ d’innovazioni sufficientemente energico per sostenere l’investimento] … non si può non ritenere che, forse, quella che è stata chiamata la Rivoluzione Industriale degli ultimi duecento anni non sia stata altro che un grande boom secolare» (3). Queste affermazioni sono più vicine a Marx di tutte quelle che, su questo argomento, si possono trovare in Marshall, mentre l’epigramma del signor Kalecki: «La tragedia dell’investimento sta nel fatto di determinare la crisi perché essa è utile» (4), è molto affine a questo di Marx: «L’ostacolo reale della produzione capitalistica è il capitale stesso» (5). Questo mutamento, d’altronde, non ha avuto un diretto contatto con il marxismo: è stato, piuttosto, il risultato di un’esplosione teorica verificatasi all’interno dell’economia accademica. Il sistema di pensiero che ne aveva dominato l’insegnamento (e notevolmente influenzato la politica economica), anche dopo la grande crisi del 1930, considerava la disoccupazione come un mero accidente frizionale; le «naturali forze economiche» tendevano a stabilire automaticamente la piena occupazione. Le crisi venivano studiate come un problema speciale e tenute, in un certo senso, in quarantena, proprio perché la loro teorizzazione non infettasse mai il corpo centrale della dottrina economica. Posta di fronte alla massiccia e persistente disoccupazione del primo dopoguerra, la teoria ortodossa rimase confusa, e coinvolta in una serie di nebulosi sofismi. Da questa situazione l’ha fatta uscire la ‘Teoria generale’ di Keynes, con cui non intendo solamente il libro intitolato ‘The General Theory of Employment, Interest and Money’, ma anche quell’insieme di idee, o piuttosto il sistema analitico, a cui tale libro ha dato il principale contributo, tuttora in via di sviluppo e di perfezionamento, che cerca nuove applicazioni e modificazioni metodologiche atte a trattare i nuovi problemi. Il principale risultato dello sforzo teorico di Keynes fu di tipo negativo (benché abbia avuto molte conseguenze positive, sia per la teoria che per la politica economica). Egli ha dimostrato che non esiste un meccanismo autoregolantesi il quale, in un’economia d’impresa privata non pianificata, tenda a stabilire la piena occupazione”” [Joan Robinson, ‘Teoria dell’occupazione e altri saggi’, Milano, 1962] [(1) Keynes, ‘General Theory of Employment, Interest and Money’, p. 213; (2) Ibid., p. 376; (3) ‘Value and Capital’, p. 302; (4) ‘Essays in the Theory of Economist Fluctuations, p. 149; (5) ‘Capitale’, vol. III, cap. XV, par. 2] (pag 175-176)”,”ECOT-351″
“ROBINSON Cedric J.”,”Black Marxism. The Making of the Black Radical Tradition.”,”Cedric J. Robinson is professor of Black studies and professor of political science at the University of California, Santa Barbara. Foreword by Robin D.G. KELLEY, Preface to the 2000 Edition, Preface, Acknowledgments, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOC-108-FL”
“ROBINSON Harry, revisione di G. BARBIERI”,”Geografia umana.”,”Migrazioni di carattere economico (pag 33) Migrazioni e mobilità dei gruppi umani (pag 31)”,”ASGx-064″
“ROBINSON Harry, revisione di P. INNOCENTI”,”Geografia economica.”,”Migrazioni di carattere economico (pag 33) Migrazioni e mobilità dei gruppi umani (pag 31)”,”ASGx-065″
“ROBINSON Abraham”,”Introduzione alla teoria dei modelli e alla matematica dell’algebra.”,”Abraham Robinson, professore di matematica alla Yale University di New Haven, è nato in Germania nel 1918. Ha frequentato le università di Gerusalemme, Parigi, Londra e in quest’ultima si è laureato. E’ stato professore di matematica e filosofia presso le università di Toronto, Gerusalemme e Los Angeles. E’ autore di sette volumi e di un centinaio di articoli di logica matematica e matematica pura e applicata.”,”SCIx-221-FRR”
“ROBINSON Abraham”,”Introduzione alla teoria dei modelli e alla Metamatematica dell’algebra.”,”Abraham Robinson, professore di matematica alla Yale University di New Haven, è nato in Germania nel 1918. Ha frequentato le università di Gerusalemme, Parigi, Londra. É stato professore di matematica e filosofia presso le università di Toronto, Gerusalemme, Los Angeles.”,”SCIx-270-FL”
“ROBINSON Joan”,”La rivoluzione culturale in Cina.”,”Jean Robinson, nata a Survey nel 1903, e professore di economia a Cambridge, è stata in Cina nel periodo della rivoluzione culturale. Fra i suoi lavori si ricordano: ‘Accumulazione del Capitale’ (1961), ‘Teoria dell’occupazione e altri saggi’ (1962), ‘L’Economia a una svolta difficile’ (1967).”,”CINx-003-FFS”
“ROBLES Juan LORA Guillermo BROUÉ Pierre JUSTO Liborio LIEVEN Jean VILLA José”,”Revolutionary History. Bolivia. The Revolution Derailed? The Crisis of 1952 and the Trotskyist Movement.”,”History of the Trotskyist movement in Bolivia is the proper subject for a fully documented book. Editorial, Work in Progress, Reviews, Obituaries, Letters, Reader’s Notes, Editor: Al Richardson”,”TROS-017-FL”
“ROBOTTI Paolo”,”Nell’Unione Sovietica si vive così. 100 domande e risposte sull’ URSS.”,”Paolo Robotti nacque a Solero (Alessandria) il 27 aprile 1901 da Perpetuo, operaio delle ferrovie, e Angela Antonello. Nel 1913 si stabilì con la famiglia a Torino, dove, finita la scuola tecnica, trovò lavoro come impiegato presso la Lancia e poi come apprendista operaio alla fabbrica di automobili Itala. In questi anni cominciò a partecipare alle attività del circolo giovanile socialista di Borgo San Paolo, entrando nel comitato direttivo e divenendone poi segretario. Nel 1917 fu assunto alle Officine ferroviarie e nominato segretario del comitato regionale della Fgsi. In questo periodo ebbe i primi contatti con Gramsci, Togliatti e Terracini. Licenziato per aver partecipato allo sciopero generale della fine del 1918, passò a lavorare per l’Istituto medico legale della Camera del lavoro di Torino, con l’incarico di aprire una succursale a Vercelli. Nel gennaio 1921 aderì al Pcd’I. Chiamato alle armi alla fine del 1920, assegnato al reggimento di artiglieria pesante di stanza a Merano e poi trasferito in Libia, scontò vari mesi di prigione, a Tripoli e a Trento, per aver svolto propaganda comunista tra i soldati. Ottenuto il congedo nell’estate 1922, entrò nel comando delle squadre di difesa proletaria, assumendone la guida alcuni mesi dopo. Dopo la strage fascista di Torino del dicembre 1922, ricostituì con Giovanni Roveda e Cesare Ravera la federazione comunista torinese, di cui divenne segretario. Raggiunto da un mandato di cattura alla fine del 1923, fu costretto a emigrare in Francia, presto raggiunto dalla moglie Elena Montagnana. Stabilitosi a Lione, fu nominato segretario del comitato regionale del Rodano dei gruppi comunisti italiani. Nel giugno 1925 nacque il figlio Sergio. Rientrato in Italia alla fine dell’anno, si trasferì a Genova per un nuovo impiego presso la sezione genovese della Rappresentanza commerciale sovietica in Italia. Dopo le leggi eccezionali fu condannato a due anni di ammonizione per attività sovversiva, venendo arrestato un anno dopo e chiuso in isolamento nel carcere di Marassi. Nel febbraio 1928 riuscì a espatriare clandestinamente, passando per la Svizzera, e si stabilì a Parigi. Incluso nella segreteria centrale dei gruppi di lingua italiana del partito comunista francese, ebbe l’incarico di dirigere i gruppi della regione parigina. Alla fine del 1929 si trasferì in Belgio per occuparsi del giornale dei gruppi italiani del partito comunista belga, «Il Riscatto». Arrestato nel 1930 di ritorno da una riunione in Francia, scontò sei mesi di reclusione nel carcere di Forest. Nell’aprile 1931 fu inviato in Italia per dirigere con Battista Santhià e Teresa Noce il nuovo centro interno del partito, dopo l’arresto di Pietro Secchia. Costretto presto a tornare a Parigi per sfuggire all’arresto, chiese di essere mandato in Urss a lavorare in un’officina. Giunto a Mosca alla fine dell’anno e trovato impiego in una fabbrica di accessori per aeroplani, fu nominato presidente della sezione italiana del Club degli emigrati politici di Mosca, divenendo, poco più di un anno dopo, presidente di tutto il Club. Nel 1933 prese la cittadinanza sovietica, insieme a Elena, senza perdere quella italiana, e fu assunto come caporeparto in un’officina sperimentale della Direzione generale dell’artiglieria. Dopo lo scioglimento del Club degli emigrati politici alla fine del 1935, proseguì ancora per due anni il lavoro con gli emigrati italiani, non mancando di denunciare alla sezione italiana del Komintern e al Nkvd gli elementi ritenuti sospetti. Nell’estate 1936 passò a lavorare alla Kalibr, fabbrica di strumenti di precisione. Dopo che la sua richiesta di andare a combattere in Spagna fu respinta, ebbe l’incarico di vagliare le domande presentate dai volontari italiani. L’8 marzo 1938 fu arrestato con l’accusa di attività provocatoria e di spionaggio e imprigionato nel carcere Taganka di Mosca, dove rimase fino al 4 settembre 1939, venendo sottoposto a estenuanti interrogatori e torture. Riabilitato e assolto da ogni imputazione, riprese il lavoro in fabbrica, dirigendo, nell’inverno 1941, il trasferimento di uomini e macchinari in Siberia. Nel 1942 iniziò a frequentare la scuola del Komintern e nel maggio 1943 fu destinato alla prima scuola antifascista per prigionieri di guerra nei pressi di Vladimir, venendo trasferito tre mesi dopo alla scuola superiore antifascista per prigionieri di guerra di Krasnogorsknei dintorni di Mosca, incaricato della direzione dei corsi del settore italiano. Collaboratore de «L’Alba», il giornale per i prigionieri italiani in Urss, dopo i primi quattro numeri ne assunse la direzione insieme a Luigi Amadesi. Al termine della guerra proseguì il lavoro con i prigionieri italiani e si occupò delle pratiche per il rientro in Italia o per la definitiva sistemazione in Urss di alcuni emigrati politici italiani. Nel gennaio 1947, dopo 19 anni di esilio in tre paesi, lasciò Mosca alla volta dell’Italia. Stabilitosi a Roma, negli anni seguenti svolse numerosi incarichi per il Pci. Collaborò alla creazione delle scuole di partito, in particolare quella alle Frattocchie, nei dintorni di Roma, e la scuola centrale di Reggio Emilia, tenendo di frequente conferenze e lezioni, soprattutto sull’Urss, in varie località italiane. Dal luglio 1948 fino al novembre 1949, quando fu costretto a rientrare a Roma per problemi di salute, fu inviato in Sicilia, come vicesegretario regionale accanto a Girolamo Li Causi. Nel 1950 fu nominato viceresponsabile della commissione centrale stampa e propaganda diretta da Gian Carlo Pajetta. Si occupò anche di tenere i rapporti con le rappresentanze diplomatiche dei paesi socialisti e concorse alla creazione di alcune associazioni di amicizia tra l’Italia e i paesi del blocco sovietico. Collaborò a «l’Unità»» e a vari periodici del partito, tra cui «Rinascita», su cui tenne una rubrica dedicata all’Unione sovietica. Nel 1955 fu nominato viceresponsabile della sezione esteri del Pci. Nel 1956 fu incluso nella commissione preparatoria del nuovo progetto di statuto del partito, in vista dell’VIII Congresso. Membro supplente del comitato centrale del Pci, dopo il congresso fu destinato alla commissione centrale di controllo. Già autore di Nell’Unione Sovietica si vive così, in due volumi, e, con Giovanni Germanetto, di Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, nel 1965 pubblicò La prova, testimonianza della lunga esperienza in Unione Sovietica e in particolare della drammatica vicenda della detenzione, nel 1973 Il gigante ha cinquant’anni, dedicato all’Urss, e nel 1980 un nuovo libro autobiografico, Scelto dalla vita. Morì a Roma il 5 agosto 1982. Bibliografia P. Robotti, Nell’Unione Sovietica si vive così, 2 voll., Roma, Edizioni di cultura sociale, 1950-1952; G. Germanetto, P. Robotti, Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, 1921-1951, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952; P. Robotti, La prova, Bari, Leonardo da Vinci, 1965; ID., Il gigante ha 50 anni, Roma, Napoleone, 1973; ID., Scelto dalla vita. Gli incontri, gli scontri e la lotta dalla fondazione del Pci. Le memorie di un rivoluzionario professionale, Roma, Napoleone, 1980; P. Spriano, Storia del Pci, III, I fronti popolari, Stalin, la guerra, Torino, Einaudi, 1970; C. Ravera, Diario di trent’anni. 1913-1943, Roma, Editori Riuniti, 1973; T. Noce, Rivoluzionaria professionale, Milano, La Pietra, 1975; Agosti, Robotti Paolo, in F. Andreucci, T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico. 1853-1943, IV, Roma, Editori Riuniti, 1978; R. Caccavale, Comunisti italiani in Unione Sovietica. Proscritti da Mussolini, soppressi da Stalin, Milano, Mursia, 1995; E. Dundovich, Tra esilio e castigo. Il Komintern, il Pci e la repressione degli antifascisti italiani in Urss, Roma, Carocci, 1998; G. Lehner (con F. Bigazzi), La tragedia dei comunisti italiani. Le vittime del Pci in Unione Sovietica, Milano, Mondadori, 2000; M.T. Giusti, I prigionieri italiani in Russia, Bologna, Il Mulino, 2003; Reflections on the Gulag, with a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the Ussr, ed. by E. Dundovich, F. Gori and E. Guercetti, Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2003 (Annali, XXXVIII, 2001). Il fondo Paolo Robotti è stato versato alla Fondazione Istituto Gramsci nel 1996 insieme all’archivio del Partito comunista italiano. Le carte non presentano una propria organizzazione interna: sono rari i fascicoli originali mentre la gran parte dei documenti è conservato in cartelline che sono un mero contenitore. Tale accorpamento è precedente al versamento del fondo alla Fondazione. La maggior parte della documentazione è relativa agli anni 1950-1980 con scarsi documenti risalenti al periodo precedente. Si tratta soprattutto di carte raccolte e prodotte in occasione dell’attività di conferenziere e pubblicista di Robotti. Il fondo non è ordinato e l’organizzazione data rappresenta l’eventuale struttura di un futuro ordinamento. Stato di lavorazione: Non ordinato. Il fondo ha una consistenza di 33 buste. Schede a cura di Benedetta Garzarelli e Cristiana Pipitone. 1. Carte personali, 1919-1967 (con documentazione dal 1908) Certificati personali e di familiari; tessere di iscrizione al Pci e a varie associazioni di Paolo Robotti ed Elena Montagnana. Diplomi e fotografie. Messaggi di condoglianze. Si segnalano, in particolare, alcuni documenti relativi alla morte del figlio Sergio nel 1942. 2. Corrispondenza, 1919-1979 Corrispondenza personale e di lavoro. Si segnala un breve scambio di lettere tra Robotti e Togliatti risalente al 1942 e una raccolta di lettere personali in cui sono evidenziabili due gruppi omogenei di lettere. Il primo, relativo agli anni 1919-1922, è costituito dalla corrispondenza tra Paolo Robotti ed Elena Montagnana. Il secondo, relativo agli anni 1928-1941, è costituito da lettere di Paolo ed Elena Robotti ai familiari nel periodo dell’emigrazione in Francia, Belgio e Urss. Sono presenti anche lettere in russo. 3. Scritti e discorsi, 1943-1981 Si tratta della parte più consistente del fondo e comprende tutto il materiale riconducibile all’attività pubblicistica e di conferenziere di Robotti. Scritti e discorsi > Articoli, conferenze, interventi e lezioni Minute manoscritte e dattiloscritte, ritagli stampa di articoli. Tracce di discorso non sempre datate o facilmente databili. Appunti diversi. Scritti e discorsi > Monografie Diverse stesure delle opere di Robotti manoscritte e dattiloscritte, recensioni e corrispondenza relativa alla pubblicazione delle stesse. Si segnala in particolare la documentazione relativa alla pubblicazione dei volumi di Robotti, Nell’Unione Sovietica si vive così, 2 voll. (1950-1952); con Giovanni Germanetto, Trent’anni di lotte dei comunisti italiani (1952); La prova (1965); Il gigante ha cinquant’anni (1973), e Scelto dalla vita (1980) – comprendente progetti dei lavori, prime stesure manoscritte, dattiloscritti, corrispondenza, recensioni. Scritti e discorsi > Prigionieri di guerra italiani in Urss, 1942-1966 Quaderni manoscritti, s.d. e datati dal 1942 al 1948, contenenti appunti su argomenti diversi, finalizzati alla preparazione delle lezioni tenute da Robotti presso le scuole antifasciste per i prigionieri di guerra. Contiene anche materiale vario sull’ Giovanni e sui prigionieri di guerra italiani: documentazione dell’epoca, ritagli stampa, corrispondenza, appunti, dattiloscritti di interventi di Robotti sull’argomento, altro. In gran parte potrebbe trattarsi di materiale preparatorio per l’opuscolo sull’Armir che Robotti scrisse agli inizi degli anni Cinquanta. A tal riguardo, si segnala in particolare il manoscritto di 55 pp. Paolo Robotti, Luci sul disastro dell’Armir, che potrebbe costituire una prima stesura dell’opuscolo. 4. Partito comunista italiano, 1942-1980 Materiale diverso molto lacunoso relativo al lavoro di Robotti nel Pci: documentazione su riunioni o risoluzioni di organismi interni, materiale dattiloscritto e ciclostilato, scarsa corrispondenza e qualche intervento. Si segnala in particolare un gruppo più consistente di documentazione relativa al Gruppo di lavoro per la sicurezza sociale della Direzione del Pci. 5. Documentazione, 1921-1980 Sono presenti vari opuscoli, raccolte di ritagli stampa, estratti di riviste e in genere materiale di studio o preparatorio per la redazione di libri e articoli. I temi toccati da tale documentazione sono prevalentemente l’Unione sovietica, Stalin e lo stalinismo, il partito comunista italiano, l’esperienza degli emigrati italiani in Urss. Contiene anche un consistente nucleo di documentazione relativo agli emigrati politici italiani: si tratta di biografie, memoriali autobiografici di ex emigrati politici italiani e corrispondenza. Si segnala in particolare il corposo materiale inviato a Robotti da Pietro Cesare Pavanin, Angelo Irico, Guglielmo Marcellino e Giacomo Calandrone, Gino Boscherini e documentazione su Mario Montagnana. fondo PAOLO ROBOTTI, 1919-1981 (http://www.fondazionegramsci.org/guida_gramsci/41PaoloRobotti/index1.html)”,”RUSU-050″
“ROBOTTI Paolo GERMANETTO Giovanni”,”Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, 1921-1951.”,”Paolo ROBOTTI è nato a Solero (Alessandria) nel 1901. Operaio meccanico, entrò a 15 anni nelle file della gioventù socialista. Iscritto al PCdI dalla sua fondazione, fu costretto ad espatriare in Francia con l’ avvento del fascismo. Rientrato in Italia qualche anno dopo con incarichi di partito fu condannato a due anni di ammonizione. Riparato nuovamente in Francia diresse i gruppi italiani nel PCF. E nel 1930-31 fu dirigente dei gruppi italiani del Partito Comunista Belga. Alla fine del ’31 emigrò in URSS ove lavorò nell’ industria meccanica prima come operaio e poi come tecnico. Nel dopoguerra è stato membro supplente del CC del PCI. “”Nell’ agosto del 1924 il passaggio della frazione di Serrati nelle file del PCI contribuì ad aumentare il prestigio del partito ed a porre fine al sabotaggio delle direttive della I.C. condotto dai bordighiani.”” (pag 58) Congresso e Tesi di Lione. “”Già prima del congresso il bordighismo era sconfitto. Il suo tentativo di minare l’ attività del partito creando un comitato segreto denominato “”Comitato d’ intesa”” venne stroncato nel giugno del 1925 con provvedimenti disciplinari contro coloro che lo componevano. (…) Il congresso ebbe inizio il giorno in cui cadeva il secondo anniversario della morte di Lenin, il 21 gennaio 1926. (…) Durante i lavori del congresso, Gramsci, Togliatti e Scoccimarro smascherarono le concezioni bordighiane mettendone in luce il contenuto antimarxista e antileninista””. (pag 60)”,”PCIx-153″
“ROBOTTI Paolo”,”La prova.”,”Paolo Robotti è stato un politico italiano e attivista del Partito Comunista Italiano negli anni dello stalinismo”,”PCIx-001-FPB”
“ROBRIEUX Philippe”,”La secte.”,”ROBRIEUX Philippe, segretario generale degli studenti comunisti nel 1959-1960, ha partecipato a tutte le riunioni di Comitato Centrale e anche a certe sessioni della segreteria e dell’ Ufficio politico. Nel 1968 lascia il partito. Oggi è agrégé d’ histoire e maitres de recherches al CNRS. Intellettuali e stalinismo. “”Rari furono quelli che seppero avvertire i loro contemporanei del pericolo mortale che si dissimulava sotto tali proposte (accordi di Monaco, ndr). Il leader conservatore inglese, Wiston Churchill, e l’ editorialista di politica estera de L’ Humanité, Gabriel Péri, furono tra questi. Dovevano negare la loro lucidità sotto il pretesto che erano, il primo un reazionario e il secondo un fedele di Stalin? Occorre ricordare che quelli che denunciarono nel contempo rivelando i trucchi spudorati e l’ ignobile messa in scena medievale dei processi staliniani di Mosca furono poco numerosi? Questi uomini si chiamavano notamente Trotsky, Victor Serge, Pierre Monatte e Boris Souvarine. Si oserà sostenere ancora oggi che i processi staliniani del 1936-1937 non erano falsificati, sotto il pretesto che quelli che avevano dato il via alla denuncia erano “”ex-comunisti””, a priori sospetti di cattiva fede, di rancore o di tradimento? Occorre ricordare l’ errore tragico del presidente della Lega dei diritti dell’ uomo che garantisce i processi di Mosca? Occorre ricordare il delirio intellettuale che si impadronisce all’ epoca di troppi politici, di grandi giornalisti o di intellettuali di fama, quando fu mezzanotte nel secolo? Di Charles Maurras che scriveva su L’ Action francaise che il governo non poteva ormai più ignorare che i “”trotskisti”” erano “”al soldo della Germania””, a Romain Rolland, che seguiva Stalin, dopo aver condannato Lenin, in nome della non violenza, e ai numerosi compagni di strada praticanti il terrorismo intellettuale e accusando quelli che protestavano di fare “”gli avvocati di Hitler e della Gestapo “”?””. (pag 147)”,”PCFx-027″
“ROBRIEUX Philippe VERGNON Gilles BROUÉ Pierre GIRAULT Jean-Max”,”Souvernir de 1936. Tome I. 1934, on tourne à Moscou (1re partie) (Robrieux); Le Socialist Party of America au début des années trente (Vergnon); Espagne 1936: Front populaire et politiques militaires (Broué); Le PCF, l’armée et la défense nationale en France avant et après le pacte franco-soviétique (Girault); Débat aux États-Unis sur le Front populaire et l’Histoire (Broué).”,”Vassart responsabile dell’apparato clandestino (PCF) Vassart viene chiamato a Mosca per rimpiazzare Marty al posto di rappresentante del Partito comunista francese al Comintern. Marty diventa responsabile politico de l’Humanité al posto di Ferrat (pag 16)”,”PCFx-125″
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 1.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant-Propos, Annexes, Note,”,”PCFx-010-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 2.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant-Propos, Annexes, Note, Document,”,”PCFx-011-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste (1972-1982). Vol. 3.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avertissement, note,”,”PCFx-012-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 4.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant et arrière-propos, note, avertissement, Bibliographie, Chronologie, Dictionnaire Biographique,”,”PCFx-013-FL”
“ROBSON William A.”,”L’ industria nazionalizzata e la proprietà pubblica.”,”W.A. ROBSON professore di amministrazione pubblica alla LSE (London School of Economics and Political Sciences, Università di Londra) si occupa da tempo dell’ industria pubblica. “”Le tesi di Gaitskell sulle dimensioni. Nell’ opinione di Gaitskell, che è fondata sulla sua esperienza di ministro del Combustibile e dell’ Energia, nonché su considerazioni generali, le vere difficoltà sorte nelle industrie nazionalizzate si debbono alle loro grandi dimensioni. Le vere debolezze, egli ritiene, sono il risultato non di un mutamento di proprietà, ma di un mutamento di struttura. “”Sono quasi tutte legate alla vastità amministrativa””””. (pag 156) “”Già nel 1953 Hugh Gaitskell, su The Political Quarterly, spiegava che gli obiettivi economici fondamentali del partito laburista sono il pieno impiego, l’ alta produttività, e la giustizia sociale, e che “”la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio”” non deve esser considerata come buona in se stessa, ma solo come un mezzo per realizzare questi fini. Il suo rapporto con il socialismo, faceva osservare, non è più lo stesso di prima, ma resta importante come mezzo. L’ ampliamento della proprietà pubblica continuerà ad avere una parte essenziale nella strategia del partito laburista, anche se la nazionalizzazione non è più considerata come l’ alfa e l’ omega del socialismo””. (pag 587-588) I nuovi saggisti fabiani (pag 589)”,”UKIE-033″
“ROBSON Stuart”,”La prima guerra mondiale.”,”ROBSON Stuart è professore emerito di storia nella Trent University, Canada. Si occupa di storia delel guerre mondiali e di storia della Germania contemporanea. “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) “”Lo stesso Bethmann Hollweg cominciò a domandarsi se la sua opposizione alla guerra sottomarina illimitata fosse veramente saggia. Se una guerra coi sommergibili senza restrizioni poteva davvero mettere in ginocchio l’Inghilterra in se mesi, come rifiutarsi di sfruttare l’unica arma in grado di salvare la Germania? L’America sarebbe potuta entrare nel conflitto, come egli aveva sempre sostenuto, ma come avrebbe raggiunto l’Europa con uno sbarramento di sommergibili? Contrastato all’esterno da un’alleanza sempre più forte tra politici e alti gradi dell’esercito, tormentato dentro di sé da dubbi sul valore della prudenza, Bethmann Hollweg cominciò a prendere contromisure, ma ad ogni modo decise di non dare via libera ai suoi avversari prima di aver esperito un ultimo tentativo di por fine alla guerra per via diplomatica”” (pag 99)”,”QMIP-094″
“ROBSON Martin”,”Britain, Portugal and South America in the Napoleonic Wars. Alliances and Diplomacy in Economic Maritime Conflict.”,”ROBSON Martin: docente di studi strategici. Professore presso il King’s College di Londra. Specializzato nella storia militare e marittima delle guerre rivoluzionarie francesi e napoleoniche. <> (traduzione d. r.) [NdR: La “”guerra di indipendenza spagnola”” fu il più lungo conflitto delle guerre napoleoniche. Si confrontarono, nella penisola iberica, un’alleanza tra Spagna, Portogallo e Regno Unito contro il Primo Impero francese, in funzione antinapoleonica. Iniziò nel 1808 con l’occupazione francese della Spagna e si concluse nel 1814 con la sconfitta e la ritirata delle truppe francesi. È denominata da fonti francesi “”campagne d’Espagne””; le fonti spagnole parlano di “”Guerra de la Independencia Española””; mentre le fonti anglosassoni e portoghesi parlano di “”Guerra peninsulare””].”,”FRAN-113-FSL”
“ROCCA Christian”,”Esportare l’ America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian ROCCA, 35 anni, di Alcamo, lavora al Foglio dal 1996. “”Irving Kristol, Melvin Lasky e Nathan Glazer erano giovani trotskisti al City College di New York alla fine degli anni Trenta.”” (pag 70) “”Ancora negli anni Cinquanta, ha scritto Kristol, a nessuno dei neocon passava in mente l’ idea di definirsi conservatore o di votare repubblicano. La svolta avvenne a metà degli anni Sessanta, ai tempi del proliferare del radicalismo e della cosidetta controcultura. I neocon sono diventati repubblicani perché hanno giudicato irriformabile la sinistra americana””. (pag 71)”,”USAQ-032″
“ROCCA Jean-Louis a cura; saggi di CHEN Yingfang JING Jun LI Chunling LI Qiang ROCCA J.L. SHEN Yuan TONG Xin ZHANG Letian ZHOU Xiaohong”,”La société chinoise vue par ses sociologues. Migrations, villes, classe moyenne, drogue, sida.”,”RC ROCCA è Direttore degli Ateliers franco-chinois in scienze sociali a Pechino. E’ professore del dipartimento di sociologia dell’ Università Tsinghua (Pechino). E’ chargé de recherche al CERI (Sciences Po). Ha pubblicato di recente ‘La Condition chinoise’ (Kathala, 2006)”,”CINx-221″
“ROCCA Jean-Louis”,”La Condition chinoise. Capitalisme, mise au travail et résistances dans la Chine des réformes.”,”ROCCA Jean-Louis è chargé de recherche alla Fondation nationale des sciences politiques (CERI- Sciences-Po) e insegna sociologia in una università di Pechino.”,”MCIx-035″
“ROCCA Gianni”,”Cadorna.”,”ROCCA Gianni “”E’ singolare, comunque, che in quel periodo, a Cadorna non venisse in mente di costituire un’apposita commissione di esperti col compito di trarre insegnamenti dalle sanguinose esperienze sui vari fronti. E sì che in Francia e in Russia i primi mesi di guerra avevano già fornito preziose indicazioni. Cosa pensasse il nostro capo di stato maggiore alla fine del 1914 è ben documentato dal diario di Olindo Malagodi, direttore della “”Tribuna””. L’incontro con Cadorna, il primo di una lunga serie, ha luogo il 2 dicembre. Permane nel nostro comandante un ottimismo di fondo. “”Le informazioni che ricevo sulle condizioni dell’esercito austriaco sono gravi… L’Austria si trova ormai in una situazione pericolosa… Se un altro esercito viene gettato sul piatto avverso, dovrebbe traboccare…””. Malatesta gli chiede: “”E il nostro esercito può essere questo peso?””. “”Fra qualche mese, se si lavora a fondo”” è la risposta. “”Non starò a dirle in che condizioni l’ho trovato… ma molto si è fatto e più si farà se non mi lesinano i mezzi… ma bisogna riguadagnare il tempo perduto; perché col ministro Grandi per alcuni mesi non si è fatto nulla””. Malagodi vuol conoscere gli orientamenti strategici di Cadorna e lo stuzzica: “”Faremo una guerra in tono minore o spingeremo a fondo?””. “”A fondo certamente”” replica il generale. “”Non ci sarebbe peggior errore che proporsi scopi locali e limitati. Le guere si vincono colpendo il nemico ai centri vitali…Entrando in guerra noi dobbiamo proporci semplicemente di battere l’Austria a fondo, in collaborazione con i nostri alleati russi. Il resto verrà da sé””. …. finire (pag 61-62-63) Campagna di riabilitazione (Albertini pro Cadorna, Mussolini vs Cadorna) (pag 334)”,”QMIP-128″
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. E’ morto a Roma nel 2006. Giornalista, già condirettore del quotidiano ‘Repubblica’ ha pubblicato ‘Cadorna’, ‘Fucilate gli ammiragli’, ‘Stalin’. L’aviazione italiana negli anni Trenta e alla vigilia della guerra mondiale: grandi parate, corsa ai primati, ma gravi problemi di struttura “”[Francesco Pricolo, nuovo capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, 1939] [r]icorderà anni dopo, ripensando a quei travagliati giorni: «Le spettacolari affermazioni conseguite dall’aviazione italiana con le crociere guidate da Balbo, con le manifestazioni acrobatiche in Italia e all’estero, e con i successivi primati degli anni Trenta, davano a me, come a tutti gli aviatori italiani e stranieri, la convinzione (e direi la certezza) che fossimo davvero all’avanguardia delle forze aeree del mondo… Tuttavia dietro questa rutilante facciata non c’era un’adeguata e solida struttura portante, ma soltanto una fragile impalcatura… Specialmente negli anni Trenta e fino all’inizio del nuovo conflitto mondiale, si continuò in un’accentuata corsa ai primati, distogliendo uomini e mezzi dalle attività peculiari che costituiscono le caratteristiche e la struttura di una forza armata preparata per la guerra». Verità sacrosante ma poco convincenti se dette da un generale, come Pricolo, che negli anni della «dissipazione», da lui criticata a posteriori, aveva avuto comandi di rilievo e possibilità quindi di un diretto controllo della realtà. Ad un mese dal suo insediamento, il nuovo capo dell’aviazione si mette a rapporto da Mussolini, per sottoporgli lo stato dell’Arma con tabelle e diagrammi. Il duce, sfogliato il carteggio, commenta : «Finalmente riesco ad avere una visione chiara dei nostri aeroplani. Sapevo che eravamo in crisi ma non fino a questo punto». E per tirargli su il morale aggiunse: «Pricolo, non prendetevela troppo, aggiusteremo insieme le cose»”” (pag 107-108)”,”QMIS-030-FV”
“ROCCA Christian”,”Esportare l’ America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian ROCCA, 35 anni, di Alcamo, lavora al Foglio dal 1996.”,”USAQ-007-FV”
“ROCCA Cristian”,”Esportare l’America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian Rocca, 35 anni, di Alcamo lavora al Foglio dal 1996.”,”USAP-013-FL”
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. Giornalista, è stato condirettore del quotidiano La Repubblica e attualmente lavora all’Unità. Si è occupato di vicende militari in numerosi libri di successo pubblicati da Mondadori.”,”ITQM-018-FV”
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. Giornalista, è stato condirettore del quotidiano La Repubblica e attualmente lavora all’Unità. Si è occupato di vicende militari in numerosi libri di successo pubblicati da Mondadori.”,”QMIS-028-FL”
“ROCCA Cristian”,”Cambiare regime. La sinistra e gli ultimi 45 dittatori.”,”Christian Rocca, 38 anni, di Alcamo, è inviato speciale del Foglio e collabora con diverse testate italiane. Negli ultimi anni ha raccontato da New York la cultura americana e la risposta di Washington agli attacchi dell’11 settembre.”,”TEOP-106-FL”
“ROCCA Gianni”,”Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Prima edizione Mondadori 1987. ROCCA Gianni (Torino, 22 ottobre 1927 – Roma, 20 febbraio 2006). Giornalista italiano. Giovanissimo combatte nella Resistenza, si iscrive al Partito Comunista italiano. La carriera giornalistica parte con la collaborazione in piccole testate piemontesi. Entra nell’edizione torinese de “”l’Unità”” che vedeva, specie nelle pagine culturali, alcune delle firme più prestigiose dell’epoca (PAVESE Cesare, CALVINO Italo, LURAGHI Raimondo, SPRIANO Paolo, VALLONE Raf). Fu poi caporedattore a Roma per l’edizione nazionale. A Torino si schierò con il gruppo che nel 1956 condannò l’intervento armato dell’URSS che schiacciò la rivoluzione in Ungheria. Esce dal partito e lavorerà per “”Paese Sera””. Fu chiamato dal presidente dell’ENI, negli anni ’70, a ricoprire il ruolo di capo ufficio stampa e resonsabile relazioni esterne dell’Ente; fondò nel 1972 la rivista aziendale dell’ENI, Ecos (1972-2002). SCALFARI Eugenio, nel 1975, lo coinvolse nella fondazione de La Repubblica. Negli anni ’80 si dedicò anche alla riflessione storica, soprattutto sulla seconda guerra mondiale. Riprese nel 1996 la collaborazione con “”l’Unità””. «(…) Mussolini, contando su una campagna di poche settimane, gettò l’Italia nel secondo conflitto mondiale. Un paese impreparato da ogni punto di vista dovette affrontare prove tremende che ne misero in luce inefficienze e ritardi, vanamente coperti per oltre vent’anni da una propaganda mistificatrice. La flotta italiana, all’epoca la quinta del mondo, scoprì amaramente alla prova dei fatti tutta la propria inesperienza e inadeguatezza, una realtà che gli episodi di coraggio individuale e di abilità professionale non riuscirono a modificare e che portò a pesanti sconfitte e a dolorose umiliazioni. Queste pagine amare della Marina italiana sono ripercorse (…) in un avvincente susseguirsi di scontri navali, di allucinanti missioni sulle varie “”rotte della morte””, di naufragi, di eroismi, di errori, di battaglie a tavolino fra gli alti gradi (…) dell’apparato militare e il potere politico, di odi e rivalità con l’alleato tedesco, fino alla resa dei conti dell’8 settembre. Una tragedia che si apre, e si chiude, con il sangue fratricida degli ammiragli italiani, fatti fucilare da Mussolini nel vano tentativo di allontanare da sé e dal regime le colpe di una guerra perduta». (dal retro di copertina) «Trasportare uomini e materiali in Libia (sino al 23 gennaio 1943, quando Tripoli cadde in mano alle truppe di Montgomery) e in Tunisia (sino al 13 maggio 1943, quando cessò la resistenza nell’ultima testa di ponte africana), diventa un vero martirio per i marinai italiani, militari e civili. Quella per la Tunisia meritò in breve tempo il tragico appellativo di “”rotta della morte””.» (pag 306)”,”QMIS-001-FSL”
“ROCCELLA Eugenia SCARAFFIA Lucetta a cura; autori dei profili biografici: Annamaria ANDREOLI Lucia ANNUNZIATA Alessandra ANTINORI Paolo BALMAS Chiara BARBATO e Alessandro MASI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Pierluigi BATTISTA Michele BERALDO Tesera BERTILOTTI Pialuisa BIANCO Anne Marie BOETTI SAUZEAU Ambrogio BORSANI Isabella BOSSI FEDRIGOTTI Anna BRAVO Alessandra BRIGANTI Pietrangelo BUTTAFUOCO Sara CABIBBO Lina CAFFARATTO COLAJANNI Marina CAFFIERO Adele CAMBRIA Oddone CAMERANA Alessandro CAMPI Patrizia CARRANO Giulio CATTANEO Luigi CAVALLARI Simona CIGLIANA Giuseppe CONTE Marina CORRADI Silvia COSTA Myriam D’AMBROSIO Marina D’AMELIA Cecilia DAU NOVELLI Gaia DE-BEAUMONT Michela DE-GIORGIO Irene DE-GUITTRY Raffaella DE-PASQUALE Anselma DELL’OLIO Cristiana DI SAN MARZANO Valeria D’ONOFRIO Daniela FERRARIA Giovanna FIUME Marinella FIUME Anna FOA Renzo FOA Stefano FOLLI Roberta FOSSATI Paolo FRANCHI Massimo FRANCO Manuela FUGENZI Nadia FUSINI Marinella GALATERIA Giulia GALEOTTI Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Margherita GHILARDI Gloria GHISI Sanzia GISLIERI Elisabetta WINSPEARE Alessandra GISSI Claudia GIURINTANO Sofia GNOLI Lella GOLFO Paolo GRANZOTTO Laura GUIDI A.M. ISASTIA Camillo LONGONE Maria LATELLA Grazia LIVI Grazia LOPARCO Elena LOEWENTAL Miriam MAFAI Simona MAFAI Aurelio MAGISTA’ Claudia MANCINA Laura MARIANI Alessandra MASI Chiara BARBATO Giulia MASSARI Rosa MASTRANDREA Fabio MAURI Mauro MAZZA Silvana MAZZOCCHI Carla MAZZUCA Gabriella MECUCCI Francesco MERLO Maria Teresa MORI Fiamma NIRENSTEIN Tjuna NOTARBARTOLO Peppino ORTOLEVA Grazia PAGNOTTA Litizia PAOLOZZI Matilde PASSA Silvio PERRELLA Sandra PETRIGNANI Daniele PICCINI Anna POMAR Fulco PRATESI Marina PREMOLI Lucia PRESILLA Maria Rosa PROTASI Alessandro QUARANTA Elisabetta RASY Elisabetta REMONDI Claudio RIOLO Sandra RIZZA Eugenia ROCCELLA Sergio ROMANO Maria Teresa RUBIN Anna RUGGIERI Giovanni RUSSO Anna Maria RUTA Paola SACERDOTI Anna SANTORO Giuseppa SCARAFFIA Lucetta SCARAFFIA Emma SCARAMUZZA Anna SCATTIGNO Mirella SERRI Matteo SMOLITZA Caterina SOFFICI Adriano SOFRI Rosetta STELLA Fiorenza TARICONE Roberta TATAFIORE Marina TERRAGNI Nicoletta TILIACOS Simona TROMBETTA Gabriella TURNATURI Adriana VALERIO Piersandro VANZAN Gian Maria VIAN Ugo VOLLI Marisa VOLPI Elisabetta WINSPEARE e Sanzia GHISLIERI Alessandro ZACCURI”,”Italiane. Dall’unità d’Italia alla prima Guerra Mondiale.”,”Contiene la biografia di Anna Kuliscioff scritta da Claudia Mancina (pag 111-116) autori delle biografie: Annamaria ANDREOLI Lucia ANNUNZIATA Alessandra ANTINORI Paolo BALMAS Chiara BARBATO e Alessandro MASI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Pierluigi BATTISTA Michele BERALDO Tesera BERTILOTTI Pialuisa BIANCO Anne Marie BOETTI SAUZEAU Ambrogio BORSANI Isabella BOSSI FEDRIGOTTI Anna BRAVO Alessandra BRIGANTI Pietrangelo BUTTAFUOCO Sara CABIBBO Lina CAFFARATTO COLAJANNI Marina CAFFIERO Adele CAMBRIA Oddone CAMERANA Alessandro CAMPI Patrizia CARRANO Giulio CATTANEO Luigi CAVALLARI Simona CIGLIANA Giuseppe CONTE Marina CORRADI Silvia COSTA Myriam D’AMBROSIO Marina D’AMELIA Cecilia DAU NOVELLI Gaia DE-BEAUMONT Michela DE-GIORGIO Irene DE-GUITTRY Raffaella DE-PASQUALE Anselma DELL’OLIO Cristiana DI SAN MARZANO Valeria D’ONOFRIO Daniela FERRARIA Giovanna FIUME Marinella FIUME Anna FOA Renzo FOA Stefano FOLLI Roberta FOSSATI Paolo FRANCHI Massimo FRANCO Manuela FUGENZI Nadia FUSINI Marinella GALATERIA Giulia GALEOTTI Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Margherita GHILARDI Gloria GHISI Sanzia GISLIERI Elisabetta WINSPEARE Alessandra GISSI Claudia GIURINTANO Sofia GNOLI Lella GOLFO Paolo GRANZOTTO Laura GUIDI A.M. ISASTIA Camillo LONGONE Maria LATELLA Grazia LIVI Grazia LOPARCO Elena LOEWENTAL Miriam MAFAI Simona MAFAI Aurelio MAGISTA’ Claudia MANCINA Laura MARIANI Alessandra MASI Chiara BARBATO Giulia MASSARI Rosa MASTRANDREA Fabio MAURI Mauro MAZZA Silvana MAZZOCCHI Carla MAZZUCA Gabriella MECUCCI Francesco MERLO Maria Teresa MORI Fiamma NIRENSTEIN Tjuna NOTARBARTOLO Peppino ORTOLEVA Grazia PAGNOTTA Litizia PAOLOZZI Matilde PASSA Silvio PERRELLA Sandra PETRIGNANI Daniele PICCINI Anna POMAR Fulco PRATESI Marina PREMOLI Lucia PRESILLA Maria Rosa PROTASI Alessandro QUARANTA Elisabetta RASY Elisabetta REMONDI Claudio RIOLO Sandra RIZZA Eugenia ROCCELLA Sergio ROMANO Maria Teresa RUBIN Anna RUGGIERI Giovanni RUSSO Anna Maria RUTA Paola SACERDOTI Anna SANTORO Giuseppa SCARAFFIA Lucetta SCARAFFIA Emma SCARAMUZZA Anna SCATTIGNO Mirella SERRI Matteo SMOLITZA Caterina SOFFICI Adriano SOFRI Rosetta STELLA Fiorenza TARICONE Roberta TATAFIORE Marina TERRAGNI Nicoletta TILIACOS Simona TROMBETTA Gabriella TURNATURI Adriana VALERIO Piersandro VANZAN Gian Maria VIAN Ugo VOLLI Marisa VOLPI Elisabetta WINSPEARE e Sanzia GHISLIERI Alessandro ZACCURI”,”DONx-055″
“ROCCHI Luciana TURBANTI Adolfo a cura; saggi di Mario G. ROSSI Umberto SERENI Enzo COLLOTTI Gianni ISOLA Simone NERI SERNERI Giovanni DE-LUNA Silvio LANARO Stefano VITALI Maddalena CORTI”,”Potere politico e consenso nell’Italia del ‘900.”,”ROCCHI Luciana saggi di Mario G. ROSSI Umberto SERENI Enzo COLLOTTI Gianni ISOLA Simone NERI SERNERI Giovanni DE-LUNA Silvio LANARO Stefano VITALI Maddalena CORTI”,”STOx-191″
“ROCCUCCI Adriano”,”Roma, capitale del nazionalismo (1908-1923).”,”””Le prime reazioni dei nazionalisti alla crisi innescata dall’attentato di Sarajevo, come è noto, furono all’insegna dei richiami ad onorare gli impegni della Triplice. Il 28 luglio si svolse una riunione del gruppo romano, cui presero parte come relatori Federzoni, Forges Davanzati e Maffeo Pantaleoni (1). Risultò chiaro dagli interventi che i nazionalisti intendevano impegnarsi affinché l’Italia non rimanesse fuori dal conflitto. Erano, però, intenzionati a distinguere la loro posizione da quella dei democratici. Federzoni, da una parte, criticò, infatti, l’adozione dell’«astratto principio di nazionalità» come metro di giudizio della situazione internazionale; Forges, dall’altra, dichiarò che il «sentimentalismo austrofobo» era il pericolo maggiore del momento. Pantaleoni, da poco iscritto all’ANI dopo avere abbandonato posizioni piuttosto critiche nei confronti del nazionalismo, pronunciò un discorso che suscitò l’entusiasmo dell’assemblea. Egli criticò il neutralismo dei socialisti e l’antimilitarismo delle forze democratiche, che accusò di essere colpevoli della impreparazione militare dell’Italia. L’insigne economista si pronunciò risolutamente in favore di un intervento italiano in guerra e, sebbene affermasse che fosse compito del governo prendere la decisione più opportuna, dichiarò che era necessario tenere fede agli impegni presi, tanto più che gli interessi mediterranei italiani non erano ostacolati da Germania o Austria, ma da altre potenze (2). Si trattava di una posizione in sintonia con il filotriplicismo dell’ANI. Si deve considerare, però, che il criterio ispiratore della politica estera dei nazionalisti era quello di favorire in ogni modo l’espansione del paese, nel quadro di una concezione imperialista delle relazioni internazionali. Le alleanze erano quindi funzionali all’obiettivo espansionista che si voleva raggiungere. Un tale presupposto permise ai nazionalisti di mutare radicalmente l’orientamento delle loro richieste. Il 6 agosto Forges dichiarò sull”Idea Nazionale’ la fine della Triplice e la necessità della guerra all’Austria. Gli interessi italiani avevano, secondo il dirigente nazionalista, due direttive di espansione, una adriatica e l’altra mediterranea. La mutata situazione internazionale metteva in pericolo soprattutto le prospettive di espansione adriatica e quindi era necessario schierarsi sul quel fronte contro la monarchia asburgica (3)”” (pag 181-182) [(1) Si veda ‘L’ordine del giorno della giunta esecutiva’, in ‘L’idea Nazionale’, 31 luglio 1914; (2) Si veda R. Molinelli, ‘I nazionalisti italiani e l’intervento, cit., pp. 31-34. Si vedano anche F. Gaeta, ‘Il nazionalismo italiano, cit., p. 173; G. Volpe, ‘Il popolo italiano tra la pace e la guerra (1914-1915)’, Roma, Bonacci, 1992 (…); (3) Si veda F. Gaeta, ‘Il nazionalismo italiano, cit., pp. 174-175] ‘L’insigne economista Maffeo Pantaleoni si pronunciò a favore di un intervento italiano in guerra’”,”ITAA-153″
“ROCHAT Giorgio”,”L’ esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini. 1919 – 1925.”,”Nelle fonti l’A cita gli autori A. TOSTI, V. GIGLIO, E. CANEVARI, A. GATTI, A. VALORI.”,”ITQM-025″
“ROCHAT Giorgio”,”Gli Arditi della Grande Guerra. Origini, battaglie e miti.”,”ROCHAT (Pavia, 1936) è professore ordinario di storia contemporanea presso l’ Università di Torino e autore di opere di storia politica militare coloniale dell’ Italia contemporanea. “”Gli arditi, come al solito, esaltarono i loro meriti con unilateralità, lasciando in ombra l’ appoggio dell’ artiglieria e della fanteria”” (pag 94) “”La vicenda degli arditi del popolo, in sostanza, conferma che in determinate circostanze il mito degli arditi poteva avere una capacità di mobilitazione anche in ambienti molto diversi e più vasti di quelli dell’ arditismo; ma se il movimento che nasceva voleva crescere, doveva rompere i ponti con l’ arditismo, mito e movimento di troppo angusto respiro e di chiara connotazione antipopolare”” (pag 141)”,”ITQM-075″
“ROCHAT Giorgio”,”Ufficiali e soldati. L’ esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale.”,”ROCHAT Giorgio (Pavia, 1936) nel 1996-2000 è stato presidente del’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Ha pubblicato molti volumi di storia militare (v. retrocopertina). “”La dimostrazione dei limiti della politica di potenza di Mussolini è quello che viene considerato dagli apologeti il suo “”capolavoro””, ossia la guerra d’ Etiopia. Se un regime si misura sulla capacità di suscitare consenso interno, si trattò veramente di un capolavoro: l’ unica guerra popolare della storia italiana, un successo straordinario a livello di propaganda, di mobilitazione di massa e di miti, con una reazione di orgoglio nazionale alle pressioni straniere che rappresentava un’ indiscutibile vittoria politica del fascismo. Se un regime si misura sulla capacità di perseguire i suoi obiettivi dichiarati, nel nostro caso una politica di potenza a livello europeo, la conquista dell’ Etiopia (protrattasi fino al 1940 con costi altissimi, ma senza risultati definitivi) fu un disastro, perché non solo pregiudicò la posizione internazionale dell’ Italia, spingendola verso la Germania, ma assorbì tutte le disponibilità e riserve finanziarie e parte non piccola delle risorse dell’ esercito e dell’ aeronautica””. (pag 69)”,”ITQM-082″
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’ Etiopia alla disfatta.”,”Giorgio ROCHAT (Pavia 1936) insegna storia delle istituzioni militari all’ Università di Torino. Si è occupato di storia militare, politica e coloniale dell’ Italia contemporanea. Ha scritto ‘Breve storia dell’ esercito italiano dal 1861 al 1943′ e ‘La grande guerra, 1914-1918′, con Mario ISNENGHI (2000). “”Abbiamo già detto che su questa via Mussolini ebbe il consenso delle singole forze armate, gelose custodi della loro autonomia, quindi refrattarie ad ogni forma di coordinamento interforze e non sempre capaci di capire le prospettive di un nuovo conflitto. In sostanza la politica militare di Mussolini aveva limiti precisi, cercava il consenso degli ufficiali, non una riorganizzazione delle forze armate in funzione della politica di potenza proclamata dal regime come suo obbiettivo essenziale. Un aspetto minore, ma non trascurabile dell’ organizzazione militare dell’ Italia fascista fu la mancanza di un servizio di informazioni moderno, autorevole e affidabile, per responsabilità in primo luogo dei militari, in ultima analisi anche del potere politico.”” (pag 152)”,”ITQM-114″
“ROCHAT Giorgio”,”L’Italia nella prima guerra mondiale. Mito e storiografia fino al 1943.”,”Rimando: testo in Simonetta ORTAGGI, Il dibattito tra Lenin e gli “”estremisti”” europei sull’ideologia borghese (LENS-)”,”STOx-213″
“ROCHAT Giorgio”,”L’Italia nella Prima guerra mondiale. Problemi di interpretazione e prospettive di ricerca.”,”ROCHAT Giorgio è nato a Pavia nel 1936 e insegna storia dei partiti all’Università statale di Milano. Studia la storia dell’esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’ (1967), ‘Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia’ (1971), ‘Il colonialismo italiano’ (1973), ‘L’antimilitarismo oggi in Italia’ (1973). Ha pubblicato pure una biografia di Badoglio in collaborazione con Piero Pieri (1974) La condotta della guerra italiana. “”Il fatto che i rapporti di forze sul campo di battaglia siano il risultato dei rapporti di forza tra gli imperialismi contrapposti, che nessun genio di condottiero o valore di combattenti può rovesciare, non deve far dimenticare che i fattori militari hanno una loro autonomia, un loro peso particolare che non può essere dato per scontato, per quanto sia legittima una certa reazione alla tendenza ormai declinante di risolvere la storia a colpi di battaglie. In particolare, il rapporto di forze che determina un conflitto non è mai brutalmente quantitativo, ma è piuttosto un rapporto di forze tra due società in tutti i loro aspetti; una guerra mette in rilevo la capacità industriale di uno stato e la concretezza delle sue aspirazioni imperialistiche, ma anche le sue contraddizioni interne. (…) Rovesciamento esplicito dell’interpretazione patriottica significa, per noi, mettere in rilievo che la gestione militare della guerra non può essere studiata come un problema a sé, retto da leggi proprie tendenzialmente apolitiche, ma come un aspetto particolare di scelte generali; e infatti ci appare determinata da esigenze politiche precise che, con qualche schematismo, sintetizziamo in due istanze fondamentali: una condotta esasperatamente offensiva della guerra, imposta dal suo carattere imperialista, che trova un limite solo nella priorità riconosciuta ai problemi di obbedienza su quelli di efficienza, ossia della priorità del mantenimento di un determinato assetto sociale sulla ricerca della vittoria a tutti i costi. (…) La storiografia patriottica addebita la condotta esasperatamente offensiva della guerra italiana fino a Caporetto a esigenze morali (l’Italia doveva dimostrare la purezza dei suoi obiettivi eguagliando i sacrifici sostenuti da francesi e inglesi per la grande causa comune e sormontando da sola l’ostinata resistenza austriaca) oppure alla caparbia ostinazione di Cadorna, insufficientemente controllato dai fiacchi governi Salandra e Boselli e incapace di apprendere dall’esperienza la tragica inutilità della ripetizione degli attacchi frontali. I migliori studiosi, come Bencivenga e Pieri, mettono anche in rilievo come le perdite maggiori fossero dovute all’ostinazione con cui i comandi in sottordine protraevano gli attacchi oltre il ragionevole, in aperta violazione degli inviti di Cadorna a una maggiore economia delle forze disponibili”” (finire) (pag 96-98) continua qui di seguito: Quest’ultima osservazione, certamente fondata, ha però valore marginale, perché la condotta della guerra italiana non poteva non essere esasperatamente offensiva, senza riguardo ai costi, per la natura imperialistica dell’intervento italiano. Con questo termine – abbiamo chiarito – ci riferiamo sia alle aspirazionei a un’espansione territoriale, sia ai tentativi di modificare profondamente i rapporti di forza nel paese e all’interno della stessa classe dirigente. (…) L’altra caratteristica di fondo della guerra italiana, abbiamo detto, fu il ricorso sistematico e prioritario alla repressione come mezzo per ottenere l’obbedienza dei soldati. La storiografia di ieri e di oggi è concorde (pur con comprensibili differenze di interpretazione e valutazione) nel riconoscere l’assenza di una mobilitazione politica di massa a favore del conflitto, anzi la sostanziale passività popolare e in particolare la mancanza di una motivazione precisa e cosciente nelal grande maggioranza dei soldati. (…) E’ tuttavia indubbio che tutta la gestione della guerra italiana fu improntata a una durezza estrema verso i soldati, con una impressionante sottovalutazione delle loro esigenze materiali e morali che fu denunziata solo dopo Caporetto e il ricorso sistematico a forme di terrore che acquistano rilievo dal confronto con quanto avveniva nell’esercito francese (il più vicino a quello italiano per organizzazione e rapporti con il quadro politico)”” (pag 98-100-101) Caporetto. “”Caporetto è il nodo cruciale della guerra italiana, in cui vengono evidenziate tutte le contraddizioni e precipitano decisioni di lungo periodo. Il dibattito militare sulla battaglia ha perso ormai interesse, tutto o quasi tutto quello che c’era da dire è stato detto, documentazione e testimonianze sono abbandanti e apporti archivistici veramente nuovi assai improbabili. Alla luce degli studi di Pieri e della sintesi di Monticone, pressoché definitivi (19), Caporetto si configura come una sconfitta essenzialmente militare, anche se tutte le cause di debolezza dello schieramento italiano discendono dall’impostazione politica che abbiamo delineato e acquistano risalto dal confronto con la situazione degli austrotedeschi. In un quadro complessivamente non molto diverso da quello italiano (strategia offensiva senza risultati decisivi, politica repressiva nell’esercito e nel paese, gravi tensioni interne, truppe molto logore e primi timori di un crollo irreparabile), i comandi austrotedeschi dimostrarono di saper cogliere e sfruttare la debolezza dello schieramento offensivistico italiano attaccando il punto strategicamente più delicato con una preparazione accurata e l’impiego di un nucleo di divisioni relativamente fresche e addestrate a una penetrazione in profondità, che permettevano di ovviare provvisoriamente alla stanchezza e alla diminuita efficienza delle altre truppe (complessivamente inferiori per numero e mezzi a quelle italiane). In sostanza, i comandi austrotedeschi seppero trarre il massimo possibile dallo strumento bellico di cui disponevano, anche se furono grandemente avvantaggiati dalla impreparazione dei comandi italiani. La causa fondamentale per cui lo sfondamento iniziale di Plezzo-Tolmino-Caporetto fu rapidamente ampliato ben oltre i limiti consueti nella guerra di posizione va infatti ravvisata nell’arrogante e infondato senso di superiorità dei comandi italiani, che li portò a sottovalutare incredibilmente l’offensiva nemica pur preannunciata; non furono perciò sviluppate predisposizioni difensive, non fu curata la collaborazione tra i comandi interessati. (…) L’impressione che questo sbandamento di massa produsse fu enorme: la pubblicistica dell’epoca, la propaganda di trincea, in parte anche la memorialistica testimoniano lo sgomento che si diffuse all’interno della classe dirigente, la rabbiosa reazione con cui si cercò di bollare il fenomeno attribuendogli la responsabilità anche della rottura del fronte (il mito di Caporetto come “”sciopero militare””, che ebbe da Cadorna il primo lancio, ma fu ripreso da tutto lo schieramento interventista, senza distinzione tra destra e sinistra). Negli anni seguenti, lo abbiamo già ricordato, Caporetto fu ricondotta a sconfitta militare e lo sfasciamento delle truppe nella rotta fu ridimensionato, fino a renderlo recuperabile nello schema della grande guerra patriottica. La versione più corrente, specie nella memorialistica (21), parla di un momento di smarrimento di massa dei soldati, una crisi morale (…) comprensibile se non scusabile in folle amorfe e passive, incapaci di sentimenti politici duraturi e rimaste per un momento prive della guida degli ufficiali”” (pag 110-111, 113-114) [(19) La ricostruzione complessivamente migliore per organicità è quella di A. Monticone, ‘La battaglia di Caporetto’, cit. Gli studi fondamentali , anche se dispersi in pubblicazioni diverse, sono quelli di P. Pieri (cfr. specialmente ‘La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare, cit.). Utili i volumi della relazione ufficiale dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, cit., che danno un apporto di documentazione fondamentale; (21) Cfr. M. Isnenghi, I vinti di Caporetto, cit.: l’opera – che si basa sull’analisi della memorialistica – costituisce lo studio più stimolante sulla rotta, al quale siamo largamente debitori. Non ne condividiamo tuttavia tutte le tesi, specie a proposito del significato sostanziamente eversivo dello sbandamento delle truppe]”,”STOx-222″
“ROCHAT Giorgio”,”Italo Balbo. Lo squadrista, l’aviatore, il gerarca.”,”Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, ha insegnato nelle Università di Milano e Ferrara e dal 1980 è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Torino; fa parte del direttivo dell’Istituto Nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia e della Rivista di storia contemporanea, è vicepresidente del Centro universitario di studi e ricerche storico-militari e della Società di studi valdesi. Tra i numerosi titoli che ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia 1932-36, Il colonialismo italiano. Documenti; L’antimilitarismo oggi in Italia, Pietro Badoglio, con Piero Pieri, L’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943 con Giulio Massobrio.”,”ITAF-014-FL”
“ROCHAT Giorgio”,”Italo Balbo.”,”Giorgio Rochat è nato a Pavia nel 1936. Libero docente in storia contemporanea nel 1969 e professore incaricato di storia dei partiti presso la facoltà di Scienze politiche di Milano, professore ordinario di storia contemporanea nel 1976 presso la facoltà di Magistero di Ferrara e dal 1980 presso quella di Scienze politiche di Torino. Fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (cui collabora dal 1962) e della Rivista di storia contemporanea; è presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari e vicepresidente della Società di studi valdesi, Ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia, Il colonialismo italiano, Documenti, L’antimilitarismo oggi in Italia, Pietro Badoglio, con Piero Pieri, L’Italia nella prima guerra mondiale, Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943, con Guido Massobrio, Italo Balbo aviatore e ministro dell’aeronautica 1926-33, Gli arditi della grande guerra, Ha curato l’edizione degli Atti del Comando generale del Corpo volontari della libertà, e, con Enzo Collotti, gli scritti 1915-75 di Ferruccio Parri.”,”ITAF-015-FL”
“ROCHAT Giorgio”,”Il fascismo e la preparazione militare al conflitto mondiale. Estratto da: ‘Il regime fascista. Storia e storiografia’, a cura di Angelo Del Boca, Massimo Legnani e Mario G. Rossi.”,”””Non vanno poi dimenticati altri elementi, come l’appoggio dell’esercito contro un rovesciamento violento del governo Mussoilni nel 1922-1925, la disponibilità delle forze armate all’impresa d’ Etiopia e, con un profilo minore, all’intervento in Spagna, infine l’accettazione dell’avvicinamento propagandistico nel clima di corsa alla guerra dominante dal 1935. L’appoggio dato alla dittatura fu poi pagato nel 1940-1943 con la soggezione obbligata a una direzione politico-strategica che portava al disastro forze armate e paese. Il corrispettivo di questo appoggio fu (per le forze armate come per gli altri centri di potere dell’epoca) la salvaguardia della loro autonomia. L’esercito e la marina, poi anche l’aeronautica, accettarono una «alleanza» con il regime, non una subordinazione, il che comportava la continuità, anzi l’accentuazione del potere delle gerarchie nella gestione interna delle forze armate. Il fascismo non entrò nelle caserme, non perché i militari avessero nei suoi confronti riserve maggiori o diverse da quelle tradizionali verso le ingerenze politiche di qualsiasi segno, ma per una difesa corporativa del ruolo dell’istituzione. Anzi il venir meno del controllo parlamentare e della libertà di discussione (nonché la soppressione di ogni tipo di antimilitarismo e di critica alle gerarchie) lasciarono agli stati maggiori un’autonomia di gestione interna maggiore che in passato (…). Le frizioni con il regime non mancarono, ma non ebbero incidenza sostanziale. Ricordiamo l’opposizione dell’esercito al ruolo alternativo che la milizia fascista si proponeva nel 1923-1925 (provvisoriamente sormontata soltanto per la priorità della scelta politica a favore del governo Mussolini) e poi la tenacia con cui furono contrastati i tentativi successivi della milizia di ritagliarsi compiti militari e paramilitari che giustificassero la sua sopravvivenza (…). La «fascistizzazione» delle forze armate fu soltanto di facciata malgrado le saltuarie proteste del cosiddetto estremismo fascista, cui Mussolini per primo non dava spazio, consapevole come era di dover rispettare i termini della «alleanza». (…) Il fatto che il regime non avesse una sua politica militare, cioè non fosse in grado di indicare alle forze armate una direzione prioritaria di preparazione bellica, fece sì che il rispetto della loro autonomia comportasse la rinuncia a un loro coordinamento. L’istituzione della carica di capo di Stato maggiore generale fu un’operazione di facciata (Badoglio, che la tenne dal 1925 al 1940, non aveva poteri di comando né di ingerenza, addirittura non disponeva di un suo Stato maggiore). E le singole forze armate furono libere di svilupparsi in direzioni divergenti e senza alcuna preoccupazione di cooperazione interforze, grazie anche al soffocamento del dibattito tecnico-politico sulla difesa nazionale, per l’azione concomitante del regime e delle gerarchie militari”” (pag 156-159) inserire”,”ITQM-228″
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’impero d’Etiopia alla disfatta.”,”Le perdite della guerra: Morti per causa bellica 1940-45: 444.523, di cui donne 47.048 Morti dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943: militari 198.501; Civili al seguito delle truppe 2.032; Civili 25.702, Non precisati 306; Ripartizione per grado: Militari di truppa 168.421 89.0 %; Sottufficiali 12.698 6.3%; Ufficiali inferiori 8.632 4.3%; Ufficiali superiori 828 0.3%; Generali 79 0.01%”,”ITQM-235″
“ROCHAT Giorgio; SALOMONI Antonella; SGARIOTO Silvana”,”Una ricerca impossibile. Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale (Rochat); La “”lotta di classe nella scienza storica””. Il processo contro gli accademici sovietici 1929-1931 (Salomoni); La guerra partigiana in Italia e in Europa (Sgarioto).”,”Dopo quello di Rochat segue il saggio di Andrea Curami ‘Otto settembre 1943. Documenti a margine dell’armistizio’ (pag 701-730) ‘Calcolare le perdite umane di una guerra è possibile soltanto in termini approssimativi, malgrado i complessi sistemi di registrazione e controllo della popolazione e della forza alle armi di cui dispongono gli stati e gli eserciti moderni. Inoltre le elaborazioni dei dati ufficiali, anche quando esistono, non possono rispondere a tutti gli interrogativi che pone lo storico. Facciamo l’esempio delle perdite italiane nella prima guerra mondiale, che furono oggetto di rilevazioni sistematiche promosse dal Comando supremo e dal ministero della Guerra subito dopo il termine del conflitto, con la pubblicazione di opere pregevoli, e poi tema privilegiato della propaganda fascista, come base “”morale”” della rivendicazione di un ruolo maggiore dell’Italia nella politica europea. Ciò nonostante queste rilevazioni lasciano aperti grossi interrogativi,per esempio sugli ufficiali (nomine, carriere, perdite) (1) e nulla ci dicono dei prigionieri. Fino a poco tempo fa tra i 500.000 militari morti per ferita o malattia entro il 1918 e i 650.000 caduti complessivi avevamo un buco, che non poteva essere spiegato soltanto con i morti per cause belliche dopo il 1918. Poi, nel 1993, Giovanna Procacci ha scoperto che i morti in prigionia non erano poche decine di migliaia, ma 100.000, e che il loro ricordo era stato del tutto rimosso non soltanto per l’ingiusto sospetto di viltà (se non di diserzione) che gravava su chi si era arreso, ma anche perché l’altissima mortalità era dovuta al rifiuto delle autorità politiche e militari di fornire ai prigionieri i soccorsi alimentari che li avrebbero salvati dalla morte per fame (i 600.000 prigionieri francesi ricevevano regolari rifornimenti dalla madrepatria e quindi ebbero soltanto 20.000 morti,mentre i morti italiani furono 100.000 su 600.000 prigionieri) (2). Ricordiamo poi che accanto alle perdite belliche non si possono dimenticare i 600.000 morti provocati nell’inverno 1918-1919 dall’epidemia di “”spagnola”” in Italia, i cui tragici effetti sono anche una conseguenza indiretta della guerra che aveva inciso sull’alimentazione della popolazione e sulla riduzione dell’assistenza sanitaria (3). Veniamo alla seconda guerra mondiale anzi alla sua prima parte, la guerra “”regolare”” fino all’armistizio dell’8 settembre 1943. La prima cosa che balza agli occhi è la mancanza del grosso sforzo di documentazione dell’impegno bellico condotto per la prima guerra mondiale. Per fare un esempio, non abbiamo dati sicuri per la forza alle armi nei diversi periodi, ma soltanto quelli disponibili all’epoca presso gli alti comandi, senza alcun coordinamento tra esercito, marina e aeronautica (4). (…) Quella sulle perdite della seconda guerra mondiale è davvero una “”ricerca impossibile””, che non può arrivare a conclusioni generali di qualche certezza, anzi porta a evidenziare i limiti del grande rilevamento dell’Istituto centrale di statistica, l’unico tentativo organizzato per una quantificazione e un’analisi delle perdite del conflitto. Le ricerche già condotte dagli Istituti per la storia della Resistenza e quelle in corso possono dare risultati settoriali del massimo interesse e aprire prospettive stimolanti, ma arrivare a cifre complessive affidabili sembra proprio una “”ricerca impossibile””‘ (pag 687-688, 700) [(1) Cfr. Giorgio Rochat, ‘Gli ufficiali italiani nella prima guerra mondiale’, in Giuseppe Caforio, Piero Del Negro (a cura), ‘Ufficiali e società’, Milano, Angeli, 1988 (ora anche in G. Rochat, ‘L’esercito italiano in pace e in guerra’, Milano, Rara, 1991; (2) Cfr. Giovanna Procacci, ‘Soldati e prigionieri italiani nella prima guerra mondiale’, Roma, Editori Riuniti, 1993; (3) Cfr. Giorgio Cosmacini, ‘Medicina e sanità in Italia nel ventesimo secolo’, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 5-21; (4) Cfr. Giorgio Rochat, ‘Gli uomini alle armi 1940-1943’, in Id. ‘L’esercito italiano in pace e in guerra’, cit.]”,”QMIS-272″
“ROCHAT Giorgio”,”L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, 1919-1925.”,”””Per cercare di stabilire come l’esercito reagisse a questa campaga ed in genere all’accordo col regime, abbiamo pochi punti di riferimento: essenzialmente l’atteggiamento dei più alti comandi, gli unici che prendessero posizioni politiche pubbliche, ed il solo periodico espresso dagli ambienti miitari, il bisettimanale «L’Esercito italiano» (che dal gennaio 1923 cambia la sua testata in «Esercito e marina»). Per le alte gerarchie, il discorso è breve: il loro appoggio al regime fu totale. Lasciando da parte Diaz, ministro di Mussolini, o Giardino, apertamente filofascista da anni, notiamo l’allineamento di Badoglio, che ora ripete i più logori luoghi comuni della propaganda governativa. Ad un anno dalla marcia su Roma il generale riconosce i meriti del fascismo verso l’esercito: repressione dell’antimilitarismo, clima patriottico nel paese, sentimenti nazionali delle reclute, nuova coscienza del proprio valore dell’esercito stesso. (…) Solo nell’autunno 1924 la solidarietà dei capi militari subirà alcune incrinature (…)”” (pag 277-278)”,”ITQM-236″
“ROCHAT Giorgio”,”Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista, 1940-43.”,” “”La nota caratterizzante della politica militare fascista fu però la piena alleanza che si stabilì tra le alte gerarchie e il regime. I militari avevano favorito il sorgere delle squadre fascista e avevano decisamente appoggiato l’ascesa al potere di Mussolini e il consolidamento della sua dittatura”” (pag 8) “”In cambio di questo appoggio, le gerarchie militari ottennero dal governo una piena autonomia nella gestione delle singole forze armate. Abolito ogni controllo parlamentare e ogni possibilità di dissenso anche su questioni puramente tecniche (…)”” “” Ogni forza armata fu così libera di svilupparsi nella direzione preferita, ingnorando completamente le altre e le modificazioni della situazione internazionale. Questi difetti della preparazione bellica italiana si aggravarono negli anni Trenta, quando la politica fascista acquistò una nuova aggressività. La causa di fondo fu lo sconvolgimento dell’equilibrio europeo provocato dalle conseguenze della grande crisi economica del 1929, in primo luogo con l’ascesa al potere dei nazisti in Germania e l’inizio del riarmo tedesco accelerato”” (pag 9) “”Sul piano militare, la guerra d’Etiopia giovò al prestigio delle forze armate italiane, che grazie all’abbondanza di rifornimenti avevano saputo risolvere difficili problemi logistici”” (pag 10) “”Sul piano internazionale invece l’aggressione all’Etiopia segnò una svolta decisiva della politica estera italiana”” (pag 10) Mussolini e Cavallero. “”L’armata italiana in Russia ebbe infatti quasi il doppio di automezzi delle forze italiane in Libia, con un numero di uomini più o meno equivalente; ricevette inoltre l’assoluta maggioranza dei pezzi d’artiglieria di grosso e medio calibro di nuova costruzione (…), un quarto dell’intera disponibilità nazionale di artiglieria antiaerea moderna (…). La precedenza accordata da Mussolini e Cavallero all’invio e al potenziamento dell’armata italiana in Russia è una testimonianza precisa della loro rinuncia a perseguire una vittoria nel Mediterraneo con la necessaria determinatezza e ampiezza di mezzi e vedute”” (pag 27-28)”,”ITQM-001-FGB”
“ROCHAT Giorgio SANTARELLI Enzo SORCINELLI Paolo a cura; saggi di Gerhard SCHREIBER Wojciech NAREBAKI Mariano GABRIELE Amedeo MONTEMAGGI Ralph BENNET Giuseppe CONTI Giorgio BOATTI Filippo FRASSATI Klaus SCHEEL Adriano SALVADORI Mario PINOTTI Giorgio PEDROCCO Salvatore ADORNO Sandra LOTTI Alberto C. FEDERICI Gianfranco FLORI Mara VALDINOSI Claudio ROSATI Enzo SANTARELLI ROger ABSALOM David W. ELLWOOD Gianni SCIOLA Loris RIZZI Sandra CARLI-BALLOLA Luciano CASALI Mario ISNENGHI Gilberta FRANZONI Valeria CAMPORESI”,”Linea gotica 1944. Eserciti, popolazioni, partigiani.”,”Atti del Convegno di Pesaro del 27-28-29 settembre 1984: comitato scientifico del Convegno: Luciano Casali, Enzo Collotti, David W. Ellwood, Filippo Frassati, mario Isnenghi, Giuseppe Mari, Amedeo Montemaggi, Giorgio Pedrocco, Giorgio Rochat, Enzo Santarelli, Paolo Sorcinelli Il ruolo della campagna d’Italia. “”La campagna d’Italia ebbe un grosso ruolo politico-militare fino al giugno 1944: per gli alleati rappresentava l’apertura del “”secondo fronte”” sul continente europeo, da valorizzare propagandisticamente come dimostrazione dell’impegno anglo-americano nella guerra contro la Germania (anche se i vertici politici e militari ebbero sempre chiaro che il ruolo strategico dell’Italia era secondario rispetto a quello dell’autentico “”secondo fronte”” su suolo francese). Ma anche per la Germania hitleriana era importante attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui successi difensivi delle truppe del maresciallo Kesserling, in modo di dimostrare la solidità della “”fortezza Europa”” e la scarsa capacità offensiva delle forze anglo-americane. Tutto ciò fece sì che le battaglie di Sicilia, di Salerno, di Anzio e soprattutto di Cassino avessero una grossa eco (di cui rimane prova nel numero di studi e memorie loro dedicati), senz’altro superiori al loro effettivo peso strategico: vale infatti la pena di ricordare che gli obiettivi essenziali della campagna erano stati raggiunti sin dall’estate 1943 con la riapertura del Mediterraneo al traffico navale alleato, la caduta del regime fascista e la resa dell’Italia, nonché il possesso dei campi d’aviazione della Puglia”” (pag 15) “”La dottrina militare della prima e della seconda guerra mondiale (nonché quella attuale dei maggiori eserciti) indica che, per avere ragionevoli probabilità di successo, l’attacco a posizioni fortificate deve essere condotto almeno con una superiorità di forze di tre a uno, possibilmente di cinque a uno. Ora la superiorità americana nella seconda fase della campagna d’Italia era forse di due a uno per quanto riguarda l’artiglieria (tenendo conto sia del numero dei pezzi che della disponibilità di munizioni) e la fanteria combattente. Poichè i tedeschi non disponevano di ricognizione aerea, gli anglo-americani potevano generalmente concentrare di sorpresa le proprie forze e iniziare la battaglia con una certa superiorità locale, che però veniva presto meno dinanzi alla celerità con cui i tedeschi riuscivano a spostare le loro truppe; e poiché il dominio dell’aria anglo-americano non bastava a bloccare questi movimenti, il rapporto di forze sul campo di battaglia cambiava rapidmente e l’offensiva si arenava sulla seconda linea di resistenza tedesa”” (pag 21) [Giorgio Rochat, ‘La campagna d’Italia 1944-45: linee e problemi’] “” Se si cerca di analizzare le diverse motivazioni di questa determinazione di Hitler (1), si possono dare i segueinti punti riassuntivi: ‘da un punto di vista economico’ sembrava irrinunciabile mantenere almeno il nord Italia, poichè l’industria bellica e la produzione alimentare italiana potevano fornire un contributo importante alla condotta della guerra tedesca. Secondo quanto riferisce il maggiore generale von Horstig la collaborazione con l’industria italiana era eccellente anche dopo l’uscita del paese dalla guerra. Esistevano tuttavia alcune difficoltà tecniche in relazione alla piena utilizzazione dell’industria italiana degli armamenti. …. finire (pag 25) Gerhard Schreiber, ‘La linea gotica nella strategia tedesca: obiettivi politici e compiti militari’ afferma l’autore che l’esercito tedesco già nel maggio del 1943, in caso di uscita dell’Italia, aveva l’indicazione di tenere il fronte meridionale in tutti i modi possibili. L’Italia e la zona dei Balcani era di fondamentale importanza per la condotta della guerra tedesca e venivano considerati come una unità strategica, ndr] “” (pag 187) [La politica di occupazione del fascismo tedesco in Italia nel 1944]”,”QMIS-311″
“ROCHAT Giorgio”,”L’esercito italiano in pace e in guerra. Studi di storia militare.”,”Giorgio Rochat dal 1980 è professore ordinario di storia contemporanea nell’Università di Torino. Studia la storia militare, coloniale e politica dell’Italia contemporanea. Fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e della «Rivista di storia contemporanea». È presidente della Società di studi valdesi e fondatore e vicepresidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari Tra i suoi scritti: ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini 1919-1925’ (1967); ‘Il colonialismo italiano. Documenti’ (1973), ‘L’antimilitarismo oggi in Italia’ (1973), ‘Pietro Badoglio’ (con Piero Pieri), 1974), ‘L’Italia nella prima guerra mondiale’ (1976), ‘Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943’ (con Giulio Massobrio, 1978), ‘Gli arditi della grande guerra’ (1981-1990), ‘Italo Balbo’ (1986), ‘Regime fascista e chiese evangeliche’ (1990). Contiene il capitolo: “”Antimilitarismo ed esercito rosso nella stampa socialista e comunista del primo dopoguerra, 1919-1925″” (pag 145-177) [Il millenovecentodiciannove; La linea riformista: Gatto-Roissard; L’ antimiitarismo dell’ “”Avanti!””: 1920-1922; Antimilitarismo riformista nel 1923-1924; L’antimilitarismo rivoluzionario] “”In conclusione, per la stampa di estrema sinistra l’antimilitarismo rimane un tema decisamente secondario”” (pag 177) ‘In definitiva, il comando effettivo delle forze armate nei primi mesi di guerra fu suddiviso tra quattro comandi, o meglio tra quattro persone, perché la maggior parte di costoro aveva un doppio incarico. L’amm. Cavagnari diresse la marina, di cui era contemporaneamente sottosegretario e capo di stato maggiore, mentre il gen. Pricolo ebbe la stessa autorità e posizione verso l’aeronautica. L’esercito fu invece diviso tra il sottosegretario Soddu ed il capo di stato maggiore Graziani, cui subentrò di fatto il suo vice Roatta; infatti Graziani fu inviato a fine giugno a comandare le forze armate dell’Africa settentrionale, pur conservando formalmente il titolo di capo di stato maggiore dell’esercito (siamo sempre alla politica di corte!) con tutte le spiacevoli conseguenze immaginabili nei rapporti di dipendenza gerarchica. La direzione di questi quattro comandi spettava a Badoglio, che non ne aveva il potere né l’autorità, ed a Mussolini, che non ne aveva la capacità né la costanza; né l’uno né l’altro, poi, disponevano dei mezzi tecnici necessari, cioè di uno stato maggiore adeguatamente attrezzato. I quattro comandi rimasero di fatto autonomi, salvo momentanee intese. Ognuno di essi tendeva poi ad accentrare in sé tutti i poteri che fosse possibile sottrarre alle unità dipendenti; furono perciò costituiti comandi interforze solo per i settori più lontani e venne in genere limitata l’autorità di tutti i comandanti. Le operazioni navali, ad esempio, erano diretta da Roma, che lasciava ai comandanti in mare un margine ristrettissimo di autonomia; se poi una nave da guerra in navigazione aveva bisogno dell’appoggio aereo, doveva richiederlo a Supermarina (la centrale di comando della marina, a Roma) che, senza avere notizie sulla disponibilità delle forze aeree, girava la richiesta a Superaereo (centrale di comando dell’aviazione, sempre a Roma), che a sua volta, senza avere un quadro completo della situazione navale, trasmetteva l’ordine alle basi da cui partivano le squadriglie ritenute disponibili. Nel migliore dei casi, questo giro vizioso richiedeva alcune ore in pura perdita, specie se l’operazione non era stata prevista. Non fu d’altra parte costituita un’Intendenza generale, che accentrasse e coordinasse tutti i rifornimenti del paese alla forze armate; questi compiti furono divisi tra sei organi diversi: i tre ministeri per la produzione e la distribuzione alla truppe territoriali, i tre stati maggiori per la distribuzione alle truppe mobilitate. Una reale unificazione di comandi avrebbe urtato troppi interessi burocratici. E si potrebbe continuare a citare altri incredibili casi di disorganizzazione negli alti comandi’ (pag 218) [La preparazione militare – Gli alti comandi nel 1940] [cap. IX. Il ruolo delle forze armate nel regime fascista. Mussolini e le forze armate]”,”ITQM-252″
“ROCHAT Giorgio MASSOBRIO Giulio”,”Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943.”,”Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, docente di storia contemporanea presso l’Università di Ferrara, membro del comitato direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione e della direzione della “”Rivista di storia contemporanea””, è autore di varie opere di storia miitare e coloniale italiana contemporanea tra cui ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’, Laterza, 1967. Giulio Massobrio, nato ad Alessandria nel 1947, laureato in scienze politiche nel 1972 a Torino, direttore del Consorzio provinciale di Alessandria per la formazione professionale, è autore di ‘Bianco rosso e grigioverde’ (Bertani, Verona, 1974) La seconda guerra mondiale (1940-1943). Studi e interpretazioni. ‘La produzione sulla guerra italiana 1940-43, a prima vista molto abbondante, si rivela a un più attento esame povera di opere scientificamente fondate e criticamente corredate, che possano sviluppare una riflessione autentica. La grande maggioranza delle tante opere di argomento bellico che le case editrici ci forniscono (basti citare Longanesi e Mursia per esemplificare, ma non esaurire il discorso), appartengono infatti alla memorialistica e alla storiografia minori, si propongono cioè soltanto la ricostruzione di avvenimenti molto settoriali, legati a un’esperienza personale, alle vicende di un singolo reparto oppure a un episodio limitato senza la pretesa né la possibilità di una valutazione più generale. (…) Le opere di un certo respiro sulla partecipazione italiana alla guerra mondiale fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, le sole che ci interessino in questa sede, si possono dividere con qualche schematismo in tre categorie. Il primo posto, per motivi cronologici, va alla grande memorialistica (opera cioè dei responsabili della direzione della guerra), che si sviluppò soprattutto nell’immediato dopoguerra. Si tratta quasi sempre di autodifese ambigue e reticenti, che talora non esitano a falsare apertamente la storia e sempre la narrano in modo da scaricare l’autore delle sue responsabilità (…). Forse solo i volumi del generale Messe si staccano da questo quadro negativo, anche perché la relativa fortuna che il generale ebbe sui campi di battaglia lo mette in condizione di ricostruire con maggior distacco gli avvenimenti narrati (4). Una seconda, più utile categoria è quella delle grandi sintesi della guerra italiana e delle singole campagne secondo un’angolatura dichiaratamente tecnica e apolitica, che copre generalmente posizioni conservatrici e corporative. Ci riferiamo ad esempio alle storie generali del Gigli sulla seconda guerra mondiale e del Faldella sulla guerra italiana (5), agli studi degli ammiragli Bernotti e Iachino sulle operazioni navali nel Mediterraneo (6), e alle ricostruzioni delle campagne di Russia del Valori e di Grecia di Cervi e Baudino (7) (…) e alle relazioni ufficiali dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, assai diverse per ampiezza, completezza e livello scientifico (8) (9) (10). Ciò che accomuna le opere di questa categoria è da una parte l’interesse e la serietà della ricostruzione delle operazioni, dall’altra la rinuncia a un’analisi politica delle responsabilità di fondo nella preparazione e nella direzione della guerra, che apre la via ad autoassoluzioni e giustificazioni troppo facili. (…) La terza categoria, più ristretta ma più importante, comprende gli studi che, non indietreggiando dinanzi a un giudizio politico sulla guerra e sulle responsabilità della sconfitta, offrono la possibilità di un’analisi non frammentaria. Rientrano in questa categoria le storie generali di Battaglia, di taglio marxista, e di Bocca, liberal-democratica, il cui pregio è la precisa chiamata in causa della classe dirigente italiana (11). Lo studio più utile , sempre da un punto di vista militare, è quello di Lucio Ceva, che trae spunto dalle carte del capo di stato maggiore generale Cavallero per una indagine (la prima documentata e critica) sull’impostazione della guerra fascista dal 1941-42 (12); un quadro generale si può trovare in un nostro articolo sulla direzione politico-militare della guerra (13).Per l’atteggiamento delle truppe rinviamo alla rassegna di Manacorda sulla memorialistica, breve, ma tuttavia unica nel suo genere (14) e soprattutto agli studi di Nuto Revelli, che dalla raccolta di testimonianze dei protagonisti muovono a una revisione duramente critica dei miti patriottici sul consenso delle masse (15). Ricordiamo infine i contributi decisivi sull’imperialismo fascista di Collotti, Carocci, Ragionieri e Sala (16); lasciamo invece da parte per brività la storiografia sulla Resistenza e sulla crisi 1943-1945 il cui maggior sviluppo fornisce uno stimolo e un riferimento essenziale agli studi sulla guerra fascista. E concludiamo osservando che la bibliografia disponibile offre il materiale per una revisione critica dell’interpretazione nazionalista e per una serie di ipotesi di lavoro, ma non ancora per una ricostruzione documentata e dettagliata come vorremmo’ (pag 263-265) [(4) Giovanni Messe, ‘La guerra al fronte russo. Il CSIR’, Rizzoli, Milano, 1947; Id., ‘La mia armata in Tunisia’, Rizzoli, Milano, 1960; (5) Guido Gigli, ‘La seconda guerra mondiale’, Laterza, Bari, 1951; Emilio Faldella, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, Cappelli, Bologna, 1959; (6) Tra la vasta produzione di questi due autori, citiamo in particolare Angelo Iachino, ‘Tramonto di una grande marina’, Mondadori, Milano, 1959, e Romeo Bernotti, ‘Storia della guerra in Mediterraneo’, Vito Bianco, Roma, 1960. Per la ricca e per vari aspetti pregevole produzione sulla marina, si veda Walter Polastro, ‘La Marina italiana nella seconda guerra mondiale nell’interpretazione della nostra memorialistica’, in ‘Il movimento di liberazione’, 1972, n. 109, pp. 107-13; (7) Aldo Valori, ‘La campagna di Russia’, Grafica naz. Roma, 1950-1951; Carlo Baudino, ‘Una guerra assurda. La campagna di Grecia’, Cisalpino, Varese, 1965; Mario Cervi, ‘Storia della guerra di Grecia’, Sugar, Milano, 1965. Più o meno sullo stesso piano di questi volumi se ne possono citare diversi altri; in queste righe vogliamo semplificare e non esaurire il discorso; (8) L’Ufficio storico dello stato maggiore ha pubblicato una ventina di monografie sulla guerra italiana, secondo un piano organico, ma condotto con troppa lentezza (…) e con grosse lacune (…); (9) L’Ufficio storico della marina militare ha pubblicato una Relazione ufficiale in due dozzine di volumi, intitolata ‘La marina italiana nella seconda guerra mondiale’, e vari altri studi (tra cui citiamo Mariano Gabriele, ‘Operazione C.3: Malta’, Roma, 1965) sempre di buon livello. Per un’analisi rinviamo alla rassegna di Giorgio Rochat, ‘La marina italiana nella seconda guerra mondiale’, in “”Il movimento di liberazione in Italia””, 1969, n. 94, pp 110-21; (10) Per l’aeronautica esiste solo la pregevole storia ufficiosa di Giuseppe Santoro, ‘L’aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale’, Esse, Roma-Milano, 1957; (11) Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale’, Editori Riuniti, Roma, 1960; Giorgio Bocca, ‘Storia d’Italia nella guerra fascista’, Laterza, Bari, 1969. Un’interpretazione politica coerente, anche nella sua scarsa scientificità, è quella neofascista di Canevari, ‘La guerra italiana’ cit., che difende Mussolini, il regime e le forze armate senza curarsi di contraddizioni e forzature (per non dire falsificazioni vere e proprie); (12) Lucio Ceva, ‘La condotta italiana delle guerra. Cavallero e il Comando supremo 1941-42’, Feltrinelli, Milano, 1975; Giorgio Rochat, ‘Mussolini chef de guerre’ cit., (nuova stesura: ‘Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista’, in “”Belfagor””, 1977, n. 1, pp. 7-30; (13) Giuliano Manacorda, ‘Diari, memorie e racconti della seconda guerra mondiale’, in “”Società””, 1957, n. 2, pp. 346-60. Cfr. anche Bianca Ceva, ‘Cinque anni di storia italiana, da lettere e diari di caduti’, Comunità, Milano, 1964, e Giorgio Rochat, ‘La campana di Russia, 1941-43. Rassegna bibliografica’, in “”Il movimento di liberazione in Italia’, 1965, n. 79, pp. 61-91; (14) Nuto Revelli, ‘La strada del davai’, Einaudi, Torino, 1966; Id., ‘L’ultimo fronte’, cit.; (15) Oltre alle opere già citate di Collotti e Carocci, si veda Enzo Collotti, ‘La seconda guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1973; Id., ‘Il Litorale adriatico nel Nuovo Ordine europeo, 1943-45’, Vangelista, Milano, 1974; Enzo Collotti e Teodoro Sala, ‘Le potenze dell’Asse e la Jugoslavia’, Feltrinelli, Milano, 1974; Giampiero Carocci, ‘Storia d’Italia dall’unità a oggi’, Feltrinelli, Milano, 1975; Ragionieri, ‘La storia politica e sociale’ cit.; Teodoro Sala, ‘L’occupazione italiana della Jugoslavia’, di prossima pubblicazione presso Feltrinelli (1978)]”,”ITQM-255″
“ROCHAT Giorgio”,”La campagna di Russia, 1941-43: rassegna bibliografica.”,”””Richiamiamo brevemente i fatti. La partecipazione italiana fu iniziativa personale di Mussolini e di Ciano, dovuta a ragioni di prestigio ed a preoccupazioni per il futoro assetto post-bellico: il desiderio di rendere all’amico Hitler l’aiuto prestato dalle truppe tedesche in Africa Settentrionale (restituzione piuttosto formale, dato il diverso peso dele forze in campo), l’esigenza di essere presenti sul teatro della lotta antibolscevica e di partecipare ad una vittoria che si immaginava pronta e colossale, il tentativo di crearsi meriti e pegni per la determinazione delle sfere d’influenza. A questa iniziativa furono contrari Hitler ed i comandi militari italiani, che giustamente la giudicavano una dispersione di forze, ma entrambe le resistenze furono puramente formali e nel luglio 1941 fu iniziato il trasporto ferroviario del Corpo di spedizione italiano in RUssia (CSIR) su tre divisioni scelte e rinforzate al comando del gen. Messe. Queste truppe dovettero lottare in un primo tempo soprattutto contro ostacoli logistici, sostenendo poi con successo nell’inverno alcuni attacchi sovietici, violenti ma territorialmente limitati. Contro ogni logica militare, nel 1942 furono inviate in Russia altre 6 divisioni (poi diventate 7), dando origine all’ ARMIR (Armata italiana in Russia o 8° armata), comandata dal gen. Gariboldi, che, dopo alcuni duri combattimenti estivi, assunse in autunno la difesa di un settore di 270 km. sul Don, con uno schieramento debolissimo e privo di riserve (in ottemperanza ai piani tedeschi, che sottovalutavano le possibilità russe)”” (pag 61-62) “”Nel 1950-51 fu pubblicata in fascicoli periodici poi raccolti in due volumi l’opera più ampia e serie sul nostro tema: ‘La campagna di Russia’ di Aldo Valori (1), volume che si può considerare uno dei migliori e più tipici esempi della produzione storiografica sulla guerra”” (pag 65) [(1) A. Valori, La campagna di Russia CSIR-ARMIR, 1941-43′, Roma, Grafica Nazinale 1950-51, due volumi, pp. 801] “”Ci sembra ora necessario precisare le nostre critiche all’interpretazione ormai consolidata ed autorevole della campagna di Russia, di cui il Valori è il massimo rappresentante ed a cui si rifanno nelle linee generali pressochè tutti gli studi pubblicati. Nell’ambito di un breve studio bibliografico non possiamo che accennare ad alcuni problemi, sia pure tra i maggiori, che ci sembrano insufficientemente approfonditi: la responsabilità della partecipazione italiana alla guerra russo-tedesca, il grado di efficienza delle truppe italiane e gli sforzi compiuti dai comandi per colmare le deficienze, la responsabilità del comando dell’Armir nella rotta dell’inverno 1942-43. Passeremo poi in rassena la memorialistica, assai abbondante, che nonè tutto inquadrabile senza difficoltà nella versione ufficiale”” (pag 67)”,”QMIS-059-FGB”
“ROCHAT Giorgio”,”Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista, 1940-43; Una relazione ufficiale sui militari nella Resistenza romana; I prigionieri di guerra, un problema rimosso.”,” “”(…) Roma non fu un campo di battaglia, bensì un centro importantissimo a scopo informativo, organizzativo e di irradiazione propagandistica patriottica. Questo atteggiamento è valso ad assicurare al fronte clandestino l’appoggio morale ed anche materiale del Vaticano. Le bande interne di Roma non erano destinate alla lotta di ogni giorno, bensì a riunire elementi fedeli incoraggiandoli moralmente a mantenersi sulla via dell’onore, sostenendoli materialmente nelle dure necessità della vita, organizzandoli pel girno in cui sarebbe stato necessario entrare in azione sia per l’avvicinarsi delle forze liberatrici, sia per aperte e gravi violenze che avrebbero potuto essere perpretrate in città dai tedeschi. La composizione organica delle bande cittadine si prestava a questo tipo di impiego data la larghissima percentuale degli ufficiali anche di grado elevato. In sostanza, su un grande numero di iscritti nell’organizzazione cittadina, gli elementi veramente attivi sono stati solo gli organizzatori (capi-banda, capi-gruppo, ecc.) e gli informatori e altri pochi elementi che hanno svolto isolate azioni di sabotaggio. In compenso però questo nucleo di attivi è stato particolarmente esposto alle rappresaglie delle polizie tedesche e fasciste come lo dimostrano le percentuali degli arresti e dei caduti”” (pag 89-90) [2° fascicolo, Relazione ufficiale sui miitari nella resistenza romana] Nessun paese e nessun esercito ricorda volentieri i prigionieri di guerra. I nostri testi sulla prima guerra mondiale citano sempre i 600.000 morti, ma nessuno menziona gli oltre 500.000 prigionieri, un decime de iquali morì nei campi austroungarici (le cifre sono approssimative, come quasi sempre quando si parla di prigionieri di guerra). Nella seconda guerra mondiale circa 600.000 militari italiani furono catturati dagli anglo-franco-americani, circa 50.000 dai russi, circa 650.000 dai tedeschi dopo l’8 settembre (1943). Un milione e trecentomila uomini, quasi tutti tra i 20 e i 35 anni, orientativamente metà dei combattenti sui vari fronti e un terzo degli italiani in divisa nel 1940-43. E ci limitiamo alla prigionia regolare e riconosciuta, senza tener conto dei deportati politici e razziali nel ‘Reich’ nazista, degli internati civili, delle diverse e tragiche vicende dei militari sbandati nei Balcani dopo l’8 settembre e dei combattenti della guerra di liberazione, o di gruppi minori, come i prigionieri della repubblica di Salò. Un milione e duecentomila circa di questi prigionieri rientrarono in Italia tra il 1945 e l’inizio del 1947, ma nessuno di essi ebbe l’accoglienza che, a torto o a ragione, si aspettava. L’impatto con le strutture militari fu quasi sempre sconcertante: i reduci venivano interrogati sulle circostanze della resa e non sulle vicende della prigionia e le loro magre spettanze furonod ecurtate da quote pe il “”vitto e l’alloggio”” di cui avevano fruito in terra nemica. Più duro ancora l’impatto con il paese (…)”” (pag 7, 3° fascicolo, I prigionieri di guerra, un problema rimosso)”,”ITAR-012-FGB”
“ROCHAT Giorgio”,”Militari e politici nella preparazione della campagna d’ Etiopia. Studio e documenti, 1932-1936.”,”””Questi piani e preparativi non rivelano una precisa volontà aggressiva. In sostanza la politica fascista in Africa orientale negli anni ’20, dettata da motivi di prestigio assai più che da interessi economici determinati, mirava ad instaurare sull’Etiopia un controllo reale, in stretto contatto con l’Inghilterra, ma non cercava una conquista armata a breve scadenza, contentandosi di una presenza attiva in Eritrea e Somalia che fosse di ostacolo al rafforzamento dell’autorità statale etiopica. In questo quadro la preparazione militare era vista non come il primo gradino di una guerra d’aggressione, ma come un “”premio di assicurazione”” (per usare le parole di Badoglio) necessario a garantire le colonie italiane dai rischi di una politica di potenza, cioè dalle possibili reazioni di un’Etiopia umiliata, e a dare maggiore credibilità alle pressioni del governo italiano”” (pag 22)”,”QMIx-002-FSD”
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’Etiopia alla disfatta.”,”””Le occupazioni balcaniche rappresentano la pagina nera della guerra italiana sotto più aspetti, la durezza verso le popolazioni e la brutalità della repressione, la crisi di efficienza di truppe e comandi, infine la rimozione pressoché totale di queste vicende. L’elemento più significativo è la carenza di una memorialistica specifica; conosciamo meno di dieci volumi di diari e ricordi. Che su oltre 600.000 uomini stanziati nelle diverse regioni balcaniche per ventinove mesi praticamente nessuno abbia sentito l’esigenza di raccontare le sue esperienza è la più efficace dimostrazione di come queste occupazioni siano state sentite e vissute da soldati e ufficiali con intimo disagio, scarsa partecipazione, come mortificante routine per molti, come brutale repressione impossibile da rivendicare, meglio da dimenticare per altri. Una rimozione continuata per decenni a livello di studi anche per altre ragioni, i problemi di lingua e di politica (la guerra fredda impediva di riconoscere validità alla guerra partigiana comunista), la grande complessità delle vicende balcaniche durante e dopo la guerra, dalla glorificazione della resistenza vincente in Jugoslavia e Albania (oggi rimossa se non condannata) alla sua cancellazione in Grecia dopo le lacerazioni del dopoguerra (oggi finalmente in via di ricupero). «Dopo lo sfacelo della Jugoslavia, ci siamo trovati sulle braccia metà di una provincia e, bisogna aggiungere, la metà più povera. I germanici ci hanno comunicato un confine; noi non potevamo che prenderne atto – aprile 1941. Inizialmente, le cose parvero procedere nel modo migliore. La popolazione considerava il minore dei mali il fatto di essere sotto la bandiera italiana». Queste parole di Mussolini per la Slovenia (luglio 1942) dimenticano quanto il suo governo aveva fatto per mettere le mani sui territori jugoslavi, ma hanno un tratto di sincerità: furono i vittoriosi tedeschi a decidere l’ambito delle occupazioni italiane, riservandosi le ragioni più interessanti come risorse economiche o ruolo strategico. (…) La prima cosa da ricordare è che queste occupazioni hanno un ruolo essenziale nella guerra fascista, spesso sottovalutato. Furono l’unico risultato concreto della politica di espansione, dovevano essere un’anticipazione dell’impero mediterraneo promesso da Mussolini, una prova della capacità italiana di dominare nuovi grandi territori acquisiti con la forza e mantenuti con un grosso impegno militare. A patto di voler dimenticare che queste conquiste non erano dovute alle armi italiane, ma al successo dell’offensiva tedesca dell’aprile 1941. Ed erano ancora precarie: anche nel caso più favorevole di una rapida vittoria sarebbe stata la Germania nazista a determinare l’assetto definitivo dei Balcani, con più attenzione ai suoi interessi che alle esigenze di prestigio di Mussolini. (…) Le occupazioni balcaniche richiesero perciò un impegno militare straordinario (e poi dimenticato e sottovalutato). L’esercito vi mantenne una forza di 600/650.000 uomini, che, non va commisurata al totale degli uomini alle armi, ma a quello delle forze efficienti. Sulle 65 divisioni disponibili nel 1941-42, la metà fu destinata ai Balcani, da 30 a 35 a seconda dei momenti. Più di quante ne furono inviate su tutti gli altri teatri, tre volte quante ne restavano in Italia nel 1943 per fronteggiare anglo-americani e tedeschi. Il che indica la priorità che le occupazioni balcaniche e le connesse aspirazioni di espansione avevano per Mussolini e gli alti comandi nella primavera 1941. L’impegno della marina fu meno appariscente, ma pure gravoso. Dal 1° luglio 1941 (quando la guerra contro la Grecia era finita) all’8 settembre 1943 il traffico per il Levante (ossia verso i porti adriatici e greci, compreso l’Egeo) fu di 1640 convogli con 2350 viaggi di mercantili e 977 di navi militari di scorta, e il trasporto di 346.300 uomini e 956.000 tonnellate di materiali. Un totale di viaggi di mercantili e di uomini superiore alla somma del traffico verso la Libia e la Tunisia (…)”” (pag 360-364) [Giorgio Rochat, ‘Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’Etiopia alla disfatta’, Einaudi, Torino, 2005]”,”QMIS-079-FSD”
“ROCHAT Giorgio, a cura”,”Il colonialismo italiano.”,”La prima gurra d’Africa – La guerra di Libia – La riconquista della Libia – La guerra d’Etiopioa – L’ Impero.”,”ITQM-001-FMB”
“ROCHE Daniel”,”La France des Lumieres.”,”L’A è Prof all’ Univ Paris I, e D EHESS. E’ autore di varie opere tra cui: -Le Siecl des Lumieres en province. Academies et academiciens provinciaux, 1680-1789. MOUTON. 1978, 1989 -Le Peuple de Paris. Essai sur la culture populaire au XVIII siecle. AUBER-MONTAIGNE. 1981 -Jacques-louis Menetra, Journal de ma vie MONTALBA. 1982 -Les Francais de l’ Ancien Regime. Tome 1. La Societé et l’Etat. Tome 2. Cultures et societés. A. COLIN. 1984 in collaborazione con Pierre GOUBERT -Les Republicains des Lettres, gens de culture et Lumieres au XVIII siecle. FAYARD. 1988 -La culture des apparences. FAYARD. 1989″,”FRAA-018″
“ROCHE Daniel”,”La cultura dei lumi. Letterati libri biblioteche nel XVIII secolo.”,”Daniel ROCHE insegna storia moderna all’Univ di Parigi I. Tra le sue opere: -Le siecle des lumieres en Provence, 1978 -Il popolo di Parigi. IL MULINO. 1986″,”EDIx-004″
“ROCHE Daniel”,”Il linguaggio della moda. Alle origini dell’industria dell’ abbigliamento.”,”La densa indagine di ROCHE ricostruisce il panorama del vestiario del tempo, le svariate tipologie dell’abbigliamento, il campionario di accessori: se la moda è il riflesso del vivere sociale essa riproduce, questa la tesi di fondo dell’A, la gerarchia delle apparenze.”,”FRAA-031″
“ROCHE Denis a cura”,”””La liberté ou la mort””. Refléchissez et choisissez.”,”””Io non conosco che il nemico, battiamo il nemico”” (Danton, 10 marzo 1793) (pag 82) “”I prodotti della terra appartengono a tutti gli uomini”” (Roux, 28 luglio 1793) (pag 156) “”La forza generale della Repubblica si compone del popolo intero”” (A. CLOOTS, appello al genere umano, dicembre 1793) (pag 45)”,”FRAR-279″
“ROCHE Daniel”,”Le peuple de Paris. Essai sur la culture populaire au XVIII° siècle.”,”ANTE3-37 pag 85″,”FRAA-076″
“ROCHE Gérard; MESSINA Pietro; JOUBERT Jean-Paul; DREYFUS Michel; BROUE’ Pierre; FRANK Pierre e MOLINIER Raymond; VERGNON Gilles”,”La rupture de 1930 entre Trotsky et Rosmer: “”Affaire Molinier”” ou divergences politiques? (Roche); Crise politique ou provocation? L’affaire Feroci (alias Alfonso Leonetti) en 1933 (Messina); Trotsky et le Front populaire (Joubert); Des femmes trotskystes et pacifistes sous le Front populaire (Dreyfus); La “”Réconciliation”” avec Raymond Molinier (Broué); A propos de la crise du mouvement trotskyste en France dans la période d’avant-guerre (Frank e Molinier); Du nouveau sur l’histoire du PCF? (Vergnon).”,”In appendice saggio bibliografico di Jacqueline Bois sugli scritti di Trotsky e dei trotskisti su Rosa Luxemburg (pag 122-128)”,”TROS-266″
“ROCHE Jean-Jacques”,”Chronologies des relations internationales de 1945 à nos jours.”,”ROCHE Jean-Jacques è Professore universitario all’ IEP di Grenoble. Ha pubblicato pure ‘Système international contemporain’, ‘Theories des relations internationales’, e ‘Un empire sans rival – Essai sur la Pax Democratica’ dedicato al dopo guerra fredda.”,”RAIx-347″
“ROCHE Jean-Jacques”,”Le relazioni Internazionali. Teorie a confronto.”,”Jean-Jacques Roche è professore di Scienze politiche nell’Università Panthéon-Assas (Paris II). É membro del Dipartimento e del Centre d’Etudes sur le Désarmement et la Sécurité Internationale dell’Università di Grenoble II. É autore di: Les grandes puissances et le désarmement, Chronologies des relations internationales de 1945 à nos jours, Le système international contemporain.”,”RAIx-046-FL”
“ROCHE Gérard MICHEL Jacques DOUZET Frédérick BAUDUIN Anne BROUE’ Pierre”,”Autour de la Commission Dewey. Les intellectuels américains et la Commission Dewey (Roche); John Dewey: un engagement philosophique pour la vérité (Michel); Le combat masqué entre Dewey et Trotsky (Douzet); La commission rogatoire française à travers la lunette de l’Histoire (Bauduin); L. Sedov et Victor Serge devant la commission rogatoire. Débat autour de la Commission; ‘En marge de la Commission Dewey’, L’espion de Staline (Broué).”,”Comitato americano per la difesa di Trotsky, 1936 (pag 7) L’ufficio esecutivo di questo comitato era composto da Suzanne LaFollette, Ben Stolberg, James Rorty, James Burnham, Sidney Hook e J.T. Farrell. Quest’ultimo è stato rimosso dal posto di segretario su insistenza di Solow e di Elliot Cohen che gli rimproveravano di aver liquidato il NPLD a vantaggio del partito socialista. I due principali membri del comitato erano Ben Stolberg e Suzanne LaFollette (parente del senatore Robert M. LaFollette) (pag 9) James Rorty è stato uno dei fondatori di ‘New Masses’ e nel 1932 ha giocato un ruolo importante nel sostegno degli intellettuali alla candidatura comunista di W.Z. Foster e James W. Ford per la campagna presidenziale (pag 9)”,”TROS-334″
“ROCHE Jean-Louis”,”Les Trotskiens. Suivi de Lexique du trotskisme (1968-2002).”,”Il volume si occupa della traitettoria trentennale della principale corrente della sinistra, il trotskismo, apparso mediaticamente sulla scena nel 1968 con la richiesta di una diversa politica da quella della gauche imborghesita e degli staliniani. I trotskisti hanno finito per giocare un ruolo politico più importante di quello che non abbiano voluto riconoscere i commentatori e gli storici per l’organizzazione dell’ordine sociale. La loro traiettoria anti-rivoluzionaria è chiaramente visibile nella promozione e il sostegno del mitterandismo. In questo libro si vedrà come i trotskisti hanno piantato le tende nella democrazia borghese. (quarta di copertina) Vignetta in copertina: Votiamo Mitterand, senza illusioni, ma senza riserve “”La fedeltà di Arlette Laguiller è una incontestabile fedeltà alla sinistra della borghesia”” (pag 196) (paragrafo ‘Les mensonges d’Arlette) (Lutte ouvriere, LO) Altra opera dell’autore: ‘Précis de communisation’, 2008 de Jean-Louis Roche (Auteur)”,”TROS-345″
“ROCHE Yann”,”Le Mer de Chine méridionale: un enjeu frontalier majeur en Asie du Sud-Est.”,”Verso una destabilizzazione regionale?”,”ASIE-036″
“ROCHE Jean-Louis”,”Les Trotskiens. Suivi de Lexique du Trotskisme (1968-2002).”,”Avant-propos, Introduction, Annexes, Chronologie, Bibliographie, Appel au lecteur, Notes, Sigles et dénominations par famille trotskiste,”,”TROS-090-FL”
“ROCHECHOUART C.te de”,”Souvenirs sur la Revolution, l’ Empire et la Restauration. (suite).”,”La battaglia di Lipsia (16-18.10.1813) fra l’ esercito di NAPOLEONE e quello della VI Coalizione, vinta da questi ultimi, concluse la parabola discendente di NAPOLEONE iniziata con la campagna di Russia.”,”FRAN-038″
“ROCHEFORT Christiane”,”Il riposo del guerriero. Romanzo.”,”Christiane Rochefort ‘“Il riposo del guerriero” di Christiane Rochefort è un romanzo celebre, datato ma attualissimo, uscito in Francia nel 1958. Quest’opera è stata oggetto di una riduzione cinematografica nel 1962, diretta da Roger Vadim, ma il film non rende giustizia al libro, come spesso accade. Il pettegolezzo vuole che il romanzo abbia “fatto arrossire la signora De Gaulle”, ma non è chiaro se questa diceria corrisponda al vero12. La storia d’amore raccontata nel romanzo è delle più classiche: un uomo bello e dannato fa breccia nel cuore di una donna di buona famiglia. La narrazione è guidata dalla voce della protagonista femminile, che ci porta dentro il proprio dramma. Lui, con un’anima autodistruttiva e prepotente, si muove tra anarchia, violenza, sesso, alcool e romanzi polizieschi, senza morale e rispetto per gli altri e per lei. Lei, innamorata, lo subisce e lo asseconda, precipitando in una spirale che la porta verso l’annullamento fisico, psicologico e sociale. Tuttavia, arriva il momento della ribellione e del riscatto, segnando un punto di svolta nella vita della ragazza, quando si rende conto che ogni limite è stato quasi superato. Il titolo del romanzo richiama una celebre frase di Friedrich Nietzsche contenuta in Così parlò Zarathustra: “”L’uomo deve essere addestrato alla guerra”” 1. Questo romanzo, con poche parole intrise di erotismo e sesso, evita la volgarità e dimostra l’abilità dell’autrice nel narrare efficacemente una storia intensa e struggente’. (copil)”,”VARx-006-FAP”
“ROCHEFOUCAULD Francois de la; a cura di Maurizio ENOCH”,”Massime.”,”””Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto dei vizi camuffati”” “”Se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a notare quelli degli altri”” (pag 19) “”L’ interesse parla ogni sorta di lingua, e recita ogni sorta di personaggio, compreso quello del disinteressato”” (pag 19) Francois de la ROCHEFOUCAULD nacque a Parigi nel 1613 da una famiglia nobile francese. Educato da un precettore iniziò la carriera delle armi e partecipò alla vita politica. Venne esiliato per aver partecipato ad una congiura contro il cardinale Richelieu. Nel 1662 pubblicò le Memorie e nel 1664 le Riflessioni o senteze e massime morali, il suo capolavoro. Morì nel 1680.”,”VARx-314″
“ROCHESTER Anna”,”La naturaleza del capitalismo.”,”La ROCHESTER, economista, è autrice di libri come ‘Lenin e la questione agraria’, ‘I dominatori d’ America’, ‘Perché i farmers sono poveri’. “”La vera crisi può apparire prima nel campo finanziario. Così la grande crisi e depressione nordamericana della decade 1930, si manifestò con il panico del 29 ottobre 1929 alla Borsa di New York. Però alcuni mesi prima la produzione aveva cominciato a cadere dal suo suo livello di prosperità senza precedenti””. (pag 101)”,”ECOI-138″
“ROCHESTER Anna”,”Rulers of America. A Study of Finance Capital.”,”””Sotto le sembianze di lavori pubblici per alleviare la disoccupazione, Roosevelt stabilì misure di preparazione militare diretta o indiretta. Fino al luglio 1935, circa 430.000.000 dollari di denaro per lavori pubblici sono stati trasferiti per fini militari, ad esercito e marina.”” (pag 298)”,”USAE-037″
“ROCHET Waldeck”,”Le marxisme et les chemins de l’ avenir.”,”””Nel dominio delle scienze della natura, il Partito non interviene nelle discussioni non concluse tra gli specialisti, né per contrastare i dibattiti, né per apportare una verità a priori. Incoraggia al contrario i dibattiti e le ricerche senza le quali la conoscenza vera potrà progredire e ne apprezza le conclusioni. Nel dominio della letteratura e delle arti, il Partito dà a tutti gli scrittori e gli artisti membri del Partito la possibilità di dispiegare la loro iniziativa. Riguardo a questo, ricordo che Lenin metteva in guardia contro ogni schematismo e dogmatismo. Mostrando che la letteratura e l’ arte non potevano rimanere su posizioni di un neutralismo indifferente di fronte al grande combattimento di classe delle forze opposte che si sviluppa in tutti i paesi del mondo, scriveva: “”La cosa letteraria si presta meno delle altre all’ egualizzazione, al livellamento, al dominio della maggioranza sulla minoranza… Occorre assolutamente assicurare in questo dominio libero corso all’ iniziativa personale, alle tendenze individuali, allo sviluppo del pensiero e dell’ immaginazione, alla forma e al contenuto””. (pag 74)”,”PCFx-031″
“ROCKER Rudolf”,”Nazionalismo e Cultura. Volume I.”,”””Anche le grandi conquiste degli arabi, e specialmente l’ invasione della Spagna e la conseguente guerra dei 700 anni, non possono spiegarsi con nessuna analisi, quanto si voglia approfondita, delle condizioni di produzione del tempo””. (pag 28) “”Non è per caso che il carattere di Don Chisciotte sia nato proprio in Spagna. La teoria che cerca di sostituire l’ insieme della sociologia con le scoperte della psicologia va forse troppo lontano, ma è innegabile che la condizione psicologica degli uomini ha una forte influenza nel formare l’ ambiente sociale umano””. (pag 29)”,”ANAx-174″
“ROCKER Rudolf”,”Nazionalismo e Cultura. Volume II.”,”””Più tardi, Wilhelm von Humbolt sviluppò anch’ egli una complessa teoria che doveva provare che, sia nella struttura che nell’ espressività d’ un linguaggio, la natura speciale d’ un popolo rivela se stessa. “”Il linguaggio è, per così dire, l’ espressione esteriore dello spirito d’un popolo. Il suo modo di parlare è il suo spirito, e il suo spirito è il suo modo di parlare. (…)””. (pag 31) “”Russbüldt calcola che il costo dell’ educazione di un uomo fino all’ età di 16 anni, cioè fino all’ età in cui potrà cominciare a produrre, va da 8000 marchi oro fino a 15.000 come massimo- secondo che vi si aggiugano, o no le spese cui la comunità e lo Stato debbono far fronte per i cibo e l’ abbigliamento fornitigli nella casa paterna; mentre la morte di un uomo in guerra costa 100 mila marchi, il 50 per cento dei quali corrisponde al beneficio netto dell’ industria bellica che realizza così un utile netto di 50.000 marchi. Le perdite materiali della guerra del ’14-’18 sono così fantastiche che la mente umana non può arrivare a concepirle””. (pag 246) “”Ma anche Trotsky, quando nel 1921 massacrò i marinai e gli operai di Kronstadt – quattordicimila, uomini, donne e bambini- non si contentò d’ affogare nel sangue la protesta di quei pionieri della Rivoluzione russa, ed egli e i suoi collaboratori non esitarono a denunciare al mondo le loro vittime come controrivoluzionari e strumenti dello zarismo. Oggi egli deve sopportare di essere dipinto al mondo intero, dai suoi vecchi compagni, come alleato di Hitler e strumento del fascismo. Questa è la Nemesi storica!”” (pag 250)”,”ANAx-175″
“ROCKER Rudolf”,”Pionieri della libertà. Le origini del pensiero liberale e libertario negli Stati Uniti. Con un saggio sull’ anarchismo americano di Ronald Creagh.”,”ROCKER Rudolf nasce a Magonza in Germania nel 1873. A 18 anni è già anarchico e nel 1892 le persecuzioni poliziesche lo costringono ad emigrare, dapprima in Francia poi in Inghilterra dove conosce i più noti anarchici dell’ epoca (KROPOTKIN, MALATESTA, GRAVE ecc.) e dove dirige due periodici yiddish “”Arbeiterfreude’ e ‘Germinal’. Alla fine della prima guerra mondiale torna in Germania ove svolge un’ attività politica di orientamento anarcosindacalista. All’ avvento del nazismo si rifugia negli Stati Uniti dove rimane fino alla morte (1958). E’ autore oltre che di una voluminosa autobiografia (ritenuta fonte quasi obbligata per la storia dell’ anarchismo internazionale del XX secolo), di vari libri tra cui ‘Nazionalismo e cultura’ e ‘Bolscevismo e anarchismo’. CREAGH è ricercatore all’ Università di Montpellier. E’ autore di una ‘Storia dell’ anarchismo negli Stati Uniti’ (1981). L’A si occupa di T. PAINE T. JEFFERSON R.W. EMERSON H.D. THOREAU W.L. GARRISON W. PHILLIPS A. LINCOLN J. WARREN S.P. ANDREWS L. SPOONER W.B. GREENE B.R. TUCKER. “”La costituzione, nel giugno 1847, del villaggio Utopia nell’ Indiana è il primo tentativo di fondare una piccola comunità in base la principio del costo. L’ esperimento venne intrapreso con mezzi molto limitati, ma, secondo la descrizione di Warren e di altri partecipanti, superò perfettamente la prova. (…) Ma l’ impresa venne spezzata da influenze esterne. Il prezzo della terra circostante venne spinto talmente in alto dalla speculazione che la colonia non si sarebbe potuta estendere. Per cui molti dei partecipanti furono costretti ad emigrare nel Minnesota, dove la terra poteva essere acquistata a condizioni più ragionevoli.”” (pag 83) “”Ognuno viveva a modo proprio e lasciava che gli altri facessero lo stesso. La massima “”Pensa agli affari tuoi””, era l’ unica legge stabilita. Gli affari personali non erano soggetti a leggi fisse. Ognuno decideva per sé, secondo le proprie inclinazioni, e tutte le transazioni sociali venivano determinate dal libero accordo delle parti. Lo scambio avveniva sulla base del principio del costo e assicurava ad ognuno l’ intero prodotto del suo lavoro, di cui poteva disporre come meglio gli pareva””. (pag 84)”,”ANAx-180″
“ROCKER Rudolf”,”El nacionalismo. Tome primero. Las raices de la autoridad. Tomo segundo. Teologia politica. Tomo tercero. Economia sin capitalismo y sociedad sin estado.”,”Condizioni psicologiche di tutte le trasformazioni nella storia (in capitolo II) Rapporto guerra-economia (in capitolo II) Hegel filosofo dello stato prussiano (in capitolo IX) “”La nazione non è la causa, ma l’ effetto dello Stato. E’ lo Stato che crea la nazione, non la nazione lo Stato””. (pag 9, volume secondo)”,”TEOP-181″
“ROCKER Rudolf”,”Anarcho-syndicalism. Theory & practice. An introduction to a subject which the Spanish War has brought into overwhelming prominence.”,”William BENBOW precursore dell’ idea dello sciopero generale. “”L’ idea di sciopero generale incontrò, all’ epoca, la simpatia generale delle organizzazioni dei lavoratori inglesi. All’ inizio del 1832, William Benbow, uno dei più attivi campioni del nuovo movimento, aveva pubblicato un pamphlet intitolato “”Grand National Holiday and Congress of the Productive Classes””, che ebbe una grande diffusione, e in cui l’ idea dello sciopero generale e la sua importanza per la classe operaia fu per la prima volta trattata nel suo pieno significato””. (pag 63) “”I blanquisti francesi vedevano nei sindacati semplicemente un movimento di riforma, con cui essi si auguravano di non aver niente a che fare, dato che la loro mira immediata era la dittatura socialista. Ferdinand Lassalle diresse tutte le sue attività verso l’ unione degli operai in un partito politico e fu un aperto oppositore di tutti gli sforzi sindacali, in cui egli vedeva solo un ostacolo all’ evoluzione politica della classe operaia. Marx, e in particolare i suoi amici del periodo in Germania, riconoscevano, è vero, la necessità dei sindacati per l’ acquisizione di certi miglioramenti all’interno del sistema sociale capitalistico ma credevano che il loro ruolo si esaurisse con questo, e che essi sarebbero scomparsi insieme al capitalismo, dato che la transizione al socialismo sarebbe stata guidata solo da una dittatura proletaria””. (pag 71)”,”ANAx-192″
“ROCKER Rudolf; TALLURI Bruna”,”Marx e le idee libertarie. Antologia (Rocker); Padre Eguia, la “”Civiltà cattolica”” e la guerra di Spagna (Talluri).”,”Il primo articolo (Rocker) è la traduzione di uno studio di R. Rocker contenuto nel libro di Varlan Tcherkesoff “”Erros e contradicses do marxismo””, Rio de Janeiro, Mundo Livre”,”ANAx-420″
“ROCKMORE Tom”,”On Heidegger’s Nazism and Philosophy.”,”Tom Rockmore is Professor of Philosophy at Duquesne University. Acknowledgments, Preface to the Paperback Edition, Introduction, Notes, Index,”,”GERN-033-FL”
“ROCKMORE Tom MARGOLIS Joseph, Contributors by John D. CAPUTO Fred DALLMAYR Victor FARÍAS Hans-Georg GADAMER Dominique JANICAUD Theodore KISIEL Leszek KOLAKOWSKI Domenico LOSURDO Hans-Christian LUCAS Reiner MARTEN Hugo OTT Otto PÖGGELER Jacques TAMINIAUX Nicolas TERTULIAN Reiner SCHÜRMANN Michael E. ZIMMERMANN”,”The Heidegger. Case On Philosophy and Politics.”,”John D. Caputo is Profesor of Philosophy at Villanova University and Distinguished Adjunct Professor at Fordham University. Fred Dallmayr is the Dee Professor of Government at Notre Dame University. Victor Farías is Professor of Latin American Studies at the Free University, Berlin, Germany. Hans-Georg Gadamer is Professor Emeritus of Philosophy at the University of Heidelberg, Germany. Dominique Janicaud is Professor of Philosophy at Northern Illinois University. Leszek Kolakowski is Research Professor of All Souls College, Oxford University, and Professor in the Committee on Social Thought, University of Chicago. Domenico Losurdo is Professor of Philosophy at the University of Urbino, Italy. Hans-Christian Lucas is Research Director in the Hegel Archives at the University of Bochum, Germany. Joseph Margolis is Laura H. Carnell Professor of Philosophy at Temple University. Rainer Marten is Professor of Philosophy at the University of Freiburg, Germany. Hugo Ott is Professor of History at the University of Freiburg, Germany. Otto Pöggeler is Professor of Philosophy and Director of the Hegel Archives in the University of Bochum, Germany. Tom Rockmore is Professor of Philosophy at Duquesne University. Jacques Taminiaux is Professor of Philosophy at the University of Louvain, Belgium, and at Boston College. Nicolas Tertulian is Professor of Philosophy at Ecole Pratique des Hautes Études in Paris, France. Reiner Schürmann is Professor of Philosophy at the New School for Social Research. Michael E. Zimmermann is Professor of Philosophy at Tulane University. Preface, Acknowledgments, Introduction, Contributors, Index,”,”FILx-121-FL”
“RODANO Giorgio”,”Il credito all’economia. Raffaele Mattioli alla Banca Commerciale Italiana.”,”Il volume è diviso in due sezioni. Nella prima, articolata in otto capitoli, si affrontano le vicende della Banca Commerciale tra il 1931 e il 1939. La storia della Comit è strettamente collegata a quella del resto del sistema bancario e quindi e quindi all’evoluzione dei rapporti tra banca, industria e Stato e più in generale dell’intera economia italiana. Basta pensare a temi come quello della banca mista e della sua crisi, del rapporto tra quest’ultima e le difficoltà della politica monetaria; e ancora, a temi come l’istituzione dell’ Imi e dell’ Iri o la realizzazione della legge bancaria col corredo di complesse motivazioni che hanno determinato queste scelte. Nella seconda – i successivi diciotto capitoli – si prende in esame il periodo postbellico, tra il 1945 e il 1972. In questa sezione il tema del credito viene trattato sia in generale sia concentrando l’attenzione su aspetti specifici, ma di grande rilevanza, come il problema del credito a medio termine o del credito agevolato. Troviamo pagine sull’ Iri e sulla sua politica (quella effettiva e quella desiderata) sulla”,”E1-BAIT-029″
“RODANO’ Carlo”,”Mezzogiorno e sviluppo economico.”,”Contiene il capitolo: ‘Il problema del Sud negli Stati Uniti’ (pag 225-255)”,”ITAE-244″
“RODANO Giorgio a cura, Saggi di Luigi SPAVENTA Rodney MADDOCK Michaele CARTER John B. TAYLOR Robert E. LUCAS Thomas J. SARGENT Neil WALLACE Bennett T. MCCALLUM Arthur M. OKUN Albert ANDO Alessandro VERCELLI Paul DAVIDSON Roman FRYDMAN Edmund S. PHELPS Fausto VICARELLI”,”Ascesa e declino della nuova macroeconomia classica.”,”Giorgio Rodano insegna Economia politica all’Università di Urbino. Ha pubblicato numerosi articoli di teoria e politica economica su varie riviste. Nel 1983 ha pubblicato il volume Il credito all’economia. Dal 1985 dirige assieme a mario Reale La Rivista trimestrale.”,”ECOT-147-FL”
“RODANO Giorgio”,”La disoccupazione.”,”Giorgio Rodano (Roma 1946) è ordinario di Politica monetaria presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. In precedenza ha insegnato Economia politica presso l’Università di Catania e di Urbino.”,”ITAS-075-FL”
“RODDOLO Marcello”,”L’ Imperialismo nel campo economico. La colonia di sfruttamento. Tesi di Laurea.”,”Oltre alle opere del prof. Achille LORIA, l’A ha consultato i libri di AMADORI-VIRGILI (Il sentimento imperialista), BARRAL-MONTFERRAT (Da Monroe a Roosevelt), CASTELLANI (L’ imperialismo in politica), MALAGODI (Imperialismo), MORASSO (L’ Imperialismo nel secolo XX), MOREAU (L’ Envers des Etats-Unis), JANNET (L’ Etats-Unis contemporains), SEELEY (L’ expansion de l’ Angleterre), SPENCER (Fatti e commenti. Imperialismo e schiavitù. Ritorno alla barbarie). “”E l’ Inghilterra gelosa di questa concorrenza industriale non nascose a se stessa il pericolo Americano. James Bryce professore ad Oxford, che ha legato il suo nome agli studi profondi sulle condizioni degli Stati Uniti, precipuo l’ American Commonwealth, nell’ ultimo suo scritto “”L’ America riveduta dopo un quarto di secolo”” ha rilevato il prodigioso sviluppo ed accentramento industriale degli Stati Uniti, talché gli affari (industria, commercio, speculazioni finanziarie) hanno preso il sopravvento su tutte le professioni ed occupazioni delle altre classi sociali””. (pag 23)”,”ECOI-162″
“RODELLI Luigi”,”Una beffa storica: la revisione del Concordato.”,”RODELLI Luigi segretario della ALRI (1980), Associazione per la libertà religiosa in Italia fondata da Gaetano Salvemini nel 1954.”,”RELC-330″
“RODELLI Luigi MEI Celso GRIMALDI Vero”,”Il nuovo concordato con la Santa Sede. Testo, riflessioni e commento.”,”Alri, Associazione per la libertà religiosa, fondata da Gaetano Salvemini nel 1954 Il concordato in Parlamento. “”Solo una minoranza dei parlamentari se ne è resa conto nel brevissimo tempo concesso al dibattito (un pomeriggio al Senato e due alla Camera); la maggioranza (Pci compreso, fedele al togliattiano art. 7 della Costituzione) aveva deciso in anticipo l’approvazione a scatola chiusa, considerando la revisione del Concordato un atto dovuto. Il Psi, che alla Costituente aveva votato contro l’art. 7, oggi si vanta di avere “”laicizzato”” i rapporti tra Stato e Chiesa. Evidentemente, “”laico”” ha per i socialisti lo stesso significato che ha per il cattolicissimo Andreotti; “”laico”” nella Chiesa cattolica designa appunto coloui che non appartiene al clero (cioè il popolo, non iniziato alle cose sacre e distinto dal sacerdote), ne accoglie i precetti e ne esegue gli ordini. Su questa scena itaolo-pontificia Andreotti, Craxi e molti altri (intellettuali e no) si riconoscono e si riveriscono come “”laici””. Vedremo il séguito. (…) Al momento di chiudere queste note ci giunge il testo integrale del nuovo Concordato e del Protocollo Addizionale. Come il lettore potrà constatare il testo conferma in gran parte, rafforza ed estende i privilegi assicurati alla Chiesa cattolica dal Concordato mussoliniano e dalla successiva legislazione italiana, fedele alla lettera e allo spirito del Concordato”” (pag 18-20) [Luigi Rodelli, ‘Il Craxi-Concordato’) Dal volantino inserito nel volume: per il 1983 tra sussidi e contributi dello Stato alla Chiesa cattolica si arriva a una cifra di circa mille miliardi. Ma con la cifra in realtà è più alta”,”RELx-063″
“RODELLI Luigi a cura; saggi di Albino MICHELIN Giuliano COLLIVA e Giacomo DE-ANTONELLIS Filippo GENTILONI e Marcello VIGLI Pietro ICHINO Leopoldo PICCARDI Mauro MELLINI Lamberto BORGHI Mario BERUTTI Luigi RODELLI”,”Cattolici e laici contro il concordato.”,”Alri, Associazione per la libertà religiosa, fondata da Gaetano Salvemini nel 1954 In apertura citazione di Carlo Emilio Gadda sulla religione (“”Religione non è benedire il siluro””) Contiene ritaglio di giornale con articolo di Lucio Lombardo Radice”,”RELC-332″
“RODGER N.A.M.”,”The Command of the Ocean. A Naval History of Britain, 1649-1815.”,”N.A.M. Rodger è Professore di Storia Naale alla Exeter University e Fellow della British Academy.”,”QMIN-076-FSL”
“RODGER N.A.M.”,”The Safeguard of the Sea. A Naval History of Britain. Volume One: 660-1649.”,”N.A.M. Rodger è nato nel 1949 ed è Anderson Fellow del Museo ‘National Maritime Museum’. È autore pure di ‘The Wooden World’ e di ‘The Admiralty’.”,”QMIN-083-FSL”
“RODGER N.A.M.”,”The Wooden World. An Anatomy of the Georgian Navy.”,”Il mondo del legno. Un’anatomia della marina georgiana. in apertura: Illustrazione: sezione di una nave armata di 74 cannoni Giorgio III (Giorgio Guglielmo Federico di Hannover; Londra, 4 giugno 1738 – Windsor, 29 gennaio 1820) è stato re di Gran Bretagna e d’Irlanda dal 25 ottobre 1760 al 1º gennaio 1801 e, da quella data, sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; fu anche duca di Brunswick-Lüneburg, principe elettore di Hannover, che divenne un regno il 12 ottobre 1814, e re di Corsica dal 17 giugno 1794 al 15 ottobre 1796. Fu il terzo sovrano in terra britannica della casa di Hannover, ma il primo ad essere nato in Inghilterra e ad usare l’inglese come lingua madre. Durante il suo lungo regno, il terzo più lungo di tutta la storia britannica, si verificarono eventi epocali per la storia dell’Inghilterra e di tutto il Regno: l’inizio della rivoluzione industriale, la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Inoltre Giorgio III fu il primo sovrano del Regno Unito, istituito con l’atto di Unione del 1800. Durante il suo regno cercò di ridimensionare in proprio favore l’influenza sul Parlamento dell’aristocrazia Whig, erede della Gloriosa rivoluzione del 1688-1689[2]. (…) (wik)”,”QMIN-087-FSL”
“RODGERS Gerry a cura; saggi di Jorge JATOBA Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDOBRO Hugo MORGADO Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALONZO Pranb BARDHAN John HARRISS”,”Urban Poverty and the Labour Market. Access to Jobs and Incomes in Asian and Latin American Cities.”,”Saggi di Jorge JATOBA Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDOBRO Hugo MORGADO Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALONZO Pranb BARDHAN John HARRISS.”,”CONx-090″
“RODGERS Gerry a cura”,”Urban Poverty and the Labour Market. Access to Jobs and Incomes in Asian and Latin American Cities.”,”Saggi di Gerry RODGERS Jorge JATOBA’ Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. e Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDORO Hugo MORGADO Molly POLLACK Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALANZO Pranab BARDHAN John HARRISS. Tab. 2.3. Indicatori di povertà assoluta e relativa, 1981-83 (Brasile, Sud-Est, Nord-Est) – Coefficiente Gini (Brasile) 0.579 (1981) 0.597 (1983) – Percentuale di reddito percepito dal 40% più povero della popolazione: 9.35 8.06 – Percentuale di reddito percepito dal 10% più ricco della popolazione: 45.33 46.23 – Percentuale di operai con salario minimo: 37.1 40 – Indice di povertà assoluta: 0.196 0.220″,”CONx-113″
“RODGERS William”,”Think. A Biography of the Watsons and IBM.”,”Nota: le ultime tre pagine dell’indice dei nomi (pag 318-319-320) sono finite tra la pagina 78 e la pagina 79 IBM INTERNATIONAL BUSINESS MACHINES CORPORATION Le macchine di Watson furono applicate nei progetti di fissione nucleare e per la preparazione della bomba atomica, Los Alamos ecc, progetto Manhattan (pag 144, 181, 286) Thomas J. Watson Sr. e suo figlio, Thomas J. Watson Jr., hanno avuto un ruolo cruciale nella storia di IBM, trasformandola in una delle più grandi aziende tecnologiche del mondo. Thomas J. Watson Sr. è stato presidente e amministratore delegato di IBM dal 1914 al 1956. Ha trasformato la Computing-Tabulating-Recording Company (CTR) in IBM, creando una cultura aziendale basata su principi umani e innovativi. Watson Sr. ha introdotto il famoso motto “”THINK”” e ha enfatizzato l’importanza del rispetto e della formazione dei dipendenti. Sotto la sua guida, IBM è diventata leader mondiale nella produzione di macchine per la tabulazione e il calcolo. Thomas J. Watson Jr. ha preso le redini dell’azienda nel 1956, dopo la morte del padre. Ha guidato IBM attraverso la transizione dai macchinari meccanici ai computer elettronici, stabilendo l’azienda come pioniera nell’industria informatica. Watson Jr. ha implementato una complessa riorganizzazione interna e ha spinto IBM a diventare leader nel settore dei computer, un ruolo che l’azienda ha mantenuto per decenni. Insieme, i due Watson hanno plasmato IBM in un colosso tecnologico, influenzando profondamente la cultura aziendale e l’industria informatica globale. (f. copil.) Arthur Kittredge ‘Dick’ Watson ha avuto un ruolo significativo nella storia di IBM. Era il figlio di Thomas J. Watson Sr. e il fratello di Thomas J. Watson Jr. Arthur K. Watson è stato presidente della IBM World Trade Corporation, una sussidiaria di IBM che ha contribuito a trasformare in un’impresa globale multimiliardaria. Oltre al suo ruolo in IBM, Arthur K. Watson ha servito come ambasciatore degli Stati Uniti in Francia dal 1970 al 1972, durante la presidenza di Richard Nixon. È stato anche un benefattore del Metropolitan Museum of Art e ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina attraverso incontri con il suo omologo cinese a Parigi (copilot)”,”USAE-134″
“RODINSON Maxime”,”Islam e capitalismo. Saggio sui rapporti tra economia e religione.”,”Nato a Parigi nel 1915, RODINSON, ha vissuto sette anni in Medio Oriente insegnando e lavorando al Service des Antiquités di Beirut. Oggi (1968) è D di studi alla Ecole Pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha diretto la rivista ‘Moyen Orient’ e pubblicato materiale sull’ Oriente contemporaneo, la storia culturale, l’ etnografia, la storia africana,la linguistica e la sociologia.”,”VIOx-053″
“RODINSON Maxime”,”Islam e capitalismo.”,”Nato a Parigi nel 1915, Maxime Rodinson ha vissuto sette anni nel Medio Oriente insegnando e lavorando al Service des Antiquités di Beirut. Oggi è Directeur d’études alla Ecole pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha diretto la rivista Moyen Orient, e pubblicato una ricca serie di articoli sull’Oriente contemporaneo, la storia culturale e l’etnografia del mondo musulmano, la storia africana, la linguistica semitica e la sociologia. É autore di una biografia di Maometto, di un volume su Israele e il rifiuto arabo, 75 anni di storia, e sta preparando un Précis d’ethnologie du Proche-Orient e un saggio su Islam e marxismo.”,”VIOx-070-FL”
“RODNEY William”,”Soldiers of the International. A History of the Communist Party of Canada, 1919-1929.”,”William Rodney, Department of History Royal Roads Military College, Victoria, B.C.”,”CANx-007″
“RODOGNO Davide”,”Il nuovo ordine mediterraneo. Le politiche di occupazione dell’Italia fascista in Europa (1940-1943).”,”Ristampa 2014, edizione originale 2003 Davide Rodogno (1972) insegna Storia internazionale al Graduate Institute of International Studies di Ginevra. Tra i suoi libri: ‘Contro il massacro. Gli interventi umanitari nella politica europea’ (2012). “”Il «progetto imperiale» fascista di conquista e di dominazione del Mediterraneo in un’analisi fortemente innovativa che colma una lacuna nella storiografia relativa al regime e al ruolo dell’Italia nella seconda guerra mondiale”” (4° di copertina) “”Questo è lo stato degli europei: odio, odio, odio e sofferenza senza limiti. E non è che l’inizio di una crisi che, qualunque sia l’esito della guerra, lascerà cicatrici profonde negli animi delle genti europee. (…)”” Luca Pietromarchi, diario, 30 aprile 1942 (pag 229) “”Italiani brava gente? Se è vero che migliaia d’ebrei furono internati e non consegnati ai tedeschi, un numero rilevante fu respinto o allontanato oltre frontiera in tutti i territori occupati. Vi fu ‘brava gente’ che «salvò» perseguitati ebrei e d’altre confessioni religiose e nazionalità, ma non credo sia possibile affermare che gli ‘italiani’ furono ‘brava gente’ che non consegnò gli ebrei ai tedeschi per ragioni umanitarie. Dare risalto ad atti individuali per affermare che l’umanitarismo è un tratto peculiare del carattere nazionale italiano, asserire a priori l’impossibilità dell’italiano tipo di agire volontariamente contro gli ebrei sono affermazioni gratuite, prive di fondamento scientifico. D’accordo con Liliana Picciotto Fargion, penso che per troppo tempo si sia sistematicamente esaltata l’umanità italiana per insistere sulla crudeltà tedesca. Si è parlato d’antisemitismo all’italiana, di generosità del popolo, dimenticandosi delle responsabilità degli italiani. Non è compito di questa ricerca giudicare il comportamento degli italiani in generale, né delle migliaia di soldati che vissero e agirono nei territori conquistati. Questo capitolo si è limitato ad analizzare la politica d’occupazione italiana nei confronti degli ebrei. Più esattamente ha esaminato le decisioni prese dai generali, dai politici e da Mussolini che, come abbiamo visto, anche in questo frangente detenne una posizione centrale ed essenziale. Se si volesse suffragare la tesi dell’umanitarismo della politica italiana, bisognerebbe ammettere che i politici e i militari «salvarono» gli ebrei per ordine di Mussolini. Questa ipotesi è semplicemente assurda e smentita dai documenti. Altrettanto falsa è l’idea di una cospirazione dei vertici politici e militari italiani contro Mussolini. I dieci capitoli precedenti hanno dimostrato che essi lavorarono ‘towards the duce’ e non contro il duce. Invece, i motivi per i quali gli italiani non consegnarono una parte degli ebrei che si trovarono nei territori occupati, sono legati al contesto dell’occupazione, a motivi di prestigio e d’autorità sulle popolazioni e sui governi occupati e alla natura della relazione con i tedeschi. Inoltre, come ha rilevato Renzo De Felice, le leggi del 1938 non determinarono la fine del consenso verso il regime. Quindi, la presunta politica umanitaria non può essere spiegata come la reazione dei soldati italiani contro il regime. La reazione alle leggi antisemite fu assai poco incisiva; lo shock iniziale dovuto alla promulgazione delle leggi risvegliò soltanto le coscienze più sensibili, determinando, tutt’al più, un distacco psicologico dal regime o un intimo malessere (116). Probabilmente, la scelta di singoli individui di aiutare i perseguitati (ebrei e non ebrei) fu motivata da questo malessere, che si accrebbe notevolmente a causa della guerra e dello sfascio progressivo del regime e delle sue istituzioni”” (pag 476-477) [(116) De Felice, ‘Rosso e nero’, pp. 161-62]”,”ITAF-390″
“RODOLFO IL GLABRO, a cura di Guglielmo CAVALLO e Giovanni ORLANDO”,”Cronache dell’anno mille (Storie).”,”Rodolfo il Glabro, noto anche come Rodulphus o Radulphus Glaber, fu un monaco benedettino e cronista del XI secolo. Nacque in Borgogna intorno al 985. La sua vita fu segnata da frequenti cambiamenti di monastero, ma trovò accoglienza a Cluny, dove nel 1047 completò la scrittura delle sue Cronache o Storie, conosciute come Historiarum libri quinque. Quest’opera, scritta su invito di Guglielmo da Volpiano, non è solo un resoconto storico, ma ha anche un fine etico e morale123. (copil.)”,”STMED-101-FSD”
“RODOLICO Niccolò”,”I Ciompi. Una pagina di storia del proletariato operaio.”,”RODOLICO (Trapani 1873-Firenze 1969) volse i suoi primi interessi di studioso al Medioevo e in particolare alla Firenze del ‘300, distaccandosi nel trattare i problemi politico economici dall’impostazione del materialismo storico (‘Il popolo minuto’ (1898), ‘La democrazia fiorentina al suo tramonto’, (1905)). Si dedicò pure ai problemi politico-religiosi del ‘700 italiano (‘Stato e Chiesa durante la reggenza lorenese’ (1910). Dopo ‘I ciompi’ (1945), chiuse la sua esperienza di storico con la ‘Storia degli italiani’ (1954).”,”MITT-025 ITAG-028″
“RODOTA’ Carla”,”Storia della Corte Costituzionale.”,”Carla Rodotà si occupa di questioni istituzionali, che ha seguito per il quotidiano ‘Il Globo’ e ‘Repubblica’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Storia della legge truffa’ (1992).”,”DIRx-051″
“RODOTÀ Stefano, a cura; collaborazione di Margherita PELAJA e Gabriella BONACCHI; saggi di Paolo MARTELLI Anton LEIST Lorenzo TOMATIS Marina FRONTALI Anna Gioia JACOPINI Andrea NOVELLETTO Guido ALPA Helga KUHSE Giovanni BERLINGUER Volnei GARRAFA Elio SGRECCIA H. Tristram ENGELHARDT Michael LOCKWOOD Silvio GARATTINI Jacques N. BIOT Carlo FLAMIGNI Silvia VEGETTI FINZI Gerard HUBER Ursula WOLF Henri ATLAN Sebastiano MAFFETTONE Sergio BARTOLOMMEI Luisella BATTAGLIA Ferdinando M. AMMAN Alberto ALBERTINI Bernardini FANTINI Guy BRAIBANI John HARRIS Erhard DENNINGER Luigi LOMBARDI VALLAURI Catherine LABRUSSE-RIOU Paulo AMARANTE F. Roland SCHRAMM Maurizio MORI Stefano RODOTÀ”,”Questioni di bioetica.”,”Stefano Rodatà (Cosenza, 1933 – Roma, 2017) è stato professore ordinario di Diritto civile nell’Università La Sapienza di Roma.”,”SCIx-003-FMP”
“RODRIGO Javier”,”Vencidos. Violenza e repressione politica nella Spagna di Franco (1936-1948).”,”RODRIGO Javier ha conseguito ildottorato in storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha pubblicato ‘Los campos de concentración franquistas, entre la historia y la memoria’ (2005). E’ redattore della rivista ‘Spagna contemporanea’. La repressione franchista. “”Il sospetto e la repressione colpirono particolarmente i soldati che avevano combattuto nelle file dell’esercito repubblicano. Tornati alle loro case, dopo essere stati internati in un campo di concentramento o aver lavorato in un ‘Batallones de trabajadores’, erano obbligati a presentarsi alle autorità locali, davanti alle ‘Juntas de clasificaciónì (Commissioni di classificazione), secondo il principio, espresso da Franco, che “”chi non aveva le mani macchiate di sangue”” non aveva nulla da temere nella nuova Spagna fascista. Ma non era sempre così. I procedimenti avviati a carico degli ex prigionieri di guerra da parte dei tribunali militari, dopo il loro ritorno ai luoghi di origine, furono innumerevoli. Non c’era pietà per i vinti, e ciò consigliò molti ex prigionieri a cercare riparo nelle grandi città, dove era più semplice mantenere l’anonimato. La sorte che li poteva attendere era nota a molti di costoro, che avevano già sperimentato sulla propria pelle i metodi repressivi del vincitore, e saputo delle umiliazioni fatte subire alle proprie famiglie e avendo, in diversi casi, perduto i genitori, i fratelli o le mogli negli anni della guerra civile. La maggior parte di loro sapeva quale fosse l’accoglienza riservata ai “”rossi”” che tornavano a casa dopo aver combattuto per la Repubblica””. (pag 118-119)”,”MSPG-208″
“RODRIGO Javier”,”Vencidos. Violenza e repressione politica nella Spagna di Franco (1936-1948).”,”Javier Rodrigo ha conseguito ildottorato in storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha pubblicato ‘Los campos de concentración franquistas, entre la historia y la memoria’ (2005). E’ redattore della rivista ‘Spagna contemporanea’. ‘È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella di chi è conosciuto. Alla memoria dei senza nome è consacrata la costruzione storica’ (Walter Benjamin)”,”MSPG-004-FSD”
“RODRIGO Javier”,”La guerra fascista. Italia en la Guerra Civil española, 1936-1939.”,”Javier Rodrigo laureato in Storia nell’ Istituto Univeristario Europeo di Firenze è stato poi ricercatore presso l’ Università Autonoma di Barcellona in cui attualmente è professore di Storia contemporanea.”,”MSPG-014-FSD”
“RODRIGUES Edgar”,”Lavoratori italiani in Brasile. Un secolo di storia sociale dell’ altra Italia. Gli anarchici con le loro lotte, le loro esperienze, le loro attività, la loro stampa… dalla Colonia Cecilia, alla campagna per Sacco e Vanzetti fino all’ opposizione al fascismo.”,”RODRIGUES Edgar è nato a Lisbona nel 1921. Sottoposto a persecuzioni politiche, riesce a fuggire in Brasile nel 1951. Militante e studioso di formazione anarchica, ha pubblicato varie opere.”,”ANAx-142″
“RODRIGUES Edgar”,”Breve história do pensamento e das lutas sociais em Portugal.”,”RODRIGUES Edgar”,”MEOx-106″
“RODRIGUES Jacinto A.”,”Urbanisme et Revolution.”,”””La libération totale de l’humanité des chaînes forgées par le passé historique ne peut s’accomplir que par la suppression de l’opposition entre la ville et la campagne”” (Engels) (in apertura) Marx e Lenin sulla concentrazione del talento in alcuni individui e la passività delle masse. “”Or Lénine avait une préoccupation fondamentale qui échappa le plus souvent à ceux qui défendirent la rupture avec le passé. Il prétendait éliminer la ligne de démarcation entre le spécialiste et les masses. Dans “”L’Etat et la Révolution””, cette idée est approfondie. La préoccupation de lutter contre la division technique et sociale du travail y est une constante; et c’est là, à notre avis, que se trouve le noeud de la question. Marx l’avait dejà pressenti: “”La concentration exclusive du “”talent”” artistique chez quelques individus et corrélativement la passivité de la majorité, est une conséquence de la division du travail (…). Les raisons pour lesquelles un individu développe son talent ou non dépendent entièrement de la commande sociale, elle-même dépendante de la division du travail et du degré de culture atteint par les individus dans ces conditions”” (9). En 1919, Lénine lançait cette idée: “”Aujourd’hui l’une des tâches les plus importantes, sinon la plus importante, est de développer aussi largement que possible cette libre initiative des ouvriers, de tous les travailleurs et de touts les exploités en général, dans leur travail créateur en matière d’organisation. Il faut détruire à tout prix le vieux préjugé absurde, sauvage, infâme et abominable selon lequel seules les “”classes supérieures””, seuls les riches ou ceux qui ont passé par l’école de classes riches peuvent administrer l’Etat, organiser la construction de la société socialiste”” (10). En 1921, on entreprit même de faire passer cette directive dans la pratique. Un décret d’avril provenant du Conseil des Commissaires du Peuple se proposait concrètement de “”maintenir une liaison entre les institutions soviétiques et les larges masses travailleuses, et animer l’appareil soviétique éliminant ses éléments bureaucratiques”” (11)”” [Jacinto A. Rodrigues, ‘Urbanisme et Revolution’, Paris, 1973] [(9) in ‘L’Idéologie allemande’, Editions sociales, p. 433 et 434; (10) In Lénine, article publié dans la ‘Pravda’ du 20.1.1919, Oeuvres choisies, vol: 2, 1re partie. Editions de Moscou, p: 353; (11) in Marcel Liebman: ‘La révolution russe’, p. 398, Ed. Marabout, Paris, 1967]”,”RUSU-249″
“RODRIGUEZ Pepe”,”Verità e menzogne della Chiesa cattolica. Come è stata manipolata la Bibbia.”,”RODRIGUEZ, laureato in scienza dell’informazione, dottore di ricerca in psicologia, si è occupato particolarmente, anche nell’ambito di commissioni governative e parlamentari, delle tecniche di persuasione coercitiva utilizzate dalle sette religiose. Tra le sue opere ‘La vida sexual del clero’ (1995). Appendice: La ‘Taxa Camarae’ di Papa LEONE X (1517), uno dei punti più alti della corruzione umana (vendita indulgenze) Tesi: elementi paganesimo riproposti in dottrina Vangeli”,”RELC-046″
“RODRÍGUEZ Ricardo E.”,”La sfida di Bin Laden.”,”Ricardo E. Rodriguez, Cile 1946″,”TEMx-006-FL”
“RODRÍGUEZ Enrique Gracían”,”Von Neumann. La teoria dei giochi. Sasso, carta, teorema.”,”Enrique Gracían Rodriguez, laureato in scienze naturali, è un giornalista scientifico. “”E’ indubbio che le drammatiche circostanze in cui si ritrovò la comunità civile a causa della Seconda guerra mondiale ebbero una chiara influenza, non solo su Von Neumann, ma anche sulla maggior parte degli scienziati implicati, volontariamente o involontariamente, nell’applicazione delle proprie conoscenze all’industria bellica. Si è sempre dibattuto sulla valutazione delle responsabilità di uno scienziato di fronte alle possibili conseguenze sociali e politiche che possono portare le sue scoperte, conseguenze che incidono sulla nostra realtà quotidiana, nel momento in cui la scienza di trasforma in tecnologia. Ma è anche vero che nella ricerca atomica in cui Von Neumann fu tanto coinvolto, la barriera tra scienza e tecnologia era davvero ampia. Una volta egli dichiarò che una persona non aveva motivo di sentirsi responsabile dell’epoca e della società in cui gli era toccato vivere. Si è detto anche che Von Neumann avesse un orientamento di destra, vista la manifesta opposizione all’Unione Sovietica e alla diffusione delle ideologie comuniste, un’avversione che probabilmente si forgiò in gioventù, nell’Ungheria in subbuglio per l’azione del politico comunista ungherese Béla Kun e per il fatto di essere eletto e aver ereditato il timore di generazioni perseguitate dall’antisemitismo russo. Sembra certo che fu incline a schierarsi dalla parte dei “”falchi””, impegnandosi anima e corpo nell’esercito, e che in situazioni critiche poteva mettere da parte i suoi favoritismi politici e giocarsi la faccia per un amico, come dimostrò quando, in piena caccia alle streghe, Robert Oppenheimer, il direttore scientifico del ‘Progetto Manhattan’, fu portato davanti al Comitato per le attività antiamericane. Von Neumann, mettendo a rischio la sua reputazione, andò volontariamente a testimoniare in favore della sua innocenza e della sua lealtà”” (pag 10-11) (introduzione di Enrique Gracían Rodríguez)”,”SCIx-001-FGB”
“RODRIGUEZ-ARAUJO Octavio”,”Gauches et gauchisme. De la Première Internationale à Porto Alegre.”,”RODRIGUEZ-ARAUJO O. insegna all’Università nazionale autonoma del Messico. E’ autore di vari studi sociologici e collabora a La Jornada uno dei grandi quotidiani del Messico.”,”INTx-042″
“RODRÍGUEZ-GONZÁLEZ Agustín Ramón”,”Trafalgar y el conflicto naval Anglo-Español del siglo XVIII.”,”L’autore (1955) è uno storico e insegna nell’Universidad Complutense de Madrid.”,”QMIN-058-FSL”
“ROEDIGER David R., collaborazione di Elizabeth ESCH”,”Class, Race, and Marxism.”,”Nota su Engels (pag 20): Per il concetto marxista classico del termine ‘privilegio’ vedere Engels “”England in 1845 and 1885″”, scritto il 1° marzo 1885, marxist.org, ed Eric Hobsbawm “”Lenin and the ‘Aristocracy of Labor’, Monthly Review, 64, December 2012, originale 1970) David Roediger è Foundation Distinguished Professor of American Studies and History at Kansas University. Ha pubblicato ‘Our Own Time: A History of American Labor and the Working Day’ (con Philip S. Foner), ‘How Race Survived US History’, ‘The Wages of Whiteness: Race and the Making of the American Working Class’.”,”MUSx-324″
“ROEHRSSEN Carlo”,”L’ anarchismo nello Stato moderno.”,” “”(…) comunque è certamente dato affermare che da Hobbes a Carl Schmitt lo stato è sempre stato visto come il garante della pace interno, cioè a dire nell’ ambito del territorio statale. Inutile aggiungere che è sempre stato visto così da coloro che ritenevano lo stato necessario; non invece, a partire dalla metà del XIX sercolo, da coloro che hanno criticato l’ istituzione statale proprio sotto questo profilo. Nè d’altro canto varrebe obiettare che tale monopolio dell’ uso legittimo della forza fisica, nato storicamente con l’ assolutismo regio, può pcomunque dar luogo a fenomeni di oppressione totalitaristica. L’ assolutismo monarchico europeo a partire dal ‘500 è infatti un fenomeno di transizione del frazionamento medievale al moderno stato borghese, fenomeno nel corso della cui vita, se si guarda alle forze reali e non alle formule ideologiche, assistiamo al sorgere e all’ assestarsi della borghesia mercantile ed è proprio in ragione di ciò che si può dire essere stato un fenomeno di pacificazione interna e di riduzione del ricorso alla violenza””. (pag 23-24)”,”ANAx-236″
“ROEHRSSEN Carlo”,”Analisi dell’anarchismo nello Stato moderno.”,”Carlo Roehrssen, Professore incaricato nell’Università di Genova.”,”ANAx-001-FPB”
“ROEMER John E.”,”Un futuro per il socialismo.”,”Una forma moderna di socialismo, una società capace di coniugare uguaglianza e libero mercato, un ‘socialismo di mercato’ democratico, efficiente, giusto; questa la sfida di John Roemer. Riprendendo le tesi sostenute negli anni trenta da Oskar Lange e Friedrich Hayek sulla possibilità di conciliare pianificazione centrale e mercato, e mettendo a frutto la lezione della storia nei paesi del socialismo reale (dalla Repubblica democratica tedesca all’Unione Sovietica, alla Iugoslavia), Roemer rivitalizza alcune fondamentali questioni di economia politica, portandole a un alto grado di elaborazione alla luce della moderna teoria della giustizia. John E. Roemer è professore di economia all’Università della California, a Davis. É una delle figure più autorevoli e più note della sinistra americana.”,”TEOS-035-FL”
“ROETT Riordan”,”The new Brazil.”,”ROETT Riordan è Sarita e Don Johnston Professor nella Paul H. Nitze School of Advanced International Studies alla Johns Hopkins University. Studia l’America Latina.”,”AMLx-128″
“ROGARI Sandro”,”Alle origini del trasformismo. Partiti e sistema politico nell’Italia liberale.”,”ROGARI (Firenze, 1947), insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Univ di Firenze. E’ autore tra l’altro di: – Cultura e istruzione superiore a Firenze. Dall’Unità alla grande guerra. FIRENZE. 1991 – Proprietà fondiaria e modernizzazione. La societù degli agricoltori italiani, 1895-1920. MILANO. 1994 – Rappresentanza Corporazione Conflitto. Ceti e figure dell’Italia rurale fra Otto e Novecento. FIRENZE. 1998 Ha curato: -Carteggi Panziniani: Panzini e Prezzolini, 1911-1937. RIMINI. 1990 -Francesco Borgatti. Discorsi parlamentari. FIRENZE. 1997 E’ responsabile della ‘Rassegna storica toscana’. Tesi: costante ricerca del ‘grande centro’ nella formazione di maggioranze e governi”,”ITAA-022″
“ROGARI Sandro”,”Sindacati e imprenditori. Le relazioni industriali in Italia dalla caduta del fascismo a oggi.”,”Sandro ROGARI (Firenze, 1947) è docente di storia contemporanea e preside della facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’ Università di Firenze. E’ autore di numerose pubblicazioni (v. retrocopertina). “”Il giorno dopo (la marcia dei 40 mila ndr) Lama, Carniti e Benvenuto presero atto della sconfitta. L’ accordo accoglieva in toto le richieste FIAT. Quando l’anno dopo Romiti decise di chiudere la fabbrica storica del Lingotto, licenziando gli ultimi addetti che vi lavoravano, il sindacato subì senza reagire, nonostante le diverse aspettative della dirigenza FIAT”” (pag 237).”,”MITT-133″
“ROGARI Sandro”,”Alle origini del trasformismo. Partiti e sistema politico nell’Italia liberale, 1861-1914.”,”Sandro Rodari (Firenze, 1947) insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze.”,”ITAA-005-FL”
“ROGARI Marco”,”Burocrazia fuorilegge. Peripezie di cittadini e imprese assediati dal “”gigante di carta bollata””.”,”Marco Rogari (Francia, 1962) è un giornalista parlamentare. Lavora presso la redazione romana del ‘Sole 24 Ore’ e si occupa di problemi della pubblica amministrazione. – Dopo oltre 30 anni dalla sua entrata in vigore, l’ autocertificazione è usata da meno del 60% degli italiani – Due settimane lavorative all’anno perse in file e adempimenti burocratici – La durata media delle code agli sportelli è di circa 45 minuti – Dai 1500 ai 2000 miliardi (di lire) spesi annualmente dagli italiani per i soli certificati di natura “”anagrafica”” o attestati la situazione personale e civile – Quasi un milione di posti di lavoro congelati dalla burocrazia tra il 1990 e il 1999 ovverno nel decennio della grande riforma – Oltre 30 mila miliardi di risorse pubbliche risucchiati dagli sprechi burocratici nella gestione delle forniture per gli uffici – Una massa di circa 35.000 leggi in vigore regola la pubblica amministrazione.”,”ITAP-009-FB”
“ROGARI Sandro”,”Santa Sede e fascismo. Dall’Aventino ai Patti Lateranensi.”,”””Alla fine di agosto del 1928 le questure di queste località (Saluzzo, Fossano, Alba, ndr) diffidavano questi settimanali cattolici dal pubblicare il listino del Mercuriale, il bollettino dello stato civile, l’orario delle ferrovie e del tram, gli annunci economici e reclamistici, oltre alle note di politica, di cronaca, di varietà. In conclusione, era precluso a questi fogli di pubblicare qualunque notiozia che non fosse di argomento strettamente religioso o di Azione Cattolica. Era un modo per uccidere il giornale, non solo perché se ne ostacolava la diffusione privandolo di tutta una serie di informazioni e di servizi che lo rendevano utile ed interessante a svariate categorie di lettori, ma anche perché, impedendo la pubblicazione di annunci pubblicitari, si chiudeva un capitolo d’entrata quasi sempre decisivo per l’economicità della gestione”” (pag 227)”,”RELC-415″
“ROGER Michel”,”Histoire de la “”Gauche”” italienne dans l’émigration. 1. 1926-1945.”,”””E’ questo carattere d’ emigrante degli operai italiani che costituisce l’originalità della “”sinistra italiana”” e la sua forza poichè essa potrà sopravvivere in più paesi appoggiandosi agli operai immigrati. E’ anche questo aspetto che spaventerà la direzione dell’Internazionale e Togliatti alla morte di Lenin”” (da introduzione pag XIV)”,”MITC-116-B”
“ROGERS Clifford J. a cura; saggi di Michael ROBERTS Geoffrey PARKER Clifford J. ROGERS Jeremy BLACK John A. LYNN Colin JONES Thomas E. ARNOLD David A. PARROTT Simon ADAMS I.A.A. THOMPSON John F. GUILMARTIN”,”The Military Revolution Debate. Readings on the Military Transformation of Early Modern Europe.”,”Clifford J. Rogers è Olin Fellow in Military and Strategic History alla Yale University.”,”QMIx-106-FSL”
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria 1881 – 1917.”,”Zarismo, ministri dello Zar, burocrati poliziotti e dipendenti pubblici, contadini e nobiltà problemi della Russia rurale, povertà e progresso, impero fuori dei confini: la politica estera fino al 1905, impero all’interno: i non-russi, rivoluzione 1905, 1° GM, rivoluzione febbraio e ottobre 1917.”,”RUSx-008″
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria 1881-1917.”,”ROGGER insegna storia alla Univ of California di Los Angeles. E’ autore di ‘Jewish Policies and Right-Wing Politics in Imperial Russia’ (1986)”,”RIRx-032-FL”
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria, 1881-1917.”,”Rogger insegna storia alla Univ of California di Los Angeles. E’ autore di ‘Jewish Policies and Right-Wing Politics in Imperial Russia’ (1986)”,”RIRx-001-FC”
“ROGGERO Roberto”,”Oneri e onori. Le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia.”,”Roberto Roggero è giornalista e ricercatore storico, vive e lavora a Genova, ha scritto articoli e firmato diversi reportages. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni fra cui ‘L’ultimo fronte occidentale: dalla Normandia al Reno’, Greco e Greco, 2002 (saggio storiografico su diversi aspetti militari) Ampie notizie biografiche nell”indice dei nomi principali’ Considerazioni sulla reazione italiana allo sbarco in Sicilia (pag 55) “”La liberazione dell’isola aveva impegnato due armate alleato per 40 giorni, contro un numero decisamente meno consistente di difensori, i quali avevano sfruttato le asperità del paesaggio per mettere in atto una efficace difesa. Molti capisaldi avevano resistito fino al completo esaurimento di viveri e munizioni, anche dopo la morte dei loro comandanti, sostituiti, con indubbie capacità, da sottoufficiali e, non di rado, da semplici soldati, seocndo le testimonianze degli stessi alleati. La diceria che in Sicilia i soldati italiani non avrebbero combattuto o avrebbero opposto una resistenza simbolica, è pura invenzione. È semmai vero il fatto che, nonostante fossero armati di ferrea volontà di resistere, non ne hanno avuto la possibilità materiale, specie dopo la presa di Palermo, che offre agli alleati l’occasione di ricevere rinforzi a ritmi sostenuti, mentre calano paurosamente, fino all’annullamento, le medesime nei confronti dei difensori, se si fa eccezione per le aliquote delle divisioni 1ª Fallschirmjager’ e 29ª Panzer. Fuori di dubbio è poi la netta superiorità degli alleati in fatto di dotazioni, artiglieria, munizioni e carri armati, specie nelle battaglie della prima settimana per la liberazione del territorio di Pachino, Punta Castellazzo e Marzamemi, dove sbarcano la 231ª brigata Malta (protagonista della eroica resistenza dell’isola, nei difficili mesi del ’41 e ’42) e tutto il 30° Corpo britannico, di fronte al quale il 243° battaglione costiero italiano, un’unica compagnia del 542°, quattro batterie di artiglieria leggera e due compagnie di mitraglieri, non avevano potuto opporre particolare resistenza, specia davanti ai possenti cannoni delle navi da battaglia”” (pag 55)”,”QMIS-337″
“ROGGERO Elio”,”La secolarizzazione controversa.”,”E. Roggero, Milano, 1937, si è occupato da anni di storia del pensiero sociologico e collabora a riviste specializzate. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’attualità di August Comte’. “”Il non adeguarsi al ritmo della città terrena da parte delle leggi della religione porta questa ad affermarsi nell’opposizione e ad essere di peso per un mondo che a tutt’altro si ispiri”” (Sant’Agostino, ‘De civitate Dei’, XIX, 17, (P.L. t. 41, pp. 645-646) (in apertura)”,”STOx-021-FMB”
“ROGGI Piero”,”Scelte politiche e teorie economiche in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Pietro Roggi è nato a Firenze nel 1941, dove ha insegnato come professore ordinario, Storia del pensiero economico italiano presso la Facoltà di Economia e Commercio.”,”ITAE-097-FP”
“ROGNIAT Joseph, Baron Liutenant-Général”,”Considérations sur l’art de la guerre.”,” Sul fattore morale delle truppe, l’arte di ispirare coraggio ai soldati (pag 405-) Grandi operazioni della guerra offensiva in Europa. Importanza di assicurare le comunicazioni alla linea di operazioni. Errori delle campagne di Napoleone (Mosca, Sassonia, Austerlitz). Confronto tra la spedizione di Napoleone in Italia e quella di Annibale attraverso il San Bernardo contro Roma. (pag 439-) Nota sull’esercito romano (pag 512)”,”QMIx-004-FSL”
“ROGNONI Andrea ARCIONI Marco F., redazione di Alda GALLERANO”,”Altre Italie. Tradizioni e costumi delle minoranze etniche italiane.”,”Andrea Rognoni (1956) milanese, è autore di pubblicazioni etnografiche, e redattore per diversi anni della rivista ‘Etnie’. Marco Arcioni (1956) ha collaborato con la Zanichelli per la realizzazione di due testi di geografia. “”Se è vero che una lingua è un dialetto che ha avuto fortuna, di certo la ‘langue d’Oc’ di fortuna ne ha avuta davvero poca. È infatti parlata o compresa da milioni di persone, praticamente da tutto il sud della Francia (Delfinato meridionale, Alvernia, Provenza, Linguadoca, Guienna, Guascogna, Limosino); dalla valle guascone di Aran in Spagna, da tredici valli cisalpine in territorio italiano: ciononostante, non è mai stata una lingua nazionale. Le popolazioni di lingua d’Oc, al di qua e al di là delle Alpi, erano originariamente Liguri o ‘Ligures capillati’ come erano chiamati dai Romani, autoctoni a cui si sovrappone fra il 600 e il 400 a.C. una migrazione di Celti. Gli stessi Romani (che avevano compiuto diversi massacri a danno di questa popolazione) riconobbero la loro unità; infatti, secondo la divisione amministrativa in undici regioni operata da Augusto, il confino della ‘IX regio italica’ (Piemonte meridionale e Liguria) praticamente escludeva tutte le vallate alpine che verranno assegnate alle Gallie”” (pag 89)”,”ITAS-006-FGB”
“ROGOVIN Vadim Zakharovich”,”Stalin’s Terror of 1937-1938. Political Genocide in the USSR.”,”ROGOVIN Vadim Zakharovich (1937-1998) laureato in scienze filosofiche e ricercatore all’Istituto di sociologia dell’Accademia russa delle scienze a Mosca. Autore di molti lavori e mnonografie in particolare sul regime staliniano. Molte foto di vari esponenti vittime dello stalinismo (tra cui foto di Munzenberg (pag 311)) L’autore non cita Sapronov. Colpite anche le famiglie degli staliniani “”Many foreign communists, who were not touched by the Stalinist repressions, were forced to reconcile themselves to persecution of members of their families, without even daring to ask about the fate of the latter. Paolo Robotti – the son-in-law of Togliatti – was arrested in 1938 and tortured in prison. Kuusinen’s wife spent 17 years in exile in Siberia, and his son was arrested”” (pag 316)”,”RUSS-234″
“ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch a cura; saggi di Jonathan FRANKEL Israel GETZLER Donald J. RALEIGH Rex A. WADE Allan WILDMAN John CHANNON Diane P. KOENKER William G. ROSENBERG David MANDEL Ziva GALILI Ronald Grigor SUNY Stephen F. JONES Ingeborg FLEISCHHAUER Neil HARDING Robert SERVICE John KEEP D.A. LONGLEY Edward ACTON Baruch KNEI-PAZ”,”Revolution in Russia: Reassessments of 1917.”,”ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch, The Hebrew University of Jerusalem Dedica a Israel Getzler dai suoi colleghi e amici Saggi di Jonathan FRANKEL Israel GETZLER Donald J. RALEIGH Rex A. WADE Allan WILDMAN John CHANNON Diane P. KOENKER William G. ROSENBERG David MANDEL Ziva GALILI Ronald Grigor SUNY Stephen F. JONES Ingeborg FLEISCHHAUER Neil HARDING Robert SERVICE John KEEP D.A. LONGLEY Edward ACTON Baruch KNEI-PAZ Edith Rogovin Frankel Direttore del Marjorie Marock Center for Soviet and European Research alla Hebrew University in Gerusalemme. Ha curato: ‘The Soviet Germans: Past and Present’ Jonathan Frankel, insegna storia moderna russa alla Hebrew Univ. di Gerusalemme. Ha pubblicato ‘Vladimir Akimov on the Dilemma of Russian Marxism 1898-1903′. Baruch Knei-Paz insegna scienze politiche alla Hebrew Univ. di Gerusalemme. E’ autore di un volume sul pensiero politico e sociale di Trotsky. Lenin, la Comune di Parigi e i Soviet operai russi “”It was in this intellectual context that Lenin began his feverish researches into the works of Marx and Engels that were, eventually, to be published as ‘The State and Revolution’. By March of 1917 he had arrived at the ‘idée fixe’ that was to guide him for the rest of the year. As the Commune had, for Marx, represented the inspired antidote to the suffocating bureaucratic militarism of Louis Bonaparte’s imperial régime, so its contemporary manifestation – The Soviet / Commune form – was the antidote to the threatening totalitarianism of state capitalism. Both were the spontaneous creations of ordinary working men roused to creativity by the necessities of their situation moments of acute crisis. The Russian workers in their soviets had ‘in practice’ revived the institutions and practices of 1871. Lenin saw his task as fortifying and strengthening their resolve by rescuing from the oblivion into which they had fallen Marx’s fulsome and extensive writing on the Paris Commune. It was his role to provide a cohesive theoretical justification for soviet power, to end the dangerous ambiguities of dual power by firing his supporters with the confidence to smash the old state structures and to rely exclusively on the Soviet / Commune form as the only one appropriate to save Russia from ruin, thus securing the conditions for an advance towards socialism. By the time he wrote his ‘Letter from Afar’ (in March) Lenin had already come to these extraordinary radical conclusions. In the first three months of 1917 his thought had moved with astonishing rapidity and he had arrived at the slogans and the strategy that were (apart from amplification) to serve him and the Bolshevik Party for the rest of the year. It was in the third of his ‘Letter from Afar’ written from Zurich on 11 March 1917 (11), that Lenin first conflated the soviets with the Commune and outlined the programme that so stunned his Bolshevik colleagues in Russia that they refused to publish it in ‘Pravda’. It was the idea of the Commune that distinguished Lenin’s conception of the prospects of the Russian revolution throughout 1917.«Only the Commune can save us. So let us all perish, let us die but let us set up the Commune» (12). It was a conception that was unique to him”” [(11) Lenin, ‘Collected Works’, Vol. XXIII, p. 320-39; (12) Lenin, ‘Collected Works’, vol. XXV, p. 313] [Neil Harding, ‘Lenin, socialism and the State in 1917’ ] [(in) Edith Rogovin Frankel Jonathan Frankel Baruch Knei-Paz, a cura, ‘Revolution in Russia: Reassessments of 1917′, Cambridge, 1992] (pag 292-293) “”E’ in questo contesto intellettuale che Lenin inizia le sue ricerche febbrili sulle opere di Marx ed Engels che poi alla fine saranno pubblicate con il titolo di ‘Stato e rivoluzione ‘. Nel marzo del 1917 era arrivato alla idea cardine che lo avrebbe guidato per il resto dell’anno, che come la Comune aveva, per Marx, rappresentato l’antidoto al militarismo burocratico soffocante del regime imperiale di Luigi Bonaparte, la sua attuale manifestazione – il Soviet / la forma Comune – era l’antidoto al minaccioso totalitarismo del capitalismo di stato. Entrambe erano le creazioni spontanee di lavoratori risvegliati alla creatività dalle necessità della loro situazione fatta di momenti di crisi acuta. Gli operai russi nei loro soviets avevano ‘nella pratica’ fatto rivivere le istituzioni e le pratiche del 1871. Lenin ha visto il suo compito di fortificare e rafforzare la loro determinazione salvando dall’oblio in cui erano caduti gli scritti ammirati ed estesi di Marx sulla Comune di Parigi. Era il suo ruolo quello di fornire una giustificazione teorica coerente per il potere sovietico, di porre fine alle ambiguità pericolose di un dualismo di potere esaltando i suoi sostenitori con la fiducia di distruggere le vecchie strutture statali e di fare affidamento esclusivamente sulla forma / Comune Sovietica come l’unica adeguata forma per salvare la Russia dalla rovina, assicurando così le condizioni per un progresso verso il socialismo. Dal tempo in cui ha scritto il suo ‘Lettere da lontano’ (in marzo) Lenin era già giunto a queste straordinarie conclusioni radicali. Nei primi tre mesi del 1917 il suo pensiero si era mosso con una rapidità sorprendente e lui era arrivato agli slogan e alla strategia che sono stati (a parte l’amplificazione) utili a lui e al partito bolscevico per il resto dell’anno. E ‘stato nella terza delle sue ‘Lettere da lontano’ scritta da Zurigo il 11 Marzo 1917 (11), che Lenin per la prima volta fonde il Soviet con il Comune e delinea il programma che ha così sbalordito i suoi colleghi bolscevichi in Russia, che si sono rifiutati di pubblicarlo sulla ‘Pravda’. E ‘stata l’idea del Comune che ha contraddistinto la concezione di Lenin sulle prospettive della rivoluzione russa nel corso del 1917. “”Solo la Comune ci può salvare. Periremo tutti, moriremo tutti, ma realizziamo la Comune”” (12). Era una concezione che era unicamente sua”””,”RIRO-444″
“ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch, Contributors di ACTON Edward CHANNON John FLEISCHHAUER Ingeborg GALILI Ziva GETZLER Israel HARDING Neil JONES Stephen F. KEEP John KOENKER Diane P. LONGLEY David MANDEL David RALEIGH Donald J. ROSENBERG William G. SERVICE Robert SUNY Ronald Grigor WADE Rex A. WILDMAN Allan”,”Revolution in Russia. Reassessments of 1917.”,”Edith Rogovin Frankel is Director of the Marjorie Mayrock Center for Soviet and East European Research at the Hebrew University of Jerusalem. She has published Novy Mir: A Case Study in the Politcs of Literature and, as editor, The Soviet Germans: Past and Present. Jonathan Frankel teaches Modern Jewish and Modern Russian History at the Hebrew University of Jerusalem. He has published Vladimir Akimov on the Dilemma of Russian Marxism 1898-1903 and Prophecy and Politics: Socialism, Nationalism and the Russian Jews 1862-1917. Baruch Knei-Paz teaches Political Science at the Hebrew University of Jerusalem. He is the author of The Social and Political Thought of Leon Trotsky. List of illustrations, List of contributors, Preface, Glossary, Introduction, Notes, Table, foto, Index,”,”RIRO-127-FL”
“ROGOVIN Vadim Z.”,”1937. Stalin’s Year of Terror.”,”Vadim Zakharovich Rogovin is a Doctor of Philosophical Sciences and leading researcher at the Institute of Sociology of the Russian Academy of Sciences in Moscow. He is the author of 250 scholarly works, including eight monographs on problems of social policy, the history of social thought and the history of political movements in the former USSR. Dr. Rogovin has presented lectures all over the world about the socialist-based opposition to the Stalinist regime. Foreword, Introduction, Notes, Illustration, Name Index, Subject Index,”,”RUSS-088-FL”
“ROGOVIN Vadim Z.”,”Bolsheviks Against Stalinism, 1928-1933. Leon Trotsky and the Left Opposition.”,”Vadim Rogovin (1937-1998), laureato in Scienze filosofiche e principale ricercatore all’Istituto di Sociologia dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Ha pubblicato moltissimi lavori (250) incluse otto monografie su problemi di politica sociale, di storia pensiero sociale e storia dei movimenti politici durante la prima fase dell’Urss. Dal 1991 al 1998 ha scritto uno studio in sette volumi ‘Was There an Alternative?’ che esaminava la lotta dell’ Opposizione di Sinistra guidata da Trotsky contro la degenerazione staliniana del regime sovietico. Questo libro è il secondo volume della serie. Nell’indice de nomi non si cita Tukhachevskij e la questione militare”,”TROS-379″
“ROGOVIN Vadim Z.”,”Was There an Alternative? 1923-1927. Trotskyism: A Look Back Through the Years.”,”Vadim Zakharovich Rogovin (1937-1998) era laureato in scienze filosofiche ed era ricercatore presso l’ Institute of Sociology of the Russian Academy of Sciences di Mosca. È autore di 250 lavori scientifici, incluse otto monografie su problemi di politica sociale, e storia dei movimenti politici in Urss. Si è dedicato negli ultimi anni alla opposizione socialista al regime stalinista. Profili biografici dei principali protagonisti (pag 519-547) (Selected Biographical Notes)”,”TROS-381″
“ROHR Jean”,”La Suisse contemporaine. Societé et vie politique.”,”Quest’opera è stata pubblicata sotto la direzione di Alfred GROSSER. L’A è Maitre-assistant all’Univ Paris-I.”,”EURx-081″
“ROHWER Jim”,”Asia Rising. Why America Will Prosper as Asia’s Economies Boom.”,”ROHWER Jim è un ex corrispondente ed Executive Editor dell’ Economist ed attualmente direttore e Chief Economist per l’ Asia per CS First Boston in Hong Kong Concorrenza Corea del Sud e Giappone per il mercato cinese. “”Yet if the ‘chaebol’are to establish themselves as a significant business force throughout Asia, they are going to have to reshape a lot of their traditional management and organizational systems. The management structures of the chaebol tend to be hugely different from those of their Japanese counterparts. The Korean conglomerates were mostly founded forty-odd years ago by entrepreneurs, and in many ways they are in essence a family-run entrepreneurial business grown huge on the back of a rigid bureaucratic structure. Such a structure – albeit Chinese in spirit – creates difficulties of its own for non-Chinese firms trying to compete in the Chinese parts of Asia. But the bigger problem for the chaebol is that much of Korean business strategy, and indeed most of the industries in which the big Korean firms concentrate, duplicate the strategy and lines of emphasis of their Japanese competitors””. (pag 225)”,”ASIE-019″
“ROHWER Jürgen”,”War at Sea, 1939-1945.”,”ROHWER Jürgen”,”QMIS-143″
“ROHWER Jürgen a cura; saggi bibliografici di P. DENNIS J. GREY P. LEFEVRE A.O. SALDAHNA DA GAMA B. THOß F. ASKGAARD W. GUTSCHE H. OTTO E. ELFVENGREN M. SPIVAK M.M. SIMPSAS P. SIMKINS P. CALLAN J.L. WALLACH G. ROCHAT Y. HIROSHI H. SUMIO A. KANJI T. HISASHI P. OPACIC T.M. BAH O.A. COOKE J.K. PARK W. CAPPERS P. KAMPHUIS S.E. GRIEG SMITH J.C. ALLMAYER-BECK P. BROUCEK M. RAUCHENSTEINER P. STAWECKI G. TUDOR K.R. BÖHME W.M. CARLGREN Y. YÜCEL M. FARKAS A.P. ZILIN J. KIPP”,”Neue Forschungen zum Ersten Weltkrieg. Literaturberichte und Bibliographien von 30 Mitgliedstaaten der “”Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée””.”,”ROHWER Jürgen saggi bibliografici di P. DENNIS J. GREY P. LEFEVRE A.O. SALDAHNA DA GAMA B. THOß F. ASKGAARD W. GUTSCHE H. OTTO E. ELFVENGREN M. SPIVAK M.M. SIMPSAS P. SIMKINS P. CALLAN J.L. WALLACH G. ROCHAT Y. HIROSHI H. SUMIO A. KANJI T. HISASHI P. OPACIC T.M. BAH O.A. COOKE J.K. PARK W. CAPPERS P. KAMPHUIS S.E. GRIEG SMITH J.C. ALLMAYER-BECK P. BROUCEK M. RAUCHENSTEINER P. STAWECKI G. TUDOR K.R. BÖHME W.M. CARLGREN Y. YÜCEL M. FARKAS A.P. ZILIN J. KIPP”,”QMIP-088″
“ROIES Albert”,”Lectura de Marx por Althusser.”,”Albert ROIES è nato a Lerida nel 1946. Questo è il suo primo libro. Marx, scientifico: concetto di “”rottura””. “”Questo capitolo terzo è dedicato esclusivamente allo scopo di di chiarire questa “”rottura”” di Marx ed Engels, questa “”liquidazione della nostra coscienza filosofica anteriore”” (1). (…) Questo “”stacco”” della produzione specifica di Marx rispetto alle forme premarxiste del suo pensiero si realizza su due fronti: a) sul terreno della sua critica alla economia politica borghese (…). b) sul terrno della “”teoria”” come tale, stabilendo un nuovo sistema concettuale (materialismo dialettico), adatto per la comprensione autentica del meccanismo di sviluppo evolutivo della società umana (…)””. (pag 71-72) (1) sono le parole di Marx nella prefazione alla ‘Critica dell’ economia politica del 1859 riferentesi al senso de ‘La ideologia tedesca’ del 1846, inedita in vita di Marx”,”TEOC-335″
“ROIG Charles”,”La grammaire politique de Lenine. Formes et effets d’un discours politique.”,”ROIG ha compiuto i suoi studi all’Univ di Algeri e poi di Parigi. Laureato in diritto, insegnante e ricercatore all’Univ di Grenoble e al Centre National de la Recherche Scientifique prime di esercitare all’ Univ di Geneve dal 1971, Professore invitato in diverse università americane (Chicago, Mit), studia l’analisi di sistema e la determinazione simbolica delle azioni e dei comportamenti.”,”LENS-090″
“ROJAS Carlos a cura; scritti di Diego ABAD DE SANTILLAN José Antonio DE AGUIRRE Julio Alvarez DEL VAYO Manuel AZAÑA Julian BESTEIRO Lluis COMPANYS Julian GORKIN Jesus HERNANDEZ Dolores IBARRURI Francisco LARGO CABALLERO Indalecio PRIETO Bruno ALONSO Segismundo CASADO Enrique CASTRO DELGADO Valentin GONZALEZ Ignacio HIDALGO DE CISNEROS Enrique LISTER José MIAJA Jesus PEREZ SALAS Vicente ROJO Rafael ALBERTI Max AUB Francisco AYALA Arturo BAREA Agusti BARTRA Pau CASALS Leon FELIPE Miguel HERNANDEZ Angel Maria DE LERA Antonio MACHADO John DOS-PASSOS Ilya EHRENBURG Ernest HEMINGWAY Arthur KOESTLER Mijail KOLTSOV Luigi LONGO André MALRAUX Pietro NENNI Pablo NERUDA George ORWELL”,”Porqué perdimos la guerra. Antologia de testimonios de los vencidos en la contienda civil.”,”ROJAS Carlos nato a Barcellona (1928) si è laurato in lettere e filosofia all’ Università di Barcellona. Ha insegnato negli Stati Uniti dove ha pubblicato alcuni libri. Scritti di Diego ABAD DE SANTILLAN José Antonio DE AGUIRRE Julio Alvarez DEL VAYO Manuel AZAÑA Julian BESTEIRO Lluis COMPANYS Julian GORKIN Jesus HERNANDEZ Dolores IBARRURI Francisco LARGO CABALLERO Indalecio PRIETO Bruno ALONSO Segismundo CASADO Enrique CASTRO DELGADO Valentin GONZALEZ Ignacio HIDALGO DE CISNEROS Enrique LISTER José MIAJA Jesus PEREZ SALAS Vicente ROJO Rafael ALBERTI Max AUB Francisco AYALA Arturo BAREA Agusti BARTRA Pau CASALS Leon FELIPE Miguel HERNANDEZ Angel Maria DE LERA Antonio MACHADO John DOS-PASSOS Ilya EHRENBURG Ernest HEMINGWAY Arthur KOESTLER Mijail KOLTSOV Luigi LONGO André MALRAUX Pietro NENNI Pablo NERUDA George ORWELL.”,”MSPG-114″
“ROKITJANSKIJ Jakov Grigor’evic HEDELER Wladislaw HECKER Rolf FLORATH Bernd BEHRENDT Lutz Dieter MÜLLER Reinhard JÄGER SENELINA Ol’ga Konstantinovna”,”Stalinismus und das Ende der ersten Marx-Engels-Gesamtausgabe (1931-1941). Dokumente über die politische Säuberung des Marx-Engels-Instituts 1931 und zur Durchsetzung der Stalin’schen Linie am vereinigten Marx-Engels-Institut beim ZK der KPdSU aus dem ‘Russischen Staatlichen Archiv für Sozial-und Politikgeschichte Moskau.”,”IMEL Istituto Marx Engels Lenin.”,”RJAx-017″
“ROLAND Jeanne-Marie, a cura di Mme CARETTE-BOUVET”,”Madame Roland.”,”Salendo sul patibolo: ‘O Liberté, que de crimes on commet en ton nom!”” (pag XXXVIII) La viscontessa Marie-Jeanne Roland de la Platière, nata Manon Philipon, chiamata spesso Madame Roland o Manon Roland (Parigi, 17 marzo 1754 – Parigi, 8 novembre 1793), fu moglie e consigliera di Jean Marie Roland visconte de la Platière (1734-1793), ministro degli Interni di Luigi XVI. Animatrice culturale dei salotti girondini (era nota come “”La Musa dei Girondini””). Dopo la caduta dei girondini, venne arrestata e condannata a morte: condotta alla ghigliottina, passando dinanzi alla statua della Libertà avrebbe pronunciato la celebre frase: (FR) « Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom! » (IT) « O Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome! » Il marito che era riuscito a sfuggire alla ghigliottina si suicidò pochi giorni dopo la morte della moglie.”,”FRAR-392″
“ROLL Eric”,”Storia del pensiero economico.”,”Eric Roll nato nel 1907 si laurea nel 1930 in Economia alla Università di Birmingham. Dal 1935 al 1948 è professore di Economia e Commercio alla Università di Hull. Dal 1946 al 1963 ricopre varie cariche ai ministeri dell’Alimentazione e del Commercio. Nel 1964 viene nominato Sottosegretario di Stato permamente per gli Affari economici. ‘Debolezze teoriche’ nella teoria economica di Marx fanno sentire il loro peso sulla teoria del plusvalore (pag 293) Poco prima dell’inizio della guerra si cominciava ad avvertire l’influenza dell’analisi svolta da Keynes intorno alle relazioni tra reddito, consumi, risparmio e investimenti (pag 527)”,”ECOT-002-FC”
“ROLL Erich”,”Storia del pensiero economico.”,”Erich Roll, presidente del Comitato economico dell’ OECE. Espansione del capitalismo industriale. Mercato interno ed estero. “”Lo sviluppo di questo processo creò non soltanto industriali e salariati; esso fornì anche il mercato per l’industria capitalistica. La distruzione del laboratori domestico sia nelle città che nelle campagne e la commercializzazione dell’agricoltura crearono la domanda che doveva assorbire i prodotti delle fabbriche. Sulla base di questo mercato interno – la cui espansione completò il processo di separazione tra agricoltura e industria – il capitalismo industriale poteva rivolgersi di nuovo al commercio estero che era stato uno degli elementi del suo sviluppo”” (pag 110)”,”ECOT-037-FF”
“ROLLA Michele”,”Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima guerra mondiale e la “”Vittoria Mutilata””. La politica estera italiana e lo scenario egeo-balcanico dal Patto di Londra al Patto di Roma (1915-1924).”,”Alla Conferenza di Parigi del 1919: maggioranza a tre precostituita Lloyd-George Clemenceau Wilson contro il rappresentante italiano, tra i 28 minori non ammesso il Montenegro uno dei primi ad entrare in guerra (c’era Cuba e il Siam!). Si discusse il concetto di “”nazionalità””. Lo storico della diplomazia Amedeo Giannini ha affermato “”Il concetto democratico della “”nazionalità”” degli alleati è quello della “”coscienza nazionale”” e non quello germanico “”della razza e della lingua”” (pag 87-88)”,”ITQM-015-FV”
“ROLLAND Romain”,”Inde. Journal, 1915-1943.”,”””Luglio 1930. L’ abate Henri Brémond, la cui opinione per me è molto importante (perché è il più grande storico del misticismo cattolico, e mi sono servito della sua opera), mi conferma l’ avvenuta ricezione dei miei 3 volumi indiani (5 luglio). Suppongo che il mio amico e “”guardiano”” in Cristo, J.M., che lo conosce, abbia avuto qualcosa in merito in questa lettera tardiva, – molto amabile, – in cui Brémond si dice, una volta che ha letto questi libri, “”sempre più rapito dalle prospettive che gli aprono, e del parallelo perpetuo che gli impongono. Esse mi saranno, aggiunge, di un grande aiuto per il seguito dei miei studi””. Se, in effetti, se ne seve e fa così penetrare nel mondo cattolico la conoscenza e il rispetto della mistica indiana, non avrò perduto il mio tempo: sarà il più grande passo di avvicinamento spirituale tra Oriente e Occidente.”” (pag 281)”,”INDx-074″
“ROLLAND Denis”,”La grève des tranchées. Les mutineries de 1917.”,”ROLLAND Denis è presidente della Federation des Societés historiques de l’ Aisne e della Societé historique de Soissons. Nicolas OFFENSTADT è storico, maitre de conferences all’ Università Paris I Panthéon-Sorbonne. Nel 1917 con l’ offensiva NIVELLE e la terribile battaglia di Chemin des Dames, l’ esercito francese, già logorato da tre anni di guerra, subisce una nuova insopportabile ecatombe. Sul fronte le condizioni di vita della truppa, dei fanti sono pessime. Di fronte a combattimenti assurdi e sanguinosi i soldati si mettono “”in sciopero”” rifiutandosi di combattere. La repressione degli alti comandi sarà dura con decimazioni (exécutions pour l’ exemple) e carcere. Dati sul numero delle esecuzioni. Soldati fucilati per fatti collettivi per professione situazione familiare età luogo di provenienza. (pag 381) La discussione tra gli storici. Guy Pedroncini e L.V. Smith, per il caso della 5° divisione, hanno sottolineato la diversità delle origini e delle professioni dei condannati a morte, ma recentemente, Christophe Charle ha contestato queste interpretazioni. Raggruppando l’ insieme dei lavoratori manuali , operai e artigiani, trova per questa categoria il 35.3% dei condannati per i casi gravi e il 33.4% per le pene leggere. Facendo la comparazione con la posizione della popolazione del 1911 (31% per il settore artigianale e 41% per il settore agricolo), l’ autore ne deduce “”uno sovrarappresentazione relativa dei lavoratori manuali del settore secondario tra i condannati””. Poi, (…), C. Charle conclude che “”i lavoratori urbani hanno fornito, in proporzione, molti più rivoltosi rispetto al loro peso nella truppa, in particolare per quanto riguarda gli atti più gravi.”””” (pag 384)”,”QMIP-054″
“ROLLAND Hugo”,”Il sindacalismo anarchico di Alberto Meschi.”,”ROLLAND Hugo”,”ANAx-348″
“ROLLANDI Maria Stella”,”Miniere e minatori in Sardegna. Dalla crisi del primo dopoguerra alla nascita di Carbonia (1919-1939).”,”Maria Stella Rollandi è nata a Genova e lavora come ricercatrice presso l’ Istituto di Storia Economica dell’Università di Genova. Si è occupata di industria estrattiva, miniere. (1981)”,”ITAS-018-FP”
“ROLLE Andrew F.”,”Gli emigrati vittoriosi. Gli italiani che nell’Ottocento fecero fortuna nel West americano.”,” Andrew F. Rolle è professore emerito di storia americana all’Occidental College di Los Angeles. Ha pubblicato opere storiche dedicate all’evoluzione politica e sociale degli Stati Uniti. “”Molti furono i mafiosi processati perché sospetti, ma nessuno fu condannato, cosicché nell’opinione pubblica si radicò l’idea che la corruzione avesse impedito il libero corso della giustizia. Poi ci fu qualcosa di ancora più grave: il 15 marzo 1890 il capo della polizia di New Orleans, David Hennessy, fu assassinato mentre conduceva un’inchiesta sull’attività criminosa della mafia. Due bande rivali di scaricatori del porto siciliani si scambiarono delle accuse di complicità, ma nessun testimone seppe identificare l’assassino o gli assassini fra i quaranta italiani e più arrestati il giorno stesso dell’assassinio di Hennessy. “”Chiusi come arselle”” scrisse il “”Times-Picayune”” di New Orleans. Allora, di colpo, l’impotenza della legge fece esplodere l’opinione pubblica, e a New Orleans la folla si assunse il compito di fare giustizia da sé, “”al modo della frontiera””. Edgar H. Farrar, uno dei caporioni del razzismo bianco, si mise a capo di un Committee of Fifty (un comitato sul modello dei comitati di vigilanza del West) con il dichiarato scopo di “”sopprimere la mafia”” e di scovare gli assassini di Hennessy. Questo comitato denunciò e consegnò alla giustizia nove individui; ma il 12 marzo 1891 la corte pronunciò verdetto di assoluzione per sei di essi, e di “”non luogo a procedere”” per gli altri tre. Al colmo dell’indignazione, il “”Times Picayune”” invitò “”tutti i buoni cittadini”” a partecipare ad una grande adunata per “”prendere provvedimenti al fine di porre rimedio all’impotenza dimostrata dalla giustizia nel caso Hennessy””; esortò i lettori a recarsi all’adunata “”preparati per l’azione””, e pubblicò l’elenco delle personalità della Louisiana che appoggiavano il suo “”appello al dovere””. Per il “”Times-Picayune”” non v’era dubbio circa la complicità dei nove siciliani, che in quel momento stavano ancora “”rimpiattati”” nelle carceri cittadine, con gli autori materiali del delitto. In quell’occasione, dunque, vi fu un vero e proprio annuncio di linciaggio da parte della stampa di New Orleans. E così, il 15 marzo 1891, ad un anno dall’uccisione del capo della polizia Hennessy, la folla si impadronì di undici ignari siciliani rinchiusi nelle carceri distrettuali e li impiccò. Fra quegli undici c’erano i nove che erano stati processati e non condannati,ma ce n’erano anche due che non avevano subito alcun processo””. (pag 97-98)”,”USAS-207″
“ROLLE Pierre”,”Le Travail dans les Révolutions Russes. De l’URSS à la Russie: le travail au centre des changements.”,”Pierre Rolle est directeur de recherche au Centre national de la recherche scientifique (CNRS) . où il a travaillé sur les technologies nouvelles avec Pierre Naville – et enseigne à Paris X. Remerciements, Avertissement, Préface, Note,”,”RUSU-124-FL”
“ROLLER Arnold”,”Die direkte Aktion. Arbeitshefte der Räte-Kommunisten. (Verfasser von : “”Der sociale Generalstreik””).”,”””Im Februar 1903 verspottete die “”Metall-arbeiter-Zeitung”” (Berlin) in einem Artikel über die Idee des Generalstreiks die französischen Arbeiter, dass sie es noch immer vorziehen, ihr Blut statt ihr Geld für ihre Befreiung herzugeben!”” Der Streik der Berliner Metallarbeiter und Gürtler (im selben Jahre), der 21 Wochen dauerte, hinter dem die 200.000 Mitglieder zählende deutsche metallarbeitergewerkschaft stand, war vom selben Geiste beseelt und ging selbstverständlich verloren.”” (pag 14)”,”ANAx-187″
“ROLLIN Henry”,”La revolution russe. Ses origines ses resultats 1. Les Soviets. 2. Le Parti bolcheviste.”,”Difficoltà studio della Russia, socialismo di Stato in Cina nel XI secolo, movimento emancipazione contadini in Europa, LENIN e sviluppo capitalismo in Russia, squilibri russi, rivoluzione di febbraio 1917, scioperi e dualismo di potere soviet – governo provvisorio, crisi Stato ed esercito, LENIN a Ginevra, epoca 1° GM, MARX e CLAUSEWITZ, il terrore, termidoro e NEP 1921, LENIN esempio di PIETRO il grande, nazionalizzazioni industria, pianificazione sviluppo industriale, distinzione tra sovietismo e bolscevismo, federalismo questione minoranze. 2° tomo. Partito bolscevico esempio giacobini, okhrana di Lenin, studio della riv franc 1789, partito bolscevico e la guerra, MARX ed ENGELS sul gesuitismo, strategia”,”RIRO-093″
“ROMA Giuseppe”,”L’economia sommersa.”,”Giuseppe Roma è direttore generale della Fondazione Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) dal 1993. Insegna Gestione urbana alla Terza Università di Roma. Ha tenuto corsi per la Columbia University, la Delft University of Technology e l’Università di Roma La Sapienza. Rappresenta l’Italia nel comitato Ewon della Commissione Europea, per lo studio dei mutamenti nell’organizzazione del lavoro. É segretario generale della Rur, Rete Urbana delle rappresentanze.”,”ITAE-151-FL”
“ROMAGNANI Gian Paolo, corso di storia”,”La storiografia sulla rivoluzione francese. Una “”guerra civile”” fra storici? Corso di ‘Storia della storiografia’ 2017-2018. I. La rivoluzione dei contemporanei. II. L’Ottocento e la rivoluzione. III. Il Novecento e la rivoluzione.”,”Il libro mai scritto da Marx sulla Rivoluzione francese (v. scheda II parte) Foto-ritratto dei vari storici”,”FRAR-424″
“ROMAGNANI Gian Paolo”,”Storia della storiografia. Dall’antichità a oggi.”,”Gian Paolo Romagnani, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Verona, insegna Storia della storiografia per la laurea magistrale interateneo (Verona-Trento) in Scienze storiche. Si è occupato prevalentemente di storia della storiografia moderna, di storia politica e intellettuale dei secoli XVIII e XIX e di storia delle minoranze religiose in Italia. Per Carocci ha pubblicato: ‘La società di antico regime (XVI-XVIII secolo). Temi e problemi storiografici’ (2018, rist.)”,”STOx-309″
“ROMAGNOLI Sergio”,”Tasso.”,”””La Gerusalemme Liberata, mentre descrive un avvenimento storico accaduto in un passato relativamente lontano, ridestava la speranza che quell’ avvenimento potesse ripetersi, che i cristiani potessero tornare liberamente ad adorare il Santo Sepolcro e insieme a controllare le ancor ricche vie e rotte del commercio orientale. Il che era poi anche una rivalsa dell’ Europa mediterranea contro l’ Europa atlantica tutta rivolta ormai alla conquista del nuovo mondo americano””. (pag 63)”,”BIOx-060″
“ROMAGNOLI Renato”,”Gappista. Dodici mesi nella Settima GAP “”Gianni””.”,”””La vita clandestina, peculiare per i gappisti, soprattutto in città ove le persone difficilmente esternano idee e sentimenti, ha regole severe, irrinunciabili. La base è l’ elemento principe da salvaguardare, pochissimi combattenti, oltre quelli appartenenti al gruppo che vi abita, debbono conoscerne l’ ubicazione; i vari gruppi meno si conoscono tra loro e meglio è; oltre il nome di battaglia non è assolutamente il caso di conoscere altri particolari dell’ identità dei compagni di lotta. Per diretta esperienza imparò che la regola del “”non conoscere”” andava rigosamente rispettata.”” (pag 77)”,”ITAR-055″
“ROMAGNOLI Luciano”,”Politica economica. XIII Lezione. Questioni di politica agraria. Lavoro e investimenti in agricoltura.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-A-3″
“ROMAGNOLI Anna Maria”,”La paròla ché conquìsta. Manuàle di pronùncia édizióne pér i «professionìsti délla paròla».”,”La “”prepotenza”” della pronuncia fiorentina (pag 187) (la lingua non è una mummia imbalsamata ma un fiume che scorre, ma non la pronuncia, conviene accettare quella che vanta una sua rigorosa dipendenza dal latino) I tre tempi della respirazione profonda (pag 81) (inspirazione (riempire completamente i polmoni, i muscoli devono rimanere in riposo, aria inspirata trattenuta; terzo tempo: espirazione ma non in una volta ma gradatamente (pag 81) Anna Maria Romagnoli è professoressa di lettere, giornalista, scrittrice, regista, presentatrice (Rai Tv). Ha scritto una ‘Storia del secolo d’oro'”,”VARx-608″
“ROMAGNOLI Umberto TREU Tiziano”,”I sindacati in Italia dal ’45 a oggi: storia di una strategia.”,”Umberto Romagnoli, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bologna e Tiziano Treu ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Pavia (1981). Il primo ha pubblicato “”Contrattazione e partecipazione”” (1968) e ‘Lavoratori e sindacati tra vecchio e nuovo diritto’ (1974); il secondo ‘Sindacato e rappresentanze aziendali’ (1971) e ‘Lavoro femminile e uguaglianza’ (1977). “”A cavallo tra il ’67 e il ’68 nelle maggiori fabbriche del paese esplode la contestazione. La base comincia a parlare per conto suo e il suo linguaggio si fa ogni giorno più impaziente, perentorio, minaccioso: è l’epoca degli ‘slogans’ carichi di forza emotiva (del tipo: «contratto è per ‘noi’ un pezzo di carta»), degli attacchi sferrati contro le burocrazie sindacali («il sindacato siamo noi»), dei grandi rifiuti di una scala di valori consolidati (dall’oggettività dell’organizzazione capitalistica del lavoro alla subordinazione dei salari alla produttività: «più soldi e meno lavoro»”” (pag 83)”,”SIND-188″
“ROMAGNOLI Daniela”,”Novant’anni. Conversazione con Jacques Le Goff. Estratto da ‘Il faro dell’umanità. Jacques Le Goff e la storia’, a cura di Beatrice Borghi.”,”A proposito di Michelet, Le Goff ne ha scritto in termini positivi. Ma il suo pensiero su Michelet si è modificato nel tempo dopo la pubblicazione (1995) delle sue lezioni al College de France. In questi testi ho visto due aspetti che hanno cancellato l’ammirazione di Le Goff per lui: la sua difesa del Rinascimento termine creato proprio da Michelet e il suo terribile antisemitismo, che ha contribuito a diffondere l’antisemitismo in Francia nel XIX secolo. (pag 158) Importanza per Le-Goff del pensiero di Marx (funzione fondamentale dell’economia ma anche limiti di questa funzione) Grandi marxisti molto intelligenti (non farebbero parte di ciò che definisce ‘marxismo volgare’): Witold Kula e Pierre Vilar. (pag 159)”,”STOx-027-FGB”
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Arturo Carlo QUINTAVALLE Willibald SAUERLANDER Carlos BARROS Eric PALAZZO Viviane HUCHARD Maria Giuseppina MUZZARELLI Franco CARDINI Sverre BAGGE Gabor KLANICZAY Henryk SAMSONOWICZ Patrick GAUTIER-DALCHE’ Giacomo TODESCHINI Chiara FRUGONI Jacques VERGER Brigitte Miriam BEDOS-REZAK Barbara H. ROSENWEIN Jean-Claude SCHMITT Daniela ROMAGNOLI Michel PASTOUREAU Giacomo BAROFFIO DAHNK Sofia BOESCH GAJANO Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Adelaide RICCI Raffaella GOBBO”,”Il Medioevo Europeo di Jacques Le Goff. Parma, Galleria Nazionale, 28 settembre 2003 – 6 gennaio 2004.”,”Libro fotografico, iconografico ma anche un libro da leggere. J. Le-Goff ha ideato questa mostra, ha scelto i pezzi e redatto introduzione e didascalie delle opere, ma è anche un libro per J. Le Goff.”,”STOx-350″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Arturo Carlo QUINTAVALLE Willibald SAUERLANDER Carlos BARROS Eric PALAZZO Viviane HUCHARD Maria Giuseppina MUZZARELLI Franco CARDINI Sverre BAGGE Gabor KLANICZAY Henryk SAMSONOWICZ Patrick GAUTIER-DALCHE’ Giacomo TODESCHINI Chiara FRUGONI Jacques VERGER Brigitte Miriam BEDOS-REZAK Barbara H. ROSENWEIN Jean-Claude SCHMITT Daniela ROMAGNOLI Michel PASTOUREAU Giacomo BAROFFIO DAHNK Sofia BOESCH GAJANO Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Adelaide RICCI Raffaella GOBBO”,”Il Medioevo Europeo di Jacques Le Goff. Parma, Galleria Nazionale, 28 settembre 2003 – 6 gennaio 2004.”,”Libro fotografico, iconografico ma anche un libro da leggere. J. Le-Goff ha ideato questa mostra, ha scelto i pezzi e redatto introduzione e didascalie delle opere, ma è anche un libro per J. Le Goff.”,”STOx-033-FSD”
“ROMAGNOLI Daniela a cura; testi di Carlo Antonio BARBERINI Elisabeth A.R. BROWN Carla CASAGRANDE Sergio CIRIO Amedeo FENIELLO Daniela ROMAGNOLI Giuseppa Z. ZANICHELLI”,”Incontri con Jacques Le Goff.”,”Daniela Romagnoli ha insegnato Storia Medievale nelle Università di Milano e Parma. È stata ‘visiting professor’ in Usa, in Perù, Brasile s Directeur d’Études Associé all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. SI è occupata tra l’altro di storia delle buone maniere nel mondo urbano dal XII secolo. “”Michel Beaud, autore di una interessante storia del capitalismo, titola non a caso la prima parte del suo libro ‘Dall’oro al capitale’. Scrive Beaud: «Nell’Europa occidentale dell’XI secolo la società feudale ha ormai raggiunto una forma compiuta: nell’ambito della proprietà feudale si svolge l’organizzazione della produzione servaggio, lavoro forzato, corvée) e l’estorsione del pluslavoro (sotto forma di rendita in lavoro), di cui beneficia il Signore, proprietario e detentore delle prerogative politiche e giurisdizionali. Tuttavia, per la società feudale inizia anche un processo di disgregazione: trasformazione della rendita in lavoro in rendita in natra o in denaro, con lo sviluppo del lavoro libero e di forme di proprietà contadina: simultaneamente, ripresa del conomercio: fiere, riattivazione dell’artigianato (all’interno delle corporazioni) rinascita della vita urbana, formazione di una borghesia commerciale. .. È dall’ambito della disgreazione dell’ordine feudale che avrà luogo la formazione del capitalismo mercantile…» (9). Questa valutazione mi permette di evidenziare quello che per marx e per il marxismo è il nodo della specificità del Medioevo europeo: quel ruolo straordinario del denaro che, da banale mezzo di pagamento e di scambio, o di tesaurizzazione, quale era in tutte le società precedenti, diventa lo strumento della valorizzazione e conseguente accumulazione del capitale con tutte le sconvolgenti conseguenze che ne derivano. Ma per interpretare questo ruolo deve disporre (e questo accade solo in Europa…) di quello che nel contempo si avvia a diventare il proletariato moderno: prima servi della gleba affrancati, poi garzoni nelle botteghe artigiane ed in seguito operai nelle manifatture. Nel capitolo 2 del Libro primo del ‘Capitale – La cosiddetta accumulazione originaria – Marx scrive: «La struttura economica della società capitalistica è derivata dalla struttura economica della società feudale. La dissoluzione di questa ha liberato gli elementi di quella. Il produttore immediato, l’operaio, ha potuto disporre della sua persona soltanto dopo aver cessato di esser legato alla gleba e di essere servo di un’altra persona o infeudato ad essa. Per divenire libero venditore di forza-lavoro, che porta la sua merce ovunque essa abbia un mercato, l’opeaio ha dovuto inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni, ai loro ordinamenti sugli apprendisti e sui garzoni e all’impaccio delle loro prescrizioni per il lavoro. Così il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati si presenta, da un lato, come loro liberazione dalla servitù e dalla coercizione corporativa… Ma dall’altro lato questi neoaffrancati diventano venditori di sé stessi soltanto dopo essere stati spogliati di tutti i loro mezzi di produzione e di tutte le garanzie per la loro esistenza offerte dalle antiche istituzioni feudali. E la storia di questa espropriazione degli operai è scritta negli annali dell’umanità a tratti di sangue e di fuoco» (20). A conferma ci limitiamo a ricordare l’esempio delle famose “”recinzioni””, finalizzate alla espropriazione delle terre comuni dei villaggi agricoli per allevarvi le pecore. Tommaso Moro bollò questa pratica tipica dei signori feudali divenuti borghesi con una famosa frase, terribile quanto efficace: «Le pecore hanno mangiato gli uomini!»”” (pag 42-43) [Daniela Romagnoli, ‘Incontri con Jacques Le Goff’, Edizioni Pantarei, Milano, 2025] [(9) M. Beaud, ‘Storia del capitalismo. Dal Rinascimento alla New Economy’, Milano, 2004, p. 23. L’edizione originale francese uscì a Parigi nel 1981; (10) K. Marx F. Engels, Opere, vol. 30, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022, p. 730-731]”,”ELCx-344″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; saggi di Elena BRAMBILLA Carla CASAGRANDE Ottavia NICCOLI Françoise PIPONNIER Daniela ROMAGNOLI Silvana VECCHIO Mireille VINCENT-CASSY”,”La Ville et la Cour. Des bonnes et des mauvaises manières.”,”Il teologo inglese John Wyclif nella sua opera sul decalogo, il ‘De mandatis divinis’ (1375-1376) i peccati di lingua sono di nuovo classificati secondo il sistema unitario, uno dei più solidi e meglio costruiti mai concepiti. Questo sistema di trasgressione verbale fa riferimento all’aoottavo comandamento…”” (pag 103-)”,”STMED-002″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Robert FOSSIER Giuseppe SERGI Maria Giuseppina MUZZARELLI Mireille VINCENT-CASSY Giuseppe ALBERTONI Claudine HAROCHE Arturo Carlo QUINTAVALLE Enrico ARTIFONI Daniela ROMAGNOLI”,”Medioevo e oltre. Georges Duby e la storiografia del nostro tempo.”,”‘Duby ha primeggiato tra i medevalisti francesi grazie alla sua personalità, ai suoi scritti e alle sue attività’ così afferma J. Le Goff”,”STMED-111-FSD”
“ROMAGNOSI Domenico CATTANEO Carlo FERRARI Giuseppe; a cura di Ernesto SESTAN”,”Opere di Giandomenico Romagnosi Carlo Cattaneo Giuseppe Ferrari.”,”Contiene lo scritto di Carlo CATTANEO “”Dell’ India antica e moderna”” (pag 783-826).”,”TEOP-139″
“ROMAGNOSI Gian Domenico, a cura di Ettore E. ALBERTONI”,”I tempi e le opere di Gian Domenico Romagnosi. Scritti politici.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-005-FMB”
“ROMAINS Jules BAUER BENN BRECHT BROCH HERRMANN-NEISSE HEYM KASCHNITZ LASKER-SCHÜLER LE-FORT LERSCH LOERKE SCHNACK TRAKL ZUCKMAYER ALDINGTON AUDEN DAY LEWIS FLINT KEYES LEWIS MACNEICE OWEN READ ROSENBERG SASSOON SOUTAR SPENDER THOMAS DYLAN THOMAS EDWARD APOLLINAIRE ARAGON ARCOS BERNARD BOUCHER ELUARD GOLL MICHAUX PEGUY PEREYROL ROMAINS SUPERVIELLE VILDRAC, scritti di; appendice biografica a cura di DEPPE Wolfgang G. MIDDLETON Christopher”,”Ohne Hass und Fahne. No Hatred and no Flag. Sans haine et sans drapeau. Kriegsgedichte des 20. Jahrhunderts. War Poems of the 20 th Century. Poemes de guerre au XXe siecle.”,”Scritti di ROMAINS Jules BAUER BENN BRECHT BROCH HERRMANN-NEISSE HEYM KASCHNITZ LASKER-SCHÜLER LE-FORT LERSCH LOERKE SCHNACK TRAKL ZUCKMAYER ALDINGTON AUDEN DAY LEWIS FLINT KEYES LEWIS MACNEICE OWEN READ ROSENBERG SASSOON SOUTAR SPENDER THOMAS DYLAN THOMAS EDWARD APOLLINAIRE ARAGON ARCOS BERNARD BOUCHER ELUARD GOLL MICHAUX PEGUY PEREYROL ROMAINS SUPERVIELLE VILDRAC”,”QMIx-113″
“ROMANATO Giampaolo”,”L’Africa Nera fra Cristianesimo e Islam. L’esperienza di Daniele Comboni (1831-1881).”,”Giampaolo Romanato è nato a Rovigo e risiede a Padova nella cui università insegna Storia della Chiesa.”,”AFRx-005-FFS”
“ROMANELLI Guido”,”Nell’Ungheria di Bela Kun e durante l’occupazione militare romena. La mia missione, maggio – novembre 1919.”,” Contiene: Foto 1° maggio. Monumento allegorico in piazza del parlamento (pag 64) Foto 1° maggio 1919. I Commissari del popolo Bokanyi Desiderio e Giacobbe Weltner assistono al corteo celebrativo davanti al monumento (pag 65) Foto 1° maggio. Corteo. (pag 80) Foto 1° maggio. Monumento celebrativo del primo maggio in piazza Baross. (pag 80) Foto: Maggio 1919 comizio del Commissario del popolo Giuseppe Pogany davanti al parlamento di Budapest. (pag 128) Foto: Manifesto di Lenin e altri manifesti che esortano il proletariato all’insurrezione e imprecano contro i briganti internazionali della pace e per l’internazionalismo (pag 192) Altri manifesti : mitragliatrici dell’ esercito rosso (pag 368) Foto: Seduata del soviet nella sala del Parlamento (giugno 1919) (pag 384) segue artiglieria rossa “”Tra i visitatori italiani che vidi in quei giorni a Budapest, ricordo che soltanto l’on. Maffi si espresse piuttosto rudemente con Kun Béla, dicendogli schietto il suo pensiero, che, cioè quella rivoluzione così condotta sarebbe riuscita più dannosa che benefica alla causa delle classi diseredate. Kun Béla ne rimase talmente offeso nel suo amor proprio che – a quanto mi dissero – ne fece oggetto di una comunicazione recriminatoria alla direzione del partito socialista italiano””. (pag 143)”,”MUNx-059″
“ROMANELLI Raffaele direttore, comitato direttivo: Enrico ALLEVA Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Lorenzo BIANCONI Italo BIROCCHI Francesco CAGLIOTI Amedeo QUONDAM; collaboratori del settantaseiesimo volume: Marco DE-NICOLO’ Luigi MASCILLI MIGLIORINI Paolo MATTERA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 76. Montauti – Morlaiter.”,”Collaboratori del settantaseiesimo volume: Marco DE-NICOLO’ Luigi MASCILLI MIGLIORINI Paolo MATTERA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-076″
“ROMANELLI Raffaele direttore, comitato direttivo: Enrico ALLEVA Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI; collaboratori del settantasettesimo volume: Aldo AGOSTI Gabriella AIRALDI Mauro CANALI Guido CRAINZ Piero CRAVERI Luisi PASSERINI Luciano Giorgio RODANO Luciano SEGRETO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 77. Morlini – Natolini.”,”Collaboratori del settantasettesimo volume: Aldo AGOSTI Gabriella AIRALDI Mauro CANALI Guido CRAINZ Piero CRAVERI Luisi PASSERINI Giorgio RODANO Luciano SEGRETO e altri”,”REFx-R-077″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Pietro CORSI Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI; collaboratori del settantottesimo volume: Umberto LEVRA Stefano RODOTA’ Luciano SEGRETO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 78. Natta – Nurra.”,”Collaboratori del settantottesimo volume: Umberto LEVRA Stefano RODOTA’ Luciano SEGRETO e altri Per voce Nerbini (editore) rimandano a http://www.treccani.it”,”REFx-R-078″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Gilberto CORBELLINI; collaboratori del settantanovesimo volume: Arianna ARISI ROTA Giovanni ASSERETO Pellegrino CAPALDO Alberto MELLONI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 79. Nursio – Ottolini Visconti.”,”Collaboratori del settantanovesimo volume: Arianna ARISI ROTA Giovanni ASSERETO Pellegrino CAPALDO Alberto MELLONI e altri”,”REFx-R-079″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Gilberto CORBELLINI; collaboratori dell’ottantesimo volume: Franco ANDREUCCI Francesco PAPADIA Massimo TEODORI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 80. Ottone I – Pansa.”,”Collaboratori dell’ottantesimo volume: Franco ANDREUCCI Francesco PAPADIA Massimo TEODORI e altri”,”REFx-R-080″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantunesimo volume: Paolo DELEGU Mimmo FRANZINELLI Alberto MELLONI Giuseppe PARLATO Giovanni SCIROCCO Gianni VATTIMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 81. Pansini – Pazienza.”,”Collaboratori dell’ottantunesimo volume: Paolo DELEGU Mimmo FRANZINELLI Alberto MELLONI Giuseppe PARLATO Giovanni SCIROCCO Gianni VATTIMO e altri”,”REFx-R-081″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaduesimo volume: Riccardo FAUCCI Umberto LEVRA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 82. Pazzi – Pia.”,”Collaboratori dell’ottantaduesimo volume: Riccardo:FAUCCI Umberto LEVRA Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-082″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantatreesimo volume: Eva CECCHINATO Pietro CORSI Andrea LANDOLFI Maurizio RIDOLFI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 83. Piacentini – Pio V.”,”Collaboratori dell’ottantatreeesimo volume: Eva CECCHINATO Pietro CORSI Andrea LANDOLFI Maurizio RIDOLFI e altri”,”REFx-R-083″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaquattresimo volume: Enrico GALAVOTTI Sergio LUZZATTO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MELLONI Giuseppe MONSAGRATI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 84. Pio VI – Ponzo.”,”Collaboratori dell’ottantaquattresimo volume: Fulvio CONTI Enrico GALAVOTTI Sergio LUZZATTO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MELLONI Giuseppe MONSAGRATI Carmine PINTO e altri Luigi Guido Podrecca già militante del PSI, anticlericale fondatore di un settimanale di satira politica ‘L’asino’ (assieme a Galantara). Durante la guerra si sposta su posizioni nazionaliste, interrompe la collaborazione con l’Asino e aderisce al fascismo. Scriverà sul Popolo d’Italia e farà il propagandista e il conferenziere del fascismo. Morirà a New York nel 1923.”,”REFx-R-084″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Fulvio CONTI Marco Enrico MENDUNI MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 85. Ponzone – Quercia.”,”Collaboratori dell’ottantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Fulvio CONTI Marco Enrico MENDUNI MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-085″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaseisimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Anna BISCEGLIA Corrado MALANDRINO Luigi MASCILLI MIGLIORINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 86. Querenghi – Rensi.”,”Collaboratori dell’ottantaseisimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Anna BISCEGLIA Corrado MALANDRINO Luigi MASCILLI MIGLIORINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-086″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Marco ALBERTARO Pierluigi CIOCCA Umberto LEVRA Paolo MALANIMA Francesco SURDICH Giovanni TEODORI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 87. Renzi – Robortello.”,”Collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Marco ALBERTARO Pierluigi CIOCCA Umberto LEVRA Paolo MALANIMA Francesco SURDICH Giovanni TEODORI e altri”,”REFx-R-087″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Maurice AYMARD Mauro CANALI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 88. Robusti – Roverella.”,”Collaboratori dell’ottantottesimo volume: Maurice AYMARD Mauro CANALI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-088″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantanovesimo volume: Sandro BERTELLI Eva CECCHINATO Andrea CIAMPANI Piero CRAVERI Angelo D’ORSI Paolo POMBENI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 89. Rovereto – Salvemini.”,”Collaboratori dell’ottantanovesimo volume: Sandro BERTELLI Eva CECCHINATO Andrea CIAMPANI Piero CRAVERI Angelo D’ORSI Paolo POMBENI e altri”,”REFx-R-089″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori del novantesimo volume: Maria CONFORTI Elisabetta CORSI Pietro CORSI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 90. Salvestrini – Saviozzo da Siena.”,”Collaboratori del novantesimo volume: Maria CONFORTI Elisabetta CORSI Pietro CORSI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-090″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori del novantunesimo volume: Aldo AGOSTI Marco ALBERTARO Francesco BETTARINI Laura CASELLA Mariadelaide CUOZZO Giovanni DE-LUNA Carlo DE-MARIA Giuseppe GALZERANO Nicola LABANCA Paolo MALANIMA Andrea MERLOTTI Marco MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 91. Savoia – Semeria.”,”Collaboratori del novantunesimo volume: Aldo AGOSTI Marco ALBERTARO Francesco BETTARINI Laura CASELLA Mariadelaide CUOZZO Giovanni DE-LUNA Carlo DE-MARIA Giuseppe GALZERANO Nicola LABANCA Paolo MALANIMA Andrea MERLOTTI Marco MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-091″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantaduesimo volume: Giovanni AGOSTI Franco AMATORI Claudio AZZARA Mauro CANALI Eva CECCHINATO Sheyla MORONI Gerardo NICOLOSI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 92. Semino – Sisto IV.”,”Collaboratori del novantaduesimo volume: Giovanni AGOSTI Franco AMATORI Claudio AZZARA Mauro CANALI Eva CECCHINATO Sheyla MORONI Gerardo NICOLOSI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-092″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantatreesimo volume: Renata AGO Pier Luigi BALLINI Eva CECCHINATO Angelo D’ORSI Alexander HÖBEL Umberto LEVRA Nicola LABANCA Nerio NALDI Francesco SURDICH Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 93.”,”Collaboratori del novantatreesimo volume: Renata AGO Pier Luigi BALLINI Eva CECCHINATO Angelo D’ORSI Alexander HÖBEL Umberto LEVRA Nicola LABANCA Nerio NALDI Francesco SURDICH Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-093″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantaquattresimo volume: Arianna ARISI ROTA Marco ALBERTARIO Mauro CANALI Pietro CORSI Paolo DELOGU Francesco MALGERI Marco MONDINI Alessandro RONCAGLIA Luciano SEGRETO Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 94. Stampa – Tarantelli.”,”Collaboratori del novantaquattresimo volume: Arianna ARISI ROTA Marco ALBERTARIO Mauro CANALI Pietro CORSI Paolo DELOGU Francesco MALGERI Marco MONDINI Alessandro RONCAGLIA Luciano SEGRETO Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”REFx-R-094″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantacinquesimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Arianna ARISI ROTA David BIDUSSA Eva CECCHINATO Giorgio LA-MALFA Simone Umberto LEVRA NERI SERNERI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 95. Taranto – Togni.”,”Collaboratori del novantacinquesimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Arianna ARISI ROTA David BIDUSSA Eva CECCHINATO Giorgio LA-MALFA Simone Umberto LEVRA NERI SERNERI”,”REFx-R-095″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantaseisimo volume: Arianna ARISI ROTA Giuseppe BERTA Marco BRESCIANI Fabio DEI Giancarlo GARFAGNINI Mattia GRANATA Aldo GRASSO Matteo PRETELLI Claudio RABAGLINO Gabriele SCALESSA Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 96. Toja – Trivelli.”,”Collaboratori del novantaseisimo volume: Arianna ARISI ROTA Giuseppe BERTA Marco BRESCIANI Fabio DEI Giancarlo GARFAGNINI Mattia GRANATA Aldo GRASSO Matteo PRETELLI Claudio RABAGLINO Gabriele SCALESSA Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-096″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantasettesimo volume: Arianna ARISI ROTA Mauro CANALI Stefano COLANGELO Riccardo FAUCCI Paola GUGLIELMOTTI Elena PAPADIA Roberto PERTICI Gaspare POLIZZI Luciano Claudio RABAGLINO SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesca SOFIA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 97. Trivulzo – Valeri.”,”Collaboratori del novantasettismo volume Arianna ARISI ROTA Mauro CANALI Stefano COLANGELO Riccardo FAUCCI Paola GUGLIELMOTTI Elena PAPADIA Roberto PERTICI Gaspare POLIZZI Luciano Claudio RABAGLINO SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesca SOFIA Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-097″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantottesimo volume: Barbara AGOSTI Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Giovanni CHIODI Fulvio CONTI Fabrizio DELLA-SETA Antonio MAGLIULO Carla RICCARDI Giovanni SCIROCCO Luciano SEGRETO Paolo SODDU Marco SORESINA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 98. Valeriani – Verra.”,”Collaboratori del novantottesimo volume: Barbara AGOSTI Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Giovanni CHIODI Fulvio CONTI Fabrizio DELLA-SETA Antonio MAGLIULO Carla RICCARDI Giovanni SCIROCCO Luciano SEGRETO Paolo SODDU Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”REFx-R-098″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; Collaboratori del novantanovesimo volume:Andrea BATTISTINI Virna BRIGATTI Alberto CAVAGLION Fabio DEI Mauro MORETTI Francesco SURDICH Marino ZABBIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 99. Verrazzano – Vittorio Amedeo III.”,”Collaboratori del novantanovesimo volume:Andrea BATTISTINI Virna BRIGATTI Alberto CAVAGLION Fabio DEI Mauro MORETTI Francesco SURDICH Marino ZABBIA e altri”,”REFx-R-099″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; Collaboratori del centesimo volume: Sergio ABRUZZESE Daniela ANGELUCCI Enrico ARTIFONI Francesco BELLO Mauro CANALI Paolo COLOMBO Roberto DULIO Lucio FREGONESE Gialuca FRUCI Roberto PERTICI Salvatore RITROVATO Luciano SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH Fabrizio VISTOLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 100. Verrazzano – Vittorio Amedeo III.”,”Collaboratori del centesimo volume: Sergio ABRUZZESE Daniela ANGELUCCI Enrico ARTIFONI Francesco BELLO Mauro CANALI Paolo COLOMBO Roberto DULIO Lucio FREGONESE Gialuca FRUCI Roberto PERTICI Salvatore RITROVATO Luciano SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH Fabrizio VISTOLI e altri”,”REFx-R-100″
“ROMANI Mario”,”Storia economica d’ Italia. Nel secolo XIX, 1815-1882.”,”ROMANI Mario (1917-1975) ha insegnato storia economica all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal 1948 sino alla morte. La sua ricerca si è indirizzata allo studio dell’ esperienza lombarda: L’ agricoltura in Lombardia dall’età delle riforme al 1859′ ecc. L’ Italia si indebita fin dalla sua unificazione. “”Che il ricorso all’ espansione del pubblico indebitamento rappresentasse (in piena continuità con la politica del Caovur), una scelta tanto agevole quanto ben accetta al risparmio interno ed estero desideroso di impieghi tradizionali, per far fronte alle eccezionali esigenze finanziarie connesse al raggiungimento dell’ unità politica e dell’ indipendenza nazionale, risulta con grande evidenza: la necessità politica, economica e finanziaria di dare piena garanzia ai portatori del grosso debito ereditato dal Regno Sardo e dei debiti degli altri ex-Stati, faceva tutt’ uno con la necessità di offrire allettanti prospettive di sicurezza ai potenziali sottoscrittori delle previste, nuove emissioni dello Stato unitario. Il 12 giugno 1861, Bettino Ricasoli afferma nel suo discorso d’ investitura alla Camera dei deputati come successore del Cavour alla presidenza del Consiglio dei ministri: “”Prima cura del Governo, anzi suo primo debito adunque sarà di proseguire con alacrità indefessa l’ armamento nazionale. Le somme necessarie agli apparecchi militari, quelle pure necessarie al compimento delle grandi opere pubbliche, dalle quali deve svolgersi la potenza economica della nazione, non possono raccogliersi con le imposte. Voi, o signori, siete chiamati a votare una legge che autorizzi il Governo a contrarre un prestito, col quale far fronte alle necessità presenti””.”” (pag 214-215)”,”ITAE-163″
“ROMANIELLO Lucia a cura saggi di Franco DELLA-PERUTA, Luisa CETTI, Giovanni LUSERONI, Gerhard KUCK, Luciano AGUZZI, Gian Mario BRAVO, Paolo FAVILLI, Salvo MASTELLONE, Giovanna ANGELINI, Nicola DEL-CORNO, Delia FRIGESSI, Massimo GANCI, Giorgio SPINI, Renato ZANGHERI, Giampiero BERTI”,”Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994.”,”Contiene tra l’altro i saggi: – Gerhard KUCK, La diffusione di socialismo e comunismo nella rivoluzione del ’48. Un confronto tra Italia e Germania – Gian Mario BRAVO, Marx, marxismo e socialismo – Paolo FAVILLI, Perché il marxismo? L’esperienza italiana nell’Ottocento – Renato ZANGHERI, Socialismo e anarchismo “”La vera diffusione del marxismo comincia più tardi. E’ collegata agli effetti della Comune, tradotti in chiave italiana non solo dalle polemiche di Mazzini con Marx ma anche dalle risposte di Engels e dal rilievo assunto, nella volgarizzazione dei temi engelsiani, dapprima da un personaggio quale Enrico Bignami, poi da altri intermediari, che tengono conto di ciò che di nuovo sta avvenendo nel panorama internazionale. Così accade dopo il congresso di Gotha (1875) di fondazione del Partito operaio socialista di Germania, quindi con la reazione – che porta alla crescita nonostante le persecuzioni – alle leggi antisocialiste bismarckiane a partire dal ’78, che contrariamente al loro intento originario favoriscono la coesione e lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca e di riflesso il suo influsso sul movimento operaio europeo e specie sul mondo sociale e del lavoro italiano. Altrettanto decisive sono le attività di divulgazione – più che non di propaganda o di impegno ideale – di testi marx-engelsiani a opera di socialisti ‘non’ marxisti (eccelle ancora Cafiero) o di epigoni convinti, fra cui è soprattutto da ricordare per la sua azione di traduttore e di propagandista Pasquale Martignetti, cui seguiranno a fine secolo nella militanza le riviste e le attività di Turati. Ma qui comincia la vicenda dei rapporti fra il marxismo e il movimento socialista organizzato in Italia, con i suoi chiaroscuri, le sue contraddizioni, le sue debolezze, ma anche con la grandiosità delle sue certezze e delle sue aspettative, le sue generosità, il suo apostolato emancipatorio. (…) Non è il caso di tornare a discutere sul protomarxismo rispettivamente libertario o evoluzionista di Cafiero o di Bignami, oppure sul marxismo assestato di Labriola o su quello superficiale ma più incisivo di Filippo Turati e di tanti altri eminenti, e meno eminenti, intellettuali, che al volgere del secolo XIX e negli albori del XX all’insegnamento dichiarano di richiamarsi. Invero, ciò ch’essi definiscono marxismo (fa eccezione Labriola) non è altro che positivismo ammantato di darwinismo sociale e di industrialismo operaista, introdotto in Italia attraverso la via intellettuale (per lo più accademica) di Compte-Spencer da una lato e di Kautsky, più che non di Engels, da un altro”” (pag 142-143) [Gian Mario Bravo, ‘Marx, marxismo e socialismo’ (in) ‘Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994’, Edizioni del Comune di Milano, Milano, 1997, a cura di Lucia Romaniello]”,”MITS-013-FV”
“ROMANO Ruggiero a cura; saggi di DEWERPE A. SAPELLI G. COLOMBO U. PARIS R. ROMANO R. FEDERICO G. QUIRINO P. DE-BERNARDI A. BOTTIGLIERI B.”,”Storia dell’ economia italiana. III. L’età contemporanea.”,”Ruggiero Romano, l’annalista d’Italia. La scomparsa del grande storico che fu regista della Storia d’Italia e dell’Enciclopedia Einaudi di Clemente Ancona Ruggiero Romano è morto la notte scorsa a Parigi, all’ospedale americano di Neully, dove era ricoverato da quelche tempo. Era nato a Fermo in provincia di Ascoli nel 1923 e aveva insegnato alla Sorbona e alla «Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales».In precedenza aveva insegnato a Pisa e a Firenze e si era formato alla scuola di Delio Cantimori e di Federico Chabod. Aveva legato la sua fama presso il grande pubblico alla monumentale «Storia d’Italia Einaudi», curata assieme allo storico Corrado Vivanti. Esordì con studi dedicati alla cultura rinascimentale e a Leon Battista Alberti. In seguito si è concentrato sulla storia economica, confrontandosi con la lezione delle «Annales», in particolare con Bloch e Braudel. Il primo dei cinque volumi della «Storia d’Italia» uscì nel 1972 e l’opera fu completata nel 1976. Ancora in corso sotto la sua regia la «Storia d’Italia Annali», con 17 volumi pubblicati, Ha curato anche l’«Enciclopedia» Einaudi, e fondamentale rimane la sua »Storia economica italiana». Oltre a studi sui «conquistadores» ha pubblicato nel 1994 «Paese Italia» (Donzelli) Unità 6 January 2002 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 27) nella sezione “”Cultura”””,”ITAE-005″
“ROMANO Sergio”,”Disegno della storia d’ Europa. Dal 1789 al 1989. Trionfo, morte e resurrezione degli Stati nazionali.”,”Le nazioni e le armi: dalla rivoluzione alla restaurazione, rivoluzioni 1830 e 1848, nascita degli Stati ‘plebiscitari’ FR IT GERM, l’era di BISMARCK, l’EU in colonia, crisi ai confini dell’EU, guerre mondiali, nazismo, ritorno degli imperi e repressione dei nazionalismi, dissoluzione URSS.”,”EURx-028″
“ROMANO Sergio”,”Lettera a un amico ebreo.”,”ROMANO dice che il ‘genocidio’ degli ebrei è un genere bibliografico che invece di spegnersi lentamente negli anni va accrescendosi. Nel libro ‘L’olocausto nella storia’ Michael R. MARRUS afferma che una bibliografia selettiva recente elenca quasi 2 mila volumi in molte lingue e quasi 10 mila pubblicazioni solo su Auschwitz. Questi dati risalgono al 1987. Su Internet, collegandosi con Amazon. com, una libreria informatica, vengono offerti ai propri clienti un milione e mezzo di titoli. I libri che contengono la parola ‘olocausto’ sono oltre mille:”,”EBRx-001″
“ROMANO Sergio”,”La Francia dal 1870 ai nostri giorni.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha studiato a Milano e a Chicago. Dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è divenuto diplomatico di carriere. Quindi ha ripreso la professione di giornalista come editorialista de ‘La Stampa’ e del ‘Corriere’ e di saggista. Tra i suoi primi lavori: ‘Storia d’Italia dal Risorgimento ai nostri giorni’ (Milano, 1978), ‘Giuseppe Volpi, industria e finanza tra Giolitti e Mussolini’ (Milano, 1979) e ‘Italie’ (Parigi, 1979).”,”FRAV-010″
“ROMANO Sergio”,”Giuseppe Volpi. Industria e finanza tra Giolitti e Mussolini.”,”Venezia e Balcani, battaglia energia, Porto Marghera, Ferrovie, 1° GM, Elettricità e siderurgia, Governatore in colonie, debiti di guerra, difesa lira, multinazionale italiana, Confindustria e regime fascista, Italia e Germania alleati concorrenti, fine regime e fine uomo. Sergio ROMANO (Vicenza 1929) dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è entrato in diplomazia e ha passato lunghi periodi alle ambasciate di Londra e Parigi. Ha pubblicato una biografia di CRISPI (1973), una storia della guerra italo-turca (‘La quarta sponda’, MILANO. 1977) e una ‘Histoire de l’Italie du Risorgimento à nos jours’ (PARIS. 1977) apparso in italiano nel 1978.”,”ITAE-016″
“ROMANO Sergio”,”Confessioni di un revisionista. Uno sguardo sul secolo dopo la morte delle ideologie.”,”Nella primavera del 1998 una breve introduzione di Sergio ROMANO a un libro di memorie di Edgardo SOGNO e Giuliano BONFANTE sulla guerra civile spagnola ha scatenato molte polemiche. Con la ‘fine delle ideologie’ l’A ha voluto farsi portavoce di una visione nuova, finalmente obiettiva della storia libera da interpretazioni faziose. Questa visione di tutto il secolo (dalla 1° GM ad oggi) viene esposta in questo libro prendendo spunto dalla guerra di Spagna. ROMANO cita i libri di BERNANOS, Ludovico GARRUCCIO (INCISA DI CAMERANA) e Frane BARBIERI. ecc.. Tesi: FRANCO autoritario ma non fascista”,”MSPG-038 RAIx-059″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia 1911 – 1912.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha praticato il giornalismo in Italia e all’estero ed è oggi diplomatico di carriera. Ha pubblicato tra l’altro ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (BOMPIANI, 1973).”,”ITQM-029″
“ROMANO Sergio BOSWORTH Richard J.B. a cura; saggi di SERRA MINNITTI SEGRE’ KNOX DE-CECCO MIGONE POLLARD VIGEZZI SETON-WATSON”,”La politica estera italiana 1860-1985.”,”saggi: SERRA MINNITTI SEGRE’ KNOX DE-CECCO MIGONE POLLARD VIGEZZI SETON-WATSON R.J.B. BOSWORTH insegna storia nella Univ of Western Australia. Studioso della politica estera italiana, ha pubblicato su questo tema due importanti volumi: ‘Italy, the least of the great powers: Italian foreign policy before the First World War’ (1979) ( tradotto in IT come ‘La politica estera dell’Italia giolittiana’, EDITORI RIUNITI, 1985) e ‘Italy and the approach of the First World War’ (1983).”,”ITQM-032″
“ROMANO Sergio”,”Storia d’ Italia dal Risorgimento ai nostri giorni.”,”Sergio ROMANO (Vicenza, 1929) ha studiato a Milano e a Chicago. Dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è divenuto diplomatico di carriera. Ha pubblicato una biografia di Crispi, ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (1973) e una storia della guerra italo-turca (‘La quarta sponda’, 1977).”,”ITAB-021″
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. 1. L’ unità italiana e la Prima Internazionale 1861-71.”,”Aldo Romano è nato a Napoli nel 1909. Ordinario di storia nei licei e libero docente di storia moderna dal 1943, si è occupato soprattutto di storia del movimento e dell’ ideologia socialista. Dopo aver pubblicato nel 1931 studi sul pensiero e l’ azione socialista in Italia nel XIX secolo, e in particolare su Carlo PISACANE, ha dato alle stampe volumi e saggi vari, e, dal ’54-55 i primi volumi della ‘Storia del movimento socialista in Italia’ basata su ricerche in archivi italiani e stranieri. Collabora a ‘Civiltà moderna’, ‘Rassegna storica del socialismo’, ‘Rivista storica italiana’ e ‘Rivista storica del socialismo’.”,”MITS-117″
“ROMANO Luca”,”Il risveglio del drago. La nuova Cina sfida l’ Occidente: è possibile un capitalismo comunista?”,”Luca ROMANO è nato in Austria nel 1955 e da allora non ha una dimora fissa. Ha vissuto a Parigi, New York, Pechino, Bonn, Mosca. E’ stato testimone in Cina delle riforme di DENG XIAO-PING e degli effetti impressionanti dell’ apertura all’ esterno. Ha lavorato per il ‘Giornale’ di MONTANELLI. Attualmente vive e lavora a Londra.”,”CINx-079″
“ROMANO Ruggiero a cura; saggi di A.P. USHER G. OSTROGORSKY W. ABEL A. DIECK E. J. HAMILTON M.J. ELSAS G. PARENTI C. VERLINDEN J. CRAEYBECKX E. SCHOLLIERS S. HOSZOWSKI J. MEUVRET W.S. SACHS E.W. GILBOY P. VILAR C. VIVANTI W. KULA V.N. JAKOVCEVSKIJ C.E. LABROUSSE L. EINAUDI A.V. JUDGES R. BAEHREL”,”I prezzi in Europa dal XIII secolo a oggi. Saggi di storia dei prezzi raccolti e presentati da Ruggiero Romano.”,”Saggi di A.P. USHER G. OSTROGORSKY W. ABEL A. DIECK E. J. HAMILTON M.J. ELSAS G. PARENTI C. VERLINDEN J. CRAEYBECKX E. SCHOLLIERS S. HOSZOWSKI J. MEUVRET W.S. SACHS E.W. GILBOY P. VILAR C. VIVANTI W. KULA V.N. JAKOVCEVSKIJ C.E. LABROUSSE L. EINAUDI A.V. JUDGES R. BAEHREL”,”EURE-012″
“ROMANO Salvatore F. GIUSTI Renato CASTAGNOLI Clara VERONA Aronne RONCHI Mario RAFFAELLI Guido RAGIONIERI Ernesto MORI Giorgio GUERRINI Libertario SANTARELLI Enzo MOLINELLI Raffaele BELLINI Luigi CARACCIOLO Alberto CICERCHIA Carlo LIMITI Diamante LAVEGLIA Pietro RENDA Francesco, scritti di”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia.”,”Collaborano al volume FERRI Franco ROMANO Salvatore F. GIUSTI Renato CASTAGNOLI Clara VERONA Aronne RONCHI Mario RAFFAELLI Guido RAGIONIERI Ernesto MORI Giorgio GUERRINI Libertario SANTARELLI Enzo MOLINELLI Raffaele BELLINI Luigi CARACCIOLO Alberto CICERCHIA Carlo LIMITI Diamante LAVEGLIA Pietro RENDA Francesco.”,”MITS-180″
“ROMANO Sergio”,”Histoire de l’ Italie du Risorgimento à nos jours.”,”””Un fenomeno simile si produce sul piano culturale, ma con una circostanza aggravante: mentre i gruppi al di fuori del sistema di Giolitti elaborano rapidamente una cultura propria, il blocco politico giolittiano fu incapace di far nascere un blocco culturale e intellettuale”” … “”””la cultura dell’ era giolittiana era fortemente antigiolittiana””””. (pag 136)”,”ITAA-058″
“ROMANO Salvatore F.”,”Le classi sociali in Italia. Dal Medioevo all’ età contemporanea.”,”Salvatore Francesco ROMANO, docente di storia moderna all’ Università di Trieste ha al suo attivo numerosi saggi su problemi filosofici e letterari, e studi storici sul Risorgimento, il movimento operaio e l’ età contemporanea (‘Momenti del risorgimento in Sicilia’, Storia dei Fasci Siciliani’). Ha pubblicato pure una biografia di Antonio GRAMSCI. “”Se da un lato però Dante può essere considerato, con qualche paradossale esagerazione, come fece Engels, il primo poeta della borghesia; non si può dire che nello stesso periodo fosse l’ insieme dei ceti borghesi ad ascendere stabilmente sul piano politico, a divenire cioè un’ unica classe politica”” (pag 112)”,”ITAS-064″
“ROMANO Sergio”,”Il rischio americano. L’ America imperiale, l’ Europa irrilevante.”,”ROMANO (Vicenza, 1929) ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e, per alcuni anni, all’ Università Bocconi di Milano. “”La parola “”rivoluzione”” non è eccessiva. In Vietnam le forze armate americane avevano capito che la democrazia degli Stati Uniti non tollera la morte dei propri soldati e non è disposta a sostenere l’ impegno di una guerra sanguinosa. Se ne accorsero soprattutto i maggiori e i colonnellli- Clark, Powell, Schwarzkof, Franks- che avevano comandato truppe in azione e partecipato ai combattimenti. (…). Quando divennero generali e salirono ai vertici delle forze armate, furono tra i primi a comprendere che la cibernetica, i satelliti, i sensori, il laser e le loro applicazioni avrebbero rivoluzionato gli arsenali e il campo di battaglia. Da allora non vi è arma americana, dal fucile al cannone, dall’ elicottero all’ aereo, alla bomba al missile che non sia stata rinnovata e “”digitalizzata””. (pag 32-33)”,”RAIx-134″
“ROMANO Ruggiero”,”Opposte congiunture. La crisi del Seicento in Europa e in America.”,”Ruggiero ROMANO è nato a Fermo nel 1923. E’ titolare della cattedra di problemi e metodi di storia economica della Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi fin dal 1952. Ha scritto numerosi lavori di storia economica dell’ età moderna, sulla circolazione di merci, sul commercio marittimo, sui prezzi e le loro oscillazioni nel contesto europeo e mediterraneo. Ha studiato anche il Nuovo Mondo. Per l’ Einaudi ha dato vita ad opere collettanee quali la Storia d’ Italiea e l’ Enciclopedia Einaudi. “”Per comprendere questo insieme di fenomeni, occorre fare un salto indietro di alcuni secoli. Occorre ritornare alla crisi del XIV secolo e alla sua conclusione. La crisi, che aveva colpito tutta l’ Europa, non aveva avuto gli stessi effetti su tutti i paesi. Alla fine della crisi, diciamo a metà del XV secolo, in Inghilterra il potere feudale ha ormai perduto una buona parte dei suoi artigli: altrove, è ancora forte. Ed è del tutto normale che la “”rivoluzione borghese”” del 1640-49 abbia avuto luogo in Inghilterra e non altrove. Altrove, non avrebbe potuto aver luogo. Altrove, non poteva esserci che una “”rifeudalizzazione””. (pag 56)”,”ECOI-118″
“ROMANO Ruggiero”,”Colombo.”,”(…)”” il Portogallo diventerà, durante quasi dieci anni, la sua residenza. E’ in questa terra che il giovane Colombo entra in contatto con navigatori già abituati a vivere in dimensioni più ampie di quelle mediterranee; protesi da tempo verso scoperte terrestre (in Africa) e marinare insieme, nelle quali hanno cominciato da tempo ad inoltrarsi; forniti di buone basi cartografiche; muniti di strumenti di navigazione, scafi, velature, concepiti proprio in funzione di queta sete di spazi. Non che tutto fosse nuovo per lui (…)”” (pag 20)”,”BIOx-061″
“ROMANO Sergio”,”Giovanni Gentile. La filosofia del potere.”,”””Con lo scoppio della guerra quindi, Gentile si vide spinto ad assumere una nuova funzione. Se alla fine degli anni dieci, grazie al giornalismo culturale della Voce e alla risonanza del suo insegnamento universitario, egli era uscito dalla cerchia ristretta degli studi filosofici per partecipare al più vasto dibattito culturale italiano, nel 1915, grazie alla guerra, egli s’ inserì nel dibattito politico e civile.”” (pag 154)”,”ITAF-151″
“ROMANO Ruggiero TENENTI Alberto”,”Storia Universale Feltrinelli. Vol 12. Alle origini del mondo moderno (1350-1550).”,”””Malgrado tutta l’ elasticità dell’ espressione fuoco, che varia da 4-5 componenti ad un numero più grande, è innegabile che ci si trova, qui, di fronte non solo a una riduzione della popolazione: ma ad un vero svuotamento demografico. Il primo riflesso dinanzi a questi fenomeni è che il ruolo determinante per questi abbandoni di villaggi in Francia dovette svolgerlo la guerra dei Cent’anni. Non v’è dubbio che la guerra, con tutto il suo immenso corteo di miserie, dovette avere un gran peso; ma va notato che l’ inizio del movimento è precedente alle ostilità. La “”teoria della guerra””, per spiegare la “”crisi”” dell’ agricoltura, appare nettamente insostenibile. Né vale far ricorso alle scorrerie di bande armate: queste sono effetto, e poi elemento aggravante, non causa della “”crisi”” “”. (pag 19) “”Ma al di là di calcoli o d’ impressioni, resta un fatto, che è assolutamente incontestabile: vale a dire una maggiore fragilità, una dilagante friabilità delle strutture agrarie dell’ Europa già a partire dai primi del Trecento. Tutto è in movimento, in sommovimento””. (pag 27) “”Il secolo XIV è stato dunque di “”crisi”” feudale, (…)”” (pag 29)”,”STOU-063″
“ROMANO Andrea”,”Lo stalinismo. Un’ introduzione storica.”,”Andrea ROMANO ha studiato i temi della nascita del regime staliniano e dei rapporti tra Stato sovietico e società rurale. Ha pubblicato tra l’ altro, ‘Contadini in uniforme. L’ Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’ Urss’ (1999). E’ direttore scientifico della Fondazione Italianieuropei. “”Fu in questo scenario di stabilizzazione e riordinamento delle forze del nuovo regime che Stalin assunse la responsabilità diretta della gestione dei quadri del partito. Il suo ingresso nella segreteria del Comitato centrale, nell’ aprile del 1922, e la sua successiva nomina a segretario generale (l’ unica carica che doveva accompagnarlo fino alla morte, nel 1953) lo misero in condizione di controllare la selezione, l’ avanzamento e la dislocazione dei funzionari medi e superiori del partito in tutto il paese. Non si trattava di un ruolo di primo piano, almeno non quando esso fu assunto da Stalin. (…) Con l’ assunzione della carica di segretario generale, e soprattutto con l’ uso che ne fece nella costruzione del suo sistema di potere, Stalin introduce un’ innovazione destinata a riprodursi per tutto il Novecento all’ interno dei partiti moderni: il controllo del potere di indirizzo delle organizzazioni politiche di massa attraverso la gestione dei quadri.”” (pag 45)”,”RUSU-150″
“ROMANO Sergio”,”Crispi.”,”Incontro Crispi con Bismarck: “”Il rapporto fra due uomini è spesso condizionato dal loro primo incontro, e il primo incontro dalla prima parola, dal primo gesto, dal primo sguardo che ciascuno dei due porge o riceve. Da questa piccolissima schermaglia iniziale scaturisce un rapporto di superiorità o di parità che gli avvenimenti successivi spesso non mutano se non in piccola parte. Bismarck si alzò in piedi e gli tese la mano senza parlare (…)””. (pag 124) “”Si salutarono alle dieci di sera. Bismarck aveva avuto partita vinta. Aveva detto a Crispi che un’ intesa italo-tedesca contro l’ Austria non era possibile e che la Germania non avrebbe mai aiutato l’ Italia ad estendere i suoi confini verso oriente. Gli aveva fatto capire che per accordarsi con la Germania l’ Italia doveva anzitutto accordarsi con l’ Austria e aveva in sostanza delienato quella che sarebbe stata di lì a pochi anni la Triplice Alleanza””. (pag 125)”,”ITAA-077″
“ROMANO Sergio”,”I confini della storia.”,”””E’ proprio la ricchezza del cardinale, d’altro canto, la parte della sua vita che suggerisce qualche riflessione sulla paternità del Breviario. Mazarino fu uno dei maggiori collezionisti dell’ epoca e in particolare un accanito bibliofilo. Nel 1644 cominciò a raccogliere migliaia di libri e si affidò per i suoi acquisti a un medico, Gabriel Naudé, che era stato bibliotecario del cardinale Barberini. (…) Durante la Fronda il Parlamento di Parigi ordinò che i libri di Mazarino venissero venduti all’ asta. Naudé – racconta Hillairet – poté salvare dal naufragio soltanto i testi di medicina, che comprò per 3500 lire, ma ne morì di crepacuore. Tornato in Francia dopo un lungo esilio all’ estero, Mazarino ricomprò i libri di Naudé e riuscì a ricostituire in qualche anno una collezione che aveva compreso, prima della dispersione, 51.000 volumi. Dopo la morte i libri furono trasferiti al Collège des Quatre-Nations, oggi sede dell’ Institut, che il cardinale aveva fondato nel 1661. Il palazzo Mazarino d’altro canto divenne la Bibliothèque Nationale (…)””. (pag 310-311)”,”STOx-094″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Antonio Gramsci.”,”””Il livello della cultura media del movimento socialista torinese nel periodo in cui i giovani studenti socialisti ingaggiano la loro battaglia per una cultura più moderna, era, presso a poco, quello che riferiva un giovane operaio del fascio giovanile del borgo San Paolo. “”Nelle biblioteche dei nostri circoli scarseggiava il materiale. Vi si trovavano in abbondanza le opere dei grandi romanzieri dell’ Ottocento in compagnia di scrittori contemporanei, “”scrittori sociali””, come li chiamavamo noi, di cui si è persa persino la traccia. I discorsi parlamentari di Turati, di Treves, di Modigliani, di Oddino Morgari, una cattiva edizione del Manifesto dei Comunisti… il compendio del Capitale di Cafiero e Fabietti completavano le biblioteche. I socialisti di sinistra, in maggioranza operai leggevano i libri di Pietro Kropotkin (la sua Conquista del Pane era popolarissima), la Comune di Luisa Michel, i libelli di Paolo Valera e opere sulla Rivoluzione francese, naturalmente senza alcun metodo””. (pag 209)”,”GRAS-044″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’ opera, saggi di Karol MODZELEWSKI Giuseppe PAPAGNO Philip JONES Piero UGOLINI Marian MALOWIST Roberto FINZI H.G. KOENIGSBERGER Giovanni LEVI Mauro AMBROSOLI Piero UGOLINI Hannelore ZUG TUCCI Pasquale VILLANI Brian PULLAN e Stuart J. WOOLF Giuseppe BERTA Maurice AYMARD Franco BONELLI”,”Storia d’ Italia. Annali. 1. Dal feudalesimo al capitalismo.”,”Saggi di Karol MODZELEWSKI Giuseppe PAPAGNO Philip JONES Piero UGOLINI Marian MALOWIST Roberto FINZI H.G. KOENIGSBERGER Giovanni LEVI Mauro AMBROSOLI Piero UGOLINI Hannelore ZUG TUCCI Pasquale VILLANI Brian PULLAN e Stuart J. WOOLF Giuseppe BERTA Maurice AYMARD Franco BONELLI. “”Siamo di nuovo colpiti dall’ analogia delle situazioni determinatesi nell’ Impero Ottomano e nell’ Europa centro-orientale. In entrambe le regioni ci appaiono le stesse premesse socio-economiche fondamentali, che escludono i contadini dal circuito commerciale dei mercanti delle città portuali e degli uomini d’ affari stranieri. Naturalmente non mi soffermo sull’ aspetto giuridico del problema, ossia sul fatto che nell’ Impero ottomano il processo del passaggio dal feudo subordinato – timar, zeamet, alla proprietà nobiliare era ancora in corso fra il Cinque e il Seicento, mentre era già concluso nelle terre del Baltico. La differenza è comprensibile, se si tiene conto dell’ autorità onnipotente del sultano e della resistenza dell’ amministrazione turca a tale trasformazione della proprietà fondiaria, cui si piegava solo per la pressione delle crescenti difficoltà economiche e militari””. (pag 480) La formazione delle classi (pag 953) La formazione del proletariato (secoli XVIII-XIX) (pag 1049)”,”ITAE-121″
“ROMANO Sergio”,”Finis Italiae. Declino e morte dell’ ideologia risorgimentale. Perché gli italiani si disprezzano. Lo specchio del reame: libertà di stampa e libertà della stampa.”,”Carattere nazionale. “”Abbiamo letto per qualche giorno una crestomanzia delle ingiurie e dei vituperi che gli italiani hanno indirizzato a se stessi da Dante a Flaiano, da Leopardi a Zeri, da Pascoli a Biagi. E ne abbiamo tutti concluso che nelle parole di Eco non c’è nulla di nuovo sotto il sole, che gli italiani hanno sempre detestato se stessi, che non v’è altro popolo in cui l’ “”odio di sé”” sia radicato e diffuso sino al punto di diventare gioco, vezzo, insopprimibile meccanismo mentale e verbale. Presso gli italiani, quindi, l’ autodenigrazione e l’ autolesionismo non sarebbero occasionali manifestazioni di rabbia civile. Sarebbero l’ espressione di un disprezzo profondo che ogni italiano tiene chiuso in se stesso, sul fondo della propria coscienza. (…)””. (pag 45-46)”,”ITAS-089″
“ROMANO Sergio a cura di Giuseppe LEUZZI”,”Elezioni, istruzioni per l’ uso. Con interviste a Bossi, Giannini, La Malfa, Occhetto, Spadolini.”,”PCI. “”Anche in Italia per la prima volta una “”potenza”” si disintegra in tempo di pace e suscita le ambizioni dei suoi possibili successori. Anche in Italia, come in Unione Sovietica, la potenza che muore è un partito-Stato che aveva concorso con la Democrazia cristiana e gli altri partiti alla gestione del patrimonio “”immobiliare”” della nazione.”””,”ITAP-094″
“ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”””Vi fu nella seconda metà degli anni Sessanta un diarchia composta dall’ atlantismo di Saragat e dall’ “”aperturismo”” di Fanfani. In ambedue i casi il problema centrale era rappresentato dal rapporto con gli Stati Uniti: gli “”atlantici”” lo consideravano essenziale al futuro del paese, mentre Fanfani, con i settori dell’ opinione a cui si è fatto cenno più sopra, avrebbe preferito allentarlo per rendere all’ Italia una maggiore libertà di movimento, soprattutto nel Mediterraneo. Di qui, sinché Fanfani rimase agli Esteri, una sorta di latente irritazione del governo americano per le punzecchiature di spillo che giungevano periodicamente dal ministro degli Esteri italiano.”” (pag 147)”,”ITQM-103″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Storia della questione meridionale.”,”Testimonianz e scritti di SIDNEY SONNINO BADALONI DI-SAN-GIULIANO Napoleone COLAJANNI Giuseppe SALVIOLI Giustino FORTUNATO Filippo TURATI Alfredo NICEFORO Antonio RENDA Gaetano SALVEMINI Francesco Saverio NITTI A. DE VITI DE MARCO Antonio VACIRCA Pasquale VILLARI Ettore CICCOTTI Olindo GORNI Guido DORSO Antonio GRAMSCI R. BONFADINI G. VALENTI E. GIRETTI R. CIASCA. “”Ahi! lo Stato italiano oscilla sempre fra l’ indifferenza e la dissipazione. E così anche più grandi opere attendono chi ne abbia la chiara visione e chi osi””. (pag 221) “”In altri pasi la propaganda socialista o della “”democrazia sociale”” deve lottare per la municipalizzazione e la statificazione d’ industrie, che da noi sono già dei Comuni e dello Stato. Il “”Socialismo di Stato””, preso a prestito dalla Germania ed opportunamente manipolato dal parlamentarismo latino, ci ha dato l’ affarismo borghese da una parte, e dall’ altra ha spianato e spiana la via all’ affarismo socialista””. (pag 228)”,”ITAS-093″
“ROMANO Sergio”,”Crispi. Progetto di una dittatura.”,”ROMANO Sergio (Vicenza, 1929). “”Vi è in queste parole l’ embrione di un giudizio che Crispi ripeterà più volte negli anni Ottanta e che è storicamente esatto. L’ avvento della Sinistra al potere non rinnovò o stato e non risolse i problemi di fondo della nostra società nel secolo scorso. Valse tutt’al più ad allargare il gruppo che aveva detenuto il potere sino a quel momento inserendo in esso alcuni volti nuovi e qualche più fresca energia. La Sinistra consolidò lo stato allargando le basi umane su cui esso poggiava; ma governò come la Destra aveva governato prima: con gli stessi principi, con la stessa conservatrice prudenza. Se vi fu differenza, essa fu quella, inevitabile, che corre fra gli esseri umani. Depretis non era Minghetti, Nicotera non era Menabrea, Cairoli non era Visconti Venosta: tutto qui.”” (pag 90)”,”BIOx-089″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia 1911 – 1912. Con un poscritto sulla Libia di Gheddafi.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha praticato il giornalismo in Italia e all’estero ed è oggi diplomatico di carriera. Ha pubblicato tra l’altro ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (BOMPIANI, 1973). Giudizi negativi sull’ esercito italiano. “”Questi spunti nazional-religiosi della propaganda turca rischiano di allargare le dimensioni del conflitto gettando semi di rivolta dovunque popolazioni musulmane vivano sotto il governo di una potenza europea. L’ Inghilterra e la Francia ne sono consapevoli e preoccupate. Al Cairo Lord Kitchener, parlando con l’ agente diplomatico francese, si lascia andare a un giudizio severo sul comando italiano, sul modo in cui le operazioni sono dirette e sul valore delle truppe sbarcate in Tripolitania.”” (pag 157)”,”AFRx-072″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Breve storia della burocrazia dall’ antichità all’ età contemporanea.”,”””La sostanziale identità del tipo di potere burocratico assume certo nei vari campi aspetti esterni diversi: “”la burocrazia di Stato ha in parte un aspetto diverso da quello di una burocrazia di partito, e spesso in seno alla prima la burocrazia civile è diversa da quella militare e tutte insieme hanno un aspetto diverso dalla burocrazia di un comune, di una chiesa, di una banca, di un cartello, di una associazione professionale, di una fabbrica, di una rappresentanza di interessati (lega di lavoratori, società di agricoltori)”” (M. Weber, Parlamento e Governo). Ma ciò non toglie nulla “”al fatto fondamentale della marcia inarrestabile della burocratizzazione”” nella società moderna e contemporanea. “”Come il cosiddetto progresso al capitalismo dall’ epoca medievale è la misura univoca della modernizzazione dell’ economia, così il progresso verso il potere burocratico fondato sull’ ufficio, lo stipendio, la pensione, l’ avanzamento, la scuola professionale, la divisione del lavoro, le competenze stabilite, l’ autenticità degli atti, l’ ordinamento gerarchico di superiori e subalterni è parimenti la misura univoca della modernizzazione dello Stato””.”” (pag 41-42)”,”ITAS-097″
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato.”,”Le cause dell’ ascesa e declino della Spagna. “”Il passo che ho citato più sopra è tratto da ‘La Spagna nella sua realtà storica’ ed è stato scritto da uno storico che meglio di altri ha cercato di rispondere a tale domanda. Américo Castro nacque in Brasile da genitori spagnoli nel 1885, studiò lettere e diritto a Granada, completò la sua preparazione in Francia e Germania, divenne filologo, linguista e storico. Gli studiosi che ebbero maggiore influenza sulla sua formazione intellettuale furono probabilmente Nietzsche, Bergson e Dilthey. In anni in cui quasi tutte le università europee erano presidiate dagli epigoni del positivismo e gli storici andavano puntigliosamente a cercare le casue “”scientifiche””, Castro scelse come “”padrini”” del suo lavoro alcuni fra i maggiori esponenti dell’ intelligencija antipositivista. Non gli interessavano i fatti – politici, economici, militari, giuridici – nella loro meccanica sequenza causale. Voleva capire come gli uomini, in un determinato periodo storico, avessero percepito la realtà in cui vivevano e quali effetti tale rappresentazione avesse avuto sulle lore scelte e il loro comportamenti.”” (pag 243-244)”,”ITAB-193″
“ROMANO Sergio”,”I giudizi della storia.”,”””Saddam non dovette ricorrere, come Stalin, ai falsi processi in cui un giudice impartiva sentenze già scritte nell’ ufficio del segretario generale del partito. Ma anche nella storia irachena vi è un episodio che sarebbe piaciuto ad Arthur Koestler, autore di un grande romanzo sulle purghe sovietiche (Buio a mezzogiorno). Secondo uno scrittore americano, Mark Bowden (The Tales of a Tyrant, ‘The Atlantic Monthly’, del maggio 2002) la scena ebbe luogo in una sala per le conferenze di Baghdad il 18 luglio 1979, vale a dire nel mese stesso in cui Saddam, dopo le dimissioni di al-Bakr, assunse, anche formalmente la guida del Paese. Di fronte a un parterre composto dai membri del Consiglio di comando della rivoluzione e da alcune centinaia di esponenti del partito, Saddam, in uniforme militare, annunciò con la voce rotta dall’ emozione e gli occhi luccicanti che vi era stato un tradimento. Fu quello il momento in cui uscì da una tenda e apparve sul proscenio, come il personaggio di una commedia di Pirandello, Muhyi Abd-al Hussein Mashhadi, segretario generale del Consiglio. Imprigionato e torturato nelle ore precedenti, recitò perfettamente la lezione. Confessò le sue malefatte, descrisse il complotto e indicò con un dito i congiurati che sedevano nella sala delle conferenze. A uno a uno, sessanta “”nemici del popolo”” vennero prelevati dalla polizia del regime e portati via. Quando questa tragica farsa ebbe fine, i sopravvissuti cominciarono ad applaudire, prima timidamente, poi entusiasticamente. Allibiti, terrorizzati e, infine, felici per essere scampati alla morte, stavano decretando al leader l’unico tributo che avesse per lui una qualche importanza: il tributo della paura””. (pag 188)”,”STOx-115″
“ROMANO Sergio”,”Libera Chiesa. Libero Stato? Il Vaticano e l’ Italia da Pio IX a Benedetto XVI.”,”ROMANO Sergio nato a Vicenza (1929) è stato un diplomatico, ambasciatore alla Nato e dal settembre 1985 al marzo 1989 a Mosca. Ha insegnato in varie università italiane ed estere. E’ editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. “”I cattolici nel frattempo si erano già organizzati politicamente. A Milano, nell’ottobre 1942, un industriale, Enrico Falck, aveva ospitato nella sua casa una riunione a cui avevano partecipato alcuni vecchi esponenti popolari e qualche liberale cattolico: Alcide De Gasperi, Stefano Jacini, Piero Malvestiti, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, G. Edoardo Clerici, don Primo Mazzolari, Gioacchino Malavasi. De Gasperi era stato deputato alla Dieta di Innsbruck e al parlamento di Vienna, poi parlamentare del Partito popolare dal 1921 e suo segretario generale dopo le dimissioni di Sturzo. Era stato arrestato mentre stava per lasciare l’Italia e condannato a quattro anni di carcere, ma dopo qualche mese di prigione era stato accolto in Vaticano come bibliotecario. Jacini aveva rappresentato il Partito popolare alla Camera dal 1919 al delitto Matteotti ed era stato dichiarato “”decaduto”” quando gli aventiniani aveva cercato di rientrare a Montecitorio. (…) I giovani verranno al partito nelle settimane seguenti e saranno Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, professori nell’università di padre Gemelli e Giorgio La Pira, professore a Firenze. Gli ospiti di Enrico Falck decisero di fondare un partito e, con un evidente omaggio al pensiero di un “”precursore””, Giovanni Toniolo, lo chiamarono Democrazia cristiana. Era un nome che il papato, nel 1919, avrebbe considerato troppo avanzato e in odore di modernismo. I tempi erano cambiati, ma il Vaticano esitò prima di dare la sua approvazione.”” (pag 96-97)”,”RELC-229″
“ROMANO Sergio”,”Anatomia del terrore. Colloquio con Guido Olimpio.”,”OLIMPIO è un inviato del CS in Medio Oriente. Ha scritto ‘La rete del terrore’ (2002).”,”TEMx-045″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico.”,”Teorizzazione del principio resistenza al Sovrano da parte dei protestanti d’Austria (pag 102) La partecipazione di Carlo Marx alla rivoluzione viennese del 1848 (pag 236) Teorizzazione del principio resistenza al Sovrano da parte dei protestanti d’Austria (pag 102) La partecipazione di Carlo Marx alla rivoluzione viennese del 1848 “”I giudizi dei giornali di sinistra sui discorsi di Marx erano invece meno precisi. ‘Konstitution’ me dava un brevissimo riassunto pieno di confusione e di inesattezze. Meglio il ‘Radikaler’, che giudicava il discorso di Marx, tenuto il 30 agosto alla Lega Generale del Lavoro, come “”acuto ed istruttivo”” e riferiva la discussione che ne era seguita tra Marx e Jellinek, un redattore di quello stesso giornale in modo che invero offre, pure nella sua brevità, parecchio interesse. Marx era assai probabilmente venuto a Vienna attrattovi dalla notizia del sanguinoso urto fra la guardia borghese e la massa dei lavoratori avvenuto al Praterstern il 23 dello stesso mese. Per la prima volta l’ostilità latente fra la borghesia viennese, che era tornata, dopo le giornate di maggio vittoriose per il sostegno degli operai, in preda alla sua vecchia diffidenza per la massa operaia, si era manifestata nelle sue estreme conseguenze””. [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981] (pag 236) “”Marx aveva scorto in questo episodio il primo manifestarsi a Vienna di quella lotta di classe tra borghesia e proletariato che era già divenuta aperta e chiara guerra a Parigi. Voleva accertarsene personalmente e portare nello stesso tempo nei gruppi politici più avanzati una spinta ideologica chiarificatrice che facesse acquistare maggiore coscienza al movimento dei lavoratori in Austria. Scrive infatti il ‘Radikaler’ che in quella riunione nella quale si era proposto di inviare all’Imperatore una deputazione che lo pregasse di richiamare il Ministro responsabile dei fatti del 23 agosto, “”il signor Marx faceva osservare che, quale che fosse il Ministro, qui si trattava, come a Parigi, della manifestazione della lotta tra borghesia e proletariato””””. [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981] (pag 237) “”Verso la metà di settembre Marx ripartiva da Vienna. Il suo punto di vista sulla lotta di classe in questa città si esprimeva, dopo quel contatto diretto, negli articoli che Engels, dietro le indicazioni di lui scriverà per il “”New York Daily Tribune”” nel 1851. “”La classe operaia (di Vienna) – si legge in uno di essi – circondata dalla diffidenza, disarmata, senza organizzazione, appena si stava sollevando dalla servitù intellettuale del vecchio regime, si stava risvegliando non ad una coscienza ma ad una pura sensazione intuitiva della sua posizione sociale e della sua propria linea di azione””. Così, attraverso la penna di Engels, Marx scriveva l’atto di nascita del movimento operaio in Austria. Ad esso come ad un punto di partenza si riferiranno costantemente in seguito gli storici del movimento operaio austriaco (da Ludwig Brügel, nella sua opera in cinque volumi, a Julius Deutsch nel suo breve schizzo).”” (pag 238) [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981]”,”AUTx-033″
“ROMANO Sergio”,”Memorie di un conservatore. Il racconto di un secolo nei ricordi di un testimone.”,”‘Never complain and never explain’, Benjamin Disraeli (mai lamentarsi e mai spiegare) Diplomatico lasciato solo (pag 123)”,”ITQM-158″
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. III. Testi e documenti. 1861-1882.”,”Carteggio, Corrispondenza Engels – Cafiero (pag 95-153)”,”MITS-366″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Storia dei fasci siciliani.”,”””Il Salvioli si esprimeva sui rapporti economici e sociali dell’isola in termini assai simili a quelli che in quel periodo usava Engels, quando affermava che i ceti dei lavoratori si trovavano in Sicilia a dover soffrire nello stesso tempo i mali che derivavano dai residui di epoche precedenti e quelli propri del nuovo sfruttamento capitalistico. Sulla base di questi orientamenti il Salvioli indirizzava agli studi della storia della Sicilia il giovane Enrico Loncao, che alcuni anni dopo cominciava a pubblicare un gruppo di studi storici nei quali, più che altrove, era possibile riscontrare l’influenza di Marx economista nella interpretazione della storia sociale dell’isola (1) (1) (Enrico Loncao, La genesi del latifondo in Sicilia, 1899; Il lavoro e le classi rurali in Sicilia durante e dopo il feudalesimo’, 1900; Considerazioni sulla genesi ed evoluzione della borghesia in Sicilia, 1899, ecc.) (pag 145) “”Solo Garibaldi Bosco, fra i dirigenti della Sicilia occidentale, aveva esercitato un’influenza di un certo rilievo nelle associazioni politiche radicali. (…)”” (pag 157) Rosario Garibaldi Bosco era sostanzialmente repubblicano-socialista (pag 159) “”Spiegando ad un giornalista le caratteristiche del tipo di organizzazione dei Fasci di Sicilia, Rosario Garibaldi Bosco indicava chiaramente il carattere di organizzazione di massa dei Fasci. “”Due anni or sono, egli diceva, vedendo che le associazioni operaie continuavano ad essere in Sicilia sempre divise, andai a studiare la federazione di quelle di Milano, ma mi persuasi che il sistema adottato in Lombardia non si poteva applicare in Sicilia””, dove, egli spiegava, quel sistema portava le società operaie ad essere nient’altro che strumenti elettorali. “”Andai allora a Parigi e studiata che ebbi la organizzazione della “”Bourse de Travail”” trovai quello che cercavo e, sul modello della Camera del lavoro di Parigi, a Palermo procurai di foggiare il Fascio, diviso per sezioni d’arti e di mestieri””.”” (pag 164)”,”MITT-309″
“ROMANO Salvatore F.”,”Storia della mafia.”,”Salvatore Francesco ROMANO, (1910) insegna nella facoltà di lettere e nell’Istituto di scienze politiche (Univ. di Trieste). Ha scritto sul Risorgimento e il movimento operaio, tra cui ‘Storia dei Fasci siciliani’, ‘Le classi sociali in Italia’ e una biografia di Antonio Gramsci. Nella storiografia recente si nega il la tesi del banditismo come origine del fenomeno mafioso”,”ITAS-156″
“ROMANO Ruggiero”,”La storiografia italiana oggi.”,”ROMANO Ruggiero “”Gaetano Salvemini, studente a Firenze, si lascerà influenzare più da Cesare Paoli che da Pasquale Villari. E’ già un segno. Ma il grande avvenimento è l’incontro – tra il 1894 ed il 1895 – col marxismo. Come egli stesso dirà più tardi, in quegli anni aveva divorato il ‘Manifesto dei comunisti’ e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 e sulla Comune, aveva scoperto il suo vangelo nel ‘Materialismo storico’ di Antonio Labriola e aspettava con impazienza ogni due settimane la ‘Critica sociale’ di Turati. Da questo marxismo (discutibilissimo, per quel ch’è esattezza interpretativa) – allo stesso modo che da tutta una tradizione positivistica che vedeva nella sociologia una scienza non proprio trascurabile che, se aveva tanto da prendere dalla storia, aveva altrettanto da offrirle – da marxismo e positivismo sociologico, dunque, Salvemini dedusse un senso del collettivo anticipatore già della “”polemica, rinnovata ai nostri giorni, della scuola francese dei Bloch, Febvre, Braudel, eccetera contro l”histoire évenementielle”” (come ha acutamente osservato Ernesto Sestan).”” [Ruggiero Romano, La storiografia italiana oggi, 1978] (pag 43-44)”,”STOx-170″
“ROMANO Ruggiero a cura; BELOFF Max FURET François ROMANO Ruggiero VENTURI Franco KIENIEWICZ Stefan e altri”,”Storia delle rivoluzioni. La rivoluzione americana. La rivoluzione francese. La rivoluzione del centro e sudamerica. Le rivoluzioni liberali. Il ’48 europeo.”,”L’inserto sulla rivoluzione americana è solo parziale. Il tomo contiene pure altre 2 parti riguardanti altro volume: La rivoluzione cinese. La rivoluzione vietnamita.”,”FOTO-019″
“ROMANO Roberto”,”Borghesia industriale in ascesa. Gli imprenditori tessili nella Inchiesta industriale del 1870-74.”,”””La questione è un’altra: è che la borghesia, quando si esprime (e questo è valido anche quando sia chiamata a fornire semplicemente informazioni, come è il caso dell’Inchiesta), rispecchia una visione del mondo e della società nella quale rapporti di classe appaiono come rapporti fra cose. Salari, forza motrice, combustibile, macchine e merci diventano così “”oggetti”” neutrali e naturali a cui non è sotteso alcun rapporto sociale. Ma “”nella misura invece in cui il processo di produzione è nello stesso tempo ‘processo di valorizzazione’, nel suo svolgersi il capitalista consuma la capacità lavorativa dell’operaio, ovvero si appropria del lavoro vivo, come sangue vitale del capitale. La materia prima, l’oggetto del lavoro in generale, non serve qui che ad assorbire lavoro altrui, e lo strumento di lavoro che da conduttore, da veicolo, per questo ‘processo di assorbimento'””. E’ solo così, “”nell’incorporare la forza-lavoro viva alle sue parti componenti oggettive”” che “”il capitale diventa… un mostro animato, e comincia ad agire come se ‘avesse l’amore in corpo’”” (K. Marx, Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato, a cura di B. Maffi, Firenze, 1974, p. 39). E’ necessario perciò esaminare le dichiarazioni degli industriali alla luce dei reali rapporti di produzione – come abbiamo tentato di fare nelle introduzioni ai singoli brani, per quanto ci consentiva lo spazio a disposizione – e ricercare la forte ispirazione di classe che anima le risposte degli imprenditori””. (pag 24) [Roberto Romano, Borghesia industriale in ascesa. Gli imprenditori tessili nella Inchiesta industriale del 1870-74, 1977]”,”ITAE-103-FPA”
“ROMANO Salvatore F.”,”Rosario Garibaldi Bosco e i suoi Appunti del Carcere.”,”Il numero 6 della rivista contiene saggi di Giuseppe DEL-BO (Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto “”Numero 47″”) e di Ugo FEDELI (Luigi Molinari e gli avvenimenti del gennaio 1894 a Carrara)”,”MITT-101-B”
“ROMANO Andrea”,”Compagni di scuola. Ascesa e declino dei postcomunisti.”,”ROMANO Andrea (Livorno, 1967) è editore per la saggista storica e di attualità della Einaudi e insegna storia contemporanea all’Università Tor Vergata. Editorialista della Stampa ha scritto vari libri tra cui ‘Contadini in uniforme. L’Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’URSS (1999). “”D’altra parte, non era facile farsi carico di queste argomentazioni per un gruppo dirigente che solo otto anni prima, all’epoca della prima guerra del Golfo, si era opposto con tenacia a un’operazione militare voluta dalle Nazioni Unite e sorretta da una legittimazione assai più ampia di quella con cui la Nato bombardava la Serbia. A distanza di pochi anni, quegli stessi leader che erano scesi in piazza nel 1991 contro il primo attacco a Saddam Hussein si trovavano in obbligo di spiegare quanto non poteva più essere spiegato con le stesse categorie di allora. Anche per questo motivo D’Alema sceglie di spiegare il Kosovo all’opinione pubblica italiana nascondendosi dietro il velo del doppio registro. Da una parte quello della valorizzazione di uno status internazionale accresciuto dalla scelta di partecipare al conflitto, anche indipendentemente da ciò per cui si combatteva e si uccideva. Con l’orgoglio delle migliori occasioni, D’Alema ricordava che “”oggi siamo considerati a tutti gli effetti un grande paese, non più com’eravamo visti prima… Perché potevamo dire agli alleati, come ha fatto la Grecia: siamo troppo vicini al confine di guerra, non pretendete da noi una partecipazione militare… Ma saremmo rimasti un paese di serie B”” (17). Dall’altra la fatica di chi ricorreva a vertiginosi equilibri verbali per difendersi dall’inevitabile ondata di proteste levatasi nel paese contro l’intervento: e allora una volta bisognava inventarsi la bizzarria della “”difesa attiva”” per giustificare le azioni dell’Aeronautica italiana sulla Serbia, un’altra volta bisognava vantare “”la singolare iniziativa di pace e umanitaria che alla fine ci ha valso un apprezzamento anche nel campo che è contrario alla Nato (come farà al Senato nel luglio 1999)”” (pag 97-98) (17) Massimo D’Alema, Kosov, Mondadori, 1999 pp.53 e 109″,”PCIx-370″
“ROMANO Sergio PASTORELLI Pietro SERIO Mario, indirizzi di saluto; fonti archivistiche e storiografiche: Elio LODOLINI Patrizia FERRARA Alberto SBACCHI Erminio IACONA Antonio GARCEA Alessandro TRIULZI Giampaolo CALCHI NOVATI Denis MACK-SMITH Pierre GUILLEN Mauro DELLA-VALLE Mario MISSORI Claudio MOFFA Salvatore ORTOLANI Vincenzo PELLEGRINI Marina PIERETTI Irma TADDIA Giovanna TOSATTI Carlo GHISALBERTI Guido MELIS Fausto FONZI Cesira FILESI Francesco SURDICH Lucia D’IPPOLITO Fulvio D’AMOJA Claudio SEGRE’ Daniel J. GRANGE Tomaso DE VERGOTTINI Guido PESCOSOLIDO Michele BRONDINO Riccardo SCRIVANO Gabriella CIAMPI Marta PETRICIOLI Claudio Mario BETTI Harold G. MARCUS Richard PANKHURST Elena AGA-ROSSI Juliette BESSIS Luigi GOGLIA Giacomo MARTINA Maria Antonietta MULAS Sergio MINERBI Beniamino CADIOLI Giuseppe BARLETTA Michele DURANTE Donatella LALA Aldo G. RICCI Pier Luigi BERTINARIA Mariano GABRIELE Piero CROCIANI Silvano BRONCHINI Valerio TOCCAFONDI Ferruccio BOTTI Eliana CALANDRA Nicola DELLA-VOLPE Mario GAZZINI Rodolfo PULETTI Brunello VIGEZZI Romain H. RAINERO Ennio DI-NOLFO”,”Fonti e problemi della politica coloniale italiana. Atti del convegno. Taormina-Messina, 23-29 ottobre 1989. I.”,”Comitato per le pubblicazioni: ARONICA Rosa DENTONI-LITTA Antonio CARUCCI Paola FONSECA Cosimo Damiano GIUFFRIDA Romualdo LUME Lucio ORMANNI Enrica PANSINI Giuseppe PAVONE Claudio PROSDOCIMI Luigi PUNCUH Leopoldo ROMITI Antonio SOFFIETTI Isidoro ZANNI ROSIELLO Isabella FAUCI MORO Lucia GHEZZI Carla Il 1° volume si ferma a pag 627. Riportati tutti i saggi del 1° e 2° volume. Contiene un paio di saggi in inglese e in francese Si segnalano in particolare i saggi di Sergio ROMANO ‘L’ideologia del colonialismo italiano’ (pag 21-30) Fausto FONZI ‘La Chiesa cattolica e la politica coloniale’ (pag 438-463) [ruolo dei missionari e contrasti tra congregazioni religiose (cappuccini, consolatini, lazzaristi, francesi e italiani) Alessandro TRIULZI ‘Storia del colonialismo italiano’ (pag 156-165) Nel 2° volume: Nicola DELLA-VOLPE, ‘Truppe coloniali e prima guerra mondiale: studio di un mancato impiego’ (pag 1168-1182) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258)”,”ITQM-184″
“ROMANO Sergio”,”Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale.”,”Sergio Romano è nato a Vicenza nel 1929 e ha iniziato la carriera diplomatica nel 1943. E’ stato ambasciatore alla Nato e dal settembre 1985 al marzo 1989 a Mosca. Ha insegnato in varie università, è editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Ha pubblicato numerose opere. ‘La tormentata storia comincia “”dal crollo della Turchia ottomana, dopo la Grande guerra, quando le due maggiori potenze vincitrici, Francia e Gran Bretagna, si divisero le terre arabe che erano appartenute all’impero e l’Egitto divenne indipendente. E’ quello il momento in cui appaiono sulla carta geografica della regione i nomi di nuove entità statali e amministrative che diventeranno protagoniste delle grandi crisi degli anni successivi: Siria, Libano, Iraq, Palestina mandataria (il territorio assegnato alla Gran Bretagna dalla Società delle Nazioni nel 1919), Transgiordania””. Continua “”alla fine della seconda guerra mondiale, quando gli Stati della regione acquistano o riacquistano la loro indipendenza””. Nuovo punto di partenza è poi il “”Libano, teatro dell’ultima guerra arabo-israeliana e laboratorio, negli anni Settanta, delle crisi che avrebbero colpito la regione negli anni successivi””. (…). La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975 con due attentati: quello di un gruppo musulmano contro le Falangi cristiane di Pierre Gemayel e quello delle Falangi contro un autobus di palestinesi che ritornava da una manifestazione del Fronte popolare di George Habbash. Fu una guerra tra cristiani e musulmani, tra sunniti e sciiti, tra formazioni progressiste e formazioni conservatrici, fra israeliani e palestinesi. Cominciarono subito dopo gli interventi militari stranieri. Il primo fu quello della Siria nel 1976: 30.000 uomini che ricevettero un mandato della Lega Araba e divennero la “”Forza araba di dissuasione””. Ma Damasco voleva soprattutto mettere “”la propria ipoteca su una “”provincia”” a cui non aveva mai completamente rinunciato. Seguirono i primi interventi israeliani nel Libano meridionale””. Il disegno era quello di creare ai suoi confini una entità statale indipendente. Poi il 6 giugno del 1982, Israele cominciò l’invasione del paese per giungere in prossimità di Beirut. Ma dopo che il nuovo presidente, nella persona di Bashar Gemayel, leader delle Falangi cristiane morì (14 settembre 1982) in un attentato forse organizzato dai siriani, gli israeliani decisero di occupare Beirut ed espellere i palestinesi rimasti in città. Ricaduta politica di questi fatti fu la creazione di un nuovo pericoloso nemico per Israele e il Libano, l’Hezbollah (partito di Dio) che riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano partecipato alla guerra civile libanese in ordine sparso. Nel Libano travagliato dalla guerra civile mise piede insieme a Israele, Siria, Stati Uniti, Unione Sovietica e potenze europee, un altro intruso: l’Iran’ (da Sergio Romano, Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale, 2007, pag 26-32)”,”VIOx-193″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia, 1911-1912.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-008-FL”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XIV lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per chiarire i termini della questione che abbiamo accennato occorre partire dalla constatazione del grosso problema, direi pregiudiziale, che si pone per comprendere la storia della società italiana: cioè il problema della soluzione di continuità, della rottura, della “”caduta”” di cui parlava il Labriola, e per cui l’economia mercantile in un primo momento non sfocia in Italia nel modo di produzione capitalistico. Questo fatto storico tipico della vita italiana, sottolineato da Marx in una nota del I libro del ‘Capitale’, costituisce il problema fondamentale della storia economica e sociale d’Italia nei secoli fra il XIV e il XVII; e trova una prima risposta generale nella impostazione che dello sviluppo storico della economia mercantile ha fatto Marx nel III libro della sua opera. (…) “”Presso i Veneziani, i Genovesi, gli Olandesi, scrive Marx, il guadagno principale non proviene dalla esportazione dei prodotti della propria terra, ma dal mediare lo scambio dei prodotti di comunità men sviluppate dal punto di vista commerciale ed economico e dallo sfruttare entrambi i paesi di produzione””. Nella economia mercantile anche per dir così all’interno della comunità, o città in cui ha il suo centro, il commerciante del Medioevo non è che un “”traspositore”” e in questo caso il traspositore delle merci prodotte dai membri delle corporazioni e dai contadini; il commerciante fa lavorare per suo conto la piccola industria su base artigiana soprattutto quella della campagna. Il mercante assume così un posto dominante nelle città e si contrappone al proprietario terriero e all’economia agricola naturale e al lavoro manuale stretto nelle corporazioni urbane dell’età medievale, ma lascia spesso lavorare i produttori in modo indipendente, o meglio lascia lavorare i produttori secondo l’antico sistema, limitandosi talvolta a esercitare un controllo indiretto sulla produzione (1). Questo è il caso soprattutto di Venezia e di Genova, dove il controllo della produzione si può dire avviene attraverso il predominio politico di una aristocrazia mercantile. A Genova è il comune stesso l’organizzazione della aristocrazia mercantile, e i grandi mercanti non sentono bisogno di organizzarsi in corporazioni. A Venezia la corporazione è uno strumento di dominio sulla classe numerosa degli artigiani. E qui specialmente evidente è il diverso peso del produttore e del piccolo commerciante rispetto al mercante, nel senso più completo e più alto della parola, che gode tutti i diritti politici e può partecipare col proprio capitale e di persona al traffico internazionale nei mari lontani (2)”” [S.F. Romano, ‘Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo’, Roma, 1955] [(1) C. Marx, Il Capitale, Libro III, Cap. XX (trad. it. Rinascita, Roma, 1954, p 394 e segg.; (2) G. Luzzatto, ‘Storia economica d’Italia’, Firenze; 1949, Vol. I., p. 326] (pag 1-2) “”Per Marx la causa principale della decadenza della supremazia ad esempio di Venezia nel Mediterraneo, non è tanto nella concorrenza e rivalità delle altre nazioni europee che nel secolo XVI sono in grado di impadronirsi dei prodotti dell’Asia e dei tesori dell’America, quanto il fatto che in alcuni paesi come l’Olanda nel scolo XVII acquistano “”un ruolo prevalente, astrazion fatta dall’altre circostanze, gli investimenti nella pesca nelle manifatture e nella agricoltura””, e ancora più evidentemente questo si vedrà con lo sviluppo dell’Inghilterra alla fine del secolo XVIII. Per questo nel XVI secolo Venezia riesce a fronteggiare la concorrenza portoghese e riesce in alcuni settori come quello del pepe a ristabilire verso la metà del secolo XVI il predominio commerciale nella vecchia via del Mediterraneo; anche se gradualmente essa diminuisce rispetto ai nuovi concorrenti il volume del suo commercio (5). La rovina cioè della economia mercantile di questi stati non si ha che quando si inizia e si afferma in altri paesi, a cominciare dalla seconda metà del secolo XVII, il modo di produzione moderno capitalistico, dove ciò che è preminente non è più il capitale commerciale, ma il capitale che si investe nella produzione e che subordina il primo come una branca. Ma lo sviluppo del capitale commerciale non implica necessariamente il passaggio a questo nuovo modo di produzione. Si è verificato che lo sviluppo commerciale ha portato ad un nuovo modo di produzione, ma per portare a questo determinato modo di produzione che nell’età moderna è il modo di produzione capitalistico bisogna che si verifichino appunto alcune circostanze. “”Il commercio esercita ovunque un’azione più o meno disgregatrice sulle organizzazioni preesistenti della produzione – ha osservato Marx – dove sfoci questo processo di disgregazione, ossia quale nuovo modo di produzione si sostituisce all’antico non dipende dal commercio ma dal carattere stesso del vecchio modo di produzione. Nel mondo antico l’influenza del commercio e lo sviluppo del capitale commerciale sfociano sempre nell’economia schiavista; nel mondo moderno sfocia nel modo capitalistico di produzione. Ciò mostra che questi risultati erano determinati da altre circostanze oltre che dallo sviluppo del capitale commerciale… nel periodo delle manifatture il modo di produzione moderno si sviluppa unicamente là dove le condizioni necessarie per la sua applicazione si erano venute creando nel Medioevo”” [S.F. Romano, ‘Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo’, Roma, 1955] [(4) C. Marx, Il Capitale, Libro cit., cap. cit; (5) F. Braudel, Civiltà e imperi sul Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino, 1953, vol I, p. 570e segg.] (pag 3-4)”,”ECOT-237-O”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XV lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Le trasformazioni sociali nei secoli XVI e XVII e il crearsi nel secolo XVIII delle condizioni di un primo avvio capitalistico moderno.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XV bis lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. L’azione dello Stato riformatore e le trasformazioni della vita economica italiana.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XIII lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Alcuni aspetti della questione dell’origine del capitalismo in Italia.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per quanto riguarda la periodizzazione della storia d’Italia… (Lenin, Antonio Labriola ecc.) (pag 3) “”Non c’è dubbio infatti che anche per lo sviluppo e la trasformazione dei rapporti economici e sociali, l’ordinamento statale anzitutto esercita una azione talvolta decisiva; lo Stato è un “”agente economico”” di primo ordine, come diceva Marx, e le cui ‘forme’ hanno particolare importanza nel dare una spinta in un senso o nell’altro allo sviluppo delle forze economiche e sociali. Con la forza extraeconomica dello Stato in Inghilterra, come illustrò Marx nel primo libro del ‘Capitale’ e per mezzo di una “”legislazione di sangue”” si procedette alla fine del secolo XV alla operazione poco idillica della espropriazione dei contadini, nel quadro di quella accumulazione primitiva, che è stato l’antecedente diretto, almeno in quel paese, del capitalismo. (…) (8). La questione quindi delle forme dello Stato, del carattere dell’ordinamento di esso ha particolare importanza per la storia economica e sociale di un paese (…)”” (pag 5) [S.F Romano, Alcuni aspetti della questione dell’origine del capitalismo in Italia, Lezione XIII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo, 1955] [(8) Marx: Capitale, I Libro, Cap. XXVI (…)]”,”ECOT-237-N”
“ROMANO Sergio”,”Il declino dell’URSS come potenza mondiale e le sue conseguenze.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”RUST-019-FL”
“ROMANO Ruggiero”,”Industria: storia e problemi.”,”Ruggiero ROMANO è nato a Fermo nel 1923. E’ titolare della cattedra di problemi e metodi di storia economica della Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi fin dal 1952. Ha coordinato insieme a Corrado Vivani la ‘Storia d’Italia’ di Einaudi. Ha al suo attivo molti volumi tra cui ‘Il Rinascimento e la Riforma’ (in collaborazione con A. Tenenti). E’ morto a Parigi nel 2002. “”Contrariamente a questa differenziazione di ritmi che si riscontra nel lavoro agricolo, il mondo industriale eguaglia (o, almeno tende fortemente ad eguagliare) i ritmi di lavoro: l’esempio più macroscopicoè quello costituito dalle catene di montaggio dell’industria automobilistica: tra Torino e Togliattigrad, tra Detroit e Tokyo, non sembra sia dato scorgere delle differenze reali. Il lavoro cosiddetto “”specializzato”” vi si rivela in tutta la sua piattezza e lì dove si era unanimi nell’individuare una sorta di aristocrazia del mondo del lavoro, è facile rilevare che si è trattato di una grande mistificazione. Henry Ford I – con la sua ruvida franchezza – lo notava, parlando degli operai “”specializzati”” della sua industria: “”Il tempo necessario per abituarsi alle diverse occupazioni è pressapoco il seguente: 43% del totale no richiedono più di un giorno di apprendistato; 36% da un giorno ad una settimana; 6% da una a due settimane; 14% da un mese ad un anno; 1% da uno a sei anni…””. Caso limite, certo. Ma non per questo meno significativo. E tanto più significativo se si pensa a quella frammentazione del lavoro che è diventata uno dei simboli del nostro tempo: il ‘Dictionary of Occupational Titles’ denomina e qualifica 29.744 titoli (e si tratta di una lista non completa, com’è indicato nella prefazione). Fenomeno importante che ha investito non solo – cosa naturale – il mondo dell’industria (dalla quale molto spesso, per sopravvivere, è obbligato ad entrare nella logica della produzione industriale, accettando materiali d’origine industriale, e spesso, anche interi pezzi forniti dall’industria che obbligano coloro che si occupano del loro assemblaggio ad assumere ritmi di lavoro che non hanno più nulla di artigianale, nel senso tradizionale della parola”” (pag 53-54) he Dictionary of Occupational Titles or D-O-T (DOT) refers to a publication produced by the United States Department of Labor which helped employers, government officials, and workforce development professionals to define over 13,000 different types of work, from 1938 to the late 1990s. The DOT was created by job analysts who visited thousands of US worksites to observe and record the various types of work, and what was involved. Innovative at the time, the DOT included information still used today in settling EEO and Workers Comp claims, like the physical abilities required to perform that occupation, and the time and repetitiveness of those physical actions (i.e. standing, sitting, lifting 20 pounds or more, seeing at a distance, near vision, hearing quiet sounds, ignoring loud sounds). The DOT was later rendered obsolete and was replaced by an online database which was based largely on voluntary input from occupation incumbents (people who have direct experience working in each occupation). This new occupational database was called the Occupational Information Network or the ONET.[1] The last government-published version of the D-O-T was published in March 1999 as two volumes with additional information related to the ONET database. ISBN 978-1563700002. Copies of the DOT published after March 1999 are not originals. They are reprints by commercial publishers, several of which reprinted the book under very similar titles, taking advantage of a very limited copyright which did little to protect the title “”Dictionary of Occupational Titles”” and did nothing to protect most of the content of the D-O-T.”,”ECOS-004″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giovanni TABACCO Corrado VIVANTI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. I. La società medievale e le corti del Rinascimento.”,”Saggi di Giovanni TABACCO Corrado VIVANTI Crisi del ‘600. “”(…) il problema di fondo è quello impostato dal dibattito aperto da Hobsbawm e da Trevor Roper sul rapporto fra la crisi el secolo XVII, le istituzioni politiche e le strutture sociali in Europa (2), i cui elementi essenziali erano successivamente individuati da Vicens Vives (3): la contrazione economica impone una nuova sistemazione dei rapporti fra il sovrano e le forze sociali, che – dopo un secolo di espansione economica – si trovano bruscamente costrette a difendere le loro posizioni minacciate. Nei paesi in cui i privilegi sono più profondamente radicati, le classi superiori riescono a imporre un ordinamento capace di assicurare il loro predominio, sia pure bloccando ogni dinamismo interno e a prezzo di un arretramento generale assai grave; nei paesi, invece, dove le condizioni dei gruppi dominanti non sono altrettanto forti, si verificano scontri frontali e rivolgimenti di diversa entità, fino a veri e propri movimenti rivoluzionari, da cui possono derivare nuove condizioni di progresso, oppure, con il trionfo delle forze tradizionali, una situazione di decadenza e oppressione. Si può dire che i movimenti rivoluzionari europei della metà del Seicento segnino il punto di congiungimento di un movimento a forbici: dove si affermano, rimuovono dal terreno pesanti ostacoli allo sviluppo e liberano nuove energie, consentendo a paesi fino allora non certo collocabili nei primissimi ranghi delle potenze europee – come i Paesi Bassi o l’Inghilterra di Cromwell – di procedere audacemente sulla via del rinnovamento economico, sociale e politico verso una prospettiva di sviluppo mondiale del loro predominio; dove falliscono, si apre un processo a catena di repressione e di decadenza, che precipita anche paesi prosperi in condizioni di arretratezza drammatica. In quest’ultima categoria non troviamo difficoltà a inserire il regno di Napoli”” [Corrado Vivanti, La storia politica e sociale. Dall’avvento delle signorie all’Italia spagnola. V. Le due “”monarchie sull’Italia””] (pag 418-419) [(2) E. Hobsbawm, The general crisis of the European economy in the XVIIth century, e H.R. Trevor Roper, ‘The general crisis of the XVIIth century’, in ‘Past and present’, nn. 5-6, 1954, pp. 33-53 e 44-65, e n. 16 1959, pp. 31-64, poi raccolti nel volume ‘Crisis in Europe, 1560-1660’ a cura di Trevor Aston, London, 1965 (trad. it. Napoli, 1969); (3) J. Vicens Vives, Estructura administrativa estatal en los siglos XVI y XVII, in XI Congrès International des Sciences Historiques, Rapports, vol. IV, Histoire moderne, Göteborg-Stockholm-Uppsala, pp. 1-24]”” (pag 422) La crisi del Seicento e l’economia napoletana, p. 422-423 .La crisi del Seicento. La crisi del ‘600. Crisi generale = concetto storiografico emerso nel dibattito ospitato dalla rivista Past and Present (1952) e condiviso da Hobsbawn, Trevor Roper, Mousnier, etc. La crisi interessa tutta l’Europa ed ha come sfondo la Guerra dei Trent’anni. Nei vari paesi suscita reazioni differenti dovute alle specificità dei ceti sociali, delle istituzioni politiche e religiose, dell’economia e della cultura. Ha esiti diversi (rivolte/rivoluzioni/rafforzamento dello Stato assoluto) http://www.federica.unina.it/scienze-politiche/storia-moderna/la-crisi-del-seicento/”,”ITAG-254″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giovanni MICCOLI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. II. L’Italia religiosa.”,”””Un indizio interessante in questo senso [riacquisizione di un margine di autonomia della curia romana, ndr] è offerto dal fatto che, nell’Italia centro-settentrionale, molti dei legami tra la nuova nobiltà, la potente burocrazia signorile e l’istituzione ecclesiastica passano ormai attraverso Roma, a vantaggio della curia e a detrimento delle gerarchie e del clero locali. Nello stabilirsi o rafforzarsi di questi legami si inserisce e trova spazio un altro aspetto di quella pressione e strumentalizzazione della società laica nei confronti dell’organizzazione ecclesiastica che, con notevole forzatura, è stato visto cme aggressione, svuotamento e depauperamento della proprietà ecclesiastica, una vera e propria opera di saccheggio condotta a tutti i livelli – dal principe ai nobili, ai mercanti, agli artigiani, ai contadini – per partecipare al grande “”bottino”” di una potenza in fase di ripiegamento (1). E’ la tesi sostenuta quasi trent’anni fa da C.M. Cipolla in un articolo famoso: tra il XIV e il XV secolo, nell’Italia centro-settentrionale, la proprietà fondiaria della Chiesa avrebbe subito un colpo mortale, sotto l’assalto congiunto delle signorie e delle nuove classi in formazione e in ascesa. La pressione fiscale, unita alla spinta inflazionistica che vanificava gli antichi canoni di affittanza, costrinse i grandi stabilimenti ecclesiastici ad alienare, in forme più o meno palesi o mascherate, gran parte del loro patrimonio, a beneficio dei detentori del potere politico ed economico. “”Così alla vigilia della Riforma, la Chiesa, da un punto di vista economico, non era più che una potenza in rovina”” (2). Che i signori e le grandi famiglie dei nobili e dei mercanti avvertissero nel controllo, spesso nella conquista delle proprietà ecclesiastiche, un ulteriore strumento di forza politica ed economica e di prestigio è un fatto non contestabile. E’ una linea tradizione che assunse di volta in volta aspetti diversi ed ebbe beneficiari diversi. (…) Eppure, nel suo insieme, la tesi del Cipolla non manca di suscitare perplessità: soprattutto perché tende ad inserire la questione nello schema di uno scontro e di una contrapposizione: Stato-Chiesa, che non è in grado di registrare e recepire quelle profonde colleganze e commistioni tra società ecclesiastica e società civile che costituiscono una componente essenziale della natura dei gruppi dirigenti e intellettuali del tempo, ed insieme uno dei tramiti attraverso i quali si realizzò il depauperamento, ma anche la riorganizzazione e la razionalizzazione, che la proprietà ecclesiastica sembra subire in questo periodo. La storia della proprietà e delle ricchezze ecclesiastiche in Italia è certamente un capitolo ancora in gran parte da scrivere; è un capitolo che richiede spogli d’archivio completi e sistematici (…)”” (pag 898-899) [Giovanni Miccoli, IX. Elementi di forza e di debolezza dell’istituzione ecclesiastica fra tre e quattrocento’] [(1) Cfr. C.M. Cipolla, ‘Une crise ingnorée. Comment s’est perdue la propriété ecclésiastique dans l’Italie du Nord entre le XIe et le XVIe siècle’, in ‘Annales. Economies, Sociétés, Civilisations’, n. II, 1947, pp. 323 sg.; (2) C.M. Cipolla, ‘Une crise…’, cit. p. 327]”,”ITAG-255″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Paul RENUCCI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. III. Il pensiero, l’arte; la letteratura.”,”””Tra Guicciardini – preoccupato di non lasciarsi trascinare da qualche pregiudizio culturale nella sua valutazione della realtà entro cui si muove e intento a sposare con l’inventività quanto di inedito presenta il suo tempo, certo non avaro di novità – e Niccolò Machiavelli, radicato apparentemente al principio dell’imitazione degli antichi, qual è il vero innovatore? Se Guicciardini ha meglio districato i termini del gioco politico, svoltosi in Italia nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, proprio perché era interessato a guardare da vicino il diritto e il rovescio delle carte, senza peraltro insorgere contro la loro distribuzione, Machiavelli non si attendeva niente dal gioco, quale andava svolgendosi. Senza il formarsi in Italia di un nucleo politico-militare capace di trasformare la partita, egli la giudicava irrimediabilmente perduta per gli Stati della penisola. E’ difficile misurare la parte di illusione e quella di spericolata scommessa nella speranza che egli pose di volta in volta in Cesare Borgia, nella repubblica fiorentina, che invano cercò di dotare di un esercito contadino, in un Medici; eppure i suoi insuccessi, considerati in rapporto ai suoi poveri mezzi, non rendono risibile la sua diagnosi. I punti di dissenso fra Guicciardini e Machiavelli derivano più che da una differenza di lucidità, da una divergenza di obiettivi. L’uno – portato alla politica da un gusto dell’onore personale e familiare, in cui il calcolo della tranquillità messa a repentaglio e il vantaggio di trarne occupano pressapoco lo stesso posto che nell’Alberti – accetta di fatto che Firenze, egli altri Stati d’Italia cessino di contare fra i “”grandi”” d’Europa; l’altro, puntando tutto sulla passione politica, che occupa in lui il primissimo posto (1), considera con angoscia il pericolo che la debolezza militare fa correre in un’Europa dove la lotta per l’egemonia è ormai in pieno svolgimento. E’ evidente che l’Italia sarà, ben dopo il 1535, proprio quella che Machiavelli temeva che diventasse”” (pag 1280-1281) [(1) Si può dire che in nessuno degli scritti di Machiavelli non traspaiano preoccupazioni politiche. Senza parlare dei ‘Decennali’, delle ‘Relazioni’ e ‘Legazioni’, della ‘Vita di Castruccio Castracani’, ecc., perfino nei suoi ‘Canti carnascialeschi’ troviamo allusioni alla situazione del tempo. Se ‘La Mandragolanon va vista certamente nell’interpretazione allegorica tentatane, per cui Lucrezia rappresenterebbe Firenze e Callimaco la monarchia francese, anch’essa, peraltro, si presenta sotto certi aspetti come “”la commedia di un mondo, di cui ‘Il principe’ è la tragedia””. Cfr. a questo proposito D. Cantimori, ‘Niccolò Machiavelli: il politico e lo storico’, in ‘Storia della letteratura italiana’, vol. IV: Il Cinquecento, Milano, 1966, pp. 26-27]”,”ITAG-256″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Philip JONES Ruggiero ROMANO Jacques LE-GOFF Fernand BRAUDEL”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. IV. L’economia delle tre Italie.”,”Marx (pag 1770) “”Ma non solo i cavalieri si interessavano del commercio; come facevano altrove i signori e i principi, anche famiglie appartenenti allo strato superiore dell’aristocrazia (gli Este i Guidi, i Malaspina, i Visconti, gli Orsini e molti altri) cominciarono ad investire una grossa parte delle loro risorse nelle compagnie dei mercanti-banchieri (1). Nel medesimo tempo, in modo ancor più scoperto degli ecclesiastici, cavalieri e gentiluomini di ogni regione, dai nobili (o sedicenti nobili) Alighieri al “”gentile cavalieri”” Vitaliano da Padova, al ‘dominus’ e ‘probus miles’ Giocanni Buiamonte di Firenze e ad altra illustre “”gente mesta”” del “”settimo cerchio”” dantesco, si dedicarono assiduamente, se non al commercio, al prestito e all’usura (2). E anche quando non prendevano parte direttamente ai ‘mercimonia’, alcune famiglie dell’alta o bassa nobiltà, come gli Este, i Da Camino, gli Ubaldini e gli Ubertini, erano pronte a stringere proficui legami personali con i nuovi ricchi, attraverso il matrimonio o l’inclusione nei consorzi aristocratici (3). Si sarebbe tentati di vedere in questi molteplici rapporti fra nobiltà e commercio (che si combinavano con i nuovi metodi di sfruttamento commerciale della proprietà terriera) un preannunzio – sia pur debole ancora – della successiva coalizione fra aristocrazia e «bancocrazia» nell’Europa preindustriale, o addirittura del più tardo imborghesimento dei proprietari fondiari, pronti – secondo le parole di Marx – a «raccogliere le mele d’oro lasciate cadere dall’industria» (4). Se gli affari erano in grande stile, erano una buona cosa. Questa fu senza dubbio l’opinione generalmente accolta nella Firenze del Trecento. I gentiluomini, anche di antica schiatta, potevano tranquillamente occuparsi di commercio, purché fosse «commercio grande»”” [Ruggiero Romano, La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento. Dall’impero militare all’impero economico] [(1) Davidsohn, ‘Geschichte’, cit. II/2 pp. 416 sgg, IV/2 pp. 204 sgg.; (2) ‘Inferno’ VII 43 sgg.. Per altri utili esempi: Salimbene, ‘Cron. II’, pp. 872-73; Boccaccio, ‘Decameron’, II, 3; Davidsohn, ‘Geschichte’ cit., II/2, p. 477; Hyde, ‘Padua’, cit., p. 86. Su Alighieri: R. Piattoli, in ‘Studi danteschi’, 1933, e Id. in “”Asi””, 1969, pp. 59 sgg. (inoltre Cecco Angiolieri che schernisce Dante chiamandolo “”lombardo””); (3) Per esempio Niccolai, ‘Consorzi’, cit., pp. 26, 27, 30, Cfr. Dino Compagni, ‘Cronica’, cit., p. 44; Masi, ‘Mercanti’, cit., p. 61; P. Rajna, ‘Gaia da Camino’, in “”Asi””, 1892, p. 284; (4) Marx e Engels, ‘Selected Works’, London, 1968, pp. 54-55; 118-19; 242 ecc.; Marx, ‘Il Capitale’, p. 714 (“”l’intelligente imborghesimento”” della nobiltà italiana nell’età comunale””); A. Von Martin, ‘Sociology of the Renaissance’, 1944, ecc.]”,”ITAG-257″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Stuart J. WOOLF Alberto CARACCIOLO”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. V. L’Illuminismo e il Risorgimento.”,”‘La marea rivoluzionaria in Italia’ (pag 393) [Il 1848] ‘Le forze di lavoro: fra pauperizzazione rurale e formazione di una classe operaia’ (pag 640) “”Dall’interno delle piccole economie agricole contadine si venne esprimendo in modo via via più esplicito, sotto la sollecitazione di mercanti o produttori capitalisti, una figura che si distaccava da quella tradizione e patriarcale ben nota: Qui offrivano le proprie prestazioni a domicilio o in manifatture di varia grandezza un lavoratore o una lavoratrice, disposti a staccarsi gradualmente dal fatto agricolo, a farsi esperti nei nuovi mestieri anche relativamente meccanizzati, a offrirsi con quella mobilità che il nuovo padrone richiedeva. Da cuore dell’agricoltura più vivace e ricca che conoscesse l’italia nascevano anche i nuclei più significativi di una classe operaia. In questo modo il processo era certamente più lento e anche più complesso di come si potrebbe immaginarlo secondo uno schema classico di immediata proletarizzazione dei contadini espulsi dalla terra e spostati verso impieghi di fabbrica. (…) La classe operaia che si andava preparando per questa via era ben diversa, strutturalmente, dal bracciante informe che in ogni provincia d’Italia, anche la più arretrata, circolava numeroso e teoricamente “”disponibile””, e nello stesso tempo era più pronta a venire mobilitata in una grande industria di quanto non fossero migliaia di artigiani addensati nelle loro botteghe intorno a manifatture e commerci tradizionali. Aveva già di fronte il suo classico padrone-antagonista in quel capitalista che in certe parti d’Italia da mercante cominciava a trasformarsi in imprenditore, non ignorava i misteri delle macchine, conosceva legami stretti col mercato. Va aggiunto che si trattava di un ceto di lavoratori numeroso, diffuso, fittamente addensato in alcune province, e dunque tale da operare anche con la forza di un ambiente favorevole, di una mentalità che diventa costume, oltre che con le occasioni di spostamento e di alternative in altre attività anch’esse extra-agricole disponibili tra Milano e una costellazione di altri centri urbani. A differenza del Mezzogiorno – dove l’unico circoscritto nucleo industriale, a Napoli, era sommerso fra una miseria e un lusso entrambi più spagnoleschi che moderni ed aveva alle spalle un mondo rurale primitivo – esisteva in una parte della Valle Padana un insieme di condizioni anche sociali favorevoli a creare forze di lavoro appropriate a uno sviluppo industriale.”” [Alberto Caracciolo, ‘La storia economica’, ‘Le forze di lavoro: fra pauperizzazione rurale e formazione di una classe operaia’] (pag 647-648) [(in) ‘Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. V. L’Illuminismo e il Risorgimento’, Milano, 2005, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti]”,”ITAG-258″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Nicola BADALONI Franco VENTURI”,”Storia d’Italia. Dal primo Settecento all’Unità. VI. L’Italia e l’Europa.”,”Marx Engels e l’Italia (pag 1339-1340) “”Fuori dell’assemblea, le affermazioni più nette e più rivoluzionarie furono quelle che si lessero nella «Neue Rheinische Zeitung». Non che i suoi redattori, Marx e Engels, considerassero il problema italiano al centro della rivoluzione in corso. In materia internazionale, la necessità di una lotta dell’Europa intera contro la Russia fu, sin dall’inizio, l’elemento essenziale della loro visione. «Soltanto la guerra con la Russia è una guerra della Germania rivoluzionaria, una guerra dove essa lava i peccati del passato, dove tonifica se stessa, dove può vincere gli autocrati propri, dove essa, come conviene ad un popolo che scuote una schiavitù a lungo sopportata, riscatta la propaganda della civiltà con il sacrificio dei propri figli, e si fa libera all’interno, mentre libera all’esterno», diceva la «Neue Rheinische Zeitung» del 12 luglio 1848 (2). L’Italia era, agli occhi di Marx e di Engels, soprattutto un esempio preciso e netto della necessità d’unire inscindibilmente lotta democratica e indipendenza nazionale. Esempio, aggiungiamo, significativo e insieme di non difficile applicazione. Sui popoli slavi, dai boemi ai croati, non pochi furono i dubbi, le esitazioni, le contraddizioni loro. L’Italia era una nazione storica indiscussa. Altrettanto lo era il suo diritto all’indipendenza e alla libertà. Il problema era, per Marx e Engels, di politica interna: con quali forze, attraverso quali vie, realizzare questo programma. Al termine del 1847 Engels, come un po’ tutti in Europa, era stato ottimista e considerava matura la situazione italiana. Erano cresciuti i traffici e le industrie. «Il movimento in Italia è pertanto un movimento decisamente borghese. Tutte le classi entusiaste delle riforme, dai principi e nobili fino ai pifferai e ai ‘lazzaroni’, si presentano, per il momento, come borghesi; il papa è, per il momento, il primo borghese d’Italia» (3). Soltanto dopo la cacciata degli austriaci sarebbe cominciata la lotta tra borghesi e lavoratori. Anche la situazioni internazionale era favorevole: «molto corretto» l’atteggiamento dell’Inghilterra, che si era «posta dalla parte del movimento italiano». «La borghesia inglese ha tutto l’interesse ad impedire una unione doganale protezionistica italo-austriaca, promuovendo invece un’unione doganale italiana diretta contro l’Austria, che sia fondata sulla libertà di commercio» (4). Deboli nella loro opposizione erano la Francia, la Russia e la stessa Austria di Metternich. Tutto sarebbe dipeso dalla Germania. «Una rivoluzione in Germania è un affare ben altrimenti serio di una rivoluzione a Napoli». Quest’ultima si sarebbe fermata alla «conquista di istituzioni decisamente borghesi» (5). Alla Germania era riservato diverso destino: a condizione, beninteso, di rompere nel modo più assoluto con la tradizione nazionalista. Discutendo con la «La riforma», un giornale di Lucca, il 24 febbraio 1848, Engels metteva in guardia gli italiani dall’idea di considerare il loro movimento simile a quello della Germania nel 1813-15. Era stata quella una «guerra reazionaria», condotta in «un’epoca ebbra di stupidità». Poi la rabbia antifrancese di quegli anni si era allargata in un’altrettanto vergognosa rabbia antilatina e antiitaliana”” [Franco Venturi, ‘L’Italia fuori d’Italia’ – ‘Il risorgimento d’Italia’ – ‘Le rivoluzioni tedesche’, in ‘Storia d’Italia. Dal primo Settecento all’Unità. VI. L’Italia e l’Europa’, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti, Milano, 2005] [(2) MEGA, Erste Abteilung, vol. VII, p. 181; (3) Articolo della “”Deutsche Brüsseler Zeitung”” del 23 gennaio 1848, tradotto in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, con una prefazione di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma, 1959, p. 46; (4) “”Deutsche Brüsseler Zeitung”” del 20 febbraio 1848, in Marx-Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, cit. p. 50; (5) Ibid., p. 51]”,”ITAG-259″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Valerio CASTRONOVO”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume VII. Da contadini a operai.”,”Conseguenze della crisi economica e finanziaria del 1929. (pag 293) Importante ruolo di intermediazione finanziaria svolto dalla monarchia austro-ungarica. “”Ancora nel 1931 la «grande depressione» continuava ad essere valutata in Italia, pur da economisti largamente accreditati, come una crisi di breve periodo causata da manovre borsistiche e speculative, derivante unicamente, o quasi, dalla redistribuzione mondiale dell’oro (2). Quando invece altri fattori, oltre la tendenza dell’oro a dirigersi per lungo tempo verso due direzioni (Stati Uniti e Francia) (3) senza che i prezzi reagissero secondo i dettami della dottrina classica, mostravano la profondità e l’ampiezza dello sconvolgimento economico in atto su scala mondiale: la discesa dei prezzi all’ingrosso al di sotto dei limiti del 1913-14, senza che per questo consumi e investimenti trovassero nuovi incentivi di ripresa; l’incapacità dei principali istituti di emissione di riprendere in pieno il controllo del mercato del credito e di disciplinare puntualmente le situazioni via via determinate dalle variazioni legate allo spostamento di ingenti masse monetarie, alla loro velocità di circolazione e al volume degli scambi; i turbamenti che continuavano a affliggere dal dopoguerra le valute più rappresentative; la crescente disparità tra profitti e salari e, quindi, l’insufficienza a lungo andare della domanda nel sostenere il ritmo incalzanti degli investimenti autonomi nell’edilizia e nei servizi e l’enorme balzo della produzione dei beni di consumo profilatosi nell’ultimo decennio (4). Ma notevoli erano state anche le difficoltà di ricostruire un solido mercato internazionale, per la frantumazione di quella vasta unità economica e di intermediazione finanziaria rappresentata per l’innanzi dalla monarchia austro-ungarica, vero e proprio ponte di passaggio fra l’Europa occidentale e orientale, fra il Mare del Nord, i paesi balcanici e l’Europa meridionale. Né era stata da meno nell’aggravare il disordine commerciale, la «segregazione» per troppo tempo dell’Unione Sovietica dai circuiti internazionali; mentre ad alimentare la speculazione finanziaria avevano concorso le circostanze eccezionali di «inflazione» del credito estero di cui la Germania s’era avvalsa a partire dal 1925 per pagare le riparazioni di guerra ed espandere le sue potenzialità (5). La crisi finanziaria aveva finito così col sovrapporsi a quella produttiva e alle periodiche tensioni neomercantilistiche insorgenti nei rapporti di scambio e nel riassetto delle reciproche bilance dei pagamenti, nonché ai motivi di instabilità dovuti alle modalità di riconversione dei vari settori economici (sulla base di un sistema capitalistico sempre più di consumo e di servizi) che per lunghi anni dopo il conflitto avevano tratto alimento dai mezzi monetari che l’inflazione creava di volta in volta. Di fatto il volume del commercio mondiale si ridusse nel 1933 di circa un terzo e i prezzi-oro scesero del 56 per cento. Entro il 1932 la produzione industriale calò, rispetto al giugno 1929, di circa il 40 per cento gettando sul lastrico più di 30 milioni di disoccupati (6)”” (pag 293-294) [Note: (2) Su questi e altri limiti cfr. P. Sylos Labini, ‘La politica economica del fascismo e la crisi del ’29’, in ‘Nord e Sud’, 1965, n. 70; (3) Su questi e altri problemi monetari più in particolare cfr. E.R. Wicker, ‘Federal Reserve Monetary Policy, 1917-1933’, New York, 1966; (4) Sui motivi della crisi del ’29 si veda in particolare: L. Robbins, ‘La grande dépression 1929-1934′, con prefazione di J. Rueff, Paris, 1935; W. Arndt, Gli insegnamenti economici del decennio 1930-1940’, Torino, 1949; oltre al classico saggio di J.H. Galbraith, ‘The Great Crash 1929’, Boston, 1935, più volte ristampato. Per un confronto a livello internazionale cfr. I. Svennilson, ‘Growth and Stagnation in the European Economy’, Genève, 1954; (5) Cfr. C.W. Guillebaud, ‘The Economic Recovery of Germany, 1933-1938’, London, 1939; (6) Sulle gravissime proporzioni della crisi del ’29, cfr. E.H. Carr, ‘International Relations between two World War (1919-1939), London, 1947]”,”ITAG-260″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Roberto PARIS”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. VIII. Un popolo di eroi, di emigranti, di artisti.”,”Contiene: ‘Gli italiani alla Comune di Parigi’ (pag 515-519) “”Quanti sono questi «avventurieri» italiani che lottano a fianco del proletariato parigino? I contemporanei hanno fatto cifre fantastiche, qualcuno ha addirittura affermato che fossero diecimila – il che, sia detto per inciso, avrebbe reso ben più arduo il compito dei versagliesi. Un italiano che combatte dalla parte opposta, un ufficiale della legione straniera francese, un versagliese, dunque, Fortunato Marazzi, ne riduce il numero a 217, – il che è indubbiamente ben più verosimile (1). Egli cita anche alcuni nomi. Vediamone innanzitutto i più noti. Per primo quello di Amilcare Cipriani, che appartiene di diritto alla storia del movimento operaio francese. Cipriani ha già combattuto, a Creta e ad Atene, con Gustave Flourens, che sarà generale della Comune e che cadrà il 3 aprile 1871 alla testa del 20° reggimento. Egli giunge a Parigi da Londra il 5 settembre 1870: in seguito alla pressione popolare, il corpo legislativo ha appena decretato, il giorno innanzi, la decadenza dell’Impero. Durante l’assedio di Parigi, che ha avuto inizio il 19 settembre, Cipriani è colonnello della legione garibaldina. Partecipa alla sollevazione del 31 ottobre e viene imprigionato per essersi rifiutato di disarmare il proprio battaglione. Lo ritroviamo il 22 gennaio 1871, con Flourens e Félix Pyat, a capo delle guardie nazionali che marciano contro il municipio. La Comune è proclamata. Nominato aiutante di campo del generale Bergeret il 23 marzo 1871, Cipriani è preso prigioniero il 6 aprile e rischia la fucilazione. Il 19° tribunale militare, il 21 gennaio 1872, lo condannerà alla deportazione in Nuova Caledonia (2). Vi è anche Menotti Garibaldi, eletto deputato della Comune il 16 aprile 1871, che sfuggirà al massacro. Vi è il figlio del famoso agitatore politico napoletano Giovanni La Cecilia, il matematico Napoleone La Cecilia, nato in Francia, che ha già preso parte alla spedizione dei Mille (3). Vi è Napoléon Biondetti, nominato chirurgo del 233° battaglione federale con decreto pubblicato sul «Journal Officiel» della Comune il 20 maggio 1871 (4). Vi sono Mizara, comandante del 104° battaglione; Pisani, aiutante di campo di Flourens; Moro, comandante del 22° battaglione; Pugno, direttore musicale dell’Opéra di Parigi (5). Poi vengono gli italiani già residenti in Francia (…). Ad una diversa categoria di combattenti appartengono i membri o i simpatizzanti dell’Internazionale. Si sa che nel novembre 1867 gli «internazionalisti» di Parigi avevano preso parte alle manifestazioni in favore dell’indipendenza italiana, il che era valso loro un processo, ed era servito al governo imperiale come pretesto per mettere fuori legge l’Internazionale nel marzo 1868 (6). Non c’è da stupirsi, dunque, se tra gli italiani che combattono per la Comune troviamo numerosi militanti e simpatizzanti dell’Associazione internazionale del lavoro. Scrive infatti Engels in una lettera da Londra del 16 luglio 1871 a Cafiero: «Abbiamo ora sei italiani qui rifugiati i quali combatterono a Parigi per la Comune» (7). Si tratta, pare, di Paolo Tibaldi, Napoleone La Cecilia, Vitale Regis, Pier Luigi Savio e Giuseppe Carusi; il sesto non è stato identificato (8). (…) Il 4 luglio 1871 Savio e Tibaldi prendono parte alla riunione settimanale del Consiglio generale della I Internazionale, e precisamente alla seduta nel corso della quale viene smascherato il maggiore Wolff, l’uomo di fiducia di Mazzini, che in realtà era una spia bonapartista (9). Poco tempo dopo, mentre Savio va a lavorare in provincia (10) e Tibaldi è impegnato a redigere e a pubblicare le sue memorie (11), Carusi e Regis s’incontrano di nuovo, il 26 novembre 1871, per costituire, con alcuni altri emigrati, la Sezione operaia italiana di Londra, i cui statuti sono già stati approvati il 21 novembre dal Consiglio generale dell’Internazionale. Una lettera del 4 dicembre, firmata da Carusi in qualità di segretario, comunica che VItale Regis sarà il delegato della sezione presso il Consiglio generale. Subito, il giorno dopo, Regis, che gode dell’appoggio di Marx e di Engels, diviene membro del Consiglio generale (12), per conto del quale porterà a termine numerose missioni in Svizzera e in Italia”” [(1) Sulla insurrezione parigina dell’anno 1871. Ricordi di Fortunato Marazzi, già ufficiale dell’esercito di Varsaglia nella Legione Straniera al servizio della Francia, cit. in Romano, ‘Storia del movimento socialista in Italia’, cit., pag 474, nota; (2) Cipriani Amilcare, in ‘Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français’, sotto la direzione di J. Maitron, tomo V, Paris, 1968, pp. 114-15; (3) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit.; (4) Biondetti, Annibal, Napoléon, in Dictionnaire, cit., tomo IV, Paris, 1967, p. 305; (5) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit.; (6) Rougerie, Procès des Communards, cit, p. 32; (7) Corrispondenza di Marx e Engels con italiani – 1848-95, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964, p. 31; (8) Ibid., p. 31, nota; (9) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit., vol. III, pp. 184-85; (10) Corrispondenza di Marx e Engels con italiani, cit., p. 171; (11) Ibid, pp. 45 e 242; (12) Ibid., pp. 110-11] (pag 515-518) [Robert Paris, ‘L’Italia fuori d’Italia’] [(in) Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. VIII. Un popolo di eroi, di emigranti, di artisti’, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti, Milano, 2005]”,”ITAG-261″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Alberto ASOR ROSA”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume IX. Letteratura e sviluppo della nazione.”,”Confusionarismo. “”Il fatto è che, nei bassifondi della pratica riformista, navigava tanta di quella zavorra, da dar ragione qualche volta agli impietosi critici conservatori di tale confusionarismo teorico e ideale: democraticismo piccolo-borghese, anticlericalismo spinto all’eccesso (è il tempo dell’«Asino», diretto da Guido Podrecca, che raggiunse le centomila copie) (1), mentalità e milizia massonica, brandelli di positivismo e materialismo volgare, piccolo cabotaggio di formule stantie. Insomma, non ci si riesce a convincere che l’ideologia posta in qualche modo a sostegno e cemento dei «blocchi» radical-socialisti, i quali, soprattutto fra il 1906 e il 1911, costituirono la vial al potere, soprattutto locale, delle forze di sinistra, fosse qualcosa di più di una mistura estremamente provvisoria e precaria. Intendiamoci: non vogliamo dire con questo che tale ideologia non corrispondesse a talune esigenze socialmente avanzate e che la politica dei blocchi non conoscesse necessità e risultati, che una storia obiettiva non può ignorare. Ma l’assenza di una seria analisi scientifica della realtà sociale e politica del momento faceva emergere da questa alleanza di forze politiche eterogenee e da questa miscela di ideologie gli aspetti più dichiaratamente oratori ed esteriori; la tabe parolaia del radicalismo e del democraticismo (che non è una invenzione dei conservatori) e predisponeva il fianco, non solo all’aperto attacco degli avversari, ma anche all’interna disgregazione delle componenti del «blocco». Reagire a tutto questo era estremamente difficile, tenendo conto delle condizioni di distacco profondo, che si erano andate sempre più consolidando nel corso del decennio fra ceto intellettuale e movimento socialista. Quando nel 1912, in preparazione del IV Congresso della Federazione giovanile socialista, allora diretta da elementi rivoluzionari, si discusse sul giornale «L’Avanguardia» del problema della preparazione culturale dei giovani socialisti, Amadeo Bordiga, allora dirigente della sezione napoletana, sostenne che la formazione socialista si faceva attraverso l’azione e non attraverso gli studi e che comunque gli intellettuali borghesi non erano utili al partito, perché avrebbero finito inevitabilmente per tradire il socialismo (1). A lui si oppose Angelo Tasca, rappresentante dei giovani socialisti torinesi, il quale sostenne che la preparazione culturale era essenziale per la formazione politica socialista e chiese che «L’Avanguardia» diventasse un organo di cultura e di propaganda più che di agitazione e di polemica. Ma la sua tesi fu battuta in congresso, dove Bordiga ripeté ed estremizzò le sue tesi, accusando i suoi interlocutori di essere di «culturisti» (2)”” (pag 1179-1180) [(1) Su queste notizie cfr. G. Arfé, ‘Il movimento giovanile socialista. Appunti sul primo periodo (1903-1912), Milano, 1973, pp. 101-16; ma anche l’esposizione che ne dà G. Candeloro, ‘Storia dell’Italia moderna’, VII: ‘La crisi di fine secolo e l’età giolittiana’, Milano, 1974, pp. 339-42; (2) L’episodio ebbe una strascico polemico sull'””Unità””, in seguito all’intervento fortemente critico di Pietro Silva (12 ottobre 1912). Bordiga, in una lettera a Salvemini (ora anche in A. Bordiga, ‘Scritti scelti’, a cura di F. Livorsi, Milano, 1975, pp. 43-45), ribadiva le sue posizioni, confermando la necessità di dare al movimento giovanile socialista un indirizzo che rimediasse soprattutto alla «crisi di sentimento», da cui esso era investito: «Ne consegue che dobbiamo farne un movimento di argine vivamente antiborghese, un vivaio di entusiasmo e di fede, né vogliamo disperdere energie preziose nel tentativo di rimediare, secondo metodi scolastici, a quello che è uno dei caratteri essenziali, incancellabili del regime del salariato: lo scarso livello della cultura operaia…»; «Ci si potrà dire che l’entusiasmo senza la convinzione è poco duraturo. Ebbene questo è vero sempre, fuori che nel campo dei movimenti di classe. Nell’operaio socialista la convinzione è invece figlia dell’entusiasmo e del sentimento, e c’è qualche cosa che non lascia spegnere questo sentimento: la solidarietà istintiva degli sfruttati. Chi non ha più fiducia in questa e vuole sostituirla con la scuoletta teorica, lo studio, la coscienza dei problemi pratici, si trova, a creder nostro, melanconicamente fuori del socialismo» (ci si deve credere se diciamo che è senza nessuna intenzione provocatoria che facciamo notare un’evidente affinità fra queste affermazioni e quelle del Mussolini di “”Utopia””. Salvemini replicava, ribadendo l’esigenza della cultura: «Non basta ‘volere’, cioè, avere fede e desiderio di bene, per ‘potere’: è necessario anche ‘sapere’», e facendo osservare gli effetti deleteri che l’assenza di ricerca e di scienza aveva prodotto il partito socialista: «Sono bastati dieci anni di ‘volere’ senza ‘sapere’ a condurre il partito al ‘non potere’ e al ‘non volere’..» (cfr. G. Salvemini, ‘Movimento socialista e questione meridionale’, a cura di G. Arfé, Milano, 1963, pp. 535-41)] (pag 1179-1180)”,”ITAG-262″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Ernesto RAGIONIERI”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume XI. Lo Stato liberale.”,”””Uno dei cavalli di battaglia contro il giolittismo, che i liberisti trasmisero a tutta un’ala della pubblicistica radicale e socialista, fu la critica contro l’espandersi della burocrazia. Luigi Einaudi osservava nel 1900: “”Noi manteniamo una burocrazia numerosa ed inutile, moltiplichiamo a dismisura tutti gli organi della vita amministrativa, e per conservare intatto il numero delle sottoprefetture, delle preture, delle università, dobbiamo elevare ad aliquote altissime le imposte esistenti ed andare alla cerca di sempre nuovi metodi per tassare il pane, la luce, la casa, i vestiti di chi lavora e suda nei campi e nelle officine””. Salvemini, riprendendo lo spunto einaudiano di «casta non classe», parlerà di «elefantiasi burocratica», e affermerà addirittura che «la burocrazia è oggi la vera classe dominante in Italia: dominante sulla borghesia e sul proletariato». I dati quantitativi non confermano queste critiche ricorrenti e diffuse: in realtà l’organico dell’amministrazione italiana aumentò nell’età giolittiana in misura meno sensibile che nel periodo crispino. Tuttavia in questi anni il peso, se non quantitativo, certo politico e qualitativo della burocrazia si venne accrescendo: sia perché le nuove funzioni assunte dall’amministrazione statale la resero più qualificata e, in misura sempre maggiore, luogo d’impiego ambito dai giovani provenienti dai ceti medi urbani, usciti dalla rete più articolata e più ampia del sistema scolastico italiano, sia per la funzione di organizzazione del consenso, che l’accresciuta pressione di nuove forze politiche le attribuì anche sul piano elettorale. Giolitti, forse per la prima volta dopo la fondazione dello Stato unitario, dette un assetto preciso alla burocrazia, stabilendo che ogni ampliamento dell’organico dovesse essere approvato dal Parlamento (11 luglio 1904), e fissando successivamente lo stato giuridico degli impiegati statali (30 giugno 1908). Le distinzioni dei ruoli, che nell’amministrazione italiana erano rimaste fluide e indefinite, assunsero precisi caratteri gerarchici con una precipua valorizzazione delle funzioni dei direttori generali dei singoli ministeri, posti tutti alle dipendenze del ministero dell’interno. Di qui una compattezza e uno «spirito di corpo», che potenziava ed esaltava il ruolo del vincolo massonico, da cui era stata improntata la burocrazia italiana nella sua fase di espansione, e che esprimeva nella dignità di un «senso dello Stato», destinato a spegnersi solo lentamente, la funzione di mediazione del dominio di una classe dirigente dalla basi sociali ancora estremamente ristrette (1)”” (pag 1878-1879); [(1) Cfr. A. Taradel, ‘Gli organici delle amministrazioni centrali dal 1904 al 1914, in «Quaderni storici», VI, 1971, pp. 885-942. Per i riferimenti nel testo cfr. L. Einaudi, ‘Casta non classe’, in ‘La Stampa’, 17 ottobre 1900, ora in ‘Cronache economiche e politiche di un trentennio’, vol. I cit. p. 243, e G. Salvemini, ‘L’elefantiasi burocratica’, il “”l’Unità””, 30 maggio 1913, ora in ‘Il ministro della mala vita e altri scritti sull’Italia giolittiana’, a cura di E. Apih, Milano, 1962, p: 319]”,”ITAG-263″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Ernesto RAGIONIERI e Carlo PINZANI”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume XII. Dall’Italia fascista all’Italia repubblicana.”,”Un aspetto del rapporto tra Togliatti e Stalin secondo Leo Valiani “”Un acuto studioso del movimento operaio internazionale ha scritto che, nei confronti di Stalin, «Togliatti mancò… l’occasione in cui avrebbe dovuto e potuto osare. Nel giugno del 1948 egli avrebbe potuto non associarsi alla condanna di Tito e del partito comunista jugoslavo» (1). La questione jugoslava presenta aspetti estremamente complessi e, se è vero che la polemica antititoista del Cominform (e anche del Pci) ci appare come una delle manifestazioni deteriori dello stalinismo, è anche necessario tener presente la gravità del momento in cui essa si sviluppò. E’ però certo che, nell’inverno del 1950-51, Togliatti osò, nei confronti di Stalin, respingendo, anche contro il voto della direzione del Pci, le pressioni sovietiche perché assumesse la direzione del Cominform, abbandonando l’Italia e rinunciando a una linea originale, frutto di una elaborazione ultradecennale. Di là dalle polemiche e dalle ricostruzioni più o meno deformate (2), il significato storico dell’episodio è la riaffermazione di un autonomo giudizio sulla realtà mondiale e italiana, compiuta in un momento in cui le pressioni in senso contrario erano enormi. Nell’indiscutibile stalinismo di Togliatti e del partito comunista italiano di quegli anni rimase, anche nei momenti più duri della guerra fredda, uno spazio autonomo, un margine alimentato dalla profonda conoscenza della storia e della realtà italiane e dalla coscienza della forza che le masse lavoratrici italiane potevano esprimere”” (pag 2540-2541) [Ernesto Ragionieri, ‘La storia politica e sociale’, ‘L’era di De Gasperi’] [(1) Leo Valiani, ‘A rapporto dal piccolo padre’, in “”L’Espresso””, 29 marzo 1970; (2) L’episodio, originato dalla malattia di Togliatti in seguito ad un incidente automobilistico dell’estate 1950, e dal suo successivo viaggio a Mosca su invito di Stalin ha dato luogo nel 1970 ad una serie di polemiche sia interne che esterne al Pci (cfr. “”l’Unità”” del 15 marzo, “”L’Espresso”” del 29 marzo, “”Rinascita”” del 3 e del 17 aprile, “”La Voce repubblicana”” del 4 aprile, l'””Avanti!”” dell’8 aprile). Esso è stato ricostruito particolareggiatamente, pur se con un sospetto eccesso di virgolettato, da G. Bocca (‘Palmiro Togliatti’, Bari, 1973, pp. 541-57) che però lo riduce a mero conflitto di tendenze e di ambizioni personali]”,”ITAG-264″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Alfredo STUSSI Giulio Carlo ARGAN e Maurizio FAGIOLO Alessandro FONTANA Corrado VIVANTI Giulio BOLLATI”,”Storia d’Italia. I caratteri originali. Volume XIV. Politica e cultura.”,”Il trasformismo. “”Il nuovo Stato si rivelò, nelle mani della classe politica che lo governava, uno strumento abbastanza duttile per sopportare le tensioni di una lunga fase di trasformazione e di sviluppo. E’ da presumere, peraltro, che in gran parte la duttilità dell’ordinamento istituzionale dipendesse anche dalla larga misura in cui la pubblica amministrazione, la classe politica e i ceti economici dominanti coincidevano fra loro, assicurando quindi la permanenza dei contrasti entro un arco sociale controllabile nelle sue azioni e reazioni almeno al livello del governo. L’espressione di questa duttilità fu, sul piano del comportamento della classe politica, il «trasformismo» (…), ossia il sistema per cui «le singole personalità politiche elaborate dai partiti democratici di opposizione si incorporano singolarmente nella classe politica conservatrice-moderata» (2) fra il 1860 e il 1900. Ma va osservato, in realtà, che la prassi «prassi trasformistica» – ossia «la serie delle coalizioni, degli accordi al vertice, delle intese fra gruppi non sempre omogenei, che gettarono spesso la confusione nella … vita parlamentare», comportando il «frazionamento dei gruppi sino alle forme deteriori delle clientele personali» (3) – aveva avuto inizio già nel decennio cavouriano. In secondo luogo va tenuto conto del comportamento della stessa destra, dopo la caduta del gabinetto Minghetti nel marzo del 1876, quando i suoi uomini, pur «ammiratori del sistema parlamentare all’inglese, non si sentirono tuttavia, come partito compatto, di accettare il ruolo di opposizione e di svolgerlo coerentemente con lo scopo di ritornare al potere, mettendo gli avversari in minoranza» (4). Invece di reagire alla sconfitta parlamentare con una più netta delimitazione e con una accentuazione delle loro posizioni moderate, gli uomini della destra passarono allora largamente, come singoli e come gruppi, nelle file della nuova maggioranza”” (pag 560-561) [Giuseppe Galasso, Le forme del potere, classi e gerarchie sociali] [(2) Gramsci, ‘Il risorgimento’, cit., p. 157; (3) Cfr. G. Perticone, ‘Parlamentarismo e antiparlamentarismo nel post-risorgimento’, in ‘Nuove questioni di storia del risorgimento’, cit., vol. II, pp. 634-35 e nota 7; (4) Ibid.]”,”ITAG-266″
“ROMANO Salvatore F. / DEL-BO Giuseppe / FEDELI Ugo”,”Rosario Garibaldi Bosco e i suoi ‘Appunti’ del carcere (Romano) / Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto “”Numero 47″” (Del-Bo) / Luigi Molinari e gli avvenimenti del gennaio 1894 a Carrara (Fedeli).”,”Oscar Testut, scrittore sulla storia della Prima internazionale sarebbe stato un informatore, avrebbve svolto attività di agente segreto della Polizia di Parigi, e tra le fonti della sua opera avrebbe attinto agli Archivi della Prefettura di Polizia di Parigi.”,”INTP-081″
“ROMANO Sergio”,”I luoghi della Storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-039-FL”
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Enrico CASTELNUOVO Giorgio PESTELLI Rubens TEDESCHI Roberto LEYDI Italo CALVINO Robert MARICHAL Antonio LA-PENNA Carlo DIONISOTTI Antonio ROTONDO’ Giovanni MICCOLI Pietro PIOVANI Cesare LUPORINI”,”Storia d’Italia. I documenti. Volume XVII. Il mondo dei dotti e le tradizioni popolari.”,”Contiene il saggio di Cesare Luporini, ‘Il marxismo e la cultura italiana del Novecento’ (pag 1585-1611) “”«La Germania ebbe Marx ed Engels, e il primo Kautsky; la Polonia Rosa Luxemburg; la Russia, Plekhanov e Lenin; l’Italia, Labriola, che (quando da noi c’era Sorel) era in corrispondenza da pari a pari con Engels, poi Gramsci». Così Louis Althusser, nella prefazione a quella raccolta di saggi, ‘Pour Marx’ (1965), che hanno assai movimentato negli anni recenti, in Occidente, la problematica teorica del marxismo. Althusser è lí intento a stabilire punti di confronto storici per la sua azione di sommovimento intellettuale, polemicamente annotando, per così dire alle proprie spalle, «l’assenza tenace, profonda, di una reale cultura ‘teorica’ nella storia del movimento operaio francese» (1). Per contrasto egli mette in rilievo, anche per quel che riguarda noi italiani, l’esistenza, dalla fine del secolo passato, di una grande tradizione teorica del marxismo, che si riallaccia, attraverso il Labriola, direttamente a uno dei due fondatori, allo Engels: un ponte che ha come due grandi pilastri, che sono lo stesso Labriola e Gramsci. (…) Questa è la peculiarità concreta, storica, della «tradizione» di tale marxismo italiano: la sua presenza e ‘concorrenza’ di fatto su un terreno egemonico (per usare una nota categoria gramsciana), quale non è dato trovare altrove – nello stesso periodo di tempo che separa Gramsci da Labriola – prima di una rivoluzione e di una presa di potere. In questo (ma solo in questo senso) si può parlare di una tradizione del marxismo italiano che collega nel profondo i suoi due massimi, e in un certo modo unici, rappresentanti, Labriola e Gramsci. Bisogna invece stare attenti a non costruire fittiziamente altre forme di continuità, che di fatto non ci furono. Ci fu, al contrario, una profonda frattura, le cui ragioni fanno tutt’uno con la storia del socialismo e del movimento operaio italiano. In essa, per lungo periodo, il pensiero del Labriola scomparve, o fu presente solo per richiami marginali, o utilizzati in interpretazioni del marxismo (come nel Mondolfo) che solo in superficie (la «filosofia della praxis») e non certo organicamente si riferivano anche, alla sua elaborazione. Nello stesso tempo Gramsci è difficile distinguere quanto ci fu di derivazione diretta da Labriola (probabilmente non molto); quanto di successivo recupero, a partire da esperienze compiute nella lotta politica e ideale (e dunque, fatalmente, nei limiti di queste esperienze), e quanto di un riaffioramento oggettivo, in circostanze storiche profondamente mutate, di irrisolti problemi della società italiana e delle classi lavoratrici in essa. In qualunque modo possa venire definito il rapporto Labriola-Gramsci, esso presuppone una discontinuità ed una interruzione. E’ del resto lo stesso in Gramsci a testimoniarlo implicitamente quando nella sua meditazione carceraria gli venne fatto di porre una domanda, che viene spesso citata: «Perché il Labriola e la sua impostazione del problema filosofico hanno avuto così scarsa fortuna?» (2)”” [Cesare Luporini, ‘Il marxismo e la cultura italiana del Novecento’] [(in) ‘Storia d’Italia. I documenti. Volume XVII. Il mondo dei dotti e le tradizioni popolari’, Milano, 2005] [(1) Cfr. L. Althusser, ‘Per Marx’, Roma, 1967, p. 7; (2) A. Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Torino, 1948, p. 80 (cfr. p. 79: «…la posizione filosofica del Labriola… pochissimo conosciuta all’infuori di una cerchia ristretta»)] (pag 1585-1587)”,”ITAG-273″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Piero D’ANGIOLINI e Claudio PAVONE Giuseppe RICUPERATI Antonio LA-PENNA Vittorio FOA Paolo SPRIANO Giorgio ROCHAT Guido NEPPI MODONA Giangiulio AMBROSINI Giuseppe FILANGI”,”Storia d’Italia. I documenti. Volume XVIII. Istituzioni e società civile.”,”Il sindacalismo fascista era nato con diverse matrici: quella nazionale e produttivistica della UIL (…) (pag 1812) (V. Foa)”,”ITAG-274″
“ROMANO Sergio”,”Vademecum di storia dell’Italia unita.”,”ROMANO Sergio La crudeltà dei conflitti nelle percezioni degli osservatori. La «ferocia» del colonialismo italiano. “”Può accadere che i protagonisti e gli studiosi di una stessa vicenda ne abbiano percezioni completamente diverse. Quando Angelo Del Boca affermò che le truppe coloniali in Etiopia avevano fatto uso di gas asfissianti, Indro Montanelli replicò che la tesi, a suo avviso, era insostenibile. Con il X battaglione eritreo aveva fatto una guerra coloniale pulita, quasi cavalleresca, e non riusciva a immaginare che altre formazioni italiane, su un altro fronte, avessero fatto una guerra sporca. Ma si arrese e ammise l’errore quando Del Boca produsse documenti dello stato maggiore che rendevano la sua tesi inconfutabile. Ora l’opinione comune si è rovesciata e tutti sono disposti a credere che le forze armate in Etiopia abbiano dato prova di grande crudeltà. E’ vero, vi furono molti episodi riprovevoli e feroci rappresaglie, soprattutto dopo l’attentato di Addis Abeba contro Graziani il 19 febbraio 1937. Ma i «30.000 morti accertati» sono una evidente esagerazione e il compiacimento con cui questi episodi vengono ricordati produce almeno due effetti negativi. In primo luogo rende incomprensibili i sentimenti patriottici di coloro che parteciparono alla guerra e l’entusiasmo con cui la notizia della vittoria venne accolta in Italia. In secondo luogo induce nell’osservatore l’impressione che gli italiani siano stati i colonialisti più efferati e crudeli. Il confronto con altri Paesi non giustifica e non assolve. Ma per comprendere il fenomeno dell’imperialismo coloniale sarà bene ricordare i belgi in Congo, i francesi in Indocina e in Algeria, i tedeschi in Sudafrica, gli inglesi in Sudan e in Iraq, gli americani nelle Filippine, gli spagnoli in Marocco. La storia raccontata con l’indignazione e con i sentimenti diventa incomprensibile. Le stesse considerazioni valgono entro certi limiti per il comportamento delle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943. Non so quanto il «tradimento dell’Italia» abbia nuociuto alle forze armate del Reich, già sconfitte in Africa e a Stalingrado. Ma è certamente vero che il soldato tedesco, indipendentemente dalla sua fede ideologica, si sentì abbandonato, tradito ed esposto a maggiori pericoli. E’ possibile che questo sentimento abbia influito sul comportamento di alcune unità, soprattutto nella fase di ritirata. Ed è probabile che l’ostilità verso gli italiani sarebbe stata ancora maggiore se la creazione di uno Stato fascista non avesse perpetuato il clima e l’illusione dell’alleanza”” (pag 138-139)”,”ITAB-339″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”L’ Italia del Novecento. 1. L’ età giolittiana.”,”S.F. Romano insegnante di storia del Risorgimento nell’Università di Trieste”,”FOTO-083″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”L’ Italia del Novecento. 2. Dalla prima guerra mondiale alla crisi dello Stato liberale.”,”S.F. Romano insegnante di storia del Risorgimento nell’Università di Trieste”,”FOTO-084″
“ROMANO Sergio”,”La Francia dal 1870 ai nostri giorni. Un saggio storico-politico.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”FRAD-004-FL”
“ROMANO Federico a cura”,”Gramsci e il liberalismo antiliberale.”,”””Merito di Gramsci è senza dubbio quello di aver operato il congiungimento o il ricongiungimento della dottrina comunista alla tradizione filosofica italiana. Sui risultati effettivi di questo tentativo è ancora aperta la discussione e la polemica”” (pag 105)”,”GRAS-124″
“ROMANO Sergio”,”Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck a oggi.”,”Profilo intellettuale di Roberto Vitale (pag XXII-XXIII) (di S.R.) “”Questo libro deve la sua nascita a un banchiere d’affari milanese difficilmente descrivibile. Guido Roberto Vitale ha creato aziende finanziarie, è stato consulente di imprese e membro di parecchi consigli di amministrazione, ma è soprattutto – come si sarebbe detto in passato – un ‘citoyen engagé’ (…).”” ‘Pessimismo costruttivo’ di Roberto Vitale (pag XXII) Vitale è diventato editore di una collana molto personale in cui ha pubblicato, per una cerchia di amici, vecchi testi di economia e finanza (di L. Einaudi, C. Bresciani-Turroni, L. Sturzo). Vitale ha suggerito all’autore una riflessione storica sul debito, con un particolare riferimento alla storia dello Stato tedesco (riflessione pubblicata da Laterza) (p. XXII) “”La Germania sembra continuamente esitare fra linee politiche diverse. Dopo la crisi del 2008 ha approvato la nascita di nuove istituzioni – Il Meccanismo europeo di stabilità, l’Unione bancaria e il Patto di bilancio – che sono altrettanti passi avanti verso l’integrazione economica e finanziaria dell’Unione. Ma ha sempre rifiutato la mutualizzazione del debito (l’emissione di Bond europei) e le misure fondate su una maggiore solidarietà finanziaria tra i partner dell’Unione. A chi rileva questa apparente contraddizione molti tedeschi, fra cui Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, rispondono che una maggiore solidarietà, nelle attuali circostanze, avrebbe l’effetto perverso di incoraggiare alcuni Paesi a essere ancora meno attenti e rigorosi di quanto già non siano. Ecco perché alcuni esponenti della politica tedesca, fra cui la cancelliera Merkel, ritengono che ogni progresso verso la corresponsabilità debba essere accompagnato da una maggiore rinuncia alla sovranità nazionale. Possiamo accettare responsabilità collettive – sostiene la Germania – soltanto se un potere politico centrale può richiamare all’ordine i discoli della classe europea. Espresso in altre parole il concetto è questo: fino a quando ogni governo europeo dipende per la sua esistenza dal consenso dei propri connazionali, è lecito temere che non manterrà gli impegni presi a Bruxelles. Il comportamento dela Grecia ha rafforzato queste preoccupazioni e ha reso i tedeschi ancora più sospettosi. …. finire (pag 48-49)”,”EURE-123″
“ROMANO Sergio”,”La Russia in bilico.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”RUSx-116-FL”
“ROMANO Sergio”,”I confini della storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-051-FL”
“ROMANO Sergio”,”Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”VIOx-099-FL”
“ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-021-FL”
“ROMANO Sergio”,”Le Italie parallele.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITAS-023-FL”
“ROMANO Sergio”,”L’Italia scappata di mano.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITAP-034-FL”
“ROMANO Sergio”,”L’Italia negli anni della Guerra fredda. Dal piano Marshall alla caduta del muro.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-024-FL”
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-065-FL”
“ROMANO Andrea”,”Lo stalinismo. Un’introduzione storica.”,”Andrea Romano (Livorno, 1967) ha studiato a Pisa e Torino, dove ha completato un dottorato di ricerca in Crisi e trasformazione della società. Attualmente è ricercatore della Fondazione Istituto Gramsci. Ha pubblicato tra l’altro Contadini in uniforme, L’Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’Urss. La collettivizzazione forzata delle campagne è stata uno dei passaggi fondamentali della ‘rivoluzione staliniana’, realizzata attraverso la cancellazione dell’azienda familiare contadina e l’eliminazione dei kulaki come classe.”,”RUSS-083-FL”
“ROMANO Sergio”,”Il giorno in cui fallì la rivoluzione. Una controstoria della Russia rivoluzionaria dal 1917 al 1991.”,”””Questa guerra civile fra i due maggiori partiti della sinistra rivoluzionaria russa non terminò con la morte di von Mirbach. Il 30 agosto del 1918, una socialista rivoluzionaria, Fanny Kaplan, aspettò Lenin nei pressi di una fabbrica che il capo dei bolscevichi stava visitando e gli tirò tre colpi di pistola, di cui due lo ferirono alla spalla e alla gola. Lenin sopravvisse, ma è possibile che quell’attentato abbia favorito l’ictus fatale del 1924; e non è escluso che le sue condizioni fisiche, da allora, abbiano influito sulla sua gestione del potere e facilitato l’ascesa di Stalin al vertice del partito e dello Stato. Non vi fu, quindi, in Russia, dopo la rivoluzione, una sola guerra civile. Insieme a quella che si combatté fra i rossi e i bianchi dal 1918 alla fine del 1922, vi fu anche la rivalità, spesso non meno carica di reciproco odio, che andò in scena durante buona parte del secolo fra comunisti e socialdemocratici. Il primo conflitto, dopo le vicende russe, scoppiò in Germania nel 1919 e fu vinto, con l’intervento delle forze armate, dalla Socialdemocrazia di Friedrich Ebert e Gustav Noske contro la Lega spartachista di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Lo stesso Lenin, nel frattempo, soffiava sul fuoco e cercava di allargare il fossato con la fondazione della Terza Internazionale, il 2 marzo del 1919, e l’approvazione di un diktat indirizzato ai socialisti; i 21 «comandamenti» che ogni partito socialista avrebbe dovuto rispettare per meritare l’appellativo di comunista e un seggio nei congressi che avrebbero preparato e accompagnato la rivoluzione mondiale”” (pag 76-78)”,”RUSx-188″
“ROMANO S.F. a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Il pensiero di C. Marx e F. Engels. Antologia di scritti.”,”All’interno della ‘Nota bibliografica’ il curatore afferma che fra le interpretazioni del pensiero di Marx e di Engels si dovrebbero vedere anche le voci ‘Marx e il Materialismo storico’ di Delio Cantimori nell’appendice 1938-48 della Enciclopedia Italiana (Treccani) (pag XLIII) Le fonti degli scritti di Marx ed Engels vengono indicate nella nota a piè di pagina alla fine del testo antologico.”,”MADS-026-FF”
“ROMANO Andrea; DEMARCO Domenico”,”Essai sur l’histoire du mouvement socialiste international contemporain – Origines de la Première Internationale en Italie (Romano); La fondation de la Première Internationale a Naples: 1869-1870 (Demarco).”,”Andrea Romano, Roma”,”MOIx-046-J”
“ROMANO Salvatore F. GANCI Massimo RENDA Francesco CERRITO Gino COSTANZA Salvatore NIGRELLI Ignazio CORTESI Luigi”,”I Fasci siciliani. I Fasci dei lavoratori ed il movimento popolare siciliano nella storia d’Italia alla fine del secolo XIX (Romano) – Il movimento dei Fasci nella provincia di Palermo (Ganci) – Giuseppe De Felice Giuffrida capo del movimento popolare catanese (Renda) – Il processo di formazione e lo sviluppo dei Fasci dei Lavoratori nella provincia di Messina (Cerrito) – I Fasci dei Lavoratori nel Trapanese – La crisi dell’industria zolfifera siciliana in relazione al movimento dei Fasci (Nigrelli) – Il Partito Socialista e il movimento dei Fasci (1892-1894) (Cortesi).”,”La tattica di Giovanni Giolitti nei confronti dei Movimento dei Fasci siciliani. “”E’ noto che la tattica di Giolitti era «di lasciare che queste lotte economiche [‘tra contadini e proprietari’] si risolvessero di per sé col miglioramento delle condizioni dei lavoratori, riducendo l’azione del governo al mantenimento dell’ordine a ad un’opera di persuasione per mettere d’accordo le parti» (169). Egli non dette, quindi, troppo ascolto ai «proprietari direttamente interessati ed ai conservatori reazionari» né «alla Pubblica Sicurezza, abituata alle idee antiche e agli antichi metodi» (170) che gli chiedevano «di provvedere con decreto di scioglimento dei Fasci» (171). Si limitò ad agire nell’ambito delle leggi ordinarie ostacolando quanto più era possibile lo sviluppo dei Fasci. Nell’ottobre del 1893 inviò in Sicilia il comm. Senzales, Direttore generale della Pubblica Sicurezza, con una missione i cui scopi non sono stati sufficientemente chiariti; la missione Senzales, comunque, non modificò sostanzialmente l’atteggiamento del governo Giolitti verso i Fasci. Seguace di ben diversa linea politica fu il Crispi, venuto al potere nel dicembre del ’93″” (pag 870) [Salvatore Massimo Ganci, ‘Il movimento dei Fasci nella provincia di Palermo’ (pag 817-892)] [(169) G. Giolitti, Memorie della mia vita’, Milano, vol. I, p. 88; (170) Ibid. p. 89; (171) Ibid.]”,”MITT-017-FF”
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato.”,”Sergio Romano, diplomatico, storico, giornalista, è uno dei più autorevoli opinionisti italiani. Scrive sul ‘Corriere della Sera’ e su ‘Panorama’. Pearl Harbor. Il calcolo di Tokyo si dimostrò ragionevolmente corretto sul piano militare, sbagliato sul piano politico. “”Ma i negoziati [Tokyo-Washington, ndr] fallirono e il 27 novembre il dipartimento della Guerra a Washington informò il generale Walter Short, comandante della Hawaii, che «un’azione ostile del Giappone era possibile in qualsiasi momento». Il 6 dicembre, alla vigilia di Pearl Harbor, Roosevelt telegrafò all’imperatore del Giappone per chiedergli d’intervenire personalmente a favore della pace. Ma il messaggio incrociò un ultimato del governo giapponese al governo americano. La vicenda, a questo punto, diviene tragicamente grottesca. Gli americani conoscono il codice giapponese e sono quindi in grado di leggere l’ultimatum ancora prima della sua consegna. Ma tardano a decrittare la parte del documento in cui il governo di Tokyo chiede al suo ambasciatore di consegnare il testo alle 13 del 7 dicembre e di distruggere, immediatamente dopo, le macchine cifranti. Se avessero letto quelle parole il giorno prima gli americani avrebbero intuito le intenzioni giapponesi e chiesto alle loro basi di raddoppiare le misure di sicurezza. Il generale Short, nel frattempo, ha sul suo tavolo da dieci giorni il monito del dipartimento della Guerra. Ma è convinto che il maggior pericolo, in quelle circostanze, sia rappresentato dalla comunità giapponese nelle Hawaii piuttosto che da una esplicita operazione militare. Questa somma di errori, distrazioni e malintesi divenne più tardi, nella mente di alcuni storici e uomini politici, l’abile trama di cui Roosevelt si sarebbe servito per costringere il Congresso a entrare in guerra. Come ogni «teoria del complotto» anche questa si serve di una verità per edificare intorno ad essa un castello di ipotesi. E’ vero che Roosevelt voleva la guerra e si era da tempo impegnato concretamente a fianco della Gran Bretagna. E’ vero che i suoi progetti si scontravano con le tendenze isolazioniste di una larga parte della pubblica opinione. E’ vero che l’azione dei giapponese gli permise di superare le resistenze del Congresso. Ma l’ipotesi che egli abbia deliberatamente esposto le basi giapponesi nel Pacifico a un micidiale attacco nemico è quasi certamente falsa. Gli storici giapponesi, dal canto loro, spiegarono che l’azione preventiva fu dovuta a uno stato di necessità. Privo di risorse petrolifere per la propria flotta, il Giappone sarebbe stato, prima o dopo, sopraffatto dalla potenza degli Stati Uniti e doveva quindi intaccarne subito la forza sugli oceani. Il calcolo si dimostrò ragionevolmente corretto sul piano militare, sbagliato sul piano politico. Pearl Harbor indignò l’America, le dette la voglia di combattere e di vincere. La strada della riscossa comincia nella primavere dell’anno seguente di fronte all’isola di Midway e termina, dopo la riconquista dei territori perduti, nell’estate del 1945. Non è tutto. Pearl Harbor ebbe per il Giappone un altro effetto negativo: permise agli americani di giustifica ree perdonare a se stessi le bombe di Hiroshima e di Nagasaki”” (pag 277-278)”,”STOx-001-FGB”
“ROMANO Sergio”,”Memorialistica della seconda guerra mondiale e del dopoguerra. (in) Le fonti diplomatiche in età moderna e contemporanea. Atti del Convegno internazionale Lucca, 20-25 gennaio 1989.”,”””Veniamo così all’ultimo criterio, quello delle motivazioni, con cui è utile distinguere diari e memorie. I libri a cui ho fatto cenno mi sembrano confermare che questo genere letterario risponde generalmente a due sollecitazioni principali. Vi è in primo luogo la motivazione del protagonista, preoccupato dal timore che la storia, quando verrà scritta, trascuri la sua parte o gli riservi un ruolo minore di quello a cui egli ritiene di aver diritto. I diari che egli scrive e i documenti che egli raccoglie sono quindi una sorta di «prenotazione della storia», tanto più efficace quanto più egli riesce a fornire una documentazione abbondante e appassionante. Il migliore esempio di questa strategia storico-letteraria è probabilmente un libro che non appartiene alla memorialistica italiana, ma concerne in buona parte gli avvenimenti italiani fra il 1943 e il 1945. Mi riferisco ai ‘Diari di guerra’ di Harold MacMillan apparsi a Londra nel 1984, quando l’autore era ancora vivo, e da noi nel 1987, un anno dopo la sua morte. Come erede di grandi editori, MacMillan sapeva che la storia è fatta non di ciò che è realmente accaduto, ma di ciò che lo storico trova negli archivi al momento delle sue ricerche. Non appena Churchill, alla fine del 1942, lo volle rappresentante del governo britannico in Africa settentrionale con titolo di «ministro residente» egli si dette da fare perché negli archivi futuri vi fosse uno scaffale intitolato al suo nome. Per meglio assicurarsi contro tutte le piaghe che generalmente affliggono i diari e i loro scrittori – pigrizia, cadute di continuità, dispersioni, smarrimenti e errori di trascrizione – egli s’impose una disciplina che dette eccellenti risultati. Raccontava gli avvenimenti della giornata, soprattutto all’inizio della sua missione, in lettere alla moglie a cui allegava ogni sorta di documentazione confidenziale: appunti, verbali, corrispondenza con altre persone. Nella cronaca dei grandi avvenimenti politici del momento egli inseriva spesso aneddoti, episodi divertenti e qualche elegante annotazione autobiografica sui suoi gusti archeologici e letterari. Sapeva istintivamente infatti che il lettore dei diari non può sopportare all’infinito il clima eroico della storia e ama di tanto in tanto sbirciare l’autore dal buco della serratura. Più tardi abbandonò la finzione epistolare e prese a scrivere «sui più vasti tipi di carta che [si] trovav[a] sotto mano (bloc-notes o foglietti da appunti) mentre er[a] in aereo, in sale d’aspetto, di notte nella [sua] camera da letto e a volte sotto una tenda o baracca dove er[a] ospite di qualche comando militare (…)». Ma non abbandonò l’abitudine di mandare gli appunti a sua moglie affinché li conservasse e li facesse trascrivere a macchina. Più tardi, all’inizio degli anni Ottanta, bastò correggere qualche nome, eliminare qualche ripetizione, sopprimere qualche annotazione familiare e «censurare» qualche riferimento pesantemente critico a persone ancora vive. I diari erano pronti per la pubblicazione”” (pag 401-402)”,”QMIS-274″
“ROMANO Sergio”,”Il rischio americano.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”USAP-011-FL”
“ROMANO Sergio”,”Disegno della storia d’Europa. Dal 1789 al 1989.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-094-FL”
“ROMANO Sergio”,”Cinquant’anni di storia mondiale. La pace e le guerre da Jalta ai giorni nostri.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-095-FL”
“ROMANO Sergio”,”La pace perduta.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-096-FL”
“ROMANO Sergio”,”Lettera a un amico ebreo.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-097-FL”
“ROMANO Sergio”,”Europa. Storia di un’idea. Dall’Impero all’Unione.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-098-FL”
“ROMANO Sergio”,”Europa. Storia di un’idea. Dall’Impero all’Unione.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-099-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. I.”,”Aldo Romano,(Napoli, 3 luglio 1909), laureato in lettere all’Università di Firenze nel 193, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-027-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. II.”,”Aldo Romano, (Napoli, 3 luglio 1909), laureato in lettere all’Università di Firenze nel 1933, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-028-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. III.”,”Aldo Romano, (Napoli, 3 luglio 1909) laureato in lettere all’Università di Firenze nel 1933, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-029-FL”
“ROMANO Sergio”,”Giuseppe Volpi, industria e finanza tra Giolitti e Mussolini.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”BIOx-069-FL”
“ROMANO Marco”,”L’estetica della città europea. Forme e immagini.”,”Marco Romano (Milano 1934) ha studiato architettura a Milano. Ha svolto attività professionale nell’edilizia collettiva e nel campo dell’urbanisticca. Ha diretto poi il dipartimento di Urbanistica della facoltà di Architettura di Venezia.”,”VARx-039-FSD”
“ROMANO Sergio”,”Giovanni Gentile un filosofo al potere negli anni del regime.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”ITAF-042-FL”
“ROMANO Sergio”,”La democrazia militarizzata. Quando la politica cede il passo alle armi.”,”In memoria di Romano Romano (1904-1983) e della sua generazione (in apertura) La democrazia militarizzata Sergio Romano Secondo i libri di storia, la Prima guerra mondiale che per oltre quattro anni devastò l’Europa finì l’11 novembre 1918 con l’armistizio di Compiègne e la resa dell’Impero tedesco. Ma per Sergio Romano, a causa dei molti reduci e sopravvissuti che non riuscirono a ritrovare il proprio posto nella società, la guerra invece proseguì in altre forme: non fu più una continuazione della politica con altri mezzi ma divenne spesso l’unico mezzo con cui la politica pensò di potersi affermare e legittimare. Ed è proprio l’Italia il Paese che ha offerto al mondo i primi due esempi di politica «militarizzata». Il primo è la conquista di Fiume ideata e capitanata da D’Annunzio nel settembre 1919, il secondo è la Marcia su Roma, organizzata da Benito Mussolini nell’ottobre del ’22, con un linguaggio e un approccio che si rifanno esplicitamente al mondo dell’esercito. Partendo dall’Italia, la militarizzazione della politica si diffuse a macchia d’olio anche in Spagna, in Portogallo, in Germania, in Russia e nei Balcani. Sergio Romano dimostra in questo libro come tale dinamica, attraversando i decenni, continui ancora oggi, fino alla marcia di Capitol Hill del 6 gennaio 2021, quando, istigati dal presidente sconfitto Donald Trump, i suoi sostenitori invasero il Campidoglio con l’obiettivo di «salvare la democrazia»: un fine politico da raggiungere con la mobilitazione armata. Citato nella bibliografia recente il libro di Aldo A. Mola, ‘Giolitti: il senso dello Stato’, Rusconi Libri, Santarcangelo di Romagna, 2019″,”EURQ-006″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Antonio Gramsci.”,”Salvatore Francesco Romano ha insegnato Storia Moderna e Storia del Risorgimento nell’Università di Trieste. Dopo aver didiceto attenzione ai problemi filosofici e letterari (‘Il concetto di storia in B. Croce’ (1933) ecc., si è dedicato agli studi sul Risorgimento ”Storia del Fasci siciliani’, 1959 ecc., ha pubblicato pure ‘Stato e nazione in Austria’, 1959. Con Felice Platone ha collaborato alla pubblicazione dei Quaderni del carcere di Gramsci “”(…) [P]ossiamo vedere per quali vie Gramsci, ancora in gran parte inconsapevolmente, venisse elaborando, negli anni fra il 1914 e il 1917, la sua visione di società e del socialismo. Il giovane Gramsci che mostra di conoscere principalmente gli scritti filosofico-politici di Marx e di Engels, o almeno di rifarsi piuttosto ad essi che al ‘Capitale’, si direbbe che ripeta psicologicamente e intellettualmente le fasi di uno sviluppo ideologico europeo, per quanto questo sia storicamente possibile nelle diverse condizioni; o meglio che riprenda, più o meno inconsapevolmente, e filtrati attraverso esperienze culturali e storico-politiche diverse, i motivi e le aspirazioni di quel socialismo europeo di tipo idealistico popolare (Proudhon, Herzen, ecc.) che aveva avuto scarso riscontro in Italia; dove era mancata, o era limitata e superficiale la fase, per così dire, del socialismo nazional-popolare, prima di quella caratterizzata ideologicamente dell’evoluzionismo positivista”” (pag 180); “”La prospettiva che Engels aveva additato come il termine del processo rivoluzionario: il dissolversi del regno della necessità in quello della libertà, è, per Gramsci, già un processo storico in atto. E questo, in una visione idealistica della storia che ha non pochi tratti di stampo utopistico, e un afflato e uno slancio di idealistica esaltazione, che esprime pià la virtù operante in lui di un mito intellettuale, che la meditata riflessione dello storico o la realistica analisi del politico. Come risulta anche dall’articolo dedicato all’opera di Lenin, scritto in occasione dell’attentato contro di lui della socialista rivoluzionaria Fanja Kaplan il 30 agosto 1918. Anche in quell’articolo Gramsci ribadisce «il carattere essenzialmente democratico dell’azione bolscevica» e di Lenin, accusato a torto di essere un dittatore da coloro che non riescono a comprendere quanto sia «difficile il compito dei rivoluzionari appena divenuti gestori della responsabilità sociale». Mentre per Gramsci, Lenin è un saggio ed un esempio di carattere morale. «Lenin è il freddo studioso della realtà storica, che tende organicamente a costruire una società nuova su basi solide e permanenti… è il rivoluzionario che costruisce senza farsi illusioni frenetiche, ubbidendo alla ragione e alla saggezza». «Egli, il ‘fanatico, l’utopista’, sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente sulla profonda e incoercibile realtà della vita moderna», non sui fenomeni superficialmente vistosi che hanno condotto sempre i socialisti ad errori e sconfitte. «Lenin ha consacrato tutta la sua vita allo sviluppo della organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale». (…) Gramsci (…) conosce poco in questo periodo la situazione politica concreta in cui opera la rivoluzione bolscevica, e conosce anche poco delle idee e dei criteri d’azione dei bolscevichi russi e di Lenin, malgrado gli aiuti e i suggerimenti del «compagno polacco». È certo che egli non conosceva (come ha ricordato Togliatti) l’opera di Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, a proposito della quale polemizzava contro Achille Loria. Nell’esaltare l’opera di pensiero e di azione di Lenin non citava direttamente, né faceva riferimento, diretto o indiretto, ad alcuno dei suoi più importanti scritti, dal ‘Che fare?’ a ‘Stato e Rivoluzione’, alle altre opere teoriche e politiche fondamentali, che certamente non conosceva direttamente; mentre conosceva, e del resto anche questi solo in parte, gli scritti dedicati alla lotta immediata”” (pag 245-246) [Salvatore Francesco Romano, ‘Antonio Gramsci’, Utet, Torino, 1965] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”BIOx-031-FSD” “ROMANO Tito SOLZA Giorgio a cura”,”Canti della Resistenza italiana. Raccolti e annotati da Tito Romano e Giorgio Solza.”,” O bella ciao: Deriva direttamente da quell’aria celebre della guerra ’15-’18 ‘Stamattina mi sono alzata’. Durante la resistenza raggiunse in poco tempo grande diffusione, il testo è di ignoto autore, la melodia si ritrova in ‘Testi musicali’. (pag 148) Fischia il vento: È il più famoso inno della Resistenza italiana. Fu cantato quasi ovunque fra le brigate partigiane. E’ probabile che il vero autore del testo sia stato Felice Cascione, comandante partigiano che diede il suo nome alla 2° divisione d’assalto garibaldina operante nella regione di Imperia. La Melodia è presa da una canzone russa intitolata ‘Katiuscia’ di soggetto amoroso, opera del poeta sovietico Michail Isakovski. Ha avuto anche molta fortuna in Russia. Di questo canto ne esistono molte versioni.”,”ITAR-037-FSD” “ROMANO Ruggiero”,”La storiografia italiana oggi.”,”ROMANO Ruggiero “”Gaetano Salvemini, studente a Firenze, si lascerà influenzare più da Cesare Paoli che da Pasquale Villari. E’ già un segno. Ma il grande avvenimento è l’incontro – tra il 1894 ed il 1895 – col marxismo. Come egli stesso dirà più tardi, in quegli anni aveva divorato il ‘Manifesto dei comunisti’ e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 e sulla Comune, aveva scoperto il suo vangelo nel ‘Materialismo storico’ di Antonio Labriola e aspettava con impazienza ogni due settimane la ‘Critica sociale’ di Turati. Da questo marxismo (discutibilissimo, per quel ch’è esattezza interpretativa) – allo stesso modo che da tutta una tradizione positivistica che vedeva nella sociologia una scienza non proprio trascurabile che, se aveva tanto da prendere dalla storia, aveva altrettanto da offrirle – da marxismo e positivismo sociologico, dunque, Salvemini dedusse un senso del collettivo anticipatore già della “”polemica, rinnovata ai nostri giorni, della scuola francese dei Bloch, Febvre, Braudel, eccetera contro l”histoire évenementielle”” (come ha acutamente osservato Ernesto Sestan).”” [Ruggiero Romano, La storiografia italiana oggi, 1978] (pag 43-44)”,”STOx-001-FFS” “ROMANO Sergio”,”I falsi protocolli. Il «complotto ebraico» dalla Russia di Nicola II a oggi.”,”Sergio Romano ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, e alla Bocconi. E’ editorialista (Stampa, Corriere). Trotsky ferma il pogrom. “”Non vi furono soltanto pogrom bianchi, in quegli anni. A Novorossisk, nella primavera del 1920, l’Armata Rossa, dopo avere occupato la città, scatenò la caccia all’ebreo, e soltanto l’intervento di Trockij arrestò il pogrom. Secondo Mikhail Agursky, autore di uno studio sul «bolscevismo nazionale», le manifestazioni di antisemitismo in campo bolscevico furono numerose, soprattutto in Ucraina”” (pag 49)”,”EBRx-002-FMB” “ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”ITQM-037-FL” “ROMANO-CATANIA Giuseppe”,”Filippo Buonarroti.”,”””Rimase poi sempre fedele a’ principj della Rivoluzione. Avrebbe egli potuto, per l’amicizia e la dimestichezza ch’ebbe in gioventù con Napoleone, pur dopo la congiura di Babeuf e la condanna, pervenire ad alti posti, che dallo stesso Primo Console gli furono offerti, e vivere signorilmente fra gli agi e le ricchezze, seguendo la sorte della dominante borghesia; preferì invece la onorata povertà, gli stenti de’ proscritti, e gl’incessanti pericoli in mezzo alle continue cospirazioni, per non abbandonare i suoi principj. Ed il suo pensiero, specialmente ne’ tardi anni, ritornava sempre alla Rivoluzione francese, alla Convenzione ed al generoso tentativo del Babeuf; tornava a vagheggiare la repubblica degli Eguali, dove la libertà fosse sostegno e difesa dell’umana fratellanza, e questa a sua volta guarentigia e forza di quella.”” (pag 254)”,”SOCU-184″ “ROMANOVSKY V.”,”Les oceans.”,”ROMANOVSKY V. è D del Centre de Recherches ed d’ Etudes Oceanographiques.”,”ASGx-026″ “ROMEIN Jan”,”Il secolo dell’ Asia. Imperialismo occidentale e rivoluzione asiatica nel secolo XX.”,”ROMEIN nacque a Rotterdam nel 1893. Negli anni della 1° GM i della rivoluzione russa si avvicinò alla politica e al comunismo, sovlgendo una intensa attività giornalistica su ‘De Tribune’ (1922-25) . Lasciato il Partito nel 1927, dedicò la sua attenzione alla storia d’Olanda, pubblicando numerosi volumi. Nel 1939 fu chiamato a insegnare storia nell’Univ di Amsterdam. Dopo la guerra e la resistenza, cui partecipò, diede sviluppo ai suoi interessi di metodologia e teoria della storia, come testimoniano numerosi saggi poi raccolti in volume. Le sue opere maggiori, ‘Aera von Europa’ e questo ‘De eeuw Azie’ (1954 e 1956). Morì nel 1962.”,”ASIx-007 CINx-056″ “ROMEO Rosario”,”L’Italia unita e la prima guerra mondiale.”,”L’interpretazione del risorgimento nella nuova storiografia, strutture sociali e movimento nazionale, Stato e società prima e dopo l’ unificazione, i problemi del decentramento alla fine del XIX secolo, lo sviluppo dell’ economia italiana dopo l’unificazione, lo Stato l’ impresa privata nello sviluppo econ italiano, la 1° GM e la vita intellettuale italiana dall’Unità alla 1° GM. Appendice: figure di storici: Federico CHABOD, Walter MATURI storico della storiografia, Vittorio DE CAPRARIIS.”,”ITAA-014″ “ROMEO Rosario”,”Italia moderna fra storia e storiografia.”,”La parte dedicata alle ‘Polemiche storiografiche’ comprende: CROCE e la storia d’ Europa; il Medioevo di Giorgio FALCO; ‘Storici e maestri’ di Gioacchino VOLPE, Rileggendo VOLPE; Italia contadina ovvero il libro di Giorgio GIORGETTI, ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, (EINAUDI. 1974); Chiesa e Stato nella storia d’Italia, la Q meridionale, saggi di GALASSO; storiografia internazionale sulla storia d’Italia; La revisione del marxismo in Italia, di Enzo SANTARELLI; colpe o responsabilità della 1° GM, libro di Fritz FISCHER, Gerhard RITTER; Luigi EINAUDI e la storia delle dottrine e dei fatti economici; interrogativi sulla ‘storia d’Italia’ einaudiana.”,”ITAB-001″ “ROMEO Rosario”,”Risorgimento e capitalismo.”,”Rosario ROMEO, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di VOLPE, VALERI, CROCE e CHABOD. Attualmente (1979) è Professore ordinario di storia moderna presso la facoltà di lettere dell’Università di Roma. Si è occupato di problemi storici dell’ unificazione italiana e del Mezzogiorno. Il libro ‘Risorgimento e capitalismo’ ha suscitato un dibattito a cui hanno preso parte A. GERSCHENKRON e altri. ROMEO ha risposto con altri scritti (v. prefazione). “”E’ noto che il concetto di “”accumulazione primitiva del capitale”” venne formulato da Marx come fase logicamente antecedente all’inizio del processo di riproduzione del capitale che si realizza nel modo di produzione capitalistico. Nella fase della accumulazione primitiva non esiste ancora il capitale destinato poi a riprodurre se stesso e ad accrescersi con l’aggiunta del plusvalore estorto alla forza-lavoro da esso soggiogata. Alla tesi smithiana che ne aveva visto l’origine nella astinenza del piccolo produttore pre-capitalistico, Marx contrappone un quadro grandioso della formazione “”violenta”” del capitale, nato dalla espropriazione brutale e forzosa dei contadini, dalle “”leggi di sangue””, dallo sfruttamento indiscriminato e piratesco dei popoli coloniali. All’origine si tratta dunque di un concetto carico di elementi polemici, e, come tale, difficilmente suscettibile di un soddisfacente impiego in sede scientifica. Il suo nucleo originale ha tuttavia svolto un ruolo importante, fornendo per esempio l’ispirazione alla tesi del Sombart sulle origini del capitalismo moderno; e più tardi esso è stato ripreso e ulteriormente elaborato nei recentissimi dibattiti della scienza economica di questo dopoguerra, accentrati appunto intorno alla teoria dello sviluppo economico: che, stimolata dai problemi del progresso dei paesi sottosviluppati, si è poi allargata a un esame più generale di tutto il problema dello sviluppo, storicamente inteso, e studiato dunque anche nei paesi di più antica industrializzazione. “”In the recent times the centre of interests has returned to the classical problems of the overall growth of the economy”” (11); e in questo quadro la teoria marxiana (la cui paternità, non sempre esplicitamente ammessa, non è tuttavia meno evidente) (12) ha assunto una nuova vitalità. Il che dimostra, di passata, come sia infondata la questione, sollevata dal Pavone, di un mio preteso marxismo (13) per aver fatto uso del concetto di accumulazione primitiva, che è divenuto in realtà uno strumento di lavoro per gli studiosi di ogni tendenza”” [Rosario Romeo, Risorgimento e capitalismo, Roma Bari, 1972] [(11) J. Robinson, ‘The Accumulation of Capital’, London, 1956, p. VI; (12) La relazione per altro è esplicitamente indicata da A. Gerschenkron, ‘Reflection on the Concept of ‘Prerequisites’ of Modern Industrialization’, nell'””Industria””, 1957, p. 358; (13) Op. cit., nel “”Punto””, 29 settembre 1956]”,”ITAB-033″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia.”,”Rosario ROMEO è nato a Giarre (Catania) nel 1924. E’ stato allievo di VOLPE e VALERI all’ Università di Roma e Catania e, successivamente di CROCE e CHABOD all’ Istituto italiano di studi storici in Napoli. (v. retrocopertina).”,”ITAE-048″ “ROMEO Rosario TALAMO Giuseppe a cura”,”Documenti storici. Antologia. Volume III. L’ età contemporanea.”,”””Perciò noi pensiamo che vi sia, in ogni istante, un terreno di intesa tra le varie classi sociali; un terreno non fisso ma che si sposta di momento in momento, secondo le condizioni obiettive economiche e i mutevoli stati di coscienza delle classi in conflitto, perché nulla stagna, perché alles fliesst (Tutto scorre), come dice Hegel; un terreno sul quale le persone intelligenti delle classi opposte, ad un dato momento della storia, possono sempre, con vantaggio comune, trovare la transizione necessaria””. (pag 242, Turati)”,”STOx-089″ “ROMEO Rosario”,”Italia democrazia industriale. Dal Risorgimento alla Repubblica.”,”E’ questo il terzo volume di Rosario ROMEO che compare nella collezione Quaderni di storia diretta da Giovanni SPADOLINI. Il primo fu ‘Italia moderna fra storia e storiografia’ (1977) e il secondo ‘Italia mille anni (1981). La prefazione di ROMEO parte dal 1956 dal saggio pubblicato su ‘Nord e Sud’ di Francesco COMPAGNA, in cui ROMEO prendeva posizione contre le tesi di GRAMSCI sulla mancata rivoluzione agraria e il Risorgimento. L’accoglienza fu, secondo lo stesso ROMEO, delle più ‘calde’ che si potesse immaginare. Calde per l’ impeto dei dissensi e le accuse rivoltegli (conclusioni reazionarie ecc.). Oggi secondo l’ A le cose sono cambiate. Anche a sinistra. Il libro è dedicato a Francesco COMPAGNA, grande meridionalista di cui Rosario ROMEO fu fedele amico. Crispi cervello politico del Risorgimento. “”Amendola rinvia il giudizio sull’ uomo di Stato Crispi e sui risultati della sua opera di governo, ma quello che gli sembra indubitabile è l’ importanza delle intuizioni politiche di Crispi nel momento centrale del Risorgimento, quando Crispi fu il cervello politico del momento culminante del processo rivoluzionario, e cioè della spedizione dei Mille””. (pag 104)”,”ITAE-110″ “ROMEO Rosario”,”Dal Piemonte sabaudo all’ Italia liberale.”,”ROMEO Rosario, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Insegna storia moderna presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Roma. Ha scritto ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Cavour e il suo tempo’, ‘Il risorgimento in Sicilia’. ROMEO Rosario, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Insegna storia moderna presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Roma. Ha scritto ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Cavour e il suo tempo’, ‘Il risorgimento in Sicilia’. “”Anche la funzione nazionale svolta dal Piemonte, specie a partire dalla guerra di Crimea, e ancor più dopo il Congresso di Parigi, merita una considerazione più larga della prospettiva meramente diplomatica in cui è stata rinserrata finora. Su questo terreno, si son venute chiarendo sempre meglio la genesi della frattura tra Russia e Austria, le durevoli conseguenze che essa comportò nei rapporti di forza tra le potenze occidentali e le Cordi del Nord, le prospettive che condussero il Piemonte all’intervento (anche se non tutto, su questo punto, possa dirsi chiarito). Ma sarebbe tuttora da precisare il rapporto tra l’emigrazione politica a Torino, tendente a fare del Piemonte un mero strumento della politica nazionale, e il governo liberale da una parte, e dall’altra i settori più tradizionali dello Stato piemontese, legati se mai a una politica d’espansione della dinastia, senza contare i retrivi e i municipali.”” (pag 243) “”Si è visto così (per merito specialmente del Valsecchi) che se Cavour riesce con la guerra del 1859 ad assestare un colpo decisivo al predominio austriaco in Italia, tuttavia il suo tentativo di risolvere il problema italiano nel quadro dei rapporti fra gli Stati appartenenti al mondo ufficiale del “”concerto europeo”” si scontra, e in ultimo fallisce, davanti alle forze riequilibratrici del sistema internazionale. E sarà allora, dopo Villafranca, l’appello all’iniziativa popolare, al di fuori della diplomazia, che permetterà la ripresa della marcia in avanti del moto nazionale, sotto colore moderato nell’Italia centrale e con l’insegna del partito d’azione, garibaldino e mazziniano, nel Mezzogiorno.”” (pag 243-244)”,”ITAB-238″ “ROMEO Rosario”,”Vita di Cavour.”,”ROMEO Rosario (Giarre, Catania, 1924-1987), è stato uno dei più grandi storici italiani del Novecento. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, e rettore della Luiss di Roma, ha insegnato storia moderna alla Sapienza di Roma otre che nell’Università europea di Firenze. Ha scritto pure ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Il Risorgimento in Sicilia’.”,”BIOx-147″ “ROMEO Rosario”,”L’Italia liberale: sviluppo e contraddizioni.”,”ROMEO Rosario nato a Giarre (Catania) nel 1924 e recentemente scomparso a Roma (1987), fu titolare di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina. Nel 1962 passa alla facoltà di Magistero di Roma e l’anno dopo alla cattedradi storia moderna della stessa univeristà . Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia unita e la prima guerra mondiale’ e una biografia di Cavour in 3 volumi. Contiene tra l’altro i capitoli: – La storiografia marxista nel secondo dopoguerra (qui dedica molto spazio a Gramsci) – L’Italia e la prima guerra mondiale – I perché di Caporetto “”La intuizione dalla quale muove il Romano, la continuità cioè fra la tradizione garibaldina e il primo socialismo nostrano, e in particolare la persistente vitalità del pensiero di Pisacane e di quello federalista in alcuni importanti filoni di quel moto, era certo assai seducente: ma a questa ricerca si sovrappone, fino a soffocarla, il tentativo di dimostrare a ogni costo che il Bakunin fino al 1871 non ebbe alcuna influenza in Italia, dove fino a quella data solo il Consiglio generale di Londra, guidato da Marx ed Engels, avrebbe suscitato e diretto l’organizzazione socialista. Tesi, questa, di impossibile dimostrazione, ma per la quale il Romano si impegna, affatto gratuitamente, in uno sforzo che par quasi di destrezza e di abilità combinatoria di testi e e documenti, che occupa quasi interamente i primi due volumi, e che fallisce interamente al suo scopo. Per Romano il bakuninismo, quasi inesistente in Italia fino al settembre 1871, avrebbe fatto irruzione e conquistata tutta l’organizzazione dell’Internazionale in Italia nei pochi mesi che vanno dal settembre al dicembre di quell’anno (57). Assolutamente non intesa rimane poi la figura di Bakunin, ridotto alle dimensioni di uno scroccone, vanesio, ambizioso, intrigante e persin traditore e deviazionista (58), invece che illuminato nella eredità romantica e nel ribellismo individualista che lo caratterizzarono e che gli permisero di farsi strada entro larghe masse arretrate che in tal modo si accostarono per la prima volta al socialismo. Per di più, questi atteggiamenti non sono neppure ben fermi in tutta l’opera: ché alla fine è dato leggere un giudizio di tutt’altro tono sul Bakunin (59), mentre nell’esposizione delle vicende dell’internazionalismo dal 1872 alla “”svolta”” di Andrea Costa il piglio polemico si attenua in un tono di lieve ironia non scevra tuttavia di rispetto, che appare in verità assai più accettabile”” (pag 142) [Rosario Romeo, L’Italia liberale: sviluppo e contraddizioni, 1987] [(57) A. Romano, Storia del movimento socialista in Italia, 1954-56, voll. 3, II, pp. 164-65, 208; (58) Di tradimento e di deviazionismo si parla, ivi, I, p. 126; (59) Ivi, III, p. 251] Prima Guerra Mondiale. Caporetto e il fattore morale dei soldati italiani. “”Fu questa la guerra combattuta dagli “”uomini forgiati da Cadorna, il quale pretendeva da essi un comportamento degno di guerrieri soprannaturali che per fedeltà ai comandamenti ricevuti dovevano farsi ammazzare senza provarne dolore… Cinquant’anni di educazione post-risorgimentale avevano additato come figura ideale questo tipo di soldato fantasma, pronto ad immolarsi per il re e per la patria”” [Silvestri, Isonzo 1917, ndr]. In questo spirito si era formato un ceto dirigente militare spesso brutale sino alla ferocia e colpevole di eccessi che nulla potrà giustificare nel governo degli uomini, ma che pure contò tra le sue file personalità della statura morale di un Cadorna e ufficiali che seppero conquistare con l’esempio il diritto di chiedere ai combattenti il supremo sacrificio; e a quella tradizione si richiamava anche la piccola borghesia degli ufficiali di complemento, che il Gatti vilipende in una delle pagine meno lodevoli del non lodevole diario recentemente pubblicato, ma che furono in realtà, come riconosce Alberto Monticone, editore di quel diario, e come appare confermato dalle pagine del Silvestri, il primo elemento di forza dell’esercito, e quello che garantì nel momento del disastro la possibilità della ripresa sul Piave. Già questo rilievo mostra come sia infondata l’affermazione del Silvestri che a Caporetto quella vecchia Italia del Risorgimento viene definitivamente sconfitta e forzata a uscire dalla storia: quando invece essa sopravvisse, seppure ferita a morte, nella successione ripresa e nella vittoria. E che cosa in realtà sia stato Caporetto è problema che neanche per Silvestri si esaurisce in quella formula. Dalla viltà di cui Cadorna accusò le truppe, al tradimento (da parte degli ufficiali, come dissero certi settori della truppa; o dei soldati di taluni reparti, ad esempio gli ex rivoltosi torinesi inviati al fronte, come asserì fra gli altri George Maculay Trevelyan) di cui si vociferò, allo “”sciopero militare”” e alla propaganda disfattista, alla sconfitta subita in aperta e regolare battaglia, la questione delle cause della sconfitta è dunque rievocata dall’autore se non in tutti i suoi termini, almeno nei momenti principali della sua storia. Gli studiosi di cose militari hanno ormai raggiunto in Italia una sostanziale concordia nell’attribuire a cause esclusivamente militari l’origine della sconfitta. A questa tesi aderisce anche l’autore di ‘Isonzo 1917’: e non sarà certo lecito a chi non fa professione di storia o di arte militare né si crede versato nello cose di guerra avanzare dubbi e riserve. Ma una volta ammessa la sconfitta militare, rimane insopprimibile la domanda se essa può da sola giustificare la misura del disastro, e la vastità di quella che da ritirata divenne rotta, e ben presto, presso molti reparti, sbandamento e fuga. Sottolineando i nuovi criteri di attacco impiegati dalle forze tedesche nella valle dell’Isonzo, il Silvestri si richiama al ‘Blitz’ di cui il mondo avrebbe visto gli effetti nella seconda guerra mondiale. E certo il 1939-41 vide catastrofi militari non meno fulminee e non minori: ma quando si pensi che il nuovo metodo d’attacco tedesco nel successivo 1918, nonostante i molti successi, non provocò sul fronte occidentale nessuna crisi paragonabile a quella italiana; e quando soprattutto si guardi con serenità alle molte e non dubbie testimonianze di sbandati inneggianti alla fine della guerra, o di soldati che abbandonavano le armi per non essere rinviati al combattimento, o di episodi, che pur vi furono, di prigionieri che inneggiavano ai loro catturatori: la sola spiegazione militare appare francamente insufficiente. Anche chi, come il Monticone, è stato ed è tuttora uno dei più decisi sostenitori di questa spiegazione, ha ammesso recentemente che, una volta infranta la resistenza, la crisi morale ebbe una parte decisiva nel determinare il disastro””. (pag 362-363)”,”STOx-224″ “ROMEO Rosario”,”Italia mille anni. Dall’età feudale all’Italia moderna ed europea.”,”Mancata riforma protestante in Italia (pag 30) “”Un giudizio equilibrato su questi aspetti, che hanno dato luogo ancora in anni recenti a discussioni impegnate sui concetti per certi aspetti contrapposti di riforma cattolica e di controriforma, è reso tuttora arduo dagli strascichi di antiche polemiche. Senza dubbio, la controriforma fu anche autoritarismo e repressione, in misura non secondaria; contribuì anche a diseducare gli italiani alle forme più moderne della vita civile che venivano affermandosi nell’Europa occidentale, e che del resto in Italia stentavano ad attecchire per regioni anzitutto politiche ed economiche. Ma non sembra che siffatte cosiderazioni possano essere accolte tuttora nei termini in cui per secoli sono state proposte dalla polemica protestante, largamente introdottasi anche in Italia per il tramite della cultura laica e liberale. In tal senso, i richiami che tuttora si fanno alla mancata riforma protestante come origine di tutti i mali, veri o presunti, della vita morale e del costume civile degli italiani, sono da relegare in modo definitivo tra i prodotti di una mitologia storica che esercitò a suo tempo una funzione importante, ma che oggi è interamente esaurita”” (pag 30)”,”ITAG-251″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia.”,”Copia donata da A. Scucchia, firmata 1963 Contiene: Capitolo V. Guerra e dopoguerra (sulla prima guerra mondiale) (pag 113-132) Prima guerra mondiale. “”Un effetto diretto del conflitto sulla industria siderurgica, poi, fu anche lo sviluppo assunto dalla produzione delle ferro-leghe e specialmente dalla elettro-siderurgia sotto lo stimolo della necessità di supplire alal deficienza di combustibile: sí che la produzione di ghisa al forno elettrico balzava da 2300 tonnellate nel 1914 a 69.900 tonnellate nel 1918, accentrandosi specialmente in Lombardia. …. (pag 116-118)”,”ITQM-204″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961.”,”Copia donata da A. Scucchia, firmata 1963 Contiene: Capitolo V. Guerra e dopoguerra (sulla prima guerra mondiale) (pag 113-132) Prima guerra mondiale. “”Un effetto diretto del conflitto sulla industria siderurgica, poi, fu anche lo sviluppo assunto dalla produzione delle ferro-leghe e specialmente dalla elettro-siderurgia sotto lo stimolo della necessità di supplire alal deficienza di combustibile: sí che la produzione di ghisa al forno elettrico balzava da 2300 tonnellate nel 1914 a 69.900 tonnellate nel 1918, accentrandosi specialmente in Lombardia. …. (pag 116-118)”,”ITAE-013-FV” “ROMEO Rosario”,”Cavour e il suo tempo. 1842-1854. II. Tomo primo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe e di Valeri nelle università di Roma e di Catania e, successivamente di Croce e di Chabod all’Istituto italiano di studi storici in Napoli. Dal 1956 titolare di Storia nella facoltà di Magistero dell’università di Messina, nel 1962 venne chiamato alla facoltà di Lettere della stessa università. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘Il Risorgimento in Sicilia’ (1950), ‘Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento’ (1954).”,”BIOx-333″ “ROMEO Rosario”,”Cavour e il suo tempo. 1842-1854. II. Tomo secondo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe e di Valeri nelle università di Roma e di Catania e, successivamente di Croce e di Chabod all’Istituto italiano di studi storici in Napoli. Dal 1956 titolare di Storia nella facoltà di Magistero dell’università di Messina, nel 1962 venne chiamato alla facoltà di Lettere della stessa università. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘Il Risorgimento in Sicilia’ (1950), ‘Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento’ (1954), ‘Risorgimento e capitalismo’ (1959). Il colpo di stato di Luigi Napoleone (pag 553-554) “”Su questa situazione ancora fluida e incerta si inserì, con effetti decisivi, il colpo di Stato del 2 dicembre. Parve, allora, che il pendolo della storia, spinto violentemente a sinistra dagli eventi del 24 febbraio 1848, raggiungesse l’opposto estremo della sua oscillazione a destra, avviata dalle giornate del giugno 1848. La sconfitta dell’ondata rivoluzionaria sembrò definitivamente sanzionata là dove aveva avuto origine, e la vittoria dell’Europa conservatrice – dell’«Europa dei re» sull’«Europa dei popoli» – consolidata per lungo tempo. I più risoluti fautori della causa dell’ordine, meglio degli altri consapevoli della posta in gioco e disposti ad adottare strumenti di lotta più moderni e meno convenzionali di quelli del vecchio legittimismo, furono i primi a plaudire senza riserve all’iniziativa del Bonaparte: e in questo atteggiamento si trovarono uniti gli altrimenti nemicissimi Schwarzenberg e Palmerston. (…) Per Bismarck, non v’era dubbio che dalla restaurazione di un governo autorevole la Francia usciva rafforzata: ma accanto ai vantaggi che da ciò derivavano per la causa dell’ordine, non poteva non vederne, «als Preusse», gli svantaggi per la politica del gabinetto di Berlino, che dal timore di una ripresa offensiva dell’«usurpatore» sarebbe stato indotto a gettarsi interamente nelle braccia dell’Austria, rinviando a un futuro anche più lontano ogni disegno di supremazia in Germania (104). L’atteggiamento dominante finì per essere, nella Europa conservatrice, di una cauta attesa, che consentisse di scoprire i veri disegni e gli obiettivi di colui che presto sarà detto la «Sfinge». Attesa e cautela che non vi furono invece in molti settori dell’Europa liberale, dalla borghesia orleanista, protagonista degli ultimi tentativi di bloccare l’ascesa del dittatore, a Tocqueville, deluso e amareggiato nel constatare ancora una volta quanto la Francia fosse incapace e indegna di libertà (105); per non parlare di Mazzini, che dall’accaduto trasse occasione per rigettarne la responsabilità sui socialisti e proclamare la fine della iniziativa francese (106), e di Marx, che nell’ingresso dell’ex-cospiratore alle Tuileries vide insieme il trionfo della Francia contadina reazionaria e del ‘demi-monde’ avventuristico parigino: nuovo gradino, a giudizio suo e di Engels, della degenerazione borghese, e passo ulteriore verso il suo crollo (107)”” (pag 553-555) [(104) H. Geuss, ‘Bismarck und Napoleon III, Köln 1959, pp. 10-11; (105) Cit. in Stern, op. cit., VII, 1, p. 762; (106) F. Della Peruta, ‘I democratici e la rivoluzione italiana’, Milano, 1958, pp. 253-89; (107) Agulhon, op. cit., pp. 232-33 (M. Agulhon, ‘1848 ou l’apprentissage de la république, 1842-1852’, Paris, 1973)]”,”BIOx-334″ “ROMEO Rosario”,”Risorgimento e capitalismo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Ha insegnato lettere all’Universitù di Roma. Ha pubblicato anche Risorgimento a capitalismo, Cavour e il suo tempo, il Risorgimento in Sicilia.”,”ITAB-023-FL” “ROMEO Rosario”,”Il Risorgimento in Sicilia.”,”Rosario Romeo, nato a Giarre (Catania) nel 1924, morto a Roma 1987, ha insegnato Storia moderna all’Università di Roma. Fra le sue opere ‘Risorgimento e capitalismo’ (1959), ‘Dal Piemonte sabaudo all’Italia liberale’ (1974), ‘L’Italia unita e la prima guerra mondiale’ (1978) e i due primi volumi di ‘Cavour e il suo tempo’ (1969-1977) Una interpretazione del Risorgimento siciliano riportato per un verso alla peculiare tradizione storica dell’isola e dell’altro inserito nel più ampio quadro italiano ed europeo. Dal confronto emergono i motivi per cui anche dopo l’Unità rimarranno pressoché inalterati quei caratteri specifici della società regionale che daranno vita alla “”questione siciliana””. ‘Certo, non è in tutto accettabile la tesi del Gramsci, e in genere della storiografia di sinistra (1), che (rifacendosi alla nota critica di Marx a Mazzini), ha visto nella mancanza di una rivoluzione agraria che integrasse la rivoluzione politica della borghesia il limite fondamentale del Risorgimento. Nelle regioni del nord e del centro, infatti, caduta ormai la vecchia proprietà feudale – contro la quale si era realizzata in Francia l’alleanza fra borghesia rivoluzionaria e masse rurali – l’auspicata insurrezione contadina avrebbe colpito soprattutto quella borghesia terriera che, in una paese di così scarso sviluppo industriale come l’Italia, era in concreto la sola forza che valesse ad aprire la strada verso un moderno assetto capitalistico – nonostante le molte deficienze, riferibili in parte proprio alla persistenza della grande zona d’ombra contadina. Insomma, nei paesi dove la Rivoluzione francese aveva già abbattuto il sistema feudale, era ormai «obbiettivamente» (e non soggettivamente, come riteneva il Gramsci) impossibile l’alleanza della rivoluzione borghese col movimento contadino: il quale, fino al pieno dispiegarsi dello sviluppo capitalistico – che porrà il problema di una forma nuova – avrebbe avuto rispetto alla rivoluzione borghese un contenuto sostanzialmente ritardatore o reazionario, conforme anche al carattere socialmente arretrato di quella piccola borghesia urbana che avrebbe dovuto assumerne la guida. Ma nel Mezzogiorno dove la rivoluzione, antifeudale non aveva raggiunto quasi nessuno dei suoi obbiettivi fondamentali, la rivoluzione contadina poteva essere un fatto storico di grande contenuto innovatore, dato l’irriducibile conservatorismo della classe dominante: e nell’incapacità o riluttanza ad allearsi con le masse – nonostante la formidabile pressione da esse esercitata, specie nel napoletano – sta la prova maggiore della fondamentale insufficienza della borghesia intellettuale meridionale, e della sua sostanziale solidarietà coi ceti dirigenti. Se dunque nel nord il Risorgimento fu, socialmente, la rivoluzione di una borghesia avviata a uno sviluppo capitalistico contro i vecchi ceti redditieri, nel Mezzogiorno, e in Sicilia in particolare, saranno invece ancora quei vecchi ceti, o altri ad essi strettamente affini, a condurre le battaglie del Risorgimento; con le ben note conseguenze sulla struttura del ceto dirigente dell’Italia unitaria, che nella sua ala meridionale vanterà sì alcune delle maggiori figure del mondo liberale italiano, ma avrà in genere un carattere meno schiettamente liberale, più fiacca coscienza politica, minore attitudine e preparazione alla vita moderna, a sentirne i problemi, a volgerne i progressi a vantaggio proprio e della propria regione’ (pag 384-385)] [(1) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Torino, 1949, pp. 81-9; Sereni, ‘Il capitalismo nelle campagne’, Torino, 1947, pp. 58-9, relativo specialmente alle deficienze dello sviluppo capitalistico italiano dipendenti dalla mancata rivoluzione agraria]”,”ITAS-241″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961.”,”Contiene il capitolo: ‘La seconda guerra mondiale’ (pag 195-218) Materie prime e sforzo bellico. La dipendenza economica dalla Germania nel corso degli anni Trenta e della Seconda guerra mondiale “”Accanto alle innegabili deficienze organizzative e al fragile tessuto etico-politico dell’Italia fascista, che dopo i primi insuccessi militare apparve subito impari alal prova, contribuì in misura determinante a queste difficoltà la chiusura di molte delle fonti tradizionali di rifornimento di materie prime, controllate per buona parte dal nemico, sia direttamente sia attraverso il dominio delle grandi vie di comunicazione marittima. Se tuttavia l’Italia poté ugualmente sostenere per tre anni lo sforzo bellico, ciò si dovette in buona parte alle modifiche che le principali correnti del nostro commercio estero avevano subito nel periodo della politica autarchica. Ancora nel 1931-35 la Germania partecipava al nostro commercio estero con 1.311 milioni annui all’importazione e 856 all’esportazione, pari rispettivamente al 15.3% e la 12.8% del totale; ma nel 1937-39 queste cifre erano balzate rispettivamente a 2.878 e a 1.868 milioni, pari al 24.3 e al 17.4%, che nel 1940-42 (mancano dati annui per il 1943) divennero 5.801 milioni all’importazione e 6.101 all’esportazione, pari rispettivamente al 52.7% e al 43.5% del totale. Dalla Germania vennero dunque a dipendere per buona parte i rifornimenti necessari al nostro sforzo bellico; ma essa poté provvedervi solo in misura limitata e via via sempre minore, sicché dal 1940 al 1942 le nostre importazioni di frumento si ridussero da 690.5 migliaia di tonnellate a 32.5, quelle di cotone da 107.5 a 1.1, quelle di lana da 22.6 a 0.9, quelle di rottami da 321.1 a 163.4 (negli ultimi tre anni si erano aggirate sulle 600 migliaia di tonnellate), quelle di ferro e acciaio da 313.8 a 42.3, quelle di macchine da 54.6 a 37.7, quelle di carbone fossiel da 12.529 a 10.793, quelle di oli minerali da 1.262 a 526; e solo quelle di ghisa salirono da 34.5 migliaia di tonnellate a 145.0, nel tentativo di fronteggiare le specifiche deficienze che la nostra siderurgia, essenziale allo sforzo bellico, presentava in questo settore”” (pag 197-198)”,”ITAE-012-FSD” “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 18 Julio 1936.”,” Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-163″ “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 19 Julio 1936.”,”Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-164″ “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 20 Julio 1936.”,” Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-165″ “ROMERO Federico”,”Il sindacato come istituzione. La regolamentazione del conflitto industriale negli Stati Uniti, 1912-18.”,”Un nuovo modello di relazioni del lavoro. Relazioni industriali. La prima amministrazione Wilson (1912-1916). “”L’ articolo 8 della legge istitutiva del dipartimento diceva: “”Il ‘Secretary of Labor’ avrà il potere di agire come mediatore e di nominare dei commissari di conciliazione nelle dispute di lavoro (…). La scelta del ‘Secretary of Labor’, dell’uomo che doveva avviare e dirigere l’ attività del dipartimento, fu il primo segno inequivocabile della direzione che il presidente Wilson intendeva imboccare: William B. Wilson infatti era un ex dirigente del sindacato minatori divenuto, in qualità di parlamentare, uno dei più importanti esponenti della ‘labor lobby’ al Congresso. L’ AFL lo aveva ufficialmente proposto come proprio candidato alla carica ed anche i vertici della NCF lo stimavano e lo ritenevano l’ uomo adatto. I settori padronali più intransigenti ed antisindacali viceversa gli erano profondamente ostili e avevano dato addirittura vita ad un’intensa campagna per impedire la sua rielezione al Congresso (…)””. (pag 77)”,”MUSx-204″ “ROMERO Federico”,”Gli Stati Uniti e il sindacalismo europeo, 1944-1951. Con una nota di Pietro Merli Brandini.”,”ROMERO Federico (Torino 1953) ha svolto attività di ricerca presso la Yale University e l’ Istituto Universitario Europeo. Nel 1987 ha conseguito il dottorato di ricerca. Dall’ ottobre 1987 lavora presso la London School of Economics. Ha pubblicato ‘Il sindacato come istituzione’ (Torino, 1981). “”Il risentimento della AFL verso il TUC non rifletteva solo la tradizionale rivalità per la leadership del sindacalismo occidentale – fattore comunque presente – né la differenza tra gli stili e i metodi delle due organizzazioni, pure importante: alla base vi era un contrasto sulle linee d’azione. Né il TUC né il Foreign Office ritenevano opportuno, a differenza della AFL e del Dipartimento di Stato, che fossero gli occidentali a precipitare la rottura degli organismi unitari: le minoranze della CGIL avrebbero dovuto crescere, pensavano, e possibilmente conquistare il controllo dell’organizzazione, invece di attuare una scissione minoritaria; quanto alla FSM, il TUC intendeva rompere e andarsene solo dopo un lavoro di preparazione tale da isolare i comunisti e guidare in una nuova internazionale il maggior numero possibile di sindacati. Mentre gli americani, concentrati sull’efficacia del piano Marshall, volevano una scissione immediata, che simboleggiasse una nuova, clamorosa sconfitta di Mosca. Per i britannici l’ERP-TUAC non doveva agire come se fosse la nuova internazionale. Esso era solo un primo, cauto e implicito passo in quella direzione: la AFL, dopotutto, non faceva parte della FSM, e il TUC non voleva essere trascinato fuori dalla federazione mondiale solo in seguito alle pressioni americane.”” (pag 185-186)”,”SIND-081″ “ROMERO Andrés”,”Dopo lo Stalinismo. Gli Stati burocratici e la rivoluzione socialista.”,”Aldo Andrés Romero è nato in Argentina nel 1944. Trotskista dal 1965 nella corrente diretta da Nahuel Moreno ne ha vissuto da protagonista e dirigente le varie esperienze (…) Teoria di Trotsky su URSS ‘Stato operaio degenerato’ (pag 36) Trotsky (pag 43): “”Solo il rovesciamento della cricca totalitaria di Mosca, solo la rigenerazione della democrazia sovietica possono liberare le forze dei popoli sovietici per la battaglia contro l’inevitabile e prossimo attacco della Germania imperialista. Per questo il patriottismo sovietico è inseparabile dalla lotta implacabile contro la cricca stalinista”” (Trotsky, ‘Le role du Kremlin dans la catastrophe europeenne’), in Oeuvres, ILT, Paris 1986 (17.6.1940)”,”TROS-295″ “ROMERO Federico”,”Storia internazionale dell’età contemporanea.”,”Federico Romero insegna all’Istituto Universitario Europeo ed è uno specialista di storia internazionale contemporanea. Tra i suoi ultimi libri ‘Le crisi transatlantiche’ con M. Del Pero e ‘Storia della guerra fredda’.”,”RAIx-374″ “ROMERO Federico”,”USA potenza mondiale.”,”Federico Romero (Torino, 1953) insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Firenze. “”Malgrado la sua fama, Yalta non fu il momento in cui venne attuata la divisione postbellica dell’Europa. Fu invece l’ultima occasione in cui si esplicò una collaborazione tra i Tre Grandi, il cui successivo fallimento porterà poi alla rigida partizione in sfere contrapposte. A Yalta fu completato l’accordo sull’Onu, con una definizione del diritto di veto più vicina all’impostazione americana che a quella sovietica. Stalin accettò anche di accogliere la Francia come potenza occupante in Germania. Soprattutto si impegnò a muovere guerra al Giappone e dialogare con la Cina nazionalista, come chiedevano gli americani. I compromessi raggiunti sulla Polonia e sulla Germania (Stalin ribadì la decisione già presa a Teheran di dividere il paese e chiese 20 miliardi di dollari in riparazioni, ma ogni decisione concreta fu rinviata) rifletterono invece la maggior forza data dal controllo militare sovietico sull’Europa centrale. Era, questa, la conseguenza di uno dei conflitti fondamentali della Seconda guerra mondiale, quello tra Germania e Unione Sovietica per l’egemonia sull’Europa centro-orientale: il vincitore esercitva un’influenza enorme, ben poco contrastabile da parte degli altri alleati, in quello specifico teatro di guerra che riteneva vitale per la propria sicurezza e sul quale non sarebbe sceso a patti. Churchill voleva contrastare tale egemonia senza averne la forza, mentre Roosevelt pensò di riconoscerla e di moderarla, integrandola in uno schema mondiale di collaborazione nel quale gli Stati Uniti avrebbero potuto esercitare maggiore influenza. Così Yalta non disegnò nulla di nuovo, ma prese atto delle nuove configurazioni di potenza tentando, per l’ultima volta, di ricondurre i tanti elementi di frizione che ne conseguivano a soluzioni di compromesso che salvaguardassero gli interessi fondamentali e le esigenze politiche di ognuno degli Alleati”” (pag 68)”,”USAP-001-FP” “ROMERO Luis”,”Tres días de julio (18, 19 y 20 de 1936).”,”Luis Romero (Barcellona, 1916) ha scritto varie opere tra cui ‘L’Aube de la guerre d’Espagne’ (Laffont, 1969) Il 18 luglio del 1936, le truppe spagnole di stanza in Marocco, con i legionari del Tercio in prima fila, si ribellarono al governo di Madrid, il governo del Fronte Popolare che aveva vinto le elezioni in Spagna pochi mesi prima 1. Questo evento segnò l’inizio della guerra civile spagnola, che durò tre anni e causò la morte di centinaia di migliaia di persone 23. La guerra civile spagnola fu un conflitto tra le forze nazionaliste guidate da una giunta militare e le forze del legittimo governo della Repubblica Spagnola 4. (copil)”,”MSPG-012-FSD” “ROMITA Giuseppe, a cura di Armando SESSI”,”Una vita per il socialismo.”,”Questione Referendum 1946 pag 167 (nella trasmissione Tv di MINOLI per il 60° (primi di giugno del 2006) che ha ricostruito giorno per giorno il referendum si è detto che ROMITA è stato una notta in angoscia perché per primi arrivarono i dati favorevoli alla monarchia (Sud) poi col passare delle ore le cose si equilibrarono (Nord). Una volta avuta la certezza della vittoria della Repubblica ROMITA tuttavia ha aspettato ancora un giorno prima di fornire i dati ufficiali. Non sono stati forniti i dati delle bianche e nulle che entravano nel calcolo del quorum per rendere valida la consultazione: senza il superamento del quorum dei votanti anche una maggioranza semplice della Repubblica non sarebbe bastata). Sembra che la maggior ‘spinta’ all’ affermazione della repubblica sia venuta dal ministero della giustizia (e non da quello dell’ interno di Romita) attraverso i collegamenti di Togliatti con gli uffici distaccati (‘a volte il parto va un po’ aiutato’). Contiene articolo- testimonianza ‘Non sono il padre della Repubblica’ (pag 167) Il genio civile. “”Perché tutto ciò? Ignoranza dei tecnici? No. Che il Genio Civile non sia più il Genio Civile del 1860 è naturale. E’ un fenomeno umano. Allora (…) gli ingegni migliori, la vera aristocrazia intellettuale non aveva che un’ unica sede: il Genio Civile. Il Genio Civile era veraente la quintessenza dell’ ingegneria italiana, ed era, anche dal lato finanziario e sociale, considerato, perché chi vi entrava aveva non solo il pane assicurato, ma anche un prestigio esterno superiore a quello odierno, condizioni finanziarie e morali, dunque, superiori rispetto alle categorie degli ingegneri di altre branche””. (pag 217)”,”ITAP-114″ “ROMITA Giuseppe”,”Panorama socialista.”,”””Cinque distinte correnti si affrontarono e si scontrarono nel Congresso: 1. concentrazionisti (Turati, Treves, Modigliani), assertori dell’ azione riformatrice; 2. intransigenti rivoluzionari, facenti capo a Lazzari ed aderenti alla 3° Internazionale; 3. comunisti unitari o massimalisti, che con Serrati e Baratono, aderivano alla 3° Internazionale ma non rinunciavano all’ autonomia di azione e di giudizio del partito; 4. comunisti “”puri”” che professavano la incondizionata adesione a Mosca; 5. “”Terzini””, una specie di ponte per salvare l’ unità comunista, facenti capo ad Anselmo Marabini e Graziadei. La votazione si concentrò su tre mozioni: Comunisti unitari: 98.028 voti Comunisti puri: 52.783 voti Concentrazionisti (facenti capo a Turati): 14.695 voti. Ma i comunisti “”puri”” abbandonaronoil congresso e, radunatisi al Teatro San Marco sotto la presidenza del bulgaro Kabatkceff, dichiararono costituito il Partito Comunista. Si apriva una irreparabile frattura in seno alla classe lavoratrice italiana e dalla frattura sarebbe scaturita la sconfitta. L’ Avanti del 22 gennaio 1921 apparve con il titolo a grandi caratteri: “”L’ inesorabile volontà di Mosca si è compiuta.””. (pag 83-84)”,”MITS-289″ “ROMITA Giuseppe”,”Dalla Monarchia alla Repubblica.”,”‘Giuseppe Romita (), come tutti i politici di razza, senza essere uno «scrittore» nel senso letterario del termine, è riuscito, col semplice racconto dei fatti e l’immediatezza delle annotazioni su uomini e vicende, a darci un libro straordinariamente efficace e vivo, che respira buon senso in ogni sua riga. «Secondo me – racconta Romita – se dalle elezioni amministrative fosse scaturita una maggioranza nell’uno e nell’altro senso, quella maggioranza, influenzando gli elettori con la suggestione che le masse subiscono sempre nei confronti del più forte, avrebbe finito col prevalere anche nel referendum. Avevo quindi, sin dal gennaio, iniziato un’operazione concepita nel segreto del mio cervello e che ritenevo della massima importanza: far votare anzitutto i comuni dove era prevedibile una maggioranza repubblicana e rimandare le elezioni negli altri a dopo il referendum. Fu questo il cardine della mia politica per portare in Italia la Repubblica. Non feci brogli, mai; non tolsi un voto alla Monarchia, non ne diedi uno alla Repubblica. E trattai con lo stesso metro repubblicani e monarchici… Nell’orientarmi quindi per la scelta dei comuni dove si doveva votare per la prima tornata, verso quelli a prevedibile maggioranza repubblicana, ho la coscienza di non aver commesso alcuna scorrettezza, di aver svolto soltanto quel minimo di politica di parte che ad ogni ministro deve essere consentita. Ritengo, infatti, che un ministro debba rimanere, pur nel rispetto delle esigenze amministrative, anche uomo politico, perché altrimenti tanto varrebbe chiamarlo direttore generale. Era la mia un’operazione a vasto raggio, che aveva inoltre un fulcro ben preciso: le elezioni comunali a Milano». Il libro è un largo racconto di questa operazione ed è tutto su questo tono di sincerità, per cui gli accorgimenti più abili sono esposti con la sicurezza morale e quasi direi il candore di chi sa di aver lavorato con passione per una causa giusta, senza nessuna concessione ai cattivi consigli del fanatismo, ma anche senza debolezze nei confronti di coloro che avrebbero voluto privare il popolo italiano del frutto delle sue sofferenze’ [dalla prefazione di Giuseppe Saragat] (pag IX-X) [() Al governo Parri succedette quello di Alcide De Gasperi, nel dicembre del 1945, e nel nuovo governo, Romita fu nominato ministro dell’Interno, “”A capo di una struttura in gran parte ancora fedele alla monarchia, fu il principale responsabile dell’organizzazione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: mantenne l’ordine pubblico durante la campagna elettorale, respinse la richiesta monarchica di rinvio della consultazione referendaria e indisse, nella primavera del 1946, le elezioni amministrative in quei centri dell’Italia settentrionale dove – come ebbe successivamente ad affermare – era prevedibile un successo dei partiti repubblicani”” (treccani.it)]”,”ITAP-245″ “ROMITI Cesare, intervista di Giampaolo PANSA”,”Questi anni alla Fiat. Intervista di Giampaolo Pansa.”,”Romiti nato a Roma nel 1923, amministratore delegato della Fiat. G. Pansa nato a Casale Monferrato nel 1935, vicedirettore di Repubblica”,”ECOG-045″ “ROMMEL Erwin Johannes Marechal (1891-1944)”,”La guerre sans haine.”,”Contiene la storia delle carte di ROMMEL scritta dal figlio, Manfred ROMMEL. Manfred è autore pure della 5° parte del libro: Gli ultimi giorni. “”Nel cercare di rovesciare l’equilibrio del nemico, un comandante in capo deve stare attento a non perdere il proprio. Deve quindi possedere anche quella qualità che Voltaire indicava come chiave del successo di Marlborough, “”la tranquillità del coraggio in mezzo al tumulto e la serenità dell’animo nel pericolo che gli inglesi ‘cold head’ (sangue freddo)””. Ma occorre aggiungere anche un’altra qualità per la quale i francesi hanno trovato l’espressione che meglio la definisce, il senso del ‘possibile’, di ciò che è e ciò che non è ‘possibile’, tatticamente e amministrativamente. La combinazione di queste due qualità ‘protettive’ potrebbe essere chiamata, in breve, la fredda preveggenza. Le sabbie della storia sono disseminate di rottami di piani abilmente progettati che si sono ribaltati per mancanza di questo tipo di zavorra. Da quest’ultimo punto di vista il carattere di Rommel invita a qualche riserva. Il suo notevole coraggio era accompagnato da quello che chiamiamo temperamento artistico, il che significa che passava facilmente dall’esaltazione alla depressione, e le sue lettere lo dimostrano. Inoltre, fu spesso criticato dallo stato maggiore tedesco, compreso il suo, per non aver tenuto sufficientemente conto delle difficoltà di approvvigionamento e per aver tentato strategicamente più di quanto fosse logicamente possibile; in molti casi, il corso delle operazioni tende a giustificare queste critiche.”” (pag 15-16) (dall’introduzione di B.H. Liddell-Hart). Il volume contiene pure la storia delle carte di Rommel, scritta dal figlio Manfred. Manfred Rommel è pure autore della quinta parte del libro: ‘Gli ultimi giorni’.”,”QMIS-004″ “ROMMEL Erwin”,”Fanteria all’attacco a Caporetto. Ottobre 1917.”,”ROMMEL Erwin “”Le truppe, gettate nella battaglia alla rinfusa, abbandonate a loro stesse, su posizioni troppo lontane, con linee di rifornimento troppo lunghe, con una logistica quasi inesistente: sole, di fronte all’uragano che si stava approssimando e che avrebbe messo in campo sistemi tattici sconosciuti ai fanti, ai bersaglieri, agli artiglieri e agli alpini, infreddoliti, nelle loro trincee. I comandanti, invisibili, scomparsi, introvabili; oppure impotenti, di fronte alle proporzioni e alle modalità della valanga: sorpresi dall’iniziativa nemica, che pure conoscevano nei minimi dettagli. Fuorché quello fondamentale: la tattica di assalto. E poi l’idea: quell’idea cadorniana ossedente, di avanzare, avanzare sempre, fino alla vittoria finale. Per quell’idea, non esisteva profondità difensiva: non si poteva concepire l’idea di una ritirata strategica né, evidentemente, quella di una difesa elastica, per salvaguardare i reparti e ributtarli avanti, una volta esaurito l’impeto della marea montante.”” (pag 10), (dall’introduzione di Marco Cimmino)”,”QMIP-093″ “ROMMEL Erwin”,”Fanterie all’attacco. Esperienze vissute del Generale Erwin Rommel.”,”ROMMEL Erwin: (Heidenheim, 15 novembre 1891 – Herrlingen, 14 ottobre 1944) generale (feldmaresciallo) tedesco. Combattè nella prima e seconda guerra mondiale. Di origine sveva, dimostrò doti di comando già nella prima guerra mondiale, dove guidava un plotone di fanteria con il grado di tenente, con alta decorazione per i meriti del suo reparto di truppe da montagna durante la battaglia di Caporetto nel 1917. Durante la seconda guerra mondiale Rommel si distinse alla guida di una Panzer-Division durante la campagna di Francia nel 1940 e quindi, godendo della piena fiducia di Adolf Hitler, assunse il comando dell’Afrikakorps tedesco in Nordafrica. Per quasi due anni dimostrò grande abilità tattica, infliggendo una serie di sconfitte alle truppe del Regno Unito, grazie ad agili e spericolate manovre dei mezzi corazzati nel deserto, ma con limiti strategici notevoli che compromisero i risultati della guerra dell’Asse in Nordafrica. Non di meno stimato dai suoi soldati e temuto dal nemico, divenne una figura di rilievo internazionale grazie alla propaganda tedesca di cui divenne beniamino e soprannominato la “”Volpe del deserto”” (Wüstenfuchs). Tornato dall’Africa nel marzo 1943, diresse, dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’occupazione dell’Italia settentrionale; in seguito, nel 1944, gli fu assegnato il comando delle difese del Vallo Atlantico, con l’ordine di fermare la prevista offensiva alleata in Occidente. Andando in licenza commise l’errore di scegliere proprio il momento dello sbarco alleato e nella prima parte della battaglia di Normandia non riuscì a fermare l’avanzata degli Alleati. Ferito in modo grave da aerei nemici rientrò in Germania. Consapevole dell’inevitabile sconfitta tedesca e col peso del sospetto di adesione alla cospirazione del 20 luglio, cadde in disgrazia presso Hitler. La Gestapo gli propose, in considerazione della sua popolarità, che se si fosse suicidato la sua famiglia sarebbe stata risparmiata. Ufficialmente fu dichiarato morto a causa delle ferite di guerra e gli fu attribuito un funerale di Stato. «Il presente volume descrive numerosi combattimenti della guerra mondiale 1914-18, così come li ho vissuti da giovane ufficiale di fanteria. A quasi tutti gli episodi narrati segue un breve commento che consente di trarre gli opportuni insegnamenti dai fatti d’armi illustrati. Le note, redatte a brevissima distanza di tempo dai combattimenti, hanno lo scopo di illustrare alla gioventù tedesca abile alle armi il valore e la sconfinata dedizione con cui il fante tedesco si è battuto per quattro anni e mezzo per la sua Germania. Inoltre, esse vogliono mettere in luce le ardue prove sostenute dalla fanteria tedesca, inferiore per numero e mezzi, (…) e la superiorità professionale manifestata anche dai quadri inferiori nei confronti di quelli dell’avversario. Infine, il libro ha anche lo scopo di impedire che esperienze raccolte in tempi di durissima lotta (…) cadano in oblio.» (dalla prefazione dell’autore, pag 9) «Ulma, 31.7.1914. Greve pesa sulla terra tedesca lo stato di “”imminente pericolo di guerra””. Ovunque si vedono facce serie, stravolte! Le dicerie più incredibili si diffondono rapidamente. Sin dall’alba la gente si affolla davanti alle edicole. (…) Poichè la situazione ha tutta l’aria di farsi seria, non vedo l’ora di ritornare al mio vecchio reggimento (…), dove ho già addestrato le ultime due classi di leva. (…) I giovani volti brillano di contentezza, entusiasmo, volontà di darsi da fare. Esiste al mondo qualcosa di più bello che muovere alla testa di simili soldati contro il nemico?» (pag 11, 12).”,”QMIP-058-FSL” “ROMOLI Felice”,”Politica economica. XV Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria edilizia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-C-3″ “ROMOLOTTI Giuseppe”,”1914: suicidio d’Europa.”,”ROMOLOTTI Giuseppe L’illusione della guerra breve. “”Si era verificato quindi un mutamento psicologico nettissimo, radicale, fra le concezioni prudenti e caute dei tempi ‘après Sedan’ e quelle ardimentose e spericolate degli anni “”impazienti”” del primo Novecento. Questo, a nostro giudizio, è una piena conferma delle cose dette fin qui. La politica tedesca, un tempo abile e capce di tener vincolate a Berlino, per simpatia o per calcolo, le varie nazioni, sta cedendo il campo ad un altro momento diplomatico; il momento delle contraddizioni, delle manovre sconcertanti, dei colpi di testa. Pian piano, le nazioni si mettono in sospetto, si guardano attorno; pian piano, la Francia – che, dopo Fashoda, era isolata – si accorge di esser guardata “”con interesse”” da più parti, dati i timori che la sua rivale va facendo nascere un po’ dappertutto. Questa “”ricarica”” allo spirito militare, se non ancora bellicoso, dei francesi, vien loro dalla istintiva certezza di non esser più soli, di avere simpatie e solidarietà un po’ dappertutto. E qui si innesta la seconda prova di quel che abbiamo detto; la seconda “”fonte francese””, ufficiale, certa, relativa alla convinzione della rapida guerra e della rapida vittoria. Qui, chi parla è addirittura il generalissimo Joffre. Egli aveva elaborato il famoso “”Piano 17″”, quello appunto per cui, lasciati passare i tedeschi, in parte, al di qua della Mosa, avrebbe dovuto scattare il colpo di maglio dal basso all’alto; ed egli è anche l’assertore; anzi “”il catechista”” dell”élan’, dell’impeto, dell’attacco a fondo”” (pag 232-233)”,”QMIP-137″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa.”,”Il libro traccia la biografia intellettuale di Piero Sraffa e parla dei rapporti dell’economista con alcuni fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo. Dà inoltre una interpretazione della sua opera principale, “”Produzione di merci a mezzo di merci””, e una sintetica rassegnadi vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro, e quindi delle linee di ricerca portate avanti dalle diverse “”scuole raffiane””. ————– Autore, Bibliografia, Laterza ————— Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università “”La Sapienza”” di Romae e Socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei. Ha pubblicato: “”Sraffa e la teoria dei prezzi”” (1981³), “”Manuale di economia politica”” (1993²), “”Il pensiero economico. Temi e protagonisti”” (con P. Sylos Labini, 1995), “”Lineamenti di economia politica”” (1998).”,”E3-I-002″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa. La biografia, l’opera, le scuole.”,”2° copia Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università “”La Sapienza”” di Romae e Socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei. Ha pubblicato: “”Sraffa e la teoria dei prezzi”” (1981³), “”Manuale di economia politica”” (1993²), “”Il pensiero economico. Temi e protagonisti”” (con P. Sylos Labini, 1995), “”Lineamenti di economia politica”” (1998). Il libro traccia la biografia intellettuale di Piero Sraffa e parla dei rapporti dell’economista con alcuni fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo. Dà inoltre una interpretazione della sua opera principale, “”Produzione di merci a mezzo di merci””, e una sintetica rassegnadi vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro, e quindi delle linee di ricerca portate avanti dalle diverse “”scuole raffiane””.”,”ECOT-162″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa e la teoria dei prezzi.”,”””Gli “”ultra-marxisti”” ricordano che Sraffa impiega, ma non spiega, delle categorie fondamentali per l’analisi economica come il salario, il profitto, la concorrenza, i prezzi; in una parola, come Ricardo, assume e non spiega l’esistenza del capitalismo. Questa critica a Ricardo, e a tutta l’economia politica borghese, è la base e il punto di partenza delle ricerche di Marx sul modo di produzione capitalistico: “”L’economia politica parte dal fatto della proprietà privata. Ma non ce la spiega. Coglie il processo ‘materiale’ della proprietà privata quale si rivela nella realtà, ma lo coglie in formule generali, astratte, che hanno per essa il valore di ‘leggi’. Essa non ‘comprende’ queste leggi, cioè non riflette in qual modo esse derivino dall’essenza della proprietà privata. L’economia politica non ci dà nessuna spiegazione sul fondamento della divisione di capitale e lavoro, di capitale e terra. Quando, per esempio, determina il rapporto del salario col profitto del capitale, l’interesse del capitalista vale per essa come la ragione suprema; cioè essa presuppone ciò che deve spiegare”” (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844). Questa critica di Marx ai limiti dell’economia borghese va sempre tenuta presente per giudicare la produzione scientifica di una scuola nel suo complesso, o per giudicare i vari tentativi, tra cui quello di Ricardo, di esporre i ‘Princìpi dell’Economia politica. Essa tuttavia non è più ripetibile nei confronti di chi, come Sraffa, scrivendo ‘dopo’ Marx, si è occupato di problemi particolari, per quanto fondamentali, utilizzando concetti (come salario, profitto, prezzi) che se non trovano una spiegazione esplicita all’interno della sua analisi, possono però essere definiti in modo non contradditorio in base all’analisi svolta da Marx”” [Alessandro Roncaglia, Sraffa e la teoria dei prezzi, 1975] (pag 150-151)”,”ECOT-006-FPA” “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa e la teoria dei prezzi.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947), laureatosi all’università di Roma ha svolto studi di perfezionamento a Cambridge. Insegna Economia politica nell’università di Perugia (1975). Tra i suoi lavori, la cura del ‘Saggio sulla produzione della ricchezza’ di Torrens (Milano, 1972), e ‘Petty. la nascita dell’economia politica’ (Milano, 1972).”,”ECOT-357″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Le origini culturali della crisi.”,”Alessandro Roncaglia, Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato libri e articoli (in particolare su ‘Moneta e credito’. 1. “”Chi prevede il futuro mente, anche quando dice la verità””, recita un vecchio proverbio arabo. E’ stata trascurata la sapienza di questo antico adagio, ne è derivata una struttura finanziaria sempre più fragile, proprio come aveva previsto la teoria delle crisi di Minsky (1982). 2. Responsabilità di un orientamento culturale tuttora prevalente tra gli economisti, chiamato ‘mainstream’ o ‘Washington consensus’ (), sostanzialmente un fondamentalismo liberista. 3. La maggioranza degli economisti non ha previsto la crisi, ma alcuni ne hanno segnalato l’approssimarsi. Sylos-Labini in un articolo del 2003 su ‘Moneta e Credito’ (MeC) aveva espresso “”gravi preoccupazioni sulle prospettive dell’economia americana””. C’erano somiglianze con la situazione degli anni 1920 in America, in particolare segnalava “”due bolle speculative, una in borsa e l’altra sul mercato immobiliare””. Già in precedenza Charles Kindleberger, il grande storico delle crisi finanziarie, aveva segnalato la formazione di una bolla nei mercati finanziari (MeC 1988, 1995). Su questa base aveva sostenuto, in contrapposizione a Greenspan (Fed), che la politica monetaria doveva tenere sotto controllo l’inflazione degli ‘assets’, ossia le attività patrimoniali (azioni e immobili). I suoi articoli, assieme a quelli di Sylos Labini e altri ‘preveggenti’ di Wynne Godley (2009), Mario Sarcinelli (2009), Mario Tonveronachi (2009) sono raccolti nel n° speciale che inaugura la nuova serie di MeC. Anche il Levy Economics Institute (qui aveva insegnato Hyman Minsky, morto nel 1996, e ora insegna Jan Kregel) era su queste posizioni. 4. A causa soprattutto dei ‘prodotti derivati’ le attività finanziarie erano arrivate ad un valore pari a oltre dieci volte il PIL mondiale. La formazione di tale massa finanzairia era stata resa possibile dalle opportunità di profitto che i mercati finanziari offrivano. Questi profitti rappresentavano una quota straordinariamente elevata dei profitti complessivi (fino al 40% negli USA). Da qui le super-retribuzioni ai manager del settore. 5. La regolazione prudenziale delle banche (le cosiddette regole di Basilea, che non riguardano tutte le istituzioni, per es. negli Stati Uniti non riguardavano le banche d’affari tipo Lehman Brothers) è costruita su l’idea dell’ individualismo metodologico sottostante all’approccio ‘mainstream’: l’idea secondo cui il rischio complessivo di destabilizzazione del sistema economico nel suo complesso – il cosiddetto rischio sistemico – è costituito dalla somma dei rischi individuali. Di qui la tesi che il problema era, ed è, rappresentato dalla presenza di istituzioni ‘too big to fail’ e non anche dalla possibilità che i fallimenti di istituti finanziari di medie e piccole dimensioni assumano un rilievo sistemico. 6. La finanziarizzazione dell’economia è stata decantata – esaltando il modello anglosassone centrato sui mercati rispetto a quello ‘renano’ basato sulla centralità della banca’, come elemento di flessibilità favorevole alla crescita. 7. Un aspetto fondamentale della distinzione tra la concezione teorica ‘mainstream’ e quella keynesiana delle origini, rilevante per l’interpretazione dei mercati finanziari, riguarda la distinzione tra incertezza e rischio. Ci sono due concezioni: quella di Frank Knight, uno dei fondatori della scuola di Chicago (accolta nella tradizione ‘mainstream’) e quella di Keynes (rimasta nel limbo dell’eterodossia). I due volumi, in cui le due concezioni sono state esposte – ‘Risk, uncertainly and profit’ di Knight e ‘Treatise on probability’ di Keynes, sono stati entrambi pubblicati nel 1921. La distinzione di Knight, spesso attribuita erroneamente anche a Keynes, era tra rischio probabilstico, misurabile con la teoria matematica della probabilità, e incertenza, non misurabile quantitativamente. La concezione di Keynes (illustrata in un articolo del 2009 da Roncaglia) è diversa. [da: Alessandro Roncaglia, ‘Le origini culturali dela crisi’, Moneta e credito, vol. 63, n. 250, 2010, p. 107-118]”,”ECOT-358″
“RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa la biografia, l’opera, le scuole.”,”Piero Sraffa (1898-1983) è considerato una delle grandi figure intellettuali del XX secolo: non solo per i suoi contributi diretti nel campo dell’economia politica, ma anche per la sua influenza sul pensiero di altri protagonisti della cultura del Novecento, da Antonio Gramsci a Ludwig Wittgenstein. La sua opera principale, Produzione di merci a mezzo di merci, una sintetica rassegna di vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro. Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica.”,”BIOx-017-FL”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Lineamenti di economia politica.”,”A. Roncaglia (Roma, 1947) professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-004-FC”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Petty. La nascita dell’economia politica.”,”Alessandro Roncaglia è docente nell’Università degli Studi di Perugia (1977). Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore emerito di Economia politica, Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato dal 1981 presso la Facoltà di scienze statistiche. In precedenza è stato assistente (dal 1969) e professore associato (dal 1973) di Economia politica all’Università di Perugia. Ha insegnato anche presso la Rutgers University negli Stati Uniti, l’Université de Nice e l’Université Nanterre di Parigi. Allievo di Paolo Sylos Labini, si è laureato in Scienze statistiche, demografiche ed attuariali nel 1969; ha poi studiato a Cambridge (UK) con Piero Sraffa. Dal 1979 al 2017 è stato redattore e poi (dal 1988) direttore di Moneta e Credito e PSL Quarterly Review (fino al 2007, BNL Quarterly Review), ed è stato presidente (2010-2013) della Società Italiana degli Economisti. Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1998, ne è attualmente Accademico amministratore aggiunto. Ha collaborato con vari quotidiani e settimanali, ed ha curato una serie di 26 trasmissioni sulla storia del pensiero economico (‘La fabbrica degli spilli’) per la Rai Tra i suoi libri, tradotti in varie lingue (dall’inglese al francese, dallo spagnolo al catalano, dal tedesco al giapponese, dal cinese al coreano, dal russo al turco), ‘Sraffa e la teoria dei prezzi’, Laterza 1975; ‘La ricchezza delle idee’, Laterza 2001 (che ha vinto il premio Blanqui della European Society for the History of Economic Thought nel 2003); ‘Il mito della mano invisibile’, Laterza 2005; ‘Economisti che sbagliano’, Laterza 2010; ‘Breve storia del pensiero economico’, Laterza 2016; ‘L’età della disgregazione, Laterza’ 2019. Nel 2019 gli è stato assegnato il Guggenheim prize for the history of economic thought. (f. Accademia Nazionale dei Lincei) Marx su Petty. “”Petty ricorda i miglioramenti fondiari (bonifiche, irrigazioni, ecc.) e gli investimenti in infrastrutture (strade, canali navigabili); e sottolinea l’importanza del progresso tecnico incorporato in nuovi strumenti di lavoro. Particolare rilievo è infine attribuito alla divisione del lavoro; ci sembra opportuno al riguardo riportare per esteso i due passi in cui Petty più chiaramente si sofferma sull’argomento. Nella Political Arithmetick’ (scritta fra il 1671 e il 1676, pubblicata postuma a cura del figlio nel 1690) (…). Qualche anno più tardi, in ‘Another Essay in Political Arithmetick’, pubblicato nel 1682, Petty torna sull’argomento proponendo un altro esempio, quello dell’orologio (…). La divisione del lavoro è un argomento ricorrente negli scritti che trattano di questioni economiche, o sociali in senso lato. Schumpeter, nella sua ‘Storia dell’analisi economica’, ne parla come di «questo eterno luogo comune dell’economica», e osserva che già Platone, nella ‘Repubblica’ lo «Elabora … con accuratezza non frequente» (17); ed anche Marx, nel ‘Capitale’, cita in proposito Platone, Senofonte, Isocrate, Diodoro Siculo (18). Ma nei passi sopra riportati possiamo individuare vari elementi positivi dell’impostazione di Petty. In primo luogo osserviamo che egli pone in rilievo non solo la separazione fra i diversi settori produttivi e la divisione territoriale del lavoro (19), ma anche la ripartizione di compiti fra lavoratori all’interno di una stessa attività produttiva. In secondo luogo, come noterà Marx, Petty «considera la divisione ‘sociale’ del lavoro, in genere, solo dal punto di vista della divisione del lavoro di ‘tipo manifatturiero’, come mezzo per produrre più merce con la stessa quantità di lavoro, e quindi per ridurre le merci più a buon mercato e per accelerare l’accumulazione di capitale»; mentre «gli scrittori dell’antichità classica si tengono esclusivamente alla ‘qualità’ e al ‘valore d’uso’, in rigorosissimo contrasto con questa accentuazione della ‘quantità’ e del ‘valore di scambio’» (20)”” (pag 93-94) [Alessandro Roncaglia, ‘Petty. La nascita dell’economia politica’, Etas Libri, Milano, 1977] [(17) J. Schumpeter (1959), p. 69. L’importanza di Platone come precursore di Smith per quanto riguarda la divisione del lavoro è stata recentemente sottolineata da V. Foley (1974), pp. 220-42; anche se le differenze d’impostazione restano notevoli, come ha ricordato P. McNulty (1975), pp. 372-8; (18) K. Marx (1967), pp. 409-10; (19) Per quanto riguarda la divisione territoriale del lavoro, si pensi ad esempio alle ricorrenti proposte di ‘transplantation’ di Petty, tendenti a fare dell’Irlanda un unico immenso allevamento di bestiame (cfr. sopra, cap. 6, nota 38); (20) K. Marx (1967), p. 408. In realtà Petty ricorda, sia pure incidentalmente, anche i miglioramenti quantitativi: «… quando tutte le operazioni… venivano compiute ‘rozzamente’ dalla stessa mano…»; «…l’orologio sarà ‘migliore’ e più a buon mercato..»; ma è indubbio che rispetto agli scrittori dell’età classica vi è stato uno spostamento di attenzione, dall’aspetto qualitativo a quello quantitativo della riduzione dei costi] “”Dopo aver esaminato, nei due paragrafi precedenti, i concetti di merce e mercato e di prezzo politico utilizzati da Petty nella sua analisi, vediamo ora come egli affronti il problema dei prezzi relativi. Al riguardo sono possibili varie interpretazioni. La prima, proposta da Marx e ripresa da vari storici del pensiero di formazione marxista, consiste nell’attribuire a Petty una più o meno compiuta e coerente teoria del valore-lavoro (16). Vari passi, negli scritti di Petty, sembrano convalidare tale interpretazione. Ad esempio, nel ‘Trattato delle imposte e dei tributi’ egli afferma: «se 100 uomini lavorano per dieci anni per produrre grano, e lo stesso numero di uomini lavora per un eguale periodo per produrre argento, io dico, che il prodotto netto in argento è il prezzo dell’intero prodotto netto in grano, e parti eguali dell’uno il prezzo di parti eguali dell’altro» (17); e più avanti, nella stessa opera, afferma ancora: «il prezzo naturale alto e basso, dipende dal numero maggiore o minore di braccia richieste per produrre le cose necessarie» (18). Tuttavia, ancora più espliciti di quelli sopra riportati sono i passi in cui Petty sembra sostenere una teoria del valore-lavoro-e-terra: «tutte le cose dovrebbero essere valutate secondo due denominazioni naturali, che sono la terra e il lavoro; cioè, dovremmo dire, una nave o un vestito valgono una tale misura di terra, e una tal altra misura di lavoro, in quanto sia le navi che i vestiti sono stati creati dalle terre e dal lavoro umano applicato ad esse» (19)”” (pag 110) [Alessandro Roncaglia, ‘Petty. La nascita dell’economia politica’, Etas Libri, Milano, 1977] [(16) Cfr. ad es. K. Marx (1971), p. 307; H. Denis (1973), p. 172; R. Meek (1973), pp. 34-6; G. Pietranera (1963), pp: 31-50; E. Roll (1966), pp. 97-9; (17) ‘Trattato delle imposte e dei tributi’, in W. Petty (1972), p. 84); (18) Ivi, p. 140; (19) Ivi, p. 85] nota precedente (15) (pag 109-110) sulla distinzione classica fra i prezzi naturali e prezzi effettivi o di mercato: ‘Quale esposta, ad esempio, da A. Smith (1973), pp. 56-64 (libro I, cap. VII, intitolato «Del prezzo naturale e del prezzo di mercato delle merci»); o da D. Ricardo (1951), pp. 88-92 (cap. IV, intitolato «Del prezzo naturale e del prezzo di mercato»)'”,”ECOT-394″
“RONCAGLIA Alessandro”,”Lineamenti di economia politica.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica.”,”ECOT-176-FL”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Petty la nascita dell’economia politica.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica. William Petty nasce a Romsey nello Hampshire il 26/5/1623. In Francia riesce a farsi ammettere al collegio dei gesuiti di Caen, dove studia latino, greco, francese, matematica, astronomia. Al ritorno in patria entra nella Royal Navy, ma nel 1643, a vent’anni abbandona l’Inghilterra sconvolta dalla guerra civile fra il re e il Parlamento. Studia medicina a Utrecht, Leyden e Amsterdam; nel 1645 è a Parigi dove si specializza in astronomia con Hobbes e fa la conoscenza di padre Mersen. Nel 1648 Petty giunge a Oxford per completare gli studi di medicina. Muore il 26/12/1687 è sepolto nell’abbazia di Romsey, suo paese natale.”,”ECOT-275-FL”
“RONCAGLIOLO Silvia a cura; brani antologici di G. DUBY R.S. LOPEZ E. POWER G. LUZZATTO M. CIPOLLA M. BLOCH C. HIGOUNET G. FASOLI E. SERENI J. LE-GOFF”,”L’economia nell’età feudale (secoli IX-XII).”,”Brani antologici di G. DUBY R.S. LOPEZ E. POWER G. LUZZATTO M. CIPOLLA M. BLOCH C. HIGOUNET G. FASOLI E. SERENI J. LE-GOFF”,”EURE-075″
“RONCALLI Nicola, a cura di Maria Luisa TREBILIANI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume primo (1844-1848). II Serie: Fonti. Vol. LXIV.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-061-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Anna Franca TEMPESTOSO e Maria Luisa TREBILIANI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume secondo (1848-1851). II Serie: Fonti. Vol. LXXXIV.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-079-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Domenico Maria BRUNI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume terzo (1853-1858). II Serie: Fonti. Vol. XCIII.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-088-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Domenico Maria BRUNI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume quarto (1859-1861). II Serie: Fonti. Vol. XCVIII.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-091-FSL”
“RONCHETTI Emanuele”,”All’ombra di Marx. Un esercizio di lettura.”,”Emanuele Rochetti è professore associato di Storia della filosofia presso l’Istituto Universitario di Lingue Moderne (IULM) di Milano. “”Abbiamo già sottolineato la funzione e il ruolo della scienza in rapporto con lo sviluppo dell’industria. Innanzitutto è emerso il carattere storico e sociale quindi pratico e politico, che la connessione ta scienza e industria viene ad assumere. Inoltre si è visto come Marx non rinunci all’esigenza di una scienza della storia e della società riconducibile a una qualche forma di unità. …. finire (pag 127-128)”,”MADS-832″
“RONCHEY Alberto”,”Chi vincerà in Italia? La democrazia bloccata i comunisti e il “”fattore K””.”,”””Il problema con la gente di sinistra è che legge solo roba di sinistrfa. Il problema con i conservatori è che non leggono niente.”” Detto dell’ Università di Harvard RONCHEY Alberto è nato a Roma nel 1926. Corrispondente da Mosca e inviato speciale negli USA, ha diretto dal 1968 al 1973 i giornali ‘La Stampa’ e ‘Stampa sera’. Dal 1974 al 1981 è stato editorialista del Corriere della sera. E’ stato docente di sociologia all’ Università di Venezia. “”Dinanzi alla ricorrenza ciclica delle crisi di governo e alla variabilità delle transazioni o combinazioni fra partiti e correnti, ormai nessun ministro in carica effettiva per pochi mesi può e vuole rispondere più di niente. Questo accade nell’ èra economica in cui problemi essenziali e vitali, come le scelte energetiche, i piani per la chimica e la siderurgia, la politica dell’ agricoltura legata alla CEE, richiedono continuità d’attenzione e competenza. Gli interlocutori che siedono a Bruxelles, in rappresentanza degli altri governi europei, durano in carica fino a cinque o sette anni. In Italia, dove fra l’ altro s’annuncia un disastroso deficit della produzione elettrica, sette diversi ministri si sono alternati in pochi anni al dicastero dell’ Industria, che doveva decidere sulle attese scelte del “”piano energetico”” (Ciriaco De Mita, Carlo Donat Cattin, Franco Nicolazzi, Romano Prodi, Antonio Bisaglia, Filippo Pandolfi, Giovanni Marcora). Si ricomincia ogni anno da zero.”” (pag 71)”,”ITAP-132″
“RONCHEY Alberto”,”USA-URSS. I giganti malati.”,”2° copia Alberto RONCHEY è nato a Roma nel 1926. Già corrispondente da Mosca e inviato speciale negli Stati Uniti ha diretto dal 1968 al 1973 i quotidiani La Stampa e Stampa Sera. E’ stato poi editorialista del Corriere e docente di sociologia all’Università Ca’ Foscari a Venezia. Ha scritto numerosi volumi tra cui ‘L’ultima America’ (1967) e ‘La crisi americana’.”,”RAIx-242″
“RONCHEY Alberto”,”Libro bianco sull’ultima generazione. Tra candore e terrore.”,”””Fu terroristica la guerriglia praticata con le “”squadre di combattimento”” e gli “”espropri”” per finanziare il partito prima del ’17, come provano i documenti raccolti da storici quali Deutscher, Souvarine, Ulam. Solo dal 1905 al 1908, nella famosa guerriglia del Caucaso, venivano segnalati 1150 “”atti di terrorismo””: e già la parte di Stalin, allora detto Koba, “”in tutte queste vicende fu molto importante””, senza ricordare la successiva conversione di tali pratiche in terrorismo di Stato dall’assassinio di Kirov a quello di Trotskij. Lenin a sua volta giudicava il terrorismo individuale, distinto da quello collettivo, come inadeguato e spesso disastroso perché isolato dalle masse, ma senza il totale rifiuto espresso per esempio da Plechanov, come volle precisare sull’Iskra. Al congresso di Londra votò contro la condanna della guerriglia terroristica dei Ter-Petrosjan e Krasin, Litvinonv e Semashko; ancora nel ’16 quando fu ucciso il primo ministro austriaco Stuergkh, Lenin precisava di non essere contrario all’assassinio politico in termini di principio””. (pag 98-99)”,”GIOx-058″
“RONCHEY Alberto”,”Prospettive del pensiero politico contemporaneo.”,” ‘Il determinismo atomico’ “”(…) [Fu] lo stesso Marx a dire che non esiste un valore delle idee in sé, senza relazione con i loro effetti storici. «La verità, cioè la realtà e la forza del pensiero, deve essere dimostrata in pratica. La disputa sulla realtà o non-realtà d’un pensiero che è fuori della pratica è una questione puramente scolastica» (‘Undici tesi su Feuerbach’). Dunque non sarà irrilevante il giudizio sulle impreviste circostanze di tempo e di luogo in cui tali idee apparvero applicabili a torto o a ragione. Studiando la lingua russa, nel 1852, Engels scrisse a Marx: «Almeno uno di noi conosca… le lingue, la storia, la letteratura, i particolari delle istituzioni sociali di quelle nazioni con le quali, per l’appunto, ci troveremo ben presto in conflitto. La verità è che Bakunin non può non essere qualcuno per il semplice fatto che nessuno sa niente della Russia. E’ il vecchio artificio dei panslavisti, che parlano di trasformare l’antico Comune slavo in una forma di comunismo e sostengono che i contadini russi sono comunisti nati, verrà comodamente liquidato». Quando ‘Dal Kapital’ fu tradotto a Pietroburgo, Karl Marx, meravigliato, giudicò «un’ironia della sorte» che proprio i Russi fossero suoi clienti, mentre l’Inghilterra – il prototipo di società industriale – non si curava di lui. Più tardi, nel 1881, la giovane marxista russa Vera Zasulic gli domandò a nome dei compagni se egli credesse che la Russia agraria avrebbe avuto una rivoluzione socialista solo passando per il capitalismo industriale. La risposta di Marx fu cauta, ma le varie minute abbozzate per scrivere quella lettera dimostrano che tale era il pensiero di Marx (80)”” [Alberto Ronchey, Prospettive del pensiero politico contemporaneo’, Utet, Torino, 1970] [(80) E. Wilson, ‘Biografia di un’idea’, pp. 354-356].”,”TEOC-002-FMB”
“RONCO Antonino”,”Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria.”,”RONCO Antonino “”Spoliati da masnadieri che si dicevano signori”” (proclama del 21 agosto 1794) (Buonarroti vs i Del Carretto)”,”LIGU-067″
“RONSIN Francis”,”La grève des ventres. Propagande néo-malthusienne et baisse de la natalité en France, 19e-20e siècles.”,”RONSIN Francis è chargé de cours all’ Université Paris VII. Contiene il capitolo: ‘La classe operaia e il neo-maltusianesimo. (pag 165-179) “”Ora, se la CGT non incoraggia tali azioni, essa non le giudica mai incompatibili con l’ appartenenza sindacale. Di fronte al neo-malthusianesimo il movimento sindacalista francese prova un certo imbarazzo ma una simpatia incontestabile. Terza grande famiglia del movimento operaio dell’ epoca: i socialisti. Nel 1905, i tre grandi partiti socialisti francesi, partito socialista francese di Jean Jaures, partito socialista di Francia di Jules Guesde, partito operaio socialista rivoluzionario di Jean Allemane si riuniscono in seno alla Section francaise de l’ Internationale ouvriere (SFIO, ndr) chiamata pure partito socialista unificato (PSU). Di più, dopo la dinamica unitaria, un gran numero di piccoli gruppi socialisi si era unito al nuovo partito unificato. L’ esistenza di un partito socialista unico (i socialisti indipendenti sono poco numerosi e non possono più essere considerati generalmente come facenti parte del movimento operaio) sembra dover, per uno spirito della seconda metà del XX secolo, facilitare grandemente uno studio del tipo di quello qui intrapreso. Niente di niente: i socialisti si sono riuniti sotto una stessa bandiera e non sotto una stessa ideologia; il partito socialista raggruppa numerose correnti ideologiche ma non ne costituisce una. La disciplina di partito che gioca, certo, in ciò che concerne certi grandi orientamenti politici, è limitata da questa carenza o questa pletora di ideologie. Lo studio dei rapporti tra socialisti e neomaltusiani è, forse, uno degli assi di ricerca che permettono meglio di mettere in evidenza la mancanza totale di omogeneità che dissimula l’ uso dell’ etichetta “”socialista””… I primi tentativi di Robin in direzione dei socialisti organizzati si risolvono tutti in scacchi.”” (pag 173-174)”,”FRAS-032″
“ROOBOL W. H.”,”Tsereteli – A democrat in the Russian revolution. A political Biography.”,”List of Illustrations, Preface, Conclusion, notes, Bibliography, translated from the Dutch by Philip HYAMS and Lynne RICHARDS, Index”,”RUSx-046-FL”
“ROODMAN David Malin”,”La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell’ambiente.”,”David Malin Roodman è Senior Researcher del Worldwatch Institute. Si è laureato a Harvard in matematica teorica.”,”ECOI-014-FV”
“ROOS Hans”,”A History of Modern Poland. From the Foundation of the State in the First World War to the Present Day.”,”””L’ imprigionamento cui Pilsudski, come “”generale polacco””, deve ora provare nella fortezza prussiana di Wesel e Magdeburgo gli evita di esercitare ogni diretta influenza sugli sviluppi politici polacchi per un anno e mezzo. Eppure in ultima analisi questo periodo di prigionia aumentò la sua influenza, esso fece tanta impressione in Polonia che perfino il Consiglio di Stato espresse il suo rammarico. Il fatto che Pilsudski sia stato il campione della causa della completa indipendenza contro la Germania come lo era stato in precedenza contro la Russia, perfino al prezzo della libertà personale, vinse i cuori di molti dei suoi oppositori. Questa carcerazione in sostanza fece di lui un eroe nazionale; era questo l’ elemento che aveva fatto esitare il governatore generale, che aspirava ad una comprensione onorevole, per molto tempo prima di arrestarlo.”” (pag 27) Polonia, Stato autoritario nel dopo-Pilsudski (1935-1939) “”L’ opposizione al regime e all’ OZN (Camp of National Union, ndr) erano punti centrali per i partiti operai e contadini di sinistra. Nell’ aprile 1936 il PPS lanciò una serie di forti e vasti scioperi. Assieme al PPS, il Partito Comunista di Polonia (PCP, KPP) acquistò una certa importanza in questa prima fase; nel maggio 1936 prese l’ iniziativa di proporre un Fronte popolare che, come quello in Francia e Spagna, abbracciava tutti i partiti della Sinistra e del Centro. In gente come Adolf Warski, Wera Kostrzewa (un pupillo di Rosa Luxemburg) e Julian Lenski (un’ amico di Lenin) il KPP possedeva dei leaders dotati che erano più vicini a Trotsky che a Stalin nel loro modo di pensare e il cui senso di patriottismo li portava a cercar di trovare una via di mezzo tra il nazionalismo staliniano sovietico e l’ internazionalismo proletario. (pag 148) Cambiato codice da EURC-089 a POL-029″,”POLx-029”
“ROOS Henri De”,”Avec Napoléon en Russie. Souvenirs de la Campagne de 1812.”,”Henri De ROOS (1780-1840) (il nome dell’Autore è in realtà tedesco: Heinrich von ROOS) tedesco, Ufficiale Medico di un reggimento di cavalleria della Grande Armata napoleonica che partecipò alla Campagna di Russia del 1812 e ne riportò le memorie. Catturato dai russi continuò la sua attività di medico al loro servizio. << (…) alcune pagine si possono giudicare incredibili, tanto sono dolorose e spaventose. Tuttavia mi sono impegnato per essere solo il fedele redattore delle cose vissute; ho evitato abbellimenti romantici come imponenti esagerazioni; volevo dare alla mia narrazione il timbro della verità. Vi domando indulgenza se i miei quadri non hanno i colori di uno scrittore rinomato e valente o se il mio stile non ha la bellezza e l’armonia sonora di quello di un autore professionista. (…) Non posso aver imitato nessuno di loro, poichè al tempo in cui scrissi queste righe, sulle rive della Beresina e della Neva, nessun libro straniero poteva giungervi. (…) Avevo troppa fiducia nella mia memoria e, inoltre, non avevo intenzione di pubblicare queste pagine. (…) In seguito molti episodi sono stati trascurati o riportati in modo impreciso. (…) Citerò: come iniziò l’incendio di Mosca, l’assassinio dei prigionieri russi durante la ritirata tra il convento di Kolotzkoi e il piccolo villaggio di Krasnoë. (…)>> (Traduz. d. r. dalla Introduzione dell’Autore del 1832). Il nome dell’Autore è tradotto in francese Henri De ROOS, è in realtà tedesco ROOS Heinrich von ROOS.”,”FRAN-118-FSL”
“ROOSEVELT Teodoro”,”L’ America e la guerra mondiale.”,”””Dobbiamo pure diffidare con somma cura delle illusioni sentimentali dei benpensanti che solennemente dichiarano che questa è “”l’ ultima grande guerra”” (pag 7) “”L’ ammaestramento più chiaro datoci dagli avvenimenti è l’ assoluto non valore dei trattati non sorretti dalla forza”” (pag 13) “”Dovremmo anche essere pronti ad intervenire per impedire un affronto a qualsiasi potenza civile, sia essa grande o piccola…”” (pag 129) “”Il Giappone in oriente e la Germania in occidente insegnano. Ed in caso di guerra l’ industria diventa la prima alleata dell’ esercito; lo integra, lo conserva in piena efficenza e combattività”” (pag 261) “”Le grandi potenze militari lottano, in ultima analisi, per assicurare la propria libertà d’ espansione economica, libertà che, al pari del diritto, non può affermarsi senza l’ aiuto di una adeguata forza militare”” (pag 272)”,”USAP-045″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Guardando nel futuro.”,”Scuola, welfare state. “”Le spese statali sono aumentate e c’è la sua ragione. Il livello dell’ istruzione è salito di parecchio; nel 1920 lo Stato di New York concedeva l’ appoggio statale a scopi istruttivi nellamisura di dieci milioni di dollari: oggi lo concede nella misura di più di cento milioni. Quasi un terzo delle spese dell’ amministrazione statale va assorbito dall’ istruzione. Forse non è questa la migliore politica, ma appare almeno in armonia col pensiero moderno, e non credo vi sia alcuno che possa suggerire alternative le quali non sembrino reazionarie””. (pag 97-98) “”Abbiamo bisogno di qualcosa di più che di un bilancio in pareggio, e di un equo sistema di introiti. L’ intrico delle finanze governative crea una generale incertezza sul valore del circolante nazionale; e questa incertezza trova modo di diffondersi da paese a paese. Gli Stati Uniti potrebbero ben permettersi di rendersi iniziatori di un movimento per una conferenza generale, il cui scopo dovrebbe esser quello di stabilire meno mutevoli rapporti fiscali e di determinare quel che si potrà fare in pro de ristabilimento del potere d’ acquisto di quella metà degli abitanti del mondo la cui moneta è basata sull’ argento. E’ evidente che una moneta sana è una necessità internazionale, non una considerazione domestica per una Nazione soltanto.”” (pag 109)”,”USAS-151″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Il discorso del New Deal.”,” Roosevelt sul partito con le mani pulite. “”Il grande fenomeno sociale di questa depressione, diversamente da altri casi che l’hanno preceduta, è che essa ha prodotto pochissime di quelle disordinate manifestazioni che troppo spesso avvengono in tempi come questi. Il radicalismo selvaggio ha fatto pochi adepti (…). Affrontare con la reazione questo pericolo del radicalismo significa invitare al disastro. La reazione non è una barriera ai radicali. E’ una sfida, una provocazione. La via per affrontare quel pericolo sta nell’offrire un programma possibile di ricostruzione, e il partito che può farlo è quello con le mani pulite”” (pag 19-20)”,”USAS-208″
“ROOSEVELT Eleanor”,”The Autobiography of Eleanor Roosevelt.”,”L’attacco giapponese a Pearl Harbor “”Sometimes Franklin decided to eat alone in his study, sometimes he had Harry Hopkins or a secretary eat with him, or some person with whom he wished to talk privately. Harry Hopkins ate with Franklin in the study that day and there were thirty-one of us at lunch. By the time lunch was over the news had come of the attack on Pearl Harbor, but we did not hear it until we went upstairs, when one of the ushers told me. …. (pag 226-228)”,”BIOx-356″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Messaggi di guerra. Dal novembre 1942 al 30 luglio 1943.”,”Messaggi rivolti all’Italia e al Vaticano. – La neutralità dello Stato della Città del Vaticano sarà rispettata. Messaggio al Papa del 10 luglio 1943 – Roosevelt e Churchill dichiarano al popolo italiano: “”È giunta per voi l’ora di decidere se gli italiani debbono morire per Mussolini e Hitler – o vivere per l’Italia e la civiltà””. Dichiarazione di Roosevelt-Churchill, 16 luglio 1943 – “”Non trattiamo col fascismo a nessun patto, sotto nessuna forma. La guerra non può finire che colla vittoria totale””. Discorso alla radio, 28 luglio 1943″,”QMIS-342″
“ROOSEVELT F.D. STALIN J. CHURCHILL W.”,”Da Teheran a Yalta. Verbali delle conferenze dei capi di governo della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale.”,”Appunti sulla conversazione tra Stalin e Churchill, 30 novembre 1943 ore 12,40 (pag 55-) ‘(…) Churchill consegna a Stalin la carta della Jugoslavia. La conversazione è durata un’ora’ (pag 61)”,”RAIx-008-FGB”
“ROOTS Ivan”,”La rivoluzione inglese.”,”””Alla testa del movimento si pose un gruppo, chiamato dei Levellers sotto la guida di John Lilburne, un uomo di natura ribelle, che non esitava a proclamare coram populo il proprio risentimento. (…) Non sappiamo molto sul loro numero, ma fra la media e la piccola borghesia – termine insoddisfacente, di cui non si saprebbe trovare un sostituto – specialmente a Londra i Levellers trovarono larga risonanza, e diedero un significato concreto al concetto di “”sovranità popolare””, chiedendo limitazioni inalienabili al potere esecutivo e rappresentativo.”” (pag 297) “”Intanto i Levellers avevano elaborato un piano più ardito, che prevedeva un debole potere esecutivo e un parlamento le cui facoltà dovevano travare un limite nei diritti naturali dell’ individuo: non vi si faceva neppure cenno della monarchia””. (pag 299)”,”UKIR-028″
“ROPERT André MALIA Martin PELLICANI Luciano SETTEMBRINI Domenico GRIFFO Maurizio UBOLDI Raffaello BERTELLI Sergio GUDKOV Lev”,”1917. Quel lontano Ottobre rosso.”,”Contiene in allegato 3 ritagli di giornale, articoli pubblicati in occasione dell’ 80° anniversario della rivoluzione d’ottobre 1917 – 1997: – Massimo Caprara, L’ottobre rosso che cambiò in peggio il mondo (Il Giornale) – Barbara Spinelli, Memorie deboli sul comunismo. A 80 anni dalla rivoluzione russa – Hélène Carrère d’Encausse, Le putsch de Lénine, La Vie Internationale, 7 novembre 1997 e altri articoli nella stessa pagina sull’80° dell’insurrezione di Pietrogrado”,”RIRO-422″
“RÖPKE Wilhelm LONG Norton E.”,”I rimedi contro la miseria e le depressioni.”,”””La “”canonizzazione”” degli affari, se si può usare questo termine, è particolarmente osservabile negli Stati Uniti (…). Essa è accompagnata da una tendenza a relegare in una classe inferiore tutti coloro i quali svolgono attività che non hanno origine dagli affari (studiosi, pubblici impiegati, artisti, ufficiali di carriera). E’ un processo che è stato facilitato dalla commercializzazione di queste professioni e dal conseguente sovvertimento delle vere gerarchie di gradi e di valore, una grave malattia americana della quale anche l’ Europa incomincia a manifestare i sintomi””. (pag 13)”,”ECOI-135″
“RÖPKE Wilhelm”,”La crisi sociale del nostro tempo.”,”RÖPKE Wilhelm dell’ Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra. “”Ma una vera ricaduta nelle condizioni di miseria dei secoli precedenti, di cui alcuni parlano, sarebbe da attendersi soltanto se la guerra dovesse distruggere non solamente l’ apparato produttivo mondiale, ma avanti tutto anche gli uomini che impersonano l’ economia occidentale, le intime energie che li fanno muovere e la loro organizzazione essenzialmente liberale. Ma se una tale distruzione non si verificherà – e ne siamo pur sempre ben distanti – possiamo ancor sempre confidare nella grande forza ricostruttrice del nostro sistema economico, sufficientemente sperimentata attraverso l’ esperienza storica, né dobbiamo dimenticare che un sistema economico avente la forza di produrre simili mezzi di distruzione è appunto perciò in grado di compiere miracoli nell’ opera di riparazione.”” (pag 173)”,”TEOS-144″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ économie mondiale aux XIXe et XXe siècles.”,”Sulle migrazioni e l’ accoglienza: “”Les artisans ont l’ avantage de trouver des moyens d’ existence et d’ être bien reçus dans toue les pays, de sorte que pour un ouvrier excellent l’ exil ne peut être dit une punition, tandis que ceux qui appartiennent à d’autres professions et conditions ne peuvent que difficilement vivre hors de leur pays””. (Francis Bacon, The Wisdom of the Ancients), XIX (1609) (pag 76) Imperium e dominium. (pag 56- 59) “”Come Guglielmo Ferrero ha mostrato così bene nel suo magistrale saggio: ‘Le forme della guerra e l’ anarchia internazionale’ (1) si tratta di cambiamenti che, dalla guerra limitata, con obiettivi limitati e mezzi ristretti, ha condotto alla guerra totale moderna, con degli obiettivi illimitati e dei mezzi che non conoscono alcuna restrizione.”” (pag 57) (1) La Crise Mondiale, edita da l’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internatioanles, Zurich, 1938 Sulle migrazioni e l’ accoglienza: “”Les artisans ont l’ avantage de trouver des moyens d’ existence et d’ être bien reçus dans toue les pays, de sorte que pour un ouvrier excellent l’ exil ne peut être dit une punition, tandis que ceux qui appartiennent à d’autres professions et conditions ne peuvent que difficilement vivre hors de leur pays””. (Francis Bacon, The Wisdom of the Ancients), XIX (1609) (pag 76)”,”ECOI-212″
“RÖPKE Wilhelm”,”Introduccion a la economia politica. (Tit. orig.: Die Lehre von der Wirtschaft)”,”””Todos lo viven, pero pocos lo entienden”” Goethe “”Puede creerse que hay épocas en las que medidas vigorosas para aumentar la oferta monetaria impedirán el desastre; pero una figura cientifica tan destacada como Keynes no puede impunemente extender el manto de su autoridad sore la propensión crónica de todos los Gobiernos hacia la inflación. Puede creerse que en ciertas circunstancias un aumento de la deuda pública es el mal menor; pero tal medida temporal no puede impunemente transformarse en principio de carácter general. Puede occurir – como en la Gran Depresión de 1931-32. – que todos los enfuerzos para poner un fin rápido a una situación de desempleo resulten fuerzos inútiles, por lo que debe recurrirse a incrementar la “”demanda efectiva”” mediante la expansión de la oferta monetaria; pero no se pueden impunemente tratar con un desprecio apenas disimulado las reglas e instituciones establecidas, de las cuales, a la larga, depende la marcha ordenada de la vida económica, si no ha de quedar expuesta a una presión inflacionista constante.”” (pag 209)”,”ECOI-230″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ordine internazionale. Economia mondiale e spazi vitali, nazionalismo e internazionalismo, materie prime e monopoli. (Tit.orig.: Internationale Ordnung)”,”RÖPKE Wilhelm dell’Istituto universitario di alti studi internazionali di Ginevra. Il libro è la conclusione di una trilogia iniziata nel 1942 con ‘La crisi sociale del nostro tempo’ e proseguita con ‘Civitas humana’ del 1944.”,”RAIx-256″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ordine internazionale.”,”Dal titolo in copertina: Economia mondiale e spazi vitali nazionalismo e internazionalismo materie prime e monopoli RÖPKE Wilhelm dell’Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra Varianti teoria economica imperialismo (pag 47)”,”ECOI-251″
“ROß Sabine a cura”,”Biographisches Handbuch der Reichsrätekongresse 1918/19.”,”Sabine ROß , Dr. Phil.; geb. 1962; Studium der Geschichte und der Soziologie an der Technischen Universität Berlin; wissenschaftliche Mitarbeiterin am Zentrum für Zeithistorische Forschung Potsdam; Veröffentlichungen insbesondere zur politischen Elitenforschung, zur DDR-Geschichte und zur Revolution 1918/19 in Deutschland. Tabella Frazioni al 1° Congresso dei Consigli. MSPD 297 % 60.7 USPD 94 % 19.2 Soldati 25 % 5.1 Democratici 28 5.7 VRev 11 2.3 Altri 34 7.0 Totale delegati 489 100 (pag 82)”,”MGER-077″
“ROSA Paolo a cura; saggi di Rey KOSLOWSKI e Friedrich V. KRATOCHWIL John G. RUGGIE Roy GINSBERG Michael McFAUL Paul DIBB”,”Le relazioni internazionali contemporanee. Il mondo dopo la guerra fredda.”,”ROSA Paolo svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’ università di Trento. Per i tipi della Carocci ha pubblicato in collaborazione con Riccardo SCARTEZZINI, ‘Le relazioni internazionali’ (Roma, 1994) Saggi di Rey KOSLOWSKI e Friedrich V. KRATOCHWIL John G. RUGGIE Roy GINSBERG Michael McFAUL Paul DIBB. Contiene il capitolo: ‘Nuovo equilibrio di potenza in Asia’ di Paul DIBB (pag 169) “”Il complesso equilibrio di potenza a cinque, che attualmente comprende tutta l’ Asia, rappresenta, pertanto, un fenomeno nuovo nell’ ordine internazionale della regione. Nessuno degli attori chiave – Cina, Giappone, India, Russia e USA – ha esperienza di come condurre una politica di equilibio di potenza nell’ intera regione, in condizioni di grande fluidità””. (pag 173)”,”RAIx-154″
“ROSA Gabriele”,”Storia generale delle storie.”,”Dionigi d’ Alicarnasso, anni 30 aC. “”Il primo fiore della squisita ed unica civiltà greca spuntò sulle benedette spiaggie dell’ Asia, dove fra l’altre città era Alicarnasso, patria di due sommi storici: Erodoto che scrisse le prime glorie ed origini d’Atene; Dionigi, il massimo scrittore delle origini del Lazio e di Roma, e posteriore ad Erodoto di oltre quattro secoli. Dionigi dall’ Asia giunse a Roma, forse a cercare fortuna, 20 anni a.C. quando Augusto finì le guerre civili. Qui per ventidue anni studiò la lingua e le storie latine di Porcio Catone, Quinto Fabio, Valerio Anza, Licinio Macer, Elio Gelio, Calpurnio, la maggior parte ora perduti, ignorando forse quanto intanto studiavano e scrivevano Sallustio e Livio””. (pag 129)”,”STOx-116″
“ROSA Mario VERGA Marcello”,”Storia dell’Età Moderna, 1450-1815.”,”Mario Rosa insegna storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra i suoi lavori: Riformatori e ribelli nel ‘700 religioso italiano, Politica e religione nel ‘700 europeo, Religione e società nel Mezzogiorno tra Cinque e Seicento, La chiesa e gli stati regionali nell’età dell’assolutismo, in Letteratura italiana e curatore di Clero e società nell’Italia moderna, insieme a G. Greco di Storia degli antichi stati italiani. Marcello Verga insegna Storia moderna presso la facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’Università di Firenze. Tra i suoi lavori: Da ‘cittadini’ a ‘nobili’, Lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano, La Sicilia dei grani, Il sogno spagnolo di Carlo VI, Il Trentino tra Sacro Romano Impero e stati italiani, Le istituzioni, in Storia degli antichi stati italiani.”,”EURx-039-FL”
“ROSA Paolo”,”Politiche pubbliche e politica di difesa. La formazione dei programmi militari americani.”,”Paolo Rosa ha conseguito il dottorato di ricerca in Sociologia politica presso l’Università di Firenze. Svolge attività di ricerca sui temi dello sviluppo politico e della politica estera.”,”USAQ-016-FL”
“ROSA Jean-Jacques, a cura di Riccardo CAVALLO”,”Il secondo XX secolo. Declino delle gerarchie ed avvenire delle nazioni.”,”Jean-Jacques Rosa, docente all’Istituto di Studi Politici di Parigi, ha pubblicato diverse opere dedicate ai più importanti problemi economici.”,”ECOI-187-FL”
“ROSADA Maria Grazia”,”Le Università popolari in Italia, 1900-1918.”,”ROSADA Maria Grazia L’avvento delle macchine e la nascita di una realtà unitaria. “”Inoltre è assurdo cercare di far rivivere una cultura popolare autonoma, fatta di miti e leggende: tutto ciò è cambiato da quando è comparsa la macchina, che, come notò Carlo Marx, “”spezzò e infranse l’armonia dei rapporti secolari, le tradizioni e le consuetudini semplici, fuse e confuse in una molteplicità accelerata e infinita di rapporti gli uomini, le classi e gli scambi di prodotti tecnici e intellettuali, creò una larghissima realtà nuova, essenzialmente unitaria””. La scienza, oggi, nonché astrazione, è la filosofia più vera e più sana del lavoratore (P. Gilardi, Una parola ancora sulla cultura popolare, in La Cultura popolare, 1914, pp. 919-22).”” [Maria Grazia Rosada, Le Università popolari in Italia, 1900-1918, 1975]”,”MITS-395″
“ROSAIA Lucio”,”Anonima mutuati.”,”””Impegnarsi totalmente… Il maggior numero di noi impegna nella vita soltanto una debole parte di sé, una parte ridicolmente piccola, come quei ricchi avari che dànno ai poveri solo il superfluo del loro superfluo.”” Georges Bernanos (in apertura) Lucio ROSAIA è nato nel 1925 a La Spezia dove vive e svolge la sua attività di medico, specializzato in cardiologia. Collabora a ‘Voce Repubblicana’, ‘Nord e Sud’, ‘Città e campagna’.”,”ITAS-131″
“ROSANVALLON Pierre”,”La question syndicale.”,”Pierre ROSANVALLON è maitre de conferences a l’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS) e autore di varie opere tra cui ‘Crise de l’ Etat-Providence’ (1981) ‘Misere de l’ economie’ (1985).”,”MFRx-161″
“ROSANVALLON Pierre”,”Le capitalisme utopique. Histoire de l’idée de marché.”,”Pierre Rosanvallon, professore al College de France, ha recentemente pubblicato ‘Le Modèle poliitique français’ (Seuil, 2004). Si occupa di storia e di teoria della democrazia. Segue con attenzione i problemi politici e sociali contemporanei. “”On sait que la critique de Hegel constitue le moment fondateur de la pensée de Marx. Ce renversement de Hegel par Marx a généralement été compris comme un retournement ayant pour objet de remettre Hegel sur ses pieds. Mais le rapport Marx/Hegel est constamment réduit, du moins pour le marxisme dominant, à une simple opposition entre une pensée idéaliste et une pensée matérialiste. Du même coup, les véritables racines historiques de la pensée de Marx se trouvent gommées et occultées. Pourtant, il n’est pas faux de raisonner en termes de retournement. Mais cette interprétation ne prend tout son sens que si on la situe par rapport au travail de Hegel sur l’économie politique anglaise. Dans ce cadre, l”Aufhebung’ de Hegel par Marx doit être comprise comme un retour au libéralisme. ‘Marx critique en fait Hegel’ avec ‘Adam Smith’. Toute sa lecture des ‘Principes de la philosophie du droit’ témoigne de cette critique libérale de Hegel. Si elle ne se donne pas explicitement come telle, ce n’est que parce que Marx lit Hegel et Smith comme s’ils étaient sans rapports. Il lit Hegel comme un pur philosophe et il lit Smith comme un pur économiste. Il est d’ailleurs significatif qu’il se soit seulement concentré dans sa ‘Critique du droit politique hégélien’ sur les chapitres que Hegel consacre à l’Etat, comme si cet aboutissement de la pensée hégélienne n’était pas le produit d’une réflexion sur la société civile. De la même façon, Marx ne s’intéresse qu’à ‘la Richesse des nations’; il se préoccupe visiblement peu de la ‘Théorie des sentiments moraux’ (1). Il se masque ainsi à la fois la formation philosophique de l’économie politique de Smith et la formation économique de la philosophie de Hegel. On peut seulement signaler à sa décharge que certains textes fondamentaux de Hegel, come ‘la Première Philosophie de l’esprit’ (Iéna, 1803), dans lesquels le travail sur l’économie politique anglaise est particulièrement lisible, n’étaient pas connus de son temps. Si Marx critique Adam Smith, cette critique se développe uniquement sur le terrain économique. On serait presque tenté de dire qu’elle reste «tecnique» comme en témoignent notamment les longs développements des ‘Théories sur la plus-value'”” [Pierre Rosanvallon, ‘Le capitalisme utopique. Histoire de l’idée de marché’, Paris, 1999] (pag 179-180) [(1) Ce dernier livre n’est cité qu’une seule fois dans ‘Le Capital’ (livre I, La Pléiade, p. 1128) et encore n’est-ce que pour se féliciter de la peur que Smith inspirait aux ben-pensants qui l’accusaient de propager l’athéisme en Angleterre]”,”ECOT-305″
“ROSANVALLON Pierre, a cura di Massimiliano PANARARI”,”Il popolo introvabile. Storia della rappresentanza democratica in Francia.”,”Pierre Rosanvallon, Professeur au Collège de France, il a récemment publié au Seuil, Le Modèle politique français. Ses principaux travaux sont consacrés à l’histoire et à la théorie de la démocratie. Mais il est aussi un observateur attentif des problèmes politiques et sociaux contemporains.”,”TEOP-049-FL”
“ROSAS-LAURO Claudia a cura; saggi di Ramiro Flores GUZMAN Mariam Salas OLIVARI Bernard LEVALLE’ S.M. Sanchez RODRIGUEZ Scarlett O’Phelan GODOY Claudia ROSAS LAURO Cristina MAZZEO DE VIVO Arnaldo MERA-AVALOS J.F. RAGAS-ROJAS Jeffrey KLAIBER Denise Leigh RAFFO Augusto Castro CARPIO”,”El miedo en el Perú. Siglos XVI al XX.”,”fonte: https://www.scielo.cl/scielo.php : ‘CLAUDIA ROSAS LAURO (curatrice) La paura in Perù, dal XVI al XX secolo , Lima, Pontificia Università Cattolica del Perù, Fondo editoriale 2005. Il libro curato da Claudia Rosas è sicuramente interessante. Si compone di un’introduzione del curatore, di uno studio di Fernando Rosas Moscoso sul concetto di paura e di tredici articoli su casi specifici, tra cui uno scritto dalla stessa curatrice. Situazioni che hanno generato paura in Perù dall’inizio della Conquista fino al XX secolo. Tutti gli articoli sembrano seri e ben documentati, almeno per una persona che conosce molto poco la storia del Perù, come il mio caso. Ma prima di parlare dell’opera, parliamo della paura, quello stato psicologico di ansia di fronte a un pericolo – reale o immaginario – che può essere provocato da molteplici cause e avere un’ampia gamma di gradi di intensità, fino al più elevato. La paura è la consapevolezza, giustificata o meno, che io, una persona cara o un’istituzione siamo esposti a un danno potenzialmente grave. La paura è antica quanto la specie umana e per essa è sempre stata una delle principali fonti di sofferenza. Qualche tempo fa ho letto un articolo di un professore americano che mi ha molto colpito. Si sa che gli antropoidi con caratteristiche ominidi esistono da circa tre milioni di anni. E gli ominidi stessi, alcune centinaia di migliaia. Per quasi tutto questo lungo periodo di tempo furono creature deboli, incapaci di affrontare animali delle loro dimensioni o più grandi, dotati di denti o artigli incomparabilmente più forti e pericolosi dei loro, oppure subirono, senza possibilità di evitarli, altri fenomeni della natura. Era un essere che aveva molte ragioni per vivere costantemente in uno stato di paura e di allerta, sempre in fuga o in cerca di rifugio. L’uomo inventò le sue prime armi (probabilmente il bastone usato come mazza) meno di centomila anni fa, probabilmente molto meno. In seguito, man mano che la loro intelligenza aumentava e si affinava, riuscendo a trasmettere la conoscenza di generazione in generazione, le armi miglioravano, al punto che attualmente l’essere umano è l’essere vivente più pericoloso per gli altri e può difendersi ragionevolmente dai macrofenomeni della natura, se prende le dovute precauzioni. Insomma, l’uomo può essere anche il peggiore dei predatori, che se volesse potrebbe forse distruggere ogni forma di vita sul pianeta, o potrebbe farlo nel prossimo futuro. Infatti, il pericolo più grande per l’uomo è un altro uomo. Ma questo essere potente che è l’uomo del presente, questo “”re della creazione”” è stato tale solo per una frazione insignificante del tempo in cui esiste come specie e avrebbe conservato nel suo inconscio quei milioni di anni in cui ha vissuto immerso nella paura, essendo una forza che, nascosta nell’inconscio, si risveglia, con forza irrazionale e travolgente in occasioni come quelle che ho menzionato prima. Fernando Rosas lo dice esplicitamente: “”lo storico che voglia addentrarsi nello studio delle paure deve necessariamente affidarsi alla psicologia”” (p. 25). È motivo di orgoglio per Claudia Rosas e per la storiografia peruviana essersi occupate di questo importantissimo tema, già toccato dalla storiografia francese, ma ancora poco coltivato, o molto poco, nella nostra America, almeno in Cile. Il libro affronta, in ordine cronologico, le varie forme di paura. Dalle paure collettive degli altri esseri umani nei seguenti articoli: ai pirati nell’era coloniale di Ramiro Flores Guzmán. Il terremoto e le possibili sequenze di ribellione sociale delle classi inferiori, che approfittano della scossa, di Susy M. Sánchez. The Means to Mob Rebellion di Scarlett O’Phelan. La paura della rivoluzione (come eco della Rivoluzione francese) di Claudia Rosas. La paura della rivoluzione per l’indipendenza di Cristina Mazzeo de Vivó. Sull’avvento dell’Indipendenza di Arnaldo Mera Ávalos. Al controllo delle elezioni, ora nel Perù indipendente di José Ragas Rojas. Paura dell’APRA di Jeffrey Klaiber, SJ Altri articoli fanno riferimento alla paura individuale di altri esseri umani: La paura della scomunica durante la Colonia di Miriam Salas Olivari. Il timore reverenziale, giustificato o meno, dei giovani che decidevano di entrare o uscire dai conventi di Bernard Lavallé. Dalla folla provinciale a quella urbana di Dense Leigh Raffo. In breve, l’uso del terrore come mezzo di esercizio del potere da parte di Augusto Castro Carpio… il cui nome e il cui tema mi hanno ricordato un altro Augusto, quello cileno. Questa certa dispersione in un argomento che avrebbe potuto essere più limitato può danneggiare un po’ il libro, perché alcuni articoli toccano temi molto simili, come “”La paura della rivoluzione per l’indipendenza del Perù”” e “”Quando la Patria arrivò nella capitale: la paura prima dell’avvento dell’indipendenza 1820-1821″” e altri come quelli di Scarlet O’Phelan e Claudia Rosas. Ce n’è anche uno, “”Il timore della scomunica””, che, in lunghi passaggi, si discosta dall’obiettivo proclamato nel titolo. D’altro canto, ci sono articoli originali e molto ben realizzati, come “”La paura dell’APRA””. È sorprendente che quella che era quasi certamente la paura più grande e diffusa nel Perù cattolico, come in alcuni casi in tutta la cristianità ancora oggi: la paura dell’inferno, non sia stata affrontata, come suggerisce l’immagine di copertina. L’inferno è il male più terribile che si possa concepire, una sofferenza infinita per un tempo infinito. In verità, forse le uniche persone che potevano meritare l’inferno erano coloro che lo avevano creato come concetto, forse con il desiderio di acquisire potere per gestire grandi gruppi di uomini. Ma qualunque problema si possa trovare nel libro, questo non oscura il fatto che si tratta di un’opera con una tematica nuova e interessante, poco o per niente elaborata tra i latinoamericani e che in alcuni articoli dimostra eccellenza. Cristiano Gazmuri Pontificia Università Cattolica del Cile”,”AMLx-030-FSD”
“ROSATI Elio CARASSITI Anna Maria”,”Dizionario delle battaglie. Terrestri, navali, aeree, combatture in tremilacinquecento anni di storia dell’umanità.”,”Elio Rosati, docente di lettere, esperto di antropologia medievale, è impegnato in ricerche sulla civiltà rinascimentale e barocca. Attivo nel campo della divulgazione e della didattica, studioso di storia ligure, ha svolto seminari universitari sulle Repubbliche marinare, la Grande Guerra, il Fascismo. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e ha pubblicato articoli su quotidiani e riviste. Anna Maria Carassiti, docente di Storia e filosofia si occupa di filosofia, linguistica e natura e in particolare, attraverso l’analisi linguistica, del rapporto tra realtà e mito, tra mondo vero e mondo grammaticale. Dai i suoi primi studi su Nietzsche ai più recenti suoi sinonimi, la sua attenzione è stata costantemente diretta al potere della parola. Ha pubblicato Dizionario di mitologia greca e romana. La Storia del genere umano può essere considerata una lunga sequenza di guerre, intervallata da brevi pause di pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava non dovesse più scoppiare un conflitto tanto devastante. E giunse la Seconda Guerra Mondiale, e poi l’Indocina, il Vietnam, il Libano, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Somalia, la Cecenia, la Liberia. In questo dizionario sono le battaglie a parlare, raccontando ciò che accadde senza creare nuove epopee.”,”QMIx-031-FL”
“ROSATI Elio CARASSITI Anna Maria”,”Dizionario delle battaglie. Terrestri, navali, aeree, combatture in tremilacinquecento anni di storia dell’umanità.”,”Elio Rosati, docente di lettere, esperto di antropologia medievale, è impegnato in ricerche sulla civiltà rinascimentale e barocca. Attivo nel campo della divulgazione e della didattica, studioso di storia ligure, ha svolto seminari universitari sulle Repubbliche marinare, la Grande Guerra, il Fascismo. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e ha pubblicato articoli su quotidiani e riviste. Anna Maria Carassiti, docente di Storia e filosofia si occupa di filosofia, linguistica e natura e in particolare, attraverso l’analisi linguistica, del rapporto tra realtà e mito, tra mondo vero e mondo grammaticale. Dai i suoi primi studi su Nietzsche ai più recenti suoi sinonimi, la sua attenzione è stata costantemente diretta al potere della parola. Ha pubblicato Dizionario di mitologia greca e romana. La Storia del genere umano può essere considerata una lunga sequenza di guerre, intervallata da brevi pause di pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava non dovesse più scoppiare un conflitto tanto devastante. E giunse la Seconda Guerra Mondiale, e poi l’Indocina, il Vietnam, il Libano, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Somalia, la Cecenia, la Liberia. In questo dizionario sono le battaglie a parlare, raccontando ciò che accadde senza creare nuove epopee.”,”QMIx-004-FF”
“ROSCHKE-BUGZEL Sabine”,”Die revolutionäre Bewegung in Iran 1905-1911. Sozialdemokratie und russischer Einfluß.”,”La bibliografia contiene 240 riferimenti.”,”MVOx-011″
“ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”ROSDOLSKY (Lvov, 1898) ha studiato a Praga e a Vienna. Ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Durante la 2° GM fu deportato dai nazisti ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Emigrato nel 1947 negli USA, è morto a Detroit nel 1967.”,”MADS-194″
“ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”””Quandoque bonus dormitat Homerus”” (Orazio, Ars Poetica) “”In nessun caso però lei deve leggere Hegel come lo ha letto il signor Barth, vale a dire per scoprirvi paralogismi e oziosi trucchi che gli servivano da supporto alla costruzione. Questo è un semplice lavoro da scolaretto. Assai più importante è ritrovare, sotto la forma erronea e nell’ artificiale correlazione tra le parti, ciò che è giusto e geniale””. Friedrich Engels a Conrad Schmidt, 1.11.1891 “”Per quanto possa sembrare bizzarro, anche l’ estrema sinistra della rivoluzione del 1848, la cui guida intellettuale era fornita dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” non poté valutare correttamente l’ enorme importanza della questione contadina in Austria, le straordinarie opportunità offerte alla rivoluzione, né i gravi pericoli che la minacciavano. Invano si cercano nella “”Neue Rheinische Zeitung”” un’ analisi della questione agraria, un programma concreto sulla questione contadina in Austria o articoli di rilievo e servizi che trattino della questione. Non prese neanche posizione sulla battaglia combattuta così tenacemente nella Dieta viennese sulle compensazioni per i dazi feudali; limitò il proprio ruolo a quello di mera cronista. A proposito della questione contadina in Ungheria e Galizia, in ogni modo, grazie al suo panegirico della “”rivoluzionaria”” legislazione agraria di Kossuth e della fantomatica “”disponibilità al sacrificio”” dei latifondisti galiziani, la “”Neue Rheinische Zeitung”” divenne in pratica portavoce della aristocrazia democratica di quelle terre. Così essa ridusse, se non bloccò del tutto, la propria capacità di comprendere i loro problemi agrari. Solo quando la rivoluzione fu sconfitta e l’ Ungheria mortalmente ferita, solo allora il giornale tirò fuori, e solo sporadicamente, l’ idea di “”guerra contadina”” austriaca che potesse soccorrere la rivoluzione ungherese (…)””. (pag 108-109)”,”MAES-064″
“ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”ROSDOLSKY (Lvov, 1898) ha studiato a Praga e a Vienna. Ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Durante la 2° GM fu deportato dai nazisti ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Emigrato nel 1947 negli USA, è morto a Detroit nel 1967. “”E questo ci conduce alla questione del rapporto tra la teoria marxiana del profitto e quella di Ricardo (e dei classici in generale). La differenza fra le due teorie balza agli occhi. Mentre la scuola di Ricardo è naufragata proprio contro l’ostacolo della contraddizione fra la determinazione del valore mediante il lavoro e il fatto del saggio generale di profitto, per Marx questa contraddizione è divenuta il punto di partenza di una nuova dottrina del profitto. Egli non cerca, come i ricardiani, di “”salvare”” la legge del valore “”mediante ‘astrazione’ forzata dalle antinomie dell’apparenza fenomenica”” (Das Kapital, I, p. 325, [Libro I p. 345]), ma dimostra al contrario come, per l’intervento del saggio generale di profitto, “”sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (Zur Kritik, p. 48 [Critica, p. 49]). Si capisce quindi la profonda soddisfazione con cui Marx, nella lettera del 14 gennaio 1858, si esprime appunto su questa sua conquista teorica: “”Del resto faccio dei bei passi avanti. Per es. tutta la teoria del profitto, quale è stata finora, l’ho mandata a gambe all’aria. Quanto al ‘metodo’, mi ha reso un grandissimo servizio il fatto che ‘by mere accident’ mi ero risfogliato la ‘Logica’ di Hegel””. E aggiunge: “”Se troverò mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune […] quanto vi è di ‘razionale’ nel metodo che Hegel ha scoperto ma, nello stesso tempo, mistificato”” (Mew, XXIX, p., 260 [Carteggio, III, pp. 154-5])”” [ Roman Rosdolsky, Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx, 1971]”,”MAES-109″
“ROSDOLSKY Roman”,”Engels and the “”Nonhistoric”” Peoples: The National Question in the Revolution of 1848.”,”Roman Rosdolsky marxista ucraino (1898-1967) ha scritto quest’opera nel 1948 nel centenario della Rivoluzione del 1848. Ma le origini della monografia su Engels e i popoli “”senza storia”” risale agli anni 1920. Volume dedicato dall’autore alla memoria di Mykola Skrypnyk, Oleksander Shumsky e Karlo Maksymovych vittime del terrore di Stalin in Ucraina.”,”MAES-141″
“ROSDOLSKY Roman”,”Lenin and the First World War.”,”In bibliografia si citano sullo stesso tema libri di S.F. Kissin, J. Riddell, H. Draper, J.P. Cannon, S. Bornstein e A. Richardson , R. Kisch. 1° Prima guerra mondiale: fraternizzazioni. Lenin sulla fraternizzazione dei soldati al fronte nella Grande guerra “”In contrast to social-patriotic practice, which renounced the proletarian ‘class struggle’, which – according to Kautsky’s formula – declared that it was postponed, suspended ‘for the duration of the war’ (121), the Marxist Left had to direct their main struggle against any collaboration by the labour organisations (trade unions and parties) with the bourgeoisie and the government. As the ‘first steps’ in this activity, the RSDLP’s (122) émigré organisation – led by Lenin – proposed in March 1915: (1) a complete break with the policy of ‘class peace’ (‘bloc national’); (2) the bringing down of the bourgeois-socialist coalition governments and the resignation of all socialist ministers; (3) refusal to vote for war-credits in parliament; (4) the formation of illegal organisations wherever governments violated or suspended the constitutional rights of the citizens; and lastly (5) spreading and promoting fraternisation among the frontline soldiers of all belligerent nations (123). It cannot be denied that this programme of the RSDLP anticipated the tendencies lying dormant in the wartime labour movement. In particular, from the second year of the war onwards, their call for the breaking of the ‘class peace’ increasingly met with spirited approval from the masses. This can be seen clearly from the international conferences of the left and left-centrist socialist groups in Zimmerwald and Kienthal. (The split by the ‘independents’ from the socialists allied with the government in Germany must also be considered as a symptom of this radicalisation of the working masses). Of course, up until 1917 these were still only modest beginnings, and in this respect the March revolution in Russia was first to bring about a far-reaching change. This can best be illustrated by the slogan – spread by the Bolsheviks – of ‘fraternisation of the frontline soldiers!”” As early as February and March 1915, Lenin referred several times to bourgeois press reports of sporadic cases of fraternisation by the soldiers in trenches (124). He says on this occasion: “”Try to imagine Hyndman, Guesde, Vandervelde, Plekhanov, Kautsky and the rest – instead of aiding the bourgeoisie (something they are now engaged in) – forming an international committee to agitate for “”fraternisation and attempts to establish friendly relations “”between the socialists of the belligerent countries, both in the “”trenches”” and among the troops in general. What would the results be several months from now, if today, only six months after the outbreak of the war and ‘despite’ all the political bosses, leaders and luminaries who have betrayed socialism, opposition is mounting on all sides against those who have voted for war credits and those who have accepted ministerial jobs, and the military authorities are threatening that “”fraternisation”” carries the death sentence?”” (125). And in the pamphlet ‘Socialism and War’, written by Lenin and Zinoviev in August 1915, it says: “”If such cases of fraternisation have proved possible even when… social chauvinism has the support to the entire Social-Democratic press and all the authorities of the Second International, then that shows us how possible it would be to shorten the present criminal, reactionary and slaveholders’ war and to organise a revolutionary international movement, if systematic work were conducted in this direction, at least by the Left-wing socialists in all the belligerent countries”” (126). Yet this systematic work by the Left-wing socialist forces was precisely what was lacking all over Western and Central Europe, with the result that the attempts at fraternisation, which broke out from time to time in the trenches, could soon be crushed and suppressed by the discipline of blind military obedience. This only shows that the slogan of ‘Fraternisation of frontline soldiers’ was ‘at that time’ (the beginning of 1915) still premature, and that in isolation it could not have led to any tangible results (127). Only with the outbreak of the March Revolution in Russia did the fraternisation of soldiers on the Eastern Front (128) become an everyday occurrence, and it contributed most significantly to the disintegration of military discipline in the Russian and then also in the German and Austrian armies. In a political report given to the Conference of the Bolshevik Party on April 27, 1917, Lenin dealt with this question form precisely this standpoint. His report read: “”To end the war by pacifist means is utopia. It may be terminated by an imperialist peace. But the masses do not want such a peace. Was is a continuation of the policies of a class; to change the character of the war one must change the class in power'”” [Roman Rosdolsky, Lenin and the First World War, 1999] [(121) In December 1915, Victor Adler declared: ‘I really would like everything to go on its calm, orderly way again… the ‘well-ordered class struggle!’ (Ermers, op. cit., p. 332 – all emphasis by R.R.); (122) Russian Social Democratic Labour Party; (123) Lenin, ‘The Conference of the RSDLP Groups Abroad’, op. cit., p. 161; (124) We read in his article ‘The Slogan of Civil War Illustrated: ‘On January 8 (New Style), Swiss papers received the following message from Berlin: “”Of late the press has repeatedly carried reports of peaceable attempts made by men in the German and French trenches to enter into friendly relations. According to ‘Tagliche Rundschau’, an army order dated December 29 [1914 – RR] bans any fraternisation and any kind of intercourse with the en enemy in the trenches. Disregard of this order is punishable as high treason””. …The British ‘Labour Leader’ of January 7, 1915, published ‘a series’ of quotations from the British bourgeois press on instances of fraternisations between British and German soldiers, who arranged a “”forty-eight hour truce”” at Christmas, met amicably in no-man’s land, and so on. The British military authorities issued a ‘special order’ forbidding fraternisation’ (CW, Vol. 21, p. 181); (125) Ibid., pp. 181-2; (126) Lenin, ‘Socialism and War’, op. cit., p. 314; (127) That was the reason why Lenin did not succeed in convincing the majority of the participants at the Zimmerwald Conference (beginning of September 1915) that the slogan supporting fraternisation at the front must be inserted in the resolutions of the ‘Zimmerwald Lefts’ reproduced in Gankin and Fisher, op. cit., p., 356); We leave aside here the great ‘rebellion’ of the French frontline troops, which broke out in May and June 1917 as a reaction to the March Revolution in Russia. As a result of the immaturity and weakness of the French socialist Lefts, it remained unsuccessful] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-263″ “ROSDOLSKY Roman”,”Il caso e i grandi uomini.”,”In rilievo le considerazioni di Marx, Engels e Trotsky “”””La proprietà privata può essere abolita solo a condizione che gli individui siano giunti ad un grado di sviluppo universale appunto perché le relazioni e le forze produttive da essi incontrate sono universali e possono appropriarsele, ossia farne una libera manifestazione della loro vita, solo individui che si sviluppano su un piano universale. Abbiamo mostrato che gli individui attuali debbono abolire la proprietà privata perché le forze produttive e le forme di relazioni si sono sviluppate al punto che sotto la dominazione della proprietà privata esse sono diventate forze distruttive, e perché l’antagonismo tra le classi è stato spinto fino all’estremo (17)””. Mentre dunque “”nella storia finora avutasi una condizione particolare è apparsa sempre come casuale, è divenuta casuale la separatezza stessa degli individui, il privato mestiere di ciascuno”” (18) e dunque deve essere sostituito con una società comunista – “”l’unica ove lo sviluppo libero ed originale degli individui non sia una frase”” (19). Su tali asserzioni di Marx la si può pensare come si vuole, tuttavia l’Ideologia Tedesca (da lui scritta assieme ad Engels) sviluppa già un intero sistema circa le relazioni reciproche fra caso e necessità nella storia umana, e si può certo deplorare che tale concezione sia stata finora così poco considerata. Ma anche nelle opere più tarde di Marx si trovano molteplici formulazioni relative a questo tema. Ad es., nella sua “”Introduzione”” programmatica al Rohentwurf del Capitale viene detto: “”Tale concezione (trattasi della concezione materialistica della storia, R.R.) si presenta come sviluppo necessario”” (20). Ciò sta a significare: anche al “”Caso”” deve venire attribuito un appropriato posto nel quadro dello “”sviluppo necessario””. In quale senso? Al riguardo sono forniti chiarimenti anche da una nota contenuta in ‘Note ed Estratti sul sistema di Ricardo’ (1851): “”Ricardo astrae da quanto egli considera come accidentale. Altro è esporre il processo effettivo, nel quale entrambe le cose – ciò che egli definisce movimento accidentale ma che è costante e reale, e la sua legge, il rapporto medio – entrambe appaiate come essenzialmente identiche (21).”” L’importanza metodologica di questa nota salta agli occhi. Sicuramente ad es. i prezzi, che compaiono alla “”superficie”” della vita economica, sono solo “”accidentali”” in rapporto alla legge del valore che sta alla loro base. Tuttavia sarebbe un grave difetto se l’economia politica restasse ferma alla legge del valore e non trattasse anche le deviazioni da esso e le “”modificazioni”” della legge stessa! Quindi per la teoria economica sono ambedue “”reali”” in egual misura ed importanti. Se essa ha tralasciato di derivare ogni caso dalla propria legge, ha posto ciò “”come scientificamente pari a zero”” (22). Ma lo stesso non vale per ogni altra scienza, e dunque anche per la scienza storica? Anche Engels si è riferito a questo tema. Così nella sua opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ si legge: “”Ma il caso è solo un polo di un nesso il cui altro polo si chiama necessità. Nella natura, ove pure appare dominare il caso, da molto tempo si è mostrato che in ogni campo la necessità e la legalità si realizzano attraverso il caso. Ma quel che vale per la natura, vale pure per la società. Quanto più una attività sociale, una serie di eventi sociali supera il potere del controllo umano, quanto più sembra essere in balia del puro caso, tanto più essa realizza, in questa casualità, le proprie interne leggi e la propria naturale necessità (23). Nello scritto di Engels su L. Feuerbach si può poi leggere: “”Non ci si lascia più imporre dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomia che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno soltanto un valore relativo, … che ciò che si dice essere necessario si compone di pura casualità, e che il cosiddetto elemento casuale è la forma dietro cui si nasconde la necessità, e così via…., anche qui, malgrado gli scopi coscientemente voluti dai singoli, regna alla superficie, in apparenza e all’ingrosso, il caso. Solo di rado ciò che si vuole riesce… Ma laddove alla superficie regna il caso, ivi il caso stesso è retto sempre da intime leggi nascoste, e non si tratta che di scoprire queste leggi”” (24).”””” [Roman Rosdolsky, ‘Il caso e i grandi uomini’, estratto dalla rivista ‘Plusvalore’, Milano, 1981] [(17) K. Marx F. Engels, L’Ideologia tedesca, cit., p. 456; (18)Ibidem, p. 66; (19) Ibidem, p. 457; (20) K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, La Nuova Italia, Firenze, 1969, p. 40; (21) K. Marx, Grundrisse…, Berlino Est, 1953, p. 803 (trad. it della redaz.); (22) Rosdolsky qui cita dal libro III del Capitale, da una edizione vecchia, non molto diffusa, dove trovansi le citazioni nelle pagg. 216 e 166. Per questo motivo non è stato possibile rintracciarle nella attuale edizione delle MEW. Nota redaz.; (23) F. Engels, Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats, MEW 21, Berlino Est, 1958, p. 169 (trad. it della redaz.); (24) F. Engels, L. Feuerbach, … in Opere scelte di Marx-Engels, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp 1134 e 1137. Cfr. anche la lettera di Engels a J. Bloch del 22.9. 1890 el vol. cit. p. 1243] (pag 70-71) “”Trotsky non afferma in alcun modo che l’assenza di Lenin dalla Russia nel 1917 “”avrebbe deviato altrove la tempesta staorica””. Tale conclusione va messa in conto a Deutscher”” (pag 80) “”Sicchè pure per Lenin e Trotsky bisogna tirar fuori le parole di Engels: “”Quelli che si gloriavano – scrive Engels a V. Zasulich nel 1885 – di aver fatto la rivoluzione si sono sempre accorti, il giorno dopo, che non sapevano quel che facevano; ma che la rivoluzione compiuta non era affatto simile a quella che essi sognavano. Ecco ciò che Hegel chiama l’ ironia della storia, e di cui tanti personaggi storici sono stati le vittime”” (52) (pag 85-86) (52) Lettera di Engels a Vera Zasulich (23.IV. 1885) in Marx-Engels, India Cina Russia, Milano, 1970, p. 153″,”MAES-147″ “ROSDOLSKY Roman”,”Socialdemocrazia e tattica rivoluzionaria. La “”terza via”” dell’austromarxismo. (Tit.orig.: Die revolutionäre Situation in Osterrich im Jahre 1918 und die Politik der Sozialdemokraten – Der osterrichische Januarstreik, 1918)”,”Traduzione e introduzione di Antonio Moscato, premessa, note, appendici: A) La socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, bibliografia essenziale sulla socialdemocrazia tedesca, B) Lo scontro nella Russia sovietica sulla questione di Brest Litovsk, bibliografia essenziale su Brest Litovsk, C) Roman Rosdolsky 1898-1967, Collana Nezzanotte nel secolo 1 a cura di Attilio Chitarin. Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito.”,”MAUx-002-FL” “ROSDOLSKY Roman”,”La révolution autrichienne de 1918 et le rôle de la social-démocratie. Prémiere partie – La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux-démocrates. Deuxième partie.”,”””Ce sentiment d’amertume et de déception se manifeste cependant le plus clairement dans un tract distribué en mars 1918 par la “”Ligue Spartacus”” (Spartakusbund), et qui porte le titre significatif: “”Le soldat allemand bourreau de la liberté””. Nous y lisons: “”Un territoire deux fois plus grand que toute l’Allemagne a été arraché par la violoence à la révolution Russe. La Courlande, la Livonie, l’Estonie et la Lituanie, ainsi que la malheureuse Pologne, sont à présent annexées sans aucun scrupule. En Ukraine, la soldatesque allemande se conduit comme dans une colonie africaine. Les troupes allemandes entrent en Finlandie… Ainsi l’Allemagne est-elle aujourd’hui devenue le gendarme de la réaction capitaliste dans toute l’Europe, et le prolétaire allemand en uniforme le bourreau de la liberté et du socialisme! Où va-t-on encore l’envoyer pour rétablir “”l’ordre””? Que les ouvriers socialistes de Norvège, de Suède, de Suisse et de Hollande prennent garde! Qu’ils ne se rebiffent surtout pas contre la guerre et la réaction, et surtout qu’ils n’organisent ni grèves générales ni révolutions! Car les prolétaires allemands leur passeront peut-être demain sur le corps, sur ordre de l’impérialisme allemand, pour rétablir “”l’ordre”” comme ils le font déjà aujourd’hui en Russie. Tout cela peut encore se produire. Pourquoi pas? Après tout, ce que nous venons de vivre? Le monde est aujourd’hui sans dessus dessous. En 1848, des hordes de moujiks asservis envahirent, sur ordre du tsar l’Europe occidentale pour étrangler la révolution bourgeoise. Aujourd’hui, 70 ans après, des prolétaires sociaux-démocrates et des militants syndicaux allemands marchent sur l’est et le nord pour étrangler la révolution socialiste. Aucune classe dans l’histoire mondiale n’a connu de tragédie aussi terrible, n’a fait preuve d’ignominie aussi profonde, et ne s’est imposée humiliation aussi infâme! (31)”” [(31) Müller (op. cit., 198. Cf. aussi l’appel; reproduit par Müller, adressé par la XII Armée russe aux soldats allemands: “”L’histoire clamera plus tard que le prolétariat allemands: “”L’histoire clamera plus tard que le prolétariat allemand a marché contre ses frères russes, et qu’il a sacrifié la solidarité internationale””, Ibid., p., 197. On peut lire des réflexions analogues dans l’écrit posthume de Rose Luxemburg ‘La Révolution russe’ (…)] [Cf. Richard Müller, ‘Vom Kaiserreich zur Republik’ (de l’Empire à la République), 1924] Geschichte der deutschen Revolution, Band I-III (Vom Kaiserreich zur Republik/ Die Novemberrevolution/ Bürgerkrieg in Deutschland), Müller, Richard:”,”MAUx-040″ “ROSDOLSKY Roman”,”La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux.-démocrates.”,”””In nessun caso però lei deve leggere Hegel come lo ha letto il signor Barth, vale a dire per scoprirvi paralogismi e oziosi trucchi che gli servivano da supporto alla costruzione. Questo è un semplice lavoro da scolaretto. Assai più importante è ritrovare, sotto la forma erronea e nell’ artificiale correlazione tra le parti, ciò che è giusto e geniale”” [Friedrich Engels a Conrad Schmidt, 1° novembre 1891] [(in) Roman Rosdolsky, ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””‘, Genova, 2005]. Roman Rosdolsky è nato nel 1898 in Galizia (Ucraina). Nel corso della prima guerra mondiale fonda con altri l’organizzazione clandestina ‘Gioventù Socialista Rivoluzionaria Internazionalista’ ‘Jeunesse Socialiste Révolutionnaire Internationaliste’. Dopo la guerra lavora a Vienna come collaboratore dell’ Institut Marx-Engels di Mosca (Istituto Marx-Engels). Presto aderisce all’ Opposizione di sinistra. Redige una tesi sul problema dei popoli senza storia in Marx ed Engels [traduzione italiana: Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””, Genova, 2005]. Nel 1934, dopo l’arrivo al potere del fascismo austriaco, è costretto a lasciare Vienna e si sposta a Cracovia. Ma viene arrestato nel 1942 e finisce prigioniero nei campi di Auschwitz, di Ravensbruck e d’Oranienburg. Dopo la guerra emigra negli Stati Uniti ove, in ragione del suo passato politico, gli viene interdetto l’insegnamento. Scopre uno dei rari esemplari dei ‘Grundrisse’. Questa scoperta è il punto di partenza del suo studio relativo alla ‘Genesi del Capitale di Marx’ che sarà pubblicato dopo la sua morte (Detroit, 20 ottobre 1967) nel 1968″” [titolo italiano: ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx’, Bari Roma, 1971] (pag 179) [nota biografica in ‘Roman Rosdolsky , La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux.-démocrates, Paris, 1977 ca.]”,”MAUx-045″ “ROSDOLSKY Roman”,”Lenin and the First World War.”,”Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito. Introduction by Richard PRICE, Notes, Appendix: Roman Rosdolsky: A Genuine Marxist Scholar,”,”LENS-053-FL” “ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels et le problème des peuples «sans histoire». La question des nationalités dans la Révolution de 1848-1849 à la lumière de la « Nouvelle Gazette Rhénane ». [1948]”,”ROSDOLSKY Roman”,”MAES-167″ “ROSDOLSKY Roman”,”Socialdemocrazia e tattica rivoluzionaria. La “”terza via”” dell’austromarxismo.”,”Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito. Fondo Casella”,”MAUx-046″ “ROSDOLSKY Roman ITOH Makoto HICKEL Rudolf BECKER James”,”Il metodo del “”Capitale”” di Marx e la sua importanza per la scuola marxista contemporanea (Rosdolsky) / La formazione della teoria della crisi di Marx (Itoh) / Sull’interpretazione degli schemi di riproduzione di Marx (Hickel) / Sulla teoria monopolistica del capitalismo monopolistico (Becker).”,”Il capitalismo monetario e la teoria del credito in Marx (pag 26-27)”,”MADS-748″ “ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”””Ma «non è ancora tutto. Lo scambio maggiore non è quello delle merci, ma quello del lavoro con le merci (…). I lavoratori non venderebbero alla banca il proprio lavoro, bensì», stando al dogma proudhoniano, «riceverebbero il valore di scambio dell’intero prodotto del loro lavoro ecc. A ben guardare, dunque, la banca sarebbe non solo il compratore e venditore universale, ma anche il produttore universale. In realtà, sarebbe o il governo dispotico della produzione e l’amministratrice della distribuzione, oppure non sarebbe altro che un ufficio [‘board’] che terrebbe la contabilità per la società lavorante in comune» (22) (dunque, un organo di pianificazione socialista); ma allora, l’ideale proudhoniano di un «eguale scambio di merci» si capovolgerebbe nel suo opposto. «Siamo così giunti», conclude Marx, «al problema fondamentale (…) È possibile rivoluzionare i rapporti di produzione esistenti e i rapporti di distribuzione che ad essi corrispondono mediante mutamenti nello strumento della circolazione – nell’organizzazione della circolazione? Seconda domanda: Si può intraprendere una simile trasformazione della circolazione senza incidere sugli attuali rapporti di produzione e sui rapporti sociali che su di essi si basano? Se ogni trasformazione simile nella circolazione stessa presupponesse a sua volta delle trasformazioni nelle altre condizioni di produzione e dei rivolgimenti sociali, è ovvio che cadrebbe ‘a priori’ una dottrina le cui proposte artificiose in materia di circolazione mirano da un lato a evitare il carattere violento delle trasformazioni stesse, dall’altro a fare di queste trasformazioni non il presupposto ma, viceversa, il risultato graduale del rivoluzionamento della circolazione» (23). «Dev’essere ora perfettamente chiaro che si tratta di un’abborracciatura, finché si conserva la base del valore di scambio; e che l’illusione per cui sarebbe il denaro metallico a falsificare lo scambio deriva da una totale ignoranza della sua natura. D’altra parte, è altrettanto chiaro che, nella misura nella quale l’opposizione ai rapporti di produzione esistenti cresce, e questi stessi spingono alla loro violenta trasmutazione, la polemica si rivolge contro il denaro metallico o contro il denaro in generale come al fenomeno più vistoso, più contraddittorio e più crudo in cui il sistema tangibilmente si rivela. Con ogni sorta di artifici operati su di esso si cerca allora di superare antagonismi dei quali esso non è che il fenomeno palese. Non meno chiaro che molte operazioni rivoluzionarie si possono condurre nel suo ambito solo in quanto un attacco al medesimo sembra lasciare tutto come prima e limitarsi a rettificarlo (24). Succede allora che si picchi sul sacco e si abbia in mente l’asino. Ma finché l’asino non sente le botte sul sacco, in realtà si colpisce unicamente il sacco e non l’asino: non appena la sente, è l’asino e non il sacco ad essere picchiato. Finché le operazioni vengono dirette contro il denaro in quanto tale, non è che un attacco a conseguenze le cui cause continuano a sussistere; dunque, un disturbo del processo produttivo, che la solida base possiede anche la forza di (…) dominare (…) mediante una reazione più o meno violenta» (25). Come si vede, la critica di Marx all’utopia del denaro-lavoro (26) costituisce già in larga misura un frammento delle sua teoria della moneta; e un frammento essenziale – la teoria della formazione del denaro. È quindi tempo di affrontare questo tema al quale il manoscritto dedica esaurienti sviluppi”” (pag 139-140) [Roman Rosdolsky, ‘Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx’, Editore Laterza, Roma Bari, 1971] [(22) ‘Grundrisse’, pp. 72-3 [Lineamenti, I, pp. 95-6]; (23) Ivi, p. 42 (Ivi, I, p. 52); (24) Cfr. l’analogo giudizio di Marx sulla teoria proudhoniana dell’interesse: «Non v’è dubbio, anzi è del tutto evidente , che lo sviluppo del credito, che in Inghilterra al principio del secolo XVIII e più recentemente all’inizio del nostro secolo ha servito a trasferire le ricchezze da una classe all’altra, potrebbe servire, in date condizioni politiche ed economiche, ad accelerere l’emancipazione della classe operaia. Ma considerare il capitale produttivo di interesse come forma principale del capitale, voler fare di una particolare applicazione del credito, della pretesa abolizione dell’interesse, la base della trasformazione della società, è davvero una fantasia piccolo-borghese» (lettera a Schweitzer del 24.1.1865, MEW, XVI, pp. 30-1 [in appendice alla ‘Miseria’, p. 182]. Della teoria proudhoniana dell’interesse tratteremo el cap. XXIV, 4; (25) ‘Grundrisse’, p. 152 (Lineamenti, I, p. 208); (26) Tralasciamo qui la critica di Marx alla teoria proudhoniana delle crisi, della quale, in questo contesto, egli non tratta]”,”TEOC-004-FRR” “ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”””Sulla socialdemocrazia austrotedesca ci fermiamo. Per quanto riguarda l’atteggiamento internazionalista della vecchia (preleninista) socialdemocrazia russa, esso può essere analizzato meglio nel «punto nevralgico» del socialismo russo: dalla posizione di fronte alla questione ‘ucraina’. Portiamo l’attenzione del lettore su un episodio molto significativo, ma poco conosciuto. Quando nel 1890 Engels scrisse a Ginevra per il «Social-Demokrat» russo il suo studio su ‘La politica estera dello zarismo russo’ (messo all’indice da Stalin), i redattori Vera Zasulic e Plechanov ‘protestarono’ contro un passaggio nel quale Engels considerava gli ucraini e i bielorussi come ‘nazionalità separate, distinte da quella russa’ e annesse a questa con la forza. Disgraziatamente la lettera di protesta dei due redattori non ci è pervenuta, mentre disponiamo della risposta di Engels, che mostra di cosa si trattasse: «Convengo – scrisse Engels – che la spartizione della Polonia (1772, ecc.) ha tutto un altro aspetto da punto di vista russo che dal punto di vista polacco, il quale è diventato quello degli occidentali. Ma, dopo tutto, devo ugualmente dei riguardi ai polacchi. Se i polacchi reclamano dei territori ‘che i russi, in genere, considerano acquisiti da loro per sempre, e russi come nazionalità’, non spetta a me decidere. Tutto quello che posso dire è che, a quanto mi sembra, è compito delle popolazioni in questione ‘decidere da sole la propria sorte’ proprio come gli alsaziani devono scegliere tra la Germania e la Francia» (21). Si arguisce che agli occhi della Zasulic e di Plechanov le regioni ucraine e bielorusse acquisite dallo zarismo nel 1772 erano «acquisite per sempre» e «russe quanto a composizione nazionale». Non è necessario porre in rilievo come, perfino molto tempo dopo (fino alla Grande Guerra), per molti socialisti russi eminenti il riconoscimento di principio del «diritto all’autodeterminazione dei popoli» si sia potuto accordare perfettamente con la negazione ‘di fatto’ della ‘reale esistenza delle particolari nazioni ucraina e bielorussa, o abbia potuto anche andare di pari passo con risentimenti sciovinisti grandi-russi nei confronti di queste nazioni (22). È stata la rivoluzione del 1917 a sviluppare la questione ucraina e quella dei «popoli marginali» russi in tutte le loro implicazioni, determinando un cambiamento decisivo”” (pag 258-259) [Roman Rosdolsky, ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””‘, Graphos, Genova, 2005] [(21) Engels a Vera Zasulic, 3 aprile 1890, MEO, XLVIII, pp. 395-396; (22) Lev Tichomirov, un tempo rivoluzionario, poi conservatore, ha scritto nelle sue memorie a proposito di Plechanov: «Non posso astenermi dal notare un curioso tratto del suo carattere. Nella sua anima albergava un patriottismo russo irrefrenabile. Non vedeva né riconosceva nella Russia, come in qualsiasi altro paese del mondo, qualcosa di originale, di unico. Vedeva tuttavia nella Russia il grande paese socialista del futuro e non la rinnegò mai. ‘Odiava letteralmente ogni tipo di separatismo’. Considerava l’ucrainofilia con disprezzo e ostilità. (…) (Lev Tichomirov, Vospominanja’, Moskva-Leningrad, 1927, p. 91) (…)]”,”MAES-001-FER” “ROSE Steven”,”Il cervello e la coscienza.”,”ROSE (Londra 1938) è laureato in biochimica a Cambridge. “”Questi casi fanno pensare che, in linea di massima, l’ archivio della memoria debba essere molto esteso. Se supponiamo non vi sia nessuna differenza fondamentale nel sistema mnemonico fra il paziente di Luria e il resto di noi, ma che forse o il meccanismo di ‘feed-in’ non è riuscito a produrre l’ aspetto per cui si dimentica il ricordo a breve termine, oppure che il suo sistema di ricordo era perfetto, allora si può calcolare, come è stato fatto dal matematico John Griffith, che la capacità dell’ archivio umano dei ricordi, ammettendo una vita di 70 anni, deve essere nell’ ordine di 10 alla 11 bit (unità di immagazzinamento dell’ informazione), o 10 alla 14 se si permette la ridondanza, una cifra enormemente grande ma non impossibile: tutta l’ Enciclopedia britannica contiene 2 x 10 alla 8 bit.”” (pag 245) (1) A.R. Luria neurologo russo studiò per oltre 30 anni la carriera di un individuo, un uomo di grandissima memoria somigliante al personaggio della novella ‘Funes’ dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Borges racconta di un giovane che riusciva a ricordare letteralmente tutto.”,”SCIx-148″ “ROSE Jonathan”,”The Intellectual Life of the British Working Classes.”,”””Chi leggeva che cosa? Storici dei bacini carboniferi hanno offerto tre possibili risposte: Il Capitale, Jane Eyre, o Tarzan delle scimmie. Il Galles del Sud era un focolaio di militanza operaia in cui, secondo storici della sinistra, molti lavoratori erano ben versati nei classici del marxismo””. (pag 244)”,”MUKx-115″ “ROSE Giuseppe”,”Bibliografia di Bakunin.”,”””Gli spiriti degni di guardare nel profondo acquistano verso ciò che è infinito una infinita fiducia”” (Goethe) (in apertura) Contiene 28 titoli di NETTLAU, 6 tItoli di P.C. MASINI.”,”ANAx-193″ “ROSE Arnold M.”,”The Power Structure. Political Process in American Society.”,”””Questo è probabilmente anche un terzo fattore che permette agli Stati Uniti di avere un sistema a due-partiti, e questo è più una questione di cultura generale e di struttura sociale che di provvedimenti costituzionali formali. Questo è il frazionamento del pubblico americano su molte linee di interesse oltre a classe e ideologia. La dominazione di classe e ideologia di classe in Europa è un fattore di divisione netta lungo quelle linee che sono specificatamente rilevanti per la politica.”” (pag 63)”,”USAS-130″ “ROSE Tania”,”Aspects of Political Censorship, 1914-1918.”,”Tania Rose discusses how censorship worked in two quite different fields of opinion: those religious and political groups who in varying ways were against the war, and the government’s attempts to with-hold from the public the nature of British military intervention against the Soviet Republic after the October 1917 Revolution. Acknowledgements, Introduction, Appendix: I. The Defence of the Realm Act (DORA) August 1914, II. A survey of the reactions to the Russian Revolution of a section of the Right-wing press in Britain, III. A brief account of the work of three of the national organisations opposed to the war: the Independent Labour Party (ILP), the Union of Democratic Control (UDC) and the No Conscription Fellowship (NCF), Bibliography, Index,”,”UKIx-009-FL” “ROSE Steven”,”Il cervello e la coscienza.”,”Steven Rose, nato a Londra nel 1938, si è laureato in biochimica a Cambridge nel 1959, specializzandosi quindi in neurofisiologia nella città natale. Membro del New College do Oxford dal 1961 al 1963 e, negli anni immediatamente successivi, del gruppo di ricerche mediche dell’Imperial College, ha contribuito alla fondazione della Brain Research Association e della British Society for Social Responsibility in Science.”,”SCIx-245-FL” “ROSE John Holland”,”The Life of Napoleon I. Including new Materials from the British Official Records. Vol. I.”,”””Sicome è stato necessario condensare la storia della vita di Napoleone in alcune parti, ho scelto di trattare con brevità specialmente gli anni 1800-1811, che possono essere chiamati the ‘constants aetas’ (l’età costante) della sua carriera, allo scopo di aver più spazio per gli eventi decisivi successivi”” (pag IX)”,”FRAN-017-FSL” “ROSE John Holland”,”The Life of Napoleon I. Including new Materials from the British Official Records. Vol. II.”,”””Sicome è stato necessario condensare la storia della vita di Napoleone in alcune parti, ho scelto di trattare con brevità specialmente gli anni 1800-1811, che possono essere chiamati the ‘constants aetas’ (l’età costante) della sua carriera, allo scopo di aver più spazio per gli eventi decisivi successivi”” (pag IX) Battaglia di Ligny. ‘As Napoleon’s fate was to depend largely on an intelligent carrying out of this order, we may point out that it consisted of two chief parts, the general aim and the means of carrying out that aim. The aim was to find out the direction of the Prussians’ retreat, and to prevent them joining Wellington, whether for the defence of Brussels or of Liège. The means were an advance to Gembloux and scouting along the Namur and Maestricht roads. The chance that the allies might reunite for the defence of Brussels was alluded to, but no measures were prescribed as to scouting in that direction (…)’ (pag 481) ‘Poiché il destino di Napoleone doveva dipendere in gran parte da un’esecuzione intelligente di quest’ordine, possiamo far notare che esso consisteva in due parti principali, lo scopo generale e i mezzi per realizzarlo. L’obiettivo era scoprire la direzione della ritirata dei prussiani e impedire loro di unirsi a Wellington, sia per la difesa di Bruxelles che di Liegi. I mezzi erano l’avanzata verso Gembloux e l’esplorazione lungo le strade di Namur e Maestricht. Si alludeva alla possibilità che gli alleati si riunissero per la difesa di Bruxelles, ma non si prescrivevano misure di esplorazione in quella direzione (…)'”,”FRAN-018-FSL” “ROSEBERY Archibald”,”Guglielmo Pitt.”,”edizione provvisoria “”Chi avesse sentito parlare Pitt, difficilmente avrebbe potuto credere che si agitassero nel mondo a quel tempo problemi più appassionanti di quelli riguardanti la tassa sulle domestiche o l’imposta sul tabacco”” (capitolo ‘La Rivoluzione francese’) (pag 93) Liberazione degli schiavi (pag 94) Le qualità di Pitt oratore. Importante discorso sul commercio degli schiavi (pag 235-236) “”Fox non cercò neppur di nascondere la propria ammirazione. Disse che, sebbene a lui non mancassero mai le parole, Pitt aveva sempre pronte quelle migliori”” (pag 235)”,”UKIx-142″ “ROSELLI Alessandro”,”Il governatore Vincenzo Azzolini, 1931-1944.”,”Collana storica della Banca d’ Italia. Comitato scientifico. Antonio FAZIO presidente, Piero BARUCCI Tancredi BIANCHI Filippo CESARANO Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO ROSELLI Alessandro (Roma, 1943) laureatosi in giurisprudenza, con una tesi di Scienza delle finanze, ha svolto attività di ricerca all’ Università di Roma, La Sapienza. Nel 1967 è entrato alla Banca d’ Italia dove è attualmente dirigente presso il Servizio Segretariato. E’ autore di libri e articoli. L’ autonomia della Banca d’ Italia in discussione. “”La diatriba del 1932 tra Azzolini e Mosconi finì per coinvolgere l’ essenza stessa dell’ autonomia della Banca. Mosconi inviò al governatore una lettera che conteneva ben 17 gravi contestazioni (accuratamente numerate) al bilancio della Banca. Ciò che colpisce in questa serie di pesanti accuse è che della Banca erano contestati sia i risultati aziendali – la difficoltà cioè di fare profitti, a causa di una “”estrema pesantezza degli impieghi””, di una “”mancata doverosa selezione delle operazioni””, di una “”impressionante entintà delle sofferenze”” (fra le quali era predominante l’ esposizione verso Riccardo Gualino) -, sia la conduzione della politica monetaria. Si rimproverava alla Banca di non aver saputo contrastare l’ effetto espansivo sulla circolazione, dovuto agli interventi nelle crisi bancarie dell’ Istituto di liquidazioni, con un’ “”azione neutralizzatrice che le esigenze della lira pur reclamavano””. Una lista di contestazioni di violazioni di norme di legge e di statuto contemplava questa pesante requisitoria che – avvertiva Mosconi con tono implicitamente minaccioso in coda alla lettera – veniva mandata per conoscenza a Mussolini””. (pag 81)”,”ITAE-187″ “ROSELLI Alessandro”,”Gli economisti e il finanziamento della seconda guerra mondiale: ideologie politiche e dottrine economiche.”,”””La mobilizzazione delle risorse a scopo bellico comporta inevitabilmente un incremento del grado di collettivismo dell’economia, il quale può consistere in un accresciuto livello della proprietà pubblica dei mezzi di produzione, ovvero in un accentuato dirigismo nella gestione delle risorse, anche se in mano privata. La seconda guerra mondiale è un esemplare campo di verifica di queste proposizioni, poiché si combatte al culmine di un periodo – il decennio degli anni ’30 – caratterizzato da fenomeni di esteso intervento pubblico, da quello estremo della Russia sovietica, al New Deal rooseveltiano, passando per le forme fascistiche dell’Italia e della Germania (per citare solo pochi importanti esempi, sotto l’aspetto politico ed economico). Senza negare le ovvie ed enormi differenze tra queste esperienze, emergono analogie, che non sfuggirono neppure agli osservatori contemporanei (cito per tutti un articolo di Giuseppe Bottai, non a caso pubblicato su una rivista dell”establishment’ americano, ove si traccia un lungo raffronto fra lo Stato corporativo e la National Recovery Administration rooseveltiana (6)). Aveva presenti queste analogie, e differenze, il governatore Azzolini quando, soffermandosi sull’impatto della guerra sul sistema monetario e creditizio italiano, premetteva che “”dopo la [prima] guerra mondiale si sono affermati in vari paesi regimi di economia regolata: ora in forma organica, per effetto delle rivoluzioni politiche nazionali [e qui il suo implicito riferimento era alle economie fascista e nazista: dubito che lo fosse all’economia sovietica], ora come risultato di interventi frammentari ma ripetuti dello Stato nell’economia un chiaro riferimento agli S.U. e altri paesi occidentali. L'””economia regolata”” degli anni ’30 intese affrontare la guerra attribuendo grande importanza alla stabilità monetaria. In ogni paese si aveva presente la traumatica esperienza della prima guerra mondiale, che aveva portato al collasso della moneta in diversi paesi, e alla crisi dello stesso sistema internazionale del gold standard, con traumatiche sconvolgenti conseguenze politiche, travolgendo in molti casi le radici liberali della società europea (8)”” (pag 2-3) [(6) Bottai Giuseppe: ‘Corporate State and NRA’, in ‘Foreign Affairs’, 13, 4, July 1935 (“”There are many fundamental points common to the programs of President Roosevelt and Premier Mussolini””, pp. 622-623. L’America non fu da meno: “”tre tentativi inusuali e interessanti sono stati fatti: da parte del comunismo russo, da parte del fascismo italiano e tedesco, e da parte del nostro New Deal. Grandemente diversi nel loro credo e nella loro filosofia, essi hanno tuttavia uno scopo in comune: la creazione di un migliore ordine sociale e l’avanzamento economico del popolo”” (Welk, William: ‘Fascist Economic Policy. An Analysis of Italy’s Economic Experiment’, Harvard, 1938, p. XIX); (7) Azzolini: I riflessi…, cit, p. 54; (7) Azzolini: I riflessi…, cit, p. 54; (8) Gelsomino, Cosma O.: ‘La politica monetaria italiana tra il 1936 e la fine della seconda guerra mondiale, in Caracciolo Alberto, a cura, ‘La Banca d’italia tra l’autarchia e la guerra 1936-1945, Laterza, Bari, 1992, p. 122] Sorprendente il finanziamento esterno per l’Urss (pag 5)”,”ECOT-303″ “ROSEMAN Mark”,”Il Protocollo del Wannsee e la «soluzione finale».”,”Mark Roseman è professore di storia moderna all’Università di Southampton ed è esperto di Storia tedesca. Tra i suoi libri ricordiamo ‘Recasting the Ruhr’ (1992), ‘Generations in Conflict’ (1995) e ‘Il passato nascosto’ edito in Italia da Corbaccio che ha vinto il Fraenkel Prize nel 2000. “”””Martedì 20 gennaio 1942, in una mattinata nevosa, quindici funzionari di alto rango si riunirono nella villa del Servizio di sicurezza del Reich sulle sponde del più grande dei due laghi del Wannsee””. (…) Secondo le migliori tradizioni della burocrazia tedesca fu redatto un “”protokoll””, ovvero un processo verbale in cui vennero diligentemente riassunte le opinioni dei singoli funzionari e le conclusioni operative. Il documento fu classificato “”Geheime Reichssache””, materiale segreto del Reich, e ne furono riprodotte trenta copie numerate. Una di esse, la sedicesima, finì in un faldone del ministero degli Esteri tedesco e venne rinvenuta a Norimberga dai procuratori americani che stavano preparando l’arringa dell’accusa contro i maggiori esponenti del regime nazista”” (dal risvolto di copertina)”,”GERN-213″ “ROSEN Klaus”,”Il pensiero politico dell’ antichità.”,”Klaus ROSEN insegna storia antica all’ Università di Roma.”,”STAx-054″ “ROSEN Greg a cura”,”Dictionary of Labour Biography.”,”L’A è autore di ‘Herbert Morrison’ in ‘Labour Portraits’ (a cura di Kevin JEFFERYS, 2001). E’ membro della Fabian Society Executive. Lavora all’ AEEU Policy Office. Collaborazione di Luke AKEHURST Janet ANDERSON Jessica ASATO Cathy ASHLEY Jackie ASHLEY Jonathan ASHWORTH Lewis BASTON David BEAN Francis BECKETT Stephen BEER Judith BEGG Maria BELL Kevin BONAVIA Duncan BRACK Brian BRIVATI Gordon BROWN John BROWN Chris BRYANT Richard BURGON Matt CARTER’S Andy CHARLWOOD Jayant CHAVDA Selina CHEN D.J. COLLINS James CONNAL Nick COWELL Michael CRAVEN Bernard CRICK Rick CROSSICK Samantha CUNNINGHAM Tam DALYELL Matthew D’ANCONA Howard DAWBER Patrick DIAMOND Colin DINGWALL Claire DONOVAN Michael DUGHER Berth EGAN Richard ELSEN Paul FARRELLY Geoffrey FOOTE Russell GALBRAITH Ian GEARY Jennifer GERBER John GIBBINS Matthew GILL Mark GLOVER Geoffrey GOODMAN Roy GRANTHAM Matthew GILL Mark GLOVER Geoffrey GOODMAN Roy GRANTHAM Richard S. GRAYSON Clare GRIFFITHS Nigel GRIFFITHS Ben HALL Neill HARVEY-SMITH Peter HASTIE Laura HIGGS HEIGHAM John Home ROBERTSON Kevin JEFFERYS Eric JOYCE Lord JUDD Eleanor JUPP Peter KELLNER Phil KELLY Christopher KELSEY Fraser KEMP Philip LARKIN Keith LAYBOURN Adam LENT Dick LEONARD Arthur Henderson (1863-1935). “”Alla fine dell’ anno (1916), quando Lloyd George divenne Primo Ministro, Henderson divenne un membro di Gabinetto di guerra composto da 5 persone. Dovette rassegnare le dimissioni nell’ estate del 1917 (venendo rimpiazzato come presidente del partito da William Adamson), dopo il tristemente celebre incidente ‘doormat’, quando dovette aspettare fuori del War Cabinet per un ora mentre i suoi colleghi dibattevano e condannavano i suoi legami con i socialisti dell’ estero. Henderson aveva sostenuto la partecipazione del Labour alla Conferenza socialista internazionale di Stoccolma, che ebbe rappresentanti di tutti i paesi, inclusi i nemici della Gran Bretagna del tempo di guerra. Avendo legato con i comunisti russi più del necessario, egli si guadagnò la reputazione di ‘aperturista ai bolscevichi’, sebbene egli avesse dato un sostegno entusiastico al Governo provvisorio nella Russia del 1917. Le sue dimissioni finali si ebbero una settimana dopo l’ incidente doormat, quando LLoyd George lo sospese dal Governo. Fuori dall’ incarico governativo, Henderson dedicò le sue energie all’ organizzazione del partito, rivedendo in particolare la sua costituzione, ed assicurandosi l’ accettazione da parte dei sindacati della quota politica. Il suo lavoro assicurò alle Unions il dominio in alcune aree decisionali del partito per gli anni a venire. Quando il Labour tornò al potere nel 1924, Henderson divenne ‘Home Secretary’ (…)””. (pag 277-278)”,”MUKx-136″ “ROSEN Klaus”,”Il pensiero politico dell’antichità.”,”Klaus Rosen insegna storia antica all’ Università di Roma.”,”STAx-002-FMB” “ROSENBAUM Ron”,”Il mistero Hitler.”,”ROSENBAUM Ron è un giornalista di formazione letteraria.”,”GERN-177″ “ROSENBERG Arthur”,”Histoire du Bolchevisme.”,”‘A. Rosemberg, ‘Storia del bolscevismo’ Una critica in chiave consiliare – l’A era molto vicino a Korsch – del leninismo’ (fonte int.)”,”RIRx-043″ “ROSENBERG Arthur”,”Geschichte der Weimarer Republik.”,”Dopo rivoluzione di Novembre, Spartako e NOSKE, Putsch di KAPP, il tempo dei cattolici democratici, Q Ruhr ed inflazione, stabilizzazione e STRESEMANN, la fine.”,”GERG-009″ “ROSENBERG Nathan”,”Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia.”,”Visioni progresso tecnico, storiografia progresso tecnico, MARX studioso di tecnologia, innovazione tecnologica e onde lunghe, rapporto tecnologia-economia in USA, energia, mutamento tecnico in industria aviazione civile, influenza domanda di mercato su tecnologia, trasferimento internazionale di tecnologia, leadership tecnologica USA. L’A insegna storia della tecnologia nell’ Univ di Stanford. Tra le sue opere apparse in italiano: ‘Le vie della tecnologia’ (1987) e insieme a L.E. BIRZDELL ‘Come l’occidente è diventato ricco’ (1968).”,”SCIx-069″ “ROSENBERG Hans”,”La nascita della burocrazia. La esperienza prussiana 1660-1815.”,”L’A, nato nel 1904, è uno dei maggiori storici tedeschi contemporanei. Allievo di Friedrich MEINECKE esordì come studioso del liberalismo tedesco, con studi pubblicati tra il 1927 e il 1935, anno in cui emigrò negli USA. Qui ha proseguito i suoi studi su due linee fondamentali: la ricerca di storia economica (‘La crisi economica, 1857-1859′, tradotta in italiano nel 1980) e quella di storia sociale con una particolare attenzione alla amministrazione, alla burocrazia, alla formazione delle elites.”,”GERx-006″ “ROSENBERG Arthur”,”Origini della repubblica di Weimar.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino, dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’ Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito Socialista indipendente e due ani dopo entrò nelle file del Partito comunista unificato (KPD). Emerso allora in primo piano per il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943. Bibliografia: -Der Staat der alten Italiker (1914) -Geschichte des Bolschevismus von Marx bis zu Gegenwart”,”GERG-025″ “ROSENBERG Arthur”,”Democrazia e socialismo. Storia politica degli ultimi centocinquant’ anni 1789 – 1937.”,”Questa non è solo l’ ultima opera di Arthur ROSENBERG in ordine di tempo (venne pubblicata per la prima volta ad Amsterdam nel 1938 pochi anni prima della scomparsa del suo autore nel 1943) ma è anche il culmine della riflessione del militante di sinistra e dello storico della repubblica di Weimar e del bolscevismo. Ripubblicando il libro nel 1962 l’editore tedesco ha sentito il bisogno di premettere “”Questo libro è stato scritto tra il 1935 e il 1937 sotto l’ impressione di quello che l’autore chiamò il “”crollo della democrazia liberale””. Il ROSENBERG di ‘Democrazia’ si iscrive nel complesso di quelle posizioni teoriche e pratica della ‘sinistra’ socialdemocratica di lingua tedesca che va da Paul LEVI a Max ADLER fino a Otto BAUER.”,”BORx-006 EURx-105″ “ROSENBERG Arturo”,”Storia del bolscevismo da Marx ai giorni nostri.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la rivoluzione d’ Ottobre e le ripercussioni in Germania lo convinsero al passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito socialista indipendente e due anni dopo entrò nel Partito comunista unificato. Emerse come giornalista e oratore di partito. Deputato al Reichstag nel 1924 si occupò di problemi internazionali. Nel 1927, dissentendo con la politica staliniana abbandonò il partito. Scaduto il mandato parlamentare si volse a studi di storia contemporanea. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943.”,”RIRx-044 RIRO-069″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia della repubblica tedesca.”,”””La Lega di Spartaco già di per sé poco numerosa, perse con la scissione di Heidelberg, gran parte dei suoi membri. Gli utopisti radicali espulsi fondarono insieme ad alcuni teorici sindacalisti il partito operaio comunista (KAPD) che però non ha mai esercitato una influenza degna di nota nella politica tedesca. Ora era libera la via per una fusione fra la Lega di Spartaco e i milioni di operai che finora si erano dichiarati per l’ USPD, ma che in realtà simpatizzavano per il comunismo. Nel 1920 si giunse, nel congresso di Halle, alla scissione da lungo tempo matura dell’ USPD. Le due tendenze che fin dal principio erano esistite in seno al partito indipendente si dividero ora per la questione della fusione con i comunisti””. (pag 142)”,”GERG-046″ “ROSENBERG Hans”,”Ascesa e prima crisi mondiale del capitalismo (1848-1857).”,”Hans ROSENBERG, nato nel 1904, fu costretto dal nazismo ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti. Anche se ha insegnato a lungo nelle università americane, ROSENBERG è considerato il maestro della nuova storiografia della RFT. “”La crisi bancaria generale scoppiò quando il mondo degli affari, venuta meno la fiducia, passò improvvisamente dalle operazioni senza denaro contante a quelle con denaro contante, quando il pubblico spaventato ritirò i depositi dalle banche, pretese il cambio delle banconote in metalli preziosi e cercò di sottrarre alla circolazione e di accumulare al massimo il denaro in moneta.”” (pag 151) “”Particolarmente nefasto si dimostrò lo stretto legame fra Amburgo e il nord scandinavo che, dalla guerra di Crimea, aveva acquistato crescente importanza per le operazioni internazionali con merci e aveva ampliato relativamente più di ogni altro paese europeo il suo commercio estero, finanziandolo con capitali stranieri”” (pag 158). “”Come un’ epidemia misteriosa””, così s’ espresse un osservatore contemporaneo ancora sotto l’ impressione di quanto aveva visto, la crisi si diffuse “”dal più lontano West del nuovo mondo fino a Stoccolma e a Mosca, fino a Smirne e a Odessa. I posti per i quali passava questa pestilenza non si coprivano di cadaveri e mucchi di macerie, ma d’ innumerevoli rovine del benessere pubblico e privato.”” (pag 163)”,”ECOI-131″ “ROSENBERG Charles E. a cura; saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”La famiglia nella storia. Comportamenti sociali e ideali domestici.”,”Saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”STOS-148″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia della repubblica di Weimar. (Tit.orig.: Geschichte der deutschen Republik)”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino, dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’ Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito Socialista indipendente e due ani dopo entrò nelle file del Partito comunista unificato (KPD). Emerso allora in primo piano per il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943. Bibliografia: -Der Staat der alten Italiker (1914) -Geschichte des Bolschevismus von Marx bis zu Gegenwart”,”GERG-074″ “ROSENBERG Arthur”,”Demokratie und Sozialismus. Zur politischen Geschichte der letzten 150 Jahre.”,”ROSENBERG Arthur L’annessione dell’Alsazia Lorena spingerebbe la Francia ad una alleanza con la Russia. “”Sedan und die Proklamationen der Republik in Paris änderten die Lage. Es war klar, daß das französische Volk im Friedensvertrag für die Schuld Bonapartes würde büßen müssen, aber es kam nun darauf an, den Frieden für Frankreich so erträglich wie möglich zu machen. Den Plan einer Annexion Elsaß-Lothringens durch Deutschland bekämpfte Marx unbedingt: Denn erstens würde Deutschland die beiden Provinzen niemals assimilieren können, und zweitens würde Frankreich durch diesen Schlag in die Arme der russischen Politik getrieben werden. Ein Bündnis Frankreichs mit dem russischen Zarismus war jedoch ein gleich großes Unglück für Deutschland und für die internationale Sache der Arbeiterschaft. So empfahl Marx nach Sedan den französischen Arbeitern, die neue republikanische Regierung in ihrem Abwehrkampf gegen die deutsche Invasion zu unterstützen, und die deutschen Arbeiter sollten zur selben Annexion von Elsaß-Lothringen treiben.”” (pag 164) [Arthur Rosenberg, Demokratie und Sozialismus. Zur politischen Geschichte der letzten 150 Jahre, 1962]”,”TEOC-587″ “ROSENBERG Nathan”,”Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’.”,”L’autore, Rosenberg, insegna storia della tecnologia nell’Università di Stanford (1991). Ha scritto pure ‘Le vie della tecnologia’ (1997) e ‘Come l’Occidente è diventato ricco’ (1988) con L.E. Birzdell. Questo lavoro (Marx studioso di tecnologia) è apparso in origine su ‘Monthly Review’ , 28, 1976. “”(…) l’ultima frase [di Marx] può essere letta come una penetrante anticipazione di alcune delle idee centrali di Abbott Patson Usher, probabilmente il più attento studioso nel nostro secolo della storia della tecnologia (33)”” (pag 74) (33) A.P. Usher, A History of Mechanical Inventions, Cambridge, 1954 (versione rivista) Kuznets: “”Le innovazioni epocali che caratterizzano l’epoca economica moderna consistono nell’applicazione estensiva della scienza ai problemi della produzione economica”” (pag 65) “”Uno dei meriti duraturi di Marx è stato quello di essere uno dei primi a cogliere l’inevitabilità della tendenza alla grande dimensione. Questa intuizione a sua volta traeva origine dal suo approfondito studio delle forze tecnologiche operanti nel capitalismo britannico alla metà del secolo. Nel capitolo XXIII del primo libro de ‘Il capitale’ (‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’) Marx sottolineò i decisivi vantaggi economici della produzione capitalistica su larga scala. Egli classificò ed analizzò attentamente la natura di questi vantaggi, e nel capitolo V del terzo libro (‘Economia nell’impiego del capitale costante’) presentò numerosi esempi specifici. Quando, in conseguenza del processo di accumulazione del capitale, l’economia capitalistica dispone di un ammontare sufficientemente ampio di beni capitali, e quindi si è dotata anche di un settore ben definito destinato alla loro produzione, il sistema acquisisce in questo stadio una nuova fonte di dinamismo produttivo. Innanzitutto, quando la scala di produzione è sufficientemente grande, si presentano le opportunità di sfruttare ciò che siamo giunti a chiamare indivisibilità: “”in una grande fabbrica con uno o due motori centrali le spese relative a questi ultimi non crescono nella stessa proporzione della rispettiva potenza e quindi della rispettiva sfera d’azione; le spese per i congegni di trasmissione non aumentano nella stessa proporzione della massa delle macchine di lavoro che essi mettono in moto; il corpo stesso della macchina da lavoro non cresce di prezzo nella proporzione in cui aumenta il numero degli strumenti che rappresentano i suoi organi e con i quali essa funziona, e via dicendo. La concentrazione dei mezzi di produzione apporta inoltre un risparmio di costruzioni d’ogni genere, non soltanto quanto ai veri e propri stabilimenti, ma anche per i locali di deposito, ecc. Altri fattori della produzione rimangono invariati, vengano essi utilizzati da pochi o da molti operai”” (23)””. [Nathan Rosenberg, Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’, 1991] [(23) K. Marx, Il Capitale, cit., libro III, p. 111] (pag 70-71) “”Il ‘locus classicus’ di questa visione si trova ovviamente nelle pagine di apertura del ‘Manifesto del Partito comunista: “”(…) La grande industria ha creato quel mercato mondiale ch’era stato preparato dalla scoperta dell’America. Il mercato mondiale ha dato uno sviluppo immenso al commercio, alla navigazione, alle comunicazioni per via terra. Questo sviluppo ha reagito a sua volta sull’espansione dell’industria, e, nella stessa misura in cui si estendevano industria, commercio, navigazione, ferrovie, si è sviluppata la ‘borghesia’, ha cresciuto i suoi capitali e ha respinto nel retroscena tutte le classi tramandate dal medioevo”” (4). Mi sono preso la libertà di citare un lungo passo tratto da una fonte nota poiché mi sembra che esso fornisca una definitiva confutazione dell’opinione secondo cui Marx era un determinista in campo tecnologico. (…) Il passo citato chiarisce in modo inequivocabile come i cambiamenti tecnologici associati ai due stadi dello sviluppo capitalistico – il sistema della manifattura e la grande industria – siano avvenuti in risposta ad un’espansione dell’universo delle opportunità di profitto. Secondo Marx, quindi, i rapporti capitalistici emersero quando la crescita delle opportunità di profitto condusse ad un’espansione della dimensione dell’unità produttiva oltre quella caratteristica della bottega artigiana medioevale. La pura espansione quantitativa di tali botteghe condusse successivamente a più radicali cambiamenti qualitativi nei rapporti sociali (5). Benché il sistema della manifattura avesse dominato totalmente i primi due secoli e mezzo del capitalismo occidentale e avesse condotto a trasformazioni fondamentali nei rapporti sociali (6), esso non si accompagnò a nessuna innovazione tecnologica di rilievo. “”Per esempio, in riferimento al modo della produzione in sé, la manifattura non si distingue ai suoi inizi dalla industria artigiana delle corporazioni quasi per altro che per il maggior numero degli operai occupati contemporaneamente dallo stesso capitale. Si ha soltanto un ingrandimento dell’officina del mastro artigiano”” (7). Quindi, considerare Marx un determinista tecnologico equivale praticamente ad ignorare la sua analisi dialettica sulla natura del cambiamento storico (8).”” [Nathan Rosenberg, Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’, 1991] [(4) K. Marx F. Engels, The Communist Manifesto, London, 1848, trad. it., Manifesto del Partito Comunista, Torino, 1970, pp. 101-102. Vedi anche K. Marx, Il capitale, cit, libro I, cap. XXIII; K. Marx, Miseria della filosofia, cit, pp 115-120; e Karl Marx, Grundrisse, Dietz Verlag, Berlin, 1953, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, 1974, vol. II, pp. 20,30; (5) K. Marx, Il capitale, cit., libro I, p. 377; (6) “”Mentre la cooperazione semplice lascia inalterato nel complesso il modo di lavorare del singolo, la manifattura rivoluziona questo modo di lavorare da cima a fondo, e prende alla radice la forza-lavoro industriale. Storpia l’operaio e ne fa una mostruosità favorendone, come in una serra, l’abilità di dettaglio, mediante la soppressione d’un mondo intero d’impulsi e di disposizioni produttive, allo stesso modo che negli Stati del La Plata si macella una bestia intera per la pelle o per il grasso (ibidem, pp. 403-404); (7) Ibidem, p. 363. Si noti, inoltre, che il panegirico di Marx sul dinamismo tecnologico del capitalismo non si riferisce al capitalismo nell’arco della sua storia, ma solo al capitalismo che ebbe luogo nel secolo precedente alla stesura del ‘Manifesto del Partito Comunista’. “”Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato”” (K. Marx F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, cit., p. 106; (8) Per una esposizione convinta del determinismo tecnologico, si veda il lavoro dell’antropologo Leslie A. White, ‘The Science of Culture’, New York, 1971. Secondo White, un sistema sociale è “”una funzione di un sistema tecnologico””. E ancora, “”La tecnologia costituisce la variabile indipendente, mentre il sistema sociale è la variabile dipendente. I sistemi sociali sono quindi determinati da sistemi tecnologici, quando questi ultimi subiscono cambiamenti, cambiano anche i primi”” (ibidem, p. 365)] (pag 60-61-62)”,”MADS-641″ “ROSENBERG Nathan, collaborazione di Claudio R. FRISCHTAK David C. MOWERY W. Edward STEINMÜLLER David C. MOWERY”,”Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia.”,”Contiene il capitolo: ‘Marx studioso di tecnologia’ (pag 57-78) (fotocopiare)”,”ECOI-116-FL” “ROSENBERG William G. a cura, scritti di V.I. LENIN N. KRUPSKAJA A.A. SOLTS N. BUCHARIN P.I. LEBEDEV-POLYANSKY A. KOLLONTAIJ L. TROTSKY M.F. FILIPENKO P. STUCHKA e altri”,”Bolshevik Visions. First Phase of the Cultural Revolution in Soviet Russia. Part 1 The Culture of a New Society: Ethics, Gender, the Family, Law, and Problems of Tradition.”,”Acknowledgments, Second Edition, Illustrations in Part 1, Introduction to the Second Edition, Note on Transliteration, Notes, Suggestions for Further Reading, Contents of Part 2.”,”RIRB-008-FL” “ROSENBERG William G. a cura, scritti di A. LUNACHARSKIJ L. TROTSKY P. KOGAN S.M. KIROV M. GINZBURG N.A. MILIUTIN M. ILIN A. ANDREEV M. MALKOV e altri”,”Bolshevik Visions. First Phase of the Cultural Revolution in Soviet Russia. Part 2 Creating Soviet Cultural Forms: Art, Architecture, Music, Film, and the New Tasks of Education.”,”Acknowledgments, Second Edition, Illustrations in Part 2, Introduction to the Second Edition, Note on Transliteration, Notes, Suggestions for Further Reading, Contents of Part 1.”,”RIRB-009-FL” “ROSENBERG Arthur”,”Origini della Repubblica tedesca, 1871 – 1918.”,”””Gli uomini che governavano la Germania nel 1914 sono da assolvere dall’accusa di aver voluto la guerra, ma tanto più severamente deve essere rilevata l’inettitudine politica di Guglielmo II e di Bethmann-Hollweg. Fu uno sbaglio inaudito e in contrasto con tutte le tradizioni di Bismarck che la Germania coprisse le spalle agli austriaci nell’azione contro la Serbia. Allorché la Serbia respinse l’ultimatum dell’Austria, l’Austria-Ungheria dichiarò la guerra alal Serbia. Di conseguenza la Russia, malgrado l’avverenza ammonitrice della Germania, ordinò la mobilitazione. Politicamente la Germania avrebbe avuto tutto l’interesse a lasciare alla Russia la responsabilità dell’aggressione. La questione fu invece trattata da Berlino esclusivamente dal punto di vista tecnico-militare. Lo stato maggiore tedesco guardava a una guerra su due fronti con gravi preoccupazioni. L’esercito francese era, per numero e per mezzi tecnici, circa all’altezza di quello tedesco. L’esercito russo era, in quanto a numero, straordinariamente superiore a quello tedesco e per l’attività del ministro della guerra Suchomlinow provvisto di tutto l’armamento necessario. All’opposto, l’esercito dell’Austria-Ungheria era per numero delle truppe addestrate e per artiglieria moderna così debole, da non poter tenere agganciata se non una frazione dell’esercito russo. Dall’Italia non era d’attendersi alcun aiuto. Così la Germania impigliata in una guerra su due fronti doveva trovarsi di contro una grande superiorità di uomini e mezzi. Lo stato maggiore tedesco credette di poter vincere la guerra solo con l’aiuto del piano elaborato dall’ex capo di stato maggiore conte Schlieffen. (…) Per mettere in pratica il piano Schlieffe, il quale, secondo l’opinione dello stato maggiore, era il solo che offrisse una speranza di salvezza, era però necessario il deciso inizio delle ostilità sia in occidente sia in oriente, non appena la mobilitazione russa avessa dimostrata l’inevitabilità della guerra. Dal punto di vista prettamente militare ciò era assolutamente esatto. Ma la direzione politica avrebbe pur tuttavia dovuto assumersi la responsabilità di far attaccare d’improvviso l’avversario. Né Bethmann-Hollweg né Guglielmo II avevano il coraggio necessario per addossarsi una simile responsabilità e perciò essi dichiararono la guerra alla Russia e alla Francia. Anche senza la dichiarazione di guerra della Germania, l’aggressione russa all’Austria sarebbe stata senza dubbio il preludio della guerra. Ma la posizione politica della Germania risultò rovinata sin dal principio a causa della dichiarazione di guerra. Allorché poi la Germania, allo scopo di mettere in esecuzione il piaon Schlieffen, ferì per di più la neutralità del Belgio, il governo inglese ebbe il migliore e il più comodo pretesto per partecipare alla guerra a fianco della Russia e della Francia. Fu così che la dignità imperiale si trovò impigliata in una guerra, alla cui fine sfortunata, secondo il giudizio di Bismarck, stava la repubblica socialista”” (pag 70-71)”,”GERG-002-FPA” “ROSENBERG Nathan a cura; scritti di Joseph SCHUMPERTER A.P. USHER Vernon RUTTAN M. BLAUG Jacob SCHMOOKLER William PARKER Richard NELSON Kenneth ARROW Zvi GRILICHES William FELLNER Paul DAVID Peter TEMIN Edwin MANSFIELD Moses ABRAMOVITZ Robert SOLOW Edward DENISON Edward AMES e Nathan ROSENBERG Raymond VERNON Robert BALDWIN Robert SOLO”,”The economics of technological change. Selected Readings.”,”Scritti di Joseph SCHUMPERTER A.P. USHER Vernon RUTTAN M. BLAUG Jacob SCHMOOKLER William PARKER Richard NELSON Kenneth ARROW Zvi GRILICHES William FELLNER Paul DAVID Peter TEMIN Edwin MANSFIELD Moses ABRAMOVITZ Robert SOLOW Edward DENISON Edward AMES e Nathan ROSENBERG Raymond VERNON Robert BALDWIN Robert SOLO”,”USAE-102″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia del bolscevismo.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur Rosenberg fu allievo di Eduard Meyer a Berlino, dove iniziò, con i suoi studi di storia antica, una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito socialista indipendente e due anni dopo entrò nelle fila del Partito comunista unificato. Emerse allora in primo piano il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Scaduto il mandato parlamentare, si volse a studi di storia contemporanea. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943.”,”RIRO-062-FL” “ROSENBERG Hans”,”La nascita della burocrazia. La esperienza prussiana 1660-1815.”,”””La monarchia assoluta non implicò un governo senza legge, ma un governo autoritario basato sul “”diritto pubblico”” e sulla sua supremazia rispetto al diritto tradizionale ereditato dai tempi in cui la forma principale di diritto riconosciuto era il privilegio. L’elaborazione di un corpo separato di leggi pubbliche e il loro progressivo prevalere sulle leggi consuetudinarie stanno a significare lo sviluppo di un sistema duale di legge e di giustizia. Da unlato, si affermò la separazione tra “”Stato”” e “”società””, e parimenti la separazione tra affari “”pubblici”” e “”privati””, diritti pubblici e privati, attività pubbliche e private. Dall’altro, le esigenze e gli interessi dinastici si identificarono con gli interessi e i bisogni pubblici e il governo del principe con lo Stato. Il diritto pubblico evidenziò la concentrazione di un’autorità pubblica usurpata”” (pag 73)”,”TEOP-011-FV” “ROSENBERG William G.”,”Liberals in the Russian Revolution. The Constitutional Democratic Party, 1917-1921.”,”William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan. Among his works is Liberals in the Russian Revolution. Acknowledgments, Abbreviations of Frequently cited Journals, List of Tables and Maps, Introduction, Bibliography, Index, Studies of the Russian Institute. Columbia University,”,”RIRx-086-FL” “ROSENBERG William G. SIEGELBAUM Lewis H. a cura, Contributors Katerina CLARK R.W. DAVIES Geoff ELEY Sheila FITZPATRICK Stephen KOTKIN Hiroaki KUROMIYA Mosche LEWIN Stephan MERL Don K. ROWNEY David R. SHEARER Peter H. SOLOMON Jr. Ronald Grigor SUNY”,”Social Dimensions of Soviet Industrialization.”,”Sheila Fitzpatrick is Professor of History at the University of Texas, Austin. Moshe Lewin is Professor of History at the University of Pennsylvania. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan, author of Liberals in the Russian Revolution: The constitutional Democratic Party, 1919-1921. Ronald Grigor Suny is the Alex Manoogian Professor of Modern Armenian Histiry at the University of Michigan. Lewis H. Siegelbaum is professor of Modern Russian History at Michigan State University. He is author of Soviet State and Society between Revolutions, 1918-1929 and Stakhanovism and the Politics of Productivity in the USSR. Katerina Clark is Associate professor of Comparative Literature and Slavic Languages and Literatures at Yale University. R.W. Davies is Emeritus Professor of Soviet Economic Studies in the Centre for Russian and East European Studies, University of Birgmingham, England. Geoff Eley is Professor of History at the University of Michigan. Stephen Kotkin is Assistant Professor of History at Princeton University. Hiroaki Kuromiya is Assistant Professor of History at Indiana University, Bloomington. Stephan Merl is Professor of History at the University of Bielefeld, Germany. Don K. Rowney is Professor of History at Bowling Green State University. David R. Shearer is Assuistant Professor of History at the University of Delaware. Peter H. Solomon Jr. is Professor of Political Science at the University of Toronto. Introduction, Guide to Further Reading Compiled by Steven COE, Contributors, Notes, Index, Series in Russian and Eastern European Studies”,”RUSU-144-FL” “ROSENBERG Charles E. a cura; saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”La famiglia nella storia. Comportamenti sociali e ideali domestici.”,”Saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY ‘Charles E. Rosenberg, storico e curatore del libro ‘La famiglia nella storia’, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle dinamiche familiari nel corso dei secoli. Attraverso le sue ricerche, ha esplorato l’evoluzione della famiglia umana, evidenziando come il concetto di famiglia sia stato plasmato da fattori culturali, sociali ed economici. Nel suo libro, Rosenberg esamina le trasformazioni della famiglia nel corso del tempo, dalle società primitive ai giorni nostri. Egli sottolinea che la famiglia è sempre esistita come nucleo essenziale di ogni comunità umana. Segni di questa organizzazione sociale si trovano nei miti, nelle leggende e nei documenti storici che risalgono all’inizio della nostra specie. Persino le divinità nelle diverse forme religiose sono organizzate in famiglie, dimostrando l’immanenza della formula familiare nella vita di tutte le popolazioni del globo. Nel corso della storia, il ruolo e lo status della famiglia sono cambiati. Mentre oggi prevalentemente viviamo nel modello di famiglia “nucleare” (genitori e figli), all’inizio del secolo scorso era comune in tutto l’Occidente la famiglia estesa, che includeva anche fratelli, sorelle, cugini e nonni che coabitavano nelle zone rurali. Il pater familias esercitava un ruolo di potere sulla comunità allargata dei suoi congiunti, decidendo non solo i carichi di lavoro, ma anche i destini di coloro che facevano parte della sua “gens” 1. In sintesi, Charles E. Rosenberg ci invita a riflettere sulla complessità e la mutevolezza del concetto di famiglia nel corso della storia umana, offrendo una prospettiva ricca di spunti di riflessione.’ (f. copil.) ‘Charles E. Rosenberg, professore emerito di storia presso l’Università di Harvard, ha dedicato gran parte della sua carriera all’analisi della storia della medicina e della scienza. È noto soprattutto per il suo lavoro ‘The Cholera Years: The United States in 1832, 1849 and 1866’, che esplora l’impatto del colera sulla società americana in quegli anni12. Inoltre, ha contribuito significativamente alla comprensione della crescita del sistema ospedaliero negli Stati Uniti attraverso il suo libro ‘The Care of Strangers: The Rise of America’s Hospital System’1. Rosenberg ha anche collaborato con Janet Golden nel libro ‘Pictures of Health: A Photographic History of Health Care in Philadelphia, 1860-1945’, che offre una prospettiva visiva sulla storia dell’assistenza sanitaria nella città di Filadelfia1. Ha continuato a esplorare il rapporto tra malattia, società e cultura in opere come ‘Framing Disease: Studies in Cultural History’ e ‘Explaining Epidemics and other studies in the History of Medicine’1. La sua vasta produzione letteraria e la sua influenza nel campo della storia della medicina e della scienza lo rendono una figura di rilievo nell’accademia e nella ricerca storica.’ (f. copil.)”,”STOS-028-FSD” “ROSENBERG Hans”,”Ascesa e prima crisi mondiale del capitalismo (1848-1857).”,”Hans Rosenberg, nao nel 1904, fu costretto dal nazismo ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti. Anche se ha insegnato a lungo nelle università americane, Rosenberg è considerato il maestro della nuova storiografia della RFT.”,”ECOI-206-FL” “RÖSENER Werner”,”I contadini nella storia d’ Europa.”,”Q ceto contadino europeo, basi del ceto contadino nell’Alto Medioevo, crisi del Tardo Medioevo, movimenti contadini ribellioni, dualismo agrario in Età moderna: signoria fondiaria ad Ovest, riserva signorile a Est, sviluppo demografico, struttura insediativa, problemi alimentari, comunità villaggio, emancipazione contadina, riforme agrarie, i contadini europei nella moderna società industriale. L’A (Lohne, 1944) è docente al Max-Planck Institut für Geschichte di Göttingen. Si è occupato di soprattutto di storia sociale ed economica del Medioevo. Ha pubblicato tra l’altro: -Bauern im Mittelalter. 1985 tradotto in It come ‘I contadini e il Medioevo’, 1989 2 ediz -Grundherrschaft im Wandel. 1991 -Agrarwirtschaft –Agrarverfassung und ländliche Gesellschaft. 1992″,”EURx-043″ “RÖSENER Werner”,”I contadini nel Medioevo. (Tit.orig.: Bauern im Mittelalter)”,”RÖSENER W. (Lohne, Germania, 1944) ha studiato alla Freie Universität di Berlino. Dal 1974 è al Max-Planck-Institut per il settore storia a Göttingen. L’A smentisce l’ errata convinzione che la vita dei contadini, a differenza di quella della nobiltà e della borghesia urbana, non sia mai cambiata. “”Ci rimane solo da esaminare l’influenza che i rapporti di dipendenza feudale hanno avuto sull’economia contadina. In questa sede non possiano certo illustrare tutto l’ampio spettre delle tensioni fra signori feudali e contadini; ci limiteremo ad esaminare il problema della misura in cui l’economia contadina mediavale venne influenzata dal sistema feudale e dall’entità dei tributi che i contadini dovevano versare. Con il graduale superamento del sistema curtense e con il declino della sfera economica gestita direttamente dai signori, i servizi di ‘corvées’ per i contadini subirono una drastica riduzione, per cui verso la fine del XII secolo essi avevano perduto gran parte della loro originaria importanza. Alcuni servizi coatti rimasero però in vigore (…). Nel XIII secolo la gran parte dei doveri che i contadini erano tenuti ad assumere nei confronti dei loro signori personali, fondiari o giuridici concerneva però soprattutto le rendite monetarie e in natura. In considerazione dell’enorme molteplicità di queste prestazioni, che assumevano la forma di rendite fondiarie, personali, di decime, di oneri di baliaggio, di banno (tasse sui mulini, sui forni e sulla produzione della birra) e di imposte – nelle fonti sono riportate diverse denominazioni, parole e forme – è difficile quantificare in modo abbastanza preciso l’entità complessiva degli oneri contadini. Esiste però la possibilità di calcolare in modo più preciso il livello degli oneri di singoli poderi contadini, quando essi sono riportati soprattutto in una voce principale, mentre le imposte secondarie sono in qualche modo stimabili. K. Lamprecht ha calcolato che nella regione della Mosella e del Reno durante il Medioevo gli oneri ammontassero a un terzo circa del prodotto lordo cerealicolo di un podere contadino.”” (pag 176-177)”,”STOS-140″ “RÖSENER Werner”,”I contadini nel Medioevo.”,”W. Rosener (Lohne, Germania, 1944) ha studiato alla Freie Universität di Berlino. Dal 1974 è al Max-Planck-Institut per il settore storia a Göttingen.”,”STMED-100-FSD” “ROSENGARTEN Frank”,”Silvio Trentin dall’ interventismo alla resistenza.”,”ROSENGARTEN Frank nato a NY nel 1927 insegna letteratura italiana presso il Queens College della City University of New York. Ha pubblicato varie opere sull’ Italia moderna. “”La natura abnorme del fenomeno fascista si evidenziò ancora una volta nella primavera del 1922, nel corso della “”adunate”” in cui molti caporioni regionali fascisti dimostrarono chiaramente che il fascismo non era solo un movimento politico, ma una fazione armata che mirava a impadronirsi dello stato per i propri fini. La si vide ancora al principio di luglio, e per tutta l’ estate del 1922, un periodo che vide un aumento impressionante di violenze ed aggressioni contro singoli individui e contro organizzazioni e giornali antifascisti. Alla fine del luglio il fascismo mobilitava le sue squadre armate in azioni antisciopero e minacciava di muoversi indipendentemente dallo stato, se il governo non reprimeva lo sciopero generale proclamato per il 31 luglio. Più che un partito, il fascismo era ormai un’ organizzazione militare ben strutturata, disciplinata e gerarchicamente ordinata, con la manifesta volontà di sfidare il pubblico potere e sostituirsi all’ autorità dello stato liberale italiano.”” (pag 75) I socialdemocratici lacerati tra collaborazionisti e intransigenti. “”Per Trentin e gli altri socialdemocratici di sincera militanza antifascista fu causa di grave apprensione il fatto che dal novembre 1921 all’ ottobre 1922 i rappresentanti parlamentari del Partito nazionale socialdemocratico rivelassero una ben definita tendenza a collaborare con gruppi conservatori e reazionari. Questa tendenza fu riconfermata quando il capo riconosciuto del partito, il duca siciliano Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, accettò l’ incarico di ministro delle Poste e Comunicazioni nel primo gabinetto di Mussolini, e un’ altra nota figura del partito socialdemocratico, Gabriele Carnazza, fu nominato ministro dei Lavori Pubblici””. (pag 76)”,”ITAD-077″ “ROSENKRANZ Karl”,”Vita di Hegel.”,”ROSENKRANZ Karl (1805-1879) studiò teologia e filosofia a Berlino. Nel 1833 fu chiamato all’Università di Könisberg alla cattedra di filosofia che era stata di Kant e Herbart. Fu anche un valente studioso di letteratura. Un suo ‘Manuale di storia generale della poesia’ fu tradotto a Napoli nel 1853 da Francesco De Sanctis. Critica del progetto di riforma inglese del 1831 (pag 430) “”Lo stoicismo e lo scetticismo, ad esempio, appartengono dal punto di vista della storia universale al momento del trapasso dallo spirito della grecità a quello della romanità. Tale momento del trapasso si presenta nuovamente, secondo un altro aspetto, nella scomparsa del mondo della bella eticità e nel sorgere di una condizione legata al diritto ed un’altra volta nel passaggio dalla religione artistica alla religione disvelata. Nella coscienza infelice, in cui secondo Hegel sfocia lo scetticismo, viene già rappresentato lo struggimento romantico e la lacerazione, che, nell’estraneazione dello spirito, ancora una volta ritorna come fede, più avanti come anima bella e alla fine come trapasso dalla religione disvelata al sapere assoluto””. (pag 221)”,”HEGx-005″ “ROSENSTONE Robert A.”,”John Reed, rivoluzionario romantico.”,”ROSENSTONE Robert A. è professore incaricato di storia all’Institute of Technology of California. E’ autore di ‘Crusade of the Left: The Lincoln Battalion in the Spanish Civil War’, 1969.”,”REEx-022″ “ROSENSTONE Robert A.”,”John Reed, rivoluzionario romantico.”,”Robert A. Rosenstone è professore incaricato di storia all’Institute of Technology di California. É autore di Crusade of the Left: The Lincoln Battalion in the Spanish Civil War, e curatore di Seasons of Rebellion: Protest and Radicalism in recent America.”,”REEx-016-FL” “ROSENTAL D.E. TÉLENKOVA M.A.”,”La stylistique pratique de la langue russe.”,”avant.propos, Liste d’abbreviations employees dans le manuel, Introduction, traduction A.V. YATLOVA, Présentation E. E. DYATLOVA,”,”RUSx-258-FL” “ROSENTHAL Gerard”,”Avocat de Trotsky.”,”L’A avvocato, surrealista, evoca le vicende della lotta a fianco di TROTSKY contro lo stalinismo e riporta lettere inedite di TROTSKY.”,”TROS-036″ “ROSENTHAL Bernice Glatzer”,”New Myth, New World. From Nietzsche to Stalinism.”,”Bernice Glatzer Rosenthal is Professor of History at Fordham University. She is the editor of three pror books that have paved the way for this study – Nietzsche in Russia, Nietzsche and Soviet Culture: Ally and Adversary, and The Occult in Russian and Soviet Culture. List of Illustrations, Acknowledgments, Works Frequently Cited, Introduction, Epilogue, Notes, Index,”,”RUSS-080-FL” “ROSENTHAL Gérard”,”Avocat de Trotsky.”,”Gérard Rosenthal et Jean Rous, Avocats de Léon Trotsky. Préface a la nouvelle édition, Préambule, Introduction, Foto, documenti, illustrazioni, Index, Collection Vécu,”,”TROS-086-FL” “ROSENZWEIG Franz, edizione italiana a cura di Remo BODEI”,”Hegel e lo Stato.”,”Marx fase liberale inizio anni ’40. “”Karl Marx ebbe occasione di scrivere, da giovane giornalista della liberale «Rheinische Zeitung» all’inizio degli anni ’40 durante trattative degli stati provinciali renani, su di una legge sul furto della legna. In quell’occasione il giovane allievo di Hegel, per il quale, come per il suo maestro, lo Stato era il solo lugo in cui la libertà del singolo, naturalmente nel senso del liberalismo dell’epoca, poteva trovare sufficiente realizzazione, scoprì con spavento come stavano in realtà le cose per la realizzazione dell’ideale di libertà; invece dell’idealismo statale-borghese, che egli cercava, da quelle trattative gli parlò un «abbietto materialismo, peccato contro il santo spirito dei popoli e dell’umanità»; ogni classe non cercava che il proprio vantaggio, nessuno pensava alla totalità. La pura rappresentanza di interessi, che ferì tanto profondamente l’idealismo politico del liberale Marx, corrispondeva però in pieno alle idee del romantico conservatore che teneva allora in pugno il destino della Prussia (…)”” (pag 427-428)”,”HEGx-055-FF” “ROSI Massimo”,”Napoli entro le mura.”,”Massimo Rosi, architetto, è professore di Cartografia tematica alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; con l’Instituto cultural españl de Santiago e il CNR ha sviluppato studi sull’architettura meridionale del Rinascimento e sugli scambi con il levante spagnolo.”,”ITAS-045-FL” “ROSI Massimo”,”Napoli fuori le mura.”,”Massimo Rosi, architetto, è professore di Cartografia tematica alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; con l’Instituto cultural españl de Santiago e il CNR ha sviluppato studi sull’architettura meridionale del Rinascimento e sugli scambi con il levante spagnolo.”,”ITAS-046-FL” “ROSIER Bernard”,”Le teorie delle crisi economiche.”,”””Per Marx, la crisi viene resa ‘possibile’ dal fatto che un’economia capitalistica è un’economia di scambio generalizzata nella quale produzione e consumo sono diventate due operazioni disgiunte. I beni non vengono prodotti in vista del consumo dei produttori, ma per essere venduti, rendendo necessario un intervento della moneta. A questo punto, possono sorgere degli squilibri, tanto più che la produzione per la vendita deve avvenire con un profitto sufficiente e secondo un ritmo abbastanza rapido, affinché il capitale investito nella produzione venga valorizzato. Ma ciò che, su questa trama generale, fa sì che le crisi appaiano necessariamente, e con una certa regolarità, è che, secondo la logica stessa dell’accumulazione del capitale, l’investimento è realizzato a livello di ogni impresa capitalistica individuale, nei settori di attività che appaiono, nella congiuntura immediata, in grado di far fruttare i più elevati tassi di profitto senza che, tuttavia, una ‘domanda effettiva’ venga assicurata per le merci prodotte. Non c’è, in effetti, nessun coordinamento ‘a priori’ nelle decisioni di investire, nessuna regolazione, se non ‘a posteriori’, ma spesso troppo tardi, sul mercato, che sanzioni gli errori di previsione. C’è qua, per Marx, l’effetto di una contraddizione del sistema economico tra il carattere ‘sociale’ della produzione ed il carattere ‘privato’ della proprietà dei mezzi di produzione e delle decisioni economiche. Infatti, per Marx, come per Malthus e Sismondi, la “”legge degli sbocchi”” è un mito; la realtà è che produttori e consumatori sono distinti e separati, e la maggior parte dei produttori (gli operai) non possono acquistare l’equivalente di quanto producono e devono, invece, fornire un sovrappiù o un ‘plus-valore’ ai capitalisti che li impiegano. Questo primo fattore si tradurrà con delle ‘sproporzioni’ della produzione rispetto alla domanda effettiva. E Marx è il primo autore ad avere stabilito in termini precisi le ‘condizioni dell’equilibrio’ in dinamica nei suoi famosi “”schemi della riproduzione allargata”” che mostrano, sulla base di un’analisi in due “”sezioni”” produttive che distinguono mezzi di produzione (sezione I) e mezzi di consumo (sezione II), la necessità di strette proporzioni tra l’espansione dei diversi settori dell’economia, e perciò tra l’investimento ed il valore della produzione totale (condizioni teoriche che non possono essere concretamente realizzate per i motivi già indicati). Quest’effetto si troverà rinforzato dal fenomeno di ‘sottoconsumo’ operaio (già analizzato da certi classici e ripreso più tardi dall’economista britannico Hobson nel 1889), poiché, per la natura stessa del sistema economico, l’imprenditore, che cerca di massimizzare il suo profitto, eserciterà una pressione costante sui salari che, per lui, rappresentano un costo ma che, dall’altra parte, sono da considerarsi un elemento (che diventerà sempre più importante nella storia del capitalismo man mano che si estenderà la massa salariale) della domanda effettiva. Vi è qui una contraddizione che, rinforzando l’effetto del fattore precedente, tenderà a produrre situazioni di ‘sovrapproduzione’, non rispetto ai bisogni più urgenti di buona parte della società (soddisfare questi bisogni non fa parte della logica dell’accumulazione capitalistica), ma rispetto alla domanda effettiva, cioè ‘solvibile’ e che si ‘realizza effettivamente’.”” (pag 30-31) [Bernard Rosier, Le teorie delle crisi economiche, 2003] “”Si assiste così a quello che appare un vero “”sganciamento”” dell’economico (sensu stricto) e del finanziario e all’affermazione di un’economia speculativa. La straordinaria crescita dell’attività finanziaria internazionale contrasta sempre più fortemente con la relativa stagnazione dell’attività economica. Ma questa crescita della “”finanza internazionale””, (detta anche “”geofinanza””) (2) è il logico prodotto di una situazione economica originale. Sullo sfondo, legata alla crisi, vi è la costituzione di un”economia di indebitamento’ internazionale, un’economia internazionale “”allo scoperto””, nello stesso tempo in cui cala la reddività media dell’investimento industriale. Su questa base interviene la transnazionalizzazione delle imprese industriali e commerciali come delle banche e delle istituzioni finanziarie, unita alla generale “”deregolazione””, all’abolizione dei cambi fissi e del controllo dei cambi fino alla totale “”liberalizzazione”” delle attività bancarie e dei mercati finanziari (in precedenza strettamente controllati)””. (pag 98) (1) H. Bourguinat, L’Economie mondiale à découvert, Calmann-Levy, Paris, 1985 (2) Ch. Golfinger, La Géofinance: pour comprendre la mutation financière, Seuil, Paris, 1986″,”ECOT-061-FL” “ROSINA Felice”,”Germania 1918-1935. Da Ebert a Hitler.”,”Storia psicologica-politica della Germania del dopoguerra. Il vero volto dell'””angoscia tedesca””. “”Hilferding si allontanava sempre di più all’estremismo. Il cancelliere cattolico Wirth aveva scoperto in lui lo studioso di cose finanziarie. Il governo lo spediva, in qualità di esperto, alla conferenza di Genova. E quando indipendenti e socialdemocratici decisero la loro fusione, Hilferding fu tra i primi a marciare a destra. Poco dopo il cancelliere Stresemann lo accoglieva nel suo gabinetto, a sanare le finanze dell’impero. Sanare le finanze voleva dire: riforma monetaria, dopo la catastrofe del marco sotto il cancellierato di Cuno. Ma questa prima prova finanziaria di Hilferding falliva. La riforma monetaria, nei due mesi del suo ministero, non faceva un passo avanti. (…) Gli avversari lo accusavano di temporeggiare. Hilferding se ne andava. Ritornava al suo ministero delle finanze soltanto cinque anni dopo, nel luglio 1928, chiamato dal cancelliere socialdemocratico Mueller. (…). Hilferding aveva dichiarato di non essere pessimista. Ma tutti sapevano che di fronte alla lotta mossagli del gran capitale, egli aveva dovuto mettersi in tasca una buona parte del programma finanziario della socialdemocrazia, per non andare incontro ad un fiasco come quello del prestito interno. Il blocco bancario ‘Deutsche Bank’ e ‘Disconto Gesellschaft’ aveva accentrato oltre il 40 per cento del capitale tedesco. Con costoro doveva fare i conti Hilferding, poiché la grande banca era onnipotenti””. (pag 189-191)”,”GERN-139″ “ROSITI Franco, collaborazione di Giampaolo PRONI e Massimo BONFANTINI”,”I modi dell’argomentazione e l’opinione pubblica.”,”Franco Rositi è professore ordinario di metodologia delle scienze sociali alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino Massimo Bonfantini è docente di semiotica all’Istituto di comunicazione della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Univerisità di Bologna”,”EDIx-001-FMB” “ROSKILL S.W. (Captain)”,”The Navy at War, 1939-1945.”,”ROSKILL S.W. è una autorità nel campo della storia della marina militare inglese nella seconda guerra mondiale.”,”QMIS-145″ “ROSMER Alfred”,”A Mosca al tempo di Lenin.”,”ROSMER si chiamava in realtà Alfred GRIOT. Nacque nel 1877 a Patterson (NJ) da genitori emigrati in USA dopo la Comune. Tornato con la famiglia in FR a 7 anni, si stabilì alle porte di Parigi. Dopo la scuola elementare e tre anni di studi al Collegio Lavoiser cominciò a lavorare a 16 anni per avere i mezzi e proseguire la sua formazione intellettuale. Nel 1895 divenne funzionario alla Prefettura della Senna. Aderì al sindacato impiegati municipali nel 1904. Iniziò la sua azione pubblica con il caso DREYFUS. Collaborò a riviste letterarie e teatrali. Dreyfusiano, anarchico individualista (1896) poi sindacalista rivoluzionario internazionalista (1910), R. diventò nel 1910 giornalista della Bataille Syndicaliste e della Vie Ouvriere. Divenne una ‘figura storica’ a partire dal 1914 quando con un piccolo gruppo di militanti rifiutò l’adesione della CGT e del Partito Socialista francese al governo in guerra. Fu l’anima della minoranza pacifista. Nel 1916 incontrò TROTSKY in esilio a Parigi e nacque un’amicizia profonda che durerà fino all’assassinio di questi in Messico nel 1940. R. preparò pure la Conferenza di Zimmerwald ma, mobilitato, non poté assistervi. Si schierò a favore della rivoluzione russa. A Mosca poté arrivare solo nel 1920 e divenne membro del ‘piccolo ufficio’ della 3° Internazionale. Partecipa al 1° Congresso dell’IC e viene eletto membro dell’Esecutivo. Fu uno dei fondatori del PCF e membro del suo Comitato direttivo. Dopo la morte di LENIN, R. viene escluso dal PCF dal gruppo della Troika. Rimase legato a TROTSKY e lo difese in vari ambiti internazionali. Continuò la militanza con la fondazione con MONATTE di ‘La Revue Proletarienne’, e con la creazione della 4° Internazionale, nel 1938. Sfuggì con T. al primo tentativo di assassinio a Coyoacan (1938). Dopo la 2° GM pubblicò opere sulle origini del conflitto 1° GM e sui crimini dello stalinismo. Scrive la prefazione alla riedizione delle opere di T. in FR. Firmò il manifesto dei 121 sulla guerra d’Algeria e morì nel 1964.”,”LENS-055 RIRO-088″ “ROSMER Alfred”,”A Mosca al tempo di Lenin. Le origini del comunismo.”,”Per scrivere queste memorie ROSMER si rifà al modello dell’ opera dello scrittore inglese Arthur RANSOME ‘Sei settimane in Russia’ pubblicata nel 1919. ‘RANSOME ebbe l’ inestimabile privilegio di potersi recare in RUssia sovietica all’ inizio del 1919 quando ancora non c’era il cordone sanitario di CLEMENCEAU. La sua conoscenza della lingua e del paese, la simpatia per il nascente regime, sebbene non fosse comunista, gli permisero di tracciare un abbozzo vivente e fedele della Russia rivoluzionaria e dei suoi uomini. Con lui si penetrava nell’ ufficio di Lenin, si assisteva alla conversazione, si vedeva Lenin ridere ed ammiccare… Il libro era scritto in uno stile spoglio e senza enfasi; era un dono raro.'”,”RIRO-211″ “ROSMER Alfred; MODIANO Helene”,”Union Sacrée 1914-193…”,”Spagna: accordo CNT-PSUC. “”Alla data del 22 ottobre, è stato pubblicato sulla stampa di tutta la Catalogna il testo dell’ accordo che concluso dalle organizzazione seguenti: CNT, FAI, UGT, e PSUC, ovvero le organizzazioni influenzate dagli anarco-sindacalisti e quella poste sotto il controllo dei comunisti ortodossi. (…) (…) non molto tempo fa, la frazione sindacale, il F.O.U.S, influenzato dal POUM, ha fatto il suo ingresso nei sindacati dell’ industria dell’ UGT. (…). Rimarchiamo che il POUM è stato escluso da queste deliberazioni. L’ accordo tra POUM e la CNT è sempre stato molto grande su molti punti della dottrina che toccano gli avvenimenti attuali. La CNT, però, rompendo con una pratica di tre mesi di lotta, ha preferito non introdurre il POUM in queste discussioni.”” pag 45-46, Estratto da L’ Espagne Socialiste, organo del POUM redatto in francese a Barcellona)”,”MFRx-204″ “ROSMER Alfred SOUVARINE Boris FABROL Emile CLAVEZ Antoine”,”Trotsky and the Origins of Trotskyism.”,”Il libro sottolinea il ruolo di Alfred ROSMER ine prima opposizione allo stlainismo all’interno del Comintern e del PCF da cui fu espulso nel 1924. Il libro include traduzioni di recenti articoli dal giornale teorico Prométheée come pure estratti dal periodico di opposizione dello stesso ROSMER ‘La Revolution proletarienne’ degli anni 1920, in cui egli e i suoi alleati trattano della burocratizzazione del PCF e della vittoria di STALIN sulla vecchia guardia bolscevica. I capitoli finali ‘On the Planet Without a Visa’ fu scritto da ROSMER, vicino a TROTSKY per trent’anni, nei primi anni 1950 per completare l’ autobiografia di TROTSKY ‘My Life’. Essi coprono gli anni di esilio fino alla morte di TROTSKY in Messico nel 1940 e incorporano le stesse parole di TROTSKY per descrivere le sue personali fortune e l’ essenza del suo pensiero. “”Prima di tutto, dobbiamo cogliere l’ opportunità di richiamare ciò che Lenin pensava riguardo al termine ‘Bolscevico’: ‘come un termine brutto e privo di significato’ che ‘non esprime altro che il fatto puramente accidentale che nel congresso di Bruxelles-Londra del 1903 noi fummo in maggioranza’. Ironicamente, aggiunse: ‘Forse io avrei proposto un “”compromesso”” ai miei compagni, ossia, di chiamarci Partito Comunista, ma preservare la parola “”Bolscevichi”” tra parentesi’. Questa parola tra parentesi venne fuori dopo la morte di Lenin””. (pag 57)”,”TROS-165″ “ROSMER Alfred ROSMER Marguerite”,”From Syndicalism to Trotskyism. Writings of Alfred and Marguerite Rosmer.”,”RILU Red Internatinoal of Labour Unions”,”TROS-279″ “ROSS Alf”,”Diritto e giustizia.”,”Alf ROSS è nato nel 1899. Si è laureato in giurisprudenza nel 1922 a Copenaghen. Dopo alcuni anni trascorsi nell’ avvocatura dello stato si è dedicato interamente agli studi. A Vienna fu allievo di Hans KELSEN e ad Uppsala di HÄGERSTRÖM. Presso quest’ultima università conseguì il titolo di dottore in filosofia mentre quello di dottore in legge gli fu conferito dall’ Università di Copenaghen. E’ stato consulente della Camera di commercio danese e ha contribuito alla stesura della costituzione danese nel 1953. E stato pure presidente del consiglio di amministrazione di una importante società finanziaria. Ha scritto molte opere, articoli e recensioni.”,”TEOP-103″ “ROSS John a cura”,”Profils de la social-democratie europeenne.”,”Testi di Günter MINNERUP Raimund LOEW Gert-Inge JOHNSSON e Tom GUSTAFSSON Julian ATKINSON e Alan FREEMAN Jacques KERGOAT Francisco LOUÇA Mariano Fernandez ENGUITA Antonio MOSCATO. Composizione sociale in PS Peso delle classi sociali nell’ insieme degli aderenti al Partito socialista francese (PS) in raffronto al totale della popolazione francese: Non attivi 23,2% (PS) 47% (Totale popolaz) Classe operaia 38.2 38 Borghesia 4.5 3 Piccola borgh tradizionale 16.4 7 Nuova piccola borghesia 17.4 5 (pag 255)”,”MEOx-048″ “ROSS Andrew YU ZHOU AIHWA ONG XIANG BIAO CHING KWAN LEE”,”La testa del drago. Lavoro cognitivo ed economia della conoscenza in Cina.”,” Regione tecnologica in crescita. “”In un lasso di tempo di vent’anni Zhongguancun si è trasformato da tranquillo suburbio dedicato alla ricerca scientifica e all’istruzione superiore, in un frenetico ‘hub’ degli affari ‘hi-tech’ e di laboratori di ricerca e sviluppo (R&S). A partire dal 2005 l’area ha ospitato oltre 17.000 imprese tecnologiche certificate; quasi il 60 per cento nel settore informazione comunicazione tecnologia (Ict) o in settori ad esso collegati. I quattro indicatori principali della crescita di Zhongguancun dal 1988 al 2004 sono il numero delle imprese, gli occupati, le entrate lorde e la tassa governativa sul reddito.”” (pag 52) Gli autori: Andrew Ross è professore e direttore del Dipartimento di Social and Cultural Analysis della New York University. Ha scritto vari libri. Ching Kwan insegna sociologia alla University of Michigan è autrice di vari libri Aihwa Ong insegna antropologia e Southeast Asia studies alla University of California, Berkeley è autrice di vari libri. Xiang Bao ha una Research Council United Kingdom Academic Fellow ad Oxford. E’ autore di un saggio tradotto anche in italiano: ‘La produzione sociale di gerarchia e quello che possiamo fare: appunti dall’Asia, Università globale, 2008 (lavoro collettivo) Yu Zhou insegna al dipartimento di scienze della terra e geografia al Vassar College. Ha scritto ‘The Inside Story fo China’s High-Tech Industry: Making Silicon Valley in Beijing (Rowman & Littlefield Publishers, 2008)”,”CINE-045″ “ROSS Kristin, a cura di Mario PEZZELLA e Sebastiano TACCOLA”,”Lusso Comune. L’immaginario politico della Comune di Parigi.”,”Kristin Ross (1953) è professore emerito di Letterature comparate alla New York University. Esperta di cultura francese nei secoli XIX e XX ha pubblicato vari libri tra cui ‘The Emergence of Social Space: Rimbaud and the Paris Commune’ (1988) ed uno sul Maggio del ’68. “”Il lavoro, ovviamente, non si estinse sotto la Comune; ma sparì nella sua forma di lavoro salariato forzato e costretto sotto i vincoli di un contratto asimmetrico. Il lavoro produttivo non esisteva più nei termini del lavoro salariato scambiato con il capitale. Esso aveva assunto il significato più ampio di attività utile ai bisogni dell’intero organismo sociale. O, con le parole di Marx, «con l’emancipazione del lavoro tutti diventano operai, e il lavoro produttivo cessa di essere un attributo di classe» (1)”” (pag 96) (1) La guerra civile in Francia Spazio viene dato nel volume anche alla russa Elisabeth Dmitrieff Sul rapporto Russia Francia e le influenze reciproche si cita il volume di Woodford McLellan ‘Revolutionary Exiles: The Russian in the First International and the Paris Commune’, London, Frank Cass, 1979″,”MFRC-176″ “ROSS Steven”,”From Flintlock to Rifle. Infantry Tactis, 1740-1866.”,”Altri libri di Steven Ross: – European Diplomatic History, 1789-1815 – The French Revolution: Conflict or Continuity? – Quest for Victory: French Military Strategy, 1792-1799″,”QMIx-116-FSL” “ROSSANA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Léonide MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Claude WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof, saggi di”,”Pouvoir et opposition dans les sociétés postrévolutionnaires.”,”Il colloquio ‘Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie’ si è tenuto a Venezia l’ 11, 12, 13 novembre 1977 sotto gli auspici del quotidiano Il Manifesto e di un gruppo di intellettuali e sindacalisti e uomini politici della sinistra. Marx et Lenin lus dans les camps’ di Boris Weil (pag 100-110) Nota ISC3L-13 sostituire a scheda EURC-079 Saggi di ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof “”Ora la dialettica è incompatibile con il regime sovietico; ciò perché, nei larghi strati della società, anche è triste dirlo, la gente come Pliouchtch o io stesso passano per imbecilli. Perché leggere i testi ufficiali, quelli che sono stati stampati in milioni di esemplari e che riposano per sempre nelle biblioteche o sui piani delle librerie senza che nessuno mai li acquisti, leggere quei libri lì, agli occhi dell’ individuo sovietico, è pura idiozia. Io ho portato dall’ Unione sovietica la terza edizione delle Opere Complete di Lenin curate da Bucharin. I miei amici erano perplessi. Perché le avevo portate con me? Perplessi pure i doganieri che mi hanno detto: “”Perché? A cosa vi serviranno?””. E’ un qualche cosa di assolutamente incomprensibile per l’ individuo medio. Quando ero in prigione o al campo, avevo il diritto di leggere Marx, che non era proibito. La letteratura religiosa, al contrario, si.”” (pag 103, Boris Weil)”,”EURC-079″ “ROSSANDA Rossana a cura; saggi di Giovanni ARRIGHI Suzanne de BRUNHOFF Isidoro Davide MORTELLARO Riccardo PETRELLA Christian MARAZZI Antonella PICCHIO Daniel SINGER Adriana BUFFARDI Vittorio RIESER Mario AGOSTINELLI Giorgio CREMASCHI Dino GRECO Alessandra MECOZZI Paolo NEROZZI Giuseppe CHIARANTE Jacques TEXIER Mario TRONTI Alberto BURGIO Riccardo BELLOFIORE Maria Luisa BOCCIA Michael HARDT Roberto FINELLI Guido LIGUORI Etienne BALIBAR Jacques BIDET Franco CASSANO Stefano PETRUCCIANI Aldo TORTORELLA Pietro INGRAO”,”Il manifesto del Partito Comunista centocinquant’anni dopo.”,”In questo volume sono pubblicato gli atti del Convegno di studi su “”Il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels 150 anni dopo’ tenutosi a Roma, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati; l’ 11 e 12 dicembre 1998. Saggi di Giovanni ARRIGHI Suzanne de BRUNHOFF Isidoro Davide MORTELLARO Riccardo PETRELLA Christian MARAZZI Antonella PICCHIO Daniel SINGER Adriana BUFFARDI Vittorio RIESER Mario AGOSTINELLI Giorgio CREMASCHI Dino GRECO Alessandra MECOZZI Paolo NEROZZI Giuseppe CHIARANTE Jacques TEXIER Mario TRONTI Alberto BURGIO Riccardo BELLOFIORE Maria Luisa BOCCIA Michael HARDT Roberto FINELLI Guido LIGUORI Etienne BALIBAR Jacques BIDET Franco CASSANO Stefano PETRUCCIANI Aldo TORTORELLA Pietro INGRAO “”Il mercato delle Indie orientali e della Cina, la colonizzazione dell’ America, lo scambio con le colonie, l’ aumento dei mezzi di scambio e delle merci in generale, diedero un impulso prima di allora sconosciuto al commercio, alla navigazione, all’ industria e in pari tempo favorirono il rapido sviluppo dell’ elemento rivoluzionario in seno alla società feudale che si andava sfasciando. L’ organizzazione feudale o corporativa dell’ industria da quel momento non bastò più ai bisogni, che andavano crescendo col crescere dei nuovi mercati. Subentrò la manifattura (…).”” (Marx, pag 102-103).”,”MADS-318″ “ROSSANDA Rossana”,”La ragazza del secolo scorso.”,”ROSSANDA Rossana nata a Pola nel 1924, allieva di Antonio BANFI, antifascista, ha partecipato alla Resistenza. Dirigente del PCI, ne è stata radiata nel 1969 in quanto esponente della sinistra critica del partito e fondatrice della rivista poi quotidiano ‘Il Manifesto’. Tra i suoi libri: ‘L’ anno degli studenti’ (De-Donato, 1968) ‘Le altre. Conversazioni sulle parole della politica’ (Feltrinelli 1979), ‘Un viaggio inutile’ (1981), ‘Appuntamenti di fine secolo’ (con Pietro INGRAO e altri ‘ (1995), ‘La vita breve’ con Filippo GENTILONI (1996), ‘Note a margine’ (1996). Milano. “”Dovevo tirare la Casa della cultura fuori dalle rovine del 1948. Nelle quali aveva perduto, oltre l’ unità fra gli antifascisti, la sede in via Filodrammatici dove era tornato sorprendentemente a insiediarsi, fra meno polverose kenzie e divani rifatti, il monarchico Circolo dell’ unione. (…) Io ne prendevo le redini organizzative ma rimasi funzionaria del Pci perché fosse chiaro che non mi travestivo. O avevo la fiducia degli altri o niente. La ebbi, ricucimmo con i socialisti, Arnaudi e Musatti e l’ infiammabile Fortini, ci aiutarono i primi uomini di “”Comunità”” come Antonielli, gli architetti del movimento moderno, il trio Rogers, Banfi e Peressutti, il troskista musicologo Rognoni, Giansiro Ferrata e lo schivo Vittorini, i Rollier, insomma il fronte antifascista eccezion fatta per i cattolici – nei quali maturava una sinistra in Lombardia più che altrove ma con i quali avevamo rapporti alquanto clandestini. Erano la Corsia dei Servi, la libreria della Cisl, gli embrioni delle Acli, perché appena passato a miglior vita l’ orrendo cardinale Schuster, un Pio XII periferico, la diocesi prudentemente si aprì””. (pag 155-156)”,”PCIx-209″ “ROSSANDA Rossana”,”Un viaggio inutile. O della politica come educazione sentimentale.”,”Gruppo editoriale Fabbri-Bompiani Sonzogno Etas (1981) Rossana ROSSANDA è nata nel 1924 ha studiato a Venezia e Milano dove si è laureata con Antonio BANFI. Nel 1943 è entrata in collegamento con il PCI. Nel 1959 è stata chiamata a far parte del Comitato Centrale e poi a dirigere la sezione culturale del partito. Nel 1969 ne è stata radiata insieme al gruppo del ‘manifesto’ alla cui fondazione aveva partecipato. Dirige con Luigi Pintor il giornale ‘Il manifesto’. Altro libro pubblicato nel 1979 ‘Le altre’. Francesco Scotti le consiglia di leggerel libro di Brennan sulla Spagna (l’autore è Brenan, v. Archiv) (pag 10)”,”SPAx-112″ “ROSSANDA Rossana a cura, saggi di GUÉROULT Martial DE-SANTILLANA Giorgio GOLDMANN Lucien MANDELBROT Benoit WIENER Norbert DE-POSSEL René LWOFF André MOLES Abraham GRENIEWSKI Henryk FRANK Helmar ZEMAN Jiri BONSACK François COUFFIGNAL Louis PEREZ Albert TONDL Ladislav GRANGER G.G.”,”Il concetto d’informazione nella scienza contemporanea.”,”Il professor Joseph André Martial Guéroult (n. 1891), presidente del Comitato dei Colloques philosophiques internationaux di Royaumont, è membro della Académie des sciences morales et politiques, per la sezione Filosofica. L’americano N. Wiener (1894-1964) si laureò – diciannovenne – alla harvard University. Seguì poi corsi in Europa, a Cambridge (con Russell) e a Gottinga (con Hilbert). Nel 1919 entrò a far parte del Massachusetts Institute of Tecnology, in cui dal 1932 al 1959 occupò la cattedra di professore in matematica. Prima che della cibernetica e della biofisica, si interessò di teoria delle funzioni di variabile reale, di applicazione degli integrali di Fourier, di teorie relativistiche e quantistiche, di logica matematica e di epistemologia. Nel 1943 – in collaborazione con Lettin e Pitts – si dedicò all’applicazione della logica matematica nello studio dell’attività del sistema nervoso. R. De Possel, professore universitario (n. 1905), appartiene all’Institut Henri Poincaré di Parigi. Il professor André Lwoff insegna alla Faculté des Sciences di Parigi. Abraham Moles è professore all’Università di Strasburgo. Henrik Greniewski è docente all’Università di Varsavia. Albert Perez e Ladislav Tondl appartengono all’Accademia cecoslovacca delle scienze di Praga. G.G. Granger, della Facoltà di Lettere e Scienze Umane dell’Università di Rennes.”,”SCIx-122-FL” “ROSSANDA Rossana”,”La ragazza del secolo scorso.”,”Rossana Rossanda, nata a Pola nel 1924, allieva di Antonio Banfi, antifascista, ha partecipato alla Resistenza. Dirigente del PCI – ne è stata radiata nel 1969 in quanto esponente della sinistra critica del partito – e fondatrice della rivista, poi quotidiani Il Manifesto.”,”PCIx-035-FL” “ROSSANI Ottavio”,”L’ industria dei sequestri. Dalla mafia alle Brigate Rosse: la storia, le tecniche, i nomi.”,”ROSSANI Ottavio, 34 anni, calabrese, laureato in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Attualmente lavora presso il “”Corriere d’ Informazione”” di Milano. “”E’ proprio la relazione che unisce l’ ambiente sociale al bandito che crea la differenza con i delinquenti comuni. (…) Inoltre, Hobsbawm accentua la differenziazione tra i due fenomeni, anche su un’altra dimensione: la carica di ribellione. (…) Emerge già così la differenza tra malviventi comuni, banditi e rivoluzionari. L’ analisi di Hobsbawm si ferma alla civiltà contadina: e del resto le occasioni rivoluzionarie registrate dalla storia sono nate nella civiltà contadina. (…) Abbiamo già sottolineato che la figura del “”bandito sociale”” classicamente intesa è ormai scomparsa. Essa aveva la sua ragione di esistere nel mondo contadino. Però cominciano a vedersi i segni di un altro tipo di “”banditismo sociale””, cioè di tipo urbano””. (pag 98-99)”,”TEMx-034″ “ROSSARO Antonio, a cura di MARZANI Maria Beatrice RASERA Fabrizio”,”Diario 1943-45. Il tempo delle bombe.”,”””Nelle fabbriche i “”capi””, che prima sotto il manto del fascismo erano tiranni, ora sono miti, buoni e fanno gli “”antifascisti””!!! Conigli! Alla fabbrica Tabacchi sono scomparsi in un baleno i ritratti del Duce, che prima la inondavano!”” (pag 32) (1943, 25 luglio, martedì)”,”QMIS-135″ “ROSSELLI Carlo a cura di ROSSELLI John”,”Socialismo liberale.”,”ROSSELLI-C (Roma 1899 – Bagnoles-de-l’Orne 1937), antifascista, fu condannato al confino a LIPARI da dove fuggì per rifugiarsi a PARIGI. Fu tra i fondatori del movomento GIUSTIZIA E LIBERTA’, che ebbe tra i suoi attivisti Ernesto ROSSI, Ferruccio PARRI, Massimo MILA e Vittorio FOA. Il libro di ROSSELLI-C, stampato per la prima volta a PARIGI nel 1930, pone in tutta la sua ineludibilità la questione che ha caratterizzato gran parte del dibattio politico del NOVECENTO: conciliare l’idea di libertà individuale con quella di giustizia sociale. Il socialismo federalista e liberale di ROSSELLI-C teorizzato più di 60 anni fa, prima del crollo del fascismo e dei regimi del cosiddetto socialismo reale, è anche un modo, secondo BOBBIO Norberto, per fare i conti con i più recenti contributi al dibattio sul liberalismo socialista (l’americano John RAWLS e l’indiano Amartya SEN).”,”TEOC-093″ “ROSSELLI Nello a cura di Paolo TREVES”,”Inghilterra e regno di Sardegna dal 1815 al 1847.”,”Questo libro è uscito postumo 17 anni dopo la tragica morte del suo autore. Nello ROSSELLI dal 1° febbraio 1927 al 15 settembre 1930 era stato uno dei primi alunni della Scuola di storia moderna e contemporanea di Roma fondata nel 1926 con lo scopo di promuovere lo studio della storia d’Italia nel più ampio quadro della storia europea. Il D della scuola, Gioacchino VOLPE, aveva disegnato due serie diverse di pubblicazioni di storia diplomatica. Una di tipo ‘orizzontale’ (storia diplomazia EU in IT) (primo saggio affidato a Carlo CAPASSO) e l’altro ‘verticale’ (rapporti delle singole grandi potenze EU con gli Stati italiani) (primo saggio affidato a Nello ROSSELLI).”,”ITAB-016″ “ROSSELLI Carlo, a cura di CIUFFOLETTI Zeffiro BAGNOLI Paolo”,”Il pensiero politico di Carlo Rosselli.”,”Contiene come appendice lo scritto di ROSSELLI ‘I miei conti col marxismo’ “”Non neghiamo la realtà della minaccia hitleriana. Ma consideriamo grottesco, ed estremamente ammonitore, il complesso di inferiorità, da cui sembrano schiacciati i grandi Stati occidentali. Tre quarti d’ Europa sono contro la Germania; ma i tre quarti tremano contro l’ unico quarto. E’ pacifico ormai che un incrociatore tedesco di 12 mila tonnellate debba equivalere ad una corazzata anglofrancese di 24.000; che un’aviazione tedesca eguale all’ inglese debba annientare le aviazioni francoinglesi riunite; che un carro d’assalto tedesco, che un gas tedesco, un generale tedesco, solo perché ‘made in (aryan) Germany’, debbano possedere virtù taumaturgiche. Come spiegare questo complesso di inferiorità? Semplicemente così: la efficienza degli Stati e degli eserciti è funzione dei principi o dei miti che sono supposti rappresentare. (…)”” (pag 312-313) (in G&L 1935)”,”ITAD-047″ “ROSSELLI Carlo”,”Profilo di Filippo Turati.”,”Saggio apparso per la prima volta nel N° 3 dei “”Quaderni di Giustizia e Libertà”” (giugno 1932) Citazione in morte di Engels. “”Solo chi sa con certezza che la vita ha un termine fisso, che al sepolcro non si sfugge e che non vi hanno in natura reviviscenze e riparazioni postume; quegli solo della vita intende tutta la tragica serietà e il valore inestimabile, e impara a non disperderne un minuzzolo, e riesce a farla piena per gli altri e per sé””. (F. Turati, In morte di Engels, Critica sociale, 16 agosto 1895) (in apertura) “”Alessandro Herzen, esaminando nel 1860 l’ opera di Mazzini, scriveva che “”Mazzini è tanto grande che risparmiargli una critica sarebbe fargli offesa””. (pag 68)”,”TUFx-018″ “ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSELLI Amelia”,”Epistolario familiare. Carlo, Nello Rosselli e la madre (1914-1937).”,”Zeffiro CIUFFOLETTI nato a Grosseto nel 1944 è professore incaricato di storia del risorgimenti all’ università di Siena. Collabora a varie riviste. Ha pubblicato un’ opera di sintesi su ‘L’ emigrazione nella storia d’ Italia, 1866-1914′ e un volume su ‘Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo’. “”Carlo Rosselli si sente socialsita al ritorno dalle trincee, per solidarietà coi soldati che vengono dalle file del proletariato, ma non rinnega “”l’ attesa tormentosa prima di potersi lanciare nella tormenta”” e considera “”la guerra, infine, grande scuola di vita, incubatrice, illuminatrice, formatrice, almento per me che partii ragazzo e tornai uomo””””. (pag 13) Nello alla madre. “”(…) Aspetto notizie della casa; penso molto a questa novità, che mi dà un grande piacere, quale non avrei supposto! E’ l’ ebreo che non vuol più saperne d’essere errante. A proposito di ebrei, qui se ne sente dir tanto male che, per reazione, ci si sente più ebrei. La mia è una situazione difficile: vorrei entrare un po’ dappertutto, per far ciò bisogna che taccia la mia religione. Questo mi secca. D’altra parte, a non far così, si resta tagliati fuori! E’ un problema.”” (pag 280, Berlino 8 aprile 1925) Carlo alla madre. “”Dopo colazione veniamo su in terrazza a studiare il tedesco (traduciamo discretamente l’ epistolario Marx-Engels, dizionario – e quanto! – alla mano naturalmente).”” (pag 305, Carciano (Stresa), 10 settembre 1926)”,”ITAD-087″ “ROSSELLI Aldo”,”La famiglia Rosselli. Una tragedia italiana.”,”Nato nel 1934, Aldo ROSSELLI figlio di Nello, è romanziere e critico letterario. Ha ottenuto il premio Strega e i premi Settembrini, Mestre e Sila. Ha scritto tra i suoi romanzi ‘La trasformazione’ (1977). “”La famiglia Rosselli apparteneva alla minoranza sinceramente liberale. Era una famiglia con tradizioni risorgimentali (Mazzini era morto in casa Rosselli, a Pisa, sotto il nome di Mr. Brown) e il loro liberalismo aveva l’ ingenuità politica che è propria di tutte le minoranze sprovviste di base popolare. Così quando venne il fascismo, essi non riconobbero in quella dittatura borghese che si serviva dell’ esperienza socialista il frutto avvelenato dell’ albero del nazionalismo risorgimentale. Ritennero di trovarsi di fronte ad una tirannide. Avevano ragione, era una tirannide ma di carattere inedito, moderno, quella invocata e voluta dalle masse nel momento del loro apprendistato politico. Di qui la tragedia dei fratelli Rosselli, assassinati in Francia perché si erano opposti, in nome del liberalismo, alla demagogia fascista””. (pag 1, prefazione)”,”ITAD-091″ “ROSSELLI Carlo”,”Scritti politici e autobiografici.”,”ROSSELLI C.”,”ITAD-109″ “ROSSELLI Carlo SALVEMINI Gaetano; a cura di Elisa SIGNORI”,”Fra le righe. Carteggio fra Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini.”,”SIGNORI Elisa insegna storia contemporanea presso la Facoltà di lettere dell’Università di Pavia. Ha pubblicato: ‘Il dovere di testimoniare. Carteggio fra Gaetano Salvemini e Angelo Tasca’ (1996). “”Vedo che anche Guabello trova che “”G. e L.”” è talvolta incomprensibile. Spero che crederete a Guabello (1) più che a me, e pregherete Magrini (2) a spiegare a se stesso quello che vuol dire prima di dirlo agli altri. Non ci sono soggetti difficili e soggetti facili. Non vi è una forma adatta per gli operai e una forma adatta per i sapienti. Vi sono teste che pensano con chiarezza, e teste che avendo subito l’influenza di Marx, Croce, Gentile ed altri ‘Attila flagellum dei’, non riescono a pensare con chiarezza né per sé né per altri”” (Salvemini a Rosselli, 8 agosto 1934) (pag 218) (1) Alberto Guabello antifascista del gruppo GL di New York (2) Aldo Garosci”,”ITAD-113″ “ROSSELLI Carlo”,”Socialismo liberale.”,”””Ogni volta che Marx ha potuto riprendere da capo a fondo i suoi punti di vista e la portata delle sue tesi, l’ha fatto in termini tali da non lasciar sussistere alcun dubbio. Senza insistere sulla prefazione abbastanza nota della “”Critica dell’economia politica”” (1859), ricorderemo che, nella prefazione al “”Capitale””, Marx afferma che la società moderna non può far salti e non può sopprimere per decreto le fasi del suo naturale sviluppo; essa può solo abbreviare la fase della gestazione e del parto. A tali fasi presiedono leggi naturali e tendenze che si realizzano con ferrea necessità. Sul carattere necessario, addirittura fatale, dell’evoluzione delle forze di produzione, Marx insiste espressamente in un famoso passo nell’ultimo capitolo del primo volume del “”Capitale””. Esso termina con questa frase: “”…la produzione capitalista genera da se stessa la propria negazione con la fatalità che presiede alle metamorfosi della natura””. Proprio in questa pagina di conclusione Marx sente il bisogno, a riprova della sua perfetta coerenza, di ricordare le pagine analoghe del “”Manifesto”” fornendo, così, a vent’anni di distanza, un’interpretazione decisiva. Sei anni più tardi, recensendo e approvando uno studio sulla sua opera, egli fa sua la frase sottile di un critico russo: “”Marx considera il movimento sociale come una concatenazione naturale dei fenomeni storici, concatenazione sottoposta a leggi non soltanto indipendenti dalla volontà, dalla coscienza e dai progetti dell’uomo, ma che, al contrario, determinano la sua volontà, la sua coscienza, i suoi progetti…”””” (pag 9-10) [Carlo Rosselli, Socialismo liberale, 1945]”,”TEOC-001-FPA” “ROSSELLI Carlo, a cura di Costanzo CASUCCI”,”Scritti dell’esilio. II. Dallo scioglimento della concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937).”,”””Concludendo: il dissidio tra rivoluzionari “”individualisti”” e rivoluzionari “”massisti”” non esiste. Il solo, vero dissidio è tra rivoluzionari e non rivoluzionari. E già che siamo in argomento, vorremmo ancora dire ai facili critici di una G.L. aristocratica, di una G.L. composta all’estero da pochi elementi, che a decidere in ore come queste del valore rivoluzionario di un movimento non può valere il criterio del numero. Si può essere in tremila ed essere pervasi dal più cauto opportunismo; mentre si può esser in cento e avere una posizione seriamente rivoluzionaria. Mentre Marx studiava solitario al British Museum, Lassalle si faceva applaudire in Germania da decine di migliaia di operai. Ma Marx, non Lassalle, era in quegli anni il rivoluzionario”” [Carlo Rosselli, Pericolose illusioni, 1934] [in Carlo Rosselli, Scritti dell’esilio II, 1992] (pag 20)”,”ITAD-002-FPA” “ROSSELLI Alberto”,”L’ultima colonia. La guerra coloniale nell’Africa Orientale Tedesca, 1914-1918.”,”Alberto ROSSELLI, genovese, giornalista e saggista storico. “”Non è dato di sapere se il War Office fosse d’accordo circa i suggerimenti contenuti nel rapporto del dimissionario generale Dorrien, ma ciò che è certo è che a causa dell’improvvisa grave malattia che colpì questi, Londra dovette provvedere a sostituirlo con il generale Jan Christian Smuts, un buon ufficiale di origine boera che tuttavia, proprio per i suoi natali, non era molto ben visto in alcuni ambienti militari della capitale britannica. E’ da notare che Smuts, senza saperlo, soffiò il posto a Winston Churchill che, all’indomani della disastrosa campagna dei Dardanelli (primavera 1915 – gennaio 1916), da lui voluta in qualità di Primo Lord dell’Ammiragliato, avrebbe voluto rifarsi una verginità in terra d’Africa, magari come governatore del Kenya o come comandante in capo delle forze britanniche: aspirazione che dovette tuttavia accantonare nonostante egli godesse di forti appoggi da parte di importanti personalità politiche”” (pag 115)”,”QMIP-116″ “ROSSELLI Alberto”,”Il tramonto della Mezzaluna. L’impero ottomano nella prima guerra mondiale.”,”Alberto Rosselli, giornalista e storico, collabora con diverse testate nazionali ed estere e con svariati siti internet tematici. Studioso di storia moderna, contemporanea e militare, ha al suo attivo diversi saggi tra cui: Québec 1759 e Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763. In questi ultimi anni ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare balcanica e mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo. “”Già da tempo la Turchia aveva accordi con diverse potenze europee per l’invio di missioni militari e navali che la aiutassero a riorganizzare e ad istruire modernamente le proprie Forze armate e aveva anche ordinato tre incrociatori da battaglia in Inghilterra (che non le furono consegnati mai). Ma i legami più tradizionali dell’esercio turco erano con la Germania. Già il vecchio Moltke aveva servito in Turchia e da tempo vi si trovava l’anziano generale Kolmar von der Goltz. Ma quando l’Impero ottomano, diffidando sempre più delle mire dell’Inghilterra e della Russia, strinse un trattato di alleanza con la Germania e gli fu da questa inviata una effettiva missione militare, guidata dal generale Liman von Sanders, esplose il finimondo: la Russia per prima sollevò le più ampie proteste per cui gli ufficiali tedeschi dovettero rinunciare, almeno per il momento, a qualsiasi effettiva autorità sulle forze armate turche, limitandosi a compiti di Stato Maggiore. Cosa che non dispiacque affatto alle autorità militari e politiche ottomane che coltivavano il segreto proposito di “”servirsi”” dell’alleanza con la Germania ma di non “”servirla””, cioè di non diventarne lo strumento: obiettivo quanto mai difficile nel rapporto tra una grande potenza ed una di livello minore, in base al famoso principio che è sempre il cane a dimenare la coda e non viceversa. In realtà la Turchia e gli uomini che la guidavano (Enver Pascià per primo) erano ancora mentalmente impelagati in una specie di interminabile guerra balcanica e a essa sostanzialmente pensavano (il che, tra l’altro, valeva a suscitare i sospetti e le inquietudini dell’altro alleato della Germania, l’Impero austro-ungarico). Ma i capi tedeschi (con alla testa Moltke jr.) avevano la mente rivolta a tutt’altro. Essi temevano una prossima conflagrazione europea in cui l’Impero tedesco si sarebbe trovato di fronte la Russia e la Francia e molto probabilmente la Gran Bretagna e tutto il suo impero (a differenza del kaiser Guglielmo e delle autorità politiche tedesche, i militari non si facevano molte illusioni) e pensavano mediante la Turchia di poter minacciare sostanzialmente i potenziali nemici su quattro fronti: contro la Russia nel Caucaso, contro la Gran Bretagna in Egitto (e sul vitale Canale di Suez!), inoltre in direzione dei Balcani e bloccando ovviamente gli Stretti. D’altra parte le potenze dell’Intesa (con l’eccezione forse della Francia) non erano affatto dispiaciute di vedere l’Impero ottomano impelagato in un eventuale conflitto: gli appetiti inglesi si estendevano infatti dall’India in direzione della Mesopotamia e dall’Egitto verso la Palestina; mentre i russi nutrivano le loro mai dimenticate ambizioni sugli Stretti e la Transcaucasia. Con che l’intero perimetro dell’Impero ottomano sarebbe stato minacciato (…)”” (pag 2-3) [dalla prefazione di Raimondo Luraghi]”,”QMIP-023-FL” “ROSSELLI Nello”,”Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano. Con un saggio di Walter Maturi.”,” Capitolo VII Piemonte socialista. (pag 115-135) Importanza dell’opera ‘Guerra combattuta’ – Socialismo in Lombardia e in Piemonte – Il movimento di associazione operaia – Lotte operaie del 1849 in Italia – Giornali operai ”Nel 1853 esce a Torino il settimanale ‘L’Imparziale, che propugna una sorta di socialismo legalitario da attuarsi attraverso una grande organizzazione di credito popolare e la moltiplicazione delle associazioni operaie. Due anni appresso è la volta di un importante quotidiano dedicato al popolo, ‘La Speranza’: esso apertamente propugna ‘La necessità dello sviluppo del socialismo nelle classi operaie’, reca articoli a firma “”un operaio socialista””, incoraggia il libero associazionisom dei lavoratori, afferma non essere più concepibile un rivolgimento politico che non adduca al popolo “”un vantaggio materiale, un miglioramento nella sua condizione d’esistenza””. E’ troppo naturale che un così fatto giornale incappi ben presto nei rigori della giustizia: 20 settembre ’55, primo sequestro per un articolo ‘I ricchi e i poveri’; nelle sei settimane successive altri cinque sequestri! Ma i redattori non attenuano il loro linguaggio, si ridono anzi di «chi si abbandona a stolide paure e grida ‘al fuoco, ai ladri’, ogni volta che intende pronunciare nome di popolo, di miseria, di problemi sociali»; mettono in luce l’internazionalità della causa dell’emancipazione operaia, e – a buon intenditor… – dicono chiaro che «la servitù delle classi laboriose è più dura ed umiliante in patria libera che in patria serva». La Speranza’ rappresenta in un certo modo ‘L’Avanti!’ degli operai piemontesi, tre quarti di secolo or sono. Né manca l’organo di cultura, ‘La critica sociale’ di quel tempo, destinato all’intellettualità filosocialista: è questo ‘La Ragione’ che Ausonio Franchi fonda a Torino il 21 ottobre del 1854 (collaboratori De Boni, Ricciardi, Macchi, Ferrari, Levi e vari stranieri; dapprima quindicinale, poi settimanale, e finalmente quotidiano). ‘La Ragione’ aderisce al socialismo riformista sul terreno economico, come al repubblicanesimo in politica, e al libero pensiero in materia religiosa. In nessun altro giornale il quadro delle inique disuguaglianze sociali è tracciato con più vivezza e misura; (…)”” (pag 128-129) (inserire)”,”BIOx-004-FC” “ROSSELLI Alberto”,”Il tramonto della Mezzaluna. L’impero ottomano nella prima guerra mondiale.”,”Alberto Rosselli, giornalista e storico, collabora con diverse testate nazionali ed estere e con svariati siti internet tematici. Studioso di storia moderna, contemporanea e militare, ha al suo attivo diversi saggi tra cui: Québec 1759 e Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763. In questi ultimi anni ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare balcanica e mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo. Lawrence intensifica la guerriglia. Lo stesso Lawrence guidò personalmente nuovi attacchi contro la ferrovia. La tratta ferroviaria Damasco-Medina (pag 150)”,”TURx-001-FV” “ROSSELLI Alberto”,”L’ultima colonia. La guerra coloniale in Africa Orientale Tedesca, 1914-1918.”,”Alberto Rosselli, genovese, giornalista e saggista storico, collabora da tempo con diversi quotidiani e periodici nazionali. Si è dedicato alla storia politica, diplomatica e militare.”,”QMIP-034-FV” “ROSSELLI Alberto”,”Breve storia della Guerra Civile Greca, 1944-1949.”,”L’inizio della guerra partigiana. Le prime organizzazioni resistenziali greche nacquero nel nord del paese; e cioè in Macedonia e Tracia nel maggio 1941. Mentre a Salonicco, il dipartimento macedone del KKE (Partito comunista greco) costituì, assieme al Partito Socialista, quello Agrario, l’Unione Democratica e al colonello Dimitrios Psarros, l’organizzazione Eleftheria (Libertà). Alla fine del giugno 1941, il direttivo macedone del KKE organizzò le prime due unità operative: la prima chiamata ‘Athanasios Diakos’ ebbe come base Kilkis, mentre la seconda, chamata ‘Odysseas Androutsos’, iniziò ad attivarsi a Nitrita. Questi due piccoli raggruppamenti di circa 300 uomini ciascuno scatenarono una determinata, ma anche disordinata, campagna di attentati, facendo saltare ponti e attaccando stazioni di polizia scarsamente difese”” (pag 38-39). Alberto Rosselli, giornalista e storico, ha al suo attivo opere di narrativa e diversi saggi tra cui ‘Québec 1759. Il Conflitto anglo-francese in Nord America 1756–1763’ (tradotto anche in lingua inglese), ‘Il tramonto della Mezzaluna. L’Impero Ottomano nella prima guerra mondiale’, ‘La resistenza antisovietica in Europa Orientale 1944-1956’, ‘Storie segrete della Seconda guerra mondiale’.”,”GREx-025″ “ROSSELLI Carlo, a cura di Nicola DEL-CORNO”,”Filippo Turati e il socialismo italiano.”,”Nicola Del Corno è professore associato di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano. È vicedirettore di ‘Rivista storica del socialismo’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carlo Rosselli: gli anni della formazione e Milano’ (2010) ‘Il marxismo di Turati’: ‘Fu Turati un marxista? … (pag 58-59 Tra il 1893 e il 1895, sotto l’influsso di Engels, degli studi sulla questione agraria e soprattutto dalla lotta per la libertà il suo revisionismo pratico farà passi da gigante…”” (pag 59)”,”TUFx-035″ “ROSSELLI Nello”,”Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872).”,”Di Nello Rosselli (Firenze 1900 – Bagnoles de l’Orne 1937) Einaudi ha pubblicato: Saggi sul Risorgimento, Inghilterraq e regno di Sardegna dal 1815 al 1847, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano.”,”MITS-036-FL” “ROSSELLI Carlo, a cura di Zeffiro CIUFFOLETTI Paolo BAGNOLI”,”Scritti politici. Vol. 1.”,”Carlo Rosselli (Roma 16/11/1899 – Bagnoles-de-l’Orne 09/06/1937) è stato antifascista, giornalista e filosofo. Teorico del socialismo liberale, un socialismo riformista non marxista.”,”ITAD-013-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. 1. La formazione del pensiero politico di Hegel. 2. Il sistema hegeliano dello Stato.”,”Avvertenza a ‘Marx e la dialettica hegeliana’. Il pensiero etico e politico del giovane Hegel. Gli anni del Ginnasio e dell’Università. Il problema della positività. Dialettica dell’Intero. Etica diritto e politica negli scritti jenensi e nella Fenomenologia. La Fenomenologia dello spirito. Hegel e lo Stato. Logica e filosofia del diritto. Logica e enciclopedia. Filosofia del diritto. Storia e cultura. Filosofia della storia. La problematica del realismo nell’estetica di Hegel. Lo spirito dell’hegelismo e il suo destino.”,”FILx-062″ “ROSSI Pietro”,”Marxismo.”,”Pietro ROSSI è ordinario di filosofia della storia all’Univ di Torino. Tra le sue opere principali: ‘Lo storicismo tedesco contemporaneo’ (1956), ‘Storia e storicismo nella filosofia contemporanea’ (1960), ‘Max Weber: oltre lo storicismo’ (1988). Per i tipi della Laterza, coordina insieme con Carlo A. VIANO, la ‘Storia della filosofia’.”,”MADS-070″ “ROSSI Pietro a cura; saggi di Domenico CONTE Maria Vittoria PREDAVAL Antonio ROVERSI Giuseppe DI-COSTANZO Mauro MORETTI Daniela ROMAGNOLI Renato GIANNETTI Alfredo SALSANO Pietro SCARDUELLI Michele CANGIANI Pier Angelo TONINELLI Giuliana GEMELLI Andrea DOVERI Franco AMATORI Gustavo CORNI Pier Paolo PORTINARO Sergio SCAMUZZI Nino SALAMONE Michele ROSTAN Paolo CERI Luciano CAFAGNA Alessandro CAVALLI”,”La storia comparata. Approcci e prospettive.”,”Saggi di Domenico CONTE, Maria Vittoria PREDAVAL, Antonio ROVERSI, Giuseppe DI-COSTANZO, Mauro MORETTI, Daniela ROMAGNOLI, Renato GIANNETTI, Alfredo SALSANO, Pietro SCARDUELLI, Michele CANGIANI, Pier Angelo TONINELLI, Giuliana GEMELLI, Andrea DOVERI, Franco AMATORI, Gustavo CORNI, Pier Paolo PORTINARO, Sergio SCAMUZZI, Nino SALAMONE, Michele ROSTAN, Paolo CERI, Luciano CAFAGNA, Alessandro CAVALLI.”,”STOx-008″ “ROSSI Paolo a cura; saggi di F. ABBRI C. ALETTO A. BERNABEI W. BERNARDI M. BRINI-SAVORELLI D. DE-MARTINO M.L. SERENA”,”Filosofia scienza politica nel Settecento francese. Saggi ricerche testi.”,”Saggi di F. ABBRI, C. ALETTO, A. BERNABEI, W. BERNARDI, M. BRINI-SAVORELLI, D. DE-MARTINO, M.L. SERENA. Maupertuis (Pierre Louis Moreau de), matematico francese (Saint-Malo 1698 – Basilea 1759). Dopo aver iniziato la carriera militare si dedicò alla matematica. Nel 1736 fu incaricato dall’Accademia delle scienze di dirigere una spedizione in Lapponia per misurare la lunghezza dell’arco di meridiano di un grado, allo scopo di verificare le teorie sulla forma e lo schiacciamento della Terra. Nel 1744 enunciò il suo famoso principio della minima azione. Nel 1746 accettò l’invito del re di Prussia, che su consiglio di Voltaire gli affidò la direzione dell’Accademia reale di Prussia. Questa conobbe allora un periodo di grande prosperità, mentre l’influenza francese raggiungeva in Prussia il suo apogeo. Ma a Berlino Maupertuis si fece molti nemici. Dapprima S. König, che fece espellere dall’Accademia per avere detto che il principio della minima azione era inesatto e in ogni caso enunciato da Leibniz; successivamente Voltaire, che parve prendere le parti di König. Colpito da grave malattia di petto, Maupertuis rientrò in Francia nel 1756; morì a Basilea presso i Bernoulli, che gli avevano conservato una fedele amicizia. (Accad. fr., 1743.) Maupertuis, Pierre-Louis (St Malo 1698 – Basilea 1759) Matematico, astronomo e topografo francese, ricordato per la formulazione del ‘principio di minima azione’, che postula che tutti i processi naturali avvengono in modo che la funzione dinamica denominata ‘azione’ sia minima. Dal 1718 fece parte dell’esercito francese con il grado di capitano, ma si congedò per dedicarsi alla scienza. Nel 1718 fu eletto membro della Royal Society e nel 1731 dell’Académie des Sciences. Dal 1745 al 1753 insegnò fisica all’Accademia di Berlino, dove attirò l’attenzione di Federico il Grande, che lo nominò presidente dell’Accademia. Servì nell’esercito prussiano impegnato nella guerra contro l’Austria, ma fu catturato e dopo il rilascio ritornò in Francia. Nel 1736 Maupertuis guidò una spedizione in Lapponia inviata da Luigi XV per misurare per la prima volta un arco di meridiano per mezzo del procedimento della triangolazione. I suoi rilevamenti confermarono la teoria introdotta da Isaac Newton che la Terra non è una sfera perfetta, ma leggermente appiattita ai poli. Il carattere litigioso lo condusse a scontrarsi con Voltaire che lo chiamò ironicamente le grand aplatisseur (il grande appiattitore). Maupertuis studiò inoltre le proprietà matematiche delle curve e la formazione delle specie. Tra i suoi scritti si ricordano Sur la Figure de la Terre (Della forma della terra, 1738) e Essai de Cosmologie (Saggio di cosmologia, 1751).”,”FILx-096″ “ROSSI A.”,”Autopsie du stalinisme. Avec le texte integral du rapport Khrouchtchev. Postface de Denis de Rougemont.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”RUSS-083″ “ROSSI Ernesto; a cura di Giuseppe ARMANI”,”Il Sillabo e dopo. Questo è un libro anticlericale. Lo hanno scritto otto pontefici: Pio IX Leone XIII Pio X Benedetto XV Pio XI Pio XII Giovanni XXIII Paolo VI.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 Roma 1967) fu tra gli animatori della prima opposizione al fascismo e uno dei capi di ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1930 venne arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1939 venne mandato al confino nell’ isola di Ventotene, dove elaborò con Altiero SPINELLI il manifesto del Movimento Federalista Europeo. Liberato nel 1943 si trasferì in Svizzera. Nel 1945 tornò in Italia e partecipò all’ esecutivo del Partito d’ Azione. Dopo la Liberazione fu sottosegretario alla ricostruzione nel governo PARRI. Nel 1956 fu tra i fondatori del Partito Radicale. Dalle pagine de ‘Il Mondo’ e ‘L’ Astrolabio’ condusse una strenua battaglia contro i monopoli industriali, la corruzione e le ingerenze clericali nello Stato. Economista e storico, scrittore e polemista pubblicò numerose opere tra cui ‘Settimo non rubare’ (1951), ‘I padroni del vapore’ (1954), ‘Il manganello e l’ aspersorio’ (1958). Pubblicato nel 1864 insieme all’ Enciclica Quanta cura di PIO XI il Sillabo elencava 80 proposizioni di condanna degli ‘errori capitali’ del pensiero filosofico e politico e in pratica di tutta la filosofia moderna.”,”RELC-074″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Physiologie du parti communiste français. Crise française crise mondiale.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”PCFx-002″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Les communistes français pendant la drole de guerre. Une page d’ histoire.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”PCFx-003″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Le pacte germano-sovietique. L’ histoire et le mythe.”,”TROSTKY in un articolo del gennaio 1940 si faceva beffa dei commentatori che giudicavano troppo alto il prezzo pagato da HITLER a STALIN con gli accordi territoriali dell’ agosto settembre 1939. “”Garantire la sua frontiera orientale, alla vigilia della guerra, era per Hitler una questione di vita o di morte””. Con la complicità russa, la Germania poteva concentrare le sue forze a Ovest per una guerra rapida e vittoriosa. Questa era la visione ottimistica di HITLER.”,”GERQ-036″ “ROSSI Ernesto”,”Il Sillabo e dopo.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 Roma 1967) fu tra gli animatori della prima opposizione al fascismo e uno dei capi di ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1930 venne arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1939 venne mandato al confino nell’ isola di Ventotene, dove elaborò con Altiero SPINELLI il manifesto del Movimento Federalista Europeo. Liberato nel 1943 si trasferì in Svizzera. Nel 1945 tornò in Italia e partecipò all’ esecutivo del Partito d’ Azione. Dopo la Liberazione fu sottosegretario alla ricostruzione nel governo PARRI. Nel 1956 fu tra i fondatori del Partito Radicale. Dalle pagine de ‘Il Mondo’ e ‘L’ Astrolabio’ condusse una strenua battaglia contro i monopoli industriali, la corruzione e le ingerenze clericali nello Stato. Economista e storico, scrittore e polemista pubblicò numerose opere tra cui ‘Settimo non rubare’ (1951), ‘I padroni del vapore’ (1954), ‘Il manganello e l’ aspersorio’ (1958). Pubblicato nel 1864 insieme all’ Enciclica Quanta cura di PIO XI il Sillabo elencava 80 proposizioni di condanna degli ‘errori capitali’ del pensiero filosofico e politico e in pratica di tutta la filosofia moderna.”,”RELC-107″ “ROSSI Nicola a cura; saggi di Vincenzo ATELLA Lorenzo BIRINDELLI Stefano PALMIERI Dino RIZZI Alessando VENTURINI Mario VOLPE Francesco PERACCHI Daniele MEULDERS Philippe VANHUYNEGEM Raffaele MINIACI Daniele CHECCHI”,”Competizione e giustizia sociale, 1994-1995. Terzo rapporto CNEL sulla distribuzione e redistribuzione del reddito in Italia.”,”ROSSI insegna analisi economica nell’ Università Tor Vergata di Roma.”,”ITAE-075″ “ROSSI Pietro a cura”,”Gli illuministi francesi. Bayle manoscritti clandestini Voltaire Montesquieu Diderot D’Alembert Condillac Lamettrie Helvetius D’Holbach Rousseau Turgot Raynal Condorcet.”,”””Si deve invece dire: facciamo in modo esatto l’ analisi delle cose, ed in seguito cercheremo di stabilire, con la massima diffidenza, se esse siano in rapporto con qualche principio”” (Voltaire, pag74) “”Ogni animale è più o meno uomo; ogni minerale è più o meno pianta; ogni pianta è più o meno animale. Non c’è nulla di definito in natura…”” (Diderot, pag 192)”,”FILx-238″ “ROSSI Vittorio G.”,”Soviet.”,”Vittorio G. ROSSI è il primo scrittore italiano non comunista o paracomunista che sia stato ammesso nell’ URSS da quando è calata la “”cortina di ferro””. Il suo viaggio, durato due mesi, è stato possibile dopo lunghe trattative tra il governo italiano e quello sovietico. In questo libro sono raccolti gli articoli che scrisse per il Corriere della Sera. Nessuna inchiesta giornalistiche precedente aveva suscitato tanta risonanza. Ciò è dovuto anche per la massa di informazioni che l’ Autore ha raccolto. L’ esposizione è obiettiva, documentaria, ‘a freddo’ e si incentra su tutti gli aspetti della condizione umana e del sistema sociale sovietico. “”Una famiglia operaia composta di quattro persone, che abbia uno spazio abitabile di tre metri quadrati a testa, cioè dodici metri in tutto, paga rubli sedici e settanta, se soltanto il padre o la madre lavora, cioè se l’ entrata della famiglia è la paga media mensile di un lavoratore, cioè rubli cinquecento.”” (pag 125) “”Ma oggi i preti guadagnano bene; sono pochi (nella vecchia Russia c’erano sei preti ogni mille abitanti, perciò i più erano miserabili), pochi, e i fedeli li sovvengono; fare il prete in Russia è un mestiere che frutta, e tranquillo, con buon mangiare e dormire. (…) Nel seminario di Mosca ci sono circa duecento giovani, e c’è più domande che posti; (…)”” (pag 202) “”Stalin parla il russo come uno straniero (…) Togliatti parla il russo come un russo (…)”” (pag 270)”,”RUSU-155″ “ROSSI Ernesto”,”Il manganello e l’ aspersorio.”,”Ernesto ROSSI è nato a Caserta nel 1897. A 18 anni va al fronte come volontario. Negli anni 1920 stringe amicizia con SALVEMINI, CALAMANDREI, ROSSELLI. Dopo l’ assassinio di MATTEOTTI aderisce all’ Unione nazionale di AMENDOLA edè tra i dirigenti di Italia libera. Poi redattore e diffusore di ‘Non mollare!’. Si rifugia in Francia. Nel 1925 riprende l’ attività antifascista collaborando alla ‘Riforma sociale’ di EINAUDI. E’ tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’. Arrestato nel 1930 dopo nove anni di carcere va al confino di Ventotene. Scrive in questo periodo varie opere. Nel 1942 fonda insieme ad altri il ‘Partito d’ Azione. Partecipa all’ insurrezione di Milano. E’ sottosegretario alla ricostruzione nel Governo PARRI. Da qui inizia la sua battaglia contro la degenerazione della vita economica, politica e istituzionale della giovane democrazia italiana. Scrive altri numerosi volumi (v. retrocopertina). Muore nel 1967. “”Sul quaderno del 27 marzo, la “”Civiltà cattolica”” spiegò che il giudaismo “”è una nazione equivoca e insieme una religione equivoca””: (…). La rivista riportò poi, da “”Regime fascista””, una statistica dei posti occupati a Trieste dagli ebrei, per dimostrare quanto sproporzionata fosse la parte che essi avevano nella vita intellettuale, economica, finanziaria e sindacale, rispetto alla loro importanza numerica. Anche i più benevoli verso i giudei riconoscevano che la “”fatale smania di dominio finanziario e temporatistico nel mondo era la vera e profonda causa che rendeva il giudaismo un fomite di disordini e un pericolo permanente per il mondo””. (pag 278)”,”ITAF-156″ “ROSSI A. (TASCA)”,”La guerre des papillons. Quatre ans de politique communiste (1940-1944). Sous l’ occupation.”,”””Fino al 22 giugno 1941, la Francia avrebbe dovuto appoggiarsi all’ URSS, concludendo con essa un patto di amicizia, che “”completava”” il patto germano-sovietico””, e che gli avrebbe assicurato la pace, al di fuori del conflitto che opponeva l’ Asse e gli anglosassoni. La liberazione della Francia si sarebbe fatta “”nella pace”” e grazie alla politica di pace che l’ URSS perseguiva. Da quando si apprese della nuova offensiva scatenata dalla Wermacht, i comunisti si affrettarono a stabilire un altro legame tra la liberazione della Francia e l’ URSS, ed era la guerra voluta da Hitler ad Est a stabilirlo. Gli slogans divennero pieni di certezza e passione: “”Viva l’ Armata Rossa, che difendendo validamente il paese dei Soviet, si batte per sbarazzare la Francia dagli invasori fascisti e l’ Europa dal nazismo””. (pag 189) Volantino PCF (SFIC) ottobre 1940: “”Né Londra, né Berlino!”” (…) Solo il partito comunista lotta contro tutti i capitalisti fautori della guerra. (…)”” Volantino PCF maggio 1941: “”Abbasso la guerra imperialista!”” (…) Volantino PCF novembre 1941: “”La vittoria di Hitler sarà la schiavitù della Francia. La vittoria dell’ URSS, dell’ Inghilterra e dei popoli dell’ Europa, d’ Asia e d’ America ci darà la libertà e l’ indipendenza della Francia (…)”””,”PCFx-021″ “ROSSI A. (TASCA), saggio introduttivo”,”Les Cahiers du Bolchevisme pendant la campagne 1939-1940.”,”””Il rafforzamento della tendenza “”orientale”” della politica estera dei Soviets data dalla disfatta dell’ Armata Rossa in Polonia. Sotto i muri di Varsavia crolla il sogno bolscevico di “”gettare un ponte”” tra il potere sovietico installato in Russia – ancora fragile- e la rivoluzione “”proletaria”” in Germania. Senza rinunciarvi, come lo provano sia il trattato di Rapallo che i tentativi insurrezionali del 1923, si trasferiscono, per il momento, le maggiori speranze verso i movimenti “”nazional-rivoluzionari”” dei popoli d’ Oriente””. Dal 1° all’ 8 settembre 1920 ha luogo a Baku, convocato dall’ Internazionale Comunista, il primo “”Congresso dei popoli d’ Oriente””.”” (pag LX-LXI)”,”PCFx-025″ “ROSSI Cesare”,”L’ assalto alla Banca di Sconto. Colloqui con Angelo Pogliani.”,”””Non mi nascondo che la Banca aveva delle immobilizzazioni, soprattutto quella dell’ Ansaldo. Ma noi non potevano dimenticare i legami esistenti tra la “”Sconto”” e l’ Ansaldo specialmente durante la guerra e che buona parte della fortuna del nostro esercito dipese appunto da quei legami! Non si poteva distruggere l’ Ansaldo per compiacere le altre aziende concorrenti! Onde io giustifico pienamente il Comm. Pogliani quando, in seguito alle pressioni del prefetto di Genova e del direttore della Banca d’ Italia, che temevano uno sciopero ed un attentato alla tranquillità del Paese, contribuiva al pagamento dei salari delle decine di migliaia di operai che l’ Ansaldo aveva in Liguria. Vi sono purtroppo alle volte delle necessità che non ammettono indugio!”” (pag 156)”,”ITAE-117″ “ROSSI Jacques”,”Com’era bella questa utopia. Cronache dal Gulag.”,”ROSSI Jacques francese di nascita (1909) segue la madre in Polonia. A 16 anni diventa membro del Partito comunista clandestino polacco. Grazie al suo talento di poliglotta (otto lingue) viene chiamato a svolgere un ruolo tecnico all’ interno del Comintern che gli affida diverse missioni segrete. Nel 1937, in piena guerra di Spagna, viene richiamato a Mosca e accusato di tradimento. Fino al 1961 passerà circa vent’anni della sua vita nei Gulag sovietici e altri 4 in residenza coatta. Una volta in libertà denuncia gli orrori dello stalinismo pur non sentendosela di ripudiare il pensiero di Marx. Ha scritto varie opere e vive a Parigi in un istituto geriatrico. Bilancio dell’ epoca stalianiana. – fucilazioni di decine di migliaia di ostaggi negli anni 1918 1922 – carestia del 1922 (5 milioni di morti) – deportazione ed eliminazione cosacchi del Don (1920) – eliminazione di 680 mila persone all’ epoca della “”Grande purga”” e di altre 320.000 per condanne capitali. – deportazione di quasi 2 milioni di kulaki tra il 1930 e il 1932 – seconda carestia indotta del 1933 con la morte di 4-6 milioni di contadini e civili – vittime del sistema dei Gulag (1 milione) – deportazioni dal 1939 al 1945 di polacchi, ucraini e altri (centinaia di migliaia) Questi dati forniscono una cifra complessiva del terrore sovietico intorno ai 20 milioni di morti (S. Courtois). Altri storici parlano di 35 milioni di vittime. Courtois attribuisce all’ ideologia comunista a livello mondiale la morte per causa diretta o indiretta di quasi 100 milioni di morti (URSS 20 Cina 65 Vietnam 1, Corea Nord 2, Cambogia 2, Europa Est 1, America Latina 150 mila). (pag 15)”,”RUSS-178″ “ROSSI Pietro”,”Positivismo e società industriale.”,”Il libro è composto di tre parti ciascuna si occupa di un autore: Saint-Simon, Comte, Spencer. “”Il carattere fondamentale della filosofia positiva è di considerare tutti i fenomeni come soggetti a leggi naturali invariabili: la loro scoperta e la loro riduzione al minor numero possibile costituiscono il fine di tutti i nostri sforzi, in quanto la ricerca di ciò che chiamiano cause – siano esse cause prime o cause finali – dev’ essere considerata assolutamente inaccessibile e priva di senso per noi… L’ origine diretta di una filosofia veramente positiva … dev’essere ricondotta al movimento determinato nello spirito umano dai precetti di Bacone, dalle concezioni di Cartesio e dalle scoperte di Galilei (…)””. (pag 155-156) Fonte Wikipedia: Herbert Spencer (Derby, 27 aprile 1820 – 8 dicembre 1903) nacque da una famiglia della piccola borghesia; fu cresciuto senza convinzioni dogmatiche definite. L’atteggiamento antidogmatico e antiaccademico sarà una costante della sua vita. Alternò periodi di studi e di lavoro. Già dal 1851 aveva abbracciato i principi dell’evoluzionismo. Interessato ad elaborare una teoria generale del progresso umano e dell’evoluzione cosmica e biologica, Spencer si propose già dal 1860 l’idea di un Sistema di filosofia generale, che egli precisò nei First Principles (1862) che è la sua opera fondamentale, e quindi applicò successivamente alle più vaste e diverse branche del sapere: Principles of Biology (1864 – 1867), Principles of Psycology (1870 – 1872), Principles of Sociology (Principi di sociologia) (1876 – 1896) Principi di etica (1879). Già dai suoi primi saggi emerge con estrema chiarezza l’impostazione fondamentale del suo pensiero, che intende l’evoluzione e il progresso come la legge universale della vita e del cosmo. Spencer cerca di elaborare una teoria evoluzionarista che possa valere sia per il mondo naturale (meccanico) sia per il mondo sociale. Il suo pensiero è quindi basato sul connubio tra l’evoluzionarismo darwiniano ed una visione sociologica organicista che prende le mosse da Comte. [modifica] Opere Tra le opere di spencer troviamo la sua Autobiography e The Filiation of Ideas che non esplicitavano il suo mutamento ideologico-politico anche se non si sforzò troppo per nascondere le sue opinioni ora discordanti sul socialismo definito da lui “”schiavista””. L’assimilazione del socialismo ad un regime burocratico-militare è il punto chiave di The Man Versus The State, l’uguale diritto a tutti gli uomini all’uso della terra (centrale anche in Social Statics). Spencer, sulla base della denuncia dei diritti dell’uomo, azzardò anche una promessa su un’integrale riconciliazione dell’uomo verso se stesso e verso il proprio ambiente. Dopo essere intervenuto con questa raccolta in volumi di 4 articoli abbandonò le vesti del teorico e si adeguò ai metodi polemici. Il suo obbiettivo era di ripristinare il proprio profilo come liberale sui compiti dello stato. Nessuno vide di buon occhio The Man Versus The State, né i socialisti che non persero tempo a chiarire la situazione contemporanea, né i liberali che non si ritrovavano nel suo spirito di crociata ormai superato. Isidore Marie Auguste François Xavier Comte (Montpellier 19 gennaio 1798 – Parigi 5 settembre 1857), filosofo francese, è considerato, a buon diritto, il padre del pensiero positivista. Discepolo di Henri de Saint-Simon, coniò il termine “”fisica sociale”” per indicare un nuovo campo di studi. Questa definizione era però utilizzata anche da alcuni altri intellettuali suoi rivali e così, per differenziare la propria disciplina, inventò la parola sociologia. Comte considerava questo campo disciplinare come un possibile terreno di produzione di conoscenza sociale basata su prove scientifiche. Volendo sbarazzarsi della metafisica, esalta quasi religiosamente la conoscenza scientifica che mira a osservare per conoscere senza apriorismi. Si richiama comunque a Kant e Leibniz affermando che nell’uomo esistono disposizioni mentali spontanee. La sua citazione « Ordine e progresso » figura sulla bandiera brasiliana (Ordem e progresso) Indice [nascondi] 1 La legge dei tre stadi 2 La classificazione delle scienze 3 La sociologia 4 La religione della scienza 5 Opere 6 Hanno influito su di lui 7 Ha influito su di loro Claude Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon (Parigi, 17 ottobre 1760 – 19 maggio 1825). È considerato il fondatore del socialismo francese. Partecipò alla guerra di indipendenza americana, combattendo agli ordini di La Fayette. Apparteneva alla famiglia dell’autore delle “”Memoires””, ma di un altro ramo. Fin dall’infanzia diede prova di un’energia e di un’indipendenza di carattere fuori dal comune. Fu in relazione con D’Alembert del quale subì l’influenza. Benché abbia avuto dei precursori, prima di lui non era mai stato così precisamente dichiarato, non soltanto che l’uomo e le società potevano essere diretti nella loro condotta solo iniziando a ridurli a oggetti della scienza, ma, per di più, che questa scienza non poteva poggiare su altri principi che non fossero le scienze della natura. Alla sua morte si sviluppò un movimento politico-religioso, basato sulle sue idee, che fu chiamato sansimonismo. Le sue opere influenzarono notevolmente Auguste Comte”,”TEOS-119″ “ROSSI Paolo”,”Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza.”,”Quando questo libro apparve in traduzione inglese (1968) fu salutato come una svolta decisiva negli studi baconiani. Frances A. YATES osservò che il lavoro di ROSSI ‘rendeva insipido ogni altro scritto su Bacone’. Paolo ROSSI nato a Urbino nel 1923, ha insegnato nelle Università di Milano, Cagliari e Bologna. E’ ordinario di storia della filosofia nelle Facoltà di Lettere dell’ Università di Firenze. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”Senza dubbio Bacone non può in alcun modo essere considerato, a causa della cosiddetta scoperta del metodo induttivo, come il fondatore della scienza moderna. Questa immagine, che fu cara ai fondatori della Royal Society e agli autori della grande Enciclopedia illuministica, è irrimediabilmente caduta. Considerare ancora Bacone da questo punto di vista equivarrebbe – come ha scritto Farrington – a porre Bacone su un piedistallo inappropriato in una parte inappropriata della galleria. Chi si è dedcato ad un’ impresa di questo genere è giunto, quasi sempre, a conclusioni desolanti. Senza dubbio la fecondità della scienza moderna è stata assicurata non da uno sperimentalismo empirico di tipo baconiano, ma dal metodo matematico galileiano fondato su un’ analisi quantitativa e meccanica che “”non mira a ordinare e purificare il mondo dei dati in vista di una scoperta delle forme, ma tende alla scoperta della legge mediante la sola considerazione dell’ ordine misurabiel delle cose naturali””””. (pag 225-226)”,”FILx-330″ “ROSSI A. (TASCA)”,”Deux ans d’ alliance germano-soviétique. Août 1939 – Juin 1941.”,”Contiene dedica autore ad Alexandre Parodi, ambasciatore di Francia, 1949 Libro dedicato alla memoria di Paul CAVYN, ministro plenipotenziario belga a Parigi. La mobilitazione del Comintern al servizio di Hitler (pag 111). Al di là delle conseguenze strategiche del patto germano-sovietico, il contributo più efficace della Russia ai successi militari della Germania è stato senza alcun dubbio la mobilitazione dei partiti comunisti nella lotta contro la guerra, diventata improvvisamente “”imperialista”” dopo il patto del 23 agosto. Le direttive di questa nuova politica sono state fornite a tutti i partiti dell’ Internazionale Comunista nel discorso di Molotov del 31 agosto 1939 al Soviet Supremo, in un articolo di ottobre di Georges Dimitrov, al quale viene assicurata la massima diffusione in tutti i paesi, e nel manifesto lanciato dall’ Internazionale comunista in occasione del 22° anniversario della Rivoluzione d’ Ottobre. Teoricamente, l’ opposizione alla guerra doveva farsi in tutti i paesi belligeranti, qualunque fossero. Ma senza contare il fatto che mettere sullo stesso piano l’ Inghilterra, la Francia e la Germania era già un servizio reso a Hitler, in pratica la lotta contro la guerra non era efficace che nei paesi democratici. (…)”” (pag 111-112) Le condizioni sovietiche per l’ adesione al patto tripartito (pag 179). Una dozzina di giorni dopo il suo ritorno a mosca, il 25 novembre 1940, Molotov chiamava l’ ambasciatore von Schulenburg e gli forniva la risposta del Governo sovietico alle proposte tedesche. L’ URSS era pronta ad accettare il progetto di Ribbentrop sulla sua adesione al Patto tripartito, ma a determinate condizioni. Queste condizioni prendevano come punto di partenza i due protocolli segreti suggeriti da Ribbentrop la sera del 13 novembre. (…)””. (pag 179)”,”RUST-122″ “ROSSI Aldo (testi), collaborazione (ai testi e alle ricerche) di Margherita GALANTI”,”Cara Savona.”,”””Un personaggio di cui Varazze va fiera è il Beato Jacopo, il domenicano, arcivescovo di Genova alla fine, del XIII secolo, i cui scritti sono tra i documenti medioevali culturalmente più significativi. A ricordare e onorare Jacopo da Varagine c’è una statua in una raccolta piazza cittadina. Ora un libro pubblicato di recente dalla studiosa Gabriella Airaldi afferma che non è certa la nascita a Varazze del beato: forse apparteneva sì ad una famiglia, magari illustre, di origine varazzina, ma quasi certamente era genovese.”” (pag 172)”,”ITAB-196″ “ROSSI Ernesto CALAMANDREI Piero SALVEMINI Gaetano”,”Non mollare (1925). Riproduzione fotografica dei numeri usciti. Tre saggi storici di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini.”,”””Non è dunque un caso che intorno a Gaetano Salvemini si raccogliessero uomini come Piero Calamandrei, Carlo e Nello Rosselli, Nello Traquandi, Ernesto Rossi. Provenivano tutti dalla stessa radice ideologica, avevano tutti vissuto la medesima esperienza dell’ interventismo e della guerra combattuta, e tutti erano mossi da un sentimento di rivolta contro il dilagare della violenza fascista.”” (pag VII)”,”ITAD-081″ “ROSSI Ernesto”,”Elettricità senza baroni.”,”L’ industria elettrica è una industria politica. “”L’ accentramento capitalistico in colossali società elettrocommerciali, collegate finanziariamente fra loro attraverso le capogruppo e le holdings, era arrivato ormai in Italia a tal punto da mettere ogni anno a disposizione di una diecina di persone una torta di parecchie centinaia di miliardi, dalla quale era facile ritagliare, senza che gli azionisti neppur se ne accorgessero, delle fette più o meno consistenti per addomesticare i funzionari controllori, per ottenere l’ amicizia di uomini politici, per foraggiare i giornali e i partiti. Inoltre il peso dei titoli elettrici, rispetto all’ ammontare totale dei titoli quotati nelle nostre Borse, e l’ importanza della fornitura dell’ energia elettrica per lo sviluppo economico del paese, metteva in grado questa diecina di persone di ricattare continuamente il governo per ottenere aumenti di tariffe, prestiti a condizioni di favore, contributi per la costruzione degli impianti, ed altri privilegi, con la minaccia di compiere operazioni contrarie al credito dello Stato o di sospendere la costruzione dei nuovi impianti””. (pag 64-65) L’ elettro-nucleare in Italia. “”(…) osservazione sulla quale è spesso tornato il prof. Felice Ippolito, segretario generale del Comitato Nazionale per l’ Energia Nucleare (CNEN): per rendere possibile la continua immissione in rete di tutta l’ energia delle centrali elettronucleari, che tra qualche anno cominceranno ad entrare in funzione, occorre dare a tali centrali il compito di provvedere alla soddisfazione della parte più costante della domanda””. (pag 90)”,”ITAE-165″ “ROSSI Vittorio G.”,”Maestrale.”,”Nato a Santa Margherita Ligure, è uno scrittore universalmente noto e un grande iniziatore di giovani alla lettura, alla conoscenza e al gusto dell’ avventura. “”Nella scienza tutto è provvisorio, anche se dura da secoli, una nuova esperienza lo può cambiare domani. In una religione si può credere o non credere; ma non ci può mai essere niente di nuovo. E “”chi più sa, più dubita””; e questo lo ha detto un papa che era un grande papa; e sapeva che nella religione lui non poteva sapere più di quello che sapeva; nella scienza sì””. (pag 71) “”Per l’ asiatico, tutto questo non esiste, perché in Asia non esiste l’ uomo; esiste l’ uomo come zoologia, ma non l’ uomo come intendiamo noi. L’ Asia non è fatta di uomini; è fatta di massa””. (pag 169) “”Chi conosce i cinesi, quando sente dire che essi hanno una disputa dottrinaria coi russi, i mette a ridere. Il russo può andare avanti per giorni e notti a discutere di dottrina; il cinese, solo a sentirne parlare, si addormenta. Il cinese è incapace di astrazioni, di idee generali; il cinese è un empirico, anche più dell’ inglese, infatti in Asia dicono che il cinese è l’ inglese dell’ Asia. Il cinese vede solo le cose, le vede in modo pratico, e anche molto bene, anche meglio di noi; ma le idee gli si sfumano nella zucca””. (pag 176)”,”VARx-185″ “ROSSI Mario”,”Giovanni Huss. L’ eroe della nazione boema nel secolo XV. Conferenza commemorativa del V Centenario della sua morte (1415-1915).”,”Wycliff e Huss. “”Le opere di Wicliff introdotte in Boemia nei primi anni del 1400, per opera degli studenti boemi accorsi in Inghilterra al seguito della regina Anna, vi avevano suscitato un grande fermento spirituale negli animi turbati dallo scandalo dello Scisma d’ occidente. Huss riassume ed impersona, per volere di Dio, con la sua anima ricca di sensibilità, tutto questo incomposto agitarsi degli spiriti e, per l’ influenza straordinaria esercitata come professore e come predicatore, finisce col dirigere le sorti della nazione boema. Il clero fu subito contro di lui. (…) Il re Wenceslao tenta di calmare gli animi, ma invano. Huss, alla fine del 1412, va in esilio volontario dirigendosi verso un castello di un nobile, suo protettore, al sud della Boemia. Precisamente; come Lutero alla Wartburg! E’ questo uno dei periodi più belli della vita del riformatore boemo; egli, lo scomunicato, si fa predicatore itinerante e predica nei villaggi, nei campi, nei boschi ed infiamma i boemi alla causa della riforma della Chiesa, associata oramai a quella del risveglio nazionale. Scrive trattati, sermoni, lettere in gran numero. La sua attività è divenuta prodigiosa. Nel 1412 e nel 1413 si consolida così il movimento ussita, prolungamento del movimento wicleffita, sotto la radiosa influenza di Giovanni Huss. Le ali della ‘timida oca’ – così, scherzosamente, Huss chiamava se stesso – battevano già disperatamente ‘il dragone infernale’, l’ ecclesiasticismo corrotto!. Un patto eterno fu stretto tra Huss e il suo popolo (…). Ma di là dai monti della Boemia, si maturavano altri eventi. Emerge dalle contese politiche il furbo imperatore Sigismondo, fratello del re Wenceslao di Boemia. Egli vuole la pace, vuole l’ unità della Chiesa per rafforzare l’ unità dell’ Impero. Ma dovrà comparire come il campione dell’ ortodossia cattolica e il pacificatore così delle lotte politiche come delle lotte dottrinali nella Chiesa. (…) Il 6 luglio 1415 G. Huss è introdotto come un delinquente nella Cattedrale di Costanza, dov il Concilio teneva le sue sedute solenni. (…) Che ore lunghe di martirio! Huss deve ascoltare prima un lungo sermone in latino tenuto dal vescovo di Lodi sul dovere di reprimere l’ eresia e di condannare gli eretici; deve ascoltare la lettura della condanna di trenta tesi (proposizioni) attribuitegli, capolavoro di perfidia teologica; subire un breve ed umiliante interrogatorio rituale, senza che gli sia permesso di esporre le sue ragioni, e poi sentire le parole terribili di scomunica e di condanna. (…) Fu consegnato immediatamente al braccio secolare per l’ esecuzione della condanna.”” (pag 17-20)”,”RELP-039″ “ROSSI Ernesto”,”Lo Stato industriale.”,” Il collasso di un apparato statale. “”Dall’ 8 settembre 1943 (data dell’ armistizio con gli Alleati) alla fine della guerra, l’ Italia è stata divisa in due – la parte settentrionale in mano ai tedeschi e l’ altra occupata dagli Alleati – con due “”governi fantocci”” combattenti l’ uno contro l’ altro. Diecine di migliaia di persone vivevano sui monti “”fuori legge””. Per una parte della popolazione erano doveri patriottici quegli atti di sabotaggio, di diserzione, di guerra partigiana che l’ altra parte considerava un tradimento della Patria. Tutta la popolazione civile, per sopravvivere , ha dovuto “”arrangiarsi”” con traffici vietati dalle legi, e approvvigionarsi sul mercato nero. Nel trasloco degli uffici, diversi archivi dei ministeri furono perduti o distrutti. Intere regioni hanno vissuto per molti mesi in un regime di terrore, senza poter più contare su un minimo di assistenza da parte della pubblica amministrazione per l’ espletamento degli affari normali, né sulla difesa del diritto da parte della polizia e della magistratura. La confusione negli animi e nelle cose sembrava ormai che giustificasse qualunque reato.”” (pag 28)”,”ITAE-171″ “ROSSI Ernesto”,”Settimo: non rubare.”,”La protezione doganale chiesta dalla Fiat (pag 8) “”Se i dirigenti americani dell’ Erp non si lasceranno convincere, se, come speriamo, replicheranno che il principio della iniziativa privata non ha niente a che fare con la politica della privatizzazione degli utili e della socializzazione delle perdite, sostenute dai sigg. Falck e C., si può essere sicuri che, contro il programma Finsider, verranno scatenate le organizzazioni sindacali operaie. E’ vero che il risanamento dell’ industria siderurgica permetterebbe col tempo di impiegare un numero molto maggiore di operai siderurgici, ed è pure vero che tale risanamento a nche più che agli ottantamila operai siderurgici, interessa direttamente i seicentomila operai meccanici, che vedrebbero le possibilità di sviluppo dell’ industria meccanica, se tale industria potesse comprare i prodotti siderurgici ai prezzi internazionali. Ma la politica della FIOM, come la politica delle altre organizzazioni sindacali, non guarda all’ avvenire lontano, nè agli interessi di tutti i lavoratori; suo unico obiettivo è oggi il consolidamento dei diritti acquisiti, la cristallizzazione dei rapporti di lavoro esistenti, il miglioramento immediato delle condizioni degli operai già sistemati, comunque parassitaria sia l’ attività da essi svolta e qualunque siano le conseguenze prevedibili per l’ intera classe operaia. Il risanamento dell’ industria siderurgica implica concentramento, chiusura degli stabilimenti antieconomici, licenziamento del personale in soprannumero, spostamento di operai da certi luoghi ad altri luoghi, da certe lavorazioni ad altre lavorazioni””. (pag 146)”,”ITAE-172″ “ROSSI Angelo VACCA Giuseppe”,”Gramsci tra Mussolini e Stalin.”,”ROSSI Angelo (1933) dopo aver insegnato storia e filosfia nel liceo classico di Foggia si è dedicato alla politica nel PCI dal 1953. Eletto nel 1994 nel senato della Repubblica. Ha fatto parte della Commissione Finanze e Tesoro. VACCA Giuseppe presidente della Fondazione Gramsci e consigliere d’ amministrazione dell’ Istituto dell’ Enciclopedia Italiana, dirigente politico (prima del PCI poi PDS e DS. Ha scritto molti libri (v. 4° copertina)). Gramsci, l’ analisi della politica internazionale, la crisi del 1929. “”Quanto Gramsci seguisse da vicino le vicende internazionali è documentato dai Quaderni, il cui sviluppo si basa su un’ analisi originale della crisi del ’29-32 che non solo contraddiceva la strategia del Comintern, ma si spingeva fino ad invalidare i paradigmi su cui esso era costruito. Ciò non toglie che la storiografia sul PCI si sia domandata a lungo quanto Gramsci fosse informato degli avvenimenti politici, contribuendo alla vulgata del carattere “”disinteressato””, distaccato dalla lotta politica corrente, degli scritti del carcere.”” (pag 76)”,”GRAS-065″ “ROSSI Luigi”,”La strategia dei “”marxoidi””. Volume I. 1939-1949. Dal Patto Ribbentrop-Molotov alla NATO.”,”””In copertina: Molotov, inviato di Stalin, accolto da Ribbentrop giunge a Berlino e passa in rivista un plotone d’ onore nazista, dopo la firma del Patto tra Hitler e Stalin, che provocò la seconda guerra mondiale””. (retrocop) Luigi ROSSI, giornalista e scrittore, è di origine emiliana. Esordì giovanissimo nella stampa universitaria, fu quindi redattore inviato speciale corrispondente di guerra. Fece parte del Resto del Carlino, Gazzetta del popolo, Gazzetta de Mezzogiorno, del Globo. Fondò l’ agenzia ORBIS, il quotidiano Italia Sera e fu redattore parlamentare, collaboratore della Rai. Invalido di guerra, combattente in Libia, corrispondente di guerra in Russia, ha raccolto materiale in tutto il mondo per i suoi articoli e studi di storia politica ed economia. “”Sempre Keitel ha ricordato che Hitler, nelle riunioni militari, escludeva sempre, tassativamente, che gli Stati Uniti avrebbero varcato l’ Atlantico una seconda volta, per venirsi a battere in Europa. E citava l’ esempio di Wilson che “”era ripartito, profondamente amareggiato ed irritato contro gli alleati europei, dopo Versailles””. Hitler riteneva anche però, che manovrando il partito ‘pacifista’ inglese, specie attraverso la drammatizzazione degli “”incidenti”” provocati dovunque, ed in modo continuo, dai polacchi (tutti inventati dalla propaganda di Goebbels o frutto di montature naziste) avrebbe ripetuto il gioco già consumato per la Cecoslovacchia. Inoltre – come ho detto – fidava moltissimo sullo “”spirito isolazionistico”” degli americani. Goering ha confermato a Norimberga che “”il giorno in cui la Gran Bretagna annunciò ufficialmente la sua ‘garanzia’ alla Polonia, il Führer mi chiamò al telefono per comunicarmi di aver sospeso la progettata invasione della Polonia. Si tratta di una misura definitiva o temporanea?, gli chiesi. Ancora non posso dirlo. Sto cercando di vedere se mi riesce di impedire l’ intervento britannico. (…)””. (pag 70) “”Ciò spiega la risposta di Halder, a Norimberga, alla domanda del pubblico accusatore Capitano Sam Harris. Harris: – Come mai Hitler, ‘irrevocabilmente’ votato alla guerra, ha potuto trascinare, dietro di se, tutto il popolo tedesco che voi sostenete ‘irrevocabilmente contrario alla guerra’? Halder: – Consentitemi di sorridere. Quando si parla di ‘irrevocabile’ a proposito di Hitler, si commette uno degli errori più grossolani. Nulla era ‘irrevocabile’ con Hitler e per Hitler. Quando nella Conferenza del 22 agosto 1939 all’ Oberzsalzberg ci disse che aveva deciso ‘irrevocabilmente’ di attaccare la Polonia e, magari, se fosse stato necessario, di attaccare tutto l’ Occidente, nessuno ritenne che avrebbe mantenuto la sua parola””.”” (pag 71)”,”RUST-124″ “ROSSI Luigi”,”La strategia dei “”marxoidi””. Volume II. 1949-1979. Patto di Varsavia-Helsinki-Belgrado-Berlino Est.”,”Luigi ROSSI, giornalista e scrittore, è di origine emiliana. Esordì giovanissimo nella stampa universitaria, fu quindi redattore inviato speciale corrispondente di guerra. Fece parte del Resto del Carlino, Gazzetta del popolo, Gazzetta de Mezzogiorno, del Globo. Fondò l’ agenzia ORBIS, il quotidiano Italia Sera e fu redattore parlamentare, collaboratore della Rai. Invalido di guerra, combattente in Libia, corrispondente di guerra in Russia, ha raccolto materiale in tutto il mondo per i suoi articoli e studi di storia politica ed economia. “”Il pericolo – scrisse una volta Spinoza – “”è tutto quello che la ragione non riesce a capire””. (pag 70) (RUST 125) Panslavismo e prussianesimo. “”Da un opuscolo-diario di un certo Muralov “”trotskista””, giuntomi tra le mani molti anni fa, per caso, a Ginevra, ho trascritto (perché già pensavo, fin da allora, di approfondire la mia analisi sull’ evoluzione della “”sinistra”” e del ‘marxismo-leninismo’ in particolare) alcuni periodi. Muralov (poi esule per sfuggire a Stalin) nel suo ‘pamphlet’ ha notato: “”Marx ha commesso un errore di prospettiva storica quando ha indicato la Germania come la culla naturale della rivoluzione proletaria mondiale. Ogni grande movimento storico ha delle origini precise, dei caratteri che sono peculiari della matrice di ogni popolo. Marx guardava alla Prussia e non alla Russia, ha identificato solo nel modello prussiano il catalizzatore della rivoluzione proletaria. Del modello panslavo ha visto soltanto la facciata, l’ artificioso orpello del mito zarista. Se Marx vivesse oggi riconoscerebbe, certamente, il suo errore. Il prussianesimo ha soffocato la rivoluzione proletaria tedesca ed ha generato il nazismo. Il panslavismo ha ucciso lo zar ed ha diffuso nel mondo, attraverso la rivoluzione permanente, arricchito dalla fecondità dei popoli slavi, il comunismo””. E più avanti: “”Lenin ha dato ai popoli slavi la coscienza della loro forza restitendo loro tutto il potere che gli zar ed i loro cortigiani gli avevano sottratto. Stalin ha bloccato questo processo di liberazione e sta riportando indietro di 50 anni la Russia. Per questo il popolo lo ha definito, con disprezzo, lo “”zar rosso””. Stalin è un traditore. (…)””. (pag 17-18)”,”RUST-125″ “ROSSI Mario a cura”,”Sviluppi dello hegelismo in Italia. F. De Sanctis – S. Tommasi – A. Labriola.”,”””Quando Engels nell’ Antidühring usava della parola metafisica in senso peggiorativo, intendeva appunto di riferirsi a quelle maniere di pensare, ossia di concepire, di inferire, di esporre, che son l’ opposto della considerazione genetica, e quindi (subordinatamente) dialettica (1) delle cose””. (pag 188) (1) Da ricordare qui l’ obiezione di Labriola a Engels riguardo alla differenza fra i termini “”genetico”” e “”dialettico”” (nota 2 pag 188) “”Cotesta critica dell’ Engels, che per molti rispetti è specificabile e precisabile ancora, e soprattutto per ciò che riguarda la origine di codesto pensare metafisicamente, ripete a modo suo la opposizione hegeliana fra l’ ‘intendimento’, che fissa gli opposti come tali, e la ‘ragione’, che gli opposti rimette in serie di processo ascendente – (la divina arte di ‘conciliare gli opposti’, direbbe Bruno – ‘omnis determinatio est negatio’, diceva Spinoza).”” (pag 189-190)”,”LABD-055″ “ROSSI Annabella”,”Lettere da una tarantata.”,”D.L. Milani (pag 43) Italiano popolare unitario. “”Così, Anna del Salento ci fornisce il documento del modo d’ esprimersi d’un incolto che, sotto la spinta di comunicare e senza addestramento, maneggia quella che, ottimisticamente, si chiama la lingua “”nazionale””, l’ italiano.”” (pag 48) “”Oltre che di chiese sconsacrate, l’ Italia è piena di teatri lirici abbandonati. (…) (pag 58) “”Sotto l’ influenza dei modelli dell’ opera lirica, le oscure contorsioni sintattiche, ‘reina, surser, non lice’ dovevano tornare normali come ‘senti l’orma dei passi spietati’. Accade così che Filippo Turati, nel comporre Il canto dei lavoratori, inno del Partito operaio italiano, non esitò a farcirlo di elementi aulici: ‘niun di voi vorrà tradir; de’ suoi figli opra sarà; pugnando; pugnammo; una dimane; chiami il dritto a trionfar; di chi pace non favelli sotto il piè dell’ oppressor; un esercito diviso / la vittoria non corrà’. Dobbiamo a Guido Podrecca rari tentativi di ironizzare (e così espungere) l’ aulicità delle canzoni di protesta, come l’ ‘Inno dei divoratori’ o in ‘Dio lo vuole’. Ma si tratta di eccezioni (…)””. (pag 58)”,”ITAS-115″ “ROSSI Ernesto”,”Borse e borsaioli.”,”Nato a Caserta nel 1897 fiorentino di elezione E. Rossi è stato volontario e mutilato durante la prima guerra mondiale, dopo il 1923 è stato tra i dirigenti dell’ opposizione antifascista a Firenze. Assieme ai fratelli ROSSELLI e a SALVEMINI pubblicò e diffuse il primo foglio clandestino ‘Non mollare’. Venne arrestato più volte e dovette riparare in Francia. Fu tra i fondatori di ‘Giustizia e libertà’ che diresse insieme a Riccardo BAUER fino al suo arrsto alla fine del 1930. Condannato dal tribunale speciale a vent’anni di carcere ne scontò nove per intevenuta amnistia, e finì al confino di Ventotene. Scrissi in questo periodo quattro libri: La riforma agraria, Critica del sindacalismo, Abolire la miseria, Critica del capitalismo. Durante la guerra pubblicò in Svizzera ‘L’ Europe de demain’. Nel 1948 ha pubblicato una biografia di De Viti De Marco e in seguito molte altre opere. E’ stato sottosegretario alla Ricostruzione del ministero Parri e presidente dell’ ARAR. Alla memoria di Tullio ASCARELLI principe dei commercialisti, invece di servire i grandi baroni, dedicò il suo vivissimo ingegno a combatterne soprusi e privilegi I proverbi sotto i titoli dei capitoli sono tratti da ‘Raccolta di proverbi toscani’ di Giuseppe Giusti, Firenze 1926. “”I morti aprono gli occhi ai vivi”” (pag 1) Il 24 Ore commentatore ‘di sinistra’ (pag 96-) Le casse nere per le public relations (pag 183) “”Non avendo alcun senso confrontare i valori di Borsa delle società attraverso il tempo senza far prima dei laboriosi calcoli per tener conto dei diritti di opzione e dei dividendi, riporto, nella seguente tabella le variazioni percentuali dell’ indice del corso secco medio di ogni mese rispetto al mese precedente, per la Lanerossi e per le quaranta principali società rilevate nel ‘Bollettino della Banca d’ Italia’ (che rappresentano circa i due terzi del valore corrente complessivo delle 153 società quotate in Borsa)””. (pag 105) “”Chi aveva acquistato 100 milioni di azioni e le aveva depositate in una banca per ottenere 75 milioni, se il prezzo raddoppia, si fa dare dalla Banca altri 75 milioni senza bisogno di alcuna nuova copertura; e se i corsi raddoppiano ancora (come è accaduto nello spazio di soli dodici mesi per le Lanerossi) può ottenere, col medesimo pacchetto azionario, altri 150 milioni. Così le anticipazioni della Banca, risultano, per una parte sempre maggiore, garantite sul fumo. Questo gioco può continuare all’ infinito. Quando le Banche hanno rasciugato le loro eccedenze di disponibilità liquide nei crescenti finanziamenti speculativi, devono, per forza, fermarsi: allora la trottola cade. (…) La fine della politica del “”denaro facile”” obbliga molti speculatori, che hanno operato al rialzo con quattrini presi a prestito dalla Banche, a vendere per far fronte alle scadenze. La tendenza della Borsa si inverte. Anche se in un primo tempo, le Banche mantengono immutato lo scarto (nella nostra ipotesi il 25%), sono costrette a ridurre le anticipazioni agli speculatori, e le loro richieste contribuiscono ad accelerare ancor più la corsa al ribasso. In conseguenza della velocità di questa discesa, il vecchio scarto non risulta più sufficiente: proprio quando gli speculatori si trovano in maggiori difficoltà, le banche sono costrette a chiedere un aumento della garanzia (il 30, il 50%), e questo aumento spinge ancor di più gli speculatori a vendere, e quindi rende più ripida la caduta. Il modo discendente a spirale continua fino al crollo del castello di carte costruito dai giocatori al rialzo, o fino a quando il governo non costringe le Banche ad acquistare le azioni, per sostenere i corsi, e poi interviene a “”salvare”” le Banche con i quattrini dei contribuenti””. (pag 130-131)”,”ITAE-194″ “ROSSI Paolo”,”Aspetti della rivoluzione scientifica.”,”””Non posso trattenermi dal ricordare che non è inverosimile che vi siano abitanti non solo sulla Luna, ma sullo stesso Giove. Ora per la prima volta si stanno scoprendo quelle nuove regioni, ma non appena qualcuno avrà insegnato l’ arte di volare, fra la nostra specie umana non mancheranno i coloni. Chi avrebbe creduto un tempo che la navigazione nello sconfinato Oceano sarebbe stata più tranquilla e sicura che nello stretto golfo dell’ Adriatico, nel Mar Baltico o nella Manica? Si diano le navi e si adattino le vele al vento celeste: vi sarà gente che non avrà timore per sé neppure di fronte a quell’ immensità”” (Giovanni Keplero, J. Kepler, Dissertatio cum Nuncio Sidereo, Francofurti, 1611) Scienza e religione. “”Non è il caso di fermarsi a ripetere qui cose ben note sulla straordinaria importanza della lettura della Bibbia in quel decisivo periodo della cultura e della vita inglese che va da Wycliffe a Bacone. In realtà, com’è stato sottolineato da molti, il radicale mutamento di orizzonti e di prospettive culturali che si effettuò in Inghilterra nella prima metà del Seicento ebbe a coincidere con la sostituzione della Bibbia ad Aristotele, con il rifiorire degli studi di ebraico e di orientalistica, con la straordinaria diffusione raggiunta da libri di devozione e di raccolte di sermoni. Questi testi sono ben noti a Bacone che dà anzi di essi una valutazione oltremodo positiva. (…) Una delle più evidenti conseguenze della ben nota opposizione di Bacone “”all’ iniquo e fallace connubio”” di scienza e di teologia è la polemica contro quella letteratura rabbinica, cabalistica e paracelsiana che cerca di fondare la filosofia naturale sul primo capitolo della Genesi, sul libro di Giobbe e su altri passi delle Sacre Scritture. (…) Ma resta il fatto che Bacone respinge con decisione ogni “”filosofia naturale”” che si fondi sulla lettura allegorica dei sacri testi.”” (pag 67-68-69)”,”SCIx-260″ “ROSSI Gianluigi”,”L’ Africa italiana verso l’ indipendenza (1941-1949).”,”””In verità, dopo la firma del trattato di pace la questione delle colonie italiane veniva ad inserirsi nel quadro del progressivo deterioramento dei rapporti tra le potenze anglosassoni e l’Unione Sovietica. Momento significativo di tale evoluzione era stata la “”dottrina Truman””, lanciata dal presidente americano il 12 marzo. Il fallimento, in aprile, della conferenza dei ministri degli Esteri convocata a Mosca per discutere le questioni dell’Austria e della Germania, l’esclusione dei comunisti dai Governi francese ed italiano in maggio, la proposta per un programma di ricostruzione europea lanciata da Marshall ai primi di giugno e il rifiuto sovietico e dei paesi europeo-orientali di prendervi parte, confermavano e rafforzavano in termini non dubbi questa evoluzione. In questa atmosfera di “”guerra fredda”” era inevitabile che le grosse decisioni di politica estera, a Londra come a Washington, finissero per essere condizionate in misura crescente dalle preoccupazioni d’ordine strategico-militare collegate con l’obiettivo di contrastare l’espansionismo sovietico. Tradotto in termini pratici ciò significava che, in tutte le questioni che toccavano la sicurezza, né il Foreign Office né il Dipartimento di Stato potevano più prescindere dalle valutazioni delle alte sfere militari. Nel caso degli Stati Uniti, del resto, questa simbiosi tra politica estera e politica strategica aveva già avuto una conferma significativa agli inizi del ’47 con la nomina di Marshall, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito, al vertice del Dipartimento di Stato, mentre un’influenza crescente sulla politica estera era destinato a esercitare il National Security Council, comprendente, oltre al segretario di Stato, i titolari dei dicasteri militari.”” (pag 283-284)”,”RAIx-225″ “ROSSI A. (Angelo TASCA) a cura di W. KENDALL”,”A Communist Party in Action. An Account of the Organization and Operations in France.”,”E’ la traduzione ridotta di Psysiologie du Parti Communiste francais, 1948. “”The fist victim is executed on July 19, 1941, the second five days later. “”The French worker André Masseron has been assassinated by the Gestapo””, writes a Party pamphleteer, “”for having demonstrated his faith in the liberation of France by singing the ‘Marseillaise’. There are further executions following some demonstrations in August 15 and 16, andevents move with increasing swiftness over the next weeks: On August 23 Vichy promulgates a law establishing so-called special tribunals for the trial of persons guilty of “”Communist or anarchist”” activities; and only four days later one of these tribunals, sitting in Paris, sentences three Communists to death and a fourth, a former general secretary of L’Humanité, to life imprisonment at hard labor. (…) At first the Communists are unclear as to what attitude to adopt toward these developments. A tract published early in September implies that the Party has had nothing to do with the recent attacks on Germans, which are, for the rest, merely being used by the authorities and the “”kept press”” as a means of justifying the monstrous measures being adopted “”against the people and the Party.”” Soon after, however, some Party spokesman begin to take the logical next step: the authors of the attacks are police agents, provocateurs. But this line also is promptly abandoned – in favor of patriotic appeals to outraged national sentiment: the victims are martyrs to France, and must be avenged””. (pag 142-143) ROSSI-TASCA: Nato nel 1892 in Piemonte, giovane socialista, aderisce dalla fondazione al nuovo Partito Comunista (1921). Al tempo della marcia su Roma di Mussolini si trova in URSS per il 4° Congresso dell’ Internazionale Comunista. Per quattro anni lavora in clandestinità all’ interno della segreteria del PCdI dichiarato illegale. Arrestato tre volte fugge per due volte. Conosce Lenin, Trotsky, Stalin, Bucharin (Bukharin) , Radek e altri leaders bolscevichi. Ha rapporti con altri esponenti di partiti di altri paesi (Togliatti, Thorez, Dimitrov, Anna Pauker) ed esponenti del dissenso tra i discepoli di Lenin. Membro del segretariato del Comintern nel 1928-29, rompe con il PCI e lo stalinismo contrario alla politica di STALIN verso la Germania e per ciò che sta accadendo in Russia. Negli anni 1930 è giornalista e specialista di politica estera a Parigi. Collabora (foreign editor) al giornale socialista Le Populaire. Dirige una trasmissione radio in lingua italiana (da Parigi 1937 a 1940). Lavora per la resistenza. Scrive libri.”,”PCFx-073″ “ROSSI Pietro”,”Storia e storicismo nella filosofia contemporanea.”,”ANTE1-34 Pietro ROSSI (Torino, 1930) insegna filosofia della storia nell’ateneo torinese, ed è direttore responsabile della rivista ‘Rivista di filosofia’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Lo storicismo tedesco contemporaneo’ (1971).”,”STOx-131″ “ROSSI Vittorio”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Quattrocento.”,”ROSSI Vittorio professore nell’Università di Pavia.”,”ITAG-201″ “ROSSI Nicola”,”Meno ai padri, più ai figli. Stato sociale e modernizzazione dell’Italia.”,”pag 36 ROSSI Nicola insegna economia politica nell’Università Tor Vergata di Roma. Si è occupato anche di istruzione in Italia.”,”ITAS-152″ “ROSSI Ernesto, scritti e testimonianze a cura di Giuseppe ARMANI”,”Un democratico ribelle. Cospirazione antifascista, carcere, confino.”,”Giuseppe ARMANI, giovane studioso emiliano ha pubblicato il volume ‘Gli scritti su C. Cattaneo’ (1973)”,”ITAD-108″ “ROSSI Ernesto”,”Il manganello e l’ aspersorio.”,”””Vaticano e Confindustria infatti, per lui, sono i due pilastri centrali sui quali ha poggiato, per un ventennio, l’edificio del regime fascista”” (dal risvolto di copertina) Biografia. Ernesto ROSSI è nato a Caserta nel 1897. A 18 anni va al fronte come volontario. Negli anni 1920 stringe amicizia con SALVEMINI, CALAMANDREI, ROSSELLI. Dopo l’ assassinio di MATTEOTTI aderisce all’ Unione nazionale di AMENDOLA edè tra i dirigenti di Italia libera. Poi redattore e diffusore di ‘Non mollare!’. Si rifugia in Francia. Nel 1925 riprende l’ attività antifascista collaborando alla ‘Riforma sociale’ di EINAUDI. E’ tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’. Arrestato nel 1930 dopo nove anni di carcere va al confino di Ventotene. Scrive in questo periodo varie opere. Nel 1942 fonda insieme ad altri il ‘Partito d’ Azione. Partecipa all’ insurrezione di Milano. E’ sottosegretario alla ricostruzione nel Governo PARRI. Da qui inizia la sua battaglia contro la degenerazione della vita economica, politica e istituzionale della giovane democrazia italiana. Scrive altri numerosi volumi (v. retrocopertina). Muore nel 1967.”,”RELC-267″ “ROSSI Mario”,”Cultura e rivoluzione. Funzionalismo storico e umanismo operativo.”,” Contiene i capitoli: – La teoria del valore-lavoro in Smith, Ricardo e Marx – Il problema dell’astrazione. Introduzione ai “”Grundrisse”” – L’astrazione del lavoro e del valore – La concretezza del pluslavoro e del plusvalore – Il problema della “”trasformazione”” – Il capitolo X “”Il tempo è misura del lavoro in quanto è la sua ‘quantificazione’, ancora una volta, indifferente alla forma, al contenuto, all’individualità del lavoro. Però questa quantificazione non può esser indifferente a una circostanza: l”esistenza’. Il tempo di lavoro “”ne è l’esistenza vivente come esistenza quantitativa””. Ancora una volta dobbiamo rifarci, però, a una considerazione successiva, che è nel ‘Capitale’ (e, in genere, a tutte quelle sue specificazioni che sono documentate nel capitolo sulla ‘Giornata lavorativa’): a un certo punto Marx riporta una statistica dalla quale risultava che ‘la durata media della vita’ d’un operaio era di 30 anni. Equivale a 262.800 ore. Non troppe, per considerare l'””ora di lavoro”” come una “”misura”” astratta, ‘indifferente’ a quanto di più concreto possa esservi per un essere umano: la sua esistenza, temporalmente non più, soltanto, “”misurata””, ma ‘limitata’. Quindi, quella “”sostanza che fa dei valori d’uso valori di scambio e quindi merci”” è, “”oggettivata nei valori d’uso delle merci””, ‘tempo di lavoro’, cioè brani d’un’esistenza limitata. Che poi le indagini sul pluvalore sia assoluto (giornata lavorativa prolungata oltre i limiti della resistenza fisica) che relativo (tempo di lavoro non pagato ampliato senza alcun riguardo alle condizioni di lavoro: vedi ‘Macchine e grande industria’) comportino che ciò che è tolto all’operaio non è soltanto un ‘quantum’ di ore di lavoro, ma la totalità del tempo della sua esistenza, questo dimostra, certamente, quella che fin dai ‘Manoscritti’ Marx ha chiamato l”alienazione’ di tutta l’umanità del lavoratore entro il sistema capitalistico; (…)”” [Mario Rossi, Cultura e rivoluzione. Funzionalismo storico e umanismo operativo, 1974] (pag 198-199) “”In tutta la produzione capitalistica la legge generale si afferma come tendenza predominante solo in un modo assai complicato e approssimativo, sotto forma d’una media che non è mai possibile determinare di oscillazioni incessanti”” (pag 325) (Capitolo IX)”,”TEOC-540″ “ROSSI Mario”,”Marx e la dialettica hegeliana. I. Hegel e lo Stato.”,”ROSSI Mario “”I lavori sul giovane Hegel apparsi specialmente dopo il libro di Lukacs, hanno sottolineato il nascere delle categorie di alienazione e di riappropriazione, ed anche di quelle, connesse, di “”signoria”” e “”servitù””, proprio nel periodo bernese: è qui – è stato notato da diverse parti – che Hegel individua l’asservimento, la perdita della libertà dell’uomo cristiano-borghese, moderno, che appunto è caduto in balia di potenze estranee, in una situazione in cui non è più padrone di sé stesso, cioè in una situazione di estraneazione o di alienazione. L’individuazione di questo modo d’origine delle categorie in questione non può, allora, non risolversi in un’interpretazione conseguente della stessa dialettica hegeliana, che in questa sua nascita rivelerebbe il suo più profondo significato, e si porrebbe, in sostanza, come dialettica della libertà e della soppressione di ogni forma di asservimento: in primo luogo, dell’asservimento politico e religioso, essi stessi considerati, in questi testi bernesi, come due aspetti d’un unico fenomeno, di estraneazione umana in generale. Come si vede, tocchiamo in questo punto una questione centrale di tutta l’interpretazione del pensiero hegeliano, proprio perché l’interpretazione del significato che l’alienazione assume nei testi bernesi viene estesa al suo senso generale nella dialettica hegeliana ‘tout-court’: una volta individuata l’origine di questa categoria, gli interpreti credono d’aver individuato le origini stesse della dialettica: l’alienazione, per loro, a Berna, Francoforte, a Jena o a Berlino, è sempre la stessa cosa. E non c’è bisogno di aggiungere che anche l’eredità hegeliana di Marx verrebbe in quel modo definitivamente confermata, perché il significato generale, se non quello specifico, di alienazione come asservimento, schiavitù umana, sarebbe sostanzialmente identico in Hegel e in Marx, il quale ultimo ne coglierebbe anche l’aspetto specificamente sociale-economico, e non solo quello politico e ideale.”” (pag 125-126) [Mario Rossi, Marx e la dialettica hegeliana. I. Hegel e lo Stato, 1960]”,”HEGx-007″ “ROSSI Beatrice”,”L’Europeismo mazziniano nel pensiero storico di Spadolini.”,”ROSSI Beatrice è laureata in lettere all’Università Statale di Milano. Collabora al ‘Pensiero Mazziniano’. Insegna e fa ricerca storica. “”In un’altra opera giovanile, che rispecchia la sua precoce maturità intellettuale, ‘Il ’48. Realtà e leggenda di una rivoluzione’, egli esprime la convinzione che quella quarantottesca sia la prima esperienza rivoluzionaria europea degli italiani, “”europea non tanto per aver divulgato attraverso l’Italia insegnamenti di valore europeo, quanto piuttosto per essere stata in intimo, continuo, vitale nesso con la grande rivoluzione europea””. Individua un altro dei motivi del carattere europeo del ’48 italiano, che comunque mantenne, a suo giudizio, una forte nota di provincialismo, attestata dal ‘Primato’ giobertiano, animato dal proposito di un rinnovamento nella cornice della tradizione, nel fatto che le forze rivoluzionarie italiane, il liberalismo moderato, il radicalismo, il mazzinianesimo, si ispiravano più o meno direttamente a modelli culturali e ideologici europei”” (pag 49)”,”EURx-284″ “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. II. Il sistema hegeliano dello Stato.”,”””Le guerre, nella storia, ci son sempre state, e Hegel deve giustificarle speculativamente; gli Stati, preborghesi e borghesi, son sempre esistiti, come hanno detto Marx, nella ‘Critica del programma di Gotha’ e Lenin in ‘Stato e rivoluzione’, come “”sistemi di violenza””, il che, nel rapporto esterno, significa sistemi di guerra e Hegel deve render “”razionale”” questa loro “”realtà””: ancora una volta, Hegel ha descritto ed espresso l’autocoscienza dello Stato borghese (il quale è esso a dare, più che gli Stati preborghesi, alla guerra le ragioni “”ideali”” o, in fondo, “”speculative”” che Hegel le riconosce) di essere, nel rapporto esterno, lo Stato della guerra: e coerentemente egli “”riconosce””, ‘accetta’ e sanziona la “”realtà”” di questa autocoscienza che il mondo borghese ha di sé stesso. Che poi quest’autocoscienza sia giusta, e che la ‘descrizione’ di essa da parte di Hegel giunga fino ad ‘interpretare esattamente la natura’ dello Stato borghese, a cogliere le vere ragioni strutturali che son dietro l’autorappresentazione che il mondo borghese ha di se stesso, è certamente altra questione: i termini di questo problema sono, da un lato, ciò che attiene alle ‘ragioni’ (ideali o materiali) della vita dello Stato borghese, e dall’altro, ciò che riguarda il carattere eterno, “”razionale”” oppure transitorio, storico, modificabile di esso.”” [Mario Rossi, Da Hegel a Marx. II. Il sistema hegeliano dello Stato, 1976]”,”FILx-173-FF” “ROSSI S. – PARODI L.”,”Seminario su: ‘Calcolatori ed organizzazione del lavoro. Dispensa n. 6. Il calcolatore elettronico (parte IV) (Rossi) – Realtà e mito dell’informatica (Parodi) – Informatica e rotazione del capitale (Parodi) – Informatica e produttività (Parodi).”,”””(…) la condizione base per effettuare il processo di produzione capitalistico è che il plusvalore ricavato deve essere sufficiente ad assicurare la riproduzione allargata. Per questa ragione i rapporti di valore si trasformano in rapporti di tempo di lavoro, in quanto il ‘plusvalore’, prima di essere tale deve realizzarsi come ‘pluslavoro’, come lavoro effettuato in più dall’operaio. In questo contesto può determinarsi la contraddizione tra l’esigenza capitalistica di ridurre i costi di lavoro attraverso l’impiego di sempre nuove tecnologie e la riduzione del tempo di lavoro sociale che ne deriva attraverso ‘l’estensione d’impiego’ delle stesse tecnologie. Nella sua rivalutazione completa di Marx rispetto a Keynes, il Mattick fa rilevare che “”una riduzione del tempo di lavoro che disturbi il necessario rapporto tra plusvalore e capitale non è compatibile con la produzione capitalistica””. Ma la contraddizione è insanabile: “”mentre la riduzione del tempo di lavoro sociale diventa nociva alla produzione di capitale, la riduzione dei costi di lavoro rimane una esigenza indispensabile per ogni singola impresa o società capitalistica””. La contraddizione è tra macroeconomia, a livello del capitale complessivo, che vede ridursi l’area di sfruttamento della forza-lavoro, e gli interessi di ogni singola impresa. Si determina, cioè, una condizione antagonistica tra la redditività dell’impresa che aumenta nella misura in cui i costi di lavoro diminuiscono, e l’espulsione di forza-lavoro di “”operai produttivi”” (come dicono preoccupati certi commentatori dell’economia italiana dopo lo scoppio della crisi energetica), che rende sempre più difficile il processo di accumulazione. Nell’analisi di Marx la condizione antagonistica tra riduzione dei costi di lavoro (quindi espulsione di manodopera) e riduzione del tempo di lavoro sociale, va identificata nel fatto che è la produttività del lavoro, non la “”produttività del capitale””, pretesa dai fautori del capitalismo di Stato, che spiega e determina il profitto capitalistico. Nei “”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica”” Marx demolisce le interpretazioni dell’economia classica borghese osservando già allora che se “”lo sviluppo dei moderni mezzi di produzione indica fino a che punto la conoscenza generale della società sia diventata una diretta forza produttiva, che costituisce la vita della società e ne determina la trasformazione””, tuttavia il contributo e l’intervento del capitalismo in questa fase di trasformazione non può consistere altro “”che nell’uso che esso fa di tutti i mezzi delle arti e delle scienze, sotto forma di valore, non è altro che l’appropriazione del tempo di pluslavoro””. E’ ciò che non capivano i “”futuribili”” progressisti degli anni Cinquanta (e gli attuali continuatori) quando sentenziavano il superamento di molti assunti del marxismo e non vedevano il vero antagonismo tra progresso tecnico e interesse capitalistico. Soltanto in assenza di questo, cioè di rapporti capitalistici di produzione, “”lo sviluppo della ricchezza sociale sarebbe caratterizzato da una continua riduzione del tempo-lavoro diretto, mentre la ricchezza della società sarebbe “”misurata”” non dal tempo-lavoro ma dal tempo libero””. Invece il capitalismo è spinto dall’interesse contrario a misurare la ricchezza in base all’appropriazione del tempo di pluslavoro; ed è per questo che negli ultimi decenni in America – come rileva Mattick – tutta una branca della sociologia borghese ha utilizzato la psicanalisi per dimostrare che il “”tempo libero”” crea delle frustrazioni nell’individuo. Evidentemente, siccome recenti inchieste giornalistiche hanno appurato che venti milioni di americani praticano il doppio lavoro (non conosciamo il quantitativo di operai che dopo le sei ore la settimana corta si impegnano in altre prestazioni, ma in base ai rapporti d’inflazione e di erosione salariale il fenomeno deve essere diffuso quanto in Italia) la sociologia asservita al capitale dirà certamente che questa è una reazione al malessere del tempo libero. Il fenomeno del doppio-lavoro, del lavoro clandestino e del lavoro a domicilio, è anche un indice delle controtendenze che agiscono a livello del capitale complessivo, dialetticamente, in forma “”anarchica”” oppure “”programmata”” dalle “”economie di scala”” come attività indotte, per contenere il restringimento dell’area di sfruttamento della forza-lavoro, cioè la diminuzione del tempo di pluslavoro complessivo. Riprendendo quanto Marx aveva già delineato nei “”Grundrisse””, ancora Mattick (vedi introduzione all’opera di Grossmann “”Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica””) sintetizza in questo modo la contraddizione fondamentale e quindi la tendenza alla crisi del capitalismo: “”Sviluppo delle forze produttive sociali significa che con meno lavoro si può produrre di più, il che in una situazione capitalistica significa una crescita più rapida del capitale costante rispetto a quello variabile, cioè un numero decrescente di operai contrapposto a un capitale che cresce più rapidamente. Poiché all’accrescimento del plusvalore sono posti limiti assoluti, in quanto gli operai non possono né lavorare ininterrottamente né gratuitamente, la diminuzione relativa degli operai deve condurre alla diminuzione del pluslavoro e quindi risolversi in una caduta del saggio di profitto; la quale non può più venire compensata da un aumento del plusvalore””. E’ stato rilevato che il sospetto dell’esistenza di tale incompatibilità lo si ritrova in tutta la letteratura americana relativa all’automazione, un ‘sospetto’ che viene dagli effetti dell’automazione destinati ad allargare la più grossa piaga del capitalismo, la disoccupazione permanente. (…)”” [Lorenzo Parodi, Realtà e mito dell’informatica, Lotta comunista, anno XI, n° 55] (pag 4)”,”ECOT-033-FPA” “ROSSI Ernesto, a cura di Paolo SYLOS LABINI”,”Abolire la miseria.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 – Roma 1967) fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà, e pagò l’opposizione al fascismo con il carcere e il soccessivo confino a Ventotene. Tra i fondatori del Partito d’Azione, sottosegretario alla ricostruzione nel governo Parri, lottò nel dopoguerra contro le degerazioni della prima repubblica con l’opera di giornalista e saggista. Le Workhouses. “”Nelle Workhouses dovevano essere accolti tutti coloro che lo avessero chiesto, qualunque fosse la loro condizione, senza alcuna obbiezione o inchiesta. Anche un milionario, se avesse voluto, avrebbe avuto diritto ad essere mantenuto a spese della collettività, purché si fosse sottoposto al regime delle Workhouses. (…) Pur assicurando un tenore di vita soddisfacente dal punto di vista dell’igiene, le Workhouses dovevano essere organizzate in modo che i ricoverati avessero un forte e continuo stimolo a domandare di uscirne per tornare a vivere con i propri guadagni. Nelle intenzioni dei commissari le Workhouses avrebbero dovuto essere degli stabilimenti sempre pronti ed attrezzati per accogliere chiunque ne avesse bisogno, una forma di assistenza sempre offerta, ma raramente accettata e mai conservata a lungo. Per questo tutti gli adulti validi sarebbero stati costretti a compiere lavori duri e sgradevoli, sotto una severa disciplina, e si sarebbero dovuti assoggettare a gravi limitazioni della libertà personale (divieto di tabacco e di bevande alcooliche; divieto di allontanarsi e di ricevere visite senza permesso, ecc., ecc.). Il padre di famiglia che accettava questo regime, doveva far entrare nella Workhouse anche la moglie, i figli e le altre persone eventualmente a suo carico, che sarebbero state mantenute in edifici separati, con l’obbligo o meno del lavoro, a seconda della loro condizione”” (pag 64-65)”,”TEOS-228″ “ROSSI Marco”,”Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918.”,”In apertura: volantino ‘Soldato operaio!’ (Milano, ottobre 1911); volantino ‘Lavoratori, compagni! (Italia, 1915) Marco Rossi è impegnato nella ricerca sui movimenti e conflitti di classe prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione alla storia dell’anarchismo e del primo antifascismo. Matteotti contro i crediti di guerra “”Indubbiamente “”socialisti e anarchici sono i principali protagonisti delle ribellioni e delle proteste a sfondo dichiaratamente politico”” (14), rimasti coerenti con i principi dell’internazionalismo e convinti che lo spontaneo malcontento esistente tra le truppe, sovente giunto alla sedizione armata, potesse trasformarsi in una sollevazione generalizzata tale da imporre la pace ai governi; ma tra le fila dei potenziali disfattisti vanno inclusi anche quanti mantenevano salde convinzioni cristiane inconciliabili con “”l’inutile strage”” oppure che restavano fedeli alle motivazioni del neutralismo liberalgiolittiano. Va peraltro notato come, ignorando le divergenze tra i dirigenti del Partito socialista italiano tornato a dividersi sulla guerra così come nel 1911 per l’impresa libica, soprattutto per l’azione esercitata da Mussolini attraverso la formula della “”neutralità attiva e operante”” (15), i militanti di base e i lavoratori simpatizzanti mantennero la loro decisa opposizione senza poter contare su alcuna concreta direttiva”” (16). Nella componente riformista, l’unica eccezione fu quella rappresentata dal deputato polesano Giacomo Matteotti che, dopo aver avversato la guerra di Libia, dal 1914 al maggio del ’15 si espresse decisamente contro l’attendismo turatiano (“”mi par giusta l’insurrezione se si volesse domani con assai poca lealtà lanciarci in guerra contro l’Austria. Ma tira il vento di piccole viltà anche nel mio partito””) assumendo accenti, radicalmente antimilitaristi, che rivelano un Matteotti favorevole al ricorso alla violenza; assai diverso dall’icona che poi è stata accreditata da certa storiografia: “”Resta fissato in generale che il partito socialista di ogni paese ha il dovere di opporsi continuatamente alla guerra, e al suo strumento creatore, il militarismo. Ogni partito socialista vota contro le spese militari del proprio paese, per significare le aspirazioni internazionaliste dei lavoratori contro i governi dominanti (…). Un milione di proletari organizzati nell’Italia settentrionale sono sufficienti a far riflettere qualsiasi governo sulla opportunità di aprire una guerra poiché non soltanto noi dovremmo preoccuparci d'””aggiungere anche la guerra civile”” (17)”” (pag 66-67) (15) All’articolo ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante’, pubblicato sull”Avanti!’ del 18 ottobre 1914, replicò Amadeo Bordiga su ‘Il Socialista’ del 22 ottobre seguente, con l’articolo dall’eloquente titolo ‘Per l’antimilitarismo attivo ed operante’; Errico Malatesta da Londra, rispose invece a Mussolini con una lettera pubblicat su “”Volontà”” del 16 dicembre 1914; (16) Interessante ricordare che il quotidiano socialista “”Avanti!”” il 25 settembre 1914 promosse una sorta di referendum invitando “”tutte le organizzazioni politiche sovversive – socialiste e non socialiste -; tutte le organizzazioni economiche – leghe, cooperative, mutue -, tutti i gruppi di operai che intendono esprimere una loro opinione collettiva, a riunirsi nelle sere di sabato e domenica 26-27 corrente, e a mandare immediatamente notizia delle loro deliberazioni. Non lunghi ordini del giorni (…). Niente “”considerando””, ma un ‘sì’ o un ‘no’. L’esito della consultazione era stato un autentico plebiscito contro la guerra, di cui i vertici del Partito tennero in scarso conto; (17) “”Critica sociale””, 1-15 febbraio 1915. A causa del suo antimilitarismo, Matteotti dopo aggressioni e denunce, venne arruolato ma relegato in Sicilia per tutta la durata del conflitto. Cfr. S. Caretti (a cura di ), ‘Giacomo Matteotti. Socialismo e guerra’, Pisa University Press, 2013″,”QMIP-200″ “ROSSI Pietro a cura; scritti di DILTHEY Wilhelm WINDELBAND Wilhelm RICKERT Heinrich SIMMEL Georg WEBER Max SPENGLER Oswald TROELTSCH Ernst MEINECKE Friedrich”,”Lo storicismo tedesco.”,”””Ed il passato è allora duraturo, il futuro previve nel presente, l’attimo è l’eternità”” (Goethe, Vermächtnis, vv. 28-30, trad. it. di F. Amoroso) “”””Religione ed economia”” è un tema che tempo addietro sarebbe suonato assai strano. (…) Kingsley, Maurice, Carlyle alzarono la bandiera di una riforma cristiana della società; e ad essi fece seguito, in Germania, il socialismo cristiano di Stöcker e di Friedrich Naumann. Ma neppure questo, è il senso del tema, quale oggi lo poniamo. Con questo tema si allude a una questione puramente teorica di storia della religione e di storia della cultura – per lo più designata erroneamente come materialismo storico – che dalle grandi opere di Karl Marx si è diffusa a tutte le concezioni storiche dell’epoca. Essa era stata già proposta da qualche storico, come per esempio Karl Nitzsch, e aveva trovato rispondenza in particolare nella storia politica e nella storia del diritto. Essa non ha quindi nessuna connessione necessaria con il vero e proprio sistema del socialismo. Si tratta, in verità, di una questione che in parte è scaturita dall’affinamento e dall’ampliamento avvenuto nella ricerca delle relazioni causali nella storia, e in parte ci è imposta dalle influenze della struttura economica complessiva – ovunque percepibili nella nostra esperienza odierna. Nella storia politica essa è diventata oggi ovvia. Ma il suo significato è molto più profondo. La connessione con i fondamenti economici risulta particolarmente chiara soltanto nella storia politica e nella storia del diritto. Ma essa sussiste di fatto anche nel campo della cultura spirituale fino ad arrivare al suo centro, cioè alle intuizioni religiose e metafisiche del mondo. Essa è in massima parte una connessione inconscia e non intenzionale, ma le connessioni di questo genere sono appunto le più forti e durature nella vita dello spirito. Proprio in questo Karl Marx non ha imparato invano dalla fine arte di Hegel, che con straordinaria acutezza sapeva portare alla luce gli intrecci e le mescolanze del complesso dei contenuti dell’anima, e ricostruire le forze fondamentali di quelle mescolanze. Non c’è dubbio che proprio una attenzione maggiore a queste connessioni sia in grado di gettare moltissima luce sulla comprensione della religione come potenza pratica della vita. Forse non si esagera se si afferma che soltanto in questo modo diventa possibile una comprensione reale della religione e del suo significato per la vita. Con ciò perviene alla coscienza un aspetto di essa che naturalmente agiva anche prima di questa chiarificazione teoretica, ma che si sottraeva alla coscienza scientifica, e se ne sottrae in gran parte anche oggi. Finora la concezione della religione era, soprattutto tra i Protestanti, puramente ideologica e dogmatica. I Cattolici avevano una comprensione più profonda almeno per il suo aspetto culturale e organizzativo. Il culto e l’elemento irrazionale in essa presenti sono stati sottolineati in misura sempre più forte dalla ricerca etnografica, e in tal modo è stata sempre più delimitata l’intuizione puramente ideologico-dogmatica dell’oggetto. Ma la stretta connessione con la vita sociale e – poiché questa è in gran parte condizionata da motivi economici – anche con la vita economica è stata considerata troppo poco. Fa eccezione qui soltanto la brillante opera di Fustel de Coulanges (1), ‘La cité antique’, apparsa nel 1864, che però non ha avuto il seguito che avrebbe meritato. Soltanto la storia socialistica della cultura e le influenze da essa derivanti hanno recato il problema a un più ampio – anche se non si può ancora dire più generale – riconoscimento”” [Ernst Troeltsch, Religione, economia e società][(in) Pietro Rossi a cura, Lo storicismo tedesco, Torino, 1977] [(1) Numa-Denis Fustel de Coulanges (1830-1889), storico francese, autore de ‘La cité antique’ (1864), della ‘Histoire des institutions politiques de l’ancienne France (1875), poi rielaborata in una successiva edizione in tre volumi (…)] (pag 843-844-845) Wilhelm Dilthey nacque a Biebrich am Rhein, nel ducato di Nassau, il 19/11/1833, figlio di un pastore calvinista. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Wiesbaden, si iscrisse all’Università di Heidelberg e quindi a quella di Berlino. seguendo corsi di teologia, di filosofia e di discipline storiche; a Heidelberg fu allievo dello storico della filosofia Kuno Fischer, a Berlino di alcuni dei maggiori maestri della scuola storica come filologo classico August Boeckh, lo storico Leopold von Ranke, il geografo Karl Ritter, nonchè di un altro illustre storico della filosofia, Adolf Trendelenburg. Le opere di Dilthey sono state raccolte nelle Gesammelte Schriften, edite dalla casa editrice Teubner in unidi volumi. Wilhelm Windelband nacque a Potsdam l’11/5/1848. Frequentò dapprima l’Università di Jena, poi quelle di Berlino e di Göttingen, dedicandosi inizialmente a studi storici e sviluppando in seguito i suoi interessi – sotto la duplice influenza di Kuno Fischer e di Hermann Lotze – in direzione della filosofia. Dopo aver conseguito il dottorato a Göttingen con la dissertazione Die Lehren vom Zufall, Windelband ottiene l’abilitazione a Lipsia nel 1873 con il volume Über die Gewissheit der Erkenntnis, nel quale emerge chiaramente la sua adesione al movimento neocriticistico e, in particolare, all’interpretazione della filosofia in chiave di teoria della conoscenza. Nel 1876 diventa professore all’Università di Zurigo, da dove si trasferisce l’anno seguente a Friburgo e nel 1882 a Strasburgo, nel 1903 viene chiamato all’Università di Heidelberg quale successore di Kuno Fischer, fino alla morte avvenuta il 22/10/1915Non esiste alcuna raccolta delle opere filosofiche, si dispone invece di ristampe aggiornate dei manuali di storia della filosofia: il Lehrbuch der Geschichte der Philosophie e la Geschichte der abendländischen Philosophie. Heinrich Rickert nacque a Danzica il 25/5/1863. Frequentò dapprima l’Università di Berlino e poi quella di Strasburgo, dove nel 1888 conseguì il dottorato – sotto la guida di Windelband – con la dissertazione Zur Lehre von der Definition. Dopo aver ottenuto l’abilitazione a Heidelberg, con il volume Der Gegenstand der Erkenntnis, diventa professore all’Università fi Friburgo, dove nel 1894 succede al filosofo positivista Alois Riehl. In questo periodo egli pubblica le sue opere più significative, da Die Grenzen der naturwissenschaftlichen Begriffsbildung a Kulturwissenschaft und Naturwissenschaft, dal saggio Geschichtsphilosophie ad alcuni importanti articoli sulla teoria dei valori apparsi nella rivista Logos. Muore il 28/7/1936. Opere: Psycho-physische Kausalität und psycho-physischer Parallelismus, Das Eine, die Einheit und die Eins, Bermerkungen zur Logik des Zahlbegriffs, Kant als Philosoph der modernen Kultur, Die heidelberg tradition und Kants Kritizismus. Numerosi sono gli articoli apparsi su Logos. Georg Simmel nacque a Berlino il 1/3/1858, figlio di genitori ebrei convertiti al Protestantesimo. Compì gli studi universitari all’Università di Berlino, dove seguì i corsi storici come Theodor Mommsen e Heinrich von Treitschke, di psicologi come Moritiz Lazarus e Hermann Steinthal, di etnologi come adolf Bastian, nonchè dello storico della filosofia greca Eduard Zeller. A Berlino egli consegue nel 1881 il dottorato, con la dissertazione Das Wesen der Materie nach Kants Physischer Monadologie. I pregiudizi razziali uniti all’impressione di dilettantismo che il suo stile filosofico poteva a prima vista suscitare, resero lenta e difficile la carriera accademica di Simmel, soltanto nel 1901 ottenne la nomina a professore straordinario.Soltanto nel 1914 Simmel fu chiamato a coprire una cattedra di filosofia, all’Università di Strasburgo e qui morì il 28/9/1918. Opere: Philosophie der Mode, Berlin, 1905; Kant und Goethe, Die Religion, rembrandt, ein kunstphilosophischer Versuch, Grundfragen der Soziologie, Individuum und Gesellschaft, Der Krieg und die geistigen Entscheidungen. Max Weber nacque a Erfurt il 21/4/1864, figlio di un avvocato impegnato nella politica attiva e di una donna di forti interessi morali e religiosi, alla quale egli rimarrà sempre profondamente attaccato. Condotto in giovane età a Berlino, dove il padre – divenuto deputato del partito libertale-nazionale – accoglieva in casa alcuni dei maggiori esponenti della vita politica e della cultura tedesca dell’età bismarckiana, Weber compì gli studi liceali nella capitale. In questo ambiente il giovane Weber rivelò ben presto la sua acuta intelligenza e una straordinaria capacità di applicazione nello studio scientifico. Dal 1882 al 1886 frequentò successivamente le Università di Heidelberg, di Berlino, di Göttingen e poi di nuovo di Berlino, seguendo corsi di diritto, di economia e di storia, e a Berlino conseguì il dottorato nel 1889, con una dissertazione sulle società commerciali nel Medioevo, Zur Geschichte der Handelsgesellschaften im Mittelalter. In seguito gli interessi di Weber si sviluppano in due direzion i principali. Da una parte, soprattutto sotto l’ispirazione e la guida di Theodor Mommsen, egli si dedica allo studio della storia economico-sociale dell’antica Roma, scrivendo un’opera ancor oggi fondamentale sul diritto agrario romano, Die römische Agrargeschichte in ihrer Bedeutung für das Staatund Privatrecht – con la quale ottine l’abilitazione – e soffermandosi in particolare sui rapporti tra la crisi sociale del tardo Impero e il tramonto della civiltà antica. Dall’altra parte, sotto l’influenza dei cosiddetti socialisti della cattedra (Gustav Schmoller, Adolf Wagner, Lujo Brentano ecc.) e attraverso la partecipazione all’attività del Verein für Sozialpolitik, Weber si accosta alla ricerca sociologica e mpirica e collabora a un progetto di studio sulle condizion i del lavoro agricolo in Germania con un’inchiesta sulla situazione delle regioni orientali. Nel volume Die Verhältnisse der Landarbeiter im ostelbischen Deutschland, nonchè in vari saggi che ne sviluppano le implicazioni più propriamente politiche, egli pone in luce il trapasso dalla tradizionale proprietà di tipo signorile alla proprietà capitalistica, cercando di determinare le conseguenze che ne risultano sul piano politico-sociale: la formazione di una classe di imprenditori fondiari e la proletarizzazione della manodopera agricola, con la necessità che da essa deriva di ricorrere alla immigrazione polacca per colmare il vuoto prodottosi tra i contadini tedeschi. Attraverso questa inchiesta comincia a delinearsi quello che sarà il problema centrale dell’opera di Weber, cioè il problema del capitalismo moderno e della sua individualità storica. E difatti, in una serie di saggi di poco posteriori la sua attenzione si concentra sui vari aspetti dell’organizzazione capitalistica dell’economia e sulle condizioni del lavoro industruale. nel 1903 assume – insieme a Edgard Jaffé e a Werner Sombart – la direzione dell’Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, e questa rivista, sulla quale compariranno molti dei suoi saggi più importanti, diventa per opera sua un centro di attività a cui collaborano i più insigli studiosi tedeschi di scienze sociali. La morte lo coglie a Monaco il 14/6/1920. I saggi metodologici di Weber sono raccolti nei Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre, Tübingen, 1922, 1951 (a cura di J. Winckelmann), 1968, 1973. Il volume cfomprende i seguenti saggi: Roscher und Knies und die logischen Probleme der historischen Nationalökonomie, Die Objektivität sozialwissenschaftlicher und sozialpolitischer Erkenntnis, Kritische Studien auf dem Gebiet der kulturwissenschaftkichen Logik, R. Stammlers Überwindung der materialistischen Geschichtsauffassung con il relativo Nachtrag, Die Grenznutzlehre und das psychophysische Grundgesetz, Über einige Kategorien der verstehenden Sozialogie, Die drei Typen der legitimen Herrschaft, Der Sinn der Wertfreiheit der soziologischen und ökonomischen Wissenschaften, Wissenschaft als Beruf. Di questi saggi il secondo, il terzo, il sesto e l’ottavo sono tradotti nel volume Il metodo delle scienze storico-sociali, Wissenschaft als Beruf è invece tradotto – insieme a politik als Beruf – nel volume Il lavoro intellettuale come professione. Gli altri scritti di Weber sono raccolti per buona parte nei seguenti volumi: Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie, Gesammelte politische Schriften, Gesammelte Aufsätze zur Sozial- und Wirtschaftsgeschichte, Gesammelte Aufsätze zur Soziologie und Sozialpolitik. Di grande importanza della personalità di Weber è la biografia scritta dalla moglie Marianne Schnitger, Max Weber , ein Lebensbild Tübingen, 1921 e Heidelberg 1950. Oswald Spengler nacque a Blankenburg, ai confini della Sassonia, il 29/5/1880, figlio di un ingegnere minerario e di una madre con forti inclinazioni artistiche. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Halle, frequentò le università di Monaco, di Berlino e di Halle, seguendo i corsi di matematica, di scienze naturali e poi di filosofia. Nel 1904 conseguì il dottorato a Halle, con una dissertazione sul pensiero di Eraclito. Dal 1908 al 1911 insegnò al liceo di Amburgo, dopo di che si trasferì a Monaco. Durante gli anni della prima guerra mondiale Spengler si dedica alla stesura della sua opera maggiore, Der Untergang des Abendlandes, di cui il primo volume compare nel 1918, al termine del conflitto, e il secondo nel 1922. Il titolo di quest’opera – che incontra subito un enorme successo – esprime la sua connessione con il clima politico della sconfitta tedesca, il crollo della Germania si traduce nel ‘tramonto’ della civiltà occidentale, interpretato come il necessario momento di decadenza a cui ogni cultura è condannata. I presupposti filosofici generali dell’opera di Spengler posso essere rintracciati per un verso nel pensiero di Dilthey e per l’altro verso in Goethe e in Nietzsche.Muore a Monaco l’8/5/1936. Opere: Der Mensch und die Technik, Politische Schriften, Reden und Aufzätze, Preussentum und Sozialismus, Gedanken, L’epistolario di Spengler è stato pubblicato col titolo Briefe 1913-1936. Ernst Troeltsch nacque a Hauenstetten, presso Augusta, il 17/2/1865. Dal 1883 al 1888 frequentò le università di Erlangen, di Göttingen e di Berlino, dedicandosi soprattutto agli studi teologici. Conseguì il dottorato nel1888, con la dissertazione Geschichte und Metaphysik (Göttingen). Dopo esser stato per breve tempo pastore luterano a Monaco, ottiene nel 1891 l’abilitazione a Göttingen, con il volume Vernunft und Offenbarung bei Johann Gerhard und Melanchton. Nel 1892 inizia la carriera accademica a Bonn, e nel 1894 viene chiamato a coprire la cattedra di teologia sistermatica all’Università di Heidelberg, dove rimarrà per oltre vent’anni, impegnandosi anche nella vita politica e sedendo per due legislature alla camera alta del Baden. I primi scritti di Troeltsch mostrano chiaramente il prevalere degli interessi religiosi e teologici, con la consapevolezza della storicità della vita religiosa. Nel saggio Die christliche Weltanschauung und ihre Gegenströmungen egli respinge insieme l’idealismo e il positivismo, a causa della loro incapacità di intendere la vita religiosa e di dare una giustificazione filosofica dell’autonomia della religione. Le opere di Troeltsch sono state raccolte, anche se soltanto parzialmente, nelle Gesammelte Schriften, edite dalla casa editrice Mohr in quattro volumi, dal 1912 al 1925; dopo la guerra la Scientia Verlag di Aalen ne ha dato un ristampa anastatica, apparsa tra il 1961 e il 1966. Friedrich Meinecke nacque a Zalzwedel, presso Magdeburgo, il 30/10/1862. Nove anni dopo la famiglia si trasferì a Berlino, dove compì gli studi liceali e anche quelli universitari, seguendo tra gli altri l’ultimo corso di Droysen. Dopo aver conseguito il dottorato a Berlino nel 1886, con una dissertazione sull’autenticità di un documento della storia tedesca del primo Seicento, entrò l’anno seguente nell’amministrazione degli archivi prussiani. Nel 1894, alla morte di Hermavv von Sybel – che aveva guidato i suoi primi passi di storico – Meinecke assume la direzione della Historische Zeitschrift, destinata a diventare, sotto la sua guida, il maggiore organo della storiografia tedesca. Risale a questi anni la preparazione della monumentale biografia di un generale delle guerre napoleoniche, Das Leben des Generalfeldmarschall Hermann von Boyen. Nel 1896 ottiene l’abilitazione a Berlino, con il primo volume di questa biografia, e nel 1901 viene chiamato all’Università di Strasburgo, da dove passerà nel 1906 a Friburgo e nel 1914 a Berlino. Erede della tradizione storiografica prussiana dell’Ottocento, ammiratore di Bismarck e della sua costruzione politica, Meinecke ha ben presto concentrato il proprio interesse sulla resistenza al dominio napoleonico e sul processo di formazione della Germania come stato nazionale.Rientrano in questo filone di ricerca il volume Das Zeitalter der deutschen Erhebung e i saggi raccolti in Von Stein zu Bismarck, nonchè il successivo volume Radowitz und die deutsche Revolution e numerosi altri studi sui rapporti tra Prussia e Germania. Ma esso trova la sua maggiore espressione nella prima grande opera di Meinecke, Weltbürgertum und Nationalstaat. La nazione culturale tedesca e la nazione territoriale prussiana appaiono qui i termini dialettici di uma relazione in virtù della quale la Germania perviene a costituirsi come stato nazionale.Negli anni di Strasburgo, e soprattutto in quelli di Friburgo, Meinecke aveva corretto in senso liberale il giovanile nazionalismo conservatore di stampo prussiano, dopo il 1918 egli appoggia la repubblica di Weimar, pronunciandosi in favore della democrazia. Ciò lo spinge ad assumere un atteggiamento critico verso la soluzione bismarckiana del problema nazionale tedesco e a riconoscere le insufficienze. Fin dai saggi raccolti nel volume Nach der Revolution egli intraprende un’opera di revisione delle prospettive storiografiche tradizionali, da lui stesso condivise negli anni precedenti, la quale si tradurrà, sul piano politico, in una costante opposizione al nazismo. Questo diverso orientamento di pensiero si rivela chiaramente nella seconda grande opera, Die Idee der Staatsräson in der neueren Geschichte, che ha il suo filo conduttore nell’antitesi tra krátos ed éthos, tra potenza e spirito. Morì a Berlino-Dahlem il 06/02/1954. Gli scritti di Meinecke sono stati raccolti nei sette volumi dei Werke, pubblicati tra il 1957 e il 1968 per iniziativa del Friedrich-Meinecke-Institut della Freie Universität di Berlino. ad opera dell’editore Oldenbourg di München, della Toeche-Mittler Verlag di Darmsradt e della Koehler Verlag di Stuttgart.”,”STOx-026-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La formazione del pensiero politico di Hegel. I.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-004-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. Il sistema hegeliano dello Stato. II.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-005-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx. III. Libro primo e libro secondo.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-006-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La concezione materialistica della storia. IV.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-007-FL” “ROSSI Marco”,”I fantasmi di Weimar. Origini e maschere della destra rivoluzionaria.”,”Marco Rossi è da tempo impegnato nella ricerca storica riguardante le vicende del movimento operaio dopo la Prima Guerra Mondiale, con particolare attenzione verso l’antifascismo sovversivo, collaborando a varie iniziative editoriali e di studio tra cui la Rivista Storica dell’Anarchismo e Materiali di Soria del centro Studi ‘E.Luccini’ di Padova. É autore o coautore di Avanti siam ribelli…, L’antifascismo rivoluzionario, La resistenza sconosciuta, Arditi, non gendarmi!, Le armi della Lega, Il conto aperto, Gino Lucetti.”,”GERN-020-FL” “ROSSI Salvatore”,”La politica economica italiana, 1968-2000.”,”Salvatore Rossi (Bari 1949) è entrato nel 1976 in Banca d’Italia, dove è attualmente responsabile del Servizio Studi. Ha partecipato a molti comitati e gruppi di lavoro ufficiali di analisi e previsione a fini di politica economica, in sedi sia internazionali, come l’OCSE e l’Unione europea, sia italiane. É membro del comitato scientifico dell’Istituto per il commercio estero. Ha scritto numerosi articoli in riviste nazionali e straniere, su temi di politica economica e di economia internazionale. Tra le sue pubblicazioni riordiamo: La bilancia dei pagamenti; i conti all’estero dell’Italia, la lira, i problemi dell’unione monetaria europea, e la cura di Competere in Europa; mercato unico e capacità competitiva dell’industria italiana. Il libro, il governo dell’economia italiana dall’autunno caldo all’Euro.”,”ITAE-036-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. III. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx.”,”””La severità di Marx verso costoro [Bauer, Ruge, Stirner e Feuerbach, ndr] è anzitutto severità verso se stesso; ed anche gli scherzi, le frecciate, i nomignoli, le ‘boutades’, più che esser espressioni naturali d’un carattere mordace, assumono spesso addirittura una funzione metodologica, di formule icastiche che gli servono da cartelli indicatori d’una falsa strada: si pensi, per esempio, all’utilità ed alla funzione del nomignolo “”Jacques le bonhomme’ affibbiato a Stirner. Il sostanza, Marx è stato veramente hegeliano soltanto al tempo della sua tesi di laurea: il pericolo di rimanere uno hegeliano ortodosso, per lui, non è mai esistito; e per conseguenza, nemmeno quello di diventare un professore tedesco legittimista. Ma i Giovani hegeliani hanno già portato molto avanti la critica dello hegelismo ortodosso e, con Feuerbach, si son rivolti contro lo stesso sistema del maestro. Non solo, ma con Ruge e i suoi collaboratori agli ‘Annali di Halle’ ed agli ‘Annali tedeschi’, essi hanno operato quello spostamento di piano critico che li ha condotti ad abbandonare, o almeno a porre in secondo piano la critica logico-metafisica e religiosa per affrontare il terreno dei problemi storici, giuridici e politici, e per ridurre ad esso anche il significato più autentico delle precedenti battaglie metafisiche e critico-religiose. E da questa concretizzazione dei loro motivi critici essi hanno guadagnato la possibilità di riallacciarsi al pensiero liberal-radicale illuministico, sia pure ancora variamente, e comprensibilmente, commisto ad elementi romantici. Questa è la strada che Marx percorre insieme ai Giovani hegeliani. Ma giunto alla critica dello Stato moderno, questo giovane ventiquattrenne, che molti documenti del tempo ci presentano come dotato di eccezionale cultura e di eccezionale vivezza e profondità d’intelligenza, l’affronta con un impegno integrale, per giungere a risultati critici che lasciano molto indietro quelli di tutti i suoi compagni d’orientamento. La critica dello Stato moderno, condotta partendo da quella alla filosofia dello Stato di Hegel, mostra a Marx l’illusorietà di ogni fondazione assoluta ed autonoma del diritto, dello Stato e della politica, e il necessario rinvio al problema sociale, sollecitato da una critica alla formulazione del problema politico. Ma a questo punto Marx, con un coraggio unico per un intellettuale tedesco di formazione hegeliana o, comunque, speculativa, non si limita ad una generica, ed essa stessa speculativizzante, rivendicazione dell’importanza della “”socialità”” (a questo giungerà anche Bruno Bauer), ma si decide a cambiare l’oggetto delle proprie ricerche e dei propri studi, fino allora esclusivamente storici e filosofici, oltre che letterari, per affrontare a fondo sia i problemi dell’economia politica classica, che quello, nuovissimo, del socialismo: per il quale ultimo, tra l’altro, scarsissimi ed estremamente infidi sono gli aiuti che egli può sperare dalla cultura corrente relativamente ad un giudizio critico. (…) Il risultato di questo processo coincide con la prima formulazione rigorosa della concezione materialistica della storia, ed è offerto dell”Ideologia tedesca’, che dev’essere considerata insieme il più interessante documento del ‘punto d’incontro’ di quelle che giustamente Engels ha indicato come le “”tre fonti”” del materialismo storico: economia politica classica, socialismo francese e filosofia classica tedesca (s’intenda: da Kant a Feuerbach, Bauer e Stirner, attraverso Hegel). Un corollario di questo risultato è offerto dalle celebri ‘Tesi su Feuerbach’, che, congiungendo a tutto questo sviluppo quello precedente della ‘Critica del diritto statuale hegeliano’ e dei ‘Manoscritti’, chiudono il periodo giovanile di Marx. Soltanto un corollario, però, perché il loro senso, per essere inteso a pieno, esige la integrazione dell”Ideologia tedesca’ e ne dipende, come vedremo. A questo proposito, anzi, la caratteristica del rapporto fra Marx e la Sinistra hegeliana si delinea addirittura con una propria fisionomia distinta anche da quella del rapporto di Marx con Feuerbach”” [Mario Rossi, ‘Da Hegel a Marx. III. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx’, Milano, 1974] (pag 148-149) L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a Napoli nel 1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano Della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-033″ “ROSSI Paolo”,”Newton e la rivoluzione scientifica.”,”Il metodo scientifico di Galileo Galilei. (pag 71) 1. Partire dalle osservazioni sensibili condotte secondo un certo criterio 2.. Formulare un’ipotesi matematica capace di spiegare i fenomeni osservati 3. Dedurre da tali ipotesi le conseguenze che ne derivano 4. Verificare se tali conseguenze corrispondono ad altri fenomeni osservabili (da Prefazione da ‘Trattato della sfera’, 1602)”,”SCIx-435″ “ROSSI Paolo”,”I ragni e le formiche. Un’apologia della storia della scienza.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-081-FL” “ROSSI Paolo”,”La scienza e la filosofia dei moderni. Aspetti della Rivoluzione scientifica.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-082-FL” “ROSSI Paolo”,”Naufragi senza spettatore. L’idea di progresso.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-063-FL” “ROSSI Paolo”,”Un altro presente. Saggi sulla storia della filosofia.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-064-FL” “ROSSI Paolo”,”Il passato, la memoria, l’oblio. Otto saggi di storia delle idee.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-065-FL” “ROSSI Ernesto”,”I padroni del vapore.”,”Socializzazione delle perdite (pag 120-146)”,”ITAE-014-FV” “ROSSI Aldo G.B.”,”Sulla strada di Emmaus.”,”Alto G.B. Rossi è nato a Genova nel 1922, ingegnere.”,”VARx-060-FV” “ROSSI Paolo”,”Paragone degli ingegni moderni e postmoderni.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-069-FL” “ROSSI Guido”,”Il conflitto epidemico.”,”Guido Rossi è uno dei massimi esperti internazionali di diritto societario. A temi quali il mercato mobiliare, le società e le imprese ha dedicato gran parte della sua attività di studioso. “”Distruggiamo la bellezza del paesaggio perchè gli splendori della natura, liberamente disponibili, non hanno alcun valore economico. Saremmo capaci di spegnere il sole e le stelle perchè non pagano un dividendo”” J.M. Keynes, Collected Writings, London, 1971-1989, vol.XXI, p. 242.”,”ITAE-051-FL” “ROSSI Pietro a cura, saggi di Edward Burnett TYLOR Franz BOAS Robert H. LOWIE Alfred L. KROEBER Bronislaw MALINOWSKI George Peter MURDOCK Ralph LINTON David BIDNEY Clyde KLUCKHOHN Melville J. HERSKOVITS”,”Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 dirige i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità”,”TEOS-080-FL” “ROSSI Paolo”,”Bambini, sogni, furori. Tre lezioni di storia delle idee.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-072-FL” “ROSSI Guido”,”Il gioco delle regole.”,”Guido Rossi è uno dei massimi esperti internazionali di diritto societario. A temi quali il mercato mobiliare, le società e le imprese ha dedicato gran parte della sua attività di studioso.”,”ITAE-053-FL” “ROSSI Nicola”,”Riformisti per forza. La sinistra italiana tra 1996 e 2006.”,”Nicola Rossi, insegna economia politica nell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ ed è deputato al Parlamento e Segretario del Gruppo parlamentare Ds-Ulivo. É stato Consigliere economico del presidente del Consiglio (1998-2000) e del ministro del Tesoro (2000-2001).”,”ITAP-038-FL” “ROSSI Jacques”,”Manuale del gulag. Dizionario storico.”,”Francese nato a Breslau (oggi Wroclaw) nel 1909, all’età di dieci anni Jacques Rossi si trasferisce a Varsavia e nel 1926 entra a far parte del partito comunista polacco clandestino. Nel 1928 viene arrestato per propaganda illegale e sconta sei mesi in carcere, poi comincia a svolgere piccoli incarichi per conto del partito in giro per l’Europa, finchè nel 1930 diventa corriere per il Komintern: è inviato in Inghilterra, a Parigi, a Mosca, dove oltre a svolgere il lavoro clandestino approfondisce e amplia la sua conoscenza delle lingue. Nel 1937 la svolta: è richiamato a Mosca, dove si è già scatenato il Grande Terrore. Come tanti reduci della guerra di Spagna e agenti del Komintern, è arrestato e accusato di spionaggio a favore di un paese straniero. Dopo alcuni mesi trascorsi nel carcere di Butyrka, il 7 aprile 1939 l’Oso lo condanna, senza processo, a otto anni di lager. Inizia così la sua ventennale peregrinazione per i vari gironi del Gulag fino alla liberazione che avverrà nel 1956, tre anni dopo la morte di Stalin. Solo nel 1961 potrà lasciare l’Unione Sovietica per Varsavia. Il resto della vita di Jacques Rossi (si è spento a Parigi il 30 giugno del 2004, all’età di novantaquattro anni), vissuta fra Polonia, Giappone, Stati Uniti e Francia, sarà in parte dedicata a testimoniare la sua straordinaria e tragica esperienza, e a riordinare il materiale raccolto a partire dal 1953, sotto forma di schede destinate a dar vita al dizionario del Gulag.”,”RUSS-089-FL” “ROSSI Paolo”,”Immagini della scienza.”,”‘Si generavano difficili domande. Che tipo di rapporto esiste (o deve esistere) tra la dura lotta per la esistenza che si svolge nella natura e la libera, dura concorrenza che caratterizza la vita della società? E’ vero – come aveva scritto Darwin nel ’71 – che «se l’uomo deve progredire ed elevarsi ancora di più deve rimanere soggetto ad una dura lotta»? (56). E’ vero – come aveva sostenuto Spencer già nel 1850 – che la durezza della competizione è essa stessa garanzia di progresso e di sviluppo di forme superiori di vita umana? (57). Gli ostacoli posti dalla civiltà ai processi di selezione naturale (per esempio la medicina preventiva, i ricoveri per i malati e i disadattati) costituiscono fattori di degenerazione per la specie? Il sentimento che ci spinge ad aiutare i deboli – aveva ancora scritto Darwin – non può essere ostacolato senza che ciò comporti un deterioramento della parte più nobile e più veramente umana della nostra natura (58). Ma questa «moralità superiore» in nome della quale gli uomini mantengono in vita i disadattati in che rapporto si pone con il progresso? E la diminuzione della lotta competitiva è di ostacolo al progredire della società? Darwin aveva descritto la libera concorrenza e la lotta per l’esistenza come lo «stato normale del regno animale». Non era questa descrizione – si chiedeva Engels – anche «un’amara satira degli uomini e della società inglese contemporanea?». Quel regime di libera concorrenza «che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico» non è allora caratteristico dell”animalità’ e della ‘parte animale’ dell’uomo? Non si apre allora il problema di una «organizzazione cosciente della produzione sociale» per la quale gli uomini possano, sotto l’aspetto sociale, «essere sollevati al di sopra del restante mondo animale di tanto quanto la produzione in generale lo ha fatto per la specie»? (59)”” (pag 205-206) [(56) C. Darwin, ‘L’origine dell’uomo’, Roma, 1966, p. 242; (57) H. Spencer, ‘Social Statics: or the conditions essential to human happiness specified’, London, 1850, p. 36; (58) C. Darwin, ‘L’origine dell’uomo’, cit., pp. 162-163; (59) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, 1967, p. 51. Cfr. anche le lettere di Marx ed Engels, in ‘Carteggio Marx-Engels’, Roma, 1951, III, pp. 372, 477; IV, p. 103. Per altre indicazioni cfr. V. Gerratana, ‘Marxismo e darwinismo’, cit., pp. 86-88. Andrebbero comunque approfondite le considerazioni svolte da Labriola (…) [in] A. Labriola ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, 1965, pp. 73, 74, 76 (…)]”,”SCIx-512″ “ROSSI Pietro a cura; scritti di DILTHEY WILDELBAND RICKERT SIMMEL WEBER SPENGLER TROELTSCH MEINECKE LUKACS MANNHEIM CROCE DEWEY COHEN RANDALL NEURATH HEMPEL POPPER NAGEL”,”Lo storicismo contemporaneo. Dilthey – Windelband – Rickert – Simmel – Weber – Spengler – Troeltsch – Meinecke – Lukacs – Mannheim – Croce – Dewey – Cohen – Randall – Neurath – Hempel – Popper – Nagel.”,”Lukacs: la coscienza di classe nella borghesia e nel proletariato. (pag 210-211) “”La borghesia e il proletariato sono le uniche classi pure della società borghese; il che vuol dire che la loro esistenza e il loro sviluppo ulteriore poggiano esclusivamente sullo sviluppo del processo di produzione moderno, e che soltanto in base alle loro condizioni di esistenza si può ‘concepire’ un piano per l’organizzazione della società intera… I limiti oggettivi della produzione capitalistica diventano limiti della coscienza di classe della borghesia. Ma dal momento che … il capitalismo è una forma di produzione rivoluzionante per eccellenza, ‘questo dover rimanere inconsapevole dei limiti economici oggettivi del sistema si manifesta come contraddizione interna, e cioè dialettica, nella coscienza di classe’. La coscienza di classe della borghesia è quindi ‘formalmente’ disposta alla consapevolezza economica. Anzi, il massimo grado di inconsapevolezza, la forma più grossolana di «falsa coscienza» si manifesta continuamente nell’aumento dell’apparenza di un dominio conforme a coscienza dei fenomeni economici. Dal punto di vista della relazione della coscienza con il complesso dei fenomeni sociali questa contraddizione si esprime come ‘antitesi ineliminabile tra ideologia e fondamento economico…’. Questa interna auto-contraddizione dialettica nella coscienza di classe della borghesia si accresce ancora per il fatto che il limite oggettivo dell’ordinamento produttivo capitalistico non permane allo stato della mera negatività, non soltanto suscita in virtù delle «leggi naturali» crisi incomprensibili alla coscienza, ma riceve una propria forma storica cosciente ed attiva: il il proletariato”” (pag 210-211) [Georg Lukács, Klassenbewusstein, 3, in ‘Geschichte und Klassenbewesstsein, pp. 71, 76, 77)]”,”STOx-044-FF” “ROSSI Mario G.”,”Da Sturzo a De Gasperi. Profilo storico del cattolicesimo politico nel Novecento.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze.”,”ITAP-042-FL” “ROSSI Guido”,”Trasparenze e vergogna. La società e la borsa.”,”Guido Rossi è Master of Laws della Harvard Law School e professore ordinario nell’Università degli Studi di Milano. Dal febbraio 1981 è presidente della Commissione nazionale per la società e la borsa. Oggi il centro del sistema è il “”gruppo”” e non l'””impresa”” “”Il capitalismo nel suo attuale sviluppo è organizzato in un sistema globale di imprese, le cui strutture portanti sono costituite dai gruppi nelle loro formazioni nazionali e multinazionali. E’ nel gruppo che si identifica l’architettura stellare della fase monopolistica ed è alla disciplina di tale «gruppo» che deve essere dedicata una parte preponderante di una nuova ristruttuazione del sistema economico globale”” (pag 37)”,”ITAE-420″ “ROSSI FANTONETTI Carlo”,”Le grandi battaglie aeree della Seconda guerra mondiale.”,”Mar dei Coralli: nascita della battaglia aeronavale. La prima battaglia “”navale”” della storia in cui le navi avversarie non si videro mai direttamente, e i colpi furono inferti esclusivamente dagli aerei “”La guerra del Pacifico ebbe inizio un giorno del 1941, che per gli americani era il 7, per i giapponesi l’8 dicembre. Il colpo subito dagli ameriani a Pearl Harbor fu, non v’è dubbio, tremendo. Ma, nella disgrazia, gli Stati Uniti ebbero anche un po’ di fortuna: per pura combinazione, mentre i nipponici facevano sterminio a Pearl Harbor, le portaerei Saratoga, Lexington ed Enterprise si trovavano in navigazione nel Pacirifo, e in talmodo furono salve; mentre la Hornet e la Yorktown, dislocate nell’Atlantico, furono subito trasferite nel Pacifico facendole passare per il Canale di Panama. Inoltre gli USA aevano in cantiere la Essex, la Yorktown seconda e la Intrepid. La prima azione che ridiede animo agli americani fu il bombardamento di Tokio, eseguito il 18 aprile 1942 con 16 bombardieri B 25 “”Mitchell”” decollati dalla portaerei Hornet al comando del ten. col. Jimmy Doolittle; ma questo, per quanto ardimentoso, fu solo un gesto simbolico. Per vedere l’America veramente alla riscossa, bisogna portarsi più avanti, al maggio del 1942, sei mesi dopo Pearl Harbor, quando, a sud della Nuova Guinea e delle isole Salomone, ebbe luogo la prima battaglia “”navale”” della storia in cui le navi avversarie non si videro mai direttamente, e i colpi furono inferti esclusivamente dagli aerei: la battaglia del Mar dei Coralli. In capo alla primavera del ’42, il Giappone aveva completato la prima fase di quella manovra espansionistica grazie alla quale il suo dominio ora si estendeva in tutto il Pacifico settentrionale, da Sumatra a occidente, sino a buona parte della Nuova Guinea al centro, e alle isole Gilbert e Marshall a oriente. Si trattava, a questo punto di consolidare tale dominio impadronendosi di Midway, chiave delle Hawaii, della punta meridionale della Nuova Guinea, col centro di Port Moresby, e infine delle Nuove Ebridi e della Nuova Caledonia; in tal modo – secondo le vedute dell’ammiraglio Isiroku Yamamoto, comandante della Flotta giapponese – si sarebbe preclusa agli americani ogni possibilità di rifornire l’Australia e si sarebbero stabilite le premesse per l’annientamento definitivo della U.S. Pacifi Fleet, il cui comandante in capo era l’ammiraglio Chester W. Nimitz”” (pag 90)”,”QMIS-008-FGB” “ROSSI Mario G.”,”Le origini del partito cattolico. Movimento cattolico e lotta di classe nell’Italia liberale.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze.”,”ITAP-045-FL” “ROSSI Aldo Loris BUONDONNO Emma”,”I giardini storici di Napoli. Guida agli orti, giardini e parchi storici conservati, abbasndonati e scomparsi.”,”Aldo Loris Rossi è architetto e ordinario di Progettazione all’Università Federico II di Napoli. Accademico delle Arti del Disegno di Firenze. Emma Buondonno è architetto e ricercatore presso l’Istituto di Idraulica agraria e Costruzioni rurali della facoltà di Agraria di Napoli. Collabora alle riviste Eco e Oltre.”,”ITAS-044-FL” “ROSSI Mario G.”,”Da Sturzo a De Gasperi. Profilo storico del cattolicesimo politico nel Novecento.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze. Ha pubblicato vari studi sul movimento cattolico tra i quali il volume ‘Le origini del movimento cattolico’, Editori Riuniti, 1977. ‘Con Salvemini, in particolare, [Sturzo] si trovò a polemizzare ripetute volte per quello che gli pareva un atteggiamento anticlericale partigiano e controproducente, che misconosceva la complessa realtà della Chiesa e la stessa tradizione del cattolicesimo democratico in Italia e all’estero. Quando nel 1943 uscì il volume ‘What to do with Italy’ di Salvemini e Giorgio La Piana, Sturzo intervenne a più riprese a respingere le accuse di complicità dei cattolici e della Chiesa col regime fascista e a riaffermare la validità dell’esperienza della democrazia cristiana e del partito popolare (178). Per contro, i suoi rapporti con [Carlo] Sforza e con i settori più moderati dell’antifascismo italiano in America registrarono un ben maggiore accordo: e in realtà era piuttosto l’anticlericalismo salveminiano che si poneva come elemento di disturbo di quella soluzione repubblicana moderata, fondata sull’apporto di tutte le componenti della terza forza democratica, riformista, cattolica, alla quale lavoravano Sforza e la Mazzini Society () – in linea con l’orientamento filo-vaticano e anticomunista della politica estera americana – e per la quale si riteneva Sturzo un tramite di sicuro prestigio (179). Alla prospettiva indicata da Sforza e al tipo di intesa tra le forze democratiche, con esclusione delle punte radicali e rivoluzionarie, che essa lasciava intravedere, Sturzo mostrò in effetti di consentire e di ispirare la sua azione non solo negli Stati Uniti, ma anche nei contatti che veniva riallacciando con i democratici cristiani in Italia (…). Anche la questione dell’accantonamento del problema istituzionale e della cooperazione col governo Badoglio vide Sturzo avallare, non senza perplessità, la posizione assunta da Sforza dopo il suo rientro in Italia, contro l’intransigenza giacobina di Salvemini e Pacciardi (181)’ (pag 103-104) [(178) Si vedano specialmente gli articoli riprodotti in G. Salvimini, ‘L’Italia vista dall’America’, vv. I e II., a cura di E. Tagliacozzo, Milano, Feltrinelli, 1969, pp. 483-498 e 510-525; (179) Cfr. P.G. Zunino, ‘La questione cattolica nella sinistra italiana (1940-1945), Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 15-32 e 95-96. Lo stesso Salvemini vi accennò ironicamente in una lettera del gennaio 1945 agli amici del Partito d’azione: «Quando Sforza mi invitò a far parte con lui e Sturzo di una santissima trinità, che non avrebbe dovuto discutere né del re né del papa, mi rifiutai» (G. Salvemini, ‘Lettere dall’America, 1944-1946’, a cura di A. Merola, Bari, Laterza, 1967, p. 75); (181) L. Sturzo, ‘Scritti inediti’, cit., vol. III, p. 165 segg.] [() ‘«Era una società piena di tensioni. Ogni cosa diventava motivo di grandi discussioni. Si discuteva molto del programma politico, naturalmente, ma anche le cose minori erano motivo di litigi e di discussioni. Per esempio, il distintivo. Cosa mettiamo sul distintivo della Mazzini Society? Chi voleva la testa dell’Italia turrita, chi Garibaldi, chi Mazzini. A un certo punto Salvemini perse la pazienza e gridò, con il suo fortissimo accento pugliese: “”Che cosa volete metterci se non Mazzini? Ci volete mettere una donna nuda?!”” Le agitazioni si calmarono e la testa di Mazzini fu il distintivo e il simbolo della nostra associazione Tullia Calabi Zevi, ‘La mia autobiografia politica’; “”Garosci si era tenuto lontano dalla Mazzini Society, fondata nel 1941 da Tarchiani e Sforza, con un orientamento che gli era parso troppo intransigente verso il Fronte e piattamente concorde con la filosofia dell’Occidente”” [(in) Elena Savino, ‘La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale’, Franco Angeli, Milano, 2010]”,”RELC-404″ “ROSSI Marco”,”Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918.”,”Marco Rossi è impegnato nella ricerca sui movimenti e conflitti di classe prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione alla storia dell’anarchismo e del primo antifascismo. In apertura: volantino ‘Soldato operaio!’ (Milano, ottobre 1911); volantino ‘Lavoratori, compagni! (Italia, 1915) Le manifestazioni antimilitariste dei sindacalisti rivoluzionari (1912) (pag 21)”,”QMIP-029-FC” “ROSSI Marina”,”I prigionieri dello zar. Soldati italiani dell’esercito austro-ungarico nei lager della Russia (1914-1918).”,”Marina Rossi (Trieste 1945) è ricercatrice dell’Istituto per la storia del Movimento di Liberazione di Trieste. Studiosa del movimento operaio giuliano e delle prigionie in Russia nei due conflitti mondiali, è autrice dei volumi ‘Il Lavoratore. Storia di un giornale’, Trieste, 1987 e ‘Lettere di guerra e d’amore’, Trieste, 1989. Il Lavoratore: ricerche e testimonianze su novant’anni di storia di un giornale di Sergio Ranchi, Marina Rossi, Mario Colli Dedolibri, 1986 – 140 pagine”,”QMIP-035-FV” “ROSSI Giampiero SPINA Simone”,”I boss di Chinatown. La mafia cinese in Italia.”,”Giampiero ROSSI, giornalista, scrive per l’Unità. E’ autore pure di ‘Mafia a Milano’ (1996) cin Mario PORTANOVA e Franco STEFANONI Simone SPINA giornalista, lavora a Sy Tg24.”,”ITAS-022-FV” “ROSSI Pietro a cura, scritti di Eugenio GARIN Norberto BOBBIO Ernesto RAGIONIERI Lamberto BORGHI Natalino SAPEGNO Giuseppe GALASSO Massimo L. SALVADORI Giuseppe FIORI Antonio PIGLIARU; comunicazioni di F. MAREK M. MARKOVIC R. PARIS K. KOSIK B. SUCHODOLSKI P. VRANICKI N. BADALONI L. GALLINO A. PIZZORNO A. GUERRA G. SOTGIU M.N. CLARK G. MACCIOTTA M.A. AIMO V. BONDARCUK G. GALLI B. LOPUCHOV M.A. MANACORDA G. LOMBARDI C. VASOLI A.M. CIRESE L.M. LOMBARDI SATRIANI B. ANGLANI L. ROSIELLO J. TEXIER J. SOLE-TURA E. BRISSA C.F. MISIANO E. AMBARTSUMOV V. MIKECIN T. HUSZAR I. YAMAZAKI V. GERRATANA E. FUBINI”,”Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. II. Comunicazioni.”,”R. Paris: ‘Gramsci e la crisi teorica del 1923’ (pag 29-44) “”Influenza – diretta o mediata – o convergenza oggettiva, Gramsci e Lukács si incontrano di fatto su un terreno comune. In Gramsci l’istanza democratica, dopo aver informato il periodo dell”Ordine Nuovo, si trova recuperata nei ‘Quaderni’ attraverso la teoria del «blocco storico» e la tesi dell’egemonia del proletariato. In Lukács, in ‘Geschichte und Klassenbewsusstsein’, come nel ‘Lenin’ del 1924, si trova un luxemburghismo sempre mai risolto, mal superato, più represso che analizzato. Le origini filosofiche dei due pensatori sono in entrambi i casi idealistiche. In Lukács, oltre alle ben note influenze di Dilthey, Rickert, Lask, Simmel e Weber, c’è una presenza più inattesa: quella di Bergson. In Gramsci, attraverso la mediazione di Sorel, un identico bergsonismo (questa è del resto l’accusa lanciata da Treves e da Mondolfo contro l”Ordine Nuovo’) viene a innestarsi sull’influenza di Croce. Infine, lo stesso ostacolo teoretico-politico: il leninismo. Non è forse inutile, a questo proposito, confrontare qualche testo dedicato a Lenin dai suoi contemporanei all’indomani della morte. Il ‘Lenin marxista’ di Bucharin si apre con una dichiarazione altisonante: «è tempo di rimettere le cose al loro posto», di riabilitare Lenin «come teorico» (1). Al contrario, Bordiga, nel suo ‘Lénine sur le chemin de la révolution’, mira meno in alto e centra meglio il bersaglio: «la figura e l’opera di Lenin nel movimento di emancipazione rivoluzionaria della classe operaia mondiale» (2). Quanto a Lukács, egli riprende la categoria della «totalità» di ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’ e tanta di definire l’«interdipendenza» del pensiero di Lenin. Il Lenin teorico è il rivoluzionario. «’L’attualità della rivoluzione: questa è l’idea fondamentale di Lenin». La cosa importante è tuttavia il fatto che per Lukács si tratta di fondare o di dedurre filosoficamente Lenin e il leninismo. Così, se i comunisti costituiscono «’l’incarnazione visibile della coscienza di classe del proletariato’» e se il partito è nello stesso tempo «produttore e prodotto», Lenin rappresenta la «chiara coscienza della vera tendenza generale di un’epoca…; di conseguenza, tratta dei problemi fondamentali decisivi di tutto il periodo anche quando pensa di parlare soltanto delle questioni del momento» (3). Riconosciamo qui il ‘Weltgeist’ hegeliano. Tale presenza è ancora più accentuata nell’articolo ‘Capo’ che Gramsci dedica a Lenin. Infatti, per Gramsci Lenin rappresenta «l’esponente e l’ultimo più individualizzato momento di tutto un processo di sviluppo della storia passata, non solo della Russia, ma del mondo intiero» (4). Un altro punto da notare in questo bel testo hegeliano – la constatazione che «la dittatura del proletariato è espansiva, non repressiva» – ci introduce direttamente alla problematica dei ‘Quaderni’. Questa incapacità di integrare il «leninismo» (5) si aggiunge nei due pensatori alla polemica anti-positivistica degli anni giovanili (a meno che non ne derivi)”” (pag 31-32) [Robert Paris, ‘Gramsci e la crisi teorica del 1923′ (pag 29-44), (in) Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. II. Comunicazioni’ a cura di Pietro Rossi, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Cfr. N. Boukharine, ‘Lénin marxiste’, Paris, 1966, p. 5; (2) Cfr. A. Bordiga, ‘Lénine sur le chemin de la révolution’ (24 febbraio 1924), ‘La lutte de classe, 1928, n. 4, pp. 98-107, e 1928, n. 5, pp. 131-39. La citazione è a p. 98; (3) G. Lukács, ‘Lénine’, Paris, 1965, pp. 27, 28, 51, 57; (4) ‘Duemila pagine di Gramsci’, v. I., pp. 708-712; (5) «In quale settore è la novità di Lenin? In materia di organizzazione» (J. Glaive, ‘Les premiers pas du bolchévisme’, in ‘La révolution prolétarienne’, III, 15 settembre 1927, n. 42, p. 8). È evidente che la deduzione, lukácsiana o gramsciana, del «capo» o del «genio», e a ‘fortiori’ l’anti-giacobinismo di Gramsci, rientrano in una logica completamente differente da quella di ‘Che fare?’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-161″
“ROSSI Ernesto a cura”,”Una spia del regime.”,”””Il protagonista del dramma, un intellettuale quattro volte laureato, Carlo Del Re, nel 1929 vendette alla polizia i suoi amici dell’associazione segreta antifascista “”Giustizia e Libertà””, per coprire un ingente ammanco nell’attivo dei fallimenti di cui era curatore. Il suo tradimento provocò l’arresto di una sessantina di antifascisti, il suicidio in prigione di uno di loro, otto condanne del Tribunale Speciale, lo scompiglio in utte le file di “”Giustizia e Libertà””. Dopo l’arresto dei “”giellisti””, il De Re non cessò di avere rapporti con l’Ovra: per oltre dieci anni continaua a comparire nel carteggio come informatore e come postulante. L’ultima notizia che si trova di lui nel dossier è un appunto del tenente colonnello Kappler, seviziatore di patrioti, carnefice delle Fosse Ardeatine: “”Attualmente””, scrive Kappler, il 4 agosto 1944, “”presta servizio per la Polizia Germanica di Sicurezza in Italia, in qualità di informatore, dove, in fine dei conti, opera per la causa comune””. Il nome di De Re comparve poi nell'””elenco dei confidenti dell’Ovra””, pubblicato sulla ‘Gazzetta Ufficiale’ del 2 luglio 1946, e infine si ritrova nella lista degli avvocati e procuratori, regolarmente iscritti nell’albo per la circoscrizione di Roma, sulla ‘Guida Monaci 1955’. Il “”protagonista del dramma”” scrive Ernesto Rossi nella presentazione (…) [a]rriva fino a trarre profitto dal suicidio in carcere di uno dei compagni da lui traditi, Umberto Ceva, per chiedere un aumento del compenso; arriva fino a denunciare come antinazionali la suocera e il cognato… “”Il Del Re è veramente un eroe del nostro tempo”””” (risvolta quarta copertina)”,”ITAF-004-FGB”
“ROSSI Ernesto CALAMANDREI Piero SALVEMINI Gaetano, a cura”,”Non mollare (1925). Riproduzione fotografica dei numeri usciti. Tre saggi storici di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini.”,”Periodico antifascista ‘Non mollare’. “”Di regola si stampavano due o tre mila copie. Le spese erano coperte dai contributi volontari dei lettori. Non mancarono aiuti sostanziosi da amici agiati”” (pag 5)”,”EMEx-002-FP”
“ROSSI Paolo”,”Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-231-FL”
“ROSSI Pietro”,”Il Fascismo – La Resistenza – La guerra della memoria.”,”Attività della Brigata d’assalto Garibaldi “”Buranello”” sulla Riviera Ligure tra Voltri e Cogoleto (pag 116-125)”,”ITAR-336″
“ROSSI Ernesto, a cura di Manlio MAGINI”,”Elogio della galera. Lettere 1930-1943.”,”””(…) Quasi in ogni tua lettera riaffermi la sicurezza nel prossimo trionfo delle mie idee; ma chi non ci crede son proprio io, e devo avertelo già scritto altre volte. E bisogna che anche tu ti rassegni, come da un pezzo io mi sono rassegnato. Qualunque sia la situazione politica avvenire, noi siamo destinati a buscarne finché viviamo. È una facile profezia. Prima di tutto perché la funzione dei veri liberali è quella di buscarne. Ogni gruppo che si afferma al potere tende ad impedire il sorgere e lo svilupparsi delle idee e delle forze politiche che potrebbero entrare in concorrenza: quindi, chi crede nella utilità del contrasto, e vorrebbe ridurre al minimo gli attriti dei passaggi da una situazione di equilibrio all’altra è costretto a rimaner sempre all’opposizione, «a Dio spiacente, ed a’ nemici sui». Nel ’19 mi son trovato con i fascisti contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente è più facile che domani dovessi esser considerato «sovversivo» dai comunisti… Nei paesi di maggior educazione politica non si arriva a questi estremi (e ciò ha enorme importanza, perché le questioni politiche sono essenzialmente questioni di grado), ma il fenomeno è della stessa natura. In secondo luogo, conosco ormai troppo bene gli italiani e la loro storia per farmi illusioni. Cavour fu un inglese, nato per sbaglio in un paese balcanico. E non si cambiano in due o tre generazioni le caratteristiche d’un popolo abituato per secoli a liberarsi col confessionale d’ogni preoccupazione sulla valutazione dei problemi morali, ed a rinunciare nelle mani dei dominatori stranieri ad ogni dignità di vita sociale. Ma questo poco importa. C’è chi ha la funzione di firmare decreti, e chi ha la funzione di crepare in trincea o di marcire in galera. È una divisione del lavoro anche questa. E si può preferire la seconda alla prima funzione, quando si crede di affermar così due valori che costituiscono la ragione stessa della nostra vita. La forza può aver ragione di noi individualmente, ma mantenerci fedeli a noi stessi vuol dire trasmettere alle generazioni avvenire, con l’esempio che vale più della parola, quella che riteniamo la parte più luminosa del pensiero ereditato dalle generazioni passate (..:)”” [Ernesto Rossi alla madre, da Reclusorio di Pallanza; 7 settembre 1931] (pag 62)”,”ITAD-159″
“ROSSI Ernesto, a cura di Giuseppe ARMANI”,”Guerra e dopoguerra. Lettere 1915-1930.”,”La decisione di Rossi di andare in guerra maturò tra molte incertezze… ‘A parte qualche momentaneo abbandono patriottico, come quando (11-12 aprile 1917) si esalta per lo «spettacolo pirotecnico» dei razzi sparati in continuazione o si compiace di avvertire «lo sforzo di una nazione che si rivela più grande di quello che era da immaginarsi, nella vera volontà di vincere» (26 aprile 1917), il tono dominante è quello della riflessione ora malinconica ora tragica sulle vicende che osserva nel «teatro» della guerra, della quale non è mai intessuto l’elogio in quanto tale, ma, semmai, è bene intesa la sostanziale pazzia. «Certo che la guerra è una forma di pazzia collettiva in cui nessuno ha la vera coscienza di quello che fa. Non è un uomo quello che quello che ammazza, rovina, squarcia, ma la materia sotto la forma di tutti i proiettili che sono diretti rappresentanti del fato che incombe sopra ciascuno di noi. Passo vicino ad un fucile puntato senza pensieri di niente, vedo nella trincea nemica un omino che va per gli affari suoi, mi vien voglia di premere il grilletto dell’arma, e così, senza neppure il desiderio di fargli del male mando magari all’altro mondo quel povero diavolo… Si vedono ridere contenti dei bravi borghesi… perché un buon colpo ha colpito in pieno, con la stessa soddisfazione del ragazzo che con una palla di cencio riesce a buttar giù orecchioni uno dei fantocci di cartapesta che sono nelle baracche delle fiere. Si va di pattuglia con la stessa emozione con la quale si va a caccia… Non è un uomo come noi, che ha le stesse nostre passioni e commozioni, che è atteso con ansia dalla famiglia che sarà messa in lutto dalla sua perdita, che ognuno di noi insidia… Si ha la vaga concezione di andar contro ad una forza a noi nemica che cerchiamo di distruggere acciocché non ci distrugga. La guerra è una pazzia…» (22 aprile 1917). A questo tono dolente non fanno contrasto i numerosi spunti che si leggono nelle lettere militari di riscontro delle storture organizzative, della stoltezza o fatuità degli ufficiali, delle misere condizioni dei soldati: essi sono naturale espressione dell’atteggiamento antiretorico di Rossi, della sua sostanziale mancanza di nazionalismo, dell’indipendenza di giudizio che la partecipazione voluta e cosciente alla guerra gli consente di conservare sempre’ (pag XXI XXII)]”,”ITAD-160″
“ROSSI Ernesto, a cura di Manlio MAGINI”,”Elogio della galera. Lettere 1930-1943.”,”””(…) Quasi in ogni tua lettera riaffermi la sicurezza nel prossimo trionfo delle mie idee; ma chi non ci crede son proprio io, e devo avertelo già scritto altre volte. E bisogna che anche tu ti rassegni, come da un pezzo io mi sono rassegnato. Qualunque sia la situazione politica avvenire, noi siamo destinati a buscarne finché viviamo. È una facile profezia. Prima di tutto perché la funzione dei veri liberali è quella di buscarne. Ogni gruppo che si afferma al potere tende ad impedire il sorgere e lo svilupparsi delle idee e delle forze politiche che potrebbero entrare in concorrenza: quindi, chi crede nella utilità del contrasto, e vorrebbe ridurre al minimo gli attriti dei passaggi da una situazione di equilibrio all’altra è costretto a rimaner sempre all’opposizione, «a Dio spiacente, ed a’ nemici sui». Nel ’19 mi son trovato con i fascisti contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente è più facile che domani dovessi esser considerato «sovversivo» dai comunisti… Nei paesi di maggior educazione politica non si arriva a questi estremi (e ciò ha enorme importanza, perché le questioni politiche sono essenzialmente questioni di grado), ma il fenomeno è della stessa natura. In secondo luogo, conosco ormai troppo bene gli italiani e la loro storia per farmi illusioni. Cavour fu un inglese, nato per sbaglio in un paese balcanico. E non si cambiano in due o tre generazioni le caratteristiche d’un popolo abituato per secoli a liberarsi col confessionale d’ogni preoccupazione sulla valutazione dei problemi morali, ed a rinunciare nelle mani dei dominatori stranieri ad ogni dignità di vita sociale. Ma questo poco importa. C’è chi ha la funzione di firmare decreti, e chi ha la funzione di crepare in trincea o di marcire in galera. È una divisione del lavoro anche questa. E si può preferire la seconda alla prima funzione, quando si crede di affermar così due valori che costituiscono la ragione stessa della nostra vita. La forza può aver ragione di noi individualmente, ma mantenerci fedeli a noi stessi vuol dire trasmettere alle generazioni avvenire, con l’esempio che vale più della parola, quella che riteniamo la parte più luminosa del pensiero ereditato dalle generazioni passate (..:)”” [Ernesto Rossi alla madre, da Reclusorio di Pallanza; 7 settembre 1931] (pag 62)”,”ITAD-161″
“ROSSI Arcangelo”,”Copernico nella realtà del suo tempo.”,”‘Lo stesso Ticho Brahe, grande astronomo che accrebbe notevolmente la precisione delle osservazioni ad occhio nudo prima che Galileo usasse il cannocchiale, e fu spirito tanto conservatore da escogitare, per evitare l’eliocentrismo, un sistema geocentrico in cui però i pianeti ruotano intorno a sole, il quale a sua volta ruolta intorno alla terra (sistema matematicamente equivalente, anche se “”sbilanciato”” e quindi disarmonico, rispetto a quello copernicano) …’ (pag 302) “”Ciononostante, anche nella storia della scienza si tratta di comprendere in tutta la sua portata l’assunot di fondo del materialismo storico, per cui «Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione”” (pag 291) [(1) K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 487]”,”SCIx-010-FGB”
“ROSSI Paolo”,”Storia d’Italia dal 476 al 1500.”,”Ludovico il Bavaro imperatore degli scomunicati (pag 362-363) L’insuccesso di Ludovico in Italia. ‘Del popolo si faceva viva in piazza solo la parte filoimperiale, ma moti erano turbati nella loro coscienza religiosa. Quando le forze di Ludovico diminuirono, perché Castruccio Castracani ch’era con lui se ne andò in Toscana, con millecinquecento cavalieri, richiamato da una rivolta scoppiata a Pistoia, e l’esercito di Roberto d’Angiò fu alle porte di Roma, prendendo Ostia e Anagni, Ludovico dovette partire in tutta fretta, il 14 agosto 1328. Subito uscivano per le vie quelli che erano rimasti in casa per alcuni mesi, e si misero ad inneggiare a Giovanni XXII, maledicendo i Tedeschi. (…) Nel dicembre, Ludovico il Bavaro era a Trento e nel fabbraio 1330 ripassava le Alpi, senza che de gran tramestio fatto in Italia durante un triennio restasse altra eco che quella del più completo insuccesso’ (pag 363-364)”,”ITAG-285″
“ROSSI Arcangelo”,”Copernico nella realtà del suo tempo.”,”‘Lo stesso Ticho Brahe, grande astronomo che accrebbe notevolmente la precisione delle osservazioni ad occhio nudo prima che Galileo usasse il cannocchiale, e fu spirito tanto conservatore da escogitare, per evitare l’eliocentrismo, un sistema geocentrico in cui però i pianeti ruotano intorno a sole, il quale a sua volta ruolta intorno alla terra (sistema matematicamente equivalente, anche se “”sbilanciato”” e quindi disarmonico, rispetto a quello copernicano) …’ (pag 302) “”Ciononostante, anche nella storia della scienza si tratta di comprendere in tutta la sua portata l’assunot di fondo del materialismo storico, per cui «Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione”” (pag 291) [(1) K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 487]”,”SCIx-010-FGB”
“ROSSI Paolo a cura; saggi di Jean DIEUDONNE’ René THOM Clifford A. TREUSDELL Tullio REGGE Ugo AMALDI Enrico BELLONE Isabelle STENGERS Francisco J. AYALA Vittorio SGARAMELLA Paolo ROSSI Yehuda ELKANA William LEISS Saverio AVVEDUTO Abdul-Razzak KADDOURA H. Sharat CHANDRA Mario BORILLO Alexander KING Yemimah BEN-MENAHEM”,”La nuova ragione. Scienza e cultura nella società contemporanea.”,”Le quattro forze che si esercitano tra le particelle caratterizzate da quattro diversi mediatori: Forze Mediatori Forti Gluoni Elettromagnetiche Fotone Deboli Weakon Gravitazionali Gravitone”,”SCIx-047-FV”
“ROSSI Marco”,”Capaci di intendere e volere. La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo.”,”Marco Rossi si occupa di storia sociale, con particolare attenzione al primo antifascismo e all’ anarchismo, ai conflitti di classe dopo la Prima guerra mondiale. Ha studiato i meccanismi di discriminazione contro gli asociali, i rom e i renintenti al laovor nella Germania nazista. E’ autore di ‘Il conto aperto’ (1999), ‘Arditi non gendarmi’ (2012), ‘I fantasmi di Weimar’ (2001), ‘Afghanistan senza pace’ (2006) e ‘Ribelli senza congedo’ (2011). Dono di Mario Caprini”,”ITAR-360″
“ROSSI Pietro a cura, saggi di Arthur C. DANTO Hayden WHITE Wolfgang J. MOMMSEN François FURET Reinhart KOSELLECK Jerzy TOPOLSKI, Commenti di William H. DRAY Jörn RÜSEN Wolfgang KÜTTLER Karl-Georg FABER Christian MEIER Aron Ja. GUREVIC Massimo L. SALVADORI Peter WINCH”,”La teoria della storiografia oggi.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 dirige i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità”,”STOx-096-FL”
“ROSSI Pietro a cura, saggi di Edward Burnett TYLOR Franz BOAS Robert H. LOWIE Alfred L. KROEBER Bronislaw MALINOWSKI George Peter MURDOCK Ralph LINTON David BIDNEY Clyde KLUCKHOHN Melville J. HERSKOVITS”,”Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 ha diretto i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità. La scienza antropologica è venuta elaborando il cocnetto scientifico di cultura a partire dall’opera di Edward Burnett Tylor (1871) ‘Primitive Culture’, che ha costituito, all’inizio del secolo XX, il centro di riferimento dei più importanti indirizzi di ricerca antropologica. Una nuova impostazione dei rapporti tra sociologia e antropologia sulla base non più oggettiva ma formale”,”SCIx-026-FSD”
“ROSSI Salvatore”,”La politica economica italiana, 1968-1998.”,”Salvatore Rossi (Bari 1949) è entrato nel 1976 in Banca d’Italia, dove è attualmente responsabile del Servizio Studi. Ha partecipato a molti comitati e gruppi di lavoro ufficiali di analisi e previsione a fini di politica economica, in sedi sia internazionali, come l’OCSE e l’Unione europea, sia italiane. É membro del comitato scientifico dell’Istituto per il commercio estero. Ha scritto numerosi articoli in riviste nazionali e straniere, su temi di politica economica e di economia internazionale. Tra le sue pubblicazioni riordiamo: La bilancia dei pagamenti; i conti all’estero dell’Italia, la lira, i problemi dell’unione monetaria europea, e la cura di Competere in Europa; mercato unico e capacità competitiva dell’industria italiana. Il libro, il governo dell’economia italiana dall’autunno caldo all’Euro.”,”ITAE-150-FL”
“ROSSI Marco”,”La battaglia di Livorno. Cronache e protagonisti del primo antifascismo (1920-1923).”,”trasferire in Correna. Marco Rossi si occupa, da libero ricercatore, della storia dei conflitti di classe e delle insorgenze sociali. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘Livorno ribelle e sovversiva’ (Bfs, 2013) e ‘Livorno clandestina’ (Bfs 2017). Tra il 1920 e il 1923 anche le strade di Livorno videro l’inizio di una lunga guerra civile…negli anni precedetni la Marcia su Roma e l’avvento del regime fascista. Oltre a quella degli Arditi del popolo, fu una quoditiana resistenza di uomini e donne nel segno dell’appartenenza di classe. Soltanto nell’agosto 1922, grazie all’intervento dell’esercito e con lo stato d’assedio imposto dal governo, i fascisti e i nazionalisti poterono imporre le dimissioni del sindaco Mondolfi e dell’amministrazione “”rossa””. Il marchese Dino Perrone Compagni ce assieme a Costanzo Ciano aveva guidato le squadre fasciste toscane seminando morte e devastazione, inviò un telegramma al segretario nazionale del partito fascista comunicando la “”caduta”” di Livorno. Ammise: “”Fra le mie battaglie, questa più faticosa””.”,”MITC-162″
“ROSSI Lauro”,”Solidarietà uguaglianza identità. Socialità e sport in Europa, 1890-1945.”,”Contiene dedica dell’autore a Vittorio Scotti Douglas “”Lo sport ha un grande valore e noi ne vediamo soltanto l’aspetto più superficiale”” (L. Tolstoj) (in apertura) Lauro Rossi (Roma, 1953) si occupa da anni di storia dello sport. Tra i fondatori della rivista ‘Lancillotto e Nausica’ di cui è condirettore, ha pubblicato diversi saggi sulla storia politica e ideologica dello sport e, insieme a Adolfo Noto, il volume ‘Coroginnica. Saggi sulla ginnastica, lo sport e la cultura del corpo’ (1992).”,”EURx-013-FSD”
“ROSSI Pietro a cura; scritti di Eugenio GARIN Norberto BOBBIO Ernesto RAGIONIERI Lamberto BORGHI Natalino SAPEGNO Giuseppe GALASSO Massimo L. SALVADORI Giuseppe FIORI Antonio PIGLIARU”,”Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. I.”,”Bobbio sulla storia del pensiero relativo alla società civile (pag 79-84) La società civile in Hegel e Marx. “”Per una ricostruzione del pensiero politico di Gramsci il concetto-chiave, il concetto da cui occorre prendere le mosse, è quello di ‘società civile’. Conviene partire dal concetto di società civile piuttosto che da quello di Stato perché rispetto al primo più che rispetto al secondo l’uso gramsciano si discosta tanta dall’uso hegeliano quanto da quello marxiano e engelsiano. Da quando il problema del rapporto Hegel-Marx si è spostato dal confronto tra i metodi (l’uso del metodo dialettico e il cosiddetto rovesciamento) al confronto ‘anche fra i contenuti’, – per questa nuova prospettiva è stata fondamentale l’opera di Lukács sul giovane Hegel, – i paragrafi dedicati da Hegel all’analisi della società civile sono stati studiati con maggior attenzione: la maggiore o minore quantità di hegelismo in Marx si valuta ormai ‘anche’ dalla maggiore o minore misura in cui la descrizione della società civile in Hegel (più precisamente della prima parte sul sistema dei bisogni) possa venir considerata come una prefigurazione dell’analisi e della critica marxiana della società capitalistica. Alla rilevazione di questo nesso tra l’analisi marxiana della società capitalistica e l’analisi hegeliana della società civile diede occasione lo stesso Marx in un noto passo della Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, là dove scrisse che la sua revisioen critica della filosofia del diritto di Hegel «arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosidetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, ‘sotto il nome di “”società civile””; e che l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica» (1). Ma di fatto , da un lato gli interpreti della filosofia del diritto di Hegel ebbero tendenza a concentrare la loro attenzione sulla teoria dello Stato e a trascurare l’analisi della società civile, – la cui importanza emerse negli studi hegeliani attorno agli anni ’20; – dall’altro, gli studiosi di Marx ebbero per lungo tempo la tendenza a considerare il problema dei rapporti con Hegel esclusivamente alla luce dell’accoglimento da parte di Marx del metodo dialettico. È noto che nei maggiori studiosi italiani di Marx, come Labriola, Croce, Gentile e Mondolfo, alcuni dei quali erano o hegeliani o studiosi di Hegel, non si trova alcun accenno al concetto hegeliano di società civile (per quanto si trovi in Sorel). Gramsci è il primo scrittore marxista che si serve per la sua analisi della società, con un riferimento testuale, come vedremo, anche ad Hegel, del concetto di società civile. Senonché, a differenza del concetto di Stato, che ha dietro di sé una lunga tradizione, il concetto di società civile, che deriva da Hegel e ricorre attualmente in ispecie nel linguaggio della teoria marxiana della società, viene usato, anche nel linguaggio filosofico, in modo meno tecnico e rigoroso, con significati oscillanti che richiedono una certa cautela nella comparazione, e qualche precisazione preliminare. Credo utile fissare alcuni punti, che meriterebbero un’analisi assai più approfondita di quella che mi sia consentita e di cui sia capace. a) In tuttal la traduzione giusnaturalistica l’espressione ‘societas civilis’, anziché designare la società prestatuale, come avverrà nella tradizione hegelo-marxistica, è sinonimo, secondo l’uso latino, di società politica, quindi di Stato: Locke usa indifferentemente l’uno e l’altro termine; in Rousseau ‘état civil’ sta per Stato; anche Kant che insieme con Fichte è l’autore più vicino a Hegel, quando nella ‘Idee zu einer allgemeinen Geschichte in weltbürgerlicher Absicht’ parla della tendenza irresistibile cui l’uomo è spinto dalla natura verso la costituzione dello Stato, chiama questa meta suprema della natura nei riguardi della specie umana ‘bürgerliche Gesellschaft’ (2). b) Nella tradizione giusnaturalistica, com’è noto, i due termini della antitesi sono non già, come nella tradizione hegelo-marxistica, società civile – società politica, ma stato di natura – stato civile. (…); c) L’innovazione di Hegel rispetto alla tradizione giusnaturalistica è radicale: nell’ultima redazione del suo travagliatissimo sistema di filosofia politica e sociale, qual è contenuta nella ‘Filosofia del diritto’ del 1821, egli si decide a chiamare società civile, cioè con un’espressione che sino ai suoi immediati predecessori serviva a indicare la società politica, la società prepolitica, cioè quella fase della società umana, che sino allora era stata chiamata società naturale. (…); d) L’innovazione terminologica di Hegel ha spesso celato il vero significato della sua innovazione sostanziale, la quale non consiste, com’è stato più volte ripetuto, nella scoperta e nell’analisi della società prestatuale, perché questa scoperta e questa analisi erano state introdotte per lo meno si da Locke anche se sotto il nome di stato di natura o società naturale, ma nell’interpretazione che la ‘Filosofia del diritto’ ce ne offre: la società civile di Hegel, a differenza della società da Locke sino ai fisiocrati, non è più il regno di un ordine naturale, che deve essere liberato dalle restrizioni e dalle distorsioni imposte da cattive leggi positive, ma, al contrario, il regno «della dissolutezza, della miseria, e della corruzione fisica ed etica» (3), che deve essere regolato, dominato e annullato nell’ordine superiore dello Stato””. (…); e) La fissazione del significato di «società civile», estendendosi a tutta la vita sociale prestatuale, come momento dello sviluppo, dei rapporti economici, che procede e determina il momento politico, e quindi come uno dei due termini dell’antitesi società-Stato, avviene in Marx. La società civile diventa uno degli elementi del sistema concettuale marx-engelsiano, dagli studi givanili di Marx, come ‘Il problema ebraico’, in cui il richiamo alla distinzione hegeliana tra ‘bürgerliche Gesellschaft’ e ‘politischer Staat’ è il presupposto della critica alla soluzione data da Bauer al problema ebraico (4), sino agli scritti più tardi di Engels, come il saggio su Feuerbach, che contiene uno dei passi giustamente più citati per la sua incisività semplificante: «Lo Stato, l’ordine politico, è l’elemento subordinato, mentre la società civile, ‘il regno dei rapporti economici’, è l’elemento decisivo» (5). L’importanza dell’antitesi società civile – Stato deve essere messa in in relazione anche al fatto che essa è una delle forme in cui si presenta l’antitesi fondamentale del sistema, quella fra struttura e sovrastruttura: se è vero che la società civile coincide – nel senso che si estende tanto quanto – la struttura. Nello stesso passo della ‘Critica dell’economia politica’ in cui Marx richiama l’analisi hegeliana della società civile, precisa che «l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica», e subito dopo esamina la tesi del rapporto struttura-sovrastruttura in una delle sue più famose formulazioni (6)”” (pag 79-84) [Norberto Bobbio, ‘Gramsci e la concezione della società civile’, (in) ‘Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. I’, a cura di Pietro Rossi, Editori Riuniti – Istituto Gramsci, Roma, 1969] [‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4; (2) Ed. Vorländer, p. 10. Nella ‘Metaphysik der Sitten, bürgerliche Gesellschaft’ sta per ‘status civilis’, cioè per Stato nel senso tradizionale della parola, II, 1, §§ 43 e 44; (3) ‘Philosophie des Rechts’, § 185; (4) «Lo Stato politico completo è, secondo la propria essenza, la vita dell’uomo nella specie in contrapposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a restare al di fuori della sfera statale nella società borghese, ma come qualità della società borghese» (‘Scritti politici giovanili’, Torino, Einaudi, 1950, pp. 365-366). Cfr. anche ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, cit.: «la società – quale appare all’economista – à la ‘società civile’» (p. 246); (5) ‘Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Roma, 1969, p. 68: (6) «L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una struttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale» (ediz. cit., pp. 10-11)]”,”GRAS-002-FPB”
“ROSSI Luisa”,”Raccontare, raccontarsi. Massimo Quaini fra biografia ed ‘egogeografia’. In book: ‘Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio’.”,”Contiene il paragrafo 3. Il primo Quaini: Azione comunista, Lenin, Marx, la Tesi di laurea. (pag 355-368) Quaini militante di Azione Comunista (1963), E’ datata 24 novembre di quell’anno una sua lunga lettera -dieci pagine della sua scrittura minuta e fitta – inviata da Roma a Cervetto. La lettera, una relazione sugli incontri con i compagni meridionali, verte su questioni teoriche e politiche al momento della confluenza nel movimento dei militanti delusi dal PCI, della ristrutturazione del suo giornale ecc. Qui ci interessa osservare come si trattò già allora di un approccio scientifico ai problemi, nonché la già rilevante preparazione teorica di Quaini, il rigore con cui svolgeva il suo ruolo di giovane intellettuale. “”Caro Arrigo, dato che non ho molto tempo, come relazione ufficiale del viaggio penso che si potrebbe utilizzare questa; con le correzioni che riterrai opportune forse dovrebbe essere più precisa. (…) Napoli: per prima cosa sono andato a trovare Bordiga, dato che abita vicino alla stazione. Dato che non avevo voglia di litigare e volevo sondare i suoi pensieri sul leninismo e su Azione Comunista, mi sono fatto passare per uno studente di Roma che è passato alle posizioni rivoluzionarie della ‘Sinistra Comunista’ attraverso gli articoli del mio ‘concittadino’ A. Cervetto e che sente l’esigenza di studiare il leninismo e di impegnarsi praticamente nel lavoro delle minoranze (…). Quando ha saputo che sono di Savona mi ha detto che a Savona si sta formando un gruppo di giovani molto preparati. E’ contento soprattutto della ‘ragazza’ che ha convinto a studiare i problemi economici, mentre la maggior parte dei giovani vogliono scrivere di problemi filosofici”” (Quaini ms 1963)”” (pag 366-367)”,”STOx-030-FGB”
“ROSSI Giampiero”,”La lana della salamandra. La vera storia della strage dell’amianto a Casale Monferrato.”,”Giampiero Rossi (Milano, 1964) giornalista de ‘L’Unità’ si occupa di temi legati al mondo del lavoro. E’ autore pure di ‘Mafia a Milano’ (1996).”,”CONx-001-FMDP”
“ROSSIF Frédéric CHAPSAL Madeleine”,”Mourir à Madrid.”,”Fotogrammi tratti da film presi da operatori dell’ epoca. “”Franco dichiara: “”Farò, se occorre, fucilare metà della Spagna””. Nessuno risponde. Nessuno protesta. Salvo un uomo. Il vecchio filosofo Miguel de Unamuno, autore di “”Sentimento tragico della vita””, rettore dell’ Università di Salamanca, maître a penser della sua generazione, rimasto a capo della sua università, in territorio nazionalista. (…) Il “”Giorno della Festa della Razza””, a Salamanca, nel grande anfiteatro dell’ Università, il generale franchista Millan Astray, mutilato di guerra ingiuria la Catalogna ed i Paesi Baschi, mentre i suoi partigiani urlano “”Viva la morte!””. Unamuno si alza lentamente e dice: “”Ci sono delle circostanze ove tacere è mentire. Ascolto un grido morboso e insensato: Viva la morte! Il generale Millan Astray è un invalido. Non è irriverente. Anche Cervantes lo era. Malauguratamente ci sono troppi invalidi in Spagna. Soffro al pensiero che il generale Millan Astray possa fissare le basi di una psicologia di massa. Un invalido che non ha la grandezza spirituale di un Cervantes ricerca abitualmente il suo sollievo nelle mutilazioni che può far subire attorno a lui.”” Indirizzandosi poi personalmente a Millan Astray: “”Voi vincerete, perché possedete più forza brutale di quanta ve ne necessiti. Ma voi non convincerete. Perché, per convincere, occorrerà che persuadiate. Ora, per persuadere, occorre avere ciò che vi manca: la Ragione e il Diritto nella lotta. Io considero come inutile esortarvi a pensare alla Spagna. Ho terminato””. Consegnato su ordine al suo domicilio, Miguel Unamuno morirà per un colpo cardiaco qualche settimana più tardi.”” Miguel de Unamuno (29 settembre 1864 – 31 dicembre 1936) è stato uno scrittore spagnolo che ha portato sul piano filosofico, seppure in opere non sistematiche e quasi sempre di carattere letterario, i motivi più tipici dell’ispanismo rinnovandoli. Canonicamente viene fatto rientrare nel movimento letterario chiamato Generazione del ’98, espressione del modernismo letterario spagnolo. Il suo pensiero nasce dal contrasto fra le istanze della ragione e quelle della vita in una visione di tragica lotta, senza tregua e senza pace. Così il suo modello ideale fu la figura di Don Chisciotte, cui dedicò il famoso Vita di Don Chisciotte e Sancho (1903). L’eroe di Cervantes fu inteso da lui come suprema incarnazione dell’idealismo umano, che persegue una meta, ricercata ed amata non come termine di possesso, ma come miraggio. Personalità controversa e contraddittoria, aderì al movimento franchista dopo aver sopportato sei anni di esilio (dal 1924 al 1930) per le sue idee repubblicane, ed essersi più volte scagliato contro il militarismo, da lui considerato sofisticatore del genuino concetto di patria. Essendo una personalità importante della cultura internazionale, nonché filosofo e grecista, Unamuno mantenne il suo ruolo di rettore dell’università di Salamanca, la più prestigiosa di Spagna, anche sotto il franchismo, nonostante non appoggiasse il regime. Al centro della sua tormentata tematica si pone il problema religioso, di cui parlò in La mia religione (1910), Del sentimento tragico della vita (1913), L’agonia del cristianesimo (1925); svuotando il cristianesimo di ogni struttura dogmatica e accanendosi contro la casta sacerdotale, monopolizzatrice del dogma e mortificatrice del genuino spirito cristiano. Sempre in relazione con questa tematica è anche il suo romanzo Nebbia del 1914: Augusto Pérez, il protagonista di quello che Unamuno si rifiutò di chiamare romanzo (bensì “”nìvola””), deve infatti alla fine affrontare Unamuno stesso, il suo creatore. Da qui la concezione dello scrittore come dio dei suoi personaggi che si trasponde al concepire l’umanità come un sogno di Dio. Augusto però si ribella, affermando che in realtà è il suo creatore che esiste in funzione di lui. Unanumo fu anche poeta di un lirismo rude ed efficace: celebri sono le sue Poesie (1907) e Il Cristo di Velasquez (1920). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_de_Unamuno”””,”MSPG-158″
“ROSSI-LANDI Ferruccio a cura, saggi di Filippo BARBANO Mauro CALAMANDREI Renzo CANESTRARI e Alberto MARZI Alessandro GIULIANI Benvenuto GRIZIOTTI Jenny GRIZIOTTI KRETSCHMANN Luciano SAFFIRIO Giovanni SARTORI”,”Il pensiero americano contemporaneo. Scienze sociali.”,”Saggi di Filippo BARBANO Mauro CALAMANDREI Renzo CANESTRARI e Alberto MARZI Alessandro GIULIANI Benvenuto GRIZIOTTI Jenny GRIZIOTTI KRETSCHMANN Luciano SAFFIRIO Giovanni SARTORI. “”Essendo il senato composto di due senatori per ogni stato, risulta che i piccoli stati, per esempio, hanno in quella camera un potere sproporzionato al numero degli abitanti che rappresentano; e lo stesso vale per gli stati predominantemente agricoli e ancora più per gli stati del Sud, che – grazie alla loro tradizione di un solo partito e al regolamento parlamentare secondo il quale le cariche più importanti (come la presidenza delle potenti commissioni senatoriali) vanno a coloro che hanno più anzianità di servizio -, si trovano spesso al controllo del senato e hanno sempre la capacità di influire considerevolmente sulle decisioni di quella assemblea. Ma questo non fa che controbilanciare il potere della presidenza e dell’ esecutivo, sempre più legati elettoralmente ai grandi stati e ai grandi centri metropolitani, i cui voti in detti stati rappresentano il fattore decisivo. Non solo i candidati presidenziali sono scelti dalle organizzazioni di partito dei grandi stati, ma la maggioranza dei posti importanti nell’ esecutivo vanno pure a persone appoggiate dalle stesse organizzazioni e i piccoli stati hanno ben scarse possibilità di mandar loro qualche rappresentante alle cariche più alte del governo federale (non esclusi i più importanti tribunali).”” (pag 71, Mauro Calamandrei, Costituzionalismo e pragmatismo come principi ideali della storia americana)”,”USAG-050″
“ROSSI-LANDI Ferruccio”,”Charles Morris.”,”‘Gli amici siano ringraziati per quello che da essi ho appreso e insieme liberati da ogni responsabilità’ Il tipo di personalità ‘buddhistico’, il tipo di personalità dionisiaco (pag 192-193) “”Fin nel mito che gli dà il nome si discerne che l’atteggiamento del ‘prometeico’ è tecnologico.”” (pag 193) “”Morris si serve naturalmente del ‘Faust’; ma “”la più chiara voce filosofica di Prometeo”” è quella di Dewey, cui è dedicato il più ampio resoconto del volume. Appare che il prometeo deweyano non è soltanto tecnico, ma filosofo che ha fatto della tecnica il suo valore. Almeno nel riconoscere questo Morris non è certo scientista.”” (pag 193)”,”TEOS-146″
“ROSSINI Giuseppe a cura; saggi di Emile POULAT René REMOND Karl Egon LÖNNE Pellegrino NAZZARO Lorenzo BEDESCHI Francesco Margiotta BROGLIO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Nicola RAPONI Maurilio GUASCO Giorgio RUMI Giulio CATTANEO Romana GUARNIERI Luisa MANGONI Renzo DE FELICE Silvio TRAMONTIN Giuseppe ROSSINI Pier Giorgio ZUNINO Augusto DEL NOCE”,”Modernismo, fascismo, comunismo. Aspetti e figure della cultura e della politica dei cattolici nel ‘900.”,”Saggi di Emile POULAT René REMOND Karl Egon LÖNNE Pellegrino NAZZARO Lorenzo BEDESCHI Francesco Margiotta BROGLIO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Nicola RAPONI Maurilio GUASCO Giorgio RUMI Giulio CATTANEO Romana GUARNIERI Luisa MANGONI Renzo DE FELICE Silvio TRAMONTIN Giuseppe ROSSINI Pier Giorgio ZUNINO Augusto DEL NOCE Contiene carteggio inedito Sturzo – Murri (pag 69) “”Verso il Regime fascista, l’ atteggiamento della “”Cattolica”” è più complesso e ricco di sfumature, riserbo e sottigliezze. C’è, ovviamente, l’ ossequio verso l’ autorità costituita, il plauso per la restaurazione dell’ ordine, la Conciliazione, l’ iniziativa corporativa, l’ entusiasmo per il sicuro antibolscevismo, la fondazione dell’ Impero, la lotta contro i “”rossi”” di Spagna. E, si potrebbe continuare… Ma al di là di tributi e consensi, soprattutto al di là delle forme con cui si sono espressi, s’ avverte sempre il confronto con un proprio parametro, antico e fin lì immutabile. Mussolini e il suo fascismo sono sostenuti nella misura in cui servono a principi, modelli e valori ben precisi; e l’ appoggio dato al Regime nel momento dell’ apogeo ce ne dà un estrema conferma.”” (pag 230-231, Giorgio Rumi, Padre Gemelli e l’ Università Cattolica)”,”ITAA-082″
“ROSSINI Daniela a cura, saggi di Fabio FABBRI Daniela ROSSINI Stefano PICCIAREDDA Biancamaria TEDESCHINI LALLI Giancarlo MONINA Adriano ROCCUCCI Catia PAPA Andrea FAVA Paolo MATTERA”,”La propaganda nella Grande Guerra. Tra nazionalismi e internazionalismi.”,”ROSSINI Daniela Saggi di Fabio FABBRI Daniela ROSSINI Stefano PICCIAREDDA Biancamaria TEDESCHINI LALLI Giancarlo MONINA Adriano ROCCUCCI Catia PAPA Andrea FAVA Paolo MATTERA “”Un primo passo in tal senso fu segnato a Berna, nel luglio 1915, allorché una riunione fra socialisti neutrali e belligeranti (presenti Morgari e la Balabanoff per l’Italia), diramò gli inviti per un convegno internazionale da tenersi a settembre, secondo le condizioni stabilite dal Comitato Direttivo del Psi: il suo scopo non era tanto quello di creare una nuova internazionale ma di “”richiamare il proletariato ad un’azione comune per la pace, di creare un centro d’azione e di cercare di ricondurre la classe operaia alla sua missione storica”” (39). Nonostante la tenace opposizione del Presidente della II Internazionale, la storica Conferenza fu finalmente convocata dal 5 all’8 settembre a Zimmerwald, un paesino a 10 km, a sud di Berna: era il coronamento degli sforzi entusiastici del Morgari, sostenuti anche dagli appassionati editoriali che il Serrati aveva pubblicato sull’ ‘Avanti!’ a favore della pace e l’Internazionale””. (…) Alla Conferenza, infatti non erano intervenute solo le delegazioni ufficiali dei partiti socialisti di Polonia, Bulgaria, Romania e Svizzera, ma anche i rappresentanti dei gruppi minoritari di sinistra della Germania, Francia, Olanda, Svezia e Norvegia. E soprattutto, tra i russi in esilio, Lenin e Zinoviev per i bolscevichi, Axelrod per i menscevichi e Trotsky, in posizione intermedia.””Zimmerwal non fu un congresso, ma un convegno simbolico in cui si riaccese la fiaccola dell’internazionalismo”” (41) ricorderà più tardi il direttore dell’Avanti! che a quella conferenza partecipò per l’Italia, assieme alla Balabanoff, a Morgari, a Modigliani e al segretario del Psi, Costantino Lazzari”” (pag 31-32) (Saggio di F. Fabbri, La propaganda per la pace) (39) A. Rosmer, Il movimento operaio alle porte della prima guerra mondiale. Dall’unione sacra a Zimmerwald, Librairie du travail, 1936, I. pp. 375-376 (41) Noterelle di uno che c’è stato, in ‘Almanacco socialista’, Milano, 1917″,”QMIP-097″
“ROSSITER Clinton, a cura di Cipriana SCELBA”,”L’alba della Repubblica. Le origini della tradizione americana di libertà politica.”,”‘La tematica della “”contract clause”” e, in genere, dei “”diritti acquisiti””, ritornò ancora, dopo l’orientamento iniziale della Corte Suprema’ (pag X, introduzione) “”L’aver condotto le notazioni di cui sopra in uno spazio maggiore di quello marginale inizialmente proposto, sembra imporre a questo punto il tentativo di indicare i caratteri sintetici della esperienza costituzionale statunitense. Dire che essi sono da un lato il pragmatismo e dall’altro il giusnaturalismo, come ancora di recente è stato autorevolmente osservato, è certamente dire cosa esatta, avvalendosi però di schemi culturali tipicamente europei, che, applicati alla realtà statunitense, abbisognano di qualche adattamento ed esplicazione: così, ad esempio, giusnaturalismo non indica un sistema filosofico completo e conchiuso, ma solo una serie di valori che, affermati in principio dal giusnaturalismo, hanno trovato negli Stati Uniti, per forza intrinseca, uno svolgimento continuo e parallelo. Il criterio sintetico proposto dal Rossiter è quello del “”conservatorismo””: «il conservatorismo, è stato detto, è il culto dei rivoluzionari morti. Se ciò è vero, allora gli Americani sono doppiamente conservatori, perché non solo abbiamo il culto dei rivoluzionari morti da molto tempo e rispondiamo con religioso fervore alle cadenze della grande Dichiarazione nella quale essi si appellavano ad un modo leale, ma la rivoluzione stessa era così rispettosa del passato come solo una rivoluzione genuina può essere. Non solo la nostra fede politica si innesta direttamente su quella della rivoluzione americana, ma quest’ultima risaliva attraverso il passato coloniali fin quasi agli inizi del pensiero politico occidentale»”” (pag XIV) (introduzione di Nicola Greco)”,”USAG-084″
“RÖSSLER Jochen”,”Übung macht den Meister. Grammatica tedesca contrastiva per Italiani.”,”Jochen Rössler (1956) vive in Italia dal 1975. Si è laureato all’Università degli Studi di Perugia in Lingue e Letterature straniere moderne con specializzazione in Filologia germanica. Dal 1986 insegna Lingua tedesca presso la Facoltà di Economia e Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia.”,”VARx-249-FL”
“ROSSO Claudio, in collaborazione con Mario BUSSONI”,”Pietro Badoglio.”,”ROSSO Claudio (1954) è specialista di storia politica, sociale e culturale della prima età moderna e insegna storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Vercelli). Ha collaborato alla ‘Storia d’Italia’ diretta da Giuseppe Galasso (Utet, 1994) e alla ‘Storia di Torino’ (Einaudi, 2002). Si occupa attualmente dei rapporti tra Piemonte e Lombardia tra Tardo Medioevo e Novecento. “”Allora come prima e dopo, per tutto il corso del conflitto, guerra e politica, esercito e governo, erano mondi interdipendenti; e in questo frangente cominciò a delinearsi la simpatia di Bissolati per Capello e, di riflesso, per Badoglio, che sembrava potessero essere gli uomini nuovi, capaci e dinamici, su cui puntare per voltare pagina rispetto alla rigida ostinazione di Cadorna e condurre le operazioni in base a criteri più flessibili, con un minore dispendio di risorse e una maggiore attenzione per la vita e il benessere dei soldati e per i rapporti col governo, con la classe politica e più in generale con la società civile. Subito dopo Gorizia si manifestò d’altronde un duro contrasto fra Cadorna e Capello, che si stava accreditando come il più valido e ambizioso fra i potenziali rivali del comandante supremo. Cadorna rimosse Capello dal comando del VI Corpo d’Armata e lo allontanò dal fronte cruciale dell’Isonzo, destinandolo al comando del XXII Corpo nella zona degli Altipiani. Ridimensionare Capello significava anche colpire la piccola cerchia di politici, di giornalisti e di ufficiali poco allineati che lo circondava, e che aveva tutte le apparenze di una fronda anticadorniana. Fra l’altro, Cadorna pretese e ottenne dal Presidente del consiglio Paolo Boselli l’allontanamento dal fronte del ministro Bissolati, che sembrava essere il referente politico del gruppo. E Badoglio, che si era ormai imposto agli occhi di tutti come il favorito di Capello e il più naturale candidato a elevate posizioni di comando sulla scia del suo capocordata? In questa circostanza, che avrebbe potuto segnare per la sua carriera una battuta d’arresto forse irrimediabile, il neogenerale si dimostrò come al solito abile e fortunato nello stesso tempo”” (pag 55-56)”,”QMIP-162″
“ROSSO Claudio BUSSONI Mario”,”Luigi Cadorna.”,”Libretto di Cadorna ‘Norme di combattimento della fanteria’, “”nel quale intende fare leva sulla “”disciplna delle intelligenze””. Ciò costituirà la base del famigerato Libretto rosso: ‘Attacco frontale e ammaestramento tattico’ che, superato e incongruente, avrà tragiche conseguenze su tutta la condotta della Grande Guerra. (…)”” (pag 13) Armi vecchie (Fiat) e sfiducia di Cadorna nell’arma aerea (pag 43) Mediocrità dello Stato maggiore (pag 44) Conflitto di interesse (Cadorna possedeve alla scoppio della guerra 9862,50 azioni Ansaldo, industria alla quale egli stesso assegnerà l’incarico di produrre forniture militari) (pag 48) “”Ma, da “”condottiero anomalo””, il Generalissimo guida questi uomini non sostenendoli con la propria presenza, con lo sprone personale e con l’esempio come converrebbe a ogni buon “”trascinatore di truppe””, bensì con esasperanti, arroganti, prolisse e sapute circolari che, in totale, dallo scoppio della guerra a metà del 1917, assommeranno, come riporta Gianni Rocca nel libro ‘Cadorna’, a ben 105.430. Il Generalissimo “”silura”” i propri sottoposti senza pietà, anche quando con ogni evidenza le colpe sono riconducibili alle proprie incapacità. Oppure, emana ordini cervellotici, talmente avulsi dalla realtà da non potere essere eseguiti e portati a buon fine. Nel corso del conflitto e sino alla rotta di Caporetto, il comandante in capo sostituirà brutalmente, in una devastante girandola, ben 807 ufficiali (tra i quali 217 generali e 255 colonnelli). Tant’è che la “”Tabella organici””, presso il Comando supremo di Udine, continuerà a riportare i nomi dei comandanti intermedi scritti a matita.”” (pag 62-63) Decimazioni a caso ordinate da Cadorna (pag 106-107) Riporta ancora Mark Thompson nel pregevole libro ‘La guerra bianca’: “”Il peggiore di tutti [i cosiddetti fucilatori, nda] fu il generale Andrea Graziani (…)””. (…) Il generale Graziani, in seguito fascista convinto, morirà in circostanze misteriose nel 1931″” (pag 110) “”Tra tutti i Paesi belligeranti, il primato assoluto del massiccio uso di strumenti di repressione spetta così al Regno d’Italia. Secondo i dati riportati nell’accurato libro di Enzo Forcella e Alberto Monticone ‘Plotone di esecuzione’, alla fine del conflitto si conteranno, su 5.200.000 mobilitati (più 200.000 ufficiali), 870.000 procedimenti giudiziari: 470.000 processi per renitenza alla leva (370.000 a carico di cittadini domiciliati all’estero); 400.000 per reati commessi da soldati, operai militarizzati e borghesi, con 340.000 procedimenti e 170.000 condanne per quanti hanno indossato l’uniforme. Dai dati recuperati da fonti italiane ed ester (Camera dei deputati, Camera dei Comuni, ‘Military executions during World War I’ di Gerard Oram e ‘Les fusillés de la Grande Guerre et la mémoire collective’ di Nicolas Offenstadt) si evince che le condanne a morte risultano: in Italia 1.006 (729 eseguite); in Gran Bretagna oltre 3.000 (351 o 306); in Germania 150 (48); e in Francia 2.400 (600). Non sono invece conosciute cifre di paragone sulle esecuzioni sommarie. Oltre a ciò e nel balletto spesso inesplicabile dei numeri, si può asserire che circa un soldato italiano su 12 è sottoposto a procedimenti disciplinari. Inoltre, unico Paese tra i belligeranti e per ordine del generale Cadorna e del ministro degli Esteri Giorgio Sidney Sonnino, il Regno d’Italia si rifiuta di fare inoltrare qualsiasi pacco viveri e di vestiario dalle famiglie ai soldati caduti prigionieri del nemico (250.000 sul Carso e sull’Isonzo, prima di Caporetto) (…). Ben 150.429 vengono poi considerati disertori non in presenza del nemico, 9472 in presenza del nemico e 2662 con passaggio al nemico (…)”” (pag 112-113-114) “”Ad armi deposte, il bilancio sarà per l’Italia impressionante: 650.000 morti; 219.145 gravi invalidi, dei quali 27.000 affetti da nevropatie e psicopatie e destinati a riempire i manicomi; 600.000 prigionieri, 100.000 dei quali non faranno ritorno a casa. Inoltre, 500.000 malati di tifo (solo 100.000 le guarigioni); quasi 500.000 colpiti da dissenteria cronica; 433.517 casi di tubercolosi; 1276 casi di malattie veneree; oltre 30.000 colpiti da colera (5.000 morti (…)). Mentre più tardi, la terribile spagnola sarà destinata a mietere, solamente in Italia, oltre 500.000 vittime”” (pag 117)”,”QMIP-171″
“ROSSO Claudio”,”Armando Diaz.”,”ROSSO Claudio (1954) è specialista di storia politica, sociale e culturale della prima età moderna e insegna storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Vercelli). Ha collaborato alla ‘Storia d’Italia’ diretta da Giuseppe Galasso (Utet, 1994) e alla ‘Storia di Torino’ (Einaudi, 2002). Si occupa attualmente dei rapporti tra Piemonte e Lombardia tra Tardo Medioevo e Novecento. “”Le doti salienti di Diaz erano dunque l’equilibrio, la duttilità, l’umanità congiunta alla fermezza, la laboriosità, la precisione, il senso del dovere e del servizio. (…) Nessuno faceva riferimento, si badi bene, a particolari capacità strategiche: si parlava al massimo di un’ottima cultura militare, acquisita nella formazione giovanile e arricchita e perfezionata con l’esperienza. Il profilo che emerge è piuttosto quello di un intelligentissimo organizzatore, diremmo oggi di un perfetto ‘team manager’, che sa ascoltare le opinioni e le proposte dei collaboratori e mette in pratica la soluzione che ritiene migliore. Uno stile di comando che, come acutamente osserva Rochat, fa sì che “”più che a Napoleone, modello inconfessato di tutti i comandanti della Grande Guerra, il Diaz [possa] essere avvicinato a Eisenhower”” (pag 17-18) Riportato anche su scheda libro di Montanelli (Archiv): “”Parliamo di Indro Montanelli, che nel volume della sua fortunatissima ‘Storia d’Italia’ in cui si occupa della Grande Guerra (‘L’Italia di Giolitti, 1974) raffigura con tratti a dir poco grotteschi il Comandante supremo nel giorno della vittoria: “”Nelle lettere di Ojetti alla moglie dal Quartier Generale sono raccontate scene che vi si svolsero via via che giungevano i rapporti sulla fulminea diluviale avanzata delle nostre truppe oltre gli intatti ponti del Tagliamento e dell’Isonzo. Sulla gioia, sulla commozione, sull’entusiasmo, domina lo stupore: nessuno si aspettava una simile marcia trionfale. Fra queste lettere ce n’era una, che poi è scomparsa dal libro in cui sono state raccolte e pubblicate, ma che noi abbiamo letto con i nostri occhi, in cui Ojetti racconta che, mentre i compilatori del bollettino di guerra ne scandivano con voce rotta l’altisonante passaggio “”i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza””, Diaz se ne stava con la faccia incollata a un’enorme carta topografica a esplorarla con i suoi occhi miopi dietro le lenti professorali, mormorando in napoletano;: “”Né, ma ‘sto Vittorio Veneto addo’ c. sta?””. L’aneddoto ha potuto godere di una notorietà proporzionata all’enorme diffusione dei libri di Montanelli, ed è servito (come voleva l’autore) a ridicolizzare, mettendo in burletta il generale vittorioso, la vittoria stessa e la conclusione della guerra; e del resto il giudizio di Prezzolini è da Montanelli riportato ed esplicitamente condiviso”” (pag 26, Claudio Rosso, Armando Diaz, Sole 24 Ore, 2014) “”In effetti, fu proprio così: la nomina di Diaz fu fatta coincidere con la conclusione della ritirata. E in questo Orlando dette prova di saggezza. Tutto sommato Cadorna, pur fra ritardi, errori e incertezze, seppe dirigere il ripiegamento con fermezza e sangue freddo, così come fu lui a decidere che l’esercito doveva fermarsi al di là del Piave. Ma a rendere ineludibile e improcrastinabile il suo siluramento intervenne un fattore esterno: la precisa volontà degli Alleati, delle massime autorità politiche e miitari di Francia e Inghilterra, che subordinarono all’immediata sostituzione di Cadorna ogni loro aiuto militare e finanziario”” (pag 66) Sull’ipotesi di inseguimento del nomico. “”Ma Diaz (e Badoglio) ritennero troppo rischioso gettarsi in una rincorsa che poteva costare la perdita di troppi uomini e troppi armamenti, e compromettere, in caso di insuccesso, una tenuta disciplinare di un esercito che aveva senza dubbio ritrovato la volontà di combattere, ma che forse era meglio non sottoporre a una prova che avrebbe potuto rivelarsi superiore alle sue forze”” (pag 107)”,”QMIP-175″
“ROST Peter”,”The Whistleblower. Confessions of a Healthcare Hitman.”,”Peter Rost è stato vice presidente di Marketing alla Pfizer, la maggiore compagnia farmaceutica. Oggi rivela i segreti di questa industria dei farmaci. Accademia della Crusca: Che cosa indica e come si traduce la parola inglese whistleblower? Nel mese di febbraio di quest’anno (2014), la redazione del quotidiano “Pagina 99” si è rivolta all’Accademia della Crusca per avere un parere su come tradurre in italiano il termine inglese whistleblower. Abbiamo risposto con una nota lessicale pubblicata dallo stesso quotidiano il 28 febbraio 2014: la riproponiamo qui con alcuni ampliamenti e aggiornamenti. Risposta Che cosa indica e come si traduce la parola inglese whistleblower? Alla domanda secca “come si traduce in italiano la parola whistleblower?”, una prima essenziale e altrettanto secca risposta è che, al momento, nel lessico italiano non esiste una parola semanticamente equivalente al termine angloamericano. Manca la parola, ma è innanzitutto il concetto designato a essere poco familiare presso l’opinione pubblica italiana. L’assenza di un traducente adeguato è, in effetti, il riflesso linguistico della mancanza, all’interno del contesto socio-culturale italiano, di un riconoscimento stabile della “cosa” a cui la parola fa riferimento. Infatti, per ragioni storiche, socio-politiche, culturali – che qui non è il caso di discutere – in Italia, ciò che la parola whistleblower designa non è stato oggetto di attenzione specifica, riflessione teorica o dibattito pubblico, almeno fino a tempi recentissimi. Chi è il whistleblower? In inglese la parola whistleblower indica ‘una persona che lavorando all’interno di un’organizzazione, di un’azienda pubblica o privata si trova ad essere testimone di un comportamento irregolare, illegale, potenzialmente dannoso per la collettività e decide di segnalarlo all’interno dell’azienda stessa o all’autorità giudiziaria o all’attenzione dei media, per porre fine a quel comportamento’. Si tratta di una definizione di massima di fronte alla quale chi non abbia familiarità con il concetto fa fatica ad individuare un referente preciso. A chi si applica in concreto la definizione? Per esempio al dipendente dell’ufficio contabilità di un ente o di un’azienda che si accorge di un buco nel bilancio o al ricercatore di una casa farmaceutica che è a conoscenza del fatto che il farmaco che sta per essere lanciato sul mercato non ha superato tutti i test di controllo e può avere effetti collaterali pericolosi e non dichiarati. E queste persone decidono di non poter/voler tenere per sé le informazioni di cui sono in possesso e le riportano al superiore, al direttore o a una qualche autorità che abbia il potere di intervenire per bloccare il comportamento illecito e le sue conseguenze. Gli esempi sono generici, fittizi e potrebbero moltiplicarsi e differenziarsi in base agli ambiti lavorativi e ai tipi di azioni illegali perpetrabili. La questione socio-culturale e normativa In realtà, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, ciò che ha reso il referente in questione degno di attenzione è stato il ruolo che una figura come quella definita ed esemplificata sopra ha o può avere nel portare allo scoperto, combattere e disincentivare fenomeni di corruzione su grande e piccola scala. Un altro aspetto chiave è che la scelta di denunciare irregolarità e comportamenti illegali riscontrati sul luogo di lavoro comporta spesso (se non sempre), e a tutte le latitudini, ritorsioni e conseguenze negative per chi denuncia e, dunque, in tempi diversi e in diversi paesi, si è profilata la necessità di legiferare a tutela di queste persone. Negli Stati Uniti, un precedente concettuale e legislativo risale addirittura al 1863: si tratta del False Claim Act o legge Lincoln, che prevede una ricompensa per chi denuncia frodi ai danni del governo federale. Ma è nel Regno Unito che è stata elaborata e adottata la legge più estesa e completa in materia: il Public Interest Disclosure Act del 1998. In Italia l’attenzione verso questo tema risale ad anni molto più recenti: dal 2009 se ne occupa stabilmente la sezione italiana di Trasparency International (organizzazione non governativa impegnata contro la corruzione), che ha prodotto le prime ricerche in ambito italiano; è recentissima l’iniziativa delle associazioni Libera e Gruppo Abele con la campagna “Riparte il futuro”; in rete, inoltre, esistono alcuni siti e blog in italiano dedicati all’argomento; domande, riflessioni e proposte, anche di tipo linguistico, affiorano in blog e forum che si occupano di terminologia o di traduzione (cfr. in particolare la pagina dedicata a quest’argomento sul blog Terminologia etc.). Infine, anche in Italia una prima parziale presa in carico del problema sul piano giuridico è testimoniata dall’art. 51 bis della Legge “anticorruzione” 190/2012, intitolato “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”. Sta di fatto, però, che parola e concetto sono ancora confinati in circuiti informativi abbastanza ristretti o specialistici, che non raggiungono l’opinione pubblica più larga e indifferenziata. Attestazioni sui quotidiani italiani La copertura dei media tradizionali su questo tema ha raggiunto, infatti, posizioni di alta visibilità per lo più in relazione a persone e fatti d’oltreoceano con ricadute e risonanza internazionali (il caso Assange o il caso Snowden, per esempio). La ricerca della parola whistleblower negli archivi online di “Repubblica” e del “Corriere della sera” mostra che l’oggetto e la sua denominazione emergono carsicamente nelle pagine (per lo più economiche o, comunque interne) dei due quotidiani a partire dal 1995/2000: le prime attestazioni si trovano in un articolo breve apparso sul “Corriere” il 6/2/1995, in cui si dà notizia di una piattaforma informatica dedicata alla segnalazione di illeciti aziendali inaugurata e gestita dalla rivista economica “Fortune” (Il capo è cattivo? Fischiate Corriere della sera, sez. Economia, p. 21) e in una recensione del film Insider incentrato sulla storia del whistleblower americano Jeffrey Wigand (Quando l’etica in tv diventa suspance, “Repubblica”, sez. Spettacoli, 26/2/2000, p. 51). Il picco di attestazioni, in entrambi i quotidiani, si ha nel 2013 in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sull’attività di “monitoraggio dati” della National Security Agency. Non mancano tuttavia le testate che cominciano a dedicare spazio e rilievo autonomi all’argomento: si segnalano per esempio un lungo servizio pubblicato il 28/2/2014 su “Pagina 99” alle pagine 1-4 (Ci salveranno le spie. Perché i delatori proteggono dal Potere. E vanno tutelati) e un articolo sull’inserto domenicale del “Sole 24 ore” del 12/10/2014 (Whistleblowing. Soffiate per l’interesse comune). La questione traduttivo-terminologica In molti casi sono i giornalisti stessi a porsi il problema di come tradurre in maniera soddisfacente il termine whistleblower o il corrispondente sostantivo astratto whistleblowing (‘l’azione di denuncia compiuta dal whistleblower, il fenomeno globalmente considerato’). Uno sguardo ad altre lingue a noi “vicine” rivela che in francese sembrano già diffusi lanceur d’alerte, denonciateur e informateur, in spagnolo alertador o denunciante, mentre in tedesco sembrerebbe più frequente il ricorso all’anglismo, pur essendo attestata la forma informant. Se guardiamo alla forma originale, il composto inglese, parafrasabile letteralmente come ‘chi soffia (blower) nel fischietto (whistle)’, deriva dall’espressione metaforica to blow the whistle che, inizialmente(a partire dai primi anni ’30 del Novecento, stando alle attestazioni dell’Oxford English Dictionary), veniva usata col significato di ‘interrompere qualcosa bruscamente’ propriocome farebbe un arbitro con un colpo di fischietto. L’espressione acquista poi nell’uso informale, di registro basso, il senso ulteriore, connotato negativamente, di ‘vuotare il sacco, rivelare (proditoriamente) informazioni riservate e incriminanti su qualcuno’. Fino a tutti gli anni ’60 to blow the whistle e il derivato whistleblower sono espressioni basse, gergali appartenenti allo stesso campo semantico e allo stesso registro di fink, rat, squealer e dei verbi corrispondenti (cfr. Zimmer 2013). Si tratta di espressioni i cui equivalenti in italiano sono rintracciabili in parole come talpa, spione e nelle locuzioni verbali fare la spia, fare una soffiata, cantare. La letteratura sul whistleblowing in lingua inglese sembra, poi, essere concorde nell’attribuire a Ralph Nader – attivista e politico americano impegnato, fra le altre cose, nella difesa dei diritti dei consumatori – il ribaltamento di connotazione e la conseguente “ristrutturazione” semantica della famiglia lessicale di whistleblower. Nader nel 1972, in una conferenza sulla “Responsabilità professionale” così definisce il whistleblowing: “l’azione di un uomo o una donna che, credendo che l’interesse pubblico sia più importante dell’interesse dell’organizzazione di cui è al servizio, denuncia/segnala che l’organizzazione è coinvolta in un’attività irregolare, illegale, fraudolenta o dannosa” (l’originale è citato in Vandekerckhove 2006, la traduzione è nostra). La rideterminazione semantica operata da Nader ha ristretto e specificato il significato di whistleblower, facendo diventare la parola un termine vero e proprio che individua un referente preciso, non più generico, con un tratto connotativo positivo di impegno civile, etico. L’operazione linguistico-concettuale di Nader ha avuto successo, tanto che in un supplemento del 1986, l’Oxford English Dictionary introduce le voci wistleblowing e whistle-blower, prima non registrate, accogliendole nel lessico angloamericano come termini neutri, di livello standard per indicare il referente proposto da Nader. A riprova dell’avvenuta stabilizzazione del termine nell’accezione promossa da Nader, citiamo l’incipit di un articolo del 2013 di Ben Zimmer sul “Wall Street Journal”, che comincia con la domanda: “Is Edward Snowden, leaker of the National Security Agency’s trove of data-driven secrets, a whistleblower or a traitor?”. Se ne deduce chiaramente che nel lessico americano attuale la parola whistleblower non intrattiene più una relazione di associazione o di implicazione con la parola traitor, ma una relazione di opposizione / esclusione. Le traduzioni italiane di whistleblower È questo il motivo principale per cui i traducenti proposti sulle pagine dei quotidiani italiani in alternativa al prestito integrale risultano inadeguati: parole come spia, delatore, talpa, informatore o anche spifferatore,soffiatore non garantiscono l’equivalenza né denotativa né connotativa con whistleblower, perché veicolano connotazioni negative di segretezza e anonimato legati a slealtà, al tradimento di un patto di fiducia, generalmente motivato da un tornaconto o un interesse personale. In nessun modo, dunque, queste voci sono associabili in italiano a un comportamento etico, virtuoso, manifestazione di senso civico. Un’altra espressione usata per tradurre whistleblower è gola profonda: anch’essa però si rivela insoddisfacente in quanto fortemente legata nel nostro immaginario al contesto giornalistico; nel nostro lessico e nelle nostre mappe mentali una gola profonda è l’informatore anonimo che rivela informazioni “scottanti” a un giornalista, mentre il whistleblower non è una fonte anonima, anche quando la sua identità debba rimanere riservata per prevenire ritorsioni, e i media non sono il suo canale unico né privilegiato. Sono stati tentati anche (pseudo)calchi come fischietto, fischiettista, fischiettatore o, addirittura, fischiettore. Di queste forme l’unica accettabile potrebbe essere fischietto già usata con valore metonimico nel gergo giornalistico sportivo per indicare l’arbitro (per lo più di calcio), figura a cui il referente di whistleblower è metaforicamente associabile. Resta problematica però la scarsa trasparenza e dunque l’ambiguità della designazione che non possiede tratti semantici che aiutino a identificare la figura nei suoi aspetti caratterizzanti, oltre al fatto che la metonimia fischietto,quand’anche fosse specificata da un determinante come per esempio anticorruzione, difficilmente varcherebbe la soglia del registro “brillante” di tipo giornalistico per entrare nel serbatoio del lessico comune di medio-alta formalità. Sono attestate anche proposte come vedetta civica o sentinella civica, reperibili all’interno della prima ricerca pubblicata da Trasparency International Italia intitolata Protezione delle vedette civiche: il ruolo del whistleblowing in Italia del 2009, ma queste designazioni non hanno avuto fortuna, tant’è che nelle pubblicazioni successive le forme non sono state rilanciate, forse anche perché le parole sentinella e vedetta rimandano all’idea di un ruolo codificato, istituzionalizzato, quasi professionalizzato e non di una scelta che si potrebbe presentare a chiunque. Restano le opzioni lessicali più neutre di denunciatore / denunciante, segnalatore / segnalante, quest’ultima compare tra l’altro nel testo di legge sopra menzionato insieme alla perifrasi ‘dipendente pubblico che segnala illeciti’ ed è quindi l’unica forma a essere stata in qualche modo “ufficializzata”. Anche queste forme hanno il “difetto” di essere parole generiche dal significato ampio e vago, ma in questo caso potrebbe funzionare la scelta di determinarle combinandole con un aggettivo come quello sopra proposto: il denunciante o segnalante anticorruzione potrebbe essere il whistleblower italiano, con il vantaggio di avere a disposizione anche la forma simmetrica denuncia / segnalazione anticorruzione per il sostantivo astratto whistleblowing. Resta il fatto che le parole non entrano nel lessico di una lingua e negli usi di una comunità per imposizione dall’alto: soltanto il progredire del dibattito intorno al tema e l’intensificarsi dell’interesse pubblico per la “cosa” designata consentirà di sviluppare e radicare una designazione linguistica condivisa. Per approfondimenti: http://www.whistleblowing.it Licia Corbolante, “”Whistleblower, un concetto poco italiano””, in Terminologia etc. (blog di Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche), 2013. Davide Del Monte, Giorgio Fraschini (a cura di), Un’alternativa al silenzio. Promozione delle segnalazioni nell’interesse pubblico, Transparency International Italia, 2012. Giorgio Fraschini, Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi, Protezione delle “”vedette civiche””: il ruolo del whistleblowing in Italia, Transparency International Italia, 2009. Giorgio Fraschini, Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi,Il whistleblowing. Nuovo strumento di lotta alla corruzione, Bonanno, 2011. Wim Vandekerckhove, Whistleblowing and Organizational Social Responsibility: A Global Assessment , Ashgate Publishing Limited, 2006. Ben Zimmer, The Epithet Nader Made Respectable, “The Wall Street Journal”, 12/7/2013. A cura di Maria Cristina Torchia Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca”,”ECOG-005-FP”
“ROSTOVTZEFF Mijail”,”Historia social y economica del imperio romano. II.”,”””Nonostante le gravi difficoltà occasionate dalla guerra, la peste, la povertà e le ribellioni, il governo di Marco Aurelio presentò gli stessi caratteri di quelli dei suoi predecessori. In tempi di necessità si vide forzato ad adottare duri mezzi, che provocarono uno scontento ogni volta maggiore; ma fece quanto possibile per mitigare gli effetti degli stessi ed aiutare gli oppressi. Tra le caratteristiche più interessanti del suo regno va notata la sua attenzione alla situazione degli schavi e dei liberti e ai mezzi con cui cercò di rendere più sostenibile e umana la loro vita.”” (pag 795)”,”STAx-142″
“ROSTOVTZEFF Michael, a cura di Antonino DI-VITA”,”Città carovaniere.”,” “”La corrispondenza di Zenone è un racconto meraviglioso. Dalle paludi e dal deserto, nel giro di pochi anni, sorge dinanzi a noi una città nuova di zecca, piena d’uomini, donne, fanciulli ed animali, rumorosa e forse già sporca. Nei giardini crescono gli alberi, i fiori sbocciano, le acque scorrono nei canali. I templi sono frequentati dai fedeli. I ragazzi e le ragazze si recano a scuola. I giovani fanno gli esercizi quotidiani nella palestra. C’è vita ovunque, ora, dove alcuni anni prima c’erano la febbre e la desolazione. La maggiore preoccupazione di Zenone era, tuttavia, la terra, le diecimila ‘arurae’ di Apollonio e i terreni dei colonizzatori militari e degli altri detentori di doni. In Egitto tutto dipende da una bella distribuzione d’acqua fatta accuratamente e a tempo. Non basta costruire dighe e canali, bacini e sbocchi. Bisogna custodirli gelosamente, mantenerli puliti e solidi, badare a che le cateratte del canale principale vengano aperte al giusto momento e per un periodo di tempo sufficiente. La terra stessa bisogna che sia stata approntata per l’irrigazione, liberata dalle fratte e dai semi, pulita e purificata dal sale. Quando vi giunse Zenone l sistema d’irrigazione di Filadelfia non era ancora al completo. La sua prima cura fu di affrettarne i lavori. (…) I lavori agricoli venivano in gran parte eseguiti da gente alla giornata, e non abbiamo nessuna notizia sicura che s’adoperassero gli schiavi nel lavoro dei campi. Alle volte si fittavano dei pezzi di terreno a singole persone o a gruppi di contadini, lasciando agli affittuari una parte del raccolto. Così ogni anno nei campi erano occupati centinaia di uomini, donne e fanciulli, quasi tutti indigeni. E il compito di Zenone per organizzare il lavoro di questi indigeni non era facile. Doveva badare che le colture fossero ben distribuite fra i vari appezzamenti dei campi, a seconda delle disposizioni di legge e delle regole scientifiche dell’agricoltura; doveva pensare alla quotidiana assegnazione del lavoro per i molti gruppi di lavoratori, e alla distribuzione del bestiame – buoi, vacche e asini – e gli degli strumenti agricoli e del seme fra i tali gruppi di lavoratori. Quando l’aratura e la semina erano terminate, bisognava tener lontano dai campi il bestiame e i ladruncoli. Ma la cura più grande doveva essere quella di innaffiare le piantagioni. E infine arrivava la mietitura, il periodo più arduo nella vita di un agricoltore. Si assumevano lavoratori a migliaia per partecipare ai lavori del raccolto, e branchi di asinelli trasportavano il grano sulle aie. Anche la trebbiatura bisognava farla in fretta, aiutandosi con uomini e animali – si usavano i maiali in modo estensivo. E finalmente si doveva trasportare il grano nei magazzini e di lì mandarlo su o giù per il fiume, dopo aver dato al governo la parte che gli spettava. Le relazioni di Zenone con i lavoratori indigeni non erano sempre amichevoli. Di tanto in tanto sorgevano delle vivaci discussioni sui contratti di lavoro, sulle rimunerazioni, e, con gli affittuari, sulla divisione del raccolto. Alle volte i contadini si mettevano in sciopero, un antichissimo metodo di protesta passiva degli orientali. Solevano smettere di lavorare per recarsi in massa in un santuario delle vicinanze e mettersi sotto la protezione di qualche dio. Il luogo era sacro e il re riconosceva l’inviolabilità di molti dei maggiori santuari, concedendo ad essi il diritto di asilo. Il gran problema stava nel trovare il modo di riavere i lavoratori”” (pag 233-234)”,”STAx-273″
“ROSTOVZEV M.”,”Storia economica e sociale dell’ Impero Romano.”,”””Al pari d’ Augusto, anche Vespasiano non fu soltanto un restauratore. Egli proseguì energicamente l’ opera iniziata da Augusto e da Claudio nei due rami più importanti dell’ amministrazione imperiale: nel campo delle finanze, in cui continuò a sviluppare la burocrazia, e nel promuovere la vita delle città nelle province. Non è necessario entrare in particolari in proposito. Quanto al primo campo, i punti essenziali sono stati fissati da O. Hirschfeld nel suo indispensabile libro e non occorre qui ripeterli. Un solo particolare va messo in rilievo a motivo della sua immensa importanza per la storia economica del sec. II: la diligenza con cui Vespasiano curò i demani imperiali e pubblici. Le vaste confische di Nerone da un lato, e dall’ altro lo scompiglio dell’ anno dei quattro imperatori, in cui la soldatesca sfrenata e i suoi imperiali padroni massacrarono non pochi senatori e ricchi borghesi, avevano creato condizioni più o meno simili a quelle che Augusto aveva ereditato dalle guerre civili. Il compito di Vespasiano era tutt’altro che facile. (…)””. (pag 126)”,”STAx-153″
“ROSTOW W.W.”,”Las etapas del crecimiento económico. Un manifiesto no comunista.”,”Parallelo della forte crescita russa e americana (pag 115) Tabella dati numero di automobili in circolazione negli anni dal 1900 al 1958 per paesi (Usa, Canada, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone, Russia), Tabella dati auto in servizio per milioni di abitanti 1900 1958 (pag 200-) Per es. per il 1929 anno della crisi, i dati per paese n° auto per milione abitanti: USA 169 mila, Canada 85 mila, Francia 15700, Gran Bretagna 17600, Germania 4180, Italia 2980, Giappone 580, Russia 560″,”ECOI-226″
“ROSTOW W.W.”,”The Stages of Economic Growth. A Non-Communist Manifesto.”,”ROSTOW W.W. “”The length of the depression in the United States – as opposed to its depth – deserves rather more comment; for it relates directly to the stage of growth, to the era of high mass-consumption, into which the United States had entered. Although many ancillary forces undoubtedly played a part, the central reason for the intractability of the American depression, which still left 17% unemployed on the eve of the Second World War, was that the leading sectors of this phase of American growth required full employment and an atmosphere of confidence before they could become activated again. What were those leading sectors in the American age of high consumption? They were, once again, the automobile, suburban home-building, road-building, and the progressive extension of the automobile and other durable consumers’ goods to more and more families. When, in earlier historical stages, the momentum of growth hinged on the continued extension of railroads, or on the introduction of other cost-reducing industrial processes – on the side of supply – investment could be judged profitable at relatively low levels of current consumers’ demand. But when investment comes to be centred around industries and services based on expanding consumption, full employment is needed, in a sense, to sustain full employment; for unless consumption levels press outward, capacity in consumers’ goods industries and those supplying them with inputs will be under-used, and the impulse to invest will be weak. The horizons of American industry lowered radically in the 1930’s, and appeared almost to stabilize at a low level “”. (pag 78)”,”ECOT-185″
“ROSTOW Walt W.”,”Gli stadi dello sviluppo economico.”,”W.W. Rostow direttore del ‘Policy Planning Staff’ del Dipartimento di Stato americano. Professore di storia economica al MIT, autore di molte opere di carattere storico e teorico. La grande depressione del 1929 (pag 126-127) “”La lunghezza della depressione negli Stati Uniti, a differenza della sua profondità, richiede invece un più ampio commento; poiché essa si riallaccia direttamente allo stadio di sviluppo, al periodo del grande consumo di massa in cui erano entrati gli Stati Uniti”” (pag 127) Rostow: “”Nulla di realmente importante nell’opera di Marx è posteriore al 1848″” (pag 224)”,”ECOT-298″
“ROSTOW Walt Whitman”,”Gli Stati Uniti nell’ arena mondiale.”,”Contiene: Libro Primo: (…) L’evoluzione del diplomatico e del soldato americano. Libro Secondo. La seconda guerra mondiale. Parte prima. Una duplice prospettiva. Lo stile nazionale e l’interesse nazionale nella seconda guerra mondiale. La scena di Washington: politica, metodi e uomini. La forma della battaglia. Parte seconda. L’esperienza militare: tre dimensioni innovatrici. Scienza, tecnica e guerra. Lo sviluppo della potenza aerea strategica. L’esperienza bellica dell’alleanza militare. Il bilancio militare della seconda guerra mondiale. Parte terza. La diplomazia della guerra e della pacificazione. Diplomazia, assetto mondiale e interesse nazionale. La Francia, La Germania, La Polonia, L’Asia, Progettando le istituzioni post-belliche Parte quarta. Conclusione. Origini della guerra fredda. (pag 56-203) “”Fra il luglio e il dicembre 1943 vennero condotti contro industrie aeronautiche e d’altro genere in Germania circa sedici attacchi (30). Essi partirono in gran parte dall’Inghilterra, ma alcuni vennero compiuti dalla Quindicesima Squadra aerea, in gran parte impegnata nell’appoggio alle operazioni terrestri nel teatro del Mediterraneo. In questi sei mesi decisivi vennero sganciate quarantaseimila tonnellate di bombe su fabbriche di aeroplani: solo un 20 per cento dell’azione complessiva americana durante questo periodo, e un terzo dell’ 1 per cento delle azioni di bombardamento compiute dall’Arma aerea americana durante la seconda guerra mondiale in Europa (31). Questi attacchi furono però d’importanza immensa. La produzione tedesca di apparecchi da caccia monomotori, che era salita da meno di 400 nel gennaio 1943 a 1050 in luglio, diminuì a meno di 600 in dicembre, diminuzione causata sia direttamente dai bombardamenti, che dalla dislocazione e dispersione degli impianti causata dal timore di altre distruzioni. Se non vi fossero stati questi bombardamenti, la produzione di caccia monomotori tedeschi nel dicembre 1943 avrebbe potuto essere di 2000 aerei. (…) Oltre alla perdita della produzione tedesca di circa tre mesi di aerei da caccia, l’inaspettato successo di queste poche audaci e sanguinose missioni portò i tedeschi a disperdere la loro produzione in una fase cruciale della guerra. Questa dispersione venne attuata con energia e successo; ma la perdita di tempo che inevitabilmente comportò fu disastrosa per la Germania. (…) Le fonti tedesche indicano che il 75 per cento degli edifici delle fabbriche d’aeroplani vennero danneggiati o distrutti e la produzione ausiliaria ridotta del 50 per cento della sua punto massima. Ma questa era piuttosto una vittoria militare dell’Arma aerea americana che una vittoria sulla capacità produttiva tedesca. La perdita tedesca di produzione aeronautica aveva una possibile importanza militare; la perdita della produzione ausiliaria – già superato come obbiettivo con il 1944 data la imminenza dell’invasione – non ne aveva praticamente nessuna. L’attacco del febbraio 1944 fu importante perché le forze da combattimento tedesche vennero sconfitte tatticamente in battaglia serrata; e non si ripresero più per compiere sistematiche operazioni difensive diurne. Questa sconfitta tattica assunse la forma di una progressiva perdita di piloti sperimentati in misura maggiore dell’Arma aerea americana; e, in parte per i susseguenti attacchi ai depositi di carburante e per i loro effetti sull’addestramento dei piloti, questa perdita non poté più essere compensata dai tedeschi (33). Così gli attacchi strategici alla produzione di aerei da caccia del 1943 riuscirono a contenere le forze aree da combattimento tedesche ad un livello che consentì la vittoria tattica del febbraio 1944. Il bombardamento di precisione fu lo strumento e l’occasione in cui l’Arma aerea ottenne sopra la Germania una vittoria corrispondente a quella ottenuta dagli inglesi con la Battaglia d’Inghilterra; ma la vittoria fu formalmente tattica e assunse la forma di una susseguente superiorità degli apparecchi da caccia americani, che consentì ai bombardieri diurni libertà d’azione a un costo accettabile. Le formazioni da bombardamento americane continuarono a subire perdite, qualche volta gravi; ma la loro capacità di compiere operazioni significative in tutta Europa non venne più posta in discussione. L’indispensabile fondamento dell’operazione Overlord – la supremazia aerea alleata sul continente, considerata necessaria fin dall’inizio- era infine acquisita (34)”” (pag 104-106) [(30) L’alleanza chiave fu tra Hughes e un ufficio del Quartier Generale della RAF chiamato Ufficio operazioni bombardieri. Questo ufficio era costituito da un gruppo di giovani ufficiali di Stato Maggiore con esperienze recentissime di operazioni aeree, i quali credevano che l’attacco di precisione fosse non soltanto assai più efficace del bombardamento di zone, ma anche possibile da ottenere in condizioni europee. (…); (31) Dall’appendice statistica dell’ Overall Report of United States Strategic Bombing Survey, 1945 (…); (33) Sia nel caso tedesco che in quello giapponese sembra che la supremazia aerea sia stata ottenuta attraverso il progressivo logorio dei piloti, per cui la parte vincente giorno per giorno vide aumentare l’abilità e l’esperienza relativa dei suoi piloti, dopo aver conseguito una prima vittoria tattica. Il processo fu auto-rinforzante, in quanto una iniziale perdita relativa favorevole di aerei e di piloti addestrati portò ad una posizione di vantaggio nella susseguente fase della lotta; (34) vd. specialmente D.D. Einsenhower, ‘Crusade in Europe’, New York, Doubleday, 1948, pp. 46-47]”,”USAQ-004-FV”
“ROSTOW W.W.”,”Politics and the Stages of Growth.”,”W.W. Rostow è stato Professore di Economia e Storia all’Università del Texas.”,”ECOI-001-FMDP”
“ROSZAK Theodore a cura; scritti di Theodore ROSZAK Louis KAMPF Sumner M. ROSEN Staughton LYND Marshall WINDMILLER Kathleen GOUGH John WILKINSON Robert ENGLER Christian BAY Gordon C. ZAHN Noam CHOMSKY”,”L’università del dissenso.”,”T. Roszak, dottorato alla Princeton University e insegnamento alla Stanford e al California State College, Harvard, dove è professore associato di storia e direttore accademico del programma di storia della cultura occidentale. Insegnamento e responsabilità politica: un “”anti-textbook”” di undici professori americani. “”Quanto ai professori, sono diventati anche loro dei trafficanti attenti a non lasciarsi sfuggire nessuna occasione. Non si limitano alla propria università. I più abili hanno imparato a manovrare anche con altre istituzioni – altre università, istituti, fondazioni, industrie, il governo. Un sempre maggior numero di professori di scienze sociali sono consulenti della grande industria e di vari organismi del mondo degli affari. L’ufficio delle ricerche applicate della Columbia University e l’istituto delle ricerche sociali della università del Michigan, per esempio, hanno condotto numerosi studi per questi clienti. Le direzioni aziendali sono particolarmente interessate a inchieste sul comportamento in connessione con i problemi del personale. In un discorso alla università del Michigan Arjay Miller, presidente della Ford Motor Company, ha spiegato questa reciproca attrazione. «La grande industria in un certo senso è un laboratorio clinico nel quale le teorie sulla natura umana sono verificate sul terreno dei fatti. Lo studioso di scienze sociali e l’umanista hanno molto da imparare dall’esperienza della più ampia e sistematica metodologia delle loro ricerche. Sia l’una che gli altri quindi avranno tutto da guadagnare se si troverà il modo di rendere più stretti e più frequenti i loro rapporti di lavoro». La scienza contribuisce allo sviluppo economico e lo sviluppo economico crea le premesse di maggiori aiuti finanziari per le università, proseguì Arjay Miller. E si dichiarò dell’avviso che in un mondo interdipendente i sempre più numerosi rapporti tra università e industria «possono essere facili e costruttivi – o reciprocamente irritanti e dannosi». (…) I professori sono interessati al reddito, al prestigio, al rispetto dei loro pari e al potere, o all’accesso alle stanze dei potenti: o per lo meno alla possibilità di pretendere con se stessi e con i colleghi, come già fanno con gli studenti, di essere addentro alle segrete cose. Quando tornano dalle visite di prammatica alle agenzie federali, alla Casa Bianca o alle centrali della grande industria scrivono, e i il loro tono è quello di storici ed economisti di corte più che di studiosi disinteressati. Anche nelle università tradizionalmente note per il rispetto per l’insegnamento e per la ricerca onesta si guarda con particolare favore a chi sa lanciare progetti redditizi dal punto di vista delle finanze e delle pubbliche relazioni”” (pag 206-207) [Robert Engler, ‘Scienze sociali e rifiuto della responsabilità sociale. Lo scandalo delle università’] [Robert Engler, professore di scienze politiche al Queens College e della City University di New York e al Sarah Lawrence College (1968]”,”TEOS-316″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume primo.”,”Saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”STOx-058″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Maurilio ADRIANI”,”Questioni di storia contemporanea. Volume secondo.”,”Saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Maurilio ADRIANI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA”,”STOx-059″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi BULFERETTI Georges BOURGIN Francisco Presedo VELO Raymond WINCH Ferdinand SIEBERT Leonida GANGIKOV Ferdinando VEGAS Walter MATURI Paolo TREVES Giovanni SPADOLINI Georges BOURGIN e Cesar VIDAL Franco VALSECCHI Leo JUST Delio CANTIMORI Gerhard RITTER Nino VALERI Paolo ALATRI Angelo TAMBORRA Rodolfo MOSCA”,”Questioni di storia contemporanea. Volume terzo.”,”Saggi di Luigi BULFERETTI, Georges BOURGIN, Francisco Presedo VELO, Raymond WINCH, Ferdinand SIEBERT, Leonida GANGIKOV, Ferdinando VEGAS, Walter MATURI, Paolo TREVES, Giovanni SPADOLINI, Georges BOURGIN e Cesar VIDAL, Franco VALSECCHI, Leo JUST, Delio CANTIMORI, Gerhard RITTER, Nino VALERI, Paolo ALATRI, Angelo TAMBORRA, Rodolfo MOSCA.”,”STOx-060″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume quarto.”,”Saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”STOx-061″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Franco VALSECCHI Melchiorre ROBERTI Luigi BULFERETTI Antonio MONTI Ettore ROTA Ruggero MOSCATI Gioacchino VOLPE Walter MATURI Francesco CATALUCCIO Francesco COGNASSO Giacomo PERTICONE Raffaele CIASCA Antonio FOSSATI Antonio AMORTH Giovanni SPADOLINI Paolo Ettore SANTANGELO Nino VALERI G. BOURGIN C. VIDAL Leopoldo MARCHETTI”,”Questioni di storia del risorgimento e dell’ unità d’ Italia.”,”Saggi di Franco VALSECCHI Melchiorre ROBERTI Luigi BULFERETTI Antonio MONTI Ettore ROTA Ruggero MOSCATI Gioacchino VOLPE Walter MATURI Francesco CATALUCCIO Francesco COGNASSO Giacomo PERTICONE Raffaele CIASCA Antonio FOSSATI Antonio AMORTH Giovanni SPADOLINI Paolo Ettore SANTANGELO Nino VALERI G. BOURGIN C. VIDAL Leopoldo MARCHETTI”,”STOx-043″
“ROTA Ettore a cura; collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER”,”Il 1848 nella storia italiana ed europea. Volume I.”,”Collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER Coraggio passivo di Carlo Alberto. “”Così che si diede il caso che vinse veramente chi commise meno errori: oltremodo tardivo, difettoso e parziale lo spostamento dell’ esercito piemontese; e poi non bene impostata da parte piemontese la battaglia di Goito, anziché a Volta, dove gli Austriaci logicamente l’ aspettavano in un terreno che lasciava la destra debole e obbligava a uno schieramento in profondità con fronte troppo ristretta, tale da consentire al nemico un’ azione aggirante su larga scala. Ma indubbiamente, dato il terreno, lo schieramento prescelto era il più razionale; e il Bava condusse bene la battaglia; e le critiche che a questo riguardo gli furono mosse, sanno molto di esercitazione accademica: il Comandante del I Corpo mostrò calma, visione chiara delle mutevoli situazioni, e adoperò abilmente e tempestivamente le truppe di seconda e terza linea: fu indubbiamente quello, di tutta la campagna, il suo momento più felice: una battaglia con forze limitate e fronte ristretta corrispondeva veramente alle sue capacità; ed entro questi limiti egli poté manifestarle egregiamente. E fu nell’ insieme ben coadiuvato, specialmente dal duca di Savoia e dal Gen. D’Arvillars comandanti della divisione di riserva e della 1° divisione. Quanto a Carlo Alberto mostrò il solito coraggio puramente passivo, e non svolse nessuna vera azione di comando””. (pag 288-289, Piero Pieri, La guerra regia nella pianura padana)”,”QUAR-052″
“ROTA Ettore a cura; collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER”,”Il 1848 nella storia italiana ed europea. Volume II.”,”Collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER Geopolitica di Bismarck. “”I polacchi presero sul serio la rivoluzione liberale prussiana con le conseguenze che ne derivavano per la loro patria, e in Posnania il 20 marzo si costituì un comitato nazionale, che il 14 marzo ottenne perfino un’ombra di riconoscimento da parte del governo prussiano. Ma bastò che i Tedeschi si accorgessero delle conseguenze che i Polacchi volevano trarre dal movimento liberale prussiano, perché immediatamente i loro sentimenti mutassero. Secondo loro, si doveva, si, concedere una costituzione anche alle province polacche, ma a patto che queste rimanessero soggette alla Prussia. In Posnania allora successero torbidi; (…). Il punto di vista tedesco sulla questione fu allora espresso da un feroce conservatore, che rispondeva al nome non ancora famoso di Ottone di Bismarck, in un articolo pubblicato nel giornale di Magdeburgo il 20 aprile. Come? Noi liberiamo i Polacchi e li portiamo in trionfo per le vie di Berlino, mentre essi in Posnania dan la caccia al tedesco? E’ una bislaccheria disfarsi, in nome della libertà, di province conquistate col sangue tedesco (!!) col pericolo di formare un nuovo regno slavo a sud est (Stiria e Illiria), restituire il Tirolo ai Veneziani, e formare con la Boemia e la Moravia un regno ceco indipendente dalla Germania (…)””. (pag 569-570)”,”QUAR-053″
“ROTA GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; saggi di Giuliano MARINI Franca PAPA Carlo CORDIE’ Giuseppa BUTTA’ Angela GARINI MUSTO Marco FERRARI Paola CELLA RISTAINO Vittore COLLINA Eugenio GUCCIONE Roberto TUMMINELLI Nicola MATTEUCCI Mirella LARIZZA LOLLI Emilio R. PAPA Carlo DIONISOTTI Gaetano CINGARI Franco CRISPINI Marino BERENGO Maria Sofia CORCIULO Romano AMERIO Lanfranco CARETTI Gian Savino PENE VIDARI Virginio Paolo GASTALDI Mario ISNENGHI Claudio CESA Arturo COLOMBO Giuseppe ACOCELLA Giorgio NEGRELLI Gian Mario BRAVO Sergio AMATO Luigi BULFERETTI Dino FIOROT Maria Luisa CICALESE Nunzio DELL’ERBA Gian Biagio FURIOZZI Giuseppa SACCARO DEL BUFFA Giuliano PROCACCI Fulvio D’AMOJA Franco SBARBERI Pier Giorgio ZUNINO Angelo D’ORSI Carlo GALLI Ennio DI-NOLFO Sergio PISTONE”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume terzo. Ricerche sui secoli XIX-XX.”,”Saggi di Giuliano MARINI Franca PAPA Carlo CORDIE’ Giuseppa BUTTA’ Angela GARINI MUSTO Marco FERRARI Paola CELLA RISTAINO Vittore COLLINA Eugenio GUCCIONE Roberto TUMMINELLI Nicola MATTEUCCI Mirella LARIZZA LOLLI Emilio R. PAPA Carlo DIONISOTTI Gaetano CINGARI Franco CRISPINI Marino BERENGO Maria Sofia CORCIULO Romano AMERIO Lanfranco CARETTI Gian Savino PENE VIDARI Virginio Paolo GASTALDI Mario ISNENGHI Claudio CESA Arturo COLOMBO Giuseppe ACOCELLA Giorgio NEGRELLI Gian Mario BRAVO Sergio AMATO Luigi BULFERETTI Dino FIOROT Maria Luisa CICALESE Nunzio DELL’ERBA Gian Biagio FURIOZZI Giuseppa SACCARO DEL BUFFA Giuliano PROCACCI Fulvio D’AMOJA Franco SBARBERI Pier Giorgio ZUNINO Angelo D’ORSI Carlo GALLI Ennio DI-NOLFO Sergio PISTONE Contiene in particolare i saggi: – Il Socialismo in Australia e in Nuova Zelanda (…) (di G.M. Bravo) – “”Democrazia”” e “”Libertà”” nel socialismo evoluzionistico tedesco degli ultimi due decenni dell’Ottocento: K. Kautsky, R. Seidel, E. Bernstein (di Sergio Amato) – Antonio Labriola e il “”caso”” Loria (di Dino Fiorot) – Sorel Merlino e la crisi del marxismo (di Nuzio Dell’Erba)”,”TEOP-381″
“ROTA GHIBAUDI Silvia”,”Giuseppe Ferrari. L’evoluzione del suo pensiero (1838-1860).”,”ROTA GHIBAUDI Silvia Ferrari indifferente al principio di nazionalità (pag 158) Rapporti Ferrari – Proudhon. “”Ma, dopo un ulteriore viaggio a Milano, il Ferrari il 5 febbraio ’60 scrive a Proudhon che l’ultimo soggiorno in Italia lo ha convinto delle ragioni dell’amico nel consigliarlo ad allontanarsi da un popolo di furbi. Tuttavia, rientrato a Parigi, aveva appreso dai giornali la sua candidatura al Parlamento italiano nella circoscrizione milanese, insieme a Cavour, Farini e Cattaneo e desiderava essere consigliato su questo importante problema personale. Che cosa avrebbe fatto Proudhon al posto suo circa la possibilità di entrare in Parlamento fra una minoranza di venti persone contro 380 che lo detestavano, così come l’amico era stato odiato all’assemblea constituente francese? In Italia tutto è menzogna o ridicola ingenuità. La risposta di Proudhon all’appello del Ferrari è immediata e favorevole all’accettazione. In data 6 febbraio gli scrive in termini netti e decisi: “”Vous devez accepter la candidature””. Secondo Proudhon, vi sono circostanze in cui è doveroso seguire la corrente e assumere responsabilità personali, mentre in altre la prudenza impone l’astensione. Ora, la situazione italiana imponeva una presa di posizione personale in relazione al pensiero federale, di cui il Ferrari era uno dei principali rappresentanti, che doveva essere propagandato e diffuso, e la migliore propaganda sarebbe stata la sua presenza in Parlamento””. (pag 268)”,”TEOP-237″
“ROTA Emanuel”,”A Pact with Vichy. Angelo Tasca from Italian Socialism to French Collaboration.”,”ROTA Emanuel Scontro Bordiga-Tasca, che poi si ritrovano entrambi emarginati in PCI (pag 16) Tasca approfondisce studi su il marxismo, Marx ed Engels, per contrastare lo stalinismo imperante (pag 55) “”The solution to Tasca’s problems came from a prestigious new journal founded by Henri Barbusse and entitled ‘Monde’ . This weekly publication, which was sponsored by intellectuals as diverse as Einstein, Unamuno, and Gorky, seemed to Tasca an ideal place to publish his ideas on politics,. As he wrote to Souvarine, who did not like ‘Monde’, he preferred Barbusse’s journal to other nonconformist publications of the French left because there he could work on the issue of the unity of the worker’s movement. At ‘Monde, other Communist intellectuals such as the Austrian Lucien Laurat, an expert on Rosa Luxemburg, or Leon Werth, the anarchist to whom Saint-Exupéry dedicated ‘The Little Prince’, had created an open forum for discussion. There Tasca found what he had hoped for: a socialist newspaper where leftist intellectuals could discuss culture and politics across the traditional boundaries of party politics. Tasca and Barbusse had known each other since the years when Tasca was publishing ‘L’Ordine Nuovo’, where he had enthusiastically printed the manifesto of the ‘Clarté’ group. The presence among ‘Monde”s financial supporters of leftist socialists such us Georges Monnet next to the communist-leaning Barbusse granted an ideological freedom to the journal that was uncommon among equivalent publications. Beginning on November 2, 1929, Tasca wrote book reviews an a weekly commentary on the principal cultural and political journals published in Paris”” (pag 59) Tasca, Angelo. – Uomo politico e pubblicista (Moretta 1892 – Parigi 1960); socialista, dirigente della FIOM (1912-13), fu tra i fondatori dell’Ordine nuovo e nel 1921 aderì al PCI. Trasferitosi in Francia (1927), membro del Comitato esecutivo del Comintern (1928), avversò la linea politica di Stalin, e fu per questo espulso dal partito (1929). Nel 1936 rientrò nel PSI e si oppose alla politica di unità d’azione con il PCI, verso il quale fu negli anni successivi sempre più critico. Naturalizzato francese (1936), nel dopoguerra si dedicò prevalentemente all’attività giornalistica. Ha pubblicato (con lo pseudonimo di Amilcare Rossi) numerose opere: Naissance du Fascisme. L’Italie de 1918 à 1922 (1938; ed. it. Nascita e avvento del fascismo, 1950); Physiologie du parti communiste français (1948); Le pacte germano-soviétique. L’histoire et le mythe (1954); Autopsie du stalinisme (1957). (Treccani)”,”MITS-433″
“ROTA Giorgio”,”Passato e futuro dell’inflazione in Italia.”,”Giorgio Rota, 32 anni, è professore di Economia Politica presso l’Università di Torino e consulente economico. Fa parte del comitato degli studi del «Centro di ricerca e documentazione L. Einaudi» e del comitato di direzione di «Biblioteca della libertà». E’ autore di altre ricerche sui fenomeni finanziari nazionali. GIORGIO ROTA (a cura del Prof. Sergio Ricossa) L’economista torinese Giorgio Rota (1944 – 1984) si è laureato in economia nel 1967, discutendo la tesi con Sergio Ricossa. Dopo essere stato assistente del medesimo professore, nel 1980 saliva alla cattedra di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia e Commercio di Torino, iniziando una breve, ma intensa carriera accademica. Le sue pubblicazioni scientifiche abbracciano diversi temi: l’economia dei beni di consumo durevoli, l’economia del risparmio, il mercato monetario e finanziario, l’inflazione e la variazione dei prezzi relativi, il debito pubblico. In ogni caso, Giorgio Rota aggiungeva all’interesse puramente scientifico un coinvolgimento personale, che gli permetteva di trasfondere nei suoi scritti le sue esperienze di vita, anche quelle non meramente professionali. Giorgio Rota era, infatti, un uomo attivo in vari campi pubblici e privati. Attento osservatore del mondo dell’impresa e del credito, per individuarne linee di sviluppo o di involuzione, alle sue analisi ed ai suoi consigli hanno fatto ricorso, fra gli altri, il Ministero dell’ Industria, la Confindustria, l’Unione Industriale di Torino, i vertici della Fiat e dell’Olivetti. Collaboratore della Fondazione Agnelli, era stato uno dei più impegnati e attivi animatori del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino, sin dalla fondazione. Ma egli era anche collezionista di gusto, appassionato di numismatica, storico della moneta. Da professionista o da dilettante egli era presente in diversi settori, che davano alla sua vita una ricchezza straordinaria di eventi, di conoscenze e di amici. Sebbene fosse di carattere schivo, egli mostrava un’infaticabile disponibilità verso gli altri, una cortesia esemplare, non soltanto formale. Nella sua attività accademica e di ricercatore non amava le astrazioni eccessive, l’intellettualismo sofisticato, fine a se stesso, e questo si riscontra nella sua produzione scientifica, che presenta un carattere fortemente empirico e realistico. Molto pragmatico, molto lineare, Giorgio Rota non si collocava in alcuna scuola economica particolare, che non fosse quella del buon senso, muovendosi con agilità tra astratto e concreto. Di ispirazione liberale, si rifiutava tuttavia di abbracciare gli estremi del liberismo. Uomo di principi e di forte impegno civile, non era però un dottrinario, anzi un tollerante ed un eclettico. Fra i suoi numerosi scritti, lasciò pagine preziose, come quelle dedicate ai prezzi relativi, nella seconda edizione del fortunato “”Manuale italiano di microeconomia: che cosa si produce, come e per chi”” (Torino, 1983). Ma, forse, il meglio Giorgio Rota doveva ancora scriverlo e purtroppo non lo avremo mai. In questo senso, si può dire che i suoi quarant’anni di vita, pur così fruttuosi e intensi, non sono certo bastati affinché il suo genio manifestasse tutte le sue potenzialità. Tra le sue altre produzioni ricordiamo la serie di articoli che si trova nella rivista curata dal, già citato, Centro Luigi Einaudi, “”Biblioteca della Libertà””, e i suoi libri, tra i quali citiamo: “”Struttura ed evoluzione dei flussi finanziari in Italia””, Torino 1975; “”L’inflazione in Italia (1952- 1974)””, Torino 1975; “”L’inflazione Per chi?””, Torino 1978; “”Investimenti produttivi e risparmio delle famiglie””, Milano 1983; “”Obiettivi Keynesiani e Spesa Pubblica non Keynesiana””, Torino 1983. Tra le sue ricerche va particolarmente citato il primo “”Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia – rilevazione relativa all’anno 1982″” risultato di un’indagine sul campo condotta da BNL – Doxa – Centro Einaudi, le cui conclusioni riscossero notevole attenzione da parte degli organi di stampa. Morendo, lasciò parecchi appunti e abbozzi di opere, che suoi amici e colleghi considerano un’eredità da sviluppare. Talune di queste sue note, testimoniano che Giorgio Rota possedeva una acutezza logico-matematica, che restava nascosta, in parte, nei suoi articoli e volumi, dove egli amava fare emergere, in buon italiano, soltanto i risultati finali. In questo, egli era fedele all’insegnamento di Marshall, che raccomandava di servirsi della matematica per raggiungere un traguardo, ma di distruggerla dopo averlo raggiunto. Se non si è in grado di spiegare con linguaggio ordinario le conclusioni conseguite attraverso il tecnicismo, c’è da dubitare che esse siano buone. Giorgio Rota, invece, ci riusciva, dimostrando di possedere anche notevoli qualità didattiche. Le sue spiegazioni e delucidazioni erano, infatti, caratterizzate da chiarezza e comprensibilità doti che gli erano essenziali anche nei suoi intensi rapporti con il mondo produttivo – senza nulla togliere alla complessità dei problemi e dei concetti. Si può concludere questo profilo di Giorgio Rota, ricordando di lui la lucidità delle intuizioni nelle sue analisi su quanto si andava verificando negli andamenti dell’economia reale; il suo interesse per i processi storici, alla ricerca di differenze ed analogie; la sua fermezza nella pazienza nel sostenere i suoi punti di vista; la sua modestia e semplicità a fianco alla sua cultura e competenza; e la sua generosa bontà.”,”ECOT-386″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume primo.”,”Saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO Contiene tra l’altro: – Federico Curato, ‘La storiografia delle origini della prima guerra mondiale (pag 394-530) – Mario Toscano, ‘Fonti documentarie e memorialistiche per la storia diplomatica della Seconda guerra mondiale’ (pag 531-592) – Ettore Rota, Il problema del Pacifico (pag 593-646) . Pietro Maravigna, ‘Dalla guerra «convenzionale» alla guerra «totale» (pag 677-798)”,”STOx-011-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Maurilio ADRIANI”,”Questioni di storia contemporanea. Volume secondo.”,”Saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Maurilio ADRIANI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Contiene tra l’altro: – Bruno Leoni, Il pensiero politico e sociale dell’800 e ‘900 (pag 1121-1338) – Agostino Lanzillo, ‘Problemi economici e sociali dei secoli XIX e XX’ (pag 1415-1582)”,”STOx-012-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi BULFERETTI Georges BOURGIN Francisco Presedo VELO Raymond WINCH Ferdinand SIEBERT Leonida GANGIKOV Ferdinando VEGAS Walter MATURI Paolo TREVES Giovanni SPADOLINI Georges BOURGIN e Cesar VIDAL Franco VALSECCHI Leo JUST Delio CANTIMORI Gerhard RITTER Nino VALERI Paolo ALATRI Angelo TAMBORRA Rodolfo MOSCA”,”Questioni di storia contemporanea. Volume terzo.”,”Saggi di Luigi BULFERETTI, Georges BOURGIN, Francisco Presedo VELO, Raymond WINCH, Ferdinand SIEBERT, Leonida GANGIKOV, Ferdinando VEGAS, Walter MATURI, Paolo TREVES, Giovanni SPADOLINI, Georges BOURGIN e Cesar VIDAL, Franco VALSECCHI, Leo JUST, Delio CANTIMORI, Gerhard RITTER, Nino VALERI, Paolo ALATRI, Angelo TAMBORRA, Rodolfo MOSCA. Contiene tra l’altro – Delio Cantimori, ‘Lenin’, pag 693-716 – Gerhard Ritter, ‘Le origini del nazionalsocialismo’, pag 717-732″,”STOx-013-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume quarto.”,”Saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO Contiene tra l’altro: – Guido Gigli, ‘Lineamenti politico-strategici della seconda guerra mondiale’ (pag 1329-1372)”,”STOx-014-FV”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”I percorsi della politica: teoria e realtà. Epistemologia, storia e scienza politica in Tocqueville, Ferrari e Mosca.”,”Silvia Rota Ghibaudi, ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univeristà di Torino, ha pubblicato tra l’altro ‘Rousseau, Tocqueville e il dispotismo’ (1992). ‘Ferrari Mosca Tocqueville: ‘L’antidogmatismo, la mancanza di illusioni, il disincanto teorico rappresentano gli aspetti più affascinanti del loro contributo teorico, in cui si collegano principi di liberalismo, democrazia e socialismo.’ Giudizio critico di Mosca su Marx (pag 161, 164, 167-171)”,”TEOP-030-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia GHIRINGHELLI Robertino a cura; saggi di C. AMBROSOLI L. AMBROSOLI G.ARMOCIDA P. ASTINI P. BAGNOLI C. CECCUTI A. COLOMBO L. COMPAGNA M. CORRIAS-CORONA F. DELLA-PERUTA F. FRIGERIO G.B. FURIOZZI P.V. GASTALDI R. GHIRINGHELLI E. GUCCIONE C.G. LACAITA A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO G. PANIZZA G. PETROTTA L. POLO-FRIZ S. ROTA-GHIBAUDI L. RUSIS G. SPADOLINI P. VERMEREN L. ZANZI”,”Giuseppe Ferrari e il nuovo Stato italiano. Convegno internazionale – Luino, 5-6 ottobre 1990.”,”I nomi più ricorrenti nell’indice: Cattaneo, Machiavelli, Mazzini, Montanelli, Proudhon, Romagnosi, Vico Silvia Rota Ghibaudi professore ordinario di Storia delle Dottrine Ppolitiche (Univ. di Torino) Roberto Ghiringhelli ricercatore confermato superiore in Storia delle Dottrine Politiche nell’ Istituto Giuridico della Facoltà di Scienze Politiche dell’Univ. degli Studi di Milano. Un saggio è in francese: ‘Joseh Ferrari et les droits de la liberté’ di Patrice Vermeren.”,”TEOP-032-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”Il socialismo utopistico. Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo.”,”Proudhon non accetta il principio della lotta di classe e il socialismo scientifico di Marx “”Una base comune di discussione tra Proudhon e Marx era suggerita dalla loro tendenza all’analisi dei fatti, condotta oggettivamente e scientificamente. Circa lo scopo, perseguito allora da Marx, di formare un’organizzazione internazionale, che mettesse in rapporto per scambi di opinione socialisti tedeschi, francesi e inglesi, Proudhon fu invitato ad assumere nella stessa la parte del corrispondente francese. Alla lettera di invito di Marx del 5 maggio 1846 Proudhon rispose il 17 dello stesso mese accettando, ma sotto condizione irrinunciabile di non voler fare dell’associazione un’espressione di dogmatismo teorico e dei suoi corrispondenti delle guide autoritarie del movimento socialista. Proudhon aggiunge che la sua professione pubblica è quella dell’antidogmatismo economico assoluto. Nella lettera di Marx lo aveva urtato in particolare la tesi della sorveglianza da esercitare sugli scritti popolari e sulla propaganda socialista: scopo dell’associazione che egli non poteva tollerare, perché espressione del detestato principio di autorità. Al momento dell’azione, aveva detto inoltre Marx, l’informazione generale sul movimento socialista europeo sarebbe stata utile. Proudhon rispose che la rivoluzione, che non è se non una scossa violenta, in sostanza è una manifestazione di forza e di arbitrio, cioè una contraddizione. Preferisce far bruciare a fuoco lento la proprietà, piuttosto che darle maggior forza con una nuova notte di S. Bartolomeo dei proprietari. Inoltre gli operai francesi, assetati di scienza, non avrebbero potuto fare buona accoglienza a una coppa di sangue. I rapporti personali diretti tra Proudhon e Marx finirono con questo scambio di lettere. Un ulteriore strascico si avrà quando, dopo che Proudhon ebbe pubblicato nel 1846 l’opera ‘Système des contradictions économiques ou philosophie de la misère’ (‘Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria’), Marx di getto scriverà una risposta, cui diede il titolo di ‘Misère de la philosophie’ (‘Miseria della filosofia’), nella quale critica con asprezza Proudhon con argomenti per lo più infondati. Ciò che irritava soprattutto Marx era il rifiuto di Proudhon di accettare il principio della lotta di classe. Per il resto sembra valida l’annotazione fatta da Proudhon sul suo esemplare della ‘Miseria della filosofia’ secondo cui il vero significato della critica di Marx consisteva nel suo rimpianto che Proudhon avesse pensato come lui e soprattutto lo avesse detto prima di lui. Con la citata opera sul ‘Sistema delle contraddizioni economiche’ Proudhon riprende la sua analisi della società, ai fini di svelarne le contraddizioni in tema di teoria del valore, divisione del lavoro, macchine, concorrenza, monopolio, imposta, bilancia commerciale, credito, proprietà individuale e collettiva, popolazione, lavoro. Ribadisce che l’economia politica, come il socialismo comunistico che ad essa si contrappone, è una disciplina che non poggia ancora su basi scientifiche, ma solo su contraddizioni: la prima è serva dell’abitudine, l’altro annunciatore di utopie”” (pag 64-65) [Silvia Rota-Ghibaudi, ‘Il socialismo utopistico. Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo’, Utet, Torino, 1969]”,”SOCU-024-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”Il socialismo «utopistico». Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo.”,” “”Saint-Simon fu il vero iniziatore del movimento socialista, nel cui ambito Fourier rappresenta l’espressione più priginale, ma per certi aspetti troppo avveniristica, che la società del tempo non poteva recepire”” (pag 202)”,”SOCU-025-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Giovanni BUSINO Enrico di ROBILANT Filippo BARBANO Antono ZANFARINO Silva ROTA-GHIBAUDI Saffo TESTONI-BINETTI Norberto BOBBIO Giorgio SOLA Luigi BONANATE Vittorio ANCARANI Miriam L. CAMPANELLA Lucio LEVI Aldo MAFFEY Lucio BERTELLI Dino COFRANCESCO Dario ANTISERI Michelangelo BOVERO Riccardo CAMPA Giorgio CAMPANINI Gino CAPOZZI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Voume quarto: Problemi, metodi, prospettive, con la bibliograifa degli scritti di Luigi Firpo.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Tra i saggi di volume quello di Michelangelo BOVERO: ‘Considerazioni inattuali sul «regno della libertà» (Il sogno di Marx e l’incubo di Orwell – Il regno del potere e le sue province – Le tendenza all’emancipazione e i volti del regno della libertà – Il mito della natura e il regno regressivo della libertà – Un’utopia tramontata) (pag 445-461) “”Come è noto, nel celebre passo del capitolo 48, terzo volume del Capitale, Marx contrappone il regno della ‘libertà’ al regno della ‘necessità’. Ma, da un punto di vista politico, o meglio dal punto di vista relle relazioni intersoggettive, la nozione di libertà va contropposta anzitutto alla nozione di potere”” (…) (pag 445) (M. Bovero)”,”TEOP-059-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Donatella MAROCCO-STUARDI Luciano RUSSI Salvatore TRAMONTANA Marziano GUGLIELMINETTI Mario MARTELLI Francesco DELLA-CORTE Giovanni CIPRIANI Geo PISTARINO Carlo PEDRETTI Jean-Claude MARGOLIN Enzo SCIACCA Pierangelo SCHIERA Carlo DE-FREDE Gennaro SASSO Giorgio CADONI Silvano CAVAZZA Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI A. Enzo BALDINI Tommaso BOZZA Giampaolo ZUCCHINI Luigi GAMBINO Givoanni GONNET Carlo PINCIN Cesare VASOLI Achille OLIVIERI Diego QUAGLIONI Anna Maria LAZZARINO-DEL-GROSSO Ginevra CONTI-ODORISIO Giorgio GALLI Margherita ISNARDI-PARENTE Rita BALDI Anna Maria BATTISTA Giuseppe DONDI Leandro PERINI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume primo: ricerche sui secoli XIV-XVI.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino.”,”TEOP-079-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Germana ERNST Giorgio SPINI Giacomo OREGLIA Luigi BALSAMO Enrico DE-MAS Corrado PIN Franco BARCIA Matteo DURANTE Gianmarco GASPARI Paolo PISSAVINO Lucio PALA Rosario VILLARI Bruna CONSARELLI Vittor Ivo COMPARATO Antimo NEGRI Maria Luisa DOGLIO Maria Teresa PICHETTO Valerio MARCHETTI Francesco ADORNO Cesare MOZZARELLI Maurilio GUASCO Silvio SUPPA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Marco A. AIMO Eluggero PII Virgilio MURA Avelino Manuel QUINTAS Valentino GERRATANA Maurizio BAZZOLI Giuseppe Agostino ROGGERONE Mario A. CATTANEO Giorgio PETROCCHI Clemente MAZZOTTA Franco VENTURI Salvo MASTELLONE Luigi AMBROSOLI Raffaello FRANCHINI Carlo ZAGHI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Marx: ‘Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero»’ “”Può essere molto significativo, nella circostanza, avvertire come, quando riprende quota l’immagine della filosofia aristotelicamente fatta nascere dalla meraviglia, a Cartesio si finisca col contestare lo stesso diritto di dirsi filosofo. E, in questo caso, non solo lo si accosta a Bacone, ma gli si avvicina anche Marx (53). Al quale si deve l’affermazione che Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero» (54). Si tratta, evidentemente, di un’affermazione che condiziona storicamente, in maniera deterministica, il pensiero di Cartesio. Ma, accanto a questa affermazione, la quale può avallare l’immagine di un Descartes che, come pensatore, deve molto alla lezione degli artigiani e all’esperienza dell’organizzazione del lavoro manifatturiera, ce n’è un’altra, giustificata proprio ricorrendo al testo cartesiano ultimamente citato, e non poco in contraddizione con la prima, se da essa viene assegnato al pensiero di Cartesio, accostato a quello di Bacone, un ruolo attivo nel mutamento dei modi di produzione: «Tanto Bacone che Cartesio consideravano il cambiamento della forma di produzione e il dominio pratico dell’uomo sulla natura come risultato del cambiamento del metodo del pensiero» (55). Se questa affermazione è valida, e se la forma della produzione manifatturiera è il risultato del cambiamento del «metodo del pensiero» operato da Cartesio, è evidente che al filosofo francese si può attribuire il ruolo di promotore di un’epoca nuova della produzione, di un’epoca che sarà caratterizzata, via via sempre più, dalla civiltà macchinistica, con la quale finisce per coincidere. Ma è vero, poi, che, per lo stesso Marx, il pensiero di Cartesio, soprattutto nella sua novità metodologica, non si spiega indipendentemente dall’inizio, per lo meno dall’inizio, di questa nuova epoca, della quale pure il filosofo francese è lodato come promotore. Riacquista, allora, senso la prima affermazione, secondo la quale Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero». Che cosa, più precisamente, Cartesio, vede con questi occhi che Marx si premura di dire «ben diversi da quelli del Medioevo»? Che anche gli animali sono «macchine pure e semplici», mentre nel Medioevo «l’animale era considerato come ‘ausiliare’ dell’uomo». Il ‘Weltbild’ meccanicistico cartesiano si spinge alle estreme conseguenze; diventa, per dir così, «totalitario»: e, del resto, Cartesio accetta da Harvey la spiegazione della circolazione del sangue dal punto di vista meccanicistico, la concezione del cuore come una pompa che agisce, per forza muscolare, per contrazioni e dilatazioni (56). Ora, non è mancato chi trova una «profonda correlazione» tra la riduzione dell’animale a ‘macchina animata’ e l’aspirazione a fare dell’uomo il «signore e padrone della natura» (57)”” [dal Capitolo di Antino Negri, ‘La stufa di Cartesio’] (pag 392-393) [(in Silvia Rota-Ghibaudi Franco Barcia a cura, ‘Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII’, F. Angeli, Milano, 1990] [(53) Seccamente, un filosofo cui è cara la filosofia come teoresi pura, J. Pieper (…); (54) K. Marx, ‘Das Kapital’; ‘Il Capitale’, 1, 2, trad. it. di D. Cantimori, Roma, 1956, p. 92, nota; (55) Ibidem, pp. 92-93; (56) Cfr. Il riferimento a Harvey in DM, in AT, VI, p. 50. Ma su Harvey, cfr, soprattutto ‘L’homme’, in AT, XI, pp. 243, 317; (57) M. Kundera, ‘Nesnesitelna lehkost bytí’ (1984); ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere’, trad. it- di A. Barbato, Milano, 1985, p. 292. (…) Può capitare anche che ogni pietà per gli animali si essichi quando ad essi si guarda «con gli occhi del periodo manifatturiero». Diversi, questi occhi, come si è sentito osservare da Marx, da quelli del medioevo. E con gli occhi del medioevo (con gli stessi occhi – insinua Marx – ad essi guarderà il «signor Haller nella sua ‘Restaurazione delle scienze politiche’») gli animali vengono considerati «’ausiliari’ dell’uomo». «’Ausiliari’ dell’uomo», d’accordo, gli animali, come il bue, il cavallo, l’asino: bestie da soma, effettivamente dominate dall’uomo lungo tutta quanta una storia che non sempre ha conosciuto, verso di essi, la pietà di Virgilio o l’amore di San Francesco. E c’è da chiedersi se un po’ di questa pietà o di questo amore non ci sia effettivamente negli inventori di quegli «artifici» ai quali Cartesio mira come a quelli che possono essere, sono di gran sollievo anche per l’uomo e per la bestia]”,”TEOP-080-FMB”
“ROTELLI Ettore”,”Forme di governo delle democrazie nascenti. 1689-1799.”,”ROTELLI E. insegna storia delle istituzioni politiche nelal Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna. Dirige per l’ISAP l’annale di Storia Amministrazione Costituzione e il quadrimestrale Amministrare.”,”TEOP-375″
“ROTELLI Ettore”,”Socialismo riformista ‘versus’ sindacalismo rivoluzionario: la tesi di laurea di Carlo Rosselli (1921).”,”Carlo Rosselli si laureò ventiduenne a Firenze nel 1921 con una tesi di laurea sul sindacalismo. Relatore il professor Riccardo Dalla Volta, che, anni prima, aveva pubblicato due volumi e si era occupato di ‘solidarietà operaia nei conflitti industriali’. Il docente ‘noto per le sue tendenze liberali’ era chiamato in causa, favorevolmente, avendo scritto, appunto fin dal 1903, sul contratto collettivo di lavoro. La maggior parte della tesi è rivolta all’analisi critica dei tre sindacalismi, rivoluzionario, riformista, cristiano. (pag 437)”,”MITT-409″
“ROTELLI Ettore”,”Forme di governo delle democrazie nascenti, 1689-1799.”,”Ettore Rotelli insegna Storia delle istituzioni politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Dirige, per l’Isap, l’annale “”Storia Amministrazione Costituzione”” e il quadrimestrale “”Amministrare””, editi dal Mulino. Ettore Rotelli Professore emerito Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (2020)”,”DIRx-001-FMP”
“ROTERMUND Hartmut O. collaborazione di Alain DELISSEN François GIPOULOUX Claude MARKOVITS e NGUYEN The Anh”,”L’ Asie Orientale et Meridionale aux XIX et XX siecles. Chine Corée Japon Asie du Sud-Est Inde.”,”Collaborazione di Alain DELISSEN François GIPOULOUX Claude MARKOVITS e NGUYEN THE ANH. DELISSEN è maitre de conferences all’ EHESS, GIPOULOUX è D di ricerca al CNRS, MARKOVITS è D di studi all’ EHESS, NGUYEN The Anh è D di stdi all’ EPHE, ROTERMUND è D di studi all’ EPHE.”,”ASIx-027″
“ROTH Joseph”,”Il profeta muto.”,”Romanzo scritto nel 1929 e mai pubblicato dall’A in vita.”,”TROS-018″
“ROTH Karl Heinz”,”Autonomia e classe operaia tedesca. Premessa di Lapo Berti.”,”””Karl Heinz ROTH è nato nel 1941 ed è medico. E’ una delle figure più significative della nuova sinistra tedesca: dal ’68 a oggi è sempre stato in primo piano con la sua attività politica e teorica. Qualche anno fa è stato al centro, pagando di persona, di un clamoroso caso di repressione poliziesca. Il suo libro più importante, ‘L’altro movimento operaio’ (FELTRINELLI, 1976) è stato vivacemente discusso in Germania e in Italia. Parte di questa discussione è raccolta in ‘Il caso Karl Heinz Roth (Edizioni aut aut, 1978). Ha promosso la pubblicazione della rivista ‘Autonomia’ per la quale ha scritto numerosi contributi””.”,”MGEK-035″
“ROTH Cecil”,”Histoire du peuple juif.”,”ROTH Cecil dell’ Università di Oxford. Ha scritto anche sull’ inquisizione spagnola. “”Nel medioevo, l’ esercizio di una professione speciale portava come inevitabile conseguenza uno statuto speciale: perché ogni individuo che non poteva rientrar nel sistema feudale, doveva allora avere il suo posto segnato fuori di questo nell’ organizzazione della società. Sarebbe stato sicuramente ben naturale contare gli ebrei tra la popolazione delle città. Ma questo avrebbe supposto tra i due elementi un certo grado di simpatia e di solidarietà che non esisteva nei fatti. Di più, le città erano guidate dalle Gilde, nelle quali gli ebrei non potevano avere alcun ruolo.”” (pag 240)”,”EBRx-029″
“ROTH Cecil”,”Storia dei marrani.”,”ROTH Cecil (1899-1970) per molti anni docente di studi ebraici a Oxford, presidente della Jewish Historical Society of England e direttore della ‘Encyclopedia judaica’ è autore di numerosi studi di storia ebraica tra cui ‘Storia del popolo ebraico’. ‘Storia dei marrani’ è stata pubblicata nel 1932.”,”EBRx-042″
“ROTH Joseph”,”Fuga senza fine. Una storia vera.”,”ROTH Joseph (1894-1939) già ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 fuggì dalla Germania. Morì a Parigi. “”Ormai non si tratta più di ‘creare’. L’essenziale è ciò che si è osservato”” (in apertura) Scrittori ‘Roth’ Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”VARx-442″
“ROTH Joseph”,”La Marcia di Radetzky.”,”ROTH Joseph (1894-1939) già ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 fuggì dalla Germania. Morì a Parigi. E’ considerato il capolavoro di Joseph Roth “”Ingiunse perciò al commissario distrettuale di sciogliere senza indugio ogni assemblea in cui venisse in mente a qualcuno di prendere una qualsiasi “”risoluzione””. Fra tutte le parole diventate di moda negli ultimi tempi egli odiava questa più di ogni altra; forse perché bastava sostituirvi una minuscola lettera per tramutarla nella più esecrabile di tutte le parole: rivoluzione. Questa, lui l’aveva definitivamente abolita. Nel suo vocabolario, anche in quello di servizio, non compariva; e se nel rapporto di uno dei suoi sottoposti gli capitava di leggere la definizione di “”agitatore rivoluzionario”” per uno dei socialdemocratici più attivi, lui ci faceva un frego sopra e correggeva con l’inchiostro rosso in “”individuo sospetto””. Forse da qualche parte nella Monarchia c’erano dei rivoluzionari: nel distretto del signor von Trotta non ne comparivano””. (pag 184)”,”VARx-443″
“ROTH Gary”,”Marxism in a Lost Century. A Biography of Paul Mattick.”,”Gary Roth è lecturer alla Rutgers University Newark e coautore con Anne Lopes di ‘Men’s Feminism: August Bebel and the German Socialist Movement’, Umanity Books, 2000. “”Pannekoek, not Mattick, was solicited for still another new marxist journal ‘Science & Society’. Given the journal’s orientation towards the Communist Party. Mattick attributed Pannekoek’s inclusion to the fact that his views were not widely known in the United States. Mattick chieded Pannekoek in terms reminiscent of the things Pannekoek had said about ICC: ‘we all liked your article in ‘Science & Society’, he wrote, but he hoped that Pannekoek’s upcoming contribution to ICC ‘would deal with a question which has more than theoretical value’ (24). Even more, Mattick criticised ‘Marxist Quarterly’ and ‘Science & Society’ because they catered to non-workers, precisely what concerned Pannekoek about ICC (25)”” (pag 164-165) “”Pannekoek, non Mattick, è stato sollecitato per un’altra nuova rivista marxista ‘Science & Society’. Dato l’orientamento della rivista verso il Partito Comunista. Mattick ha attribuito l’inclusione di Pannekoek al fatto che le sue opinioni non erano ampiamente conosciute negli Stati Uniti. Mattick ha rimproverato Pannekoek nei termini che ricordano le cose che Pannekoek aveva detto su ICC: “”ci è piaciuto tutto il tuo articolo su “” Scienza e società “”, ha scritto, ma si augurava che l’imminente contributo di Pannekoek all’ICC”” avrebbe affrontato una questione di maggior valore teorico”” (24). Ancora di più, Mattick criticava “”Marxist Quarterly”” e “”Science & Society”” perché non prendevano in considerazione i non lavoratori, precisamente ciò che preoccupava Pannekoek riguardo all’ICC (25)”” (pag 164-165)”,”TEOC-788″
“ROTH Joseph”,”Destra e sinistra.”,”Joseph Roth (1894-1939) fu ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 dopo l’avvento dei nazisti, fu costretto all’esilio dalla Germania dove viveva. Morì a Parigi nel 1939. La sua opera è tutta una vasta costruzione di romanzi, novelle e saggi (polemici) dove i tempi e personaggi si rincorrono e ricompaiono nei più vari contesti. Destra e sinistra (1929) appartiene al periodo in cui Roth si calò più profondamente nella torbida realtà sociale della Repubblica di Weimar. Racconta le vicende di personaggi estremi, accaparatori, borghesi in crisi, terroristi, cospiratori, sbandati e falliti che fiorirono nella Germania pre-nazista. Il personaggio principale è il “”mongolo””-ebreo Nikolaj Brandeis che conquista tutto quello che può nell’Occidente disfatto e poi lo abbandona sparendo nel ‘mare dell’ignoto’.”,”GERG-002-FMDP”
“ROTHBARD Murray N.”,”La Grande Depressione. (Tit.orig.: America’s Great Depression)”,”ROTHBARD Murray N. (1926-1995) è stato il maggior esponente dell’ anarco-capitalismo americano. E’ stato allievo di Ludwig von MISES e dal punto di vista della teoria economica può essere considerato un esponente della Scuola austriaca di economia. Ha insegnato al Brooklyn Polytechnic Institute dal 1966 al 1986 ed è stato poi professore presso l’ Università del Nevada (Las Vegas). Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina). Restrizione immigrazione nell’ anno tragico 1931 “”Pure la sospensione dell’immigrazione aiutava a mantenere elevati i tassi salariali; e Hoover si mosse diligentemente anche su tale versante. Nel suo messaggio natalizio del 1930, sollecitò il Congresso a convertire in legge la sospensione dell’immigrazione, in modo che lo scopo potesse realizzarsi più fermamente che con il decreto presidenziale. I disegni di legge che prevedevano la soppressione totale dell’immigrazione, a eccezione di quella dei parenti di residenti americani, erano criticati dal Segretario di Stato, Henry Stimson, per non essere sufficientemente incisivi. Egli suggeriva una riduzione generale del 90 per cento: la sua proposta passò alla Camera dei Rappresentanti, ma non al Senato.”” (pag 428) Si cita il libro di R.A. Divine, American Immigration Policy, 1924-1932 (Yale, 1957)”,”USAE-061″
“ROTHBARD Murray N.”,”La Grande Depressione.”,”Murray N. Rothbard (1926-1995) è stato il maggiore esponente dell’anarcocapitalismo americano. É stato allievo di Ludwig von Mises e, dal punto di vista della teoria economica, può essere considerato un esponente della Scuola austriaca di economia. Ha insegnato al Brooklyn Polytechnic Institute dal 1966 al 1986 ed è stato poi professore presso l’Università del Nevada (Las Vegas).”,”USAE-018-FL”
“ROTHENBERG Gunther E. KIRÁLY Béla K. SUGAR Peter F. a cura; saggi di Béla K. KIRÁLY, Norman DAVIES Charles W. INGRAO, Zoltán KRAMÁR, László DEME, Aladár URBÁN, Robert A. KANN, Irwin T. SANDERS, Dimitrije DJORDJEVIC, Stephen FISCHER-GALATI, Dan BERINDEI Ilie CEAUSESCU, Constantin CAZANISTEANU Wayne S. VICINICH Avigdor LEVY Perer F. SUGAR, Gunther E. ROTHENBERG, Philip LONGWORTH, Robert H. McNEAL, László ALFOLDI, George SIMOR”,”War and Society in East Central Europe. Vol. I. Special Topics and Generalizations on the 18th and 19th Centuries.”,”””I principi fondamentali del nuovo Stato romeno dominava – come era naturale – l’organizzazione dell’esercito. Nello spirito di un’intera tradizione politica, l’esercito era chiamato a difendere l’unità della nazione e la sua indipendenza”” (pag 270) (Costantin Cazanisteanu, Romanian Military Thought and Practice in the Service of National Unity and Independence (1821-1877))”,”QMIx-024-FSL”
“ROTHENBERG Gunther E. KIRÁLY Béla K. SUGAR Peter F. a cura; saggi di Béla K. KIRÁLY, Robert A. KANN, Charles W. INGRAO, Christopher DUFFY, Manfried RAUCHENSTEINER William O. SHANAHAN Johann Christoph ALLMAYER-BECK Thomas M. BARKER Karl A. ROIDER Gunther E. ROTHENBERG Emanuel ROSTOWOROWSKI Marian ZGORNIAK Jerzy KOWECKI Leonard RATAJCZYK Jozsf Andrzej GIEROWSKI Daniel STONE Norman DAVIES Peter F. SUGAR Wayne S. VUCINICH Bistra CVETKOVA Avdo SUCESKA Paschalis M. KITROMILIDES Ilie CEAUSESCU Florn CONSTANTINIU Constantin CAZANISTEANU Radu FLORESCU C.W. BRACEWELL Philip LONGWORTH Bruce W. MENNING Avigdor LEVY Philip LONGWORTH André CORVISIER Vasiliki POPOULIA”,”East Central European Society and War in the Pre-Revolutionary Eighteenth Century. War and Society in East Central Europe Vol. II.”,”IMPERO ASBURGICO ASBURGO SOCIETA’ E GUERRE TEORIA GUERRA QUESTONE MILITARE GUERRA SETTE ANNI GEOPOLITICA SECOLO SETTECENTO RELAZIONI INTERNAZIONALI GUERRE LIMITATE GUERRA AUSTRO PRUSSIANA 1760 1790 ACCADEMIA MILITARE WIENER NEUSTADT ISTITUZIONI MILITARI E SOCIETA’ NOBILTA’ POLITICA QUESTIONE POLACCA LITUANIA GUERRA BALCANI MONTENEGRO BULGARIA ROMANIA RUSSIA DALMAZIA VENEZIA ITALIA DOMINIO OTTOMANO JUGOSLAVIA COSSACK QUESTIONE EMIGRAZIONE”,”QMIx-025-FSL”
“ROTHENBERG Gunther E.”,”The Art of Warfare in the Age of Napoleon.”,”Contiene tra l’altro tra le forze alleate contro di francesi: ‘L’esercito austriaco e la Grande Riforma del 1805-1809’ (pag 170-), L’esercito britannico durante l’età napoleonica (pag 173)”,”FRAN-077-FSL”
“ROTHERMUND Dietmar”,”Delhi, 15 agosto 1947. La fine del colonialismo.”,”Dietmar ROTHERMUND insegna storia dei paesi dell’ Asia meridionale nell’ Università di Heidelberg. Ha scritto vari libri, tra cui ‘India in the Great Depression’ (1992).”,”INDx-036″
“ROTHERMUND Dietmar”,”The Global Impact of the Great Depression, 1929-1939.”,”ROTHERMUND D. è professore di Storia dell’Asia del Sud presso l’Università di Heidelberg. Ha scritto vari libri tra cui ‘An Economic History of India’ (1988) e ‘A History of India’ (1990) con Hermann KULKE.”,”ECOI-266″
“ROTHERMUND Dietmar”,”Storia dell’India.”,”ROTHERMUND Dietmar è professore emerito di storia dell’Asia meridionale al Südasien-Institut dell’Università di Heidelberg. E’ Fellow della Royal Historical Society di Londra e presidente dell’European Association of South Asian Studies. Ha scritto con H. Kulke una ‘Storia dell’India’ (Garzanti, 2001) e ‘Delhi, 15 agosto 1947: la fine del colonialismo’ (Mulino, 2000).”,”INDx-124″
“ROTHERMUND Dietmar”,”Delhi, 15 agosto 1947. La fine colonialismo.”,”Dietmar Rothermund insegna storia dei paesi dell’Asia meridionale nell’Università di Heidelberg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Government, Landlord and Peasant in India’, India in the Great Depression. In italiano Storia dell’India (con H. Kulke). Il 15 agosto 1947 con una cerimonia solenne il viceré inglese lord Mountbatten concedeva l’indipendenza all’India.”,”INDx-010-FL”
“ROTHERMUND Dietmar”,”Storia dell’India.”,”ROTHERMUND Dietmar è professore emerito di storia dell’Asia meridionale al Südasien-Institut dell’Università di Heidelberg. E’ Fellow della Royal Historical Society di Londra e presidente dell’European Association of South Asian Studies. Ha scritto con H. Kulke una ‘Storia dell’India’ (Garzanti, 2001) e ‘Delhi, 15 agosto 1947: la fine del colonialismo’ (Mulino, 2000).”,”INDx-012-FL”
“RÖTHLEIN Brigitte”,”Mare Tranquillitatis, 20 luglio 1969. La rivoluzione della tecnica.”,”Brigitte Röthlein si occupa di scienza e collabora a giornali, riviste e programmi televisivi e radiofonici.”,”SCIx-306-FL”
“ROTHSCHILD Joseph”,”Etnopolitica. Il fattore etnico nella realtà politica internazionale.”,”L’A (1919) è un’ autorità nel campo dello sviluppo politico dei paesi dell’ Europa orientale. Laureatosi a Oxford è dal 1955 docente di scienza politiche alla Columbia University.”,”NAZx-009″
“ROTHSTEIN Th.A.”,”Une époque du mouvement ouvrier anglais. Chartisme et trade-unionisme.”,”Marx, Engels e l’ esperienza del cartismo inglese. “”Dopo tutto ciò che abbiamo detto innanzi, la questione seguente si pone da sola al lettore: in quale misura in nostri grandi maestri Marx ed Engels, sono debitori delle loro concezioni a questi pensatori del periodo 1830 – 35? Sembra incredibile che Marx ed Engels, che sono apparsi sulla scena solamente qualche anno dopo, non abbiano attinto nulla da coloro che hanno anticipato su una delle parti essenziali della dottrina che elaborarono. Ma non abbiamo su questo nessuna indicazione precisa. Abbiamo, al contrario, la dichiarazione di Engels che dice che soprattutto la filosofia di Hegel e il socialismo francese dell’ epoca avevano esercitato un’ influenza su Marx, cosa che sfata la leggenda dell’ influenza ideologica di Owen o di tutti gli altri pensatori inglesi. Pensiamo, comunque, che sarebbe prematuro accettare ciò senza riserve. Prima di tutto, la possibilità dell’ influenza indiretta non è esclusa. Essa avrebbe potuto esercitarsi tramite il movimento cartista. In effetti, Engels indica anche, a fianco di vari altri fattori sociali, i rapporti all’interno dell’ industria inglese; ma questi ultimi non sono stati descritti in modo corretto che nella letteratura cartista. In seguito, come indica Franz Mehring, Engels fu, senza dubbio, il primo dei due che giunse alle nozioni fondamentali della concezione materialistica; ed Engels aveva acquisito la sua educazione politica in Inghilterra, ove aveva non solamente studiato la vita reale, ma anche studiato assiduamente la letteratura dell’ epoca. Si può supporre che è in questa letteratura che Engels ha tratto le sue prime nozioni sulla teoria della lotta di classe, teoria che ha esposto nel suo primo libro: La situazione della classe operaia in Inghilterra. Egli ha potuto esporre e sviluppare il nuovo punto di vista acquisito nelle sue lettere a Marx, durante il loro comune soggiorno a Parigi e a Bruxelles, soprattutto durante il soggiorno di Marx in Inghilterra nel 1845, e aiutare così il suo amico nel suo sviluppo intellettuale.”” (pag 129)”,”MUKC-018″
“ROTHSTEIN Andrew”,”Lenin in Britain.”,”Harry Quelch (30th January 1858 – 17th September 1913) was a socialist politician and trade unionist. Born in Hungerford, Berkshire, he joined the Democratic Federation (forerunner of the Social Democratic Federation) in 1881 and was elected to its executive in 1883. When much of the party’s hierarchy left to form the Socialist League, he remained a supported of H. M. Hyndman. Quelch became the full-time editor of the SDF’s newspaper. He also represented the SDF on bodies including various strike committees and the Trades Union Congress, and at socialist conferences across Europe. He was elected several times as the chair of the London Trades Council, and was one of the founders of the Labour Representation Committee (although he supported the SDF withdrawing in 1901). Also in 1901, Quelch arranged for the SDF to print Lenin’s newspaper, which had been banned in Russia. (http://www.biographybase.com/biography/Quelch_Harry.html) Harry Quelch (wikip) Henry “”Harry”” Quelch (1858-1913), known exclusively by his nickname “”Harry,”” was one of the first Marxists in Great Britain. He was a socialist activist, journalist and trade unionist. His brother, Lorenzo “”Len”” Quelch, was also a socialist activist, while his son, Tom Quelch, achieved note as a prominent socialist activist. Harry Quelch was born 30 January 1858 in the small town of Hungerford, Berkshire, England. He was the son and grandson of a village blacksmith; his maternal grandfather had been an agricultural laborer. Circumstances forced the eldest child, Harry, into the world to contribute to the family’s maintenance from a very young age, with Harry taking his first job at the age of 10. He worked variously in an upholsterer’s shop and later for a local dairyman and cattle dealer. At the age of 14 he left Berkshire for good to make his way in the big city of London.[1] In London the boy worked a succession of jobs in a biscuit factory, in a tannery, and in an iron foundry before landing a better job as a packer in a paper warehouse. This last job allowed the boy sufficient free time to teach himself French. It was in this language that he first read the writing of Karl Marx as part of the process of his self-education. It was in this way that he was converted to the ideas of Social-Democracy.[2] He also later taught himself German, the de facto official language of international socialism. Quelch married in 1879 and soon fathered a family of his own.[3] His son, Tom, followed in his father’s footsteps as a radical political activist, becoming a founding member of the Communist Party of Great Britain. Political career Harry Quelch joined the Democratic Federation (forerunner of the Social Democratic Federation) in 1881 at the age of 23. Just two years later the young man was elected to its executive. In April 1884 Quelch became an international delegate of the British socialist movement for the first time when he and Hyndman were sent to Paris to attend a congress of the French Workers’ Party. When a large section of the party’s active membership, including Hyndman and William Morris, departed the SDF in 1884 to form the Socialist League, Quelch stayed behind, redoubling his efforts on behalf of the organization. it was around this time that Quelch’s abilities as a speaker and journalist began to fully develop.[4] Quelch became the full-time editor of the SDF’s newspaper, Justice. He also represented the SDF on bodies including various strike committees and the Trades Union Congress, and at socialist conferences across Europe. He was elected several times as the chair of the London Trades Council, and was one of the founders of the Labour Representation Committee. From 1892 until the end of 1908, he was also the business manager for the 20th Century Press, a radical publisher.[5] In 1901, Quelch arranged for the SDF to print Lenin’s newspaper, which had been banned in Russia. A thin partition was installed in a small corner of the printing works and Quelch was forced to “”squeeze up”” into these cramped quarters as a makeshift editorial office to make room for the Russians. There was only room for a small writing desk with a bookshelf above it and a single chair.[6] Quelch was a perennial representative of the British socialist movement to international gatherings of the Second International. He attended Congress of the International in Paris in 1889, Brussels in 1891, Zurich in 1893, London in 1896, Paris in 1900, Amsterdam in 1904, Stuttgart in 1907, and finally at Copenhagen in 1910.[7] It was as a delegate of the SDF to the 1907 Stuttgart Congress that Quelch achieved his greatest notoriety as an international socialist. There in a speech he condemned an international conference of diplomats then sitting at The Hague, attended by Tsar Nicholas II, as a “”thieves’ supper.”” Government authorities were swift in expelling Quelch from the country for his remarks, an action which boosted British esteem in the eyes of their radical peers.[8] Death and legacy Harry Quelch was chronically ill from about the beginning of 1912 until his death in London on 17 September 1913, at the age of 55.[9] Sanitariums and bracing sea air proved insufficient to cure whatever the illness from which he suffered. His funeral was a political event, attended by socialists from all over the country. He was buried at Forest Hill Cemetery on Saturday, 20 September.[10] Lenin remembered his friend with a memorial article published in the Bolshevik newspapers Pravda Truda [Labour Truth] and Nash Put’ “”Harry Quelch was one of the most energetic and devoted workers in the British Social-Democratic movement. He was active not only as a Social-Democratic Party worker, but also as a trade unionist. The London Society of Compositors repeatedly elected him its Chairman, and he was several times Chairman of the London Trades Council. * * * “”He took a very active part in all the work of the British Social-Democratic movement and regularly addressed party and public meetings. On many occasions he represented British Social-Democracy at international congresses and on the International Socialist Bureau. * * * “”Quelch was in the front ranks of those who fought steadfastly and with conviction against opportunism and a liberal-labour policy in the British working class movement…. [O]ver the whole of Britain the Social-Democrats, and they alone, have for decades been carrying on systematic propaganda and agitation in the Marxist spirit. This is the great historical service rendered by Quelch and his comrades.””[11] Footnotes ^ Ernest Belfort Bax, “”Introduction”” to Harry Quelch: Literary Remains. E. B. Bax, editor. London: Grant Richards, 1914. Transcribed by Ted Crawford for Marxists Internet Archive. [1] Retrieved 2 September 2009. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ V.I. Lenin, “”Harry Quelch,”” Pravda Truda, No. 1 (Sept. 14, 1913). Reprinted in V.I. Lenin Collected Works: Vol. 19. Moscow: Progress Publishers, 1963. Page 371. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Walter Kendall, The Revolutionary Movement in Britain, 1900-21: The Origins of British Communism. London: Weidenfeld and Nicholson, 1969. Page 50. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ V.I. Lenin, “”Harry Quelch,”” pp. 369-371. [edit] External links Harry Quelch Internet Archive, Marxists Internet Archive. Retrieved 2 September 2009.”,”LENS-202″
“ROTHSTEIN Theodore”,”From Chartism to Labourism. Historical Sketches of the English Working Class Movement.”,”I Webb e le condizioni della classe operaia inglese tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. (pag 245-246) Il processo di sindacalizzazione dei lavoratori britannici tra il XIX e il XX secolo rimane stagnante: nel 1892 circa l’11% del totale dei lavoratori era membro di un sindacato (1.500.000 iscritti) e la cifra rimane la stessa vent’anni dopo. (pag 213) “”We are therefore entitled to put the question in its broader aspect: what had been achieved by the trade unions, even indirectly, for the unorganised section of the working class, for the mass of the workers as a whole? The answer to this question was given as far back as 1897 by none other than Mr. Sidney Webb, the panegyrist of trade unionism, whom no one will suspect of undue hostility to the bourgeoisie. In his well known pamphlet written on the occasion of Queen Victoria’s diamond jubilee, ‘Labour in the Longest Reign’, he wrote: “”Under every heading it may be shown that, while the position of a large section of the wage-earners has greatly advanced since 1837, the other sections have obtained little, if any, share in the general growth in wealth and civilisation. If we took each department of life in turn, and fixed a datum line below which we considered that the workman could not decently live, we should find, alike in wages, hours of work, dwelling and general civilisation, that the percentage of those who fell below the line is less now than it was in 1837. But we should discover also that the lowest level reached was quite as low as at that time, and that the total number falling below our assumed datum line is, in actual magnitude, probably greater than in 1837. The dept of poverty is as great as it can ever have been; its actual breadth even is as great or greater””. As to that “”great advance”” in the conditions of the fortunate aristocracy of labour, of which Mr. Webb speaks, we shall say a word or two later; in the meantime, suffice it to note that even according to the testimony of such a mild critic of bourgeois society as Sidney Webb, poverty at the end of the 90’s was even wider and deeper, i.e., embraced larger sections of the working class and was more intense than at the end of the 30’s. Since them, in spite of further accumulation of wealth by the capitalist class ad in spite of incessant emigration and the continual development of social legislation, the condition of the working class has not improved (1). Whole sections of the working class continue to live and to work in conditions which have scarcely changed since the days when Marx pilloried them in his ‘Capital’ or even still earlier, when Engels described the condition of the working class in England in 1877. Both Marx and Engels wrote of the sweating system, of the “”white slaves of England”” left untouched by the progress of “”civilisation””. The sweating system continued to exist, serving as the object of keen debates and even of investigations by Royal Commissions in the 80’s and 90’s, down to the very eve of the World War, when at last, after 75 years of talking, the Government was forced to pass specific legislation regulating wages and working conditions in the sweated industries”” (pag 245-246) [(1) Here again we may quote the evidence of Mr Sidney Webb. In his ‘Constitution for a Socialist Commonwealth of Great Britain’, while declaring that the aim of Socialism is to secure the individual ownership of “”private property”” (!), which at present constitutes the right of a handful of people, he draws the following picture of the present condition of the working class: “”At the present in Great Britain, as well as in other countries of advanced industrialism, more than two-thirds of all the citizens find themselves in fact excluded all their lives long from anything that can reasonably be called private property – from anything beyond their current wages, their exiguous hoards against a rainy day, and as much old furniture as would go in a cart. (…)””] [Theodore Rothstein, ‘From Chartism to Labourism. Historical Sketches of the English Working Class Movement’, London, 1983]”,”MUKC-039″
“ROTHSTEIN Andrew”,”Profilo dell’economia sovietica.”,”ROTHSTEIN Andrew Marx Engels Kautsky (pag 16-19) “”Gli stessi Marx e Engels, nel programma di misure immediate da prendere da parte della classe lavoratrice giunta al potere, indicate nel ‘Manifesto dei comunisti’ (ma molte di esser erano già ampiamente propugnate dai movimenti democratici e socialisti degli anni precedenti il 1848), davano una parte preponderante a quelle relative alla pianificazione. La centralizzazione del credito nelle mani dello Stato mediante una banca nazionale, la proprietà statale dei mezzi di trasporto e comunicazione, l’uguale dovere per tutti di lavorare, il diffondersi di fabbriche di proprietà dello Stato, lo sviluppo dell’agricoltura «in armonia con un piano comune», sono fra le misure che il ‘Manifesto dei comunisti’ considera «applicabili in linea di massima». Ma nello stesso tempo il ‘Manifesto’ prevedeva, mediante tutto ciò, la formazione di «una vasta associazione di tutto il popolo… in cui il libero sviluppo di ciascuno sia la condizione per il libero sviluppo di tutti». E di nuovo, nella sua ‘Guerra civile in Francia’ (1871), Marx poneva particolare attenzione al decreto della Comune di Parigi (16 aprile 1871) per cui le società cooperative di operai dovevano assumere la gestione delle fabbriche chiuse, per poi organizzarsi in una grande unione al fine di «ordinare la produzione nazionale in base a un piano comune», così «ponendo fine alla costante anarchia e alle periodiche convulsioni che sono fatalmente congiunte col sistema capitalista di produzione». Marx diceva che questa specie di attività ‘cooperativa’ (cioè volontaria) era già praticamente un passo verso il comunismo, ed Engels, nella sua introduzione del 1891, lo chiamava «il decreto di gran lunga più importante emesso dalla Comune». Già nell”Anti-Dühring’ (1878) Engels aveva previsto che la distruzione del sistema capitalista da parte dei lavoratori avrebbe significato «la sostituzione dell’anarchia nella produzione sociale con una regolamentazione socialmente pianificata della produzione, in armonia coi bisogni sia della società nel suo insieme che di ciascun individuo». E questa produzione pianificata non solo non impedirebbe, ma anzi al contrario garantirebbe a tutti i membri della società «lo sviluppo e l’esercizio, completi e illimitati, di tutte le loro facoltà fisiche e mentali». Da quel momento, infatti, gli uomini entrerebbero per la prima volta in «condizioni realmente umane» – e sarebbe il «passaggio dell’umanità dallo stato di necessità a quello di libertà» (6). Ancora più evidente era il nesso tra la pianificazione e la democrazia industriale nell’opuscolo sulla società socialista ‘Il giorno dopo la rivoluzione’, scritto da Karl Kautsky, il più autorevole esponente della concezione marxista nei primi anni dell’Internazionale socialista dopo la morte di Engels. In questo opuscolo (7) edito nel 1902, Kautsky da un lato vedeva il futuro Stato socialista provvedere a «una regolazione sistematica anche nella circolazione dei prodotti, nello scambio fra industrie e industrie, fra produttori e consumatori», con la mano d’opera «assegnata ai singoli rami della produzione secondo un piano stabilito». Dall’altro lato egli asseriva che «un regime socialista avrebbe sin dall’inizio cercato di organizzare democraticamente la produzione» e che la disciplina della classe lavoratrice divenuta classe dirigente sarebbe stata simile a quella già vigente nei suoi sindacati, «una disciplina democratica, una sottomissione volontaria alla direzione liberamente eletta e alle decisioni della maggioranza dei compagni… Una fabbrica democratica si sostituirà all’attuale fabbrica aristocratica»”” [Andrew Rothstein, ‘Profilo dell’economia sovietica’, 1951] [(6) Edizione inglese, 1935, pp. 314, 317-18; (7) Traduzione inglese (incompleta ‘The Social Revolution’ (La rivoluzione sociale), 1902, pp. 126, 130, 149] (pag 16-17-18-19)”,”RUSU-261″
“ROTHSTEIN Andrew”,”When Britain Invaded Soviet Russia. The Consul Who Rebelled.”,”Preface, List of Illustrations, Prologue, Notes, Appendix, Photographs, Index,”,”RUST-082-FL”
“ROTTA Paolo”,”Gli stoici.”,”Paolo Rotta preside della Facoltà di Magistero nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano “”E’ necessario fermarci sullo scetticismo per la importanza sua come opposto allo stoicismo”” (pag 29) Scetticismo di Pirrone di Elide”,”FILx-509″
“ROTTA Paolo”,”I sofisti.”,”Paolo Rotta preside della Facoltà di Magistero nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Le dottrine di Protagora s’incentrano in quella formula: l’uomo è misura del tutto (pag 69)”,”FILx-510″
“ROTTA Paolo”,”Spinoza.”,”ROTTA Paolo dell’università di Pavia “”Da ciò deriva che è assolutamente vano paralare di ‘finalità’ in natura”” (pag 54) “”Lo spinozismo di Fichte in tutto durò anche nello Schelling e nell’Hegel”” (pag 73) “”””Non lugere, non ridere, sed intelligere”” egli ha detto…”” (pag 81)”,”FILx-526″
“ROTTMAN Gordon VOLSTAD Ron”,”Le truppe aerotrasportate in Vietnam.”,”””La fanteria aerotrasportata e le unità ausiliarie venivano spesso impiegate come “”pompieri””: di stanza in località centrali distribuite in tutto il Vietnam, ci si attendeva che accorressero in aiuto di avamposti in pericolo e lontane unità, per contrastare reparti nemici scoperti tra montagne impervie e paludi, e per rispondere alle chiamate quando occorreva mettere in rotta un nemico trincerato dai suoi capisaldi fortificati di montagna, e di eliminare le sacche di resistenza nelle città”” (pag 4)”,”QMIx-267″
“ROTTMAN Gordon”,”L’esercito del Vietnam del Nord e i Viet Cong.”,”La battaglia a Dien Bien Phu (pag 6-8)”,”QMIx-271″
“ROUBAULT Marcel a cura di Floriano CALVINO”,”La catastrofi naturali sono prevedibili. Alluvioni terremoti frane valanghe.”,”L’autore è stato Direttore della Ecole Supérieure de Géologie. Ha diretto le prime ricerche di uranio in Francia e oltremare. E’ autore di lavori sulle rocce cristalline. Il Vajont e i grandi interessi finanziari I terremoti artificiali”,”SCIx-015-FGB”
“ROUBINE Isaak I. (RUBIN)”,”Essais sur la théorie de la valeur de Marx.”,”ROUBINE Isaak I. Teoria valore e prezzi di produzione. “”Dans le livre III du ‘Capital’, Marx donne donc la théorie du ‘prix de production’ en tant que régulateur de la répartition du capital; cette théorie se trouve liée à la théorie de la valeur de deux manières: d’une part, le prix de production découle de la valeur-travail; d’autre part, la répartition du capital conduit à la répartition du travail social. À la place du schéma d’une économie marchande simple: ‘productivité du travail – travail abstrait – valeur – répartition du travail social’, nous avons dans une économie capitaliste un schéma plus complexe: ‘productivité du travail – travail abstrait – valeur – prix de production – répartition du capital – répartition du travail social’. La théorie marxienne du prix de production ne contredit pas la théorie de la valeur-travail analyse soulement un type de rapport de production entre les hommes (le rapport entre producteurs de marchandises)”” [Isaak I. Roubine (Rubin), Essais sur la théorie de la valeur de Marx, 2009] (pag 280) Wikip: Isaak Rubin Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Isaak Il’ijc Rubin (1886 – 1937) è stato un economista russo e sovietico. È considerato il più importante teorico ed esperto del suo tempo nel campo marxista della teoria del valore. Il suo lavoro principale, Saggi sulla teoria del valore di Marx fu pubblicati nel 1928. Durante le purghe staliniane venne giustiziato nel 1937. Indice [nascondi] 1 Vita 2 Teorie e pubblicazioni 3 Pubblicazioni 4 Letteratura 5 Collegamenti esterni 5.1 Fonti primarie Vita [modifica] Dal 1904 membro dell’Unione generale dei lavoratori ebrei (in seguito aderente alla corrente menscevica), si unì al movimento rivoluzionario russa del 1905. In seguito si laurea all’Università di San Pietroburgo in campo giuridico ed esercita come avvocato a Mosca fino al 1912. Dopo la Rivoluzione d’ottobre pubblica alcuni suoi lavori e stringe in seguito amicizia con David Ryazanov, capo dell’Istituto Marx-Engels, il quale ben presto si accorge del valore e delle capacità di Rubin come studioso delle teorie di Marx. Nel 1921 diviene professore di economia politica all’Università di Mosca. La radicalità delle sue tesi e il suo passato menscevico gli costarono la repressione e numerosi arresti, anche se la sua reputazione e alcune amicizie influenti tra i bolscevichi (come Nikolai Krestinsky , Anatoly Lunacharsky , Mikhail Pokrovsky , Georgi Plekhanov, David Ryazanov) gli permisero qualche trattamento privilegiato e continue pressioni per il suo rilascio. Nel 1930 si intensificò la campagna contro le sue tesi, contenute in particolare nel libro Saggi sulla teoria del valore di Marx. La Pravda, nel novembre dello stesso anno, lo accusò di cospirazione. Nel dicembre del 1930 fu arrestato e costretto, con la tortura, a confessare presunti crimini e cospirazioni. Fu condannato a 5 anni di prigione, commutati nel 1933 all’esilio nel villaggio di Turgai, in Kazakhistan, poi in Aktobe in una cooperativa di lavoro. Fu fucilato, sempre ad Aktobe, il 27 novembre del 1937. Teorie e pubblicazioni [modifica] Il lavoro principale di Rubin è Saggi sulla teoria del valore di Marx, opera fondamentale nel campo della teoria marxiana del valore. L’originalità dell’analisi di Rubin è la riabilitazione, nel cuore dell’analisi del valore, della teoria del feticismo della merce, secondo lui troppo sottovalutato o addirittura ignorato dagli altri autori. Questo approccio rivoluzionerebbe la lettura del libro più importante di Karl Marx – Il Capitale – e può chiarire i molti malintesi che hanno finora impedito in modo rilevante la corretta comprensione dell’opera. Per Rubin: “”La teoria del feticismo della merce non è mai stata valutata correttamente nell’ambito dell’economia marxista. […] Ma sia i sostenitori che gli oppositori del marxismo l’hanno per lo più concepita come un ambito del discorso autonomo e separato, con scarso rapporto con il corpus teorico dell’economia marxista. La presentano come un’appendice della teoria del valore, una interessante digressione letteraria o culturale. […] La forma, tuttavia, non corrisponde affatto alla struttura interna e logica del discorso marxiano. La teoria del feticismo è anzi la base dell’intero sistema economico di Marx, e in particolare della sua teoria del valore.””(Rubin, Saggi sulla teoria del valore di Marx, I. La teoria marxiana del feticismo della merce) Inoltre, Rubin dimostra che il feticismo delle merci non può essere interpretato, come nella tradizione del marxismo, come una mera illusione, una falsa coscienza, un mascheramento delle relazioni sociali: “”Egli [Marx] non si limita a rilevare la presenza di rapporti umani sotto il velo della reificazione, ma dimostra la necessità per cui nell’economia mercantile i rapporti sociali di produzione prendono forma di cose, si esprimono attraverso di esse. […] Ciò che Marx scoprì sono le basi oggettive del feticismo. […] La teoria del feticismo diventa allora la teoria generale dei rapporti di produzione dell’economia mercantile, propedeutica all’economia politica “”(Saggi sulla teoria del valore di Marx, 1976, p.6, corsivi nostri) E’ qui spiegata meglio che in ogni altro punto la radicalità e la pericolosità delle sue tesi soprattutto per quella che sarebbe stata l’ideologia sovietica staliniana; Rubin dimostrava (indirettamente) l’inesistenza del comunismo in URSS, data la presenza strutturale del valore di scambio e delle sue istituzioni anche nella società sovietica, non certo meno che in quella capitalistica. Pubblicazioni [modifica] Rubin, Isaac Ilyich:Saggi sulla teoria del valore di Marx. Feltrinelli, 1976 Isaak Iljitsch Ruby/Bessonov SA et al.Dialettica delle categorie. Discussione in URSS (1927-29), Berlin (West) 1975. Letteratura [modifica] Hyeon-Soo Joe:L’economia politica come una teoria sociale. Studi su Marx ricezione di Isacco Ilyich Rubin e Kozo Uno , Diss Philipps-University Marburg 1995 Vasina, Ljudmilla:I I. Rubin – Marx, i ricercatori ed economista politico. – In: Beiträge zur Marx-Engels-Forschung. Neue Folge 1994, p. 144-149. Collegamenti esterni [modifica] Fonti primarie [modifica] In Inglese: I.I Rubin: Essays on Marx’s Theory of Value I.I. Rubin: lavoro astratto e il valore del sistema marxista, In Tedesco: II Rubin: saggi sulla teoria marxiana del valore Isaak Roubine Isaak Ilitch Roubine (1886-1937 (?)) est un économiste russe puis soviétique spécialiste de la théorie de la valeur dans le marxisme. Sommaire [masquer] 1 Biographie 2 Œuvre 3 Les idées 4 Voir aussi 4.1 Articles connexes 4.2 Liens externes 4.3 Bibliographie Biographie[modifier] Isaak Roubine est né en Russie en 1886. À partir de 1905, il rejoint le mouvement révolutionnaire russe. Membre du Bund, il rejoint ensuite le courant menchevik. À la suite de la victoire des bolcheviks, il décide de se consacrer à la théorie économique. Chargé de recherche à l’Institut Marx-Engels, il se lie d’amitié avec David Riazanov. En mars 1931, un article de la Pravda titre « Arrachons la rubinscina et ses racines ». Cela signifie l’interdiction de discuter et de poursuivre la recherche sur les thèses de Roubine. Ce dernier est victime du procès dit du bureau fédéral du comité central du parti menchevik, organisation fictive inventée par le pouvoir stalinien pour justifier la répression. Parmi les principaux accusés, des économistes de premier plan (Ser, Guinzburg), des professeurs (Roubine), des hauts fonctionnaires des services de planification (en particulier Groman, ancien membre du présidium du Gosplan), des écrivains (Soukhanov), etc. Ils sont accusés de sabotage dans l’élaboration des plans ou d’avoir formulé des critiques contre les rythmes d’industrialisation délirants imposés par le système stalinien. Faisant tout son possible pour épargner Riazanov, Roubine revient sur les aveux corrigés par le magistrat instructeur lors des audiences, niant la nature politique de ses relations. Cette résistance lui valut cinq ans de prison. La Guépéou lui ayant proposé, en 1933, une amélioration de ses conditions de détention, et même la possibilité de reprendre ses recherches, il refusa. Libéré en 1934, il est exilé dans le village de Tourgaï. Par la suite, il bénéficie de l’autorisation de s’installer à Aktioulinsk, où il travaille dans une coopérative. Mais il refuse de retourner à Moscou et de reprendre son ancien travail. En 1937, il est arrêté, incarcéré dans la prison d’Aktioulinsk et exécuté peu après. La plupart des éléments biographiques exposés ici ont pour source le mémoire rédigé par B. I. Roubina et les livres de Roy Medvedev, Le stalinisme, Le Seuil, 1972, p. 180-184, et de Naum Jasny, Soviet Economics of the twenties (Names to be remembered), Cambridge University Press, 1972. Œuvre[modifier] “”Essais sur la théorie de la valeur”” (1928), dans lesquels Roubine replace la théorie du fétichisme de la marchandise au cœur de la théorie marxienne de la valeur. Les idées[modifier] L’originalité de Roubine est la réhabilitation, au cœur même de l’analyse de la valeur, de la théorie du fétichisme de la marchandise. Cette approche révolutionne la lecture du livre majeur de Karl Marx -“” Le Capital”” – et permet de démasquer les nombreux contresens qui ont jusque là fait obstacle à une compréhension pertinente de cette œuvre. Pour Roubine: « La théorie marxienne du fétichisme de la marchandise n’a jamais occupé la place qui lui revenait dans le système économique marxiste. Partisans et adversaires du marxisme l’ont certes louée comme l’une des généralisations les plus audacieuses et les plus ingénieuses de Marx. De nombreux adversaires de la théorie marxienne de la valeur tiennent en haute estime la théorie du fétichisme (Tougan-Baranovski, Frank et même Strouvé, avec des réserves). Certains auteurs n’admettent pas la théorie du fétichisme dans le champ de l’économie politique. Ils la considèrent comme une brillante généralisation sociologique, une théorie et une critique de toute la culture contemporaine fondée sur la réification des rapports humains (Hammacher). Mais les partisans du marxisme, aussi bien que ses adversaires, ont surtout considéré la théorie du fétichisme comme une entité séparée et indépendante, que seul un lien interne ténu rattachait à la théorie économique de Marx. Ils l’ont présentée comme un supplément à la théorie de la valeur, comme une intéressante digression littéraire et culturelle qui accompagne le texte fondamental de Marx. L’une des causes d’une telle interprétation vient de Marx lui-même, de la structure formelle qu’il a donnée au premier chapitre du Capital, où la théorie du fétichisme figure sous un titre à part. Cette structure formelle ne correspond cependant pas à la structure interne et à l’articulation des idées de Marx. La théorie du fétichisme est, per se, la base de tout le système économique de Marx, et en particulier de sa théorie de la valeur. » (Isaac Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, I. La théorie marxienne du fétichisme de la marchandise) De plus, Roubine montre que le fétichisme de la marchandise ne peut pas être interprété comme dans le marxisme traditionnel, comme une simple illusion, une fausse conscience masquant les rapports sociaux. « Marx ne montre pas seulement que les rapports humains sont voilés par des rapports entre les choses, mais en outre que, dans l’économie marchande, les rapports sociaux de production prennent inévitablement la forme de rapports entre les choses et ne peuvent être exprimés autrement qu’au travers de choses. La structure de l’économie marchande fait jouer aux choses un rôle social particulier et extrêmement important et leur fait ainsi acquérir des propriétés sociales particulières. Marx a découvert les bases économiques objectives qui sont à l’origine du fétichisme de la marchandise » (Essai sur la théorie de la valeur de Marx, 2009, p.37) Voir aussi[modifier] Articles connexes[modifier] Économiste Liens externes[modifier] Karl Marx, « Le caractère fétiche de la marchandise et son secret », Le Capital, Livre I, tome I [1] Lire Isaak Roubine, Extrait du Démocratie & Socialisme Bibliographie[modifier] Isaac Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, Maspero, Paris, 1977 (pour la traduction française) ; Essays on Marx’s Theory of Value, Detroit, Black and Red, 1972 (pour la traduction en anglais dont est tirée la traduction française) [2] Roubine Isaak I., Essais sur la théorie de la valeur de Marx, Éditions Syllepse -Paris, 2009. [3] Anselm Jappe, « Avec Marx, contre le travail», dans la Revue internationale des livres et des idées (Rili), n°13, septembre-octobre 2009, qui fait une recension des livres de Isaak I. Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, réédité en 2009 chez Syllepse, et de Moishe Postone, Temps, travail et domination sociale. Une réinterprétation de la théorie critique de Marx, Mille et une nuits, 2009.”,”MADS-597″
“ROUDINE Victor”,”Max Stirner.”,”””Nous ne pouvons pas, faute de place, donner ici l’aperçu de sa critique del l’Etat. Il faut la lire; c’est sous de multiples aspects, employant tour à tour diverses méthodes – psychologique, philosophique, historique – qu’il fait le procès de l’Etat. Ses arguments sont souvent d’une grande force de persuasion. La révolution à venir, ‘sa’ révolution, doit abolir l’Etat; il lui refuse même ce titre de révolution, marquant ainsi son dédain pour toutes les révolutions, qui jusque là se sont bornées à modifier les apparences. Il l’appelle tantôt l”insurrection’, tantôt le ‘crime’. Et on doit convenir que dans sa description de l’insurrection il y a non seulement des éléments d’imagination, mais aussi des éléments qu’on a presque envie de croire observés tant ils ressemblent à la conception de la révolution sociale acquise depuis l’année 1844. “”L’insurrection… c’est l’acte d’individus qui s’élévent, qui se redressent, sans s’inquiéter des institutions qui vont craquer sous leurs efforts… La révolution avait en vue un ‘régime’ nouveau, l’insurrection nous mène à ne plus nous ‘laisser régir’, mais à nous régir nous-même et elle ne fonde pas de brillantes espérances sur les “”institutions à venir””.”” (pag 87)”,”SOCU-158″
“ROUEN Ren”,”China’s Economic Performance in an International Perspective.”,”Ringraziamenti a Jean BONVIN Jean-Claude BERTHELEMY e Angus MADDISON ecc.”,”STAT-085″
“ROUGE’ Jean”,”La navigazione antica.”,”La fine delle flotte da guerra. Le flotte dei barbari (pag 129) ‘All’epoca dei Severi le flotte erano organizzate normalmente, ma non si vede bene quali possono essere state le loro attività nel periodo travagliato che seguì. Da un lato riapparve la pirateria e con essa la vecchia organizzazione di difesa costiera posta sotto l’autorità di un ‘praefectum orae maritame’; dall’altra ci si chiede cosa fossero diventate le flotte militari, quando si vedono nel 256, nel 267 e nel 269 i barbari operare indisturbati nelle acque del Mediterraneo orientale e nel Mar Nero”” (pag 129-130)”,”STAx-006-FSD”
“ROUGERIE Jacques”,”Paris libre 1871. La Commune de Paris par elle-meme. Un acteur: la ville Paris en liberté. Paris en fete. Paris en flamme.”,”ROUGERIE è nato nel 1932 a Nantes. Ex allievo della Ecole Normale superieure, maitre de conferences all’ ISP Institut d’ etudes politiques de Paris, Maitre assistnat d’ histoire alla Sorbona, ha preparato una tesi di dottorato sulla Comune. Ha pubblicato ‘Proces des Communards’.”,”MFRC-077″
“ROUGERIE Jacques a cura, con la collaborazione di Tristan HAAN Georges HAUPT Miklos MOLNAR; saggi di Jacques ROUGERIE Götz LANGKAU Maurice MOISSONNIER Julian P.W. ARCHER Carole WITZIG Carlos SECO SERRANO Edward T. GARGAN Daisy E. DEVREESE Marc VUILLEUMIER Miklos MOLNAR Marcelo SEGALL Michel WINOCK David STAFFORD Janos JEMNITZ Maurice MOISSONIER Jolyon HOWORTH Jacques GIRAULT Jacques NERE’ Boris SAPIR Arthur LEHNING Georges HAUPT Agnes SAGVARI Marie-Claire BERGERE Eugene SCHULKIND Anne ROCHE Robert BRECY”,”1871. Jalons pour une histoire de la Commune de Paris.”,”Saggi di Jacques ROUGERIE Götz LANGKAU Maurice MOISSONNIER Julian P.W. ARCHER Carole WITZIG Carlos SECO SERRANO Edward T. GARGAN Daisy E. DEVREESE Marc VUILLEUMIER Miklos MOLNAR Marcelo SEGALL Michel WINOCK David STAFFORD Janos JEMNITZ Maurice MOISSONIER Jolyon HOWORTH Jacques GIRAULT Jacques NERE’ Boris SAPIR Arthur LEHNING Georges HAUPT Agnes SAGVARI Marie-Claire BERGERE Eugene SCHULKIND Anne ROCHE Robert BRECY Contiene la riproduzione del testo manoscritto canto L’ Internazionale. (Robert Brecy, Un manuscrit de “”L’ Internationale””) (pag 585) Bismarck e la Comune di Parigi. “”Bismarck condusse un tentativo di mediazione presso la Comune. Il colloquio che il suo emissario in Francia, il barone Friedrich von Holstein, ebbe con Cluseret il 25 o il 26 aprile al forte d’ Aubervilliers è già stato raccontato dallo stesso Cluseret nelle sue Memoires. Le carte di Holstein, pubblicate nel 1955, confermano almeno in parte la sostanza di questa colloquio, omettendone degli aspetti importanti. Il biografo di Holstein, N.R. Rich, ha ricostruito il testo di questo colloquio nella sua opera pubblicata nel 1965, fondandosi sulle due fonti già citate, come pure su numerose altre testimonianze. E’ di quest’ opera che fornisco il riassunto che segue. (…) Quando Bismarck ebbe ricevuto, in aprile, un messaggio di Cluseret che desiderava incontrare un rappresentante del governo tedesco, egli vi vide l’ occasione di sapere più estesamente sulla situazione della capitale francese. Prima di tutto, voleva persuadere i capi della Comune della loro situazione disperata e informare sulle chances di successo di un tentativo di mediazione tra Parigi e Versailles. (…)”” (pag 198)”,”MFRC-090″
“ROUGERIE Jacques, presentazione di”,”Procés des communards.”,”ROUGERIE Jacques, normaliano, assistente alla Sorbona (1964) preprara per la tesi di dottorato un’ importante Histoire de la Commune. “”Quasi tutti gli storici che si sono finora interessati agli avvenimenti del 1871, che siano o no marxisti, hanno avuto la principale preoccupazione di rispondere a questa famosa domanda che poneva già Marx: “”Cos’è dunque la Comune, questa sfinge che preoccupa così tanto la comprensione borghese?””. La risposta è, in apparenza, facile. E’ sufficiente interrogare i numerosi testi, dichiarazioni, proclamazioni, che ci ha lasciato la Comune. Ma, ohibò, si sa, ci sono due risposte, due interpretazioni della Comune, quella che chiamamo nella nostra introduzione a questi testi, l’ intepretazione libertaria, e l’ autoritaria. La sfinge sarebbe dunque stata Giano?”” (pag 137)”,”MFRC-098″
“ROUGERIE Jacques”,”Paris insurgé. La Commune de 1871.”,”ROUGERIE Jacques”,”MFRC-144″
“ROUGERIE Jacques, presentazione di”,”Procés des communards.”,”ROUGERIE Jacques, normaliano, assistente alla Sorbona (1964) preprara per la tesi di dottorato un’ importante Histoire de la Commune.”,”MFRC-001-FV”
“ROUGERIE Jacques; MAITRON Jacques; DOMMANGET Maurice”,”Les Sections françaises de l’Association Internationale des Travailleurs (Rougerie, rapport); Les Effectifs de la Première Internationale en France (Maitron, communication); Les Blanquistes dans l’Internationale de la chute de la Commune à la Conférence de Londres (septembre 1871) (Dommanget, communication).”,”Jacques Rougerie, Paris Avvenimenti rivoluzionari degli anni 1870 1871 – La sezione francese dell’ Internazionale esce molto indebolita dall’ultima persecuzione del Secondo Impero di Napoleone III – Durante la Comune di Parigi l’AIT non gioca praticamente alcun ruolo nell’ insurrezione (e neppure in provincia) All’attivo l’Internazionale ha due cose: – L’attività del ministero del Lavoro della Comune e della Commissione del Lavoro e dello Scambio – L’ abbozzo incerto per la soluzione del problema politico nella ‘Dichiarazione della Comune al popolo francese’. E’ su questo testo che Marx si baserà per redigere la sua ‘Guerra civile’ [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-D”
“ROUGERIE Jacques”,”La Commune et les Communards.”,”36 mila detenuti, di cui nessun storico della Comune aveva mai inteso la voce fino all’apertura dei 15.000 dossiers ienditi della giustizia militare. Cosa che ha permesso a J. Rougerie di istruire qui pubblicamente, per la prima volta, il nuovo processo dei Comunardi.”,”MFRC-182″
“ROUILLEAULT Henri”,”Le Japon. Croissance économique et relations du travail.”,”ROUILLEAULT H. è amministratore dell’ INSEE presso la Direction de la Prévision. “”Le rôle de l’Etat. Comme dans l’Allemagne de Bismarck, le rôle de l’Etat est considérable dans le décollage économique du Japon. A partir des recettes de l’impôt foncier et des importations de technologies occidentales fut formé un véritable captialisme d’Etat dans les années 1870 (arsenaux, chantiers navals, mines, construction, ciment, verre, textile…). Les entreprises furent revendues à bas prix lors de la déflation de 1884, les 9/10 des chemins de fer étant, au contraire, nationalisés en 1906 de façon à rationaliser le réseau.”” (pag 112-113)”,”JAPE-020″
“ROUQUIE’ Alain”,”L’ America latina. Introduzione all’ Estremo Occidente.”,”ROUQUIE’ Alain docente universitario e diplomatico è autore di numerosi studi sull’ America Latina contemporanea. Ha pubblicato: ‘Stato militare in America Latina’ (1982), ‘Guerra e pace in America centrale’ (1992). “”Se è vero che anche le dittature muoiono, non è meno vero che agonia e decesso sono in relazione alla congiuntura. Gli effetti della crisi economica e dell’ indebitamento estero sulla base sociale non possono essere trascurati. Regimi che tentavano di legittimarsi tramite i successi economici, o almeno mediante i benefici accordati a certi ceti sociali privilegiati, si ritrovano compromessi e messi a nudo dalla crisi economica””. (pag 174)”,”AMLx-062″
“ROUQUIÉ Alain”,”America Latina. Introduzione all’Estremo Occidente.”,”Alain Rouquié, docente universitario e diplomatico, è autore di numerosi studi sull’America latina contemporanea. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Stato militare in America latina e Guerre e pace in America centrale.”,”AMLx-017-FL”
“ROUSSEAS Stephen, collaborazione di Herman STAROBIN e Gertrud LENZER”,”Grecia contemporanea: dalla crisi della democrazia al colpo di stato alla fuga del re. (Tit.orig.: The Death of Democracy. Greece and American Conscience)”,”Libro dedicato ad Andrea G. PAPANDREU”,”GREx-011″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”Le confessioni.”,”””Tali sono stati gli errori e le colpe della mia giovinezza. Ne ho narrato la storia con una fedeltà a cui il mio cuore è contento. Se in seguito onorai la mia maturità di qualche virtù, le avrei descritte con la medesima franchezza, ed era quanto mi proponevo. Ma devo fermarmi qui. Il tempo può levare non pochi veli. Se il mio ricordo raggiunge la posterità, forse essa conoscerà un giorno quanto avevo da dire. Si saprà allora perché taccio.”” (pag 280) Sinofilia interessata. “”Avevo sempre capito, nonostante le blandizie del padre Berthier, che i gesuiti non mi amavano, non solo perché Enciclopedista, ma perché tutti i miei principi erano ancora più avversi alle loro massime e al loro prestigio della miscredenza dei miei confratelli, giacché fanatismo ateo e fanatismo bigotto, toccandosi nella loro comune intolleranza, possono persino congiungersi,come fecero in Cina (1) e come fanno contro di me; mentre la religione ragionevole e morale, rinnovando ogni potere umano sulle coscienze, non concede più alcuna risorsa agli arbitri di tale potere.”” (pag 591-592) (1) Gesuiti ed Enciclopedisti professavano una sinofilia interessata; i primi dipingendo i virtuosi cinesi come assai vicini agli ideali cristiani, i secondi esaltandone le medesime virtù come tipicamente pagane.”,”FILx-286″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”El contrato social. (1762)”,”ROUSSEAU J.J. (1712-1778)”,”FILx-310″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”Le confessioni.”,”””Ho imparato a dubitare che un uomo, comunque possa essere, se dispone di una grossa sostanza, possa amare sinceramente i miei principi e il loro autore””. (pag 660)”,”BIOx-223″
“ROUSSEAU Frédéric”,”La guerre censurée. Une histoire des combattants européens de 14-18.”,”ROUSSEAU Frédéric, maître de conférences d’histoire contemporaine à l’université Paul-Valery de Montpellier. Membre de l’équipe de recherche ESID (Etats-Sociétés-Idéologies-Défense) du CNRS. “”Pour bien comprendre quel est l’enjeu de ce combat sanitaire, il est nécessaire de s’arrêter à quelques données statistiques. Pour l’armée britannique, ‘The Lancet’ fait état pour l’année 1917 de 54.884 soldats britanniques admis à l’hôpital pour affection vénérienne (214). La même année, Georges Thibierge annonce pour l’armée française des chiffres tout aussi considérables: “”Les éléments de la statistique des maladies vénériennes dans l’armée française sont recueillis seulement depuis l’année 1916. (…) Si on pouvati enregistrer le total des contaminations, on arriverait, je crois, à un chiffre de 4 à 5.000 par mois, soit de 50 à 60.000 par an, ce qui pour trois années de guerre ferait 150.000 à 200.000 contaminations”” (215)”” (pag 313) (214) ‘The Lancet’, oct. 5, 1918, p. 471; (215) Georges Thibierge, ‘La Syphilis et l’armée. Précis de médecine et de chirurgie de guerre’, op. cit.,, p. 9-10″,”QMIP-156″
“ROUSSEAU Pierre”,”Histoire des transports.”,” Marc Seguin: il primo ingegnere delle ferrovie (pag 392)”,”ECOI-006-FP”
“ROUSSEAU Jean-Jacques, a cura di Roberto GATTI”,”Il Contratto Sociale.”,”””L’uomo è nato libero e ovunque si trova in catene””, scrive Rousseau al principio del ‘Contratto sociale’. Scopo dell’opera è indicare attraverso quali vie si possa ripristinare una condizione di libertà senza pensare però ad un ritorno al passato… (dalla prefazione)”,”FILx-001-FMP”
“ROUSSEAU Jean-Jacques a cura di Valentino GERRATANA”,”Discorso sull’ origine e i fondamenti dell’ ineguaglianza tra gli uomini. (1755)”,”””È noto come Marx non abbia mai riconosciuto direttamente una qualsiasi forma di parentela teorica con il pensiero politico russoiano. Si è anche parlato a questo proposito di una «confusa coscienza ch’ebbero del loro debito storico verso Rousseau i fondatori del socialismo scientifico» (1). Tuttavia non solo è lecito porre per il marxismo, nei suoi possibili sviluppi teorici, il problema di un rapporto con Rousseau meno esterno e incidentale di quello che risulta direttamente dai testi di Marx e di Engels, ma occorre anche distinguere, dal punto di vista del giudizio storico, i diversi momenti in cui il processo di sviluppo e di approfondimento delle concezioni di Marx entra oggettivamente in rapporto con la tematica del pensiero russoiano. Nel ‘Contratto sociale’, di cui Marx si occupa meno casualmente che altrove nella ‘Questione ebraica’ a conclusione della sua analisi dei limiti della democrazia borghese (2), vive una tradizione ideologica il cui superamento critico è il primo compito scientifico che lo stesso Marx ha dovuto porsi per aprirsi la strada a una nuova visione della prospettiva di sviluppo della società moderna. Non deve quindi sorprendere se nel separarsi da quella tradizione Marx sente il bisogno di separarsi anche da quel Rousseau, nel quale egli stesso nel primo periodo giovanile, nelle battaglie politiche e culturali della ‘Gazzetta renana’ aveva riconosciuto uno dei rappresentanti di quella «sempre nuova filosofia della ragione» che aveva contribuito a fondare la politica come scienza (3). Nella sostanza questo distacco in Marx è definitivo e negli anni immediatamente successivi sarà anche accentuato dal fastidio per l’utilizzazione retorica che del democraticismo russoiano veniva fatta in quel periodo dal quarantottesco radicalismo piccolo-borghese; fastidio che in qualche momento lo porta perfino a guardare con indulgente compiacimento all’antirussoismo di un Proudhon (4). Più tardi invece, in una nota lettera a Schweitzer del 1865, è proprio nel confronto con Proudhon che Marx rivaluta la statura di Rousseau e la grandezza della sua etica politica: «Si è spesso paragonato Proudhon a J.J. Rousseau. Nulla di più falso»; e al punto di vista piccolo borghese del primo («ciarlatanismo scientifico e accomodamenti politici sono inseparabili da tale punto di vista. Non resterà più che un solo movente, la ‘vanità’ dell’individuo, e allora, come per tutti i vanitosi, non si tratta più che dell’effetto del momento, del successo del giorno») contrappone «quel semplice tatto morale che, ad esempio, preservò Rousseau da qualsiasi compromesso, anche apparente, con i poteri costituiti» (1). Per quanto incidentale, questo nuovo modo di accostarsi a Rousseau non rimane in Marx un fatto isolato. La citazione, nel ‘Capitale’, di una battuta sarcastica dello scritto russoiano sull”Economia politica’ (2), può essere anche considerata, se si vuole, come una semplice «citazione-omaggio»; ma si tratta in ogni caso di un omaggio reso a Rousseau diverso dal teorico della sovranità popolare sulla base di un «contratto» stipulato dalla volontà etica degli uomini associati, diverso cioè da quel Rousseau ricordato con distacco critico in opere come la ‘Questione ebraica’, l”Ideologia tedesca’, e l”Introduzione’ del ’57 a ‘Per la critica dell’economia politica’”” (pag 62-64) [dall’introduzione di V. Gerratana in J.J. Rousseau, ‘Discorso sull’ origine e i fondamenti dell’ ineguaglianza tra gli uomini. (1755)’, Ed. Riun., Roma, 1973] [(1) G. Della Volpe, ‘Rousseau e Marx’, cit., p. 131; (2) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, in K. Marx F. Engels, op. cit., p. 100; (3) Cfr. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di Luigi Firpo, Torino, Einaudi, 1950, pp. 154-155; (4) Nel 1851, occupandosi in alcune lettere a Engels dell’opera di Proudhon ‘Idée générale de la Revolution au XIX siècle’, Marx, pur giudicando severamente il libro, scriveva: «Nei confronti di Louis Blanc ecc., lo scritto è gustoso, particolarmente per gli sfoghi impertinenti contro Rousseau, Robespierre, Dio e la ‘fraternité’ e simili scipitaggini» (e già in una lettera precedente: «Il libro contiene attacchi ben scritti contro Rousseau, Robespierre, la Montagna ecc.». Nella sua risposta Engels non sembra condividere in tutto questo giudizio: «Negli attacchi contro L. Blanc, Robespierre, Rousseau ci sono qua e là delle cose garbate, ma nell’insieme non si può leggere nulla di più pretenzioso e superficiale che la sua critica della politica, p. es. della democrazia…» (cfr. Carteggio Marx-Engels, vol. I, Roma, Ed. Riun., 1950, pp. 270, 284, 285); (5) Lettera di Marx a Schweitzer del 24 gennaio 1865, in Appendice a K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, Roma, Editori Riuniti, 1949, pp. 183-184; (6) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, L. I, trad. di Delio Cantimori, Roma, Editori Riuniti, 1964, (5a ed.), p. 809. Il passo completo di Rousseau che Marx cita parzialmente, riferendo il discorso alla figura del capitalista, è il seguente: «Riassumiamo in poche parole il patto sociale tra i due stati. ‘Voi avete bisogno di me, perché io sono ricco e voi siete povero; facciamo dunque un accordo tra noi: io permetterò che voi abbiate l’onore di servirmi, a condizione che voi mi diate il poco che vi resta in cambio della fatica che sosterrò nel comandarvi» (O.C., III, p. 273). Anche nelle ‘Teorie sul plusvalore’ Marx cita, contro Malthus, Rousseau (cfr. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, vol. III, Torino, Einaudi, 1958, p. 64)]”,”FILx-046-FV”
“ROUSSEL Jacques”,”Les enfants du prophete. Histoire du mouvement trotskiste en France.”,”Nei documenti allegati: – G. MUNIS, La rupture – Natalia TROTSKY, Lettre du Comité executif de la IVe Internationale – Declaration du C.E.I sur la lettre de Natalia Trotsky – Ultime declaration de Natalia Sedova Trotsky – A travers les livres – Les oeuvres de Rosa Luxemburg”,”TROS-044″
“ROUSSEL Jacques”,”Les enfants du prophete. Histoire du mouvement trotskiste en France.”,”Nei documenti allegati: – G. MUNIS, La rupture – Natalia TROTSKY, Lettre du Comité executif de la IVe Internationale – Declaration du C.E.I sur la lettre de Natalia Trotsky – Ultime declaration de Natalia Sedova Trotsky – A travers les livres – Les oeuvres de Rosa Luxemburg”,”FRAP-048″
“ROUSSEL Eric”,”Jean Monnet, 1888-1979.”,”Dottore in diritto, laureato in lettere, Eric ROUSSEL è un critico del Figaro littéraire. E’ autore di una biografia di G. POMPIDOU. Il ciclo del planismo. “”Definite le priorità, resta da forgiare lo strumeno: il Piano. L’ idea, a dire il vero, è nell’ aria da tempo. Prima della seconda guerra mondiale, la prospettiva era stata abbozzata, in particolare da quelli che erano stati chiamati i “”non conformisti degli anni trena””. Dall’ inizio di questi anni, una rivista di alto tenore intitolata ‘Plan’ era sta pubblicata da tre uomini il cui itinerario doveva essere ben diverso: Philippe Lamour, un avvocato che doveva trovare il pieno impiego del suo talento dopo la guerra nella gestione del territorio, Pierre-Olivier Lapie, altro avvocato ma di obbedienza socialista, Hubert Lagardelle infine, che durante l’ Occupazione doveva diventare ministro del lavoro del governo di Vichy. Anteriormente il progetto era stato tratteggiato dal belga Henri de Man, l’ autore di ‘Au-delà du Marxisme’. Jules Romains e qualche amico avevano pubblicato un ‘Piano del 9 luglio 1934’ rimasto celebre; il gruppo X Crise, composto da tecnocrati di alto livello, si era interessato al tema, come pure un altro non conformista degli anni trenta, Georges Roditi, direttore de ‘L’ Homme nouveau’. La cosa è chiara: è stato difficile classificare l’ idea di pianificazione a destra o a sinistra. Il concetto, che veniva alla luce del giorno – con l’ ‘Ere des organisateurs’ di James Burnham-, apparteneva sia all’ ideologia rooseveltiana, alle concezioni di Keynes, alla critica del marxismo fatta da alcuni neo-socialisti.”” (pag 432-433)”,”FRAV-116″
“ROUSSEL Éric”,”Le naufrage. 16 juin 1940.”,”ROUSSEL Éric presidente dell’ Institut Pierre-Mendès-France è l’autore pure di ‘Jean Monnet’ (1996) e di ‘Charles de Gaulle’ (2002). “”Churchill aura une attitude un peu comparable. Officiellement, il condamne l’armistice, mais son ami le général Georges, au cours du procès Pétain, rapportera ses propos sans être démenti: “”L’armistice nous a rendu service. Hitler a commis une faute en l’accordant. Il aurait dû aller en Afrique du Nord, s’en emparer pour poursuivre sur l’Egypte. Nous aurions eu alors une tâche bien difficile”” (1). Et Churchill écrira à Pierre-Etienne Flandin, le 14 novembre 1945: “”La France sous l’accablante fureur de l’irruption germanique a demandé un armistice. Je n’ai jamais adressé de reproche à la nation française pour avoir cédé à une telle nécessité (2)”””” (pag 110) (1) Le 1er aout 1945. Le Procès du maréchal Pétain, op. cit, t. I p 464 (2) SHD, Fonds général Weygand”,”FRAV-150″
“ROUSSEL Jacques”,”I figli del profeta. Storia del movimento trotskista in Francia.”,”””Siamo simili a uomini che tenteranno di scalare una montagna e sui quali cadranno continuamente valanghe di pietre e di neve”” (Trotsky, 1939)”,”TROS-349″
“ROUSSET David PODOLAK Boris e altri, rapporti e testimonianze”,”The Regime of the Concentration Camp in the Post-War World 1945-1953. Four Investigations by the International Commission against Concentration Camp Practices.”,”Composizione della commissione internazionale contro i campi di concentramento: Georges ANDRE’ Mr STOMPS, G. TILLION, Franz BALLHORN, Martin DEHOUSSE, J. DOMENECH, P.J. PRINSEN-GEERLIGS, L. VAN HOEGAERDEN, J. CALMARZA, David ROUSSET (relatore), Theo BERNARD, E. DE BEER DE LAER, André ALERS, Mr DE RAEDT, Jean PASSELECQ. (pag XIII)”,”TEMx-025″
“ROUSSET David, relatore”,”Livre blanc sur les camps de concentration soviétiques.”,”Composizione Commissione Internazionale: (seduta pubblica tenutasi a Bruxelles 21-26 maggio 1951) Presidente M. BALACHOWSKY (France), assessori: Georges ANDRE’ (Belgio), M.e STOMPS (Olanda), giudici: G. TILLION (Francia), Franz BALLHORN (Germania), Martin DEHOUSSE (Belgio), J. DOMENECH (Spagna repubblicana), supplenti: P.J. PRINSEN-GEERLIGS (Olanda), L. Van HOEGAERDEN (Belgio), CALMARZA (Spagna repubblicana), Commissario relatore: David ROUSSET (Francia) Giuristi assistenti del relatore: Theo BERNARD (Francia), E. DE-BEER-DE-LAER (Belgio) Terza udienza, 23 maggio 1951: Deposizione di Boris PODOLAK. Parla tra l’ altro dello sciopero fame organizzato da trotskisti a Vorkuta nel 1936 (pag 73). “”A partire dall’ autunno del 1936, uno sciopero della fame molto importante ebbe luogo a Vorkuta. I detenuti politici erano in una situazione molto brutta, perché erano stati terrorizzati da quelli che si chiamano nella terminologia del campo “”socialmente prossimi””, ovvero dei criminali, dei detenuti comuni, che erano in una situazione privilegiata, perché non li si considerava nemici del regime, com’era il caso dei detenuti politici. Ho avuto conoscenza di casi in cui i criminali strappavano i denti d’ oro ai detenuti politici e gli facevano subire tutta una serie di vessazioni. (…) Queste condizioni di assenza di diritti, questa condizione (…) in cui si era considerati come schiavi, fece sorgere un movimento di protesta. Un gruppo di trotskisti che si trovavano nel campo – gruppo assai importante e ben organizzato dal punto di vista politico- si mise alla testa di questo movimento. Altri gruppi politici si unirono a questo movimento e così la manifestazione potè avere luogo. Così verso la fine del mese di ottobre o all’ inizio del mese di dicembre 1936, i detenuti dichiararono lo sciopero della fame facendo una dichiarazione ufficiale alla terza sezione.”” (pag 73)”,”RUSS-153″
“ROUSSET David”,”L’universo concentrazionario. Con un saggio di Giovanni De Luna.”,”David Rousset (1912-1997), nato a Roanne, nella Loire, giovanissimo militante della Sinistra francese, viene arrestato-nel corso della resistenza-e inviato in un campo di sterminio. Scampato alla morte scrive questo libro, uscito in Francia nel ’46. L’anno successivo pubblica Les jours de notre mort e nel 1948 Le pitre ne rit pas. Da allora si è dedicato con totale coerenza all’analisi dei meccanismi del potere totalitario, dai lager ai gulag: sui campi sovietici pubblica-assieme a Théo Bernard e Gérard Rosenthal, Pour la verité sur les camps de concentration. Altre sue opere sono La société éclatée e, nel 1984, Sur la guerre.”,”GERN-008-FL”
“ROUSSET David, Translated by Alan FREEMAN”,”The Legacy of the Bolshevik Revolution. Volume I of a Critical History of the USSR.”,”David Rousset (1912-1997), nato a Roanne, nella Loire, giovanissimo militante della Sinistra francese, viene arrestato-nel corso della resistenza-e inviato in un campo di sterminio. Scampato alla morte scrive questo libro, uscito in Francia nel ’46. L’anno successivo pubblica Les jours de notre mort e nel 1948 Le pitre ne rit pas. Da allora si è dedicato con totale coerenza all’analisi dei meccanismi del potere totalitario, dai lager ai gulag: sui campi sovietici pubblica-assieme a Théo Bernard e Gérard Rosenthal, Pour la verité sur les camps de concentration. Altre sue opere sono La société éclatée e, nel 1984, Sur la guerre. David Rousset From Wikipedia, the free encyclopedia Jump to navigationJump to search David Rousset (18 January 1912 in Roanne, Loire – 13 December 1997) was a French writer and political activist, a recipient of Prix Renaudot, a French literary award. A survivor of the Neuengamme concentration camp and the Buchenwald Nazi concentration camp, he is famous for his books about concentration camps.[1] Rousset was the first person to use the term “”Gulag”” in the French language, revealing to the French the Soviet system of labor camps. In 1949, learning that while the concentration camps in Nazi Germany had been destroyed, camps still existed in the Soviet Union, he appealed to former inmates of Nazi camps to form a commission to inspect the USSR camps, which became the “”International Commission Against Concentrationist Regimes””. For his efforts he was attacked by Pierre Daix[2] in the French communist newspaper Les Lettres Françaises, which accused him of slandering the Soviet Union, forging the texts of the Soviet laws, and spreading misinformation. Rousset brought libel charges against the newspaper, and in 1951 he won the case. Along with Jean-Paul Sartre, Albert Camus and Gerard Rosenthal, Rousset was a founder of the left-wing Rassemblement démocratique révolutionnaire (Revolutionary Democratic Rally), which called for a European federation on democratic socialist lines.[3] In 1968 he was elected as a deputy to the French National Assembly as a left-wing Gaullist.[1] Bibliography[edit] The Other Kingdom (Reynal & Hitchcock Inc., 1947) Rousset, David (1951) [1st pub. Editions du Pavois:1946]. A World Apart. Translated by Moyse, Yvonne; Senhouse, Roger. London: Secker and Warburg. from L’Univers concentrationnaire (French) “”The Drama of Political Confrontation””, Telos 44 (Summer 1980). New York: Telos Press. Legacy of the Bolshevik Revolution: A Critical History of the USSR, Volume 1 (translated by Alan Freeman; London: Allison & Busby, 1982) The Crisis in the Soviet System (1986)”,”RUSS-100-FL”
“ROUSSET David e altri”,”I condannati del lavoro: Echi dell’inchiesta internazionale di Bruxelles.”,”‘Il 12 novembre 1949 lo scrittore francese David Rousset, ex comunista e reduce dai campi di concentramento nazisti, pubblicò sul ‘Figaro Litteraire’ una lettera aperta in cui denunziava al mondo intero il metodo dei “”campi di concentramento”” e propugnava una inchiesta internazionale i tutti i paesi ove ne esistessero, specialmente in Russia, Jugoslavia e Spagna’ (…) ‘Dopo un minuto di raccoglimento alla memoria dei milioni di uomini morti nei campi di concentramento nazisti, il Cancelliere A. Alers legge le lettere inviate all’Ambasciata dell’Urss a Bruxells dal Segretario del CIRCC (Commissione internazionale contro i campi di concentramento)’ (pag 7) ‘La parola è poi data David Rousset che in forma vigorosa, riassume il regime dei campi di concentramento sovietici (…). Ciò che è inoltre terribile nei campi di concentramento sovietici – termina Rousset – è il fatto che vi sono detenuti, oltre a milioni di uomini e di donne, anche ragazzi: o perchè condannati (nell’Unione Sovietica si diventa penalmente maggiorenni a 12 anni), o perché deportati coi loro genitori, o infine perchè nati nei campi stessi. Appunto per denunciare questo delitto contro l’umanità deve esser fatta luce completa sulle condizioni d’esistenza nei campi sovietici’ (pag 9-10)”,”RUSS-001-FER”
“ROUSSO Henry a cura; saggi di Philippe BURRIN Nicolas WERTH Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Paul GRADVOHL Francois FRISON-ROCHE Andrzej PACZKOWSKI Etienne FRANCOIS Pierre HASSNER Krzysztof POMIAN”,”Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparate.”,”Saggi di Philippe BURRIN Nicolas WERTH Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Paul GRADVOHL Francois FRISON-ROCHE Andrzej PACZKOWSKI Etienne FRANCOIS Pierre HASSNER Krzysztof POMIAN. Il nazismo e i giovani. “”Il partito nazista esercitò un ascendente decisivo almeno su un gruppo, la gioventù; e attraverso questa poté rafforzare il proprio peso nella sfera familiare, dove l’ intrusione era di difficile attuazione. Gli ostacoli alla sua influenza formale furono ben presto eliminati. Persino le associazioni della gioventù cattolica, a lungo protette da Concordato del 1933, vennero sciolte alla vigilia della guerra rendendo il passaggio alla Hitler-Jugend obbligatorio per tutti i giovani tedeschi. (…) I giovani avevano le loro ragioni per lasciarsi sedurre: il regime li adulava presentandoli come l’ avvenire del paese; la concorrenza tra la Hitler-Jugend e la scuola era un’ occasione per giocarle una contro l’ altra; veniva loro offerta l’ opportunità, e questo valeva anche per un certo numero di ragazze, di emanciparsi dalla tutela familiare.”” (pag 175) “”Come dimostra la documentazione oggi disponibile sulla sociologia delle vittime del “”Grande Terrore””, i quadri del Partito e dell’ economia, i militari, i diplomatici, i membri dell’ intelligentsia, gli amministratori e i funzionari di ogni livello rappresentarono soltanto, contrariamente a un’opinione ancora molto diffusa, una piccola minoranza di quei 680.000 individui giustiziati nel 1937-38. Allo stesso modo, per quanto spettacolare e politicamente significativo, l’ arresto di una percentuale spesso assai elevata – da 50 a oltre il 95 per cento – della nomenklatura comunista di una o dell’ altra regione non costituì che un’ esigua frazione dei fermi effettuali nel 1937-38. I dati recenti sulle purghe nell’ esercito mostrano, del resto, come gli ufficiali arrestati (circa 11.000 su 35.000) furono in parte reintegrati nei ranghi dell’ Armata Rossa a partire dal 1939. Parallelamente alla sua dimensione terroristica segreta, il “”Grande Terrore”” ne aveva un’altra, pubblica, meglio conosciuta: quella dei processi pubblici, grandi e piccoli, che, come osserva Anni Kriegel, funzionarono da “”formidabile meccanismo di profilassi sociale””. (pag 106)”,”RUSS-162″
“ROUSSO Henry a cura, Saggi di Philippe BURRIN Étienne FRANÇOIS François FRISON-ROCHE Paul GRADVOHL Pierre HASSNER Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Andrzej PACZKOWSKI Krzysztof POMIAN Nicolas WERTH”,”Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparate.”,”Henry Rousso è direttore di ricerca presso il Centre national de la recherche scientifique e direttore dell’Institut d’histoire du temps présent, entrambi a Parigi. Studioso di storia della seconda guerra mondiale, ha di recente pubblicato La Hantise du passé. Philippe Burrin è professore di storia delle relazioni internazionali all’Institut des hautes études internationales di Ginevra. Éntienne François, storico, insegna all’Università di Parigi I e alla Technische Universität di Berlino. François Frison-Roche, studioso di storia dei Balcani, attualmente si interessa al problema delle transizioni nell’Est. Dal 1996 fa parte del Groupe d’analyse des politiques (GAPP-CNRS). Paul Gradvohl, agrégé di storia, è responsabile delle scienze sociali presso il Centre interuniversitaire d’études hongroises (CIEH) dell’Università di Parigi III. Pierre Hassner è ricercatore associato presso il Centre d’études et de recherches internationales (CERI). Alexandra Laignel-Lavastine, laureata in filosofia, studiosa dei paesi dell’Est, è membro del Laboratoire d’analyse des systèmes politiques (LASP-CNRS) e maitre de conférences all’EHESS. Andrzej Paczkowski, storico, insegna all’Istituto di studi politici dell’Accademia delle scienze polacca di Varsavia ed è membro del consiglio dell’Istituto della memoria nazionale. Krzysztof Pomian, storico, è direttore di ricerca emerito presso il CNRS ed è professore all’Università Nikolaj Kopernik di Torun Polonia. Nicolas Werth, ricercatore all’Institut d’histoire du temps présent (IHTP-CNRS), è studioso di storia dello stalinismo.”,”RUST-076-FL”
“ROUTIER Airy”,”Le fils du serpent. Vie et mort du banquier Stern.”,”Omaggio T. Albertocchi Proverbio turco: “”Celui qui donne et qui reprend, c’est le fils du serpent”” Alain Routier è redattore capo al Nouvel Observateur. Ha pubblicato una biografia di Bernard Tapie, e con Valerie Lecasble sulla vita di Bernard Arnault.”,”FRAE-055″
“ROUTLEDGE Paul”,”Scargill. The Unauthorized Biography.”,”””La tempesta arrivò il 5 mazo 1990. Sotto il titolo “”Scargill and the Libyan Money: The Facts””, il Daily Mirror asserì che Arthur Scargill prese 163 mila sterline dalla Libia per sostenere lo sciopero, ed usò una larga parte di questa somma per pagare i propri debiti personali””. (pag 198)”,”MUKx-100″
“ROUX Jacques VARLET Jean LECLERC Theophile; a cura di Angela GROPPI”,”Gli arrabbiati. La prima antologia italiana dei più avanzati critici della democrazia giacobina.”,”ROUX, VARLET e LECLERC furono i principali esponenti del movimento degli ‘enragés’ che nel corso della rivoluzione francese fu spesso all’avanguardia nella lotta delle masse sanculotte contro il carovita e la corruzione dei pubblici poteri. Critici acerrimi delle grandi concentrazioni di ricchezze e della organizzazione monopolistica del commercio, fautori di una democrazia diretta integrale, sostenitori di un diritto perenne delle masse alla insurrezione, da taluni studiosi sono stati a volte ricondotti sul terreno dell’idea socialista.”,”FRAR-010″
“ROUX Simone”,”La casa nella storia.”,”L’A è docente di storia medievale all’Univ di Parigi.”,”STOS-021″
“ROUX Georges”,”La guerra civile di Spagna.”,”Tra gli organizzatori delle Brigate Internazionali vi era André MARTY, deputato comunista francese “”per la sua spietata ‘liquidazione’ di elementi ‘deviazionisti’ fu detto ‘il macellaio di Albacete'””. GEORGES-ROUX ha voluto scrivere sulla guerra civile senza sacrificare la verità. “”Figlio di un diplomatico, formato negli studi giuridici, dall’ambiente nel quale è cresciuto e dalla pratica legale ha portato nella sua attività di storico e di letterato l’ esperienza politica delle relazioni internazionali, la capacità d’analisi dell’ esegeta, l’ attitudine alla sintesi del patrocinatore, la profonda conoscenza dell’ animo umano che è dote indispensabile dell’ avvocato.(…)””.”,”MSPG-050″
“ROUX Jacques”,”Discours sur les moyens de sauver la France et la liberté. Prononcé dans l’ Eglise Metropolitaine de Paris, dans celes de St. Eustache, de Ste-Marguerite, de Saint Antoine, et de Saint-Nicolas-des-Champs par Jacques Roux, membre de la Societé des Droits de l’ Homme et du Citoyen.”,”””L’ universo sarà libero, e solo i re moriranno schiavi”””,”FRAR-250″
“ROUX Georges”,”Vita di Mussolini.”,”””Il Duce aveva, con prudenza, lungamente esitato. A una prima richiesta di Franco, presentata il 21 luglio a mezzo del suo console generale a Tangeri, il capo del Governo italiano aveva dapprima risposto negativamente. Poi le insistenze, essendo divenute pressanti, esitò. Soltanto il 30 luglio fa partire i primi soccorsi: dodici aeroplani. Accade allora ciò che avviene sempre in simili casi: un intervento straniero ne chiama un altro parallelo e contrario. Tale è la regola delle guerre civili in Europa: esse mettono in moto le passioni ideologiche, sollevano simpatie contraddittorie, s’ indirizzano a solidarietà opposte, scatenano il gioco dei fanatismi e dei contro-fanatismi, irrompono dal piano interno a quello esterno. Ogni conflitto interno tende al conflitto internazionale. Ora al nord dei Pirenei si vedono ostensibilmente formare convogli di materiale bellico, organizzarsi campi di volontari e costituirsi “”Brigate internazionali””. Ciascuno corre a dare aiuto ai correligionari. Si crederebbe d’essere ritornati in pieno XVI secolo quando attraverso le frontiere s’incrociavano protestanti e cattolici. L’ affare spagnolo diventa un affare mondiale.”” (pag 254)”,”ITAF-171″
“ROUX Georges”,”Napoleon III.”,”””Alla nuova disfatta degli austraci, le popolazioni degli Stati pontifici reclamano l’ unione con il resto dell’ Italia. E’ porre la questione del potere temporale dei papi. Prendendo partito per i suoi amici italiani, Napoleone III si alienerà i cattolici francesi fino a quel momento tra i più fermi sostenitori del suo regime. Nello stesso tempo, la vittoria francese inquieta all’ estero. Gli inglesi si mostrano preoccupati di ciò che sembra rivelare una rinascita dello spirito napoleonico; (…)””. (pag 255)”,”FRAD-054″
“ROUX Jean-Paul”,”La Turquie. Géographie, économie, histoire, civilisation et culture.”,” ROUX Jean-Paul del Centre National de la Recherche Scientifique; Louis BAZIN direttore di studio all’ Ecole des Hautes Etudes, professore all’ Ecole des langues vivantes. Islam, Turchia, lingua araba e lingua turca. “”La riforma dell’ alfabeto e della lingua turca s’ispira ad un desiderio vicino: avvicinarsi all’ Europa ed essere più nazionali e nel contempo meno musulmani. I turchi, convertendosi all’ Islamismo, avevano preso agli Arabi il loro alfabeto e una parte del loro vocabolario. Si sa che i caratteri arabi si scrivono da destra a sinistra e dall’ alto in basso. L’ alfabeto arabo usa generalmente le vocali lunghe e omette le vocali brevi. Non possiede tutte le lettere necessarie per trascrivere il turco. Inoltre, la lingua turca dà alle vocali un’ importanza considerevole e dà loro una varietà più grande. La vocali danno alla frase un aspetto essenziale. Così l’ alfabeto arabo non conveniva al suo proprio genio. Era inoltre molto difficile da apprendere, ma è noto che una volta che lo si apprendeva, aveva molte qualità che gli anziani turchi difendono ancora””. (pag 119)”,”TURx-022″
“ROUX Jean-Paul”,”Histoire de l’ Iran et des iraniens. Des origines à nos jours.”,”ROUX Jean-Paul ha dedicato una parte della sua opere allo studio dei popoli d’ Oriente e d’ Asia, come pure ad una storia comparata delle religioni. Tamerlano. Benché siano stati tutti e due grandi conquistatori e grandi massacratori, Gengis Khan e Timur (Tamerlano è il nome occidentalizzato di Timur-i lang, ossia Timur “”lo zoppo””, ndr) non sono comparabili. Tutto li oppone e, se il primo è difficile da analizzare, il secondo ci appare psicologicamente incomprensibile tanto si mostra inconseguente. Evochiamo qui una sola delle loro differenze. Uno era munito di un’ ideale di pace universale, voleva unificare il mondo, e costruì un impero. L’ altro pretendeva di combattere per l’ Islam e non costituì nulla di più che un regno, quello dell’ Iran timuride (Impero Timuride, ndr), dato che non si possono considerare facenti parte di uno Stato i paesi in cui egli non fece che passare””. (pag 362)”,”GOPx-005″
“ROUX Alain”,”Grèves et politiques à Shanghai. Les désillusions (1927-1932).”,”A queste vicende si è ispirato André Malraux nella sua opera ‘La condizione umana’ (1933). Scioperi a Shanghai, autunno 1928. “”Dalle 4 del mattino, il 3 dicembre, 1500 lavoratori sono in sciopero. Picchetti sono messi in opera che distribuiscono dei volantini e spiegano le ragioni dell’ azione. La polizia, da parte sua, è attiva e, dalle 5, prende posizione nella fabbrica ed il retro che non possono essere occupati dagli scioperanti. Lo sciopero è meravigliosamente organizzato. (…) Corrono delle voci, parlano di contatti tra i responsabili sindacali Kuomintang di sinistra e i comunisti della CFTE con i responsabili del Sindacato Generale rosso per estendere lo sciopero alle altre compagnie di trasporto (…). Questo sciopero è si quello di un sindacato del Kuomintang, che entra nella lotta di malavoglia, e cerca di controllare tutte le attività messe in opera dai lavoratori già rotti all’ “”arte dello sciopero””. Di fatto, un conflitto complesso ha luogo tra il 3 e l’ 8 dicembre per il controllo del comitato di sciopero che finirà, come in occasione dello sciopero della BAT un anno prima, per chiamarsi comitato di sostegno allo sciopero, e non comprendere che una minoranza di sindacalisti della CFTE.”” (pag 204-205)”,”MCIx-020″
“ROUX Jean-Paul”,”Histoire des turcs. Deux mille ans du Pacifique à la Méditerranée.”,” Selgiuchidi furono una dinastia turca che deve il suo nome a Seljük morto intorno all’anno 1000. Entrato in contrasto col suo signore, lo yabgu degli Oghuz – una delle tribù turche orientali entrata a far parte della confederazione dei T’ie-lo, o Toquz Oghuz (Nove Clan) – il sübaši Seljük emigrò col suo gruppo nella transoxiana Jand. Suo figlio Isra’il, coinvolto nelle lotte fra Samanidi e Karamanidi, si spostò nei domini ghaznavidi. Espulsi nel 1029, i suoi seguaci si stabilirono infine nel Khorasan, cominciando un’ascesa militare esaltata dalla vittoria conseguita sullo stesso Mahmud di Ghazna a Dandanqan. Il primo elemento di spicco, fondatore di fatto della dinastia, fu Toghrul Beg (1037-1063), nipote di Seljük. Questi riuscì a conquistare la Persia e l’Iraq e fu nominato sultano nel 1055 dal califfo di Baghdad cui egli impose una tutela resa meno gravosa dalla comune fede sunnita contro le mene fatimidi, espresse in quel momento a Baghdad dal comandante militare turcomanno sciita al-Basasiri che, tra il 1056 e il 1059, quasi riuscì a convincere il califfo al-Qa’im ad abdicare e a riconoscere come legittimo califfo di tutta la Umma l’Imam fatimide del Cairo. Suoi successori diretti furono Alp Arslan e Malikshah. (Wiki) Jean Paul ROUX è D di ricerca al CNRS professore all’ Ecole du Louvre e membro dell’ Institut des Etudes turques dell’ Università di Parigi. Ha scritto ‘La Religion des Turcs et des Mongols’ (Payot 1984), ‘Babur, histoire des Grands Moghols’ (Fayard 1986), e ha collaborato alla ‘Histoire de l’ Empire ottoman’ (idem 1989) “”A leggere le cronache, l’ Asia Minore sarebbe stata interamente devastata dalle incursioni dei Turkmeni nel XI secolo in quasi cinquant’ anni. Ora, dall’ inizio del XIII secolo, ossia circa centoventicinque anni dopo, essa era di una estrema prosperità e appariva come una delle regioni più ricche del mondo antico. Una simile ripresa è possibile? Senza dubbio, ma occorrerebbe che tali distruzioni fossero stte più superficiali che profonde: il sistema di irrigazione era rimasto intatto là dove esisteva; le foreste non erano bruciate come accadrà in seguito – ma per altra causa che quella dei nomadi che hanno sempre esitato, incerti davanti alle regioni boscose. La densità della popolazione non è sensibilmente cambiata: con ogni evidenza, molti di quelli che erano fuggiti sono ritornati; molti di più di quanto non si creda sono rimasti. I cristiani di ogni nazionalità hanno preferito le tasse turche alle imposte bizantine, la forza un po’ brutale dei sultani alla debolezza dei basiliani, l’ordine all’ anarchia.”” (pag 187-188)”,”TURx-027″
“ROUX Georges”,”Napoléon et le guêper espagnol.”,”ROUX Georges è anche autore di una ‘Vita di Mussolini’ e di una storia della guerra civile spagnola (1969), di una biografia di Napoleone III. “”Napoleone dichiarerà a Sant’Elena: “”questa disgraziata guerra di Spagna fu la causa prima delle mie disgrazie””. Uno dei maestri del pensiero greco, il legislatore d’Atene, il saggio Solone, diceva che “”i grandi uomini sono sovente la rovina di una nazione””. (in apertura) Perdite umane. Stima perdite francesi 200 mila uomini, spagnoli 500 mila. “”L’écrivain Meynier, très bien disposé à l’égard de tout ce qui touche Napoléon, estime que, dans l’affaire d’Espagne, les morts francais s’elèveraient à soixante-dix mille. A quoi il y aurait lieu d’ajouter ceux des contingents étrangers, plus évidemment ceux de Cadix et de Cabrera. En tout donc à peu près cent mille. La proportion normale donnerait deux cent mille blessés. Ce qui finalement aboutirait à un total de trois cent mille hommes. Le lieutenant-colonel Clerc, lui, pense que nos pertes se sont élevées à quatre cent soixante-treize mille Francais. Ce chiffre me paraît trop fort pour les effectifs engagés. Marbot est un témoin plus direct, au surplus sans aucun motif de partialité dans un sens ou dans l’autre. Voici ce qu’il écrit: “”Dans la péninsule ibérique, les Francais ont eu deux cent mille hommes tués ou morts dans les hopitaux; auxquels il faut joindre les soixante mille perdus par nos alliés de diverses nations. A titre de comparaison, il est intéressant de remarquer que la guerre d’Espagne nous aurait, à nous seuls, coûté exactement deux fois de plus que la guerre 1870 alors que au début du siècle, notre pays était d’un bon tiers, moins peuplé. Quant aux Espagnols, ils calculent que, pour eux, ils auraient, d’une manière ou d’un autre, perdu cinq cent mille des leurs. Pour une population totale de douze millions d’âmes, la saignée se trouverait ainsi très supérieure à celle de la France de 1914 à 1918. On comprend qu’elle ait lassé un terrible souvenir.”” (pag 245)”,”FRAN-078″
“ROUX Alain”,”Le Shanghai ouvrier des Annees Trente: coolies, gangsters et syndicalistes.”,”Publié avec le concours du Centre National des Lettres. ROUX Alain è nato a Nizza nel 1935. Agrégé d’histoire ha insegnato in diversi licei prima di divenire Maitre de conférence d’histoire contemporaine nell’Università Saint-Denis. E’ autore di diverse opere sulla Cina. “”Ce livre présente les ouvriers et les ouvrières de Shanghai, tels qu’ils étaient et non pas tels que les avaient idéalisés Malraux dans sa ‘Condition Humaine’. Il les décrit lors de leurs grèves. Il les montre au travail. Il les suit dans leurs misérables logements. Ils apparaissent désunis, hétérogènes, mal organisés dans des syndicats officiels tenus souvent par des personnages troubles, liés à la pègre de la Triade et aux gangsters qui, tel Du Yuesheng contrôlent la ville. L’immensité de l’océanm paysan entoure ce petit noyau extraordinaire de modernité qu’était le Shanghai des années trente.”” (retrocopertina)”,”MCIx-066″
“ROUX François”,”La Grande Guerre inconnue. Les poilus contre l’armée française.”,”ROUX François, appassionato di storia “”dal basso””, collabora occasionalmente alla rivista ‘Gavroche’. Questo è il suo primo libro. L’estensione e la rapida “”contaminazione””, per riprendere il termine della gerarchia militare, conferisce agli ammutinamenti della primavera del 1917 un carattere di estrema pericolosità per la coesione dell’esercito, il mantenimento dell’autorità dei capi e la sopravvivenza dell’ordine sociale complessivo, quando nello stesso tempo il movimento di scioperi spontanei contro la riduzione del potere d’acquisto si moltiplicano tra gli operai, e coinvolge le fabbriche per la produzione bellica, le banche ecc. I capi militari sono ossessionati dal precedente russo in cui lo zar è stato rovesciato al grido di “”abbasso la guerra!. E’ Petain a svolgere il ruolo decisivo nella repressione”” (pag 251) In primo luogo, il nuovo comandante in capo si affretta a confermare agli ufficiali e sottufficiali che i loro sforzi per sopprimere la ribellione saranno ben “”coperti””. Dobbiamo avere in primo luogo la fedeltà totale degli ufficiali, senza la quale tutto può succedere. Pétain sa che i comandanti delle unità stanno cercando, per quanto possibile, di nascondere le loro difficoltà nell’essere obbediti e evitano che vengano a conoscenza del Generale gli incidenti che evidenziano la loro mancanza di autorità. Pétain vuole le mani libere per effettuare una svolta: ottiene la possibilità di condanna senza indagini, senza testimoni, senza parti, che permette comandanti di compagnia di punire arbitrariamente i ‘colpevoli’ tra gli ammutinati. L’11 giugno, il generale ha ricevuto il permesso di fucilare i soldati senza trasmettere la loro richiesta di grazia. Pétain ha dato l’esempio utilizzando sette volte il suo diritto di far fucilare immediatamente il condannato, e ha raccomandato ripetutamente a Poincaré di rifiutare richieste di grazia, anche contro il parere del comandante in questione (pag 252-253) “”L’homme orchestre de la répression de la répression des mutineries est le général Pétain, et on peut conjecturer que sa stratégie a sauvé l’armée française du chaos au printemps 1917. Pétain n’a nullement la réputation d’être un chef laxiste. Il a lui-même fait procéder depuis 1914 à des exécutions sommaires “”pour l’exemple””, et ses consignes de sévérité adressées aux officiers supérieurs n’ont rien à envier à celles de Joffre (208). Lorsqu’il prend la place de Nivelle en tant que commandant en chef, le 15 mai, les mutineries s’étendent déjà dangereusement. Quoiqu’en dise l’ètait-major qui attribue la responsabilité des troubles à “”une organisation générale venant de Paris sous l’instigation des Allemands, tendant à livrer la France à l’ennemi”” (209), Pétain sait parfaitement que les mutins n’ont pas de plan et pas de mot d’ordre. Il comprend qu’une répression mal maîtrisée, comme auraient pu l’appliquer Joffre ou Nivelle, risquerait de donner au mouvement la cohésion qui lui manque: “”Une aveugle brutalité dans l’application de sanctions impitoyables risquait de provoquer le soulèvement général de millions d’hommes exaspérés, vague irrésistible qui eût tout balayé sur son passage”” (210). Sa stratégie s’appuie sur un principe simple: isoler les “”radicaux”” qui réclamant la fin de la guerre et contestent l’autorité des chefs en répondant positivement aux principales revendications matérielles de l’ensemble des biffins. Tout d’abord, le nouveau commandant en chef s’empresse de confirmer aux officiers et sous-officiers que leurs initiatives pour réprimer la rébellion seront bien “”couvertes””. Il faut avant tout s’assurer de la fidélité totale des gradés, sans laquelle tout peut basculer. Pétain sait que les chefs d’unités tentent, dans la mesure du possible, de cacher leurs difficultés à se faire obéir et qu’ils évitent soigneusement que des incidents soulignant leur manque d’autorité parviennent à la connaissance des généraux: “”Lors des incidents récents, le commandement ne semble pas avoir fait tout son devoir. Certains officiers ont caché à leurs supérieurs les indices du mauvais exprit qui régnait dans leur régiments. D’autres n’ont pas montré dans la répression l’initiative et l’énergie voulues… L’inertie équivaut à de la complicité. Le général en chef a décidé de prendre contre les pusillanimes toutes les sanctions nécessaires. Il couvrira par contre de son autorité, tous ceux qui feront preuve de vigueur et d’énergie dans la répression (211)””. Deuxièmement, Pétain entend avoir les mains libres pour mener la reprise en main: il obtient dès le 1er juin la suppression de l’instruction préalable pour les procès en mutinerie; les conseils de guerre jugeront sans enquête, sans témoins, sans pièces, ce qui permet aux commandants de compagnies de désigner arbitrairement des coupables parmi les mutins… Le 11 juin les généraux reçoivent l’autorisation de faire exécuter des condamnés sans transmettre leur recours en gracê. Pétain lui-même donne l’exemple en utilisant sept fois son droit de faire fusiller immédiatement des condamnés, et il recommande à plusieurs reprises à Poincaré de rejeter des demandes de grâce, y compris contre l’avis du chef de corps concerné (212)”” (pag 251-252) (208) Frédéric Rousseau, La guerre censurée, p. 91; Marechal Fayolle, Carnets secrets de la Grande-Guerre, p. 79 (209) Général Franchet D’Espérey, cité par Pierre Miquel, La Grande Guerre, p. 412 (210) Henri Carré, liutenant-colonel, Les Grandes Heures du général Pétain, et la crise du moral, s.l., Editions du Conquistador, 1952, p. 105 (211) Pierre Miquel, La Grande Guerre, p. 416 (212) Guy Petroncini, p. 739 e Henri Castex, p. 76-85 In primo luogo, il nuovo comandante in capo si affretta a confermare agli ufficiali e sottufficiali che i loro sforzi per sopprimere la ribellione saranno ben “”coperti””. Dobbiamo avere in primo luogo la fedeltà totale degli ufficiali, senza la quale tutto può succedere. Pétain sa che i comandanti delle unità stanno cercando, per quanto possibile, di nascondere le loro difficoltà nell’essere obbediti e evitano che vengano a conoscenza del Generale gli incidenti che evidenziano la loro mancanza di autorità. Pétain vuole le mani libere per effettuare una svolta: ottiene la possibilità di condanna senza indagini, senza testimoni, senza parti, che permette comandanti di compagnia di punire arbitrariamente i ‘colpevoli’ tra gli ammutinati. L’11 giugno, il generale ha ricevuto il permesso di fucilare i soldati senza trasmettere la loro richiesta di grazia. Pétain ha dato l’esempio utilizzando sette volte il suo diritto di far fucilare immediatamente il condannato, e ha raccomandato ripetutamente a Poincaré di rifiutare richieste di grazia, anche contro il parere del comandante in questione.”,”QMIP-155″
“ROUX Jean-Paul”,”Storia dei Turchi. Duemila anni dal Pacifico al Mediterraneo.”,”Roux è direttore di ricerche presso il CNRS. Ha scritto pure ‘La religione dei turchi e dei mongoli’.”,”TURx-006-FL”
“ROUX Alain”,”La stratégie léniniste de la grève en Chine: essai de bilan.”,”Tabella su frequenza intensità scioperi e serrate nella Grande Shanghai, 1918-.1932 (pag 129)”,”MCIx-069″
“ROUX Georges”,”La guerra civile di Spagna.”,”Tra gli organizzatori delle Brigate Internazionali vi era André Marty, deputato comunista francese “”per la sua spietata ‘liquidazione’ di elementi ‘deviazionisti’ fu detto ‘il macellaio di Albacete'””. Georges-Roux ha voluto scrivere sulla guerra civile senza sacrificare la verità. “”Figlio di un diplomatico, formato negli studi giuridici, dall’ambiente nel quale è cresciuto e dalla pratica legale ha portato nella sua attività di storico e di letterato l’ esperienza politica delle relazioni internazionali, la capacità d’analisi dell’ esegeta, l’ attitudine alla sintesi del patrocinatore, la profonda conoscenza dell’ animo umano che è dote indispensabile dell’ avvocato.(…)””.”,”MSPG-003-FER”
“ROUX Alain”,”Les historiens chinois et le mouvement ouvrier. Un début de réévaluation.”,”Alain Roux è ‘Maitre de conférences’ all’Università Paris VIII. Tra gli storici occidentali sul movimento operaio cinese vengono citati: Lynda Schaffer (1), Gail Hershatter (2), Emily Honig (3) e per il processo riformatore nel movimento operaio Andrew G. Walder (4). (1) – Mao and the workers: the Hunan labor movement, 1920-27, New York, 1982 (2) – THe workers of Tianjin, 1900-1949, Stanford, 1986 (3) – Sisters and strangers: women in the Shanghai cotton mills, 1919-1949, Stanford 1986 (4) – Communist neo-traditionalism: work and authority in Chinese industry, Univ. Calif. Press, Berkeley, 1986″,”MCIx-002-FGB”
“ROVAN Joseph”,”Bismarck, l’Allemagne et l’Europe unie 1898 – 1998 – 2098.”,”ROVAN è stato professore di civilizzazione tedesca alle Univ di Vincennes e di Paris III. Ha pubblicato molte opere e articoli tra cui: -Histoire politique des catholiques allemands. -Histoire de la socialdemocratie allemande. -L’Allemagne n’est pas ce que vous croyez -France-Allemagne: le bond en avant (con Jacques DELORS e Karl LAMERS)”,”GERx-044″
“ROVAN Joseph”,”Histoire de la social-democratie allemande.”,”Jacques ROVAN, storico e germanista, insegna all’ Università di Parigi VIII (Vincennes). A lui si devono già numerose opere sulla Germania su cui è specialista tra i più ascoltati.”,”GERV-031″
“ROVAN Joseph”,”Histoire de l’ Allemagne des origines à nos jours.”,”””L’ abbiamo già detto: se la Germania si sentisse rifiutata dalla Francia, se la costruzione europea si arrestasse, allora si orienterebbe piuttosto verso una relazione privilegiata ed esclusiva con gli Stati Uniti. Su tutti i piani, l’ Europa dell’ Est e la Russia saranno, ancora per lungo tempo, un teatro di operazioni secondario anche per una Germania che noi avremmo così rinchiuso su se stessa. La Germania unita, con i suoi 80 milioni di abitanti, il suo territorio serrato, la sua natalità tra le più basse del mondo, non sarà sempre che una grande potenza media, anche quando avrà finito l’ immenso compito dello sviluppo dei Lander dell’ ex DDR. L’ idea che un tale paese possa mantenere un ruolo indipendente nel gioco delle superpotenze vere del XXI secolo si situa al di là delle frontiere del realismo, anche se può costituire in se stessa una realtà””. (pag 924) “”In breve, la Germania unita è allo stesso tempo forte e dipendente. Questa dipendenza verso i suoi partners di tutti i generi è creatrice di solidarietà che si oppongono alle tendenze indipendentiste e alle illusioni neutraliste.”” (pag 925) “”Perciò come dice in modo eccellente Edgar Morin, che si tratti di Stati-nazione dell’ Europa o dell’ insieme dei popoli della Terra: l’ umanità intera è ormai spinta alla scelta tra l’ associazione o la barbarie. Una barbarie che condurrà dritto – e rapidamente, all’ autodistruzione generale””. (pag 926)”,”GERx-092″
“ROVAN Joseph a cura; saggi di Michel HUBERT Roland EDIGHOFFER René LASSERRE Manfred GANGL Ingeborg SCHWARZ Hans Manfred BOCK Gilbert KREBS Eva CARSTANJEN Marc THURET”,”La social-democratie dans l’Allemagne imperiale.”,”Contiene i paragrafi: ‘La critique du réformisme par Karl Marx et Frédrich Engels (pag 153-), ‘La révision de la théorie de Marx par Eduard Bernstein’, ‘La critique du révisionnisme par Rosa Luxemburg et Karl Kautsky’, ‘La révision de la dialectique marxiste’, in capitolo di Manfred GANGL ‘La querelle du révisionnisme au sein de la social-démocratie allemande’ (pag 151-169) “”Engels en vint même à placer ses espoirs dans la loi antisocialiste de Bismarck (‘Gesetz gegen die gemeingefährlichen Bestrebungen der Soziademokratie, 1878): elle aiderait le parti à se débarrasser de ses illusions sur la “”lutte lègale”” et la “”voie parlementaire”” et le pousserait à une orientation plus révolutionnaire. Mais les propositions concernant l’orientation politique du ‘Sozialdemokrat’, futur journal du parti en exil, qui avaient été formulées entre autres par Eduard Bernstein, allaient dans un sens diamétralement opposé. “”C’est maintentant sous la pression de la loi contre les socialistes que le parti doit montrer qu’il n’est pas prêt à prendre le chemin sanglant de la révolution violente, mais celui de la légalité, c’est-à-dire de la réforme”” (1). Marx et Engels virent dans ces propositions l’abandon de toute opposition radicale au profit de “”rapiéçages réformistes et petits-bourgeois””. Bien que finalement le parti, lors de son congrès en exil, en 1880, eût aussi admis les formes de lutte illégales en supprimant la mention “”légal”” du passage concerné du programme de Gotha, il exclut les militants anarchistes qui rejetaient catégoriquement les formes de lutte légales. Quant aux “”Jeunes”” de l’opposition de gauche, ils se révoltaient également contre l’autoritarisme et le “”réformisme petit-bourgeois”” du groupe parlementaire au ‘Reichstag’ – ce qui n’empêcha pas Engels de critiquer leur impatience révolutionnaire en leur signifiant qu’ils feraient mieux de placer leur confiance dans la “”lutte fraîche et joyeuse du prolétariat contre la loi antisocialiste et dans le fait que l’essor économique saperait de plus en plus vite la base de l’élément petit-bourgeois”” (2). Après avoir condamné les tendances gauchistes des “”Jeunes””, cette “”révolte d’étudiants””, et leur “”marxisme volontairement déformé””, Engels intervint de nouveau contre la direction du parti en critiquant le projet de programme élaboré après l’abrogation de la loi antisocialiste en 1890 et finalement adopté à Erfurt en 1891. Bien que Karl Kautsky se soit chargé d’en rédiger la partie théorique, ce qui représentait une victoire de l’aile marxiste sur le courant lassaléen, la partie pratique formulée par Eduard Bernstein avait fait d’importantes concessions au réformisme. Engels saisit alors l’occasion de “”fustiger l’idée de laisser se développer la vieille saloperie capitaliste pour arriver à une société socialiste”” (Engels, M/E, p. 517) – et de souligner, comme Marx vis-à-vis du programme de Gotha, que les revendications politiques du programme d’Erfurt ne seraient compatibles qu’avec une constitution démocratique et républicaine”” [Manfred Gangl, La querelle du révisionnisme au sein de la social-démocratie allemande] [in ‘La social-democratie dans l’Allemagne imperiale’, a cura di Joseph Rovan, 1985] (pag 154-155) (1) Cit. d’après M/E, p. 385sq. (lettre circulaire de Marx et Engels à W. Liebknecht, Bracke et al. du 17-18/9/1879 (2) Engels MEW 22, p. 84″,”MGEx-221″
“ROVATTI Pier Aldo”,”Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser.”,”ROVATTI (1942) si è laureato con Enzo PACI all’Univ degli Studi di Milano. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia.”,”MADS-155″
“ROVATTI Pier Aldo a cura”,”Dizionario Bompiani dei Filosofi contemporanei.”,”ROVATTI (1942) si è laureato con Enzo PACI all’Univ degli Studi di Milano e attualmente insegna storia della filosofia contemporanea all’ Università di Trieste. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia: – ROVATTI Pier Aldo, Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser. FELTRINELLI. MILANO. 1973 pag 205″,”REFx-070″
“ROVATTI Pier Aldo TOMASSINI Roberta VIGORELLI Amedeo”,”Bisogni e teoria marxista.”,”ROVATTI Pier Aldo TOMASSINI Roberta VIGORELLI Amedeo Contiene il saggio di Amedeo Vigorelli: ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx (pag 173-246) “”Dalla crisi come “”errore di calcolo”” all’armonicismo economico, che evidenzia la capacità capitalistica a mettere in atto le “”controtendenze”” necessarie, l’ideologia borghese esalta la parte “”sana”” del capitale contro le sopravvivenze parassitarie e la speculazione. A questa visione dicotomica Marx contrappone il carattere unitario della produzione borghese, quale si rivela appunto nella crisi: “”nella crisi generale di sovrapproduzione la contraddizione non è tra le diverse specie di capitale produttivo, ma tra capitale industriale e capitale di prestito, ossia tra il capitale direttamente coinvolto nel processo di produzione e il capitale che compare in forma (relativamente) autonoma come denaro al di fuori di esso”” (K. Marx, Lineamenti , II, p. 16). Alla tesi socialista di una ‘produzione proporzionata’, Marx contrappone la necessità delle sproporzioni come tendenza altrettanto inevitabile: “”se la tendenza del capitale è quella di ripartirsi in giuste proporzioni, sua necessaria tendenza – dal momento che stimola senza limiti pluslavoro, superproduttività, superconsumo, ecc. – è altrettanto ‘quella di andare al di là della proporzione'”” (Ibid., II, p. 17). L”excursus’ dei ‘Grundrisse’ sembra dunque confermare quanto Marx scrive altrove sulle ‘crisi da sproporzioni’. Ma rispetto al ‘Capitale’ troviamo una formulazione meno rigida della tendenza”” [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977] (pag 220-221) “”L’interesse di Marx per la ‘crisi’ nei ‘Grundrisse’ è la diretta espressione di un bisogno di organizzazione e di militanza politica che torna a manifestarsi dopo la crisi dei primi Anni Cinquanta. Se nel ritirarsi dalla lotta politica per rientrare nella stanza di studio Marx aveva dichiarato: “”una nuova rivoluzione è possibile soltanto in seguito a una nuova crisi. Ma è anche altrettanto sicura quanto questa””; ora che le prime avvisaglie della crisi monetaria si sono trasformate in un ‘general downbreak’ della produzione borghese, l’esigenza di una “”apparizione in pubblico”” è divenuta una precisa esigenza politica. Ma rispetto alle indicazioni contenute in ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, i ‘Grundrisse’ presentano accenti nuovi e offrono elementi per una più matura teoria dell’organizzazione. Oltre a un giudizio più articolato sulla società borghese (che si esprime già negli articoli della ‘New York Daily Tribune’, assieme a una nuova consapevolezza internazionalistica) (90) troviamo le premesse teoriche per un discorso sulla maturità del comunismo. Se lo sviluppo degli Anni Cinquanta ha tolto ogni prospettiva politica tanto alla illusione democratica quanto alla via cospirativa, la rivoluzione del capitale ha preparato un terreno di scontro più avanzato, in cui si affrontano la società del capitale, unificata dal mercato mondiale in misura prima sconosciuta, da un lato e il lavoro astratto dall’altro, e che richiede nuove soluzioni di partito. Se ‘Le lotte di classe in Francia’ contenevano una ‘teoria della spontaneità’ in qualche modo legata a una fase ormai superata dello sviluppo del capitale, i ‘Grundrisse’ leggono nella tendenza ormai dispiegata le premesse di una ‘teoria del comunismo’. Il richiamo alla funzione pedagogica della sconfitta rivoluzionaria e alla necessità di una “”lunga marcia”” del proletariato rivoluzionario dentro la società del capitale, che gli scritti storico-politici dei primi Anni Cinquanta registravano, lasciano il posto nei ‘Grundrisse’ all’anticipazione di un ‘bisogno di comunismo’ ormai presente in tendenza. Se al processo di Colonia Marx ed Engels sottolineavano l’immaturità del proletariato tedesco, nella ripresa dei rapporti di Marx con Lassalle per la pubblicazione della sua “”Economia””, si legge l’ansia di riproporsi allo stesso pubblico tedesco nella maturità di un progetto strategico che deve bruciare le tappe di fronte all’incalzare della crisi”” [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977] (pag 215-216) “”Rispetto a questa tematica risulta decisiva l’interpretazione del celebre “”frammento sulle macchine””, in cui Marx si spinge ad esplorare la tendenza storica nella sua massima tensione dialettica, fino a ipotizzare un passaggio ‘diretto’ dal capitalismo al comunismo. E’ proprio il “”frammento”” a rivelare le ambiguità del discorso del III libro del ‘Capitale’ sul regno della necessità e il regno della libertà. L’applicazione al “”frammento”” delle più mature categorie del ‘Capitale’ (che è stata tentata da alcuni, con evidenti limiti ideologici), ne suggerisce infatti una lettura in chiave oggettivistica, che giunge infine a delle conclusioni contraddittorie. Da un lato l’ideologia del progresso (e quindi della neutralità) delle forze produttive, l’idea di un fiorire spontaneo della libertà sulla necessità dominata che, nella prospettiva di una transizione diretta al comunismo già dentro il capitalismo, appare garantito dalle stesse potenzialità positive della tecnica e dell’automazione. Dall’altro l’utopia di un libero sviluppo della individualità che, nella stessa prospettiva di un passaggio diretto dal capitalismo al comunismo, appare priva di ogni concreta fondazione materialistica e quindi come salto, utopia o, peggio, retorica umanistica. L’inapplicabilità al “”frammento”” della dialettica necessità-libertà così come si configura nel III libro del ‘Capitale’, risulta anzitutto dal diverso contesto di discorso che relativamente alla tematica del comunismo le due versioni forniscono. E’ stato detto che nei ‘Grundrisse’ Marx tiene ferma un’idea di autorealizzazione dell’individuo, di universalità di stampo quasi goethiano, che nel ‘Capitale’ vien meno (cfr A. Heller, op. cit., p. 119). Non si tratta semplicemente di un’eredità utopistica della ‘Ideologia Tedesca’ (l’uomo cacciatore, pescatore, pastore, critico ecc.), che verrebbe superata nell’opera definitiva, ma di una diversa concezione del comunismo e del sistema dei bisogni ad esso corrispondente. L’idea di comunismo cui i ‘Grundrisse’ (e in parte la ‘Critica del programma di Gotha’) fanno riferimento, implica non solo la fine dello sfruttamento capitalistico, ma una trasformazione radicale del ‘modo’ dell’attività produttiva e della stessa struttura dei bisogni. Cessa l’egemonia del lavoro fisico e astratto su quello mentale, e con essa la sussunzione dell’individuo sotto una forma sociale di divisione del lavoro. Cessa la distinzione tra lavoro necessario e pluslavoro (che non ha più senso per l’individuo), e un lavoro sempre più ricco e complesso (‘travail attractif’) diventa un ‘bisogno vitale’ per l’individuo e per la società: “”il risparmio di tempo di lavoro equivale all’aumento di tempo libero, ossia del tempo dedicato allo sviluppo pieno dell’individuo, sviluppo che a sua volta reagisce, come massima produttività, sulla produttività del lavoro (…) il tempo libero – che è sia un tempo di ozio che tempo per attività superiori – ha trasformato naturalmente il suo possessore in un ‘soggetto diverso’, ed è in questa veste di soggetto diverso che egli entra poi anche nel processo di produzione immediato. Il quale è, insieme, disciplina, se considerato in relazione all’uomo che diviene, ed esercizio, scienza sperimentale, scienza materialmente creativa e oggettivantesi, se considerato in relazione all”uomo divenuto’, nel cui cervello esiste il sapere accumulato della società”” (K. Marx, Lineamenti, II, p. 410). Ben diversa è la prospettiva che emerge dal secondo e terzo libro del ‘Capitale’, dove è proprio la possibilità di distinguere (da parte della società dei produttori associati) tra il lavoro socialmente necessario e il pluslavoro, che fonda il passaggio comunista dalla necessità alla libertà. Questa prospettiva (apparentemente più realistica) si fonda sull’ipotesi di una riduzione di tutto il lavoro sociale a ‘lavoro semplice’, come tale misurabile ancora in unità di tempo, in qualche modo esclusa dal “”frammento””. In questa seconda ipotesi, il permanere di una sfera di necessità (il lavoro come ‘dovere sociale’ riconosciuto), accanto e come base del regno della libertà, risulta comprensibile”” (pag 226-228) [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977]”,”TEOC-609″
“ROVATTI Pier Aldo”,”Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser.”,”Pier Aldo Rovatti (1942) si è laureato con Enzo Paci all’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia pubblicando saggi su Sartre, Husserl, Trna Duc Thao, Marcuse, Althusser. Ha fatto parte del comitato di direzione della rivista ‘Aut Aut’. E’ autore pure di ‘La dialettica del processo’ (Milano, 1969).”,”TEOC-173-FF”
“ROVELLI Marco”,”Lavorare uccide.”,”ROVELLI Marco (Massa, 1969) ha pubblicato nel 2006 ‘Lager italiani’. E’ un musicista, autore di canzoni e narratore, poeta. L’autore cita il ‘Rapporto annuale sull’andamento infortunistico’ dell’ INAIL “”Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8100 addetti: questi i calcoli del rapporto Eurispes. Che dà altri dati chiave. L’età media di chi muore sul lavoro è di trentasette anni. Le donne sono una su quattro infortunati, il 7,7 delle morti.”” (pag 222) Incidenti mortali per paese. 2004 Italia 944 Francia 743 Germania 804 Gran Bretagna 215 Spagna 695 1994 Italia 1325 Francia 928 Germania 1542 Gran Bretagna 260 Spagna 1133 fonte Eurostat reperibili su www. liberarete.it”,”CONx-184″
“ROVELLI Riccardo”,”Macroeconomia Europea. Guida allo studio della macroeconomia di Mankiw.”,”Riccardo Rovelli è professore di Economia dell’integrazione europea e di Economia monetaria all’Università di Bologna, dove insegna dal 1997.”,”ECOT-153-FL”
“ROVERI Alessandro”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo. Capitalismo agrario e socialismo nel Ferrarese (1870-1920).”,”ROVERI Alessandro (Cattolica 1929) è docente di storia moderna e contemporanea presso l’ Università di Roma. Ha collaborato fin dai primi numeri alla rivista ‘Critica storica’. COmandata fra il 1965 e il 1970 presso l’ Istituto Storico italiano per l’ età moderna e contemporanea, che lo ha incaricato di pubblicare i carteggi relativi alla diplomazia romana del 1814-15.”,”MITT-093″
“ROVERI Alessandro”,”Giovinezza e amori di Anna Kuliscioff. Romanticismo e socialismo di una grande femminista.”,”””Il più stupido di tutti gli errori si ha quando delle teste giovani e assennate credono di perdere la loro originalità riconoscendo il vero che è già stato riconosciuto da altri””. Goethe “”Mentre i suoi compagni lottavano vittoriosamente alla Camera contro i progetti liberticidi del governo, Filippo (Turati), grazie a un nuovo indulto, uscì dal carcere il 4 giugno 1899. Si rimise subito al lavoro nelle stanze di “”Critica Sociale”” accanto ad Anna (Kuliscioff), e nel riprender in mano la penna pensò al monaco spagnolo docente di teologia che, restituito a libertà dopo lunghi anni vissuti in una fortezza araba, subito era risalito in cattedra e “”riaperto il testo alla pagina a cui lo aveva lasciato prima del sofferto sequestro di persona, aveva ripreso tranquillamente il suo dire colla consueta formula introduttiva: ‘Heri dicebamus’.”” (pag 71)”,”MITS-287″
“ROVERI Alessandro”,”Il socialismo tradito. La sinistra negli anni della guerra fredda.”,”Alla memoria di Tristano CODIGNOLA ROVERI Alessandro insegna storia del Risorgimento presso l’ Università di Ferrara. Tra le sue pubblicazioni più recenti: ‘Le cause del fascismo. Origini storiche del regime reazionario di massa in Italia e Germania’ (Bologna, 1985), ‘Da Versailles ad Hitler. Breve storia della repubblica di Weimar’ (Milano, 1991), ‘Giovinezza e amori di Anna Kuliscioff’ (1993). “”Checché ne pensassero i liberali del Mondo, tra il 4 e l’ 8 dicembre 1949 , nel Congresso di riunificazione di Firenze, Codignola, Calamandrei, Valiani, Garosci, Vittorelli, Silone, Romita, Mondolfo, Faravelli, Zagari, Noventa, Matteo Matteotti, Giorgio Spini, Valcarenghi e Vassalli, per dire soltanto dei più noti, fondarono il Partito Socialista Unitario (PSU). Furono giornate memorabili, per i loro protagonisti, e per tutti i democratici che li seguivano di lontano. Giungevano a convivenza organizzativa le tradizioni e i percorsi che, nelle loro diverse, tormentate vicissitudini passate, rappresentavano l’ aristocrazia della sinistra italiana democratica e progressista, quella che non aveva accettato compromessi né subito ricatti, e della quale purtroppo il paese, prima ancora che i convitati di pietra del PSLI, non si dimostrò degno: il liberalsocialismo, l’ europeismo socialista, la tradizione riformista di Turati e di Anna Kuliscioff, l’ umanesimo laico, l’ autonomismo socialista, Giustizia e Libertà. E non era per caso che sulla parete di fondo della sala comunale del congresso campeggiasse un grande ritratto di Carlo Rosselli. Si trattava, certo, di una nobile accademia di intellettuali che, anche se i Romita e i Matteotti e i Mondolfo avevano collaudati rapporti con la base operaia, era ancora priva di quel seguito di massa proletaria e piccolo-borghese che Panfilo Gentile giudicava utopistica (anche perché era interessato a contendere al PSU il consenso delle classi medie). Ma tra il rinunciatario servilismo di Saragat nei confronti della DC e il rinunciatario servilismo di Nenni nei confronti del PCI, lo spazio c’era.”” (pag 84-85)”,”ITAC-098″
“ROVERI Alessandro; testi antologici di A. GRAMSCI F. SIRUGO A.C. JEMOLO G. GENTILE A. OMODOEO G. CANDELORO D. MACK SMITH”,”Camillo Benso di Cavour.”,”Testi antologici di A. GRAMSCI F. SIRUGO A.C. JEMOLO G. GENTILE A. OMODOEO G. CANDELORO D. MACK SMITH ROVERI Alessandro libro docente di storia contemporanea incaricato di storia moderna nell’Università di Ferrara (1977). Ha scritto ‘Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo’, ‘La Santa Sede tra Rivoluzione francese e Restaurazione’, ‘Le origini del fascismo a Ferrara’ ecc.”,”ITAB-286″
“ROVERI Alessandro VUILLEUMIER Marc relazioni; GALBIATI Piera BRAVO Gian Mario DEGL’INNOCENTI Maurizio SERENI Umberto ANTONIOLI Maurizio FURIOZZI GianBiagio SANTI Fedele REGGIANI Gino comunicazioni; PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo ARBIZZANI Luigi RIOSA Alceo CASALI Luciano BRAVO Gian Mario interventi; Alessandro ROVERI conclusioni”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia nel periodo della Seconda Internazionale.”,”Il saggio di M. Vuilleumier è in francese.”,”MITT-195″
“ROVERI Alessandro”,”Le origini del fascismo a Ferrara, 1918-1921.”,”Nato a Cattolica nel 1929, Alessandro Roveri si è laureato a Bologna in Lettere moderna. Ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Ferrara (1974). Ha pubblicato due volumi di documenti diplomatici per l’Istituto Storico Italiano per l’età moderna e contemporanea. Il fascismo agrario e la demogogia agraria”,”ITAF-008-FP”
“ROVIGHI Alberto, Gen.D., con la collaborazione di Pier Luigi BERTINARIA, Col.s.SM”,”Esperienze di guerra rivoluzionaria. Il conflitto civile greco (1946-1949).”,”Contiene il paragrafo: I Capi politici e militari del KKE (pag 49) “”Marcos Vaphiadis è stato indubbiamente la figura migliore del movimento rivoluzionaro greco. (…) Ma, al dunque, egli non riuscirà ad influenzare sensibilmente gli avvenimenti: come politico egli non aveva grande influenza nel Partito che risultava tutto di Zachariadis; come militare doveva cercare di attuare direttive e decisioni in cui non credeva; infine; veniva allontanato dal Comando e non veniva fisicamente eliminato solo per la fama precedentemente acquistata.”” (pag 50) Marcos o Markos Vaphiadis o Vafeiadis Bibliografia: – General Markos by Dragan Kljakic ( Book ) Apomnemoneumata by Markos Vapheiades( Book ) – General Markos : zasto me Staljin nije streljao? by Jovan Popovski ( Book ) – Apomnemoneumata by Markos Vapheiades ( Book ) – Izgubljena pobeda Generala Markosa : gra’anski rat u Grckoj 1946-1949 i KPJ by Dragan Kljakic ( Book ) (f. worldcat.org)”,”GREx-008″
“ROW Thomas”,”Il nazionalismo economico nell’Italia liberale. L’Ansaldo, 1903-1921.”,”Thomas Row è assistant professor di storia contemporanea presso il Bologna Center della Johns Hopkins University ‘La creazione della Banca italiana di Sconto rappresentò il punto di convergenza tra il movimento nazionalista e i gruppi di interesse che confluirono nella formazione della banca. La conseguenza fu la nascita di un potente blocco politico-industriale che legava insieme nazionalisti, Banca di Sconto e Ansaldo, ma che ricomprendeva anche politici dell’area liberale, come ad esempio Nitti, che condivideva le teorie della produzione dei primi. La fondazione della Banca di Sconto costituiva, sia in termini politici che economici, una sfida diretta per la Banca Commerciale. Insieme al Credito italiano, la Commerciale dominava il capitale finanziario industriale dell’intera penisola. Attorno al 1910, la grande banca milanese possedeva, da sola, il 40% circa del valore complessivo del credito industriale. Dato il carattere estremamente concentrato dei mercati finanziari italiani, «le due grandi banche erano le prime a scegliere i clienti, e le altre erano costrette a prendere ciò che rimaneva» (42). La Banca Commerciale e il Credito Italiano svolsero un ruolo-chiave nello sviluppo dell’industria pesante italiana, grazie soprattutto alla loro brillante gestione, agli stretti legami con i mercati finanziari internazionali e ad una larga base di capitale. La Commerciale regnava sovrana in due settori importanti come quello dell’elettricità e dell’acciaio. Dopo la riorganizzazione della produzione italiana dell’acciaio, avvenuta nel 1911, l’intero settore rimase praticamente nelle mani della Commerciale; così che, nel 1916, l’ingegnere nazionalista Pietro Lanino poteva affermare: “”Se si fa eccezione del solo gruppo ligure Ansaldo, il quale forma corpo attivo in sé, con indirizzo arditamente suo proprio, si può dire che tutta la nostra industria siderurgica si raccolga così sotto il controllo della Banca Commerciale Italiana, collegata in questo al Credito Italiano”” (43). La Banca Italiana di Sconto, esattamente come il suo predecessore, la Società Bancaria, dovette lottare contro l’egemonia della Banca Commerciale in un mercato interno molto ristretto. Essa era tra quelli che dovevano scegliere i loro clienti «tra quelli che rimanevano». Se la «fazione della Commerciale comprendeva la classe dirigente industriale e i leader autoritari e rispettati dell’industria, i cui consigli venivano tenuti nel debito conto dal governo», la Banca di Sconto doveva basarsi sulla «nuova plutocrazia di fabbricanti d’armi, imprenditori, speculatori e dubbi avventurieri che operavano nella zona d’ombra tra l’industria e la politica» (44). La creazione della Banca di Sconto rappresentava anche una sfida di natura politica per la Banca Commerciale. Nell’Italia liberale era difficile tracciare una distinzione netta tra puri interessi economici e politici. Era soprattutto l’industria pesante a dipendere dallo stato per quanto riguardava commesse, sussidi e protezione; i politici, in cambio, ricevevano spesso ingenti somme per campagne elettorali, quotidiani e «scopi speciali» (45)’ (pag 103-104)] [(42) J.S. Cohen, ‘Financing Industrialization in Italy, 1894-1914: The Partial Transformation of a Late-Comer’, in Journal of Economic History, 27, 1967, p. 369; (43) P. Lanino, ‘La Nuova Italia industriale’, Roma, L’Italiana, 1916, vol. 1, Industrie metallurgiche, combustibili ed energia elettrica. Industrie estrattive, p. 20; (44) A. Lyttelton, ‘The Seizure of Power’, cit., pp. 206-207; (45) R. Webster, ‘Industrial Imperialism’, cit., pp. 145-151] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOG-113″
“ROW Thomas”,”Il nazionalismo economico nell’Italia liberale. L’Ansaldo, 1903-1921.”,”Thomas Row è assistant professor di storia contemporanea presso il Bologna Center della Johns Hopkins University 1911-1915. La fine dell’avventura turca (pag 84-90) “”Le imprese dell’Ansaldo nell’impero ottomano non avevano mai goduto di questo tipo di appoggio da parte della classe dirigente italiana. I Perrone reagirono rabbiosamente. Il cartello stava per accaparrarsi la posizione che apparteneva “”di diritto”” all’Ansaldo”” (pag 89)”,”ITAE-039-FP”
“ROWBOTHAM Sheila”,”Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per sua liberazione.”,”ROWBOTHAM Sheila (Leeds, 1943) milita da dieci anni nel movimento socialista inglese (1977) Contiene tra gli altri i capitoli: – La condizione delle operaie nel diciannovesimo secolo – Donne e sindacati – Socialismo, famiglia e sessualità”,”DONx-063″
“ROWBOTHAM Sheila”,”Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per la sua liberazione.”,”Sheila Rowbotham (Leeds 1943) milita dal 1967 nel movimento socialista inglese. Ha scritto libri sull’emancipazione femminile tra cui ‘Donne, resistenza e rivoluzione’, Torino, 1976. “”Il vecchio dibattito sul controllo demografico continuò nella seconda metà del diciannovesimo secolo, sempre all’interno del sostegno o dell’opposizione alle idee di Malthus riguardo al fatot che esistesse una legge che faceva aumentare la popolazione più rapidamente delle risorse economiche. Marx ed Engels erano fermi avversari dello «spregevole Malthus». Essi ripetevano continuamente che non esistevano leggi economiche astratte ma soltanto leggi storiche valide in particolari forme di società. Sebbene scrivesse a Kautsky nel 1881 che era possibile che in un determinato stadio della società comunista il numero degli individui divenisse tanto elevato da far sí che la società dovesse «regolare la produzione di esseri umani, proprio come è già arrivata a regolare la produzione di beni», Engels sottolineava che questa regolazione avrebbe dovuto essere controllata dagli individui stessi e non imposta loro dall’esterno: «Spetta agli stessi appartenenti alla società socialista decidere se, quando e come ciò debba essere fatto e quali mezzi essi desiderino utilizzare allo scopo» (1)”” [Sheila Rowbotham, ‘Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per la sua liberazione’, Editori Riuniti, Roma; 1977] [(1) Lettera di Engels a Kautsky del 1° febbraio 1881, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, Band 35, Berlin, 1967, p. 151]”,”MUKx-001-FGB”
“ROWBOTHAM Sheila”,”Donne, resistenza e rivoluzione. Una analisi storica per una discussione attuale.”,”Sheila Rowbotham è nata a Leeds nel 1943. Insegna alla Workers’ Education Association e fa parte del Women’s Liberation Workshop. Sta scrivendo un libro sulle donne in Gran Bretagna negli ultimi trecento anni, e un altro sulla posizione della donna nel capitalismo moderno In questo libro Sheila Rowbotham esamina gli attuali rapporti fra movimento di liberazione della donna e sinistra rivoluzionaria attraverso una precisa analisi storica. L’autrice segue il risveglio femminista dalle prime eresie religiose al puritanesimo, esamina l’influenza di scrittrici come Madame de Staël, Flora Tristan, Mary Wollstonecraft e Margaret Fuller, considera gli effetti della rivoluzione industriale e dello sviluppo del sindacato sulla condizione femminile, esamina la condizione della donna nel pensiero marxista e la sua condizione nella Cina e nella Russia di oggi, e studia infine l’imegno delle donne nella resistenza all’imperialismo in Algeria, Cuba e Vietnam’ (4° di copertina) “”Nell’opera ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844 Marx sviluppò un tema di discussione generale nella letteratura utopistica socialista sulla liberazione della donna, ma espresso da Fourier in una ben nota forma. Questo era il nesso fra l’emancipazione della donna e lo sviluppo storico generale della società: «Il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è anche il ‘rapporto’ del ‘maschio’ con la ‘femmina’… Così in questo rapporto ‘appare’ in modo sensibile, cioè ridotto ad un ‘fatto’ d’intuizione, sino a qual punto per l’uomo l’essenza umana sia diventata natura o la natura sia diventata l’essenza umana dell’uomo. In base a questo rapporto si può dunque giudcare interamente il grado di civiltà cui l’uomo è giunto. Dal carattere di questo rapporto si ricava sino a qual punto ‘l’uomo’ come ‘essere appartenente ad una specie’ si sia fatto ‘uomo’, e si sia compreso come ‘uomo’. In questo rapporto si mostra ancora sino a che punto il ‘bisogno’ dell’uomo sia diventato bisogno ‘umano’, e dunque sino a che punto ‘l”altro’ uomo in quanto uomo sia diventato per lui un bisogno, ed egli nella sua esistenza più individuale sia ad un tempo comunità (1). (…) Seguendo Fourier, Marx vide a questo punto la posizione della donna piuttosto come un indice storico della capacità degli esseri umani di essere coscienti, e perciò di saper dominare l’ambiente esterno, una misurazione precisa del cammino sociale dallo stato di bisogno verso la libertà. Ma il tipo di rapporto esistente fra goi esseri umani era un aspetto dalla loro alienazione dalla natura e fra loro stessi. (…) Marx riteneva che, eliminata la dipendenza economica dall’uomo, favorita dal capitalismo, in un regime comunista sarebbe stato possibile un nuovo e più sincero rapporto umano. Respinse con decisione i principi di quei «comunisti politicamente immaturi» che intendevano il comunismo come la possibilità di possedere le donne in comune, poiché in questo modo non si faceva che sostituire la proprietà pubblica a quella privata. Egli sapeva che in entrambi i casi l’evoluzione umana della donna sarebbe stata impedita. Engels ripeté molto chiaramente questa idea nella sua opera ‘I fondamenti del comunismo’ che costituì l’abbozzo del ‘Manifesto del partito comunista’, e fu scritto nel 1847 (…)”” (pag 70-72)”,”DONx-089″
“ROWLEY Anthony”,”Evolution économique de la Russie du milieu du XIXe siècle a 1914.”,”ROWLEY Anthony agrégé de l’Université Assistant à l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Controversie sullo sviluppo del capitalismo in Russia. “”L’essor industriel des années 1890 et la politique de Witte démentent les hypothèses avancées par le populistes. Faut-il pour autant, comme le pense A. Gerschenkron (8), considérer que l’intelligentisa russe effectue une volte-face complète et accepte la nécessité d’une industrialisation nationale? En fait, comme le souligne Engels (9) dés 1892 dans un article de l’Almanach du parti ouvrier puis dans une lettre à Danielson (Nikolaïon), le capitalisme a pris en Russie un caractère irréversible et “”la communauté agraire ne peut être qu’une exception progressive, mais toujours une exception””. Il s’agit donc moins d’un revirement que de la prise de conscience d’une nécessité que l’on peut dater des suites de la Guerre de Crimée et de la mise en place du protectionnisme. La signification du protectionnisme se trouve à nouveau inversée: loin d’être un aveu d’incapacité à susciter une industrie moderne, le protectionnisme en devient une des conditions nécessaires puisque le choix se réduit alors à un développement inévitable dont il importe de décider s’il s’opérera par l’industrie étrangère ou par l’industrie nationale. Les ouvrages de Struve, ‘Notes critiques sur le développement économique de la Russie’ (1894), et de Lénine, ‘Le développement du capitalisme en Russie’ (1898), donnent la mesure du bouleversement qui se produit: désormais, le processus de commercialisation de l’agriculture et de l’industrie tiennent le rôle déterminant dans le développement du pays. Loin d’être un produit du protectionnisme et des dépenses de guerre, l’industrialisation a perdu son caractère artificiel dénoncé par les populistes. Est-ce à dire que les intellectuels ont envisagé un modèle de développement économique adapté à la situation russe? La réponse est très délicate et il ne nous appartient pas de proposer une réponse tranchée. A lire les analyses de Plekhanov, du groupe des marxistes-légaux (Struve, Bulgakov, Tugan-Baranovskij) et de Lénine, on reste cependant frappé de constater combien ces réflexions aboutissent à une conclusion analogue: la nécessité d’élargir le marché pour asseoir le développement du capitalisme en Russie. Déjà les articles de Nikolaï-on dans ‘La Richesse russe’ du janvier 1895 justifient ‘a contrario’ le recours au marché extérieur puisque Nikolaï-on fait reposer le retard économique de la Russie sur le carcan protectionniste. De même Tugan-Baranovskij, dans une controverse célèbre avec Rose Luxembourg sur la nature de l’impérialisme, avance-t-il la necessité d’une conquête de marchés occidentaux par la Russie, sorte d’alignement tardif du comportement russe sur le modèle européen. Toutefois le livre de Lénine sur le développement du capitalisme en Russie fournit probablement les arguments les plus décisifs sur le lien entre marché intérieur et capitalisme. L’originalité de l’analyse réside dans la différenciation entre enrichissement et ouverture du marché: pour Lénine, la modernisation agricole et industrielle crée les conditions d’un développement du marché même si la majorité de la population s’appauvrit. La concomitance existant entre la consommation en capital de la bourgeoisie et la consommation en marchandises et en moyens de production de la paysannerie expliquerait le développement intense du marché des cotonnades industrielles. Malgré la concordance des analyses, le problème ne nous semble pas résolu pour autant. Certes, le niveau du pouvoir d’achat de la paysannerie russe n’a pas constitué un obstacle au développement du capitalisme. Les calculs effectués par V.E. Varzar tendent à montrer que la réduction de l’autoconsommation agricole et la substition progressive de la consommation industrielle à la place de la consommation agricole ont constitué des facteurs décisifs de modernisation: Indice de la consommation (10) (en volume). Accroissement global 1890 100 1900 139.5 1910 177.3 1913 207.2 Accroissement par tête 1890 100 1900 120.1 1910 128.9 1913 142.0 Produits industriels 1890 100 1900 223.0 1910 280.0 1913 – Produits agricoles 1890 100 1900 110.0 1910 144.0 1913 – L’évolution des indices agricoles est doublement significative: leur poids s’avère essentiel dans le rythme d’accroissement de la consommation et surtout, leur redressement et leur stabilisation à un niveau de croissance comparable à celui des indices industriels incite à s’interroger sur la validité des schémas de croissance proposés par l’intelligentsia. Ni la prolétarisation des masses paysannes décrite par Lénine, ni la destruction des structures d’emplois traditionnelles de l’agriculture dénoncée par les populistes ne permettent de savoir s’il était possible de concilier la structure agraire prédominante de l’économie russe et la plasticité d’emplois requise par le développement économique. On peut tout autant interpréter les résultats statistiques comme la preuve d’un transfert en voie de réussite ou comme un progrès incertain, ce que tendrait à montrer le relatif blocage de la consommation industrielle après 1900. En définitive, la question essentielle, soulevée par Marx dans le ‘Manifeste communiste’, demeure donc posée: le développement économique de la Russie passe-t-il par la maximisation radicale de la productivité marginale de l’emploi? En ce sens, le heurt des doctrines témoigne de la situation particulière de la Russia à la fine du XIXe siècle et de l’inachèvement des traits constitutif d’une révolution industrielle”” [Anthony Rowley, Evolution économique de la Russie du milieu du XIXe siècle a 1914, Paris, 1982] [(8) A. Gerschenkron, ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’, Harvard U.P. , 1962, p. 183; (9) ‘Correspondance de F. Engels’, Ed. Sociales, Paris, 1959, t. 3 et ‘Lettres sur le Capital’, n° 215; (10) Indice calculé d’après un panier de 35 produits agricoles et industriels. Le volume de la consommation est ici calculé en prix 1913. On notera d’autre part que les estimations de Varzar ne sont pas absolumetn fiables car s’y trouvent inclus des produits intermédiaires. Source: P.P. Maslow, ‘Kriticheskii analiz burzhnazhykh statisticheskich publikatsii’, Moscou, 1955, p. 458-60 et A. Kahan, Cambridge Economic History, art. cit., p. 292] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”RUSx-174″
“ROY Samaren”,”India’s First Communist.”,”Samaren ROY (1919) incontra M.N. ROY (tra i due non c’è nessun rapporto di parentela) per la prima volta nel 1939 quando M.N ROY era impegnato nel formare una giovane leadership della sinistra nell’Indian National Congress contro i gandhiani. Samaren ROY è autore di due precendenti volumi biografici su M.N. ROY: -The Restless Brahmin: The Early Life of M.N. ROY (1970) -The Twice-Born Herotic: M.N. Roy and Comintern (1986).”,”MASx-001″
“ROY Denny”,”Taiwan. A Political History.”,”ROY è Senior Research Fellow presso l’ Asian-Pacific Center for Security Studies. Il suo libro precedente è stato ‘China’s Foreign Relations’. I giovani di Taiwan risposero con entusiasmo all’ opportunità di servire nelle forze armate giapponesi, possibilità che si concretizzò con l’ espansione della campagna in Cina nel 1937. Più di 80 mila cittadini di Taiwan divennero soldati o marinai del Giappone durante la 2° guerra mondiale. Altri 126 mila vennero impiegati dai militari giapponesi in ruoli di non combattimento. Circa 30 mila morirono. (pag 53)”,”CINx-135″
“ROY M.N.”,”Revolution and Counter-Revolution in China.”,”””La fluttuazione della popolazione è un dato caratteristico della storia cinese. Nel primo Periodo Han, il feudalesimo prosperava sotto le condizioni ordinate ristabilite dopo il caos che seguì la disfatta della Rivoluzione Chin. La popolazione crebbe a sessanta milioni. (…) (pag 63) “”Il dato più caratteristico dell’ economia nazionale cinese è la distribuzione sproporzionata di lavoro sociale. Una abnormemente grande porzione è assorbita dalla produzione di cibo.”” (pag 70)”,”MCIx-019″
“ROY Maurice”,”1929. La grande crise. Peut-on eviter une nouvelle catastrophe economique?”,”Firma autore ROY è giornalista e scrittore “”””Amo la classe operaia. Sono sindaco di un comune popoloso della banlieue parigina; vi ho visto i danni portati dalla disoccupazione e participo alla vostra emozione. Ma il governo rifiuterà di andare tanto lontano quanto le risorse del paese glielo consentano. Ma non gli chiedete di commettere degli anni che rischierebbero di compromettere l’ equilibro del Budget e che aggraverebbero la crisi””. Spalle larghe, (…), Pierre Laval pronuncia queste parole alla tribuna della Camera, in dicembre. A quarantotto anni, è, dall’ inizio del 1931, presidente del consiglio per la prima volta. Nel nome dell’ equilibro budgetario, respinge un progetto socialista d’istituzione di una assicurazione-disoccupazione finanziata dal Budget. (…) I francesi cominciano a toccare con mano i danni mondiali causati dalla Grande Crisi. Un fato diverso che fa i titoli dei giornali del mondo intero fa loro prendere coscienza. L’ 8 marzo 1932, si scopre il cadavere di uno svedese di cinquantadue anni, che si sparato una pallottola in testa. Il suo nome, Ivar Kreuger, “”irradiava allora il mondo intero, ben più che quello di qualsiasi magnate dell’ economia europea””, egli “”materializzava in qualche modo l’ idea della superiorità dello spirito d’ impresa individuale su quello delle burocrazie degli Stati ‘à bout de souffle’ (senza fiato, ndr) (1)””. La sua morte significa che lo spirito d’ impresa individuale, anche lui, è ‘a bout de souffle’.”” (pag 168-169) (1) Richard Lewinsohn”,”ECOI-195″
“ROY Claude”,”Introduzione alla Cina. (Tit.orig.: Clefs pour la Chine)”,”ROY Claude, figlio di un pittore, è nato nel 1915. Ha studiato diritto a Bordeaux e lettere a Parigi. Ha fatto il militare, la guerra, la prigionia, l’evasione. Scrive dal 1942 libri di poesia, racconti, saggi di critica letteraria, inchieste su Parigi, sulla Francia, sull’America. pag 11 pag 255 “”Io unisco le piccole alle grandi cose, come capita, a caso. L’insieme forma un quadro””. Victor Hugo, (pag 81)”,”CINx-230″
“ROY Olivier”,”La santa ignoranza. Religioni senza cultura.”,”ROY Olivier è direttore di ricerca all’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (EHESS) e all’Institut d’études politiques (IEP) di Parigi. E’ stato consulente del ministero degli esteri francese. “”Nel protestantesimo, la moltiplicazione delle Chiese garantisce la possibilità di un’ampia gamma di scelte. Di conseguenza, il cambiamento avviene attraverso il passaggio da una “”denominazione”” all’altra, in particolare dalle Chiese consolidate (anglicanismo, luteranesimo, episcopalismo, metodismo) al pentacostalismo e all’evangelismo, che procede di pari passo con l’exculturazione e la deterritorializzazione (si abbandona la propria parrocchia e il proprio ambiente per recarsi in luoghi di culto di massa spesso distanti). Le rotture interne, invece, si profilano agli inizi del XXI secolo e vertono sulla questione dell’ omosessualità, in particolare nella confessione anglicana dove si annuncia uno scisma fra il polo che rifiuta la legittimazione dell’omosessualità (raccolto intorno alle Chiese africane con cui si alleano le parrocchie bianche americane e qualche vescovo inglese) e la maggioranza anglosassone, dopo che gli episcopalisti americani hanno nominato il primo vescovo omosessuale dichiarato nel 2003″”. (pag 201)”,”RELx-058″
“ROY Arundhati”,”Quando arrivano le cavallette.”,”ROY Arundhati nata nel Kerala, si è laureata alla Delhi School of Architecture e vive a New Delhi. E’ stata assistente al National Institute of Urban Affairs e ha studiato restauro dei monumenti a Firenze. Scrittrice e reporter, ha scritto romanzi e raccolte di saggi. “”Nel 2002, solo tre anni dopo i test nucleari, il governo del Gujarat guidato dal BJP e dal primo ministro Narendra Modi ha orchestrato un pogrom programmato con cura contro i musulmani di quello stato. L’islamofobia creata dall’amministrazione Bush all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 ha dato ancora maggior impulso ai nazionalisti indù. Il governo dello stato del Gujarat è rimasto in disparte mentre più di mille persone venivano massacrate. Le donne erano vittime di stupri collettivi e poi bruciate vive. Circa 150.000 persone vennero cacciate dalle loro case. Dopo il pogrom, Narendra Modi fu confermato al potere dal popolo del Gujarat, cosa che si è ripetuta cinque anni più tardi. Ora è al suo terzo mandato come primo ministro. (…) Gli amministratori delegati di due delle principali corporation indiane, Ratan Tata del gruppo Tata e Mukesh Ambani della Reliance Industries, nel discorso di accettazione del premio Gujarat Garima (Orgoglio del Gujarat), hanno esaltato la politica di sviluppo attuata da Narendra Modi, artefice del genocidio del Gujarat e da loro caldamente sostenuto come candidato alla carica di primo ministro”” (pag 17 e 19)”,”INDE-018″
“ROY Jules”,”La tigre e l’elefante. Dien Bien Phu: le origini della strategia vietcong.”,” “”Navarre lo ha proclamato cinque mesi prima quando ha preso il comando: “”La vittoria è una donna che si dà soltanto a coloro che sanno prenderla””. Quel giorno, la difesa del Laos passa di colpo in secondo piano e serve a camuffare il vero pretesto di Dien Bien Phu: come tutti gli stati maggiori del corpo di spedizione, Navarre crede di aver trovato l’occasione insperata di eliminare sul serio i guerriglieri Vietminh. Gli ufficiali dello stato maggiore di Giap giungono, da parte loro, alle stesse conclusioni di Navarre: bisogna dar battaglia a Dien Bien Phu.”” (pag 103) “”Non è certo proibito essere sventurati. Non siamo a Cartagine, ma, senza divagare troppo, sarebbe utile sapere perché un generale sconfitto, è stato sconfitto”” (Principe di Ligne) (in apertura, p. 7)”,”FRQM-052″
“ROY Olivier”,”Global Muslim. Le radici occidentali nel nuovo Islam.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”VIOx-050-FL”
“ROY Olivier”,”L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito su terrorismo.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”USAQ-017-FL”
“ROY Olivier”,”L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito su terrorismo.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”USAQ-018-FL”
“ROY Jules”,”La bataille de Dien Bien Phu.”,”Jules Roy (22 ottobre 1907 – 15 giugno 2000) è stato uno scrittore francese. Nato in Algeria, ha utilizzato le sue esperienze nella colonia francese e durante il servizio nella Royal Air Force durante la Seconda Guerra Mondiale come ispirazione per molti dei suoi lavori. Ha iniziato a scrivere nel 1946, mentre era ancora in servizio militare, e ha continuato a pubblicare opere di finzione e storiche dopo le sue dimissioni nel 1953 come protesta contro la Prima Guerra d’Indocina. Era un critico accanito del colonialismo francese e della Guerra d’Algeria,sostenitore dell’indipendenza degli algerini e della successiva guerra civile, nonché un uomo fortemente religioso 12. (copil) “”Un général en chef n’est pas è couvert de ses fautes à la guerre par un ordre de son souverain ou de son ministre, quand celui qui le donne est éloigné du champ d’opérations et qu’il connaît pas du tout le dernier état des choses. D’où il résulte que tout général en chef qui se charge d’exécuter un plan qu’il trouve mauvais est coupable; il doit représenter ses motifs, insister pour que le plan soit changé, enfin donner sa démission plutôt que d’ être l’instrument de la ruine de son armée”” (Napoleone, ‘Massime di guerra e Pensieri’) (in apertura volume di J. Roy, La battaglia di Dien Bien Phu)”,”QMIx-008-FSD”
“ROYER Jean-Marc”,”Il mondo come progetto Manhattan. Dai laboratori nucleari alla guerra generalizzata alla vita.”,”Truman prende la decisione nei primi quindici giorni della sua ascesa al potere. “”Il 2 aprile del 1945, in seguito agli accordi segreti di Yalta (3), Molotov informò l’ambasciatore giapponese Naotake Satõ dell’abrogazione del Patto di neutralità Giappo-Sovietico del 1941, atto che consentirà la successiva dichiarazione di guerra dell’Urss. Il 12 aprile Roosevelt morì. Il vicepresidente accederà al potere il giorno successivo, nel pieno della battaglia di Okinawa e mentre i nazisti non si erano ancora arresi. Descritto come un ujomo di paglia e un burattino privo di immaginazione, la cui “”intelligenza rasentava quella dei bulli del cortile della scuola”” (4), Truman dovette la sua vicepresidenza a manovre politiche grossolane che vennero a determinarsi durante la ‘convention’ democratica di Chicago del luglio 1944. Edward stettinius, James Byrnes, Averell Harriman e altri membri dell’amministrazione molto reazionari, ma che Roosevelt riuscì a contenere, convisero Truman a cambiare atteggiamento verso l’Urss. D’altra parte, Byrnes, Groves, Oppenheimer e il Segretario alla Guerra Henry Stimson, sebbene le loro posizioni non fossero del tutto identiche, riuscirono a convincere Truman a usare la bomba atomica contro la popolazione giapponese. Il 25 aprile, Stimson, e il generale Groves informarono dettagliatamente Truman sul progetto Manhattan. Stimson ottenne l’istituzione di un Comitato ‘ad interim’ per consigliare il Presidente sulle varie questioni sollevate dall’imminente sviluppo delle armi atomiche, per formulare raccomandaizoni sulal ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare, per esaminare la legislazione necessaria per la sua industrializzazione e per preparare le future audizioni sulle spese del Progetto Manhattan davanti al Congresso e alla sua commissione””. (pag 64-66) ‘All’inizio dell’agosto 1945 il mondo rimase abbagliato dalla potenza del fuoco nucleare. Il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, due città scelte con l’obiettivo di ‘causare il massimo danno e la massima perdita di vite umane’, era stato l’inevitabile risultato del Progetto Manhattan. Avviato e portato avanti dagli Stati Uniti nella totale segretezza, il progetto aveva riunito per quattro anni le menti più brillanti della scienza internazionale, le industrie americane ad alta tecnologia (dalla Monsanto alla Westinghouse) e il potere dello Stato sostenuto dal suo esercito al fine di produrre l’ ‘arma finale’. In un resoconto crudo ed estremamente documentato, Jean-Marc Royer narra la storia, segreta, di questa operazione e mostra come la ricerca di una ‘soluzione totale’ abbia rapidamente prevalso nella mente delle persone coinvolte su qualsiasi altro tipo di considerazione umana. Secondo l’autore, Auschwitz e Hiroshima sono i ‘punti di svolta’ di una storia inaugurata un secolo prima dall’alleanza tra sapere scientifico, capitalismo industriale e Stati nazionali, che ha portato alle prime leggi eugenetiche e ai massacri della Grande Guerra. Questi ‘segreti di famiglia’ dell’Occidente sono l’origine rimossa della guerra generalizzata alla vita che la civiltà capitalista sta conducendo oggi, in un presente con sempre meno futuro davanti a sé’ (cat) Jean-Marc Royer, è un ingegnere della École Nationale de l’aviation civile (Enac). Ha scritto sulle riviste ‘Political Ecology’ e ‘Refractions’, ha pubblicato diversi articoli su Fukushima, ha tradotto il rapporto della Dieta Nazionale del Giappone su questo argomento e, alla fine del 2011, è stato l’autore di un appello tradotto in otto lingue dal titolo ‘Hiroshima, Chernobyl, Fukushima: crimini contro l’umanità’. Tra il 2012 e il 2022 è stato relatore e ospite di numerosi seminari, corsi e incontri sul tema del nucleare. Nel biennio 2016-2017 ha avviato un seminario di filosofia politica ispirato alla Scuola di Francoforte, alle opere di Cornelius Castoriadis, Guy Debord, Günther Anders e alla ‘critica del valore’ presso la Biblioteca Associativa di Malakoff. Da marzo 2020 ha scritto una ventina di articoli intitolati ‘Carnets de réclusion’ poi ‘Carnets de guerre’, disponibili su Internet. (Cat)”,”QMIS-345″
“ROYLE Trevor”,”The British Civil War. The Wars of the Three Kingdoms 1638-1660.”,”Military historian Trevor Royle is the author of Crimea, a New York Times Notable Book of 2001, and Winds of Change: The End of Empire in Africa. He was defense and foreign affairs specialist of Scotland on Sunday. List of Maps, Preface and Acknowledgements, Prologue: The Battle of Lützen 1632, Epilogue: Lexington and Concord, 1775, Bibliography, Notes and References, Index,”,”UKIQ-001-FL”
“ROYSTON PIKE E.”,”Britain’s Prime Ministers from Walpole to Wilson.”,”Biografie di WALPOLE EARL OF WILMINGTON Henry PELHAM Duke of NEWCASTLE DEVONSHIRE BUTE GRENVILLE ROCKINGHAM W. PITT GRAFTON NORTH SHELBURNE PORTLAND W. PITT ADDINGTON GRENVILLE PERCEVAL LIVERPOOL CANNING WELLINGTON GREY MELBOURNE PEEL RUSSELL DERBY ABERDEEN PALMERSTON DISRAELI BEACONSFIELD GLADSTONE SALISBURY ROSEBERY BALFOUR CAMPBELL-BANNERMAN ASQUITH LLOYD GEORGE LAW BALDWIN MACDONALD CHAMBERLAIN CHURCHILL ATTLEE EDEN MACMILLAN DOUGLAS HOME WILSON Lettera di Zinoviev pag 399 ROYSTON PIKE E. ha lavorato a Fleet Street come giornalista, storico e biografo (Buddha, Charles Darwin e Adam Smith) Biografie di WALPOLE EARL OF WILMINGTON Henry PELHAM Duke of NEWCASTLE DEVONSHIRE BUTE GRENVILLE ROCKINGHAM W. PITT GRAFTON NORTH SHELBURNE PORTLAND W. PITT ADDINGTON GRENVILLE PERCEVAL LIVERPOOL CANNING WELLINGTON GREY MELBOURNE PEEL RUSSELL DERBY ABERDEEN PALMERSTON DISRAELI BEACONSFIELD GLADSTONE SALISBURY ROSEBERY BALFOUR CAMPBELL-BANNERMAN ASQUITH LLOYD GEORGE LAW BALDWIN MACDONALD CHAMBERLAIN CHURCHILL ATTLEE EDEN MACMILLAN DOUGLAS HOME WILSON ROYSTON PIKE E. ha lavorato a Fleet Street come giornalista, storico e biografo (Buddha, Charles Darwin e Adam Smith) Lettera di Zinoviev. “”MacDonald decise di fare appello al paese. Le elezioni generali furono combattute in Ottobre, e le chances del Labour, ma molto luminose, furono praticamente distrutte dalla pubblicazione, poco prima del giorno delle elezioni, della cosiddetta “”Lettera Zinoviev””, o ‘Lettera Rossa’ (Red Letter), da cui appariva che l’importante leader sovietico avesse cercato di interferire negli affari interni britannici.”” (pag 399)”,”UKIx-102″
“ROZ Firmin”,”Histoire des Etats-Unis.”,”Firmin ROZ fa parte dell’ Institut. Secondo l’A con la Grande Guerra si è aperta la terza grande fase della storia degli USA. La prima fu quella dell’ Indipendenza ed essa ha trovato il suo eroe: WASHINGTON. La seconda fu quella dell’ unità nazionale. Anch’essa ha trovato il suo eroe: LINCOLN. La terza, quella della solidarietà internazionale, degli USA potenza mondiale, attende il suo eroe. Sembrava lo fosse Woodrow WILSON ma ha fallito. Potrebbe esserlo l’attuale presidente Franklin ROOSEVELT.”,”USAG-026″
“ROZANOV Georgij”,”La fine del Terzo Reich. Dal “”complotto dei generali”” al crollo del nazismo.”,”””Nel gennaio 1945 Hitler ordinò a Ribbentrop di prendere contatto, tramite i servizi del ministero degli esteri, con personalità ufficiali delle potenze occidentali. (…) I nazisti speravano che, qualunque fosse l’ esito dei negoziati, sarebbero comunque riusciti ad aprire una breccia nella coalizione antihitleriana e a minare la fiducia dell’ Unione Sovietica nei suoi alleati occidentali. Questa manovra “”diplomatica”” aveva lo scopo di ottenere, sotto l’ egida dei negoziati in corso, un armistizio di fatto in occidente e di trasferire ad est tutte le forze disponibili””. (pag 64) questione della resa sul fronte occidentale (pag 67)”,”GERN-115″
“ROZELL Mark J. WILCOX Clyde MADLAND David”,”Interest Groups in American Campaigns. The New Face of Electioneering.”,”ROZELL Mark J. WILCOX Clyde MADLAND David sono della George Mason University (il primo) e della Georgetown University (gli altri due). “”La NRA e l’ American Medical Association (AMA) spesero più denaro su finanziamenti indipendenti di ogni altro gruppo dal 1989 al 2004, secondo il Center for Responsive Politics (Center for Responsive Politics 2005c). La NRA spese oltre 14 milioni di dollari in questo periodo di tempo, e la AMA spese oltre 7 milioni di dollari. Più dell’ 80 per cento di questi finanziamenti indipendenti di gruppi andò a sostenere i candidati Repubblicani. Campagne di finanziamenti indipendenti vennero qualche volta lanciate anche in occasione di elezioni primarie.”” (pag 140)”,”USAP-074″
“ROZENBERG Paul”,”Vivere in Maggio.”,”Paul Rozenberg è nato a Parigi nel 1935, da famiglia operaia di ebrei polacchi in esilio. ‘Maitre Assistant’ alla Sorbona, e specialista in letteratura inglese, ha al suo attivo studi su De Quincey, Coleridge, Milton, Keats e un saggio sulle metamorfosi dei concetti di rivolta e felicità nella letteratura preromantica e romantica. Dalla prima di copertina: ‘Le meme probleme, la meme lutte’ “”Maggio francese: un nodo di forze storiche in movimento”” (quarta di copertina=”,”FRAP-001-FMB”
“RUBBI Antonio”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Partiti nati in genere negli anni 1920 1921 Partito comunista turco. Eliminazione fisica del gruppo dirigente del Pc turco nel gennaio 1921. Cenni storici del Partito comunista di Turchia (TKP). Fondato nel 1920 si costituisce come sezione della Terza Internazionale. Il suo primo congresso si svolge il 10 settembre 1920 a Istanbul. Vi partecipano delegati delle organizzazioni comuniste del paese nate nel 1919-1920. Ma il partito viene subito duramente colpito. Nel gennaio 1921 quindici membri del comitato centrale neoeletto fra cui il presidente e fondatre del partito Mustafà Souphi (Suphi) e il segretario generale Ethem Nejat, vengono arrestati a Trebizonte sul Mar Nero, mentre rientravano da un viaggio a Mosca, e assassinati. Capeggiata dal Generale Mustafà Kemal (Atatürk) la ‘rivoluzione turca’ instaurò nel 1923 la repubblica. (pag 269) Su questo tema vedi pure saggo di Giacomo E. Carretto su ‘Storia contemporanea’ n. 3.1977 (v. Archiv) ‘Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30) Del fatto ne parla A. Mango nella sua biografia di Atatürk (Musfafa Kemal). In scheda retro biografie dei due dirigenti (wikip)”,”MEOx-124″
“RUBBI Antonio, collaboratori Antonio BRONDA Laura DIAZ Maria GALLI Loris GALLICO Giberto GHIOTTI Michele INGENITO Vittorio ORILIA Dino PELLICCIA Antonio SOLARO Irma TREVI Roberto VIEZZI”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Opera curata e diretta da Antonio Rubbi.”,”EURx-114-FL”
“RUBBOLI Massimo”,”Il Canada. Un federalismo imperfetto (1864-1990).”,”Massimo Rubboli (Modena 1948) è ricercatore all’Università di Firenze. Si occupa da molti anni di storia del Nordamerica, con particolare riferimento al rapporto tra problemi politici e problemi religiosi.”,”CANx-003-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Marx critique du marxisme.”,”Sommario: Marxismo leggendario, leggenda di MARX ed ENGELS fondatori, la carta della 1° Internazionale, MARX teorico dell’ anarchismo, il mito dell’ Ottobre, la crescita del capitale, bolscevismo e marxismo, la società di transizione, la funzione storica della nuova borghesia, MARX e la democrazia, il partito proletario, partito e consigli operai, etica e utopia, sansimonismo e marxismo, socialismo e Comune, utopia e rivoluzione.”,”MADS-056″
“RUBEL Maximilen”,”Guerre et paix nucleaires.”,”””Marx non dubitava più di tanto dell’ “”esistenza di un progresso nascosto, anche là dove alle condizioni economiche moderne s’ accompagnano delle conseguenze immediate le più mostruose”” (a Engels, 7 dicembre 1867). pag 48, prefazione). “”E’ la prospettiva di un cataclisma fatale (…) che fu in Marx una delle motivazioni intime della sua teoria della preistoria del genere umano. Di una teoria che doveva logicamente avere come sbocco (…) l’ uscita dalla preistoria (…), l’ accesso (…) a una esistenza storica conquistata da generazioni di individui al prezzo di indicibili miserie e sofferenze, di una gigantesca accumulazione di sanguinanti e barbari conflitti tra popoli, Stati e imperi. Conquista non di un destino paradisiaco, ma di un terreno geostorico che offra le condizioni materiali di sovravvivenza in una comunità mondiale in cui il regno della libertà si armonizzi con il regno della necessità; di un destino comunitario che l’ autore del Capitale (…) descrive sobriemente come “”una riunione di uomini liberi che lavorano con mezzi di produzione comuni; e spendono, secondo un piano concertato, le loro molte forze individuali come una sola e stessa forza di lavoro sociale (…).”” (pag 67-68).”,”TEOC-206″
“RUBEL Maximilien”,”Supplement à la bibliographie des oeuvres de Karl Marx.”,”Pag 70 Dubiosa: Oltre a gli articoli sotto le voci 296, 323, 349, 351, 353, 357, 369, 397.3, 400, 405, SOTCH, 2° ediz V e VI attribuiscono a Marx ed Engels vari articoli del NYT (anno 1855).”,”MADS-327″
“RUBEL Maximilien”,”Marx critico del marxismo.”,”Nell’ introduzione di BONGIOVANNI traccia un profilo biografico di M. RUBEL. “”per Marx la dittatura del proletariato non è un semplice episodio dlla lotta di classe e non si riduce “”alla conquista del potere politico””. Si tratta della conclusione inevitabile di una evoluzione storica in cui il regno della borghesia, del suo capitale e del suo Stato costituisce una fase necessaria, e quindi la condizione, dell’ avvento del proletariato. (…) Dopo la disfatta della Comune, Marx ebbe l’ occasione di pronunciarsi spesso sul carattere di tale avvenimento; mai, tuttavia, lo invocò come un modello di dittatura del proletariato, cosa che farà imprudentemente Engels dopo la morte del suo amico, complicando così i malintesi che quest’ ultimo non aveva tuttavia mancato di segnalare””. (pag 18) “”Ideologia dominante di una classe di padroni, il marxismo è riuscito a svuotare i concetti di socialismo e di comunismo, così come li intendevano Marx e i suoi precursori, del loro contenuto originale, sostituendogli l’ immagine di una realtà che né è la totale negazione. Sebbene strettamente legato agli altri due, un terzo concetto sembra tuttavia essere sfuggito a questo destino mistificatorio: l’ anarchismo. Ora, se si sa che Marx ha avuto poca simpatia per certi anarchici, si ignora generalmente che ne ha condiviso l’ ideale e l’ obbiettivo: la scomparsa dello Stato””. (pag 88-89)”,”MADS-329″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prelegomeni per una sociologia etica.”,”Nelle note alla Cronologia (pag 433) tra le fonti utilizzate per l’ ampliamento della cronologia di RUBEL si citano i libri delle edizioni Lotta Comunista di ‘Rjazanov’ e ‘Lessner’. “”Tuttavia non ci si deve far confondere (da) questa tempesta che segue ad una grande filosofia, ad una filosofia del mondo. Le arpe comuni suonano sotto ogni mano, ma le arpe eolie suonano solo quando le batte la tempesta”” (Marx, Quaderni sulla filosofia epicurea (1839-40)) (pag 39) “”In ogni modo, spero che la borghesia per tutta la sua vita penserà ai miei favi”” (Karl Marx) “”La classe proprietaria e la classe del proletariato presentano la stessa autoalienazione umana. Ma la prima classe, in questa autoalienazione, si sente a suo agio e confermata, sa che l’ alienazione è la sua propria potenza e possiede in essa la parvenza di un’ esistenza umana; la seconda classe, nell’ alienazione, si sente annientata, vede in essa la sua impotenza e la realtà di un’ esistenza inumana. Per usare un’ espressione di Hegel, essa è nell’ abiezione la rivolta